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Giovedì 30 Aprile 2026 ore 09:00
AULA, Seduta 652 - Approvato documento di finanza pubblica
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna si è svolta la discussione del Documento di finanza pubblica 2026 (Doc. CCXL, n. 2), al termine della quale la Camera ha approvato la risoluzione Lucaselli, Comaroli, Pella e Romano n. 6-00249 con conseguente preclusione delle risoluzioni Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00247 e Richetti ed altri n. 6-00248.
XIX LEGISLATURA
652^ SEDUTA PUBBLICA
Giovedì 30 aprile 2026 - Ore 9
1. Discussione del Documento di finanza pubblica 2026. (Doc. CCXL, n. 2)
Relatori: COMAROLI e MASCARETTI.
2. Dichiarazione di urgenza del disegno di legge n. 2865 (vedi allegato).
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Sull'ordine dei lavori
- Discussione del Documento di finanza pubblica 2026. (Doc. CCXL, n. 2)
- Svolgimento
- Discussione sulle linee generali - Doc. CCXL, n. 2
- Vice Presidente COSTA Sergio
- Deputato MASCARETTI Andrea (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputata TORTO Daniela (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato PELLA Roberto (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato DEL BARBA Mauro (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato TREMAGLIA Andrea (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato LAI Silvio (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato BAGNAI Alberto (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato BENZONI Fabrizio (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato GRIMALDI Marco (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata ALIFANO Enrica (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata GIORGIANNI Carmen Letizia (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputata VIGGIANO Francesca (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato DONNO Leonardo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato TESTA Guerino (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputata ROGGIANI Silvia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato ZIELLO Edoardo (MISTO)
- Annunzio di risoluzioni - Doc. CCXL, n. 2
- Replica e parere del governo - Doc. CCXL, n. 2
- Discussione sulle linee generali - Doc. CCXL, n. 2
- Svolgimento
- Preavviso di Votazioni Elettroniche
- Si riprende la discussione
- Svolgimento
- Dichiarazioni di voto - Doc. CCXL, n. 2
- Presidente FONTANA Lorenzo
- Deputato DELLA VEDOVA Benedetto (MISTO)
- Deputato STEGER Dieter (MISTO)
- Deputato FARAONE Davide (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato ROMANO Francesco Saverio (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato BONELLI Angelo (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato RICHETTI Matteo (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato RICCIARDI Riccardo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato CASASCO Maurizio (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputata COMAROLI Silvana Andreina (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputata GUERRA Maria Cecilia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata LUCASELLI Ylenja (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato SASSO Rossano (MISTO)
- Votazione - Doc. CCXL, n. 2
- Dichiarazioni di voto - Doc. CCXL, n. 2
- Svolgimento
- Dichiarazione di urgenza del disegno di legge n. 2865.
- Trasmissione dal Senato di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente
- Modifica nella composizione di gruppi parlamentari
- Sui lavori dell'Assemblea
- Interventi di fine seduta
- Vice Presidente COSTA Sergio
- Deputata CHERCHI Susanna (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato FORNARO Federico (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato BORRELLI Francesco Emilio (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato CAROTENUTO Dario (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata AURIEMMA Carmela (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 91, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà. Successivamente interverranno, sullo stesso argomento, gli onorevoli Scotto e Ascari. Prego.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Siamo qua a richiederle unitariamente un'informativa urgente da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, e dei Ministri Crosetto e Tajani. Da ieri notte seguiamo con apprensione un atto ostile, di pirateria internazionale, verso imbarcazioni pacifiche. Come avete letto dalle prime agenzie, le imbarcazioni della sono state intercettate a migliaia di chilometri da Gaza, dove stavano arrivando. Stiamo parlando di centinaia e centinaia di miglia marine, in acque internazionali, vicino alla Grecia, vicino a Creta. Stiamo parlando di un abbordaggio, fatto dall'IDF, fatto da Israele, che è arrivato lì, ha puntato i e, poi, con fucili semiautomatici, ha fermato queste persone. Hanno distrutto decine di imbarcazioni, hanno sequestrato, in acque internazionali, tantissimi concittadini europei, cittadini di diverse nazionalità, più di 50 italiani, di cui non abbiamo notizia. Questa è la cosa più indegna che si possa fare verso una missione di pace che chiedeva la fine del blocco, la fine dell'occupazione a Gaza, la fine della fame come strumento di morte.
Presidente, siamo davanti a un safari umano, a un bracconaggio di Stato. È incredibile che a tutto questo Israele risponda, come sempre, con la violenza e la forza, sprezzante del diritto internazionale, sprezzante di qualsiasi regola. Lo chiediamo a Tajani, che si è detto preoccupato e che anche questa notte, in qualche modo, era in contatto con la Farnesina e l'Unità di crisi: che cosa deve ancora succedere per fermare le relazioni istituzionali con Israele, per richiamare il nostro ambasciatore, per fermare ogni accordo con Israele ? Che cosa deve ancora succedere?
Presidente, non sono bastati 75.000 morti e lo sterminio a Gaza. Non sono serviti il bombardamento di infrastrutture civili e quello che è successo nel periodo più buio della nostra odierna storia. Un genocidio in diretta . Che cosa deve ancora succedere, Presidente, per smettere di esportare e importare da Israele? Che cosa deve ancora succedere? Lo diciamo a Tajani perché lo dica alla Germania, che con noi continua a fermare lo stop dell'Accordo fra UE e Israele. Servono sanzioni, serve dire che Netanyahu è un criminale di guerra che vuole la guerra permanente .
Ci sono italiani sotto sequestro. Sono stati rapiti in acque internazionali. Questo è un atto ostile contro l'Unione europea, contro il nostro Paese e contro il diritto internazionale. Oggi siamo concentrati sulla crisi di Hormuz, ma lì dietro c'è un'idea che tiranni e predatori, come Trump e Netanyahu, hanno ingaggiato contro il mondo intero. Non c'è solo l'Iran, non ci sono i , non c'è in mezzo la vicenda palestinese, c'è qualcosa di più grande: c'è il futuro dell'umanità lì. C'è qualcuno che pensa che si possa violare il diritto internazionale e comportarsi con la regola del più forte ovunque.
Se oggi davanti a tutto questo l'Italia sta ancora zitta, continuerà a essere complice di questi criminali di guerra , che hanno macchiato per sempre la dignità delle istituzioni. Per questo chiediamo che Giorgia Meloni venga in Aula. Non basta il . Non basta dire che verranno sbloccati gli automatismi degli accordi con Israele. Serve dire delle parole chiare. Serve dire che ci sentiamo tutti responsabili, ma non siamo complici di quei criminali .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. La storia si ripete. Come sei mesi fa, di notte, un attacco di droni attraverso bombe sonore e colpì le imbarcazioni della danneggiandone 11 (una irreversibilmente), ieri notte, a 1.000 chilometri da Gaza, in acque SAR greche, un'azione di pirateria da parte di Israele ha colpito la .
Abbiamo notizie frammentarie, confermate e non confermate, anche dal Governo, ma sappiamo alcune cose: 22 barche sono state fermate, gli attivisti sono stati attaccati con dei e armi di assalto semi-automatiche; 175 di questi attivisti sarebbero ora su delle navi militari verso Israele. Le sembra un fatto normale o ci troviamo di fronte a un atto di pirateria internazionale senza precedenti ?
Vede, qualche giorno fa la portavoce della Commissione europea, Eva Hrncirova, diceva queste testuali parole: sconsigliamo di effettuare questo tipo di consegne, perché mettono a rischio l'incolumità dei partecipanti. Si riferiva alla . Le sembra normale che l'Unione europea, anziché dire a Netanyahu di rimuovere il blocco illegale nelle acque di Gaza, dica agli attivisti di stare fermi a casa e di non andare in missione? E non abbia mosso un dito per evitare quello che probabilmente era già scritto? Era già scritto che Israele sarebbe intervenuta. Nessuno di noi immaginava che questo accadesse nei fatti in Europa.
E allora pongo alcune domande: il Governo italiano condanna o no questa azione? Tutela o no i 55 cittadini italiani a bordo della ? Per quale motivo non è stata inviata una fregata militare a scortare quelle navi ? Perché si sapeva che ci sarebbe stato un atto. E poi l'Unione europea possiamo mai immaginare che accetti di essere umiliata a poche miglia da un Paese membro dell'Unione europea da uno Stato che non ne fa parte e che utilizza il mare come casa sua? No, il mar Mediterraneo è casa di tutti , e tutti hanno la possibilità di navigarci, a maggior ragione se portano aiuti umanitari.
Vede, qui sta naufragando la dignità dell'Europa, non stanno naufragando le navi della . E, allora, alcune cose vanno fatte immediatamente. Chiedere il rilascio di quegli attivisti che ora sono a bordo di quelle navi militari di Israele. E alcuni atti conseguenti. Sospendere l'accordo di cooperazione tra Unione europea e Israele , perché all'articolo 2 c'è scritta una cosa ben precisa: se si violano i diritti umani, quell'accordo va sospeso. E non si capisce per quale motivo non accade.
Vede, signor Presidente, quando alcuni di noi - c'erano quattro parlamentari a bordo di quelle navi - furono attaccati dai droni quella notte, e poi successivamente si decise di continuare la missione, fummo abbordati e arrestati. Fu grazie alla mobilitazione popolare che fummo protetti da rischi molto forti per l'incolumità nostra e degli attivisti.
E allora auspico questo: da un lato, una parola da parte del Governo e dell'Unione europea e, dall'altro, una grande mobilitazione popolare per dire a Israele: basta ! Il mar Mediterraneo non è tuo e chi vuole portare aiuti umanitari di fronte a un genocidio ha il diritto di farlo . Io credo che questo sia il punto.
E allora, signor Presidente, chiediamo immediatamente un'informativa del Presidente del Consiglio e dei Ministri .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Ci associamo ovviamente alla richiesta di informativa. Quello che è successo questa notte è aberrante: dei cittadini e delle cittadine di una missione umanitaria sono stati attaccati. L'ennesimo attacco da parte del Governo terrorista israeliano e c'è l'ennesima violazione internazionale, mettendo a rischio la vita dei nostri concittadini.
Per questo noi ci facciamo una domanda: che cosa ancora deve succedere perché questo Governo criminale venga fermato ? Che cosa deve ancora succedere? Sentire il Ministro Tajani dire che non ci sono le condizioni per sospendere l'accordo di associazione tra Unione europea e Israele è gravissimo. E vorrei capire cosa dice dopo quello che è successo questa notte. Non basta un genocidio, non bastano 80.000 esseri umani massacrati , non bastano 20.000 bambini, non bastano 30.000 orfani e non basta una catastrofe alimentare senza precedenti? Cosa c'è da capire?
Israele è il peggior nemico del mondo, dell'umanità . Sta aprendo in continuazione dei fronti di guerra, perché l'obiettivo è la guerra infinita, è creare la grande Israele sulla pelle di innocenti. Il mondo è sotto scacco di questo genocida. Sotto scacco tiene gli Stati Uniti, magari c'entrano qualcosa i Epstein. Dov'è l'Unione europea? Non si sta parlando più del genocidio di Gaza. Cosa sta succedendo? Bisogna ritrovare l'umanità e bisogna dimostrarlo immediatamente .
L'umanità è in un baratro. Stiamo parlando di esseri umani. E lì, in quelle acque, ci sono dei cittadini e delle cittadine, dei nostri compagni e delle nostre compagne che vanno a portare aiuti pacificamente a una popolazione massacrata, disumanizzata. E allora bisogna intervenire immediatamente con protezione diplomatica, contattare subito il Governo greco affinché eserciti le proprie responsabilità. L'era dell'impunità deve finire immediatamente. Dobbiamo dare subito aiuto, anche perché vorrei ricordare che attaccare una barca che ha bandiera italiana significa attaccare l'Italia , significa attaccare l'Europa, è un atto di guerra nei nostri confronti, e tutto questo è inaccettabile.
E, allora, bisogna fare azioni concrete, intervenire immediatamente a tutela dei nostri concittadini e concittadine, sospendere, interrompere ogni tipo di accordo e di relazione militare, commerciale, diplomatica e accademica con questo Governo terrorista e genocida, prevedere finalmente le sanzioni, ponendo fine a questa ipocrisia allucinante per cui ci sono 24 sanzioni nei confronti della Russia e zero nei confronti di Israele, così come il riconoscimento immediato dello Stato di Palestina. Dimostrateci da che parte state: se dalla parte di chi commette questi atti disumani - e mi chiedo chi sono i terroristi, chi sono i veri terroristi che commettono questi crimini nei confronti di cittadini e cittadine inermi - o se siete dalla parte dell'umanità e del diritto internazionale
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento di finanza pubblica 2026 (Doc. CCXL, n. 2).
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
Ricordo che, come comunicato nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 25 marzo scorso, ai fini della deliberazione dell'Assemblea sul Documento di finanza pubblica, trovano applicazione le procedure previste dall'articolo 118 del Regolamento della Camera dei deputati per l'esame del Documento di economia e finanza.
Conseguentemente, ai sensi dell'articolo 118 e 118, comma 2, del Regolamento, le risoluzioni riferite al Documento di finanza pubblica dovranno essere presentate entro un'ora dall'inizio della discussione e sarà posta in votazione per prima la risoluzione accettata dal Governo. In caso di approvazione di quest'ultima, le altre saranno dichiarate precluse.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di intervenire il relatore, onorevole Mascaretti.
ANDREA MASCARETTI, . Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, il Documento di finanza pubblica 2026 che oggi discutiamo si articola in due sezioni, che contengono, rispettivamente, la Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2025, nonché l'analisi e le tendenze della finanza pubblica.
L'articolazione del Documento differisce da quella prevista per il Documento di economia e finanza a cui eravamo abituati, disciplinato dalla vigente legge di contabilità e finanza pubblica, ma riprende quella adottata lo scorso anno, nelle more della revisione della normativa contabile nazionale alla luce delle innovazioni introdotte dalla riforma della economica europea che, a decorrere dal 30 aprile 2024, ha profondamente modificato la disciplina del Patto di stabilità e crescita. Come noto, infatti, a seguito dell'approvazione del regolamento (UE) 2024/1263, del regolamento (UE) 2024/1264 e della direttiva (UE) 2024/1265, si rende necessario un complessivo ripensamento dell'impostazione della programmazione economica degli Stati membri dell'Unione europea e degli strumenti utilizzati a tal fine.
In particolare, ricordo che l'articolo 21 del citato regolamento (UE) 2024/1263 prevede che ciascuno Stato membro presenti alla Commissione europea, entro il 30 aprile di ogni anno, una Relazione annuale sui progressi compiuti, contenente informazioni riguardanti l'avanzamento dell'attuazione del percorso della spesa netta previsto dal Piano strutturale di bilancio di medio termine, nonché i progressi nell'attuazione delle riforme e degli investimenti di più ampia portata nel contesto del semestre europeo.
In attesa del completamento del percorso di revisione della legge di contabilità e finanza pubblica, reso necessario dall'entrata in vigore della nuova disciplina in materia di economica e finanziaria dell'Unione europea, avviato con la costituzione di un apposito gruppo di lavoro nell'ambito delle Commissioni bilancio della Camera e del Senato, i contenuti dei Documenti di programmazione economica e finanziaria sono stati individuati, a partire dall'aprile dello scorso anno, sulla base delle indicazioni fornite da specifici atti di indirizzo approvati dalle Commissioni bilancio dei due rami del Parlamento.
I contenuti del Documento di finanza pubblica 2026 sono stati, quindi, puntualmente definiti nell'ambito degli impegni al Governo previsti dalla risoluzione n. 7-00380, approvata dalla V Commissione della Camera dei deputati il 7 aprile 2026, e dalla risoluzione n. 7-00039, approvata dalla 5ª Commissione del Senato della Repubblica l'8 aprile del 2026, entrambe - ci tengo a sottolinearlo - approvate all'unanimità delle Commissioni. Sempre con riguardo ai contenuti del Documento di finanza pubblica 2026, segnalo che alla Relazione annuale sui progressi compiuti è allegato un documento contenente le tavole aggiuntive richieste dalla comunicazione della Commissione europea C/2024/3975, recante gli orientamenti per gli Stati membri sugli obblighi di informazione per i Piani strutturali di bilancio di medio termine e per le Relazioni annuali sui progressi compiuti, nelle quali si dà conto, in dettaglio, dello stato di attuazione e delle raccomandazioni specifiche per Paese riferite all'Italia. Al Documento sono allegati, sulla base di quanto previsto dalle citate risoluzioni e dalla vigente normativa contabile, la Relazione sugli interventi nelle aree sotto utilizzate, il cosiddetto Allegato infrastrutture, il documento relativo alle strategie per le infrastrutture, la mobilità e la logistica, la Relazione sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas serra; la Relazione circa l'attuazione della razionalizzazione del sistema degli acquisti di beni e servizi.
Tuttavia, il Documento di finanza pubblica che stiamo valutando in questo momento e che oggi discutiamo non è soltanto un atto contabile, non è soltanto un atto formale. È prima di tutto la fotografia di un tempo difficile, incerto, segnato da fattori esterni che stanno ridefinendo gli equilibri economici globali. Siamo dentro una fase storica in cui due crisi geopolitiche di grande portata agiscono contemporaneamente sull'economia mondiale: da un lato, la guerra in Ucraina, che continua a produrre effetti profondi sulle catene di approvvigionamento europee e sui mercati energetici; dall'altro, l'in Medio Oriente, con le recenti tensioni nello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il commercio globale di petrolio, la cui instabilità ha già generato effetti immediati sui prezzi e sulla fiducia dei mercati.
Questi eventi non sono lontani, ma entrano direttamente nei nostri sistemi economici. Lo vediamo nel costo del petrolio e dell'energia, che aumenta a livello globale. Lo vediamo nel rincaro dei costi di produzione e trasporto delle merci. Lo vediamo nelle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, che colpiscono intere filiere produttive, a partire da settori essenziali, come quello agricolo, dove anche la disponibilità e il prezzo dei fertilizzanti sono oggi condizionati dagli equilibri geopolitici. Il risultato è un contesto che presenta crescita più debole, inflazione più elevata e incertezza diffusa. Ed è dentro questo scenario che dobbiamo leggere il Documento che abbiamo davanti.
Il Governo, in questo quadro, ha adottato un approccio che definirei corretto, realistico, prudente, responsabile. Non troviamo previsioni ottimistiche, ma stime coerenti con la complessità del momento, costruite sulla base di dati ufficiali e validate dagli organismi indipendenti. La crescita prevista per il 2026 si attesta allo 0,6 per cento, un dato moderato, certo, ma coerente con un contesto internazionale deteriorato.
Il punto centrale però non è la velocità della crescita, è la tenuta complessiva del sistema Paese. E qui emerge un elemento decisivo, perché, quando aumentano i costi dell'energia, quando si interrompono le catene di fornitura e quando cresce l'instabilità globale, nessuna economia può dirsi immune, ma alcune economie sono più solide di altre. Ed oggi l'Italia si presenta a questo scenario con una maggiore credibilità rispetto al passato. E questo - lo voglio sottolineare - non è un giudizio politico, ma un dato oggettivo. Lo dicono, innanzitutto, i numeri certificati dall'Istat, richiamati nel Documento, che attestano, per il 2025, un deficit al 3,1 per cento del PIL, inferiore rispetto al Piano strutturale e, quindi, in rientro più rapido verso la soglia del 3 per cento. Lo conferma la traiettoria prevista al 2,9 per cento nel 2026, al 2,8 per cento nel 2027, fino al 2,1 per cento nel 2029. Ma occorre anche ricordare che nel 2022, anno in cui si insediava il Governo Meloni, si registrava ancora un rapporto deficit-PIL pari all'8,1 per cento.
Il percorso di riequilibrio è stato progressivo e significativo. Si è ridotto al 7,2 per cento nel 2023, per poi scendere in modo decisivo al 3,4 per cento nel 2024 e attestarsi intorno al 3,1 per cento nel 2025. Si tratta di una correzione molto rilevante, che evidenzia un cambio di passo nella gestione della finanza pubblica, con una progressiva ricomposizione dei saldi e un contenimento della spesa dopo gli interventi straordinari degli anni precedenti.
La maggiore credibilità rispetto al passato c'è stata però anche dai mercati internazionali. Nel corso del 2025, tutte le principali agenzie di - Standard & Poor's, Fitch e Moody's - hanno migliorato il giudizio sull'Italia, un evento che non si verificava in modo così coordinato da oltre un decennio. E lo dimostra anche lo , sceso su livelli medi, intorno ai 90 punti base, ben al di sotto della media storica. Questo significa una cosa molto concreta: la percezione del rischio Paese è decisamente migliorata e questo ha conseguenze nel mondo reale. Lo abbiamo visto proprio nelle ultime settimane: di fronte allo geopolitico in Medio Oriente i mercati hanno reagito, lo è salito, ma in modo molto più contenuto rispetto al passato, senza effetti destabilizzanti sul sistema economico. Vado a concludere, Presidente. Questo perché oggi i fondamentali sono più solidi. Se l'Italia si fosse presentata a questo scenario con conti fragili, la reazione sarebbe stata ben diversa.
Veniamo velocemente ai conti pubblici. Il Documento conferma un percorso di risanamento chiaro. Il deficit scende sotto il 3 per cento già nel 2026 e prosegue lungo una traiettoria discendente fino al 2029. Il debito, dopo una fase iniziale influenzata dai crediti edilizi, inizia a stabilizzarsi e poi a ridursi a partire dal 2027 e questo avviene grazie a un elemento fondamentale: il rafforzamento dell'avanzo primario, che passa dallo 0,8 del PIL del 2025, fino al 2,4 per cento del 2029. In questo quadro, il Governo ha mantenuto una linea responsabile, ha sostenuto famiglie e imprese nei momenti più difficili, ma lo ha fatto con interventi mirati e, per quanto possibile, compatibili con gli equilibri di finanza pubblica, spesso attraverso le riallocazioni interne del bilancio. Non si è scelta la strada facile dell'indebitamento indiscriminato.
E, allora, la sfida che abbiamo davanti è chiara: continuare a sostenere le famiglie e le imprese in una fase complessa, senza interrompere il percorso di consolidamento dei conti e rafforzando la credibilità internazionale costruita in questi anni, perché in un mondo instabile la solidità finanziaria non è un vincolo, è una condizione di sovranità. Signor Presidente, considerando il tempo a disposizione già utilizzato, depositerò la mia relazione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mascaretti.
Quindi, l'altra relatrice rinuncia.
Ovviamente, l'onorevole Mascaretti è autorizzato a depositare la relazione.
Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo. No, entrambi dicono di no.
È iscritta a parlare l'onorevole Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, sono quattro anni che chiedete sacrifici agli italiani e poi, oggi, siamo ancora qui a fare i conti con una situazione economica disastrosa. E, mentre il Paese è in ginocchio, voi siete anche soddisfatti, perché l'abbiamo vista in audizione sorridente, felice.
Eppure questo Documento di finanza pubblica svela una sola verità. E la verità è che l'Italia è ferma, è paralizzata e sono i vostri stessi numeretti che certificano questo. Voglio ripercorrerli insieme: crescita allo 0,6 per cento nel 2026, allo 0,6 per cento nel 2027, allo 0,8 per cento nel 2028. Una traiettoria che praticamente ci conduce, dritti dritti, ad essere i peggiori in Europa. Dalle mie parti vi direbbero: nonostante questo, ancora a farvi gli svelti. Sì, perché io non so se lei prova un minimo di vergogna al mattino, Ministro Giorgetti: nel caso in cui non se ne fosse accorto, gli altri Paesi europei stanno cercando di ripartire, mentre lei insieme alla sua Premier Meloni sta scrivendo a tavolino, nero su bianco, il tracollo dell'Italia.
E se non fosse incompetenza, io dovrei considerarvi dei diabolici cavalieri oscuri, a confronto Joker veramente vi farebbe un baffo. In questi quattro anni di Governo - e non parlo di qualche mese e un giorno: no, no, parlo di quattro anni - avete avuto una leva straordinaria, che è quella dei 209 miliardi del PNRR. E voi che ci avete fatto? Lo diciamo subito: ci avete restituito un'Italia con una domanda interna sempre più debole, un'Italia con salari reali che si trovano praticamente a livelli più bassi del pre-COVID, consumi che crescono appena dello 0,9 per cento e poi tre anni di tracollo di produzione industriale a cui non avete saputo mettere una pezza, Ministro. Questa non è prudenza, questo è il vostro fallimento totale .
Ministro, lei, l'altro giorno, si è detto protettore dei conti in ordine, protettore del futuro dei giovani, protettore dei risparmi degli italiani. Ma, Ministro, ci dica quale famiglia, oggi, ancora può contare sui risparmi: glieli avete prosciugati tutti, i risparmi! Poi parla dei giovani, quale futuro? Quello di praterie aride che avete bruciato con la vostra incapacità di gestire le risorse pubbliche e di fare investimento in Italia?
E poi arriva a parlare dei conti in ordine. Sì, forse quelli di un debito che sale al 138,6 per cento: si riferiva a questo, Ministro? Ministro, ci ascolti! Ministro, so che queste cose le bruciano, ma le deve ascoltare perché le ha scritte lei !
PRESIDENTE. Colleghi…
DANIELA TORTO(M5S). Lei parla di conti che addirittura attestano una pressione fiscale al 43,1 per cento, e sa che significa questo? Che siamo arrivati al livello più alto negli ultimi 11 anni. Lei, lei, il Ministro dell'Economia, ci dica un po', ci spieghi come si può chiamare “rigore” tasse più alte, servizi più deboli e una crescita pari a zero in Italia. Questo per lei è il rigore ? Sì, sì, rigore e prudenza. Per me, invece, ha un altro nome: si chiama austerità selettiva. Altro che destra sociale, altro che “dalla parte dei risparmiatori”! Voi avete fatto una sola cosa in questi anni: avete colpito i lavoratori e i pensionati e avete protetto gli extraprofitti e i privilegi, questo avete fatto.
E quindi io, a questo punto, dovrei parlare della vostra ipocrisia, anche della vostra incoerenza politica perché, vede, le racconto una storia. Partiamo da un Ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, forse saprà a chi mi riferisco. Nel 2023, questo Ministro firmava il nuovo Patto di stabilità europeo, come se fosse la panacea di tutti i mali. E, se non bastasse, nel 2024, il Sottosegretario Luigi D'Eramo era ancora più soddisfatto di sottoscrivere lo stesso Patto. Parliamo, quindi, di una forza politica - la Lega appunto - che questo Patto di stabilità lo ha difeso, lo ha accettato e lo ha propagandato come un grande risultato raggiunto. Questo fino a ieri. E sì perché oggi arriva il buon padre di famiglia, il della Lega, caro Ministro, il suo collega Salvini, che annuncia che quel Patto va rotto, che bisogna liberarsi dai vincoli europei. Ma gliel'avete detto a Salvini? Gli avete citofonato al Ministro del Papeete per fargli sapere che l'avete firmato voi quel Patto di stabilità che oggi lui rinnega?
Ministro, ci perdoni, perché qua nessuno ha l'anello al naso e delle due l'una: o non sapete che cosa avete firmato e, quindi, già di per sé è abbastanza grave; oppure avete iniziato la più grande propaganda elettorale, però sulla pelle dei cittadini italiani . Perché, vede, lei non può andare a Bruxelles con il cappello in mano e poi torna in Italia a fare il sovranista da palcoscenico, perché questa non è politica, questa è una presa in giro. Lei avrà letto - se l'ha letto - il romanzo di dottor Jekyll e mister Hyde: ebbene, lei e Salvini siete i migliori interpreti, da premio Oscar, Ministro, proprio i migliori attori .
Vede, però, alla vostra incoerenza noi rispondiamo con grande chiarezza e ve lo diciamo forte e chiaro in quest'Aula: non un euro in più per le armi, non un euro. Non vi azzardate a tornare in questo Parlamento per chiedere uno scostamento di bilancio a favore di impegni alle spese militari ! Perché, guardi, Ministro, non troverà le barricate solo in questo Parlamento, lei le troverà nel popolo, lei le troverà nelle strade di ogni angolo di questo Paese; dopo sì che dovrà fare bene i suoi conticini, perché avete chiesto troppi sacrifici.
Avete tagliato sulla sanità, sulla scuola: l'unica cosa per cui avete sempre trovato i soldi sono le armi. Altro che debito da superbonus , una misura che lei più di tutti gli altri - e col Governo Meloni – per quattro anni ha gestito continuamente. E, allora, non fate i ridicoli e non date colpe agli altri, quando non sapete dove arrampicarvi, perché l'unica cosa che avete fatto è stata, in questi quattro anni, bombardarci di “no”. “No” alla sanità pubblica, “no” alle famiglie colpite dall'inflazione, “no” ai salari, “no” alla riduzione delle disuguaglianze. E sapete che cosa ci avete restituito? Un'Italia molto più debole, diseguale, più povera: un Paese dove i giovani se ne vanno, il lavoro non cresce in qualità, il potere d'acquisto si riduce e la crescita l'avete inchiodata allo “0 virgola”.
Insomma, noi vi chiediamo una sola cosa, noi chiediamo una cosa semplice all'Europa, ossia che vengano scorporate dal deficit le risorse per gli investimenti su sanità, su energia, su ambiente, su futuro e su istruzione . E voi direte “no” alla nostra risoluzione, perché voi non siete d'accordo. Voi non siete dalla parte del popolo, siete dalla parte dei vostri interessi.
Allora, Ministro, lei deve sapere una cosa, perché già lo sa, ma fa finta di non ricordare: queste spese che noi chiediamo non sono costi, sono crescita. E un Paese che cresce è un Paese che si arricchisce; un Paese che, invece, investe sulle armi è un Paese che ha perso la bussola. Lei, Ministro, la bussola all'Italia l'ha fatta perdere già tanti anni fa. Quindi io la prego: la smetta e tolga il disturbo .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Pella. Ne ha facoltà.
ROBERTO PELLA(FI-PPE). Grazie, Presidente Costa. Ministro Giorgetti, Sottosegretaria Albano, cari colleghi, innanzitutto vorrei iniziare questo mio intervento evidenziando i dati economici estremamente positivi di questo Governo, ringraziare l'eccellente lavoro svolto dal Ministro Giorgetti e sottolineare l'importante contributo dato alle politiche economiche da Forza Italia-Berlusconi Presidente.
