PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
RICCARDO ZUCCONI, legge il processo verbale della seduta dell'11 maggio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 102, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere, a nome di Futuro Nazionale con Vannacci, un'informativa urgente al Ministro dell'Interno Piantedosi, affinché intervenga con una comunicazione chiara ed efficace agli ufficiali di stato civile italiani per evitare un pericoloso effetto domino in merito al riconoscimento di una trascrizione che ha ufficializzato nel nostro Paese, in Italia, per la prima volta, una famiglia con una mamma e due papà.
Presidente, se le dicessi che un bambino può nascere soltanto da un uomo e da una donna e che ha il diritto inalienabile di crescere con un papà e una mamma, direi un'inesattezza? Direi un obbrobrio? Direi qualcosa che non esiste?
Eppure, sembrerebbe un racconto di fantascienza, a tratti anche un po' : per la prima volta, è stato riconosciuto in Italia, da una sentenza della corte d'appello di Bari, un nucleo familiare con una mamma e con due papà. È una sentenza ideologica che colpisce al cuore un pilastro fondamentale della nostra civiltà, perché un figlio non può nascere da due uomini e una donna. Un figlio può avere soltanto un papà e una mamma, non una cooperativa di persone che decidono di mettersi d'accordo, perché di questo passo, Presidente, noi potremmo avere anche 4, 5, 6 genitori: basta una sentenza ideologica e questo diventa diritto.
Il bambino - lo ripeto - deve avere una mamma e un papà. Dobbiamo anche smetterla di pensare che, nel nome del rispetto verso chiunque, noi arriviamo a trasformare in diritto un desiderio e un capriccio. Invece, in Italia, giorno dopo giorno e sentenza dopo sentenza, come anche nel resto dell'Europa, stiamo sdoganando “Fantasylandia”, dove i sogni diventano realtà, dove in una coppia gay uno dei due gay va con una donna, la mette incinta e, , il desiderio è esaudito: anche il compagno diventa papà.
In Italia stiamo subendo un vero e proprio assalto arcobaleno. Iniziò con il DDL Cirinnà che ha stravolto il diritto di famiglia. La sinistra poi ci ha riprovato con il DDL Zan. Le nostre scuole sono pregne di ideologia . Alcuni genitori ci segnalano l'ultimo progetto “Storie spaziali per bambini del futuro”, dove si disegna un uomo nuovo, dove si disegna un nuovo modello di bimbo, dove il modello della sinistra è l'uomo fluido, l'uomo che non deve avere identità. Siamo di fronte a una sostituzione valoriale.
In questo senso ricordo ai colleghi del centrodestra, per suo tramite, Presidente, che i filo-islamici, i progressisti, i comunisti, i corifei e le baccanti arcobaleno stanno seduti là, a sinistra, da quella parte. Però, chiedo al centrodestra di chiarire al popolo italiano che intenzioni abbia, perché, ad esempio, la proposta di legge che ho presentato e che porta il mio nome, che poi è confluita nel DDL Valditara, che poneva un serio ostacolo all'ideologia nelle scuole e che abbiamo approvato alla Camera, giace da sette mesi al Senato. Non valga la scusa degli emendamenti della sinistra. Non abbiate paura di bloccare l'ideologia nelle scuole, perché ce lo chiedono le mamme e i papà. Non siate timidi, non siate pavidi! Non dovete piacere alla LGBT o alla sinistra. Abbiate il coraggio delle vostre azioni. Presidente, concludo ribadendo la richiesta di informativa urgente al Ministro Piantedosi, affinché comunichi agli uffici di stato civile che non devono riconoscere, non devono trascrivere atti nei quali un bambino risulti avere una mamma e due papà.
Dico al centrodestra che questo è uno di quei valori non negoziabili per Futuro Nazionale con Vannacci. Questa è una di quelle linee rosse che non vanno assolutamente superate.
Futuro Nazionale con Vannacci difende le famiglie italiane dall'assalto arcobaleno. Noi ci aspetteremmo dai partiti di centrodestra un aiuto in questa battaglia .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del Liceo “Giuseppe Peano” di Tortona, in provincia di Alessandria, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti a Montecitorio, grazie di essere qui.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Intervengo per chiedere la possibilità che il Ministro dell'Interno venga a riferire sui fatti che in questi giorni sono stati agli onori della cronaca rispetto alla calendarizzazione del della Capitale, la partita Roma-Lazio, con la coincidenza rispetto a un evento sportivo che in questo momento ha un grandissimo seguito a livello nazionale e internazionale: gli Internazionali di tennis. Lo stupore che noi abbiamo è che una macchina oleata, come quella del Ministero dell'Interno, che provvede all'ordine pubblico nel Paese rispetto ai grandi eventi, in questo momento non abbia la capacità di gestire due eventi che erano ampiamente programmati, gli Internazionali di tennis e la partita di calcio, il derby Roma-Lazio.
Peraltro, voglio ricordare che questa sera in contemporanea ci sono gli ottavi di finale degli Internazionali di tennis e la finale della Coppa Italia, la partita tra Lazio e Inter.
Fa stupore, lascia perplessi il fatto che su questo argomento improvvisamente il Ministro dell'Interno, tramite il prefetto, abbia deciso che non ci sono le condizioni per assicurare l'ordine pubblico nella città e il normale svolgimento di questi due eventi, perché davvero non mi sembra che siano eventi così straordinari da giustificare un atteggiamento così prudente. Così come va sottolineata l'incapacità della Lega Calcio nel programmare degli eventi che si sa essere molto importanti, come la finale di Coppa Italia e il della capitale, quando ovviamente si sa, non da mesi, ma da anni, che in questa settimana la città di Roma era coinvolta negli Internazionali di tennis, che, come dicevo prima, stanno diventando un evento sempre più sentito, anche come partecipazione da parte delle cittadine e dei cittadini.
E sapendo, appunto, che l'evento internazionale di Roma non è spostabile, né modificabile, anche qui desta stupore il fatto che la Lega scelga di fare la finale di Coppa Italia allo Stadio Olimpico, a ridosso del centro dove si svolge il torneo di tennis, nel mercoledì in mezzo alla settimana degli Internazionali di tennis, e che si vada a collocare, nel calendario, il di Roma esattamente in questa settimana. Io penso che ci sia un problema con il calcio italiano e credo che il motivo fondamentale di questo errore sia la noncuranza del calcio italiano rispetto a quello che succede intorno all'evento calcistico, come se l'evento calcistico fosse l'evento più importante in assoluto.
E questa arroganza sta distruggendo il calcio italiano da molti punti di vista, questo ne è un esempio portante. Noi chiediamo che il Ministro ci venga a riferire fondamentalmente perché non è in grado di gestire degli eventi sportivi che sono fondamentalmente di ordinaria amministrazione e perché un evento come questo nel nostro Paese è diventato un fenomeno mediatico importantissimo. Quindi, le carenze e gli errori della Lega Calcio e della Federcalcio e le carenze e le incapacità del Ministero dell'Interno veramente creano una miscela che rendono il nostro Paese - lasciatemelo dire - ridicolo agli occhi degli osservatori internazionali .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Presidente, grazie. Allora, solamente per confermare e richiedere anche noi l'intervento del Ministro dell'Interno qui, in questa sede, per spiegare un fatto annoso. Partiamo dal presupposto che già per uno sportivo vedere un è una sofferenza, ma così diventa uno stillicidio, perché noi non riusciamo a capire delle cose che sono ovvie. Questo è un evento che è programmato da circa un anno. Finanche il Ministro dell'Interno ha detto che era evitabile quello che sta succedendo. Ma allora perché non lo ha evitato? Cioè, questo lo posso dire io, lo può dire un mio amico al bar; non lo può dire il Ministro dell'Interno che era evitabile, era lui che doveva evitarlo.
Fra l'altro, questo è un Governo che ha fatto un vanto in campagna elettorale sui temi della sicurezza. Ora, possibile che un Governo che ha fatto un vanto gigantesco sui temi della sicurezza non riesca a gestire una cosa che si sapeva da un anno e che riguarda due eventi, uno calcistico e uno tennistico? Non è che al Foro Italico ci saranno 10.000 terroristi o 10.000 attivisti di Askatasuna; ci saranno 10.000 famiglie in più e lo si sapeva da un anno, che andranno a vedere una partita di tennis .
E come si fa a non avere e garantire la sicurezza su una cosa del genere? È questo il punto. E allora noi chiediamo che questo Ministro, insieme a quello dello Sport, ci venga a dire come mai, anche quando era prefetto di Roma, ma anche al Ministero dell'Interno, ci diceva continuamente che non si può giocare un serale per motivi di problematica di sicurezza. Questa è stata una logica che ha governato il modo di gestire l'ordine pubblico e calcistico a Roma da circa 10 anni. Non si può più in alcun modo tornare a giocare gli eventi sportivi come il romano di sera. Dopo una situazione che si è venuta a creare, tutto sconfessato.
Quando si gioca? Lunedì sera. Ora, ci vuole il rispetto delle persone che vanno allo stadio, perché questo è sempre un punto di vista di chi sta in un Ministero. Quand'è che ci si mette nel punto di vista di chi deve acquistare un biglietto, deve programmare la propria vita, e, quindi, deve sapere se sia di domenica pomeriggio o di lunedì sera? Perché per molte famiglie non è la stessa cosa, perché c'è un'economia familiare per la quale magari di domenica pomeriggio ci si può andare e di lunedì sera no, o viceversa.
Quindi, bisogna pensare anche a quel tifo sano e non continuare ad allontanarlo, perché state governando in una maniera per fare in modo che nessuno vada più allo stadio. Allora, come avete gestito questo è esattamente la fotografia della vostra incompetenza, che non riuscite a gestire non solo i fenomeni più complessi, ma anche quelli semplici che si sapevano .
Quindi, che si poteva evitare, il Ministro dell'Interno ce lo venisse a dire qui, in Parlamento, perché così avrà un'opposizione che gli sa rispondere e non un giornalista che non sa finalizzare la domanda .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Anche io mi associo alla richiesta dell'onorevole Zaratti, e ad essa aggiungo anche la richiesta di informativa al Ministro per lo Sport Andrea Abodi, perché non solo condivido le cose che i colleghi hanno ricordato e che sono evidenti in maniera palese e plastica, ma condivido anche il contenuto, in particolare, di quanto ricordava l'onorevole Zaratti, cioè che questo tipo di “incidente” - mettiamola così, tra virgolette - nasce da un presupposto e da un'arroganza del mondo del calcio di continuare a considerarsi il centro dello scibile sportivo di questo Paese. Probabilmente non è più così.
Un evento come gli Internazionali di tennis, programmato, come è stato detto, da tantissimo tempo, non è che richieda rispetto; richiede semplicemente che ci sia un meccanismo molto semplice di organizzazione degli eventi affinché questi non si vadano a sovrapporre e, soprattutto, curiosamente qualcuno non lo scopra a pochi giorni dagli eventi stessi. Ora, probabilmente il problema sarebbe risolto se l'algoritmo dei calendari, che la Lega propone, fosse affidato di più all'intelligenza artificiale, perché a me sembra soltanto sciatteria umana quella di non considerare la non opportunità di avere delle manifestazioni sportive di quel profilo contemporaneamente in pochi, forse in un paio di chilometri quadrati di territorio.
E ricordo che era già successo l'anno scorso. Esattamente nella stessa situazione, la finale di Coppa Italia si è disputata nella settimana centrale degli Internazionali di tennis. Quindi chiedo a entrambi i Ministri di venire a riferire. E al Ministro per lo Sport aggiungo, oltre alla domanda specifica sul tema che ho presentato e che hanno presentato i colleghi, di venire a riferirci anche su come lui intenda e come il Governo intenda far fronte a questa ennesima dimostrazione di un processo di trasformazione dei tifosi in clienti.
Io credo che ancora una volta, oltre ai problemi di ordine pubblico citati, oltre a tutto quello che abbiamo detto, qui ci sia un fatto fondamentale, che è la pochissima mancanza di rispetto nei confronti dei tifosi, sia degli appassionati di tennis, naturalmente, sia dei tifosi di calcio, perché, ancora una volta, sono loro poi a pagare il prezzo di quella sciatteria che citavo .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Ruffino ed altri n. 1-00534 Sarracino, Alifano, Zaratti, Del Barba, Magi ed altri n. 1-00568 e Mantovani, Giglio Vigna, Pella, Romano ed altri n. 1-00571 sul rilancio della strategia nazionale delle aree interne .
Ricordo che la discussione sulle linee generali, nel corso della quale è intervenuto il rappresentante del Governo, ha avuto luogo nella seduta di martedì 5 maggio 2026, e che, dopo la sua conclusione, sono state presentate le mozioni n. 1-00568 e n. 1-00571.
PRESIDENTE. La rappresentante del Governo ha facoltà di esprimere il parere sulle mozioni all'ordine del giorno. Prego, Sottosegretaria.
WANDA FERRO,. Grazie, Presidente. Allora, si esprime parere favorevole sulle premesse e sugli impegni della mozione n. 1-00571, unitaria di maggioranza a firma degli onorevoli Mantovani, Giglio Vigna, Pella, Romano ed altri.
Con riguardo alla mozione n. 1-00534 , a firma degli onorevoli Ruffino ed altri, gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe, si esprime, quanto alle premesse, parere contrario sulle premesse nn. 14), 27), 28), 29) e 30). Parere favorevole sulle premesse dalla n. 1) alla n. 25), ad eccezione della n. 14), alle quali si aggiungono le premesse n. 32) e n. 33).
Parere favorevole sulla premessa n. 26), previa espunzione delle parole da “si collocano tra esigenze più significative” fino “a capacità di impiego efficiente ed integrato delle risorse”. Parere favorevole sulla premessa n. 31), previa espunzione delle parole da “Queste ultime” fino alla fine del periodo.
Quanto gli impegni, vi è parere contrario sugli impegni nn. 5), 6), 7), 8), 12), 14), 15), 16), 17) e 18). Parere favorevole sull'impegno n. 1) con la seguente riformulazione: “a promuovere, compatibilmente con il diritto dell'Unione europea nonché con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica, ogni ulteriore iniziativa istituzionale, normativa, economica, finanziaria e organizzativa finalizzata allo sviluppo locale, alla perequazione infrastrutturale e all'inversione delle dinamiche demografiche dei territori in via di spopolamento, creando opportunità concrete di sviluppo e di realizzazione di nuovi contesti familiari e sociali”.
Parere favorevole sull'impegno n. 2) con la seguente riformulazione: “ad adottare, compatibilmente con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica, ogni ulteriore iniziativa, anche normativa, utile ad agevolare il ritorno e la nuova residenzialità nelle aree svantaggiate e interne e a promuovere il ripopolamento dei suddetti territori”.
Parere favorevole sull'impegno n. 3) con la seguente riformulazione: “a intraprendere, compatibilmente con il diritto dell'Unione europea nonché con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica, ulteriori azioni volte a incentivare le attività produttive nelle zone in forte decremento demografico, con particolare riferimento alla tutela attiva del territorio e delle comunità locali, nonché alla valorizzazione delle risorse naturali e culturali, dei sistemi agroalimentari e tipici, delle filiere di energia rinnovabile, dei saperi e dell'artigianato e del turismo sostenibile”.
Parere favorevole sull'impegno n. 4) con la seguente riformulazione: “ad assumere, compatibilmente con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica, ulteriori iniziative che possano favorire la permanenza e o il ripristino, nelle aree territoriali caratterizzate da decremento demografico e disagio abitativo, dei presìdi sociali, culturali e di legalità”.
Parere favorevole sull'impegno n. 9) con la seguente riformulazione: inserire dopo le parole “ad assumere iniziative volte a introdurre” le seguenti “compatibilmente con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica”.
Parere favorevole sull'impegno n. 10) con la seguente riformulazione: “a promuovere patti di corresponsabilità tra i centri maggiori e i territori fragili, volti a prevedere che i capoluoghi e i centri urbani maggiori contribuiscano, in modo strutturato e verificabile, alla rigenerazione delle aree interne e dei contesti a maggiore vulnerabilità”.
Parere favorevole sull'impegno n. 11) con la seguente riformulazione: “ad assumere ulteriori iniziative per promuovere, potenziare e sostenere la diffusione del lavoro agile e dei modelli organizzativi da remoto nelle aree interne”.
Parere favorevole sull'impegno n. 13) con la seguente riformulazione: “ad introdurre, compatibilmente con il diritto dell'Unione europea nonché con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica, ulteriori misure in favore delle imprese operanti nelle aree interne e a promuovere strategie innovative per il sostegno a nuove forme di commercio di prossimità, riconoscendo nel commercio un fondamentale presìdio per le comunità delle aree interne”.
Con riguardo alla mozione n. 1-00568 a firma unitaria delle opposizioni, tranne Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe che non ha sottoscritto, vi è parere contrario sulle premesse nn. 6), 8), 9), 10), 11) e 12). Parere favorevole sulle premesse nn. 1), 2), 3), 4), 5), 7), 13), 14) e 15).
Quanto gli impegni vi è parere contrario sugli impegni nn. 2), 3), 4), 6) e 7).
In relazione ai restanti impegni, vi è parere favorevole sull'impegno n. 1), alla lettera , con la seguente riformulazione: inserire dopo le parole: “per promuovere” la seguente: “ulteriormente”.
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera , con la seguente riformulazione: “ad adottare ogni ulteriore iniziativa utile finalizzata ad agevolare e a sostenere, compatibilmente con il diritto dell'Unione europea, nonché con i vincoli di bilancio e con gli equilibri di finanza pubblica, l'effettuazione di nuovi investimenti nelle aree interne”.
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera , con la seguente riformulazione: “ad adottare, compatibilmente con il diritto dell'Unione europea nonché con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica, ogni ulteriore iniziativa finalizzata a promuovere il ricambio generazionale nonché l'insediamento di imprese nei territori del Mezzogiorno svantaggiati sul piano economico-sociale, classificati come aree interne, con una particolare attenzione per le piccole imprese e per le micro-imprese”.
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera , con la seguente riformulazione: inserire dopo le parole “volta ad incentivare” le seguenti “, compatibilmente con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica”.
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera , con la seguente riformulazione: “a promuovere, compatibilmente con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica, ogni ulteriore iniziativa finalizzata al riconoscimento di misure incentivanti in favore del personale sanitario dei presìdi periferici e dei medici di famiglia che coprono gli ambulatori anche per il servizio di guardia medica nelle zone scoperte da dette aree”.
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera , con la seguente riformulazione: “ad assumere ulteriori iniziative normative volte a modificare le disposizioni relative a ruoli e funzioni degli ospedali di area disagiata, con particolare attenzione alle urgenze e alle aree di elisoccorso”. Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera .
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera , con la seguente riformulazione: dopo le parole “rafforzare ulteriormente” inserire le seguenti “compatibilmente con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica”.
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera , con la seguente riformulazione: dopo le parole “ulteriori iniziative” inserire le seguenti “compatibilmente con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica”.
Parere favorevole sull'impegno n. 1) lettera , con la seguente riformulazione: dopo le parole “volta al rafforzamento” inserire le seguenti “, compatibilmente con il diritto dell'Unione europea nonché con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica”.
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera , previa espunzione delle parole “come il trasporto a chiamata” fino alla fine del periodo.
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera , con la seguente riformulazione: dopo le parole “rafforzare ulteriormente” inserire le seguenti “, compatibilmente con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica”.
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera , con la seguente riformulazione: dopo le parole “ad adottare” inserire le seguenti “per quanto di competenza”.
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera , con la seguente riformulazione: “ad assumere ulteriori iniziative finalizzate ad agevolare, compatibilmente con il diritto dell'Unione europea nonché con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica, la costituzione di comunità energetiche nelle aree interne e periferiche”.
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera , con la seguente riformulazione: dopo le parole “rafforzare ulteriormente” inserire le seguenti “compatibilmente con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica”.
Parere favorevole sull'impegno n. 1), lettera - e qui ho qualche difficoltà, lo capirete -, con la seguente riformulazione: dopo le parole “rafforzare ulteriormente” inserire le seguenti “, compatibilmente con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica”.
Parere favorevole sull'impegno n. 5), con la seguente riformulazione: “ad assumere, compatibilmente con i vincoli di bilancio e gli equilibri di finanza pubblica, ulteriori iniziative di promozione per lo sviluppo economico delle aree interne, con un particolare riguardo al settore turistico”.
Parere favorevole sull'impegno n. 8), con la seguente riformulazione: “ad assumere ulteriori iniziative per contrastare il fenomeno dello spopolamento nelle aree interne anche attraverso iniziative normative che affrontino la questione dell'emigrazione giovanile, garantendo il «diritto a restare»”.
PRESIDENTE. Rappresento che ai delegati d'Aula verrà ora inviato in forma digitale il testo del parere a cui ha fatto riferimento la Sottosegretaria. Essendo particolarmente articolato, ognuno di voi potrà riceverlo.
Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Volevo fare un'osservazione, signor Presidente. Il 90 per cento delle riformulazioni da parte del Governo riguardavano un inciso riferito ai vincoli di bilancio e a questioni ad esso connesse. Forse per il futuro basterebbe fare una premessa agli impegni e, così, evitiamo riformulazioni di ogni singolo articolo.
Volevo solo chiedere una cortesia: non ho capito, per quel che riguarda la nostra mozione, quale fosse il parere del Governo sul punto 2).
PRESIDENTE. Chiedo scusa, si riferisce all'impegno o alla premessa del punto 2)? All'impegno.
Può rileggerlo, per cortesia, Sottosegretaria?
WANDA FERRO,. Sulle premesse o sugli impegni?
PRESIDENTE. Sull'impegno.
WANDA FERRO,. Parere contrario.
PRESIDENTE. Allora, grazie a entrambi.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, le mozioni di oggi affrontano un tema fondamentale e non marginale, come a volte, dalle decisioni del Governo, ci sembra venga visto dalla maggioranza: il tema delle aree interne. Già i numeri che riguardano le aree interne ci dicono quanto sia centrale. Parliamo del 50 per cento dell'intera superficie del Paese, parliamo di quasi 4.000 comuni, il 49 per cento dei comuni, parliamo di 13,5 milioni di concittadini, ma parliamo soprattutto di un fenomeno che impoverisce il Paese intero e che, sicuramente, riguarda una fragilità dei nostri processi produttivi che probabilmente sta anche alla base del calo e dell'insufficiente produttività del nostro Paese.
Parliamo di uno svuotamento di capitale umano, di una desertificazione sociale ed economica che è lì, sotto gli occhi di tutti. E non parliamo dello svuotamento di aree degradate, parliamo dello svuotamento di aree che storicamente hanno abitato la cultura italiana, che storicamente hanno vestito e costituito l'Italia dei comuni.
Parliamo quindi di una trasformazione identitaria profonda, che determina il destino del nostro Paese. Parliamo di un fenomeno che riguarda soprattutto le giovani generazioni: tra il 2011 e il 2024, 630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni hanno abbandonato l'Italia, gran parte provenienti dalle aree interne, disperdendo un capitale umano che possiamo stimare in 160 miliardi di euro.
Ecco, quello che ci pare sia la vostra postura di fronte a un fenomeno di questo tipo, sicuramente pervasivo, difficile da affrontare, è che, alla fine, vi siate limitati fin qui a un che non affronta i problemi, li cita e finge di risolverli. E mi riferisco, ad esempio, al PSNAI.
La verità, come denunciamo con forza nella nostra mozione, è che la vostra visione è una visione distopica, che prova a disegnare una realtà che, purtroppo, non abbiamo. Avete presentato un documento: di fronte a questo fenomeno avete un'impostazione che è di rassegnazione, una sorta di accompagnamento al fine vita, come se fosse una situazione inevitabile.
Oltretutto, su questo disimpegno calate addirittura la minaccia del definanziamento: mi riferisco a quanto è avvenuto in Senato, mi riferisco alle dichiarazioni del Ministro Foti sulla riallocazione dei fondi e su come 600 milioni di euro attendano di essere destinati a progetti concreti, per quanto riguarda il problema delle aree interne.
Vi è poi un problema nel problema, vi è poi la questione delle aree montane, aree interne nelle aree interne, specifici problemi che trovano una loro ulteriore collocazione in ulteriori provvedimenti. Ecco, con la legge per la montagna, sì, avete stanziato 200 milioni, ma nel contempo avete tolto 700 comuni dalla definizione di “comune montano” e questo comporta gravi problemi che, nel contempo, non risolvete, a partire da quello del dimensionamento scolastico, con la chiusura di centinaia di presidi educativi.
E allora che cosa bisogna fare? Bisogna prendere il problema di petto. Dal nostro punto di vista, bisogna quindi mettere in campo iniziative che siano basate prevalentemente, principalmente su quello che chiamiamo il “diritto a restare”, un generativo. E bisogna avere il coraggio di farlo a partire dalle nuove generazioni, che rappresentano la desertificazione più arida, più crudele delle aree interne, quelle che effettivamente ci consegnano una situazione che, anche dal vostro punto di vista, appare senza speranze.
Ebbene ci sono speranze, ci sono speranze. Le abbiamo viste, ad esempio, durante la fase del COVID quando, improvvisamente, le aree interne sono diventate un luogo di vita privilegiato, addirittura un luogo di lavoro, con l'esplosione dello , con il fatto che abbia fatto irruzione nelle nostre vite un nuovo stile di vita al quale non stavamo pensando, riconciliando le aree più periferiche - anche se il termine “periferiche” può apparire ingannevole -, le aree interne, le aree definite da piccoli villaggi o addirittura situazioni rurali come luoghi di vita moderna.
Ecco, noi abbiamo abbandonato fondamentalmente quell'opportunità. Soprattutto con il vostro arrivo si è avuto un fermo di queste situazioni, un ritorno a una normalità che non può essere considerata normale, per quello che produce in termini di problematiche nel nostro Paese.
Allora, per tenere i giovani serve un vero e proprio reddito di insediamento, un generativo. Noi abbiamo proposto in altre sedi, come Italia Viva, una forte diminuzione, fino all'azzeramento, delle tasse per i giovani. Cominciamo, allora, dai giovani che hanno il coraggio di rimanere nelle aree interne. Bisogna capire che in quei luoghi i costi per la vita sono maggiori, che in quei luoghi è più difficile dare ai giovani ciò di cui ritengono di aver bisogno. Ci sono importanti studi che mostrano come anche quei giovani che mostrano di avere una resilienza nelle aree interne denunciano, però, l'assenza di servizi oggi ritenuti essenziali, soprattutto per le giovani generazioni, ma soprattutto per chi vuole mettere su famiglia. E, naturalmente, occorre intervenire dal punto di vista del reddito e lo legato al lavoro di qualità può essere una soluzione.
Qual è il vostro approccio rispetto a questo tema, per fare un esempio? Quello di fornire infrastrutture; ma, per carità, va benissimo, le infrastrutture sono la base, ma è qualche cosa a cui noi abbiamo già pensato dieci anni fa.
Oggi serve offrire innovazione, innovazione sociale; serve offrire dei luoghi di , serve coinvestire, altrimenti noi assisteremo a quello che possiamo vedere oggi: salendo lungo le strade e i pendii di montagna, troviamo i solchi ben fatti della fibra ottica e poi arriviamo in un Paese desolatamente vuoto, dove questa connettività non serve assolutamente a nulla.
E vi è poi un tema nei temi, dove non solo dimostrate di non avere visione, ma dimostrate anche di voler peggiorare la situazione. Mi riferisco alla questione degli immobili nelle aree interne. Ecco, gli immobili possono essere destinati a innovazione sociale, ma in molte aree interne - vi faccio un esempio su come voi abbiate un atteggiamento da Giano bifronte -, ad esempio, gli affitti brevi sono uno dei pochi strumenti per riaprire tantissime case chiuse; e voi cosa avete fatto con il vostro atteggiamento di mesi fa?
Avete aumentato indiscriminatamente le tasse sugli affitti brevi, indipendentemente dal fatto che questi fossero un problema per le grandi città - com'è -, e in questo modo avete disincentivato l'utilizzo degli immobili delle aree interne. È in queste piccole scelte che voi dimostrate di fare dei manifesti, ma, in realtà, di non avere a cuore la situazione e, soprattutto, di non avere idea di come vada affrontata. Questo è il vero diritto a restare: trasformare l'isolamento geografico in un vantaggio competitivo. Bisogna crederci, non bisogna avere un atteggiamento rassegnato, come quello che troviamo nei vostri provvedimenti e anche nella vostra mozione di oggi.
Onorevoli colleghi della maggioranza, avete una visione, in questo caso, puramente infrastrutturale. La nostra è una visione umana e sociale, perché il problema delle aree interne non è un problema infrastrutturale - chiaramente, vanno infrastrutturate -, ma è un problema umano e sociale. La maggioranza propone una centralizzata, con un irrigidimento burocratico; noi chiediamo, invece, di rafforzare il ruolo dei comuni e garantire la permanenza dei servizi essenziali: ospedali di area disagiata, trasporti gratuiti per gli studenti, telemedicina e connettività gratuita. Potremmo continuare, ma vede, signor Presidente, vedete, onorevoli colleghi, il tema vero è una questione di postura e di volontà di guardare il tema per quello che è. Sarebbe un'opportunità e non un problema: voi lo rendete un problema irrisolvibile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tirelli. Ne ha facoltà.
FRANCO TIRELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Cari colleghe e colleghi, comunico il voto favorevole del gruppo Noi Moderati-MAIE e consegno il mio intervento.
PRESIDENTE. Ovviamente, è autorizzato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Ero stato tratto in inganno dalla sua precedente indicazione. Signora Sottosegretaria, lei ha dato i pareri sulle nostre mozioni e un punto fondamentale che lei ha toccato è che, quando si chiede qualche soldo, quando si tratta di trovare la copertura finanziaria, non si può fare nulla, cioè tutti i pareri sono positivi quando c'è invarianza di finanza.
Ora, queste cose che lei sta dicendo qui a noi, sarebbe invece stato opportuno che le dicesse ai sindaci dei comuni delle aree interne che stanno manifestando in questo momento davanti a Montecitorio , perché è a loro che deve dire che non ci sono i soldi per poter fare quei servizi, quelle opere, quegli interventi di difesa del suolo che sono necessari per permettere alle persone di vivere in tante aree belle e importanti del nostro Paese, ma estremamente disagiate.
Io le voglio dire, Sottosegretaria Ferro, che per parlare delle aree interne non è necessario neanche leggere i numeri - cosa che poi, magari, farò anche io -, è necessario vedere un recente film di Riccardo Milani, che si chiama , un film interpretato da Antonio Albanese e da Virginia Raffaele. Non è un film comico, anche se è molto simpatico: è la storia di questo maestro elementare che, stanco di insegnare in una metropoli, nella periferia della città di Roma, decide di trasferirsi in Abruzzo, in un paese di fantasia, che si chiama “Rupe” nel film, ma che, in realtà, è il paese di Opi, in pieno Parco nazionale d'Abruzzo, un posto meraviglioso e bellissimo. E lì, insieme all'altra insegnante - Virginia Raffaele -, cerca di salvare la scuola di quel piccolo comune, perché intorno alla scuola c'era tutta la socialità di quella piccola comunità e il fatto che la scuola potesse essere eliminata fisicamente significava distruggere quel pizzico di speranza che le cittadine e i cittadini di Rupe - cioè, di Opi - avevano per il futuro. Ecco, per capire che cosa sono le aree interne e le aree montane del nostro Paese, è necessario magari vedere questo film, piuttosto che leggere tanti documenti .
Le voglio dire che, dal mio punto di vista, non soltanto per aver visto il film naturalmente, ma perché conosco un po' quelle zone, le aree interne del nostro Paese, le aree montane del nostro Paese, non sono un problema: sono una risorsa . Dobbiamo dirlo forte questo: in quei pezzi del nostro territorio ci sono un'identità culturale, una voglia di vivere, una solidarietà e una socialità che sono le caratteristiche fondamentali del nostro Paese e del nostro popolo, e lì le ritroviamo tutte.
E noi abbiamo il dovere di sostenere quelle zone, per riscoprire anche dei valori fondanti della nostra comunità. Dobbiamo andare lì e dobbiamo fare in modo che lì continuino a sopravvivere e che, anzi, da quei luoghi quei concetti di solidarietà, di umanità, di fratellanza, di sorellanza e di aiuto reciproco possano essere patrimonio comune. Non li dobbiamo abbandonare, così come, in realtà, ha cercato di fare il suo Governo, signora Sottosegretaria, con il Piano strategico nazionale per lo sviluppo delle aree interne, quando l'unica proposta che veniva fatta a queste aree era quella dell'eutanasia, quella di morire in tranquillità, di morire senza eccessivo dolore. Fortunatamente, dopo le proteste dei sindaci, delle comunità, degli intellettuali, di tantissime persone, quel tentativo fu stroncato e parzialmente corretto.
Del resto, signor Presidente, parliamo di una parte importante del nostro territorio: il 59 per cento della superficie del nostro Paese, 3.834 comuni su 7.903 totali del Paese, 13 milioni di abitanti, il 23 per cento della nostra popolazione, abbandonati a se stessi. Quando dico “abbandonati a se stessi”, voglio intendere che in quelle comunità le scuole vengono chiuse - come dice il film in cui Albanese fa il maestro e Virginia Raffaele è un'insegnante anche lei -, vengono smantellate. Luoghi nei quali non ci sono più i medici della mutua, i medici di famiglia - in verità, non è che mancano in questo momento solo nelle aree interne e montane, ma, purtroppo, mancano un po' dappertutto, e di questo dovreste farvene carico, oltre a dire numeri fantasiosi sulla sanità -, dove non vi è alcuna possibilità di lavoro, dove non c'è un investimento vero su un turismo sostenibile, dove mancano le risorse. Per questo ho iniziato il mio intervento dicendo che, per cercare di affrontare il problema delle aree interne e delle aree montane, è necessario investire risorse importanti: quelle risorse che poi saranno centuplicate come valore, perché creeranno occupazione, perché creeranno ricchezza, perché creeranno rilancio in una parte importante del nostro territorio.
Guardi che, anche dal punto di vista ambientale, il fatto di aver completamente abbandonato queste aree al loro destino significa che non c'è più una manutenzione del territorio, tant'è che le aree forestali, in quelle zone, aumentano sempre di più, che le aree che una volta erano coltivate, e quindi controllate, ora sono lasciate a se stesse. Da questo punto di vista, i grandi disastri di natura ambientale, le frane e il dissesto idrogeologico non trovano più nessun ostacolo: non vi è più la manutenzione dell'uomo.
Io sono un ambientalista convinto - lei lo sa, Sottosegretaria - ma, proprio perché sono un ambientalista, so che la foresta pluviale in Italia non c'è più da centinaia di migliaia di anni e che l'ambiente che dobbiamo difendere è un ambiente dove la presenza dell'uomo è costante da migliaia di anni e ha trasformato il nostro territorio. Una delle cose da conservare, certamente, sono gli uliveti - faccio l'esempio qui, a Roma, - della Sabina, che, ovviamente, non sono parte della natura originaria. Questo vale molto per le aree interne, perché lì l'opera dell'uomo, l'opera delle persone che vivono in quei luoghi è fondamentale per manutenere il territorio ed evitare disastri.
Però, come spesso capita, signora Sottosegretaria, non si possono fare le nozze con i fichi secchi, mi lasci dire questa cosa: cioè non è che pensiamo di fare un “documentino”, in cui si dice si potrebbe fare quello, si potrebbe fare quell'altro, è fichissimo portare la fibra nei comuni, e poi, in realtà, non c'è una lira, non c'è un investimento pubblico.
Quelle aree possono essere riprese nell'interesse della comunità nazionale unicamente se ci sono investimenti pubblici e su quegli investimenti pubblici possiamo costruire, ovviamente, una serie di relazioni che invoglino e determinino anche l'aumento degli investimenti privati. Ma gli investimenti pubblici sono fondamentali per le infrastrutture, citavo prima la fibra. Ma pensi lei quanto potrebbe essere importante per questi comuni avere la fibra nei loro territori, perché permetterebbe lo e il di persone che possono lavorare tranquillamente da casa e che potrebbero ripopolare questi piccoli comuni, che vorrebbero anche vivere una vita più bella in mezzo alla natura, lavorando, ovviamente, in .
Ma questo non è possibile perché non c'è la connessione. Viviamo in un Paese, da questo punto di vista, quasi medievale e voi ve ne fregate, voi non fate un investimento significativo in questa direzione. In questo modo si recupererebbero comunità e interi tratti del nostro territorio. Noi dobbiamo fare in modo che i medici siano invogliati a vivere in quelle zone e dobbiamo fare in modo che i servizi vengano gestiti, e non possiamo pensare che un comune di 200 abitanti possa gestire servizi importanti come quelli della sanità, come quelli, appunto, legati ai progetti sull'occupazione, sul dissesto idrogeologico.
