PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 97, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Io sono a chiedere un'informativa urgente da parte del Ministro Giorgetti relativa ad una PEC inviata per l'appunto al MEF il 25 giugno del 2024. La PEC aveva come oggetto gravi anomalie di funzionamento relative alla Fondazione Cassa di risparmio di Asti. Non è mai arrivata risposta e sicuramente in un momento così convulso per la città di Asti sarebbe davvero utile, perché c'è una concentrazione di incarichi nelle mani del sindaco Rasero; sindaco oggi, già presidente della provincia e oggi presidente della Banca di Asti.
Certi della precisione e della volontà di risposta, rimaniamo in attesa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. In queste ore abbiamo fatto esplodere questo caso a livello nazionale. Ci associamo alla richiesta di un'informativa, però, per ampliarla.
Già in data 6 maggio abbiamo depositato un'interrogazione che ricorda questo conflitto di interessi, che vede al centro il sindaco Rasero, la Fondazione della Cassa di risparmio di Asti e, appunto, la banca stessa.
È un gioco di influenze e lo spieghiamo bene nell'interrogazione con riferimento alle terne del consiglio di indirizzo, quelle di fatto a cui la banca si affida come organi di indirizzo per la sua forza. Che poi, per quanto riguarda questi due consigli, il consiglio di indirizzo nomina il consiglio di amministrazione, incluso appunto il presidente. E in questo equilibrio di potenze, spieghiamo come nelle terne il sindaco, il presidente della provincia - che è stato Rasero fino a qualche giorno fa -, ovviamente insieme ad alcune categorie della città, di cui tra l'altro Rasero è stato per anni anche rappresentante, tutti questi generino poi quelli che sono i veri poteri della banca.
Quindi, è chiaro che un sindaco che ha fatto già il presidente della Fondazione bancaria e il vicepresidente della banca stessa, abbia dei grandi poteri. C'erano già prima, non ci svegliamo qua oggi. Peccato che poi, nel frattempo, è come se a un certo punto uno facesse , dicendo: ma a me quel potere che è intermediato da altri non piace più, e allora faccio il presidente della provincia, il sindaco della città e faccio pure il presidente della banca. Non stiamo scherzando, è successo!
Allora io lo dico: Ministro Giorgetti, vuole dire qualcosa o no? O perché è un esponente della vostra maggioranza, della vostra coalizione, stiamo zitti? Ma Banca d'Italia vuole dire qualcosa o no? No perché, a questo punto, togliamo tutte le intermediazioni!
E, allora, che senso ha fare le fondazioni ex bancarie? Invece che trattarle come bancomat, allora restituiamole allo Stato. Restituiamole allo Stato. Decidiamo che le fondazioni ex bancarie hanno fallito la loro missione, perché o si fanno i cavoli propri, come affermano alcuni sindaci dicendo “va beh, ma ormai sono autonomi, si autonominano”, perché poi c'è l'altra possibilità; oppure invece, quando la politica è forte, le nomina e si prende addirittura le banche.
Ma qui, guardate, c'è qualcosa che non funziona. C'è qualcosa che non funziona di sicuro ad Asti, e quindi vi chiediamo di guardare questa situazione, perché è inaccettabile che un sindaco possa nominarsi i consigli di indirizzo e poi a un certo punto dica: chi dovete nominare presidente? Ma io stesso, naturalmente. Sono io ad aver scelto quelle terne, sono io ad aver indirizzato quel potere, a questo punto datelo da me. Sono una forza tranquilla, sono quello che fa il sindaco.
Peccato che in una città, forse, c'è anche una questione di equilibri, di imparzialità, paradossalmente.
È imparziale uno che fa così? Che detiene tutti i poteri in sé? Io credo di no. Io credo di no; anzi c'è una concentrazione di potere che dice che c'è qualcosa di storto. Lo diciamo a un nostro avversario politico, ma lo diremmo anche se fosse nel nostro campo. Non funziona. C'è qualcosa che non funziona. Allora lo diciamo in generale: Giorgetti vuole venire qui in Aula a discutere delle fondazioni ex bancarie? Siamo pronti. Siamo pronti. Siamo pronti a discutere di questo caso? Siamo pronti. E chiedo alla Banca d'Italia e agli organismi competenti di controllare, di vigilare, perché questa vicenda è un che rischia di diventare un grave, grave precedente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Ringrazio la collega Ruffino per questa richiesta di informativa puntuale rispetto alla mancata risposta ad una PEC al Ministero dell'Economia e delle finanze sulla gestione della Banca di Asti. Se fosse solo questo, ci troveremmo in buona compagnia. Le mancate risposte dei Ministeri alle segnalazioni - mi sia consentita l'occasione -, alle interrogazioni sono una costante, purtroppo; ma credo che l'informativa del Ministro Giorgetti, quanto mai dovuta, si debba allargare a quello che è avvenuto nelle scorse settimane, ed è giusto per chi ci ascolta che si comprenda quello che è successo.
Siamo in una città del Nord: Asti. Abbiamo una fondazione di origine bancaria che ha ancora - a differenza delle altre fondazioni, di tante altre fondazioni - la maggioranza assoluta della compagine societaria della Banca di Asti, quindi della banca conferitaria; abbiamo uno statuto che prevede che i tre membri del Consiglio di indirizzo siano indicati con terne dal sindaco della città, tre dal presidente della provincia, su un totale di 13: quindi diciamo che gli enti locali ne indirizzano 6 su 13. Ci troviamo, però, in questa situazione molto particolare che, a nostro giudizio, necessita di un'azione - dovuta - di controllo e di supervisione da parte del MEF sulle fondazioni bancarie, sul risultato che la stessa persona, cioè il sindaco Rasero, viene eletto anche presidente della provincia; e, da queste due posizioni, di fatto, governa e indica 6 persone di sua fiducia su 13; quello stesso Consiglio d'indirizzo, poco dopo, nomina lui presidente; indica lui per il consiglio di amministrazione della banca e, avendo la maggioranza assoluta, il sindaco Rasero diventa presidente della banca. Bontà sua, si è dimesso da presidente della provincia non credo e non tanto per ragioni di opportunità, ma per la semplice ragione che la provincia di Asti ha come suo tesoriere la banca di Asti, quindi c'era una palese incompatibilità. Questo è il risultato finale di intrecci che, evidentemente, necessitano di un chiarimento. Nessuno vuol fare il processo alle intenzioni, però è evidente che la fotografia che emerge da questa vicenda impone un di trasparenza, un di valutazioni, di opportunità e di legittimità che, ovviamente, da un lato, dovranno essere date nella valutazione dei requisiti, da parte di Bankitalia, come prevede la legge, ma ritorno e chiudo proprio su questo aspetto: c'è un ruolo del Ministero dell'Economia e delle finanze di supervisione delle fondazioni bancarie che, a nostro giudizio, va fino in fondo portato avanti, perché quello che è avvenuto ad Asti probabilmente non è totalmente un caso isolato e ripropone, ovviamente, il tema dell'equilibrio della rappresentanza legittima dei territori, della società civile all'interno delle fondazioni. È un equilibrio che, evidentemente, non può escludere i rappresentanti legittimamente eletti, cioè i rappresentanti di comune e provincia, ma non può neanche determinare questo coacervo di interessi che ha portato il sindaco Rasero a diventare presidente della Banca, guarda caso un anno prima della fine del suo mandato e in qualche modo l'immagine che si è proiettata sulla città non è certamente edificante per le istituzioni e per la politica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Diciamo che è impossibile non associarsi a questa richiesta di informativa. Mi sembra che i colleghi Grimaldi e Fornaro abbiano ben descritto la situazione e credo che la collega Ruffino abbia fatto davvero bene a sollevare questa questione, perché è assolutamente inconcepibile il fatto che ci sia questo cumulo di incarichi, questo evidente conflitto di interessi che poi va a incidere sulla sulla situazione azionaria della banca. E credo che questo tema non debba interessare soltanto il Ministro Giorgetti; è comunque fondamentale il suo intervento, anche perché il MEF dovrebbe esercitare una funzione di controllo sulle fondazioni bancarie e cercare di capire che cosa stia succedendo, anche rispetto a una città, Asti, che merita di più in termini di attenzione sui rischi di scandali di questo tipo. Credo che anche la Banca d'Italia debba fare la sua parte rispetto a questo tema.
C'era una PEC che era partita nel 2024 rispetto a questi doppi, tripli incarichi. Credo che davvero non sia assolutamente accettabile una cosa del genere; credo si debba assolutamente procedere rapidamente. Penso che il tema della commistione del rischio di conflitto di interessi sulla fondazione bancaria non riguardi soltanto la Banca di Asti, ma probabilmente riguarda più situazioni.
Il fatto stesso che questo Parlamento non voglia affrontare i temi legati ai conflitti di interessi la dice lunga anche su questi aspetti. Quindi, che venga rapidamente il Ministro Giorgetti a riferire in Aula su questa situazione assolutamente imbarazzante. Lo aspettiamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signora Presidente. Voglio evidenziare alla Camera dei deputati e a lei, signora Presidente, quello che sta accadendo in questi giorni. Il nostro collega Roberto Giachetti è al decimo giorno di sciopero della fame, chiedendo insistentemente in questi giorni che si metta fine allo scandalo della mancata elezione del Presidente della RAI. Non soltanto io voglio esprimere solidarietà nei confronti del nostro collega Giachetti, ma voglio dire che siamo seriamente preoccupati per la sua condizione di salute. Sono passati dieci giorni senza che sia stata accordata alcuna risposta al nostro collega rispetto a una questione molto, molto seria che, peraltro, nei giorni passati è stata anche al centro dell'attenzione del Presidente della Repubblica, il quale ha ricordato quanto sia necessario effettivamente che questa Commissione di controllo importantissima, sempre più importante, possa svolgere le funzioni che la Costituzione e il Regolamento della Camera e del Senato le affidano.
Il mancato funzionamento della Commissione significa mancanza di controlli, l'impossibilità da parte del Parlamento di esercitare i controlli che sono dovuti su tutta la questione legata a una materia delicatissima, che riguarda la trasparenza e l'imparzialità dell'informazione dell'emittenza pubblica.
Lo voglio ricordare perché non stiamo discutendo di una questione accessoria, e ha fatto bene il collega Giachetti a sollevare, con un metodo tutto pannelliano, un metodo non violento, pacifista, lo sciopero della fame, chiedendo attenzione da parte del Governo e da parte della maggioranza su questa materia. Oggi noi, alla Camera, più tardi ricorderemo la figura di Marco Pannella. Penso che Marco Pannella lo ricorderemo nel modo migliore se oggi, rispetto a una persona, a un collega, a un politico che sta facendo una battaglia utilizzando quei metodi, ci sia la giusta attenzione e il giusto ascolto da parte del Governo .
Faccio un appello e chiedo che la Presidente Meloni venga qui a riferire su questo argomento, perché è in discussione la democrazia della nostra informazione, ma è anche in discussione la difesa della salute del collega Roberto Giachetti . Non è possibile che ci sia un silenzio tombale da parte della maggioranza e del Governo su questo argomento, come se non stesse accadendo niente. Il collega Roberto Giachetti sta rischiando la sua salute - la sua salute - per evidenziare un problema che riguarda il Paese, e di questo bisogna che la maggioranza si faccia carico.
Non è possibile che si faccia finta di niente, né rispetto alla tutela della salute di Roberto, né rispetto alla questione che riguarda la Commissione di vigilanza. La vergogna di 20 mesi senza presidenza della Rai deve terminare, deve terminare . E questa è una responsabilità precisa, politica, della Presidente Meloni, che viene a fare chiacchiere qui, ma, quando si tratta di affrontare i problemi veri, come questo, volge lo sguardo da un'altra parte.
Questa volta non lo può fare, perché il problema è importante, è fondamentale e perché la responsabilità della tutela della salute è in capo al Governo, è in capo alla Meloni, perché deve dare una risposta politica chiara a Roberto Giachetti, al Parlamento, al Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Vaccari. Ne ha facoltà.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche come Partito Democratico ci associamo alla richiesta del collega Zaratti, perché, oltre alla solidarietà che abbiamo espresso al collega Roberto Giachetti per la scelta estrema dello sciopero della fame che da 10 giorni sta praticando, siamo anche noi preoccupati, molto preoccupati, per le sue condizioni di salute, ma siamo altresì preoccupati dell'indifferenza con la quale questo gesto estremo e radicale, a cui il collega Giachetti è arrivato per riportare al centro del dibattito pubblico un tema sul quale le prolungate proteste e le azioni che le opposizioni hanno fatto nel corso di questi 20 mesi avevano sbattuto sul muro di gomma del Governo e della maggioranza, è stato non raccolto dalla maggioranza e dal Governo.
Quindi, la Presidente Meloni ha il dovere di venire in quest'Aula a dirci il perché, da 20 mesi, la Commissione di vigilanza non ha potuto eleggere un presidente, e quindi non è stato possibile completare la riforma della del servizio pubblico, che rappresenta quindi una ferita aperta per il pluralismo dell'informazione e anche per la qualità democratica del nostro Paese, che via via sta scivolando nelle classifiche a livello internazionale rispetto agli anni scorsi. Quindi non si tratta soltanto di una questione politica o amministrativa, ma è in gioco il corretto e trasparente funzionamento di un presidio fondamentale della democrazia, quale è il servizio pubblico radiotelevisivo.
Non a caso, il Presidente della Repubblica ha già fatto ripetuti richiami al Parlamento e al Governo, evidenziando con chiarezza la gravità della situazione e l'urgenza di restituire piena operatività agli organismi di garanzia e controllo. Quindi, per questo motivo, è indispensabile che il gesto estremo del collega Giachetti sia raccolto e che il suo appello accorato venga finalmente ascoltato dalla Presidente Meloni, dalla maggioranza, dal Governo, e quindi che prevalga il senso di responsabilità istituzionale, anche per evitare che questa protesta possa avere conseguenze pericolose per la sua salute.
Per questa ragione, crediamo che sia doveroso da parte della Presidente Meloni venire in quest'Aula a riferire quali sono le intenzioni del suo Governo e della sua maggioranza per ripristinare il corretto funzionamento di un organismo di controllo quale è la Commissione di vigilanza Rai e per garantire la trasparenza e l'imparzialità del servizio pubblico radiotelevisivo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Noi ci associamo a quanto già chiesto e forse sarebbe il caso di chiarire nuovamente quali sono i motivi di questi impedimenti all'interno della Commissione di vigilanza Rai. Io faccio parte di quella Commissione: non si riesce a fare un'audizione. Per esempio, adesso sono stati messi in vendita due fiori all'occhiello della Rai, che sono il Teatro delle Vittorie e il Palazzo Labia, a Venezia. Tra l'altro, proprio in quella sede di Venezia sono state spese decine di migliaia di euro per l'ammodernamento degli studi pochissimo tempo fa, e poi viene messa in vendita.
In Commissione di vigilanza, quindi, non si riesce a fare un'audizione per capire cosa succede, perché la maggioranza ha imposto un nome per la presidenza, segnatamente da Forza Italia, e quindi è come se Mediaset stesse decidendo chi deve essere il presidente del CdA della Rai, togliendo le prerogative che spettano all'opposizione di dare il proprio voto. Ed è grave, gravissimo, che un parlamentare della Repubblica metta a rischio la propria salute e la propria vita per poter ottenere quanto costituzionalmente stabilito. È gravissimo !
È gravissimo che questa maggioranza non abbia ascoltato gli appelli del Presidente Mattarella. È gravissimo che la Presidente del Consiglio si giri dall'altro lato, come se la cosa non riguardasse lei. È gravissimo che il collega Giachetti metta a rischio la propria vita per un'esigenza di chiarezza nei confronti del popolo italiano, che è padrone della comunicazione in Italia, dovrebbe essere padrone della comunicazione in Italia, mentre ciò non avviene.
Quindi rafforziamo la richiesta che la Presidente del Consiglio venga in Aula e ci venga a dire che cosa ha intenzione di fare: primo, per salvaguardare la vita del collega; secondo, per dar vita e finalmente operatività a un'istituzione assolutamente garantista nei confronti dei cittadini italiani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Certamente la Commissione di vigilanza della Rai, da mesi, tiene banco come argomento. Stiamo parlando di un organismo istituzionale con importanti funzioni di controllo, di supervisione e di garanzia. È un diritto e un dovere del Parlamento e del Governo la nomina del presidente, ma è anche una decisione altrettanto insensata quella che viene perpetrata ogni giorno in cui manca un presidente.
Noi pensiamo che il segnale dato dal collega Roberto Giachetti sia chiaro, netto, significativo: è un appello a chi non vuole sentire. Non riusciamo ad ottenere neanche ciò che è dovuto, un presidente. È inspiegabile, in questo senso, il ruolo del Governo ed è anche altrettanto difficile dare una lettura e non lasciarci andare a delle supposizioni.
È chiaro il senso dello sciopero della fame di Roberto Giachetti: chiedere al Governo di fare ciò che dovrebbe fare e non fa. Il Governo dovrebbe dare l'esempio su tutto ciò che attiene alla garanzia e al controllo. È stato significativo l'appello del Presidente della Repubblica, che non dovrebbe mai rimanere inascoltato. Al collega Roberto Giachetti non possiamo che dire: grazie .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Credo sia superfluo - ma lo ritengo comunque doveroso - sottolineare come, anche da parte nostra, da parte mia, vi sia una seria preoccupazione per la salute del collega Giachetti, al quale va il nostro abbraccio e il nostro ringraziamento. Conosco molto bene Roberto Giachetti, la sua tradizione politica e l'urgenza con la quale intende sottolinearlo non solo a noi, a questo Parlamento, alla Presidenza della Camera e del Senato, ma, in primo luogo, alla cittadinanza, alle rappresentanze della comunicazione in Italia.
Il collega Giachetti è ricorso a questo strumento, che fa parte della sua cultura politica e con il quale ha condotto battaglie che sono state sempre decisive e importanti proprio per rimettere al centro le questioni politiche laddove le stesse prevaricano la questione di merito, laddove le stesse minacciano la vita stessa della democrazia, riguardando aspetti fondamentali del suo funzionamento, in questo caso riguardando il funzionamento delle Camere, ma anche un tema delicato come quello dell'informazione: due aspetti sui quali il collega Giachetti è sicuramente maestro.
