PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
GILDA SPORTIELLO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 79, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 7 maggio 2026, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VIII Commissione (Ambiente):
“Conversione in legge del decreto-legge 7 maggio 2026, n. 66, recante disposizioni urgenti per il Piano Casa” (2920) – .
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno Casu ed altri n. 2-00808 .
Chiedo al deputato Casu se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sono certo che, vista la data di oggi, in apertura del mio intervento di illustrazione, mi concederà di ricordare un giorno importante per quest'Aula, per tutti noi, per lei, per il rappresentante del Governo e delle opposizioni oggi presenti: oggi è l'8 maggio. L'8 maggio 1948 si è svolta la prima seduta della Camera dei deputati la prima seduta del Senato della Repubblica. Il Parlamento italiano è nato due volte e il Parlamento repubblicano è nato l'8 maggio, quindi oggi festeggiamo il compleanno numero 78 del Parlamento e penso che sia importante anche farlo con una seduta come questa.
Una seduta di interpellanze urgenti perché, alla fine, il Parlamento vive anche un periodo di crisi, di difficoltà. È tempo che ci confrontiamo, non solo in questa legislatura, sui problemi, la decretazione d'urgenza, il monocameralismo alternato, ma, ogni volta che il Parlamento svolge le sue funzioni, come nei momenti in cui i parlamentari di opposizione e di maggioranza si rivolgono al Governo, direttamente, attraverso le interpellanze urgenti, è la nostra democrazia che vive, il nostro cuore che batte, riguarda tutti noi, le persone che ci ascoltano grazie a , che offre il suo fondamentale servizio pubblico. Io penso che sia veramente importante ricordarlo mentre apriamo una giornata in cui ci saranno molte interpellanze urgenti.
Questa che illustriamo e che abbiamo presentato come rappresentanti del Partito Democratico in Commissione trasporti è, per noi, molto importante. Quando abbiamo avuto la notizia di alcune decisioni, a nostro avviso, molto preoccupanti abbiamo immediatamente raccolto il grido d'allarme lanciato da CGIL, CISL e UIL, condividendo una forte preoccupazione per l'orientamento della Commissione di garanzia sugli scioperi che ha esteso l'applicazione della legge n. 146 del 1990 al settore della logistica e del trasporto merci. Insieme al responsabile della segreteria nazionale del Partito Democratico, Antonio Misiani, abbiamo immediatamente segnalato che si tratta di una scelta molto discutibile, che rischia di alterare l'equilibrio costruito, in oltre trent'anni, tra il diritto di sciopero sancito dalla Costituzione e la tutela dei diritti dei cittadini nei servizi pubblici essenziali. Un equilibrio che, prima di oggi, non aveva mai incluso, in maniera generalizzata, il comparto della logistica merci.
Ora, noi pensiamo che questa scelta non risolva in alcun modo i tantissimi problemi del settore, ma rischi di avere un unico effetto: un'ulteriore compressione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Per questo abbiamo avviato, come Partito Democratico, un confronto diretto con sindacati e imprese sul tema e abbiamo chiesto che venissero calendarizzati i momenti di confronto in Parlamento per ripristinare in tempi brevi un quadro coerente con i principi della legge e costruire, in maniera condivisa, tutti gli interventi necessari per contrastare le pratiche scorrette nel settore senza limitare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Noi abbiamo scritto questa interpellanza e l'abbiamo depositata in data 31 marzo: oggi è l'8 maggio, quindi, rispetto al momento in cui abbiamo presentato l'interpellanza, ci sono stati sicuramente degli ulteriori momenti di confronto. Sentiremo con attenzione le parole del Governo per capire a che punto è questa discussione.
Ci teniamo a evidenziarne quelli che sono, a nostro avviso, gli aspetti, perché noi, se partiamo proprio dalla originaria della legge n. 146 del 1990, ci rendiamo conto che l'obiettivo è quello di contemperare il diritto costituzionale di sciopero con la tutela dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, senza comprimere in alcun in modo improprio l'esercizio del diritto stesso.
Se le sigle sindacali hanno evidenziato come questa scelta possa contenere criticità rilevanti sotto il profilo costituzionale, sistematico, applicativo o possa alterare un equilibrio consolidato in oltre trent'anni di prassi e di giurisprudenza, è chiaro che ci deve essere una riflessione su questa decisione perché l'allarme è veramente troppo grave.
Il settore della logistica, del trasporto merci è un settore essenziale, un comparto strategico che sta vivendo un momento di difficoltà incredibile perché, da un lato, c'è la pressione di quelle che sono le conseguenze scellerate delle scelte di politica internazionale imposte da Trump al mondo; e noi, da questo punto di vista, proprio nella giornata di oggi, speriamo che, alle parole di questi giorni, seguano i fatti e che la Presidente del Consiglio abbia finalmente compreso che sia fondamentale difendere gli interessi italiani ed europei ed essere in grado di confrontarci con gli Stati Uniti da alleati e non da sudditi del Presidente Trump.
Da questo punto di vista, auspichiamo che ci possa essere una maggiore azione, anche italiana ed europea, per cercare di creare un quadro differente rispetto agli errori che ci sono stati, ma è innegabile che il costo di questi errori li stanno pagando molto i cittadini, le imprese italiane, in particolare le imprese della logistica, e da questo punto di vista servono risposte concrete.
Con una grande battaglia parlamentare siamo riusciti, perlomeno, a convincere il Governo a fare marcia indietro sulla tassa imposta nei confronti della logistica italiana e nazionale, ossia l'assurda tassa dei 2 euro sui pacchi; una marcia indietro temporanea e, a luglio, vedremo come andrà avanti questa discussione, anche comprendendo che questi temi devono essere affrontati in sede comunitaria.
Oggi ci sono tutte le questioni dell'aiuto alle imprese, con riferimento al problema che ci sta riguardando, ma questi cambiamenti, queste difficoltà, i costi della competitività in un quadro così difficile non possono essere sempre pagati sacrificando e comprimendo i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici del nostro Paese; in particolare, delle lavoratrici e delle lavoratrici della logistica, perché una restrizione generalizzata di questo strumento rischierebbe di incidere negativamente sulla possibilità di contrastare fenomeni di irregolarità e contrattuale.
Noi, nella nostra interpellanza, abbiamo messo in fila tutte le questioni aperte alle forze sindacali. Abbiamo ricordato che, poche settimane fa, la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali, l'organismo che vigila sul rispetto della Carta sociale europea da parte degli Stati membri del Consiglio d'Europa, ha condannato il nostro Paese per le eccessive limitazioni al diritto di sciopero previste dalla citata legge n. 146 del 1990 anche prima della sopra richiamata estensione al settore della logistica. Quello che chiediamo al Governo è, non solo di incontrare e confrontarsi con le forze sindacali, ma, anche, di ascoltare quello che stanno chiedendo le rappresentanze dei lavoratori.
Chiediamo di adottare iniziative di carattere normativo per chiarire l'ambito di applicazione della legge n. 146 del 1990, per garantire il corretto equilibrio tra tutela dei diritti della persona e pieno esercizio del diritto di sciopero, anche alla luce della recente pronuncia del Comitato europeo dei diritti sociali, e per affrontare, in modo strutturale, le criticità del settore, con particolare riferimento alla qualità del lavoro, alla legalità negli appalti, alla corretta applicazione dei contratti collettivi nazionali.
Vedete, è anche un momento di grandi trasformazioni tecnologiche; è chiaro che ci saranno cambiamenti molto rilevanti in questo settore e noi, come Paese, dobbiamo avere la speranza e l'ambizione, per quello che abbiamo rappresentato e che possiamo rappresentare, di essere protagonisti e non semplicemente venire colonizzati da metodi e da scelte che vengono poste altrove.
Io penso sia fondamentale, però, che questa discussione venga fatta insieme ai lavoratori, non contro i lavoratori, non contro i rappresentanti dei sindacati. È chiaro che ci sono problemi sul tavolo, vanno affrontati; non ci nascondiamo al confronto però pensiamo che lo strappo che si è generato con questa iniziativa sia pericoloso, rischiando di far precipitare una discussione che invece dovrebbe vedere le parti attive del nostro Paese - le istituzioni, le imprese, i rappresentanti dei lavoratori - insieme; invece, sono già divise su questioni che poi, se avremo modo, ascoltata naturalmente la risposta del Governo, sottolineeremo nelle repliche, laddove non ci fosse un ripensamento o una chiara risposta ai nostri interrogativi.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali, Claudio Durigon, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO DURIGON,. Grazie, Presidente.
Il fondamento giuridico della questione richiamata dagli onorevoli interpellanti risiede nell'articolo 1, comma 2, della legge n. 146 del 1990, che include tra i servizi pubblici essenziali anche l'approvvigionamento di energie, risorse naturali e beni di prima necessità.
La Commissione di garanzia costituisce l'autorità amministrativa indipendente cui l'ordinamento attribuisce la funzione di assicurare l'equo contemperamento tra l'esercizio del diritto di sciopero e i diritti della persona costituzionalmente tutelati, esercitando le proprie competenze attraverso poteri di regolazione, indirizzo e interpretazione della disciplina di settore.
Nel quadro di tali prerogative, la Commissione ha adottato la delibera n. 26/88 dell'11 marzo 2026, evidenziando come l'attività di logistica, movimentazione merci e magazzino possano, in determinate circostanze, assumere carattere essenziale ai fini dell'approvvigionamento dei beni primari.
Si tratta di un orientamento interpretativo che si inserisce nel quadro dell'evoluzione dei processi economici e distributivi e che trova elementi di coerenza anche nell'evoluzione normativa degli ultimi anni, a partire dall'introduzione dell'articolo 1677- del codice civile, nonché nella stessa contrattazione collettiva di settore, che valorizza l'unitarietà della filiera logistica e distributiva.
Al tempo stesso, appare opportuno ribadire che la disciplina prevista dalla legge n. 146 del 1990 continua a fondarsi sul principio del contemperamento tra diritti di pari rango costituzionale e che il corretto equilibrio tra tutela dei diritti della persona ed effettività del diritto di sciopero rappresenta un presidio essenziale nel nostro ordinamento democratico.
In tale prospettiva, assume particolare rilievo il ruolo delle organizzazioni sindacali e delle parti sociali, che nel corso degli anni hanno contribuito, anche attraverso accordi e prassi condivise, alla costituzione di un sistema fondato sulla responsabilità reciproca, sulla prevenzione dei conflitti e sulla salvaguardia dei diritti dei lavoratori e degli utenti.
Il Governo acquisisce le osservazioni formulate dalle organizzazioni sindacali e ritiene utile mantenere aperto un confronto con la stessa Commissione di garanzia, al fine di monitorare gli effetti applicativi degli orientamenti adottati e valutare ogni eventuale iniziativa utile ad assicurare la continuità dei servizi essenziali e la tutela del lavoro.
Resta inoltre ferma l'attenzione del Governo verso le criticità strutturali del settore della logistica e del trasporto merci, con particolare riferimento alla qualità del lavoro, alla legalità negli appalti, al contrasto del contrattuale e alla corretta applicazione dei contratti collettivi nazionali.
PRESIDENTE. Il deputato Casu ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Purtroppo non posso essere soddisfatto della risposta a questa interpellanza per una ragione molto semplice: perché il compito del Governo, con riferimento alla nostra richiesta, non è semplicemente quello di osservare, ma di intervenire. Noi stiamo assistendo, su questi temi, a un pericoloso metodo d'azione di questo Governo. Il vero punto, che non è stato chiarito purtroppo nemmeno nella risposta del Governo - questo penso sia uno dei problemi principali che stiamo affrontando, non solo su questo tema, ma su tutti i temi del trasporto e delle infrastrutture, ma io penso su tantissimi temi dell'agenda del Governo - è il seguente: ma come sono state prese le decisioni? Come è stata presa questa decisione? L'impatto di una scelta nella vita delle persone, delle lavoratrici e dei lavoratori, nell'equilibrio tra le forze sindacali, le imprese e lo Stato, nel contemperamento dei principi che sono stati giustamente richiamati nella risposta del Governo, deve essere una valutazione che avviene prima di prendere decisioni, non solo dopo rispetto agli effetti patologici e sbagliati, perché altrimenti ci troviamo sempre ad assistere a scelte che non si capisce come siano state prese, da chi siano state assunte e su istanza di chi.
Quali sono le forze sindacali che sono state sentite prima di decidere? Non dopo. Quali sono le forze, le imprese, le realtà sociali, gli studi di settore, le valutazioni di impatto che sono state fatte prima? Ora, mi rendo conto che oggi stiamo toccando un tema cruciale, ma questo discorso identico si sarebbe potuto fare quando avete inserito nella manovra l'assurda tassa Meloni di 2 euro sui pacchi. Era chiaro che avrebbe avuto un effetto negativo, noi l'abbiamo denunciato subito, ma era stata presa senza valutare l'effetto di quella che poteva essere una norma presente solo in Italia e non negli altri Paesi europei. Ciò sta avvenendo rispetto a tante decisioni. Quando vengono messi in campo interventi giusti, che noi sosteniamo per calmierare il costo, l'aumento dei costi dei carburanti, di cui paghiamo il prezzo scellerato della guerra in cui ci hanno precipitato Trump e Netanyahu, a quel punto, però, bisogna capire immediatamente qual è l'effetto, per esempio, sull'autotrasporto; non è che bisogna aspettare che ci sia la nota dei sindacati o la dichiarazione del Partito Democratico o la mobilitazione dei circoli del trasporto merci e della logistica del Partito Democratico per potersi accorgere che c'è un problema. Soprattutto, chi risarcisce i danni che vengono fatti nel frattempo?
Oggi noi sentiamo il Governo che ci dice che acquisirà, monitorerà, valuterà, interverrà, ma il problema si sta generando già oggi e noi vogliamo un intervento subito. Ci sono profili di illegittimità, che sono chiaramente emersi e nella risposta, a mio avviso, non c'è stato un riferimento ai profili di illegittimità che sono stati più volte definiti. Ci sono una serie di questioni che sono sul tavolo e che, a mio avviso, non possono essere eluse.
Il tema oggi non è monitorare, ma è ritirare o rivedere in maniera radicale la delibera; è garantire un reale accesso agli atti, dicendo cosa è stato fatto, quale istruttoria è stata fatta e, se non è stata fatta alcuna istruttoria, assumersi le responsabilità politiche di indicare per scelta di chi non si è fatta alcuna istruttoria, spiegare in maniera chiara e trasparente cosa si farà per il futuro; se si è fatto un errore in passato non si dovrebbero monitorare gli effetti dell'errore, bisogna capire in futuro come creare le condizioni per cui questo errore non si ripeta.
Poi, per quanto riguarda la valutazione, penso sia assurdo immaginare che la valutazione di un tema così decisivo possa essere aperta a una discussione volta per volta, situazione per situazione, analizzando laddove sia giusto contemperare il diritto di sciopero con altri interessi e laddove no. Ci devono essere criteri chiari, perché veramente pensiamo che quel confronto con le parti sociali e quegli approfondimenti con il settore, che non sono stati fatti dalla Commissione, debbano essere realizzati.
Noi pensiamo, in merito alle risposte che si devono dare alle imprese, che una politica forte, una politica con la schiena dritta, che ha un problema di risorse, che è un problema oggettivo, dovrebbe avere la forza e l'intelligenza di trovare un terreno per dare delle risposte nel campo dell'innovazione, nel campo dell'efficienza, nel campo di quelli che possono essere quei cambiamenti da accompagnare, da sostenere, anche economicamente, per essere protagonisti e non solamente subire i cambiamenti o le trasformazioni, ma mettendo un paletto chiaro, una linea non derogabile e non superabile.
