PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
STEFANO VACCARI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 96, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per chiedere, suo tramite, l'informativa urgente del Ministro Nordio e del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, per quanto sta accadendo rispetto alla nomina del presidente aggiunto del Consiglio di Stato.
Apprendiamo dalla stampa, infatti, che si è di fronte a uno stallo che è stato provocato da una manovra, che definire opaca è poco, dietro la quale si intravede la volontà del Governo di mettere le mani su una scelta così delicata, che rischia seriamente di pregiudicare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura amministrativa. La destra, Presidente, ha già provato a farlo con la magistratura ordinaria attraverso la riforma costituzionale, che è stata giustamente bocciata dagli italiani. Lo ha fatto anche con la giustizia contabile, che ha reso innocua con una pessima riforma della Corte dei conti, che correttamente è stata impugnata, almeno per una sua parte, di fronte alla Corte costituzionale, e oggi lo vuole fare con il Consiglio di Stato, piegando alla propria volontà il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa.
È una vicenda gravissima, Presidente, perché, per prassi consolidata, la nomina del presidente del Consiglio di Stato viene fatta tenendo conto del criterio dell'anzianità. Si è, invece, proceduto con una manovra - che ho appunto definito opaca - a tentare di condizionare l'autonomia della magistratura e questo da parte del Governo è gravissimo, perché lede e vìola principi costituzionali che abbiamo difeso e che continueremo a difendere.
Per questo motivo, per la gravità di questa situazione e di questi comportamenti, chiediamo che venga fatta chiarezza, che venga fatta trasparenza e che sia data trasparenza a questa nomina e, pertanto, chiediamo un'informativa urgente del Ministro Nordio e del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso tema, il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Ci associamo come Alleanza Verdi e Sinistra alla richiesta di informativa urgente del Sottosegretario Mantovano e del Ministro Nordio. A dire il vero il Ministro Nordio sta collezionando richieste di informative urgenti: gli conviene venire una volta e le fa tutte insieme così fa chiarezza rispetto a tutto quello che evidentemente risulta, almeno a noi, poco chiaro.
Ora siamo anche alla nomina del presidente aggiunto del Consiglio di Stato, dove si vuole - non si capisce per quale motivo - bypassare il criterio dell'anzianità, come è sempre avvenuto, pur di cercare, in qualche modo, di infilare qualcuno di nomina strettamente politica. Evidentemente, davvero si cerca - anzi, questa maggioranza cerca - in tutti i modi di occupare tutti gli spazi possibili con la politica. È stato fatto il tentativo nei confronti della magistratura ordinaria attraverso la riforma costituzionale, poi bocciata dai cittadini; dopo la orribile riforma, che va sempre ricordata, della Corte dei conti, per cercare di limitare l'attività in un ruolo, così importante e strategico rispetto anche alla trasparenza dei conti pubblici, come è quello della Corte dei conti; poi, il tentativo, fortunatamente fallito, gravemente fallito, di mettere addirittura le mani in qualche modo sull'avvocatura con il decreto Sicurezza e poi il tentativo di andare ad occupare spazi anche in organi tecnici e pensiamo ad ISPRA, dove è stato messo, anche lì, un ruolo di natura politica a presiedere un organo importante, per quanto ci riguarda, per la tutela dell'ambiente come è, appunto, ISPRA. Questi sono davvero tutti tentacoli della politica che cercano di andare a mettersi ovunque.
Per questo motivo chiediamo che il Sottosegretario Mantovano e il Ministro Nordio vengano a chiarire questa posizione rispetto alla nomina del presidente aggiunto del Consiglio di Stato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso tema, la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di informativa urgente.
È chiaro che il Governo punta nell'immediato al presidente aggiunto, ma fra un anno proprio al presidente del Consiglio di Stato, perché è prassi - fra un anno noi sappiamo che l'attuale presidente andrà via per raggiunti limiti di età e normalmente subentrerà il presidente aggiunto. Quindi, il presidente aggiunto, la cui indicazione che in questo momento sta avvenendo per opera del Governo, diventerà presidente del Consiglio di Stato.
Tutto questo dimostra l'ennesima manovra di questo Governo di assoggettare la magistratura al potere politico. L'avete fatto in tutti i modi: lo avete fatto con la Corte dei conti, lo avete fatto con la magistratura - per fortuna 15 milioni di italiani vi hanno detto di “no” - e adesso state cercando di piegare, appunto, le nomine del Consiglio di Stato, della giustizia amministrativa, che comunque è una giustizia estremamente delicata e che riguarda, appunto, i rapporti tra la pubblica amministrazione e i cittadini e, quindi, questa cosa è estremamente gravosa.
Denunciamo quindi questo modo del Governo, che ormai caratterizza l'azione del Governo, di voler in tutti i modi piegare uno dei poteri dello Stato che, per quanto tale, deve essere autonomo e indipendente .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
Non essendo ancora decorso il termine di preavviso previsto per le votazioni con il procedimento elettronico, sospendo la seduta fino alle ore 10,14. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2855: Valorizzazione della risorsa mare.
Ricordo che nella seduta di ieri è stato da ultimo respinto l'ordine del giorno n. 9/2855/23 Ghio e che risulta accantonato l'ordine del giorno n. 9/2855/8 Boldrini.
PRESIDENTE. Do la parola alla rappresentante del Governo per una precisazione sui pareri.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Grazie, Presidente. Allora, sull'ordine del giorno n. 9/2855/33 Lupi, espunte le premesse, il parere è favorevole con l'integrale riformulazione dell'impegno: “a monitorare gli effetti applicativi delle norme introdotte dall'articolo 16 del provvedimento”.
PRESIDENTE. Quindi ha modificato la riformulazione.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Esatto.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2855/35 Caretta, il parere diventa favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2855/38 Zanella, rimane la riformulazione, ma viene espunta la seconda premessa. Sull'ordine del giorno n. 9/2855/40 Ilaria Fontana, vengono espunte le ultime quattro premesse e il parere comunque rimane favorevole con la riformulazione.
PRESIDENTE. Le devo chiedere se vuole ripartire da quello che abbiamo accantonato, l'ordine del giorno n. 9/2855/8 Boldrini, oppure dall'ordine del giorno n. 9/2855/24 Morassut.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Dall'ordine del giorno n. 9/2855/8 Boldrini sul quale il parere rimane uguale.
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno n. 9/2855/8 Boldrini, lo ricordo, il parere era favorevole con riformulazione. Quindi, ripartiamo da lì.
Intanto saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Michele Greco” di Manduria, in provincia di Taranto, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Passiamo, quindi, all'ordine del giorno n. 9/2855/8 Boldrini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Ricordo che la riformulazione era stata già rigettata, corretto? Sì.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/8 Boldrini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Ricordo, sempre per il verbale, che i minuti che ci diamo servono a prendere le schede di votazione…
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/24 Morassut. Onorevole, accoglie la riformulazione? Sì, va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/25 Casu. Onorevole, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/25 Casu, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/26 Simiani: onorevole Simiani, accetta la riformulazione? No, e chiede di parlare. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non accetto la riformulazione dell'ordine del giorno, per una questione, prima di tutto, politica. Vede, Sottosegretaria - suo tramite, Presidente -, l'ordine del giorno in discussione parla del sistema di del prossimo Parco ambientale, che è in costruzione, della laguna di Orbetello. Il tema in discussione è la questione della e delle nomine, perché lo statuto, che era in discussione e che è stato discusso fra i consorziati, è andato a buon fine.
Premetto che questa è una legge che è stata condivisa da tutto l'emiciclo e io ringrazio tutti per aver dato il proprio contributo e aver fatto sì che questo problema venisse risolto. Tuttavia, qual è il punto? È che noi abbiamo bisogno di una certezza, perché quello della laguna di Orbetello è un parco particolare, difficile anche da organizzare, e, dunque, viste anche le difficoltà che ci sono state negli anni - le morie dei pesci, il cambiamento climatico, la questione che riguarda gli investimenti che dovranno essere fatti su quel bellissimo specchio d'acqua -, deve avere una di alta qualità.
Noi sappiamo benissimo che quella legge, che lei ha indicato nella riformulazione, è corretta. Sappiamo benissimo che la nostra legge, la legge sul Parco ambientale della laguna di Orbetello, teneva conto dello schema di cui all'articolo 9 della legge n. 394 del 1991, riguardante i parchi nazionali, dello schema della “terzina”, dell'intesa con la regione, eccetera, eccetera. Noi, però, vogliamo una certezza legata alla qualità della da mettere in campo e vi spiego perché. Ormai, da un po' di tempo, questo Governo sta inserendo nelle proposte dei parchi ambientali persone che noi riteniamo di non alta qualità. Ma non spetta a me dirlo, lo dicono chiaramente i , lo dicono chiaramente le esperienze.
Noi, oggi, abbiamo ancora - e questo lo dico, perché dovete esserne a conoscenza, penso, tutti - molti parchi commissariati, senza presidente. Abbiamo il Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi, quello del Pollino, del Gargano, della Sila, dei Monti Sibillini, dell'Appennino tosco-emiliano, dell'Aspromonte e così via. Ce ne sono tanti a cui dover ancora dare una , e questo vuol dire esclusione del comitato di gestione dei comuni - che devono essere parte all'interno della gestione del parco -, che sono esclusi anche dalla vita programmatoria.
Questa discussione che è emersa nella ricerca di , di presidenti o, comunque, di amministratori che dovrebbero, in questo caso, garantire un processo di qualità, a volte non avviene, e questo ci dispiace. Abbiamo visto che è stato messo un ex direttore del al Parco di Lampedusa, per esempio, che penso non abbia alcuna esperienza nell'ambito del parco ambientale; abbiamo visto che è stato messo - si voterà nella prossima settimana - un consigliere comunale, un avvocato che, comunque, non ha assolutamente alcuna esperienza, all'interno del Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano, e penso che il mare l'abbia visto solamente d'estate. Così come oggi abbiamo situazioni che riguardano anche le nomine di alcune autorità portuali, per cui bastava avere la patente nautica per diventare presidente dell'autorità portuale. Credo che questo sia un errore, io credo che questa cosa vada modificata.
Ecco perché noi non accettiamo questa riformulazione dell'ordine del giorno, perché pensiamo che per la laguna di Orbetello servano persone di alta qualità, altissima qualità. Lo dovete decidere voi, sicuramente la “terzina” dovete farla voi, il Governo, il Ministero dell'Ambiente, ma con persone che abbiano altissima qualità, altissima esperienza su un microclima che oggi è attenzionato in tutto il mondo.
Io vorrei che questo mio intervento rimanesse chiaro nella mente di tutti: è necessario nominare persone che abbiano esperienza, anche nella ricerca, che possano, in questo caso, veramente garantire scelte non politiche, ma riguardanti la scienza, soprattutto in un luogo in cui il clima ha cambiato, e sta cambiando, veramente tutto. Ecco perché io mi accaloro: vorrei che ci fosse un atto di responsabilità su questo tema, e chiediamo che ci sia un voto favorevole su quest'ordine del giorno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere al collega Simiani, ringraziandolo, di sottoscrivere l'ordine del giorno e, poi, per unirmi all'appello al Governo di accantonare e riflettere su quest'ordine del giorno, perché mi sembra che tutta la sua articolazione - dalle premesse agli impegni, così come erano stati pensati dal collega - non faccia che riflettere quello che tutti noi, devo dire trasversalmente, tutte le forze politiche, chiediamo.
Mi è capitato di confrontarmi da poco in una tavola rotonda in cui c'erano amministratori locali e rappresentanti nazionali di tutte le forze politiche che convenivano sull'impianto di quest'ordine del giorno, ovvero sulla necessità, da una parte, di superare le stratificazioni normative e organizzative che si sono succedute negli anni e che hanno messo un po' in stallo la risoluzione del problema della laguna di Orbetello, e dall'altra, però, di avere garanzia tutti insieme che, una volta che la situazione finalmente si sblocchi, si operi con un senso di responsabilità collettivo, che vada dal sindaco dei comuni su cui insiste la laguna fino al più alto livello del Governo, con il comune sentire che lì ci devono stare persone che conoscono l'ecosistema, che conoscono la complessità che si è andata stratificando, per ragioni che, purtroppo, non sono tutte da imputare all'uomo: parliamo di trasformazioni climatiche e ambientali che cambiano in modo radicale la vita delle persone che lì vivono, dei turisti che fruiscono dell'ambito lagunare durante l'estate. Quindi, impatto ambientale, impatto turistico e impatto sociale.
Io penso che ci sia da parte di tutti - almeno questo io ho registrato nei confronti con colleghi di tutte le parti politiche - la volontà di sbloccare questa situazione. Se così è, un voto contrario della maggioranza su quest'ordine del giorno creerebbe veramente un segnale non positivo verso il lavoro che si sta cercando di fare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie Presidente. Per sottoscrivere e per evidenziare proprio questo aspetto del continuo tentativo di gestire i problemi del nostro Paese con commissari straordinari. In questo caso, io non capisco quale sia la ritrosia del Governo nell'approvare un ordine del giorno volto a riportare una che riesca ad avere coscienza su come risolvere questo problema, che è già stato ben spiegato dai miei colleghi, quindi non ci ritorno.
Il tema fondamentale è che, se il Governo Meloni pensa di risolvere tutti i problemi d'Italia con i commissari - si è visto che è una procedura fallimentare -, o commissaria veramente tutti gli enti locali, tutte le regioni e tutti i comuni, oppure, magari, si deve mettere anche in testa che le vecchie procedure, che hanno un senso, legate all'amministrazione pubblica, devono essere aiutate e non ostacolate.
PRESIDENTE. Chiedono di sottoscrivere l'ordine del giorno in esame gli onorevoli Ruffino e Quartini.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/26 Simiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/27 Stefanazzi, sul quale il parere è favorevole previa riformulazione. Lo accoglie? No. Non va bene, lo votiamo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/27 Stefanazzi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/28 Viggiano, sul quale il parere è favorevole previa riformulazione. Non accoglie e chiede di intervenire, prego.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente, signora Sottosegretaria, colleghe e colleghi. Ovviamente il parere reso dal Governo non può assolutamente soddisfarci: sa di freno a mano tirato, perché ovviamente tra “impegnarsi” e “valutare” c'è una differenza politica enorme. Nel primo caso si decide; nel secondo caso si prende tempo. E Taranto e l'intero Mezzogiorno, più di altre aree del nostro Paese, non hanno possibilità di perdere altro tempo perché tanto ne è stato perso in danno delle nostre comunità.
Quest'ordine del giorno non è ideologico, non è provocatorio. È, al contrario, una proposta concreta e sostenibile, un contributo serio che abbiamo voluto offrire al Governo per rafforzare una rete - quella dei centri di recupero e dei centri di primo soccorso delle tartarughe marine - che svolge una funzione pubblica essenziale, riconosciuta anche dallo stesso Ministero dell'Ambiente.
Quando parliamo di centri di primo soccorso parliamo dei cosiddetti CPS, strutture leggere, diffuse, fondamentali per garantire un intervento tempestivo sul territorio e per stabilizzare gli esemplari feriti ed avviarli, quando necessario, verso i centri di recupero veri e propri.
Ecco, i CPS rappresentano il primo anello della catena della tutela. Senza di loro l'intero sistema perde efficacia. Senza una presenza capillare dei CPS lungo le coste molte tartarughe non arrivano neppure alla fase della cura e della riabilitazione… Colleghi, lo so che non sto parlando di CPR che magari vi interessano di più e, forse, avrebbero avuto anche un altro tipo di sostegno da parte del Governo, però quantomeno il rispetto nei confronti di chi parla e della comunità che si rappresenta credo sia dovuto. Scusate .
Dicevo, nonostante la chiarezza e la ragionevolezza della proposta, il Governo ha deciso di dire un “ni”. E allora, Presidente, permettetemi di dirlo con chiarezza: non mi meraviglio. Perché questo parere si inserisce in una linea purtroppo coerente di sottovalutazione sistematica di ciò che accade in territori come Taranto e l'intero Mezzogiorno.
Avevamo offerto al Governo una possibilità, una prova, se vogliamo, una dimostrazione concreta che almeno alcuni esseri viventi che insistono in quel territorio interessano a questo Governo, e invece no. Non ve ne frega nulla dei bambini, dei giovani, degli anziani, di quelli che non lavorano e neanche delle tartarughe. Bastava un minimo, veramente un minimo sforzo per dimostrare che almeno una categoria di esseri viventi di quel territorio vi importi. Nulla! Neanche questo.
E allora viene spontaneo dirlo anche con una punta di amarezza: ripeto, se non siamo riusciti fino ad oggi a tutelare quei territori, almeno dimostriamo un minimo di coerenza verso quegli equilibri naturali che, se compromessi, rendono ancora più fragile la vita delle comunità umane. Ma neanche questo.
Quindi, signora Presidente, visto che c'è un brusio continuo e non si riesce neanche ad andare avanti, le chiedo di metterlo ai voti e di passarvi la mano sulla coscienza, quantomeno sulle tartarughe .
PRESIDENTE. Avverto che il gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista ha esaurito anche i tempi aggiuntivi concessi dalla Presidenza. La Presidenza consentirà a ciascun deputato appartenente a tale gruppo, ove richiesto, lo svolgimento di un breve intervento di un minuto per dichiarare il proprio voto sull'ordine del giorno in discussione, da imputare ai tempi previsti dal contingentamento per gli interventi a titolo personale. Resta fermo il limite regolamentare di massimo tre interventi per ciascun deputato.
Saluto gli studenti, studentesse e i docenti dell'Istituto comprensivo “Piazza Forlanini” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Gli onorevoli Quartini e Pavanelli sottoscrivono l'ordine del giorno n. 9/2855/28 Viggiano. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/28 Viggiano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/29 Graziano, sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/29 Graziano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/30 Orfini, sul quale il parere è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orfini. Ne ha facoltà per un minuto.
MATTEO ORFINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Solo per chiedere alla Sottosegretaria se può prendersi un supplemento di riflessione sull'impegno di quest'ordine del giorno, n. 9/2855/30, lo dico per facilitarla. Perché è un tema sul quale credo che siamo tutti d'accordo: abbiamo messo l'insularità in Costituzione, c'è il disegno di legge del Governo sulle isole minori, c'è l'articolo 25 di questo provvedimento. Per carità, per noi è tutto insufficiente quello che è stato fatto, però l'impegno di quest'ordine del giorno chiede una cosa semplicissima, ossia integrare quell'articolo 25 cercando le soluzioni per garantire trasporti marittimi adeguati tutto l'anno per chi vive nelle isole minori. E non mi pare questa cosa rivoluzionaria. Credo che Governo e maggioranza siano d'accordo.
Segnalo che, se votate contro questo provvedimento, di fatto, state dicendo a chi vive nelle isole minori che è un cittadino di serie B. Non credo, o almeno spero, che non sia questa la vostra volontà .
PRESIDENTE. Il Governo è contrario all'accantonamento. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/30 Orfini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/31 Peluffo, sul quale il parere è favorevole previa riformulazione. Va bene, no. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/31 Peluffo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2855/32 Pastorella, sul quale il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene.
Sull'ordine del giorno n. 9/2855/33 Lupi, sul quale il parere è favorevole previa riformulazione. Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/34 Pandolfo, sul quale è stato formulato un invito al ritiro, altrimenti parere contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà, per un minuto.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo perché quest'ordine del giorno è volto a tutelare le diversità e le specificità partendo dal contesto e dal baricentro della Liguria. È una realtà che conosco, una regione che è il suo mare, di fatto: costa, porti, patrimonio dell'UNESCO, come le Cinque Terre, il Parco di Portofino, insomma, fondali ricchi di biodiversità, con le praterie di Posidonia. Già ieri con i colleghi del gruppo abbiamo sottolineato questa biodiversità e queste realtà che vanno tutelate. Quest'ordine del giorno chiede di fare politiche scendendo nella concretezza dei territori e parlando alle comunità che vivono sui litorali con le loro diversità. Quindi questo è l'obiettivo di tutela che noi chiediamo con quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/34 Pandolfo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2855/35 Caretta il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/36 Fratoianni sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/36 Fratoianni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/37 Bonelli, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/37 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/38 Zanella, sul quale il parere è favorevole previa riformulazione. Prendo atto che i presentatori non accettano la riformulazione.
Ha chiesto di parlare il collega Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. No, non possiamo accettare questa riformulazione perché, di fatto, l'unica parte un po' più operativa e dispositiva dell'impegno che noi chiedevamo al Governo ci viene completamente tolta; cioè rimane, di fatto, un impegno talmente vuoto che, in realtà, è quello che già stabilisce la Costituzione. Sarebbe paradossale chiedere al Governo l'impegno a rispettare la Costituzione; questo lo do, ovviamente, per scontato. Invece, ci viene tolto proprio il riferimento, laddove mettiamo il divieto di transito delle grandi navi da crociera nella laguna di Venezia, procedendo alla realizzazione degli approdi fuori dalle acque protette dalla laguna.
Noi sappiamo benissimo qual è la situazione della laguna di Venezia che, tra l'altro, è la più grande laguna costiera del bacino mediterraneo. Questo parere, anzi questa riformulazione del Governo non la comprendiamo, a meno che il Governo, invece, intenda attuare e portare avanti iniziative, invece, volte proprio al contrario, all'opposto, cioè ad aprire la laguna di Venezia alle grandi navi da crociera.
Quindi, davvero, io chiedo al Governo un ripensamento - abbiamo ancora qualche ordine del giorno -, un accantonamento, perché altrimenti, con questa riformulazione per noi il Governo esplicita, nel momento in cui dovesse andare in votazione ed essere bocciata, quindi, la nostra formulazione con il divieto delle grandi navi da crociera nella laguna di Venezia, la volontà che vuole le grandi navi da crociera nella laguna di Venezia, che le vuole assolutamente. Quindi, davvero, chiediamo l'accantonamento e - speriamo - ancora qualche istante di riflessione del Governo .
PRESIDENTE. I deputati Cappelletti e Pavanelli sottoscrivono l'ordine del giorno in esame. Sottosegretaria, l'accantonamento? No.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/38 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/39 L'Abbate, sul quale il parere è favorevole previa riformulazione. Va bene la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/39 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/40 Ilaria Fontana, sul quale il parere è favorevole previa riformulazione. Va bene? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/40 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2855/41 Carmina sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2855/41 Carmina, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2855/42 Amich il parere è favorevole previa riformulazione: va bene.
L'ordine del giorno n. 9/2855/43 Polo è accolto come raccomandazione. Va bene? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/2855/44 Ciocchetti il parere è favorevole.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà. Sempre fortunato, è il primo.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente, lei mi capisce. Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il provvedimento che oggi discutiamo rappresenta, senza dubbio, un tentativo importante di dare una visione organica alla risorsa mare, una risorsa strategica per il nostro Paese sotto il profilo economico, ambientale e sociale. È positivo che si sia cercato di costruire un quadro unitario, capace di tenere insieme settori diversi, ma profondamente interconnessi: la portualità, la cantieristica, il turismo, la pesca, la ricerca e l'innovazione. Parliamo di un sistema complesso, che coinvolge migliaia di imprese e lavoratori e che costituisce una leva fondamentale di sviluppo per l'Italia, che - ricordiamo - ha ben 8.300 chilometri di costa.
Tuttavia, proprio perché il mare è una risorsa sistemica, questo provvedimento evidenzia anche alcuni limiti di coordinamento ed organicità che non possono essere sottovalutati …
PRESIDENTE. Deputato Calderone, sta parlando il collega Giachetti.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Ci sto provando…
PRESIDENTE. Sta provando a parlare. Prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Molti interventi, pur condivisibili, rinviano a successivi decreti attuativi o a decisioni dei Ministeri competenti, cioè è un'impostazione che rischia di svuotare la portata della legge e ulteriormente dilazionare scelte non più prorogabili, anche alla luce del fatto che ci avviamo verso la conclusione della legislatura. Si individuano obiettivi, ma non si garantiscono strumenti concreti e risorse per realizzarli. Sappiamo bene che, nel nostro ordinamento, il rinvio sistematico ai decreti attuativi si traduce troppo spesso in ritardi e, in alcuni casi, in una mancata attuazione delle misure previste.
A questo si collega un tema che considero particolarmente rilevante e che è stato sollevato con grande chiarezza nel dibattito parlamentare: quello delle isole minori. Parliamo di territori che rappresentano una straordinaria ricchezza per il nostro Paese, ma che vivono condizioni strutturali di difficoltà, a partire dalla carenza di servizi essenziali e dalla difficoltà di attrarre personale qualificato, sia nel settore sanitario che in quello scolastico. In questo senso, accogliamo positivamente il fatto che il provvedimento introduca misure volte a incentivare il lavoro nelle isole minori. Tuttavia, dobbiamo essere onesti: anche qui siamo di fronte a disposizioni ancora una volta programmatiche, che rinviano a interventi successivi senza garantire immediata operatività.
E allora il punto politico è semplice, è chiaro: questa non è una questione nuova, né marginale. È una storica battaglia di Italia Viva, portata avanti con coerenza in diverse sedi, proprio per garantire condizioni di equità territoriale e per evitare che le isole minori vengano progressivamente svuotate dei servizi essenziali, come quelli scolastici ovvero sanitari. Apprezziamo, quindi, che ci siano un pensiero e una … posso? Mi unisco, affettuosamente…
PRESIDENTE. Colleghi, io parlo ai colleghi del gruppo di Forza Italia. Bisogna far silenzio perché il collega Giachetti è lì e io non so come faccia - mi stupisce, conoscendo Giachetti - a seguire il filo del discorso.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Dopo una certa permanenza qua dentro…
PRESIDENTE. Prego, collega, prosegua.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Apprezziamo, quindi, che - dicevo - ci sia un pensiero e una valorizzazione, ma al contempo chiediamo che al pensiero segua l'azione, altrimenti finiamo sempre per fare solo promesse. Ma poi gli italiani si aspettano che queste promesse vengano mantenute, sia perché lavorare sulle isole minori è difficile e sia perché, se non invertiamo la tendenza a non accettare l'incarico su un'isola minore, a non accettare il lavoro in un servizio sanitario su un'isola minore, le isole minori finiranno per restare prive di servizi essenziali. Se davvero vogliamo invertire questa tendenza, dobbiamo passare dalle dichiarazioni di principio a strumenti concreti, incentivi effettivi, meccanismi automatici e risorse dedicate, perché altrimenti il rischio è quello che conosciamo bene: norme condivisibili sulla carta, ma prive di effetti reali nella vita quotidiana dei cittadini.
Un ulteriore profilo - andando alla conclusione, signora Presidente - riguarda la tutela ambientale, che rimane ancora parziale. In particolare, emerge con forza l'assenza di un intervento sistemico sul tema della depurazione delle acque, su cui l'Aula continua a registrare ritardi significativi, anche sotto il profilo delle infrazioni europee e sulle misure di adattamento ai cambiamenti climatici. Questo non è un tema secondario. Incide direttamente sulla qualità del turismo, comporta costi economici rilevanti per lo Stato e soprattutto limita la valorizzazione complessiva della risorsa mare, anche per le attività produttive coinvolte come la piccola pesca e l'acquacoltura. La qualità del mare non è solo una questione ambientale, è una questione di sviluppo strategico ed economico, occupazionale, di benessere e salute pubblica.
Vi è poi il tema del lavoro. Il provvedimento riconosce correttamente che l'economia del mare è anche lavoro, che molti settori, in particolare quello della pesca, sono esposti alle condizioni climatiche, alle crisi internazionali e ai vincoli normativi sempre più stringenti. È certamente positivo il riferimento all'estensione degli ammortizzatori sociali al settore della pesca. Tuttavia, su questo punto occorre essere chiari: questa previsione deve trovare effettiva concretizzazione. Oggi siamo ancora di fronte a una norma che rinvia a decreti attuativi; in particolare, l'estensione della CISOA al comparto della pesca, pur prevista, non è ancora operativa. Non possiamo continuare a riconoscere i diritti solo sulla carta: il sostegno al settore deve tradursi in strumenti concreti e immediatamente accessibili.
Sempre sul tema della pesca, credo sia fondamentale cogliere una grande occasione che deriva dal contesto europeo: mi riferisco al piano di attuazione della cosiddetta , che l'Italia si appresta a definire. Questa è un'opportunità strategica che non possiamo perdere. Il sostegno al settore della pesca deve integrarsi anche con una politica di ripristino degli marini, perché molti ecosistemi sono oggi compromessi dall'inquinamento e dalla pressione antropica. Penso, ad esempio, alla laguna di Venezia, ma anche a molte altre aree marine che necessitano di interventi strutturali di recupero e che oggi rischiano di vedere compromesse secolari attività economiche del settore e della pesca. Integrare la politica della pesca con il ripristino degli significa sostenere il lavoro nel lungo periodo, migliorare la produttività degli ecosistemi e rafforzare la sostenibilità complessiva del settore.
Infine - e concludo - resta il tema delle risorse. Non basta riconoscere l'importanza dell'economia del mare, serve un investimento reale. Senza risorse non si rafforza la competitività, non si migliora la sicurezza e non si tutela l'ambiente. Il rischio è quello di costruire un impianto normativo ambizioso ma, come spesso capita a questo Governo, privo della capacità di incidere concretamente.
In conclusione, questo provvedimento rappresenta un primo passo nella giusta direzione, perché riconosce la centralità della risorsa mare e prova a costruire una visione integrata, ma è un passo ancora incompleto e solo parzialmente raggiunto. Serve trasformare le norme da programmatiche a operative, rafforzare la dimensione ambientale, dare attuazione concreta agli strumenti di sostegno al lavoro, cogliere le opportunità europee e garantire le risorse necessarie.
Il mare è una delle grandi ricchezze del nostro Paese: valorizzarlo davvero significa assumersi la responsabilità di governarlo in modo coerente, sostenibile e concreto. Qualche passo in avanti è stato fatto ma per noi è del tutto insufficiente e questa è la ragione per la quale ci asterremo sul provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, annuncio il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati al provvedimento all'esame dell'Aula oggi, perché lo riteniamo coerente con la visione di un'Italia che vuole tornare protagonista nel Mediterraneo e in Europa.
L'Italia, come sappiamo, è per vocazione geografica, culturale e storica un ponte nel Mediterraneo e il non è un confine: è piuttosto il nostro cuore pulsante, la culla della nostra civiltà, la via attraverso la quale abbiamo sempre dialogato con il resto del mondo. Dalle coste liguri e venete, alle spiagge siciliane e sarde, passando per le isole minori presenti nel Tirreno e nell'Adriatico, il mare ci unisce tutti: è il filo che lega Nord e Sud e che rende l'Italia una sola Nazione protesa verso il Mediterraneo e anche verso il futuro.
Questo disegno di legge risponde a questa vocazione, rispetta questa vocazione con un approccio organico e ambizioso: rafforza il coordinamento delle politiche del mare attraverso il CIPOM, il Comitato interministeriale per le politiche del mare istituito nel 2022 presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, e rafforza il Piano del mare quadriennale; istituisce la zona contigua in piena conformità al diritto internazionale; aggiorna le linee di base del mare territoriale, tenendo conto della mutata morfologia costiera; introduce una disciplina moderna e sicura per l'attività subacquea ricreativa; semplifica e modernizza la nautica da diporto e la navigazione marittima; sostiene la cantieristica; tutela le praterie di ; promuove la ricerca scientifica; introduce misure concrete per le isole minori e per il settore della pesca.
È un provvedimento che guarda al Sud senza dimenticare l'unità nazionale. Le regioni meridionali e insulari, Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia e Campania, custodiscono, come sappiamo, il più grande tesoro di coste, di biodiversità marina e di potenziale turistico del Paese. Le economie blu, qui più che altrove, possono diventare il volano di una crescita inclusiva e duratura: turismo subacqueo sostenibile, nautica da diporto, cantieristica di qualità, pesca responsabile, ricerca e innovazione.
Sono sempre stata convinta che valorizzare il Sud significhi rafforzare tutta l'Italia e, anche in questo caso, investire nelle coste del Mezzogiorno non è una concessione territoriale, piuttosto è una scelta strategica nazionale. Sostenere i porti del Sud non significa dividere il Paese, piuttosto significa renderlo più competitivo. Ridurre i divari infrastrutturali non favorisce una parte del Paese, ma libera energie utili a tutti. Questa è la vera politica di coesione: non distribuire risorse senza visione, ma creare condizioni di sviluppo equilibrato e duraturo. Per esempio, il Capo VI, con le misure per le isole minori, dal punteggio aggiuntivo per il personale scolastico e sanitario al servizio di rifornimento idrico, è un atto concreto di coesione territoriale che apprezziamo particolarmente. Non si tratta di assistenzialismo, ma di riconoscimento del fatto che le isole minori sono avamposti della nostra sovranità, presidi di bellezza e di resilienza che l'intera Nazione deve sostenere. Allo stesso tempo, questo provvedimento rafforza l'unità nazionale: il mare non conosce steccati regionalistici, è un bene unitario e indivisibile.
La rafforzata del CIPOM, la pianificazione dello spazio marittimo, la digitalizzazione dei documenti di bordo e la tutela ambientale uniforme su tutto il territorio nazionale dimostrano che solo agendo insieme - Stato, regioni, enti locali, operatori economici - possiamo trasformare la risorsa mare in un vantaggio competitivo per l'intero Paese.
Onorevoli colleghi, l'economia blu rappresenta una delle più grandi opportunità dei prossimi anni: porti intelligenti, logistica avanzata, cantieri innovativi, energie marine, ricerca scientifica, formazione specializzata, digitalizzazione, nuove professionalità. L'Italia ha tutte le carte in regola per guidare questa stagione, ma servono regole chiare, tempi certi e una regia forte, e questo testo va esattamente in questa direzione.
Ovviamente, c'è anche un profilo internazionale, un contesto internazionale, nel quale si inserisce questa strategia, che non possiamo ignorare. Nel tempo delle crisi geopolitiche, delle tensioni commerciali, della competizione globale sulle rotte e sulle infrastrutture strategiche, il Mediterraneo è tornato centrale. E, se il Mediterraneo è centrale, l'Italia deve esserlo con esso: non subendo gli eventi, ma guidandoli; non inseguendo, ma proponendo. L'Italia, con la sua posizione strategica, con la sua flotta, con i suoi porti, con la sua cantieristica d'eccellenza, può e deve assumere un ruolo di nella mediterranea. Questo provvedimento ci dota degli strumenti necessari per farlo: semplificazione amministrativa senza abbassamento degli standard di sicurezza, sostegno alla competitività delle imprese, valorizzazione del lavoro marittimo, promozione della cultura del mare nelle scuole e nella società.
Per tutte queste ragioni, per il valore strategico del mare, per il rilancio del Sud e delle isole, per la coesione territoriale e per la promozione della coesione territoriale, per l'unità nazionale e per la sostenibilità dell'economia blu, esprimiamo un voto favorevole, un convinto voto favorevole, a nome del gruppo di Noi Moderati, perché siamo convinti che questo voto rappresenti il segnale evidente che l'Italia ha scelto di guardare al mare non come a un limite, bensì come a una grande opportunità per un futuro condiviso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Per la sua conformazione geografica, il mare rappresenta una risorsa naturale fortemente connotativa del nostro Paese, in quanto a storia, tradizione e paesaggio, ma anche per ciò che riguarda l'economia, come turismo e lavoro. Per questo è certamente fondamentale che il Parlamento si occupi, con una legge specifica, della valorizzazione di questa risorsa. Il provvedimento che ora, però, siamo chiamati a votare è un testo profondamente eterogeneo.
Accanto a disposizioni che danno attuazione ad obblighi internazionali già assunti da tempo dal nostro Paese, troviamo, invece, un insieme disorganico di interventi in materie tra loro molto diverse: si passa dalla del mare alla nautica da diporto, dal turismo subacqueo alla cantieristica, dalle piattaforme fino alle norme su scuola, sanità e servizi nelle isole minori, per arrivare alle disposizioni sul lavoro nella pesca. Il punto è che manca un indirizzo strategico unitario, manca una visione di insieme. Siamo di fronte a un contenitore normativo nel quale convivono norme tecniche, interventi settoriali e misure, ahimè, frammentarie. Quindi, bene, da un lato, volere tutelare il mare a livello normativo, ma, poi, come sempre, dipende come lo si fa. Verrebbe da dire: tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Ecco, appunto, il mare.
