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Venerdì 15 Maggio 2026 ore 09:30
AULA, Seduta 661 - Interpellanze urgenti
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna ha avuto luogo lo svolgimento di interpellanze urgenti sui seguenti argomenti:
iniziative normative in ordine alla disciplina dei termini per le impugnazioni nel processo penale e nei procedimenti di prevenzione (Tommaso Antonino Calderone - FI-PPE); chiarimenti e iniziative in ordine alla riforma della sanità militare, con particolare riferimento al coinvolgimento di poliambulatori privati e alla trasparenza nell'impiego delle risorse pubbliche (Marianna Ricciardi - M5S); elementi e iniziative in ordine all’impiego di personale sanitario reclutato tramite cooperative o soggetti esterni presso l’ospedale San Raffaele di Milano e nelle strutture private accreditate (Marianna Ricciardi - M5S).
Per il Governo è intervenuto il Sottosegretario di Stato per la Giustizia, Alberto Balboni.
iniziative normative in ordine alla disciplina dei termini per le impugnazioni nel processo penale e nei procedimenti di prevenzione (Tommaso Antonino Calderone - FI-PPE); chiarimenti e iniziative in ordine alla riforma della sanità militare, con particolare riferimento al coinvolgimento di poliambulatori privati e alla trasparenza nell'impiego delle risorse pubbliche (Marianna Ricciardi - M5S); elementi e iniziative in ordine all’impiego di personale sanitario reclutato tramite cooperative o soggetti esterni presso l’ospedale San Raffaele di Milano e nelle strutture private accreditate (Marianna Ricciardi - M5S).
Per il Governo è intervenuto il Sottosegretario di Stato per la Giustizia, Alberto Balboni.
XIX LEGISLATURA
661^ SEDUTA PUBBLICA
Venerdì 15 maggio 2026 - Ore 9,30
Svolgimento di interpellanze urgenti (vedi allegato).
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Trasmissione dal Senato di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente.
- Svolgimento di interpellanze urgenti.
- Iniziative normative in ordine alla disciplina dei termini per le impugnazioni nel processo penale e nei procedimenti di prevenzione - n. 2-00842
- Chiarimenti e iniziative in ordine alla riforma della sanità militare, con particolare riferimento al coinvolgimento di poliambulatori privati e alla trasparenza nell'impiego delle risorse pubbliche – n. 2-00821
- Elementi e iniziative in ordine all'impiego di personale sanitario reclutato tramite cooperative o soggetti esterni presso l'ospedale San Raffaele di Milano e nelle strutture private accreditate - n. 2-00841
- Sui lavori dell'Assemblea
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 83, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Il Presidente del Senato, con lettera in data 14 maggio 2026, ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VI Commissione (Finanze):
S. 1852. – “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, recante disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica” (2935) – .
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
Poiché il suddetto disegno di legge è iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire da martedì 19 maggio 2026, ai sensi del comma 5 dell'articolo 96- del Regolamento, i termini di cui ai commi 3 e 4 del medesimo articolo sono conseguentemente adeguati. In particolare, il termine per la presentazione di questioni pregiudiziali riferite al disegno di legge è fissato alle ore 10 di lunedì 18 maggio 2026.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno Calderone e Battilocchio n. 2-00842 .
Chiedo all'onorevole Calderone se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
TOMMASO ANTONINO CALDERONE(FI-PPE). Signor Presidente, signor Sottosegretario, le numerose riforme in materia di ammissibilità dell'impugnazione, norme sempre più stringenti, rendono necessaria, da parte non soltanto dei difensori, ma anche dei pubblici ministeri, la redazione di atti particolarmente articolati in riferimento ai capi e ai punti delle sentenze che si intendono impugnare. Pertanto, per non essere dichiarati inammissibili, sia gli atti d'appello sia i ricorsi per Cassazione devono essere assolutamente specifici.
Queste modifiche e, soprattutto, anche i numeri, signor Sottosegretario, vanno a essere giudicati dalla VII sezione della Corte di cassazione - la sezione cosiddetta “delle inammissibilità” - con tanti, troppi ricorsi. Chiaramente non dipende soltanto da chi redige l'atto, perché chi redige l'atto le posso assicurare che è persona attrezzata e in grado di poter redigere ampiamente un atto d'appello e, nel caso di specie, un ricorso per Cassazione.
Quindi e pertanto queste nuove norme, che comunque si sono snodate via via nel tempo, hanno reso, a parere dell'interpellante, a parere del sottoscritto, ma non soltanto a parere del sottoscritto, a parere anche degli organismi dell'avvocatura, ma anche della magistratura, necessario rendere più ampio il termine per proporre impugnazione.
Ci sono numerosi procedimenti che poi sfociano in processi, signor Sottosegretario, che sono caratterizzati da un numero elevatissimo di imputati - in una maniera che a me non piace definire, sono i cosiddetti “maxiprocessi” -, da un numero numerosissimo di imputati e da un numero incredibilmente numeroso di imputazioni. Lei sa benissimo, signor Sottosegretario, che il termine canonico per proporre impugnazione è quello di 30 giorni, 15 per il deposito di motivazione, 30 per il difensore.
Non accade quasi mai, anzi, direi mai, e la mia esperienza professionale me lo insegna, che i procedimenti o i processi con numerosi imputati o comunque articolati anche con un solo imputato con più imputazioni vengano a essere decisi, o meglio, la sentenza venga depositata nel termine di 15 giorni. Avviene sempre - ed è previsto dalla legge, ci mancherebbe altro - che il giudice si assegna un termine, che solitamente è di 90 giorni.
Pertanto il giudice ritiene così complicata e articolata la risposta che deve dare con la motivazione del provvedimento impugnato, tanto da considerare la possibilità, che poi diventa concretezza, di attribuirsi un termine di 90 giorni. Ed ecco il primo , perché sa chi si occupa di diritto - e lei, signor Sottosegretario, lo sa molto bene - che il termine per proporre impugnazione è 45 giorni. Quindi, da un lato, abbiamo un giudice che si attribuisce 90 giorni perché redigere una sentenza è complicato, e, dall'altro, abbiamo un difensore, o anche un pubblico ministero, nel caso di assoluzione, che deve preparare un atto correndo, con tutti gli altri impegni, perché, se avesse da redigere solo un atto, magari potrebbe anche farcela in 45 giorni.
Avviene ancora peggio nella prassi, signor Sottosegretario, che nei procedimenti articolati questo termine viene sforato. Per esperienza personale abbondante, le posso assicurare che ci sono sentenze, anche di processi importanti, che vengono depositate addirittura a distanza di un anno dal momento in cui viene emessa la sentenza, e sa benissimo che il termine è drasticamente, direi in maniera quasi imbarazzante, sempre 45 giorni, questa volta dall'avviso di deposito, perché, appunto, sentenza emessa fuori termine. È ovvio, proprio per quello che dicevo nel prologo di questo mio intervento, che le parti processuali - e per parti intendo dire avvocatura e pubblico ministero - hanno e riscontrano notevolissime difficoltà a redigere un buon atto.
Poi, se l'atto non viene redatto con particolare attenzione, cioè i motivi non sono specifici, ecco che arriva la ghigliottina dell'inammissibilità sia in appello sia, soprattutto, in Cassazione.