Lo spazio di sostegno che si può dare, e si deve dare molto di più di quello che si sta facendo, alle imprese di questo Paese non può essere sulla pelle dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, ma deve essere insieme ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. È chiaro che ci sono dei problemi legati a chi ha abusato di blocchi, ha abusato di strumenti che sono sbagliati.
Questi problemi devono essere risolti, ma non andando a comprimere il diritto di sciopero di chi legittimamente lo esercita e, esercitandolo legittimamente, ha contribuito a garantire al nostro Paese delle conquiste essenziali, ma cercando di andare a colpire quelli che sono gli abusi e, quindi, rivedere gli orientamenti per andare a colpire veramente chi abusa di quelli che sono i diritti, non di chi li esercita in maniera legittima e dando un segnale chiaro politico: noi siamo pronti a sostenere, ad affrontare tutte le difficoltà, tutte le trasformazioni, guardando negli occhi i problemi, non sottraendoci al confronto, ma mai, mai sulla pelle dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Malavasi e Braga n. 2-00832 . Chiedo alla deputata Malavasi se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il Molise è l'unica regione che è e resta commissariata. Sono state tante le regioni che hanno avuto questa condizione per una decina di anni - ricordiamo l'Abruzzo, il Lazio e la Campania -, ma il Molise rimane l'unica regione del nostro Paese commissariata; lo è dal 2009 come la Calabria che, pochi giorni fa, da poco, ha festeggiato l'uscita da questa situazione gravosa che lede il diritto alla salute dei cittadini e che costa moltissimo al nostro Paese e anche ai cittadini stessi delle regioni commissariate.
Sono passati 17 anni dall'inizio di questo commissariamento, un tempo in cui è cambiato, devo dire, il mondo; nonostante ciò, questo regime, che era originariamente nato per garantire il rientro dal disavanzo sanitario e anche il riequilibrio dei conti pubblici, è diventato una condizione strutturale, permanente, di gestione di un'emergenza che non è mai finita, senza un effettivo ritorno ad una gestione ordinaria in capo alla regione.
Nonostante i ripetuti interventi normativi, i programmi operativi che si sono succeduti e nonostante la presenza costante di strutture commissariali, di risorse pubbliche investite, i tavoli tecnici ministeriali hanno continuato a rilevare criticità gravi, rilevanti, persistenti, squilibri finanziari e organizzativi, senza un definitivo consolidamento del sistema sanitario regionale. Oggi il sistema sanitario molisano risulta caratterizzato da un progressivo depotenziamento della rete territoriale e della rete sanitaria ospedaliera con una riduzione di presidi, di servizi e di personale in un contesto demografico già fragile, segnato da uno spopolamento delle aree interne.
Secondo le stime di alcune organizzazioni sindacali di settore entro il 2030 è, inoltre, prevista una riduzione molto significativa del personale sanitario in servizio con il pensionamento del 30 per cento dei medici e del 25 per cento degli infermieri, in assenza di un piano strutturale di ricambio generazionale adeguato che è necessario a garantire la continuità della stessa rete sanitaria ospedaliera e territoriale.
Il nuovo programma operativo sanitario approvato, 2026-2028, è pieno di scelte molto dure, di tagli pesantissimi alla rete sanitaria, a volte anche di scelte incomprensibili, che voglio in questa sede ricordare. Il nuovo assetto, infatti, ridisegna la rete ospedaliera e dell'emergenza-urgenza, individuando nell'ospedale di Campobasso l'unico DEA di I livello e regionale, mentre le strutture di Isernia e di Termoli vengono classificate come con pronto soccorso; l'ospedale di Agnone, invece, che è un presidio attualmente importante all'interno di un'area disagiata, è destinato a diventare un ospedale di comunità nella nuova programmazione, decisamente un'altra cosa rispetto ad un ospedale con un sistema addirittura che si completa con strutture private accreditate.
Per quanto riguarda le emergenze cardiologiche, il piano prevede una rete regionale unica con sede a Campobasso con la disattivazione del laboratorio di emodinamica dell'ospedale di Termoli entro il 31 di ottobre in considerazione del fatto che, nel periodo estivo, il Basso Molise è interessato da consistenti flussi turistici con un significativo aumento dell'utenza. Questo comporterà il trasferimento di pazienti verso Campobasso e verso strutture dotate di emodinamica interventistica in Puglia tramite apposite convenzioni. Quindi, non è certamente una scelta indolore dal punto di vista economico.
La riorganizzazione - lo voglio ricordare - interessa anche la rete dei punti nascita con la chiusura di quello di Isernia, che sarà sostituito da un centro di maternità. Isernia mi pare che rimanga la prima e unica provincia italiana che rimarrà senza un punto nascite; le pazienti saranno obbligatoriamente indirizzate, con un trasferimento protetto, verso il punto nascita dell'ospedale di Campobasso.
Scelte davvero incomprensibili, pesanti e dure che vanno davvero a collocarsi in un territorio già caratterizzato da una forte fragilità infrastrutturale con collegamenti viari, trasporti insufficienti, con tempi di percorrenza elevati verso i principali presìdi ospedalieri e con oggettive difficoltà a garantire l'equità di accesso ai servizi sanitari soprattutto nelle aree montane. Tra l'altro, una situazione che abbiamo visto anche molto evidenziata durante gli ultimi eventi calamitosi con le avverse condizioni meteorologiche che hanno, ancora una volta, rilevato le condizioni di significativa fragilità di quel territorio caratterizzato veramente da gravi carenze infrastrutturali, sia viarie che ferroviarie, ma anche da una diffusa vulnerabilità idrogeologica che espone ampie zone di quel territorio a pesante isolamento. La riduzione dei presidi sanitari in un contesto simile ha ricadute dirette sulla popolazione, sulla capacità di accesso ai servizi essenziali, a partire da quelli sanitari aggravando, quindi, già le difficoltà presenti nei collegamenti verso i presìdi ospedalieri e territoriali. Questo significa semplicemente aggravare le disuguaglianze territoriali nell'accesso alle cure ed è decisamente in contrasto con quei principi di universalità previsti nel sistema sanitario nazionale, che difendiamo ogni giorno perché crediamo che siano un baluardo e un bene prezioso per la tenuta democratica del nostro Paese.
Il commissariamento, che è stato inizialmente visto come una misura temporanea e straordinaria, come dovrebbe essere, si è consolidato nel tempo: è diventato un modello permanente di gestione dell'emergenza sanitaria sostitutiva senza una chiara prospettiva di superamento, con una grandissima responsabilità della regione che rimane responsabile - lo dice anche la giurisprudenza amministrativa - di un disavanzo sanitario che a lei è stato imputato. Ricordo che, a metà del 2024, abbiamo stanziato con le leggi di bilancio 31,4 milioni e nella legge di bilancio del 2026, l'ultima che abbiamo approvato, altri 90 milioni che servono a dare strumenti ai commissari, ma anche vincoli stringenti, dovendo, ovviamente, utilizzare queste risorse con una sorta di vincolo istituzionale, di “cappio” istituzionale, seguendo e dovendo seguire le indicazioni dei Ministeri dell'Economia e della Salute per poter utilizzare queste risorse, rendendo di fatto la sanità molisana un sistema rigidamente condizionato da decisioni esterne, poco adattabile ai bisogni del territorio e non rispondente alle necessità dei cittadini.
Dopo 17 anni, parlare di un commissariamento che ancora non è riuscito a rientrare dal disavanzo finanziario, né a rafforzare un'offerta credibile sanitaria regionale, è davvero assurdo. Ricordo, tra l'altro, che il Molise è una regione che ha le addizionali Irpef comunali e regionali molto elevate. Cosa significa? Significa che le addizionali regionali maggiorate sono decisamente l'effetto del disavanzo sanitario. Quindi, i cittadini molisani ogni anno pagano anche il mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro e questo, dopo 17 anni, è anche un danno significativo ai bilanci familiari e ai diritti dei cittadini molisani, che non possono essere diversi rispetto a quelli delle altre regioni.
Il commissariamento penalizza il territorio, penalizza i cittadini, penalizza gli operatori e penalizza i servizi, con un rischio concreto di un ulteriore arretramento del diritto alla salute nelle aree interne del Molise, con particolare riferimento a quelle che sono più lontane dai centri ospedalieri. Il depotenziamento della rete di emergenza-urgenza e della continuità assistenziale in assenza di adeguate misure compensative può determinare anche un incremento dei tempi di intervento e una riduzione della capacità di risposta del sistema sanitario, che già versa in situazioni critiche, con un rischio maggiore per la vita delle persone. Noi crediamo sia una scelta scellerata e grave che mette veramente a rischio la vita dei cittadini e delle cittadine molisane.
La carenza del personale sanitario - l'ho già richiamata - rappresenta ormai una criticità strutturale - lo è in realtà in buona parte del nostro Paese -, aggravata da condizioni lavorative difficili, da limitate prospettive di carriera e da una scarsa attrattività del sistema sanitario regionale. Queste scelte e questi tagli così drastici minano anche la vivibilità di un territorio, con il rischio di uno spopolamento conseguente anche delle aree interne. Noi crediamo che questo commissariamento e questo piano operativo vadano decisamente fermati e che sia necessario aprire un confronto con la regione, con gli enti locali, con i cittadini e con le parti sociali per arrivare ad un modello condiviso che permetta di definire un piano serio, credibile e con una tempistica certa e vincolante per uscire da questo commissariamento e rilanciare la sanità molisana.
Per questo motivo, chiediamo al Governo se ritenga ancora sostenibile questo modello che mantiene un commissariamento della sanità che in realtà non ha portato a nessun risultato a vantaggio dei cittadini e del diritto alla salute dei cittadini stessi; quali sono gli indicatori di risultato che possono essere utilizzati per giustificare la prosecuzione del commissariamento, anche alla luce di un disavanzo persistente e del progressivo depotenziamento dei sistemi sanitari territoriali; se il Governo confermi i contenuti del piano operativo approvato 2026-2028, con declassamento dell'ospedale di Agnone, con il ridimensionamento dell'ospedale di Isernia, con la riduzione delle postazioni di continuità assistenziale, con la chiusura di un punto nascita, e se le ritenga scelte compatibili con la piena garanzia dei LEA in un territorio già così caratterizzato da una fragilità infrastrutturale geografica; se non ritenga necessario procedere con urgenza alla sospensione e alla revisione delle misure di riorganizzazione del piano che ho citato per attivare quel confronto, che ho richiamato nelle premesse, con il territorio molisano; e se ci sono iniziative che il Governo pensa di adottare per garantire il diritto alla salute dei cittadini molisani.
Crediamo sia necessario veramente definire con serietà un cronoprogramma che porti al superamento del commissariamento e che permetta di rafforzare nell'immediato un programma assunzionale per affrontare la carenza dei medici, anche con strumenti incentivanti, per rendere attrattivo il Servizio sanitario nazionale, ragionando anche sulla revisione dei parametri organizzativi nazionali applicati alle aree interne, che possono tutelare e dare una mano ai territori che sono maggiormente colpiti da svantaggi geografici. Chiediamo in sostanza - chiudo, Presidente, e mi rivolgo al Sottosegretario - di non dimenticare il Molise, di abbandonare la logica dei tagli e di rimettere al centro dell'azione politica del Governo il diritto alla cura e alla salute dei cittadini molisani e delle cittadine molisane, perché decisamente il Molise merita di più
PRESIDENTE. Prima di ascoltare la risposta del Sottosegretario, saluto le studentesse, gli studenti e i docenti della scuola secondaria di primo grado “EdRes” di Verona che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Il Sottosegretario di Stato, Claudio Durigon, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO DURIGON,. Grazie, Presidente. Con riferimento ai quesiti posti dalle onorevoli interroganti, riferisco gli elementi di competenza del Ministero della Salute in merito alla complessa situazione della regione Molise, in piano di rientro dal 2007 e commissariata ininterrottamente dal 2009.
Prioritariamente devo ricordare che negli ultimi esercizi finanziari nella regione si è accertato un disavanzo del Servizio sanitario regionale, con perdite pregresse non coperte che hanno registrato un deficit complessivo al 31 dicembre 2023 di circa 198.401.000 euro.
Per far fronte a questa situazione, ai sensi della normativa vigente (legge n. 311 del 2004 e legge n. 191 del 2009), sono state incrementate le aliquote IRAP e l'addizionale regionale Irpef, è stato sancito il divieto di impegnare risorse per spese non obbligatorie fino al 31/12/2027 ed è stato previsto un finanziamento straordinario per ristabilire l'equilibrio di bilancio.
A tal proposito ricordo che è stato autorizzato un contributo di 90 milioni di euro per la copertura parziale delle perdite al 2023, restando però ferme le procedure ordinarie di ripianamento per i disavanzi successivi. Sono state riscontrate criticità anche in relazione al governo dei rapporti con gli erogatori privati accreditati (assegnazioni , controlli di appropriatezza, verifica del rispetto dei tetti di spesa assegnati), dove si è determinata una ingente spesa rispetto alla media italiana, che denota anche l'esigenza di misure incisive per incrementare la produttività delle strutture pubbliche, allo scopo di ridurre la spesa sanitaria al valore del finanziamento programmato, logica sottostante all'adozione e all'attuazione dei piani di rientro. A ciò deve aggiungersi, sotto il profilo amministrativo, il mancato completamento della verifica adempimenti degli anni 2018, 2019, 2020, 2021, 2022 e 2023, non ancora concluse.
Da quanto fin qui riferito emerge l'importanza dell'adozione di un programma operativo volto a ricondurre la gestione del Servizio sanitario regionale entro i parametri di equilibrio economico-finanziario e a garantire l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA), ammortizzando l'offerta sanitaria con l'effettiva dimensione della regione in termini di popolazione.
Con questo obiettivo la legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio per l'anno 2026), ha confermato che la struttura commissariale del Molise adotta entro il 28 febbraio 2026 il programma operativo 2026-2028, di prosecuzione del piano di rientro sanitario della regione Molise.
Di conseguenza, con decreto del commissario n. 34 del 26 febbraio 2026 è stato adottato il programma operativo 2026-2028 ai fini della valutazione da parte del Ministero della Salute e del Ministero dell'Economia e delle finanze. Successivamente, con decreto del commissario n. 62 del 29 aprile 2026 sono state recepite le prescrizioni ministeriali vincolanti sul programma operativo 2026-2028.
Tutto ciò premesso, riferisco che il Ministero della Salute conferma la necessità che il regime di commissariamento della sanità venga mantenuto. Come è noto, infatti, si tratta di una misura straordinaria applicata a causa dei gravi disavanzi economici e dell'inefficienza nella gestione sanitaria regionale e basata sull'articolo 120 della Costituzione e non determina alcuna lesione strutturale del diritto alla salute dei cittadini molisani.
Con riferimento alla richiesta di adottare iniziative volte a sospendere le misure programmatorie del Servizio sanitario regionale molisano, devo evidenziare che questa risulta assolutamente inattuabile, considerando, altresì, che la programmazione è sancita da una norma dello Stato, cioè il menzionato articolo 1, comma 871, della legge 30 dicembre 2025, n. 199.
Al riguardo faccio presente che la valutazione del documento presentato dalla struttura commissariale molisana è attualmente in corso e la definizione del programma ritenuto efficace dai tavoli di verifica appare oggi l'unico strumento per recuperare le gravi carenze oggi presenti.
Per quanto riguarda il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera della regione Molise contenuto nel piano operativo 2026-2028, faccio presente che il tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali in materia di standard dell'assistenza ospedaliera, ai sensi del DM 2 aprile 2015, n. 70, ha provveduto a esprimere il proprio parere.
Nello specifico, con riferimento al “declassamento dell'ospedale di Agnone”, la struttura commissariale ha previsto di riconvertire il PO “Caracciolo” di Agnone in ospedale di comunità, dotandolo di un punto di primo intervento (PPI) per un periodo di tempo limitato a seguito della riconversione da ospedale per acuti in struttura territoriale.
