PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
RICCARDO ZUCCONI, legge il processo verbale della seduta del 6 maggio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 96, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Davide Aiello. Ne ha facoltà.
DAVIDE AIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori per chiedere che il Governo venga urgentemente a riferire in Aula, nella persona del Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, su quanto sta accadendo in queste ore e in queste settimane a Palermo, la mia città. Presidente, non siamo di fronte a singoli episodi isolati, siamo di fronte a una sequenza gravissima di fatti di sangue: parliamo di intimidazioni, sparatorie, colpi di arma da fuoco contro attività commerciali, raffiche di contro ristoranti, richieste di pizzo e addirittura omicidi.
A Palermo, tra Sferracavallo, San Lorenzo, lo Zen, il Cep e Villaggio Santa Rosalia, si sta respirando un clima pesantissimo. Appena due notti fa ci sono stati colpi di pistola contro un panificio e una macelleria nel quartiere Zen; nelle settimane scorse raffiche di avevano colpito e terrorizzato commercianti e cittadini nella zona occidentale della città e sabato si sono registrati due omicidi, uno al Villaggio Santa Rosalia e uno al Cep.
A tutto questo si aggiunge un elemento ancora più inquietante, Presidente: il ritorno della paura del pizzo. Secondo quanto riportato dalla stampa, dopo i colpi di , alcuni commercianti di Sferracavallo avrebbero ricevuto richieste estorsive; a un operatore economico sarebbe stato richiesto un pensiero per la Pasqua dei carcerati e a un altro addirittura il pagamento di 10.000 euro. Presidente, questo significa che la violenza non è soltanto violenza, è un messaggio, è una forma di comunicazione criminale, è il tentativo di riaffermare il controllo mafioso sul territorio.
Quando si spara contro un'attività commerciale, quando si colpiscono panifici, macellerie, ristoranti e imprese, non si sta colpendo solo il singolo esercente, si sta dicendo a un intero quartiere: qui comandiamo noi. Questo Parlamento non può restare in silenzio di fronte a questi fatti. Il prefetto di Palermo ha riunito il comitato per l'ordine e la sicurezza; è un passaggio importante, ma non è sufficiente. Ora serve che il Governo venga qui, in Aula, a dire con chiarezza quali misure intenda adottare
Chiediamo urgentemente al Ministro Piantedosi di riferire su almeno 4 punti che sono fondamentali: il primo, quale sia la reale valutazione del Ministero dell'Interno sull'criminale in corso a Palermo; il secondo, quali interventi immediati si intendano disporre per rafforzare il presidio del territorio, a partire dai quartieri più esposti; il terzo, se il Governo intenda potenziare uomini, mezzi e risorse per le Forze dell'ordine, per gli investigatori e per i presìdi antimafia nella città di Palermo; quarto, Presidente, quali strumenti concreti si intendano mettere in campo per proteggere i commercianti, gli imprenditori e i cittadini, che oggi hanno paura di denunciare.
Questo è, infatti, il punto politico fondamentale, Presidente, il punto più serio: se i commercianti hanno paura di denunciare, lo Stato deve creare le condizioni perché non si sentano soli, non si sentano soli questi commercianti.
Non bastano gli appelli al coraggio individuale, serve una risposta collettiva delle istituzioni. Serve una presenza visibile, costante e credibile dello Stato. Serve far capire a chi vive e a chi lavora in quei quartieri che denunciare è possibile, che denunciare è sicuro, che denunciare non significa essere abbandonato il giorno dopo .
Palermo, la mia città, ha conosciuto il sangue della mafia, ma ha conosciuto anche il coraggio della ribellione civile, delle associazioni, dei commercianti, dei magistrati, delle Forze dell'ordine, dei cittadini che non si sono mai piegati.
Non possiamo consentire che oggi torni l'idea che ci si debba mettere a posto per stare tranquilli. Non possiamo consentire che una nuova generazione criminale pensi di riconquistare pezzi della città con le armi, con il racket e con il terrore.
Per questo chiediamo formalmente che il Ministro dell'Interno venga in Aula con urgenza a riferire. Palermo non può essere lasciata sola. Lo Stato deve esserci e deve esserci adesso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Anche il Partito Democratico chiede un'informativa urgente del Governo, in particolare del Ministro Piantedosi, sui fatti gravi che hanno riguardato Palermo, ma tutta la Sicilia in particolare.
Io voglio dirlo con grande chiarezza: in questa legislatura più volte abbiamo evidenziato, con dati alla mano, come il Governo abbia progressivamente tagliato il numero dei componenti della Direzione investigativa antimafia in Sicilia. A fronte delle nostre contestazioni precise, il Governo si è sottratto al confronto sia sull'attività ispettiva sia nel merito dei provvedimenti. In tutti i decreti e le misure sulla sicurezza non abbiamo mai sentito parlare e non abbiamo mai visto e letto la parola “mafia”.
Serve un intervento straordinario e soprattutto serve che il Governo si confronti con il Parlamento, a partire dalla richiesta di informativa urgente, su cui insistiamo oggi.
La sicurezza, certo, non si può fare con i continui tagli sia per quanto riguarda il comparto dei Carabinieri che per quanto riguarda quello della Polizia di Stato. Negli scorsi mesi il comandante generale dei Carabinieri ha lamentato tagli per circa 10.000 unità nel Paese, che si riverberano in modo specifico anche in Sicilia.
Serve un'azione decisa e ferma da parte dell'Esecutivo, che in questo momento non vediamo. Quindi, l'informativa urgente può essere il modo per confrontarsi con il Parlamento e intervenire per quella che è una situazione ormai fuori controllo
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame e la votazione della questione pregiudiziale Carotenuto, Scotto, Mari ed altri n. 1 riferita al disegno di legge n. 2911: Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, recante disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all'occupazione e di contrasto del caporalato digitale.
A norma del comma 3 dell'articolo 40 e del comma 3 dell'articolo 96- del Regolamento, la questione pregiudiziale può essere illustrata per non più di dieci minuti da uno solo dei proponenti. Potrà, altresì, intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi non firmatari per non più di cinque minuti.
Illustra la questione pregiudiziale Carotenuto, Scotto, Mari ed altri n. 1 l'onorevole Dario Carotenuto.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, facciamo un gioco di immaginazione. Cosa sarebbe accaduto se la notte del 30 aprile un'improvvisa catastrofe, un cataclisma, avesse travolto il mercato del lavoro? Qualcosa di così urgente che non si potesse aspettare l'alba, il dibattito politico o il Paese, diciamo così. Ve lo dico io: non sarebbe successo assolutamente nulla. Il 30 aprile il mercato del lavoro era esattamente come il 29 aprile, esattamente come il 28 aprile, esattamente come il mese precedente, ma voi avevate un'ansia diversa: non la fame dei lavoratori, ma l'urgenza di riempire una data simbolica, direi anche sacra, come è quella del 1° maggio, con un bel sui .
Allora, avete preso la decretazione d'urgenza, uno strumento costituzionale solenne, e l'avete trasformata in uno strumento di comunicazione politica. Questo, Presidente, è il peccato originale di questo atto. È nato per una data nel calendario, non per un diritto quanto mai sacrosanto, a dire il vero.
Poi, il secondo problema è al cuore del provvedimento. Il Governo chiama questo decreto “salario giusto”, che è una scelta semantica, non giuridica. Anche qui siamo usciti dall'ufficio , dall'ufficio di comunicazione. La Costituzione, all'articolo 36, non usa però la parola “giusto”; dice “sufficiente” e poi dice anche “proporzionata”. Parla di una vita libera e dignitosa. Un diritto quindi immediatamente esigibile, non un'aspirazione da inseguire. Allora, tra ciò che la Costituzione pretende e ciò che questo decreto offre c'è un vero e proprio abisso.
Poi, c'è un terzo problema ancora più grave e riguarda il disegno complessivo, quello che vediamo dall'inizio di questa legislatura. Bene, questo decreto non rafforza affatto i diritti dei lavoratori, li svuota semmai e li trasforma in etichette. Dietro ogni formula burocratica però c'è una famiglia in difficoltà, una busta paga insufficiente, un carrello della spesa sempre più vuoto.
Ripartiamo dall'inizio, dal primo problema: quello legato all'articolo 77 della Costituzione, che voi continuate a tradire. Quello non è un suggerimento che sta scritto per caso su quella Carta. No, è proprio una linea di confine netta: il decreto-legge è ammesso solo in casi di straordinaria necessità e urgenza. La giurisprudenza costituzionale, da questo punto di vista, è granitica. Il vizio di necessità non si sana in sede di conversione d'altra parte, ma nasce con il decreto e lì resta. Quindi, l'urgenza qui non nasce da una crisi del mercato del lavoro o da un cataclisma, ma nasce dal fatto che era il 30 aprile e avevate necessità di fare un il 1° maggio . Giorgia Meloni aveva questa insanabile necessità di fare un bel video, nel quale annunciare un decreto per aiutare i lavoratori. Ma chi aiuta questo? Al massimo qualche impresa, ma lo vedremo poi.
Il Governo, d'altra parte, evita il confronto sul salario minimo legale, sostituendo la sostanza, che c'è in quella nostra proposta, con questo nome, ma il problema qua non è neanche troppo il nome, bensì quello che c'è sotto, perché l'articolo 36 della Costituzione - ve ne dovete fare carico prima o poi di questa cosa - garantisce una retribuzione proporzionata e sufficiente. Quella parola ha un peso specifico enorme, vuol dire bastante a vivere per il lavoratore e la sua famiglia. Questo ve lo dovete mettere bene chiaro in testa .
La Costituzione non parla di salario giusto, parla di salario sufficiente per una vita libera e dignitosa. Il parametro scelto dal decreto - ed è lì che c'è il trucco, perché voi questo fate, ossia truccate le carte e lo fate contro i lavoratori poveri - è il TEC, ossia il trattamento economico complessivo. Qui c'è il : non il TEM che sarebbe il trattamento economico minimo che è la soglia certa, verificabile e immediatamente leggibile in busta paga. Il TEC è un minestrone: ci sta dentro la paga base, l'indennità, premi eventuali, aziendale, mensilità aggiuntive. Sono voci eterogenee per natura.
Allora, non c'è nessuna certezza. Il aziendale non paga l'affitto degli italiani, i premi eventuali non riempiono il carrello della spesa, le voci variabili non garantiscono nulla di certo.
La scelta del TEC al posto del TEM però non è neutrale, ma è funzionale a permettere l'applicazione dei contratti con minimi tabellari bassi, compensati formalmente da voci accessorie o variabili. Quindi, il rispetto del parametro normativo diventa meramente apparente, mentre la sostanza della tutela retributiva è compromessa.
Decidere come pesa un buono pasto rispetto allo stipendio base non è un'operazione tecnica, è un'operazione altamente discrezionale e l'avete delegata al CNEL, investito di un potere para-legislativo che non gli appartiene. Il Governo cita l'Europa, ma ne ignora il cuore, perché la direttiva UE n. 2041 del 2022 non si limita a valorizzare la contrattazione collettiva, ma impone agli Stati di dotarsi di criteri propri chiari e trasparenti per verificare l'adeguatezza salariale.
In questo decreto non c'è nulla di tutto questo; non c'è nemmeno un solo criterio. L'Europa chiede convergenza verso l'alto, questo decreto costruisce una blindatura verso il basso. Non è un'attuazione della direttiva, è un tradimento della direttiva; un tradimento che configura una violazione dell'articolo 117, primo comma, della Costituzione.
E poi l'ultimo pilastro, la compressione concreta dei diritti: questo decreto non rafforza i diritti dei lavoratori - non entrerà un solo centesimo nelle buste paga dei lavoratori con questo decreto -, rafforza l'insindacabilità dei salari bassi. Oggi il giudice del lavoro può verificare se un salario sia insufficiente ai sensi dell'articolo 36 della Costituzione. La Cassazione, in funzione nomofilattica, ha consolidato l'orientamento per cui il giudice può discostarsi dai minimi contrattuali, quando inadeguati. È un presidio fondamentale, perché impedisce che la contrattazione collettiva si trasformi in uno strumento di compressione dei diritti.
Voi, con questo decreto, rendete il contratto collettivo automaticamente giusto. Si vuole trasformare una presunzione relativa in una verità assoluta; si vuole sottrarre al giudice il potere di verificare se quel salario consenta davvero una vita dignitosa. È una compressione diretta dell'articolo 36 della Costituzione sotto il profilo della tutela giurisdizionale, ed è irragionevole, ai sensi dell'articolo 3, equiparare, senza verifica qualitativa, tutti i trattamenti economici, perché produce effetti sostanzialmente discriminatori.
E, poi, sui rinnovi contrattuali, Presidente, il decreto raggiunge vette di ingiustizia davvero inesplorate prima. Per i contratti scaduti si prevede un'anticipazione del 30 per cento della variazione IPCA dopo 12 mesi. Cioè, facciamo il conto: con l'inflazione al 5 per cento, questo decreto garantisce l'1,5 per cento. Il restante, cioè il 70 per cento della perdita di potere di acquisto, viene scaricato sulle famiglie. Non è una norma contro il carovita, è una norma che certifica per legge l'impoverimento dei cittadini, l'impoverimento dei lavoratori. E per i contratti già scaduti, che sono la stragrande maggioranza - milioni di lavoratori che aspettano da anni -, la norma si applica solo dal 1° gennaio 2027. C'è un'immunità di fatto, garantita per i ritardi attuali. Il meccanismo non accelera per niente i rinnovi, li rende più convenienti da rinviare. Avete creato un incentivo legale al non rinnovo.
I lavoratori stagionali - parliamo di turismo, agricoltura e servizi - vengono addirittura esclusi da questo meccanismo. Chi è già storicamente sottopagato, chi vive di precarietà strutturale non ha bisogno evidentemente, e viene lasciato fuori da questa protezione. Dove lo sfruttamento è più forte, la tutela è più debole; altro che salario giusto. Il Governo, poi, parla di un miliardo stanziato per questa cosa, ma non è così, è un'altra truffa: in larga parte si tratta di risorse già destinate alle stesse finalità da provvedimenti precedenti, e, quanto ai 7 milioni di esoneri contributivi sulle imprese, quelle risorse vengono sottratte al nascita, voi che parlate di crisi demografica. Si tolgono soldi alle famiglie per darli alle imprese, questo è il vostro salario giusto.
Sulle piattaforme digitali, infine, fate tautologia giuridica: scrivete che conta la concreta modalità di svolgimento del lavoro. Lo sanno gli studenti al primo anno di giurisprudenza da settant'anni: è il principio di effettività. Non è una riforma, è un esercizio retorico. E, poi, lasciate l'onere della prova al contro la multinazionale, Davide contro Golia, senza la fionda però, perché anche quella gli avete tolto.
C'è un filo rosso, Presidente, che unisce questo decreto alle scelte degli scorsi mesi. Un disegno che ha una sua coerenza quasi feroce, perché il Comitato europeo dei diritti sociali, l'organo del Consiglio d'Europa, ha adottato il 10 settembre 2025 la decisione sul reclamo n. 208/2022, che ha condannato l'Italia per tre violazioni della Carta sociale europea sul diritto di sciopero: due violazioni con 13 voti su 15, una addirittura all'unanimità. E questo Governo non ha corretto la deriva, anzi, ha risposto aggiungendo un altro mattone. Da una parte, con questo provvedimento svuotate l'articolo 36, dite al lavoratore che il suo salario è giusto per legge, anche se non ci vive, e gli togliete persino la possibilità di fare ricorso al giudice; dall'altra, mentre gli togliete il pane, gli avete tolto anche l'unica arma che avevano per difendersi, il diritto allo sciopero. È un attacco a tenaglia il vostro. Lo volete sottopagato e impossibilitato a incrociare le braccia. Due strumenti, un unico disegno: rendere i lavoratori ricattabili.
E allora, Presidente, questo provvedimento viola l'articolo 3 della Costituzione per irragionevolezza, viola l'articolo 36 della Costituzione svuotandolo di effettività, viola l'articolo 77 della Costituzione per carenza dei presupposti e viola l'articolo 117 della Costituzione per contrasto con la direttiva (UE) 2022/2041. Non aumenta i salari, non rafforza i diritti, sostituisce le garanzie costituzionali con automatismi burocratici e sostituisce il salario minimo con un'etichetta, con uno slogan, sostituisce la tutela con la propaganda.
Chiudo. Con questo decreto avete fondato una Repubblica non più sul lavoro, ma sul silenzio di lavori sottopagati. Il MoVimento 5 Stelle non può che votare “sì” a questa pregiudiziale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Noi voteremo contro le pregiudiziali, perché, a nostro avviso, il piano del merito va sempre distinto da quelle che sono le vicende sollevate attraverso le pregiudiziali di costituzionalità. Quindi, a differenza di chi ritiene - questo è il nostro giudizio - di utilizzare questo spazio per affrontare già le questioni di merito, noi ci riserviamo quelle per il prosieguo, per il dibattito, per la sede, secondo noi, idonea a dibattere sulle questioni di merito.
Noi abbiamo votato tante volte a favore delle questioni pregiudiziali quando sono state sollevate, ma sempre quando abbiamo immaginato di aprire delle valutazioni, delle riflessioni circa la legittimità di un provvedimento e la possibilità che potesse cozzare con le norme costituzionali. Indipendentemente dalla fondatezza o meno delle nostre posizioni, abbiamo ritenuto in quei casi che la questione di legittimità costituzionale potesse essere affrontata effettivamente. Invece, in questo caso, ascolto più valutazioni di merito.
È chiaro che si richiamano articoli della Costituzione, ma quelli sempre. Cioè, in ogni dibattito parlamentare esistono le norme costituzionali sullo sfondo, ma la valutazione sull'idoneità di un provvedimento a scontrarsi con i principi costituzionali è altro. E questo strumento, secondo me, non lo possiamo utilizzare tutte le volte, o quasi, per aprire un cosiddetto pre-dibattito. Alla fine, noi in questa sede, facciamo un'operazione di , dicendo che c'è anche la questione di pregiudizialità e aprendoci a dei minuti di pre-dibattito rispetto alle valutazioni di merito - ripeto, questa è la nostra opinione -, per cui finiamo con lo svilire quello che è uno strumento molto, molto importante.
Parliamo spesso e accusiamo il Governo di abusare dello strumento della decretazione d'urgenza, ma alla fine sulle pregiudiziali rischiamo, anche come partiti di opposizione, di cadere nello stesso abuso. Cioè, noi solleviamo la questione di costituzionalità anche quando tutte le lamentele, tutti i rilievi che vengono fatti sono, poi, sostanzialmente rilievi di merito, sui quali noi ci riserviamo - ripeto - ogni valutazione nella sede propria, proprio per non svilire lo strumento della pregiudiziale di costituzionalità. Secondo noi, questo è uno di quei casi nei quali bisogna votare “no”.
Spesso ho fatto questa considerazione, ma, visto che questo è un esercizio di - questo delle pregiudiziali di costituzionalità -, ripeto anche in questa circostanza la stessa valutazione. Sicuramente nella mente dei costituenti, nella mente del legislatore che ha introdotto questo strumento non c'era un'utilizzazione così automatica, così meccanica dello strumento della pregiudiziale di costituzionalità. Io immagino che invece - ripeto - il legislatore, quando l'ha introdotta, prevedesse che, in una legislatura, tre, quattro, cinque volte si potesse dibattere della potenzialità di un provvedimento di cozzare contro una norma costituzionale. Probabilmente, se noi l'avessimo utilizzato molto meno, quest'Aula sarebbe stata oggi piena, perché ci sarebbe stato un dibattito reale sulla potenzialità di questo provvedimento a cozzare contro i principi costituzionali. E, invece, che cosa si verifica? Che tutti aspettano questo primo giro di valutazioni di merito, stancamente, per poi valutare il voto a favore della maggioranza e il “no” delle opposizioni - o, meglio, tutto al contrario, perché stiamo parlando di pregiudiziali di costituzionalità -, ma è un voto meccanico, perché è un dibattito meccanico.
In questo caso - questa è la nostra opinione - le valutazioni di merito le faremo più in là, lo spazio per una valutazione di costituzionalità non c'è. Voteremo contro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Tenerini. Ne ha facoltà.
CHIARA TENERINI(FI-PPE). Colleghi, consentitemi di iniziare questo intervento in maniera inusuale, esprimendo solidarietà alle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Perché il poderoso documento presentato dai colleghi del MoVimento 5 Stelle, del Partito Democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra non è, nella sostanza politica, una pregiudiziale di costituzionalità. È una vera e propria mozione di sfiducia nei confronti della triplice confederale.
Anzi, diciamolo meglio, è una mozione di sfiducia nei confronti della CGIL, della CISL e della UIL, cioè di quelle organizzazioni che da decenni firmano contratti, rappresentano milioni di lavoratori e danno sostanza al sistema italiano della contrattazione collettiva. E rispetto a questa mozione di sfiducia, mascherata da pregiudiziale, il gruppo di Forza Italia voterà convintamente contro. Non posso, però, nascondere lo stupore con cui lo scorso venerdì ho appreso del deposito di questa pregiudiziale su questo decreto.
Mai mi sarei aspettata di dover discutere una pregiudiziale costruita quasi interamente sull'articolo che riconosce e valorizza ancora di più la contrattazione collettiva svolta non dai sindacati gialli, non da sigle di comodo, non da contratti pirata, ma dalla CGIL, dalla CISL e dalla UIL. È evidente che siamo davanti a un enorme fatto politico, che meriterebbe una discussione molto ampia. Se guardo le firme in calce al documento, la prima considerazione inevitabile è che il Partito Democratico, dopo avere buttato a mare la riforma su Roma Capitale, oggi abbandona anche il sindacato e la contrattazione collettiva nazionale pur di inseguire l'unità con il MoVimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni.
Altro tema politico che appare di assoluta evidenza è che MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra si oppongono in radice al salario giusto, chiedendo addirittura che non venga neppure esaminato, perché il salario giusto, per come è disegnato dal decreto, sterilizza completamente il cavallo di battaglia del salario minimo. E non credo sia un caso che, se sulla famosa proposta di salario minimo vi erano anche le firme del gruppo di Azione, su questa pregiudiziale quelle firme manchino, così come mancano quelle di Italia Viva, che pure il salario minimo lo aveva sostenuto.
Colleghi, in questo caso bisogna riconoscere al Governo e alla maggioranza di essere stati duttili e di avere saputo fare politica. Siamo passati dall'impostazione iniziale della delega approvata, che individuava come parametro di riferimento i contratti maggiormente applicati, all'impostazione attuale, che guarda, invece, alle associazioni di rappresentanza comparativamente più rappresentative. Con questo cambio di paradigma il salario minimo legale non rappresenta più una posizione politica né valida, né efficace.
Un altro aspetto che vorrei sottolineare è la poderosità abbastanza inusuale della pregiudiziale. Avete riempito ben sei cartelle di per ripetere sostanzialmente sempre tre cose: la prima l'ho già detta, non vi fidate dei sindacati, non vi fidate della triplice confederale, non vi fidate di CGIL, CISL e UIL. Lo scrivete quando parlate del concreto rischio di favorire la diffusione di contratti collettivi al ribasso e di legittimare pratiche elusive.
Ma se il decreto richiama i contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, allora quel sospetto non cade su qualche sigla fantasma, cade direttamente sulle grandi organizzazioni sindacali e datoriali del Paese. E allora bisogna avere il coraggio politico di dirlo: questa pregiudiziale, nel tentativo di colpire il Governo, finisce per colpire la credibilità della contrattazione collettiva nazionale.
Il secondo tema riguarda il fatto che, secondo voi, potrebbero non essere più i giudici e i tribunali a decidere su contratti e salari, ma le parti sociali che rappresentano i lavoratori e i datori di lavoro. Ebbene, Forza Italia non ha alcun dubbio: noi stiamo con la contrattazione collettiva nazionale; stiamo con un modello in cui la legge indica il quadro, ma sono le parti sociali rappresentative, non il contenzioso permanente, a dare concretezza agli equilibri del lavoro. Il terzo tema riguarda quella che definite operazione semantica fuorviante.
Detto in parole più semplici, avete riempito sei cartelle per contestare da un punto di vista lessicale la definizione di salario giusto. Davanti a questa monumentale operazione dialettica, due sono le considerazioni: la prima è che, probabilmente, il di questo documento è il conte Mascetti; la seconda è che chi ha varato provvedimenti con nomi impegnativi come decreto Dignità, oppure chi ha dato vita a una storica marcia di 300 metri da Montecitorio a Palazzo Chigi, annunciando l'abolizione della povertà semplicemente perché il Governo, come ogni anno, aveva approvato il DEF, forse dovrebbe usare un po' più di misura in quello che scrive e un po' più di memoria per ricordare quello che ha fatto appena una legislatura fa.
Si può legittimamente non condividere il salario giusto per come è configurato dal decreto, si può discutere il parametro del trattamento economico complessivo, si può discutere il meccanismo di rinnovo e la decorrenza degli aumenti, si può discutere l'acconto automatico del 30 per cento che scatta dopo un anno di vacanza contrattuale, ma per questo esistono gli emendamenti in Commissione. Con questa pregiudiziale, se fosse approvata, non entrerebbe in vigore il salario minimo, non si avrebbe un sistema migliore, non si rafforzerebbe alcuna tutela. Tutto rimarrebbe esattamente come oggi.
E allora il punto è semplice. Qui siamo davanti a una scelta politica: da una parte c'è chi vuole discutere, migliorare e rafforzare un decreto che mette al centro il salario giusto e la contrattazione collettiva rappresentativa; dall'altra, c'è chi, pur di non vedere superata la propria bandiera ideologica sul salario minimo, preferisce fermare tutto. Per questi motivi, Forza Italia voterà convintamente contro la pregiudiziale presentata, perché noi non sfiduciamo la contrattazione collettiva nazionale; noi non sfiduciamo le parti sociali; non sfiduciamo CGIL, CISL e UIL quando sottoscrivono contratti nazionali rappresentativi.
E soprattutto - e concludo -, non accettiamo che dietro una pregiudiziale di costituzionalità si nasconda una pregiudiziale politica contro il salario giusto e contro il ruolo della contrattazione collettiva nel nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Nisini. Ne ha facoltà.
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, Sottosegretario Durigon, oggi siamo qui a discutere sulla questione pregiudiziale contro il decreto Primo maggio. E allora diciamolo con chiarezza: qui siamo davanti all'ennesima prova di ipocrisia politica. A Roma si attacca un provvedimento che introduce misure contro i contratti pirata, contro il salariale, per rafforzare il principio dei contratti collettivi firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
In Toscana, le stesse forze politiche che sostengono la giunta Giani sostengono un aumento della pressione fiscale proprio sui lavoratori, sui pensionati, sulle famiglie e sul ceto medio . Questa è oggi la contraddizione che non potete nascondere. E la contraddizione non riguarda solamente la politica, riguarda anche il modo in cui una parte del sindacato ha scelto di leggere questo provvedimento.
Mentre CISL e UIL riconoscono che il decreto Primo maggio compie un passo in avanti contro i contratti pirata, Landini sceglie di perdersi nei giochi di parole. Prima denuncia i contratti pirata, poi attacca un decreto che prova a colpirli; prima chiede di valorizzare i contratti firmati dalle organizzazioni rappresentative, poi contesta una norma che lega il salario giusto proprio a questi contratti; prima dice che il salario giusto non è una parola, ma una quantità, poi trasforma tutto in una polemica semantica che piace tanto alla sinistra in questa pregiudiziale.