Per quanto concerne il quadro macroeconomico e i risultati conseguiti nel 2025, il PIL ha registrato, lo scorso anno, una crescita dello 0,5 per cento in termini reali, sostenuto dalla domanda interna al netto delle scorte, il cui contributo alla crescita economica è risultato pari a 1,5 punti percentuali. Il mercato del lavoro ha continuato a fornire segnali positivi, con oltre 24 milioni di occupati - più 0,8 per cento su base annua -, e le retribuzioni per unità di lavoro dipendente hanno mantenuto un ritmo di crescita superiore a quello dei prezzi al consumo. Il tasso di disoccupazione è sceso, nel 2025, al 6,1 per cento, dal 6,5 del 2024.
I consumi privati sono cresciuti dell'1,1 per cento, beneficiando dell'aumento delle retribuzioni reali per dipendente - più 1,2 per cento -, che, insieme alla crescita dell'occupazione, ha contribuito al recupero del potere d'acquisto delle famiglie - più 0,9 per cento -, anche grazie al rinnovo di tutti i contratti del pubblico impiego fatti da questo Governo, grazie all'eccellente lavoro svolto dal Ministro Zangrillo, di Forza Italia-Berlusconi Presidente, e al fatto che il Ministro Giorgetti è riuscito a recuperare quelle importanti risorse che sono andate a sistema del Paese e di tutti i dipendenti pubblici.
Inoltre, gli investimenti sono cresciuti del 3,5 per cento, recuperando quindi integralmente la flessione del 2024, le esportazioni sono passate da meno 0,4 del 2024 a più 1,2 per cento nel 2025 e l'avanzo corrente della bilancia dei pagamenti si è attestato all'1,1 per cento del PIL.
Se mi permettete, ancora una volta, come ha detto anche molto bene il Ministro Giorgetti in audizione l'altra sera, le maggiori agenzie internazionali hanno tutte migliorato il italiano, così come la Borsa italiana è quella con il maggior rialzo nell'ultimo anno.
Insomma, cari colleghi, riconosciamo questi numeri, che non sono propaganda elettorale, come siete abituati a fare voi, ma sono dei dati reali, concreti, estremamente positivi e, quindi, inattaccabili da parte di tutti voi
Per quanto poi riguarda il primo trimestre del 2026, dopo una partenza complessivamente positiva nei primi due mesi, a marzo sono emersi i primi effetti di quello che è il nuovo energetico. Su questo duplice sfondo - eredità positiva del 2025 e mutato contesto dell'inizio del 2026 - si innesta l'aggiornamento delle previsioni tendenziali, che incorpora, quindi, il rialzo dei prezzi energetici, l'inasprimento delle condizioni finanziarie e l'accresciuta incertezza.
Nonostante, quindi, l'aggiornamento del quadro di finanza pubblica a legislazione vigente risenta dell'impatto delloenergetico che si è verificato a inizio anno, si può confermare sia il ritorno dell'indebitamento netto - deficit - sotto la soglia del 3 per cento del PIL entro quest'anno - 2,9 per cento -, sia la sua ulteriore riduzione negli anni successivi, fino al raggiungimento del 2,1 per cento nel 2029. Tale condizione consentirà, quindi, l'uscita dalla procedura per deficit eccessivo in eccesso nel 2027, in base ai risultati del 2026. Ministro, le facciamo i complimenti, perché in questo caso è riuscito a mantenere fede a quelli che erano gli impegni, ma, nello stesso tempo, nella consapevolezza che bisogna avere un rapporto concreto e reale con l'Europa e, soprattutto, se vogliamo mantenere un'attenzione per finanziare il debito pubblico, dobbiamo dare quella certezza e quella garanzia che i numeri sono supportati da dati concreti e che sicuramente vanno in quella direzione che tutti abbiamo auspicato e che questo Governo sta realizzando.
Coerentemente poi con la nuova economica europea, questo Documento di finanza pubblica evidenzia anche i rilevanti progressi dell'azione svolta dal Governo per rispettare, quindi, quegli impegni assunti nel Piano strutturale in termini di riforme e di investimenti. In tale scenario, l'attività del Governo si è sviluppata intorno all'obiettivo prioritario di completare l'attuazione del PNRR, conseguendo - e, naturalmente, in diversi casi superandoli - tutti gli obiettivi e i traguardi che erano stati fissati fin dall'inizio del 2025. Ricordo quanti gufi pensavano che l'Italia non riuscisse a realizzare il PNRR: questo grande progetto finanziato dall'Unione europea, di cui - ricordo a tutti - il grande merito va anche al nostro presidente Silvio Berlusconi che, in veste di parlamentare europeo e di un partito europeo, è riuscito a fare riconoscere un'affidabilità al nostro Paese - nonostante quelle forti perplessità di molti Paesi membri dell'Unione europea, che in questo caso l'hanno riconosciuta in quella che era una guida sicura, in Silvio Berlusconi -, anche in Governi diversi rispetto all'attuale.
Questi risultati particolarmente rilevanti si sono registrati sul piano della politica industriale e della competitività, dove sono state adottate quelle riforme rilevanti, tra cui la legge annuale sulla concorrenza, il codice degli incentivi e la legge quadro sulle PMI, così come anche in ambito pensionistico, incentivando la permanenza al lavoro e rafforzando la previdenza complementare. Importanti, poi, anche le iniziative sugli investimenti infrastrutturali e sulle politiche abitative, nonché quelle riforme in sanità, transizione energetica e digitale.
Risultati importanti, poi, soprattutto in ambito fiscale, con il potenziamento dell'azione di contrasto all'evasione e con un rafforzamento della capacità redistributiva del sistema tributario, tramite la riduzione del cuneo fiscale e misure mirate a favore dei redditi medio-bassi o anche la misura - come lei ben si ricorda, Ministro Giorgetti, nella prima manovra, di cui avevo l'onore di essere relatore - relativa a quell'impostazione sul , voluto dal nostro presidente Berlusconi e condiviso da lei, che sicuramente hanno dato forza, sostegno e aiuto alle aziende, ma, soprattutto, liquidità certa e concreta a tutti i dipendenti e a tutte le maestranze.
È innegabile che, rispetto a quando fu presentato il Piano strutturale di bilancio 2025-2029, le prospettive economiche appaiono oggi più incerte e complesse e richiedono, quindi, un approccio prudenziale. Tuttavia, a fronte del peggioramento del contesto economico generale legato alla tensione geopolitica in Medio Oriente e manifestandosi l'intensificarsi soprattutto dello energetico, il Governo continuerà ad intraprendere azioni volte a salvaguardare la stabilità di bilancio e a rafforzare la crescita economica, come lei giustamente ha evidenziato durante il suo intervento, l'altra sera, nelle Commissioni riunite Camera e Senato, durante l'audizione del DEF. Questo proprio perché l'obiettivo è quello di intervenire in maniera ancora più decisiva per contrastare, con interventi mirati, gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche, di continuare quel percorso, già intrapreso, verso una maggiore indipendenza energetica, di impegnarsi per portare a termine quelle riforme e quegli investimenti definiti nel Piano strutturale di bilancio, ma, soprattutto, di sostenere le famiglie e i servizi sociali e rafforzare la competitività e la resilienza del sistema Paese, migliorando, quindi, la liquidità delle imprese e le condizioni in cui operano e aprendo anche nuove opportunità per le esportazioni e gli investimenti internazionali.
Al riguardo, noi vogliamo anche evidenziare l'importanza di sostenere, in modo particolare, quei settori più colpiti dallo energetico, in modo particolare i trasporti, l'agricoltura, la pesca, che vede nel collega qui con me, Giandiego Gatta, il responsabile del Dipartimento. E mi riferisco anche all'aumento continuo dei materiali di costruzione, che incidono fortemente sul costo dei materiali e che sicuramente porterà un rallentamento sull'attuazione del PNRR da parte delle imprese, che ben seguendo la collega responsabile del dipartimento, Erica Mazzetti.
Come ben detto ieri dal nostro capogruppo al Senato di Forza Italia-Berlusconi Presidente, senatrice Stefania Craxi, per dare risposte sistemiche alla crisi energetica la strada maestra sarebbe quella di un intervento europeo, come l'emissione di eurobond: una sorta, quindi, di PNRR di scopo, finanziato con debito comune dell'Unione europea. Ma purtroppo, signor Ministro, sappiamo che ci sono delle resistenze, nonostante la posizione anche della Francia, che è più a favore rispetto alla contrarietà di altri.
Se ciò non sarà possibile, però, come dice la senatrice Craxi, chiediamo di sospendere quelle che sono le regole del nuovo Patto di stabilità o, banalmente, scorporare le spese per la crisi dal computo deficit-PIL, perché ciò non diventi un'opzione ma, soprattutto, una necessità. E lei, signor Ministro, l'ha evidenziato in maniera molto chiara la scorsa sera, in quelle che sono delle linee che devono essere perseguite con il favore che lei ha sempre avuto, anche a livello europeo, verso quella che è trasparenza e quella che è realtà, ma soprattutto capacità di trasformare i numeri in certezze e di riconoscenza, anche dell'Europa, sull'ottimo lavoro svolto dal Governo Meloni.
Nel concludere, signor Presidente Costa, e nel ribadire il nostro voto favorevole come Forza Italia, chiediamo, quindi, di attivare tutte le opportune iniziative nelle sedi europee competenti per sfruttare la flessibilità del quadro di economica europea al fine di soddisfare le misure in materia di sicurezza economica ed energetica generate dalla crisi internazionale, così come di prevedere misure fiscali mirate per mitigare l'impatto del rialzo dei prezzi dei combustibili sulle famiglie, in particolare su quelle più disagiate, sull'industria ad alta intensità energetica, sui settori più colpiti e, naturalmente, anche verso gli enti locali e territoriali, partendo dai comuni, dalle province e dalle regioni, perché oggi sostengono costi ingenti e importanti per aiutare scuole e ospedali.
Io credo che la direzione del Governo sia ben tracciata e, quindi, nel ribadire la nostra piena fiducia e nel ringraziare per il lavoro eccellente che sta facendo, sosteniamo e convintamente votiamo questa risoluzione .
PRESIDENTE. Prima di passare la parola oltre, saluto le ragazze e i ragazzi e le docenti e i docenti, rispettivamente, della Facoltà di giurisprudenza dell'Università “La Sapienza” di Roma e dell'Istituto “Eugenio Montale” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qui, benvenuti a Montecitorio .
È iscritto a parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro Giorgetti, con il Documento di finanza pubblica, la prima cosa che lei sottopone all'attenzione del Parlamento è l'analisi dello stato di salute del nostro Paese, un'analisi che arriva in ritardo, in ritardo di 20 giorni. Su questo possiamo anche sorvolare, ma non possiamo sorvolare sul fatto che l'esito di questa analisi è che il Documento ci dice che non stiamo bene, stiamo male e stiamo male soprattutto per un dato: non cresciamo.
La novità di questo Documento, a differenza del passato, è che non facciamo più nemmeno i compiti: siamo andati fuori . Si parla tanto su tutti i giornali di scostamento, ma si parla di scostamento perché, prima di tutto, voi ci avete messi nelle condizioni di fare lo sforamento, cioè di mancare i nostri rispetto agli impegni spesi sulla spesa primaria netta. E allora si apre sicuramente il dibattito di come si rimedia, come si rimedia a questo errore ma, soprattutto, come si rimedia alla situazione politica ed economica nella quale ci avete trascinati.
Per parlare del futuro, però, io credo che sia opportuno non tralasciare il recente passato, quello che riguarda la vostra azione di Governo, soprattutto perché da quando siete arrivati - ricordiamocelo - la legge di bilancio per il 2023, , era quella pronta del Governo precedente, del Governo Draghi. Quella per il 2024 è stato un mezzo pasticcio, una fotocopia sbiadita della precedente che aveva il pregio, se non altro, di iniziare a farvi dimenticare le promesse del vostro programma. Poi siamo arrivati, finalmente, alla fine del 2024, quando ci avete portato il Piano strutturale di bilancio e ce l'avete presentato come un grande passo, un grande miglioramento per il nostro Paese. Lo avete presentato in toni trionfalistici, ma anche iniziando ad assumere la postura, che poi è stata mantenuto fino ad oggi, come un piano prudente e responsabile.
Prudente e responsabile è stato un po' il vostro mantra da quel momento. Noi, per la verità, vi abbiamo detto: va bene essere prudenti e responsabili, ma attenzione perché ci sembrate fermi al parcheggio. Ci sembra che, dietro questa prudenza e responsabilità, in realtà si celi una certa incapacità di far girare al meglio il Paese. Dove ci avete portati con questa prudenza e responsabilità? Alla crescita dello 0,5 lo scorso anno, le previsioni dello 0,6 per quest'anno e per l'anno prossimo, decisamente sotto la media europea. Se poi guardiamo al cumulato è un disastro: la Spagna ci surclassa, Francia e Germania ci raddoppiano.
Allora, lei è venuto a spiegarci: d'accordo ragazzi, però ci sono fattori esogeni, cioè cerchiamo di relativizzare tutti i dati. Ma il tema è proprio questo: questi fattori esogeni quanto pesano su questa situazione? Ebbene, Ministro, se noi dovessimo usare lo stesso metro che voi avete usato lo scorso anno per spiegare quanto pesassero i fattori esogeni, ricordo che il metodo che voi avete scelto è stato quello di andare su tutti i - e quest'Aula era piena di colleghi che si alzavano a decantare questo aspetto - dicendo: siamo primi rispetto a Germania e Francia, come se questo fosse il di riferimento per capire se stiamo andando, rispetto ai fattori esogeni, meglio o peggio rispetto ad altri Paesi. Però, vi dimenticavate di dire che avevamo 20 Paesi davanti a noi e che semplicemente in quel momento Germania e Francia stavano andando male. Oggi siamo praticamente dietro a tutti e siamo dietro a tutti anche matematicamente per quanto riguarda il debito pubblico, essendo andati anche oltre quello della Grecia.
E allora qual è il punto? Il punto è che, prima di parlare del futuro, dobbiamo evitare di ripetere gli errori del passato, dobbiamo cercare di riflettere sul perché la produzione industriale cala da quando ci siete e dobbiamo cercare di riflettere sul perché l'Istat ci ha appena certificato che siamo il Paese con il più pesante calo del potere di acquisto dei salari. Certo, potremmo rispondere, come ho appena ascoltato da un collega di maggioranza: questi sono dati, che la Borsa italiana è quella che è cresciuta più di tutte. Domani è il 1° maggio e io vi suggerirei di diramare un comunicato di questo tipo per i lavoratori: lavoratori, sappiate comunque che la Borsa italiana è quella che è cresciuta più di tutte.
Dovremmo forse riflettere sui costi dell'energia, sul perché, nonostante proclami, decreti, parole e convegni, noi non ci schiodiamo di un millimetro rispetto al tema dei costi dell'energia, ma nemmeno a quello della produzione futura di energia e mi riferisco qui alle rinnovabili, al nucleare, a tutto quello che si deve fare affinché la situazione italiana non continui a rimanere la peggiore d'Europa in termini di costi dell'energia.
Ma abbiamo anche un problema di giovani, di giovani che se ne vanno e questo - me lo lasci dire - in prospettiva è molto più importante dello scostamento: questo è lo scostamento che più ci deve preoccupare. Quando se ne vanno i giovani, se ne vanno intelligenze e se ne vanno opportunità e questo credo che debba stare in cima alle nostre e vostre preoccupazioni.
E abbiamo un problema oggi - lo dobbiamo certificare -, nel momento più delicato del vostro Governo, di credibilità internazionale, perché avete sbagliato tutti i posizionamenti.
Quindi, io credo che i fattori esogeni, da lei richiamati, sicuramente ci sono, sono innegabili, ma hanno grande responsabilità fattori interni come quelli dell'inazione o degli errori che avete commesso. Lo scorso anno ci siamo visti in occasione di DFP e lei ha parlato di prudenza. Oggi questa prudenza è diventata imperizia, per questo sforamento al 3,1 per cento. Ce ne dispiace, però anche in quel caso vi avevamo avvertiti. Lei disse: “tenere i conti in ordine è necessario, ma non sufficiente”. Ecco, oggi non siete nemmeno più nella condizione necessaria: non ci sono più i conti in ordine.
Allora, guardiamo avanti. Io spero che, da questo momento, siano finiti gli alibi; soprattutto, dovreste iniziare a domandarvi perché il PNRR, gestito da voi, è andato così a rilento e perché non ha contribuito alla crescita. Però, soprattutto, basta con l'alibi del superbonus. La prego, Ministro. Noi siamo un partito che è stato, da sempre, a chiedere la fine del superbonus rispetto a quello che produceva sui conti pubblici. Però, per onestà intellettuale, il vostro atteggiamento è, come dire, ipocrita, perché siete stati tra coloro che hanno fatto pressioni sul Governo Draghi per le proroghe; perché siete stati tra coloro che hanno negato la fiducia al Governo Draghi- che voleva nascere per fermare il superbonus; perché ci avete messo troppo a chiudere il superbonus e, quando lo avete fatto, noi vi abbiamo appoggiato; perché, nel farlo, non ci avete ascoltato e avete creato gli esodati; perché con la questione fortunatamente si sono anche creati spazi fiscali che si dimostra, oggi, avete utilizzato male; perché poi, in maniera incomprensibile, tradendo il legittimo affidamento, avete deciso di iper-tassare affitti e vendite di chi si era affidato ad una legge dello Stato; e perché, ma spero che il suo chiarimento sia definitivo, adesso sembra quasi che vogliate mandare la Guardia di finanza per recuperare proprio sui tartassati del superbonus questo 0,1 per cento che vi ha fatto sforare il . Semplicemente, basta alibi. Adesso, mettetevi e mettiamoci a lavorare.
State discutendo: scostamento, uscire dal Patto, uscire dall'Unione europea. Fate una cosa semplice: uscite dalla vostra ambiguità. Gli sforzi suoi, Ministro, di prudenza, di contenimento dell'esuberanza della maggioranza, sono completamente vani nel momento in cui dimostrate di essere incapaci di produrre riforme che devono rivolgersi al problema della casa - che non va ricordato solo quando andate a Rimini, da CL - e, come vi ho già detto prima, ai salari, ai giovani e ad energia, produttività e sostenibilità. Se parlerete di scostamento, se avrete la postura internazionale per affrontare temi come quello delle spese per la difesa, per cui il suo piano era quello di chiedere la clausola di salvaguardia, vi raccomandiamo: le spese per la difesa avranno senso se saranno per la difesa comune. Le ricordo, per l'ennesima volta che, in questo Parlamento, c'è un disegno di legge per portare avanti la difesa comune, ma se avrete la postura per andare in Europa e risolvere questi problemi.
Quello che, però, dovete capire e dovete cambiare sono le vostre politiche: è la vostra azione di governo che, fin qui, non è stata in grado di mettere in campo uno straccio di riforma per i cittadini e per le imprese .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Andrea Tremaglia. Ne ha facoltà.
ANDREA TREMAGLIA(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi, ringrazio il Ministro e il Sottosegretario per la loro presenza e il loro ascolto, oggi, e ringrazio i colleghi che partecipano a questa discussione generale su un Documento che, come spesso ripetiamo, magari, si compone di aridi numeri. Forse, per questo, pochi minuti fa, il Ministro è stato addirittura rimproverato per essere apparso, in audizione, sorridente: adesso, io non so se lo vogliono triste, perché lo preferiscono triste o perché dobbiamo in qualche modo abbatterci.
Sicuramente, però, devo dire che i colleghi dell'opposizione ci hanno dato, oggi, qualche motivo almeno per sorridere. Non si offenderanno se, magari, qualche risata un po' proviamo a farcela perché, con un apprezzabile sforzo di fantasia e di creatività, è stato tirato in mezzo, più o meno, tutto per parlare di niente. Sono stati citati i cartoni animati, sono stati citati film e romanzi, è stato citato il libro di dottor Jekyll e mister Hyde e io, per rimanere su Stevenson, parlerei de o della “Penisola del tesoro” che è quella che, secondo qualcuno, era l'Italia, fino a due o tre anni fa. Le stesse persone che oggi ci rimproverano o provano a rimproverarci della volontà, presunta, di affrontare la prossima legge di bilancio dando regalie, mancette e , sono gli stessi che giravano questa “Penisola del tesoro”, spiegando che si poteva portare a casa un mensile senza lavorare; che si poteva ristrutturare casa gratuitamente; che si poteva fare una serie di cose che gli italiani ci hanno dato il mandato di interrompere, quando siamo stati votati nell'estate del 2022, e che questo Governo ha interrotto.
Perché, con buona pace di chi, evidentemente, aveva legittimamente un'altra visione dei conti pubblici e del rispetto delle regole della finanza pubblica, noi ci siamo presentati di fronte agli elettori con una richiesta di mandato e, ricevuto quel mandato, questo è il Governo che ha interrotto le mancette e che ha interrotto i . Se qualcuno ce lo vuole rimproverare, fa bene, per carità, a rimproverarci, ma noi siamo convinti che questo era quello che ci chiedevano gli italiani.
Come dicevo, quando si parla di DFP, quando si parla di bilancio, si parla di numeri e capisco che, di fronte ai numeri, per qualcuno sia difficile scappare. Ed è evidente il tentativo di qualcuno di scappare dai numeri, che sono numeri sicuramente non positivi, ma sono numeri sicuramente non positivi se si dimentica in quale contesto stiamo oggi ragionando e lavorando, perché siamo di fronte alla peggiore crisi energetica degli ultimi 50 anni, accompagnata da una altrettanto grave crisi geopolitica. Veniamo da anni di pesante e difficile situazione europea, sia dal punto di vista energetico che dei conti, per quello che sta succedendo in Ucraina, non per volontà nostra. Venivamo dagli anni pesanti e difficili del COVID. Quindi stiamo, purtroppo, inanellando, in questi ultimi anni, una serie di contingenze molto negative.
La novità, però, qual è? Il dato positivo, però, qual è? E mi riferisco al dato che i numeri mostrano e che qualcuno si deve inventare i videogiochi, i cartoni animati e i romanzi per nasconderlo. Il dato positivo è che, per la prima volta, l'Italia sta affrontando uno globale con una credibilità e una serietà maggiore che in passato ; per la prima volta, la credibilità internazionale dell'Italia resta immutata all'interno di questo periodo di globale, anche se qualcuno non tarda a esultare ogni volta che c'è qualche decimale in più o, soprattutto, in meno nelle previsioni di crescita, nelle previsioni del PIL.
Io vorrei sottolineare che anche se - lo ripeto - si vuole far passare come bocciatura del Governo ogni volta che c'è una virgola in meno di crescita, il tema, qui, non è il Governo Meloni o la maggioranza di centrodestra: il tema, qui, è l'Italia e il sistema Paese.
Io sono felice che, quasi tutte le volte che parliamo di numeri, abbiamo dei giovani che ci seguono perché, su questo, io e il Ministro la pensiamo uguale: ogni volta che facciamo un euro di debito stiamo spendendo non i nostri soldi, ma i soldi dei giovani che, spesso, vengono ad ascoltarci e a vederci in quest'Aula, e sarebbe bene che ce li avessimo sempre sopra di noi, in modo da ricordare quello che stiamo facendo. Tuttavia, ogni volta, dicevo, che si esulta per e contro i risultati economici, bisogna ricordare che non si sta esultando per e contro il Governo Meloni, ma si sta esultando per e contro l'Italia, si sta esultando per e contro, soprattutto, le future generazioni.
Se oggi riusciamo a resistere a uno globale in maniera più credibile io - lo voglio dire con chiarezza - non penso che sia merito del Governo: io penso che sia merito degli italiani, delle pubbliche amministrazioni, degli imprenditori, dei lavoratori. Questo sì, invece, è merito di questo Governo, ossia aver ridato fiducia a quegli italiani che continuano a credere nell'Italia; che continuano a credere nel lavoro; che continuano a credere nell'impresa; che continuano a credere nel futuro di continuare a lavorare e investire, come stanno facendo, grazie a questo, cioè grazie a un culturale importante e nuovo che, questo Governo, per la prima volta, da anni, ha dato al sistema Paese.
Se il sistema Paese riesce a reagire, in maniera forte e positiva, a una delle peggiori crisi degli ultimi 50 anni è grazie al lavoro del Governo Meloni ed è grazie a questo che noi possiamo, comunque, malgrado tutto quello che sta succedendo intorno a noi, continuare a guardare, con fiducia e speranza, al futuro. Perché se negli ultimi anni avessimo fatto le cicale, oggi non potremmo avere la stessa stabilità, la stessa credibilità, la stessa serietà che stiamo dimostrando una volta in più anche con questo Documento di fronte all'Italia e di fronte ai mercati internazionali .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Silvio Lai. Ne ha facoltà.
SILVIO LAI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, signor Ministro, noi non abbiamo pensato che il Ministro non dovesse avere qualcosa da ridere o da sorridere durante l'audizione, il problema è che, secondo noi, non c'è niente da ridere, come invece sembra che voi facciate. Parlo, attraverso il Presidente, alla maggioranza. Non c'è niente da ridere perché la situazione del Paese è una situazione critica, è una situazione in cui è evidente che le politiche economiche, la “Melonomics” è fallita, non ha portato nessuno dei risultati attesi.
Questo Documento, che noi avremmo voluto, nell'ambito della trasformazione della economica europea, che fosse anche un documento di programmazione, in realtà, si riduce a un documento di sintesi, una sorta di piccolo bilancio, una pagella di quello che è avvenuto. Quindi, fa emergere con grande sincerità anche quelle che sono le aspettative che c'erano così alte e che, invece, sono state totalmente disattese.
Ecco, questo Documento - lo dico in sintesi - è interessante, non perché spieghi che cosa farà il Paese - come noi avremmo, in qualche modo, pensato dovesse essere questo Documento, che abbiamo tentato anche in questo anno e mezzo di provare a condividere, come impostazione, con la maggioranza -, ma dice e spiega molto bene cosa non sta facendo il Governo, spiega molto bene il fallimento della vostra azione. E si vede quando si confrontano i dati non con la Francia o la Germania, come raccontavate ancora l'anno scorso su un presunto primato del nostro Paese con questi Paesi, ma, in realtà, si vede anche nel confronto con i Paesi del Mediterraneo, e non soltanto con la Spagna, persino con il Portogallo, con la Grecia. Fanno tutti meglio nella prospettiva.
Quindi, questo Documento è una pagella impietosa. Dice esattamente, su tutte le materie possibili e immaginabili che riguardano l'economia e la società di questo Paese, che non c'è una sola materia sufficiente, salvo che non vogliate considerare come sufficienza la materia che riguarda l'occupazione, dove sì, aumenta l'occupazione, ma aumenta solo l'occupazione degli ultra cinquantenni, con lavori precari, con lavori sottopagati, sui quali non volete intervenire e che sono, invece, la base del fallimento e della fuga dei giovani da questo Paese.
Ora, perché è un fallimento? Intanto perché c'è un tema, una materia: la crescita, un grande mistero italiano; forse servirebbe una Commissione d'inchiesta per approfondirla. Ci avevate raccontato un'economia solida, un'Italia più forte, un modello vincente. Poi, arrivano i dati del 2025, sono dati certificati, e la crescita è ferma. Immediatamente la reazione è quella secondo cui è colpa di qualcuno. Ora, uno può sbagliare una previsione, può capitare, ma qui non c'è un errore, c'è proprio un cambio totale di realtà, Ministro, perché è evidente dai dati del vostro Documento di finanza pubblica che, come finisce la spinta del PNRR, finisce anche quel po' di crescita che avete ereditato. Insomma, il PNRR vi ha fatto un po' da “104”, da assistenza a un sistema di insufficienza .
Ora, avevate un obiettivo di legislatura dichiarato, che era quello di uscire, prima della fine della legislatura, dalla procedura di infrazione. Perché non ricordarlo? Questo è un obiettivo dichiarato da almeno tre anni ed è un obiettivo fallito. Poi, la colpa è di qualcuno, di qualcosa? Ci avete tentato. Primo tema: il superbonus, che è il colpevole universale. Ecco, negli ultimi mesi è diventato la causa del debito, la causa del deficit, tra un po' diventa anche la causa del traffico di Roma, un po'come per Palermo .
SILVIO LAI(PD-IDP). Nessuno nega che ci sia stato un costo, anche con degli effetti, ma la Corte dei conti lo ha detto chiaramente: il problema vero è la crescita debole. Tradotto: se il PIL non cresce, il rapporto debito-PIL peggiora comunque.
Poi, voi avete un mito, che è l'avanzo primario. L'avanzo primario è certamente un fattore importante, ma è come quel padre di famiglia che decide di pagare il mutuo e di non dare da mangiare ai figli oppure è come quella favola dell'asino, al quale viene gradualmente dimezzato il cibo, poi alla fine muore e il padrone dice: proprio adesso che l'avevo abituato a non mangiare, mi è morto l'asino. Ma guardate che il Paese non è così. Voi, con questo meccanismo, avete impoverito il 20 per cento del Paese, perché è peggiorato il dato della povertà assoluta e relativa in questi anni. Quindi, mi chiedo cosa ci sia da ridere o da festeggiare.
Poi, avete pensato di dare la colpa all'Istat e qui il passaggio è stato interessante: quando i numeri non piacciono, non piace chi li dice. Ma l'Istat vi ha risposto con molta calma: i dati sono certificati, è l'Eurostat che controlla. Uno schiaffo in piena regola. E sulla soglia del 3 per cento ha detto anche che non sarebbe bastato il 2,99, serviva meno. Questo ancora contrasta con la vostra narrazione, secondo cui l'avete mancato per un pelino. Altro che per un pelino, per 2 miliardi.
L'altro punto che emerge chiaramente dal Documento è il tema della sanità. Il Documento dice: risorse in aumento sulla sanità, sistema sotto controllo. Poi, leggi bene e finisce che, sulla sanità, il rapporto tra sanità e PIL va addirittura sotto il 6 per cento. Certo, c'è il tempo per rimpinguare, ma attenzione, sull'aumento di cui parla, il Documento copre soltanto costi già esistenti e non rafforza per nulla i servizi, che intanto aumentano - chiedono di aumentare necessariamente, perché invecchia la popolazione e la complessità delle patologie diventa differente. Insomma, nel frattempo cresce il divario tra bisogni e risorse, aumentano le liste d'attesa e aumentano le disuguaglianze tra Nord e Sud, anche su questo tema. Allora, non c'è bisogno di togliere soldi alla sanità, basta lasciarla semplicemente senza ossigeno.