Dobbiamo dire con chiarezza che il testo che siamo chiamati a votare appare, quindi, totalmente insufficiente e inadatto ad affrontare la complessità di questo tema, che significherebbe affrontare insieme la tutela, la crescita, l'economia, la qualità e la certezza delle regole per chi opera sul mare. Invece, il testo che giunge ora all'esame dell'Aula, appare fortemente orientato allo sviluppo economico della navigazione, della portualità, della cantieristica, mentre la protezione ambientale e la conservazione degli ecosistemi marini restano del tutto marginali. Da questo punto di vista, è emblematico di tutto ciò il voto contrario che è stato dato all'ordine del giorno a firma della collega Zanella, laddove si chiedeva un impegno specifico da parte del Governo rispetto alla Laguna di Venezia. Ripeto, è un caso emblematico della prospettiva, della visione che questo Governo ha rispetto allo sviluppo della risorsa mare: qui è più quella di sfruttare la risorsa mare, certamente non di contemperare le esigenze, invece, di natura ambientale. Abbiamo chiesto il divieto di transito delle grandi navi da crociera nella Laguna di Venezia e, invece, ci viene dato un parere contrario, con il voto compatto della maggioranza su questo. Ripeto, è uno dei tanti esempi che potremmo fare rispetto alla tutela che questo Governo pensa di fare, ma, a nostro parere, è in direzione certamente sbagliata.
Appare totalmente ignorato il tema della fragilità degli oltre 8.000 chilometri delle nostre coste, il 41 per cento delle quali sono spiagge esposte a frane ed erosioni, fenomeno storicamente presente, ma oggi sempre più acuito dagli effetti del cambiamento climatico. La tutela ambientale non può essere un fatto residuale, ancora più oggi che il Mediterraneo è un vero e proprio del cambiamento climatico, soggetto a gravi rischi, inclusi l'aumento del volume della temperatura delle acque, la proliferazione di specie invasive, la preoccupante degradazione di e specie vulnerabili, che forniscono servizi ecosistemici essenziali, quali il rallentamento dei fenomeni di erosione delle coste, riserve di carbonio, trasporto di nutrienti su lunghe distanze ed equilibrio generale dell'ecosistema marino.
Siamo, invece, di fronte nuovamente - come dicevo poco fa - a un provvedimento eterogeneo, a un insieme di norme ispirate più a interessi di categoria, di quelle categorie che operano sul e con il mare, piuttosto che a una politica capace, invece, di costruire una visione strategica di rispetto della risorsa mare. Essendo, tra l'altro, collegata alla manovra di finanza pubblica, è una legge che dovrebbe dire con chiarezza quale modello questa maggioranza intende perseguire per la risorsa mare. Da questo punto di vista, sarebbe stato necessario che il testo riconoscesse a pieno il valore del mare come bene comune, patrimonio naturale e culturale, e la, con tempi non solo di sviluppo economico e turismo, ma di tutela e rigenerazione degli ecosistemi marini e costieri. Negli articoli dedicati allo sviluppo economico emerge un'impostazione che, in alcuni casi, rischia di diminuire, invece, le tutele ambientali, come nel caso delle autorizzazioni paesaggistiche in ambito portuale, tema sempre assolutamente delicato.
Dunque, la questione politica è molto semplice: la legge che oggi ci troviamo a votare vuole valorizzare la risorsa mare o, piuttosto, garantire i diversi interessi di categoria che intendono sfruttare la risorsa mare? Perché, se il mare è il bene naturale più connotativo, anche storicamente, del nostro Paese, la sua tutela dovrebbe essere la strategia che muove il legislatore e, quindi, avere una disciplina organica che lo riguarda. Emblematico quindi, da questo punto di vista, ad esempio, è l'articolo 27 del testo, con il quale si introduce la possibilità di escludere gli interventi di riqualificazione in ambito portuale da autorizzazione paesaggistica, oppure l'articolo 33, fortemente contestato da associazioni come il WWF, attraverso cui consente - l'articolo 33 - la rappresentanza delle associazioni della pesca nelle Commissioni di riserva delle aree marine protette.
Il disegno, quindi, è assolutamente chiaro e limpido come le acque dei nostri mari: rendere le tutele e la difesa dell'ambiente negoziabili e, dunque, più deboli davanti alle pressioni degli interessi delle categorie economiche. A nulla, quindi, è valsa la nostra disponibilità, anche qui alla Camera, di migliorare il testo, provando a correggere la rotta tracciata dal Governo, a differenza del Senato, dove c'è stato almeno un minimo di discussione tra maggioranza e opposizione. Non stiamo parlando di un decreto-legge, quindi con dei tempi anche da dover rispettare in ottica di conversione in legge. Grazie, quindi, al lavoro che era stato fatto in quella sede, al Senato, lì qualche modifica era stata possibile rispetto all'attenzione agli equilibri ecologici, come le norme di tutela sulla e sugli marini sensibili. Tuttavia restano davvero, in totale, interventi molto limitati, che avrebbero potuto essere rafforzati se ci fosse stata la disponibilità da parte della maggioranza di intervenire anche qui, alla Camera, se si fosse adottato un approccio completamente diverso in Commissione e in Aula.
Si parla di sostenibilità, di ricerca, di innovazione, ma, poi, il provvedimento è costruito interamente sul regime di invarianza finanziaria. In sostanza, si vogliono fare grandi cose, come ricerca, sostenibilità e innovazione, ma con l'invarianza finanziaria certamente non si possono fare. Senza risorse adeguate, il rischio è che molti obiettivi restino sostanzialmente un'enunciazione di intenti, anche obiettivi e risultati credibili. L'Italia, invece, avrebbe bisogno di una politica del mare all'altezza delle sfide di questo tempo: la crisi climatica - che molto spesso, anzi, in maniera costante, viene negata da questa maggioranza -, la perdita di biodiversità, la qualità del lavoro, la tenuta delle comunità costiere. Abbiamo, quindi, bisogno di una visione che metta al centro il mare come bene comune, che tenga insieme la tutela degli ecosistemi, il diritto al lavoro, l'economia sostenibile. Questa legge, purtroppo, non fa nulla di tutto ciò. Non valorizza il mare come patrimonio collettivo del Paese, ma valorizza unicamente gli interessi di qualcuno che sul mare si vuole distribuire ambiti di intervento. Per questi motivi, come Alleanza Verdi e Sinistra, esprimeremo un nostro voto contrario a questo provvedimento
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Onorevoli colleghi, Governo, il disegno di legge n. 2855 sulla valorizzazione della risorsa mare interviene su un ambito che riteniamo essere strategico per il nostro Paese. Parlare di mare oggi significa parlare di un'economia reale, di lavoro, di ambiente e di futuro. I dati sono chiari: l'economia del mare, in Italia, vale oltre 150 miliardi di euro e coinvolge oltre 900.000 occupati. Non è un settore marginale, ma un pilastro della nostra economia e una leva straordinaria di sviluppo. Questa realtà si riflette nei territori, nella Liguria dei porti e della logistica; nell'Emilia-Romagna del turismo balneare; nella Campania dove mare e cultura rappresentano un binomio unico; nelle isole, Sicilia e Sardegna, dove il mare è una condizione strutturale e una delle principali opportunità di crescita.
È evidente che il mare può essere un grande motore di occupazione, ma questo non avviene automaticamente: richiede scelte politiche precise e, soprattutto, una chiara assunzione di responsabilità da parte del Governo. Non basta riconoscere il valore del mare, occorre governarlo; non basta parlare di sviluppo, occorre renderlo concreto. Per creare lavoro servono investimenti infrastrutturali nei porti e nei collegamenti, politiche industriali mirate per sostenere le imprese della filiera marittima e un forte investimento nella formazione. Perché investimento nella formazione? Per preparare le competenze necessarie alle nuove professioni del mare.
Ma accanto al tema dello sviluppo vi è una questione altrettanto decisiva: quella della tutela ambientale. Non possiamo parlare di valorizzazione del mare senza affrontare con serietà il problema dell'inquinamento e del degrado delle nostre coste e delle nostre spiagge. In molte aree del Paese le spiagge sono sempre più esposte a rifiuti plastici, microplastiche, scarichi non adeguatamente trattati ed erosione costiera e su questo non possiamo essere ambigui: la qualità delle spiagge è una responsabilità pubblica e, quindi, una responsabilità del Governo; una spiaggia inquinata è meno turismo, meno economia, meno lavoro. Pensiamo all'Emilia-Romagna, dove la qualità delle acque è determinante per milioni di presenze turistiche; pensiamo alla Campania e alle isole, dove il mare è la principale risorsa economica; torniamo sulla Liguria, dove la fragilità del territorio richiede interventi costanti.
Di fronte a queste realtà non bastano richiami generici, servono scelte concrete. E qui sta il punto. Sul tema della tutela ambientale e della qualità del nostro mare serve dirlo con chiarezza: non bastano i principi, servono soluzioni. Se davvero vogliamo valorizzare il mare, dobbiamo partire da tre priorità concrete. La prima: protezione degli ecosistemi marini. Questo significa rafforzare seriamente le aree marine protette, investire nel monitoraggio scientifico e smettere di trattare la biodiversità come un tema accessorio; senza ecosistemi sani non c'è economia del mare che tenga.
La seconda: il contrasto all'inquinamento. Qui non servono dichiarazioni, servono infrastrutture, depuratori che funzionano, controlli veri sugli scarichi, sanzioni per chi inquina, e serve anche un piano nazionale sulla plastica in mare che sia operativo e misurabile.
E poi, ancora, la terza: sostenibilità ambientale come criterio industriale - non come slogan, ma come condizione per fare sviluppo -, turismo sostenibile, porti più efficienti, imprese accompagnate nella transizione ecologica con strumenti concreti. Questo è l'approccio che serve. Quindi, lo ripetiamo anche in questo caso: meno annunci e più risultati.
Il provvedimento in esame va nella direzione giusta nel riconoscere il valore strategico del mare, ma appare ancora insufficiente nel tradurre questi obiettivi in azioni concrete. Permangono delle criticità nella definizione degli strumenti, nella chiarezza della e nelle capacità di incidere realmente sui territori.
Alla luce di queste considerazioni, riteniamo che il disegno di legge rappresenti un passo avanti, ma non ancora adeguato alla portata delle sfide economiche, ambientali e occupazionali del Paese. Per queste ragioni, il nostro voto sarà di astensione, un'astensione che non è neutralità ma responsabilità, un'astensione che riconosce gli elementi positivi del provvedimento ma richiama con forza il Governo a fare di più, perché il mare non è solo una risorsa da valorizzare, è una realtà da governare e dalla qualità del nostro mare dipendono l'ambiente, il lavoro e il futuro dell'Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iaria, che però non vedo in questo momento in Aula. A questo punto, io devo passare al deputato Gatta. Il deputato Gatta è in Aula? Sì.
Ha chiesto di parlare il deputato Gatta. Ne ha facoltà.
GIANDIEGO GATTA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Sottosegretario Castiello, onorevoli colleghi, approviamo oggi una…
PRESIDENTE. Scusi, collega Gatta…
GIANDIEGO GATTA(FI-PPE). Mi dica.
PRESIDENTE. … il collega Iaria è rientrato in questo istante. Se a lei va bene, portiamo pazienza . No, collega Iaria, non possiamo invertire l'ordine degli interventi. Come sa, è in ordine crescente, quindi lei ha la parola adesso per dichiarazione di voto. Grazie collega Gatta, gentilissimo. Prego, collega Iaria.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Scusatemi, stavo stampando e ci ho messo più del previsto. Abbiamo già detto più volte che questo DDL Mare è, come al solito, uno di quei DDL che non ha strategia, non ha un approccio che guarda a una modalità integrale per gestire la risorsa mare. Abbiamo visto che tutte le proposte all'interno di questo DDL sono delle misure per risolvere alcuni problemi e per complicarne altri e poi andremo a vedere effettivamente che cosa va a complicare. Della tutela ambientale non parla per niente, anzi la dimentica completamente. Noi abbiamo proprio una casistica italiana dove chiaramente la problematica ambientale del mare, della risorsa mare, è uno dei problemi più importanti che il nostro Paese deve affrontare e se lo affronta con questa modalità, da una parte negando i cambiamenti climatici e dall'altra parte ponendosi con una gestione di tipo commissariale su tutte le problematiche legate ad alcuni siti che hanno bisogno di essere trattati in maniera seria per trovare una risoluzione, noi siamo veramente in alto mare e perdonatemi il gioco di parole.
L'unica cosa buona che fa questo DDL è un'attenzione ai lavoratori della pesca, però è un'attenzione tardiva. I lavoratori del settore pesca hanno delle problematiche enormi, ma le problematiche enormi sono dovute anche alla gestione fallimentare della partita energia del nostro Paese, la partita che riguarda l'aumento dei costi dei carburanti, che riguarda le nostre strategie energetiche per il futuro, la nostra strategia anche di posizione nell'ambito geopolitico internazionale.
Però, poi, abbiamo anche delle chicche che ci fanno pensare come questo Governo lavori sempre e solo per dire che ha prodotto qualcosa, ma poi quando si va a vedere cosa produce abbiamo dei risultati fallimentari. La prima chicca è che non fa nulla per migliorare, organizzare e dare delle procedure e delle linee guida per aiutare la progettazione dei nostri porti. Mi riferisco all'assenza o al non aggiornamento dei piani regolatori portuali, che è un problema enorme per lo sviluppo del nostro Paese. E sempre collegandomi a questo, l'unica cosa che si fa sui porti è lavorare per decreti o forzature, come nel caso del porto di Catania, dove si decide di aumentare il limite demaniale del porto, inglobando una parte dell'area naturalistica, senza nessuna valutazione seria e senza capire gli impatti che questa espansione del porto di Catania avrebbe sull'ambiente, ma semplicemente muovendosi da un'idea di riorganizzazione del porto che non è stata valutata attentamente. Per fortuna, la cittadinanza di Catania - sia come MoVimento 5 Stelle ma anche come cittadini - di questo se ne è accorta e ha iniziato tutta una serie di proteste e ha anche fatto dei ricorsi al TAR, che probabilmente - sicuramente, anzi - rallenteranno questo progetto, che è già in partenza fallimentare dal punto di vista ambientale ed economico.
Altro tema importante, che è stato segnalato, tra l'altro, anche da componenti di forze politiche della maggioranza, riguarda la laguna di Venezia. Con questa sul trasporto merci e persone, che avete messo in questo decreto Mare, avete creato una problematica enorme che non potete permettervi di risolvere con l'approvazione di un ordine del giorno, fatto proprio per dire che ve ne occuperete in futuro, perché questo DDL avrà un effetto immediato una volta approvato. Avrà un effetto immediato e, tra l'altro, avrà un effetto, come tutti i DDL e come tutte le proposte di legge, che non ha ascoltato il Parlamento.
Per questo, lo ripeto ancora: non aver ascoltato le voci della maggioranza è veramente un della nostra democrazia, proprio perché il Parlamento viene sempre e solo usato per fare votazioni velocissime su DDL, su proposte anche importanti senza avere la capacità di modificarle e quasi sempre la modifica è migliorativa.
Venendo al punto importante che vogliamo attenzionare: abbiamo un Governo che deve giustificare la sua presenza promuovendo leggi e disegni di legge che non risolvono i problemi.
La nostra risorsa “mare” è una delle risorse più importanti; i porti sono una delle nostre risorse infrastrutturali più importanti ma non li consideriamo; investiamo soldi - li buttiamo - in altre proposte, in altre idee che sono già fallimentari in partenza, come per esempio - è sempre il solito esempio, ma è quello più emblematico - il ponte sullo Stretto, per quanto riguarda l'area dello Stretto di Messina, Calabria e Sicilia, invece di investire nel retroporto di Gioia Tauro, sui porti della Calabria e della Sicilia e sul trasporto merci; è noto a tutte le aziende e a tutti gli interessati che si occupano di trasporti nell'area mediterranea che l'Italia è un importantissimo per il trasporto merci. Ma se dirottiamo risorse verso un'unica opera che non è risolutiva per aiutare il trasporto merci nel Mediterraneo, sprechiamo solo soldi pubblici e non aiutiamo il Paese a progredire. Per questo e per tutti questi motivi voteremo contro questo provvedimento e voteremo sempre contro quei provvedimenti che devono giustificare la presenza nel Consiglio dei ministri di alcuni Ministri che, di per sé, per altre loro peculiarità e per altre cose che dovrebbero fare, sono stati sempre poco attenti e non hanno portato a nulla al nostro Paese, non hanno portato soluzioni vere per il nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gatta. Ne ha facoltà.
GIANDIEGO GATTA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Sottosegretario, onorevoli colleghi, approviamo oggi una delle leggi più importanti di questa legislatura, fortemente voluta dal Governo in carica tanto da essere ricompresa nell'elenco dei collegati alla legge di bilancio e, dunque, volta a concorrere allo sviluppo dell'economia nazionale. Per un Paese come il nostro, delimitato da oltre 8.000 chilometri di costa, l'economia del mare rappresenta una grandissima potenzialità non solo economica, ma anche occupazionale. Per far questo è necessario che la cosiddetta che comprende pesca, acquacoltura, cantieristica navale, trasporto marittimo e turismo, sappia evolversi in chiave tecnologica e, al tempo stesso, sostenibile.
L'Italia si colloca tra i primi cinque Paesi membri dell'Unione europea per contributo all'economia del mare con una posizione di nei settori del turismo costiero, della cantieristica navale, del trasporto marittimo, della pesca e dell'acquacoltura. Si pensi che l'Italia ha la flotta peschereccia più numerosa d'Europa, la più performante sotto il profilo della potenza motori e la terza per stazza lorda dopo la Spagna e la Francia. Da anni gli operatori italiani attendevano una modernizzazione dei procedimenti, un alleggerimento della burocrazia, un salto di qualità che rendesse competitivo il sistema Paese anche in mare. Ebbene questa legge modernizza e regolamenta un universo variegato e composito, multiforme: dal diporto alla cantieristica, alla pesca, alla tutela ambientale e archeologica, alla tutela delle isole minori, alla disciplina delle attività subacquee, alla ricerca scientifica.
Gli studi dell'Osservatorio dell'economia del mare ci dicono che la in Italia genera un valore aggiunto diretto pari a 76,5 miliardi di euro e raggiunge i 216 miliardi di euro pari all'11,3 per cento del prodotto interno lordo nazionale, se si considerano gli effetti riflessi, i riverberi sugli altri segmenti dell'economia.
È un settore strategico in forte crescita con oltre 230.000 imprese coinvolte e oltre 1 milione di occupati. In termini di equilibrio territoriale le politiche del mare coinvolgono in modo diretto, soprattutto nel Mezzogiorno, porti, infrastrutture, filiere produttive, turismo costiero e attività legate alla pesca; sono ambiti nei quali il Sud svolge un ruolo rilevante. Non a caso, questo Governo, grazie alle ZES e alla decontribuzione, per la prima volta nella storia dell'Italia repubblicana, è riuscito a realizzare livelli di crescita in talune regioni meridionali paragonabili a quelle del Centro-Nord. È una legge, quella che ci accingiamo ad approvare, che offre un'ulteriore spinta, pertanto, alle politiche territoriali in corso, garantendo coerenza e capacità di valorizzazione delle potenzialità esistenti, con una strategia nazionale precisa e costante. Mi soffermo su alcuni punti della legge che è il caso di ripetere perché, Presidente, ho l'impressione che qualche intervento precedente abbia dato il segno della non lettura del testo di legge. Allora, forse è il caso di rammentare, innanzitutto a me stesso, quali sono i punti più rilevanti di questo provvedimento che tra un po' approveremo. Intanto, la capacità della risorsa “mare” di essere un volano per la crescita economica è moltiplicata dall'importantissima creazione della cosiddetta zona marittima contigua, ossia un'area in cui finalmente l'Italia potrà esercitare i diritti e i controlli consentiti dalle norme internazionali vigenti. La zona contigua, che viene ad essere istituita, si estende fino a 24 miglia marittime dalla linea di base della costa e, quindi, per 12 miglia marine oltre il limite delle acque territoriali.
Quali sono questi diritti sovrani che l'Italia si attribuisce? Le materie sono le seguenti: lo sfruttamento delle risorse naturali viventi (pesca, acquacoltura, conservazione degli ittici) e non viventi (idrocarburi, minerali, energia marina ed eolica ), l'installazione e la gestione di infrastrutture (piattaforme, cavi, condotte, impianti energetici), la tutela dell'ambiente marino e la prevenzione dell'inquinamento - e questa è una risposta già di per sé significativa a quanto è stato grossolanamente detto in ordine alla mancata attenzione ai temi dell'ambiente - e i controlli per prevenire la violazione in materia doganale, fiscale, sanitaria e di immigrazione. Bene. Questa zona contigua si sviluppa soprattutto al Sud, cioè nel Tirreno centro-meridionale (Lazio, Campania, Calabria, Sicilia), nel mar Jonio (Sicilia, Calabria e Puglia) e nell'Adriatico meridionale. Al Nord, dove abbiamo già convenzioni in corso con Francia e Croazia, questa convenzione naturalmente non sarà applicabile. Dunque, è un'ulteriore occasione per il nostro Meridione.
La possibilità consentita nell'ambito di questa zona contigua di esercitare diritti in materia di pesca mi porta al secondo tema che ho affrontato in più occasioni in quest'Aula che è un tema dolente che è quello della pesca. Il disegno di legge prevede misure di sostegno come lo sgravio contributivo del 50 per cento per il 2026 e per il 2027 per le imprese che assumono soggetti già imbarcati su motopescherecci che siano stati oggetto di arresto definitivo e di conseguente demolizione. Quindi, è una misura che costituisce una prima significativa risposta alla mancanza di manodopera sulle nostre unità di pesca; è una risposta positiva a chi dovesse perdere il lavoro a causa di rottamazioni del peschereccio su cui era imbarcato per effetto delle politiche dell'Unione europea, che vuole ridurre sempre di più lo sforzo di pesca.
Ebbene, un altro aspetto sul quale ci si è soffermati poco o nulla è l'estensione della cassa integrazione speciale per gli operai agricoli, la cosiddetta CISOA, al settore della pesca.
Finalmente si dà il via ad un sistema compiuto di ammortizzatori sociali che il settore della pesca richiede da anni e che il Governo Meloni, non altri precedenti, sta attuando. Troppo spesso, infatti, in passato, i lavoratori della pesca sono stati penalizzati da procedure burocratiche farraginose, lente e complesse per quel che riguarda l'erogazione di sostegni. È importante, quindi, che questi strumenti siano costruiti - così si sta facendo - in modo semplice ed efficiente.
È da apprezzare anche l'integrazione delle commissioni di riserva delle aree marine protette con la presenza di un esperto designato dalle organizzazioni di pesca. È un segnale di attenzione rispetto alla necessità di coordinare la tutela delle aree protette con le esigenze del settore ittico.
Importanti anche le regole sulla conduzione del naviglio di pesca, anche di questo non si è parlato, laddove si consente al marinaio, autorizzato alla pesca, la possibilità di assumere il comando di navi di stazza non superiore a 200 tonnellate dedite alla pesca mediterranea anche oltre il ventesimo meridiano, cioè quello che viene chiamato Mar di Levante.
Negli ultimi cinquant'anni i prodotti ittici sono stati l'industria alimentare in più rapida espansione al mondo. Non solo sono considerati una componente fondamentale della sicurezza alimentare, ma sono anche l'unica fonte di proteine animali che potrebbe ancora crescere senza travalicare i limiti ambientali del pianeta grazie alle tecniche di allevamento più attente ai parametri di sostenibilità.
I pescatori imbarcati, Presidente, sono ormai poco meno di 22.000, di cui circa 19.000 a tempo pieno. Circa un decennio fa erano 30.000. Solo nell'ultimo anno il Governo Meloni è riuscito a fermare la continua riduzione dei giorni di pesca.
Le teorie economiche dell'Unione europea - meno sforzo di pesca, più guadagno - sono state smentite dai fatti: nel corso dell'ultimo decennio i guadagni sono diminuiti di oltre il 30 per cento. Dunque, è opportuno che il nostro Governo moltiplichi, come sta già facendo, gli sforzi già in corso con una serie di iniziative, alcune delle quali contenute felicemente in questo provvedimento.
Poiché ci stiamo avviando al termine, si può parlare ancora di digitalizzazione del comparto diportistico, di cui non si è parlato sufficientemente, della valorizzazione del servizio dei docenti nelle scuole delle isole e del lavoro agli operatori sanitari che operano in questi territori.
Allora, alla luce di quanto esposto, il voto di Forza Italia non potrà che essere favorevole. È un provvedimento che dà ossigeno al settore della e che fa proiettare la pesca e le attività collaterali verso un futuro più prospero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Furgiuele. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il provvedimento che oggi abbiamo in esame segna un passaggio importante: la nostra Nazione si dota di una politica marittima nazionale. Non è soltanto un disegno di legge, ma è una visione di prospettiva che collima con quella che è la linea tracciata sin dal suo insediamento da parte di questo Governo: il mare non come elemento marginale, ma come opportunità.
Un patrimonio straordinario che per troppo tempo non è stato valorizzato, come avrebbe meritato, e questo provvedimento va proprio al punto: mette ordine, dà una direzione e crea una strategia.
Noi ringraziamo i colleghi del Senato che hanno lavorato alacremente e hanno rafforzato questo provvedimento.
Dal punto di vista della , abbiamo finalmente un coordinamento forte che rimette al centro la responsabilità per la Presidenza del Consiglio e per il Dipartimento delle politiche del mare, e poi abbiamo il CIPOM che diventa l'organo nel quale si effettuano le scelte strategiche; scelte strategiche che superano la frammentazione ministeriale che per troppo tempo ha frenato le scelte e gli investimenti.
Il mare non è soltanto strategia, ma il mare rappresenta economia reale, con i suoi 216 miliardi di euro all'anno, più dell'11 per cento del PIL nazionale, centinaia di migliaia di imprese, oltre un milione di dipendenti. Insomma, un'economia che cresce ad una velocità molto più intensa rispetto a quella del resto del Paese. Potrebbe crescere ancora di più, se fosse messa nelle condizioni di farlo. Allora, questo disegno di legge va in questa direzione.
Interviene sulle filiere principali - la cantieristica, i porti, la nautica da diporto, la pesca - e lo fa con strumenti concreti: incentiva gli investimenti, incentiva la digitalizzazione, riduce le procedure e le semplifica. Mi riferisco a quella burocrazia che troppo spesso ha frenato chi voleva investire e chi voleva lavorare.
Poi c'è il tema della sicurezza che non è un tema secondario. L'istituzione della zona contigua oltre le 12 miglia del mare territoriale è una scelta di buonsenso. È una scelta di buonsenso che allinea la nostra Nazione al resto delle Nazioni europee e fa sì che il nostro territorio possa avere maggiore controllo e possa avere maggiore capacità di intervento, soprattutto con riferimento ai traffici illeciti e anche all'immigrazione clandestina. Significa, in una parola molto semplice, più sicurezza.
Nello stesso tempo, in questo provvedimento, si coniugano sviluppo e tutela, perché sappiamo tutti - ce lo diciamo da tanto tempo - che non ci può essere sviluppo, se non c'è tutela dell'ambiente. Allora, in questo provvedimento, tutte le iniziative volte alla tutela delle aree marine protette e della biodiversità e al contrasto dell'inquinamento sono politiche che vanno nella direzione di riscoprire il mare come risorsa sostenibile e non da sfruttare, ma da tutelare.
Poi, ancora, ci sono novità, che abbiamo sentito anche negli interventi che mi hanno preceduto, rispetto a quella che è la nascita della disciplina organica delle immersioni subacquee. Una materia che per troppo tempo è stata privata di una normativa e di punti di riferimento legislativi certi e chiari, ma che può rappresentare una grande opportunità anche e soprattutto dal punto di vista del turismo, perché la valorizzazione degli itinerari subacquei, insieme e grazie alla collaborazione del Ministero del Turismo, potrebbe segnare un grande passo in avanti soprattutto nella destagionalizzazione dei flussi e nella valorizzazione di questo importante patrimonio, che è un patrimonio unico.
A proposito di patrimonio unico, signor Presidente, mi si consenta, da parlamentare calabrese, di porre un accento rispetto a una delle regioni che più trarrebbe vantaggio da questo provvedimento, ossia la Calabria, che ha 800 chilometri di costa e una piattaforma logistica naturale nel Mediterraneo, che ha dunque tante grandi potenzialità; ma potenzialità inespresse, perché fino ad oggi le imprese, gli imprenditori e coloro che volevano venire a investire sul nostro territorio hanno sbattuto contro una burocrazia e contro un personale che probabilmente non era all'altezza.
Crediamo che questo provvedimento possa essere di grande aiuto. La zona contigua, per una regione come quella calabrese, significa maggiore controllo e significa maggiore sicurezza e tutela di un ambito geografico che è attraversato da numerosi flussi. Significa più controllo, ma soprattutto più opportunità per i nostri territori.
Poi c'è il patrimonio sommerso. I nostri fondali ci raccontano chi siamo, ci raccontano della nostra storia, ci raccontano della nostra identità. Basti pensare ai Bronzi di Riace che sono uno degli emblemi più significativi, ma non solo. Allora, la tutela di quel patrimonio, insieme alla tutela delle aree marine protette, e penso a quella di Isola di Capo Rizzuto che è la più grande d'Italia, potrebbe generare opportunità, lavoro e sviluppo.
Questo provvedimento, in sostanza, signor Presidente, ribalta un paradigma: il mare non solo come confine geografico, ma come grande opportunità. Allora, la domanda è semplice: vogliamo rimanere ancora a subire il mare o vogliamo governarlo, valorizzarlo e difenderlo? Noi del centrodestra abbiamo effettuato la scelta più sicura, che è quella di valorizzare il nostro mare .
Per questo esprimo il voto favorevole da parte del mio gruppo, la Lega, perché siamo convinti che dal Mediterraneo passerà lo sviluppo economico, sociale e identitario della nostra Nazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. È stato detto in più interventi: parlare di mare significa parlare di una delle dimensioni più strategiche e significative del nostro Paese. Non parliamo solo di una risorsa economica, ma di ambiente, di sicurezza, di ricerca, di turismo e di geopolitica. È una parte identitaria del nostro Paese, è vero.
Ma è proprio per questo che il provvedimento di cui discutiamo avrebbe meritato ben altro impianto: un impianto più sistemico, più coerente, più strutturato. Perché il punto non è solo mettere insieme una sequenza di norme sul mare, il punto è costruire una vera politica del mare. E invece, leggendo questo testo, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un insieme molto ampio di interventi, eterogeneo, ma certamente poco organico: abbiamo una serie di disposizioni che danno una doverosa attuazione ad obblighi internazionali, che attendevano da tempo; abbiamo disposizioni utili che abbiamo sostenuto, ma anche molte altre meno convincenti. E, soprattutto, è evidente che manchi un filo conduttore forte, una visione che tenga insieme tutto e che dia risposta anche a questioni che la attendono da tempo.
Noi non partiamo da una posizione pregiudiziale su questo provvedimento, anzi, sottolineiamo che il lavoro parlamentare ha prodotto anche alcuni miglioramenti - perché in questo caso, a differenza di altri provvedimenti, come quello che abbiamo discusso, ad esempio, la settimana scorsa in quest'Aula, si è visto un po' di confronto di merito -, ma resta una distanza evidente, abissale direi, tra l'ambizione del titolo - “Valorizzazione della risorsa mare” - e la qualità complessiva degli strumenti che vengono messi in campo.
C'è un primo punto che vorrei richiamare, quello ambientale. Nel testo si trovano, accanto ad alcuni passi giusti, un approccio complessivo troppo timido e parziale sul tema della tutela. In alcuni passaggi, come quelli relativi alle lavorazioni portuali, si intravede persino il rischio di indebolire tutele importanti. Oggi, però, sul tema della tutela dell'ecosistema marino non sono permesse ambiguità. Senza una tutela forte e chiara delle norme sugli ecosistemi marini, parlare di valorizzazione è fuori luogo.
Il Mediterraneo oggi è sotto molteplici pressioni: cambiamenti climatici, perdita della biodiversità, impatti di varie attività. Servirebbe invece uno scatto di tutela, non un equilibrio al ribasso. Ad esempio, un passo avanti su ancoraggi sostenibili, su una reale blindatura, anzi, un ampliamento delle aree marine protette e su una rigenerazione degli . Dobbiamo dimostrare che resistiamo al consumo del mare come se fosse un patrimonio che si autogenera, perché non è così.
Il secondo punto riguarda il lavoro, che troppo spesso resta sullo sfondo. Perché parlare di economia del mare significa parlare soprattutto di persone, di lavoratori e lavoratrici della pesca, della logistica, della cantieristica, del turismo, dei porti. Eppure, in questo provvedimento non emerge una strategia, un percorso sulla qualità del lavoro, sulla sicurezza, sulla formazione. E la scarsa attenzione al lavoro è un tema ricorrente - ne ho già parlato ieri, poi farò un breve cenno -, come ad esempio, nell'ambito della portualità. È vero, ci sono alcune misure di attenzione nel campo della pesca che riteniamo utili e che abbiamo condiviso, come gli sgravi contributivi e il completamento degli strumenti di integrazione salariale, ma sono interventi limitati, anche dal punto di vista delle risorse, con evidenza. Non si vede un disegno complessivo di promozione della qualità del lavoro, non c'è. E, soprattutto, non si affrontano i nodi che da anni attendono una risposta.
Come dicevo prima, penso al lavoro portuale. Tutti - anche voi, anche la maggioranza - riconoscono, nei convegni e nei momenti in cui se ne parla, che sia un lavoro particolarmente gravoso, esposto a rischi, esposto a condizioni meteo marine complesse, a turni, a lavoro in notturna, eppure, continuate a non riconoscere il carattere usurante di questo tipo di lavorazioni. Anche ieri avete bocciato un ordine del giorno della collega Bakkali, che diceva esattamente questa cosa. Sono molti i tentativi che facciamo di incidere sul riconoscimento del lavoro portuale come lavoro usurante, ma in ogni occasione non arriva alcuna risposta, come se questo Governo non ritenesse usurante un lavoro esposto a tutti gli agenti atmosferici, con carichi e con vicinanza a svariati mezzi di movimento. È un tema concreto, che riguarda direttamente la vita di migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori.
Per non parlare della mancanza totale di cenno a quello che ormai è diventato una barzelletta: lo sblocco del fondo per l'incentivo all'esodo. Lavoratori 60, in condizioni difficili, che attendono di andare in pensione proprio perché fanno un lavoro pesante: potrebbero farlo, perché il Governo precedente aveva approvato una norma apposita, ma non lo possono fare, perché in oltre tre anni e mezzo, nonostante su questo tema ci sia la sostanziale unanimità di associazioni datoriali e associazioni di lavoratori - praticamente un coro unanime -, non state approvando gli strumenti attuativi per lo sblocco e la messa in opera di una norma già pronta.
Poi, è difficile parlare di valorizzazione della risorsa mare, quando il Governo approva in Consiglio dei ministri una riforma del sistema portuale che prevede di tagliare del 40 per cento le risorse alle Autorità di sistema portuale dei territori - svariati milioni - e di tagliare competenze, come quelle sulla pianificazione e, addirittura, sulla manutenzione straordinaria. In questo modo, si andrebbero a creare danni reali proprio alla buona gestione di quell'economia del mare di cui dice di volersi occupare il provvedimento. E, quindi, anche questo è il punto che dobbiamo considerare. La credibilità delle politiche del mare non si misura soltanto nei titoli roboanti - “Valorizzazione della risorsa mare” -, ma anche nella capacità di dare concretezza e metodo alle scelte, di inserirle in un sistema complesso di scelte che vanno nella stessa direzione; ma non è così.
Terzo punto, le risorse. Qui il limite è evidente: gran parte del provvedimento si regge sull'invarianza finanziaria. Ma è difficile, anche qui, immaginare di affrontare sfide complesse - dalla sostenibilità alla ricerca, all'innovazione, alla transizione ecologica - senza mettere risorse adeguate; non sono, nemmeno lontanamente, vicine alle necessità. E quindi, senza investimenti, il rischio concreto è che anche i passi buoni contenuti nel provvedimento restino dichiarazioni di principio.
Quarto punto, il territorio. I territori sono davvero poco coinvolti in questo provvedimento. Il mare si governa anche con un coinvolgimento fattivo, reale dei territori. Regioni, città portuali, isole minori devono essere coinvolti nelle decisioni. Un caso emblematico è quello delle isole minori - è stato detto da altri colleghi -, dove c'è un evidente contrasto, anche qui, fra i grandi annunci e i contenuti effettivi del provvedimento.