È necessario che i comuni facciano dei consorzi, ci siano delle fusioni tra i comuni, e noi lo diciamo nella nostra mozione, perché questa è la strada: investimenti pubblici e poi investimenti privati su settori chiave come il turismo sostenibile, sulla difesa del suolo, sull'informatizzazione, sulla fibra che può raggiungere queste località. Dobbiamo ricreare comunità, dobbiamo ricreare comunità nazionale e ripopolare queste zone. Tante nostre giovani e tanti nostri giovani che vanno all'estero starebbero più volentieri anche nel loro luogo d'origine se ci fossero le condizioni per poter stare, per poter lavorare, per poter lavorare anche con il lavoro agile e con lo .
Ma tutto questo è possibile soltanto se si ha una visione e voi non l'avete, perché voi, in realtà, le pensate come delle aree inutili e dannose; voi volete semplicemente buttarle nel cestino, e questo non può essere. Dobbiamo puntare sulle risorse del nostro territorio, questa è l'unica strada per affrontare una crisi internazionale sempre più difficile e sempre più dura per tutti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, Governo, devo dire che c'è stato un grande impegno, da parte del nostro gruppo, nel lavorare a questa mozione. L'abbiamo richiesta, ci abbiamo lavorato con gli amministratori locali che vivono le aree interne, e quindi ogni parola, ogni richiesta, ogni impegno è stato davvero soppesato e valutato. È un lavoro che è andato avanti per quasi 3 mesi, quindi ne siamo particolarmente orgogliosi.
Ne siamo particolarmente orgogliosi perché vorremmo riuscire, un giorno, a dire qualcosa a chi vive nelle aree interne e, soprattutto, a dare qualcosa. Io ho letto con attenzione le mozioni di maggioranza e le altre mozioni di minoranza, e mi preoccupo sempre tantissimo quando c'è “a valutare l'opportunità di” piuttosto che “compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica”, perché queste popolazioni che cosa devono ancora fare? Non c'è stato davvero nulla per loro in questi anni. Devono ancora aspettare il momento in cui verrà valutata “l'opportunità di”?
Forse siamo particolarmente sensibili, qualcuno del nostro gruppo è un amministratore locale, io sono stata presidente di un'unione dei comuni montani e in questa unione ci sono delle aree interne. Per avere il requisito di area interna, stiamo parlando di servizi distanti non meno di 20 chilometri. Ecco, mi chiedo se c'è la volontà di vivere e di andare almeno a visitare questi territori e rendersi conto della qualità della vita.
Noi abbiamo capito una cosa: chi svolge la professione a Torino e a Cuorgnè paga le stesse tasse, però ha servizi diversi; chi vive a Milano ha opportunità ben maggiori rispetto a chi vive nelle aree interne più disagiate. Vogliamo partire dalla sanità? Beh, colleghi, c'è davvero un baratro, perché gli ospedali sono distanti, perché gli ospedali hanno chiuso, perché sono stati ridotti i posti letto; perché, se c'è una visita medica da fare, al di là delle liste d'attesa che ci sono, è difficile arrivare al punto per una persona anziana se non c'è un accompagnamento. L'Italia spesse volte è salva grazie al volontariato: a me viene in mente l'Auser, che svolge un servizio davvero importante.
I problemi che vivono questi nostri concittadini sono di dimensioni veramente preoccupanti. Io mi metto nei panni dei genitori che si vedono soppressa prima una classe e poi la scuola, se manca un bambino. Dobbiamo riuscire ad arrivare a fare qualche deroga e dare qualche concessione in quelle aree, altrimenti davvero non ci rendiamo conto di questa Italia che va a velocità così diverse: i punti culturali, la biblioteca, il pre-scuola e il doposcuola, l'opportunità di fare delle esperienze per questi ragazzi che non riusciranno mai a radicarsi nel territorio dove sono nati semplicemente perché, partendo dall'asilo nido - posto che ci riescano in altre aree -, loro dovranno andare a scuola altrove e dovranno prendere lo scuolabus, quando c'è.
E queste cose, le cose che vi sto dicendo, sono reali. I comuni non riescono più, tantissimi comuni. A me viene in mente il comune di Avigliana, che non riesce più a garantire lo scuolabus, non ce la fa più per una questione di risorse. Allora, il radicamento, il fatto di sentirsi parte di un certo territorio, signor Presidente, i nostri ragazzi lo stanno perdendo, stanno perdendo un'opportunità straordinaria. E poi, però, ci diciamo in quest'Aula che vorremmo che i giovani non andassero all'estero; ma noi i giovani li stiamo penalizzando dal momento in cui nascono, dal momento in cui faticano a trovare il pediatra, ad avere il pediatra.
Queste situazioni dobbiamo avere la capacità almeno di percepirle. L'altro aspetto che, tutto sommato, ci addolora è vedere stravolte le nostre mozioni. Noi possiamo capire, magari, qualche premessa o qualche impegno; lo possiamo accettare, perché la volontà di avere il Governo che accetta e dà parere favorevole a una nostra mozione c'è, perché vuol dire che almeno mettiamo una pietra miliare e diciamo: ci hai accolto, adesso ci devono essere dei risultati. Ma, se manca anche questo, di questo nostro lavoro che cosa rimane, se è stato costruito e cucito come un abito su misura?
Ad esempio, che cosa rimane della mozione di maggioranza? Ma io lo capisco, lo capisco che la maggioranza, per carità, si debba muovere in un certo modo, ma, se anche la mozione di maggioranza parla di equilibri di bilancio e parla di vincoli di finanza pubblica sul tema delle infrastrutture digitali, ma noi stiamo rischiando di perdere anche quelle persone che fanno in quei comuni, perché ci sono degli elementi minimi che devono essere garantiti.
Altrimenti non facciamo passi avanti, altrimenti facciamo come i gamberi e retrocediamo, perché le connessioni sono importantissime; sono importantissime per chi ci lavora, ma anche soltanto per la famiglia che la sera si ritrova o per i ragazzi che studiano o, ovviamente, per le scuole. Questi devono essere degli elementi imprescindibili. Allora, in qualche modo, la mozione di maggioranza dice: sì, ci sono dei problemi. Li affrontiamo con non tanti impegni, sempre compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica.
Eppure, so che, in maggioranza, ci sono dei sindaci che vivono le aree interne e che sanno che quello che sto dicendo io o altri colleghi in questo momento è drammaticamente vero. Allora, se vogliamo riuscire a essere coerenti con il lavoro che abbiamo fatto, con le “audizioni”, tra virgolette, che abbiamo fatto nel nostro gruppo di lavoro, con ciò che percepiamo e anche con ciò che chiediamo accoratamente al Governo di fare a proposito delle aree interne, non possiamo accettare una rivisitazione della nostra mozione.
Non possiamo accettarla, in particolare, da chi poi nella sua mozione, come vediamo, pensa delle cose diametralmente opposte. Potrei parlare del rischio idrogeologico, delle difficoltà che ha la montagna - perché poi ci sono le aree interne montane che vivono problemi assolutamente diversi -, del lavoro che fanno ancora i montanari e potrei parlare dello sconcerto avuto nella riduzione dei comuni montani perché ci sono dei comuni che perderanno quel po' che avevano per essere considerati montani. Anche qui, signor Presidente e colleghi, non abbiamo fatto passi avanti, abbiamo fatto passi indietro con un provvedimento davvero pasticciato dove abbiamo tolto e messo.
C'è però un principio: per noi non si può togliere e mettere, per noi ci sono dei capisaldi che devono essere mantenuti. Allora, la nostra coerenza ci impone questo, ci impone di non accettare le riformulazioni e ci impone di tornare in quest'Aula tra qualche mese se vedremo che non sono cambiate le situazioni.
Concludo dicendo questo, signor Presidente, magari rubo un secondo: quando si parlava di montagna e veniva detto che dovessero essere i privati ad aprire i micronidi o i nidi, ecco, mi si accappona la pelle perché noi stiamo chiedendo al privato di fare ciò che dovrebbe fare lo Stato. Questo non è assolutamente possibile. Bisogna prendersi le responsabilità, bisogna dare dignità ai territori, bisogna offrire dei servizi e bisogna avere profondo rispetto per chi vive in quelle aree oggi e per i nostri giovani e i nostri ragazzi. Altrimenti, anche il fatto di parlare di giovani e di futuro, perdonatemi, è aria fritta e di tutto questo sinceramente non condividiamo nulla .
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo statale “Mahatma Gandhi” di Aulla, in provincia di Massa e Carrara. Grazie di essere qua e benvenuti a Montecitorio. Grazie
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caramiello. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Ferro, mi verrebbe da fare una citazione: dove eravamo rimasti per le aree interne? In quest'Aula noi l'11 e il 12 novembre 2024 votammo all'unanimità una mozione che riguardava sempre le aree interne. Sedici impegni che il Governo aveva preso per cercare di risollevare le sorti delle aree interne; purtroppo, però, non è stato fatto nulla. Quindi, dobbiamo rispedire al mittente anche tutte le riformulazioni che praticamente ci avete fatto perché voi scrivete “ogni ulteriore iniziativa”, “ulteriori iniziative” come se fosse stato fatto qualcosa. Invece, vi ripeto: nulla è stato fatto in questi anni per le aree interne Infatti, siamo qui oggi nuovamente a parlare dello stesso tema. Forse avete peggiorato anche la situazione, toglierei anche il “forse”.
I cittadini che vivono nelle nostre dorsali appenniniche, nelle valli più remote, nei borghi arroccati del Mezzogiorno oggi ci guardano e ci chiedono se per questo Governo siano ancora persone con diritti o se siano diventati solo costi da tagliare e rami secchi da lasciare inaridire. Per questo, Presidente, intervengo con un profondo moto di indignazione che non nasce da una contrapposizione ideologica, bensì dalla cruda realtà di un'Italia che questo Esecutivo sta deliberatamente decidendo di amputare.
Presidente, quando la politica smette di sognare lo sviluppo, quando manca la visione e inizia a pianificare la ritirata, quando lo Stato chiude gli uffici, smantella le scuole e taglia i binari, non sta facendo razionalizzazione. Questo è un fallimento politico. Presidente, questo Governo sta compiendo un tradimento costituzionale, sta dicendo a un cittadino su quattro che la sua carta di identità vale meno di quella di chi vive all'ombra di un grattacielo a Milano o a Torino.
Onorevoli colleghi, quando parliamo di aree interne sembra quasi che ci riferiamo a una porzione di Paese del tutto marginale e che il fatto non ci riguardi. Eppure, le statistiche ci raccontano altro, perché queste zone costituiscono il 60 per cento della superficie nazionale, sono ben 4.000 comuni in cui vivono 13,5 milioni di cittadini che da tempo aspettano di sapere se lo Stato ha ancora intenzione di considerarli tali o se li ha definitivamente condannati all'oblio Presidente, stiamo parlando di 13,5 milioni di donne e uomini che hanno l'unica colpa di essere nati in aree disagiate e di voler restare in quel 60 per cento di superficie nazionale che voi, con una miopia che confina con il cinismo, avete declassato a ingombro territoriale. I dati Istat sono una sentenza: entro 10 anni il 70 per cento di questi comuni vivrà un declino demografico irreversibile e al Sud questa cifra sfiora il 90 per cento. Di fronte a questa desertificazione sociale, di fronte a un'emorragia di capitale umano che, solo negli ultimi anni, ha visto 630.000 giovani, il meglio delle nostre energie, fuggire all'estero, che cosa fa e che cosa ha fatto fino ad oggi questo Esecutivo? Il Governo osserva o, peggio, arretra.
Presidente, nel 2014 era stata accesa una speranza con la Strategia nazionale per le aree interne, un'intuizione ambiziosa che finalmente guardava ai servizi di cittadinanza - scuola, salute, mobilità - come al metro della dignità territoriale. Oggi quella fiammella viene soffocata da una visione che non esito a definire nichilista. Addirittura, Presidente, questo Governo nel Piano strategico nazionale delle aree interne aveva pubblicato, nel marzo del 2025, con l'Obiettivo 4: l'accompagnamento, lo spopolamento, quindi, irreversibile delle aree interne che non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza, ma hanno bisogno di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento. Praticamente, state dicendo che le aree interne le accompagniamo, quindi, a una eutanasia lenta: questa cosa è inaccettabile e inconcepibile.
Solo grazie alla nostra dura opposizione, al repentino intervento dell'Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, aree fragili e isole minori”, che ho l'onore di presiedere con 50 parlamentari di tutte le forze politiche, deputati e senatori, che è stato destinatario di un documento intriso di sgomento da parte della Conferenza episcopale italiana e di 140 tra vescovi e cardinali che il 26 agosto 2025 a Benevento intervennero sul tema, la maggioranza è stata costretta a una frettolosa modifica del testo con il Ministro Foti che intervenne il 31 agosto stralciando l'Obiettivo 4 dal Piano strategico nazionale delle aree interne. Presidente, però la sostanza non cambia. Nei fatti, colleghi, la vostra è una gestione della decadenza, non una promozione dello sviluppo. Basti pensare all'autonomia differenziata o all'attacco che avete sferrato recentemente alle comunità montane.
Noi chiediamo un'altra strada, chiediamo che il diritto di restare o a ritornare non sia uno slogan elettorale, ma una realtà tangibile. Serve una fiscalità di vantaggio per chi fa impresa in montagna e nel Mezzogiorno, serve il potenziamento del lavoro agile, servono infrastrutture digitali gratuite e garantite per connettere questi borghi al mondo. Le aree interne possono e devono essere centri di neo-popolamento, luoghi dove la qualità della vita si sposa con l'innovazione. Noi avevamo individuato tre fondamentali.
L'agricoltura: sto girando molto il Meridione, spesso mi reco in Abruzzo, un piccolo comune di 280 abitanti, Dogliola. Il sindaco, un eroe del luogo, mi disse: onorevole, ho 960 ettari di terreno, ma non so a chi darli, perché purtroppo ci stiamo spopolando sempre di più. Lo stesso vale per il turismo, per un turismo enogastronomico, culturale, religioso, musicale, balneare; un turismo lento, fatto di bellissime passeggiate in quei borghi, ma dobbiamo avere la capacità politica di portare le persone in quei territori. E poi anche l'industria: abbiamo tantissime industrie, anche opifici, ma anche in Molise, per esempio ad Agnone, abbiamo forse il più antico opificio della storia; fabbricano campane e, forse, quelle campane che vengono prodotte in quell'opificio le troviamo in tutte le chiese d'Italia e non solo, ma pochi lo sanno e pochi mettono in campo una politica per valorizzare un sito che è internazionale.
Onorevoli colleghi, noi non possiamo permettere, quindi, che l'Italia si riduca a poche aree metropolitane iperconnesse e circondate dal deserto. Tra l'altro, poi, io avevo presentato, circa due anni fa, una proposta di legge, la n. 1860, che prevede di trasformare un'emergenza in un'opportunità. Oggi, secondo il Piano di evacuazione della Protezione civile, se malauguratamente nel mio territorio - sono vesuviano - dovesse eruttare il Vesuvio, circa un milione di abitanti dovrebbero essere trasferiti verso il Nord. Io, che provengo da Portici, dovrei andare in un luogo imprecisato del Piemonte.
Non si è capito perché non si possano andare a ripopolare le aree interne e trasformare, a questo punto, un'emergenza in un'opportunità e non si capisce perché ci vogliano portare a mille chilometri di distanza Presidente, noi non siamo qui per gestire la decadenza, siamo qui per promuovere lo sviluppo. Vi chiediamo di smettere di guardare alle aree interne come a un museo a cielo aperto o, peggio, a un ospizio territoriale. Esse sono la nostra avanguardia ecologica, il nostro polmone culturale, la nostra riserva di futuro.
Restituite queste risorse, rispettate il lavoro di quei sindaci di quei piccoli comuni che, come vi dicevo, sono eroi senza soldi che devono governare dei piccoli centri. Onorate il mandato che i cittadini ci hanno affidato. Non permetteremo che l'Italia si spezzi in due, difenderemo il diritto di ogni italiano a vivere, lavorare e sognare nella terra in cui è nato. La nostra resistenza continua perché la dignità delle aree interne non è in vendita. Presidente, restituiamo voce al silenzio delle aree interne. Facciamolo ora e facciamolo insieme, ma veramente questa volta, anche se ho i miei dubbi
PRESIDENTE. Saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto Salesiano “Sacro Cuore di Maria” di Caserta, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qua e benvenuti a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pella. Ne ha facoltà.
ROBERTO PELLA(FI-PPE). Grazie, Presidente Costa. Sottosegretario Ferro, cari colleghi e care colleghe, la discussione di oggi sulle aree interne arriva in una fase diversa rispetto a quella che tenemmo pochi anni fa e che abbiamo tenuto in quest'Aula per tanto tempo. Credo che questo sia il primo elemento da mettere bene a fuoco, perché, in questo lungo tempo di confronto pubblico su questi territori, abbiamo concentrato sempre l'attenzione sulla necessità di riconoscere le difficoltà; e il progressivo calo della popolazione, l'invecchiamento demografico, la riduzione dei servizi, la distanza dai principali nodi infrastrutturali, le difficoltà nei collegamenti e la crescente complessità amministrativa, che molti enti locali si sono trovati a gestire con le strutture tecniche sempre più ridotte, hanno fatto sì che per noi questo diventasse un argomento prioritario nell'agenda politica.
Sono felice oggi che proprio al tavolo del Governo ci sia il Sottosegretario Ferro, con cui condivido molti interventi in ambito di Conferenza Stato-città e unificata, proprio perché dobbiamo riconoscere a lei, Sottosegretario, l'attenzione che ha sempre posto al tema delle aree interne, dei piccoli, dei piccolissimi comuni, di quei comuni che sono parte fondamentale del nostro Paese che, come dice il Presidente della Repubblica, sono la parte terminale, quella più prossima, ma anche quella più vicina ai cittadini.
Avere oggi una mozione che, in qualche modo, pone con attenzione questi temi è per chi fa il sindaco come me - voglio ricordarlo: qui al mio fianco ho tanti colleghi, dal collega Sala, che ha fatto tanti anni il sindaco di Misinto, al collega Cattaneo, sindaco della città di Pavia, alla collega Mazzetti, che per tanti anni è stata consigliere in un piccolo comune dell'Appennino, al collega Giandiego Gatta, anche lui amministratore locale regionale; in quest'Aula siamo tanti -, per noi è qualcosa di importante, perché affronta in maniera forte e concreta quello che è un tema per noi importante e fondamentale, che, come Forza Italia, abbiamo sempre posto.
Il tema è quindi capire se il lavoro svolto, però, in questi anni abbia messo il Paese nelle condizioni di affrontare con strumenti più solidi e anche - devo dirle - con quelle responsabilità più chiare e con quei risultati che devono essere misurabili. A nostro giudizio, le devo dire, Sottosegretario, e cari colleghi, questo passaggio è avvenuto, ed è giusto dirlo con chiarezza in quest'Aula. Ho ascoltato alcuni colleghi che criticano determinate scelte. Ebbene, no.
Lo dico, oltre che da parlamentare, da sindaco, che finalmente vediamo riconoscere in questa mozione… lo dico ai tanti colleghi, proprio qualche settimana fa anche l'Associazione nazionale dei comuni italiani, così come l'UPI, ha sancito, insieme al Ministro Foti, quell'accordo importante e fondamentale, in ambito anche di Conferenza unificata con le regioni, su quello che era uno sviluppo del tema delle aree interne.
Devo dire che sono contento che, ancora una volta, tutto il Governo, e in modo particolare le massime istituzioni di questo Paese, dal Presidente della Repubblica a quelli della Camera e del Senato, pongono un accento forte sui ruoli, che sono oggi importanti, da dare ai piccoli e piccolissimi comuni. Su una materia che poi, per molti anni, era rimasta affidata prevalentemente a strumenti programmati, devo dire che questo Governo è intervenuto introducendo ciò che in passato mancava, cioè una cornice istituzionale stabile, una nazionale, una catena decisionale più ordinata e soprattutto, cari colleghi, strumenti attuativi finalmente coerenti con la complessità di quella e di questa materia.
Devo dire che proprio l'articolo 7 del decreto-legge n. 124 del 2023, portato avanti da questo Governo, ha segnato esattamente questo passaggio. Con quella scelta sono stati istituiti, come dicevo prima, la cabina di regia del Piano nazionale strategico delle aree interne e, ancora una volta, in quella cabina ANCI, UPI e Conferenza delle regioni dialogano costantemente con il Governo e vengono approvati, quasi sempre all'unanimità, tutti i pareri e tutte le iniziative.
Soprattutto, è stata definita in modo molto più chiaro la distribuzione di quelle che erano le responsabilità tra le amministrazioni centrali, tra le regioni e gli enti locali, insieme ai tempi e agli strumenti necessari, poi, per trasformare la programmazione in interventi concreti. Le aree interne per questo Governo e per questa maggioranza, in modo particolare per il partito che insieme ai colleghi rappresento, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE, non sono territori da accompagnare passivamente nella marginalità, ma sono una componente strutturale della competitività del Paese, della sua coesione sociale, della sicurezza ambientale e, soprattutto, della sua capacità di generare quello sviluppo diffuso.
Ciò che rende ancora più significativo questo passaggio è il fatto che noi siamo rimasti non solo alla dimensione normativa, ma nel 2025 questo Piano strategico nazionale è stato approvato dalla cabina di regia e successivamente è stato anche aggiornato e rafforzato. Nell'aprile di quest'anno, come dicevo prima, e ne sono anche stato onorato, perché in quel momento rappresentavo anche quello che era il valore e l'importanza dell'azione e della decisione che i comuni portavano avanti, sono state approvate all'unanimità - voglio sottolinearlo: all'unanimità - le prime 22 strategie territoriali del nuovo ciclo 2021-2027, con investimenti pari a circa 374 milioni di euro, mentre le ulteriori strategie stanno completando il percorso istruttorio.
Parallelamente, la nuova programmazione coinvolge oggi quasi 2.000 comuni, cari colleghi, 2.000 piccoli, piccolissimi comuni in quelle aree interne, in quelle aree montane, in quelle aree rurali che oggi più che mai hanno bisogno di sentirsi le istituzioni vicine, e oltre 4 milioni di cittadini.
Dispone soprattutto di una dotazione complessiva superiore a un miliardo di euro tra risorse nazionali ed europee. Richiamo questi numeri perché fotografano un dato politico difficilmente contestabile. La strategia delle aree interne non rappresenta più una politica sperimentale o una sommatoria di interventi territoriali scollegati. Anzi, è diventata una politica pubblica nazionale finanziata, organizzata e già entrata in quella che è la fase attuativa. Questo è un risultato concreto ed è giusto valorizzarlo.
Allo stesso tempo, credo sia utile anche ricordare una lezione che ci arriva dal precedente ciclo di programmazione. La strategia 2014-2020 aveva messo in campo risorse importanti - superiori a 1,2 miliardi - e aveva avuto il merito anche di postare in modo strutturale, quell'attenzione del Paese su questi territori. I dati di attuazione però hanno mostrato con altrettanta chiarezza quanto fosse necessario intervenire sul versante organizzativo e amministrativo, quindi su procedure troppo complesse, livelli decisionali frammentati e tempi di realizzazione spesso incompatibili con le esigenze dei territori. È esattamente su questo nodo che questo Governo ha scelto di intervenire - lo dico con soddisfazione - e di interloquire in maniera concreta e coerente con tutti i livelli istituzionali di questo Paese, indipendentemente da chi fossero governati e se erano conformi o meno a questa maggioranza di Governo.
Cari colleghi, il vero tema, quando si parla di aree interne, non è semplicemente assegnare delle risorse. Il vero tema è in qualche modo mettere i territori nelle condizioni poi di trasformarle in risultati. È qui che emerge quello che probabilmente rappresenta l'aspetto più delicato di tutta questa partita: la capacità amministrativa.
Nessuna strategia, per quanto ben finanziata, può produrre risultati se i piccoli comuni sono chiamati a sostenere adempimenti pensati per strutture incomparabilmente più grandi, se gli uffici tecnici sono sottodimensionati o se la rendicontazione finisce per assorbire più energie della progettazione stessa.
Ricordo che, nella passata legislatura, proprio una mia legge sulla semplificazione dei piccoli comuni fino a 5.000 abitanti ha tolto tanti documenti che fanno risparmiare settimane e settimane di lavoro nei piccoli e piccolissimi comuni.
Anche su questo terreno, in questa legislatura, il Governo è intervenuto rafforzando gli strumenti di assistenza tecnica, rendendo più lineari alcuni passaggi attuativi e riportando al centro un principio molto semplice: i territori non vanno soltanto finanziati, ma vanno anche messi nelle condizioni di spendere bene e in tempi certi.
Per questo ringrazio anche il collega Paolo Emilio Russo, capogruppo in I Commissione, perché devo dire che, attraverso lui, Forza Italia ha portato avanti in tanti provvedimenti quegli emendamenti semplificativi che sono diventati essenziali e importanti per i comuni e per noi sindaci; e oggi tutti ci riconoscono quella che è stata l'attenzione che abbiamo posto.
In questi anni, inoltre, il lavoro non si è fermato sulla strategia nazionale. Attorno alle aree interne è stato poi costruito un quadro di strumenti tra loro coerenti: la programmazione della politica di coesione, gli investimenti territoriali collegati al PNRR, le misure dedicate ai comuni marginali, gli interventi sulla viabilità, il rafforzamento dei servizi di prossimità, fino alle misure strutturali introdotte a favore dei territori montani, con una dotazione anche di 200 milioni, Presidente Costa, che abbiamo previsto attraverso il DL Montagna.
Accanto a questo esistono poi interventi molto concreti che magari fanno meno rumore nel dibattito pubblico, ma che nei territori producono effetti immediatamente percepibili. Penso, per esempio, al progetto delle Poste Italiane “Polis” o al rafforzamento delle farmacie rurali che nei piccoli comuni stanno riportando servizi, dove per anni si era assistito soltanto a progressive chiusure, o a quelli che sono stati gli investimenti sulla connettività digitale senza i quali oggi sarebbe semplicemente impossibile operare. Penso a “Polis”, un progetto importante e significativo che il Governo ha portato avanti con ANCI e che ha coinvolto oltre 2.700 comuni. E c'è stato quel bellissimo evento, all'inizio del mese di febbraio, con tanta partecipazione del Governo, con tanta partecipazione dei sindaci e dei presidenti di regione, che ha posto un'attenzione molto chiara.
Presidente, vado a concludere, perché ho capito che il mio tempo ormai è quasi terminato. Però, sicuramente, è una visione fondata sull'autonomia responsabile, sulla sussidiarietà, sulla valorizzazione delle comunità locali, sul ruolo dei sindaci, sulle imprese diffuse, sulla convinzione che la crescita del Paese passi anche dalla capacità di rendere competitive le sue aree fragili… Noi la stiamo portando avanti.
È per queste ragioni, Presidente Costa, Sottosegretario Ferro, che noi con il gruppo di Forza Italia - che ha già lavorato molto e che crede molto in quello che è lo spirito che sempre il Presidente Berlusconi ci ha insegnato - vogliamo continuare in questo percorso, con la stessa forza e con la stessa determinazione, per dare un pari trattamento a tutti i cittadini e a tutti i comuni, indipendentemente che siano a Nord o a Sud, in un piccolo o in un grande centro, in un'area interna o in una rurale.
Perché questo è il Paese. Perché l'Italia è il Paese degli 8.000 campanili e noi crediamo in essi e ci vogliamo lavorare
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Candiani. Ne ha facoltà.
STEFANO CANDIANI(LEGA). Grazie, Presidente. Siamo al tema delle aree interne: è un tema che torna periodicamente ad essere trattato nelle Aule parlamentari. È un tema che ci appartiene, perché l'Italia è quella dei piccoli comuni. L'Italia è quella che conosciamo tutti per le nostre belle montagne, per le nostre belle vallate, ma è anche quella che è difficile poi da vivere nel momento in cui non si è turisti, ma lì dentro, in quelle realtà, ci si abita realmente.
Allora, fa bene il Governo a portare una strategia per lo sviluppo delle aree interne e fa bene il Parlamento a dare degli indirizzi. Ci sono delle mozioni oggi, che saranno poste in votazione in Aula, alcune presentate dalle opposizioni, sulle quali non mancheremo di dare il nostro sostegno, laddove condividiamo; ma ci sono dei punti oggettivamente non condivisibili.
C'è una mozione di maggioranza alla quale - lo anticipo fin da ora - la Lega darà il proprio pieno sostegno, perché ricomprende interamente quella che è la nostra visione di sviluppo delle aree interne.
La Sottosegretaria Ferro e, non meno, il Ministro Foti e il Ministro Calderoli si sono impegnati negli anni per le aree interne. I nostri piccoli comuni - è stato detto in maniera corretta precedentemente e lo sottolineo - non hanno bisogno solo di risorse - ne hanno bisogno, lo sottolineo tre volte - ma della capacità poi di riuscire a fare sistema e a spendere quelle risorse. C'è un limite nella gestione delle amministrazioni locali molto piccole. I numeri lo dicono. Abbiamo di fronte 1.060 comuni, per un totale di 1,9 milioni di abitanti. Significa che mediamente sono comuni con poche migliaia di abitanti. Qualcuno sarà di 500 e qualcuno di 2.000, ne conosciamo tutti.
Questi comuni hanno delle difficoltà anche amministrative: la difficoltà poi ad avere a disposizione i funzionari, gli uffici tecnici, le strutture amministrative per potere mettere quelle risorse veramente sul territorio e farle funzionare. Ecco che occorre - qui sollecito il Governo, anche se so che l'impegno della Sottosegretaria è in questo senso totale, ma ovviamente le questioni sono sempre sovrapposte - la riforma del Testo unico degli enti locali. È una necessità, da tanti anni sentita, la gestione associata dei servizi. Ci devono essere delle modalità per le quali i comuni non si trovino poi ad avere risorse che fanno fatica a spendere, perché non hanno le strutture a disposizione per poterle spendere. Occorre, quindi, la creazione di una struttura adeguata, su un'area che sia maggiore rispetto a quella dei comuni, per la gestione associata dei servizi.
Va ripristinato il sistema delle province, che rimetta i nostri comuni in connessione, con una capacità quindi relazionale, e che eviti anche lo spreco di risorse. Spesso e volentieri ci troviamo con doppioni amministrativi.
Vado specificamente sul tema delle aree interne. Le aree interne non sono solamente i piccoli comuni del Sud: sono i piccoli comuni del Nord, sono i piccoli comuni di tutta Italia.
Ho sentito prima fare qualche intervento da un componente dell'opposizione. Diciamo, magari, che l'esperienza per chi vive in un comune da 50.000 abitanti è differente rispetto a chi amministra un comune di poche centinaia di abitanti. Anche qui, magari, occorrerebbe un po' meno retorica e un po' più di pragmatismo.
Conoscere i nostri comuni significa apprezzarne anche la capacità di resilienza. Ecco, faccio un'analisi, però, che tenga conto, a partire dallo spopolamento, dei problemi che abbiamo di fronte. Si tratta di dare non solo le risorse, ma anche un'identità a queste comunità, perché possano avere nella prossima generazione ancora un punto di riferimento. Il rischio, altrimenti, è quello di creare, magari nel caso di comuni molto belli, delle opportunità turistiche, delle opportunità che rendono queste realtà molto popolate nelle stagioni propizie, ma che poi condannano le stesse località a spopolarsi quando la stagione cambia. Penso alle località montane. Conosco bene la località della Val d'Ossola e della Valle Anzasca in particolare. Mi sto occupando in maniera particolare - credo nei prossimi giorni faremo anche qualche altra riflessione - del comune di Macugnaga. Presidente, non per stare nello specifico, ho preso oggi proprio un articolo che riguarda un comune della Valtellina, Madesimo, ma questo può valere anche per altre realtà del Centro Italia. L'investimento non può essere solo sull'economia stagionale, ma deve essere nell'identità di queste comunità.
Altrimenti, il rischio reale è di creare, durante l'anno, delle bolle nelle quali c'è la sensazione che il comune sia vivo, ma senza gli abitanti realmente in grado di restarci nella stagione morta, quando, poi, la stagione cala e non c'è più l'attrazione turistica. Ecco, allora, che ritorno alla questione principale di creare, per chi è giovane, delle opportunità per restarci. Spesso e volentieri, c'è una qualità di vita migliore rispetto alle nostre grandi città; la questione, però, è di avere opportunità di lavoro e di occupazione - ripeto - fuori dalla stagionalità o, nei comuni che non hanno una caratteristica turistica, opportunità per non spopolare quel territorio.
Penso sempre a quando salgo in Valle Anzasca e vedo, durante il periodo invernale, tutte le colline terrazzate. Quello è frutto di un lavoro di generazioni, che dice che quelle montagne erano con fatica tenute da chi ci ha preceduto e con fatica coltivate. Oggi questo senso di fatica e di lavoro è, sostanzialmente, frustrato dalle comodità che ci appartengono. È facile spostarsi da un luogo all'altro, è difficile stare in un luogo in tutte le stagioni, coltivarlo e, nel caso specifico, anche costruire una famiglia e dare una ragione ai propri figli per restarci. Attenzione, perché spopolamento dei piccoli comuni significa anche abbandono del territorio; abbandono del territorio, poi, significa anche erosione o, nel caso specifico, anche dissesto idrogeologico.
Dobbiamo investire in questa direzione, Presidente. Dobbiamo investire per creare un'economia che consenta anche il mantenimento di quei territori, al di là delle opportunità che offrono le belle stagioni per quelli turistici. Garantire i nostri piccoli borghi nelle aree interne significa garantire anche una tenuta del territorio dal punto di vista del dissesto idrogeologico, oltre che una garanzia di migliore qualità di vita per chi vive fuori dalle grandi città.
C'è lo spopolamento? Sì. Non condividiamo le soluzioni proposte da altri gruppi politici, e in questo senso anticipo che non saremo per nulla d'accordo, che non possiamo essere d'accordo con quanto prevede nella sua proposta, ad esempio, il gruppo di Benzoni, che è il firmatario della mozione che prevede, al punto 17), addirittura: “a sostenere e incentivare, nell'ambito delle politiche di immigrazione regolare e di coesione territoriale, percorsi strutturati di ingresso, inserimento e stabile radicamento di cittadini stranieri nelle aree interne (…) concorrendo così al rafforzamento del tessuto economico e imprenditoriale e alla tenuta demografica, anche attraverso progetti di accoglienza (…)”. Ma di che parliamo? Ma si sta parlando di sostituire gli abitanti delle nostre realtà interne, dei nostri piccoli comuni, con i migranti? Ma questo non è sostenere l'economia dei territori delle aree interne, questo significa sostituire le persone. Non siamo d'accordo e voteremo contro.
Siamo, invece, molto d'accordo con quello che è stato inserito, e che abbiamo sostenuto, nella mozione di maggioranza, che prevede che il Governo adotti “(…)iniziative, anche di carattere normativo, volte a introdurre misure funzionali a compensare la minore capacità fiscale per abitante delle aree interne e dei comuni montani dovuta a fenomeni di spopolamento, rarefazione abitativa e invecchiamento della popolazione, nell'ottica di rafforzare l'erogazione dei servizi fondamentali alla cittadinanza”. Questo va fatto: investire sui servizi, investire sulle opportunità per restarci, creare lavoro e dare anche senso di comunità a quelle realtà.
Ci sono questioni culturali che dovremmo trattare. Una comunità è legata al suo territorio, il suo territorio significa espressione di una identità di terra. Questa identità va preservata, Presidente, quindi ci devono essere anche politiche volte in questa direzione, a partire dai più giovani e a partire dai più piccoli. Piccolo è bello? Sì. Piccolo è difficile? Certamente. Sostenere con le risorse - qui dentro sono indicati parecchi miliardi di euro - queste iniziative significa dare una possibilità di sviluppo e di tenuta per queste realtà.
Presidente, noi daremo voto favorevole alla mozione di maggioranza, convinti che le nostre aree interne siano un valore aggiunto e non certamente dei piccoli comuni semplicemente da chiudere, accorpandoli ad altri. No, questo è esattamente l'opposto rispetto a quello che va fatto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sarracino. Ne ha facoltà.
