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Lunedì 27 Aprile 2026 ore 16:00
AULA, Seduta 649 - Valorizzazione mare e ordinamento polizia locale, discussione generale
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XIX LEGISLATURA
649^ SEDUTA PUBBLICA
Lunedì 27 aprile 2026 - Ore 16
1. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:
S. 1624 - Valorizzazione della risorsa mare (Approvato dal Senato). (C. 2855)
Relatori: IAIA, per la VIII Commissione; FURGIUELE per la IX Commissione.
2. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:
Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale. (C. 1716-A)
e delle abbinate proposte di legge: BORDONALI ed altri; RAMPELLI ed altri; DEBORAH BERGAMINI e PAOLO EMILIO RUSSO; PAOLO EMILIO RUSSO; CARAMIELLO ed altri. (C. 125-600-875-1727-1862)
Relatrice: MONTARULI.
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Annunzio di petizioni
- Modifica nella composizione della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale.
- Disegno di legge: S. 1624 - Valorizzazione della risorsa mare (Approvato dal Senato) (A.C. 2855) (Discussione)
- S. 1624 - Valorizzazione della risorsa mare (Approvato dal Senato). (C. 2855)
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2855
- Repliche - A.C. 2855
- S. 1624 - Valorizzazione della risorsa mare (Approvato dal Senato). (C. 2855)
- La seduta, sospesa alle 17,07, è ripresa alle 17,15.
- Disegno di legge: “Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale” (A.C. 1716-A) e delle abbinate proposte di legge: Bordonali ed altri; Rampelli ed altri; Deborah Bergamini e Paolo Emilio Russo; Paolo Emilio Russo; Caramiello ed altri (A.C. 125-600-875-1727-1862) (Discussione)
- Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale.(C. 1716-A) e delle abbinate proposte di legge: BORDONALI ed altri; RAMPELLI ed altri; DEBORAH BERGAMINI e PAOLO EMILIO RUSSO; PAOLO EMILIO RUSSO; CARAMIELLO ed altri. (C. 125-600-875-1727-1862)
- Discussione sulle linee generali - A.C. 1716-A ed abbinate
- Vice Presidente COSTA Sergio
- Deputata MONTARULI Augusta (FRATELLI D'ITALIA)
- Sottosegretaria di Stato per l'Interno FERRO Wanda
- Deputato MORASSUT Roberto (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato LA SALANDRA Giandonato (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato CARAMIELLO Alessandro (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Repliche - A.C. 1716-A ed abbinate
- Discussione sulle linee generali - A.C. 1716-A ed abbinate
- Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale.(C. 1716-A) e delle abbinate proposte di legge: BORDONALI ed altri; RAMPELLI ed altri; DEBORAH BERGAMINI e PAOLO EMILIO RUSSO; PAOLO EMILIO RUSSO; CARAMIELLO ed altri. (C. 125-600-875-1727-1862)
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, legge il processo verbale della seduta del 22 aprile 2026, proseguita nelle giornate del 23 e del 24 aprile 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 72, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza petizioni, il sunto e l'assegnazione delle quali, ai sensi della deliberazione della Giunta per il Regolamento del 19 febbraio 2025, saranno pubblicati nell' al resoconto stenografico della seduta odierna .
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente del Senato della Repubblica, con lettera in data 23 aprile 2026, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale il senatore Paolo Tosato, in sostituzione della senatrice Mara Bizzotto, entrata a far parte del Governo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2855: Valorizzazione della risorsa mare.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Le Commissioni VIII (Ambiente) e IX (Trasporti) si intendono autorizzate a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore per la Commissione ambiente, l'onorevole Dario Iaia. Prego, onorevole… Allora, facciamo parlare prima il relatore per la Commissione trasporti, l'onorevole Furgiuele. Chiaramente, a seguire l'onorevole Iaia.
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). Grazie, Presidente. Chiedo scusa per il tono della mia voce.
PRESIDENTE. Malanno di stagione?
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). No, ieri è stata l'ultima partita in casa della mia squadra del cuore, il Sambiase calcio. Parliamo di serie D. Abbiamo giocato contro la capolista, è successo un casino, abbiamo pareggiato verso la fine e queste sono le conseguenze.
Io chiederei la cortesia - per suo tramite -, anche ai colleghi di maggioranza e di opposizione, se è possibile, di depositare la relazione. Mi rifarò - lo spero - tra domani e dopodomani nella dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Intanto lei è autorizzato. Poi, spero che il pareggio sia stato di soddisfazione.
Quindi passiamo la parola all'onorevole Iaia.
DARIO IAIA, Grazie Presidente. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge all'esame dell'Assemblea è parte integrante degli indirizzi strategici definiti dal Piano del Mare 2023-2025 e reca disposizioni volte a valorizzare il mare quale risorsa rilevante sotto il profilo ambientale, economico e occupazionale.
Ricordo che al Senato si è svolta un'istruttoria approfondita, che ha consentito l'approvazione di un testo condiviso dai gruppi politici di maggioranza e di opposizione. Ricordo altresì che l'Assemblea, nella seduta del 31 marzo scorso, ha deliberato, ai sensi dell'articolo 123-, comma 2, del Regolamento, che l'esame alla Camera si concluda entro il 30 aprile prossimo, su richiesta del Governo, in ragione della necessità di approvare la delega contenuta nell'articolo 34 del disegno di legge. Per tale ragione, il testo del provvedimento non è stato modificato nel corso dell'esame in sede referente.
Segnalo che gli articoli 3 e 4 prevedono, in conformità al diritto internazionale del mare, l'istituzione della zona contigua italiana, quale spazio marittimo che non può estendersi oltre 24 miglia marine dalla linea di base. In caso di possibile sovrapposizione tra la zona contigua italiana e gli spazi marittimi di altro Stato, la linea esterna della zona contigua è definita mediante accordo con gli Stati interessati, secondo la procedura di autorizzazione parlamentare alla ratifica prevista dall'articolo 80 della Costituzione.
L'articolo 5 stabilisce che l'Italia potrà esercitare nella zona contigua i diritti riconosciuti dal diritto internazionale, inclusi quelli relativi all'espletamento dei controlli necessari alla tutela del patrimonio culturale subacqueo, nonché quelli volti a prevenire e punire “le violazioni delle disposizioni in materia doganale, fiscale, sanitaria, o di immigrazione nel territorio, nelle acque interne o nel mare territoriale italiani”.
L'articolo 6 precisa che l'istituzione della zona contigua non comprime le libertà riconosciute agli Stati terzi del diritto internazionale, tra cui quelle di “navigazione, di sorvolo e di posa in opera di condotte e di cavi sottomarini”.
L'articolo 7 prevede che la linea di base, da cui si misura l'estensione della zona contigua, sia tracciata secondo quanto indicato nell'elenco delle coordinate geografiche dei punti di cui all'allegato 1 del disegno di legge in esame.
L'articolo 20 reca disposizioni volte ad evitare che l'ancoraggio delle imbarcazioni possa recare pregiudizio all'ambiente marino e costiero, nonché agli marini sensibili o protetti, con particolare riferimento alle praterie di .
L'articolo 25 reca disposizioni volte a valorizzare l'attività prestata dai docenti e dai professionisti sanitari nei territori delle isole minori, rispettivamente attraverso l'assegnazione di un punteggio aggiuntivo ai fini delle graduatorie provinciali di supplenza e la previsione, nell'ambito di bandi e avvisi per reclutamento, di criteri valutativi.
L'articolo 26 modifica il codice dell'ordinamento militare, al fine di prevedere che il servizio di rifornimento idrico delle isole minori della Sicilia sia svolto mediante affidamento esterno a idonei operatori economici, con fondi del bilancio del Ministero della Difesa, ferma la competenza di quest'ultimo Ministero ad operare in qualità di ente esecutore, ai sensi del codice dei contratti pubblici.
L'articolo 27 consente l'esclusione dell'autorizzazione paesaggistica degli interventi di recupero e riqualificazione effettuati nelle aree, individuate dal Piano paesaggistico regionale, interessate da una rilevante e significativa infrastrutturazione all'interno degli ambiti portuali individuati e delimitati dai Piani regolatori portuali.
L'articolo 28 modifica la disciplina relativa alla predisposizione delle linee guida nazionali per la dismissione mineraria delle piattaforme per la coltivazione di idrocarburi in mare e delle infrastrutture connesse, prevedendo che, al fine di assicurare la qualità e la completezza delle valutazioni dei relativi impatti ambientali, si tenga conto “delle opportunità connesse alle funzioni di indirizzo, programmazione e coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica nazionale affidati al Ministero dell'Università e della ricerca e degli ecosistemi marini di interesse conservazionistico che, nel periodo di funzionamento della piattaforma, si sono formati aventi quest'ultima come substrato artificiale”.
L'articolo 29 stabilisce che “il Ministero dell'Università e della ricerca promuove iniziative nazionali e internazionali di ricerca volte a garantire una gestione sostenibile delle risorse marine e delle aree costiere”. Prevede che, al fine del conseguimento degli obiettivi del disegno di legge in esame, possono concorrere gli enti pubblici di ricerca, gli enti di ricerca regionali e le università che, a tale scopo, possono svolgere, su richiesta dell'amministrazioni pubbliche competenti, attività di collaborazione, consulenza e supporto tecnico-scientifico.
L'articolo 30 è volto a salvaguardare i livelli occupazionali dei lavoratori del settore della pesca marittima, introducendo uno sgravio contributivo per le imprese che imbarcano sulle proprie unità da pesca soggetti che abbiano lavorato in mare a bordo di imbarcazioni oggetto di arresto definitivo e di relativa demolizione ai sensi del regolamento unionale 2021/1139.
L'articolo 31 intende dare attuazione alla normativa che ha esteso la Cassa integrazione speciale operai agricoli (CISOA) al settore della pesca, demandando a un decreto interministeriale la definizione delle causali di intervento dell'integrazione salariale a beneficio dei lavoratori del settore, nonché delle modalità e dei criteri di erogazione di tale prestazione.
L'articolo 32 adegua i limiti di abilitazione del personale imbarcato per tenere conto della presenza, a bordo delle navi da pesca, delle nuove tecnologie di ausilio alla navigazione e, pertanto, riconosce al marinaio autorizzato alla pesca la possibilità di assumere il comando di navi di stazza non superiore a 200 tonnellate, dedite alla pesca mediterranea, anche oltre il ventesimo meridiano.
L'articolo 33 integra la composizione delle commissioni di riserva delle aree marine protette con la presenza di tre ulteriori esperti, designati, rispettivamente, dal Ministero dell'Agricoltura, della sovranità, alimentare e delle foreste, dal Ministero dell'Università e della ricerca e dalle Associazioni nazionali delle cooperative delle imprese della pesca professionale maggiormente rappresentative, nonché di un rappresentante della Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee.
L'articolo 34 contiene la delega al Governo ad adottare, entro il 30 giugno prossimo, un decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2024/1785 che modifica la direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali e la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti, nel rispetto dei principi e criteri direttivi generali fissati nella normativa sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, tra i quali si prevede - ricordo - il divieto di ossia il divieto di introduzione o mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive stesse. Nell'esercizio della delega si prevede, inoltre, il rispetto dei criteri direttivi specifici di cui all'articolo 10, comma 1, della Legge di delegazione europea 2024. Nell'ambito di tali princìpi e criteri direttivi, segnalo, tra l'altro, la necessità di riordinare le procedure autorizzative per il rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali, alla luce degli sviluppi della disciplina in materia di procedimento amministrativo, in particolare, garantendo il coinvolgimento nella fase decisoria dei soli soggetti aventi titolo a esprimere tale atto di assenso necessario, evitando la duplicazione degli oneri informativi e rinviando alle sedi opportune, senza effetti sul procedimento, la definizione e l'aggiornamento del quadro prescrittivo non sostituito dall'autorizzazione.
L'articolo 36 integra le disposizioni della normativa sull'esercizio dei diritti all'interno della zona economica esclusiva istituita oltre il limite esterno del mare territoriale, al fine di consentire all'Italia di esercitarvi, oltre ai diritti sovrani riconosciuti dalle norme internazionali, anche la giurisdizione e gli altri diritti.
In conclusione, ricordo che le Commissioni competenti in sede consultiva si sono espresse favorevolmente sul provvedimento in esame .
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentate del Governo, che si riserva.
È iscritto a parlare l'onorevole Morassut. Ne ha facoltà.
ROBERTO MORASSUT(PD-IDP). Grazie, Presidente. Devo dire che, per un attimo, sentendo l'onorevole Furgiuele che non aveva la voce, ho sperato che fosse l'effetto della manifestazione di ieri, 25 aprile che magari aveva intonato a tutto volume. Sarà per il prossimo anno spero, almeno.
Battute a parte, vorrei iniziare questo mio intervento facendo riferimento ad un tema. Ecco, effettivamente, quando parliamo di mare in Italia… il mare è una risorsa effettivamente strategica, questo giustifica anche la promozione di un provvedimento specifico sul tema del mare. Il mare è un'identità nazionale per l'Italia, un'economia; è materia di lavoro e di produzione; è un tema ambientale molto complesso, di sicurezza - se pensiamo al tema dell'immigrazione -, di ricerca scientifica e di turismo. Il mare per l'Italia è storia e tradizione, quindi, è giusto effettivamente che il Parlamento se ne occupi con un provvedimento specifico ed è giusto riconoscere che il tema del mare meriti finalmente una visione più organica, superando antiche frammentazioni e antichi ritardi.
Ora, prendiamo un dato, ecco: l'Italia ha una conformazione geografica tale per cui ha circa 8.300 chilometri di coste; il numero delle coste è 8.300 chilometri, che è esattamente la distanza da Roma a Pechino: se si tende il filo delle coste italiane arriva a Pechino. Il 41 per cento di queste coste sono spiagge e, quindi, esposte all'erosione costiera, il resto sono coste, diciamo così, rocciose e in quanto tali esposte alle frane e poiché noi siamo un Paese che ha avuto e ha ancora una spinta di localizzazioni e di insediamento sulle coste, questo comporta un'enorme tema idrogeologico tutto italiano. Faccio solo un paragone per dire che l'India ha meno coste dell'Italia: la penisola indiana, comprensiva delle sue isole, perché se prendiamo solo l'India continentale… l'India continentale ha 5.200 chilometri di coste, l'insieme dell'India ha 7.300 chilometri di coste.