Dico altro. Avviene spesso, nella prassi giudiziaria, che in corte d'appello - non so come fanno, alcuni collegi sono particolarmente bravi - emettono 10-15 sentenze in un pomeriggio con motivazione contestuale, signor Sottosegretario. Con motivazione contestuale significa: camere di consiglio di tre ore, sette motivazioni contestuali di centinaia di pagine; avranno dei metodi che noi non conosciamo, a noi umani sconosciuti. Ma non è questo l'argomento della nostra interpellanza. Il problema qual è? Che, nel momento in cui la motivazione è contestuale, il termine per proporre appello, nel caso di giudizio di primo grado, o ricorso per Cassazione, nel caso di giudizio di secondo grado, è 15 giorni. Chiaramente sono termini, in questo momento storico, che io definirei inaccettabili, imbarazzanti.
Se poi ci spostiamo dal procedimento di cognizione al procedimento di prevenzione, la situazione diventa più grave. Con una mia norma di questa legislatura - era un mio emendamento; non lo dico per vanità, ma perché credo fosse profondamente corretto e giusto, tant'è che è stato approvato - il termine per proporre appello è stato portato da 10 giorni - pensate un po': 10 giorni - a 30 giorni, mentre quello per proporre ricorso è rimasto immutato. Sa benissimo, signor Sottosegretario, che nei procedimenti di prevenzione il giudice della prevenzione non emette immediatamente il provvedimento ma si riserva e deposita il provvedimento, perché, soprattutto quando si tratta di provvedimenti che riguardano la confisca dei patrimoni, bisogna attentamente valutare tantissime carte e questi provvedimenti vengono depositati a distanza di mesi e mesi. Avere 10 giorni per proporre ricorso significa veramente andare a virare per un'inammissibilità assolutamente scontata, anche perché sappiamo che nel procedimento di prevenzione l'udienza in Cassazione non è neanche partecipata, cioè il difensore non soltanto deve redigere in 10 giorni il ricorso per Cassazione ma non può neanche partecipare alla discussione orale.
Chiaramente, signor Sottosegretario, urge un provvedimento. Io e anche altre forze politiche, non soltanto di maggioranza se non vado errato, abbiamo depositato delle proposte di legge che, purtroppo, albergano negli armadi del palazzo. La questione dei termini per impugnare è una questione assai seria ed è per questa ragione che abbiamo proposto questa interpellanza urgente.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per la Giustizia, Alberto Balboni, ha facoltà di rispondere.
ALBERTO BALBONI,. Grazie, Presidente. Con l'atto di interpellanza in oggetto, i deputati interpellanti, premettendo l'esigenza di “una revisione organica della disciplina dei termini per le impugnazioni” tanto nel processo penale quanto nei procedimenti di prevenzione, prospettano possibili profili di criticità con i principi costituzionali di effettività del diritto di difesa e di parità delle parti processuali.
Le questioni poste attengono a uno dei nodi centrali del sistema processuale, nel quale si realizza il delicato bilanciamento tra le garanzie difensive e le esigenze di efficienza della giurisdizione.
La disciplina vigente, come delineata dall'articolo 585 del codice di procedura penale, configura un sistema articolato e coerente dei termini di impugnazione, prevedendo una diversa modulazione di detti termini e della loro decorrenza, calibrata in relazione ai tempi di deposito della motivazione e alla posizione di ciascuna delle parti processuali - pubblico ministero, imputato e difesa -, in modo da garantire un assetto equilibrato delle prerogative difensive.
Nella medesima prospettiva di tutela effettiva del diritto di difesa, l'ordinamento prevede altresì un ampliamento dei termini di impugnazione nei casi in cui l'imputato sia stato giudicato in assenza, rafforzando in tal modo le garanzie difensive e il pieno esercizio del contraddittorio.
I termini di impugnazione, come sappiamo, sono perentori e costituiscono, quindi, espressione di un bilanciamento consapevole tra esigenze concorrenti: da un lato, la garanzia del diritto di difesa avverso decisioni potenzialmente illegittime, dall'altro, la necessità di assicurare certezza e stabilità alle situazioni giuridiche definite all'esito di almeno un grado di giudizio.
Tale equilibrio, che rappresenta un tratto qualificante del sistema processuale, non può essere valutato esclusivamente in relazione al grado di complessità delle decisioni, ma deve essere ricondotto a una pluralità di fattori, tra cui la rilevanza degli interessi coinvolti e le esigenze di celerità ed efficienza del procedimento.
In questo quadro, la certezza delle situazioni giuridiche, la stabilità dei provvedimenti e la credibilità dell'azione giudiziaria rappresentano obiettivi di rilievo primario, specie in un contesto caratterizzato da un'elevata domanda di giustizia.
Analoghe considerazioni valgono con riferimento alla disciplina delle misure di prevenzione, nella quale l'immediata efficacia dei provvedimenti risponde a imprescindibili esigenze di tempestività dell'intervento pubblico, senza compromettere né il pieno esercizio del contraddittorio né le garanzie difensive.
In particolare, la disciplina di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, prevede termini certi e differenziati per le impugnazioni, che consentono un controllo giurisdizionale pieno e tempestivo, coerente con la natura e le finalità proprie del procedimento di prevenzione.
In conclusione, il sistema processuale, in materia di termini per l'impugnazione, si configura complessivamente come coerente e funzionale, in quanto idoneo a coniugare la tutela effettiva del diritto di difesa con le esigenze di certezza e di efficienza dell'azione giudiziaria.
Resta fermo, naturalmente, l'impegno del Governo a mantenere un costante monitoraggio dell'applicazione della normativa nell'ottica di rafforzare ulteriormente la qualità del sistema giustizia, in coerenza con una più ampia strategia di modernizzazione e di miglioramento dell'efficienza del processo.
PRESIDENTE. L'onorevole Calderone ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
TOMMASO ANTONINO CALDERONE(FI-PPE). Signor Sottosegretario, la sua risposta è una risposta che obiettivamente non mi soddisfa, perché i processi e i procedimenti descrivono altre situazioni. Non è certamente il ruolo di deputato di maggioranza che mi impedisce di dire che non sono soddisfatto per nulla, perché il cittadino deve essere messo al centro del processo e, nel momento in cui si prospetta e si pone concretamente una situazione per cui un difensore o un pubblico ministero non hanno il tempo per redigere un atto d'appello o un ricorso per Cassazione, stiamo mortificando i diritti costituzionali del cittadino.
L'ultima parte della sua risposta mi dà una speranza - e io voglio essere ottimista -, che finalmente in questa legislatura si possa pensare alle garanzie del cittadino italiano nel procedimento e non solo nel processo e quando dico “nel procedimento” intendo riferirmi alla fase delle indagini preliminari, per esempio. Abbiamo pensato correttamente a scrivere nuove fattispecie di reato e a inserire altre aggravanti, adesso pensiamo al processo, nell'ultimo anno, se vogliamo dare risposte ai cittadini italiani. Pensiamo alle garanzie del processo, pensiamo alle garanzie di tutti i cittadini italiani. Pensiamo anche alle prerogative del pubblico ministero che, davanti a un processo maxi, dove magari ci sono tante assoluzioni e deve scrivere un ricorso, non ha il tempo, perché magari è di turno e deve pensare all'ultimo reato che è stato commesso o agli ultimi reati e, nel frattempo, deve pure scrivere l'atto d'appello o il ricorso per Cassazione.
Noi siamo la culla del diritto. Alle nostre spalle abbiamo, fortunatamente, millenni di civiltà giuridica: non possiamo bruciare biblioteche.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Marianna Ricciardi ed altri n. 2-00821 .
