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Mercoledì 06 Maggio 2026 ore 15:00
AULA, Seduta 654 - Decreto commissari straordinari, votata la fiducia
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna la Camera ha votato, con 186 sì e 105 no, la fiducia posta dal Governo sul disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni (Approvato dal Senato) (C. 2910). I lavori sono proseguiti con l'esame degli ordini del giorno.
Alle ore 15 ha avuto luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, trasmesse in diretta televisiva, sui seguenti argomenti:
iniziative volte a rafforzare il ruolo degli Its academy, attraverso una equilibrata diffusione territoriale e l'allineamento ai fabbisogni dei comparti produttivi (Tassinari - FI-PPE); iniziative per promuovere la sostenibilità finanziaria del sistema Its academy nel medio-lungo termine (Lupi - NM(N-C-U-I)M-CP); intendimenti del Governo in materia di riforma della medicina generale e di potenziamento dell'assistenza sanitaria territoriale (Boschi - IV-C-RE); iniziative di competenza, anche in ambito europeo, per tutelare la filiera automobilistica nazionale a fronte della recente decisione dell'Amministrazione statunitense di aumentare i dazi sulle esportazioni di autovetture e camion (Appendino - M5S); iniziative urgenti in relazione alla crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino (Frosinone) (Peluffo - PD-IDP); iniziative normative volte a ristabilire, a livello territoriale, condizioni di equilibrio tariffario nel mercato delle assicurazioni, con particolare riferimento all’introduzione di un premio medio nazionale (Borrelli - AVS); iniziative per una politica industriale volta alla ristrutturazione dei comparti produttivi e alla promozione delle competenze e degli investimenti in ricerca (Richetti - AZ-PER-RE); iniziative a favore delle aziende specializzate nei semilavorati dell'acciaio in relazione agli effetti distorsivi della concorrenza globale (Giaccone - LEGA); elementi in merito allo stato delle trattative di acquisizione di Acciaierie d'Italia, con particolare riferimento alle notizie di stampa relative all'interessamento del gruppo Arvedi e al futuro dei lavoratori dell'azienda (Pastorino - MISTO-+EUROPA); risultati delle esportazioni italiane nel 2025 e iniziative di competenza per rafforzare ulteriormente l’attrattività del sistema produttivo italiano e sostenere le imprese italiane sui mercati esteri (Bignami - FDI).
Per il Governo sono intervenuti: il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara; il Ministro della Salute, Orazio Schillaci; il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso.
Al termine la Camera ha ricordato il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli. E’ seguito un dibattito cui è intervenuto un deputato per gruppo.
Alle ore 15 ha avuto luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, trasmesse in diretta televisiva, sui seguenti argomenti:
iniziative volte a rafforzare il ruolo degli Its academy, attraverso una equilibrata diffusione territoriale e l'allineamento ai fabbisogni dei comparti produttivi (Tassinari - FI-PPE); iniziative per promuovere la sostenibilità finanziaria del sistema Its academy nel medio-lungo termine (Lupi - NM(N-C-U-I)M-CP); intendimenti del Governo in materia di riforma della medicina generale e di potenziamento dell'assistenza sanitaria territoriale (Boschi - IV-C-RE); iniziative di competenza, anche in ambito europeo, per tutelare la filiera automobilistica nazionale a fronte della recente decisione dell'Amministrazione statunitense di aumentare i dazi sulle esportazioni di autovetture e camion (Appendino - M5S); iniziative urgenti in relazione alla crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino (Frosinone) (Peluffo - PD-IDP); iniziative normative volte a ristabilire, a livello territoriale, condizioni di equilibrio tariffario nel mercato delle assicurazioni, con particolare riferimento all’introduzione di un premio medio nazionale (Borrelli - AVS); iniziative per una politica industriale volta alla ristrutturazione dei comparti produttivi e alla promozione delle competenze e degli investimenti in ricerca (Richetti - AZ-PER-RE); iniziative a favore delle aziende specializzate nei semilavorati dell'acciaio in relazione agli effetti distorsivi della concorrenza globale (Giaccone - LEGA); elementi in merito allo stato delle trattative di acquisizione di Acciaierie d'Italia, con particolare riferimento alle notizie di stampa relative all'interessamento del gruppo Arvedi e al futuro dei lavoratori dell'azienda (Pastorino - MISTO-+EUROPA); risultati delle esportazioni italiane nel 2025 e iniziative di competenza per rafforzare ulteriormente l’attrattività del sistema produttivo italiano e sostenere le imprese italiane sui mercati esteri (Bignami - FDI).
Per il Governo sono intervenuti: il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara; il Ministro della Salute, Orazio Schillaci; il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso.
Al termine la Camera ha ricordato il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli. E’ seguito un dibattito cui è intervenuto un deputato per gruppo.
XIX LEGISLATURA
654^ SEDUTA PUBBLICA
Mercoledì 6 maggio 2026 - Ore 15
1. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (vedi allegato).
(ore 16,45)
2. Seguito della discussione del disegno di legge:
S. 1832 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni (Approvato dal Senato). (C. 2910)
Relatore: MILANI.
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- Lettura Verbale
- Interrogazioni a risposta immediata (Svolgimento)
- Iniziative volte a rafforzare il ruolo degli ITS Academy, attraverso una equilibrata diffusione territoriale e l'allineamento ai fabbisogni dei comparti produttivi - n. 3-02652
- Iniziative per promuovere la sostenibilità finanziaria del sistema ITS Academy nel medio-lungo termine - n. 3-02653
- Intendimenti del Governo in materia di riforma della medicina generale e di potenziamento dell'assistenza sanitaria territoriale - n. 3-02654
- Iniziative di competenza, anche in ambito europeo, per tutelare la filiera automobilistica nazionale a fronte della recente decisione dell'Amministrazione statunitense di aumentare i dazi sulle esportazioni di autovetture e camion - n. 3-02655
- Iniziative urgenti in relazione alla crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino (Frosinone) - n. 3-02656
- Iniziative normative volte a ristabilire, a livello territoriale, condizioni di equilibrio tariffario nel mercato delle assicurazioni, con particolare riferimento all'introduzione di un premio medio nazionale - n. 3-02657
- Iniziative per una politica industriale volta alla ristrutturazione dei comparti produttivi e alla promozione delle competenze e degli investimenti in ricerca - n. 3-02658
- Iniziative a favore delle aziende specializzate nei semilavorati dell'acciaio in relazione agli effetti distorsivi della concorrenza globale - n. 3-02659
- Elementi in merito allo stato delle trattative di acquisizione di Acciaierie d'Italia, con particolare riferimento alle notizie di stampa relative all'interessamento del gruppo Arvedi e al futuro dei lavoratori dell'azienda - n. 3-02660
- Risultati delle esportazioni italiane nel 2025 e iniziative di competenza per rafforzare ulteriormente l'attrattività del sistema produttivo italiano e sostenere le imprese italiane sui mercati esteri - n. 3-02661
- La seduta, sospesa alle 16,10, è ripresa alle 16,25.
- Missioni (Alla ripresa pomeridiana)
- Modifiche nella composizione di gruppi parlamentari
- Modifica nella composizione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori
- Nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli-Venezia Giulia
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputato CUPERLO Gianni (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato LOPERFIDO Emanuele (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato PANIZZUT Massimiliano (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato CATTANEO Alessandro (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato CAFIERO DE RAHO Federico (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato ROSATO Ettore (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputata ZANELLA Luana (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato LUPI Maurizio (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato DEL BARBA Mauro (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato MANES Franco (MISTO)
- Deputato DELLA VEDOVA Benedetto (MISTO)
- Disegno di legge: S. 1832 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni (Approvato dal Senato) (A.C. 2910) (Seguito della discussione)
- Preavviso di Votazioni Elettroniche
- Si riprende la discussione
- S. 1832 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni (Approvato dal Senato).(C. 2910)
- Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2910
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputata CAVO Ilaria (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputata ZANELLA Luana (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata PASTORELLA Giulia (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputata MORFINO Daniela (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata PATRIARCA Annarita (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputata MONTEMAGNI Elisa (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato CURTI Augusto (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato MILANI Massimo (FRATELLI D'ITALIA)
- Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2910
- S. 1832 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni (Approvato dal Senato).(C. 2910)
- La seduta, sospesa alle 18,21, è ripresa alle 18,30.
- Si riprende la discussione
- Sull'ordine dei lavori
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputato CAFIERO DE RAHO Federico (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato BORRELLI Francesco Emilio (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato GIANASSI Federico (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato PITTALIS Pietro (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato PELLEGRINI Marco (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato GRIMALDI Marco (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata GHIO Valentina (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato MARATTIN Luigi (MISTO)
- Deputato DE MARIA Andrea (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato CAFIERO DE RAHO Federico (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Si riprende la discussione
- La seduta, sospesa alle 20,05, è ripresa alle 20,15.
- Missioni
- Si riprende la discussione
- S. 1832 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni (Approvato dal Senato).(C. 2910)
- Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- Esame ordini del giorno - A.C. 2910
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2910
- S. 1832 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni (Approvato dal Senato).(C. 2910)
- Sui lavori dell'Assemblea
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FABRIZIO CECCHETTI, legge il processo verbale della seduta del 27 aprile 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono ulteriori osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Istruzione e del merito, il Ministro della Salute e il Ministro delle Imprese e del .
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. La deputata Tassinari ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02652 .
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro Valditara, il sistema degli Istituti tecnologici superiori, i cosiddetti ITS Academy, rappresenta una delle esperienze più avanzate e qualificanti nel panorama dell'istruzione terziaria professionalizzante, capace di coniugare formazione e fabbisogno del tessuto produttivo. Il rafforzamento degli ITS ha costituito, in passato, una proposta politica sostenuta con convinzione anche da Forza Italia, che è sfociata nell'approvazione della legge n. 99 del 2022, che ha rafforzato questo sistema.
Le ingenti risorse stanziate, anche nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, hanno avviato una fase di forte espansione del sistema, che purtroppo, però, evidenzia delle criticità, soprattutto nella disomogenea distribuzione territoriale offerta, e la necessità, quindi, di rafforzarne il radicamento. Per questo motivo chiedo di sapere quali ulteriori iniziative il Ministero intenda adottare per una più qualificata diffusione territoriale del sistema e, soprattutto, per stabilizzare le risorse, che non devono essere solo temporanee, ma strutturali.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA,. Signor Presidente, gentili onorevoli, i dati dell'anagrafe del Ministero testimoniano il pieno superamento degli obiettivi PNRR fissati per gli ITS. Gli iscritti sono già passati dai circa 11.000 del 2020 ai 40.854 attuali, a fronte di un di 22.000.
Anche gli iscritti al primo anno, 17.135 nel 2023-2024, sono diventati 20.484 nel 2024-2025 e 21.326 nel 2025-2026: confermano, quindi, un generalizzato andamento di crescita costante e strutturale.
Grazie al PNRR, sono stati attivati 1.422 percorsi formativi e 18.491 attività di orientamento, con il coinvolgimento di oltre 126.000 studenti; sono state erogate 4.470 borse di studio e sono stati realizzati 1.662 laboratori. La riforma dell'istruzione tecnica e professionale, detta del “4+2”, che si propone di rafforzare, in modo strutturale, il raccordo tra istruzione, formazione e lavoro, ha incentivato l'istituzione di della filiera tecnologico-professionale, intesi come reti integrate tra istituti tecnici, istituti professionali, ITS, ITS Academy, appunto, e centri di formazione professionale regionale.
Tutto finalizzato alla creazione di sistemi di eccellenza coerenti con le esigenze di sviluppo del tessuto produttivo del territorio. All'interno dei , ovviamente, ci saranno anche le aziende. Per la realizzazione di questi sono stati stanziati dal Ministero 35 milioni di euro, che si aggiungono ai 124 milioni per potenziare i laboratori delle scuole e ad ulteriori 210 milioni, individuati nell'ambito del Programma nazionale 2021-2027. Il “4+2”, la riforma dell'istruzione tecnico-professionale, è destinato ad incrementare ulteriormente le iscrizioni agli ITS.
E devo dare anche una notizia importante, che è già uscita nelle settimane scorse: in alcune regioni d'Italia, in particolare Calabria, Campania e altre regioni del Mezzogiorno, abbiamo avuto un vero e proprio di iscrizioni, che, fra l'altro, fa ben sperare anche per quanto riguarda l'incremento ulteriore delle iscrizioni agli ITS nei prossimi anni, stante la filiera, cioè stante il collegamento strutturale e funzionale fra il percorso del “4” e il biennio degli ITS.
Prevediamo entro un quinquennio, se le iscrizioni dovessero procedere di questo passo, di arrivare a un complesso di iscrizioni al sistema del quadriennio, del “4+2”, di circa 100.000 unità. Quindi uno straordinario successo di un sistema destinato a offrire opportunità occupazionali importanti ai nostri giovani e anche una forte competitività al tessuto produttivo.
PRESIDENTE. La deputata Tassinari ha facoltà di replicare.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. La ringrazio, Ministro, per la risposta fornita, perché veramente i dati sono importantissimi e confortanti, e manifestano un impegno importante. Questo sistema degli ITS Academy, che è per noi di Forza Italia una scelta contingente e non è neanche successiva al PNRR, per noi è una visione, che Forza Italia sostiene da anni, che ha trovato un passaggio decisivo nella legge n. 99 del 2022. Noi abbiamo sempre creduto che fra la formazione secondaria e quella universitaria esistesse uno spazio da colmare; uno spazio fondamentale, troppo a lungo trascurato, che oggi gli ITS Academy stanno finalmente occupando.
È proprio in questo segmento che si gioca una partita decisiva per il Paese, perché qui si costruiscono competenze tecniche avanzate, qui si forma una figura di tecnico specializzato che le imprese cercano e troppo spesso non trovano. È allora evidente che gli ITS non sono solo un'opportunità per i giovani, che trovano percorsi formativi concreti e immediatamente spendibili nel mondo del lavoro: sono anche una straordinaria leva di sviluppo per le imprese e per l'intero sistema produttivo nazionale.
Colgo anche con tanto favore i dati sullo sviluppo del Mezzogiorno, perché in queste aree, che sono più fragili, è assolutamente importante dare una risposta concreta e decisiva. Quindi, su questo punto, credo che serva uno sforzo ulteriore e mirato, perché senza un investimento deciso il rischio è quello di ampliare, anziché ridurre, i divari territoriali. Sono certa che seguiranno in seguito anche altri atti concreti: una strategia chiara di sviluppo; risorse stabili, anche oltre il PNRR; un forte raccordo con le filiere produttive locali, per potenziare ulteriormente il sistema degli ITS Academy e renderli, a pieno titolo, uno dei pilastri del nostro sistema educativo e uno strumento strutturale di crescita, innovazione e occupazione .
PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02653 di cui è cofirmataria.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, anche a Noi Moderati sta molto a cuore il tema ITS Academy, ritenuto un sistema che dà risposte più concrete ed efficaci alla domanda di competenze tecniche avanzata dalle nostre imprese.
Alcuni dati li ha già forniti, li voglio ribadire: 1,5 miliardi di PNRR - tutto il nostro sistema, il nostro Stato ci ha creduto e ci crede -, la riforma del 2022, 40.000 iscritti, che vuol dire aver quadruplicato, rispetto al 2022, gli iscritti.
Il fabbisogno che il sistema ITS sostiene di avere per proseguire con questi corsi che sono stati implementati è di 330 milioni annui. Sono stati stanziati, per il triennio 2026-2028, 265 milioni, quindi esiste un rispetto alle esigenze.
Le chiediamo quali misure intenda adottare, soprattutto sul piano finanziario, per garantire la sostenibilità e lo sviluppo di questo sistema nel medio e lungo termine e perché le risorse siano strutturali quando, ovviamente, andranno a terminare quelle del PNRR.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA,. Signor Presidente, gentili onorevoli, ho già illustrato, come è stato appena ricordato, i dati oggettivi, che confermano il ruolo strategico degli ITS, rispondendo alla precedente interrogazione. Gli ITS sono diventati un laboratorio di innovazione didattica particolarmente importante. La rete degli ITS vede una prevalenza di collaborazioni con imprese e associazioni di imprese che, insieme, coprono oltre la metà del partenariato, precisamente il 52,1 per cento dei degli ITS Academy.
Per quanto concerne la didattica, inoltre, il 72 per cento dei docenti proviene dal mondo delle imprese e delle professioni. Il successo di tale impostazione è confermato anche da dati reali e incontrovertibili, con una percentuale di occupati che continua ad attestarsi al di sopra dell'80 per cento.
Le proiezioni future mostrano che l'attuale numero di oltre 40.000 iscritti è destinato ad incrementare proprio grazie alla spinta della riforma del “4+2”. In questo quadro, che registra l'innegabile successo di questa offerta formativa, il Ministero sta già provvedendo ad assicurare la stabilità e continuità al sistema degli ITS: così, oltre ai 136 milioni che sono destinati per rafforzare la riforma della filiera tecnologico-professionale, promuovendo il potenziamento di percorsi formativi e dell'orientamento degli ITS Academy, l'ultima legge di bilancio, come è stato ricordato, ha previsto uno specifico stanziamento di 265 milioni di euro per il triennio 2026-2028. A tali fondi si aggiungerà la quota di finanziamento che ciascuna regione, terminato il PNRR, dovrà assicurare, ai sensi della legge n. 99 del 2022.
Inoltre, per supportare il raggiungimento degli obiettivi per lo sviluppo del sistema ITS Academy, ricordo che da ultimo, con un recente intervento normativo promosso dal Ministero, è stato previsto che gli ITS Academy possano avvalersi di risorse derivanti dalla concessione in uso temporaneo dei propri laboratori al di fuori dell'orario riservato alla didattica, garantendo, quindi, un'ulteriore fonte di finanziamento a favore del sistema. È necessario, tuttavia, che nella prossima legge di bilancio si continui quel percorso di incremento del finanziamento statale a beneficio del sistema degli ITS e, da questo punto di vista, c'è il nostro impegno in questa direzione.
PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di replicare.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro, mi ritengo soddisfatta della risposta, e non soltanto per quanto riguarda i numeri che sono stati riportati, che dimostrano quanto il sistema ITS stia funzionando e sia in crescita, con i 40.000 iscritti, che risultano essere il quadruplo rispetto al 2022, ma anche con la proiezione rispetto alla riforma del “4+2”, che porta ad aumentarli. E qui vengo alla parte più rilevante di questa risposta, che è l'impegno sul futuro, quindi a trovare risorse aggiuntive, dalla prossima legge finanziaria, per assecondare questo di crescita, che è positivo per numero di studenti e per numero di percorsi, che però, poi, avrà necessità di finanziamenti perché vengano sostenuti e proseguano percorsi e numeri. E sono numeri di rilievo: non ho citato prima - lo voglio fare adesso - la percentuale assunzionale, una volta che gli studenti escono e si diplomano, che è del 90 per cento. Nel ritenere importante questo impegno, voglio ricordare che monitoreremo perché le risorse ci siano e siano aumentate, condividendo anche il meccanismo aggiuntivo che è stato dato, ovvero la possibilità di mettere a frutto i laboratori nelle ore non di lezione; quindi tutte tematiche assolutamente importanti.
Teniamo presente quello che è il dato di fondo: Unioncamere stima esigenze da 80.000 a 120.000 diplomati ITS all'anno. Quindi è un sistema di rilievo - ne abbiamo 40.000 complessivamente iscritti - ed è evidente che dobbiamo continuare a sostenerlo, aumentando il più possibile percorsi e laboratori, per andare sempre più a rispondere alle esigenze che arrivano dal mondo imprenditoriale, sapendo che questi percorsi sono una risposta precisa, tecnica, molto specialistica, che sicuramente va incontro alle esigenze delle imprese.
Quindi grazie, Ministro, per l'impegno che si è assunto. Ovviamente è una tematica che, come Noi Moderati, continueremo a seguire e sostenere perché riteniamo che gli ITS siano un pilastro della nostra formazione e che, quindi, meritino attenzione tanto quanto l'università e la scuola.
PRESIDENTE. Il deputato Del Barba ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02654 di cui è cofirmatario.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Buongiorno Ministro, con il di oggi le sottoponiamo alcuni elementi di riflessione per quanto riguarda un tema che a noi sta molto a cuore, quello della sanità di territorio, delle case di comunità. Ci riferiamo, chiaramente, alla bozza di decreto che in questi giorni viene sottoposta all'opinione pubblica. Ci preoccupa soprattutto il fatto che, dopo quattro anni, si voglia operare con una mancanza di confronto. Capiamo bene che questo, probabilmente, è dovuto anche al ritardo con cui voi state attuando la Missione 6, che in fondo si tratta di tirare dritto per coprire questi ritardi, ma le diciamo: non ci sono solo gli immobili, c'è una sanità di territorio che è dove comincia la cura, dove si porta avanti la prevenzione, che richiede attenzione alle persone. Non vogliamo che si getti il bambino con l'acqua sporca.
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti. In via preliminare, volevo evidenziare che, come già riferito nell'ultima seduta di interrogazioni a risposta immediata del Senato della Repubblica, è attualmente in corso un confronto con le regioni per garantire la tempestiva e piena operatività delle case di comunità, in attuazione del PNRR.
Vorrei partire da quello che vediamo ogni giorno, non da quello che vorremmo vedere: i pronto soccorso sono spesso intasati da codici bianchi e verdi, persone che potrebbero e dovrebbero essere seguite altrove, ma che, spesso, non sanno dove andare. Non è colpa dei cittadini, non è colpa dei medici di famiglia; è il risultato di un mondo che è cambiato: le persone si informano di più, si preoccupano di più, cercano risposte più rapidamente e il sistema non tiene il passo. Nel frattempo, i medici di famiglia sono sempre meno, la professione ha perso attrattività negli anni: carichi burocratici, isolamento professionale, mancanza di prospettiva di carriera. I giovani medici guardano altrove e chi rimane regge, spesso in maniera eroica, un modello non più adeguato alla domanda di salute del nostro tempo.
La riforma parte da qui. Non viene smantellata la figura del medico di famiglia, stiamo finalmente liberando tutto il suo potenziale. Il medico di medicina generale è e deve tornare ad essere il garante della salute dei cittadini, non solo il gestore di malattie acute: il medico di famiglia è il presidio della prevenzione, dell'educazione agli stili di vita, della cronicità gestita sul territorio prima che diventi emergenza. Per farlo ha bisogno di una squadra, di strumenti digitali, di un contesto organizzativo che sostenga il suo lavoro.
Le case di comunità e la telemedicina non sono un'idea astratta, sono la risposta concreta a un medico oggi solo davanti a una domanda di salute sempre più complessa. Dobbiamo passare da una sanità che gestisce la malattia a una sanità che costruisce la salute con il cittadino come informato, non come utente passivo.
Si dice che non ci sia stata interlocuzione: il confronto con le regioni è in corso da inizio legislatura; è stato costruttivo, operativo. La proposta finale non sarà calata dall'alto, sarà il frutto di un lavoro condiviso con i soggetti attuatori che quelle strutture le devono realizzare e gestire: con le organizzazioni di categoria il confronto, come in passato, ci sarà.
Sul PNRR, le sono rispettate. Il monitoraggio costante del Ministero della Salute, insieme alla Presidenza del Consiglio, non evidenzia rischi sul raggiungimento del . Ma è proprio la piena attuazione della Missione 6 che creerà quei punti di riferimento territoriali, che oggi spesso mancano, per la cronicità, per la prevenzione e per la salute quotidiana. Le case di comunità non saranno edifici da inaugurare con nastri da tagliare, saranno il luogo fisico dove la riforma prende corpo e il personale che le farà funzionare è al centro dei disegni di legge n. 2700 e n. 1825, che ridisegnano formazione, attrattività e percorsi di carriera delle professioni sanitarie.
Sul dato Istat presente nell'interrogazione - i 5,8 milioni di italiani che, nel 2024, hanno rinunciato alle cure - non mi nascondo: come Ministro, come medico, quel numero pesa. Proprio per questo, da subito abbiamo evitato provvedimenti-tampone, promesse vacue. Rendere più efficiente il Servizio sanitario nazionale, che è riconosciuto universalmente tra i migliori al mondo - e i 23.500 centenari italiani ne sono la prova più eloquente -, richiede scelte serie. La Piattaforma nazionale delle liste di attesa ha acquisito oltre 65 milioni di prenotazioni.
I dati del 2025 e del primo trimestre del 2026 mostrano miglioramenti in tutte le classi di priorità. La domanda vera non è se riformare, è se farlo con coraggio o con demagogia; noi abbiamo scelto la prima strada e non cambieremo.
PRESIDENTE. Il deputato Del Barba ha facoltà di replicare.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie. Intanto, grazie Ministro per questa risposta che ho trovato sincera e trasparente. Ho anche apprezzato il cambio di linguaggio rispetto alla categoria dei medici di base relativamente ad alcune affermazioni che li vedeva come una corporazione che resisteva al cambiamento. Si figuri, poi, se da questi banchi trova contrarietà alle riforme, noi che abbiamo fatto delle riforme la cifra del periodo in cui siamo stati al Governo. La nostra non è affatto una contrarietà alla riforma. È chiaro che ce n'è bisogno ed è chiaro che il settore dei medici di famiglia è un settore in forte crisi ed è lì da leggere. Quello che non sarebbe stato giusto - e con l'occasione di oggi glielo ribadiamo - sarebbe stato criminalizzare una categoria che invece, come ha detto, non è responsabile della situazione a cui ci troviamo dinanzi.
Allora, altri suggerimenti, vista questa nuova disponibilità all'ascolto. Prima di tutto, una certa differenza tra le città e le aree interne. Io vengo da un'area interna e anche la medicina di territorio, in qualche modo, va differenziata. Non significa contrarietà alle case di comunità, ma lì sicuramente l'esperienza dei medici di base si è mantenuta un presidio fondamentale, anche per la fiducia del paziente, e di orientamento verso una sanità più completa. Credo che questo modello debba, comunque, trovare una sua specificità.
Dopodiché è chiaro che le case vanno costruite, ma c'è il problema di chi ci deve andare a lavorare e su questo crediamo che non abbiate fatto abbastanza, anzi avete fatto i pasticci con la questione del numero chiuso. Non solo i medici ma anche gli infermieri sono figure professionali che, in questo Paese, sono decisamente sacrificate. Ci vantiamo di avere la migliore sanità del mondo, ma stiamo perdendo professionalità. Allora, i numeri del PNRR, in realtà, non sono così lusinghieri. Quello che le chiedo, allora, è di continuare questa riforma con un atteggiamento di maggior ascolto verso la figura del medico di base che per i cittadini rimane un riferimento imprescindibile.
PRESIDENTE. La deputata Pavanelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Appendino ed altri n. 3-02655 di cui è cofirmataria.
EMMA PAVANELLI(M5S). Ministro, la decisione degli Stati Uniti di imporre dazi al 25 per cento sulle esportazioni europee di autoveicoli è un atto politico industriale aggressivo che colpisce al cuore uno dei pilastri del sistema produttivo italiano ed europeo. Parliamo di una filiera già in sofferenza, con cali dei volumi, margini compressi e costi energetici ad oggi insostenibili. L'inasprimento tariffario rischia di essere un colpo letale per migliaia di piccole e medie imprese che rappresentano l'ossatura della nostra manifattura. Mentre tutto questo accade, il Governo continua a rivendicare una presunta centralità industriale, senza proporre alcun piano. Pertanto, chiedo quali iniziative concrete intendete assumere, anche in sede europea, per contrastare questa commerciale e per difendere realmente la filiera industriale italiana.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Come è noto, ieri il Commissario europeo Sefcovic ha incontrato il rappresentante americano per il commercio per evitare un nuovo aumento dei dazi e confermare il valore dell'accordo già raggiunto, che per noi resta assolutamente valido, proporzionato e responsabile. Le recenti dichiarazioni del Presidente Trump, del 30 aprile scorso, sull'aumento dei dazi al 25 per cento su auto e camion provenienti dall'Unione europea, prefigurano, infatti, un possibile inasprimento delle tensioni commerciali transatlantiche che il Governo segue con la massima attenzione, condividendo e supportando l'azione della Commissione titolata a rappresentarci. Le minacce dei nuovi dazi non risultano, allo stato, formalizzate tramite atti esecutivi e, anche per questo, manteniamo un approccio prudente e coordinato in sede europea, perché una risposta isolata rischierebbe di alimentare un ciclo di ritorsioni dannoso per l'intera filiera.
Stiamo, inoltre, insistendo, in sede europea, affinché la Commissione agisca anche sul piano interno, per eliminare i cosiddetti dazi interni che penalizzano il sistema produttivo europeo anche nella competizione globale. Chiediamo che sia anticipata l'entrata in vigore dell', prevista per il 2028, troppo tardi. Chiediamo che sia rafforzato il principio del , che è stato introdotto su nostra richiesta e ribadiamo la necessità di estendere il principio della neutralità tecnologica nella revisione del regolamento CO2 che abbiamo ottenuto su nostra richiesta, così da tutelare la competitività della filiera industriale europea.
Per quanto riguarda l', l'attuazione del nuovo Piano Italia, dopo il cambio ai vertici di Stellantis e l'uscita di Carlos Tavares, prosegue. Negli ultimi quattro mesi, la produzione italiana è tornata a crescere e si è consolidato il rapporto con la componentistica a cui sono stati assicurati, grazie al Piano, 7 miliardi di contratti nel 2025. È proprio, infatti, la componentistica il segmento che rischierebbe di risentire di eventuali ulteriori misure daziarie americane che vogliamo scongiurare, anche perché molte imprese della componentistica producono per case automobilistiche tedesche che sarebbero direttamente colpite dai dazi. Riteniamo, invece, più contenute le conseguenze per le auto esportate direttamente dall'Italia nel segmento di lusso come Ferrari e Maserati che, peraltro, in questi mesi, hanno registrato un significativo aumento produttivo.
Colgo, infine, l'occasione per dire che, nel 2025, l' italiano negli Stati Uniti, malgrado i dazi, è cresciuto del 7,2 per cento e continua a crescere a febbraio e a marzo di quest'anno. Siamo il Paese che ha avuto la migliore di crescita negli Stati Uniti malgrado i dazi.
PRESIDENTE. La deputata Appendino ha facoltà di replicare.
CHIARA APPENDINO(M5S). Ministro, io lo confesso: non ho più parole per descrivere la sua incapacità e inettitudine. Guardi, io non so se si rende conto - mi sembra di no -, ma siamo in una piena guerra commerciale e lei, anziché costruire uno scudo per le nostre imprese, fa di peggio, perché lei sta smantellando, pezzo per pezzo, le poche difese che abbiamo. Guardi, le faccio tre esempi, così magari si toglie quel ghigno. In primo luogo, avevate promesso 25 miliardi di scudo per le aziende che erano colpite dai dazi, avete messo zero. In secondo luogo, sono giorni che dice: abbiamo messo un miliardo sull'.
Ministro, erano quattro, ne avete tagliati tre, ne avete lasciato uno, questo è uno scippo che avete fatto sulla pelle dei lavoratori e delle filiere che fanno parte del settore . Poi, il sabotaggio di Transizione 5.0. Avete reso uno strumento, che doveva essere utile, un modo per ammazzare le piccole e medie imprese.
Tornando sui dazi, Ministro, quando smetterà di agire come se fosse a libro paga di Trump e quando inizierà a salvaguardare gli interessi degli italiani? Cambi registro, cambi registro e porgere la guancia non serve. Lei viene qui a dirci che quell'accordo è un accordo responsabile e positivo? Prenda un volo, vada a Bruxelles e provi a stracciarlo quell'accordo. Faccia attivare le clausole di salvaguardia. Guardi, non lo deve a noi, lo deve alla dignità degli imprenditori che su quell'accordo non ci dormono la notte. Chiudo, Presidente. Guardi, in una guerra commerciale a noi servirebbe un generale, invece abbiamo lei. L'Italia si ritrova lei, una zavorra. Allora, non peggiori la situazione e almeno questa zavorra ce la tolga dai piedi, per cortesia .
PRESIDENTE. Il deputato Casu ha facoltà di illustrare l'interrogazione Peluffo ed altri n. 3-02656 di cui è cofirmatario.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro Urso, ci rivolgiamo oggi a lei perché in queste settimane e in questi mesi le abbiamo tentate tutte per chiedere al Governo Meloni di aprire gli occhi su quello che sta succedendo nello stabilimento Stellantis di Cassino, uno dei principali poli industriali, non solo del Lazio, ma uno dei principali poli industriali italiani: produzione al minimo, futuro incerto.