Quindi, ci rendiamo conto da questi semplici dati - non indugio su questo - di che cosa significhi per l'Italia il tema del mare. Ecco proprio, però, per questo dobbiamo anche dire con chiarezza che il testo che noi oggi esaminiamo appare ancora insufficiente rispetto all'ambizione del titolo che porta di “valorizzazione della risorsa mare”, perché nel tema “valorizzazione della risorsa mare” c'è il rischio di mettere tutto e niente. Significa, appunto, valorizzare il mare, ottenere insieme lo sviluppo, la tutela, la crescita, l'economia, la sostenibilità, la semplificazione e la qualità delle regole. Invece il rischio è quello di un provvedimento talmente eterogeneo che somma, ma non rende coerenti, tante norme diverse senza una strategia industriale, ambientale e sociale.
Del resto, le competenze sul tema del mare nell'ordinamento italiano nell'articolazione dei Ministeri, dei Dicasteri è già di per sé frammentata: i porti sono una questione - e i porti sono un tema strategico infrastrutturale fondamentale del quale, da quello che capisco, discuteremo presto in Parlamento con la riforma della legge sui porti -, poi il Ministero dell'Ambiente e il Ministero per la Protezione civile e le politiche del mare.
Ora noi non siamo tra coloro che dicono sempre “no”. I colleghi del Senato hanno avuto un atteggiamento serio e costruttivo, hanno avanzato tante proposte, hanno corretto alcune norme e hanno chiesto un maggiore equilibrio. Questo è lo spirito con cui noi interveniamo anche oggi per migliorare ulteriormente il testo nell'interesse del Paese.
Il primo punto che vogliamo far emergere è che la tutela ambientale non può essere un fatto residuale: quando si parla di mare, la tutela ambientale è il centro, il fulcro, di ogni discorso. Non esiste valorizzazione del mare senza la protezione degli ecosistemi marini - il Mediterraneo è oggi uno dei mari più esposti alla crisi climatica, all'innalzamento dei livelli marini, per esempio, all'aumento delle temperature, all'erosione costiera, alla riduzione della biodiversità e alla pressione antropica crescente sulle coste.
Un tema, che ho già accennato, particolarmente significativo per l'Italia, ma che riguarda tutto il sistema Mediterraneo che è un sistema di penisole, ricordava il grande storico francese Fernand Braudel che è stato un po' il punto di riferimento degli strutturalisti, degli analisti francesi, una grande scuola di storici che ha raccontato il Mediterraneo come un insieme di penisole. Questo è molto importante per capire che cos'è questo ecosistema del Mediterraneo e anche la sua conformazione storica. Se noi non difendiamo fragili, fondali, praterie di Posidonia, risorse ittiche e qualità delle acque, noi non stiamo valorizzando il mare, lo stiamo consumando.
Parliamo di valorizzazione di risorse ittiche? Apro e chiudo una parentesi: l'Italia produce circa il 4-5-6 per cento del pescato europeo pari a circa 210.000 - 220.000 tonnellate di pescato annuo, ma la caratteristica della pesca italiana, dell'attività di pesca italiana è quella di essere ancora, rispetto ad altri Paesi, una pesca con caratteri, come posso dire, non completamente industriali, una pesca ancora di carattere così diffuso, che impegna migliaia di attività, di piccole imprese che sono un'ossatura dell'economia del mare. Servono, quindi, delle norme più coraggiose su ancoraggi sostenibili e un'attenzione particolare alle aree marine protette, che sono i parchi del mare, alla tutela delle acque, al monitoraggio ambientale, al contrasto all'inquinamento, alla rigenerazione degli e alla pianificazione dello spazio marittimo. Questa è la strada maestra dalla quale si deve partire per ogni discorso sul mare.
Il secondo punto è l'economia del mare, cioè il lavoro di qualità, la portualità - qui non posso non fare un accenno che anticipa la discussione che noi avremo sulla legge sui porti: il fatto di delegare ad una società centrale, che sarà una società pubblica o privata aperta al contributo dei privati, l'attuazione e la definizione dei piani regolatori delle aree portuali, di fatto, sostanzialmente riducendo o espropriando il ruolo delle autorità portuali, questa è una, diciamo, scelta di non poco conto. Quando infatti si tocca il tema dei piani regolatori, si tocca un nodo fondamentale della sovranità pubblica e, in questo caso, della sovranità sul mare e il significato mi pare abbastanza importante - la cantieristica, la pesca nautica, il turismo costiero, il turismo subacqueo, ma anche, per esempio, la sicurezza del lavoro, pensiamo, appunto, alla sicurezza del lavoro nelle attività portuali, la formazione professionale, l'innovazione, il rinnovo delle competenze e il sostegno alle imprese sane.
Quando parlo di lavoro, sempre tornando al tema della portualità, per esempio, mi riferisco alla necessità e all'importanza che non si realizzi un'integrazione verticale tra chi gestisce i grandi traffici marittimi e chi gestisce le attività portuali e, quindi, integra verticalmente il lavoro che si svolge sulle navi e quello che si svolge sui porti. Questo infatti significa sfruttamento e significa far saltare antiche, chiamiamole corporazioni, ma io le chiamo corporazioni per consuetudine, antiche strutture di lavoro e di formazione sui porti, che sono importantissime, e anche il lavoro dei retroporti, degli interporti dove la logica privata è stata già, come dire, inaugurata con la legge degli interporti e anche il traffico ferroviario o quello aereo. L'integrazione di queste attività è una questione molto, molto - secondo me - pericolosa per un pezzo dell'economia del mare che, invece, deve rimanere pluralista.
Ma anche, per esempio, il tema dell'energia. Ecco, quando parliamo di rinnovabili, non ancora la scienza, la ricerca e la tecnologia sono arrivate ad approfondire debitamente il senso e il valore che può avere l'economia del mare, l'energia del mare, cioè l'energia marittima delle biomasse che sono impianti di grandissimo costo, di grandissimo impegno finanziario, ma che, per esempio, possono essere pensati come elementi da introdurre nella dismissione delle piattaforme di perforazione. Queste piattaforme di perforazione - spesso ci si domanda che cosa ci facciamo con queste piattaforme - possono essere degli agganci, degli appoggi, per realizzare impianti energetici di economia marittima per le biomasse, per la produzione di energia elettrica attraverso energia marittima. Ma pensiamo alla pesca e torno a tale tema, al settore in sofferenza per i costi energetici, per la concorrenza internazionale, per i cambiamenti climatici e così via.
Il terzo punto è il fatto che troppe norme sparse comportano poca visione. A fronte dell'ambizione dichiarata, il testo infatti presenta disposizioni che sono tra loro molto diverse: persino una delega in materia di emissioni industriali e discariche senza una cornice organica. È il solito metodo per cui si mette tutto dentro - è un contenitore ampio -, ma si rinvia la strategia ad altri strumenti o a futuri provvedimenti. Questo ci lascia molto perplessi. L'Italia avrebbe invece bisogno di un vero piano pluriennale sull'economia del mare, con obiettivi misurabili, risorse certe, cronoprogramma e coordinamento fra Stato, regioni, autorità portuali, comuni, Ministeri e operatori del settore; avrebbe bisogno di una legge organica sul mare, che possa essere, in termini di principi, declinata, secondo quanto prevede la nostra Costituzione al Titolo V, dalle regioni, con leggi regionali specifiche per le loro peculiari caratteristiche di territorio.
Citiamo anche un problema importante - e vado a concludere - ossia quello delle isole minori. Qui c'è un evidente contrasto tra gli annunci del Governo e il contenuto effettivo del provvedimento. L'articolo 25 introduce, infatti, nelle more della riforma organica in materia di isole minori - anche in questo caso una riforma che attende da anni nei cassetti -, alcune misure condivisibili: la valorizzazione del servizio prestato nelle isole minori per il personale docente e la possibilità di valutare positivamente l'attività svolta dal personale sanitario e sociosanitario. Sono misure utili certamente, ma parziali e a costo zero per lo Stato, ma soprattutto lontanissime dalla tanto annunciata riforma complessiva delle isole minori, più volte richiamata dal Ministro Calderoli e dal Ministro Musumeci e presentata come un intervento strutturale, capace di affrontare i nodi veri dell'insularità territoriale.
Il 28 ottobre scorso, il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge dedicato proprio alle isole minori, presentato come attuazione della modifica costituzionale del 2022 che ha reintrodotto il principio dell'insularità. Quanto è importante il tema dell'insularità in Italia! Questa riforma è arrivata però solo qualche giorno fa al Senato, peraltro vanificando tutto il lavoro già avviato in Commissione bilancio alla Camera.
Guardando allo stanziamento, vediamo che la tanto osannata riforma organica si traduce nei fatti in risorse assolutamente inadeguate, solo biennali, quindi temporanee e non strutturali, e a partire tra l'altro dal prossimo anno, dal 2027. Quindi, ci troviamo di fronte non a un piano organico, ma a una specie di e di interventi appunto , ma anche a disposizioni inserite dentro un altro provvedimento, che “monta” dentro il provvedimento sul mare. Allora, bisogna dirlo con chiarezza: tra gli annunci solenni e le norme approvate c'è una distanza evidente. La comunità delle isole minori merita molto di più di un rinvio indefinito e di misure tampone.
Il quarto punto è il centralismo eccessivo. I territori sono stati poco coinvolti: il mare si governa con il coinvolgimento dei territori e delle regioni. Per questo ho parlato di una riforma di principi nazionali declinabile a livello di regioni. Città portuali, isole minori, comunità costiere, pescatori, operatori turistici, università e centri di ricerca devono essere parte integrante delle decisioni, proprio perché i sistemi marini in Italia sono plurali e plurimi per quella caratteristica delle nostre coste, che ho richiamato all'inizio, dal punto di vista sia quantitativo sia qualitativo, di caratteristiche geografiche.
Il quinto punto è la sicurezza e la legalità. Il mare è anche una frontiera - lo sappiamo benissimo - di traffici commerciali, di sicurezza energetica, di tutela delle infrastrutture critiche, di controllo dei traffici illeciti del contrabbando, di Protezione civile, di immigrazione. Ebbene, occorre rafforzare gli strumenti disponibili, ma, come sempre, nel quadro del diritto internazionale, del diritto sul mare, che è uno dei codici più antichi della convivenza civile nel mondo, della cooperazione europea e del rispetto delle competenze istituzionali: tutto questo rappresenta per noi un punto imprescindibile che non passa attraverso questo provvedimento.
Concludo, Presidente. Colleghi, vogliamo un testo più forte e più utile. Vogliamo che il termine “valorizzazione” significhi davvero creare una ricchezza buona e stabile di lavoro, di tutela ambientale, di innovazione e di giustizia territoriale. Per questo presenteremo proposte migliorative.
I nostri emendamenti mirano a rafforzare il coinvolgimento delle regioni e delle autonomie territoriali, prevedendo la loro presenza nel CIPOM e il coinvolgimento della Conferenza Stato-regioni nelle decisioni della zona contigua.
Un secondo gruppo di proposte punta a migliorare la tutela ambientale, estendendo le protezioni al patrimonio culturale e al patrimonio naturale marino, imponendo il rispetto della normativa UE e internazionale e introducendo ormeggi ecocompatibili e maggiori tutele per i fondali, grotte marine e habitat sensibili. Diversi emendamenti riguardano poi la sicurezza delle attività subacquee, requisiti più chiari per guide e istruttori, attrezzature certificate, certificazioni mediche adeguate e limiti numerici alle immersioni guidate e di addestramento. Altre proposte intervengono a sostegno delle attività economiche e del mare, estendendo le polizze catastrofali agli eventi meteo marini estremi, chiarendo le regole del trasbordo degli equipaggi nella pesca professionale e ampliando la possibilità di riuso delle piattaforme dismesse per ricerca, energia rinnovabile, come ho detto poc'anzi, acquacoltura e turismo. Infine, viene chiesta la soppressione dell'articolo 34, ritenuto estraneo al contenuto del provvedimento.
Se il Governo accoglierà queste proposte, renderemo il provvedimento migliore. Se invece prevarrà l'autosufficienza propagandistica, resterà un'occasione persa, un'occasione parziale.
Il mare non ha bisogno di , ma di politiche industriali, di tutela ecologica e di visione nazionale. Su questo terreno continueremo il nostro confronto responsabile e serio, sapendo - come ho detto all'inizio e concludo davvero - che il mare è tradizione, è storia, è economia; è il presente e il futuro per il nostro Paese, in un mondo aperto, in un Mediterraneo crocevia di nuovi traffici e di nuove relazioni internazionali; in un mondo aperto e di pace, in un Mediterraneo aperto e di pace
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Lampis. Ne ha facoltà.
GIANNI LAMPIS(FDI). Grazie, signor Presidente. Direi che posso partire dalle ultime parole del collega. Il mare non è uno ed è proprio per questo motivo che Fratelli d'Italia e il Governo Meloni, con questo provvedimento normativo, hanno ritenuto opportuno andare oltre gli e le dichiarazioni di circostanza che nelle aule parlamentari troppo spesso vengono fatte. Anche stasera abbiamo avuto modo di capire che l'opposizione ha sempre le idee più belle del mondo, però le presenta alla nostra Nazione solo quando è all'opposizione. In tutti gli anni in cui ha avuto l'onere e l'onore di governare ha ritenuto invece di stare a guardare tutta quella frammentazione normativa che, come è stato ricordato, è presente nel nostro sistema normativo. Noi abbiamo deciso di andare oltre.