Questa è la contraddizione. Se il problema sono i contratti pirata, allora bisogna sostenere chi li contrasta. Se il problema è il salariale, allora bisogna impedire che chi paga meno e tutela meno possa ricevere incentivi pubblici, e se il salario deve essere davvero giusto, allora deve poggiare su contratti veri. Persino Bombardieri, segretario generale della UIL, ha riconosciuto che il decreto Primo maggio rappresenta un passo avanti importante nella battaglia contro i contratti pirata.
Ha detto che è positivo avere scelto di identificare il salario giusto con quello previsto dai contratti comparativamente più rappresentativi; ha detto che bisogna fermare i contratti che servono solo ad abbassare salari e diritti. E allora vi chiedo: perché oggi votate contro un provvedimento che va esattamente in questa direzione? E qui c'è anche un altro punto, che emerge chiaramente dalla pregiudiziale di Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle, la cosiddetta questione semantica.
Voi contestate l'espressione salario giusto, sostenendo che sarebbe una formula ambigua, propagandistica, quasi un modo per evitare, come ha detto il collega Carotenuto, un confronto sul salario minimo legale. Ma attenzione, colleghi, se il problema diventa la parola “giusto”, allora vuol dire che state spostando il confronto dal merito alla semantica, perché il decreto non si limita ad usare un'espressione, il decreto interviene su un punto concreto: contrastare, come ho già detto più volte, i contratti pirata e il salariale con i contratti sottoscritti da sigle poco rappresentative, che servono solo ad abbassare salari e diritti.
E allora la domanda è semplice: vi dà fastidio la parola “giusto” o vi dà fastidio che si dica finalmente che non tutti i contratti sono uguali? Perché il punto politico è questo… Presidente, io non riesco a parlare.
PRESIDENTE. Ha ragione. Colleghi, per favore, altrimenti non si riesce a sentire nulla.
TIZIANA NISINI(LEGA). Un salario non è giusto perché lo decide uno è giusto se è legato a contratti seri, capaci di garantire tutele vere ai lavoratori. Voi dite che il Governo fa propaganda terminologica, ma qui la vera operazione semantica la state facendo voi. Trasformate un decreto, che prova a colpire i contratti pirata, in un attacco ai lavoratori. Chiamate “ambiguità” quello che, invece, è un tentativo di mettere ordine in un mercato del lavoro dove troppi contratti servono solo a comprimere salari, diritti e dignità.
La verità è che questa pregiudiziale non nasce per difendere i lavoratori, nasce per fare propaganda contro il Governo . Ma la propaganda si schianta contro i fatti, perché, mentre qui si fanno lezioni sul lavoro povero, in Toscana il presidente Giani ha aumentato l'addizionale IRPEF regionale sui redditi superiori ai 28.000 euro, cioè sui lavoratori dipendenti, sui pensionati, sulle famiglie e sul ceto medio produttivo.
Prima si dice che bisogna aumentare i salari, poi si mette la mano nelle tasche di chi quei salari li guadagna ogni mese. E oggi la maggioranza che sostiene Giani viene qui a spiegarci come si difendono i lavoratori? No, colleghi, i lavoratori non si difendono con le pregiudiziali ideologiche, i lavoratori si difendono contrastando i contratti pirata, difendendo e premiando i contratti seri, si difendono, evitando di colpire con nuove tasse i redditi da lavoro e da pensione. E c'è un punto politico enorme: in Toscana dite una cosa, a Roma ne dite un'altra, in Aula vi schierate contro il Governo, ma nel governo regionale sostenete chi ha aumentato le tasse ai toscani. Questa non è coerenza, è semplicemente doppia morale . Per questo, respingiamo questa pregiudiziale, non perché pensiamo che il decreto sia perfetto, che basti da solo, ma perché va nella direzione giusta: più legalità nei contratti, più tutela del lavoro, più contrasto al .
TIZIANA NISINI(LEGA). Perché oggi la domanda è semplice: da che parte state? Dalla parte dei lavoratori o dalla parte di chi li tassa di più? La Lega sta dalla parte del lavoro, dei salari veri, dei contratti seri e per questo voteremo contro questa pregiudiziale ideologica e profondamente contraddittoria .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Siamo abituati a leggere le questioni pregiudiziali di costituzionalità dell'opposizione, e questa volta sono particolarmente infondate, perché si sono sempre manifestate tali; ma quello che contraddistingue questa volta è che le opposizioni sono riuscite addirittura a firmare un documento unico tra di loro, a firma di tutti i rappresentanti delle opposizioni, un documento lungo, ridondante, che cita l'articolo 36 della Costituzione in modo improprio, parlando di diritto al lavoro; ma voglio semplicemente ricordare il titolo di questo decreto, che reca: “Disposizioni urgenti in materia di salario giusto, incentivi all'occupazione e contrasto del caporalato digitale”. Bene, le opposizioni riescono a dire che nel nostro Paese non vi è urgenza e possiamo anche apprezzare, perché ammettono che non vi è una crisi del mercato del lavoro - questo è testualmente riportato all'interno di questa pregiudiziale -, ma soprattutto contestano l'operato delle associazioni sindacali, perché dicono che, quando vi è un contratto collettivo di lavoro, il giudice comunque deve poter contestare e sindacare quel contratto. Bene, con questo decreto, con questa norma, nessuno ha intenzione di rendere incontestabile un contratto collettivo. Sono citate alcune sentenze della Corte costituzionale, ma tutto questo viene citato solo per dare forza a una questione pregiudiziale di costituzionalità che non ha alcun vero contenuto all'interno. Invece, nel decreto vi è un piano di decontribuzione per favorire i lavoratori e di questo non si parla, si contesta sempre, si dice che non vi è urgenza, che non vi è la necessità di introdurre nuovi vocaboli, ossia “salario giusto”, ma perché? Ciò perché dall'altra parte ci si sente quasi attaccati, probabilmente perché si voleva fare una battaglia sul “salario minimo”, una battaglia che, quando si è stati per lunghi anni al Governo, la sinistra non ha mai fatto e adesso si sente attaccata, perché questo Governo riesce a introdurre un concetto “giusto”, di salario “giusto”, che aiuti i lavoratori, i lavoratori che già si affidano ai sindacati, quindi spesso anche i lavoratori della sinistra, e che, con questa eccezione di costituzionalità, le stesse opposizioni mettono in guardia dicendo: guardate che le associazioni sindacali potrebbero non fare i vostri interessi. Bene, non sta a questo Parlamento dirlo, non sta a questa maggioranza dirlo, lo leggiamo in questa pregiudiziale scritta da voi e, sinceramente, tutto ciò ci lascia abbastanza allibiti.
Sicuramente, con questo decreto vengono erogati alcuni fondi. Di questo siamo felici. Si parla di decontribuzione, giustamente e doverosamente vengono fissati alcuni parametri; di questo quasi nulla si parla in queste eccezioni, perché è qualcosa di assolutamente positivo, quindi figuriamoci se ne parlate. Si parla di lotta al caporalato digitale e, sinceramente, riteniamo che di questo il nostro Paese abbia assoluto bisogno. Per questo respingeremo con forza queste eccezioni pretestuose di costituzionalità .
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulla questione pregiudiziale.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale Carotenuto, Scotto, Mari ed altri n. 1.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente, sono ad intervenire per chiedere un'informativa urgente da parte della Presidente del Consiglio dei ministri, perché il Ministro degli Esteri dell'Albania ha appena dichiarato che il protocollo Italia-Albania verosimilmente non sarà rinnovato.
Ha detto: noi, nel 2030, quindi tra qualche anno, saremo membri dell'Unione europea e il nostro territorio non sarà più un territorio extraterritoriale UE, cosicché noi non andremo verosimilmente a rinnovarlo. Del resto, ne abbiamo la facoltà: abbiamo la facoltà di non disporne il rinnovo.
Per cui, se noi stiamo a queste dichiarazioni rese dal Ministro degli Esteri albanese, nel 2030 il Protocollo Italia-Albania verrà a scadere e, con questa dichiarazione da parte del Ministro degli Esteri albanese, si mette una pietra tombale sullo pubblicitario del Governo Meloni in Albania. Voglio ricordare che questo pubblicitario costa ai cittadini italiani centinaia di migliaia di euro: verosimilmente, in 5 anni, una cifra che rasenta il miliardo di euro.
Si tratta di soldi che sono sottratti alla sicurezza degli italiani, sono sottratti alla sanità, sono sottratti all'istruzione, sono sottratti ai trasporti ed è gravissimo che questo avvenga in questo momento storico nel quale gli italiani sono alle prese con il caro della benzina, con il caro delle bollette e non riescono a pagare le bollette, con tre anni consecutivi di calo della produzione industriale.
Proprio ieri, Electrolux ha dichiarato ben oltre 1.700 esuberi e sono molteplici i tavoli di crisi industriale che questo Governo non riesce a risolvere, con migliaia di lavoratori che andranno in cassa integrazione o dovranno rimanere a casa.
Registriamo il calo del potere di acquisto degli stipendi di circa l'8 per cento. Allora, noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo detto che occorrerebbe un grande piano industriale di investimenti, che possa riportare e dare prospettiva alla nostra economia, ma il Governo Meloni butta un miliardo di euro in questi centri fallimentari in Albania .
Ricordiamo che questi centri per migranti, nella prima fase, erano costruiti come di frontiera: servivano per portare lì i migranti salvati in mare, al fine delle procedure accelerate di convalida del rimpatrio. Un fallimento totale: poche, pochissime unità che sono state mandate in Albania, a fronte di costi enormi di andata e di ritorno, a fronte di una bocciatura definitiva da parte dei giudici, nonostante la modifica della competenza che questo Governo ha voluto disporre, dal tribunale di primo grado alla corte di appello.
In una seconda fase, proprio per riparare a questo fallimento totale, questi centri sono stati modificati in CPR: un'ulteriore misura per mascherare il fallimento. Ed è assurdo - come abbiamo sempre detto - portare lì persone che sono già accolte in Italia, per poi doverle riportare in Italia ai fini dell'improbabile loro rimpatrio. Tutto questo serve solo per mascherare, per occultare il fatto che i centri sono e sono sempre stati vuoti.
Io stesso, personalmente, ho presentato un esposto alla Corte dei conti per denunciare il grave danno erariale. Questa, Presidente, è un'offesa, una vera offesa, ai cittadini italiani che pagano le tasse e che non vogliono vedere i propri soldi sperperati in questo modo. Questa è la propaganda del Governo Meloni, che è posta a carico dei cittadini italiani, ed è un fallimento ulteriore, un fallimento dopo l'altro: il fallimento economico del Governo Meloni, il fallimento sulla sicurezza, il fallimento di politica estera, il fallimento delle politiche migratorie.
Presidente, noi chiediamo che Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio, venga in Aula proprio ora che è in corso l'esame della ratifica dell'Accordo Italia-Albania, che comprende anche il tema dei flussi migratori. Ci chiediamo se Giorgia Meloni voglia fuggire ancora dal confronto, così come fugge dai giornalisti, e se intenda fuggire anche dal Parlamento. Presidente, venga in Aula a riferire .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Per chiedere, anche noi, che ci sia un'informativa urgente della Presidente del Consiglio Meloni, perché il Parlamento non può non sapere che cosa sta accadendo tra i due Paesi e perché le parole del Ministro degli Esteri albanese di oggi vanno chiarite alla luce del fatto che questo Parlamento ha all'esame la ratifica di un altro accordo, siglato, stipulato e firmato dalla Presidente del Consiglio Meloni e dal Presidente albanese Edi Rama nel novembre scorso, che viene presentato e descritto dal documento come un'implementazione del precedente accordo, quello del novembre del 2023.
Nell'accordo che attualmente è all'esame della Commissione esteri e che ha ricevuto i pareri delle altre Commissioni, quasi tutte, c'è una parte che riguarda di nuovo la cooperazione migratoria: le parti convengono di rafforzare la loro cooperazione nell'affrontare le cause profonde delle migrazioni irregolari e, poi, di nuovo, cooperazioni su soluzioni innovative per la gestione delle migrazioni, dove le parti convengono di sviluppare ulteriormente la loro cooperazione relativa a soluzioni innovative, in vista dell'entrata in vigore del Patto europeo sulle migrazioni e l'asilo nel giugno del 2026.
Ora il Parlamento ha necessità, con urgenza, di conoscere come si conciliano le dichiarazioni pubbliche del Ministro degli Esteri albanese di oggi con l'atto che è all'esame e che poi sarà sottoposto alla ratifica di quest'Aula. Non è possibile accettare che vi sia questa opacità, questa mancanza di trasparenza.
A nostro avviso, si tratta del tentativo di un ennesimo di un fallimento madornale del Governo Meloni: fallimento in termini di costi, fallimento in termini di legittimità rispetto al diritto europeo e anche di politiche disumane nei confronti dei migranti, oltre che inefficaci. Ma chiediamo, con urgenza, che in quest'Aula la Presidente Meloni venga a metterci la faccia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul medesimo argomento, la deputata Scarpa. Ne ha facoltà.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di avere qui, in informativa urgente, la Presidente del Consiglio Meloni sulle dichiarazioni di questa mattina del Ministro degli Esteri albanese, per chiedere come queste dichiarazioni si concilino con il Ddl di ratifica in esame in Commissione esteri sulla cooperazione strategica tra Italia e Albania, che comprende anche il tema migratorio.
Intervengo anche per sottolineare una cosa, Presidente: noi abbiamo visto nascere e sorgere come funghi questi mostruosi centri in Albania - non uno, ma due, ricordo - senza che ci fosse un lineare processo di discussione, anche di attesa e maturazione dei tempi giusti di entrata in vigore delle norme di riferimento. Questa modalità di procedere ha fatto sì che venissero costruiti questi giganteschi centri oltre Adriatico in fretta e furia, che venissero spese ingenti risorse pagate dai contribuenti, dai cittadini italiani, e che, a pochi mesi dall'inizio di una sperimentazione che non poggiava su nessuna direttiva europea in quel momento in vigore, cominciassero gli imprevisti: gli imprevisti perché la giustizia italiana riscontrava che non c'era corrispondenza tra il diritto dell'Unione europea e le modalità con cui questi centri venivano effettivamente gestiti. Tutto questo perché si è voluto procedere nella fretta e nell'opacità.
Ci siamo ritrovati, ad aprile del 2025, a cambiare in corsa, in fretta e furia e - voglio ricordarlo - a suon di forzature parlamentari, il Protocollo, a snaturarlo completamente. Abbiamo assistito negli ultimi mesi, da aprile 2025 fino ad oggi, a una gestione provvisoria: una toppa che veniva messa, per cui il centro diventava improvvisamente un CPR italiano, il CPR italiano più costoso d'Italia, e ha visto la presenza di 20 persone al suo interno che, continuamente, in un ciclo infernale, venivano rimandate in Italia perché non c'erano le basi normative per tenerle trattenute; fino al referendum, quando il Governo ha pensato bene - per fare la mossa elettorale - di riempirlo e di portare le presenze a un'ottantina.
Stanno, comunque, ancora tutti, ogni tot giorni, ritornando in Italia perché il loro trattenimento non viene convalidato e perché, al momento, ancora nulla normativamente è cambiato rispetto ad aprile scorso. Nel frattempo, un sacco di soldi dei cittadini italiani sono stati sprecati, si sono verificati un sacco di spostamenti inutili di queste persone, che sono state trattate come dei pacchi e i loro diritti fondamentali si sono persi per strada, e adesso si vuole continuare con questa modalità, in attesa che entri in vigore il patto su asilo e migrazione di giugno e che siano chiare, in un futuro comunque non immediatissimo, le nuove regole di ingaggio. Si continua con due rinvii pregiudiziali alla Corte di giustizia europea, con il Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite che ha espresso preoccupazioni rispetto alla gestione e alla tutela dei diritti umani fondamentali all'interno di quei centri in Albania e adesso pure con il Ministro degli Esteri albanese che dice che non crede che questo accordo verrà rinnovato, perché l'Albania probabilmente entrerà nell'Unione europea.
Allora, la domanda alla Presidente del Consiglio è: vogliamo continuare in questo modo, che ci ha portato a sprecare un sacco di risorse e a fare una pessima figura, anche a livello internazionale, su questa questione? Siamo o non siamo nelle condizioni di continuare in questo modo? Io non credo. Serve un'inversione di tendenza, innanzitutto nel metodo di lavoro, Presidente, perché non è rispettoso di questo Parlamento, non è rispettoso dell'opinione pubblica italiana, che si aspetta qualcosa di più della propaganda oltre Adriatico sulla gestione dei flussi migratori, e non è rispettoso proprio della democrazia e delle sue dinamiche. Quindi, chiediamo che la Presidente venga al più presto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Francesca Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Ci associamo a questa richiesta di informativa urgente alla Presidente Meloni, perché la vicenda albanese sta assumendo veramente dei caratteri scabrosi. Li ha sempre avuti, però davvero ci troviamo in un momento in cui la Commissione esteri sta esaminando una nuova ratifica dell'accordo Italia-Albania che, appunto, implementerebbe l'accordo del 2023, e nel frattempo assistiamo alle dichiarazioni del Ministro degli Affari esteri albanese, che dice che loro nel 2030 faranno parte dell'Unione europea e, quindi, non hanno alcuna intenzione di rinnovare questo patto.
È necessario che la Presidente venga in quest'Aula perché la situazione e la gestione dei rapporti con l'Albania è sempre stata caratterizzata da una totale assenza di trasparenza. Siamo partiti, all'inizio, quando si è tentato di bypassare il Parlamento: non si voleva far ratificare alle Camere il primo accordo. Poi, il Governo è stato costretto a quel passaggio e non si è mai chiarito quanto sia costato realizzare l'di Shengjin né la struttura di Gjader, perché, appunto, quegli accordi, che vengono camuffati come strutture di carattere quasi militare, vengono realizzati nella più totale opacità. Noi abbiamo ipotizzato un miliardo di euro e la maggioranza ci ha sempre accusato di sparare i numeri, ma sta di fatto che non abbiamo mai avuto la possibilità di verificare quanto sia costato realizzare quei centri; centri che non hanno mai funzionato se non, appunto, negli ultimi mesi per la propaganda referendaria, dopo che sono stati trasformati in CPR, perché sappiamo bene che quando invece avevano la funzione che state cercando di ripristinare, ovvero quella di trattenere le persone recuperate in mare, non c'è stato un giudice che abbia confermato il trattenimento di quelle persone che, dopo aver trascorso mesi e anni nelle prigioni libiche e dopo aver affrontato il mare, sono state poi prelevate e deportate in quei luoghi senza neanche sapere dove stessero andando. L'Italia, però, non poteva rimpatriarli da lì, dal territorio albanese, e quindi è sempre stata costretta a riportarli in Italia.
Allora, lo stratagemma di trasformarli in CPR, quando sappiamo benissimo che i CPR italiani sono - per fortuna, direi - pieni solo per il 50 per cento. Non c'era nessuna necessità di costruire una nuova struttura che avesse quel fine, visto che non funzionano neanche quelli che sono nei nostri territori e nelle nostre regioni e che dovrebbero essere chiusi, perché sono dei buchi neri del diritto.
Dunque, voi avete cercato di utilizzare quelle strutture albanesi per sostituire il fallimento italiano, sempre nella logica di trovare un nemico e sempre nella logica di individuare nei migranti il problema della sicurezza delle nostre città.
Noi vogliamo sapere, dalla Presidente, quali sono gli intendimenti, qual è il senso di proseguire in questo progetto fallimentare che vede il nostro Paese buttare centinaia di milioni in un progetto che crea solo sofferenza ai migranti e che comporta una spesa insostenibile per l'Italia, che avrebbe bisogno di ben altro . Avrebbe bisogno di infrastrutture che funzionano, avrebbe bisogno di ospedali che funzionano, avrebbe bisogno di scuole dove vengano portati avanti programmi che garantiscano l'inclusione sociale e la crescita, anche della cittadinanza, dei nostri ragazzi, avrebbe bisogno di politiche industriali che vediamo crollare a picco costantemente. Invece, vediamo un Governo impegnato esclusivamente in politiche fallimentari che servono solo ad alimentare la sua propaganda.
Quindi, chiediamo che la Presidente venga qui, ci dica qual è il progetto rispetto all'Albania, quali sono gli accordi con Rama e cosa intenda fare sulle politiche migratorie ma, anche più in generale, su come pensa di rilanciare l'economia del nostro Paese, che è una cosa di cui, purtroppo, non si sta occupando .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Brevemente, anche noi ci associamo alla richiesta. Paradossalmente, se fosse possibile, riteniamo che sarebbe interessantissimo poter arrivare ad ascoltare il Presidente Rama, dopo le parole del Ministro degli Esteri, su cosa pensa effettivamente, perché noi ricordiamo in televisione gli inginocchiamenti, i baci, gli abbracci, un amore che sarebbe dovuto durare per tutta la vita e già capiamo - ed è inevitabilmente così - che i nodi vengono al pettine o, per dirlo in un altro modo, signor Presidente, il tempo è galantuomo.
Noi avevamo chiaramente detto che questa iniziativa albanese era una . Si chiama così, dalle nostre parti qui a Roma, una fregatura, una presa in giro - la traduco per gli altri cittadini delle altre città -, ma la cosa migliore, proprio perché è difficile che ci sia un significato che la possa descrivere meglio, è una , cioè una cosa che è stata fatta esclusivamente per motivi propagandistici e che ci è costata l'ira di Dio, perché comunque è un'operazione che costa un miliardo. Segnalo che questa vicenda stride ancora di più oggi mentre discutiamo un decreto-legge che deve racimolare e rastrellare qualche euro per cercare di venire incontro alla crisi nella quale si trovano gli italiani, quelli sicuramente che nelle famiglie devono sostenere i costi derivanti da ciò che accade a livello geopolitico, ma anche i lavoratori e pensiamo all'autotrasporto e a tutti gli altri che sono coinvolti e con questo “provvedimentino”, che ha la durata di venti giorni - ci torneremo - e che affrontiamo oggi quando praticamente è già finito, quando è già scaduto, ci mancano i soldi per poter dare una risposta più concreta.
Pensate cosa sarebbe stato avere un miliardo a disposizione in più, per venire incontro alle difficoltà. No, perché bisognava fare la propaganda e, ovviamente, la propaganda è a carico del pubblico, di tutti i cittadini. Basta andare a vedere la come si sta realizzando in Albania attraverso un luogo praticamente abbandonato, nel quale ogni tanto deportano qualche decina di persone per far finta che abbia un senso, nel quale c'è tantissimo personale delle Forze dell'ordine che potrebbe molto meglio essere impiegato, come abbiamo già spiegato, in Italia per curare quelli che sono i mali dell'insicurezza del nostro Paese. Insomma, ci troviamo in una situazione ridicola e paradossale. Tutti hanno messo in evidenza che sarebbe curioso almeno che si spiegasse che senso ha adesso l'esame del disegno di legge di ratifica che abbiamo in corso rispetto a queste dichiarazioni che, di fatto, sanciscono il fallimento di quell'operazione. Non vorremmo che, per portare avanti una causa persa, si facessero perdere ulteriormente quattrini agli italiani e si lasciassero le famiglie piegate sulle ginocchia, piuttosto di venire incontro alle loro esigenze.
Ci vengano a dire, magari, ripeto, se ci porta anche un pezzo di carta firmato da Edi Rama, insieme alla fotografia dei baci e degli inginocchiamenti, che cosa effettivamente hanno intenzione di fare.
PRESIDENTE. Saluto la delegazione del Bundestag tedesco, guidata dal presidente del gruppo parlamentare Germania-Italia, Alexander Wolf, che oggi è in visita alla Camera dei deputati. Grazie e benvenuto a Montecitorio. Grazie di essere con noi
PRESIDENTE. Comunico che è deceduto l'onorevole Giovanni Cervetti, detto “Gianni”, già membro della Camera dei deputati nella X e XI legislatura.
La Presidenza della Camera ha già formulato ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidera ora rinnovare anche a nome dell'Assemblea.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2890: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali.
Ricordo che nella seduta dell'11 maggio si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative la deputata Angela Raffa. Ne ha facoltà.
ANGELA RAFFA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, ma soprattutto cittadini italiani che ci seguite e ci ascoltate da casa, e mi rivolgo in particolare ai cittadini siciliani, a chi mi ascolta da Messina, da Milazzo, dalle Eolie, apro questo intervento parlando direttamente a voi. È di voi che stiamo discutendo oggi, è di voi che ogni mattina vi fermate al distributore con il fiato sospeso, controllando se nella notte il prezzo è salito di altri 2, 3 o 5 centesimi. È di voi che, prima di mettere in moto la macchina, fate il calcolo se conviene davvero, perché un pieno ormai equivale a una bolletta.
È di voi che ascoltate questo dibattito, chiedendovi se chi vi rappresenta si rende conto di cosa significhi oggi mettere benzina in Italia. La risposta che il Governo Meloni vi sta dando con questo decreto è una sola: no, non se ne rende conto o, peggio, finge di non rendersene conto. Cittadini, ricordiamoci come ci siamo arrivati a questo punto. Ricordiamoci di un video del 2019, in piena campagna elettorale per le europee: c'è una signora, la stessa signora che oggi siede a Palazzo Chigi, davanti a un distributore di carburante. Sta facendo benzina e dice testualmente: “Non solo noi chiediamo che non aumentino le accise sulla benzina (…) noi pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite, perché è uno scandalo che le tasse dello Stato italiano compromettano così la nostra economia”.
Parole sue, potete verificare, sono nel video che trovate ancora : pretendiamo l'abolizione progressiva delle accise. Ancora, il 15 marzo 2022, in piena crisi energetica, la stessa Meloni scriveva al Governo Draghi testuale: “Il Governo riduca subito accise IVA”. Tenetevi forte, diceva pure: “Colpisca chi specula sul caro benzina”. Parole sue, tre anni e mezzo fa, quando stava all'opposizione. Sapete cosa ha fatto la stessa signora Meloni, una volta arrivata a Palazzo Chigi? Nel novembre 2022 ha ridotto il taglio di Draghi da 25 a 15 centesimi; a gennaio 2023 lo ha eliminato del tutto.
I prezzi alla pompa, da quel giorno, hanno cominciato a galoppare. E oggi, di fronte all'ennesima impennata, ci portano in Aula questo decretino, un pannicello caldo, un placebo per i cittadini che avrebbero bisogno di una cura vera. Cittadini, ricordatevelo sempre, quando vi promettono qualcosa in campagna elettorale andate a verificare, a vedere cosa fanno quando arrivano al potere. Il video di Giorgia Meloni al distributore del 2019 e il decreto che discutiamo oggi sono la stessa persona, la stessa firma.
Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo provato a fare sul serio, ad esempio attraverso la trasparenza. I prezzi alla pompa sono una giungla: stesso comune, stessa via, 10 centesimi di differenza. Con gli emendamenti Pavanelli e Lomuti chiediamo che i prezzi siano trasmessi all'Osservatorio del Ministero e pubblicati in formato aperto con aggiornamento settimanale, così ogni cittadino con uno può verificare in tempo reale. Questa è trasparenza vera, quella del Governo sono adempimenti formali che nessun consumatore reale potrà mai verificare.