L'articolo 25 introduce anche alcune misure, sulla carta, condivisibili. Ancora una volta, però, sono misure parziali e a costo quasi zero per lo Stato, non risolutive dei problemi, con una distanza enorme rispetto a quanto anticipato dal Ministro Musumeci sulla riforma delle isole minori, presentata come uno strumento per risolvere i nodi problematici dell'insularità, come la scuola, la sanità, i trasporti, la fiscalità di vantaggio, lo spopolamento. Qui, niente di tutto questo. Siamo passati dall'annuncio di una riforma organica sul tema a poche disposizioni sottofinanziate inserite in un altro provvedimento.
E quindi, colleghe e colleghi, il tema è semplice. L'Italia avrebbe bisogno di una vera strategia del mare, di una politica pubblica capace di tenere insieme sviluppo economico, tutela ambientale e qualità del lavoro. Una strategia, però, con obiettivi chiari, con passi conseguenti, con risorse adeguate. Questo provvedimento - l'ho detto - contiene anche qualche elemento utile, ma è molto, molto lontano dal fare questo salto di qualità. Ancora una volta preferite fare un gioco al ribasso, e quindi noi riteniamo non sufficiente il portato di questo decreto.
Il mare non è una materia fra le altre, è una delle grandi questioni nazionali. Richiede davvero anche un coordinamento tra Stato, regioni e Autorità portuali. E voi praticate l'autonomia differenziata, nonostante vi venga bocciata dalla giurisprudenza, ma, quando si tratta di mettere in campo un coordinamento reale fra i territori per farli contare nelle decisioni che davvero impattano su di loro, fischiettate e tirate avanti, ignorate il tema. E, quindi, noi su questo terreno continueremo a confrontarci per le questioni che riteniamo...
VALENTINA GHIO(PD-IDP). ...decisive, per una visione che metta al centro il mare come bene comune e che tenga insieme tutela, lavoro e sviluppo. Ma, per tutte queste ragioni, annuncio il nostro voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Frijia. Ne ha facoltà.
MARIA GRAZIA FRIJIA(FDI). Grazie, signor Presidente, onorevoli colleghi. Intervenire oggi in dichiarazione di voto su questo provvedimento significa affrontare un tema che non è solo economico o settoriale, come lo si è voluto far passare da alcune dichiarazioni che sono emerse durante questo dibattito, ma è un tema profondamente cruciale per il futuro dell'Italia: la valorizzazione della risorsa mare.
E partendo proprio dal significato delle parole che sono state utilizzate per il titolo di questo provvedimento, si comprende il pieno valore che si vuol dare a questo tema, il tema del mare, con azioni concrete per valorizzare qualcosa, il mare appunto, che può portare sviluppo, che può portare crescita per la nostra Nazione. Basterebbe questo per capire il cambio di approccio di questo Governo verso ciò che rappresenta una delle più grandi opportunità del nostro Paese, il mare.
Il mare per l'Italia è storia, identità, sicurezza, ma è soprattutto prospettiva. E il valore complessivo, diretto più indotto, secondo i dati ufficiali dell'economia del mare, è un valore da sottolineare. Stiamo parlando di circa 216-217 miliardi di euro; un peso sul PIL dell'11,3 per cento; un'occupazione diretta di oltre un milione di persone, due milioni e mezzo se parliamo anche dell'indotto; 232.800 imprese; una crescita occupazionale del 7,7 per cento. Insomma, la cresce circa quattro volte di più rispetto al resto dell'economia italiana.
Ma non solo sviluppo economico, questo provvedimento parla di ambiente e di ricerca tecnologica, di lavoro, di innovazione, perché l'Italia è una potenza marittima naturale al centro del Mediterraneo, per troppo tempo dai Governi precedenti dimenticata. Dimenticata nel suo ruolo e non ne ha saputo valorizzare questo - il ruolo dell'Italia e del suo mare -pienamente. Per anni abbiamo assistito a una frammentazione delle competenze, a una mancanza di visione unitaria, a politiche disorganiche che hanno rallentato lo sviluppo di uno dei comparti fondamentali che, per la nostra Nazione, è il mare. Invece con questo provvedimento, insieme ad altri provvedimenti, stiamo invertendo la rotta. Si compie finalmente un cambio di passo evidente, e questo cambio di passo nasce anche da una scelta politica precisa: l'istituzione e il rafforzamento del Ministero per la Protezione civile e le politiche del mare che rappresenta una novità assoluta nel panorama istituzionale italiano.
Per la prima volta il mare non è più materia residuale, distribuita tra diversi Dicasteri, ma diventa oggetto di una strategia dedicata con una guida politica chiara. Questo è un elemento di discontinuità rispetto al passato, che va riconosciuto e rimarcato. Ed è bene sottolineare che il Governo Meloni ha finalmente rimesso il mare al centro dell'agenda politica nazionale, costruendo una strategia chiara, coerente e progressiva. Una strategia che prende avvio con il Piano del mare, uno strumento fondamentale che per la prima volta ha messo a sistema tutte le politiche legate alla dimensione marittima. Non più interventi isolati ma una visione unitaria, portualità, logistica, energia, ambiente, turismo, pesca, ricerca. Una strategia che si è rafforzata con la legge sulla sicurezza della dimensione subacquea, un passaggio cruciale in un contesto internazionale sempre più complesso perché oggi il mare non è solo superficie ma è anche ciò che si trova sotto: cavi sottomarini, infrastrutture energetiche, flussi di dati, elementi essenziali per la sicurezza e la sovranità nazionale.
Ed è proprio all'interno di questo disegno complessivo che si inserisce il provvedimento di oggi sulla valorizzazione della risorsa mare. Non un intervento isolato, ma un tassello fondamentale di una visione strategica più ampia che non si fermerà certo a questo provvedimento. E in questo quadro sistematico di approccio a 360 gradi al tema mare, ed entrando nel merito del provvedimento, voglio sottolineare l'importanza dell'articolo 1 che rafforza il ruolo del Comitato interministeriale per le politiche del mare - il CIPOM - quale sede di coordinamento strategico. Questo significa costruire una unitaria, capace di mettere insieme infrastrutture, trasporti, ambiente, sicurezza, turismo, cultura e ricerca per la prima volta .
Questo significa concretizzare una visione, perché ciò che non ha compreso l'opposizione, ed è emerso chiaro dai tanti interventi in quest'Aula, è che questo provvedimento non è solo una riforma organizzativa ma il risultato di un lavoro che pone al centro la consapevolezza che il mare è una risorsa e che, per essere tale, deve essere valorizzata davvero. E ha bisogno di una guida forte, di un percorso costante e di strumenti operativi.
Altro punto centrale del provvedimento è l'istituzione della zona contigua. Questo passaggio rappresenta una svolta importante: l'Italia estende la propria capacità di controllo fino a 24 miglia marine, potendo intervenire, per prevenire e reprimere violazioni in materia doganale, fiscale, di migrazione, sanitaria e ambientale. Questo è un passaggio atteso da molto tempo e rappresenta una scelta che rafforza la presenza dello Stato e la capacità di proteggere i nostri interessi.
Ma, ancora, si affrontano in maniera organica e concreta tematiche quali quella del turismo subacqueo, che si inserisce in un percorso di visione a seguire dopo il provvedimento sulla sicurezza della dimensione subacquea, e ne riconosce il valore strategico. L'articolo 14, poi, introduce le zone di turismo subacqueo, per la valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale - vedete come questo provvedimento parla di ambiente - e naturale sommerso, in un'ottica di innovazione e in un'ottica sostenibile.
Con l'articolo 16 e seguenti si interviene su un settore fondamentale, quello della nautica da diporto, con misure di semplificazione e di digitalizzazione tanto attese dagli operatori, che contribuiranno a rendere il sistema più efficiente e più competitivo. Negli articoli successivi si affrontano tematiche legate alla portualità, alla navigazione marittima, alla cantieristica, alla pesca, alla tutela dell'ecosistema marino, si rivedono norme obsolete, si modernizza, in sintesi, il sistema.
Insomma, cari colleghi, e vado verso la conclusione, questo è un punto politico. Non stiamo semplicemente approvando una serie di norme, stiamo, al contrario, costruendo un modello di nuovo in cui il mare diventa una priorità nazionale, con un centro decisionale chiaro e riconoscibile, che integra e coordina settori che devono essere armonizzati e sostenuti all'interno di una visione strategica nazionale.
E penso anche al tema delle isole, non solo delle isole minori. E voglio ringraziare il presidente Deidda che in Commissione trasporti, grazie al lavoro messo in campo, ha voluto affrontare il tema della continuità territoriale per la prima volta in maniera puntuale.
E dobbiamo ringraziare anche il Commissario Fitto che in Europa, insieme al lavoro del Presidente, ha posto al centro dell'attività e del lavoro dell'Europa proprio il tema delle isole. E questo provvedimento lo affronta, aggiunge dei tasselli cruciali, atti a garantire attenzione concreta a quei territori con misure volte a sostenere i servizi e la permanenza delle comunità locali.
In conclusione, Presidente, noi sappiamo che la sfida non si esaurisce con l'approvazione di questa legge. Ce ne saranno altre, sarà decisiva la capacità di attuazione e il coordinamento tra istituzioni e fondamentale il coinvolgimento dei territori. Ma oggi facciamo una scelta chiara: dare al mare una centralità politica che, per troppo tempo, è mancata. Scegliamo di dotarci di strumenti moderni, di rafforzare il ruolo dello Stato e delle istituzioni, e scegliamo di farlo guardando al Mediterraneo perché è nel Mediterraneo che si giocano le grandi sfide geopolitiche del nostro tempo: sicurezza, energia, commercio, stabilità. Lo stiamo vedendo in questo ultimo periodo.
Consentitemi, infine, un ringraziamento al Ministro Nello Musumeci e al suo staff per il lavoro svolto con determinazione e visione in questi anni . Siamo partiti con perplessità sul Ministero per la Protezione civile e le politiche del mare; tante volte si sentivano ragionamenti non positivi sull'istituzione di questo Ministero, invece, concretamente, grazie al lavoro del Ministro, oggi diamo, attraverso di lui, una visione alla nostra Nazione su un tema strategico. Per tutte queste ragioni, il gruppo di Fratelli d'Italia esprime un voto convintamente favorevole su questo provvedimento, perché investire sul mare significa investire sul futuro dell'Italia e sul suo ruolo internazionale, sul ruolo internazionale della nostra Nazione .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Ferentino 2”, di Ferentino, in provincia di Frosinone, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2855: S. 1624 - "Valorizzazione della risorsa mare" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Colleghi, vi chiedo la pazienza di una brevissima pausa tecnica. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare al seguito dell'esame della proposta di legge in materia di edilizia residenziale pubblica. Poiché, tuttavia, la Commissione bilancio non ha ancora espresso il prescritto parere, in ragione della mancata trasmissione della relazione tecnica sul testo del provvedimento, ed essendo stato rappresentato dal Governo, nella seduta di ieri della Commissione bilancio, che tale relazione dovrebbe pervenire tra una settimana, il seguito di tale esame si intende rinviato al prossimo calendario dei lavori, con la tempistica che sarà definita in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Santillo. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Presidente, grazie, per stigmatizzare quanto sta accadendo su un tema che doveva essere un tema cruciale, così diceva il Governo, e invece siamo nuovamente a rimandare la discussione e la votazione di un provvedimento così importante che, voglio ricordare, è stato messo al centro del dibattito politico grazie alle opposizioni. La proposta di legge per il contrasto all'emergenza abitativa, quindi in tema di Piano casa, è arrivata in quest'Aula il 30 marzo 2026, dopo che è stata votata in Commissione senza che la maggioranza avesse proposto una sua legge, senza che la maggioranza avesse proposto un suo emendamento, bocciando tutti gli emendamenti in Commissione. E adesso che ci dobbiamo confrontare in quest'Aula la maggioranza scappa.
Quindi, la cosa certa, dopo questo ulteriore rinvio, è che per questa maggioranza e per questo Governo la casa non è una priorità. Per voi la casa è un fastidio , non c'è nient'altro da aggiungere. Tra l'altro, è anche incredibile perché voi trovate tempo, trovate i soldi per decretini e anti-decretini per sistemare anche erroracci che fate, e poi, però, vi girate dall'altra parte davanti a 40.000 famiglie che, nel 2023, hanno avuto lo sfratto, di cui 30.000 sono quelli che lo hanno avuto per morosità incolpevole; davanti a 650.000 famiglie che sono nelle liste di attesa dei comuni per avere un alloggio di edilizia sociale, davanti ad una famiglia su cinque che vive in affitto ed è in condizioni di povertà assoluta.
Quella famiglia non sa se pagare l'affitto, se fare la spesa, se pagare i libri ai figli, se pagare le bollette o addirittura se pagare i farmaci. Voi vi girate dall'altra parte. L'unica cosa che avete saputo fare di fretta, in tema casa, sapete qual è? Appena vi siete insediati, avete eliminato il Fondo inquilini morosi incolpevoli e il Fondo di sostegno all'affitto, poi avete messo 10 milioni di euro nel 2025 per i morosi incolpevoli e avete tolto dal bilancio dello Stato il Fondo per il sostegno all'affitto.
Voi siete semplicemente dei vigliacchi, anche perché il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro Salvini sono venuti in quest'Aula a parlarci del Piano casa. Poi, però, non c'è assolutamente nulla. Lo stesso Salvini che, a novembre del 2026, in Commissione ambiente è arrivato a dire: beh, metteteci i soldi voi parlamentari nella legge di bilancio. Questo è il livello di questo Governo. Allora tutto questo a noi assolutamente non va bene, vi dovete passare la mano per la coscienza. Sono 4 anni che prendete in giro gli italiani sul Piano casa . Venite a metterci la faccia, fate presto, almeno nel mese di maggio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Noi siamo indignati, lo abbiamo detto alla Conferenza dei presidenti di gruppo nelle scorse settimane, e lo abbiamo detto ancora in Commissione bilancio, ieri, al Governo. Intanto, voi ci tenete in ostaggio, tenete in ostaggio le nostre proposte sulla casa, non avendo uno straccio di proposta da contrapporre alle nostre idee . È l'unico caso, credo anche nella storia democratica di questo continente, che è da 3 anni che parliamo della casa solo per le nostre proposte, perché forse, non lo so, anche lì è un caso abbastanza inedito di un Ministro che fa tutto, gira qualsiasi sagra del Paese, si occupa anche dell'ultimo fatto di cronaca, ma al Ministro Salvini proprio non riesce né occuparsi di treni, né occuparsi di casa. Eppure sono le sue deleghe !
Eppure una notizia c'è, Santillo, gliela dico per interposta persona, attraverso la Presidente: la buona notizia è che ieri hanno fatto un decreto e la casa non c'è. In realtà, è una buona notizia. Lo avevamo detto, sulla casa, ma così come sui salari, non è che si agita l' decreto per risolvere problemi strutturali di un Paese. Serve un Piano casa e serve che vi presentiate in questo Parlamento per parlare dei dati della realtà. Ci sono circa un milione di famiglie - 1.039.000 per l'esattezza, perché qualcuno fa il suo compito, come l'Istat - che ci dicono che sono in povertà assoluta e in affitto.
E voi una cosa, in effetti, sulla casa l'avete fatta: avete azzerato qualsiasi fondo sulla morosità incolpevole e sugli affitti, l'unica cosa che avete fatto. Ah no, ce ne sarebbe un'altra: avete cancellato il reddito di cittadinanza, quindi rendendo, di fatto, morosi incolpevoli tantissime persone che semplicemente non hanno reddito e non hanno lavoro. E poi ci sono 100.000 persone senza dimora, ci sono gli effetti di questo biennio di crisi, cioè parliamo di quasi 60.000 sfratti per morosità; vuol dire, più o meno, che ogni giorno, in Italia, anche se siete ossessionati solo dal tema delle occupazioni, ci sono 100 sfratti con l'uso della forza pubblica.
Voi, nei 10 anni, vorreste predisporre qualcosa come 100.000 alloggi? Ma non sono nemmeno quelli sufficienti per rispondere alla domanda di chi ha fatto la domanda di edilizia popolare e si trova in lista d'attesa. Ma poi c'è un'altra notizia che dovreste sapere: ci sono le vostre regioni, quelle governate dalla destra, in cui non mettete in sicurezza nemmeno gli alloggi che dovreste, in qualche modo, riconsegnare.
Siete ossessionati dalle occupazioni, ma non dite niente contro la giunta lombarda che, da 20 anni, tiene 20.000 abitazioni sfitte e che dovreste ristrutturare e che avreste dovuto riutilizzare anche con i fondi del PNRR.
Insomma, Presidente - ho concluso -, ci vuole una bella faccia tosta a non comprendere che un'idea di fondo c'è nella vostra assenza. Voi pensate che il dio mercato sia l'unico che può risolvere i problemi della casa. D'altra parte, non volete regolare gli affitti brevi. La verità è che non avete nessuna intenzione di contrastare l', non volete nemmeno guardare cosa c'è nel nuovo caporalato abitativo, quello che sfrutta i migranti, che sfrutta i lavoratori e, poi, dà delle case fatiscenti. Anzi, è l'unica cosa del Piano casa che avete fatto - ho finito -, cioè far sì che i sottotetti e i sottoscala diventino, di fatto, il Piano casa di Salvini. La verità è che voi siete un Governo antisociale, siete il braccio non armato, amato, da questo capitale
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il mio è più un intervento per un richiamo al Regolamento, che non un vero e proprio intervento sull'ordine dei lavori. Vorrei richiamare anche l'attenzione dei colleghi di maggioranza: stiamo parlando di un provvedimento in quota opposizione e ricordo che il Regolamento vigente - ed è riconfermato anche nella modifica che entrerà in vigore nella prossima legislatura - prevede una quota di provvedimenti, nel calendario che viene predisposto dall'Ufficio di Presidenza, riservato alle opposizioni. Noi abbiamo già segnalato, per il tramite della nostra presidente di gruppo, in seno alla Conferenza dei presidenti di gruppo, questo fatto. Quindi, la prego di trasmettere al Presidente Fontana la nostra forte irritazione. Se non abbiamo fatto male i conti, è la terza settimana consecutiva che questo provvedimento viene rinviato, nella discussione in Aula, per mancanza di relazione tecnica.
Allora, nessuno mette in discussione che ci possano essere fasi in cui la Ragioneria è sovraccarica per decreti, per provvedimenti e, quindi, una settimana può essere ragionevolmente accettata. Qui ci troviamo, di fatto, in una forma di auto-ostruzionismo da parte del Governo - che, quindi, non adempie fino in fondo ai suoi doveri -, che si ripercuote sui diritti delle opposizioni. Questo io vorrei sottolinearlo: utilizzare in questo modo la relazione tecnica, di fatto, porta a non poter entrare nel merito del provvedimento. Io non ci entrerò, lo hanno fatto prima di me il collega Santillo e il collega Grimaldi, e condividiamo, ovviamente, le preoccupazioni rispetto alla questione; questo casomai rafforza: cioè, non stiamo parlando di un provvedimento-bandiera, di un provvedimento strumentale su argomenti minimali, stiamo oltretutto, a maggior ragione, parlando di un argomento che interessa milioni di persone.
Quindi, io credo - e concludo, signora Presidente - che occorra una presa di posizione formale del Presidente della Camera nei confronti del Governo. Mi rivolgo alla Ministra Alberti Casellati - per il suo tramite - che è presente: non è possibile andare avanti così, perché è del tutto chiaro che ogni settimana ci si dice “la settimana successiva”. Io so già che cosa è stato detto agli uffici: la prossima settimana ci sarà.
Veramente, così si umiliano le opposizioni e - se mi è consentito - si umilia anche il Parlamento, perché poi, alla fine, questa posizione di del Governo rispetto al Parlamento viene riconfermata anche con questo tipo di atteggiamento, con questa strategia dell'opossum, per cui si fa finta di niente. Ecco, la Ragioneria e il Ministero non possono fare finta di niente, è un loro dovere fornire la relazione tecnica e, poi, evidentemente, la Commissione bilancio, nel rispetto dei Regolamenti, eserciterà i suoi poteri ed esprimerà, a sua volta, un parere.
Insomma, noi stigmatizziamo in maniera molto netta e chiediamo che il Presidente della Camera prenda posizione chiara, per cercare di far rispettare non solo i diritti delle opposizioni, ma le prerogative di questo Parlamento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). Grazie, Presidente. Ogniqualvolta si affronta la questione delle politiche abitative, noi di Futuro Nazionale la vediamo come una nostra priorità programmatica, poiché in Italia abbiamo circa 650.000 persone che attendono da anni, in graduatoria, l'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Dopo quattro anni, finalmente si vede una luce in fondo al tunnel, sembra che arrivi questo piano casa, annunciato più volte dal Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Dopo innumerevoli annunci, sembra essere stato inserito, nel Documento di finanza pubblica che in questa settimana si andrà a determinare, il Piano casa del Governo, su cui, ovviamente, l'Esecutivo dovrà dare delle risposte, non soltanto da un punto di vista economico, ma da un punto di vista soprattutto politico, Presidente.
Vede, nel nostro Paese abbiamo più di 800.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica, ci sono diverse problematiche all'interno del comparto delle politiche abitative, dalle occupazioni abusive agli spazi ristretti, a situazioni di sovraffollamento o di sottodimensionamento da un punto di vista abitativo e urbanistico, come anche problematiche relative all'applicazione del PNRR all'interno del comparto. Sicuramente, quando si parla di un provvedimento, anche se in quota opposizione, che prova a discutere in quest'Aula di un argomento così sensibile, sarebbe opportuno che il Governo fornisse tutte le strumentazioni, da un punto di vista documentale, per procedere alla discussione di un provvedimento così importante in un ambito così sensibile.
Per noi le priorità sulle politiche abitative sono semplici. Primo: dobbiamo andare a ridiscutere la norma che attribuisce alle regioni una discrezionalità troppo incisiva per l'attribuzione dei criteri per l'assegnazione di quegli alloggi, perché vediamo, purtroppo, una situazione all'interno delle graduatorie che si caratterizza per una netta prevalenza di cittadini stranieri, che sono sempre in cima alle graduatorie, a discapito dei cittadini italiani. Per noi di Futuro Nazionale, è una situazione che deve essere risolta con un provvedimento normativo . Non può essere la scusa che c'è una giurisprudenza, ormai consolidata, secondo cui, ormai, non è più possibile attribuire un criterio preferenziale. Bisogna fare le norme, bisogna farle bene, non con il metodo che è stato adottato sul decreto Sicurezza, quando è stato sfornato, per esempio, l'emendamento sugli avvocati, che ha fatto sostanzialmente inorridire sia gli operatori di destra, che gli operatori di sinistra. Bisogna adottare degli strumenti seri da un punto di vista legislativo, per dare delle risposte concrete a persone che stanno male, che vivono, purtroppo, le conseguenze di una politica economica sbagliata, da un punto di vista micro e macro economico, e che sono sempre più esposte, purtroppo, al fenomeno dell'inflazione, che sta distruggendo il risparmio delle famiglie italiane.
Noi di Futuro Nazionale vogliamo che venga immediatamente aperta una discussione sulle politiche abitative e che venga portato, nel più breve tempo possibile, il fantomatico Piano casa del Governo .
PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, riferirò le vostre considerazioni al Presidente della Camera, che ho già tempestivamente informato. È comunque presente la rappresentante del Governo, che potrà, quindi, far tesoro anche di quanto emerso in questo dibattito.
Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Fornaro. Sempre su questo punto?
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). No, Presidente, articolo 8 e seguenti… un'altra cosa, molto brevemente.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Anche quest'oggi abbiamo assistito, all'inizio delle dichiarazioni di voto, a questa cosa molto antipatica, cioè quella per cui interviene il collega Giachetti o, comunque, un rappresentante di Italia Viva e l'Aula è nel pieno del brusio. La proposta che mi permetto di sottoporre alla sua attenzione e alla valutazione della Presidenza, sarebbe quella di dividere la fase di votazioni degli ordini del giorno dall'inizio delle dichiarazioni di voto, con un brevissimo intervallo di 5 minuti.
Questo consentirebbe a chi deve uscire e ha bisogno di uscire di poterlo fare e, conseguentemente, ai colleghi che intervengono di avere un adeguato silenzio. Credo che questo non ostacolerebbe più di tanto il nostro lavoro e consentirebbe anche pieno diritto di intervento ai colleghi dei gruppi più piccoli .
PRESIDENTE. Grazie, collega Fornaro. Personalmente, mi sembra ragionevole; ci confronteremo e la prenderemo in considerazione per le prossime occasioni in accordo, ovviamente, con il resto dei Vicepresidenti e con il Presidente, soprattutto.
Saluto studenti e studentesse dell'Istituto “Sant'Antida” di Caserta che assistono ai nostri lavori, dalle tribune, insieme ai loro docenti .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale n. 2564-A: “Modifica dell'articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale” e delle abbinate proposte di legge costituzionale nn. 278-514-1241-2001.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per il seguito della discussione è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
Ricordo che, nella seduta del 24 marzo, si è conclusa la discussione generale e la rappresentante del Governo è intervenuta, in sede di replica, mentre i relatori vi hanno rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge costituzionale e delle proposte emendative presentate .
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
Se nessuno chiede di intervenire, invito il relatore e la Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, la senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge costituzionale.
MARCO PERISSA, . I pareri sugli emendamenti sono tutti contrari, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie. Il Governo? Ministra… Ministra… Ministra, deve darmi il parere, per cortesia . Colleghi, calma. Glielo stiamo dicendo... Ministra, dovrebbe dirmi se il parere è conforme al relatore oppure no.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Scusatemi, il parere è conforme al relatore .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Se nessuno chiede di intervenire, pongo in votazione gli identici emendamenti 1.1 Alfonso Colucci e 1.1001 Zaratti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.1 Alfonso Colucci e 1.1001 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione… Revoco la votazione perché il deputato Luigi Marattin chiede di intervenire. Ha due minuti, collega.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Solo una cosa. Non capisco perché, quando si parla di argomenti del genere, che attengono al federalismo fiscale, dobbiamo procedere in questo modo, a spizzichi e bocconi. Noi, qui, stiamo cambiando la Costituzione dando poteri legislativi a Roma - ed è una cosa importante - quando il dibattito su cosa fare delle due grandi città di dimensione europea, Roma e Milano, non l'abbiamo mai fatto. Io ricordo che quando istituimmo le città metropolitane, nel 2015, ci fu questo dibattito: se dovevano essere solo Roma e Milano o, anche, Napoli. Alla fine ne abbiamo fatte 14 di città metropolitane e non ha funzionato quell'esperimento.
Ora, se volessimo affrontare la questione seriamente, dovremmo dire che in Italia esistono due città di dimensioni europee: Roma e Milano; quindi, quantomeno, quello che si fa per Roma deve essere fatto anche per Milano; invece, qui, partiamo a spizzichi e bocconi, occupandoci di Roma, e, poi, chissà, il resto.
L'emendamento che ha aggiunto una parte della maggioranza è ancora peggio perché dice: “ma, allora, possiamo attribuire ai comuni, sede di città metropolitane, ulteriori forme di decentramento amministrativo”; quindi, andando a mettere ulteriore entropia nel sistema, perché lo fai ai comuni e non alle città metropolitane. Si ha questo atteggiamento del tipo: “un po' a tutti, un po' a tutti” che fu anche alla base dell'errore del 2015. Quindi, la domanda, e chiudo, è: ok, discutiamo questo disegno di legge, ma è possibile che, quando si parla di come realizzare un federalismo vero, in questo Paese, per 30 anni abbiamo sempre preso le cose dal lato sbagliato e non siamo mai riusciti a fare una riforma di sistema che sapesse riconoscere la realtà e non dare un po' a tutti perché è così che si governa? È una domanda.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.1 Alfonso Colucci e 1.1001 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.15 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1007 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.19 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.20 Alfonso Colucci con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1005 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.21 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.22 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1006 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1006 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1002 Zaratti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Come abbiamo più volte detto anche in Commissione, come ha già espresso l'onorevole Zaratti, questo provvedimento in esame non prende sufficientemente in considerazione i poteri dei 15 municipi di Roma Capitale, che rappresentano, secondo noi, non solo le rispettive comunità locali, curandone spesso gli interessi e promuovendone lo sviluppo, ma sono dei veri organismi democratici e svolgono funzioni di decentramento amministrativo gestendo servizi essenziali: come sapete bene, i servizi demografici, l'assistenza sociale e scolastica, spesso le attività culturali, sportive e ricreative del territorio.
I municipi di Roma fungono da organi non solo di decentramento amministrativo, gestendo servizi di prossimità, ma hanno competenze che includono la manutenzione stradale, la gestione degli asili nido, le scuole materne. Insomma, l'aumento delle funzioni dei municipi mira a decentralizzare il potere per garantire decisioni più rapide e vicine ai problemi reali dei cittadini. Sarebbe giusto e opportuno avvicinare le istituzioni ai cittadini per una gestione più efficace delle esigenze quotidiane, garantendo a quei municipi la possibilità di gestire risorse in modo diretto per promuovere lo sviluppo territoriale. Insomma, un modello policentrico e superiore a quello centralizzato, perché riduce il sovraccarico decisionale, elimina i colli di bottiglia e aumenta la resilienza del sistema, distribuendo, in qualche modo, non solo l'autorità sui singoli aspetti ma anche l'autorevolezza delle decisioni.
Non bisogna dimenticare che aumentare i poteri comunali senza fondi adeguati potrebbe causare il collasso dei servizi pubblici essenziali, paralizzando anche la gestione dei rifiuti, dei trasporti, della manutenzione. La carenza finanziaria in questo provvedimento - l'abbiamo più volte detto - è centrale. In questo provvedimento non ve n'è traccia alcuna e si rischia addirittura di trasformare l'autonomia in un obbligo burocratico ineseguibile, aumentando, appunto, il debito locale e il rischio anche del finanziario. Insomma, senza risorse i comuni non possono implementare le norme delegate creando non solo disparità territoriale, dove i cittadini ricevono trattamenti divergenti, ma soprattutto rischiando, in qualche modo, di rendere vano questo tentativo, che è quello, immagino, di migliorare la vita ai romani nella capitale di questo Paese .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1002 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.23 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.23 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1004 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1004 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.1000 Alfonso Colucci e 1.1003 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.1000 Alfonso Colucci e 1.1003 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.2 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1001 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1001 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.3 Magi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.3 Magi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.4 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.5 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.5 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.6 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.6 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.7 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.7 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.8 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.8 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.1002 Grippo e 2.1000 Zaratti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Solo per rappresentare la di questo emendamento, che pure immaginavamo non venisse accolto perché va a cambiare l'impianto della riforma costituzionale, ma che rispondeva e risponde a un'esigenza importante, che poi ribadiremo con gli ordini del giorno e che riteniamo che debba essere parte centrale della legge ordinaria che dovrà marciare insieme alla riforma costituzionale, ovvero il rapporto della riforma di Roma Capitale con due elementi sostanziali. Uno è rivolto verso l'esterno, cioè l'ampia cintura della città metropolitana che potrebbe, se non vengono fatti i passaggi necessari dopo l'inserimento del riconoscimento della Capitale in Costituzione, venire estremamente penalizzata e, quindi, un'attenzione ai 121 comuni della provincia dell'area vasta della città metropolitana, dei quali dovrà essere garantita rappresentanza, risorse umane ed economiche.
Dall'altro lato, non meno importanti, il rafforzamento del decentramento amministrativo e l'attribuzione di adeguate forze ai municipi di Roma Capitale che, come sappiamo, nonostante siano stati accorpati e modificati nei loro confini, non hanno mai avuto appieno le risorse che lo stesso Regolamento del decentramento amministrativo prevedeva e, molto spesso, pur avendo un'estensione molto vasta e rappresentando centinaia di migliaia di cittadini, non hanno, poi, le risorse umane e economiche per poter essere davvero quegli enti di prossimità che rispondono alle esigenze dei cittadini.
Quindi, noi abbiamo fatto questa proposta di inserimento in Costituzione, sapendo che era anche una forzatura, per dire che questo aspetto non va assolutamente sottovalutato e che la legge di attuazione dovrà essere molto forte nel riconoscere sia l'importanza dell'area vasta della città metropolitana sia l'importanza dei municipi e degli enti di prossimità.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.1002 Grippo e 2.1000 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1003 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1003 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Avverto che l'ordine del giorno n. 9/2564-A/10 Iezzi è stato sottoscritto anche dalla deputata Andreuzza.
Invito il Ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/7 Boschi, il parere è favorevole, previa riformulazione…
PRESIDENTE. No, aspetti. Dobbiamo per forza andare in fila.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Presidente, sugli ordini del giorno n. 9/2564-A/1 Francesco Silvestri, n. 9/2564-A/2 Penza, n. 9/2564-A/3 Auriemma, n. 9/2564-A/4 Baldino, n. 9/2564-A/5 Alfonso Colucci e n. 9/2564-A/6 Ilaria Fontana, il parere del Governo è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/7 Boschi, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di avviare la redazione di provvedimenti di attuazione riguardanti le funzioni attribuite a Roma Capitale, con l'attribuzione di adeguate risorse ai sensi dell'articolo 119 della Costituzione, anche coinvolgendo i gruppi di opposizione”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2564-A/8 Zaratti e n. 9/2564-A/9 Grimaldi, il parere del Governo è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/10 Iezzi mi rimetto all'Assemblea, mentre sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/11 D'Alessio il parere è contrario… anzi, no, aspetti, il parere è favorevole con riformulazione, ma siccome devo riscriverla…
PRESIDENTE. Quindi, lo accantoniamo, magari?
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. …mi serve un attimo per rimetterla a posto.
PRESIDENTE. Quindi lo accantoniamo.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Lo accantoniamo.
PRESIDENTE. Va bene, l'ordine del giorno n. 9/2564-A/11 D'Alessio resta accantonato.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Stesso discorso per l'ordine del giorno n. 9/2564-A/12 Grippo: ne chiedo l'accontamento perché il parere è favorevole con riformulazione…
PRESIDENTE. Va bene. Proseguiamo.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/13 Ruffino, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di completare il quadro delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte ad assicurare che alle funzioni attribuite alla Roma Capitale e agli enti di prossimità, così come verranno definiti dalla legge dello Stato, di cui al nuovo articolo 114, comma 4, della Costituzione, corrispondano risorse finanziarie ai sensi dell'articolo 119 della Costituzione”.
Sull'ordine del girono n. 9/2564-A/14 Rosato, il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. n. 9/2564-A/15 Richetti, il parere è favorevole con riformulazione…
PRESIDENTE. …che però dovrà darci. Quindi, accantoniamo anche questo? Accantoniamo anche l'ordine del giorno n. 9/2564-A/15 Richetti.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Però mi riservo di leggere la riformulazione.
PRESIDENTE. Va bene, lo accantoniamo.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/16 Sottanelli, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di sostenere, nell'ambito della legge che disciplinerà l'ordinamento di Roma Capitale determinando i principi relativi e le forme di decentramento amministrativo, un percorso partecipativo di tutti gli autori coinvolti nel territorio metropolitano della città”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/17 Pastorella, il parere è favorevole con riformulazione, anche qui…
PRESIDENTE. …da dare dopo. Quindi, accantoniamo anche questo.
Pertanto, restano accantonati gli ordini del giorno n. 9/2564-A/11 D'Alessio, n. 9/2564-A/12 Grippo, n. 9/2564-A/15 Richetti e n. 9/2564-A/17 Pastorella.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/1 Francesco Silvestri, sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/1 Francesco Silvestri, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/2 Penza, sul quale il parere è contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/2 Penza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/3 Auriemma, sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/3 Auriemma, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto comprensivo “Ferentino 2”, plesso “Giovanni Paolo II”, scuola primaria, di Ferentino, in provincia di Frosinone, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/4 Baldino, sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/4 Baldino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/5 Alfonso Colucci, sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/5 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/6 Ilaria Fontana, sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/6 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/7 Boschi, parere favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/8 Zaratti, sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/8 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/9 Grimaldi, sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/9 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/10 Iezzi, sottoscritto dalla collega Bordonali. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Io adesso capisco tutto, capisco il “valutare l'opportunità di” che è quella roba che non si nega a nessuno. Però, lei, collega Iezzi, ci chiede di esprimerci su una cosa che darebbe o perlomeno costringerebbe qualcuno a pensare di dare funzioni legislative in materia di trasporto pubblico locale, Polizia amministrativa locale, governo del territorio, commercio, valorizzazione dei beni culturali e ambientali, promozione e organizzazione di attività culturali, turismo, artigianato, servizi e politiche sociali, edilizia residenziale pubblica, organizzazione amministrativa e funzioni legislative, non amministrative, cioè si fanno le leggi su queste cose. Le si vuole dare a Messina, Cagliari, Bari, Firenze, Bologna. Ma ci rendiamo conto di cosa stiamo dicendo? Già con l'emendamento, su queste cose qui, avete dato la possibilità di dare una funzione amministrativa. Qui dite di dare potestà di fare le leggi, tra l'altro, ai comuni e non all'ente città metropolitana, come ho detto prima. Quindi io capisco… Se lei, onorevole Iezzi, pensa che questo sia federalismo, questo è caos, non è federalismo. Il federalismo dovrebbe essere un'altra cosa.