Chiedo alla deputata Marianna Ricciardi se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo di illustrare l'interpellanza. Presidente, colleghi, Sottosegretario, questo Governo ha riformato la sanità militare nonostante in Commissione le rappresentanze dei militari abbiano, più e più volte, detto che questa riforma, fatta in questo modo, fosse sbagliata; ma voi, non avete preso, minimamente, in considerazione le loro rimostranze né, tantomeno, avete tenuto conto del fatto che alcuni siano stati convocati, addirittura sconvocati, senza dar loro alcuna motivazione. Il vostro non è stato soltanto un disinteresse per chi voleva, giustamente, venir qui a rappresentare le proprie rimostranze, soprattutto, per quanto riguarda alcune decisioni che incidono sulla loro vita e stravolgono, in particolare, la loro vita lavorativa, ma non avete nemmeno tenuto in conto quanto detto dal Consiglio di Stato che aveva evidenziato una serie di incongruenze.
Il Parlamento aveva approvato una legge delega in cui si parlava di revisione della sanità militare secondo criteri interforze; non parlava della costituzione di una nuova forza armata, non parlava della costituzione di un corpo unico della sanità militare.
Il problema è stato che il Governo non ha minimamente tenuto in considerazione nessuna di queste istanze tanto, perché si sa, qualsiasi cosa scriva il Governo poi il Parlamento, la maggioranza di questo Governo la voterà. Infatti, la maggioranza ha già votato l'autorizzazione di sale operatorie senza controlli preventivi; ha già votato cose assurde. Penso, ad esempio, al fatto che i servizi segreti potranno costituire organizzazioni terroristiche senza poter finire a processo. Tutto questo viene fatto perché, si sa, se non si vota esattamente quello che chiede il Governo, questi parlamentari di maggioranza, la volta dopo, non verranno ricandidati.
Questo, però, ha determinato uno stravolgimento nella rappresentatività del popolo e ha accentrato il potere sempre di più nelle mani di pochissime persone, la Premier e i suoi Ministri, quando la Costituzione, invece, prevede che il potere debba essere condiviso collegialmente tra 600 persone. Questo accentramento evidentemente ha dato alla testa, a tal punto da prevedere una modifica unilaterale del contratto di lavoro senza permettere nemmeno il recesso.
Questo lo dico perché in questa riforma c'è scritto che i militari, che si troveranno di fronte a uno stravolgimento della propria vita lavorativa, non potranno nemmeno dare le dimissioni; è una cosa assurda. Ad esempio: penso a un ufficiale dei Carabinieri che si arruola perché ha intenzione di fare l'ufficiale dei Carabinieri, a un ufficiale dell'aeronautica che si arruola pensando di andare sugli aerei mentre voi li costringerete ad andare, per mesi, sulle navi: il cambio di queste condizioni contrattuali, senza dar loro la possibilità di recesso, non è da paese civile; non è da paese occidentale.
L'Italia non merita decisioni così autoritarie. Ma quale datore di lavoro cambia le condizioni contrattuali e non dà neanche la possibilità di dare le dimissioni? Vede, Sottosegretario, perché è stata fatta questa riforma della sanità militare? Perché il Governo ha deciso di fare questa riforma? Andiamo a leggere le parole del Ministro Crosetto che ce lo spiega bene. A luglio 2025, in un incontro, ha detto: vorrei che anche l'ultimo militare dell'Aeronautica, della Marina o dell'Esercito, nel posto più sperduto, avesse tra i quello di poter usufruire di una TAC o di una risonanza magnetica, per sé o per la sua famiglia, in tempi diversi da quelli offerti dalla sua regione.
In tempi diversi. In tempi diversi: cioè, queste parole segnano una distanza politica, incolmabile, tra noi e voi. Queste parole segnano la fine di tutti i principi cui si ispira l'universalità del Servizio sanitario nazionale perché noi vogliamo che la sanità pubblica sia accessibile a tutti, non in tempi diversi, a una categoria rispetto a un'altra . Noi troviamo inaccettabile questo piano di riformare questa sanità in modo che si conceda un appuntamento, in tempi diversi, a una categoria rispetto a tutti gli altri italiani che pagano le tasse. Questo è un piano sbagliato, ma, secondo me, c'è anche di peggio. Come pensate di dare una TAC o una risonanza, in tempi diversi, senza mettere un euro in più in questa riforma per assumere radiologi o tecnici di radiologia?
Allora, avete prospettato un piano malefico: state già costruendo poliambulatori militari che saranno accreditati con il Servizio sanitario nazionale, il che significa che si potrà accedere con l'impegnativa e, quindi, saranno i soldi del Servizio sanitario nazionale a pagare questo doppio canale in cui magari un colonnello avrà una visita in tempi più brevi, un soldato dovrà aspettare poco dopo e, se avanza qualche posto, tutti gli altri cittadini italiani. È un po' come se dicessimo che, in una mensa scolastica, i figli dei militari hanno primo, secondo e contorno, tutti gli altri potranno mangiare, ma se avanza qualcosa. Questo è inaccettabile; è contrario ai principi istitutivi del Servizio sanitario nazionale; è contrario all'universalità su cui si basa il Servizio sanitario nazionale; è contrario… io mi sento di essere fiera di essere un medico, in Italia, perché la sanità italiana cura tutti. Ogni malato è uguale a un altro. Non si pensa al portafoglio. Non si pensa alla condizione economica, sociale, al lavoro che svolge quella persona. Un barbone, se ha una patologia più grave di un magistrato, viene curato prima nella sanità pubblica.
Questo è inaccettabile e, se non mi credete, leggo le parole del Ministro: quando avremo risolto la nostra domanda, la sanità militare la daremo alle altre persone che non fanno parte delle Forze armate. Cioè, questo è agghiacciante, ma c'è dell'altro, perché, ogni volta che abbiamo accusato qualcuno della maggioranza di voler portare il sistema sanitario verso una deriva che punta al modello americano avete giurato e spergiurato dicendo: “no, non è assolutamente così”. Io mi chiedo e sfido… purtroppo, non ci sono parlamentari della maggioranza, ma vorrei capire: voi mandereste a casa un Ministro che dice di voler puntare a un modello americano per la sanità? Personalmente, lo manderei a casa perché il modello americano della sanità è quanto di più lontano dal nostro modello culturale di sanità, a cui puntiamo, che cura tutti e tutte, indipendentemente dalla condizione economica, dal lavoro che fanno, da quanto guadagnano, da dove vivono. Intanto, leggo le parole del Ministro: io vorrei che la sanità militare diventasse un'eccellenza all'interno del panorama sanitario italiano. Gli americani ci arrivano, lo voglio fare anche per noi.
Questo è un modello di quanto più lontano possibile possiamo immaginare per la nostra sanità. Ma come si può accettare una cosa del genere? Gli americani ci arrivano, lo voglio fare anche per noi. No. Lui lo vuole fare, non noi. Non gli italiani non le persone che pagano le tasse, in Italia, per avere una sanità uguale per tutti.
Ovviamente, anche in questa riforma, come in tutte le riforme che sono state fatte, c'è l'ombra del conflitto d'interessi. Secondo un'inchiesta, pubblicata dal quotidiano , sembrerebbe che, mentre il Ministro stava limando i dettagli di questa riforma, la moglie sia diventata socia di una rete di poliambulatori privati accreditati; visto che c'è il forte sospetto che ci sarà un accreditamento di questi poliambulatori convenzionati insieme alla sanità militare, abbiamo deciso di presentare questa interpellanza. Non c'è niente di illecito, ma si parla, chiaramente, di una questione di opportunità e di potenziale conflitto di interessi. Quindi, le chiedo. Uno: quali saranno i criteri di accreditamento e remunerazione delle prestazioni nella sanità delle strutture militari? Due: se queste strutture saranno accessibili a tutti, tramite CUP unico regionale. Tre: cosa intende fare il Governo per impedire che, con i soldi di tutti gli italiani, si possa creare un doppio canale che privilegi alcuni cittadini rispetto ad altri .