Concludo. Questo Documento è scritto sulla sabbia, è un Documento fragile, Ministro, perché non dice che serve un grande caos, un grande evento perché non ci siano, in qualche modo, delle evoluzioni. Non serve uno scenario catastrofico, basta uno scenario appena peggiore. E, rispetto al 2007, adesso, non è più neanche un tabù parlare di recessione. Colpa di altri? No, è colpa soltanto vostra, di questi anni.
Allora, concludo. Se questo Documento è una pagella, questa pagella è insufficiente ed è evidente che essere affidabili - come ha detto qualche collega - è solo un prerequisito, ma non può essere una strategia di fronte a un Paese da guidare
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bagnai. Ne ha facoltà.
ALBERTO BAGNAI(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, io mi chiedo come mai, in un mondo così dominato dal mito del progresso e della modernità, si sia elevato a un sistema di regole che risale al secolo scorso, a un contesto geopolitico ed economico totalmente diverso; e come mai, in un mondo così attento alla misura delle prestazioni, con uno scrupolo quasi adolescenziale nel mondo dell'Anvur, dell'Invalsi, eccetera, nessuno si ponga una domanda semplice, ma essenziale: queste regole hanno funzionato?
Ricordo che il progetto iniziale di Unione monetaria prevedeva che i bilanci nazionali ovviassero, con la loro flessibilità, alla rigidità introdotta dalla moneta unica. Lo si legge a pagina 24 di , lo studio sull'Unione monetaria pubblicato nel 1990 dalla Commissione. Il Patto di stabilità ha sostanzialmente inibito questa capacità e il risultato è stato un disastro, che è nei dati.
Nei 26 anni precedenti l'adozione del Patto, la produttività dell'Eurozona era cresciuta, in media, il doppio di quella statunitense: 2,8 per cento, invece di 1,4 per cento. Nei 26 anni successivi è cresciuta della metà: 0,8 invece di 1,7. I motivi di questo disastro sono sotto gli occhi di tutti e sono dichiarati dalla Commissione.
Secondo le regole - ci viene detto -, prima di consentire ai Governi di intervenire con politiche anticicliche, la Commissione vuole che si manifesti una recessione, cioè vuole vedere 2 trimestri consecutivi di calo del PIL. E, siccome per misurare il PIL ci vogliono 3 mesi, la Commissione ci chiede di aspettare 9 mesi prima di intervenire. Ovviamente, siccome la produttività è PIL diviso lavoratori, se si lascia andare a scatafascio il PIL per 9 mesi, ovviamente, in Europa la produttività arrancherà, e questo dicono i dati.
Prevengo alcune obiezioni da bar che, quindi, non mi sarebbero rivolte qui, ma che spesso sono rivolte fuori di qui. Ma il PIL non lo fa la spesa pubblica? Bene, e allora perché ricorrere comunque alla spesa pubblica, ma solo dopo che è iniziata la recessione? Perché, come dire, se la spesa pubblica non serve a prevenire la recessione, allora non dovrebbe servire neanche ad evitarla, quindi non dovrebbe essere aiutata per nulla. La verità è un'altra. La verità è che gli investimenti pubblici in infrastrutture, fisiche e digitali, sono un importante abilitatore degli investimenti privati, che sono quelli che portano la crescita. Certo che esiste un problema di qualità della spesa pubblica, altrimenti non vedremmo la Francia, con un deficit al 5,1 per cento, realizzare uno zero per cento di crescita nel primo trimestre di quest'anno, mentre il nostro Paese sta continuando a crescere. Però non si può dire che non occorrono investimenti per la crescita.
Si dice: la sostenibilità del debito. Ma benissimo, l'ultima volta che abbiamo curato una recessione con i tagli, obbedendo agli astrusi paradossi intellettuali sull'austerità espansiva, il rapporto debito-PIL è aumentato dal 119 per cento al 131 per cento del PIL - parlo dell'esperienza Monti -, perché il PIL era precipitato di oltre il 5 per cento. La stabilità finanziaria non è un presupposto, è una conseguenza della crescita, perché, inducendo una recessione, si rendono insostenibili, cioè non rimborsabili, le posizioni debitorie. Ci vuole molto a capirlo? Evidentemente sì. Eppure, questo risultato fa parte del della scienza economica dal 1944, quando lo stabilì Domar sull'.
Si dice ancora: le regole nuove non sono procicliche. Ancora? E allora telefoniamo al signor Dombrovskis, perché la richiesta di far precipitare le cose prima di intervenire è sua, non è mica nostra, ed è fatta in nome delle regole.
Ancora: ma non vi siete opposti alle nuove regole. Questo, a dire il vero, non l'ho sentito solo in un bar, ma anche in Aula. E no, il percorso di queste regole è iniziato con il Governo Gentiloni, e non solo opporsi a fine corsa nei percorsi europei è particolarmente complesso, ma per noi, in quella fase, era prioritario fermare la suicida riforma del MES, come abbiamo fatto e rivendichiamo di averlo fatto
Vorrei osservare, poi, un'asimmetria evidente. Lei, signor Ministro, lo avrà notato. Se c'è il lieve sospetto che l'inflazione possa eventualmente crescere, la Banca centrale interviene subito proattivamente, innalzando o non abbassando i tassi di interesse. Se c'è, invece, la certezza che si possa manifestare una recessione o che si stia per manifestare una recessione, ci viene chiesto di aspettare nove lunghi mesi prima di intervenire. A chi o a che cosa serve un sistema di economica simile? Al Paese direi di no. Il fatto è che lo spirito originario del progetto - che, onestamente, dovrebbe stare a cuore più a chi lo venera che a chi, come noi, lo ha sempre criticato - lasciava ai bilanci nazionali un ruolo proattivo, ma questo spirito è stato tradito, e gli europeisti non mi pare che lo sappiano. Ci sono anche europeisti evoluti; lo è senz'altro il Presidente Draghi che, non a caso, già due anni fa, ha imputato a queste regole procicliche di aver compromesso il nostro Stato sociale. Certo, ha dimenticato un dettaglio: il rispetto supino di quelle regole ce lo aveva imposto lui dalla sua posizione di forza in BCE, ma, quando il buonsenso prevale, naturalmente si può essere indulgenti e inclusivi.
Voglio, quindi, andare alle conclusioni politiche che sono state, del resto, veementemente espresse dallo stesso Ministro in audizione. Primo: dobbiamo considerare un dato cioè, alla fine di questo percorso, ci sarà necessariamente un intervento. Ci sarà necessariamente quello che qui chiamiamo uno scostamento di bilancio e che nei libri di economia si chiama un intervento anticiclico. Il giudizio che la Commissione darà su questo scostamento, consentendo che ricada o meno nel perimetro di clausole di sospensione, non sarà un giudizio sul nostro Paese, che ha dimostrato e sta dimostrando di saper raccogliere le sfide, ma sarà un giudizio su sé stessa. Riuscirà la Commissione a smentire le parole amare, ma veritiere, che il presidente di Confindustria Orsini ha pronunciato qualche giorno fa?
Secondo: nessuno qui dentro, né chi come noi è convinto dell'opportunità di investire in sicurezza e difesa, né tantomeno chi non vede questa opportunità, può ritenere accettabile che si consentano deroghe per il riarmo, ma non per la tenuta dell'economia e, in definitiva, della pace sociale . Questo è stato ribadito anche dal signor Ministro in audizione. Non possiamo mettere in ginocchio il mondo della logistica e anche questa dovrebbe essere un'esigenza di chi ha propugnato il sistema mondialista, ossia quello in cui le merci viaggiano e in cui anche i prodotti più banali vengono dall'altra parte del globo.
Terzo: questa è un'osservazione personale. Personalmente, ne avrei anche piene le tasche di questa crisi di Schrödinger, che è gravissima quando si tratta di forzare decisioni politiche verso percorsi di dubbia democraticità, come l'abbandono del principio di unanimità, l'abbandono delle direttive a favore dei regolamenti come strumento prioritario di legislazione in sede europea, la corsa al riarmo, eccetera eccetera, ma diventa trascurabile quando si tratta di evitare di mettere in ginocchio le nostre famiglie e le nostre imprese . Quindi ci dobbiamo decidere: o questa crisi è grave e, allora, l'Unione europea, che è e resta un progetto innanzitutto economico, deve consentire agli Stati membri un intervento innanzitutto economico, lasciando i giochi di poltrone e di supremazia a un secondo momento, ossia a quando le circostanze economiche e geopolitiche saranno meno drammatiche e ci si potrà occupare di queste alchimie di Palazzo europeo; oppure, se questa crisi non è grave, allora, dovremmo evitare pericolose fughe in avanti su tante agende, che sono quelle che ho menzionato, relative al processo decisionale europeo.
Io mi permetto, in conclusione, di aggiungere - di ricordare a me stesso, come si suole dire -, di aggiungere, ricordando a me stesso, un dato tecnico. A marzo, il prezzo delle materie prime energetiche è aumentato del 37 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Questi sono i dati che ci fornisce la Banca mondiale nel suo foglio rosa, che non è quello della patente, ma è quello del . Al contempo, il prezzo dei fertilizzanti è aumentato del 43 per cento, quindi è aumentato ancora di più di quello delle materie prime energetiche. Questo credo che sia un buon indizio della gravità della crisi e delle sue potenziali ricadute, anche dal punto di vista umanitario, e quindi che sia, di converso, la migliore dimostrazione della scelleratezza di chi, in nome di una interpretazione distorta del progetto europeo, ci chiede di tenere per nove mesi la testa sotto la sabbia prima di intervenire con misure che vengono, comunque, considerate efficaci anche nel contesto dello stesso progetto di .
Quindi, signor Ministro, noi la esortiamo a tenere ben presente - come ci ha ampiamente esposto nella discussione del Documento che si è svolta in Commissione - la bussola dell'interesse nazionale, a mantenere vive le interlocuzioni con la Commissione europea, perché dimostri ragionevolezza, nel suo interesse prima che nel nostro interesse, e a porre quindi in campo ogni possibile misura per evitare che questo si propaghi alla struttura dei prezzi, riportando, come nel gioco dell'oca, il potere d'acquisto delle famiglie a dove ci era stato lasciato dal precedente Governo e da dove noi lo abbiamo risollevato con grande fatica, facendo quelle politiche che - come lei ha giustamente rivendicato - sono state molto più progressive, perché hanno comportato una redistribuzione dal capitale al lavoro delle politiche cui ci avevano abituato i Governi della cosiddetta sinistra .
PRESIDENTE. Salutiamo studentesse, studenti e docenti dell'Istituto comprensivo “Pescara 5” di Pescara, che stanno seguendo i nostri lavori dalle tribune. Benvenuti .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Noi oggi non vorremmo essere in lei, e non tanto perché il dibattito è sul suo sorriso o sulla sua faccia triste in audizione, che non ci pare essere di grande interesse. Sicuramente ci pare di interesse la sua preoccupazione rispetto alla tenuta dei conti e al futuro di questo Paese, e di certo non siamo una forza che esulta a vedere le brutte notizie rispetto a un futuro che ci aspetta.
Questo Documento, però, mostra tutte le difficoltà di quattro anni di Governo nel portare risultati per questo Paese. E lei in audizione ha detto che la maggioranza è fatta di opinioni composite e che sta alla politica, sta a lei anche trovare una sintesi. Devo dire che, ascoltando gli interventi in Aula, la sintesi tra l'intervento di Bagnai e quello di Tremaglia è davvero molto complicata, perché hanno detto esattamente l'uno l'opposto dell'altro rispetto a quelle che sono le tematiche di crescita, di visione di Unione europea e di come affrontiamo i calcoli che ci sono oggi.
E lei ha tanti problemi da questo Documento. Il primo, quello più semplice da vedere, è il rapporto deficit-PIL. Abbiamo sbagliato la previsione. Possiamo dare sicuramente la colpa alla coda del superbonus, ha anche spiegato il perché di questo. Ma sappiamo bene come il problema vero sia quella parte di crescita, quella parte del numeratore, che non cresce come vorremmo, e non cresce indipendentemente da Hormuz: i dati ci davano problematiche già prima.
E, mentre lei ci dice che questo provoca un problema, perché assottiglia i margini di bilancio, i Ministri fanno a gara per spiegarci come sforare in ogni tema, non ultimo il del suo partito, che ieri a tutti i nostri rispondeva come occorra, per rispondere alla crisi carburante, sforare il nostro bilancio. E se la volontà di non fare debito - come lei ha detto e come Fratelli d'Italia ha confermato - è quella di salvaguardare il futuro dei nostri giovani, possiamo anche essere d'accordo. Peccato che il rapporto debito-PIL nel 2026 ha raggiunto il record assoluto, quindi non sta riuscendo a raggiungere questo risultato, e nel 2029 la spesa per i tassi di interesse sarà al record assoluto in questo Paese.
E allora possiamo fare qualcosa prima di tutto e prima di pensare, ancora una volta, a fare debito? Sì. Possiamo pensare a un intervento sui temi energetici, cioè quello di cambiare le regole e remunerare correttamente il capitale investito e i costi operativi delle concessionarie di distribuzione e di trasmissione dell'energia. È un tema su cui non ci ascoltate, ma se andassimo a pareggiare quei costi e quelle remunerazioni, come fanno Francia e Germania, metteremmo sul mercato una competitività e una produttività che oggi manca.
Dovremmo spendere fino all'ultimo i fondi PNRR e reinvestire quelli che non stiamo riuscendo a spendere negli investimenti sulla crescita. Dovremmo dedicare alle imprese energivore gli ETS a carico dello Stato, per dare una risposta immediata a questa crisi globale.
Dovremmo ripristinare il Fondo , che è stato così nel silenzio cancellato e che sta provocando, però, un disastro nella manifattura e in tutto l'indotto nel nostro Paese. Dovremmo ripensare le regole delle concessioni idroelettriche e geotermiche, per permettere di avere un discostamento del prezzo dell'energia di queste fonti rinnovabili dal prezzo del gas.
Dovremmo accelerare sul nucleare subito, e non come state facendo, cercando di continuare a mandare in là questo provvedimento. E dovremmo impegnarci sulla difesa, perché, anche qui, gli impegni li avete assunti voi, ma qualcuno in maggioranza mi pare che non sia così d'accordo negli investimenti in difesa. E il tema dell'utilizzo dei fondi SAFE è un tema molto importante.
Ma il tema principale, dicevo, è quello della crescita. Lo 0,5 per cento, che è decisamente il più basso dell'area euro (1,4) e decisamente più basso della Spagna (2,8), ci dimostra che il nostro problema è in questo valore e che su questo non si può far nulla. E non saranno gli effetti distorsivi del superbonus a giustificare una crescita industriale che non riparte, né sarà la crisi di Hormuz, che è di una gravità assoluta, perché secondo le stime di Confindustria potrebbe portare la crescita, nel 2026, allo 0 per cento se si andasse avanti fino a giugno e in fase negativa se si andasse avanti per tutto l'anno. Ma le stime della produzione industriale erano negative anche precedentemente; e anche con riferimento a quella crescita, vediamo che è tirata da settori come i servizi e come l'agricoltura, ma è frenata da una decrescita del settore manifatturiero che è la base della nostra crescita e su cui bisogna tornare a lavorare. E il fatto che abbiate stimato al ribasso anche la crescita dei prossimi anni dimostra che siete consapevoli di una crisi industriale forte.
E allora, vede, lei ha fatto un paragone in Commissione che era esattamente l'opposto di quello che chiedeva Bagnai pochi secondi fa. Dice: se a un non malato che ha paura di prendere l'influenza si danno le medicine prima che lo sia, quando l'influenza arriverà, probabilmente sarà assuefatto dalle medicine stesse. È vero, è vero e concordiamo con la sua visione, però pensiamo anche che, prima di ammalarsi e di prendere l'influenza, ci possano essere delle vitamine che ci aiutino a essere un po' più forti e magari ci si possa anche vaccinare. Quindi, delle misure per favorire la crescita oggi ci sono e si potrebbero attuare.
Il secondo tema è che c'è chi, nella sua maggioranza e nel suo partito, le chiede di aumentare la spesa, perché spesa vuol dire crescita. Peccato che siamo di fronte all'analisi dei fondi del PNRR, che sono in parte messi a terra già in questo Documento e in parte no, ma che dimostrano come alla spesa non corrisponda la produttività. Infatti, nonostante il più grande investimento storico che questo Paese ha avuto, i risultati di crescita non stanno tornando. E allora forse non è la spesa il tema vero, ma è aiutare le imprese a ritornare ad essere competitive e produttive.
Ha fatto anche un altro esempio per raccontare come in Spagna la crescita sia molto diversa da noi per tanti fattori. Uno è quello energetico: hanno la fortuna di avere il nucleare, noi no. Il secondo è quello demografico e ha ragione, perché la demografia della Spagna dimostra un Paese in crescita, anche grazie a flussi migratori, anche di origine - come diceva lei - ispanica, quindi più facilmente accoglibili. Peccato che dobbiamo confrontarci, da un lato, con questa opinione - e quindi con la necessità di capire e comprendere come utilizzare anche i flussi migratori ai fini di aumentare la demografia per il futuro del nostro Paese - e, dall'altro, con chi nella sua maggioranza parla di remigrazione indiscriminata.
Non ci accorgiamo, però, che oltre a non ricevere questa immigrazione, che potrebbe servire ad aumentare la nostra demografia, il nostro problema è anche la fuga dei nostri cervelli. I dati Istat dimostrano come siamo al record di laureati che se ne vanno dal nostro Paese, e questo è un grosso problema a cui, dopo quattro anni, non state riuscendo a dare una risposta.
Forse una risposta sono i salari. Salari che i dati Istat dicono che calano nella retribuzione reale - cioè in quello che è rispetto al potere d'acquisto - del 7,8 per cento, con un problema grosso rispetto ai dati dell'occupazione che vedono un aumento degli occupati ma vedono un calo nell'occupazione giovanile dal 2023 al 2026. Con i dati di occupazione che vedono un aumento dal punto di vista dell'occupazione degli 55, ma che vedono un calo nella manifattura e nell'impresa che, come io continuo a dire, è la grande portata della nostra crescita e del nostro sistema produttivo. E allora forse, se aveste accolto alcune delle nostre proposte - pensiamo alla fino a 20.000 euro per gli 35, alla decontribuzione per portare a 30.000 euro lo stipendio reale di tanti giovani - un problema in meno ce l'avremmo.
E poi c'è il tema della produttività. Ricerca e sviluppo: i dati ci dicono come siamo molto indietro rispetto ai europei, ma ricerca e sviluppo sono collegati fortemente agli investimenti, alla crescita, alla capacità di svoltare il Paese. E allora l'avete dimostrato non sapendo gestire Transizione 5.0 nel modo corretto in questi quattro anni.
Lo ribadiamo e siamo felici che lei l'abbia accolto anche in audizione: basta con gli strumenti di credito d'imposta e torniamo all'iper e super-ammortamento. Non solo perché abbiamo dimostrato che funzionano di più e sono uno strumento più adatto alle nostre imprese ma, soprattutto, perché le permettono di avere un impatto preventivo rispetto ai conti pubblici e, soprattutto, diluito nel tempo. E questo ci aiuta a far crescere il Paese e, nel mentre, ad assorbire questi investimenti che le imprese private possono fare per essere più produttive.
Chiudo con l'ultimo tema che è quello della spesa pensionistica che deve essere tenuta sotto controllo, perché è uno dei parametri più forti, invece, del denominatore di questo rapporto e che, ancora una volta, vede grandi posizioni differenti tra chi fa promesse elettorali di aumento della spesa pensionistica e chi, come lei, vorrebbe tenerla sotto controllo .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, Ministro, lei sostiene che non sia tutto oro, ma nemmeno stagflazione. La verità, mi faccia dire, è più semplice. Siete andati in frantumi e vi mancano l'oro e la coesione per riparare il vaso. Non so se sappia cos'è il . Ecco, il Documento di finanza pubblica è solo un vaso rotto, e voi non avete né oro né cura per ripararlo. Ecco, è un'arte che non vi è proprio nota.
Seicento milioni di euro oltre il 3 per cento, ma la verità è che vi servirà più di un miliardo e mezzo di euro per rientrare, diciamo, e non approssimarlo come avete fatto per arrivare a questo disastro. Ecco, lei ci ricorda che - piaccia o no ai suoi che continuano a sostenerla - il Patto di stabilità non si rompe e nemmeno la linea del rigore che lei ha confermato. D'altra parte, lei è la cosa più stabile che c'è in questo Paese, governa ormai da sei anni su otto degli ultimi; insomma, solo la pandemia l'ha visto escluso dal Governo e mi faccia dire per chi lo sostiene: meno male.
Ora, la linea è dire all'Europa che le questioni dell'energia vanno valutate con la stessa urgenza della corsa agli armamenti. Ma va? Ma quando l'avete sottoscritto questo patto non vi era venuto in mente? No, perché c'era giusto una guerra in Ucraina e le vicende energetiche mi parevano centrali, ci parevano già centrali allora. Ecco, se le richieste non saranno accolte, l'Italia non riuscirà a uscire dalla procedura di infrazione nei tempi previsti, quindi non potrà mettere il piano di riarmo dentro le deroghe e, quindi, l'autogol si mangerà la vostra finanziaria elettorale.
E davvero vorreste che con i nostri voti approvassimo uno scostamento? Per far cosa? Per fare il vostro caro ponte sullo Stretto? Per alzare ponti e muri come quelli dei CPR in Albania? Avete perso il referendum, siete allo sbando e il Paese ha fretta di voltare pagina, perché la realtà che supera ogni propaganda è la realtà, quella del Paese in crisi. Ecco, Ministro, non c'è solo il deficit: cresce anche il debito, mentre la crescita è allo 0,6 per cento.
I salari e la produzione crollano, 36 mesi di fila di calo della produzione. D'altra parte è lei, Ministro, che dice che non vuole fare politiche industriali. E si vede Ministro, si vede che non fate politiche industriali. Siamo, di fatto, il fanalino di coda dell'Europa: il nostro rapporto debito-PIL salirà al 138 per cento, portandoci all'ultimo posto dell'Unione europea. Portogallo, Spagna, Grecia, i Paesi più colpiti dalla crisi del debito sovrano, crescono, di fatto, a ritmi sostenuti, e i loro bilanci sono dissestati.
Ministro Giorgetti, la Spagna cresce per ragioni demografiche, dice lei, e poi può supplire con l'immigrazione. Ha ragione. Ma quindi l'immigrazione serve, Ministro? No, lo dico perché, oltre a dare tristi notizie a Bagnai, forse le dovrebbe dare anche al suo partito, perché siete voi quelli dei blocchi navali e della Bossi-Fini . No, glielo ricordo solo perché vada a chiedere ad un imprenditore se ha mai chiesto a un lavoratore di entrare in Italia con la Bossi-Fini. Siete voi che non dite la verità.
La Grecia cresce al 2 per cento e riduce il suo debito, superandoci. In Spagna, le rinnovabili hanno abbassato il costo delle bollette per tutti. E come mai? Forse hanno utilizzato meglio i fondi del PNRR? Forse non hanno bloccato, come avete fatto voi, 60 gigawatt di rinnovabili, come vi chiede pure Confindustria? Date la colpa alla crisi internazionale, ma non avete saputo fare politiche per la crescita, nemmeno con una pioggia di risorse pubbliche. L'arrivo della stagflazione è tutta vostra responsabilità.
Puntate il dito verso il Medio Oriente, verso Hormuz, ma cosa avete fatto per arginare la disoccupazione femminile? Cosa c'entra con Hormuz? E sui bassi salari? Ecco, l'unica immigrazione, migrazione che dovreste fermare è quella dei troppi giovani italiani che si sono formati e stanno andando via da questo Paese per i salari da fame, quelli che avete fatto voi . Ecco, il processo di deindustrializzazione è lì, ed è lì, tra l'altro, dal 2022, proprio da quando governate voi.
E, intanto, la pressione fiscale - le do una notizia - è esplosa: ha raggiunto il 43,1 per cento, il massimo nella storia degli ultimi vent'anni. Ecco, quel carico fiscale si riversa pesantemente sui lavoratori, soprattutto quelli dipendenti, e sui pensionati, solo perché non volete tassare le rendite, gli extraprofitti e i ricchi . Questa è una vostra scelta, non c'entra niente Trump, non c'entra niente Hormuz, siete solo voi. I salari reali sono ancora sotto i livelli del COVID. E voi cosa fate? Rimproverate l'Istat? Sarebbe colpa loro perché non siete riusciti ad uscire dalla procedura di infrazione? Ma per favore.
Siamo al paradosso che, quando la realtà non vi piace, volete commissariarla. Il DFP non inverte la rotta, va solo più piano nella stessa direzione, cioè a sbattere. Riassunto per chi non ci ha seguito fin qui: l'economia italiana rimarrà immobile e l'austerità continuerà a lungo se voi non andate all'opposizione . Questo è tutto chiaro.
La spesa nel triennio è ridotta in tutti i settori, tranne uno, quello degli armamenti: 165 miliardi di euro. Allora, glielo dico così: siete pronti a rivedere il patto che avete fatto con la NATO al 5 per cento? Quello è l'unico scostamento possibile. È uno scostamento di pace, uno scostamento disarmato e disarmante e invece per le pensioni avete previsto solo tagli - peggio della Fornero -, incentivi fiscali per chi resta al lavoro oltre l'età pensionabile, nel pubblico impiego addirittura fino all'età di vecchiaia. E, intanto, alzate le barriere per chi vuole andare in pensione: almeno 25 anni di contributi nel 2025, 30 anni nel 2030. Insistete sulla previdenza integrativa, fondi pensione privati, riscatti di periodi non coperti. E come potrà aderire chi ha redditi bassi o discontinui? Una pensione decente diventerà privilegio per pochi, mentre il sistema pubblico viene eroso. La difesa dei valori reali e delle pensioni viene trattata come una voce da tagliare, ma quelle pensioni sostengono la domanda interna e tengono insieme le famiglie.
La spesa della sanità è chiara, è al 6,4 per cento, ed è prevista ancora in calo e, di fatto, cresce il divario tra previsioni di spesa e fondo sanitario. Altri 30 miliardi di euro in meno. Se non si inverte la rotta - e lo dicono tutte le statistiche - con la prossima legge di bilancio, le regioni non saranno in grado di erogare i livelli essenziali di assistenza.
Queste sono tutte scelte vostre: mentre tagliate su sanità e pensioni, continuate a impegnare miliardi su grandi opere inutili e dannose, come il ponte sullo Stretto.
Non solo. Sembra che il Governo voglia nascondere l'inflazione. Il Documento mette in tabella le previsioni di inflazione basate sull'indice FOI, ma le stime non tengono conto degli ultimi , tant'è vero che l'inflazione sarebbe al 2,4, poi all'1,9, poi all'1,5; questa stima è al di sotto di tutte le previsioni internazionali, che sono al 2,6, 2,1 e 2. Ma perché pensate davvero che operai e impiegati registrano un'inflazione minore rispetto al resto della popolazione? La vostra non è una scelta tecnica, è un tentativo politico di raccontare un'inflazione più bassa di quella reale.
Nel Documento manca una vera strategia per riequilibrare il carico fiscale e rilanciare un inclusivo per tutti. Da quando siete al Governo, il Paese si è indebolito. Le classi medie e popolari si sono brutalmente impoverite e questo si abbatte sulla domanda interna e la crescita, insieme all'assenza di qualunque politica industriale che guidi la transizione digitale e la conversione ecologica. Avete puntato sulla parte più arretrata, meno innovativa e a più basso lavoro aggiunto.
Avete sprecato l'irripetibile occasione del PNRR e sulla politica energetica non avete diversificato le fonti, ma solo importato gas: di fatto siamo diventati dipendenti, dopo la Russia, del gas qatarino e, poi, di quello americano. E l'energia continua a costare tantissimo per le imprese, i lavoratori e le lavoratrici. Invece di agire sulle entrate, prendendo i soldi dove ci sono - extraprofitti, rendite, grandi ricchezze, evasione fiscale - avete scelto l'austerità. Il rischio recessione è reale e nulla cambierà finché non penserete alla crescita. Significa investire nella transizione ecologica, nella piena e buona occupazione, nella sanità pubblica, nella scuola e nel diritto alla casa; significa - come vi chiediamo nelle risoluzioni delle opposizioni - ridurre le disuguaglianze e rimettere al centro il lavoro e non la rendita.
Ho finito. Vi chiediamo di andare in Europa per una revisione urgente del Patto di stabilità, un cambio vero per permettere investimenti su istruzione, sanità e transizione ecologica, altro che armi ed economia fossile. Ministro, se c'è uno scostamento per sostenere il vostro caro ponte, la finanziaria elettorale, ve lo voterete da soli questa estate. Se c'è uno scostamento, per noi deve essere solo per la povertà assoluta, per l'Italia investita dalla crisi energetica e finanziaria e della sanità pubblica. Fine, niente scuse, niente capitoli e, soprattutto, nessun impegno di spesa militare. Ho proprio finito. È questa l'alternativa che il Paese aspetta ed è per questo che il vostro modello è già finito.
L'aria è cambiata, i tiranni crollano e così i loro amici. Non saranno i decreti Sicurezza a spaventare le persone, che torneranno nelle piazze e nelle urne. La crisi è reale, investe tutte e tutti, e questo DFP è la sintesi del vostro . È finita, Ministro, è finita per voi, ma non è detto che sia finita per il nostro Paese .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, Sottosegretari - vedo anche il Sottosegretario Freni che è seduto lì, i rinforzi, il Governo ha bisogno di rinforzi evidentemente -, diciamocela tutta: i conti non tornano. L'analisi dei dati attuali e le previsioni contenute nel DFP danno il quadro, ahimè - e sottolineo “ahimè” - di un'estrema fragilità del contesto economico-finanziario del nostro Paese. Credo che oramai anche il Ministro se ne sia accorto e, quantomeno, se ne sono accorti i colleghi della Lega, ho sentito l'intervento del collega Bagnai. La crescita del PIL per i prossimi tre anni è stata rivista al ribasso: si parla dello 0,6. Io ho letto un di Bankitalia che, addirittura, parla dello 0,5, quindi già le stime iniziali erano - direi - miserrime, siamo ancora al di sotto.