Prezzo: con l'emendamento Alifano proponiamo un tetto. Il prezzo finale non può superare quello del 27 febbraio 2026, punto, si chiama protezione del consumatore e riproponiamo l'accisa mobile. Quando il petrolio sale, lo Stato incassa più IVA, è matematica, e quel maggiore incasso deve essere restituito automaticamente ai cittadini attraverso la riduzione delle accise. Non è una rivoluzione, è giustizia tributaria. Con un terzo emendamento Alifano, chiediamo l'IVA al 5 per cento sul gas naturale per autotrazione: chi ha investito in una macchina pulita oggi viene punito 2 volte, dai prezzi e da un Governo che parla di transizione, ma colpisce chi la transizione l'ha fatta.
Il Governo ha previsto un credito d'imposta per l'autotrasporto merci. Va bene, va benissimo, ma poi si è fermato lì. Si è dimenticato di tutti gli altri, come i tassisti, gli NCC, le aziende di trasporto pubblico locale; sì, proprio quel trasporto pubblico locale che porta i bambini a scuola e gli anziani dal medico per farsi curare. Ha dimenticato gli agenti rappresentanti del commercio, imprese manufatturiere, imprese ferroviarie, mitilicoltori, piccole partite IVA, artigiani, lavoratori autonomi, che pagano il pieno del furgone proprio come pagano l'affitto.
Noi, con gli emendamenti a mia prima firma, a firma Gubitosa, Alifano e Carmina, abbiamo riparato a queste dimenticanze una per una. Con l'emendamento 3.05 Alifano abbiamo proposto un fondo da 800 milioni di euro per estendere il credito d'imposta a tutte le imprese e a tutti i lavoratori autonomi, perché un Paese serio aiuta chi ha bisogno, non sceglie a seconda delle simpatie delle . Mi consenta, Presidente, una parentesi sulla mia terra, Messina e la provincia di Milazzo, dove sorge una delle più grandi raffinerie d'Europa, una raffineria che produce carburante per tutta Italia.
E indovinate cosa succede ai siciliani? Che quel carburante che hanno prodotto proprio sotto casa, i siciliani lo pagano fra i più cari d'Italia. I dati Codacons, su rivelazioni MIMIT del 23 aprile 2026, dicono: benzina in Sicilia 1,75 euro al litro; gasolio oltre i 2 euro al litro; quinta regione più cara d'Italia. Nelle isole minori, colleghi, la situazione è drammatica. A Panarea, isola delle Eolie e della mia provincia, la benzina ha raggiunto 2,10 centesimi al litro; a Filicudi 1,99; a Vulcano 1,78; a Lipari 1,73. Questi non sono numeri, questi sono i cittadini di serie B, isolani che pagano la propria insularità su ogni litro di benzina.
Per questo, l'emendamento Carmina propone 40 milioni dedicati alle imprese insulari, perché in Sicilia, in Sardegna e nelle isole minori il carburante non è una voce di spesa, è una questione costituzionale. L'articolo 119 della Costituzione, sesto comma, parla chiaro: lo Stato deve rimuovere gli svantaggi dell'insularità. Invece, cosa ha fatto questo Governo? Niente, zero euro per le isole. Sapete già cosa ci risponderanno? Manca la copertura. La stessa che salta magicamente fuori quando si tratta, invece, di altre priorità, come le armi.
Qui arriviamo al cuore di questo decreto. La domanda vera è una sola: chi paga? Il Governo, per coprire questo decreto, va a tagliare sapete dove? Sull'università, sull'alta formazione artistica, musicale e coreutica, sui conservatori, sulle accademie di belle arti. Lo trovate scritto nero su bianco nell'Allegato 1, alle voci 2.6 e 2.8, andatele a leggere. Questa è la priorità di questo Governo: prendere i soldi dal violino di un sedicenne, dal pianoforte di una ragazza che vuole entrare in conservatorio, dal corso di laurea di vostro figlio, per dare un contentino di qualche centesimo sul gasolio.
Con gli emendamenti 5.4 e 5.5 Alifano abbiamo proposto di fermare questo scempio, perché un'alternativa c'è, c'è da sempre un'alternativa, e si chiama: tassiamo gli extraprofitti. I cittadini italiani fanno la fila al distributore e le grandi compagnie petrolifere fanno utili miliardari, e lo dicono i loro bilanci. Con l'emendamento 5.2 Alifano proponiamo che il conto di questa crisi lo paghino loro, non gli studenti dei conservatori, non i pensionati, non gli artigiani, loro. Chi ha guadagnato dalla crisi paghi la crisi. Una proposta che questo Governo ostinatamente respinge.
Lo chiediamo a voi cittadini: secondo voi perché? Perché un Governo che dice di stare dalla parte degli italiani sceglie sistematicamente di stare dalla parte delle multinazionali del petrolio? Lo chiediamo soprattutto a voi siciliani, perché chi specula sulla raffineria di Milazzo non paga e chi paga il pieno a Milazzo paga il doppio? Con l'emendamento Lomuti abbiamo aggiunto: trovare i fondi tagliando alcune spese di armamento, perché si trovano sempre i soldi per i carri armati e mai per il pieno della famiglia di Barcellona Pozzo di Gotto, di Vasto, di Lecce, di Cuneo.
Un'ultima cosa, prima di chiudere. Con gli emendamenti a mia prima firma e di altri chiediamo: eliminate il quel meccanismo per cui un'impresa, per ricevere un contributo che spetta per legge, deve cliccare a un'ora precisa più veloce degli altri, come una lotteria, una burocratica.
Chi ha diritto deve ricevere, non vincere una lotteria. Concludo, Presidente. Cittadini, oggi in quest'Aula si sceglie da che parte stare: si sceglie se stare dalla parte di chi paga il pieno o di chi specula sul pieno; si sceglie se chiedere il conto a chi ha guadagnato miliardi o a chi guadagna 1.200 euro al mese; si sceglie se tagliare alle compagnie petrolifere o ai conservatori dei nostri ragazzi; si sceglie se trattare i siciliani, i sardi e gli abitanti delle Eolie come cittadini italiani a pieno titolo oppure come cittadini di serie B. Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo fatto la nostra scelta, l'abbiamo messa nero su bianco in ogni singolo emendamento; ora tocca alla maggioranza e a questo Governo dire da che parte stanno.
E voi, cari cittadini da casa, prendete nota: tornate a guardarvi quel video del 2019, quello al distributore, quello in cui Giorgia Meloni pretendeva l'abolizione delle accise e, poi, guardate cosa non stanno facendo oggi. Alla prossima campagna elettorale, quando torneranno a promettervi che taglieranno le accise, vi dovrete ricordare - e non farvi più prendere in giro - di chi oggi in quest'Aula ha avuto la possibilità di cambiare le cose davvero e non l'ha fatto .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere.
GIULIO CENTEMERO, . Grazie, signor Presidente. Per quanto riguarda gli emendamenti all'articolo 1, i pareri sono contrari…
PRESIDENTE. Le chiedo la cortesia di esprimersi su tutte le proposte emendative, così siamo anche più operativi.
GIULIO CENTEMERO, . Su tutte le proposte emendative?
GIULIO CENTEMERO, . Sul complesso delle proposte emendative, il parere è contrario.
LUCIA ALBANO,. Parere conforme.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo premissivo 01.01000 Merola, su cui vi è il parere contrario della Commissione e del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Merola. Ne ha facoltà.
VIRGINIO MEROLA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Evidentemente non ci aspettavamo dei pareri articolati da parte del Governo. È molto più semplice dire, come è stato appena detto dal collega, parere contrario su tutti gli emendamenti. Intervengo su questa prima proposta emendativa proprio per sottolineare questo fatto: siamo di fronte all'ennesimo decreto, a cui ne sono succeduti e ne succederanno degli altri, con cui si interviene in una logica di emergenza, senza la volontà di mettere un punto fermo, cioè di dare una prospettiva, e su questa prospettiva, anche di medio periodo, lavorare.
Il nostro intervento, con questa proposta emendativa, indicava la necessità di far valere sul meccanismo dell'accisa mobile il meccanismo della proroga fino a fine anno, attraverso l'extragettito IVA generato dall'aumento dei prezzi energetici.
È sicuramente una presa di posizione più chiara, che rincorre meno quanto non è nelle nostre mani, cioè capire quando finirà questa crisi internazionale aperta con la guerra in Iran. Tuttavia, questo voto contrario dimostra che il Governo continua a procedere a tentoni, volta per volta, non curandosi del fatto che proprio questa crisi internazionale ci dice, oltre a ciò che sapevamo già prima sulla necessità di una politica energetica del nostro Paese, che sarebbe, invece, necessario, più che rincorrere l'emergenza con provvedimenti come questo - che sono anche stati fatti, come vedremo, in modo ingiusto rispetto al trattamento dei cittadini italiani -, dare una prospettiva più certa di intervento.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.01000 Merola, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Merola. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Merola, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.4 Merola. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Merola, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.5 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1001 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1001 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1000 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1002 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. L'onorevole L'Abbate lo sottoscrive.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1002 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1003 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1003 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1004 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. L'onorevole L'Abbate lo sottoscrive.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1004 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.6 Lomuti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Lomuti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.7 Lomuti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. L'onorevole L'Abbate lo sottoscrive.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Lomuti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1 Alifano.
Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Sappiamo tutti in quest'Aula che la legge di bilancio 2026 ha parificato le aliquote delle accise sulla benzina a quelle sul gasolio usato come carburante, portandole entrambe - leggo i numeri, non li riuscirei a rammentare a memoria, Presidente - a 672,90 euro per 1.000 litri.
Questo provvedimento che stiamo analizzando ora, che è all'attenzione della Camera, taglia ulteriormente le accise di 200 euro per 1.000 litri, il che equivale a un taglio di 20 centesimi al litro; la riduzione delle accise sul GPL, invece, è pari a 100 euro per 1.000 chilogrammi, il che significa un taglio di 10 centesimi al litro.
Do un po' questi numeri per avere anche il quadro della situazione, perché molto spesso si tralasciano le cifre che poi, in effetti, hanno un'importanza determinante anche per capire il senso del provvedimento. È una misura che sicuramente ha dato un po' di respiro a cittadini e imprese, ma che è assolutamente insufficiente.
Venti giorni: il taglio delle accise è previsto per meno di tre settimane. Di questa cosa se ne è accorto anche il Governo, tant'è vero che ci sarà un nuovo provvedimento che riconosce, peraltro, il gasolio come il sorvegliato speciale, così come è stato definito da alcuni articoli, vista l'impennata che c'è stata del suo prezzo.
Tuttavia, questa vicenda, il fatto che il Governo è dovuto intervenire nuovamente a distanza di poche settimane, alla fine dà atto di quanto sia stato improvvido l'intervento del 2023, con il decreto del 2023, che tagliava il sistema dell'accisa mobile, di cui, tra l'altro, parlava il collega Merola prima. L'accisa mobile era un sistema molto efficace, perché legava la rimodulazione della sua aliquota a un parametro automatico, cioè l'aumento del prezzo del greggio… Presidente, qui è un po' complicato parlare. Tra l'altro, è una cosa che interessa anche noi che siamo qui seduti, perché anche noi andiamo a fare benzina o gasolio. Quindi, voglio dire che credo sia interesse comune di tutti.
Dicevo, come funzionava il meccanismo dell'accisa mobile? C'era automaticamente il taglio della stessa quando il prezzo del greggio superava del 2 per cento la stima anteriore. Adesso, invece, nel 2023, c'è stato un intervento che ha legato il taglio delle accise a complesse medie bimestrali o quadrimestrali dell'aumento del prezzo del petrolio in rapporto a quanto stabilito nel DEF. È un sistema ovviamente del tutto inadeguato e di questo si è reso conto anche il Governo che, come vediamo, è costretto a intervenire in modo alluvionale di settimana in settimana quasi.
Ovviamente, questo determina anche un clima di incertezza per imprese e cittadini che non conoscono quale sarà il prossimo testo e il prossimo intervento del Governo sulla materia.
Sicuramente sappiamo che la fibrillazione del prezzo del petrolio sta mandando un po' in tilt i mercati. Voglio ricordare che lo stesso amministratore delegato di BlackRock, Larry Fink, come ho ricordato anche in discussione generale, sottolineava che, qualora dovessero protrarsi le ostilità in Medio Oriente, noi saremmo all'inizio di una recessione mondiale e globale che interesserà tutte le economie. Il Fondo monetario internazionale stima, tra l'altro, che un aumento del prezzo del 10 per cento del greggio si traduce in un incremento dello 0,4 per cento dell'inflazione e in una riduzione dello 0,15 della crescita economica.
Allora, noi con questo emendamento che cosa chiediamo? Chiediamo che l'accisa venga rimodulata in modo da riportare il prezzo - è una pia intenzione, non voglio dire illusione, perché noi speriamo sempre in un ripensamento del Governo, diciamo che è un'intenzione - dei prodotti energetici al livello stabilito il 27 febbraio 2026, prima che, ovviamente, fosse sconquassato il mondo da questi interventi bellici che stanno danneggiando l'economia di tutti i sistemi, del sistema industriale, di tutti i comparti e delle economie mondiali .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.3 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.3 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1000 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1000 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.01 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.01 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'emendamento 3.1 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Raffa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'emendamento 3.2 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.3 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.3 Raffa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.4 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.4 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.5 Gubitosa. Sottoscrive la deputata L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.5 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.6 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.6 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1000 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1000 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.8 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.8 Raffa, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.9 Carmina. Ha chiesto di parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, questo emendamento vuole rappresentare una prima istanza di giustizia e di rispetto di quello che è il dettato costituzionale dell'insularità, che prevede che la Repubblica si muova e garantisca i cittadini delle isole maggiori -siciliani e sardi -, ma anche e soprattutto delle isole minori, perché abbiano la possibilità di avere uguaglianza di diritti. Quindi, in questo caso, questo emendamento prevede un ulteriore contributo, sotto forma di credito d'imposta, commisurato alle maggiori spese sostenute per il trasporto merci in ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio e soprattutto la costituzione di un fondo, a gravare e a far valere nel 2026, di 40 milioni di euro.
Nelle isole, soprattutto le isole minori, la mobilità non è un costo per un lusso, come a dire “mi voglio spostare per fare una vacanza”, ma è qualcosa che serve per la vita quotidiana, per andare a lavorare, per espletare le attività di impresa; è un che non viene riconosciuto e, con gli aumenti spropositati che ci sono stati, la vita sta diventando impossibile. Pensate che la Caronte & Tourist, in Sicilia, ha annunciato aumenti per i costi di trasporto per le isole minori, dal 15 maggio, dal 30 al 50 per cento, compresi i residenti. Cioè, per queste persone la vita diventa impossibile, costringendole a lasciare la propria terra, la propria residenza. E poi parliamo di spopolamento! A meno che non si vogliano destinare le nostre isole a qualche fondo internazionale, che ne faccia l'uso che vuole e ne tragga profitti.
La situazione appare ancora più paradossale se si considera che la Sicilia rappresenta un strategico nazionale ed europeo, perché ha sede in Sicilia la maggior parte delle raffinerie italiane e approdano in Sicilia le infrastrutture strategiche che attraversano tutto il territorio: pensiamo al gas che arriva dall'Algeria e transita da Mazara del Vallo.
La Sicilia contribuisce in maniera decisiva, quindi, alla sicurezza energetica nazionale ed europea. E che beneficio hanno di tutto questo i cittadini e le imprese della Sicilia, della Sardegna e delle isole minori? Ne hanno solo i malefici, perché nelle zone di Priolo, di Gela, di Augusta - coste bellissime, meravigliose, sacrificate per interessi superiori - i tumori proliferano, i bambini nascono focomelici e, per giunta, dobbiamo pagare il carburante, il gas e la benzina più cari d'Italia.
Credo che sia il momento di fare giustizia e a questo tende questo emendamento. Quindi, faccio appello a tutti i deputati che ben conoscono la situazione delle loro terre a votare favorevolmente a questo emendamento. È un primo passo, ma che occorre percorrere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Vorrei sottoscrivere questo emendamento, ricordando che nella scorsa legislatura, grazie al Presidente Roberto Fico, è stata approvata, la riforma costituzionale dell'articolo 119, che inseriva, appunto, in Costituzione, il principio dell'insularità. Se non vado errato, è una riforma costituzionale che è stata approvata all'unanimità sia dalla Camera che dal Senato, e si era tutti entusiasti.
Poi però, come al solito, nel momento in cui bisogna mettere a terra, concretamente, gli effetti di una legge o di un provvedimento, ci si tira indietro. Questo caso è evidente: è un emendamento che, in forza dell'articolo 119 della Costituzione, richiede uno sforzo suppletivo al Governo per riconoscere quel principio di insularità che è stato introdotto in Costituzione, per riconoscere i problemi che le isole maggiori e minori hanno in Italia, e quindi si chiede di intervenire per sopperire a questo deficit.
Mi pare che la maggioranza non ne abbia alcuna intenzione, vista la poca dimestichezza con la Costituzione dimostrata anche con il tentativo di affossare l'articolo 24 della nostra Carta, per cui ho ben poche speranze che questo emendamento venga approvato.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.9 Carmina, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.04 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. L'Abbate chiede di sottoscrivere.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.04 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.05 Alifano.
Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Questo provvedimento riconosce un contributo straordinario al settore della logistica e al comparto della pesca, che sono sicuramente due settori vulnerabili che sono stati colpiti pesantemente dal rialzo del prezzo dei carburanti. Quindi, su questo noi non possiamo non essere d'accordo. Il punto è che si dimenticano tutti gli altri comparti, gli altri settori produttivi. Si dimentica la manifattura, si dimentica il settore della moda, si dimentica il settore della panificazione. Sono tanti i settori che, ahimè, patiscono l'impatto che l'aumento dei prezzi dei combustibili sta determinando sulle loro attività. Noi, tra l'altro, abbiamo proposto in Commissione una serie di emendamenti che, per l'appunto, riconoscevano la necessità di pensare anche a questi altri settori, perché l'aumento dei prezzi investe, di fatto, tutta l'economia. E anche adesso, con questo articolo aggiuntivo a mia prima firma, riconosciamo la necessità che venga garantito un aiuto anche alle altre imprese.
Purtroppo, Presidente - questo è notorio -, l'Italia ha investito poco nelle rinnovabili. Nel 2023, il consumo lordo finale dell'energia rinnovabile si attestava, in Italia, al 19,6 per cento in rapporto a tutte le altre energie, collocando l'Italia al 18° posto in rapporto a tutti gli altri Paesi dell'Unione europea, dietro alla Grecia, dietro alla Francia, addirittura anche dietro a Cipro, dietro alla Romania; eravamo in un abbastanza basso e continuiamo ad esserlo, perché si continua a non investire massicciamente nelle energie rinnovabili.
Questo cosa determina? Che siamo dipendenti ancora dai combustibili fossili. Ed è stata anche una scelta di questo Governo, che bene o male è stata chiara sin dal suo insediamento, il fatto di avere un innamoramento per le energie fossili, e adesso ne stiamo pagando il conto. Lo stanno pagando i cittadini e, soprattutto, lo stanno pagando le imprese.
E, allora, noi dobbiamo cercare in tutti i modi - credo che sia compito del legislatore - di porre al centro della nostra azione l'interesse dell'economia e, dunque, anche di sollevare le sorti di tutte le aziende italiane, non solo limitandoci a due comparti .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.05 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.06 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.06 Raffa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.09 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.09 Raffa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1 Forattini.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Vaccari. Ne ha facoltà.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento, di cui non mi stupisco del parere contrario, perché, per l'ennesima volta, il Governo nasconde la testa sotto la sabbia su un tema che riguarda centinaia di imprese della pesca e dell'acquacoltura nel nostro Paese, per le quali sono stati stanziati - e noi avevamo anche apprezzato pubblicamente - 10 milioni di euro per il credito d'imposta sui carburanti, a valere sui mesi di marzo, aprile e maggio. Sennonché, di questi 10 milioni di euro, a queste imprese della pesca e dell'acquacoltura non è ancora arrivato un euro, semplicemente perché non è ancora stato approvato il decreto attuativo per l'individuazione dei criteri sulla distribuzione di queste risorse.
E, con questo emendamento, avevate la possibilità di prorogare questa validità ed avere anche più tempo a disposizione. Ma stiamo parlando non di qualcosa di irrisorio, stiamo parlando del costo del carburante per delle imprese per le quali rappresenta almeno il 60, il 70 per cento dei costi di gestione di quella impresa, e che oggi stanno evitando di uscire in mare a pescare perché, ovviamente, non gli conviene con i costi dei carburanti che sono lievitati di oltre il 70 per cento rispetto ai mesi scorsi per effetto della chiusura dello Stretto di Hormuz e l'aumento dei prezzi di tutti i carburanti, in particolar modo anche del gasolio per questa funzione.
E allora succede che il pesce nei mercati e nei ristoranti italiani arriva dall'estero, ovviamente con una qualità e una certificazione molto diversa da quella che eravamo in grado e che siamo in grado, come Paese, di garantire. Quindi avevate la possibilità, davvero, e noi ve lo continuiamo a chiedere, di prorogare e soprattutto di metterci anche più risorse, perché quei 10 milioni di euro non saranno sufficienti, così come non è sufficiente per le imprese agricole il credito d'imposta.
E quindi vi chiediamo ulteriormente di ripensarci e di ripensare al destino e al futuro, soprattutto, di centinaia di imprese che garantiscono, anche con il loro lavoro, il italiano .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Forattini, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.2 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.2 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.3 Alifano. Ha chiesto di parlare il deputato Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. L'emendamento precedente aveva il parere contrario della Commissione bilancio, mentre questo si limita a inserire la parola “mitilicoltura” dopo la parola “pesca”. Quindi, ad impegno finanziario invariato, prevede la possibilità di un'agevolazione anche nei confronti delle imprese che svolgono la mitilicoltura. Io, sinceramente, sono abbastanza perplesso sul fatto che sia stato dato parere contrario a questo emendamento, che vorrei sottoscrivere, perché in mare ci vanno tutti.
In mare ci vanno i pescatori, in mare ci va chi fa la mitilicoltura, e anche chi fa la mitilicoltura utilizza le barche, utilizza il carburante e affronta delle spese, così come le affrontano i pescatori.
Presidente, questo modo di procedere mi ha fatto venire in mente quello che ha detto ieri la collega Valentina D'Orso nella discussione generale sulla riforma dell'ordinamento forense. Agli avvocati è concesso fare l'istruttore di sci, e non è quindi incompatibile con l'esercizio della professione, mentre è incompatibile con l'esercizio della professione, o sarà incompatibile con l'esercizio della professione, fare l'istruttore subacqueo.
Qui siamo nella stessa linea di ragionamento: ai pescatori diamo le agevolazioni, ai mitilicoltori - non si sa per quale motivo - non si danno. Quindi mi pare che sia un emendamento, viceversa, che dovrebbe essere pacificamente approvato dall'Aula. Chiedo di sottoscriverlo e chiedo che l'Aula lo voti favorevolmente.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 Alifano con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1000 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1000 Forattini con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.5 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.5 Forattini con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.6 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.6 Raffa con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.7 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.7 Gubitosa con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.8 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.8 Raffa con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1001 Del Barba Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1001 Del Barba con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1002 Del Barba Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1002 Del Barba con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.01000 Lai. Ha chiesto di parlare il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Stasera stiamo assistendo a un rito insopportabile, a cui abbiamo assistito più volte nel corso della legislatura. Si susseguono, cioè, gli interventi dei deputati delle opposizioni e la maggioranza, piuttosto che confutare argomenti e intervenire, si limita a premere per minuti e ore il tasto rosso. Dal Governo, poi, non ne parliamo, nessun cenno.
Con questo emendamento, che è un articolo aggiuntivo, speriamo di suscitare una qualche reazione nei banchi della maggioranza perché è una proposta. Una proposta per intervenire sul tema dell'aumento dei carburanti, perché, francamente, le misure che ha messo in campo il Governo sulle due grandi isole, Sicilia e Sardegna, sono misure inadeguate e inconducenti. Parliamo delle due grandi isole perché è chiaro che l'aumento del costo dei carburanti gli autotrasportatori lo hanno riversato immediatamente sui consumatori finali.
Ci riferiamo, in particolare, alle famiglie perché sono aumentati improvvisamente i beni di prima necessità al supermercato, ad esempio latte, uova, per non parlare dell'acqua minerale.
E piuttosto che intervenire con ulteriori coperture, a nostro giudizio innanzitutto è mancato il controllo sulle speculazioni, speculazioni che da subito, nelle prime giornate dell'inizio della crisi del Golfo Persico, sono apparse evidentissime, a partire da quello che è accaduto sui biocarburanti. Lo diciamo all'Aula per dirlo al Paese: i biocarburanti vengono prodotti in Italia, non hanno nulla a che fare con quello che sta accadendo con la crisi del Golfo Persico, vengono prodotti a Gela e a Venezia e in poche ore l'HVO è passato da 1,569 ad oltre 2 euro. Il Governo non ha mosso un dito per intervenire. La stessa cosa per alcune speculazioni insopportabili da parte di alcuni concessionari, non soltanto gli autotrasportatori ma anche i traghetti. Poco fa è emerso in Aula - ma la notizia è stata diffusa dagli organi di stampa già da qualche giorno - che i concessionari dei traghetti verso le grandi isole, ma anche verso le isole minori, hanno aumentato il costo del biglietto di un terzo o poco più. Il Governo intanto doveva fare la sua parte e intervenire sulle coperture.
Noi, anche per alimentare quello che è un principio costituzionale - in questa legislatura abbiamo introdotto e modificato l'articolo 119 della Costituzione, introducendo il principio di insularità, che di fatto non viene attuato - con questo articolo aggiuntivo proponiamo due interventi: il primo è la riduzione del 50 per cento dell'aliquota delle accise sui carburanti che, peraltro, vengono prodotti per il grosso nel territorio della regione siciliana; poi, col comma 10, istituiamo per l'anno 2026 un contributo di solidarietà.
Insomma, chi ha di più è chiamato a dare di più nel nostro modello di Paese. È insopportabile che questa crisi la debbano continuare a pagare le famiglie e le fasce più deboli della popolazione e, quindi, chiediamo un contributo di solidarietà, ovviamente temporaneo, per coloro che esercitano l'attività di produzione di gas metano o di estrazione di gas naturale .
PRESIDENTE. La deputata Raffa sottoscrive l'articolo aggiuntivo in esame.
Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Se i colleghi sono d'accordo, io vorrei sottoscrivere questo articolo aggiuntivo e chiedere anche al Governo e al relatore di ripensare il parere. È stato per l'appunto introdotto nel 2022 il principio di insularità all'interno della nostra Costituzione ma di fatto le misure che sono state messe in campo per arginare quel divario che segna le isole dalle altre regioni, soprattutto in questa fase delicata e complessa di caro carburanti e di costi energetici, non sono sufficienti. In Sardegna il costo della benzina è arrivato a quasi 2 euro al litro. Abbiamo sottolineato tantissime volte, insieme al collega Lai e ad altri colleghi, quanto i costi dell'ETS, seppur giusti per contenere l'inquinamento ambientale, incidano sulle isole, visto che siamo costretti a utilizzare i traghetti e il trasporto su gomma. Il trasporto merci rispetto alla penisola vale il 40 per cento in più dei costi, che si riversano chiaramente lungo tutta la filiera, dall'approvvigionamento delle materie alla trasformazione e all'esportazione. A questi si aggiungono, poi, i costi energetici, che sulle isole raggiungono davvero dei livelli molto importanti, con circa il 30 per cento in più della media nazionale.