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato, Alberto Balboni, ha facoltà di rispondere.
ALBERTO BALBONI,. Grazie, Presidente. Presidente, onorevoli deputati, in merito all'interpellanza in oggetto, si rappresenta che lo schema di decreto legislativo recante il riordino della sanità militare dà attuazione alla delega conferita dal Parlamento per la revisione dello strumento militare nazionale. La riforma interviene sulla struttura organizzativa del Servizio sanitario militare secondo criteri interforze e di specializzazione, prevedendo: l'adeguamento delle strutture e delle risorse, anche ai fini del loro impiego a supporto del Servizio sanitario nazionale, nel rispetto del principio di sussidiarietà e senza alcuna funzione sostitutiva del servizio pubblico; la possibilità, per il personale sanitario militare, di svolgere attività libero-professionale all'interno delle strutture dell'amministrazione, sulla base di convenzioni con i Ministeri competenti e le regioni; il coinvolgimento di Difesa Servizi Spa, nei limiti delle proprie finalità istituzionali e nel rispetto della normativa vigente, per favorire sinergie organizzative e strumentali, senza incidere sull'erogazione istituzionale delle prestazioni. I profili attuativi saranno definiti con successivi provvedimenti, nel rispetto del riparto di competenze tra Stato e regioni e della normativa sanitaria vigente.
Il decreto si inserisce in un percorso volto a rendere la sanità militare più aderente alle esigenze operative delle Forze armate e, al contempo, idonea a concorrere, in via sussidiaria e programmata, al supporto del Servizio sanitario nazionale, nell'ambito della pianificazione territoriale regionale. Non è configurata alcuna destinazione prioritaria di risorse del Servizio sanitario nazionale verso circuiti distinti, né alcuna sottrazione alle finalità pubbliche: il contributo della sanità militare si colloca esclusivamente in un'ottica sussidiaria.
In materia di accreditamento e convenzionamento, il decreto non introduce sistemi autonomi, ma richiama la disciplina vigente di cui al decreto legislativo n. 502 del 1992. I rapporti saranno regolati mediante accordi con le regioni e le aziende sanitarie locali, nel rispetto della programmazione sanitaria e dei limiti di spesa. I provvedimenti attuativi che incidono su ambiti regionali saranno adottati in coerenza con l'intesa in Conferenza unificata.
Quanto al ricorso a strutture pubbliche o private accreditate, esso resta disciplinato dalla normativa vigente e non viene innovato: la possibilità di convenzionamento è limitata ai casi di indisponibilità di spazi interni per l'attività libero-professionale e non configura alcuna esternalizzazione dell'attività istituzionale. Il decreto non reca disposizioni sul CUP unico regionale; eventuali profili applicativi saranno definiti in sede attuativa, nel rispetto della programmazione regionale.
Quanto all'asserita sussistenza di un potenziale conflitto di interessi, non si comprende come l'attività di un poliambulatorio privato accreditato con il Servizio sanitario nazionale possa interferire con un'organizzazione sanitaria militare che opera esclusivamente in funzione sussidiaria e di supporto al Servizio sanitario nazionale, concorrendo, ove necessario, al rafforzamento dell'offerta pubblica.
Resta fermo che la disciplina delle attività sanitarie e libero-professionali sarà definita nel rispetto della normativa vigente in materia di trasparenza, anticorruzione e controllo, secondo i principi di legalità e imparzialità cui è soggetta l'azione di ogni pubblica amministrazione. In conclusione, il provvedimento si colloca in piena coerenza con il quadro normativo già vigente e le competenze istituzionali già definite, senza sovrapposizioni con il Servizio sanitario nazionale, configurando un modello di supporto sussidiario, programmato e funzionale all'interesse pubblico.
PRESIDENTE. L'onorevole Lomuti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta all'interpellanza Marianna Ricciardi ed altri n. 2-00821, di cui è cofirmatario.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Il MoVimento 5 Stelle, noi firmatari di questa interpellanza, insieme ai colleghi tutti, siamo assolutamente insoddisfatti della risposta del Sottosegretario Balboni. Vede, tutti i quesiti posti in quella interpellanza hanno avuto la stessa risposta che abbiamo avuto durante il travaglio di questa riforma all'interno della Commissione, cioè, a ogni nostra domanda, a ogni nostro dubbio dicevano “no, non è così”, ma non veniva specificato perché non fosse così.
Allora, restano quei dubbi sulla possibilità, sul pericolo che i fondi, le risorse pubbliche del sistema sanitario nazionale possano andare verso altre direzioni, ecco, altri , chiamiamoli così. Resta il dubbio, resta il fatto che non riusciamo ancora a capire questi poliambulatori come possano essere inseriti nel sistema sanitario nazionale e come possano essere connessi con l'unicità dei CUP regionali.
Poi c'è una cosa da dire: questo Paese, l'Italia, soffre di una grave patologia, sulla quale noi siamo intervenuti depositando una nostra proposta di legge, che è quella della enorme presenza, preoccupante e costante, in ogni comparto della pubblica amministrazione, del conflitto di interessi. Anche qui, non abbiamo avuto alcuna rassicurazione su come questa riforma possa porci al riparo da chi, soggetto privato o detentore di una struttura privata, possa interferire poi, attraverso questa riforma, semplicemente avendo dei contatti, diretti o indiretti, con il Ministero della Difesa.
Poi, sulla tracciabilità, sulla trasparenza, anche qui nessuna rassicurazione per quanto riguarda il flusso di risorse pubbliche. Vede, Sottosegretario Balboni, questa riforma è nata non male, peggio, malissimo. Innanzitutto, noi abbiamo denunciato dall'inizio, Presidente, un eccesso di delega, e quindi tutto viene delegato. Ecco perché, anche qui, questo eccesso di delega è fonte di preoccupazione. Anche qui non abbiamo avuto alcuna risposta. Ma poi nasce male perché, fondamentalmente, la riforma ha nella sua genesi un percorso di non ascolto.
Non sono state ascoltate assolutamente le parti sociali, ci abbiamo pensato noi, all'interno della Commissione difesa, a dare voce alle rappresentanze delle Forze armate, di tutto quel personale che compone la grande famiglia del Ministero della Difesa. Ci abbiamo pensato noi, parlamentari del MoVimento 5 Stelle, all'interno della Commissione. Evidentemente, è stato tutto inutile, perché la scelta di non ascoltarle è stata una scelta chiara, precisa, politica, cioè quella di tirare avanti.
Non è servito nemmeno il campanello d'allarme costituito dal fatto che tra tutte quelle rappresentanze che sono state audite - non tutte, perché poi si doveva andare sempre di fretta, bisognava accelerare, e quindi alcune sono state chiamate e poi non audite -, Presidente, ce ne fosse stata una che avesse applaudito a questa riforma. Quale è stato poi il giochetto della maggioranza all'interno della Commissione?
Quello di proporre un parere dove raccoglieva tutte le istanze delle rappresentanze e le proponeva come raccomandazione. Questa è una chiara, ennesima presa in giro per le Forze armate, per le quali quelle raccomandazioni resteranno lettera morta, carta straccia, e questo è inammissibile. È inammissibile continuare con la solita propaganda, con le solite frasi retoriche: noi siamo con la divisa senza se e senza ma, noi siamo quelli che difendono l'onore della divisa.