Quello che, invece, sale - è stato detto anche dai miei colleghi - è la pressione fiscale: è salita al 43,1 per cento del PIL, in aumento rispetto anche al 2024. E, insieme alla pressione fiscale, sale anche il deficit, cosa che ci sta portando… anzi sta continuando ad esserci una procedura di infrazione UE, perché ovviamente c'è uno scostamento rispetto ai parametri stabiliti in sede europea. Per non parlare del debito pubblico, che salirà fino al 138,6 per cento nel 2026. Intanto, altre economie dell'area europea crescono. Se ne è parlato, si è detto della Spagna, che è in crescita anche grazie a un aumento della domanda interna. Cresce anche la Germania, grazie all'aumento dei consumi pubblici e delle famiglie.
Da noi, invece, ciò che è rallentato è proprio la crescita e la spesa per i consumi, specchio del fatto che l'incremento dei prezzi si ripercuote ovviamente sulle tasche dei cittadini. I prezzi dei beni energetici salgono di ora in ora, le quotazioni di oggi del Brent portano a 120 dollari al barile il prezzo, per l'appunto, del petrolio e tutto questo mentre le retribuzioni restano al palo. Allora, noi non vogliamo negare il peso che le ostilità che sono in corso in Medio Oriente hanno sulla situazione economica italiana, noi ne siamo consapevoli, ne siamo consci, però è anche vero che oramai, dall'inizio del 2023, c'è un processo di deindustrializzazione dell'economia italiana senza che nulla sia stato fatto da questo Governo, senza che sia stata data una risposta al mondo produttivo e nonostante l'apporto importantissimo del PNRR, senza il quale noi saremmo già da tempo in piena recessione .
È altrettanto vero che non viene data nessuna risposta ai lavoratori, che scontano, ovviamente, l'inadeguatezza dei salari rispetto alla corsa dell'inflazione. Inoltre, non viene data nessunissima risposta - ma proprio nessunissima - alla preoccupante curva demografica, all'invecchiamento della popolazione che, tra l'altro, porrà a brevissimo dei problemi importanti al sistema previdenziale, di cui si ipotizza che non ci sarà la tenuta.
Dunque, nessuna ricetta, nessun progetto di crescita, nessuna idea, Ministro, nessuna, tranne una: agire sull'avanzo primario, che dovrebbe raggiungere, però, livelli record per stabilizzare il debito, a costo di sacrifici sempre maggiori per la popolazione e del definanziamento di servizi essenziali. Il ciclo economico - si potrebbe dire - è avverso, ma nulla viene fatto per contrastarlo. Allora, noi poniamo delle ricette. Innanzitutto, un piano di investimenti, sul modello di . Abbiamo bisogno di migliorare la condizione economica di milioni di lavoratori, sostenerne i salari e abbiamo bisogno di frenare l'esodo dei nostri giovani. Il collega Tremaglia parlava di giovani: sì, ma non parole, ci vogliono fatti. I nostri giovani vanno via dal nostro Paese perché vanno in altri Paesi dove ci sono condizioni lavorative più attrattive. Quello di cui non abbiamo bisogno, Ministro - e concludo -, è di un Governo che è profeta della rigidità contabile, però adesso anche lei credo che se ne sia accorto, però è un po' troppo tardi, a mio avviso. Non abbiamo bisogno di un Governo che sta condannando il nostro Paese a un declino inarrestabile .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Giorgianni. Ne ha facoltà.
CARMEN LETIZIA GIORGIANNI(FDI). Grazie, Presidente. Ministro, Sottosegretario, onorevoli colleghi, io ho ascoltato con molto interesse gli interventi che mi hanno preceduto, soprattutto quelli più critici. Li ho ascoltati e mi è apparsa, con ancora più evidenza, la differenza tra questo Governo e l'impostazione politica che guida certe opposizioni, perché il punto è questo: ci sono momenti in cui un documento di finanza pubblica smette di essere solo un saldo, un esercizio contabile, e diventa il ritratto morale di una classe dirigente. Infatti, il bilancio non è mai solamente un fatto contabile, ma è la politica - che ci piaccia o no - che incontra un limite, perché ce lo dobbiamo dire con chiarezza. Ed è vero che è la prova più dura - io questo lo capisco -, perché è duro scegliere tra ciò che oggi fa consenso politico e scegliere, invece, ciò che oggi può costruire il nostro futuro. È un esercizio molto difficile e questo Documento ci consegna una verità che qualcuno accetta con fatica ed è quella che l'Italia, in mezzo a guerre, crisi energetiche e mercati nervosi, continua a guidare, non ha perso la sua rotta ma ha scelto la strada della serietà.
Oggi lo sappiamo, lo sanno anche le opposizioni: non siamo più la parte debole dell'Europa. Parliamo con voce ferma, perché finalmente abbiamo riacquistato credibilità, credibilità politica. La credibilità non si compra a debito, ma si guadagna anche con scelte impopolari: prudenza, ma continuare ugualmente a prendere decisioni; protezione sociale - certo, non abbiamo mai smesso di farla - ma, al contempo, conti in ordine. Questo è quello che sta facendo questo Governo: governare dentro il vincolo per riconquistare spazio e libertà nazionali, perché un Paese indebitato non è un Paese libero, è un Paese assolutamente ricattabile .
In questo dibattito ho sentito spesso tornare il tema della crescita e credo che vada chiarito subito un punto: per noi crescita non significa spese folli - questo va ribadito - né sfida irresponsabile alle regole, ma significa chiedere che le regole, sì, siano all'altezza della realtà, ed è forse questo ciò che sta facendo il nostro Governo, perché la credibilità riconquistata dall'Italia non serve a restare fermi, ma forse è proprio questa che serve adesso per avere ancora più forza e per fare ancora di più per proteggere famiglie e imprese.
Devo dire che ho trovato veramente grave - ho trovato veramente grave - vedere qualcuno che brindava per pochi decimali di scostamento, come se fosse una sconfitta del Governo e non un rischio concreto per le famiglie italiane, perché il debito non lo paga Palazzo Chigi: lo pagano le famiglie, lo pagano i cittadini, lo pagano le imprese. Ma la realtà, che si fa finta di non vedere, è che noi siamo scesi dall'8,1 per cento di deficit al 3,1 per cento in tre anni, quindi 5 punti in meno. Non è un dettaglio tecnico questo, ma è una correzione storica dentro globali e un'eredità pesantissima, come sapete bene.
Il debito è sempre stato memoria di paure non affrontate e di spese assolutamente irresponsabili. Governare con responsabilità significa avere il coraggio di spezzare questa catena e di dire anche un'altra scomoda verità, perché non tutto ciò che è popolare è anche giusto. Troppo spesso certa politica ha pensato che ogni problema potesse essere risolto con nuova spesa: ogni problema un , ogni difficoltà un nuovo incentivo, ogni paura una misura assolutamente generalizzata. Ma lo Stato non può diventare una macchina che distribuisce promesse a debito e poi - è semplice - lascia pagare il conto agli altri.
Questo Documento nasce esattamente da un'idea opposta a questa: si può proteggere senza dissipare, sostenere senza sfasciare e fare protezione sociale senza essere irresponsabili, perché noi vogliamo uno Stato serio, uno Stato che costruisce invece di comprare consenso, perché un Paese cresce quando crede in se stesso e capisce che le regole non sono un cappio né sono neanche una condizione di forza.
Questo Documento, in fondo, dice una cosa molto semplice: la serietà non è immobilismo, ma è una condizione, da adesso in poi, per poter scegliere, perché un Paese che perde credibilità perde anche la sua libertà e un Paese che consuma oggi tutto lo spazio di bilancio scarica domani il conto sui cittadini e anche sulle future generazioni.
Noi rivendichiamo una linea chiara: proteggere senza dissipare, come abbiamo detto, senza sfasciare i conti pubblici e continuare a fare politica sociale. È questa la differenza tra governare e inseguire il consenso facile.
Il Documento, quindi, rimette questa realtà al centro e la realtà in politica è l'atto più scomodo, vorrei dire più rivoluzionario, ma anche il più necessario, e adesso è il momento di farlo.
Per questo il nostro giudizio è convintamente positivo. Per cui non c'è solo una fotografia dei conti pubblici, ma c'è la fotografia di un'Italia responsabile, che non arretra, che non si lamenta, che non vive di debito e, soprattutto, che non vive di propaganda : quella che state facendo voi in uno dei momenti più difficili. Quindi, torniamo a camminare con passo serio, adulto e responsabile .
PRESIDENTE. Salutiamo studentesse, studenti e docenti dell'Istituto comprensivo statale “G. Calò - G. Deledda - San Giovanni Bosco” di Ginosa, Taranto, che seguono i nostri lavori dalle tribune. Benvenuti .
È iscritta a parlare l'onorevole Viggiano. Ne ha facoltà.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Signor Presidente, signor Ministro, signora Sottosegretaria, io, Ministro Giorgetti, volevo iniziare il mio intervento dicendole che avevo fiducia in lei, tantissima, non fosse altro che per la continuità amministrativa che l'ha vista protagonista delle vicende politiche di questo Governo, ma anche di quelli precedenti. Però, poi, è arrivata la sua abiura, la negazione solenne di ciò che era stato fatto prima, e sono anche emersi tutti i limiti della propaganda che, collega Giorgianni, non stiamo facendo di certo noi, ma che si trova dall'altra parte di questo emiciclo. Perché, purtroppo, poi l'Italia ha iniziato a dover fare i conti - quelli veri e quelli seri - rispetto alle promesse di questo Governo, di cui non abbiamo trovato riscontro nella realtà.
Questo Documento di finanza pubblica 2026 ci restituisce l'immagine di un Governo che ha smarrito la bussola della realtà, rifugiandosi in una narrazione fatta di tecnicismi contabili per mascherare un vuoto pneumatico di visione industriale e sociale. Siamo di fronte ad una strategia che definire di corto respiro è un eufemismo: il Governo si vanta di una presunta stabilità, di questa serietà che abbiamo sentito rievocare spesso negli interventi precedenti, mentre nei fatti sta gestendo il declino produttivo del Paese con la rassegnazione di un liquidatore.
Sul fronte delle politiche industriali, il fallimento è certificato non solo dalle piazze, non solo dai presidi che stanno vedendo protagonisti anche in queste ore le lavoratrici e i lavoratori dei settori principali di questo Paese - penso alla Natuzzi di Santeramo, penso alla vertenza ex Ilva ancora non risolta, penso a tutte le gravi crisi industriali del nostro Paese -, ma è certificato addirittura dalle vostre tabelle.
Ci parlate, infatti, con enfasi di una Transizione 5.0, ma avete dovuto ammettere, con l'ennesima revisione del PNRR, un taglio brutale di quasi 4 miliardi di euro su questo capitolo, dimostrando l'incapacità cronica di mettere a terra progetti che dovrebbero essere il motore della nostra modernizzazione. L'iper-ammortamento che proponete per il biennio 2026-2028 non è che un palliativo tardivo, una promessa elettorale spostata in avanti, mentre oggi le imprese, strozzate da costi energetici che restano fuori controllo, vedono la nostra dipendenza dall'estero inchiodata a un drammatico 74 per cento; ed è una previsione che credo sia in positivo e non in negativo, perché ritengo che i dati reali possano addirittura essere peggiorativi.
È pura ipocrisia lodare l'eccellenza del quando si lasciano le piccole e medie imprese sole davanti agli geopolitici, offrendo loro solo codici di incentivi semplificati sulla carta, ma inaccessibili nella pratica per chi non ha la liquidità necessaria per anticipare gli investimenti. State trasformando la nostra industria in un deserto tecnologico, dove solo i giganti sopravvivono e le filiere territoriali vengono sistematicamente smantellate.
E se passiamo al versante sociale, il quadro si fa - se possibile - ancora più desolante: il Documento di finanza pubblica del 2026 tratta il capitale umano come una variabile di aggiustamento statistico.
Signor Presidente, analizzando le maglie strette di questo Documento di finanza pubblica, emerge con prepotenza il tradimento di quella che voi chiamate “transizione equa” che, nei fatti, si riduce a un'operazione di pura cosmesi contabile sulla pelle dei cittadini più fragili. Mentre vi riempite la bocca con i numeri del Programma GOL, vantando il raggiungimento formale di obiettivi numerici entro giugno 2026, ignorate sistematicamente la qualità di quei percorsi formativi che, lungi dal creare occupazione stabile e di valore, si rivelano spesso scatole vuote, buone solo a foraggiare il sistema della formazione senza risolvere il drammatico di competenze che tiene al palo il 60 per cento delle nostre imprese.
È inaccettabile che, in un contesto di inflazione persistente e di erosione brutale del potere d'acquisto, aggravato da geopolitici che questo Governo subisce e continua a subire senza alcuna capacità di reazione, il Documento resti muto sul tema della povertà lavorativa e del salario dignitoso. Abbiamo sentito parlare di “salario giusto” ma a me, quando vi sento parlare di giustizia, viene il panico perché quello che è giusto per voi non credo sia giusto per il Paese, e diciamo che la realtà ce ne offre una dimostrazione. Ed è anche brutale che voi continuiate a preferire di affidarvi alla retorica della resilienza individuale, mentre il ceto medio scivola inesorabilmente verso la marginalità.
La vostra è una politica sociale che si dimentica dei giovani, costretti a cercare all'estero quella valorizzazione professionale che qui negate loro con un sistema duale che, troppo spesso, profuma di precariato mascherato e si dimentica drammaticamente delle donne, come dimostra l'emorragia di imprese femminili 35 che denunciamo invano e che il vostro Piano non prova minimamente a invertire.
Non c'è visione per affrontare il declino demografico, che pure citate come “rischio sistemico” nelle premesse del DFP. Ci sono solo palliativi temporanei che non affrontano il nodo strutturale dei servizi all'infanzia e del supporto universale alle famiglie, riducendo il a una variabile di aggiustamento per far quadrare i conti.
State costruendo un'Italia dove la protezione sociale è un lusso e non un diritto; dove l'ascensore sociale è rotto e dove la transizione ecologica e digitale, invece di essere un'opportunità inclusiva, diventa una nuova barriera che esclude chi non ha i mezzi per rincorrere i vostri cronoprogrammi burocratici. Questo non è un progetto per la coesione del Paese, è un manifesto di indifferenza sociale che condanna milioni di lavoratrici e lavoratori a un'incertezza senza fine.
State costruendo un'Italia a due velocità dove la transizione digitale ed ecologica, lungi dall'essere equa, come dichiarate, diventa un fattore di esclusione sociale per milioni di lavoratori che non vedono alcuna rete di protezione reale, ma solo corsi di formazione di facciata utili a gonfiare le vostre di rendicontazione a Bruxelles.
Questo non è un Piano per il futuro del Paese, è un verbale di rinvio che condanna l'Italia alla marginalità industriale e alla fragilità sociale .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Donno. Ne ha facoltà.
LEONARDO DONNO(M5S). Grazie, Presidente. Se parliamo di fallimento di questo Governo è perché ci troviamo di fronte ad una classe politica imbarazzante che, da quattro anni, non sa che cosa fare.
In audizione in Commissione bilancio sul Documento di finanza pubblica lei si è dimostrato un Ministro dell'Economia totalmente fuori dalla realtà. È venuto a parlarci di conti in ordine, di avanzo primario, di prudenza, di rigore, degli applausi che vi fanno i mercati e le agenzie di . Peccato però, Ministro Giorgetti, che a causa vostra abbiamo la crescita a zero, il debito pubblico quasi al 140 per cento e il record di pressione fiscale da 10 anni a questa parte: praticamente una follia!
Ma lei d'altronde, Ministro, è un Ministro stanco, è un Ministro in confusione totale. In audizione, addirittura, è riuscito a criticare tutte le cose che lei, in questi anni, ha firmato. Ma chi ha voluto il , obbligando l'Italia a spendere miliardi in armi, Ministro? Chi ha firmato il Patto di stabilità vendendolo come una buona soluzione di compromesso, condannando però gli italiani a miliardi di tagli e tasse?
Ministro, lei è riuscito a dire ancora, veramente in maniera ridicola, che è tutta colpa del superbonus; anzi, si è superato questa volta: ha dato la colpa al Parlamento che lo ha prorogato.
È un classico, dopo quattro leggi di bilancio fatte da voi e tutti i danni che avete fatto, non vi prendete mai una responsabilità . Ma nonostante una situazione drammatica sul piano economico e sociale lei, Ministro, è venuto in Commissione sereno, sorridente. Buon per lei, Ministro, però ci sono milioni di italiani che, in questo Paese - altro che no, è sì, Ministro - non arrivano alla fine del mese, altro che risata. Io non so se si rende conto di che cosa sta succedendo nel Paese reale: c'è l'Istat che ci dice che i salari reali sono crollati, nell'ultimo trimestre del 2025, del 7,8 per cento rispetto al primo trimestre del 2021; Bankitalia ci ha detto che, con una crescita sotto l'1 per cento annuo, l'Italia non risolverà mai i problemi che ha, perché, Ministro, senza crescita non si riduce il debito pubblico, e senza i miliardi del PNRR che vi abbiamo lasciato oggi saremmo già in recessione. Per non parlare, poi, del fatto che, nel Documento di finanza pubblica, la spesa sanitaria in rapporto al PIL è al 6,4 per cento. Praticamente, mentre servirebbe fare degli investimenti in questo Paese, voi costringete, invece, l'Italia a tirare la cinghia, con tutte le conseguenze negative che ne derivano.
Ma questo, Ministro, si aggiunge a tutta la carrellata dei vostri insuccessi: tre anni di calo della produzione industriale; la crescita zero; il record della pressione fiscale; il calo del potere d'acquisto degli italiani; milioni di persone in povertà assoluta; milioni di persone che rinunciano alle cure perché non hanno i soldi per rivolgersi alla sanità privata, non se lo possono permettere; il caro carburante, eppure eravate voi quelli che dovevano abolire le accise; i salari fermi al palo, e avete detto anche “no” al salario minimo; il caro bollette: milioni di italiani continuano a ricevere bollette salatissime, e voi su questo non avete fatto nulla. E potrei andare avanti guardate, veramente, per ore. E lei, Ministro, ride. Ma non vi vergognate nemmeno un po' di questo? Ci sono milioni di italiani che non si possono permettere un imprevisto, perché sono stritolati dalla crisi e dal carovita. E voi che cosa fate? Impegnate miliardi in armi, per il ponte sullo Stretto, per i Centri in Albania che non funzionano: propaganda, questa sì, collega Giorgianni, questa è propaganda pura, pagata, però, con i soldi degli italiani , sulla pelle delle persone. Un disastro, a cui si aggiungono i recenti dati Eurostat, che condannano l'Italia e confermano all'Italia di essere in procedura di infrazione per la Commissione europea. E guardi, Ministro, su questo voglio essere molto chiaro: per noi sarebbe stato un fallimento anche il 2,9 per cento di rapporto -PIL, perché questo, comunque, sarebbe stato ottenuto con l'austerità, con la crescita zero, con la produzione industriale in ginocchio, con il sabotaggio consapevole delle misure per le imprese e i lavoratori, con il record di pressione fiscale, insomma con la macelleria sociale, con l'austerità che è tanto cara a voi. I colpevoli di questo disastro siete voi, Ministro.
E concludo, Presidente. Una menzione di disonore per il Ministro Matteo Salvini - il suo di partito, Ministro Giorgetti -, che scrive sui : stop ai vincoli europei che strangolano cittadini e imprese. Veramente imbarazzante. Ma come fate? Con che coraggio continuate a prendere in giro i cittadini? Siete degli sciacalli senza remore, siete dei truffatori elettorali , e ancora continuate. In un Paese elettorale tutto questo sarebbe comico. Purtroppo, però, c'è poco da ridere, Ministro, perché la realtà per tutti gli italiani…
PRESIDENTE. Concluda.
LEONARDO DONNO(M5S). … è che voi siete al Governo e che lei è il Ministro dell'Economia di questo Paese. Questa è la sciagura per milioni di italiani. Di tutto questo dovreste solamente vergognarvi e chiedere scusa a tutti quegli italiani che aspettano risposte da voi, risposte che non arriveranno perché siete incapaci e inadeguati. Andate a casa .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Testa. Ne ha facoltà.
GUERINO TESTA(FDI). Grazie, Presidente. Buongiorno a lei, al signor Ministro, al Sottosegretario, ai colleghi. Io penso che il Ministro, invece, dovrebbe ridere nel sentire le sciocchezze e le cose false che vengono dette dall'opposizione che, probabilmente, vive un momento particolare, perché io sicuramente non ho l'ardire di convincere l'opposizione sulla bontà di questo DFP per il 2026, però vorrei rimettere al centro della discussione il contesto internazionale, che è diventato di eccezionale complessità, sia per quanto riguarda le proporzioni che la durata, un contesto aggravato sicuramente dal conflitto in Medio Oriente.
E voglio dire che, nonostante tutte queste problematiche, c'è un approccio realistico e responsabile da parte del Governo, del Ministro, che mira a salvaguardare i conti pubblici, il bilancio dello Stato, le famiglie e le imprese senza creare nuovo deficit. Questa è già una notizia importante rispetto al passato. Va detto che il 2025 sicuramente si è chiuso meglio, anche rispetto a quello che avevano previsto gli osservatori, e il sistema economico ha mostrato una capacità di adattamento importante. Ho detto prima che lo scenario globale è in continua mutazione e, anche nei primi mesi del 2026, questa mutazione è stata evidente; non viviamo in condizioni normali, ha fatto bene il Ministro a sottolinearlo più volte. Ovviamente sarà necessario nei prossimi mesi ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, inclusa la difesa, tuttavia, di fronte a uno di portata così globale, il Governo, come affermato coerentemente dal Ministro, continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese.
Voglio ricordare che il nostro Paese è riconosciuto da molti organismi internazionali e, da ultimo, anche dall'OCSE come un sistema-Nazione forte e affidabile. Nel quadro delle politiche di indirizzo del Governo Meloni, si sta puntando anche alla proroga di alcuni interventi importanti che hanno un carattere sociale fondamentale.
Alla luce delle considerazioni fatte e di alcune ascoltate anche dalle opposizioni, il Documento di finanza pubblica fotografa un'Italia che sicuramente sta reggendo in maniera seria all'urto di uno scenario internazionale profondamente mutato. Voglio ricordare come il costo dell'energia stia pesando molto; voglio ricordare come gli aiuti alle famiglie e alle imprese da parte di questo Governo siano fondamentali affinché non si vada a creare quel cortocircuito che potrebbe, poi, generare conseguenze significative. Ed è proprio per questo che il Governo Meloni si è prontamente prodigato in tal senso attraverso provvedimenti di urgenza importanti - alcuni sono in corso attualmente in Parlamento -, per cercare di reggere questo importante urto in un frangente molto, molto, complicato.
Deficit, riguardo a questa problematica, voglio ricordare un dato e non lo dice Fratelli d'Italia, non lo dice il Centro studi, ma lo dicono i fatti: nel 2022, quando si è insediato l'attuale Governo, abbiamo trovato un rapporto deficit-PIL dell'8,1 per cento; oggi lo abbiamo portato - grazie Ministro, grazie Governo Meloni, saluto anche il Vice Ministro Leo - al 3,1 per cento . Questo vuol dire 5 punti percentuali in meno rispetto anche a quelli che potevano essere gli scenari che si decantavano anni fa.
Al tal proposito, voglio dire anche qui - e non è propaganda, ma sono dati di fatto - che il Governo ha ereditato dal Governo targato MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico la problematica relativa ai facili: un buco imprevisto di circa 6,1 miliardi di euro che pesa come un macigno sui conti pubblici. Senza questa sorpresa tardiva, oggi avremmo un deficit del 2,8 per cento, i cui valori sarebbero rientrati ampiamente nei parametri UE. Questi sono dati non inventati, ma sono dati ponderati e che parlano di realtà. Siamo di fronte a una spesa fuori controllo che, nel 2025, ha toccato gli 8,4 miliardi di euro, il quadruplo in più rispetto al previsto. Il Documento evidenzia che, anche nel 2025, il super-sconto edilizio, nonostante sia stato alleggerito dal 110 al 65 e sia stato mutilato dalla cessione dei crediti, è riuscito a rimanere acquattato nelle pieghe dei conti, per sbucare poi, a tradimento, alle spalle di un deficit strattonato a forza, fuori dal sentiero del 3 per cento.
In questo Documento voglio mettere in rilievo due pagine: la pagina 62, dove è spiegato chiaramente che sull'andamento della spesa primaria ha inciso in maniera rilevante la componente dei contributi agli investimenti riconducibili a crediti per edilizi per circa 8,4 miliardi di euro, generati prevalentemente dall'emersione tardiva di una coda di operazioni effettuate nell'anno 2025 e comunicata all'Agenzia delle entrate il 16 marzo 2026. Vado, a seguire, anche alla pagina 92, dove si legge che senza la revisione dei costi legati al Superbonus il tasso di crescita della spesa netta sarebbe stato pari a circa l'1,2 per cento e non sarebbe, quindi, arrivato all'1,9 per cento scritto nelle tabelle aggiornate. È ovvio, quindi, che senza il peso dei crediti legati ai edilizi il deficit sarebbe sceso abbondantemente sotto il 3 per cento, permettendo all'Italia di rispettare i parametri UE. Questo non lo diciamo solo noi, cari colleghi dell'opposizione, che forse nei vostri interventi qualche volta la parola scusa la dovreste pronunciare .
Voglio citare l'economista ed ex parlamentare del Partito democratico, Carlo Cottarelli, da sempre lontano - penso - dalle posizioni del Governo Meloni, che, in un'analisi sull'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'Università Cattolica, ha confermato, anche lui, come il superbonus sia stato erogato attraverso crediti di imposta che Eurostat ha deciso che dovessero essere contabilizzati nel calcolo del deficit dell'anno in cui le famiglie li andavano ad acquisire. Un crimine sicuramente perfetto, perché ha distribuito ricchezza immediata ai proprietari di case - ricordiamo anche di castelli -, a imprese edili e a banche, garantendo un ritorno di immagine a chi lo ha ideato, ossia al MoVimento 5 Stelle e al Governo “Conte 2”, ma creando un problema serio ai conti pubblici e a chi oggi deve gestire i conti pubblici. Una sciagurata misura che oggi sottrae margini di spesa che avremmo potuto destinare alla sanità pubblica - e ricordo ancora qui come la sanità pubblica, rispetto agli ultimi 20-30 anni, sia stata destinataria di risorse importanti -, alla scuola e al sostegno dei redditi più bassi.
L'era della irresponsabilità finalmente è finita ed è finita la stagione della finanza creativa, tutto ciò grazie a un Governo importante, un Governo stabile, il Governo Meloni. Il Governo Meloni e lei, Ministro, state lavorando tutti i giorni per le famiglie e per le imprese, continuando a ripulire le macerie lasciate da chi pensava che lo Stato potesse pagare tutto gratuitamente Il termine “gratuitamente”, cari colleghi, lo dobbiamo scordare, non esiste per chi vuole gestire uno Stato importante come quello italiano. Dopo la sbornia del deficit facile e degli incentivi a pioggia, finalmente il Governo italiano è tornato sul tema della realtà.
Vado alla conclusione, però prima voglio ricordare come in queste ore si stia pensando al Piano casa, che mira a rendere disponibili oltre 100.000 nuovi alloggi a prezzi calmierati, al pacchetto lavoro, composto dai giovani, donne, ZES e dalla detassazione delle quattordicesime, e a tanto altro. Ci sarebbe tanto altro da dire, ma voglio ricordare come il 2026 sia un anno importante per il PNRR e voglio ringraziare il Ministro Foti per l'attività ammirabile che sta portando avanti .
Io dico che - lo affermo e penso di interpretare il pensiero di tutti i colleghi, non solo di Fratelli d'Italia ma dell'intero centrodestra - il Governo Meloni ha la giusta credibilità per affrontare questa crisi internazionale, avendo già dato prova di grande responsabilità per quanto riguarda i conti pubblici. La linea resta quella del rigore pragmatico: flessibilità, sì, ma solo in presenza di esterni e nel quadro delle regole comuni. A differenza vostra, cari colleghi della sinistra e del MoVimento 5 Stelle, il centrodestra al Governo ha dimostrato ampiamente la sua…
PRESIDENTE. Scusi, c'è stato un errore del sistema. Prego.
GUERINO TESTA(FDI). Grazie, Presidente. Proprio un minuto e vado alla conclusione. Dicevo che ha dimostrato ampiamente la sua affidabilità e competenza nella gestione del debito e dei conti pubblici, facendo della prudenza il suo marchio di fabbrica. Il 2026, come ho detto prima, non è un anno qualunque, è il termine ultimo per completare i progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L'obiettivo è spendere oltre 190 miliardi in totale per modernizzare le infrastrutture, digitalizzare la pubblica amministrazione e accelerare la transizione energetica, obiettivi che, grazie al nostro Governo, stiamo raggiungendo e li completeremo sicuramente.
Navigare in mare aperto non è mai un'operazione priva di rischi, specialmente quando la nave Italia porta con sé un carico pesante di debito e le correnti internazionali sono così imprevedibili. La certezza, in economia, è una merce rara, ma possiamo, con convinzione, sostenere, in maniera incontrovertibile, che, con Giorgia Meloni alla guida del timone, il nostro Paese, che ha dimostrato stabilità politica, affidabilità internazionale e tenuta dei conti pubblici, riuscirà a fronteggiare questo periodo, rilanciando la nave Italia verso rotte di lungo periodo di stabilità e di crescita, evitando le tempeste finanziarie .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Silvia Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Come prima cosa, voglio, per suo tramite ovviamente, rispondere al collega Testa rispetto al superbonus. Non lo faccio con le mie parole e, dato che non l'abbiamo vista nelle audizioni, le facilito il lavoro. Potrebbe cercare le audizioni sul sito della Camera, ma le leggo un pezzettino di quello che dice la Corte dei conti - i fascicoli sono disponibili - rispetto all'obiettivo mancato del rapporto debito-PIL, quel 3 per cento che prima avete tanto evocato e, poi, avete addirittura negato di aver evocato e detto. “Ciò è avvenuto”, sto citando, “al di là del contributo ascrivibile al superbonus che era sostanzialmente noto” - ripeto: sostanzialmente noto - “nella fase di elaborazione del Piano strutturale, per il determinante effetto della bassa crescita economica reale e nominale” .