Il Tavolo DM 70/2015, esaminata la proposta della struttura commissariale, ha richiesto la trasmissione di un cronoprogramma che definisca le modalità di transizione verso un ospedale di comunità e una casa della comunità, tenendo conto che il DM 70/2015 prevede un'attività limitata per i punti di primo intervento.
Con riguardo alla rete cardiologica dell'emergenza e delle emodinamiche, la struttura commissariale ha previsto un centro presso il presidio ospedaliero Cardarelli e due centri presso i presidi ospedalieri di Termoli e di Isernia, integrando nella rete anche la struttura privata come per la competenza in cardiochirurgia.
Il Tavolo DM 70/2015, alla luce delle risultanze istruttorie sui tempi di percorrenza e sull'orografia regionale, ha confermato il mantenimento di due strutture di emodinamica presso i presidi di Isernia e Campobasso.
Il Tavolo ha quindi richiesto alla struttura commissariale, entro il 31 maggio 2026, la trasmissione di un piano aggiornato di riordino della rete dell'emergenza cardiologica, da elaborarsi anche con il supporto di Agenas, che preveda il mantenimento dei soli laboratori di Campobasso e Isernia, il miglioramento degli indicatori del Piano nazionale esiti (PNE) e il rispetto della - capacità del sistema sanitario di prestare soccorso e fornire cure a un paziente critico entro i primi 60 minuti dal verificarsi dell'evento -, anche mediante accordi interregionali e l'erogazione di servizi H24.
PRESIDENTE. La deputata Malavasi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non posso essere soddisfatta di questa risposta, e devo dire che sentire parlare di misure straordinarie, di un commissariamento che, dopo 17 anni, viene ancora considerato straordinario, penso sia di per sé - semplicemente dall'analisi del lessico che abbiamo utilizzato - un ritratto non realistico.
Questa non è più una gestione straordinaria, le gestioni straordinarie si fanno per qualche anno, per rientrare da situazioni anomale che si possono essere generate, ma dopo 17 anni ormai abbiamo scelto che il commissariamento è forse il modo migliore per governare una regione, ledendo ovviamente l'autonomia istituzionale di quel territorio e soprattutto i diritti dei cittadini.
Io mi chiedo veramente cosa ci stia a fare un commissario dopo 17 anni, se il disavanzo continua a crescere. Mi sembra veramente una scelta fallimentare che continua a fare danni e a fare male a una regione del nostro Paese, evidenziando il fallimento delle politiche regionali, con un piano commissariale, che il Sottosegretario ha confermato in tutta la sua gravità, totalmente privo di visione, di concretezza, con scelte che davvero ledono il diritto dei cittadini molisani, penalizzando ancora una volta le aree più interne del Paese, quelle più faticose, più fragili e più disagiate. E poi ci chiediamo perché le aree interne si spopolano. Allora, chiedo come si possa pensare, in una regione già fragile dal punto di vista sociale, territoriale e infrastrutturale, di tagliare alcuni servizi essenziali. Significa scegliere un destino nefasto per questa regione. Perché non c'è altra lettura possibile, se l'unica scelta è quella del taglio economico, senza pensare che lì abitano cittadini e cittadine del nostro Paese.
Il sistema sanitario nazionale pubblico deve essere garantito nel territorio nazionale da una rete capillare di servizi, distribuita su tutto il territorio e vicina ad ogni cittadino, con un sistema ospedaliero efficace, un sistema di servizi territoriali che possano garantire quella prossimità di cui parliamo ogni giorno, con prese in carico tempestive, efficaci e multidisciplinari per rispondere ai bisogni crescenti e, soprattutto, con un'attenzione ai contesti fragili e socialmente frammentari, rimettendo al centro i bisogni dei cittadini e delle cittadine, il bisogno di cura e di benessere.
Il Sottosegretario ha detto che non ci si deve preoccupare, perché nell'arco di 60 minuti il cittadino viene preso in carico. Ma 60 minuti, se c'è un'emergenza o urgenza, è tantissimo. Non può essere un tempo accettabile per garantire il diritto alla cura di un cittadino.
Le misure che vengono messe in campo ledono gravemente un principio di capillarità e di prossimità, che io penso faccia sentire sole le persone e abbandonati i cittadini del Molise, impoverendo veramente zone già fragili di servizi essenziali. Il Cardarelli di Campobasso rimarrà l'unico ospedale provvisto di tutti i servizi essenziali di questa regione. Una regione carente, con collegamenti faticosi, con scelte che aggravano ulteriormente una desertificazione dei servizi sanitari.
Penso che vi siano scelte anche incomprensibili e irrazionali - voglio fare alcuni esempi -, perché secondo l'azienda sanitaria regionale il servizio che porterà alla chiusura dell'emodinamica di Termoli oggi costa circa 1,8 milioni di euro all'anno, ma la sua chiusura comporterà - lo dice l'azienda regionale del Molise - un aumento della mobilità passiva pari a circa due milioni di euro annui. Quindi qual è il vantaggio economico? Qui c'è una grandissima incoerenza economica e sanitaria in questo piano.
Così come mi chiedo come si possa pensare di chiudere l'unico punto nascita che c'è nella provincia di Isernia. L'alto Molise rischia di dimezzare la propria popolazione, se questo programma operativo andrà avanti, nel giro di pochi anni, con una fragilità ulteriore, che si innesta in un'area interna che paga già moltissimo, come tutte le aree interne del nostro Paese. Non possiamo parlare di natalità, non possiamo essere credibili come istituzioni, se non riusciamo nemmeno a garantire questi servizi per le donne. Non dico perché non ci sono altri punti nascita nella provincia di Isernia, ma perché non c'è un'alternativa e si dovranno spostare ovviamente nella provincia di fianco, a Campobasso.
E ci sono scelte anche irragionevoli e poco comprensibili anche sulla sanità privata accreditata, mi permetto di dirlo, perché paradossalmente vengono chiuse anche piccole realtà del settore privato accreditato; vengono compiute alcune scelte… parlo di Villa Maria di Campobasso, che ha circa 50 dipendenti, con medici di grandissima qualità e con personale qualificato. Chiusure che vanno a vantaggio di altre realtà private, decisamente più grandi, verso qualche colosso privato ben radicato in Molise, nonostante in questi anni anche queste piccole realtà abbiano dato una mano ad arricchire l'offerta sanitaria regionale, secondo quel principio di integrazione tra pubblico e privato in convenzionamento che ha aiutato a garantire prestazioni e servizi ai cittadini.
E vorrei ricordare che il Molise è la seconda regione per incidenza delle spese - parlo del 28,7 per cento del totale - destinate all'acquisto di prestazioni dal privato. Un dato che è quasi il doppio rispetto alla media nazionale, evidenziando anche un alto costo per la gestione commissariale. Quindi aumenteranno i costi, perché continuerà ad aumentare il ricorso al privato, anche se accreditato, ma a discapito di una tenuta del sistema sanitario pubblico puro che invece non vede un investimento serio per rilanciare la sanità pubblica molisana.
Noi crediamo che la salute sia un diritto, che la cura sia un diritto. Il sistema sanitario nazionale è nato proprio su quel principio di universalismo, di uguaglianza e di equità, su cui si fonda la nostra democrazia. E questo piano smantella esattamente tutti questi principi, compromette diritti, mette a rischio la qualità della vita delle persone e di chi sceglie di continuare a vivere in quelle aree.
Chiediamo nuovamente al Governo - lo faccio ancora - di fermarsi. Io penso che serva aprire, chiediamo, come Partito Democratico, di aprire un confronto con il territorio, con le sue istituzioni, con la regione, con i sindacati, con i cittadini e con il Terzo settore, per arrivare a scelte condivise, non calate dall'alto, e per costruire un modello partecipato che possa rispondere ai bisogni di quel territorio.
È urgente definire una tempistica certa e inderogabile per uscire da quel commissariamento. Non possiamo parlare di un commissariamento straordinario dopo 17 anni - è un commissariamento che ha fallito la sua missione -, e dobbiamo invece prenderci la responsabilità politica di rilanciare la sanità pubblica in Molise.
Lo dobbiamo a quei cittadini e a quelle cittadine del Molise che hanno gli stessi diritti degli altri cittadini italiani, che meritano servizi e non disservizi; meritano ascolto, coinvolgimento, partecipazione, protagonismo e non scelte calate dall'alto; meritano rispetto - e chiudo, Presidente - perché è necessario abbandonare la logica dei tagli e rimettere al centro il diritto alla cura e alla salute.
Noi, come Partito Democratico, non ci gireremo dall'altra parte. Faremo la nostra parte, ci mobiliteremo in tutte le sedi istituzionali e giuridiche e useremo ogni strumento possibile per fermare questa deriva e questa scure pronta ad abbattersi su una regione e su dei cittadini che decisamente - lo ridico - meritano di più di questo trattamento .
PRESIDENTE. Saluto le studentesse, gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Brigata Sassari” di Sassari, come dice il nome, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti alla Camera dei deputati .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Santillo ed altri n. 2-00823 .
Chiedo al deputato Santillo se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Grazie, Presidente. Il tema oggetto dell'interpellanza rientra all'interno della politica migratoria del Governo sulla realizzazione dei centri di permanenza per i rimpatri che, in seguito al decreto-legge n. 124 del 2023, ne prevederebbe almeno uno per regione, e sono poi anche dichiarati di diritto quali opere destinate alla difesa e alla sicurezza nazionale.
Per conto del Ministero dell'Interno, Invitalia ha bandito una gara per la fattibilità tecnico-economica, per il progetto esecutivo e il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione per oltre 43 milioni di euro di un CPR nel comune di Castel Volturno. Il problema è che l'area interessata ha un'enorme valenza naturalistica e ambientale - rientrando all'interno del Parco umido La Piana che è una zona umida particolarmente protetta anche nell'ambito della direttiva europea Habitat - è gestita dal reparto Carabinieri per la biodiversità, è di indubbia rilevanza non solo ecologica, ma anche idrogeologica, e addirittura è anche fondamentale per le rotte migratorie dell'avifauna e la tutela della biodiversità nonché - importante - manca della valutazione di impatto ambientale o, comunque, dell'intero completamento della valutazione di impatto ambientale. Stiamo parlando di un centro che dovrebbe ospitare 120 persone in un'area molto, molto fragile proprio dal punto di vista sociale.
Tantissimi conoscono Castel Volturno per il numero enorme di immigrati irregolari: dovrebbero essere, sembra, 20.000, a fronte di una popolazione residente di circa 31.000. Questo si viene a sapere, tra l'altro, non da un censimento fatto, ma dall'attività che fa la Caritas ai fini anche sanitari e, soprattutto, dai rifiuti che vengono prodotti; quindi, si riesce a stimare più o meno quanti potrebbero essere.
Ed è comunque un'area particolarmente fragile, dal punto di vista sociale, che meriterebbe, invece, altre forme di rilancio.
In tutto questo, sembrerebbe che la scelta del comune di Castel Volturno sia stata fatta non coinvolgendo le comunità locali, inclusi i cittadini di Castel Volturno e inclusa la stessa amministrazione comunale, e con un diniego arrivato anche da parte della regione Campania per il tramite del suo presidente.
Noi, con l'interpellanza, chiediamo al Governo di sapere se lo stesso non intenda fermare immediatamente questa procedura di gara, soprattutto alla luce dei vincoli di natura ambientale e paesaggistica che incombono sul Parco umido La Piana; se sia stata effettuata una valutazione preventiva in merito anche all'ordine pubblico e sulla stabilità sociale del territorio interessato dal CPR, e se non si ritenga, invece, prioritario potenziare i presidi di legalità e sicurezza dell'area di Castel Volturno.
Chiediamo perché è stato escluso il coinvolgimento della cittadinanza e anche della stessa amministrazione comunale e se il Governo ha dati che giustificano la spesa di 43 milioni di euro per detenere nel centro, anche se in maniera non permanente, 120 posti, a fronte di un fallimento della politica del CPR in generale da parte del Governo.
Noi chiediamo se non sia il momento di andare oltre questa politica dei centri di permanenza e di rimpatrio, visti i numeri fallaci, a favore invece di alternative che non siano detentive, e quindi di una gestione dei flussi migratori che sia basata sul rispetto dei diritti fondamentali e della dignità delle persone .
PRESIDENTE. La Sottosegretario di Stato, Matilde Siracusano, ha facoltà di rispondere.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Santillo per il quesito posto, che mi dà anche l'opportunità di rilevare preliminarmente che la credibilità delle politiche migratorie, l'aspetto centrale di essa, è proprio il rimpatrio di coloro che non hanno titolo a rimanere sul territorio nazionale, ragion per cui il Governo sta dedicando un fortissimo impegno a rendere più efficaci le procedure di allontanamento previste dalla legge.
Una particolare attenzione è dedicata al miglioramento e al potenziamento complessivo della rete dei centri per i rimpatri che, come noto, sono stati introdotti nel nostro ordinamento dalla legge Turco-Napolitano e corrispondono a precisi obblighi imposti dalla normativa europea.
L'Unione europea, appunto, prevede la realizzazione dei CPR al fine di garantire l'effettività dell'esecuzione dei provvedimenti di espulsione; si tratta, dunque, di una precisa obbligazione dei Paesi di primo ingresso, responsabili del controllo delle frontiere esterne dell'Unione, alla quale l'Italia non può sottrarsi, a meno che non voglia incorrere nella violazione delle norme unionali e nelle conseguenti sanzioni.
Il Governo ha già introdotto, infatti, diverse misure per ampliare la ricettività dei CPR e renderli più adeguati alle loro funzioni, anche in ragione della forte correlazione in senso positivo tra il numero dei rimpatri effettuati e i posti disponibili nelle strutture.
Va anche sottolineata l'importanza di tali strutture nell'attività di rimpatrio e di espulsione di soggetti pericolosi, onorevole Santillo, perché, appunto, tali strutture consentono di trattenere i soggetti la cui libera circolazione sul territorio, nelle more del rimpatrio, rappresenterebbe un rischio concreto e attuale per la sicurezza delle nostre comunità.
Segnalo che, da quando il Governo si è insediato, si registra un in costante crescita dei rimpatri, poiché nel 2025 i rimpatri forzosi disposti sono stati complessivamente 6.097 mentre quest'anno, fino al 4 maggio, ne sono stati effettuati 2.561.
Con specifico riferimento alle questioni segnalate dagli onorevoli interpellanti, l'articolo 19 del decreto-legge n. 13 del 2017 prevede che: “Il Ministro dell'interno, d'intesa con il Ministro dell'Economia e delle finanze, adotta le iniziative per garantire l'ampliamento della rete dei centri di cui all'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in modo da assicurare la distribuzione delle strutture sull'intero territorio nazionale. La dislocazione dei centri di nuova istituzione avviene, sentito il presidente della regione (…)”.
E vengo al punto, onorevole Santillo. L'istituzione di un CPR a Castel Volturno risponde, quindi, all'esigenza di istituire una tale struttura nel territorio della regione Campania, che al momento ne è privo. Ai fini della sua dislocazione è stato ottemperato il dettato legislativo che richiede il coinvolgimento del presidente della regione, opportunamente e preventivamente informato.
La normativa citata dispone, tra l'altro, che la localizzazione e la realizzazione dei centri di nuova istituzione, nonché l'ampliamento e il ripristino dei centri esistenti sono effettuati, fino al 31 dicembre 2026, anche in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nonché dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea.
Va anche rammentato che l'articolo 21 del decreto-legge 124 del 2023 inserisce i CPR tra le opere destinate alla sicurezza e alla difesa che, come noto, risultano assoggettate a uno speciale regime derogatorio in materia di urbanistica ed edilizia.