Con questo disegno di legge, peraltro già approvato al Senato, il Governo Meloni, la maggioranza di centrodestra e Fratelli d'Italia hanno ritenuto che questa risorsa dovesse essere posta al centro dello sviluppo strategico della nostra Nazione. Il mare: non più solo come elemento geografico, ma come vero e proprio motore di sviluppo per la nostra Nazione. I relatori hanno avuto modo di elencare i vari interventi nel dettaglio che compongono questo testo normativo: un testo che si presenta come un vero e proprio testo unico che mancava, che serviva e che oggi può essere utilizzato dagli enti pubblici, dalle categorie produttive e dai portatori di interesse come direttrice strategica, come dicevo prima, per segnare il solco della discontinuità rispetto al passato in cui troppe norme frammentate rappresentavano invece un handicap e non una capacità di essere utili alla nostra economia.
La storia del mare è una storia di economia. Dal punto di vista storico, potremmo limitarci a citare le sole Repubbliche marinare: Amalfi, Pisa, Genova e Venezia. Erano anni e tempi in cui il commercio ha iniziato a rappresentare un vero e proprio motivo di insediamento economico all'interno delle nostre coste e di scambi anche culturali con altri luoghi della Terra.
Oggi l'economia è sicuramente maggiormente riconducibile a quel grande mondo della , come è stato ricordato dai relatori, non possiamo fare a meno anche noi di sottolinearlo. Ma è anche cultura e identità. È quel mondo dei fondali da scoprire che oggi rappresenta un valore importante da cui poter trarre economia. Ecco, lo dicevo prima: la in Italia vale oltre 76 miliardi di euro, 216 miliardi di euro se contiamo anche l'indotto. Parliamo di turismo, parliamo di movimentazione di merci e di passeggeri, parliamo di tutela ambientale.
Il signor Presidente, oggi di turno, ricorderà che abbiamo avuto modo di conoscerci durante la mia esperienza di assessore regionale all'ambiente, quando lui, peraltro, era Ministro dell'Ambiente. Le regioni hanno certamente un ruolo importante nella gestione dei parchi, nella gestione delle aree marine protette, nella gestione dei territori costieri e hanno competenza specifica anche sui fenomeni di erosione costiera. Ma il ruolo delle regioni oggi non può essere relegato a una mera visione di protagonista, senza avere una regia. Noi riteniamo che oggi lo Stato affermi in maniera importante che serve una generale, servono indirizzi generali per gestire al meglio questa risorsa. L'occupazione costante non può essere in aumento e non può essere dimenticata nel discutere questo provvedimento.
Ecco, noi oggi vogliamo portare all'attenzione del nostro Paese un'infrastruttura strategica per la crescita dell'Italia, un pilastro delle politiche pubbliche, una - come dicevo prima - che oggi decide di passare da una pianificazione preventiva rispetto a una serie di attività e iniziative, che, nel corso del tempo, dovrà essere messa in campo; una , soprattutto, che prevede importanti semplificazioni normative. Tagliare la burocrazia per essere vicino al sistema produttivo, ma soprattutto per consentire allo stesso sistema produttivo italiano, che da questa risorsa trae il suo sostentamento, di essere finalmente e totalmente competitivo.
Questo testo afferma un altro dato importante e cioè un approccio integrato coi territori. Venivano ricordati prima alcuni numeri: 645 comuni costieri, circa 8.000 chilometri di costa e il 30 per cento della popolazione residente in Italia che è insediata in ambito costiero. E quando parlo di territori costieri, non posso esimermi dal citare le isole - non perché io sia orgogliosamente un residente in un'isola, ma perché oggi le isole rappresentano veramente un'opportunità per il traino dell'economia del mare della nostra Nazione; le grandi isole (la Sicilia e la Sardegna), ma anche le isole minori, dove troppo spesso le persone, pur sentendosi orgogliosamente isolane, hanno perso la pazienza nel sentirsi abbondantemente isolate. L'isolamento non è solo una questione geografica, l'isolamento è anche una mancanza di servizi, una mancanza di opportunità, è una mancanza di visione. Questo documento normativo, invece, pone le basi per costruire un percorso diverso dal passato. Aiuta queste comunità a costruire - come dicevo prima - percorsi virtuosi di crescita e di riscatto.
C'è un lavoro importante che il Governo, anche con il Parlamento, con le Commissioni parlamentari, sta svolgendo in Europa - il Presidente Deidda con la IX Commissione (Trasporti) insieme al Vice Presidente Fitto - un lavoro importante che oggi, insieme a questa iniziativa legislativa, può consentire di vedere nelle isole non più un handicap del settore economico del Paese, ma una risorsa importante per la nostra crescita.
Innovazione, questo è un altro tema che questo provvedimento tratta. Tale innovazione non riguarda solo gli enti pubblici, ma coinvolge anche gli enti di ricerca, le università e tutti coloro che oggi decidono e possono decidere di portare un contributo importante per affermare in maniera seria e responsabile una economia produttiva, che trasformi anche l'ambientalismo in ecologia, che dia lavoro, che dia sostentamento e che dia opportunità.
Il Governo Meloni e Fratelli d'Italia non hanno mai pensato che l'ambiente e quindi anche il mare debbano essere risorse da musealizzare, escludendo l'uomo e le sue attività. Si possono creare percorsi virtuosi di utilizzo delle risorse ambientali, senza per questo creare un danno ad esse. Noi su questa strada vogliamo continuare a lavorare. Dopo anni di tentennamenti, finalmente col Governo Meloni affermiamo una visione strategica, chiara, determinata e responsabile su come poter affrontare tutte le tematiche che riguardano il mare. Abbiamo una grande responsabilità, quindi. Il mare non è solo una risorsa da amministrare, ma è una responsabilità da custodire, un orizzonte da costruire.
Lo possiamo fare insieme. Io do atto che anche nei lavori delle Commissioni parlamentari le opposizioni hanno proficuamente contribuito ad un dibattito serio, plurale, onesto e corretto. Ma riteniamo che oggi governare insieme questa risorsa non dovrà essere più un limite, come troppo spesso è avvenuto in passato. Infatti faccio l'esempio di prima, essere residente in un'isola non può essere più un handicap, deve essere trasformato in un'opportunità.
E allora - mi avvio alla conclusione, signor Presidente - facciamo oggi quello che il mare ci insegna davvero: guardiamo lontano, perché solo così l'Italia potrà guardare avanti .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Onorevole Presidente, colleghi, colleghe, oggi discutiamo di un provvedimento dal titolo ambizioso: valorizzazione della risorsa mare. È un titolo che evoca una visione, il futuro, che promette di mettere il mare al centro dello sviluppo del Paese, della tutela ambientale, della ricerca e della sicurezza dell'economia blu. Peccato che - come spesso accade con questo Governo - dietro il titolo ci sia molto meno mare e molta più nebbia (nebbia normativa, nebbia politica e nebbia strategica). Infatti, quando si passa dagli annunci agli articoli e dalle conferenze stampa alle coperture finanziarie, la grande visione si restringe parecchio.
Questo disegno di legge nasce con una promessa: mettere il mare al centro delle politiche pubbliche. Una promessa importante, che richiederebbe scelte chiare, risorse vere e una direzione coerente. E già qui viene da sorridere, perché questo Governo è riuscito nell'impresa straordinaria di parlare di centralità, senza mai mettere alcunché al centro. Annuncia strategie, ma non le finanzia; proclama priorità, ma non le sostiene; costruisce titoli solenni, ma poi consegna al Parlamento testi pieni di frammenti, deroghe e piccoli aggiustamenti settoriali.
E allora il punto politico è semplice: questa non sembra una legge, perché piuttosto che una legge che usa il mare come centro, lo mette come cornice elegante per tenere insieme interessi diversi, senza avere il coraggio di indicare una vera rotta. E - se mi è consentito - per un Governo che parla tanto di navigazione, qui la bussola pare già smarrita prima ancora di salpare. Il mare è economia, ambiente, identità, porti, pesca, turismo e ricerca. Il mare è lavoro, sicurezza, cultura, biodiversità e sovranità. E il mare è una delle più grandi infrastrutture naturali del nostro Paese. Il mare è futuro, ma proprio per questo richiederebbe un'altezza di legge chiara, coerente, finanziata e capace di identificare la rotta.
E invece questo provvedimento è tutto tranne che futuro. È un normativo, un contenitore eterogeneo, un insieme di norme messe una accanto all'altra, più che una vera politica pubblica. Sembra scritto più per mettere bandierine politiche che per costruire una visione strategica. Sembra il classico provvedimento in cui ognuno ha infilato il proprio pezzetto: un po' di diporto, un po' di pesca, un po' di porti, un po' di subacquea, un po' di piattaforme e un po' di isole minori. Un testo - 37 articoli, 7 capi - dentro cui troviamo davvero di tutto.
Il problema non è la quantità degli argomenti. Il problema è l'assenza di una gerarchia, di una direzione e di una priorità politica. Perché quando si parla di mare, non basta accumulare le norme, bisogna scegliere che idea di Paese si vuole costruire. Tutela ambientale o deroghe? Innovazioni o rendite? Comunità costiere o interessi organizzati? Qui invece la maggioranza prova a tenere tutto insieme, senza decidere nulla. E quando non si decide nulla, di solito decidono i più forti. Manca solo - e non è una battuta - una vera strategia. Hanno fatto una legge sul mare, ma la rotta non si vede. E senza rotta, Presidente, anche la nave più grande, prima o poi, gira in tondo.
Questo disegno di legge è collegato alla manovra e già questo è il primo segnale politico importante perché, quando un provvedimento così ampio viene legato alla finanza pubblica, non siamo davanti a delle semplici leggi di settore. Siamo davanti a una legge di indirizzo politico, una legge con cui il Governo dice al Paese quale modello di sviluppo intende costruire intorno al mare. E allora la domanda è inevitabile: quale indirizzo politico emerge da questo testo? Se lo analizziamo seriamente, emergono tre linee molto chiare.
La prima linea rafforza la centrale attraverso il CIPOM e il Piano mare: più comitati, più tavoli, più coordinamento. Il problema è che una senza risorse rischia di diventare solo una cabina di regia senza orchestra: si dirige molto, ma si suona poco.
La seconda è semplificare e favorire comparti economici specifici: diporto, nautica, cantieristica, pesca, portualità, attività subacquee. Tutti settori importanti, nessuno lo nega, ma il punto è capire se la legge guarda all'interesse generale o se finisce per cucire le norme su misura per chi ha più forza contrattuale.
La terza è alleggerire i vincoli ambientali e autorizzativi. E qui il tema diventa serio perché, quando si parla di mare, ogni semplificazione deve essere bilanciata da tutele forti, altrimenti non si semplifica, si deregolamenta. E, attenzione, non lo diciamo per spirito di opposizione: lo dicono i contenuti del provvedimento, lo dice la sua struttura, lo dice il modo in cui è stato costruito.
Questo testo nasce come grande legge sul mare ma, cammin facendo, diventa una somma di interventi settoriali. E allora la domanda politica è semplice: si sta valorizzando il mare o si stanno valorizzando alcuni interessi che sul mare operano? Perché il mare è di tutti, ma questa legge, a tratti, sembra scritta ascoltando molto bene alcuni tavoli e molto meno il Paese reale. È qui che sta il punto. Il Governo parla di strategia, ma il testo racconta un'altra storia. Una storia fatta di centralizzazione, semplificazioni selettive e tutele ambientali da trattare con prudenza, quando invece dovrebbero essere il cuore della legge.
E qui viene fuori il grande bluff della . Parliamo del CIPOM. Si rafforza il Comitato interministeriale per le politiche del mare, si cambia la cadenza del Piano del mare, si introduce più coordinamento. Tutto molto bello, tutto molto ordinato, tutto molto inutile. Perché? Perché questo, dentro, non ha un euro: questo è il punto politico centrale. Una senza risorse è solo burocrazia organizzata, è un tavolo, un altro tavolo, l'ennesimo tavolo. E questo Governo è specializzato in tavoli. Peccato che poi il Paese affondi.
Una legge scritta più per alcuni settori che per il Paese. Entriamo nel cuore del provvedimento. Nautica, diporto, cantieristica, porti, subacquea, tutti settori legittimi ma, attenzione, la domanda è: chi viene realmente favorito? Perché sappiamo - e non lo nascondono nemmeno gli operatori - che molte norme recepiscono direttamente le richieste dei comparti organizzati. Lo stesso mondo della nautica ha rivendicato apertamente che il provvedimento recepisce larga parte delle proposte avanzate. E allora la domanda politica è semplice: questa è una legge per il mare o per chi sul mare ci fa ? Perché due sono le cose e sono diverse: la semplificazione o la deregolamentazione?
Con l'articolo 27, “Autorizzazione paesaggistica in ambito portuale”, si introduce la possibilità di escludere gli interventi di riqualificazione da autorizzazione paesaggistica. Tradotto: meno controlli. Ora, noi non siamo contro la semplificazione, ma qui non si semplifica, si sposta l'equilibrio e lo si sposta sempre nella stessa direzione: meno vincoli pubblici, più margine per operatori economici. Curioso, no? Un Governo che in campagna elettorale parlava di difesa del territorio e poi, quando governa, difende le deroghe; o e piattaforme, la transizione ecologica all'indietro.
L'articolo 28, relativo al riutilizzo delle piattaforme di idrocarburi, è un capolavoro. Si prende un'infrastruttura fossile, la si trasforma - almeno sulla carta - in qualcosa di sostenibile; un po' come prendere un diesel e chiamarlo “elettrico” perché gli hai cambiato colore e quindi va tutto bene. Però, attenzione, non stiamo dicendo che il riuso sia sbagliato. Stiamo dicendo che manca una visione, perché non c'è una strategia energetica del mare: c'è un adattamento dell'esistente. E quando il Paese vive di adattamenti, non innova.
Sulle aree marine protette chi decide davvero? Con l'articolo 33 si interviene sulla rappresentanza delle associazioni della pesca nelle commissioni di riserva delle aree marine protette. Si inseriscono nuovi soggetti legati alla pesca e, anche qui, legittimo, ma il punto è un altro. Chi è che pesa di più? Chi è che tutela o sfrutta? Perché una cosa è certa: quando aumenti la pressione degli interessi economici nei luoghi di tutela, la tutela diventa negoziabile e l'ambiente, quando diventa negoziabile, ha già perso.