Quindi, francamente - e siccome vedo anche il Ministro un pochino accigliato, è a pagina 25 dell'audizione della Corte dei conti, così facilito ancora di più il lavoro -, questo Governo è in carica da ormai quattro anni, però la responsabilità è sempre di qualcun altro. Tendenzialmente la responsabilità è del superbonus, che evochiamo ogni tre per due, dimenticandoci che questa coda, che è stata citata, non l'abbiamo certo voluta noi, ma le regole di questa coda le avete decise voi, salvo poi non riuscire a calcolarle; oppure, è colpa dell'Istat, a cui va tutta la nostra solidarietà, perché avete persino detto che non era in grado di fare i conti - peccato, però, che quei conti sono stati validati dall'Eurostat e, quindi, anche l'Eurostat non è in grado di calcolare? -; oppure, la responsabilità è di chi, in questo mondo, fa le guerre, ma peccato che chi in questo mondo sta facendo delle guerre illegali, Trump e Netanyahu, è vostro alleato, esattamente quelli dove voi siete andati, dove il Ministro Tajani è andato, addirittura con il cappello, indossato, con scritto MAGA , una cosa vergognosa per un Paese come l'Italia. Noi vi avevamo dato una disponibilità sul tema delle grandi crisi internazionali causate soprattutto dalle scelte di Trump e lo avevamo fatto ai tempi della legge di bilancio, quando erano stati evocati i dazi. Lo abbiamo fatto, poi, sul tema dell'aumento dei costi dell'energia, ma sono tutte disponibilità che non sono state raccolte.
E poi c'è l'Europa, a volte colpevole, a volte matrigna. C'è la vostra evocazione, fatta da alcuni, di un'uscita unilaterale dal Patto di stabilità, un po' dal sapore di Italexit, quando, invece, saremmo in una fase in cui questa Europa dovremmo rafforzarla, dovremmo pensare al -PNRR, dovremmo difenderla da chi, sempre Trump, sempre il vostro alleato, la accusa e la vuole indebolire.
Ma torniamo al Documento, perché non voglio certo cambiare argomento. Questo Documento è una fotografia francamente impietosa e noi non ne siamo felici. Lo voglio dire ai colleghi: non ne siamo felici perché c'è in gioco il futuro del nostro Paese e delle persone che, in questo Paese, vivono. C'è il grandissimo tema della crescita che, per voi, praticamente non è mai nominato. La nostra crescita è un terzo della media europea: la Spagna cresce quattro volte più di noi; praticamente, tutta l'Europa fa meglio; la Grecia, che noi ricordiamo, purtroppo, per tempi molto complicati, oggi cresce al 2 per cento, invece noi abbiamo una crescita dello zero virgola e questo è gravissimo.
La pressione fiscale, le tasse, quelle che dovevate tagliare, che da quattro anni dite di voler tagliare, sono al 43,1 per cento: è il record più alto da 11 anni. I salari reali - ci dice l'Istat, quello che accusate - si sono ridotti, in termini nominali, del 7,8 per cento; c'è stata una compressione molto forte della domanda interna. E io mi domando, lo domando per suo tramite Presidente, al Ministro Giorgetti e anche ai nostri colleghi della maggioranza che abbiamo sentito decantare numeri molto positivi: dove sono, in questo Documento, i pensionati, che vedono erodere le loro pensioni, che non riescono a pagare le bollette? Dove sono i 5,7 milioni di lavoratori e lavoratrici poveri a cui negate il salario minimo e a cui proponete l'ennesima presa in giro con il decreto 1° Maggio, fatto proprio il 1° maggio, il giorno della Festa delle lavoratrici e dei lavoratori? Dove sono i 13 milioni di italiani e italiane che rinunciano a curarsi ? Dove sono i 2 milioni di italiane e italiani che devono chiedere dei prestiti per potersi curare perché la sanità pubblica, purtroppo, non è più accessibile? Dove sono le risposte per loro? Invece, nel Documento di finanza pubblica e nelle audizioni, scopriamo che la spesa sanitaria sul PIL che, oggi, è al 6,4 per cento, molto al di sotto della media europea dell'8 per cento, arriverà, tra due anni, al 5,88 per cento, scaricando sulle regioni quella impossibilità di garantire le prestazioni. C'è di mezzo la vita delle persone.
Dietro quei numeri, davvero, ci sono i sogni, le preoccupazioni, le speranze, il futuro di tante famiglie che ci sono qui, quelle di tanti giovani, che avete molto citato, che scelgono di andare all'estero, e li avete citati senza proporre alcuna soluzione. Quel “gelo demografico” che citate in premessa, ma che, poi, non affrontate, non lo affrontate sui giovani, non lo affrontate nemmeno con il grande tema, qui, anche questo, mai toccato, dei canali legali per l'immigrazione, come vi chiedono gli imprenditori, peraltro, gli imprenditori del Nord, Ministro, dove anche lei vive. De resto, il suo partito - che, per suo tramite, è il partito anche del Presidente in questo momento - ha scelto, nella mia città, Milano, di scendere in piazza per la remigrazione; per fortuna, lei non l'abbiamo vista. Almeno, su questo, ha deciso di non esserci, perché è non solo antistorico, ma è anche totalmente antieconomico.
Anche le imprese sono totalmente assenti in questo piano: le avete prese in giro con il tema Transizione 5.0, creando un'incertezza che non fa mai bene agli investimenti. Non c'è nessuna parola e nessun programma su come garantiamo a questo Paese di crescere. La Spagna ha puntato sulla transizione ecologica e questo non solo ha consentito di abbassare il costo delle bollette, ma è stato anche un traino per la sua crescita. Voi non citate la transizione ecologica perché non ci credete, ma non citate nemmeno la transizione digitale. Ve lo hanno detto nelle audizioni: la grande potenzialità dell'intelligenza artificiale non viene toccata, anche quella dei posti di lavoro che potremmo guidare con l'introduzione dell'intelligenza artificiale e accompagnare con nuova formazione. Avete, poi, perso un'occasione storica, quella del PNRR. È solo grazie al PNRR che, noi, oggi, non siamo in recessione, eppure ci troviamo di fronte a una crescita, praticamente, a zero.
Per questo, io voglio dirlo sinceramente: le parole di tanti colleghi in quest'Aula sono risuonate piuttosto incredibili. Da chi cita Berlusconi, così, per ricordarlo anche in quest'Aula, oggi, mentre approviamo il DPF, a chi dice che il Governo non può certo continuare a dare . Voi? Veramente ? Cioè, il Governo che ha fatto più della storia, oltre che più condoni della storia? Eravamo arrivati a contare quante volte il Governo annunciava, anzi, il Ministro Salvini annunciava, il Piano casa; eravamo arrivati a 26; oggi, grazie al collega Testa, siamo a 27 volte in cui questo Piano casa, che è un tema fondamentale per la vita delle persone, viene annunciato, ma, poi, non vediamo un rigo al riguardo.
Allora chiudo, perché ho finito il mio tempo. Quando parliamo di numeri - lo abbiamo detto tante volte -, quando parliamo di cosa mettere in campo per il Paese, in termini economici, in termini di crescita, di investimento, di possibilità di creare lavoro, io penso che tutte e tutti dovremmo ricordarci che dietro ci sono il futuro, i sogni, le aspirazioni delle persone di chi fa più fatica, di chi oggi ci guarda e pensa che ha bisogno delle soluzioni per le sue bollette, per il suo lavoro povero, per la sanità che non trova, per l'istruzione che manca. E, allora, facciamola una battaglia insieme sull'Europa, ma su queste priorità, non certo sulle vostre .
PRESIDENTE. Salutiamo l'ambasciatore di Cuba, in Italia, Jorge Luis Cepero Aguilar, che sta seguendo i nostri lavori dalle tribune. Benvenuto e grazie .
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). Grazie, Presidente. L'Europa nega all'Italia l'uscita dalla procedura di infrazione per un eccessivo disavanzo da 600 milioni. Quindi, no a investimenti sulla sicurezza, no a investimenti sulla sanità, sul lavoro, sull'energia e sulle imprese, però, al contempo, i 13 miliardi di euro che l'Italia dovrà dare e che fanno parte di quel prestito-ponte da 90 miliardi, che l'Unione europea ha confezionato per l'Ucraina, quei soldi si trovano e si danno per inviare ulteriori armamenti, per proseguire un conflitto infinito.
Noi di Futuro Nazionale siamo contrari alle regole rigide dell'Unione europea, ma, al contempo dobbiamo essere seri, soprattutto quando si parla di economia. Fare debito maggiore soltanto per motivi elettorali, per fare che, poi, finiscono dopo un mese - penso, per esempio, al decreto Carburanti -, significa prendere in giro gli italiani, se non si accompagnano con misure strutturali e capaci di durare nel medio e nel lungo periodo. Noi vogliamo misure espansive, perché è l'unico modo per rilanciare davvero il PIL. Dobbiamo puntare su misure che lo rilanciano, come, per esempio, uscire fuori dal , che sta distruggendo la nostra industria, fuori dall'ETS; dobbiamo varare misure serie per ristrutturare il comparto energetico, dobbiamo ricominciare a importare gas e petrolio dalla Federazione russa e da ogni Paese in grado di farci pagare un prezzo minore rispetto a quello che stiamo attualmente pagando.
Basta incentivi alle rinnovabili, bisogna avviare un programma serio sull'energia nucleare. Se ne parla da quattro anni e ancora non è stato fatto nulla da questo punto di vista. Bisogna rivalutare subito le biomasse e valorizzare, in questo momento, anche le centrali a carbone. Meno burocrazia e misure per facilitare le piccole e le medie imprese. Bisogna effettuare anche una rivisitazione della NASpI che, in certi contesti, assomiglia sempre di più ad un reddito di cittadinanza mascherato, e occorre promuovere assolutamente le attività commerciali, che sono le piccole e medie imprese che rappresentano l'ossatura principale del nostro comparto economico, soprattutto nei comuni più piccoli della nostra Repubblica italiana .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni, che sono in distribuzione: Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00247, Richetti ed altri n. 6-00248 e Lucaselli, Comaroli, Pella e Romano n. 6-00249 .
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Ministro dell'Economia e delle finanze, il deputato Giancarlo Giorgetti, che invito anche a dichiarare quale risoluzione intenda accettare.
GIANCARLO GIORGETTI,. Grazie, Presidente. Affido questo compito al Sottosegretario Albano, io svolgo la replica. Grazie, colleghi deputati, a coloro che sono intervenuti e a chi è presente per questa occasione. Innanzitutto, faccio una premessa. Credo che il principio di realismo debba condurre tutti quelli che si appassionano a queste materie per capire la situazione del Paese, non per scaricare responsabilità su altri, ma per capire quelli che sono i dati oggettivi che scontiamo, rispetto a delle scelte che abbiamo fatto nel passato e anche nel lontano passato. Dico “abbiamo” perché le ha fatte il popolo italiano, le hanno fatte i Governi che si sono succeduti e noi ne abbiamo l'eredità, non con beneficio di inventario.
Questo Paese ha scelto di rinunciare al nucleare. Certo, io invidio il collega francese che ha il 60 per cento dell'energia che oggi è fornita dal nucleare, e anche un po' quello spagnolo, che ha il 20 per cento. Questo Paese ha il debito pubblico - è stato ricordato - più elevato, in percentuale, in Europa. Io invidio il collega tedesco, che ha spazi fiscali che noi non abbiamo. Ma questo è il dato da cui partire: chi ignora questo dato, ignora la realtà, e non si può fare politica ignorando la realtà , .
Nel dibattito, credo che solo un intervento - credo soltanto l'onorevole Benzoni - abbia fatto riferimento alla spesa per interessi.
Capisco che la spesa per interessi non sia una voce di spesa emendabile dal Parlamento. È difficile fare un emendamento sulla spesa per interessi, perché non dipende da noi, dipende dai milioni di risparmiatori italiani e anche stranieri che, ogni due settimane, sottoscrivono il debito pubblico italiano.
Senza la fiducia che ispira un Governo, certificata da soggetti indipendenti, dalle agenzie di , che ci giudicano oggi in modo molto migliore rispetto a 5 o 10 anni fa - questo vorrà dire qualcosa -, grazie a questo fatto, noi siamo in grado di rendere sostenibile questa immensa mole di debito, che causa quegli interessi che sottraggono spazi per altre iniziative, tutte meritevoli, per carità, dall'istruzione alla ricerca, alla difesa.
Un Paese indebitato - l'onorevole Giorgianni lo ha ricordato - non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare. Se qualcuno viene a proporre l'idea di cominciare a spendere senza ritegno, senza considerare questo tipo di vincolo, posso garantire che la sostenibilità del debito diventerà un vero e grosso problema per chiunque avrà la responsabilità di assicurarla.
La crescita: ora, io non voglio cercare attenuanti - come nei processi, attenuanti generiche e specifiche - però, siamo arrivati nel pieno dello energetico generato dall'aggressione russa all'Ucraina. Abbiamo navigato in mezzo alla guerra commerciale e devo dire che siamo riusciti a disimpegnarci, come Paese, meglio di quello che era previsto. Adesso, un altro che deriva dal conflitto in Medio Oriente.
Noi siamo arrivati al 28 febbraio in una situazione non disastrosa, nel senso che la crescita era ricominciata a delinearsi nell'ultimo trimestre del 2025. Anche nel 2026, il dato che questa mattina è stato pubblicato testimonia il fatto che eravamo in territorio positivo, si è fermato allo 0,2 per cento. Non so stimare il calcolo relativo al mese di marzo e al contributo del mese di marzo, perché ne capiremo di più nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Ma noi non possiamo ignorare quello che è accaduto e quello che sta accadendo.
Quindi, con realismo, serietà e - qualcuno ironizza - con prudenza, noi dobbiamo scrivere delle previsioni che sono realistiche , Quello che abbiamo scritto oggi e che presentiamo al Parlamento oggi sul PIL non è un PIL gonfiato per darci la possibilità di spendere o fare delle cose elettorali, abbiamo semplicemente scritto il PIL che, certifica oggi l'Istat, è già acquisito per lo 0,5 per cento. Quindi, se non succede niente nei prossimi tre trimestri, cioè se non si va in recessione, quello è un dato acquisito che, in qualche modo, fa riferimento a quello utilizzato per il calcolo dei nostri conti e delle nostre previsioni.
Alcune puntualizzazioni le voglio fare rispetto a osservazioni che ho trovato non dico false, perché ognuno poi i dati li legge come vuole, ma queste sono realtà oggettive.
La politica fiscale: è stato osservato che è aumentata la pressione fiscale. Ma qualcuno abbia la volontà e il tempo di andare a disaggregare perché è aumentata la pressione fiscale. Noi abbiamo ridotto la tassazione sul lavoro , perché le entrate dell'Irpef sono ridotte e - mi rivolgo verso i banchi della sinistra - incredibilmente sono aumentate le entrate dagli accertamenti della fiscale, incredibilmente sono entrate le tassazioni degli extraprofitti delle banche e delle grandi aziende energetiche , , incredibilmente sono aumentate le tassazioni sulle rendite finanziarie, quelle che hanno contribuito nel modo maggiore alla fiscale.
Quindi, incredibilmente abbiamo fatto una politica fiscale esattamente diretta a favore delle famiglie e, in particolare, dei lavoratori. Tanto vero è che - ovviamente anche questo è un dato, mi sembra, inoppugnabile - la disoccupazione è diminuita, ha raggiunto dei record storici anche la disoccupazione femminile, che qualcuno ha ricordato avere raggiunto dei dati assolutamente unici , .
È stato ricordato il potere d'acquisto, l'ultimo trimestre. L'onestà intellettuale dovrebbe in qualche modo ricondurre a guardare il 2025 nel suo complesso e anche rispetto ai tre trimestri precedenti, e si scoprirà che circa l'1 per cento in più di potere d'acquisto è stato restituito alle famiglie italiane, e questa è la verità dei fatti.
Chiudo rapidamente sulla vicenda del 3,1 per cento, del 3,07 per cento e quant'altro. Allora, la verità dei fatti qual è? La verità dei fatti è che noi, più o meno nello stesso periodo dell'anno scorso, sempre con le nostre stime realistiche, avevamo stimato un livello di deficit e indebitamento del 3,3 per cento ed era l'aprile del 2025. A settembre abbiamo aggiornato le stime della crescita e le stime per quanto riguarda i conti pubblici, e abbiamo stimato un indebitamento del 3 per cento. Questo in automatico non avrebbe garantito l'uscita dalla EDP, sarebbe servita una negoziazione che, ovviamente, noi immaginavamo di fare con la Commissione europea.
Perché siamo arrivati al 3,07 per cento? Semplicemente perché - io non vado ovviamente a sindacare la valutazione della Corte dei conti, che magari ha degli strumenti superiori ai nostri - l'andamento dei edilizi (non uso la famosa frase perché altrimenti ci offendiamo), nei mesi fino a settembre e ottobre, era assolutamente nella normalità. Il problema è che, dopo la chiusura del 2025, abbiamo registrato, come dato di fatto, un anomalo volume di presentazione di domande (entro il 16 marzo, e quindi sostanzialmente nei mesi di febbraio e marzo), che ha portato questo dato sopra le nostre previsioni di settembre. Diciamo che abbiamo sbagliato, diciamo che non abbiamo la sfera di cristallo, come magari qualcun altro. Me ne dispiaccio ma, in una situazione come quella in cui ci veniamo a trovare, non me ne faccio un cruccio non altrimenti risolvibile.
Quello che merita una qualche spiegazione per chiudere tutto il ragionamento è questo dibattito sul nuovo Patto di stabilità. Qualcuno dice: perché questo Governo ha firmato questo Patto di stabilità? Non avrebbe dovuto firmarlo.
Io rispondo che, se non si firmava questo nuovo Patto di stabilità, sarebbe rientrato in vigore quello vecchio che - vi posso garantire - è assai peggio, anche perché, quantomeno per il periodo 2025-2027, non conteggia l'andamento degli oneri finanziari e degli interessi sul debito che - come ho cercato di spiegare e spero che sia stato capito - una qualche rilevanza per l'Italia ce l'hanno.
Se il riferimento si fa tra il nuovo Patto di stabilità e il momento in cui quello vecchio era sospeso, si fa una incongruenza logica che offende anche le intelligenze più semplici che in qualche modo , ... Quindi, il nuovo Patto di stabilità non è ovviamente - l'abbiamo sempre detto - quello che avremmo voluto noi, ma sicuramente è un piccolo passo in avanti rispetto al vecchio Patto di stabilità che sarebbe rientrato in vigore.
Il nuovo Patto di stabilità - e veniamo al tema, diciamo così, di attualità - non è che non preveda circostanze eccezionali. Le prevede in tre dimensioni, com'è noto. C'è la clausola di tipo generale di deroga che richiede - e il collega Bagnai è stato molto puntuale sul tema - una grave recessione a livello europeo, contabilizzata , ma che dovrebbe essere valutata, a nostro giudizio, anche , . C'è una clausola di tipo nazionale, per cui ogni Paese può ritenere che sia di grande impatto una circostanza che non è nelle proprie disponibilità e, quindi, che dipende da fattori esterni, e mi sembra che la fattispecie che stiamo vivendo in questi giorni sia ampiamente in questa casistica. E c'è anche la possibilità - è prevista, forse non è adeguatamente valutata -, per quanto riguarda l'andamento della spesa netta, che la Commissione valuti i fattori rilevanti che, in qualche modo, documentano una deviazione rispetto a questa traiettoria. E se non sono rilevanti i fattori che, ribadisco, vediamo oggi tutti i giorni, non so quali possano esserlo.
Naturalmente, c'è una diversa sensibilità, una diversa interpretazione che a livello europeo viene data rispetto alle circostanze eccezionali. Se voi chiedete a un membro del Governo dei Paesi baltici quali sia la sua emergenza, vi risponderà “la Russia”, e quindi dobbiamo avere delle deroghe al Patto di stabilità perché dobbiamo finanziare la difesa, ed è il motivo per cui l'Europa, tra virgolette, è andata verso la possibilità di fare scostamenti per la difesa. Magari qualche altro Paese, che non ha il nucleare - non faccio nomi -, ha un altro tipo di problema, cioè che, per la propria sicurezza economica, e quindi per la propria sicurezza nazionale - e ribadisco questo concetto -, ha il piccolo problema che questo tipo di rischia di causare problemi di carattere economico, e quindi sociale, che debbono essere sicuramente evitati e rimediati. È quello che noi stiamo dicendo, che insieme a noi stanno dicendo altri Paesi a livello europeo, e che ad altri Paesi a livello europeo invece interessa relativamente, perché hanno altri tipi di emergenza.
Quello che io sostengo, che ho detto in Commissione e lo ribadisco qui, è che è molto difficile da sostenere, quantomeno politicamente, una - come la chiamano in Europa - che preveda la possibilità di non considerare, ai fini del Patto, le spese per la difesa e, invece, consideri quelle per quanto riguarda gli interventi a favore di famiglie e imprese e per quanto riguarda l'energia. Vedo qui un'incongruenza logica, che noi ribadiremo e continueremo a ribadire , .
Ed è per questo motivo che credo che, con grande serietà ma anche con grande determinazione, di fronte agli scenari, e abbiamo documentato nel Documento che vi abbiamo presentato che possono essere anche severamente avversi - ed è un esercizio su cui si esercitano tutti gli organismi internazionali con grande difficoltà, perché evidentemente è molto difficile prevedere quello che può accadere e le ricadute, ma abbiamo delle esperienze, abbiamo la memoria anche di quello che è accaduto anche recentemente per quanto riguarda gli energetici -, noi dobbiamo avere questo tipo di posizione. E io auspico che il Parlamento dia mandato al Governo per portarla nelle sedi competenti e per poter dare le risposte ai problemi della nostra economia e del popolo italiano , .
PRESIDENTE. Invito la Sottosegretaria per l'Economia e le finanze, deputata Albano, a dichiarare quale risoluzione il Governo intenda accettare.
LUCIA ALBANO,. Grazie, Presidente. Il Governo esprime parere favorevole sulla risoluzione di maggioranza Lucaselli, Comaroli, Pella e Romano n. 6-00249, e, di conseguenza, il parere è contrario sulle altre risoluzioni.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Ne approfittiamo per salutare studentesse, studenti e docenti dell'Istituto comprensivo “Pescara 5”, di Pescara, che seguono i nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Vede, Ministro Giorgetti, lei ha detto in questa sua replica che i problemi che abbiamo di fronte sono problemi che vengono da lontano. E io non starò a fare la contabilità degli anni che lei ha passato in maggioranza o in opposizione - più in maggioranza che in opposizione - negli ultimi 20-25 anni.
Il dato, però, con cui oggi dobbiamo confrontarci non è il dato, ad esempio, sull'indebitamento degli anni Ottanta, Novanta, Duemila, Duemiladieci, è il dato che riassume quello che, in questi ormai quattro anni di Governo - quarta finanziaria, questa sarà la quinta che fate -, è successo o non è successo.
Sulla vicenda del deficit siete come il mago Houdini: vi mettete le catene intorno al collo e al corpo e, poi, fate fatica a slegarvi. Nessuno vi obbligava alla propaganda nel dire “usciremo dalla procedura di infrazione prima del tempo”, poi qualcuno dava di gomito dicendo: e quindi avremo soldi da spendere per la finanziaria elettorale. Avete sbagliato i conti, non siete stati abbastanza prudenti e, quindi, siete stati travolti dalla propaganda, perché avete annunciato, , che avreste ottenuto il grande risultato di uscire due anni prima dalla procedura, ma non ce l'avete fatta, pazienza. Certamente, è colpa solo vostra e, soprattutto, non è colpa dell'Istat. È un dettaglio, ma dai dettagli si capisce molto anche delle vicende politiche.
Non so se direttamente il Ministro Giorgetti, certamente - ed è più grave - direttamente la Primo Ministro Meloni ha in qualche modo accusato, in modo magari neanche troppo netto, l'Istat di essersi messo di traverso rispetto a questo grande risultato italiano dell'uscita dal deficit al 2,94 per cento. Io, signor Presidente della Camera - lo dico anche a lei -, trovo questa cosa molto grave. Non voglio fare paragoni con l'oltreoceano, però insinuare nell'opinione pubblica il dubbio che non ce l'abbiamo fatta, ed è colpa dell'Istat, può essere l'inizio di una valanga che travolge i italiani, i pesi e i contrappesi, e la reputazione, che bisogna rispettare, delle istituzioni italiane, e l'Istat è un pezzo di queste istituzioni.
Non c'è la crescita, questo è un vero dramma; non c'è la crescita nonostante il PNRR. Il debito aumenta anziché diminuire. Ci sono Paesi che, nello stesso periodo, hanno saputo invertire la curva del debito, che cala anche attraverso una crescita che aumenta. E questo non è successo. E questo non dipende certamente dalle opposizioni.
Chiudo con una considerazione che riguarda il debito. Vede, Ministro Giorgetti, i conti sono stati tenuti in ordine, e va benissimo - poi però c'è il se, nel frattempo, l'economia non cresce -, anche perché non avete fatto quello che avevate preannunciato e promesso. Non avete fatto la , non avete distrutto la Fornero e questo vale…
PRESIDENTE. Concluda.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). …per tutti in quest'Aula. Concludo, signor Presidente. Di fronte ai dati demografici impressionanti e negativi, continuare a parlare o a proporre, più o meno propagandisticamente, i prepensionamenti è un insulto alla gioventù italiana. Questo è un tema che dobbiamo tenere a mente - e chiudo su questo -, ricordando che tra la tanta spesa pubblica che non ha portato nulla di beneficio durevole in questo Paese ci sono tante altre cose. C'è una cosa che il Governo dimentica: Quota 103. Decine di miliardi spesi per prepensionare chi stava meglio, a carico di chi non stava meglio e dei giovani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Steger. Ne ha facoltà.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Un Documento di finanza pubblica non è soltanto una sequenza di tabelle, di saldi, di percentuali e di compatibilità, è il modo in cui uno Stato guarda a sé stesso. E la domanda, quindi, non è soltanto quanto possiamo spendere: la domanda vera è che cosa vogliamo diventare con le risorse che abbiamo.
Da questo punto di vista, il Documento va giudicato con serietà, non con entusiasmo superficiale, non con un'opposizione pregiudiziale, ma con responsabilità. Il primo elemento da riconoscere è che il Documento mantiene una rotta di prudenza e di credibilità. Conferma il percorso di rientro del deficit; rafforza il saldo primario; mantiene il dialogo con l'Europa e non cede alla tentazione, sempre facile, ma sempre pericolosa, del debito come scorciatoia politica.
In una fase come questa non è poco. Viviamo in un tempo in cui molte certezze si sono incrinate, la pace non è più garantita, l'energia non è più una variabile neutrale, il commercio internazionale non è più lineare, le catene globali del valore non sono più soltanto efficienti ma sono vulnerabili e in questo contesto la credibilità finanziaria non è un vezzo tecnico, è una forma moderna di sovranità. Un Paese credibile è più libero, più ascoltato in Europa, più rispettato dai mercati, più capace di proteggere famiglie, imprese e territori quando avviene una crisi.
Per questo, signor Ministro, esprimo solidarietà all'approccio serio e responsabile con cui il Ministero dell'Economia affronta una fase oggettivamente difficile. Ma proprio perché sosteniamo questa linea seria, dobbiamo anche dire, con chiarezza, ciò che non basta. Il punto debole del quadro italiano resta la crescita, con una crescita ancora troppo bassa. Una crescita troppo bassa non è soltanto un problema economico, è un problema democratico. Quando un Paese cresce poco, tutto diventa più difficile: finanziare la sanità, sostenere le famiglie, ridurre il carico fiscale sul lavoro, investire nella scuola.
Per questo la sfida non è scegliere tra rigore e crescita, la vera sfida è costruire una nuova alleanza: rigore per la crescita, sostenibilità per la libertà, investimenti per la produttività, solidarietà per la coesione e sussidiarietà per la responsabilità. Ma questa alleanza richiede anche una scelta scomoda: la spesa pubblica non produttiva deve diminuire e deve diminuire in modo sostanziale. Non possiamo più permetterci risorse disperse in mille rivoli, senza valutazione d'impatto, micro-misure settoriali prive di visione, duplicazioni amministrative, sussidi che non generano lavoro stabile, investimenti annunciati ma bloccati, procedure che assorbono energie senza produrre risultati. Ogni euro che non genera crescita, competenze, infrastrutture, coesione o sicurezza è un euro sottratto al futuro.
Noi non chiediamo più deficit, chiediamo più qualità, chiediamo spesa più intelligente, chiediamo un'Europa più capace di investire nei beni pubblici comuni, energia, difesa, innovazione, infrastrutture e tecnologie critiche. E non chiediamo più centralismo, chiediamo più responsabilità territoriale.
Da esponente di un partito autonomista, voglio sottolineare un punto essenziale: il risanamento dei conti pubblici non deve diventare una nuova stagione di centralismo. L'Italia non si modernizza comprimendo le autonomie responsabili, si modernizza valorizzandole. Non si rafforza concentrando tutto al centro, si rafforza mettendo ogni territorio nelle condizioni di contribuire meglio. Un'autonomia che funziona non è una concessione, è una tecnologia istituzionale che avvicina le decisioni ai bisogni, migliora la qualità della spesa e responsabilizza chi governa.
Questo è anche il cuore di un'economia sociale di mercato moderna. Libertà, merito, solidarietà e sussidiarietà non sono valori separati, si tengono insieme. Da qui discende il nostro giudizio sul DFP. Il giudizio è positivo nell'impostazione, il Documento è serio, prudente e responsabile, ma restano margini importanti di miglioramento in termini di strategia e di coraggio. Serve più strategia sull'energia, perché senza energia sicura e competitiva non c'è industria. Serve più strategia sul capitale umano, perché la produttività nasce dalle competenze. Serve più strategia sulla pubblica amministrazione, perché un investimento bloccato da procedure lente è crescita perduta. Serve più strategia sulla natalità e sulla casa, perché un Paese che non consente ai suoi giovani di costruire una famiglia riduce il proprio futuro. Serve più strategia sulle infrastrutture materiali e digitali. Serve più coraggio, il coraggio di selezionare e di dire che non tutte le spese hanno lo stesso valore, di concentrare le risorse su ciò che aumenta davvero il potenziale di crescita, di rinunciare a interventi frammentati e incapaci di cambiare la traiettoria del Paese.