Nel 2025: 100 giorni di lavoro; nei primi due mesi di quest'anno si è fermato a 12.
Lo stabilimento non è solo in crisi, sta praticamente morendo. Non è un problema solo del basso Lazio, è un problema che riguarda il Governo, che riguarda lei, che riguarda Giorgia Meloni.
È per questo che, al fianco di sindacati, delle amministrazioni locali, di tutte le lavoratrici e i lavoratori di tutto il territorio, siamo entrati, come Partito Democratico, in mobilitazione permanente. Abbiamo trasformato questa vertenza in una grande battaglia nazionale. Oggi chiediamo a lei risposte chiare sul piano industriale, sulla tutela del lavoro, sulla costruzione di un modello di sviluppo per il comparto , per Cassino…
PRESIDENTE. Concluda.
ANDREA CASU(PD-IDP). …per la Menarini ferma, ad Avellino, per tutte le ferite aperte nel Paese che state continuando a fare finta di non vedere. Noi continueremo a mobilitarci al fianco della nostra segretaria Elly Schlein…
PRESIDENTE. La ringrazio.
ANDREA CASU(PD-IDP). … ogni singolo giorno, fuori da quest'Aula, alle famiglie coinvolte, al territorio e all'indotto non possiamo dire che devono aspettare la nostra vittoria alle prossime elezioni politiche e regionali per avere certezze…
PRESIDENTE. Ha esaurito il suo tempo.
ANDREA CASU(PD-IDP). …sul proprio presente, sul proprio futuro. Serve una risposta del Governo adesso, serve una risposta subito .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. Lo stabilimento di Cassino sconta più di tutti i costi degli errori sulla transizione, che ha portato poi alla sostituzione di Tavares e al cambio radicale di strategia di Stellantis, che si è poi realizzato con il Piano Italia. Rappresenta quindi la maggiore criticità, come ben sanno i sindacati, anche in merito all'impatto sull'indotto e, quindi, sull'occupazione. Anche nella giornata di ieri abbiamo avuto un confronto con l'azienda, in preparazione dell'incontro che avrò la prossima settimana col governatore Rocca e poi del tavolo che convocherò nelle prossime settimane. Riteniamo che in quella sede potremo dare una prospettiva certa anche a questo stabilimento, sia con riferimento alla continuità produttiva dei due modelli Alfa Romeo Giulia e Stelvio e del nuovo Maserati Grecale, sia ai possibili investimenti produttivi con internazionali che il gruppo intende realizzare in alcuni stabilimenti europei per garantirne livelli produttivi e occupazionali.
Peraltro, nel complesso, gli impegni assunti con il Piano Italia nel dicembre 2024 con la nuova finalmente italiana, sono stati confermati. L'Italia è tornata centrale. Nessuno stabilimento è stato chiuso, come invece è accaduto in altri Paesi europei e ciascuno ha visto una ripresa produttiva. Per ciò che riguarda la produzione, già a fine 2025, si era registrato un più 25 per cento rispetto allo stesso mese del 2024. Nel primo trimestre di quest'anno, la ripresa si è consolidata con un più 9,4 per cento di produzione. Per ciò che riguarda le vendite, il dato consolidato dell'immatricolazione ci dice che sono cresciute di quasi il 20 per cento. Per ciò che attiene alla quota di mercato Stellantis, oggi si attesta al 32,5 per cento, in crescita di quasi il 2 per cento, trainato proprio dai marchi Fiat. La crescita in questi trimestri è più evidente a Mirafiori: più 70,2 per cento; a Modena, ma il confronto era drammatico con l'anno precedente, più 648,1 per cento; a Melfi più 89,5 per cento; a Pomigliano più 1,4 per cento.
Si è inoltre garantita la continuità produttiva a Termoli su motori, cambi e trasmissioni, mentre siamo impegnati, assieme alla regione Abruzzo, per consolidare Atessa come europeo dei veicoli commerciali di Stellantis. Su questo fronte è necessario che, nell'iter di approvazione del nuovo pacchetto dell'Unione europea, sia inclusa la revisione degli standard CO2 anche per i veicoli commerciali. Su questo insisterò anche questo pomeriggio nell'incontro che avrò col Commissario Séjourné.
PRESIDENTE. Il deputato Peluffo ha facoltà di replicare.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, Cassino non è solo uno stabilimento, è un territorio, è la provincia di Frosinone che, per decenni, ha costruito la propria identità industriale intorno a quelle linee di produzione. Otto anni fa si producevano 135.000 automobili all'anno. Nel primo trimestre di quest'anno ne sono uscite 2.916 in 16 giorni lavorati. Questi numeri raccontano un territorio che rischia la desertificazione produttiva, ma la crisi di Cassino, Ministro, non nasce nel 2026. Si iscrive nella crisi dell'intero settore italiano con la produzione nel 2025 giù del 20 per cento rispetto al 2021, con Stellantis al - 31 per cento. Cosa ha fatto questo Governo mentre il settore crollava? Ha tagliato del 70 per cento il Fondo per il settore ereditato dal Governo precedente.
Il piano da 1,6 miliardi, di cui parlava al tavolo dello scorso 30 gennaio, era - cito letteralmente le parole rilasciate all'Ansa - “in un DPCM di prossima approvazione”; uno schema, non un atto inserito in . Che distanza siderale, Ministro, dalle promesse che lei aveva fatto. Nel luglio del 2023 annunciava l'obiettivo di 1 milione di auto prodotte in Italia; nello stesso anno, prometteva due o tre nuovi produttori; nel febbraio 2024 annunciava il secondo investitore, poi investitori cinesi e sappiamo com'è andata a finire.
Presidente, voglio insistere su un aspetto nell'interlocuzione con il Ministro.
PRESIDENTE. Concluda.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Il 17 giugno prossimo, l'amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosi sarà qui alla Camera per un'audizione fortemente voluta e pretesa dalle opposizioni, ma non basta ascoltare l'azienda; bisogna arrivarci con qualcosa di concreto in mano, con un tavolo già convocato con Governo, azienda, sindacati…
PRESIDENTE. Deve concludere.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). …enti locali; una verifica seria dei piani industriali per il sito; risorse certe per lavoratori diretti e per l'indotto e un Piano nazionale per la filiera come esiste in Francia, in Germania, ma non in Italia. Se non è in grado di farlo…
PRESIDENTE. La ringrazio.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). … Ministro, la prossima volta resti a casa
PRESIDENTE. Il deputato Borrelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02657 .
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, l'Istituto per la vigilanza delle assicurazioni ha reso noto quello che noi, come AVS, diciamo da tempo, che c'è una sperequazione incredibile tra i premi assicurativi e le polizze che pagano i cittadini che vivono al Centro-Nord e quelli che vivono al Sud e nelle isole. In particolare, ha evidenziato che addirittura il premio medio è superiore di 252 euro a Napoli rispetto, che so, ad esempio, ad Aosta. Ma il dato ultimo che sta emergendo, che è ancora più grave, è che le assicurazioni hanno il record degli utili, cioè dei margini lordi nelle province di Napoli e Caserta, dove guadagnano su ogni singola polizza dai 137 euro ai 140 euro. La nostra domanda, visto che l'abbiamo presentata più volte e il Governo sembra sordo, è se non si ritenga che si debba approvare, una volta per tutte, la tariffa unica per chi non commette sinistri nel nostro Paese
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. Il suggerimento del gruppo parlamentare di dare rilevanza in termini tariffari ai comportamenti virtuosi degli assicurati, che pur circolando in territorio ad elevato rischio, come la Campania e non solo, dimostrano di non aver avuto sinistri per un lungo lasso temporale, è apprezzabile. Intendo raccoglierlo esercitando un'apposita nei confronti delle compagnie assicurative, per contrastare fenomeni distorsivi e premiare maggiormente gli automobilisti più prudenti e meritevoli, in modo che non siano penalizzati in ragione della sola residenza. Al tempo stesso, occorre però essere chiari e trasparenti, in quanto un ritorno a forme di prezzo amministrato o di controllo delle tariffe nel settore assicurativo non è oggi praticabile. Il quadro europeo impone il principio della libertà di fissazione dei prezzi e iniziative di questo tipo esporrebbero l'Italia a procedure di infrazione in sede comunitaria, con costi che finirebbero comunque per ricadere sui cittadini. Detto questo, il tema dell'andamento delle tariffe RC Auto è oggetto di lavoro continuo da parte degli uffici competenti del Ministero.
Il di crescita che si è registrato negli scorsi anni è in forte rallentamento: era pari al 6,6 per cento nel quarto trimestre del 2024 e al 7,8 per cento nel 2023. L'incremento italiano risulta, inoltre, più contenuto rispetto a Spagna e Francia, cioè agli altri Paesi europei. Questi dati dimostrano che il fenomeno non è risolto, ma si sta attenuando anche perché chi governa è intervenuto in modo più consapevole sulle cause strutturali della dinamica tariffaria.
In questa direzione va l'introduzione, nel marzo dello scorso anno, della Tabella unica nazionale per la liquidazione delle lesioni macropermanenti, una riforma attesa da quasi 20 anni, che consente maggiore certezza e prevedibilità sui risarcimenti in caso di sinistri gravi. Anche nel merito al contrasto alle frodi, che è uno dei problemi che ovviamente l'istituto Ivass deve affrontare, io ritengo che vada rafforzato e, se necessario, accompagnato - questo, sì, è possibile - da interventi normativi mirati.
PRESIDENTE. Il deputato Borrelli ha facoltà di replicare.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Ministro, c'è una differenza tra il dire e il fare. Io le do numeri che sono dati ufficiali. Innanzitutto le voglio dare una notizia che è delle ultime ore: quest'anno, il 2026, sarebbe l'anno con il maggiore aumento tariffario degli ultimi 15 anni per i poveri cittadini italiani in generale, e, in particolare, per i cittadini del Sud e delle isole e ancor di più per i campani. Ma c'è un paradosso: la Campania non è più tra le prime regioni a commettere sinistri.
Nonostante ciò, le compagnie - glielo voglio ricordare - hanno festeggiato l'anno scorso il record di utili, 10,5 miliardi di utili, grazie alle tariffe record. Loro guadagnano e i cittadini piangono. Noi stiamo parlando solo ed esclusivamente di tariffe uguali, visto che dovremmo essere tutti patrioti: patrioti al Nord e patrioti al Sud . O sono patrioti solo quelli che hanno i soldi o che hanno gli amici a Washington, caro Ministro? Noi stiamo parlando dei diritti dei concittadini che a Napoli, come a Belluno, come ad Aosta, come a Enna, non commettono sinistri da almeno 10 anni: devono pagare in modo uguale.
Le do un altro dato. Vuole sapere qual è la città in Italia che spontaneamente… lo avevano chiesto le assicurazioni: se i cittadini si metteranno volontariamente le scatole nere dentro le macchine, noi abbasseremo le tariffe; vuole sapere qual è la prima città d'Italia ad avere messo le scatole nere? Napoli. E incredibilmente a Napoli avete aumentato più di tutti . Avete tradito i cittadini da questo punto di vista…
PRESIDENTE. Concluda.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). …e bisogna intervenire. Nei prossimi giorni Gianni Simioli, Cosimo Merolla e tanti altri cittadini hanno organizzato una mega manifestazione a Napoli. Io mi auguro, Ministro, che questa manifestazione non si faccia perché il Governo avrà il coraggio di fare qualcosa, visto che ha fallito nel sistema industriale della produzione delle macchine…
PRESIDENTE. Concluda.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). …almeno sulle tariffe battete un colpo e dimostrate che avete ancora qualcosa di sociale nel vostro DNA .
PRESIDENTE. Il deputato D'Alessio ha facoltà di illustrare l'interrogazione Richetti ed altri n. 3-02658 di cui è cofirmatario.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, siamo l'unico Paese dove i salari reali sono purtroppo drasticamente diminuiti a fronte di una media di altri Paesi che segnala crescite rilevanti. Le ragioni sono strutturali e non dipendono certamente solo dall'inflazione degli ultimi anni, né dall'attuale crisi dei prezzi energetici. La produttività del lavoro è sei volte inferiore rispetto alla media dell'Unione europea ed è legata alla dimensione aziendale, cioè in Italia quasi il 95 per cento delle imprese ha meno di 10 dipendenti e queste andrebbero certamente incentivate a fondersi tra loro per aumentare gli investimenti produttivi e abbassare il costo del lavoro.
Allora chiediamo quali iniziative intenda adottare per sostenere una politica industriale che affronti i divari territoriali con visioni di lungo periodo e che eviti l'interventismo statale sui singoli tavoli di crisi, prevedendo, invece, una ristrutturazione industriale più profonda.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. I dati che lei cita sono reali e derivano da condizioni strutturali ultradecennali. Quello di cui noi siamo responsabili sono i dati degli ultimi tre anni, che, invece, indicano una netta inversione di tendenza: una ripresa del potere d'acquisto delle famiglie, molto importante e significativa, che si è realizzata anche perché nel 2024 l'inflazione è stata appena l'1,1 per cento; quando siamo giunti al Governo, nell'ottobre del 2022, era 12,6 per cento e nel 2025 l'1,6 per cento.
Questo ha consentito un forte recupero del potere di acquisto delle famiglie, peraltro suffragato dal fatto che in questi tre anni sono stati creati 1.200.000 occupati in più e si è fortemente ridotto il numero dei contratti precari di 550.000 unità. Questo ha allargato la base occupazionale e ha consentito l'aumento del potere d'acquisto delle famiglie, che ha invertito la tendenza rispetto ai decenni precedenti. In più aggiungiamo che, per quanto riguarda le retribuzioni, le retribuzioni dei lavoratori sono aumentate in questi mesi anche grazie al rinnovo dei contratti stabili, dei contratti nazionali e anche al fatto che, sin dall'inizio della legislatura, abbiamo tagliato in modo strutturale il cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori.
Per quanto riguarda la vitalità delle imprese, le do un dato: nello scorso anno tra imprese nate e cessate il saldo è stato finalmente nettamente positivo: 56.599 unità di imprese, il più alto dato nel triennio. Aggiungiamo, per quanto riguarda l'innovazione, che le piccole e medie imprese innovative crescono del 29 per cento, gli incubatori certificati del 71,7 per cento e le domande di brevetto per invenzione del 32,3 per cento rispetto al 2022.
Stiamo investendo sull'innovazione, lo dimostra il Piano Transizione 5.0. Il Piano Transizione 5.0 ha consentito agevolazioni per 4 miliardi e 256 milioni in pochi mesi, che, se sommiamo a Industria 4.0, significa, negli ultimi due anni, oltre 10 miliardi di agevolazioni sotto forma di incentivi alle imprese e sull'innovazione digitale, ma anche , perché questa è la differenza tra Transizione 5.0 e Industria 4.0.
Transizione 5.0 permette l'efficientamento energetico, la riduzione del costo e del consumo energetico anche attraverso l'autoconsumo industriale con i pannelli fotovoltaici.
Ed è per questo che abbiamo programmato quasi 10 miliardi, per l'esattezza 9,8 miliardi, triennali (2026-settembre 2028), per ulteriori investimenti delle imprese in innovazione, digitale e . Siamo il Paese in Europa che più ha fatto in una misura che insieme unisce la duplice sfida…
PRESIDENTE. La ringrazio.
ADOLFO URSO,. …dell'innovazione digitale e dell'innovazione .
PRESIDENTE. La deputata Pastorella, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Ma evidentemente più dell'80 per cento delle famiglie, che è preoccupato per i costi, per l'inflazione, per non arrivare a fine mese, forse si sbaglia, forse dovrebbe guardare gli stessi dati. Ma lo stesso Fondo monetario internazionale, non più tardi di ieri, ha detto che in Italia i costi aumenteranno fino a 2.000 euro per famiglia a causa del costo dell'energia. Quindi, forse ci dovremmo domandare se davvero questo Governo - io non parlo dei Governi passati, ciascuno ha le proprie responsabilità - abbia fatto abbastanza.
E poi non mi citi, per favore, Transizione 5.0, perché proprio in questi giorni si sta svolgendo l'ultima puntata di una serie molto poco edificante: quando era impossibile accedere, nessuno ci accedeva; poi c'è stata una modifica; poi avete tolto i gestionali in legge di bilancio e adesso non permettete neanche l'accesso all'iperammortamento per i , che sono, invece, sinonimo di innovazione e, guarda caso, cubano l'80 per cento del mercato e si dice: no, quello non potete metterlo nell'iperammortamento, però, al contempo, vediamo i per il .
Quindi, i e i sì e, invece, permettere di diminuire le tasse in base all'utile su questi meccanismi, quello, invece, non va bene. Questo che cosa certifica, Ministro? Parla tanto di innovazione, ma questa è una visione veramente novecentesca della nostra economia. La nostra economia è fatta per il 30 per cento di manifattura e tutto il resto sono servizi.
Quindi, se davvero vogliamo puntare sulla digitalizzazione e sull'innovazione, forse dovremmo anche immaginarci meccanismi diversi per aiutare e incentivare questa transizione.
Le spiego: meno produttività - la nostra produttività, praticamente, è pari a zero - significa meno investimenti, che significano meno innovazione, che quindi significa meno produttività. Perché la produttività è importante? Non credo che possiamo continuare a bearci del fatto che il numero di occupati cresce. Forse, dovremmo volere che questi occupati siano pagati meglio e ciò deriva dalla produttività. La domanda ovviamente è retorica, penso che lo vogliamo tutti: per favore, dateci una politica industriale che non sia ancorata a valori novecenteschi, non ne abbiamo bisogno.
PRESIDENTE. Il deputato Giaccone ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02659 .
ANDREA GIACCONE(LEGA). Signor Ministro, la scorsa settimana la ESN, la rete che raggruppa realtà europee operanti nel settore elettromeccanico, ha proclamato un fermo impianti contemporaneo di un'ora in più di 20 stabilimenti in Europa. In Italia hanno aderito realtà come la Lagor di Cerro Tanaro, in provincia di Asti, produttrice di nuclei magnetici per trasformatori, e la Trancerie emiliane Spa. È un'iniziativa di sensibilizzazione costruttiva per lanciare l'allarme sulla concorrenza di Paesi extra UE, nello specifico, della Cina, che sta inondando il mercato di prodotti semilavorati, di fatto eludendo le misure UE che si applicano al solo . È una minaccia per l'occupazione, è una minaccia per tutta una filiera, quella che lavora per l'infrastruttura elettrica, che è strategica per la sicurezza energetica europea. Come Lega, chiediamo, quindi, al Governo di attivarsi nelle sedi europee per tutelare la nostra competitività e i lavoratori.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. L'accorato appello delle imprese della filiera è stato da noi accolto e condiviso. Abbiamo convocato un'apposita riunione che si svolgerà domani mattina al Ministero con le associazioni rappresentative della filiera dei semilavorati dell'acciaio, che hanno promosso l'iniziativa a Bruxelles. È un incontro a cui parteciperanno anche gli altri Dicasteri e membri del Parlamento europeo che si sono fatti promotori di iniziative per salvaguardare la siderurgia italiana ed europea rispetto alla concorrenza sleale. Peraltro, ne parlerò anche tra poco con il Commissario europeo Séjourné, con cui abbiamo condiviso le misure di salvaguardia sull'acciaio, che hanno dimezzato le quote e raddoppiato i dazi nei confronti delle importazioni dalla Cina.
Siamo consci, in particolare, delle problematiche specifiche della filiera degli acciai elettrici e della necessità di proteggere anche i settori a valle della siderurgia, la cui competitività è messa a rischio dalla forte pressione dei mercati internazionali sulle nostre aziende europee e italiane. La mancata estensione alla filiera porterebbe, infatti, all'invasione di prodotti semilavorati e finiti che costano dal 40 al 60 per cento in meno dei nostri, anche perché realizzati in ben altre condizioni ambientali e produttive.
In queste settimane a Bruxelles è stato raggiunto un accordo politico, in attesa di approvazione formale, sulla proposta di un nuovo regolamento dell'Unione europea sulla tutela dell'industria siderurgica dagli effetti negativi della sovraccapacità produttiva di acciaio. Il nuovo regolamento ha l'obiettivo di introdurre uno strumento strutturale in grado di proteggere il mercato siderurgico europeo dagli effetti della sovraccapacità globale e andrebbe a sostituire le attuali misure in scadenza il 30 giugno.
Siamo impegnati, inoltre, con gli altri Dicasteri per garantire un'estensione efficace e ampia del CBAM alle industrie a valle, affinché si proceda in via di urgenza nella revisione del meccanismo infernale degli ETS che grava sulle imprese europee e, in particolare, sul sistema Italia per il energetico sbilanciato che abbiamo, non potendo produrre energia nucleare.
PRESIDENTE. Il deputato Giaccone ha facoltà di replicare.
ANDREA GIACCONE(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la ringrazio per la risposta. La Lega da sempre sostiene che il così come è stato pensato, avrebbe rischiato di far perdere competitività alle nostre imprese rispetto a quelle di Paesi che non hanno le nostre stesse regole in materia di protezione ambientale, di emissioni e di tutela del lavoro.
Per quanto riguarda le misure dell'Unione europea, è fondamentale che vengano rinnovate e ampliate per arrivare a coprire, sì, anche l'importazione di nuclei, ma riteniamo che sarebbe importante estenderle lungo l'intera catena del valore, perché abbiamo visto che, quando le misure sono applicate al solo , vengono bypassate. Dovranno essere implementate e potenziate misure antielusive per avere un sistema di controllo efficace in grado di intercettare violazioni.
Occorre poi - l'ha citato anche lei - lavorare sul CBAM, cioè il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere; una misura, questa, pensata per imporre un prezzo sul carbonio per merci ad alta intensità di emissioni importate da Paesi extra UE. Questo sistema va migliorato, perché, ora come ora, rischia di provocare problemi e di essere incompleto. Rischia di provocare problemi perché, ad oggi, è complicato stimare il valore e lo si fa sulla base di pubblicazioni trimestrali dei prezzi dei certificati CBAM sull'importato 2026, anche se l'acquisto inizierà dal 2027. Una situazione, quindi, quasi di retroattività che genera incertezza.
Inoltre, sappiamo che il sistema delle certificazioni, per ciò che riguarda le emissioni dei produttori UE, funziona ed è efficiente, ma nutriamo qualche dubbio che la stessa precisione e la stessa trasparenza siano applicate dai produttori extra UE. Quindi, anche qui una necessità di controlli.
In ultimo, anche il sistema CBAM, per essere completo ed efficace, deve essere esteso lungo l'intera catena del valore. Solo così riusciremo a salvaguardare lavoro, competitività e questo settore strategico per l'Europa .
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02660 .
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, eccoci di nuovo qua, come le avevo preannunciato, perché ho fatto un'interrogazione su questo tema i primi di marzo e poi i primi di aprile. Lei, anche in quell'occasione, aveva dichiarato in maniera lapidaria che, a fine aprile, quindi l'altro giorno, avremmo avuto 4 milioni di tonnellate e si sarebbero chiuse le procedure di acquisto, ma mi pare che le cose non siano così, perché c'è sottoproduzione. Il 22 aprile non è stato trovato l'accordo con il sindacato e mi sembra che Jindal e Flacks Group siano spariti. Quindi, le avevo detto che ci saremmo visti i primi di maggio e le avevo pure augurato buona Pasqua, se lo ricorderà. Ecco, la domanda è quindi questa, ossia se a questo punto possa fornire aggiornamenti sulle trattative di acquisizione di Acciaierie d'Italia, indicando tempistiche certe e dando finalmente un orizzonte temporale che diversamente le chiederei di nuovo tra un mese.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Le trattative per l'acquisizione di Acciaierie d'Italia proseguono e vedono coinvolti i due soggetti internazionali che hanno presentato un'offerta vincolante: il gruppo Flacks e il gruppo Jindal Steel International. Questi soggetti ad oggi sono impegnati in interlocuzioni con i commissari, con le autorità locali - sia in Puglia che in Liguria, regioni e comuni - e con le diverse agenzie e istituti preposti al sostegno finanziario, vista la complessità degli investimenti programmati.
I commissari hanno chiesto al gruppo Flacks di fornire prova documentale della sua capacità finanziaria e sono in corso approfondimenti fra i rispettivi . In parallelo i commissari si stanno confrontando con il gruppo Jindal Steel international che, come sappiamo, è uno dei primari produttori di acciaio verde su scala mondiale e ha presentato un piano direttamente collegato infragruppo agli stabilimenti in Oman. Il piano industriale prevede di integrare l'attuale produzione di Ilva (bobine, laminati a caldo, tubi e lamiere singole) con i prodotti per l', la difesa e per gli impianti di energie rinnovabili.
I commissari stanno ora valutando la portata e i tempi degli investimenti che il gruppo intende mettere in campo, nonché le relative ricadute in termini di manutenzione e ammodernamento degli impianti, di tutela dell'ambiente e di decarbonizzazione, soprattutto alla luce della devastazione avvenuta durante la gestione di Mittal: 7 miliardi di danni accertati agli impianti e all'azienda.
Nel Piano di Jindal è prevista anche una produzione complessiva di 4 milioni di tonnellate nella fase transitoria e di 6 milioni a completamento della transizione verde.
Altri soggetti, oltre ai due proponenti, stanno mostrando interesse, come è normale che sia, e possono in ogni momento presentare un'offerta purché migliorativa rispetto a quelle già pervenute, trattandosi di una procedura aperta, come previsto dal bando, comparativa e realmente competitiva.
Per ciò che attiene alla cassa integrazione, l'ultimo incontro svoltosi presso il Ministero competente, il Ministero del Lavoro, aveva per oggetto la concessione della cassa integrazione per 4.450 dipendenti in continuità. È stato formalizzato il verbale dell'incontro senza la firma delle organizzazioni sindacali, come già accaduto nel precedente piano di cassa integrazione.
Attualmente, i dipendenti in cassa integrazione sono 3.850.
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di replicare.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, io non le dico come gli altri di tornare indietro. Non le dico niente. Però, lei si deve ricordare e deve dire a quelli che le scrivono le risposte, che io ce le ho tutte. Ho le ultime sei. Oggi ci sono un po' meno assiomi rispetto alle altre, ma ricordo che due mesi fa e il mese scorso lei ha detto e certificato che i commissari hanno messo un miliardo e 200 milioni di euro per le manutenzioni ordinaria e straordinaria, che sarebbero riprese a fine mese - questo mese e quello prima - e ha menzionato le 4 milioni di tonnellate di produzione e oggi non è così.
La colpa è dei commissari? Oppure non si parla con i commissari perché oggi - poi leggerò lo stenografico - lei ha detto che i commissari stanno valutando la capacità finanziaria e il piano dei due offerenti noti finora, perché adesso non ha fatto il nome di Arvedi, ma ha parlato di altri soggetti. E ciò in una gara che… e mi consenta di dire che io non ho mai visto una gara così lunga. Una gara a fisarmonica, che non ha una fine, dove tutti possono entrare da un momento all'altro. Adesso ci metteremo anche noi qui, magari facciamo un gruppo.
Io credo che sia il tempo di finirla: o la si chiude nell'evidenza che, comunque, non si può andare avanti… Poi il fatto che non ci sia stato l'accordo col sindacato è vero ma non è una cosa così banale, in un contesto di questo tipo, con la sentenza del tribunale di Milano di qualche mese fa. Perché noi l'abbiamo seguita tutta quella vicenda e siamo molto preoccupati, soprattutto anche per le sue risposte, mi consenta. Io sono una persona molto educata e laicamente provo a fare il mio mestiere di amministratore locale e nazionale, però capisce bene che la risposta di oggi lancia un orizzonte indefinito rispetto agli assiomi degli ultimi tre o quattro quesiti (perché c'era anche quello di dicembre), e ad oggi ci sono i commissari che stanno valutando.
Quindi, non siamo soddisfatti. Io, se vuole glielo ridico: il mese prossimo sarò ancora qui e le dirò la stessa cosa. Faremo un'esposizione in Transatlantico delle sue risposte.
PRESIDENTE. Concluda.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Sa che lo farò.
PRESIDENTE. Il deputato Schiano di Visconti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02661 di cui è cofirmatario.
MICHELE SCHIANO DI VISCONTI(FDI). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, l'interrogazione in esame riguarda l'andamento recente dell' italiano e le prospettive di sostegno alle imprese sui mercati internazionali. I dati più aggiornati evidenziano un quadro complessivamente positivo nel triennio 2022-2025. Le esportazioni dell'anno sono cresciute e, nel solo 2025, si registra un aumento superiore a quello delle principali economie europee.
Particolarmente significativo è il risultato conseguito sul mercato statunitense dove l' italiano mostra una crescita sostenuta anche in presenza di dazi e tensioni commerciali, segno di una maggiore capacità di diversificazione e competitività del nostro sistema produttivo.
A questi elementi si affianca una dinamica favorevole degli investimenti, sia interni sia esterni, e un miglioramento dell'attività del Paese nei principali indicatori internazionali.
Tali risultati si collocano in un contesto globale caratterizzato da crescente instabilità geopolitica relativamente agli scambi internazionali ed alle tensioni dell'area del Golfo che possono incidere sulla catena del valore e sui flussi commerciali.
Alla luce di ciò, si chiede al Ministro di chiarire quali siano i principali risultati conseguiti dall' nel 2025, con particolare riferimento alla crescita verso gli Stati Uniti….
PRESIDENTE. Aspetti perché non sono riuscito a prolungarle il tempo. Prego, concluda.
MICHELE SCHIANO DI VISCONTI(FDI). Alla luce di ciò, si chiede al Ministro di chiarire quali siano i principali risultati conseguiti dall'italiano nel 2025, con particolare riferimento alla crescita verso gli Stati Uniti e quali iniziative il Governo intenda adottare per sostenere le imprese italiane nei mercati esteri in questa fase di incertezza.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. Il nostro sistema Italia, il nostro sistema produttivo ha dimostrato, in questi tre anni, maggiore resilienza e maggiore dinamicità nel fronteggiare la crisi della globalizzazione.
In un mondo in cui il conflitto imperversa, spezza mercati e catene di valore, in un mondo in cui prevalgono l'incertezza, l'instabilità, la guerra commerciale e, purtroppo, anche quella armata, l'Italia si fa avanti nel mondo in controtendenza con quanto accade ad altri Paesi europei.
Nel 2025 le nostre esportazioni sono cresciute, nel complesso, del 3,3 per cento. Questo ci ha permesso di superare la Corea del Sud e di agguantare il Giappone come quarto Paese esportatore mondiale.
Il risultato è tanto più significativo se si guarda a quello che è accaduto negli Stati Uniti. Malgrado i dazi, più 7,2 per cento lo scorso anno, la migliore europea, e dato in crescita anche nel primo trimestre di quest'anno.
Ma non è cresciuta soltanto l'Italia nel mondo, è cresciuto il mondo in Italia. Anche grazie alla stabilità del Governo italiano. Sono cresciuti gli investimenti esteri, in questi tre anni, del 12 per cento, mentre altrove si riducevano. La componente in azioni è aumentata del 14,6 per cento e la quota di titoli di Stato detenuta da non residenti sale del 7,9 per cento. Cioè, crescono gli investimenti esteri in Italia, crescono gli investimenti esteri nella borsa italiana, cresce il capitale straniero nei titoli di Stato italiano e crescono gli investimenti in generale in Italia. Pensate che, in tre anni, siamo saliti dall'undicesimo all'ottavo posto nell'indice di investimenti esteri globali. Dall'undicesimo all'ottavo posto. E siamo saliti dal ventitreesimo al sedicesimo posto - di sette posizioni addirittura - nell'indice di attrattività globale Ambrosetti presentato ogni anno.
Sono dati importanti e significativi che ci dicono come il sistema italiano - il sistema produttivo del nostro Paese che può finalmente contare sulla stabilità del Governo - cresca mentre gli altri arretrano; cresce nelle esportazioni mentre si riduce il commercio mondiale e cresce nella capacità di attrarre investimenti stranieri nel nostro Paese raggiungendo il record storico.
Questo è anche avvantaggiato dal fatto che abbiamo saputo incentivare l'innovazione delle nostre imprese con Transizione 5.0, Industria 4.0, 10 miliardi di euro di incentivi negli ultimi due anni, 10 miliardi di euro di incentivi nei prossimi tre anni. Questa è la strada per la rinascita industriale del nostro Paese.
