PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 96, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2911-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, recante disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all'occupazione e di contrasto del caporalato digitale.
Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo della Commissione comprensivo dell'.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Futuro Nazionale sarà sempre dalla parte di chi produce, di chi lavora, di chi si spacca la schiena, sempre dalla parte delle tutele salariali e previdenziali, perché sono le fondamenta di uno Stato civile. Lo Stato, però, non deve creare divisioni né contrapposizioni ideologiche, lo Stato deve creare l'equilibrio fra le imprese e i lavoratori che, nel mondo attuale, dove c'è una competizione internazionale, sono un tutt'uno nella competizione con i mercati esteri, con il mercato cinese, che, ahimè, incombe.
Molto spesso noi, in quest'Aula, citiamo il caporalato - che va condannato ed è giusto che sia condannato -, condanniamo i trattamenti che non sono adeguati - ed è giusto che vengano condannati -, ma mai una volta ho sentito citare quegli imprenditori e quelle imprese che, in realtà, applicano incentivi, e condizioni per i loro lavoratori che vanno ben oltre i contratti collettivi nazionali . Questo, ogni tanto, dobbiamo ricordarlo: ci sono imprese che hanno a cuore i loro lavoratori, hanno a cuore i loro collaboratori e che sono un tutt'uno, impresa e lavoratori. Ricordiamoci questa parte del Paese, non citiamo solo le cose che non funzionano.
Con riferimento a ciò che introduce questo decreto, è importante il fatto che ci sia, ad esempio, un monitoraggio delle condizioni contrattuali, in modo che vi sia una banca dati nazionale che consente al Paese, allo Stato, di adeguare anche le politiche sulle retribuzioni.
All'articolo 7, ad esempio, andiamo a valorizzare le contrattazioni collettive, perché, ovviamente, ogni lavoro, ogni settore, ogni materia, ha una sua specificità ed è giusto che vi siano i contratti collettivi a disciplinare le condizioni; condizioni che molto spesso non troviamo, perché, magari, in alcuni settori non c'è quel contratto specifico. Allora, anche qui, questo decreto interviene andando a individuare il contratto che ha la maggior similitudine rispetto alla tipologia di lavoro che viene svolto.
All'articolo 11 andiamo a individuare i furbetti: ad esempio, a chi viola o aggira le condizioni si vanno ad applicare sanzioni che prevedono l'esonero da , l'esonero da incentivi, l'esonero da benefici sulle contribuzioni. E quindi, anche qui, c'è una tutela del lavoratore affinché l'azienda rispetti le regole.
Un punto che noi riteniamo importante, ad esempio, è il fatto che non vi possano essere accordi-pirata, magari con sigle sindacali minori, a ribasso rispetto a quelli che sono i contratti. Quindi, in questo caso, come già avevo detto in premessa, non si applicano quei contratti, ma si applicano i contratti più simili per quel settore. E noi apprezziamo questo aspetto di questo provvedimento.
Come ho detto, chi non applica il contratto perde i benefici. La trasparenza è nei cedolini: che nei cedolini sia chiaramente indicato quel tipo di trattamento economico a quale contratto fa capo e di cosa si tratta.
Finalmente, abbiamo anche una tutela per l'annoso problema, che c'è in Italia, dei contratti scaduti. Molte volte - l'abbiamo visto anche con questo Governo - ci siamo trovati, anche nella pubblica amministrazione, con contratti che spesso erano scaduti da tantissimi anni e mai rinnovati. In questo caso, con questo provvedimento - e questo è anche quello che apprezziamo, come Futuro Nazionale, di questo provvedimento -, nel caso di contratti scaduti oltre i 12 mesi, si applica il 30 per cento dell'indicizzazione Istat, in modo che questi lavoratori, queste persone, non si debbano sentire abbandonate dallo Stato.
Manca, ahimè, un importo minimo orario in questo provvedimento. Non individuiamo un trattamento minimo orario , che noi auspichiamo, perché noi riteniamo che la dignità di una persona abbia un valore. Noi crediamo nella crescita, noi crediamo nella professionalità, noi crediamo nel fatto che una persona debba crescere professionalmente, ma crediamo anche che il lavoro di una persona debba avere un valore minimo sotto il quale non si può andare e non si deve andare.
Al posto del costo orario minimo, noi individuiamo un sistema di calcolo - che si chiama TEC - in base al quale, all'interno di quel costo orario minimo, possono essere contabilizzati premi e , eccetera.
Secondo noi, questo sistema di calcolo potrebbe tranquillamente andare ad aggirare quello che, in realtà, è il costo minimo, il valore minimo per cui un lavoratore dovrebbe lavorare.
L'adeguamento Istat che, come ho detto precedentemente, lo vediamo in modo positivo per i contratti scaduti, lo si rimanda sempre a dopo, perché in realtà entra in vigore non subito, non dal 2026, ma in realtà decorre solo dal 2027. Ciò blocca i contratti che potrebbero essere rinnovati quest'anno e posticipa tutto al 2027. Non è solo un modo di lisciare il pelo ai nostri lavoratori, dicendo che in Italia i salari sono bassi, lo dicono i dati. I dati dicono che, negli ultimi trent'anni, i nostri salari in Italia sono rimasti fermi. Siamo sotto la media europea, il 45 per cento meno della Germania, il 18 per cento meno della Francia. In Italia abbiamo 600.000 infortuni sul lavoro e oltre 1.000 decessi all'anno.
L'aumento del PIL del nostro Paese può essere dovuto, sì, alla produttività, ma non teniamo mai conto del mercato interno, del consumo interno. Abbiamo capito che ormai i prodotti a basso valore aggiunto arrivano non dall'Italia, ma da altri Paesi, ma se nel nostro Paese produciamo prodotti ad alto valore aggiunto, l'aumento delle retribuzioni dei nostri lavoratori innesca anche un aumento dei consumi e della possibilità di spesa dei nostri lavoratori e, di conseguenza, un aumento del mercato interno. Il mercato interno è quel mercato sicuro, quel mercato che viene speso in Italia, non viene speso altrove. Quindi, l'interesse per il nostro Paese è anche economico, ossia andare nella direzione di aumentare la possibilità di acquisto dei nostri cittadini.
E poi vorrei concludere dicendo che contrapponiamo i lavoratori ai datori di lavoro, ma in realtà ci dimentichiamo sempre di un terzo socio presente all'interno di questa compagine. Infatti, per il datore di lavoro, il problema non è il costo del lavoratore e per il lavoratore il problema non è lo stipendio che gli dà il datore di lavoro; il vero problema è quanto costa lo Stato al lavoratore e al datore di lavoro . Quindi, lavoriamo sul cuneo fiscale, perché, in realtà, il socio di maggioranza in questo rapporto è lo Stato che lucra su lavoratori e imprese. Noi abbiamo bisogno, invece, di avere lavoratori che guadagnino di più e imprese che possano essere più efficienti e lavorare meglio. Per questo noi, con Futuro Nazionale e Roberto Vannacci, siamo favorevoli a questo provvedimento, ma sicuramente vogliamo che ci sia una maggiore spinta per il benessere dei lavoratori e per l'efficienza delle nostre imprese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Sottosegretario e colleghi, intervengo per annunciare con convinzione il voto favorevole alla fiducia chiesta dal Governo sul disegno di legge in materia di salario giusto, incentivi all'occupazione e contrasto al caporalato digitale. È un provvedimento, questo, che contiene una precisa idea di società, una precisa idea di sviluppo e soprattutto una precisa idea del rapporto tra Stato, impresa e lavoratore. Per questa ragione, il voto di fiducia che il nostro gruppo esprime oggi non è soltanto il sostegno a singole misure che giudichiamo utili ed efficaci: è l'adesione a una visione complessiva che considera il lavoro il principale strumento di libertà, di crescita personale, di emancipazione sociale e di sviluppo economico. Troppo spesso, negli ultimi anni, il dibattito pubblico si è diviso tra chi prometteva assistenza e chi chiedeva crescita.
Noi riteniamo che questa contrapposizione sia sbagliata. Non esiste una vera giustizia sociale senza lavoro, non esiste dignità senza lavoro, non esiste crescita duratura senza occupazione e non esiste occupazione stabile senza imprese che abbiano la forza di investire, assumere e competere. Questo decreto prova a tenere insieme tutti questi elementi. Lo fa affrontando alcuni aspetti, quelli più delicati del mercato del lavoro: la qualità delle retribuzioni, il sostegno alle assunzioni, la lotta al contrattuale, il contrasto alle nuove forme di sfruttamento e la valorizzazione della contrattazione collettiva.
È un intervento organico che parte da un principio molto semplice: il lavoro deve essere pagato in modo giusto e deve essere stabile. Ma perché questo accada servono strumenti, regole, incentivi e controlli ed è esattamente il sistema che questo decreto disegna. Il primo capitolo riguarda gli incentivi all'occupazione. In un momento storico in cui il mercato del lavoro continua a registrare segnali positivi, ma presenta ancora fragilità evidenti per alcune categorie, il Governo sceglie di concentrare le risorse su chi incontra maggiori difficoltà nell'accesso al lavoro; penso alle donne, ai giovani, ai lavoratori delle aree più fragili del Mezzogiorno. Non si tratta, però, di misure assistenziali. Si tratta di strumenti che favoriscono l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e di incentivi che premiano chi assume, ovvero di politiche attive del lavoro.
Il pacchetto di misure contributive è mirato e selettivo. Si introduce un donne per le assunzioni a tempo indeterminato di donne svantaggiate o molto svantaggiate, con un esonero totale fino a 12 o 24 mesi e un tetto mensile di 650 euro, che sale a 800 euro per le regioni ZES: una risposta concreta a un problema che continua a caratterizzare il nostro Paese: il divario occupazionale femminile. Si prevede il giovani per 35 non dirigenziali, con esonero fino a 500 euro mensili, 650 per le ZES; l'obiettivo - che condividiamo - è affrontare una delle criticità storiche dell'Italia, quella difficoltà che troppo spesso accompagna il passaggio dalla formazione al lavoro stabile. Poi si estende il sostegno alle assunzioni nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno da parte delle piccole imprese, fino a 10 dipendenti, per lavoratori 35 disoccupati da almeno 24 mesi.
Un altro aspetto importante - è giusto ricordare i provvedimenti mirati che questo provvedimento contiene - riguarda la trasformazione dei contratti a termine. Anche qui emerge una differenza di approccio. C'è chi pensa che la stabilità occupazionale si “imponga” con decreto o si “ottenga” con decreto; noi riteniamo che, invece, si ottenga creando convenienza economica alla stabilizzazione. Questo decreto premia le imprese che trasformano rapporti precari in rapporti stabili. Viene incentivata la stabilizzazione di contratti a termine - instaurati entro il 30 aprile 2026 in tempo indeterminato - tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, sempre per 35 mai occupati stabilmente prima. Si premia così chi investe sul capitale umano, chi guarda al lungo periodo, perché la qualità del lavoro non si misura soltanto dal livello di retribuzione, ma anche dalla possibilità di costruire progetti di vita, di accendere un mutuo, di formare una famiglia, di guardare al futuro con fiducia.
Ci sono poi le misure di sostegno alla natalità e alla conciliazione tra lavoro e famiglia, misure che a Noi Moderati stanno molto a cuore. Sul tema della conciliazione abbiamo chiesto e ottenuto provvedimenti importanti in questa legislatura, pensiamo ai mesi aggiuntivi dei congedi parentali, e condividiamo il principio di questa misura, che è quello che la crisi demografica non può essere affrontata soltanto attraverso trasferimenti economici. Occorre costruire un sistema che permetta davvero alle persone di conciliare lavoro e famiglia. L'articolo che introduce un esonero contributivo fino all'1 per cento e nel limite di 50.000 euro annui per le piccole e medie imprese che ottengono la certificazione - la UNI/PdR 192:2026 - in materia di conciliazione vita-lavoro e sostegno alla genitorialità è ovviamente l'articolo cruciale da questo punto di vista. Si tratta di una misura di valore civile, oltre che economico, perché premia chi investe davvero nella natalità e nella conciliazione, contribuendo a contrastare così la crisi demografica con strumenti concreti e misurabili.
Tutte queste agevolazioni sono subordinate all'incremento occupazionale netto, al rispetto del trattamento economico complessivo definito dalla contrattazione collettiva, a clausole di salvaguardia. Non è assistenzialismo - lo ripetiamo - è investimento selettivo nella qualità del lavoro. E ora arriviamo al cuore del provvedimento: il “salario giusto”; è un'espressione che Noi Moderati ha sempre utilizzato, contrapponendolo alle richieste di “salario minimo”, e che ora troviamo scritto e declinato in questo provvedimento e che, quindi, non possiamo che sostenere. Qui emerge una differenza culturale profonda tra la nostra impostazione, quella di tutto il centrodestra, e quella del cosiddetto Campo largo; infatti da parte dell'opposizione si continua a parlare di “salario minimo”, noi parliamo di “salario giusto” e sono due visioni completamente diverse.
La sinistra propone una soglia fissata dalla politica, noi difendiamo il ruolo della contrattazione. La sinistra pensa che un numero scritto in una legge possa risolvere il problema delle basse retribuzioni.
Noi sappiamo che la realtà è molto più complessa perché esistono settori diversi, professionalità diverse, condizioni produttive diverse e perché il sistema italiano ha costruito, negli anni, una rete di contratti collettivi che rappresenta uno strumento di tutela molto più avanzato rispetto a una semplice soglia oraria.
La nostra Costituzione non parla di salario minimo: parla di retribuzione proporzionata e sufficiente, parla di dignità del lavoro, parla di giustizia retributiva. Ed è esattamente questo il concetto di salario giusto che condividiamo e che questo decreto valorizza.
Noi non vogliamo abbassare la contrattazione collettiva al livello di un minimo legale; vogliamo rafforzarla, perché la contrattazione è il luogo nel quale si valorizzano competenze, professionalità e produttività e perché la contrattazione è anche il principale argine contro il contrattuale. La verità è che il salario minimo è diventato per la sinistra uno slogan identitario, ma i problemi del lavoro non si risolvono con gli slogan; si risolvono facendo crescere l'economia, la produttività, l'occupazione, i salari reali. Ed è ciò che questo Governo, anche con questo decreto, sta facendo.
L'articolo 7 - lo cito perché è il cuore del provvedimento - definisce il salario giusto come il trattamento economico complessivo adeguato alla quantità e alla qualità della prestazione; individua nella contrattazione collettiva nazionale stipulata dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative il essenziale, in attuazione dell'articolo 36 della Costituzione. Per i settori non coperti si rinvia al contratto collettivo nazionale di lavoro maggiormente connesso all'attività effettivamente esercitata.
Si introduce un'infrastruttura di monitoraggio e trasparenza, interoperabilità delle banche dati pubbliche, codice alfanumerico unico del contratto nazionale del lavoro obbligatorio nelle comunicazioni e nei prospetti paga, potenziamento del ruolo del CNEL, un rapporto nazionale annuale sulle retribuzioni e un archivio integrato dei contratti aziendali e territoriali. C'è un altro capitolo importante che il provvedimento affronta per la prima volta, ed è quello del lavoro intermediato dalle piattaforme digitali. Vengono introdotti criteri sostanziali per precisare la presunzione di lavoro subordinato in questo contesto intermediato dalle piattaforme digitali.
Si disciplina il settore in modo da evitare il sommerso, da evitare il caporalato; si danno garanzie anche e soprattutto ai . Non si tratta di demonizzare l'innovazione digitale, ma di regolamentarla affinché non diventi uno strumento di sfruttamento; una risposta moderna e responsabile a un fenomeno che la legislazione precedente aveva lasciato in una pericolosa zona grigia. In questi anni il Governo Meloni - mi avvio alla conclusione - ha dimostrato che è possibile coniugare crescita economica, tutela sociale, valorizzazione del lavoro, e ha agito - lo ricordiamo - anche e molto sul cuneo fiscale.
I risultati occupazionali registrati dall'Italia non sono frutto del caso: sono il risultato di una politica chiara e di una linea che mette al centro il lavoro vero, il lavoro delle imprese, dei dipendenti, degli artigiani, dei professionisti, dei giovani che cercano un'opportunità e delle donne che chiedono condizioni migliori per partecipare pienamente al mercato del lavoro. Questo decreto si inserisce in questa strategia. Per queste ragioni, da parte del gruppo di Noi Moderati ribadisco il voto favorevole alla questione di fiducia posta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Ringrazio, innanzitutto, la collega Cavo per la chiarezza delle argomentazioni che l'hanno portata a sostenere questo provvedimento. Le opposizioni hanno anche presentato una pregiudiziale di incostituzionalità, puntualmente respinta, ma questo provvedimento, a mio avviso, non è solo incostituzionale per le ragioni che abbiamo già espresso, non è incostituzionale perché in violazione, in contrasto, in difformità con la lettera della Carta. Questo decreto è qualcosa di più: è anticostituzionale, che è una cosa un pochettino diversa.
Tra l'altro, celebriamo tutti, anche la maggioranza, in questi giorni, in pompa magna, l'anniversario del 2 giugno, l'avvio della fase costituente, e poi, con il primo provvedimento che arriva, si viola il prodotto finito di quel lavoro costituente, come se niente fosse. Bene, questo provvedimento è in netta contrapposizione con la Carta costituzionale perché prova ad amputarla, la taglia, la legge in parte e ne pregiudica il senso, soprattutto il senso programmatico.
Dove? A cominciare - abbiamo sentito dalla collega Cavo, ma ancora di più dalle parole della Premier, che presenta questo provvedimento - dal contrapporre il salario giusto al salario minimo. Cioè il salario giusto, ossia la retribuzione adeguata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al salario minimo, cioè quello sufficiente a garantire una vita libera e dignitosa. Qui c'è un po' il tentativo di contrattaccare rispetto all'iniziativa delle opposizioni e anche di difendersi da quel lavoro che abbiamo svolto in questi anni sul tema del salario minimo, ma produce un effetto contrario: dimostra che senza salario minimo non si va da nessuna parte.
Guardate, non è una questione ideologica, non è una categoria dello spirito, ma è una questione molto concreta, che riguarda interessi concreti di questo Paese. Qui sta il punto: l'idea di contrapporre una retribuzione adeguata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, cioè il salario giusto. A proposito di qualità del lavoro, fate una norma di poche parole, di un solo rigo: “stesso lavoro, stesso contratto, stessa retribuzione”, e la votiamo immediatamente Questa è la qualità del lavoro, la quantità e la qualità del lavoro: stessa retribuzione sullo stesso luogo di lavoro, perché c'è lo stesso contratto. E quindi è tutta una mistificazione quella di cui parliamo, quindi il contrapporre questo a quella sufficiente a condurre una vita libera e dignitosa, il salario minimo.
Perché voi, tra l'altro, l'articolo 36 lo leggete fino a un certo punto: si ferma alla parola “lavoro”, mettete il punto, e invece non è così. Dice, lo ripeto per l'ennesima volta, che il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, ma non finisce qui. C'è la parte successiva: “ e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”. Sta scritto, non c'è il punto, continua, perché l'articolo 36 è un capolavoro: è un capolavoro dal punto di vista politico, culturale, perché rende concreta la previsione dell'articolo 3 della Costituzione; è un capolavoro linguistico, perché quella locuzione avverbiale, messa con il valore rafforzativo, per chi si occupa di linguistica, messa di proposito dopo la congiunzione “e”, non tiene soltanto assieme i due concetti, ma addirittura condiziona tutto al secondo concetto e considera imprescindibile il secondo concetto.
Quel “comunque” - non è stato scritto comunque nella stesura finale, è stato scritto “e in ogni caso” - significa esplicitamente e inequivocabilmente che un salario, anche se è giusto, non può esimersi dall'essere sufficiente . Questo è scritto nella Costituzione della Repubblica italiana. È poi un capolavoro dal punto di vista del diritto: è una norma immediatamente precettiva; è una salvaguardia assoluta, come si dice, grazie alla quale oggi sono in amministrazione controllata imprese che sfruttavano decine di migliaia di lavoratori grazie all'applicazione di contratti da fame.
Questo dicono le sentenze della magistratura, che sono, tra l'altro, il vero obiettivo di questa legge. Voi volete instillare l'idea che un salario possa essere giusto senza essere minimo o, addirittura, che un salario minimo possa non essere giusto, agitando questa fesseria che il salario minimo spingerebbe le retribuzioni verso il basso. Ma giusto e minimo, per la nostra Costituzione, non sono separabili. Voi - scusatemi per il richiamo, forse l'abuso, dell'Evangelo - volete separare ciò che la Costituzione ha unito.
Questa che stiamo facendo, ahimè o per fortuna, è la stessa discussione fatta nel maggio del 1947 e poi conclusasi a dicembre, esattamente 79 anni fa.
È identica. Tutta questa discussione fu fatta in relazione all'articolo 32, che poi, nella numerazione finale, divenne il 36. Si parlò di affidare all'esclusiva competenza del sindacato? No, fu scartata. Si discusse se esplicitare la via legislativa? No, fu scartata. Fu un dibattito intenso, molte furono le proposte.
Si parlò di salario minimo: non fu espunto affatto, non fu scritto, ma il salario minimo c'è, con la formulazione finale, perché quello è esattamente lo spirito dell'emendamento sul salario minimo. Consapevolmente, i Costituenti affermarono l'idea della retribuzione come strumento di regolazione del mercato.
Voi non è che non lo sapete, voi lo sapete benissimo, voi siete i nipoti di quelli che, 80 anni fa, in parte erano fuori da queste aule, in parte erano dentro - i liberali di destra -, che provarono in tutti i modi a scrivere in un altro modo la Costituzione e a scrivere in un altro modo l'articolo 36, ma non ci riuscirono. E non ci riuscirono perché, come è sempre avvenuto in quel lavoro, nei lavori della Costituente, prevalse l'unione di culture politiche: nessun articolo è stato scritto con una sola mano e, anche in questo caso, fu così. In quel testo finale c'era il pensiero di Togliatti - quindi, dei comunisti -, che era in Prima Sottocommissione e fece un lavoro straordinario; del socialista Ghidini, che fece il paio con i giganti della politica, come Dossetti e La Pira, esponenti del cattolicesimo democratico, a discapito, in verità, dell'emendamento Fanfani, che era blando e, comunque, fu archiviato. Questo, insomma, colleghe e colleghi, è un po' il cimento culturale che ha prodotto l'articolo 36 della Costituzione nella sua forma definitiva, che, lo ricordo, è un diritto soggettivo, perfetto e irrinunciabile, come confermato dalla Corte costituzionale fin dalle sentenze del 1963; quindi, sono oltre 60 anni che la nostra giurisprudenza, il nostro diritto, ha accertato questa cosa.
Ottanta anni fa, in questo luogo, capirono che il salario non doveva essere solo giusto, ma giusto e, comunque, sufficiente. Voi, 80 anni dopo, provate a stravolgere il senso dell'articolo 36 della Costituzione. Tutto questo, in un Paese dove il problema è proprio la distanza, in alcuni settori, tra la retribuzione contrattuale - a volte anche di contratti , lo sappiamo tutti - e i salari sufficienti a vivere dignitosamente. Sembra che i Costituenti abbiano scritto questo articolo per il 2026; siamo proprio nani sulle spalle di giganti.
Lo ha detto anche il presidente di Confindustria Orsini che c'è una questione salariale e che gli imprenditori non possono affrontarla da soli, quindi, gli imprenditori e le parti sociali; forse, è giusto - accogliamo il suggerimento -, ma, visto che le prime dieci imprese iscritte a Confindustria, negli ultimi 20 anni, hanno decuplicato i profitti, dovremmo cominciare da qualche parte . Quindi, c'è una sola possibilità: spostare nella direzione opposta, dalle rendite e dai profitti verso i salari.
Quindi la questione, ahimè, anche se è stata affrontata maldestramente nel provvedimento, non è solo quella dei contratti-pirata, ma, più in generale, è quella che riguarda la possibilità di adeguare, nello spirito costituzionale - che dobbiamo riprendere - le retribuzioni al costo della vita. Quello è il punto. Anche Orsini, anche il presidente di Confindustria, dice, infatti, che neanche i migliori contratti bastano a sostenere le retribuzioni. E, se lo dice lui, perché dobbiamo dire un'altra cosa?
Non è solo, quindi, una grande questione da affrontare, ma è una grande questione da affrontare con un piglio costituzionale: quello che è l'interesse generale del Paese. Il contrario dello spirito anticostituzionale che state utilizzando voi. Se doveste approvarla con la forza dei numeri, questa porcheria, dovete anche sapere che durerà poco, perché noi cancelleremo tutte le vostre leggi che stravolgono la Costituzione ; cambieremo tutte le norme contro la Costituzione e contro le lavoratrici e i lavoratori che state approvando. Non ne lasceremo in vita neanche una. Altro che fiducia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ovviamente, voteremo contro questa richiesta di voto di fiducia posta dal Governo. Ci sono, per la verità, materie che, in assoluto, e soprattutto in alcuni momenti storici, dovrebbero diventare il campo di confronto e costruire il terreno per dialogare, per generare provvedimenti quanto più possibile condivisi, quanto più possibile frutto di sinergie, di sintesi, di compartecipazione al momento legislativo. Del resto, la storia ce lo insegna e l'intervento del collega che mi ha preceduto lo ha sottolineato. Perché nasce il discorso costituzionale nel mondo del lavoro, sul tema del lavoro? Nasce, come frutto, anche di politiche differenti, di matrici differenti, di sensibilità differenti che devono, però, creare una casa dentro la quale dobbiamo vivere tutti e deve vivere a proprio agio il Paese.
Allora, il tema del salario, così come i temi della tutela dei lavoratori, della dignità, delle garanzie, della sicurezza, della regolarità dei percorsi aziendali, che si riflettono ovviamente sulla vita dei lavoratori, devono essere un campo sul quale ci si confronta. E proprio questo tema era stato caratterizzato da un'iniziativa di tutte le opposizioni congiunte - opposizioni che sono molto variegate, divise su tantissimi temi in contrapposizione tra loro -, che, pur di diventare un interlocutore unico, avevano trovato la strada per confrontarsi sul salario minimo, una strada unica, lavorando sia sotto il profilo politico, sia sotto il profilo tecnico della proposta, per garantire l'esistenza libera e dignitosa, perché questa è una norma immediatamente precettiva e non soltanto programmatica. Quindi, ci si era posti come interlocutore unico e il Governo, invece, parte con un provvedimento che, di fatto, non raccoglie le istanze profonde del Paese sul tema lavoro e, in particolare, su quello del salario minimo. Preciso, sin da ora, che questo atteggiamento del Governo non condizionerà il nostro giudizio sul provvedimento, che noi riteniamo non soddisfacente, ma davanti al quale non avremo giudizi preconcetti. Quindi, faremo le nostre valutazioni nelle sedi proprie. È un provvedimento che non risolve il problema, non è soddisfacente, ma che noi valuteremo, ripeto, più tardi, perché questa è la sede del voto di fiducia, senza preconcetti ideologici.
Qui, invece, discutiamo di che cosa? Di un'ennesima questione di fiducia, posta tanto per blindare un dibattito, tanto per evitare che il provvedimento possa essere migliorato, tanto per non aprire un confronto, un dialogo, una fase di interlocuzione parlamentare, che sia un'interlocuzione parlamentare vera. Invece, il record delle questioni di fiducia poste viene oggi rinforzato e scala vette, difficilmente, raggiungibili: è un po' come un atleta che fa un record, poi lo migliora, poi lo migliora ancora, poi lo migliora ancora e tutti ci rendiamo conto che sarà difficile battere questo record, anche in un lasso di tempo lungo.
Abbiamo più volte ricordato con quanta determinazione l'attuale Presidente del Governo, Giorgia Meloni, con la sua incisività, abbia espresso lamentele, doglianze, per il fatto che, sostanzialmente, si abusasse, non soltanto della decretazione d'urgenza, ma anche dello strumento che oggi abbiamo davanti agli occhi, cioè la questione di fiducia. E lo ha fatto sempre con la sua incisività, con la sua capacità comunicativa, attraverso la quale ha sempre mortificato, giustamente, il Governo di turno, che abusava, a suo dire - e ne aveva tutta la ragione per sostenerlo - dello strumento della fiducia. Che significa questo? Significa che, a volte, è molto facile protestare, contestare, fare opposizione, ben più difficile, invece, è la situazione quando c'è da guidare il Governo del Paese, soprattutto, su tematiche delicate e importanti come quella del lavoro.
Ovviamente è un percorso - questo del ricorso continuo alla fiducia - che non si può contestare da un punto di vista tecnico, perché è inattaccabile; quindi sotto il profilo formale, bene, ma, ovviamente, sotto il profilo politico, diventa deprecabile quando le richieste continue di fiducia raggiungono vette che, come dicevamo, diventano inarrivabili e trasformano in un automatismo quella che dovrebbe essere un'eccezione, cioè l'urgenza dovrebbe caratterizzare la questione di fiducia, l'indifferibilità, la precarietà di un contesto. Peraltro, questo continuo ricorso alla fiducia blocca - lo sappiamo bene - i lavori della Camera per 24 ore. Ora, è vero che abbiamo lavorato in Giunta per la modifica al Regolamento e, dalla prossima legislatura, avremo l'eliminazione di questo stop per 24 ore.
Però, al momento, l'esistenza di questa norma - che, sì, sarà eliminata, ma che oggi è ancora in vigore - ci deve far riflettere anche sul senso: perché fu introdotta questa norma delle 24 ore? Per una serie di ragioni. Secondo me, la più importante era quella che una questione di fiducia, posta poche volte durante una legislatura, in momenti eccezionali, di contesto particolari, faceva discendere, secondo il legislatore, la necessità di riflettere per 24 ore, di offrire uno spazio al singolo parlamentare, ma anche ai gruppi parlamentari, ai partiti, se accordare o meno la fiducia. Quindi, 24 ore di riflessione se su quell'argomento così importante, in un contesto così delicato, che aveva spinto il Governo a chiedere la fiducia, quella fiducia stessa fosse da accordare o meno. Invece, noi cosa abbiamo fatto? Abbiamo trasformato quest'ipotesi così eccezionale, che doveva essere residuale anche nei numeri, così straordinaria, nel contesto odierno in un percorso burocratizzato, meccanico che rispetta le forme, ma che, nella sostanza, vanifica l'autorevolezza del Parlamento intero, mortifica la funzione delle Camere e il ruolo delle opposizioni che dovrebbero sforzarsi di fare proposte, di contrapporsi a una proposta che viene portata in Aula per cercare anche di migliorare un provvedimento. Ma, lo ripeto per l'ennesima volta, mortifica anche e soprattutto il ruolo della maggioranza, che viene tagliata fuori dai processi decisionali, dai processi di costruzione di un provvedimento perché c'è il pacchetto fiducia. Questo significa che si mortifica il lavoro del Parlamento e che, attraverso la fiducia, evidentemente, si copre anche un po' la conflittualità interna alla stessa maggioranza: mettiamo la fiducia e andiamo avanti. Così si azzera l'attività di chi in quest'Aula rappresenta il Paese e i cittadini e deve esercitare un ruolo e una funzione prevista dalla Costituzione.
Il nostro voto sulla fiducia naturalmente sarà contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tucci. Ne ha facoltà.
RICCARDO TUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Presidente, oggi il Governo viene a chiedere l'ennesima fiducia - non so neanche più a che numero siamo, visto che ogni settimana battono il loro record di fiducie richieste - e lo viene a chiedere su un decreto che sarebbe importantissimo, il cosiddetto decreto Lavoro, che loro hanno ribattezzato con le parole “Salario giusto”.
Ecco, Presidente, sarebbe anche un decreto abbastanza importante da non comprimere il dibattito parlamentare, ma ormai a questo ci siamo abituati. Questo Governo viene a chiedere la fiducia su questo decreto, su cui forse, a mio parere, ha toccato il punto più basso dell'intera legislatura. Perché ha toccato il punto più basso dell'intera legislatura? Intanto perché è ripartita la truffa semantica di questo Governo: è una cosa che fanno standard, settimanalmente, su ogni decreto; su questo decreto si inventano l'espressione “salario giusto”. La domanda che pongo e che mi viene è: “giusto”, sì, ma per chi? Perché da quello che è emerso rispetto al dibattito in Commissione, da quello che è emerso rispetto al decreto definitivo che è approdato oggi in Aula, è tutto fuorché che un salario giusto per i lavoratori. Siccome questo decreto doveva essere a favore dei lavoratori, questo salario giusto non si capisce da dove esca fuori. Perché come nasce il decreto, Presidente? Il decreto nasce con una logica: da oggi in poi, le aziende che vogliono avere accesso agli incentivi statali per assumere i lavoratori devono applicare il cosiddetto salario giusto; il salario giusto verrà determinato dai contratti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Chi applicherà i contratti stipulati da queste organizzazioni avrà diritto a ottenere gli incentivi. Questa è la logica con cui nasce questo decreto.
Parlavo delle truffe semantiche. Partiamo dalle vostre dichiarazioni. La Presidente Meloni si è affrettata a dire due cose. In conferenza stampa quando ha annunciato il decreto ha detto: con questo decreto stanziamo 1 miliardo fresco. Quindi, ci fa credere che si è trovato 1 miliardo, magari, fresco, appena stampato, di fabbrica, nuovo di zecca, e che lo si sta stanziando a favore dei lavoratori. Qui parte la prima truffa, perché non è, in realtà, 1 miliardo fresco, ma, in realtà, il Governo ha sottratto ben 1,8 miliardi. Perché? Perché nel Milleproroghe erano stati stanziati per rinnovare vecchi 2 miliardi e 700 milioni. Cosa fa il Governo? Da questi 2 miliardi 700 milioni prende non 1 miliardo, ma 934 milioni, e li inserisce in questo decreto. Quindi, non avete stanziato 1 miliardo fresco, semmai 934 milioni, ma avete sottratto ai lavoratori 1,8 miliardi, in particolare alla quota riservata alle donne. Questa è la prima truffa .
Secondo passaggio. La Presidente del Consiglio ha detto: niente incentivi pubblici a chi sottopaga i lavoratori. È una frase bella, importante che tutti avremmo sottoscritto. Qui, parte la seconda truffa: niente incentivi perché il decreto nasce con i contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. In un primo momento avevate chiuso a tutte le organizzazioni sindacali presenti su scala nazionale, dicendo che soltanto quelle comparativamente più rappresentative potranno sottoscrivere questo tipo di contratti e, quindi, di fatto, avevate fatto una legge sulla rappresentanza sindacale, senza fare una legge sulla rappresentanza sindacale. Mi vengono in mente quei che girano sui : fammi una legge sulla rappresentanza sindacale, senza farmi una legge sulla rappresentanza sindacale. Questo avete fatto voi. Cos'è successo poi? È successo che, rendendovi conto dell'errore, siete corsi ai ripari. Com'è che siete corsi ai ripari? Avete introdotto il TEC, avete legiferato sul TEC. Ci può anche stare, ma l'avete fatto in modo così allargato che avete messo dentro tutti. In un primo momento avevate chiuso le porte a tutte le organizzazioni sindacali; introducendo questi requisiti del TEC avete aperto a tutte le organizzazioni sindacali, anche a quelle microlocalistiche che, di solito, fanno i contratti pirata. Quindi, decade la frase della Presidente Meloni in cui diceva: niente incentivi a chi sottopaga i lavoratori. Di fatto, avete aperto anche a chi sottopaga i lavoratori.
Noi su questo vi abbiamo proposto un emendamento che chiedeva di togliere dal TEC almeno la parte relativa al . Niente, bocciato anche quello. Lo ripresenteremo come ordine del giorno e vedremo cosa farete su questo, perché è fondamentale questo passaggio.
Che cos'è il TEC, Presidente? Il TEC è il trattamento economico complessivo, cioè è quella sommatoria di voci che è all'interno di una busta paga che si va ad aggiungere alla quota salario, ok? Quindi, un lavoratore ha un di euro di salario - 7 euro, 8 euro, 9 euro o 10 euro - e una parte che è composta da queste voci accessorie, diciamo così. Il paradosso che si viene a creare con questa legge, con questo emendamento - che avete presentato, poi volevate ritirare, poi avete modificato e alla fine avete inserito - è che create lavoratori di serie A e di serie B, perché gli stessi lavoratori, nello stesso settore, da domani potranno trovarsi due contratti sottoscritti in maniera diversa dove uno percepirà 15 euro, di cui 10 euro di salario e 5 di voci accessorie, l'altro percepirà sempre 15 euro, ma 10 euro di voci accessorie e 5 di salario.
Ora voi mi dovete dire come fa una persona che da domani mattina si ritrova in questo limbo ad andare a fare la spesa, a pagare le bollette, a pagare il mutuo o a pagare l'affitto. Cosa dice? Non ho i soldi, però, ho la previdenza complementare, pago con quella? Non ho i soldi però ho la divisa d'ordinanza che mi fornisce l'azienda, perché anche quella può rientrare nel TEC? Pagherà così i suoi costi giornalieri, settimanali e mensili che tutti i cittadini devono pagare tutti i giorni della loro vita? Questo è quello che volete fare e questo è quello che avete creato con questo salario giusto. Quindi, torno alla domanda: “giusto”, sì, ma per chi? Sono importanti queste voci.
La verità, Presidente, qual è? Che questo Governo avrebbe dovuto avere il coraggio di fare una legge sulla rappresentanza sindacale perché in questo Paese il problema della rappresentanza sindacale esiste.
Non hanno avuto il coraggio di farlo perché ci sono organizzazioni nazionali che hanno il loro peso e devono essere legittimate, ma si devono contare con criteri di trasparenza. Volevano bypassare questa loro mancanza di coraggio con questo decreto che nulla ha fatto, se non creare ulteriori problemi. Come nella vostra migliore tradizione, quando provate a risolvere un problema, in realtà, ne create altri due. Questa è la storia.
E allora, Presidente, proprio per tutte queste ragioni, noi voteremo contro questa fiducia. Voteremo contro questo decreto, voteremo contro questo Governo fatto di propaganda e voteremo contro un modo di fare che noi combattiamo, perché questo è il Governo degli annunci, questo è il Governo della propaganda. Voi avete fatto, testualmente, il gioco delle tre carte, anche con la storia del miliardo. Il miliardo c'è, il miliardo non c'è. Sembra la storia dei carri armati di Mussolini, per dirvi una frase che, magari, vi è più consona.
Più facile annunciare qualcosa. Che facciamo? La prendiamo da una parte, la spostiamo dall'altra, poi la prendiamo da una parte e la spostiamo da un'altra ancora. Così fate: ogni giorno stanziate miliardi freschi, ma è sempre quello il miliardo che state stanziando.
Allora, come dicevo, voteremo contro questo decreto, voteremo contro questo Governo, voteremo contro questa fiducia e voteremo contro questo modo di fare.
Aggiungo pure un'altra cosa. Mi rivolgo qui ai lavoratori e agli imprenditori che ci seguono da casa e che subiscono quotidianamente i soprusi da parte degli imprenditori che si sentono tutelati da questo modo di fare e da questo Governo e dico loro di non disperare e di non rinunciare a combattere, perché ancora un anno e li manderemo a casa; ancora un anno e ci sarà un Governo che cancellerà tutte queste “porcate”, ancora un anno e ci sarà un Governo che si occuperà finalmente e veramente dei problemi dei cittadini e che metterà ai primi punti del proprio programma di Governo il salario minimo, perché, quello sì, risolverà una serie di problemi dei lavoratori . Il salario minimo, quello che voi combattete e che esiste in 22 Paesi d'Europa su 26. Siamo sempre fra gli ultimi grazie a voi. Questa è la storia e questo è quello che noi andremo a fare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, Forza Italia rinnova oggi con convinzione il proprio sostegno a questo Esecutivo non per una semplice scelta di schieramento, ma per un preciso dovere di responsabilità verso i cittadini, le imprese e le famiglie italiane. È un dovere che si traduce oggi nel voto favorevole alla conversione in legge di un decreto che porta una data simbolica, ossia il 1° maggio, la festa del lavoro, e che del lavoro fa il proprio centro di gravità.
Oggi non stiamo semplicemente esprimendo un voto su un decreto, ma stiamo scegliendo una direzione politica chiara. Una direzione che distingue chi crede nella crescita da chi ha costruito consenso sull'assistenza.
Questo provvedimento non è un esercizio retorico, ma è il risultato di una visione coerente: quella di un centrodestra che non mente ai lavoratori e che non li illude con promesse di moneta facile, ma che costruisce le condizioni perché il lavoro ci sia, sia stabile, sia dignitoso e sia equamente retribuito.
Con l'assegno di inclusione abbiamo stabilito un principio che per noi è sacrosanto: lo Stato concentra le proprie risorse sui veri fragili - anziani, disabili, minori e chi non può davvero lavorare -, mentre chi può attivarsi deve farlo, sostenuto da strumenti che premiano l'impegno e non l'inazione. Non è cinismo, ma è rispetto per chi paga le tasse, è rispetto per chi vuole lavorare, è rispetto per la dignità della persona, perché la dignità non si acquista con un sussidio, si conquista con il lavoro.
Questo decreto è figlio di quella stessa filosofia: non incentiva l'assistenza passiva, ma offre un meccanismo che stimola l'occupazione stabile, premia l'impresa che assume e mette risorse reali in tasca ai lavoratori attraverso la riduzione del cuneo contributivo. È l'opposto esatto della stagione populista che ci ha preceduto.
Vengo al primo grande cardine di questo provvedimento: il salario giusto. Lo faccio con una premessa netta, perché in questo Parlamento c'è chi continua a confondere due concetti radicalmente diversi. Il salario minimo legale è uno slogan, il salario giusto è una soluzione. L'opposizione è tornata in quest'Aula con la proposta di una soglia legale uniforme fissata dal legislatore ed applicata indistintamente a tutti i settori, a tutte le aziende e a tutte le realtà territoriali. Una risposta semplice a un problema complesso. Proprio per questo è sbagliata. Pensare che una cifra astratta e calata dall'alto possa risolvere il problema dei bassi salari significa non conoscere la struttura produttiva italiana, oppure, peggio, fingere di non conoscerla per raccogliere facili consensi.
Il nostro sistema di relazioni industriali, costruito in decenni di contrattazione collettiva, garantisce tutele ben più articolate e avanzate di qualsiasi soglia minima fissata per legge. I contratti collettivi nazionali, stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, sono un patrimonio civile che questo Paese ha costruito nel tempo e che va valorizzato e non scavalcato.
Nel decreto che stiamo convertendo definiamo il salario giusto come il trattamento economico complessivo previsto dalla contrattazione collettiva di riferimento. Non è un numero sparato nel vuoto, ma un parametro ancorato alla realtà settoriale, alla produttività, alla specificità dell'impresa e alla qualità effettiva della prestazione. Un salario che vale davvero, perché è il risultato di una negoziazione vera tra le parti e in più - attenzione, perché questo è un punto qualificante - il trattamento economico complessivo è stato definito in sede referente con precisione. Include la retribuzione diretta, quella indiretta, quella differita, le indennità fisse e il contrattuale garantito a tutti. Nessun gioco di parole, nessuna vaghezza: chiarezza normativa al servizio dei lavoratori. Questa è la differenza tra una visione liberale e una visione dirigista. Noi puntiamo a creare le condizioni perché i salari aumentino davvero, non a illudere i lavoratori con promesse facili.
Per contrastare i contratti pirata, che rappresentano una vergogna del mercato del lavoro italiano, introduciamo un meccanismo chiaro: i contratti diversi da quelli firmati dalle organizzazioni più rappresentative non possono prevedere trattamenti inferiori. Fine dei retributivi, fine dello sfruttamento mascherato da flessibilità.
La lotta allo sfruttamento si fa con la buona contrattazione, non con i decreti uniformi che livellano verso il basso.
Al contempo, rafforziamo il CNEL per il rapporto annuale sulle retribuzioni, costruiamo un archivio integrato dei contratti e introduciamo un sistema di monitoraggio interoperabile tra INPS e Istat. Trasparenza, controllo ed efficacia sono formule che il salario minimo legale non avrebbe mai potuto prevedere e garantire.
Un secondo cardine è il pacchetto di incentivi all'occupazione, il cui principio è quello che Forza Italia sostiene da sempre: più assumi, meno paghi. Non si genera occupazione con i sussidi, ma riducendo il costo del lavoro a carico di chi rischia il proprio capitale e apre un'azienda. Quando lo Stato interviene lo deve fare per moltiplicare le opportunità, non per sostituirsi all'economia. Deve fidarsi di chi investe, poiché non c'è alcuna contraddizione tra la tutela dei lavoratori e il sostegno alle imprese. Senza imprese non c'è lavoro, senza crescita non ci sono salari. Le misure introdotte parlano chiaro.
Il terzo cardine è la tutela dei lavoratori delle piattaforme digitali, i cosiddetti . Anche qui la scelta di metodo è politicamente rilevante. C'è chi, in quest'Aula, voleva risolvere il problema con un colpo di spugna: inquadrare tutti i come lavoratori subordinati , eliminare ogni forma di flessibilità e ignorare che il mercato del lavoro del XXI secolo non è uguale a quello del Novecento.
Un approccio, appunto, novecentesco, applicato a una realtà del tutto nuova. Non funziona così, la nostra risposta è più seria e più rispettosa della complessità. Introduciamo criteri sostanziali per la qualificazione del rapporto. Ciò che conta sono le modalità concrete di svolgimento della prestazione, non l'etichetta che le parti le appiccicano sopra. E poi colpiamo il caporalato digitale, quella forma moderna e invisibile di intermediazione illecita che si nasconde dietro gli algoritmi, con strumenti concreti: divieto di cessione delle credenziali, un solo per codice fiscale, autenticazione con identità digitale, libro unico del lavoro con annotazione di consegne e compensi, formazione obbligatoria sulla sicurezza attraverso la piattaforma specifica.
Colleghe e colleghi, questo decreto tiene insieme questi elementi, tutela, crescita e responsabilità, segnando una distanza netta da chi ha strutturato la propria identità sul populismo economico. Noi non crediamo in uno Stato che distribuisce reddito senza creare ricchezza, crediamo in uno Stato che crea le condizioni perché la ricchezza si produca e si distribuisca attraverso il lavoro. E allora, colleghi, il voto di oggi è un voto di chiarezza tra chi vuole continuare a promettere senza costruire e chi, invece, sceglie di governare la realtà.
Questo provvedimento non è, tra l'altro, un'iniziativa isolata, ma si inserisce in un disegno organico più ampio, che in questi anni ha visto il taglio del cuneo fiscale, l'introduzione della patente a crediti nei cantieri per la sicurezza, il contrasto al lavoro sommerso e il mamma. Oggi facciamo un ulteriore passo nella giusta direzione. Meno ideologia, più realtà. Meno slogan, più responsabilità. Meno assistenzialismo, più lavoro vero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caparvi.
VIRGINIO CAPARVI(LEGA). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, colleghi, rinnoviamo nuovamente la fiducia a questo Governo perché riteniamo che anche in materia di lavoro il Governo e la maggioranza abbiano dato le risposte che il Paese attende. Questo decreto è l'ulteriore tassello di un mosaico che viene raccontato e certificato dall'Istat nel numero record di occupati, nel numero record di donne occupate e nel numero di contratti a termine in diminuzione a favore di contratti stabili in aumento. Vedete, le cifre sono importanti.
Qualcuno prima ha dato i numeri più che le cifre, mentre invece le cifre sono importanti e testimoniano quanto fatto finora . Sappiamo però, onestamente e chiaramente, che il mercato del lavoro è un mercato estremamente dinamico, in continua evoluzione, e che non può essere descritto solo dalle cifre, seppur importanti, né può ritenersi risolto. Non sarà mai risolto, ma dovrà essere sempre accompagnato da chi vede nella legge lo strumento per segnare un perimetro nel quale le parti datoriali, le parti sociali e i lavoratori si muovono; uno strumento per creare i presupposti per far muovere le dinamiche economiche senza forzature, senza ideologismi e senza feticci da campagna elettorale da sbandierare.
Oggi più che mai dobbiamo avere la forza di accompagnare e guidare certe dinamiche, non semplicisticamente opporre soluzioni facili e non risolutive. Il decreto, che poi andremo a convertire, si fonda principalmente su tre aspetti: la stabilità, il salario giusto e le garanzie per il lavoro digitale. Il decreto stanzia una cifra non “finta”, come ho sentito dire prima, di quasi un miliardo di euro e interviene con quattro strumenti: l'esonero contributivo totale per l'assunzione di donne in condizioni di svantaggio, l'esonero per i giovani 35, l'esonero dedicato alle microimprese nel Mezzogiorno e l'incentivo alla stabilizzazione dei contratti a termine attivati nella prima parte dell'anno.
Ed è il caso di sottolineare come si tratti di un beneficio condizionato a un incremento occupazionale netto. A differenza di quelle stagioni in cui si pagava la gente per stare a casa , noi stiamo parlando non di un , ma di misure incentivanti, che non concedono la sostituzione di un lavoratore, ma concedono la creazione di un nuovo posto di lavoro. E a questo si aggiunge un esonero contributivo per le aziende certificate nell'adozione di misure a sostegno della natalità e delle esigenze di cura, a ribadire il fatto che la crisi demografica si combatte e passa anche dall'organizzazione del lavoro.
E infine, in sede referente è stato introdotto anche il superamento, anzi, l'imposizione di un limite di 12 mesi alla durata complessiva dei tirocini extracurriculari, perché c'era un brutto vezzo per cui molti giovani erano costretti a più e più tirocini, rimanendo sempre nella precarietà più assoluta. E il pilastro più importante, più centrale è quello del cosiddetto salario giusto, che si richiama invece proprio all'articolo 36 della Costituzione e non lo viola minimamente.
Il meccanismo è chiaro: nel settore privato nessun lavoratore potrà essere pagato meno di quanto prevedono i contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, e il riferimento non è più al contratto collettivo più conveniente al datore di lavoro, ma a quello corrispondente all'attività principale effettivamente svolta, tenuto conto della natura giuridica proprio dell'impresa.
E tra le più importanti novità vi è quella del comma 4-, che pone il trattamento economico complessivo al centro del meccanismo di comparazione tra contratti collettivi. Tutte le voci retributive fisse, continuative, le mensilità aggiuntive, le indennità fisse e il contrattuale riconosciuti alla generalità dei dipendenti vanno a comporre il trattamento economico complessivo, e restano evidentemente escluse le voci discrezionali e variabili riconosciute ai singoli. Una definizione che chiude gli spazi di ambiguità e rende la norma verificabile.
E questa impostazione, vale la pena ricordarlo, è alternativa al salario minimo orario, su cui le opposizioni si battono e che ormai riecheggia come un capriccio ideologico, più che come una scelta responsabile. Però, almeno diamo atto alle opposizioni che in questa legislatura - non quando erano al Governo, perché di salario minimo non hanno mai parlato quando erano al Governo - hanno sempre coerentemente battuto su questo tasto. Stupisce un po' chi si sveglia stamattina e si scopre favorevole al salario minimo, nonostante poi dica di essere favorevole a un decreto che va nella direzione opposta del salario minimo.