MARCO SARRACINO(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Ho ascoltato con attenzione, la scorsa settimana, le parole del Ministro Foti a conclusione del dibattito su questa mozione sulle aree interne nella discussione generale e, francamente, Presidente, ho pensato un attimo che fossimo su . Un messaggio che puntava a rassicurare - non preoccupatevi, che nelle aree interne va tutto bene -, ma che, in realtà, è stato una sonora presa in giro nei confronti non soltanto delle opposizioni, ma di tutto il Paese. Perché, Presidente, le parole del Ministro Foti, come quelle della Premier Meloni, d'altronde, hanno un solo problema: non hanno alcuna aderenza con la realtà . C'è la vostra narrazione e, poi, c'è l'Italia. Il Ministro, Presidente, ha concluso il suo intervento, infatti, bacchettando le forze d'opposizione, specificando il fatto che le aree interne non sono uno strumento di lotta politica, ma una grande emergenza nazionale.
MARCO SARRACINO(PD-IDP). Ha perfettamente ragione il Ministro, ma ha sbagliato obiettivo. Questo deve dirlo al Governo di cui fa parte, alla maggioranza di cui fa parte. Doveva girarsi alla sua destra, non guardare alla sua sinistra, perché, caro Governo, non è il PD ad aver abbandonato le aree interne, siete stati voi ; non è il PD che passerà alla storia per aver scritto, nero su bianco, che le aree interne meritano l'accompagnamento ad un fine vita dignitoso, siete stati voi, Foti e Fitto.
E, invece, è stato il PD ad aver presentato un'apposita proposta di legge, a prima firma Schlein, che parla dei cittadini delle aree interne, che voi non volete approvare; ed è il PD ad aver presentato, lo scorso anno, una mozione sulle aree interne, approvata all'unanimità da questo Parlamento, a cui non è seguito un solo impegno da parte vostra. Perché, Presidente, questa storia va raccontata un attimo fino in fondo. Noi, un anno fa, abbiamo discusso, mediato e lavorato congiuntamente per arrivare a un testo unico che definiva strategie ed interventi chiari. Lo abbiamo fatto insieme, Sottosegretaria, siamo venuti incontro alle vostre richieste, ci siamo fidati di voi. E voi che avete fatto? Niente, perché niente è il valore della vostra parola, dei vostri impegni, non solo nei confronti delle opposizioni, ma nei confronti di un Paese che non vi sostiene più, di un'Italia che non vi crede più .
Ed oggi, un anno dopo, rieccoci qui. Noi ripresentiamo praticamente la stessa identica mozione, con gli stessi impegni, e voi, dopo averli votati lo scorso anno, oggi non solo li riformulate, ma, addirittura, li bocciate. È una vera e propria presa in giro; e parlo di presa in giro, Presidente, per un motivo molto semplice: perché, mentre noi qui siamo in Parlamento a discutere ora di territori fragili e delle loro difficoltà, esattamente qui fuori decine di sindaci di ogni colore politico , provenienti da ogni parte d'Italia, che vivono sulla loro pelle gli effetti delle vostre scelte, stanno protestando contro la nuova classificazione dei comuni montani, fatta da questo Governo e dal Ministro Calderoli. E voi alla nostra richiesta di bloccare quella classificazione, anche in questa mozione, avete dato parere negativo, e questo è un fatto.
Una scelta ideologica stupida, che confligge con qualsiasi criterio di buonsenso e che viene fatta, evidentemente, nel chiuso di una stanza, senza avere alcuna contezza di cosa sia davvero la vita di montagna, quali siano le difficoltà, l'assenza di servizi, le difficoltà dei trasporti e lo spopolamento. Problemi dei quali voi - coerenti con la vostra storia - vi fregate, legittimando l'idea che esista una montagna di serie A e una montagna di serie B, una montagna che può usufruire di incentivi e risorse ed un'altra, invece, che, evidentemente, per voi non li merita.
E perché questo accade? Presidente, questo accade per un capriccio del Ministro Calderoli, che evidentemente non poteva accettare l'idea che anche chi vive sull'Appennino merita gli stessi diritti di chi vive sulle Alpi . Perché gli Appennini, pur essendo montagne, Presidente, evidentemente sono troppo a Sud per chi, come voi, vuole spaccare l'Italia e realizzare una vera e propria secessione con l'autonomia differenziata . E per questo avete cancellato con un tratto di penna 700 comuni, dalle Alpi agli Appennini, dai finanziamenti Fosmit.
E questa logica, Presidente, noi la conosciamo bene. L'Italia fragile, l'Italia povera conosce il furore ideologico con cui vi scagliate contro tutto ciò che è più debole. D'altronde, questa è la destra, Presidente: l'idea che chi è in difficoltà non meriti alcun aiuto. Vi riempite la bocca con parole preziose come la Patria, l'identità, ma, Presidente, quei territori, quelle montagne, quelle aree interne… è in quei posti che si è fatta la storia del nostro Paese. Sottosegretaria ha mai sentito parlare dell'Italia dei comuni, dei 2.000 comuni, come è stato detto prima ? Parlare dei partigiani che hanno fatto la Resistenza sulle montagne? È lì che si è fatta la storia del nostro Paese. Sono i simboli della nostra cultura, della nostra storia, della nostra Costituzione.
E quindi oggi, Presidente, siamo al giorno delle verità. Oggi è il giorno in cui vi chiediamo di tornare indietro e di rivedere la classificazione dei comuni montani, ma è anche il giorno in cui vi chiediamo di stanziare risorse per assumere personale sanitario e personale scolastico, e di farlo davvero, perché fino ad ora avete solo chiuso gli ospedali e le scuole. È il giorno in cui diciamo nuovamente che il ponte sullo Stretto è morto e che quei 13 miliardi vanno investiti nelle infrastrutture delle aree interne, non in opere che non vedranno mai la luce .
È il giorno in cui vi diciamo una cosa molto semplice: se pensate che lo spopolamento sia un problema serio, come vi viene in mente di sostenere proposte di legge per la remigrazione quando, invece, la vera emergenza di questo Paese è l'emigrazione di migliaia di giovani che, ogni anno, vanno via?
Sottosegretaria, io nelle ultime tre settimane sono stato nei piccoli comuni della Sicilia, della Calabria e della Basilicata. Le voglio citare alcuni numeri che mi hanno dato i sindaci della provincia di Matera. Riguardano le nascite e le morti del 2025. Miglionico: 9 nati, 17 morti; Ferrandina: 50 nati, 94 morti; Tricarico: 26 nati, 78 morti. Oliveto Lucano: 0 nati, 6 morti. La vostra ricetta per queste comunità quale sarebbe? La remigrazione? Ma andatelo a dire a quei sindaci, andatelo a dire a quei cittadini, andate da loro e poi, però, non lamentatevi se vi prendono a pernacchie perché queste non sono proposte sbagliate, sono proposte disumane, sono fuori dalla realtà, sono proposte stupide .
Ma vi dobbiamo fare un disegnino per farvi capire che ormai non esiste più una famiglia che non abbia un figlio, un nipote o un parente che sia stato costretto ad andare via dalla comunità in cui è nato? E vi siete chiesti perché vanno via? Ma li vedete i salari bassi e fermi in questo Paese o sono un'illusione soltanto del Partito Democratico? E voi che fate? Voi negate il salario minimo quando Svimez ci dice che un lavoratore dipendente privato su quattro al Sud guadagna meno di 9 euro l'ora, incentivando questo inarrestabile esodo. Siete passati dal salario ricco di Tajani, misteriosamente finito a , al “salario giusto” della Meloni, salvo poi scoprire che per voi il salario giusto sono quei contratti da 5 o 6 euro l'ora che sono tra le cause delle fughe dei giovani dal nostro Paese.
E allora ecco cosa siete voi: voi siete quelli che hanno legittimato l'idea che diritti e opportunità di una persona debbano dipendere dal luogo in cui si nasce. Per cui, se nasci in una ZTL sei fortunato, se nasci in un'area interna gli dite: mi dispiace, sei fregato.
Noi, invece, siamo quelli che vogliono garantire il diritto a restare, perché un Paese senza i suoi giovani è un Paese che non ha futuro e non lo faremo come voi, che tanto parlate e nulla fate, perché noi la prossima settimana, Presidente, depositeremo una proposta di legge per quelle ragazze e per quei ragazzi, per far crescere i salari, per facilitare la nascita di nuove imprese specie nelle aree interne, per sostenerli nei fitti di una casa, nella costruzione di una famiglia, nella costruzione di un futuro.
Con noi, con il Partito Democratico, lo Stato torna protagonista di scelte di indirizzo economico chiaro, perché alla desertificazione generazionale si accompagna un'altra desertificazione che è quella industriale. Le imprese non vanno via per caso, ma perché il vostro modello economico, anziché puntare su innovazione e qualità, ha scommesso tutto sulla svalutazione del lavoro e sulla compressione dei diritti dei lavoratori. E allora altro che meno Stato, come vorreste voi. Noi, nelle aree interne, vogliamo rafforzarne la presenza, a partire dalle macchine comunali che il Ministro Foti ha tanto commentato nel suo intervento ma su cui nulla ha fatto, a differenza nostra che continuiamo a proporre un grande piano di assunzioni nella pubblica amministrazione per i nostri giovani e lo facciamo perché sappiamo che lo sviluppo di un territorio passa anche dall'efficienza e dall'efficacia della nostra pubblica amministrazione, perché oggi, quando entri in un piccolo comune trovi quei sindaci che abbiamo incontrato qui fuori e basta. Il sindaco al quale, però, si chiede di spendere le risorse ma che non ha neanche il personale per poter realizzare i propri progetti.
Vede, Presidente - e chiudo -, oggi vivere in un territorio fragile si è trasformato in un vero e proprio atto di resistenza, in un gesto d'amore, perché anche quando il tuo Governo sventola bandiera bianca e crede e legittima l'idea che quello sia un territorio il cui destino è irrimediabilmente segnato, si passa, Presidente, dalla ragione al sentimento. È una questione di visione che voi non avete.
Allora sì, oggi le aree interne per noi rappresentano una grande emergenza nazionale, la rappresentano davvero. Ma mentre per Giorgia Meloni sono una palla al piede di cui liberarsi - e lo ha scritto nero su bianco - per il Partito Democratico sono la più grande occasione di crescita e di sviluppo per tutto il Paese
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ciaburro. Ne ha facoltà.
MONICA CIABURRO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Governo, Sottosegretario Ferro, c'è una parola che in quest'Aula è sempre più sicura di sé - e lo abbiamo appena sentito - quando viene pronunciata che quando viene vissuta, anche nelle azioni che hanno preceduto questo Governo, cioè le “aree interne”. Sono i tre quinti della nostra Nazione, sono i comuni dove ogni giorno si decide come tenere aperta una scuola, come garantire una farmacia, come difendere l'ufficio postale, come e quanto mantenere quei servizi allo sportello per quei cittadini che su quei territori ancora stanno. Sono le strade che d'inverno chiunque amministri sa cosa significa tenere percorribili, sa cosa significa riaprirle dopo una frana, sa cosa significa quando rimangono isolati da luce, telefoni e quant'altro.
Parlo anche da sindaco di Argentera, uno dei comuni più alti d'Italia, quindi, per suo tramite, Presidente, da questa parte della destra di Governo non ci sono solo persone che dagli scranni di quest'Aula parlano senza avere contezza di ciò che succede su quei territori. Quindi, quelle aree le vive, le conosce, le percorre, con il sole d'agosto e con il ghiaccio di gennaio, le conosce nei numeri di una giunta che deve far quadrare tutto: bilancio, sviluppo sociale ed economico, tutte le infrastrutture, i problemi di sicurezza e che si conta, magari, nelle anime che vivono quel territorio ancora sulle due cifre, ma che cerca di dare anche soluzioni non solo a quelli che ci stanno ma anche a quelli che vanno a trovarli come turisti.
I numeri di questa mozione parlano chiaro: la Strategia nazionale per le aree interne oggi copre 127 aree, 1.960 comuni, circa 4 milioni e mezzo di abitanti. È la spina dorsale dell'Italia. Per il ciclo 2021-2027 la dotazione è di un miliardo 363 milioni di euro, con quasi il doppio degli abitanti coperti rispetto al ciclo precedente. A questi si aggiungono circa 1,7 miliardi di euro per comuni interni fuori perimetro della Strategia, vale a dire 350 milioni di euro per la rete viaria, 526 milioni di euro del Fondo di sostegno ai comuni marginali, 9 milioni di euro per dottorati nelle aree interne. Poi, gli interventi della Missione 5 del PNRR per servizi di comunità, sanità di prossimità e contrasto alla povertà educativa e circa 8,8 miliardi di euro del PNRR, cioè il 5 per cento dell'intera dotazione, vanno a interventi nei nostri territori. Ma il problema non è mai stato soltanto la quantità delle risorse, è stato il modo in cui venivano spese. La lentezza, la sovrapposizione fra livelli istituzionali, l'incapacità di mettere a terra i progetti, un sistema in cui ogni Ministero parlava per sé e ogni regione attendeva un'altra regione.
Il Governo Meloni ha fatto una scelta semplice e dirompente: ha messo ordine. Lo ha fatto con il decreto-legge n. 124 del 2023, che ha istituito, per la prima volta nell'ordinamento, la cabina di regia per lo sviluppo delle aree interne. Lo ha fatto con il Piano strategico nazionale, approvato all'unanimità il 9 aprile 2025. Lo ha fatto introducendo una nuova : l'ente capofila di ciascuna area interna con funzioni di rappresentanza, l'autorità responsabile per le aree interne in ogni regione, l'accordo di programma quadro come strumento attuativo, i cronoprogrammi definiti per strategie territoriali e progetti in tempi certi. E lo ha fatto con i risultati. Al 31 ottobre del 2025 abbiamo registrato un più 22,1 per cento degli impegni e un più 17,7 per cento dei pagamenti rispetto a fine 2024. Per 17 aree del vecchio ciclo si sono aggiunti circa 40 milioni di euro di pagamenti rispetto alle precedenti rilevazioni.
È poco, dirà qualcuno. Certamente sì, però è un movimento, dico io. È un sistema che era fermo e che oggi sta iniziando a camminare. E nella riunione del 14 aprile di quest'anno la cabina di regia ha approvato all'unanimità 22 strategie territoriali del nuovo ciclo, per circa 374 milioni di euro di investimenti, grazie al Ministro Foti che, appunto, ringraziamo.
E poi c'è la montagna, perché - diciamolo con franchezza - quando parliamo di aree interne in larga parte stiamo parlando di montagna. È una montagna che da decenni paga il prezzo della distanza, i costi più alti per ogni chilometro di asfalto, i costi più alti per ogni scuolabus che si arrampica, i costi più alti per ogni intervento di soccorso in quota, i costi più alti per vivere e fare impresa. Su questo l'anno scorso è stato compiuto un passo che mancava: la legge n. 131 del 2025, la legge sulla montagna, che riconosce per la prima volta in modo organico le specificità delle zone montane e delle loro popolazioni. Duecento milioni di euro all'anno, per iniziare, per il triennio 2025-2027 che certamente non risolvono ogni divario ma sono il primo passo concreto contro la sperequazione che colpisce i territori d'alta quota.
Lo dico da piemontese, da cuneese: questa legge raccoglie e porta a livello nazionale lo spirito della legge Carlotto, la legge regionale del Piemonte sulla tutela delle minoranze linguistiche e storiche e sulla promozione delle comunità di montagna. Quella legge ha fatto da apripista. Oggi la Nazione le risponde con un quadro normativo organico. È il modo in cui dovrebbe sempre funzionare: il territorio sperimenta, la Nazione recepisce.
Onorevoli colleghi, su questo dobbiamo dirci la verità: per trent'anni le aree interne sono state trattate come la periferia residuale della Nazione, come quel pezzo di mappa che si guardava soltanto in due occasioni, quando arrivava un'alluvione e quando c'era da prendere voti e l'abbiamo sentito nell'intervento che mi ha preceduta. Per il resto silenzio, per il resto fatalismo. Lo spopolamento era una tendenza naturale, la chiusura delle scuole una razionalizzazione, la sanità lontana un ottimizzare la rete.
Parole tecniche per coprire una verità politica: a sinistra le aree interne non sono mai state una priorità, perché non davano consenso urbano. Si gestiva la decadenza, anziché combatterla. Ricordo bene la stagione delle grandi narrazioni urbane - le , convegni sui Paesi a chilometro zero - e ricordo altrettanto bene quanti chilometri di banda larga sono arrivati davvero nei nostri comuni mentre quelle narrazioni andavano in scena: pochi e tardivi. Così come ricordo bene che le ricette a sinistra erano esclusivamente le fusioni. Lo dico senza astio, lo dico perché lo so, lo dico da sindaco: c'è una differenza di sguardo e di approccio, prima ancora che di programma. Noi consideriamo le aree interne parte costitutiva e identitaria della Nazione; la sinistra le ha considerate e le considera ancora un problema di assistenza. È un'idea diversa della Repubblica e in politica l'idea decide tutto.
Permettetemi un passaggio personale: quando da sindaco di Argentera presiedo una giunta a 1.684 metri di altitudine, sto amministrando e combatto per amministrare un comune che, secondo qualche manuale di razionalizzazione - di sinistra - non dovrebbe esistere. Faccio i conti con quello che significa una nevicata di tre giorni, quando si deve garantire l'arrivo del medico e la fruibilità dei servizi, come dare concretezza alla vocazione turistica di quel territorio, quando, magari, si resta isolati dalla TV, dai segnali anche in mezzo a una calamità e non ci sono più comunicazioni. In questo ringrazio anche il gruppo TLC della regione Piemonte che in meno di un anno ha ripristinato tutti i collegamenti. Ecco perché parlo, perché chi vive le aree interne sa che ogni norma che approviamo qui dentro dopo si misura su un volto: su un anziano che può restare a casa sua o che deve trasferirsi a valle, su una giovane famiglia che torna in paese o che parte per sempre, su una valle che si tiene viva o che si chiude in silenzio.
E allora veniamo al voto di oggi. Questa mozione contiene impegni molto concreti: spinge sulle attività di ricognizione dei progetti del ciclo 2014-2020 ancora aperti, perché ogni euro fermo è un euro tolto al territorio; chiede dei gruppi di lavoro dedicati a supporto degli enti territoriali nella fase attuativa del nuovo ciclo; impegna il Governo a continuare nel rafforzamento della capacità amministrativa dei piccoli comuni, prorogando magari quei progetti che hanno funzionato e che si sono appena chiusi; spinge sulle infrastrutture digitali, banda ultra larga, telemedicina, sanità digitale e di prossimità perché senza connessione non c'è residenzialità e senza residenzialità non c'è Nazione viva nelle valli. Le comunità di montagna, i piccoli comuni, i paesi delle aree interne chiedono quello che chiede ogni altro pezzo della Nazione: servizi, infrastrutture, possibilità di rimanere, il diritto a restare a casa propria, il diritto a tornare per chi è andato via, la possibilità di scegliere, a parità di condizioni di partenza, un territorio.
Per questo, signor Presidente, il gruppo di Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore di questa mozione di maggioranza. La votiamo per i tanti amministratori locali che, ogni giorno, tengono insieme l'Italia nei posti più difficili della Nazione La votiamo per chi è rimasto su quei luoghi e la votiamo per chi deciderà di tornare con dignità e orgoglio .
PRESIDENTE. Avverto che la mozione Sarracino, Alifano, Zaratti, Del Barba, Magi ed altri n. 1-00568 è stata sottoscritta anche dalla deputata Bakkali.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Passiamo alla votazione della mozione Ruffino ed altri n. 1-00534 . Avverto che i presentatori non hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo e che, non avendo chiesto la votazione per parti separate dei capoversi della premessa su cui il parere del Governo era favorevole, il parere deve intendersi contrario alla mozione nella sua interezza. Avverto, altresì, che i gruppi Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno avanzato richieste di votazione per parti separate, accettate dai presentatori.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Ruffino ed altri n. 1-00534 , ad eccezione dei capoversi 9° e 17° del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 9° capoverso del dispositivo della mozione Ruffino ed altri n. 1-00534 , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 17° capoverso del dispositivo della mozione Ruffino ed altri n. 1-00534 , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della mozione Sarracino, Alifano, Zaratti, Del Barba, Magi ed altri n. 1-00568. Avverto che i presentatori non hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo e che, non avendo chiesto la votazione per parti separate dei capoversi della premessa e del dispositivo su cui il parere del Governo era favorevole, il parere deve intendersi contrario alla mozione nella sua interezza. Avverto, altresì, che il gruppo Azione ha avanzato una richiesta di votazione per parti separate, accettata dai presentatori.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Sarracino, Alifano, Zaratti, Del Barba, Magi ed altri n. 1-00568, ad eccezione del 6° capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 6° capoverso del dispositivo della mozione Sarracino, Alifano, Zaratti, Del Barba, Magi ed altri n. 1-00568, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco, infine, la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Mantovani, Giglio Vigna, Pella, Romano ed altri n. 1-00571, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1716-A: “Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale” e delle abbinate proposte di legge nn. 125-600-875-1727-1862.
Ricordo che nella seduta del 27 aprile si è conclusa la discussione generale e la relatrice e la rappresentante del Governo sono intervenuti in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
In particolare, il parere della Commissione bilancio reca due condizioni, contenute alle pagine 14 e 15 del fascicolo degli emendamenti, volte a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che saranno poste in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4- del Regolamento.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85- del Regolamento, i gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Ha chiesto di intervenire, sul complesso degli emendamenti e degli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge, il deputato Caramiello. Ne ha facoltà, prego onorevole.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, nuovamente Sottosegretario Ferro, con il disegno di legge n. 1716, di cui stiamo dibattendo - parliamo di una legge delega -, questa maggioranza sta riuscendo nell'impresa di peggiorare una legge del 1986, la n. 65, ormai vecchia di quarant'anni, superata dalla storia e dalle necessità dei territori.
Quasi tutti gli emendamenti, Presidente, che la nostra forza politica e le opposizioni, ma anche alcuni pezzi della maggioranza hanno presentato in Commissione per migliorare il testo sono stati respinti o sono stati ritirati dalla maggioranza stessa.
Onorevoli colleghi, abbiamo ripresentato in Aula gli stessi emendamenti che ci avete bocciato in Commissione e, badate bene, non stiamo parlando di proposte eversive, ma di richieste quasi tutte a costo zero, che provengono da associazioni di settore, a partire, ad esempio, dall'Associazione nazionale comandanti e ufficiali delle Polizie locali, che è l'associazione più antica d'Italia, l'ANCUPM.
Spero ancora, Presidente, che le nostre istanze siano recepite, perché la Polizia locale non ha un colore politico; i poliziotti locali non chiedono privilegi, ma solo di poter servire lo Stato con l'autorevolezza che meritano. Onorevoli colleghi, è nel merito delle proposte emendative che abbiamo presentato che si nasconde la differenza tra una riforma di facciata e una riforma che funziona. Anzitutto, non ci aspettavamo un'abrogazione al buio della legge n. 65 del 1986, un provvedimento che, pur con i suoi limiti - ripeto, ormai ha 40 anni -, è stato interpretato da migliaia di sentenze del Consiglio di Stato e della Cassazione.
Colleghi, cancellare tutto senza trasporre nel nuovo testo i principi di tutte le sentenze che, nel corso degli ultimi decenni, hanno stabilito i limiti e i poteri della Polizia locale significa condannare i comandi ad anni di incertezza giuridica e ricorsi amministrativi. È un salto nel buio che non ci possiamo più permettere. Presidente, al netto di questo inciso, mi preme sottolineare che, bocciando i nostri emendamenti, state calpestando tutte le istanze di buonsenso recepite dai poliziotti locali, e penso, per esempio, al riconoscimento del principio di specialità.
Infatti oggi, in molti comuni, la Polizia locale viene usata come un serbatoio di personale tuttofare e un agente può essere spostato anche a fare il messo notificatore o il passacarte in un ufficio amministrativo per logiche che nulla hanno a che fare con la sicurezza. Dunque, una delle proposte, signora Presidente, intende semplicemente tutelare la dignità della Polizia locale, chiedendo che chi vince un concorso per fare l'agente di Polizia debba svolgere questa funzione e non essere adibito ad altre mansioni. Questo serve a proteggere la professionalità dell'agente e a garantire che le risorse dedicate alla sicurezza restino sulla strada.
Onorevoli colleghi, con questo provvedimento, invece, volete limitare anche la qualifica di Polizia giudiziaria. Oggi la Polizia locale indaga sui reati ambientali, edilizi, contro il patrimonio e contro la persona: limitare questa funzione significa dire a un magistrato che non può più avvalersi della Polizia locale per indagini complesse. Noi, invece, chiediamo che venga riconosciuto ciò che accade già nei fatti, dato che la Polizia locale svolge già attività di Polizia stradale, di pubblica sicurezza e giudiziaria senza limitazioni, esattamente come le Forze a competenza generale.
Ridimensionare questo ruolo è praticamente un'offesa alla categoria. E probabilmente, Presidente, uno degli aspetti più vergognosi è che questa maggioranza vuole rendere il ruolo del comandante un incarico a tempo determinato. Ma come può un comandante essere imparziale se sa che il suo contratto dipende dal sindaco, che potrebbe essere oggetto di un'indagine del suo stesso comando? È un conflitto di interessi in termini, un conflitto di interessi strutturale. Per questo abbiamo chiesto stabilità e un ruolo apicale, per garantire che il comando risponda alla legge e non al capriccio politico del momento.
Onorevoli colleghi, voi volete che il comandante sia un ibrido, cioè un soggetto a metà tra un dirigente e un esecutore di ordini politici. Vi stiamo chiedendo, anzi, la Polizia locale vi sta chiedendo di applicare il Testo unico sul pubblico impiego, il TUPI, per definire un confine netto: al sindaco spetta l'indirizzo politico, al comandante la gestione operativa. Se permettiamo che altri organi comunali, uffici amministrativi, ragionerie o settori tecnici possano impartire provvedimenti concreti alla Polizia locale, noi stiamo minando alla base il principio di subordinazione funzionale esclusiva del sindaco.
Un Corpo di Polizia, colleghi, signora Presidente, non può avere 100 padroni: deve avere una catena di comando chiara, tecnica e al riparo dalle beghe degli uffici burocratici. Un capitolo a parte, a questo punto, merita anche la trasparenza: non possiamo avere 8.000 Polizie con criteri di selezione diversi. Per questo abbiamo chiesto requisiti morali e psicoattitudinali omogenei per tutti. Se non fissiamo standard nazionali, rischiamo che i concorsi diventino strumenti clientelari locali, e per questo servono commissioni di concorso composte da tecnici e da esperti, e non da burocrati d'ufficio.
E qui arriviamo poi al cuore del problema: il contratto. È grottesco che, nel 2026, un agente che seda una rissa o che interviene in un incidente stradale con feriti sia inquadrato nello stesso contratto di chi timbra in una biblioteca o in un ufficio tributi. L'attività di Polizia ha finalità e modalità antitetiche a quelle amministrative: serve un contratto di diritto pubblico o comunque specifico, che riconosca i rischi, i disagi e la peculiarità di una funzione che non è impiego, ma servizio di pubblica sicurezza.
E ancora, signora Presidente, equiparare l'età pensionabile di un agente di strada a quella di un impiegato, magari sedentario, è un'ingiustizia sociale e un'inefficienza operativa. Per questo abbiamo chiesto di utilizzare i proventi delle sanzioni amministrative per finanziare istituti previdenziali integrativi; un modello di autogestito a costo zero, che garantisce anche il ricambio generazionale dei comandi.
E poi c'è il problema che abbiamo affrontato più volte, c'è il capitolo dello SDI, del Sistema di indagine. Ribadisco nuovamente: ad oggi la Polizia locale vede solo una minima parte delle informazioni, ma un agente fermo a un posto di blocco deve sapere subito se la persona che ha davanti è un ricercato o un soggetto pericoloso.
Negare questo accesso significa mettere in pericolo le nostre donne e i nostri uomini. Su questo mi aspetto un parere favorevole all'emendamento 3.1005. Per suo tramite, signora Presidente, anche alla collega Montaruli, glielo abbiamo scritto nell'italiano più semplice e chiaro possibile. Infine, chiediamo di adottare uniformi, colori e insegne identiche su tutto il territorio nazionale; l'obiettivo è di consentire a 60 milioni di italiani e a milioni di turisti di poter identificare questo Corpo in maniera uniforme da Trieste in giù.
Quello che stiamo vedendo, invece, in quest'Aula, e ancora prima nelle Commissioni, è il ritratto di un Governo che ha scelto di chiudersi in una torre d'avorio, sordo alle istanze di chi la strada la vive e la presidia ogni giorno. Signora Presidente, vado a concludere. Spero non ignoriate soluzioni concrete, proposte a costo zero, suggerimenti nati dall'esperienza sul campo, solo per una pervicace e incomprensibile…
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). … arroganza e chiusura istituzionale
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso delle proposte emendative, il deputato Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Guardate, c'è una sola cosa che mi sembra possa accomunare tutti su questo provvedimento: la necessità di intervenire per fare una riforma della legge sulla Polizia locale, perché questa legge ha 40 anni, ma, soprattutto, questa legge è ampiamente superata dagli eventi, e cioè dalle richieste che progressivamente lo Stato e le istituzioni hanno fatto ai comuni e alle Polizie locali, in particolare, di occuparsi di mille temi sempre diversi e anche sempre più impegnativi. Per cui, su questo, ci siamo, però questa è anche l'unica cosa su cui ci siamo. Perché a me sembra che, se dovessimo dare un titolo a questa finta riforma della Polizia locale, potremmo intitolarla “la grande occasione persa”.
Nel corso dell'esame del provvedimento in Commissione, noi abbiamo provato - e anche adesso ci stiamo riprovando, con tutta la testardaggine di cui siamo capaci - a intervenire per provare a migliorare il provvedimento, per dare una mano al Governo, mi sentirei di dire, in realtà, per dare una mano ai tanti operatori che lavorano nel settore, perché quello che si è fatto e che il Governo ha previsto è veramente pochissima roba, assolutamente inadatta e inadeguata per dare una risposta vera alle esigenze del comparto.
Poi, guardate, ci sono due limiti grossissimi su cui noi proviamo a intervenire. Io temo il momento in cui il Governo e la relatrice daranno i pareri sugli emendamenti perché temo che la risposta sarà molto rapida: “no, no, no, no, no”, che è quello che abbiamo sentito ormai troppe volte in quest'Aula e in tutte le Commissioni, perché sembra che i più bravi e gli unici capaci a fare le cose siano loro. Poi, i risultati dicono una cosa, evidentemente, molto diversa a detta di tutti.
Noi abbiamo provato a intervenire per provare a fare alcuni cambiamenti. Innanzitutto uno - guardate, tra l'altro, questa è una caratteristica trasversale a tutti i provvedimenti che hanno, direttamente o indirettamente, a che fare con il tema della sicurezza, da un po' di anni a questa parte - e, cioè, questo: non ci mettete, come al solito, un euro. Fate il minimo, minimo, indispensabile, ma poi quando servirebbe metterci le risorse vere - intanto per dare ai comuni e alle Polizie locali le risorse necessarie e non il minimo sindacale messo anche perché sollecitati - o quando serve andare incontro alle Polizie locali e ai comuni, non lo fate.
Guardate, due esempi: il tema degli organici, che tornerà nel nostro dibattito, ve lo assicuro, anche con riferimento alle Polizie nazionali. Sul tema degli organici, l'unica cosa che avete saputo fare, recentissimamente, è mettere quattro lire per gli straordinari o robe a tempo determinato. Sono cose che non servono o non dovrebbero servire agli enti locali che, invece, hanno bisogno di recuperare sul tema delle forze effettive. Basti ricordare che negli ultimi anni, non pochissimi, le forze di Polizia locale hanno perso oltre 10.000 agenti. Oggi come oggi, l'ANCI dice che è necessario integrare le forze effettive, non gli organici teorici, ma le forze effettive delle Polizie locali, con 11.000 agenti. Bene, di questo non c'è nessuna traccia.
Se si fa una legge di riforma, la prima cosa è provare a far funzionare meglio quel sistema. Per farlo funzionare meglio - a maggior ragione perché, come dicevamo, gli si chiede di fare sempre più cose - bisogna intervenire sul personale; altrimenti, certo che dopo si danno quattro lire per gli straordinari, perché gli agenti che ci sono non sono sufficienti, per cui si chiede loro di fare sempre più straordinari. Evidentemente, questo non aiuta né in termini di qualità della vita delle persone che lo devono fare, da un lato, e neanche come erogazione del servizio.
Poi, c'è un altro tema. Ovviamente, su questo, immagino che le assunzioni in deroga, come dire, riceveranno un bel “no” da parte del Governo. E ci sono altre cose che sono, francamente, inconcepibili: cioè, oggi come oggi, quando un comune o la Polizia locale deve accedere ai sistemi del PRA o della motorizzazione civile o deve utilizzare i ponti radio per il proprio lavoro, deve pagare lo Stato; cioè, per fare il proprio mestiere, per svolgere quelle funzioni che gli vengono richieste deve, ogni volta, pagare - e non poco, tra l'altro, vi assicuro - lo Stato.
Bene, questa sarebbe stata l'occasione perfetta per superare questo limite, obiettivamente inaccettabile, che oggi c'è. Noi abbiamo provato a portarvi su questo e, anche su questo, la risposta è “no”.
Ora, io mi chiedo: ma uno Stato - lasciamo stare il Governo e il Ministero -, uno Stato che chiede alle proprie articolazioni territoriali di fare sempre di più è possibile che poi gli metta le gabelle? Adesso, la logica di “un fiorino”, sinceramente, mi sembra che sia il momento di superarla. Anche, su questo, ci sono degli emendamenti, da parte nostra, che vanno, esattamente, in questa direzione.
Poi, guardate, ci sono alcune questioni che devono essere sciolte: noi ci proviamo un po' con gli emendamenti. Cioè, qual è la vostra idea vera sulle funzioni della Polizia locale? Perché non emerge, in maniera chiara, da una riforma come questa o una supposta riforma come questa.
La prima questione che bisognerebbe sciogliere è esattamente questa: quali sono i compiti, fino in fondo, delle Polizie locali? Perché, a volte, si tende a confonderli, oppure, diciamo, è comodo provare a confonderli con quelli delle Polizie nazionali: Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di finanza.
Su questo, però, bisogna fare chiarezza e, guardate, perché si arrivano a confondere, a volte, o perché, ancora di più, svolgono quelle funzioni? Perché glielo si chiede. Perché lo Stato, anche qui, in questo caso, il Governo, nelle sue articolazioni - penso ai prefetti, penso ai questori - chiede ai sindaci e ai comandanti di Polizia locale di fare delle cose che non sarebbero nelle loro competenze strette; e, infatti, per poterle fare devono essere autorizzati da parte del prefetto, da parte del questore.
Ma, allora, domandiamoci: perché gli viene chiesto di più? Perché, quelle cose non le fa lo Stato, perché lo Stato è arretrato, in questi anni, nello svolgimento di quelle funzioni. E perché è arretrato? Guardate, per un tema che abbiamo discusso molto, anche recentemente e anche durante gli scorsi decreti cosiddetti Sicurezza; perché le forze effettive delle Forze dell'ordine sono in continua diminuzione. Penso alla Polizia di Stato che, negli ultimi tre anni, ha perso almeno 2.000 agenti. Non li ha recuperati. No, ne ha persi, cioè quelli che sono stati assunti sono meno di quelli che sono cessati dal servizio, tanto per capirci. Allora è chiaro che, nel momento in cui le Forze dell'ordine sono sottodimensionate rispetto agli organici teorici di 25.000-30.000 agenti, devi chiedere a qualcun altro, in una società, tra l'altro, in rapida trasformazione, che ha bisogno di interventi sempre più professionali.
Allora a chi lo chiedi? Lo chiedi alla Polizia locale. Se il procuratore capo ha bisogno di qualcuno che faccia Polizia giudiziaria e non ha carabinieri e poliziotti a disposizione perché sono sempre meno, a chi chiede? Chiede al sindaco, e il sindaco cosa fa? Gli dice di sì, però, sono tutte energie che vengono sottratte al lavoro che, invece, dovrebbero fare.
Ora, questa sarebbe stata o, fatemi dire, con una botta di inutile ottimismo, potrebbe essere l'occasione per intervenire su queste cose, per alleviare dal punto di vista economico, per investire sul tema della sicurezza urbana, visto che tanti si riempiono la bocca di sicurezza urbana, per andare incontro alle esigenze dei comuni, ma, in ultima istanza, alle esigenze delle cittadine e dei cittadini, perché, poi, alla fine, lì si va. Invece, qua, non si fa nulla di tutto questo.