Ma l'onore della divisa, cioè le Forze armante vanno difese non con una retorica costante istituzionale, ma dando risposte concrete a quelli che sono i fatti reali, alle preoccupazioni reali del personale del Ministero della Difesa, perché, se noi diciamo, come fa la nostra Premier Giorgia Meloni, ad esempio su uno dei tanti temi per i quali il personale chiede di essere ascoltato, quello della situazione del nostro organico, l'organico delle Forze armate è sotto organico, “abbiamo investito, ci saranno decine di migliaia di assunzioni”, il risultato, sì, è vero, ci saranno decine di migliaia di assunzioni, ma sono molti di più quelli che andremo a perdere in termini di unità, decine di migliaia di unità, che andranno in pensione.
Il risultato è che questo Governo ha decurtato di un quarto il delle Forze armate in una situazione già di sotto organico. Questa è la realtà dei fatti, quindi c'è poco da dire “noi stiamo dalla parte delle divise”. Questo Governo non sta dalla parte delle divise. Poi, c'è un'altra questione: non è soltanto l'oggetto di cui parliamo oggi, che è stato totalmente scavalcato, il Governo va dritto e non ha voluto ascoltare nessuno. Ma c'è anche una questione sulla quale il Governo dovrebbe dare delle risposte, che è un po' più complessa e che riguarda tutta la tematica di chi ha deciso di dedicare la propria vita alle Forze armate, all'Esercito, all'Aeronautica, ai Carabinieri, alla Marina.
E cioè quella che riguarda il benessere della qualità della vita del personale delle nostre Forze armate; riguarda la tutela della famiglia; riguarda la questione anche della propria prevenzione, del sistema pensionistico; riguarda anche la questione di chi viene sottoposto continuamente a gravi turnazioni, a missioni, a trasferimenti, e questo crea un nocumento al proprio nucleo familiare. Allora, perché questo Governo non prende in considerazione anche queste preoccupazioni, anche queste eccezioni del personale delle Forze armate?
Perché tutelare la famiglia di chi è impiegato nelle Forze armate non vuol dire badare, curare soltanto quel nucleo familiare, ma vuol dire badare a un elemento di connessione sociale e professionale di tutta la famiglia del Ministero della Difesa. Allora, per quel personale, forse, noi oggi dovevamo fare una domanda più semplice, cioè: voi che cosa volete fare?
Che cosa intende fare questo Governo per migliorare le condizioni di vita sociale, che esulano dalla riforma del contratto, dall'aumento degli stipendi? Perché quell'aumento è insignificante, perde di valore costantemente, parallelamente alla perdita del potere d'acquisto che stiamo subendo noi, oggi, come collettività di un Paese e, quindi, anche come collettività di chi appartiene al Corpo delle Forze armate.
Quel personale non chiede privilegi, chiede di essere ascoltato, perché quelle persone, quelle donne e quegli uomini garantiscono costantemente fedeltà e spirito di sacrificio al Paese. E credo che, forse, una risposta più concreta e più chiara, da noi che li rappresentiamo, oggi la meritassero. Per quanto riguarda quel personale, credo che questo Governo, ancor prima di rispondere, debba fare una cosa molto semplice, che è quella di ascoltarli .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Marianna Ricciardi ed altri n. 2-00841 .
Chiedo all'onorevole Quartini se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmatario o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Sì, illustriamo questa nostra interpellanza. Il nostro Servizio sanitario nazionale è la conquista sociale più importante dagli anni Settanta ad oggi. È sicuramente un gioiello, un gioiello importante, però va difeso rispetto a quello che stiamo osservando da decenni con riferimento al suo smantellamento: vediamo definanziamenti, lo vediamo in seria difficoltà, vediamo i medici che se ne vanno, gli infermieri che se ne vanno. Credo che debba essere rilanciato in maniera potente, in maniera importante. E quello che sta facendo questo Governo è qualcosa di aberrante dal nostro punto di vista, perché sta favorendo sempre di più il privato, fino a fondi assicurativi, assicurazioni e, in particolare, sta favorendo il sistema convenzionale.
Oggi noi parliamo, anche in questo contesto, della volontà, da parte del MoVimento 5 Stelle, di difendere questo Servizio sanitario nazionale anche dagli attacchi del sistema di sanità privata convenzionata e accreditata. Lo vogliamo difendere da questo intreccio di responsabilità e di incapacità nella gestione del Servizio sanitario nazionale da parte delle strutture convenzionate private.
Noi abbiamo assistito, in questi anni, a un significativo aumento del peso dei grandi gruppi privati accreditati operanti in convenzione con il Servizio sanitario nazionale; praticamente erogano prestazioni, non prendono in carico le persone, si fanno pagare a prestazione. Questo, chiaramente, genera una competitività e un modello che non può far parte del modello originale del Servizio sanitario nazionale, basato sull'universalità, sull'uguaglianza, sull'equità, quindi sulla tutela della salute.
In particolare, noi abbiamo un gruppo importantissimo, nel nostro Paese, che gestisce qualcosa come 2.400.000.000 di fatturato nel 2024. Mi riferisco al maggior gruppo sulla sanità privata nel nostro Paese: è il gruppo San Donato. Questo gruppo conta 161 strutture nel mondo, 58 sono in Italia; conta 8.000 posti letto, conta 11.000 medici, conta il San Raffaele. Con tutto questo fatturato, questo gruppo ha problemi enormi anche di indebitamento. Allora, funziona meglio il pubblico o funziona meglio il privato? La domanda è questa.
Se abbiamo un gruppo privato così potente che, nel 2025, ha 1,5 miliardi di indebitamento, forse non può funzionare, non può funzionare così. Questo è il primo dato su cui dovremmo riflettere. Di questi 1,5 miliardi di indebitamento, 800 milioni sono obbligazioni, sono titoli spazzatura: 800 milioni sono stati classificati “B” da Standard&Poor's.
Allora c'è qualcosa che non va, evidentemente, c'è qualcosa che non funziona. Anzi, sottolineiamo anche il fatto che hanno messo come garanzia di questi prestiti lo stesso San Raffaele, gli ospedali di Bergamo, il Galeazzi. Hanno ipotizzato il e l'intervento dello Stato. Cioè. questi fanno soldi, investono e fanno debiti sulla nostra pelle . Questo è il dato di fatto ed è una cosa che non è assolutamente accettabile.
Oltre a questo, naturalmente, abbiamo stipendi bassi del personale, fuga del personale, criticità nella qualità dell'assistenza, gestione non trasparente; addirittura si fanno debiti, ma i dividendi da 100 milioni le famiglie se li dividono, nonostante l'indebitamento; conflitti di interesse incredibili, investimenti fallimentari in Italia. In Sicilia, una cardiochirurgia pediatrica ha fatto tre interventi, un bambino è morto e c'era un medico che era stato radiato in Inghilterra. Abbiamo investimenti fallimentari nel mondo di questo gruppo. In Kenya è stata posta la prima e ultima pietra, poi si è fermato tutto. A Dubai, 8 milioni di debiti. C'è una diplomazia parallela, ECAM. Il presidente Ghribi è un personaggio molto opaco per molti versi. Addirittura, sono stati ricoverati al San Raffaele 18 combattenti libici, si sono accoltellati, li hanno portati via, e non si sa quello che è successo. Praticamente erano dentro l'ospedale con PlayStation, fumavano, davano mance a destra e a sinistra. Una situazione incredibile. Con i servizi segreti libici abbiamo avuto contatti per 2 miliardi… noi… Ghribi. Insomma, sinceramente è una situazione veramente confusa.