Quel modo opportunistico di sicuro non è qualcosa che ha a che fare con la dignità , che è stata richiamata e che è una parola seria, invece. La terza parte è la lotta al caporalato digitale, che è un argomento sicuramente nuovo, ma che vede alcune distorsioni, che crediamo vadano combattute. Prima fra tutte, la qualificazione del rapporto di lavoro, che, come diceva il collega che mi ha preceduto, non può essere risolta con un colpo di spugna, intendendo tutti come lavoratori subordinati, ma che deve essere trattato quale rapporto subordinato quando emergono fatti, appunto, che indicano direzione e controllo, anche esercitati tramite l'algoritmo.
E poi c'è l'aspetto della trasparenza algoritmica: le piattaforme sono obbligate a rendere chiari e comprensibili ai lavoratori i criteri con cui vengono assegnati incarichi e compensi. E poi c'è il terzo aspetto, quello che combatte il fenomeno del , che ha generato sacche di lavoro nero e che, a dir la verità, le stesse piattaforme digitali hanno provato a contrastare, anche con il riconoscimento facciale nel momento dell'autenticazione, ma è uno strumento che poi non ha superato il valico del Garante per la protezione dei dati personali.
Oggi, con questo decreto, introduciamo l'utilizzo dello SPID, della CIE o comunque di un che può fornire la piattaforma digitale che sia univoco su quel codice fiscale, e quindi queste norme anticipano di netto quella che è la direttiva (UE) 2024/2831, che pone il termine a dicembre 2026. Quindi possiamo dire che l'Italia non arriva in ritardo, ma arriva prima. Oggi votiamo questa fiducia a un Governo e su un decreto, ma in realtà stiamo votando la fiducia a un percorso, a una direzione di marcia che ha tenuto questo Governo, e, come dicevo all'inizio, quei numeri lo certificano.
Ad aprile 2026 abbiamo raggiunto 24.337.000 lavoratori, l'occupazione è al 63,1 per cento, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1 per cento. Sono dati che non vogliamo commentare con l'entusiasmo di parte, ma che si leggono e si prendono seriamente. Abbiamo costruito in questi anni quello che possiamo definire il pavimento dell'occupazione, ma ora dobbiamo alzarne il soffitto. Il salario giusto non è uno slogan, è la condizione perché quei lavoratori, quei 24 milioni, possano prosperare con dignità e stabilità in un Paese che non si chiude a riccio di fronte alle sfide, ma che sa coglierle e governarle senza subirle.
Il calo dei dipendenti a termine - quasi 64.000 lo scorso anno - e la crescita dei dipendenti permanenti dicono che la direzione è giusta. Il decreto che stiamo convertendo accelera esattamente su questo binario: meno precarietà, più stabilità, più qualità.
Per tutto questo voteremo favorevolmente alla questione di fiducia
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Centodiciannove fiducie, tre al mese. Questo è l'unico record che questo Governo può rivendicare
Aggiungo una cosa: questo ricorso continuo alle fiducie è figlio della paura. È figlio delle divisioni. Parlate del Governo più longevo della storia ma è anche il Governo più diviso della storia. E come si è visto, anche nell'andamento di questo provvedimento, chi è al Governo è stato l'intralcio principale al lavoro del Parlamento, determinando confusione, determinando continui cambi di posizione, determinando un'irritazione diffusa da parte delle parti sociali.
Vede, la fiducia non è nuova, è un ricorso abbastanza permanente purtroppo nel corso degli ultimi anni. Però, farlo su una legge che tocca i diritti di chi lavora è doppiamente grave, perché svuota le Camere dalla potestà legislativa su materie delicatissime che riguardano le condizioni materiali di vita delle persone e, soprattutto, perché entra a gamba tesa nell'autonomia e nella libertà delle parti sociali, nella contrattazione.
Le cito alcune date e alcune frasi. 2006, Governo Prodi, fiducia, questa è la frase: è una scelta oligarchica; 2015, Governo Renzi, fiducia: errore drammatico; 2017, Governo Gentiloni: una vergogna; 2021, Governo Conte: una mortificazione del Parlamento, una deriva antidemocratica, la democrazia è un'altra cosa.
Queste frasi non sono state pronunciate da un passante, sono le dichiarazioni dell'attuale Presidente del Consiglio. Che vuol dire? Forse una domanda ingenua? Se è vero che la democrazia è un'altra cosa, signora Presidente del Consiglio, precisamente cos'è la democrazia per lei? Chi è la vera Giorgia Meloni? La paladina dell'autonomia del Parlamento o la principale protagonista di un continuo abuso di potere sulle Camere?
Mi faccia citare un grande dirigente sindacale, un estremo difensore delle istituzioni democratiche scomparso appena cinque anni fa, Guglielmo Epifani , segretario generale della CGIL: “Un Paese che non guardi ai giovani è un Paese che si chiude, che ha paura, che non investe sul proprio futuro”.
La vostra maggioranza, il vostro Governo, è fatto da imprenditori della paura. E lo dico con contezza, perché se guardiamo tutto l'andamento dei vostri provvedimenti, le giovani generazioni non ci sono mai. Alle ragazze e ai ragazzi di questo Paese avete detto che la loro è una vita di scarto, che la precarietà è una condizione permanente. Anche in questo provvedimento allargate le maglie del lavoro somministrato e continuate a dire “no” al salario minimo. In cambio date loro chili e chili di decreti Sicurezza ovvero di repressione. State dicendo: statevene a casa, non occupatevi di politica e della vostra condizione materiale.
Per fortuna se ne sono ricordati il 22 e il 23 marzo nel referendum costituzionale , dicendovi che la Costituzione va difesa sempre ed è l'ultima riserva di unità di questo Paese. È un che ci ripara da tutte le avventure autocratiche nelle quali la destra, in Europa, ci sta portando.
Vede, si possono dire tante cose, ma la qualità di una legge si giudica dalla qualità del suo percorso e qui il giudizio è drastico, definitivo, inequivocabile, a partire da questa operazione confusa e pericolosa che avete fatto sul TEC, dove quello che era uscito dalla porta lo fate rientrare dalla finestra.
Voi state spalancando la strada ai contratti pirata ; quando inserite l'elemento del dentro la definizione del salario giusto state dicendo: signori venite, fate quello che volete del salario dei lavoratori. Ma lei lo sa benissimo, signor Presidente: non si può definire un salario giusto senza aver definito un salario minimo, e il salario minimo in questo Paese resta il grande punto interrogativo di questa legislatura.
Vedo che qualcuno si è svegliato finalmente. Futuro Nazionale parla di salario minimo, oggi. Benissimo. Peccato che in quattro anni non vi abbiamo mai visti combattere insieme a noi per farlo il salario minimo. Più che Futuro sembrate “Passato” Nazionale.
In ogni caso, non c'è problema. Il salario minimo tornerà presto in quest'Aula perché abbiamo raccolto centinaia di migliaia di firme, e lo calendarizzeremo. Vi aspettiamo lì, caro generale, e capiremo se fa sul serio o se intende di nuovo remigrare verso i lidi sicuri di questo centrodestra .
Vedete, questa proposta che voi fate, questo decreto vuoto, questa scatola inutile, questa presa abusiva del 1° maggio… lasciatelo in pace il 1° maggio. Il 1° maggio è un giorno di conquista di diritti . In questa legge non c'è un diritto in più e non aumentano i salari. Ci sono diritti in meno.
Pensate a cosa significa per un ragazzo che lavora nel sistema museale di Biella, e ha un contratto regolare di lavoro, vivere con 5,78 euro lordi l'ora e dover fare tre lavori. Quando gli vado a parlare del TEC, del salario giusto, del cosiddetto sedicente decreto Primo maggio, mi prende per un marziano.
E poi, andiamo sulle cose concrete. Abbiamo pianto qualche giorno fa una tragedia, l'ennesima del caporalato. Il segno evidente che il caporalato è un pezzo del sistema produttivo di questo Paese, di quella filiera. Quattro morti, tre afgani e un pachistano trucidati dai loro caporali. Perché? Perché chiedevano lo stipendio e il caporale diceva loro: “lo stipendio non te lo do, vai a vivere in una baracca”. E allora parliamoci chiaro, signor Presidente: questo Governo deve rispondere al Parlamento ma, innanzitutto, alla coscienza democratica di questo Paese.
Avevate 200 milioni di euro presi dal PNRR, strappati con le unghie e con i denti in Europa, per riparare lo scandalo dei ghetti, dei ghetti nei quali ci sono i braccianti di questo Paese. Non avete speso, dopo anni, nemmeno il 10 per cento . Chiedete scusa! Non siete soltanto cinici, non siete soltanto portatori di altri interessi rispetto al lavoro.
Da questo tipo di decreto si gonfieranno solo le tasche dei soliti noti, che hanno aumentato i profitti nel corso degli ultimi quattro anni e non hanno redistribuito nulla sul salario. E quando si tratta di rinnovi contrattuali, vengono sempre a bussare alla porta dello Stato, mai che mettessero un euro. Avete, invece, prodotto scelte inefficaci. Penso da ultimo - e concludo, signor Presidente - alla vicenda drammatica delle delocalizzazioni, di Electrolux. So di incrociare la sensibilità diffusa, ma qui, anche nelle proposte che sono arrivate in all'interno di questa Commissione, non c'è niente. Non c'è una norma che dica: se tu delocalizzi e hai avuto soldi pubblici, li restituisci e quei soldi li rimetti nel circuito economico e in quel territorio, per riassumere quei lavoratori licenziati. È questa la sfida. Su questo terreno saremo sempre in campo, su questo terreno il Partito Democratico nega, ancora una volta, la fiducia a un Governo che non mette al centro i diritti di chi lavora .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Schifone. Ne ha facoltà.
MARTA SCHIFONE(FDI). Grazie, Presidente. Governo, colleghi, il lavoro è nell'orizzonte permanente di questo Esecutivo sin dal suo insediamento, di questa maggioranza, di Fratelli d'Italia segnatamente. È un punto qualificante della nostra agenda politica, della nostra agenda programmatica. È una priorità che abbiamo sempre rivendicato e che non abbiamo mai tradito. Abbiamo voluto dare concretezza e significare quel dettato costituzionale che, troppe volte, è rimasto solo sulla carta. L'articolo 1 dice che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, e noi ci abbiamo creduto davvero.
I numeri ci hanno dato ragione, ci stanno dando ragione: Istat - fonte autorevole -, parametri, statistiche, indicatori, che non sono né di destra, né di sinistra, ma che tratteggiano una realtà. L'ultimo report, il più recente, ci dice che dal 2022, da quando questo Governo si è insediato, abbiamo assistito a un continuo e costante di un record occupazionale sensazionale: oltre 1.200.000 posti di lavoro , un tasso di occupazione ai massimi, il tasso di disoccupazione e di inattività ai minimi da quando esistono le serie storiche; record occupazionale giovanile, femminile e dei cittadini del Mezzogiorno.
Presidente, questo provvedimento è stato ribattezzato decreto Primo maggio perché il Governo ha scelto di celebrare la festa dei lavoratori, ogni anno, varando un provvedimento che si occupasse della materia in maniera concreta: nel 2023 l'imponente taglio del cuneo contributivo, nel 2024 gli incentivi declinati dal DL Coesione, nel 2025 il era salute e sicurezza dei lavoratori e quest'anno ci siamo dedicati al lavoro di qualità, al salario di qualità, alla buona contrattazione. Quasi un miliardo è stato stanziato in incentivi, in esonero contributivo per giovani, donne e cittadini della ZES unica del Mezzogiorno, con una sola condizione, che però non ammette alcuna deroga: quegli incentivi sono accessibili solo ed esclusivamente a chi applica il salario giusto. Soldi pubblici a chi sottopaga, a chi fa contratti pirata, a chi mette in atto il contrattuale non se ne possono dare. È una scelta di campo netta: noi il denaro pubblico lo vogliamo dare solo a chi fa della buona occupazione . Ed il salario giusto è la nostra ricetta: è la ricetta per combattere una stagnazione salariale, che, certo, non è nata con il Governo Meloni, purtroppo è stratificata nel tempo, ce la portiamo dietro da anni, se non da decenni; ma noi abbiamo voluto dare una risposta concreta a una legittima necessità di retribuzione adeguata, allineandoci, naturalmente, all'articolo 36 della Costituzione.
Ma un salario equo non è dato da un numero: un salario equo non può essere assegnato per via legale dalla tariffa oraria. Gli antichi avrebbero detto: . Ed è proprio così. Noi diciamo “no” al salario minimo e diciamo “sì” al salario giusto. E il salario giusto, infatti, fa riferimento al TEC. Che cos'è? È il trattamento economico complessivo, è l'insieme degli elementi che concorrono a formare quel contratto, non solo i minimi tabellari, ma anche un'altra serie di elementi - penso al TFR, penso alla quattordicesima, penso alla tredicesima, alle ferie, ai permessi - che sono fondamentali paletti per le tutele, per le garanzie, per non consentire mai di comprimere i diritti. E la via maestra è la contrattazione collettiva.
L'equazione tra lavoro povero e salario minimo non regge, perché i non sono dati dalla retribuzione oraria bassa: i vengono dalla scarsa, dalla precaria, dalla disomogenea intensità lavorativa. I sono i lavoratori occasionali, sono i irregolari, sono coloro che fanno false collaborazioni: lavori non standard che sfuggono alla contrattazione, indulgono verso il lavoro nero, comprimono i salari medi verso il basso. Di questo stiamo parlando. Noi lo abbiamo sempre detto. Poi arriva la regione Puglia, una regione governata dal centrosinistra, una legge sul salario minimo approvata, attuata e anche rivendicata come un grande modello nazionale. Ebbene, i lavoratori del portierato delle sedi regionali della Puglia si sono ritrovati con la paga oraria di 9 euro, sì, ma con la retribuzione completamente dimezzata, da 40 ore a 25 ore, da una paga dignitosa a 700 euro al mese. E non lo dico io, lo dice la CGIL, che ha chiesto di sospendere il bando; lo dicono i lavoratori, che sono sul piede di guerra. E, allora, il governatore Decaro dice: sì, abbiamo fatto un errore, correggeremo. Bene, ne prendiamo atto, lo prendiamo in parola, ma c'è qualcosa che non si può correggere ed è la certificazione del fallimento del salario minimo . Loro l'hanno sperimentata, loro l'hanno portata, l'hanno provata ed hanno fallito. E noi lo avevamo già detto, perché la contrattazione collettiva funziona e funziona molto meglio di un salario minimo legale. Funziona perché si basa sulla fiducia tra le parti, perché si basa su una conoscenza delle professionalità, del territorio, si basa sulla capacità di adattamento che le imprese hanno nelle dinamiche salariali, nelle relazioni industriali e sindacali. È proprio questo. E, per noi, il parametro di riferimento per definire il salario giusto è il contratto collettivo nazionale, quello che viene dato dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
E sono proprio queste quelle che hanno accolto con plauso, con grande soddisfazione e approvazione questa impostazione scelta dal Governo: abbiamo avuto l'UGL, la CISL, la UIL, passando per Confindustria, Confcommercio, Confartigianato. Solo una, la solita CGIL, ci ha detto che, invece, il Governo andava a stanziare solo per le imprese. Una lettura particolarmente creativa, bisogna riconoscerlo: noi eravamo rimasti al fatto che le imprese che assumono generano reddito per i dipendenti, ma, forse, questo dettaglio magro a Landini è sfuggito . Forse è il tentativo di tornare a una vecchia e logora logica di modello conflittuale. Noi non siamo d'accordo, noi speravamo di non vedere più questi giorni, questi momenti e questi tentativi, perché voglio essere molto chiara: per noi le aziende non sono luoghi di conflitto, per noi sono dei centri dove si lavora per il bene comune. E, quindi, né assistenzialismo di Stato - lo abbiamo già superato -, né conflittualismo.
Noi siamo per il buonsenso. Noi crediamo che lo Stato debba investire per creare le opportunità di sviluppo, di crescita, di competitività, di produttività. Lo Stato non genera ricchezza. Lo Stato sostiene, lo Stato infonde fiducia, lo Stato sostiene quello che abbiamo identificato essere l'unico incubatore di ricchezza, che è il tessuto produttivo e i suoi lavoratori.
Nel primo decreto del 1° maggio, da quest'Aula abbiamo detto che la strada era tracciata, che eravamo sicuri fosse quella giusta. Oggi possiamo affermare che quella direzione non è stata tradita, che è stata confermata, che è stata rafforzata e che è stata attuata
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Poiché, secondo quanto comunicato nella seduta di venerdì 5 giugno, la votazione per appello nominale avrà luogo a partire dalle ore 12, sospendo la seduta fino a tale ora.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Indico la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione comprensivo dell', sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata già effettuata dalla Presidenza nella seduta di ieri.
La chiama avrà dunque inizio dal deputato Molinari.
Invito i deputati Segretari a procedere alla chiama.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, comprensivo dell', sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
Presenti: ………………. 276
Votanti: ………………… 271
Astenuti: ………………. 5
Maggioranza: …………...136
Hanno risposto : ………165
Hanno risposto : ……. 106
La Camera approva.
Si intendono così precluse tutte le proposte emendative presentate.
sì:
Albano Lucia
Almici Cristina
Ambrosi Alessia
Amich Enzo
Amorese Alessandro
Andreuzza Giorgia
Antoniozzi Alfredo
Bagnasco Roberto
Baldelli Antonio
Barabotti Andrea
Barelli Paolo
Battilocchio Alessandro
Battistoni Francesco
Bellomo Davide
Bellucci Maria Teresa
Benigni Stefano
Benvenuti Gostoli Stefano Maria
Benvenuto Alessandro Manuel
Bergamini Deborah
Bicchielli Pino
Billi Simone
Bisa Ingrid
Bordonali Simona
Boscaini Maria Paola
Bruzzone Francesco
Buonguerrieri Alice
Caiata Salvatore
Calderone Tommaso Antonino
Calovini Giangiacomo
Candiani Stefano
Cangiano Gerolamo
Cannata Giovanni Luca
Caparvi Virginio
Cappellacci Ugo
Caramanna Gianluca
Caretta Maria Cristina
Carfagna Maria Rosaria
Carloni Mirco
Caroppo Andrea
Carra' Anastasio
Casasco Maurizio
Castiglione Giuseppe
Cattaneo Alessandro
Cavandoli Laura
Cavo Ilaria
Centenaro Giulio
Cerreto Marco
Cesa Lorenzo
Ciancitto Francesco Maria Salvatore
Ciocchetti Luciano
Cirielli Edmondo
Colombo Beatriz
Colosimo Chiara
Colucci Alessandro
Comaroli Silvana Andreina
Comba Fabrizio
Congedo Saverio
Coppo Marcello
Cortelazzo Piergiorgio
Costa Enrico
D'Attis Mauro
De Bertoldi Andrea
De Corato Riccardo
De Palma Vito
Delmastro Delle Vedove Andrea
Di Giuseppe Andrea
Di Maggio Grazia
Di Mattina Salvatore Marcello
Donzelli Giovanni
Ferrante Tullio
Filini Francesco
Formentini Paolo
Frassinetti Paola
Frassini Rebecca
Frijia Maria Grazia
Gabellone Antonio Maria
Gardini Elisabetta
Gatta Giandiego
Gentile Andrea
Giaccone Andrea
Giorgianni Carmen Letizia
Giovine Silvio
Gori Irene
Gruppioni Naike
Iezzi Igor
Kelany Sara
La Salandra Giandonato
Lampis Gianni
Lancellotta Elisabetta Christiana
Lazzarini Arianna
Leo Maurizio
Longi Eliana
Loperfido Emanuele
Lovecchio Giorgio
Lucaselli Ylenja
Lupi Maurizio
Maccanti Elena
Maccari Carlo
Maerna Novo Umberto
Malagola Lorenzo
Malaguti Mauro
Mantovani Lucrezia Maria Benedetta
Marrocco Patrizia
Mascaretti Andrea
Maschio Ciro
Matera Mariangela
Matone Simonetta
Matteoni Nicole
Mattia Aldo
Maullu Stefano Giovanni
Mazzetti Erica
Michelotti Francesco
Miele Giovanna
Milani Massimo
Mollicone Federico
Montaruli Augusta
Montemagni Elisa
Morgante Maddalena
Mura Francesco
Nevi Raffaele
Nisini Tiziana
Nordio Carlo
Osnato Marco
Ottaviani Nicola
Padovani Marco
Pagano Nazario
Palombi Alessandro
Panizzut Massimiliano
Patriarca Annarita
Pellicini Andrea
Perissa Marco
Pietrella Fabio
Polidori Catia
Polo Barbara
Pretto Erik Umberto
Pulciani Paolo
Raimondo Carmine Fabio
Rizzetto Walter
Romano Francesco Saverio
Roscani Fabio
Rossello Cristina
Rossi Angelo
Rossi Fabrizio
Rosso Matteo
Rotelli Mauro
Ruspandini Massimo
Russo Gaetana
Russo Paolo Emilio
Saccani Jotti Gloria
Sala Fabrizio
Sbardella Luca
Schiano Di Visconti Michele
Schifone Marta
Silvestri Rachele
Tassinari Rosaria
Tenerini Chiara
Testa Guerino
Trancassini Paolo
Tremaglia Andrea
Urzi' Alessandro
Vietri Imma
Vinci Gianluca
Volpi Andrea
Zoffili Eugenio
Zucconi Riccardo
no:
Alifano Enrica
Amato Gaetano
Appendino Chiara
Auriemma Carmela
Bakkali Ouidad
Benzoni Fabrizio
Bergamini Davide
Berruto Mauro
Bof Gianangelo
Boldrini Laura
Bonafe' Simona
Bonetti Elena
Bonifazi Francesco
Boschi Maria Elena
Braga Chiara
Bruno Raffaele
Cafiero De Raho Federico
Caramiello Alessandro
Care' Nicola
Carmina Ida
Caso Antonio
Casu Andrea
Cherchi Susanna
Ciani Paolo
Colucci Alfonso
Cuperlo Gianni
Curti Augusto
D'Alessio Antonio
De Luca Piero
De Maria Andrea
De Micheli Paola
Del Barba Mauro
Della Vedova Benedetto
Dell'Olio Gianmauro
Di Biase Michela
Dori Devis
D'Orso Valentina
Faraone Davide
Fassino Piero
Fede Giorgio
Ferrara Antonio
Ferrari Sara
Filippin Rosanna
Fontana Ilaria
Forattini Antonella
Fornaro Federico
Fratoianni Nicola
Furgiuele Domenico
Gadda Maria Chiara
Ghio Valentina
Ghirra Francesca
Giachetti Roberto
Gianassi Federico
Girelli Gian Antonio
Giuliano Carla
Grimaldi Marco
Grippo Valentina
Guerra Maria Cecilia
Iacono Giovanna
Iaria Antonino
Lacarra Marco
Lai Silvio
Laus Mauro Antonio Donato
Lomuti Arnaldo
Malavasi Ilenia
Manzi Irene
Mari Francesco
Marino Maria Stefania
Mauri Matteo
Merola Virginio
Morfino Daniela
Orfini Matteo
Orrico Anna Laura
Pandolfo Alberto
Pastorino Luca
Pavanelli Emma
Pellegrini Marco
Penza Pasqualino
Perantoni Mario
Piccolotti Elisabetta
Pierro Attilio
Porta Fabio
Pozzolo Emanuele
Provenzano Giuseppe
Quartini Andrea
Raffa Angela
Ravetto Laura
Ricciardi Marianna
Ricciardi Toni
Roggiani Silvia
Romeo Nadia
Rossi Andrea
Santillo Agostino
Sarracino Marco
Sasso Rossano
Schlein Elly
Scotto Arturo
Serracchiani Debora
Silvestri Francesco
Simiani Marco
Speranza Roberto
Tabacci Bruno
Torto Daniela
Tucci Riccardo
Vaccari Stefano
Ziello Edoardo
Gallo Francesco
Gebhard Renate
Manes Franco
Schullian Manfred
Steger Dieter
Ascani Anna
Bagnai Alberto
Barbagallo Anthony Emanuele
Barzotti Valentina
Bignami Galeazzo
Brambilla Michela Vittoria
Cecchetti Fabrizio
Centemero Giulio
De Monte Isabella
Deidda Salvatore
Ferro Wanda
Foti Tommaso
Freni Federico
Gava Vannia
Gemmato Marcello
Giglio Vigna Alessandro
Giorgetti Giancarlo
Gribaudo Chiara
Guerini Lorenzo
Gusmeroli Alberto Luigi
Lollobrigida Francesco
Magi Riccardo
Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo
Mazzi Gianmarco
Meloni Giorgia
Minardo Antonino
Molinari Riccardo
Molteni Nicola
Morrone Jacopo
Mule' Giorgio
Pichetto Fratin Gilberto
Pisano Calogero
Pittalis Pietro
Prisco Emanuele
Rampelli Fabio
Ricciardi Riccardo
Richetti Matteo
Rixi Edoardo
Roccella Eugenia
Rosato Ettore
Scerra Filippo
Semenzato Martina
Siracusano Matilde
Sportiello Gilda
Tajani Antonio
Traversi Roberto
Tremonti Giulio
Varchi Maria Carolina
Zanella Luana
Zaratti Filiberto
PRESIDENTE. Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
Ricordo che, secondo quanto comunicato nella seduta di venerdì 5 giugno, prima della sospensione antimeridiana della seduta, avrà luogo unicamente la fase dell'espressione del parere del Governo sugli ordini del giorno presentati, mentre le votazioni avranno luogo a partire dalle ore 16,45. Avverto che è in distribuzione la versione corretta dell'ordine del giorno Conte n. 22.
Ha chiesto di parlare la rappresentante del Governo, prego.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente. Chiediamo mezz'ora di tempo per poi esprimere i pareri sugli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Grazie, Vice Ministra. Allora, colleghi, dato che si era stabilito di chiudere alle 13,30 ma ora il Governo ci chiede mezz'ora, quindi alle 13,30 riprenderemo per i pareri, se siete tutti d'accordo i pareri li acquisiremo alle 13,30.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Volevo sapere a che ora era il termine per la presentazione degli ordini del giorno sul provvedimento?
PRESIDENTE. Gli ordini del giorno? Le 14 di ieri.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Le 14 di ieri. E quindi noi abbiamo il Governo che oggi, alle ore 13, ci chiede mezz'ora per vedere gli ordini del giorno che scadevano ieri alle 14. E questo per voi è normale, in base alla riforma del Regolamento che abbiamo fatto per cui noi siamo obbligati a presentare gli ordini del giorno che prima si presentavano fino al momento del voto?
Ed è l'ennesima volta che intervengo e vorrei sapere se è diventata la norma che il Governo viola il Regolamento che abbiamo approvato facendo come gli pare? Avendo ventiquattr'ore a disposizione per guardare 80 ordini del giorno, di cui non so quanti di maggioranza. Ma quest'Aula… almeno qualcuno della maggioranza, non dico gli attributi, ecco usiamo gli attributi per dire al Governo che non può fare come se stesse a casa sua e che ci vuole il rispetto anche degli altri perché, se io sono obbligato a presentare l'ordine del giorno entro ieri alle 12, il Governo deve venire qui con i pareri oggi e non chiedere mezz'ora! Perché sennò le potrei dire: perché allora dobbiamo perdere mezz'ora adesso? Scarichiamo e andiamo alle 14,45!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giachetti. Per amore di verità dico le ventiquattro ore però, ovviamente, c'è una parte istruttoria che deve fare la Camera prima ancora. Per amore di verità, poi è chiaro che io mi rimetto … aspetti, aspetti…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). No, vorrei capire: quindi, il tema è che la responsabilità del fatto che il Governo non dà i pareri è della Camera?
PRESIDENTE. No, no, ci mancherebbe.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Di chi è la responsabilità? … Ordini del giorno depositati 24 ore prima… Il fatto che il Governo non abbia i pareri 24 ore dopo, me lo dica… perché me la prendo con il Presidente della Camera !
PRESIDENTE. No, no, no ci mancherebbe.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). E allora diciamo le cose come stanno!
PRESIDENTE. Ci mancherebbe, ci mancherebbe. Allora, ha chiesto di parlare, immagino sul medesimo argomento, l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo ritardo ingiustificabile è l'autobiografia di questo provvedimento. La Vice Ministra seduta lì ha seguito i lavori del provvedimento, che si sono articolati in più e più giorni. Il Governo aveva promesso più volte di fare le riformulazioni degli emendamenti dei relatori, di dare dei pareri agli emendamenti delle opposizioni. Ha perso sistematicamente tempo. Perché la verità è che il centrodestra è diviso su questo provvedimento.
È attraversato da fratture molteplici. Dopo che lo avrete approvato, vedrete gli effetti del caos normativo che è stato introdotto. Per cui non mi meraviglio affatto che neanche i pareri sugli ordini del giorno sono in grado di dare nei tempi dovuti dal Regolamento: 24 ore.
Ha ragione l'onorevole Giachetti, ci troviamo di fronte a una finzione, a una pantomima, ma anche all'ennesima dimostrazione di uno sprezzo profondo nei confronti del lavoro del Parlamento, nei confronti del lavoro delle opposizioni, ma anche dei colleghi della maggioranza, che sono stati trattati come se fossero degli osservatori, come se fossero dei passanti; hanno calpestato la dignità della Commissione lavoro, hanno calpestato la dignità del Parlamento, si sono dimostrati, per l'ennesima volta, incompetenti.
Vede, signor Presidente, di fronte a questo provvedimento, come ad altri, il problema è il Governo; l'intralcio al buon andamento dei lavori è il Governo; il fattore di ulteriore confusione e appesantimento del lavoro di questa Camera è il Governo. Prima ne prendono atto e se ne vanno, meglio è .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. È impossibile non associarci a quanto l'onorevole Giachetti e l'onorevole Scotto hanno voluto precisare. Questo decreto nasce in maniera assolutamente indisponente nei confronti della Commissione per tutto il percorso che è stato adottato da parte della maggioranza e, in ultimo, si riesce addirittura anche a non rispettare i tempi per la presentazione degli ordini del giorno. È chiaro che qui si va a ledere in maniera significativa la dignità stessa di questo Parlamento, si va a ledere in maniera forte la capacità delle Commissioni di poter esprimere il proprio parere.
Guardi, Presidente, non è la prima volta. Da quando è stato adottato il Regolamento, sono almeno sei, sette - a mia memoria - le volte che il Governo prende ulteriore tempo, nonostante la scadenza per la presentazione degli ordini del giorno sia 24 ore prima. Io credo che sia assolutamente intollerabile, ma, oltre che essere intollerabile, ci dice in maniera plastica quanto questo Governo sia, in realtà, assolutamente inaffidabile, inattendibile, completamente non adeguato, in termini di equilibrio, a rispondere alla dignità di questa Assemblea. Quindi, questa protesta è assolutamente legittima dal nostro punto di vista e riteniamo che non sia accettabile questo ritardo.
PRESIDENTE. Io, a questo punto, però, vorrei sapere se siete d'accordo o meno, altrimenti, noi spostiamo al pomeriggio, ovviamente. Quindi, se non vi sono obiezioni… io non ho capito se avete obiezioni o meno, perdonatemi, ma devo saperlo. Stigmatizzazione, okay. Quindi stigmatizzazione sicuramente, lo mettiamo agli atti, però rimaniamo alle 13,30. Quindi, nel frattempo, svolgiamo gli interventi che, invece, erano previsti a seguire .
Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori, l'onorevole Santillo. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori per richiedere un'informativa urgente della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per i fatti che emergono dall'inchiesta della procura di Roma sul ponte sullo Stretto. Stiamo parlando di indagati, al momento, per corruzione, per rivelazione del segreto d'ufficio, addirittura cercando di interferire nel rilascio del parere di legittimità sulla delibera CIPESS sul ponte sullo Stretto. È una questione gravissima.
Adesso le spiego anche perché chiediamo l'informativa della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Innanzitutto, ricordiamo che stiamo parlando di una spesa di 13,5 miliardi che agli italiani dovrebbero servire per tutt'altra cosa, come potenziare le infrastrutture del Sud, ma anche di tutto il resto d'Italia. Presidente, ma la cosa ancora più grave è che qui, in questa indagine, è interessato il numero due della Corte dei conti, è interessato un consigliere, all'epoca, del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa ed è interessata un'impresa di costruzioni: qui sembra esserci una connivenza.
La questione è questa, Presidente: ma se, dopo l'ennesima bocciatura… Ricordiamo un po': questo ponte sullo Stretto la stessa Unione europea ha detto che non è cosa. Addirittura, il Ministro della Difesa è andato ad invocare l'utilizzo per guerra, per difesa del territorio italiano.
La Corte dei conti ha detto che quello non è un progetto. La Corte dei conti ha fatto tutta una serie di rilievi - mancano delle fattibilità ambientali, tecniche ed economiche -, per cui, poi, non se l'è assolutamente sentita di avvalorare la delibera di approvazione da parte del CIPESS. L'Autorità di regolazione dei trasporti ha posto 11 osservazioni sul ponte sullo Stretto, che sanno di bocciatura del progetto, perché dice, giustamente: ci devono viaggiare merci e passeggeri, vi siete posti il problema di quanto devono pagare? Ci sono arrivati dopo e ci sono arrivati tardi. Ma non finisce qui, perché c'è il rilievo fatto dal presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, che ha detto che quella gara s'ha da fare; invece, Salvini si è letteralmente incaponito, non solo nel non voler fare la gara, ma c'è di più. Infatti, il presidente dell'Anac ci dice che: i diversi decreti sul ponte, uniti ad alcune scelte normative generali da parte di questo Governo, come l'abolizione del reato di abuso d'ufficio, come il ridimensionamento del traffico di influenze, apro e chiudo virgolette: hanno indebolito le difese della pubblica amministrazione. Cioè, nei fatti, Anac ci sta dicendo: attenzione, perché state allargando talmente tanto le maglie di questo affare da 13,5 miliardi, che è normale che il malaffare cerchi di entrare. Noi questo non lo possiamo consentire.
Oggi io voglio chiedere una cosa: se volessi chiamare qui, per un'informativa urgente, i vari Ministri interessati dal ponte sullo Stretto, chi dovrei chiamare? Dovrei chiamare il Ministro dell'Ambiente, perché c'è un impatto sull'ambiente, addirittura con un pilone del ponte su una faglia attiva che sicuramente crollerà? Dovrei chiamare Salvini, per l'ennesima volta, per dire perché si è incaponito in un'opera infrastrutturalmente inutile, perché serve soltanto a fare 13,5 miliardi di salti nel 2050 perché questa cosa non si farà? Dovrei chiamare, forse, il Ministro dell'Economia e delle finanze per giustificare dove trova questi soldi? Dovrei chiamare il Ministro della Giustizia perché ci sono anche dei rilievi giudiziari ?
Presidente, io penso che Salvini, oggi, sia come quel bambino che gioca con un pallone e non lo vuole dare più a nessuno; è che quel pallone sta rompendo un po' troppi vetri. A questo punto, noi dobbiamo chiamare in quest'Aula “mamma Meloni”, perché ci deve venire a dire perché lei è stata finora silente, perché non fa niente per togliere quel pallone a quel bambino. Basta, basta con i capricci di Salvini . Stavolta la Meloni ne deve rispondere in prima persona. Venga urgentemente .
PRESIDENTE. Sul medesimo argomento, abbiamo prima l'onorevole Grimaldi e, poi, la deputata Serracchiani.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, chiediamo che Giorgia Meloni venga qui, in Aula. Lo diciamo con tutto il garantismo del caso: i fatti che stanno emergendo da questa inchiesta sono gravissimi - e lo dico per i colleghi che, nelle scorse ore, hanno iniziato delle invettive contro le opposizioni - e non possono essere in nessun modo derubricati a conflitto politico. Parliamo di corruzione, pressioni sulla Corte dei conti, fughe di notizie riservate e promesse di incarichi per spingere l'approvazione di un progetto che il Paese non vuole e che il Paese, tra l'altro, non può permettersi.
Guardate, il punto non è che tra gli indagati ci sono esponenti come l'ex commissario della Lega in Calabria, come Giacomo Saccomanno, uomo di fiducia del Ministro Salvini; il punto non sono neanche gli intrecci che conosciamo tutti, anzi, molti ieri si sono detti: che strano, ve ne accorgete oggi? Il punto è chiedersi chi governa davvero questo Paese, è chiedersi se è il Governo o la politica che ha scelto tutto questo, perché sembra che tutta questa vicenda sia nata per forzare un'idea già scritta, una promessa.
E noi lo diciamo da anni e lo diciamo con la stessa convinzione di sempre.
La nostra opposizione a questo progetto, al ponte faraonico, non nasce certo oggi: è una battaglia vecchia come questo cantiere. Forse è il ponte più pazzo del mondo: un'opera costosa come le piramidi e - fateci dire - inutile come tante idee, ahimè, del Ministro Salvini.
La verità è che noi in questi anni abbiamo depositato decine di interrogazioni, abbiamo fatto , abbiamo chiesto come fosse possibile riesumare una società morta, una gara d'appalto fatta decenni fa, in spregio a qualsiasi regola della pubblica amministrazione. Lo abbiamo fatto perché ci rendiamo conto che è un Paese che non fa investimenti: non ci fossero quelli del PNRR, praticamente abbiamo azzerato qualsiasi investimento sulle infrastrutture, sul trasporto pubblico.
Ecco, in tutto questo, noi parliamo di 14 miliardi di euro di denaro pubblico: 14 miliardi sottratti, di fatto, al Mezzogiorno. Il Mezzogiorno continua a essere vissuto da questo Governo come fosse una “quinta verde”: una scenografia di un Paese che non c'è.
Lo chiediamo qua. Vediamo che c'è un Governo che continua a pretendere di andare avanti contro tutto e tutti: è ovviamente un po' infastidito dall'opera delle opposizioni che chiedono spiegazioni; un po' infastidito da qualsiasi ente terzo o da qualsiasi soggetto, e l'abbiamo visto nel referendum quanta sofferenza c'è nei confronti della magistratura.
La diciamo così: a noi piacerebbe vedere Giorgia Meloni qua, in Aula, per parlare una volta del ponte sullo Stretto, del perché mettiamo la gran parte delle nostre risorse su un progetto che nessuno chiede e che non è il Sud in qualche modo a invocare; un progetto fatto, tra l'altro, spesso anche contro il giudizio delle regioni e degli enti locali. Ecco, io lo dico così. Certo, non vogliamo la presenza di Giorgia Meloni per discutere di questa nuova inchiesta, ma ve lo restituiamo come discussione pubblica.
Ci avete chiesto di aiutarvi nello scostamento. Avete detto che, in qualche modo, su queste vicende, tutto il Paese dovrebbe essere unito. Noi siamo disponibili: facciamo lo scostamento. Siamo disponibili a ritornare anche a luglio, ad agosto. Togliamo 14 miliardi dal nostro bilancio e stralciamo il ponte sullo Stretto oggi
Possiamo fare tante cose con quelle risorse. La prima potrebbe proprio essere quella di restituire la dignità al Sud del Paese, che merita di correre, insieme al Mediterraneo, verso un'idea diversa di quello che potrebbe essere il nostro Paese
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche da parte del Partito Democratico ci associamo alla richiesta, fatta dal MoVimento 5 Stelle, di un'informativa urgente della Presidente del Consiglio sulla vicenda di cui abbiamo appreso dalla stampa: un'indagine, tra l'altro, per fatti che, se accertati naturalmente, sono estremamente gravi. Parliamo di corruzione e di rivelazione di segreto d'ufficio, che ogni tanto è capitato da quelle parti che accadesse.
Credo francamente che sia non soltanto un fatto grave da accertare e che compete alla magistratura accertare, ma noi oggi non possiamo non avere un giudizio sull'opera e sul modo con cui, a quest'opera, è stata data centralità da parte di questo Governo. Anche perché sembra che sia stato in qualche modo costruito un contesto nel quale si potesse agire, come ha detto la Presidente del Consiglio quando si è presentata per la prima volta alla Camera; ha detto, cioè, che bisognava tenere liberi da lacci e lacciuoli coloro che operano e che fanno intrapresa.
Riteniamo francamente che aver costruito questo contesto, con l'abolizione dell'abuso d'ufficio e la revisione di altri reati importanti come quello delle influenze illecite, e il fatto di aver riformato, in modo - devo dire - frettoloso ma anche molto profondo, la Corte dei conti… Quindi, oggi noi lo sappiamo, c'è un'indagine e c'è, ovviamente, un lavoro fatto dalla Corte dei conti. Ma domani cosa accadrà con la riforma che ha gerarchizzato la Corte dei conti, che ha rivisto profondamente il potere della magistratura contabile e che, in qualche modo, ha svicolato da quei controlli e da quei monitoraggi che sono assolutamente necessari nell'interesse dei cittadini? Perché qui stiamo parlando di denaro pubblico e sul denaro pubblico credo sia interesse di tutti avere chiarezza, trasparenza e buon utilizzo di quel denaro.
Bene, su questa vicenda, quindi, noi chiediamo che venga fatta chiarezza. Chiediamo che venga con urgenza la Presidente del Consiglio a riferire su questa vicenda e chiediamo anche che si riveda la posizione del Governo sulla riforma della Corte dei conti. Infatti, la riforma della Corte dei conti è un segnale pericoloso che si associa ad altri segnali pericolosi. Pensiamo, ad esempio, alla riforma dei contratti d'appalto, agli appalti a cascata, a quello che è stato fatto per cercare di liberare da quei lacci e lacciuoli. Ma per farlo c'è un modo sano e c'è un modo meno sano, inducendo chi vuole approfittare della situazione di approfittarsene fino in fondo e di approfittarsi, in particolare, delle risorse pubbliche.
Noi crediamo che con riferimento a quel ponte - per tutti i motivi che negli anni sono stati detti, non da ultimo dai colleghi che se ne sono occupati direttamente - vi siano problemi di merito su cui una riflessione va assolutamente fatta perché il progetto non sta in piedi. Ma qui ci sono temi anche legati al metodo con cui l'opera si sta portando avanti e, quindi, il fatto che ci sia un intervento della magistratura e che ci sia stato un precedente intervento della magistratura contabile che ha ravvisato delle criticità rispetto a quell'opera credo che dovrebbe indurre il Governo a fare un passo indietro.
E, soprattutto, la Presidente del Consiglio deve venirci a dire quanto quest'opera è già costata agli italiani, se le decisioni già prese oggi, anche rispetto alla costruzione della società che in questo momento guida la realizzazione dell'opera, hanno comportato costi e come sono stati giustificati quei costi. Soprattutto, l'hanno detto anche i colleghi, deve dire agli italiani che, forse, è arrivato il momento di sbloccare quei 13 miliardi e di utilizzarli per fini che agli italiani servono e non per avere un simbolo, un qualcosa che, alla fine di questa legislatura povera di risultati, dica che almeno c'è il ponte sullo Stretto
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nicola Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, Presidente. Per chiedere un'informativa al Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sulla situazione di due nostri connazionali, Domenico Centrone e Dina Alberizia, che sono ormai detenuti da 18 giorni, dal 24 maggio di quest'anno, nelle prigioni libiche della Libia di Bengasi, controllata dal generale Haftar. Notoriamente, con il generale Haftar, abbiamo molti buoni rapporti e frequenti scambi di doni.
Ho posto questa questione al Ministro degli Esteri anche ieri, in occasione delle comunicazioni alle Commissioni riunite Difesa ed Esteri di Camera e Senato sulle missioni internazionali. Il Ministro ha assicurato un impegno. Voglio dirlo: questo mio intervento non ha, in nessun modo, l'obiettivo di alimentare una polemica con il Governo.
È, invece, un intervento che ha l'obiettivo di continuare a tenere accesa la luce su una situazione, francamente, molto preoccupante . Noi continuiamo a ricevere, in queste ore, in questi giorni, richieste, telefonate di parenti, di amici di questi due attivisti che sono rinchiusi perché colpevoli di solidarietà.
Abbiamo visto quello che è successo agli attivisti e alle attiviste della Global Sumud Flotilla, rapiti in acque internazionali, ancora una volta, dall'esercito israeliano; in questo caso, è accaduto a terra perché questa di terra cercava, contemporaneamente alla di mare, di portare aiuti alla popolazione stremata di Gaza. Io credo che quello che è successo sia inaccettabile e che sia necessario mettere in campo tutto il peso politico e diplomatico del nostro Paese , anche e soprattutto nei rapporti con un Paese, la Libia - per quanto la Libia possa essere definita un unico Paese, vista la situazione che vede, in uno scontro permanente, la Tripolitania, da un lato, e la Libia controllata da Haftar, dall'altro -, visto che i nostri rapporti con quel Paese sono particolarmente rilevanti.
Poi, sulla natura di questi rapporti potremmo discutere molto a lungo. Noi ne abbiamo discusso molte volte, per esempio, per le vergognose scelte di cooperazione sulla cosiddetta politica di controllo dei flussi migratori; in realtà, sulle scelte che ci hanno resi complici dei libici, dei respingimenti, delle violazioni del diritto internazionale. Ma di questo discuteremo quando arriverà la partita del rinnovo delle missioni.
Ci interessa oggi, ripeto, che la luce su questa vicenda resti accesa e mi auguro che tutte le forze politiche, tutto il Parlamento, oltre al Governo, facciano tutto quello che è possibile, alzando l'intensità dell'iniziativa, perché queste due persone siano al più presto liberate e restituite all'affetto dei loro cari, perché si chiuda questa ennesima e vergognosa pagina di violazione dei diritti e del diritto internazionale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Il MoVimento 5 Stelle si associa alla richiesta di AVS di informativa del Ministro Tajani sugli 11 attivisti della Global Sumud Land Convoy detenuti in Libia, senza accuse chiare. Fra queste 11 persone, fra questi 11 attivisti, ci sono anche due cittadini italiani, Domenico Centrone e Dina Alberizia, che oggi sono ingiustamente detenuti in Libia, senza alcuna accusa formale. Ma di che cosa possono essere accusati due cittadini italiani, di cui uno fa il professore universitario presso l'Università di Bari e l'altra è un'ex educatrice del comune di Torino?
Il fatto è che la loro colpa è che hanno preso parte a quella spedizione umanitaria senza precedenti e nella quale, Presidente, lasciatecelo dire, c'è la parte migliore della nostra società . E vengono oggi ingiustamente detenuti presso un carcere, una prigione segreta gestita dallo Stato, al di fuori di ogni sistema legale e giudiziario ufficiale. Questo a noi preoccupa molto. Ora, Presidente, è vero che tra Bengasi e Tripoli c'è una grande differenza; con Tripoli, c'è un rapporto più privilegiato, ma anche con il Governo della Cirenaica, al quale fa capo il generale Haftar, noi abbiamo dei contatti, abbiamo comunque delle comunicazioni.
Ma, soprattutto, Presidente, in questi giorni, noi abbiamo siglato degli accordi commerciali e di altro genere con l'Egitto e altri Paesi arabi che sono i principali del generale Haftar. Allora, chiediamo anche al Ministro di interagire e di fare pressione verso questi Governi affinché interagiscano e, a loro volta, facciano pressione per la liberazione dei nostri cittadini. Ieri ci doveva essere un'udienza nella quale il procuratore libico doveva avere un primo contatto ufficiale, ma è stata, senza preavviso, disertata. Le ultime notizie che abbiamo sono soltanto di alcuni giorni fa, in cui gli attivisti, i nostri attivisti detenuti, denunciano violenze psicologiche.
Le notizie, quelle che arrivano, sono frammentate. Ad esempio, Presidente, non sappiamo se è stata prestata loro l'assistenza medica. Al Governo italiano, quindi, chiediamo che si faccia il possibile, e anche di più, per quelli che possiamo definire veri e propri ostaggi politici, perché non esiste, ad oggi, nessuna imputazione, nessuna violazione, nessuna stima di violazione nei loro confronti. Pertanto, Presidente, ci uniamo con forza a questa richiesta e chiediamo che il Ministro Tajani venga qui, in Aula, a riferire sullo stato in cui si trovano i nostri detenuti e su quello che sta facendo il Governo per riportarli al più presto a casa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Avvertiamo anche noi un'enorme preoccupazione rispetto al destino dei connazionali Dina Alberizia e Domenico Centrone. Le notizie arrivano troppo centellinate e non è chiaro esattamente quale sia la loro condizione. Sono detenuti ormai da settimane in un carcere libico e i riflettori, via via, si sono spenti. Erano parte di un convoglio via terra della Global Sumud Flotilla, la cui unica colpa era provare ad entrare a Gaza e portare aiuti umanitari. Vede, non è questo il momento delle polemiche, stiamo tutti collaborando con il Governo per una soluzione rapida, ma quella missione segnala un problema che è sempre più forte.
Il Ministro Tajani sostiene che l'Italia in due anni e mezzo è riuscita a far arrivare 2.300 tonnellate di cibo nella striscia di Gaza attraverso il programma e se ne vanta persino. Peccato che il fabbisogno quotidiano, non per banchettare, ma per sopravvivere, sia 6 volte tanto. Vede, c'è un'insufficienza, che non è legata soltanto al nostro Paese, è legata alla stragrande maggioranza dei Paesi occidentali, di pressione verso il Governo israeliano nel momento in cui, ancora oggi, la fame viene utilizzata come arma di guerra.
Allora, massima disponibilità a collaborare perché questi cittadini tornino rapidamente a casa: occorre che vengano rapidamente liberati e occorre che le loro condizioni di salute siano decenti, dignitose. Ma c'è un nodo da cui nessuno può sfuggire: la solidarietà non si può criminalizzare, la solidarietà è la cifra di un grande Paese come l'Italia. Purtroppo, in questi anni, questo elemento sembra essere stato abbandonato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, la deputata Buonguerrieri. Ne ha facoltà.
ALICE BUONGUERRIERI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo sul Regolamento, ai sensi degli articoli 140 e seguenti, per chiedere un'interpretazione autentica regolamentare, dopo avere letto sui giornali le dichiarazioni dell'onorevole Conte. Lui sul giornale dice di voler essere audito dalla Commissione d'inchiesta COVID, ma si è fatto nominare commissario della Commissione perché lui sa che sussiste un impedimento ad audire i commissari di Commissione d'inchiesta. Allora, Fratelli d'Italia vuole chiarire il punto, Presidente, una volta per tutte, per l'andamento dei lavori di Commissione con il suo aiuto, perché, per esempio, per Fratelli d'Italia non esiste alcun impedimento a che Conte si dimetta dalla Commissione COVID, si faccia audire e poi rientri in Commissione COVID.