Ebbene, in casi come questi, nell'esprimere anche noi il ringraziamento e la vicinanza al collega, ci preme sottolineare che, se siamo arrivati a questo punto, è per due ordini di motivi: il primo, è che imputiamo a un atteggiamento politico della maggioranza, che persiste nell'imporre una propria volontà, al di là delle conseguenze che questa produce sull'intero ordinamento del Paese, sul mondo della comunicazione e sul funzionamento delle istituzioni; il secondo è che ci preoccupa che tutto ciò avvenga in un clima, nel Paese, di rassegnazione, di sottovalutazione della gravità di quanto sta accadendo.
Per questo motivo, poiché riteniamo che rassegnarci e sottovalutare situazioni come queste accompagni il declino delle nostre istituzioni, ma anche il declino della vita politica e sociale del Paese, aggiungo i nostri ringraziamenti al collega Giachetti, sottolineando l'importanza della sua iniziativa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Nella giornata di ieri abbiamo appreso di un'importante indagine, che è stata guidata dal procuratore Gratteri e che ha riguardato un'ennesima vicenda di utilizzo fraudolento dei dati sensibili relativi a persone e a personalità importanti.
Chiediamo, pertanto, Presidente, un'informativa urgente del Ministro Piantedosi, visto che, in questa vicenda, si tratta dell'utilizzo di dati fatto in modo fraudolento dalle Forze dell'ordine, unitamente ad agenzie di investigazione.
Apprendiamo dalla stampa che c'era un vero e proprio bollettino dei costi e dei prezzi a seconda del tipo di dati, da chi erano forniti e a chi erano dati. Ci sono stati arresti che hanno riguardato anche componenti delle Forze di Polizia, ma non è il primo caso. Ci sono altre vicende - dalla vicenda Striano alla vicenda Equalize, dove, tra l'altro, sembrerebbe esserci anche un legame rispetto a quest'ultima vicenda - in cui siamo di fronte al fatto che, accedendo in modo fraudolento alle banche dati e, in particolare, allo SDI, vengano forniti informazioni e dati sensibili, che vengono utilizzati da privati. Questo è un fatto ricorrente e gravissimo, anche perché ormai i dati sono oggetto di scambio, hanno un valore anche molto importante.
Chiediamo al Governo e, in particolare, al Ministro Piantedosi e al Ministro Nordio, ma anche al Sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha una delega delicata e importante, quali siano i provvedimenti, cosa intenda fare il Governo per impedire che questi fatti continuino ad accadere, se fossero informati di questa vicenda e cosa intendano fare, anche a livello legislativo, per impedire che in questo Paese si continui a utilizzare in questo modo dati che possono essere utilizzati in modo fraudolento per ottenere non soltanto redditi, come il caso, appunto, delle Forze dell'ordine oggetto di quest'ultima indagine, ma anche informazioni molto delicate, che potrebbero - ce lo domandiamo, lo domandiamo al Governo - costituire casi nei quali possa essere messa a rischio anche la sicurezza nazionale.
Per cui vorremmo che vi fosse, oltre ovviamente alle indagini in corso… esprimiamo la nostra massima fiducia nei confronti della magistratura, del procuratore Gratteri e di tutti coloro che, in questi anni, hanno svolto questa attività anche di denuncia: penso, ad esempio, alla denuncia fatta dal capo della Direzione nazionale antimafia, Giovanni Melillo. Quindi, riteniamo che la vicenda sia grave, che non vada assolutamente sottovalutata, ma che meriti, invece, un'informativa urgente e l'attenzione da parte di questo Parlamento, affinché ciascuno di noi, in qualche modo, possa essere utile a un legislatore che, evidentemente, ha bisogno di trovare strumenti che impediscano che questi utilizzi possano essere fatti, che questi accessi siano così facili, almeno apparentemente, e soprattutto che vi siano controlli costanti, un monitoraggio continuo al fine di impedire che queste vicende si possano di nuovo verificare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Sì grazie, Presidente. Ci associamo anche noi, come AVS, alla richiesta di un'informativa urgente ai Ministri Piantedosi e Nordio e al Sottosegretario Mantovano, perché qui il tema, che sarà sempre più forte e sensibile anche in prospettiva futura, è quello della sicurezza informatica e, nel caso specifico, dell'integrità delle banche dati che, tra l'altro, conservano dati estremamente sensibili.
Nel caso specifico, parliamo di questa maxi operazione della Polizia che ha portato a individuare un'organizzazione criminale. Per usare testualmente le parole del procuratore Gratteri: esfiltravano dalle banche dati, attraverso accessi abusivi, informazioni riservate - nel caso specifico, di calciatori, imprenditori, gente dello spettacolo, cantanti e attori -, ma vendevano - è questo il fatto, oltretutto - queste informazioni ed alcune agenzie e c'era anche un tariffario. Chiaramente, nell'esprimere la massima fiducia rispetto all'indagine in corso e alla magistratura, ciò non toglie che, anche da un punto di vista politico, questo abbia forti ripercussioni sia perché il tema della è sul tavolo da tempo e lo sarà sempre di più, sia perché chiaramente il nostro Paese deve essere garantito nell'integrità anche rispetto ad attacchi , e, nello specifico, anche rispetto a chi può accedere a queste banche dati, come è stato riferito dal procuratore Gratteri, per agire in cambio di soldi, c'era un tariffario, ed erano rappresentanti delle Forze dell'ordine che, attraverso accessi abusivi compiuti utilizzando le loro , esfiltravano dalle banche dati queste informazioni riservate per poi rivenderle.
Quindi, da questo punto di vista, ci rivolgiamo al Governo, ai Ministri, al Sottosegretario Mantovano per sapere che cosa intendono fare, anche da un punto di vista normativo, proprio per evitare questo utilizzo abusivo delle banche dati e rendere il nostro Paese, dal punto di vista della sicurezza informatica, davvero, ai primi posti e non a rischio per la propria integrità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Andrea Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo a questa richiesta e ringraziamo ovviamente Gratteri per l'impegno, così profuso, che continuamente sta mettendo a disposizione dello Stato.
Credo che questa inchiesta sia assolutamente importante e vada al più presto chiarita, soprattutto, da parte anche del Governo rispetto al tema della sicurezza informatica e rispetto alla sicurezza delle banche dati.
È stato scoperchiato un sistema di vendita e commercio di dati sensibili su calciatori, cantanti, attori e imprenditori; era previsto un vero e proprio tariffario rispetto a questo. In due anni, 730.000 accessi alle banche dati, senza esigenze di servizio, usando le proprie è una vergogna, se tutto fosse confermato ovviamente, che dei rappresentanti delle Forze dell'ordine si comportino in un modo così indecente.
Trenta indagati, dieci società, anche del Nord Italia, sono complessivamente implicati in questo commercio schifoso, direi, a questo punto; 1.300.000 euro sequestrati, quindi, è un'ampia azione della magistratura.
Sicuramente, c'è bisogno di sicurezza informatica, c'è bisogno di cybersicurezza, c'è bisogno di capacità, da parte del Governo, di poter intercettare questi aspetti così inquietanti per noialtri e per tutti i cittadini. Voglio ricordare che la stessa Palantir è un elemento di forte imbarazzo da parte del Governo. Che vengano a riferire è il minimo sindacale .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1716-A: “Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale” e delle abbinate proposte di legge nn. 125-600-875-1727-1862.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Mauro Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, anticipo, subito, il nostro voto di astensione su questo disegno di legge delega e ne do, brevemente, le motivazioni.
Per quanto riguarda l'opportunità del disegno di legge di un riordino generale sul tema della Polizia locale, noi siamo assolutamente d'accordo che andasse fatto. Cercherò, brevemente, di spiegare perché. Per quanto riguarda le modalità, non possiamo essere soddisfatti del lavoro che è stato fatto prevalentemente dalla maggioranza. Prima di tutto perché, come al solito, non si mettono soldi su un tema così importante, su un riordino che, ci auguriamo, sia radicale, ma che, al momento, ha ampi spazi che devono ancora essere spiegati: sono pagine vuote.
Soprattutto, il nostro rammarico è che si è perso tempo e si prende tempo. Guardate, su questa vicenda, il tempo è prezioso. Io, ad esempio, rinuncio ad alcuni minuti del mio intervento perché dovete fare in fretta e dico “dovete” perché, a questo punto, vi siete portati a casa una delega scippando al Parlamento la possibilità di riempirla di ulteriori contenuti.
Avete perso tempo, basta guardare l'iter del provvedimento, da quando è stato incardinato ad oggi, i pochi passaggi in Commissione; ma, soprattutto, state prendendo tempo. Non capiamo perché gli emendamenti tesi a garantire che entro la legislatura la delega possa trovare il suo compimento siano stati bocciati. Questo è il motivo principale della nostra astensione.
Come ho detto, però, dal nostro punto di vista, la riforma è necessaria e sarebbe necessaria farla tenendo conto di tutte le osservazioni che sono emerse in Commissione. Infatti la legge-quadro del 1986 è stata, per lungo tempo, l'unico punto di riferimento su questo tema, ma è stata anche, progressivamente, superata dai fatti, da tanti interventi dei vari Governi che si sono succeduti, a partire da quello della riforma del Titolo V della Costituzione per arrivare alla legge Delrio del 2014, dove è stato affrontato il tema delle polizie provinciali, o al passaggio significativo - lo ricordiamo molto bene noi che eravamo al Governo in quel periodo - con il decreto Sicurezza integrata del 2017, con cui è stato introdotto un modello innovativo di collaborazione tra Stato e territorio basato sui Patti per la sicurezza. In quel periodo sono stati istituiti, altresì, degli istituti di civiltà, come quello dell'equo indennizzo, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio e vi è stato un primo passo verso un tema che è stato molto discusso, anche in Aula, per quanto riguarda gli emendamenti che ci sono stati bocciati: quello del fondamentale accesso al CED Interforze.
Dopodiché, sono arrivati anche i cambiamenti del 2018 che hanno riguardato l'uso dei la portabilità delle armi.
Quindi, la materia è stata ampiamente arata dal 1986 ad oggi e, sicuramente, il tema della sicurezza integrata meritava, merita e meriterebbe un riordino complessivo che vada, però, a valorizzare e premiare la figura della Polizia locale.
Oggi, invece, consegniamo - è il motivo della nostra astensione - una cornice senza quadro; se non altro, mi limito a citare, come positiva, la questione del documento della valutazione dei rischi, per non vedere desolatamente solo il bicchiere mezzo vuoto, ma la delega rimane eccessivamente ampia.
Tuttavia, vi è una parte che più ci sorprende o, forse, non dovrebbe nemmeno più sorprenderci perché, quando si tratta poi di passare dalle parole ai fatti, che riguardi le Forze armate o comunque che riguardi il personale dell'ordine pubblico, in generale voi questo passo non riuscite a compierlo. Quello che più ci sorprende è che non venga affrontata tutta la tematica contributiva e previdenziale perché noi andiamo a ridefinire un'attività potenzialmente rischiosa - lo diciamo esplicitamente - ma non abbiamo il coraggio, poi, di trattare questo personale in maniera diversa dal personale amministrativo. Ecco, questo ci sembra un aspetto particolarmente critico rispetto a questo passaggio.
Siccome ho detto che avete perso tempo e state prendendo troppo tempo, allora, io vado subito alla conclusione, come avevo promesso. Non ostacoliamo il provvedimento, ci asteniamo. Non possiamo, però, darvi un assegno in bianco.
Abbiamo sottolineato, lungo tutto il dibattito su emendamenti e ordini del giorno, quali sono i punti rispetto ai quali, in realtà, sarebbe stato molto più rassicurante se avessero fatto parte del testo di legge. Per questo motivo, annuncio il nostro voto di astensione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, Sottosegretario Prisco, oggi, siamo chiamati a dare il voto su un disegno di legge di delega che conferisce al Governo una delega per aggiornare, riordinare e modernizzare la legge-quadro del 1986 sull'ordinamento della Polizia locale. È una norma che ha 40 anni e che non può più rispondere alle sfide della sicurezza urbana dei nostri tempi.
Noi crediamo che la Polizia locale, municipale, provinciale e metropolitana sia il primo baluardo della sicurezza per i cittadini; è il vigile che interviene sul degrado urbano, è l'agente che controlla il traffico, è l'operatore che raccoglie notizie di reato in flagranza, è il professionista che collabora quotidianamente con le Forze di Polizia dello Stato. La legge a cui facevo riferimento è del 1986: è figlia di un'Italia diversa, prima della riforma costituzionale del Titolo V, prima del concetto di “sicurezza integrata”, prima della pandemia, prima dell'esplosione dei reati predatori, dello spaccio e del degrado nelle nostre città.
Oggi, quindi, serve distinguere nettamente le funzioni di Polizia locale da quelle statali, rispettando i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, valorizzando la professionalità degli operatori, rafforzando la formazione, modernizzando i regolamenti di servizio e consentendo una collaborazione più fluida e tecnologica con le Forze dell'ordine.
Il cuore politico e pragmatico della delega fissa, con gli articoli 2 e 3 del testo, principi e criteri direttivi chiari e operativi. Con questo disegno di legge delega prevediamo la definizione più ordinata delle funzioni, quindi Polizia amministrativa locale, Polizia giudiziaria, Polizia stradale collaboreranno in materia di sicurezza urbana, con meno zone grigie, più certezza del diritto e più efficienza operativa.
Il provvedimento prevede la valorizzazione del personale, con la formazione iniziale e l'aggiornamento continuo, la qualificazione professionale, criteri più trasparenti per l'accesso e per le responsabilità di comando. Chi indossa una divisa deve poter contare su competenze riconosciute e percorsi credibili. Si prevedono strumenti adeguati, l'accesso ai sistemi informativi utili allo svolgimento del servizio con capacità tecnologiche innovative, procedure moderne. Non si possono chiedere risultati, nel 2026, con strumenti dello scorso secolo.
Si interviene sulle tutele: quando un operatore agisce nel rispetto della legge per proteggere la comunità, lo Stato deve essergli accanto anche sul piano delle garanzie e dell'assistenza. È un principio di giustizia, prima ancora che amministrativo.
Infine, questo provvedimento interviene sulla capacità di risposta nelle emergenze e nelle calamità. Il provvedimento rafforza la possibilità di missioni, cooperazione tra amministrazioni, rendendo più rapido il concorso operativo quando i territori sono colpiti da eventi eccezionali.
Con tutto questo, onorevoli colleghi, si danno ai sindaci gli strumenti per garantire decoro urbano, legalità, vivibilità, per rispondere alla domanda di sicurezza che sale dalle periferie, dalle piazze, dai quartieri, per riconoscere il ruolo essenziale di migliaia di donne e uomini in divisa che, ogni giorno, senza clamore, fanno funzionare l'Italia più vicina ai cittadini.
C'è poi un aspetto che non va dimenticato: sicurezza e libertà non sono alternative. Legalità e coesione sociale non sono in contraddizione. Una città ordinata, presidiata, capace di prevenire il degrado e di far rispettare le regole è una città più libera, più vivibile, più giusta, soprattutto per i più deboli.
Quindi, cari onorevoli colleghi, votare a favore di questo provvedimento significa scegliere la sicurezza integrata contro l'insicurezza diffusa; significa valorizzare l'esperienza e la professionalità dei nostri corpi di Polizia locale, contro l'improvvisazione; significa rafforzare il patto tra istituzioni, Forze dell'ordine e comunità locali. Quando lo Stato mette ordine, chiarisce competenze, rafforza chi ogni giorno garantisce legalità sul territorio è il modo in cui il Parlamento fa il proprio dovere ed è il modo in cui il Parlamento ha saputo anche migliorare il testo in sede referente.
Con questo disegno di legge il Governo ha mantenuto l'impegno preso con gli italiani, ai quali dobbiamo dare strade più sicure, città più vivibili e operatori più tutelati. Per questi motivi, il gruppo di Noi Moderati esprime il voto favorevole a questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Sarei felice, una volta o l'altra, di ascoltare, da parte dei banchi della maggioranza, almeno un pensiero leggermente critico, perché da quando siamo qui dentro ascoltiamo interventi dove va sempre tutto bene, è tutto magnifico, è tutto bellissimo, tutto efficientissimo, poi la realtà mi pare - senza voler far polemica nei confronti di nessuno - che sia un po' diversa da quella che viene così esaltata negli interventi dei colleghi della maggioranza.
Io voglio dire una cosa: le nostre città, in modo particolare le grandi, ma anche le piccole, negli ultimi decenni hanno attraversato una trasformazione incredibile; una trasformazione sociale, urbanistica, nei rapporti tra le persone, economica; una trasformazione vera, spesso molto caotica, purtroppo, nel nostro Paese. In questo caos, che spesso si è generato non solo nelle grandi città, ma - ripeto - in tutti i centri urbani del nostro bellissimo Paese, in prima linea ci sono sempre gli agenti della Polizia locale, i quali svolgono una serie di funzioni che, diciamo così, sono multiformi. Sono coloro che si occupano del cane randagio, delle forme di maleducazione, di inciviltà, del degrado ambientale, se ci sono mercati illegali, della criminalità di strada. Fanno di tutto un po', ma in questo fare di tutto un po' rappresentano anche il vero e unico, spesso, punto di riferimento per le cittadine e i cittadini dei territori. Svolgono una funzione sociale, prima che di sicurezza: una funzione fondamentale.
Da questo punto di vista, questa specificità andrebbe valorizzata e non ridotta, invece, così come si vuole fare con questa riforma, a una mera funzione legata alla sicurezza urbana.
Io penso che, certo, i vigili urbani anche di questo si debbano occupare, ma si occupano di molto, molto altro. Non è poco frequente il fatto di incontrare gli esponenti della Polizia locale, in molti comuni, che vanno nelle scuole a educare i bambini, spesso della scuola dell'obbligo, sui doveri civici, sulla gestione dei rifiuti o sulle norme del traffico. Quindi, si vede proprio palesemente che questa figura professionale è un'altra cosa rispetto alle Polizie di sicurezza. Poterla in qualche modo standardizzare e omologare, in modo tale che diventi quasi una nuova Polizia di sicurezza del nostro Paese, penso sia un errore madornale; un errore che non tiene conto delle specificità che gli agenti di Polizia locale hanno svolto nel nostro Paese; una funzione fondamentale, una funzione spesso di coesione sociale, di punto di riferimento. Io penso che era questo quello che noi dovevamo valorizzare. Si attende una riforma da 39 anni. Effettivamente, è stata fatta, ma francamente, secondo me, non coglie la richiesta che effettivamente proviene dai territori; non coglie, non fotografa la funzione che queste persone, questi uomini e queste donne hanno svolto e stanno svolgendo nel Paese.