Io penso che una riflessione su un emendamento, quale quello proposto dai colleghi, andrebbe fatta proprio per contribuire a un contenimento dei costi sulle aliquote delle accise, ma anche, attraverso questo contributo di solidarietà, consentire alle nostre imprese di poter lavorare senza dover caricare i costi poi su chi deve acquistare i prodotti e, quindi, incidendo anche sulla competitività dei prodotti delle nostre isole. Quindi, io chiedo se sia possibile valutare un accantonamento o magari anche una riformulazione di questo emendamento, ma prendendolo in considerazione davvero per non affossare definitivamente l'economia dei nostri territori.
PRESIDENTE. Intanto gli onorevoli Carmina e Aiello sottoscrivono l'articolo aggiuntivo in esame. Quindi, chiedo al relatore: sulla richiesta di accantonamento dell'articolo aggiuntivo 4.01000 Lai che parere ci dà?
GIULIO CENTEMERO, . Contrario.
PRESIDENTE. Quindi, chiedo alla deputata Ghirra se insiste per l'accantonamento, che prevede un voto, oppure no. No, non insiste.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.01000 Lai, con il parere contrario… Perantoni? Vuole parlare? Prego, avevo pensato che volesse sottoscrivere. Prego, onorevole Perantoni.
MARIO PERANTONI(M5S). Molto brevemente, se posso, Presidente, anch'io vorrei sottoscrivere questa proposta emendativa e brevemente richiamarmi a quelle che sono state le argomentazioni e le illustrazioni che hanno fatto i colleghi precedenti. Si tratta, in fin dei conti, di quello che era stato detto poc'anzi, cioè di perseguire effettivamente quelle che sono le finalità che sono state introdotte in Costituzione e, quindi, utilizzare strumenti concreti per andare incontro ai problemi dell'insularità e ai problemi dei costi che gli abitanti delle isole maggiori e delle isole minori vanno a subire.
È evidente che un atteggiamento di questo genere da parte del Governo non può che dimostrare, ancora una volta, il fatto che pare sia assolutamente disinteressato a provvedimenti di carattere di equità sociale e a provvedimenti che abbiano la finalità di riequilibrare quelle che sono le disparità all'interno del nostro Paese. Quindi, mi auguro che, comunque, l'Aula disattenda quella che è l'indicazione del Governo. Si tratta - come ribadisco ancora una volta - di mettere in pratica quello che è un dettato costituzionale e, quindi, mi auguro che anche i colleghi di maggioranza aderiscano a questo invito.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.01000 Lai, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1 Merola. Ha chiesto di parlare l'onorevole Merola. Ne ha facoltà.
VIRGINIO MEROLA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Noi continuiamo a sottolineare, anche con questo emendamento che propone l'introduzione di un contributo di solidarietà, che certamente la situazione energetica internazionale richiedeva un intervento anche di emergenza per ridurre gli effetti per le famiglie e per le imprese, ma quello che dobbiamo continuare a contestare - e che abbiamo provato a ripetere nei nostri interventi, anche in Commissione e anche al Senato - è il modo con cui il Governo ha scelto di intervenire, perché innanzitutto, quando viene annunciato un intervento amministrato sul prezzo di un bene in un mercato di natura oligopolistica come il nostro, questo annuncio delle autorità governative induce a pratiche di collusione tipiche dei mercati oligopolistici, che in effetti abbiamo dovuto riscontrare puntualmente nell'arco di tutto il mese in cui il provvedimento è rimasto attivo, tanto che anche la maggioranza si è ritenuta obbligata a fare emendamenti, anche ispirati dall'Antitrust, per scongiurare questi tentativi di collusione nella filiera.
Non è, quindi, la necessità di intervenire che contestiamo, ma il modo in cui lo volete fare, che altro non fa che produrre se non un grande beneficio - e lo sottolineiamo - per alcuni operatori del settore energetico e un minimo beneficio per i consumatori alla pompa di benzina. Il vostro intervento non ha tenuto conto di quanto sottolinea il Fondo monetario internazionale, che ci ha detto che gli interventi - udite - sulle accise di natura non selettiva producono effetti non proporzionati al bisogno dei cittadini. Siamo al famoso esempio della Ferrari e della Pandina, che dovrebbe essere caro a Fratelli d'Italia, perché il Presidente del Consiglio in passato ha utilizzato spesso questo esempio. Avete scelto, invece, un meccanismo generalizzato, che non è stato capace di distinguere tra chi ha bisogno e chi, invece, ha meno bisogno.
E quindi, con gli emendamenti, cerchiamo di convincervi che la strada non è quella di inseguire l'emergenza in modo iniquo, ma occorrono provvedimenti di lungo periodo, come il contributo di solidarietà che proponiamo a carico dei produttori di energia da fonti fossili e, ovviamente, esentando quelli che producono e commerciano su energie alternative.
Questo vostro meccanismo, oltre che essere iniquo per il consumatore finale e per il cittadino che va alla pompa di benzina, è anche iniquo rispetto al fatto che non c'è nessuna selettività, ma avete trovato le risorse con tagli lineari ai Ministeri. C'è un elenco di tagli lineari ai Ministeri che grida vendetta. Voglio sottolineare, in particolare, quello sulla sanità, perché, ancora una volta, si decide di tagliare per quanto riguarda la prevenzione nel campo sanitario e per quanto riguarda la ricerca nel campo sanitario. Ci sono anche altri tagli sui trasporti e altri interventi molto importanti, in particolare per la situazione dei nostri enti locali.
Continuiamo quindi con questo emendamento, anche in previsione del fatto che sarete costretti ad affrontare questo tema in una discussione più generale, perché non credo che possiate confidare sulla lungimiranza di Trump e sulle sue intenzioni.
Ma credo che, al di là della crisi internazionale, da tempo questo Paese ha il tema di come impostare una politica energetica alternativa, capace, sul medio e lungo periodo, di uscire da queste contraddizioni che oggi siamo costretti a subire.
Voi parlate oggi di scostamento del bilancio: non vi soffermate sul fatto che lo scostamento di bilancio, che avete fallito, del 3 per cento per quanto riguarda il prodotto interno lordo è dovuto a vostri errori di previsione. Quindi sarà molto interessante, visto che avete sbagliato la previsione sul superbonus, capire come vorrete motivare davvero nel merito le vostre ulteriori iniziative.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1 Merola, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.2 Alifano. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Il nocciolo di questo provvedimento risiede in una domanda: come si sono reperite le risorse per tagliare le accise? Tagliando gli extraprofitti che hanno realizzato le imprese petrolifere? No. Restituendo l'extragettito IVA alla collettività? Manco per niente, Presidente. No. E allora, come si sono reperite le risorse? È molto semplice, lo dicono gli allegati a questo decreto: si sono operati tagli lineari ai Ministeri. Quindi, i bilanci dei Ministeri sono impattati da questo provvedimento.
Che cosa significa questo? Che, alla fine, sono i cittadini, sono le tasche dei cittadini che risulteranno impattate da questo provvedimento, perché, ovviamente, avranno meno servizi. Cittadini e imprese, in questa emergenza, pagano due volte la fiammata dei prezzi. La pagano con l'inflazione, che una volta veniva definita la tassa più iniqua, perché la pagano tutti e la pagano indipendentemente dal reddito. Quindi, non solo l'inflazione: il prezzo del carrello della spesa - è stato detto anche da qualcuno che mi ha preceduto - ha subito un'impennata pazzesca. I beni di prima necessità sono quelli che sono stati colpiti maggiormente dal fenomeno inflattivo, che va anche, di fatto, sulle due cifre.
Ma non è solo questo. I cittadini sono anche colpiti con il taglio dei servizi: dunque, meno soldi per la sanità, meno soldi per la sicurezza, meno soldi per le politiche sociali, meno soldi per l'istruzione, meno soldi per la ricerca.
A questo riguardo, Presidente, mi preme ricordare un dato: negli ultimi 25 anni il rapporto prodotto-ora lavorata, dunque la produttività aziendale, è cresciuto - e questa è una stima Bankitalia - dello 0,3 per cento annui, cioè meno di un terzo della media UE. Questo è un allarme per un Paese che ha come uno dei cardini fondamentali del proprio sistema economico proprio l'azienda, l'impresa.
La produttività aziendale si coniuga strettamente all'innovazione tecnologica e alla ricerca, quindi dobbiamo renderci conto di che cosa può significare tagliare anche l'istruzione e la ricerca.
E allora noi, con questo emendamento, mostriamo una visione diversa del problema e chiediamo che le risorse per tagliare le accise vengano reperite altrimenti, e come? Grazie a un contributo straordinario che dovrebbe essere fornito proprio da quelle imprese che hanno realizzato degli extraprofitti in dipendenza del rialzo del prezzo dei carburanti; le imprese petrolifere che hanno acquistato quando il prezzo del greggio era di gran lunga più basso e che adesso si trovano a rivendere lo stesso con dei prezzi di mercato molto più elevati e che, dunque, hanno realizzato degli enormi extraprofitti. Credo che sia una misura giusta e che vada incontro alle esigenze di imprese e di cittadini.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà, per due minuti.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Per ribadire il voto contrario a questo emendamento perché non riteniamo sia utile alzare le tasse a nessuno. Però, c'è stato un pezzo dell'intervento della collega Alifano che mi ha molto interessato e, sfruttando il fatto che così raramente capita di discutere in questo emiciclo, vorrei provare a interloquire con lei, per il suo tramite.
La collega ha detto, citando un dato corretto di Bankitalia, che la produttività del lavoro in Italia è cresciuta in media dello 0,3 per cento annuo negli ultimi 30 anni, che non è un terzo della media europea ma è un quinto della media europea, perché la media europea è 1,5. Sono parole sue. Allora, mi chiedo: se è vero che la produttività del lavoro è cresciuta così poco in Italia, come si fa con un'altra mano a presentare, com'è avvenuto in quest'Aula, il disegno di legge di riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, motivandolo con il fatto che la produttività è aumentata? Quindi, la produttività è aumentata quando si deve sostenere la riduzione dell'orario di lavoro ed è, invece, diminuita quando si deve sostenere qualcos'altro. Quindi, la domanda che io pongo, per il suo tramite, è: il dato che lei stessa ha citato, onorevole Alifano, come fa a stare insieme con altri pezzi del discorso fatto, tenuto in piedi politicamente da altre forze politiche, compresa quella di appartenenza della collega?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Grazie, Presidente. Rispondo io nel caso, per la collega Alifano, se non ha disponibilità al momento. Citerei semplicemente il concetto di sinergia, caro Marattin, per quanto riguarda il discorso del come fanno a convivere le cose, e l'esempio te lo porto: magari tu, quando vieni da Spagna per camminare fin qua, puoi camminare a 4 chilometri all'ora, quindi a una velocità lenta, e magari poi semplicemente accelerare il passo in un discorso di produttività, questo per fartelo arrivare a te. In un discorso aziendale, invece - lo vediamo ormai anche in altri Paesi -, l'hanno già implementato questo fattore di diminuire l'orario, ed è aumentata la produttività. In questo contesto come la mettiamo? È la pratica della sinergia, accelerano perché comunque gli piace fare quel lavoro, e non hanno quello di lavorare tutti i giorni. Questo è per rispondere alla tua domanda dello 0,3 per cento. E per chiudere, direi semplicemente che io non guardo lo 0,3 o lo 0,2. Io guardo solo i numeri: zero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo perché il punto focale è che non c'è una programmazione strutturale; cioè, è come se noi stessimo cercando di tappare un foro, ci mettiamo la pezza, però il foro sotto lo aumentiamo. Lo aumentiamo perché, se chiaramente continuiamo a prendere i soldi dai vari Ministeri, significa che non andiamo avanti, l'ha detto anche la collega: non andiamo avanti con la ricerca.
Ma io quello che volevo vedere, come al solito, è la prevenzione. Perché è inutile tappare un buco se io non vedo, invece, soldi e un progetto oculato per aumentare, che cosa? Per aumentare le rinnovabili, cosa che sappiamo benissimo perché, come al solito, lo ripetiamo in Aula; voi, invece, diminuite gli investimenti sulle CER e altro, e sulla mobilità sostenibile, perché io avrei voluto vedere qui un aumento, qualche risorsa, una progettualità per aumentare i mezzi pubblici.
Quella è la prima cosa, anche da alcuni lavori europei, questa è la prima cosa che dobbiamo fare, che viene fuori. Avrei voluto vedere questo, ma noi, come al solito, tappiamo solo il buco.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.2 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.3 Lomuti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.3 Lomuti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1000 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1000 Bonelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1001 Fratoianni. La deputata L'Abbate intende sottoscriverlo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1001 Fratoianni, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.4 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.4 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.5 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.5 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.01000 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.01000 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
LUCIA ALBANO,. Grazie, Presidente. L'ordine del giorno n. 9/2890/1 Ascani, escluse le premesse, è accolto come raccomandazione.
PRESIDENTE. Quindi, è accolto come raccomandazione previa riformulazione.
LUCIA ALBANO,. Sì. Sull'ordine del giorno n. 9/2890/2 Osnato, parere favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/3 Amendola, parere contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/4 Del Barba, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, iniziative a sostegno delle imprese agricole e agromeccaniche”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/5 Gadda, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, iniziative a sostegno delle imprese agricole e agromeccaniche”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/6 Almici, parere favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/7 Benzoni, parere contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/8 Ghio, parere favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame con l'adozione di ulteriori iniziative volte al sostegno del settore, prevedendo misure specifiche in favore dell'Autorità di sistema portuale e degli operatori della logistica marittima maggiormente colpiti dalla riduzione dei traffici conseguente alla crisi dello Stretto di Hormuz”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/9 Appendino, escluse le premesse, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare, nel contesto di eccezionale instabilità dei mercati energetici globali, aggravato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, di proseguire all'adozione di ulteriori misure a favore dei consumatori”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/10 Lomuti, parere contrario, atteso che il Governo sta continuando a far fronte alle esigenze dei consumatori, delle famiglie e delle imprese nell'ambito delle misure che, di volta in volta, vengono adottate, come dimostrato anche nel decreto in esame.
L'ordine del giorno n. 9/2890/11 Carmina, escluse le premesse, è accolto come raccomandazione.
PRESIDENTE. Quindi, è accolto come raccomandazione previa riformulazione.
LUCIA ALBANO,. L'ordine del giorno n. 9/2890/12 Raffa, come sopra, è accolto come raccomandazione, escluse la penultima e l'ultima premessa. Quindi, è accolto come raccomandazione previa riformulazione.
PRESIDENTE. Sì, come prima, quindi.
LUCIA ALBANO,. L'ordine del giorno n. 9/2890/13 Gubitosa è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/14 Alifano, parere contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/15 Scerra, escluse le premesse, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a continuare a sostenere le famiglie e le imprese colpite dalla crisi energetica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/16 L'Abbate, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a continuare a sostenere le imprese maggiormente colpite dall'aumento dei prezzi dei carburanti e dell'energia”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/17 Toni Ricciardi, escluse le premesse, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a continuare a sostenere le famiglie e le imprese colpite dalla crisi energetica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/18 Merola, esclusa la penultima premessa, parere favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare a sostenere le famiglie e le imprese colpite dalla crisi energetica, con particolare riguardo alle fasce sociali maggiormente penalizzate dall'aumento del costo della vita”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/19 Simiani, escluse la terza, la quarta e la quinta premessa, parere favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare a sostenere le imprese dell'autotrasporto merci particolarmente colpite dalla crisi energetica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/20 Casu, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a continuare a sostenere le aziende del trasporto pubblico locale maggiormente esposte agli effetti dell'aumento dei costi energetici”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/21 Bonelli, escludendo le premesse, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a continuare ad adottare misure per accrescere l'autonomia energetica del Paese e ridurre i costi per famiglie e imprese”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/22 Zanella, escludendo le premesse, parere favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche di carattere normativo, volte a sostenere lo sviluppo della mobilità elettrica, anche mediante lo sviluppo dell'infrastruttura di ricarica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/23 Ghirra, escludendo la seconda premessa e l'ultimo periodo dell'ultima premessa, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “ad accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame continuando ad adottare ulteriori interventi volti a contrastare il caro energia, che grava prevalentemente sulle imprese sarde, attraverso la predisposizione, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, di misure compensative volte a ridurre i costi energetici, al fine di sostenere e rafforzare la competitività delle imprese dell'isola”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/24 Grimaldi, parere contrario.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/1 Ascani: accetta? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/2 Osnato, il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/3 Amendola, su cui il parere è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Vincenzo Amendola. Ne ha facoltà.
VINCENZO AMENDOLA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Le confesso che io non sono un grande degli ordini del giorno, però ci sono degli ordini del giorno che proprio ti fanno cascare le braccia e, soprattutto, il commento del Governo ti fa cascare le braccia.
Io mi rivolgo ai colleghi eletti in Basilicata, come me - vedo lì l'onorevole Caiata ed altri che sono qui - e dico: ho scritto un ordine del giorno che è di un'ovvietà che potremmo dire lapalissiana. Abbiamo un problema: qual è questo problema? Che è facile fare due conti in mano, caro rappresentante del Governo. L'80 per cento del petrolio estratto in questo nostro Paese viene dalla regione Basilicata: è il 10 per cento del fabbisogno nazionale, sono quasi 65.000 barili al giorno in media, e quindi noi dovremmo tutti quanti insieme - non urlando, perché, se lo scopre Trump, non si sa mai che succeda qualcosa - dire “grazie Basilicata”. Perché sappiamo benissimo che, in quelle zone dove c'è grande estrazione, ci sono anche grandi questioni ambientali, che hanno mosso l'opinione pubblica di quella regione, anche in maniera consistente.
Allora qual è il problema, cara rappresentante del Governo? Invece di fare un ordine del giorno con il quale, in questa crisi in cui viviamo, dovremmo dire “grazie, regione Basilicata, per lo sforzo che il tuo territorio dà al fabbisogno nazionale, a quella che è tutta una crisi che stiamo vivendo”, ci accorgiamo che il prezzo medio al litro è maggiore di 5-12 centesimi, ma non dovuto alla crisi, è mediamente più alta rispetto a tutta la media regionale. Allora, uno dovrebbe dire: scusate, ci fate capire come, in una regione dove c'è grande estrazione, i prezzi sono mediamente più alti?
Cosa chiedo al Governo? Non è che sto chiedendo di intervenire contro questo fabbisogno e di ribaltare tutti i numeri. Sto dicendo: si può capire, con un Osservatorio, con la Guardia di finanza, con tutti quelli che sono i meccanismi, come mai questa regione, che estrae tanto petrolio, addirittura paga la benzina e il gasolio più alti d'Italia? Tutto qui, non mi sembra che ho chiesto di fare la rivoluzione al Ministero e di cercare di rompere qualsiasi accordo, ma di andare a vedere quello che succede.
Mi pare buonsenso, e mi pare buonsenso che quest'Aula almeno, ringraziando la regione Basilicata, dica: avete ragione, con un Osservatorio - attenzione, non ho nemmeno chiesto chissà che - cerchiamo di capire come mai il prezzo medio, in questa regione, sia più alto di quello nazionale. Non mi pare una rivoluzione, mi pare buonsenso, dignità e ringraziamento a quella regione .
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 9/2890/3 Amendola… no, aspettate, onorevole Fornaro, non l'avevo vista. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Prima di passare alla votazione, mi pare che il collega Amendola abbia posto una domanda al Governo, quindi noi intanto chiediamo formalmente l'accantonamento, perché mi pare che le argomentazioni del collega Amendola siano tutt'altro che strumentali.
Non ci sono accuse generiche al Governo. È stato posto un problema serio, credo assolutamente condivisibile anche dai colleghi della maggioranza eletti in Basilicata. Io credo che, per lo meno, il “no” sia un “no” frettoloso, dato dagli uffici, e quindi un minimo di approfondimento credo che possa essere utile nell'interesse di tutti.
Ovviamente non sposta l'approvazione o meno di un ordine del giorno, però un parere negativo, detto in questo modo, secco, francamente lascia un po' stupiti. Quindi, crediamo che un approfondimento sia necessario e credo che il collega Amendola sia assolutamente disponibile, eventualmente, a trovare, se necessario, una diversa formulazione, che peraltro, devo dire, era molto nei confronti degli impegni richiesti al Governo. Quindi, sono a formalizzare la richiesta di accantonamento, Presidente, al Governo.
PRESIDENTE. Chiedo al Governo di esprimere il parere in ordine alla richiesta di accantonamento.
LUCIA ALBANO,. Sì, Presidente, lo accantono per un approfondimento.
PRESIDENTE. Allora lo consideriamo accantonato e verrà riesaminato al termine. L'onorevole Laus lo sottoscrive.
Passiamo ora all'ordine del giorno n. 9/2890/4 Del Barba. Accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/5 Gadda. Accetta la riformulazione? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/2890/6 Almici il parere à favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/7 Benzoni. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2890/7 Benzoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/8 Ghio. Onorevole, accoglie la riformulazione? Vuole riascoltarla? Sottosegretaria, può farci riascoltare la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2890/8 Ghio?
LUCIA ALBANO,. Certo. Dunque, la riformulazione è la seguente: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame con l'adozione di ulteriori iniziative volte al sostegno del settore, prevedendo misure specifiche in favore delle autorità di sistema portuale e degli operatori della logistica marittima maggiormente colpiti dalla riduzione dei traffici conseguente alla crisi dello Stretto di Hormuz”.
PRESIDENTE. Grazie, Sottosegretaria. Quindi, chiedo all'onorevole Ghio se accetta: accetta. Allora andiamo oltre.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/9 Appendino. Onorevole Appendino, accoglie la riformulazione? Non accetta e chiede di parlare. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Se lo ricorda - mi rivolgo a lei e, tramite lei, all'Aula - il video indimenticabile di Giorgia Meloni davanti alla pompa di benzina, in cui urlava “le accise vanno tagliate subito”? Bene. Quella Giorgia Meloni, quella stessa - a meno che non sia il suo ma non credo - ha governato per 4 anni e le accise le ha aumentate, e lo ha fatto in un modo decisamente subdolo, cioè lo ha fatto a pezzi, a rate, nel tentativo che nessuno se ne accorgesse, cercando sempre un colpevole altrove. Vediamo un po'.
Tappa numero uno: ha tolto lo sconto di 20 centesimi al litro che era in vigore, sì, cioè ha tolto lo sconto. Questo significa che non ha ridotto le accise, come aveva promesso, ma ha ridotto lo sconto che avevano i cittadini; poi, perché la matematica non è un'opinione, salgono i prezzi e allora, spaventata dall'onda di rabbia che è arrivata dai cittadini, “no, no, non sono stata io, sono stati i benzinai”, e via a dare la colpa ai benzinai.
Fase numero due, perché non finisce qui, c'è un'esigenza fondamentale: foraggiare l'industria delle armi con 12 miliardi in un anno, un miliardo al mese. Allora, dove li prendo i soldi? Beh, dalle tasche dei cittadini. E come lo faccio? Vado a toccare, come è successo quest'anno, il gasolio, e quindi 600 milioni in più a bilancio sul gasolio, che significa prendere questi soldi dalle tasche degli italiani. Anche qui sperava che non se ne accorgesse nessuno, però poi la gente alla pompa ci va, sul il prezzo lo vede e il portafoglio più vuoto lo sente. Allora cosa succede? Alé, di nuovo cerchiamo un colpevole. E chi è il colpevole questa volta? Il colpevole è l'Europa, brutta e cattiva.
Allora, Presidente, tramite lei, do una notizia a Giorgia Meloni, a me pare anche semplice, ma lo ribadisco: anch'io lo penso, sono d'accordo, guardi, che questa Europa sia brutta e cattiva. C'è però una piccola differenza, che non è proprio irrilevante. Sa qual è? Che Giorgia Meloni in Europa ci governa; che Giorgia Meloni in Europa esprime il Vicepresidente Fitto, cioè il braccio destro di von der Leyen; che Giorgia Meloni, in Europa, ogni giorno plasma le politiche di questa Europa, a cui poi, in qualche modo, vuole dare contro. E allora, Giorgia Meloni non è vittima di questa Europa: lei è corresponsabile di un'Europa che avete ucciso moralmente, economicamente e socialmente.
A proposito di questo, sapete come lo avete fatto? A colpi di austerità, a colpi di riarmo. Presidente, mi permetta una piccola parentesi sulla questione riarmo: quando la smetterete di boicottare ogni singola finestra che si apre, ogni singolo spiraglio che c'è, per dialogare con la Russia? Quando la smetterete? Perché, vedete, sono quattro anni che noi chiediamo un inviato per la pace, quattro anni! Si è aperto uno spiraglio e cosa vediamo? Che vi state impantanando se il negoziatore è filoputiniano oppure no.
E mi faccia dire una cosa su questo: Draghi no, eh! Per favore! Draghi anche no! Cioè sarebbe veramente un paradosso grottesco, perché chi ha messo gli italiani davanti al ricatto “condizionatori o pace”, chi ha abbracciato l' militare, chi ha distrutto i ponti, non può essere certo chi li va a costruire, perché noi abbiamo un'urgenza, Presidente. Sì, ce l'abbiamo. E sa qual è? Quella di chiudere questa guerra, che sta dissanguando gli italiani, così come sta dissanguando gli italiani la guerra del vostro amico Trump. Perché gli italiani la spesa non riescono più a farla, il pieno non riescono più a farlo.
Allora, vede, gli studi ci dicono che le famiglie avranno un aggravio di 1.500 euro all'anno: è una cifra spropositata su stipendi che sono già da fame. Allora, io penso, Presidente, che questo Governo, che Giorgia Meloni, anche con quello che sta accadendo oggi e quello che stiamo votando oggi, abbiano una responsabilità enorme perché le proposte c'erano. Noi le abbiamo messe sul tavolo: un vero scudo di protezione per le famiglie e per le imprese, la tassazione degli extraprofitti per abbassare le bollette; integrare gli stipendi dei cassintegrati per farli arrivare a fine mese e aumentare i consumi; il salario minimo.
E come rispondono? Come fanno anche oggi: con decretini, decretini che sono pieni di propaganda, ma non risolvono i veri problemi degli italiani. L'ultimo esempio del salario giusto è veramente una vergogna. È una truffa semantica per legalizzare contratti a 4-5 euro all'ora . Eh no, eh! Non può funzionare così.
Allora, ci è chiaro, Presidente: non sono capaci di occuparsi di tasse, di lavoro, di accise. Ma almeno una cosa fatela, quello che chiediamo in quest'ordine del giorno: la riforma dei carburanti, del settore che giace da 4 anni. Abbiamo sentito tutti, sono tutti d'accordo, l'80 per cento di chi è coinvolto è d'accordo e voi non riuscite a portarla in Parlamento? Ma, per favore, fate una cosa buona!
Voi così state autorizzando e permettendo l'illegalità; state autorizzando e facendo finta di non vedere la precarietà che c'è in quel settore. E sapete perché lo fate? Perché non volete toccare i grandi gruppi petroliferi. Eh no, loro sono intoccabili, eh. A loro proprio facciamo fare quello che vogliono.