Allora, ci chiediamo: perché non lo fa? Noi lo stiamo attendendo in Commissione per audirlo, perché così potrà, ad esempio, chiarire, fra le tante cose, perché il professor Alpa chiedeva proprio al professor Di Donna, quello con cui Conte dice che non aveva mai avuto rapporti, perché chiedeva proprio a lui di aiutare Conte a riorganizzare il partito . Ce lo venga a riferire, perché, Presidente, questa questione è legata a un'altra questione che è già nelle sue mani, perché, fra le tante lettere che riceverà, dovrebbe esserle arrivata una lettera, a firma dei gruppi di minoranza in Commissione COVID, per chiedere le dimissioni del presidente Lisei e per chiedere addirittura lo scioglimento della Commissione d'inchiesta COVID.
Perché, secondo quanto narrano i colleghi di sinistra, la Commissione avrebbe delegato illecitamente attività di escussione di persone informate sui fatti ai magistrati e agli ufficiali della Guardia di finanza della Commissione, attività - lo diciamo subito con chiarezza - che le Commissioni di inchiesta fanno normalmente. Le dirò di più: attività che è stata autorizzata dall'Ufficio di Presidenza e che è stata approvata all'unanimità da tutti i gruppi parlamentari, compreso PD e MoVimento 5 Stelle , che hanno anche tentato, a un certo punto, di dirci che non avevano compreso che cosa avessero approvato .
Adesso, la cosa non ci stupisce, Presidente, ma tant'è, l'attività delegata è regolare. Allora, lei si chiederà: perché, allora, hanno scritto alla Presidenza su questo? Glielo spiego io: perché la sinistra aveva necessità di creare una cortina di fumogeno per oscurare quello che poteva emergere, probabilmente, proprio dall'audizione in Commissione COVID .
Ovvero, Presidente, che un'azienda ha pagato mezzo milione di euro, pari al 10 per cento delle commesse affidate dalla struttura commissariale di Domenico Arcuri, nominato da Giuseppe Conte, all'avvocato De Luca e all'avvocato Di Donna. Lo ricordiamo: il collega dell'allora Premier Conte che, spendendo il nome di Conte, riceveva presso lo studio Alpa imprenditori a cui chiedeva percentuali milionarie sulle commesse affidate dalla struttura commissariale di Domenico Arcuri.
Guardi, Presidente, chi si è rifiutato di pagare queste percentuali milionarie è venuto in Commissione a riferire che non solo non ha ricevuto commesse, ma ha subito controlli, sequestri e annullamenti di ordini già concordati; e chi, invece, le ha pagate, questo imprenditore - guarda caso sarà sicuramente una coincidenza o forse no - le ha ricevute quelle commesse dalla struttura commissariale di Domenico Arcuri.
Sono fatti gravi, Presidente, su cui noi continueremo ad indagare perché gli italiani devono sapere come sono stati spesi i loro soldi mentre erano rinchiusi in casa. Guardi, Presidente, Conte annuncia querele per tutti e, allora, suo tramite, Presidente, dico e rispondo a Conte che trovo molto singolare che voglia denunciare tutti coloro che ricercano verità, ma che non abbia ancora denunciato chi ha speso il suo nome su queste gravi vicende, a sua insaputa, così come ha riferito Conte. E sempre suo tramite, Presidente, dico a Conte che noi non accettiamo lezioni di coraggio …
ALICE BUONGUERRIERI(FDI). …da chi parla di gestione della pandemia su tutti i palcoscenici, ma non ha avuto ancora il coraggio di venire a riferire sulla sua gestione nella Commissione d'inchiesta COVID …
ALICE BUONGUERRIERI(FDI). … e dico ancora, Presidente, sempre suo tramite, che, se ci sarà modo di vederci in tribunale, noi non abbiamo nulla da nascondere . E lei, Presidente Conte )?
PRESIDENTE. Grazie, deputata Buonguerrieri. Prima di passare la parola al collega, ovviamente, io prendo atto del suo intervento e riferisco al Presidente della Camera. Ha chiesto di parlare, immagino per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo per richiamo al Regolamento perché, davvero, questa Commissione COVID ormai è completamente delegittimata. È vero, abbiamo scritto una lettera, noi delle opposizioni, ai Presidenti di Camera e Senato per denunciare le gravi irregolarità che avvengono continuamente e costantemente in questa Commissione nella quale si assiste a parlamentari che si scudano con la propria immunità parlamentare per esercitare una forma di pressione nei confronti di privati cittadini che vengono ad audire… ad essere auditi; vediamo una sproporzione continua: urla, minacce e un presidente di Commissione che addirittura stacca materialmente il microfono!
Cinque cittadini italiani sono stati auditi in un commissariato di Polizia da soggetti che non sono autorizzati secondo la legge, soggetti che non sono parlamentari; sono consulenti nominati da Fratelli d'Italia, dal presidente Lisei, il quale non ha mai perso la sua casacca di esponente di Fratelli d'Italia e non esercita le funzioni di garanzia e di terzietà che qualsiasi presidente, di qualsiasi Commissione, dovrebbe rigorosamente avere nei termini del Regolamento.
Noi non abbiamo paura di nulla ! Noi non abbiamo nulla da nascondere - - ) …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore!
ALFONSO COLUCCI(M5S). …le evidenze emerse…
PRESIDENTE. Aiello, Aiello, no! La richiamo all'ordine. Non si può permettere! Non si può permettere! Ritorni al suo posto, non si può permettere - ! Collega, Quartini, basta !
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente …
PRESIDENTE. Per favore! Onorevole Padovani, per favore!
ALFONSO COLUCCI(M5S). …i principi della Costituzione… dovrebbero sapere come vengono spesi i soldi della Commissione COVID ), con un impiego di personale, di materiale, con un impiego di tempo e di soldi. Presidente, le evidenze dei lavori della Commissione COVID fanno emergere il disperato tentativo di Fratelli d'Italia di torcere, di storpiare la verità per perseguire un inconsistente teorema accusatorio, con finalità politiche . Un teorema che è smentito nelle aule giudiziarie.
PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi!
ALFONSO COLUCCI(M5S). È smentito dalla verità : “Onestà, onestà!: “Onestà, onestà!! Presidente …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore! Sospendiamo la seduta. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Colleghi, vi prego di riprendere posto. Allora, restituiamo sul medesimo argomento, per richiamo al Regolamento, la parola all'onorevole Alfonso Colucci per i residui due minuti e poi, a seguire, l'onorevole Girelli.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente, noi non abbiamo paura di nulla, che sia chiaro . Rinunciate alla vostra immunità parlamentare e venite nelle aule dei tribunali a chiarire la verità, perché questa Commissione COVID è completamente delegittimata .
È un'offesa alle istituzioni della Repubblica italiana ! Voi state offendendo i cittadini che vi pagano lo stipendio! Voi avete paura di Giuseppe Conte, voi avete paura del MoVimento 5 Stelle ! Per questo agite così, per bassi obiettivi di propaganda politica, che mettete a carico degli italiani, delle loro tasche.
Allora, Presidente, io qui concludo questo intervento. Noi chiediamo la rimozione del presidente Lisei perché è inadatto ! Noi chiediamo la riconduzione di questa Commissione all'interno di un perimetro di legittimità parlamentare. Noi non abbiamo paura di nulla! E finisco dicendo: Verità! Verità! Verità! Verità !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Girelli. Ne ha facoltà.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anch'io, ovviamente, intervengo per richiamo al Regolamento, e mi permetterà di uscire un po' dal perimetro stretto, visto che, fin dall'inizio degli interventi su questo tema, non si è rispettato il perimetro stesso. Però, Presidente, vorrei fare un richiamo di questo genere. Io credo che, quando si scrive al Presidente della Camera e del Senato per chiedere chiarezza, precisando alcuni aspetti di estrema gravità, dovrebbero essere i Presidenti di Camera e Senato a rispondere a chi scrive . Trovo del tutto inaccettabile che ogni volta che si pone un tema sulla questione COVID ci sia chi in quest'Aula vuole rispondere accusando, con il chiaro fine di comunicare all'esterno e far diventare megafono di opportunità politica quelli che sono temi non tanto politici, di merito, ma istituzionali di particolare serietà.
Allora, io la invito a sollecitare i Presidenti di Camera e Senato a rispondere nel merito, perché quanto è scritto in quelle lettere è davvero grave. È lesivo del Parlamento, dell'autorità del Parlamento, del ruolo del Parlamento e del ruolo delle Commissioni e, soprattutto, denuncia un modo di affrontare un tema tanto delicato, come quello che ha rappresentato il COVID nel nostro Paese, in maniera raffazzonata e strumentale, per cui si chiede e si denunciano situazioni spesso e volentieri smentite dalla magistratura stessa nello svolgimento delle indagini e, magari, si omette di fare chiarimenti… Faccio anch'io un'allusione, senza dire che è così, semplicemente chiedendomi, se è così, se molti di questi auditi che denunciano siano anche finanziatori di partiti all'interno di questo Parlamento , gli stessi che, magari, usano toni e lanciano accuse molto generiche, come è stato fatto anche questa mattina.
Però, il tema è questo, Presidente. Noi ora dobbiamo decidere cosa vogliamo fare, perché o si riporta civiltà all'interno dei lavori istituzionali, oppure tutti siamo legittimati a chiedere chiarezza e sollecitare temi. Noi siamo sempre stati molto corretti nel rispetto del dettato della Commissione, per esempio evitando di sollevare il tema delle regioni, perché, se si vuole parlare di scandali, parliamo di regione Lombardia , parliamo di camici, parliamo di mascherine e parliamo di soldi pubblici buttati all'aria per conto di incapacità politica, che aveva dei precisi connotati politici. E potremmo citare un elenco lunghissimo da questo punto di vista. Non lo abbiamo mai fatto e non costringeteci a farlo, sollevando anche nei consigli regionali questi scandali. Poi vedremo chi ha qualcosa da giustificare e spiegare in questo Paese, perché è davvero intollerabile che chi ha le maggiori colpe tutte le volte si alzi, pretenda di dettare regole e fare il maestrino o la maestrina a tutti gli altri.
Io chiedo davvero rispetto da questo punto di vista e che si smetta di trasformare quest'Aula nella cabina di risonanza della Commissione. Altrimenti, non ci sono le condizioni per continuare a lavorare in quella Commissione, ma nemmeno per rispettare quest'Aula nella sua integrità e nella sua autorevolezza, che dovrebbe sempre avere. E, forse, chi ha l'autorevolezza del voto e la rappresentanza della maggioranza questo dovrebbe sentirlo ancora di più di noi della minoranza. Io sono veramente stanco di vedere una maggioranza che si comporta come la peggiore delle minoranze .
PRESIDENTE. È opportuno segnalare che l'organismo della Commissione è bicamerale, quindi a Presidenza Senato. So che il Presidente Fontana è in contatto con il Presidente La Russa in ordine alla vicenda che lei ha sollevato.
Dunque, credo che siano terminati gli interventi che erano già stati previsti e, quindi, credo che anche il Governo sia pronto per poter dare seguito agli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Invito la rappresentante del Governo ad esprimere i pareri sugli ordini del giorno presentati.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente. Sugli ordini del giorno n. 9/2911-A/1 Soumahoro e n. 9/2911-A/2 Ciani, parere contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2911-A/3 Piccolotti, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno n. 9/2911-A/4 Fratoianni e n. 9/2911-A/5 Grimaldi, parere contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2911-A/6 Zanella, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno n. 9/2911-A/7 Dori e n. 9/2911-A/8 Mari, parere contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2911-A/9 Borrelli, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/10 Zaratti, parere contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/11 Bonelli, espunte le premesse, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a promuovere ulteriori iniziative, in coerenza con il provvedimento in esame, anche di carattere normativo, che prevedono l'introduzione di un contributo per la formazione e l'avviamento al lavoro per giovani in cerca di prima occupazione e per lavoratori inoccupati da ricollocare nel mercato del lavoro”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/12 Ghirra, parere contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2911-A/13 Marino, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/14 Bonafe', espunte le premesse, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare la possibilità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di prevedere ulteriori iniziative volte a sostenere il comparto moda”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/15 Fossi, parere contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/16 Battilocchio, parere favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/17 Nisini, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare la possibilità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche di carattere normativo, volte a fronteggiare la crisi occupazionale dei lavoratori dipendenti delle imprese del settore orafo”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/18 Giaccone, espunte le premesse, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a provvedere all'adozione del decreto di cui al comma 5 dell'articolo 4 dell'Allegato 1.01 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, nel rispetto dell'articolo 7 del presente decreto”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/19 Zurzolo, parere favorevole.
L'ordine del giorno n. 9/2911-A/20 Onori, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/21 Manzi, espunte le premesse, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valorizzare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, l'esperienza professionale del personale di ricerca presso l'Istat, anche valutando la possibilità di individuare percorsi di stabilizzazione, nel solco di quanto già fatto dall'istituto”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/22 Conte, parere contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/23 Bruno, espunte le premesse, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare la possibilità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare ulteriori iniziative, volte a garantire il rispetto dei parametri retributivi definiti dalla contrattazione collettiva nazionale, con riferimento al settore audiovisivo italiano”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/24 Orrico, espunte le premesse, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di adottare iniziative normative volte a prorogare i contratti a tempo determinato, nel rispetto delle disposizioni eurounitarie”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/25 Carmina, espunte le premesse, parere favorevole all'impegno premettendo quanto segue: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e della normativa europea, di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/26 Raffa, espunte le premesse, parere favorevole all'impegno premettendo le seguenti parole: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e della normativa europea, di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/27 Perantoni, espunte le premesse, parere favorevole all'impegno premettendo le seguenti parole: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e della normativa europea, di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/28 Aiello, espunte le premesse, parere favorevole all'impegno premettendo le seguenti parole: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e della normativa europea, di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/29 Pavanelli, espunte le premesse, il parere è favorevole sull'impegno.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/30 Ilaria Fontana, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare ad accompagnare le misure recate dal Capo I del provvedimento in esame con l'adozione di ulteriori interventi volti all'inserimento stabile dei giovani nel mercato del lavoro, con particolare attenzione al fenomeno dei NEET”.
Gli ordini del giorno nn. 9/2911-A/31 Morfino, 9/2911-A/32 Sportiello, 9/2911-A/33 Appendino e 9/2911-A/34 Cherchi, espunte le premesse, sono accolti come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/35 Barzotti, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/36 Dell'Olio, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di incrementare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, le politiche di sostegno alla genitorialità e alla conciliazione tra vita familiare e attività lavorativa”.
Sugli ordini del giorno nn. 9/2911-A/37 Giuliano, 9/2911-A/38 Ferrara, 9/2911-A/39 Alfonso Colucci, 9/2911-A/40 Alifano, 9/2911-A/41 Quartini e 9/2911-A/42 Caso, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/43 Riccardo Ricciardi, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “in relazione alle finalità del provvedimento in esame, ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con il rafforzamento del sistema dei controlli contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo, incrementando, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, le risorse destinate all'Ispettorato nazionale del lavoro, ai nuclei specializzati delle Forze dell'ordine e agli organismi di vigilanza competenti; ad adottare ulteriori iniziative di rafforzamento degli strumenti di contrasto al lavoro povero e al caporalato”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/44 Carotenuto, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/45 Pellegrini, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ogni iniziativa utile, finalizzata all'implementazione dell'azione del commissario straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, anche al fine di contrastare ogni forma di intermediazione illecita”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/46 L'Abbate, il parere è contrario.
Gli ordini del giorno nn. 9/2911-A/47 Marianna Ricciardi e 9/2911-A/48 Tucci, espunte le premesse, sono accolti come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno nn. 9/2911-A/49 Auriemma e 9/2911-A/50 Lomuti, il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2911-A/51 Ascari, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno nn. 9/2911-A/52 Amato, 9/2911-A/53 Viggiano e 9/2911-A/54 Laus, il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2911-A/55 Ghio, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno nn. 9/2911-A/56 Sarracino e 9/2911-A/57 Guerra, il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2911-A/58 Casu, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/59 Scotto, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “ad accompagnare le misure recate dall'articolo 15 del decreto-legge in esame con l'adozione, per quanto di competenza, di ogni iniziativa utile per il contrasto al caporalato, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica”.
Sugli ordini del giorno nn. 9/2911-A/60 Scarpa, 9/2911-A/61 Stumpo, 9/2911-A/62 Ferrari, 9/2911-A/63 Roggiani e 9/2911-A/64 Fornaro, il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2911-A/65 Furfaro, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/66 Centemero, il parere è favorevole.
L'ordine del giorno n. 9/2911-A/67 Gribaudo, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/68 Giovine, il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno nn. 9/2911-A/69 Boschi, 9/2911-A/70 Madia e 9/2911-A/71 Del Barba, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/72 Bonifazi, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di accompagnare le misure di incentivo all'occupazione giovanile stabile, di cui all'articolo 2 del provvedimento in esame, con ulteriori iniziative volte all'introduzione sperimentale di un meccanismo di riduzione del prelievo a titolo di imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), parametrato all'età anagrafica e strutturato in modo progressivo in funzione dell'età delle fasce più giovani dei contribuenti, secondo il modello della ”.
Sugli ordini del giorno nn. 9/2911-A/73 Rizzetto, 9/2911-A/74 Tassinari, 9/2911-A/75 D'Attis, 9/2911-A/76 Tenerini e 9/2911-A/77 Casasco, il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Grazie, Vice Ministra. A questo punto, sospendiamo l'esame del provvedimento, che riprenderà, per la fase della votazione degli ordini del giorno, a partire dalle ore 16,45.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. In queste ore abbiamo letto sulla stampa che il Ministro Urso ha convocato un tavolo con le compagnie di assicurazione sul tema del caro polizze. Voglio ricordare che AVS, sostenuta dalla minoranza in Parlamento, ha presentato una proposta di legge, due ordini del giorno, una serie infinita di emendamenti e ogni tipo di proposta al Governo per arrivare alla tariffa unica nei confronti della vergogna del caro polizze che esiste nel nostro Paese e, in particolare, nelle regioni e in alcuni territori del Mezzogiorno e delle isole.
Ebbene, qualche giorno fa il Ministro ha detto che la sua attività - pubblico - sarebbe stata quella di fare . Adesso scopriamo che, invece, avrebbe un piano. Poiché AVS sta per presentare un'altra proposta di legge sempre per combattere questa vergogna, chiediamo che il Ministro venga in Aula a riferirci quali sono queste novità di cui sta parlando ma che non si trovano sostanziate in una proposta concreta.
E vorrei leggere all'Aula la risposta delle compagnie di assicurazione che, per ora, si sentono fortissime e intoccabili: hanno risposto al Ministro che loro operano perfettamente in un regime di concorrenza e libero mercato.
Voglio ricordare a tutti che non è così, perché l'assicurazione dell'auto e dei mezzi è obbligatoria, non è facoltativa per i cittadini; che, molto spesso, abbiamo assistito a vere e proprie operazioni di cartello; che, molto spesso, cittadini che non hanno mai commesso un sinistro vengono all'improvviso cacciati via da una compagnia di assicurazione perché, senza ragione, si trovano a dover fare l'assicurazione con un'altra che gli triplica o quadruplica i costi.
Noi abbiamo chiesto una cosa - e concludo - e la continuiamo a chiedere: chi non commette sinistri… quindi, non imbroglioni, truffatori: loro li dobbiamo combattere. Ma è più facile aumentare agli onesti che combattere i disonesti.
Quindi, noi vogliamo e continuiamo a chiedere al Ministro di farci sapere cosa vuole fare per dare giustizia ai cittadini, in particolare del Mezzogiorno ma anche di altre regioni come la Toscana, e come possiamo arrivare alla tariffa unica per chi non commette sinistri .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Per associarci alla richiesta formulata dal collega Borrelli affinché venga, per l'appunto, il Ministro Urso in Aula a dare maggiore chiarezza su un tema che credo sia di interesse collettivo; è molto importante e riguarda soprattutto le regioni del Mezzogiorno, che patiscono oramai da decenni una sperequazione delle tariffe RC-auto in rapporto alle altre regioni del nostro Paese.
Per l'appunto, è una battaglia che si porta avanti ed è stata portata avanti anche dal MoVimento 5 Stelle: chi non ha mai commesso sinistri e, purtroppo, risiede in una regione del Mezzogiorno o in un'area del Mezzogiorno si trova a dover pagare dei premi irragionevoli, e questa è una iniquità che va assolutamente sanata, a parer mio, Presidente.
Quindi, è questo il momento per fare chiarezza e non continuare in questi rapporti connotati da opacità nei confronti delle compagnie assicuratrici.
PRESIDENTE. Mi pare che nessun altro intenda intervenire e, quindi, sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata, rammentando a tutti che alle ore 16,15 avrà luogo la commemorazione dell'onorevole Giovanni Cervetti.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Interno, il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, il Ministro del Turismo e il Ministro per lo Sport e i giovani.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di illustrare la prima interrogazione all'ordine del giorno Boschi ed altri n. 3-02718 di cui è cofirmatario, per un minuto.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il caporalato, purtroppo, non è un vecchio retaggio in questo Paese, ma è assolutamente attualità: nell'agricoltura, nel settore delle costruzioni e nella logistica della moda è sempre più diffuso e i caporali possono contare su un esercito di ricattabili, perché ci sono migranti in attesa di permesso di soggiorno, migranti a cui è scaduto il permesso di soggiorno e aspettano il rinnovo, entrati con un contratto di lavoro, ma sostanzialmente non ce l'hanno più un minuto dopo, perché c'è qualcuno pronto a non rinnovarglielo o a costruirlo in maniera fittizia. E i casi accadono ad Amendolara come a Milano, dove il consolato americano è stato messo su da indiani che erano lavoratori in nero, entrati con contratto regolare… Noi chiediamo al Governo cosa sta facendo per applicare la legge n. 199 del 2016.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. In questa tragica vicenda il primo pensiero di cordoglio va alle vittime e ai loro familiari. Tuttavia, costituisce un dato importante che desidero sottolineare il fatto che, a poche ore dai fatti, le Forze di polizia abbiano raccolto gli elementi di prova necessari per ricostruirne la dinamica, identificare i presunti autori ed assicurarli alla giustizia. La natura complessa del lavoro agricolo, che incrocia diversi ambiti di intervento, richiede una strategia integrata che stiamo attuando con i colleghi Ministro del Lavoro e Ministro dell'Agricoltura e che va dalla gestione degli ingressi dei cittadini stranieri in Italia per il lavoro stagionale alla programmazione dei flussi, dalla tutela delle condizioni di lavoro all'efficientamento dei controlli ispettivi.
Su quest'ultimo aspetto ricordo che, dal 2022 ad oggi, sono state effettuate 1.895 denunce e 346 arresti per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, ossia per condotte di caporalato. Il rafforzamento dei controlli è una delle priorità del Governo, tanto che sono stati fatti investimenti che hanno permesso l'incremento del Corpo ispettivo, passato dalle 3.983 unità del 2022 alle attuali 4.366. Questo è frutto dell'assunzione, durante il nostro Governo, di 1.396 operatori appartenenti ai vari Corpi ispettivi e, nel triennio 2026-2028, è prevista l'assunzione di ulteriori 300 unità e 150 militari dell'Arma dei Carabinieri per la tutela del lavoro.
Ciò ha contribuito in maniera determinante a raggiungere nel 2025 il numero di oltre 157.000 ispezioni avviate, a fronte delle 100.000 nel 2022. Sono numeri mai raggiunti in passato ma, soprattutto grazie all'impegno del nostro Governo, le sanzioni conseguenti sono praticamente raddoppiate rispetto a un decennio fa.
È di questa mattina la notizia che a Crotone è stata effettuata dalla Polizia di Stato una maxi operazione che ha portato alla denunzia per caporalato di 69 imprenditori e all'identificazione di 52 lavoratori in nero con il controllo di oltre 200 aziende e sanzioni per 850.000 euro. Inoltre, è imminente l'avvio di un'attività di vigilanza straordinaria su tutto il territorio nazionale nel quadro delle attività di prevenzione e repressione dei fenomeni di sfruttamento del lavoro.
Ma il gravissimo delitto di Amendolara dimostra anche, una volta di più, l'importanza di un saldo controllo dell'immigrazione quale condizione preliminare ed indispensabile per garantire che le esigenze del mercato del lavoro si realizzino nel rispetto e non a scapito della legalità, della sicurezza e dei diritti fondamentali dei lavoratori.
Su questo voglio annotare che i presunti autori sono entrati in Italia dal confine orientale nel 2018 e nel 2022, cioè prima che l'attuale Governo operasse la sospensione della libera circolazione di Schengen al confine orientale con la Slovenia, in considerazione della situazione internazionale.
Il metodo seguito da questo Governo è: più controlli sul rispetto dei diritti dei lavoratori, più lotta ai trafficanti di esseri umani e più controllo alle frontiere. E continueremo a investire su queste priorità.
PRESIDENTE. Il deputato Faraone, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare per due minuti.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ma io rimango allibito, Presidente, come quasi tutte le volte che interviene il Ministro Piantedosi, perché ci fornisce dati sempre costruiti non si sa su che cosa. Perché io ho visto i dati dell'Ispettorato del lavoro, quindi non una cellula comunista, e l'Ispettorato del lavoro dice che i lavoratori tutelati tramite controlli specifici sul caporalato sono passati dai 3.208 del 2023 ai 1.226 del 2024, agli 895 del 2025. Lei qui parla di unità aggiuntive: o stanno dormendo queste unità aggiuntive che dovrebbero fare i controlli oppure non è vero che ci sono queste unità aggiuntive.
Poi parla di strategia integrata, ma la strategia integrata, Presidente, che cosa presuppone? Che ci sono 200 milioni di risorse - previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per l'accoglienza e i sistemi abitativi per coloro che, poi, sono vittime del caporalato perché ricattabili - che non sono spese. Anzi, mi correggo, sono stati spesi soltanto 25 milioni per 11 progetti. Quindi bella strategia integrata, signor Ministro!
Io credo che questo Governo non conosca la legge n. 199, approvata nel 2016 dal Governo Renzi, che prevede una serie di azioni che non state portando avanti perché molto spesso ce la prendiamo con il caporale intermediario, quando è il caporale imprenditore che sfrutta quell'intermediario che, a sua volta, paga 3 euro, 2 euro, non paga proprio - come accadeva ad Amendolara - i lavoratori; gli dà vitto e alloggio in maniera vergognosa, così per dire che glieli dà e su quello costruisce la sua fortuna.
Bisogna agire con determinazione. Invece, per voi, questa legge non esiste: i fondi del PNRR non li utilizzate, i controlli non li fate, per cui non riusciremo mai a uscirne da queste tragedie fin quando c'è un Governo che non fa alcun investimento su questo settore.
PRESIDENTE. Il deputato Magi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02719 .
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Il fatto terribile di Amendolara, con tre persone tra i lavoratori arsi vivi e un quarto gravemente ferito è la punta di un del lavoro sommerso e di uno sfruttamento brutale che, in Italia, riguarda 2 milioni e 600.000 persone, il 13 per cento della forza lavoro irregolare. Non è un fatto che riguarda solamente il Sud d'Italia perché riguarda in modo strutturale settori come la ristorazione, come la moda, l'abbigliamento, l'edilizia, non solo l'agricoltura. Uno dei modi con cui si crea un esercito di persone vulnerabili, perché irregolari, è il cattivo funzionamento della legge Bossi-Fini.
Noi vogliamo sapere dal Governo cosa intenda fare dopo che numerose volte esponenti del suo Governo, la stessa Presidente Meloni, si erano impegnati nel cambiarla ma non lo hanno fatto. La legge è ancora qui con i suoi effetti terribili.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Io non posso non evidenziare subito che la critica mossa alla legge Bossi-Fini, qualsiasi giudizio se ne voglia dare, non ha alcun rilievo rispetto ai tragici accadimenti di Amendolara. Infatti tutti i cittadini stranieri coinvolti erano in possesso di un titolo di soggiorno che consentiva loro di prestare comunque un'attività lavorativa regolare.
Tanto premesso, voglio ribadire che la linea del Governo in materia di politiche migratorie si muove sin dal suo insediamento su un doppio binario: da un lato, la lotta al vergognoso traffico dei migranti e all'immigrazione illegale e, dall'altro, la promozione di canali di immigrazione legale. Siamo intervenuti in materia di ingresso regolare in Italia dei lavoratori stranieri per correggere le storture esistenti ed evitare il rischio di elusione delle norme, mettendo a punto un'articolata serie di misure di semplificazione e di accelerazione delle procedure, rendendole nel contempo più sicure e non strumentalizzabili per fini illeciti, come avveniva.
Il Governo, in linea con la logica della programmazione, ha consentito l'ingresso regolare in Italia di circa 100.000 lavoratori stranieri in tre anni e il delta che si rileva tra le quote disponibili e i contratti sottoscritti attiene a vari fattori, tra cui la mancanza dei requisiti talvolta, rilevata all'esito dei controlli, e l'autonoma decisione delle parti di non fare ingresso in Italia o di non procedere poi alla stipula del contratto, nonostante le autorizzazioni rilasciate.
Per ridurre questa specifica criticità, il Ministero dell'Interno ha promosso con importanti associazioni di settore mirati percorsi formativi nei Paesi di origine e di transito. In questa materia, più in generale, il Governo ha introdotto altresì importanti innovazioni, vale a dire programmazione pluriennale degli ingressi, ampliamento dei settori economici interessati ai flussi di ingresso, semplificazioni procedurali per il perfezionamento del contratto di lavoro e per il rafforzamento dei controlli.
Per contrastare, inoltre, l'odioso fenomeno del caporalato, ricordo che con le risorse del Fondo asilo, migrazione e integrazione 2021-2027 il Ministero dell'Interno ha finanziato diverse iniziative, per un importo complessivo di circa 6.650.000 euro.
PRESIDENTE. Il deputato Magi ha facoltà di replicare.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). È spiacevole e anche abbastanza sconcertante vedere che il Ministro, che in questo momento rappresenta l'intero Governo nella sua collegialità, finga di non vedere il problema che vogliamo porre, che è un problema, anche qui, strutturale della nostra economia e dell'illegalità che la riguarda in modo strutturale. Il fatto è che ci sono nel nostro Paese centinaia di migliaia di persone che vivono prigioniere in una condizione di irregolarità, e, Ministro, neanche qualora un datore di lavoro volesse assumerle regolarmente potrebbe farlo a causa di questa legge, che si chiama legge Bossi-Fini. E Fini, uno di coloro che diede il nome alla legge, ha detto più volte che andrebbe cambiata.
Lo ha detto la Presidente del Consiglio Meloni, lo ha detto il Sottosegretario Mantovano, lo ha detto il Ministro Lollobrigida. Perché non si fa? È una legge che non funziona, i dati parlano chiaro. Nel 2025, su 181.450 quote del decreto Flussi, solamente 14.000 sono stati i permessi di soggiorno richiesti, cioè meno del 10 per cento, strutturalmente, degli ingressi regolari si trasformano in un permesso di soggiorno e in un contratto di lavoro.
Queste persone non scompaiono, non si volatilizzano, restano qui. Evidentemente fa comodo, fa comodo a molti che ci siano persone irregolari e, per questo, sfruttabili. Dietro queste leggi che fanno la faccia feroce si nasconde la convenienza nel continuare a sfruttare queste persone. Ve ne dovete assumere la responsabilità. Si può fare rapidamente trovando strumenti, ad esempio come lo , che diano la responsabilità a qualcuno qualora non si concretizzino i contratti di lavoro.
PRESIDENTE. Il deputato Tucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Baldino ed altri n. 3-02720 di cui è cofirmatario.
RICCARDO TUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, il pluriomicidio dei giovani di Amendolara, bruciati vivi solo per avere chiesto di essere pagati, purtroppo rappresenta solo la punta dell'di quelli che sono i fallimenti di questo Governo. Mi permetta, Ministro, di dirle che, anche se non citato, una delle cose che andrebbe immediatamente introdotta è il salario minimo, perché proprio quei quattro giovani erano pagati 5 euro lordi all'ora. Quindi il salario minimo è uno di quei fattori determinanti che serve. Il secondo punto importante è il cosiddetto sistema flussi.
Su quel sistema si è dimostrato, ancora una volta, il vostro fallimento, perché, come diceva poco fa anche il collega, i numeri dicono che, nel 2024, su 146.000 ingressi solo 24.000 hanno fatto richiesta di permesso di soggiorno, il 16 per cento, e nel 2025, a fronte di 180.000 ingressi, i permessi sono scesi a 14.000, solo il 7 per cento. Per questo motivo vi chiediamo di rivedere il sistema flussi per scongiurare che migliaia di stranieri restino privi di permesso di soggiorno, aumentando il rischio sicurezza in questo Paese .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Poiché l'argomento dell'atto di sindacato ispettivo riprende il tema del decreto Flussi dei precedenti quesiti, che ho già sviluppato appunto nelle precedenti risposte e che qui richiamo, io mi concentro a ribadire alcuni aspetti salienti. Per quanto riguarda gli ingressi, il Governo ha perfezionato e potenziato il metodo della programmazione mediante il decreto Flussi, dopo anni di stasi e meccanica reiterazione del numero degli ingressi praticati dai Governi precedenti.
Inoltre, abbiamo facilitato l'incontro tra domanda ed offerta di lavoro, dando così più flessibilità al sistema degli ingressi, per meglio corrispondere alle esigenze del mercato del lavoro e favorire iniziative di collaborazione più a lungo termine con i Paesi di origine dei flussi. Oltre a introdurre semplificazioni procedurali per il perfezionamento dei contratti di lavoro del lavoratore straniero ammesso, abbiamo previsto un sistema di controlli, anche preventivi, per evitare abusi, illeciti e altre forme di illegalità connesse all'ingresso in Italia per motivi di lavoro. Quindi, in parallelo all'ampliamento dei flussi in ingresso, siamo intervenuti con decisione per combattere l'immigrazione irregolare.
Siamo convinti che proseguire su queste linee di azione, unitamente all'aumento degli organici delle Forze dell'ordine e al potenziamento degli ispettori, cosa che non era stata fatta dai Governi precedenti, conduca a una progressiva riduzione dei contesti nei quali prosperano sfruttatori senza scrupoli di lavoratori in condizioni di particolare vulnerabilità, oltre che scafisti e trafficanti di esseri umani. Ricordo, infine, che il Governo Meloni ha reintrodotto, nel 2024, il reato di somministrazione illecita di manodopera, che era stato depenalizzato nel 2016. Questo ad ulteriore dimostrazione della concreta e costante attenzione di questo Esecutivo nei confronti dei diritti e della dignità dei lavoratori e della legalità sui luoghi di lavoro.
PRESIDENTE. Il deputato Aiello, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
DAVIDE AIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la sua risposta è semplicemente irricevibile. È la solita, burocratica, alzata di spalle davanti a una carneficina. Sentire questo Governo parlare di più controlli, dopo che quattro ragazzi sono stati sigillati in un pulmino e arsi vivi ad Amendolara, non è solo tardivo, suona drammaticamente ipocrita. La barbarie non nasce dal nulla: nasce dove lo Stato si gira dall'altra parte; nasce dove i tavoli ministeriali si convocano con il contagocce e i fondi del PNRR per cancellare i ghetti della vergogna vengono lasciati a marcire nei cassetti.
I dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni dicono che il 74 per cento delle vittime di sfruttamento estremo in Italia ha un regolare permesso di soggiorno. Ismat e Fazal, diciannovenni massacrati nel rogo di Amendolara, erano richiedenti asilo regolari. Fuggiti dall'inferno della rotta balcanica, lo Stato italiano li ha prima lasciati al gelo in mezzo a una strada e poi parcheggiati in centri prefettizi fatiscenti senza un briciolo di dignità. La verità è che la prima fabbrica di schiavi in questo Paese la gestite voi dalle stanze del Viminale.
Tra il 2024 e il 2025 le vostre prefetture hanno buttato in mezzo alla strada 50.000 rifugiati: zero tutele, zero inserimento, zero diritti. Li avete regalati voi, su un piatto d'argento, ai clan della Piana di Sibari per raccogliere fragole e pomodori a 2 euro l'ora. I dati ufficiali della programmazione degli ingressi dimostrano il fallimento totale dei vostri decreti Flussi, carta straccia che produce solo invisibile disperazione. Mentre la politica locale fa passerelle e agricole, vantandosi di finanziamenti a pioggia per le aziende, le proposte di legge del MoVimento 5 Stelle per punire i caporali e premiare gli imprenditori onesti vengono scientificamente bocciate e messe nei cassetti.
Signor Ministro, il MoVimento 5 Stelle non vi chiede piccoli aggiustamenti. Vi chiediamo una svolta radicale: serve un controllo territoriale diffuso insieme ai sindacati, serve la cancellazione della Bossi-Fini, serve l'introduzione del reato di omicidio sul lavoro. Chi si arricchisce sulla pelle dei lavoratori deve pagare con la galera e, in una Repubblica democratica fondata sul lavoro, la schiavitù va sradicata ora. Finché difenderete questo modello escludente, la firma del Ministero dell'Interno rimarrà impressa sul fuoco che ha ucciso quei ragazzi, e noi non saremo mai complici del vostro silenzio .
PRESIDENTE. Il deputato Iezzi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02721 .
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Da quando lei è arrivato al Viminale, ha investito sulle Forze dell'ordine in termini di risorse, di attenzione e di sostegno agli agenti. Penso, per esempio, a due provvedimenti fortemente voluti dalla Lega, che lei ha sostenuto con determinazione: il che porta sicurezza sia agli agenti che ai cittadini, e la tutela legale, che sana un durato fin troppo.
Per quanto riguarda l'organico, lei ha dovuto recuperare i tagli fatti con la mannaia da parte del Partito Democratico, dalla riforma Madia in poi, e ha portato ad assumere 42.500 operatori di Polizia, più altri 30.000 in divenire. Ci chiediamo, visto che purtroppo la criminalità non va in ferie, quali altri provvedimenti vorrà prendere in questa direzione.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Per questo Governo le confermo che è stato prioritario aumentare le Forze dell'ordine in strada, quantitativamente e qualitativamente, nonché sul piano della visibilità. A questo scopo, da quando siamo in carica, abbiamo assunto - lo diceva lei - 42.500 operatori delle forze di Polizia e, a tale cifra, si aggiungeranno circa 27.000 nuovi ingressi programmati entro il 2027. Sono assunzioni con le quali stiamo fronteggiando l'ingente numero di pensionamenti, che era largamente noto e totalmente trascurato da chi ci aveva preceduto.
Come ricordato, proprio per proseguire su questa strada, con il recente decreto-legge n. 23 del 2026, abbiamo semplificato le procedure di accesso ai ruoli della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e del Corpo della Polizia penitenziaria, rendendo ancora più rapide le prossime assunzioni.
Il rafforzamento degli organici, a sua volta, è parte integrante di una strategia più ampia che stiamo operando in tutto il Paese, che vale a dire: più risorse, più tutele e stipendi più alti alle Forze di Polizia; più investimenti nelle nuove tecnologie per progetti di sicurezza urbana su tutto il territorio nazionale; un più efficace contrasto a ogni forma di eversione e terrorismo; più arresti, sequestri e confische di beni alla criminalità organizzata. L'esatto contrario di quel che avveniva negli anni passati, quando la sicurezza era considerata, in modo miope, un mero fattore di costo e veniva sottoposta a tagli indiscriminati, con l'effetto di ridurre non solo gli organici e gli investimenti, ma anche i risultati operativi. È stato un grave errore, a cui adesso tocca a noi rimediare. I risultati, però, iniziano a vedersi.
Nel 2025 i delitti sono calati complessivamente del 2 per cento rispetto al 2024, ma, se consideriamo i delitti di maggior allarme sociale, i numeri restituiscono risultati ancora più positivi: meno 15 per cento degli omicidi volontari, meno 6 per cento dei furti, meno 4 per cento delle rapine.
Quanto all'immigrazione irregolare, il primo dato riguarda la riduzione degli arrivi. Quest'anno, ad oggi, abbiamo un meno 77 per cento rispetto al 2023 e un meno 52 per cento rispetto al 2025.
Inoltre, a fronte di meno ingressi, registriamo un aumento dei rimpatri. Da quando ci siamo insediati, il numero totale dei rimpatri è cresciuto di oltre il 40 per cento e, in questi primi mesi dell'anno, il dato è ancora in crescita, di più del 30 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma, soprattutto, è cresciuto il rapporto percentuale tra immigrati irregolari sbarcati e immigrati irregolari rimpatriati: siamo passati dal 3 per cento del 2023 al 10 per cento dell'anno scorso e, addirittura, al 31 per cento di questo inizio anno. Pertanto, alla luce di questi elementi e dei dati che ho riferito, la sola conclusione possibile che le posso rassegnare, per quanto mi riguarda, è che il Governo proseguirà con determinazione la strada intrapresa per garantire legalità e sicurezza ai cittadini.
PRESIDENTE. La deputata Bordonali, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare, per due minuti.
SIMONA BORDONALI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Io partirei dalle sue ultime parole: lei continuerà a intervenire per garantire sicurezza e legalità nel nostro Paese, e la Lega, che ha fatto della sicurezza e della legalità il primo punto del proprio programma, continuerà a starle a fianco, a sollecitarla anche, talvolta, nella realizzazione di alcuni interventi. Ma noi le staremo a fianco, perché anche per noi è prioritario.
Mi fa piacere l'elenco dei risultati che sono stati raggiunti con questa legislatura fino ad oggi, risultati importanti: aumento del numero delle Forze dell'ordine; aumento delle assunzioni, che sono state più rapide e più numerose; l'aumento degli stipendi, perché, diciamolo, finalmente ai nostri uomini e donne delle Forze dell'ordine è stato riconosciuto, anche dal punto di vista economico, giustamente, quello che gli va riconosciuto; i delitti sono calati, i rimpatri sono aumentati e gli arrivi sono diminuiti. Quindi, una serie di risultati importanti, che sono stati raggiunti grazie a tutti i provvedimenti che sono stati messi in campo. Purtroppo, la novella di parte di questo emiciclo, della sinistra è diversa: spacciano i numeri in modo difforme da quella che è la realtà. La realtà è diversa e i numeri lo certificano; c'è una determinata percezione anche tra la gente. La nostra necessità di intervento oggi è, quindi, continuare a incrementare questi numeri per far sì che, oltre ai numeri reali e concreti, alla realtà come è oggi, anche la percezione raggiunga quella che è la realtà. Grazie, Ministro. Noi saremo al suo fianco .
PRESIDENTE. La deputata Augusta Montaruli ha facoltà di illustrare per un minuto l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02722 di cui è cofirmataria.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Il Governo Meloni ha intentato una guerra senza sosta al terrorismo, anche di matrice islamica, ed è, per questo, che nulla va lasciato di intentato; in particolare, Fratelli d'Italia pretende chiarezza sulla rete di rapporti che collega personaggi che hanno vissuto, che vivono in Italia e che li collegherebbe a organizzazioni di tipo terroristico come Hamas. C'è, già, un'inchiesta, aperta, rispetto a questa rete di rapporti, ma quello che a noi interessa è, se i soldi raccolti qui in Italia, con l'intento dichiarato della beneficenza, siano andati, in realtà, a finanziare organizzazioni assassine di popolazioni inermi; organizzazioni terroristiche come quella di Hamas. Chiediamo, a questo Governo, il massimo impegno in tal senso.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Io sono già intervenuto, proprio in quest'Aula, nei mesi scorsi sul tema dell'operatività, in Italia, di soggetti legati all'organizzazione terroristica di Hamas e, più in generale, dei rapporti, non sempre trasparenti, tra associazioni impegnate ad aiutare la popolazione di Gaza ed elementi, più o meno, direttamente e strettamente collegati ad Hamas. Peraltro, è proprio di oggi la notizia dell'arresto, a Milano, di due cittadini egiziani ritenuti esponenti della “Fratellanza musulmana” in Italia che, come noto, ha stretti legami con Hamas. I due stranieri, da una parte, erano noti attivisti filopalestinesi e, dall'altra, risultano indagati per aver avviato un fiorente e lucroso sfruttamento di cittadini stranieri, simulando false assunzioni in cambio di cospicue somme di denaro.
Come Ministro dell'Interno, tenuto conto delle indagini, tuttora in corso, non posso che ribadire che si dovrà attenderne la conclusione per valutare l'intera vicenda e le sue implicazioni complessive, ma, già ora, è possibile trarre alcuni spunti di riflessione. In sostanza, si ripropone il problema di verificare la liceità di associazioni che, dietro il paravento della causa palestinese, di fatto, perseguono fini illeciti e, persino, terroristici. È un dato su cui richiamo l'attenzione, soprattutto di chi, in alcune occasioni, ha manifestato vicinanza acritica e puramente ideologica a personaggi coinvolti nelle indagini, sottovalutando, magari in buona fede, l'opacità di soggetti che si muovono in un'area nella quale la linea di separazione tra intenti apprezzabili e propositi meno limpidi non è affatto chiara.
Per il resto, evidenzio, ancora una volta, l'eccellente qualità dei nostri apparati investigativi e di nel campo della prevenzione antiterrorismo; faccio riferimento a competenze solide e di grande professionalità e al lavoro sinergico tra le varie componenti del sistema che trova la sua punta di diamante nell'attività del Centro analisi strategica antiterrorismo. Un altro elemento decisivo è dato dalla cooperazione internazionale di Polizia e giudiziaria, sia bilaterale che multilaterale, con organismi come Interpol, sia come Europol ed Eurojust e, grazie a queste professionalità, dall'inizio del Governo, abbiamo espulso 250 cittadini stranieri considerati pericolosi per la sicurezza nazionale.
Concludo, osservando che la sicurezza nazionale è un bene da preservare con l'aiuto di tutte le forze politiche e sociali nella consapevolezza che si tratti di una precondizione per garantire la libertà di tutti i cittadini. È una strada, le assicuro, che continueremo a perseguire mantenendo sempre alta l'attenzione.
PRESIDENTE. La deputata Sara Kelany, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
SARA KELANY(FDI). Grazie, Presidente e grazie Ministro. Ci dichiariamo, ampiamente, soddisfatti della sua risposta, ma non solo della sua risposta in quest'Aula, anche dalla risposta che il Governo, per il tramite del suo Dicastero, sta dando su queste faccende. Il dato che lei ha riferito, i 250 soggetti radicalizzati, espulsi dall'inizio della legislatura, dà la misura plastica dell'impegno che si sta mettendo su questo tema. Tuttavia, Ministro, noi, non possiamo non sottolineare la nostra preoccupazione per questa vicenda; una vicenda che le sinistre e i loro megafoni mediatici stanno, colpevolmente e volontariamente, Ministro, minimizzando. Fatta una rara eccezione, l'inchiesta pregevole del quotidiano che fa emergere uno spaccato veramente inquietante: fiumi di denaro, milioni di euro raccolti con la scusa della solidarietà al popolo palestinese, finiti, verosimilmente, nelle casse di Hamas.
Perché le sinistre minimizzano, Ministro? Minimizzano perché ricordo Mohammad Hannoun, attualmente in carcere per terrorismo: questo soggetto ha stretto loro la mano, è stato invitato dal MoVimento 5 Stelle alla Camera, è stato coccolato. La deputata Ascari è andata a passeggio, con questo soggetto, per tutto il Medio Oriente e, infine, delegazioni del MoVimento 5 Stelle e del Partito Democratico si sono imbarcate a fare i turisti della solidarietà sulle flottiglie, che sono finanziate - fa male la verità, Presidente - da sostenitori e fiancheggiatori dei terroristi. Ecco, è un atteggiamento che, nella migliore delle ipotesi, come diceva lei, Ministro, nella migliore delle ipotesi, è irresponsabile.
Concludo. Oggi ho sentito dire, con riferimento alle flottiglie, che non si può criminalizzare la solidarietà. L'inchiesta “Domino”, con il coinvolgimento di Hannoun, con il coinvolgimento di Hijazi, con il coinvolgimento di Abdu Ramy, sta rivelando che la finta solidarietà si è fatta criminale .
PRESIDENTE. Il deputato Luca Squeri ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02723
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Noi chiediamo al Governo, vista la bella notizia che la Commissione europea ha dato il via libera per impiegare 23 miliardi a supporto dell'incremento delle fonti rinnovabili, il cosiddetto Piano Fer X, i tempi di avvio di questa procedura e anche l'impatto che avrà questo tipo di intervento rispetto agli obiettivi del Piano integrato per l'energia e il clima al 2030.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Grazie ai colleghi interroganti. Come noto, la decisione della Commissione europea dell'8 giugno 2026 ha approvato, in via definitiva, il meccanismo Fer X, consentendo l'avvio della sua attuazione. Il decreto è in fase di trasmissione agli organi di controllo per la registrazione ed entrerà in vigore dopo la pubblicazione sul sito del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica; parallelamente, il Ministero sta già predisponendo i decreti direttoriali necessari per rendere operativa la misura e consentire l'apertura dei primi bandi, auspicabilmente in tempi brevi, o il primo nell'autunno, con una temporalità di un paio di finestre all'anno.
Sotto il profilo degli impianti, il Fer X prevede la realizzazione di una nuova capacità complessiva pari a 37,15 gigawatt da fonti rinnovabili. Di questa capacità, 10 gigawatt riguardano impianti di piccola taglia fino a un megawatt, che accederanno, quindi, direttamente al meccanismo, mentre 27,15 sono destinati a impianti di maggiore dimensione, che saranno selezionati tramite procedure competitive. La misura, come indicato dall'onorevole interrogante, si inserisce in un contesto già caratterizzato da una crescita significativa delle rinnovabili, che, nell'ultimo triennio, ha registrato un installo superiore ai 20 gigawatt, anzi, siamo oltre i 22 con i dati ultimi, arrivando a fine 2025 a una capacità complessiva di 43,5 gigawatt di fotovoltaico e 13,3 gigawatt di eolico.
Nel complesso, il Fer X definitivo garantisce una continuità al meccanismo transitorio, concluso nel 2025, e rappresenta al momento il più importante strumento di incentivazione delle FER per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030. La contrattualizzazione dell'energia mediante contratti per differenza assicurerà, per quantità di energia sempre maggiore, un disaccoppiamento, di fatto, del prezzo del gas e un beneficio in termini di alleggerimento della componente ASOS nelle bollette nel caso di prezzi dell'energia elevati.
Questo nuovo meccanismo si inserisce nel percorso pragmatico e realistico adottato dal Governo sin dal suo insediamento: rafforzare l'indipendenza energetica del Paese, ridurre progressivamente il ricorso al gas e contenere sia il livello sia la volatilità dei prezzi dell'energia. Rappresenta, soprattutto, l'ennesima smentita alla presunta opposizione alle rinnovabili, veicolata da chi parla delle rinnovabili solo per slogan, peraltro criticando un Governo che le ha aumentate di oltre il 30 per cento.