PRESIDENTE. Il deputato Antoniozzi, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
ALFREDO ANTONIOZZI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, io la ringrazio per questa risposta che fa luce, fa chiarezza su tanti aspetti, sui numeri che spesso vengono, come dire, declamati ad arte, pur di denigrare il nostro Paese e il nostro Governo. La ringrazio, quindi, per le risposte esaustive e per aver dato un quadro effettivo, reale della situazione del nostro Paese in un momento di grandi incertezze, di grandi tensioni globali, di grande difficoltà in presenza di conflitti: conflitti commerciali e conflitti, ahimè, di guerre.
Io la ringrazio non solo per le risposte, ma per aver fatto in modo che queste risposte giungessero in quest'Aula perché, a fronte di quanto ha dichiarato, non c'è soltanto la buona volontà: c'è l'impegno di un Governo, c'è l'impegno di un Dicastero, c'è un impegno suo personale che ha fatto sì che questo accadesse.
Io la ringrazio anche per un'altra cosa, mi sia consentito, Presidente. La ringrazio per la pazienza con la quale ha ascoltato oggi, in quest'Aula, anche alcune manifestazioni che io ritengo estremamente maleducate e che sono frutto, come dire, di un atteggiamento che mortifica questa grande istituzione e che scambia questa grande istituzione per un circo equestre. Io la ringrazio anche per questo, signor Ministro, per la pazienza e per l'impegno, con l'augurio di andare avanti in questa direzione, orgoglioso della nostra presenza in questa Nazione .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,25. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 6 maggio 2026, la deputata Maria Anna Madia, già iscritta al gruppo parlamentare Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Italia Viva-il Centro-Renew Europe.
La presidenza di tale gruppo, con lettera pervenuta in pari data, ha comunicato di avere accolto la richiesta.
PRESIDENTE. Comunico che, in data 6 maggio 2026, il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori il deputato Andrea Orsini, in sostituzione del deputato Paolo Barelli, entrato a far parte del Governo.
PRESIDENTE. Come convenuto in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, avrà ora luogo lo svolgimento di interventi in occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli.
Ha chiesto di parlare il deputato Gianni Cuperlo. Ne ha facoltà.
GIANNI CUPERLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. La sera del 6 maggio 1976, Mario, un ragazzo di Udine, stava trasferendo un capolavoro dei Pink Floyd dal vinile su di un mangianastri. Sta su quel nastro, lo si può sentire ancora adesso e vale quanto mille parole. Ci sono prima le note di poi la puntina che saltella sul vinile, rumori sempre più forti, voci che si accavallano in un tempo infinito.
Erano da poco passate le 21 e nulla fu più identico a prima: 59 secondi in cui manca la terra sotto i piedi e tutto trema con tale forza da scaraventarti di nuovo al suolo, se provi ad alzarti e scappare. Il 6 maggio 1976 bastarono 59 secondi di un terremoto di magnitudo 6,5 della scala Richter per portarsi via 990 vite, ferire 2.607 persone, sfollarne 100.000, cancellare 17.000 case. Lo ricostruisce così Giada Messetti quell'istante. Lei non c'era, è nata a Gemona, 5 anni dopo quella sera. Oggi è una sinologa affermata e nel cinquantesimo anniversario della tragedia ha scelto di raccontare in un libro anche gli aspetti meno indagati, i volti meno conosciuti di chi ha visto cambiare la sua esistenza per sempre. Racconta i primi anni di vita trascorsi in un prefabbricato, un'infanzia segnata da quella minaccia: l'Orcolat, l'orco cattivo, come chiamavano il ventre della terra che si muoveva.
Sono tante e tanti i figli del terremoto, quelli che hanno frequentato le scuole, per anni, dentro grossi cubi rossi, freddi d'inverno, bollenti d'estate, che, quando scendevano le scale correndo, tremava tutto. Molto si è detto sulla laboriosità del popolo friulano, di quella gente riservata che si rimboccò le maniche per un'opera di ricostruzione che non fu solo materiale. Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese, come si disse, a conferma che, senza lavoro, non ci sarebbe stata vera ricostruzione; ma, senza una vera ricostruzione, il Friuli avrebbe conosciuto un'emigrazione senza ritorno. Ma quella ricostruzione passò dentro gli animi e i lutti di migliaia di famiglie.
In questo nostro tempo, dominato da un idealismo che rimuove il valore profondo della collegialità, quella ricostruzione segnò il successo del governo più prossimo alle persone. I sindaci ne furono protagonisti e lo furono nella percezione di un intero popolo, persino con i loro errori e le manifestazioni e le giuste rivendicazioni. Ci fu l'azione della neonata Protezione civile, ma ci fu anche la battaglia per l'Università di Udine, nella convinzione che una realtà ancora prevalentemente agricola e operaia dovesse rinascere facendo leva sulla formazione, la cultura.
È difficile, forse è impossibile raccontare a chi non ha vissuto quella prova cosa volesse dire la vita nelle tende, la fila per il cibo, dove classi, ceti e storie diverse incrociavano i loro destini. Certo, c'era un moto di solidarietà, nella convinzione che una comunità scopre la forza dell'aiuto reciproco quando quell'aiuto si fa bisogno per rialzarsi da terra. La solidarietà si è estesa all'Italia intera, all'Europa, a parti del mondo e, se oggi si percorrono le strade dei paesi colpiti, la toponomastica questo lo racconta: strade, vie, piazze intitolate a gemellaggi, con incontri annuali ancora attivi, con le comunità che arrivavano allora in soccorso da ovunque.
Il racconto di Giada Messetti incrocia testimonianze che aiutano a capire, come quella di Sandro. Lui aveva 12 anni quella sera e in quella notte si consumò - lo dice lui - il passaggio più drammatico tra l'infanzia ed un'età che di colpo si faceva adulta. Ventinove ore era rimasto sotto le macerie, di fianco alla madre e al fratello, che non ce l'avrebbe fatta. Basterebbe questo ad ammonire noi, quest'Aula solenne, i Governi che si sono succeduti da allora e quelli che arriveranno a farsi carico della sicurezza del nostro territorio, della sua cura contro un dissesto e un rischio sismico che troppe tragedie ci ha consegnato nel tempo.
“Quando tornano le rondini” è il titolo scelto da Giada Messetti per il suo libro. E a spiegarlo, quel titolo, c'è un altro video di 38 secondi, anche questo lo si vede su . Sono immagini in bianco e nero del Friuli devastato. Poi compare il volto di un bambino che dice soltanto: “le rondini ci abbandonano”. Allora, da fuori campo, la voce di una donna adulta chiede al bambino: “perché ci abbandonano? Sono venute le rondini a Gemona quest'anno”. E lui, il piccolo, di rimando: “sì, le rondini sono venute, ma le case sono cadute e non c'erano nidi per le rondini”. “E che cosa speri” chiede la donna al bambino “per l'anno prossimo?” E lui: “nel prossimo anno spero che le rondini tornino tutte qui e che ritrovino anche le loro case ricostruite”.
Ecco, se c'è un modo di ricordare a tutti noi e a questo meraviglioso Paese la tragedia di mezzo secolo fa, mettiamola così, colleghi, facciamo in modo che le rondini non debbano mai più vergognarsi di noi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Loperfido. Ne ha facoltà.
EMANUELE LOPERFIDO(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi, il 6 maggio 1976 il Friuli-Venezia Giulia venne colpito da una delle tragedie più profonde della storia repubblicana. Una scossa di magnitudo 6.4 devastò un'area di oltre 5.700 chilometri quadrati. Bilancio drammatico: 990 morti, migliaia di feriti, 100.000 persone senza tetto, 119 centri abitati colpiti, 18.000 abitazioni completamente rase al suolo. Gemona, Venzone, Osoppo e altri: paesi interi distrutti. E nei mesi successivi, mentre la ricostruzione era già iniziata e la speranza iniziava a riemergere, a settembre nuove scosse fecero crollare quanto si stava ricostruendo e distrussero ciò che era stato risparmiato il 6 maggio. Un colpo durissimo.
Questi minuti, Presidente, sono pochi per descrivere la profondità della tragedia, ma soprattutto pochi per descrivere la grandezza della ricostruzione. Un popolo che non si è lasciato vincere dalla paura e dallo sconforto. “Non si vede più nessuno piangere il secondo giorno dopo il terremoto” scriveva Gianni Rodari, inviato di . Quella terra di confine, considerata in alto a destra, tra Austria e Jugoslavia, terra di trincea nelle due guerre mondiali, con ancora visibili le cicatrici del confine orientale, segnata dalla presenza della cortina di ferro, seppe reagire.
Una terra destinazione del servizio militare per migliaia di giovani italiani e che, proprio da quel legame, seppe trovare una forza straordinaria. Dall'incontro tra l'identità friulana, salda, onesta e lavoratrice, e chi quella terra aveva imparato ad amare durante la leva, nacque ciò che oggi definiamo con orgoglio il modello Friuli. Si volle ricostruire paesi dov'erano e com'erano. E come disse il vescovo Battisti nei giorni immediatamente successivi al terremoto: “prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese”. Il lavoro, la famiglia, l'identità, la fede. Fu una ricostruzione non solo materiale, ma civile, morale e comunitaria.
Ho con me il mio cappello di alpino della Brigata alpina Julia, medaglia d'oro al valor civile per il tempestivo e instancabile soccorso alle popolazioni. In quella pagina straordinaria fu fondamentale il ruolo degli alpini. L'ANA, con le sue sezioni in Italia e all'estero, diede vita alla catena di solidarietà : raccolta di fondi, materiali, cantieri di lavoro, tecnici e muratori. Alpini in armi e in congedo da tutta Italia. Nei fine settimana, il Friuli si riempiva di penne nere che accorrevano per ricostruire fianco a fianco. Il senso più profondo di quella solidarietà è racchiuso in una frase scolpita nella mente di chi ha ricostruito: onorare i morti aiutando i vivi. Un volontariato che, grazie anche all'opera del commissario Zamberletti, insieme ai sindaci e nel contesto dell'autonomia speciale regionale, si fece sistema e divenne un modello virtuoso, responsabile ed efficace.
Non un solo scandalo, tutto ricostruito. Una ricostruzione grazie allo Stato, ma senza aspettare lo Stato: il modello Friuli. Tale modello generò una delle istituzioni delle quali dobbiamo essere orgogliosi come italiani: il sistema di protezione civile. Il volontariato, le sue competenze, il senso civico, lo spirito solidaristico e l'amore per la patria, tutto messo a sistema. Nella storia di una comunità ci sono gli spartiacque. Per il Friuli-Venezia Giulia, lo spartiacque è il terremoto del 1976. Il Friuli è stato ricostruito più forte, più saldo, con radici profonde e con lo sguardo rivolto al futuro con la creazione, sull'onda della volontà popolare, dell'Università di Udine. Su un muro, in Friuli, in quei giorni di ricostruzione apparve una scritta, per noi ormai famosa: “il Friuli ringrazia e non dimentica”. Oggi, a cinquant'anni di distanza, con il Presidente della Repubblica Mattarella e il Presidente del Consiglio Meloni a Gemona a celebrare la ricostruzione, quella scritta è quanto mai attuale. Il Friuli ringrazia e non dimentica, pronto in prima fila per aiutare chi gli ha consentito di rialzarsi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Panizzut. Ne ha facoltà.
MASSIMILIANO PANIZZUT(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo a nome dei deputati della Lega, in particolare quelli del Friuli, che proprio in questo momento sono alle celebrazioni dell'anniversario del terremoto con il presidente Fedriga, la Premier Meloni e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
L'Orcolat è un mostruoso essere che la tradizione popolare del Friuli indica come causa dei terremoti; è una figura ricorrente soprattutto nei racconti della tradizione popolare. Rinchiuso nelle montagne della Carnia, con il suo agitarsi bruscamente provocherebbe un terremoto. Ed è proprio alle ore 21 di quel 6 maggio di 50 anni fa che si svegliò.
L'epicentro, con magnitudo 6,5, fu il monte San Simeone, in zona Gemona e Venzone. La scossa durò un interminabile minuto, e chi ne ha memoria la ricorda come un bombardamento continuo; 990 morti. La scossa fu avvertita in tutto il Nord Italia. L'evento sconvolse tutto il sistema di vita di una popolazione laboriosa, con tradizione di antica civiltà. Fu compromesso il tessuto economico e sociale, lasciando un desolato panorama di rovine.
Nonostante una lunga serie di scosse di assestamento, con un ulteriore grande episodio a settembre, la ricostruzione fu rapida e completa. “Non si vede più nessuno piangere il secondo giorno dopo il terremoto”, scrisse Gianni Rodari. Quei momenti tragici hanno costituito i presupposti per la rinascita che pose all'attenzione dell'Italia intera il cosiddetto modello Friuli. L'approccio alla ricostruzione post-terremoto fu virtuoso, basato sulla gestione locale, sulla partecipazione popolare e sulla rapidità di intervento.
Si trattò di una ricostruzione non calata dall'alto, ma gestita con il coinvolgimento attivo delle comunità locali. Dov'era e com'era: la scelta fu di ricostruire i paesi devastati esattamente nei luoghi e nelle forme originali, rispettando la storia e l'identità locale. L'indole del popolo friulano si racchiuse nella frase dell'allora arcivescovo di Udine: “Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese”. La forte presenza militare in Friuli consentì operazioni di soccorso rapide ed efficaci, facilitando lo sgombero delle macerie, la riattivazione dei servizi e l'allestimento dei ricoveri provvisori e delle cucine da campo.
Ricordiamo con riconoscenza e ammirazione la figura del commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, nominato successivamente Ministro per la Protezione civile. Giocò un ruolo chiave nel coordinamento, delegando al governo regionale e ai sindaci dei comuni colpiti i poteri decisionali. Capì che la Protezione civile non doveva solo intervenire durante le emergenze, ma organizzarsi anche per prevenirle, basandosi su conoscenze e coordinamento.
La ricostruzione del Friuli ha puntato anche a superare la fragilità strutturale del territorio, costruendo abitazioni più sicure e moderne, mantenendo però il paesaggio originale. Ricordare serve sempre come omaggio alle vittime, come esempio per i giovani della solidarietà di uomini, donne, militari e alpini, che collaborarono ai soccorsi. Un sistema virtuoso, che si rimboccò le maniche subito per la rinascita e la vita di un popolo. Il Friuli ringrazia e non dimenticaE.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cattaneo. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CATTANEO(FI-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, cinquant'anni fa, alle ore 21 del 6 maggio 1976, la terra si aprì sotto il Friuli: 59 secondi che cancellarono quasi 1.000 anni di storia, di pietre, di campane e di volti. Quasi 1.000 morti, 100.000 sfollati, un intero popolo che si ritrovò senza un tetto e senza più un paese.
Oggi siamo qua, certo, per ricordare la tragedia e le perdite di vite, ma anche per ricordare che quella del Friuli non è soltanto una tragedia, è una delle più grandi storie di riscatto che l'Italia repubblicana abbia mai scritto.
Cosa rese possibile quel miracolo? Non una sola cosa, ma un insieme raro di condizioni, che, tutte insieme, produssero qualcosa di straordinario: innanzitutto il popolo friulano, un popolo fatto da cittadini, insieme a parroci, artigiani, alpini ed emigrati friulani che tornarono dall'Europa e da tutto il mondo per dare una mano. In Friuli, le radici civiche e valoriali sono profonde: parrocchie, associazioni, la cultura del fare insieme, che non è solo retorica, ma, in quella regione, in quella terra, è un'abitudine quotidiana. La coesione fu il motore di quella ricostruzione e di quel riscatto: le istituzioni si fidarono dei cittadini e i cittadini si fidarono delle istituzioni.
Anch'io voglio ricordare il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti: da quei giorni, da quella tragedia nacque, di fatto, la Protezione civile come prassi di pronto intervento rapido, in cui si delegò tutto, senza burocrazia, alle autorità locali: alle regioni e ai sindaci che furono protagonisti, molti dei quali erano giovanissimi sindaci, che non si risparmiarono, che si misero a disposizione del proprio territorio con una convinzione, quella di ricostruire subito e ricostruire lì le proprie comunità e i propri borghi, con le stesse pietre, con gli stessi mattoni, perché non si voleva cancellare l'identità della propria terra. Ed è per questo, quindi, che oggi noi ricordiamo quella del Friuli come una grande conquista di ricostruzione: il Friuli volle essere ancora il Friuli.
Allora, onorevoli colleghe e colleghi, in un Paese che spesso fatica a tirare la stessa corda, a farsi trovare uniti, il Friuli ci ha dimostrato cosa succede quando istituzioni, sindaci e cittadini sono animati da un unico desiderio comune: tornare alla normalità e lavorare insieme per un obiettivo alto e comune. Non rassegnarsi, non aspettare, non arrendersi, ma rialzarsi subito: non c'è nulla di più forte della volontà di un popolo di rialzarsi. Il Friuli ce lo ha dimostrato. Le grandi ricostruzioni non nascono dai decreti, non solo, quantomeno: nascono dalla fiducia tra le persone, fiducia nelle istituzioni, fiducia nel futuro. Grazie, Friuli .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Federico Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Sono passati cinquant'anni dalla violenta scossa di terremoto che devastò il Friuli: quasi 1.000 morti, più di 100.000 sfollati, 18.000 case distrutte; un terremoto che interessò 137 comuni delle province di Udine, Pordenone e Gorizia, per una popolazione di 600.000 abitanti.
La scossa fu di una tale intensità da essere avvertita fino a Roma e a Torino, in Austria, in Svizzera, nella Repubblica Ceca, in Slovacchia, in gran parte della Germania, della Croazia, della Francia e della Polonia. L'epicentro venne indicato nel Monte San Simeone. Le proporzioni della catastrofe furono enormi: interi paesi rasi al suolo; le ricchezze architettoniche e storiche, le case, le attività economiche ridotte ad un cumulo di macerie. Solo sassi, in gran parte del territorio.
Quando si ebbero le immagini in televisione, esse rivelarono una condizione agghiacciante. C'era bisogno anche dell'intervento di volontari. Con mio fratello Domenico ed un amico, Brunello De Stefano, entrambi architetti, da Napoli ci recammo in quei luoghi. La prefettura si curava di avviare i volontari verso i luoghi disastrati. Giungemmo a Gemona, che ebbe circa 400 vittime e subì la distruzione quasi totale, non solo del centro storico; era interdetto l'accesso quasi in tutto il paese. Quando arrivammo, c'era un forte odore di morte.
Avevo 24 anni e da poco avevo sostenuto gli scritti per la magistratura; mio fratello e Brunello erano architetti e aiutarono anche nelle verifiche degli stabili. Ma quanti volontari erano presenti e quanta solidarietà riscontrammo in quei luoghi? La disperazione della gente era superata dalla grande dignità e dalla straordinaria determinazione. Non si versavano lacrime, perché subito si lavorò ovunque per restituire a quei territori una dimensione umana.
Tutti i territori immediatamente si trasformarono in cantieri, messi su così, al momento. La ripresa delle attività economiche fu sostenuta da 500 miliardi di lire, mentre il resto dei fondi fu affidato in gestione alle amministrazioni locali, che effettuarono controlli efficaci e rigorosi sugli standard di ricostruzione: nessuna speculazione, ma solo l'interesse dell'intera comunità a riconquistare condizioni di normalità e a ricostruire ciò che la calamità aveva distrutto. I friulani, in tempo di record, hanno recuperato interamente il territorio ed hanno addirittura migliorato l'efficienza industriale e, più in generale, imprenditoriale, anche aumentando i posti di lavoro.
La frase, che già ho ascoltato, enunciata da Alfredo Battisti, l'arcivescovo di Udine - “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese” -, è una frase che enuncia una continuità: lavoro, abitazioni, chiese ed è l'arcivescovo che lo dice. È proprio dell'animo dei friulani la tenacia, l'orgoglio, la fierezza e la forza di battere le avversità e, con essi, migliorare le condizioni economiche e sociali del territorio per tutti. Ancora oggi il modo in cui venne gestita quella gravissima emergenza viene ricordato come straordinario esempio di efficienza e serietà: il cosiddetto modello Friuli.
Oggi ricordiamo quella calamità e, con essa, la forza della gente di quel territorio che ammiriamo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ettore Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Il 6 maggio 1976, alle 21, ero nella cucina di casa mia, con la mia famiglia, e guardavamo un film, : mi è restato sempre impresso. Ricordo quel minuto in cui ci prendemmo e scappammo giù per le scale. Eravamo a Trieste, in un posto dove non ci furono grandi danni, ma ci fu grande paura. Invece in Friuli, a poche decine di chilometri, morirono 1.000 persone, ci furono 100.000 sfollati e 3.000 feriti.
Furono una ferita e un dramma che il popolo friulano ha saputo vivere con grande solidarietà da parte di tutto il Paese, ma con una grandissima dignità e forza d'animo che, come è stato ben ricordato dai colleghi che sono intervenuti prima, ha rappresentato le premesse per una ricostruzione vera e seria di quel territorio e di quella regione, che ha saputo riscattarsi con la forza di un popolo che amava la sua terra, che era una terra povera, e da quella tragedia ha saputo trasformarla in una regione ricca, che continuava a essere frutto di un legame fortissimo tra chi la viveva e chi aveva dovuto abbandonarla per motivi di lavoro negli anni precedenti. Sì, perché durante la ricostruzione, durante l'emergenza, ci fu tantissima gente che tornò in Friuli: tornò da tutte le parti - dall'Italia, ma anche da tutte le parti del mondo - per dare una mano a ricostruire.
C'è stata una generazione di giovani vigili del fuoco, di giovani poliziotti e di tantissimi militari di leva che sono andati lì a fare il loro servizio di volontariato per recuperare, ricostruire, scavare. E c'è stato un popolo, quello italiano, che ha visto un modello, un modello virtuoso, dove non c'è stato un centesimo, non c'è stata una lira che è stata sprecata, perché lì, grazie ai sindaci, agli amministratori, alle persone oneste e a tutti quelli che ci hanno lavorato - ricordo anch'io il dopo Ministro Zamberletti che, da quell'esperienza lì, fece nascere la Protezione civile in Italia - è stato costruito un modello virtuoso per tutti noi.
Noi ringraziamo anche il Presidente Mattarella, la Presidente Meloni, tutte le istituzioni e le autorità che oggi, con la loro presenza in Friuli, hanno voluto ricordare, in maniera autorevole e solenne, questo anniversario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Luana Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Ricordare gli eventi terribili del terremoto che colpì nel 1976 il Friuli significa, per me, ritornare con il pensiero alla sera del 6 maggio, alle ore 21, quando sembrò scatenarsi il finimondo.
All'epoca abitavo a Trieste, relativamente vicina all'area terremotata. Fu colpita un'area di circa 5.500 chilometri quadrati: 18.000 edifici furono distrutti, 75.000 gravemente danneggiati, quasi 1.000 i morti e 3.000 i feriti, oltre 100.000 le persone che rimasero senza casa; 45 furono i comuni rasi al suolo, 40 quelli gravemente danneggiati e 52 danneggiati. Trieste fu risparmiata dal disastro, ma non dal terrore che accompagnò la lunga sequenza sismica e si rafforzò con gli eventi dell'11 e del 15 settembre successivi. Questi annientarono il lavoro di ricostruzione effettuato nei mesi precedenti e compromisero la tenuta fisica e morale di una comunità che aveva dato prova di reazione immediata e coraggiosa.
Voi dovete pensare a un territorio che, come il mio Veneto, da terra di emigrazione stava trasformandosi in area di sviluppo e relativo benessere: paesi bellissimi, centri storici di grande pregio, famiglie laboriose e orgogliose, giovani impegnati nelle scuole, nelle università e nei movimenti, donne che davano vita ai primi gruppi femministi. Una manciata di secondi di moto della terra può distruggere materialmente e spiritualmente intere società umane, le loro opere recenti e storiche, gli garanti della sopravvivenza. La fragilità e vulnerabilità umane sono messe a nudo a fronte della potenza enorme, soverchiante della natura.
Ma il Friuli, come è risaputo e come oggi abbiamo sentito, seppe risollevarsi e, se ora andiamo a visitare i luoghi in cui l'Orcolat si scatenò, lo si capisce bene. Fu anche grazie a una popolazione che seppe farsi valere, ai sindaci cui fu affidata la ricostruzione, all'opera instancabile e sapiente dei Vigili del fuoco, dell'esercito, delle Forze dell'ordine, del personale sanitario, delle e dei volontari, del commissario straordinario Zamberletti che si trasferì in Friuli e rappresentò al meglio Governo e Parlamento nella funzione di coordinamento e gestione delle risorse, e di persone speciali come il vescovo Alfredo Battisti, che seppe stare vicino alla sua gente anche in polemica, quando necessario, con le autorità e indicò la via per la ricostruzione: prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese.
Una ricostruzione virtuosa, è questo ciò che fu il modello Friuli: un insegnamento esemplare di come, dalla catastrofe, una comunità coesa, ben governata e onesta può guardare al futuro con speranza e forza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Maurizio Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, 50 anni fa, il 6 maggio 1976, il Friuli- Venezia Giulia fu colpito da uno dei più devastanti terremoti della storia del nostro Paese. Cito solo un nome che si fissò nella nostra memoria come il simbolo di quella tragedia: Gemona del Friuli. A quella prima terribile scossa ne seguiranno altre e una in particolare, il 15 settembre dello stesso anno, colpì nuovamente e duramente il territorio, aggravando i danni.
Ricordo i racconti drammatici dei miei amici che erano lì, in tenda, come volontari. Per me, personalmente, il terremoto del Friuli è poi legato al nome di un altro paese, Tarcento, dove di quell'opera iniziale di assistenza e poi di ricostruzione fu protagonista un sacerdote della diocesi di Milano, don Antonio Villa, recentemente scomparso, che, dopo quell'esperienza, decise addirittura di stabilirsi e di trasferirsi in Friuli e a Tarcento fondò una scuola che, ancora oggi, è una delle principali risorse educative di quella zona.
Ma il Friuli fu più di quella distruzione e di quelle morti: fu l'occasione, come è stato già ricordato, dello spettacolo della generosità, della solidarietà, della compassione del popolo italiano. Come ricordò don Luigi Giussani, tutti gli uomini di buona volontà, di fronte al dolore dell'uomo, di fronte al bisogno umano, immediatamente si mettono in azione.
C'è una cosa da aggiungere: questo slancio di soccorso è stato sostenuto dallo splendido esempio del popolo friulano, la cui tenacia e la cui capacità di ricostruzione hanno segnato significativamente un pezzo della storia italiana. Ricordo la frase di un capitano degli alpini, ad anni dal terremoto, in piena ricostruzione (questo terremoto ne ha uccisi mille, ma ne ha fatti vivere un milione), che dice in modo paradossale quello che è successo e che tutti, oggi, possiamo constatare e cioè che una regione di emigranti è diventata una delle regioni più prospere del nostro Paese.
Quello che è successo dopo il terremoto del Friuli me lo ricorda sempre un carissimo amico, Renzo Tondo, già presidente della regione Friuli: è stata una testimonianza dell'unità fra italiani, della coscienza di appartenere a un popolo e di essere una Nazione. Forze armate, volontariato, istituzioni, amministratori pubblici locali e nazionali hanno lavorato insieme trasformando le macerie in un caso studiato in tutto il mondo. È stato citato prima dalla collega Zanella: la gestione dell'emergenza fu guidata da Giuseppe Zamberletti, ma quella gestione dell'emergenza fu il modello, lo ricordiamo, da cui nacque la nostra eccellenza, che è la Protezione civile.
Noi onoriamo il dovere di ricordare quelle vittime, se trasformiamo la memoria in azione attraverso politiche di prevenzione, di monitoraggio e della messa in sicurezza del territorio, di costruzione antisismica, di sostegno alle comunità colpite da eventi naturali. Possiamo farlo, come il Friuli e anche la ricostruzione postbellica dimostrano, solo se riprendiamo coscienza di un ultimo significato positivo per cui valga la pena riprendersi sempre: qualcosa di più grande delle tragedie e di cui il senso del popolo - di cui parlavo prima -, l'esperienza di appartenenza a un'unità del popolo, è il sintomo più umano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mauro Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Il 6 maggio di cinquant'anni fa l'intero arco alpino era scosso da quanto stava accadendo in Friuli: un minuto, un lunghissimo minuto che, in quelle terre, devastò più di 100 comuni, provocando 965 morti e migliaia di feriti. Ma quella scossa venne avvertita in Francia, in Svizzera, in Germania, in Slovenia. Tanti friulani, in quest'Aula, hanno ricordato quei momenti.
Io, bambino, ricordo il mio giovane zio che, allertato da quella stessa scossa, venne e disse: “io parto”. Caricò la sua tenda in macchina, tutto quello che riusciva a racimolare e andò per dare una mano. E come lui migliaia e migliaia di giovani, che sono stati uno degli elementi che oggi vogliamo ricordare, accanto all'opera e al sacrificio dei Vigili del fuoco: 1.500 impegnati nelle operazioni di soccorso; 4 di loro morirono assieme a un civile nello schianto di un elicottero - tragedia nella tragedia.
Eppure noi ricordiamo sicuramente il dolore di quelle perdite e, come è già stato ricordato, i cinquant'anni di memoria da questo tragico evento sono anche il ricordo di un riscatto: il riscatto del popolo friulano, che immediatamente seppe reagire; il riscatto del popolo italiano, che seppe dimostrare la propria solidarietà; il riscatto delle istituzioni che, in quella circostanza, bene operarono sotto la guida di Zamberletti. Ricordiamo che vennero creati i centri operativi mettendo assieme l'esperienza dei sindaci e la partecipazione di istituzioni pubbliche e private, perché la vicinanza ai cittadini consentiva di capire come ricostruire e, soprattutto, ricostruire “dov'erano e com'erano”. Questi modelli ci sono stati lasciati. Non a caso si parla di “modello Friuli”; non a caso da quell'esperienza, per opera di colui che poi sarebbe diventato il Ministro Zamberletti, nacque, di fatto, la Protezione civile.
Il Friuli ringrazia e non dimentica. Anche l'Italia, alla luce di questa esperienza, di questo riscatto, di questa dimostrazione di solidarietà e di come dall'esempio della gente le istituzioni possano trarre forza e ispirazione, ringrazia il Friuli .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Franco Manes. Ne ha facoltà.
FRANCO MANES(MISTO-MIN.LING.). Grazie, signor Presidente. L'Orcolat, il demone del terremoto, come lo definiscono i friulani, fece sentire la sua voce cinquant'anni fa: il 6 maggio 1976. Il Friuli fu colpito da un terremoto devastante che sconvolse un'ampia area di oltre 100 comuni, provocando quasi 1.000 vittime e lasciando decine di migliaia di persone senza casa.
Il terremoto del Friuli non fu soltanto una tragedia nazionale, ma fu una prova durissima per una terra anche di montagna, aspra e generosa, abituata al lavoro e alla fatica; una terra di confine e di autonomia con una propria identità culturale, linguistica e istituzionale. Il senso di responsabilità delle comunità locali, la capacità di autogoverno, la forza di decidere il proprio destino anche nei momenti più difficili fu subito evidente a tutto il Paese quando la terra tremò, colpendo soprattutto le vallate alpine e prealpine tra Gemona, Venzone, la Carnia. Fu proprio questa identità a emergere con forza.
La distruzione fu immensa: interi paesi rasi al suolo, migliaia di edifici distrutti, una popolazione dispersa tra tendopoli, prefabbricati e ospitalità sulla costa. Eppure, accanto al dolore, prese forma qualcosa di straordinario: la rinascita del Friuli fu una rinascita concreta e collettiva, non calata dall'alto, ma costruita insieme: cittadini, amministratori locali, volontari e istituzioni. Già nei primi mesi del 1977 vennero avviati i piani di ricostruzione e, in pochi anni, si aprirono tutti i cantieri secondo un principio semplice e potente: “com'era e dov'era”.
Si scelse di ricostruire i paesi nei luoghi originari, rispettando la storia, l'identità e la memoria. In Friuli ricostruire significò anche raccogliere pietra su pietra, numerarle e restituire ai borghi il loro volto originario come avvenne, emblematicamente, a Venzone. Ma quell'esperienza fu anche una straordinaria lezione di concretezza sociale. Il cosiddetto modello Friuli si fondò su una gestione rigorosa delle risorse, su un forte coinvolgimento delle autonomie locali e su una chiara priorità: prima il lavoro, poi le case, poi i luoghi della comunità. Fu una ricostruzione completa senza scandali, capace di restituire dignità e prospettiva a un territorio ferito. Il Fogolar Furlan, la comunità friulana e valdostana, con i suoi alpini, fu immediatamente operativa. Il Villaggio Valle d'Aosta fu il primo ad essere messo in esercizio sperimentando quella collaborazione, quel , delle nascenti protezioni civili.