Allora, Presidente, vede, e lo dico alla Presidente Meloni, quel video davanti alla pompa di benzina vi perseguiterà, quel video davanti alla pompa di benzina vi perseguiterà perché non potete nasconderlo perché oggi, davanti a un pieno di benzina che sfonda i 2 euro al litro, gli italiani si sentono lasciati soli da un Governo che non solo ha promesso e poi ha tradito, ma che, invece di alleggerire il peso della crisi, lo sta aggravando giorno dopo giorno. Mentre gli italiani si impoveriscono, per colpa vostra, alla pompa, voi continuate a nascondervi dietro a delle scuse patetiche.
Mamma mia, Presidente, questo Governo ha veramente toccato il fondo, è veramente ridotto male! A furia di promettere e non realizzare, poi esistono solo le scuse campate per aria, ma ormai non bastano neanche più quelle perché a pagare il prezzo sono gli italiani
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2890/9 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/10 Lomuti sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2890/10 Lomuti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/11 Carmina. Onorevole, accetta la riformulazione ai fini della raccomandazione? Accetta, onorevole Carmina? Accetta. Perfetto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/12 Raffa, accolto come raccomandazione se riformulato. Onorevole accetta? Accetta. Perfetto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/13 Gubitosa. Onorevole Gubitosa, accetta la raccomandazione? O chi per lui? Accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/14 Alifano sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Voglio premettere una considerazione: io non so se in Aula, ma credo di sì, la mattina si guardano anche un po' i listini della Borsa e quello che sta succedendo: oggi il Brent è stato quotato, stamattina, a oltre 107 dollari al barile; ieri eravamo a 105. Quindi, c'è stato un rialzo già di 2 dollari a barile nell'arco di 24 ore e le oscillazioni - ahimè - vanno avanti da molte settimane con punte anche molto più alte.
C'era un titolo su un giornale che ho letto stamattina, che diceva questo: “Guerra all'Iran. Per la prima volta stanno facendo fatica anche i padroni del mondo”. Lo dicevo prima, Presidente, di fatto, l'AD di BlackRock, in un'intervista di qualche settimana fa, faceva notare che il protrarsi delle ostilità nel Golfo avrebbe, con grande probabilità, determinato un rischio di recessione a livello mondiale. Infatti, dall'inizio del conflitto, nelle prime settimane, BlackRock ha perso il 12 per cento del proprio valore, facendo crollare ovviamente il valore dei patrimoni gestiti dal Fondo.
Purtroppo, Presidente, nulla fa sperare in una fine a breve termine delle ostilità in corso. La stessa Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha detto testualmente: “dieci giorni di guerra sono costati ai contribuenti 3 miliardi di euro in più per le importazioni dei combustibili fossili”. Questa è la situazione che ci troviamo ad affrontare.
Noi siamo chiaramente in una posizione molto vulnerabile, perché importiamo il 90 per cento del nostro fabbisogno petrolifero via mare e addirittura prestiamo le nostre raffinerie anche a Paesi terzi. Mi riferisco a un'inchiesta che è stata portata avanti da . La raffineria di Priolo ha trattato del petrolio proveniente dal Venezuela, dove, tra l'altro, si sono verificati gli sconvolgimenti che tutti conosciamo. Il petrolio è stato trattato da una nostra raffineria e poi è ripartito alla volta degli Stati Uniti. Quindi, invece di cercare di contenere il prezzo del petrolio, siamo impegnati anche a donare a terzi.
Ebbene, sappiamo anche che le misure stabilite dal Governo per tagliare le accise - l'abbiamo detto già prima - si sono rivelate insufficienti, tant'è che il Governo è dovuto intervenire nuovamente. Voglio ancora sottolineare che in modo molto ipocrita il Governo cerca di arginare l'impennata dei prezzi, concentrando la propria azione sulle manovre speculative.
Mi ricordano, Presidente, le pagine de , non so se rammenta anche lei: quando c'era questa penuria di farina e di pane, ecco allora che ci si concentrava sui panettieri che erano quelli che erano responsabili della penuria. Adesso i responsabili del rialzo del prezzo dei carburanti sono - guarda un po' - i gestori delle pompe di benzina, il che mi sembra alquanto risibile, visto e considerato che sappiamo tutti che le imprese petrolifere si muovono in un mercato oligopolistico. Quindi, voglio dire, che bisogna concentrare l'attenzione su altri.
In modo altrettanto ipocrita o quantomeno distratto, il Governo vuole ignorare anche l'extragettito IVA che continua a incassare grazie all'aumento del prezzo dei carburanti.
Allora, noi cosa chiediamo con quest'ordine del giorno? Chiediamo quantomeno di ridurre in modo strutturale le accise sui carburanti, ripristinando, tra l'altro, il meccanismo dell'accisa mobile di cui dicevamo prima, e chiediamo anche di sterilizzare l'effetto IVA sugli aumenti dei prezzi energetici con l'introduzione - anche questo lo dicevamo prima - di un prelievo sull'extragettito che è stato ricavato dalle compagnie petrolifere
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie Presidente. Chiedo alla collega di sottoscrivere, anche perché la collega è stata molto brava a inquadrare il quadro generale in cui ci stiamo muovendo, cioè l'aumento del costo del carburante. È chiaro che questa vostra proposta legislativa, come al solito, lavora sempre per misure e per misure che vanno verso soltanto alcuni settori.
Questa è un'indicazione importante, anche perché fa capire come il Governo non abbia o non voglia avere il quadro della situazione. C'è un macrosettore che sarà interessato da questi aumenti del caro carburante che è il trasporto pubblico locale. È un aspetto che non viene per niente trattato in maniera organica; non viene inoltre previsto niente dal punto di vista strutturale per riuscire a fare in modo che il trasporto pubblico locale non sia il settore più svantaggiato da questo enorme aumento del costo del carburante e dalla crisi geopolitica che - ricordo - ci hanno portato, con la nostra complicità politica internazionale, a dover guardare soltanto gli effetti negativi.
Il trasporto pubblico locale non è rappresentato solo dalle aziende dello Stato, ma anche dai costi che poi dovranno essere sostenuti da qualcuno. E chi li sosterrà? Gli enti locali che, tra l'altro, sono anche, magari, governati da voi. Quindi, anche voi maggioranza, dal punto di vista politico, avreste il problema di gestire l'aumento dei costi che sarà scaricato anche sul cittadino; verrà scaricato sul cittadino tutto il resto dell'aumento dei costi, come l'aumento dei costi dei prodotti al dettaglio, l'aumento dei costi delle lavorazioni, l'aumento dei costi che chiaramente gravano sulle imprese, che, quindi, riverseranno sui loro clienti e anche il costo del trasporto pubblico locale che sarà - anche questo - direttamente pagato dai cittadini in termini di soldi o in termini di carenza di servizi.
Siamo a un punto quasi di non ritorno dal punto di vista delle decisioni politiche. Voi non avete idea di cosa fare per il futuro. Non avete idea di come gestire queste situazioni. Quello che ci preoccupa è che, purtroppo, ci sono ancora troppi mesi prima delle prossime elezioni e voi potete ancora fare ulteriori danni sia in questo settore, ma anche in altri .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2890/14 Alifano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/15 Scerra. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/16 L'Abbate. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/17 Toni Ricciardi. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/18 Merola. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/19 Simiani. Onorevole, accoglie la riformulazione? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Presidente, non accetto la riformulazione perché credo che su quest'ordine del giorno, secondo me, bisognava assolutamente dare una risposta più concreta. Lo dico visto il settore di cui discutiamo, l'autotrasporto, visti i numeri in campo, vista la mole di fatturato (si parla quasi di oltre 100 miliardi), visto il numero delle aziende (quasi 100.000) e soprattutto la capacità, comunque, di mettere in campo non solo molta forza lavoro, ma soprattutto la possibilità di dare una mano a una parte importante delle aziende, anche quelle più piccole, perché quasi 21.000 sono grandi aziende, ma per tutto il resto sono “padroncini”, ossia piccoli proprietari e partite IVA, che oggi subiscono il peso di un aumento importante dei costi.
Quest'ordine del giorno andava proprio a toccare un elemento importante, cioè la capacità di chiamare i soggetti (le associazioni datoriali e i sindacati) rispetto alla possibilità di costruire un sostegno concreto e duraturo soprattutto nell'ambito di questo percorso che porterà - speriamo - alla fine dei conflitti sia in Ucraina che in Iran. E questo logicamente da parte vostra non c'è stato perché la riformulazione è stata molto generica e poco puntuale. Credo, invece, che su quest'ordine del giorno bisognasse essere puntuali, perché dovevamo dare non solo un aiuto concreto in termini fiscali e in termini economici, di sostegno vero, ma anche una strategia vera per riuscire a dare anche risposte diverse. Perché, vedete, se continuiamo a buttare risorse nel pozzo profondo dell'aumento dei carburanti e delle accise, non daremo una risposta concreta. Se invece riuscissimo a investire soprattutto nei mezzi urbani, nella capacità di incentivare anche la mobilità elettrica, tutto questo sarebbe diverso, i costi sarebbero molto inferiori. Ecco perché, rispetto a un'azione a lunga gittata per poter riuscire a dare un aiuto concreto al settore, quest'ordine del giorno, così, non dà assolutamente alcuna risposta; questo è il motivo per cui chiedo alla Sottosegretaria di accantonarlo perché, rispetto a questo provvedimento, non solo potremmo scriverlo meglio, ma potremmo veramente dare risposte a un settore che ha davvero bisogno.
Guardate, la logistica e l'autotrasporto vivono - non solo dal punto di vista del lavoro, perché è un lavoro difficile e complicato, e non solo perché si è sulle strade ogni giorno - uno stress enorme anche nella possibilità di dare risposte. Ci sono autotrasportatori che non riescono a garantirsi lo stipendio a fine mese e questo credo sia importante ricordarlo.
E soprattutto, un'ultima cosa e concludo. Questo Governo, questa maggioranza più volte si è sciacquata la bocca affermando che loro erano vicini all'impresa... ecco, tutto questo non sta succedendo. In questa legislatura voi l'impresa la vedete da lontano; anzi ci state lontano, quando, invece, ci sono stati fior fior di statisti o comunque cosiddetti politici, che si sono professati statisti, che hanno detto che l'impresa erano loro, che l'impresa la rappresentavano loro. Ecco, tutto questo non è vero, è una bugia che ormai dura da tanti anni e questa è la conferma.
PRESIDENTE. Chiedo alla Sottosegretaria rispetto all'istanza di accantonamento… No, ho capito bene? Ok, allora, se nessun altro chiede di intervenire… Ha chiesto di parlare il deputato Casu… Avevo capito sul successivo . Su questo. Perché è iscritto anche su quello successivo… Prego, onorevole.
ANDREA CASU(PD-IDP). Presidente, mi ero iscritto per intervenire su quest'ordine del giorno che ho sottoscritto insieme al collega Simiani e che penso meriti una maggiore attenzione da parte del Governo e anche da parte dei colleghi della maggioranza. Perché, vedete, c'è un aspetto, a mio avviso, particolarmente insostenibile rispetto alla proposta di riformulazione che arriva dal Governo, ma non solo per noi che siamo all'opposizione; insostenibile per tutto il mondo dell'autotrasporto che segue i nostri lavori e si aspetta dal Governo una risposta.
Ecco, noi leggiamo testualmente la proposta del Governo di accettare un impegno “a continuare a sostenere le imprese dell'autotrasporto merci particolarmente colpite dalla crisi energetica”. Ecco, noi vogliamo dare due notizie al Governo Meloni. La prima: voi non state sostenendo le imprese dell'autotrasporto merci. Non lo state facendo, è molto semplice. Vi faccio solo un esempio: è il fatto che non state neanche prevedendo con urgenza una misura compensativa volta a neutralizzare gli effetti negativi derivanti dal taglio delle accise sul gasolio commerciale. Cosa è avvenuto, infatti? Che questo intervento non solo non ha prodotto benefici economici per il comparto dell'autotrasporto, ma ha finito per penalizzare soprattutto quelle imprese che negli anni hanno investito nel rinnovo del parco veicolare, nella sostenibilità ambientale e nell'efficienza energetica. E quindi non possiamo accettare questo “continuare”, perché questo “continuare” significa negare la realtà, non solo accettare una visione che è sbagliata.
E poi c'è un secondo passaggio, quando dite di sostenere le imprese dell'autotrasporto merci particolarmente colpite dalla crisi energetica.
Ecco la seconda notizia: le imprese particolarmente colpite dalla crisi energetica sono tutte le imprese dell'autotrasporto e del trasporto merci. Non è che in questo momento ce ne sono alcune che sono colpite altre che non sono colpite: sono tutte colpite. I provvedimenti che avete portato all'attenzione del Parlamento non solo non raccolgono quelle che sono le loro necessità, ma introducono strumenti che le danneggiano ulteriormente. Di fronte a una visione così miope, non rendendosi nemmeno conto che l'intero settore sta andando verso il fermo nazionale... E voi vi rendete conto cosa vorrà dire il fermo nazionale dal 25 al 29 maggio, se non si creeranno le condizioni politiche per ascoltare il grido di dolore di queste categorie? Il provvedimento non può essere licenziato con una bocciatura della proposta di ordine del giorno delle forze di opposizione e del Partito Democratico.
Quindi, io invito veramente il Governo a prendersi il tempo necessario. Se è necessario, possiamo accantonarlo, per trovare una formulazione che tenga conto della realtà e che metta in campo una proposta di iniziativa che possa rispondere a un grido di dolore troppo forte per rimanere inascoltato. Non viene da una sigla dell'autotrasporto, non viene da una categoria di lavoratori, viene da tutto questo settore.
E dato che stiamo parlando di questo, la questione trasporti tocca anche altri temi, lo vedremo nei prossimi ordini del giorno. C'è il tema del diritto alla mobilità, c'è il problema, segnalato da tutte le imprese del trasporto pubblico locale, dell'aumento devastante dei costi, che porteranno un taglio dei servizi nei confronti dei cittadini, acuendo quelle diseguaglianze tra cittadini di serie A e cittadini di serie B, tra chi può godere del diritto alla mobilità e chi non può goderne.
C'è una battaglia che noi stiamo facendo per cercare veramente di far sentire la voce delle imprese, dei lavoratori, dei sindacati, degli eletti negli enti locali, degli amministratori di tutti i colori politici, anche di maggioranza, e dei presidenti delle regioni. C'è un tema: avete già tagliato nella manovra il Fondo nazionale trasporti; ma voi pensate che si potrà fare conto di queste risorse già tagliate per fronteggiare anche l'aumento del caro carburante? Almeno l'aumento del caro carburante deve essere posto a carico di quella che è una valutazione nazionale in un momento come questo: l'ennesima palla avvelenata non può essere scaricata sul lavoro delle regioni e dei comuni.
Quindi, veramente, sono temi che non affrontate nel testo che oggi viene presentato alle Camere, ma che dovete affrontare, perché sono temi troppo importanti per il Governo.
Vi chiediamo, per quest'ordine del giorno e per il prossimo, di prendervi il tempo necessario, ma di non chiudere in maniera così secca, netta e, a nostro avviso, grave la porta in faccia a quelle che sono proposte che abbiamo presentato noi, ma che non nascono solo dall'attività del Partito Democratico e delle forze di opposizione: nascono dalle richieste di tutte le imprese e di tutti i lavoratori che vi stanno scrivendo in queste ore per chiedere le stesse cose contro cui volete votare oggi in Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.
LUCIA ALBANO,. Grazie, Presidente. Solo per dire che lo accantoniamo, per valutare una riformulazione che comunque è stata già proposta. Adesso vediamo una nuova riformulazione. Va bene ?
PRESIDENTE. Perfetto. Allora, ringraziamo il Governo. Nel frattempo, la deputata Raffa sottoscrive e lo teniamo accantonato.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/20 Casu. Onorevole Casu, accoglie la riformulazione? Vuole accantonare anche questo. A questo punto, devo richiedere al Governo di rispondere rispetto all'istanza di accantonamento.
ANDREA CASU(PD-IDP). … Presidente, io avevo fatto l'intervento...
PRESIDENTE. Sì, sì, ho capito, ho capito.
ANDREA CASU(PD-IDP). ...sulle due componenti - gli ordini del giorno n. 9/2890/19 Simiani e n. 9/2890/20 Casu - per chiedere...
PRESIDENTE. È chiarissimo.
ANDREA CASU(PD-IDP). ...di valutare l'accantonamento di entrambi, dato che sono i due elementi di questa discussione che sono connessi, non sono toccati in questo decreto, ma so che vi è anche un'interlocuzione in atto del Governo...
PRESIDENTE. E quindi lei dice, giustamente: se è accantonato l'ordine del giorno n. 9/2890/19 Simiani, chiedo che venga accantonato anche il n. 9/2890/20 Casu. E quindi chiediamo al Governo se intende accantonare anche il n. 9/2890/20 Casu. Quindi, accantoniamo anche il n. 9/2890/20 Casu?
LUCIA ALBANO,. Tutti e due. C'è già una riformulazione per entrambi, faremo un approfondimento.
PRESIDENTE. Perfetto. E allora consideriamo accantonato anche l'ordine del giorno n. 9/2890/20 Casu.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/21 Bonelli. Onorevole, accoglie la riformulazione? No.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Ovviamente, tramite lei, ci rivolgiamo al Governo. L'ordine del giorno era già molto nel senso che noi proponiamo sostanzialmente di avviare una progressiva elettrificazione dei consumi e rafforzare gli investimenti sulle fonti rinnovabili, in particolare eolico e solare, sbloccando le procedure per lo sviluppo dell'eolico
Adesso, in tutti questi anni di Governo, si sono sempre contrapposte, dal nostro punto di vista, una visione ultra-ideologica da parte del Governo e una visione ultra-pragmatica da parte nostra. Nel senso che noi riteniamo che non ci sia alternativa al percorrere la strada dell'eolico e del solare come futuro del nostro territorio e del nostro pianeta.
Un ordine del giorno - che dice una cosa quasi ovvia per chi ama davvero il nostro territorio e il nostro Paese - non può che essere proposto in una formulazione che è quella di un ordine del giorno e di una proposta, dal nostro punto di vista, come dire, col minimo sindacale.
Immaginare ancora di evitare di affrontare il discorso, fino in fondo, delle rinnovabili è sbagliato. Noi sappiamo che il Governo ama un altro tipo di energia, un'energia con i padroni, un'energia che si confronti con le guerre, perché diciamoci le cose come stanno: il sistema culturale nel quale si muove oggi il sistema di potere del nostro Paese, come quello americano, come quello russo, è quello di gestire il potere dell'energia possibilmente anche con le guerre che creano ulteriore economia bellica. È una visione che noi contestiamo totalmente.
Le rinnovabili sono uguali alla pace , le energie che provengono dal gas, dal petrolio e da altro sono uguali alla guerra: sono due visioni che non sono compatibili.
È evidente che non possiamo annacquare ulteriormente una proposta che, di fondo, dice: energie rinnovabili uguale spese ridottissime per i cittadini, maggiore democrazia, maggiore libertà e non la guerra. Sono parole semplici che se voi non sposate non potranno mai trovarci in accordo
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2890/21 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/22 Zanella. Accetta la riformulazione? No. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. No, non accetto la riformulazione soprattutto perché, sia nelle premesse, che nell'impegno, quest'ordine del giorno avrebbe potuto benissimo essere un ordine del giorno votato all'unanimità.
È quasi ovvio il contenuto - io credo - perché, da una parte, si fa l'analisi di come l'infrastrutturazione per le ricariche dei veicoli elettrici in Italia sia assolutamente disomogenea.
Pensate, indovinate dove sono le reti che funzionano meglio e che sono più presenti e diffuse nei territori delle differenti regioni? Facile a dire: la Lombardia è sicuramente la regione più infrastrutturata da questo punto di vista, mentre nel Sud e nelle isole soltanto il 22 per cento del totale delle stazioni di ricarica sono attive.
Abbiamo quindi una infrastrutturazione assolutamente - vorrei dire preistorica se il termine non fosse così inappropriato - al di fuori dei tempi e della necessità di evolverci verso questo tipo di innovazione.
Ecco, l'ordine del giorno qui non fa altro che chiedere al Governo un adeguamento, anche una equità tra i diversi tipi di consumo. Non è possibile, cioè, che il sostegno che ha il motore endotermico sia differente da quello elettrico.
Quindi, era un campanello d'allarme e una grande preoccupazione, che avrebbero dovuto essere totalmente assunte dal Governo e dalla maggioranza, e mi chiedo come mai, invece, ci sia tanta esitazione, tanta reticenza. Evidentemente, proprio non si capisce di cosa si stia parlando
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2890/22 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/23 Ghirra. Accetta la riformulazione? No. L'onorevole Perantoni sottoscrive. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. No, non accetto la riformulazione. Francamente, dopo che l'emendamento che è stato presentato dai colleghi Lai, Barbagallo e che ho sottoscritto è stato respinto, confidavo che sull'ordine del giorno potesse esserci una maggiore apertura da parte del Governo, perché, come abbiamo sottolineato tantissime volte in quest'Aula, le isole soffrono di un divario maggiore rispetto a quello di altre regioni d'Italia, perché devono affrontare costi, soprattutto per quanto riguarda i trasporti, che sono ulteriori, visto che abbiamo il mare di mezzo e, per quanto riguarda la Sardegna, abbiamo anche un problema di infrastrutture.
Quindi, dobbiamo ricorrere maggiormente di altre regioni al trasporto su gomma. Come ho già sottolineato, il caro prezzi della benzina è arrivato a sfiorare i 2 euro al litro. Abbiamo i prezzi più alti d'Italia insieme alla Sicilia e alla Liguria, e questo chiaramente incide moltissimo anche sul trasporto merci, che ha raggiunto quote di più 40 per cento rispetto al resto della penisola. Per fare un esempio pratico, una tratta Napoli-Milano costa 2.150 euro, contro una tratta Cagliari-Milano che ne costa 2.600, il 21 per cento in più dei costi che si ripercuotono sia sui produttori che sugli acquirenti finali.
Noi, come dicevo, abbiamo un fortissimo problema di competitività legato a un triplice aggravio che riguarda l'approvvigionamento delle materie prime, la loro trasformazione e, poi, l'esportazione. Questi costi rendono le nostre imprese del tutto fuori dal mercato, non sono in grado di competere con i costi di altri territori. Pensiamo e facciamo riferimento anche a una crisi che è all'attenzione della Commissione, quella della ceramica mediterranea, per cui veniva sottolineato che portare un carico di mattonelle dalla Sardegna costa di più che importarlo dall'Asia.
A questo si aggiunge il problema dei costi energetici, come dicevo, il 30 per cento in più della media nazionale. Ci troviamo davanti a un Governo che non promuove politiche adeguate, nonostante il principio di insularità inserito all'interno della nostra Costituzione. Noi, con quest'ordine del giorno, chiedevamo di contrastare il caro energia con misure compensative urgenti e intervenire, anche attraverso un dialogo con l'Europa, sul sistema ETS, che condividiamo nello spirito, nel senso che è corretto penalizzare chi inquina, però bisognerebbe tenere conto anche di chi non può fare a meno di inquinare perché non può fare a meno del trasporto marittimo.
Allora, questa è la riformulazione del Governo, che propone di accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame - che, tra l'altro, ci arriva praticamente scaduto in Aula, visto che le misure sono inefficaci tra qualche giorno -, continuando ad adottare ulteriori interventi volti a contrastare il caro energia, che grava prevalentemente sulle imprese sarde, attraverso la predisposizione, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, di misure compensative volte a ridurre i costi energetici, al fine di sostenere e rafforzare la competitività delle imprese dell'isola.
Signora Sottosegretaria, capisce bene che questa riformulazione è del tutto insufficiente a introdurre delle misure adeguate, anche perché tutta la partita dell'ETS è sparita. Io quindi la invito ad accantonare, a rivedere il parere o, comunque, a prevedere nei prossimi provvedimenti delle misure che consentano alle imprese della Sardegna, ma anche della Sicilia, direi, di non scomparire, di non dover affrontare in solitudine queste difficoltà, che stanno creando una desertificazione industriale che per noi è davvero insostenibile .
PRESIDENTE. L'onorevole Lai sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2890/23 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2890/24 Grimaldi, sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2890/24 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Ritorniamo ai tre accantonati. Quindi chiedo al Governo il parere sull'ordine del giorno n. 9/2890/3 Amendola.
LUCIA ALBANO,. Grazie, Presidente. Sì, dunque l'ordine del giorno n. 9/2890/3 Amendola è accolto con la seguente riformulazione dell'impegno: “a continuare a monitorare l'andamento dei prezzi dei carburanti nel territorio della Basilicata, anche al fine di approfondire le cause di eventuali differenziali territoriali e di tenerne conto nell'elaborazione di future iniziative di competenza, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica”.
PRESIDENTE. Onorevole Amendola, accetta la riformulazione?
VINCENZO AMENDOLA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio il Governo, il senso lo ha compreso, e ringrazio anche l'onorevole Caiata, che è partecipe di questo tema. E quindi penso che con una lettura iniziale un po' più accorta - non mi riferisco a lei, magari ai suoi uffici - si capiva che era un intento positivo per una regione che paga un prezzo molto alto.
PRESIDENTE. Quindi accetta, perfetto. Sottoscrivono gli onorevoli Mattia e Caiata. Allora, adesso chiedo al Governo sull'ordine del giorno n. 9/2890/19 Simiani.
LUCIA ALBANO,. Dunque, sull'ordine del giorno n. 9/2890/19 Simiani, escluse sempre la terza, quarta e quinta premessa, vi è la riformulazione dell'impegno: “a continuare a sostenere le imprese dell'autotrasporto merci, particolarmente colpite dalla crisi energetica, valutando, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, di introdurre misure compensative in favore del medesimo settore”.
PRESIDENTE. Onorevole Simiani, accetta? Sì, perfetto. Passiamo all'ultimo, l'ordine del giorno n. 9/2890/20 Casu.
LUCIA ALBANO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2890/20 Casu vi è la riformulazione dell'impegno come segue: “a continuare a sostenere le aziende del trasporto pubblico locale maggiormente esposte agli effetti dell'aumento dei costi energetici, valutando, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, di introdurre misure compensative in favore del medesimo settore”.
PRESIDENTE. Onorevole Casu, accetta? Perfetto. È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Prima di passare alle dichiarazioni di voto, sospendo brevemente la seduta. La seduta è sospesa fino alle ore 17,25.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Noi voteremo convintamente contro questo provvedimento. È un decreto che arriva tardi, male e, soprattutto, senza una visione. Un provvedimento che il Governo ha presentato come una risposta straordinaria a una crisi energetica internazionale ma che, in realtà, si traduce in un insieme di misure temporanee, deboli e in larga parte inefficaci.
La prima questione politica che dobbiamo porci è proprio questa: dov'era il Governo mentre i segnali della crisi erano già evidenti? Dov'era quando gli analisti internazionali indicavano con chiarezza l'aumento delle tensioni geopolitiche, la vulnerabilità delle rotte energetiche e il rischio di una nuova impennata dei prezzi del petrolio e del gas? Perché la verità è che questo Esecutivo ha rincorso gli eventi, anziché prevenirli; ha agito solo quando il problema è esploso nelle tasche delle famiglie e delle imprese italiane e lo ha fatto con un decreto che - è il paradosso -, mentre lo discutiamo in Aula, ha già esaurito buona parte dei suoi effetti. Appunto, è un paradosso tutto politico. Stiamo convertendo un provvedimento la cui misura principale, il taglio temporaneo delle accise, è già scaduta. Una misura valida appena 20 giorni dopo che il Governo aveva invece aumentato le accise per sei anni con la legge di bilancio.