Ma io chiedo a tutte e a tutti voi: ma voi la immaginate una comunità locale, una periferia di Roma, una città piccola, una città media, senza la funzione indispensabile della Polizia locale? Io non riesco a immaginarla, perché, in realtà, rappresenta un po' quella figura che è il “” di Londra, l'agente di quartiere, che ha un rapporto costante con la comunità: conosce tutti, conosce i commercianti, conosce i bambini, li aiuta ad attraversare la strada, svolge questa funzione di sicurezza, ma in un modo nuovo e diverso, quindi anche la sicurezza di accompagnare per mano i bambini che attraversano la strada.
Ecco, la Polizia locale nostra, come dire, somiglia più a questo che a una forza di sicurezza. Secondo me si sta sbagliando. Si sta sbagliando proprio direzione.
Io penso anche un'altra cosa, che, in questa occasione, potevamo valorizzare maggiormente anche la professionalità di queste persone dandogli anche alcuni indirizzi precisi. Per esempio, si è aperta, negli ultimi decenni, la grande questione ambientale nella quale le forze di Polizia locale sono in prima linea. E quindi perché non dare le capacità professionali e anche il ruolo per svolgerlo in maniera ancora migliore e più importante rispetto alla tutela ambientale? Era bene ricordare che le funzioni del Corpo si dividono tra Polizia giudiziaria, indagini anche sui reati ambientali e funzioni amministrative; sarebbe stato un buon segnale rafforzandone l'operatività in settori come l'abbandono dei rifiuti, il contrasto delle discariche abusive, la verifica del rispetto delle normative sulle emissioni inquinanti delle imprese e dei veicoli, oltre al monitoraggio dei rumori, il controllo dell'attività edilizia e urbanistica per verificare il rispetto dei vincoli paesaggistici e ambientali, la corretta gestione del suolo, l'accertamento degli scarichi abusivi. Si poteva migliorare la professionalità di questi nostri agenti e si è persa, quindi, l'occasione di conseguire una riforma organica della materia. Restano tanti rischi, che sono stati anche evidenziati nelle nostre discussioni, come quello di accostare la specificità della Polizia locale con quello di altre strutture e Corpi diversi per ruolo e funzione. I nostri agenti di Polizia locale non meritano e non possono essere inclusi in una legge di coordinamento della Polizia e della sicurezza urbana, come voi intendete fare.
Non è questo il punto, perché le funzioni che loro svolgono sono del tutto difformi. Certo, anche di sicurezza urbana si devono occupare, ma è una delle competenze, delle molte competenze di una capacità di interpretare molti ruoli contemporaneamente. Penso che i nostri tempi, i tempi che viviamo, ci chiedano, sempre di più, queste figure eterogenee che stanno nel territorio e che sappiano dialogare con le diverse contraddizioni sociali che il territorio esprime.
Alla fine, voi li assimilate a delle forze di Polizia come le altre, ma vi rifiutate però di riconoscergli, diciamo così, le stesse garanzie. Perché gli emendamenti che sono stati presentati per ripristinare la normativa sulla pensione privilegiata, sulla causa di servizio e altre, o il riconoscimento dello di vittima del dovere per i caduti in servizio e per i loro familiari, sono tutti emendamenti che avete bocciato.
Sono stati bocciati, magari mi correggerà se ho detto una imprecisione; tuttavia, penso che noi avremmo dovuto riconoscere queste cose e, contemporaneamente, esaltare quelle altre forme di professionalità che secondo me sono indispensabili.
Si è persa anche l'occasione di incentivare l'esercizio in forma associata della funzione di Polizia locale per piccoli enti, al fine di ottenere economie di scala e migliorare l'efficacia delle attività sul territorio con una dotazione organica del Corpo adeguata alla realtà morfologicamente territoriale in termini di popolazione, di densità turistica, di flussi di popolazione e di incidenza degli illeciti che influenzano la sicurezza locale, nonché la definizione del rapporto minimo tra operatori e popolazione residente.
Non sono servite a nulla le richieste di formazione e aggiornamento professionale, a partire dall'assunzione in servizio per tutti i passaggi di ruolo, e i richiami di estendere anche alla Polizia locale la disciplina prevista per i lavori usuranti. Infine, seppur evidenziato che la Polizia locale ha perso 16.000 addetti negli ultimi 15 anni e che tali gravi carenze determinano carichi di lavoro e turni eccessivi e usuranti nel provvedimento in esame non c'è traccia di un piano di assunzioni per garantire il raggiungimento degli standard minimi qualitativi e quantitativi degli organici. Insomma, dopo 39 anni di attesa avremmo preferito e avremmo gradito una riforma diversa che puntasse su altri obiettivi.
PRESIDENTE. Concluda onorevole.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Chiudo dicendo che, nonostante il nostro sia un punto di vista pieno di perplessità, daremo un voto di astensione su questo provvedimento .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto comprensivo “Olcese”, plesso “Sibilla Aleramo” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Dico subito che anche noi ci siamo orientati per un voto di astensione rispetto al provvedimento perché, pur condividendo la necessità di porre questa materia, questo tema, all'attenzione del legislatore, è pur vero che non siamo soddisfatti del risultato ottenuto rispetto alla proposta che oggi si voterà in Aula.
Perché è un argomento che andava affrontato? Perché è un argomento molto, molto delicato per una serie di ragioni. La prima perché il quadro e l'assetto normativo sono diventati vetusti, datati e, quindi, andavano rinnovati. Vetusti e datati anche perché frutto di interventi poco organici che si sono avuti nel passato e perché, poi, quando passano gli anni con una regolamentazione, un quadro legislativo che non muta, c'è sempre da fare una valutazione del contesto che, invece, intorno è mutato, soprattutto in una materia come quella della sicurezza. Quindi il quadro normativo andava e va adeguato, ma andrebbe adeguato, secondo noi, in un'altra direzione più completa.
A noi sta molto, molto a cuore il tema della sicurezza, il tema del riordino della Polizia locale che però vorremmo destinataria di provvedimenti più importanti, di sostanza, non soltanto formali e non soltanto, diciamo, un po' di bandiera sotto certi profili.
La sicurezza è ormai un'esigenza da porre come priorità, come una delle grandi priorità del Paese e, soprattutto, la sicurezza urbana. Quella che attiene alla tutela della quotidianità dei cittadini e delle famiglie che necessita adeguamenti sotto il profilo degli strumenti, dei mezzi e - vengo al punto - ne deriva che cosa? Che occorrono risorse. Risorse che il Governo avrebbe dovuto destinare in maniera cospicua alle materie oggetto del provvedimento in esame. In definitiva, non si può immaginare di riordinare questo settore in un quadro di coordinamento più moderno e ovviamente potenziato, senza dedicare a questo scopo delle risorse idonee a ottenere dei risultati.
Devo poi segnalare un'altra criticità, ossia che la delega al Governo è ampia, troppo ampia, esageratamente ampia e lascia margini rilevanti, margini eccessivi in ordine a un tema sul quale il Parlamento non può non definire i criteri. Che siano criteri stringenti, puntuali, criteri precisi, criteri vincolanti rispetto a quello che è la disciplina della materia. Non è una materia che può essere delegata completamente al potere esecutivo. È l'ennesimo caso nel quale il Parlamento resta emarginato, c'è una marginalizzazione completa del dibattito parlamentare e del ruolo del Parlamento che noi ci sforziamo di dire che va recuperato, che va salvaguardato, che nell'impianto istituzionale è la centralità, è la voce del popolo, però poi non siamo mai conseguenti in questo senso. Qui facciamo dibattiti, che spesso sono dei dibattiti ideologici, e quando c'è da decidere il Governo si chiude, va avanti con le sue proposte e si vota, e la maggioranza è costretta, tra virgolette, a volte anche a malincuore, a votare compatta.
Tante volte non lo fa neanche, per fortuna, perché è indice di dinamicità, però ce lo dobbiamo dire, il ruolo del Parlamento oggi è veramente svilito sotto una serie di profili, così come anche l'incedere parlamentare con gli emendamenti che vengono bocciati a pacchetto, senza nemmeno studiarli più di tanto, sebbene qualche timido tentativo anche di valorosi colleghi della maggioranza che provano a migliorare qualche situazione, sia nelle Commissioni, sia, peggio ancora, in Aula, ma non riescono però a ottenere spazio. Men che meno l'opposizione che non può far altro, naturalmente, che lamentarsi, fare rilievi e doglianze da esporsi poi in un dibattito che, ripeto, diventa esageratamente asfittico.
Ancora nel merito, sempre nel provvedimento, il rapporto con la Polizia di Stato rischia di lasciare margine a sovrapposizioni di natura concreta, operativa: la distinzione tra le funzioni della Polizia locale e quella statale deve essere fatta a nostro avviso perimetrando meglio le distinzioni. In realtà, occorrono investimenti, cosa che ho già detto prima, occorrono assunzioni. Quando si parla di ordine pubblico nelle sue più ampie sfaccettature, si mette mano ai numeri e si guarda, si vede che le assunzioni sono sempre minori rispetto ai pensionamenti. Qualcosa non funziona, se si vuole potenziare la difesa e se si vuole potenziare il sistema dell'ordine pubblico.
Occorre peraltro - ed è un altro elemento che ci porta a non essere in linea con un voto favorevole, per cui, ripeto, ci asterremo - l'adeguamento del sistema previdenziale; occorre un reddito più adeguato ai rischi e all'esposizione, anche fisica, alla quale stiamo sottoponendo i dipendenti della Polizia locale. C'è stato un passetto avanti come riorganizzazione, però si rischia poi di scaricare i problemi sugli enti locali, senza risolvere le criticità semplicemente perché non le si affronta. Non le si affronta perché non le si vuole affrontare; non le si vuole affrontare pienamente perché non le si può affrontare, se non si decide di dedicare delle risorse sul tema.
Allora, purtroppo, anche stavolta c'è un tentativo di sbandierare di avere messo mano a una tematica che, però, non ne trae il dovuto giovamento; troppe volte il Governo procede in questo senso. Allora, in definitiva, occorreva fare di più e occorreva fare meglio. Perché? Perché non si può intervenire sulla disciplina della Polizia locale senza prevedere adeguati investimenti, assunzioni e quant'altro. Non si può intervenire, infatti, sulla disciplina della Polizia locale senza contemplare un'estensione del regime delle prerogative giuridiche, economiche e previdenziali che sono riconosciute ad altre Forze di Polizia. Non si può intervenire in maniera compiuta sulla disciplina della Polizia locale senza affrontare le profonde differenze che intercorrono tra i grandi centri urbani e i piccoli.
Su questo noi abbiamo fatto anche un ordine del giorno molto articolato, che è stato bocciato con un parere che non era contrario, ma quasi, perché era una riformulazione su un segmento piccolissimo, una completa riformulazione. Sostanzialmente, era il garbo istituzionale di non dire un “no” a un ordine del giorno che secondo noi era molto di buonsenso e logico, ma era sostanzialmente un parere contrario. Un ordine del giorno che sottolineava proprio le differenze che intercorrono tra i grandi centri urbani e i piccoli che hanno delle difficoltà di gestione per garantire una efficienza delle funzioni della Polizia locale stessa.
Non si può mettere mano e legiferare su questo tema senza affrontare adeguatamente anche la circostanza che l'ampliamento delle funzioni e la responsabilità postulano la previsione di strumenti adeguati e mezzi idonei, anche quello della formazione. Ovviamente, e concludo, nel provvedimento c'è qualche profilo positivo, soprattutto quello di avere colto almeno la necessità di superare la frammentazione legislativa, e questo può costituire un passo per un riordino totale e vero. Ribadisco, pertanto, il voto di astensione di Azione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Caramiello. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, signora Presidente. Onorevoli colleghi e membri del Governo, da inizio legislatura sentiamo Ministri duri e puri riempirsi la bocca di parole come sicurezza e ordine pubblico, ma nei fatti hanno deciso di schiaffeggiare il Corpo della Polizia locale perché oggi stiamo parlando di un Corpo di Polizia che è a stretto contatto con il cittadino e tra le innumerevoli mansioni svolge quelle di Polizia stradale, Polizia ambientale, Polizia tributaria, pubblica sicurezza, Polizia giudiziaria e tanto altro.
È evidente che questo Governo preferisce una Polizia locale depotenziata, priva di tutele adeguate e relegata a un ruolo marginale, ignorando che, senza una riforma strutturale, il sistema sicurezza Italia semplicemente non regge. Signora Presidente, sono passati 40 anni, l'ultima legge che aveva normato le funzioni della Polizia locale è la n. 65 del 7 marzo 1986. Lo dico senza mezzi termini: colleghi, con questo disegno di legge delega avete perso l'ennesima occasione.
Signora Presidente, oggi riporto in quest'Aula la voce di migliaia di donne e di uomini che ogni giorno con una divisa garantiscono la sicurezza e la legalità nelle nostre piazze, nelle nostre strade e nelle nostre città. I poliziotti locali sono una categoria a difesa di tutti i cittadini e questa delega al Governo è un testo che non fa i veri interessi degli operatori. Colleghi, mi chiedo e vi chiedo: ma voi veramente volete la sicurezza?
Allora, smettetela di umiliare i comandanti, gli ufficiali, gli operatori e tutte le donne e gli uomini del Corpo della Polizia locale, smettetela di tradire le promesse fatte nei territori, smettetela con la vostra perenne propaganda elettorale e iniziate ad ascoltare chi la sicurezza la fa davvero, chi chiede che la Polizia locale diventi una forza moderna, capace di dialogare con le altre Forze dello Stato in modo paritetico e funzionale.
Presidente, come ho già avuto modo di dire più volte, non stiamo scrivendo la legge definitiva e subito operativa, ma stiamo usando lo strumento della legge delega. Il Governo otterrà un voto positivo su di una delega che si svilupperà in uno o più decreti legislativi, il cui risultato finale non è del tutto prevedibile. Presidente, così come è strutturato il disegno di legge, si tratta praticamente di una mina vagante. Con questo voto noi fissiamo solo dei criteri direttivi e lasciamo che sia il Governo, nelle segrete stanze dei Ministeri, a scrivere i decreti legislativi, ovvero le regole chiare, cioè quelle operative.
A noi questo non sta bene e non sta bene nemmeno alle migliaia di operatori della Polizia locale. Presidente, una parte consistente del comparto chiedeva una legge ordinaria organica, un testo capace di riscrivere direttamente la disciplina in Parlamento. Invece voi, colleghi, state consegnando un assegno in bianco al Governo. Addirittura, Presidente, per far fronte alle esigenze dei comuni, con questo provvedimento la maggioranza intende relegare i comandanti alla direzione dell'ufficio tecnico o dell'anagrafe.
Questa scelta, però, diluisce la funzione di Polizia e crea pericolose commistioni: il comandante deve fare il comandante con pieni poteri sulla disciplina del personale e non tappare i buchi dell'amministrazione. Probabilmente, uno degli aspetti più vergognosi è che questa maggioranza vuole rendere il ruolo del comandante un incarico a tempo determinato. Ma come può un comandante, signora Presidente, essere imparziale se sa che il suo contratto dipende dal sindaco e che potrebbe essere oggetto di un'indagine del suo stesso comando?
È un conflitto di interessi in termini, un conflitto di interessi strutturale. Per questo abbiamo chiesto stabilità e un ruolo apicale, per garantire che il comando risponda alla legge e non al capriccio politico del momento Bisognava eliminare la politica dalla gestione del comandante. Presidente, poi c'è la questione dello SDI, che andava affrontata diversamente. È l'ennesima volta che ve lo ricordo, qui, in quest'Aula: ad oggi un agente di Polizia locale che ferma un'auto sospetta non ha accesso diretto a queste informazioni, deve chiamare via radio o cellulare la Polizia di Stato o i Carabinieri e chiedere il favore di un controllo.
È una perdita di tempo, un chiaro rischio per l'incolumità dell'agente. È un'umiliazione professionale e ci avete bocciato tutti gli emendamenti che permettevano l'accesso chiaro a questo sistema per la sicurezza degli operatori, ma non per inserire le informazioni, questo già lo fanno, ma per verificare i precedenti di polizia, i precedenti penali del sospettato fermato. Colleghi, non avete ascoltato la voce di migliaia di operatori.
Poi una cosa fondamentale: non ci mettete i soldi. Appostate miliardi per i centri in Albania e mi viene da dire che non funzioneranno ! Appostate miliardi per mandare le armi in Ucraina e poi per la Polizia locale c'è la clausola di invarianza finanziaria che ha comportato il rigetto di numerose proposte emendative volte al rafforzamento degli organici, all'ampliamento delle coperture assicurative e all'equiparazione delle tutele previdenziali a quelle riconosciute alle altre Forze di polizia.
Presidente, banalmente, anche per collegarsi al PRA (Pubblico registro automobilistico), la Polizia locale deve pagare. Presidente, per non parlare poi del porto d'armi. In virtù del possesso della qualifica di ausiliario di pubblica sicurezza, nulla è cambiato. Io non reputo giusto che la gente possa essere armata solo nel proprio comune, divenendo un bersaglio civile appena varca il confine di un altro comune. Vi spiego anche la motivazione. A Napoli, ad esempio, il prefetto Michele Di Bari sta proponendo un protocollo d'intesa per 20 comuni al fine di svolgere servizi notturni. Quale vigile andrebbe ad aggravare i rischi, assumendo servizi in comuni diversi da quello di appartenenza, senza poi avere la sicurezza e la certezza di poter portare l'arma per la sua difesa personale?
Signora Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, avete respinto il dialogo con chi ogni giorno mette a rischio la propria incolumità per il bene comune. Noi non saremo complici di questo declino. Noi non solo rispediamo al mittente questo provvedimento, votando convintamente contro, ma continueremo a denunciare questa vostra incapacità di ascoltare la realtà, perché la sicurezza dei cittadini non si fa con i proclami, ma con leggi serie, coraggiose e rispettose di chi le deve applicare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Ci sono migliaia di donne e di uomini che tutti i giorni concorrono ad assicurare la sicurezza ai cittadini. Sono quei volti familiari che vigilano all'ingresso dei nostri figli a scuola, che sanzionano chi mette a rischio l'incolumità altrui sulle nostre strade, che prevengono il crimine con la loro costante presenza sul territorio. Sono professionisti che in maniera non infrequente, con dedizione silenziosa, rischiano la propria vita nelle nostre piazze, di giorno e di notte, sfidando il pericolo, quando va male, e la maleducazione più spesso, quando capita, per la nostra libertà. Parlo delle donne e degli uomini della Polizia locale, a cui si rivolge principalmente questo provvedimento. È una riforma attesa da molto tempo. Lo dicevano i colleghi: sono quasi 30 anni che queste divise sollecitavano una riforma organica capace di tutelare realmente chi è in prima linea. Trent'anni nei quali il Parlamento ci ha provato tante volte (nella XVI, nella XVII e nella XVIII legislatura) senza mai portare a termine il lavoro.