Non si chiarisce quali sono le funzioni. A volte - fatemelo dire, perché questo è veramente ridicolo - si immettono delle novità che non sono novità perché già ci sono o, se si toccano, si toccano in peggio. Si parla di accesso al PRA, alla Motorizzazione, ma questo già si può fare; e quando si tocca il CED, cioè il centro di elaborazione dati dello Stato, che è una questione di sicurezza per gli operatori di Polizia locale - di sicurezza! -, cosa si fa? Lo si fa aggiungendo compiti e incombenze alla Polizia locale.
Bene, io penso che tutto questo sia inaccettabile ed è il motivo per cui noi, adesso, aspetteremo i pareri. Abbiamo provato, insieme alle altre forze di opposizione, a fare degli emendamenti che possano correggere in profondità questo provvedimento perché vorremmo uscire da qui non con la solita logica, come dicevo all'inizio, della grande occasione persa, ma con qualcosa di più concreto perché il nostro pensiero principale è sempre a loro, sempre ai cittadini.
PRESIDENTE. Sempre sul complesso degli emendamenti, ha chiesto di parlare la deputata Simona Bordonali. Ne ha facoltà.
SIMONA BORDONALI(LEGA). Grazie, Presidente. Quello che ho sentito dai colleghi del MoVimento 5 Stelle e del PD veramente mi sorprende, da un lato, perché mi sembra che ci siano alcune considerazioni da fare fondamentali.
Prima di tutto, mi sembra che tutto quello che è accaduto nel passato si sia dimenticato. Oggi, si sta attendendo una riforma, che è datata 1986, quindi, stiamo parlando di una necessità che il comparto della Polizia locale chiede, ormai, da tempo. Il mondo è cambiato dal 1986 e, in questi anni, tutti ci hanno provato.
E io voglio ricordare ai colleghi del PD e dei 5 Stelle che, anche nella scorsa legislatura, insieme, abbiamo provato a riformare la Polizia locale. Eravamo esattamente io, il collega Fiano del PD e il collega Cattoi del MoVimento 5 Stelle; e la riforma alla quale eravamo arrivati, che era approdata in Commissione, non conteneva nemmeno l'1 per cento di quello che c'è, invece, in questa riforma. Non eravamo riusciti a ottenere grandi cose nel dibattito parlamentare e nel confronto con il Governo. Il Governo non ci aveva dato la possibilità di inserire, ad esempio, l'accesso ai sistemi informatici, allo SDI, al CED; non c'era stata data la possibilità di garantire le tutele. Tutte cose che, invece, sono state inserite in questo testo.
E poi - lo voglio ricordare ai colleghi - viene detto: non vengono indicate le funzioni. Io voglio ricordare che si sta parlando di una legge delega. Noi abbiamo dato, con numerosi emendamenti - ricordo - anche di PD e MoVimento 5 Stelle, che sono stati accolti, un'impalcatura alla legge delega, ma poi, ovviamente, tutto questo entrerà nelle mani del Governo prima e del Parlamento poi, nell'approvazione dei decreti attuativi. Quindi, è un'impalcatura generale, ma già all'interno di questa impalcatura sono stati accolti numerosi cambiamenti e numerose richieste che sono fondamentali, essenziali.
Quando si parla di una riforma vuota mi dispiace, ma non sono assolutamente d'accordo. Si poteva fare di più? Forse sì, ma si è fatto molto di più rispetto a quello che è stato fatto nel passato, ovvero nulla. E io veramente, colleghi, vi chiedo: andate a rivedere quella PdL che avevamo fatto insieme nel passato Governo, nel Governo Draghi. Comparatela con questa legge delega e vi renderete conto che i passi avanti che sono stati fatti sono notevoli. E ribadisco anche grazie al lavoro che è stato fatto tutti insieme in Commissione.
Quindi, vi chiedo di rivedere le vostre posizioni e di non fare un attacco , perché questo tema deve essere trasversale. La Polizia locale attende questa riforma da ormai troppi anni e penso che una risposta compatta da parte del Parlamento sia un buon segnale nei confronti della categoria .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, invito la relatrice… onorevole Ziello, prego. Colleghi, se vi manifestate prima è più facile. Prego, collega Ziello. Ha due minuti naturalmente, prego.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). Grazie, Presidente. Ecco, mi sono manifestato, grazie per la gentilezza. Signor Presidente, Sottosegretario, ho sentito una collega parlare di necessità di riformare la Polizia locale, visto che gli operatori del comparto chiedono questo intervento da tanti anni, e dal 2022 a oggi sono passati diversi mesi. Quindi questo intervento, sostanzialmente, a nostro avviso, doveva essere fatto molto tempo fa, anche perché gli agenti che vanno sostanzialmente a comporre i comandi…
PRESIDENTE. Scusi, collega Ziello, devo chiederle perdono, perché abbiamo fatto un errore noi. Sul complesso delle proposte emendative i membri singoli non iscritti a componente del gruppo Misto non possono parlare, quindi magari interverrà su un emendamento. Mi perdoni, errore nostro.
Allora dicevo, se nessun altro chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative - mi scusi ancora - invito la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge segnalate per la votazione.
AUGUSTA MONTARULI, . Il parere è favorevole sugli identici emendamenti 3.86 Bonafe' e 3.1015 Bordonali…
PRESIDENTE. Se ci dà anche le pagine…
AUGUSTA MONTARULI, . … io ce l'ho in un fascicolo a pagina 16.
PRESIDENTE. Perfetto, pagina 16.
AUGUSTA MONTARULI, . Inoltre, parere favorevole sugli emendamenti 3.500 e 3.501, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4- del Regolamento. Su tutte le restanti proposte emendative il parere è contrario.
PRESIDENTE. Bene. Il Governo?
WANDA FERRO,. Parere conforme alla relatrice.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Penza.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ziello. A questo punto sì, ne ha facoltà per due minuti.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). Grazie, Presidente. Ho sentito una collega poc'anzi parlare di necessità di riformare il testo della Polizia locale, perché gli agenti di questo comparto chiedono da anni un intervento immediato e veloce da parte del Governo. Evidentemente, dal 2022 a oggi sono passati diversi anni e, quindi, questo intervento poteva essere fatto sicuramente molto tempo fa.
Al di là delle tempistiche, però, guardiamo i contenuti. All'interno di questa legge delega non è stato superato il concetto principale che era richiesto da tutti i Comandi che compongono il glorioso comparto della Polizia locale nel nostro Paese, cioè il mancato adeguamento delle retribuzioni e, soprattutto, il mancato riconoscimento del lavoro usurante. Vedete, colleghi, è infatti semplice dire “vogliamo la sicurezza” ma poi, quando si ha la possibilità di fare quelle riforme che contengono risposte chiare su questo comparto, non si fa niente. Troppo facile da questo punto di vista.
E soprattutto bisogna fare una riflessione sull'organico della Polizia Locale. Nell'ultimo “decreto Timidezza”, che voi avete chiamato decreto Sicurezza, avete stanziato 50 milioni a favore del comparto. Tutte le sigle sindacali dicono che sono insufficienti quelle risorse per il fabbisogno delle città italiane. Per cui anche stavolta, purtroppo, è un'occasione che avete sprecato per dare una risposta chiara e precisa a tutti quegli agenti che, quotidianamente, svolgono un grandissimo lavoro nei comuni del nostro Paese .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1. Penza, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Bonafe'. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Io volevo riprendere le riflessioni e i ragionamenti che ha fatto poc'anzi la collega Bordonali, a cui credo vadano riconosciuti un impegno e una dedizione non comune all'argomento, posso testimoniarlo anche nella scorsa legislatura. Ma, proprio per questo, credo che lei, con il suo gruppo, dovrebbe votare questo emendamento.
Questo emendamento, sostanzialmente, definisce il tempo della delega ed è una delega a 12 mesi. Dopodiché non ci sarebbe nulla di scandaloso, nel senso che normalmente la delega viene data a un anno. Segnalo però, nello spirito dell'intervento della collega Bordonali, che definire oggi - visto che ci sarà poi, ovviamente, il passaggio al Senato - 12 mesi significa proiettare il termine della delega sostanzialmente al limite di questa legislatura, se non oltre, visto che - non è il segreto di Pulcinella - ci sono state voci, ragionamenti e riflessioni sul riportare il voto in estate, sostanzialmente nel mese di giugno e non più ad ottobre, quindi un accorciamento di qualche mese della legislatura.
Cioè mettere i 6 mesi, collega Bordonali, significava e significa avere la certezza che, in questa legislatura, il Governo si impegna a esercitare la delega, ammesso che lo voglia fare e ammesso che non capiti, come purtroppo capita, con molte altre deleghe. Viceversa, i 12 mesi sostanzialmente disegnano un percorso ad altissimo rischio, ossia il rischio reale di trasformare i due passaggi parlamentari in un esercizio retorico e, alla fine, non arrivare alla sostanza e quindi a dare risposte anche se, per quel che ci riguarda, continuiamo a essere contrari, a livello di principio, allo strumento della delega che espropria il Parlamento delle proprie competenze e delle proprie prerogative.
Dunque, il significato di questo nostro emendamento non è strumentale, ma è una sfida alla maggioranza, per dimostrare che realmente si vuole condurre in porto questo provvedimento, senza trasformarlo in un provvedimento propaganda, in cui si dice che si farà, ma poi sostanzialmente e concretamente non si trasforma in nulla.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.6 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.7 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.8 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.8 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.16 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.16 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.1000 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1000 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1001 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1001 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.5 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.5 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.10 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.10 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.11 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.11 Penza, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.15 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.15 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.26 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.26 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1002 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1002 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1006 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1006 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.34 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.34 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.35 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.35 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.36 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.36 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.37 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.37 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.38 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Qui poniamo un tema che non è stato assolutamente affrontato all'interno del disegno di legge di iniziativa governativa, né è stato integrato, in alcun modo, durante le votazioni in Commissione, che è quello della formazione.
Guardate, è un tema che, tra l'altro, ricorrerà anche in altri emendamenti e che è assolutamente centrale. Infatti, assumiamo fino in fondo che stiamo parlando non più dei vecchi vigili urbani - che comunque una formazione dovevano già averla -, ma di corpi di Polizia, seppur locale, che chiamiamo a interventi che hanno bisogno di qualità e di sensibilità in un mondo che si è profondamente trasformato nel corso del tempo.
La prima cosa - capisco che non sia esattamente nelle corde di questa maggioranza quando si parla di formazione, perché hanno in testa altro - è il tema della preparazione degli agenti, cioè l'investimento sul capitale umano, sulla capacità di affrontare alcune situazioni, ma anche di relazionarsi ai cittadini e alle cittadine: ciò è assolutamente centrale. Qui, come purtroppo anche con riferimento alle Forze dell'ordine più in generale, non solo non si investe, ma si disinveste sulla formazione. Basti dire che per le Forze dell'ordine si sono ridotti in maniera significativa i tempi di formazione.
Bene, ora qui stiamo dicendo: se vogliamo chiedere alle Polizie locali di fare tutto quello che chiediamo loro di fare, il minimo è di garantire percorsi formativi adeguati e di qualità. Oggi siamo in una condizione di grande difficoltà a livello nazionale, perché sono poche le scuole di formazione, perché sono poche le occasioni di formazione, sia per i nuovi agenti che entrano, sia per la formazione continua di quelli che già ci sono, proprio perché la formazione coinvolge tutti. Non ci troviamo di fronte a un sistema statico, ci troviamo di fronte a una situazione dinamica.
Ebbene, si fa poca formazione - ahimè - e spesso si fa anche male. E, allora, promuovere le occasioni di formazione, promuovere le accademie di formazione, promuovere le scuole di formazione, promuoverle in campo regionale o sovraregionale dovrebbe essere il compito dello Stato. Invece, su questo nulla si dice, nulla si fa.
Avevo previsto che sarebbero stati tutti pareri contrari sugli emendamenti dell'opposizione. Ci hanno voluto sorprendere e, su uno, che ovviamente non ha coperture economiche di alcun genere, hanno dato invece parere favorevole. Mi rendo conto che possa costare o al limite su questo si potrebbe anche non incidere economicamente, io sarei per metterci le risorse, ma su questo, invece, è necessario investire e investire anche tanto, perché il salto di qualità, la differenza, la fanno veramente molto queste situazioni. Poi io ho sott'occhio la situazione in regione Lombardia, essendo io lombardo e milanese. La sollecitazione che viene dagli enti locali, devo dire di tutti i colori politici possibili, verso la regione è di farsi carico, tra le altre cose, anche di questo. La risposta non c'è, la risposta è assente.
Ora voi mi direte: sei ideologico. No, perché poi, se guardo il lavoro che viene fatto in Emilia-Romagna, mi rendo conto che, invece, lì c'è una situazione di qualità rispetto a tantissime altre regioni. Sarà un caso? Secondo me, proprio un caso non è. Allora, volete intervenire su questo? Volete mettere le risorse? Volete incentivare veramente, non con qualche “normetta” qua e là, il tema della formazione?
Questa sarebbe l'occasione buona. Non “nemmeno suggerirlo” al Governo. Adesso va bene essere proni rispetto al Governo, però questo mi sembra sinceramente un po' troppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bordonali. Ne ha facoltà.
SIMONA BORDONALI(LEGA). Grazie, Presidente. Sono parzialmente d'accordo con quello che ha detto il collega Mauri, nel senso che la formazione degli agenti di Polizia locale è importante. Però, forse, sarà sfuggito al collega Mauri che la Lega ha fatto un emendamento, che è stato accolto e, quindi, probabilmente gli è sfuggito l'intero articolo 4 del provvedimento.
Ribadisco che, grazie a un emendamento della Lega, che è stato accolto dal Governo, abbiamo introdotto proprio questo principio, ovvero la necessità che le regioni si facciano carico della formazione. Anzi, glielo leggo, visto che probabilmente non lo ha letto nemmeno lei: “Nell'esercizio della potestà legislativa (…) prevedono i principi generali e le disposizioni comuni relativamente alla formazione e all'aggiornamento professionale del personale della Polizia locale, salva la potestà legislativa regionale in materia di formazione e aggiornamento professionale del personale di Polizia locale mediante la promozione di strutture formative anche di carattere interregionale”. Quindi, di fatto, quello che lei chiede nell'emendamento è già nel testo ed era stato modificato.
Le dirò di più, perché probabilmente le è sfuggita anche un'altra cosa, visto che lei ha parlato della necessità di formazione in regione Lombardia. Le ricordo che in regione Lombardia c'è la scuola di formazione di Polizia locale. È una scuola di formazione che funziona, tanto che sono stati fatti anche accordi interregionali per la formazione con quelle regioni dove le scuole ad oggi non ci sono.
Lei ha citato giustamente la scuola di formazione dell'Emilia-Romagna, che anche quella è un'eccellenza. Infatti, quando ero assessore alla Polizia locale e alla Protezione civile in regione Lombardia, collaboravamo tra regioni con gli scambi anche sulla formazione per gli agenti.
Quindi, ben vengano nuove scuole in quelle regioni dove oggi, purtroppo, non ci sono. In regione Lombardia c'è, come c'è in Emilia-Romagna e c'è in altre regioni. L'articolo già prevede oggi che si possa incentivare e si debba incentivare la formazione attraverso anche l'introduzione di strutture formative, anche di carattere interregionale, ovviamente per quelle regioni, anche di piccole dimensioni, che oggi probabilmente avrebbero problemi a realizzarle, sperando che nel futuro ogni regione possa avere una scuola, come ce l'hanno oggi in Lombardia ed Emilia-Romagna .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo di Asola, scuola primaria, di Mariana Mantovana, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Ringrazio la collega Bordonali, però, se le cose stanno nei termini che lei ha appena descritto, è abbastanza evidente che non si capisce la ragione del parere negativo su questo emendamento.
Semplicemente, in questi casi, a volte capita che non c'è un “no” secco, ma c'è un invito al ritiro con le motivazioni che lei ha descritto. Non mi pare di avere ascoltato un invito al ritiro. Quindi, credo che le argomentazioni che sono state poc'anzi formulate dal collega Mauri permangano nella loro validità.
Quindi, se le cose stanno nei termini che lei ha detto, collega Bordonali, non vedo difficoltà anche da parte vostra a votare a favore.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.38 Bonafè, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.41 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.41 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.46 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.46 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.112 Bonafe'. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non ho guardato cosa ha votato il gruppo della Lega sull'emendamento precedente, su cui è intervenuto il collega Fornaro. Immagino abbia votato a favore, se è vera la metà delle cose che ha detto la collega. Se invece ha votato contro, allora vuol dire che le cose che ha detto non corrispondono alla realtà. In questo caso, anche qua, sfidiamo la maggioranza, perché, visto che dite sempre che siete amici delle Forze dell'ordine, della Polizia locale e della sicurezza urbana, perfetto, qua stiamo dicendo che le assunzioni degli enti locali di agenti di Polizia locale debbano poter essere fatte anche in deroga ai limiti assunzionali disposti dalla normativa vigente.
Cioè stiamo dicendo che qua, come sulle Forze dell'ordine, bisogna andare oltre la situazione attuale e mettere i comuni e gli enti locali nella condizione di poter avere un numero adeguato e sufficiente di agenti - e non solo di agenti, ovviamente - di Polizia locale per far fronte a quelle richieste che vengono avanzate da parte dello Stato e del Governo, e che ci sono in questo provvedimento, perché si fotografa una situazione in cui le richieste agli enti locali sono sempre maggiori. Basti vedere - ma poi ne parleremo più avanti - le funzioni che vengono svolte dalla Polizia locale.
Allora, se i matrimoni non si possono fare solamente con i fichi secchi, come si dice, allora autorizzate gli enti locali a fare le assunzioni. Ma io direi di più: invece che continuare a fare quella che voi percepite come un'elemosina di buon cuore da parte vostra agli enti locali con qualche soldo per gli straordinari, mettete gli enti locali, anche loro, nella disponibilità economica per poter fare queste assunzioni. Se anche su questo però votate contro, allora dovete anche spiegarmi i motivi per cui lo fate.
Tra l'altro, qua non si parla neanche di coperture particolari o altro. Qua stiamo dicendo al Governo cosa deve fare, stiamo dando delle indicazioni al Governo. Poi potremmo discutere, e lo faremo, del perché il Parlamento dice al Governo cosa fare, invece che farlo, perché mi sembra una cosa assai curiosa. Ma stiamo, diciamo così, nell'alveo della legge delega: almeno si faccia lo sforzo di dire al Governo di mettere i comuni nella condizione di poter assumere anche personale in più, oltre a quello che è permesso oggi dalle leggi vigenti. Io dico - è il non detto di questo emendamento - di metterci anche le risorse.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la collega Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Chiediamo di sottoscrivere, come gruppo di Azione, questo emendamento
PRESIDENTE. Anche l'onorevole Curti, l'onorevole Malavasi e l'onorevole Serracchiani chiedono di sottoscrivere. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.112 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1007 Bonafe'. Ha chiesto di parlare il collega Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Solamente poche parole su un emendamento che potrebbe anche considerarsi minore rispetto ad altri e che, invece, secondo me ha una sua rilevanza, perché parte da un presupposto che, anche nella mia esperienza da amministratore locale, ho sempre tenuto in grande considerazione.
Qua sostanzialmente si dice che lo Stato dovrebbe favorire l'esercizio in forma associata delle funzioni per i piccoli enti, in modo da avere economie di scala. Io sono sempre stato del parere, dopo le prime esperienze, che in questo Paese i divieti funzionano fino a un certo punto, mentre gli incentivi, invece, riescono ad arrivare laddove i divieti o gli obblighi sanzionati, a volte, non riescono ad arrivare. Ricordo diversi tentativi legislativi di tutte le parti politiche per favorire l'aggregazione degli enti e tutti quei tentativi che mettevano sanzioni e alcune limitazioni economiche peggiorative, eccetera, a chi non lo faceva, diciamo, per semplificare, che non hanno mai avuto successo. Invece, quei tentativi legati al rapporto anche con gli enti locali, e non solo, che incentivavano queste scelte, hanno invece avuto un po' più di successo. Per cui noi qua diciamo: spingiamo insieme con forme di incentivazione a un'aggregazione degli enti locali, soprattutto in questo caso, su alcune funzioni.
Il nostro è infatti il Paese degli 8.000 comuni, dove tanti comuni sono piccoli o piccolissimi e, di conseguenza, questi comuni hanno spesso la difficoltà a mettere in campo delle iniziative di assunzione, un certo numero di personale, che possa realmente, a volte, persino coprire i turni. In alcuni casi i comuni già lo fanno, magari quando ci sono iniziative sovracomunali lo fanno di loro sponte. Ecco, io penso che incentivare ulteriormente questa tendenza, che a volte c'è, ma a volte non c'è, possa essere utile.
E anche in questo caso, però, se deve essere un incentivo, bisogna mettere delle risorse di carattere economico, perché altrimenti va sempre bene anche l'auspicio, per amor del cielo, però in questo caso, se su questo si trovasse un accordo e su questo punto specifico, oltre alla normativa già esistente, che non ci sfugge, si volesse fare qualcosa in più, bene, secondo me potremmo fare una cosa utile.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.
WANDA FERRO, . Su questo vorrei fare un chiarimento, ossia che è prettamente tecnico il parere che è stato dato dal Ministero dell'Interno, altrimenti sembra la giornata all'insegna del “no” ai piccoli comuni e ai comuni montani. E quindi abbiamo segnalato che l'obbligo di esercizio associato della funzione della Polizia municipale, ovviamente per i piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti e 3.000 per quelli montani, è previsto dal decreto-legge n. 78 del 2010 - non entro nel merito dell'articolo 14, comma 28 -, che è stato abrogato di recente dal cosiddetto decreto Milleproroghe 2025 che, all'articolo 21, comma 3, ha soppresso i commi 31- e 31-.
Però, prima dell'abrogazione avvenuta e disposta dal Milleproroghe 2025, mi pare che ci sia stata una sentenza molto chiara, in cui si era pronunciata la Corte costituzionale, la sentenza n. 33 del 2019, che aveva dichiarato incostituzionale la disposizione di cui all'articolo 14, comma 28, del ripetuto DL n. 78 del 2010, che imponeva ai comuni con meno di 5.000 abitanti di gestire in forma associata le funzioni fondamentali - tra le funzioni fondamentali sono previste quelle di Polizia municipale e di Polizia amministrativa locale -, nella parte in cui non consentiva proprio ai comuni di dimostrare, al fine di ottenere l'esonero dall'obbligo, che la gestione associata, a causa della particolare collocazione geografica dei confini o di altre circostanze specifiche, non avrebbe consentito di ottenere economie di scala o miglioramenti nell'erogazione dei servizi pubblici. Pertanto, ci siamo attenuti ad una sentenza.
Soprattutto - e voglio dirlo - credo che su questo in Commissione si sia ampiamente dibattuto, sulla necessità di sostenere questi comuni. È chiaro che, con l'intervenuta abrogazione della norma, i piccoli comuni hanno la facoltà, ma non più l'obbligo, di ricorrere all'unione o alle convenzioni per esercitare in forma associata, tra le altre, le funzioni fondamentali che riguardano la Polizia municipale e la Polizia amministrativa locale. Questo è il motivo del parere contrario, collega Mauri.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Candiani. Ne ha facoltà.
STEFANO CANDIANI(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo perché corre l'obbligo anche qui, praticamente, come diceva prima la Sottosegretaria Ferro, di una precisazione, altrimenti può essere fatta apparire una maggioranza che dice il contrario di quello che afferma e sostiene. Noi sosteniamo la necessità non solo di superare il limite assunzionale, com'è scritto nell'emendamento precedente, in deroga ai limiti assunzionali dell'ente, ma anche che la spesa per la Polizia locale sia esclusa dal computo per il Patto di stabilità, che è altra cosa.
Quello su cui insistiamo è che non si possa agire in maniera estemporanea a macchia di leopardo, ma occorra una revisione complessiva delle regole che governano gli enti locali. Fa parte dell'intervento che ho fatto prima in dichiarazione di voto sulle aree interne. La questione è quella di rivedere il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, che data all'anno 2000, il decreto legislativo n. 267).
Ora, è chiaro che, mettendo lì qualche emendamento sparso qua e là in maniera disomogenea, non possiamo essere d'accordo, semplicemente perché crea ovviamente poi un'ulteriore confusione anche nel rapporto tra gli enti. Il fatto che questo sia posto all'interno di una revisione dei rapporti tra gli enti locali - che siano associati, che siano con gestione dei comuni attraverso formule di convenzione, piuttosto che le province o altre aggregazioni -, quello sì, ma va visto all'interno del Testo unico degli enti locali e non con singoli emendamenti puntuali messi lì in qualche modo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la collega Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. E allora occorrerà fare una cosa. Occorrerà arrivare al testo unico, perché davvero è tanto tempo che in quest'Aula sentiamo parlare di questo testo unico, ma le difficoltà dei comuni permangono.
Io conosco bene la sensibilità della Sottosegretaria Wanda Ferro e so quanta attenzione pone agli enti locali, però, dall'altro lato, al di là delle spiegazioni che vengono date, rimane un problema: che i piccoli comuni sono in difficoltà, che le assunzioni devono essere scorporate dalla spesa generale, perché i vigili urbani sono assolutamente fondamentali, e non sempre è possibile riuscire ad arrivare a convenzionamenti, perché è difficile trovare degli accordi.
Possiamo rigirarla come vogliamo questa situazione, ma tale rimane finché non viene in qualche modo risolta.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1007 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.48 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.48 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1003 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1003 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sospendo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella parte pomeridiana della seduta a partire dalle ore 16,15.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'Economia e delle finanze, la Ministra del Lavoro e delle politiche sociali e il Ministro della Salute.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Ruffino ed altri n. 3-02667. La deputata Ruffino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione per un minuto.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Colleghi e signor Ministro, ci siamo visti il 29 ottobre 2025 per parlare dello stesso tema riportato oggi nel .
Oggi io sono nuovamente a chiederle quante e quali risorse sono effettivamente disponibili per le compensazioni per l'opera TAV, opera definita strategica; per quali ragioni i fondi non sono stati assegnati - considerato che lei ci aveva detto sarebbero stati assegnati - e quali sono i tempi previsti e quali iniziative il Ministro intende assumere per onorare gli impegni assunti.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Lei ha assolutamente ragione. Noi siamo in torto, molto banalmente. È imbarazzante che a due anni da una firma di accordo si arrivi a maggio senza una soluzione.
Stiamo parlando di 50 milioni di euro di opere compensative per 32 interventi su 11 comuni che hanno portato pazienza, hanno resistito, hanno accompagnato un'opera strategica come la TAV nonostante guerriglie, tafferugli, polemiche. E non possono essere problemi burocratici che i miei uffici mi hanno rendicontato, ma di cui mi faccio carico io. Quindi la responsabilità è mia, siamo in ritardo inaccettabile. Non possono essere sindaci e comunità a pagare questi rimbalzi e problemi burocratici fra ufficio e ufficio, commissario e Ministero, capo dipartimento.
Grazie alla sua interrogazione, visto che noi seguiamo alcune migliaia di cantieri e, purtroppo, non sempre abbiamo l'attenzione a ogni singolo cantiere. Però questa è un'opera assolutamente importante, da miliardi. Gli uffici hanno messo giù quanto sarà importante quest'opera e non sfugge a nessuno che, nel frattempo, sono state completate 11 opere compensative fra le quali il recupero del Teatro Civico di Susa, la manutenzione straordinaria di un complesso scolastico, alcuni interventi di miglioramento della viabilità locale, poi c'è la nuova uscita autostradale di Chiomonte, allo stesso modo a Salbertrand è stato individuato un sito per la gestione e valorizzazione delle terre da scavo, eccetera.
Questo però non scusa due anni di ritardo e quindi ho chiesto la convocazione di una riunione venerdì mattina con tutti i soggetti burocratici coinvolti, per avere entro venerdì pomeriggio una soluzione, perché non vorrei tornare l'anno prossimo a risponderle le stesse cose in termini burocratici. Quindi, la ringrazio perché questo suo intervento dall'opposizione potrà essere d'aiuto ad accelerare qualcosa che avrebbe già dovuto essere completato.
PRESIDENTE. La deputata Ruffino ha facoltà di replicare.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Signor Ministro, ammetto che mi lascia così di stucco questa sua risposta e mi fa pensare al fatto che ha cercato una risposta, ma, davvero, manca la sostanza.
Ha parlato di 11 comuni. Sono 11 comuni che sono stati tenuti in scacco per anni. Si parla della TAV, del primo treno che transiterà nel 2032. Ad oggi 2 milioni e mezzo di queste risorse devono essere impiegate per costruire gli alloggi per gli operai che lavoreranno per la TAV nella tratta italiana. Di questo non c'è neanche l'ombra.
Vede, signor Ministro, la TAV è un'opera definita strategica. Voi volete salvare e velocizzare i cantieri. Lei sei mesi fa mi dice che ci saranno i soldi. Mi dice che lei cammina al passo degli alpini. Gli alpini hanno camminato al passo - nella precedente conferenza stampa disse questo a Genova -, ma direi che qui siamo veramente, totalmente rallentati. È solo una questione di rispetto. È una questione di rispetto per i territori e per i sindaci, che devono, a loro volta, dare delle risposte alle popolazioni e non possono assolutamente permettersi di dare le risposte che lei oggi ci ha dato qui.
Perché questa è una delle priorità del Governo e non può essere tralasciata. E non può essere valido il fatto che io le faccio un e lei va a scartabellare, tira fuori la pratica e dice, oibò, perché non siamo andati avanti? Non è accettabile, mi perdoni. Io sono una dei sindaci della Val Sangone, che è stata vicina ai sindaci della Val di Susa, e si rende ben conto di che cosa è successo in quegli anni.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Qualcosa deve cambiare .
PRESIDENTE. Il deputato Lai ha facoltà di illustrare l'interrogazione Guerra n. 3-02668 di cui è cofirmatario.
SILVIO LAI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, nel 2024 l'inflazione era all'1,1 per cento, nel 2025 all'1,6 per cento, nel 2026 si prevede - lo prevedete voi - al 2,9 per cento. È un dato eclatante che erode in maniera insopportabile il potere d'acquisto di famiglie e lavoratori, e non è possibile in questo contesto ignorare il effettivo, cittadini che guadagnano nominalmente di più ma che, in realtà, finiscono solo per pagare più tasse.
È un aumento della pressione fiscale silenzioso che colpisce soprattutto i redditi da lavoro dipendente. Non si tratta di poche risorse, si calcolano circa 343 euro annui, oltre 20 euro mensili. Ora, indicizzare l'Irpef all'inflazione significa introdurre un principio di equità, non di fare un regalo fiscale.
Per questo chiediamo al Governo se intende introdurre un meccanismo di indicizzazione dei parametri Irpef, al fine di contenere l'evidente aumento della pressione fiscale causata dalla ripartenza del .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.
GIANCARLO GIORGETTI,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, con l'interrogazione in oggetto si chiede se il Governo intenda assumere iniziative normative per introdurre un meccanismo di indicizzazione dei parametri Irpef al fine di evitare l'aumento della pressione fiscale a causa del drenaggio fiscale.
Al riguardo giova innanzitutto rammentare che il Governo si è insediato in un momento in cui la spinta inflattiva aveva raggiunto i massimi livelli e che, per contrastare la perdita di potere di acquisto delle famiglie, sono state adottate misure specifiche, anche a carattere straordinario e urgente, sia a sostegno della spesa delle famiglie stesse, sia a sostegno dei redditi, attraverso una riduzione del carico fiscale, con particolare attenzione alle famiglie dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Questi ultimi interventi, stabilizzati a regime, comportano uno stanziamento complessivo pari a 21 miliardi di euro su base annua, configurandosi come il più rilevante intervento sul cuneo fiscale realizzato nel nostro Paese negli ultimi anni.
Gli effetti di queste misure risultano significativi e pienamente misurabili. Le valutazioni condotte sulla base delle metodologie OCSE evidenziano una riduzione del cuneo fiscale per tutte le principali tipologie di lavoratori dipendenti e di nuclei familiari, con benefici particolarmente concentrati sui redditi medio-bassi. A livello aggregato il carico fiscale medio si riduce in misura apprezzabile e gli indicatori distributivi segnalano un miglioramento dell'equità, con una riduzione della diseguaglianza del reddito disponibile.
L'azione di Governo in questi anni si è confrontata con una sequenza eccezionale di , la ripresa post-pandemica, la guerra in Ucraina, le tensioni energetiche globali, il rapido irrigidimento delle politiche monetarie, più recentemente un contesto geopolitico instabile. Tali eventi hanno reso necessarie misure straordinarie a sostegno di famiglie e imprese che hanno comportato quindi un impegno significativo.
Gli interventi adottati hanno inoltre determinato un incremento del reddito disponibile per una platea molto ampia di contribuenti e hanno compensato gli effetti del accumulatesi nel periodo 2021-2024 in un contesto di elevata inflazione. Analisi condotte dalla Banca d'Italia e da altre istituzioni indipendenti confermano che il potere d'acquisto delle famiglie è tornato su livelli prossimi a quelli precedenti la fase inflazionistica, sostenuto sia dalla crescita dell'occupazione, sia dalle misure discrezionali di politica economica varate dal Governo. È di ieri, poi, la comunicazione dei dati da parte dell'Istat che hanno dimostrato che le riforme fiscali in questi ultimi anni hanno più che compensato il drenaggio osservato nello stesso periodo, comportando un beneficio medio pari a 40 euro per contribuente.
Tanto premesso, l'attenzione del Governo resta vigile e sarà colta ogni opportunità per ulteriormente implementare le misure fin qui adottate con interventi, a sostegno di famiglie e imprese, mirati prioritariamente alle platee più esposte nel rispetto, ovviamente, dei saldi di finanza pubblica.
PRESIDENTE. La deputata Guerra ha facoltà di replicare per due minuti.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, ma lei non ha risposto, di fatto, alla domanda. Ha parlato del passato, il passato lo conosciamo.
Per fortuna ha detto, finalmente in modo esplicito, che l'intervento del cuneo fiscale altro non è stato che una partita di giro, in cui quello che avete incassato dal lo avete restituito, con un guadagno medio di 40 euro annuali, che, insomma, non è esattamente questa cifra così enorme come i 21 miliardi che, se non fossero stati a restituzione del , avrebbero comportato.
Ci sono soggetti che non hanno avuto questo guadagno - lo ha detto l'Istat ieri - e sono i pensionati e le famiglie senza figli. Il calcolo dell'Istat riflette soprattutto l'indicizzazione dell'assegno per il nucleo familiare, che non è merito di questo Governo, ma del Governo precedente, di cui comunemente facevamo parte e, quindi, il quadro non è roseo.
Ma la domanda era un'altra, Ministro: avete intenzione di indicizzare il sistema fiscale per prevenire il furto, il formarsi del problema che va poi risolto, come fanno tanti Paesi, fra cui, ad esempio, gli Stati Uniti d'America, in modo totale o in modo parziale? Avete messo in testa che il problema del è un problema molto serio, che riguarda soltanto i contribuenti assoggettati all'IRPEF, il lavoro dipendente, pensionati e soprattutto il ceto medio? Infatti, come lei giustamente ha ricordato, quelli più bassi sono stati tutelati; lo ammetto, non lo ho mai messo in discussione.
Allora questo è un problema serissimo che discrimina, crea diseguaglianza e va affrontato. La domanda era: lo affronterete? Lei praticamente ha risposto “no”, mi dispiace .
PRESIDENTE. La deputata Alifano ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02669 per un minuto.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, i nostri conti non tornano, così titola oggi un editoriale del . Infatti il Fondo monetario internazionale ha appena certificato che l'Italia è maglia nera per il rapporto debito pubblico/PIL, addirittura è dietro la Grecia.
Tutto questo accade, mentre il costo dei carburanti sale alle stelle; tutto questo mentre siamo reduci da tre anni di produzione industriale in calo; tutto questo mentre diminuisce il numero degli occupati e sale il numero degli attivi; tutto questo mentre il Ministro Crosetto intende inviare due cacciamine alla volta dello Stretto di Hormuz.
E allora il quesito è questo: Ministro, cosa intende fare in relazione agli impegni presi in sede internazionale ed europea per le spese militari, visto il peggioramento netto del quadro macroeconomico ?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
GIANCARLO GIORGETTI,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, durante il della NATO di giugno 2025, tenutosi all'Aia, si è concordato un progressivo aumento della spesa in difesa, che dovrebbe raggiungere il 5 per cento del PIL, secondo la definizione NATO, entro il 2035, di cui il 3,5 per cento per spese strettamente legate alla difesa e il restante 1,5 per cento relativo a misure per la sicurezza, intesa in senso più ampio.