PRESIDENTE. L'onorevole Gallo sottoscrive, anche l'onorevole Bof sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/10 Iezzi. Il Governo si rimette all'Aula.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Gli ordini del giorno n. 9/2564-A/11 D'Alessio e n. 9/2564-A/12 Grippo sono accantonati. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/13 Ruffino, sul quale il parere è favorevole previa riformulazione. Collega Ruffino, va bene la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/14 Rosato, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/14 Rosato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2564-A/15 Richetti è accantonato. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/16 Sottanelli, sul quale il parere è favorevole previa riformulazione. Va bene, sì. L'ordine del giorno n. 9/2564-A/17 Pastorella è accantonato.
Allora, Ministra, ho bisogno di capire da lei se ha bisogno di una sospensione... Ministra, Ministra, Ministra… Ministra Casellati, mi perdoni, sto parlando con lei. Ha bisogno di una sospensione?
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Sì, ho bisogno di una sospensione di almeno ...
PRESIDENTE. Colleghi, però, per cortesia, non sento!
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. …scusatemi, ho bisogno di una sospensione di almeno 15-20 minuti.
PRESIDENTE. Va bene, diciamo 20 minuti. La seduta è sospesa, riprenderà alle ore 13,15.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Allora, invito il Ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, a esprimere il parere sugli ordini del giorno accantonati.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/11 D'Alessio c'è una riformulazione sulla premessa, cioè al quinto capoverso sopprimere le parole da “con particolare riferimento” fino alla fine del capoverso. Sopprimere quindi il sesto capoverso. La riformulazione proposta del dispositivo è la seguente: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di accompagnare, per quanto di competenza, le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative volte a garantire che tale autonomia sia accompagnata da adeguati strumenti di responsabilità gestionale, secondo quanto previsto all'articolo 119 della Costituzione”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/12 Grippo la riformulazione del dispositivo è la seguente: “a valutare l'opportunità di sostenere, nell'ambito della legge ordinaria di attuazione prevista dal nuovo articolo 114, quarto comma, della Costituzione, ogni ulteriore iniziativa, anche normativa, di competenza, volta a: attribuire attraverso la legge ordinaria sull'ordinamento, articolo 114, quarto comma, della Costituzione, nuovi poteri e funzioni alla città metropolitana di Roma Capitale al fine di evitare sovrapposizioni di competenze tra livelli di governo; prevedere nella medesima legge adeguate risorse finanziarie destinate alla città metropolitana ai sensi dell'articolo 119 della Costituzione; promuovere l'istituzione di un contratto unico di servizio per il trasporto pubblico locale nell'area metropolitana, secondo il modello di , superando l'attuale frammentazione contrattuale tra Roma Capitale, regione Lazio e città metropolitana”.
Con riferimento all'ordine del giorno n. 9/2564-A/15 Richetti, nella premessa, si prevede la soppressione dell'ultimo capoverso mentre, nella parte dispositiva, si impegna il Governo “a valutare la possibilità di sostenere ogni iniziativa legislativa volta a delineare una disciplina normativa organica e puntuale dell'ordinamento del nuovo ente Roma Capitale che prevenga il rischio di una polverizzazione delle competenze; a sostenere, nel medesimo ambito, ogni iniziativa normativa volta a definire con puntualità gli enti di prossimità nei quali si articolerà il nuovo ente Roma Capitale”. Qui il resto va soppresso.
Il parere sull'ordine del giorno n. 9/2564-A/17 Pastorella lo trasformerei in una raccomandazione.
PRESIDENTE. Quindi, è accolto come raccomandazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/11 D'Alessio. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/12 Grippo. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2564-A/15 Richetti. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
L'ordine del giorno n. 9/2564-A/17 Pastorella è accolto come raccomandazione.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Saluto gli studenti e i docenti del Liceo scientifico e delle scienze umane statale “Salvatore Cantone” di Pomigliano d'Arco, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Vi informo che lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale e la votazione finale sono rinviati alle ore 16,15.
PRESIDENTE. A questo punto, passiamo direttamente alla commemorazione prevista di Sergio Ramelli.
Ha chiesto di parlare la deputata Di Maggio. Ne ha facoltà.
GRAZIA DI MAGGIO(FDI). . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, 51 anni fa, il 29 aprile 1975 moriva Sergio Ramelli. Non cadeva su un campo di battaglia, non veniva colpito nel fuoco di uno scontro, fu assassinato per un tema a scuola: un foglio di carta, una penna, un pensiero libero. Avrebbe compiuto 19 anni a luglio. Frequentava l'Istituto “Molinari” di Milano, era un militante del Fronte della Gioventù. Non era un estremista, non era un violento, era un ragazzo normale. I capelli lunghi, il motorino, le sue idee e il coraggio di esprimerle.
Quel tema, in cui denunciava la violenza delle Brigate rosse, gli costò la vita. Il 13 marzo 1975 fu aggredito sotto casa, in via Paladini, colpito alla testa, massacrato a suon di chiavi inglesi. Restò in coma per 47 giorni e spirò il 29 aprile. Lasciò una famiglia distrutta, le lacrime e la forza di mamma Anita, i fratelli della sezione di via Mancini, che lo piansero e mai dimenticarono, e una Nazione che per troppo tempo finse di non vedere. Fu aggredito da un commando di antifascisti militanti appartenenti ad Avanguardia operaia, provenienti anche dall'ambiente universitario della facoltà di medicina. E per anni, su quella morte purtroppo calò il silenzio.
Un anno dopo, lo stesso giorno a Milano veniva ucciso Enrico Pedenovi, consigliere provinciale dell'MSI, da un commando di Prima Linea. Stesso mese, stessa città, stessa logica: eliminare chi la pensa diversamente. Due storie che l'Italia ha tenuto separate troppo a lungo.
Colleghi, chi ha fatto militanza a Milano lo sa. Se sei giovane e ti impegni a destra, questi nomi li impari non sui libri, ma dai racconti di chi c'era, con gli occhi lucidi, perché sono ferite che non si sono mai chiuse. Per me e per molti altri è stato così e ho capito perché fa male: perché per troppo tempo si è relegato quel dolore a una parte politica, come se il dolore avesse un colore, come se il sangue valesse di più o di meno a seconda dell'appartenenza. Questa è stata la grande menzogna: vittime di serie A e vittime di serie B.
Sergio Ramelli non era un nemico della democrazia, era un figlio della democrazia, così come Enrico Pedenovi non era un nemico dell'Italia, era un figlio dell'Italia. E come tali, oggi appartengono a tutti, non a una parte .
Gli anni di piombo, colleghi, lo sappiamo, non furono una guerra tra uguali. Furono terrorismo, furono odio organizzato contro chi non si allineava. La violenza politica non fu un incidente, fu una scelta di chi decise che un'idea diversa andava cancellata con la forza, con il sangue versato di tanti ragazzi innocenti di destra e di sinistra.
Oggi, però, a 51 anni dalla scomparsa di Ramelli, siamo chiamati a fare i conti anche con questo, perché Sergio fu ucciso per un tema. Oggi nessuno muore per un tema rubato a scuola, ma quanti giovani evitano di esporsi per paura di essere isolati, etichettati, esclusi? L'intolleranza non è scomparsa, si è trasformata e si è fatta più sottile. Per questo, ricordare Sergio oggi in quest'Aula non è nostalgia, è un atto politico nel senso più alto. Significa affermare che ogni vita ha lo stesso valore, che Sergio Ramelli è un figlio di tutti .
E allora, Presidente e colleghi, lasciatemelo dire: un grazie va a chi in questi 51 anni non ha mai smesso di ricordare, a chi questa mattina, rappresentando il Governo, è andato all'Istituto “Molinari” di Milano a omaggiare la targa in memoria di Sergio, a chi l'ha fatto quando era difficile, scomodo, controcorrente, a chi non ha piegato la testa e a chi ha tenuto viva quella fiaccola.
E oggi tocca a noi non dimenticare e non arretrare, portare avanti quella storia, perché ci sono degli esempi che non si piegano e quel ricordo camminerà ancora forte, ostinato, libero, proprio come Sergio, proprio come Enrico, per mille anni ancora.
Fratelli d'Italia vi rende omaggio. Fratelli, l'Italia vi rende omaggio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Quegli anni a Milano, e non solo, sono anni orribili. Milano è l'epicentro della strategia della tensione: la morte dell'agente Annarumma nel 1969, piazza Fontana, Pinelli e Calabresi, lo studente ventitreenne di sinistra Saverio Saltarelli, Roberto Franceschi, l'agente Marino, morto per mano di bombe gettate da due neofascisti contro la Polizia. Walter Veltroni, sulle colonne del nel 2020 parla di una di quegli anni balordi e bastardi.
Il destino di Sergio Ramelli, ragazzo di 18 anni, capelli lunghi e un Ciao per andare all'Istituto “Molinari”, viene segnato da un tema che scrive. La traccia chiede di descrivere un episodio che li abbia impressionati.
Sergio Ramelli, studente del Fronte della Gioventù, scrive dell'assassinio avvenuto a Padova nel 1974, dove i terroristi delle Brigate rosse entrarono nella sede dell'MSI e uccisero a sangue freddo Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola. È l'inizio della sua fine, con vessazioni che culminano il 13 marzo del 1975. Sergio Ramelli viene aggredito e lasciato a terra esangue, picchiato con una chiave inglese. Morirà dopo 47 giorni di agonia.
La violenza nei confronti di Sergio Ramelli e della sua famiglia, senza pace, è continuata dopo. Storie uguali le potrebbero raccontare i familiari dei ragazzi di sinistra, uccisi in quegli anni. Erano anni in cui esistevano luoghi in cui i ragazzi di destra non potevano entrare, altri dove non potevano entrare quelli di sinistra. Sono stati anni di violenza, che ciascun democratico non può che condannare in modo fermo e responsabile .
I responsabili dell'omicidio di Sergio Ramelli scriveranno dieci anni dopo alla madre. Cito: “Non avevamo nulla di personale contro suo figlio, non lo avevamo conosciuto né visto mai; ma, come troppo spesso accadeva in quel periodo, il fatto di pensare in modi diversi automaticamente diventava causa di violenza gratuita e ingiustificabile (...). Oggi riteniamo profondamente sbagliato, anzi inconcepibile il dirimere le differenze tra i diversi modi di pensare con la pratica della violenza”.
Io voglio dire qui oggi che rivendicare i morti di quegli anni e usarli per procrastinare odio e divisione è profondamente sbagliato . Sono state tutte morti di innocenti. Non si può morire per le proprie idee. Quelle violenze furono indegne, hanno rovinato anni del nostro Paese e il futuro di ragazzi, a destra e a sinistra, che magari quelle idee le avrebbero cambiate . Lo ha detto anche il sindaco di centro-sinistra Giuliano Pisapia, quando, nel 2014, ha inaugurato il giardino intitolandolo a Sergio Ramelli. Cito: “Iniziamo un percorso di pacificazione nazionale. Perché questi fatti non accadano mai più”.
E per questo vi dico qui oggi che io alle commemorazioni di Sergio Ramelli ci sono andata molto spesso . Mi spiace, però - e spero che in futuro questa cosa cambi -, che alle commemorazioni dell'agente Marino e degli altri morti non vi ho visto. Spero di potervi incontrare nei prossimi anni .
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Sto concludendo. Spero anche di sentire parole di condanna - le ho sentite un po' blande dal collega De Corato, che non vedo qui in Aula - per quello che è successo oggi a Milano, dove un uomo di 33 anni è stato picchiato da un branco di neofascisti e lasciato a terra; ora è in ospedale. È stato aggredito perché strappava i manifesti non della commemorazione ufficiale di Sergio Ramelli, ma di quell'indegna rievocazione fascista che ogni anno centinaia di persone col braccio alzato inscenano a Milano, città medaglia d'oro della Resistenza . Manifestazione fascista, non autorizzata, che non vi ho mai sentito condannare con abbastanza forza. Abbiamo noi e avete anche voi una grande responsabilità quando ricordiamo i morti di quegli anni. Non dimentichiamolo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Toccalini. Ne ha facoltà.
LUCA TOCCALINI(LEGA). Grazie, Presidente. Oggi ricordiamo Sergio Ramelli, un ragazzo di soli 18 anni, ucciso barbaramente, mentre rincasava con il suo motorino in via Paladini a Milano, da colpi in testa inferti con chiavi inglesi. Un ragazzo che aveva principalmente due colpe. La prima colpa era quella di essere un militante, come lo siamo stati e lo siamo tuttora, tanti di noi in quest'Aula, ma era un militante di destra, e questa è una grande responsabilità. La seconda colpa era di aver scritto un tema in cui aveva osato condannare l'operato delle Brigate rosse. Un tema che venne sottratto dall'insegnante, ovviamente di italiano, e venne affisso nella bacheca dell'ITIS Molinari come atto intimidatorio. Ecco, quella fu la sua condanna a morte.
Una violenza che al giorno d'oggi, però, non ha insegnato molto. Andando oltreoceano, recentemente abbiamo visto il caso dell'uccisione di Charlie Kirk, e, restando in Italia, la recente guerriglia urbana messa in campo dal centro sociale Askatasuna, dopo, finalmente, uno sgombero di un immobile abusivamente occupato, così come le tensioni che quotidianamente tanti ragazzi vivono all'interno delle scuole, se osano manifestare un pensiero che magari non piace a qualche collettivo all'interno degli istituti.
E quindi noi, caro Sergio, a distanza di 51 anni, dobbiamo farti alcune scuse. Scusaci innanzitutto perché una giustizia debole non solo non ha fatto pagare come doveva i tuoi assassini, ad alcuni di questi è anche permesso di fare delle brillanti carriere all'interno degli ospedali italiani; scusaci perché l'anno scorso, durante una visita del Ministro Valditara all'Itis Molinari, qualcuno ha avuto la brillante idea di organizzare una contestazione al Ministro Valditara che aveva semplicemente la responsabilità di mettere una nuova targa commemorativa all'interno di quella scuola che tu avevi frequentato e che ti è costata, purtroppo, la morte; scusaci perché ancora oggi, dopo 51 anni, ci sono ancora coloro che si riempiono la bocca della parola democrazia e poi, con una bandiera rossa sulle spalle, aggrediscono le Forze dell'ordine e causano grossi disagi all'interno delle nostre città; e scusaci, infine, perché, purtroppo mi duole doverlo sottolineare, ci sono anche alcuni vertici dei partiti, alcuni, di sinistra, che fanno ancora fatica oggi a prendere le distanze non da chi usa la forza delle idee per portare avanti il proprio progetto politico, ma da chi usa la violenza fisica e verbale. Ecco, alcuni di questi, una, in particolare, caro Presidente, è stata anche premiata con una candidatura al Parlamento europeo.
Quindi, fino a quando non si capirà che bisogna usare la forza delle idee per i nostri progetti, difficilmente usciremo ancora da quegli anni bui. Grazie, Sergio
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Non mi interessa, all'inizio di questa commemorazione, chi abbia ucciso Sergio Ramelli. La destra, come la sinistra, ha dovuto fare i conti con la violenza politica che, forse come nel caso di Sergio Ramelli, è arrivata proprio al suo apice di brutalità. Ucciso per un tema; ucciso con la chiave inglese Hazet 36, lo strumento dei metalmeccanici; 47 giorni di agonia. Perché ha un senso, oggi, ricordare con la massima solennità il suo nome? Per i suoi amici, per la comunità che ha animato e che gli è sopravvissuta. Oggi è una parte integrante del primo partito italiano di Governo.
Chissà quale soddisfazione sarebbe stata per lui vedere con i suoi occhi quello che sta accadendo. Lui che, oggi, sarebbe alla soglia dei settant'anni. Magari avrebbe nipoti e invece sarà per sempre, nella memoria collettiva, quel ragazzo con i capelli lunghi nella foto in bianco e nero, ucciso dall'odio ideologico e dalla convinzione sempre criminale, sempre sbagliata, che le idee dell'avversario si combattono con la violenza, anziché con le parole.
La sua storia ci appartiene. Appartiene a tutti, al di là degli schieramenti, perché ogni vittima della violenza politica è una sconfitta della democrazia, non di una sola parte. E il dovere della memoria non è un patrimonio di qualcuno, ma è un obbligo collettivo, civile, quello che esercitiamo qui, oggi. Quel dovere che ci impone anche uno sguardo sul presente, però. Abbiamo visto ancora in questi giorni episodi di intolleranza che non possiamo accettare, nemmeno quando riguardano persone che la pensano come noi. Nessuna ricorrenza, nessuna piazza, nessuna passione politica giustifica l'aggressività, l'intimidazione, la violenza.
Noi che sediamo in quest'Aula, che abbiamo questo immenso privilegio, abbiamo una responsabilità particolare, quella del buon esempio, il linguaggio che usiamo, il rispetto che mostriamo nei confronti dell'avversario, il tono del confronto politico.
Ricordare Sergio Ramelli significa allora anche questo: scegliere ogni giorno, anche oggi, di non alimentare quell'odio, perché non torni e perché nessun altro ragazzo di 18 anni debba morire per le sue idee .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, colleghe, oggi ricordiamo Sergio Ramelli, studente di 18 anni, morto il 29 aprile 1975, dopo 47 giorni di agonia per le ferite riportate nell'agguato del 13 marzo dello stesso anno a Milano. Un giovane studente vittima della violenza politica che ha attraversato una stagione drammatica della nostra Repubblica. Ramelli aveva le sue idee, fu aggredito perché riconosciuto come avversario politico. Questo è il punto che interroga tutte le forze democratiche. Negli anni di piombo la violenza divenne strumento di lotta e troppi ragazzi pagarono con la vita la colpa di pensarla diversamente.
Oggi viene ricordato con rispetto, con dolore e con la consapevolezza che ogni vita spezzata dall'odio ideologico riguarda tutti noi.
Sergio Ramelli non appartiene solo alla memoria di una parte politica, appartiene alla memoria civile del Paese, perché quando la violenza colpisce un ragazzo per le sue idee, a essere ferita è l'intera democrazia. La memoria condivisa non significa cancellare le differenze né mettere sullo stesso piano storie, responsabilità e percorsi politici diversi. Significa, però, riconoscere un principio che deve unirci senza ambiguità: nessuna idea, nessuna appartenenza, nessuna militanza può mai giustificare l'aggressione, la sopraffazione e l'eliminazione di una giovane vita.
Gli anni della violenza politica ci consegnano una lezione severa: quando il confronto democratico viene sostituito dall'odio, quando l'avversario diventa un nemico da annientare, quando le parole preparano il terreno della violenza, la democrazia arretra e la società intera si impoverisce.
Per questo ricordare Sergio Ramelli oggi significa anche assumerci una responsabilità nel presente: difendere la libertà di pensiero, il pluralismo, il diritto al dissenso e respingere ogni forma di intimidazione. Da quest'Aula deve arrivare una parola chiara: come istituzione abbiamo la responsabilità di dire ai ragazzi che le idee si combattono con le idee e mai con le spranghe, che l'avversario non è un nemico da abbattere, che le spedizioni punitive sono la negazione della politica.
Alla memoria di Sergio Ramelli, alla sua famiglia e a tutte le vittime della violenza politica va oggi il nostro pensiero più sincero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. L'assassinio di Sergio Ramelli ci ricorda un periodo che, purtroppo, risulta tristemente attuale. Era un periodo con un clima di intolleranza e con una polarizzazione, gli anni di piombo sono un periodo che non vorremmo mai rivivere. Sono stati anni terribili, anche e soprattutto per Milano dove Ramelli è stato ucciso.
Come hanno ricordato tutti i colleghi, è stato ucciso per le sue idee, per un tema che ha portato, tra l'altro, a un processo sommario, plasticamente svolto nell'aula magna del liceo, a cui poi è seguita un'aggressione a colpi di chiave inglese, che ha ammazzato brutalmente un ragazzo e dopo addirittura un mese e mezzo di agonia in coma.
Per fortuna il processo ha identificato i colpevoli, cosa che, purtroppo, non è successa per altre vittime di quegli anni. Non basta, però, ovviamente che i colpevoli siano trovati e che paghino, perché questi episodi devono assolutamente restare come monito, per rammentarci che ricordare i ragazzi morti significa anche insegnare al presente. Per questo, quando si è discusso anche in consiglio comunale dove siedo a Milano, dell'intitolazione dell'Istituto “Molinari”, dove Ramelli studiava, a Ramelli, l'idea è che debba essere un percorso fatto dagli studenti, in modo che si rendano conto, in un processo condiviso, che cosa può portare un ragazzo della loro età a essere martoriato e poi ucciso e ragazzi della loro età a compiere questo efferato delitto. Deve essere un processo di maturazione, in modo che la memoria poi diventi atto concreto.
Da ultimo - così come l'ho fatto per Charlie Kirk, lo dico e lo ridico anche per Sergio Ramelli -, anche quando non si condividono le idee di qualcuno la violenza non può mai essere la risposta e questo è un monito, come dicevo all'inizio, per il presente, perché quando il confronto civile viene sostituito da odio e da violenza la democrazia è più debole e in questo momento, che a livello globale le democrazie stanno arretrando, schiacciate tra autocrazie e totalitarismi, non ce lo possiamo permettere. Quindi, ricordare Ramelli è anche ricordare che la democrazia è un valore e che nessuna posizione politica può mai giustificare la violenza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Commemorare a 51 anni dal suo barbaro assassinio Sergio Ramelli, un ragazzo di 18 anni ucciso a sprangate perché fascista, comporta un serio esame di coscienza collettivo, non solo perché quel passato non torni più - “Non ho mai partecipato a tanti funerali come in quegli anni” diceva, in un'intervista, Giuliano Ferrara, che in quegli anni da sinistra, da antifascista qual era e qual è ancora oggi, seppe fattivamente opporsi al terrorismo rosso e a quelli che venivano definiti compagni che sbagliavano - ma anche perché quell'odio non continui a essere un elemento, un elemento del dibattito politico e pubblico.
Sergio Ramelli - è già stato ricordato -, un ragazzo mite, a sentire i racconti di chi lo conosceva, era iscritto al Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile di un partito - ricordiamolo - che sedeva sui banchi di questo Parlamento, non un extraparlamentare violento. Si rese responsabile di credere all'articolo 21 della nostra Costituzione, quello che garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola o lo scritto, e scrisse un tema, che l'indifferenza di alcuni partiti e giornali nei confronti di un duplice omicidio delle Brigate rosse era un fatto grave. In questo consisteva il suo essere fascista. Per questo reato di opinione, fu pubblicamente additato e poi condannato a morte. I morti, in realtà, come è stato ricordato, furono due: anche suo padre morì poi di crepacuore.
Non c'è fatto più increscioso dell'uccisione di un innocente, se non forse il plauso di un omicidio. Successe anche questo ed è utile ricordarlo, in quest'Aula, alla memoria collettiva. Alla notizia - lo dico da già consigliere comunale di Milano - della sua morte, in consiglio comunale, a Milano, ci fu chi applaudì. Altri non ebbero la stessa odiosa impudenza, ma ancora oggi c'è chi pensa che Sergio Ramelli non andava ammazzato, però… ecco, quel “però” è osceno e indica - e concludo - che quell'odio non è ancora scomparso.
Non lo dico io, lo dicono i fatti. Lo dice, per esempio, quello che è accaduto in Francia, quando Quentin Deranque, un giovane di destra, nonché volontario in una parrocchia di Lione, è stato pestato a morte a 23 anni, colpito con calci alla testa da un gruppo di Antifa. Poi ci sono le dichiarazioni del , del candidato alla presidenza francese del partito di sinistra e della Francia indomita, Mélenchon, che ha dichiarato di provare ammirazione. Commemorare, allora, vuol dire vigilare sul presente, perché siamo di fronte a un problema pesante. Speriamo non torni ad essere pesante come il piombo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signora Presidente. Ovviamente, anche io mi unisco al ricordo della tragica uccisione di Sergio Ramelli. Peraltro, ricordo anche quando questo avvenne. Erano periodi nei quali già facevo politica, avevo 14 anni, ed erano anni scanditi dalle morti da una parte e dall'altra. Due anni prima i fratelli Mattei, Mikis Mantakas, Walter Rossi. Vorrei parlare di Giorgiana Masi, una militante non violenta che veniva, ovviamente, dalla scuola radicale, che partecipava a una manifestazione e che fu uccisa e ancora, a distanza di tanti anni, non si sa chi l'ha uccisa. Soltanto dieci anni dopo si è saputo chi è stato responsabile dell'uccisione di Ramelli.
Vorrei dire a tutti coloro che sono intervenuti, in qualche modo assumendo a parte quello che è accaduto, che noi dovremmo essere consapevoli che è la storia, un pezzo della storia di questo Paese che ci appartiene comunque, a prescindere da chi è caduto e se era di sinistra o se era di destra. È stato un momento in cui la politica ha prodotto qualcosa di drammatico, che poi è sconfinato anche nel terrorismo da una parte e dall'altra. Ricordare oggi Ramelli, come in altre occasioni, svestendosi anche di una particolare - come dire - emozione di parte e riflettere su quello che noi oggi abbiamo il dovere di fare per evitare che periodi di quel tipo possano riprodursi, è forse il compito maggiore che ci può vedere trasversalmente uniti nel fare qualcosa che impedisca che accada quello che è accaduto, che ha distrutto e spezzato vite umane, di giovani ragazzi, e che ha distrutto intere famiglie. Forse su questo, negli anni che abbiamo di fronte, nei focolai che vediamo e che ogni tanto si appicciano intorno a noi anche in questo periodo, occorre pensare bene cosa noi abbiamo il dovere di fare perché non ci siano più Sergio Ramelli e non ci sia più nessuno che, soltanto perché ha delle idee diverse, viene ammazzato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pozzolo. Ne ha facoltà.
EMANUELE POZZOLO(MISTO). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, delle volte in politica noi abbiamo bisogno di riflettere, di parlare, di ricordare questioni di sangue per ritrovare la sensibilità e la profondità che la politica alta necessiterebbe sempre di riconoscere e di percepire. La storia di Sergio Ramelli, per quanto riguarda chi sta parlando, è una delle storie drammatiche che mi ha portato ad aderire a una militanza politica giovanile a destra.
È una storia che non riguarda però soltanto la destra, è una storia che riguarda, ahinoi, la nostra Italia, il nostro Paese, così come tante altre svariate storie di giovani, di ragazzi e ragazze, di persone, uomini, donne, madri e padri di famiglia, che hanno trovato la morte, perché un certo modo di fare politica - e questo è trasversale, questo ragionamento che provo a fare con voi - ha scambiato e ha confuso le idee, le legittime differenze, anche radicali, profondissime a livello ideologico, con gli esseri umani. Ecco, è su questo che - e qui mi ricollego con alcuni interventi nobili che ho sentito in quest'Aula poco fa - noi abbiamo un impegno verso il nostro Paese, soprattutto verso i giovani del nostro Paese, che è quello di non dimenticarci mai che, nel fare politica, noi possiamo anche scontrarci in modo fortissimo a livello verbale, in modo radicale, possiamo anche essere non soltanto avversari, ma delle volte nemici politici, ma è lì il punto in cui noi dobbiamo essere estremamente attenti. La nostra anche radicale differenza non deve mai sfociare nel non vedere più l'essere umano in quello che è l'avversario o il nemico politico.
Molto spesso l'Italia degli ultimi decenni, dal dopoguerra in avanti, ha fatto molta fatica, non è riuscita in questo sforzo. Credo che le ragioni abbiano delle radici profonde: sono delle ragioni che affondano il tema su un utilizzo distorto, spesso ideologico, della storia degli ultimi decenni. È lì che noi, a livello culturale e politico, dobbiamo agire. La storia di Sergio Ramelli la si può vedere in termini politici, ma la si deve vedere in termini soprattutto umani. Perché ciò che è capitato a Sergio non accada più a nessun ragazzo o ragazza italiana, noi qui dobbiamo assumerci la responsabilità di riconoscere sempre nell'avversario politico principalmente, essenzialmente e per sempre un essere umano .
PRESIDENTE. Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, il Ministro per la Pubblica amministrazione, il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie e la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Zanella n. 3-02640 . La deputata Zanella ha facoltà di illustrare la sua interrogazione.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Ministro, la mia interrogazione non è polemica, come lei avrà constatato. Le Olimpiadi sono finite qualche settimana fa, abbiamo festeggiato i risultati eccellenti, abbiamo avuto un medagliere encomiabile, insomma siamo tutti contente e contenti.
Adesso, però, è il momento di fare un'analisi precisa dei costi e benefici - come c'eravamo proposti, tra l'altro - perché, vede, i Giochi dovevano essere a costo zero. Dovevano essere “Olimpiadi risparmiose” - come aveva detto il collega, il suo presidente della regione Lombardia, Fontana - e, invece, i costi sono lievitati e, tra l'altro, molte delle opere infrastrutturali addirittura saranno completate nel 2029, forse addirittura nel 2033
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Grazie per la puntualità e il garbo. Come lei ricordava, le Olimpiadi non sono state solo un evento sportivo, ma una straordinaria occasione per dimostrare al mondo di cosa è capace l'Italia quando lavora di squadra, con serietà, concretezza e visione.
Passando alle richieste da lei fatte, ci tengo a precisare, per correttezza, che la realizzazione delle opere è stata affidata al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti che, attraverso la società Simico, società Milano Cortina, le ha operate, mentre l'organizzazione dei Giochi è stata affidata al Ministero dello Sport e alla Fondazione Milano-Cortina. Quindi, io di mio rispondo per la parte dei lavori da lei citata.
Alla società Milano-Cortina - e ringrazio tutti i suoi lavoratori e l'amministratore delegato Saldini - era stato chiesto un obiettivo preciso: rendere disponibili le infrastrutture necessarie ai Giochi. Come lei ricordava, obiettivo centrato. Tutte le opere sono state rese fruibili, a eccezione dell'impianto di Socrepes, che ha subito rallentamenti per imprevisti tecnici emersi in corso d'opera. Tutti gli interventi previsti per l'evento sono stati quindi realizzati o sono in corso di realizzazione nel pieno rispetto dei cronoprogrammi. Parliamo di un piano da 3 miliardi e 600 milioni di euro, che prevede 98 interventi tra Lombardia, Veneto e province autonome; ben 67 di queste opere sono eredità sul territorio, non direttamente legate ai Giochi, ma di supporto ai territori. Faccio l'esempio delle 10 stazioni ferroviarie rimesse completamente a nuovo.
Sulla pista di bob da lei citata, ricordo che è stata completata, come i telespettatori avranno visto, in tempo utile per i Giochi e omologata dalle federazioni competenti, consegnata alla Fondazione per l'utilizzo e apprezzata da tutti gli atleti. Sono in corso le verifiche con la Fondazione, con Simico e il comune per accertare eventuali danni, inclusi quelli dovuti a vandalismi, così da attivare la copertura assicurativa contratta dalla Fondazione per la realizzazione dei Giochi. L'infrastruttura, come previsto, sarà restituita a Simico per completare le lavorazioni residue, come le sistemazioni a verde, che si concluderanno entro l'autunno di quest'anno.
Sull'impianto funiviario Apollonio-Socrepes, ho già riferito dei rallentamenti tecnici.
MATTEO SALVINI,. L'impianto sarà messo in funzione non appena completate tutte le verifiche. Sulla variante - vedo di tagliare - di San Vito di Cadore è necessario fare chiarezza. I ritardi non nascono oggi, l'iter è partito infatti nel 2017, è stato sospeso per la VIA fino al 2020, la gara è stata bandita nel 2022, aggiudicata nel 2023. Oggi siamo al 70 per cento di avanzamento dei lavori e ANAS prevede la conclusione dell'opera entro quest'anno.
In sintesi, i Giochi si sono fatti nel migliore dei modi, le opere ci sono, la maggior parte è già completata e il resto, come da programma, è in dirittura d'arrivo: una grande dimostrazione di efficienza di una squadra unita e vincente, quella italiana .
PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di replicare.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Ministro. Lei ha nominato tre opere, due delle quali sportive. Mi riferisco alla pista da bob e all'impianto di funivia Apollonio-Socrepes. Ebbene, sono emblematici, perché? Perché ambedue dicono invece del mancato raggiungimento di quello che si era proposto, che era scritto nel dossier cioè parliamo di opere nuove, quando invece era previsto nel praticamente, che pochissime dovessero essere le opere nuove.
Ebbene il 30 aprile ci sarà, in consiglio comunale a Cortina, proprio un incontro con il sindaco per il destino futuro della pista, una pista che - lei stesso ha detto - presenta dei danni e sembra che questi danni addirittura ammontino a 1 milione, non noccioline. Comunque, sappiamo che sarà un problema, così come fu per quello di Cesana.
L'impianto di Apollonio-Socrepes è stato fatto in maniera molto azzardata, perché non c'era nemmeno il parcheggio, che sarebbe stato utile, oltre che obbligatorio, per la viabilità per portare sia i turisti, sia gli spettatori in quota.
Per quanto riguarda San Vito: a San Vito è stato commesso un errore madornale, perché quella viabilità, che doveva essere già completata anni or sono, ha devastato il territorio di San Vito. Vada a San Vito, ma vada anche a Cortina a vedere cos'è, perché è un disastro. La sostenibilità ambientale non è stata rispettata, quella economica nemmeno, ditemi voi.
Per fortuna che c'erano gli sportivi e le sportive soprattutto, che hanno portato a casa tante medaglie
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione presentata dai deputati Barbagallo ed altri n. 3-02641 . L'onorevole Morassut ha facoltà di illustrare l'interrogazione di cui è cofirmatario.
ROBERTO MORASSUT(PD-IDP). Grazie, Presidente. In queste ultime settimane, tante compagnie aeree hanno lanciato un allarme sul rischio concreto di cancellare migliaia di voli a causa della progressiva riduzione delle scorte di carburante. Le scorte dovrebbero esaurirsi già nelle prossime settimane per alcune compagnie, mentre alcuni aeroporti avrebbero già preannunciato criticità nell'approvvigionamento, a partire dal mese di maggio. Questo scenario rischia di produrre effetti gravissimi sulla continuità del servizio di trasporto aereo, con conseguenze sui cittadini e sulle imprese.
Il 22 aprile 2026 la Commissione europea ha presentato il Piano richiamando, quindi, una responsabilità anche diretta degli Stati membri su questo tema. Nonostante la gravità del quadro, il Governo non ha fornito, però, alcuna informativa al Parlamento, né ha chiarito quali iniziative intenda assumere per prevenire o gestire la crisi, a fronte di un quadro che appare in rapido peggioramento. Non risulta, al momento, che vi siano iniziative di coordinamento con ENAV, con compagnie aeree e con i gestori aeroportuali da parte del Governo, e nessuna indicazione risulta pervenuta di quello che si intenda fare in relazione ai rimborsi, alle compensazioni, che potrebbero derivare dalla cancellazione di voli.
Noi chiediamo quale sia la reale situazione aggiornata e verificata degli aeroporti nazionali in relazione alle scorte di carburante e alla sicurezza degli approvvigionamenti e quali iniziative urgenti e concrete il Ministero intenda adottare per garantire la continuità operativa del trasporto aereo ed eventualmente per affrontare il tema delle compensazioni .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Premetto che ci sono quattro domande più o meno simili, quindi con gli uffici abbiamo cercato di non dare quattro risposte uguali, altrimenti non faremmo cosa utile. Quindi, nei quattro cerco di dosare parti di risposte, per evitare di rispondere sempre la stessa cosa.
Le tensioni in aree strategiche per l'energia stanno creando evidentemente instabilità nei mercati. Il 50 per cento del carburante per aerei destinato agli aeroporti italiani transita attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre la restante metà è fornita da altri Paesi, tra cui Libia ed Egitto.
Innanzitutto, precisiamo che le riserve disponibili in Italia garantiscono l'operatività almeno fino a tutto il mese di maggio e la nostra posizione risulta più solida rispetto a quelle di gran parte degli Stati europei.
Detto questo, voglio essere molto chiaro: non siamo di fronte a un'emergenza che mette a rischio la sicurezza dei voli o la continuità del sistema. Il nostro Paese regge. Regge perché c'è un lavoro quotidiano coordinato tra il MIT, il MASE, l'ENAC, i gestori aeroportuali e tutta la filiera. Peraltro, abbiamo convocato, per la prossima settimana, il tavolo al Ministero per la presentazione del Piano nazionale degli aeroporti.