Forza Italia in questa legislatura aveva presentato due proposte di legge. Oggi, grazie alla determinazione di questa maggioranza e alla sensibilità del Ministro Matteo Piantedosi, con i Sottosegretari Nicola Molteni e Wanda Ferro, questo sollecito trentennale trova finalmente una risposta concreta. Voglio ringraziare la collega, l'onorevole Augusta Montaruli, per il suo lavoro di relatrice sempre equilibrata. Ho apprezzato - lo dico onestamente - l'equilibrio e la concretezza degli interventi del collega Matteo Mauri, per conto del PD, mentre ho accolto con molta sorpresa alcuni degli interventi che ho sentito poco fa da parte dei colleghi dell'opposizione, che già lo avevano detto in discussione generale. I colleghi ci accusano di avere stanziato solo 20 milioni, come se il tema della Polizia municipale fossero solo le risorse e non l'efficienza, la chiarezza e l'omogeneità delle norme.
Ho sentito dire che bisognava dare accesso a tutte le informazioni, a tutti, senza filtri o liberalizzare il trasporto delle armi, cose per cui, se avessimo fatto veramente sul serio, ci avrebbero accusato di essere rimasti ammaliati dal film , di avere in mente il modello , oppure di lavorare per la proliferazione delle armi. Tra l'altro, lo trovo stucchevole, quando, proprio questa mattina, i colleghi dell'opposizione hanno chiesto un'informativa al Governo per il furto di dati di persone probabilmente fatto - lo vedremo quando ci saranno le condanne - da soggetti appartenenti alle Forze dell'ordine. Quindi, attenzione quando parliamo dei dati delle persone. Attenzione alla propaganda!
Questo provvedimento è una legge delega: autorizza il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi entro 12 mesi. Questo significa che il cantiere è aperto. Oggi, non chiudiamo il lavoro, oggi noi apriamo al lavoro. Abbiamo fissato i principi, tracciato la direzione e dato al Governo gli strumenti per agire. Abbiamo dato una risposta adeguata alle domande degli operatori e delle loro organizzazioni sindacali, con i quali ci siamo confrontati in questi mesi. Voglio citarne quattro per titoli, per così dire.
Il patrocinio legale. Abbiamo lavorato per rendere finalmente effettivo il patrocinio a spese dello Stato. Non è più tollerabile che chi agisce in nome della legalità debba affrontare oneri economici insostenibili per difendere la propria correttezza professionale in tribunale. Con questa misura, lo Stato smette di essere uno spettatore distante e si schiera fisicamente al fianco dei suoi servitori.
Il secondo punto: il riconoscimento della specificità. Diamo finalmente pari dignità alla particolarità di questo mestiere. Riconoscere la specificità del comparto della Polizia locale non è un privilegio ovviamente, ma è il riconoscimento formale di un rischio unico. Questa è la base - ripeto, la base - per garantire tutele contrattuali e previdenziali finalmente adeguate alle sfide di questi tempi.
Il terzo punto, lo citavo poc'anzi: la disciplina del porto d'armi. Abbiamo affrontato il tema del porto d'armi, introducendo nella delega il principio che la disciplina venga finalmente ricondotta a criteri chiari e coerenti. Un agente addestrato è un presidio di sicurezza sempre, non solo quando l'orologio segna l'orario di servizio. La norma dovrà rifletterlo. Però, ci devono essere il rispetto dei limiti territoriali previsti dall'ordinamento e, in questo caso, anche un controllo.
Il quarto punto è il collegamento con il sistema di sicurezza nazionale. La Polizia locale non opera e non opererà mai più in isolamento. Ogni giorno si coordina o dovrebbe coordinarsi meglio con le Forze di polizia statali, con i Carabinieri e con la questura. Eppure, fino ad oggi, mancava questa cornice giuridica; una cornice adeguata a disciplinare questa collaborazione. Introduciamo così il principio del collegamento tra le sale operative della Polizia locale e il numero unico di emergenza 112. Discipliniamo le modalità di accesso al CED Interforze, che è la banca dati delle Forze dell'ordine, in modo che possano concorrere al presidio della sicurezza per i cittadini. Non è un dettaglio tecnico, ma è il riconoscimento che la sicurezza urbana è un sistema integrato e che la Polizia locale ne è parte essenziale e non una parte periferica.
Colleghi, la pratica del rinfaccio vicendevole e delle teorie è stucchevole e ha stufato tutti, pure chi parla, cioè quella di dire sempre “però quelli che c'erano prima non hanno fatto niente, hanno fatto peggio”. Questo “benpeggismo”, per cui, invece di guardare avanti, continuiamo sempre a scaricare la colpa su chi è venuto prima, è proprio fastidioso e dà fastidio anche a me. Però, talvolta, viene scontato dire: scusate, ma se era così facile, perché non l'avete fatto prima ? Trent'anni non sono pochi e adesso non è sufficiente.
In conclusione, cara Presidente, Forza Italia sostiene questo provvedimento, perché è un provvedimento che coniuga il rigore della sicurezza e il rispetto dei diritti di chi la garantisce e garantisce appunto più sicurezza ai cittadini. Dopo tre decenni di attesa, di chiacchiere e anche di qualche rinfaccio, oggi passiamo dalle parole ai fatti, restituendo dignità a chi ogni giorno onora la divisa che indossa. Per questa ragione voteremo convintamente a favore della delega .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bordonali. Ne ha facoltà.
SIMONA BORDONALI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario, con il voto di oggi quest'Aula compie un passo importante, un passo atteso da troppo tempo, come hanno detto anche coloro che mi hanno preceduto, verso il riordino e la modernizzazione della Polizia locale italiana.
Mi consenta, Presidente, alcune considerazioni personali. Rispetto alla riforma della Polizia locale, in questi anni ho dedicato buona parte della mia attività e del mio impegno istituzionale.
Ho presentato una proposta di legge nella scorsa legislatura e abbiamo visto che, purtroppo, non riuscì ad essere approvata, nonostante un ampio consenso e un'ampia maggioranza di Governo. Ho presentato una proposta di legge in questa legislatura. Ma perché? Perché la mia convinzione sulla necessità di intervenire sulla riforma della Polizia locale arrivò nella mia esperienza di assessore regionale alla Polizia locale e alla sicurezza, durante il mio mandato con il presidente Maroni in regione Lombardia.
Infatti, in quel caso lavorai alla riforma regionale, ma purtroppo era necessario intervenire sul livello nazionale, perché anche per la riforma regionale c'erano i limiti della normativa vigente. E quindi grazie all'impegno soprattutto del mio direttore generale di allora - che voglio ricordare, il dottor Cristalli, il quale fece da ponte con tante altre regioni che in quel momento avevano quella problematica relativamente alle riforme regionali, quindi volevano una riforma nazionale - provammo ad andare in quella direzione, ma purtroppo anche lì non riuscimmo.
E quindi si arriva ad oggi. E in questi anni tutti ricordano quegli uomini e quelle donne che io voglio sempre ricordare come un presidio vivo, il presidio più vicino ai cittadini. Perché, quando si parla di Polizia locale e si parla con gli uomini e le donne della Polizia locale, spesso si sentono una polizia di serie B, ma io dico sempre che sono una Forza di Polizia che ha una marcia in più, perché è la Forza di Polizia più vicina al territorio. Li vediamo nelle nostre città, nei quartieri, davanti alle scuole, durante le emergenze, negli interventi di sicurezza urbana, nel controllo del territorio, nella gestione della viabilità, nella tutela del commercio e della legalità.
E le loro funzioni, io voglio ricordare... Qualcuno prima di me ha ricordato la sicurezza integrata, quindi la necessità di un coordinamento anche tra le Forze di Polizia sul territorio; ecco, voglio ricordare che Roberto Maroni ebbe questa visione quando, da Ministro dell'Interno, nel 2008, introdusse proprio la sicurezza integrata, quindi questa visione della necessità di far collaborare tra loro tutte le Forze di Polizia.
Abbiamo parlato di tante funzioni, della necessità di numerosi interventi che gli uomini e le donne di Polizia locale fanno sul nostro territorio, ma ancora in un quadro normativo fermo al 1986, nonostante tutti questi cambiamenti. E allora oggi ci troviamo ad approvare questa importante delega al Governo, una delega per la quale, però - voglio sottolineare -, abbiamo costruito insieme una cornice normativa. Io voglio ricordare ai colleghi che hanno parlato precedentemente che, durante l'esame in Commissione, sono stati approvati numerosi emendamenti di maggioranza e opposizione, che hanno definito e limitato ulteriormente questa cornice normativa. Però, colleghi, si parla ancora di cornice normativa, quindi quando si entra troppo nello specifico, ovviamente si va oltre il nostro ruolo. Tuttavia, già in questa cornice normativa specifica abbiamo valorizzato il ruolo della Polizia locale, abbiamo chiarito le funzioni, abbiamo rafforzato le tutele e abbiamo soprattutto migliorato il coordinamento con il sistema della sicurezza pubblica .
Quindi sono numerosi gli elementi qualificanti del testo e mi dispiace che ci si ostini a non vederli. Penso innanzitutto alla definizione più chiara delle funzioni e dei compiti della Polizia locale, alla valorizzazione delle professionalità e alle garanzie delle tutele degli operatori, che non c'erano mai state e in questo disegno di legge vengono introdotte. Visto che si è parlato del ruolo dei comandanti, penso alle risposte che sono state date ai comandanti rispetto a quello che chiedono da anni, ovvero i criteri per l'accesso alle qualifiche e agli incarichi di comando, appunto richieste dai comandanti, ma penso anche al rafforzamento, alla formazione e all'aggiornamento professionale su base regionale, quindi con il ruolo fondamentale delle regioni.
Consentitemi anche un accenno al tema contrattuale, che so che sta molto a cuore alla categoria. Ecco, per quanto riguarda il contratto siamo riusciti a fare un passo importante, ovvero la previsione di apposite sezioni dedicate alla Polizia locale nell'ambito dei contratti collettivi nazionali del comparto funzioni locali e della separata area dirigenziale. Quindi, non più un contratto unico uguale per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione senza distinzione tra il ruolo degli uomini e delle donne della Polizia locale e gli amministrativi, che ovviamente hanno compiti e rischi diversi, introducendo anche la possibilità di specifiche risorse da destinare al trattamento accessorio.
Importanti norme riguardano la sicurezza degli operatori. È stato detto che oggi gli uomini e le donne della Polizia locale rischiano di più, perché hanno anche compiti diversi e soprattutto le nostre città sono cambiate notevolmente dal 1986, data di riforma della Polizia locale. Quindi abbiamo introdotto l'aggiornamento del documento di valutazione dei rischi, la previsione di specifiche tutele assicurative e assistenziali, la copertura delle spese legali per fatti inerenti al servizio e il riconoscimento di strumenti adeguati di protezione individuale, ad esempio le cosiddette , che abbiamo fortemente voluto proprio con un emendamento del mio gruppo, della Lega . Parliamo di misure concrete che rispondono alle problematiche che vivono ogni giorno gli uomini e le donne della Polizia locale sui territori.
Poi voglio dare un ulteriore contributo rispetto a ciò che è stato introdotto con gli emendamenti del mio gruppo, della Lega, e della maggioranza. Abbiamo inserito la valorizzazione dell'esperienza per i comandanti, la tutela della sicurezza degli operatori, fino al rafforzamento della formazione e del ruolo delle regioni; e, soprattutto, un altro tema di cui si sta parlando e si è parlato, ma secondo me senza aver approfondito realmente di cosa si tratta, ovvero l'accesso al CED-SDI senza distinzione, perché probabilmente alcuni colleghi non conoscono bene la differenza tra il CED e lo SDI, ovvero l'organo che raccoglie i dati e il che lo fa funzionare.
Quindi l'accesso al CED e allo SDI finalmente c'è per le Forze di Polizia locale, per garantire quel controllo del territorio e quei collegamenti con le altre Forze di Polizia, ma soprattutto per arrivare a quella sicurezza integrata che da troppo tempo viene declinata, ma che di fatto non viene garantita con strumenti efficaci. E anche la disciplina relativa all'addestramento, all'armamento e agli strumenti di autotutela.
E consentitemi, colleghi, prima di concludere il mio intervento, ancora una volta di ringraziare chi ha contribuito a questo provvedimento. Innanzitutto voglio ringraziare il dottor Cristalli, che era il mio direttore generale quando ero in regione Lombardia, il quale ha lavorato per anni alla riforma e auspicava di vederla prima del pensionamento. Purtroppo, il pensionamento è arrivato, ma io penso che potrà apprezzare questo sforzo. Un ringraziamento va anche a tutte le sigle sindacali e a tutte le associazioni per il loro prezioso apporto, ma anche per la pazienza che hanno avuto in questi anni. Ecco, a loro voglio dire che questa riforma non rappresenta un punto d'arrivo definitivo, ma costituisce una base moderna e coerente da cui partire. Ci saranno i decreti attuativi e quindi ci sarà finalmente...
SIMONA BORDONALI(LEGA). ... la possibilità di arrivare a quella riforma tanto attesa. Per questi motivi, Presidente, annuncio il voto favorevole della Lega-Salvini Premier .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. L'unica cosa che può accomunare tutti - e l'ha fatto in questi giorni in quest'Aula - è il fatto che sia necessario fare nel più breve tempo possibile un riordino e una revisione della materia relativa alla Polizia locale. Questo, guardate, non tanto perché la legge è del 1986 - perché ci sono anche tante altre leggi precedenti che funzionano perfettamente - ma perché, nel frattempo, è molto cambiato il lavoro delle Polizie locali: si è trasformato in profondità perché la società è cambiata e, di conseguenza, i cittadini, da un lato, e lo Stato, dall'altro, hanno chiesto sempre più funzioni e hanno aumentato sempre di più i compiti della Polizia locale.
Basti dire che si occupano - questo sarebbe il cuore del loro lavoro - di questioni amministrative, commerciali, edilizie, urbane, di veterinaria, rurali e che svolgono delle funzioni di Polizia giudiziaria - che non sarebbero nella loro natura, ma vengono delegate da parte della magistratura - oppure che svolgono funzioni di Polizia stradale molto impegnative - l'accertamento delle violazioni, la rilevazione degli incidenti - e poi svolgono anche funzioni di pubblica sicurezza e addirittura di ordine pubblico, che sono sempre state fuori dal perimetro normativo e che, infatti, rientrano nelle funzioni solo nel momento in cui lo Stato nelle sue articolazioni territoriali - i prefetti, i questori - indica le persone, gli agenti che hanno titolo a svolgere queste funzioni, a cui si chiede di svolgere questo lavoro.
Questo per dire che alla Polizia locale viene chiesto non tanto, viene chiesto tantissimo, anche dentro quella logica, cui si accennava prima, della sicurezza integrata.
Su questo, però, bisogna porre attenzione: il tema della sicurezza integrata non è semplicemente il coordinamento tra le varie Forze di Polizia nazionali - quelle che svolgono funzioni di Forze dell'ordine, che è cosa diversa, perché la Costituzione stabilisce che siano funzioni diverse da quelle della Polizia locale - ma il fatto che ognuno concorra, facendo il proprio lavoro, a una sicurezza complessiva integrata.
Ora, noi siamo chiamati, assolutamente, a intervenire nel riordino e sulla normativa per provare a mettere le Polizie locali nelle condizioni di fare il loro lavoro al meglio nell'interesse dei cittadini. Se, però, tutti hanno chiaro che si deve intervenire - guardate, però l'hanno detto anche tanti altri colleghi dell'opposizione -, è altrettanto chiara un'altra cosa: che noi siamo di fronte a una gigantesca occasione persa.
Dopo tanti anni noi - dico noi come Parlamento - avremmo potuto mettere le mani in questa materia, intervenire in profondità e fare veramente gli interessi delle comunità locali, dei cittadini, delle cittadine e degli operatori del comparto della Polizia locale. Invece questa cosa non si è fatta o si è fatta in minima parte: si è fatto 1, quando si poteva fare tranquillamente 10. Questo è, secondo me, un peccato mortale, soprattutto perché ci si dice che c'è una grande urgenza.
Bene, allora guardate, se ci fosse stata veramente questa urgenza, se la maggioranza l'avesse veramente interpretata in questo modo, non avreste aspettato il quarto anno di legislatura per fare questa cosa, ma l'avreste fatta come prima cosa, magari al posto - ve lo ricorderete - del decreto sul .
E poi dite: dobbiamo intervenire. Ma qua, anche in questo caso, il Parlamento non interviene direttamente, ma fa una legge delega al Governo. Perché fare una legge delega al Governo? Facciamo la legge. Pensate di non essere all'altezza? Noi pensiamo di essere all'altezza: facciamo la legge come Parlamento.
E poi non sfugge a nessuno il fatto che il testo su cui si fa la legge delega è un testo del Governo, è a firma del Ministro dell'Interno, per cui il Parlamento fa da passacarte: si prende le indicazioni del Governo e poi gli dice: Governo, su queste indicazioni e altre due cosine che ti aggiungo, fai per piacere la legge?
Questo è evidentemente inaccettabile, perché è il Parlamento che rinuncia a svolgere fino in fondo la propria funzione e, tra l'altro, lo fa in tempi che sono lunghissimi: 12 mesi, quando noi proponevamo 6 mesi. In realtà, c'era anche un emendamento della Lega che diceva 6 mesi, poi lo hanno ritirato, ma chissà perché.
Allora perché, se è così urgente, non si fa subito? Ma soprattutto per fare cosa? Noi abbiamo provato, nel nostro atteggiamento, nel tentativo, sempre nell'interesse dei cittadini, di mettere mano a questo provvedimento, di migliorarlo il più possibile. Solo che, quando questa maggioranza deve parlare, è molto prolifica, quando deve mettere la mano al portafoglio, invece, si dimentica in che tasca l'ha messo, guarda caso.
E vale in tutti i provvedimenti che hanno a che fare, direttamente o indirettamente, con la sicurezza: si dimentica sempre il portafoglio. Vi siete inventati reati, avete aumentato le pene, ma, quando c'è da mettere i soldi per gli organici della Polizia e dei Carabinieri, non si fa.