Per quanto riguarda le spese strettamente attinenti alla difesa, nel 2025 la spesa italiana in rapporto al PIL si colloca al 2,01 per cento, come indicato nel rapporto della NATO sulle spese per la difesa dei Paesi dell'Alleanza. A tale proposito, si evidenzia che tale obiettivo del 2 per cento del PIL entro il 2025 è stato raggiunto dalla totalità dei Paesi NATO.
Inoltre, alla luce del rilevante impatto asimmetrico sui costi energetici degli eventi bellici che si sono sviluppati a partire dal 28 febbraio scorso, con la risoluzione che ha approvato il Documento di finanza pubblica del 2026, il Parlamento ha impegnato il Governo ad attivare, nelle sedi europee competenti, tutte le iniziative opportune per sfruttare la flessibilità del quadro di economica europea, al fine di fornire risposte efficaci e tempestive nel quadro del perimetro finanziario complessivo, delineato dal Documento programmatico di finanza pubblica del 2025.
Ancora, il del graduale incremento della spesa per la difesa sarà comunque valutato, ferma la misura indicata dallo scorso DFP - cioè lo 0,5 per cento - nell'orizzonte temporale di riferimento del documento di programmazione di ottobre, tenuto conto del quadro di finanza pubblica, che sarà delineato dallo stesso.
Il Governo, in ogni caso, sta instaurando un serrato dialogo con la Commissione europea, affinché sia consentita la possibilità di avvalersi di una maggiore flessibilità di bilancio per assicurare tutte quelle misure funzionali a tutelare famiglie e imprese rispetto alle conseguenze del caro energia, che ho più volte definito come la vera priorità. Solo all'esito delle trattative in questione e in base alle decisioni dell'Europa, potrà essere valutato se attivare la clausola di salvaguardia nazionale per incrementare le spese funzionali ad affrontare l'eccezionalità del contesto, ivi incluse quelle per la difesa.
Per quanto riguarda il meccanismo SAFE, volevo soltanto richiamare ancora una volta l'attenzione sul fatto che lo strumento è e resta un sistema di finanziamento e non certo a costo zero. Si tratta, infatti, di un prestito che, se ha il vantaggio di consentire una dilazione in avanti nel tempo e a tassi vantaggiosi, implica comunque l'obbligo della restituzione e la necessità di sottostare a una serie di regole sostanziali e procedurali, che limitano la discrezionalità dei singoli Stati aderenti.
PRESIDENTE. Il deputato Gubitosa, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare, per due minuti.
MICHELE GUBITOSA(M5S). Ministro, la sua risposta non ci soddisfa minimamente. È l'ennesimo tentativo di buttare la palla in tribuna, è l'ennesima volta che non si assume una responsabilità.
La verità è che avete condannato il Paese a quattro anni di crescita zero, a tre anni di crollo della produzione industriale. I salari reali dal 2021 al 2025 sono scesi dell'8 per cento e la pressione fiscale è schizzata oltre il 43 per cento, dato secondo solo ai Governi Monti, Governi ai quali lei tanto si ispira.
Vede, signor Ministro, lei può continuare in tutte le televisioni a piagnucolare sul superbonus, ma la verità è che non sa più come nascondere questi quattro punti . La verità è che si è chiuso nei palazzi e fate finta di non vedere cosa succede lì fuori, dove ci sono operai che non hanno più nulla; imprese che a fine mese chiudono, perché non hanno i soldi per le bollette e mettono i dipendenti in cassa integrazione; pensionati minimi che non riescono a fare la spesa.
Ecco, signor Ministro, penso che voi, come Governo, siate incapaci di mettere a terra misure che facciano crescere questo Paese. Quindi, è arrivato finalmente il momento che ve ne torniate a casa .
PRESIDENTE. Il deputato Gusmeroli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02670 per un minuto.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, finalmente dopo alcuni anni che in manovra di bilancio la Lega ha depositato emendamenti per rendere esenti da IMU le scuole pubbliche paritarie, con la manovra di bilancio di fine anno si è approvata un'interpretazione che ha permesso finalmente questa esenzione.
Alcuni comuni ci hanno segnalato che la stanno applicando in modo disomogeneo; non la mia bellissima città Arona, sul Lago Maggiore, ma alcuni comuni hanno bisogno di un'interpretazione maggiore o di un chiarimento da parte sua sul contenzioso e sui debiti arretrati.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
GIANCARLO GIORGETTI,. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli interroganti, dopo avere illustrato la disposizione contenuta nell'articolo 1, comma 853, della legge n. 199 del 2025, diretta a fornire un'interpretazione autentica dell'applicazione delle esenzioni dall'IMU delle scuole paritarie, chiedono di sapere se si intendano adottare iniziative di competenza per fornire ulteriori indicazioni operative, volte ad accompagnare gli enti locali nell'attuazione della novella normativa, promuovendone un'applicazione uniforme, omogenea in tutto il territorio nazionale e assicurando il corretto riconoscimento del ruolo delle scuole paritarie nel garantire l'offerta educativa pubblica.
Al riguardo, sembra opportuno precisare che la norma di interpretazione autentica suindicata valorizza come criterio per qualificare come “non commerciali” le attività didattiche svolte negli immobili posseduti e utilizzati dai soggetti di cui all'articolo 73, comma 1, lettera del Testo unico delle imposte sui redditi, la circostanza che il corrispettivo medio percepito risulti inferiore al costo medio per studente, pubblicato annualmente dal Ministero dell'Istruzione e del merito, nonché dal Ministero dell'Università e della ricerca.
Come correttamente indicato dagli stessi interroganti, la disposizione in commento attribuisce veste normativa all'interpretazione già fornita nelle istruzioni della dichiarazione IMU-ENC, di cui al decreto ministeriale del 24 aprile 2024. Pertanto, dal punto di vista tecnico, si ritiene che con tale provvedimento ministeriale siano state già fornite le istruzioni per un'applicazione uniforme ed omogenea dell'esenzione, vieppiù corroborata e confermata dalla norma di interpretazione che abbiamo richiamato, cioè l'articolo 1, comma 856, della legge n. 199, che, a giudizio del Governo, non lascia residui dubbi interpretativi.
PRESIDENTE. Il deputato Gusmeroli ha facoltà di replicare per 2 minuti.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). Grazie, Ministro. Sono decisamente soddisfatto perché si fa chiarezza, quindi, tutto il passato, contenziosi, debiti arretrati, e ovviamente anche il futuro, se rispetta il disposto di cui all'articolo 1, comma 853, della legge della manovra di bilancio, la n. 199. Finalmente, con questa interrogazione e la sua risposta, si chiarifica una norma fortemente voluta dalla Lega in questi ultimi anni e che ha visto richieste di emendamenti e di interpretazioni autentiche in tutte le manovre, almeno degli ultimi 3 anni.
Quindi io la ringrazio e spero che, a questo punto, i comuni e gli uffici tributi che hanno residue perplessità abbiano chiaro che le scuole pubbliche paritarie devono essere esenti da IMU per l'attività didattica. Grazie ancora, Ministro .
PRESIDENTE. La deputata Tenerini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02671 .
CHIARA TENERINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro, l'isopensione, disciplinata dall'articolo 4 della legge n. 92 del 2012, è uno strumento che consente di accompagnare alla pensione lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e dirigenti in esubero, nell'ambito di processi di crisi, di ristrutturazione o di riorganizzazione aziendale, con oneri interamente a carico del datore di lavoro. Dal 2018 al 2026 è possibile includere negli accordi di esodo anche lavoratori che maturano i requisiti pensionistici entro i 7 anni successivi alla cessazione del rapporto.
Secondo quanto riportato da il 7 maggio scorso, l'INPS starebbe però rigettando alcune richieste relative a lavoratori interamente contributivi, ritenendo di non poter certificare il raggiungimento dell'importo minimo previsto per l'accesso alla pensione. Chiediamo, quindi, al Ministro se quanto riportato corrisponda al vero e quali iniziative intenda assumere per garantire la piena applicazione dell'isopensione anche ai lavoratori soggetti al sistema interamente contributivo.
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, l'isopensione rappresenta uno strumento largamente utilizzato nei processi di gestione degli esuberi e di ricambio generazionale, soprattutto nei comparti industriali e nei servizi ad alta intensità occupazionale. Come si ricordava, la misura è stata introdotta dall'articolo 4 della legge Fornero e ha consentito, negli anni, di favorire percorsi di riorganizzazione aziendale, salvaguardando i lavoratori prossimi al pensionamento e garantendo una gestione ordinata delle transizioni occupazionali.
Questo istituto consente, infatti, ai datori di lavoro con più di 15 dipendenti di pianificare, in accordo con le organizzazioni sindacali, un sistema di accompagnamento alla pensione integralmente sostenuto dal datore stesso.
Il lavoratore viene accompagnato alla prima decorrenza utile del trattamento pensionistico secondo le regole vigenti. In tempi recenti si sono registrati casi riguardanti lavoratori rientranti integralmente nel contributivo, con contribuzioni collocate a decorrere da gennaio 1996, per i quali vi è la necessità di certificare il raggiungimento del requisito di importo minimo richiesto per l'accesso alla pensione anticipata o a quella di vecchiaia. L'accesso all'isopensione presuppone la verifica da parte dell'INPS del perfezionamento dei requisiti per il diritto alla pensione di vecchiaia o anticipata secondo la normativa vigente.
Per evitare situazioni di incertezza per i lavoratori e per le imprese, il Ministero ha avviato con l'INPS un percorso tecnico finalizzato a costruire criteri omogenei predittivi di certificazione, basati sulle più aggiornate proiezioni macroeconomiche e attuariali. L'orientamento del Governo è chiaro: accompagnare l'evoluzione del sistema previdenziale con strumenti che sappiano coniugare flessibilità in uscita, sostenibilità finanziaria, tutela delle persone.
In questa prospettiva, sono in corso valutazioni tecniche anche per estendere il periodo di ampliamento della durata a 7 anni, al momento garantita fino al 2026, oltre l'anno in corso. L'isopensione continua a rappresentare un istituto di utilità, soprattutto nei processi di riorganizzazione e nelle transizioni industriali. Il Ministero è impegnato a sostenerne l'efficacia e la piena funzionalità, anche attraverso interventi di aggiornamento normativo e amministrativo che si rendessero necessari.
PRESIDENTE. La deputata Tenerini ha facoltà di replicare per 2 minuti.
CHIARA TENERINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro per la risposta, della quale mi dichiaro non solo soddisfatta, ma convintamente soddisfatta. Soddisfatta perché il Ministero ha colto esattamente il punto: l'isopensione è uno strumento serio, utile, moderno, che Forza Italia sostiene con convinzione. Lo sostiene perché non è una scorciatoia, non è un privilegio, non è un costo scaricato sul sistema pubblico: è uno strumento di responsabilità. L'impresa accompagna il lavoratore verso la pensione, sostenendone integralmente il costo, garantendo continuità reddituale e contributiva e consentendo, al tempo stesso, di gestire riorganizzazioni aziendali e ricambio generazionale senza traumi sociali.
Il problema che abbiamo posto è molto concreto: per i lavoratori interamente contributivi, quelli che hanno iniziato a versare dal 1° gennaio 1996, occorre poter certificare con certezza non solo il requisito anagrafico e contributivo, ma anche il raggiungimento dell'importo minimo pensionistico previsto dalla normativa. E qui, lo voglio dire, la risposta del Ministro è importante, perché non si limita a prendere atto della difficoltà, indica una strada.
Il lavoro avviato con l'INPS per definire criteri omogenei, affidabili e predittivi è esattamente ciò che serve per evitare incertezze, blocchi interpretativi e disparità applicative. Per Forza Italia questo è il punto politico: uno strumento che funziona non va lasciato indebolire dalla burocrazia o dall'incertezza tecnica; va messo in condizione di continuare a funzionare. Ed è fondamentale che questo percorso consenta rapidamente anche di prorogare oltre il 2026 l'attuale disciplina, che permette l'accesso all'isopensione fino a 7 anni prima della pensione, perché sarebbe incomprensibile lasciare scadere una misura che ha dimostrato di essere utile alle imprese, ai lavoratori e alla tenuta sociale delle transizioni produttive.
Ringrazio, quindi, il Ministro perché la risposta va nella direzione giusta…
CHIARA TENERINI(FI-PPE). …ossia dare certezza, rafforzare lo strumento, aggiornarlo alla realtà del sistema contributivo e consentirne la prosecuzione oltre l'attuale scadenza.
PRESIDENTE. Il deputato Della Vedova ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02672 .
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il nostro sistema previdenziale deve essere sostenibile finanziariamente, lo dobbiamo ai nostri giovani, ma deve anche essere non discriminatorio e basarsi sulla certezza delle regole. La pensione di vecchiaia, nella normalità, si ha a 67 anni, con almeno 20 anni di contributi; c'è un'altra pensione di vecchiaia, a cui le lavoratrici e i lavoratori possono accedere a 71 anni, se hanno almeno 5 anni di contributi.
Ma nella nostra normativa è rimasto un buco che dice che, se tu hai anche 10 anni di contributi, ma un solo mese di contributi prima del 1996, a 71 anni non prendi niente. È palesemente un'ingiustizia, di dubbia costituzionalità. Chiediamo al Governo di agire su questo.
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere per 3 minuti.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, per i lavoratori il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, il diritto alla pensione di vecchiaia si consegue, oltre che in presenza dei medesimi requisiti anagrafici e contributivi, anche a condizione che l'importo della pensione maturata risulti almeno pari al valore dell'assegno sociale anno per anno rivalutato.
In alternativa, come si diceva, la riforma del 2011 ha previsto che i soggetti privi di contribuzione prima del 1° gennaio 1996 possano accedere alla pensione di vecchiaia al compimento dei 71 anni di età, con almeno 5 anni di contribuzione effettiva, indipendentemente dal valore dell'assegno pensionistico maturato. Il quadro normativo vigente prevede che i lavoratori con almeno un contributo collocato prima del 1996 possano accedere al trattamento pensionistico di vecchiaia al compimento dei 67 anni di età nel 2026, a fronte del requisito dei 20 anni, così come ricordava l'onorevole interrogante.
La differenziazione dei requisiti previsti per l'accesso alla pensione di vecchiaia trova il fondamento nella diversa struttura dei sistemi di calcolo previdenziale. In questa prospettiva, il maggior requisito contributivo richiesto ai lavoratori, rientranti nel sistema retributivo misto, risulta compensato dalla previsione di un requisito anagrafico inferiore rispetto a quello previsto per i cosiddetti contributivi puri che possono accedere al trattamento pensionistico senza vincolo di importo o soglia soltanto al raggiungimento dei 71 anni di età.
Siamo consapevoli che l'attuale impianto normativo, conseguenza di scelte politiche amministrative risalenti nel tempo e derivanti da un mercato del lavoro profondamente diverso dall'attuale, necessiti di interventi improntati a maggiore flessibilità e sostegno alle carriere che presentano tratti di discontinuità lavorativa e contributiva.
Al fine di far fronte alla situazione descritta, il Ministero sta valutando, con l'INPS, le modalità per definire un primo intervento normativo che consenta a una platea di lavoratori e lavoratrici, meritevoli di tutela, con contributi anteriori al 1° gennaio 1996, previa rinuncia alle quote di metodo retributivo, di optare per l'accesso alla forma di pensionamento a 71 anni così come consentito ai lavoratori con contribuzione successiva al 1995.
L'obiettivo è offrire maggiori opportunità di costruzione di pensioni adeguate, soprattutto alle giovani generazioni e a quanti presentano percorsi lavorativi discontinui. La nostra attenzione deve essere rivolta, certamente, a garantire pensioni adeguate e sostenibili, ma anche a guardare a chi può trovarsi, per un difetto di norma, in una condizione di difficoltà.
PRESIDENTE. Il deputato Benedetto Della Vedova ha facoltà di replicare.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Grazie, signora Ministra. Devo dire che, finalmente, si affronta questa questione che riguarda soprattutto le lavoratrici e i lavoratori che hanno avuto una carriera più discontinua, nella stragrande maggioranza dei casi donne.
Questo problema lei lo ha affrontato, se ho capito bene, in modo molto chiaro. Cioè, lei ha detto: lavoriamo con l'INPS. Io, poi, voglio accelerare questo processo per cui, magari, presenterò subito un emendamento al decreto Lavoro, che arriverà alla Camera la prossima settimana, così, acceleriamo i tempi, com'è giusto che sia.
Lei dice: consentiamo a chi ha avuto una carriera discontinua e ha contributi, anche prima del 1996, di rinunciare a quei contributi e, almeno, se ne ha più di 5, a 71 anni potrà prendere la pensione. È un buon passo avanti: io non lo reputo definitivo, ma le do atto che sia un buon passo avanti. Non lo reputo definitivo perché resterebbe l'ingiustizia di dover dire a quella lavoratrice o a quel lavoratore di rinunciare a contributi che, invece, ha legittimamente versato. Però, è un passo avanti.
Ripeto, presenterò un emendamento, glielo dico subito, così avvisa anche l'INPS, dato che bisogna fare veloce ed evitiamo che questa ingiustizia, di dubbia costituzionalità, continui nel corso degli anni, ma non è giusto, neanche, che continui nel corso dei mesi.
PRESIDENTE. L'onorevole Francesco Mari ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02673
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Signora Ministra, questa nostra interrogazione riguarda l'attività di contrasto all'insicurezza del lavoro, in particolare, su due punti: i finanziamenti alle imprese e gli incentivi a sostegno delle iniziative per la sicurezza del lavoro e, poi, lo stato dell'attività ispettiva.
Per quanto riguarda gli incentivi alle imprese, la Corte dei conti ci dice che, nel periodo 2019-2024, a fronte di somme impegnate, risulta liquidato soltanto il 13,59 per cento; quindi, una quantità davvero bassa.
Per quanto riguarda, invece, l'attività ispettiva, rimane una grandissima difficoltà perché le ispezioni…
FRANCESCO MARI(AVS). …sono passate da circa 8.700, nel 2023, a 7.700, nel 2024, quindi con un calo significativo .
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, voglio ringraziare per il quesito perché mi consente di chiarire alcuni elementi sostanziali con specifico riferimento all'operato dell'INAIL.
I bandi ISI non sono misure di sostegno al reddito né di mera incentivazione economica, ma sono finanziamenti vincolati alla realizzazione concreta di progetti di investimento per la sicurezza dei lavoratori con prevalente destinazione alle piccole e medie imprese. Sono concessi mediante procedura valutativa a sportello, interamente informatizzata, che, rispetta i vincoli e le tempistiche previste dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123.
Ne consegue che il bando ISI 2024, pubblicato a dicembre 2024, non poteva, tecnicamente, generare liquidazioni entro il 31 dicembre dello stesso anno. Il dato del 13,59 per cento riportato non è, dunque, metodologicamente rappresentativo.
Un'analisi corretta dovrebbe riferirsi a cicli giunti a maturazione. Proprio in questa direzione si muove il nuovo codice degli incentivi, in vigore da gennaio 2026, che impone di valutare la spesa pubblica attraverso indicatori di correlati agli obiettivi. Però, posso rassicurare che sulle annualità già definite il livello di copertura e, quindi, di tiraggio delle misure è quasi al 100 per cento, al netto, ovviamente, delle pratiche che sono state respinte.
A riprova dell'impegno del Governo a rendere quanto più celeri i processi di valutazione dei progetti e di assegnazione delle risorse, l'INAIL ha realizzato e completato la totale digitalizzazione del processo ISI e l'integrazione del sistema ISI con il registro nazionale degli aiuti di Stato. Lo stanziamento è stato incrementato, annualmente, fino a 600 milioni annui, con innovazioni significative: elenchi “No , l'aumento dei massimali per le micro e piccole imprese, la specializzazione degli assi, nuovi parametri per la rete del lavoro agricolo di qualità.
Quanto all'attività ispettiva, ricordo che, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, la vigilanza in materia di salute e sicurezza è attribuita alle aziende sanitarie locali, all'Ispettorato nazionale del lavoro e, per specifiche competenze, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco. L'INAIL svolge accertamenti in materia assicurativa, ai sensi dell'articolo 19 del testo unico INAIL. In questo ambito, il tasso di irregolarità citato e il numero delle ispezioni, però, non si riferiscono a ispezioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ma, solo ed esclusivamente, alle ispezioni di natura amministrativa sulla qualificazione del rischio; in questo caso, comunque, con pur 175 unità ispettive in servizio. Ricorderete che, per effetto anche del blocco delle assunzioni, intervenuto con il , noi abbiamo avuto, progressivamente, una riduzione, per effetto dello stop al , ma il Governo è intervenuto, nel 2024, ripristinando le facoltà assunzionali di INPS e INAIL. E siamo, adesso, quasi pronti ad avere in servizio 93 nuovi ispettori dell'INAIL che però si aggiungono ai nuovi ispettori dell'Ispettorato nazionale del lavoro con la capacità assunzionale di 1.300 nuove unità di ispettori a cui si aggiungono 150 unità per il Comando dei carabinieri per la tutela del lavoro. Per quanto riguarda gli esiti dell'attività di vigilanza…
PRESIDENTE. Devo chiederle di andare alla conclusione.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. …i requisiti sono legati anche, ovviamente, a tutta l'attività di preventiva che porta a definire bene quali sono le casistiche di rischio da andare a verificare.
PRESIDENTE. Il deputato Francesco Mari ha facoltà di replicare.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Grazie, ma la risposta è burocratica, parziale e autoassolutoria; quindi, per noi, evidentemente insoddisfacente. Noi abbiamo dei numeri certi: per le annualità 2023-2024 erano stati stanziati circa 600 milioni di euro, mentre le somme liquidate erano pari a zero. Quindi, parliamo di un biennio, 2023-2024. È sotto gli occhi di tutti che c'è una difficoltà da questo punto di vista.
Andiamo alla questione delle ispezioni. Noi, ormai, parliamo di annunci - ed è del tutto evidente - da quattro anni, da questo punto di vista. La verità è che si scappa dai settori ispettivi, soprattutto dell'INL, ma anche di altre agenzie.
Credo che, a questo punto, una scelta sarebbe sicuramente quella di avviare ai corsi tutti quanti gli idonei perché siamo in una situazione davvero difficile rispetto alla quale non si riesce, in questo momento, a mettere mano. La questione della sicurezza del lavoro io credo che non sopporti più annunci, signora Ministra .
PRESIDENTE. Il deputato Volpi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02674 di cui è cofirmatario, per un minuto.
ANDREA VOLPI(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Calderone, il tema del lavoro non può essere affrontato con soluzioni semplicistiche o slogan. Per questa ragione, il Governo ha scelto di intervenire valorizzando la contrattazione collettiva di qualità, garantendo a tutti tutele e salari adeguati. Negli otto anni che hanno preceduto il Governo Meloni non risultano, agli atti, provvedimenti e interventi per rilanciare il lavoro. Chi oggi propone il salario minimo non l'ha mai approvato; ha ratificato, però, contratti a 5 euro l'ora e ha abbandonato intere categorie come insegnanti, sanitari e pubblico impiego. La del salario minimo si è infranta sullo scoglio della Corte costituzionale, che ha bollato come illegittima la legge regionale della Toscana che istituiva proprio il salario minimo.
Dal Governo, invece, prima una risposta, quella che dice che una soglia legale, da sola, non sarebbe sufficiente a contrastare il lavoro povero e a ridurre il contrattuale, e poi una proposta, quella di introdurre, nel nuovo decreto Lavoro…
ANDREA VOLPI(FDI). … il principio del salario giusto. Il salario giusto, Ministro, è la via maestra per combattere il lavoro povero, e quest'oggi le chiediamo di conoscere la strategia del provvedimento e quali sono i risultati attesi .
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, il Governo considera il tema della qualità del lavoro e della giusta retribuzione una priorità per la crescita economica e la coesione sociale del Paese. La strategia adottata con il decreto n. 62 del 2026 nasce dalla consapevolezza che il fenomeno del lavoro povero non possa essere affrontato attraverso strumenti semplicistici o meramente simbolici ma richieda, invece, interventi strutturali capaci di valorizzare la contrattazione di qualità, contrastare il salariale e sostenere un sistema produttivo fondato sulla responsabilità sociale delle imprese. In questa prospettiva, abbiamo scelto di porre al centro della nostra azione il salario giusto, individuando quale parametro di riferimento il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Il salario giusto introduce una prospettiva qualitativamente diversa rispetto al semplice salario minimo orario; non guarda soltanto alla paga oraria, ma alla qualità complessiva del trattamento economico e normativo costruito dalla contrattazione collettiva, riconoscendo il valore delle relazioni industriali e il ruolo delle parti sociali senza alcuna pretesa di sostituirsi ad esse.
Siamo consapevoli che l'introduzione di un salario minimo legale non sia sufficiente ad affrontare le complessità del mercato del lavoro italiano, rischiando di produrre un livellamento verso il basso della media delle retribuzioni. Abbiamo ritenuto necessario rafforzare la contrattazione collettiva di qualità, che rappresenta lo strumento più idoneo a garantire salari adeguati nella specificità dei diversi settori, tutelando al contempo professionalità, produttività e diritti dei lavoratori.
Il decreto introduce un principio di grande rilevanza, il collegamento tra l'accesso agli incentivi pubblici e il rispetto del salario giusto, muovendo da una considerazione netta: le risorse pubbliche non possono concorrere, neppure indirettamente, a finanziare il contrattuale; le agevolazioni occupazionali verranno riconosciute esclusivamente alle imprese che applicano trattamenti economici almeno pari ai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, contrastando forme di concorrenza sleale basate sulla compressione dei salari e delle tutele. In questo caso credo che tutto questo debba associarsi a quelle che sono le strategie già adottate dal Governo e messe in campo anche con la legge finanziaria del 2026, in cui abbiamo voluto sostenere i rinnovi contrattuali e dare, quindi, la possibilità anche ai lavoratori e alle lavoratrici di beneficiarne con delle tassazioni di vantaggio estese anche alla tassazione agevolata del lavoro scomodo e dei premi di risultato. Per noi tutto quanto è un percorso che deve riaffermare la dignità del lavoro e, soprattutto, del lavoro ben retribuito, regolare e sicuro .
PRESIDENTE. Il deputato Malagola, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare per due minuti.
LORENZO MALAGOLA(FDI). Grazie, Presidente, e grazie, Ministro, per il suo intervento. Siamo pienamente soddisfatti della sua risposta e, soprattutto, siamo pienamente soddisfatti del lavoro che sta mettendo in campo. Con il salario giusto questo Governo dà una risposta finalmente all'altezza delle sfide del mercato del lavoro che abbiamo di fronte e, soprattutto, di quella piaga che abbiamo ereditato da più di trent'anni di Governi inattivi, che riguarda appunto il lavoro povero.
La politica deve essere coraggiosa e riformista, e quindi capace di risposte in grado di rispondere, appunto, ai problemi strutturali del nostro sistema industriale. Con il salario giusto introduciamo una misura nuova che pone al centro la buona contrattazione, perché il vero nemico del lavoro è la contrattazione pirata. Crediamo nella funzione dei sindacati e delle rappresentanze datoriali nel garantire i diritti dei lavoratori italiani, e quindi il salario giusto è pienamente alternativo al salario minimo professato dalla sinistra, che deprimerebbe i salari mediani bloccando la crescita salariale e che, soprattutto, riguarderebbe solo il 4 per cento dei lavoratori italiani, perché solo il 4 per cento riceve paghe orarie sotto i 9 euro; mentre il salario giusto riguarderebbe e riguarderà il 100 per cento dei lavoratori italiani e produrrà una crescita salariale che questo Paese attende da molti anni.
Alcuni effetti dell'azione di questo Governo già si vedono perché, per la prima volta, come ha registrato l'Istat, i salari italiani stanno crescendo più della media europea. Questo è il risultato frutto delle buone politiche di questo Governo, di questo Ministro, e siamo certi che andremo avanti, nell'ultima parte di questa legislatura, ad essere il Governo delle imprese e dei lavoratori .
PRESIDENTE. La deputata Carfagna ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02675 di cui è cofirmataria, per un minuto.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Il tema del sostegno ai salari è sempre stato al centro delle preoccupazioni di Noi Moderati, dell'intera maggioranza di centrodestra e del Governo presieduto da Giorgia Meloni. Lo dimostrano gli investimenti notevoli per la riduzione del cuneo fiscale, per la riduzione dell'Irpef: in totale 21 miliardi di euro ogni anno messi nelle tasche dei lavoratori italiani. Con il decreto del 1° maggio è stato fatto un passo in avanti ulteriore nella direzione da sempre auspicata da Noi Moderati con l'introduzione del principio del salario giusto, una soglia minima salariale di dignità al di sotto della quale non è possibile scendere, pena la perdita di cospicue agevolazioni fiscali a favore delle imprese. Le chiediamo, Ministro, quali effetti pratici ci si attende dall'applicazione concreta di queste regole che introducono il principio del salario giusto.
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, voglio ringraziare l'onorevole interrogante per le domande poste e, soprattutto, per questa interrogazione, che mi consente di indicare quelle che sono le linee guida del decreto-legge n. 62 del 2026 ma, ancora di più, di mettere in relazione, come dicevo poc'anzi, questo intervento legislativo con tutte quelle che sono le altre azioni intraprese dal Governo.
Parlavo della legge di bilancio del 2026, che ci ha consentito di mettere a disposizione dei lavoratori e delle lavoratrici italiane e delle loro famiglie quasi 2 miliardi di euro per sostenere i rinnovi contrattuali, rinnovi contrattuali che trovate anche all'interno del decreto-legge n. 62 del 2026, proprio perché c'è una connessione.
Infatti, da un lato, si introduce una aliquota Irpef agevolata del 5 per cento per i frutti derivanti dai rinnovi contrattuali, dall'altro, con il decreto Primo maggio, si fa un richiamo alla contrattazione collettiva, affinché i contratti vengano rinnovati a scadenza e, sulla base di questo, venga riconosciuta almeno un'indennità di vacanza contrattuale, nel caso in cui la scadenza del contratto dovesse protrarsi oltre i 12 mesi, un'indennità che in parte possa ristorare quelli che potrebbero essere gli effetti della perdita di potere d'acquisto di quell'aumento contrattuale.
Al di là di questo, il decreto n. 62 del 2026 fa una cosa: riconosce il ruolo delle parti sociali, riconosce l'autonomia della contrattazione, sostiene la buona contrattazione e, sulla base di questo, assegna incentivi importanti e delinea un salario giusto, identificato in un trattamento economico complessivo, che non rappresenta soltanto una parte della soluzione - come potrebbe essere il salario minimo fissato per legge -, ma è anche la soluzione, perché guarda alla complessità e all'ampiezza delle coperture e delle garanzie riconosciute da un contratto collettivo.
Il riferimento e l'ancoraggio sono i contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, ma in questo si dice alla contrattazione che quel riferimento è almeno pari, perché vuol dire che certamente bisogna stimolare le parti a fare di più e meglio.
Per noi, anche in questo caso, la scelta di fondo di accompagnare la buona contrattazione vuol dire certamente non sostituirci alle parti, ma andare anche in continuità, garantendo una continuità sugli interventi che abbiamo già messo in campo, perché nella continuità c'è razionalità e c'è soprattutto la possibilità di misurare i risultati conseguiti. Credo che la percentuale di disoccupazione italiana…
PRESIDENTE. Ministra, devo chiederle di concludere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. …di oggi sia anche una importante risposta in tal senso.
PRESIDENTE. Il deputato Lupi ha facoltà di replicare, per due minuti.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signora Ministro, noi siamo molto soddisfatti della risposta alla nostra interrogazione, ma per un semplice motivo, perché, dopo tanti anni, finalmente il Ministero del Lavoro è il Ministero del Lavoro e quell'affermazione fondamentale nella nostra Costituzione, secondo cui il lavoro è il perno su cui si può fondare qualsiasi comunità umana, viene resa non solo a parole, ma anche con i fatti. Infatti, il lavoro è la dignità di un'occupazione e non l'elemosina di un'assistenza, com'era il reddito di cittadinanza. Il salario deve essere giusto - ci fa piacere che è stata ripresa una battaglia di Noi Moderati, anche nei termini, nelle parole - e non un salario minimo imposto per legge. Il lavoro passa attraverso un'alleanza tra lavoratori e imprese e non attraverso un conflitto tra lavoratori e imprese, perché sono le imprese a dare il lavoro e non lo Stato e i lavoratori sono la principale risorsa di un imprenditore.
Ecco, credo che il compito di una forza politica come Noi Moderati, di un'alleanza come quella del centrodestra e del Ministero del Lavoro, sia esattamente questo: la sfida di tradurre i principi fondamentali in azioni concrete.
Adesso - e concludo, signora Presidente - manca un'unica altra battaglia, per noi importante, che so che è già al centro dell'attenzione di tutti: i giovani.
Noi abbiamo bisogno di dare un salario giusto ai nostri giovani per costruire il futuro. Zero tasse per i giovani che vengono assunti al primo impiego prima dei 30 anni. Sono loro che hanno bisogno di essere incentivati a costruire il futuro, a mettere al mondo i figli, a fare una famiglia e, in particolare, ad avere un lavoro per costruire il loro futuro e il futuro del Paese. Questa è la battaglia di Noi Moderati, di tutto il centrodestra e anche - di questo la ringraziamo - del Ministero del Lavoro .
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione per 1 minuto.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministro, lungi da noi fare allarmismo sull'Hantavirus, anche perché sappiamo che, per fortuna, siamo in una situazione diversa rispetto al COVID, però, questa vuole essere l'occasione per avere una risposta univoca, chiara e ufficiale per i cittadini italiani, in una sede istituzionale, rispetto ai rischi dell'Hantavirus, ma soprattutto per comprendere se il nostro Piano pandemico e, in generale, il nostro Servizio sanitario siano adeguati a far fronte non solo all'Hantavirus oggi, ma anche a possibili epidemie anche in futuro.
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere, per 3 minuti.
ORAZIO SCHILLACI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti. Capisco che la notizia di un focolaio su una nave da crociera, con casi gravi e tre decessi, abbia destato attenzione e preoccupazione. È giusto che il Parlamento chieda conto ed è altrettanto giusto che il Governo risponda con i dati.
Partiamo dai fatti. Gli Hantavirus sono virus conosciuti da decenni. Il loro osservatorio principale sono i roditori, la trasmissione interumana esiste, è molto rara e documentata per il ceppo Andes, in contesti di contatto stretto e prolungato. I cittadini devono stare tranquilli, è qualcosa che si conosce, che monitoriamo, a cui sappiamo come rispondere, non è il COVID.
Veniamo al focolaio della nave MV Hondius: al 12 maggio 2026, secondo l'ultimo aggiornamento del CDC, si contano 10 casi totali, 8 confermati, 2 probabili e 3 decessi.
L'ipotesi di lavoro più accreditata è un'esposizione iniziale zoonotica in Argentina, dove il virus Andes è endemico in alcune regioni. La nave ha attraccato a Tenerife il 10 maggio; i passeggeri sono sbarcati con procedure dedicate, il rischio per la popolazione generale in Europa è sempre stato e resta molto basso. Lo confermano le massime autorità sanitarie internazionali. Ora, cosa ha fatto l'Italia? Permettetemi di essere preciso: qualcuno ha detto che siamo stati fermi. È partito il solito atteggiamento autolesionistico per il quale l'Italia non sarebbe mai pronta. Questo non è vero. Il 5 maggio il CDC ha riportato che la donna, poi deceduta a Johannesburg il 26 aprile, è risultata positiva per Hantavirus.
Lo stesso giorno, il Ministero ha trasmesso un'informativa alle regioni, agli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, con i dati diffusi da CDC e OMS, garantendo monitoraggio e coordinamento istituzionale a livello nazionale e internazionale.
L'8 maggio abbiamo ricevuto dalla Commissione europea l'informazione relativa a 4 persone dirette in Italia, presenti sul volo dal Sud Africa ai Paesi Bassi del 25 aprile, dove era stato imbarcato e subito sbarcato uno dei casi di contagio, poi deceduto.
Nella stessa giornata ci siamo attivati per rintracciarli; abbiamo allertato subito le regioni interessate per l'attivazione delle procedure di sorveglianza attiva.
Sempre l'8 maggio si è riunita la rete di esperti Dispatch. Nella stessa giornata si è riunito anche il gruppo di esperti per la rete nazionale di laboratorio.
L'11 maggio il Ministero ha emanato la circolare operativa: aggiornamento epidemiologico, definizioni di caso, indicazioni di sanità pubblica, quarantena fiduciaria per i contatti ad alto rischio, sorveglianza attiva per gli altri.