Faccio presente, concludendo, che le ultime aste hanno raggiunto un valore, sia per il fotovoltaico che per l'eolico, di circa la metà del prezzo del PUN, e nelle prime aste si auspica che ci saranno delle entrate e non una maggiore spesa. Quindi, i 23 miliardi spalmati possono dare un risultato anche molto, molto più alto di 23.
PRESIDENTE. Il deputato Squeri ha facoltà di replicare per due minuti.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, signor Ministro. Devo dire che la sua risposta conferma quello che noi sapevamo già, ma è importante che anche i cittadini lo sappiano, cioè la massima attenzione che questo Governo dà all'implementazione delle fonti rinnovabili, che, come sappiamo, nel processo di decarbonizzazione è fondamentale. A chi ci dice che siamo contrari, per esempio, per agevolare l'entrata dell'energia nucleare, che abbiamo approvato la settimana scorsa in questo ramo del Parlamento, è proprio l'esatto contrario: noi sappiamo che le fonti rinnovabili, in un processo di decarbonizzazione devono essere aiutate dall'energia nucleare, certo non da domani, ma nel corso dei prossimi decenni.
Io prendo spunto e rilancio quello che lei ha già detto, cioè a chi dice che questo Governo è contro le fonti rinnovabili, noi rispondiamo non con le chiacchiere, ma con i numeri: questo Governo, nei suoi 3 anni di azione, ha installato quasi, anzi, tolgo il quasi, se consideriamo i primi mesi del 2026, il 40 per cento dell'installato complessivo rispetto ai 20 anni precedenti, per cui davvero questa campagna disinformatrice che l'opposizione non perde l'occasione di fare nei confronti dei cittadini è veramente da censurare.
Dobbiamo, invece, ribadire la visione lucida che questo Governo ha, confermando l'intenzione di decarbonizzare il sistema energetico, non certo da domani, perché solamente i bambini pensano che si possa fare da domani, ma, passo per passo, mettendo insieme tutte le azioni necessarie per farlo .
PRESIDENTE. Il deputato Romano ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02724 di cui è cofirmatario, per un minuto.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, l'Italia registra ormai da lungo tempo un alto costo dell'energia, con conseguenti ricadute sull'alto costo delle bollette. Noi riteniamo che l'autoproduzione sia un meccanismo capillare, che riesce ad abbattere il costo delle bollette. Quindi, abbiamo salutato anche con favore l'autorizzazione dell'Unione europea allo scostamento dello 0,3 - lo 0,6, in 2 anni - per gli investimenti . Ecco, gli investimenti verso l'autoproduzione possono, di fatto, abbattere il costo delle bollette.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere per 3 minuti.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente, grazie agli interroganti. In relazione ai quesiti posti dagli onorevoli interroganti, evidenzio come tutte le iniziative poste in essere dal Governo per ridurre il costo delle bollette energetiche si sviluppino lungo 2 direttrici principali: interventi immediati di contenimento dei costi e misure strutturali orientate alla transizione energetica. Sul piano degli interventi a breve termine, l'ultimo decreto-legge Bollette ha introdotto misure significative a favore di famiglie ed imprese.
Tra queste, il potenziamento del sociale e la riduzione degli oneri per le utenze non domestiche nel triennio 2026-2028. Parallelamente, sono stati previsti interventi per la riduzione strutturale della componente ASOS delle bollette e la sterilizzazione di alcuni costi legati alla produzione termoelettrica. Lo sviluppo e il rafforzamento dei contratti di lungo termine contribuiranno, inoltre, a ridurre la volatilità dei prezzi e a garantire maggiore certezza nei costi di approvvigionamento.
Nel settore gas si è intervenuti per ridurre il differenziale di prezzo PSV-TTF (PSV è il prezzo nazionale e TTF è il prezzo del mercato olandese), rafforzare la e l'approvvigionamento di biometano per il settore .
In quest'ottica si collocano anche gli strumenti di sostegno agli investimenti in rinnovabili, tra cui i meccanismi citati anche precedentemente, il meccanismo FER-X e le semplificazioni autorizzative, che favoriscono la realizzazione di nuovi impianti e il rafforzamento delle infrastrutture energetiche.
In relazione al rifinanziamento delle misure citate dall'interrogante, verrà presa in considerazione, nell'ambito della revisione del PNRR, la possibilità di stanziamenti e, in ogni caso, anche con le valutazioni di bilancio nazionale, la possibilità di utilizzo di strumenti complementari al fine di garantire la copertura completa e la continuità degli investimenti.
PRESIDENTE. Il deputato Romano, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare per due minuti.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. La risposta ci soddisfa, anche se riteniamo di dover dare un suggerimento al Governo perché, se è vero, come è vero, che il sistema di autoproduzione e, quindi, di autoconsumo abbatte il costo delle bollette, qualcuno direbbe: ma ci vogliono i tempi affinché, attraverso bandi, si possano finanziare progetti per fare in modo che questi entrino in funzione, per fare in modo che questi possano abbassare il costo delle bollette stesse. Bene. Noi abbiamo suggerito al Governo, anche attraverso questa interrogazione, il rifinanziamento di bandi in essere perché ci sono tante piccole e medie imprese che non risultano essere in graduatoria perché, nel novembre scorso, l'Unione europea ha rimodulato i fondi del PNRR; ad esempio, il secondo sportello per le FER di Invitalia è sceso da 320 milioni a 155 milioni. Basterebbe nuovamente ripristinare questo Fondo per consentire a ulteriori 713 piccole e medie imprese di avere questi fondi e attaccare immediatamente la spina delle rinnovabili così che queste potrebbero comportare un abbattimento serio, concreto, reale e immediato del costo delle bollette.
PRESIDENTE. Il deputato Bonelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02725 .
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro lei sa che la destra che governa questo Paese al Senato della Repubblica sta tentando di modificare la legge n. 157 che disciplina l'attività venatoria. Lo sta facendo in un modo barbaro, inaccettabile, pensando di far cacciare nelle aree protette, nelle spiagge; addirittura cacciare specie protette è inaccettabile, tipo l'oca selvatica, lo stambecco - non so che cosa vi abbiano fatto di così tanto male lo stambecco e l'oca selvatica -, diminuendo i poteri dell'ISPRA.
Io le chiedo, in virtù del fatto che l'Unione europea vi ha comunicato e ha comunicato a lei, signor Ministro, che queste norme sono in violazione delle direttive europee: lei che cosa intende fare per rispettare le direttive europee ?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere per tre minuti
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente, grazie agli interroganti. In relazione al quesito posto dall'onorevole interrogante, si precisa che la comunicazione della Commissione europea in relazione al testo del disegno di legge sulla tutela della fauna selvatica, attualmente in discussione in Senato, contiene osservazioni preventive su disposizioni ancora in corso di esame parlamentare, che non sono da intendersi come una declaratoria di incompatibilità unionale di norme vigenti. Sono valutazioni interlocutorie su un testo non ancora approvato e per le quali non sussiste alcun tipo di omissione informativa; inoltre, non sussiste un autonomo obbligo di trasmissione al Parlamento dell'interlocuzione tecnica riferita a disposizioni non ancora definitive.
Tali osservazioni saranno comunque valutate nella sede competente, anche attraverso il confronto con le altre amministrazioni interessate, al fine di assicurare la coerenza del testo finale con la disciplina eurounitaria.
Ad ogni buon conto, le osservazioni formulate dalla Commissione si concentrano, in particolare, sull'estensione della caccia nelle aziende agrituristiche-venatorie, oltre la stagione venatoria, e l'eventualità che l'attività riguardi gli esemplari di fauna selvatica presenti in loco durante i periodi sensibili; la possibilità di estendere i periodi di caccia oltre i limiti oggi previsti; la possibilità di usare dispositivi ottici o optoelettronici per la caccia selettiva degli ungulati; la modifica della disciplina sui richiami vivi. Su tali aspetti è in corso un'interlocuzione tra il MASE e il MASAF al fine di fornire una risposta a quanto evidenziato dai servizi della Commissione.
Inoltre, in ragione dell'iter legislativo in corso, sono in fase di valutazione gli approfondimenti tecnici sulla formulazione del testo e degli emendamenti, anche allo scopo di tener conto, ove necessario, dei profili di attenzione evidenziati, senza tuttavia pregiudicare l'autonomia del Parlamento, cui spetta la valutazione e la definizione finale del testo normativo.
PRESIDENTE. Il deputato Bonelli ha facoltà di replicare.
ANGELO BONELLI(AVS). Signor Ministro, mi sarei aspettato che lei mi avesse risposto come Ministro dell'Ambiente, ovvero colui che, in nome del popolo italiano e in nome dell'interesse pubblico, tutela la biodiversità e il patrimonio faunistico del nostro Paese. Invece, non ha fatto questo: ha abdicato alla sua funzione in favore di altri.
Però, questa è una lettera molto chiara. È una lettera che dice: attenzione, non potete fare questo perché state violando le direttive europee. Lei mi spiega, signor Ministro, in cuor suo, perché dovete andare a far cacciare dentro i parchi? Perché dovete far cacciare sulle spiagge e sul demanio marittimo nel nostro Paese ? Perché dovete far cacciare l'oca selvatica e lo stambecco nelle aree protette? Perché dovete consentire alla dei cacciatori di sparare a tutto ciò che si muove nei nostri boschi? Tutto ciò che si muove si deve sparare.
Per quale ragione lei non esercita la sua funzione di Ministro dell'Ambiente e della tutela della biodiversità? Eserciti questa funzione! Non possiamo essere ostaggio di una . Noi lo dobbiamo ai giovani, alla stragrande maggioranza degli italiani che la caccia non la vogliono e al futuro delle generazioni che verranno. Allora, la eserciti questa funzione!
Chieda delle modifiche e fermi una legge che è veramente un abominio da questo punto di vista. Ripeto: eserciti la sua funzione di Ministro a tutela della biodiversità. Lo faccia in nome dell'interesse pubblico, non in nome della dei cacciatori che sparerebbero a tutto ciò che si muove. Questo è francamente inaccettabile
PRESIDENTE. La deputata Ruffino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02726 .
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Pochi mesi fa il contestatissimo esame nazionale per guide turistiche: 12.000 partecipanti effettivi, 230 ammessi all'orale.
Il nuovo bando 2026 è già stato travolto dalle polemiche. Quindi, chiedo quali iniziative si intendano assumere per verificare l'impianto complessivo, con particolare riferimento all'accessibilità della procedura, alla congruità dei tempi di preparazione concessi, alla carenza dei criteri e alla tutela delle pari opportunità per le candidate in gravidanza e in allattamento.
PRESIDENTE. Il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha facoltà di rispondere.
GIANMARCO MAZZI,. Grazie, signor Presidente. Questo è il primo Governo che considera le guide quali figure chiave del sistema turismo. L'Italia detiene il primato mondiale per numero di siti Patrimonio Unesco e vanta un'eredità storico-artistica che merita di essere valorizzata da tecnici competenti e certificati. Non possiamo permetterci narrazioni improvvisate.
Centrando la riforma della professione di guida turistica, prevista nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), con la legge n. 190 del 2023 è stata profondamente innovata la disciplina di tale professione che, superando il precedente sistema, basato su esami regionali, per la prima volta ha introdotto un sistema statale di abilitazione nazionale.
A fronte dei crescenti flussi turistici, gli operatori del settore e le associazioni confederate hanno lamentato una seria carenza di guide turistiche certificate, segnalandola in diversi incontri al Ministero, via e con molteplici appelli pubblici. In un'intervista a le guide evidenziano che la domanda internazionale di turismo esperienziale continua ad aumentare, ma la crescita è frenata dalla carenza di guide turistiche abilitate.
Siamo intervenuti sia per trovare una soluzione ad un problema che si trascina da più di 10 anni, sia per contrastare il dilagante fenomeno dell'esercizio abusivo della professione presso i più importanti luoghi della cultura. L'abusivismo non rappresenta soltanto una forma di concorrenza sleale nei confronti di chi opera nel rispetto delle regole, ma può incidere sulla qualità dell'esperienza turistica, sulla trasparenza dei servizi offerti e sulla capacità di raccontare in modo corretto il valore dei nostri territori.
A seguito dell'ultimo bando, c'è stato un aumento della percentuale dei partecipanti all'esame in rapporto al numero degli iscritti. Questo testimonia, da un lato, la grande esigenza del comparto e, dall'altro, che i candidati, forti dell'esperienza maturata con il primo test nazionale, sono arrivati maggiormente preparati.
Concludo rispondendo sul punto. Per l'organizzazione e la realizzazione delle prove di esame di abilitazione alla professione, il Ministero si è avvalso di Formez PA, nata nel 1963, ente che affianca le amministrazioni pubbliche nei processi di modernizzazione dello Stato e nella gestione di procedure selettive. I test si svolgono nel rispetto delle normative vigenti, in conformità all'accessibilità, alla congruità dei tempi di preparazione concessi, alla distribuzione territoriale delle sedi, alla chiarezza dei programmi e alla coerenza dei criteri valutativi.
Le nostre priorità sono puntuali: certificare il maggior numero di professionisti qualificati, tutelare le guide abilitate, contrastare l'abusivismo e offrire ai turisti un servizio all'altezza dello straordinario patrimonio culturale italiano.
PRESIDENTE. La deputata Ruffino ha facoltà di replicare.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Signor Ministro, mi spiace. Primo Governo certamente, ma narrazioni improvvisate. La prima volta dopo 10 anni di un esame, ma ciò non autorizza assolutamente il superamento della logica che è stata avviata in questa prova. Direi che si è superato ogni limite di rispetto verso i professionisti che sono stati esclusi: archeologi, storici d'arte, ricercatori. Si scarica sui candidati il peso dei ritardi e delle inefficienze amministrative.
È vero, ha ragione: per oltre 10 anni l'Italia non è riuscita a bandire un nuovo concorso, un nuovo bando, un nuovo esame abilitante. Nel gennaio 2025 viene pubblicato il primo bando nazionale destinato a colmare questa storica carenza di guide specializzate: 30.000 iscrizioni. Nel 2026, il 19 maggio, si è chiuso il bando. Il giorno successivo è stato pubblicato il programma d'esame. La prova scritta è stata fissata il 5 giugno: 15 giorni! Io non credo assolutamente che questa sia la modalità di gestire un'operazione così delicata per un Governo che ha in mente di valorizzare il turismo. Su questo, purtroppo, ci sono numeri certi. Non ne ha parlato, ma è inconfutabile quello che le sto dicendo.
Non si chiedono esami facili nella maniera più assoluta, ma sostenibili e coerenti col lavoro delle guide turistiche. È stato richiesto un tavolo pubblico, ma non è stato concesso. Non sono state rispettate, tra l'altro, le pari opportunità, perché c'è stata l'assoluta mancanza di tutela per le donne in gravidanza o in fase di allattamento. Quindi, in un Paese in cui la natalità occupa il dibattito pubblico, il Governo è stato forse il primo a non rispettare questo aspetto.
E così devo dire che questo concorso e questa prova sono stati una “Caporetto” per il Governo. Non potete neppure addurre il tema delle risorse, perché queste c'erano, ma forse è mancata la sensibilità, l'attenzione e anche la capacità tecnico-politica di gestire un esame nazionale che, se ben gestito, oggi colmerebbe la carenza delle guide e forse porrebbe anche fine a tutto l'abusivismo. Così non è.
E vedremo che cosa succederà nei 15 giorni di tempo che avete dato a questi ragazzi e a questi professionisti .
PRESIDENTE. Il deputato Andrea Rossi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Berruto ed altri n. 3-02727 di cui è cofirmatario.
ANDREA ROSSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, le poniamo, come gruppo, una domanda che ritengo sia abbastanza semplice, che nasce da due elementi fattuali.
Le elezioni della Federazione italiana sport equestri, nel settembre 2024, hanno confermato Marco Di Paola come presidente. Queste elezioni sono state oggetto di contestazioni, esposti e accertamenti che, pur conclusi con una richiesta di archiviazione sul piano penale, hanno comunque istruito un quadro che la stessa procura di Roma ha definito “ utilizzati per ottenere la conferma della nomina”, “un quadro oggettivamente opaco e per nulla rassicurante” e che “lascia alquanto perplessi”.
A ciò - ed è il secondo elemento - si aggiungono gli elementi emersi recentemente in un'inchiesta giornalistica relativa alla commissione per la riforma della giustizia sportiva, coordinata dallo stesso Di Paola, che è descritta - dati ufficiali del CONI - come istituita d'intesa con il Ministero.
Ecco, per questo noi non intendiamo mettere in discussione l'autonomia dell'ordinamento sportivo, che va rispettata e tutelata, però chiediamo con chiarezza quale sia stato il reale ruolo del Ministero nell'istituzione e nelle attività di questa commissione e per quali ragioni il Governo ritenga non corrispondente ai fatti la ricostruzione emersa, appunto, nelle ultime settimane .
PRESIDENTE. Il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
ANDREA ABODI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti, che mi consentono di aggiornare il Parlamento sul processo di rinnovamento della giustizia sportiva, che auspichiamo possa restituirci un sistema più efficiente, intellegibile e rispondente alle norme, ai principi e ai valori sportivi, a tutela di tutti i soggetti che, a vario titolo, ne fanno parte.
Il CONI, in un clima di collaborazione istituzionale, nel luglio del 2025 ha invitato l'autorità politica delegata in materia di sport a partecipare ai lavori di un tavolo tecnico sulla giustizia sportiva, attraverso l'indicazione di professionisti esperti della materia in oggetto, con l'obiettivo di migliorare ed efficientare il sistema, aumentandone la credibilità, la trasparenza, l'indipendenza e la terzietà, per rafforzarne la reputazione, nel rispetto del principio di autonomia dell'ordinamento sportivo.
Di questa commissione, formata da sette membri di nomina CONI-CIP e sei di nomina governativa, hanno fatto parte professori universitari, giuristi, dirigenti ministeriali e rappresentanti del mondo sportivo. Un gruppo eterogeneo, che ha unito competenze ed esperienze qualificate nel settore.
In tale contesto, preciso che l'avvocato Marco Di Paola, designato dalla componente sportiva, ha partecipato ai lavori di questa prima commissione, istituita presso il CONI, nel ruolo di coordinatore indicato dal medesimo ente, in qualità di vicepresidente, nonostante - e sottolineo: nonostante - avessi auspicato, con separata nota, un supplemento di riflessione circa il ruolo e l'opportunità che i presidenti federali indicati dalla componente sportiva partecipassero alle attività del tavolo tecnico.
Questa commissione ha, peraltro, terminato i suoi lavori a febbraio 2026, producendo un'ampia documentazione istruttoria, che è stata oggetto di studio e analisi.
All'esito di tale attività è stato creato un gruppo di lavoro - questo sì, congiunto e più ristretto -, al quale non ha partecipato alcun presidente federale, ma composto da cinque giuristi e professionisti di chiara fama, che ha elaborato un primo impianto di riforma relativa alla procura generale dello sport e alle procure federali, che, dagli elementi acquisiti dal CONI, sarà presentato la prossima settimana ai presidenti federali, per essere auspicabilmente approvato dalla giunta e dal consiglio nazionale del CONI entro il mese corrente.
Sempre da elementi acquisiti dal CONI, relativamente ai fatti indicati nelle premesse dell'atto di sindacato ispettivo, rappresento che gli esiti dell'assemblea elettiva della Federazione italiana sport equestri, che si è tenuta il 9 settembre 2024 e ha visto Marco Di Paola confermato in qualità di presidente per il terzo mandato consecutivo, non hanno costituito oggetto di specifica impugnazione dinanzi agli organi della giustizia sportiva, e neppure il CONI è stato formalmente investito della vicenda, ancorché i fatti avessero avuto rilievo giornalistico.
L'esposto dei signori Campese e Bartalucci sulle presunte irregolarità nelle procedure di voto relative alla summenzionata assemblea, è stato indirizzato direttamente alla procura della Repubblica di Roma, che ha effettuato le attività di indagine, le quali si sono chiuse con il provvedimento di archiviazione citato nell'atto, peraltro contenente elementi da ritenersi rilevanti in ambito sportivo.
Non appena ricevuto l'esposto in data 3 giugno scorso, il presidente del CONI ha provveduto a informare immediatamente la procura generale dello sport, operante presso il CONI stesso, per il seguito di competenza, la quale si è attivata senza indugio iscrivendo il procedimento nell'apposito registro e indicando il viceprocuratore generale dello sport. Di tale procedimento sarà mia cura dare puntuale aggiornamento al Parlamento.
Quindi, ricapitolando su questo specifico punto, la nomina dell'avvocato Di Paola come coordinatore della commissione è stata indicata dal CONI, in quanto la commissione...
PRESIDENTE. Devo chiederle di concludere, Ministro.
ANDREA ABODI,. ...è stata istituita su iniziativa del CONI e ha operato presso il CONI. Sto terminando, grazie, Presidente.
Pur avendo manifestato perplessità sulla presenza di presidenti federali in quella fase, ho preferito privilegiare l'obiettivo di attivare il processo di riforma. Ho partecipato alla prima riunione, invitato dal presidente Buonfiglio, specificando che sarebbe stata la prima e l'ultima mia presenza al tavolo, augurando buon lavoro e ribadendo l'importanza dell'attivazione del processo di riforma.
Tutto ciò premesso, quanto all'avvio dell'indagine conoscitiva in VII Commissione, l'onorevole Berruto ricorderà che ho dato la mia più ampia disponibilità, in ultimo durante la seduta della Commissione dello scorso 15 ottobre, dichiarandomi favorevole ad ampliare la discussione sulla giustizia sportiva, anche mediante l'avvio di una indagine conoscitiva.
PRESIDENTE. Il deputato Berruto ha facoltà di replicare per due minuti.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Ministro Abodi, le riconosco un record in questo Governo: lei è il Ministro con la più grande distanza tra quello che dice e quello che fa. Da mesi parla di riforma della giustizia sportiva e poi accetta che a coordinare la Commissione che dovrebbe farlo sia Marco Di Paola, sulla cui vicenda elettorale un procuratore ha segnalato possibili brogli.
Ma il problema non è una persona, è un sistema, che lei continua a osservare come uno spettatore, non come il Ministro per lo Sport. Un sistema in cui la politica occupa lo sport, mentre racconta di volerlo liberare: sette parlamentari o Sottosegretari che presiedono federazioni, enti di promozione sportiva, leghe e club e che ricevono denaro pubblico. Da chi? Da Sport e Salute, società pubblica al 100 per cento, con un CdA nel quale ricompare una sua nomina che richiama una persona radiata da un ente di promozione sportiva. Non giudico le vicende personali, giudico le scelte politiche. Davvero in tutta Italia non c'era nessuno senza questo scheletro nell'armadio? Davvero questo è il segnale che lei vuole dare allo sport italiano? Dovevate portare lo sport nelle scuole e nelle periferie, invece rincorrete poltrone e grandi eventi guardati dalle tribune VIP del Foro Italico o dell'Olimpico.
Parliamo del progetto Illumina? Trentadue milioni di euro per cento da fare entro il 2025: uno - lo ripeto, uno - realizzato in tre anni. O l'operazione Sestante? Smantellare sedi CONI, regalare disagi e incertezza ai dipendenti, per risparmiare? Per poter spendere dove, Ministro, in assunzioni o consulenze di amici di partito? La verità è che avete costruito un sistema nel quale controllori e controllati stanno dalla stessa parte del tavolo, esattamente come nella giustizia sportiva, diventata una clava da brandire contro gli avversari sul campo o sulle poltrone.
Da un anno è chiusa nei vostri cassetti la mia richiesta di indagine parlamentare sul tema. Che fine ha fatto? Perché è nata, però, la Commissione congiunta CONI e Ministero, coordinata da Marco Di Paola? E lei anche adesso si difende dicendo “non l'ho nominato io”, ma lei è parte di quel tavolo, Ministro, non è un passante, non è l'avventore del bar sport.
Guardi, potete nominare anche Dracula all'AVIS per la vostra sete di potere, il problema è che i canini li affondate nel collo di dirigenti, volontari e allenatori che ogni sera aprono una palestra. Loro tengono in piedi lo sport italiano, non grazie a voi, ma malgrado voi.
Ministro Abodi, sono passati quasi quattro anni, basta dichiarazioni, faccia il Ministro .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 16,15 a partire dalla commemorazione di Gianni Cervetti.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. . Colleghe e colleghi, lo scorso 7 maggio si è spento - all'età di 92 anni - Gianni Cervetti, deputato nella X e XI legislatura ed europarlamentare dal 1984 al 1989.
Nato a Milano il 12 settembre 1933 da una famiglia antifascista, si iscrive giovanissimo alla sezione Gramsci del Partito Comunista. Dopo la maturità classica, frequenta la facoltà di medicina, ma nel 1956 accetta la proposta del partito di recarsi a Mosca, nell'ambito di un percorso di formazione politica che lo vedrà diventare uno dei più importanti e apprezzati dirigenti del partito.
Nella capitale dell'allora Unione Sovietica si laurea in scienze economiche e commerciali. Sempre a Mosca conosce Franca Canuti, che sposerà nel 1958.
Nel 1961, terminata la parentesi moscovita, ritorna in una Milano al centro del economico e qui, dopo l'attività sindacale nella CGIL, diventa - nel 1969 - segretario provinciale del PCI. Sono anni molto difficili sul piano dell'ordine pubblico e, solo qualche mese prima della strage neofascista di Piazza Fontana, Cervetti è tra i promotori del Comitato antifascista per la difesa dell'ordine repubblicano, iniziativa in cui sa coinvolgere tutte le realtà politiche, sindacali, associative e culturali, che si riconoscono nei medesimi ideali antifascisti e nella Costituzione.
Dal 1970 al 1975 è consigliere comunale della sua città, mostrando una non comune capacità politica che gli dischiude le porte della segreteria nazionale del partito, nella quale assume l'incarico di responsabile dell'organizzazione. Il 13 dicembre 1976 la relazione davanti al Comitato centrale del partito non passa certamente inosservata, anche per l'enunciazione del fortunato slogan “partito di governo e di lotta”, da lui stesso coniato.
Arriva poi il momento di mettere a frutto i rapporti intessuti nel periodo trascorso in Unione Sovietica e, su diretta indicazione del segretario Berlinguer, gli viene affidata la delicata missione di emancipare il Partito Comunista dalla tutela finanziaria del PCUS, di chiudere con “l'oro di Mosca”, per citare il titolo di un suo noto libro pubblicato nel 1993.
Nel 1979 torna in Lombardia come segretario e consigliere regionale dal 1980 al 1984. All'interno del partito si colloca nell'area dei riformisti, con Giorgio Napolitano, con il quale condivide l'obiettivo di condurre il partito nell'alveo della socialdemocrazia europea: con Napolitano stringe un sodalizio culturale e politico che li accompagnerà per decenni.
Nel 1984 viene eletto deputato dell'europarlamento e negli anni trascorsi al Parlamento europeo svolge il compito di Presidente del gruppo “Comunisti e apparentati”. Entra quindi per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1987, membro delle Commissioni affari esteri e difesa.
Nel 1989 sostiene la svolta della Bolognina di Achille Occhetto, che lo chiama - come Ministro della Difesa - nel suo governo ombra, costituito sul modello dello inglese.
Collezionista di libri rari e appassionato di musica classica, interessi che sa declinare impegnandosi in prima persona presso diverse istituzioni culturali del suo territorio: l'Orchestra sinfonica di Milano Giuseppe Verdi e l'Associazione culturale Italia Russia Lombardia, delle quali assume la presidenza, e l'Università statale di Milano, di cui viene nominato consigliere di amministrazione in rappresentanza del Ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca.
La consegna dell'Ambrogino d'oro da parte del comune di Milano nel 2021 rappresenta il giusto ringraziamento della città al suo intenso impegno politico e culturale.
Nel 2016 pubblica una sorta di autobiografia, “Compagno del secolo scorso. Una storia politica”, in cui si cimenta anche in un'analisi attenta e critica della storia del PCI.
Con la scomparsa di Gianni Cervetti perdiamo un protagonista della sinistra italiana, un politico raffinato e colto, una figura di grande equilibrio e senso istituzionale. Ai familiari e agli amici voglio rinnovare il sentimento di cordoglio mio e della Camera dei deputati. Invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio .
Ha chiesto di parlare la deputata Quartapelle Procopio. Ne ha facoltà.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO(PD-IDP). Milanese, comunista, sindacalista, deputato, parlamentare europeo, bibliofilo, cultore di archeologia, grande appassionato di musica, Gianni Cervetti è stato però soprattutto un dirigente comunista nell'epoca in cui guidare le organizzazioni di massa richiedeva persone che si votassero a quel compito con sapienza ed equilibrio.
Nacque a Milano nel 1933 in una famiglia di estrazione popolare, che gestiva un'osteria vicino a corso Magenta, in via Rasori. Da quel mondo, da quell'esperienza in cui si lavorava 363 giorni e mezzo all'anno - perché l'osteria chiudeva il giorno di Ferragosto e la sera della Vigilia -, quel mondo popolato da proletari e sottoproletari, derivò curiosità per le esperienze umane e un anelito solidaristico che a 16 anni sfociò nell'impegno e nell'iscrizione al Partito Comunista Italiano.
Si formò come dirigente comunista in Unione Sovietica all'indomani della svolta di Krusciov. Raccontò spesso il momento in cui, nell'Ufficio quadri della Federazione milanese del PCI, comprese che la sua vita sarebbe cambiata. Il partito, nella persona di Lampredi, gli chiese di interrompere gli studi di medicina e trasferirsi a Mosca, senza poter tornare in Italia per 4 anni, né rivelare la propria destinazione, se non ai familiari più stretti. In questi particolari si legge la storia di un partito che aveva la pretesa di determinare la vita dei suoi dirigenti e che nutriva nella segretezza e nella solennità il legame con Mosca. Pur riconoscendone errori e ritardi, Cervetti continuò sempre a definirsi, con ironia e con misura, un compagno del secolo scorso, consapevole che la sua esperienza appartenesse a un tempo diverso dal presente.
Tornato da Mosca nel 1961, divenne segretario della Federazione milanese del PCI nel 1969 e guidò quell'organizzazione fino al 1975. Per affrontare la tensione lacerante di quegli anni creò il Comitato antifascista per la difesa dell'ordine repubblicano, un'iniziativa unitaria che, coinvolgendo tutti i partiti antifascisti ed escludendo le forze eversive, riuscì a evitare che gli estremismi del dopo Piazza Fontana facessero deragliare Milano e, quindi, l'Italia. Fu il suo principale risultato milanese e anche quello di cui, giustamente, era più orgoglioso.
E fu anche su quello che si costruì poi l'esperienza delle giunte di sinistra a Milano, nell'area metropolitana: un'esperienza riformatrice che ha segnato l'area e la politica di quel territorio. La sua è stata una lezione di un uomo di partito che non era un uomo di parte e che lavorò sempre per rafforzare le istituzioni prima della sua parte politica.
Nel 1975 venne chiamato a Roma da Berlinguer per ricoprire l'incarico di responsabile dell'organizzazione nazionale del PCI, affidandogli anche il compito di chiudere il finanziamento proveniente da Mosca.
Nel 1993, nel pieno di Mani Pulite, ruppe un tabù, raccontando in un libro il sistema dei finanziamenti esteri al PCI e anche alla DC e il ricorso diffuso a forme di finanziamento che definì aggiuntive; dunque, di fatto, illecite. Lo fece per contribuire a un necessario chiarimento sulle responsabilità politiche e per contribuire al processo, che lui riteneva inevitabile, di risanamento della politica italiana. Lo fece con grande costo, credo, perché in quegli anni il suo rapporto con il partito di cui faceva parte era attraversato da molte amarezze. E penso che scrisse quel libro animato da quel costante sacrificio di sé nutrito nella sua formazione, intendendo che la verità lì contenuta fosse a tutela della comunità e della storia di cui era stato parte.
Negli ultimi 30 anni della sua vita, dopo la piena assoluzione nel processo che lo aveva coinvolto, ha presieduto l'amatissima Orchestra Sinfonica Verdi, Corrente, l'ISEC di Sesto San Giovanni, l'Aldus Club e tutta una serie di alte istituzioni culturali. Soprattutto ha continuato il dialogo politico con gli amici di una vita, in particolare con Emanuele Macaluso e con Giorgio Napolitano, al quale non ha mai fatto mancare il sostegno e i consigli durante gli anni della Presidenza della Repubblica. Con loro, già dalla fine degli anni Ottanta, aveva abbracciato pienamente la visione politica e gli obiettivi del socialismo europeo.
La sua è stata una vita lunga quasi un secolo, completata dal legame profondo con Franchina, da cui è nato il figlio Andrea ed a cui si sono aggiunte le nipoti Elena ed Elisa. Come ha scritto Paolo Franchi, è stata una vita vissuta dentro e alla guida di quella comunità vasta e complessa che era il PCI.
Nella sua autobiografia ha voluto inserire una citazione di Gramsci, che penso sia il modo migliore per concludere il suo ricordo: “Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne la grandezza e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in sé. Una generazione vitale e forte, che si propone invece di affermarsi, tende a sopravvalutare la generazione precedente, perché la propria energia le dà la sicurezza che andrà anche più oltre”.
È con questo spirito che concludo il suo ricordo e spero che il confronto con il suo lascito ci dia la lucidità e le energie necessarie per affrontare il presente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mascaretti. Ne ha facoltà.
ANDREA MASCARETTI(FDI). Grazie, Presidente. Ci troviamo oggi per rendere omaggio alla memoria dell'onorevole Gianni Cervetti, una figura che ha attraversato con autorevolezza, competenza e passione civile alcuni dei passaggi più significativi della storia repubblicana del nostro Paese.
La sua figura è stata importante non soltanto per la città di Milano - la sua città di nascita, alla quale è sempre rimasto profondamente legato -, ma anche per la politica nazionale. Con Gianni Cervetti se ne va, infatti, uno dei protagonisti di quella generazione che ha contribuito a promuovere una visione della politica fondata sul confronto e sul rispetto delle istituzioni e sul servizio alla collettività.
Nato a Milano nel 1933, Cervetti ha vissuto da protagonista le grandi trasformazioni del secondo Novecento. Parlamentare nazionale, parlamentare europeo, dirigente politico, amministratore locale e uomo di cultura, ha saputo interpretare ciascuno di questi ruoli con rigore e serietà.
Tra i meriti di Gianni Cervetti vi fu anche quello di aver contribuito, in anni complessi attraversati dalle tensioni della Guerra fredda, a rafforzare l'autonomia della sinistra italiana dall'Unione Sovietica. La sua convinzione che il partito dovesse rispondere esclusivamente ai cittadini e non a interessi esterni trova espressione nella scelta, coraggiosa per quei tempi, di interrompere la dipendenza dai finanziamenti sovietici. Una decisione che testimonia il valore di Cervetti come uomo delle istituzioni. Ed è proprio ciò che vogliamo ricordare, l'uomo delle istituzioni. Un uomo che ha sempre considerato la politica non come esercizio di potere, ma come responsabilità verso la comunità.
Gianni Cervetti apparteneva a quella tradizione civile che attribuisce alla memoria storica un valore fondamentale. Non a caso, il suo lungo impegno all'interno dell'Istituto per la storia dell'età contemporanea di Sesto San Giovanni ha rappresentato uno dei capitoli più significativi della sua attività pubblica. Come presidente e, successivamente, come presidente emerito dell'ISEC ha contribuito a valorizzare il patrimonio documentale e culturale custodito dall'istituto, promuovendo la ricerca storica. Per Cervetti la storia non era un semplice esercizio accademico, era uno strumento per comprendere il presente e ragionare sul futuro. Era la consapevolezza che una comunità perde, quando smarrisce il ricordo delle proprie radici.
Ma accanto all'impegno politico e culturale vi era anche una sua profonda attenzione per il mondo dell'arte e della musica. La sua lunga esperienza alla guida della Fondazione dell'Orchestra Sinfonica di Milano testimonia il suo impegno per la cultura come elemento fondamentale della vita della città. Come presidente dell'Orchestra Sinfonica di Milano dal 2008 al 2019 ha accompagnato un'importante fase di crescita delle istituzioni, mettendo al servizio della comunità musicale la sua esperienza, la sua capacità di visione e il suo senso di responsabilità.
Chi ha avuto modo di collaborare con lui ne ricorda la straordinaria preparazione, la lucidità del giudizio e quella rara capacità di trasformare ogni dialogo in un'occasione di approfondimento e di crescita. Oggi ricordiamo quanto ha fatto nella sua Milano e nelle istituzioni che ha servito con dedizione e rivolgiamo le nostre condoglianze alla sua famiglia, ai suoi amici e a tutti coloro che gli sono stati vicini.
All'onorevole Gianni Cervetti va oggi il nostro omaggio più sincero e il nostro ricordo come uomo delle istituzioni e della cultura .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Con la scomparsa di Gianni Cervetti, Milano viene privata di una figura che ha attraversato tutta la Prima Repubblica e le fasi più importanti della nostra città e della Repubblica italiana.
Figura di spicco sia nel Partito comunista italiano - tant'è che ha ricoperto tutta la filiera di cariche interne -, sia a livello istituzionale, dove ha ricoperto ruoli che vanno dal territorio, quindi da consigliere comunale, fino ai vertici del Paese. Riformista, come si diceva un tempo “migliorista”, è stato tra i primi a comprendere la necessità di rendere autonomo il Partito Comunista Italiano dal PCUS per quanto riguarda i finanziamenti in arrivo dall'URSS - il famoso oro di Mosca -, sia politicamente sposando la stagione dell'eurocomunismo, fino ad arrivare a un sostegno alla svolta della Bolognina.
Cervetti fu un uomo del dialogo con il mondo del lavoro - ovviamente, vista la sua storia di uomo di sinistra - sia con le imprese e con il mondo delle professioni. E fu uomo soprattutto anche di cultura, diventato tra le altre cose presidente della Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano, Giuseppe Verdi, che è uno dei principali istituti, enti culturali del nostro Paese. Tutti motivi che hanno poi portato la città di Milano a consegnarli l'Ambrogino d'oro nel 2021, segno di riconoscimento della città nei suoi confronti.
Come Lega noi esprimiamo il nostro cordoglio alla famiglia, alla comunità politica a cui è appartenuto e - mi permetto di dire - anche alla città di Milano, che perde una figura di primissimo piano della sua storia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sala. Ne ha facoltà.
FABRIZIO SALA(FI-PPE). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, quando scompare una personalità che ha attraversato così tanti decenni della storia repubblicana, il rischio è quello di limitarsi all'elenco degli incarichi ricoperti. Eppure la figura di Gianni Cervetti merita qualcosa di più.
Nato a Milano nel 1933, Cervetti è stato protagonista di una stagione politica che coincide con una parte importante della storia italiana del Novecento, dalla ricostruzione del dopoguerra agli anni più difficili della nostra democrazia, fino ai grandi cambiamenti che hanno accompagnato la fine delle ideologie del secolo scorso.
Molti lo ricordano nel ruolo che ebbe accanto a Enrico Berlinguer, in una fase cruciale di vita del PCI. Una fase nella quale maturò la convinzione che l'autonomia della politica italiana dovesse prevalere su ogni forma di dipendenza esterna. Fu una scelta non semplice che richiese coraggio e senso dello Stato e proprio per questo rappresenta, ancora oggi, una testimonianza significativa per chiunque creda nella piena sovranità della democrazia italiana.
Cervetti fu anche un uomo profondamente legato alla sua terra. Milano e la Lombardia non furono soltanto il luogo delle sue origini, ma il contesto nel quale costruì gran parte del proprio impegno civile e politico.
Negli anni difficili segnati dal terrorismo e dalla strategia della tensione, contribuì, insieme a tanti altri protagonisti di quella stagione, alla difesa delle istituzioni democratiche e dei valori costituzionali.
Vi è poi un aspetto meno noto, ma altrettanto importante: terminata la stagione della politica attiva, Gianni Cervetti continuò a servire la comunità attraverso la cultura. Dalla Fondazione ISEC alla Fondazione Orchestra Verdi, fino alle numerose iniziative dedicate alla memoria storica e alla diffusione del sapere, dimostrò come l'impegno pubblico possa assumere forme diverse, ma mantenere la stessa dignità e la stessa utilità sociale.
In tempi nei quali il confronto politico appare spesso rapido e superficiale, la sua biografia ci ricorda una generazione di dirigenti che studiava, si formava, leggeva, coltivava interessi culturali profondi e considerava la politica una missione, prima ancora che una professione. Le nostre idee erano diverse e spesso contrapposte, ma nelle istituzioni della Repubblica il rispetto per la persona e per il percorso umano viene prima delle divisioni politiche.
Per questo oggi Forza Italia si unisce al cordoglio della famiglia, degli amici e di quanti ne hanno condiviso il cammino politico e civile. Alla sua memoria va il nostro rispettoso omaggio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Ricordare Giovanni Cervetti, uomo di lotta e di governo, significa anche fare i conti con una parte fondamentale del pensiero democratico del nostro Paese.
Cervetti è stato a pieno titolo un riformista, anche nel tormento in cui le categorie di riformismo e appartenenza si scontrarono, fino a ridefinire l'identità stessa del Partito Comunista Italiano. Riformista sì, ma in un'accezione profonda e non meramente tattica. Per il “compagno del secolo scorso” riformare significava soprattutto trasformare le rivendicazioni in diritti esigibili.
C'è comunque un passaggio nella sua biografia politica che merita di essere letto con particolare nettezza. Per Gianni Cervetti l'uscita dall'influenza sovietica voluta da Berlinguer fu una scelta non solo necessaria, ma del tutto positiva e liberatoria; rappresentò un presupposto civile e morale perché la sinistra italiana potesse finalmente dirsi responsabile del proprio destino. Lo strappo da Mosca divenne una premessa irrinunciabile per un riformismo credibile.
Detto questo, sarebbe storicamente impreciso appiattire la sua figura esclusivamente sull'ala riformista del PCI, soprattutto se per ala riformista si intende una certa inclinazione a fare del riformismo una piattaforma di governabilità, talvolta pronta a smarrire le ragioni profonde del conflitto sociale. Cervetti, pur protagonista dello strappo dall'URSS, mantenne sempre un tratto di rigore, che lo portava a diffidare di chi, in nome del realismo, rischiava di normalizzare completamente la sinistra dentro le compatibilità del capitalismo. Il suo riformismo non era accomodante, era un riformismo di lotta, se così si può dire, che rompeva con l'Unione Sovietica non per abbandonare ogni orizzonte di trasformazione, ma per fondarlo su basi finalmente democratiche e non più eterodirette.
In questo senso, Cervetti fu fino in fondo un uomo del PCI, anche nella sua fase più lacerante. La sua eredità sta forse proprio qui, nell'avere mostrato che si poteva archiviare per sempre il socialismo di modello sovietico, e farlo con convinzione, senza nostalgie, senza per questo rassegnarsi ad un riformismo addomesticato, senza anima, puramente tecnocratico. Una lezione che, in tempi di nuove subalternità e di nuovi conformismi, sarebbe utile rileggere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Nel ricordare oggi Gianni Cervetti, credo sia importante andare oltre le appartenenze politiche che hanno segnato la sua lunga vita pubblica. Ciò che oggi merita di essere ricordato, a mio parere, in quest'Aula, è soprattutto la sua capacità di misurarsi con la realtà senza rinunciare ai propri valori.
La politica italiana del Novecento è stata attraversata da grandi passioni, ideali, da divisioni profonde e da appartenenze fortissime. Cervetti visse quella stagione da protagonista. Ebbe anche il coraggio, quando la storia lo richiese, di interrogarsi, di mettere in discussione schemi consolidati, di contribuire a nuovi percorsi, e questo non è un merito comune. Molti restano fedeli alle proprie convinzioni; più difficile è restare fedeli alla verità dei fatti, quando essa ci obbliga a cambiare prospettiva. In questo caso, la sua vicenda parla anche a chi non ha condiviso la sua cultura politica, perché ci ricorda la credibilità di un dirigente pubblico che non si misura soltanto nella coerenza verso il proprio schieramento, ma nella capacità di servire le istituzioni democratiche e l'interesse generale del Paese.
In un tempo in cui il dibattito pubblico è spesso dominato dall'immediatezza, dalla ricerca del consenso, dalla semplificazione, la figura di Gianni Cervetti richiama invece il valore dello studio, della competenza, della memoria storica; richiama l'idea che la politica debba essere innanzitutto responsabilità. Responsabilità verso i cittadini, verso le istituzioni e verso le generazioni future. Per questo il suo ricordo appartiene non soltanto alla comunità politica nella quale ha militato, ma all'intera Repubblica.
Alla sua famiglia, ai suoi amici, a quanti hanno condiviso con lui un tratto di cammino umano e politico, la comunità di Azione rivolge il pensiero e la vicinanza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. È stato uno storico dirigente del PCI, Gianni Cervetti. Deputato, europarlamentare, ovviamente celebre, come hanno detto in tanti, per una mossa politica, avere guidato, su mandato del segretario Berlinguer, il complesso processo di allontanamento del partito dall'Unione Sovietica, ma anche di avere progettato, descritto, il cosiddetto eurocomunismo. Era l'idea di uno sviluppo in senso riformista, democratico, della dottrina marxista.
Ma diciamo, c'è anche l'uomo che ha guidato dal 1975 al 1979 l'organizzazione del Partito Comunista, cioè una cosa imponente. Quel partito, nel 1976, contava quasi 1.800.000 iscritti, era votato da oltre 12 milioni di persone, il 34,4 per cento. Delineò la strategia del partito dopo quelle elezioni, credette fermamente nel compromesso storico, nella capacità del PCI di assumersi responsabilità di governo, pur restandone appunto esterno. Ma restò sempre impegnato a organizzare la spinta trasformativa del partito, di lotta e di governo, e con un'espressione celebre che nacque in quel contesto storico, nel 1989, come hanno detto in tanti, Cervetti appoggiò con convinzione la svolta della Bolognina. Poi nacque il Partito Democratico della Sinistra.
La sua stagione politica si chiuse con la fine della Prima Repubblica. Non gli fu risparmiata l'amarezza di essere coinvolto in quell'inchiesta di Mani Pulite, uscendone completamente assolto. Visse quel momento duro con equilibrio e serenità, come era suo costume. Era una cultura politica, la sua, amendoliano-migliorista, che per molti versi ogni tanto sembra distante. Pure a quel tempo la discussione era alta. Cervetti era autorevole, sapiente, colto.
Nel libro , nel 1993, raccontò quanto la sudditanza dall'Unione Sovietica avesse inciso nella storia del partito. A fianco di Giorgio Napolitano, si batté con convinzione per portare il PCI nell'alveo, appunto, del socialismo europeo. Cercò il rapporto con il Partito Socialista Italiano. Con mitezza e con correttezza condusse quella battaglia politica all'interno del partito, perché Cervetti, appunto, era un comunista. E divenne comunista, innanzitutto, da antifascista. Lo dico dal banco di Gramsci. Dietro abbiamo l'onorevole Matteotti, che proprio oggi fu ucciso.
In un'intervista a raccontò che nel 1945 aveva solo 12 anni e vide ammazzare Eugenio Curiel. Curiel era un partigiano, capo del Fronte della gioventù per l'indipendenza nazionale e per la libertà. Cervetti giocava con altri ragazzini in via Rasori, dove abitava; vide Curriel correre lì e venire colpito da un gruppo di fascisti con raffiche di mitra. Non aveva ancora 16 anni quando andò alla sezione del PCI di quartiere a iscriversi. Era un tempo in cui l'impegno politico era una scelta esistenziale e profonda, profondamente pensata.
Ho concluso. È questa attitudine che ha fatto grande Gianni Cervetti, quello sforzo intellettuale come messa a disposizione di un'organizzazione. Ecco, proprio per questo, significa capacità di compiere scelte trasformative, epocali, ed è questa cultura, questo rigore, questa autorevolezza, questa consapevolezza dei fini che vorremmo celebrare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Gianni Cervetti è stato l'ultimo esponente di rilievo del Partito Comunista Italiano che ha iniziato la sua carriera politica a Milano. Un suo amico di quegli anni, Sergio Soave, ricorda che fu Cervetti, allora segretario cittadino, a proporre l'organizzazione di una presenza popolare massiccia ai funerali delle vittime per l'esplosione di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Gli contestarono che il partito non è un'impresa di onoranze funebri, ma prevalse la sua proposta, che sfidava anche la proibizione di manifestazioni di massa emessa dalla questura.
Quell'evento segnò la reazione democratica alla strategia della tensione ed è uno solo dei tanti esempi della sua vita che dimostrano la sua sensibilità umana, civile e sociale, e la sua intelligenza politica. Cervetti, negli anni Settanta, fu sostenitore di un rapporto paritario con la Democrazia Cristiana, posizione che anticipava la strategia del compromesso storico.
Durante la segreteria di Enrico Berlinguer assunse incarichi di altissimo livello nel Partito Comunista Italiano. Fu responsabile dell'organizzazione nella segreteria nazionale del partito fino al 1979. In quel periodo dovette occuparsi anche di rendere autonomo il PCI dal finanziamento sovietico e lo fece anche capitalizzando le sue conoscenze con i funzionari russi che risalivano a quando si era laureato a Mosca in economia, negli anni del disgelo di Nikita Krusciov; esperienza che segnò profondamente la sua formazione politica. Raccontò tutto nel libro e, in un'intervista per i suoi 90 anni, disse: “Era la svolta per non subire più l'influenza sovietica nella politica del PCI”. “La riunione decisiva avvenne verso la fine del 1975”. Riporto testualmente dal libro. “Eravamo in tre: Chiaromonte, Berlinguer ed io. Ci trovammo in segreto alla Camera per stare lontani da orecchie indiscrete. Proposi di chiudere quei rubinetti…”.
Condivise anche la posizione di Berlinguer sulla NATO perché disse che era giusto prendere le distanze dall'URSS e dall'involuzione brezneviana: “Io ero a Mosca con il segretario del partito quando deflagrò lo strappo dopo l'intervista di Pansa al Corriere”, quella in cui Berlinguer disse che si sentiva più sicuro sotto l'ombrello della NATO. “Parlò al congresso del Partito comunista sovietico e nella sala si alzò un brusio. Uscimmo insieme: è giusto così, gli dissi. Berlinguer aveva ragione”.
Quando nel 1980 Berlinguer abbandonò il compromesso storico per porre la questione morale, si aprì la fase migliorista di Cervetti che appoggiò, da segretario regionale lombardo del PCI, le posizioni di Giorgio Napolitano, col quale collaborò per tutti gli anni successivi e del quale fu sinceramente amico. Era uno di quei riformisti che si batterono, forse senza grande successo, per portare il PCI nell'alveo del socialismo europeo.