Anche le norme in materia ambientale si applicano nei limiti di compatibilità con gli speciali compiti ed attività delle suddette infrastrutture.
Il documento di indirizzo della progettazione della menzionata struttura prevede, comunque, una fascia perimetrale di larghezza pari a 10 metri per la piantumazione di alberi di alto fusto, secondo prescrizioni dettate dal competente Raggruppamento Carabinieri Biodiversità.
Lo scorso 22 aprile è stato pubblicato il bando di gara, del valore di oltre 43 milioni di euro, per la progettazione di fattibilità tecnico-economica, la progettazione esecutiva, il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e l'esecuzione delle opere finalizzate alla realizzazione del nuovo CPR località “La Piana” di Castel Volturno, con termine di scadenza per la presentazione delle offerte fissato al prossimo 28 maggio.
Sulla tematica in argomento, il prefetto di Caserta ha informato il sindaco di Castel Volturno dapprima per le vie brevi e, successivamente, con nota dello scorso 3 febbraio.
Sempre secondo quanto riferito dalla prefettura, sono state, altresì, rese edotte le associazioni del Terzo settore che operano in provincia di Caserta nel campo dell'assistenza e dell'integrazione dei cittadini stranieri, tra cui quelle attive nel territorio di Castel Volturno, in occasione della riunione del consiglio territoriale per l'immigrazione del 23 aprile scorso.
Per quanto concerne, infine, i presidi delle forze di Polizia, obiettivo primario del Governo è quello di potenziare gli organici, aumentare la presenza degli agenti nelle nostre città e intensificare le operazioni ad alto impatto per garantire una ancora più efficace azione di prevenzione e controllo del territorio.
In provincia di Caserta, la Polizia di Stato è presente con circa 950 unità, l'Arma dei Carabinieri con più di 1.300 unità mentre la Guardia di Finanza dispone di una forza effettiva di circa 560 unità.
In particolare, per quanto riguarda la Polizia di Stato, le esigenze di potenziamento degli organici nella provincia sono in stretta evidenza, al fine di poterle soddisfare in occasione del prossimo piano di mobilità, da attuare in occasione della conclusione del 233° corso allievi agenti, il prossimo mese di agosto, costituito da complessive 3.142 unità.
PRESIDENTE. Il deputato Santillo ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Grazie, Presidente. Mi dispiace, Sottosegretario, io sono profondamente insoddisfatto della risposta perché mi sembra una vera e propria provocazione questa nei confronti degli abitanti di Castel Volturno.
Sulle cifre che lei ha detto tornerò fra poco, però, qui, è evidente come si voglia calare dall'alto una realizzazione di un intervento per 43 milioni di euro, innanzitutto una zona umida, un parco umido, “La Piana”. Uno va in un'area fragile e va a mettere un'opera, di questo impatto, all'interno di un parco umido, all'interno di un parco che deve ottemperare alla direttiva comunitaria Habitat e lei, poco fa, ha detto che si può andare in deroga a diverse norme, escluse, certamente, oltre l'antimafia, anche questa direttiva europea Habitat.
Le voglio dire una cosa: nel 2024, i CPR sono stati utilizzati per meno della metà. Non solo sono stati utilizzati per meno della metà, ma i rimpatri sono stati, addirittura, inferiori al 10 per cento. Ora, lei, rivede nei numeri un rialzo di circa 7.000 rimpatri all'anno, anche in quest'anno. Però, la domanda che, forse, il Governo si dovrebbe fare è: voi come lo definite, cos'è per voi un Centro di permanenza per i rimpatri? Perché, oggi, se andate, potete vedere non solo che sono mezzi vuoti, e, quindi, non si comprende la necessità per cui dovremmo realizzarne altri, ma questi sono dei perché ci sono delle condizioni di disumanità. Nessuno potrà mai dire che chi è pericoloso non deve essere immediatamente fermato e rimpatriato, ma, qua, si sta generalizzando su tutto.
Se questo non vi basta, io vorrei dirvi che avete già sprecato un miliardo di euro in un centro, in Albania, dove giacciono, a custodia di alcune decine di migranti, 300 agenti, eppure, lì voi avevate previsto oltre 30.000 passaggi all'anno. Stiamo a qualche decina. La politica migratoria, Sottosegretario, so che non compete a lei, è veramente fallace. Qui, non si tratta di una questione di costi-benefici, è evidente, ma è il prezzo che si fa pagare al territorio, a quella società e all'ambiente.
A Castel Volturno state parlando di cementificare 63 ettari di parco umido, “La Piana”, ma sapete quanti sono 63 ettari? Senza la valutazione di impatto ambientale, voi andate in una zona umida, gestita tra l'altro dai Carabinieri per la biodiversità, giustificando che vi hanno fatto mettere 10 metri di alberi di alto fusto. Perdonatemi, io voglio essere onesto, ma a Castel Volturno siete mai andati? Castel Volturno ha un mare bellissimo, un litorale fantastico; Castel Volturno ha un potenziale di rilancio turistico veramente senza precedenti, su tutta l'area flegrea, inclusa una pineta meravigliosa.
Ha un problema di immigrati che si sono stanziati lì. Io ve l'ho detto, parliamo di circa 20.000 su una popolazione residente di 31.000. Come si può pensare di andare a mettere un CPR proprio lì? Siete ancora all'idea, Sottosegretario, questo vorrei dire al Governo, cioè voi siete ancora all'idea perché state bandendo la fattibilità tecnico-economica; la fattibilità di un progetto tecnico-economico serve proprio a questo, cioè a capire se c'è la fattibilità a fare un'opera e se quell'opera va bene lì o da un'altra parte. A questo punto, lei, prima ha detto, che avete previo informato e, quindi, sentito, il presidente della regione che, forse, non era nemmeno quello attuale, ma lo avete previo informato, cioè non è stato coinvolto. Questa contrarietà non è soltanto della parte politica che rappresento, del MoVimento 5 Stelle, ma questa contrarietà alla posizione, lì, del CPR, è da parte dell'attuale presidente della regione Campania che, a mezzo stampa, il 30 aprile, ha dichiarato che, a breve, riprenderanno anche il Masterplan sul Litorale flegreo-domizio, dove è inserito anche Castel Volturno su cui abbiamo mille proposte, ed ha anche aggiunto che su Castel Volturno va costruito un altro percorso e non certo un CPR.
Contro il CPR si è scagliato, letteralmente, anche l'arcivescovo di Caserta e Capua, Lagnese, il quale ha detto: “guardate che, a Castel Volturno, quel poco di politica di integrazione reale, quel poco di umanità, lo portano la Caritas e la Chiesa. Lo Stato è assente”.
Riguardo ai numeri che lei citava della Polizia e dei Carabinieri, che stanno a Caserta, io le voglio ricordare che in tutta Italia ne mancano quasi 20.000 e ne abbiamo 300, lì, a girarsi i pollici dalla mattina alla sera, in Albania. Fate rientrare quelli, prendete 100 di quelli e metteteli a Castel Volturno. Cerchiamo di migliorare le condizioni di integrità e di umanità; portiamo del cibo e dell'acqua a questi soggetti; dateci una mano per andare a censirli. Io sono di quel territorio, conosco bene quelle aree, quelli sono degli invisibili, ma li trovate ogni mattina perché vengono, poi, sfruttati dal caporalato; quelle sono persone, c'è prostituzione, c'è spaccio di droga e noi ci andiamo a mettere un CPR, perché? Ascoltiamo la regione, rivedete il piano nazionale, vedete se c'è bisogno di 120 nuovi soggetti da detenere all'interno di un centro di permanenza, magari non ce n'è bisogno, magari la regione ha già un centro che può bastare o, magari, se proprio si deve fare in Campania, non è la provincia di Caserta, non è Terra di lavoro, non è Castel Volturno il centro dove andare a insediare la permanenza e il successivo rimpatrio.
Io la preghiera ve l'ho fatta. Voi siete ancora in tempo. Ritengo che, non solo da casertano, ma anche da cittadino campano, da cittadino italiano, che non sia giusto usare Castel Volturno come un tappeto al di sotto del quale nascondere, come la polvere, il fallimento della politica migratoria di questo Governo. Io faccio appello ai miei colleghi di maggioranza, in quest'Aula, Gianpiero Zinzi della Lega, Marco Cerreto di Fratelli d'Italia, Gerolamo Cangiano di Fratelli d'Italia, anche loro rappresentanti, espressi democraticamente dalla popolazione casertana affinché insorgano e anche loro dicano: giù le mani da Castel Volturno .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Sportiello ed altri n. 2-00828 .
La deputata Sportiello non intende illustrare la sua interpellanza, dunque, interverrà in sede di replica. La Sottosegretaria di Stato, Matilde Siracusano, ha facoltà di rispondere.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Sportiello. Nel rispondere all'interrogazione darò lettura degli elementi che mi sono stati forniti dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali che ha la competenza primaria in materia.
L'interrogazione fa riferimento, innanzitutto, al trasferimento delle risorse afferenti al Fondo nazionale per la non autosufficienza, con particolare riguardo alle annualità correnti. Al riguardo, giova evidenziare che il trasferimento delle risorse del Fondo alle regioni è strettamente connesso ai tempi necessari per la predisposizione e l'adozione del Piano nazionale non autosufficienze per gli anni 2025-2027 e del relativo decreto di riparto dell'FNA, che costituiscono atti presupposti indispensabili per la successiva erogazione di risorse.
Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Direzione generale per lo sviluppo sociale e gli aiuti alle povertà, nell'ambito della Rete della protezione e dell'inclusione sociale, ha avviato e coordinato i lavori per la predisposizione del Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027 a partire dal mese di febbraio 2025.
Per l'elaborazione del Piano è stato necessario tenere conto delle novità normative introdotte nell'ordinamento dalle riforme in materia di persone con disabilità e di persone anziane, anche non autosufficienti. Peraltro, su espressa indicazione della Commissione tecnica per i fabbisogni standard, si è reso necessario procedere alla revisione dei criteri di riparto delle risorse destinate alle regioni, al fine di garantirne una distribuzione maggiormente aderente ai fabbisogni territoriali e alla platea dei destinatari degli interventi.
L'individuazione di tali nuovi criteri ha comportato un'articolata interlocuzione tecnica con le regioni e con l'ANCI, per soluzioni condivise, con particolare riguardo ai servizi di assistenza domiciliare, ai progetti di vita indipendente e al sostegno ai familiari. Tali circostanze hanno determinato un fisiologico allungamento dei tempi di definizione del PNNA 2025-2027, si precisa che al termine delle attività istruttorie (che si sono concluse nel mese di dicembre 2025) il Ministero del Lavoro si è da subito attivato per l'avvio dell'iter finalizzato all'approvazione e all'adozione del Piano e del relativo decreto di riparto.
In particolare, in data 20 gennaio 2026 è stato acquisito il parere favorevole della Commissione tecnica per i fabbisogni standard. Sono stati inoltre acquisiti gli assensi tecnici delle amministrazioni centrali competenti e il provvedimento ha ottenuto l'intesa della Conferenza Stato-regioni nella seduta del 18 marzo 2026. In data 20 aprile 2026, il decreto di riparto è stato firmato dal Presidente del Consiglio dei ministri e inviato all'Ufficio di bilancio della Ragioneria generale dello Stato per la regolarità amministrativo-contabile.
Inoltre, con riferimento a quanto evidenziato dall'interpellante in ordine al rischio di interruzione dei servizi e delle prestazioni sociali riconducibili ai LEPS, il Ministero del Lavoro, nelle more dell'adozione del PNNA 2025-2027, ha ribadito alle regioni la possibilità di garantire continuità assistenziale e sostegno alle persone in condizioni di disabilità avanzata, utilizzando a tal fine risorse proprie in anticipazione e dare così attuazione a quanto previsto nel nuovo Piano nazionale.
Per quanto concerne le criticità richiamate nell'atto parlamentare riconducibili ai meccanismi di anticipazione di cassa e alle conseguenti difficoltà segnalate dalle regioni nell'assunzione degli impegni di spesa, si rappresenta che tali aspetti sono stati esaminati nel corso di un apposito incontro tecnico con le regioni il 29 aprile. Infine, in relazione alla quota del Fondo per la disabilità richiamata nell'interpellanza in oggetto, si rappresenta che è stata regolarmente assegnata alle regioni, ogni anno, la quota di 30 milioni di euro destinata al sostegno del ruolo di assistenza e cura dei familiari.
Anche il decreto di riparto relativo all'anno 2026 ha già iniziato il proprio iter. Si tratta di risorse che integrano quelle del FNA che le regioni destinino allo stesso fine. Dal 2027 i potranno contare su uno stanziamento maggiore, superiore a 250 milioni di euro annui, sempre a integrazione del Fondo, grazie al disegno di legge di proponenza del Ministro Locatelli ora all'esame della Camera.
PRESIDENTE. La deputata Sportiello ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Grazie, Sottosegretaria. Io intanto non sono soddisfatta dal fatto che non sia nemmeno presente il Ministro competente, data l'importanza della materia di cui discutiamo. Stiamo parlando del Fondo per le non autosufficienze, del Fondo per la disabilità, e, quindi, credo che quantomeno la presenza fosse doverosa. Oggi, in quest'Aula, ci siamo fatti portavoce di quelle che sono le preoccupazioni, ma non solo le preoccupazioni, un problema vero e proprio, uno stallo di risorse, che ha messo in grave difficoltà le regioni, su cui è stato scaricato dal Governo un peso, impedendo loro di riuscire ad erogare i livelli essenziali di prestazioni sociali riguardanti, per l'appunto, le risorse dei fondi bloccati, il Fondo per le non autosufficienze, il Fondo per la disabilità.
Questo perché non è ancora stato fatto un Piano nazionale, nonostante, come ci ha detto la Sottosegretaria, sia stata raggiunta anche un'intesa in Conferenza Stato-regioni già a marzo. I ritardi fisiologici che sono stati riportati nella risposta sono ritardi fisiologici, ma fisiologici per chi? Fisiologici per il Governo, certo non per chi sta aspettando che quei fondi vengano erogati, per chi sta aspettando che l'assistenza domiciliare venga garantita, per chi sta aspettando che i vedano riconosciuto un aiuto, dei supporti da parte dello Stato e delle istituzioni tutte.
Allora, con questo ritardo, che voi avete definito fisiologico e che per noi, invece, è intollerabile, perché parliamo della vita di persone con disabilità gravi e gravissime e dei loro progetti di vita indipendente, si sta generando sul territorio una grave difficoltà. Io vi invito a pensare, ed è quello l'esercizio che questo Parlamento dovrebbe fare sempre, e non solo il Parlamento, chiunque rivesta un ruolo istituzionale, di rappresentanza, dovrebbe sempre chiedersi, alzarsi la mattina e domandarsi: ma cosa posso fare per migliorare la qualità della vita delle persone che vivono in questo Paese?
E allora mettiamoci nei panni di un , di una , perché molto spesso la stragrande maggioranza dei sono delle donne, che devono rinunciare al loro lavoro, alla vita sociale, alla cura spesso anche di se stesse per potersi dedicare 24 ore al giorno, facendo i medici, gli psicologi, le psicologhe, improvvisandosi in tutti i ruoli possibili per poter colmare le mancanze che spesso proprio dallo Stato non vengono garantite.
Allora, vedete, in quella condizione, doversi destreggiare tra tantissime pratiche burocratiche, che richiedono appuntamenti, spostamenti, che sono veramente difficili, a volte impensabili per chi vive una condizione di questo tipo, doversi poi scontrare anche con dei ritardi, perché non è stato ancora fatto il Piano 2025-2027 e siamo nel 2026, allora è chiaro che ci troviamo di fronte a un fatto di una gravità assoluta. Io voglio ricordare anche che la giurisprudenza, con una sentenza del Consiglio di Stato risalente al 2011, ha ricordato un principio che dovrebbe essere fondamentale.