Il nodo politico più grave sono le risorse e quindi arriviamo al punto serio. Questa legge è quasi interamente coperta da clausole di invarianza finanziaria. Tradotto: non ci sono soldi. E allora io faccio una domanda alla maggioranza: ma come si valorizza il mare, senza investire nel mare? Come si rafforza la ricerca, senza risorse? Come si sostiene la pesca, senza investimenti? E come si tutela l'ambiente, senza fondi? La risposta è semplice: non si fa, si racconta. Il Governo dirà: è una legge di sistema, è una legge di visione, è una legge strategica. Sì, certo, peccato che, quando si passa dagli slogan agli articoli, questa grande strategia comincia subito a perdere i pezzi, perché una legge davvero strategica dovrebbe avere almeno quattro elementi: le risorse, le priorità, tempi e indicatori.
Qui, invece, abbiamo una legge che parla molto e finanzia poco; annuncia molto, ma misura poco; coordina molto, ma realizza poco. Non ha risorse adeguate e senza risorse la strategia diventa un comunicato stampa con il timbro della Ragioneria. Non ha priorità chiare, mette insieme tutto - diporto, pesca, porti, attività subacquee, isole minori, piattaforme - tutto importante, certamente, ma quando tutto è priorità, nulla è davvero priorità. Non ha tempi certi e, senza tempi, ogni impegno diventa rinviabile, ogni promessa diventa elastica, ogni responsabilità diventa sfumata. Non ha indicatori seri e senza indicatori non si valuta nulla, non si capisce cosa funziona, cosa non funziona, chi risponde dei ritardi e chi deve correggere la rotta. Questa non è una legge che realizza, è una legge che organizza - anche qui, Presidente, permettetemi: questo Governo è ormai specializzato nell'organizzazione di ciò che poi non riesce a fare.
Poi c'è un altro punto, ancora più delicato: gli emendamenti. Perché, dall'analisi degli emendamenti presentati in Commissione, emerge una cosa chiarissima. Si è provato a correggere il testo su ambiente, trasparenza, tutela, controlli, equilibrio tra interessi economici e interesse pubblico. Si è provato a rafforzare le garanzie. Si è provato a evitare che la semplificazione diventasse scorciatoia. Si è provato a riportare al centro la tutela del mare, non solo la sua utilizzazione economica. E che cosa è successo? Sostanzialmente nulla. Il testo arriva in Aula senza una vera correzione politica. La maggioranza ascolta, prende nota, ringrazia e poi tira dritto.
Una liturgia ormai nota: si fa la Commissione, si celebrano le audizioni, si depositano gli emendamenti, si discute, si segnala, si prova a migliorare. Poi arriva il momento delle decisioni e la risposta è sempre la stessa: “no”. E allora viene da chiedersi: a cosa servono le Commissioni? A cosa serve il confronto parlamentare? A cosa servono gli emendamenti e a cosa serve il Parlamento, se il testo entra con una rotta già decisa ed esce quasi identico, come se il dibattito fosse solo scenografia? Perché il problema non è solo il merito della legge, il problema è il metodo. Un metodo in cui la maggioranza finge apertura, ma pratica chiusura; dice di ascoltare, ma non cambia; dice di confrontarsi, ma non corregge; dice di valorizzare il Parlamento, ma poi lo tratta come un passaggio obbligato, una formalità, una boa da superare prima di arrivare al porto deciso dal Governo.
La verità è che questa legge racconta come una grande rotta nazionale sul mare ma, nel percorso parlamentare, ha navigato con il pilota automatico. E quando il pilota automatico lo imposta il Governo, il Parlamento rischia di diventare solo il passeggero.
Colleghi, colleghe, questa legge non è sbagliata perché parla di mare, anzi il mare sarebbe necessario, urgente e strategico. È sbagliata perché non decide da che parte stare. E in politica, quando non si decide da che parte stare, una decisione la si prende comunque: si lascia decidere a chi ha più forza, più pressione, più accesso ai tavoli. Questa legge non sceglie davvero tra sviluppo e sostenibilità, non sceglie tra tutela e sfruttamento, non sceglie tra interesse pubblico e interesse organizzato. Fa una cosa molto più comoda, ossia prova a stare con tutti: un colpo al cerchio e un colpo alla botte, uno al comunicato stampa e uno alla di passaggio.
La maggioranza dice: vogliamo proteggere il mare. Poi, però, alleggerisce i vincoli, semplifica le procedure, apre gli spazi, ridistribuisce le rappresentanze, e questo viene chiamato valorizzazione. Ci dice: vogliamo sostenere l'ambiente. Poi, però, l'ambiente sembra proprio arrivare dopo, come un invitato tollerato, seduto in fondo alla sala, mentre i posti migliori sono già prenotati. Ci dice: vogliamo una visione strategica. Ma questa non è una visione: è un compromesso permanente, travestito da strategia nazionale.
Un punto politico vero: il Governo non vuole disturbare nessuno, non vuole scontentare nessun comparto, non vuole dire “no” a nessuno. E così costruisce una legge che assomiglia a un : ognuno prende qualcosa, tutti escono dicendo di aver ottenuto un risultato e il conto finale, come sempre, lo pagano l'ambiente, i cittadini e l'interesse pubblico. Perché quando si prova a stare con tutti, Presidente, non si sta davvero con tutti, si sta con chi ha più forza di farsi ascoltare.
E allora diciamolo con chiarezza che questa legge non valorizza il mare come bene comune, valorizza il mare come spazio da distribuire. Per un Governo che ama tanto parlare di sovranità, è curioso vedere quanta sovranità pubblica venga ceduta, un articolo alla volta, a interessi particolari. Il mare dovrebbe essere il grande patrimonio collettivo del Paese, mentre qui rischia di diventare il grande condominio di interessi organizzati. E la maggioranza, più che governare, sembra limitarsi a fare l'amministratore del condominio: prende nota delle richieste, distribuisce millesimi normativi e spera che nessuno protesti troppo.
Allora permettetemi una riflessione finale: questo Governo è bravissimo a fare annunci, è bravissimo a costruire narrazioni, è bravissimo a scegliere titoli, ma poi, quando si entra nel merito, quando le leggi, gli articoli, quando si analizzano le norme si scopre una cosa molto semplice ossia che il mare non è al centro: al centro ci sono gli interessi che, sul mare, si muovono meglio. Sapete qual è il problema? Che il mare è di tutti, ma questa legge sembra scritta solo per qualcuno. Presidente, colleghi, noi del MoVimento 5 Stelle non possiamo accettare una legge che parla di futuro senza investire, parla di sostenibilità senza garantirla, parla di sistema senza costruirlo, perché il mare non è uno slogan, non è una conferenza stampa, non è una fotografia, il mare è responsabilità.
Oggi voi state approvando una legge che ha una grande ambizione, ma una piccola sostanza. Guardate, lo dico con rispetto istituzionale, ma con la chiarezza che serve a quest'Aula: avete varato una legge, ma sembra rimasta incagliata sulla spiaggia della propaganda. L'avete presentata come una grande nave strategica pronta a guidare il Paese verso il futuro dell'economia blu, poi però, leggendo il testo, si scopre che mancano rotta, risorse e coraggio. Più che una legge di sistema, sembra una cartolina dal porto della maggioranza, bella da mostrare, utile per gli annunci, ma incapace di portare davvero avanti il Paese in mare aperto .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore per la VIII Commissione, onorevole Iaia, che rinuncia.
Ha facoltà di replicare il relatore per la IX Commissione, onorevole Furgiuele. Immagino che l'onorevole Furgiuele non ce la faccia per problemi di voce. Se vuole intervenire, può intervenire. No, quindi rimandiamo a quando starà un po' meglio.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, che rinuncia.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Colleghi, con il vostro permesso, prima di passare alla seconda parte dell'ordine del giorno, sospenderei la seduta per cinque minuti.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1716-A: “Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale” e delle abbinate proposte di legge nn. 125-600-875-1727-1862.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Augusta Montaruli.
AUGUSTA MONTARULI, . L'Assemblea oggi avvia l'esame del disegno di legge A.C. 1716- A, recante riordino delle funzioni e dell'ordinamento della Polizia locale, nel testo risultante dalle modifiche approvate dalla Commissione affari costituzionali nel corso dell'esame in sede referente.
In particolare, proprio in relazione a queste modifiche, in premessa voglio ringraziare il presidente della Commissione e tutti i commissari della I Commissione, il Governo nella persona del Sottosegretario Ferro, del Ministro Piantedosi e tutto il personale del Ministero dell'Interno, in particolare l'Ufficio legislativo, che ha lavorato nella mediazione rispetto alle richieste che provenivano da audizioni attente rispetto a quelle delle associazioni, che sono state audite, della Polizia locale, e, ovviamente, tutto il personale della Polizia locale, che in Italia sta attendendo questo importante momento.
Prima di procedere, però, ad illustrare i contenuti del provvedimento in esame rammento che, attualmente, l'ordinamento della Polizia locale è contenuto nella legge quadro n. 65 del 1986, che rappresenta, ad oggi, la base del quadro normativo in materia, unitamente alle disposizioni regionali e ai regolamenti locali, occupandosi in particolare dell'assegnazione delle funzioni al personale della Polizia locale. Ricordo anche che, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, l'articolo 117, secondo comma, lettera , della Costituzione, individua l'ordine pubblico e la sicurezza nel novero delle competenze esclusive dello Stato, ad eccezione della Polizia amministrativa locale che rileva, dunque, tra le competenze residuali delle regioni.
Inoltre, l'articolo 118, terzo comma, della Costituzione, precisa che, in tali materie, lo Stato interviene con legge al fine di stabilire forme di coordinamento. In merito, faccio quindi presente che la giurisprudenza costituzionale successiva alla riforma del Titolo V ha distinto tra provvedimenti di pubblica sicurezza, che riguardano essenzialmente gli interventi di prevenzione dei reati, e quelli tesi al mantenimento dell'ordine pubblico, da una parte, e provvedimenti di Polizia amministrativa locale intesi, invece, come quelle misure dirette a garantire il benessere della comunità, svolte nel limite delle competenze regionali e locali, dall'altra.
Alla riforma del Titolo V e alle accresciute esigenze di sicurezza, anche a livello locale, il legislatore ha dato seguito principalmente con l'emanazione del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, in materia di sicurezza delle città che, contribuendo a dare attuazione all'articolo 118, terzo comma, della Costituzione, ha disciplinato le forme di coordinamento tra Stato, regioni ed enti locali, introducendo il modello della cosiddetta sicurezza integrata e aprendo al ruolo attivo degli enti locali, secondo un modello di coordinamento e sinergia tra le Forze di Polizia e la Polizia locale, e poi con l'emanazione del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, in particolare, per quel che concerne la disciplina dell'utilizzo e della portabilità delle armi.
Rammento, infine, che nelle ultime due legislature il tema della riforma della polizia locale è già stato all'esame del Parlamento. In particolare, nella XVIII legislatura, la Commissione Affari costituzionali della Camera aveva esaminato alcune proposte di legge d'iniziativa parlamentare (A.C. 242 ed abbinate), adottando un testo unificato che, abrogando interamente la legge 7 marzo 1986, n. 65, interveniva in materia di coordinamento Stato-Regioni e di ordinamento della polizia locale.
Nella medesima legislatura, peraltro, era stato approvato, in Consiglio dei ministri (l'11 luglio 2019), anche un disegno di legge delega per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale che prevedeva, tra le altre cose, il riordino della disciplina in materia di accesso ai ruoli e della relativa progressione di carriera, oltre alla disciplina del rapporto di lavoro anche sotto i profili previdenziali e assicurativi. Ricordo, altresì, che nella XVI legislatura al Senato (S. 272 e abbinate) e nella XVII legislatura alla Camera (A.C. 1825 e abbinate) era stato avviato l'esame di proposte di legge parlamentare concernente sostanzialmente la medesima materia.
Quanto all'iter parlamentare del provvedimento di cui oggi l'Assemblea avvia l'esame, segnalo che l'esame, in sede referente, è iniziato il 7 agosto 2024 con l'incardinamento del disegno di legge A.C. 1716 e delle abbinate proposte di legge d'iniziativa parlamentare: A.C. 125 Bordonali, A.C. 600 Rampelli, A.C. 875 Deborah Bergamini, A.C. 1727 Russo Paolo Emilio, cui si è successivamente aggiunta la proposta di legge A.C. 1862 Caramiello.
Su tali provvedimenti, la Commissione affari costituzionali ha svolto, tra il 23 gennaio e il 9 ottobre 2025, un ampio ciclo di audizioni informali che ha coinvolto: rappresentanti dell'Associazione nazionale comuni d'Italia, della Conferenza delle regioni e delle province autonome, dell'Unione province Italiane, dei sindacati del comparto della polizia locale e delle associazioni di categoria.
Una volta concluso il ciclo di audizioni, la Commissione ha deliberato di adottare il testo del disegno di legge A.C. 1716 quale testo base per il prosieguo dell'esame e ha fissato, per il 29 dicembre 2025, il termine per la presentazione delle proposte emendative; tra l'11 marzo e il 15 aprile scorsi, si è svolto l'esame di 185 proposte emendative presentate, molte delle quali sono state approvate, modificandosi, così, il testo originale. Nella seduta del 22 aprile, la Commissione, acquisiti i pareri favorevoli delle Commissioni competenti in sede consultiva, ha quindi deliberato il conferimento del mandato alla sottoscritta a riferire a questa Assemblea.
Il disegno di legge in esame - che, a seguito delle proposte emendative approvate, consta di sette articoli in luogo dei cinque originari - intende rispondere all'esigenza, sorta con l'entrata in vigore della richiamata riforma del Titolo V, di un riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale che consenta di rivedere, in modo coerente, e, alla luce dei nuovi riferimenti costituzionali, i ruoli, i compiti e le funzioni della polizia locale.
A tal fine, l'articolo 1 - non modificato nel corso dell'esame in sede referente - conferisce, al comma 1, una delega al Governo, che dovrà essere esercitata entro 12 mesi dall'entrata in vigore del disegno di legge, per l'emanazione di uno o più decreti legislativi attraverso i quali procedere alla revisione della legge-quadro sulla polizia municipale, legge 7 marzo 1986, n. 65, e all'aggiornamento della materia relativa alle funzioni e all'ordinamento della polizia locale, per costituire una nuova e coerente cornice giuridica nazionale.