Il 20 aprile scorso, nell'ambito del Comitato per l'emergenza petrolifera, abbiamo fatto il punto sui temi da lei richiamati, sul costo del carburante. È emerso un dato che conosciamo bene: l'Italia ha capacità di raffinazione, ma dipende in modo significativo dall'estero. Questo significa essere esposti alle dinamiche dei mercati internazionali e i prezzi alle tensioni geopolitiche. Non nascondiamo la preoccupazione, ma la stiamo gestendo.
Il Governo sta lavorando su più livelli: un confronto costante con gli operatori del settore per evitare, quanto più possibile, fenomeni speculativi e contenere gli aumenti, che, peraltro, mi sono stati chiesti per la continuità territoriale e che per il momento siamo riusciti a evitare. Martedì scorso ho partecipato alla riunione straordinaria dei Ministri dei Trasporti sull'impatto della crisi in Iran, da cui è emersa la necessità di mantenere un approccio di vigilanza, evitando di alimentare un clima eccessivo di allarme per i viaggiatori. In quella stessa sede ho richiamato l'attenzione sulla debolezza della proposta della Commissione europea ad oggi, perché si occupa solo del medio e lungo periodo, mentre ricordavo che ci approcciamo a una stagione estiva che è alle porte.
La risposta alla crisi che abbiamo suggerito dovrebbe essere una sospensione dei vincoli imposti dal , i cui numerosi regolamenti poggiano su condizioni non più attuali e che necessitano di un profondo e ben studiato processo di revisione. Penso alla tassazione ETS per il marittimo e l'aereo. Per quanto riguarda i cittadini, una deroga ai vincoli imposti dal Patto di stabilità potrebbe essere la soluzione per aiutare le compagnie aeree senza aumentare il costo dei biglietti.
A livello europeo si sta discutendo se situazioni estreme legate alla carenza di carburante possano essere considerate circostanze sufficientemente eccezionali per rafforzare le tutele per i viaggiatori previste. L'obiettivo è uno solo: garantire la sicurezza dei voli e la continuità dei collegamenti, senza gravare sulle tasche dei cittadini. Questa è la prima parte di quattro risposte che cercherò di diluire in quattro .
PRESIDENTE. Il deputato Anthony Emanuele Barbagallo ha facoltà di replicare.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, il Governo, sulla vicenda che riguarda la carenza di carburante negli aeroporti, è chiamato ad utilizzare, in quest'Aula e fuori, parole di verità. Serve trasparenza e ci dispiace che siamo dovuti arrivare fino ad oggi, perchè abbiamo chiesto un mese fa un'informativa urgente del Governo, della sua persona e del Ministro Urso, per capire quali erano le misure da intraprendere di fronte a una crisi così evidente e così profonda.
Insomma, abbiamo chiesto di parlamentarizzare questo tema e trovare, insieme con le opposizioni, le misure più adeguate. Ci siamo invece ridotti a parlare di questo tema soltanto il 29 aprile, quando i buoi ormai sono scappati; quando è aumentato alle stelle il costo del carburante; quando il suo Governo non ha utilizzato, come doveva, il biocarburante, Ministro, che noi produciamo in Italia, biocarburante fatto da scarti vegetali, oli esausti, grassi animali, residui agricoli che produciamo a Gela e a Venezia.
Perché, in questo tempo, non sono state sentite le compagnie aeree, le società di gestione aeroportuale, le associazioni che rappresentano le società di gestione, per trovare, tutte insieme, le soluzioni? Ora, lei più volte, nel corso del suo mandato, ha fatto riferimento a riscontri pratici e alla vita delle persone. Dalla fine di maggio lo ha comunicato lei, oggi, per la prima volta a quest'Aula: la vita delle persone ordinarie è messa in discussione non soltanto per il turismo, ma anche per i viaggi, per la vita delle imprese e delle famiglie.
Servono parole di verità e servono misure adeguate; non certamente quelle che ha messo in campo il Governo finora. Serve uno scatto di reni e, su questo, continueremo a incalzarvi .
PRESIDENTE. Il deputato Fabrizio Benzoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bonetti e altri n. 3-02642 di cui è cofirmatario.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, siamo contenti, da un lato, lei abbia altre tre opportunità per incrementare la risposta, visto che nella prima ci ha detto che siamo tranquilli dal punto di vista delle scorte, ma avremo carburante fino a maggio 2026, cosa che ci apprestiamo a entrare in questo mese. Dall'altro, ci ha detto che la situazione è sotto controllo dal punto di vista dei costi, ma poi ha detto che dovremmo chiedere un aiuto all'Europa per poter intervenire. Nel mentre, sono centinaia i voli che vengono cancellati, non solo per la paura della carenza di scorte, ma soprattutto per l'aumento del costo dei carburanti.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Ripeto, per dovere di chiarezza, che la situazione italiana sull'approvvigionamento di allo stato attuale, è più solida rispetto a quella della maggior parte degli altri Paesi europei; il che, ovviamente, non ci tranquillizza, però è un dato di partenza da tenere presente.
Secondo le informazioni del Ministero delle Imprese e del , basate sui monitoraggi IATA, la scorsa settimana il prezzo medio di questo carburante si è attestato a 180 dollari al barile. Un dato in lieve calo sia su base settimanale che mensile, ma che resta, comunque, estremamente elevato: parliamo di un più 80 per cento rispetto alla settimana precedente allo scoppio del conflitto in Medio Oriente e di un prezzo praticamente raddoppiato su base annua. Questo significa che la pressione sui costi resta fortissima e, se questo scenario dovesse prolungarsi, sarà sempre più difficile mantenere l'equilibrio che con fatica stiamo garantendo ai cittadini. Le compagnie stanno già segnalando criticità concrete; il rischio è una riduzione dei voli disponibili e un ulteriore aumento delle tariffe per cittadini e imprese, che, per il momento, siamo riusciti a bloccare.
La risposta immediata, forte e coordinata che abbiamo chiesto a livello europeo prevede un maggiore coordinamento sugli approvvigionamenti e sul modello di sviluppo, che, però, non è sufficiente; serve, lo ripeto e l'ho ripetuto ai colleghi Ministri e al Commissario Tzitzikostas, il coraggio di rivedere alcune scelte del , che, in questo momento, rischiano di aggravare una situazione già complicata. Penso, ad esempio, al sistema ETS applicato ai settori marittimo e aereo: così com'è oggi rischia di aumentare i costi senza dare alcun beneficio ai cittadini, alle imprese e all'ambiente.
Serve più flessibilità e mi fa piacere sentir parlare di biocarburanti, perché è una delle battaglie che, come Ministro e come Governo, da 3 anni stiamo portando avanti nelle sedi europee. Serve lasciare agli Stati membri la possibilità di intervenire con strumenti efficaci anche sul piano fiscale, senza essere bloccati da vincoli e regole rigide, fuori luogo in un momento eccezionale come questo. Quindi, rivedere il Patto di stabilità non è una questione tecnica, è una scelta immediata per evitare i problemi di cui lei parlava. Significa dare ai singoli Stati lo spazio necessario per sostenere il proprio sistema produttivo e infrastrutturale. Senza competitività, senza lavoro e senza crescita non c'è futuro né per l'Italia, né per l'Europa, e conto che alla fine avremo ragione .
PRESIDENTE. La deputata Giulia Pastorella ha facoltà di replicare.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Ministro, non è possibile che a qualunque domanda, che sia sulla crisi industriale, che sia sul prezzo dell'energia, che sia sulla carenza di carburante, la risposta sia: dobbiamo fare uno scostamento. Ci sono tante altre azioni che possono essere fatte e che devono essere fatte prima di andare a scomodare uno scostamento che, poi, peserebbe sulla situazione dell'Italia, che a detta sua, invece, è in una posizione migliore, e abbiamo anche la fiducia, evidentemente, dei mercati.
Che cosa si può fare? È chiaro che il prezzo dei carburanti non dipende da lei, così come non dipende da noi, ma dalla situazione geopolitica internazionale, però come le scorte esistenti di carburante per gli aerei vengano distribuite e gestite, quello sì che dipende da lei, oltre che dagli altri ministri a livello europeo. Quindi, invece di accusare l'Unione europea, di criticare il , su cui anche noi siamo stati molto critici, forse, in sede europea, avrebbe potuto chiedere un maggiore monitoraggio delle scorte, attraverso il nuovo Osservatorio sui carburanti; chiedere un migliore coordinamento dei fornitori, perché il tema è dove va questo .
E anche la gestione delle priorità, perché no? Magari, chiedere delle scorte obbligatorie. Insomma, evitare gli e assicurare la resilienza. Questa è una cosa che è nei suoi poteri, ma che sembra non avere attuato fino in fondo, così come sui biocarburanti: non è, forse, nei suoi poteri incentivare la produzione di biocarburanti, se proprio siamo a questo livello? Quindi, io sono molto confusa, così come il mio collega, se ci sia o non ci sia un'emergenza; se ci sia o non ci sia un'emergenza anche per le merci. Ce le dimentichiamo, concentrati come siamo sui passeggeri e sulle vacanze imminenti, ma le merci in mobilità con il trasporto aereo sono importantissime e di alto valore.
Quindi, io mi aspetterei da parte sua una risposta più convinta sul fatto che esistono meccanismi per evitare un'emergenza. Lei ci dice “non vi preoccupate”, ma io continuo ad essere preoccupata e mi aspetterei delle azioni più concrete per far fronte a questa, ebbene sì, emergenza .
PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02643 di cui è cofirmatario.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministro, lei ha detto serenamente che abbiamo scorte fino a maggio, però si sente tranquillo e, addirittura, il nostro Paese è messo meglio di altri Paesi europei. Quindi vuol dire che gli altri avranno scorte per qualche settimana in meno.
Io, sinceramente, non avverto una tensione nella sua attività rispetto alla drammaticità del momento, perché, se abbiamo scorte fino a maggio, sinceramente non riesco a comprendere quali azioni questo Governo stia mettendo in campo per evitare l'aumento dei costi già in atto e quello che potrà accadere qualora questa crisi dovesse andare avanti.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie. Terza parte della risposta sullo stesso tema: posso aggiungere anche l'autotrasporto che lei ha citato. Come i cittadini avranno notato, dallo scoppio della guerra il Governo non è rimasto fermo. Anzi, è stato il primo in Europa, per quantità e rapidità di intervento, a cercare di intervenire per ridurre l'aumento delle accise sui carburanti, sempre nel rispetto dei benedetti vincoli europei.
Al 27 aprile, i prezzi medi nazionali alla pompa in modalità risultano pari a 1,74 euro al litro per la benzina e 2,06 euro al litro per il gasolio; rispetto al 27 febbraio, cioè prima dello scoppio dello sciagurato conflitto, registriamo un aumento di 7 centesimi al litro per la benzina e di ben 33 centesimi per il gasolio. Questi numeri incorporano già l'effetto dell'intervento del Governo che dal 19 marzo ha ridotto la componente fiscale di 25 centesimi al litro su entrambi i carburanti. Senza questo intervento rapido del Governo, gli aumenti sarebbero stati ben più pesanti: 31 centesimi al litro per la benzina e addirittura 58 centesimi per il gasolio. In altri termini, l'azione messa in campo ha consentito di attenuare in modo significativo la spinta rialzista dei prezzi.
Basta? Sicuramente no. Questi dati dimostrano che l'intervento fiscale ha permesso di proteggere famiglie e imprese da un impatto ancora più pesante. In aggiunta, con il decreto del 18 marzo scorso abbiamo previsto un credito d'imposta da 100 milioni di euro per le imprese di autotrasporto merci, a compensazione della maggior spesa sostenuta per il carburante nel trimestre marzo-maggio 2026.
Come dicevo, non basta. Infatti stiamo lavorando per aumentare questo rimborso, con l'obiettivo di coprire oltre il 50 per cento dei maggiori costi sostenuti. Lo sciopero dell'autotrasporto, convocato per il 25 e il 29 maggio, è la priorità mia e del Governo: andare incontro alle giuste richieste di queste imprese che stanno lavorando con costi esorbitanti, evitando il blocco del Paese. Abbiamo aperto un confronto costante con tutte le associazioni di categoria. Lo scorso 22 aprile abbiamo ascoltato direttamente le esigenze di tutte le associazioni del settore per costruire insieme risposte mirate.
L'obiettivo prioritario è identificare ulteriori e ancora più incisive misure, volte a rispondere prioritariamente alle esigenze della filiera dell'autotrasporto, soprattutto per le isole e le zone interne. Per quello che ci riguarda, l'autotrasporto è una risorsa strategica per il Paese e faremo di tutto per evitare il blocco convocato dal 25 al 29 maggio - ripeto - con risorse aggiuntive della fiscalità italiana, nel rispetto delle normative europee.
Evidentemente, in una situazione eccezionale, i vincoli che comporta il Patto di stabilità e crescita non possono essere condivisi a pena di bloccare l'intero Paese. Io mi rifiuto di pensare di rispettare delle regole che, in questo momento, non aiutano il sostegno del Paese. Quindi faremo tutto quello che è possibile per venire incontro alle imprese dell'autotrasporto e a quelli che con il gasolio ci lavorano: penso anche agli agricoltori e ai pescatori .
PRESIDENTE. L'onorevole Faraone ha facoltà di replicare.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Presidente, ma il Ministro Salvini è venuto a parlare a nome suo o a nome del Governo? Perché è quello che ci chiediamo. Ha detto delle cose che non so se siano state condivise con la Presidente del Consiglio e con il suo Ministro, il Ministro Giorgetti, e anche con il Ministro Tajani, visto che vi state dilettando in queste settimane ognuno a dire la sua, perché siete divisi, intanto, sulle fonti di finanziamento, come sta emergendo dalle sue risposte.
Lei ha detto che vuole scassare il Patto di stabilità che il Ministro Giorgetti ha firmato per nome e per conto dell'Italia qualche mese fa; il Ministro Tajani propone l'utilizzo del MES, propone l'utilizzo degli eurobond. Quindi, già sulla fonte di finanziamento abbiamo un Governo che è diviso.
Io lo dico, Presidente, perché poco fa è stato detto che, a maggio, finiscono le scorte e, mentre sappiamo che a maggio finiscono le scorte, questo Governo è già diviso su dove andare a prendere i soldi. Quindi loro giocano e litigano, mentre autotrasportatori e cittadini aspettano risposte.
Poi voi siete per prendere il gas, il petrolio russo, mentre il Ministro Tajani e la Premier Meloni dicono di no: altra divisione. In più, non si è capito: una volta che doveste prendere queste risorse - da dove lo capiremo quando vi riunirete e ci direte una posizione che sia una, che lei verrà qui a rappresentare, non quella della Lega ma quella del Governo -, ci direte anche dove volete mettere questi soldi, perché avete convocato un Consiglio dei ministri per prorogare di altre due settimane la riduzione delle accise che avevate aumentato in legge di bilancio.
Siamo a saldo zero: in legge di bilancio avete aumentato, fate il CdM e calate quello che avete aumentato. Quindi, non è successo niente con l'Iran e con la guerra che c'è stata. Però non abbiamo capito dalle risposte del Ministro… al terzo tentativo, perché è bella poi questa risposta multipla: prima o poi la beccherà la risposta giusta, visto che ha più tentativi; invece, alla terza non c'è ancora riuscito.
Io, Ministro, la invito a occuparsi meno di famiglia nel bosco e più degli italiani, che hanno bisogno di un Ministro a tempo pieno su un tema che è veramente un'emergenza .
PRESIDENTE. L'onorevole Alessandro Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02644 di cui è cofirmatario.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Credo sia necessario dare una notizia in quest'Aula: sono un po' di anni che il campo largo, l'opposizione sta cercando in tutti i modi di dipingere la maggioranza e il Governo come un Governo che non va mai d'accordo, che non trova una soluzione condivisa e che litiga dalla mattina alla sera. Mi sembra che i fatti dimostrino esattamente il contrario e che, su tutte le questioni, soprattutto importanti e rilevanti per il Paese, i fatti concreti hanno dimostrato che, partendo da sensibilità diverse, siamo arrivati esattamente a trovare soluzioni in modo unitario e condiviso. Credo che anche su questo tema, che è quello che hanno posto anche altri colleghi, si troveranno soluzioni condivise e il Ministro lo testimonierà con la sua risposta. Perché il problema dell'aumento dei carburanti - lo sappiamo - lo conosciamo. In particolar modo, nel trasporto aereo c'è stato un incremento del 106,5 per cento in più rispetto all'anno scorso come costo del cherosene, che rappresenta il 35-40 per cento dei costi totali di un volo, superando il 50 per cento per le ; ma ci sono anche dei servizi accessori che aumentano di costo in conseguenza dei conflitti che ci sono in Medio Oriente.
Allora chiediamo al Ministro quali sono le iniziative previste per tutelare i passeggeri del trasporto aereo dall'aumento dei prezzi, mitigare i rischi di un blocco parziale dei voli e migliorare i costi dei servizi che sono legati al trasporto aereo stesso.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Ringrazio per il quarto quesito e quindi speriamo di chiudere tutto il quadro.
Il quadro normativo vigente - lei sa - impone alle compagnie l'obbligo di comportarsi con correttezza, trasparenza e buona fede nei confronti dei cittadini e su questo vigila l'ENAC, che ringrazio. È altrettanto chiaro che i prezzi dei biglietti non sono fissati dallo Stato, ma seguono logiche di mercato secondo il regime liberalizzato e disciplinato da norme europee. Questo, però, ovviamente non significa lasciare tutto senza controllo: il nostro compito è vigilare, insieme alle autorità competenti, affinché non ci siano abusi o comportamenti scorretti.
I dati Istat di marzo 2026 sono chiari e ci restituiscono una fotografia precisa del settore. Da un lato, c'è una crescita significativa su base annua e questa è un'ottima notizia: i voli nazionali aumentano del 12,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, quelli europei segnano un 6 per cento. Dall'altro lato, però, emerge anche un segnale di rallentamento nel breve periodo: rispetto a febbraio 2026, i voli nazionali calano del 5 per cento. Questo significa che il sistema tiene, ma resta esposto a dinamiche complesse, legate ovviamente al contesto internazionale e ai costi operativi, aumentati dell'80 per cento rispetto al pre-conflitto in Medio Oriente. In questo contesto, stiamo monitorando quotidianamente la situazione capacità dei voli, continuità dei collegamenti e possibili criticità operative.
Un tema particolarmente sensibile è quello dei voli soggetti a oneri di servizio pubblico, sui quali spetta al Ministero, previa concertazione con la regione e con ENAC, autorizzare un adeguamento delle tariffe per i residenti. Penso, ad esempio, ai collegamenti da e per la Sardegna che, in particolare, stanno sollecitando, da parte degli operatori, una revisione al rialzo delle tariffe, come per le altre continuità territoriali: la Sicilia, le Marche, la Calabria e il Friuli-Venezia Giulia. Abbiamo bloccato l'aumento per i residenti. Fino ad oggi ci siamo riusciti, però - ripeto -, nell'ambito dell'attuale normativa e dei vincoli europei, non riusciremo ancora a lungo a sostenere le compagnie aeree che hanno necessità di maggiori costi senza aumentare il costo dei biglietti.
Stiamo intanto monitorando a livello nazionale, così come a livello europeo, la catena di approvvigionamento del carburante al fine di garantire che il sistema continui a funzionare senza interruzioni, quantomeno per tutto il periodo estivo.
La linea è semplice: presenza, controllo e pragmatismo. Continueremo a lavorare - e li ringrazio - con ENAC, operatori e istituzioni europee per tutelare i passeggeri, assicurare trasparenza e garantire che il trasporto aereo resti efficiente e affidabile in un momento non semplice come questo .
PRESIDENTE. L'onorevole Lupi ha facoltà di replicare.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Grazie, signor Ministro, nei 2 minuti e 30 secondi, per dire la soddisfazione di Noi Moderati alle quattro risposte che il Ministro ha dato, a testimonianza - non servono altri secondi e non serve aggiungere altre parole - che, in un momento difficile come questo, il primo punto è esserci, essere presenti come Governo e come Ministero, e dire che siamo interlocutori seri ed affidabili per affrontare sfide inaspettate che possono cambiare il benessere dei nostri cittadini.
L'altro minuto e mezzo lo vorrei utilizzare per dire - perché è assolutamente legato - che non è strumentale che il Ministro Salvini abbia posto la questione delle risorse. Perché, se un mese di proroga della diminuzione delle accise - lo dico a chi ci ascolta - ci costa 500 milioni e la chiusura dello Stretto di Hormuz dura tre mesi, e il moltiplicatore di quell'effetto è almeno per un anno, quando noi diciamo che “in casi eccezionali” il nuovo Patto di stabilità sottoscrive questo, noi diciamo: ci sono casi eccezionali? Lo dico a chi ci ascolta e ai colleghi presenti. Una guerra che dura da quattro anni al confine dell'Europa, una nuova guerra che è scoppiata nel Golfo con uno strumento inaspettato, ossia la chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha messo in ginocchio tutta l'economia mondiale: cosa vogliamo fare come Europa? Non come Italia, ma come Europa. Fare lo stesso errore che abbiamo fatto con il COVID, pensando che l'Italia fosse l'untrice e che, quindi, il COVID fosse un problema dell'Italia, per poi accorgerci che riguardava tutti e arrivare tardi, oppure anticipare e sapere che la recessione arriverà e che sarà dietro l'angolo?
Allora, occorre mettere delle risorse, insieme con l'Europa, per facilitare famiglie, imprese e sviluppo. Questo è il modo con cui si governa ed è la ragione per cui il centrodestra è unito e ognuno fa presente, partendo dal proprio punto di vista, dalla propria responsabilità e dalla propria sensibilità, qual è l'obiettivo che abbiamo. E l'obiettivo è unico e unitario, alla faccia di chi pensa di strumentalizzare, purtroppo drammaticamente, una situazione economica e mondiale che non abbiamo voluto, ma che dobbiamo affrontare con coraggio, serietà, con concretezza e senza demagogia .
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02645 .
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, buon pomeriggio, torno su un tema che ho già toccato più volte e, quindi, le chiedo, sostanzialmente, un aggiornamento sul Terzo valico. Sappiamo del diaframma a Novi Ligure dell'altro giorno, ma il tema è quello del quadruplicamento fino a Milano.
Quindi, la domanda è se permangano le medesime tempistiche e lo stato di avanzamento indicati in risposta alla citata interrogazione di gennaio 2025, fornendo un aggiornamento puntuale sullo stato effettivo dei lavori.
Aggiungo anche che questa mattina - combinazione -, alle 8,30, abbiamo audito in Commissione l'amministratore delegato di RFI, il dottor Isi, in audizione sul Documento strategico pluriennale della mobilità. Anche quella è stata un'occasione per avere qualche informazione; però, io chiedo a lei, le chiedo cortesemente di aggiornarci.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Il Terzo valico dei Giovi è la dimostrazione concreta di cosa può fare l'Italia quando sceglie di investire davvero in infrastrutture, lavori e sviluppo. Parliamo di un'opera strategica, che collega il cuore produttivo del Nord con il principale sistema portuale del Paese, quello di Genova.
Sul fronte operativo veniamo ai dati. Il Terzo valico ha raggiunto circa il 96 per cento degli scavi complessivi, su un'opera da 87,7 chilometri. Nella galleria principale di 27 chilometri tutti i fronti di scavo sono attivi, nonostante le difficoltà che lei ben conosce, ossia la presenza di gas, amianto e condizioni tecniche molto impegnative. Tutte problematiche risolte con tecniche innovative e, attualmente, tutti i fronti di scavo sono operativi e in avanzamento.
Lo scorso 27 aprile, come lei ricordava, è stato abbattuto l'ultimo diaframma relativo alle gallerie di interconnessione con la linea storica verso Novi Ligure. A metà maggio è previsto, inoltre, l'abbattimento del diaframma della galleria binario dispari tra Vallemme e Castagnola. Rimane, quindi, da scavare l'ultimo miglio del Terzo valico: il completamento degli ultimi è previsto entro la fine dell'anno e le prime settimane di gennaio, per poi procedere con un programma accelerato su armamento, tecnologia, collaudi e messa in esercizio.
Anche sul nodo di Genova si sta scrivendo una pagina importante: a ottobre 2025 è stata attivata, con la messa in esercizio, la tratta Voltri-Sampierdarena, mentre, nel prossimo mese di giugno 2026, si concluderanno i lavori per il sestuplicamento Principe-Brignole, con messa in esercizio pianificata per settembre di quest'anno. Avanza il collegamento strategico tra il Bivio Fegino, Campasso e Porto Storico. Sulla direttrice Milano-Genova stiamo portando avanti un piano concreto di ammodernamento e velocizzazione con investimenti importanti; parliamo di circa 244 milioni di euro, concentrati in particolare sulla tratta Milano-Pavia e sugli interventi di adeguamento del ponte sul Po.
Sono state completate le verifiche tecniche sulle principali opere lungo la Milano-Rogoredo-Tortona e sono state tempestivamente avviate le conseguenti attività realizzative. L'intervento di quadruplicamento della linea procede secondo una logica per fasi, con uno stato di avanzamento differenziato lungo le varie tratte. Tra Milano Rogoredo e Pieve Emanuele i lavori sono già avviati e proseguono regolarmente, con l'obiettivo di completare e attivare la tratta entro il 2028; per la tratta tra Pieve Emanuele e Pavia si è conclusa la VIA e si sta completando l'iter propedeutico per avviare i lavori; analoga situazione per il quadruplicamento tra Tortona e Voghera.
Vado verso la conclusione. Mi si chiede di riassumere, in 2 minuti e 13 secondi, miliardi di lavori.
Sono, inoltre, in corso gli interventi sul nodo di Tortona, strategici per il collegamento del Terzo valico, con completamento previsto entro il 2030. Eventuali necessità di integrazione del finanziamento, ad esempio quelle derivanti da clausole di revisione dei prezzi, saranno gestite in maniera trasparente e responsabile attraverso gli aggiornamenti del contratto di programma.
Tutti gli interventi citati - e vado a chiudere - riguardano oltre 13,5 miliardi di euro di investimenti lungo tutta la direttrice: un'opera che già nella prima fase garantirà nuova capacità, soprattutto per rendere competitivo e più veloce il trasporto merci per ferrovia e che porterà a una significativa riduzione dei tempi di percorrenza per il trasporto passeggeri, fino ad arrivare a collegare Milano e Genova in un'ora e 7 minuti, con ulteriori miglioramenti attesi dal completamento delle fasi successive, fino a meno di un'ora a regime.
Ringrazio - e chiudo - imprese, tecnici e operai che anche in questo momento, mentre noi siamo in Aula, stanno lavorando per rendere più sicura e moderna la nostra Italia .
PRESIDENTE. L'onorevole Pastorino ha facoltà di replicare.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Ministro. C'è concomitanza con alcune cose che ha detto l'amministratore delegato di RFI questa mattina. Io le chiedo di andare avanti.
Chiaramente, tra un anno, se saremo tutti ancora qui, le farò un'altra interrogazione. Parlo di legislatura, non parlo di vita, insomma, me lo auguro. Glielo dico perché, comunque, il tema delle risorse non è un tema secondario, così come anche quello dell'adeguamento prezzi, perché l'adeguamento prezzi va cercato all'interno del capitolato d'appalto.
Su questo è stato molto chiaro, l'altro giorno, a Genova, il suo Vice Ministro Rixi, parlando di altre questioni. Però, il tema è che questo documento strategico pluriennale della mobilità, che adesso è decennale, così come il contratto di programma, a cui lei ha fatto riferimento, passa un po' sulla testa a questo Parlamento. Quindi, ci vuole la politica e la consapevolezza di quello che si dice da parte sua e da parte di RFI. Per esempio, il corridoio ligure Alpi è citato tra le opere strategiche.
Ma dato che l'elemento economico non è proprio così secondario, nel momento in cui i fondi per il PNRR sono finiti o stanno finendo, e quindi dovranno essere trovate le risorse che andranno dedicate alla sicurezza e alla manutenzione in modo prioritario, in base a quelle che saranno le linee strategiche fondamentali, io la invito, per quanto riguarda quel tratto, che è ancora un po' indietro in termini di progettazione e di reperimento risorse, a portare avanti quello che oggi lei ci ha detto. Lo dico con spirito, come sa, sempre molto collaborativo, anche se un po' troppo ripetitivo. Insomma, io sono fatto un po' così. Lo dico per non vedere vanificata - lei ha usato un termine molto preciso, “questo miracolo”, non so cosa ha detto prima - questa di serie di opere che sono state fatte su Genova, a partire dal Terzo valico, dal quadruplicamento e quant'altro, perché, comunque, una strozzatura tra quelle opere lì e Milano andrebbe non dico a vanificare, ma quasi, gli sforzi che il suo Governo e quelli precedenti hanno fatto in questi anni nel segno di un aumento della competitività della nostra industria, del nostro porto di Genova e in generale dei traffici verso il Nord Europa.
PRESIDENTE. L'onorevole Paolo Emilio Russo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02646 .
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la burocrazia italiana è da sempre un ostacolo per cittadini e imprese. Oggi la tecnologia ci permette di svolgere delle pratiche complesse direttamente dai nostri . Eppure, i rapporti con la pubblica amministrazione restano spesso farraginosi, complicati e lunghi, troppo lunghi.
Il suo Ministero ha avviato un processo importante di semplificazione. Quali risultati concreti sono stati ottenuti e cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi?
PRESIDENTE. Il Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha facoltà di rispondere.
PAOLO ZANGRILLO,. Grazie, Presidente. Grazie agli onorevoli interroganti, mi viene data l'opportunità di fare il punto sul fronte delle semplificazioni amministrative, che è un tema che ricorre da più di trent'anni e che questo Governo ha cercato di affrontare con un approccio di concretezza.
Ora, sintetizzando i risultati raggiunti, posso dire che abbiamo semplificato in questi tre anni e mezzo circa 500 procedure amministrative in settori chiave per la vita di cittadini e imprese. Tra le misure principali ne cito alcune, come la validità illimitata dalla carta d'identità per gli ultrasettantenni, che è un intervento che evita spostamenti a una platea di oltre 10 milioni di cittadini e la possibilità di richiedere la tessera elettorale in formato digitale, con benefici evidenti per gli utenti, ma soprattutto per i comuni.
Abbiamo innovato nell'approccio sui benefici economici e agevolazioni che potranno essere richiesti senza presentare gli stessi documenti a più amministrazioni e le amministrazioni dovranno acquisire per via telematica le dichiarazioni ISEE, quindi evitando duplicazioni.
Sul fronte della sanità, abbiamo spinto sulle farmacie di servizio che possono erogare molti servizi in un'ottica di medicina di prossimità.
Importanti novità abbiamo introdotto per le imprese nel settore dell'artigianato: 45 diverse tipologie di attività sono state semplificate dal punto di vista delle procedure di avvio e gestione delle stesse, riducendo in modo significativo tempi e costi.
Nel turismo abbiamo introdotto moduli unici standardizzati a livello nazionale, facilitando l'apertura di strutture ricettive, agenzie di viaggio e attività di locazione breve e turistica.
Per le energie rinnovabili, abbiamo razionalizzato i procedimenti per accelerare i tempi di realizzazione degli impianti e assicurare un maggior grado di certezza del diritto agli operatori del settore.
Per le imprese, abbiamo finalmente razionalizzato i processi di controllo, coniugando le necessità di verifiche efficaci a tutela degli interessi pubblici con le esigenze di continuità delle attività economiche che sono liberate da una serie di obblighi sproporzionati ed eccessivi.
Voglio sottolineare che tutti questi interventi di semplificazione sono stati adottati in stretta sinergia con associazioni di categoria, rappresentanti delle imprese, amministrazioni e cittadini.
Un'attenzione particolare - per concludere - abbiamo dedicato alla trasparenza e alla conoscibilità di queste semplificazioni. A fine settembre del 2025, con sei mesi di anticipo rispetto agli obiettivi del PNRR, abbiamo lanciato il portale “Italia semplice”, un portale concepito come punto di accesso unico e immediato alle novità in materia di semplificazioni. Il portale presenta in modo sintetico tutti gli interventi (500 interventi) che abbiamo realizzato settore per settore, mettendo a confronto il prima e il dopo della legislazione di riferimento e offrendo così, con pochi , una visione chiara sui cambiamenti in atto.
PRESIDENTE. L'onorevole Russo ha facoltà di replicare.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). La carta d'identità che non scade per 10 milioni di cittadini, la tessera elettorale che consentirà di votare con uno ma anche i che orienteranno nella scelta del concorso più aderente al proprio profilo. L'applicazione della tecnologia nella pubblica amministrazione può davvero consentire di risparmiare tempo, semplificare la vita dei cittadini e rendere più veloce e dunque più efficiente il lavoro di artigiani e piccoli imprenditori.
Duplicazioni e certificazioni multiple di dati che già la pubblica amministrazione possedeva apparivano ormai più vessatorie che utili a qualcosa. Bisognava metterci la testa, bisognava metterle in fila e poi sradicarle. Lei, signor Ministro, lo ha fatto e questo glielo riconosciamo. Grazie per la sua risposta che ci lascia dunque soddisfatti.
Quattrocento semplificazioni, piccole e grandi (salute, turismo, servizi), sono un grande risultato, ma certo non sono ancora la fine di un percorso di sburocratizzazione, semplificazione e digitalizzazione, lungo il quale troverà sempre Forza Italia dalla sua parte, sempre dalla parte di chi guarda al futuro come una versione migliore dell'oggi, sempre dalla parte degli ottimisti .
PRESIDENTE. L'onorevole Bof ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02647 .
GIANANGELO BOF(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, i comuni sono nel nostro ordinamento il di tutta la pubblica amministrazione. Sono il punto che può essere raggiunto da tutti i cittadini e dove si convogliano tutte le esigenze.
Con il PNRR i comuni sono stati coinvolti proprio nella procedura di semplificazione di tutte le procedure amministrative e questo progetto è in fase avanzata. Il suo Ministero ha voluto anche prevedere un monitoraggio per capire lo stato di attuazione con il sistema Paese, che ha coinvolto il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e Invitalia.
Vorremmo sapere da questo monitoraggio quale sia lo stato di attuazione di tutte le procedure messe in atto per i comuni per la semplificazione delle procedure per i cittadini.
PRESIDENTE. Il Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha facoltà di rispondere.
PAOLO ZANGRILLO,. Grazie, Presidente. Grazie anche agli onorevoli interroganti. Io condivido pienamente la vostra premessa.
I comuni rappresentano effettivamente il livello istituzionale più vicino ai cittadini e quindi svolgono un ruolo fondamentale nella gestione dei servizi amministrativi e delle procedure relative. Quindi, è particolarmente significativo che oltre la metà delle quasi 500 semplificazioni che abbiamo realizzato sia stata gestita proprio con riferimento al livello locale. Il successo complessivo ha quindi tra i suoi fattori decisivi la capacità dei comuni di recepire e di applicare concretamente le misure di semplificazione.
Per tale ragione, il Dipartimento di funzione pubblica ha promosso un'indagine volta proprio a misurare l'efficacia delle riforme di semplificazione realizzate verso le amministrazioni comunali. L'indagine, come ricordava l'onorevole interrogante, è stata realizzata con il supporto di Invitalia, nell'ambito del progetto “PAeSe-PA e Semplificazione” che si inserisce appunto tra i progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Abbiamo svolto questa indagine nei mesi di febbraio e marzo.
È stata realizzata mediante un questionario , articolato in 49 quesiti sintetici finalizzati, appunto, a rilevare informazioni oggettive sul grado di attuazione di oltre 200 interventi di semplificazione realizzati in sette settori: agroalimentare, ambiente, edilizia e riqualificazione urbana, energia e fonti rinnovabili, infrastrutture digitali, anagrafe e stato civile, e attività produttive. I comuni partecipanti rappresentano complessivamente circa il 25 per cento della popolazione nazionale, questo a testimonianza della rilevanza e della rappresentatività di questo esercizio.
Gli esiti dell'indagine sono in fase di completamento e tuttavia le prime analisi ci restituiscono un quadro articolato e, per molti aspetti, incoraggiante dello stato di attuazione delle riforme a livello locale. Nel complesso, il livello di attuazione degli interventi supera l'85 per cento. Si tratta di un dato rilevante, considerando che, in alcuni casi di mancanza di attuazione, i comuni hanno segnalato di aver comunque già avviato le operazioni propedeutiche.
Si rilevano differenze tra i diversi settori. I livelli più elevati di attuazione si registrano in materia di attività produttive (quasi il 95 per cento), di anagrafe e stato civile (il 93 per cento) e di edilizia e riqualificazione urbana (il 92 per cento); valori più limitati nei settori dell'agroalimentare e dell'ambiente (rispettivamente il 76 e il 57 per cento).