Ormai libero da ogni carica politica, lo ricordo anche impegnato ad aiutare l'amico Emanuele Macaluso in un singolare connubio lombardo-siciliano nell'avventura del giornale
Oltre alla serietà umana di Gianni Cervetti, colpiva la grande cultura: amava la musica classica, ha festeggiato il novantesimo compleanno con un concerto all'Auditorium in largo Mahler. Ovviamente, ha voluto impegnarsi per la sua promozione, facendo il presidente dell'Orchestra Sinfonica di Milano, dal 2008 al 2019.
Insomma, era un uomo appassionato, con un forte senso critico anche nei confronti del suo partito e guidato da un forte senso di responsabilità. Politico realista e, perciò, aperto e uomo di dialogo. Disse, infatti, che in politica i “mai più non servono a nulla”.
Presidente, ai familiari e agli amici rinnovo il senso di cordoglio, mio e del gruppo parlamentare di Noi Moderati. Grazie Gianni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Non ripeterò la quantità di incarichi di rilievo che Giovanni Cervetti ebbe nel Partito Comunista o nelle nostre istituzioni e lo ha ricordato bene, lei, nel suo intervento, lo hanno ricordato tutti i colleghi che mi hanno preceduto.
Forse, è l'occasione per provare a fare una riflessione, Presidente, sull'inevitabile scomparsa di una classe politica italiana che, per ragioni anagrafiche, purtroppo, non è possibile fermare. Pensiamo che, nel giro di una manciata d'anni, ci hanno lasciato il Presidente Napolitano, Emanuele Macaluso, ci ha lasciato De Mita, ci ha lasciato Pomicino, ci ha lasciato Gargani e, mano a mano, una classe dirigente che ha fatto dell'Italia sicuramente non solo il proprio impegno personale, ma anche il valore del riscatto di una Nazione; mano a mano ci stanno lasciando… e credo che queste commemorazioni dovrebbero, come dire, in qualche modo, anche farci riflettere sull'importanza di tenere un comportamento e una responsabilità in politica importanti.
Di Giovanni Cervetti, sulle pagine de , si è scritto che è stato uno degli ultimi testimoni di una sinistra, che pensava alla politica come , come disciplina, come senso dello Stato, raccontando ovviamente il suo legame con Giorgio Napolitano, per la cui elezione a Presidente della Repubblica aveva pianto; e si è scritto di quella appartenenza alla tradizione migliorista, definizione coniata da Pietro Ingrao, che sia lui che l'ex Presidente Napolitano non amavano tanto, perché veniva usata in termini spregiativi tanto che, all'inizio, entrambi avevano cercato di combatterla ma, poi era entrata nel gergo comune. Diceva Cervetti: “Io ad un certo punto mi sono rassegnato”, ma “credo che Giorgio non gliel'abbia perdonata…”.
Fu uomo di grandissima cultura e, anche in questo caso, come fautore e sostenitore - sono tanti i ruoli ricoperti dal presidente, come è stato ricordato - dell'Istituto per la Storia dell'età contemporanea.
Negli ultimi anni aveva continuato a seguire e a intervenire nel dibattito pubblico con lucidità senza eguali e, spesso, anche con giudizi taglienti sull'attuale classe politica italiana e sui fatti dei nostri giorni, paragonati a quelli del suo tempo, distanti e diversi per mille ragioni, ma eguagliabili anche quando apparentemente simili. Senza risparmiare opinioni anche su una certa informazione e su un giornalismo involgarito e decaduto fino a livello, lo dico tra virgolette, di “lingua latrina”.
Giovanni Cervetti è stato tutto questo. Un politico serio, un uomo colto, un testimone altissimo ed un protagonista della storia del nostro Paese. Al figlio Andrea e ai suoi familiari va l'abbraccio dei deputati di Italia Viva .
PRESIDENTE. Grazie colleghe e colleghi per i vostri interventi. Ancora un saluto agli amici e ai familiari.
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame degli ordini del giorno.
Ricordo che, prima della sospensione antimeridiana della seduta, la rappresentante del Governo ha espresso il parere sugli ordini del giorno presentati.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/1 Soumahoro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/1 Soumahoro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/2 Ciani, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà. Chiede di intervenire sì o no? Sì, aveva alzato il microfono.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Volevo capire se intendeva intervenire il collega Scotto.
Presidente, questo ordine del giorno - e pregherei i colleghi di maggioranza di ascoltarne l'argomento - pone un tema che non conoscevo, che mi è stato posto, cioè quello della partecipazione alla vita politica delle persone iscritte nelle liste di collocamento mirato e che, chiaramente, essendo iscritte alle liste di collocamento mirato, hanno un limite reddituale per essere iscritte in queste liste. Accade che, quando una persona iscritta alle liste di collocamento speciale, quindi, che rientra in alcune categorie, è eletta negli enti locali, quindi, magari anche in piccoli comuni, dove…
PRESIDENTE. Scusi, collega Ciani. Colleghi, dobbiamo restare in silenzio, perché altrimenti non si riesce neanche a sentire la voce del collega Ciani in questo caos. Ormai ci siamo seduti, abbiamo fatto il primo voto, adesso ascoltiamo. Aspetti, collega Ciani, le do io la parola. Riusciamo a fare silenzio “Bella domanda, Presidente!”? Bella domanda.
Bene, prego, collega Ciani.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Parlavo delle persone iscritte nelle liste di collocamento mirato perché, quando decidono di candidarsi a cariche elettive negli enti locali, magari in piccoli comuni, partecipando in questo modo alla vita politica, civile, elettiva delle loro comunità, può accadere che i gettoni di presenza legati alla loro elezione facciano superare la soglia reddituale e li facciano uscire dalle liste di collocamento mirato. Questo mi appare un'ingiustizia, perché evidentemente gli enti locali, le istituzioni nei piccoli comuni, non sono certo un luogo in cui far politica arricchisce chi la fa e provoca il fatto che, però, sei escluso dalla possibilità di ottenere un lavoro.
Quindi, mi sembrava un ordine del giorno di buonsenso che al limite, se sbagliava qualche punto, si poteva rivedere; invece, ci ritroviamo un parere negativo. Mi dispiace, mi colpisce.
Lascio ai colleghi, all'Aula, al Governo questo tema, perché io ritengo che sia un tema da affrontare per evitare che questo precluda a una parte dei nostri concittadini la scelta di voler far politica e di venir meno a un diritto che ha ricevuto.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/2 Ciani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/3 Piccolotti, che è accolto come raccomandazione, se riformulato. Onorevole, va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/4 Fratoianni sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, Presidente. Non mi stupisco che il parere sia contrario, perché questo ordine del giorno pone una grande questione nel Paese che, però, sembra sfuggire ai più, certamente alla maggioranza e al Governo.
Su questo non c'è dubbio, visto che continuate a raccontare il Paese dei balocchi; insomma, pare che tutto vada bene. Com'era il detto: i ristoranti sono pieni, i supermercati anche. Però, le famiglie italiane continuano a faticare - questa è la realtà, ce lo dicono i dati - e faticano perché, come ci ha ricordato ancora oggi, buon ultimo, ma non per rilevanza, l'Ufficio parlamentare di bilancio, i salari reali in questo Paese stanno lì, inchiodati al palo; hanno perso 8 punti di potere d'acquisto negli ultimi anni e non ce la fanno a recuperare il loro potere d'acquisto.
Perché non ce la fanno? Perché, anche quando hanno un piccolo incremento, quell'incremento è inferiore all'inflazione reale: ogni volta che l'inflazione reale cresce - e in questi anni ha continuato a crescere, a correre, a correre, a correre - gli stipendi perdono un po' della loro capacità di rispondere ai bisogni delle persone in carne e ossa. Qual è il risultato? Un impoverimento generale. Allora o questo nodo lo affrontiamo una volta per tutte, facendo i conti innanzitutto con un dato di realtà: le scelte, che ormai molti decenni fa portarono ad abolire quel meccanismo di aggancio automatico degli stipendi all'inflazione, hanno fallito, avevano promesso magnifiche sorti e progressive, ma il fallimento è conclamato. Ed è ancor più conclamato, perché il nostro Paese in Europa è l'unico Paese in Europa nel quale questo dato è così clamorosamente evidente.
Allora, con questo ordine del giorno noi facciamo una proposta semplice: proponiamo che le misure che accompagneranno questo decreto, le prossime misure, i decreti attuativi e, in generale, le politiche legate alla contrattazione lavorino per ricostruire meccanismi di aggancio automatico degli stipendi all'inflazione. Ci sono alcuni contratti collettivi nazionali che, seppure in misura parziale, con una serie di specifiche, penso al contratto dei metalmeccanici, già lo fanno.
Non a caso quelle categorie, per forza contrattuale, certamente, ma anche per queste caratteristiche inserite nei loro contratti, vivono una condizione certamente migliore rispetto alla generalità dei lavoratori e delle lavoratrici; la maggioranza, però, soffre. Badate: non stiamo discutendo dei lavoratori e delle lavoratrici cosiddetti poveri, quelli per i quali avevamo ipotizzato e proposto, come opposizioni unite, il salario minimo, ma avete detto di “no” anche a quello, perché ci avete regalato il salario giusto, che però non ha niente a che fare con i bisogni del Paese.
Dunque, non mi sorprende la vostra risposta, ma resta il problema della vera emergenza del Paese, altro che immigrazione, magari emigrazione, quella sì, dei nostri giovani andrebbe presa in considerazione, i salari, gli stipendi di milioni e milioni di persone, oltre 24 milioni di persone che non ce la fanno più, che ormai non hanno più il problema di arrivare alla fine del mese, ma alla metà del mese. O si assume questo nodo o non facciamo i conti non solo con la sofferenza sociale, ma perfino con l'economia del Paese, con il bisogno di rilanciare la domanda interna, unico strumento in grado di rispondere anche alle tensioni crescenti sul piano geopolitico, alla guerra dei dazi.
È del tutto evidente che bisogna intervenire in questa direzione, ma da parte vostra sempre un muro. Perché un muro? Perché la verità è che a voi dei lavoratori e delle lavoratrici non ve ne frega niente. Questo decreto lo conferma, come lo confermano alcuni ordini del giorno che discuteremo oggi e che tentano di far rientrare dalla finestra ciò che faticosamente avevamo fatto uscire dalla porta come, per esempio, la vergognosa norma che prevede che, se qualcuno è stato assunto in violazione delle norme contrattuali, contratti pirata, eccetera, l'indennizzo scatta solo dal momento in cui denuncia. Avete capito che schifezza! L'abbiamo fatta uscire, ma voi l'avete rimessa dentro Questa è la verità. La verità è che a voi dei lavoratori e delle lavoratrici non ve ne frega niente.
Noi lo sappiamo, ma sappiamo anche che questo Paese può rialzare la testa e che l'alternativa, quella per cui stiamo lavorando, passa e passerà innanzitutto anche da questo punto: rimettere al centro il lavoro e dare dignità al lavoro, ai lavoratori e alle lavoratrici, anche e soprattutto attraverso l'incremento dei loro salari reali
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/4 Fratoianni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/5 Grimaldi, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, è chiaro che per l'ennesima volta il Governo sfida le organizzazioni sindacali, chiamando questo decreto 1° maggio, senza mai consultarle. Mai! Arriviamo al punto.
Quest'ordine del giorno svela un po' il bluff. Siete contro il salario minimo legale, ci prendete in giro col salario giusto e col TEC addirittura fate una frode provando a mettere un po' tutto, compreso il aziendale, per provare a dare una risposta a un salario che giusto non è. Poi dite di “no”, come avete appena fatto, alla proposta Fratoianni - lo “sblocca stipendi” - che noi abbiamo presentato come Alleanza Verdi e Sinistra, perché dite che non si possono indicizzare automaticamente i salari di questo Paese, dando forza alla contrattazione.
Peccato che state mentendo a voi stessi, perché prima avete agitato lo spettro della scala mobile, poi vi siete resi conto anche voi che questa vicenda è antica come il decreto San Valentino, ma anche recentissima, perché le guerre e Hormuz hanno mangiato e hanno divorato il potere d'acquisto dei nostri salari. Lo hanno fatto ovviamente anche le vostre politiche. Avete fatto il cuneo fiscale e poi ve lo siete ripresi con gli interessi col .
Arriviamo al punto del vostro bluff, perché voi non avete letto questo decreto - questa è la verità - che è vostro. Voi avete detto che si può indicizzare il salario, ma solo il 30 per cento dell'indicizzazione. Fateci capire. Ci sono un po' di contratti scaduti. Sapete che ce ne sono 29, per esempio, da inizio anno. Parliamo di 14,9 mesi di ritardo. Che cosa vuol dire? Vuol dire che l'inflazione appunto si mangia ancora di più i salari. Voi cosa dite, come risposta? Dite: no, ma indicizziamoli del 30 per cento dell'inflazione!
Allora, quest'ordine giorno vi dice un'altra cosa. Sapete cosa dovreste fare? Indicizzarli al 150 per cento dell'inflazione. In che senso? Se tu non rinnovi e se tu hai una rendita dell'attesa, lo Stato fa pagare dazio a te, datore di lavoro, che ci guadagni, perché fai profitti e perché gli imprenditori italiani non sono tutti uguali. Secondo voi, perché non rinnovano quei contratti? Perché non restituiscono il 100 per cento dell'inflazione? Perché fa comodo avere 15 mesi in cui non la restituisci. Allora, che cosa vi diciamo? Devono pagare pegno, devono essere sanzionati. L'unico modo di sanzionarli non è al 30 per cento dell'inflazione, ma è al 150 per cento, proprio per far sì che non ci sia più rendita.
Insomma, noi vogliamo dare potere in mano ai lavoratori e alle lavoratrici. Perché sapete che c'è? Il potere d'acquisto lo hanno perso e continuano a perderlo, perché qualcuno non gli vuole ridare il giusto. Noi lo diciamo in un modo semplice: basta lavoro povero in un Paese ricco .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/5 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/6 Zanella, accolto come raccomandazione, se riformulato. Onorevole, va bene? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/6 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/7 Dori, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/7 Dori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/8 Mari sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Abbiamo finalmente capito a cosa servono gli ordini del giorno. Come diceva il collega Fratoianni, servono a far rientrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta. Rassicurerò il collega Zaratti, che più volte si è preoccupato e ha sottolineato l'inefficacia degli ordini del giorno.
Ecco, quindi, si boccia il nostro ordine del giorno che chiede condizionalità per l'accesso agli incentivi all'occupazione e chiede di prevedere che i benefici siano subordinati all'impegno e alla non delocalizzazione delle attività produttive per un periodo ovviamente congruo e che, in caso di violazione o di significativa riduzione occupazionale, sia prevista – ovviamente, mi permetto di dire - la restituzione delle somme percepite. Questo in un Paese dove quotidianamente assistiamo a chiusure di stabilimenti e a delocalizzazioni di imprese che hanno preso significative risorse pubbliche e scappano con i soldi.
Poi, in questi ordini del giorno che cosa si fa? Due operazioni. La prima, nell'ordine del giorno n. 9/2911-A/18, che in realtà ripropone il tema dell'equivalenza dei contratti. Quindi, si riaprono totalmente le porte ai contratti privati attraverso l' della norma sugli appalti, che effettivamente contiene un riferimento all'equivalenza. Quindi, nel momento in cui il Governo accoglierà quest'ordine del giorno, noi avremo buttato al vento la discussione che è stata fatta anche in Commissione e gli emendamenti che sono stati modificati o ritirati.
Infine, un altro straordinario ordine del giorno è quello che, in realtà, riapre le porte alle prescrizioni dei crediti da lavoro. Riapre sostanzialmente le porte alla prescrizione dei crediti da lavoro. Lo si fa con un ordine del giorno che parla dei 5 anni precedenti: limita il tutto, sì, alle aziende che hanno i requisiti di cui all'articolo 18, ma sostanzialmente riapre questa partita. È una partita che sembrava chiusa dopo i lavori della Commissione e, invece, molto probabilmente torneremo a questo scandalo. Pertanto, allorquando un giudice giustamente, come è stato già detto, giudicherà inadeguata una retribuzione per i più svariati motivi, la possibilità per i lavoratori di riavere indietro le somme indebitamente trattenute sarà limitata. È uno schiaffo in questo caso ai lavoratori, alle organizzazioni sindacali e allo stesso Statuto dei lavoratori.
Ecco a cosa servono gli ordini del giorno .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/8 Mari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/9 Borrelli accolto come raccomandazione, se riformulato. Onorevole, va bene? No, ha chiesto di parlare il deputato Borrelli.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, il motivo per cui chiediamo di votare è perché il nostro gruppo ha chiesto, nell'ordine del giorno, che già è un'indicazione di massima nei confronti del Governo, di “adottare le opportune iniziative, anche normative, al fine di”. Quindi, l'abbiamo presa già alla lontana. Prenderla ancora più alla lontana significa di fatto non affrontare il tema.
Il tema che noi poniamo è quello delle assunzioni 35, poiché noi proponiamo delle cose concrete al Governo, cioè di estendere la platea dei beneficiari del giovani, includendo anche i giovani in condizioni di precarietà lavorativa non formalmente disoccupati. Lo diciamo da tempo. Le paghe da 700 euro al mese non sono occupazione. Quando si vuol far passare una cosa del genere come la piena occupazione per noi è inconcepibile.
Poi, proponiamo di introdurre criteri stringenti sulla qualità dell'occupazione incentivata, escludendo esplicitamente forme contrattuali che non garantiscano stabilità e adeguati livelli retributivi, con particolare riferimento al involontario. È un ulteriore elemento che noi abbiamo fortemente specificato al Governo.
E ancora, proponiamo di rafforzare l'incentivo per le assunzioni nelle regioni della ZES unica attraverso misure integrate che includano investimenti pubblici, sostegno alla formazione e sviluppo di filiere produttive ad alto valore aggiunto.
Infine, proponiamo di prorogare e stabilizzare la misura oltre il limite temporale attualmente previsto, al fine di favorire una programmazione occupazionale di lungo periodo da parte delle imprese.
E ancora, chiediamo di monitorare l'impatto della misura, con particolare riferimento agli effetti su giovani e donne del Mezzogiorno, al fine di prevenire fenomeni di utilizzo distorto degli incentivi e di garantire l'effettivo incremento occupazionale netto.
È evidente che, utilizzando un termine noto, per noi è il minimo sindacale. Quindi discutere e rendere ancora meno forte questa richiesta formale, che viene fatta con quest'ordine del giorno che ho presentato e che ha presentato il gruppo di AVS, per noi è inaccettabile.
Per cui chiediamo che venga messo ai voti, perché per noi il lavoro non è quello da 700 euro al mese, non è il lavoro non ben retribuito, non è il lavoro sfruttato, non sono i involontari e non è lo sfruttamento dei giovani, utilizzati molto spesso in modo indegno, ancor di più quando si parla del Mezzogiorno .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/9 Borrelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/10 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/10 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/11 Bonelli. Onorevole Bonelli, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/11 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/12 Ghirra, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Signora Vice Ministra, un parere contrario su quest'ordine del giorno è davvero incomprensibile, anche perché contraddice le rassicurazioni che ci sono state date dal Sottosegretario Durigon, durante la risposta a un'interrogazione in Commissione sulla Home Care Premium, che lei sa bene essere una misura indispensabile per la non autosufficienza e per l'assistenza domiciliare, che i dipendenti pubblici attivi finanziano, peraltro, e che i pensionati finanziano in maniera opzionale, ma che è davvero indispensabile a garantire alle famiglie dei servizi che sono indispensabili.
Abbiamo già segnalato, lo scorso anno, i disservizi che il nuovo bando INPS 2025-2028 ha causato e il Sottosegretario Durigon ci aveva rassicurati, dicendo che sarebbero stati introdotti alcuni correttivi e che, comunque, il Governo avrebbe costantemente monitorato per garantire la qualità e la varietà dei servizi. Questo non è avvenuto, tanto che ad agosto dello scorso anno, insieme al collega Lai, abbiamo presentato una nuova interrogazione, che purtroppo non ha avuto risposta, in cui segnalavamo i problemi operativi della piattaforma riguardo all'accredito, all'accesso ai dati, alla pianificazione, alla fatturazione e alle sostituzioni. Chiedevamo la possibilità di un'abilitazione diretta degli enti del Terzo settore, una circolare interpretativa sull'applicazione del regime transitorio degli educatori socio-pedagogici e il ripristino delle prestazioni integrative storiche, perché i disservizi che INPS sta causando al Paese non riguardano solo le famiglie e gli utenti, ma anche lavoratrici e lavoratori, che oggi vengono chiamati individualmente, con difficoltà anche per quanto riguarda le sostituzioni, ad esempio in caso di ferie e malattia.
E questi disservizi sono confermati anche quest'anno, in cui sono state segnalate criticità amministrative e informatiche, ritardi significativi nell'erogazione dei contributi e, ancora, il blocco della piattaforma gestione e benefici HCP professionisti. Questo comporta un pregiudizio economico e professionale per gli operatori e, davvero, disservizi e interruzioni nei servizi essenziali per moltissime famiglie.
Cosa chiediamo con questo ordine del giorno? Chiediamo quello che INPS dovrebbe fare a prescindere dalle sollecitazioni del Parlamento, ossia di superare i disservizi riscontrati e procedere all'immediato pagamento degli eventuali arretrati, per garantire continuità e certezza nell'erogazione dei contributi. Chiediamo di risolvere tempestivamente i malfunzionamenti della piattaforma e di prorogare, visti questi disservizi che si sono creati, i termini amministrativi per i riesami, gli aggiornamenti documentali e le rendicontazioni, proprio per garantire quei servizi minimi a chi ne ha diritto. Chiediamo di rafforzare l'infrastruttura digitale dell'INPS e di promuovere un monitoraggio costante, proprio come ci aveva garantito il Sottosegretario Durigon.
Quindi, signora Vice Ministra, le chiedo di rivalutare questo parere e di accogliere questo ordine del giorno come raccomandazione: il programma Home Care Premium deve essere ripristinato e i servizi devono essere garantiti alle famiglie, perché sono servizi indispensabili, che peraltro i lavoratori e le lavoratrici pagano attraverso i propri contributi, e il fatto che non abbiano accesso a questi servizi è davvero grave .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/12 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/13 Marino. Onorevole Marino, accoglie la riformulazione? No, e chiede di parlare. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Intervengo. Grazie, signora Presidente. Ringrazio il Governo, ma considerato il contenuto dell'ordine del giorno, non posso accettare una semplice raccomandazione.
Con quest'ordine del giorno intendiamo riportare in quest'Aula la voce di centinaia di lavoratrici e lavoratori siciliani che oggi vivono nell'incertezza, nella precarietà e nella paura di perdere...
PRESIDENTE. Sì, collega Marino, ha ragione. C'è veramente troppo caos. Aspetti, però. Riportiamo il silenzio. Colleghi, se non ci mettiamo in silenzio, non andiamo avanti. Non so cosa vogliate fare voi, ma... Bene.
Prego, collega Marino.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). …vivono nella paura di perdere definitivamente il proprio futuro occupazionale.
Stiamo discutendo su un decreto che porta un titolo significativo, salario giusto, un titolo che vorrebbe richiamare principi condivisibili, perché nessuno dovrebbe lavorare senza ricevere una retribuzione dignitosa e nessuno dovrebbe essere costretto ad accettare condizioni di sfruttamento per poter mantenere sé stesso e la propria famiglia. Tuttavia, ancora una volta, questa destra si ferma agli slogan.
Se davvero vogliamo parlare di salario giusto, dobbiamo parlare anche di lavoro giusto, di occupazione stabile, di tutela delle produzioni e di interventi concreti nelle tante crisi industriali e occupazionali che attraversano il Paese. Da questo punto di vista, il Governo continua a dimostrare una grave insufficienza d'iniziativa, soprattutto nei confronti del Mezzogiorno e della Sicilia, dove le vertenze si accumulano senza che vi sia una strategia industriale chiara e senza che si vedano risposte adeguate per i lavoratori.
Per questo abbiamo presentato questo ordine del giorno, che richiama tre vicende emblematiche della provincia di Messina. La prima riguarda gli ex supermercati Gicap: circa 180 lavoratrici e lavoratori hanno perso il proprio posto di lavoro alla fine del 2025 e attendono ancora certezze sul proprio futuro. Parliamo di famiglie che da diversi mesi vivono una situazione di estrema difficoltà economica e sociale. Eppure, nonostante la gravità della crisi, non abbiamo visto dal Governo l'urgenza e la determinazione che una vicenda di questa portata richiederebbe.
La seconda riguarda i dipendenti della Blu Jet, che garantiscono quotidianamente un servizio essenziale per la continuità territoriale tra Sicilia e Calabria. Questi lavoratori denunciano disparità contrattuali e retributive rispetto ad altri dipendenti del gruppo Ferrovie dello Stato. È una contraddizione evidente, signora Presidente, che, proprio mentre si discute di salario giusto, vi siano lavoratori impiegati in attività analoghe che continuano a subire differenze di trattamento, senza che il Governo intervenga con decisione.
E la terza vicenda è quella dello stabilimento Cargill di Giammoro: l'annuncio della chiusura del sito rappresenta l'ennesimo colpo a un territorio che ha già pagato prezzi altissimi in termini di deindustrializzazione, perdita di posti di lavoro e impoverimento produttivo. Anche in questo caso assistiamo a una gestione tardiva della crisi industriale, senza una vera politica di prevenzione e senza una visione capace di accompagnare la transizione produttiva e salvaguardare l'occupazione.
Il punto è esattamente questo: il lavoro non si difende soltanto intervenendo quando le aziende chiudono o quando le vertenze esplodono. Il lavoro si difende con una politica industriale che questo Governo continua a non avere: si difende con investimenti, con il sostegno alle filiere produttive, con il rafforzamento degli strumenti di riconversione industriale, con il coinvolgimento di parti sociali e con una presenza costante delle istituzioni nazionali sui territori.
Per questo chiediamo l'apertura immediata di un tavolo nazionale permanente presso il Ministero delle Imprese e del , affinché la crisi occupazionale siciliana non venga affrontata una volta in emergenza, ma all'interno di una strategia complessiva di tutela del lavoro e dello sviluppo.
Chiediamo inoltre che il Governo assuma impegni precisi per garantire continuità occupazionale, sostegno al reddito, percorsi di riqualificazione professionale e progetti di reindustrializzazione per i siti coinvolti. Non bastano quindi le dichiarazioni di principio, servono risorse, tempi certi e risultati verificabili.
Infine, chiediamo che il Parlamento venga costantemente informato sugli sviluppi di queste vertenze, perché il controllo democratico sulle politiche del lavoro non può essere sostituito da annunci o conferenze stampa.
Il lavoro è dignità, Presidente. Il salario giusto è una condizione necessaria, ma non sufficiente, perché non c'è salario giusto senza occupazione, non c'è occupazione senza sviluppo e non c'è sviluppo se si continua ad abbandonare interi territori al loro destino .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/13 Marino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/14 Bonafe' su cui vi è un parevole se riformulato. La riformulazione non è accettata. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/14 Bonafe', con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/15 Fossi su cui vi è un parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/15 Fossi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/16 Battilocchio vi è parere favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/17 Nisini, favorevole se riformulato. Va bene? Mi fate un cenno dalla Lega? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/18 Giaccone, favorevole se riformulato… ah, deve intervenire la Vice Ministra, prego. Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/18 Giaccone o sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/17 Nisini?
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno dell'onorevole Nisini.
PRESIDENTE. Ah ok, quindi non andava bene, abbiamo inteso male noi. Allora, ordine del giorno n. 9/2911-A/17 Nisini.
MARIA TERESA BELLUCCI,. La ringrazio molto, Presidente. Volevamo cambiare la riformulazione e quindi dare parere favorevole all'impegno se riformulato come segue, ovvero: “ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ogni ulteriore urgente iniziativa, anche di carattere normativo, ivi incluso l'avvio di un tavolo istituzionale tra le parti coinvolte, per fronteggiare la crisi occupazionale dei lavoratori dipendenti delle imprese del settore orafo”.
PRESIDENTE. Bene, mentre l'ordine del giorno n. 9/2911-A/18 Giaccone resta com'era, giusto Vice Ministra?
MARIA TERESA BELLUCCI,. Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Allora, l'ordine del giorno n. 9/2911-A/17 Nisini va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/18 Giaccone. Va bene? Sì.
L'ordine del giorno n. 9/2911-A/19 Zurzolo è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/20 Onori, accolto come raccomandazione se riformulato. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/21 Manzi, favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/22 Conte, parere contrario del Governo. Chiede di intervenire il deputato Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Con questo ordine del giorno stiamo chiedendo l'approvazione, di fatto, di quello che centinaia di migliaia di italiani hanno sottoscritto, cioè la richiesta di un salario minimo legale anche nel nostro Paese.
Questa è la proposta che serve al Paese. Ce lo chiedono sia i cittadini, ve lo stiamo chiedendo noi. Abbiamo provato più volte a portare in Aula questo provvedimento e più volte l'avete rimbalzato come fate, d'altra parte, dall'inizio della legislatura con tutte le nostre proposte; pure quelle veramente di buonsenso, veramente quelle che servono ai cittadini, e questo ce lo chiedono addirittura i cittadini.
Come pensate di rispondere alla nostra richiesta di un salario minimo legale? Con questo salario giusto. Ora, questo salario giusto - io lo voglio dire, veramente - è una vergogna Perché ci state dicendo che i cittadini vanno a fare la spesa con i , vanno a fare la spesa con…
Chiedo un po' di silenzio.
…con la previdenza complementare.
Chiedete delle cose assurde. Io vi voglio dire solo una cosa: noi, da qua, usciremo tra un anno - non so - e voi dovrete fare i conti con queste proposte che state portando, perché fanno veramente, veramente schifo . Sono una vergogna, ed è stato vergognoso il modo con cui avete trattato questo provvedimento in Commissione, e infatti ci avete costretto, a un certo punto, ad andarcene.
Io mi voglio rivolgere, in particolare, al Governo che neanche ha letto i nostri emendamenti: li ha bocciati senza dare un minimo di dignità a questa istituzione. E un moto di protesta l'abbiamo sentito persino dal presidente della Commissione che, a un certo punto, effettivamente, ha dovuto ammettere che l'andamento dei lavori era sconcertante.
Ora, quello che serve veramente per risolvere il problema dei nel nostro Paese è un salario minimo legale, come c'è in gran parte dell'Unione europea, e non si capisce perché trattate gli italiani come cittadini di serie B . Non si capisce come pensate che debbano andare a fare la spesa con i . Andateci voi a pagare la spesa con i
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sì, anche noi ovviamente sosteniamo - e abbiamo firmato - questo ordine del giorno in cui riproponiamo la proposta del salario minimo, anche per sfatare questa idea del salario giusto che vi siete inventati. Non basta definirlo giusto, perché un salario sia tale.
Voi dite che volete difendere la contrattazione. Bene, noi la vogliamo difendere ancora più di voi, tant'è che sono tre anni che abbiamo scritto nero su bianco che i contratti di riferimento devono essere quelli dei soggetti comparativamente più rappresentativi. Anche voi ci siete arrivati a scrivere questa cosa in alcune righe di questo provvedimento, dopo tre anni. Dopo tre anni avete scritto questo principio, ma nelle righe dopo avete scritto: beh, va bene anche se è un contratto un po' diverso, purché sia vicino a quello, abbia lo stesso trattamento economico complessivo, che poi - litigando fra voi, facendo saltare le Commissioni e arrivando proprio all'ultimo momento - avete definito in un modo in cui ci sta dentro tutto. Cioè, il vostro contratto di riferimento è un qualsiasi contratto che passi per questa Nazione. Sappiamo che ce ne sono a migliaia fatti da associazioni compiacenti.
Noi diciamo, però - e continuiamo a dire - che anche i contratti DOC, i contratti di riferimento, quelli siglati da soggetti che hanno diritto a firmarli, perché rappresentano davvero i soggetti a cui questi contratti poi si applicheranno, conoscono dei limiti, e il limite è l'articolo 36 della Costituzione che non possiamo ignorare . Non basta scriverlo in una riga di questo provvedimento, dimenticandosi che l'articolo 36 non chiede solo una contrattazione proporzionale alla quantità e qualità del lavoro svolto, ma anche una contrattazione che garantisca dignità. Dignità e libertà al lavoratore e alla sua famiglia. Questo pezzo, questo della sussistenza decorosa, manca dal vostro provvedimento ed è solo un salario minimo legale che lo rende possibile.
Il salario minimo legale non è una cosa tirata fuori da un cappello, è una cosa decisa da una collettività e confermata, di anno in anno, dal confronto tra le istituzioni e le parti sociali su quello che è un minimo di retribuzione al di sotto della quale non c'è il rispetto dell'articolo 36 della Costituzione, perché non viene garantita dignità e libertà.
Vi fa schifo una cosa del genere? Qual è l'opposizione? L'opposizione che sentiamo sono tutte cose prive di senso. Qualcuno di voi - non devo citare il nome perché lo sapete - dice: il salario minimo è una roba da Paesi dell'Est. Peccato che nei Paesi dell'Est, magari, non c'è, mentre c'è praticamente in tutti i Paesi occidentali
Qualcun altro dice: farebbe collassare, perdere valore alla contrattazione collettiva. Ma avete appena accettato - voi avete appena accettato, con il vostro voto - un ordine del giorno che ripropone il tema dell'equivalenza nei termini sbagliati in cui è passata nel codice dei contratti, un'equivalenza che, sì, sputa in faccia alla contrattazione, a quella di riferimento, a quella rappresentativa, per aprire ai contratti pirata.
Approverete fra poco - perché è stato dato il parere favorevole - una violazione ancora più grossa dell'articolo 36. Mi riferisco all'ordine del giorno del collega Rizzetto, che vuole impedire una cosa sacrosanta, che è un diritto dei lavoratori: poter fare causa quando hanno subito danni economici ingiusti, in contrasto con l'articolo 36 della Costituzione, anche dopo la fine del contratto di lavoro. È un principio fondamentale del diritto del lavoro perché si sa che, in vigenza di contratto, il lavoratore è debole, è ricattabile, non fa valere i suoi diritti perché ha paura di perderlo quel lavoro. Questo è il vostro rispetto dell'articolo 36.
Il salario minimo che noi proponiamo sarebbe stato il giusto coronamento di un provvedimento degno del nome decreto Primo maggio che si ponesse, finalmente e seriamente, il problema di un Paese che da più di 30 anni è fanalino di coda rispetto a tutti i Paesi con cui ci confrontiamo, perché ha una questione salariale grande come una casa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari, che ha 5 minuti residui del suo intervento. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Noi vi abbiamo semplificato il lavoro da qualche anno a questa parte. Ci abbiamo provato in tutti i modi. Abbiamo fatto una proposta in cui c'è tutto quello che serve per rispondere ai bisogni del Paese e del lavoro povero : c'è il rispetto della contrattazione, c'è il rispetto della Costituzione e c'è il modo più semplice ed efficace per affrontare il tema dei temi, quello della gente che va a lavorare la mattina e, pur lavorando, rimane povera.
Invece voi continuate a respingere questa proposta e continuate a propinare al Paese la fesseria - perché solo così si può chiamare - di un rischio, secondo cui il salario minimo per legge abbasserebbe tutte le retribuzioni. Gli unici che abbassano le retribuzioni di questo Paese siete voi . Voi quotidianamente, con la vostra azione di governo, spingete verso il basso le retribuzioni delle italiane e degli italiani che vanno a lavorare. Lo fate con questa porcheria del salario giusto, lo fate con gli ordini del giorno, lo fate con gli emendamenti.
L'effetto di quello che fate è spingere verso il basso le retribuzioni e sganciare le retribuzioni, i salari e anche le pensioni dal costo della vita. È un delitto vero e proprio - ovviamente sul piano civile e sul piano sociale - del quale renderete conto .
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha chiesto di sottoscrivere l'ordine del giorno.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Era l'agosto del 2023 quando abbiamo tentato, come quasi tutti i gruppi di opposizione, di aprire un'interlocuzione con la maggioranza, con la Presidente del Consiglio, direttamente sul tema del salario minimo. In quell'incontro - voluto fortemente da Azione, da Carlo Calenda, il nostro segretario, e da tutti i delle opposizioni -, la Presidente del Consiglio ha riconosciuto il tema della questione salariale e ha riconosciuto quello che, da quella data ad oggi, ogni ricerca che riguardi i salari di questo Paese mette in evidenza, perché in questo ordine del giorno noi abbiamo scritto: riconoscendo il lavoro che state facendo.
Il paradosso è che noi scriviamo per integrare le misure che voi proponete con una gamba fondamentale, perché non basta dire che contrastiamo le modalità contrattuali che definiamo pirata, che sono parallele, che sono carsiche e che non sono rispettose di quei fenomeni che, con questo provvedimento, proviamo a contrastare. Serve un pavimento minimo che dica che qualunque forma di impiego ha la dignità di vedersi riconosciuto un salario minimo. In quel “qualunque forma di impiego” c'è un fenomeno che possiamo anche non riconoscere, ma che riguarda i tirocini extracurriculari, gli , la ricerca che ING e YouGov hanno pubblicato nei mesi scorsi, per cui per molti neolaureati il salario di ingresso è di 600 euro mensili in caso di , di 607 euro mensili per 6 stagisti su 10 che fanno tirocinio.
Insomma, se pensiamo che con questo provvedimento aggrediamo il salario povero, purtroppo non è così e, purtroppo, in maniera innegabile ancora una volta ignoriamo quella che è la necessità di un pavimento che sostenga tutte le forme contrattuali, perché avete sostenuto che in questo modo si favoriva l'utilizzo del salario minimo e non quello della contrattazione come strumento e questo era il momento in cui, proprio mentre regolamentate la contrattazione, vi preoccupate che nulla e nessuno sfugga a forme di sfruttamento che sono crescenti.
Lo dicono i numeri, lo dicono i drammatici fenomeni di attualità e lo dice la capacità che, ancora una volta, avete di perdere un'occasione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Innanzitutto, chiedo di sottoscrivere l'ordine del giorno e poi faccio un breve intervento.
Quella del salario minimo legale è una battaglia storica del MoVimento 5 Stelle: tutti noi che siamo presenti in quest'Aula lo sappiamo, ma lo sanno anche i cittadini. Devo dire che su questa battaglia, su questo risultato, che vogliamo raggiungere a ogni costo, piano piano ci sono venuti dietro: ormai è patrimonio dell'attuale intera opposizione, è diventato patrimonio dei sindacati, che inizialmente avevano qualche perplessità, perché evidentemente avevano paura che il salario minimo potesse avere delle ricadute negative sulla libera contrattazione tra le parti. Così ovviamente non è e basta vedere quello che succede nei tanti Paesi europei dove ormai il salario minimo è una conquista e contribuisce al miglioramento della vita dei lavoratori.
Quindi, da questo punto di vista - dal punto di vista politico e della consapevolezza della necessità di introdurre questa misura nell'ordinamento italiano - abbiamo fatto dei passi in avanti ancora, purtroppo, non decisivi, a causa di questa maggioranza di estrema destra che vede il salario minimo come un qualcosa da respingere a ogni costo. Invece, basterebbe leggere e capire - soprattutto leggere e capire - la Costituzione, segnatamente all'articolo 36, che prevede proprio una retribuzione che deve essere in grado di soddisfare il lavoro, proporzionale al lavoro che il lavoratore svolge, e deve consentire al lavoratore e alle lavoratrici di mantenere la propria famiglia. Quindi, basterebbe leggere la Costituzione, capirla e regolarsi di conseguenza. Ma non mi meraviglio, perché gli eredi del Movimento sociale italiano - che è Fratelli d'Italia, che rivendica questa eredità - non hanno partecipato alla stesura della Costituzione e non l'hanno ancora capita. Noi speriamo che, prima o poi - non so fra altri 100 anni o 80 anni -, ne capiranno i principi fondamentali che hanno portato quasi tutto il mondo a definirla come la più bella Costituzione che c'è.
Come dicevo, è una norma di civiltà: basta guardare a quello che succede nei Paesi europei e l'ho citato prima. Tra l'altro, avrebbe anche una conseguenza sull'economia generale perché, avendo dei salari così bassi che davvero sono dei salari da fame, si deprime la domanda. Quindi, aumentare i salari avrebbe come immediata conseguenza quella di aumentare la domanda interna e così far crescere l'economia. Sono nozioni che probabilmente capirebbe anche un bambino o una bambina della scuola dell'obbligo, di 10-12 anni; non le capiscono alcuni politici di lungo corso, di lunghissimo corso che ancora stanno in questo Parlamento e non se ne vanno in pensione e forse farebbero meno danni.
E davvero - mi avvio a concludere, Presidente - ci lasciano attoniti le dichiarazioni di importanti membri del Governo. Mi riferisco a “Tony, fino a un certo punto” Tajani, che sarebbe anche Vice Presidente del Consiglio, oltre che Ministro degli Esteri, che disse che il salario minimo è una misura da Unione Sovietica. Però, un Ministro degli Esteri che non sa che cosa succede negli altri Paesi dell'Unione europea è davvero grave. Questo è soltanto l'ennesima riprova che il Ministro Tajani, purtroppo, è inadeguato al ruolo che ricopre.
Concludendo, Presidente, auspichiamo che questa battaglia possa essere vinta, che questa , questa elemosina del cosiddetto salario giusto, si riveli per quella che è: una elemosina che, come dire, quasi vilipende la dignità e l'onorabilità di chi si spacca la schiena dalla mattina alla sera È un vilipendio a quella dignità e, tra l'altro, devo registrare che perfino l'estremissima destra dei cosiddetti vannacciani si è accodata al carro, questa volta positivo, del salario minimo.
Quindi, auspichiamo che, nel più breve tempo possibile, questa maggioranza si renda conto del vicolo cieco in cui sta portando l'intero Paese e torni sui suoi passi, ma, per la verità, non ci credo molto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Antonino Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Questo tema del salario giusto mi affascina, perché mi piacerebbe chiedere a tutti i pendolari italiani, a tutti quelli che prendono i treni e devono subire i ritardi, quale dovrebbe essere il salario giusto del Ministro Salvini. Quale dovrebbe essere il salario giusto del Ministro Salvini? Zero. Mi chiedo anche quale dovrebbe essere il salario giusto per il Ministro Salvini, visto quello che ci ha fatto perdere, in termini di soldi, per la tragicomica fine del Ponte sullo Stretto con un'indagine in corso. Qual è il salario giusto per il Ministro Salvini? Zero.
Quale dovrebbe essere il salario giusto per il collega Delmastro che fa una società con un prestanome di un clan mafioso? Secondo me, zero .
Perché non chiediamo ai cittadini come identificare il salario giusto di questo Governo? Qual è il salario giusto della Santanche' che ha preso i fondi COVID?
PRESIDENTE. Collega Iaria, resti sul tema dell'ordine del giorno.
ANTONINO IARIA(M5S). Salario giusto, qui, si parla di salario giusto…
PRESIDENTE. Collega, sa bene cosa dico. Prego, vada avanti.
ANTONINO IARIA(M5S). Avete trovato questo termine - salario giusto - però mi chiedo, chiediamo a tutti di dire qual è il salario giusto per alcuni membri della maggioranza che hanno portato il Paese in rovina. Questo è il tema fondamentale.
Io stavo continuando, perché l'elenco sarebbe lunghissimo, ma parlando di salario, quanto si potrebbe aumentare il salario delle persone che adesso sono in difficoltà, se non avessimo sprecato già un miliardo di euro per il Ponte sullo Stretto? Quante cose avremmo potuto fare? E noi, qui, troviamo il salario giusto come metafora per dire che state facendo qualcosa per i lavoratori italiani. Secondo me, l'unica cosa giusta da fare è che dovete vergognarvi di usare questa retorica assurda per prendere in giro gli italiani e noi .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/22 Conte, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/23 Bruno, parere favorevole, se riformulato. Va bene? No.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Raffaele Bruno. Ne ha facoltà.
RAFFAELE BRUNO(M5S). Grazie, Presidente. Non possiamo accettare questa riformulazione, perché non impegna il Governo a realizzare la nostra proposta. Noi chiediamo di assicurare un'equa distribuzione del finanziamento pubblico in modo da garantire una quota prioritaria per la corretta remunerazione delle professioni cosiddette sotto la linea, cioè le maestranze, i tecnici e la che rappresentano una componente fondamentale e insostituibile dell'industria cinematografica.
Il successo di un film dipende, in larga misura, dall'impegno e dalla professionalità di centinaia di lavoratrici e di lavoratori specializzati che operano dietro le quinte; sono loro a rendere possibile la trasformazione di una sceneggiatura in immagini, suoni ed emozioni, capaci di raggiungere milioni e milioni di spettatori in tutto il mondo. Ogni reparto contribuisce con competenze specifiche altamente qualificate.
Parliamo di direttori della fotografia e i loro collaboratori che costruiscono l'identità visiva dell'opera; i fonici che garantiscono la qualità e la chiarezza del suono; scenografi; arredatori; costumisti che danno vita agli ambienti e ai personaggi; truccatori e parrucchieri che curano ogni dettaglio dell'aspetto degli interpreti; montatori ed esperti di -produzione che assemblano il materiale girato, trasformandolo in un racconto coerente e coinvolgente; a questi bisogna aggiungere elettricisti, macchinisti, attrezzisti, segretari di edizione, assistenti alla regia, responsabili della logistica e molte altre figure professionali, tutte indispensabili per il buon funzionamento del .
I meriti di queste lavoratrici e di questi lavoratori risiedono non solo nell'elevato livello tecnico delle loro prestazioni, ma anche nella capacità di collaborare, in modo efficace e sotto pressione, rispettando tempi, budget, standard qualitativi, spesso, molto elevati. Il loro lavoro richiede precisione, creatività e una continua capacità di adattamento alle esigenze artistiche e produttive. Spesso, affrontano giornate lunghe e complesse, condizioni di lavoro impegnative, sfide impreviste, contribuendo, con passione e dedizione, alla riuscita del progetto.
In conclusione, riconoscere il valore di queste lavoratrici e di questi lavoratori significa rendere omaggio a tutti coloro che, spesso, lontano dai riflettori e dagli applausi, permettono alla magia del cinema di prendere vita e raggiungere il pubblico, permettendo a tutte e tutti noi di sognare, sorridere, piangere e tornare ad essere un po' bambini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gaetano Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Tramite lei, vorrei chiedere alla Vice Ministro se ha letto questo ordine del giorno. Questo ordine del giorno non chiede altro che una ripartizione di fondi già assegnati; che venga suddivisa in maniera diversa, nel rispetto delle maestranze del cinema.
Lei, invece, mi porta una riformulazione dove dice: “nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica”. Non smuove niente nei vincoli di finanza pubblica questo ordine del giorno e, poi, lei aggiunge: “(…) volte a garantire il rispetto dei parametri retributivi definiti dalla contrattazione collettiva nazionale (…)”. Per le maestranze il contratto è fermo da 26 anni . Che limiti volete tenere presente? Di quale retribuzione contrattuale fatta? Non l'avete fatta. Voi non avete aggiornato il contratto delle maestranze. Sono 26 anni che aspettano.
Quindi, le chiederei di togliere questa condizione e di considerare in modo favorevole l'ordine del giorno, perché non intacca né la finanza pubblica né un contratto inesistente .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Chiedono di sottoscrivere i deputati Orrico, D'Orso, Pellegrini, Carotenuto, Serracchiani, Orfini, Ascari… tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/23 Bruno, con il parere contrario del Governo.
Tutto il MoVimento 5 Stelle sottoscrive.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/24 Orrico. Parere favorevole, se riformulato. Va bene? No.
Ha chiesto di parlare la deputata Anna Laura Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Vorrei fare innanzitutto un appunto sul metodo. Io credo che il Governo, quando non è d'accordo su un ordine del giorno, debba esprimere un parere contrario; non è che, puntualmente, arriva qui ed elimina le premesse, perché se lo dovete scrivere voi l'ordine del giorno, allora venite da questa parte, fate i deputati … poi, vi mettete dall'altra parte e fate anche quelli che decidete come noi dobbiamo scrivere quello che vi vogliamo chiedere.
Dal metodo passo al merito. Perché il Governo chiede di espungere le premesse di quest'ordine del giorno? Perché la verità vi fa male, la verità non la volete accettare, perché voi state usando la cultura come un Bancomat . Non volete riconoscere i diritti, le tutele, i contratti, i salari dei professionisti della cultura e, in particolar modo, parliamo dei danzatori e delle danzatrici delle fondazioni lirico-sinfoniche.
Perché ci piace tanto andare a teatro e applaudire le , ma ad esibirsi non sono soltanto le . Ci sono anche i corpi di ballo. Nel nostro Paese sono solo quattro i corpi di ballo istituzionalizzati, quindi parliamo soltanto di 212 tra danzatori e danzatrici che hanno contratti, molti dei quali sono a tempo determinato. Ci sono professionisti della danza che, dopo ben 15 anni di lavoro nelle fondazioni lirico-sinfoniche, poco prima di diventare , finalmente hanno potuto accedere a un contratto a tempo indeterminato.
Allora, è vero che le fondazioni lirico-sinfoniche devono rispettare gli equilibri economico-finanziari di bilancio, ma perché questo si deve fare sempre a spese dei lavoratori e non degli amministratori delegati , dei direttori generali, dei e di tutto il “cucuzzaro” che sperpera e spande le risorse pubbliche? Allora, in quest'ordine del giorno si chiede di procedere alla stabilizzazione dei corpi di ballo, di rendere stabili i corpi di ballo in tutte le fondazioni lirico-sinfoniche. Quindi, danzatori e danzatrici delle fondazioni lirico-sinfoniche d'Italia sappiate che il Governo ha detto “no”! Dovete essere precari vita natural durante .
E l'altra cosa che si chiede in questo ordine del giorno riguarda un'altra categoria di precari, i cosiddetti tirocinanti del Ministero dell'Istruzione, circa 350 lavoratori, per lo più calabresi, che da anni, pur avendo fatto i tirocinanti per più di 15 anni, quasi 20 anni, ancora sono lavoratori direi quasi in nero dello Stato. Sarebbe il caso di procedere alla loro stabilizzazione, sarebbe il caso di non prendere in giro chi lavora nel mondo della cultura e dell'istruzione perché, se vogliamo garantire non solo un futuro migliore, ma anche un presente più dignitoso alla comunità del nostro Paese, è proprio su istruzione e cultura che non dobbiamo andare a tagliare; è proprio lì che dobbiamo investire su chi davvero rappresenta il motore, il cuore di questi comparti e non - come dicevo prima - chi invece sperpera, spreca e spande le risorse pubbliche .