Allora, bisogna dirlo con chiarezza: non siamo davanti a una strategia economica, siamo davanti a un intervento improvvisato, episodico, privo di prospettiva. Per mesi ci è stato spiegato che l'aumento delle accise non era un aumento, ma un allineamento, poi però, improvvisamente, quelle stesse accise vengono ridotte in emergenza perché i prezzi dei carburanti schizzano alle stelle. Dunque, delle due l'una: o prima si è sbagliato oppure oggi si sta semplicemente tentando di mettere una pezza ad un errore politico.
E mentre il Governo procede a tentoni, il contesto internazionale diventa sempre più grave. Le tensioni in Medio Oriente, la crisi nello Stretto di Hormuz, la crescente instabilità geopolitica stanno trasformando energia e approvvigionamenti in strumenti di pressione politica e geoeconomica. Petrolio e gas non sono più soltanto merci, sono realmente leve di potere. Gli analisti ci avvertono che, in caso di prolungamento dei conflitti, il prezzo del greggio potrebbe superare addirittura i 150 dollari al barile, il gas potrebbe tornare a livelli insostenibili, l'inflazione potrebbe rialzare la testa e la crescita economica rallentare fino alla recessione. I dati sul rialzo dell'inflazione in America sono soltanto di poche ore fa. Di fronte a tutto questo, cosa propone il Governo italiano? Un taglio temporaneo delle accise e un credito d'imposta incerto, rinviato nel tempo e subordinato a vincoli europei sugli aiuti di Stato.
È evidente che manca completamente una riflessione strutturale, manca una politica energetica nazionale, manca una strategia industriale, manca una visione europea, perché il vero nodo politico è questo: l'Europa continua ad essere il più grande importatore di energia al mondo ma resta frammentata in 27 mercati diversi, incapaci di costruire un sistema energetico integrato, stabile e competitivo. E anche in questo il Governo - siamo in cinque! - ha enormi responsabilità. Invece di rafforzare l'integrazione europea sul piano energetico, continua a coltivare ambiguità sovraniste che indeboliscono l'Italia proprio nel momento in cui avremmo bisogno di più cooperazione, più infrastrutture comuni, più solidarietà energetica europea. Noi avremmo bisogno di investimenti seri sulle reti, sugli stoccaggi, sulle interconnessioni, sulle energie rinnovabili, sulla sicurezza energetica continentale. Avremmo bisogno di costruire un mercato interno realmente integrato, capace di ridurre volatilità e dipendenza dagli attori esterni. Invece, ci troviamo davanti a misure occasionali, pensate per inseguire il consenso del momento.
Ma c'è un altro punto gravissimo che questo decreto mette in evidenza: l'assoluta distanza del Governo dalla realtà delle imprese e del mondo produttivo. Sul settore dell'autotrasporto - lo ha detto con chiarezza - questo provvedimento non risolve il problema del carburante. Il taglio delle accise viene in gran parte neutralizzato dalla riduzione dei rimborsi sul carburante professionale. In pratica, molte imprese si trovano a non ottenere alcun vantaggio reale e il credito d'imposta previsto dal decreto dov'è? Ammesso che arrivi, arriverà in futuro. Gli autotrasportatori il carburante devono pagarlo oggi, al distributore, non l'anno prossimo. Nel frattempo i costi aumentano, i margini si riducono e i pagamenti dei committenti vengono spesso rinviati di mesi. E infatti le proteste del settore si stanno moltiplicando. In alcune aree del Paese si sono già registrati blocchi e interruzioni dei servizi; è il segnale di una crisi profonda che il Governo continua a sottovalutare.
Ma il problema non è soltanto l'inefficacia delle misure, il problema è anche il modo in cui vengono finanziate. Per sostenere questo decreto, infatti, il Governo sceglie ancora una volta la strada peggiore: i tagli lineari. Si taglia indistintamente, si colpiscono sanità, istruzione, editoria, servizi pubblici, si riducono risorse essenziali senza alcuna gerarchia politica, senza alcuna valutazione dell'impatto sociale.
E lasciatemelo dire: i tagli lineari rappresentano plasticamente la rinuncia stessa alla politica. Governare significa… governare significa scegliere, significa stabilire priorità, significa capire dove investire e dove eventualmente razionalizzare. Tagliare tutto in maniera uniforme è, invece, la dimostrazione di un vuoto di strategia. E quando leggiamo che vengono toccate persino risorse legate ai livelli essenziali di assistenza sanitaria, allora capiamo davvero quanto questo Governo sia in grave difficoltà, perché non si possono continuare a chiedere sacrifici ai cittadini mentre si risponde alle emergenze con strumenti deboli, temporanei e finanziati sottraendo risorse ai diritti fondamentali.
Noi crediamo davvero che servisse altro. Sarebbe servito un piano straordinario per l'energia e la competitività, sarebbero servite misure strutturali per famiglie e imprese energivore, sarebbero serviti interventi immediati sulla qualità del comparto dell'autotrasporto, sarebbe servita una politica europea coraggiosa sugli acquisti comuni e sulla sicurezza energetica, sarebbe servita una strategia industriale capace di accompagnare la transizione energetica senza lasciare indietro nessuno. Invece questo Governo continua a vivere alla giornata, oscillando tra propaganda e improvvisazione.
Allora, il nostro voto contrario non è soltanto un giudizio su questo decreto, è un giudizio politico più ampio su un modo di governare che rincorre gli eventi anziché guidarli. L'Italia merita serietà, merita programmazione, merita una politica che sappia guardare oltre la prossima settimana e oltre il prossimo sondaggio. Per tutte queste ragioni, annunciamo il voto contrario del nostro gruppo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tirelli. Ne ha facoltà … Colleghi, colleghi, per favore!
FRANCO TIRELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Cari colleghi …
PRESIDENTE. Colleghi… un attimo, un attimo, un attimo. Per favore, per favore colleghi… Onorevole Tirelli …
PRESIDENTE. Per favore, colleghi. Prego, onorevole Tirelli.
FRANCO TIRELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Cari colleghi e colleghe, comunico il voto favorevole del gruppo Noi Moderati-MAIE e consegno il mio intervento.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Tirelli, è autorizzato alla consegna. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, colleghe e colleghi, questo decreto vorrebbe intervenire sugli effetti della crisi ignorando le cause. Una riduzione delle accise di 20 giorni è, in sostanza, una finestra - fateci dire - poco più che simbolica. Il sistema di controllo delle speculazioni lungo la filiera e i contributi straordinari ai settori colpiti sono un rimedio di per sé emergenziale.
È un decreto di spesa, come il decreto Bollette: 527 milioni di misura molto costosa, ma - fateci dire - anche assai inefficace. Avrà effetti di per sé limitati per cittadini e imprese e vale solo, appunto, di fatto fino allo scorso mese., tanto che siete dovuti intervenire altre due volte con il decreto-legge Carburanti o con il decreto-legge Carburanti . È un semplice - fatecelo dire - palliativo, che non incide strutturalmente nemmeno sulla dinamica dei prezzi. Eh sì, perché i prezzi, Presidente, lei lo sa, restano legati alle fluttuazioni internazionali delle fonti fossili.
Intanto questa spesa significa una riduzione delle entrate pubbliche, senza una compensazione, di fatto, redistributiva. Già, la misura viaggia insieme ai tagli e al definanziamento di quello che avete visto nelle nostre finanziarie, cioè sanità, istruzione e . Risponde solo - e fateci dire poco - agli shock e si rivolge a tutti, senza, tra l'altro, distinzione di reddito. Già perché, appunto, vale per il grande SUV come per l'utilitaria. Avete scritto una misura, di fatto, non selettiva, con effetti, secondo noi, regressivi, perché avvantaggia chi ha più possibilità e lo fate mentre rinunciate a entrate fiscali vere, rifiutandovi di colpire le rendite e i profitti straordinari che anche da questa vengono generati.
Già perché tutto questo deriva da anni di mancate politiche energetiche del Governo. Certo, c'è lo scenario internazionale, l' voluta dal vostro amico infedele Trump o siete voi gli amici infedeli, non lo so come è esattamente questa relazione tossica e complicata; ma l'attacco all'Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno provocato, certo, un immediato shock sui prezzi. Questa crisi ha travolto anche le economie europee.
L'abbiamo però detto tante volte: puntare il dito sullo Stretto di Hormuz non basta, perché la seconda responsabilità è tutta interna, è tutta politica ed è tutta vostra. Vi siete rifiutati di agire sulle entrate, prendendo i soldi dove ci sono - extraprofitti, profitti, rendite, grandi ricchezze, evasione fiscale -, avete scelto l'austerità. Sulla politica energetica non avete diversificato le fonti, ma solo le importazioni appunto di gas: invece di dipendere dalla Russia, ora dipendiamo dagli Stati Uniti e dal Qatar, mannaggia, proprio dove c'è tutto questo conflitto. E l'energia continua a costare tantissimo per imprese e famiglie e questa dipendenza è quella che ci espone di più alle instabilità geopolitiche, ci lascia in balia delle speculazioni nei mercati internazionali.
Ma vi chiederete: c'era un'alternativa? Sì, c'era. Con il , la Spagna è diventata europea nelle energie rinnovabili: tra il 55 e il 60 per cento della produzione elettrica nazionale proviene da fonti verdi. La Spagna ha dimostrato qualcosa a tutti: un investimento massiccio in energie rinnovabili riduce la dipendenza energetica e contiene i prezzi delle bollette. Insomma, il PNRR doveva servire a questo, a portarci fuori dalla pandemia, dalla crisi climatica e dal fossile.
Uscire dal fossile significa anche potersi sottrarre alla guerra e all'economia di guerra, perché la conversione ecologica significa autonomia energetica. Avete addirittura spostato le risorse del PNRR verso incentivi alle imprese e verso il REPowerEU. Avete usato il REPowerEU per potenziare gasdotti come la linea adriatica. Lo avete usato per investimenti che vincolano l'Italia alle fonti fossili per i prossimi trent'anni. Avete scelto di drenare il piano per trasformarlo in sussidi alle grandi industrie; e, sì, sussidi ai colossi energetici statali: parlo di ENI, parlo di Enel e parlo di Terna. ENI e le grandi partecipate energetiche definiscono il nostro sistema energetico italiano e non il contrario. Circa il 76 per cento degli investimenti di ENI è ancora destinato all'Oil & Gas e solo l'8 per cento, per intenderci, va alla controllata Plenitude per le rinnovabili.
Intanto cresce la remunerazione degli azionisti attraverso i dividendi e le operazioni cosiddette . Manca un controllo pubblico su tutto questo - e di questo non parlate mai - e manca totalmente un indirizzo strategico dello Stato azionista. Ecco, il Governo non ha una strategia industriale pubblica sulla transizione ecologica o meglio l'ha appaltata tutta a quei colossi. Non avete mai fatto un piano di investimento vero nelle rinnovabili, se non nell'emergenza e nell'inefficienza energetica, e questo decreto è emergenziale, perché avete scelto di non costruire alternative agli idrocarburi. Siete gelosi di un modello esposto alle tensioni geopolitiche, un modello incapace di proteggere il sistema economico nazionale e oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti. Siamo i più vulnerabili di tutta Europa. Paghiamo l'energia di più e subiamo le crisi più duramente.
Ora dovete fare ciò che va fatto, cioè ridurre le accise e compensare i settori colpiti con i crediti d'imposta, ma andrà fatto ancora e ancora, se non cambierà radicalmente il paradigma. Continuerete a finanziare queste misure con tagli lineari ai Ministeri, incluso il Ministero della Salute. Perfino l'Agenzia internazionale dell'energia dice che l'Italia, abbassando le accise, rischia di favorire il sistema fossile, che è causa dello stesso problema. Ci facciamo dire da loro che il Paese è troppo dipendente dal gas - veramente facciamo ridere! -, che dovrebbe puntare massicciamente su fotovoltaico, eolico e geotermia.
Ecco, il Governo ha insabbiato la proposta di oltre 100 imprese italiane, tra cui quella di Elettricità Futura. Quella proposta ci avrebbe liberato dal gas statunitense e anche arabo. Ci avrebbe permesso, per esempio, di installare, proprio in questi anni, 60 gigawatt di rinnovabili in 3 anni, con 85 miliardi di investimenti. Fermi dal 2022.
Intanto, i dati Istat registrano una nuova crescita dell'inflazione. E sapete da cosa dipende, soprattutto? Dall'accelerazione dei prezzi dei beni energetici regolamentati - cioè, più 10 per cento - e non regolamentati, più del 5 per cento. Il conto sarà pagato, ancora una volta, da lavoratori dipendenti e pensionati. E abbiamo un livello record di pressione fiscale, cioè il 43 per cento. L'OCSE e Banca d'Italia parlano di stagnazione economica: più 0,4 per cento.
Vedete, noi vogliamo rendere permanenti le riduzioni delle accise, ma c'è solo un modo per farlo: cambiare la politica energetica, introdurre una tassa straordinaria del 90 per cento sugli extraprofitti derivanti dall'aumento dei prezzi del gas e del petrolio. E bisogna farlo a partire dai colossi energetici fossili, come l'ENI, e bisogna destinare le risorse e gli investimenti pubblici alle fasce sociali più colpite. Ecco, serve un piano vincolante di riduzione degli investimenti nel fossile; serve un investimento vero nelle energie rinnovabili.
Invece, con il decreto Bollette avete introdotto il meccanismo della cosiddetta saturazione virtuale della rete: vuol dire che avete bloccato il 72 per cento delle richieste di connessione per i nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili. Va installata, invece, nuova potenza, ma bisogna anche rendere l'energia flessibile e programmabile: questo si fa, per esempio, promuovendo gli accumuli di tutte le nature. Bisogna potenziare e diffondere le comunità energetiche rinnovabili e favorire le forme di autoconsumo, perché autoproduzione e condivisione sono fondamentali per ridurre i costi energetici. Ecco l'economia di pace che vi proponiamo, in alternativa alla vostra. E invece la misura del PNRR da 2,2 miliardi di euro è stata ridotta a 700 milioni: un taglio di oltre 1,4 miliardi, circa il 64 per cento delle risorse iniziali. Ma le richieste sono arrivate a quasi 1,5 miliardi: significa che i progetti idonei non avranno il contributo, perché i fondi sono esauriti. È qualcosa di disastroso, ve ne rendete conto?
È tempo che l'Unione europea intervenga sull'indice di riferimento per il gas naturale nel mercato europeo. È l'Europa che deve disaccoppiare il prezzo del gas e delle rinnovabili - ho concluso -, ma vi chiediamo anche di mettere un tetto al prezzo del gas, come hanno fatto altri Paesi europei, e vi chiediamo di governare le partecipate, non di essere governati. Vogliamo trasparenza e coerenza con gli obiettivi. Soprattutto è tempo di fermare la corsa al riarmo e invertire la rotta dell'austerità.
Abbiamo bisogno di tutte le risorse possibili per una nuova strategia europea di investimenti su politiche industriali ed energetiche comuni. Basta decreti emergenziali. È ora di avere una vera politica energetica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sottanelli. Ne ha facoltà.
GIULIO CESARE SOTTANELLI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretario, gentili colleghi, oggi stiamo convertendo un decreto i cui effetti sono già esauriti - tali effetti andavano nel periodo dal 19 marzo al 7 di aprile, per 20 centesimi -, già superati dai decreti-legge n. 42 e 63, sempre del 2026. Purtroppo, si rincorre l'emergenza con altri decreti. È un Governo che non riesce a programmare, a pianificare: corre solo dietro alle emergenze.
Certamente la crisi era imprevedibile, ma i ritardi no. La crisi di Hormuz del 28 febbraio era imprevedibile nei tempi, ma sulle sue cause ne eravamo tutti in piena conoscenza e coscienza.
Abbiamo 20-25 raffinerie che sono state colpite dall'inizio del conflitto di Israele e America verso l'Iran. Quindi abbiamo una produzione che è fortemente ridotta e i prezzi resteranno alti a lungo. Ecco perché fare decreti, continui decreti per archi temporali ridotti, penso che non sia, nella maniera più assoluta, la ricetta giusta che il Governo doveva portare avanti.
Azione, tramite il suo e gli altri colleghi, lo dice da 4 anni: servono interventi radicali e strutturali nel settore dell'energia. Ci siamo anche fatti carico, all'inizio della legislatura, di portare proprio dei nostri al Presidente del Consiglio, ma, evidentemente, non aveva bisogno di consigli. Se quelle politiche fossero state attuate, oggi è vero, ci sarebbe sempre l'emergenza, ma un'emergenza che poteva essere gestita molto, molto meglio.
Nel 2019, il famoso video della Meloni, eravamo in piena campagna elettorale per le europee: le accise sono uno scandalo, vanno abolite! Poi, per le elezioni politiche, il programma di Governo, al punto 17, recitava: automatica riduzione di IVA e di accise. E che cosa è successo, invece, in questi primi 4 anni di Governo? Che nella legge di bilancio 2026 le accise sul gasolio addirittura sono aumentate. Questo Governo ha anche un ulteriore record negativo, che è quello di avere la pressione fiscale più alta, pari al 42,8 per cento: è un record dei Governi degli ultimi 10 anni.
Andiamo sulle coperture. Coperture che noi riteniamo non corrette, ingiuste su questo decreto; coperture per oltre 500 milioni di euro, di cui 100 milioni - anche oltre 100 milioni - sono tagli che riguardano complessivamente il Ministero della Salute.
La sanità, signor Presidente, certamente non ha bisogno di tagli; la sanità ha bisogno, invece, di risorse, di energie per cercare di abbattere le liste di attesa; di inserire nuovo personale, di fare i rinnovi contrattuali. I cittadini più fragili pagano, purtroppo, questo conto.
I soldi andavano presi altrove, andavano presi dagli extraprofitti delle compagnie energetiche: hanno fatto utili enormi, lo stiamo dicendo oramai quasi da un paio d'anni, senza avere alcun riferimento rispetto alle stesse aziende che operano in altri Paesi europei. E allora queste aziende quotate in parte in Borsa, ovviamente, stanno facendo arricchire determinate persone.
Quindi, tutto questo viene scaricato sul cittadino che, tra l'altro, si trova una bolletta dove copre lui stesso gli investimenti che fanno queste società. Nello stesso tempo, da un lato, paga in più le bollette sull'energia e, dall'altro, i cittadini si ritrovano anche a vedersi tagliate delle risorse - quindi nella sanità, nella scuola - per abbattere le accise sui carburanti. Quindi, tutto viene scaricato sulla pelle dei cittadini e si proteggono, purtroppo, le , e i ceti medio-bassi sono sempre penalizzati.
Noi abbiamo detto che occorrevano delle riforme strutturali, perché dobbiamo arrivare all'indipendenza energetica come una priorità assoluta. Lo dobbiamo fare noi come Italia, ma lo deve fare tutta l'Unione europea, perché l'indipendenza energetica è una sicurezza nazionale. Abbiamo perso 4 anni: nessuna strategia organica complessiva.
Sul nucleare. Noi avevamo, anche qui, presentato dei nostri : solo annunci e conferenze stampa. Il Ministro ancora non riesce a produrre i decreti attuativi, ancora siamo “a babbo morto” rispetto a un percorso che prevede, purtroppo, un iter molto complicato. Quindi, sul nucleare, noi prevediamo che, di questo passo, signor Sottosegretario, nei prossimi tre anni forse non inizieremo ancora a costruire la prima centrale; poi ci occorrono altri 6-7 anni per poterla realizzare.
Ci sono anche ulteriori problemi sulle rinnovabili. Infatti, con la legge che abbiamo approvato, le regioni sono state demandate ad individuare le cosiddette aree idonee e anche le rinnovabili hanno avuto un fermo. Così come i cittadini, gli imprenditori hanno difficoltà a investire sulle rinnovabili perché Terna, nonostante i suoi utili, non porta le prese dove l'imprenditore che costruisce l'impianto può collegarsi. E, quindi, molti imprenditori, anche sulle rinnovabili, non riescono ad andare avanti e a fare gli investimenti.
Il risultato è che le crisi energetiche purtroppo ci sono sempre state, sono cicliche: dal 1973 al 1979, al 2008, al 2022 e adesso arriviamo a quella dei nostri giorni, del 2026. Quindi, una crisi geopolitica che, automaticamente, aumenta il costo del petrolio e, quindi, impatta sul costo della vita, sui ceti medi e bassi che vengono sempre più schiacciati.
Signor Presidente, senza riforme strutturali continueremo a pagare gli di mercato e purtroppo pagano sempre i cittadini più deboli. Allora, qualcuno potrebbe dire: ma che responsabilità ha questo Governo rispetto a un discorso geopolitico? Ce le ha purtroppo delle responsabilità. Infatti, da un lato, il gradimento del Governo comincia a scendere, forse anche per colpa di un posizionamento internazionale - io dico dubbio e pericoloso - di molti partiti, che non riguarda soltanto la maggioranza, perché a parti invertite anche nel centrosinistra avrebbero gli stessi problemi; esponenti di Governi che volevano scambiare due Mattarella per mezzo Putin; alcuni partiti di centrodestra e centrosinistra hanno esultato per la vittoria di Trump.
Oggi queste stesse due persone, Putin e Trump, stanno condannando l'Italia e l'Europa a una recessione a sacrifici economici senza precedenti e a una crisi energetica strutturale: responsabilità politiche oggettive di chi continua a fare programmi di governo con queste forze politiche.
Allora, è legittima la domanda: ma noi che cosa avremmo fatto se fossimo stati al Governo? Certamente lo abbiamo anche dimostrato con un'opposizione costruttiva: avremmo dato aiuti mirati alle persone in difficoltà, avremmo previsto una tassazione degli extraprofitti per dare coperture, per esempio, a questo decreto-legge, e un Piano per l'indipendenza energetica, con un tra rinnovabili e nucleare, tutte proposte puntualmente disattese.
Quindi, il gruppo di Azione voterà contro, perché il provvedimento è un provvedimento tampone, senza visione. Sono coperture ingiuste: si taglia su sanità, su scuola, invece di tassare gli extraprofitti. Quattro anni di inerzia strutturale sull'energia. E, quindi, come gruppo di Azione, non possiamo che votare contro questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. L'amministrazione Trump, secondo me, è riuscita a fare quello che a nessuno è capitato di riuscire a fare perché nel giro di poche settimane è riuscito a mettersi contro gli il Papa, ma anche la grande finanza. Lo dicevo già prima: l'AD di BlackRock ha voluto sottolineare che, se non si risolve il conflitto che attualmente è in corso in Medio Oriente, ebbene, c'è il rischio di una recessione globale. Siamo davanti a una crisi senza precedenti, Presidente.
Durante la discussione generale io ho ascoltato un collega della maggioranza che ha fatto un po' l'elenco di tutti gli petroliferi che si sono verificati dalla Guerra dello Yom Kippur a oggi, sostenendo che quello che stiamo vivendo adesso non è né più e né meno che uno dei tanti petroliferi.
Devo dire la verità, una prospettiva estremamente ottimistica, io non posso che augurarmi che sia così. Il problema è un altro, è che dal 1973 ad oggi gli scenari sono completamente cambiati. È cambiato lo scenario geopolitico, sono cambiati gli equilibri tra le Nazioni, sono cambiati anche gli stili di vita delle persone, anche della gente comune. Allora, vediamo come può impattare il rialzo dei carburanti sulla vita delle persone. Prendiamo in considerazione solo un settore, il settore del turismo. Lo possiamo già immaginare quello che potrà succedere nei prossimi mesi, se dovesse continuare questa ascesa del prezzo del petrolio.
Già molte compagnie aeree hanno annullato i voli, perché gli aerei non possono partire, visto e considerato che dovrebbe essere poi acquistato il carburante a prezzi esorbitanti o addirittura non trovarsi proprio sul mercato, perché poi c'è una cosa che non è stata detta in quest'Aula e che io ho appreso qualche settimana fa. Ebbene, il carburante che viene dal Medio Oriente è quello utilizzato proprio dai vettori aerei, perché ha una qualità più raffinata. Il petrolio venezuelano non viene utilizzato per il trasporto aereo, e questa è un'altra annotazione da fare.
Quindi, rendiamoci conto di che cosa può succedere se continua questo conflitto, che attualmente non cessa assolutamente di avere una battuta di arresto. Allora, c'è anche un'altra cosa da sottolineare: l'aumento, lo energetico non riguarda ovviamente solo il settore del turismo, perché si estende a tutti i comparti produttivi, impatta sulla tasca dei cittadini e mina, ovviamente, i profitti delle imprese. E allora, il Governo potrebbe rispondere: siamo intervenuti, abbiamo provveduto a tagliare le accise. Ma è un taglio di 20 giorni!
Infatti, che sia assolutamente insufficiente viene riconosciuto dallo stesso Governo, che è stato costretto a intervenire, a distanza di poche settimane, nuovamente, perché ovviamente è sotto gli occhi di tutti lo scenario internazionale. Allora, noi proponevamo di ripristinare il vecchio sistema, quello previsto dal 2008, in cui si prevedeva il taglio automatico delle accise quando il prezzo del greggio fosse salito al di sopra del 2 per cento. Quindi, cittadini e imprese avrebbero conosciuto in tempo reale come sarebbe stato variato il prezzo del carburante e avrebbero comunque avuto la possibilità di restare indenni dall'aumento di questo prezzo.
Un meccanismo che era stato, però, purtroppo cancellato nel 2023. Noi ne chiedevamo la reintroduzione, ma su questo fronte non abbiamo avuto alcuna risposta da parte del Governo. Ma andiamo oltre: è stato ripetuto in quest'Aula, e del resto basta leggere il testo del provvedimento, che il Governo ha come idea che alla base di questa fiammata esagerata dei prezzi ci siano fenomeni di speculazione, manovre speculative, magari dei piccoli gestori, che adesso vengono vessati con altri oneri burocratici e che non possono variare il prezzo del prodotto in vendita nel corso della giornata.
Si lasciano, tuttavia, indenni le grosse compagnie petrolifere. Il Governo però dimentica una cosa, che il mercato del petrolio è in mano a queste grosse compagnie petrolifere, che, tra l'altro, molto spesso si accordano, formulano delle intese, si accordano per poter governare il prezzo dello stesso. Qualche tempo fa c'è stato un procedimento tenuto dinanzi all'Autorità garante della concorrenza e del mercato in cui venivano sanzionate 6 compagnie petrolifere, perché si erano accordate sul prezzo della componente bio del carburante.
È abbastanza evidente che proprio la struttura oligopolistica del mercato favorisca le intese. Non è finita qui, perché le imprese petrolifere non vengono attinte, non vengono toccate. Ma le criticità di questo provvedimento non sono finite qui. No, perché poi c'è il tema delle risorse. Come reperire le risorse per tagliare le accise? Questo è il grosso interrogativo che si è posto il Governo. E allora la scure governativa, che ha risparmiato le grandi compagnie petrolifere, si abbatte ancora una volta sulle tasche dei contribuenti. Come lo fa?