Onorevoli colleghi, il Friuli, terra di confine e di autonomia, ci insegna ancora oggi che la forza di una comunità risiede nella sua capacità di restare unita, di riconoscersi nella propria storia e di agire con responsabilità. Nel ricordo delle vittime e nell'esempio di chi seppe rialzarsi, rendiamo oggi omaggio non solo a una tragedia, ma a una delle pagine più alte del nostro Paese: quella di un popolo che dalle macerie seppe ricostruire sé stesso senza perdere le proprie radici .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benedetto Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. È stato detto moltissimo, forse anche tutto a partire dall'intervento del collega Cuperlo. I 59 interminabili secondi, l'Orcolat, le parole d'ordine: “dov'era e com'era”, prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese e anche la partecipazione non solo delle comunità locali, ma di tutta la comunità italiana.
Io ricordo, da adolescente, che anche in Valtellina la scossa si udì forte, ma il giorno dopo cominciarono a partire i volontari, molti dei quali erano legati a quella regione, com'è stato detto da qualche collega, per aver svolto lì il militare. Anche noi più giovani percepimmo questo moto di solidarietà fattiva.
È stato detto del modello di ricostruzione, è stato detto di Zamberletti. È stato detto che quel modello di successo di ricostruzione poi diede vita, fu l'embrione attorno al quale venne creata la Protezione civile in Italia.
Ricordiamo le vittime, ricordiamo il “modello Friuli” oggi e ricordiamo anche quanto sia necessaria la prevenzione dei danni provocati dai terremoti, che si sono drammaticamente susseguiti nei decenni anche in Italia, così come la necessità di operare, nelle ricostruzioni, ma anche nelle costruzioni, prevedendo la possibilità di terremoti e, quindi, prevenendo i danni più gravi. E questo vale per i terremoti, ma vale per tutte le altre sciagure. Quindi grazie ai friulani che seppero reagire in un modo esemplare, grazie a tutti quelli che, allora, si mobilitarono in solidarietà.
Quella rimane una delle tante lezioni che, forse, chi si occupa come noi dell'Italia, del territorio, delle fragilità non ha ancora appreso fino in fondo .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2910: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni.
Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ha chiesto di intervenire, per dichiarazione di voto, la deputata Ilaria Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Sottosegretario, Vice Ministro e colleghi, oggi siamo chiamati a esprimere il voto di fiducia sul disegno di legge che reca disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni.
È un voto che esprimo, a nome del gruppo di Noi Moderati, con senso di responsabilità, condividendo ovviamente l'impostazione del lavoro che ha portato a questo provvedimento. Un provvedimento che contiene misure concrete, urgenti, strategiche per il futuro del nostro Paese: si va dal completamento dell'iter del ponte di Messina, con le procedure accelerate, per conformarsi alle pronunce della Corte dei conti e aggiornare il piano economico finanziario, alla proroga e al rafforzamento dei poteri dei commissari straordinari di ANAS e RFI. Sto facendo, evidentemente, alcuni esempi dei passaggi più importanti di questo provvedimento. Si interviene, con urgenza, sulla messa in sicurezza del traforo del Gran Sasso e delle tratte A24 e A25. Si garantiscono risorse per le infrastrutture ferroviarie e complementari. Un altro esempio importante: si accelera la linea C della metropolitana di Roma; si semplificano le concessioni demaniali marittime e si introducono misure per la tutela della laguna di Venezia.
È un testo che dimostra un metodo di lavoro serio, pragmatico, orientato al risultato e capace di tenere insieme urgenze nazionali e necessità territoriali.
Da parlamentare ligure, pongo l'attenzione su alcune misure importanti per la regione Liguria: sono sostanzialmente divise in due blocchi principali ed entrambe sono di straordinaria rilevanza per le imprese e per lo sviluppo economico non soltanto regionale. Parliamo del finanziamento del collegamento dell'ultimo miglio tra l'area portuale di Genova e l'area del Campasso: la norma, che è stata introdotta nell'esame al Senato, autorizza la spesa di 6 milioni di euro per il 2027, di 4 milioni di euro per il 2028, di 3 milioni di euro per il 2029 in favore dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale. Si tratta di risorse destinate specificamente al completamento dei lavori di collegamento ferroviario diretto tra i terminal portuali di Genova e il retroporto del Campasso.
Questi interventi si inseriscono nel più ampio progetto del Terzo Valico dei Giovi - Nodo di Genova, di cui solo una parte finanziata dal PNRR, e l'obiettivo è quello di connettere in modo diretto e fluido i terminal portuali con la nuova infrastruttura ad alta capacità che si dirige verso il Nord-Italia e l'Europa lungo il corridoio Reno-Alpi. Per le attività produttive, questo significa potenziamento concreto del traffico merci, miglioramento dell'intermodalità mare-ferro, riduzione drastica dei tempi di sosta delle merci e dei costi di trasporto su gomma, decongestionamento della viabilità urbana e portuale e, ancora, maggiore capacità di attrarre traffici internazionali per le imprese liguri e per l'intero sistema manufatturiero del Nord-Ovest. In sostanza, si traduce in maggiore competitività per le nostre aziende esportatrici, per gli operatori logistici e per tutta la filiera produttiva che ruota attorno al porto.
C'è un altro blocco di provvedimenti che tengo a riferire, perché riteniamo che siano assolutamente di importanza strategica: sono le disposizioni sull'area di Genova relative al tunnel subportuale e alla diga foranea. Queste norme, anche se introdotte al Senato, intervengono su due infrastrutture fondamentali per il futuro portuale e produttivo della Liguria. Il comma 5- proroga al 31 agosto 2027 sia la durata dell'incarico del commissario straordinario per la ricostruzione del viadotto Polcevera, l'ex ponte Morandi, sia il termine entro il quale tale commissario assume ogni determinazione ritenuta necessaria per l'affidamento, l'avvio, la gestione, la prosecuzione dei lavori, nonché il coordinamento e il monitoraggio delle attività dei soggetti attuatori, relativamente appunto al tunnel subportuale e alla diga foranea di Genova.
Queste infrastrutture - lo ricordiamo perché sono ligure, ma sono chiaramente di portata nazionale - sono decisive. La diga foranea consentirà di ampliare e proteggere l'area portuale, garantendo fondali più profondi e maggiore capacità di accoglienza per le navi di grandi dimensioni, aumentando così la competitività del porto di Genova rispetto agli altri mediterranei.
Poi, appunto, vi è il tunnel subportuale, che migliorerà in maniera determinante la viabilità di accesso e di uscita dal porto, riducendo i tempi di percorrenza - stiamo parlando ovviamente della viabilità dei veicoli - decongestionando la città e separando i flussi merci da quelli urbani. In un territorio come la Liguria, dove il sistema portuale genera occupazione diretta e indiretta per decine di migliaia di persone, rappresenta un moltiplicatore fondamentale per l'industria, la logistica, i servizi e il turismo. Queste misure non sono solo opere pubbliche, sono investimenti diretti sulla capacità produttiva del sistema economico.
In maniera ovviamente consultiva e con una vena critica, dico che ci sono anche delle misure che avremmo voluto trovare in questo provvedimento e che non abbiamo trovato, ma chiaramente ci auguriamo che ci sarà la possibilità di avere un punto di caduta nei prossimi provvedimenti. Mi riferisco, ad esempio, a un emendamento che avevamo proposto, come Noi Moderati, per la proroga del commissario straordinario di un'area importante: quella di interesse nazionale, peraltro, di Cogoleto-Stoppani. Io ho presentato un ordine del giorno, a nome anche del mio gruppo - che mi auguro venga accolto e non ho motivo di dubitare diversamente -, per adottare, senza ulteriori rinvii e nel prossimo provvedimento normativo utile, ogni iniziativa necessaria a disporre la proroga del commissario straordinario per questo sito di interesse nazionale, al fine di garantire, senza soluzione di continuità, la piena efficacia, tempestività e completamento degli interventi di bonifica già finanziati e in corso di realizzazione.
Chiaramente, avendo attenzione a questo sito, non posso che rimarcare come sia necessario andare avanti con la bonifica. Senza bonifica non c'è sviluppo e non c'è futuro per le imprese, per il lavoro e le comunità locali. La proroga non è un dato tecnico, ma è un modo per mettere a terra in tempo utile i finanziamenti finalizzati alla bonifica. Quindi, insisteremo da questo punto di vista.
Chiaramente, il mio sguardo non può limitarsi ai confini regionali. Già tanti esempi sono stati fatti sull'importanza di questo provvedimento con riferimento a tante opere nazionali. Però, ecco, esaminando il testo nel suo complesso, è evidente come affronti e riesca a sostenere con misure efficaci la possibilità di rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano - questo, in fondo, è poi il senso e il cuore del provvedimento -, rimuovendo ostacoli burocratici che rallentano gli investimenti e garantendo che le infrastrutture strategiche diventino davvero motore di crescita economica, occupazione e sviluppo delle imprese. Questo decreto lo fa con le sue norme tecniche e puntuali, le autorizzazioni di spesa mirate e le proroghe necessarie a non interrompere cantieri già avviati e fornendo così risposte concrete alle esigenze del sistema produttivo nazionale.
Il provvedimento interviene su un settore decisivo per le attività produttive del Paese: le infrastrutture viarie, ferroviarie, portuali e logistiche, insieme alle concessioni e alle semplificazioni procedurali. Non si tratta di scelte astratte, ma di strumenti operativi che incidono direttamente sulla capacità delle nostre imprese di muoversi, produrre, esportare e competere sui mercati internazionali. Rafforzando i poteri commissariali di ANAS e RFI e introducendo semplificazioni e autorizzazioni di spesa mirate, il provvedimento assicura coordinamento unitario, supera frammentazioni procedurali e concentra responsabilità esecutive.
I commissari straordinari possono così operare con maggiore efficacia per accelerare cantieri già avviati e sbloccare risorse senza rinvii inutili. Dal punto di vista della Commissione attività produttive, queste norme sono particolarmente rilevanti perché collegano direttamente l'azione infrastrutturale alle esigenze delle imprese. Le infrastrutture non sono un capitolo a sé, sono il presupposto per la logistica efficiente, per la riduzione dei costi di trasporto, per l'intermodalità mare-ferro-gomma, per la sicurezza energetica e per la capacità del sistema produttivo di attrarre investimenti.
Il decreto contiene misure concrete, inoltre, su concessioni, sulla messa in sicurezza dei ponti, sulle semplificazioni per gli investimenti PNRR nel settore sanitario. Tutte disposizioni che producono effetti moltiplicatori sull'economia reale. Maggiore certezza per gli operatori, tempi certi per i cantieri, riduzione dei costi per le filiere produttive. Quindi, con tutti questi presupposti, riassumendo e andando a concludere, Presidente, quando parliamo di ambiti che incidono direttamente sulla vita dei cittadini e sulla competitività dell'Italia, come la sicurezza delle reti viarie e ferroviarie, la realizzazione delle opere strategiche, la capacità dello Stato di rispettare tempi e impegni, ogni ritardo non è neutro, significa meno sviluppo, meno sicurezza, meno credibilità.
Questo provvedimento contiene scelte precise: rafforzare i poteri commissariali, semplificare procedure, concentrare responsabilità. Per questo, a nome del gruppo di Noi Moderati, dichiaro il voto di fiducia favorevole, un voto vigile, responsabile e attento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Luana Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Quello che il Governo chiede oggi al Parlamento è il 110° voto di fiducia dal suo insediamento, un record assoluto; non quello della longevità, che la Presidente Meloni insegue con grande aspirazione, come se la durata di un Esecutivo segnasse il vero lascito al Paese, piuttosto che il suo operato. Centodieci voti di fiducia, cifra mai registrata nel corso di una legislatura; 110 volte in cui l'Esecutivo ha chiesto al Parlamento di rinunciare alla sua funzione e di votare la fiducia. Prendere o lasciare, testi blindati, dibattito mutilato, margini di intervento ridotti al minimo, una prassi ormai che diventa metodo.
Le leggi di iniziativa parlamentare approvate dalle Camere in questa legislatura sono poco più del 28 per cento del totale, a fronte del 72 per cento di iniziativa governativa, comprendendo decreti-legge e disegni di legge. Il grosso del potere legislativo, dunque, non è più a Montecitorio, ma si è trasferito a Palazzo Chigi. Non siete riusciti a mettere sotto controllo il potere giudiziario, lo state facendo con il potere legislativo: un decreto-legge oggi, una fiducia domani e il presidenzialismo si fa strada, senza nemmeno cambiare la Costituzione.
Il Parlamento viene fortemente indebolito anche nella sua funzione di indirizzo politico, relegata a questa svilente produzione di ordini del giorno, senza che il Governo avverta la necessità di darne effettivo seguito. Parliamo ormai di quasi 9.000 ordini del giorno da inizio legislatura, praticamente 220 al mese; un esercizio di stile che impegna i lavori parlamentari per giornate intere, come fosse un grande consiglio comunale.
Il voto di fiducia su questo provvedimento è la sintesi perfetta di questa deriva: chiedete al Parlamento di dare fiducia non a un decreto, ma a un modello, quello commissariale, attribuendo poteri straordinari e derogatori a figure nominate dal Governo, con la possibilità di operare in deroga alla disciplina dei contratti pubblici e delle procedure amministrative, determinando una significativa compressione delle garanzie di trasparenza, controllo e responsabilità.
Tale modello, già ampiamente utilizzato negli ultimi anni, rischia di trasformarsi da strumento eccezionale a modalità ordinaria di gestione delle politiche pubbliche, con effetti distorsivi sull'assetto delle competenze amministrative e sul principio di trasparenza. D'altro canto, è fin troppo evidente la vostra totale repulsione nei confronti di quegli organismi di controllo pubblici che rappresentano la garanzia che l'azione amministrativa sia condotta secondo i principi di efficienza, efficacia ed economicità, pilastri del buon andamento della pubblica amministrazione, sanciti dall'articolo 97 della Costituzione.
Dunque, il Governo chiede la fiducia al Parlamento, ancora una volta sottraendo a quest'Aula la possibilità di un confronto pieno e consapevole su una scelta strategica per il Paese, il ponte sullo Stretto di Messina, che impegna enormi risorse pubbliche, sottraendole per buona parte ai Fondi per lo sviluppo e la coesione, per un'opera di straordinaria rilevanza economica, ambientale e sociale, il cui iter di approvazione ha violato direttive comunitarie, eluso pareri obbligatori, ignorato raccomandazioni e prescrizioni di istituzioni pubbliche, organi dello Stato e comitati scientifici.
Lo ha detto ripetutamente anche l'Autorità nazionale anticorruzione, formulando osservazioni in primo luogo in merito ai vincoli europei esistenti in relazione alla scelta di non svolgere una gara, ai vincoli finanziari conseguenti a tale scelta e alla necessità di prevedere delle cautele volte ad evitare un eccessivo rafforzamento della parte privata contraente generale.
Anche la Corte dei conti, nel pronunciamento in ordine alla legittimità della delibera CIPESS n. 41 del 2025, ha ritenuto di assegnare prioritario rilievo alle violazioni della normativa comunitaria sia per quanto riguarda la direttiva Habitat sia per quanto riguarda quella sugli appalti, in particolare sulla verifica dei presupposti ai quali l'articolo 72 della direttiva subordina la possibilità di modificare il contratto senza necessità di nuova gara.
L'elenco articolato di compiti istruttori, distribuiti su più livelli, che l'articolo 1 attribuisce al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per conformarsi alle pronunce della Corte dei conti non rimuove i numerosi profili per i quali la Corte ha ricusato la delibera CIPESS. Non sapete quanto questo possa essere grave, e sapete che non è sufficiente; è necessario che, dopo l'approvazione della nuova delibera, il Ministero fornisca alla società concessionaria Stretto di Messina Spa specifici indirizzi e direttive per pubblicare un nuovo bando di gara per la selezione del nuovo contraente generale.
Sappiamo bene che il Governo non intende conformarsi a questo, volendo riattivare i contratti vecchi di 20 anni con il contraente generale per la realizzazione di un'opera il cui costo è stimato oltre i 14,5 miliardi, a fronte dei 3,9 miliardi con i quali Webuild si è aggiudicata la gara. Il decreto interviene, quindi, non solo su questo, ma anche, ancora una volta, sulla Fondazione Milano-Cortina e sulla Simico. Il lascito delle Olimpiadi, al di là dell'enfasi con la quale sono state celebrate, si presenta come un di infrastrutture dal destino incerto e un significativo debito economico a carico della finanza pubblica. Nonostante le promesse iniziali di Giochi “a costo zero”, la realtà descritta da diverse inchieste giornalistiche, dalle nostre informazioni dirette ed evidenziata in numerose interrogazioni e interpellanze dà conto di una gestione tutt'altro che sostenibile.
Il iniziale per organizzare l'evento, stimato nel 2019 intorno a 1,4 miliardi, ha subito impennate notevoli. Secondo notizie giornalistiche, la Fondazione Milano-Cortina avrebbe previsto di chiudere il 2026 con un deficit di 310 milioni di euro. Il CIO avrebbe respinto la richiesta di contributi per la copertura del deficit degli enti pubblici coinvolti nella gestione dei Giochi. Le regioni e le province autonome, quali soci della Fondazione, saranno chiamate a far fronte a questo disavanzo scandaloso. Sarà per questo che il Governo autorizza il commissario straordinario per le Paralimpiadi a erogare anticipazioni di cassa per un importo massimo del 50 per cento delle risorse alla Fondazione Milano-Cortina, nelle more del completamento delle procedure realizzative della relativa rendicontazione.
Ma il decreto contiene anche altre evidenti forzature e criticità inaccettabili, come quella dell'articolo 2-, introdotto dal Senato, che reca disposizioni volte a disciplinare lo svolgimento della procedura per l'affidamento della concessione della tratta autostradale A22 Brennero-Modena.
Infine, il decreto proroga…
PRESIDENTE. Concluda.
LUANA ZANELLA(AVS). …l'attività - concludo - dei gassificatori in esercizio sulla base di autorizzazione in scadenza entro il 31 dicembre 2026 e per i quali, alla data del 30 giugno 2026, sia stata presentata un'istanza di rinnovo, di proroga o nuova autorizzazione, anche in altro sito. Il porto di Piombino ospita dal 2023 una nave rigassificatrice per la quale il Ministero dell'Ambiente ha rilasciato a suo tempo - chiudo - l'autorizzazione all'esercizio per tre anni. Da temporaneità sta diventando, invece, una permanenza. La scelta di trasformare…
PRESIDENTE. Deve concludere. Ha esaurito il tempo.
LUANA ZANELLA(AVS). …Piombino in un del gas a tempo indeterminato è veramente scandalosa. Per questo - e non solo per questo - non voteremo la fiducia sul provvedimento
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Giulia Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Vice Ministro, colleghi e colleghe, annuncio che il gruppo di Azione non voterà l'ennesima fiducia neanche su questo provvedimento e lo dico con un certo dispiacere. Dispiacere perché alcune delle infrastrutture di cui si occupa questo decreto in realtà sono le priorità del Paese, ma è il metodo con cui se ne occupa che tradisce quella stessa priorità.
Mi spiego: questo decreto racconta purtroppo, meglio di qualsiasi discorso, dove siamo arrivati come sistema Paese, perché in una decina di articoli saltano fuori commissari straordinari, subcommissari e amministratori delegati con funzioni commissariali. Abbiamo proroghe su proroghe, deleghe su deleghe, subentri a commissari già nominati per commissari nominati in precedenza: ma vi sembra possibile? Creiamo un commissario, nominiamo qualcuno con poteri straordinari, deroghiamo alle norme ordinarie, bypassiamo le procedure. Ma perché ogni volta che dobbiamo fare qualcosa di urgente in questo Paese la risposta è sempre la stessa? Se per fare le cose normali abbiamo bisogno di poteri straordinari il problema non è l'emergenza, il problema è la struttura ordinaria e quella questo decreto non la tocca; anzi, la aggiorna nel senso sbagliato, cioè la consolida, la rende permanente e, insomma, fa diventare le eccezioni la regola.
Prendiamo, per esempio, l'articolo 4 e l'articolo 5. In questi si dice che l'amministratore delegato di ANAS e quello di RFI diventano commissari straordinari per decine di interventi contemporaneamente, subentrano ai commissari precedenti con i medesimi poteri, compresi quelli derogatori rispetto al codice degli appalti. Questa è una scelta che il Comitato per la legislazione ha già segnalato come problematica e in più occasioni ha chiesto di circoscrivere meglio il potere dei commissari proprio per non svuotare i principi di trasparenza e concorrenza che dovrebbero governare la spesa pubblica e lo stesso , redatto dagli ottimi servizi della Camera, propone un approfondimento al riguardo. Eppure, dal Governo nessuna notizia. Allora, la domanda è molto semplice: dopo 30 anni di commissari straordinari, di fondi non finiti, di cantieri bloccati, di opere incompiute, ma siamo veramente sicuri che il commissariamento sia la strada giusta? I dati sulla spesa infrastrutturale italiana sembrano dirci di no, eppure la risposta del Governo è sempre la stessa: più commissari.
C'è poi un secondo tema che voglio affrontare, perché nel dibattito pubblico è rimasto un po' sullo sfondo, ma politicamente, invece, è molto rilevante: parlo delle concessioni demaniali marittime, regolate dall'articolo 8 di questo provvedimento. L'Italia, come forse è noto, o almeno è noto a chi tenta di andare in spiaggia, è in violazione della direttiva Bolkestein da anni, non da mesi ma da anni. La legge n. 118 del 2022 finalmente aveva introdotto un quadro normativo per aprire il mercato, salvo poi essere svuotata da rinvii successivi che ne hanno posticipato l'applicazione. E adesso? Adesso abbiamo un articolo - sentite bene - che prevede che il Ministero delle Infrastrutture sottoponga alla Conferenza unificata uno schema di bando-tipo - dico: uno schema di bando-tipo - per acquisire un parere. Capite il problema? Non si stanno facendo le gare, si sta scrivendo il modello per un documento che servirà forse eventualmente per iniziare le procedure per fare le gare chissà quando. Ma siamo nel 2026 e questo è completamente inaccettabile.
Infatti, insieme alla collega Daniela Ruffino, ho presentato un ordine del giorno che chiede due punti molto precisi e che spero sarà votato. In primo luogo, nessuna proroga automatica. In secondo luogo, questo famigerato bando-tipo come minimo deve includere obblighi concreti di servizio pubblico, come, per esempio, la sorveglianza e il salvataggio per le spiagge libere confinanti, l'accessibilità per le persone con disabilità, le strutture senza barriere architettoniche e quelle per le famiglie. Noi speriamo che venga accolto, perché il demanio - ricordiamolo - è un bene pubblico e la costa appartiene a tutti, non a chi ha la concessione. Un sistema di regole certe, europee e applicabili vale più di vent'anni di proroghe, che alla fine vengono spazzate via dai tribunali, lasciando nell'incertezza sia i concessionari che i cittadini.
Veniamo poi al ponte di Messina, che occupa i primi commi del decreto. Anche qui dobbiamo essere onesti: i commi da 1 a 4 esistono semplicemente perché la Corte dei conti ha ricusato la delibera CIPESS di approvazione del progetto definitivo. In altre parole, il Governo ha tentato di approvare gli atti del progetto in modo non conforme e la Corte dei conti ha detto “no”. La risposta è stata un decreto-legge per ridefinire la procedura, con il conseguente slittamento dei fondi dal periodo 2026-2029 al quinquennio 2030-2034. Quindi, seguitemi: ricapitolando, l'opera è urgente, ma i soldi slittano di quattro anni. È una contraddizione che io onestamente non capisco e a cui vorrei avere una risposta.
Per non parlare degli interventi aggiunti al Senato, dalla circumvallazione di San Vito dei Normanni al pontile di Marina di Massa, dal viadotto Sente Longo al ponte sul fiume Trigno. Ognuno di questi, preso singolarmente, può avere una sua legittimità, per carità, ma tutti insieme, inseriti in un decreto praticamente sulla straordinarietà delle infrastrutture, raccontano un'altra triste storia: quella di un Governo che usa i decreti urgenti come veicolo per far passare interventi locali.
Cosa chiediamo, allora? Una cosa molto semplice: chiediamo il coraggio di essere e di fare le cose diversamente. Invece di nominare commissari, riformiamo le stazioni appaltanti; invece di derogare al codice degli appalti, applichiamolo bene; invece di creare strutture parallele, investiamo su quelle ordinarie. Dunque, no alle proroghe, ma sì alle regole certe. Chiediamo banalmente di affrontare i problemi in modo strutturale per risolverli alla radice una volta per tutte e non mettere pezze temporanee con deroghe e commissari, che finiscono poi per essere la norma invece che l'eccezione.
L'Italia, colleghi, non è un Paese incapace di costruire. È un Paese che ha costruito grandi opere e ha ingegneri, progettisti e imprese eccellenti. Il problema non è la mancanza di competenze, è la mancanza di un sistema che le valorizzi in modo ordinario e prevedibile. Le emergenze per definizione non si gestiscono in via ordinaria, ma se tutte le opere diventano emergenze vuol dire che il sistema è rotto. Quello, colleghe e colleghi, non richiede un commissario straordinario, ma il coraggio delle riforme.
Per questo noi di Azione voteremo contro, non per dire “no” alle infrastrutture, ma per dire “sì” a un Paese che abbia finalmente la struttura per costruirle, senza dover ogni volta dichiarare lo stato di eccezione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Daniela Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Oggi siamo di nuovo chiamati a votare l'ennesima fiducia, superando tutti i record, i limiti e anche - lasciatemelo dire - la decenza, ma non su una riforma epocale, non su una visione di Paese, ma su un decreto scritto con una sola frase in testa: fare presto. Sì, fare presto, ma non importa come, non importa quanto costa e non importa neanche se funziona o meno.
Allora, noi ve lo diciamo subito: questo non è un decreto per accelerare il Paese; è un decreto per accelerare gli errori, i vostri, perché dietro la parola “semplificazione” si nasconde sempre la stessa parola: deroga. Dietro la parola “deroga” si nasconde un'altra parola: opacità. Ecco, questo decreto ne è la dimostrazione plastica. Anche i tecnici ve l'hanno detto: la gestione commissariale dovrebbe essere uno strumento eccezionale. Con voi, invece, diventa una regola. Siamo davanti a un capolavoro amministrativo di acrobazia con doppia capriola avanti e indietro. Quello che, se lo racconti fuori da quest'Aula, la gente ti chiede: “È una barzelletta o è già legge?”.
Il punto è semplice: state dicendo che l'amministratore delegato del soggetto che realizza l'opera diventa anche il controllore straordinario della stessa opera. Incredibile! Per capirci meglio: il ruolo di arbitro e il ruolo di giocatore nella stessa partita. Per rimanere in tema calcistico: il rigore, il tiro, il VAR e la conferma del gol sono fatti tutti dalla stessa persona. Se poi segna, si fa pure i complimenti e gli applausi da solo. Noi dovremmo chiamare questa “efficienza”. Noi, invece, la chiamiamo in un altro modo: confusione di ruoli e incapacità. Quando c'è confusione di ruoli, arriva subito il conflitto d'interessi, perché qui stiamo parlando non di un dettaglio burocratico, ma di miliardi, di opere pubbliche, di responsabilità e, soprattutto, di un principio sacrosanto: chi controlla non può essere anche chi esegue l'opera . Sottosegretario, la frase “state tranquilli, mi sono controllato da solo” non va bene, non può esistere.
Ecco, qui siamo proprio a questo livello e non basta, perché il decreto ci regala anche un'altra chicca: i commissari che escono dalla porta possono rientrare dalla finestra come subcommissari nominati direttamente dai vertici societari. Incredibile! È un po' come quei film in cui il cattivo esce alla fine del primo tempo e poi riappare all'inizio del secondo tempo sotto mentite spoglie e con un altro aspetto, solo che qui non è un cinema, ma è la gestione della . Intanto, continuate a moltiplicare il modello commissariale: sempre più commissari, sempre più poteri straordinari, sempre meno regole ordinarie. Ma guardate che ve l'ha detto anche l'Autorità nazionale anticorruzione: i commissariamenti devono essere l'estrema . I commissariamenti non sono la normalità e nemmeno il piano A, ma voi lo fate diventare piano A, B, C, fino alla Z.
Allora, colleghi, qui non è in discussione la necessità di accelerare le opere. Siamo i primi a volerle veloci, efficienti e realizzate bene. Però, velocità non può voler dire “fate come vi pare”. Efficienza non può voler dire “controllatevi da soli”. Semplificazione non può voler dire “eliminiamo i controlli”. Voi state facendo tutte queste tre cose. Poi, succede sempre la stessa cosa, Presidente: all'inizio si dice “facciamo presto”, alla fine si scopre che si è fatto male e a pagare non è chi ha deciso, non siete voi, a pagare sono sempre i cittadini.
Allora, partiamo subito dal primo punto, il simbolo per eccellenza di tutto questo sistema: il ponte sullo Stretto di Messina. Mi viene in mente la frase della buona Vanoni, che non ripeterò di certo qui. Il ponte è la grande promessa, la grande illusione, la grande barzelletta a spese degli italiani, perché, mentre voi raccontate questa fantasia, la realtà è tutt'altra: la Corte dei conti ha bocciato l'iter, le direttive europee vi hanno posto seri problemi, le prescrizioni ambientali ormai non si contano più e i costi lievitano. Così continuate a buttare i soldi degli italiani. Nel frattempo, chi paga? Pagano i cittadini, pagano sempre i cittadini. Quattordici miliardi buttati solo per tenere in piedi l'idea di questa fantasiosa struttura che ancora non esiste e mai esisterà, ma che già costa più di molti servizi pubblici reali. E allora cosa fate? Continuate con questa idea e ripartite da capo, come nel gioco dell'oca, tornate dal via. Solo che qui non si gioca con le pedine, si gioca con i soldi pubblici degli italiani.
E non basta neanche questo a fermarvi. Introducete una figura che definire innovativa è dir poco: l'amministratore delegato che diventa commissario di se stesso. Assurdo! L'amministratore delegato di ANAS che diventa commissario di ANAS; l'amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana che diventa commissario di Rete ferroviaria italiana. Praticamente, fate in modo che il controllato diventi il controllore di se stesso. Proprio siete bravissimi, da applauso.
Ormai non sapete più dove sia veramente di casa la vergogna, in barba all'ANAC, in barba alla Corte dei conti, in barba a qualsiasi principio di separazione dei poteri. E la narrazione che date al Paese è: tranquilli, faccio tutto io e mi do anche ragione da solo.
E passiamo a un altro tema che ha dell'incredibile. Come se nulla fosse, compare l'articolo 6 che recita così: Disposizioni in materia di investimenti nel settore sanitario finanziati dal PNRR. Ma come, Presidente: questo è un decreto infrastrutture o un contenitore dove infilare di tutto tra un articolo e l'altro? Perché qui dentro all'improvviso spuntano norme sul PNRR sanitario, che con il resto del provvedimento non c'entra proprio nulla.
Ma poi non avevamo già fatto un decreto PNRR poche settimane fa? O funziona così, che, quando vi dimenticate qualche pezzo, lo recuperate strada facendo, infilandolo nei prossimi decreti?
Però, guarda caso, proprio qui, proprio in questo contesto improprio, infilate una norma che semplifica e accelera le procedure anche per le strutture sanitarie private. E voi andate a parare sempre lì, sempre nella stessa direzione. E chissà quale manina ha infilato questo articolo 6. E poi ci dite che siamo malpensanti, ma siete voi che continuate a darcene motivo, pensando ai vostri interessi. Una cosa ve lo dobbiamo chiedere: quando comincerete seriamente a parlare e a occuparvi di sanità pubblica? Quando ? Santa pazienza, quando?
Ma la cosa geniale è che ci raccontate che la coperta è corta e quando vi chiediamo soldi per la scuola, per le strade, per le autostrade, per le ferrovie, per le infrastrutture idriche, per i cittadini, per le famiglie e per i giovani, i soldi non si trovano mai.