Tutte le 4 persone oggi in Italia, presenti sul volo Johannesburg-Amsterdam del 25 aprile, sono asintomatiche e seguite con attenzione; i test finora disponibili hanno dato esito negativo. Anche i 2 casi segnalati ieri a Milano e a Messina sono negativi ai test.
Questo mi porta a un'altra domanda degli onorevoli interroganti: il Piano pandemico 2025-2029 funziona? Sì, lo sta dimostrando in questi giorni. Il Piano è stato approvato ad aprile dalla Conferenza Stato-regioni dopo un confronto costruttivo con le regioni stesse. A differenza del precedente, permette risposte calibrate su scenari diversi. Le reti previste dal Piano si sono attivate in modo coordinato, non è stato un esercizio teorico, è stata una risposta concreta, tempestiva e proporzionata.
Il Ministero continua a monitorare costantemente l'evoluzione del quadro epidemiologico internazionale. Emaneremo ulteriori indicazioni se e quando le evidenze scientifiche lo richiederanno, comunicando con tempestività e trasparenza, come abbiamo fatto finora.
Siamo pronti; il sistema funziona e i cittadini possono stare tranquilli.
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di replicare, per due minuti.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per le informazioni che ci ha fornito, che ci rassicurano rispetto ai primi casi di Hantavirus, così come anche la comunità scientifica rassicura rispetto a questa epidemia. Noi speriamo - Ministro, su questo la sollecitiamo - che i nostri ospedali, soprattutto le strutture più importanti, siano dotate dei test per affrontare eventuali casi a rischio in modo precoce, sempre a tutela della salute dei nostri cittadini.
Ci preoccupa invece, Ministro, il Piano pandemico che è stato approvato qualche giorno fa da questo Governo, che sicuramente è un passo in avanti rispetto a un approccio che mirava soltanto alla prevenzione dei rischi legati all'influenza, ma che comunque ha ancora un approccio molto burocratico, molto amministrativo, e dobbiamo vedere se all'atto pratico questo coordinamento funzionerà davvero con i diversi livelli di governo del territorio.
Quello, però, Ministro, che ci preoccupa ancora di più è che, al di là della sua esperienza personale, lei rappresenta un Governo in cui c'è una grande contraddizione. Una maggioranza che ha esponenti antiscientifici, addirittura negazionisti sul modello di Trump, no-vax, che ha portato il nostro Paese a non approvare il Piano pandemico globale promosso dall'Organizzazione mondiale della sanità, addirittura a non partecipare alle relative esercitazioni.
Questo ci preoccupa non poco, Ministro, perché, come sappiamo, i virus viaggiano in aereo, non si fermano ai confini geografici, e c'è bisogno di avere delle risposte di carattere globale e coordinato con gli altri Paesi, ma soprattutto una prevenzione che si basi sulla condivisione dei dati scientifici, della ricerca, che ovviamente non è possibile se noi guardiamo con diffidenza alle organizzazioni internazionali.
Ma ci preoccupa anche l'impoverimento del nostro Servizio sanitario nazionale in questi 4 anni di Governo Meloni, perché è evidente che, se non abbiamo medicina d'urgenza, se abbiamo i pronto soccorso in continua sofferenza e se non abbiamo personale medico e infermieristico sufficiente, non soltanto nelle future case di comunità, se mai verranno aperte, ma anche nelle strutture ospedaliere, diventa molto difficile che questo piano pandemico poi possa avere le risorse umane, le competenze e anche le risorse strumentali sufficienti per poter funzionare davvero.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Saluto i ragazzi e le ragazze del consiglio comunale di Lumezzane, in provincia di Brescia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune con i loro accompagnatori . Benvenute e benvenuti. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,15.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 97, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta di mercoledì 13 maggio 2026, la XII Commissione permanente (Affari sociali) ha approvato, in sede legislativa, la proposta di legge d'iniziativa dei deputati Ciocchetti ed altri recante “Disposizioni per la prevenzione e la diagnosi precoce del melanoma e istituzione della Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma” () (C. 813-B).
Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto tecnico tecnologico “Enrico Fermi”, di Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente al Ministro Urso e alla Presidente Meloni su quanto sta accadendo con Electrolux, per cui sono stati annunciati 1.700 licenziamenti.
Noi vogliamo avere il Governo perché la prima risposta del Ministro Urso è qualcosa che fa rabbrividire, perché utilizza sempre la propaganda, parla sempre della politica : la colpa è della politica e stiamo sicuri che questo Governo risolverà il problema. Usate tutte le argomentazioni per non toccare i veri responsabili di tutto questo sistema, che sono i grandi fondi finanziari . Questa è un'operazione finanziaria, non c'entra niente lo sviluppo strategico, la manifattura.
E quando si parla di Europa: con questa sbornia del liberismo abbiamo allargato ad Est e, nel frattempo, con i nostri soldi incentivavamo la delocalizzazione in Polonia delle nostre filiere produttive; e stiamo ancora parlando di allargare ad Est. Perché? Perché, tanto, la finanza può muoversi ovunque. Noi siamo in un mondo dove gli esseri umani non si possono parlare tra loro, dove non si possono fare accordi commerciali con altri Paesi, dove ci deve essere la chiusura e gli unici che parlano con tutti sono i finanzieri, che possono spostarsi da un posto all'altro. Parlano con Gazprom, parlano con la Cina, mentre i settori imprenditoriali italiani vengono distrutti.
È una finanza a cui noi stiamo regalando pian piano pezzi d'Italia, perché gli stiamo regalando il settore bancario, il settore della politica energetica, con le partecipazioni nelle nostre filiere strategiche, il settore previdenziale, per cui stiamo dicendo alle persone di mettere i loro risparmi nei fondi, che sicuramente sapranno come tutelarli. Poi voglio vedere quando un Governo, prima o poi, dirà: ma andiamoli a toccare un po' i nostri fondi. Ci risponderete: eh no, così mettete in crisi le pensioni dei giovani, non si possono toccare i fondi. E allora parte il solito rito, apriamo un tavolo con le parti sociali in regione, con la prefettura: tutte cose che abbiamo visto e stravisto. E alle persone che in questo momento sono in mezzo alla strada si toglie anche la soddisfazione di sapere almeno contro chi si protesta. Perché non si protesta contro un padrone, si protesta contro un ufficio di una finanziaria a Londra o a New York, che non si sa più neanche chi è . E, allora, la politica li vuole affrontare questi temi o vuole parlare delle scemenze, dando la colpa alla politica ?
Perché poi, si dice, la gente non vota: la gente non vota perché tanto sa che chi manovra questi fili è la grande finanza. E, allora, noi vorremmo avere un Governo che ci dice come arginare. Noi sappiamo che non è semplice, noi sappiamo che non è con un decreto che si risolve un problema di questo genere, ma se non si parla in Parlamento di queste cose qui, dove se ne deve parlare? Si deve parlare dell'istituzione della Giornata nazionale della porchetta ? Di cosa si deve parlare, se non del fatto che la finanza ci sta uccidendo e, nel frattempo, vediamo interviste dei grandi giornali agli imprenditori italiani, che hanno il coraggio di dire, quando gli si chiede: ma la sua sede legale è all'estero? E si sente la risposta: no, ma il cuore, l'estro e la creatività sono italiani , la sede legale è un puro espediente giuridico. Trattiamo la nobiltà imprenditoriale italiana come grandi rampolli italiani che, però, hanno le in Lussemburgo, a Londra e nei paradisi fiscali, e gli stendiamo davanti i tappeti rossi. Nel frattempo, ci sono famiglie che sono disperate e le prenderete in giro con l'ennesimo tavolo, dicendo che la colpa è del . Parliamo di 1.700 persone ed è solo l'ennesimo tavolo. Il settore degli elettrodomestici viene da Whirlpool, Beko e ora arriva Electrolux. Una discussione seria, per favore, in Parlamento. Una. Una volta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per associarci alla richiesta di informativa urgente, come è stato detto, non soltanto del Ministro Urso, ma anche della Presidente del Consiglio. Perché vede, Presidente, quella della filiera del bianco e dell'elettrodomestico è una crisi che, ormai, riguarda molte aziende italiane, diversi settori del mercato. È una crisi che non è nata oggi, ma che, negli ultimi quattro anni, non è stata seguita e monitorata come era stato richiesto al Governo.
Sono, infatti, anni che le associazioni sindacali chiedono un tavolo permanente sulla filiera dell'elettrodomestico e del bianco. Voglio ricordare che stiamo parlando di 1.700 dipendenti, sui 4.500 italiani, che lavorano in stabilimenti insediati in diverse regioni italiane, rispetto ai quali si parla di una chiusura totale, come nel caso dello stabilimento in provincia di Ancona, e di esuberi che riguarderanno tutti gli altri stabilimenti, tra cui quello di Porcia, in provincia di Pordenone, quello di Solaro, quello di Forlì, quello in provincia di Treviso. Insomma, ce ne sono diversi che riguardano una buona parte della filiera dell'elettrodomestico.
Veniamo da crisi che hanno preceduto quella dell'Electrolux, ma quello che è mancato è stata una attenzione seria, strutturale, a quello che stava avvenendo. Siamo di fronte all'ennesima ristrutturazione aziendale globale, giustificata dal risparmio e dal profitto, che, ancora una volta, ricade sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici italiane. E noi non possiamo accettare, non è tollerabile che siano solo i lavoratori e le lavoratrici italiane a pagare una ristrutturazione aziendale globale che ha come unico obiettivo il profitto.
Per questo motivo, Presidente, noi riteniamo che il tavolo del 25 sia un tavolo importante, opportuno, che arriva però tardi, che arriva quando ormai siamo nella fase patologica e che non è stato seguito come sarebbe stato necessario, da parte del Governo, negli anni passati.
A questo punto, noi riteniamo che la vicenda debba essere seguita, quindi, non soltanto dal Ministro Urso, ma anche dalla Presidente del Consiglio, perché dietro a quegli esuberi, dietro a quegli stabilimenti, c'è anche una filiera intera dell'indotto che sta subendo già i tagli e che viene da un periodo di crisi molto importante. Abbiamo visto gli errori commessi sulla filiera dell', abbiamo visto gli errori che si continuano a commettere dicendo ancora una volta, e sbagliando, che il problema è quello del . Non è affatto così. È provato che i Paesi che hanno investito sul , che hanno investito su questo tipo di presente e futuro delle loro aziende, oggi stanno meglio, oggi guardano anche a mercati diversi. Noi no. Noi pensiamo soltanto a tagli, esuberi e a come risolvere i problemi quando i problemi ormai esplodono.
A questo punto, quindi, riteniamo che sia necessaria un'informativa urgente sulla filiera intera da parte non soltanto del Ministro Urso ma anche della Presidente del Consiglio, che deve prendere a cuore queste crisi aziendali e, magari, pensare di meno alle grandi riforme costituzionali, a partire da quella della giustizia, per andare poi al premierato, per andare alla legge elettorale, dimenticandosi che ci sono lavoratori, lavoratrici e famiglie che chiedono invece, semplicemente, di avere un lavoro, un reddito da lavoro, stabilità e sicurezza. Qui vediamo una stabilità del Governo che semplicemente giustifica un totale immobilismo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ognuno di noi credo che, da deputato o da deputata, abbia assistito alla grandissima e lunghissima crisi della filiera del bianco e dell'elettrodomestico in tutta Italia. Però, guardate che questa vicenda, la vicenda dell'Electrolux, dell'arrivo di questa grande potenza svedese che dal 1984 è qui presente in Italia - qualcuno si ricorderà dell'acquisizione di allora della Zanussi - è una storia davvero lunga, una storia che racconta di quanto questo mondo sia cambiato. Pensate alle flessioni che questi grandi gruppi industriali europei, per esempio, hanno avuto poi con l'arrivo della finanziarizzazione, della globalizzazione e, per esempio - se vi ricordate i primi contraccolpi -, con l'arrivo di LG, della Samsung e quindi dei prodotti cinesi, e poi con la finanziarizzazione di quelle che erano le grandi famiglie vendute a grandi fondi.
D'altra parte questa logica - come dicevano i colleghi - premia azionisti come BlackRock e AMF, cioè soggetti di cui spesso non si hanno nemmeno i nomi: parliamo di azionisti ma ci sono sempre dei ricchi, io lo ricordo in questo luogo in cui sembra indegno fare i nomi di questi ricchi miliardari di cui non gliene frega nulla - nulla - delle ricadute sociali.
E però, poi, c'è anche una vicenda. Questa è una vicenda che ricorda quanto il sistema neoliberale, liberista, porta esattamente a queste scelte e quanto l'Europa fa finta di non vedere quanto queste aziende hanno preso, come aiuti di Stato diretti, anche in Italia - credo che parliamo di un'azienda che comunque, fra ridere e scherzare, negli ultimi anni ha preso più di 10-12 milioni di euro di finanziamenti negli scorsi dieci anni - e anche quello che fanno.
Lo descriveva bene il professor Volpi, in un articolo, recentemente, quanto anche l'Europa non vede che cosa è l'aiuto di Stato, di fatto illegittimo e che raggira quella che è una deindustrializzazione di Paesi come il nostro.
Non leggerete mai in un finanziamento per l'innovazione in Polonia “deindustrializza l'Italia”; ma, alla fine, se guardate, quei miliardi e miliardi che la Polonia investe anche grazie agli aiuti europei, all'innovazione di prodotto, dove vengono spesi, se non proprio in Polonia?
E allora io lo dico così: in un mercato comune in cui poi però il costo del lavoro è più basso, il costo dell'energia è più basso, non facciamo finta di non sapere quanto l'energia conti in questo modello. E come sapete, a proposito di Hormuz, noi siamo quelli che paghiamo di più la nostra dipendenza, esattamente prima dal gas russo e oggi dal gas qatariota e, magari, da quello americano.
Allora, io la dico così, lo dico agli amici patrioti, di sinistra e di destra: ma dov'è l'interesse nazionale a stare in questo tipo di regole? Allora, sarà normale che parte di queste 1.700 persone verranno certo assorbite magari da questa svolta del “modello ” che vuol dire esattamente meno lavoratori, ma anche dagli investimenti che ci saranno in altri Paesi europei. Allora, dico, ma possiamo unirci almeno su questo?
Questa vicenda dell'Electrolux non ci parla di interessi che non possono che essere scolpiti nella logica degli operai solo come merce, degli operai che non fanno più comodo ai profitti già stellari di questi gruppi? Ecco, grazie, Presidente, ci uniamo a questa informativa e sarebbe tanto bello parlare di politiche industriali davanti a un Governo che dice: no, di queste non ne parlo. Ecco, gli effetti si vedono .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Soumahoro. Ne ha facoltà.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Grazie, Presidente. Presidente, intervengo per chiedere un'informativa urgente del Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, sul caso dell'uccisione di Bakary Sako.
Presidente, inizio con le parole del fratello di Bakary, Souleymane: “Avete ucciso mio fratello maggiore, senza un motivo. Avete ucciso il marito di qualcuno, il figlio di qualcuno, il padre di qualcuno. La mia famiglia ha il cuore spezzato”. Queste sono le parole del fratello di Bakary Sako, che si chiama Souleymane.
Bakary Sako è stato ucciso, assassinato, all'alba di sabato scorso. Bakary era un bracciante di 35 anni, originario del Mali, Paese attualmente in costante resistenza contro i gruppi jihadisti e terroristi. Bakary Sako è partito dal Mali con la speranza, con il sogno, come tanti altri ragazzi, di poter trovare una vita migliore per sé, per i propri figli, per la propria compagna, per i propri genitori e i propri familiari.
Bakary Sako, Presidente, è stato inizialmente accerchiato mentre era in bici andando verso i campi di raccolta: accerchiato da un gruppo di 5 giovani, 4 dei quali minorenni. È stato colpito più volte al torace e all'addome senza che nessuno gli tendesse una mano; neppure mentre perdeva sangue Bakary è stato soccorso.
Ma chi era Bakary? Bakary viene descritto dalla comunità tarantina come un uomo mite, buono e rispettoso delle leggi. Queste testimonianze raccontano una persona come tante altre, impegnata a lavorare, a zappare la terra, a spaccarsi la schiena per un salario misero qualora questo salario gli venisse riconosciuto.
Presidente, non posso non esprimere in quest'Aula, la culla della nostra democrazia, il piano più alto e più nobile della nostra democrazia, il mio cordoglio ai familiari di Bakary e agli amici di Bakary .
Presidente, non posso concludere questo mio intervento di richiesta di un'informativa urgente - se voglio essere onesto, come sempre lo sono stato, e sincero con la mia coscienza, come sempre lo sono stato - senza tener conto del contesto perché così è: non c'è testo senza contesto e non c'è evento senza contesto.
Presidente, il contesto - vado a concludere - riguarda due riflessioni.
La prima riflessione, Presidente, ha a che fare con il silenzio imbarazzante di chi, in questi anni, ha costruito una campagna di odio verso lo straniero. Presidente, sono molto attento con le parole: non ho detto qui “responsabilità di chi”, ho detto il contesto e il contesto parla di questo silenzio. È un silenzio vergognoso, perché si è pensato di associare i reati e i comportamenti delle persone al colore della pelle e oggi scopriamo che non è così.
Il secondo elemento, Presidente - e concludo -, riguarda una riflessione seria, che dobbiamo fare qui, mentre i familiari di Bakary piangono, si tratta dei nostri ragazzi, italianissimi, giovanissimi, minorenni. Abbiamo la responsabilità verso questi ragazzi, non possiamo lasciare che si trasformino in branchi che devono andare…
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). …come ha detto la procuratrice, alla caccia del vulnerabile di turno, preferibilmente se nero. Questo è quanto sta accadendo non solo a Taranto, ma è il contesto nel quale da oltre tre anni e mezzo il nostro Paese è stato lasciato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. La morte di Sako Bakary è qualcosa che ci ferisce profondamente e getta vergogna sul nostro popolo. Bakary era un cittadino italiano dalla pelle nera, venuto in Italia per lavorare, per svolgere quei lavori pesanti che gli italiani non vogliono più fare e con la sua bicicletta si avviava al mattino presto per recarsi nel posto di lavoro. E cosa avviene? Lo aggrediscono, lo colpiscono ripetutamente, lo pugnalano e lo uccidono. Vedete, di quelle cinque persone che lo hanno aggredito, quattro sono minorenni; uno di loro ha confessato.
Ciò che ci colpisce, però - ed è veramente vergognoso -, è che il nostro Paese non riesca a dare quell'istruzione, quel senso di umanità, quel rispetto, quel valore dell'uguaglianza, della dignità umana che dovrebbero essere insiti in tutti noi fin da bambini. Ciò che manca è innanzitutto la scuola: è la scuola che dovrebbe insegnare a questi ragazzi cos'è il rispetto e che la pelle nera è uguale alla pelle bianca . Invece, abbiamo derive di discriminazione razziale che non sono degne della cultura del nostro Paese.
Io credo che la politica dovrebbe in questo intervenire con forza, dovrebbe dare segnali chiari, tutti uguali, tutti uguali, e dare al lavoro la stessa dignità , rispettare chiunque lavori per il semplice fatto che lavora perché il lavoro, qualunque esso sia, è dignità! Ecco, vedete, la morte di Bakary veramente la sentiamo noi come una pugnalata nel nostro corpo, perché noi italiani rispettiamo gli altri, rispettiamo chi lavora e quando avvengono cose di questo tipo nel nostro Paese non riusciamo a sopportarlo e ci dobbiamo chiedere dove abbiamo sbagliato, dove manchiamo e cosa manca nella nostra società perché insegni a tutti il rispetto dell'altro. Bakary è il simbolo di tutti coloro che partono da lontano e per anni lavorano, si sforzano, sudano, danno tutto sé stessi e vivono nelle regole e nella correttezza. Coloro che hanno parlato di lui hanno parlato di un uomo gentile, un uomo sorridente, un uomo che rispettava le regole, proprio quello che vorremmo che tutti i cittadini dalla pelle bianca facessero . Invece, è stato ucciso da 4 ragazzini e uno poco più grande solo perché aveva la pelle nera.
Io mi chiedo, Presidente, e chiedo a tutti noi, chiedo all'Aula: cosa dobbiamo fare? Quale legge deve essere varata perché fatti come questi non avvengano più? Noi non possiamo accettare morti come questa, non possiamo accettarle, non possiamo accettare aggressioni per ragioni razziali. Pensavamo che il razzismo in Italia fosse scomparso, invece abbiamo ripetutamente segnali di una presenza asfissiante. Dobbiamo dire basta al razzismo, dobbiamo insegnare il rispetto degli altri, dobbiamo insegnare il valore dell'uguaglianza. Ecco cos'è importante oggi e credo che l'informativa che è stata chiesta da Soumahoro è un'informativa importante e chiediamo la stessa informativa, unitamente a lui .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Viggiano. Ne ha facoltà.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Vede, io non so se verrà contestata l'aggravante dell'odio razziale nel gravissimo fatto che è accaduto a Taranto nella notte del 9 maggio scorso, un fatto che è già stato ricordato in quest'Aula ieri sera, allorquando abbiamo ricordato la figura di un uomo, Bakary Sako, un lavoratore, uno di quelli che sono venuti in Italia a fare un lavoro umile, ma che dà dignità, dava dignità non solo a lui, ma anche alla sua famiglia e alla sua comunità. Vede, però, dove io riscontro il razzismo? Nei minuti immediatamente successivi e nelle ore successive ai fatti di cronaca di cui abbiamo purtroppo dovuto interessare quest'Aula, sui e in giro, per le varie emittenti televisive, si pensava che lo scontro, questo episodio gravissimo, ossia la morte di Bakary Sako, fosse dovuto a uno scontro tra appartenenti allo stesso gruppo razziale. Ed è lì che si annida il razzismo, si annida allorquando Bakary, fino alla sera in cui è stato evidenziato il fatto che gli autori del reato potessero essere dei giovanissimi, nati a Taranto, nella mia città, veniva considerato un “negro”; chiedo scusa per utilizzare questo termine, viene però utilizzato spessissimo sui ed è in questo che noi dobbiamo intervenire. Viene utilizzato dove non dovrebbe essere utilizzato, viene utilizzato tra i ragazzi, viene utilizzato nelle scuole.
E quando il dirigente della Polizia di Stato ha narrato i fatti che hanno portato poi all'arresto di questi cinque autori del reato, questi cinque ragazzi, ha detto che è stato saldato il debito nei confronti di Bakary Sako, il debito che tutta la comunità tarantina aveva nei suoi confronti per la tristissima fine a cui è stato condannato dall'odio, non so se razziale, ma sicuramente dall'odio e dalla mostruosità del gesto che è stato commesso.
Vede, signora Presidente, non si nasce cattivi e, se noi vogliamo saldare il debito che abbiamo non soltanto nei confronti di Bakary Sako, ma di tutti coloro i quali divengono purtroppo vittime dell'odio razziale o della mancata condivisione dei valori e, soprattutto, della mancata coesione sociale, noi dobbiamo intervenire sulle leve principali. Abbiamo capito che non è bastato il decreto Sicurezza che ci ha detto quanto dovesse essere lunga una lama per essere nella norma, oppure non basta vietare la vendita dei coltelli ai minori per evitare che un oggetto di uso comune, come un cacciavite, possa essere utilizzato per uccidere un altro uomo. Dobbiamo intervenire sulle cause del gesto. E come possiamo fare, allorquando sappiamo che la pena, che è rieducativa ai sensi della Costituzione, in Italia potrebbe non avere un senso nel momento in cui non si creano le condizioni di base affinché la convivenza civile e sociale possa essere assicurata a tutti? I ragazzi - non li chiamo “ragazzi”, io li chiamo “colpevoli” -, i delinquenti che hanno commesso quel reato non vanno considerati unicamente come “ragazzi” nella misura in cui verranno condannati, ma potranno ritornare ad essere ragazzi nel momento in cui la pena che gli verrà comminata sarà stata utile a renderli migliori di quando hanno commesso quel fatto. Ed è su questo che io voglio insistere. Ripeto: abbiamo visto che il decreto Sicurezza o la repressione in sé e per sé non risolve il problema e non elimina la violenza dalle nostre città.
Quindi, chiedo adesso al Governo quali siano le iniziative che intenda porre in essere affinché si rafforzi la presenza dello Stato nei quartieri caratterizzati da marginalità, ma non soltanto in funzione repressiva, ma soprattutto in quella preventiva - perché è su quello che noi dobbiamo agire - e quali iniziative intenda porre in essere, anche magari sulla rivalutazione e su una nuova riscrittura del percorso che i minori possono intraprendere dopo una condanna per un gravissimo reato come questo.
E soprattutto esprimo il mio ringraziamento alla questura di Taranto e a tutti coloro i quali hanno partecipato affinché venissero individuati i colpevoli e soprattutto il mio cordoglio e il mio personale abbraccio vanno a tutta la comunità maliana e alla famiglia di Bakary Sako .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Anche come Alleanza Verdi e Sinistra ci associamo alla richiesta del collega Soumahoro, con riferimento a un'informativa che chiediamo al Governo, in particolare al Ministro Piantedosi su questa tragedia che ha visto coinvolto Bakary Sako, di 35 anni, assassinato pochi giorni fa a Taranto, da un gruppo, una banda di ragazzini che l'hanno aggredito.
Bakary era un bracciante e stava andando al lavoro nei campi, come ogni mattina; è stato accerchiato e quindi aggredito, accoltellato da questi ragazzini. La sua morte però purtroppo - ed è questa la cosa grave - sui giornali, per la grande opinione pubblica, non fa notizia. Addirittura, si è cercato di spostare l'attenzione verso presunti regolamenti di conti fra stranieri. E invece chi conosceva Bakary Sako a Taranto lo ricorda come una persona gentile, un grande lavoratore. Però, purtroppo, questo fa parte di questo clima di odio e di violenza che sempre più coinvolge anche i nostri minori.
Ora dobbiamo cercare di ricordarlo nel silenzio assordante, purtroppo, della politica. Ed è il motivo per il quale, invece, è doveroso riportare all'interno di quest'Aula questa tragedia. Chiaramente alla sua famiglia, agli amici di Bakary Sako vanno tutta la nostra solidarietà e le nostre condoglianze, però dobbiamo dire che fa parte di un clima generale di preconcetto, di razzismo, di discriminazione che ha intriso una certa cultura, anzi anticultura; e anche la politica, nel momento in cui tace, diventa complice. Ed è tutto parte anche di politiche di natura meramente repressiva, anziché di natura preventiva.
Abbiamo fatto, anche all'inizio di questa legislatura, un lavoro approfondito che poi ha portato anche all'approvazione della legge n. 70 del 2024, anche con riferimento alla prevenzione nei confronti di minori o comunque sia di giovanissimi; però non è sufficiente pensare di istituire, come abbiamo fatto, giornate come la “Giornata del rispetto”, se poi non si investe nelle politiche, soprattutto a partire dalla scuola. Quindi, davvero, in tutta questa vicenda, tutti quanti noi siamo sconfitti.
Auspico, quindi, che tutti i gruppi politici, anche della maggioranza, si associno se non alla richiesta di un'informativa al Ministro, almeno a riconoscere la sconfitta del nostro Paese di fronte a questa tragedia, altrimenti il silenzio - anche il silenzio della politica - si manifesta come complicità .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge n. 1716-A: “Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale” e delle abbinate proposte di legge nn. 125-600-875-1727-1862.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato da ultimo respinto l'emendamento 3.1003 Caramiello.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.1008 Bonafe', che si trova a pagina 13 del fascicolo. Ha chiesto di parlare il collega Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Qui torniamo su un tema particolarmente delicato, di cui parlavamo anche durante i lavori della mattinata, che è quello delle assunzioni e - io aggiungo - in particolare delle assunzioni a tempo indeterminato, alla luce del fatto che provengono informazioni da fonti autorevoli - non ultima, evidentemente, quella dell'ANCI - che stimano un tra la forza effettiva delle Polizie locali e gli organici previsti, comprensivi della diminuzione di tutti gli ultimi anni, pari a circa 11.000 agenti.
Ora, è del tutto evidente, come provavamo a dire, che, nel momento in cui si richiede agli enti locali, ai comuni e, di conseguenza, alle Polizie locali di assumersi nuove responsabilità e di svolgere nuove funzioni, a maggior ragione li si deve mettere nelle condizioni di poterlo fare. Non unica ma certamente primaria tra queste condizioni è quella del personale.
Dicevamo oggi dell'investimento sul capitale umano perché senza quello è del tutto impossibile svolgere questo lavoro che - ricordiamolo - è un lavoro anche molto di prossimità verso i cittadini, verso il territorio. Spesso e volentieri - lo sanno bene tutti i colleghi che hanno fatto gli amministratori locali - i cittadini non vanno in questura a lamentarsi delle cose, tanto meno vengono in Parlamento, ma vanno dal sindaco e chiedono al sindaco una serie di interventi. Il sindaco, a prescindere dal colore politico, spesso e volentieri non è nelle condizioni di rispondere a quelle richieste e di andare incontro a quelle esigenze, soprattutto per mancanza di personale.
Ora, noi qui stiamo dicendo: vogliamo riformare - abbiamo detto che è necessario farlo - la Polizia locale e rivedere la legge? Perfetto, ma allora bisogna intervenire anche sul tema del personale e non è che lo si possa fare, ribadisco, in maniera estemporanea e limitata, con quattro soldi per qualche straordinario o per qualche - sono pochissime, devo dire - assunzione a tempo determinato che, per definizione, non vuol dire assolutamente niente. Bisogna investire sul lavoro a tempo indeterminato, fare un investimento sui comuni, tanto più se si chiede ai comuni di intervenire e di avere un ruolo primario sulla sicurezza urbana e anche nella relazione con gli altri soggetti che si occupano di sicurezza.
Su questo, però, guardate, qui le parole, come si dice, stanno a zero. Il Parlamento vuol dire al Governo che deve mettere risorse - arrivo anche a dire: senza stare lì a quantificare al centesimo - per investire sui comuni? Allora, è del tutto evidente - la potete raccontare come volete - che, se si dà parere contrario a un emendamento come questo, talmente generico, tra l'altro, da non rappresentare un grande problema, vuol dire solo una cosa: a parole si prova a dire che si è dalla parte degli enti locali, si è dalla parte della Polizia locale, però, quando c'è da mettere i soldi, poi sparite. Per cui, se votate contro questo emendamento, è tutto talmente chiaro che poi non ci sarà bisogno neanche di spiegarlo.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1008 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.51 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.51 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.59 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.59 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.62 Auriemma. Ha chiesto di parlare il collega Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie. Questo è un emendamento molto interessante e molto importante perché smaschera tutta l'ipocrisia e anche l'inutilità, per quanto riguarda la gestione della sicurezza in Italia della maggioranza. Perché dico questo e parto in questa maniera molto ? Perché, in questi mesi, quando si parlava di sicurezza nelle città, abbiamo visto due atteggiamenti principali: il primo è quello di dire che la sicurezza è, chiaramente, un problema dell'immigrazione, di un nemico particolare, e bisogna affrontarlo con cose che, tra l'altro, non avete affrontato; l'altro discorso è che, quando c'è un sindaco di centrosinistra, il problema è che il sindaco, con la sua Polizia locale, non fa abbastanza per la sicurezza.
Questo è un tema giusto per nascondere il fatto che non avete investito sulla sicurezza, non avete investito sulle Forze dell'ordine, sull'aumento del numero di Carabinieri e agenti di Polizia, non avete investito in dotazioni, non avete investito in niente da questo punto di vista. Il vostro fallimento è conclamato dai dati.
Ma veniamo ai vigili. Perché faccio questa premessa? Perché in questo emendamento si richiede una cosa fondamentale, che richiedono tutte le associazioni di categoria e i sindacati che rappresentano i vigili urbani, ossia di equiparare oneri e onori, equiparare, anche dal punto di vista assicurativo, le coperture assicurative e le tutele di cui possono beneficiare a quelle degli agenti di Polizia. Perché dicono questo? Dicono: se volete che noi facciamo anche lavori di polizia, dovete darci tutte le garanzie che gli altri colleghi - chiamiamoli così - hanno. In questo caso non succede.
Quindi i vigili urbani diventano un po' il capro espiatorio per dire che non c'è sicurezza in città per colpa delle amministrazioni varie, però non gli si danno le garanzie per poter lavorare come ufficiali di Polizia giudiziaria a tutto tondo.
Questa mancanza di attenzione si riversa anche sul fatto che, effettivamente, se fosse veramente così, la Polizia locale potrebbe essere più tutelata e potrebbe agire anche in maniera più tranquilla nello svolgimento delle procedure e nel garantire la sicurezza delle nostre città in maniera più completa. Questo non succederà. Questo emendamento, che è molto tecnico e riguarda le assicurazioni e le tutele, sarà bocciato, perché voi avete previsto qualcosa che va in quella direzione, come previsto in questo decreto, ma niente di certo e, nei tavoli che avete fatto con tutte le associazioni sindacali, ve l'hanno rimarcato.
Quindi, come al solito, non siete andati fino in fondo, ma, più che altro, non avete mai il coraggio di investire seriamente sulla sicurezza. Per farlo bisogna mettere soldi, bisogna mettere anche tutele e bisogna fare in modo che gli operatori della sicurezza possano lavorare in maniera tranquilla e non che siano sempre solo un capro espiatorio per la maggior parte dei casi, mentre in altri casi, però, devono lavorare sottorganico e con poche dotazioni
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.62 Auriemma, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.63 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.63 Auriemma, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 3.65 Bonafe' e 3.66 Zaratti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà. Colleghi!
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo è un altro tema particolarmente rilevante, perché l'intervento legislativo ricomprende alcune fattispecie legate all'aspetto antinfortunistico e altri elementi di un qualche interesse, però, compie uno slalom straordinario, esattamente, sul tema di cui parlava adesso il collega Iaria, su una questione centrale, cioè quella previdenziale, pensionistica. Non si può pensare di identificare, benché molto nel lungo termine, una convergenza tra il trattamento delle Forze dell'ordine e della Polizia locale senza pensare di ricomprendere, in questo allineamento, anche la questione previdenziale. Una delle ragioni è il carattere dell'impiego delle Forze di polizia locale che svolgono, sempre di più, lavori che potremmo tranquillamente considerare usuranti. Come sempre, anche per altri settori, non tutti i componenti di un corpo svolgono funzioni che possano essere considerate usuranti, ma, molti di loro, svolgono esattamente queste funzioni e, di conseguenza, noi siamo convinti che questo debba essere riconosciuto pienamente. E affinché sia pienamente riconosciuto è necessario che ciò avvenga anche dal punto di vista previdenziale.
Per questo non si può pensare che, poiché l'aspetto previdenziale non ci sfugge, e poiché comporta una copertura economica, faccia la stessa fine, il cestino, ossia la fine che fanno tutti gli altri provvedimenti e tutte le proposte di cui abbiamo discusso in Commissione e anche adesso, trattando gli emendamenti in Aula, perché non avete intenzione di metterci un euro.
Guardate, ho avuto modo di dare una scorsa agli ordini del giorno - poi, forse, ne parleremo -, ma ci sono diversi ordini del giorno della maggioranza, che realisticamente non andranno al voto, che dicono: bisogna fare di più, bisogna mettere questo, bisogna riconoscere anche l'aspetto previdenziale, bisogna riconoscere... Ho capito! Allora mettetelo nella legge. Siete di maggioranza, fate gli ordini del giorno, le belle letterine a Babbo Natale di quello che vorreste? Allora, approvate alcuni di questi emendamenti e metteteli nella norma; almeno potrete dire che siete stati un po' bravi, altrimenti, sono, veramente, solo chiacchiere .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.65 Bonafè e 3.66 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione…
Revoco l'indizione della votazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Matteo Mauri. Ne ha facoltà. Non avevo capito, pensavo fosse un'indicazione di voto. Scusi, collega.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Guardi, prenderò poco tempo su questo perché questo emendamento, che, evidentemente, non è figlio dell'opposizione, è molto curioso e deriva da un dato, ossia che il Servizio Bilancio dello Stato, quando ha fatto la verifica delle quantificazioni economiche relative al provvedimento, agli emendamenti, eccetera, ha detto una cosa che secondo me vale la pena mettere in evidenza, ossia che i soldi previsti a copertura della riforma della polizia locale, 20 milioni che sono previsti in questo provvedimento, attenzione non sono mica per il 2026, ci sono a partire dal 2027.