E che dire - ho parlato prima del conflitto di interessi - degli incarichi a parenti dei politici all'interno di questo sistema? Basti pensare - giusto per fare qualche nome - ad Andrea Schifani, figlio del governatore della Sicilia, all'Organo di vigilanza del gruppo; a Valerio Fabio Alberti, sovrintendente sanitario, fratello della Ministra Casellati; allo studio legale di Geronimo La Russa, figlio del Presidente del Senato; alla moglie di Angelino Alfano, che è il presidente del gruppo San Donato; a Falsitta, ex Forza Italia e consulente. Ma non finisce qui: 30.000 euro sono stati erogati da parte del gruppo San Donato a tutte le forze politiche, eccetto il MoVimento 5 Stelle. Ripeto, 30.000 euro, per la campagna elettorale a Forza Italia, a Fratelli d'Italia, al Partito Democratico, a tutti. È chiaro che poi, quando si vanno a fare le convenzioni, forse, qualcuno un po' di soggezione o di condizionamento che l'ha. Poi 100.000 euro sono stati dati a Forza Italia.
Quindi è una situazione incredibile, che si debba dipendere da questo livello. Una struttura come questa non può fallire, perché metterebbe in ginocchio la sanità lombarda, esempio. Sono 8.000 posti letto: se fallisce, è un problema.
Se fallisce, è un problema, deve ricorrere all'intervento statale. Ma se fallisce c'è una perdita di strategici a favore dei creditori esteri - perché c'è la legge di New York che li tutela -, la qualità dell'assistenza ovviamente si compromette e qui, in un sistema come questo, entra in gioco anche Auxilium, una cooperativa già nota, purtroppo, per il CARA di Castelnuovo di Porto, dove, in questo centro di accoglienza, c'erano scarafaggi, topi, sporcizia, insomma c'era un'indagine in corso eccetera. In questo sistema, sottopagati e con una attività sotto qualità, abbiamo assistito negli ultimi due anni a 16 infermieri prima e 70 dopo, compreso il coordinatore infermieristico dell'Iceberg, una delle strutture più importanti del San Raffaele, che se ne sono andati e c'è stato un caos incredibile.
A dicembre 2025, c'è stata la carenza del personale, che se ne andava perché era sottopagato, che se ne andava perché trovava contratti migliori, perché indebitandosi doveva far pari con il personale, nonostante i dividendi li tenessero per sé. Il personale se n'è andato ed è stato sostituito con personale della cooperativa Auxilium, poco formato, con problemi enormi, anche di tipo linguistico, e mai affiancato. È successo che hanno dato farmaci che non erano già in lista - era già scaduto il tempo di dare il farmaco -, ci sono stati farmaci non somministrati, parametri vitali che non sono stati rilevati. C'è stato un rischio di overdose da amiodarone, un antiaritmico che è stato dato per un quantitativo dieci volte superiore alla dose terapeutica - invece di 20 milligrammi, 200 milligrammi in bolo - e hanno somministrato farmaci che non sono stati registrati. È tutto documentato da lettera dei medici e dalla trasmissione . Il reparto è andato nel caos ed è stato chiuso, per fortuna.
Guardate, si sta parlando del San Raffaele, l'eccellenza delle eccellenze. È una cosa incredibile. L'unico esito che c'è stato sono state le dimissioni del direttore sanitario. Allora, questo personale - io non ce l'ho col personale infermieristico che è arrivato lì - è stato preso da zero dalla cooperativa Auxilium ed è stato messo a lavorare direttamente dentro il reparto, ma non è stato fatto alcun tipo di verifica sulla qualità delle prestazioni che potevano erogare, alcun tipo di verifica sulla capacità di capire la lingua, né alcun tipo di verifica sull'abilità professionale. Non è stato fatto niente di tutto questo. Abbiamo questo problema nel nostro Paese, perché arrivano dall'estero infermieri e operatori sanitari che non sono formati e che non conoscono la lingua e bisogna fare qualcosa rispetto a questa situazione. FNOPI, la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, stima che siano almeno 20.000 i lavoratori irregolari stranieri senza albo né lingua, in deroga dal momento della crisi sanitaria più grande del nostro Paese, perché durante il COVID ne avevamo bisogno, ma voi avete derogato fino al 2029 invece di rimediare a questa situazione.
Allora, noi che cosa chiediamo in questa interpellanza? Si chiede di verificare naturalmente i fatti descritti da e riassunti brevemente da me. Vogliamo i dati aggiornati sugli operatori sanitari impiegati tramite cooperativa o altri soggetti esterni al Servizio sanitario nazionale, nonché controlli di qualità sulla formazione e sulla competenza. Vogliamo più trasparenza fra strutture private e parte politica, più trasparenza perché ho detto che c'è un condizionamento forte. Vorremmo capire i criteri di accreditamento: questo Governo vuole avere dei criteri che implichino, per esempio, un obbligo di condizioni economiche del contratto collettivo nazionale per accendere queste convenzioni invece di lasciarle libere? Vorremmo capire se si fanno le verifiche per una piena abilitazione professionale degli stranieri che lavorano nel nostro sistema sanitario nazionale e, infine, vogliamo capire se c'è intenzione da parte del Governo di fare una revisione seria sul sistema di accreditamento nel nostro Paese .
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al Sottosegretario, salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Galileo Chini” di Montecatini Terme, in provincia di Pistoia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere a Montecitorio e benvenuti .
Il Sottosegretario di Stato per la Giustizia, Alberto Balboni, ha facoltà di rispondere.
ALBERTO BALBONI,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, con riferimento all'interpellanza dell'onorevole Ricciardi, rivolta al Ministro della Salute e al Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, riferisco preliminarmente che l'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Ospedale San Raffaele è una struttura privata accreditata e contrattualizzata con il Servizio sanitario regionale. In tale quadro, la normativa vigente attribuisce al soggetto gestore la piena responsabilità del mantenimento dei requisiti autorizzativi e di accreditamento e, più in generale, della corretta organizzazione dell'assistenza, anche quando la struttura si avvale di soggetti terzi per lo svolgimento di parte delle sue attività.
In merito ai fatti richiamati nell'interpellanza, il Ministero della Salute ha richiesto gli elementi di competenza alla regione Lombardia. L'assessorato al della regione ha riferito che le criticità segnalate sono state oggetto di verifiche, prescrizioni e provvedimenti adottati secondo gli strumenti previsti e che sono tuttora in corso attività di vigilanza e monitoraggio finalizzate a garantire la sicurezza dei pazienti e il rispetto degli standard di qualità e sicurezza nelle strutture accreditate.
Nello specifico, la regione ha riferito che le criticità organizzative e assistenziali sono emerse nei primi giorni del dicembre 2025, in particolare nella fase di avvio operativo di personale esterno presso alcune aree assistenziali. In tale contesto, la direzione dell'ospedale, su impulso della direzione generale della regione, ha adottato misure urgenti di contenimento del rischio, tra cui la sospensione temporanea dell'ingresso di nuovi pazienti dal pronto soccorso verso il reparto interessato, l'attivazione di un'unità di crisi e il trasferimento dei pazienti più critici. Le condizioni di regolare svolgimento dell'attività assistenziale in sicurezza sono state ripristinate già nella giornata del 7 dicembre 2025. Parallelamente, l'Agenzia di tutela della salute di Milano - ATS Milano -, su indicazione della direzione generale , ha attivato le proprie funzioni di vigilanza mediante plurimi sopralluoghi e verifiche, anche in coordinamento con altre autorità competenti, con particolare riferimento agli aspetti organizzativi, alla gestione del personale e al rispetto dei requisiti autorizzativi e di accreditamento.