Signor Presidente, questo Documento e la relativa risoluzione è un Documento di prudenza in una fase complessa, ma la prudenza per essere virtù politica non deve diventare immobilismo, deve essere il terreno su cui costruire scelte più forti. Il nostro voto è un voto di responsabilità. Riconosce la necessità di stabilità, ma chiede più ambizione alla crescita. Crescita vera significa più produttività e non più spesa, più lavoro qualificato e non solo più occupazione statistica, più investimenti che restano, più autonomia energetica, più capitale umano, più innovazione e più merito.
L'Italia non deve scegliere tra conti in ordine e sviluppo, deve dimostrare che i conti in ordine sono la condizione di uno sviluppo più solido. Non deve scegliere tra Stato e autonomie: le autonomie responsabili rafforzano lo Stato. Non deve scegliere tra Europa e territori, deve costruire un'Europa che viva nei territori e non sopra i territori. Per queste ragioni, con spirito critico, ma costruttivo, dichiaro, a nome della nostra componente, il voto favorevole alla risoluzione di maggioranza e a quella di Azione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Io ho ascoltato la conferenza stampa del Ministro Giorgetti il giorno in cui non centrò il risultato sulla questione che riguardava l'uscita dalla procedura di infrazione. Ricordo la citazione di buonanima Boskov, l'allenatore, quando disse: “Rigore è quando arbitro fischia”.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Io sinceramente non ci vidi nulla di sensato in quella citazione di Boskov in quel momento, proprio perché la vicenda che ha riguardato la procedura d'infrazione del nostro Paese è una vicenda da barzelletta, che vede come protagonista proprio il Ministro Giorgetti, perché, a proposito di rigore, noi abbiamo un Governo che ha avuto la possibilità di calciare mettendo il dischetto dove voleva, quindi più vicino possibile alla porta, e di allargare la porta il più possibile, anche lì cercando, quindi, di facilitare il gol, perché tutti gli obiettivi che il Governo aveva detto che avrebbe centrato se li era dati lui. Quindi, il raggiungimento del risultato del superamento della procedura di infrazione, quindi stare sotto il 3, era un obiettivo che il Governo si era dato per quest'anno, nessuno glielo aveva imposto. La programmazione prevedeva addirittura l'anno successivo.
Quindi, io che cosa mi aspetto, Presidente? Mi aspetto che, se si è dato quell'obiettivo, è certo di centrarlo, perché, se non dovesse centrarlo, l'effetto , non per il Governo ma per il Paese, sarebbe devastante. Quindi, Presidente, più che a Boskov, “rigore è quando arbitro fischia”, la scena di Giorgetti mi è sembrata la scena di Fantozzi che, quando c'è il gol ai Mondiali, scende dalla macchina, dà un pugno alla finestra e dice: “Chi ha fatto palo?”. Ha fatto palo Giorgetti, Presidente, perché, pur avendo potuto decidere tutti i parametri per poter agire al meglio, è riuscito a non fare gol. Questo è il tema che riguarda, intanto, l'approssimazione di questo Governo, che è pari, pressappoco, a Crosetto che va in Qatar quando scoppia la guerra, cioè il Ministro della Difesa che non sa che sta per scoppiare la guerra. C'è questo livello di approssimazione, in questo Governo, che è disarmante e impressionante.
Il tema non è soltanto che non hanno rispettato di andare sotto il 3 e sono arrivati al 3,1. Il tema è che anche sul debito pubblico sono andati fuori giri, perché il 140 per cento del PIL nel 2025 e la proiezione del Fondo monetario internazionale, che ci giudica addirittura peggiori della Grecia, quando la Grecia ha dovuto fare una rimonta molto più spinta rispetto a quella del nostro Paese, sono altri elementi preoccupanti.
Il secondo obiettivo che si era prefissato il Governo, cioè ridurre sensibilmente il debito pubblico, è un secondo obiettivo sbagliato, così come il tema dell'avanzo primario, con Giorgetti che continua a insistere sull'avanzo primario. Ricordo che Giorgetti nel 2018 era Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e il Governo, dove lui era Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, era il Governo che è passato alla storia per non aver rispettato i vincoli del Patto di stabilità. Oggi l'ho sentito fare la lezione, dicendo che chi volesse spendere in questo Paese senza alcun criterio e senza alcun rispetto è un irresponsabile, ma io sinceramente da lui non mi faccio fare una lezione di questo tipo.
In più, Presidente, io credo che le differenze con Grecia e Portogallo siano ancora più disarmanti. Sull'avanzo primario, negli ultimi anni, loro fanno più 16,8 del PIL (la Grecia) e più 15,5 (il Portogallo) e noi facciamo meno 12,6. Meno 12,6! C'è una differenza abissale con quei due Paesi. È da un po' che la Presidente del Consiglio non fa più paragoni con altri Paesi europei. Io capisco perché non li fa, perché sono disarmanti, cioè questi hanno una crescita doppia.
A proposito dei tassi di interesse sul debito più bassi, di cui parla Giorgetti, è proprio perché hanno questo avanzo primario e questa crescita doppia che i tassi di interesse sul debito li hanno più bassi dei nostri. Per cui anche su questo obiettivo il Governo ha sbagliato. Per non parlare della questione che riguarda, appunto, la crescita. Si era partiti da 0,9, poi 0,8 e 0,5. Ora, invece, tra 0,4 e 0,6. Anche in questo caso, i peggiori d'Europa.
Presidente, tutto questo accade con il PNRR che, di fatto, è stato uno strumento che è servito solo ad evitare la recessione, mentre doveva essere lo strumento che ci avrebbe garantito le riforme e che ci avrebbe garantito la crescita maggiore. No, abbiamo solo scansato la recessione.
Poi, i salari. Uno dice: va bene, abbiamo tutta questa roba qui, però almeno migliora la qualità della vita degli italiani. Invece, no. C'è un crollo, visto che crescono i prezzi del 19,7 per cento e le retribuzioni crescono del 12,2. Quindi, c'è un 7,5 di scarto che vuol dire 3.000 euro in meno l'anno per un insegnante, 3.200 euro in meno l'anno per un infermiere, 1.800 euro l'anno in meno per un metalmeccanico. Io credo che siamo di fronte a dati allarmanti e questi si vantano, cioè il Governo Meloni si vanta di dati che, invece, mostrano come dovrebbero imbarazzarsi a presentarsi di fronte a questo Parlamento e di fronte al Paese.
Chiudo, Presidente? Ancora quattro minuti?
PRESIDENTE. C'è stato un equivoco tecnico.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Infatti, andavo un po' di corsa… Ho detto: come è che ho già esaurito il tempo?
PRESIDENTE. Non ha bruciato i tempi. Abbiamo noi fatto un errore tecnico. Le rimangono 3 minuti e mezzo.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Poi, Presidente, la cosa ancora più allarmante è che tutti questi numeri, di cui vi ho parlato, sono tutti al netto della guerra in Iran, perché hanno tirato fuori prima il superbonus e poi la guerra in Iran. Io vi ho fatto una carrellata degli anni in cui la Meloni ha governato. Quattro anni! Avete avuto anche la fortuna di una continuità amministrativa che non era stata garantita quasi a nessuno in questo Paese nella storia della Repubblica, come amate dire voi.
Quindi, credo che sia ancora più grave il fatto di non essere riusciti a impostare una politica economica che potesse dare respiro al nostro Paese.
Ma ciò che ancora più inquieta, Presidente, è la prospettiva. Perché, di fronte a una situazione così drammatica, al di là di quello che ha detto Giorgetti e al di là di quello che avete scritto nella risoluzione, noi abbiamo sentito e sentiremo nei prossimi mesi posizioni completamente diverse sul dove andare a prendere i soldi, perché abbiamo visto rispolverare il MES da Tajani. Cioè, non è stato utilizzato il MES sanitario, con interessi ancora più bassi di quelli previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, dopo il COVID, quando la nostra sanità era devastata, e adesso arriva Tajani e ci dice che dobbiamo utilizzare il MES che, contemporaneamente, è visto come fumo negli occhi da Fratelli d'Italia e dalla Lega.
Addirittura, noi non abbiamo firmato il Trattato sulla riforma del MES in nome di una ideologia ottusa di questa maggioranza.
Poi c'è chi, invece, propone di non rispettare il Patto di stabilità firmato da Giorgetti: è il segretario del suo partito. Salvini poi, tra l'altro, è il più coerente, perché fu quello che, come Vicepremier, scassò il primo Patto di stabilità, forzando con Quota 100; e ora giustamente dice “proseguiamo”, mentre Giorgetti sostanzialmente va contro il suo segretario di partito e ci dice che quel patto va rispettato.
Poi, oltre alle fonti di finanziamento e alle divisioni su quello, ci sono anche le divisioni su come spenderle. Giorgetti, in Commissione bilancio, ha detto che, qualora si dovessero utilizzare le risorse per la difesa e non si dovessero utilizzare per la sanità e le politiche sociali in questo Paese, lui ne trarrebbe le conseguenze. In italiano vuol dire che si dimetterebbe.
Nello stesso giorno, c'era un'intervista a tutta pagina del Ministro Crosetto che diceva che bisognava investire sulla difesa e che era demagogico prevedere un mancato investimento. Ci sono due Ministri nello stesso Governo, seduti uno accanto all'altro, che dicono cose esattamente e diametralmente opposte.
Per cui io, Presidente, credo che siamo nelle mani di nessuno. C'è un Governo allo sbaraglio, è un Governo fatto da pugili suonati che, dopo il referendum, dopo il mancato rispetto del parametro che si erano dati loro per uscire dalla procedura d'infrazione, dopo un debito pubblico peggiore della Grecia, dopo stipendi che non sono cresciuti quanto sono cresciuti i prezzi, non sa dare una risposta agli italiani. Per cui credo che prima vadano a casa, meglio sarà per tutti noi .
PRESIDENTE. Saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “G. Calò - G. Deledda - San Giovanni Bosco”, di Ginosa, in provincia di Taranto, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Grazie di essere qua, benvenuti a Montecitorio.
Ed eccoci all'onorevole Romano. Prego
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente, mi piace soprattutto l'“eccoci”. Onorevoli colleghe e colleghi, signori del Governo, io intervengo in questo dibattito con la consapevolezza che il documento di finanza pubblica, quello che stiamo esaminando, non è un atto burocratico. È una fotografia dell'Italia, è la misura di ciò che siamo stati capaci di fare e la promessa o il rischio - perché il rischio è elevato - di ciò che saremo.
E la fotografia che emerge, se la guardiamo con onestà, ha luci ed ha anche ombre. Noi Moderati non è un partito dalle narrazioni trionfalistiche e nemmeno ovviamente delle opposizioni di principio. Noi siamo in maggioranza e siamo fieri di esserlo, ma siamo qui per dire la verità agli italiani, con rispetto per chi governa e con la schiena dritta su ciò che per noi conta davvero.
Il 28 febbraio scorso, con l'operazione militare in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, il mondo è cambiato, questo è fin troppo evidente anche per chi non legge i giornali. I prezzi dell'energia sono balzati di oltre il 35 per cento e i mercati hanno tremato. Lo , che a febbraio toccava i minimi storici, 60 punti base - un record - è risalito. Non è colpa di questo Governo, né è colpa di del Governo precedente. È uno esogeno e questo bisogna riconoscerlo senza ipocrisia. Ma è proprio nei momenti di che si misura la solidità di un Paese e qui dobbiamo essere chiari.
L'Italia si è presentata a questo appuntamento con fondamentali migliori rispetto al passato. Non lo diciamo noi, lo certificano i dati: guai se non fosse stato così. Nel 2025 il deficit si è attestato intorno al 3,1 per cento, in miglioramento rispetto al 2024 e in linea con il percorso programmato. Il primario è stato positivo allo 0,8 per cento del PIL, le entrate tributarie sono cresciute di oltre 11 miliardi, grazie a basi imponibili più solide e a un mercato del lavoro più forte; perché l'altro dato è che l'occupazione è cresciuta e abbiamo raggiunto il minimo storico in termini di disoccupazione e così, quindi, di conseguenza il massimo storico in termini di occupati.
Il risanamento è in corso ed è stato realizzato senza manovre restrittive. Questo è un punto politico, oltre che tecnico. Si può ridurre il deficit senza comprimere l'economia, se si governa con prudenza, se si controlla la spesa, se si rafforza la crescita. Noi dobbiamo plaudire all'operato del Ministro Giorgetti, che, sin dal suo insediamento, ci ha tenuto a dire due cose: noi dobbiamo tenere i conti in ordine, non dobbiamo fare debito da accollare sulle spalle delle nuove generazioni.
Permettetemi, inoltre, di richiamare alcuni dati che, come Noi Moderati, sentiamo particolarmente nostri. Dicevo il mercato del lavoro: oltre 24 milioni di occupati, disoccupazione al 6,1 per cento. Non sono solo numeri, sono la base sulla quale si reggono la tenuta dei conti pubblici e la stabilità sociale. Più lavoro significa più entrate, certamente, ma significa anche più dignità per i cittadini italiani.
I servizi per la prima infanzia: il Documento di finanza pubblica certifica il raggiungimento dell'obiettivo del Piano nazionale di ripresa e resilienza sulla copertura degli asili nido e sui servizi per i più piccoli. Per questo è un dato identitario per noi; una Nazione che investe sui bambini investe sul suo futuro. L'altro elemento, purtroppo, che viene sottolineato: la crescita. Certo, è mancata la crescita, ma la crescita ha un responsabile principale, che si chiama nel nostro Paese denatalità, decrescita demografica.
Quindi, quando facciamo interventi a favore dei nuovi nati, delle famiglie, dell'uomo e della donna che si mettono insieme per formare una famiglia e quindi avere dei figli, è perché guardiamo non soltanto all'ambito sociale - la famiglia, la prima cellula della nostra comunità - ma anche a un dato economico: perché con la decrescita demografica non saremo più in grado nemmeno di sostenere le vecchie generazioni a poter avere una vecchiaia tranquilla e sicura.
Le piccole e medie imprese, la legge quadro sulle PMI, il codice degli incentivi, la strategia industriale al 2030: sono misure che Noi Moderati ha sostenuto con convinzione. Il lavoro viene creato dalle imprese. Sostenere le piccole e medie imprese, in Italia, significa sostenere le imprese familiari. Il 90 per cento delle imprese italiane, che sono piccole e medie imprese, è rappresentato da imprese familiari. Quindi è un circuito, quello che si lega a un contesto come quello nostro, che è diverso da altri Paesi europei dove magari la concentrazione industriale la fa da padrona, rispetto alle migliaia, centinaia di migliaia di piccole e medie imprese che sono la colonna vertebrale dell'economia del nostro Paese.
E poi gli investimenti: la spesa in conto capitale è cresciuta in modo significativo grazie anche al Piano nazionale di ripresa e resilienza; quel Piano nazionale sul quale le opposizioni spesso hanno criticato le intervenute modifiche, ma che hanno fatto sì di reindirizzare gli investimenti e di poter conseguire obiettivi riconosciuti in sede europea, tant'è che il nostro risulta tra i primi Paesi ad avere ottenuto le risorse e ad avere certificato la spesa.
Ma saremmo disonesti, se non indicassimo anche le criticità: il debito nel 2026, il rapporto debito/PIL toccherà il 138,6 per cento. È un picco, certo; il documento prevede poi una discesa, ma un picco così alto, in un contesto di tassi ancora elevati e di energetico, non può essere liquidato con una riga di previsione. È per questo che sosteniamo con forza l'iniziativa del Ministro Giorgetti di interloquire, in sede europea, non soltanto per le necessarie spese militari e per rafforzare la nostra presenza in quel campo - oggi un campo veramente difficile perché le aggressioni sono dietro la porta - ma anche per ciò che riguarda le spese energetiche. Un Paese senza energia non si muove e, quindi, è inimmaginabile pensare che l'Europa ti dia una deroga per le spese militari e non te la dia anche per le spese energetiche, posto che queste sono state la diretta conseguenza di un conflitto che non abbiamo né voluto, né stiamo sostenendo.
Il Governo ha giustamente richiamato gli impegni assunti in sede NATO, nel quadro delle raccomandazioni europee. Noi non siamo contrari, quindi, ad un Paese che si assume le responsabilità di sicurezza, ma non possiamo accettare che il rifinanziamento delle spese della difesa avvenga sottraendo risorse alla coesione sociale, alle famiglie, alle aree più fragili del Paese. Lo diciamo con rispetto, ma lo diciamo molto chiaramente anche al Governo.
Il Mezzogiorno: le risorse ci sono, ma il nodo resta la capacità di spenderle bene; amministrazione, progettazione, tempi; senza tutto questo le opportunità si perdono. E al riguardo non possiamo dare una responsabilità al Governo centrale. Credo che debbano essere chiamati a responsabilità coloro che devono remare nella stessa direzione, per fare in modo che le risorse destinate vengano spese celermente e bene. Le nuove regole europee di bilancio rafforzano la programmazione e la credibilità delle politiche pubbliche: quindi nessun tentativo da parte nostra di assecondare l'ipotesi di chi vorrebbe uscire unilateralmente da queste regole. Diciamolo con molta chiarezza: la nostra è una posizione che si iscrive nel solco storico dell'europeismo italiano; quindi siamo per un'interlocuzione che faccia peso delle nostre scelte e abbia risposte chiare e concrete.
Annunciamo quindi il voto favorevole di Noi Moderati perché valuteremo le nostre posizioni su questo documento, come le abbiamo valutate guardando non alle convenienze del momento, ma ai valori che ci hanno portato in quest'Aula - il lavoro, la famiglia, la coesione sociale, l'Europa, la responsabilità fiscale - per stare dalla parte degli italiani che lavorano, che pagano le tasse, che portano avanti, con le loro famiglie e le loro imprese, una sola parola: la loro dignità
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora rappresentante del Governo, il problema -rispetto a chi mi ha preceduto - è che questo Governo la dignità l'ha levata agli italiani: l'ha levata con politiche di vera e propria austerità e ha raccontato tante bugie, tanta propaganda, in questi quasi quattro anni di Governo Meloni. Una propaganda, però, che ha trasformato la vita degli italiani, di una buona parte degli italiani, in un incubo che si traduce nella vita quotidiana e di cui forse non avete contezza.
L'aumento dell'inflazione, che fa aumentare i generi alimentari; il ritorno alle coabitazioni nelle famiglie, per cui tanti giovani, che vorrebbero farsi una vita, continuano a vivere dentro le case dei propri genitori: una situazione incredibile, drammatica dal punto di vista sociale. Stiamo parlando di una percentuale, il 3 per cento del rapporto deficit-PIL, rispetto, invece, all'emergenza quotidiana rappresentata dal non intervenire nei settori essenziali della vita pubblica.
Però, se dovessimo ragionare dal punto di vista di questo coefficiente, di questo 3 per cento che non avete raggiunto, possiamo dire, senza possibilità di smentita alcuna, che il Ministro Giorgetti ha sbagliato i calcoli: ha sbagliato i calcoli e ha sbagliato le previsioni. Quel miliardo e 640 milioni di euro rappresenta un monito rispetto all'incapacità di fare le scelte giuste per il Paese. Perché, mentre il Ministro Giorgetti parla del fatto che l'Italia è indebitata e bisogna essere rigorosi, mi chiedo: per quale ragione non siete stati rigorosi con le banche, le quali, dal 2022 ad oggi, hanno fatto 140 miliardi di profitti? E, non paghi di 140 miliardi di profitti, gli avete fatto pure lo sconto sulla tassazione, facendogli risparmiare 800 milioni di euro sulle tasse? Facciamo i conti: 1 miliardo e 640 milioni meno 800 milioni di questo regalo. Ovviamente il tema sono i CPR in Albania, dove avete deciso di spendere oltre 700 milioni di euro di cose che si potevano fare in Italia, perché poi i migranti che mandate là, li dovete riportare in Italia per tutte le pratiche necessarie secondo la procedura di legge.
Per non parlare poi delle bizze del Ministro Salvini che ha imposto al Paese un'operazione legata al ponte sullo Stretto di Messina che costerà 14,5 miliardi di euro, e state chiedendo sacrifici agli italiani, quando i sacrifici non li avete voluti fare voi , quando i sacrifici non li avete chiesti, ad esempio, alla Lega nel senso di fare un passo indietro nel momento in cui la Corte dei conti diceva che le procedure amministrative erano totalmente illegittime. Avete dimostrato ormai una totale refrattarietà al rispetto degli organi di garanzia del nostro Paese.
Lo stesso atteggiamento irriguardoso e refrattario che avete avuto nei confronti dell'Istat, nel momento in cui il Vice Ministro dell'Economia e delle finanze Leo ha detto all'Istat: no, state sbagliando a fare i conti sul rapporto deficit-PIL, non si fanno come dite voi. Tranne un piccolo particolare, ossia che l'Istat, come il presidente Chelli ha indicato, segue le procedure dell'Unione europea e tutti quei conti, poi, vengono validati dall'Eurostat.
Siete arroganti , la stessa arroganza che avete mostrato con la Corte dei conti, la stessa arroganza che avete mostrato con la magistratura, e l'unica riforma che avete fatto ve l'hanno bocciata gli italiani. E abbiamo ancora un Ministro della Giustizia, Nordio, che continua a fare i disastri che fa. Guardate, non ve le chiediamo più le dimissioni di Nordio: lasciatelo là, perché quello è il che noi abbiamo per aumentare i consensi giorno dopo giorno , perché un Ministro di questo tipo non si è mai visto nella storia della Repubblica.
Allora, guardate, parlano gli indicatori: l'Istat oggi ci ha detto che l'economia italiana è ferma; è cresciuta nel primo trimestre solo dello 0,2 per cento. La disoccupazione giovanile - oggi l'ha detto l'Istat - sta al 18,1; sì, aumenta un'occupazione, ma è quella degli 50, grazie al PNRR, ma anche grazie al fatto che c'è un valore aggiunto basso, grazie al fatto che c'è un lavoro povero.
Quello che voi non volete fare, quello che noi come AVS abbiamo indicato, è indicizzare, adeguare gli stipendi e i salari all'inflazione. Ma per quale ragione chi oggi si trova di fronte all'aumento del latte e dei generi alimentari non può vedere il proprio stipendio adeguato?
E, poi, c'è anche il tema della sanità pubblica. Avete fatto tagli indecorosi alla sanità pubblica: il rapporto con il PIL è al 6,3 per cento; in Francia è al 12 per cento, in Germania è all'11 per cento. Avete portato l'Italia sotto la media europea del PIL per quanto riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo e per quanto riguarda l'istruzione.
E veniamo a un punto fondamentale, che riguarda il tema energetico: voi rappresentate il fallimento totale dal punto di vista della politica energetica, che è strettamente connessa alla crescita economica del nostro Paese. La Corte dei conti - sempre la Corte dei conti, purtroppo esistono organi di garanzia costituzionale che, ogni tanto, ricordano al Governo quello che dovrebbe fare e che non fa - ha ricordato che, sul tema delle rinnovabili, la politica energetica è indietro in Europa dal punto di vista dello sviluppo: sono stati fermati gli impianti di energie rinnovabili. Eppure abbiamo partiti - tutti, di questa maggioranza - che fanno la guerra alla transizione ecologica, invece di prenderla come un cavallo di battaglia e dire: cambiamo l'Italia. Dove sono finiti i patrioti e i sovranisti di Fratelli d'Italia, il Ministero della sovranità alimentare e tutte queste sciocchezze con cui avete preso in giro gli italiani? Avete reso l'Italia dipendente dal gas e dal petrolio, determinando l'Italia ricattabile dal punto di vista geopolitico, perché ieri era Trump e oggi continua ad esserlo con il GNL importato, i qatarioti e quant'altro. Però, quando, alla fine del 2022, l'associazione “Elettricità Futura” di Confindustria aveva presentato alla Presidente del Consiglio la proposta di installare nel nostro Paese, in 3 anni, 60 gigawatt, con investimenti di 85 miliardi di euro, la Presidente del Consiglio non solo non gli ha risposto, ma ha tenuto quella proposta ferma nel cassetto. Sa, signora rappresentante del Governo - visto che il Ministro Giorgetti non c'è - cosa avrebbero significato 60 gigawatt installati nel nostro Paese, già da oggi operativi? Liberarci: avrebbe rappresentato una liberazione dalla dipendenza dal gas, 15 miliardi di metri cubi di gas, ovvero il gas del Qatar e degli USA messi insieme.
Siete degli irresponsabili . Ma non c'è irresponsabilità… cioè io non penso che la vostra sia un'inadeguatezza: la vostra è una scelta di campo politica, perché in questi anni voi avete favorito un accumulo di ricchezza nelle società energetiche che, dal 2022 ad oggi, hanno fatto 70 miliardi di euro di profitti. Quelli sono i soldi di pensionati, imprese e famiglie, che hanno visto raddoppiare le proprie bollette, e voi non siete stati in grado di fare quello che Draghi - non Alleanza Verdi e Sinistra - aveva chiesto di fare al Governo, ovvero tassare gli extraprofitti. Pensate, vi fate superare, da questo punto di vista, da quello che Draghi ha fatto, perché avete fatto una scelta di campo: favorire le grandi società energetiche, con l'accumulo della ricchezza, e non favorire, invece, una transizione ecologica, che voi state sabotando, danneggiando così l'economia del nostro Paese.
È un punto centrale, questo, come anche la guerra che state facendo all'ETS. Ma di tutto ciò chi ne gioverà? Ne gioveranno gli italiani, le famiglie, le imprese? Assolutamente no. Ne gioveranno coloro i quali hanno continuato ad arricchirsi e, attraverso la politica energetica del Governo Meloni, continueranno ad arricchirsi.
Guardi, ci dicono: non fate mai paragoni, il modello spagnolo, Sanchez e quant'altro. Noi vorremmo costruire il modello italiano. Noi, come Alleanza Verdi e Sinistra, ci candidiamo a costruire il modello italiano, mandando a casa questa destra, che è nemica dell'interesse pubblico, e costruendo una politica energetica che punti sulle rinnovabili. Perché, se in Spagna, nell'agosto del 2022, il gas costava 540 euro al megawattora e in Italia costava 314 euro al megawattora - frutto della crisi, della guerra criminale della Russia in Ucraina - e oggi, nei primi mesi del 2026, il costo dell'energia in Spagna è 46 euro al megawattora e in Italia è 130 euro al megawattora, io mi domando: perché dobbiamo condannare famiglie e imprese a pagare l'energia tre volte di più perché non vogliamo puntare sulle rinnovabili per questa miope, irresponsabile e anche criminale politica energetica di questo Governo, che sta facendo credere agli italiani di fare il bene di chissà che cosa, quando, in realtà, sta condannando alla povertà, visto che il fatto è che in questo Paese la povertà assoluta aumenta, le famiglia in povertà energetica aumentano?
E quindi, è giunto il momento di dirlo in maniera molto chiara: questo Governo è arrivato al capolinea; non ha fatto una riforma, ha portato il Paese verso una crisi economica e sociale profonda, stiamo andando in recessione e continuiamo ancora con la propaganda e le bugie. Ma, come il referendum ci ha insegnato, vedete - partiti della maggioranza -, potete raccontare tutte le bugie e la propaganda, andare in televisione con il favore delle sciocchezze che si possono dire e quant'altro, ma gli italiani hanno capito, ormai, che siete dei grandi bari .
PRESIDENTE. Saluto le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo interprovinciale “Dei Sibillini” di Comunanza, in provincia di Ascoli Piceno, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qui, benvenuti a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Farò un intervento molto più breve rispetto al tempo che ho a disposizione, da un lato, perché le argomentazioni su questo provvedimento le ho espresse al Ministro Giorgetti, che immagino sia andato al Senato per lo stesso dibattito perché in questo momento non è presente, dall'altro, perché, nella natura del nostro dibattito, il manuale del buon oppositore prevederebbe che io adesso facessi il seguente intervento: il Paese è a pezzi, siamo a rischio recessione, la sanità non funziona, le scuole sono un colabrodo, gli italiani non ce la fanno più e voi proponete un pannicello caldo per tenere un po' i conti in ordine; non state facendo nulla; a casa, dimissioni, gioco, partita, incontro. E io penso che questa sia una cosa che si sta ripetendo in maniera insufficiente e troppo spesso, compreso oggi.
Parto dall'intervento, che io ho condiviso, del mio collega Davide Faraone, che è un collega e un amico di Italia Viva, e che dice: ma, Governo, signor Ministro, vi rendete conto che il Ministro della Difesa ci sta dicendo - leggo testualmente, così non commetto errori - più difesa e meno demagogia (appello di Crosetto, anche al Governo), che dobbiamo investire di più nella nostra difesa, non siamo in grado di mettere in sicurezza gli italiani, e non c'è traccia della difesa in questo importante Documento di analisi e di intenzioni? E, se vado a prendere la risoluzione di maggioranza, che è, devo dire, una delle cose più stringate che ho visto in vita mia, della difesa non c'è proprio traccia, non è nemmeno menzionata, non si fa riferimento alla necessità di garantire quegli investimenti e quegli interventi.
Lo dico perché sono da poco tornato, con il collega Calovini, da una missione a Helsinki e a Tallinn, in Finlandia e in Estonia, dove la questione della difesa comune, la questione degli interventi nazionali, il Golfo di Finlandia, in cui ogni giorno flotte ombra russe tranciano cavi di comunicazione, le incursioni ibride, il sono ciò di cui i Paesi si stanno occupando. Non è che se sparisce dai giornali italiani per una settimana, perché c'è solo la Minetti, questo tema non c'è più.
E non è neanche un tema che riguarda solo le armi. Il problema non è armare l'Italia, perché quando domani, con un attacco , le pensioni, i conti correnti e i dati degli italiani non esistono più, non è che possiamo fare bellicisti contro non bellicisti: la sicurezza del Paese è una questione un po' più complessa. Non ce n'è traccia. Quindi io, convinto che il mio collega Faraone, insieme a me, si batta perché questo Governo abbia coerenza su questo punto, prendo la risoluzione delle opposizioni, firmata anche dal mio amico e collega Faraone. Fa riferimento a tutto, dice addirittura di garantire un eventuale scostamento di bilancio, per tutto ma non al finanziamento e non agli impegni di spesa militare.