E guardate, anche qui è esattamente la stessa cosa. Vi abbiamo detto: dal 2009 a oggi, gli agenti della Polizia locale sono diminuiti di 11.000 unità (dati ufficiali dell'ANCI, a cui nessuno ha obiettato). Bene, cosa avete fatto per aumentare le assunzioni a tempo indeterminato, che sono quelle che servono ai comuni? Niente. Abbiamo fatto degli emendamenti per andare in deroga alle leggi attuali e permettere ai comuni di assumere, per mettere risorse per assumere: ce li avete bocciati tutti. Quando c'è da mettere mano al portafoglio, voi non ci siete.
Siete intervenuti su alcuni aspetti - e questi li abbiamo sostenuti - però, quando si parla di previdenza, siete completamente scomparsi, perché quando si parla di previdenza, anche qua, si parla di risorse economiche.
E poi, guardate, c'è un tema che è assolutamente centrale: si chiede un lavoro molto più intenso e molto più pericoloso per gli addetti alla Polizia locale. Vi abbiamo detto che era necessario e sarebbe necessario riconoscere loro il lavoro usurante, con tutte le conseguenze anche previdenziali. Il lavoro usurante, perché di questo stiamo parlando, perché molti di questi agenti si espongono al rischio e lo fanno ogni giorno. Voi ci avete risposto di no. Voi avete bocciato tutti quegli emendamenti che sarebbero stati necessari per aumentare gli organici, per aumentare le condizioni contrattuali, per migliorare la previdenza, per riconoscere il lavoro usurante.
E poi, fatemi chiudere su questo: la questione del CED, del Centro elaborazione dati. Ci avete raccontato e avete raccontato pubblicamente della grande svolta perché avete introdotto la possibilità di accesso al CED. Non è così: al CED ci si poteva accedere attraverso altre norme - addirittura una del 1993, una del 2008, una del 2017, una del 2018 - che hanno progressivamente ampliato gli argomenti, i temi su cui la Polizia locale poteva accedere al CED. Noi diciamo un'altra cosa qua.
Noi diciamo che, anche dopo il decreto interministeriale attuativo fatto nell'aprile 2022 che ha messo a sistema tutto questo - non l'avete fatto voi, ad aprile 2022 questo Governo non c'era, per capirci -, ora serviva fare un passo in più, ossia la possibilità di accedere alle notizie di reato e ai precedenti, perché una pattuglia che ferma un'auto deve essere immediatamente a conoscenza di chi va a controllare, perché lì c'è un tema di rischio, di rischio personale anche molto grave per gli operatori.
Questa cosa non l'avete messa. Avete fatto un giro di parole dentro l'articolato, che è scritto anche - fatemi dire - in un italiano stentato, molto stentato. L'articolo 3, comma 1, punto , oltre al fatto che si fa fatica a capirlo, non dice assolutamente in modo chiaro questa cosa: la possibilità di accedere alle notizie di reato. Questo è il punto e ci avete bocciato l'emendamento con cui lo volevamo introdurre.
Questo siete voi e in tutto questo - e chiudo, Presidente - volete pure farvi pagare. Abbiamo detto: togliere l'onerosità, introdurre la gratuità dell'accesso a questi sistemi, compresi il PRA e la motorizzazione. Ci avete detto di no.
Avete dato più compiti, chiedete più sacrifici e volete anche più soldi: questa è la vostra riforma della Polizia locale
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Montaruli. Ne ha facoltà.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Grazie, Presidente. Innanzitutto, anche in qualità di relatrice di questo provvedimento, voglio ringraziare il Governo per la sua attenzione a tutte le istanze provenienti dai vari partiti che si sono confrontati in Commissione e i commissari della I Commissione, incluso ovviamente il suo presidente, ma soprattutto le associazioni che rappresentano la Polizia locale in Italia e che hanno trovato anche nella mia persona un interlocutore costante.
In tutti i momenti - credo di non poter essere smentita - ritengo di aver risposto a ogni singola osservazione che proveniva da quel mondo . Voglio però concentrarmi oggi nel merito di questo provvedimento, perché anche oggi, stamattina, l'opposizione non ha perso l'occasione di dare un insulto alla nostra Premier, di provare a dare un insulto alla nostra Premier. Anche oggi, per esempio, il senatore Renzi l'ha definita “ Garbatella”.
Noi siamo fieri dell'appartenenza a un'area periferica del nostro Presidente del Consiglio , così come siamo fieri di essere stati ancorati e di continuare ad essere ancorati ai nostri territori, soprattutto a quelli più difficili, perché non ci sogneremmo mai, in quest'Aula - essendo ancorati a quel territorio ed essendo all'interno della popolazione e ancorati a quella popolazione che ne vive le problematiche -, in una discussione come quella che è avvenuta oggi in quest'Aula, di dire che la Polizia locale rincorre gli animali e basta, come ho sentito dire da parte dell'opposizione.
Vorrei ricordare che, in questo Paese, la Polizia locale ha fatto, per esempio, la più grande indagine sulla mafia nigeriana: è successo a Torino. Forse voi, quando c'erano le intercettazioni della mafia nigeriana ad Askatasuna, eravate già impegnati a cercare una soluzione per sanare quell'edificio, e invece la Polizia locale stava svolgendo un'indagine sulla mafia nigeriana. E tante altre inchieste, tante altre operazioni sono state affidate alla Polizia locale. E da qui deriva l'esigenza di andare a toccare con mano, e attraverso questa legge delega, la normativa che regola le loro funzioni, perché la Polizia locale si è già conquistata sul campo una dignità che noi oggi proviamo a restituire con questo provvedimento .
Ho sentito dire che questo provvedimento, essendo un provvedimento di legge delega, consentirebbe al Governo di adottare i decreti attuativi nelle segrete stanze. Guardi, rispetto a questa materia, le segrete stanze, purtroppo, le ho viste nella scorsa legislatura , quando arrivò un provvedimento votato dall'intero arco costituzionale e qualcuno, al Ministero dell'Interno - all'epoca c'era il Ministro Lamorgese e il MoVimento 5 Stelle contava un importante Sottosegretario, per esempio -, nelle segrete stanze, scrisse un provvedimento completamente diverso e lo rimandò - caso unico, penso, nella storia di questo Parlamento - in I Commissione.
A quel punto, cosa fecero i grandi professori, che adesso ci vengono a dire che difendono la Polizia locale? Si dimenticarono della Polizia locale, semplicemente. Non fecero nulla, fecero cadere nell'oblio il tema della Polizia locale e neanche provarono a dire “A” rispetto alle osservazioni che venivano da chi chiedeva: come è possibile che un provvedimento arrivi in un modo dal Parlamento e venga stravolto dal Governo? E oggi ci vengono a dire che non avremmo fatto il nostro lavoro.
Ci abbiamo messo tempo? Sì, ci abbiamo messo tempo, perché abbiamo fatto un confronto reale. Guardate, basterebbe guardare il fascicolo del testo e guardare la parte in neretto per capire come è stato migliorato questo testo grazie al lavoro parlamentare e grazie al tempo che voi ci rinfacciate. Io sono orgogliosa del tempo che abbiamo recuperato e, guardate, ve lo ricorderò ogni volta che ci rinfaccerete che siamo stati esautorati nel nostro ruolo di parlamentari: nulla di più falso!
Siete voi che avete chinato il capo, all'epoca, al Ministro Lamorgese mentre noi, invece, abbiamo difeso la Polizia locale davanti a un sistema - perché di questo si tratta - che aveva ancora un pregiudizio nei loro confronti! E allora, sì, questa occasione è veramente storica, perché apre porte che, un tempo, ci erano state rimbalzate e chiuse in faccia sonoramente. Ce le apre su tanti temi.
Vengo, fin dall'inizio, alla questione delle risorse. È stato detto che non avremmo le risorse, è stato detto che rinviamo, è stato detto che facciamo una riforma senza risorse. Non è vero. Intanto, c'è un capitolo dedicato alla riforma della Polizia locale che questo provvedimento richiama. Per l'anno in corso, poiché era impossibile attuare il provvedimento fin dall'anno non essendosi ancora espresso il Parlamento, quelle risorse non sono state perse.
Probabilmente, con voi sarebbero andate a provare a bucare, a fare qualche e a regalare ancora qualche debito a quelli che verranno dopo e invece, con noi, sono andati proprio alla Polizia locale, perché mi permetta, collega Mauri, quella delle spese fuori dai vincoli di bilancio è una richiesta dell'ANCI da sempre, che avviene da sempre, da decenni. È questo Governo, con il decreto Sicurezza, che ha permesso di andare oltre i vincoli di bilancio, oltre i vincoli per permettere assunzioni e per pagare gli straordinari ! Con voi eravamo ancora fermi ai vincoli.
Quindi i soldi ci sono, la riforma si fa, a meno che qualcuno non la voglia bloccare altrove, ma, per quanto ci riguarda, la riforma si fa, si farà e si farà entro la legislatura Perché vedete, noi non siamo quelli che nascondono la faccia; noi, la faccia, ce la mettiamo, glielo sto dicendo adesso: questa riforma si fa, compresi i decreti attuativi, entro la fine della legislatura. Lo faremo, ed è per questo che abbiamo messo un termine realistico, perché quello che diciamo facciamo.
Siamo andati in fondo al tema del contratto per la Polizia locale. Ci chiedevano un contratto di diritto pubblico, di fatto, per chiederci che fossero loro a contrattare le proprie posizioni e chiedendo un intervento normativo di tipo nazionale. Siamo andati al cuore del problema, dunque, e abbiamo previsto una sezione dedicata solo alla Polizia locale, distinta dagli amministrativi, che riconosce le loro specificità! È lì che si fa la riforma! È lì, nella contrattazione separata, che voi avete sempre ostacolato. Allora, se volete veramente che la Polizia locale abbia un suo ruolo anche domani, dovreste aiutarci a fare in modo di superare le restrizioni dei grandi sindacati, dove non raggiungono il 5 per cento per la contrattazione, per fare in modo che ai tavoli della contrattazione delle sezioni separate - che ci saranno e che questo Governo vuole fare - si siedano loro, i rappresentanti della Polizia locale , non qualcun altro; loro, a decidere del loro destino e a decidere come contrattare ogni singolo aspetto!
Poi ci hanno chiesto di intervenire rispetto agli infortuni, rispetto a tutta la materia che riguardava la loro assistenza ed è quello che abbiamo scritto nero su bianco. Non è vero che non diamo l'equiparazione con le vittime del dovere: noi l'abbiamo scritto! Noi garantiamo l'applicazione della normativa in maniera intera alla Polizia locale sulle vittime del dovere ! Era una richiesta che veniva da decenni, da decenni di istanze ai vari Governi. Nessuno l'ha fatto, l'abbiamo fatto noi.
Per quanto riguarda il CED, ora viene liquidato come una cosa da niente e, invece, purtroppo, era il grande macigno sul pregiudizio che verteva contro la Polizia locale che nessuno era riuscito a fare, perché avranno le informazioni in accesso e in uscita, comprese quelle relative ai precedenti, perché lo SDI fa parte del CED! E la formazione, anche lì siamo intervenuti, facendo una cosa in più: andando a vedere, certo, il limite del Titolo V, che rimane, ma anche facendo in modo che si crei una formazione interregionale per cercare di dare un'uniformità ad un Corpo di Polizia che merita sempre di più di essere considerato a livello nazionale , al pari di altre Forze di polizia.
Siamo intervenuti sulle deroghe rispetto ai limiti territoriali del porto d'armi e abbiamo dato, anche su questo, la delega. È un'occasione storica, perché i risultati che ho elencato mai erano stati neanche lontanamente raggiunti. Ora, con questo provvedimento - e Fratelli d'Italia non solo voterà a favore, ma si impegna alla realizzazione di questa delega - apriamo una nuova storia per la Polizia locale in tutte le parti d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Il Partito Democratico, per le vie brevi, ha comunicato alla Presidenza l'intenzione di voto di astensione.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1716-A: “Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale”.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Dichiaro così assorbite le abbinate proposte di legge nn. 125-600-875-1727-1862.
Colleghi, sospendo brevemente la seduta per una pausa tecnica. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 11,35.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi riparte la riparte da Marmaris, dalle coste della Turchia, e riparte per l'ultima tappa, quella verso Gaza. Riparte una grande missione umanitaria, pacifica, che mira a portare aiuti a Gaza. Un atto di solidarietà e di coscienza civile contro l'assedio insostenibile e insopportabile da parte di Israele. È una missione che coinvolge volontari e attivisti internazionali, inclusi un numero importante di attivisti italiani; e riparte senza nessuna protezione istituzionale, se non quella di un nostro collega del MoVimento 5 Stelle, Dario Carotenuto che oggi si è unito alla missione umanitaria.
A lui e a tutta la va il nostro abbraccio, il nostro saluto e la nostra ammirazione. Non vi lasceremo soli, così come non vi lascerà soli la parte migliore della società del nostro Paese che scenderà nelle piazze e parteciperà allo sciopero generale del 18 maggio per difenderla dalle intercettazioni illegali e violente della Marina israeliana, come quella avvenuta nella notte tra il 29 e il 30 aprile quando la Marina israeliana, infatti, ha intercettato 22 imbarcazioni della in acque internazionali, nella zona di ricerca e soccorso SAR greca, a oltre 600 miglia nautiche dalle coste…
PRESIDENTE. Collega Lomuti, è una richiesta di informativa la sua?
ARNALDO LOMUTI(M5S). È una richiesta di informativa, arrivo alla fine.
PRESIDENTE. Magari, se me lo dice prima, è meglio.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Chiedo un'informativa, intervengo per un'informativa.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Gli attivisti in quell'occasione sono stati …
PRESIDENTE. Collega Lomuti…
ARNALDO LOMUTI(M5S). Al Ministro Tajani.
PRESIDENTE. Perfetto, benissimo. Prego.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Gli attivisti, in quell'occasione, sono stati trattenuti per circa 40 ore e sottoposti a violenze. Attivisti, tra cui, tra cui Thiago Avila e Saif Abu Keshek, sono stati prelevati da una barca della battente bandiera italiana e portati in Israele. Lo hanno fatto perché evidentemente avvertono un senso di impunità che non può essere tollerato. Una barca battente bandiera italiana altro non vuol dire, in acque internazionali, che quella barca è territorio italiano . È territorio italiano, ma per il nostro Governo evidentemente non è così, viste le reazioni, a dir poco timide, rispetto a un atto per il quale la procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona.
E che dire dell'assordante silenzio, Presidente, rispetto a quanto subito da Francesca Albanese, giurista italiana, relatrice ONU sui territori palestinesi, considerata da molti un orgoglio italiano per il suo coraggio nel difendere i diritti umani nel diritto internazionale, alla quale soltanto pochi giorni fa veniva consegnato l'ordine al merito civile, non in Italia ovviamente, servi come siamo di America e Israele , ma in Spagna, onorata per la sua voce contro le atrocità, ricevendo forte sostegno da vari settori della società civile.
Oggi, invece, giustizia è fatta: un giudice americano ha sospeso quelle sanzioni. Il giudice ha stabilito che Francesca Albanese godeva della tutela della Costituzione americana, malgrado risiedesse al di fuori del Paese, ritenendo che possedesse legami sostanziali con l'America sufficienti per far valere i diritti garantiti dal I emendamento della Costituzione americana . Tutto questo mentre le nostre istituzioni, quelle del suo Paese, restavano in totale silenzio vergognoso.
Allora, Presidente, noi chiediamo al Ministro Tajani di venire in Aula e spiegare cosa è successo su tutto quanto fino ad ora riportato e vogliamo sapere come intende garantire l'incolumità dei cittadini italiani impegnati in una più che ammirevole missione umanitaria, quella della
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Valentina Ghio. Ne ha facoltà.
Le chiedo subito se si associa, così poi non la interrompo.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi associo alla richiesta del MoVimento 5 Stelle e del collega Lomuti per chiedere un'informativa al Ministro Tajani. Innanzitutto, voglio esprimere anche la nostra vicinanza al collega Carotenuto e a tutti i volontari e le volontarie della impegnati in una operazione umanitaria che ha il merito di mantenere viva l'attenzione e di portare aiuti ad un'emergenza che ormai è una questione strutturale, dimenticata e che riguarda la vita di tanti palestinesi.
Voglio ricordare anche i nostri colleghi che hanno avuto il coraggio e la determinazione di associarsi a queste imprese, in particolare il collega Arturo Scotto, che oggi è impossibilitato a far sentire la propria voce perché sospeso da quest'Aula per aver difeso la Costituzione e protestato contro la presenza di associazioni dichiaratamente di stampo fascista in questo edificio.
Noi chiediamo un'informativa urgente sulla nuova missione della , perché la nuova missione è esposta a rischi gravissimi e lo abbiamo visto con quanto successo pochi giorni fa. Se Israele dovesse nuovamente fermare l'imbarcazione e condurre gli attivisti in carcere, i trattamenti sarebbero probabilmente inumani, come è accaduto pochi giorni fa. Per questo noi chiediamo al Governo italiano che si attivi immediatamente, insieme alle istituzioni europee, perché sia garantita una scorta europea alle imbarcazioni per la tutela dei volontari internazionali coinvolti. Non c'è più tempo per ambiguità e per silenzi. Del resto, quello che succede in questi giorni ci evidenzia che è necessaria una voce più forte della comunità internazionale e del nostro Governo.
Proprio ieri, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto a Israele di abrogare la legge approvata alla Knesset che istituisce un tribunale militare speciale per processare i palestinesi accusati di legami con gli attacchi del 7 ottobre. È certo che le atrocità del 7 ottobre meritano giustizia, ma questa non può essere ottenuta con procedimenti e con processi sommari. Sono parole gravissime quelle che arrivano dalle Nazioni Unite, che dovrebbero interrogare profondamente anche questo Parlamento.
Nello stesso tempo, abbiamo appreso in questi giorni che un tribunale statunitense ha sospeso le sanzioni contro una nostra concittadina, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Il giudice ha affermato con chiarezza che proteggere la libertà di espressione è sempre nell'interesse pubblico, perché è evidente che se una consulente dell'ONU, per aver fatto il suo lavoro e per aver denunciato le atrocità commesse da anni in un territorio, è stata sanzionata in quel modo questo corrisponde a una palese violazione dei suoi diritti umani, con un precedente pericoloso incompatibile con i principi democratici. Il nostro Governo è stato in silenzio su questo.