PRESIDENTE. Dell'Olio sottoscrive.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/24 Orrico, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/25 Carmina, su cui vi è il parere favorevole con riformulazione. Va bene? No e chiede di intervenire. Prego.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, ringrazio il Governo, ma non posso accettare che su una delle più grandi emergenze nazionali di questo periodo il Governo si limiti a “valutare l'opportunità di “adottare una strategia nazionale che trattenga i giovani sul nostro territorio, soprattutto i giovani più qualificati, i laureati e chi possiede un dottorato di ricerca. Infatti, oggi discutiamo di lavoro, di occupazione, di salario “giusto”. In fondo, che cosa costa un aggettivo? Non ci vuole molto. È una bella trovata pubblicitaria, è una propaganda elettorale che, però, non rappresenta la soluzione alle questioni gravissime del mondo del lavoro di oggi e soprattutto alla questione dirimente, che è la questione salariale, perché i lavoratori scappano dall'Italia.
Noi stiamo vivendo una delle più grandi emergenze di emigrazione degli ultimi decenni, che riguarda soprattutto la fuga dei giovani. Si chiama fuga di talenti, perdita di capitale umano. Non è un fenomeno marginale, ma un'emergenza silenziosa, un vero e proprio stillicidio che ormai riguarda l'Italia da Nord a Sud e che si verifica ogni giorno, senza che ce ne accorgiamo. Infatti, non fa rumore come una crisi finanziaria, non riempie le cronache come uno scontro politico, ma sta erodendo le fondamenta stesse del futuro dell'Italia.
Il Governatore della Banca d'Italia, Panetta, ci ha ricordato che circa un giovane laureato su dieci sceglie di trasferirsi all'estero e che un laureato in Germania guadagna mediamente l'80 per cento in più di un suo coetaneo italiano. Non è difficile capire perché tanti ragazzi facciano le valigie, ma a indurli a lasciare l'Italia non è soltanto la questione salariale. Partono per altro, perché cercano il riconoscimento del merito, stabilità, percorsi di carriera trasparenti che consentano un progetto di vita. E troppo spesso in Italia succede l'esatto contrario. Io qui voglio citare lo scandalo del Cefpas di Caltanissetta di questi giorni - invito i colleghi a leggere le cronache - in cui, al di là del merito, giovani donne sono state assunte e retribuite per prestazioni lesive della dignità personale, per accompagnare - ad una è stato detto: “Tu hai un curriculum di…, però se vai a fare l'accompagnatrice del tal deputato, noi ti diamo 10.000 euro” - o per altro tipo di prestazioni che, se le cronache dovessero risultare confermate, con le intercettazioni dal punto di vista giudiziario, sarebbero qualcosa di devastante per l'immagine stessa dell'Italia in cui giovani laureate devono essere costrette ad andare a effettuare certe cose per poter essere assunte.
Certo che fuggono dall'Italia. Il Mezzogiorno paga il prezzo più alto, con una questione meridionale mai risolta e semmai aggravata dal Governo Meloni. Si pensi all'autonomia differenziata, alla cosiddetta secessione dei ricchi e all'eliminazione di alcune misure, come Decontribuzione Sud, che per i dati INPS avevano agevolato l'assunzione di 3.400.000 giovani al Sud in soli tre anni: è stata eliminata dal Governo. Ebbene, secondo l'ultimo rapporto Svimez, fra il 2002 e il 2024, il Sud ha perso 350.000 laureati 35. In Sicilia, dal 2022 al 2024, sono andati via 44.000 giovani e questa è una cifra approssimata per difetto, perché non tutti cambiano immediatamente la residenza.
Il 50 per cento di questi giovani è laureato ed è per questo che persino il presidente di Confindustria Orsini, recentemente, ha lanciato un allarme che dovrebbe far riflettere tutti. Ha ricordato che, secondo le proiezioni richiamate da Bankitalia, entro il 2040 l'Italia rischia di avere 5 milioni di lavoratori in meno! Cinque milioni, un decimo degli italiani e soprattutto di lavoratori che vanno via. Inoltre, ha riconosciuto che i salari bassi allontanano i giovani dall'Italia, indeboliscono la domanda interna e aggravano la crisi demografica e che dobbiamo fare di tutto per impedire che altri 550.000 giovani lascino il Paese, dei quali circa il 60 per cento altamente qualificato.
Anche Confindustria ha posto la questione salariale, di fatto la necessità che si innalzino i salari, perché possano rimanere i lavoratori in Italia. E questo richiede una scelta strategica, perché l'assunzione stabile di giovani qualificati non è una misura di parte, ma è una misura che attiene all'interesse strategico nazionale. Di questo ci dovremmo preoccupare, altro che di legge elettorale e poi di dire di “valutare l'opportunità di”. Ma di che cosa? Così voi danneggiate l'intera Italia.
Oggi si chiede di incentivare le imprese che assumono stabilmente laureati e dottori di ricerca, di premiare chi investe nelle competenze, di costruire un ponte fra università, ricerca e sistema produttivo. Per fare ciò occorre cambiare approccio, perché ogni laureato assunto a tempo indeterminato non è un costo, è un investimento! Ogni giovane che resta in Italia non è una spesa, ma un moltiplicatore di crescita.
Ogni talento che non parte è ricchezza che rimane in Italia, e la sfida della produttività e del rilancio economico parte da questo, dal fattore umano, dal capitale costituito dal lavoro. Panetta, infatti, ricorda che senza un capitale umano non ci sarà crescita; Orsini ci dice che senza giovani non ci saranno lavoratori; noi aggiungiamo che senza lavoro qualificato non ci sarà futuro.
Per questo chiediamo al Governo di ripensarci e di accogliere questo ordine del giorno, perché la vera domanda non è quanti giovani partiranno domani, ma cosa stiamo facendo oggi per convincerli a restare. E se non sapremo dare una risposta credibile a questa domanda, allora il problema dell'Italia non sarà la fuga dei cervelli, sarà la fuga dal suo stesso futuro .
PRESIDENTE. Sottoscrivono l'ordine del giorno n. 9/2911-A/25 Carmina anche gli onorevoli Alifano, Aiello e Morfino. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/25 Carmina, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/26 Raffa vi è parere favorevole con riformulazione. Accetta la riformulazione, onorevole? Sì, andiamo avanti. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/27 Perantoni, parere favorevole con riformulazione. Accetta la riformulazione, onorevole? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Un intervento molto breve. Io non accetto la riformulazione perché in primo luogo non capisco perché debbano essere stralciate le premesse. C'è una descrizione, una giustificazione della richiesta a fondamento di questo ordine del giorno che mi pare assolutamente neutra e assolutamente descrittiva della situazione nella quale si trovano le zone interne, molte zone interne del nostro Paese. Si dà semplicemente atto di una situazione che, comunque, non viene affrontata ma che deve essere quantomeno riconosciuta e, per tale motivo, si deve cercare di porvi rimedio. E non è certamente un'affermazione politicamente contraria all'indirizzo del Governo dire che l'abbandono delle aree interne da parte dei giovani non rappresenta solo una questione demografica ma costituisce una vera e propria emergenza economica e sociale.
È evidente che se gli 35 e i giovani in genere abbandonano le loro comunità, i loro territori di provenienza, in particolare se questi territori si trovano nelle aree interne e nelle aree disagiate del nostro Paese è chiaro che viene meno tutta quella struttura sociale che, fino a oggi, ha retto l'Italia, l'ha fatta progredire e ha consentito l'affermarsi dell'Italia nel mondo. Non è che le nostre eccellenze, ad esempio agroalimentari, alle quali pare particolarmente affezionato l'attuale Governo, vengano da chissà dove. Vengono dalle aree interne. Vengono da situazioni e da località che non sono prevalentemente all'attenzione di chi è al Governo in questo momento.
Non solo per questo motivo, ma anche perché non è assolutamente accettabile che si valuti “l'opportunità di”, bisogna intervenire e se il Governo decide di intervenire con un decreto che pomposamente definisce decreto “1° maggio” per sostenere il lavoro, allora deve intervenire adesso e ora anche per sostenere l'occupazione degli 35 e per sostenerla nelle aree interne.
Io mi permetto di comunicare all'Aula, che probabilmente ne è già a conoscenza ma mi fa piacere ricordarlo, che la nostra regione - la regione Sardegna e il MoVimento 5 Stelle a guida della regione Sardegna - ha stanziato 56 milioni di euro per sostenere il lavoro e per sostenere la riqualificazione dei lavoratori e per sostenere i per incentivare la trasformazione dei contratti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato. E sicuramente la Sardegna non è una regione che non ha aree interne. Quindi, queste risorse sono finalizzate principalmente a impedire che la nostra regione si svuoti e così anche l'obiettivo di questo ordine del giorno è cercare di impedire che tutte le aree interne del nostro Paese vadano in sofferenza più di quello che sono e, conseguentemente, le nostre comunità vadano a perdere la loro storia, le loro caratteristiche e le loro potenzialità.
Un accenno di quello che il Governo vuole fare per le aree interne probabilmente lo abbiamo avuto quando c'è stata una riforma relativa alle comunità montane, che ha sollevato un vespaio perché è andata ad incidere proprio su alcune comunità e a togliere risorse a zone del nostro Paese che, viceversa, avrebbero avuto bisogno di sostegno. Presidente, io sono mio malgrado costretto a non accettare questa riformulazione perché il tempo del futuro, il tempo delle ipotesi e il tempo delle valutazioni credo che sia abbondantemente trascorso .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/27 Perantoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/28 Aiello, vi è parere favorevole con riformulazione. Accetta la riformulazione, onorevole? Sì. Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/29 Pavanelli, vi è parere favorevole con riformulazione. Accetta la riformulazione, onorevole? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/30 Ilaria Fontana, vi è parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/30 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/31 Morfino, accolto come raccomandazione, se riformulato. Va bene? No, lo votiamo con il parere contrario del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/31 Morfino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/32 Sportiello, accolto come raccomandazione, se riformulato. Va bene? No, lo votiamo con il parere contrario del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/32 Sportiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/33 Appendino. Ha chiesto di parlare l'onorevole Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Vedete, io sono certa che su una cosa siamo tutti d'accordo in quest'Aula, e cioè che se un ragazzo o una ragazza studia in Italia, si forma nelle nostre scuole, se si laurea nelle nostre università, noi come Stato abbiamo fatto un investimento e di quell'investimento non possiamo che essere orgogliosi. E allora, arriva il dopo. Perché allora immaginiamoci per un attimo quel ragazzo o quella ragazza che prende un aereo, sale su un volo di sola andata con cui fugge dal nostro Paese. E purtroppo succede davvero. E non succede solo una volta. Succede 2, 3, 4, succede 130.000 volte all'anno. Cioè 130.000 giovani scappano e ogni qualvolta un giovane scappa quello non è solo un fallimento della nostra società, quello è un salasso economico dal punto di vista morale, dal punto di vista economico, dal punto di vista umano. Noi formiamo i migliori talenti, investiamo 14 miliardi di euro all'anno - poco, ma comunque una cifra importante - e cosa succede? Scappano! I loro talenti li portano magari in Germania, in Francia, nel Regno Unito e perché lo fanno? E non lo diciamo noi, non vi rispondo come la penso io, ma come lo dicono tutti gli studi. Lo fanno perché qui sono sottopagati, perché qui sono precari, perché qui non riescono a costruirsi un futuro, non riescono a esprimere al meglio quel talento che hanno maturato qui.
Allora io la chiamo con un nome: questa è una diaspora, questa è la diaspora di una generazione intera che sta scappando. E noi non possiamo fare finta di niente. Ma non solo voi, Governo, fate finta di niente, voi fate di peggio: voi a questa generazione rispondete con l'ostilità; voi a questa generazione rispondete con degli schiaffi e dei pugni. E non lo fate per errore. Magari! Almeno l'errore uno lo può comprendere. No, voi lo fate per scelta politica e vi dimostro perché. Vi faccio tre esempi, perché poi, alla fine, conta quello che si fa e, ormai, sono quattro anni che governate, quindi quello che fate l'abbiamo visto. Esempio numero 1: il vostro “no” - l'hanno ricordato i colleghi e le colleghe - al salario minimo. Guardate che quando dite “no” al salario minimo, voi state dicendo a un ragazzo o a una ragazza che prende 5-6 euro all'ora che quello stipendio è giusto - usando le vostre parole -, che quello stipendio è meritato, che non è sfruttamento . Allora, voi potete chiamarlo salario giusto, come state facendo ora, potete inventarvi i decreti, la propaganda, l'informazione, ma non vi lavate la coscienza, perché voi siete i responsabili della legalizzazione di uno sfruttamento, perché sotto i 9 euro è sfruttamento . Punto. Non c'è etichetta che tenga.
Esempio n. 2: avete reintrodotto i. Ma cosa significa? Che messaggio diamo ai nostri giovani, quando diciamo che i vanno reintrodotti e, anzi, vanno utilizzati? Gli stiamo dicendo che la continuità non è un valore nel mondo del lavoro. Anzi, altro che continuità, gli stiamo dicendo che ricevono una telefonata la mattina e, forse, quel giorno lavorano. Ma che modello è questa roba qui? Ma come pensiamo che un giovane, che aspetta la chiamata la mattina, possa ottenere un mutuo, possa pagare un affitto per ottenere una casa, possa serenamente mettere su famiglia.
Altro esempio, perché carta canta: avete detto che i tirocini gratuiti, tutto sommato, vanno bene, perché avete votato “no”, avete detto “no” allo stop ad una delle forme più tremende di sfruttamento dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze in questo Paese.
E non finisce qui: avete raggiunto, forse, le migliori vette quando, in modo negativo, siete intervenuti sull'enorme difficoltà che hanno già i nostri giovani ad accedere alla casa. Guardate che il fatto che abbiate tolto agevolazioni sui fondi di garanzia per i giovani, che abbiate tolto le agevolazioni per l'acquisto della prima casa per gli 36, non lo dimentichiamo mica, eh? Cioè, in un contesto in cui è difficile, per un giovane, avere un lavoro e trovare una casa, voi andate in direzione opposta: il poco che c'era via, lo togliete, così se ne stanno a casa, in famiglia, perché la casa non gliela dà nessuno in questo Paese.
Allora, Presidente, vede, noi non siamo qui solo a denunciare il fallimento evidente di questo Governo, noi siamo qui a proporre anche delle alternative; il problema è che questa maggioranza è sorda, non vuol sentire. Infatti, per anni, abbiamo visto lo Stato investire in decontribuzioni alle imprese nella speranza che assumessero i giovani. Io penso che oggi - e questo abbiamo fatto con i nostri emendamenti a questo provvedimento - dobbiamo avere il coraggio di dire che questa cosa non sta funzionando e dobbiamo voltare pagina, dobbiamo provare a cambiare il modello. Allora, prima, con gli emendamenti che ci avete bocciato e, ora, con questo ordine del giorno vi stiamo dicendo di provare a cambiare il meccanismo. Quindi, mettiamo direttamente i soldi nelle tasche dei ragazzi, in modo tale da garantire una per gli 35, così li vedono direttamente in busta paga. Perché è importante? Perché noi lo sappiamo benissimo: in quella fascia d'età - 24, 25, 26, 27, 28 anni -, i ragazzi e le ragazze scelgono dove fare o dove inserirsi, o provarci, nel mondo del lavoro e, se noi non li tratteniamo in quella fascia lì, direi che non abbiamo fatto un gran lavoro come Stato, come politici e come persone che vogliono costruire e dare un futuro a questa nuova generazione.
Però, vede, Presidente - vado a chiudere -, io non mi stupisco di questo parere così timido, che non ha il coraggio di dire un “sì” reale, e conseguente al voto contrario ai nostri emendamenti, che avevano le coperture, perché a me è chiara una cosa: a voi dei giovani non interessa nulla, andate - ripeto - nella direzione opposta. Però, c'è una cosa che è inaccettabile; delle tante ce n'è una: mentre questa maggioranza boccia degli emendamenti che alzerebbero gli stipendi agli 35, questa stessa maggioranza, senza provare vergogna alcuna, esclude dalla sanità privata gli aumenti automatici degli stipendi legati all'inflazione. Cioè, se sei magari un ragazzo giovane e lavori nella sanità privata e hai uno stipendio che non sta in pari con l'inflazione, non solo non ti do il salario minimo, non solo non ti aiuto, sei proprio quello che devo andare a tartassare per cui non ti riconosco neanche il passato. Perché? Diciamolo il perché. Perché, forse, c'è un parlamentare che è un po' più importante dei nostri giovani , forse c'è un rappresentante della Lega che ha degli interessi privati. Allora, diciamolo il nome e il cognome: forse perché Angelucci vale più di quei 130.000 giovani che scappano dal Paese Allora, noi non ci stiamo, Presidente.
CHIARA APPENDINO(M5S). Non ci stiamo. Dovevate votare “sì”. E la prossima volta evitate di tirare fuori la solita retorica della “fuga dei cervelli”, perché siete voi, oggi, con questi voti, che state firmando il foglio di via con cui state cacciando i ragazzi e le ragazze dal nostro Paese
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/33 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/34 Cherchi, accolto come raccomandazione, se riformulato. Accetta, onorevole? No, e chiede di parlare. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. Con questo ordine del giorno volevo richiamare l'attenzione del Governo su una questione che riguarda migliaia di famiglie e lavoratrici del nostro Paese: il riconoscimento del valore sociale, economico e assistenziale del lavoro domestico. Il provvedimento che si sta esaminando conferma, ancora una volta, una disparità di trattamento che non può essere ignorata: i rapporti di lavoro domestico continuano, infatti, ad essere esclusi da numerose agevolazioni contributive e fiscali che, invece, sostengono altri settori del lavoro subordinato. Eppure, sto parlando di un comparto essenziale per il funzionamento della nostra società: badanti, assistenti familiari garantiscono ogni giorno cura, assistenza e sostegno a bimbi, anziani, persone fragili, consentendo a molte famiglie di conciliare vita lavorativa e responsabilità di cura. Per questa ragione ritengo necessario superare queste disparità, riconoscendo il valore del lavoro domestico, pienamente questo valore, e adottando misure che favoriscano l'emersione del lavoro sommerso, la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e la qualificazione professionale del settore.
L'estensione degli strumenti di decontribuzione e degli incentivi alle assunzioni anche al lavoro domestico, insieme al rafforzamento delle agevolazioni fiscali per le famiglie che assumono regolarmente personale di assistenza, rappresenterebbero un forte incentivo alla legalità e alla regolarizzazione del lavoro. Allo stesso modo, riconoscere anche in questo settore le agevolazioni previste per le lavoratrici madri e per gli incrementi occupazionali significherebbe eliminare una disparità di trattamento che oggi non trova più alcuna giustificazione. Sostenere il lavoro domestico regolare significa favorire la permanenza delle donne nel mercato del lavoro, rafforzare le politiche di conciliazione tra vita familiare e lavorativa e offrire risposte concrete ai crescenti bisogni assistenziali delle famiglie italiane. Per queste ragioni chiedo al Governo di valutare l'adozione di iniziative normative e fiscali volte a valorizzare il lavoro domestico delle , delle , eccetera, estendendo anche a questo settore gli strumenti di incentivazione contributiva e le agevolazioni già previste per altri comparti produttivi, con l'obiettivo di promuovere occupazione regolare, contrastare il lavoro sommerso, garantire maggiore equità tra i lavoratori e rafforzare il nostro sistema di assistenza
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/34 Cherchi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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L'onorevole Aiello sottoscrive, anche l'onorevole Carotenuto sottoscrive.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/35 Barzotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/35 Barzotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/36 Dell'Olio, su cui il parere è favorevole se riformulato. L'onorevole Dell'Olio non accetta la riformulazione e chiede di parlare. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. Vorrei fare una prima richiesta, Presidente. Come hanno detto anche i miei colleghi, secondo me è inammissibile che un Governo debba andare a modificare gli ordini del giorno ed espungere le premesse, perché gli ordini del giorno sono di chi li ha scritti. Ora il problema, in questo caso, è anche peggiore rispetto a quello che è stato detto dai colleghi, perché qui non si tratta di avere paura di quello che questo Governo ha fatto, ed è stato scritto nelle premesse. Qui si tratta di avere paura dei dati di fatto, perché nelle premesse di questo ordine del giorno ci sono dati di fatto cioè c'è scritto che l'Italia continua a registrare uno dei più bassi tassi di natalità in Europa accompagnato da un progressivo invecchiamento della popolazione. È un dato di fatto. Nelle premesse di quest'ordine del giorno non c'è scritto nulla rispetto alle responsabilità di questo Governo. Quindi, dire di espungere le premesse non ha senso.
Poi andiamo a vedere oltre. Cosa? Andate a cambiare la formulazione - e ringrazio ovviamente il Governo per la riformulazione - e andate a scrivere: “a valutare l'opportunità di incrementare”. Ma cos'altro volete valutare sull'opportunità di incrementare le politiche di sostegno alla genitorialità? Avete fatto il disastro in questi anni. In realtà, basterebbero tre numeri per chiudere la questione: 1,14; 2,1 e 60.000. Infatti, 1,14 è il tasso di fertilità delle donne in Italia, che si è addirittura abbassato dall'1,18 del 2024. Poiché il tasso di sostituzione è 2,1, significa che per ogni generazione noi perdiamo la metà delle persone. Basterebbe questo a far capire che bisogna intervenire. Poi, 60.000 è il numero di madri che, quando hanno un figlio - il primo figlio -, lasciano il lavoro e poi se andiamo a considerare il secondo figlio lì le percentuali aumentano, ma non ci sono dati chiari e inequivocabili.
Quindi, la situazione è che questi dati non sono un dato culturale, perché l'età media in cui le donne fanno un figlio in Italia, che è quasi 32 anni, è molto di più rispetto ai 30 anni della media europea. Non è un problema culturale dell'Italia, è un problema che è conseguenza di una precarietà lavorativa, della carenza dei servizi e della difficoltà della conciliazione vita-lavoro, che non c'è. Tutto questo impatta sul sistema pensionistico e impatta sulla crescita economica e sulla sostenibilità del . Se andiamo a considerare i Paesi europei con un tasso di occupazione più alto - tipo Francia, Svezia, Paesi Bassi -, che va dal 66 al 77 per cento, lì c'è un tasso di natalità più alto. Quindi, in Francia, che ha 1,6 figli come tasso di fertilità, il tasso è molto più alto rispetto a noi. Dove le donne lavorano e dove esistono i servizi si fanno figli. Invece, da noi c'è una penalizzazione continua.
Questi dati non sono dati buttati là, sono dati Istat, dati INAPP, dati del Fondo monetario internazionale. Quindi, non sono numeri presi a caso. Il Governo li conosce benissimo, ma non ha mai fatto nulla. Su tutto questo ora si innesca la vostra responsabilità politica. È una vostra responsabilità politica, perché nei Governi Conte si era data una spinta al e c'era stata un'espansione molto più forte. Si è data una spinta sul congedo parentale e si è data una spinta per quanto riguarda l'approvazione della direttiva europea sull'equilibrio della conciliazione vita-lavoro, per non parlare del PNRR per gli asili nido. Voi cosa avete fatto? Avete di fatto depotenziato Opzione donna. Sì, avete incrementato un po' il congedo parentale, ma non avete fatto una riforma strutturale in grado di aumentare il livello del congedo parentale obbligatorio al livello degli altri Paesi europei e siamo il fanalino di coda. Quindi, il risultato è lo stesso, quello che è stato scritto in premessa: il carico di lavoro della cura continua a ricadere in modo sproporzionato sulle donne, limitando libertà, reddito e carriera.
Questo ha anche un costo enorme per il Paese. Se noi aumentassimo - e non lo dico io, lo dice Bankitalia - dal 53-54 per cento l'occupazione media femminile al 66 per cento della media europea, aumenteremmo il PIL del 7 per cento circa. Parliamo di 140-150 miliardi. Il Fondo monetario internazionale va addirittura oltre e parla del 35 per cento. Svimez parla del 10 per cento e queste sono misure molto più basse. Questo avrebbe un impatto sui contributi previdenziali, sulla crescita e sulla possibilità di far rientrare le donne nel mercato del lavoro.
Quindi, non è un problema da dover ancora scoprire. Il problema c'è, il problema è la scelta politica di non affrontarlo in modo strutturale. Voi continuate a intervenire con misure frammentate e con . Sì, avete messo il di 1.000 euro per i nuovi nati e il dei 60 euro circa al mese. Avete dato qualche contributo. Sì, del congedo parentale abbiamo detto. Avete dato il asilo nido, ma non bastano queste misure se non si interviene in maniera strutturale. Le persone non fanno figli perché continuano a sentirsi precarie. La crisi demografica non si affronta in questa maniera, si affronta con servizi universali e con una strategia strutturale sulla conciliazione vita-lavoro. Fin quando questo non avverrà, l'Italia continuerà a essere un Paese in cui si chiederà alle persone di fare figli, ma non si metteranno mai queste persone nelle condizioni ideali per poterli fare .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/36 Dell'Olio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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L'onorevole Carmina sottoscrive.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/37 Giuliano sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Con questo ordine del giorno vi chiedevamo semplicemente di aggiornare periodicamente i livelli retributivi, tenendo conto dell'andamento del costo della vita e dell'inflazione. Questo per garantire l'adeguatezza delle retribuzioni nel tempo. Perché vi chiedevamo questo, di adeguare al costo della vita e all'inflazione le retribuzioni e i salari di milioni di lavoratori e lavoratrici? Perché il diritto a una giusta retribuzione, oltre a essere sancito da un principio costituzionale, dall'articolo 36 della Costituzione, risponde ad un'ottica ben precisa: i lavoratori e le lavoratrici con il proprio stipendio devono poter essere in grado di assicurare alla propria famiglia una condizione e una esistenza assolutamente dignitosa.
Ebbene, così non è purtroppo, perché l'Italia, secondo le numerose analisi internazionali, è il Paese che a livello europeo ha registrato il maggior calo dei salari reali. Quindi, è chiaro che serve un intervento tempestivo sulla capacità d'acquisto e sui nostri salari, perché purtroppo siamo il Paese che soffre maggiormente il fenomeno del cosiddetto lavoro povero: milioni di lavoratori e lavoratrici che, pur svolgendo normalmente un'attività lavorativa, non riescono ad arrivare alla fine del mese. Abbiamo lavoratori e lavoratrici che non riescono, dopo la seconda settimana, a garantire l'acquisto dei beni essenziali, che molto spesso non riescono a pagare le spese di abitazione, non riescono a pagare il mutuo, non riescono a pagare l'affitto. Ecco perché vi chiedevamo il giusto adeguamento delle retribuzioni.
Ancora una volta avete detto “no”, ancora una volta avete sbattuto la porta in faccia a milioni di lavoratrici e lavoratori .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/37 Giuliano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/38 Ferrara, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo su questo ordine del giorno perché siamo davanti a una colossale presa in giro nei confronti degli italiani che lavorano, pagano bollette, fanno la spesa e, nonostante tutto, arrivano a fine mese.
Il Governo ha scelto un titolo bellissimo, “il salario giusto”. Peccato che dentro questo decreto il salario giusto rischi di essere come il “Panino Giusto”: bello il nome, elegante la confezione, magari caro il conto, ma alla fine la fame resta, con il problema di prima. E qui il conto lo pagano sempre gli stessi: i lavoratori poveri.
Il punto è semplice. Questo decreto non introduce il salario minimo, non stabilisce una soglia sotto la quale il lavoro diventa sfruttamento, non dice che sotto una paga dignitosa lo Stato non può voltarsi dall'altra parte. Non prende il problema dei bassi salari, ma lo avvolge nella propaganda. Ci scrive sopra “salario giusto” e prova a venderlo come riforma storica. Ma noi non ci caschiamo, perché l'articolo 36 della Costituzione parla di retribuzione proporzionata e sufficiente ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa, non “giusta” perché lo decide il Governo con un'etichetta.
Il Movimento 5 Stelle ha portato una proposta: il salario minimo legale, con almeno 9 euro lordi all'ora. Una soglia di civiltà, semplicemente il minimo sindacale della dignità.
E cosa fa il Governo? Invece di alzare i salari, prova a cementificare il salario povero. Invece di mettere una soglia, mette una formula. Invece di dare i soldi in busta paga, dà definizioni. È sempre lo stesso metodo: sulle accise dovevano cancellare tutto, poi non le hanno cancellate, e oggi vanno avanti come se quella promessa non l'avessero mai fatta; sul nucleare promettono il primo kilowatt tra vent'anni, come risposta alle bollette di oggi; e oggi chiamano “giusto” un salario che resta ingiusto.
Presidente, il Governo continua a vantarsi dell'occupazione. “Ci sono più lavoratori”: ci dicono. Sì, ma quanti sono i poveri? Quanti lavorano e non riescono a pagare l'affitto? Quanti hanno il contratto, ma non una vita dignitosa? Un Paese non è sano, se aumenta il numero degli occupati ma cresce il numero delle persone che, pur lavorando, restano povere.
Questa non è occupazione di qualità, questo è lavoro povero organizzato. Un'economia che compete comprimendo i salari, invece di investire in innovazione, formazione e produttività.
E attenzione: il salario minimo non attacca la contrattazione collettiva: questa è la favola che la maggioranza racconta per non affrontare il problema; il salario minimo stabilisce una soglia sotto la quale nessuno può scendere. Poi la contrattazione deve fare di più, non di meno. Ma il Governo preferisce confondere: trattamento economico complessivo, monitoraggi, codici, archivi, rapporti annuali. Tutte cose che possono servire, ma non rispondono alla domanda fondamentale: quanto entra davvero in tasca al lavoratore a fine mese? Perché col salario giusto scritto in un decreto, non si paga né il mutuo, né la spesa.
E c'è un altro punto grave: se un contratto collettivo scade e non viene rinnovato, questo decreto prevede un adeguamento al 30 per cento dell'inflazione (dell'IPCA). Il lavoratore viene protetto solo al 30 per cento, il resto della perdita lo paga lui. Altro che salario giusto, qui siamo al salario impoverito per legge. Per questo il nostro ordine del giorno chiede misure vere contro un lavoro povero e disuguaglianze retributive. Serve una politica salariale seria, una soglia minima dignitosa, tutelare il potere d'acquisto, perché, se il lavoro non libera la povertà, allora il sistema economico ha fallito .
Ogni settimana siamo qui a smontare una nuova narrazione: la settimana scorsa il nucleare, come soluzione magica; oggi il salario giusto, senza il salario minimo. Domani vedremo che cosa si inventeranno, ma c'è un limite alla propaganda ed è la vita reale delle persone, perché noi stiamo da quella parte, dalla parte di chi lavora e pretende dignità. Perché il salario non deve essere giusto solo nel titolo di un decreto, deve essere giusto nella busta paga .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/38 Ferrara, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/39 Alfonso Colucci, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Li vediamo spesso: sfrecciano ignorando le regole del codice della strada e restano spesso vittime di incidenti e in alcuni casi li provocano. Hanno paghe da fame (2,50 euro a consegna, in media), lavorano in alcuni casi sette giorni su sette, anche per dieci ore consecutive. Rispondono a un algoritmo inflessibile, che non li tutela. Un algoritmo che impone ritmi serrati, che li valuta continuamente, che attribuisce loro un punteggio. Chi si scollega è fuori, chi rifiuta gli ordini è fuori.
Cari colleghi, vi presento i che rappresentano, a mio avviso, l'esempio più lampante dello sfruttamento odierno dell'uomo sull'uomo, ora mediato da una piattaforma e da un algoritmo. Un algoritmo che valuta, in modo meccanico, stime di percorrenza che non tengono conto del traffico, non tengono conto delle avversità meteo e non tengono conto della sicurezza stradale. Un algoritmo tiranno che accende la più brutale delle competizioni, signora Presidente, tra i lavoratori. Lavoratori che sono in gran parte partite IVA, false partite IVA, e che dunque non hanno le tutele del lavoro subordinato.
E questo decreto doveva rispondere a questo problema, che era stato avanzato e affrontato anche in sede europea. Un problema che era stato analizzato anche in sede giudiziaria: si è mossa anche la procura della Repubblica di Milano, che ha stigmatizzato - mi preme riportare le parole esatte - l'operato di una di queste piattaforme in questo modo: “una deliberata scelta”, attuata per l'appunto da una di queste piattaforme, “per l'illecito, attuativa di una politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità”. E invece, ancora una volta si è persa un'occasione importante, un'occasione per affrontare un problema stringente.
E veniamo invece adesso a un decreto propaganda, l'ennesimo decreto propaganda, che dà l'impressione di risolvere solo uno dei problemi di questo settore, quello del caporalato digitale, fatto di gestiti da terzi rispetto al lavoratore, doppiamente sfruttato in questo caso, perché pagato in nero. Dico “dà l'impressione”, perché i divieti stabiliti dall'articolo 15 di questo decreto, in effetti, sono facilmente aggirabili.
Il vero nodo da sciogliere però è un altro: se veramente si vuole combattere il caporalato in questo settore e non fare solo chiacchiere, allora bisogna garantire i diritti effettivi a questi lavoratori e dire che il loro è un lavoro subordinato, visti il potere direttivo esercitato dall'algoritmo su di loro, il controllo sulla loro prestazione, un controllo continuativo, e l'utilizzo dei sistemi sanzionatori che il lavoratore subisce senza la possibilità di replica.
E allora combattiamo il falso lavoro autonomo e assicuriamo ai la copertura assicurativa e previdenziale che gli spetta. È questo il senso dell'ordine del giorno a firma del collega Colucci. Ma, ahimè, anche questa volta non si riconosce alcuna dignità al lavoro
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti. Sottoscrive il deputato Fornaro e la deputata Gribaudo. Sottoscrive il deputato Quartini a nome di tutto il gruppo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/39 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/40 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/40 Alifano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/41 Quartini, con il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io credo che in questi ultimi tre ordini del giorno abbiate mostrato la vostra maschera, la vostra vera faccia, perché riuscire a bocciare tre ordini del giorno riguardanti quelli che in italiano si dovrebbero chiamare fattorini - fattorini delle pizze, fattorini del cibo -, che, in condizioni estremamente critiche, a cottimo, a 2,50 euro a consegna, portano il cibo nelle case degli italiani senza alcun tipo di tutela, credo sia assolutamente incredibile e vergognoso !
Bocciare tre ordini del giorno che impegnano il Governo a una maggiore tutela di queste categorie è semplicemente uno scandalo! Chiaramente, con queste bocciature, fate vedere la vostra natura classista contro i nuovi schiavi, contro gli schiavi moderni, contro le vittime del caporalato, contro le vittime di questo modello che tutela i ricchi e le piattaforme, che spesso sono all'estero e che spesso pagano poche tasse nel nostro Paese.
Pensate che, in soli due anni, sono stati segnalati 1.337 incidenti sul lavoro. Sono stati valutati 7 morti - morti ufficiali -, ma le cronache ne riportano almeno 12, e di questi che subiscono incidenti 6 su 10 non denunciano per paura di essere sanzionati a loro volta o di non poter lavorare. Ne voglio ricordare alcuni: Adnan Elsayed, fattorino di 32 anni morto accanto alla sua bicicletta, a Torino; Nicola Casucci, giovane fattorino - un , per renderlo più accettabile come nome - di 18 anni, deceduto dopo uno scontro con un'auto sul suo motociclo elettrico ad Andria; Muralidharan Abhishek, 28 anni, investito e ucciso con un'auto, a Roma, nel 2022; Sebastian Galassi, deceduto a 26 anni sul luogo di lavoro. Deliveroo fu sanzionata per l'invio di un messaggio di mancata consegna e di licenziamento. Fu licenziato con un algoritmo.
Glovo e Deliveroo hanno subìto diverse sanzioni e questo la dice lunga sulla vostra modalità di interpretare questo tema. Hanno subìto sanzioni per il trattamento dei , hanno subìto sanzioni per il caporalato digitale, hanno subìto sanzioni per le comunicazioni ingannevoli sulla responsabilità sociale.
La multa dell'Antitrust europeo nel 2025 - lo voglio ricordare - è di 329 milioni per un cartello di spartizione dell'utenza da parte di Deliveroo e di Glovo. C'è stata un'istruttoria per pratiche commerciali ingannevoli e scorrette nel 2026: pubblicità etica ingannevole. Ci sono state accuse di caporalato per sfruttamento con stipendi di 3 euro l'ora.
Credo che tutto questo dica quanto sarebbe assolutamente importante cercare almeno di mettere in piedi un osservatorio nazionale permanente sul lavoro da piattaforma digitale. Questa era la richiesta: una richiesta banale, assolutamente il minimo sindacale per cominciare a ragionare in termini di tutela di questi lavoratori che sono lavoratori che non hanno diritto, che non hanno coperture, che - è stato detto dalla collega Alifano - sono partite IVA fasulle, perché, in realtà, sono dipendenti e sono sfruttati e sono schiavi moderni del lavoro!
Si chiedeva che, insieme a un osservatorio nazionale, ci fossero politiche attive per garantire percorsi di stabilizzazione, di assumere standard europei adeguati e di qualità. Si chiedeva di sviluppare strumenti di monitoraggio continuo. Ma voi state dicendo no! State chiarendo in maniera assoluta da che parte state.
Non state dalla parte della povera gente, ma state dalla parte dei padroni !
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti. La deputata Gribaudo sottoscrive. Anche il deputato Perantoni sottoscrive.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/41 Quartini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/42 Caso, parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, signora Presidente. Con questo ordine del giorno - con un parere contrario del Governo - parlo di una categoria di lavori che questo Governo e voi avete ignorato e che continuate a considerare invisibili. È una categoria di lavori che prevede una formula contrattuale chiamata ciclico verticale. Una tipologia di lavoro che riguarda non poche persone, ma riguarda circa 250 mila operatori delle mense scolastiche.
E questa tipologia di contratto prevede che il calcolo sia fatto non su base settimanale, come accade normalmente, ma su base annua. Che significa questo? Qual è il problema? Semplice: il problema è che sì, è un contratto a tempo indeterminato, ma quando le scuole chiudono, quando l'attività didattica si ferma, questi lavoratori smettono di percepire lo stipendio. E non è solo questo, il problema è che smettono di percepire lo stipendio e non possono accedere a nessuna misura, non possono accedere alla NASpI, non hanno insomma la disoccupazione, semplicemente restano congelati con zero euro.
Vado subito al sodo, perché di questo ne ho parlato spesso in quest'Aula, quindi non possiamo dire che è semplicemente un problema che il Governo ignora. C'è anche una mia proposta di legge ferma, ovviamente, tra le tante. Io chiedo solo un po' a tutti voi, colleghi di maggioranza, di ragionare un attimo, di fermarvi un attimo, perché questo momento è simbolico: perché chi negli scorsi mesi ha cucinato i pasti per i vostri figli, chi poi si è messo in un furgone e li ha portati nelle scuole, chi poi li ha portati all'interno delle aule dove i vostri figli studiano, nei prossimi tre mesi riceverà zero euro. Abbiamo dei lavoratori che resteranno senza nulla.
Vi sembra normale questo? Vi sembra giusto? E allora ditemi voi se questa forma contrattuale, questo lavoro, questa tipologia di salario che ora, nelle vacanze estive, che nell'ambito scolastico abbracciano un arco temporale che riguarda tre mesi, queste persone non riceveranno nulla, se durante le vacanze di Natale anziché avere una tredicesima loro non ricevono niente, ditemi voi se questo possiamo chiamarlo salario giusto .
Presidente, spesso quando portiamo dei problemi in quest'Aula ci viene detto: ma voi che avete fatto? Perché lo fate uscire fuori? Che avete fatto quando eravate al Governo? Ebbene, noi ci stavamo lavorando. Erano stati stanziati dei soldi in bilancio, si stava facendo in modo che si potesse arrivare a dare la NASpI a questi lavoratori. Ovviamente non è una cosa semplice, c'era da lavorare, ma i soldi erano stati messi.
E allora, per farvi capire quanto veramente ci si stava lavorando: si era arrivati a stanziare i soldi in bilancio, non si era formalizzata la parte della NASpI in tempo utile per la pausa estiva, ma almeno si era iniziato a dare un in quel periodo. E vi avevamo lasciato dei soldi, difatti anche nel primo vostro anno l'avete fatto; poi nulla, poi niente, poi di nuovo vi siete dimenticati di questi lavoratori: 250.000 lavoratori che si prendono cura dei nostri, dei vostri figli.
Presidente, arrivo a conclusione. Questo è solo uno dei tanti aspetti malsani del nostro Paese, della vita lavorativa del nostro Paese. Ma voi continuate a fare propaganda e, pure con questo provvedimento, l'unica cosa che alla fine avete fatto è quella di dare un nuovo nome a un salario povero, a un lavoratore povero che non arriva a fine mese. È questo quello che state facendo: fumo negli occhi. Quello che però dovete capire è che, per quanto voi possiate raccontare favole, per quanto possiate provare ad illudere i cittadini, alla fine la verità viene a galla.
Le persone si rendono conto che sono sempre più in difficoltà e quindi presto il conto arriverà anche per voi .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/42 Caso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/43 Riccardo Ricciardi, il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/43 Riccardo Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/44 Carotenuto sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà, per 5 minuti e mezzo.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Con questo provvedimento abbiamo visto emergere mille divisioni all'interno della maggioranza. Addirittura all'interno dei singoli partiti, tra membri dello stesso partito abbiamo notato come ognuno guardasse un po' il suo orticello elettorale. Evidentemente le elezioni si stanno avvicinando e quindi abbiamo notato anche questo.
Quello che però compatta tutti è questa guerra ai poveri. Ebbene, questo atteggiamento che cosa ha portato? Ha portato a un record di povertà assoluta nel nostro Paese. Ci sono tante famiglie in enorme difficoltà. In enorme difficoltà perché? Perché avete cancellato quella norma, la prima nel nostro Paese che ha provato a fare un po' di redistribuzione della ricchezza, che aveva il nome di “reddito di cittadinanza”.
Ebbene, quella norma aveva aiutato - lo dice l'Istat, non lo dice Dario Carotenuto, non lo dice il MoVimento 5 Stelle - 2 milioni di cittadini italiani a difendersi dalla povertà. Secondo gli ultimi dati Istat, in questo momento nel Paese ci sono 5,7 milioni di persone che vivono in condizioni di povertà assoluta e più di 2,2 milioni di famiglie che non dispongono delle risorse necessarie per sostenere un livello di vita dignitoso. A ciò, poi, si aggiunge una quota crescente di lavoratori che, pur essendo occupati, non riescono a superare la soglia di vulnerabilità economica, a causa di salari insufficienti.
Per questo noi abbiamo proposto il salario minimo legale, per questo noi continuiamo a dirvi che serve un reddito di cittadinanza, così come era o lo vogliamo migliorare, possiamo fare tutto quello che vogliamo fare per aiutare le persone in difficoltà, non quello che state facendo voi, che state togliendo di fatto la stampella a chi zoppica, gli state dicendo di correre se vogliono mangiare al 31 del mese . Questo è vergognoso.
Tra le altre cose, una che avete fatto - ve lo voglio ricordare e ve lo ricorderò sempre - è addirittura togliere un mese di questa misura a chi era in difficoltà per darlo alle società calcistiche di serie A. È una cosa indecente , è una cosa vergognosa, è una cosa inaccettabile! E allora siamo qui, che vi stiamo raccontando, con tutti questi interventi sugli ordini del giorno, qual è la nostra visione di Paese. Perché vedete, continuando così - ma già ve l'ha detto il referendum, quello sulla giustizia - vi state condannando da soli. State facendo un po' quello che sta facendo Israele, anche voi vi state condannando da soli.
Vi state condannando a perdere, chiaramente, lo scettro - siete alleati d'altra parte, quindi - vi state condannando a uscire, a fine legislatura, da quella porta e a ritornare ridimensionati, come è giusto che sia, perché veramente le misure che state mettendo in piedi sono indecorose, come quest'ultima.
Noi vi stiamo proponendo un'altra visione di società, che mette le persone al centro, non il profitto di pochi al centro, ma le persone, i diritti al centro. E tra questi diritti c'è quello dell'articolo 36 della nostra Costituzione che - voglio ricordarvelo - garantisce ai lavoratori una vita dignitosa, per loro e per la loro famiglia. E questo con il reddito di cittadinanza era garantito, con la pensione di cittadinanza era garantito, perché misurava, sulla soglia di povertà calcolata dall'Istat, quel livello al di sotto del quale nessuno doveva stare. Ed è questa una misura seria se vogliamo contrastare la povertà, altro che salario giusto. Ma che salario giusto!
E adesso boccerete anche questo e vi assumerete la responsabilità di aver bocciato di nuovo una misura che, in qualche modo, avrebbe aiutato minori e famiglie in difficoltà a pagarsi la spesa, perché di questo stiamo parlando: pagare la spesa.
Allora vi dico che noi torneremo presto al Governo di questo Paese e restituiremo dignità a tutti questi cittadini
PRESIDENTE. Sottoscrive tutto il gruppo del MoVimento 5 Stelle.
Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/44 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/45 Pellegrini. Onorevole Pellegrini, parere favorevole con riformulazione. Non va bene, collega? No, chiede di intervenire. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà, per tre minuti.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie. Spiegherò velocemente. La tragedia di Amendolara è l'ultima di una lunga serie di tragedie simili. Abbiamo assistito a un omicidio di 4 braccianti.
Per esempio, io ricordo quello nella mia provincia, nel 2018: nel mese di agosto morirono, a distanza di pochi giorni, ben 16 migranti in due distinti incidenti stradali, perché erano stipati come bestie in due mezzi che subirono un incidente. Non sono tragedie isolate, non sono episodi isolati: ormai fanno parte di un sistema. Questo fa parte di un sistema di sfruttamento che si alimenta proprio con la marginalità sociale e con la vulnerabilità di alcuni lavoratori, in questo caso braccianti agricoli, che sono vulnerabili, che vivono spesso in veri e propri ghetti, in baraccopoli, chiamiamoli come vogliamo; il che rende più facile il loro sfruttamento, perché la mancanza e il bisogno di alloggio rende più facile proprio l'assoggettamento di queste persone. In questi ghetti si assiste, a volte, a fenomeni di quasi schiavitù.
Ho presentato oggi un'interrogazione che riguarda una questione che, purtroppo, è accaduta nella mia provincia, in cui c'è uno scrittore italo-maliano, che si chiama Soumaila Diawara, che ha denunciato uno smercio di un medicinale che proverrebbe dall'India, che si chiama Royal 225, che sostanzialmente ha lo scopo di annullare - diciamolo così - la volontà, di rendere sopportabile la fatica di 12-14 ore di lavoro sotto il sole cocente, con paghe di 2 o 2,50 euro. Questo succede nelle nostre campagne. Purtroppo, il sistema agricolo si fonda anche sullo sfruttamento di queste persone.
Allora noi avevamo messo a disposizione, con il PNRR, 200 milioni proprio per creare alloggi e togliere dalla schiavitù, o dalla quasi schiavitù, queste persone. Questo Governo di incapaci ne ha spesi - per loro stessa ammissione, con relazione al 31 dicembre 2025 - 24 milioni: 24 su 200.
E ora che cosa mi chiede il Governo? Il Governo ha bisogno del mio ordine del giorno riformulato per nominare l'ennesimo amichetto o amichetta a commissario per non fare niente, perché non ha fatto niente in tre anni e mezzo…
MARCO PELLEGRINI(M5S). …avendo 200 milioni da spendere. Questi incapaci devono andare a casa !
PRESIDENTE. Sottoscrive l'onorevole Perantoni. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/45 Pellegrini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/46 L'Abbate, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/46 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/47 Marianna Ricciardi, che è accolto come raccomandazione. Non va bene. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marianna Ricciardi.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Non posso accettare questa riformulazione. Vorrei ricordare a quest'Aula alcune parole che pronunciò Giorgia Meloni qualche anno fa, quando era all'opposizione: “non è vero che gli immigrati fanno dei lavori che gli italiani non vogliono più fare; è vero che li fanno a condizioni che gli italiani non sono disposti ad accettare (…), perché gli italiani (…), perché noi qui abbiamo maturato una civiltà del diritto del lavoro, certi lavori non li fanno a determinate condizioni; e allora si va a farli fare (…)” agli immigrati “perché quelle persone, essendo disperate, sono disposte a farli ad altre condizioni”. Queste parole sono inequivocabili.
Allora io vorrei chiedere alla Presidente Meloni perché, se pensava questo, il suo Governo ha approvato una norma che consente ai professionisti sanitari esteri di lavorare in Italia, in deroga al riconoscimento ordinario delle qualifiche e dei titoli conseguiti all'estero ? Perché, invece di rendere più attrattivo il lavoro per medici e infermieri che fuggono dal pubblico, si decide di cercare il personale all'estero? Perché, invece di aumentare i salari, valorizzare le competenze, migliorare le condizioni di lavoro e fermare l'emorragia del personale sanitario dal Servizio sanitario nazionale, cercate personale estero in deroga alle modalità ordinarie di riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all'estero? Non è così che si solleva la sanità pubblica.
Questa norma è l'ammissione che il Governo ha fallito nel rendere attrattivo il Servizio sanitario nazionale per medici, infermieri e operatori sociosanitari. La carenza di personale, la carenza di infermieri si risolve pagando meglio chi lavora negli ospedali, valorizzando adeguatamente chi, ogni giorno, tiene sulle sue spalle il Servizio sanitario nazionale. Questa scelta non solo è sbagliata e miope, ma è anche contraddittoria: l'ennesima giravolta del Presidente Meloni.
Siccome Giorgia Meloni sosteneva che i lavori che gli italiani non vogliono più fare li fanno fare agli immigrati perché, essendo disperati, sono disposti ad accettare condizioni che gli italiani non sono più disposti ad accettare, allora cosa dobbiamo concludere? Che gli ospedali sono diventati i nuovi campi di pomodoro? Voi non volete pagare adeguatamente il personale sanitario e allora cercate manodopera a basso costo, che sia disponibile ad accettare queste condizioni contrattuali. È questa la verità.
Noi non la pensiamo così: noi pensiamo che tutti, medici, infermieri, operatori sociosanitari, italiani e stranieri, quando lavorano in Italia, debbano essere pagati adeguatamente, valorizzati adeguatamente, tutelati adeguatamente. Non può essere questo - quello del medico, dell'infermiere o dell'operatore sociosanitario - un lavoro per immigrato sottopagato. Questa cosa è inaccettabile ed è ancora più inaccettabile se penso che questo Governo, che prima criticava il sociale, quando si verificava in agricoltura, lo tolleri quando si parla della salute delle persone.
È inconcepibile il fatto che stiamo parlando anche di un riconoscimento di un titolo di studio all'estero. Chi ci rassicura che le competenze di questi professionisti siano adeguate, se non si seguono le procedure ordinarie di riconoscimento del titolo di studio? Chi ci rassicura che non ci saranno barriere linguistiche?