Voi dite perché la maggioranza ha messo i soldi al 2027. No, perché, quei soldi erano già previsti da una legge del 2020, che non mi risulta risalga al periodo di questo Governo, che prevedeva che ci fossero 20 milioni, anno per anno, per coprire, esattamente, il processo di riforma che, già allora, si identificava come necessario il processo di riforma della polizia locale. Cosa dice il Servizio Bilancio dello Stato? Guardate che quei 20 milioni lì non li potete usare per il 2026, perché non ce li avete più, perché li avete già usati in occasione dell'ultimo decreto, cosiddetto Sicurezza, perché li avete messi sulla sicurezza urbana.
Allora, capiamo perché abbiamo avuto il parere contrario al secondo emendamento, quello che diceva: non 12 mesi per esercitare la delega da parte del Governo, ma 6 mesi. Perché, se fossero stati 6 mesi, quando si fosse - semmai dovesse essere - concluso il percorso, guarda caso, non ci sarebbero stati i soldi da mettere e, di conseguenza, avete dato parere contrario alla riduzione della tempistica per l'esercizio della delega, perché, altrimenti, non ci sarebbero stati i soldi. Questa è la vostra logica, cioè quella del rimandare sempre un po' più in là. Le leggi le hanno fatte gli altri, usiamo i soldi, che poi siamo stati costretti ad appostare in ragione di quella legge, però un pochino più in là: da qua l'emendamento, che dice: non prima del 2027. Se lo leggete, è un po' curioso, no?
La maggioranza che dice che bisogna fare in fretta, che bisogna assolutamente intervenire: va bene, che lo facesse il prima possibile. Invece, questa è la dimostrazione dell'incapacità, anche perché - diciamocelo - non siamo esattamente a un mese dall'inizio della legislatura, siamo entrati nel quarto anno di legislatura, per cui, se aveste avuto veramente tutta questa fretta, avreste fatto molto prima di così. Non solo non avete fatto in fretta come si sarebbe potuto, ma, qua, ci state dicendo che, forse, è persino, un po' troppo in fretta anche adesso, per cui provate a rimandarlo più in là.
Poi, sarebbe facile la battuta dei soldi che vengono spostati da una parte all'altra per far vedere, ma sono sempre gli stessi - citando i carri armati di Mussolini -, ma qui non faremo questa battuta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la relatrice, la deputata Montaruli. Ne ha facoltà.
AUGUSTA MONTARULI, . Grazie, Presidente. Solo per specificare. È vero che questi 20 milioni sono stati stanziati nell'ambito del decreto Sicurezza, però sempre dedicati alla polizia locale, perché, come ricorderà anche il collega Mauri, sono collocati proprio nell'articolo che permette le nuove assunzioni di polizia locale, anche in deroga ai vincoli di bilancio che erano stati previsti. Ciò proprio recependo quella richiesta da parte dell'ANCI che aveva citato precedentemente il collega Mauri e che veniva da anni ben lontani, quando Mauri faceva il Sottosegretario .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 3.1004 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1004 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.501, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.501, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 3.1012 Bonafe'.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Qui veniamo a un altro tema che è stato al centro della discussione, ma che, soprattutto, è una delle cose che gli enti locali, i sindaci, i comuni, i comandanti delle polizie locali, gli agenti e l'ANCI chiedono con più forza - a moltissimi colleghi questo sarà chiaro anche per i loro rapporti con assessori, sindaci, enti locali -, che è l'accesso al CED, cioè al Centro elaborazione dati.
Perché è importante permettere - voglio essere chiaro -, seguendo tutte le regole, tutte le profilassi e avendo tutte le garanzie di riservatezza e di oculatezza, l'utilizzo di queste banche dati da parte di tutti? Qui stiamo parlando di dati molto sensibili dei cittadini, per cui questa è la cornice dentro cui ci muoviamo.
Il tema però è che, se si chiede alla polizia locale di svolgere delle funzioni delicate, che possono mettere a rischio l'incolumità degli agenti, bisogna metterli anche nelle condizioni di avere contezza - si dice tecnicamente - della situazione in cui si possono trovare. Cioè, per capirci: se noi chiedessimo alla polizia locale di svolgere solo le funzioni dei vecchi vigili urbani, questa cosa non avrebbe nessun senso. Ma nel momento in cui, invece, gli agenti svolgono tantissime funzioni - si trovano a fare controlli complicati, si trovano a contatto con reati di spaccio di droga, si trovano a fermare automobili, si trovano a fare funzioni, diversamente da quello che può sembrare o ci possiamo ricordare a memoria, che non facevano anche solamente un po' di tempo fa -, bisogna metterli nelle condizioni di sapere con chi hanno a che fare.
E allora, guardate, non è che si può scrivere l'accesso al CED come se non ci fosse mai stato nella storia della Repubblica, perché l'accesso al CED già c'è e, da diversi anni, per alcune fattispecie. Per capirci: gli accessi allo schedario per i veicoli rubati, per i documenti rubati o smarriti, per la verifica dei permessi di soggiorno, per le persone ricercate, per verificare il Daspo urbano. Stiamo parlando di interventi che si sono fatti a partire dal 1993, nel 2008, 2017, 2018, quindi da parte di tutti gli schieramenti politici.
Qual è il tema? Il tema è che bisogna organizzare meglio tutto questo, anche perché spesso è rimasto, per molti anni, lettera morta e non se ne è poi data applicazione, e su questo mi sembra che ci sia una condivisione. Però non può essere solo questo, perché, se chiediamo agli agenti di polizia locale di fare certi servizi, dobbiamo anche metterli nelle condizioni - come scriviamo nel nostro emendamento - di poter consultare le banche dati sui precedenti di Polizia, cioè di avere le notizie di reato.
Poi possiamo discutere - ci saranno altri emendamenti - se sopra una certa soglia di abitanti, o altro. Discutiamone, però il tema qui è di principio. Perché, guardate, quella parte che è stata toccata dal provvedimento sul tema del CED io l'ho riletta, vi assicuro, 40 volte, e non è che sia proprio chiara, ma, soprattutto, è chiara una cosa: che è immensamente di più quello che si chiede di fare ai comuni, cioè di inserire documentazione materiale, che è una cosa onerosa da tutti i punti di vista - impiego di personale, risorse, eccetera -, rispetto a quello che gli si dà.
Poi qualcuno può avventurarsi in una spiegazione che, leggendo in un certo modo, però si capisce che, in realtà, possono accedere anche… facciamo una cosa, scriviamolo in italiano, nero su bianco. Qui c'è qualcuno che spesso fa la battaglia contro gli inglesismi. Perfetto, scriviamolo in italiano corretto e corrente, in modo che sia chiaro che si vuole dare, magari a certe condizioni - perché no? Siamo disponibili a ragionare -, agli agenti di polizia locale, gli strumenti per non rischiare di persona, per cui l'accesso a quei dati di cui parlavo prima.
MATTEO MAURI(PD-IDP). C'è la volontà o non c'è la volontà? Non è che è una richiesta mia, è una richiesta che proviene da tutto quel mondo e da tutto quel comparto. Almeno su questo, ci si vuole impegnare verso il Governo per dirgli: mettici un occhio, vai in questa direzione? Poi vedrà il Governo - ci mancherebbe - come fare, ma almeno diciamolo, cioè esercitiamo il ruolo del Parlamento fino in fondo e chiediamo, su un punto così delicato e così di snodo, di fare quello che si deve fare.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1012 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1005 Caramiello.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caramiello. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento va nella stessa direzione esposta dal collega Mauri.
Come ho detto anche oggi nel mio intervento sul complesso degli emendamenti, quando c'è un posto di blocco da parte della Polizia locale, i poliziotti purtroppo non hanno accesso al sistema d'indagine, al CED, e quindi non sanno se il sospettato, se il fermato abbia dei precedenti penali. Quindi, per scriverlo nel modo migliore possibile, lo abbiamo scritto molto semplicemente, lo dissi anche in discussione generale. Cioè, bisogna aggiungere delle paroline, bisogna aggiungere le seguenti parole: “per l'accesso allo schedario individuale delle notizie di reato”.
Così, quando si ferma un sospettato, sappiamo se ha precedenti di Polizia o meno, perché oggi sono costretti a chiamare la Polizia di Stato o i Carabinieri per farsi dire se quel fermato abbia dei precedenti penali oppure no. Quindi, questa richiesta viene da tutto il mondo della Polizia locale, lo stanno chiedendo da anni e, ancora oggi, non si capisce perché non si dia ai poliziotti locali la possibilità di accedere a questo SDI, al CED o, insomma, anche a uno SDI filtrato, ma che si dia la possibilità anche proprio per la loro incolumità .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1005 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1014 Bonafe'. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Qui arriviamo a una parte a cui ho già accennato nel mio intervento precedente, per cui non mi ci soffermo più di tanto.
Mi riferisco a quando dicevo che non solo non si dà qualcosa in più, ma si chiede qualcosa in più ai comuni che hanno anche un onere ulteriore, che poi si trasforma anche in un onere economico. E, cioè, si dice: voi sapete che, già da diverso tempo, molti comuni non solo possono accedere al CED per alcune cose, e le abbiamo riassunte prima, ma possono - ed è una scelta giusta - anche contribuire all'arricchimento delle informazioni che ci sono all'interno del CED, per cui inseriscono delle informazioni che possono tornare utili dentro la logica della sicurezza integrata, nell'interazione sempre maggiore - con il 112 e i centri di comando - tra le varie Forze di Polizia nazionale e le Polizie locali.
Però già si chiede di più, ma qua, a mio e a nostro modo di vedere, si chiede troppo, nel senso che si chiede di inserire anche tutte le attività amministrative. Allora, o lo si specifica meglio o con “attività amministrative” si devono necessariamente intendere anche le singole contravvenzioni che vengono elevate per divieto di sosta - lo dico per dire - che non sono, credo di poter dire, di nessun interesse ma che, invece, porterebbero via tantissimo tempo agli enti locali che dovessero inserirle. Allora, con “amministrative” si intende, magari, qualcos'altro di più circoscritto? Lo si definisca, lo si specifichi perché, altrimenti, da domani o da non so quando, se e quando il Governo eserciterà la delega - secondo voi fra mesi e mesi -, però rischiamo che i comuni abbiano un onere che farebbero fatica a sostenere da un lato, ma, dall'altro, soprattutto rischierebbe di essere assolutamente inutile.
Per cui qua il nostro tentativo è quello di togliere “amministrative”. Avete delle idee più intelligenti? Le volete specificare? Non abbiamo nulla in contrario, anche perché non è che lo stiamo facendo , lo stiamo facendo a favore degli enti locali. E, se è vero quello che dite ogni tanto quando intervenite, ossia che anche voi ci tenete - prima eravate molto preoccupati che passasse il messaggio che non vi occupate dei comuni - dovreste porvi il tema anche voi. Ve l'avevamo posto anche in Commissione, diciamo che ve lo siete persi. Questo è il momento giusto.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1014 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.80 Bonafe'.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ovviamente, a mano a mano, vengono a galla alcune delle questioni che abbiamo illustrato prima, quando abbiamo presentato gli emendamenti nel loro complesso.
Qui c'è un'altra questione che è di carattere economico, cioè sostanzialmente noi proponiamo di introdurre la gratuità dell'accesso alle banche dati. Vale per le banche dati nazionali, vale per il PRA, vale per le motorizzazioni, eccetera.
Allora, veramente, io devo dire la verità e lo confesso anche alla Sottosegretaria: io, nonostante le mie esperienze al Ministero, non mi ricordavo sinceramente che ci fosse una onerosità, cioè che i comuni dovessero pagare. Non è giusto adesso, non era giusto neanche prima, non è che cambia.
Però, abbiamo un'occasione che è quella di introdurre la gratuità. Cioè, se io devo entrare nelle banche dati nazionali, se io devo accedere a informazioni, non è che lo faccio perché mi diverto, sto a casa a giocare con il giochino e accedo, ma perché mi servono per il servizio - più avanti troveremo addirittura anche le frequenze radio, eccetera - e io penso che questo debba essere assolutamente gratuito. Questo è un servizio ai cittadini, noi chiediamo sempre di più alle Polizie locali - lo ribadisco, guardate, questo non è secondario -, ma in qualche modo lo Stato, in questo caso il Governo, ma lo Stato deve corrispondere con l'altra mano. Con una mano io chiedo e con l'altra do.
Il minimo, ma veramente il minimo sindacale è quello di togliere l'onerosità: non è che si può fare la cresta sul fatto che i comuni svolgono le loro funzioni. Anche perché funziona così: quelli più virtuosi fanno più cose e pagano di più e quelli meno virtuosi ne fanno meno e pagano di meno? È un po'curioso come criterio. Mi sembra che avevate detto che il merito per voi era fondamentale ed importante, avete speso anche dei soldi per cambiare le carte intestate del Ministero dell'Istruzione, siate conseguenti. Allora, almeno premiate il merito in questo caso.
PRESIDENTE. Il Governo chiede di intervenire.
WANDA FERRO,. Grazie, Presidente. Dobbiamo, però, ricordare - di questo ringrazio tramite lei, Presidente, l'onorevole Mauri -, perché probabilmente era sfuggito, che c'era un onere a carico di chi usufruiva. Io credo, insomma, che la spesa rispetto alla possibilità di accesso di tutti i comuni sia un aspetto importante, che non significa in futuro non poter intervenire, non poter anche dialogare con le amministrazioni regionali, che per alcuni versi possono avere la competenza sulla parte ovviamente digitale, quindi delle attrezzature, piuttosto che la possibilità di sostenere in modo differente il comune.
Quindi, io vorrei insomma che la discussione rientrasse. Ho sentito dire: non siete andati fino in fondo. Possiamo dire che almeno siamo partiti. Vogliamo arrivare fino in fondo, onorando ovviamente gli impegni che questo Governo può assumere e poi può portare avanti; altrimenti scrivere il libro dei sogni credo non faccia cosa gradita a nessuno, né in quest'Aula, ma neanche per la Polizia locale.
Ne approfitto, Presidente, perché insomma mi sono distratta un attimo e mi era sfuggito l'intervento del collega Caramiello, al quale dico che c'è l'accesso: probabilmente è sfuggito quanto c'è all'interno del testo. A me dispiace, perché siamo stati in discussione generale, abbiamo fatto un'approfondita discussione con i gruppi. Probabilmente sono sfuggite le cose che sono state dette nella discussione generale, dove anche i tempi previsti dal Regolamento di Aula ci consentono un dibattito più approfondito.
Quindi, chiedo la cortesia, ovviamente magari su alcune cose, di entrare proprio nel merito del testo, perché altrimenti mandiamo dei messaggi sbagliati e, soprattutto, chi ci sta ad ascoltare, probabilmente, quando guarderà il testo, si renderà conto che c'è un'incongruenza per ciò che è scritto e ciò che abbiamo fatto.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.80 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1009 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1009 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.84 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.84 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 3.86 Bonafe' e 3.1015 Bordonali. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, gli identici emendamenti 3.86 Bonafe' e 3.1015 Bordonali, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 3.88 Bonafe'.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Facendo seguito alle cose esposte in Aula, alle ragioni esposte dall'onorevole Mauri, con questo emendamento, il 3.88 Bonafe', chiediamo di estendere in modo gratuito la disciplina per l'accesso, per fini istituzionali, al Sistema di indagine interforze. Il sistema di indagine interforze…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, altrimenti non si capisce niente. Per favore, colleghi.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Il Sistema di indagine interforze è una banca dati che si rivela indispensabile per la lotta alla criminalità organizzata. Il Partito Democratico ha già fatto di questo tema una battaglia in quest'Aula durante il decreto Sicurezza. Abbiamo presentato un ordine del giorno, le nostre ragioni le abbiamo esposte, ma sono risultate vane rispetto ai numeri della maggioranza che l'ha respinto.
Ora, con questo emendamento, specifichiamo le ragioni anche per trovare un'intesa rispetto a quanto affermato poco fa dalla rappresentante del Governo, perché la limitiamo esclusivamente ai comuni capoluogo di provincia - quindi, saranno poco più di un centinaio di accessi in tutto il territorio dello Stato - o ai comuni con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti. Quindi, vuole essere un modo per alimentare il confronto, mettendo la Polizia locale, a cui chiediamo maggiori funzioni, nella condizione di poterle espletare, il tutto in un quadro complessivo piuttosto critico nei confronti dell'impegno del Governo rispetto alla criminalità organizzata.
Più volte in questa legislatura abbiamo contestato come ci sia una progressiva diminuzione dell'organico, ad esempio della Direzione investigativa antimafia. Basta guardare i dati dell'organico dall'inizio della legislatura ad ora. Continuano i tagli sia sul personale dei Carabinieri che su quello della Polizia di Stato. I Carabinieri hanno lamentato per vie ufficiali, da parte del Comandante Generale dei Carabinieri, tagli per oltre 10.000 unità.
Insomma, la situazione è grave e, se veramente vogliamo mettere a regime le maggiori funzioni che vengono assegnate alla Polizia locale, servono risorse e serve un sistema complessivo del Governo che tratti la questione in sinergia con gli enti locali, con i sindaci e con le altre Forze dell'ordine, soprattutto in casi come questi, dove francamente non si tratta di somme trascendentali.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.88 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1010 Bonafè. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Più volte in Commissione trasporti, con una serie di atti parlamentari, abbiamo sollecitato l'accesso gratuito ai sistemi informativi del PRA, del Pubblico registro automobilistico. È uno strumento indispensabile per tutte le amministrazioni locali; ne abbiamo fatto una battaglia a proposito delle auto abbandonate.
Il Governo mi fa segnali, signor Presidente, quindi...
PRESIDENTE. Allora, va bene. Chiedo scusa…
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Il Governo fa segnali, quindi aspetto.
PRESIDENTE. No, la fermo per un errore mio tecnico, perché in fondo al carteggio ho visto l'emendamento 3.89 Bonafè ed ero passato all'altra pagina. Quindi, mi perdoni, è colpa mia e chiedo scusa all'Assemblea .
Stiamo parlando dell'emendamento 3.89 Bonafè. Questo invece era l'emendamento 3.1010 Bonafè, per cui a questo punto, il 3.89 non era andato in votazione e allora poniamo ... Chiedo scusa, onorevole Barbagallo, veramente è un errore mio.
Passiamo all'emendamento 3.89 Bonafè. C'è qualcuno che vuole intervenire …? Onorevole Barbagallo, lei stava intervenendo sull'emendamento 3.1010… ho sbagliato io … Prego, prosegua, onorevole Barbagallo, le riprendo il tempo.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Sì, mi dovete accendere il microfono. Va bene, Presidente.
Dicevamo che, a proposito delle auto abbandonate, delle auto rubate, il Partito Democratico ritiene che l'accesso gratuito da parte della Polizia locale ai sistemi informativi automatizzati del PRA (del Pubblico registro automobilistico) sia un elemento fondamentale per consentire alla Polizia locale di espletare le funzioni, che sono categoriche da questo punto di vista; e anche per migliorare le sinergie che ci dovrebbero essere tra Governo ed enti locali, in un tempo in cui lamentiamo, rispetto alle grandi tematiche della finanza locale, il fatto che il Governo si giri dall'altra parte.
Ci sono tanti comuni che sono in dissesto e predissesto. Sono una marea e ogni anno il numero continua a salire in modo sempre progressivo. Ci sono comuni che non hanno neanche le risorse banali per acquistare le nuove divise per la Polizia locale, quindi non sono in condizioni di acquistarle o di ammodernare il parco auto oppure non riescono a pagare, a causa delle condizioni disastrose dell'ente locale, neanche un'ora di straordinario. Per non parlare, poi, dei comuni turistici che sono chiamati, in alcuni periodi dell'anno, a sopportare affluenze straordinarie e spesso non sono nelle condizioni di affrontare i maggiori oneri e di garantire pure un servizio decoroso.
Rispetto a questa sfida il Governo indietreggia e considerazioni banali, come quella della copertura gratuita dell'accesso ai sistemi informativi del PRA, che darebbe un grande vantaggio, restano lettera morta. Ecco perché, rispetto al parere contrario del Governo, ci aspettiamo dal Parlamento o dal Governo stesso un'inversione di rotta chiara e netta per consentire l'espletamento delle funzioni in modo coordinato e dei servizi amministrativi significativi in modo funzionale ed efficiente; non per ritornare al passato, quando per le auto abbandonate o rubate non esisteva neanche un sostegno né c'erano misure efficaci e trasparenti per gestire processi amministrativi complicati come questo.
PRESIDENTE. Sottoscrivono l'emendamento le deputate Carmina e Pastorella. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.89 Bonafè, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Adesso passiamo all'emendamento 3.1010 Bonafe', di cui dicevo prima. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1010 Bonafè, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1013 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1013 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.91 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.91 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.97 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.97 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1011 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1011 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.122 Bonafe'.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo emendamento noi proviamo a fare un po' di ordine. Dovessi fare la gerarchia dei nostri emendamenti non lo metterei sicuramente tra i primissimi. Però, sostanzialmente, proponiamo di uniformare le caratteristiche, i distintivi di qualifica delle livree, delle uniformi, delle qualifiche, dei gradi, perché in questo momento c'è un po' una Babele in giro per l'Italia, un po' per la caratteristica soprattutto municipale, magari anche per il coordinamento regionale delle diverse regioni. Però, da un lato, ci sono delle discipline e dei vincoli di dotazioni che sono diversi, dall'altro, ci sono...
MATTEO MAURI(PD-IDP). ...caratteristiche che sono quelle che vi raccontavo, che però, soprattutto, in alcuni casi, possono avere un loro effetto negativo nel momento in cui si confondono le uniformi; ciò potrebbe indurre i cittadini a confondere le uniformi della polizia locale rispetto a chi svolge diverso servizio, e cioè la Polizia di Stato, le polizie nazionali, le Forze dell'ordine in generale.
E questo vale anche per altre tipologie di lavoratori. Io penso, a volte, alle guardie giurate, e mi sembra che abbiano delle divise che troppo difficilmente si distinguono. Però quello è un capitolo a parte, non lo stiamo affrontando in questo momento. Qui noi diciamo: perché non si interviene per provare a uniformare, almeno in linea di massima, le divise e il resto?
Su questo - mettiamola così - non è che vi voglio male se non votate a favore, però non capisco sinceramente la ragione per cui non si voglia andare in questa direzione. Ove ci fosse una ragione, io su questo sarei disponibile anche a fare un'ulteriore riflessione, però, sinceramente, mi sembra che vada nella direzione giusta il fatto di dare un po' un ordine alle cose. Se questo non è un Governo dell'ordine, non so chi lo possa essere.
PRESIDENTE. Allora, prima di porre in votazione l'emendamento 3.122 Bonafe', mi comunicano che c'è un problema tecnico sui fascicoli, per cui devo sospendere la seduta per cinque minuti. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Fatta la verifica tecnica fascicolare, abbiamo risolto la questione.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti. Vi prego di raggiungere gli scranni.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.122 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.103 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.103 Bonafè, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.104 Bonafe'. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi qui torniamo sul tema del trattamento degli operatori di Polizia.
Abbiamo parlato - veramente, solo noi, non la maggioranza - di antinfortunistica, di assicurazioni, di previdenza e di pensioni. Qui proviamo ad agire in maniera chirurgica e a riconoscere un trattamento integrativo a chi svolge funzioni integrative: andiamo in pari. Sostanzialmente, diciamo che alcuni agenti sono particolarmente esposti, perché sono chiamati a svolgere funzioni in sostituzione o in stretto rapporto con le Forze dell'ordine.
Faccio un esempio: sulla scorta - non dimentichiamocelo mai - della carenza di personale effettivo delle Forze dell'ordine… Guardate, da qui partono tantissime cose che impattano sia sulle Forze dell'ordine e sulla sicurezza, sia su ciò che c'è attorno, come la Polizia locale. Questo è il punto centrale, perché senza quella forza effettiva così bassa rispetto agli organici teorici, molti di questi problemi non ci sarebbero. Per cui andiamo in ordine di gerarchie di problemi e anche di responsabilità conseguenti.
Faccio un esempio: nel momento in cui vengono chiamati dal prefetto e autorizzati dal questore per effettuare il pattugliamento su alcune zone della città dove non riescono a garantire il pattugliamento notturno, i Carabinieri o la Polizia di Stato che coprono un'altra area, allora, a quel punto, svolgono veramente le stesse funzioni degli altri. Stanno svolgendo un servizio che è integrato nel senso che è all'interno di un meccanismo più complessivo che vede l'utilizzo delle varie Forze dell'ordine.
Allora, diciamo almeno che, visto che non volete riconoscere loro la pensione per il lavoro usurante, visto che non volete aumentare gli organici, così come abbiamo detto, perché non ci sono risorse, perché le risorse che prima erano previste, i 20 milioni, sono per il pagamento degli straordinari... Ma attenzione: se lo Stato ha bisogno di stanziare risorse aggiuntive per pagare gli straordinari agli agenti della Polizia locale, vuol dire che quegli agenti sono stati costretti a fare ore aggiuntive. E perché sono stati costretti a fare ore aggiuntive? Perché non c'è abbastanza personale. Per cui il tema non è dare loro i soldi per farli lavorare di più, per costringerli a lavorare di più, ma stanziare risorse, da un lato, per assumere più personale - a tempo indeterminato, voglio essere chiaro - e, dall'altro, per garantire un trattamento economico migliore, se fosse possibile a tutti, per l'amor del cielo, ma visto che prima il Sottosegretario diceva che non siamo nel mondo ideale, nel libro dei sogni, allora va bene, ci sto, ok: ma diamogli almeno a quelli che sono più esposti rispetto ad altri.
Sulle forme, essendo questa una legge delega, non è che devo scrivere gli emendamenti indicando come, secondo quali termini, secondo quale articolo, secondo quale modalità. Do una priorità e poi, visto che, come dite, sono tanto bravi al Governo, troveranno loro il modo di farlo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la rappresentante del Governo. Ne ha facoltà. Prego, Sottosegretaria.
WANDA FERRO,. Grazie, Presidente. Ovviamente per suo tramite, rispondo al collega Mauri.
Su questo si era dibattuto molto, anche in sede referente, rispetto a un aspetto tecnico che probabilmente è stato sottovalutato, cioè gli operatori di Polizia locale, giusta ordinanza dell'autorità di pubblica sicurezza, concorrono per i compiti inerenti alla viabilità, ai servizi stradali, ai controlli amministrativi, alla tutela del decoro urbano, al patrimonio dell'ente locale eccetera, nonché a specifici servizi di ordine e sicurezza per i quali è già riconosciuta l'indennità giornaliera di ordine pubblico di cui al DPR n. 147 del 1990 che è a carico dello Stato e non degli enti locali.
Questo, come dicevo poc'anzi, nel precedente intervento, per dare una giusta narrazione, altrimenti si rischia di raccontare: non avete dato la possibilità dove gli organici sono risicati. Sappiamo che in molti comuni gli organici sono sicuramente ridotti, come è avvenuto per la Polizia di Stato, altrimenti, in tre anni, non sarebbero state fatte le 42.500 assunzioni e non avremmo messo lo di ulteriori 27.000 assunzioni entro il prossimo anno. Per esempio, abbiamo dato la possibilità ai tanti comuni in difficoltà di derogare ai parametri per le assunzioni.
Quindi, voglio precisare che il tema è tecnico: quello che voi chiedete è già assicurato dal DPR n. 147 del 1990.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, approfittiamo di questo intervento e di questo emendamento per chiedere al Governo di riallineare le funzioni del personale della pubblica sicurezza e delle Forze dell'ordine.
In realtà, il collega Mauri ha posto un problema e il rappresentante del Governo ha risposto in un modo sul quale potremmo trovarci anche d'accordo. Il problema è che, purtroppo, non è così. Forse voi non vivete i territori, ma abbiamo l'esercito che fa l'operazione “Strade sicure” e, per svolgere funzioni che sono meno importanti - nel senso che possono svolgere funzioni meno dirette da parte delle Forze dell'ordine, Carabinieri, poliziotti, Polizia municipale e finanzieri - guadagnano di più ed è una vergogna, e poi abbiamo agenti della Polizia municipale che vengono mandati a svolgere funzioni che non dovrebbero svolgere e, a loro volta, vengono sostituiti, e gli agenti della Polizia di Stato, Carabinieri e finanzieri vengono mandati a fare altro.
Allora, chiediamo al Governo, invece, di continuare a raccontarci come dovrebbe funzionare, di far funzionare le cose in modo preciso : la Polizia faccia la Polizia, i Carabinieri facciano i Carabinieri e la Polizia municipale faccia la Polizia municipale. E possibilmente, se dovete continuare a investire, non investite in uomini dell'esercito che vanno a svolgere, pagati di più, le stesse, anzi, neanche le stesse funzioni degli agenti della Polizia e dei Carabinieri.
Aggiungiamo che avete dato l'ok a un ordine del giorno presentato in una precedente legge, gli avete dato l'ok. Ricordo al rappresentante del Governo che avete detto che entro l'estate pagherete gli arretrati ai poliziotti che non prendono, da circa 2 anni in alcuni casi, gli straordinari. Se li volete così pimpanti - come li vogliamo pure noi - e così determinati, pagateli, perché continuate a fare norme senza soldi e non pagate gli uomini dello Stato
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la Sottosegretaria di Stato per l'Interno, Wanda Ferro. Ne ha facoltà.
WANDA FERRO,. Grazie, Presidente. È un atto di enorme rispetto nei confronti…
PRESIDENTE. Colleghi, ascoltiamo per favore.
WANDA FERRO,. Ne ho facoltà?
PRESIDENTE. Prego, ci mancherebbe, certo.
WANDA FERRO,. No, chiedevo, tramite lei, al collega se avessi facoltà di replica. Solo per dire - perché altrimenti veramente stiamo parlando di tutto e del nulla - che è sancito dalla legge, quello certamente. I nostri poliziotti, i nostri carabinieri, i nostri finanzieri, i nostri uomini e donne in divisa non vanno a fare le ballerine, fanno quello che è previsto dalla norma e dalla legge lo fanno in modo adeguatissimo, sono straordinari e saremo sempre e comunque dalla loro parte.
Quello che non mi sento… e chi mi conosce sa che non vado mai a strumentalizzare determinati temi e, quindi, rinvio al mittente quello che è stato detto… quello che questo Governo ha fatto, pur non avendo io la delega e, quindi, non mi assumo nessun… per carità, forse bisogna parlare delle 42.500 assunzioni, dover dire che non avevano i guanti antitaglio e sono stati acquistati, dover dire che mancavano i mezzi tipo i trattori, per essere chiari. Pensare che i rinnovi contrattuali sono avvenuti con 1,5 miliardi nella precedente battuta e che mai si è siglato, con le organizzazioni sindacali, il rinnovo contrattuale.
Quindi, credo che dobbiamo dialogare in modo intelligente, parlando ovviamente delle competenze e delle grandi abilità della Polizia locale, come delle Forze di Polizia, che ovviamente hanno uno giuridico rispetto alle competenze e che ringraziamo, perché abbiamo sempre detto, per esempio, che nelle operazioni interforze, come nelle operazioni alto impatto, hanno contribuito e così contribuiscono ogni giorno.
Però, sinceramente non mi sento di accettare, per quello che si è fatto, né di far passare la Polizia come qualcuno che va a fare l'hostess da qualche parte, né tantomeno come qualcuno che non ha contribuito a migliorare. Abbiamo coperto il e non era una cosa semplice. Troppi anni fermi rispetto alle assunzioni. Abbiamo dovuto addirittura rivedere il tempo di formazione, perché altrimenti se la formazione rimaneva… che non significa la qualità, i tempi di formazione, perché la formazione, soprattutto in una sicurezza che evolve, dalla criptovaluta, alla cybersicurezza, alla violenza sulle donne, c'è necessità di personale qualificato.
Quindi, continueremo ad investire sempre in nome e per conto di chi non ha una tessera di partito, ma di chi indossa una divisa che dovremmo difendere tutti quanti ogni giorno
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io devo dire che se la Sottosegretaria Ferro - che ringrazio, anche perché sta interloquendo nel dibattito parlamentare, che non è cosa né scontata, né usuale soprattutto - si fosse limitata alla prima parte del suo intervento, cioè al riconoscimento del valore del lavoro delle Forze dell'ordine, io mi sarei trovato naturalmente d'accordo.
Poi, però, ha detto anche altre cose, per cui mi sento di dover intervenire per chiarire, perché in più occasioni abbiamo discusso in quest'Aula dei decreti Sicurezza, di cosa ha fatto o non ha fatto il Governo. Guardi, solamente due o tre cose molto veloci.
La Sottosegretaria dice: abbiamo fatto un sacco di assunzioni. Bene, il numero delle persone assunte è inferiore al numero delle persone che sono andate in pensione o che hanno comunque cessato . La Polizia di Stato è di oltre 2.000 agenti in meno rispetto all'inizio di questo Governo, cioè quando questo Governo è entrato in carica c'erano 2.000 agenti in più , per cui avete assunto meno persone.
Questo, nonostante il fatto che abbiate ridotti in maniera consistente i tempi di formazione. Mi dispiace, Sottosegretaria, ma tempi minori di formazione non possono significare uguale formazione. È molto semplice , perché o si pensa che prima gli studenti non studiassero oppure non ci si capisce. La compressione dei tempi di formazione incide e guardate che ha un effetto sia sulla qualità del servizio che sulla sicurezza degli agenti.
È un torto che si fa a loro e siccome questo vale soprattutto per la Polizia di Stato, per questioni legate a quando si fecero, al tempo, più assunzioni, la gobba pensionistica sta raggiungendo il massimo, per cui gli anziani che vanno in pensione sono tanti ed escono normalmente dal percorso - tra l'altro, la maggior parte di questi non sono in strada per questioni anagrafiche - e i nuovi che arrivano non hanno chi gli insegna il mestiere, spesso e volentieri. Per cui, a una minore formazione teorica sui banchi corrisponde anche il fatto che non c'è chi li aiuta a familiarizzare col mestiere, quello che si capisce stando per strada e rubandolo con gli occhi da chi è più anziano, da chi sa quando bisogna gestire in un certo modo le situazioni o in un altro. Questo vale per chi sta per strada, vale per chi fa le indagini, vale tantissimo per l'ordine pubblico, che è un elemento di grandissima delicatezza, anche democratica.
Poi, un'altra cosa. Avete rinnovato il contratto, però, voglio dire, era vostro dovere, non è che avete fatto qualcosa in più. Ma c'è un punto, che avete riconosciuto un aumento del 6 per cento di stipendio a fronte di un'inflazione, nello stesso periodo, del 17 per cento, cioè vuol dire che il potere reale di acquisto di un poliziotto prima del precedente rinnovo era maggiore rispetto al giorno dopo in cui avete rinnovato il contratto. Questa è la realtà e non è che la dico solamente io o la dice solamente il PD, lo dicono i sindacati di polizia che, tra l'altro, sul tema della formazione hanno un occhio particolarmente attento e particolarmente di riguardo, così come ce l'hanno per quanto riguarda il personale effettivo. Non l'ho detto io che servono 12.000 carabinieri in più, l'ha detto il Comandante del corpo dell'Arma dei carabinieri e ha avuto un certo impatto.
Allora, non raccontiamoci le cose che non stanno. Potete dire: è difficile, tanti vanno in pensione, va bene discutiamo, però no. Allora, se il tema è che siamo dalla parte delle Forze dell'ordine, lavoriamo per loro, per metterli nelle migliori condizioni possibili per esercitare la loro funzione e per i cittadini nel loro interesse, allora, però, pensiamo anche alla loro previdenza, non solamente alle parole, perché voi siete molto bravi a mettere qualche pena in più o ad aumentare le pene, ma quando c'è da fare le cose concrete per i lavoratori del comparto della sicurezza voi non ci siete.
Se il tema è la vicinanza e la solidarietà, 100 per cento. Se, però, dobbiamo calcolare sul termometro cosa si è fatto, allora tante e tante parole, tante e tante leggi, ma poche e poche cose che veramente servono
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.104 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.106 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.106 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.107 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.107 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.108 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.108 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.109 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.109 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.110 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.110 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.111 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.111 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.123 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.123 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.125 Bonafe'. Ha chiesto di parlare il deputato Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non mi prenderò tutto il tempo a disposizione, perché è una tema su cui ci siamo già soffermati che però voglio - secondo me, è utile - rimarcare, ossia quello del piano straordinario di assunzioni, dove noi qui definiamo anche un altro aspetto, e cioè il fatto di definire i quantitativi degli organici in base ai parametri stabiliti dalle regioni.
Voi sapete che una cosa sono gli organici e una cosa sono gli effettivi. Però io credo, noi crediamo, che sarebbe utile - a maggior ragione in una fase di revisione del sistema - fermarsi un secondo, fare il punto sicuramente con l'ANCI e con i rappresentanti dei comuni e delle associazioni che rappresentano i comuni, ma anche con le regioni che - non sto a spiegare - hanno delle competenze pur residuali su questo tema rispetto a quelle nazionali. Credo sarebbe utile provare a definire questi organici, oltre a mettere in campo iniziative per riuscire a rimpolparli.