Ci sono stati Governi, come quello della Spagna, che sono intervenuti. Noi, su una nostra concittadina di cui sono stati violati i diritti, i diritti personali e i diritti umani, non abbiamo detto niente, così come non abbiamo sentito voce sulla violazione dei diritti rispetto all'operato dei giudici della Corte penale internazionale dell'Aia, i funzionari e i giudici che siamo andati a trovare, ad ascoltare ancora recentemente, che vedono la possibilità di accedere ai propri conti bancari, di esercitare i loro diritti alla tutela sanitaria, il loro lavoro attraverso le licenze informatiche, tutto questo per sanzioni del Governo di Trump. Ci sono anche cittadini del nostro Paese e il nostro Governo non ha detto nulla su questo.
Per questo è importante un'informativa urgente. Noi chiediamo che il Ministro degli Affari esteri venga in Aula a riferire per dirci quali iniziative il Governo intenda assumere per garantire e assicurare l'incolumità dei nostri concittadini, dei volontari e delle volontarie impegnati in una missione umanitaria che, ancora una volta, si sostituisce all'inattività dei Governi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
Chiedo anche a lei subito se si associa.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ci associamo, ma chiediamo un'informativa urgente alla Presidente del Consiglio Meloni, oltre che al Ministro Tajani. Guardi, Presidente, la Presidente del Consiglio aveva una grandissima opportunità la scorsa settimana: incontrare Rubio, incontrare i vertici degli Stati Uniti d'America e fare una sola cosa degna del cambio di guardia, di rotta, che volete mettere in campo: un po' di - è così che l'abbiamo chiamato - dopo la batosta referendaria. Riallinearsi con il sentimento del Paese, con il diritto internazionale e chiedere una cosa: che gli Stati Uniti smettessero di proteggere quel criminale di guerra di Benjamin Netanyahu . Una cosa! Chiedere le sanzioni per Israele e rimuovere le sanzioni per la Corte penale internazionale. Poteva chiedere una cosa, chiedere che Francesca Albanese, in quanto rappresentante dell'ONU, venisse lasciata in pace a svolgere il suo ruolo .
Poteva dire le parole che un tribunale ha dovuto dire negli Stati Uniti: proteggere la libertà di parola è sempre nell'interesse pubblico. Presidente, aveva un'occasione storica: difendere una concittadina italiana, ma non solo perché della nostra Patria sovrana, ma perché lei difendeva il diritto internazionale come fanno tutti quei concittadini italiani che stanno partendo nuovamente alla volta di Rafah, via terra, alla volta della Cisgiordania, verso i mari di Gaza. Che cosa stanno facendo? Che cosa abbiamo fatto in questi anni? Perché siamo andati lì, nella cosiddetta West Bank, nei territori palestinesi occupati? Perché siamo stati lì, al valico di Rafah? Perché siamo salpati con le ?
Per fare un gesto eroico? Per disturbarvi? Per far vedere quanto siete complici? Ma non ce ne fregava nulla di voi. L'abbiamo fatto per dire una cosa: che lì, a quei valichi, è ferma l'umanità, perché sono fermi gli aiuti umanitari, perché l'ONU è stata sbattuta fuori da Gaza ! È una cosa semplice, voi continuate a non capirla, continuate a dire: eh, ma si mettono a rischio.
Ma nel frattempo non vi rendete conto che nei nostri mari, vicino alla Grecia, c'è un Paese che pensa di fare tutto quello che è necessario per continuare la guerra permanente: si chiama Israele. È entrato su un'imbarcazione battente bandiera italiana e ha sequestrato dei nostri concittadini. Ma vi sembra normale? Ma cosa deve ancora succedere perché il nostro Governo faccia quello che dice una proposta di legge a prima firma Bonelli, ma sottoscritta da tutte le opposizioni, che oggi presentiamo alla Camera: dobbiamo porre fine all'economia dell'occupazione, all'economia del genocidio, esattamente quello che chiede Francesca Albanese da anni .
Ci chiedono semplicemente di non fare affari con chi fa crimini di guerra. Ci chiede esattamente di non commerciare, di non vendere armi, di non far passare nei nostri porti, come a Gioia Tauro, l'acciaio che serve esattamente a quell'economia.
Ho concluso, Presidente. C'è ancora una cosa più devastante del silenzio ed è la complicità, la complicità di chi non vede che quel modello suprematista è un modello che fa paura anche alle nostre democrazie, perché quando tu pensi di poter bombardare qualcuno, di far esplodere un un cellulare in mezzo a un mercato, in mezzo a un funerale, quando pensi di poter colpire ovunque, fuori dal diritto internazionale, prima o poi toccherà anche a noi e o difendiamo la Palestina oggi, o siamo a rischio anche tutti noi, la nostra Europa e la nostra democrazia.
Quindi, grazie Francesca Albanese, grazie grazie a tutti questi che hanno capito che, in questa notte, bisogna stare con gli occhi aperti
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente della richiesta d'informativa giunta dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame e la votazione delle questioni pregiudiziali Braga ed altri n. 1, Grimaldi ed altri n. 2 e Santillo ed altri n. 3 riferite al disegno di legge n. 2920: Conversione in legge del decreto-legge 7 maggio 2026, n. 66, recante disposizioni urgenti per il Piano Casa.
A norma del comma 4 dell'articolo 40 del Regolamento, in caso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire uno dei proponenti (purché appartenenti a gruppi diversi), per illustrare ciascuno degli strumenti presentati, per non più di 10 minuti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi non firmatari, per non più di 5 minuti.
Al termine della discussione si procederà, ai sensi dell'articolo 96- comma 3, quarto periodo, del Regolamento, ad un'unica votazione sulle questioni pregiudiziali presentate.
La deputata Evi ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Braga ed altri n. 1, di cui è cofirmataria.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Allora, dopo anni di roboanti annunci ecco arrivare il decreto urgente Piano Casa ed è già un controsenso, una beffa da smontare pezzo per pezzo.
Anni persi a fare dichiarazioni su dichiarazioni, annunci su annunci e, poi, presentate un decreto di fatto vuoto e per di più pericoloso, costringendo il Parlamento a esaminarlo di corsa, con procedure accelerate, svilendo ancora una volta i principi di democrazia e partecipazione.
Nessun fraintendimento. La crisi abitativa nel Paese è reale, è profonda, è una vera emergenza che riguarda centinaia di migliaia di famiglie da Nord a Sud, nelle città come nelle aree interne, ma trattarla come volete fare voi, con l'ennesimo decreto di urgenza, è una presa in giro e tradisce in modo plateale, ancora una volta, la vostra vera natura: fingere di fare le cose per fingere di risolvere i problemi del Paese, e noi non ci stiamo.
Il Partito Democratico presenta questa pregiudiziale di costituzionalità con piena consapevolezza politica e giuridica, e ci schieriamo ancora una volta in difesa della Costituzione. Sì, perché sul tema della decretazione d'urgenza ormai sembriamo dei dischi rotti per quante volte siamo stati costretti a ricordarvi che la nostra Costituzione, l'articolo 77, stabilisce che il Governo può ricorrere al decreto-legge solo in presenza di casi straordinari di necessità e urgenza: non basta la necessità generica, non basta l'urgenza dichiarata, ci vuole la straordinarietà del caso concreto, quella condizione imprevedibile ed eccezionale che giustifica la compressione del ruolo del Parlamento e la produzione immediata di effetti giuridici nell'ordinamento.
Ebbene, questa condizione è evidente che non esiste e non è mai esistita per questo provvedimento. E la ragione è semplice, incontrovertibile, documentata. Il Governo Meloni ha annunciato questo Piano casa appunto più di 30 volte in quattro anni, dal di Rimini ai comunicati di Salvini, dalle conferenze stampa della Presidente del Consiglio alle interviste televisive: 30 annunci, zero alloggi realizzati.
Come può essere straordinariamente urgente un provvedimento preannunciato per anni? Come può essere imprevedibile una crisi che sindaci, prefetti, sindacati degli inquilini e organizzazioni sociali denunciano quotidianamente da decenni?
Manca, ancora una volta, quindi, questo requisito sostanziale di necessità e urgenza e, dunque, anche in questo caso, questa decretazione è illegittima. E punto!
Siamo, infatti, di fronte a un problema strutturale e cronico deliberatamente ignorato da questo Governo per quattro anni e ora trasformato, appunto, in apparente urgenza solo per evitare un vero confronto parlamentare ordinario. Perché colleghi, si usano strumenti eccezionali per coprire l'incapacità di programmare. E questo è il primo vizio ma, da solo, basterebbe per accogliere la pregiudiziale.
La pregiudiziale non riguarda ovviamente solo l'urgenza, riguarda anche la coerenza interna del provvedimento e il secondo vizio strutturale che rende questo decreto incostituzionale nel metodo e inaccettabile nel merito. E ve lo espongo.
Il Governo ha presentato questo Piano casa con grande clamore: 10 miliardi di euro, 100.000 alloggi in dieci anni. La realtà è radicalmente diversa. Quei 10 miliardi non esistono, sono una cifra sulla carta, composta quasi interamente da fondi già stanziati con leggi precedenti, da risorse europee che l'Italia deve ancora riuscire a spendere e non è stata messa sul tavolo, di fatto, nessuna risorsa aggiuntiva.
I numeri veri sono però quelli che avete scritto nel decreto, non quelli sbandierati in conferenza stampa. Per il recupero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica sono stanziati 970 milioni di euro spalmati su cinque anni: 116 milioni di euro nel 2026, 216 milioni di euro nel 2027, 228 milioni di euro nel 2028, 180 milioni di euro nel 2029, 230 milioni di euro nel 2030. E, allora, facciamo i conti che il Governo non vuole fare. Il costo medio per recuperare un alloggio è di almeno 20.000 euro. Con 200 milioni di euro all'anno si recuperano al massimo 10.000 appartamenti ma, ogni anno, ne diventano inagibili altri 4.000-5.000 per mancanza di manutenzione ordinaria su cui, ovviamente, non c'è alcuna azione. Inoltre, in Italia ci sono almeno 100.000 case pubbliche vuote. La Lombardia, da sola, ne ha 33.000, due terzi peraltro di proprietà della regione.
A questo ritmo ci vorrebbero più di vent'anni solo per recuperare l'esistente senza costruire nulla di nuovo. Questo non è quindi un piano straordinario, è una misura tampone camuffata da rivoluzione. Quindi, non una risorsa aggiuntiva, non una sola risorsa aggiuntiva, fondi riciclati da stanziamenti già esistenti e, in più, un impianto che anziché rafforzare l'edilizia residenziale pubblica ne riduce progressivamente il perimetro, spostandola verso modelli ibridi sempre più esposti alla logica del mercato. Infatti, il piano è più orientato a stimolare il mercato privato che a governarlo, e questo, peraltro, di fatto, contraddice gli stessi indirizzi che, a livello europeo, la Commissione e il Parlamento europeo raccomandano e che prevedono, appunto, il rafforzamento dell'edilizia residenziale pubblica come prima linea di difesa contro la crisi abitativa.
E c'è un ulteriore elemento scoperto nel testo definitivo approvato in che fotografa il cinismo di questo Governo meglio di qualsiasi analisi. Il fondo generale per la morosità incolpevole e quello a supporto delle famiglie che non riescono a pagare l'affitto nel mercato privato vengono svuotati. Le sue risorse - 22 milioni di euro per il 2026 e 20 milioni di euro per il 2027 - vengono dirottate a finanziare un nuovo fondo riservato esclusivamente agli inquilini dell'edilizia residenziale pubblica.
Non si aggiungono quindi risorse, si spostano da uno strumento generale ad uno più ristretto. Il Governo taglia i fondi per le famiglie in difficoltà mentre annuncia il Piano casa. Il fondo per il sostegno all'affitto è privo di risorse da tre anni consecutivi e questo decreto, appunto, non fa nulla.
E c'è un terzo vizio costituzionale. Il decreto accentra, a livello nazionale, funzioni di ricognizione, programmazione e selezione degli interventi, allocazione delle risorse, gestione operativa dell'intero piano. Istituisce un commissario che può operare mediante ordinanza, anche in deroga a disposizioni di legge, con efficacia immediata; può superare i dissensi amministrativi, incidere su procedure complesse, modificare contratti. Tutto in via d'urgenza, tutto senza un vero coinvolgimento di regioni e comuni. Questo impianto è incompatibile con l'assetto costituzionale vigente, perché lo sappiamo e lo sapete, colleghi, l'edilizia residenziale pubblica è materia concorrente, affidata al governo del territorio ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione.
La gestione del patrimonio dell'edilizia residenziale pubblica appartiene alla potestà legislativa residuale delle regioni, i criteri di assegnazione e i canoni sono attribuzioni proprie delle regioni, le funzioni amministrative di assegnazione e gestione delle emergenze abitative spettano ai comuni. Un commissario governativo che bypassa tutto questo non semplifica: viola semplicemente la Costituzione.
E la domanda che sorge spontanea è: ma non eravate voi quelli dell'autonomia differenziata, quelli del “prima i territori”, quelli del “prima le autonomie locali”? E le voci dai territori sono inequivocabili. La sindaca di Firenze, Sara Funaro, che parla anche da rappresentante ANCI, ha denunciato che i comuni vengono lasciati senza strumenti adeguati. Lei, da sola, ha dovuto stanziare 20 milioni di euro di risorse proprie per ristrutturare le case popolari che lo Stato non finanzia. Ma lo ha potuto fare solo perché si tratta di Firenze. La maggior parte dei sindaci italiani non se lo può permettere e questo crea divari. Divari enormi sul territorio che, in un Paese come il nostro, non ci dovrebbero essere. Ha chiesto risorse immediate; ha chiesto risorse già nel 2026, non promesse per il 2028; ha chiesto un tavolo vero, non annunci. Un Governo che centralizza i poteri in un commissario e lascia i comuni senza soldi fa esattamente l'opposto di quello che la Costituzione prescrive.
E infine c'è l'ultima beffa. Questo Piano casa non è un piano per l'edilizia residenziale pubblica, è un piano per favorire l'ingresso dei grandi fondi immobiliari privati nel settore abitativo usando il denaro pubblico come leva. E c'è un articolo in particolare, l'articolo 5, quello sul riscatto degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, che è la norma più rivelatrice: i proventi delle vendite non vanno al reinvestimento in nuove politiche abitative ma vanno alla riduzione del debito pubblico.
Pierfrancesco Majorino, responsabile politiche abitative del Partito Democratico, lo ha detto in maniera perfetta: è un “Piano Fanfani all'incontrario” perché, invece di costruire case popolari con risorse pubbliche, si vende il patrimonio esistente e i soldi spariscono nel bilancio dello Stato.
E quindi, in tutto questo, manca tutto. Non c'è un euro per il Fondo nazionale per il sostegno all'affitto; non c'è un intervento sugli affitti brevi; non c'è nulla per il diritto allo studio, in un Paese dove gli studentati sono davvero diventati terreno di speculazioni; non ci sono interventi per le persone con disabilità; non c'è nulla su nulla e, in questi quattro anni di Governo, zero alloggi pubblici costruiti - e vado a chiudere -, zero sul fondo affitti, zero sull'intervento per gli affitti brevi.
Per noi, quindi, questo è un decreto incostituzionale, irricevibile, inaccettabile. Pertanto, chiediamo di approvare la pregiudiziale di costituzionalità e di non ratificare decreti fatti in fretta e nati già viziati .
PRESIDENTE. Il deputato Grimaldi ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 2.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, ho sentito che Salvini ha annunciato che, entro un anno, avrebbe lavorato - già la parola “lavorato” ci ha destato - su 60.000 alloggi inutilizzati per mancanza di manutenzione. Lo dico ai colleghi e alle colleghe: è falso. È falso! State dicendo una bugia a tutto il Paese. Ve lo spiego il perché. Ve lo dico da commissario della Commissione bilancio.
Avete stanziato 970 milioni sul DFP, lo avete fatto su 4 anni. Sapete quanto costerebbe mettere in sicurezza quei 67.000 alloggi? Fate un po' il calcolo, lo ha fatto l'ANCI, lo hanno fatto le regioni: costa più o meno fra i 20.000 e i 27.000 euro ad appartamento. Non vi basterebbero 1 miliardo e 800 milioni in un anno. Salvini, impara a fare i conti! Non puoi dire stupidaggini al Paese dopo 3 anni e mezzo, dopo che non hai fatto nulla .
Ma, poi, colleghe e colleghi, c'è un problema più grande: voi continuate a essere ossessionati dagli sfratti, ossessionati! Come se in questo Paese non ci fossero gli sfratti!
Allora, vi faccio due calcoli, due calcoli così: ogni anno ci sono 40.000 sentenze di sfratto. Ma voi pensate che con queste 40.000 sentenze poi nessuno vada fuori casa? Stanno tutti lì a occupare la casa? Non è così. Ci sono 20.000 sentenze che vengono eseguite. Sapete che cosa vuol dire? Vuol dire che ogni giorno 100 persone vengono allontanate con la forza, ci sono minori e ci sono anziani.
Avete capito qual è il problema del Paese? No, forse non lo avete capito: sono 20.000 persone, così, solo per capirci. E voi volete farle diventare 40.000? Volete che tutte quelle 40.000 sentenze diventino subito esecutive? Allora, facciamo altri calcoli. Se ogni anno quelle 40.000 persone escono da queste case, in 10 anni quante persone avete per strada? Quattrocentomila. Se voi non riuscite nemmeno a fare i 500.000 alloggi che propone l'opposizione, esattamente - lo chiedo a Fratelli d'Italia, alla Lega e a Forza Italia - queste 400.000 persone dove le mettiamo? Nelle ? Nei dormitori? Dove le mettiamo? Per strada? Guardate, colleghe e colleghi, voi avete preso una batosta referendaria, una batosta. A un certo punto avete detto: no, allora dobbiamo occuparci di questioni sociali, di salari, di case.
Ma guardate che, se dovete occuparvene così, è meglio che stiate fermi a non fare nulla come avete fatto negli scorsi anni perché peggiorate solo le cose . Questa pregiudiziale è chiara più di tante altre perché non si può intervenire per decreto su vicende così. Non si può, non si può. Ve l'ha già detto il Presidente della Repubblica, anche se spacchettate i decreti. Ma poi non si può pensare che, mentre in un articolo dite che mettete in sicurezza 67.000 alloggi senza avere i soldi per farlo, poi, dall'altra, nell'articolo 5 dite che in realtà li vendete quegli alloggi. Ma ci state dentro? Riuscite in un decreto a non dire il contrario di tutto? Ma poi sapete cosa fate? Ed è la cosa più incostituzionale di tutte. Quei soldi mica li date all'edilizia pubblica! Mica li date ai comuni o alle regioni! No, siete riusciti pure a dire che vendete le case popolari per pianificare il piano di rientro, cioè, per intenderci, per abbattere il debito italiano.