Questo gioco… no, non è colpa vostra, Ricciardi, è sempre merito vostro, mai colpa vostra. Il problema è che questo è un gioco, perché a dire che servono la difesa e le armi non si prendono i voti - e ne siamo la dimostrazione -, però negare un problema non è il massimo della responsabilità di un Paese. Non vuol dire armarlo fino ai denti, ma smetterla di giocare ad avere un SAMP/T che spostiamo dal fianco Est ai Paesi arabi, non siamo in grado di difendere gli italiani, evochiamo tutti un rischio che è concreto. Questa non è serietà, come non è stato serio ieri, Presidente, che tanti di noi da anni si battono sul tema Roma Capitale…è entrato il mio amico Giachetti che forse è il massimo esperto di questa questione, avendo nel tempo - ricordo eravamo molto più giovani e molto più aitanti - proposto progetti di legge. Tanti in Transatlantico ti dicono: sì, ma l'hanno proposto loro. Fanno una fila di cavolate enormi, ogni tanto ci prendono, ma se ci prendono perché non dirlo? Ma siamo arrivati a un punto nel quale la tifoseria prevale su qualunque elemento di merito, anche perché gli elementi di attacco a questa maggioranza non mancano, cioè non c'è bisogno di dire “no” a Roma Capitale perché è l'ennesima riforma che non farete. Basta prendere la Corte dei conti. Perché lo facciamo dire dalla Corte dei conti e non da noi? “Inutilizzati 855 milioni di fondi per le imprese: la Corte dei Conti bacchetta il Governo. Il verdetto è chiaro: il italiano funziona solo a metà e il binario guidato dal Ministero di Adolfo Urso è un ”; 750 milioni di euro, 34 domande presentate in tre anni.
Non chiedo le dimissioni, perché altrimenti non rimane più nessuno, però c'è un problema e l'ho spiegato in Commissione a Giorgetti. Voi sull'analisi avete anche le carte in regola - spiegate il 3,1, spiegate il , spiegate la situazione della finanza pubblica -, ma fare il Ministro dell'Economia e fare il Governo in generale prevede due azioni: l'analisi e gli interventi, perché se tu non dici come non eviti ma intercetti il rischio recessione sui mega utili di Terna, di ENEL e delle grandi… non avete fatto nulla. Vi abbiamo indicato quattro modi di rivedere la costruzione del prezzo, vi abbiamo indicato quattro modi di efficientare la gestione delle partecipate: non c'è nulla e lì ci sono 7 miliardi da andare a prendere che non sono nelle casse dello Stato e che possono essere messi immediatamente per le famiglie e per le imprese. La Corte dei conti vi indica altri 855 milioni.
In Europa, invece che discutere del rinvio del Patto di stabilità e i vincoli di finanza pubblica… aperta parentesi: attenzione, perché se siamo l'unico Paese in Europa che chiede insistentemente di non utilizzare le regole di finanza pubblica ci mette nel mirino la finanza, quella non pubblica, e nessuno meglio del Ministro dell'Economia sa cosa vuol dire finire nel mirino in termini di strumenti di finanza pubblica e di finanziamento dello Stato in questo momento; chiusa parentesi. Ma non è meglio andare in Europa a chiedere una bella dei fondi PNRR e capire - anche ieri ci hanno pagato la rata, benissimo - cosa non andremo a utilizzare fino in fondo e lì aprire una contrattazione circa il pieno utilizzo, per famiglie e imprese, di quelle risorse?
Perché voglio fare, colleghi, una considerazione che, direbbe Enrico Letta, non è sul piano della competizione elettorale, però è preoccupata sul piano di come stiamo impostando la società. Io ho conosciuto una società nella quale le banche davano i finanziamenti, le imprese facevano gli investimenti e i cittadini con i salari acquistavano i prodotti delle imprese e chiedo scusa per la semplificazione eccessiva. Non c'è più un cittadino che compra qualcosa se non c'è un finanziato con risorse pubbliche, non c'è più un'impresa che investa un euro se non c'è uno strumento di incentivo agli investimenti delle imprese e non c'è più una banca che garantisca un prestito se quel prestito non è garantito a sua volta dallo Stato. Il problema non è la destra e la sinistra, ma attenzione al modello di società che stiamo costruendo, perché questo modello non ci fa uscire da una situazione di debito insostenibile.
I cittadini devono poter acquistare, perché hanno salari decorosi e decenti, cosa che non c'è e, quindi, hanno bisogno del . Le imprese devono poter investire, perché hanno produttività e crescita, cosa che non c'è e, quindi, surroghiamo con gli incentivi alle imprese. Sulle banche salterei proprio il capitolo, perché se non c'è solidità nelle banche oggi… e a quel punto ci dovrebbe essere disponibilità, prestiti, supporto all'economia, senza il ricorso continuo a strumenti di sostegno dello Stato. Ricordo che tutti i crediti deteriorati hanno forme di garanzia e non mi dilungo.
Allora, il punto è molto semplice ed è il motivo per cui voteremo “no”, ma non per non volontà di collaborazione. Quella della maggioranza è una risoluzione che dice: continuiamo in maniera decisa le riforme. Bisognerebbe iniziare per continuare e non me la sento di spingermi così in là. Credo che quella dell'opposizione manchi di un dato di realtà e lo dico con grande rispetto e attenzione per i contenuti che sono nella risoluzione, perché non si possono saltare una serie di argomenti - non si possono saltare - che oggi sono drammaticamente all'ordine del giorno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Guardate, io parto subito da questa che è diventata una barzelletta, questa del superbonus, ma affrontiamola subito.
Allora, il superbonus viene fatto nel 2020 e c'è un limite che dice: “fino al 31 dicembre 2021”. Qui, ha ragione il Ministro Giorgetti, dovremmo tutti chiedere scusa, perché leggo solo uno degli emendamenti in quella legge di bilancio, che dice: le parole “fino al 31 dicembre 2021” sono soppresse; lo ripete tre volte; le parole “negli anni 2020 e 2021” sono soppresse. Questo è un emendamento del gruppo Lega, okay? Questi… Il collega Tucci ha avuto la pazienza di stampare tutti gli emendamenti che voi, come maggioranza, avete fatto per estendere il superbonus nella XVIII e nella XIX legislatura . Ora il collega ve li porta sui banchi del Governo, ve li sparpaglia lì, così ve li rivedete e capite finalmente - …
PRESIDENTE. No, no, collega…
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …cosa è accaduto. No, è…
PRESIDENTE. …li dia alla Presidenza, li dia alla Presidenza...
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Presidente, è inaccettabile…
PRESIDENTE. Li dia alla Presidenza, la prego di darli alla Presidenza…
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Presidente, li mettiamo sui banchi del Governo…
PRESIDENTE. Vi prego, vi prego, un attimo.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …perché è inaccettabile …
PRESIDENTE. No, li prenda, li prenda. Non li può lasciare là. Li dia alla Presidenza, Tucci. Li porti a me, li porti a me, li porti a me. Li prenda… Li dia alla Presidenza e la Presidenza provvederà .
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Presidente, guardi, però, è l'unico strumento che noi abbiamo, perché è inaccettabile che dopo quattro anni e quattro manovre di bilancio l'unica cosa che tira fuori questo Governo di incompetenti è il superbonus. Almeno gli rimettiamo quello che loro hanno fatto ! Perché poi nel Paese della memoria selettiva, dove la Presidente Meloni quando parla del 25 aprile parla di alcune cose ma non parla di spari contro componenti dell'ANPI, nella memoria selettiva si parla del superbonus e non si parla mai del PNRR senza il quale la crescita sarebbe stata già sotto zero. Sento parlare dal Ministro Giorgetti e da tutta una narrazione di una crisi esogena. Che significa una crisi esogena? Significa una cosa che è arrivata…
PRESIDENTE. Collega, per favore.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …una crisi esogena, cioè una crisi che nessuno poteva prevedere, che è arrivata dal nulla e ha sconvolto l'economia italiana. Io di crisi esogene ricordo quella del COVID: lì, chi poteva prevedere che un virus sconvolgesse l'intero pianeta in quella maniera?
Una crisi esogena dovuta alla crisi in Medio Oriente quando, due giorni prima dell'attacco in Iran di Israele e Stati Uniti, il nostro Ministro degli Esteri era al Board of Peace vicino a quelli che poi hanno attaccato. Una crisi esogena dove si è giustificato Israele per tre anni: anche stanotte ha attaccato la in un atto di pirateria e non avete il coraggio di dire nulla !
Una crisi esogena dove la Presidente Meloni esaltava il nazionalismo MAGA di Trump e giustificava quello che è accaduto in Venezuela e quello che è accaduto in Iran. È una crisi esogena? È una crisi che voi avete alimentato con complicità .
Allora, io capisco che in materia di politica estera si possono seguire due direttrici: quella etica e quella economica, di proprio interesse. È preferibile che queste due cose convergano ovvero un indirizzo etico, un indirizzo umano rispetto alla politica estera, che converga anche con un interesse economico. Voi avete disatteso entrambe le cose: avete fatto una politica estera moralmente complice, comunque mantenendo un disinteresse economico per l'Italia. Non è che questa politica complice ci ha portato qualcosa, ci ha portato alla recessione. Questo è il punto.
Allora, una politica estera che parte dall'Iran e arriva fino a tutto il tema del gas. Ma vogliamo ancora continuare una guerra che non ci permette di andare a prendere del gas che può servire all'economia italiana ? Ma vogliamo continuare così, a comprarlo dagli americani a cinque volte tanto? Vogliamo continuare questa guerra? Vogliamo continuare a tenere su il meccanismo della Borsa di Amsterdam dove si fanno i prezzi del gas speculando e facendo favori ai grandi fondi americani? Perché questo si fa.
Allora, sento il Ministro Giorgetti dire: no, noi non vogliamo far mancette. Avete fatto una mancetta pre-referendaria durata venti giorni, durata venti giorni. Vergognosa! Volete continuare così? Vogliamo continuare con un'economia che dà dei sostegni, dà delle piccole cifre, cerca di dare una boccata d'ossigeno o vogliamo andare a discuterlo, a ridiscuterlo e a sradicarlo questo sistema?
Perché qui c'è un tema di fondo: la Borsa italiana ha fatto 43 miliardi di profitti negli ultimi anni e l'economia cresce dello 0.4. ENI, ENEL e Terna hanno fatto 70 miliardi di profitti in 4 anni. Ma allora questo sgocciolamento della ricchezza dov'è? Qui vediamo solo profitti per i ricchi e per la finanza, perché l'unica libertà di impresa che c'è in questo Paese è la libertà della finanza di smuovere capitali dove, come e quando vuole.
Allora, lo andiamo a contestare questo sistema o no? Perché anche con riferimento a tutta questa narrazione sul Patto di stabilità, noi non vi contestiamo di non aver raggiunto il 3 per cento di un Patto folle, perché il Patto è folle. Noi vi contestiamo che il vostro rammarico è di non aver potuto spendere i soldi in armi , perché voi volevate uscire dalla procedura di infrazione non per destinare soldi alla sanità, alla scuola, alla crisi dei salari: no, ma per comprare delle armi. Questo è il punto fondamentale e dirimente.
Allora, guardate, adesso voi continuerete con questa politica di togliervi delle responsabilità citando il superbonus. Noi avremmo voluto sentire dal Ministro Giorgetti come fa a fare la manovra finanziaria del 2026, perché noi non l'abbiamo capito. Infatti, se continua così - e anche se non continua così, ma se continua così -, vedremo dei tagli che non si vedono da anni in questo Paese. Già il rapporto spesa sanitaria-PIL è ai minimi storici, cosa riandrete a tagliare in sanità?
Forse, sulla sanità, vi rendete anche conto, con quel decreto scempio delle liste d'attesa - a proposito di chi ha ereditato cosa - che una sanità divisa in 20 sistemi regionali, dove ci sono dei centri di potere e di interesse, in Italia, non funziona . Bisogna riportare la sanità nelle mani dello Stato e ora ve ne rendete conto. E volete l'autonomia! Allora, riportiamo la sanità nelle mani dello Stato e investiamo in sanità.
E investiamo in una cosa che non si sente più nei dibattiti del Governo e della maggioranza: la scuola . Voi volete parlare di sicurezza, di giovani. Allora investite in educatori ed educatrici, in professori e professoresse e ridate loro un ruolo centrale, perché qui abbiamo una generazione preda di un algoritmo che specula sulle loro solitudini, in mondi che noi neanche conosciamo. E se non diamo alla scuola il ruolo di custodire questa generazione e di farla crescere, avremo insicurezza, avremo recessione, avremo crisi economica, avremo tutto. La scuola non si cita mai e non si pensa mai a un impegno chiaro ed energico sulla scuola, come dovrebbe essere.
Quindi, adesso, noi vedremo cosa succederà nei prossimi giorni. Vedremo dove vi inventerete la legge di bilancio - mancetta preelettorale che vorrete fare. Vediamo se avete il coraggio di rivolgervi al vostro alleato Trump - perché Trump è il vostro alleato politico, non istituzionale ma politico! - magari, non continuando a dire “non condanno e non condivido l'azione in Iran” - il che, veramente, è quanto di più pilatesco possa esistere, ma andando in Europa e dicendo: cambiamo questo Patto di stabilità una volta per tutte, perché è assurdo che ora vi rilanciate in una crociata contro l'Europa.
Avete assecondato il senza battere ciglio. Avete firmato questo Patto di stabilità senza battere ciglio. Avete assecondato tutto quello che arrivava dall'Europa, la non politica energetica e, adesso, per raccogliere qualche consenso, volete farci credere che voi siete quelli che andranno a sbattere i pugni in Europa? Ci avete vincolato, per anni, con il e con la firma del 5 per cento di investimenti in armi nella NATO. Ci avete vincolato e, adesso, vi volete rifare una verginità che non avete più.
Quindi ridateci, per favore, questo Paese. Ridatecelo, restituitelo, perché lo state consegnando solamente a chi fa affari con la finanza e a chi fa profitto sulla pelle della gente: banche e settori energetici…
PRESIDENTE. Concluda.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Sentire il Ministro Giorgetti dire che la pressione fiscale è aumentata, perché avete colpito questi settori, quando banche e colossi energetici hanno fatto 220 miliardi di profitti, e ne avete presi a malapena 13 o 14, è qualcosa di insultante per chi paga le tasse tutti i giorni e, tutte le mattine, deve capire come far quadrare i conti .
PRESIDENTE. Saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto Comprensivo “Gino Rossi Vairo”, sede di Giungano, in provincia di Salerno. Grazie di essere qua. Benvenuti e un affettuoso saluto al Cilento .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Maurizio Casasco. Ne ha facoltà.
MAURIZIO CASASCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghi, deputati, l'esame del Documento di finanza pubblica richiede, a nostro avviso, due piani di lettura.
Il primo, che poi è la natura di questo Documento, riguarda il consuntivo delle azioni di politica economica poste in essere dal Governo, nel 2025, per rispettare la traiettoria di medio termine concordata in sede di Piano strutturale di bilancio. Da questo punto di vista, i risultati sono oggettivamente positivi. Il parametro della spesa netta è stato rispettato; il saldo primario è migliorato. Siamo scesi da un rapporto deficit-PIL che, nel 2022, era all'8 per cento, al 3,1 per cento, con una previsione che era al 3,3 per cento; comunque, un grande risultato, migliore delle previsioni. È un quadro nel quale i conti pubblici sono stati risanati, come dimostra lo sceso da 240, a settembre 2022, a circa 80 di oggi e con gli riconosciuti, per sette volte consecutive, dalle principali agenzie di
Il Governo, però, non si è trincerato dietro la politica di sola austerità, ma attenzionando sia il sistema sociale che quello della crescita. È bene ricordare, unitamente a tanti altri provvedimenti, che, nel corso di questi anni, è stata ampliata e resa strutturale una misura come il cuneo fiscale . Sono state riformate, in maniera sempre strutturale, le aliquote IRPEF con un taglio, dal 25 al 23 per cento, per i redditi bassi e un taglio, dal 35 al 33 per cento, per redditi medi, fino a 50.000 euro . Due riforme che, se si vanno a guardare i risultati dei precedenti Governi, già da sole varrebbero un'intera legislatura.
L'occupazione, sia per quanto riguarda il tasso di occupati che quello della disoccupazione, ha raggiunto livelli mai toccati in precedenza da quando esistono le serie storiche dell'Istat. Per quanto riguarda la crescita e gli investimenti, due interventi su tutti: l'iperammortamento per le imprese e la ZES per il Mezzogiorno, un modello virtuoso di efficienza e di stimolo agli investimenti . Però, questo è quello che è stato realizzato e, dunque, il passato.
L'altro piano sul quale tutti noi dobbiamo cimentarci, in questo dibattito, è, signor Presidente, il futuro. L'Italia si trova ad affrontare due realtà concatenate e correlate, da una parte, uno di importazione, determinato da una crisi internazionale che provoca una forte criticità energetica, dall'altra, l'indebitamento tra i più alti in Europa. Una guerra che l'Italia e l'Europa non hanno voluto, ma che, nostro malgrado, ci troviamo costretti a subire. Se la crisi iraniana si chiudesse oggi, lo scenario che avremmo di fronte sarebbe già estremamente complicato, ma la situazione, come purtroppo tutti sappiamo, potrebbe diventare ancor più severa.
Confrontarsi sulla politica economica, in queste condizioni, non è semplice e, allora, l'impostazione che Forza Italia ritiene di seguire è quella di partire dai dati di realtà. L'Italia, per le dimensioni del suo debito pubblico del 2025, è al penultimo posto dei Paesi europei, superata solo dalla Grecia, la quale, però, se le previsioni saranno confermate nel 2026, potrebbe superarci, lasciandoci fanalino di coda con il nostro 138,6 per cento del PIL. Su questo debito, abbiamo pagato 87 miliardi di interessi per il 2025 e prevediamo di pagarne 94 quest'anno, per arrivare a 100 nel 2027, che sarebbero stati molto di più, se non avessimo raggiunto l'importante risultato del 3,1 oggi. Davanti a questo dato, Forza Italia si sente rassicurata quando il Ministro Giorgetti, con il realismo e la competenza che lo connotano non da oggi, dice che la politica economica deve avere, come stella polare, la stabilità finanziaria e il mantenimento dell'avanzo primario. Ed è per questo che gli ribadiamo il nostro pieno sostegno
Colleghi, il tema non è essere rigoristi o non esserlo, perché si tratta di parole e di concetti che, nell'attuale contesto, possono essere branditi con successo in una contesa dialettica, ma non hanno alcun senso né logico né pratico. La realtà è quella che chi ha un minimo di lucidità e di contezza sulle dinamiche economiche conosce bene. Il debito - che, ricordo, è di oltre 3.100 miliardi - tutti gli anni deve essere rifinanziato e perché questo accada è necessario che i mercati e gli investitori istituzionali ci considerino credibili. Lo Stato emette, ogni anno, circa 360 miliardi di BTP decennali, oltre a quelli a breve termine, per finanziare il nostro debito. E oggi gli interessi non sono più quelli dei tempi del COVID, che erano circa lo 0,1, ma siamo circa al 4 per cento, che è il su cui si basano gli altri tassi di credito a famiglie e imprese che sono superiori. L'aumento del debito comporterebbe, immediatamente, la perdita di fiducia da parte del mercato, le agenzie di abbasserebbero le loro stime, lo aumenterebbe e, automaticamente, aumenterebbero i tassi delle nostre emissioni, con relativo aumento dei tassi che inciderebbero sui mutui e sul credito a famiglie e imprese.
L'esperienza, signor Presidente, ci deve insegnare. La violazione dei vincoli europei sui bilanci nazionali è stata già compiuta nel 2018, aumentando il nostro debito di oltre 23 miliardi e lo è salito, brevemente, a 300 punti base, comportando mutui e investimenti più cari. Il Governo di allora fu costretto a tornare sui suoi passi, attuando una correzione dei conti. Infatti, in mancanza di credibilità, di fiducia e di stabilità, per l'aumento del debito avremo meno risorse per pagare i 352 miliardi di pensioni previsti per quest'anno e i 209 miliardi di stipendi pubblici e tutta la spesa sociale. Questo non dobbiamo dimenticarcelo e non lo deve dimenticare nessuno.
La questione, dunque, non è solo il rigore, ma la tutela dell'Italia e degli italiani. Ferma la consapevolezza di tutto questo, in una situazione difficile come quella attuale, la politica non solo deve, ma ha l'obbligo di cercare soluzioni praticabili. Fughe in avanti, signor Presidente, non se ne possono fare, perché va detto che non abbiamo spazi di manovra di bilancio rispetto ad altri Paesi, indipendentemente dall'aver raggiunto o meno il 3 per cento. Quindi, se la condizione è che qualsiasi scelta si vorrà intraprendere deve essere inserita nel contesto comunitario, nell'ambito del quale occorre attivare tutte le opportune iniziative, siamo certamente con il Governo quando sostiene che, se le regole del Patto di stabilità possono essere derogate per la difesa, altrettanto si può pensare per le spese energetiche, in questo momento di grande criticità. Questa battaglia è legittima e saremo in prima linea, con il nostro Governo, a sostenerla.
Altrettanto legittima è la richiesta di un nuovo PNRR sull'energia, come proposto dal Ministro Tajani.
Forza Italia ritiene, inoltre, che una proposta su cui porre l'attenzione è quella di concordare con l'Europa l'impiego delle risorse rimanenti dei Fondi di coesione europei e del PNRR e di una loro riconversione, per destinarli a fronteggiare il rincaro dei costi energetici. Soluzione questa che non avrebbe impatto sull'aumento del debito.
Altra battaglia che, a nostro avviso, è lecito avanzare in un momento di enormi costi energetici e delle materie prime, è quella che riguarda la sospensione immediata del regime degli ETS che incidono 25-30 euro al MWh e del CBAM: entrambe rappresentano gravami sulla competitività delle nostre imprese, che non possiamo assolutamente permetterci. Sospendere temporaneamente questi costi equivarrebbe ad un incentivo alla produttività senza spendere risorse aggiuntive.
Da ultimo, Forza Italia ritiene di dover sollecitare solo un supplemento di riflessione sul MES, come opzione di reperimento di risorse pari a 400 miliardi di euro congelati per fronteggiare la crisi energetica, risorse garantite dall'Europa a basso costo, e sul quale potremmo avere un ampio margine di negoziazione.
Le iniziative che il Governo deciderà di assumere all'interno del contesto delineato dovranno essere individuate sulla base della loro capacità di contribuire alla competitività del sistema economico, essenziale per la crescita del Paese. Il tema della crescita e delle riforme, infatti, resta prioritario nella politica economica liberale di Forza Italia, al pari del controllo della spesa.
I capisaldi della visione politica ed economica di Forza Italia sono pienamente ricompresi all'interno della risoluzione di maggioranza. È per questi motivi che dichiaro il nostro voto favorevole alla risoluzione di maggioranza
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Comaroli. Ne ha facoltà.
SILVANA ANDREINA COMAROLI(LEGA). Grazie, Presidente. Parto dal tema più dibattuto: il deficit
Il Piano prevedeva per il 2025 un disavanzo al 3,3 del PIL, questo dato è importante. Oggi - oggi - certifichiamo un dato migliore: il deficit si attesta al 3,1. Questo significa che il percorso di rientro verso la soglia del 3 per cento sta avvenendo più rapidamente del previsto. In tre anni, siamo passati dal rapporto deficit-PIL dell'8,1 - quando si è insediato questo Governo - al 3,1 Si tratta di una correzione molto significativa, che testimonia un lavoro serio e responsabile sulla finanza pubblica.
Ma perché è importante questo lavoro sulla finanza pubblica? Questi risultati positivi, raggiunti grazie anche al grande operato dal Ministro Giorgetti hanno riportato solidità e credibilità al nostro Paese, non solo limitati al solo deficit. Bisogna infatti capire anche tutte le conseguenze di questo dato ma, con questa decisione storica, Moody's ha promosso il sovrano dell'Italia, dopo quasi un quarto di secolo. L'Italia ha chiuso il 2025 con un avanzo statale primario di circa 17 miliardi. Il nostro Paese, infatti, è l'unico del G7 ad essere riuscito, dopo il COVID, a riportare in attivo i propri conti pubblici, prima del pagamento degli interessi.
Nonostante questi dati, però, non siamo riusciti a uscire dalla procedura di infrazione. Ma al di là del dibattito che si è creato proprio attorno a questo numero, la cosa fondamentale ora, per noi, diventa trovare le risorse per permetterci di far fronte all'aumento dei costi energetici. I nostri cittadini e le nostre imprese, infatti, non potrebbero mai capire perché il Patto di stabilità è stato sospeso in 16 Paesi europei per gli armamenti, ma non venga preso in considerazione lo stesso trattamento per i costi dell'energia In questo momento, giustamente, l'Europa si preoccupa del tema della difesa, ma non riusciamo proprio a capire - non ci riusciamo - perché la Commissione europea non valuti allo stesso modo il problema di far fronte alla crisi energetica derivante dalla guerra in Medio Oriente.
La nostra posizione è semplice: le spese indotte dal conflitto in Medio Oriente devono essere trattate allo stesso modo delle spese indotte dal conflitto in Ucraina Noi questa disparità non possiamo accettarla. Sarebbe imbarazzante l'idea di chiedere una deroga al Patto di stabilità per finanziare le spese per la difesa e non per le spese a beneficio delle nostre imprese e famiglie per quanto riguarda l'energia
Sul tema della mancata uscita dalla procedura di infrazione per deficit, faccio un approfondimento. So bene che ai colleghi del MoVimento 5 Stelle non piace ricordarlo - lo abbiamo sentito anche prima dal capogruppo che è intervenuto -, ma il principale responsabile di questo buco è il superbonus È una legge che è stata pensata e fatta male, solo a favore dei ceti medio-alti. Ricordo che fra tutte le case ristrutturate, sono appena 500.000 le abitazioni, anche di persone che avevano già in mente di ristrutturare. Questa è la conseguenza che oggi ci porta a non avere quelle disponibilità che tutti noi vorremmo per scuola, per la sanità e per abbassare i redditi dei nostri cittadini.
Passo, infatti, anche alla pressione fiscale. Leggiamo spesso sui giornali che è aumentata la pressione fiscale. Ebbene, la pressione fiscale però è il rapporto tra entrate e PIL. Se le entrate crescono e il PIL rallenta, è naturale che questo rapporto aumenti, ma le maggiori entrate registrate - attenzione - non derivano da un aumento delle aliquote o dalle tasse pagate dai cittadini in più, ma da due fattori principali: il rafforzamento della lotta all'evasione e la crescita dell'occupazione. Nel 2025 il recupero dell'evasione ha raggiunto livelli record, con circa 29 miliardi riscossi.
Allo stesso tempo, il numero degli occupati ha superato i 24 milioni, mentre il tasso di disoccupazione è sceso. Più occupazione significa più contribuenti e, quindi, maggiori entrate. Parallelamente, sono state destinate risorse significative alle famiglie, in particolare a quelle con redditi medio-bassi. Sì, questo Governo di destra ha aiutato i cittadini con redditi medio-bassi Tutti questi interventi sono andati a contribuire al potere d'acquisto e a ridurre le disuguaglianze. Ricordo che oltre 42,5 miliardi sono ritornati nelle tasche dei nostri cittadini.
Per quanto riguarda la sanità, i dati mostrano un incremento costante delle risorse. La spesa sanitaria passerà da circa 131 miliardi nel 2022 a oltre 151 miliardi nel 2027. È quindi evidente che non vi sono tagli, ma un rafforzamento progressivo del finanziamento del Servizio sanitario nazionale. Questo Governo ha dato 20 miliardi in più al sistema sanitario. La riduzione del rapporto tra spesa sanitaria e PIL rispetto agli anni della pandemia va letta, infatti, nel giusto contesto. Durante il COVID la spesa era aumentata in modo straordinario, mentre il PIL era crollato. Oggi il quadro è diverso e più equilibrato.
Un ultimo tema. Vorrei parlare della crescita. Partiamo dai dati macroeconomici e demografici pubblicati dall'Eurostat. Se qualcuno infatti crede che la crescita economica in questi anni sia stata guidata da competitività, investimenti e innovazione, si sbaglia di grosso. I principali fattori che hanno riguardato la crescita sono molto banalmente due: la crescita della popolazione e quella dei consumi governativi. La crescita economica della Spagna, presa a modello dalle opposizioni e da altri dell'euro area, è dipesa da due fattori: aumento della popolazione e incremento dei consumi pubblici ovvero due aspetti che sono cresciuti quasi ovunque, tranne in Italia, dove il rapporto debito-PIL è aumentato di appena 1,7 punti rispetto al 2019 e solo a causa degli interessi; dove il bilancio pubblico primario è tornato positivo già nel 2024; dove i consumi governativi sono aumentati molto meno che altrove; e dove la popolazione è diminuita in cinque anni, dal 2020 al 2024, di ben 762.000 abitanti, mentre è aumentata in Germania, in Spagna e in Francia.
Questi dati pubblicati dall'Eurostat sono fondamentali per farci capire che non c'è crescita senza aumento demografico. Questo è il punto chiave. Se vogliamo tornare alla crescita il problema demografico non è più rinviabile. E allora vorrei citare i dati di un organismo indipendente e severo come l'Ufficio parlamentare di bilancio che, per il solo 2024, ha stimato in oltre 16 miliardi di euro i benefici, diretti e indiretti, derivati alle famiglie dalle misure di questo Governo, ma anche quelli di uno studio pubblicato dal in base al quale la spesa monetaria dello Stato italiano per le famiglie è arrivata a superare quella della Germania, della Spagna, della Svezia, degli Stati Uniti, della Francia e di quasi tutti i Paesi dell'Europa occidentale e si traduce in un aumento di reddito disponibile delle nostre famiglie.
In conclusione, il Documento di finanza pubblica evidenzia risultati importanti sul piano della stabilità dei conti, ma richiama anche le sfide che abbiamo di fronte: il costo dell'energia e il rafforzamento dei servizi pubblici e, soprattutto, il tema demografico. Sono sfide che richiedono responsabilità ed è per questo che con la risoluzione chiediamo al Governo di attivare le interlocuzioni per l'attivazione delle clausole di salvaguardia. L'attivazione della clausola nazionale prevista dall'articolo 26 del regolamento dell'Unione europea richiede il verificarsi di circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro e cosa c'è di più eccezionale e al di fuori dal nostro controllo di uno dei prezzi energetici che impatta in modo disomogeneo e asimmetrico sui singoli Stati membri, in dipendenza del loro specifico di approvvigionamento energetico?