Il comma 2 disciplina il procedimento per l'adozione dei decreti legislativi prevedendo: la proposta del Ministro dell'Interno, di concerto con il Ministro per la Pubblica amministrazione, con il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, con il Ministro della Giustizia e con il Ministro dell'Economia e delle finanze; la previa acquisizione dell'intesa in sede di Conferenza unificata; il parere del Consiglio di Stato da rendere nel termine di 45 giorni; la successiva trasmissione degli schemi dei decreti legislativi corredati di relazione tecnica alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari che dovranno esprimersi entro 60 giorni; la successiva ritrasmissione dei testi, integrati con osservazioni, eventuali modificazioni, elementi integrativi e motivazioni, alle Camere da parte del Governo qualora non voglia conformarsi al parere espresso dalle Commissioni con il quale viene rilevata la non conformità ai principi e criteri direttivi; il successivo e definitivo parere delle Commissioni da rendere entro dieci giorni dalla nuova trasmissione, decorso tale termine i decreti legislativi possono essere emendati.
Deposito la relazione per i successivi articoli e per quanto di mia competenza.
PRESIDENTE. È autorizzata.
Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo.
WANDA FERRO,. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, finalmente oggi quest'Aula inizia a discutere questo provvedimento, il cui titolo recita: “Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale”.
Permettetemi, dunque, di iniziare, porgendo un sentito ringraziamento - che ritengo possa unire tutti quanti noi - alle donne e agli uomini delle polizie locali d'Italia così come al personale della Polizia di Stato, articolato nelle sue diverse specialità, e a tutti gli appartenenti all'Arma dei carabinieri, i quali contribuiscono, ogni singolo giorno, con profonda dedizione e spirito di servizio, a garantire la sicurezza di tutti noi. Un lavoro, il più delle volte, silenzioso, non sempre doverosamente considerato, ma fondamentale ad assicurare la sicurezza dei cittadini quale precondizione essenziale per la tenuta dell'ordine sociale e lo sviluppo della nostra comunità nazionale. Sono, infatti, profondamente convinta che la sicurezza rappresenti una condizione essenziale per l'esercizio delle libertà individuali essendo ciò che consente a ciascun individuo serenamente di vivere; alle famiglie, di sentirsi protette; alle imprese, di poter investire; alle comunità, di crescere libere dalla paura.
Nel complesso ecosistema della sicurezza, le polizie locali d'Italia svolgono un ruolo fondamentale poiché, spesso, rappresentano il presidio di controllo della legalità più vicino al singolo cittadino. Si tratta di operatori della sicurezza capaci di svolgere un ruolo cruciale nel garantire la vivibilità dei nostri territori, preservando e rafforzando la coesione sociale.
Al pari della sicurezza nazionale, il tema della sicurezza urbana si configura come sempre più centrale in una società caratterizzata da complessità crescenti e cambiamenti. Viviamo in un'epoca in cui il degrado urbano, le minacce del crimine e il disadattamento sociale alimentano un senso di insicurezza collettiva. Permettetemi di sottolineare come la sicurezza urbana non si limiti alla prevenzione e al contrasto dei fenomeni criminali, ma comprende anche la prevenzione del degrado sociale e il miglioramento della qualità della vita. Il degrado urbano, come sappiamo, rappresenta un terreno fertile per il disagio sociale e la criminalità ed è per questo che il Governo sta puntando su investimenti mirati alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione delle aree periferiche che cercano di spezzare l'intreccio tra marginalità e illegalità.
Il Governo e, in particolare, il Ministero dell'Interno, sono impegnati, con costanza e continuità, a rafforzare l'alleanza tra sindaci, autorità di pubblica sicurezza e cittadini, riconoscendo alle polizie locali un ruolo fondamentale di presidio del territorio, un ruolo che gli operatori della polizia locale svolgono. È doppiamente cruciale; , lo è poiché essi si occupano di attività che riguardano molteplici ambiti, dall'attività di polizia stradale a quella di polizia giudiziaria, dal controllo del territorio alla prevenzione, dal contrasto del degrado urbano alla tutela dell'ambiente, fino a preservare la legalità nel commercio; in secondo luogo, poiché la vicinanza fisica degli operatori della polizia locale al cittadino e ai luoghi da lui frequentati contribuisce ad aumentare considerevolmente la percezione di sicurezza dell'individuo.
L'obiettivo che il Governo vuole perseguire - per cui l'approvazione di questa legge delega appare fondamentale - è quello di definire più precisamente, nell'ottica della loro valorizzazione, le funzioni della Polizia locale, promuovendo, con una riforma organica, un modello integrato di sicurezza che coinvolga lo Stato, le regioni e gli enti locali. Riconoscere gli operatori di Polizia locale quali componenti essenziali dell'ecosistema della sicurezza significa anche assicurarsi che vi sia un pieno coordinamento, tra il sistema locale e quello nazionale, della pubblica sicurezza.
Il disegno di legge, che consta di 5 articoli - come ha già detto egregiamente il relatore -, delega al Governo l'adozione di decreti legislativi per il riordino delle funzioni di Polizia locale entro 12 mesi dalla sua entrata in vigore. Tra i principi cardine vi è il mantenimento della distinzione tra le funzioni di Polizia locale e quelle di Forze di polizia dello Stato, in conformità con la Costituzione e le normative vigenti. Il disegno di legge sancisce il criterio per cui il personale che svolge servizio di Polizia locale esercita le funzioni di Polizia giudiziaria, le funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza e i compiti di Polizia stradale nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni.
Inoltre, il provvedimento introduce criteri chiari per l'attribuzione e la revoca delle qualifiche di agente o di ufficiale di Polizia giudiziaria e di agente di pubblica sicurezza, oltre a disciplinare l'addestramento del personale, le dotazioni, l'uso e il porto d'armi, senza licenza, per ragioni di servizio, anche al di fuori dell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza. Saranno, altresì, introdotte norme per migliorare la sicurezza del personale attraverso dotazioni adeguate all'armamento e alle protezioni personali.
Un aspetto cruciale del disegno di legge è il rafforzamento della collaborazione tra le Forze di polizia e le Polizie locali. Si prevedono strumenti operativi congiunti, come il collegamento tra il numero unico di emergenza, il 112, e le sale operative della Polizia locale, per garantire una risposta rapida ed efficace alle emergenze. Il Governo intende, altresì, valorizzare il contributo degli operatori di Polizia locale, anche attraverso una disciplina contrattuale che riconosca le peculiarità del loro servizio e garantisca migliori condizioni lavorative.
Per quanto riguarda la revisione della disciplina dei contenuti minimi dei regolamenti del servizio di Polizia locale si stabilisce che in essi siano previsti i casi e le modalità di assegnazione dei dispositivi di tutela dell'incolumità personale e altri dispositivi utili all'autotutela dell'integrità fisica degli operatori. Inoltre, tra le disposizioni indefettibili che i regolamenti di servizio devono contenere rientra la disciplina dei casi in cui possono essere effettuate, al di fuori dell'ambito territoriale di competenza, operazioni di Polizia giudiziaria, nel caso di flagranza di un reato commesso nel territorio dell'ente di appartenenza o degli enti locali associati, e missioni esterne per finalità di collegamento o di rappresentanza, per soccorso in caso di pubbliche calamità e disastri, nonché in ausilio di altri Corpi di polizia locale, in particolari occasioni stagionali o eccezionali.
Nel corso dei lavori da parte della I Commissione, sono state esaminate numerose proposte emendative, presentate sia dalla maggioranza che dall'opposizione, che hanno arricchito il testo. Approfitto per fare quello che ha fatto la collega Montaruli, in qualità di relatore del provvedimento, per ringraziare il presidente della Commissione, l'onorevole Pagano, la relatrice ovviamente, come dicevo poc'anzi, con cui la collaborazione è stata costante, forte e proficua. Estendo i ringraziamenti a tutti i componenti della I Commissione, agli uffici del Viminale, che ci hanno sopportato e supportato.
Per quanto concerne le proposte emendative che hanno arricchito il testo, mi riferisco in particolare all'articolo 3, che reca i principi e i criteri direttivi che il Governo deve osservare nell'esercizio della delega, e all'articolo 4, che riguarda i criteri relativi al contenuto minimo dei regolamenti del servizio di Polizia locale.
Con riferimento all'articolo 3, si segnala l'inserimento dell'individuazione dei compiti peculiari e delle attività che il personale di Polizia locale è chiamato a svolgere ed una più puntuale disciplina delle cause che impediscono il conferimento della qualifica di agente di pubblica sicurezza o la sua revoca se già conferita, in relazione a condotte che, pur non rilevabili penalmente, ledono l'onore, il prestigio del Corpo e sono socialmente pericolose.
Con riferimento alla disciplina delle funzioni del comandante del Corpo della polizia locale, è stato specificato che il conferimento dell'incarico deve essere a tempo determinato ed è stato introdotto un criterio specifico per valorizzare l'accesso alla qualifica, il personale in servizio che ha i requisiti in possesso, sia dal punto di vista professionale, che dal punto di vista formativo, prescritti dalla norma.
Un'importante modifica ha riguardato l'introduzione di uno specifico principio di delega sulle disposizioni in materia assistenziale, assicurativa e infortunistica per il personale della Polizia locale, tenuto conto dei particolari compiti che è chiamato a svolgere, con particolare riferimento all'accertamento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio e ai connessi benefìci relativi al rimborso delle spese di degenza e all'erogazione del corrispondente equo indennizzo, anche prevedendo l'istituzione di specifiche classi di rischio.
Sempre per garantire adeguate tutele in relazione ai peculiari compiti svolti dalla Polizia locale, un principio di delega si concentra sulla disciplina del documento di valutazione dei rischi che le amministrazioni locali devono redigere in qualità di datori di lavoro, prevedendo, in particolare, che vengano individuati specifici capitoli dedicati ai rischi derivanti da aggressione fisica, colluttazione e minaccia a mano armata. Basti pensare ai rischi connessi all'esecuzione, per esempio, di un TSO, un trattamento sanitario obbligatorio, o alle attività di concorso nel mantenimento dell'ordine pubblico e della sicurezza urbana.
Altra modifica introdotta durante l'esame in Commissione ha riguardato la previsione della facoltà di avvalersi del patrocinio legale per il personale della Polizia locale che agisca in qualità di agente di pubblica sicurezza o di ufficiale o agente di Polizia giudiziaria, con spese a carico dell'ente. Al principio che stabilisce la disciplina dell'accesso delle Polizie locali al Centro elaborazione dati della Polizia di Stato, è stata opportunamente aggiunta anche la previsione delle modalità di trasmissione, ai fini dell'inserimento negli archivi del predetto Centro elaborazione dati, del contenuto degli atti, delle informative, di documenti prodotti dalle Polizie locali nel corso delle loro attività.
È stata inoltre prevista, con il decreto delegato, la disciplina dell'accesso da parte dei Corpi di polizia locale ai sistemi informativi automatizzati del Pubblico registro automobilistico e della Direzione generale per la motorizzazione del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Ulteriore opportuna integrazione ha riguardato un principio di delega sulla disciplina relativa all'addestramento, all'uso e al porto d'armi, senza licenza - come dicevo prima -, per ragioni di servizio, alla tenuta e alla custodia dell'armamento, nonché ai casi di revoca o di sospensione dell'affidamento delle armi.
Al fine di esplicitare la necessaria salvaguardia delle prerogative delle regioni, è stato aggiunto uno specifico articolo, il 3-, che fa salva la potestà legislativa regionale in materia di formazione e aggiornamento professionale del personale della Polizia locale, ovviamente con la possibilità di istituire specifiche scuole - come avviene per la Polizia di Stato, piuttosto che per l'Arma dei carabinieri - di alta formazione professionale.
Con riferimento alle modifiche dell'articolo 4, occorre segnalare l'introduzione, fra i dispositivi di tutela dell'incolumità del personale, di quelli di videosorveglianza indossabili, idonei a registrare l'attività operativa e il suo svolgimento. Inoltre, vi è la previsione che i regolamenti comunali provvedano alla determinazione della dotazione organica complessiva del Corpo di polizia locale, nonché delle singole qualifiche del relativo personale, mettendole in rapporto al numero degli abitanti, ai flussi anche stagionali della popolazione, all'estensione e alla morfologia del territorio e alle caratteristiche socioeconomiche delle comunità locali, sempre nel rispetto dei parametri regionali e nei limiti delle risorse e delle facoltà assunzionali disponibili. I regolamenti comunali dovranno, infine, provvedere all'individuazione dei requisiti minimi di ammissione per la partecipazione ai concorsi pubblici, per il reclutamento del personale dei Corpi di Polizia locale. Tutte queste modifiche evidenziano il lavoro realizzato in Commissione.
Chiudo ribadendo che il degrado urbano, le minacce del crimine, il disadattamento sociale richiedono una risposta coordinata e integrata. Modernizzare e potenziare la Polizia locale significa dotare le nostre comunità di uno strumento più efficace per affrontare queste sfide. L'obiettivo comune - e spero che sia veramente l'obiettivo comune - è quello di rafforzare la percezione di sicurezza e di coesione sociale, elementi essenziali per il benessere della nostra società. In sintesi, l'obiettivo centrale e prioritario dell'attuale Governo sarà sempre quello di valorizzare e sostenere il lavoro delle Polizie locali, riconoscendone il ruolo insostituibile all'interno del complesso - come dicevo all'inizio del mio intervento - ecosistema della sicurezza, finalizzato, in particolare, alla gestione della sicurezza urbana.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Morassut. Ne ha facoltà.
ROBERTO MORASSUT(PD-IDP). Grazie, Presidente. Usciamo da una discussione molto impegnativa che c'è stata nei giorni scorsi, in quest'Aula, sul decreto Sicurezza e quando parliamo di Polizia locale decliniamo un aspetto fondamentale delle politiche per la sicurezza sul territorio.