E poi arriva un altro capolavoro: il commissario per gli Europei di calcio. La gente si chiederà: ma questi Europei di calcio arriveranno a breve, arriveranno quest'estate? E no, arriveranno nel 2032. Nel 2032, colleghi, fra sei anni, e voi oggi nominate un commissario straordinario, che dovrebbe servire fra sei anni? State certificando, nero su bianco, che l'Italia non sarà in grado di organizzare un evento senza finire in emergenza fra sei anni. Praticamente è una confessione, la vostra. E allora, colleghi, parliamoci chiaro: qui non siamo davanti a un decreto tecnico, siamo davanti a una scelta politica, la scelta di saltare controlli invece di rafforzarli, la scelta di concentrare poteri invece di bilanciarli, di correre senza guardare dove si mette il piede. Voi non state accelerando il Paese…
PRESIDENTE. Concluda.
DANIELA MORFINO(M5S). …state aggirando le regole, le procedure, i controlli e persino il buonsenso. E allora noi, oggi, voteremo contro questa fiducia. Vedete, avete fatto perdere la bussola al Paese da tempo, perciò vi prego di smetterla, di togliere il disturbo e andarvene a casa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Patriarca. Ne ha facoltà.
ANNARITA PATRIARCA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Governo, colleghi, questo provvedimento del quale ci apprestiamo a votare la fiducia nasce per rispondere alle esigenze di assicurare la tempestiva realizzazione di opere infrastrutturali strategiche e di razionalizzare le relative gestioni commissariali.
Un testo che è stato arricchito al Senato di ulteriori contenuti in materia di opere pubbliche, alcune delle quali di estrema importanza per il territorio.
Sgombriamo subito il campo da un po' di critiche pretestuose e infondate, come quella che si tratti di un provvedimento privo di una visione unitaria o dei requisiti necessari di necessità e urgenza, eccetera, eccetera.
In realtà, il provvedimento interviene sulle disposizioni vigenti, correggendo le criticità emerse nei controlli, riallineando tempi, spesa e ; assicura alle Ferrovie le risorse per coprire le sue posizioni debitorie; assicura ad ANAS le risorse necessarie all'immediata attuazione del programma di messa in sicurezza di ponti, viadotti e gallerie. Si tratta, dunque, di un provvedimento di stabilizzazione amministrativa indispensabile per evitare blocchi su alcune infrastrutture che riteniamo necessarie, strategiche e prioritarie per il Paese.
Come pure è da respingere al mittente l'accusa che questo Governo non presta la dovuta attenzione alle regioni del Sud. È vero l'esatto contrario. Gli interventi su cui agisce questo testo che intendiamo realizzare e velocizzare sono più di 150 e la stragrande maggioranza è collocata nelle regioni meridionali.
La scelta dei commissari straordinari è una scelta necessaria in un'ottica di accelerazione. Il commissariamento mirato è una risposta rapida per garantire uno sblocco reale e immediato, centralizzando funzioni operative per superare frammentazioni decisionali.
Quanto all'obiezione di eterogeneità del testo normativo, sono state citate le norme sulle Olimpiadi Milano-Cortina e la nomina di un commissario per la fase finale degli Europei del 2032. Anche queste rispondono a un intento unitario di efficienza ed efficacia del provvedimento.
Le Olimpiadi invernali sono state un enorme successo di immagine per il nostro Paese, non solo per l'efficienza del coordinamento delle prime Olimpiadi invernali decentrate, ma anche per l'aspetto meramente contabile: 550 milioni di euro da sponsorizzazioni, 570 milioni di euro dai diritti televisivi e dalla quota riconosciuta dal Comitato olimpico internazionale, 200 milioni di euro dai biglietti, oltre il 90 per cento dei posti disponibili venduti, 5,3 miliardi di euro di ricadute indirette per aumento del turismo, di consumi e per i posti di lavoro creati .
Il provvedimento in esame reca disposizioni urgenti per la funzionalità della società Infrastrutture Milano-Cortina 2020-2026 S.p.A. e della Fondazione Milano-Cortina 2026, introducendo precise disposizioni per il completamento delle procedure realizzative e della rendicontazione prevista.
Una quota delle risorse è a favore della società Sport e Salute S.p.A. per il successivo trasferimento alla Federazione medico sportiva italiana - Federazione che ha gestito con enorme efficienza il laboratorio utilizzato per le Olimpiadi, come riconosciuto dalla stessa World Anti-Doping Agency - di un laboratorio che resta come patrimonio nazionale e come centro all'avanguardia riconosciuto a livello mondiale.
Per quanto riguarda gli interventi in materia di energia contenuti nel provvedimento, vanno fatte due osservazioni generali. La prima riguarda la lievitazione dei costi delle materie prime dovuti ai noti eventi geopolitici in corso, in particolare alle tensioni che si registrano in Medio Oriente. Qualora lo scenario dovesse protrarsi, si rischia di compromettere la regolare prosecuzione dei lavori nel settore edilizio, con possibili rallentamenti o sospensioni dei cantieri e ricadute negative sull'intera filiera delle costruzioni. Il provvedimento interviene dando una prima risposta a queste esigenze, consapevoli della necessità di passi ulteriori che occorreranno per individuare gli strumenti di tutela più idonei per salvaguardare la continuità dei lavori in corso e gli attuali livelli occupazionali, dal momento che il quadro internazionale sta avendo ricadute anche sugli equilibri contrattuali.
La seconda osservazione concerne l'approvvigionamento di gas, di petrolio e il costo dei carburanti. Il nostro Governo è in cerca di fonti alternative. ENI si sta muovendo sui mercati internazionali, in particolare in Africa e in Venezuela. Nei giorni scorsi, Giorgia Meloni, dopo avere effettuato visite di Stato in Algeria e negli Emirati, si è recata in Azerbaijan - primo fornitore di greggio e secondo di gas per l'Italia - per discutere del raddoppio del gasdotto TAP, delle commesse per colossi, come Leonardo e Ansaldo, e del coinvolgimento di quel Paese nel Piano Mattei.
In connessione al raddoppio del TAP, ma anche con riferimento al previsto aumento delle importazioni di gas dall'Algeria, va apprezzata la norma introdotta al Senato che reca misure di semplificazione per le infrastrutture energetiche d'interesse nazionale, relative allo sviluppo, al potenziamento o alla modifica di gasdotti di importazione di gas dall'estero esistenti. Proprio per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, il decreto in esame contiene una disposizione a cui tiene Forza Italia e cioè la proroga del rigassificatore di Piombino fino a oltre il 31 dicembre 2026, che deve considerarsi una misura di sicurezza energetica e nazionale. Anche su questo non sono mancate dalle opposizioni parole di contrasto totalmente decontestualizzate dal momento storico che stiamo vivendo. È una proroga per il tempo necessario e fino a che la situazione energetica non venga chiarita.
Un'ultima osservazione sulla questione del ponte sullo Stretto. Com'è noto, la Corte dei conti, con delibere nn. 19 e 20 dell'autunno scorso, ha negato il visto di legittimità alla delibera CIPESS e al terzo atto aggiuntivo alla convenzione di concessione del 30 dicembre 2003, tra il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e la società Stretto di Messina.
L'articolo 1 del provvedimento, nel ribadire la volontà del Governo di realizzare l'opera, tenuto conto dei rilievi espressi dalla Corte, fissa gli adempimenti da svolgere anche attraverso la definizione di alcuni aspetti della complessa normativa speciale in vigore, conseguentemente rimodula gli importi di ciascun anno dei lavori per tener conto dello slittamento dei tempi conseguente alle citate delibere.
Diversamente da quanto affermato, il dialogo con l'Unione europea avviato dal MIT, fin dai primi momenti del riavvio del progetto prosegue positivamente per quanto riguarda sia la direttiva Habitat, sia la direttiva Appalti. Nello scorso mese di marzo, sono stati inviati dal MIT e dal MASE gli elementi informativi richiesti dalla direzione generale ambiente e dalla direzione generale mercato interno, a seguito di una riunione tenutasi a dicembre a Bruxelles.
Come è stato precisato dai funzionari della Commissione, non sussiste alcuna procedura di infrazione relativa al ponte.
Per quanto riguarda gli aspetti della complessa procedura ambientale, la stessa è stata avviata il 24 febbraio 2024 ed è durata oltre 15 mesi. Dopo un fitto scambio di documentazione, la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA-VAS ha reso parere positivo di compatibilità ambientale del progetto definitivo il 21 maggio 2025. La Commissione tecnica si è espressa positivamente, anche in merito alla valutazione di incidenza ambientale. Un risultato importante per l'Italia e per chi crede nello sviluppo del Paese .
Quanto al Ministero della Cultura, il 17 gennaio 2025 è stato espresso parere favorevole di compatibilità ambientale del progetto definitivo. Solo dopo questi adempimenti è stata avviata la procedura relativa alla necessità di realizzazione dell'opera per i motivi di superiore interesse pubblico. L'si è concluso il 10 giugno 2025, data in cui il MASE ha effettuato la comunicazione dell'informativa prevista dalla direttiva Habitat alla Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea, per il successivo inoltro alla Commissione stessa.
Dunque, ci troviamo di fronte a un iter complesso - parliamo di una grande opera -, rispetto al quale il Governo ha puntualmente adempiuto a tutti i passi necessari, senza alcuna forzatura adombrata dalle opposizioni e nel pieno accordo con la Commissione europea.
Ne è conseguita una rimodulazione temporale delle risorse destinate al ponte, con lo slittamento di una quota significativa dei finanziamenti agli anni successivi, coerente con lo stato di attuazione dell'opera, evitando il rischio di immobilizzo di risorse nel breve periodo. La rimodulazione permette di liberare, nel quadriennio 2026-2029, risorse che possono essere destinate ad altre priorità, pur mantenendo intatto l'ammontare complessivo dei finanziamenti destinati all'opera.
Presidente, voglio concludere questo intervento con una annotazione finale: grazie all'impegno del Governo Meloni, tra PNRR, Fondo complementare, ZES unica e decontribuzione al Sud, per la prima volta dopo decenni, alcune regioni meridionali hanno superato, in termini di crescita, le regioni del Nord. È un risultato del quale…
PRESIDENTE. Concluda.
ANNARITA PATRIARCA(FI-PPE). …come deputati meridionali del centrodestra andiamo particolarmente fieri. E anche per questa ragione confermiamo la piena fiducia al Governo che ci onoriamo di sostenere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Montemagni. Ne ha facoltà.
ELISA MONTEMAGNI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie al Vice Ministro Rixi, al Ministro Salvini per questo decreto perché, al di là di quello che sentiamo dire in quest'Aula, stiamo cercando di mettere a terra le opere che il nostro Paese aspetta da tanto, troppo tempo. E se c'è qualcuno che ha messo veramente la testa e ha lanciato addirittura il cuore oltre l'ostacolo, per quanto riguarda le infrastrutture, è proprio Matteo Salvini ed è questo Governo. Perché nei Governi precedenti sembrava che le infrastrutture, sì, fossero una cosa da fare, ma che non fossero una priorità. Ecco, con questo Governo le infrastrutture sono diventate prioritarie . Con questo Governo! Ed è per questo che continuiamo ad avere una linea che serve a velocizzare i lavori e a mettere a terra le infrastrutture di cui il nostro Paese ha bisogno. Perché infrastruttura non significa solo una strada da percorrere; infrastruttura significa sviluppo economico; significa essere attrattivi nei confronti delle imprese, essere attrattivi dal punto di vista turistico. Infrastruttura è vita; infrastruttura è commercio; infrastruttura è portare il nostro Paese ai livelli che, fino ad ora, purtroppo non è riuscito a raggiungere, con tutte le difficoltà del caso.
Sappiamo benissimo di vivere in una penisola che ha tempi di percorrenza complessi e una struttura geomorfologica molto complessa. Questo non significa, però, stare a guardare o non mettere in campo tutto quanto sia possibile per dare risposte ai territori e ai cittadini. La nomina dei commissari va proprio in questo senso: serve per superare i ritardi, per accelerare le procedure, per andare a dare risposte che da troppo tempo sono lì, sul piatto, ma che nessuno è stato in grado di dare fino a quando non siamo arrivati noi al Governo.
Si parla principalmente in quest'Aula del ponte sullo Stretto, però in pochi ricordano che il ponte sullo Stretto è un'opera che è prevista per completare il corridoio scandinavo-mediterraneo all'interno della rete TEN-T; per cui è un'opera che non serve solo alla Sicilia, alla Calabria - così spesso qualcuno pensa di farlo passare - ma è un'opera che serve all'Europa, serve a noi, serve per lo sbocco e per lo sviluppo di tutto il Paese, per collegare il Nord-Europa con il Mediterraneo.
Questo è quello che intendiamo fare ed è per questo che con questo decreto cerchiamo di risolvere i rilievi che sono stati portati dalla Corte dei conti. Lo facciamo perché crediamo in quest'opera, ci abbiamo sempre creduto e continuiamo a crederci e vogliamo portarla in fondo; vogliamo arrivare in fondo a questa tematica che è lì, sul tavolo, ferma da oltre cinquant'anni.
E se noi stiamo cercando di risolvere è perché sappiamo benissimo che sarà utile per lo sviluppo di tutto il Paese. Per cui ci troviamo oggi a parlare di nuovo del ponte sullo Stretto proprio per andare a risolvere quei nodi che ci sono stati presentati e quindi abbiamo bisogno di nuovi passaggi istruttori e amministrativi, di coerenza tra l'istruttoria tecnica, la valutazione economico-finanziaria per completare il procedimento autorizzativo e arrivare all'approvazione definitiva dell'opera; ma oltre a questo, all'interno di questo decreto ci sono anche le opere connesse al ponte che qui nessuno ha ancora citato. Forse perché attaccare sul ponte è troppo semplice. Spesso ci viene detto: è un'opera faraonica che costa tantissimo. Ma nessuno parla delle opere accessorie che serviranno anche proprio a quei territori, le opere ferroviarie che andranno a collegare, a completare quest'opera che, per noi, è molto importante.
All'interno di questo decreto, poi, troviamo opere da Nord a Sud dell'Italia; troviamo una quantità di finanziamenti che sono utili per accelerare le opere e interventi con stanziamenti pluriennali, proprio per rispondere alle esigenze territoriali, anche con riferimento a quelle opere che vanno a rilento.
Purtroppo dobbiamo snellire - ed è nostro compito, lo abbiamo promesso in campagna elettorale - la burocrazia; questo stiamo facendo, a differenza di quanto viene detto in quest'Aula quando veniamo sempre attaccati per essere troppo celeri quando facciamo i commissari e poi, magari, il giorno dopo viene fatta un'interrogazione su una strada che è ancora lì, ferma, magari bloccata dalla burocrazia. E allora anche l'opposizione dovrebbe decidersi: o troviamo il modo di semplificare e di velocizzare, come stiamo facendo ora, altrimenti ci si lamenta il giorno dopo perché qualcuno, magari in passato, non ha semplificato e lì le opere rimangono ferme da vent'anni. Quindi bisognerebbe avere anche un po' di coerenza quando si parla in quest'Aula , non solo parlare per dare contro al Governo e per dare contro alla maggioranza.
All'interno di questo provvedimento abbiamo previsto fondi anche per le manutenzioni e per la sicurezza. Sono fondamentali, lo sappiamo benissimo; addirittura abbiamo implementato il fondo per le strade comunali per andare a manutenere e a lavorare sulla sicurezza delle strade comunali. È un fondo a cui la Lega tiene molto e che è utile proprio per aiutare i territori. Anche questo c'è all'interno del decreto, perché tutti se lo dimenticano: sembra che ci siano solo cose che non vanno bene, ma nessuno si ricorda di dire quelle a cui anche l'opposizione dovrebbe fare un applauso. L'opposizione tace, piuttosto che fare un applauso alla maggioranza. Ma va bene così, noi ci siamo abituati. Andremo avanti come abbiamo sempre fatto.
E per quanto riguarda le opere inserite con gli emendamenti al Senato, noi crediamo che anche queste abbiano delle priorità e siano utili per il territorio. Ne cito una su tutte, essendo toscana: il pontile di Marina di Massa. Noi sappiamo bene quello che è successo a quel pontile e sappiamo bene dal territorio quanto sia fondamentale quell'opera per i massesi, per Massa, per la cultura, per il turismo e per l'attrazione della città. E se per voi un'opera che è attrattiva dal punto di vista turistico, che è al servizio della città e che serve alle persone - non solo ai residenti, ma anche a chi arriva da fuori - non è prioritaria, va bene. Andatelo a spiegare però ai cittadini , non raccontatelo solo in quest'Aula. Perché i cittadini sanno bene cosa si aspettano da noi, e noi siamo pronti a cercare di fare qualsiasi cosa per dare risposte ai territori.
È chiaro; probabilmente avremmo bisogno di molti più fondi, visto che, come si diceva prima, le opere infrastrutturali in questi ultimi decenni sono state abbastanza trascurate e prese, così, alla leggera. Però dobbiamo fare quanto è in nostro potere per cercare di agevolare quelle progettualità che sono già pronte per la messa a terra delle infrastrutture. Abbiamo necessità ovviamente di andare a sburocratizzare, come abbiamo detto, e non c'è niente di male. E non è vero assolutamente che con questo mancheranno i controlli, non è vero che andiamo a essere noi i controllori. Sarebbe una follia, una brutta storia che racconta l'opposizione, ma che non trova riscontro in quanto scritto all'interno del decreto. Anzi, pensiamo che, da un certo punto di vista, ci sia sempre un pizzico di gelosia da parte delle opposizioni per quello che sta facendo questo Governo, che loro, quando hanno governato, non sono stati in grado di fare. Per cui, confermiamo la fiducia al Governo e siamo pronti a votare questo decreto, come abbiamo sempre fatto, perché è coerente con il nostro programma elettorale ed è in coerenza con quello che la Lega dice da sempre di fare. Ringrazio ancora una volta il Vice Ministro Edoardo Rixi per aver seguito il provvedimento e il Ministro Salvini per il lavoro che sta facendo per il nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Curti. Ne ha facoltà.
AUGUSTO CURTI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Vice Ministro, oggi in quest'Aula, in realtà, non stiamo discutendo solo un decreto. Noi oggi in quest'Aula discutiamo anche di come questa maggioranza governa e di quanto ascolti davvero i cittadini. E parto da una cosa molto semplice: il metodo. Dentro quest'Aula il metodo conta perché è alla base della democrazia. E invece da quattro anni vediamo sempre la stessa storia. Si governa a colpi di decreti urgenti, di fiducie, anche quando di urgente c'è poco o nulla. I decreti dovrebbero essere un'eccezione, invece sono diventati la regola per questo Governo. In quattro anni ne avete fatti un'enormità, pieni di norme eterogenee, messe insieme alla rinfusa. Ma questo non è governare bene, come volete far passare fuori da quest'Aula; questo è fare le cose in fretta e farle male. E anche in questo decreto fate così: c'è dentro un po' di tutto. Ci sono dentro le ferrovie, le autostrade, i porti, la sanità, i ponti, perfino il prezzo del bitume, un parcheggio in un comune, una videosorveglianza in un altro comune, e potrei continuare a lungo. Avete fatto un “minestrone” in questo decreto. Altro che semplificazione, così si crea solo confusione.
E intanto, però, gli italiani hanno già parlato chiaramente. A marzo hanno detto “no” a questo modo di fare, “no” alle decisioni calate dall'alto senza un confronto. E voi continuate, invece, a fare finta di nulla e ad andare avanti in questo modo; e questo è molto grave e anche molto pericoloso. Dall'opposizione potremmo dire che questo vostro modo di fare potrebbe anche agevolarci, ma la realtà è un'altra, ossia che continuare a lavorare in questo modo, così come state facendo voi, rischia di creare solo danni all'Italia e agli italiani, e noi tutto questo non possiamo accettarlo.
Ma veniamo anche al merito, oltre al metodo, e al motivo per cui voteremo “no” a questa fiducia. E partiamo dal progetto simbolo di questo Governo (non solo su questo provvedimento, ma in generale di questo Governo), e mi riferisco al ponte sullo Stretto tra la Sicilia e la Calabria. I problemi qui non li sollevano le opposizioni, li segnalano gli organi indipendenti. Ci sono dubbi seri sui costi, ci sono dubbi seri sulla trasparenza, addirittura ci sono dubbi seri anche nel rispetto delle regole europee. E cosa fa invece il Governo? Sposta miliardi di euro più avanti nel tempo, alle prossime legislature.
Ma allora mi domando: dov'è l'urgenza di questo provvedimento? Se rimandate tutto di anni, questo decreto non è assolutamente urgente, ma è solo propaganda, cioè la stessa propaganda che continuate a fare da 4 anni. E c'è anche di più in questo provvedimento e sul ponte, cioè ci sono risorse che dovevano andare al Sud che vengono tolte adesso, subito, e accantonate per un'opera che nemmeno parte. Il Sud, cioè, paga oggi per qualcosa che forse vedrà domani, ma che con tutta probabilità non vedrà mai.
E tutto questo è un paradosso, perché in realtà quelle comunità, quei territori e quelle regioni hanno bisogno oggi di quelle risorse per poter dare anche una risposta alla crisi economica. Ma, se andiamo sugli altri fronti, non va meglio sulle autostrade o sul Gran Sasso: ancora commissari, ancora soluzioni straordinarie, ma i problemi restano lì, anzi, si complicano, perché più figure vuol dire più confusione e più rischi di contenziosi.
E nel frattempo, mentre annunciate con questo provvedimento grandi opere, si bloccano fondi già pronti per i porti, ad esempio. Risorse già stanziate spariscono senza alcuna spiegazione, senza un confronto, senza un rispetto per i territori interessati. Territori che, nel frattempo, magari avevano anche programmato, anche sulla base di quegli investimenti che avevano stanziato i precedenti Governi e rispetto ai quali voi, dalla sera alla mattina, avete deciso di cancellare le risorse. E le domando, Vice Ministro, ma che modo è questo di governare un Paese?
Questa non è efficienza, questa è mancanza di serietà. Questa non è efficienza, questa è mancanza di capacità. E poi c'è il tema degli appalti. Si attribuiscono poteri enormi ai commissari, andando a ridurre quelli che sono i controlli. Ma meno controlli non significa più velocità: meno controlli significa più rischi, meno controlli significa più ricorsi, meno controlli significa alzare il rischio di blocchi successivi sui cantieri.
Ma se voi foste andati ad ascoltare i nostri sindaci, i vostri sindaci, i nostri presidenti di regione, i vostri presidenti di regione, gli amministratori, vi avrebbero detto che, quando vanno a fare un appalto, il loro dubbio non è se quell'appalto finirà tre mesi prima o tre mesi dopo, ma se quell'appalto terminerà oppure finirà per l'ennesimo contenzioso . E guardate che in passato anche commissari straordinari - ovviamente quelli un po' più lungimiranti, e penso a Giovanni Legnini, ad esempio - hanno adottato addirittura controlli preventivi, proprio al fine di andare ad evitare l'interruzione dei cantieri in corso.
Sono tutti temi, questi, sui quali si poteva discutere in quest'Aula, svolgendo davvero il nostro lavoro e provando a migliorare questo provvedimento, perché onestamente io faccio anche fatica a credere che anche nella maggioranza non ci sia qualcuno che condivida almeno alcune delle nostre osservazioni. Poteva essere questa l'occasione per lavorare insieme e per provare ad approvare norme più utili e capaci di rispondere ai bisogni reali dei territori. E invece, ancora una volta, si scelgono decisioni prese nei palazzi, lontane dalla realtà e da ciò di cui i cittadini, i sindaci e gli amministratori locali hanno davvero bisogno. E noi siamo qui a fare cosa? A ratificare l'ennesima fiducia.
E infine un altro tema, il PNRR. Per capirci, quei 200 miliardi per i quali il partito della Presidente del Consiglio ha votato contro, quando ce n'era bisogno. I ritardi sono evidenti, gli obiettivi vengono continuamente spostati in avanti, e, quando chiediamo al Governo di spiegare come stanno davvero le cose, non arriva alcuna risposta. Silenzio, un silenzio totale e io dico anche un silenzio imbarazzante. Colleghi, queste sono le ragioni per cui noi non voteremo a favore di questa fiducia.
E lo dico, prima di tutto, sul metodo: non si può governare sempre con decreti e con continue fiducie, senza un minimo di confronto. Sul merito, questo decreto non risolve i problemi, ma li rinvia e li complica, creando addirittura anche confusione. Sul piano politico, gli italiani hanno già detto che non vogliono più questo modo di governare, e il vostro continuare come se non fosse accaduto nulla in quel “no” di marzo dimostra quanto oramai siete lontani dalla realtà del Paese, quanto siete disconnessi dai problemi reali del Paese, e quanto siete, invece, più interessati alla poltrona rispetto al futuro dell'Italia. Confondete la fretta con la capacità di decidere, gli annunci con i risultati, i commissari con la programmazione.
Ma le infrastrutture, Presidente, non si fanno con gli slogan, si fanno con le opere reali; le infrastrutture si fanno con le opere consegnate; le infrastrutture si fanno con le opere funzionanti. Presidente, per tutti questi motivi e per molto altro, che ovviamente non riusciamo a dire in questo lasso di tempo, anticipiamo che il Partito Democratico voterà contro la fiducia su questo decreto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Massimo Milani. Ne ha facoltà.
MASSIMO MILANI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Vice Ministro, il provvedimento che oggi ci accingiamo a votare rappresenta un passaggio di grande rilevanza per la politica infrastrutturale del nostro Paese. Ho sentito dire ieri, durante la discussione generale, e oggi, durante le dichiarazioni di voto, che si tratta di un intervento frammentario, addirittura un insieme - ho sentito - di mancette sparse per il Paese. Noi, invece, sosteniamo che si tratti di un decreto che risolve definitivamente le problematiche emerse nell'approvazione del piano di spesa relativo al progetto del collegamento stabile fra Calabria e Sicilia, opera prevista con una norma risalente addirittura al 1970, ben 56 anni fa.
Gli interventi che ho ascoltato dalle opposizioni sono per noi motivo per procedere ancor più convintamente con l'approvazione di questo decreto, perché, Presidente, quelle posizioni sono quelle che, per decenni, hanno fermato lo sviluppo infrastrutturale della nostra Italia. Nel mondo si sono già realizzati almeno tre ponti che si definiscono “Messina ”, cioè che si rifanno al progetto del ponte di Messina. Noi, che lo abbiamo progettato, invece, siamo ancora qui a discuterne.
Allora questo decreto, seppur motivato da motivi di urgenza, rivela una strategia organica, che affronta in modo concreto tre nodi storici: i ritardi nella realizzazione delle opere, la complessità amministrativa e la necessità di una programmazione finanziaria credibile nel tempo e sostenibile nel tempo. Al centro del decreto vi è una scelta chiara e coraggiosa: riattivare e rendere effettivo il percorso realizzativo del ponte sullo Stretto di Messina.
Dopo le criticità sollevate dalla Corte dei conti, il Governo interviene non arretrando, ma correggendo il quadro procedurale, rafforzando la solidità degli atti e garantendo una base giuridica più robusta. È una scelta di responsabilità: si supera l'amministrativa e si restituisce certezza a un'opera che ha un valore strategico per l'intero sistema Paese. Ma questo decreto non si limita al ponte: esso introduce un modello di che punta a semplificare e accelerare, attraverso il rafforzamento del ruolo dei commissari straordinari e il coinvolgimento diretto delle grandi società pubbliche, come RFI e ANAS. Si tratta di una direzione precisa: meno frammentazione decisionale, più chiarezza nelle responsabilità, tempi più certi per la realizzazione degli interventi.
Accanto alla vi è poi un lavoro significativo sul piano finanziario: la rimodulazione delle risorse, anche con lo spostamento temporale degli investimenti, non rappresenta un arretramento, ma una programmazione più realistica e sostenibile, coerente con gli equilibri di finanza pubblica e con le nuove regole europee. In questo senso, il decreto dimostra una visione di medio-lungo periodo, evitando soluzioni estemporanee e costruendo, invece, una traiettoria stabile degli investimenti.
Particolarmente rilevante è anche il rafforzamento degli interventi sulla rete infrastrutturale diffusa: manutenzione straordinaria, messa in sicurezza di ponti, viadotti e gallerie, potenziamento della rete ferroviaria nazionale, e non solo quella di Alta velocità, ma anche quella tradizionale. Questo è un punto fondamentale perché, accanto alle grandi opere simboliche, il Paese ha bisogno di infrastrutture sicure, efficienti e capillari, che migliorino concretamente la vita dei cittadini e la competitività dei territori.
Il decreto interviene quindi su ambiti strategici, come il PNRR sanitario, la sicurezza energetica, le infrastrutture logistiche e gli eventi sportivi internazionali che, dovunque nel mondo, sono occasione di ammodernamento delle infrastrutture che rimangono e sopravvivono all'evento sportivo stesso.
Come non apprezzare la spinta attraverso il conferimento di poteri commissariali, quindi, agli amministratori di RFI e ANAS, dato che queste due società sono veri campioni nazionali nella realizzazione e nella gestione delle infrastrutture? E come non apprezzare l'attenzione alle necessità delle comunità locali qui rivolta attraverso il finanziamento o la velocizzazione di alcune opere?
E ne cito solo alcune che sono contenute all'interno di questo decreto-legge: per tutto il Nord-Est, a partire dall'Emilia-Romagna, attraverso la Lombardia, il Veneto e il Trentino, l'A22 del Brennero e il nuovo ponte tra Paderno e Calusco d'Adda; in Piemonte, il polo logistico di Alessandria; in Liguria, la Diga foranea di Genova e altre opere nella città; in Toscana, il pontile di Marina di Massa; nel Lazio, il finanziamento ulteriore della Cisterna-Valmontone e la Pedemontana di Formia; in Puglia, la circumvallazione di San Vito dei Normanni; in Abruzzo, la galleria del Gran Sasso e le autostrade A24 e A25; in Molise, la ricostruzione del ponte sul fiume Trigno, e tutti siamo rimasti sicuramente colpiti dalle immagini che hanno visto questo ponte essere travolto poche settimane fa.
E poi, dettaglio che è, così, tra le pieghe: 40 milioni per interventi di manutenzione stradale nei piccoli comuni. Quante volte, anche in quest'Aula, ho sentito parlare della dimenticanza e dell'abbandono dei piccoli comuni? Invece qui, in questo provvedimento, c'è l'attenzione anche per le piccole realtà .
Anche qui emerge una linea coerente: garantire tempi certi, ridurre gli ostacoli procedurali, assicurare la piena attuazione degli investimenti per opere strategiche di interesse nazionale o addirittura europeo, perché tale è sicuramente l'autostrada del Brennero, tale è sicuramente il ponte sullo Stretto di Messina, senza dimenticare le richieste e le esigenze - come dicevo - dei vari territori.
E che dire, infine, dell'annoso problema delle concessioni demaniali? Finalmente si è individuata la via risolutiva, con tempi certi e modalità di indizione dei bandi di assegnazione, con lo strumento del bando-tipo, messo a disposizione di tutte le amministrazioni concedenti. Ricordo che i Governi precedenti per 20 anni - perché la Bolkestein, signori, ha compiuto 20 anni quest'anno - hanno solo rinviato. In questo decreto-legge, invece, si individuano la durata della concessione, i diritti e i doveri del concessionario uscente e di quello entrante, la deroga e la salvaguardia per le associazioni sportive: il tutto tutelando la libertà di impresa e l'importante settore turistico ma, soprattutto, la valorizzazione del patrimonio pubblico demaniale.
Onorevoli colleghi, il vero valore di questo provvedimento sta nella sua capacità di tenere insieme visione e operatività: da un lato, indica con chiarezza le priorità strategiche del Paese, dall'altro, interviene su strumenti concreti per realizzarle. È un decreto che afferma un principio semplice ma decisivo: le infrastrutture non possono più essere ostaggio di lentezze, incertezze e sovrapposizioni; devono diventare leva di sviluppo, coesione e competitività.
Per queste ragioni, voteremo convintamente a favore della fiducia del Governo e per la conversione in legge di questo decreto, nella consapevolezza che esso rappresenta un passo concreto verso un'Italia più moderna, più connessa, più efficiente .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Poiché il vigente calendario dei lavori prevede che la votazione per appello nominale abbia luogo a partire dalle ore 18,25, sospendo la seduta fino a tale ora. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Indico la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo approvato dalla Commissione, identico a quello del Senato, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata già effettuata dalla Presidenza nella seduta di ieri. La chiama avrà quindi inizio dal deputato Cuperlo.