Vede, Presidente, questi sono temi cari a noi della Lega-Salvini Premier e a tutto il centrodestra. Noi combatteremo, perché il nostro obiettivo primario sono i nostri cittadini e nient'altro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo Documento di finanza pubblica che ci viene presentato - ricordo dopo quattro manovre di bilancio e tre anni e mezzo di Governo - è un verbale di resa. È la certificazione di un fallimento, perché in questo Documento il Governo è costretto a mettere, nero su bianco, che il Paese è più fragile, cresce poco, produce meno, investe meno, consuma meno, i salari reali non recuperano ancora la grande inflazione; ci ha detto l'Istat pochi giorni fa che sono ancora inferiori del 7,8 per cento rispetto al livello, pur basso, di inizio 2021.
Il dato più emblematico, come è stato più volte ripreso in questo dibattito, è il dato sulla crescita. Un dato molto cupo che viene prima, indipendentemente dalla sciagurata guerra dell'Iran voluta da Netanyahu e Trump. Abbiamo visto in modo chiaro che, nel 2025, il tasso di crescita del PIL è stato pari a più 0,5 contro una media europea dell'1,4 per cento. Le previsioni del Fondo monetario e dell'OCSE sono impietose e sono convergenti nel dirci che l'Italia resta inchiodata fino a tutto l'orizzonte di previsione, quindi fino al 2028, a una crescita molto bassa, di poco superiore allo zero, e sempre meno della metà della media dell'Eurozona, che pure non brilla.
Quindi c'è una specifica fragilità del nostro Paese, che viene invece negata dalle fantasiose narrazioni del Governo e, ancora oggi, da quelle della maggioranza. Abbiamo sentito componenti della maggioranza parlare di un quadro macroeconomico positivo. Ma io mi chiedo: avete letto lo stesso Documento che ho letto io ?
Il punto, invece, che andrebbe riconosciuto è che le fragilità strutturali del nostro Paese, pur note da tempo, si sono accentuate in questi tre anni e mezzo. È una constatazione impressionante, perché in questi stessi anni nella nostra economia sono arrivati 194 miliardi di PNRR - almeno per la parte già messa a terra - e più di 200 miliardi di edilizi che, checché se ne dica, hanno sostenuto l'edilizia, che è stata uno dei motori della poca crescita che abbiamo avuto. Insieme hanno anche contribuito all'inedita crescita dell'occupazione al Sud, superiore rispetto a quella del Nord, di cui ci si vanta senza merito , senza merito, perché il PNRR non l'avete voluto voi, eppure la crescita è inchiodata allo 0,5. Senza il PNRR - ci dice questo Documento, ma ce l'aveva detto anche il precedente - il nostro Paese sarebbe in recessione.
Cos'è successo, Presidente, cos'è successo? Il Documento non ci aiuta a capirlo. Il Governo fugge dalle proprie responsabilità e sbaglia, perché è evidente che ha delle responsabilità. Il confronto con gli altri Paesi - ripeto - è impietoso e ci dice la verità. È stato ricordato, anche da altri, che il Fondo monetario stima per la Spagna una crescita quattro volte più alta di quella dell'Italia. In Paesi che una volta venivano considerati PIGS, maiali, le politiche per la crescita hanno fatto calare il rapporto debito-PIL. Nella loro diversità, Spagna, Portogallo e Grecia il PIL l'hanno visto sostenere da politiche strutturali, non da semplici trasferimenti, e agevolazioni fiscali. Quindi le cause della nostra situazione sono diverse da quello che ha detto pochi minuti fa il Ministro, che ci ha detto che dipendono dalla crisi internazionale, prima l'Ucraina ora l'Iran, e dal protezionismo internazionale. Certo, sono elementi molto importanti, ma non sono alibi, perché sono gli stessi fatti e lo stesso contesto in cui si muovono economie e Paesi che stanno andando molto, molto meglio di noi. Lo ripeto: la Spagna quattro volte di più.
Il nostro Paese ha punti di forza su cui si potrebbe lavorare: una rilevante base manifatturiera, imprese esportatrici competitive, competenze diffuse e università e centri di ricerca di qualità - che restano tali nonostante i biechi tagli a cui sono stati sottoposti da questo Governo -, una collocazione strategica nel Mediterraneo e in Europa. Quindi la bassa crescita non è una fatalità, non è un destino, non è una condanna . Bisogna solo non stare fermi, mettere a punto strategie per affrontare i problemi enormi che si devono affrontare, comprese tutte le transizioni: tecnologica, ecologica, demografica, il nuovo protezionismo alla Trump e così via.
Restare fermi significa arretrare ed è questo che avete fatto. Questo Governo è stato fermo, immobile. L'unico vanto, l'unico obiettivo dichiarato da questo Governo e da questa maggioranza - l'abbiamo sentito ripetere tante volte negli interventi che si sono susseguiti - è la capacità di tenere sotto controllo i conti pubblici. È un obiettivo importante ed è innegabile che passi avanti su questo sono stati fatti ma, come ricordava - seppure entro un'argomentazione molto diversa dalla mia - il collega Bagnai, responsabile economico della Lega, il controllo dei conti pubblici, se non accompagnato a politiche per la crescita, diventa un rigore che si avvita su sé stesso.
Un'affermazione che serve a confutare anche l'altra affermazione su cui ha insistito molto il Ministro poco prima. Il Ministro ci ha detto: questo rigore che abbiamo avuto sui conti pubblici ci ha permesso di contenere la spesa per interessi e, quindi, controllare il debito. Vero, il rigore sui conti pubblici ha permesso di contenere la pure elevatissima spesa per interessi, ma anche in questo caso si dimentica di considerare il quadro completo. C'è una regola fondamentale, di base, si chiama effetto , ed è ripetuto e trattato ampiamente nel Documento di finanza pubblica. Questo effetto “palla di neve” ci dice: se il tasso di crescita dell'economia è più basso rispetto al tasso di interesse si va a rotoli e il debito pubblico continua a crescere, a crescere e a crescere. È esattamente quello che avviene secondo il Documento di finanza pubblica, quindi secondo il Governo: in tutto l'orizzonte della previsione noi avremo che questo effetto - il fatto di avere, sì, tassi di interesse più bassi, ma soprattutto un tasso di crescita più basso del tasso di interesse - ci condanna a vedere crescere il debito e, anzi, ci condanna a rendere inutile, perché di fatto lo compensa nei numeri, l'avanzo primario, cioè il sacrificio, che le vostre politiche ci stanno imponendo, di avere tasse più alte e spese più basse. Un capolavoro, un vero capolavoro: strozziamo l'economia e facciamo anche aumentare il debito. Applausi! Applausi, signori !
Di fronte a questo capolavoro, emerge con forza il vuoto cosmico e il nulla contenuto in questo Documento: nessuno, nessuno, nessunissimo spazio per la benché minima ipotesi di politiche da intraprendere, soprattutto se proviamo a guardare al medio e al lungo periodo. Non politiche energetiche perché, a fronte di questi fallimenti che queste politiche ci hanno lasciato, siamo più deboli, più fragili rispetto all'attuale crisi indotta dalla guerra nel Golfo. Siamo più fragili per le politiche che non sono state fatte, siamo inchiodati alla nostra elevatissima dipendenza dalle fonti fossili da un Governo che non crede e rallenta l'investimento nelle energie alternative, né ci permette di mettere a frutto gli investimenti, che pure sono stati fatti, per ottenere che i minori costi delle energie alternative si trasmettano in minori costi nelle bollette energetiche per famiglie e imprese.
Non ci sono politiche industriali: la produzione industriale è in flessione dal 2023. Quali sono le politiche industriali del Governo? Nell'audizione di martedì, il Ministro Giorgetti ci ha detto che, nella sua visione, le politiche industriali le fanno non i Governi, ma gli industriali. Bene, andate a vedere cosa è successo in Cina. Perché la Cina ha il primato nella produzione dell'auto elettrica? Perché ha fatto delle politiche non solo di finanziamento giusto e di sostegno all'offerta e alla domanda, ma anche perché ha acquisito il controllo sulla filiera, con investimenti strategici nel settore della batteria, nell'estrazione di terre rare, che hanno assicurato un vantaggio competitivo nei costi di produzione, con la creazione di infrastrutture adeguate, ad esempio l'installazione di una rete capillare di ricarica. Le politiche industriali sono una cosa seria: richiedono uno studio, richiedono una visione. Non c'è niente di questo nelle politiche seguite da questo Governo e non c'è niente di ciò in questo Documento
Non ci sono politiche per il lavoro di qualità. Eppure, il dato è evidente e c'è: l'occupazione cresce, cresce anche più del PIL in vari momenti. Eppure questo significa solo che la produttività cala e che questa crescita si regge sul fatto di sfruttare i lavoratori e pagare bassi salari.
L'ultima cosa, per concludere: non c'è niente. Questo vuoto si riflette tragicamente nella risoluzione della maggioranza. Guardatela, leggetela: mette le mani avanti alla ricerca di spazi di flessibilità se la situazione dovesse peggiorare - e questo è un tema su cui si tornerà quando sapremo quando, come e per cosa -, ma non c'è un solo punto programmatico. Confrontatela con i 26 punti che le opposizioni insieme vi stanno proponendo: il vuoto cosmico contro un insieme di proposte. Addirittura, la cosa ridicola è una risoluzione di maggioranza che viene utilizzata per segnalare un errore nel Documento di programmazione finanziaria: quindi una maggioranza intera ridotta a correttore di bozze.
Chiudo, solo un secondo, con un accenno all'Istat: alla ricerca dei colpevoli. Questa volta la colpa è stata dell'Istat. Hanno ragione. Trump ha licenziato la responsabile delle statistiche del lavoro quando ha osato segnalare che l'occupazione non andava come diceva il Presidente . Licenziamoli tutti! Ha ragione , quando scrive: “Istat, l'ente da 326 milioni che vuole affossare l'Italia”. L'Istat non deve dire la verità: deve dire le bugie, se questo serve a questo Governo per dire che è stato più bravo di quello che effettivamente è stato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Lucaselli. Ne ha facoltà.
YLENJA LUCASELLI(FDI). Grazie, Presidente. Rappresentanti del Governo, credo che si debba riportare la discussione di oggi su un piano di serietà. La situazione che stiamo vivendo, la guerra in Medio Oriente, le tensioni energetiche e il rallentamento del commercio internazionale non ci permettono di banalizzare gli argomenti che devono sicuramente stimolarci alla prudenza, che sicuramente devono stimolarci all'utilizzo della nel miglior modo possibile, ma che non possiamo sicuramente raccontare così come è stato fatto nel corso delle audizioni prima e, poi, oggi in Aula dalla sinistra, come se l'Italia fosse sull'orlo del baratro.
E allora credo che il vero fulcro del dibattito di oggi non sia soltanto riportare i numeri che sono all'interno del Documento, ma mettere questi numeri in traiettoria. Mi spiego meglio. Se non capiamo e se non sappiamo qual è il dato di partenza, non possiamo sicuramente analizzare il dato finale. E allora dobbiamo mettere in fila un po' di dati di partenza, perché se noi non diciamo che, quando questo Governo si è insediato, l'Italia aveva un deficit oltre l'8 per cento del PIL, non possiamo neanche capire quanto e quale lavoro sia stato fatto per arrivare al dato odierno del 3,1.
Se noi non diciamo che quando il Governo Meloni è arrivato, l'inflazione era al 5,7 per cento, noi non riusciremo a capire l'importanza e l'efficacia delle misure fatte da questo Governo per tutelare famiglie, imprese, lavoro, potere d'acquisto ed evitare che gli che si sono susseguiti diventassero strutturali.
E aggiungo un altro confronto che riguarda l'inflazione, perché, vedete, gli ultimi tre Governi che si sono succeduti prima di questo hanno trovato una fase di inflazione sostanzialmente nulla: c'erano prezzi fermi, tassi bassissimi e politica monetaria espansiva. E nonostante questo, la crescita era debolissima, il debito alle stelle e il saldo primario negativo. Questo Governo, invece, ha dovuto affrontare l'onda lunga dello energetico e inflazionistico più pesante degli ultimi decenni e, nonostante questo, ha ridotto il deficit, riportato il saldo primario in avanzo ed accompagnato la disinflazione con misure mirate.
E ancora, Presidente, se noi non diciamo che gli investimenti pubblici, nel 2018 e nel 2019, erano fermi al 2 per cento, non possiamo capire l'importanza del dato riportato in audizione da Banca d'Italia quando dice che gli investimenti pubblici oggi raggiungono il 3,8 per cento del PIL, il valore più elevato dall'inizio del secolo .
E allora, colleghi, io ho ascoltato con estrema attenzione le argomentazioni portate in quest'Aula oggi e devo dire però che, quando mi si dice che i conti peggiorano, nella migliore delle ipotesi potrei parlare di incompetenza, nella peggiore di malafede, perché si elimina il dato di partenza e si dimentica di raccontare quello che succedeva nei Governi precedenti. Vedete, il dato certo che emerge da questo Documento è che il deficit è sceso, il saldo primario è migliorato, la spesa netta è in linea con gli obiettivi europei, gli investimenti pubblici sono ai massimi, la traiettoria del debito torna gradualmente a scendere. E questo nonostante gli energetici, le guerre, i dazi, l'incertezza globale e il rallentamento della domanda estera. Nonostante tutto questo, il sistema tiene: tiene l'occupazione, tengono le entrate, i consumi e i servizi, tiene la fiducia dei mercati.
Poi, c'è un'altra eredità che pesa ancora. Adesso immagino che i colleghi del MoVimento 5 Stelle faranno sentire la loro voce, ma bisogna chiamare le cose con il loro nome: parlo del superbonus.
Ora, Presidente, solo una cosa. Prima di parlare del superbonus, mi permetta di porgere i miei migliori auguri di una pronta guarigione e di un buon percorso all'onorevole Conte .
Dicevo, quindi, che c'è un'eredità che pesa ancora sui conti pubblici, lo hanno detto i colleghi, non riprendo i numeri: il superbonus. Ora il Ministro Giorgetti non c'è, ma credo di poterlo chiedere al Vice Ministro Leo se si può immaginare nella prossima legge di bilancio uno stralcio. Visto che il MoVimento 5 Stelle dice che il superbonus non ha influito sui conti pubblici, io vorrei chiedere di estrapolare il conto del superbonus dai conti pubblici e metterlo sui conti correnti dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, se fosse possibile, visto che non c'è stato in realtà alcun peso per gli italiani derivante dal superbonus .
Ora, però, al netto dei numeri, c'è una certezza: chi parla della non incisività del superbonus sui conti pubblici confonde la data di notifica, cioè il momento in cui matura il diritto al beneficio, con la responsabilità politica della spesa. Il Governo Meloni non ha inventato il 110 per cento, non ha inventato la cessione del credito, non ha creato un meccanismo senza tetto. Questa è responsabilità unica del MoVimento 5 Stelle .
Credo anche che si debbano dare un paio di risposte proprio al collega del MoVimento 5 Stelle che è intervenuto prima, quando ha parlato, per esempio, dei mancati investimenti sulla scuola. Ecco, io vorrei ricordare che questo Governo ha portato a compimento quasi 52.000 stabilizzazioni e che, attraverso il PNRR, ha portato nelle scuole italiane inclusione per gli studenti stranieri, progetti specifici e innovazione, non quella dei banchi a rotelle, ma parliamo di un'innovazione vera . Ci siamo sicuramente preoccupati della scuola, probabilmente alcuni colleghi si sarebbero dovuti preoccupare di frequentarla .
Ora, al netto di questo, io ho fatto un esperimento in questi ultimi giorni e in queste ultime settimane. Ho messo in fila tutte le proposte che provengono dal Partito Democratico, dal MoVimento 5 Stelle e da AVS. Le ho messe tutte in fila. Sono partita dall'assegno unico, dal congedo parentale, dal blocco dell'età pensionabile, dalla e poi, accanto, ho messo anche tutti gli emendamenti presentati dai colleghi in questo ultimo anno di legislatura. Allora, i dati ci dicono che si parte da una spesa di 25 miliardi per arrivare a 60 miliardi. Poi, ho usato una di quelle dell'intelligenza artificiale, ho inserito tutti questi dati e ho chiesto: ma, secondo te, è sostenibile una spesa di 60 miliardi? L'intelligenza artificiale mi ha risposto. Prima è entrata nel , perché non riusciva a capire quale fosse il ragionamento dietro tutti questi emendamenti e dietro tutta questa spesa, e poi mi ha risposto: ma sei seria?
Ecco, il tema è questo. Io rivolgo la domanda ai colleghi: ma siete seri? Siete seri quando parlate di questa lista ? Neanche i nostri figli fanno delle letterine così a Babbo Natale. Sessanta miliardi di spesa! Perché le opposizioni fanno questo ragionamento? Perché per le opposizioni c'è un dato che non è rilevante e sono le coperture, come è successo per il superbonus e come succede per tutti gli elementi e le proposte di propaganda che riportano sui e nei comizi, che però non troveranno mai e non troverebbero mai coperture, se non nel debito, che è quello che probabilmente vi piace di più .
Noi, invece, abbiamo scelto un'altra strada. Abbiamo scelto la strada della serietà, abbiamo scelto la strada delle priorità. Questo documento va proprio in questa direzione: prudenza dei conti, sostegno all'economia reale e investimenti. Tutto questo noi lo abbiamo fatto con un unico obiettivo: quello di dare risposte all'Italia e agli italiani, senza sfasciare i conti pubblici, la cui tenuta è considerata motivo di serietà sui mercati internazionali, ma soprattutto di credibilità. Credibilità di un'Italia che, nonostante gli e nonostante le difficoltà energetiche che ha dovuto affrontare e che deve affrontare, ha mostrato di avere un'idea chiara su dove voler arrivare.
Per queste ragioni, Presidente, il nostro sarà un voto favorevole, perché questo Documento dice che l'Italia non torna indietro, non torna alla stagione dei senza copertura, non torna alla finanza pubblica usata come bancomat elettorale e non torna alla politica del pagheranno i nostri figli! L'Italia sceglie la strada della responsabilità, della crescita possibile e degli investimenti produttivi. Questa è la differenza tra chi ha governato, creando debito, e chi oggi governa, ricostruendo fiducia. È per questo che voteremo convintamente a favore !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie, Presidente. Noi di Futuro nazionale con Vannacci siamo contrari alla rigidità delle regole di von der Leyen, ma allo stesso tempo siamo distanti da quella politica che vorrebbe aumentare il debito pubblico con misure inefficaci anziché provvedimenti che rilancino il PIL.
Siamo consapevoli delle congiunture sfavorevoli, dalla crisi energetica all' instabilità geopolitica, ma proprio per questo ci saremmo aspettati in questo Documento di finanza pubblica qualche misura, qualche segnale maggiore volto a tutelare gli interessi nazionali, volto a rassicurare gli italiani che ogni giorno vedono l'aumento del costo dei prodotti alimentari e che subiscono un salasso alla pompa di benzina.
In un periodo in cui la Nazione e gli italiani soffrono le cause di una crisi energetica senza precedenti, noi di Futuro nazionale ci saremmo aspettati più coraggio, più destra: almeno un'azione in questo Documento! Ve ne dico una su tutte: evitare di dare ulteriori 13 miliardi di euro a Zelensky, perché nei prossimi anni noi non potremo investire più soldi per la scuola, per la sanità, per le pensioni. E diamo ancora soldi a Zelensky? Guardate, lo dico ai colleghi di centrodestra: ormai il finanziamento a Zelensky è diventato come il superbonus per il MoVimento 5 Stelle e temo che anche l'Ufficio parlamentare di bilancio nei prossimi giorni se ne accorgerà.
Futuro nazionale con Vannacci ve lo chiede ancora una volta: smettete di dare i soldi degli italiani a Zelensky. Prendete quei soldi, quelle risorse e usatele per i nostri cittadini, usateli per la Nazione, per l'Italia! Questo dovrebbe fare la destra: mettere prima gli italiani e dopo, ma molto dopo, tutto il resto del mondo!
Per questo motivo annuncio che ci asterremo su questo provvedimento .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Lucaselli, Comaroli, Pella e Romano n. 6-00249, accettata dal Governo. Rammento che, in caso di approvazione di tale risoluzione, ai sensi dell'articolo 118-, comma 2, del Regolamento risulteranno precluse le altre risoluzioni presentate
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sono così precluse le altre risoluzioni presentate.
Colleghi, un attimo, vi rammento che abbiamo un altro voto. Veloce, ma lo abbiamo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la dichiarazione di urgenza del disegno di legge n. 2865. Comunico che, a norma dell'articolo 69, comma 1, del Regolamento, è stata richiesta dal Governo la dichiarazione di urgenza per il disegno di legge n. 2865, recante proroga di termini per l'esercizio di deleghe legislative di competenza del Ministero dell'Interno, già approvata dal Senato.
Su questa richiesta, a norma dell'articolo 69, comma 2, del Regolamento, non essendo stata raggiunta in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo la maggioranza dei tre quarti dei componenti della Camera, l'Assemblea è chiamata a deliberare con votazione palese mediante procedimento elettronico con registrazione dei nomi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo a nome del gruppo del Partito Democratico per annunciare la nostra astensione su questa richiesta. Naturalmente, trattandosi di temi rilevanti, che riguardano i vigili del fuoco, vogliamo anche in questa occasione manifestare tutta la nostra vicinanza e il nostro sostegno al Corpo nazionale dei vigili del fuoco e, quindi, chiaramente non è nel merito, ma è chiaramente nel metodo il motivo della nostra astensione, perché ancora una volta siete in ritardo nell'esercitare una delega che vi siete fatti dare dal Parlamento e che non siete stati in grado di svolgere nei tempi dovuti.
In più, come aggravante, arrivate ancora una volta all'ultimo minuto, chiedendo di mettere l'urgenza della proroga. Questo solo per la vostra ormai conclamata incapacità di programmare i lavori del Governo e anche per la mancanza di rispetto che dimostrate verso il Parlamento e verso le deleghe, che vengono assegnate dal Parlamento al Governo. Ora, non solo in questi 4 anni avete dimostrato di non essere capaci di governare l'Italia, ogni giorno dimostrate di non riuscire più nemmeno a governare i lavori che dovrebbe fare il Governo.
L'urgenza, quella che vorremmo votare, la vera urgenza del Paese, che speriamo di poter tornare a votare presto, è quella di riuscire a mandarvi a casa !
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, con registrazione dei nomi, sulla dichiarazione d'urgenza del disegno di legge n. 2865, recante proroga di termini per l'esercizio di deleghe legislative di competenza del Ministero dell'Interno.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Il Presidente del Senato, con lettera pervenuta in data odierna, ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VII Commissione (Ambiente):
S. 1832 – “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32 recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni” (A.C 2910) –
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è altresì assegnato al Comitato per la legislazione di cui all'articolo 16- del Regolamento.
Poiché il suddetto disegno di legge è iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire da martedì 5 maggio 2026, ai sensi del comma 5 dell'articolo 96- del Regolamento, i termini di cui ai commi 3 e 4 del medesimo articolo sono conseguentemente adeguati. In particolare, il termine per la presentazione di questioni pregiudiziali riferite al disegno di legge è fissato alle ore 14 di sabato 2 maggio 2026.
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 29 aprile 2026, il deputato Roberto Traversi ha comunicato di aver lasciato il gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle, nonché di voler aderire al gruppo parlamentare Misto.
PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, la discussione generale della mozione Ruffino ed altri n. 1-00534, già prevista per lunedì 4 maggio, avrà luogo nella seduta di martedì 5 maggio alle ore 14.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. La gravità degli incidenti stradali legati alla fauna selvatica non è marginale, anche se rappresentano solo lo 0,2 del totale. Ma l'impatto sociale, sanitario ed economico è elevato. L'Alto Adige, per esempio, registra ogni anno circa mille incidenti legati agli ungulati, con picchi durante le migrazioni.
In risposta a questa emergenza, va segnalata l'iniziativa di San Lorenzo di Sebato con il primo “ponte verde” altoatesino, infrastruttura da oltre 6 milioni di euro che permetterà agli animali di attraversare in sicurezza, riducendo i rischi per automobilisti e fauna. Esperienze simili in Europa hanno dimostrato che Life Safe-Crossing funzionano e tutelano gli abitanti, sono sostenibili economicamente, perché bisogna compararli ai costi sociali degli incidenti.
Mi preme sottolineare quanto sia importante promuovere un piano nazionale per la realizzazione di questi ponti faunistici ed ecodotti, individuare, prioritariamente, le aree a maggior rischio, prevedendo risorse dedicate, anche europeo o ANAS, istituire un sistema nazionale di monitoraggio degli incidenti comprensivo dei sinistri senza feriti e adottare linee guida tecniche nazionali per standardizzare le migliori pratiche già sperimentate. La prevenzione strutturale non è un lusso, è una priorità perché serve a salvare vite umane e animali, proteggere le nostre comunità e ridurre soprattutto i costi sociali e ambientali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Solo per sollecitare una risposta all'interrogazione che ho presentato in data 28 gennaio, la n. 4-06883, che riguardava una questione che, in queste ore, sta diventando di bruciante attualità visto che verrà approvato il Piano casa.
Il Governo, attraverso la Presidenza del Consiglio, ha promosso un'iniziativa finalizzata ad attrarre investimenti in Italia, in particolare, rispetto al Piano casa, del fondo sovrano di Abu Dhabi, Mubadala, utilizzando lo strumento di Cassa depositi e prestiti. Da questo punto di vista, nell'interrogazione, chiedevamo una serie di chiarimenti rispetto a questioni di trasparenza nella scelta tecnica, apparentemente, della gestione dei fondi.
Colgo l'occasione, signor Presidente, perché lo esponga al Presidente Fontana, per dire che ormai sta diventando un'abitudine da parte del Governo quella di non rispondere alle interrogazioni. Nella riforma del Regolamento, abbiamo previsto forme sanzionatorie, che partiranno dalla prossima legislatura, però rivendico la prerogativa, soprattutto, ovviamente - e chiudo - per i componenti dell'opposizione. Le interrogazioni e, quindi, il sindacato ispettivo è uno dei pochi strumenti che ci rimane e, se a questo corrisponde il silenzio, ne viene meno anche il nostro ruolo.
Spesso, su altre interrogazioni che riguardavano anche questioni più particolari, ci sono poi le sollecitazioni del territorio a chiedere se c'è stata una risposta. Devo dire che è anche un po' umiliante dire che, a distanza di anni - ne ho alcune che da due anni aspettano una risposta -, il Governo si è semplicemente girato dall'altra parte .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Volevamo esprimere la nostra solidarietà al giornalista, direttore e conduttore di Sigfrido Ranucci, per quello che sta vivendo nelle ultime ore, per aver fatto la sua attività di giornalista. Qui sembra che la stampa libera, che raccontano e fanno emergere i fatti più inquietanti del nostro Paese, debba essere zittita.
Il tema non è cosa ha detto Ranucci su Nordio - poi lo verificheremo, perché molto spesso alcuni giornalisti sono stati smentiti per tentare di zittirli -, ma la vergognosa vicenda di un consigliera regionale del centrodestra che ha chiesto la grazia per due reati per i quali è stata condannata, tra cui il peculato - che è, come dire, abbastanza diffuso in alcuni ambienti come reato. Dopodiché, dopo che è scoppiato lo scandalo, grazie al giornalismo libero e di inchiesta, adesso il problema è il conduttore di Report.
Il problema è che quel personaggio non avrebbe dovuto chiedere e ottenere la grazia. Bisogna capire chi è stato responsabile di tutto ciò e se è stata raccontata la verità. Perché addirittura presentare carte false per avere la grazia, se fosse confermato, ci farebbe capire il livello di imbarbarimento a cui siamo arrivati .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente, perché, dal nostro punto di vista, si è superata una linea rossa, con questa sanzione richiesta per Sigfrido Ranucci.
Guardate, troviamo che sia veramente paradossale. Ci troviamo di fronte a un giornalista che ha detto chiaramente che aveva avuto informazioni che avrebbe verificato e che, secondo queste informazioni, il Ministro Nordio si era recato in Uruguay e che conosceva Cipriani. Queste sono cose che sono state confermate. Poi, il quando questo sia avvenuto, la relazione tra questo e il caso Minetti non li conosciamo e, se ci saranno, chiaramente saranno gravissime e ne dovrà rispondere all'opinione pubblica evidentemente Nordio - probabilmente anche la sua coscienza e magari finalmente si dimetterebbe, perché è una cosa che veramente ci imbarazza e imbarazza il nostro Paese. Tutta la vicenda Minetti imbarazza il nostro Paese.
Se Ranucci fa il suo mestiere, dovrebbe essere garantito. Mi pare che sia garantito anche dalla Costituzione di questo Paese ed è assurdo che la Rai se ne esca dicendo che Ranucci, nel caso Nordio volesse procedere a querela, si dovrebbe difendere da solo.
Stiamo passando il limite. Ripeto: stiamo passando il limite .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo perché due giorni fa, nella mia città, è morto un altro lavoratore. Dico “un altro” perché veramente quello a cui si assiste, purtroppo, in tema di morti sul lavoro è una strage quotidiana.
Non è possibile: la nostra Repubblica è basata sul lavoro, non sulla morte. È inammissibile che Pasquale Perna di soli 37 anni, uscito di casa per portare un contributo alla propria famiglia, non sia tornato più a casa. Lascia una famiglia, lascia gli amici, ma soprattutto lascia noi istituzioni veramente in imbarazzo su questo tema.
Presidente, noi dovremmo chiuderci qui e sconfiggere quello che è uno dei mali principali del nostro Paese, cioè le morti bianche. Nelle nostre zone si muore più della criminalità. Il lavoro uccide più della criminalità, è inaccettabile !
A Pasquale Perna e a tutte le morti sul lavoro va la nostra vicinanza e quella del MoVimento 5 Stelle e l'impegno di portare avanti questo tema sempre, in ogni istituzione e in ogni luogo .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
3.
S. 1832 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni (Approvato dal Senato). (C. 2910)















