Non ci sarebbe bisogno, non dovrebbe esserci neanche bisogno di citare una sentenza per sentirsi dire che il diritto all'assistenza per la disabilità grave è un diritto che non può essere condizionato dalle risorse, e pertanto, una volta accertato il bisogno, la prestazione deve essere garantita. Invece spesso qui, come è successo anche per la misura riguardante i , ci ritroviamo sempre a dover parlare dei limiti di finanza pubblica, limiti che puntualmente spariscono quando si parla di altri tipi di investimenti, penso per esempio al riarmo, e non ci si dice, invece, chiaramente che davanti a dei bisogni la priorità è soddisfare il bisogno, non soddisfare i vincoli di finanza pubblica.
I vincoli di finanza pubblica devono soddisfare quel bisogno, punto, non c'è altra questione che tenga. Voglio ricordare anche l'importanza di implementare, di garantire dei percorsi di vita indipendente. Penso, tra l'altro, anche al “Dopo di noi”, perché quando leggiamo storie di , quando conosciamo qual è la preoccupazione enorme di genitori che vivono la disabilità dei propri figli e delle proprie figlie e si chiedono sempre cosa succederà “quando io non ci sarò più”, ebbene, capite bene che non ci sono veramente ostacoli che dovrebbero esistere di fronte alla necessità di raggiungere questi obiettivi e di garantire serenità alle famiglie e alle persone con disabilità.
Voglio ricordare anche l'iniziativa della Rete Caregiver e Disabilità Italia, proprio per ricordare l'importanza dei percorsi di vita indipendente e sottolineare anche quanto per lo Stato l'istituzionalizzazione, anziché un'assistenza domiciliare reale, un'assistenza domiciliare che possa garantire e soddisfare davvero tutti i bisogni, rappresenta un costo che, anche in termini di benefici dell'intervento, è completamente squilibrato.
Allora, noi oggi vi abbiamo chiesto non solo quali fossero le cause tecniche di questo ritardo, perché ci fossero questo stallo e questo blocco delle risorse dei Fondi per le non autosufficienze e per le disabilità, ma anche per ricordarvi che, in casi come questi, non esistono ritardi fisiologici; esistono procedure straordinarie che devono essere messe in campo quando si incontra un ostacolo, ma esiste, soprattutto, il dovere per l'istituzione di non far mancare mai il proprio supporto, di non venire mai meno al suo compito di dare alle persone con disabilità e alle loro famiglie tutto il supporto, l'assistenza e i servizi necessari .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Roggiani ed altri n. 2-00826 .
Chiedo al deputato Casu se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmatario o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. La nostra è un'interpellanza semplice, ma puntuale. Tra l'altro, non è la prima volta che presentiamo iniziative di questo tipo. Oggi abbiamo questa iniziativa a prima firma della segretaria del Partito Democratico della Lombardia, Silvia Roggiani, e sostenuta anche da Matteo Mauri che è il nostro responsabile alla sicurezza a livello nazionale. Abbiamo chiesto più volte di avere dati concreti; lo abbiamo fatto nei mesi passati attraverso interpellanze, interrogazioni e non riusciamo mai avere risposta a questa domanda.
Speriamo - e mi rivolgo alla Sottosegretaria e, per suo tramite, a tutto il Governo - che questo sia il giorno in cui potremo passare, diciamo, dalla propaganda, dagli slogan alla possibilità di confrontarci su un dato di realtà. Noi stiamo chiedendo molto semplicemente quanti siano gli agenti delle Forze dell'ordine, delle Forze di Polizia, della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e della Polizia penitenziaria per ciascuno degli anni dal 2008 all'ultimo anno disponibile, quanti siano gli ingressi e quante siano le uscite, con distinzione tra pensionamenti, dimissioni e altre motivazioni, per quanto riguarda ciascun singolo anno. Ora questo dato per noi è indispensabile ed è indispensabile conoscerlo anche provincia per provincia, perché dobbiamo fare in modo che il dibattito pubblico e politico - su un tema che crea una preoccupazione fondamentale alle cittadine e ai cittadini, ossia quello della sicurezza - sia fondato su elementi, su basi, su determinazioni di realtà. In assenza di questi dati, come è accaduto anche nell'ultimo confronto parlamentare, i cittadini sul territorio vivranno il nostro dibattito pubblico e politico come un dibattito pubblico e politico lontanissimo dalla loro esigenza perché come si misura la sicurezza sul territorio? Dalla presenza delle donne e degli uomini che noi dobbiamo ringraziare perché sono in prima linea ogni giorno per poterla garantire; dal tempo che intercorre dal momento in cui si chiama per chiedere un intervento delle Forze dell'ordine e questo intervento arriva; e dalla possibilità di vedere nei luoghi di maggiore difficoltà una presenza costante.
Ecco, tutto questo, però, deve fondarsi su elementi di realtà dovuti ai numeri. Noi abbiamo numeri complessivi che abbiamo più volte denunciato e denunciamo, per esempio, per quanto riguarda la Polizia di Stato, il fatto che ci sia stata in questa legislatura, in termini assoluti, una diminuzione del numero degli agenti al saldo di tutto questo, ma è anche importante capire come, provincia per provincia, regione per regione, situazione per situazione, questa vicenda si sviluppi e vada avanti. Per questo abbiamo chiesto una valutazione storica ma anche una valutazione sul futuro: qual è la stima nei prossimi anni? Dove vogliono andare gli interventi che il Governo annuncia?
Vorremmo veramente riuscire a spostare il terreno del confronto sulla sicurezza da una dimensione tutta ideologico-comunicativa a una dimensione di concretezza; però, avete la responsabilità di darci questi numeri perché - e io qui veramente mi rivolgo al Governo - non è pensabile che, dopo quattro anni di Governo, alla domanda: “quanti sono gli agenti, quanti sono andati in pensione, quanti saranno assunti regione per regione e provincia per provincia”, la risposta del Governo Meloni sia: “non sappiamo quanti sono o non vi possiamo dire quanti sono”. La risposta del Governo Meloni deve essere oggi finalmente - e questo lo auspichiamo, avendo un atteggiamento più costruttivo possibile alla domanda e riservandoci di avere un atteggiamento meno costruttivo se la risposta non sarà puntuale - una tabellina ordinata di numeri con gli anni, le forze, gli ingressi e le persone che sono andate in pensione. Senza questo non potremo mai nemmeno affrontare in maniera seria un tema che per noi è molto caro, cioè la promessa tradita nei confronti delle tantissime donne e dei tantissimi uomini. Penso agli allievi agenti con riferimento ai concorsi che hanno fatto negli anni, i quali sono stati prima illusi rispetto alla possibilità di colmare le carenze organiche delle Forze dell'ordine e poi traditi; penso a chi è già nelle Forze dell'ordine, ma potrebbe immediatamente andare a completare le scoperture d'organico; penso alla vicenda dei vice ispettori, ad esempio. Ci sono vice ispettori immediatamente disponibili, hanno già fatto le prove, le hanno superate e sono in graduatoria; mancano nei commissariati i vice ispettori che svolgono funzioni fondamentali; non si tratta nemmeno di fare un'assunzione, ma semplicemente di liberare la possibilità di svolgere la loro funzione, quella per cui hanno già superato delle prove.
Abbiamo tutta una serie di vicende umane, di persone che aspettano risposte e di fronte alle quali abbiamo l'esigenza di interloquire con il Governo su numeri concreti, non solo rispetto alle rivendicazioni politiche, a chi ha fatto di più, a chi ha fatto di meno; saranno poi i cittadini a valutare quello che è successo dal 2008. Abbiamo chiesto pertanto di partire dal 2008; dal 2008 ad oggi ci sono stati Governi di differente colore politico ed è giusto anche esprimere differenze. Ma se non ci fornite questi elementi, se alla nostra discussione viene impedito di affrontare questi terreni, è chiaro che, allora, la volontà è quella di nascondere ciò che non si sta facendo sulla sicurezza per spostare la discussione tutta politica sull'introduzione dei nuovi reati, sul panpenalismo e sul terreno che abbiamo visto negli innumerevoli decreti Sicurezza che hanno poi, però, presentato il conto agli italiani in termini di peggioramento della condizione di sicurezza nelle strade. Dato che però la via maestra per garantire la sicurezza si chiama “rispetto” delle Forze dell'ordine, attenzione nei confronti del loro lavoro, attenzione alle loro condizioni di impegno e ascolto nei confronti di quello che le forze sindacali, che rappresentano le Forze dell'ordine, ci rappresentano, per quanto riguarda le loro condizioni di vita quotidiana, crediamo che questa interpellanza ci permetta di fare un passo avanti in termini di contributo nel confronto pubblico. Per questo non prendo altro tempo e glielo chiedo veramente, col cuore in mano questa volta, dopo aver presentato negli ultimi anni con il collega Matteo Mauri, con tutto il Partito Democratico, con la collega Roggiani e tutte le deputate e i deputati, anche di altre forze di opposizione, che hanno sostenuto questo sforzo in questi mesi, facendole una semplice richiesta: diteci quanti sono i numeri delle donne e degli uomini che garantiscono la nostra sicurezza anno per anno, regione per regione, provincia per provincia, quanti ne entreranno, quanti ne usciranno e quanti ne sono entrati e quanti ne sono usciti.
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato, Matilde Siracusano, ha facoltà di rispondere.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Ringrazio anche l'onorevole Casu. Sono molto felice di questo suo intervento perché sfonda una porta aperta nel senso che noi siamo perfettamente allineati rispetto a ciò che lei ha appena affermato, cioè per noi la sicurezza è centrale. Questo Governo ha compiuto ogni sforzo per la sicurezza, per rafforzare le tutele delle Forze dell'ordine; ha cercato di reperire ogni risorsa possibile per potenziare gli organici. Appunto le dico che sono contenta perché mi è parso che, in alcuni contesti, sì, è vero, voi vi siete opposti ad alcune norme inserite nei decreti Sicurezza, ma sembrava anche che vi foste opposti alle norme che tutelavano le Forze dell'ordine, Quindi, sono molto contenta di scoprire oggi che così non è, che almeno su questo siamo allineati. Quindi, adesso le fornirò quello che lei ha chiesto, ossia dati che sono inconfutabili e confermano ciò che ho appena affermato.
A partire dall'insediamento del Governo, sono state assunte oltre 42.500 unità delle Forze di Polizia, garantendo il al 100 per cento, nonché la riduzione dell'età media degli operatori. Contiamo di fare, entro fine legislatura, ulteriori 27.000 assunzioni. I risultati sinora ottenuti sono ancora più positivi se letti in relazione alla situazione degli organici che si era venuta a creare nel recente passato. Le cessazioni dal servizio della Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di finanza, per il periodo dal 2014 al 2022, erano state relativamente contenute. Infatti, nell'intero arco dei nove anni considerati, le uscite dal servizio sono state in tutto circa 64.000.
Tuttavia, è importante sottolineare che, nel medesimo periodo, le immissioni in servizio sono state inferiori alle uscite, purtroppo, cosa che, col tempo, ha determinato un notevolissimo squilibrio cumulativo tra ingressi e cessazioni.
Il triennio 2023-2025 ha visto, pertanto, una situazione di partenza gravata sia dallo squilibrio cui ho fatto appena cenno, sia, per altro verso, da un'elevata concentrazione temporale delle cessazioni di servizio, che nel solo triennio in questione sono state più di 35.000.
Questo significa che durante i Governi succedutisi dal 2014 al 2022 si sono registrati molti meno pensionamenti rispetto a quelli avuti durante il Governo in carica. In media, infatti, mentre durante questo Governo si è dovuto far fronte a circa 12.000 pensionamenti l'anno, nel periodo dei Governi in carica nei nove anni precedenti se ne sono avuti in media 7.100 l'anno, pur in assenza di una specifica programmazione per il futuro, come conferma il blocco del al 75 per cento, oggi riportato al 100 per cento dal Governo Meloni.
Preme anche ricordare che l'ultima grande riforma dell'amministrazione pubblica, avviata con la legge delega n. 124 del 2015, più nota come riforma Madia, ha comportato un taglio drastico degli organici delle Forze di Polizia. Come già precisato in occasione di una precedente interpellanza urgente presentata dallo stesso gruppo parlamentare dell'onorevole interpellante e avente ad oggetto le medesime tematiche segnalate con l'odierno atto di sindacato ispettivo, in forza della predetta riforma, nel 2017 la Polizia di Stato passò da una consistenza di 117.291 unità a 106.256 unità, quindi con un taglio netto di più di 11.000 unità, onorevole Casu.
L'anno successivo - il 2018 - la Guardia di Finanza registrava un abbattimento della sua pianta organica di ben 5.339 unità, passando dalle 68.130 del 2017 alle 62.791 del 2018. In controtendenza, grazie all'assorbimento del Corpo forestale dello Stato, la pianta organica dell'Arma dei carabinieri risultava sostanzialmente invariata, con una dotazione organica nel 2018 pari a 117.950 unità.
Mi sia consentito, ancora una volta, sottolineare che alla difficile situazione ereditata stiamo ponendo rimedio con efficacia, in coerenza con l'impegno preso con gli italiani e con una visione delle Forze dell'ordine molto lontana da quella dei Governi precedenti.
In poche parole, onorevole Casu, durante questo Governo si sta assumendo molto più personale delle Forze di Polizia rispetto ai precedenti e questo Governo ha dovuto far fronte a un numero molto più alto di pensionamenti, largamente noto e completamente trascurato dai Governi precedenti, che evidentemente consideravano la sicurezza un costo da tagliare, anziché un investimento da promuovere.
Stiamo, pertanto, colmando una voragine e una mancata programmazione causata dall'inerzia della politica precedente e dai tagli alla sicurezza, frutto di una visione ragionieristica e miope dell'interesse pubblico primario.
Il Governo è dunque fortemente determinato a proseguire sulla strada del progressivo rafforzamento delle Forze di Polizia, tant'è che - vengo ai numeri - con il decreto-legge n. 23 del 2026, da poco convertito in legge, sono state oltretutto semplificate le procedure di accesso ai ruoli della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e del Corpo della Polizia penitenziaria proprio allo scopo di rendere più rapide le prossime assunzioni.
A tal riguardo, saranno assegnati ai reparti di impiego 831 finanzieri, di cui 501 del contingente “ordinario”, 200 del contingente antiterrorismo-pronto impiego e 130 del contingente “mare”; 1.116 ispettori, di cui 1.077 del contingente “ordinario” e 39 del contingente “mare”; 85 ufficiali, di cui 57 tenenti del comparto “ordinario” e 28 sottotenenti del comparto “speciale”. Ovviamente stavo parlando della Guardia di finanza.
Analogamente, una numericamente significativa assegnazione di personale interesserà l'Arma dei carabinieri, in virtù della conclusione dei prossimi corsi. Nello specifico, il prossimo 12 giugno terminerà il secondo ciclo del 144° corso per 1.256 carabinieri; il 26 giugno il 13° corso triennale per 739 marescialli; il 10 luglio il primo ciclo del 145° corso per 673 carabinieri e il 27 novembre il secondo ciclo del 145° corso per 630 carabinieri.
Anche per la Polizia di Stato vi è stata e vi sarà, nel corso dell'anno, un'immissione di nuove leve, in particolare a seguito del completamento, nel prossimo mese di agosto, del 233° corso allievi agenti per 3.142 unità. Inoltre, nel mese di aprile scorso è stato pubblicato un nuovo concorso per 4.400 allievi agenti della Polizia di Stato e uno per 220 commissari.