Invito i deputati Segretari a procedere alla chiama.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
Presenti: ………………. 294
Votanti: ……………….. 291
Astenuti: ………………… 3
Maggioranza: …………. 146
Hanno risposto : …….. 186
Hanno risposto : ……. 105
La Camera approva.
Si intendono così precluse tutte le proposte emendative presentate.
sì:
Almici Cristina
Ambrosi Alessia
Amich Enzo
Amorese Alessandro
Andreuzza Giorgia
Antoniozzi Alfredo
Arruzzolo Giovanni
Bagnasco Roberto
Baldelli Antonio
Barabotti Andrea
Battilocchio Alessandro
Bellomo Davide
Bellucci Maria Teresa
Benigni Stefano
Benvenuti Gostoli Stefano Maria
Benvenuto Alessandro Manuel
Bergamini Davide
Bicchielli Pino
Bignami Galeazzo
Billi Simone
Bisa Ingrid
Bof Gianangelo
Bordonali Simona
Boscaini Maria Paola
Bruzzone Francesco
Buonguerrieri Alice
Caiata Salvatore
Calovini Giangiacomo
Candiani Stefano
Cangiano Gerolamo
Cannata Giovanni Luca
Caparvi Virginio
Cappellacci Ugo
Caramanna Gianluca
Caretta Maria Cristina
Carfagna Maria Rosaria
Carloni Mirco
Caroppo Andrea
Carra' Anastasio
Casasco Maurizio
Castiglione Giuseppe
Cattaneo Alessandro
Cattoi Vanessa
Cavandoli Laura
Cavo Ilaria
Cecchetti Fabrizio
Centenaro Giulio
Cerreto Marco
Cesa Lorenzo
Chiesa Paola Maria
Ciaburro Monica
Ciancitto Francesco Maria Salvatore
Ciocchetti Luciano
Cirielli Edmondo
Coin Dimitri
Colombo Beatriz
Comaroli Silvana Andreina
Comba Fabrizio
Coppo Marcello
Cortelazzo Piergiorgio
Costa Enrico
Crippa Andrea
Dalla Chiesa Rita
Dara Andrea
D'Attis Mauro
De Bertoldi Andrea
De Corato Riccardo
Deidda Salvatore
Delmastro Delle Vedove Andrea
Di Maggio Grazia
Di Mattina Salvatore Marcello
Dondi Daniela
Ferrante Tullio
Filini Francesco
Formentini Paolo
Frassinetti Paola
Frassini Rebecca
Frijia Maria Grazia
Furgiuele Domenico
Gabellone Antonio Maria
Gatta Giandiego
Gemmato Marcello
Giaccone Andrea
Giglio Vigna Alessandro
Giordano Antonio
Giorgianni Carmen Letizia
Giovine Silvio
Gori Irene
Gruppioni Naike
Iaia Dario
Kelany Sara
La Salandra Giandonato
Lampis Gianni
Lancellotta Elisabetta Christiana
Lazzarini Arianna
Leo Maurizio
Loizzo Simona
Lollobrigida Francesco
Longi Eliana
Loperfido Emanuele
Lovecchio Giorgio
Lucaselli Ylenja
Lupi Maurizio
Maccanti Elena
Maccari Carlo
Maerna Novo Umberto
Maffioli Manuela
Maiorano Giovanni
Malagola Lorenzo
Malaguti Mauro
Mantovani Lucrezia Maria Benedetta
Marchetti Riccardo Augusto
Marchetto Aliprandi Marina
Marrocco Patrizia
Mascaretti Andrea
Maschio Ciro
Matera Mariangela
Matteoni Nicole
Mattia Aldo
Maullu Stefano Giovanni
Messina Manlio
Michelotti Francesco
Miele Giovanna
Milani Massimo
Minardo Antonino
Molinari Riccardo
Montaruli Augusta
Montemagni Elisa
Morgante Maddalena
Morrone Jacopo
Mura Francesco
Nevi Raffaele
Nisini Tiziana
Osnato Marco
Ottaviani Nicola
Padovani Marco
Pagano Nazario
Palombi Alessandro
Panizzut Massimiliano
Patriarca Annarita
Pellicini Andrea
Perissa Marco
Pichetto Fratin Gilberto
Pietrella Fabio
Pisano Calogero
Pittalis Pietro
Polidori Catia
Polo Barbara
Pretto Erik Umberto
Prisco Emanuele
Pulciani Paolo
Raimondo Carmine Fabio
Ravetto Laura
Rixi Edoardo
Roccella Eugenia
Romano Francesco Saverio
Roscani Fabio
Rossello Cristina
Rossi Angelo
Rossi Fabrizio
Rosso Matteo
Rotelli Mauro
Rotondi Gianfranco
Ruspandini Massimo
Russo Gaetana
Russo Paolo Emilio
Saccani Jotti Gloria
Sala Fabrizio
Sbardella Luca
Schiano Di Visconti Michele
Silvestri Rachele
Siracusano Matilde
Squeri Luca
Tassinari Rosaria
Tenerini Chiara
Toccalini Luca
Trancassini Paolo
Tremaglia Andrea
Urzi' Alessandro
Varchi Maria Carolina
Vietri Imma
Vinci Gianluca
Volpi Andrea
Zinzi Gianpiero
Zucconi Riccardo
Zurzolo Immacolata
no:
Aiello Davide
Alifano Enrica
Amendola Vincenzo
Appendino Chiara
Auriemma Carmela
Bakkali Ouidad
Barbagallo Anthony Emanuele
Berruto Mauro
Bonafe' Simona
Bonelli Angelo
Bonifazi Francesco
Borrelli Francesco Emilio
Braga Chiara
Bruno Raffaele
Cafiero De Raho Federico
Cantone Luciano
Cappelletti Enrico
Care' Nicola
Carmina Ida
Caso Antonio
Casu Andrea
Cherchi Susanna
Ciani Paolo
Colucci Alfonso
Cuperlo Gianni
Curti Augusto
D'Alessio Antonio
D'Alfonso Luciano
De Luca Piero
De Maria Andrea
De Micheli Paola
Del Barba Mauro
Dell'Olio Gianmauro
Di Biase Michela
Di Lauro Carmen
Donno Leonardo
Dori Devis
D'Orso Valentina
Evi Eleonora
Faraone Davide
Fassino Piero
Ferrara Antonio
Ferrari Sara
Filippin Rosanna
Forattini Antonella
Fornaro Federico
Furfaro Marco
Gadda Maria Chiara
Gallo Francesco
Ghio Valentina
Ghirra Francesca
Giachetti Roberto
Gianassi Federico
Girelli Gian Antonio
Gnassi Andrea
Graziano Stefano
Grimaldi Marco
Gubitosa Michele
Guerra Maria Cecilia
Iacono Giovanna
Iaria Antonino
L'Abbate Patty
Laus Mauro Antonio Donato
Lomuti Arnaldo
Malavasi Ilenia
Manzi Irene
Marattin Luigi
Mari Francesco
Mauri Matteo
Morassut Roberto
Morfino Daniela
Onori Federica
Pandolfo Alberto
Pastorella Giulia
Pastorino Luca
Pavanelli Emma
Pellegrini Marco
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Penza Pasqualino
Pozzolo Emanuele
Prestipino Patrizia
Quartapelle Procopio Lia
Quartini Andrea
Raffa Angela
Ricciardi Marianna
Ricciardi Toni
Richetti Matteo
Roggiani Silvia
Rossi Andrea
Ruffino Daniela
Santillo Agostino
Scarpa Rachele
Scotto Arturo
Simiani Marco
Soumahoro Aboubakar
Speranza Roberto
Stefanazzi Claudio Michele
Stumpo Nicola
Tabacci Bruno
Torto Daniela
Tucci Riccardo
Vaccari Stefano
Viggiano Francesca
Zanella Luana
Ziello Edoardo
Manes Franco
Schullian Manfred
Steger Dieter
Albano Lucia
Ascani Anna
Bagnai Alberto
Barelli Paolo
Battistoni Francesco
Boldrini Laura
Bonetti Elena
Boschi Maria Elena
Brambilla Michela Vittoria
Calderone Tommaso Antonino
Carotenuto Dario
Centemero Giulio
Colosimo Chiara
Colucci Alessandro
Costa Sergio
Della Vedova Benedetto
Donzelli Giovanni
Ferro Wanda
Foti Tommaso
Freni Federico
Gardini Elisabetta
Gava Vannia
Gebhard Renate
Giorgetti Giancarlo
Gribaudo Chiara
Grippo Valentina
Guerini Lorenzo
Gusmeroli Alberto Luigi
Magi Riccardo
Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo
Mazzi Gianmarco
Meloni Giorgia
Mollicone Federico
Molteni Nicola
Mule' Giorgio
Nordio Carlo
Ricciardi Riccardo
Rizzetto Walter
Rosato Ettore
Scerra Filippo
Schifone Marta
Semenzato Martina
Serracchiani Debora
Tajani Antonio
Traversi Roberto
Tremonti Giulio
Zoffili Eugenio
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente al Ministro della Giustizia e al Ministro dell'Interno sui temi che ha posto il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Abbiamo appreso dai giornali che il procuratore nazionale ha inviato una lettera ai Ministri della Giustizia e dell'Interno e alla presidente della Commissione parlamentare antimafia in cui ha rappresentato i gravi e allarmanti effetti derivanti dalla modifica dell'articolo 270 del codice di procedura penale.
Vale a dire quella modifica che intervenne con il decreto-legge n. 105 del 2023 in tema di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in procedimenti penali diversi. L'articolo 270, infatti, consente l'utilizzazione dei risultati delle intercettazioni nel corso di un procedimento anche in procedimenti diversi, purché si tratti di reati per i quali è previsto l'arresto obbligatorio. In origine era anche consentito per i reati per i quali sono consentite le intercettazioni, quindi per tutti i reati di cui all'articolo 266 del codice di procedura penale.
Invece, con questa modifica, la parte che riguarda i reati per i quali è consentita l'intercettazione è stata eliminata, sicché ne deriva un forte indebolimento dell'azione investigativa; un indebolimento di cui, appunto, ci ha parlato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. E infatti, a seguito di quella modifica, non sarà possibile intervenire e utilizzare in un'intercettazione quelle conversazioni che riguardino reati di peculato, concussione, ma anche di intestazione fittizia di beni, ma anche di autoriciclaggio, ma anche reati societari, fiscali, cioè quei reati dei quali proprio le mafie, le imprese mafiose si avvalgono e commettono proprio per conseguire i loro effetti.
Ebbene, il procuratore nazionale questo lo ha sottolineato e, soprattutto, ha evidenziato come vi siano addirittura dei paradossi. Ed infatti l'assurdo è che, mentre si procede con l'utilizzazione dei risultati di un'intercettazione in un procedimento diverso laddove vi è una truffa aggravata in danno di anziani o anche di persone che, per circostanze di tempo e di luogo, si trovano in minorata difesa, ugualmente non si potrà utilizzare quell'intercettazione per un'indebita compensazione di crediti fiscali e previdenziali di imprese mafiose per decine di milioni di euro.
Lo stesso discorso vale poi per la sicurezza cibernetica. Tutti i reati che riguardano la sicurezza cibernetica, che sono stati dalla maggioranza ritenuti così importanti da dover essere attribuiti al coordinamento del procuratore nazionale, quegli stessi reati non potranno beneficiare dei risultati che derivano in procedimenti diversi - e anche questa è una grave mancanza -, addirittura per il reato di riciclaggio, un reato tipico dei mafiosi. Il reato di riciclaggio, per il quale non è previsto l'arresto obbligatorio in caso di flagranza, non consentirà l'utilizzazione di alcun elemento, anche se emerge nel corso di un procedimento diverso.
L'assurdo è che sentire il mafioso che parla di riciclaggio, quando quel reato non rientra fra quelli per i quali è stata autorizzata l'intercettazione, determinerà l'inutilizzabilità della conversazione stessa. Ma questo è proprio contrario alla logica. Allora noi chiediamo, Presidente, che il Ministro della Giustizia venga a spiegarci per quale motivo non vuole che l'abuso d'ufficio...
PRESIDENTE. Concluda.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). ...venga reintegrato, da un lato, e dall'altro non vuole che questi reati possano essere contrastati. Vorremmo che ci venisse a spiegare il perché e soprattutto perché continuiamo a perdere elementi di contrasto contro mafia e corruzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. La preoccupazione che noi di AVS abbiamo è sempre la stessa, cioè che si possa rompere una diga nei confronti della lotta alla criminalità organizzata e in particolare alla camorra. Qui non stiamo lanciando noi l'allarme, ma è il capo della procura antimafia che ha lanciato un allarme molto serio. È chiaro che le intercettazioni non devono essere a strascico, non devono essere inopportune, ma sono già ben regolamentate.
Qui sembra, invece, che l'intento sia in particolare di proteggere i colletti bianchi , di evitare che queste intercettazioni permettano alle procure di combattere la criminalità. E aggiungiamo anche un elemento di riflessione: il nostro Paese ha un altissimo livello di criminalità, eppure sembra che le nostre azioni siano più contro gli sfigati che contro i veri criminali , che vanno combattuti anche con le intercettazioni.
Io credo che il Parlamento, che il Ministro, in particolare, debba riferirci bene, perché i dati che stanno emergendo sono di un arretramento molto forte nei confronti della criminalità organizzata, anche con norme che, in nome del garantismo, in realtà, stanno favorendo criminali e colletti bianchi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche il gruppo del Partito Democratico si associa alla richiesta avanzata dal gruppo del MoVimento 5 Stelle per un'informativa urgente del Ministro della Giustizia e del Ministro dell'Interno. È stato pubblicamente reso noto che il procuratore Melillo ha evidenziato gravissime criticità rispetto all'assetto della normativa vigente e agli effetti che produce nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata. Ma devo dire che anche su progetti di legge che sono pendenti presso le Camere - penso a quello relativo al sequestro dello - altrettanti problemi sono stati evidenziati, cioè il rischio che più procedure complesse vadano, poi, a limitare la capacità delle istituzioni pubbliche di prevenire e contrastare la criminalità organizzata. Sono dunque campanelli d'allarme molto seri, che non possono essere sottovalutati.
Dopo la fragorosa sconfitta referendaria del Governo e della maggioranza parlamentare nel referendum costituzionale, ci è parso di capire che, a fronte di quei 15 milioni di “no”, il Governo e la maggioranza si siano convinti a fermarsi rispetto alla strada che avevano intrapreso, quella del rancore ideologico, quella del furore ideologico, quella del metodo assolutamente non scientifico nell'analisi delle normative in materia di prevenzione e contrasto della criminalità. Se questo è vero, di fronte a questo appello così tecnico e significativo, è assolutamente necessario non solo evitare di rispondere “no” - e devo dire che non è successo in questo caso -, ma rispondere puntualmente rispetto alle iniziative che si intendono intraprendere.
Per questo, essendo ormai trascorsi alcuni giorni e non avendo ascoltato risposte chiare e precise, noi chiediamo principalmente al Ministro della Giustizia, ma anche al Ministro dell'Interno, di prendere posizione specifica sulla segnalazione effettuata, rispondere nel merito, dichiarare se intendono, rispetto alle criticità segnalate, mettere mano alla normativa vigente per raccogliere le sollecitazioni che sono state avanzate, e dunque eliminare quelle storture che possono pregiudicare il contrasto alla criminalità organizzata. Il Governo ha detto che è pronto, rispetto alle tematiche della giustizia, a confrontarsi nel merito: questa certamente è una novità, perché, per tre anni e mezzo, ripeto, è stata solo la bandiera ideologica a guidare il Governo, non certamente l'analisi scientifica sulle esigenze della giustizia, ma, se intende fare questo, lo faccia e lo faccia velocemente.
Quindi, è del tutto opportuno - e per questo ci associamo - ascoltare il Ministro della Giustizia rispetto alle tematiche che sono state segnalate qui, in quest'Aula, e se vi sono, da parte del Governo, gli intendimenti circa la volontà di mettere mano alla normativa che oggi viene accusata di essere inidonea a garantire un adeguato contrasto alla criminalità organizzata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Pittalis. Ne ha facoltà.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Grazie, Presidente. Anche noi sollecitiamo l'informativa del Ministro della Giustizia perché venga in Aula per fare chiarezza sulle strumentali dichiarazioni che abbiamo sentito, anche poco fa, da parte delle opposizioni. La riforma delle intercettazioni, infatti, non ha in alcun modo indebolito gli strumenti investigativi, tantomeno quelli utilizzati per il contrasto alla criminalità organizzata, ai reati più gravi, come il traffico internazionale di stupefacenti o reati che riguardano il terrorismo; al contrario, anzi, noi riteniamo che il quadro normativo resti solido, perché non è stata apportata alcuna modifica alle norme sulle intercettazioni, che riguardano proprio il contrasto alla criminalità organizzata. Dunque, penso che anche la lettera del procuratore nazionale antimafia Melillo possa essere un contributo, ma non si può ridurre il dibattito, semplificando e ritenendo che questa maggioranza e questo Governo abbiano indebolito gli strumenti di contrasto. Questa è una falsità che noi vogliamo denunciare e su questo chiediamo che il Ministro della Giustizia venga qui, proprio per fare luce su quello che per noi è già evidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, il deputato Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente alla Presidente Meloni e al Ministro Tajani, per conoscere, per sapere quali azioni concrete intendano mettere in atto in seguito al sequestro di persona multiplo, di 22 cittadini italiani, che è stato messo in atto dalla Marina militare di Israele al largo di Creta. È una fattispecie gravissima, per cui la procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona.
Questo episodio - che ho definito grave e credo che su questo siamo tutti d'accordo - si aggiunge a quello dello scorso anno, dello scorso settembre. Ma questo, se è possibile, forse è ancora più grave, perché sono state messe in atto azioni vergognose di percosse, di maltrattamenti, di intimidazioni verso attivisti che avevano la sola colpa di portare delle derrate alimentari, del cibo, a Gaza, dove si sta letteralmente morendo di fame . Sono stati definiti dei criminali e, invece, gli unici criminali di guerra, in tempo di pace, sono esattamente le persone del Governo di Netanyahu, che hanno mandato quei militari a fare questa azione vergognosa.
Il Governo Meloni si è limitato a chiedere l'immediata liberazione - e volevo pure vedere! - dei cittadini italiani, chiedendo il rispetto del diritto internazionale. Ma guardi, Presidente, è proprio questo il punto. Ormai il Governo Netanyahu ha dimostrato di farsi beffe del diritto internazionale, ride del diritto internazionale, fa esattamente quello che gli passa per la testa, sicuramente da tre anni - probabilmente anche prima, ma sicuramente da tre anni -, non ha alcuna intenzione di rispettare il diritto internazionale, anzi, spara anche sui caschi blu: ci sono andati di mezzo, purtroppo, i caschi blu indonesiani - ne sono morti tre -, hanno sparato sui caschi blu italiani e anche su quelli francesi.
Questa spedizione, questa , è una spedizione non solo simbolica, ma sostanziale e politica, oltre che umanitaria. Io voglio ricordare che la Meloni, in riferimento alla di settembre, definì quell'azione un'azione di propaganda della sinistra perché, a suo dire, sarebbe bastato consegnare gli aiuti al Governo Meloni e, dopo poche ore, sarebbero arrivati ai gazawi. Siete sicuri? Io non credo proprio, perché, grazie agli aiuti che il MoVimento 5 Stelle, tramite , ha mandato a Gaza lo scorso anno, abbiamo scoperto una cosa aberrante, ossia che l'Esercito israeliano proibisce l'ingresso di cibi che loro ritengono essere altamente calorici, quali biscotti, marmellata, cioccolata. Stanno mettendo in atto una sistematica operazione di denutrizione collettiva, che riguarda oltre 2 milioni di persone.
Ma io dico: di fronte a queste enormità, il Governo Meloni vuole prendere una posizione netta, dura, che cerchi di smuovere il Governo di Netanyahu da queste posizioni, che sono naziste e non hanno nulla a che fare con un legittimo diritto di difesa ? Allora, noi chiediamo al Governo di venire qui, in Aula, a riferire, ma di muoversi al più presto, proprio per evitare che queste azioni vadano avanti.
Approfitto per segnalare - ed è la terza volta che lo facciamo - che nel sud del Libano sta avvenendo un'altra catastrofe: sono più di 1,2 milioni gli sfollati in seguito all'invasione di Israele, più di 3.000 i morti, di cui almeno 200 bambini, e, come a Gaza, sono state colpite 135 strutture sanitarie e sono stati ammazzati più di 100 operatori sanitari.
E, in seguito, ovviamente c'è la solita scusa: “ma lì c'erano le armi non di Hamas, ma questa volta di Hezbollah”, salvo poi essere smentiti, come è successo recentemente: un colonnello aveva postato delle foto false su X, smentito da un giornalista di inchiesta, e l'IDF - l'esercito israeliano - ha dovuto ammettere, alla fine, che in effetti non avevano né foto, né video che rappresentassero…
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO PELLEGRINI(M5S). …armi in quell'ospedale. Concludo dicendo che la situazione è ormai gravissima e non esiste più al mondo che questo Governo Meloni continui a stringere le mani che sono sporche di sangue…
PRESIDENTE. La ringrazio.
MARCO PELLEGRINI(M5S). …di Netanyahu e dei suoi Ministri criminali
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, da giorni chiediamo alla Presidente del Consiglio, al Ministro Tajani e al Ministro Crosetto di venire qua in Aula, perché le condanne e le parole non sono sufficienti. C'è stata un'azione illegale in mare internazionale, a migliaia di chilometri da Gaza. In una nave battente bandiera italiana sono stati rapiti - sono stati rapiti - centinaia di attivisti. I due portavoce della Thiago Avila e Saif Abukeshek, sono ancora ostaggi: sono stati prelevati su un'imbarcazione italiana contro il diritto internazionale e contro ogni regolamento dell'ONU.
Per intenderci, Presidente, si può fare tutto questo solo se si è autorità e Israele non aveva nessuna autorità in quelle acque internazionali e su una nave battente bandiera italiana. Non so se le è chiaro, Presidente: ci vuole un'estradizione per fare tutto questo. E, tra l'altro, davanti alla condanna del Governo italiano, mi pare chiaro che, davanti a tutto questo, c'è una sola azione da fare: chiedere che il Governo israeliano rilasci i due attivisti, come tutte le persone che sono ancora sotto sequestro.
Presidente, che cosa deve ancora succedere per fermare gli orrori di Israele? A chi chiede come mai la è ancora lì, è ancora in mare, viaggia verso Gaza, il motivo è semplice: la tregua non ha fermato l', non ha fermato l'occupazione e non ha fermato quello che è uno sterminio e la pulizia etnica di un popolo.
Cara Giorgia Meloni, non serve ed è ridicolo, oltre che sbagliato istituzionalmente, infantilizzare che cosa fanno i movimenti. Chiedo a lei: lei sa dov'è ? Sa dove sono gli aiuti umanitari che avete chiesto di consegnare alle nostre autorità? Sono fermi, sono fermi ai valichi, come tutte le donazioni degli italiani. Allora le facciamo un altro appello, visto che nelle prossime ore vedrà Rubio e i rappresentanti di chi dà questa impunità a Benjamin Netanyahu e a quei criminali di guerra; lo diciamo all'America: levi le sanzioni alle ONG che si occupano esattamente di fare quello che faceva l'ONU, di portare quegli aiuti in Palestina; levi le sanzioni alla Corte penale internazionale; levi le sanzioni a Francesca Albanese, una cittadina italiana che non è stata difesa un minuto da questo Governo!
Allora lo diciamo in quest'Aula: cosa deve ancora succedere per interrompere le nostre relazioni con Israele? Cosa deve ancora succedere per attivare il comma 2 dell'articolo 2 di quella Convenzione che lega l'Italia a Israele, che lega l'Unione europea a Israele? Che cosa deve ancora succedere perché si veda che cosa succede in questo Mediterraneo, in cui qualcuno pensa di essere non solo fuori dal diritto internazionale, ma oltre ogni regola?
Ecco credo - e ho concluso, Presidente - che, davanti agli abusi, alle ore e ore di soprusi che hanno avuto Thiago Avila e Saif Abukeshek - Thiago che ha, tra l'altro, perso la mamma in queste ore e ha saputo del suo lutto da quei carnefici che l'hanno picchiato e massacrato di botte - cosa deve ancora succedere, Presidente, perché il nostro Governo chieda che l'atto di pirateria internazionale…
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO GRIMALDI(AVS). … in una nave battente bandiera italiana venga sanzionato e venga detto qualcosa che sappia di umanità ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per associarmi nella richiesta di un'informativa urgente al Governo, nella persona del Ministro Tajani, su quanto accaduto in relazione al sequestro delle imbarcazioni, della al sequestro dei tanti attivisti, fra cui diversi attivisti italiani, e sull'attuale, ancora attuale e illegale detenzione degli attivisti Thiago Avila e Saif Abukeshek.
È stato detto da chi mi ha preceduto: i fatti sono gravi, gravissimi; non possono essere derubricati come fatto marginale. Parliamo di un'operazione condotta illegittimamente da Israele in acque internazionali, e parliamo del fermo e della detenzione di civili impegnati in una missione umanitaria. Ma c'è un elemento che rende questa vicenda ancora più grave e imbarazzante per il Governo italiano, che chiama direttamente in causa il nostro Paese: alcuni attivisti sono stati prelevati mentre si trovavano a bordo di un'imbarcazione battente bandiera italiana. Questo significa, sul piano giuridico, che quell'atto è avvenuto sotto giurisdizione italiana. Di fronte a questo il silenzio del Governo è incomprensibile, perché qui non siamo soltanto di fronte ad una violazione del diritto internazionale - violazione che è continua, che è reiterata, che è ripetuta in modo grave -, siamo di fronte a un fatto che coinvolge direttamente i diritti fondamentali che il nostro Paese deve far rispettare. È un atto gravissimo.
A questo si aggiunge anche una situazione umanitaria preoccupante: Saif Abukeshek ha intrapreso uno sciopero della fame e della sete. Tutto questo avviene mentre continua e sta continuando il massacro dei civili a Gaza, dei civili in Cisgiordania; a Gaza dove si continua a morire ogni giorno - non sono bastati i 70.000 morti e i 18.000 bambini uccisi - con situazioni inaccettabili, con i topi che mangiano le carni dei bambini di notte, nel silenzio del mondo.
Oggi, Presidente - e poi vado a concludere -, è stato presentato, qui alla Camera, il libro del collega Arturo Scotto, che è andato sulla insieme ad altri colleghi, e insieme a lui c'era padre Faltas, il custode di Terra Santa, che ha descritto la situazione di violazione gravissima dei diritti anche in Cisgiordania, dove i palestinesi vengono incarcerati, imprigionati, torturati e vengono limitati gli spostamenti.
Allora la domanda è semplice, e la vogliamo chiedere al Ministro Tajani in quest'Aula: che cosa sta facendo il Governo italiano per tutelare il diritto internazionale? Che cosa sta facendo per tutelare le persone che subiscono un'ingiusta detenzione, una grave detenzione, sequestrati su navi battenti bandiera italiana? E ancora, come può il nostro Paese essere fra quelli che si oppone al fatto che vengano immediatamente chiusi, sospesi gli accordi di cooperazione con Israele? Cosa deve ancora fare il Governo di Netanyahu prima che Meloni, Tajani e il nostro Governo dicano parole chiare di giustizia e di rispetto del diritto internazionale ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Luigi Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Ieri sera, verso le 22,30, i cittadini italiani sintonizzati su Rai 2 hanno visto in TV quello che sembrava un fragile vecchietto che parlava a mezza voce, e possono anche essere stati, magari, inteneriti da quell'immagine. In realtà, quel fragile vecchietto era uno dei più efferati criminali che abbiano mai operato sul suolo italiano: era Roberto Savi, il capo della banda della Uno bianca, la banda criminale che, fra il 1987 e il 1994, ha ucciso 24 persone fra Emilia-Romagna e Marche e ferito centinaia di persone.
Roberto Savi è in carcere da 32 anni e sta scontando l'ergastolo. Però, per qualche motivo, ieri, per la prima volta, ha deciso di parlare pubblicamente e ha fatto affermazioni che attengono a un argomento che conosciamo bene, cioè il grado di oscurità del nostro passato recente. Sono affermazioni che dovrà vagliare la magistratura - io, che sono per la separazione vera dei poteri, so che la magistratura fa il suo lavoro e la politica ne fa un altro -, ma Roberto Savi ha fatto alcune affermazioni che per me valgono poco, perché sono quelle di un criminale all'ergastolo, e noi, come classe dirigente, abbiamo il dovere di chiederci perlomeno per un istante perché abbia voluto farle in questo momento, dopo 32 anni e per la prima volta.
Ha fatto affermazioni molto impegnative sugli apparati di sicurezza del nostro Paese. Allora, questa mia richiesta di informativa al Governo non è una richiesta utilizzabile per il gioco politico e per i sondaggi del lunedì, perché sono fatti che affondano le radici in decenni e decenni fa. Però io vorrei che il Governo, nella persona del Sottosegretario Mantovano, del Ministro della Difesa o della Presidente Meloni, venga in Parlamento per chiarire se esista, nei meandri della memoria degli apparati di questo Paese, qualche informazione che la politica, non la magistratura - la magistratura fa il suo mestiere -, debba conoscere in merito a quella ennesima stagione oscura del nostro Paese.
Le affermazioni di Roberto Savi sono state molto gravi. Si è detto che l'omicidio di Pietro Capolungo, che era un Carabiniere in pensione dell'armeria di via del Volturno a Bologna, era un omicidio su commissione, perché quel Carabiniere, in realtà, faceva parte di apparati riservati della nostra Repubblica. Ripeto, per me quelle affermazioni non valgono neanche l'aria nella quale sono state dette, però siccome questo è un Paese particolare, che in vicende del genere ci è affogato e le ha utilizzate spesso per polemica politica - cosa che non dovrebbe mai succedere -, vorrei chiedere al Governo se abbia voglia, possibilità e utilità a venire in Aula a dirci se ci sia qualcosa nei bassifondi di questa Repubblica e, oltre a tutto quello che ci è negato - dalla strage di Bologna a quella di piazza Fontana, al rapimento Moro, a piazza della Loggia -, se anche quella vicenda si iscriva in quella orribile scia di misteri che ha violentato il modo in cui questa Repubblica è nata e si è sviluppata negli ultimi decenni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato De Maria. Ne ha facoltà. Ultimo intervento sull'ordine dei lavori.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Sì, grazie, Presidente. Anch'io sono a richiedere un'informativa urgente al Sottosegretario Mantovano sulle affermazioni che ha svolto in una trasmissione televisiva Roberto Savi.
Come veniva ricordato, Roberto Savi ha affermato che le azioni criminali della banda della Uno Bianca erano coperte da connivenze di settori dei servizi segreti del Paese e che alcune di quelle azioni criminali venivano effettuate dalla banda della Uno bianca su commissione di quei settori deviati dei servizi segreti. Certamente, la credibilità di quelle affermazioni va verificata. La procura di Bologna ha già reso noto che interrogherà Roberto Savi in merito a quello che ha detto in televisione. Io questa mattina ho scritto al presidente del Copasir, l'onorevole Guerini, per chiedere anche a questo nostro strumento di controllo dei servizi segreti, questo nostro strumento parlamentare, di verificare se esista documentazione dei servizi segreti italiani riguardo a queste possibili deviazioni di cui ha parlato Roberto Savi.
Penso inoltre che un'informativa del Governo, nella persona del Sottosegretario competente, sia davvero utile e importante. Lo dobbiamo alle vittime, lo dobbiamo alla verità e lo dobbiamo anche a una storia del Paese che ha visto in tante occasioni deviazioni dei servizi segreti, degli apparati dello Stato in tutti gli anni della strategia della tensione, anche rispetto a una nuova inchiesta sulla banda della Uno bianca che la procura di Bologna aveva già aperto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Il MoVimento 5 Stelle si associa alla richiesta di informativa che è stata fatta poc'anzi.
Leggevo, peraltro, il titolo del laddove si rappresenta che la stessa procura ha acquisito gli atti, ma quel che evidenzia è il virgolettato: “L'omicidio nell'armeria? Capolungo doveva morire. Uccidevamo per i servizi segreti, prima protetti poi scaricati”. Sono affermazioni di una gravità straordinaria che, come è stato detto, sono del valore di un'aria che non pesa, proprio perché derivante da un ergastolano che ha commesso fatti di inaudita gravità, e che pur tuttavia vengono a toccare una parte essenziale del nostro Paese.