Con il solito gioco delle tre carte: tagliamo le accise, però reperiamo i soldi da un'altra parte, ma il danno è sempre diretto verso le stesse persone, cioè verso i cittadini e verso le imprese. Invece di tagliare gli extraprofitti realizzati dalle multinazionali del petrolio, grazie ovviamente all'impennata dei prezzi delle materie energetiche, invece di pensare di restituire l'extragettito IVA alle collettività, perché l'aumento del prezzo del petrolio ha determinato, ovviamente, anche un aumento del gettito dell'IVA, che poteva essere restituito ai cittadini, e invece no, che cosa si fa? Si fanno tagli ai Ministeri, tagli lineari ai Ministeri.
Quindi è bene che i cittadini lo sappiano: ci saranno, prossimamente, meno soldi alla sanità, all'istruzione, alle politiche sociali, alla sicurezza, alla ricerca. Tutto questo avviene - e lo dicevamo anche mentre analizzavamo i nostri emendamenti e i nostri ordini del giorno - mentre l'inflazione ha già ridotto il potere di acquisto degli italiani in modo assolutamente sensibile, perché sono proprio i beni di prima necessità che hanno subito un rialzo fuori misura negli ultimi anni.
Allora si può dire: “vabbè, è colpa della guerra, sono fattori esogeni, non è colpa dello Stato italiano, non è colpa del Governo, e vabbè”. No, Presidente, non è così. Non è così perché questa è una scusa che non funziona. Non funziona perché il Governo - io me lo ricordo - sin dal primo insediamento, dal primo momento che si è insediato, ha mostrato un innamoramento, una passione per le fonti fossili, che fossero il petrolio o il gas: era quello che doveva muovere l'economia, dimenticando le rinnovabili; anzi, dicendo sostanzialmente che le rinnovabili erano una passione per gli ecologisti, che, non lo so, erano da prendere poco in considerazione.
Eh no. Intanto gli altri Paesi, che invece investono sulle rinnovabili, e lo sta facendo anche la Cina, crescono, mentre noi abbiamo da 3 anni il calo della produzione industriale. Paesi come Cipro, la Grecia e la Romania sono avanti a noi nell'implementazione delle energie rinnovabili. Ero indecisa perché, dinanzi a questa emergenza e al rischio di collasso di alcuni settori, siccome c'è qualche intervento assolutamente insufficiente, si poteva convenire su un voto di astensione. Però no, le mancanze e gli inganni di questo provvedimento ci danno la stura a un voto che dice “no”, “no” e “no” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sala. Ne ha facoltà.
FABRIZIO SALA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Devo dire che, quando il mio capogruppo mi ha informato che avrei potuto intervenire in Aula sulla dichiarazione di voto del DL Carburanti, mi sono domandato quanto era il tempo disponibile: 10 minuti. Mi sembrava un'eternità, Presidente, perché penso di metterci 30 secondi a dire cosa fa questo DL: riduzione temporanea delle accise su benzina, gasolio e GPL; misure anti-speculazione sui prezzi dei carburanti; tre, potenziamento dei controlli sulla filiera; quattro, sostegni economici ad autotrasporti e pesca.
Se finiamo qui, potrebbe essere tranquillamente una manovra che, immagino, trova l'unanimità del Parlamento. Chi è contrario a mettere soldi nelle tasche degli italiani temporaneamente come misura di emergenza? Però, ascoltando le dichiarazioni e analizzando questo momento, ho pensato di andare un po' indietro con la memoria e mi sono ricordato - probabilmente avevo 16 anni, sicuramente ero minorenne - il primo referendum sul nucleare e il dibattito che aveva portato quel referendum. Ricordo bene che erano molti quelli che facevano ragionamenti a breve termine e pochi quelli che li facevano a lungo. E in questo ragionamento, vorrei aggiungere il grande paradosso. Così, semplicemente, ricordo che qualcuno diceva: sai, se l'Italia dirà “no” al nucleare, continuerà comunque a comprare energia elettrica dalle centrali nucleari che in Francia producono... Peraltro, mi dicevano a scuola che una centrale vicina al confine italiano era raffreddata con una miscela al sodio, quindi altamente pericolosa, ma i francesi hanno continuato a produrre energia nucleare e l'Italia negli anni, con molta difficoltà, non è riuscita a fare un piano “energia”, se non un piano di convenienza, cioè un piano per cui giustamente si andava ad acquistare fonti energetiche dove costavano meno. Così i fornitori sono diventati pochi e così siamo rimasti, come tanti Stati, in una strategia talvolta non pienamente europea, vincolati a pochi Stati. Oggi l'energia è diventata un confronto geopolitico. Oggi ci siamo trovati in emergenza: nessuno avrebbe mai pensato a una guerra in Ucraina; nessuno avrebbe mai pensato a una guerra in Medio Oriente, visti i difficili equilibri di quell'area. Eppure, è successo. E quindi adesso non abbiamo il problema di scegliere l'energia o di scegliere qualcosa, ma abbiamo il problema di avere la sicurezza energetica e questo è un concetto che voglio chiaramente stressare in questa dichiarazione.
Oggi dobbiamo attivare piani energetici che ci consentano di avere sicuramente l'energia, come l'energia elettrica. Questo non accade in tutti gli Stati: molti Stati hanno troppo avanzato le fonti rinnovabili e oggi si trovano in difficoltà sulla sicurezza energetica. Allora il paradosso qual è? Il paradosso è che nessuno avrebbe mai pensato di trovarsi in questa situazione, nessuno avrebbe mai pensato che il Governo avrebbe dovuto fare immediati provvedimenti per abbassare il costo dell'energia.
Sicurezza energetica: ho detto che significa avere la sicurezza di dare energia alle nostre imprese e alle nostre famiglie. Sicurezza e prezzo: prezzo, un intervento immediato; sicurezza, una pianificazione annuale.
Forza Italia è sempre stata schierata: all'avanguardia sul tema dell'energia e ha sempre pensato che dovesse essere fatta una massa critica fra Stati per arrivare a essere sicuri di averne e di avere i prezzi calmierati. Non solo. Non solo non possiamo… e qui dichiariamo chiaramente il nostro voto favorevole, ma, evidentemente, per quello che c'è agli atti, non si può che dichiarare un voto favorevole, perché, banalmente, se il nostro provvedimento oggi consente di dire “sì” a quel decreto del Governo che ha abbassato i prezzi e di cui tutti gli italiani hanno potuto usufruire, come si fa a votare contro questo decreto? È francamente impossibile. Quindi chiudo, Presidente, dicendo che questa, purtroppo, è una manovra che abbiamo dovuto attuare a causa di imprevisti e anche - lo diciamo - per mancanza di lungimiranza da parte dei passati Governi sul futuro energetico del nostro Paese. Ci serva per capire che questa non possiamo più averla… e che l'energia oggi è di fondamentale importanza per il benessere delle nostre famiglie, per la nostra ricchezza, per il nostro benessere e per le nostre imprese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Bertoldi. Ne ha facoltà.
ANDREA DE BERTOLDI(LEGA). Grazie, Presidente. È un piacere intervenire su un decreto che vale non solamente per i punti specifici degli articoli e dei commi che lo riguardano, per i temi che, come hanno detto i colleghi e come ovviamente ricorderò in sede di dichiarazione di voto, riguardano le accise, le previsioni normative anti-speculazione; è un decreto che ritengo abbia un valore molto superiore: il valore della politica estera, il valore del futuro di questo Paese. Su questi argomenti voglio ragionare assieme a voi colleghi, ma non prima di aver ricordato, anche dopo aver ascoltato gli interventi delle opposizioni, come nasce questo decreto. Questo è un decreto, non dimentichiamocelo, che nasce nella difficoltà, nello stretto passaggio tra il Patto di stabilità europeo, da una parte, quel patto di stabilità che impedisce di oltrepassare, come sappiamo, il 3 per cento e le ristrettezze di bilancio, dall'altra, dovute anche a scelte che, certamente, negli anni passati, non sono state le migliori.
Quindi, il Governo ha dovuto dare delle prime risposte a questo problema, in questa incudine, anche a seguito, ricordiamocelo, come qualcuno ha detto prima di me, di scelte politiche che le sinistre hanno sostenuto nei decenni passati e che hanno visto, oggi, l'Italia essere completamente al di fuori del settore nucleare; quindi, con centrali nucleari ai propri confini, che permettono ad altri Paesi, penso alla Francia, ma anche a realtà orientali, di produrre energia e di fare concorrenza alle nostre imprese; proprio con quelle centrali nucleari che la sinistra ha combattuto negli anni passati .
Questo, cari colleghi, è il contesto nel quale il Governo ha dovuto muoversi e, in questo contesto, abbiamo dato delle risposte. Le abbiamo date in termini molto chiari, intervenendo, immediatamente, per evitare la speculazione, quindi, il controllo dei prezzi, l'impossibilità di alzare, giornalmente, durante la giornata, da parte degli esercenti, il prezzo del carburante, la comunicazione dei prezzi, giorno per giorno, da parte dei petrolieri, l'intervento del Garante laddove si rendesse necessario e, quindi, la previsione di crediti di imposta per quei settori, come l'autotrasporto e il settore ittico, che maggiormente ne avevano bisogno. Allora, a fronte di questo, qualcuno potrebbe dirmi: ma è sufficiente? Il Governo e la maggioranza sono soddisfatti di queste misure? Io dico che non è difficile rispondere che, noi, per primi, non siamo soddisfatti; noi per primi vorremmo dare molto di più; noi per primi vorremmo fare come quelle opposizioni che, ovviamente, possono promettere tutto e il contrario di tutto, che vorrebbero tassare gli extraprofitti , ma, magari, non lo hanno mai fatto; che vorrebbero dare più contributi alle imprese, ovviamente non facendo i conti con quel bilancio che, magari, loro stessi hanno contribuito a penalizzare negli anni passati, da una parte, e, dall'altra, non dovendo confrontarsi con i rigori della ragioneria pubblica quando si devono trovare le coperture dei provvedimenti.
Io, invece, permettetemi, entro nel vivo del problema: noi del gruppo parlamentare della Lega abbiamo l'orgoglio di voler ricordare che questi problemi non si affrontano con qualche accisa in più o in meno, con qualche credito d'imposta in più o in meno, ma si affrontano con una politica estera lungimirante e chiara; una politica estera che, mi permetto di dirlo, dovrebbe essere ispirata da colui che, più di ogni altro, in questo momento, si dimostra con le idee chiare e illuminato, anche per definizione, ossia da sua Santità Papa Leone XIV . Ricordiamo come Papa Leone continui a dire alla politica, spesso inascoltato… a parlarci di pace disarmata e disarmante; ricordiamo come la pace, che il Papa sostiene e che noi tutti vorremmo, è la base per la risposta ai problemi energetici che attanagliano e, ahimè, temo attanaglieranno sempre di più il nostro Paese. La pace, cari colleghi, la si raggiunge con il dialogo e il dialogo deve essere con tutti. Non si sconfina nelle curve degli estremisti, non ci si mette in curva nord o in curva sud quando ci sono dei litigi. Si cerca di dialogare: il dialogo ce lo chiede sua Santità, il dialogo ce lo chiedono i cittadini di buonsenso e il dialogo, deve essere, lo ribadisco, con tutti.
E allora sono orgoglioso che proprio da questo gruppo parlamentare, dal segretario Matteo Salvini, dai suoi uomini di Governo, ci sia stato un chiaro richiamo al dialogo, un chiaro richiamo a parlare con tutti, a confrontarsi con tutti, quando, magari, nel mentre, non si vorrebbe oggi nemmeno far dialogare gli artisti; magari, nel mentre, ci si scandalizza se nello sport o nell'arte viene data parola a tutti. Ma è davvero così che qualcuno crede di arrivare alla pace? Ostruendo il dialogo? Chiudendo il dialogo?
Chiudendo le porte? No, per il nostro gruppo parlamentare, per coloro che davvero hanno a cuore gli insegnamenti cattolici, gli insegnamenti cristiani, noi dobbiamo essere i primi a fare da ponte. Allora, permettetemi, dopo avere citato, con orgoglio, gli esponenti del gruppo parlamentare della Lega, di fare qualche reminiscenza storica, di andare indietro allorquando ero un po' più giovane. Nella Prima Repubblica c'era un Ministro degli Esteri che, credo, abbia molto da insegnare a gran parte della politica contemporanea.
Penso a Giulio Andreotti, quando, in momenti difficili della politica internazionale, seppe dare all'Italia una diretta via: da una parte, fedele all'Occidente, ma, dall'altra, sempre pronto a dialogare, a confrontarsi, ad aprirsi, a non porre barriere, a non porre impedimenti commerciali, a tutti. Penso al Medio Oriente, agli anni Sessanta e Settanta, penso alla Russia, alla Cina; quella era la politica del dialogo, che è propedeutica alla pace. Non si arriva alla pace schierandosi in curva e dicendo: “con te non parlo, a te non lascio la parola, non ti lascio intervenire”.
Questa è la svolta politica che può dare una risposta non ipocrita ai nostri cittadini e alle nostre imprese, perché, ricordiamocelo, cari colleghi, che la situazione è drammatica. Lo dico ai miei colleghi della maggioranza, lo dico ai nostri colleghi di Governo e alla Presidente del Consiglio. Io dico ai membri dell'opposizione che non si fa demagogia su questi argomenti, non si cerca la battuta facile su queste tematiche. Dobbiamo avere il coraggio di capire che l'Italia e l'Europa potranno tornare ad avere un ruolo a livello internazionale se sapranno essere protagonisti nel dialogo.
Allora, voglio anche citare, oltre alle persone della religione e della politica, un , un importante italiano, che certamente non ha la tessera della Lega e non credo sia appartenuto e appartenga al centrodestra: un un nazionale che è alla guida dell'ENI, Descalzi. Mi pare che sia stato messo lì dal Presidente Renzi del Partito Democratico, nel 2014, e lì è rimasto per le sue capacità. Allora, colleghi, vi ricordate cosa ha detto Descalzi un mese fa?
Ha detto, in modo molto chiaro e inequivocabile, perché lui non è un politico, può permetterselo di andare oltre l'ipocrisia, ha detto chiaramente: “è necessario rivedere lo stop al gas russo” . Parliamoci chiaro, signori, questa è la strada se vogliamo dare delle risposte ai nostri cittadini, o vogliamo trovarci, questa estate, alla scelta di dover dire: accendiamo i condizionatori nelle case o facciamo lavorare le imprese?
Perché, altrimenti, se non andremo in questa direzione, le vie alternative, colleghi, non ci sono. Io apprezzo che un collega dell'opposizione abbia saputo dare delle indicazioni in termini di energie alternative. Certo anche quelle saranno utili, ma uso il futuro. Grazie, Presidente, per il ricordo del tempo, ma, purtroppo, le risposte che noi dobbiamo su questo tema le dobbiamo oggi, non tra qualche mese, tra qualche anno.
Non avremo il tempo né di fare le centrali nucleari, per rispondere a questo problema, né di fare nuovi impianti eolici. Abbiamo una sola strada da percorrere: quella di mettere in crisi l'intero Paese e l'intera Europa o, invece, quella di uscire dalla curva nord o dalla curva sud, porci come ponte di dialogo tra la Russia e gli Stati Uniti, come ponte di dialogo tra Israele e il Medio Oriente. Dimostrare che l'Italia, come Andreotti ci ha insegnato, è capace di schierarsi sul piano della pace .
Quindi, anche sul gas russo, riconsideriamo di interloquire con la Russia, e nessuno mi venga a dire che con il gas russo si finanzia la guerra, perché sappiamo tutti benissimo che il gas russo viene comunque venduto e, magari, viene ricomprato a ben più caro prezzo passando per altri Paesi .
Quindi, basta ipocrisie e con il gruppo della Lega, che dice “sì” a questo provvedimento, chiediamo l'interesse di tutta la politica verso questa ripresa del dialogo, che è una per il raggiungimento della pace e per poter supportare e sopperire alle difficoltà che in questi giorni, purtroppo, stanno caratterizzando e colpendo tutto il Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Stefanazzi. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il Partito Democratico voterà convintamente contro questo provvedimento, e lo faremo non per una questione preconcetta o per partito preso, ma a seguito di una serie di riflessioni di natura tecnica, e poi anche, Presidente, per il rispetto che credo sia dovuto anche a quest'Aula parlamentare, che il centrodestra continua a sfregiare ormai da quasi 4 anni. Innanzitutto, ricordiamo, perché tutti gli interventi della maggioranza non sono entrati nel merito di questa importante considerazione, che quello che ci viene chiesto di convertire oggi è un provvedimento che, com'è noto, ha già esaurito la sua principale misura operativa da settimane.
Il taglio delle accise, infatti, che è il cuore del decreto, ha smesso di produrre effetti il 7 aprile. Oggi è il 12 maggio e stiamo convertendo in legge qualcosa che, nella sua componente più rilevante, appartiene già alla storia. Non è, peraltro, una circostanza isolata, perché siamo al terzo intervento del Governo in materia: il decreto di cui stiamo discutendo oggi, il DL n. 42, che proroga le accise fino al 1° maggio, e poi il DL n. 63, che le proroga fino al 10 maggio, ed è stato annunciato un ulteriore provvedimento, che prevede una proroga fino al 22 maggio.
Sono tutti decreti che dimostrano solo una cosa, cioè che questo Governo è capace solo di operare attraverso delle pezze, attraverso dei rattoppi. Nel merito, è vero quello che è stato detto da qualcuno della maggioranza, ci sarebbe davvero poco da dire rispetto a questo provvedimento, però ci sforziamo di entrare nel merito, anche per dare a chi ci ascolta il quadro esatto del contenuto di questo provvedimento.
L'articolo 2 del provvedimento prevede una riduzione delle aliquote di accisa sulla benzina, sul gasolio e sul GPL per 20 giorni, precisamente dal 19 marzo al 7 aprile 2026, di circa 25 centesimi al litro. Quindi, ci troviamo di fronte a un beneficio temporaneo, ma quello che è più grave è un beneficio che tratta nello stesso modo esattamente tutti, cioè tratta il multimilionario, che ha un parco macchine con cui può girare, allo stesso modo del pensionato o del lavoratore monoreddito, che usa la macchina perché senza la macchina non potrebbe andare a lavorare, non potrebbe andare a curarsi, non potrebbe sopravvivere, come spesso accade.
È una misura, quindi, uguale, che non è dipendente dal reddito, dalla situazione familiare o dal bisogno reale dei cittadini. È, permettetemi di dire, esattamente l'opposto di quello che si sarebbe dovuto fare e ci si sarebbe dovuto aspettare da un Governo serio. Questa cosa, badi bene, noi e le altre opposizioni l'avevamo detta prima al Senato e poi alla Camera: avevamo spiegato che, probabilmente, sarebbe stato più opportuno avere una carta carburante, magari vincolata a una soglia ISEE; che sarebbe stato necessario utilizzare questo passaggio per creare una misura redistributiva, che consentisse, sostanzialmente, in una fase storica in cui l'equità non è certamente uno dei capisaldi che anima l'azione del Governo, di garantire un po' di equità.
Invece, il Governo ha fatto una scelta diversa e ha fatto - facciamo attenzione - una scelta di natura politica. Qui la tecnica non c'entra niente. Quando il Fondo monetario internazionale ha detto a Giorgetti “guarda che questo tipo di misure indiscriminate non produce effetti distributivi”, Giorgetti, come gli capita spesso, si è pure incazzato, si è rinzelato, e ha detto, in maniera piuttosto decisa, che questo era vero sotto il profilo tecnico e che la scelta del Governo era una scelta di natura politica. Questa è l'idea della politica del Governo della Meloni: scelte che non hanno niente a che fare con l'equità.
Poi c'è un'altra questione che non può essere sottovalutata e che è stata spesso sottolineata nell'iter parlamentare di questo provvedimento. Anche questo è un tema che ha una natura tecnica, ma anche un risvolto drammatico sulla vita delle persone, perché, quando si annuncia un intervento sul prezzo di un bene in un mercato oligopolistico, direi che è quasi ovvio - banale direi - aspettarsi che gli operatori di quel mercato oligopolistico si mettano insieme e cerchino di trarre profitto. È esattamente quello che è successo. Questa non è una teoria economica, non è un'ipotesi molto complessa da essere approfondita. È quasi - ripeto - un'ovvietà, una banalità. Nonostante ve l'abbiamo detto e nonostante abbiamo cercato di tradurre in emendamento quello che l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ci aveva detto e aveva detto anche al Governo, ancora una volta è stata fatta una scelta di natura politica, una scelta che non ha preso in considerazione nemmeno questa possibilità e ancora una volta ha scaricato sulla pelle dei cittadini, soprattutto di quelli più fragili, una errata valutazione.
Poi c'è un'altra questione particolarmente grave in questo provvedimento ed è probabilmente quella che è politicamente più grave, ma è anche quella che caratterizza in maniera più precisa la storia del Governo Meloni fino adesso, cioè la copertura di questo decreto. Quello che è stato deciso, ancora una volta con una scelta politica, ancora una volta con una scelta che, sotto il profilo tecnico, non ha niente a che fare con la realtà delle cose… Infatti, qui, sì, che esistono teorie economiche che spiegano che i tagli lineari per coprire provvedimenti, che hanno oneri di spesa, sono il peggio a cui si possa ricorrere, perché producono distorsioni e attaccano l'equità che, invece, dovrebbe sostenere qualunque tipo di provvedimento normativo. I 530 milioni di euro, grazie ai quali si è fatto il taglio delle accise, derivano da una serie di tagli che è bene che, ancora una volta, a beneficio di quelli che ascoltano, vengano ripetuti: 86 milioni di euro al Ministero della Salute, di cui 35 sulla prevenzione e promozione della salute e 25 sulla ricerca sanitaria; 20 milioni sull'istruzione del primo e del secondo ciclo; 15 milioni sulla ricerca scientifica e tecnologica; 25 milioni sulla cultura; 96,5 milioni sullo sviluppo e sulla sicurezza della mobilità stradale; 25 milioni sulla cooperazione allo sviluppo. Direi che così sono bravi tutti a trovare e a cercare coperture per provvedimenti di questo tipo.
Dopodiché, la realtà e la verità è che il Governo ha scelto di tagliare la prevenzione sanitaria e ha scelto di tagliare gli interventi sul dissesto idrogeologico che tanto dolore provoca periodicamente soprattutto nelle periferie del nostro Paese. Per l'ennesima volta avete rovesciato le priorità e deciso di adottare un provvedimento che, come abbiamo detto in precedenza, è sostanzialmente inutile, ancora una volta scaricandone i costi sulla collettività.
Ci sarebbe da chiedersi per quale motivo il provvedimento abbia inanellato tutta questa serie di errori di natura politica e soprattutto ci sarebbe da chiedersi perché non avete minimamente preso in considerazione nessuna delle proposte che erano state presentate dal Partito Democratico e dalle opposizioni, a partire dal meccanismo dell'accisa mobile che, utilizzando risorse che entrano nelle casse dello Stato proprio quando i prezzi sono alti, avrebbe potuto generare una ridistribuzione, in modo che il famoso principio dell'equità, che proprio non riesce ad entrarvi in testa, finalmente per una volta sarebbe stato rispettato. L'incredibile è che io credo che il Ministero avesse tutte le capacità per raggiungere e realizzare questo tipo di obiettivo. Ancora una volta ha deciso di non utilizzare uno strumento, che ritengo banale, proprio per una scelta di natura politica. Così come una scelta politica è stata quella di non puntare sugli extraprofitti, perché ancora una volta il Governo ha deciso che era meglio tagliare in maniera lineare sulle esigenze di cittadini, piuttosto che andare a toccare le controparti che evidentemente sono considerate più importanti dei cittadini.
Infine, aggiungiamo un ultimo particolare. Quello che è successo, quello di cui stiamo discutendo in queste ore si può sintetizzare nell'incapacità di questo Governo di prendere in considerazione un dato fondamentale: finché non vi toglierete di mente l'idea che la transizione ecologica sia una bizzarria burocratica di Bruxelles, finché non capiremo che un investimento definitivo in rinnovabili è l'unica alternativa reale che abbiamo per uscire da queste situazioni, saremo continuamente ostaggio di queste oscillazioni dei prezzi dell'energia e di chi - come è stato detto poco fa - addirittura invoca il riacquisto del gas da Putin per risolvere i problemi del costo dell'energia.
Noi voteremo - come ho detto - contro questo provvedimento, lo faremo in maniera convinta e credo che le motivazioni, anche di natura tecnica, che ho esposto fino adesso siano la prova provata che questo Governo, che già non ha mai brillato per capacità di risoluzione dei problemi, ultimamente sia completamente fuori strada. E ho l'impressione che sia il momento che il Governo si faccia da parte, perché credo che il Paese abbia bisogno di ben altro per andare avanti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Testa. Ne ha facoltà.
GUERINO TESTA(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario Lucia Albano, onorevoli colleghi, a terra in quest'Aula vi è il decreto Carburanti, approvato già dal Senato, un decreto importante, che ha già dato e darà una risposta concreta e immediata al Paese, alle famiglie, alle imprese e - aggiungo - alle opposizioni.
Infatti, dopo aver ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi dell'opposizione, ritengo sia doveroso ristabilire la verità e ribadire agli italiani e al Paese in quali condizioni ci troviamo oggi, il contesto internazionale in cui viviamo, che è un contesto di assoluta emergenza e che siamo chiamati a fronteggiare. E non è il primo problema che questo Governo affronta con le spalle larghe e in maniera seria.
Questo decreto - come ho detto già nelle premesse - è assolutamente emergenziale, non prevedibile e scatenato da problemi a livello geopolitico, internazionale, che sono evidenti a tutti e tutti li conosciamo, al di là dell'appartenenza politica e partitica. Diciamolo chiaramente: il Governo ha stanziato un miliardo di euro al mese per tagliare le accise. È una risposta concreta e chiara, che anche l'opposizione attendeva, e non è la sola. Con il decreto ministeriale che è stato adottato la scorsa settimana, sono stati stanziati ulteriori 191 milioni di euro per prorogare il taglio delle accise, estendendo, quindi, senza soluzione di continuità e fino al 22 maggio prossimo, l'intervento sui carburanti che è stato deciso lo scorso 30 aprile. Ovviamente, parliamo di molto ristretti, perché stiamo parlando di emergenza, un'emergenza che dipende da un contesto geopolitico molto precario.
Il Governo ha prorogato il taglio delle accise prevalentemente sul gasolio, perché il gasolio viene utilizzato per il trasporto delle merci e ha un impatto diretto sull'inflazione e quindi su tutti noi; e proprio il livello di inflazione incide sui meno abbienti. I risultati di queste settimane stanno confermando come gli interventi del Governo Meloni stiano avendo effetti positivi sugli aumenti del caro-benzina e del caro-gasolio, che - come tutti sappiamo - incidono fortemente sull'economia del nostro Paese. Pertanto - suo tramite, Presidente - mi rivolgo ai colleghi della sinistra e dei 5 Stelle.
Trovo veramente stucchevole il loro modo di fare opposizione, di aggredire e di criticare il ruolo, in maniera pregiudizievole, già dal primo giorno di questa legislatura, qualsiasi - e dico qualsiasi - provvedimento sia arrivato in Aula, così come è stata, in qualche maniera, mistificata l'attività del Governo Meloni e della nostra Premier.