Noi riteniamo che una legge sulla Polizia locale sia assolutamente necessaria. È necessaria, perché il quadro normativo è datato, è vecchio, è frammentato e perché negli anni le funzioni della Polizia locale si sono ampliate, inevitabilmente, senza un adeguato riconoscimento, un adeguamento ordinamentale. Quindi è necessaria, perché la sicurezza urbana oggi richiede strumenti moderni, coordinati e coerenti: strumenti coordinati, perché sono tanti gli attori che agiscono sul territorio, nelle città, nelle periferie e nelle aree interne per garantire la sicurezza o, comunque, la percezione di sicurezza che i cittadini oggi tendono a non avere o hanno smarrito. Noi siamo di fronte, quindi, a un tema ineludibile. Il riordino è opportuno, anzi, direi di più: urgente.
Proprio perché condividiamo questa esigenza, vogliamo essere chiari su un punto: la sicurezza non coincide - ripeto, non coincide - con una maggiore diffusione delle armi. Il nostro obiettivo è chiaro: noi vogliamo meno armi in circolazione. La Polizia locale non deve essere autorizzata al porto e all'uso dell'arma al di fuori del servizio: è una scelta di equilibrio e di responsabilità che mantiene la funzione della Polizia locale, che è diversa da quella della Polizia della pubblica sicurezza, nell'alveo della sicurezza di prossimità, cioè una funzione di polizia civile, di controllo del territorio, di prossimità del cittadino che, però, è diversa da quella della Polizia in senso generale. Evita, quindi, un'estensione impropria della dimensione armata e riduce i rischi connessi alla circolazione diffusa delle armi. Attenzione perché questo è un tema molto importante: basta vedere quello che succede in altri Paesi, negli Stati Uniti che sono l'ispirazione di tanti modelli di comportamento civile e non solo civile, anche nelle nostre realtà.
La sicurezza si costruisce con una presenza nel territorio e noi vogliamo rafforzare la presenza nel territorio. Noi non siamo quelli che non vogliono le divise, ne vogliamo di più, anche di diversi corpi, ma vogliamo che esse lavorino in un quadro di coordinamento e che non facciano tutte le stesse cose perché ogni Polizia, ogni organo di sicurezza svolge una funzione diversa dagli altri. C'è la prevenzione, c'è la professionalità e il coordinamento: la sicurezza non deriva da un uso generalizzato, estensivo delle armi.
Posto questo tema generale, entrando nel merito del provvedimento, è stato già evidenziato in Commissione dai nostri colleghi, dal collega Mauri e dalla collega Bonafe', che il primo elemento critico che noi cogliamo riguarda la struttura di questa delega: è una delega troppo ampia che rischia di lasciare al Governo margini eccessivi su questioni fondamentali, come funzioni, ordinamento e poteri degli operatori. Su un tema così delicato, quindi, il Parlamento deve definire criteri direttivi più puntuali, più vincolanti e non generici per evitare che ci sia uno scivolamento verso una normazione sostanzialmente rimessa tutta completamente all'Esecutivo attraverso i suoi decreti legislativi.
Secondo punto, il modello di sicurezza: non emerge con chiarezza sufficiente l'assetto complessivo dei rapporti tra le Forze della Polizia locale e le Forze di Polizia statali, come dicevo prima, tra i livelli istituzionali. Il rischio è di sovrapposizioni operative, ambiguità di ruolo e, quindi, inefficienze, perché quando si hanno diversi Corpi di polizia che agiscono sul territorio il primo problema è esattamente quello del coordinamento e di evitare le sovrapposizioni sia nella fase preventiva sia, per esempio, nella stessa funzione di polizia giudiziaria, qualora vengano chiamati a svolgere questa funzione, sia nella fase operativa. Noi proponiamo, quindi, un modello di sicurezza integrata in cui la Polizia locale sia pienamente valorizzata nella dimensione di prossimità, ma resti chiara la distinzione rispetto alle funzioni proprie delle Forze di Polizia statali.
Terzo punto sul quale segnaliamo la nostra critica: un riordino ordinamentale senza adeguate risorse rischia di essere solo formale. Il punto è questo alla fine, perché in questi anni, dal 2022, questo Governo ha cantato, ha narrato il tema della sicurezza, della Polizia, ma poi, alla fine, a cosa si è arrivati? Si è arrivati ad una riduzione delle risorse, una riduzione degli organici, bassi stipendi e con il decreto Sicurezza anche norme che delegano discrezionalmente alla Polizia l'applicazione di alcune norme che noi abbiamo definito “liberticide” e che consentono alcuni provvedimenti, tipo il fermo di Polizia e tante altre cose, senza che vi sia un mandato del magistrato.
Tutto questo rischia di essere molto grave. Servono, invece, investimenti sul personale: bisogna assumere personale, bisogna formare il personale in maniera continuativa, occorrono strumenti tecnologici adeguati e bisogna dare a questo personale adeguate coperture di reddito, perché i rischi sono alti; sono lavoratori dell'ordine pubblico, sia quelli della Polizia locale, sia quelli degli altri organi di Polizia.
Per questo consideriamo il provvedimento veramente insufficiente. Rischia anche di trasferire la responsabilità agli enti locali senza un adeguato sostegno, che è un'altra questione critica che noi abbiamo sollevato, perché i comuni sono stati lasciati soli in questi anni. Si è scaricata sui comuni la responsabilità di garantire la sicurezza nelle strade e nei territori senza dare loro i mezzi. Su questo tutti i comuni, tutti i sindaci si sono espressi criticamente nei confronti del Governo, non solo i sindaci del centrosinistra, delle forze di opposizione, ma tutti i sindaci; tante manifestazioni hanno visto partecipazioni trasversali su questo punto per sollecitare il Governo.
Non ci sfuggono, tuttavia, alcuni elementi positivi, cioè il riconoscimento della centralità della Polizia locale, il tentativo di superare questa frammentazione normativa che è posto nella delega e l'avvio di un percorso di riordino complessivo. Questi, sul piano dei principi, sono principi giusti, sono aspetti che giustificano un nostro atteggiamento, che non è pregiudizialmente contrario. Però, concludo con un invito al Governo: noi presenteremo pochi emendamenti, ma saranno emendamenti qualificati, puntuali, mirati, tra questi una più precisa delimitazione della delega, il rafforzamento del modello di sicurezza integrata e soprattutto una scelta chiara, cioè evitare - lo ribadisco - ogni estensione nell'uso delle armi al di fuori del servizio della Polizia locale, oltre al tema fondamentale delle risorse. Chiediamo al Governo di favorire l'approvazione di questi correttivi, perché una buona riforma della sicurezza urbana si costruisce con equilibrio, con rigore, con responsabilità e in un quadro concertato tra le forze politiche del Parlamento.
Quindi, signor Presidente, noi consideriamo la sicurezza dei cittadini un bene primario. Vogliamo che la prevenzione, che riteniamo essenziale, sia integrata anche con gli elementi di controllo e di repressione, qualora necessari, ma in un quadro integrato e di tutela delle libertà e della struttura, della tenuta del quadro civile del Paese - ma lo è anche la qualità delle scelte legislative con cui perseguiamo l'obiettivo della sicurezza. È su questo equilibrio che si misura la serietà del legislatore ed è su questo terreno che noi continueremo a dare il nostro contributo non pregiudiziale. Infatti, noi siamo una forza politica e abbiamo una storia che guarda alla sicurezza come a un bene sociale e questo bene sociale, questo obiettivo civile di garanzia delle persone, delle famiglie e dei lavoratori sul territorio e nei posti di lavoro si costruisce con politiche complesse e non con parole d'ordine unilaterali, attraverso politiche repressive ed estensione dell'uso delle armi.
Ci vogliono approcci complessi e noi li proponiamo anche in questo provvedimento che, però, tende a limitare la delega al Governo, perché parliamo di questioni puntuali, che sono questioni su cui il Parlamento non può ritirare la sua responsabilità .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole La Salandra. Ne ha facoltà.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Grazie, Presidente. Ho ascoltato con molto interesse l'intervento del collega del Partito Democratico e, prima di affrontare la discussione generale, ringrazio il Governo e ringrazio il relatore per aver correttamente e compiutamente esposto il contenuto del testo che siamo chiamati a discutere. E vorrei sicuramente fugare una perplessità: non credo che sia interesse o sia scritto nel testo che siamo chiamati a discutere che questa maggioranza sia a favore della proliferazione delle armi. Questa maggioranza è a favore dell'adozione di una serie di misure, che sono a garanzia delle divise della Polizia locale e sono anche a garanzia degli stessi cittadini.
Signor Presidente, tra due mesi (tra 60 giorni) cade l'anniversario della scomparsa dell'onorevole Paolo Agostinacchio, una figura per me particolarmente significativa e particolarmente significativa anche per la mia città. Perché? Perché questa discussione generale non è semplicemente rivolta a noi come componenti di questo Parlamento, ma è rivolta espressamente ai sindaci. Bene, se mi fossi trovato a discutere con l'onorevole Paolo Agostinacchio di questo disegno di legge di delega, mi avrebbe fatto notare due cose. Che la destra o è coraggio o non è. E questo perché? Perché, se - come ha correttamente evidenziato il relatore - stiamo parlando di un disegno di legge delega che chiama a riformare una normativa del 1986, è evidente che una maggioranza che si assume questa responsabilità è una maggioranza coraggiosa, perché chi fa le riforme ha coraggio da vendere. Ma mi avrebbe anche ricordato come la Polizia locale - gli antichi vigili urbani, tanto vituperati peraltro in tanta cinematografia - è un Corpo che dal 1986 a oggi è profondamente cambiato. Perché? Perché la Polizia locale rappresenta la sicurezza di periferia.
Bene, allora potremmo anche dire, così completiamo il ciclo delle citazioni della mia cultura politica, che noi stiamo parlando della sicurezza di periferia. Abbiamo preso le periferie e le abbiamo portate al centro, come raccontava un altro grande esponente della destra italiana. E parlava di periferie al centro non come uno slogan da campagna elettorale, ma perché credeva fermamente nell'importanza di presidiare le periferie e di fornire, in questo caso per quanto riguarda la Polizia locale, una normativa che rispondesse a che cosa? Rispondesse a quarant'anni di convegni, a quarant'anni di tavoli tecnici, a quarant'anni di circolari e a quarant'anni di decreti ministeriali. Una normativa che - come si è verificato nel corso delle audizioni - rispondesse a che cosa? All'esigenza di un Corpo dello Stato a tutti gli effetti. Perché? Perché in quarant'anni sono cambiate le città, è cambiato anche il sistema della criminalità organizzata - io vengo da una provincia particolarmente complessa -, sono cambiate anche le esigenze dei cittadini, ed è cambiato un intero sistema. E questa legge questo fa. Perché - come correttamente è stato evidenziato - noi stiamo parlando di un corpo di Polizia che per certi versi è sempre stato inteso come una sorta di burocrati da strada, e questo non è assolutamente così.
Io credo che invece dovremmo apprezzare di questo testo la circostanza per cui lo strumento normativo, la tecnica legislativa è stata proprio quella di garantire che cosa? Che la delega che questo Parlamento dà al Governo non vada persa nel tempo. Così come anche vorrei evidenziare che la delega porta in sé che cosa? Una interazione tra diversi Ministeri - il Ministero della Giustizia, il Ministero degli Affari regionali, il Ministero dell'Interno, il Ministero dell'Economia e delle finanze, il Ministero della Funzione pubblica e, soprattutto, la Conferenza unificata.
Noi parliamo di Polizia locale e ne parliamo attraverso, o, meglio, insieme agli amministratori locali. Perché? Perché, se andiamo a guardare la normativa attualmente in essere, si tratta di una normativa talmente frastagliata che si ha quasi il paradosso per cui alcune misure di sicurezza in alcuni comuni sono consentite e in altri no. Noi riconosciamo al Governo il dovere di uniformare sull'intero territorio nazionale una normativa che per quarant'anni ha vissuto soltanto su convegni, tavoli tecnici, circolari e decreti.
Dico questo perché? Perché stiamo parlando di poco più di 58.000 donne e uomini in divisa e questo è un dato significativo. Ha ragione il collega del Partito Democratico: abbiamo costretto l'opposizione, la minoranza a parlare di sicurezza dopo dieci anni. E lo dico perché? Perché, essendosi citata la Polizia, dovremmo anche ricordare che il blocco del è quello che più di tutti ha inciso sulla possibilità di garantire risorse e uomini alla sicurezza.
Ma dico qualcosa di più, perché? Perché questa normativa risponde esattamente anche agli indirizzi che ha dato la Corte costituzionale: se è vero che la sicurezza, intesa come sicurezza primaria, è prerogativa dello Stato, non possiamo nasconderci e nascondere la circostanza per cui la cosiddetta sicurezza urbana integrata - il decoro, la vivibilità e la coesione sociale - è territorio di tutti. È territorio dello Stato, è territorio delle regioni, ed è territorio dei comuni. Ed è anche dovere dei sindaci prendere atto che la Polizia locale ha delle competenze che devono essere valorizzate. E il testo, che siamo chiamati qui a discutere, guarda proprio al sistema delle competenze per l'individuazione di specifiche figure per quanto attiene, come è stato correttamente detto, ad esempio, ai requisiti del reclutamento; requisiti che avranno un carattere sostanzialmente uniforme in tutto il territorio nazionale.
Una sicurezza che guarda alla sicurezza degli agenti, ma guarda anche alla sicurezza e alle necessità dei cittadini, come - ed è scritto, perché dovremmo sempre discutere di ciò che è scritto e non di ciò che non è scritto - per quanto attiene alla possibilità di accesso ai sistemi più moderni, l'accesso diretto al CED o allo SDI o anche semplicemente l'integrazione piena con il numero unico. Perché? Perché queste sono misure che danno sicurezza e serenità anche al cittadino. Quando si parla di sicurezza, il primo presupposto e dovere dello Stato dovrebbe essere quello di garantire ai propri cittadini una condizione anche di serenità.