Gli accertamenti hanno evidenziato carenze relative all'organizzazione dell'assistenza, alla gestione delle risorse professionali e al funzionamento di alcune aree di degenza e di supporto, determinando l'adozione di una diffida formale, con prescrizioni e tempi per l'adeguamento. Considerato il mancato pieno e tempestivo ripristino dei requisiti richiesti, il procedimento si è concluso con l'irrogazione di una sanzione amministrativa nei confronti dell'ente gestore, adottata ai sensi del testo unico delle leggi regionali in materia di sanità. La direzione generale ha quindi chiesto ad ATS di garantire un presidio costante sugli eventi in corso, mediante verifiche continuative sul rispetto delle prescrizioni e monitoraggio delle aree critiche, con particolare riferimento ai reparti ad alta intensità e all', anche in relazione ai flussi del pronto soccorso, nonché tramite la trasmissione degli esiti delle verifiche, incluse eventuali nuove criticità, azioni correttive e stato di avanzamento del piano di risoluzione.
Le attività di monitoraggio hanno consentito di verificare l'attuazione delle misure correttive richieste e il progressivo consolidamento delle condizioni organizzative, fermo restando il mantenimento di un livello di attenzione rafforzato nell'ambito delle ordinarie funzioni di vigilanza.
In relazione al ricorso a personale tramite cooperative, la direzione generale ha impartito alle ATS specifiche indicazioni, richiedendo verifiche mirate affinché tale ricorso non comporti riduzioni degli standard qualitativi e di sicurezza, nonché la massima diffusione di tali indirizzi presso tutte le strutture interessate operanti sul territorio.
Con riferimento alla richiesta di adottare iniziative, anche normative, volte a prevedere, nell'ambito dei criteri per l'accreditamento e il mantenimento dell'accreditamento con il Servizio sanitario nazionale, l'obbligo per le strutture private accreditate di applicare ai lavoratori condizioni economiche e normative non inferiori a quelle previste dai contratti collettivi nazionali della sanità pubblica, si osserva preliminarmente che i lavoratori della sanità privata sono soggetti al contratto collettivo nazionale della sanità privata, che disciplina il rapporto di lavoro con le strutture rappresentate dalle associazioni datoriali ARIS e AIOP.
Occorre inoltre evidenziare che, alla luce dei principali orientamenti della Corte costituzionale, l'introduzione di vincoli relativi alla tipologia contrattuale del personale tra i requisiti di accreditamento potrebbe esporre la disciplina a profili di illegittimità, ove tali vincoli non siano strettamente giustificati da esigenze di qualità e appropriatezza delle prestazioni.
La Corte costituzionale ha infatti chiarito che, pur potendo le regioni prevedere requisiti ulteriori, questi devono rispettare i principi di ragionevolezza e proporzionalità e non tradursi in vincoli organizzativi rigidi tali da comprimere la libertà di iniziativa economica di cui all'articolo 41 della Costituzione.
Per quanto riguarda la richiesta di adottare misure affinché il personale sanitario proveniente dall'estero, prima di esercitare stabilmente in Italia, consegua una piena abilitazione professionale riconosciuta secondo standard uniformi nazionali, si ricorda che in Italia sussistono due sistemi di reclutamento: uno ordinario e uno emergenziale.
Il sistema ordinario, previsto dal decreto legislativo n. 206 del 2007, di recepimento della direttiva 2005/36/CE, consente al professionista sanitario in possesso di titolo estero, europeo o extraeuropeo, di esercitare stabilmente in Italia solo previo decreto di riconoscimento della qualifica da parte del Ministero della Salute.
Nel corso del procedimento, il Ministero valuta il percorso formativo e professionale dell'interessato e l'eventuale applicazione di misure compensative, al cui superamento può essere subordinato il riconoscimento, qualora vengano riscontrate significative carenze rispetto alla corrispondente qualifica prevista dal sistema nazionale.
Il provvedimento ministeriale consente l'iscrizione all'albo professionale, subordinata alla verifica della conoscenza della lingua e ordinamentale da parte del competente ordine professionale, estendendo integralmente al professionista lo giuridico, deontologico, previdenziale e disciplinare previsto per i titoli nazionali.
Per quanto riguarda invece il cosiddetto sistema emergenziale, introdotto dal decreto-legge n. 18 del 2020 per rafforzare il personale delle strutture sanitarie, esso consente alle regioni di procedere al reclutamento in via temporanea e straordinaria, fino al 31 dicembre 2029, al fine di garantire l'assistenza sanitaria sul territorio.
Il decreto-legge n. 34 del 2023 ha inoltre previsto che, mediante Atto d'intesa da adottare in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, venga definita la disciplina dell'esercizio temporaneo dell'attività lavorativa in questione.
Attraverso la collaborazione tra Governo, regioni e federazioni nazionali delle professioni sanitarie è stato pertanto elaborato uno schema di Atto d'intesa finalizzato a garantire la qualità dell'assistenza e delle prestazioni erogate dagli operatori temporaneamente reclutati, nonché la sicurezza degli assistiti, mediante l'individuazione di precisi requisiti e condizioni per lo svolgimento dell'attività lavorativa.
Si prevede, quindi, l'istituzione di elenchi speciali straordinari presso gli ordini provinciali delle professioni sanitarie, ai quali dovranno iscriversi coloro che abbiano ottenuto un'autorizzazione temporanea. Ciò consentirà l'applicazione della disciplina prevista per gli iscritti agli Ordini delle medesime professioni sanitarie, in particolare per quanto riguarda il sistema disciplinare, il codice deontologico, l'obbligo di aggiornamento, l'obbligo contributivo e l'obbligo di idonea copertura assicurativa per responsabilità professionale.
La proposta è attualmente all'esame della Conferenza Stato-regioni.
Con riferimento, infine, alla richiesta di promuovere una revisione complessiva del sistema di accreditamento delle strutture private convenzionate, nonché di adottare regole più stringenti in materia di trasparenza, si ricorda che la legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 (legge n. 118 del 2022) ha avviato il processo di revisione degli articoli 8- e 8- del decreto legislativo n. 502 del 1992, introducendo l'esigenza di rafforzare i principi di trasparenza, imparzialità e apertura al confronto concorrenziale nelle procedure di individuazione degli erogatori privati.
La normativa ha previsto, in particolare, il ricorso a procedure di selezione periodiche ai fini della contrattualizzazione, nonché la definizione dei criteri omogenei a livello nazionale.
A tale previsione ha fatto seguito l'adozione del decreto del Ministro della Salute del 19 dicembre 2022, recante “Valutazione in termini di qualità, sicurezza e appropriatezza delle attività erogate per l'accreditamento e per gli accordi contrattuali con le strutture sanitarie”.
Tuttavia, in ragione della complessità attuativa della riforma a livello regionale, l'articolo 36 della legge n. 193 del 2024 ha disposto la sospensione delle relative disposizioni, demandando contestualmente al tavolo nazionale per l'accreditamento la revisione complessiva della disciplina entro il 31 dicembre del corrente anno. I lavori del tavolo sono ancora attualmente in corso.
PRESIDENTE. La deputata Marianna Ricciardi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Allora, prendo atto che le criticità legate al personale infermieristico sono state gestite dalla regione Lombardia, ma per tutto il resto non posso ritenermi soddisfatta.
Innanzitutto, vorrei capire cosa intende fare questo Governo per prevenire che si possano verificare in altre regioni criticità simili. Qui parliamo di infermieri che hanno somministrato un dosaggio di farmaci dieci volte superiore a quello normale, che hanno somministrato due volte un farmaco che era già stato somministrato. Parliamo di mancanza di competenze.
Voi una cosa potreste farla: innanzitutto, prevedere che, se non hai personale competente, personale formato, non ti accrediti. Se non paghi il personale almeno quanto viene pagato nel pubblico, non ti accrediti. Questo può fare il Governo.