I processi che sono stati menzionati, i processi di strage, i processi nei quali, di volta in volta, ci sono stati coinvolgimenti anche di pezzi deviati del nostro Paese, impongono che si faccia chiarezza su questo e che la Presidente del Consiglio o il Ministro della Difesa o il Sottosegretario o qualcuno del Governo venga e ci dica che è pura aria fritta, che non vale niente ciò che è stato detto, che assolutamente a seguito di verifiche risulta totalmente infondato ciò che è stato affermato e che, quindi, deve essere valutato come una pura calunnia, che, però, questo Stato democratico non può sopportare .
PRESIDENTE. Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati . Avverto che l'ordine del giorno n. 9/2910/56 Mazzetti è stato ritirato dalla presentatrice.
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati. Li chiamo: sull'ordine del giorno n. 9/2910/1 Amendola?
EDOARDO RIXI,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2910/1 Amendola, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare il progetto del raddoppio della SS7 in occasione di futuri aggiornamenti degli atti riprogrammatori di ANAS”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/2 Toni Ricciardi, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di attivare, compatibilmente con i vincoli della finanza pubblica, un tavolo istituzionale, presso il Ministero delle Infrastrutture, finalizzato a superare le attuali criticità e a giungere a conclusione dei lavori nel più breve tempo possibile nell'interesse generale del territorio in oggetto”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/3 Curti, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/4 Rubano, il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/5 Fascina, il parere è favorevole con riformulazione, premettendo le parole: “compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/6 Stefanazzi, il parere è favorevole, espunte le premesse, con riformulazione dell'impegno: “a garantire che qualsiasi iniziativa di sviluppo, potenziamento, modifica del Trans Adriatic Pipeline - TAP -, anche laddove dichiarata di interesse strategico nazionale ai sensi dell'articolo 9-, è accompagnata da una campagna di informazione nei confronti delle comunità locali della regione Puglia e degli enti locali e delle istituzioni del territorio direttamente interessato”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/7 Ghio, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/8 Simiani, il parere è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno nn. 9/2910/9 Barbagallo e 9/2910/10 Evi, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/11 Marino, espunte le premesse, contrari all'ultimo impegno e accolti gli altri impegni come raccomandazione.
PRESIDENTE. Quindi è una raccomandazione con riformulazione?
EDOARDO RIXI,. Esattamente.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/12 Barabotti, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno, espunte le seguenti parole: “ivi compresa la possibilità di ricorrere alla nomina di un commissario straordinario”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/13 Berruto, il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2910/14 Casu è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno nn. 9/2910/15 Bakkali, 9/2910/16 Morfino, 9/2910/17 Marianna Ricciardi, 9/2910/18 Carotenuto, 9/2910/19 Sportiello, 9/2910/20 Di Lauro, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/21 Santillo, espunte le premesse, il parere è contrario al primo impegno e favorevole, con riformulazione complessiva degli impegni n. 2 e n. 3: “a promuovere il completamento dei lotti dell'Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria e il finanziamento, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di un piano straordinario per l'edilizia residenziale pubblica e sociale”.
L'ordine del giorno n. 9/2910/22 Iaria è accolto come raccomandazione, in quanto è stato già istituito nello stato di previsione del MIT ed è stato dedicato un fondo al trasporto rapido di massa.
Sugli ordini del giorno n. 9/2910/23 Francesco Silvestri, n. 9/2910/24 Caso e n. 9/2910/25 Scerra il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2910/26 L'Abbate è accolto come raccomandazione, in quanto previsto già dalla legislazione vigente.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/27 Quartini il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2910/28 Cappelletti è accolto come raccomandazione, in quanto già previsto a legislazione vigente.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/29 Ilaria Fontana il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/30 Sergio Costa, espunte le premesse, il parere è contrario all'ultimo impegno e sono accolti come raccomandazione gli altri impegni. Quindi, raccomandazione con riformulazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/31 Fede, espunte le ultime due premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno che espunga le seguenti parole: “anche attesi, tenuto conto altresì di eventuali futuri di bilancio per gli enti locali interessati alla realizzazione delle opere”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2910/32 Roggiani, n. 9/2910/33 Ferrari e n. 9/2910/34 Fossi il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2910/35 Paolo Emilio Russo è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno n. 9/2910/36 Pastorino, n. 9/2910/37 Ruffino, n. 9/2910/38 Pastorella, n. 9/2910/39 D'Alessio e n. 9/2910/40 Sottanelli il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/41 Rosato, espunta l'ultima premessa, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di favorire l'adozione di ogni iniziativa finalizzata a incrementare in modo strutturale l'offerta di trasporto ferroviario da e per la Sicilia, in particolare nei periodi di maggiore domanda, affinché si realizzi un potenziamento stabile dei collegamenti a lunga percorrenza, anche attraverso una più efficiente pianificazione dei flussi stagionali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/42 Bruzzone il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “ad accompagnare il quadro degli interventi recati dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative volte a prorogare al 31 dicembre 2028 l'incarico del commissario straordinario per il sito di interesse nazionale Cogoleto-Stoppani di cui all'articolo 7 , comma 1, del decreto-legge 29 giugno 2024, n. 89, al fine di garantire il completamento delle attività relative alla bonifica del sito di interesse nazionale di Cogoleto”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/43 Pandolfo il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/44 Bof il parere è favorevole con riformulazione che premette le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e ove ne ricorrano le condizioni di fattibilità tecnico-economica”.
L'ordine del giorno n. 9/2910/45 Peluffo è accolto come raccomandazione.
L'ordine del giorno n. 9/2910/46 Di Sanzo è accolto come raccomandazione, con riformulazione che espunga le parole seguenti: “anche normative”.
L'ordine del giorno n. 9/2910/47 Gnassi è accolto come raccomandazione, con la riformulazione dell'impegno: “a interpretare il riconoscimento dell'indennizzo per gli investimenti non ammortizzati come riferito alla data dell'effettivo subentro del nuovo concessionario e/o del rilascio della nuova concessione, al fine di assicurare certezza applicativa e continuità dei servizi”.
L'ordine del giorno n. 9/2910/48 De Luca è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno n. 9/2910/49 Bonelli, n. 9/2910/50 Grimaldi, n. 9/2910/51 Zanella, n. 9/2910/52 Dori, n. 9/2910/53 Zaratti, n. 9/2910/54 Fratoianni e 9/2910/55 Lacarra il parere è contrario.
PRESIDENTE. L'ordine giorno n. 9/2910/56 Mazzetti è ritirato.
EDOARDO RIXI,. Sugli ordini del giorno n. 9/2910/57 Squeri e n. 9/2910/58 Cavo il parere è favorevole, mentre sull'ordine del giorno n. 9/2910/59 Ziello il parere è contrario.
PRESIDENTE. Sospendo brevemente, a questo punto, la seduta, al fine di consentire la predisposizione dell'elenco dei deputati in missione per la parte notturna, il cui numero dovrà essere comunicato all'Aula alla ripresa della seduta.
La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 20,10.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa notturna della seduta sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Torniamo agli ordini del giorno, su cui il Governo ha espresso il parere.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/1 Amendola. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/2 Toni Ricciardi. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/3 Curti, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. L'onorevole L'Abbate lo sottoscrive.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/3 Curti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/4 Rubano il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/5 Fascina. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/6 Stefanazzi. Onorevole, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/6 Stefanazzi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/7 Ghio, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo molto brevemente, perché francamente proprio un parere contrario non me lo sarei aspettato. Mi sarei aspettata anche una riformulazione per rendere anche un pochino più blande alcune richieste, ma qui, di fatto, le richieste sono di trasparenza e di assicurare che nei documenti di programmazione ci siano le indicazioni sul completamento di tutte le parti del Terzo valico.
Quindi non solo per la parte a valle - per la quale ci auguriamo un tempo ragionevole, poiché è un'opera importantissima e so che anche il Vice Ministro è consapevole di questo -, ma anche per la parte a monte, che è quella che collega il nodo di Milano, chiediamo che siano almeno inserite nei documenti di programmazione a lungo termine. Altrimenti per un'opera così importante si creerebbe, alla fine, una sorta di collo di bottiglia che non consente di avere il massimo obiettivo che tutti auspichiamo ovvero quello di un collegamento veloce tra Genova e Milano.
Pertanto, capisco che, così come scritto, poteva sembrare anche un po' perentorio rispetto alla richiesta di inserimento, ad esempio, nel Documento strategico della mobilità di passeggeri e merci che stiamo discutendo in questo periodo in Commissione trasporti.
Però, da qui a dire che si è contrari rispetto alla trasparenza e rispetto all'indicazione del completamento di un'opera così importante come il Terzo valico, mi sembra una cattiva notizia per chi pensa, poi, di poterne usufruire .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/7 Ghio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/8 Simiani, accolto come raccomandazione. Se non viene accolta, dobbiamo chiedere al Vice Ministro Rixi qual è il parere.
EDOARDO RIXI,. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo e mi dispiace sinceramente, perché ho cercato di approfondire questo tema legato a quest'ordine del giorno, cioè la possibilità di iniziare una progettazione per una tratta molto importante, la Genova-Roma. È una ferrovia che dovrebbe collegare, attraverso anche i processi di ultimazione della TAV stessa, ma anche delle linee TEN-T, un'alta capacità di rete che potrebbe collegare i vari porti di Genova, La Spezia, Massa-Carrara, Livorno, Piombino e Civitavecchia. L'alta capacità di rete, come sapete benissimo, porta non solo le persone, ma soprattutto le merci. Ecco perché diventerebbe strategica questa importante infrastruttura.
Ma la cosa che veramente mi lascia un po' l'amaro in bocca è che dopo uno studio accurato… e devo ringraziare l'onorevole De Micheli su questo, perché nel 2020, quando lei era Ministra, decise di inserire questo studio, questo macro-studio proprio nel DEF. Questa scelta è stata confermata anche dal Ministro Giovannini nel 2021 e, poi, riproposta anche nel 2022. Sostanzialmente da quella scelta, che comunque doveva entrare nel finanziamento e nell'accordo di programma di RFI, tutto questo è sparito. Oggi di quell'indirizzo politico, che il Parlamento ha votato, non c'è più traccia. Ecco perché, secondo me, Vice Ministro, su questa scelta lei dovrebbe rivedere la sua posizione, perché se un documento, che è quello del centro studi, dice chiaramente che quest'opera, questa progettazione era all'interno e voi dovevate ultimarla, dovevate portarla in fondo, il fatto di voler votare contro quest'ordine del giorno ritengo che sia assolutamente sbagliato. Anzi, non solo è sbagliato, perché questa importante infrastruttura potrebbe collegare tutti i porti dell'asse tirrenica fino a Roma. È una cosa importantissima. Sulla costa tirrenica oggi non ci sono infrastrutture adeguate, né su gomma né su ferro. Ecco perché credo che la Toscana, la Liguria e il Lazio meritino questo. Io spero che lei riveda quest'ordine del giorno. Chiediamo l'accantonamento e chiediamo, se non dovesse accettare, di votare a favore di quest'ordine del giorno .
PRESIDENTE. C'è una richiesta di accantonamento. Vice Ministro, che cosa ci dice? È accolta o no?
EDOARDO RIXI,. Grazie, Presidente. Il Governo aveva individuato quest'ordine del giorno come meritevole e lo aveva accolto come raccomandazione, non ritenendo che, sulla programmazione ferroviaria e sugli investimenti, il tema dell'ordine del giorno sia l'elemento che possa condizionare le programmazioni. Pertanto, noi ci impegniamo, con la raccomandazione, ad inserirlo e a fare, a fianco dei territori toscano e ligure, la battaglia per potenziare il sistema ferroviario. Ripeto: riteniamo che l'apertura del Governo con la raccomandazione ci sia. Con riferimento al tema dell'ordine del giorno, chiediamo al proponente di rivedere e di accettare l'accoglimento come raccomandazione, proprio nell'ottica di poterlo inserire, comunemente, nella programmazione del piano di RFI.
PRESIDENTE. Se accetta questa proposta di collaborazione, bene, sennò lo mettiamo in votazione con parere contrario del Governo. Deputato Simiani?
MARCO SIMIANI(PD-IDP). No, grazie, Presidente. Ringrazio il Vice Ministro di questa proposta, ma vorrei, proprio per questo, rivederlo magari insieme, accantonarlo e trovare un modo per poter perfezionare...
PRESIDENTE. Va bene…
MARCO SIMIANI(PD-IDP). ...l'ordine del giorno. Siccome è importante, Presidente, non è una cosa banale. Qui si parla di un documento...
PRESIDENTE. La risposta è stata data. Capisco che non è affatto banale, sono argomenti seri.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Era un po' questo che volevo dire. Se invece, per suo tramite, il Vice Ministro potesse accantonare, per mettersi d'accordo e, magari, vidimare alcune cose. Se invece no, votiamo.
PRESIDENTE. Non ci sono indicazioni contrarie da parte del Vice Ministro Rixi, quindi passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/8 Simiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/9 Barbagallo, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/9 Barbagallo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/10 Evi, sul quale il parere del Governo è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Questo è un ordine del giorno che abbiamo fatto sul ponte sullo Stretto di Messina, il grande sogno berlusconiano riesumato, spolverato e rilanciato con la stessa retorica di sempre: modernità, sviluppo e orgoglio nazionale. Peccato che, dietro questa narrazione trionfante, si nasconda una realtà fatta di procedure opache, istruttorie carenti, territori ignorati e miliardi di euro pubblici che rischiano di andare in fumo o, peggio, di materializzarsi in un'opera inutile, insostenibile e potenzialmente illegittima agli occhi del diritto europeo.
Questo decreto-legge interviene su un quadro procedurale del ponte, ma lo fa senza sciogliere nessuno dei nodi strutturali che rendono l'opera profondamente problematica. Non risolve le questioni di sostenibilità tecnica, non affronta quelle economiche, non dà risposte credibili sul fronte ambientale e si limita a fare quello che questo Governo sa fare meglio: accelerare, forzare e bypassare, presentando come necessità ciò che è, invece, una scelta politica discutibile e contestata.
E veniamo, dunque, al cuore della questione che quest'ordine del giorno mette a fuoco con precisione: la procedura IROPI, ovvero l'individuazione dei cosiddetti motivi imperativi di rilevante interesse pubblico. Si tratta di uno strumento giuridico attraverso il quale si chiede una deroga esplicita ai vincoli posti dalla direttiva Habitat dell'Unione europea a tutela degli ecosistemi naturali. Una deroga che consente di costruire anche dove la natura dice di no, ma solo a condizioni rigidissime, con giustificazioni solide, validate e trasparenti, solo quando non esistono alternative praticabili, solo quando l'interesse pubblico è reale, documentato e comparato.
Ebbene, cosa ci dicono le criticità emerse anche in sede di controllo contabile? Ci dicono che la relazione IROPI presentata per il ponte non supera questo esame. Non è sorretta da un'istruttoria tecnica adeguata, manca una valutazione comparata delle soluzioni alternative - come se il ponte fosse l'unica risposta possibile alla mobilità nello Stretto - e le motivazioni relative a salute e sicurezza - quelle indispensabili, secondo la normativa europea, per il parere preventivo della Commissione - non risultano tecnicamente validate. Insomma, il documento si regge quasi interamente sui benefici economici dell'opera, che però - attenzione - non sono rilevanti ai fini della deroga prevista all'articolo 6 della direttiva Habitat.
In poche parole, l'argomento principale del Governo per giustificare quest'opera non vale giuridicamente a nulla in quella sede. Siamo davanti ad una procedura che rischia di essere un castello di carta, affrettata, mal costruita ed esposta a impugnazioni e blocchi nelle sedi europee e nazionali. E tutto questo avviene su territori che non meritano questa leggerezza. Messina e Villa San Giovanni sono comunità reali, con storie, identità, fragilità. Sono aree ad altissima sensibilità ambientale e paesaggistica, sono territori che convivono ogni giorno con il rischio sismico, con la vulnerabilità idrogeologica, con le conseguenze di decenni di mancata manutenzione ordinaria.
Su questi territori si vogliono scaricare gli impatti di un cantiere gigantesco, duraturo e invasivo, e lo si vuole fare senza un confronto pubblico reale, senza una partecipazione effettiva delle comunità, trattando le procedure di dibattito pubblico come mere formalità da sbrigare.
Ed è esattamente su questo punto che si concentra la nostra proposta, prima di qualsiasi determinazione sugli IROPI, prima di chiudere la partita sul piano procedurale europeo, occorre che i territori di Messina e Villa San Giovanni abbiano voce, una sessione speciale rafforzata di dibattito pubblico ai sensi del codice dei contratti pubblici specificatamente dedicata agli impatti socio-ambientali. Non quindi un rito svuotato di senso ma un confronto vero, trasparente e consapevole. Perché una democrazia che decide opere di questa portata scavalcando i cittadini non è una democrazia che funziona, è un potere che si autolegittima. Noi, quindi, diciamo di “no” a questo metodo prima ancora che all'opera; diciamo “no” all'arroganza di chi pensa che bastino i comunicati stampa e le inaugurazioni dei cantieri per costruire il consenso intorno a un progetto che divide, che costa, che non risponde alle vere priorità del Mezzogiorno. Il Sud ha bisogno di treni che arrivino in orario, di ospedali che funzionino, di strade che non siano un pericolo, non ha bisogno di un monumento alla megalomania di un Governo che preferisce il simbolo alla sostanza.
Per questo chiediamo il voto su quest'ordine del giorno perché la trasparenza, colleghe e colleghi, anche se questo è un tema che pare non interessare l'Aula, è una condizione minima di civiltà politica .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/10 Evi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/11 Marino. C'è una proposta di riformulazione e un accoglimento come raccomandazione che non viene accolto, quindi sentiamo l'intervento della deputata Iacono, prego.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Non possiamo accettare la riformulazione né la proposta di raccomandazione del Governo anche perché cassa l'ultimo impegno che è il cuore della questione che, con quest'ordine del giorno, vogliamo mettere in evidenza. L'atto parlamentare riguarda la sicurezza, l'affidabilità e la solidità tecnico-scientifica di una delle opere infrastrutturali più complesse e discusse del nostro Paese, il ponte sullo Stretto di Messina.
Non siamo di fronte a una discussione ideologica né a una contrapposizione tra chi è favorevole e chi è contrario all'opera. Siamo invece di fronte a una questione che riguarda la qualità delle decisioni pubbliche, la responsabilità istituzionale e il rispetto rigoroso degli standard tecnico-scientifici, soprattutto quando si interviene in contesti ad alta complessità e rischio.
Quest'ordine del giorno parte da un presupposto chiaro, la straordinarietà dell'opera impone un livello altrettanto straordinario di approfondimento, trasparenza e rigore. Non bisogna accelerare le procedure ma occorre garantire che ogni passaggio sia fondato su basi conoscitive solide, aggiornate e condivise. Il decreto-legge in esame introduce degli strumenti di semplificazione e poteri commissariali con l'obiettivo di imprimere un'accelerazione all'iter realizzativo. Tuttavia, come abbiamo evidenziato nelle premesse di quest'ordine del giorno, questa accelerazione non può e non deve tradursi in una compressione delle garanzie tecniche e scientifiche. Al contrario, proprio la complessità dell'opera per dimensione, unicità e collocazione in un'area ad elevata pericolosità sismica, richiede un salto di qualità nell'approccio progettuale e istruttorio.
I dati richiamati nell'ordine del giorno sono puntuali e meriterebbero attenzione. Permangono, allo stato, lacune conoscitive rilevanti sul piano geologico, geomorfologico e geotecnico; non risultano completati gli studi di microzonazione sismica di livello adeguato: le analisi disponibili appaiono in parte basate su modelli di scala regionale che non restituiscono con sufficiente dettaglio le caratteristiche di un'area tanto delicata come lo Stretto di Messina. Ancora più significativo è il tema delle faglie attive e capaci della loro caratterizzazione e della loro possibile interazione con le fondazioni dell'opera.
Su questo punto l'ordine del giorno evidenzia chiaramente come le informazioni disponibili non siano ancora complete né pienamente coerenti con le linee guida nazionali, e a ciò si aggiungono le criticità relative alla pericolosità sismica, alla valutazione della pericolosità sismica, all'analisi del rischio di liquefazione, alla mancanza di studi aggiornati sulla risposta sismica locale e alla necessità di adottare metodologie avanzate e in grado di trattare in modo esplicito le incertezze.
Non si tratta di dettagli tecnici per soli addetti ai lavori, si tratta di elementi fondamentali per garantire la sicurezza dell'opera, la tutela delle comunità coinvolte e anche la credibilità stessa dell'azione pubblica. È rilevante anche il richiamo agli standard internazionali. Per infrastrutture critiche di questa portata la prassi consolidata a livello globale prevede approcci deterministici basati sugli scenari sismici peggiori, nonché processi di revisione tra pari e coinvolgimento attivo della comunità scientifica. In questo quadro il nostro ordine del giorno non si limita a evidenziare le criticità ma formula una serie articolata e coerente di impegni al Governo. Impegni che vanno nella giusta direzione ed in una direzione chiara. Uno di questi è quello a cui è stato dato parere contrario dal Governo ed è quello di subordinare l'avanzamento dell'opera all'esito positivo di queste verifiche che noi stiamo chiedendo.
Il punto politico centrale è proprio questo. Il Governo ha affermato più volte che tutte le articolate attività o sono state già svolte ma senza specificare che laddove siano state già svolte si tratta di studi che risalgono a decenni fa oppure si faranno in fase di progetto esecutivo successivo all'approvazione del CIPESS che, tra l'altro, con la delibera del 6 agosto 2025, ha di fatto interrotto la transizione alla fase esecutiva, evidenziando quello che noi stiamo chiedendo e quello che noi sosteniamo da tempo: la necessità di un consolidamento del quadro istruttorio.
Signor Presidente, dal nostro punto di vista tutto questo non va affatto bene. Ci viene detto che le valutazioni scientifiche sono state fatte ma sono obsolete perché risalgono a diversi anni fa. Siamo coscienti del fatto che in vent'anni, o meglio, lo siamo tutti coscienti del fatto che in vent'anni la scienza ha fatto salti quantici? Siamo certi che quegli studi a distanza di tanti anni siano ancora validi? Oltre a tutto questo ci viene detto che le nuove indagini proposte saranno comunque fatte, e noi ci chiediamo: ma quando dobbiamo farle queste nuove indagini che noi stiamo proponendo? Come si può considerare definitivo un progetto che rinvia a una fase successiva verifiche fondamentali per la sua fattibilità in sicurezza? Noi non stiamo mettendo in discussione la possibilità di realizzare grandi opere, stiamo dicendo che queste opere devono essere progettate e realizzate nel pieno rispetto dei migliori standard disponibili, senza scorciatoia. La direzione che deve guidare l'azione pubblica deve investire sulla qualità delle scelte, sulla solidità delle basi scientifiche e…
PRESIDENTE. Concluda.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). …sulla sicurezza delle infrastrutture. In una condizione di normalità e di razionalità politica il Governo avrebbe dovuto assumere gli impegni contenuti in quest'ordine del giorno e tradurli in azioni concrete e verificabili ma, purtroppo, non siamo in una condizione di normalità e di razionalità politica .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/11 Marino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/12 Barabotti, su cui c'è una proposta di riformulazione da parte del Governo. Viene accolta? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/13 Berruto, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare il deputato Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Pochi istanti per lasciare agli atti e spiegare a chi ci ascolta, ai cittadini e alle cittadine, il senso di quest'ordine del giorno, perché, com'è noto, la decretazione d'urgenza non ci permette di intervenire in nessuna maniera dal punto di vista degli emendamenti e delle norme e, quindi, ci resta questo sfogatoio degli ordini del giorno.
Nel provvedimento in esame c'è un comma, all'articolo 3, che interviene sulla disciplina del commissario straordinario per la realizzazione delle opere connesse ai Campionati europei di calcio del 2032. Questo comma introduce una norma che modifica e rende facoltativo il collocamento fuori ruolo del commissario qualora dipendente pubblico.
Non è la prima volta che succede qualche cosa del genere e onestamente credo che valga la pena - ripeto - lasciare agli atti e spiegare a chi ci ascolta che in un mondo ideale ovviamente intanto si valuta la necessità di un commissariamento, e questo potrebbe essere uno di quei casi, peraltro, poi si definisce un ruolo e infine si sceglie la persona che interpreta quel ruolo. Diciamo che siamo di fronte alla reiterazione del processo esattamente inverso da parte di questa maggioranza e di questo Governo, che è chiaro ed evidente: prima sceglie un nome e poi costruisce le caratteristiche del ruolo che vanno bene per quel nome lì. In questo caso, lo ripeto, diventa facoltativa la possibilità, qualora il commissario fosse un dipendente pubblico, di rinunciare a quel ruolo per assumere quello di commissario.
Voglio semplicemente sottolineare questo aspetto e questo modo di operare che, francamente, ha rotto il limite della sopportazione
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/13 Berruto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/14 Casu, che è accolto come raccomandazione. Prendo atto che i firmatari accolgono la raccomandazione e non insistono per la votazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/15 Bakkali. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/15 Bakkali, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/16 Morfino, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/16 Morfino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/17 Marianna Ricciardi, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Presidente, mi dica lei se è normale che in un provvedimento in cui si parla di ponte sullo Stretto, traforo del Gran Sasso, linea C della metropolitana di Roma, concessioni demaniali marittime, sicurezza dei ponti e laguna di Venezia, si parla di disposizioni in materia di investimenti nel settore sanitario finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
C'è questo articolo 6- e io vorrei capire cosa c'entra un provvedimento che parla di norme che riguardano il settore sanitario in un provvedimento che ha 13 articoli in cui si parla di ponti, lagune, gallerie e metropolitane. Questa cosa non mi è chiara, tant'è che questo provvedimento, giustamente, è stato esaminato nella Commissione ambiente e non nella Commissione affari sociali, che si occupa di sanità. Però, questo è proprio il di chi inserisce un articolo per far sì che passi sottotraccia, inosservato, e non è la prima volta che fate questo.
Ma andando nel merito della questione - perché questa è una questione tecnica, ma c'è una questione sostanziale -, attualmente per autorizzare una sala operatoria bisogna inviare una domanda, aspettare che venga fatto un controllo da parte delle autorità sanitarie e verificare, quindi, che ci sia il rispetto dei requisiti minimi autorizzativi. Invece, con l'articolo 6-, che voi introducete, si potranno aprire delle sale operatorie e i controlli verranno fatti soltanto un anno dopo, con tutta calma, per verificare se c'erano effettivamente questi requisiti minimi. Se non ci credete, io leggo testualmente: “l'autorizzazione all'esercizio (…) si intende rilasciata contestualmente alla presentazione dell'istanza di autorizzazione (…). Entro 12 mesi dalla presentazione dell'istanza, le amministrazioni competenti provvedono (…) alla verifica della sussistenza dei requisiti minimi autorizzativi dichiarati (…)”. Capite cosa significa? Significa che cominciano a lavorare, poi, con calma, sistemano tutte le cose noiose che servono semplicemente a garantire la sicurezza dei pazienti e poi arrivano i controlli, come se noi non avessimo mai assistito in questo Paese a decessi di pazienti perché venivano operati negli sgabuzzini o venivano operati nei sottoscala. Non si parla di questo in questo provvedimento, ma il fatto che i controlli sulla presenza dei requisiti minimi autorizzativi verranno fatti un anno dopo dall'inizio dell'attività delle sale operatorie per me è una cosa gravissima Presidente, io mi chiedo: ma voi ci salireste mai su un ponte sapendo che il collaudo verrà fatto soltanto un anno dopo e, quindi, soltanto un anno dopo sapremo se il ponte reggeva o non reggeva? Io, personalmente, non ci salirei mai. Non capisco perché dovrei andare a operare in una sala operatoria che farà un controllo un anno dopo.
Allora, perché avete fatto tutto questo? Avevate tentato di inserire questo provvedimento nel decreto PNRR e non è stato fatto, grazie alla nostra opposizione. Oggi lo fate perché, per garantire il rispetto dei termini del PNRR, avete l'urgenza di inserire questo articolo, che non c'entra assolutamente nulla con questo provvedimento. Adesso, io mi domando e dico: voi non siete studenti universitari che arrivate all'ultimo momento, all'ultima settimana e fate le nottate per “apparare” un 18; avete avuto 4 anni - 4 anni - per spendere i soldi del PNRR, che vi abbiamo lasciato in eredità grazie al presidente Conte, e vi dovete ridurre all'ultimo momento e autorizzare sale operatorie e ambulatori senza aver fatto dei controlli minimi preventivi. Ma questa è follia!
Allora noi, con quest'ordine del giorno, vi chiediamo di porre rimedio, prendere l'impegno a cambiare quanto prima questo provvedimento e avete dato parere contrario. Allora, io voglio dirlo chiaramente: voi tutti, che voterete a favore della conversione in legge di questo provvedimento, se malauguratamente ci dovesse scappare il morto io leggerò i vostri nomi uno ad uno , perché non è normale che passi una cosa del genere. Non è normale, è inaccettabile. Voi che vi lamentate votate a favore dell'ordine del giorno e fate in modo che venga subito cambiato. Forse non avete capito di cosa sto parlando e ve lo ripeto: autorizzare sale operatorie prima che vengano fatti i controlli minimi sulla presenza dei requisiti. La presenza dei requisiti: ma sapete cosa significa? E allora, tanto che vi agitate, votate a favore di quest'ordine del giorno e poi vediamo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Nel frattempo, ci sono delle sottoscrizioni che vengono registrate dalla Presidenza: Carmina, Malavasi, Furfaro, Ghio, Girelli.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/17 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/18 Carotenuto. Ha chiesto di parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Avete respinto un ordine del giorno precedente a questo, credo mostrando il vostro cinismo, fondamentalmente, perché, pur di favorire la sanità privata, siete disposti a vendere delle autorizzazioni senza controllo . Ma non vi vergognate per niente? Guardate, è una cosa incredibile: si autorizza l'apertura di una sala operatoria senza i requisiti minimi, con la possibilità di ricontrollarla eventualmente un anno dopo. E vi siete permessi di fare ironia e sarcasmo perché la collega vi ha detto che, se per caso durante quel primo anno muore qualcuno, vi dovrete assumere una responsabilità enorme. Avete questa forza - è incredibile questa forza - pur di dar retta alle della sanità privata. Questa è la verità !
Non riuscite a fare a meno di essere scendiletto della sanità privata! Volete privatizzare il sistema e lo state facendo in maniera strisciante, in una norma che non c'entra niente, proprio niente, con la sanità! Credo che la dica lunga su che tipo di politica state facendo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/18 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/19 Sportiello, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/19 Sportiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/20 Di Lauro, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/20 Di Lauro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/21 Santillo, su cui vi è una proposta di riformulazione da parte del Governo, che non viene accolta. Lo votiamo. Ci sono varie mani che si sbracciano, non si capisce però… per sottoscrivere. Ha chiesto di parlare, invece, la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Presidente, non accettiamo questa riformulazione e intervengo per chiedere di sottoscrivere quest'ordine del giorno del collega Santillo. Non la possiamo accettare, in primo luogo, perché ci chiedete di espungere l'impegno più importante, ossia quello di destinare le risorse che avete stanziato per questo progetto fantomatico, fantasma, che probabilmente non vedrà mai la luce, di riprogrammarle per la realizzazione delle infrastrutture che servono alla Calabria e alla Sicilia. In quest'ordine del giorno, nelle premesse che ci chiedete di espungere, si dice che il costo di questo progetto è diventato di una tale enormità che soltanto la metà delle risorse previste potrebbero servire per completare l'alta velocità Salerno-Reggio Calabria, che è una chimera, soprattutto per la Calabria in questo momento. Per non parlare delle infrastrutture della Sicilia.