Mi avvio davvero alle conclusioni. Ho detto, per quanto attiene all'articolo 1, della tecnica dello scorrimento, affinché non vada persa questa occasione. Ma concludo su una cosa, sulla circostanza per cui questo provvedimento, atteso da quarant'anni, porta in sé un confronto tra tutti gli attori dello Stato (Stato, regioni e comuni), ed è il confronto tra chi ha le responsabilità di governo a qualunque livello che garantisce la sicurezza .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Caramiello. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Ferro, con cui ho avuto modo di confrontarmi anche in Commissione, purtroppo sono costretto a smentire tutto ciò che lei ha detto ed entrerò poi nel merito, punto su punto. Oggi non siamo qui per celebrare un traguardo, come avete annunciato, ma per denunciare un inganno: quello che viene presentato come il nuovo testamento della Polizia locale italiana è, in realtà, un documento che trasuda ipocrisia e che abdica alla funzione stessa della politica, quella di assumersi responsabilità chiare e di finanziare le scelte che dichiara di voler compiere.
Presidente, sono passati quarant'anni: l'ultima legge che ha normato le funzioni della Polizia locale è la legge del 7 marzo del 1986, n. 65. Lo dico senza mezzi termini: colleghi, membri del Governo avete, abbiamo perso l'ennesima occasione, perché erano state presentate diverse proposte di legge della maggioranza, ma anche della minoranza, lo ricordava la collega Montaruli. Si poteva partire da un testo condiviso in Commissione, perché la Polizia locale non può avere una bandiera di partito. I poliziotti locali sono una categoria a difesa di tutti i cittadini e questa delega al Governo per il riordino del Corpo è un'opera di alta ingegneria del fumo, è un testo che non fa i veri interessi degli operatori, che non ascolta la voce della strada e che, sotto una patina di ammodernamento, nasconde la volontà di creare una Polizia , ad uso e consumo di uno Stato che non vuole più spendere per la sicurezza dei propri cittadini.
Presidente, dobbiamo spiegare bene ai cittadini cosa sta accadendo oggi tra queste mura, nella sacralità di quest'Aula. Noi non stiamo scrivendo la legge definitiva e subito operativa, ma stiamo usando lo strumento della legge delega. Il Governo otterrà un voto positivo su una delega che si svilupperà in uno o più decreti legislativi di pari rango di legge - questo è vero -, ma la cui genesi non è del tutto prevedibile.
Resta, poi, la declinazione della norma su base regionale. Presidente, così com'è strutturato il disegno di legge, si tratta di una mina vagante. Noi abbiamo ricevuto diverse osservazioni da alcune associazioni di categoria, le abbiamo portate anche in Commissione, come l'ANCUPM, l'Associazione nazionale comandanti e ufficiali dei Corpi di polizia municipale, che è l'associazione più antica d'Italia. Anzitutto il patrocinio legale, all'articolo 3, comma 1: la previsione, di fatto, ricalca la normativa in essere, ma, forse, è anche più restrittiva, perché è connessa a fatti compiuti in servizio e relativi all'uso delle armi o di altro mezzo di coazione fisica; poi sulle armi ci torneremo più avanti.
Poi l'accesso, all'articolo 4, comma 1, lettera : la legge delega non deve demandare ai regolamenti per l'individuazione dei requisiti minimi di ammissione ai Corpi - il rischio è avere non 20, quante le regioni, ma 8.000, quanti i comuni, requisiti diversi -, ma deve delegare all'adozione di una norma nazionale in materia di accesso alla Polizia locale.
Presidente, quindi è fondamentale capire la differenza: una legge ordinaria è un testo che entra in Aula, viene discusso articolo per articolo, emendato pubblicamente e, una volta votato, diventa immediatamente operativo; la legge delega, invece, è un atto di pigrizia democratica. Con questo voto noi fissiamo solo dei criteri direttivi, dei binari teorici, spesso vaghi e fumosi, e lasciamo che sia il Governo, nelle segrete stanze dei Ministeri, a scrivere i decreti legislativi, ovvero le regole vere cioè quelle operative.
Presidente, colleghi, vi spiego perché questa è una criticità politica enorme, perché una condivisione politica ampia e trasparente si perde inevitabilmente nel passaggio tra l'Aula e gli uffici ministeriali. Chi scriverà i dettagli della riforma? Chi deciderà, lontano dagli occhi dei sindacati, delle associazioni di categoria e del Parlamento, la reale entità delle tutele? Presidente, una parte consistente del comparto chiedeva una legge ordinaria, organica, un testo capace di riscrivere direttamente la disciplina qui, in quest'Aula, sotto la luce del sole e, invece, consegnate un assegno in bianco al Governo e non avete, per questo, il nostro avallo. Non c'è nemmeno l'obbligo di una motivazione analitica se il Governo decidesse di non dare seguito a certi punti o rinviarli all'infinito. È il sapore del rinvio sistematico, mascherato da efficienza legislativa.
Presidente, veniamo al punto che più di tutti svela la natura mendace di questo provvedimento: l'articolo 5 ovvero la clausola di invarianza finanziaria. Onorevoli colleghi, la frase “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” non è un dettaglio tecnico, è il cappio che strozza questa riforma prima ancora che nasca. Non è un segreto, è proprio questo vincolo politico che ha portato alla bocciatura sistematica di ogni emendamento che potesse realmente cambiare la vita degli operatori. E siamo seri: come si può parlare di rafforzamento degli organici, se non si stanziano i soldi per le assunzioni? Come si può promettere un'equiparazione delle tutele infortunistiche e previdenziali, ovvero garantire a chi indossa la divisa locale lo stesso equo indennizzo e la causa di servizio delle Forze statali, se non si coprono i costi di questa operazione? Presidente, il fondo stanziato da 20 milioni di euro annui è una cifra ridicola, una mancia che offende la dignità professionale di circa 60.000 lavoratori. Non basta nemmeno a coprire l'adeguamento tecnologico minimo. Il risultato sarà una segregazione operativa. La sicurezza diventerà un bene di lusso che solo i comuni più ricchi potranno permettersi, lasciando i piccoli enti con agenti privi di mezzi e di diritti.
Presidente, poi c'è la questione dello SDI, il Sistema di indagine, che andava affrontata diversamente. Ricordo per chi non è addetto ai lavori che lo SDI è la banca dati del Ministero dell'Interno dove sono registrati i precedenti penali e le informazioni di Polizia. Al cittadino sembrerà incredibile, ma oggi un agente di Polizia locale che ferma un sospetto non ha accesso diretto a queste informazioni; deve fermarsi, chiamare via radio o cellulare la Polizia di Stato o i Carabinieri e chiedere il favore di un controllo. È una perdita di tempo, un rischio per l'incolumità dell'agente e un'umiliazione professionale.
Presidente, in Commissione sembrava che, con l'emendamento 3.75, concernente la lettera , si fosse superato questo annoso problema. Questo emendamento prima era stato accantonato, tenuto lì per giorni e poi approvato. Da un'attenta lettura, però, si evince che l'esercizio delle funzioni della Polizia locale, mediante accesso a banche dati e scambio di informazioni, non riguarda la possibilità di verificare se un sospetto abbia precedenti penali, ma fornisce soltanto la possibilità di accedere alla banca dati, ma per inserire informazioni.
Eppure l'accesso allo SDI è stato previsto per legge nel 2008, poi confermato nel 2017, con l'obbligo di attuarlo in 90 giorni, poi ribadito nel 2018. Sono passati vent'anni e la norma è stata sistematicamente disapplicata dai Ministeri. Inserire oggi questa previsione in una legge delega, senza una garanzia di attuazione immediata, ha il sapore dell'ennesima dichiarazione d'intenti che, però, sa di beffa, specialmente quando leggiamo emendamenti che vorrebbero l'accesso solo dietro l'autorizzazione del prefetto, dimostrando una totale mancanza di fiducia verso i comandanti locali.
Presidente, l'auspicio era che l'accesso allo SDI poteva essere fornito, perché l'interesse del cittadino ad una maggiore sicurezza nei confronti dell'operatore di Polizia municipale va assicurato in tutta Italia e non solo nelle grandi città. Noi avevamo proposto uno SDI filtrato, quindi la possibilità di accedere a queste banche dati e verificare se effettivamente il fermato avesse precedenti penali. Il Ministero ha un compito fondamentale, cioè quello di disciplinare in modo sicuro gli accessi. Non si possono richiamare problemi di quando lasciamo che le Polizie municipali notifichino ai cittadini provvedimenti di conclusione di indagine e quant'altro attinente questioni giudiziarie.
Presidente, la cosa più vergognosa è che in Commissione sono stati ritirati da parte della maggioranza parlamentare molti emendamenti che avevano avuto parere contrario dal Governo, mentre il MoVimento 5 Stelle li ha fatti mettere al voto chiaramente con il risultato di una bocciatura.
Presidente, ancora mi chiedo come mai questa maggioranza si ostini a non voler riconoscere la Polizia locale come Forza di Polizia a ordinamento locale, con eventuale inserimento nell'articolo 16, “Forze di Polizia”, della legge n. 121 del 1981. La questione è stata dichiarata dal Governo, con richiamo ai vincoli costituzionali del riparto di competenze. Per molti operatori e associazioni di categoria, questa omissione svuota la riforma del suo significato più profondo. Voi volete che questi lavoratori facciano pubblica sicurezza, che intervengano nei conflitti, che gestiscano l'ordine pubblico, ma vi ostinate a considerarli impiegati comunali quando c'è da pagare lo stipendio o riconoscere benefici.
Dividere la materia in quattro ordini di funzioni - locale, giudiziaria, stradale e pubblica sicurezza - è un errore concettuale: sono tutti aspetti dell'unica funzione di polizia e di sicurezza. Con questo provvedimento, il Governo intende semplicemente creare poliziotti con i doveri della Polizia di Stato, ma con le tutele di un addetto all'anagrafe.
Presidente, il cinismo di questa maggioranza tocca il culmine nel capitolo dedicato alle dotazioni minime in forza alla Polizia locale. Sono stati bocciati numerosi nostri emendamenti su temi cruciali, come, ad esempio, quelli sul potenziamento degli organici, sulle coperture assicurative per infortuni, sull'equiparazione previdenziale alle Forze statali. Colleghi, mi sto chiedendo da tempo: voi siete o non siete strenui difensori delle Forze dell'ordine, ma a tutti i livelli?
Onorevoli colleghi, l'impressione è che questo Governo non voglia affatto una Polizia locale forte. Si vuole semplicemente cristallizzare una situazione in cui la Polizia locale esercita compiti sempre più gravosi per coprire il ritiro dello Stato dai territori, senza però riceverne in cambio dignità economica e tutele. State definendo le competenze solo per addossare la responsabilità, ma state togliendo i mezzi per esercitarle. Presidente, questa riforma è un esercizio di distrazione di massa: si parla di divise per non parlare di stipendi e previdenza.
Per non parlare, poi, del porto dell'arma. In virtù del possesso della qualifica di ausiliario di pubblica sicurezza nulla è cambiato. Il diritto alla difesa di un poliziotto municipale è completamente ignorato e, peraltro, scoraggia il personale a fare passi in avanti e vi spiego anche il perché. Colleghi, a Napoli, ad esempio, il prefetto Michele Di Bari sta proponendo un protocollo d'intesa per 20 comuni al fine di svolgere anche servizi notturni. Ma quale vigile andrebbe ad aggravare i rischi, assumendo servizio in comuni diversi da quello di appartenenza, senza poi poter contare sulla possibilità di portare l'arma per la difesa personale? Ciò rappresenta una limitazione alla libertà personale e uno svilimento della previsione legislativa di operare.
Perciò, Presidente, si chiedeva, per una dignità anche psicologica dell'agente, per non sentirsi da meno rispetto alle altre Forze di Polizia o alle guardie giurate, che possono portare l'arma su tutto il territorio nazionale, quantomeno il porto dell'arma sul territorio regionale. Presidente, questa limitazione riguarda, ovviamente, solo i Corpi armati, perché poi ci sono anche quelli totalmente disarmati per scelta del consiglio comunale. A che serve, Presidente, Sottosegretario, prevedere, nel documento di valutazione dei rischi, i rischi di aggressione a mano armata se poi la riforma non stabilisce neanche che la Polizia locale debba essere obbligatoriamente armata?
Ma la questione più importante - ancora - è la mancata introduzione di garanzie per l'indipendenza e l'imparzialità delle funzioni di polizia, poiché il vertice del Corpo appare sempre più soggetto ad uno strisciante. Presidente, la previsione dell'incarico al comandante del Corpo esclusivamente a tempo determinato, la facoltà di trasferirlo ad altro incarico, di attribuirgli anche la direzione di altri uffici amministrativi anche in potenziale conflitto di interesse, di sottometterlo ad altri dirigenti comunali e la sua selezione non attraverso un concorso pubblico, ma attraverso una semplice selezione aperta praticamente a chiunque, minano, infatti, in radice l'autorevolezza e l'indipendenza del Corpo.
Per questi motivi, Presidente, perché questo testo ignora la realtà della strada e calpesta la dignità di chi la vive ogni giorno, già vi anticipo che in dichiarazione di voto finale esprimeremo convintamente voto contrario
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, deputata Montaruli, per massimo un minuto, che è il tempo che le è rimasto.
AUGUSTA MONTARULI, . Io volevo ricordare e ribadire, come avevo già inserito all'inizio dell'introduzione della discussione generale, che nella scorsa legislatura la Commissione affari costituzionali, in particolare, avesse votato un testo di legge di riforma che tornò dal Ministro, all'epoca Lamorgese, e dal Governo, all'epoca con presenza del MoVimento 5 Stelle, completamente stravolto, mettendo una pietra tombale su prospettive di riforme, pietra che noi oggi togliamo in un passaggio storico di apertura della riforma.
In merito, invece, all'accesso al CED, veramente invito, per una futura discussione più proficua rispetto agli emendamenti e alla votazione finale che ci saranno, a una lettura attenta del testo così come emendato dalla Commissione, perché prevede l'accesso, nonché la trasmissione per l'inserimento dei dati. Quindi, questo è italiano: l'accesso è previsto da parte della Polizia locale e così è. È legge, che deve essere letta alla luce della lingua italiana. Si dice: accesso, nonché trasmissione degli elementi. Quindi, l'accesso è assolutamente previsto. Lo dico perché su questo aspetto si è lavorato tantissimo, perché abbiamo superato un - concordo - pregiudizio ingiusto ed è ingiusto, per il lavoro della Commissione, dire oggi che l'accesso al CED non è stato previsto nel testo emendato. È previsto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo.