In questa prospettiva, il Dipartimento della funzione pubblica ha già avviato specifiche iniziative di supporto e di disseminazione volte a rafforzare la conoscenza delle riforme realizzate e a migliorare la capacità amministrativa degli enti locali nella loro attuazione. Tra queste, voglio segnalare l'avvio di una collaborazione con ANCI per lo sviluppo di attività di formazione e diffusione delle riforme e degli interventi di semplificazione realizzati presso i comuni.
PRESIDENTE. L'onorevole Bof ha facoltà di replicare.
GIANANGELO BOF(LEGA). Ringrazio il Ministro dell'esaustiva risposta al quesito, perché la semplificazione è sicuramente una cosa che ci chiedono molti cittadini. L'Italia è il Paese che è riconosciuto per la burocrazia e per le cose complicate, ma devo dire che, in questi ultimi anni, grazie anche al PNRR e a come è stato applicato... Ne è la dimostrazione il fatto che vi è un monitoraggio sullo stato di attuazione; ciò significa che si tratta non solo di stanziare risorse, che poi non si sa bene che fine facciano, ma anche di monitorarne il risultato e gli effetti e di avere un anche dagli enti pubblici su quali siano le azioni correttive da intraprendere o da spingere di più.
I numeri sullo stato di attuazione che ci ha dato, Ministro, sono incoraggianti. Ovviamente, lei ha accennato anche al fatto che molte volte noi facciamo riforme, però c'è poi una difficoltà nel farle applicare, perché ovviamente gli enti pubblici a volte lamentano scarse risorse umane per poter gestire le varie procedure. Vi è anche il fatto che queste semplificazioni finiscano a terra e vengono percepite realmente dei cittadini.
Secondo noi la strada che stiamo percorrendo è quella giusta. Siamo convinti, anche grazie al suo riscontro, che porterà i risultati che i cittadini si aspettano da noi .
PRESIDENTE. La deputata Marianna Ricciardi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Alfonso Colucci e altri n. 3-02648 di cui è cofirmataria.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, avete deciso di dare alle regioni ancora più autonomia in sanità. Addirittura, avete deciso di concedere alle regioni più ricche di dare rimborsi maggiori per le prestazioni sanitarie.
Ad esempio, oggi un intervento di cataratta viene rimborsato per 700 euro in tutta Italia; consentirete alle regioni di poterlo rimborsare per 1.000 euro. E questo chi avvantaggerà? Certamente i privati, che decideranno di investire nelle regioni, dove i rimborsi sono maggiori e guadagneranno di più, ma non avvantaggerà i cittadini, né i cittadini del Nord, che vedranno le liste d'attesa allungarsi per l'aumento della migrazione dei pazienti dal Sud, né i cittadini del Sud, che si vedranno costretti a lunghe e costose trasferte per via dell'aumento delle disuguaglianze territoriali.
Le chiedo: secondo lei è giusto che la possibilità di curarsi dipenda da dove si vive? Le chiedo se, alla luce di quanto esposto, non ritenga di fermarsi e ritirare questi accordi .
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, ha facoltà di rispondere.
ROBERTO CALDEROLI,. Grazie, Presidente. La sentenza della Corte n. 192 del 2024 non ha - come sostengono gli interroganti - sonoramente bocciato la legge n. 86 del 2024, piuttosto ne ha confermato l'impianto, fornendo anche indicazioni precise per lo svolgimento del percorso negoziale per l'attribuzione di forme e condizioni particolari di autonomia. Tali indicazioni, compiutamente seguite nelle trattative, hanno condotto a un'approfondita attività istruttoria, con l'acquisizione dalle regioni di apposite griglie della sussidiarietà, elaborate sulla base del modello europeo. Queste ultime, insieme all'AER e agli elementi relativi al confronto con gli enti locali, sono state già trasmesse al Parlamento, ma forse non ancora lette dagli interroganti.
Dall'interrogazione, inoltre, si evince una non piena conoscenza dei testi degli schemi delle intese preliminari, allorché, ad esempio, è menzionato il tema della degli enti e delle aziende sanitarie che, presente nelle richieste regionali originali, non è confluito nel testo negoziato e inviato al Parlamento (della non c'è traccia).
Quanto poi alla presunta scorciatoia di equiparare i LEA e i LEP, non l'ho certo fatta io, ma l'ha sentenziata la stessa Corte costituzionale nella richiamata sentenza n. 192/2024.
Con riferimento, infine, al presagio di forti differenziazioni sul territorio nazionale, gli schemi di preintesa non prevedono, a discapito delle altre regioni, il trasferimento di ulteriori risorse alle regioni richiedenti, ma pongono anzi la condizione dell'equilibrio finanziario delle medesime regioni e il rispetto dei LEA. Inoltre, essi favoriscono l'efficienza attraverso il superamento delle attuali rigidità della gestione della spesa sanitaria, la cui esigenza è oggi comunemente riconosciuta. Ne è la prova l'interesse per l'autonomia differenziata manifestato da altre tre regioni, due delle quali del Centro Italia e una del profondo Sud.
Rispondo quindi agli interroganti, ribadendo che non intendo ritirare alcunché. Ciò rappresenterebbe un insulto alle Camere, chiamate proprio ora ad adottare atti di indirizzo sugli schemi di intesa preliminare e, poi, all'esame parlamentare del disegno di legge cui le intese definitive saranno allegate.
PRESIDENTE. La deputata Baldino, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
VITTORIA BALDINO(M5S). Ministro, ma dov'è la rigorosa e approfondita attività istruttoria, di cui parlava, sulla specificità del territorio prescritta dalla Corte costituzionale, se le preintese sono identiche per tutte le regioni che le hanno richieste? E allora non c'è una specificità e non c'è un'istruttoria.
Evidentemente, la sentenza della Corte siete voi a non averla letta bene, così come non avete ben capito la lezione di 1.300.000 cittadini che hanno firmato contro il vostro progetto di autonomia differenziata, così come non avete ben capito la lezione dei cittadini che hanno bocciato sonoramente il vostro tentativo di smantellare la Costituzione e vi hanno detto che voi, la Costituzione, non la dovete proprio toccare. Del resto la politica è l'arte di fare delle scelte, e voi avete fatto la vostra scelta. Avete fatto la scelta di decretarvi definitivamente come i del principio universalistico delle cure, sancito dalla Costituzione e voluto, peraltro, da una partigiana, Tina Anselmi .
Avete scelto che sia normale che un paziente oncologico, per fare una PET, debba attendere nove mesi in provincia di Cosenza. E l'avete deciso quando, nelle preintese, avete detto di sì a una maggiore autonomia per la gestione dei servizi e della tecnologia. Avete scelto che sia normale che ci sia una cronica carenza di medici in alcune regioni, e l'avete deciso quando nelle preintese avete dato maggiore autonomia e maggiore spazio fiscale per le assunzioni e gli stipendi del personale sanitario. Avete scelto che sia normale che la vita di un bambino, che nasce in Campania, valga 4 anni di meno della vita di un bambino che nasce in un'altra regione. Avete scelto di anteporre agli interessi della Nazione, che tanto decantate, i vostri interessi, il suo interesse, l'interesse del suo partito e il disegno secessionista che da sempre coltivate. Avete scelto che la garanzia dei diritti non sia universale, ma dipende. Dipende da dove si nasce, dipende dalle condizioni sociali, dipende dalle condizioni economiche, dipende da chi governa.
E, Ministro, se questo vostro tentativo di andare ostinatamente avanti in questa riforma è il colpo di coda di un Governo in declino, vuol dire che siete al capolinea. E questa, se mi permettete, forse, è l'unica buona notizia .
PRESIDENTE. La deputata Lancellotta ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02649 di cui è cofirmataria.
ELISABETTA CHRISTIANA LANCELLOTTA(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Roccella, in questa legislatura sono stati tanti i provvedimenti messi in campo dal Governo Meloni e dalla maggioranza parlamentare per il contrasto dei fenomeni di disagio e di violenza giovanile, azioni che hanno insistito lungo una . Da un lato, la sicurezza e la sanzione, con le quali abbiamo privilegiato una risposta penale e securitaria. Dall'altro, l'inclusione e la prevenzione, attraverso la responsabilizzazione delle famiglie, delle istituzioni scolastiche, delle varie agenzie educative, anche favorendo percorsi correttivi e di contrasto alla povertà educativa.
In questo quadro che resta complesso, chiediamo di sapere quali iniziative siano state intraprese dal Ministro e quali si intendano intraprendere per supportare i genitori e sostenere la funzione delle famiglie nella prevenzione del disagio e della violenza.
PRESIDENTE. La Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, ha facoltà di rispondere.
EUGENIA ROCCELLA,. Grazie, Presidente e grazie agli interroganti per questo quesito, perché il contrasto del disagio e della violenza giovanile è un tema su cui il Governo si è fortemente impegnato.
Siamo sempre stati attenti, infatti, ad affiancare, alle norme per garantire la sicurezza e perseguire i fenomeni di violenza, anche iniziative per la prevenzione, politiche attive per la responsabilizzazione dei minori e delle loro famiglie e per il rafforzamento della coesione sociale. Non si può non vedere, infatti, come il disagio e la violenza siano figli anche di una crisi educativa che affonda le radici in decenni di destrutturazione culturale e politica della famiglia e di impoverimento del ruolo genitoriale. I nuovi piani strategici nazionali per la famiglia, per l'infanzia, l'adolescenza e per la prevenzione e il contrasto dell'abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori rappresentano, in questo senso, una decisa inversione di tendenza.
Fulcro della nostra nuova visione politica, che restituisce alla famiglia la sua centralità e considera le altre agenzie educative, a cominciare dalla scuola, in chiave di alleanza e non di sostituzione, è il potenziamento della rete territoriale dei centri per la famiglia. A questo scopo sono già stati destinati 115 milioni di euro, irradiati sui territori in collaborazione con le regioni affinché il loro utilizzo sia il più possibile aderente alle specifiche esigenze di ogni comunità. Ai centri che, per la prima volta con il nostro Governo, sono stati dotati di finanziamenti e di funzioni specifiche, è stato assegnato il compito di supporto delle funzioni genitoriali, di orientamento per la fruizione dei servizi, di agevolazione del mutuo sostegno fra i nuclei familiari e fra le famiglie e le realtà territoriali.
In particolare, nell'ottica della prevenzione del disagio e della violenza, i centri supportano i genitori nell'acquisizione di competenze digitali e nell'utilizzo delle applicazioni di controllo parentale di cui, con il decreto Caivano, abbiamo previsto l'installazione obbligatoria e gratuita per i fruitori in ogni nei nuovi . I centri diffondono anche materiale informativo per la prevenzione dell'uso di sostanze psicotrope, svolgono funzioni di sostegno per gli adolescenti e di accompagnamento per i genitori e fra i genitori.
Ascoltare e intercettare precocemente i bisogni e i rischi è, infatti, essenziale per prevenire fenomeni di disagio, responsabilizzando le famiglie e riconoscendo loro una centralità educativa che oggi va accompagnata, sostenuta e forse anche ricostruita. Nella stessa direzione va il lavoro che stiamo svolgendo insieme al Ministro Valditara per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del bullismo, nonché gli investimenti che il Governo mette in campo contro la povertà educativa e per offrire ai minori spazi e occasioni di socializzazione, per esempio con i centri estivi o l'apertura estiva delle scuole.
In quest'ottica e in linea con la particolare attenzione per i territori più vulnerabili dimostrata fin dal decreto Caivano, mi fa piacere citare un bel progetto - “Portiamo il cielo dove non arriva” - realizzato insieme all'associazione Il Cielo Itinerante, grazie ai fondi della legge Schifone sulle materie STEM, ai quali abbiamo aggiunto risorse proprie del Ministero per portare nelle aree fragili d'Italia esperienze formative che siano però coinvolgenti e offrendo ai bambini e ai ragazzi opportunità che siano anche fonti di crescita e di motivazione.
PRESIDENTE. La deputata Morgante, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
MADDALENA MORGANTE(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro Roccella, per la sua risposta chiara, puntuale e precisa. Grazie per averci trasmesso un messaggio molto chiaro ma molto importante: quello che, per prendersi cura del disagio giovanile, bisogna innanzitutto prendersi cura della famiglia.
E ringrazio lei, il suo Ministero e l'intero Governo Meloni perché, fin dall'inizio dell'insediamento di questo Governo, moltissime sono le misure che sono state messe in campo e che, poc'anzi, ci ha riproposto. Misure che sono state direzionate nei confronti delle famiglie, per supportare le famiglie ma anche per prevenire il disagio giovanile e il disagio sociale, e anche per contrastare qualsiasi forma di violenza si possa manifestare.
Oggi credo che possiamo dirlo tutti: assistiamo sempre di più a fenomeni preoccupanti, dalla diffusione delle alla normalizzazione della violenza tra i giovani, sempre appunto più giovani di età. Il disagio giovanile è una realtà complessa, anzi complessissima. Il disagio giovanile è il segnale di una crisi educativa e valoriale molto forte e noi di Fratelli d'Italia crediamo che sia fondamentale agire su due grandi pilastri: quello della condanna forte, senza se e senza ma di fronte a qualsiasi forma di violenza si possa manifestare; ma, allo stesso tempo, anche investire culturalmente sulla prevenzione, educare al rispetto, alla legalità, alla giustizia, all'osservanza delle regole.
E ringraziamo e condividiamo l'impegno che il Governo Meloni ha assunto fin dall'inizio in una duplice direzione: da un lato, rimettere al centro la famiglia, la responsabilità educativa della famiglia, della mamma e del papà; ma, allo stesso tempo, anche costruire, ricostruire un'alleanza sana e forte, un'alleanza che sostenga la famiglia, che non la sostituisca. Famiglia che deve essere supportata nelle agenzie educative quali il mondo dello sport e il mondo della scuola, il mondo dell'associazionismo e del volontariato, dell'associazionismo cattolico.
Siamo certi, signor Ministro, che il Governo continuerà su questa strada, su questa strada che ha percorso correttamente fin dall'inizio, perché noi siamo profondamente convinti che difendere, supportare, sostenere la famiglia significa innanzitutto proteggere il futuro dei nostri figli, della comunità e dell'intera Nazione .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti, rispettivamente, dell'Istituto di istruzione superiore statale “Croce - Aleramo” di Roma e dell'Istituto di istruzione superiore “Asproni-Fermi” di Iglesias, in provincia di Sulcis Iglesiente, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,15. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 90, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale n. 2564-A: Modifica dell'articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale e delle abbinate proposte di legge costituzionale nn. 278-514-1241-2001.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è concluso l'esame delle proposte emendative e degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Diciamo che dopo anni, forse, riusciamo ad arrivare a qualcosa di concreto. Abbiamo avuto la dannazione del gioco dell'oca su questo tema, nel senso che abbiamo cominciato tante volte nel corso delle legislature e poi siamo sempre tornati al punto di inizio. Questo è sicuramente stato un problema che ha portato anche ritardi, ovviamente, nel tentativo di costruire - sperando che vada in porto l'argomento - su Roma e su Roma Capitale un vestito che fosse adeguato al ruolo che dovrebbe avere la nostra città.
Va detto anche, signor Presidente, signora Ministra, che in fondo arriviamo a questo appuntamento grazie a un lavoro importante che è stato fatto nella scorsa legislatura. Nel senso che l'accordo politico - se vogliamo dire - dal punto di vista della cornice costituzionale di questo provvedimento nasce dal lavoro che fu fatto in modo trasversale nella scorsa legislatura, che ci portò a votare alla Camera un testo che poi, purtroppo, poiché finì la legislatura, non fu possibile approvare al Senato. E credo che questo sia un fatto importante perché, comunque, è stato un lavoro che si è succeduto, come dicevo, di legislatura in legislatura, ma che l'anno scorso è riuscito a trovare anche un punto concreto di mediazione, inevitabilmente, tra quelli che sono interessi così importanti per la nostra città.
Anche per questa ragione mi permetto, signora Ministra, di dire che probabilmente vi sareste potuti fidare di lasciare all'attività parlamentare la realizzazione di questo percorso, senza necessariamente presentare un testo del Governo, perché le condizioni affinché fosse possibile raggiungere il risultato, sempre in modo trasversale e via dicendo, vi erano tutte. Con questo non voglio dire che proiettiamo su questa riforma costituzionale lo stesso metodo che è stato proiettato sulla precedente riforma costituzionale, cioè quella sulla separazione delle carriere. No, non c'è dubbio che questa è una riforma che ha avuto il suo spazio di dibattito anche in Commissione, anche con l'interlocuzione del Governo.
Ha avuto un certo percorso per cui anche se è intervenuto il Governo con il proprio provvedimento, indubbiamente il concorso dell'attività parlamentare ha sicuramente arricchito e consolidato un progetto che è importante. Anzi, rispetto alla situazione che abbiamo di fronte, sappiamo che c'è un ritardo, perché Roma ha bisogno di questo ambito, perché è utile ricordare che la superficie della nostra città è enorme. Stiamo parlando di oltre 1.300 chilometri quadrati, è grande come parecchie città italiane messe tutte insieme.
Ed è del tutto evidente che la attuale, la struttura attuale è assolutamente insufficiente - e ci arriverò - sia dal punto di vista delle competenze che mancano, sia dal punto di vista delle competenze che bisogna, come dire, dare da parte di Roma rispetto al progetto che noi abbiamo in mente. Insomma, Roma è anche la quinta capitale europea per abitanti ed è ovvio che la dimensione e anche la complicazione di un insieme di elementi che Roma deve gestire, inevitabilmente, necessitavano che si passasse da una situazione “normale”, lo dico tra virgolette, ordinaria a una situazione straordinaria.
D'altra parte è inutile pensare che… pensiamo soltanto a quello che è stato fatto in questa consiliatura; adesso lasciamo perdere che il sindaco è il sindaco Gualtieri, che è un bravissimo sindaco, ma se il sindaco non avesse… onorevole Trancassini, lei si pentirà di aver fatto quel gesto. Il sindaco Gualtieri è un grandissimo sindaco, ma soprattutto è un sindaco che ha avuto l'opportunità di avere finanziamenti straordinari che, in parte, erano legati al PNRR e in parte erano legati al Giubileo e, soprattutto, di avere poteri straordinari come commissario straordinario per poter gestire e bypassare tutti gli intoppi che inevitabilmente ci siamo trovati di fronte.
Ora però dicevo prima, signor Presidente e signora Ministra, che abbiamo un tema. Lo dico perché ho lavorato nell'amministrazione comunale, anche in passato, con sindaci che universalmente sono stati riconosciuti almeno come dei buoni sindaci - mi riferisco a Francesco Rutelli e a Walter Veltroni - e non c'è dubbio che c'è sempre, da parte dei sindaci, la tendenza ad acquisire, giustamente, più poteri, più competenze per Roma Capitale; però si fa sempre più fatica poi a devolvere competenze ai livelli inferiori e mi riferisco ai municipi.
Ora, se parliamo di Roma come un territorio che, in termini di estensione e di densità, è come parecchie città italiane messe insieme, abbiamo alcuni municipi che sono, in termini di densità e di estensione, più grandi di parecchi comuni della nostra Italia. È del tutto evidente che, così com'è inadeguata la struttura organizzativa e anche i poteri - e arriveremo anche ai finanziamenti - per quanto riguarda Roma, è del tutto evidente che, se si fa questo passo importante, è necessario che i municipi siano messi in condizione di avere una , una struttura, dei finanziamenti, del personale e un'organizzazione che consenta, avvenuta la devoluzione nei loro confronti di competenze, di gestire in modo adeguato il loro territorio. Questo perché altrimenti rischiamo che Roma prenda competenze, prenda poteri, prenda finanziamenti, mentre i municipi rimangono sostanzialmente, non voglio dire inutili, ma qualcosa del genere.
Noi, invece, sappiamo perfettamente che tanto più sono vasti i territori, tanto più c'è bisogno di avere, a livello territoriale, un rapporto molto più diretto tra i cittadini e i livelli municipali. E quindi, in questo senso, credo che sarà fondamentale - ed è la parte finale del mio intervento - e questo glielo dico perché è la ragione per la quale noi non abbiamo… il bello, signor Presidente, è che abbiamo fatto pure un accordo nella Conferenza dei presidenti di gruppo, ossia che si può venire cinque minuti dopo, in maniera che chi parla, lo può fare serenamente. Non è sufficiente neanche questo perché c'è qualcuno che comunque sta in Aula e urla. Noi siamo un magnifico asilo nel quale ci muoviamo così…
Stavo dicendo - concludendo il mio intervento -, Presidente, che c'è un tema, però, sul quale abbiamo una grande perplessità che ci porta, in questa fase, a non esprimere un voto favorevole su questo provvedimento: è il problema che riguarda la legge ordinaria che dovrà poi intervenire per regolare tutta la cornice costituzionale di cui stiamo parlando. Quello che tentammo di fare nella scorsa legislatura era proprio fare in modo che le due cose andassero di pari passo per far sì che immediatamente, approvata la legge costituzionale, già si fosse in condizione di dare operatività con una serie di scelte che sono anche politiche - perché è del tutto evidente che sono anche politiche - e soprattutto perché è la legge ordinaria che interverrà per capire quali sono poi le risorse che vengono date, affinché questa cornice costituzionale possa trovare effettiva attuazione, sia per quanto riguarda Roma Capitale, sia per quanto riguarda i municipi.
E anche qui è inutile che io ricordi a voi quali sono i finanziamenti che vengono dati alle grandi capitali europee, che si parli di Parigi, che si parli di Londra, che si parli di Madrid, e ciò è del tutto evidente che è concepito come interesse dello Stato e della Nazione fare in modo che la capitale che rappresenta… e in questo io capisco l'intervento un po' campanilista del mio collega Marattin, ma noi qui stiamo parlando della organizzazione di Roma Capitale. Capisco che c'è un po'di rammarico, quando ci sarà Milano capitale, allora, probabilmente, ci occuperemo di quel tipo di problema. Che poi ci sia un problema che riguarda le grandi aree metropolitane questo è un altro discorso ma, ovviamente, va affrontato in un modo diverso, non credo che possa cadere rispetto al fatto che si faccia una legge su Roma Capitale.
Anche qui, noi abbiamo un punto interrogativo. È l'unico accenno polemico che voglio fare nel senso che, troppo spesso, abbiamo - compreso quello che abbiamo fatto poco fa - provvedimenti nei quali facciamo grandi voli pindarici dal punto di vista della prospettiva ideale, politica e via dicendo, ma poi non ci si mette una lira. Rimane, quindi, il grande volo pindarico sospeso per aria ma, nella concretezza, i cittadini non riescono a percepire questa grande opera di trasformazione.
Manca, però, una legge ordinaria contestuale che garantisca le competenze, la differenziazione delle competenze. Questo era oggetto dell'ordine del giorno, che noi abbiamo accolto, nella riformulazione del Ministro, presentato dalla collega Boschi, che riguarda proprio l'esigenza che rapidamente si inizi a ragionare sulla legge ordinaria, perché la cornice è bellissima, ma senza la sostanza delle competenze e dei finanziamenti rischia di diventare soltanto una bella cornice senza il dipinto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signore e signori del Governo, intervenire oggi su questo provvedimento di rango costituzionale significa misurarsi con una scelta che non è soltanto normativa, ma profondamente politica e direi storica; una scelta che riguarda il ruolo, il funzionamento e il futuro della nostra capitale e con essa l'equilibrio complessivo dell'assetto istituzionale della Repubblica.
Il disegno di legge costituzionale in esame interviene sull'articolo 114 della Costituzione riconoscendo finalmente a Roma Capitale una collocazione piena e coerente all'interno dell'ordinamento repubblicano attribuendole un ordinamento speciale, poteri adeguati e, soprattutto, una responsabilità diretta su funzioni che oggi risultano frammentate e spesso inefficaci. Si tratta di un passaggio atteso da tempo. Da troppo tempo, infatti, esiste uno scarto evidente tra il ruolo che Roma svolge - capitale della Repubblica, sede delle istituzioni nazionali, crocevia politico, culturale, religioso e turistico di livello globale - e gli strumenti amministrativi e normativi di cui dispone per governare questa complessità. Questo provvedimento colma proprio quel divario e colleghi, non si tratta di un privilegio - lo dico da milanese -, ma si tratta di una deroga. Si tratta, più correttamente, di un atto di realismo istituzionale. Roma non è un comune come gli altri: non lo è per dimensioni, non lo è per funzioni, non lo è per responsabilità, e continuare a trattarla come tale ha prodotto negli anni inefficienze, ritardi, sovrapposizioni di competenze e, in definitiva, una difficoltà strutturale nel dare risposte adeguate ai cittadini.
Con questa riforma, invece, si introduce un principio di chiarezza e di responsabilità: Roma Capitale viene riconosciuta come ente costitutivo della Repubblica, al pari degli altri livelli di governo, e dotata di potestà legislativa in una serie di materie strategiche che, oggettivamente, un giorno dovranno riguardare anche le aree metropolitane. Questo è l'inizio di un percorso di riforma costruito sulla priorità assoluta che riguarda la capitale d'Italia ma, sicuramente, necessiterà un'evoluzione nel momento in cui questa norma verrà approvata rispetto ad altre aree importanti come la città di Milano, come l'area metropolitana di Napoli.
E gli ambiti di cui parliamo sono il trasporto pubblico locale, il governo del territorio, il commercio, il turismo, la valorizzazione dei beni culturali ambientali, i servizi sociali, l'edilizia residenziale pubblica: tutti settori nei quali la frammentazione decisionale ha finora rappresentato un ostacolo, più che una garanzia. Attribuire a Roma una potestà legislativa in queste materie significa, in primo luogo, rendere più efficiente l'azione amministrativa, ma significa anche rendere più chiara la responsabilità politica: i cittadini sapranno chi decide e potranno giudicare chi governa e questo, in una democrazia matura, è un valore fondamentale.
C'è poi un altro aspetto che merita di essere sottolineato. Questo intervento si inserisce in una visione più ampia di riforma dello Stato fondata sul principio di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Non si tratta, quindi, di un'eccezione isolata, ma di un tassello coerente in un disegno che punta a rendere le istituzioni più vicine ai cittadini e più capaci di rispondere ai bisogni reali dei territori. Roma, per la sua specificità, rappresenta un banco di prova decisivo. Se la capitale funziona meglio, funziona meglio l'intero Paese. Se la capitale è in grado di programmare, decidere e realizzare con efficacia questo rafforza non solo la qualità della vita dei suoi cittadini, ma anche l'immagine e la credibilità dell'Italia a livello internazionale. Non possiamo ignorare, infatti, che Roma è anche una vetrina globale; è il luogo in cui si riflettono le nostre eccellenze ma, purtroppo, anche le nostre criticità. Ed è nostro dovere fare in modo che questa vetrina sia all'altezza della storia e dell'ambizione della Nazione.
Onorevoli colleghi, il provvedimento non si limita ad attribuire poteri, ma definisce anche un quadro di garanzie ed equilibrio. La potestà legislativa di Roma Capitale si esercita nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dallo Stato nelle materie di competenza concorrente, in coerenza con l'assetto costituzionale complessivo. È previsto, inoltre, un ruolo importante per la legge dello Stato che dovrà disciplinare l'ordinamento di Roma Capitale con una maggioranza qualificata, assicurando così un ampio consenso parlamentare.
Vi è poi il necessario coinvolgimento della regione Lazio e degli organi rappresentativi di Roma in una logica di leale collaborazione che resta il pilastro del nostro sistema. Dunque, autonomia sì, ma dentro un quadro di equilibrio; responsabilità, ma accompagnata da regole chiare; specialità, ma senza rompere l'unità della Repubblica. Questo è il punto di equilibrio che il provvedimento raggiunge e che merita di essere riconosciuto. Consentitemi, infine, una considerazione di carattere più generale.
Le riforme costituzionali richiedono sempre misura, senso delle istituzioni e capacità di guardare oltre l'immediato; non sono strumenti per il consenso del momento, ma per costruire assetti destinati a durare nel tempo. Per questo motivo è importante sottolineare come il testo oggi in esame sia il frutto di un confronto ampio, a cui hanno fatto riferimento anche molti colleghi, che ha visto il contributo di diverse iniziative parlamentari e sensibilità politiche. È un segnale positivo che dimostra come sui temi fondamentali si possa e si debba lavorare insieme, al di là delle appartenenze.
Signor Presidente, colleghe e colleghi, con questo provvedimento non stiamo semplicemente modificando un articolo della Costituzione, stiamo compiendo una scelta di visione, ossia riconoscere a Roma gli strumenti per essere davvero ciò che già è nella sostanza, ma non ancora nella forma: una capitale moderna, efficiente e responsabile, una capitale all'altezza delle sfide del presente e del futuro. Per questa ragione, a nome del mio gruppo, Noi Moderati, annuncio convintamente il voto favorevole al provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Prendo la parola su questo provvedimento perché il collega Filiberto Zaratti è assente, in quanto è stato sospeso con una decisione che ritengo sia quantomeno inopportuna. Va bene. Il principale problema dell'assetto di Roma Capitale che questo provvedimento all'esame dell'Aula non prende affatto in considerazione, se confrontato con le altre grandi città europee come Parigi, Madrid, Berlino, risiede nella mancanza di un vero e proprio finanziario, visto che il territorio comunale di Roma è circa dodici volte più grande di quello di Parigi.
E la vasta estensione richiede costi enormi per la fornitura di servizi essenziali - nettezza urbana, trasporti, manutenzione stradale, solo per citarne alcuni - che non vengono coperti adeguatamente dal bilancio, che spesso è bloccato dalla dipendenza da trasferimenti statali. Non viene nemmeno sciolto il problema della sovrapposizione burocratica e di competenze, cioè la consistenza e la coesistenza di norme dettate da municipi, comuni, città metropolitane, regioni e Stato, per quanto riguarda la stessa area, e questo sicuramente è un ostacolo alla realizzazione di opere, ma anche alla manutenzione ordinaria. Permangono intatte sfide più significative legate alla necessità di gestire, per quest'anno 2026, un bilancio di 5,7 miliardi di spesa corrente, a fronte di forti tagli nazionali.
Partendo da queste considerazioni, non si può negare, tuttavia, che esista un problema Roma Capitale, un problema che il legislatore ha alla propria attenzione da almeno 30 anni. Ci sono molte questioni e molte funzioni che è giusto che la capitale del nostro Paese abbia, per renderla moderna, in grado di sopportare il peso che questo ruolo politico, ma anche storico, conferisce alla città di Roma. Ma su questo il legislatore, come noto, era già intervenuto con l'articolo 114 della Costituzione, che recita che Roma è la capitale della Repubblica e la legge ordinaria disciplina il suo ordinamento. Quindi, forse, bastava che ci fosse, come opportunamente sottolineato dal collega Giachetti - e, comunque, dovrà essere emanata - una legge ordinaria.
Gran parte dei problemi della città di Roma derivano dall'impossibilità economica e finanziaria di affrontare le grandi questioni - dai rifiuti ai trasporti, alla pianificazione urbanistica, alla rigenerazione urbana -, problemi che necessitano certamente di maggiori capacità e autonomia amministrativa e maggiori funzioni, ma, contemporaneamente, c'è la necessità di risorse notevoli che il Governo deve mettere in campo perché, finora, non è stato nemmeno fatto con il PNRR, visto che erano stati previsti 15 miliardi per le periferie delle nostre città e, invece, sono stati bellamente stracciati.
Roma ha bisogno di trasferimento di competenza, ma, soprattutto - ripetiamo -, delle risorse necessarie.
Su questo noi vogliamo fare una battaglia che metta al centro le questioni concrete che riguardano la vita dei cittadini e delle cittadine della città di Roma, delle periferie e dell' La vostra, invece, è una riforma che, fondamentalmente - come è stato detto più volte da tutti, praticamente tutti i costituzionalisti auditi in Commissione -, regge poco da questo punto di vista funzionale. Ci sono cose troppo poco chiare. Intanto, non viene tenuto in considerazione un elemento che vorrei sottolineare con forza: c'è un problema che qui si ignora, e cioè che, negli ultimi anni, 800.000 cittadini romani hanno lasciato la città per trasferirsi nella cosiddetta “corona” di Roma. Una volta, durante l'Impero, coloro che si trasferivano o venivano espulsi fuori dalle mura della città, perdevano lo di cittadini romani, acquisivano i diritti e lo di latini. E questa legge costituzionale, di fatto, questo fa. Cittadini che, fondamentalmente, sono espulsi dalla città, soprattutto per gli alti costi degli immobili, per gli alti costi degli affitti, che ovviamente si sono riversati verso la cosiddetta “corona” di Roma, perché in queste aree, in queste cittadine periferiche, i costi immobiliari sono, oggi, circa il 57 per cento in meno rispetto alla città. Queste 800.000 persone si sentono ancora cittadini e sono, di fatto, cittadini di Roma: lavorano a Roma, vengono a Roma per fare le spese, per andare al cinema, per passeggiare, per vedere la partita. Si sentono, quindi, cittadini pienamente romani e, così, prima sono espulsi dalla città, che non ha saputo garantire loro il diritto di stare nel luogo dove magari sono nati e cresciuti e, poi, vengono definitivamente cacciati dalla città, che assume poteri legislativi limitatamente alle zone all'interno del Raccordo anulare.
Crediamo che questa sia una scelta abbastanza opinabile, perché credo sia ormai nella coscienza generale il fatto che ci sono le grandi questioni, le grandi opere che, ovviamente, caratterizzano le grandi aree metropolitane, che devono essere governate in maniera unitaria, con efficienza. Ma tutte le grandi opere, le grandi questioni che non riguardano la città di Roma, sono fuori dal Raccordo anulare, quindi non interessa a Roma Capitale il modo in cui si gestiscono i principali nodi esterni all'area comunale, come gli aeroporti, il porto di Civitavecchia e la bretella Fiano-Valmontone, che ormai si trasforma in un potente asse della logistica. Il fatto che il Polo di Amazon sia a Passo Corese e che il Centro alimentare sia a Guidonia interessa. Ne citiamo solo alcuni, ce ne sono molti altri. È del tutto evidente che queste questioni attengono alla gestione della grande area metropolitana di Roma. E, invece, voi cosa fate? Un provvedimento che riguarda unicamente il comune di Roma, creando, peraltro, dal punto di vista istituzionale, un grossissimo problema, perché avremo l'area metropolitana di Roma, il cui sindaco metropolitano è il sindaco della città di Roma; dentro la città di Roma, ci sarà la nuova legislazione messa in campo dall'assemblea capitolina e, nel resto dell'area metropolitana di Roma, ci sarà la legislazione che continuerà a produrre il consiglio regionale, con il sindaco metropolitano, che è anche il sindaco di Roma.
Questo è un pasticcio istituzionale, perché i cittadini romani, tra l'altro, eleggeranno l'Assemblea capitolina, che avrà poteri legislativi sulle materie di cui all'articolo 117 e, contemporaneamente, eleggeranno anche i consiglieri regionali, che avranno competenza sulle stesse materie nel resto del Lazio. Insomma, una grande confusione. Questa riforma, alla fine, non è nemmeno nell'interesse di Roma, perché nell'interesse di Roma sarebbe utile e necessaria una legge ordinaria immediata per trasferire competenze e risorse . Ma questo - che è necessario - non è nell'interesse, perché si crea un gran pasticcio. E proprio perché questa legge crea una profonda lacerazione nel tessuto costituzionale, noi avevamo provato a rammendare con emendamenti - chiudo, Presidente - puntuali e di buonsenso, che, però, sono stati inesorabilmente bocciati, il che non ci permette di esprimere un voto positivo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Eccoci qua, ancora una volta, testardamente e caparbiamente, a votare sul merito delle questioni e su ciò che riteniamo utile. Rimanessimo anche solo noi fino alla fine, continueremo a farlo, senza calcoli di schieramento, senza tatticismi e senza guardare alle convenienze del momento.
Oggi noi non stiamo votando una riforma qualunque, oggi questo Parlamento decide se l'Italia vuole finalmente colmare un ritardo che dura da 25 anni, dalla riforma del Titolo V che, nel 2001, riconobbe per la prima volta in Costituzione il ruolo di Roma capitale della Repubblica, ma lasciò quel riconoscimento, sostanzialmente, sulla carta.