E allora, voi avete fatto questo decreto per rispondere ai rilievi della Corte dei conti. Si dice: siamo pronti a rispondere ai rilievi della Corte dei conti e a risolvere i problemi sollevati dalla Corte dei conti. Ma poi, leggendo il decreto, mi rendo conto che queste criticità non sono stati risolte, in particolare quelle che riguardano la violazione delle norme europee sulla concorrenza, in particolare sulla necessità di fare una nuova gara, perché quella gara viola le regole sulla concorrenza. L'avete fatto? No! Allora è inutile che ci presentate l'ennesimo decreto inutile, per un'opera inutile e dannosa che sottrae risorse alla Sicilia e alla Calabria, risorse che servirebbero a garantire i collegamenti vitali per quelle regioni! Ed è per questo che non possiamo assolutamente accettare questa riformulazione, che è una beffa! È una beffa non soltanto per il gruppo che l'ha proposta, e che sottoscrive interamente, ma per le regioni, in particolare per la Calabria e la Sicilia interessate da questo provvedimento, ma per tutte quelle regioni che soffrono di una carenza infrastrutturale che non riuscite, non volete, non avete la capacità, non avete la volontà politica di colmare perché, probabilmente, vi interessa mettere una bandierina oppure distribuire lauti compensi ai dirigenti quadro di quella società, ma non farà crescere né il PIL del Paese, né la capacità infrastrutturale di quelle regioni che continueranno a chiedervi risposte !
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/21 Santillo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/22 Iaria, accolto dal Governo come raccomandazione. Non viene accettata, dunque lo votiamo. Vice Ministro Rixi, a questo punto, non essendo accolta la sua proposta, occorre che lei dia il parere contrario o favorevole sull'ordine del giorno.
EDOARDO RIXI,. Grazie, Presidente. Avendo già istituito il Fondo, sostanzialmente, noi l'accoglievamo come raccomandazione, ma il parere sull'ordine del giorno, che chiede di istituire un fondo che è già stato istituito, non può essere che contrario.
PRESIDENTE. Deputato Iaria?
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Ricordate la canzone ? Il famoso ritornello lo ricorderete di sicuro, ma in quella canzone c'era una strofa che riassume molto bene questo decreto. La strofa dice: “”, la cito in tedesco perché so che in Fratelli d'Italia, quando si sente la lingua tedesca, qualcuno si eccita . La traduzione…
PRESIDENTE. Deputato Iaria, stia all'ordine del giorno e non faccia commenti inopportuni.
ANTONINO IARIA(M5S). …la traduzione è questa )…
PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo parlare il deputato Iaria.
ANTONINO IARIA(M5S). …la traduzione è questa: lui ha il potere, noi siamo piccoli e stupidi. Ma dato che noi, del MoVimento 5 Stelle, non vogliamo essere piccoli né, tantomeno, siamo stupidi vi chiediamo di smettere di giocare con le infrastrutture inutili, tipo il TAV o il ponte sullo Stretto, e prendere un impegno serio che non riguarda solo la progettazione, ma anche il finanziamento di tutta l'opera che riguarda la metro 2 di Torino. E ve lo diciamo perché siamo a Torino non soltanto perché è la mia città, ma perché siamo nella pianura padana, siamo in un'area fortemente inquinata e opere del genere, se finanziate, potrebbero dare un risultato enorme per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, ma ha anche un grande impatto benefico sull'ambiente. Quindi, quando lei dice, abbiamo già stanziato questo fondo per la progettazione, io vi dico che non potete fare solo questo, dovete andare oltre, dovete finanziare tutta l'intera opera. Infatti, quando abbiamo proposto queste opere con il Governo Conte, avevamo idea di quali fossero le opere utili per il Paese e non abbiamo giocato con i soldi degli italiani buttandoli nel ponte sullo Stretto, buttandoli nel TAV, buttandoli in altre cose tipo il centro in Albania. Quindi, non mi faccia la lezioncina dicendo: abbiamo già fatto, abbiamo già messo dei soldi. Perché se non finanziate l'intera l'opera è inutile anche avere il commissario a Torino che gestisce questo progetto .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/22 Iaria, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/23 Francesco Silvestri, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/23 Francesco Silvestri, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Faccio presente che il deputato Giachetti sottoscrive l'ordine del giorno che stiamo votando.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/24 Caso, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare il deputato Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Il mio ordine del giorno va ad agire sull'articolo 8 di questo provvedimento, ovvero quello che riguarda le concessioni demaniali marittime, l'ennesimo ambito in cui il Governo Meloni ha fallito e ha fatto solo pasticci, ma questo ormai lo sappiamo tutti, anzi, dovremmo contare un po' quali sono gli ambiti in cui non si è pasticciato. Ma veniamo al dunque.
Il dibattito sulle concessioni balneari, nel nostro Paese, è sempre andato in un'unica direzione, che è quella dello sfruttamento economico, delle regole del mercato e della concorrenza. Noi, invece, vorremmo affrontarlo e porre l'attenzione su un altro aspetto, quindi parlare di concessioni balneari, ma anche di spiagge, di mare e, soprattutto, del diritto di accedervi.
Insomma, vorremmo ricordare un po' a tutti - perché poi ce lo siamo dimenticato, per come è andata in questo Paese - che le spiagge e il mare sono innanzitutto un bene comune; sono innanzitutto un diritto, e quindi per noi bisognerebbe iniziare a parlare, soprattutto, di patrimonio ambientale, patrimonio paesaggistico, patrimonio culturale e, ripeto ancora, parlare di accessibilità, di fruizione pubblica alle spiagge e, ripeto, di diritto al mare.
Ciò non significa demonizzare il lato dell'imprenditoria legato agli stabilimenti balneari, anzi, ma noi immaginiamo che sia necessario il giusto equilibrio tra il diritto di accesso al mare, l'accesso libero, e il diritto di fare impresa; ma quell'impresa buona, quell'impresa pura, non quella che nel nostro Paese ha trasformato un po' gli stabilimenti balneari come un diritto feudale, come una proprietà privata cui non ci si può accedere, se non pagando. Ripeto, questo non si può fare.
Sì, puoi offrire servizi, ma, in ogni ora del giorno, ogni italiano, ogni cittadino, ha il sacrosanto diritto di poter raggiungere il mare. Questo è un problema perché, in tanti comuni del nostro territorio, le spiagge date in concessione superano il 90 per cento e, se prendiamo la totalità dei dati del nostro Paese, vediamo che le concessioni balneari superano le 12.000; in alcune regioni, ripeto, si arriva al 70 per cento dato in concessione e il resto libero e, ancora una volta, vi invito a immaginare quei comuni dove l'accesso libero è, in realtà, inesistente. Ricordo a tutti che questa situazione non esiste in nessun Paese europeo, solo in Italia.
Allora, nell'Italia di Giorgia Meloni, in cui i cittadini sono sempre più poveri, in cui si fatica ad arrivare a fine mese, in cui il potere di acquisto, è evidente ormai, è bassissimo, e allora immaginiamoci come, in un'Italia in cui per avere il diritto al mare devi pagare, non dico solo il ceto più debole, ma anche la classe media, ormai, ha perso questo diritto. Perché poi andare al mare costa tanto, non costa mica poco, e quando abbiamo una famiglia, immaginiamo, di 3 o 4 persone, immaginate quanto possa costare semplicemente accedere a un diritto, semplicemente questo.
Non possiamo più tollerare un sistema in cui abbiamo uno spazio dedicato alle spiagge libere sempre più ristretto e in cui si sta accavallando sempre più gente, perché la gente è sempre più povera e non può andare lì, invece, dove si paga, e, poi, ci ritroviamo i lidi vuoti. Però, voglio entrare nel dettaglio di quello che era previsto in quest'ordine del giorno, quello a cui il Governo Meloni, la maggioranza di centrodestra, ha detto no. Chiediamo un equilibrio tra il libero accesso, quindi le spiagge libere, ma anche libere-attrezzate, e quelle date in concessione, un equilibrio, creare un equilibrio: a questo avete detto no, ma non mi meraviglio assolutamente.
Abbiamo poi chiesto di inserire dei criteri premiali nei bandi che vengono erogati per dare, poi, in concessione l'area demaniale, di dare dei criteri premiali a chi porta avanti, con le sue strutture, i principi di sostenibilità ambientale, di tutela dell'ecosistema marino e costiero e di impiego di materiali leggeri, naturali: a questo avete detto no. Insomma, vi piacciono le colate di cemento sulla spiaggia. Avete detto no ad aggiornare i canoni concessori.
Avete detto no ad aumentare il costo dei canoni concessori, soprattutto in quelle aree di pregio, quelle che sono molto belle, e ricordo sempre che, al momento, lo Stato italiano dai concessionari riceve circa 100 milioni di euro, a fronte di un giro d'affari di quanto? Di 15 miliardi. Quindici miliardi ai privati che gestiscono un bene pubblico e un ritorno per lo Stato di 100 milioni. A questo avete detto no e noi vi stiamo dicendo pure di prendere questi soldi e darli ai comuni per poter, innanzitutto, tutelare l'ecosistema costiero, che, lo sappiamo tutti, è soggetto ad erosione.
Ci sono dei problemi? Diamo dei soldi ai comuni per poter poi garantire questo diritto al mare che vi dicevo, per poter offrire ai cittadini delle spiagge libere, per andare a rimuovere gli abusi che ci sono stati. A questo state dicendo di no. Vi diciamo anche di rafforzare i controlli e rafforzare le opere di ripristino laddove si è andati a fare abusi, laddove, vi ripeto, si è arrivati con il cemento fino in mare, e avete detto di no. Ve lo avevamo detto. Voi, che avete sempre provato a giustificare la contrarietà alla Bolkestein, in questo ambito, perché temevate l'invasione di imprenditori stranieri e voi volete proteggere i piccoli imprenditori balneari nel nostro Paese. Come farlo?
Semplicemente impedire che lo stesso soggetto possa accaparrarsi più lotti nello stesso comune, nella stessa area. Facile! Se vogliamo limitare questa invasione di imprenditori stranieri e vogliamo tutelare i piccoli, facciamo in modo che non si possa fare man bassa di tutta la nostra costa, così come, e arrivo a conclusione, Presidente, diciamo a quegli imprenditori che hanno la concessione balneare, ma non rispettano la legge, non rispettano quello che devono fare, non rispettano…
PRESIDENTE. Concluda. Ha finito il suo tempo.
ANTONIO CASO(M5S). …abbiamo le inadempienze da parte degli imprenditori, diciamo …
PRESIDENTE. La ringrazio.
ANTONIO CASO(M5S). … chi sbaglia paga. Quello che dite sempre voi: chi sbaglia paga, ma, in questi casi, quando vanno tutelati…
PRESIDENTE. Grazie.
ANTONIO CASO(M5S). …i vostri amichetti, per voi è no .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/24 Caso, con il parere contrario del Governo. I deputati Ghirra e Aiello sottoscrivono.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/25 Scerra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/25 Scerra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2910/26 L'Abbate il Governo si esprime con un accoglimento attraverso la formula della raccomandazione. Viene accolto? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/27 Quartini, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io non sto oggi a ripetere niente delle scellerate scelte che sono state fatte rispetto al fossile da parte di questa maggioranza; tra queste tante scelte, c'è anche il posizionamento di un rigassificatore a Piombino e ritorniamo su questo tema. È un'autorizzazione che scade a luglio e la nave rigassificatrice, sappiamo, dovrebbe lasciare il porto, ma il Governo non ha cercato altre soluzioni e intende lasciare la nave a Piombino ad ogni costo, contro il volere della maggioranza dei cittadini piombinesi.
Sappiamo quali rischi si corrono in quel contesto lì, il rischio ambientale, un rischio economico significativo e un rischio di incidente rilevante. È l'unica opera al mondo dentro un porto a poca distanza, qualche centinaio di metri, dalle abitazioni e a qualche decina di metri dalle barche che ci passano accanto. Si stabilisce, addirittura, una permanenza di questo impianto senza le autorizzazioni necessarie, senza l'AIA, senza pareri, senza la valutazione di impatto ambientale, con una prepotenza inaudita.
Di fatto, si arrivano a violare norme europee e norme italiane in materia di sicurezza e in materia di tutela ambientale. Il territorio, di fatto, lo avete tradito, lo avete tradito almeno quattro volte. Lo avete tradito con la presenza di un rigassificatore, che dovrebbe essere spostato; lo avete tradito promettendo delle compensazioni che non avete fatto; lo avete tradito con la scelta fossile; lo avete tradito con un danno ambientale assolutamente straordinario. Ma, nonostante questo, volete andare avanti.
In quest'ordine del giorno si chiede di spostarlo, di trovare un'altra collocazione e si chiede di rimediare all'assenza - promessa da parte vostra - delle compensazioni. Non mi meraviglia che questo Governo, che questa maggioranza, data l'arroganza e la prepotenza che la contraddistingue, abbia detto di no; ma ha detto di no non solo al territorio piombinese, ha detto di no al nostro Paese perché, nel momento in cui si accetta un rigassificatore - che ha costi come minimo 40 volte superiori al gas che poteva essere acquistato in altre sedi, dipendendo dal gas americano -, sicuramente ha fatto delle scelte; e sono scelte che vanno verso la sudditanza economica, verso la sudditanza del fossile, senza aver prodotto una transizione o comunque un percorso di transizione energetica e di transizione ecologica.
Credo davvero che, da questo punto di vista, siate riusciti a far centro, cioè a dimostrare in maniera chiara la dipendenza energetica dagli Stati Uniti e a dimostrare in maniera ancora più chiara che voi siete per il fossile. Semplicemente questo. Non ho altro da aggiungere, Presidente .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/27 Quartini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/28 Cappelletti, è accolto come raccomandazione. Onorevole, accoglie la raccomandazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/29 Ilaria Fontana sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/29 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/30 Sergio Costa. Onorevole, accoglie la raccomandazione con riformulazione? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Si dà atto che la deputata D'Orso sottoscrive l'ordine del giorno in esame.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/30 Sergio Costa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/31 Fede. Onorevole, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione…
ANTONINO IARIA(M5S). Posso risentirla?
PRESIDENTE. Vice Ministro Rixi, c'è la richiesta di poter riascoltare la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2910/31 Fede. Preciso che comunque abbiamo mandato a tutti i delegati il testo…
EDOARDO RIXI,. Espunte le ultime due premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno che espunga le seguenti parole: “anche attesi, tenuto conto altresì di eventuali futuri di bilancio per gli enti locali interessati alla realizzazione delle opere”.
PRESIDENTE. Non viene accolta, lo pongo in votazione… no, la parola al deputato Iaria.
ANTONINO IARIA(M5S). Anche qui siamo quasi al ridicolo. Parliamo di Milano-Cortina, un'opera, un evento che doveva costare 2,5 miliardi di euro e saremmo arrivati a 6 miliardi di euro. In questo decreto chiedete di rifinanziare la società Simico e chiedete di darle poteri straordinari per spendere soldi su opere che, paradossalmente, dovevano essere finite per l'evento e propedeutiche all'evento, che non sono nemmeno iniziate e che dovremo pagare noi. Adesso è chiaro che la vostra retorica, narrazione e propaganda dicono: “voi siete il partito del “no”, “voi siete quelli contro, contro questi eventi sportivi”; no, per niente, noi siamo a favore delle Olimpiadi; anche a Torino avevamo fatto un progetto per le Olimpiadi 2026 che costava un terzo di quello che è costato questo di Milano-Cortina e, alla fine del percorso, l'evento sarebbe costato veramente quello che era stato preventivato. Ma, all'epoca, qualcuno non ci ha permesso di portarlo avanti. Per questo diciamo che noi non siamo contro gli eventi olimpici, però siamo contro le farse, contro le prese in giro, contro queste società che dovranno gestire soldi per opere infrastrutturali che saranno fatte nel futuro e che sono nate con la scusa delle Olimpiadi.
Se le opere hanno senso, bisogna trovare i soldi per finanziarle e farle non legate a un evento sportivo per caricarlo di problematiche per avere deroghe, per avere tutte le facilitazioni sul codice degli appalti che avete già creato, tutte le facilitazioni sul discorso commissariale e per riuscire a gestire una grande quantità di soldi … mettendoli, coprendoli con il bel simbolo delle Olimpiadi. Dovete smetterla di usare il simbolo dei cinque cerchi per nascondere la vostra avidità nel gestire soldi pubblici e, in questo caso, anche sprecarli.
Ci sono già mille inchieste, ci sono già tantissimi documenti che provano quello che sto dicendo; probabilmente questa cosa non verrà tanto discussa nella nostra Aula perché voi la nasconderete, però ci tengo a dire in questo momento - l'unico momento in cui possiamo discutere di qualcosa, pur presentando ordini del giorno - che non ve la caverete così, cercando di fare quello che volete con i soldi pubblici. E, come ho detto prima, smettetela di usare gli eventi sportivi per fare i vostri affari .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/31 Fede, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/32 Roggiani sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/32 Roggiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/33 Ferrari sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Quest'ordine del giorno si riferisce alla sconcertante istituzione dei due super commissari, prevista in questo provvedimento per le ferrovie e le strade italiane; sconcertante perché con questo decreto il Governo non si limita a gestire delle urgenze, ma compie un'operazione pericolosa: trasforma l'eccezione in regola, il commissariamento in ordinaria amministrazione. E non solo, fa di peggio, perché qui siamo di fronte a un vero e proprio cortocircuito istituzionale: prevedere che gli amministratori delegati di RFI e ANAS assumano contemporaneamente il ruolo di commissari straordinari significa avallare una sovrapposizione inaccettabile tra controllore e controllato. Come può un soggetto agire con la necessaria terzietà, se deve rispondere contemporaneamente agli obiettivi industriali della propria azienda e ai compiti di vigilanza commissariale?
Di fatto, lo stesso soggetto, anzi la stessa persona fa da stazione appaltante, da attuatore e da controllore. Questa sovrapposizione di ruoli genera dinamiche di autoregolazione che comprimono la concorrenza e riducono la contendibilità degli appalti.
Non possiamo accettare, colleghe e colleghi, che, in nome di una presunta accelerazione e semplificazione, come ho sentito anche oggi, si svuoti, in realtà, di significato il codice dei contratti pubblici e si superino le regole ordinarie che proteggono la legalità e la trasparenza. E allora, avete bocciato tutti i nostri emendamenti; almeno con quest'ordine del giorno vi chiediamo un impegno preciso su tre fronti. Uno: escludere categoricamente che chi siede ai vertici delle società attuatrici possa essere nominato commissario; dobbiamo evitare conflitti di interesse strutturali che minano la credibilità dello Stato. Due: il rafforzamento delle stazioni appaltanti. La vera efficienza non nasce dalla scorciatoia del commissario, ma dalla qualificazione del personale, dalla digitalizzazione e dalla capacità amministrativa delle nostre strutture.
Vi chiediamo, come terzo punto, il ritorno all'eccezionalità, cioè che si definiscano criteri rigorosi affinché il commissariamento torni ad essere uno strumento residuale e non una fuga stabile dalle procedure ordinarie .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/33 Ferrari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/34 Fossi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/34 Fossi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/35 Paolo Emilio Russo, che è stato accolto come raccomandazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/36 Pastorino, sul quale il parere del Governo è contrario.
Ha chiesto di parlare il deputato Pastorino. Ne ha facoltà.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Chiedo al rappresentante del Governo se il parere potrebbe essere cambiato.
PRESIDENTE. Vice Ministro Rixi?
EDOARDO RIXI,. Sì, Presidente, con una riformulazione il parere può diventare favorevole. Leggo la riformulazione, se me lo consente.
PRESIDENTE. Prego.
EDOARDO RIXI,. Sostanzialmente, viene cambiato l'impegno al Governo e trasformato così: “impegna il Governo a confermare, nell'ambito di applicazione delle disposizioni previste dal citato articolo 8, quanto previsto all'articolo 4, comma 1-, della legge n. 118 del 2022 escludendo dall'applicazione della disciplina relativa alle procedure per l'affidamento mediante bando di gara delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali gli usi del demanio marittimo, lacuale e fluviale relativi allo svolgimento delle attività di cui all'articolo 7, comma 1, lettera del decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36, ossia le attività turistico ricreative e sportive riguardanti enti che operano in assenza di fine di lucro, compatibilmente col diritto dell'Unione europea qualora dette attività sportive siano svolte da federazioni sportive, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, anche paralimpici, associazioni e società sportive dilettantistiche costituite ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del medesimo decreto legislativo n. 36 del 2021 e iscritte nel Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche di cui al decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 39, che perseguono esclusivamente finalità sociali, ricreative e di promozione del benessere psicofisico”.
PRESIDENTE. Viene accolta questa proposta di riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/37 Ruffino, sul quale il parere del Governo è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Non avevamo molti dubbi sul parere rispetto a quest'ordine del giorno. Noi pensiamo che il commissario dovrebbe essere una figura temporanea, nominata in caso di necessità e urgenza e dotata anche di poteri straordinari, però circoscritti temporalmente e settorialmente a un certo ambito di azione. Invece, si è fatto ricorso al commissariamento anche in settori imprenditoriali: dal caso emblematico di Alitalia, ai settori degli istituti di credito, dei rifiuti, dell'immigrazione, del turismo e dello sport. Quindi, come dire, un'area vasta.
C'è questa propensione da parte del Governo ad affrontare le emergenze attraverso la nomina di un commissario; ci sembra sia forte la volontà di preferire, a un processo di pianificazione e programmazione, il ricorso commissariale. Abbiamo chiesto, in quest'ordine del giorno, di promuovere ogni iniziativa finalizzata a ripristinare il carattere della straordinarietà delle figure commissariali e anche di adottare una misura volta a ridurne la discrezionalità di azione.
Da tutto questo procedimento il Parlamento è assolutamente estromesso e, ovviamente, anche i territori sono estromessi. Questo è un ulteriore problema. Quindi, che cosa succede? Che sulle grandi opere il coinvolgimento delle Camere nei processi decisionali non c'è, e anche il ricorso sistemico a questi strumenti eccezionali limita davvero il confronto democratico. Questo per noi è un problema. Certamente non chiediamo al Ministro di rivedere il parere perché vorrebbe dire un cambio di strategia da parte del Governo, ma credo che non siamo arrivati ancora a questo punto.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/37 Ruffino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/38 Pastorella sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/38 Pastorella con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/39 D'Alessio sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/39 D'Alessio con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/40 Sottanelli sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/40 Sottanelli con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/41 Rosato, su cui c'è una proposta di riformulazione, che viene accolta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/42 Bruzzone, su cui c'è una proposta di riformulazione, che viene accolta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/43 Pandolfo, sul quale il parere del Governo è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. La materia è quella del bando-tipo per le procedure di affidamento delle concessioni demaniali marittime e fluviali con finalità turistico-ricreative.
Il provvedimento giunge dopo un travagliato percorso - lo sappiamo tutti -, che ha visto l'Italia confrontarsi con le proprie inadempienze rispetto alla Bolkestein e alle sentenze del Consiglio di Stato. Ora discutiamo di uno strumento, il bando-tipo, che dovrebbe finalmente avviare in modo uniforme le procedure di gara. È un passo, ma non è sufficiente se non è accompagnato da che cosa? Da una disciplina chiara che riesca concretamente a gestire che cosa accadrà sulle spiagge nel momento della transizione. Ecco, quest'ordine del giorno voleva, vuole provare a colmare questa lacuna. Quindi, c'è un quesito tecnico, ma anche pratico, perché l'attuale normativa prevede che, al momento del rilascio della concessione a favore di un nuovo concessionario, l'ente concedente possa ordinare la demolizione di tutte le opere non amovibili realizzate dal concessionario uscente. Per le opere amovibili - quindi, parliamo di strutture stagionali, tensostrutture, impianti cosiddetti leggeri - la regola ordinaria è, invece, la rimozione da parte del concessionario al termine del periodo concessorio. Questo è un problema concreto che noi abbiamo raccolto ascoltando gli operatori del settore, i comuni costieri, chi si occupa del litorale.
Dunque, chiediamo non che si difendano delle posizioni acquisite o che si rallenti il percorso di riforma, si chiede al Governo di adottare le iniziative, anche normative, per consentire agli enti di disporre, con un provvedimento motivato, il mantenimento di quelle opere amovibili realizzate dal concessionario uscente al fine della loro assegnazione al concessionario subentrante. Quindi, non si tratta di bloccare le gare, non si tratta di prorogare le concessioni: si tratta di un'azione di buonsenso, che deve guardare agli interessi collettivi dei comuni, dei turisti e dei lavoratori stagionali. Il PD crede che questa regolamentazione - che, come dicevo, ha una natura tecnica, ma anche pratica - possa essere la soluzione per evitare che questi bandi-tipo siano nel vuoto e abbiano, invece, delle linee guida proprio per chi opera sui litorali, siano essi i comuni, siano essi le istituzioni, o siano anche gli operatori o i singoli fruitori della costa .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/43 Pandolfo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/44 Bof: onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/45 Peluffo, che è accolto come raccomandazione. Quindi, desumo che il Governo - il Vice Ministro Rixi - dia parere contrario. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/45 Peluffo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/46 Di Sanzo: onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/47 Gnassi. Onorevole, accoglie la riformulazione? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gnassi. Ne ha facoltà.
ANDREA GNASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. In questo decreto in materia di commissari e concessioni, come è stato detto anche dal collega Pandolfo, è compresa la questione Bolkestein, cioè la direttiva europea sulle gare per le concessioni delle spiagge e delle coste italiane. Il tema qui è il bando o il supposto bando tipo che avrebbe dovuto disciplinare e dare riferimenti chiari e certi per l'espletamento dei bandi stessi ai comuni. Il decreto avrebbe dovuto disciplinare il bando tipo per dare riferimenti certi ai comuni. Presidente, scusi…
PRESIDENTE. Ci stavamo confrontando sulla questione riformulazione-accoglimento. Quindi, eravamo attenti al suo ragionamento.
ANDREA GNASSI(PD-IDP). Peccato che questo Governo non sia stato attento in tutti questi anni e non si sia occupato di 8.000 chilometri di costa italiana e di spiagge italiane. Nella disattenzione dei lavori della Commissione, dentro le promesse a vanvera di questi anni e nella disattenzione di quest'Aula, questa sera, stiamo parlando di un evento regolatorio unico per il nostro Paese che riguarda 8.000 chilometri di costa e il turismo balneare rappresenta circa il 32 per cento del turismo italiano. Attorno al turismo balneare, legato alle concessioni, un mercato stimato in circa 30 miliardi. Stiamo parlando di natura, di paesaggi, di coste, di imprese, di servizi, di stili di vita, di identità, di attrattività del Paese rispetto al mondo.
Vice Ministro, credo che lei sappia che, esclusa la Grecia, l'Italia ha la costa più estesa d'Europa: maggiore della Spagna, della Francia, della Croazia. Ecco, oggi arriviamo a questo decreto su commissari e concessioni, mettendo nella totale incertezza gli enti, come i comuni, che devono espletare i bandi per le concessioni. Ci sono stati anni di promesse vuote e misere. Il Ministro Salvini, poveretto, tra le tante che dice e quelle che non riesce a combinare, aveva anche proclamato solennemente che usciremo dalla Bolkestein, perché noi difenderemo le spiagge italiane, le coste e gli imprenditori. Ovviamente, non siamo usciti dalla Bolkestein, perché, tra l'altro, non era né possibile né giusto, ma, nel frattempo, il turismo balneare verrà fatto precipitare in uno dei più grossi caos normativi e amministrativi che il Paese ha conosciuto. Tali conflitti amministrativi metteranno in un vero e proprio regioni, comuni, imprenditori e turisti. Altro che grande occasione per innovare, per riqualificare le spiagge, per ragionare sull'erosione costiera, per ragionare di un Paese che è semplicemente a mollo nel Mediterraneo, nell'acqua. Ve ne siete completamente disinteressati. Avete posizioni diverse tra Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia. Il turismo balneare e, più in generale, le spiagge e le coste non hanno visto l'elaborazione di una prospettiva, di una visione e di un quadro normativo chiaro, entro il quale - ripeto e insisto - i comuni possono dare corso e istruire i bandi.
Il Governo italiano si è interessato come neanche avrebbe potuto fare la Svizzera o l'Austria, che di coste ovviamente non ne hanno. E qui c'è una carrellata di inadempienze, perché, se da un lato c'è stato il Ministro Salvini, dall'altro c'è stato un altro Ministro, un Ministro che definirei una sorta di Ministro subacqueo che emerge, si inabissa, che sta tra terra e mare come nelle paludi, tra Europa e Italia, ma non si vede, non si capisce cosa faccia, né in Europa né in Italia; un azzeccagarbugli che vuole apparire serio, ma, i garbugli, poi li crea, compare e si inabissa. Sto parlando del commissario anfibio europeo Fitto. A lui si deve la poderosa negoziazione che il Paese sovrano Italia ha fatto con l'Europa per normare al meglio la Bolkestein. Siamo precipitati nel caos più totale. Più totale!
Bene, oggi, diciamo per quieto vivere, non per amore della polemica, ma per seria preoccupazione, magari un passaggio anche all' Ministro competente del Turismo - io di spiagge non me ne occupo - l' Ministra Santanche' era colei che ha talmente messo in imbarazzo il Governo e chi l'ha nominata che chi l'ha nominata, la Presidente Meloni, l'ha dovuta far dimettere. Colei che è venuta qui a raccontarci, in questo Paese, delle vicende delle sue borsette, dei suoi tacchi a spillo - ma mettesse i tacchi che vuole -, ma quando si è occupata di spiagge, anche lei in modo roboante, segno di questo Governo, ha lasciato scalfite le parole in quest'Aula: “Non lasceremo le spiagge libere ai tossici”. Questo è stato il grado di profondità con cui un Paese, che si chiama Italia, a mollo nel Mediterraneo, ha affrontato il tema di normare, di capire, di porsi la questione della riqualificazione delle acque, degli scarichi a mare, dell'imprenditorialità, dell'innovazione nella sostenibilità.
Anche in questo decreto non c'è nulla sul bando-tipo che possa fare chiarezza. I comuni, gli imprenditori, chi concorrerà ai bandi sarà soggetto ad esposti e a ricorsi e ci sarà un caos che purtroppo metterà davvero in difficoltà questo Paese.
Con quest'ordine del giorno - e chiudo - chiediamo al Governo - ma per utilità del Paese, anche per vostra convenienza, vi dico: azzeccatene una, provate ad azzeccarne almeno una sul bando tipo -, di chiarire un punto. Lo può capire anche Fitto a proposito di negoziazione con l'Europa, perché non si venga a dire che dobbiamo parlare con l'Europa altrimenti l'Europa non ci consente di fare quello che avremmo voluto; questo è un punto che potrebbe capire anche Fitto. La norma prevede che i soli indennizzi ammessi siano quelli per investimento non ammortizzati negli ultimi cinque anni; ma la data dei cinque anni è “a partire da quando” e “a finire quando”?
Provo a spiegarlo, Presidente, tramite lei, al Ministro, al commissario europeo: se c'è una struttura legittima in spiaggia o su una costa che andrà a bando con le concessioni - un chiosco, un bar colpito ad esempio dal maltempo e che necessita di investimenti per il ripristino -, se non si chiarisce la data di fine dei cinque anni degli investimenti fatti, chi interverrà su quella struttura? Sarà lasciata degradata da qui all'inizio della nuova concessione. Per questo chiediamo che sia indicata una data…
PRESIDENTE. Concluda.
ANDREA GNASSI(PD-IDP). …che coincida con l'inizio della nuova concessione. Fatelo per il Paese, fatelo per il turismo e per il turismo balneare .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti. Sottoscrive l'onorevole Lacarra.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/47 Gnassi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2910/48 De Luca è accolto come raccomandazione. Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/49 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/49 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/50 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/50 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/51 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/51 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/52 Dori. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/52 Dori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'onorevole Curti sottoscrive.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/53 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/53 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/54 Fratoianni, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/54 Fratoianni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/55 Lacarra, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/55 Lacarra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sugli ordini del giorno n. 9/2910/57 Squeri e n. 9/2910/58 Cavo il parere del Governo è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2910/59 Ziello, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2910/59 Ziello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, interrompiamo l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani, giovedì 7 maggio, a partire dalle ore 9,30, per lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale e della votazione finale.
PRESIDENTE. Avverto altresì che, a seguito delle intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame delle mozioni sul rilancio della strategia nazionale delle aree interne è rinviato alla prossima settimana, nella quale sarà iscritto all'ordine del giorno a partire dalla seduta di martedì 12 maggio, dopo il seguito dell'esame del decreto-legge in materia di prezzi petroliferi.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1832 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni (Approvato dal Senato). (C. 2910)
: MILANI.





























