WANDA FERRO,. Grazie, Presidente. Ruberò solo due secondi ai colleghi, perché ho ascoltato con attenzione il collega Morassut, al quale va la mia rassicurazione perché il proliferare di armi non è certamente una cosa che questo Governo vuole e non ci sarà nessuna condizione perché questo avvenga, né tanto meno alcune cose che sono avvenute in America possono essere lontanamente paragonate ad un Paese democratico e civile come il nostro.
Ho detto che è stato il frutto di un lavoro costruttivo e io di questo ringrazio una parte dell'opposizione. Però, sinceramente, per suo tramite, signor Presidente, al collega dei 5 Stelle, a cui riconosco un gran lavoro nella presentazione di tanti emendamenti, le risposte sono state puntualmente tecniche e non ho sentito in Commissione quello che ha detto oggi in Aula, avendo replicato del perché c'era l'invito al ritiro. Però mi sento anche di difendere la mia maggioranza, la maggioranza che sostiene questo Governo, che non ha ritirato gli emendamenti… quindi non c'è nulla di cui vergognarsi perché sono altre le cose per cui si deve provare vergogna. Io credo sia un atto, invece, di grande responsabilità, perché lei sa perfettamente, essendo stato, come me, signor Presidente, sempre tramite il Presidente, parlo con il collega… sa che gli emendamenti, spesso, sono frutto di pareri di più Ministeri; quindi semmai si è rinviato, attendendo il parere del Ministero dell'Economia e delle finanze, piuttosto che quello della Giustizia, piuttosto che quello dell'Interno.
L'hanno ritirato nel momento in cui i pareri sono arrivati perché guardi, l'intenzione di questo Governo, per il quale non mi sento onestamente… e trovo abbastanza offensivo che si dica: “non è un traguardo, è un inganno”. Forse, per una parte di questo emiciclo non sarà un traguardo. Per noi sì, perché è una legge molto datata, perché i sindacati che abbiamo ascoltato puntualmente non sono stati… non è stata una norma, una legge delega in bianco, perché è composta da 5 articoli, per i quali c'è stato un dibattito su ciò che si poteva fare e ciò che non si poteva fare. Ma devo dire l'intento di questo Governo è, ovviamente, mantenere gli impegni che si assumono, non promettere impegni che rimarranno soltanto impegni e che mai si realizzeranno.
E questo lo dico con grande chiarezza, puntualizzando anche la differenziazione che, ovviamente, è prevista dalla normativa e dalla Costituzione tra i compiti di Polizia statale, piuttosto che quelli di Polizia locale: la possibilità di fare prevenzione. Ho parlato di rigenerazione urbana, ho parlato dei tanti compiti. Ma quando mi si associa all'idea che parliamo di sicurezza e non mettiamo in campo le risorse umane, voglio ricordare che in questi anni sono stati assunti nel comparto della sicurezza - e poi vado alla Polizia locale - 42.500 unità, cosa che almeno ha consentito di coprire al 100 per cento il e che, entro il 2027, assumeremo altre 30.000 unità, che non è cosa da poco.
Siamo stati costretti a dover, in qualche modo, comprimere un po' di più la formazione, ma oggi stiamo parlando, per la Polizia locale, di formazione, di scuole di alta formazione, di strumenti.
Quando siamo arrivati - forse qualche particolare penso andrebbe dato - alla Polizia di Stato abbiamo dovuto comprare i guanti antitaglio, perché non avevano neanche i guanti antitaglio. Quindi, condivido l'idea degli strumenti, condivido il fatto di potenziare gli organici, condivido il fatto di dare gli strumenti opportuni per poter far svolgere bene il proprio mestiere, ma ritengo non si tratti di un inganno, perché l'inganno sarebbe stato dire a tutto ciò che è stato chiesto: “si”.
Per esempio, sono certa che il collega Morassut, rileggendo il testo, noterà che siamo stati molto chiari nelle competenze, con riferimento a ciò che deve svolgere la Polizia che dipende dallo Stato, piuttosto che coloro che dipendono, senza nulla togliere, dagli enti locali. Avremmo potuto dire … rispetto ad una richiesta che si equiparava, avremmo sicuramente fatto contenti tutti, ma non era quello che volevamo.
Vogliamo intanto scrivere una pagina, che è un percorso che sicuramente avremmo voluto anche ampliare, se avessimo trovato più risorse, perché lei lo sa perfettamente: da donna di famiglia, se devo comprare il dolce o il latte, se ho un bambino, compro prima il latte e dopo il dolce.
E quindi non sono stati lasciati i comuni, per quanto mi riguarda. Io presiedo anche la Cosfel, quindi conosco tante difficoltà. Non sono nata al Viminale, vengo da una lunga storia di enti locali, quindi comprendo quali sono le difficoltà, ma bisogna anche scegliere le priorità all'interno della macchina comunale. Se c'è una priorità - e qui abbiamo accompagnato le amministrazioni comunali sulla partita dei regolamenti, sulla partita che riguarderà, ovviamente, capitoli dedicati alla Polizia locale - lo faremo… e lo faremo magari rispetto ai 20 milioni che lei trova, signor Presidente, sempre tramite la sua persona: 20 milioni, in questo nostro tempo, non sono cosa da poco.
Quindi occorre rispetto per quei 20 milioni che auspichiamo nella prossima legge finanziaria possano diventare molto di più. E questo è un impegno, però credo che la distinzione della buona politica si fa nel momento in cui si assumono impegni e quegli impegni si onorano; nel momento in cui si mette la faccia e - devo dire - che i colleghi lo hanno fatto, hanno messo la faccia nel dire “sì”, nel dire “no”.
Per quanto riguarda poi il raccordo col “no”, non si tratta di una mancanza, casomai, nei confronti del comandante che è a tempo determinato. Beh, insomma, in tutti i Corpi di Polizia i comandanti non rimangono a vita, no? L'Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato, cioè generalmente c'è un . E non è che entra chiunque. Entra chi ha i requisiti richiesti per legge, sia formativi che professionali. Non è che l'indomani passa un cittadino e dice: io domani vado a fare il comandante della Polizia di Roma. No, abbiamo chiarito che ci devono essere dei requisiti ovviamente per poter ricoprire quel ruolo.
E allora, da questo punto di vista, farei, forse, un richiamo, se mi è consentito, ma un richiamo ovviamente nel rispetto del dibattito parlamentare, perché, se siamo qui, è per fare un dibattito, per confrontarci. Sicuramente non ci si aspetta un applauso, però ci si aspetta, secondo me, almeno un riconoscimento: il riconoscimento per il fatto che non abbiamo guardato gli emendamenti da quale gruppo provenissero. Abbiamo fatto la differenza anche su questo. Guardi, io ho fatto lo scorso mandato ed ero all'opposizione, e non ricordo che questo è accaduto spesso: per quanto mi riguarda, mai. Lo abbiamo fatto credendo che le proposte, quando possono tradursi in impegni da onorare, vadano a prescindere inserite e modificate tecnicamente in base ai legislativi, se crediamo che i Ministeri hanno dei legislativi che c'erano prima di noi e che ci saranno anche dopo questo Governo…
Ovviamente è una riforma che, in qualche modo, sta partendo dopo tanti anni e, per quanto mi riguarda, ribadisco: non è un traguardo, ma sicuramente è frutto del sacrificio di tanti colleghi, di tante persone, di tanti sindacati, ma soprattutto di chi la Polizia locale la vive ogni giorno, perché lo fa come lavoro .
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caramiello. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Sabato scorso, a Torre del Greco, in provincia di Napoli, ho incontrato insieme al presidente Conte una delegazione dei marittimi. Voglio ricordare a quest'Aula che, tra Ercolano e Torre del Greco, i marittimi presenti sono più di 30.000 unità. Ancora una volta, porto in quest'Aula la voce di una categoria di lavoratori bistrattata da questo Governo, nonostante rappresenti il cuore pulsante della nostra economia. Parlo di centinaia di migliaia di professionisti che passano mesi lontano dalle proprie famiglie, sospesi tra le onde, garantendo la continuità dei trasporti e non solo.
Presidente, la battaglia più urgente è il riconoscimento del lavoro marittimo come attività usurante. È inaccettabile che, ancora oggi, non si riconosca ufficialmente che passare mesi su una nave, con mansioni di lavoro proibitive, logori il corpo e la mente.
Presidente, chiediamo che questi lavoratori possano accedere alla pensione con criteri di equità, vedendosi riconosciuta la durezza di una vita spesa al servizio di armatori e del prestigio italiano. Presidente, che dire delle tutele sanitarie? Mentre il Governo parla di sviluppo, con le ultime leggi di bilancio è stata abbassata l'indennità di malattia dei marittimi, riducendo la copertura dal 75 al 60 per cento. È un atto di cinismo puro colpire chi si ammala in condizioni già di per sé difficili, riducendo il loro sostentamento proprio nel momento del bisogno, ed una vergogna. Presidente, per non parlare poi della formazione e della burocrazia farraginosa, come la presentazione degli allegati 1 e 2 per potersi imbarcare.
Onorevoli colleghi, sostenere i marittimi significa sostenere la sovranità dell'Italia. Per questo motivo il MoVimento 5 Stelle presenterà al Senato una proposta di legge e, contestualmente, un'interpellanza alla Camera, proprio per supportare chi continua a tenere alta la bandiera della nostra Nazione nel mondo.
E vedremo, poi, se questo Governo sordo finalmente ascolterà il grido di aiuto di migliaia di lavoratori .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Andrea Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, in queste settimane, attraverso una mozione unitaria, presentata dal Partito Democratico, insieme a MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa, abbiamo segnalato all'attenzione del Governo le difficoltà che sta affrontando il trasporto pubblico locale. Abbiamo chiesto al Governo di aprire gli occhi sulla crisi dei trasporti che sta vivendo il nostro Paese, di ascoltare il grido di dolore di cittadini, lavoratori, imprese e regioni ed enti locali su cui il Governo sta scaricando il problema.
Oggi, in primo piano, titola: “Trasporti locali in crisi: con la guerra 20 milioni di costi extra al mese”. Aumenti del gasolio fino al 25 per cento; per le associazioni, il carburante pesa più del 20 per cento sulle spese di produzione; a rischio l'erogazione del servizio.
Nonostante i nostri interventi, il Ministro Salvini si sta occupando di tutto tranne che di questo. Nelle ultime ore, il portavoce del Ministro ha dato, però, informazioni molto puntuali. Alle 14,16, famiglia nel bosco, nelle prossime ore, Matteo Salvini incontrerà i genitori, seguiranno aggiornamenti. Alle 14,53 un nuovo messaggio: famiglia nel bosco, Salvini sarà a Palmoli, al municipio, poco dopo le 15, seguiranno aggiornamenti appena possibile, non sono garantiti i punti stampa; “alle 16,31, famiglia nel bosco, Salvini dai genitori.
Ecco, noi ringraziamo il portavoce del Ministro Salvini per il calendario “passo passo” degli spostamenti del Ministro in questa giornata, ma la domanda che, per suo tramite, vogliamo rivolgere al portavoce e al Ministro è: quando Salvini comincerà a occuparsi anche degli spostamenti delle italiane e degli italiani con la stessa attenzione, precisione e puntualità di questi messaggi? Perché non esiste solo la famiglia nel bosco.
Esistono anche tutte le altre e i tagli, i ritardi e i mancati interventi di Meloni e Salvini stanno lasciando a piedi le famiglie italiane e stanno mettendo in ginocchio il sistema dei trasporti nel nostro Paese e di questa urgenza noi continueremo a chiedere conto al Governo.
PRESIDENTE. Sono così terminati gli interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1661 - Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Unione Induista italiana, Sanatana Dharma Samgha, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione (Approvato dal Senato). (C. 2773)
: SBARDELLA.
2.
S. 1662 - Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Chiesa apostolica in Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione (Approvato dal Senato). (C. 2774)
: GENTILE.
3.
S. 1669 - Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione (Approvato dal Senato).
(C. 2775)
: IEZZI.
4.
5.
6.
S. 1624 - Valorizzazione della risorsa mare (Approvato dal Senato). (C. 2855)
: IAIA, per la VIII Commissione; FURGIUELE per la IX Commissione.
7.
SANTILLO ed altri: Disposizioni concernenti la programmazione dell'edilizia residenziale pubblica, le agevolazioni fiscali per interventi di recupero del patrimonio edilizio residenziale pubblico e sociale nonché il sostegno dell'accesso alla locazione di immobili abitativi e del pagamento dei canoni di locazione. (C. 1562-A)
e delle abbinate proposte di legge: FURFARO ed altri, GRIMALDI ed altri. (C. 1169-2181)
Relatrice: SEMENZATO.
8.
Modifica dell'articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale. (C. 2564-A)
e delle abbinate proposte di legge costituzionali: MORASSUT; BARELLI ed altri; MORASSUT; GIACHETTI e BOSCHI. (C. 278-514-1241-2001)
: BARELLI e PERISSA.
9.
Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale. (C. 1716-A)
e delle abbinate proposte di legge: BORDONALI ed altri; RAMPELLI ed altri; DEBORAH BERGAMINI e PAOLO EMILIO RUSSO; PAOLO EMILIO RUSSO; CARAMIELLO ed altri. (C. 125-600-875-1727-1862)
Relatrice: MONTARULI.
10.
S. 1661 - Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Unione Induista italiana, Sanatana Dharma Samgha, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione (Approvato dal Senato). (C. 2773)
: SBARDELLA.
11.
S. 1662 - Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Chiesa apostolica in Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione (Approvato dal Senato). (C. 2774)
: GENTILE.
12.
S. 1669 - Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione (Approvato dal Senato).
(C. 2775)
: IEZZI.


