In conclusione, onorevole Casu, la linea del Governo in tema di sicurezza è chiara e corrisponde a quello che il Governo ha fatto e continuerà a fare: più risorse, più tutele e stipendi più alti alle Forze di Polizia, più investimenti e fondi sulle nuove tecnologie per progetti di sicurezza urbana su tutto il territorio nazionale, più efficace contrasto ad ogni forma di eversione e di terrorismo, più arresti, più sgomberi, sequestri e confische di beni alla criminalità organizzata, calo drastico di ingressi di migranti irregolari e aumento esponenziale di rimpatri di stranieri pericolosi. Questa è la linea e su questo continueremo con il massimo impegno.
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, salutiamo le studentesse, gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo statale “Margherita Hack”, di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie della vostra visita e benvenuti alla Camera dei deputati .
L'onorevole Casu ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
ANDREA CASU(PD-IDP). Purtroppo, non solo non sono soddisfatto, ma sono sconcertato, perché onestamente, conoscendo la Sottosegretaria Siracusano e la sua correttezza, sono sicuro che anche lei si rende conto benissimo che non avete, per l'ennesima volta, risposto alla nostra domanda.
Se fosse vero quello che dite e se i numeri rispondessero così chiaramente alla vostra propaganda, perché non dirli? Invece, no. Chiediamo i dati dal 2008 e rispondete dal 2014. Fate riferimento a una serie di falsità, io ho preso degli appunti, ma in dieci minuti non è possibile. Tutte le cose che state dicendo… Al 100 per cento del si era già arrivati prima di questo Governo. Anzi, voi, in una legge di bilancio, avete provato a tagliarlo, questo 100 per cento, del 25 per cento ed è stato grazie alla battaglia parlamentare che ve l'abbiamo impedito.
Ci mancherebbe altro che non ci fossero delle assunzioni! Ma vi rendete conto di cosa significherebbe se questo Governo fermasse le assunzioni?
Non avete speso una parola per tutte le donne e gli uomini che hanno già superato delle prove. L'unica cosa che aumentate sono i concorsi. Che voi abbiate interesse a fare nuovi concorsi è chiarissimo. Peccato che c'è un'esigenza di sicurezza adesso. Ci sono donne e uomini che questi concorsi li hanno già fatti e potreste immediatamente attingere a queste graduatorie per poter avere tutti gli agenti che servono per colmare i PIAO e avere tutti i viceispettori che servono, ma voi evidentemente volete che queste stesse persone facciano un nuovo concorso, se ne hanno ancora l'età.
Quindi, tradite una promessa che aveva fatto Giorgia Meloni che invocava, invece, gli scorrimenti delle graduatorie nelle Forze dell'ordine, quando era parlamentare dell'opposizione. Ha tradito anche questa promessa e si è dimenticata, ancora una volta, da dove viene nel momento in cui si è trovata a occupare una posizione di potere.
Però, noi siamo qui per ribadire quello che vi abbiamo chiesto. Noi non possiamo chiedere sempre più compiti e più funzioni alle Forze dell'ordine senza rafforzarne adeguatamente le strutture e le risorse umane. È un atteggiamento irresponsabile che non va a favore dei cittadini, né degli operatori, né della sicurezza. Servono investimenti veri, programmazione, scelte coerenti e non slogan.
Non è tollerabile da un punto di vista parlamentare che oggi, 8 maggio, nell'anniversario della prima seduta del Parlamento repubblicano, il principale gruppo dell'opposizione parlamentare di questo Paese si trovi per la quarta volta a chiedere dei numeri, che il Governo nega, sulle effettive presenze, assunzioni e pensionamenti, anno per anno, regione per regione, delle Forze dell'ordine.
Il Governo Meloni non solo ha fallito sulla sicurezza, ma il Governo Meloni non sa nemmeno che cosa succede nella sicurezza, non sa nemmeno i numeri. Ha qualche numero appiccicato di qualche anno, di qualche slogan, di qualche idea. Non distingue nemmeno tra i numeri teorici ed effettivi. Alcuni dei numeri che avete dato sono numeri teorici, non di effettivi agenti che c'erano. Sono numeri non veri! Non si può andare avanti in un confronto di questo tipo, io glielo dico veramente.
Poi, saremo sempre insieme nel ringraziare le Forze dell'ordine, ma bisogna anche tenere conto della realtà.
Le faccio un esempio per farvi capire quanto non vi rendete conto di quale sia la condizione di vita quotidiana degli agenti, delle donne e degli uomini delle Forze dell'ordine. Le darò, alla fine, questa circolare. A me è stata segnalata dalla SILP- CGIL di Roma e del Lazio, che ringrazio.
È una circolare del 6 febbraio 2026, con cui sono state informate le articolazioni dell'amministrazione della pubblica sicurezza sulle novità introdotte dalla legge di bilancio in termini di esenzione fiscale per i lavoratori dipendenti, ed è praticamente quella che riguarda l'evoluzione delle tassazioni per quanto riguarda i doppi buoni pasto erogati nell'anno 2025.
Ora, io non so - presenteremo un'interrogazione su questo - se lei conosca questa vicenda, però gli operatori di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e comandati di servizio svolgono orari continuativi ben oltre le 12 ore quotidiane. Sono per lo più operatori che scortano figure ed esponenti delle nostre istituzioni.
È avvilente aver assistito all'introduzione - e che non si stia intervenendo per correggerlo - di un meccanismo di tassazione che è assolutamente penalizzante per queste Forze, perché si trovano ad essere due volte vittime di un sistema distorto. La prima, quando l'amministrazione li obbliga a prolungare la prestazione lavorativa ben oltre l'orario ordinario, anche per la carenza di organico, ormai strutturale, di cui non rispondete. La seconda perché, trovandosi impossibilitati a consumare il vitto, sono costretti a ricorrere al beneficio del secondo buono pasto. Ma voi questo secondo buono pasto glielo tassate con la scure del MEF, con l'ultima manovra. Speriamo che il Ministro Giorgetti capisca quanto questo sia un assurdo dazio nei confronti delle Forze dell'ordine, di quegli agenti che noi dovremmo ringraziare, perché garantiscono la sicurezza dei rappresentanti delle istituzioni, garantiscono la vostra sicurezza. Voi non solo non vi occupate delle condizioni di chi garantisce la sicurezza degli italiani, ma voi non guardate nemmeno negli occhi le donne e gli uomini che garantiscono la vostra sicurezza quando uscite da quest'Aula. Per voi sono invisibili. Sono invisibili gli agenti che hanno fatto i concorsi, sono invisibili le persone che vogliono far parte delle Forze dell'ordine e sono invisibili le persone che garantiscono la vostra sicurezza. Gli avete tagliato persino il doppio buono pasto.
Ora, noi chiediamo che, da questo punto di vista, il riferimento debba essere un superamento del riferimento al carattere giornaliero del limite di esenzione, rapportandolo al singolo trattamento di vitto. Non è pensabile veramente che addirittura su questo facciate cassa, non riuscite a trovare nemmeno le risorse per garantire un minimo di riconoscimento a queste donne e a questi uomini, nemmeno alle donne e agli uomini che vi accompagnano durante la giornata per garantire la vostra sicurezza, per non parlare delle donne e degli uomini che servirebbero per garantire la sicurezza nelle strade.
Il Governo Meloni ha totalmente fallito. Noi però vi chiediamo di dare i numeri, perché noi non ci vogliamo limitare a denunciare il vostro fallimento, noi vogliamo cominciare a lavorare per cambiare, per rispettare queste donne e questi uomini come non li avete rispettati voi, per dare quelle risposte che non avete voluto dare e per dare a quei cittadini quella sicurezza che gli avete negato. Ma, per farlo, dobbiamo conoscere la situazione. Voi continuerete a negarcela, per cercare di nascondere il vostro fallimento, ma non potrete più nasconderlo al Paese.
Noi continueremo insieme a tutte quelle donne e quegli uomini che con coraggio servono le istituzioni nelle Forze dell'ordine - che voglio ringraziare, in conclusione del mio intervento -, a tutte quelle donne e a quegli uomini che vorrebbero entrare e hanno fatto dei concorsi e a quelli che faranno i nuovi concorsi, rivolgendoci a loro con parole di verità, senza prenderli in giro e senza prendere in giro gli italiani.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Barzotti ed altri n. 2-00829 . Chiedo al deputato Quartini se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmatario o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Mi consenta anche di associarmi agli auguri a questo Parlamento per il suo compleanno, legato appunto alla prima seduta da Parlamento repubblicano . E quindi, in questo senso, con grande passione voglio fare gli auguri e associarmi a questo.
Oggi parliamo di amianto. Parliamo di una crisi sanitaria straordinaria, importante. Si calcola che l'amianto ancora oggi sia causa di numerosi decessi. In particolare, l'Organizzazione mondiale della sanità stima 200.000 persone all'anno che muoiono a causa dell'amianto. In Italia la situazione è abbastanza significativa, perché si parla di circa 10.000 nuovi casi di patologie asbesto-amianto correlate e 7.000 decessi ogni anno.
È un'emergenza che non fa rumore, ma è ancora un'emergenza importante, significativa. Dietro queste cifre ci sono malattie letali (s'è visto, 7.000 morti). Il più significativo, perché non esiste senza la presenza delle fibre di amianto, è il mesotelioma, che è un tumore pleurico del polmone che causa 2.000 morti all'anno. Ma ci sono anche altri tumori, il tumore del polmone, 3.800 morti all'anno, e ci sono altre malattie come l'asbestosi, che comunque genera 500 morti all'anno. A questi si aggiungono anche altri tumori correlati, tra cui quelli del tratto gastrointestinale e delle ovaie. Pensate che una singola fibra di amianto può rimanere in sede per tutta la vita e può dare segno di sé, da un punto di vista clinico, insorgendo quindi delle malattie importanti, anche dopo 30 anni. Quindi, è una situazione particolarmente significativa e che richiede di intervenire.
È ancora molto presente e diffuso in molti luoghi della vita quotidiana: nelle case, nelle scuole, negli ospedali, nelle biblioteche, nelle strutture sportive, negli edifici pubblici, nelle tubature dell'acqua e in numerosi siti industriali. È chiaro che una diffusione così capillare espone a un rischio clinico importante milioni di persone. Le regioni più coinvolte sono la Lombardia, il Piemonte, l'Emilia-Romagna, la Liguria e il Lazio, per quanto riguarda il nostro Paese.
E, pur essendo stata vietata l'estrazione e la commercializzazione, non c'è obbligo di rimozione immediata, se il materiale non è friabile e pericoloso. Il rischio persiste, tuttavia, durante i lavori di manutenzione o demolizione degli edifici, ed è su questo che oggi noi facciamo questa interpellanza, perché al liceo Golgi di Broni, in provincia di Pavia, purtroppo la sicurezza e la salubrità della scuola ha mostrato una vulnerabilità importante. Sono stati fatti dei lavori nel vano ascensore della scuola, con la demolizione a marzo scorso (il 23 marzo 2026), e durante quest'attività si sono disperse fibre di amianto, certificate dalla ATS lombarda e da analisi indipendenti in tutto l'istituto.
È chiaro che si tratta di una superficialità assurda e inaccettabile, perché non sono state adottate misure di prevenzione e contenimento, e questo chiaramente col rischio di contagiare, di generare danno nei lavoratori, perché chiaramente le misure e le verifiche preventive, anche solo in caso di sospetto, andrebbero adottate. Ma soprattutto ci interessa anche il discorso degli studenti, rispetto ai quali il principio di precauzione è assolutamente importante, perché gli ambienti scolastici devono essere protetti. Nel frattempo, i ragazzi non stanno andando a scuola, perché è stata prevista da parte della ASL una chiusura importante dell'istituto - ed è in deroga, questa chiusura - perché non c'è alcuna certezza di sicurezza. E quindi questi ragazzi si trovano a non poter esercitare il loro diritto sacrosanto all'istruzione. È una situazione assolutamente critica.
La domanda che noi facciamo alla Sottosegretaria in questo caso, ma al Ministro e alle persone che sono coinvolte in questo percorso, è quali ispezioni sono state fatte, quali procedure non sono state rispettate, quali iniziative di competenza, urgenti e chiare, i Ministri intendono adottare per garantire una soluzione, anche di tipo alternativo, per garantire il diritto all'istruzione degli studenti, e se ritengono che l'edificio possa considerarsi idoneo ad ospitare attività scolastiche, per capire anche se è possibile ipotizzare una bonifica integrale o, addirittura, sostituire la struttura .
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato, Matilde Siracusano, ha facoltà di rispondere.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Condivido profondamente le preoccupazioni dell'onorevole Quartini. Tra l'altro, questo tema mi tocca da vicino, perché sa, onorevole Quartini, nella mia città - che è un caso unico, penso, nella storia -, che è Messina, per 100 anni hanno vissuto 2.000 famiglie sotto i tetti in eternit nelle baraccopoli, quindi si figuri, abbiamo patito questo strazio. Ora, finalmente, si sta sbaraccando, però la preoccupazione per l'asbestosi è stata per tanti bambini veramente sempre crescente, e le operazioni di bonifica, come lei ha appena ricordato, sono anche complesse.
Comunque vengo ai dati rispetto al caso che lei ha posto, che sono stati forniti dal Ministero dell'Istruzione. Naturalmente si sta intervenendo e si spera di risolvere quanto prima. Il dirigente scolastico del liceo “Golgi” di Broni, a fronte dell'iscrizione di due studenti con disabilità motoria che, dal settembre 2025, avrebbero frequentato il liceo, ha richiesto all'amministrazione provinciale di Pavia, proprietaria dell'immobile, nell'aprile 2024, il posizionamento di un montascale o l'adeguamento dell'ascensore.
Dopo varie interlocuzioni con l'amministrazione provinciale e diversi solleciti, si è proceduto, nel marzo di quest'anno, a un intervento sull'ascensore che non avrebbe dovuto interessare le murature dell'immobile. Nello svolgimento dell'intervento, la ditta, nella giornata del 23 marzo, ha iniziato, però, ad eseguire anche opere di demolizione di murature. A fronte di ciò, il dirigente scolastico ha provveduto immediatamente a far interrompere le lavorazioni e ad allontanare dal liceo studenti e personale, a tutela della loro salute.
Il giorno seguente, all'esito del sopralluogo effettuato, l'Agenzia di Tutela della Salute ha confermato - in via precauzionale, nelle more dell'acquisizione degli esiti delle analisi di laboratorio - la sospensione, come appunto ha già detto lei nell'illustrazione, delle attività didattiche e la conseguente chiusura dell'edificio scolastico, fino a successive indicazioni.
Dal 24 marzo il dirigente scolastico ha disposto la didattica a distanza, che sta proseguendo tuttora, salvo che per le classi quinte, che frequentano in presenza nella diversa sede di Stradella. Successivamente l'Agenzia ha comunicato l'esito negativo dei monitoraggi di polveri aerodisperse per la ricerca di fibre di amianto, confermando, al contempo, la presenza di amianto nel campione massivo proveniente dalle strutture murarie oggetto di demolizione.
Pertanto, l'Agenzia di Tutela della Salute ha disposto la prosecuzione della sospensione delle attività didattiche in presenza e la chiusura dell'edificio scolastico, e ha comunicato all'amministrazione provinciale le misure da attuare per consentire la rioccupazione degli ambienti scolastici in sicurezza. Il 15 aprile scorso l'Agenzia ha poi comunicato che ulteriori monitoraggi avevano confermato gli esiti dei precedenti controlli e, al fine di valutare compiutamente la rioccupabilità dell'edificio da parte di studenti e lavoratori, ha richiesto l'aggiornamento del censimento di tutti i materiali contenenti amianto presenti nella struttura, e la conseguente valutazione del rischio corredata dal relativo programma di controllo da parte dei soggetti obbligati.
Ad oggi, completata la parte documentale richiesta, è stata svolta la “pulizia ad umido” prescritta come misura di decontaminazione dall'Agenzia di Tutela della Salute. La scuola è in attesa che quest'ultima effettui l'ultimo monitoraggio, alla luce del quale si auspica sarà possibile riutilizzare l'edificio scolastico.