Per me questa cosa è inconcepibile e non posso assolutamente accettare questa riformulazione
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Questo ordine del giorno, che sottoscrivo, ci dà modo di parlare del trattamento degli operatori sanitari e di chi lavora in sanità, del trattamento che ricevono in questo Paese e del trattamento che hanno ricevuto in questo decreto, con un emendamento a firma Lega. Questo emendamento sostanzialmente esclude chi lavora nelle cliniche private dal piccolo adeguamento salariale che questo decreto prevede. Bene, quindi chi beneficerà innanzitutto di questo emendamento della Lega? Un deputato della Lega, che noi non vediamo mai però, che è Antonio Angelucci ovvero il deputato che controlla l'80 per cento delle cliniche private nel Lazio, dove dal presidente della regione di Fratelli d'Italia, Rocca, sono stati tagliati posti letto pubblici e, nel frattempo, si fanno ingrassare i profitti delle cliniche di Angelucci stesso.
Che lavoro faceva Rocca prima di fare il presidente di regione? Era presidente della Fondazione San Raffaele. Di chi? Di Angelucci . Quindi non si adegua il salario dei lavoratori di queste cliniche private, però si garantisce, da questa fondazione, quello che si ritiene evidentemente il salario giusto per Angelucci, che è questo non meglio precisato vitalizio di 4,5 milioni che riceve ogni anno dalle fondazioni.
E voi direte: ma tutta questa mole di cliniche private almeno genererà un aumento per le casse dello Stato, per l'erario. E no, perché questa fondazione è controllata da una fiduciaria che paga le tasse in Lussemburgo e tutto il sistema di Angelucci è un sistema di scatole cinesi , che va dal Lussemburgo a Londra, alle Isole Vergini britanniche. Ma, allora, mi dite con quale faccia si chiede agli imprenditori di pagare le tasse , quando un vostro deputato incassa soldi in questa maniera e paga le tasse in Lussemburgo?
E c'è la ciliegina sulla torta, perché qui pare che il conflitto di interessi in Italia ce l'avesse solo Berlusconi e, una volta che Berlusconi non c'è più, il conflitto di interessi è sparito. Ma, siccome questo Paese è infestato dai conflitti di interessi, il suddetto deputato, al quale noi abbiamo appunto fatto un regalino con questo emendamento in questo decreto, è anche colui il quale controlla i tre giornali “sputa-schifezze” che tutti i giorni fanno della propaganda meschina. E con quale libertà questa specie di giornalisti, che continuano a ricevere il finanziamento pubblico da parte dello Stato - altri soldi che diamo a questi personaggi -, con quale credibilità questi giornalisti al soldo di questo personaggio fanno il loro mestiere? E con quale credibilità la politica parla di sanità, di salari, di imprese? E parlate di salario giusto?
E, allora, se questo è il vostro concetto di salario giusto, voi non sapete neanche qual è il salario giusto per vivere in un Paese dove fare benzina costa in questa maniera, dove andare al supermercato costa in questa maniera. Se per voi questo è il concetto di giusto, allora siete davvero fuori dal mondo e dentro questi palazzi e basta .
Quindi, avete zero credibilità per parlare di tutte queste cose. Zero. Ma gli italiani se ne stanno accorgendo, fortunatamente .
PRESIDENTE. Gli onorevoli Morfino e Dell'Olio sottoscrivono l'ordine del giorno.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/47 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/48 Tucci, accolto come raccomandazione, se riformulato: va bene, onorevole Tucci? No, e chiede di parlare. Ne ha facoltà.
RICCARDO TUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Presidente, no, non accetto questa riformulazione dell'ordine del giorno che, di fatto, accetta solo gli impegni, eliminando le premesse. Ma è nelle premesse che questo ordine del giorno fonda la sua importanza. Se si eliminano le premesse, l'ordine del giorno viene snaturato.
Inoltre, Presidente, mi sono un po' scocciato - le dico la verità - di queste prese in giro da parte della maggioranza e del Governo in particolare. E le spiego il perché. Accettando questo ordine del giorno, perlomeno gli impegni dell'ordine del giorno, il Governo si impegna ad evitare che le prestazioni di contrattuale siano incluse nel TEC. Ora la faccio ridere se ci riesco, o forse piangere - poi decida lei -, perché il Governo mi deve spiegare come è possibile che in Commissione ho proposto il subemendamento 0.7.68.1, che diceva di sopprimere, rispetto all'emendamento 7.68 dei relatori, per l'appunto, le prestazioni del contrattuale. Ora mi si deve spiegare: se in Commissione viene bocciato l'emendamento che chiede di eliminare il dal TEC, con quale presupposto adesso mi approvano l'ordine del giorno?
L'ordine del giorno - che lo sappiano tutti, anche chi guarda da fuori - non è uno strumento legislativo, è un impegno al Governo. Quindi il Governo che cosa fa? In Commissione mi boccia l'emendamento - quello sì, è uno strumento legislativo -, poi viene qui, mi prende in giro e dice: però ti approvo l'ordine del giorno in cui mi impegno ad eliminare il un domani. Ma a chi glielo volete raccontare ? Avete rotto le scatole con questo modo di fare. Non è un modo di lavorare questo qui.
E, poi, andiamo a vedere per quale motivo vengono eliminate le premesse. Che cosa c'è di così importante in queste benedette premesse che dobbiamo eliminarle? C'è scritto che: “tale definizione segna un cambiamento sostanziale nell'individuazione del parametro utilizzato per valutare l'adeguatezza della retribuzione (…)”. Allora, noi non siamo contrari a definire il TEC, ma, se tu apri con tutte quelle voci, stai dicendo al mondo, stai dicendo a tutti quanti: apriti domani mattina un sindacato che si chiamerà Riccardo Tucci, con 30 iscritti, ti metti quattro voci di TEC e il tuo contratto è equivalente a quello dei sindacati comparativamente più rappresentativi. È una presa in giro bella e buona.
E non potete venire qui, oggi, a dirmi che approvate l'ordine del giorno dopo che avete bocciato l'emendamento. Avete toccato il ridicolo, avete toccato il punto più basso dell'intera legislatura con questo decreto e ne siete coscienti tutti, perché le spaccature che avete avuto in Commissione su questo decreto non si erano mai viste nel vostro Governo e nella vostra maggioranza.
Siete tutti coscienti che avete toccato il livello più basso della vostra legislatura. Ma gli italiani questo se lo ricorderanno .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/48 Tucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/49 Auriemma, parere contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, signora Presidente. Per suo tramite, vorrei chiedere alla Vice Ministra se 1.093 lavoratori morti nel 2025 sono evidentemente un numero basso, perché non si spiega il parere contrario del Governo rispetto ad un impegno sul rafforzare i presidi di sicurezza nei posti di lavoro.
La nostra Repubblica si fonda sul lavoro. In Italia, però, il lavoro uccide ben tre lavoratori al giorno e c'è il diniego del Governo su un impegno - non stiamo dicendo chissà che cosa, ma un impegno serio - ad entrare veramente nella questione, visto che non è possibile che in un Paese - nel nostro Paese - possa morire ogni otto ore un lavoratore. Questi sono i dati ufficiali; non oso immaginare le morti di lavoro non ufficiali.
Ve ne voglio raccontare una, però. È la prima morte del 2026 di un lavoratore: si chiama Romeo Spera. Era un mio concittadino, un attivista del nostro gruppo del MoVimento 5 Stelle. Romeo era un ex percettore del reddito cittadinanza e a causa dell'eliminazione, della riduzione del reddito cittadinanza di questo Governo, Romeo quel giorno è sceso per 25 euro - ripeto, 25 euro -, è stato prelevato in un cantiere abusivo e buttato fuori ad un pronto soccorso. Inizialmente si è cercato di camuffare quello che era un evidente incidente sul lavoro, dicendo che era stata una caduta, un incidente con l'auto. Poi l'autopsia, purtroppo, ha rivelato che Romeo è caduto da un'impalcatura.
Quindi questa storia, che è una delle tante, innanzitutto vi deve far riflettere: quando parlate di reddito di cittadinanza, non avete idea sui nostri territori a cosa è servito il reddito cittadinanza. Per far dire di “no”. Romeo diceva “no” a 45 euro, è stato costretto a dire “sì” a 25 euro, ed è morto per 25 euro, ed oggi non ha ancora giustizia.
Quindi, prima di dire “no” a questo ordine del giorno, io invito la Vice Ministra a rileggerlo, perché, con 1.093 morti e con un aumento negli ultimi anni delle morti, vuol dire che il sistema che esiste non funziona e il sistema dei subappalti, che voi avete incrementato, ha aumentato questa tragedia.
Vi voglio parlare anche di Domenico Fatigati: Domenico Fatigati, un altro morto di lavoro, mio concittadino, è morto in uno stabilimento Stellantis ed era lì grazie a un subappalto.
Quindi, questo “no” è gravissimo perché appalesa tutta la vostra ipocrisia, tutta la vostra ipocrisia. Vi state veramente voltando dall'altro lato perché, non solo non intervenite, ma tutte le norme che avete fatto in questa legislatura hanno favorito i subappalti, hanno favorito il lavoro nero e hanno favorito che i poveri lavoratori devono dire purtroppo “sì” in luoghi di lavoro non regolari, perché non riescono a mettere il piatto sul tavolo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti… Scusi: collega Tucci, lei ha ancora tempo? Aspetti un attimo. Quanto tempo ha ancora il collega Tucci? Ha 4 minuti e 45 secondi. Prego, collega Tucci.
RICCARDO TUCCI(M5S). In 4 minuti ne diciamo di cose.
PRESIDENTE. Non è che deve usarli tutti, però ne faccia un buon uso. Prego.
RICCARDO TUCCI(M5S). Cercherò di usare il necessario, Presidente, non si preoccupi.
Presidente, intanto chiedo di sottoscrivere l'ordine del giorno e poi, sempre allineato all'intervento di poco fa, l'ordine del giorno, come dicevamo, non è uno strumento legislativo, è uno strumento di impegno. La collega Auriemma con questo ordine del giorno impegna il Governo a rafforzare gli istituti di controllo per evitare le morti sul lavoro. Noi sappiamo che ogni giorno, ogni santo giorno, ci sono tre concittadini italiani che escono di casa per andare a lavorare e non tornano più indietro perché sono morti sul lavoro. Allora, voi mi dovete dire con quale logica si boccia un ordine del giorno che vi chiede solo di impegnarvi a evitare che ciò accada, perché veramente non è né una questione politica né una questione ideologica, non è una cosa di destra o di sinistra, è sicurezza sul lavoro.
La sicurezza sul lavoro riguarda tutti, riguarda qualsiasi partito o forza politica qui rappresentata e anche fuori. È una cosa che riguarda anche i nostri stretti parenti: può succedere a chiunque questa cosa. Allora, mi si deve spiegare, Vice Ministro - e le chiedo cortesemente di intervenire e rispondermi su qual è la logica -, per quale motivo bocciate un ordine del giorno che vi dice: impegnatevi per evitare che ciò accada, perché veramente non si capisce qual è il senso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà per un minuto.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Sarò rapidissimo. Intervengo solo per dire che questo decreto è stato fatto il 1° maggio e non c'è una sola cosa per i lavoratori, non c'è un euro in più in busta paga e non c'è qualcosa per salvargli la vita, visto che ci sono tre morti al giorno. Ci sono solo favori ad Angelucci, soldi per l'associazione Maestri del lavoro e io voglio capire: ma perché in un decreto? Che c'è di urgente per dare soldi a questa associazione Maestri del lavoro? Ma che cavolo avete fatto con questo decreto?
È assurdo. È una presa in giro incredibile: il 1° maggio voi fate un decreto e non mettete un euro in tasca per i lavoratori, non provate a salvare una situazione allucinante, che è quella che ci vede con tre morti sul lavoro al giorno, non fate niente, non risolvete nessun problema ed è questo ciò che state facendo dall'inizio della legislatura.
Voi li create i problemi, non li risolvete .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/49 Auriemma, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Tutto il gruppo del MoVimento 5 Stelle sottoscrive.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/50 Lomuti sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione… ah, no. Se alza la mano, collega, non so. Devo andare a interpretazione: guardi quanti sono in piedi. Prego.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Ha ragione. Chiedo scusa, Presidente. Con questo decreto oggi il Governo nuovamente prende in giro, forse oggi come non mai, milioni di lavoratori. Ma non solo: con questo decreto il Governo prende in giro anche quella categoria di imprenditori onesti, che sono tantissimi, la stragrande maggioranza nel nostro Paese, e lo fa attraverso il solito raggiro semantico.
Chiamare, definire salario giusto questo decreto è qualcosa che effettivamente ci si aspettava, ma noi come opposizione - dobbiamo dirlo alla maggioranza - proviamo vergogna per loro, perché questa roba non funziona più. Avremmo voluto discutere anche di questo argomento, insieme a tutti gli altri argomenti che sono stati sollevati dal MoVimento 5 Stelle e dalle opposizioni, però anche oggi il Governo non soltanto viene con il solito raggiro semantico, ma viene con la solita posizione della fiducia e quindi cade ogni possibilità di discussione di un testo normativo.
Allora, parlando di salario giusto, mi verrebbe da chiedere - chiedo a me stesso, ma lo chiedo a tutti i colleghi del Parlamento - se il nostro salario da parlamentari sia giusto nel momento in cui il Governo ogni volta ci ridimensiona e ci mortifica a semplici spingitori di pulsanti. Siccome da questa parte non ci stiamo, non ci sentiamo spingitori di pulsanti, su questo ordine del giorno voglio richiamarmi alle parole della Presidente Meloni nel momento in cui spettacolarizza questo decreto come una manna dal cielo - lo firma il 1° maggio - e afferma testualmente che chi sottopaga i lavoratori non avrà diritto ai benefici.
Ebbene, noi crediamo - e lo dice questo ordine del giorno - che ci si debba muovere nel solco di un principio che per noi è essenziale, che è quello che si rapporta al sostentamento pubblico, ai benefici pubblici, alla legalità e alla tutela dei lavoratori, perché rispetto ai benefici pubblici che questo Governo promette per incentivare e agevolare il lavoro e il sistema produttivo noi, da questa parte, diciamo di sì, che va bene, ma l'importante è che questi benefici siano ancorati in maniera rigorosa al rispetto delle regole e soprattutto a quelle regole, in questo caso, che riguardano la tutela dei lavoratori.
Allora, questo ordine del giorno si muove nel solco del principio della condizionalità di questi benefici alle regole, chiede un rafforzamento dei controlli, chiede la creazione di clausole di esclusione per quegli imprenditori che non rispettano le regole, che alimentano il lavoro sommerso, lo sfruttamento del lavoro, il caporalato e che violano sistematicamente le norme sulla sicurezza. Questo ordine del giorno si richiama a un principio di responsabilità: chi viola le regole non può ricevere benefici pubblici. Sembra chiaro, sembra semplice, eppure per il Governo questo non vale e nemmeno qui c'è una disponibilità ad assumersi un impegno che vada in tal senso, che amplia il senso delle parole che ha usato Giorgia Meloni per descrivere questa schifezza. E non solo, perché quest'ordine del giorno va incontro anche agli imprenditori e alle aziende oneste, quelle che rispettano le regole, perché nel momento in cui non c'è controllo e non vengono esclusi gli imprenditori disonesti dai benefici, allora quelli onesti subiscono una sorta di indiretta concorrenza sleale.
Infine, Presidente, l'ordine del giorno chiedeva una cosa semplice, giusto per riconsegnare dignità al Parlamento: poter discutere gli effetti degli incentivi, dei benefici, non soltanto da un punto di vista numerico, ma anche per la qualità del lavoro che hanno generato e sotto l'aspetto specifico della tutela dei diritti.
Il Governo è sordo, io so che queste sono parole al vento e allora, Presidente, non posso non intervenire e non chiedere che, se il Governo scappa, almeno la maggioranza ci metta la faccia a votare contro questo ordine del giorno per chiarire qual è la posizione di questa maggioranza rispetto non soltanto ai lavoratori ma anche a milioni di imprenditori
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà per 3 minuti e 35 secondi.
Aspetti: dobbiamo impostarlo quando il tempo è diverso. Ci mettiamo un attimo. Prego.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Vede, poc'anzi ricordavo, che la regione Sardegna, con la nostra Alessandra Todde del MoVimento 5 Stelle e la nostra assessora al lavoro, Desiré Manca, aveva stanziato più di 50 milioni di euro per sostenere il lavoro e per concedere e prevedere dei per consentire e agevolare la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato.
In regione non abbiamo fatto solamente questo, avevamo previsto anche il salario minimo. Avevamo previsto che per gli appalti regionali non ci potessero essere ditte aggiudicatrici che non pagassero almeno 9 euro lordi l'ora i lavoratori, i loro dipendenti e chi prendeva in subappalto tali lavori . Ora cosa succede? Succede che oggi, mentre noi discutiamo questo decreto e mentre noi discutiamo un provvedimento che, secondo la maggioranza, dovrebbe essere un provvedimento per il salario giusto, il Governo impugna la legge regionale della Sardegna.
È un qualcosa che è veramente incomprensibile. È un qualcosa che palesa qual è l'effettiva natura di questo Governo. Non solo con il provvedimento che è al nostro esame non tutela i lavoratori e non mette una lira per sostenere il lavoro, ma addirittura impugna le leggi regionali, quelle leggi regionali che cercano di tutelare il lavoro e cercano di dare dignità ai lavoratori. Questo è quello che fa questo Governo ed è, purtroppo, quello col quale abbiamo a che fare.
Ci auguriamo che vada a concludersi al più presto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tucci. Ha tre minuti, ma è il suo ultimo intervento.
RICCARDO TUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Allora, cerco di sfruttarli tutti per la sua felicità. Allora, Presidente, in questo ordine del giorno il collega Lomuti chiede di adottare iniziative volte a prevedere specifiche clausole di esclusione dai benefici pubblici per le imprese destinatarie di provvedimenti definitivi per violazioni particolarmente gravi in materia di sfruttamento del lavoro.
Perché vi ho letto questa parte dell'impegno? Perché colgo l'occasione per rileggervi, qualora la Vice Ministra se ne fosse dimenticata, le parole non mie, ma della loro Presidente del Consiglio, ovvero la Presidente Giorgia Meloni, che diceva, quando ha presentato questo decreto, niente incentivi pubblici a chi sottopaga i lavoratori. Quindi, cara Vice Ministra, glielo dico per sua informazione: ha appena smentito la sua Presidente del Consiglio, bocciando quest'ordine del giorno .
Aggiungo che c'è un altro problema. Anche qui c'è poco di politico e molto di concreto e di reale perché, quando si parla di imprenditori che sfruttano e che in qualche modo hanno sottoposto i lavoratori a vessazioni, non è solo il caporalato quello a cui si deve guardare, ma c'è un'altra grave situazione che riguarda tutti i settori di questo Paese. Non c'è un settore specifico in cui emerge questa cosa e in cui primeggia, ma riguarda tutti. È quella che io considero la più grande umiliazione del lavoratore: ossia, gli imprenditori si mettono d'accordo e fanno firmare ai propri dipendenti buste paga per 1.000 euro o 1.500 euro e poi puntualmente, appena arriva il bonifico a fine mese, il lavoratore è costretto ad andare a prelevare dei soldini, una bella fetta di quello stipendio, e restituirla in nero all'imprenditore.
Vice Ministra, quando parliamo di imprenditori che sfruttano, dobbiamo guardare anche queste realtà, dovreste guardare anche queste realtà, perché sono realtà che succedono in tutta Italia, in tutti i settori e in tutte le categorie. Ognuno di voi conosce qualcuno, ognuno di voi ha conosciuto qualcuno che è stato sottoposto a questi abusi.
È lì che bisogna intervenire, ma come sempre vi girate dall'altra parte .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/50 Lomuti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/51 Ascari, accolto come raccomandazione, se riformulato. Non accetta e chiede di intervenire, prego.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi in Italia lavora poco più di una donna su due, ben al di sotto della media europea. Questo significa che milioni di donne restano fuori dal mercato del lavoro e quelle che lavorano troppo spesso lavorano nelle condizioni peggiori: pagate meno rispetto agli uomini, costrette al involontario, incastrate in lavori precari e senza prospettive di carriera.
La genitorialità rimane una questione considerata femminile, visto che il lavoro di cura non retribuito resta quasi sempre sulle spalle delle donne e lo Stato costringe loro a scegliere se lavorare o avere una famiglia. Questa disparità economica è anche il terreno in cui si radica la violenza economica. Una donna che guadagna meno o che non lavora è meno libera di andarsene quando subisce violenza. Senza autonomia economica molte donne non lasciano partner violenti, semplicemente perché non possono permetterselo. Non possono permetterselo, non hanno un'alternativa, non sanno come fare per pagare una locazione, non sanno come fare per dar da mangiare ai loro figli.
Allora, in queste situazioni, rimangono in questi circuiti di violenza, di orrore e di sofferenza. Per questo non bastano misure temporanee. Bisogna investire in un di prossimità e in una rete di servizi adeguati, dotando tutto il territorio italiano di asili nido comunali accessibili e gratuiti per consentire alle giovani madri di conciliare lavoro e maternità senza dover rinunciare a uno dei due.
È fondamentale equiparare poi i tempi di congedo di paternità e maternità, perché solo una condivisione reale della cura può rendere concreta la parità di genere nella famiglia e nel lavoro. Servono incentivi e tutele specifiche per le donne che rientrano dopo la maternità per evitare che il rientro sia il punto più fragile della carriera.
Poi non basta intervenire solo sul lavoro. La disuguaglianza si costruisce già nei primi anni di vita. Gli uomini dominano ancora i settori legati alle scienze, alla tecnologia e all'ingegneria, perché il divario di genere si radica già nei primi anni di scuola e negli stereotipi che bloccano sul nascere i talenti delle ragazze. Per questo serve un impegno serio a ridurre gli stereotipi di genere fin dai primi banchi di scuola. Serve educare i bambini e le bambine a esprimere le proprie emozioni, a coltivare i sogni e i talenti senza autocensura e a non associare mai il proprio sesso a un ruolo prestabilito.
Ed è qui l'importanza, che non si smetterà mai di ripetere, di introdurre fin da subito, dai primi banchi, l'educazione affettiva e sessuale per fornire quell'alfabeto gentile delle emozioni e per comprendere le emozioni, riconoscerle, gestirle e diventare degli adulti responsabili e annullare fin da subito quegli stereotipi che possono degenerare in comportamenti di intolleranza e di violenza e, nella peggiore delle ipotesi, nel femminicidio. Per questo scardinare gli stereotipi significa liberare le potenzialità delle donne, di cui le nostre comunità si sono private per troppo tempo.
Per questo chiediamo investimenti strutturali che non sono una gentile concessione alle donne, ma una questione di giustizia e di diritti fondamentali. La misura della libertà di un Paese è la libertà delle sue donne di lavorare, di scegliere di non dipendere. Finché il lavoro femminile resterà precario, sottopagato e invisibile, l'Italia non sarà mai un Paese libero .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/51 Ascari, con il parere contrario del Governo. Sottoscrive l'ordine del giorno tutto il gruppo del MoVimento 5 Stelle.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/52 Amato, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà, per sei minuti e quaranta secondi.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Presidente, non posso pretendere che la maggioranza mi ascolti, però posso chiedere, per suo tramite, un po' di silenzio, forse, perché vedo...
PRESIDENTE. Collega, se lei ci riesce, io sono felice. Diciamo che è un po' che cerco di riportare il silenzio e oggi non mi riesce, però ci proviamo.
GAETANO AMATO(M5S). Dovremmo ricordarlo a qualche collega.
PRESIDENTE. Colleghi, riusciamo a fare silenzio, per cortesia? Vede, la cortesia aiuta. Prego.
GAETANO AMATO(M5S). Presidente, questo ordine del giorno ha un nome e un cognome: Federico Torre. Perché? Federico Torre era un attore bravo, ma non fortunato, il quale è stato costretto - io dico - a sopravvivere con l'assistenza sociale. Ora, in questo Paese, in questa Nazione, chi riceve 600 euro di assistenza sociale non può prestare un solo giorno di lavoro. In campo attoriale si lavora fino a 100 anni, fino a che uno ce la fa. Ecco, Federico non l'ha potuto fare.
Quello di Federico non era un salario giusto e non era un'assistenza giusta. Io sfido chiunque in quest'Aula a vivere con 600 euro al mese. E con questo nostro ordine del giorno ho chiesto al Governo la possibilità a chi vive con 600 euro al mese di arrivare a 1.000 lavorando, quindi la possibilità a chi vive di assistenza sociale di svolgere piccoli lavori e magari versare i contributi, in modo da poter vivere della propria pensione.
Vede, il salario giusto, questo Governo, lo applica quando gli conviene, lo applica a Sport e Salute, per esempio. Posso fare i nomi: Befera da 137.000 a 183.000 euro; Odoardi da 150.000 a 187.000 euro; Rufo da 137.000 a 175.000 euro; Sant'Andrea da 193.000 a 212.000 euro. Chi è Sant'Andrea? Ex commissario della società per gli impianti olimpici invernali. Come ha finito di là, è entrato di qua.
Allora sarebbe onesto da parte di questa maggioranza riconoscere a chi vive al di sotto della linea dell'inferno la possibilità di provare a sopravvivere in maniera degna, in maniera onesta, in maniera pulita .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/52 Amato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/53 Viggiano, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Viggiano. Ne ha facoltà.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). Grazie mille, Presidente. Spero di riuscire a trovare le parole giuste in pochi minuti per rendere plasticamente evidente l'importanza del tema posto al centro di questo ordine del giorno e soprattutto per riuscire a dare voce e dignità a tutti quei lavoratori che sono dietro queste parole.
C'è la vita vera, ci sono i sacrifici di lavoratrici e lavoratori piegati e sviliti da una forma contrattuale il cui lo rende accettabile solo alle orecchie di chi ha deciso di continuare a tenere gli occhi chiusi dinanzi alla profonda ingiustizia legalizzata a cui continuano ad essere sottoposti migliaia di lavoratrici e lavoratori, che, in determinati periodi dell'anno, pur avendo un contratto di lavoro, rimangono a casa senza salario e non perché non vogliano andare a lavorare, ma perché, pur svolgendo servizi fondamentali... È veramente difficile. Loro non riescono a lavorare e non percepiscono un salario, io non riesco a parlare in quest'Aula.
Ripeto, non perché non lo vogliano, ma perché, pur svolgendo servizi fondamentali per il nostro Paese, l'organizzazione di quei servizi, degli appalti e dei calendari scolastici, costringe questi lavoratori a subire una sospensione dell'attività che non dipende dalla loro volontà. Potrei parlare di calcio a questo punto, forse almeno...
PRESIDENTE. Collega Viggiano, abbia pazienza. Colleghi, non si può andare avanti così. Dovete avere la pazienza di stare in silenzio, mentre i colleghi parlano. Vale per tutti e tutte. C'è veramente un rumore inaccettabile.
Prego, collega Viggiano.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Parliamo di chi opera nelle scuole, nell'assistenza, nei servizi educativi, nelle pulizie, nella ristorazione, negli appalti pubblici e privati. Parliamo di donne e uomini che consentono alle nostre scuole di funzionare, alle famiglie di essere sostenute, ai nostri figli di essere educati e seguiti nei loro percorsi scolastici e ai servizi pubblici di restare in piedi. Eppure, nei periodi di sospensione dell'attività, come proprio questo mese accadrà per le scuole, restano senza salario.
Ed è un paradosso inaccettabile, in quanto mantengono formalmente il rapporto di lavoro, ma non percepiscono alcuna retribuzione e spesso non possono nemmeno accedere ad altri strumenti di sostegno al reddito. Sono abbastanza occupati da essere esclusi da alcune tutele, ma abbastanza abbandonati da restare senza stipendio. E questa condizione colpisce proprio chi opera nei settori più fragili, in cui, anche a fronte di anni di studio e di preparazione o di lavori particolarmente gravosi, gli orari sono ridotti, i salari sono già bassi e la precarietà è una realtà quotidiana.
L'aspetto più grave è che questo problema non è sconosciuto a questo Governo e a quest'Aula, in quanto già negli scorsi anni questo tema ha trovato un minimo di tutela negli interventi che si sono succeduti, in quanto sono state previste specifiche indennità per i lavoratori in ciclico verticale. Questo Parlamento è già intervenuto, perché è evidente l'ingiustizia di lasciare queste persone senza reddito. Dunque, il problema non è capire se questa ingiustizia esista. Esiste ed è stata riconosciuta, ma la domanda politica è perché, dopo aver riconosciuto il problema, ci si rifiuti ancora di risolverlo in maniera strutturale.
Ed è proprio questo l'invito che io rivolgo a quest'Aula e a questo Governo. So che il parere è contrario e che probabilmente le mie parole non solo non sono state ascoltate, ma sicuramente non arriveranno dritte al punto. Io vi chiedo di dare dignità a questi lavoratori, se persino l'Aula non riesce a dare dignità neanche a noi parlamentari , che continuiamo a parlare come se fossimo semplicemente figurine che si alzano, fanno i video ad uso e consumo dei , ma alla fine non riusciamo a cambiare nulla, perché non c'è volontà da parte di questo Governo di ascoltare gli italiani. Figuriamoci i parlamentari !
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/53 Viggiano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/54 Laus, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Laus. Ne ha facoltà.
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'oggetto dell'ordine del giorno è finalizzato a evitare che durante i cambi d'appalto i lavoratori vengano penalizzati economicamente. Chi continua a fare lo stesso lavoro non può essere pagato meno, perché è cambiato il nome dell'azienda che ha vinto la gara. Chiediamo che nessun lavoratore possa diventare più povero per effetto di una gara d'appalto.
Parliamo di migliaia di persone che ogni giorno aprono scuole, assistono anziani, puliscono ospedali, garantiscono servizi essenziali nelle nostre città e nelle nostre amministrazioni. Persone che spesso percepiscono stipendi modesti, costruiti euro dopo euro e sacrificio dopo sacrificio. Eppure accade qualcosa che dovrebbe indignarci tutti: accade che un lavoratore si presenti al lavoro nello stesso luogo, alla stessa ora, svolgendo le stesse mansioni per lo stesso committente, ma che, alla fine, trovi in busta paga un decremento. Perché? Non perché abbia lavorato meno, non perché abbia commesso errori, non perché abbia scelto di cambiare azienda, ma semplicemente perché un appalto è stato aggiudicato ad altra impresa.
È una situazione che presenta una evidente contraddizione: da una parte diciamo di voler tutelare il lavoro, dall'altra accettiamo che il cambio di affidatario possa tradursi in una riduzione del reddito di chi lavora. Come possiamo considerare giusto un sistema nel quale il lavoratore sopporta le conseguenze economiche di decisioni sulle quali non ha avuto alcun potere e alcuna responsabilità? Quel lavoratore ha magari acceso un mutuo, ha sottoscritto un contratto d'affitto, pagato bollette, mantiene i figli, come tanti, assiste un genitore anziano. Ha costruito la propria vita sulla base di un reddito che riteneva legittimamente acquisito, e improvvisamente scopre che una gara pubblica può cancellarne una parte.
Noi diciamo che questo non è accettabile, perché la continuità occupazionale da sola non basta. Non basta dire a una persona “hai conservato il posto di lavoro”, se, contemporaneamente, le si riduce il salario. Il lavoro non è soltanto occupazione, dignità e sicurezza. È possibilità di programmare il futuro, è libertà. Vice Ministra, le chiedo gentilmente, solo su questo punto, un'attenzione.
E noi, per questo, chiediamo che nei cambi d'appalto venga garantita la piena conservazione del trattamento economico complessivo percepito dal lavoratore. Non stiamo chiedendo privilegi, non stiamo chiedendo aumenti automatici, stiamo chiedendo che nessuno perda ciò che legittimamente percepisce. Stiamo affermando un principio elementare: se il lavoro resta lo stesso, non può diminuire la retribuzione.
C'è poi un'altra ragione che riguarda il sistema economico nel suo complesso: quando si consente di vincere una gara comprimendo il costo del lavoro, si produce una concorrenza malata: si premia chi taglia i salari, anziché chi investe nella qualità; si favorisce chi riduce le tutele, anziché chi innova; si spinge il mercato verso il basso. Noi vogliamo, invece, una competizione tra imprese fondata sull'efficienza, professionalità, sull'organizzazione e sulla qualità dei servizi, non sulla riduzione delle condizioni economiche dei lavoratori.
Per questo chiediamo al Governo di intervenire, perché una Repubblica fondata sul lavoro non può tollerare che un lavoratore diventi più povero senza avere cambiato lavoro, perché nessuna gara pubblica dovrebbe essere vinta sulla pelle di chi lavora e perché la dignità del lavoro deve essere considerata un valore indisponibile, non una variabile dipendente dalle procedure d'appalto. Su questo principio chiediamo a quest'Aula una scelta chiara: da che parte state? Dalla parte di chi vive del proprio lavoro oppure dalla parte di un sistema che considera il salario soltanto un costo da comprimere?
Noi scegliamo, senza esitazione, la prima strada, la strada della giustizia, la strada della dignità, la strada della tutela del lavoro. Nessuno può diventare più povero per una gara d'appalto; nessuno può perdere salario senza avere perso lavoro; nessuno può essere chiamato a pagare il prezzo di decisioni che non ha mai preso. Questa è la differenza tra considerare il lavoro un costo e considerarlo un diritto .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/54 Laus, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/55 Ghio. Deputata Ghio, accoglie la raccomandazione? No e chiede di parlare. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. No, non accolgo la raccomandazione e spiego perché. Perché, mentre la maggioranza è impegnata a riscrivere la dei porti, a costituire la nuova Porti Spa, aggiungendo nuove strutture, nuovi vertici e nuove poltrone, continua ad ignorare chi nei porti lavora davvero.
Si interviene quindi, ancora una volta, sugli assetti di potere, ma non sulle condizioni di lavoro. Si trovano tempo e risorse per ridisegnare catene di comando, ma non si trova la volontà per dare risposte a questioni che i lavoratori pongono da tanto tempo e di cui attendono il riconoscimento del diritto.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Eppure, quello che si chiede con questo ordine del giorno è quello che da quasi quattro anni promettete. Dite che “faremo”, con raccomandazioni, con “valuteremo l'opportunità di”, però non basta, dopo quattro anni, una semplice raccomandazione.
Chiediamo di riconoscere alcune questioni molto semplici, di definire e di riconoscere come usuranti le principali mansioni portuali operative. Lavori svolti di notte, lavori con carichi pesanti, lavori svolti in quota con qualunque condizione atmosferica, con carichi fisici e responsabilità enormi. Lavori che consumano il corpo e che non possono essere trattati come una semplice questione burocratica da rinviare.
Chiediamo anche, per l'ennesima volta, di sbloccare immediatamente il Fondo di pensionamento anticipato per i lavoratori portuali. E qui sta anche l'aspetto più paradossale di questa storia, perché queste risorse, in buona parte, esistono già, così come esiste la norma. Sono state versate e accantonate nel corso degli anni da imprese e lavoratori. Sono soldi dei lavoratori e delle imprese, ma quel Fondo continua a rimanere bloccato.
E quindi, di fronte a tutto questo, come si fa ad accettare, per l'ennesima volta in quasi quattro anni, una semplice raccomandazione? È ovvio che diciamo che non basta. Sono tre anni che ai lavoratori portuali vengono offerte raccomandazioni, rassicurazioni, “faremo”, rinvii. Tre anni di annunci senza risultati. Non si affronta il problema e lo si rimanda al provvedimento successivo. Ma, nel frattempo, questi lavoratori continuano a fare turni notturni, a sollevare carichi. Spesso e purtroppo continuano a farsi male, talvolta molto male.
Per questo non ci accontentiamo dell'ennesima formula burocratica. Se il Governo ritiene davvero strategici i porti italiani, allora il Governo, oltre ad occuparsi delle poltrone, deve iniziare ad occuparsi delle persone . E quindi, alle promesse sostituisca le decisioni, perché i lavoratori portuali credo che abbiano già aspettato abbastanza
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/55 Ghio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/56 Sarracino, su cui vi è un parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/56 Sarracino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Colleghi, avverto che, secondo le intese intercorse fra i gruppi, la sospensione dei lavori dalle ore 20 alle ore 21, prevista dal vigente calendario, non avrà luogo. Quindi proseguiamo . Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/57 Guerra, su cui vi è un parere contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Guerra. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha ancora 3 minuti e 20 secondi.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ce ne metto anche meno, perché voglio solo sottolineare l'assurdità del parere del Governo su questo ordine del giorno.
Ora, l'elemento cruciale di questo vostro decreto-legge è quello di aver detto che i contratti sono i contratti siglati dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative. Questo emendamento impegna il Governo, impegnerebbe il Governo, ad affrontare il tema della definizione della misurazione della rappresentanza, in accordo con le parti sociali che sappiamo, su questo tema, stanno facendo un serrato confronto.
Quindi semplicemente si dice: avete detto che il contratto è quello più rappresentativo? Bene, mettiamo scritto nero su bianco, a seguito e in coerenza con quello che decideranno anche nel loro confronto le parti sociali, che cosa significa “più rappresentativo”. E voi cosa dite? No. Ma, scusate, ma non avete il senso del ridicolo ?
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/57 Guerra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/58 Casu. Onorevole, accetta la riformulazione ai fini della raccomandazione? No. Deputata Gribaudo, prego.
CHIARA GRIBAUDO(PD-IDP). Grazie Presidente, grazie collega. Non accettiamo la riformulazione perché, come già è stato ben detto dalla collega Ghio e da molti prima di me e prima di noi, questo è un decreto che non cambia la vita dei lavoratori e delle lavoratrici in questo Paese. Non darà alcun salario giusto, non migliorerà gli stipendi, che era l'unica cosa che davvero interessava agli italiani e alle italiane. Voi non l'avete fatto e non l'avete fatto per quasi quattro anni, nonostante le nostre proposte, anche sul tema dei su cui vorrei dirlo anche ai colleghi.
Guardate, qualcuno ha detto: in effetti sui c'è qualcosa di buono. E dici: vedi, il Governo Meloni ha fatto qualcosa di buono sui . Non è così, è semplicemente un pezzo di recepimento della direttiva europea che il Governo era obbligato a recepire. Eppure, l'unica cosa che si poteva fare e poteva fare la differenza - e lo richiedo in quest'Aula, lo richiedo in Commissione da più di due anni - è approvare la legge Griseri-Prisco. Una legge nata proprio dall'esperienza di un sindacalista scomparso prematuramente, che era stato appunto un lui stesso e dalla parte dei napoletani, e di Griseri, Paolo Griseri, un grande giornalista italiano, scomparso prematuramente, che aveva scritto un articolo - il suo ultimo articolo purtroppo - proprio durante l'alluvione di Bologna, dove richiamava tutti noi: sia chi chiama i lavoratori sulle piattaforme per farsi portare del cibo a casa, sia quei lavoratori che sono i più esposti durante i periodi… per esempio in quel caso dell'alluvione, quando ci sono eventi meteo stravolgenti.
Che cosa chiediamo in questa legge e con questo ordine del giorno? Chiedevamo banalmente una cosa sostenibile: un fondo triennale in cui sosteniamo questi lavoratori nei momenti in cui ci sono eventi climatici molto forti che impediscono loro di lavorare o, se lavorano, di essere esposti pesantemente a un rischio di salute e sicurezza. E invece cosa è successo in questo Paese? Che il massimo che si è fatto è stato emanare delibere da parte delle giunte regionali per bloccare i servizi; quindi, oltre il danno anche la beffa per questi lavoratori.
Parliamo di lavoratori, come è noto, che guadagnano molto poco e che, magari, nel picco delle richieste, rischiando la propria vita, devono rinunciare a intervenire - per fortuna, perché almeno si preserva la vita -, ma non hanno un sostegno economico. È un'ingiustizia nell'ingiustizia e mi permetto di aggiungere che non solo costava poco fare questo ragionamento, ma sarebbe stato un provvedimento di buon senso e di civiltà che avrebbe consentito di fare un passo in avanti a tutti. Perché, guardate, ci sono già: esistono nel panorama del nostro mercato del lavoro, del mondo del lavoro in Italia lavoratori - penso ai metalmeccanici, ma penso anche ai lavoratori edili - che, quando ci sono situazioni climatiche molto pesanti, giustamente sono sospesi dal proprio servizio lavorativo, ma sono anche sostenuti perché hanno una cassa integrazione.
Quindi, è giusto riconoscere uno strumento di cassa integrazione per i lavoratori subordinati - sono pochi i con i contratti subordinati -, ma serve anche un sostegno per i lavoratori autonomi e parasubordinati quali sono i . Questo chiedevamo; abbiamo chiesto, almeno su questo, un impegno al Governo per ragionarci. Lo chiediamo da due anni a questa parte - ripeto - sulla legge di bilancio, su qualunque decreto. Lo abbiamo fatto anche su questo e non potete chiederci di annullare tutte le premesse, facendo finta che il fenomeno del caporalato digitale quasi non esista, che il fenomeno del lavoro povero, che riguarda anche i , non esista … e chiederci addirittura di considerarla come una valutazione in termini di opportunità.
Non è una valutazione, non possiamo lasciare cadere questa richiesta d'aiuto e di sostegno a chi, molto spesso, svolge una funzione non solo portando del cibo, ma anche ausili sanitari alle persone che sono in difficoltà. Voi, invece, state continuando a creare dei ghetti di povertà in cui chi è sempre più esposto alla povertà non viene sostenuto.
E quindi no, non possiamo accettare e continueremo a batterci per dare più diritti ai lavoratori, soprattutto ai .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi non accogliamo la raccomandazione, però volevamo sottolineare - e chiedo al Governo di valutare - che noi abbiamo chiesto una valutazione sull'impegno che abbiamo posto. E l'impegno - lo vado a leggere - è: “ ad accompagnare le misure recate dall'articolo 15 del decreto-legge in esame con l'adozione, con la massima tempestività, di ogni ulteriore iniziativa normativa utile volta ad assicurare l'accesso alle tutele della cassa integrazione guadagni per i ciclofattorini nei casi di grave maltempo, caldo estremo o altre condizioni che non assicurano loro salute e sicurezza nello svolgimento della prestazione lavorativa, nonché per l'istituzione di un apposito fondo finalizzato a finanziare un'analoga copertura assicurativa…”.
Ora, di fronte a una richiesta di impegno di questo tipo, a nostro avviso, non ci si può fermare a una raccomandazione. Perlomeno chiediamo al Governo di valutare positivamente l'impegno e di consentire a quest'Aula di non dividersi - se non si fa nel decreto che oggi affrontiamo, almeno nei prossimi provvedimenti - su un tema che non dovrebbe essere divisivo. Quindi, prima di procedere alla votazione, chiediamo al Governo, se serve più tempo, di accantonarlo, di prendere il tempo necessario, ma di esprimersi su questo impegno politicamente.
Non vorremmo doverci dividere su una norma di così grande buon senso e di così grande urgenza.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Casu. Il tema era proprio la richiesta o meno di accantonamento, sennò non potevo interpellare il Governo, che quindi interpello. La Vice Ministra Bellucci ci dice se sulla richiesta di accantonamento concorda o meno… No, e allora lo pongo in votazione Non accetta, non accetta.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/58 Casu, con il parere contrario del Governo. La votazione …
È contrario, l'ha detto, l'ha detto… Sì, perché è una riformulazione ai fini della raccomandazione e quindi, in base al Regolamento, non accetta l'accantonamento e quindi diventa parere contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/58 Casu, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/59 Scotto. Onorevole Scotto accoglie la riformulazione? No.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Brevemente, solo per dire che questa blanda riformulazione che è stata fatta a questo ordine del giorno rivela tutta la finzione a cui abbiamo partecipato.
La Vice Ministra Bellucci, ma naturalmente il Governo ha utilizzato gli ordini del giorno surrettiziamente per correggere alcune operazioni che non erano riusciti a fare nel provvedimento. Chi lo ha letto e chi ha seguito i lavori sa benissimo che su due questioni c'è stato lo scontro all'interno della maggioranza e all'interno del Governo. La prima riguardava il tema dell'equivalenza che rientra dalla finestra attraverso l'ordine del giorno n. 9/2911-A/18 Giaccone, non me ne voglia il collega. La seconda riguarda la prescrizione rispetto alle sentenze dei giudici sull'articolo 36, che rientra surrettiziamente attraverso - non me ne voglia anche qui il collega - l'ordine del giorno Rizzetto.
E allora capiamoci. Abbiamo finito il lavoro con questo decreto o aprirete altre voragini nel rapporto con le parti sociali e con le lavoratrici e i lavoratori di questo Paese? Perché non potete utilizzare il Parlamento come il soprammobile di Palazzo Chigi, ed è quello che è accaduto in questi giorni .
Le aggiungo una cosa e concludo. Voi state dicendo, riformulando in maniera blanda quest'ordine del giorno, una cosa molto semplice. Sta scritto questo: dove sono finiti i 200 milioni del PNRR che dovevano andare a risolvere il problema dei ghetti dove vivono i braccianti di questo Paese? Voi avete detto: si vedrà e non ci avete spiegato per quale motivo avete utilizzato soltanto una parte limitatissima di quei fondi, meno del 10 per cento, che sono messi lì, ma non c'è stato ancora un mattone che è stato costruito; è una baracca che è stata abbattuta.
Siamo di fronte a un'operazione - mi passi il termine, non voglio essere enfatico - di manipolazione totale della questione della qualità del lavoro di questo Paese, della qualità del salario di questo Paese e della vita di milioni di lavoratori. È un'operazione manipolatoria, una manomissione persino del valore sacro del 1° maggio che è una cosa molto semplice, che parte da un principio: in quel giorno i diritti dei lavoratori contano. Voi avete utilizzato il 1° maggio per abbassare i diritti dei lavoratori .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/59 Scotto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/60 Scarpa. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/60 Scarpa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/61 Stumpo. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/61 Stumpo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/62 Ferrari. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Brevemente solo per chiedere alla rappresentante del Governo di valutare una modifica del parere contrario su questo ordine del giorno, perché non vi stiamo chiedendo un impegno oneroso, ma semplicemente la valutazione di estendere quello che oggi è già un diritto alla disconnessione, riconosciuto alle lavoratrici e ai lavoratori che stanno in lavoro agile - in - e che dal 2017 si vedono riconosciuto questo diritto, a tutte le lavoratrici e i lavoratori subordinati, perché oggi quello che la pandemia di COVID ha accelerato è un processo di tecnologia che invade la vita privata di tutti noi, che non distingue più l'orario di lavoro dal momento fuori lavoro e che ha portato a una smaterializzazione di tempo e di luogo, con una specie di colonizzazione della vita privata dei lavoratori e delle lavoratrici subordinati. Oggi, a qualsiasi ora del giorno e della notte, ovunque ci si trovi, si può essere raggiunti da messaggi, chiamate e ci si trova a dover giustificare perché non si è risposto.
Quindi, quello che noi vi chiediamo non è impegnativo qui e ora e non ha oneri economici, ma vi chiede semplicemente di individuare, in ulteriori iniziative, delle misure volte a disciplinare il diritto alla disconnessione delle lavoratrici e dei lavoratori come diritto a non ricevere comunicazioni, dal datore di lavoro o dalla dirigenza, in momenti fuori dall'orario di lavoro previsto dal contratto applicato. È tutto qui. Mi sembra davvero strano che il Governo non voglia andare incontro alla generalità delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti su un diritto che sta già di fatto - la norma 22 - riconoscendo dal 2017 .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/62 Ferrari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/63 Roggiani. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/63 Roggiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/64 Fornaro. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/64 Fornaro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/65 Furfaro. Onorevole, accetta la riformulazione ai fini della raccomandazione? No. Se nessun chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/65 Furfaro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Il parere sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/66 Centemero è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/67 Gribaudo. Onorevole, accoglie la raccomandazione sul suo ordine del giorno purché riformulato? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottoscrivo l'ordine del giorno Gribaudo e ribadisco che si tratta di un ordine del giorno che chiede al Governo di impegnarsi seriamente per risolvere un tema importante, la carenza di ispettori nei territori, in tutti i territori del Paese.
Il Governo da due anni ci racconta che bandisce concorsi e si mette così in pace la coscienza. Noi sappiamo poi che questi concorsi generano anche - per la difficoltà a far scorrere le graduatorie di questi concorsi - una serie di effetti molto negativi e pure i lavoratori che riescono a entrare nell'Ispettorato nazionale del lavoro ci spiegano le difficoltà che incontrano ogni giorno, che non diminuiscono, le difficoltà a coprire il e, in molte regioni, concorsi che non arrivano nemmeno a coprire i posti banditi. Si chiede ai lavoratori con alte professionalità e titoli di candidarsi a essere ispettori, un incarico di grande responsabilità e per certi versi anche rischioso e, nonostante si registri che molti vincitori poi rinunciano all'incarico dopo poco tempo, non vi chiedete il perché.
Noi con questo ordine del giorno vi chiediamo un impegno: non potete limitarvi a rivendicare i concorsi che avete bandito se poi in molte regioni i posti restano vacanti e gli ispettori continuano a mancare. Vi chiediamo, quindi, di cambiare orientamento su questo impegno e di cambiare rotta su questo provvedimento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/67 Gribaudo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Il parere sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/68 Giovine è favorevole e, quindi, andiamo oltre.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/69 Boschi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Io vorrei usare la sua cortesia per chiedere la cortesia alla Vice Ministro Bellucci, di Fratelli d'Italia, al collega presidente della Commissione lavoro Rizzetto, di Fratelli d'Italia, e mi dispiace che non ci sia il collega Vinci, mi rivolgo comunque a chi in questo momento ha il ruolo e la responsabilità principale nel gruppo di Fratelli d'Italia, perché, signor Presidente, vorrei leggere il dispositivo… sto riprendendo fiato, perché mi sono spostato…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …il dispositivo dell'ordine del giorno Boschi, che dice, per l'esattezza: “in coerenza con le finalità di sostegno all'occupazione stabile” - la prego, signora Vice Ministro, se riesce a seguire - “perseguite dal provvedimento in esame, ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative di carattere normativo, necessarie a estendere all'intero territorio nazionale le misure di semplificazione amministrativa e procedurale introdotte per la ZES unica per il Mezzogiorno, le quali favorirebbero un più rapido ed uniforme avvio delle iniziative economiche”.
Signor Presidente, onorevole Rizzetto e signora Vice Ministro, vorrei leggere l'agenzia delle 12,27 di oggi, relativa all'intervento della Presidente del Consiglio all'assemblea di Confcommercio, che testualmente dice: «Il Governo sta lavorando per estendere la ZES a tutto il territorio nazionale, almeno per la semplificazione. Lo ha detto la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo all'assemblea di Confcommercio. Meloni ha ricordato che l'ultima legge di bilancio “ha garantito stabilità e continuità alla Zona economica speciale unica per il Sud, che sta dando ottimi risultati”, sottolineando che “oggi valutiamo di estendere a tutto il territorio nazionale, almeno per la parte di semplificazione che è fondamentale”».