Sono passati 155 anni dalla proclamazione di Roma, capitale del Regno d'Italia nel 1871, per dire un'altra data, e, per oltre un secolo e mezzo, abbiamo avuto una capitale senza darle gli strumenti di una capitale. Voglio partire da tre numeri che si trovano nella relazione illustrativa di questo disegno di legge, ma che servono a mettere a fuoco. Roma occupa un territorio di 1.287 chilometri quadrati, più esteso delle altre otto maggiori città italiane messe insieme. La popolazione del solo comune di Roma, 2 milioni e 750.000 abitanti, è quasi pari a quella di Milano, Torino e Genova sommate; le strade di Roma, di cui si è parlato questa mattina, pari a 5.500 chilometri, eguagliano Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna e Firenze messe insieme.
Non stiamo parlando solo di una grande città, stiamo parlando della Capitale d'Italia. Oggi, questo Parlamento fa un passo verso ciò che le altre capitali del mondo hanno fatto da tempo. Solo un passo che noi discutiamo, così, e, forse, non faremo neanche in tempo a completare durante questa legislatura. A noi pare un grande traguardo, mentre, altrove, si è fatto 10 anni fa. A Washington, nel 1973, è stato votato il che ha dato, alla capitale degli Stati Uniti, la facoltà di essere distretto autonomo con un governo locale eletto; Madrid, nel 1983, statuto di autonomia e, poi, nel 2006 la , prima diventa comunità autonoma con potestà legislativa, poi, si dota di una legge di capitalità che disciplina risorse in regime speciale; Bruxelles, 1989, leggi speciali sulle istituzioni bruxellesi: nasce la Regione capitale con tutte le competenze conseguenti; Berlino, 1990, con la riunificazione, diventa Città Stato, e , con potestà legislativa piena; Tokyo, 1998, piena autonomia di base per i 23 con governo metropolitano dotato di poteri propri che, poi, era il modello che, Azione, aveva presentato; Londra, 1999, , nasce l'autorità di area vasta e, dal 2000, il sindaco è eletto direttamente con poteri su trasporti, pianificazione e sviluppo economico; Parigi, 2016, e, dal 2017, la riforma dello statuto: la capitale francese si dota di una metropolitana integrata, anche qui, proposta di Azione.
A Roma, 2026, forse faremo un passetto avanti, forse ne faremo 100 indietro, con 53 anni di ritardo rispetto a Washington, con 40 rispetto a Madrid, con 30 rispetto a Berlino.
Non è un elenco di esempi, Presidente, ma è una geografia della vicinanza ai cittadini ed è una geografia della competizione globale. La competizione ha un nome economico preciso e, quando una capitale, ottiene gli strumenti per governarsi, smette di essere soltanto la sede della nazionale, della pubblica amministrazione, e diventa anche un motore economico nazionale, non un costo da redistribuire in tutta Italia - si è spesso discusso -, ma una piattaforma che produce reddito, attrae investimenti, genera lavoro qualificato per tutto il Paese.
I numeri lo dicono senza ambiguità. Dopo la riforma, Londra è volata: ha un PIL pro capite di 69.000 sterline contro una media britannica di 39.000, il 77 per cento in più del Paese. L'area di Parigi genera il 30 per cento del PIL francese. Madrid produce circa il 19 per cento del PIL spagnolo con il 14 per cento della popolazione. E Roma? La città metropolitana di Roma genera solo il 9,3 per cento del valore aggiunto nazionale, sotto il peso demografico, sotto la media delle altre capitali europee, sotto, soprattutto, il proprio potenziale e non è un destino, è una conseguenza. È la conseguenza di aver lasciato, per decenni, la capitale d'Italia senza strumenti che tutte le altre capitali del mondo hanno avuto. Una capitale che funziona meglio non è una concessione a Roma, è un investimento sull'Italia e su se stessa.
E, allora, oggi, Presidente, il punto è chiaro: siamo davanti a una scelta che non è di parte, è del Paese e il voto di Azione sarà favorevole, perché, sul merito, ritiene che il Paese abbia bisogno di questo passaggio. Lo diciamo con le parole con cui il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha accompagnato questo passaggio, sono parole sue: una riforma di Roma si fa solo se ognuno accetta che non serve all'amministrazione di turno, ma alla città, a chiunque andrà a governarla e al Paese intero, si fa solo rinunciando a convenienze e polarizzazioni. Se diventa la battaglia di una parte, non si arriva lontano. Ecco, noi accogliamo l'appello del sindaco di Roma e lo accogliamo da forza che sta all'opposizione, sia a Roma, sia al Governo nazionale.
Appare paradossale, oggi, vedere che le forze che governano Roma si asterranno; aver sentito, invece, la Lega e le forze che oggi voteranno a favore dire: perché, da una parte, Milano, dall'altra parte, merci di scambio che si mettevano sul tavolo.
E, allora, noi stiamo al merito. Trasformare la riforma della capitale d'Italia in un negoziato per ottenere altro non fa parte del nostro stile e, anzi, sul tema di Milano, che è un tema che ci sta particolarmente a cuore, vorrei rispondere con il rispetto che meritano una forza politica di Governo e soprattutto i cittadini di Milano. Milano è una grande città, una città straordinaria, un motore economico del Paese e, per Milano, noi abbiamo fatto proposte, continuiamo a farle, continuano a farle in consiglio comunale a Milano, continuiamo a farle in quest'Aula, merita una sua riflessione, una sua proposta, un suo percorso, ma non a scapito della riforma costituzionale della capitale, non come moneta di scambio, non in coda a una riforma che riguarda la capitale d'Italia e che ha caratteristiche istituzionali che nessun'altra città italiana ha né può avere.
La capitale è una sola e la riforma che, oggi, votiamo riguarda quella.
Noi, su questo, abbiamo lavorato, in Commissione, con serietà, sui contenuti, non sulle bandiere. Abbiamo presentato emendamenti e consentitemi di ricordare e ringraziare il lavoro che hanno fatto tutti i nostri eletti: gli eletti in Campidoglio, gli eletti nei municipi di Roma, ma anche tutti i quadri politici della città di Roma, della Città metropolitana, dell'area vasta, della regione, perché il lavoro è partito dall'ascolto, è partito dal basso e abbiamo anche recepito molte delle critiche che erano emerse nelle audizioni con i nostri ordini del giorno e con i nostri emendamenti.
Per esempio, le osservazioni del professor Ceccanti che ha sollevato il nodo della simmetria tra mandato regionale e legislazione capitolina; le parole di Walter Tocci che ci hanno messo in guardia dal rischio di tagliare in due la grande corona di Roma, i 4 milioni di abitanti dell'area metropolitana, i 600.000 pendolari quotidiani, le infrastrutture chiave fuori dal Grande raccordo anulare, o le parole delle associazioni, come che ci hanno posto il tema, ancora aperto, del decentramento dei municipi e della partecipazione dei cittadini.
Concludo, Presidente. Noi, oggi, facciamo un passo importante e necessario. Siamo particolarmente soddisfatti che, questa mattina, alcuni dei problemi che avevamo sollevato, in sede di discussione - e ringraziamo, per questo, la Ministra -, sono stati approvati dal Governo. Noi avevamo posto sei punti sostanziali, anzi, sette - ce n'è uno che, poi, lascerò in fondo -, che toccano dei nodi reali che sono stati recepiti. Il primo: il nodo delle risorse. Non c'è autonomia senza copertura finanziaria adeguata, nel rispetto dell'articolo 119 della Costituzione. Siamo stati contenti di ribadirlo con un ordine del giorno che accompagnerà la legge ordinaria, concludo, Presidente; il rapporto con l'area vasta della città metropolitana, che pure è strategico, e il rapporto con i municipi, perché l'altro tema sarà quello del decentramento amministrativo e i municipi di Roma governano centinaia di migliaia di persone eppure, molto spesso, non sono in grado neanche di occuparsi dello sfalcio dell'erba in una scuola o in un giardino.
Sul nodo dell'attuazione, le riforme non si valutano dal giorno in cui vengono approvate, ma dal giorno in cui producono effetti reali nella vita delle persone. Siamo contenti del voto positivo sui nostri sei ordini del giorno e voteremo positivamente sulla riforma costituzionale, che è la cornice iniziale di questo percorso. Naturalmente, continueremo, con la stessa caparbietà e con la stessa serietà, a seguire l'attuazione e il voto della legge ordinaria, che dovrà seguire, e poi tutti i passaggi successivi, affinché si passi dalla Costituzione all'organizzazione, anche, dell'ultimo dei comuni e dei Municipi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Signora Ministra, colleghe e colleghi, la città di Roma rappresenta un a livello universale. È capitale di due Stati: l'Italia e la Città del Vaticano, tre, se consideriamo anche il Sovrano Militare Ordine di Malta. Di conseguenza, ospita un numero doppio di rappresentanze diplomatiche, rispetto ad altre capitali, ed è teatro di grandi manifestazioni, sia civili sia religiose. La sua impronta storica e culturale è eccezionale.
Il suo patrimonio archeologico e artistico è unico al mondo e le conferisce una straordinarietà che la rende meta turistica di enorme interesse. È la città più grande d'Italia, sia in termini di popolazione, di abitanti e di , sia di estensione territoriale: questo duplice fattore fa sì che Roma abbia tra le più basse densità di popolazione tra le città in Europa. Ha costi di gestione e difficoltà di gestione enormi rispetto a qualsiasi città italiana e rispetto ad altre città europee.
È sede del Parlamento, del Governo, dei Ministeri, degli organi costituzionali. E così Roma sostiene quotidianamente oneri che derivano dal suo ruolo che la Costituzione, la storia e l'ordinamento le attribuiscono.
Sicurezza delle sedi istituzionali, tutela di un patrimonio culturale di valore universale, gestione di flussi turistici e pendolari straordinari, organizzazione di eventi di rilievo nazionale e internazionale, presenza stabile di organismi esteri e sovranazionali: questi elementi configurano una specialità oggettiva e permanente, che non può essere ignorata né affrontata in modo approssimativo.
Il MoVimento 5 Stelle è favorevole a una riforma dei poteri e delle funzioni di Roma Capitale, che dia risposta ai bisogni dei cittadini romani e, soprattutto, delle fasce più fragili della popolazione, che renda più efficiente la sua complessa macchina amministrativa, che consenta forme sempre più ampie di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e alla vita civile. Ma non è questa la riforma che serve: occorrono soldi .
Non occorre, signora Ministra, una legge costituzionale per dare al sindaco di Roma - chiunque sarà - più poteri. L'abbiamo visto già con il Giubileo, con il PNRR: è sufficiente una legge ordinaria. Una legge ordinaria che stanzi le necessarie risorse finanziarie, che snellisca le procedure amministrative al fine di rendere più efficace l'azione amministrativa, che chiarisca meglio le funzioni, che stabilisca forme di coordinamento tra i livelli istituzionali di Roma Capitale, di area metropolitana, della regione Lazio, del Governo centrale.
Potremmo, insieme, fare una legge ordinaria in pochi mesi e, invece, voi scegliete una riforma costituzionale che ha tempi lunghi e che necessita di un insieme di leggi ordinarie per vederne la concreta attuazione.
Questa riforma di Roma Capitale pone la medesima questione di fondo posta dall'autonomia differenziata: Roma, con il suo nuovo , assumerebbe un ruolo quasi regionale dentro un'area metropolitana e dentro una regione, la regione Lazio, che risulteranno depauperate delle proprie competenze, con sovrapposizione di funzioni, con conflitti tra livelli di governo, incertezza operativa e prevedibile contenzioso.
Questa riforma spezza la coesione istituzionale, la parità tra i territori e crea un mosaico disordinato di poteri e di risorse. E così l'Italia viene avviata verso un modello di asimmetria istituzionale, dove regioni, città e territori assumono forme e poteri diversi, in spregio della garanzia costituzionale della parità dei diritti essenziali dei cittadini ovunque, della necessaria perequazione tra i territori, della solidarietà: tutti principi costituzionali fondamentali. In sintesi, in spregio della stessa unità e indivisibilità della Repubblica.
Una riforma, questa, scritta male, piena di contraddizioni. Basti pensare che l'area metropolitana sarà soggetta a due legislazioni diverse: quella regionale e quella comunale. Che complicazione per i cittadini! Basti pensare che il trasferimento di potestà legislative alla città di Roma porterà, presumibilmente, un grande contenzioso di fronte alla Corte costituzionale, come già abbiamo visto con le regioni. Alla faccia della semplificazione e dello snellimento! Basti pensare che i cittadini romani, che sono la maggioranza dei cittadini della regione Lazio, concorreranno ad eleggere la maggioranza dei consiglieri regionali, pur essendo soggetti a forme attenuate di potestà legislativa rispetto alla regione.
Ciò a discapito degli altri cittadini della regione Lazio che, minoritari nel numero, saranno soggetti ad una potestà legislativa regionale rafforzata, a quella di Roma Capitale. Basti pensare che l'emendamento governativo 1.27 e l'articolo 2, comma 5, dell'articolato, fanno un riferimento proprio al concetto di autonomia differenziata. Le materie che, con questa riforma, vengono trasferite a Roma Capitale non si qualificano per il loro riferirsi alla natura di capitale d'Italia della città di Roma, ma si riferiscono alla straordinarietà del suo patrimonio culturale e storico.
Ma questa straordinarietà accomuna Roma a tante altre grandi città italiane, per cui è facile prevedere che questa riforma darà voce ad istanze autonomistiche: io la chiamo “autonomia differenziata comunale”, come oggi abbiamo già sentito in quest'Aula, dove si è parlato appunto di Milano. Autonomia differenziata comunale: istanze autonomistiche da parte di altre grandi, grandissime città di cui l'Italia è ricca, come Milano, Napoli, Bologna, Torino, per citarne solo alcune. Tutte città che svolgono un ruolo strategico e che potranno legittimamente, alla luce di questa riforma, richiedere un proprio statuto speciale.
Ciò detto, Presidente, siamo pienamente consapevoli delle difficoltà che questa città - Roma - affronta ogni giorno e della necessità di rafforzarla. Roma ha bisogno di risposte e ne ha bisogno subito, ma occorrono risorse, occorrono soldi. Quando si attribuiscono nuove funzioni, deve esserci anche un quadro finanziario adeguato e stabile, che qui manca del tutto. Questo è un principio di efficienza e di concretezza, prima ancora che essere un principio giuridico e politico fondamentale. I romani non hanno bisogno di nuove norme: hanno bisogno di servizi che funzionino, di una macchina amministrativa veramente efficiente e alla portata del cittadino; hanno bisogno di essere resi partecipi dei processi decisionali.
Una riforma di questa portata sarebbe potuta nascere da un percorso di confronto davvero ampio, che è del tutto mancato .
Le grandi riforme funzionano quando coinvolgono e non quando vengono semplicemente calate dall'alto. Roma è capitale ogni giorno: è il cuore della Repubblica, il luogo in cui le istituzioni si incontrano con la vita reale dei cittadini. Per questo ha bisogno di una riforma solida, chiara, sostenibile, capace di funzionare nella quotidianità: una riforma che aiuti davvero i cittadini e, soprattutto - lo ripeto - le fasce più fragili.
Dare alla città di Roma la possibilità di farsi leggi da sé non migliorerà la vita dei romani, anzi la renderà ancor più complicata.
Per queste ragioni, con senso di responsabilità e senza preclusioni di principio, annuncio il voto contrario del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministra, il disegno di legge costituzionale oggi all'esame di quest'Aula rappresenta un passaggio di grande rilievo istituzionale e politico. Non stiamo discutendo di una riforma ordinaria: stiamo intervenendo sulla Costituzione della Repubblica e, quando il Parlamento mette mano alla Carta fondamentale, deve farlo con serietà, con equilibrio, ma anche con la determinazione necessaria quando si tratta di colmare una lacuna e un vuoto normativo che si trascina da troppo tempo.
Ed è precisamente questo il punto: Roma è la capitale della Repubblica. Lo dice la Costituzione, è scritto in Costituzione, ma credo che dobbiamo riconoscere, con un po' di onestà intellettuale, che questo riconoscimento è rimasto fino ad oggi incompleto sul piano dell'effettività.
È rimasta, in larga parte, un'affermazione di principio, non ancora tradotta in poteri adeguati, in funzioni coerenti, in strumenti all'altezza della complessità del ruolo che Roma è chiamata a svolgere ogni giorno.
La riforma che oggi esaminiamo interviene proprio su questa dicotomia, una dicotomia, un divario netto tra l'ideale e il reale e ne coglie il nucleo essenziale: conferire concretezza costituzionale al ruolo di Roma e mettere finalmente la capitale d'Italia nelle condizioni di essere governata come una vera capitale europea.
Il testo semplice, elementare, ma significativo nelle sue previsioni si compone di due articoli: l'articolo 1 riconosce all'ente pubblico territoriale Roma Capitale poteri e risorse adeguate alla sua realtà demografica, economica e sociale, inserendola, attraverso una modifica all'articolo 114 della Costituzione, tra gli enti costitutivi della Repubblica; poi, in particolare, vengono stabilite le materie di competenza legislativa del nuovo ente e sono, altresì, attribuite allo stesso peculiari condizioni di autonomia amministrativa e finanziaria.
L'articolo 2 reca, invece, le disposizioni transitorie e finali, prevedendo che Roma Capitale eserciti una potestà legislativa propria a decorrere dalle prime elezioni della relativa assemblea successive all'entrata in vigore del disegno di legge costituzionale, assicurando, nel frattempo, la continuità dell'ordinamento e delle disposizioni vigenti fino all'effettiva attuazione del nuovo assetto e all'adozione della legge rinforzata che dovrà disciplinarlo.
Siamo, dunque, di fronte a una riforma che si muove lungo tre direttrici fondamentali. La prima è il riconoscimento sostanziale del ruolo di Roma come capitale della Repubblica: non basta scriverlo in Costituzione, ma bisogna renderlo effettivo nel nostro ordinamento. La seconda è il rafforzamento dell'autonomia, perché una città chiamata a svolgere funzioni tanto complesse non può essere privata degli strumenti necessari per esercitarle con efficacia, sempre nel rispetto dei valori costituzionali, in un quadro di leale collaborazione con lo Stato e la regione. Il terzo riguarda la semplificazione istituzionale amministrativa, perché una realtà complessa come Roma non può continuare ad essere appesantita da sovrapposizioni di competenze, conflitti di attribuzione e incertezze decisionali che, troppo spesso, si traducono in altrettante inefficienze funzionali. Riconoscimento, autonomia e semplificazione: questi sono i pilastri che regolano l'ossatura del provvedimento.
Del resto, Roma non è un comune come gli altri: non può esserlo per dimensioni, non lo è per responsabilità, non può esserlo per valore simbolico e istituzionale. Roma è la sede del Parlamento, del Governo, della Presidenza della Repubblica, è il cuore pulsante della vita democratica del Paese, è il luogo in cui la Repubblica si rappresenta e si rende visibile, ma è anche una città che ospita organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e milioni di visitatori ogni anno. Roma è città e simbolo, amministrazione locale e interesse nazionale. Per questo, signor Presidente, diventa fondamentale porci una questione di fondo, una domanda semplice, ma decisiva: il quadro normativo che regola oggi il funzionamento di Roma risulta adeguato e coerente rispetto alla complessità della macchina burocratica, del sistema di governo, dell'attribuzione di capitale? La risposta non può che essere negativa, è decisamente “no”, ed è una risposta che non nasce da una suggestione politica, ma dell'esperienza concreta, dall'osservazione che le problematiche che hanno investito a Roma nel corso degli anni sono aumentate a dismisura: dalla mobilità alla gestione dei rifiuti, dalla manutenzione urbana alla sicurezza, dalla tutela del patrimonio culturale alla gestione dei grandi eventi. Nasce, quindi, dalla consapevolezza che su Roma grava un insieme di funzioni che non riguardano solo i suoi residenti, ma l'intero sistema Paese. Troppo spesso si è registrato un sistema frammentato: competenze sovrapposte, responsabilità non sempre definite, tempi decisionali lunghi e difficoltà di coordinamento tra i diversi livelli di governo e purtroppo, in ultimo, a farne le spese sono sempre stati cittadini, la qualità dei servizi e la credibilità stessa delle istituzioni. Ecco perché questa modifica all'articolo 114 della Costituzione si rende necessaria. Ecco perché non è un fatto meramente formale, è una scelta politica precisa: è la scelta di riconoscere che Roma necessita di un ordinamento adeguato alla funzione che svolge; è la scelta di costruire un quadro più razionale, più coerente e più funzionale, nel rispetto dei principi di autonomia e di unità della Repubblica.
Poi credo che vi sia un ulteriore elemento che merita in questa sede di essere richiamato. Questo provvedimento si inserisce in un percorso politico e parlamentare che viene da lontano, frutto di un ampio dibattito parlamentare e che, in questa legislatura, ha trovato un punto significativo di impulso nel deposito di una specifica proposta di legge, di cui è stato primo firmatario il nostro collega di partito, l'onorevole Paolo Barelli, una proposta tra quelle abbinate al testo oggi in discussione. Non siamo dunque di fronte a un'iniziativa improvvisata, siamo di fronte all'approdo di un lavoro serio, coerente, portato avanti nel tempo; una riforma attesa da anni, sulla quale Forza Italia ha investito moltissimo, per tramite dell'onorevole Barelli, che si era già impegnato - voglio ricordarlo in questa sede -, anche nella scorsa legislatura, in qualità di relatore del provvedimento. È, dunque, naturale che vi sia oggi grande soddisfazione da parte nostra per questo passaggio, accompagnata dall'auspicio che si possa giungere in tempi rapidi alla definitiva approvazione del provvedimento, che è frutto di un percorso laborioso, di un percorso condiviso con la sensibilità di diverse forze politiche. Per questo mi sento di ringraziare ancora il relatore Perissa, il Governo, il Ministro Alberti Casellati, il presidente della Commissione affari costituzionali, Nazario Pagano, e tutti i colleghi che hanno contribuito a dare una forte impronta, un grande impegno, su un provvedimento che, a mio avviso, non può avere colori di parte, non può essere ridotto a una ridda di parte, a una contesa di paese, ma deve avere un livello generale e un'attenzione profonda da parte di tutte le forze politiche, proprio perché Roma non è la capitale di una sola parte politica: Roma è la capitale d'Italia, è la capitale della Nazione, è una città simbolo, di cui noi stessi, come governanti e come classe politica, dobbiamo rivendicare il primato e dobbiamo rivendicarlo orgogliosamente perché simbolo di unità di Paese.
Ecco perché faccio un appello, qui, a tutte le forze politiche proprio perché, nell'attuazione della legge ordinaria, si impegnino, si adoperino con tutte le loro forze per contribuire alla realizzazione di questa riforma di sistema. Non può essere considerata soltanto una corsia preferenziale per una città, a scapito di altre, o un favore o una concessione. Qui non si tratta di fare favori, di fare concessioni. Qui si tratta semplicemente di prendere atto di una realtà istituzionale oggettiva: la capitale della Repubblica svolge una funzione peculiare, complessiva e strategica e, quindi, deve essere messa nelle condizioni di svolgerla al meglio. Perché una capitale che funziona meglio non è soltanto un vantaggio per Roma, è un vantaggio per l'Italia intera, per i cittadini, per le imprese, per la cultura, per la credibilità del sistema Paese e per la credibilità della Repubblica.
Guardiamo a quello che succede nelle altre grandi capitali europee: molte dispongono di ordinamenti speciali, di poteri rafforzati e di strumenti adeguati. Perché una Repubblica moderna ha bisogno di una capitale moderna ed efficiente che sia posta nelle condizioni di affrontare la complessità del presente e le sfide del futuro, che sono già davanti a noi: la transizione ecologica, la digitalizzazione, la mobilità sostenibile, la capacità di attrarre investimenti e opportunità. Tutto questo richiede grande capacità di pianificazione, rapidità decisionale, responsabilità chiare. Per troppo tempo si è discusso sulla necessità di rafforzare Roma Capitale senza giungere a una soluzione concreta; oggi, invece, il Parlamento ha l'occasione di compiere una scelta chiara, seria e strutturale, perché investire su Roma significa investire sull'Italia. Roma è molto più dei problemi, che pure conosciamo, è una risorsa straordinaria. Prendersi cura di Roma non è, dunque, solo un dovere dei romani, ma è una responsabilità nazionale, che credo competa a ciascuno di noi, per primi, assumerci.
Per queste ragioni riteniamo che questo provvedimento meriti pieno sostegno: non è una riforma di parte, è una riforma di sistema, un investimento sulla capitale della Repubblica e sull'intera Nazione. Forza Italia voterà convintamente a favore di questo provvedimento, frutto di un ampio percorso e di una responsabilità condivisa, perché oggi, rafforzando Roma, rafforziamo l'Italia
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Matone. Ne ha facoltà.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Grazie, signor Presidente. Grazie, signor Ministro, onorevoli colleghi, il disegno di legge costituzionale oggi all'esame di quest'Aula ha avuto un dibattito ampio, un dibattito parlamentare non soltanto in questa, ma anche nella passata legislatura, ed è, in realtà, frutto di un'attenta collaborazione fra l'attuale sindaco di Roma, la regione ed il Governo. Io colgo l'occasione per ringraziare i relatori e i componenti della I Commissione, che sono qui con me, per il raggiungimento di questo risultato storico.
Il sindaco di Roma ha definito la nuova riforma un “traguardo storico”: queste sono le parole di Gualtieri, al di là delle posizioni politiche, più o meno sfumate, dei partiti dell'opposizione. Roma - ci dice la Costituzione, all'articolo 114, terzo comma - è la capitale della Repubblica, tuttavia, fino ad oggi, non sono stati riconosciuti alla capitale poteri adeguati alla complessità che si trova a dover gestire quotidianamente.
Lo dico da cittadina romana, lo dico con cognizione di causa come ex capogruppo della Lega al consiglio comunale di Roma. Allora, è necessario dotarla di funzioni adatte alla sua realtà demografica, economica e sociale, affinché possa essere veramente considerata alla pari delle altre capitali europee. Roma è un e noi non facciamo altro che adeguarci alle altre capitali europee. Berlino è addirittura una città-Stato e Londra è un'entità completamente autonoma dal Governo centrale ed è addirittura autofinanziata. Madrid è il modello più simile a quello che noi stiamo realizzando, rispetto, appunto, all'Italia e alla Spagna, dove c'è autonomia regionale specifica all'interno del sistema decentralizzato spagnolo.
La legge consta di soli due articoli. L'articolo 1, intervenendo sull'articolo 114 della Costituzione, colloca Roma Capitale, ovvero l'ente ordinamento speciale che subentrerà al comune di Roma, all'interno degli enti autonomi di cui è costituita la Repubblica e attribuisce a Roma Capitale competenze legislative nelle seguenti materie: materie concorrenti come il governo del territorio, la valorizzazione dei beni culturali e ambientali che tanto rappresentano Roma, la promozione e l'organizzazione di attività culturali; materie residuali come il trasporto pubblico locale, la polizia amministrativa locale, il commercio, il turismo, l'artigianato, i servizi, le politiche sociali, l'edilizia residenziale pubblica e l'organizzazione amministrativa che ne conseguirà.
Quindi, la potestà legislativa di Roma Capitale viene equiparata, con questo testo, a quella di una regione a statuto speciale. Inoltre, demanda a una legge dello Stato, adottata a maggioranza assoluta delle Camere, sentiti il consiglio della regione Lazio e l'assemblea elettiva di Roma Capitale, la disciplina dell'ordinamento del nuovo ente, riconoscendo a Roma Capitale condizioni peculiari di autonomia amministrativa e finanziaria e prevedendo forme di decentramento amministrativo. Un ente proprio dotato di un assetto ordinamentale unico e peculiare.
L'articolo 2 reca, invece, disposizioni transitorie e finali, prevedendo che Roma Capitale eserciti una potestà legislativa propria a decorrere dalle prime elezioni della relativa assemblea e successive all'entrata in vigore del disegno di legge costituzionale, assicurando nel frattempo la continuità dell'ordinamento e delle disposizioni vigenti fino all'effettiva attuazione del nuovo assetto e all'adozione della legge rinforzata che dovrà disciplinarlo. Prevede, inoltre, il necessario e legittimo coordinamento per coordinare i rapporti tra la regione Lazio e Roma Capitale nel caso in cui alla regione vengano attribuite finalmente forme di autonomia differenziata. Ci si è quindi adeguati a cosa? Ai principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.
La modifica legislativa, riguardante questi poteri, ha suscitato un ampio dibattito politico, caratterizzato da una rara convergenza di fondo tra le forze di maggioranza e anche di parte dell'opposizione, pur con alcune sfumature critiche sui tempi e sulle modalità di attuazione. È un traguardo storico, è una promessa mantenuta da questo Governo. Finalmente potremo paragonare Roma alle altre capitali europee. Perché? Perché investire su Roma significa investire sul nostro biglietto da visita e sul futuro dell'intera Nazione. Roma non può essere gestita con le stesse regole di un piccolo comune. Ha unicità e peculiarità proprie, anche difficoltà proprie, e la nuova potestà legislativa garantirà risposte più rapide alle domande dei cittadini.
La Lega ha sostenuto l'iter in Commissione in nome proprio del principio dell'autonomia dei territori e ha chiesto, però, che i poteri speciali siano estesi agli altri capoluoghi metropolitani. Questo è un emendamento del Governo che ha suscitato tante polemiche, ma nel quale noi crediamo fermamente. Perché ci crediamo? Perché non fa altro che valorizzare il ruolo istituzionale dei comuni capoluogo delle città metropolitane, prevedendo che la legge dello Stato possa attribuire ad essi ulteriori e specifiche funzioni amministrative. L'emendamento, di fatto, attribuisce concreta attuazione all'articolo 118 della Costituzione proprio in ragione delle esigenze speciali che sono connesse alla complessità demografica, economica e funzionale di questi territori e di ciascun territorio. Quindi, sbaglia chi vuole trascinarci in una inutile polemica che non c'è, perché nulla di ciò che noi stiamo votando è in contrasto con le politiche della Lega.
Per tali motivi, dichiaro il voto favorevole del gruppo Lega-Salvini Premier
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Morassut. Ne ha facoltà.
ROBERTO MORASSUT(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi arrivano in Parlamento il primo confronto e le prime decisioni sulla riforma dell'ordinamento di Roma Capitale. È da lungo tempo atteso. È inutile e lungo ripercorrere la storia di questo eterno - quasi eterno - dibattito, perché il cosa fare di Roma, nel quadro dell'unità nazionale, e come considerare e organizzare la indiscutibile specialità del suo ruolo ha il tempo di Porta Pia e ha il luogo della mitica scrivania di Quintino Sella, che è ancora là, nello studio del Ministero dell'Economia, che fu all'epoca quello del Bilancio.
La storia italiana non ha ancora risolto quel problema, cioè coniugare l'universalismo di Roma con l'esercizio pratico della sua funzione di capitale, raccordo di storie diverse e cerniera geografica, storica, politica e anche spirituale della penisola. In breve, si può dire che Roma è stata sempre - forse ancora lo è - troppo importante per una Nazione né grande né piccola come l'Italia, la quale, forse proprio per questo, ha faticato e ancora fatica a viverla come la sua capitale. L'ha sentita e la sente lontana, capace di prendere ma non di restituire e troppo assimilata al potere.
Pesano su questo residui, ma ancora attivi, sentimenti nel senso comune italiano e forse un'antica e fondata esperienza delle genti italiche, ma anche le scelte che sono state fatte dopo il 1870 dalle classi dirigenti che, da “Roma o morte” al nuovo impero e ai compromessi della Prima Repubblica, hanno preferito sublimare, nel mito e negli aggiustamenti periodici di qualche grande evento o dei Giubilei, il vero problema, cioè dare a Roma una funzione chiara di capitalità democratica, con poteri e risorse adeguate per esercitarla in forme moderne, efficaci, utili e rispettose per l'intera comunità nazionale e per tutte le identità locali.
Roma - sembra assurdo doverlo sempre ricordare - è la sola capitale europea a non godere di un regime speciale di risorse e poteri adeguati a incarnare l'unità nazionale e tradurla in un efficiente sistema urbano utile non solo per i romani, ma per tutti i cittadini italiani. Si è tanto dibattuto sulle scelte possibili per superare questa anomalia e io non voglio tornarci, perché sarebbe persino noioso. Voglio solo ricordare che la Costituzione italiana dal 2001 - qui è stato richiamato questo punto - prevede all'articolo 114 una riserva per la definizione di una legge ordinaria che avrebbe dovuto organizzare la specialità amministrativa della capitale d'Italia, ma nulla se ne è fatto in tanti anni. Nel 1997 la senatrice Franca Prisco firmò la legge ordinaria prevista dalla Costituzione, che fu approvata al Senato ma non alla Camera.
Da allora mai più nulla. Per un'inerzia politica? Solo in parte. In realtà, per un problema istituzionale e costituzionale oggettivo perché l'approvazione contestuale di quella riserva del Titolo V della Costituzione e del nuovo e più forte rango legislativo delle regioni rendeva obsoleta già al suo avvio la norma della Costituzione su Roma, che limitava le sue prerogative al campo amministrativo. Quali sono i poteri amministrativi che oggi non ha il sindaco di Roma? È pieno. È commissario di tutto. Li esercita. Ma il problema è rimasto. Un corto circuito, quindi, dal quale non si è mai usciti e che ha portato infatti non ad una legge, ma ad una progressiva attribuzione - come dicevo poc'anzi - di numerose funzioni autonome, commissariali, su tantissimi aspetti amministrativi ai vari sindaci succedutisi nel tempo, funzioni che però non hanno risolto il problema di una vera e piena ristrutturazione e riforma dell'ordinamento di Roma. Da qui è nata l'esigenza di salire di scala e iniziare a prevedere un nuovo ritocco della Costituzione, che assegnasse alla capitale anche alcuni poteri legislativi in alcuni campi.
Nella scorsa legislatura questo confronto, che era partito anche su impulso del Partito Democratico già nel 2013, con la presentazione della prima proposta di legge in tale direzione (cui seguirono altre), giunse ad un momento alto di condivisione con l'approvazione - qui lo voglio ricordare - di un testo unificato della maggioranza che sosteneva il Governo Draghi in Commissione affari costituzionali e che, dopo mesi di audizioni, giunse in Aula. La crisi del Governo, proprio nel giorno in cui la proposta di legge era all'ordine del giorno, impedì di discuterla.
Quanto avvenuto nel corso di questa legislatura, dunque - vale la pena di ricordare anche questo -, non è uscito dal cilindro, e non certo da quello del Governo - qui voglio essere molto chiaro, signor Ministro - che ha deciso ad un certo momento di presentare un suo DDL costituzionale su Roma, che altro non era che una fotocopia - lo dico senza alcun tipo di minimizzazione del problema - di un testo già in discussione in Commissione e, di fatto, uguale a quello già citato della scorsa legislatura. Forse il Governo Meloni ha ritenuto che questo potesse essere la sola riforma costituzionale condivisa, entro certi limiti, che avrebbe potuto portare in porto.
E qui voglio anticipare già alcune delle motivazioni che ci portano, tra breve, ad astenerci dal voto. La prima è per l'appunto che il Governo ha tentato, già dal momento in cui fu approvato un testo base in Commissione, di appropriarsi dell'intera paternità della riforma, facendone uno strumento di propaganda. E questo è profondamente sbagliato sia per un sereno proseguimento del confronto, sia per lo stile di una riforma costituzionale che ha e deve avere - e l'esito del referendum sulla giustizia lo ha ribadito - ampi caratteri condivisi per essere riconosciuta da tutti gli italiani.
La seconda è che il testo di questo DDL, che andiamo adesso a votare, non è stato redatto dal Governo in solitaria passione, ma è stato scritto con il Campidoglio, con il sindaco di Roma - altrimenti non sarebbe passato nemmeno in Commissione per quanto ci riguarda - in un lavoro interistituzionale di reciproca collaborazione e confronto. È un testo che prevede l'attribuzione a Roma di facoltà legislative in 11 materie e che, nella relazione, prevede la parallela e contestuale approvazione, prima della quarta lettura delle due Aule, di una legge ordinaria che definisca poteri e risorse attraverso le quali quelle nuove funzioni possono davvero essere esercitate e non risultare una mera e semmai controproducente cornice.
Questo lavoro di redazione della legge ordinaria parallela è in uno stato avanzato.