Se questi vincoli non servono per garantire qualità e appropriatezza, allora cosa serve? Non è possibile che non si possa fare assolutamente nulla e dobbiamo aspettare il prossimo caso, la prossima inchiesta per scandalizzarci, tornare qui e parlarne, quando potremmo intervenire in prevenzione per salvare anche delle vite. Io penso a queste persone che si sono trovate... immagino una vecchietta alla quale hanno portato due volte una compressa. Lei mica ha rifiutato, perché come poteva rendersene conto? Se un infermiere le porta una compressa, magari c'è anche una barriera linguistica, come può fare per dire “guarda, già l'ho ricevuta”; pensa che è un'altra medicina che deve prendere.
Queste sono delle condizioni che dobbiamo assolutamente evitare e scongiurare; sono anche l'indice di come il nostro Servizio sanitario nazionale sia sempre più in pericolo, sempre più depauperato di risorse, a tal punto che arriviamo ad assistere a queste inchieste agghiaccianti.
Non abbiamo ricevuto risposte su quali sono i dati aggiornati sul personale impiegato con cooperative. Non abbiamo ricevuto risposte su cosa intende fare il Governo per obbligare a una verifica delle competenze di questo personale. Soprattutto, sono state dette tantissime cose, ma non abbiamo ricevuto la risposta a cui tenevamo di più: cosa intende fare il Governo, cosa ha messo in atto il Governo per impedire che i gruppi sanitari privati possano influenzare le scelte politiche legate alla sanità . Cosa intende fare questo Governo per prevenire questo conflitto di interessi?
Le persone si sono accorte che il Governo non sta facendo assolutamente alcunché, altrimenti in questi quattro anni non saremmo passati da quattro a sei milioni, se pensiamo al numero di persone che non riescono più a fare una visita o un esame perché non hanno i soldi per andare nel privato e le liste d'attesa nel pubblico sono troppo lunghe.
E qui ci sono importanti conflitti di interessi. Penso, ad esempio, a un parlamentare di maggioranza che è proprietario di numerose cliniche private, a membri del Governo che sono soci di laboratori privati e penso, ancora, a coniugi di membri del Governo che sono soci di poliambulatori privati. Qui c'è un conflitto di interesse con la sanità privata enorme e non state facendo assolutamente nulla. Io a questo punto devo pensare che il disegno sia ben preciso: distruggere completamente il Servizio sanitario nazionale a vantaggio dei gruppi privati .
Presidente, concludo dicendo che non ci fermeremo qui, continueremo a monitorare, perché non è accettabile che questa deriva del nostro Servizio sanitario nazionale debba portare alla completa distruzione del bene più prezioso che abbiamo, che ci fa rendere orgogliosi di essere italiani, orgogliosi di essere medici in un Paese come l'Italia, che non fa distinzioni, o almeno, fino ad oggi non ha fatto distinzioni tra chi è ricco e chi è povero e che ha sempre curato tutti, seguendo l'unico criterio di priorità che è la gravità della patologia. Noi non ci fermeremo qui .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Avverto che, con lettera in data 14 maggio, il Presidente della Commissione giustizia ha rappresentato l'esigenza - sulla quale ha convenuto all'unanimità l'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, della Commissione medesima - di posticipare alla seduta di martedì 26 maggio l'avvio della discussione in Assemblea, prevista per il 18 maggio, della proposta di legge n. 2696, recante disposizioni per la protezione e l'assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento appartenenti a famiglie in contesti di criminalità organizzata.
Conseguentemente, secondo le intese intercorse tra i gruppi, la discussione generale della proposta di legge in oggetto sarà iscritta quale primo argomento all'ordine del giorno della parte antimeridiana della seduta di martedì 26 maggio, mentre il relativo seguito sarà iscritto all'ordine del giorno a partire dalla parte pomeridiana della medesima seduta, dopo il seguito dell'esame degli argomenti previsti nelle settimane precedenti e già rinviati.
Avverto infine che, come già comunicato ai gruppi per le vie brevi, nella seduta di mercoledì 27 maggio, alle ore 9,30 avrà luogo la commemorazione della figura di Giacomo Matteotti, con il disvelamento di una targa sul suo scranno, e alle ore 16,15 avrà luogo la commemorazione della strage di Piazza della Loggia.
PRESIDENTE. Passiamo adesso agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Sì, grazie, Presidente. Io sono giunto al dodicesimo giorno di sciopero della fame per chiedere alla maggioranza di consentire il ritorno alla legalità, sbloccando la paralisi e il sequestro della Commissione parlamentare di vigilanza Rai. Richiesta avanzata anche ripetutamente dal Presidente della Repubblica, del tutto inascoltato. Nessuno ha ritenuto di dare qualsiasi segnale, profittando anche - me lo lasci dire, signor Presidente - della cortina di silenzio garantita dall'intero sistema dell'informazione, salvo lodevoli e generose eccezioni; penso, e ringrazio anche in quest'Aula, a Sigfrido Ranucci.
In molti mi scrivono e continuano a chiedermi di stare attento e a manifestarmi la loro preoccupazione per la mia salute. Vorrei ringraziare tutti, ma contestualmente vorrei dire che, invece di preoccuparsi della mia salute, sarebbe utile che tutti ci occupassimo della salute della democrazia.
Io, signor Presidente, non mi arrendo e per questo, da questo preciso momento, passerò dallo sciopero della fame a quello della sete. Qui siamo nella casa della democrazia e allora voglio comunicarle, signor Presidente, che ho deciso di rimanere qui, di non abbandonare questo luogo finché non ci sarà il pubblico impegno da parte della maggioranza di garantire il numero legale nella prossima convocazione della Commissione parlamentare di vigilanza. Di fronte al sequestro della Commissione di vigilanza, io mi autosequestro nella nostra casa della democrazia e non uscirò, sperando che nessuno si prenda la responsabilità di farmi uscire con la violenza .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giachetti.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Vorrei aggiungere una cosa.
PRESIDENTE. Diamo voce a Giachetti, per favore.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Volevo chiedere scusa a lei e soprattutto al personale della Camera perché so che questa iniziativa inevitabilmente comporterà dei problemi a chi dovrà restare qui.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giachetti. Se mi consente in modo irrituale, magari, la ringrazio per quello che fa e ha tutta la mia riconoscenza, così come le ho scritto in forma privata qualche giorno fa. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Mi consenta di esprimere… anche perché come gruppo abbiamo a più riprese sottolineato l'importanza della convocazione della Commissione di vigilanza Rai, dell'espressione del presidente e abbiamo denunciato la latitanza complice di questo Governo rispetto a queste questioni e non solo; c'è stato anche il richiamo del Presidente della Repubblica; in questo senso voglio esprimere tutta la mia vicinanza al collega Giachetti che sta facendo un'operazione dirompente e assolutamente straordinaria.
PRESIDENTE. Scusate perché avete tolto la voce? Prego, prego.
ANDREA QUARTINI(M5S). Dicevo: questo intervento di fine seduta era destinato a esprimere da parte nostra anche piena vicinanza e solidarietà alla che ieri è ripartita dalla Turchia alla volta di Gaza. Credo che Trump e Netanyahu, con la complicità del nostro Governo, non fermeranno il moto di solidarietà importante che si sta portando avanti. Vogliamo ringraziare Dario Carotenuto, nostro collega, che è nella e vogliamo essere insieme a lui .
Colgo, infine, l'occasione per fare un saluto a chi ha difeso questo Parlamento dall'attacco fascista del gruppo della , che è stato in qualche modo artefice di un forte momento di contributo antifascista. In particolare, oggi vogliamo ringraziare le deputate Enrica Alifano e Patty L'Abbate che hanno giustamente difeso questa istituzione da attacchi fascisti .
PRESIDENTE. Sono terminati gli interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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Relatrice: AMBROSI.
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