PRESIDENTE. Il deputato Quartini ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta all'interpellanza Barzotti ed altri n. 2-00829, di cui è cofirmatario.
ANDREA QUARTINI(M5S). Diciamo, Presidente, che non possiamo essere soddisfatti finché i nostri studenti sono in una situazione di rischio perenne, perché è chiaro che questa è una condizione, come si diceva prima, non solo locale della provincia di Pavia, ma è una vicenda che riguarda almeno 14.000 edifici scolastici nel nostro Paese dove è presente l'amianto, e la bonifica è assolutamente importante e da valutare con grande attenzione. Broni è una dimostrazione concreta di cosa accade quando il rischio non viene gestito.
Di fatto, nella risposta questa componente qui non è stata neanche presa in considerazione. Si è solo preso atto che si era scatenata una contaminazione ambientale e, per fortuna, la ASL e i dirigenti scolastici sono intervenuti, ma non risulta dalla risposta alcun tipo di valutazione rispetto al controllo e alla gestione del rischio. Quindi, è chiaro che non ci sono stati i criteri di precauzione e le misure di prevenzione necessarie quando sono stati svolti questi lavori. Non doveva assolutamente succedere che si contaminasse l'intero istituto rispetto a fibre di amianto.
Non possiamo oggettivamente permettere che si corra il rischio che episodi analoghi a questo si realizzino anche in altre realtà: da Oristano, per dirne una, a Rimini, per intendersi. Non possiamo permettere assolutamente che la sicurezza nelle scuole venga affrontata solo dopo le emergenze, bisogna agire prima. Le scuole dovrebbero essere luoghi sicuri sempre, non c'è dubbio. Non è accettabile che anche solo il dubbio di esposizione ad amianto possa riguardare dei minori, in questo caso non le quinte classi, ma le classi fino alla quarta. Insomma, è una situazione che sicuramente ci mette a disagio, ci mette in difficoltà.
Per questo ribadiamo assolutamente con forza la necessità di applicare il principio di precauzione: se non c'è certezza assoluta di sicurezza, quell'edificio, oggettivamente, non può essere utilizzato. Serve un intervento immediato, servono responsabilità chiare, serve una strategia nazionale. Ripeto, sono almeno 14.000 gli edifici scolastici che presentano questo rischio asbesto, e quindi è assolutamente importante. Qui non è in gioco solo il futuro dei 500 studenti, ma la credibilità stessa dello Stato nel garantire i diritti fondamentali.
E noi sappiamo che tre sono, in questo caso, i diritti che ci interessano in maniera particolare: il diritto alla salute, il diritto allo studio e il diritto anche alla sicurezza dei lavoratori .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Alifano ed altri n. 2-00830 .
Chiedo all'onorevole Alifano se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Buongiorno Sottosegretaria, di tanto in tanto ci rivediamo per parlare di problemi della giustizia e del malfunzionamento, ahimè, che attraversano molti uffici giudiziari. Oggi parliamo dell'ufficio del giudice di pace di Caserta, siamo ancora nel casertano. Mi preme fare una panoramica della situazione. Nell'ufficio del giudice di pace di Caserta sono in funzione solo 4 unità del personale di cancelleria in rapporto alle 14 previste in organico. La situazione, che già di per sé è estremamente precaria, si è aggravata nel mese di gennaio, quando una di queste unità è stata trasferita ad altro ufficio.
Questa unità serviva 2 giudici, che da allora non possono, ovviamente, gestire il ruolo di udienza; quindi questi 2 giudici, di fatto, non tengono udienza. Primo effetto: le udienze non vengono calendarizzate. Ma non è solo questo. L'ufficio del ruolo generale ha una sola unità. Che cosa significa questo? Che, anche a distanza di 4 mesi, non vengono iscritte a ruolo le cause. Ma non è finita, non è finita qui. Le sentenze sono pubblicate con un ritardo anche di un anno. Qual è l'effetto che viene determinato?
Ebbene, Sottosegretaria, l'effetto che viene determinato è che la certezza dei rapporti giuridici, di fatto, risulta inficiata, la stessa effettività della tutela giurisdizionale viene inficiata. E questo tema, in Campania, non è che viene nascosto, non ce lo siamo nascosti.
E infatti, il 17 luglio dello scorso anno, la presidente del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, unitamente alla presidente del COA, quindi del Consiglio dell'ordine degli avvocati di Santa Maria Capua Vetere, hanno inviato una missiva, oltre che al presidente della corte d'appello, anche al Ministero, proprio per denunciare la paralisi dell'ufficio del giudice di pace di Caserta.
Mi preme ancora, Presidente, rammentare che Caserta, oltre a essere capoluogo di provincia, conta una popolazione di oltre 70.000 abitanti; il bacino è importante. Ebbene, a quella missiva non è stato, di fatto, dato riscontro.
Che cosa succede allora? Viene inviata una nuova missiva, questa volta, il 4 dicembre del 2025, sempre a firma della presidente del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, la dottoressa Casella e della presidente dell'Ordine degli avvocati, l'avvocato Del Vecchio; una nuova missiva al presidente della corte d'appello e agli uffici del Ministero con cui si denuncia sempre la paralisi dell'ufficio del giudice di pace di Caserta. Risposta? Nessuna.
Il punto è che il caso dell'ufficio del giudice di pace di Caserta, Presidente, non è l'unico nel mio territorio. Facciamo un po' una cronistoria, una breve panoramica, giusto per far capire la gravità del fenomeno. A marzo del 2025, che cosa succede? È stato chiuso l'ufficio del giudice di pace di Aversa; questa volta si tratta del tribunale Napoli Nord, ma, comunque, Aversa, come ben sappiamo, è in provincia di Caserta ed è un grosso centro: conta quasi 50.000 abitanti. Viene chiuso questo ufficio e si legge, nel decreto del presidente del tribunale di Napoli Nord, il dottor Picardi, che viene chiuso l'ufficio “per assenza di tutto il personale amministrativo”. Questo è un virgolettato, Sottosegretario. Nel decreto a firma del presidente del tribunale di Napoli Nord si dice che tenere aperto quell'ufficio è assolutamente inutile. E, successivamente, si dice che solo grazie all'opera degli avvocati e anche di volontari dell'Associazione nazionale dei Carabinieri è stata possibile la pubblicazione di - udite, udite! - 16.000 sentenze che al momento erano inevase.
Ma non è finita qui. Ci spostiamo un po' più in là, anche questa volta, competenza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il centro è Maddaloni, un'altra cittadina che conta una popolazione importante - circa 36.000 abitanti - seppure in decrescita perché, oramai, il mio territorio è, purtroppo, afflitto, come dire, dallo spostamento delle giovani generazioni verso altre realtà che offrono loro maggiori possibilità. Dicevo che, comunque, è una cittadina che conta un bacino importante. Ebbene, ad ottobre 2025, viene denunciata la paralisi dell'ufficio, sempre del giudice di pace, da parte del comitato “Vogliamo la giustizia a Maddaloni”. Il portavoce di questo comitato, l'avvocato Roberti, scrive una missiva addirittura al Presidente della Repubblica. La situazione è drammatica ed è drammatica perché? Perché, in quel momento, non c'era nessun giudice in organico, quindi, nessun giudice, nessuna causa, nessuna sentenza. Un territorio che non ha, in un momento anche importante, nessun tipo di tutela giurisdizionale quantomeno per, come dire, una mole di processi anche importanti. Parliamo di una giustizia minore, ma che interessa molti cittadini e che riguarda, comunque, un numero notevole e importante di cause.
E si potrebbe ancora continuare, Presidente. Potremmo parlare del giudice di pace di Sessa Aurunca; altre criticità si rivelano anche per il giudice di pace di Teano e per quello di Carinola.
Allora, la conclusione di tutto il discorso, a mio parere, è che il meccanismo, ahimè, si è definitivamente inceppato e la giustizia di prossimità, purtroppo ce lo dobbiamo dire - e mi rivolgo alla Sottosegretaria, tramite lei, Presidente -, non funziona. Non funziona, nonostante comunque il Ministero della Giustizia generi ogni anno, per lo Stato, degli introiti importanti dai 2 ai 4 miliardi.
Ma qui non parliamo solamente di entrate per lo Stato che vengono fornite dal Ministero della Giustizia; qui parliamo della stessa tenuta della democrazia, della stessa tenuta della pace sociale, perché la risposta pronta dello Stato può garantire che una lite non sfoci in qualcosa di più grave.
L'ufficio del giudice di pace - lo dice il nome stesso - serve per l'appunto anche a far riappacificare dei litiganti, a comporre delle questioni che, magari, hanno anche un minore valore, ma che ineriscono a situazioni soggettive comunque importanti.
A parte questo, c'è anche il riflesso economico per gli avvocati, che non riescono ovviamente a portare avanti la propria professione e che, comunque, sono attinti da tasse e contributi da pagare continuamente. La categoria degli avvocati - diciamocela ancora tutta, Sottosegretaria - attraversa e continua ad attraversare, da decenni oramai, un clima di disagio e non viene data nessuna risposta agli stessi. E allora, ecco, attendiamo che vengano date delle risposte a cittadini e avvocati.
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato, Matilde Siracusano, ha facoltà di rispondere.
MATILDE SIRACUSANO,. La ringrazio, Presidente. Ringrazio l'onorevole Alifano e la rassicuro subito, perché il Governo è consapevole delle criticità che lei ha esposto e, infatti, intende agire di conseguenza, come ha già dimostrato. E adesso le dirò alcuni dati che confermano quanto ho appena detto.
Il Ministero di Giustizia ha avviato, negli ultimi anni, un deciso cambio di passo nelle politiche assunzionali, che ha già prodotto risultati concreti e misurabili in termini di rafforzamento degli uffici e miglioramento dei servizi.
Dall'insediamento di questo Governo sono state effettuate 6.305 assunzioni a tempo indeterminato, alle quali si aggiungono 7.096 unità reclutate a tempo determinato nell'ambito del PNRR, a conferma di una precisa volontà politica di investire stabilmente sul rafforzamento strutturale del sistema giustizia.
Passando, nello specifico, però all'ufficio del giudice di pace di Caserta, che è oggetto dell'interpellanza, va subito evidenziato come il tribunale di Santa Maria Capua Vetere - da cui il predetto ufficio dipende sul piano organizzativo e funzionale - sia stato interessato da un rilevante piano di potenziamento del personale amministrativo.
In particolare, a fronte di 146 posti messi a concorso, sono stati coperti 116 posti, cui si aggiungono 168 unità di personale PNRR.
Permangono, però, criticità specifiche presso l'ufficio del giudice di pace di Caserta, dove, a fronte di una dotazione organica di 14 unità, risultano attualmente in servizio effettivo solo 5 unità, con una scopertura del 64 per cento; tuttavia, tali criticità sono in larga parte riconducibili a dinamiche di mobilità del personale.
In ogni caso, contrariamente a quanto affermato dall'onorevole interpellante, l'amministrazione non è rimasta inerte, ma ha già attivato una serie articolata di interventi finalizzati al superamento di tali criticità.
È in fase di definizione una procedura concorsuale per il reclutamento di 2.970 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato, di cui 2.600 destinate al profilo di assistente.
Nell'ambito di tale procedura, i posti vacanti di assistente giudiziario presso l'ufficio del giudice di pace di Caserta saranno resi disponibili ai fini della scelta delle sedi da parte dei vincitori, garantendo così un immediato rafforzamento dell'organico.
A ciò si affiancano le procedure di stabilizzazione del personale PNRR - 183 unità dell'area funzionari e 63 unità dell'area assistenti - che consentiranno di consolidare le professionalità già operative, assicurando continuità e maggiore stabilità agli uffici.
Ulteriori interventi sono stati programmati con la pubblicazione, in data 16 marzo 2026, di nuovi bandi per la stabilizzazione di personale PNRR per complessive 6.919 unità di addetti all'ufficio per il processo, 712 tecnici dell'amministrazione e 1.488 operatori le cui selezioni inizieranno a breve.
In conclusione, il quadro che emerge è chiaro: il Ministero è pienamente consapevole, come ho detto in premessa, delle criticità esistenti, ma le sta affrontando con strumenti concreti, con tempi certi e una strategia organica. Non vi è alcuna sottovalutazione del problema; vi è piuttosto un'azione già in corso, incisiva, misurabile e orientata a garantire un rafforzamento stabile e duraturo degli uffici giudiziari sull'intero territorio nazionale.
PRESIDENTE. La deputata Alifano ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Non possiamo ritenerci soddisfatti. Mi fa piacere che la Sottosegretaria abbia dato atto delle criticità che permangono negli uffici giudiziari in tutto il territorio campano e, segnatamente, in quello del giudice di pace di Caserta. Il punto però è un altro: di fatto, l'ampliamento delle competenze dell'ufficio del giudice di pace cosa ha finito col produrre? Io penso che alla fine anche la Sottosegretaria ne sarà consapevole: li ha schiacciati sotto una mole di lavoro.
Io sinceramente non oso pensare a che cosa succederà l'anno prossimo, perché ci sono stati dei rinvii, quando tra riforma Cartabia e decreto-legge Giustizia gli uffici del giudice di pace verranno inondati da una marea di fascicoli che non saranno più di competenza del tribunale. È veramente una situazione difficile da immaginare perché già adesso - già adesso, Presidente - la situazione è complicata, estremamente complicata. Lo dicevamo prima: non è il caso di un solo giudice di pace; solo nel mio territorio almeno cinque o sei uffici hanno situazioni analoghe, non riescono, per l'appunto, a smaltire l'arretrato, ma non riescono nemmeno ad andare avanti con i nuovi processi. Perché poi oltre alla competenza civile - mi preme ricordare - c'è stato anche un allargamento sul fronte penale, sul fronte della competenza in materia penale. Parliamo anche di questioni importantissime: c'è il tema ovviamente di reati, come le lesioni, che dovranno essere affrontati da questi magistrati onorari.
Veramente è complicato pensare che si possa far fronte anche con le nuove assunzioni, cioè lo spostamento di competenze è stato, a parer mio, un errore al quale bisogna dare un rimedio. Già adesso i numeri sono questi: sono oltre un milione le cause che ogni anno vengono iscritte a ruolo dinanzi alla magistratura onoraria del giudice di pace. Immaginiamo che cosa succederà dall'anno prossimo; di fatto, dall'anno prossimo; mancano pochi mesi o, meglio, da giugno del 2026 perché il rinvio, se ben ricordo, per l'entrata in vigore di alcune norme, è stato posticipato a giugno 2026. Quindi, bisognerebbe innanzitutto partire dal riparto delle competenze proprio per evitare che gli uffici non collassino.
Poi, c'è anche un altro tema sul quale credo che la Sottosegretaria abbia delle idee e sia consapevole di quest'altra criticità: il malfunzionamento del sistema informatico che spesso si blocca. Questa è un'altra criticità che va assolutamente affrontata: il programma telematico di gestione delle udienze spesso non va avanti. Pertanto, gli avvocati si recano in udienza e devono tornare a casa perché l'udienza non si può tenere, viene rinviata, magari, a data da destinarsi. Io penso sia un'ulteriore frustrazione per una categoria che effettivamente non ne ha vista una buona, ma veramente non ne vede una buona. Secondo me, fare l'avvocato oggi, non ne parliamo poi nella mia terra, è come correre i 100 metri a ostacoli ogni giorno: è qualcosa di terribile. Ovviamente poi i cittadini cercano anche delle risposte, vallo a spiegare: io non ho potuto trattare la causa perché non funziona il programma telematico di gestione delle udienze. Ma è una cosa assurda! Veramente assurda! Quindi, bisogna, secondo me, porre mano anche a questo: bisogna potenziare i sistemi informatici. Noi stiamo andando avanti verso l'informatizzazione dei fascicoli di cancelleria, sia in materia penale che in materia civile, bisogna potenziarli, bisogna assumere personale che riesca a stare dietro alle innovazioni anche perché i programmi si aggiornano continuamente. Sono emergenze che bisogna affrontare.