Voi siete folli! Siete un Governo antisociale! Voi siete esattamente un Governo che va contro la sicurezza. E sapete perché? Perché, se ci sono 1.049.000 famiglie che sono in povertà assoluta e sono in affitto e, quindi, anche loro sono a rischio di sfratto, e non volete fare nulla sui salari perché non volete istituire il salario minimo, ma non volete neanche indicizzare i salari, non fate nulla per l'occupazione, non fate nulla per la crescita di questo Paese. Guardate che anche i dati vi smentiscono! Quando vi dicono che l'occupazione è fragile, si vede dall'indice di produttività di questo Paese che è ai minimi termini perché quel lavoro è precario e fragile e ci sono sempre più lavoratori poveri.
Allora, la verità sta nelle ricette nostre, quelle che state per bocciare, quelle che non volete affrontare in Aula e che vi chiedono una cosa semplice. Avete lasciato al dio mercato la casa, avete pensato che il mercato immobiliare facesse tutto e, invece, sono aumentati semplicemente i prezzi e avete addirittura scelto nella vostra , cioè in questo “tassapiattismo” per cui la tassa sulla casa deve essere sempre piatta… ma se me la fai piatta, decido di fare gli affitti brevi. Ma che cavolo me ne frega di affittare a delle famiglie, giusto? Anzi, continuate a dire: sfratti, sfatti, sfratti; anzi, non si può affittare a nessuno perché sennò ti occupano la casa. Continuate ossessivamente così e sapete qual è l'effetto? Che la gran parte delle persone non affitta più.
Quello che vi diciamo noi è molto semplice: servono soldi per le garanzie per la morosità incolpevole, servono fondi per la morosità incolpevole, cioè per far sì che, se una persona perde il lavoro o parte del reddito, a quella persona che affitta la casa è lo Stato a dargli quel pezzo di entrata, quel pezzo di affitto. Anzi, sarebbe addirittura più giusto dire che a chi affitta casa alle famiglie abbattiamo completamente le tasse e i soldi glieli dà direttamente lo Stato al posto di quelle famiglie indigenti. Sarebbe…voi dite socialismo, non lo so, sarebbe la democrazia come funzionava 15 o 20 anni fa.
Il problema è molto semplice, però, colleghi: non volete fare case popolari, non volete fare l'equo canone, non volete abbassare le tasse a chi affitta alle famiglie e alzarle su chi fa affitti brevi. Esattamente, il vostro Piano casa che cos'è? Vendere case popolari e far finta di rinnovare quelle vecchie, cosa che non avete fatto negli scorsi anni? Perché, poi, c'è un altro problema di cui voi non volete occuparvi: che della casa se ne occuperebbero le regioni, alcune governate da voi da 20 anni. La regione Lombardia ha 20.000 case popolari sfitte, quindi occupabili, perché non le assegna: ci sono 650.000 italiani in lista d'attesa, ci sono 350.000 vincitori a cui voi non date nulla.
Allora, la verità è che Salvini, invece di girare per le sagre, dovrebbe fare il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti: ciuf-ciuf! I treni, Salvini, occupati di treni e occupati di casa. Fai qualcosa, invece di dire bugie agli italiani. Inizia a dire al Consiglio dei ministri che per fare le case popolari servono soldi, e mettere in sicurezza quegli alloggi ha un costo. Noi siamo disponibili anche a parlare di scostamenti, solo se ci occupiamo degli indigenti italiani, solo se ci occupiamo dei lavoratori e delle lavoratrici italiani. Se dobbiamo occuparci della vostra economia di guerra o di farvi le marchette elettorali per ripristinare un consenso che non c'è più, scordatevelo. Gli italiani hanno parlato chiaro: l'unico avviso di sfratto è verso di voi. L'unico sfratto da accelerare è quello di questo Governo, che ha finito i suoi giorni. Questa era è finita, così come questo decreto .
PRESIDENTE. Il deputato Pellegrini ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Santillo ed altri n. 3, di cui è cofirmatario.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Il Governo Meloni ha ormai superato l'incredibile numero di 120 decreti-legge. Davvero sembra ieri che la Meloni, dai banchi dell'opposizione, sbraitava contro i Governi precedenti, quindi i Governi di allora, che, a suo dire, espropriavano il Parlamento della sua funzione legislativa. Quindi, anche su questo, la maggioranza e il Governo Meloni hanno raccontato frottole e hanno agito in senso esattamente contrario rispetto a quello che avevano promesso.
Questo provvedimento, che è un provvedimento farsa - questo decreto-legge -, è motivato da ragioni di necessità e di urgenza, ma, se guardiamo la realtà, era talmente urgente che è stato annunciato nel luglio del 2023 e, invece, vede la luce il 30 aprile 2026. Tre anni dopo: alla faccia dell'urgenza . Però, devo dire che in questo c'è una coerenza, e la coerenza è quella del bullismo istituzionale, perché il Governo Meloni, ancora una volta, come è suo costume, legifera al posto del Parlamento, peraltro su una materia su cui c'è una larghissima sensibilità, che tocca ampi settori del Paese e centinaia di migliaia di famiglie. Quindi, sarebbe stato doveroso ascoltare tutte le forze parlamentari e arrivare a un provvedimento che doveva almeno essere esaminato con i tempi giusti, vista la complessità del tema che stiamo trattando. Ovviamente questo non è successo per il solito bullismo - continuo a dirlo - istituzionale che connota questo Governo.
Però, devo dire che, in questo caso, è addirittura ancora più insopportabile di tutte le altre volte, perché dall'anno 2024, quindi da mesi, questa Camera sta esaminando ben tre proposte di legge, una delle quali è del MoVimento 5 Stelle: la n. 1562, che è stata abbinata alla n. 1169 e alla n. 2181. Un provvedimento il cui esame procede a singhiozzo per decisione, ovviamente, della maggioranza, che sta facendo di tutto per ostacolare la prosecuzione di questo esame. Ecco perché, dicevo poc'anzi, è ancora più insopportabile questo modo di fare.
Dicevo che la sensibilità su questi temi è altissima e noi del MoVimento 5 Stelle ce ne siamo occupati anche durante la scorsa legislatura: c'era un progetto di legge, a mia prima firma, in Senato. Purtroppo non l'abbiamo potuto portare a termine, perché la maggior parte delle energie, dal 2020 in poi, è stata assorbita dalla pandemia, per portare in salvo il Paese, per portare in salvo i cittadini , quando all'opposizione avevamo gente che lisciava il pelo ai no-vax, ai no-mask, ai “sì apro”, all'estrema destra, che poi assaltava le sedi sindacali. Quella è l'opposizione che noi abbiamo avuto di fronte nella scorsa legislatura. Molto diverso, invece, è l'atteggiamento che questa opposizione sta avendo in questa legislatura di collaborazione o di proposta, lo dico in questo modo; proposte che, sistematicamente, vengono bocciate dalla maggioranza, senza nemmeno volerle esaminare. Questa era la premessa nel metodo.
Ora passo al merito di questo provvedimento, che è davvero fuffa e si inserisce nell'ormai consolidata corrente di pensiero di questo Governo, che è il “fuffismo”: racconta frottole e fa fuffa; però, dei problemi dei cittadini non si interessa minimamente e, quindi, continua con il suo non fare.
Dicevo, questo decreto non ha alcuna possibilità di incidere significativamente su questo problema, che attanaglia circa 600.000 famiglie italiane, quindi un pezzo importante di questa società e, tra l'altro, non è costruito attorno al principio del diritto all'abitazione come strumento che favorisce l'abitazione stessa, quindi del diritto alla formazione di nuclei familiari, alla natalità, all'inclusione sociale, cioè, in definitiva, al pieno sviluppo della persona umana, che è sancito, è statuito, dall'articolo 3 della Costituzione. A proposito del diritto all'abitazione e dell'importanza che ha per noi del MoVimento 5 Stelle sancirlo una volta per tutte, abbiamo presentato, anche a questo proposito, una proposta di legge di riforma costituzionale che modifica l'articolo 47 e introduce proprio questo principio; principio che, tra l'altro, è stato riconosciuto, dal 1988 in poi, da sentenze della Corte costituzionale.
Brevemente, mi occupo di altri aspetti del merito. È pieno di criticità perché, a parole, nelle conferenze stampa, nelle , dicono che sostanzialmente risolveranno, nel giro di 10 anni, il problema degli italiani; poi, alla fine, se si guardano i numeri - perché quello che è importante sono i numeri -, mettono la miseria di 900 milioni per risolvere il problema della casa degli italiani, quando le stime di soggetti indipendenti - ma soggetti del settore - ammontano a 25, 30, 40 miliardi. Quindi, questo Governo pretende di manutenere e di rimettere sul mercato alloggi, spendendo in 5 anni, dal 2026 al 2030, come dicevo, poco meno di un miliardo. È semplicemente impossibile.
Ma poi, tra l'altro, che cosa si dice nell'articolo 5 del decreto? Questo Governo prevede che una parte di questi immobili che viene lavorata, viene manutenuta, quindi rimessa nella possibilità di essere utilizzata, sarà poi alienata, sarà venduta: cioè, fanno il contrario di quello che sarebbe necessario. In una situazione in cui mancano centinaia di migliaia di immobili, loro prevedono di venderne una parte e, poi, di utilizzare quei fondi, i denari che provengono da queste vendite, non per incrementare il patrimonio pubblico, non per costruire nuove case, non per rispondere alle domande dei cittadini, ma per diminuire il debito pubblico, magari per comprare altre armi. Perché questo Governo, quando si tratta di fare un intervento sociale, i soldi non li trova mai: li trova solo e soltanto per comprare le armi
Io credo che un pilastro, forse l'unico di questo decreto-legge, consista nel voler fare entrare i fondi di investimento, con i soldi dei privati, nella gestione del patrimonio pubblico, tra l'altro introducendo alcune fattispecie, tra cui il vincolo della destinazione per soli 30 anni a canone agevolato, che è contrario a ogni logica.
Presidente, se pensiamo che una parte del patrimonio dell'edilizia residenziale pubblica, costruita tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Cinquanta, ancora oggi è utilizzata a quello scopo, si capisce come un vincolo di soli 30 anni, ancora una volta, sia un regalo colossale da parte di questo Governo ai privati, perché questo Governo è incapace di privilegiare e di curare gli interessi dei cittadini, specie quelli più fragili, quelli che più si trovano ai margini: è incapace di curare i poveri! Non li vuole curare.
Tra l'altro, il dramma della crisi abitativa non coinvolge solo i poveri, non coinvolge solo coloro che sono ai margini, dal punto di vista economico e sociale, della società, ma anche l' ceto medio, perché la combinazione tra salari e stipendi sempre più bassi - che costituiscono ricette che questo Governo ha messo per iscritto, ossia costituiscono la loro ricetta economica: lo scrive nei provvedimenti di bilancio! - e i prezzi sempre più alti delle case - mi avvio a concludere - fa in modo che tante famiglie con le proprie entrate non riescano a pagare l'affitto oppure a comprare casa.
Allora davvero concludo, Presidente. Questo è un provvedimento inaccettabile che assolutamente non risolverà il problema di tantissimi italiani; obbedisce soltanto a logiche speculative e di favori ai privati. I privati fanno bene a fare profitto, ma lo Stato deve fare una cosa diversa: lo Stato deve applicare la Costituzione! Ecco perché non si può demandare al privato di fare cose che, in maniera specifica, deve fare lo Stato, che deve salvaguardare i propri cittadini. Io davvero credo che sia quasi un obbligo, da parte di quest'Aula, rigettare questo provvedimento e riprendere l'esame…
MARCO PELLEGRINI(M5S). …invece di provvedimenti che stavamo esaminando e si spera nella leale collaborazione del Governo affinché quei provvedimenti possano andare avanti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pizzimenti. Ne ha facoltà.
GRAZIANO PIZZIMENTI(LEGA). Grazie, Presidente. Il decreto-legge, leggo testualmente, interviene in un contesto caratterizzato da un aggravamento della crisi abitativa, con un aumento delle famiglie in graduatoria per l'assegnazione di alloggi pubblici, una carenza di alloggi, una sempre maggiore difficoltà di accesso all'abitazione da parte di giovani, anziani, studenti universitari, lavoratori fuorisede, genitori separati, nuclei a reddito medio-basso e persone in condizioni di fragilità sociale.
Questo non lo diciamo noi, non lo dice la Lega, non lo dice il centrodestra, ma lo dice il centrosinistra. Allora, siamo di fronte a una situazione emergenziale di fatto, di sostanza, non soggettiva, ma oggettiva; una vera e propria crisi abitativa a carattere emergenziale che, ovviamente, non nasce in questi anni, ma è nata negli anni precedenti, nei decenni precedenti, perché non si è fatto assolutamente nulla.
Ci troviamo di fronte a un patrimonio ERP vetusto complessivamente, tenendo conto anche degli enti di area vasta, in rappresentanza del 2,7 per cento dello abitativo; oltre 61.000 alloggi ERP sono sfitti, perché necessitano di manutenzione straordinaria, con 22.700 alloggi occupati abusivamente.
Allora come si può dire che questa non sia una situazione stringente di necessità e urgenza, che è creata da un'acuta tensione abitativa e che richiede un intervento a carattere straordinario, che diventa un obbligo di intervento a livello statale e quindi governativo ? E il nostro Governo cosa fa? Risponde con questo decreto, risponde con questa necessità e con questa urgenza, delineando una strategia organica per incrementare l'offerta di alloggi a prezzi accessibili per tutta questa pluralità di categorie di abitanti che necessitano di una casa.
L'intervento si focalizza, da un lato, sulla valorizzazione e sulla rifunzionalizzazione del patrimonio immobiliare esistente, privilegiando il recupero del patrimonio stesso, a cui sono destinate le risorse stanziate ai fini della riconversione di beni pubblici, attualmente non utilizzati e non produttivi di reddito: si tratta di 970 milioni di euro da destinare all'alimentazione del conto corrente dedicato. Quindi, non sono fandonie, non sono bazzecole; d'altro lato, il decreto mira a un massiccio coinvolgimento - questa è una grande novità - di capitali privati per gli interventi di edilizia convenzionata, destinata alla cosiddetta fascia grigia, cioè quelli che non riescono ad accedere alla graduatoria degli enti pubblici, quindi dell'ERP, e coloro che non riescono a entrare nel mercato perché troppo costoso, nonché gli studenti fuori sede o lavoratori del settore privato per le esigenze lavorative. Nonostante quello che si dice, come sostenuto nella pregiudiziale, il testo del provvedimento governativo specifica, chiaramente, che il programma dell'edilizia residenziale pubblica e sociale sarà alimentato da risorse pubbliche, erogate sotto forma di contributi, a favore di enti attuatori.
Chi sono questi enti attuatori? Sono costituiti o partecipati da enti territoriali, titolari di funzioni in materia di edilizia pubblica, gli IACP comunque denominati, le aziende per l'acquisizione, la costruzione e la gestione delle cessioni di beni destinati all'edilizia residenziale pubblica e sociale, consorzi fra enti locali, consorzi aziendali e società di capitali, nel cui assetto proprietario siano presenti enti locali territoriali, consorzi di aziende speciali, aziende municipalizzate e aziende speciali nel senso più stretto.
Chiaramente, è prevista l'introduzione dei commissari straordinari per velocizzare le grandi opere e i grandi progetti di rigenerazione urbana e recupero.
Ancora, la promozione dell'edilizia a canone calmierato con vincoli trentennali: anche questa è una grande novità, destinata a lavoratori e famiglie, come il sul cosiddetto , locazione con riscatto, per facilitare l'acquisto a chi ha difficoltà…
GRAZIANO PIZZIMENTI(LEGA). Infine, c'è il coinvolgimento del capitale privato. Per questi motivi, il gruppo Lega-Salvini Premier voterà contro la pregiudiziale, perché il decreto deve proseguire il proprio esame in Parlamento, perché, per la prima volta, dopo decenni, il Governo presenta un Piano casa strutturale e innovativo che risponde alle esigenze di una serie di categorie di abitanti del nostro Paese che, da anni, necessitano di una casa .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto di istruzione secondaria superiore “Carlo Emilio Gadda” di Fornovo di Taro e dell'Istituto tecnico statale “Enrico Mattei” di Casamicciola Terme, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare il deputato Antonio D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Noi non voteremo a favore della pregiudiziale. Intanto, voglio segnalare una particolarità rispetto ad altre circostanze. Noi, oggi, valutiamo la pregiudiziale di costituzionalità senza aver svolto, effettivamente, un lavoro nelle Commissioni. Tutto ciò ha un senso sia sotto il profilo procedurale, perché, entro un certo numero di giorni stabiliti - anche se, per la verità, è un termine non perentorio; bisogna discutere la pregiudiziale -, sia, teoricamente, sotto il profilo sostanziale, perché si potrebbe, ipoteticamente, laddove dovesse passare il discorso sulla pregiudiziale di costituzionalità, si eviterebbe il lavoro delle Commissioni che diventerebbe un lavoro inutile. Però, è pur vero che il provvedimento, sviscerato con una serie di riflessioni o di accorgimenti, potrebbe portare alla valutazione della questione di pregiudizialità nel senso positivo o negativo; quindi, segnalo questa piccola particolarità. Questa è la sede per valutare la potenzialità a violare i principi costituzionali.
Io, invece, per la verità - voglio fare un intervento molto rapido - ho sentito, più che altro, rilievi sulle risorse, sulla tutela delle famiglie, sulla linea politica in materia, sulle scelte nel merito e sul merito. Ho sentito delle difese, per la verità, anche tutte proiettate alle valutazioni di merito del provvedimento. Timidi accenni, è vero, sul conflitto con le regioni che, però, andrebbero anche valutate alla luce di eventuali emendamenti.