Da parte dell'opposizione c'è stato un permanente delegittimante, che non ha prodotto nessun dato concreto da parte loro. Io non oso immaginare se, di fronte a questi scenari internazionali poco rassicuranti, complessi, difficili, una coalizione di Governo come il cosiddetto “Campo largo” avrebbe potuto gestire una situazione geoeconomica così complicata ed emergenziale, dalla politica estera a quella economica, a quella fiscale. Da ultimo, l'amore della sinistra per le tasse, con il ritorno del “partito della patrimoniale”, recentemente riesumato dal collega Fratoianni. Come avreste potuto gestire il nostro Paese, voi che siete divisi praticamente su tutte le tematiche, con due guerre in corso, una crisi energetica internazionale e la guerra dei dazi, che minaccia la crescita globale e l'italiano?
Stiamo convertendo oggi questo decreto, un decreto-legge di natura evidentemente emergenziale, reso inevitabile, com'è noto a tutti, per contenere gli effetti derivanti dall'aumento del costo dei carburanti e per sostenere l'economia del Paese. Io cerco sempre, caro Presidente, umilmente, di argomentare parlando, portando avanti i dati. Non è mio interesse attaccare nessuno, ma voglio fare chiarezza. Quando ascoltiamo in Aula delle aggressioni verbali così dure, è giusto e doveroso, secondo me, ristabilire la verità dei fatti di fronte agli italiani.
Se non ci fosse stato questo decreto-legge, 50 litri di benzina sarebbero costati 100 euro, invece oggi ne costano 85. Sono 15 euro in meno che facciamo pagare ai cittadini che si recano a fare benzina, rispetto a tanti altri Paesi dove il prezzo di diesel e benzina è superiore ai 2,2 euro al litro. È il prezzo più alto che abbiamo mai registrato nel nostro Paese? No, ricordo che, anche nel 2022, diesel e benzina hanno superato i 2,2 euro al litro. Come si poteva intervenire? Facendo un taglio. Ed è stato il Governo, questo Governo targato Giorgia Meloni, che, con ogni probabilità, ha fatto il maggior numero di tagli sulle accise rispetto agli altri Paesi europei, cercando di tenere i prezzi calmierati. Si tratta, infatti, di rincari che hanno inciso su tutto il sistema Paese.
Ad oltre due mesi dall'inizio della guerra del Golfo, che ha pesantemente inciso sull'andamento dei mercati energetici internazionali, l'Italia registra la crescita più contenuta dei prezzi dei carburanti tra i principali Paesi europei e, al contempo, i prezzi medi di benzina e gasolio inferiori anche rispetto economie importanti, come quella francese e quella tedesca. Così come registriamo un fenomeno che credo non sia mai avvenuto in passato: cittadini svizzeri, austriaci o di altri Paesi a noi confinanti, che vengono a fare rifornimento di carburante in Italia. Evidentemente, tutto questo è stato possibile perché è stato fatto un intervento immediato da parte del Governo che ha potuto garantire questo. Ma c'è stato, soprattutto, un sistema del Paese, per cui è stato possibile intervenire direttamente con le compagnie petrolifere, che hanno un'incidenza diretta sul mercato, fissando prezzi base che, poi, fanno riferimento al mercato nel suo complesso.
Siamo consapevoli del fatto che bisognava comunque intervenire, ma, se dobbiamo tenere in considerazione i dati, dobbiamo mettere in evidenza che il prezzo della benzina e del gasolio è al livello di quando siamo entrati - come dicevo prima - al Governo nel 2022.
Pertanto, cari colleghi dell'opposizione, non è il momento di continuare a fare polemiche sterili. La crisi energetica innescata dell' del conflitto in Iran arriva in un momento particolarmente delicato, e tutti lo sappiamo: l'emergenza relativa all'approvvigionamento del petrolio e del gas è evidentemente internazionale. Ma, ciò nonostante, le conseguenze, a partire dai rincari generalizzati, impattano irrimediabilmente sui singoli Paesi, incluso il nostro, ovviamente, alle prese nel far quadrare i conti del bilancio dello Stato a causa del rapporto deficit-PIL che, nel 2025, ha superato la soglia di riferimento del 3 per cento di appena lo 0,1 per cento, a causa di un'eredità nei conti pubblici creata dal superbonus dei Governi Conte . Ecco, su questo voglio evidenziare come…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
GUERINO TESTA(FDI). …ci sia un macigno... a volte la verità …
GUERINO TESTA(FDI). …dettata non dalla maggioranza, ma dai numeri, incide sulla pelle delle opposizioni. Un macigno economico che - perché no? - bisogna ricordarlo anche questa volta: parliamo di 165 miliardi di euro, certificati nel Rendiconto generale dalla Corte dei conti nel 2025, una cifra che ha condizionato tutte le leggi di bilancio di questo Governo e che, probabilmente, andrà a condizionare in negativo anche le manovre finanziarie prossime. Ovviamente, al Presidente Conte facciamo un grande in bocca al lupo per riprendere la forma dei tempi migliori però qui stiamo parlando di politica e non possiamo non ricordare i maxi-disastri ereditati, targati “reddito di cittadinanza” e “superbonus”. E il Governo Meloni si è rimboccato le maniche …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
GUERINO TESTA(FDI). …nel rimediare attraverso politiche economiche …
PRESIDENTE. Per favore, colleghi.
GUERINO TESTA(FDI). …e del lavoro completamente opposte alle vostre, che hanno portato ai risultati straordinari di questi anni.
Vado verso la conclusione, caro Presidente. Quando le sfide sono complesse, bisogna agire all'unisono. A noi dispiace dirlo, ma è sotto gli occhi di tutti gli italiani che spesso l'opposizione, nei vari in televisione, nei caroselli, nelle sedi parlamentari, in questi quattro anni ha cercato di raccontare una verità falsata, una squallida azione mistificatoria. Ai ProPal delle piazze infuocate si sono aggiunti i “pro-balle” delle sinistre: divulgatori di bugie, menzogne, frottole gigantesche date in pasto ai . Noi andiamo avanti, caro Presidente, per la nostra strada e risponderemo soltanto agli italiani, che ci hanno già premiato e che sicuramente confermeranno la loro fiducia alle prossime elezioni politiche. La linea politica di questo Governo è stata tracciata.
GUERINO TESTA(FDI). Vado alla fine. Andremo avanti con il percorso della legge sul nucleare di nuova generazione, basta con l'approccio ideologico e autodistruttivo del . Siamo favorevoli ad una transizione verde che non sacrifichi, però, la produzione e promuova la neutralità tecnologica, i biocarburanti e il nucleare, cercando di correggere le politiche dell'Unione europea. Chiudo dicendo, caro Presidente e cari colleghi, che viviamo tempi difficili. Non è il tempo della polemica è il tempo della responsabilità, della serietà e del senso dello Stato, che spesso, da parte dell'opposizione, è mancato in questi anni…
GUERINO TESTA(FDI). …ma siamo fiduciosi nell'ultimo anno. Noi continueremo in maniera fiera, corretta, determinata a stare sempre dalla parte degli italiani, delle imprese e delle famiglie .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2890:
S. 1845 - "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Secondo le intese intercorse fra i gruppi, gli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno sono rinviati alla seduta di domani, che, ricordo a tutti, avrà inizio alle ore 10,30.
PRESIDENTE. Passiamo adesso agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bruzzone. Aspettiamo un attimo che defluiscano un po' di colleghi. Onorevole Bruzzone, penso che possa iniziare.
FRANCESCO BRUZZONE(LEGA). Grazie, Presidente. Nei giorni scorsi si è tenuta a Genova la novantasettesima adunata degli alpini: oltre 300.000 persone nella città di Genova. Vede Presidente, da genovese e da ligure intendo ringraziare gli alpini per la loro presenza e per aver portato a Genova un clima festoso e simpatico, ma anche rappresentativo del grande cuore che li contraddistingue. Ringrazio gli alpini per aver dato, ancora una volta, un esempio di grande civiltà che, ahimè, in questi tempi si contrappone alla grande e grave inciviltà costantemente ormai dimostrata da gruppi organizzati che, purtroppo, trovano copertura politica a Genova ma anche a livello nazionale. Trecentomila persone a Genova che hanno lasciato la città più pulita di come l'hanno trovata .
PRESIDENTE. Colleghi, però per favore…
FRANCESCO BRUZZONE(LEGA). Se queste parole danno fastidio a qualcuno, lo dicano pure .
Cari alpini, Genova e la Liguria e tutte le persone perbene vi saranno sempre vicini. La nostra società ha ancora bisogno di voi, del vostro cuore e del vostro impegno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Forattini. Ne ha facoltà.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per richiamare l'attenzione dell'Aula su una vicenda che riguarda il futuro industriale del nostro Paese, la tenuta occupazionale di un territorio ma, soprattutto, la credibilità del Governo, che su ENI ha sempre dato assicurazioni.
Sta di fatto che, nei giorni scorsi, allo stabilimento Versalis di Ferrara l'azienda ha iniziato una procedura di licenziamento collettivo di 30 dipendenti, pari al 10 per cento della forza lavoro. È una decisione che arriva dopo mesi, appunto, di rassicurazioni, protocolli firmati sul mantenimento delle attività produttive e dei livelli occupazionali nei siti non coinvolti nella chiusura del , vale a dire Ferrara, Ravenna, Mantova. L'abbiamo più volte ribadito: questo Governo non ha una politica industriale; dismette la chimica di base senza mettere in campo, appunto, una strategia. Anche il comunicato sindacale parla chiaramente di assenza di strategia industriale per la chimica, della perdita di .
E allora vede, Presidente, il Governo non può limitarsi a osservare. Abbiamo già visto ciò che potrebbe succedere ed è per questo che continueremo a chiedere al Ministro risposte concrete e non solo assicurazioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Longi. Ne ha facoltà.
ELIANA LONGI(FDI). Grazie, Presidente. Stasera intervengo, da un lato, con grande indignazione ma, dall'altro, con grande soddisfazione per quanto accaduto a Catania venerdì scorso: una corsa clandestina di cavalli che si è tenuta sulla strada che va verso Palagonia, i cui video, purtroppo, girano sui dove si vedono numerosi motorini accompagnare, in questa corsa violenta, questi due cavalli, utilizzando tre pistole e addirittura, questa volta, un kalashnikov.
Da un lato, al di là dell'indignazione e dello sdegno, devo però esprimere il mio apprezzamento e il mio plauso alla questura di Catania, in particolar modo alla squadra a cavallo e al servizio veterinario, perché questa volta sono stati denunciati i due conduttori, sequestrati i due cavalli e spiccate ingenti sanzioni. Questo grazie all'attività incessante della questura di Catania e grazie a quelle che sono state le modifiche apportate in questa sede parlamentare all'articolo 544 del codice penale, che adesso consente di punire in maniera più forte chi perpetra questo terribile reato.
L'altra buona notizia - e voglio ringraziare tutti i colleghi della Commissione ecomafie che, grazie al filone aperto sulle zoomafie contro le corse clandestine, hanno acceso un riflettore, consentendo alle istituzioni locali di poter lavorare molto più serenamente - è quella di un calo drastico di queste corse clandestine che nel 2026 si sono ridotte a tre e in una di queste, grazie all'intervento congiunto delle Forze di Polizia e delle istituzioni locali e attraverso l'utilizzo dei droni, addirittura sono stati colti proprio in flagranza di reato, il che ha consentito di poter applicare tutte queste nuove norme che questo Governo ha introdotto.
Settimanalmente, grazie anche all'attività del vicequestore Ciavola, vengono effettuati, anche in questo momento…
ELIANA LONGI(FDI). …dei controlli costanti e dei sequestri nel quartiere San Cristoforo, che è proprio il cuore di queste attività illecite che tutti ci auguriamo possano essere debellate una volta per tutte
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. La vicenda che è successa nel territorio catanese non è una novità. Questa ennesima denuncia è nata grazie all'attivismo di alcuni volontari. In particolare, il video che ha indignato tutti quanti è stato reso noto sabato scorso dall'attivista animalista Enrico Rizzi, che ha avuto il coraggio di andare a denunciare al questore e al prefetto i nomi e i cognomi di coloro che avrebbero fatto quella corsa. Quella corsa è stata ripresa in diretta video, è stata scaricata su Internet e, solo dopo la pubblicazione e la capacità dell'attivista Rizzi di rendere noto il tutto, si è attivata la filiera istituzionale.
La Commissione ecomafie - e condivido l'analisi della collega Longi - ha fatto un grande lavoro su questo aspetto, ma devo contestare totalmente perché c'è zero della nuova legge votata da questa maggioranza. L'intervento non ha nulla a che vedere con l'attuale legge, che non ha prodotto nulla per ora, se non - per fortuna - l'attivismo dei volontari, degli animalisti, di quelli che ritengono una vergogna le corse clandestine. Mai poi che clandestine, che sono fatte pubblicamente, su pubblica via, in diretta , mentre sparano in aria tra l'applauso della gente e con i kalashnikov? Ma quali corse clandestine? Sono corse pubbliche accettate.
Bene hanno fatto a intervenire la Polizia, il questore e il prefetto, ma dovevano impedirlo in quel momento. È qui che bisogna fare un grande sforzo ed è qui che mi aspetto un'azione molto maggiore, anche di tutela degli animali e degli equidi in particolare, visto che noi abbiamo proposto, come minoranza, la legge per la loro tutela e per farli diventare animali di affezione. Vedremo se sarà votata o se, ancora una volta, avremo a che fare con il fumo a manovella nei confronti degli animali, che a parole tutti difendono ma, nei fatti, molto spesso vengono utilizzati solo per speculazioni politiche.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Viggiano. Ne ha facoltà.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, oggi, voglio ricordare, in quest'Aula, Sako Bakary, un lavoratore, un bracciante agricolo, un uomo fuggito dal Mali per cercare dignità e futuro e che, invece, in Italia ha trovato una morte atroce.
Aveva 35 anni ed è stato ucciso, a Taranto, il 9 maggio, da cinque giovani, quattro dei quali minorenni; si stava recando al lavoro, in bicicletta, ed era solo ed è morto da solo. Lasciato a spirare esanime, in piazza, senza ricevere aiuto.
Secondo le ricostruzioni fornite dalle Forze dell'ordine, avrebbe chiesto aiuto in un bar, ma sarebbe stato allontanato ed è, per questo, che questa non diventa soltanto una tragedia individuale, ma è una ferita collettiva e il segno di una frattura sociale educativa e morale che attraversa il nostro Paese. Perché quando dei ragazzi, così giovani, arrivano a spezzare una vita umana, con tale brutalità, una comunità intera deve interrogarsi su cosa fare affinché non accada nuovamente.
Siamo stati assenti noi adulti? Ha fallito la politica? Hanno smesso di esserci ascolto, scuola, presidi, opportunità? Sono interrogativi che servono affinché la responsabilità penale non diventi comunitaria, deresponsabilizzando gli autori con il solito alibi dell'assenza delle istituzioni.
Ma nessuno nasce con l'odio dentro; l'odio cresce nel vuoto, nel degrado, nella solitudine educativa, nella cultura della violenza e della disumanizzazione dell'altro.
Allora, noi politici dobbiamo stare attenti al linguaggio che utilizziamo perché, mentre quest'Aula discuteva e approvava il decreto Sicurezza, fuori cresceva un clima in cui, troppo spesso, il diverso, il migrante, il fragile, diventano bersagli politici e sociali. Ma la sicurezza non si costruisce alimentando paura e divisioni, si costruisce investendo nelle periferie, nella scuola, nella cultura, nello sport e negli educatori di strada, nelle politiche giovanili e si costruisce, soprattutto, dando l'esempio. Perché la politica non deve soltanto stanziare fondi, deve assumersi la responsabilità delle parole che usa, dei messaggi che trasmette, del clima che contribuisce a creare.
La giustizia farà il suo corso e la pena, soprattutto nel caso dei minori, deve mantenere quella funzione rieducativa prevista dalla nostra Costituzione, ma questo non cancellerà il dolore…
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). …per la morte di Sako Bakary. Dobbiamo sperare che il tempo della pena possa, almeno, servire a restituire alla società, ragazzi migliori di quelli che, oggi, l'hanno ferita perché il carcere, da solo, non basta, se fuori continuiamo a produrre esclusione, odio e abbandono.
Taranto, oggi, è ferita, ma io voglio credere che possa reagire, non con la vendetta, ma ritrovando il senso più profondo della comunità, della solidarietà e del rispetto umano perché una città si salva soltanto quando torna a sentirsi responsabile del destino dei propri figli. Perdonaci Sako .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vito De Palma. Ne ha facoltà.
VITO DE PALMA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Io volevo richiamare l'attenzione del Governo e, chiaramente, delle istituzioni, per una situazione di preoccupazione che sta interessando la comunità di Marina di Ginosa, in provincia di Taranto.
Il problema è, fondamentalmente, collegato con una emergenza. A pochi giorni dall'inizio della stagione estiva, il problema è collegato alla mancata autorizzazione di tutti gli stabilimenti balneari sul territorio, che sta provocando, di fatto, una serie di tensioni sociali, con ripercussioni che potrebbero avere un ritorno anche su questioni di ordine pubblico; tant'è che, per domenica, gli operatori balneari hanno convocato una manifestazione apartitica, ma comunque sia una manifestazione di protesta, rispetto alla necessità che le istituzioni rispondano alle esigenze non solo degli stabilimenti balneari, non solo degli operatori balneari, ma di tutto un territorio. Perché, rispetto alle mancate autorizzazioni, il territorio sta, purtroppo, assistendo, in maniera attonita, a ripercussioni di vario genere, soprattutto per quanto riguarda le prime disdette, le prime rinunce alle prenotazioni.
Quindi, perché voglio attenzionare quest'Aula e chiedere al Presidente di intervenire? Voglio attenzionare l'Aula soprattutto perché questa questione attiene a tutto un territorio, a tutta una comunità, soprattutto dal punto di vista turistico, soprattutto dal punto di vista del lavoro, della sicurezza, del decoro urbano, attiene ai lavoratori balneari ma attiene anche alla ristorazione, al commercio e a tutto un territorio che vive di turismo. Quindi, se gli chiudiamo le porte sotto questo punto di vista, chiaramente è un territorio…
VITO DE PALMA(FI-PPE). …destinato a morire. Quindi, in definitiva, l'appello è al Governo, l'appello è alla prefettura a convocare urgentemente un tavolo istituzionale per far luce e chiarezza sulla questione e soprattutto sbloccare la faccenda. Io sono vicino ai lavoratori, sono vicino alle famiglie, agli imprenditori e agli operatori, e le istituzioni devono esserlo altrettanto per risolvere il problema .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sala. Ne ha facoltà.
FABRIZIO SALA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Alla vigilia del suo 58° compleanno si è spento, dopo una lunga malattia, Nicola Colombo, imprenditore brianzolo e indimenticabile presidente del Monza Calcio. Condusse uno dei migliori periodi della società sportiva, regalando momenti unici alla popolazione sportiva brianzola e monzese.
Nicola, di 57 anni, era un imprenditore illuminato, era simbolo di un'imprenditoria che sa donare alla sua terra e alla sua gente ciò che è riuscita a realizzare, che sa investire in sport e in solidarietà nel suo territorio. Merita, quindi, un particolare ricordo perché simboleggia un modello di sviluppo positivo.
Alla famiglia la nostra vicinanza. Al padre, Felice, oggi presidente del gruppo di famiglia, la vicinanza per un dolore molto forte: non esiste dolore più forte probabilmente di quello di un padre che vede la morte del proprio figlio; ai figli, Andrea e Asia, un in bocca al lupo per il loro futuro sul modello pacifico del padre; alla moglie, Antonella, il ringraziamento anche per la testimonianza di pace, resa durante le esequie del marito .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barabotti. Ne ha facoltà.
ANDREA BARABOTTI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, a Prato, un ragazzo di 23 anni è stato accoltellato al cuore mentre cercava di proteggere una collega che stava subendo le molestie di due cittadini, un ventitreenne ivoriano e un minorenne italiano. Oggi, quel ragazzo sta lottando tra la vita e la morte. A lui e a quella ragazza, vittima dell'aggressione, vanno il nostro pensiero e le nostre preghiere.
Da massese e da toscano voglio sottolineare non tanto il fatto di cronaca, quanto ciò che accomuna questo caso con il recente omicidio di Giacomo Bongiorni avvenuto a Massa, qualcosa che la politica non deve e non può più ignorare: in entrambi i casi c'è un giovane italiano che cerca di far fronte a un'ingiustizia, in entrambi i casi c'è una reazione brutale, violenta e spropositata e in entrambi i casi il protagonista è un giovane straniero. Che sia appena arrivato nel nostro Paese o di seconda generazione, questo ci deve spingere a prendere atto che, sempre più spesso nelle dinamiche di violenza giovanile e alla guida delle cittadini stranieri, anche di seconda generazione, sono protagonisti, e avvicinano a questa violenza anche giovani minorenni italiani.
Per questo motivo ribadiamo con forza la necessità di rimpatriare, attraverso i sistemi che il nostro Paese ha previsto, chi non ha titolo e diritto per stare in Italia. Per questo motivo torniamo, ancora una volta, sulla necessità che nel nostro Paese la cittadinanza non diventi una regalia, come vorrebbe certa sinistra con la concessione dello , ma sia un percorso di integrazione che arrivi alla fine di un sentimento vero di appartenenza alla nostra cultura e ai nostri valori .
Chiudo questo intervento, Presidente, associandomi alla solidarietà di tanti pratesi e di tanti toscani che oggi sono vicini alla famiglia di quel giovane e coraggioso ragazzo. Come gruppo Lega, preghiamo per lui e ci interroghiamo su che cosa stia succedendo a queste giovani generazioni e a come difenderle da tanta violenza che, purtroppo, dilaga nelle nostre città .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Aiello. Ne ha facoltà.
DAVIDE AIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Sabato scorso, a 48 anni da quel terribile 9 maggio 1978, le strade di Cinisi si sono riempite di nuovo. Una marea umana che dalla sede di Radio Aut a Terrasini è arrivata fino a Casa Memoria, a Cinisi, per dire che Peppino Impastato vive nelle lotte di oggi .
Presidente, non si tratta solo di un ricordo: le lotte di Peppino rappresentano la resistenza anche oggi. Lo dobbiamo anche al coraggio di mamma Felicia che ha trasformato il dolore in voglia di giustizia e all'impegno del fratello Giovanni e della nipote Luisa Impastato che oggi porta avanti questo percorso di lotta e di antimafia sociale. Peppino oggi sarebbe in prima linea al fianco dei popoli oppressi contro il genocidio a Gaza, contro la follia del riarmo e l'orrore di tutte le guerre, contro un sistema che protegge i colletti bianchi e colpisce chi non ha voce. La verità è che la mafia uccide, il silenzio pure, ma la nostra voce è più forte. Noi abbiamo scelto da che parte stare: dalla parte dei “cento passi”, dalla parte della pace, dalla parte della dignità. Per Peppino, per Felicia e per tutti noi: la lotta continua .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Utilizzo questi pochi minuti per porre l'attenzione su una grave crisi industriale. Mi riferisco alla grave crisi industriale di Electrolux che in questi giorni ha annunciato ben 1.700 esuberi tra i circa 4.500 lavoratori in Italia. Si tratta, Presidente, di esuberi che colpiscono diverse regioni italiane. Mi riferisco, in particolare, allo stabilimento di Porcia (in provincia di Pordenone), di Susegana (in provincia di Treviso), di Forlì (in Emilia-Romagna) e di Solaro (in provincia di Milano). Lo stabilimento di Cerreto d'Esi, dove lavorano ben 170 persone, dovrebbe essere addirittura chiuso e fra gli esuberi ci sono circa 200 lavoratori con contratto a termine che non verranno evidentemente rinnovati e stabilizzati.
Questa è una notizia sconvolgente, Presidente. È del tutto inaccettabile, perché non possiamo consentire che le ristrutturazioni aziendali globali vengano pagate dai lavoratori italiani. Non possiamo tollerare che quest'azienda annunci 1.700 esuberi nel nostro Paese. Non possiamo tollerare che queste ristrutturazioni aziendali globali avvengano, ancora una volta, senza che possano e vengano coinvolte non soltanto le realtà territoriali, ma neppure le istituzioni italiane.
Il Ministro Urso, che abbiamo immediatamente sollecitato, ha convocato un tavolo nazionale a Roma per il 25 maggio. È un tavolo importante che riguarderà non soltanto la filiera dell'elettrodomestico, su cui il Paese deve pronunciarsi, e deve indicare se e come ritiene questa filiera strategica e quali investimenti a questa filiera debbano essere concessi. Dall'altra parte, dobbiamo però convincere queste grandi aziende come Electrolux, che già negli anni scorsi ha tentato più volte ristrutturazioni che determinavano nelle intenzioni la chiusura degli stabilimenti. Era il caso, ad esempio, dello stabilimento di Porcia, che è stato impedito proprio grazie all'intervento dei sindacati, delle popolazioni, dei lavoratori, delle lavoratrici e delle istituzioni tutte che unite hanno non solo impedito che venisse chiuso lo stabilimento, ma hanno anche consentito che su quello stabilimento si potessero fare ulteriori investimenti. Bene, ora dobbiamo tornare a quell'unità di intenti. Dobbiamo fare in modo che questa ristrutturazione aziendale, che questi 1.700 esuberi annunciati vengano rispediti al mittente, perché non è tollerabile - ripeto - e non è accettabile che sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici italiani si facciano ristrutturazioni aziendali che hanno come unico obiettivo il profitto .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale. (C. 1716-A)
e delle abbinate proposte di legge: BORDONALI ed altri; RAMPELLI ed altri; DEBORAH BERGAMINI e PAOLO EMILIO RUSSO; PAOLO EMILIO RUSSO; CARAMIELLO ed altri. (C. 125-600-875-1727-1862)
Relatrice: MONTARULI.
3.
Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento forense. (C. 2629-A)
e delle abbinate proposte di legge: D'ORSO ed altri, GRIBAUDO; D'ORSO ed altri; CALDERONE e PATRIARCA; PITTALIS ed altri; DORI. (C. 594-735-751-867-2432-2633)
: BISA, MASCHIO, PITTALIS e SCHIFONE.
4.
SANTILLO ed altri: Disposizioni concernenti la programmazione dell'edilizia residenziale pubblica, le agevolazioni fiscali per interventi di recupero del patrimonio edilizio residenziale pubblico e sociale nonché il sostegno dell'accesso alla locazione di immobili abitativi e del pagamento dei canoni di locazione. (C. 1562-A)
e delle abbinate proposte di legge: FURFARO ed altri, GRIMALDI ed altri. (C. 1169-2181)
Relatrice: SEMENZATO.
5.
LOIZZO ed altri; QUARTINI ed altri; GIRELLI ed altri: Disposizioni in materia di terapie digitali. (C. 1208-2095-2220-A)
Relatrice: LOIZZO.
6.
S. 427-731-888-891 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: IANNONE ed altri; MARTON ed altri; PARRINI ed altri; DE CRISTOFARO e MAGNI: Modifica all'articolo 24 della Costituzione in materia di tutela delle vittime di reato (Approvata, in un testo unificato, in prima deliberazione, dal Senato). (C. 2197)
e delle abbinate proposte di legge costituzionali: CIRIELLI; ZANELLA. (C. 286-1312)
: DE CORATO.
7.
ENRICO COSTA e MATONE: Modifiche al codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento. (C. 632-A)
e dell'abbinata proposta di legge: MATONE ed altri. (C. 2328)
: ENRICO COSTA.
8.