Poi, l'ultima questione, sicuramente - e anche di questo credo sia consapevole la Sottosegretaria; credo anche di aver fatto un'interpellanza sullo stesso tema -, è che bisogna fermare l'emorragia dei cancellieri. I cancellieri sono spesso demotivati sul fronte economico anche per le possibilità e per le prospettive di carriera. Spesso cosa succede, soprattutto per le nuove assunzioni? Vincono il concorso presso il Ministero della Giustizia con un determinato livello stipendiale e, magari, ne fanno un altro, in un altro Ministero, dove hanno minori responsabilità, perché, comunque, il personale amministrativo nel comparto giustizia è sicuramente oberato di lavoro e di responsabilità, e transitano in un altro Ministero. Quindi, come dire, è un serpente che si morde la coda e non si riesce mai a venire a capo di una soluzione.
Io spero che ci sia una maggiore attenzione al tema giustizia, perché veramente, come dicevo prima, è la cartina al tornasole dell'effettività della tutela giurisdizionale e nello stesso tempo anche dell'effettività del sistema democratico .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Bonelli ed altri n. 2-00831 .
Chiedo al deputato Dori se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmatario o se si riservi di intervenire in sede di replica.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. L'oggetto dell'interpellanza, a firma del collega Bonelli e di altri colleghi di AVS, è proprio il progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Il punto qual è? È che il 9 aprile 2025 il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, con propria deliberazione approvava la relazione IROPI del 4 aprile 2025, ai fini della trasmissione, per il tramite del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, per informazione, unitamente all'altra documentazione che è prevista, alla Commissione europea ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 4, della direttiva n. 43 del 1992, riguardo alla procedura VIncA, quindi, di valutazione di incidenza ambientale, relativa al progetto appunto del ponte sullo Stretto di Messina.
Quindi, a proposito proprio della redazione di questa relazione IROPI, noi chiediamo in maniera puntuale e precisa questo al Governo: anzitutto qual è la struttura amministrativa del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti che ha istruito e redatto la relazione; qual è il responsabile del procedimento amministrativo; sulla base di quali valutazioni tecniche, fornite anche eventualmente da altre amministrazioni, sono stati formulati i presupposti e le valutazioni conclusive, relativi proprio ai motivi imperativi di rilevante interesse pubblico; poi quali elementi di analisi sono stati assunti per valutare le soluzioni delle alternative progettuali; chi ha firmato la relazione e quale struttura amministrativa ha trasmesso la relazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la sua approvazione.
Ecco, come vede, Presidente, sono quesiti molto puntuali e molto precisi. Quindi, dopo le saprò dire se sono soddisfatto della risposta del Governo (se non saranno risposte vaghe). Speriamo che sarà così.
PRESIDENTE. La Sottosegretario di Stato, Matilde Siracusano, ha facoltà di rispondere. Da qui si parrà la sua nobilitate, prego.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Sono veramente rincuorata, perché ero preoccupatissima. Ero preoccupatissima perché erano trascorse troppe ore senza un atto o un intervento di AVS contro il ponte sullo Stretto di Messina. Quindi, grazie, invece, perché temevo che aveste trovato un'altra causa a cui attribuire tutti i mali dell'Italia. Anzi, no dell'Italia, ma del mondo tutto, perché voi avete conferito al ponte sullo Stretto di Messina questo potere sovrannaturale, cioè senza essere realizzato è già la causa di tutte le problematiche del Paese. Quindi, veramente grazie, sono sinceramente rincuorata, perché mentre nel mondo, soprattutto con quello che sta accadendo, si parla della strategicità dei collegamenti, delle infrastrutture energetiche e dei corridoi, noi ci chiediamo, con un'interpellanza urgente, per quale ragione, che, a mio avviso, - non si offenda l'onorevole Dori -, comprenderebbe anche un bambino, il ponte sullo Stretto di Messina, che è un'infrastruttura strategica che determinerà uno economico per tutto il Paese, che potrebbe far diventare il Mezzogiorno del Paese l' dell'Europa nel Mediterraneo, risponda a motivi imperativi di rilevante interesse pubblico.
Per me lo capirebbe chiunque, però io le risponderò con i dati che mi ha fornito il Ministero delle Infrastrutture, riprendendo anche l'iter che ha condotto oggi alla realizzazione del ponte, che auspichiamo avvenga quanto prima, nonostante le varie opposizioni di più istituzioni. In attuazione delle disposizioni recate dal decreto-legge n. 35 del 2023, nel marzo 2024 il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica ha avviato la procedura di valutazione di impatto ambientale. Tale procedimento si è concluso, nel novembre 2024, con il parere positivo di compatibilità ambientale espresso dalla Commissione tecnica VIA-VAS, accompagnato da specifiche prescrizioni da ottemperare nella successiva fase progettuale esecutiva.
Nell'ambito della medesima istruttoria, è stato inoltre disposto un approfondimento mirato, secondo quanto previsto dalla direttiva Habitat 92/43/CEE, per tre siti appartenenti alla Rete Natura 2000. Proprio alla luce di tali risultanze, e al fine di garantire la prosecuzione dell'iter autorizzativo nel rispetto del quadro normativo europeo, è stata attivata la procedura prevista dall'articolo 6, paragrafo 4, della direttiva Habitat, nota come procedura IROPI.
Si tratta, come noto, di una fase eccezionale e conclusiva nell'ambito della valutazione di incidenza ambientale, che consente la realizzazione di interventi con impatti negativi residui su siti protetti esclusivamente in presenza di motivi imperativi di rilevante interesse pubblico e in assenza di alternative praticabili. In questo contesto, il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha promosso un ampio e strutturato confronto interistituzionale, coinvolgendo tutte le amministrazioni competenti al fine di acquisire valutazioni puntuali e approfondite circa la sussistenza dei presupposti IROPI.
In particolare, il confronto ha visto il coinvolgimento di molteplici istituzioni, tra cui, oltre al MIT nelle varie articolazioni, il Ministero della Salute, il Ministero della Difesa, il Dipartimento della protezione civile, il Ministero dell'Ambiente, il Ministero per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, il Ministero dell'Interno e, non da ultimo, Stretto di Messina Spa (per contributi informativi e profili di competenza).
L'esito di tale attività istruttoria è confluito in una relazione organica, consistente nella collazione sistematica dei contributi ricevuti. Tale relazione è stata trasmessa, in versione definitiva, dalla Direzione generale per le strade e la sicurezza delle infrastrutture stradali all'Ufficio di gabinetto del MIT e da questo alla Presidenza del Consiglio dei ministri con nota del 4 aprile 2025, indirizzata per conoscenza alle amministrazioni interessate e ai soggetti istituzionali indicati nel circuito di coordinamento.
La deliberazione del Consiglio dei ministri nella riunione del 9 aprile 2025 ha disposto di approvare l'allegata relazione IROPI del 4 aprile e di prevederne la trasmissione, per informazione, alla Commissione europea, unitamente all'ulteriore documentazione prevista, tramite il MASE, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 4, della direttiva Habitat.
Successivamente, anche alla luce dei rilievi della Corte dei conti e delle più recenti disposizioni normative, il MIT ha riattivato il confronto con le amministrazioni (qualora non bastassero già le precedenti) sui profili concernenti la tutela della salute pubblica e della sicurezza e la valutazione comparativa delle possibili alternative, inclusa l'opzione del non intervento. Tale ulteriore fase istruttoria, che è tuttora in corso, è finalizzata a rafforzare il quadro conoscitivo e rendere più esplicite le valutazioni tecniche a supporto delle decisioni del Governo, in coerenza con i più avanzati standard europei di trasparenza, ragionevolezza e proporzionalità.
Si segnala inoltre che, al fine di confermare la piena compatibilità delle suindicate procedure con le norme europee, è stato anche attivato un confronto con i Servizi della Commissione europea, tuttora in corso, nell'ambito del quale sono stati forniti tutti gli elementi informativi richiesti. All'esito di questo percorso, sempre in un'ottica di leale collaborazione istituzionale, sarà predisposta una nuova proposta di deliberazione da sottoporre al Consiglio dei ministri, che fornirà un riscontro puntuale ai rilievi della Corte dei conti.
Quindi sostanzialmente, onorevole Dori, tutte le amministrazioni competenti hanno sottoscritto e hanno fornito elementi per confermare la necessità di questa relazione, della relazione IROPI. Il Governo su questo progetto, che a nostro avviso è indispensabile per il rilancio del Paese, andrà avanti, anzi, come ha visto dai passaggi legislativi che le ho elencato, non si è mai fermato e realizzerà quest'opera, perché quest'opera procurerà benefici inquantificabili.
PRESIDENTE. L'onorevole Dori ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta all'interpellanza Bonelli ed altri n. 2-00831, di cui è cofirmatario.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. No, chiaramente non sono soddisfatto perché le risposte sono state soltanto parziali, e quindi le risposte sono state date solo ad alcuni quesiti; evidentemente, ad altri si è voluto non rispondere. Però, Presidente, ringrazio in realtà la Sottosegretaria Siracusano perché, proprio con il suo intervento, ha ricordato, infatti, l'impegno quotidiano e costante di AVS contro un progetto fallimentare sotto tutti i punti di vista, che blocca miliardi e miliardi di euro di finanze pubbliche.
Un progetto che chiaramente, non solo da un punto di vista ambientale, è devastante. E soprattutto per quale motivo? Perché si sottraggono quelle risorse proprio a quelle infrastrutture… si vogliono puntare tutte sul ponte sullo Stretto, anziché utilizzarle - io, ad esempio, sono lombardo - per tante altre infrastrutture o progetti. Pensiamo, ad esempio, a collegamenti in superficie, in elettrico, anziché questi progetti. Sono tutte risorse che vengono sottratte ad altro: è una scelta.
È una scelta investire in difesa, è una scelta investire 13 o più miliardi di euro sul ponte sullo Stretto e lasciare i cittadini che, quando vanno a prenotare una visita medica specialistica, devono attendere 12-18 mesi per fare una radiografia o un esame medico indispensabile. Sono felice che la Sottosegretaria Siracusano scuota la testa, proprio perché si rende conto del folle investimento dell'Italia in un'infrastruttura di questo tipo, sottraendo risorse indispensabili per giustizia, salute e, chiaramente, tutto quello che viene sottratto a causa di un progetto che sanno essere fallimentare.
Ha dimenticato una cosa, Sottosegretaria. Ha ricordato il parere favorevole della valutazione VIA-VAS, ma ha dimenticato, chissà come mai, il parere negativo del Ministero dell'Ambiente, il vostro Ministero dell'Ambiente, invece, riguardo alla VIncA di livello appropriato, livello 2. Quello, invece, se lo sono dimenticato, le 62 condizioni ambientali che sono state poste. No, soltanto quello che è positivo si dice, il resto si omette. Le altre 62 condizioni ambientali che si devono ottemperare, quelle non esistono. Questa è la dimostrazione di come il Governo, chiaramente, omette quello che gli interessa, ma i cittadini, ribadisco, non sono stupidi, per fortuna.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
Saluto le studentesse, gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Padre Pio da Pietrelcina”, di Ispica, in provincia di Ragusa, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti . Benvenuti, siete siciliani, come chi vi parla e chi rappresenta oggi il Governo, quindi benvenuti alla Camera dei deputati.
Così come diamo il benvenuto ai rappresentanti dell'Istituto statale di istruzione superiore “Melissa Bassi”. Loro invece arrivano da Napoli, Scampia, dove oggi c'è il Papa, e voi invece siete a Roma. Complimenti, auguri per il vostro futuro e benvenuti anche voi alla Camera .
Ora non c'è nessuno non perché è vacanza, ma perché è una seduta dedicata alle interpellanze, e quindi erano presenti soltanto i deputati che interrogavano il Governo, che era rappresentato al meglio dalla Sottosegretaria Siracusano.
PRESIDENTE. Avverto che, con distinte lettere in data 30 aprile e in data 7 maggio, il presidente della Commissione cultura e il presidente della Commissione giustizia hanno manifestato, rispettivamente, l'esigenza, sulla quale hanno convenuto all'unanimità i rappresentanti dei gruppi delle relative Commissioni, di posticipare: al calendario dei lavori di giugno l'avvio dell'esame in Assemblea, attualmente previsto per la seduta di lunedì 11 maggio, della proposta di legge n. 2225 e abbinata, recante l'istituzione del Museo per la memoria del disastro ferroviario di Viareggio; di una settimana l'avvio dell'esame in Assemblea, attualmente previsto per la seduta di lunedì 11 maggio, della proposta di legge n. 2696, recante disposizioni per la protezione e l'assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento appartenenti a famiglie inserite in contesti di criminalità organizzata.
Pertanto, secondo le intese intercorse tra i gruppi: l'esame della proposta di legge n. 2225 non sarà iscritto all'ordine del giorno delle sedute del corrente mese; la discussione generale della proposta di legge n. 2696 sarà iscritta all'ordine del giorno della seduta di lunedì 18 maggio, dopo la discussione generale del decreto-legge in materia fiscale, mentre il relativo seguito dell'esame sarà iscritto all'ordine del giorno dell'Assemblea a partire dalla seduta di martedì 19 maggio, dopo l'eventuale seguito dell'esame degli argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi.
Avverto inoltre che nell' al resoconto della seduta odierna sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi: per l'esame del disegno di legge n. 2629-A ed abbinate - Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento forense; per l'esame del testo unificato delle proposte di legge n. 1208-A - Disposizioni in materia di terapie digitali; per la discussione sulle linee generali della proposta di legge costituzionale n. 2197 ed abbinate - Modifica all'articolo 24 della Costituzione in materia di tutela delle vittime di reato; per la discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 632-A ed abbinata - Modifiche al codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento; per l'esame della mozione n. 1-00569 concernente la revisione integrale del Patto di stabilità e crescita e gli investimenti europei e nazionali in armamenti.
Avverto infine che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, nella giornata di mercoledì 13 maggio la seduta avrà inizio alle ore 10,30 al fine di consentire lo svolgimento, innanzi alle Commissioni III e IV, dell'audizione dei Ministri degli Affari esteri e della Difesa sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1845 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali (Approvato dal Senato). (C. 2890)
: CENTEMERO.
2.
Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento forense. (C. 2629-A)
e delle abbinate proposte di legge: D'ORSO ed altri, GRIBAUDO; D'ORSO ed altri; CALDERONE e PATRIARCA; PITTALIS ed altri; DORI. (C. 594-735-751-867-2432-2633)
: BISA, MASCHIO, PITTALIS e SCHIFONE.
3.
LOIZZO ed altri; QUARTINI ed altri; GIRELLI ed altri: Disposizioni in materia di terapie digitali. (C. 1208-2095-2220-A)
Relatrice: LOIZZO.
4.
S. 427-731-888-891 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: IANNONE ed altri; MARTON ed altri; PARRINI ed altri; DE CRISTOFARO e MAGNI: Modifica all'articolo 24 della Costituzione in materia di tutela delle vittime di reato (Approvata, in un testo unificato, in prima deliberazione, dal Senato). (C. 2197)
e delle abbinate proposte di legge costituzionali: CIRIELLI; ZANELLA. (C. 286-1312)
: DE CORATO.
5.
ENRICO COSTA e MATONE: Modifiche al codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento. (C. 632-A)
e dell'abbinata proposta di legge: MATONE ed altri. (C. 2328)
: ENRICO COSTA.