Perché? Perché, spesso e volentieri, ognuno si muove in ragione, anche ed esclusivamente, della propria capacità economica. Però ci sono delle situazioni in cui, perché che si tratta di un comune turistico per cui d'estate ci sono molte più persone oppure perché è un comune in cui arrivano tante persone durante la giornata eccetera, questi hanno la necessità di avere un organico superiore rispetto a un comune che ha le stesse dimensioni, ma è in un altro contesto.
Secondo me ci dovrebbe essere, da un lato, una disponibilità economica nazionale per garantire degli organici che siano all'altezza e, dall'altro, anche il coinvolgimento delle regioni che possono se non altro avere una funzione di coordinamento, di visione d'insieme, che potrebbe essere utile. Approfittiamo di questi passaggi anche per dotarci di strumenti concettuali che ci possano permettere di leggere meglio la realtà, le esigenze della realtà e, di conseguenza, poi, mettersi al meglio nelle condizioni di poter rispondere.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.125 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.126 Bonafe'. Ha chiesto di parlare il deputato Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Lavori gravosi, lavori usuranti. Io credo che sia o sarebbe veramente ipocrita non riconoscere queste due caratteristiche al lavoro di componenti rilevanti delle Polizie locali. Questa cosa è evidente, basta guardare i dati dell'INAIL per rendersi conto di quanto siano usuranti, gravosi o anche pericolosi, molti dei lavori che vengono svolti dalle Polizie locali.
L'ho detto anche in precedenza, lo ripeto, anche e soprattutto per quello che gli viene chiesto oltre le normali competenze riconosciute alla Polizia locale, e chieste dallo Stato, dal Governo, dalle articolazioni dello Stato e del Governo sul territorio. Penso che sarebbe un'operazione di giustizia e di attenzione verso i lavoratori del settore, verso gli operatori che sul territorio si muovono, riconoscere queste due caratteristiche. Riconoscerle, ovviamente, porta con sé certo un aggravio di costi da diversi punti di vista.
Torniamo, quindi, ancora a quel punto: pensare di fare le riforme senza metterci quote rilevanti e consistenti di risorse economiche, se va bene è del tutto velleitario, se non è così - fatemi dire - è anche un po' ipocrita.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bordonali. Ne ha facoltà.
SIMONA BORDONALI(LEGA). Grazie, Presidente. Penso che anche questa volta al collega Mauri sia sfuggito la lettera . Collega Mauri, proprio rispetto a quello che lei ha sottolineato e che mi vede assolutamente d'accordo, ossia che sia giusto riconoscere alla categoria interventi in ambito assistenziale, assicurativo, infortunistico, in tale lettera è stato inserito quello che lei sta chiedendo.
Lei adesso farà dire al collega Fornaro, ribattendo, che non c'è scritto chiaramente “il lavoro gravoso”. Di fatto si parla di materia assistenziale, assicurativa, infortunistica. Quindi, è tutto compreso rispetto a quello che lei ha chiesto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Innanzitutto per sottoscrivere l'emendamento e poi per sottolineare che questo è un vuoto che non riguarda solo questo tipo di lavoratori. È dall'inizio della legislatura che ci occupiamo di categorie - potrei nominarle, andiamo dai panificatori ad altre, ai postini - che aspettano questa definizione. I vigili urbani, in particolare, sono in attesa di un riconoscimento che non può tardare più, perché il loro lavoro è senza ombra di dubbio gravoso e usurante. E quindi questo va fatto a fini non solo assistenziali ma anche di altre tutele, che sono indispensabili ed urgenti da questo punto di vista. Su questo abbiamo - io credo -, almeno fino a questo punto, perso una legislatura e non può andare avanti così .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi pare che l'intervento del collega Mauri assolutamente non sia in contraddizione con quello che ha poi svolto la collega Bordonali. Questa è una specificazione puntuale rispetto a un tema più grande, ed è quello del riconoscimento del lavoro gravoso. Quindi, non c'è contraddizione. L'emendamento è coerente e credo che, se le cose che ha detto la collega Bordonali sono vere, non ci dovrebbero essere difficoltà ad approvare un emendamento che specifica la tematica del lavoro gravoso .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.126 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.127 Bonafe'. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente: “introduzione di disposizioni in materia assistenziale, assicurativa e infortunistica, con particolare riferimento all'accertamento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio e ai connessi benefici, relativi al rimborso delle spese di degenza e all'erogazione del corrispondente equo indennizzo, anche prevedendo l'istituzione di specifiche classi di rischio, tenuto conto dei compiti svolti, nonché alla conferma dell'applicazione al personale della polizia locale della disciplina vigente in materia di elargizioni e di riconoscimenti per le vittime del dovere e per i loro familiari ove previsto”. Glielo leggo prima per dimostrarle che non c'entra assolutamente niente con questo - e pure con quello precedente - e che se c'è tutta questa attenzione si voti a favore.
È proprio semplice, cioè lo possono capire veramente tutti e cioè diciamo: “estensione alla Polizia locale della disciplina prevista per i lavori usuranti, ai sensi del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, comportante l'anticipazione di tre anni rispetto ai regimi pensionistici attuali per il personale”. Se l'avete già scritto, fateci il piacere di dirci dove è scritta questa cosa, così come la diciamo noi, e vi diciamo bravi; se l'aveste fatto, ci avreste detto che non era ammissibile, ma semplicemente non è così. Per cui, non fate finta di aver fatto cose che non avete fatto, perché è scortese non nei nostri confronti, ma nei confronti dei lavoratori .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.127 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.128 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.128 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.129 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.129 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.131 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.131 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.133 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.133 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.135 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.135 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.1001 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1001 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 5.1 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.2 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.2 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.4 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.4 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1002 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1002 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1001 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1001 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1000 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1000 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.02 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.02 Caramiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.03 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.03 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.04 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.04 Auriemma, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.05 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.05 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.06 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.06 Penza, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.07 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.07 Auriemma, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.08 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.08 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.09 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.09 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.01000 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.01000 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 6.1000 Bonafe' e 6.2 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 6.1000 Bonafe' e 6.2 Zaratti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione…revochiamo la votazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo sulla votazione dell'articolo per annunciare il nostro voto contrario, dicendo le cose che avrei potuto dire anche sulla proposta emendativa precedente, perché qui risulta plasticamente evidente il fatto che non ci vogliate mettere una lira.
Noi abbiamo previsto una copertura anche contenuta - non è che ci abbiamo messo 2 miliardi, abbiamo messo 150 milioni - per provare a fare veramente il minimo indispensabile in ragione delle proposte che abbiamo avanzato nell'arco di tutto il lavoro di Commissione. Poi mi rendo conto che voi non avete accettato niente, perché dei tre pareri favorevoli due erano della Commissione bilancio - che vi ha detto: guardate che avete scritto cose che non funzionano, per cui dovete specificarle - e l'altro della collega Bordonali, per bontà sua, per cui, essendoci anche l'emendamento della Lega, allora è finito dentro anche l'emendamento che avevamo presentato. Ma la verità è che non avete accolto nulla di quello che avrebbe potuto concretamente incidere sulla qualità del lavoro e sulla vita delle persone che animano il comparto.
Qui noi vi abbiamo scritto: metteteci 150 milioni per mettere il Governo nelle condizioni di fare delle cose che potrebbero essere anche apprezzate. Per cui, mentre noi come PD ci siamo astenuti sugli altri emendamenti perché abbiamo ritenuto sbagliato non aver introdotto le cose che vi abbiamo proposto, ma di per sé non rappresentavano - almeno a nostro modo di vedere - un problema insuperabile, invece qui il problema è completamente insuperabile. Il problema ha un nome e un cognome: si chiama “Governo” e non vuole fare quello che serve fare. Per cui voteremo contro.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
Avverto che l'ordine del giorno n. 9/1716-A/10 Iezzi è stato ritirato dal presentatore.
Invito a questo punto la Sottosegretaria ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
WANDA FERRO,. Grazie, Presidente. L'ordine del giorno n. 9/1716-A/1 Zanella è accolto come raccomandazione, previa modifica dell'impegno nei seguenti termini: “impegna il Governo a valutare la possibilità di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative volte, senza nuove o ulteriori spese a carico della finanza pubblica e fatte salve le competenze delle amministrazioni dello Stato in materia ambientale, a regolamentare la figura e le competenze degli ispettori ambientali che operano a supporto della Polizia Municipale per vigilare sul territorio, prevenire illeciti ambientali, decoro urbano e igiene, tutela degli animali da affezione e della flora e fauna selvatica al fine di garantire un corretto monitoraggio ambientale e l'eventuale segnalazione di illeciti alle autorità competenti”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/2 Zaratti il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/3 Mari, espunte le premesse, il parere è favorevole all'impegno se riformulato come segue: “impegna il Governo a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e tenuto conto della specificità e della gravosità delle funzioni svolte dal personale della Polizia locale, di prevedere eventuali ulteriori interventi in materia previdenziale, assicurativa e infortunistica”.
Sugli ordini del giorno n. 9/1716-A/4 Caramiello e n. 9/1716-A/5 Penza il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/6 Auriemma, espunte le premesse, il parere è favorevole all'impegno se riformulato come segue: “impegna il Governo a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e tenuto conto della specificità e della gravosità delle funzioni svolte dal personale della Polizia locale, di prevedere eventuali ulteriori interventi in materia previdenziale, assicurativa e infortunistica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/7 Alfonso Colucci, espunte le premesse, il parere è favorevole, a condizione di riformulare l'impegno nei seguenti termini: “impegna il Governo, ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e controllo, ad adottare ulteriori iniziative, anche normative, volte a rifinanziare in modo strutturale e adeguato, e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, il Fondo per la sicurezza urbana, citato in premessa, assicurando che le risorse stanziate siano congrue rispetto ai fini e agli obiettivi indicati in premessa, con riguardo al reclutamento di personale della Polizia locale astenendosi, altresì, per il futuro, da riallocazioni delle risorse per esigenze estranee al Fondo e al comparto della Polizia locale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/8 Baldino, espunte le premesse, il parere è favorevole, a condizione di riformulare l'impegno nei medesimi termini indicati per l'ordine del giorno n. 9/1716-A/7 Alfonso Colucci, che è quello precedente, che ho letto.
Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/9 Bof il parere è favorevole, previa espunzione delle parole: “e controllo del territorio” - che richiamano a rigore una funzione di primaria competenza statale, volta alla prevenzione generale dei reati - o, in subordine, previa sostituzione delle stesse con le seguenti: “e di presidio del territorio”.
L'ordine del giorno n. 9/1716-A/10 Iezzi è stato ritirato.
Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/11 Bordonali il parere è favorevole, a condizione di riformulare l'impegno nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative volte a qualificare il lavoro del personale della Polizia locale quale attività gravosa ai fini del riconoscimento di benefici pensionistici”.
Sugli ordini del giorno n. 9/1716-A/12 Giovine, n. 9/1716-A/13 Montaruli, n. 9/1716-A/14 Urzì e n. 9/1716-A/15 Zurzolo il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/16 Giagoni il parere è favorevole, a condizione di riformulare nei seguenti termini: “in considerazione dell'importanza funzionale dell'accesso alle banche dati nel settore della sicurezza, riconosciuto dal provvedimento in esame, a valutare l'opportunità di intraprendere gli approfondimenti tecnici, giuridici e organizzativi necessari per vagliare la possibilità e la congruità dell'accesso del personale dei Corpi forestali delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano al CED Interforze del Ministero dell'Interno, in relazione ai profili e ai principi di competenza, di necessità dell'accesso, di selettività oggettiva e soggettiva dello stesso, di funzionalità, di protezione dei dati personali e di garanzia della sicurezza informatica, nonché compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/17 Padovani il parere è favorevole all'impegno se riformulato come segue: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e tenuto conto della peculiarità e della gravosità delle funzioni svolte dal personale della Polizia locale, di prevedere eventuali ulteriori interventi in materia previdenziale, assicurativa e infortunistica”.
L'ordine del giorno n. 9/1716-A/18 Borrelli è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno n. 9/1716-A/19 Grimaldi e n. 9/1716-A/20 Ghirra il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/21 D'Alessio il parere è contrario sul primo impegno e favorevole solo al secondo impegno, a condizione di riformulare nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e tenuto conto della peculiarità e della gravosità delle funzioni svolte dal personale della Polizia locale, di prevedere eventuali ulteriori interventi in materia previdenziale, assicurativa e infortunistica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/22 Benzoni il parere è contrario.
L'ultimo ordine del giorno n. 9/1716-A/23 Pastorella è accolto come raccomandazione.
PRESIDENTE. Ritorniamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/1 Zanella. Deputata Zanella, accetta la riformulazione ai fini della raccomandazione? Sì, grazie.
Andiamo avanti. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/2 Zaratti, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/2 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/3 Mari. Onorevole, accoglie la riformulazione? Vuole riascoltarla? Sottosegretaria, le posso chiedere la cortesia di ripetere la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/1716-A/3 Mari?
WANDA FERRO,. Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/3 Mari, espunte le premesse, il parere è favorevole all'impegno, se riformulato come segue: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e tenuto conto della specificità e della gravosità delle funzioni svolte dal personale della Polizia locale, di prevedere eventuali ulteriori interventi in materia previdenziale, assicurativa e infortunistica”.
PRESIDENTE. Onorevole Mari, accetta? No, allora passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/3 Mari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/4 Caramiello, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caramiello. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Non mi stupisce il parere contrario su questo ordine del giorno, anche perché la scelta dello strumento della legge delega, anziché di una legge ordinaria, determina un limite strutturale evidente, in quanto il Parlamento si limita a fissare criteri direttivi generali, rinviando al Governo la concreta definizione della disciplina attraverso decreti legislativi, con conseguente compressione del confronto parlamentare e della trasparenza su contenuti che incidono direttamente sull'assetto del comparto sicurezza.
Colleghi, tale impostazione ha già determinato una riduzione degli spazi di condivisione politica, a fronte della richiesta proveniente da una parte significativa degli operatori del settore di una riforma organica mediante una legge ordinaria capace di disciplinare direttamente e compiutamente la materia. Presidente, ad acuire la criticità relativa allo strumento normativo utilizzato è la clausola di invarianza finanziaria, di cui all'articolo 5, che rappresenta un vincolo sostanziale e non meramente tecnico, che ha comportato il rigetto o l'accantonamento di numerose proposte emendative volte al rafforzamento degli organici, all'ampliamento delle coperture assicurative, nonché all'equiparazione delle tutele previdenziali a quelle riconosciute alle Forze di polizia dello Stato, rinviando o escludendo interventi essenziali per l'effettiva operatività del comparto.
Presidente, il provvedimento elude il nodo centrale della riforma, ossia il riconoscimento della Polizia locale quale Forza di polizia a ordinamento locale, anche ai fini di un eventuale inserimento nel sistema delineato dalla legge n. 121 del 1981, ritenuta fondamentale da larga parte delle rappresentanze di categoria, ma esclusa, purtroppo, da questo Governo. Presidente, sono stati respinti interventi su aspetti essenziali, quali il potenziamento degli organici, la previsione di adeguate coperture assicurative per infortuni e l'equiparazione previdenziale, con conseguente permanenza di condizioni di criticità per il personale. Colleghi, non è prevista l'obbligatorietà di strumenti fondamentali per la sicurezza operativa, quali il collegamento radio costante con una centrale operativa, condizione essenziale per garantire la tutela degli operatori.
Presidente, alcune disposizioni contenute nella delega appaiono suscettibili di determinare un arretramento rispetto al quadro normativo vigente, in particolare laddove rimettono in discussione l'attribuzione delle qualifiche di Polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza, ovvero introducono margini eccessivi di discrezionalità nella revoca della qualifica di agente di pubblica sicurezza. Presidente, non vengono introdotte innovazioni significative in materia di accesso alle banche dati (dallo SDI al CED), e l'ho detto più volte, permanendo ritardi ultradecennali, né vengono adeguatamente valorizzate le funzioni dirigenziali dei comandanti dei corpi di Polizia locale.
Nel complesso, il provvedimento si limita a formalizzare e a ridefinire competenze di fatto già esercitate dalla Polizia locale, senza accompagnarle con adeguati strumenti, tutele e riconoscimenti, risultando pertanto inidoneo a realizzare una riforma effettiva del settore.
Quali impegni chiedeva al Governo questo ordine del giorno? Semplicemente garantire che la norma delegata non comporti l'abrogazione della legge n. 65 del 7 marzo 1986, assicurandone la perdurante vigenza, quale fonte di principi generali in materia di ordinamento della Polizia locale, fatti salvi esclusivamente gli interventi di coordinamento e le disposizioni espressamente superate o incompatibili con la nuova disciplina. Presidente, quest'ordine del giorno vuole impegnare il Governo ad assicurare, nell'adozione dei decreti legislativi, la piena salvaguardia dei principi consolidati della legge n. 65 del 1986, come interpretati dalla giurisprudenza amministrativa, in particolare con riferimento all'autonomia organizzativa dei corpi di Polizia locale, alla loro specificità ordinamentale e alla natura pubblicistica delle relative funzioni.
Presidente, Sottosegretario, l'ordine del giorno impegna a prevedere in ogni caso che il riordino della materia avvenga in un quadro di continuità normativa, valorizzando e mantenendo i capisaldi dell'impianto vigente, al fine di evitare vuoti di tutela, incertezze interpretative o regressione rispetto alle garanzie attualmente riconosciute al personale della Polizia locale. Per questo, vi chiedo un voto favorevole in quest'Aula.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/4 Caramiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/5 Penza, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Penza. Ne ha facoltà.
PASQUALINO PENZA(M5S). Grazie, Presidente. Voglio essere breve nel mio intervento, perché penso che l'ordine del giorno sia abbastanza chiaro. L'ordine del giorno mira semplicemente ad equiparare la Polizia locale ai corpi di Polizia, perché, dal punto di vista previdenziale, quindi pensionistico, la Polizia locale non è ancora equiparata a un corpo di Polizia di Stato, eppure svolgono gli stessi compiti e gli stessi ruoli, anche se territorialmente limitati. In questo contesto, chiediamo semplicemente di equiparare tale disciplina. È impensabile avere due corpi che fanno le stesse funzioni, ma che non vengono trattati allo stesso modo.
Quindi, posso avanzare almeno una richiesta al Governo, Presidente, per il suo tramite, di accantonamento di questo ordine del giorno, al fine di dare un voto favorevole su una cosa giusta .
PRESIDENTE. Allora, chiedo alla Sottosegretaria rispetto all'istanza di accantonamento. Prendo atto che è contraria. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/5 Penza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/6 Auriemma. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/7 Alfonso Colucci. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/8 Baldino. Onorevole, accoglie la riformulazione? La vuole riascoltare. Per favore, Sottosegretaria, può ripetere la riformulazione?
WANDA FERRO,. Sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/8 Baldino, espunte le premesse, il parere è favorevole a condizione di una riformulazione dell'impegno nei medesimi termini indicati per l'ordine del giorno n. 9/1716-A/7 Alfonso Colucci.
La riformulazione è la seguente: “impegna il Governo, ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e controllo, ad adottare ulteriori iniziative, anche normative, volte a rifinanziare in modo strutturale e adeguato e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, il Fondo per la sicurezza urbana, citato in premessa, assicurando che le risorse stanziate siano congrue rispetto ai fini e agli obiettivi indicati in premessa con riguardo al reclutamento di personale della Polizia locale astenendosi, altresì, per il futuro, da riallocazioni delle risorse per esigenze estranee al Fondo e al comparto della Polizia locale”.
PRESIDENTE. Accetta, onorevole Baldino? No. Prego, onorevole Baldino.
VITTORIA BALDINO(M5S). No, non accetto intanto perché vengono citate le premesse che, però, vengono espunte e, quindi, non capisco che cosa si cita, a cosa si fa riferimento se le premesse non ci sono nell'ordine del giorno. Ma non accetto - pur ringraziando la Sottosegretaria per lo sforzo di esserci venuta incontro anche con la riformulazione dell'ordine del giorno del collega Colucci, che ha la medesima riformulazione che mi si propone - perché, a parte che mancano le premesse che sono importanti, noi chiediamo che il Fondo venga rifinanziato per assicurare che vengano attribuite risorse congrue ai comuni per fare sicurezza integrata, cosa che i comuni sono chiamati a fare sempre di più, ma che non riescono a fare perché le risorse gli vengono tagliate sempre di più. Cioè, il mio ordine del giorno era diverso rispetto a quello del collega Colucci, che si riferiva prettamente alle funzioni, al comparto e al personale della Polizia locale. Qui stiamo parlando di un altro aspetto, quello della sicurezza urbana.
Allora, ogni volta che si parla delle statistiche sull'aumento dei reati negli ultimi anni ci viene detto dal Presidente Meloni: ma guardate che i reati aumentano nelle città amministrate dal centrosinistra. Quindi, vuol dire che la responsabilità è dei comuni. Allora, se la responsabilità, secondo il Governo - secondo me no -, ma se la responsabilità di fare sicurezza, dicevo, secondo il Governo è dei comuni, allora il Governo desse le risorse ai comuni per fare sicurezza e questo ordine del giorno andava proprio in questa direzione.
Quindi, pur apprezzando lo sforzo della Sottosegretaria, io non posso accettare perché, in questo modo, il mio ordine del giorno e il mio impegno chiesto al Governo vengono totalmente svuotati di senso e allora non andiamo nella direzione dove vi stiamo chiedendo di andare .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/8 Baldino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/9 Bof. Accetta la riformulazione? Si, accetta la riformulazione.
L'ordine del giorno n. 9/1716-A/10 Iezzi è stato ritirato.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/11 Bordonali. Accetta la riformulazione? Si, accetta la riformulazione.
Sugli ordini del giorno n. 9/1716-A/12 Giovine, n. 9/1716-A/13 Montaruli, n. 9/1716-A/14 Urzì e n. 9/1716-A/15 Zurzolo vi è il parere favorevole del Governo.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/16 Giagoni. Accetta la riformulazione? Si, accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/17 Padovani. Accetta la riformulazione? Si, accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/18 Borrelli, accolto dal Governo come raccomandazione. Accetta la raccomandazione? No. Quindi, Governo le chiedo, visto che non viene accettata la raccomandazione sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/18 Borrelli, il parere è contrario o favorevole? È contrario.
Allora se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/18 Borrelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/19 Grimaldi.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/19 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/20 Ghirra.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/20 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/21 D'Alessio. Accetta la riformulazione? Diamo voce all'onorevole D'Alessio.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Sempre grande disponibilità ad accettare, ma questo è un parere contrario, non è una riformulazione, perché è un'apertura al 10 per cento. Quindi, lo votiamo.
PRESIDENTE. Quindi, non accetta. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/21 D'Alessio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1716-A/22 Benzoni.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1716-A/22 Benzoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo, infine, all'ordine del giorno n. 9/1716-A/23 Pastorella, accolto dal Governo come raccomandazione. Accetta la raccomandazione? Accetta la raccomandazione.
Quindi, dovremmo aver finito con gli ordini del giorno.
Colleghi, il Governo intende intervenire. Prego, Sottosegretaria.
WANDA FERRO,. Se mi è consentito, rispetto a quello che ha detto la collega Baldino, Presidente, voglio ovviamente dire che ha ragione perché, in effetti, si ripropone la questione delle premesse che, invece, nel caso…
PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio, altrimenti non si comprende.
WANDA FERRO,. …dell'ordine del giorno erano state espunte, quindi, per un fatto di onestà intellettuale e di chiarezza sicuramente. Però a me dispiace che non abbia accettato la riformulazione, perché la riformulazione, collega, ferme restando le sue ragioni, significava non trasferire queste risorse su altro che non fosse il comparto della Polizia locale, mentre spesso nei comuni per necessità magari vengono spese per altro, ma anche la possibilità di poter poi intervenire su quelle che sono le competenze.
PRESIDENTE. No, colleghi, scusate un attimo. C'è da chiarire un aspetto del fascicolo, credo che si sia un attimo inciampati tecnicamente. Quindi, rimanete in Aula, perché non escludo… vuole…
WANDA FERRO,. Stessa cosa equivale per l'ordine del giorno n. 9/1716-A/7 Alfonso Colucci che, a mia memoria, ha accettato la riformulazione…
WANDA FERRO,. … dove va espunto il discorso delle premesse dalla riformulazione.
PRESIDENTE. Va bene, quindi non dobbiamo ricorrere di nuovo al voto.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale e della votazione finale avrà luogo nella seduta di domani, giovedì 14 maggio, a partire dalle ore 9,30.
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, all'ordine del giorno della seduta di domani, dopo tale provvedimento, e prima degli altri argomenti già previsti, sarà iscritto l'esame delle questioni pregiudiziali Braga ed altri n. 1, Grimaldi ed altri n. 2 e Santillo ed altri n. 3, riferite al disegno di legge n. 2920, di conversione del decreto-legge n. 66 del 2026, recante disposizioni urgenti per il Piano casa.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà. No, non interviene.
Passiamo, allora, all'intervento dell'onorevole Lomuti. Prego, ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Presidente, facciamo un po'…
PRESIDENTE. Sì, sì, aspettiamo anche due secondi. Colleghi, per favore, un po' di silenzio, così chiudiamo la seduta. Colleghi, silenzio. Prego, onorevole Lomuti.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Vorrei porre all'attenzione di quest'Aula un paradosso che riguarda una regione del Sud, una regione che presenta da sempre numeri negativi, specialmente in merito agli indici socioeconomici di quel territorio, che è la mia regione, la Basilicata. E il paradosso sta nel fatto che è una regione che è produttrice di energia, dal fossile alle fonti rinnovabili, e che contribuisce in maniera significativa al sostentamento e al fabbisogno energetico del nostro Paese.
Soltanto per quanto riguarda l'energia fossile - il petrolio - produce l'80 per cento a livello nazionale e contribuisce per il 10 per cento al fabbisogno nazionale. Riguardo alle energie rinnovabili, la produzione delle stesse, in Basilicata, raggiunge il 90 per cento a livello nazionale. Eppure, è la regione che più di tutte, da sempre, paga il prezzo più alto di carburante, di gas, di benzina, di gasolio a livello nazionale. La stessa cosa, Presidente, per quanto riguarda anche l'aumento dei prezzi dovuto alle crisi internazionali, come quella che stiamo vivendo oggi a Hormuz.
E, allora, perché un cittadino lucano, che dà così tanto, come contributo, a un settore che è forse quello primario per quanto riguarda un Paese, cioè quello dell'energia, deve subire, poi, questo paradosso sulla propria pelle? Vede, Presidente, noi vorremmo capire. Ho depositato un'interrogazione su questo tema. Vorremmo capire perché la politica nazionale non tratta la Basilicata come dovrebbe trattare una regione importante per il contributo che dà, e perché il Governo nazionale non tratta questo tema. Ho depositato un'interrogazione per capire quali sono i motivi di questa discriminazione, di questo fatto che ormai è insopportabile. Cioè, il Governo utilizza una regione e i suoi cittadini, sfruttandola al massimo fino all'osso, per poi abbandonarla.
Cerchiamo di capire se sia dovuto ai costi logistici, se sia dovuto ai tracciamenti o se sia dovuto a un mercato che è spietato. Però, Presidente - e concludo -, io chiederei ai Ministri e al Governo adito, per capire qual è il motivo di questa discriminazione, una risposta seria e concreta non al sottoscritto, ma a tutti i cittadini lucani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rotondi. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO ROTONDI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, vorrei segnalare che si è verificato ieri un nuovo capitolo di una tragedia collettiva che si sviluppa, purtroppo, a rate. E la rata di ieri è la scomparsa di Francesco Pastore, che è un operaio dell'ex Isochimica di Avellino.
Si tratta di una azienda che rinvia a una pagina oscura della nostra vita pubblica, perché - lo ricordo ai più giovani - questa azienda ebbe da Ferrovie l'incarico di togliere l'amianto dalle carcasse dei treni, per dirla con linguaggio semplice, e fu fatto senza le precauzioni che sono necessarie quando si realizza un lavoro di questo tipo. Non sono illazioni, ma sentenze penali e civili. L'ultima sentenza parla di una vera e propria strage di Stato, per cui gli operai del tempo hanno tutti contratto le malattie conseguenti all'esposizione non protetta all'amianto e, uno ad uno, si stanno ammalando e stanno morendo.
Al di là dell'ultimo scomparso, che avevo l'onore di conoscere e con il quale avevo parlato anche recentemente, noi abbiamo un dovere di giustizia verso questi lavoratori. Tutti i Governi che si sono susseguiti dopo che le sentenze hanno cominciato ad allinearsi hanno ricevuto i rappresentanti, gli avvocati.
Il tema è semplice: se vi è stata una strage di Stato e se le sentenze dimostrano che c'è conseguenza tra l'esposizione all'amianto, la malattia e la morte, questi morti debbono essere risarciti. E da parte di Ferrovie vi sarebbe l'interesse a risarcirli, secondo una proposta transattiva che l'associazione dei lavoratori formula, perché ciò che loro chiedono è molto meno di quello che dovrà essere dato a fine di tutti i giudizi.
Naturalmente, RFI dice che l'azionista, il MEF, deve dare un'indicazione, senza la quale non vi è nessuna possibilità di dare ai lavoratori una soddisfazione minimale, che è al di sotto di quello che gli spetterebbe, che gli toccherebbe, che sarebbe giusto dare. Il Ministero dell'Ambiente ha ribadito di aver fatto tutto quanto è nei suoi poteri per il risanamento dell'area ex Isochimica, ma il tema che la drammatica notizia di ieri ripropone è quello del legittimo risarcimento dei lavoratori, almeno di quelli ancora in vita, almeno di quelli che hanno aderito alla formulazione di un'ipotesi transattiva.
Segnalerei al Governo e a tutte le forze politiche la necessità di una maggiore attenzione verso una tragedia nazionale che rimane viva e che purtroppo, a rate, si ripropone, tragicamente, di tanto in tanto .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rotondi, anche perché mi ha rammentato che io feci una parte di indagini sull'Isochimica anni fa.
Ha chiesto di parlare il collega Donno. Ne ha facoltà.
LEONARDO DONNO(M5S). Grazie, Presidente. Stiamo denunciando, da mesi ormai, un allarme sicurezza in tutta la Puglia, che ha coinvolto tutte le province e tutti i territori, che sono colpiti da atti intimidatori - addirittura ad amministratori locali -, rapine, bombe ai bancomat, omicidi, episodi di criminalità e violenza urbana che si moltiplicano. È appena di ieri notte la notizia dell'esplosione di due bancomat, fatti, appunto, esplodere a Carmiano, in provincia di Lecce.
Proprio ieri pomeriggio, insieme al collega Alfonso Colucci, abbiamo presentato l'ennesima interrogazione al Ministro dell'Interno sul tema della sicurezza, dalla criminalità e per la legalità in Puglia. Ad oggi, però, Presidente, nonostante numerose interrogazioni, nessuna risposta è arrivata dal Ministro. Evidentemente a Piantedosi e alle destre non importa nulla di questo tema. L'assenza di risposte è inaccettabile, perché questi episodi continuano a minacciare il territorio, gli imprenditori, i cittadini, le stesse Forze dell'ordine.
E la Puglia è fortemente colpita dalla criminalità. In provincia di Foggia c'è una situazione molto preoccupante, molto particolare. Il procuratore nazionale antimafia, Melillo, ha affermato che la situazione a Foggia è persino più grave di quella che si rileva in Sicilia o Calabria. A tutto questo si aggiunge la gravissima carenza di personale e di organico, come denunciato dai sindacati di Polizia.
La verità, Presidente, è che i problemi non si risolvono con le passerelle e con i vuoti annunci: i cittadini hanno bisogno di certezze, di sentirsi sicuri e tutelati e, invece, la situazione è drammatica. Allora, dov'è il Governo che faceva le promesse sulla sicurezza? Il Governo Meloni, ormai, è un Governo che ha raccontato favole, balle, sul tema della sicurezza, perché non si preoccupa delle carenze di organico, preferisce spendere centinaia di milioni per i centri in Albania, che non servono a nulla e non funzionano, mentre potrebbe assumere Forze dell'ordine, operatori delle Forze dell'ordine, aumentare gli stipendi alle Forze di polizia. Intanto, però, sempre più cittadini hanno paura.
Allora, Presidente - e concludo -, ho saputo, abbiamo saputo che il Ministro Piantedosi nei prossimi giorni sarà in Puglia. Ecco, il Ministro Piantedosi venga in Puglia: intanto, provi a dare qualche risposta alle sollecitazioni che abbiamo fatto. Venga però in Puglia non a fare le passerelle - perché delle passerelle e delle chiacchiere vuote noi siamo stanchi -, venga in Puglia a dire quanti agenti arriveranno in più nelle Forze di polizia per supportare il territorio e per dare sicurezza ai cittadini e venga a dirci che cosa vuole fare per risolvere questo problema.
Basta chiacchiere: è l'ora dei fatti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, intervengo, a nome del gruppo del Partito Democratico, per dire con grande forza “no” a una nuova marcia su Roma ed esprimere tutta la nostra contrarietà alla manifestazione annunciata per il 13 giugno a Roma sulla cosiddetta remigrazione .
È una proposta razzista e xenofoba, in aperto contrasto con i valori costituzionali, con i principi fondamentali della democrazia e con la natura antifascista della Repubblica. È anche un insulto per Roma, per la Capitale, medaglia d'oro per la Resistenza.
Noi pensiamo che sia fondamentale la mobilitazione che si sta svolgendo in queste ore. Vogliamo ringraziare le forze sociali e politiche, le associazioni partigiane, i sindacati e le realtà studentesche che stanno sottoscrivendo un appello per chiedere alle istituzioni di intervenire. Noi saremo sempre in prima linea per fermare quest'onda nera e questa deriva. Lo siamo stati qui, per difendere la Camera da un attacco intollerabile, e voglio salutare e ringraziare i nostri colleghi Arturo Scotto, Nico Stumpo e Angelo Bonelli ( che, anche oggi, non hanno potuto partecipare ai nostri lavori perché hanno difeso la Costituzione e i valori della nostra Repubblica antifascista.
Ecco, oggi, un parlamentare di Futuro Nazionale ci ha definito filoislamici, comunisti, corifei e baccanti arcobaleno. Siamo solo democratici e antifascisti e lo resteremo sempre (.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale. (C. 1716-A)
e delle abbinate proposte di legge: BORDONALI ed altri; RAMPELLI ed altri; DEBORAH BERGAMINI e PAOLO EMILIO RUSSO; PAOLO EMILIO RUSSO; CARAMIELLO ed altri. (C. 125-600-875-1727-1862)
Relatrice: MONTARULI.
2.
Conversione in legge del decreto-legge 7 maggio 2026, n. 66, recante disposizioni urgenti per il Piano Casa. (C. 2920)
3.
Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento forense. (C. 2629-A)
e delle abbinate proposte di legge: D'ORSO ed altri, GRIBAUDO; D'ORSO ed altri; CALDERONE e PATRIARCA; PITTALIS ed altri; DORI. (C. 594-735-751-867-2432-2633)
: BISA, MASCHIO, PITTALIS e SCHIFONE.
4.
SANTILLO ed altri: Disposizioni concernenti la programmazione dell'edilizia residenziale pubblica, le agevolazioni fiscali per interventi di recupero del patrimonio edilizio residenziale pubblico e sociale nonché il sostegno dell'accesso alla locazione di immobili abitativi e del pagamento dei canoni di locazione. (C. 1562-A)
e delle abbinate proposte di legge: FURFARO ed altri, GRIMALDI ed altri. (C. 1169-2181)
Relatrice: SEMENZATO.
5.
LOIZZO ed altri; QUARTINI ed altri; GIRELLI ed altri: Disposizioni in materia di terapie digitali. (C. 1208-2095-2220-A)
Relatrice: LOIZZO.
6.
S. 427-731-888-891 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: IANNONE ed altri; MARTON ed altri; PARRINI ed altri; DE CRISTOFARO e MAGNI: Modifica all'articolo 24 della Costituzione in materia di tutela delle vittime di reato (Approvata, in un testo unificato, in prima deliberazione, dal Senato). (C. 2197)
e delle abbinate proposte di legge costituzionali: CIRIELLI; ZANELLA. (C. 286-1312)
: DE CORATO.
7.
ENRICO COSTA e MATONE: Modifiche al codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento. (C. 632-A)
e dell'abbinata proposta di legge: MATONE ed altri. (C. 2328)
: ENRICO COSTA.