Va dato atto che la posta dal Campidoglio è stata accolta dal Governo e che sul piano tecnico e giuridico il lavoro è maturo. Purtuttavia, la legge non è ancora all'attenzione del Parlamento e questa è la terza motivazione che ci induce oggi ad un voto di astensione costruttiva che potrà trasformarsi - vedremo - in un voto favorevole quando i due procedimenti si appaieranno come rondini in volo. Noi sentiamo profondamente l'esigenza storica di risolvere il tema della riforma dell'ordinamento di Roma Capitale. Il sindaco Gualtieri ha promosso in prima persona il processo di riforma, individuando e proponendo al Governo la strada e le garanzie migliori per concretizzarlo. Nel mondo in cui viviamo, in questa difficile epoca storica nella quale le grandi metropoli a vocazione internazionale come Roma, ma come anche altre, sono attraversate da processi profondi, rapidi e dinamici per quello che riguarda l'immigrazione, il teatro economico e finanziario, la riorganizzazione del sistema urbano, del lavoro e della mobilità, l'innovazione tecnologica e la domanda sociale di coesione e di diritti di cittadinanza, prevedere poteri pubblici più forti e strutturati significa mettersi nelle condizioni di avere spalle più forti e giocare da pari a pari - questo è il punto - con i grandi mondiali, portatori di queste innovazioni ma accompagnati spesso, se lasciati da soli, da una visione di interesse solo privato.
E Roma ha un grande compito storico in più, ineludibile, che sta nel suo destino e nella sua origine: essere protagonista di una nuova idea di Occidente e di Mediterraneo, in un mondo che punti ad un nuovo governo mondiale, al riconoscimento del multilateralismo, alla pace e al dialogo.
C'è anche tutto questo nella prospettiva di una capitale d'Italia e della più grande capitale europea in termini di estensione territoriale, di accumulo di capitale naturale, di beni culturali e storico-archeologici e di , che assume un profilo istituzionale e costituzionale più forte e che organizzerà il suo decentramento, rinnovato, secondo le scelte sovrane dell'assemblea capitolina al termine di questo percorso legislativo. Percorso che oggi ci vede in una posizione di astensione costruttiva, nell'attesa che tutte le condizioni poste dal Campidoglio, che riteniamo irrinunciabili, vengano soddisfatte pienamente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perissa. Ne ha facoltà.
MARCO PERISSA(FDI). Grazie, Presidente. Parto volentieri dai ringraziamenti. Ovviamente, il primo alla Presidente Giorgia Meloni, per aver dato nuovo impulso a un dibattito sulla riforma di Roma Capitale, che va avanti da tantissimo tempo, che ha attraversato diverse legislature e che ha indubbiamente coinvolto tutti i gruppi parlamentari. Indubbiamente, anche un ringraziamento alla Ministro Casellati, per aver dedicato priorità e attenzione alla riforma di Roma Capitale. Un ringraziamento al Presidente Pagano, un ringraziamento al correlatore Paolo Barelli e un ringraziamento - me lo consentirete - anche al presidente Francesco Rocca, grazie alla mediazione del quale siamo riusciti a portare avanti un vero e proprio trasferimento di competenze dalla regione alla futura istituzione di Roma Capitale.
È una riforma che non solo consente alla città di fare un salto in alto notevole rispetto all'attuale riconosciuto nella Costituzione perché conferisce al consiglio comunale di Roma poteri legislativi ma, come anche anticipato da moltissimi colleghi, apre anche una strada importante per l'approvazione di una legge ordinaria che definisca nel merito la capacità della capitale di applicare queste competenze, ma soprattutto le risorse per poterlo fare.
È una legge che, devo dire la verità, è stata anche, come anticipato dal collega Morassut, frutto di una importante mediazione istituzionale tra la Presidenza del Consiglio, la presidenza della regione Lazio e il sindaco di Roma. Voglio ricordare - e me lo consentirà per il suo tramite, Presidente -, rivolgendo uno spunto di riflessione al collega Giachetti e alla collega Grippo, che, proprio perché frutto di questa mediazione, questo testo è particolarmente edulcorato sul tema del decentramento amministrativo. Tema che per Fratelli d'Italia, nella fase di dialogo interistituzionale, era particolarmente centrale e che in questo testo non è presente per espressa richiesta del sindaco di Roma. Quindi, questa legge, anziché definire il principio del decentramento amministrativo, lo demanda ad azioni normative successive in seno a Roma Capitale, credo nella ridefinizione dello statuto. Ecco, questo lo dico a Giachetti perché conosco la sua buona fede e anche alla collega Grippo: fate attenzione al prossimo sindaco che sostenete, se credete nel decentramento amministrativo, perché poi va a finire che vi trovate col cerino in mano in caso di vittoria.
Dicevo che purtuttavia, francamente rimango un po' basito dell'atteggiamento di certe opposizioni. Devo dire francamente: non mi sorprende il voto contrario del MoVimento 5 Stelle.
Che il MoVimento 5 Stelle non volesse bene a Roma ce ne siamo accorti tutti quando la loro sindaca, Virginia Raggi, ha detto di “no” alle Olimpiadi, che noi stiamo ancora aspettando .
L'atteggiamento del Partito Democratico lascia basiti perché delle due l'una: o smentiscono le affermazioni di principio del sindaco Gualtieri, definendo un principio che per loro il sindaco della capitale d'Italia, esponente del Partito Democratico, Ministro dell'Economia del Partito Democratico, non ha peso politico all'interno del partito e quindi, da un lato Gualtieri dice evviva la riforma di Roma Capitale e, dall'altro, il Partito Democratico si astiene, oppure c'è un'altra possibilità, cioè che il sindaco di Roma sia d'accordo con la posizione di astensionismo del Partito Democratico. Io penso che sia la seconda. E perché penso che sia la seconda? Perché non ne fa mistero il collega Morassut all'interno della sua relazione quando dice: noi ci asteniamo perché, benché il lavoro del tavolo tecnico sulla legge ordinaria sia a buon punto, non abbiamo ancora visto la proposta di legge depositata in Aula.
Lo dico in parole semplici per permettere ai cittadini che ascoltano di capire che cosa significa questa cosa. Il Partito Democratico e il sindaco Gualtieri ci stanno dicendo: o ci date la certezza di avere pieni poteri in caso di vittoria delle prossime amministrative oppure noi, i due terzi della maggioranza in Parlamento non ve li vogliamo dare. Per dirla in maniera ancora più semplice: subordinano le speranze di un futuro migliore dei cittadini romani ai loro interessi di bottega Ma che dici?. E no, non mi sorprende però. No, perché da romano, prima ancora che da parlamentare, come tantissimi altri romani, che il Partito Democratico usi la gestione del potere della città di Roma per accomodare i propri interessi di partito e dei propri accoliti ormai è fatto noto e risaputo, e ringraziando Dio, o ringraziando noi, questo credo che sia il solco che segna la più grande distanza tra Fratelli d'Italia, il Partito Democratico e la giunta Gualtieri.
Mi consentirà alcuni esempi. Da un lato, noi viviamo in una città in cui la giunta di Roberto Gualtieri prevede la ZTL fascia verde, a pagamento chiaramente dei cittadini, più grande d'Europa; che annuncia un aumento di 30.000 strisce blu a pagamento sulle tasche dei cittadini; che sottrae parcheggi in luogo di aiuole inutili e assolutamente inefficienti; che prevede l'incremento di circa 1.000 chilometri di piste ciclabili per un importo superiore ai 450 milioni di euro, e per fortuna dei cittadini romani, dall'altra parte c'è il Governo di Giorgia Meloni che finanzia 2,2 miliardi di euro per il rilancio della metro C, che stanzia oltre 900 milioni di euro per acquistare mezzi pubblici, autobus, tram, treni della metropolitana , ovviamente mezzi pubblici che il comune di Roma, ad oggi, non ha ancora acquistato. Quindi i cittadini romani li stanno aspettando. Dal nostro canto chiediamo il prolungamento delle linee metropolitane fino a fuori dal raccordo e il potenziamento dei parcheggi di scambio. Banalmente, perché? Perché da un lato il Partito Democratico vuole imporre la sua ideologia ai cittadini romani, convincendoli di poter andare in giro in bicicletta, casa-lavoro, in una città di 1.200 chilometri quadrati di superficie Come a Parigi!. Dall'altra, fortunatamente, c'è il Governo di Giorgia Meloni che lavora quotidianamente per fare in modo che i cittadini romani passino meno ore in macchina tra casa e lavoro o a cercare parcheggio .
Ma fosse questo il problema. Da una parte, noi viviamo in una città in cui la giunta Gualtieri prende 10 milioni di euro di contributo pubblico e li regala ad una società di per la ristrutturazione di quattro stazioni della metropolitana. Ma non contenti di questo regalo, danno a questa società di la gestione, di fatto in monopolio, degli spazi pubblicitari nella città di Roma, per un importo che a dire della stessa società supera il mezzo miliardo di euro. Mezzo miliardo di euro delle concessioni pubblicitarie che finiscono ad arricchire le tasche degli azionisti di una multinazionale francese e, dall'altra parte, c'è un'opposizione che stava cercando di convincerli e di spiegargli che quel mezzo miliardo di euro sarebbe stato meglio metterlo nelle casse dell'Atac , proprio per risanare quel trasporto pubblico locale di cui parlavamo. Poi hanno avuto anche il coraggio di chiedere alla regione Lazio di autorizzare l'aumento del biglietto dell'autobus a due euro, francamente non ce la siamo sentita e glielo abbiamo negato .
PRESIDENTE. Colleghi, per favore!
MARCO PERISSA(FDI). Viviamo, Presidente, in una città in cui la giunta Gualtieri continua a prelevare dalle tasche dei cittadini l'addizionale Irpef più alta d'Italia, mentre il Governo di Giorgia Meloni trasferisce al comune 500 e passa milioni di euro per sanare il debito storico. E noi vorremmo - questo lo dico ai parlamentari romani del Partito Democratico - che si finisse per abbassare l'Irpef il più presto possibile. Differenze tra noi e loro ce ne sono a volontà. Questa volta il tempo gioca a loro favore perché mi impedisce di raccontare come hanno trattato gli alberi di Roma per gonfiare le tasche di un manipolo di cooperative con le gare d'appalto per il taglio e lo smaltimento del legno; mi impedisce di raccontare come le loro politiche assistenziali hanno ridotto le strade dell'Esquilino; mi impedisce, per esempio, di raccontare come la giunta Gualtieri sta devastando l'economia del mare che anima Ostia Non è un municipio!, privando Roma del suo mare e della sua spiaggia e gettando i cittadini ostiensi in grandissime difficoltà. Differenze tra noi e loro. Non è un municipio, collega Casu, io parlo ai cittadini. Voi complimentatevi con la mirabile retorica dell'onorevole Morassut che tanto ha detto, tanto ha fatto, ma alla fine si riduce a un tentativo di affossare la riforma di Roma Capitale.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Onorevole Perissa, parli con me.
MARCO PERISSA(FDI). Tanto doveva questo Governo - e vado a concludere - ai cittadini romani, l'impegno di Giorgia Meloni che aveva preso è stato mantenuto. La riforma di Roma Capitale arriva in quest'Aula. Ora la prova del Parlamento è decidere se gli interessi della capitale d'Italia e dei suoi cittadini vengono prima delle beghe di partito e degli interessi personali .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge costituzionale n. 2564-A: "Modifica dell'articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale".
Dichiaro aperta la votazione.
“Mollicone almeno non fare il video, sei il presidente di Commissione”No, onorevole Mollicone, la prego per favore… non me ne ero accorto, l'avrei richiamata, prima!
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Dichiaro così assorbite le abbinate proposte di legge costituzionale nn. 278-514-1241-2001.
PRESIDENTE. Secondo quanto convenuto nell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, passiamo ora al seguito dell'esame dei disegni di legge nn. 2773, 2774 e 2775, concernenti intese tra Italia e confessioni religiose.
Il seguito dell'esame del disegno di legge n. 1716-A in materia di polizia locale è rinviato alla seduta di martedì 12 maggio, sulla base dell'organizzazione dei lavori definita nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2773: Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Unione Induista italiana, Sanatana Dharma Samgha, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge . Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Intervengo per annunciare il voto favorevole del nostro gruppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Raffaele Bruno. Ne ha facoltà.
RAFFAELE BRUNO(M5S). L'Unione induista italiana è un ente nato per la tutela e per il coordinamento delle realtà induiste presenti in Italia. Ha siglato l'intesa con lo Stato nel dicembre 2012. Lo scopo della modifica a questa intesa che stiamo votando è la possibilità di riconoscere i titoli di studio accademici in studi induisti e contemplativi e nelle altre discipline religiose, rilasciati da istituti con personalità giuridica operanti sul territorio italiano e riconosciuti dall'Unione induista italiana.
La necessità di tale riconoscimento nasce da una serie di motivazioni: colmare una significativa mancanza di conoscenza dell'induismo in Italia; favorire un percorso di studi che sia strutturato e riconosciuto istituzionalmente, che significa creare un punto di riferimento autorevole da cui attingere una conoscenza autentica e tradizionale, limitando e arginando il rischio di confusione tra gruppi religiosi di dubbia natura e mistificazioni diffuse; dare una formazione alle comunità migranti nel loro processo di integrazione.
L'Unione induista italiana opera come ponte tra le comunità di fede e le istituzioni; un'educazione a tutti gli aspetti della convivenza civile e religiosa, con un'attenzione speciale al rispetto della legalità e ai principi della Costituzione italiana. In particolare, è necessario che i ministri di culto, per la celebrazione di riti e sacramenti, conoscano la lingua e la Costituzione italiana. Inoltre, la Facoltà teologica potrà sensibilizzare i giovani dei templi e prospettare loro studi universitari, non solo tecnici e scientifici, ma anche umanistici e teologici, e dare la possibilità a coloro che insegnano, a coloro che si occupano di dialogo interreligioso di approfondire una cultura di pace.
Ogni volta che votiamo in Aula un accordo d'intesa con una confessione religiosa, è doveroso ricordare che queste misure sono, sì, una cosa estremamente importante e per questo vanno accolte con favore, ma sono pur sempre un palliativo a causa della clamorosa mancanza nel nostro Paese di una legge quadro sulla libertà religiosa.
Detto questo, che vale come esortazione e auspicio istituzionale, annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente, intervengo solo per annunciare il voto favorevole di Forza Italia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Noi voteremo favorevolmente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. La modifica dell'intesa tra Stato italiano e Unione induista italiana, che ci apprestiamo a votare, come altre intese, come altre correzioni, non riguarda soltanto una norma tecnica - lo vogliamo anche sottolineare - ma rappresenta anche la manifestazione concreta dei valori che la nostra Costituzione, in forza dell'articolo 8, afferma con parole semplici e potenti: tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. La modifica che oggi discutiamo è puntuale, porta alcuni riconoscimenti di titoli di studio accademici in studi induisti e contemplativi e nelle altre discipline religiose rilasciati da istituti con personalità giuridica operanti sul territorio italiano. È uno di quei passi per permettere a chi vive qui e professa una religione territorialmente minoritaria di sentirsi pienamente accolto e libero di professare la propria religione. E questo non è poco.
Noi sappiamo che l'induismo è una delle grandi tradizioni spirituali dell'umanità, una delle più antiche, in migliaia di anni ha generato filosofia, arte, meditazione, letteratura e anche tanti cittadini italiani che non professano questa religione l'hanno conosciuta attraverso alcune pratiche, come il karma yoga, tanti aspetti che si sono sviluppati nella loro presenza in Italia. In questo senso, anche questo accordo va in questa direzione. Credo che approvare questa intesa sia un richiamo per tutti noi a ricordare la pluralità del tempo che viviamo, a ricordare anche la grandezza di un Paese come il nostro che accoglie e prevede che tutti possano professare liberamente e pienamente il proprio credo e la propria religione e che ci ricorda che ormai l'Italia è un Paese plurale, in cui convivono persone con storie, culture e tradizioni diverse e che dobbiamo essere felici che il nostro Stato preveda anche per legge il fatto che esista una parità tra queste persone nella quotidianità. Per questo voteremo a favore di questo accordo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Solo per annunciare il voto favorevole di Alleanza Verdi e Sinistra.
PRESIDENTE. Non mi risultano altri iscritti, pertanto sono esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Indìco… Amich? Non mi risultava iscritto, ma con piacere le do la parola, ci mancherebbe. È un piacere.
ENZO AMICH(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, intervengo semplicemente per sottolineare che il provvedimento, che si colloca nel solco delle intese già stipulate con altre confessioni religiose, secondo il metodo bilaterale previsto dalla Costituzione, garantisce autonomia e il rispetto delle specificità di ciascuna comunità, l'abbiamo sentito anche dagli onorevoli che mi hanno anticipato. Quindi è proprio per queste ragioni che annuncio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2773: S. 1661 - "Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Unione Induista italiana, Sanatana Dharma Samgha, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione" .
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2774: Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Chiesa apostolica in Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione.
Ricordo che, nella seduta di ieri, si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge . Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 8. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Solo per annunciare il voto favorevole di Alleanza Verdi e Sinistra.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto favorevole di Azione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bruno. Ne ha facoltà.
RAFFAELE BRUNO(M5S). Grazie, Presidente. La Chiesa apostolica in Italia è una confessione cristiana evangelica appartenente alla famiglia pentecostale internazionale. Le sue radici affondano nei grandi risvegli spirituali del primo Novecento, in particolare nel movimento sviluppatosi nel Galles. In Italia i primi nuclei della Chiesa apostolica si sono formati a partire dal 1926. Da allora, la Chiesa apostolica ha conosciuto una crescita progressiva, consolidandosi come una realtà ecclesiale strutturata e riconosciuta. Oggi in Italia è presente su gran parte del territorio, con oltre 150 chiese locali.
Essa è riconosciuta dallo Stato italiano attraverso l'intesa che ne attesta non solo il ruolo religioso, ma anche il valore istituzionale, sociale, culturale. L'identità della Chiesa apostolica in Italia si fonda sulla convinzione che la fede cristiana sia una relazione viva e responsabile, capace di incidere positivamente nella vita delle persone e delle comunità.
La dimensione spirituale è inscindibilmente legata all'impegno concreto nella società. La fede si esprime attraverso il servizio, la solidarietà, l'attenzione alle fragilità e la promozione della dignità umana. Essere Chiesa significa, per la Chiesa apostolica, costruire comunità inclusive aperte al dialogo e al confronto, capaci di superare barriere culturali, linguistiche e sociali. La visione della Chiesa apostolica in Italia è orientata alla trasformazione positiva delle persone e delle comunità affinché il messaggio evangelico possa generare speranza, rinnovamento e coesione sociale. Essere apostolici significa vivere un cristianesimo attivo e responsabile.
Le modifiche introdotte in questo aggiornamento delle intese consentiranno l'ingresso e il soggiorno in Italia di missionari e ministri di culto provenienti da organizzazioni religiose di fede apostolica con sede all'estero; misura che rafforza la dimensione internazionale della Chiesa apostolica, storicamente caratterizzata da una forte vocazione missionaria e da relazioni con comunità presenti in numerosi Paesi. Importante è anche il riconoscimento dei titoli di studio accademici in teologia e scienze bibliche e teologiche, rilasciati da istituti dotati di personalità giuridica della Chiesa apostolica in Italia.
La modifica dell'intesa riguarda anche la destinazione dell'otto per mille dell'Irpef, ampliandone le finalità: oltre agli interventi sociali, culturali e umanitari, già previsti, le risorse potranno essere destinate anche al mantenimento dei ministri di culto e alla realizzazione e manutenzione degli edifici di culto. È stato, inoltre, previsto che la Chiesa apostolica partecipi anche alla ripartizione delle quote relative alle scelte non espresse.
Questo aggiornamento rappresenta un passo rilevante nel percorso di riconoscimento e collaborazione istituzionale tra la Chiesa apostolica in Italia e lo Stato, rafforzando il quadro normativo entro cui la confessione può svolgere la propria missione spirituale, sociale e culturale nel Paese. Per questi motivi, annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Solo per ribadire che la libertà religiosa è un pilastro fondante della nostra democrazia. Ogni passo che va nella direzione di tutelarla e valorizzarla, rappresenta un importante investimento nella qualità del nostro vivere civile. Per tutti questi motivi, dichiaro il voto favorevole di Forza Italia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole della Lega .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Girelli. Ne ha facoltà.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Senza rubare troppo tempo, ma dedicando anche la giusta attenzione alla realtà della Chiesa apostolica, anch'io volevo sottolineare due aspetti. Si tratta di rimaneggiare quello che è un accordo in essere dal 2012, che, secondo lo spirito delle intese bilaterali, deve modificarsi con il passare del tempo, adeguandosi al contesto storico e anche all'evoluzione delle Chiese stesse.
In questo caso, come è già stato ricordato prima, noi interveniamo toccando due aspetti non banali: la destinazione dell'otto per mille destinato a questa Chiesa, che chiede di poterlo utilizzare anche per il sostentamento della propria struttura organizzativa e per la manutenzione del proprio patrimonio culturale e, quindi, anche architettonico - non è un fatto di poco conto, perché è chiaro che l'esperienza delle Chiese si basa anche sull'organizzazione e sul riconoscimento dei luoghi di culto -, oltre che prevedere la ripartizione dell'otto per mille non destinato secondo i criteri previsti dalla legge, a cui, nel 2012, la Chiesa stessa aveva rinunciato.
Io credo che siano due aspetti che manifestano, soprattutto, lo spirito degli accordi bilaterali, che sono quelli di trovare degli accordi dove non c'è uno Stato che concede, ma c'è uno Stato che dialoga con entità religiose, cui riconosce la dignità di interlocuzione e che rispetta nelle finalità, che devono essere quelle fissate dalla legge per tutti e che devono essere garantite in maniera unanime. Per questi motivi, noi votiamo, convintamente e favorevolmente a questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amich. Ne ha facoltà.
ENZO AMICH(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, siamo chiamati ad approvare, in via definitiva, un disegno di legge di rilievo per il pluralismo religioso: l'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Chiesa apostolica in Italia. Questo provvedimento riconosce il contributo concreto che questa confessione offre alla società: attività di solidarietà, sostegno alle famiglie, iniziative educative, presenza nei territori, impegno in ambito internazionale. Per questo e anche altri motivi, annuncio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2774: S. 1662 - "Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Chiesa apostolica in Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione" .
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2775: Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge . Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo solo per annunciare il voto favorevole di Alleanza Verdi e Sinistra.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo di Azione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bruno. Ne ha facoltà.
RAFFAELE BRUNO(M5S). La Chiesa cristiana avventista del 7° giorno ha festeggiato, nel 2024, il 160° anniversario della propria presenza in Italia dal 1864. Dopo lunga interlocuzione e con un'intensa collaborazione con altre Chiese evangeliche, l'Unione avventista ottenne la propria legge d'intesa nel 1988.
La Chiesa avventista articola il proprio credo su 28 punti dottrinali, che sono in larga parte espressione della fede cristiana nata dalla Riforma protestante del XVI secolo, con significative influenze anabattiste.
Nel panorama delle Chiese evangeliche, la caratterizza: l'osservanza del riposo sabbatico come giorno di culto e di astensione dal lavoro; il battesimo dei credenti in età adulta; l'annuncio del ritorno di Cristo, ovvero del secondo avvento; una peculiare sensibilità intorno ai temi etici, quali, ad esempio, l'obiezione di coscienza sull'uso delle armi e il forte impegno a difesa dei diritti della persona, a partire dal diritto di libertà religiosa e di culto; una teologia del corpo volta a promuovere l'integrità psicofisica della persona e l'attenzione verso le dipendenze che la minano.
Questo tratto salutista ha fatto sì che la Chiesa avventista abbia sviluppato, in molte parti del mondo, specialmente negli Stati Uniti, un'opera medica davvero importante, costituita da una rete di università e centri di ricerca sulla longevità e sugli stili di vita, e grandi poli ospedalieri. Numerose sono le iniziative, i convegni, le trasmissioni radiofoniche e le stampe volte a promuovere la libertà religiosa, i diritti fondamentali della persona e stili di vita salutari e sostenibili.
Nel 1986, nella IX legislatura, la Chiesa avventista si rese protagonista della raccolta di firme e del deposito di una proposta di legge di iniziativa popolare che introduceva il divieto di vendita degli alcolici sulle autostrade. La Chiesa avventista ha prodotto, inoltre, numerose campagne volte a sensibilizzare le persone rispetto al pericolo del sovraindebitamento ed ha aiutato migliaia di persone, in estrema difficoltà con il sistema creditizio, a ricevere un aiuto economico.
Particolare importanza riveste l'attività educativa e formativa che, da sempre, la Chiesa avventista sviluppa in tutte le nazioni in cui è presente. In Italia, l'Istituto Universitario Avventista di Firenze promuove, da alcuni decenni, corsi di studio di grado universitario nelle discipline teologiche e in lingue, arte e cultura italiana. Ogni anno, grazie a una serie di accordi con altre università americane, nord-europee, brasiliane, africane, studenti e studentesse da tutto il mondo vengono a studiare in Italia, sperimentando una vera occasione di crescita, arricchimento culturale, scientifico e spirituale.
La presente modifica del testo dell'Intesa consentirà all'Istituto Universitario Avventista di sviluppare un'offerta didattica e scientifica laurea magistrale più ricca e idonea a ottenere il riconoscimento dei titoli accademici conseguiti in teologia e scienze religiose. Le conoscenze acquisite nei corsi di laurea, laurea magistrale e laurea in teologia e scienze religiose garantiscono una formazione utile non soltanto ai ministri di culto della Chiesa, ma anche a tutti quei profili che maturano una vocazione verso la mediazione culturale e religiosa e che oggi trovano grande impiego nelle nostre società multiculturali e ad alto pluralismo religioso.
Per questi motivi, annuncio convintamente il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Solo per annunciare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole del gruppo Lega.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Girelli. Ne ha facoltà.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, Presidente. In questo caso, andiamo a rimaneggiare un accordo del 1988 che riguarda il riconoscimento dei titoli accademici rilasciati dagli Istituti afferenti a questa fede religiosa. Come per gli accordi precedenti, va sottolineato un aspetto: noi questi accordi bilaterali a volte li banalizziamo e il modo stesso in cui li affrontiamo nell'Aula ne è la dimostrazione. Non dimentichiamo che sono degli strumenti straordinari per garantire parità di cultura, parità di professione religiosa e il modo di interpretare in maniera corretta, questa volta davvero in maniera corretta, lo spirito della nostra Costituzione. Proprio per questo il Partito Democratico vota convintamente “sì” a questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amich. Ne ha facoltà.
ENZO AMICH(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il disegno di legge che stiamo discutendo, già approvato al Senato, reca la modifica dell'intesa tra lo Stato e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, in attuazione appunto dell'articolo 8 della Costituzione. Insomma, ci tengo anche a ringraziare l'onorevole Iezzi. Nel ringraziare lui, ringrazio anche i relatori dei precedenti provvedimenti, l'onorevole Sbardella e l'onorevole Gentile, per aver consentito di esaminare con efficacia questi provvedimenti.
Ci troviamo di fronte a un aggiornamento puntuale, ma significativo, che interviene in particolare sul riconoscimento dei titoli di studio rilasciati dall'Istituto Universitario Avventista. Per questi motivi, a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, annuncio un voto favorevole .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2775: S. 1669 - "Modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione" .
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta di mercoledì 29 aprile 2026, la VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) ha approvato, con modificazioni, in sede legislativa, la seguente proposta di legge d'iniziativa del deputato Comba: “Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime della strage dello stadio Heysel di Bruxelles” (1858).
PRESIDENTE. Avverto che nell' al resoconto stenografico della seduta odierna sarà pubblicata la nuova organizzazione dei tempi per l'esame del Documento di finanza pubblica 2026 (DPF) .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Presidente, intervengo per richiamare con rispetto una vicenda profondamente dolorosa: oggi a Varese, a Masnago, si è svolto il funerale di Roberto Galparoli, un padre, un marito, un amico, un lavoratore, una persona che ha costruito la propria vita con impegno fin da giovane, strappata ai suoi cari da un tumore. La sua famiglia, già colpita da un lutto enorme, si trova ora davanti a una difficoltà che non dovrebbe esistere: non poter avere un loculo nel cimitero più vicino dove si trova casa, a circa 300 metri. Parliamo del luogo naturale per il ricordo, per il raccoglimento, per una visita quotidiana semplice, umana.
Non voglio trasformare questa vicenda in polemica, chiedo però, con tono fermo e rispettoso, che l'amministrazione locale di Varese valuti con urgenza questa situazione e faccia tutto il possibile per venire incontro alle richieste della famiglia, perché in momenti come questi non si dovrebbe pretendere ciò che rappresenta il minimo dovuto: rispetto, ascolto, umanità e una situazione dignitosa. Quando una famiglia vive il dolore della perdita, le istituzioni devono semplificare non aggiungere ostacoli, devono accompagnare non lasciare soli.
Per questo auspico che il comune e gli enti competenti possano intervenire con sensibilità e rapidità, trovando una soluzione adeguata per Roberto Galparoli e per i suoi cari. La dignità delle persone va tutelata e forse…
PRESIDENTE. Colleghi, silenzio, per favore.
ANTONIO FERRARA(M5S). …soprattutto anche nell'ultimo saluto .
PRESIDENTE. Prego i colleghi di rimanere in silenzio. Ha chiesto di parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Vede, mentre qui si blatera o, meglio, il Governo Meloni blatera di salario giusto, nel mondo reale il Governo Meloni, cioè lo Stato, non è neanche in grado di mantenere le promesse sulle tutele dei pochi diritti che oggi hanno i lavoratori. Io non so se lei lo ricorda, ma poco tempo fa 158 lavoratori della Primotecs di Avigliana, nel mio Piemonte, hanno protestato per settimane perché si sono trovati senza futuro e senza coperture. Cosa succede? Lo Stato interviene, si prendono degli impegni, quindi cassa integrazione fino a dicembre e un piano industriale per un futuro di queste persone e tutti, in teoria, sono un pochino più tranquilli. Venerdì arriva la doccia fredda, cioè non c'è più la cassa integrazione e non c'è un futuro.
Presidente - e vado a chiudere -, loro, che sono, tra l'altro, l'emblema dei 138.000 lavoratori che sono coinvolti in questo Paese in crisi aziendali che non hanno soluzioni, chiedono allo Stato di fare una cosa, di tutelarli. Lunedì ci sarà un tavolo presso il MIMIT. Lo dico sin d'ora: il Ministro Urso si sieda dalla parte giusta, richiami Mutares all'ordine - che è il fondo che si deve preoccupare di questi lavoratori - e chieda di mantenere gli impegni non solo su Avigliana, ma anche su un'azienda di Moncalieri dove stanno comprando mentre dismettono sulla pelle di queste persone. Vede - e chiudo - noi francamente dei decreti non ce ne facciamo nulla. Vorremmo dei Ministri che mettono la testa, lavorano, escono dal palazzo, vanno ai cancelli e risolvono i problemi dei lavoratori e delle lavoratrici .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi abbiamo tutti ricordato in quest'Aula la figura di Sergio Ramelli, l'abbiamo fatto insieme, com'è giusto, perché tutte le vittime dell'odio e della violenza politica devono essere ricordate insieme e la memoria deve essere fonte di unità, non di divisione. Segnaliamo, però, che nella stessa giornata la nostra collega Roggiani ha dovuto ricordare anche un fatto molto grave: un uomo di 33 anni è finito in ospedale dopo essere stato accerchiato e picchiato per avere strappato un volantino - abusivo, tra l'altro - di una commemorazione fascista, non autorizzata, non nel luogo dedicato alla memoria della figura di Ramelli dal sindaco Pisapia nel comune di Milano.
Queste manifestazioni fasciste, queste braccia alzate, queste scelte di andare contro la storia antifascista della nostra Costituzione e contro la Resistenza, purtroppo, sono all'ordine del giorno ogni giorno. Per questo noi, in quest'Aula, durante i lavori vogliamo ricordare quella che, per il gruppo del Partito Democratico, resta una ferita aperta nella nostra istituzione, il fatto che oggi non abbiano potuto partecipare ai nostri lavori Nadia Romeo, Marco Sarracino, Francesco Silvestri, Gilda Sportiello e Filiberto Zaratti solo per aver fatto il loro dovere di difendere la nostra istituzione da chi, nel nome della violenza, dell'odio, del nazismo e del fascismo, continua a seminare odio sul territorio e continua a ispirarsi alle pagine più nere della nostra storia.
Noi contro queste scelte e contro queste azioni abbiamo messo in campo tutte le iniziative possibili e così continueremo a fare. Lo faremo veramente anche con l'orgoglio di appartenere a gruppi politici che non hanno dubbi da che parte stare. Siamo sempre contro la violenza di ogni colore politico e non saremo mai dalla parte di chi si richiama al fascismo e al nazismo e di chi vorrebbe portare addirittura queste idee dentro la Camera dei deputati .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Voglio ricordare anche io i colleghi che sono stati sospesi: i colleghi Romeo, Sarracino, Zaratti e Sportiello. Io credo che difende degnamente la Costituzione e questa istituzione chi dice “no” al fascismo nelle aule di questo Parlamento, difende la Repubblica chi impedisce che un movimento neofascista entri in questo luogo sacro e lo usi come palcoscenico, difende la democrazia chi ricorda che il fascismo non è un'opinione ma un reato.
Invece, purtroppo, ancora oggi stiamo vedendo che dei colleghi, per aver difeso l'immagine di questa istituzione, sono stati sospesi. Siamo di fronte a un paradosso e lo denunciamo e lo continueremo a denunciare finché quest'onta non sarà in qualche modo tolta e lo sarà quando cacceremo davvero il fascismo dalle nostre strade e dalle nostre piazze e quando cacceremo la violenza che si continua a perpetrare in questo Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, visto che il Parlamento e, in particolare, il Governo non si occupano del problema RC auto e della vergognosa azione che le grandi compagnie di assicurazione, che si sono mangiate tutte le piccole e medie compagnie di assicurazione del nostro Paese, continuano a fare nei confronti degli italiani, ci ha pensato la Cassazione. Bisogna sapere che, grazie a delle norme che sono state introdotte e richieste dalle compagnie di assicurazione per limitare truffe e imbrogli, alla fine il risultato è che le compagnie di assicurazione vessano i loro clienti, che sono - ricordiamolo - sempre obbligati a fare le assicurazioni per le auto, per le moto e per gli scooter.
Cosa hanno fatto? Hanno previsto che chi va nelle officine convenzionate, quando deve riparare l'auto, non deve pagare niente in più. Invece, un cittadino in un Paese del libero mercato - pensate un po': questo è il libero mercato secondo queste multinazionali - deve pagare una franchigia del 20 per cento in più. Esattamente, chi va dal suo meccanico deve pagare il 20 per cento in più; se va, invece, dall'officina convenzionata con la compagnia di assicurazione, che guadagna altri soldi, non paga niente. La Cassazione ha bocciato, dopo un lungo percorso giudiziario, questa vergogna. Il nostro appello in quest'Aula è ancora una volta lo stesso: da che parte stiamo? Dalla parte di chi vessa gli italiani o dalla parte dei cittadini, che ancora oggi ci chiedono di intervenire sull'RC auto, sulla tariffa unica per chi non commette sinistri, sulla vergogna speculativa che si sta facendo?
Concludo dicendo che le compagnie di assicurazione hanno ringraziato questo Governo, perché per la prima volta negli ultimi dieci anni hanno fatto 10,5 miliardi di euro di utili. Loro guadagnano e i cittadini piangono .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lovecchio. Ne ha facoltà.
GIORGIO LOVECCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, quanto accaduto oggi a Foggia in via Cerignola, con la tragica uccisione di Stefano Bruno e il ferimento di altre persone, ci impone una riflessione seria e non più rinviabile. Non siamo di fronte a un episodio isolato; siamo davanti a un contesto che da troppo tempo presenta criticità evidenti sul piano della sicurezza. E proprio per questo, da rappresentante della maggioranza, sento il dovere di affrontare il tema con senso di responsabilità, senza polemiche ma con grande chiarezza.
Lo Stato c'è e il Governo ha dimostrato attenzione su questi territori, ma oggi dobbiamo avere il coraggio di dire che serve uno sforzo ulteriore. Foggia e la Capitanata necessitano di un rafforzamento concreto e visibile della presenza dello Stato. Per questo mi rivolgo al Ministro dell'Interno con spirito costruttivo, chiedendo di valutare un incremento degli organici delle Forze dell'ordine sul territorio, un potenziamento delle attività di controllo e prevenzione nelle aree più sensibili, un rafforzamento degli strumenti investigativi contro la criminalità organizzata e l'adozione di un piano mirato per la sicurezza della provincia di Foggia.
Non è una richiesta polemica, è una richiesta che nasce dal territorio, dai cittadini, dagli imprenditori e dalle famiglie che ogni giorno chiedono semplicemente di vivere in sicurezza. Il Governo ha la forza e gli strumenti per intervenire e sono certo che saprà farlo con determinazione perché la sicurezza non è un tema di parte, è un diritto fondamentale. E oggi Foggia chiede, con rispetto ma con fermezza, una presenza ancora più forte dello Stato .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
: COMAROLI e MASCARETTI.
2.