Temo, ancora una volta, che ci sia stato un utilizzo “superficiale” - fatemi passare questo termine, è una mia valutazione - di uno strumento per fare un giro di opinioni sul merito di pre-dibattito, utilizzo spesso questo termine, uno spazio di pre-dibattito rispetto a quelle che saranno delle valutazioni di merito, che vanno invece fatte nella sede propria. Noi faremo le valutazioni di merito in quella sede che, a nostro avviso, è la sede propria e, al netto dei rilievi sui quali ci accodiamo, delle doglianze, delle lamentele delle opposizioni rispetto al numero esagerato di decreti, riteniamo che in questo caso non ci sia uno spazio per una valutazione sulla pregiudiziale di costituzionalità. Quindi, voteremo in senso contrario
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Il provvedimento che è stato approvato il 30 aprile scorso non costituisce, secondo noi, secondo il gruppo di Forza Italia, un'invasione di campo nelle competenze degli enti territoriali in materia di programmazione degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica, come sostengono invece le pregiudiziali presentate dai gruppi di opposizione. Nemmeno possiamo dire che interferisce nella disciplina dei criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica o nella determinazione dei relativi canoni che, invece, costituiscono attribuzioni proprie delle regioni, spettando ai comuni le funzioni amministrative relative all'assegnazione degli alloggi e alla gestione delle situazioni di emergenza abitativa.
Il decreto-legge n. 66 contiene disposizioni urgenti e puntuali per affrontare in modo strutturale i principali fattori che alimentano l'emergenza abitativa, quali appunto: la rigenerazione sociale dei quartieri di edilizia residenziale pubblica e l'accessibilità abitativa per le categorie vulnerabili, per gli studenti, per i giovani. Si tratta, quindi, di un vero e proprio Piano volto a incrementare l'offerta di alloggi attraverso un programma di riqualificazione del patrimonio pubblico e un pacchetto di interventi per promuovere l'edilizia integrata.
L'obiettivo dell'intervento è quello di rendere disponibili complessivamente circa 100.000 - dico, 100.000 - alloggi in dieci anni. Il Piano poi si concentra su diversi obiettivi: recuperare e rendere disponibili subito 60.000 alloggi popolari, prevedere un pacchetto di semplificazioni, la nomina di un commissario straordinario, dopo aver proprio definito gli interventi insieme agli enti che gestiscono gli alloggi popolari e qui vediamo il coinvolgimento pieno delle realtà territoriali. Poi, simulare un programma di riscatto di immobili di edilizia residenziale pubblica; concentrare le risorse di derivazione europea e nazionale che oggi sono destinate all' sociale e all'emergenza abitativa; creare le condizioni per attivare gli investimenti privati nell'attuazione del Piano Casa, con l'obiettivo prioritario di costruire alloggi da affittare o da vendere ai cittadini a prezzi calmierati.
Grande attenzione è poi riservata proprio all'aspetto ambientale in termini di consumo di suolo evitato ed efficienza energetica. Dunque, questo decreto costituisce anche una forma di attuazione della direttiva CaseAssieme alla riforma del Testo unico dell'edilizia, anch'esso fortemente concentrato sugli aspetti ambientali degli edifici, l'obiettivo principale è semplificare il mercato immobiliare, riattivare il sistema delle costruzioni, favorire la circolazione degli immobili e la loro valorizzazione economica e gettare, quindi, le basi per il loro efficientamento.
L'intervento sulle nuove case degli italiani era dunque necessario e urgente non solo in termini politici, ma in termini economici e finanziari. Un intervento che, tra l'altro, era previsto nel nostro programma elettorale. E qui non si scavalcano - come viene affermato dalle opposizioni - le competenze locali. Al contrario, se ne sollecita l'applicazione, si coinvolgono regioni e comuni in un grande, grandissimo programma edilizio che avrà anche il pregio di rimettere in moto il nostro PIL.
Le pregiudiziali sostengono, signora Presidente, che vi sia un rischio di finanziarizzazione delle politiche abitative, mediante ricorso a strumenti patrimoniali, nonché il rischio dell'accesso di grandi gruppi, anche stranieri, nell'acquisizione di grandi patrimoni immobiliari. A questa contestazione, signora Presidente, si dovrebbe rispondere come farà il gruppo di Forza Italia, presentando emendamenti che valorizzano, invece, il ruolo delle piccole e medie imprese del settore delle costruzioni, non rigettando in blocco i contenuti dell'intero provvedimento.
Io credo che la Camera abbia, invece, una grande occasione per avviare un piano che consentirà ad innumerevoli cittadini, oggi in sofferenza, di godere del bene della casa, della proprietà, della mera fruizione a prezzi accessibili e costituzionalmente tutelati. E su questo siamo, come gruppo di Forza Italia, disponibili a un'apertura in questo senso, ma diciamo “no” alle approssimazioni contenute nelle pregiudiziali oggi in esame. Pertanto, come Forza Italia, voteremo contro queste questioni pregiudiziali che non corrispondono a verità, né nel merito, né nel metodo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. L'unica cosa che dimostrano queste pregiudiziali è che le opposizioni sono divise su questo tema, perché è un tema caro agli italiani e dispiace in qualche modo, a chi sta dall'altra parte di questo emiciclo, che vi sia un interessamento così forte da parte di questo Governo sul tema casa. Un tema che riguarda non solo le famiglie in difficoltà, ma tantissime famiglie che si trovano in una zona grigia dove non riescono ad accedere a una casa di proprietà e ad affitti calmierati o convenzionati. Questo è proprio l'oggetto di questo importantissimo Piano che viene lanciato dal Governo.
La difficoltà delle opposizioni, con la presentazione di queste pregiudiziali, emerge ancora più chiara perché non vi è una pregiudiziale unica, ma tre pregiudiziali differenti. Non vi sono tre pregiudiziali fotocopie, ma addirittura si assiste a tesi del tutto differenti, a seconda del partito che ha presentato la pregiudiziale. Si parte dal Partito Democratico che ammette l'urgenza dell'emergenza abitativa in Italia, che, forse, per la prima volta nella storia, non cita l'articolo 77 circa l'urgenza; mentre AVS e MoVimento 5 Stelle continuano con la solita pregiudiziale sul fatto che non vi sia urgenza in questa materia.
Si arriva perfino a dire, all'interno delle stesse pregiudiziali, che è un tema urgente, ma che se ne devono occupare soltanto le regioni, che si tratta di materie concorrenti, ma anche sussidiarie. Allora mettetevi d'accordo, perché si arriva perfino a dire che la sussidiarietà accentra, a livello statale, l'intervento pubblico. Questo è nell'essere delle cose della sussidiarietà, nel senso che, se lo Stato deve intervenire perché i comuni spesso - ed è sotto gli occhi di tutti - non sono riusciti a intervenire e neanche le regioni, lo Stato è uno solo, è centrale, è a Roma e deve intervenire, quindi centralizza. È nell'essere delle cose, non può essere considerato un qualcosa di negativo per i cittadini italiani.
Tutte queste sono disquisizioni in materia costituzionale, ma, in realtà, fate anche di peggio in queste pregiudiziali. Si arriva a dire, da sinistra, dal Partito Democratico, che non vi è nuova edificazione, non vi è quindi - dico io - nuovo consumo di suolo; immagino cosa avreste detto se avessimo pensato a del consumo di suolo da parte del centrodestra e lo vedete come un qualcosa di negativo, quando ce lo propinate ogni giorno sui territori . Noi non lo facciamo perché riusciamo a pensare al recupero degli immobili degradati, al recupero di immobili che sono vetusti e non sono oggi in grado di essere affidati alle famiglie.
E di questo ce ne fate una colpa, quando sempre voi, quando si parla di case , vi riempite la bocca e quando, invece, è questo Governo ad affrontare seriamente questo problema siete i primi in questo caso a cercare di bloccare, il tutto per dire: no, non facciamo nulla .
Da ultimo, brevemente, voglio soltanto chiudere dicendo che ho sentito addirittura dire dal MoVimento 5 Stelle che basterebbero 25 miliardi di euro - e in questo piano ce ne sono di meno - per ristrutturare tutte le case popolari italiane, renderle agibili e risolvere il problema. Benissimo: un partito che ha fatto buttare a questo Paese 130 miliardi di euro per il superbonus e ora si lamenta perché gli italiani non riescono a trovare 25 miliardi di euro - quindi un quinto, un sesto di quello buttato via - per risolvere questa emergenza. Se magari non fosse stato fatto quel grandissimo errore, oggi tutti quei soldi li avremmo e li useremmo molto, molto meglio. Per questo voteremo assolutamente contro su tutte le pregiudiziali dell'opposizione
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulle questioni pregiudiziali.
Colleghe e colleghi, prima di porre in votazione le questioni pregiudiziali, ricordo che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, questo sarà l'ultimo voto della seduta odierna.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali Braga ed altri n. 1, Grimaldi ed altri n. 2 e Santillo ed altri n. 3.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Avverto che in calce al resoconto stenografico della seduta odierna sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame: della mozione n. 1-00572 in materia di riduzione del costo dell'energia e politiche a sostegno della crescita; della relazione della XIV Commissione sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2026 e Programma di lavoro della Commissione per il 2026.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Vorrei ricordare a quest'Aula che si sta avvicinando il 17 maggio, la data in cui celebriamo, come ogni anno, la Giornata internazionale contro l'omolesbobitransfobia. Come ogni anno, non possiamo che fare un bilancio della situazione italiana in tema di riconoscimento dei diritti e delle tutele delle persone LGBTQ+ e in questo bilancio ci aiuta il rapporto il rapporto di ILGA-Europe, che quest'anno è impietoso: su 50 Paesi europei - dunque, non siamo solo all'interno dell'Unione - l'Italia è trentaseiesima. Dunque, Presidente, a dieci anni dall'approvazione delle unioni civili - ce la ricordiamo quella bella giornata in cui, in quest'Aula, si approvò quella legge - invece di andare avanti siamo tornati indietro.
Indovinate chi è al primo posto? La Spagna, la stessa che guida la crescita economica dell'Unione europea. Non è un caso: da quando c'è il Governo Meloni, l'Italia non ha fatto che perdere posizioni e la causa principale di questo precipizio è chiara. Cito solamente tre casi: la circolare Piantedosi contro le famiglie con due mamme, sconfessata anche dalla Corte costituzionale; la legge Varchi, passando per il DDL Valditara, quello che mette gli ostacoli, che non vuole che l'educazione sessuale e affettiva avvenga nelle scuole primarie. Questo Governo si è distinto anche per l'accanimento contro le persone LGBTQ+, in particolare verso le persone trans.
Allora, in occasione della ricorrenza del 17 maggio, voglio ribadire con chiarezza la nostra posizione: noi vogliamo un Paese in cui l'articolo 3 della nostra Costituzione sia realtà, non una dichiarazione di intenti. Per questo, quando saremo al Governo, nel 2027, perché noi saremo al Governo, lavoreremo per garantire tutte le tutele necessarie a queste persone…
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). …e per riconoscere i diritti che ancora vengono loro negati
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Noi vogliamo sottolineare qualcosa di molto grave che sta accadendo nel mondo della scuola italiana, perché il Ministro Valditara, che in questi giorni scopriamo aver fatto crescere il contenzioso del Ministero contro i lavoratori precari, sta buttando circa 1,5 miliardi di euro in spese legali contro, per l'appunto, i lavoratori precari della scuola, sia personale ATA che docenti, che fanno ricorso sulla base di sentenze europee per avere le ferie non godute pagate, per il riconoscimento della parità di trattamento e per la carta docente. Per cui, abbiamo un Ministro che è coperto da una valanga di guai e che sta spendendo miliardi di soldi pubblici solamente in spese legali.
Mentre fa questo ha pensato bene, invece di occuparsi di ciò di cui deve occuparsi, di rivedere le linee guida nazionali. C'è una lettera di 60 docenti universitari di filosofia che segnala come le nuove linee guida per i licei cancellino intere parti della nostra cultura filosofica, in particolare indeboliscono l'insegnamento del razionalismo e quello del materialismo. È sparito Marx dai programmi…
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). …è sparito Spinoza, è sparito Leibniz. Allora, noi ci stiamo chiedendo che cosa sta facendo questo Ministero, perché l'impressione che abbiamo è che la sua unica finalità sia quella di condizionare in maniera ideologica gli insegnanti e gli insegnamenti che vengono offerti a tutti gli studenti italiani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Solo a maggio ormai il totale dei suicidi nelle nostre carceri è arrivato al numero di 21 e solo nel mese di maggio siamo al quarto suicidio nelle carceri italiane.
Il 3 maggio, a Parma, un ragazzo di 27 anni che era in custodia cautelare da 4 giorni si è tolto la vita. A Cosenza, il giorno successivo, un ragazzo di 37 anni. Il 12 maggio, un suicidio a Cagliari: un uomo di 32 anni morto in ospedale dopo due giorni, dopo aver tentato il suicidio. A Modena un uomo di 44 anni in attesa del processo d'appello.
Ecco, in tutto ciò, abbiamo 64.000 detenuti, quasi un record storico, 166 istituti penitenziari su 189 che risultano oltre la capienza e 67 istituti che sono oltre il 150 per cento di affollamento, con 7 istituti che sono oltre il 200. Poi, record assoluto di minori nelle carceri italiane, e mi piacerebbe ricordare che molti sono sotto i 16 anni, addirittura 344 quelli tra i 14 e i 16 anni nelle carceri italiane. Oltre la capienza, anche qui, 9 su 17 istituti.
In tutto ciò, noi continuiamo a parlare di carcere attraverso le dichiarazioni e le agenzie stampa del Ministro Nordio. Siamo, non so, alla ventesima richiesta di informativa urgente al Ministro. Vorremmo che questo Parlamento torni a occuparsi di questo, torni a occuparsi di lavoro e di rieducazione, torni ad occuparsi di un futuro migliore per chi sconta una pena e deve pagarla. Purtroppo, questo non sta avvenendo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, intervengo per raccontare brevemente in quest'Aula uno dei paradossi della vita sociale del nostro Paese e quanto possa incidere sulla sicurezza del nostro territorio. Negli anni passati un soggetto, che era stato già protagonista di uno stupro di gruppo nei confronti di una minorenne, uccise una ragazza. Si chiamava Elvira Zibra, la voglio ricordare in quest'Aula, perché fu uccisa mentre lavorava. Stava buttando la spazzatura dopo una giornata di duro lavoro. Mentre stava vicino al cassonetto, questo soggetto la investì perché doveva fare un video su TikTok, impennando con la moto.
Fu condannato, ma ha avuto la possibilità di lavorare presso una struttura che è la pizzeria in cui lavora. Ebbene, voglio lanciare un allarme: il soggetto è andato a fare un raid, l'altra notte, contro la pizzeria rivale, sfasciando una macchina e aggredendo delle persone, compreso un minore. Mi domando se non sia il caso di intervenire in modo netto nei confronti di una persona brutale che ha già sulla coscienza una serie di gravi condanne .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Oggi, non solo come parlamentare, ma anche come avvocata che da anni si occupa di tutela dei minori e di famiglie vulnerabili e da mamma di una bambina di dieci anni, sento il dovere di dire con forza che quanto è accaduto e sta accadendo è gravissimo e profondamente disumano. Una bambina è stata prelevata a scuola, come se fosse una mafiosa, ed è stata allontanata dalla madre in modo traumatico davanti agli occhi di altri bambini. Allora, mi sono chiesta che cosa avrà fatto questa madre per vedersi sottrarre la figlia. Sarà forse una criminale?
No, non ha fatto assolutamente nulla. Non è accusata di violenze, non è accusata di abusi o condotte tali da giustificare un intervento così estremo. Ha soltanto denunciato gli abusi sessuali commessi sulla bambina dal padre; padre che la bambina si rifiuta di vedere con crisi di pianto.
Cosa fa il tribunale? Affida in modo esclusivo la bambina al padre. Ci rendiamo conto? Questo, secondo loro, è il superiore interesse del minore: rischiare che una bambina venga mandata ad essere stuprata. Quest'azione ha un nome ben preciso: si chiama violenza istituzionale commessa da soggetti pericolosi che non dovrebbero occuparsi di bambini.
Strappare una bambina in questo modo è disumano e le ha già inflitto un vero e proprio trauma.
Chiudo, Presidente, dicendo che i bambini non sono robot da resettare, né da sfruttare come qualcuno crede. In questi anni, ho visto troppe volte decisioni prese senza ascoltare le famiglie e senza credere ai bambini, ignorando l'impatto devastante che certe modalità operative possono avere sugli stessi.
Per questo chiedo chiarezza, responsabilità e controlli su quanto accaduto e che sta accadendo ogni giorno a danno dei bambini, perché nessun bambino o bambina dovrebbe vivere il trauma di sentirsi portato via come se fosse un oggetto da sottrarre, e nessuna madre dovrebbe assistere impotente a quello che, dal punto di vista umano, appare come un vero e proprio rapimento di Stato. Giù le mani dai bambini !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Ieri abbiamo richiesto con le opposizioni la presenza del Ministro dell'Interno per quello che sta avvenendo per la giornata del di domenica o lunedì: nessuno ancora sa quando, quindi non saprei nemmeno identificarla. Quello che sta succedendo è veramente grottesco e anche la testimonianza di ieri sera dell'allenatore della Lazio, Maurizio Sarri, ne conferma la dimensione.
Il Ministero dell'Interno, insieme alla Lega, si è messo in una situazione per la quale l'allenatore dice: se si gioca di domenica alle 12,30, io non vengo. Nello stesso momento, esce un comunicato della curva sud dei tifosi della Roma che dicono: se si dovesse giocare di lunedì, i gruppi organizzati rimarranno fuori.
Qualsiasi sia la decisione che si prenderà, qualcuno non verrà allo stadio per un evento che si poteva prevenire da un anno a questa parte.
Io credo che le persone, a prescindere dal loro punto di vista, si siano semplicemente stufate di essere trattate come oggetti, perché, vedete, io non so se, per ogni cosa, non viene mai considerato l'aspetto principale dello sport, ovvero il fatto che il tifo ha anche una vita privata. E questa cosa è collegata ad altre partite, visto che si dovranno giocare in contemporanea. Quindi, per un tifoso, che magari ha una famiglia e vuole fare una trasferta, sapere se si gioca un giorno o l'altro, in un orario o nell'altro… in un'economia familiare vuol dire tantissimo.
Continuare ad organizzare uno sport dimenticandosi dell'esigenza umana di avere una programmazione familiare è un qualcosa che continua ad allontanare le persone dal calcio e dallo sport e a trasformare un evento stupendo…
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). …stupendo come il romano in un evento dove, a prescindere da quando si giocherà, qualcuno non verrà a vederlo
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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