Vorrei sommessamente, con grandissimo rispetto per la Vice Ministro, per il presidente della Commissione e per tutti i colleghi di Fratelli d'Italia, sapere sulla base di quale valutazione il Vice Ministro dichiara parere contrario a un dispositivo che è identico - identico - alle parole pronunciate questa mattina dalla Presidente del Consiglio, a meno che, come dice una campagna pubblicitaria che ho visto in qualche stazione: quando c'era lei, era tutta una grandissima presa in giro . Uso l'espressione “presa in giro”, perché siamo in quest'Aula, dovrei usare un'altra parola.
Onorevole Rizzetto, visto che lei è sempre così attivo e dialogico, mi spiegate come fate ad essere contrari al dispositivo, che è il testo della dichiarazione che è nelle agenzie di oggi ?
PRESIDENTE. Mi pare che il Governo non… no, vuole intervenire. Avevo visto la mano… bene. Allora, prego, Governo.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente. Accantoniamo.
PRESIDENTE. Quindi, accantoniamo l'ordine del giorno n. 9/2911-A/69 Boschi.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/70 Madia, parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/70 Madia, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/71 Del Barba, parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/71 Del Barba, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2911-A/72 Bonifazi: onorevole, accetta la riformulazione? Dov'è? È lì, scusate… mi ero un attimo… è l'età. Non accetta.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/72 Bonifazi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sugli ordini del giorno n. 9/2911-A/73 Rizzetto, n. 9/2911-A/74 Tassinari, n. 9/2911-A/75 D'Attis, n. 9/2911-A/76 Tenerini e n. 9/2911-A/77 Casasco, il parere del Governo è favorevole.
Passiamo all'unico ordine del giorno accantonato, che è l'ordine del giorno n. 9/2911-A/69 Boschi. Chiedo al Vice Ministro che cosa ci dice. Prego, Vice Ministro. Un attimo di pazienza, colleghi. Il Vice Ministro prende la parola adesso. Ci siamo?
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2911-A/69 Boschi, espunte le premesse, il parere è favorevole .
PRESIDENTE. Quindi il parere è favorevole previa riformulazione? Giusto? Escluse le premesse, giusto? Perfetto. Allora io chiedo: onorevole Giachetti, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2911-A/69 Boschi? Perfetto. Allora, il parere è favorevole.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Furgiuele. Ne ha facoltà. Sono io che non lo vedo o non c'è? Un attimo, facciamo defluire colleghi. Un attimo soltanto, ci prendiamo giusto un minuto per far defluire i colleghi. Colleghi, considerato che adesso si passa dalla fase del voto alla fase delle dichiarazioni di voto finale e nella Conferenza dei presidenti di gruppo si era anche detto che in questa fase avremmo sospeso 5 minuti, consentitemi questi 5 minuti, diciamo, di . Quindi, riprendiamo tra 5 minuti. Era stato stabilito nella Conferenza dei presidenti di gruppo, in questi casi, 5 minuti: uno già è passato. Abbiate pazienza, ma non lo stabilisco io. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Cercherò di non usare tutti i minuti che ho a disposizione. Si dice sempre così quando si sa che se ne usano anche di più.
Questa mia dichiarazione di voto volgerà su tre punti. Il primo punto è quello che c'era in origine di questo decreto. Il secondo è quello che è rimasto dopo il Consiglio dei ministri. Il terzo è quello che ci sarebbe dovuto essere, a nostro avviso, e che invece non c'è.
Questo decreto nel suo complesso non ha mai avuto un senso diverso dai tanti che ci avete propinato in questi anni: la propaganda, un pannicello caldo, una risposta dal titolo roboante e dal contenuto scadente. L'unico elemento positivo del provvedimento, così come era entrato nel Consiglio dei ministri, era la volontà di porre un argine al contrattuale e ai contratti pirata, rivedendo di fatto le posizioni sostenute in questi anni da illustri esponenti della maggioranza e del Governo. Sarebbe stato un cambio di direzione importante, anche perché, come sappiamo, negli ultimi tre anni, invece, il Governo ha cercato in ogni provvedimento di affossare il valore della rappresentanza dei sindacati comparativamente più rappresentativi e delle principali associazioni datoriali, nel tentativo di favorire soggetti più piccoli e meno rappresentativi.
Un disegno che sembrava essere stato fermato grazie anche ad una reazione solida e una volta tanto compatta di CGIL, CISL e UIL, insieme alle maggiori organizzazioni datoriali. Invece, avete fatto immediatamente marcia indietro anche su questo. Incomprensibilmente dal Consiglio dei ministri è uscito un decreto depurato esattamente della norma sui contratti pirata. Quello che avete chiamato salario giusto finalmente sembrava avere preso una piega corretta, con una battaglia, seppur limitata, ai tanti contratti pirata presenti nel nostro Paese, firmati da organizzazioni assai poco rappresentative sia dei datori di lavoro che dei lavoratori.
Adesso abbiamo questo decreto che, signor Presidente e signora Vice Ministro, è pieno soltanto di tutto quello che manca per fare un salto di qualità nel mondo del lavoro. Voi pensate davvero che questo lenzuolo bianco, che sa anche un po' di resa, affronti in modo serio e credibile le serissime criticità del mondo del lavoro? Cominciamo con il dire che ci sono lavoratori che non trovano una tutela sufficiente nei contratti collettivi e che restano schiacciati tra salari bassi, precarietà e aumento del costo della vita. Questa è la ragione per la quale il salario minimo è una misura necessaria, non certo contro la contrattazione collettiva, ma a suo complemento.
La contrattazione resta e deve restare il pilastro del nostro sistema. Nessuno ha mai pensato di sostituirla, ma, quando le tutele non arrivano a tutti, lo Stato non può limitarsi a voltarsi dall'altra parte. Negli anni ci siamo sentiti ripetere che non serviva una soglia minima legale perché ci pensavano già i contratti collettivi. Se fosse stato davvero così, oggi non avremmo un numero crescente di lavoratori poveri, non avremmo persone che lavorano e restano comunque sotto una soglia di dignità economica.
Il salario minimo serve esattamente a questo, a fissare un livello sotto il quale nessuno possa essere pagato, una soglia minima di dignità, un argine contro il lavoro povero, contro i contratti pirata e contro quella competizione al ribasso che finisce sempre per penalizzare i lavoratori più deboli. Era una scelta da fare con la mano sinistra, è una scelta da fare rapidamente. Del resto, in gran parte d'Europa è già realtà, 22 Paesi europei hanno introdotto forme di salario minimo. Noi abbiamo perso troppo tempo discutendo se intervenire, quando avremmo dovuto discutere da subito di come farlo nel modo migliore. Personalmente, noi di Italia Viva, signora Vice Ministro e signor Presidente, siamo sempre stati convinti che il modo migliore era quello di non finanziarlo attraverso una nuova tassazione.
Proprio perché il salario minimo è una misura necessaria, dobbiamo essere chiari: non basta, è il minimo indispensabile. Il salario minimo è un intervento urgente, quasi salvavita, per chi oggi è più in difficoltà, ma il giorno dopo, anzi, direi contemporaneamente, bisogna affrontare la questione più grande: il sostegno al ceto medio. Per anni il ceto medio è stato la spina dorsale del Paese; oggi è impoverito dall'inflazione, dalla stagnazione dei salari e dall'incertezza sul futuro. Molte famiglie non si sentono più protette e vedono peggiorare le proprie prospettive.
Per questo servono politiche che rafforzino i redditi da lavoro e che contrastino il contrattuale. Significa riconoscere e valorizzare i sindacati maggiormente rappresentativi e impedire che i contratti firmati da soggetti privi di reale rappresentanza vengano utilizzati per abbassare salari e diritti. Significa anche ridurre il peso fiscale sul lavoro. In Italia chi lavora paga troppo, e questo pesa soprattutto sui giovani. Dobbiamo lasciare più soldi nelle tasche di chi produce reddito, favorendo l'ingresso nel mondo del lavoro e la crescita professionale delle nuove generazioni.
Per questo abbiamo proposto misure come la con l'obiettivo di alleggerire la tassazione sul lavoro dei più giovani e, contemporaneamente, sostenere chi vuole costruirsi un futuro nel nostro Paese.
Ecco, signor Presidente, colleghi, questi sono i contenuti con i quali si sarebbe dovuto riempire questo vostro contenitore vuoto. Ma voi proprio non ce la fate: non riuscire ad andare oltre la propaganda e questa è anche la ragione prima per la quale il nostro sarà un voto convintamente contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signore e signori del Governo, annuncio, a nome del gruppo di Noi Moderati, il voto favorevole al disegno di legge di conversione del decreto relativo al salario più giusto - a noi piace definirlo così -, agli incentivi all'occupazione e al contrasto del caporalato digitale.
Si tratta di un provvedimento organico, coerente e lungimirante che il Governo, presieduto dall'onorevole Giorgia Meloni, ha voluto varare con la necessaria urgenza per dare risposte concrete a problemi strutturali del nostro mercato del lavoro, ovvero: la precarizzazione crescente, il retributivo e contrattuale, le nuove forme di sfruttamento nel lavoro intermediato da piattaforme digitali e la necessità di sostenere l'occupazione stabile, soprattutto per donne, giovani e territori del Mezzogiorno, insieme al sostegno concreto alle famiglie e alla natalità.
Il decreto si fonda su un principio chiaro e costituzionalmente solido: condizionalità e responsabilità. Gli incentivi non sono elargizioni generiche, ma strumenti selettivi che premiano chi crea lavoro stabile, rispettando il trattamento economico più giusto e le regole di trasparenza. Questo impianto integra incentivi economici, presìdi di trasparenza e strumenti di vigilanza, in piena coerenza con gli articoli 35, 36 e 39 della Costituzione - quindi, tutela del lavoro, diritti fondamentali per i lavoratori e libertà delle organizzazioni sindacali - e con le direttive europee in materia di salari adeguati, trasparenza retributiva e lavoro su piattaforma, e lo fa agendo su tre assi che si tengono insieme.
Il primo asse sono gli incentivi all'occupazione: il donne, il giovani, il ZES. Sono misure mirate, selettive, condizionate, non a pioggia, non sprecate, riconosciute solo a chi assume davvero a tempo indeterminato, solo dove c'è un incremento occupazionale netto, solo dove il trattamento economico rispetta la contrattazione collettiva. Questo è il modello che Noi Moderati sostiene: incentivi che producono lavoro stabile e non lavoro di carta.
Voglio soffermarmi, in particolare, sul ZES. Le regioni del Mezzogiorno che compongono la Zona economica speciale sono, ancora oggi, il cuore di una questione irrisolta della Repubblica. Il divario che si chiude con le parole, si chiude con misure che rende conveniente assumere lì, piccole imprese incluse. L'articolo 3 va esattamente in questa direzione, premiando le aziende fino a 10 dipendenti che assumono lavoratori 35 disoccupati da due anni. Sono persone che rischiano di restare fuori per sempre dal mercato del lavoro. Qui lo Stato dice: ti vediamo e ti includiamo.
Analoga attenzione va riconosciuta all'articolo 6, che introduce l'esonero contributivo per le imprese certificate sulla conciliazione vita-lavoro. Noi Moderati crede profondamente che la crisi demografica si affronti anche così, non solo con sussidi, ma mettendo le imprese nelle condizioni di essere concretamente luoghi favorevoli alla genitorialità. È un approccio culturale, prima ancora che normativo, e siamo orgogliosi che sia all'interno di questo decreto.
Il secondo asse dei tre a cui facevo riferimento è il salario più giusto. Qui mi fermo un momento, perché questo è il punto che ha alimentato il dibattito più acceso, l'abbiamo sentito quest'oggi. L'opposizione ha gridato all'assenza di un salario minimo legale. Bene, noi abbiamo una posizione chiara e la manteniamo: il salario minimo per legge, come lo concepisce la sinistra, rischia di diventare un tetto, non un gradino.
In Paesi europei dove è stato introdotto ha compresso la dinamica contrattuale, piuttosto che sostenerla. Il decreto sceglie una strada diversa e, a nostro avviso, più solida: valorizza la contrattazione collettiva come strumento costituzionalmente fondato - e qui l'articolo 36 della Costituzione è richiamato esplicitamente, non a caso - e la rende il parametro per l'accesso a tutti i benefici. Chi non paga quanto previsto dal contratto collettivo nazionale del lavoro delle organizzazioni comparativamente più rappresentative non accede agli incentivi. È condizionalità intelligente: si premia la correttezza e si esclude chi elude le regole del gioco.
L'articolo 10, invece, sui rinnovi contrattuali è una norma di civiltà. I lavoratori non possono restare in attesa per anni mentre i loro salari reali si erodono con l'inflazione. Il meccanismo dell'adeguamento forfettario dell'IPCA dopo 12 mesi di blocco è una soluzione equilibrata che rispetta l'autonomia delle parti sociali, ma introduce un meccanismo di garanzia.
E poi, infine, il terzo asse dei tre a cui facevo riferimento, che è il contrasto al caporalato digitale. Questo è il terreno più nuovo e, forse, il più importante per il futuro. Le piattaforme digitali hanno creato nuove forme di lavoro che sfuggono alle categorie tradizionali, come e lavoratori a chiamata, soggetti coordinati da algoritmi che decidono quando lavorano, quanto guadagnano, se possono continuare a lavorare o vengono esclusi. È una zona grigia che l'ordinamento non poteva continuare a ignorare.
Il decreto interviene con strumenti precisi su questo aspetto: la presunzione di subordinazione quando emergono indici di eterodirezione algoritmica. L'articolo 12, ad esempio, è una norma che recepisce la migliore giurisprudenza europea e finalmente dà certezza ai lavoratori. La trasparenza algoritmica dell'articolo 14, ovvero il diritto a capire perché un algoritmo ha preso una decisione su di te e il diritto al riesame umano, è tutela della dignità prima ancora che tutela lavoristica. Le misure dell'articolo 15 per i sempre su questo asse, su questo pilastro, ossia l'identità digitale, il divieto di cessione delle credenziali, il libro unico del lavoro e la formazione obbligatoria, sono misure concrete contro il caporalato digitale, quella forma moderna di sfruttamento che usa le invece delle piazze, ma produce lo stesso danno.
Quindi, signor Presidente, colleghi e colleghe, questo decreto costruisce un meccanismo integrato in cui gli incentivi all'occupazione stabile sono condizionati al rispetto del salario giusto ricavato dalla contrattazione collettiva, mentre la capacità di verifica e prevenzione delle pratiche esclusive, rafforzata attraverso l'interoperatività delle banche dati e gli obblighi informativi stringenti, risponde all'urgenza di tutelare la dignità del lavoro, contrastare la precarizzazione e garantire condizioni di concorrenza leale tra imprese serie. Lo fa con un approccio che unisce rigore e concretezza: chi rispetta le regole e investe nelle persone viene premiato. Chi elude o sfrutta viene individuato e sanzionato.
Presidente, il gruppo Noi Moderati sostiene questo decreto, perché dà risposte concrete ai lavoratori precari, alle donne escluse dal mercato del lavoro, ai giovani del Mezzogiorno senza prospettive e a chi lavora nell'economia delle piattaforme senza protezione. Lo facciamo con la responsabilità di chi governa e con la consapevolezza che governare significa fare scelte. Questa è la nostra scelta, ovvero votare a favore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, per il quarto anno di seguito sfidate il mondo del lavoro - perché è questo che fate - con un decreto che si chiama “1° Maggio” contro il lavoro.
Mai una volta, dico mai una volta in 4 anni, prima di decretare, avete aperto un confronto con le parti sociali e già questo dice molto. E continuate a fare, direi così: in psicologia si dice che fate i passivi-aggressivi, e lo fate pure con le parole. Salario giusto lo chiamate, ma, come vi ha ricordato l'onorevole Mari, senza l'articolo 36 della Costituzione, senza dignità, senza un salario minimo legale non ci può essere alcun salario giusto.
Vi rifiutate di affrontare le cause strutturali della crisi salariale italiana. Eppure i dati Eurostat l'hanno fotografata: 18,6 per cento di cittadini a rischio di povertà, più di due punti sopra la media dell'Unione europea. Un triennio di inflazione, di fatto come un'alta marea, ha eroso il potere d'acquisto dei salari reali. Ma - lo chiedo alla Vice Ministra, ai Ministri - avete capito di cosa parliamo? Vuol dire che anche chi lavora non è più in grado di pagarsi magari delle cure, delle rette, dei beni di prima necessità, affitti e bollette. Basta vedere i nostri per capire di che cosa parliamo. Parliamo di rinuncia alle cose più importanti della vita, la dico così, come un doposcuola per un figlio, come un regalo, come una gita.
Ecco, voi destinate di nuovo, solo per capirci, un miliardo di euro alle imprese sotto forma di incentivi. Cioè, di fatto sostenete i loro margini, quando già diamo 18 miliardi di euro all'anno a fondo perduto, appunto, a quelle stesse imprese. Nessuna risorsa diretta, va detto, va ai lavoratori e alle lavoratrici italiani, così come non va alle pensionate e ai pensionati. Sono loro che negli ultimi anni hanno pagato di più la crisi e hanno subito quella vertiginosa perdita del potere d'acquisto, ed è su di loro, ovviamente, che aumenta la pressione fiscale, non sui ricchi, che difendete come il cane Dudù.
Quante volte vi abbiamo chiesto, con il sindacato e con tanti lavoratori e lavoratrici, di intervenire sul , sul drenaggio fiscale? Vi siete ripresi con interessi il cosiddetto cuneo fiscale. Rapina alla luce del sole: con una mano date e con il fisco vi riprendete, anche con gli interessi. Avete liquidato la proposta sul salario minimo, bocciato l'emendamento unitario delle opposizioni che lo reintroduceva anche in questo provvedimento. Avete rifiutato di lavorare a una misura sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro, sulla democrazia nei luoghi di lavoro, una misura che contrasti i contratti pirata, che invece voi volete far riemergere.
Continuate a mantenere il meccanismo odioso dei cosiddetti subappalti a cascata e restate muti e inermi di fronte allo schiavismo in interi settori - non c'è solo quello dell'agricoltura -, mentre i lavoratori bruciano nelle auto dei caporali. Ma che cosa citate Marx a fare? Io vi dico almeno tacete, se non lo avete letto, se non lo avete capito. È la Bossi-Fini a creare un esercito di riserva , che rende tutti più ricattabili, anche gli italiani che pensate di difendere. Voi parlate di remigrazione, ma volete un esercito di schiavi disponibili a tutti, per sottrarre diritti a tutti.
E con questo decreto create un impianto che indebolirà la contrattazione collettiva, altro che rafforzarla. Trasferite risorse alle imprese senza condizionalità sulla qualità del lavoro. Gli incentivi sul costo del lavoro non sono politiche per la dignità del lavoro. Il vostro giovani, tra l'altro, esclude tantissimi intrappolati in lavori discontinui e precari. Il donne segue la stessa logica: incentivi economici senza intervenire sulle cause strutturali della disoccupazione femminile.
Avete respinto la proposta sui congedi di genitorialità, quelli paritari, ma su questo non avevamo dubbi. Nulla avete fatto sui servizi carenti, i carichi di cura iniqui, il involontario e il divario salariale. Altro che vicenda di genere. I vostri sgravi contributivi non sono selettivi e non sono duraturi, non avranno alcun effetto diretto sull'aumento dei salari.
E soprattutto non avete escluso, come chiedeva Alleanza Verdi e Sinistra, dagli incentivi i datori di lavoro che hanno delocalizzato fuori dall'Europa. Bei patrioti che siete, quelli che hanno ridotto l'occupazione sul territorio nazionale senza giustificati motivi, senza motivi industriali. Di nuovo i super-ricchi, che accarezzate come Mimì e Balù, altri animali di cura che voi conoscete bene. Vedremo ancora una volta imprese corsare beneficiare di soldi pubblici in modo opportunistico.
Le misure per il Mezzogiorno sono del tutto inadeguate, lo diceva prima Borrelli. Intervenite sulle ZES in modo contraddittorio, rischiando di escludere proprio i giovani più fragili. Non si crea nuova domanda di lavoro qualificato, non si contrasta la migrazione giovanile, che è l'unica di cui dovreste occuparvi. Quella sì che è un'emergenza: ci sono 70.000 ragazzi all'anno - 70.000, non so se avete capito, mezzo milione in questi dieci anni, ma sono passati da 40.000 a 70.000 da quando governate voi - che se ne fuggono all'estero. E sapete la cosa più grave che dicono tutte quelle inchieste? Lo fanno per mancanza di sogni - sogni, non hanno prospettiva - e per mancanza di salario, di un salario dignitoso, di cui non volete occuparvi.
E poi, soprattutto, iniziate anche con questa frode del TEC, che è pericolosissima, perché permette di gonfiare il salario includendo elementi variabili e accessori, aziendali, superminimi e tutte le vicende individuali di cui vi piace tantissimo parlare. Ecco, quell'emendamento del Governo fa rientrare dalla finestra i sindacati minori, quelli usciti dalla porta, ed è un subdolo attacco alla contrattazione, che scardina il principio di riferimento. E alle aziende che garantiscono il TEC volete consentire di accedere pure agli incentivi del decreto. Una vergogna! Il trattamento economico giusto non dipende quindi da premi o indennità; deve essere, secondo noi, garantito dal salario.
Le misure sui rinnovi sono, poi, una frode. Con i salari reali stagnanti o in calo, i rinnovi contrattuali non tengono il passo con l'inflazione, e il rinnovo automatico dei contratti scaduti da 12 mesi al 50 per cento dell'inflazione non copre la reale inflazione. Ma, invece che contrastare di fatto la rendita nell'attesa, incentiva i ritardi delle aziende. Ecco, per questo noi abbiamo proposto una percentuale del 150 per cento a decorrere dalla scadenza del contratto: avrebbe prodotto un'accelerazione vera nei rinnovi. Avete respinto, ovviamente, questa proposta. La verità è che serve un meccanismo di indicizzazione dei salari al costo della vita, rivalutato ogni anno . Si chiama “sblocca-stipendi” e, guardate, sarà una di quelle cose che faremo appena arrivati al Governo.
Sul salario richiamate l'articolo 36 senza il riferimento alla dignità dell'esistenza. Un'omissione grave, una vera rimozione, come vi ricordava Franco Mari, perché senza una soglia minima legale la competizione al ribasso continuerà ad alimentare il lavoro povero. La definizione di salario giusto all'articolo 7 è semplicemente sbagliata. Come si può parlare di quantità e qualità del lavoro, cancellando il riferimento costituzionale alla sufficienza della retribuzione? Voi avete fatto sparire con un colpo di spugna il fine ultimo, cioè garantire un'esistenza libera e dignitosa.
E dov'è la piena facoltà del giudice di verificare che la retribuzione sia conforme ai principi costituzionali? Parlate di contrattazione collettiva nazionale senza meccanismi di verifica della rappresentatività delle parti stipulanti. Significa legittimare fenomeni di contrattuale e salariale. E quante volte abbiamo denunciato contratti collettivi nazionali sotto i 9 euro? E il problema è che non sono contratti pirata, questo lo diciamo ai sindacati, ma lo diciamo a tutte le forze politiche, perché, nella debolezza della contrattazione, anche alcuni contratti collettivi dei confederali finiscono per non garantire il salario giusto. Sono i multiservizi e i servizi fiduciari, sono gli esempi più noti. C'è una bella differenza - lo diciamo così, per chi non capisce - tra il multiservizi e il contratto della logistica, una differenza di 200, 300 euro. È giusto che alcuni lavorino come interinali di notte con il multiservizi e altri, nello stesso stabilimento, nello stesso posto, nello stesso giorno, interni, con il contratto della logistica, con 300 euro in più? Sono giusti i involontari? Sono giusti? Questo è il capitalismo italiano che difendete, la sua rincorsa al ribasso.
E infine avete perso l'ennesima occasione anche per regolare la . Non si rafforzano i poteri ispettivi, non si scalfisce il modello di delle piattaforme - ho finito -, e intanto i cadaveri di quei vengono tirati fuori dalle siepi. Insomma, avete tentato perfino di condonare le imprese condannate dalla magistratura e di restituire i soldi dovuti ai lavoratori. Noi abbiamo espresso critiche puntuali e voi le avete bocciate.
Questo è un decreto-truffa, un inganno ai lavoratori e alle lavoratrici, e fa il paio con le dichiarazioni di Orsini: è vero, esiste una crisi salariale. Anche i contratti migliori firmati da Confindustria sono inadeguati per una politica salariale al passo dell'Europa. Gli industriali comincino dai rinnovi adeguati all'inflazione, comincino a non abusare di contratti precari e . Cessi la guerra al salario minimo legale.
Lo diciamo con forza: basta lavoro povero in questa Italia piena di ricchi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Non è una novità una lettura così diametralmente opposta: i colleghi di maggioranza che dipingono questo come un intervento risolutivo e significativo sul mercato del lavoro e l'opposizione che grida al provvedimento inutile. C'è una dichiarazione della segretaria della CISL di qualche ora fa, Daniela Fumarola, che dice: il decreto Primo maggio ribadisce l'importanza della buona contrattazione; averla riconosciuta è un valore, bisogna poi continuare perché questo non basta. Ecco, forse, in molti casi, un approccio di equilibrio e ragionato…
Io credo che questo provvedimento manchi davvero di tante, troppe cose. La buona notizia è che vi siete accorti che esiste il lavoro sottopagato ed esiste in tante e tali diramazioni e manifestazioni che se non si comincia ad affrontare questo tema verremo travolti e soprattutto verrà travolta la più giovane delle generazioni. Ma le buone notizie sono finite con questa, col fatto che vi siete accorti che esiste il lavoro sottopagato. Ve ne siete accorti a tal punto che provate a contrastare - secondo me correttamente - i cosiddetti contratti pirata, cioè provate a contrastare quelle forme d'impiego che non restituiscono dignità e sufficiente salario al lavoro.
Ma allora perché non farlo in maniera organica e complessiva - e torno sul tema del salario minimo -, prevedendo tanto contratti maggiormente rappresentativi, che danno garanzie di copertura ai lavoratori, come la certezza che sotto una determinata soglia… signori, 9 euro lordi all'ora vuol dire che siamo nell'ordine di un migliaio di euro. Mi spiegate quale lavoro, fatto per otto ore al giorno e tutto il mese, vale meno di 1.000 euro al mese? Ma è evidente che c'è un tema di dignità del lavoro che si pone non alla destra o alla sinistra, ma si pone nella società italiana e alla politica, che deve regolamentare questo aspetto.
Guardate, è di oggi la notizia - che io ho recuperato sugli - che il primo effetto dell'intervento della procura di Milano sarà restituire 850 euro al mese agli operai della Caddell. Questo è il cantiere del nuovo consolato generale degli Stati Uniti a Milano. La procura ha impugnato diversi elementi di irregolarità e, con atto giudiziario, noi andremo a riconoscere forme di caporalato che sono emerse, lavoratori sottopagati - com'è emerso - e addirittura modalità con cui, mentre nel contratto ai lavoratori si assicurava l'abitazione, veniva decurtato dal salario ingiustamente l'importo di 500 euro al mese col quale si pagavano l'affitto allo stesso datore di lavoro.
Ma non possiamo, anche in questo terreno come in troppi aspetti, arrivare dopo delle sentenze. È evidente che serviva un intervento organico che mettesse in sicurezza tutti gli aspetti del lavoro, dalla retribuzione al differito, alla contrattazione decentrata. Il doppio voto, fiducia - dove noi abbiamo, come sempre, convintamente votato contro, da forza di opposizione - e voto di merito, oggi ci consentirà, ancora una volta come facciamo da quattro anni, di dire a questa maggioranza: avete di fronte un'opposizione pronta a dialogare e a lavorare. Io non voterò contro, il nostro gruppo si asterrà, perché non voto contro un provvedimento che contiene l'esonero contributivo per l'assunzione delle donne a tempo indeterminato. Non voto contro. Addirittura lo riconosce che scrive qualche minuto fa: soprattutto il provvedimento contiene 960 milioni di euro di incentivi alle assunzioni.
Allora, non vi do l'alibi di dire che l'opposizione è contro a tutto. Non voto contro l'assunzione delle donne, non voto contro l'assunzione degli 35, non voto contro la stabilizzazione dei giovani, non voto contro l'assunzione nel Mezzogiorno, ma non vi permetto nemmeno di mettere sotto il tappeto i problemi che stanno attraversando, in maniera devastante, il mondo del lavoro. Alcuni li anticipavo nella discussione che abbiamo fatto prima sul tema dell'ordine del giorno delle opposizioni sul salario minimo.
Io credo che ormai ci siano troppe ricerche, ma non c'è bisogno delle ricerche: chi ha un figlio, un nipote, un conoscente che ha trent'anni, che vive e lavora a Milano e con uno stipendio non si assicura - non un affitto - la camera, vuol dire che, per responsabilità di tutti e senza che questo diventi elemento di accusa tra di noi, è completamente saltato, nella entità del salario riconosciuto, la possibilità e la capacità di costruire una vita autonoma da parte del lavoratore, che sia donna, uomo, giovane. Ma qui, signori, c'è un'emergenza che si chiama situazione salariale nel Paese.
Allora, io mi chiedo - senza dirci perché non l'hanno fatto prima, perché non l'avete fatto al Governo - che cosa aspettiamo a impedire, nel momento in cui c'è un contratto di lavoro che si chiama apprendistato - che è la forma di ingresso nel mondo del lavoro -, e tirocini extracurricolari? Colleghi, non basta regolamentarne la durata, perché ci sono ragazzi che fanno tirocini extracurricolari e lavorano dalle 8 del mattino alle 10 di sera a 500 euro al mese. Allora, evitiamo la propaganda: queste robe vanno vietate per legge, perché altrimenti noi saremo sempre lì tra il bivio se ricorrere al giudice che riconosca una forma di impiego subordinato e ordinario da regolamentare e la politica che prova a determinare durate più brevi e impossibilità di rinnovi. Io credo che serva radicalità nell'affrontare questi aspetti. Perché un ragazzo che ha fatto il tirocinio dentro il percorso universitario deve vederselo riproposto a 500 euro al mese sotto forma di lavoro o uno a 600 euro al mese sotto forma di lavoro?
In altri interventi si è posto e lo dico perché il Governo… e anche qui io credo che sia legittimo utilizzare la data del 1° maggio per dire: questo Governo vuole dare un segnale al mondo del lavoro e quindi non solo celebrare la ricorrenza, ma corrispondere con un intervento normativo. Io cerco di non farci polemica o propaganda, ma se vogliamo celebrare il 1° maggio con un provvedimento che riguarda il mondo del lavoro, allora non possiamo ignorare quello che sta accadendo in tutta Italia e non solo nel Mezzogiorno.
Io voglio ricordare i nomi, perché non mi piace l'idea che, finite le trasmissioni televisive, dei quattro ragazzi bruciati dentro a un van ci dimentichiamo e non solo di quei quattro ragazzi, ma di quello che rappresenta la ferocia di un sistema di caporalato che coinvolge le mafie, di quello che rappresenta una forma di sfruttamento che porta alla schiavitù, di quello che rappresenta l'umiliazione e il calpestare la dignità delle persone.
Se è accaduto che Ullah Ismat Qiemi, Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad siano potuti morire per mano di chi, sfruttandoli, prometteva un lavoro che non si poteva definire tale, allora non possiamo ignorare che in un provvedimento che parla del lavoro questi aspetti ci devono essere. Se noi consideriamo che esistono tre milioni di lavoratori irregolari, 400.000 vivono situazioni di sfruttamento sotto le condizioni di dignità - che vuol dire a tre euro, due euro, un euro e mezzo all'ora - qui il problema non è la propaganda tra destra e sinistra. Non può continuare ad esistere una legislazione che dice: per regolarizzare queste persone, li rimandi al Paese d'origine e le richiami.
Allora tutti questi aspetti, Presidente, sono quelli che rendono questo provvedimento insufficiente, anche se non completamente sbagliato. C'è il fatto che manchi completamente il settore del commercio. Guardate, io vi invito: fate un incontro tra gli operatori del mondo del commercio e i loro dipendenti che vivono insieme una condizione di strozzatura da parte dei grandi centri commerciali, che attraversa l'orario di lavoro, l'organizzazione del lavoro, le retribuzioni. E di queste cose non si parla mai.
Io comprendo la via, tutto sommato larga, diffusa e popolare, dei contratti collettivi di lavoro, ma c'è troppo Paese, troppi italiani, troppi giovani e troppe donne che conoscono forme di lavoro parallele e che, ancora una volta, non riusciamo a regolamentare
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Vede, oggi in quest'Aula si consuma l'ennesimo atto di una commedia che da tempo ha smesso di far ridere e fa piangere, invece, tanti italiani.
Tanti italiani avevano dato un messaggio preciso a questo Governo. Io penso che, dopo la sconfitta al referendum, un Primo Ministro con senso delle istituzioni avrebbe dovuto portare le sue dimissioni al Capo dello Stato, ma voi, invece, rimanete inchiodati alle vostre poltrone e continuate imperterriti, tra l'altro, con le stesse, identiche politiche sociali fallimentari e drammatiche, che non fanno altro che alimentare sfiducia, quando non rabbia.
Una rabbia che milioni di italiani che sono fuori da questo Palazzo non possono che alimentare, guardando a questo ennesimo, intollerabile tradimento dell'interesse dei tanti a beneficio di pochi. Qui c'è una vera e propria economica e industriale che, evidentemente, vi manovra come se foste dei burattini. Non siete sovranisti e neanche servitori della Patria, semmai siete svenditori della Patria a multinazionali estere e fondi finanziari .
Siamo a giugno del 2026, a un anno dalla fine di questa legislatura, e quella a cui stiamo assistendo è la messa in scena finale, il gran finale di un provvedimento che avete avuto persino il coraggio, direi il fegato, l'impudenza di battezzare con un nome altisonante come “salario giusto”. Ma le parole non costano nulla, si sa, le parole si stampano sui comunicati, si declamano nei video, con le musichette sui , si sbandierano nei celebrativi del 1° maggio, e anche questo grida vendetta.
In questo provvedimento non c'è uno stanziamento reale, non c'è nessuna risorsa fresca. Infatti non ci dite da dove avete preso questi soldi, ma lo diciamo noi: sono semplicemente i soldi racimolati da altri fondi, risorse che non eravate stati nemmeno in grado di spendere prima e che oggi avete grattato dal fondo del barile. Fondi racimolati solo per permettere alla Presidente del Consiglio di fare l'ennesima conferenza stampa trionfale, rigorosamente senza domande, non sia mai. Ma questi giochi di prestigio contabili - sappiatelo - non avranno nessun effetto sulle buste paga dei lavoratori, zero.
E come ci siamo arrivati a questo testo, ne vogliamo parlare? Vogliamo ricordare come si sono svolti i lavori in Commissione, Vice Ministro? È stato un percorso che definire mortificante, per questa istituzione è un eufemismo. La Commissione lavoro nelle ultime sedute è stata trasformata, per l'obbedienza cieca e prona di questa maggioranza ai calati dall'alto di Palazzo Chigi, in un vero e proprio simulacro di democrazia. Lo stesso presidente Rizzetto - che, purtroppo, non vedo, ma ringrazio per la sincerità dimostrata espressamente - ha ammesso tutto il suo imbarazzo, in una vicenda che ha fatto emergere le vostre profonde e insanabili divisioni interne. Avete palesato divergenze non solo tra partiti diversi, ma anche tra membri degli stessi partiti, ognuno proteso solo e soltanto a coltivare il proprio piccolo orticello personale, elettorale. Una vergogna veramente incredibile.
Tutto questo ha certificato l'assenza totale della guida politica, il Ministro Calderone, di cui abbiamo chiesto la presenza in Commissione. Ma dov'era? Ve lo dico io: era a Ginevra - ci hanno detto che stava lì -, una città con il salario minimo a 26 euro l'ora. Ripeto: 26 euro l'ora . Dubito però che sia andata lì per copiare questa misura, è più probabile che sia andata a prendere ordini da qualche banchiere svizzero.
In ogni caso, ha fatto sapere di avere impegni più urgenti dei lavori parlamentari. Evidentemente per lei il Parlamento è inutile, una formalità e, in effetti, la sensazione è stata proprio questa, perché gli emendamenti presentati dall'opposizione - ma mi spingo a dire anche dalla maggioranza - non sono stati neanche letti. E, allora, abbiamo abbandonato i lavori di quella Commissione a un certo punto, lo abbiamo fatto per dignità, per rispetto di questa istituzione e del mandato ricevuto dai cittadini. E ribadisco che siamo certi di aver rappresentato in quel momento anche gli umori e l'imbarazzo di molti membri della maggioranza, increduli di fronte allo sfacelo a cui stavano assistendo. Non potevamo e non dovevamo partecipare alla farsa di un organo parlamentare ridotto a passacarte del Governo.
Presidente, vede, quando noi torniamo nei nostri territori - io penso alla mia Campania, a Napoli, ma penso anche ai piccoli comuni di tutta Italia -, noi la viviamo la realtà, noi camminiamo tra la gente e vediamo un Paese dove muoiono più di 3 lavoratori al giorno sul campo; un Paese con 5 milioni di lavoratori poveri, persone che timbrano il cartellino ogni mattina e, nonostante i sacrifici ordinari, non riescono a fare la spesa al 31 del mese. Ma di che cosa si è occupato, invece, questo decreto Primo maggio? Di nulla di tutto questo. E io non potrò mai dimenticare quel mese tolto ai percettori di reddito di cittadinanza per favorire le squadre di calcio di serie A, che - poverine - avevano bisogno di un aiuto dello Stato per pagare le tasse . È una vergogna.
E, allora, avete inventato questo specchietto per le allodole chiamato “salario giusto” solo e soltanto per contrastare il lavoro straordinario fatto da tutte le opposizioni insieme sul salario minimo legale. Avete voluto colpire la nostra proposta di legge e, soprattutto, la straordinaria raccolta di firme dei cittadini, che ha mobilitato veramente centinaia di migliaia di italiani, pronti a pretendere un diritto sacrosanto, quello sancito dall'articolo 36 della Costituzione, e avete risposto con questo testo ingannevole che non dà un solo euro in più in tasca a chi fatica a sopravvivere. Perché? Perché avete condensato tutto su questo trattamento economico complessivo.
La riformulazione che avete imposto prevede che nel calcolo del salario rientrino non solo i trattamenti fissi della contrattazione , ma anche le prestazioni di contrattuale, i , i buoni sconto, le polizze sanitarie private. Vice Ministro, la informo che il pane al supermercato non si compra con i , alla cassa del supermercato non si paga con il aziendale, si paga con gli euro nel portafoglio. E, allora, di che salario giusto state parlando? Qui siamo di fronte a una truffa semantica e alla manomissione dei diritti. Non ci può essere alcuna definizione del trattamento economico complessivo senza una definizione normativa del trattamento economico minimo. E finché non si ha il coraggio di stabilire per legge quali sono i minimi tabellari, la vostra è solo un'operazione di manipolazione.
Con i nostri emendamenti chiedevamo tre cose chiarissime: escludere totalmente il dal calcolo del trattamento economico complessivo, introdurre una soglia minima legale di 9 euro lordi l'ora agganciata al minimale INPS e mettere la parola fine ai contratti-pirata. Ma avete bocciato tutto, avete scelto scientemente di lasciare la porta spalancata al salariale.
Ma, allora, torniamo alla domanda: a chi fa gioco questo provvedimento? Chi risiede nella lista dei vostri fortunati? Guardiamoli uno per uno. Favorisce l'imprenditore Antonio Angelucci. Avete inserito una vergognosa marchetta dell'ultimo minuto a beneficio della sanità privata. Con un vostro emendamento, un emendamento della Lega, avete escluso interamente le strutture sanitarie e sociosanitarie dall'adeguamento automatico degli stipendi all'inflazione. Le cliniche private e le RSA da ora in poi non saranno obbligate a recuperare neanche quel misero 50 per cento dell'inflazione dopo la scadenza di contratto.
Favorisce i datori di lavoro disonesti. Non vi è bastato tentare di bloccare la retroattività dei risarcimenti. No, ora Fratelli d'Italia, con un ordine del giorno firmato dal presidente Rizzetto, torna alla carica chiedendo che la prescrizione quinquennale dei crediti da lavoro possa decorrere anche in costanza di rapporto. Cioè, praticamente state cercando di annullare totalmente l'efficacia deterrente dell'articolo 36 della Costituzione, che consente a qualche lavoratore sfruttato di recuperare il dovuto.
Poi favorisce i dei grandi istituti pensionistici e di previdenza privata, perché avete inserito una norma , di cui non si capisce l'urgenza né la pertinenza con questo decreto, che consentirà ai membri dei consigli di amministrazione e ai vertici di questi enti di mantenere saldamente la propria poltrona pagatissima per altri due mandati pieni, azzerando e ignorando il passato. Cioè, se sono già stati in carica 10-15 anni, si vedono garantiti i loro ruoli per altri 10, il tutto a fronte di milioni di iscritti obbligatori, tra medici, psicologi, geometri, architetti, che sono vessati da obblighi, forzati all'iscrizione a queste casse professionali e costretti a pagare quote associative minime altissime, a prescindere da quanto riescono effettivamente a fatturare.
E che fine ha fatto la sbandierata tutela dei contratti di fronte all'inflazione, quella di cui si è tanto vantato il Sottosegretario Durigon? Avevate promesso l'adeguamento automatico dei salari. Ebbene, anche qui casca l'asino della vostra truffa semantica. Vi vantate sonoramente di aver introdotto un adeguamento al 50 per cento della variazione dell'IPCA dopo nove mesi di stallo contrattuale, ma avete nascosto agli italiani il trucco contabile: avete calcolato quel 50 per cento, escludendo al netto la componente dei beni energetici importati, cioè avete tolto dal calcolo le bollette di luce e gas che hanno devastato i bilanci delle famiglie. Ma di che cosa parliamo ?
E vogliamo parlare del lavoro tramite piattaforma digitale? Anche qui avete fatto nient'altro che favori alle . Avete tolto le parole algoritmo, controlli di direzione e, di fatto, praticamente, così il controllo automatizzato viene meno. Ma come volete risolvere il problema di questi nuovi contratti? Questi giovani sono costretti a paghe ridicole: 2 euro a consegna. Ma cosa state facendo?
E allora voi, invece di combattere la povertà di chi lavora, con questo testo date legittimazione ai contratti-pirata e destrutturate l'intero impianto della contrattazione collettiva; offrite flessibilità selvaggia mascherata da modernità; offrite protezione dei giganti del ; fate regali ad Angelucci; lo scudo totale ai datori di lavoro che sfruttano. Noi invece vi chiedevamo solamente una cosa: il salario minimo legale a 9 euro, soldi veri in busta paga, tutele reali per la e difesa costituzionale del diritto al lavoro , ma avete usato la forza dei numeri per voltare la faccia agli italiani e tapparci la bocca con l'ennesima fiducia.
Il MoVimento 5 Stelle esprimerà un voto fermamente contrario a questa fiducia e a questo provvedimento e vi darà battaglia qui dentro e in ogni piazza del paese, perché la dignità del lavoro italiano non si baratta con i vostri infami decreti-manifesto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tenerini. Ne ha facoltà.
CHIARA TENERINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghi, Vice Ministro, credo che su questo decreto si debba fare prima di tutto una cosa: riportare il dibattito alla serietà. Infatti, sul lavoro è facile fare propaganda, è facile usare parole alte, dignità, salario, giustizia, Costituzione e trasformarle in cartelli da esibire.
È facile dire che qualcuno è contro i lavoratori, è facile evocare la piazza, il conflitto, il popolo tradito. Ma più difficile è entrare nei problemi veri e i problemi veri del lavoro italiano non sono nati ieri mattina, non sono nati con questo Governo e non si risolvono con un manifesto elettorale. Questo decreto non promette miracoli, non vende illusioni, non mette un cartello fuori dal Parlamento con scritto “problema risolto”. Fa una cosa più seria: costruisce strumenti.
Però ora voglio partire da un punto che non riguarda solo il merito, ma il modo in cui in quest'Aula si parla di lavoro. In Commissione e nel dibattito in Aula abbiamo ascoltato parole gravi, non solo offensive, parole pericolose. Si può contestare il Governo, si può votare contro un decreto, si può fare opposizione dura, ma quando si arriva a dire o anche solo ad evocare che i lavoratori ci aspettano fuori, allora si supera un limite Le parole in politica non sono mai neutre, possono accendere, possono avvelenare, possono legittimare un clima e l'Italia ha conosciuto stagioni nelle quali la delegittimazione dell'avversario, l'idea del nemico sociale, il bersaglio politico indicato come nemico del popolo hanno prodotto ferite gravissime, hanno prodotto odio, hanno prodotto anche morti.
Allora attenzione: il lavoro non si difende accendendo micce, il disagio dei lavoratori non si usa come benzina per incendiare il dibattito pubblico. Chi usa la sofferenza sociale per costruire un bersaglio politico non sta difendendo i lavoratori, li sta usando e il lavoro merita di più. E la differenza tra noi e l'opposizione è tutta qui. Le opposizioni cercano una parola d'ordine, noi costruiamo un sistema. Loro dicono salario minimo legale, noi diciamo salario giusto e contrattazione di qualità. È meno comodo da scrivere su un cartello, ma è molto più utile per governare il lavoro reale.
E qui voglio ringraziare il Governo e in particolare il Ministro Calderone, perché con questo decreto viene introdotto un principio fondamentale: il salario giusto. Questo è il cuore politico del provvedimento. Per la prima volta non ci limitiamo a dire che il salario deve essere adeguato, diamo un criterio concreto, oggettivo, verificabile. Il salario giusto viene agganciato al trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative. Tradotto in modo semplice: se in un settore c'è un contratto serio, firmato da chi rappresenta davvero lavoratori e imprese, quel contratto diventa il riferimento. Quello è il pavimento. Da lì si sale, sotto non si scende. Questa è la vera svolta, perché noi non abbiamo sempre contestato il salario minimo legale, perché non ci interessano i salari bassi - questa è una caricatura comoda, ma falsa -, ma perché pensiamo che il salario non possa essere separato dal contratto. Il lavoro non è una riga isolata in una tabella, il contratto collettivo è un sistema. Dentro ci sono paghe base, mensilità aggiuntive, indennità, , classificazioni, livelli professionali, orari, bilateralità, relazioni industriali. Il salario minimo legale prende una cifra e la agita; il salario giusto guarda al contratto intero. Questa è la differenza tra uno e una politica del lavoro.
E qui rispondo a chi, in quest'Aula, ha detto che questo decreto sarebbe addirittura anticostituzionale, che vorrebbe amputare l'articolo 36 della Costituzione. Eh no, colleghi! Questo decreto non amputa l'articolo 36, lo porta dentro la storia italiana del lavoro, perché, in Italia, la giusta retribuzione non è mai stata costruita nel vuoto, è stata costruita dentro la contrattazione collettiva, dentro l'autonomia delle parti sociali, dentro il pluralismo sindacale, dentro la bilateralità, dentro un sistema di relazioni industriali che è un patrimonio del nostro Paese. La Costituzione non è una clava da agitare quando finiscono gli argomenti e l'articolo 36 non è un sottotitolo per un comizio. È un principio serio e proprio perché serio va attuato dentro la realtà italiana, non dentro uno buono per una conferenza stampa.
Non si può invocare la Costituzione, cancellando la storia concreta con cui l'Italia ha dato corpo a quel principio. Non si può difendere la contrattazione in piazza e poi scavalcarla in Parlamento con una cifra decisa per legge. Non si può dire: viva le parti sociali il lunedì e poi sostituirle con lo Stato il martedì. Questo è il corto circuito delle opposizioni. Ci viene detto: senza salario minimo legale non si va da nessuna parte. Il corto circuito, allora, è ancora più evidente, quando si parla di salario minimo. Diciamoci la verità fino in fondo: che cosa facciamo di quei contratti collettivi firmati anche da grandi organizzazioni sindacali che prevedono trattamenti molto bassi in alcuni settori? Penso per esempio alla vigilanza privata.
Allora, la domanda è semplice: dov'era tutta questa indignazione? Dov'erano le piazze contro quei contratti? Dov'erano i comizi contro chi li aveva firmati? Dov'era la stessa durezza politica che oggi viene usata contro questo Governo? Questo non lo dico - guardate bene - per attaccare il sindacato, lo dico per smontare l'ipocrisia di chi finge che la realtà sia semplice solo quando deve attaccare il Governo Meloni. Se anche grandi organizzazioni sindacali, in alcuni settori, firmano contratti con retribuzioni basse, allora, forse il problema non si risolve con una cifra magica; forse, bisogna guardare alla territorialità, ai margini, alla produttività; forse, bisogna fare esattamente quello che fa questo decreto: prendere la contrattazione sul serio, rafforzarla, renderla verificabile e impedire che venga usata al ribasso. Le opposizioni, invece, fanno un'operazione più comoda: prendono una cifra, la trasformano in bandiera e tutto quello che non entra nella bandiera diventa nemico dei lavoratori. È una semplificazione rozza e, quando si governa il lavoro con semplificazioni rozze, non si difendono i lavoratori, si producono danni.
Il decreto poi fa una cosa diversa: introduce il salario giusto e lo collega al TEC, al trattamento economico complessivo, e proprio per evitare abusi il decreto chiarisce che nel TEC non può entrare tutto indistintamente, ma le componenti stabili, continuative e generali esigibili del contratto. Ed è proprio per questo che il decreto definisce il TEC per evitare sia la furbizia di chi guarda solo la paga base e cancella tutto il resto del contratto, sia la furbizia opposta, di chi vorrebbe gonfiare il trattamento economico, mettendoci dentro voci non garantite. Il TEC non è il cestino della busta paga dove si butta tutto dentro, è il valore stabile e verificabile del contratto. Questa definizione non aggira la tutela, la rende più seria.
Attenzione poi a un altro punto, perché anche qui le opposizioni provano a costruire confusione: questo decreto vuole colpire i contratti pirata, ma non vuole colpire i sindacati minori, non dice che piccolo significa pirata. Questo sarebbe sbagliato, ingiusto e contrario alla nostra storia. Il pluralismo sindacale è un valore, ma il pluralismo non può diventare rifugio del Noi vogliamo chiudere la strada ai contratti pirata, non alla contrattazione di qualità. Per questo il riferimento sono i contratti delle organizzazioni comparativamente più rappresentative, ma si tiene fermo anche un principio di equilibrio: se un contratto dimostra in modo serio di garantire un trattamento equivalente o superiore, allora non siamo davanti a un , siamo davanti a un pluralismo sano.
Questo non significa far uscire i contratti pirata dalla porta e farli rientrare dalla finestra, significa l'esatto contrario: significa impedire il senza distruggere il pluralismo sindacale, significa dire libertà contrattuale sì, ma non libertà di pagare peggio, usando contratti deboli. Questo è il punto politico che le opposizioni fanno finta di non capire, perché è più facile accusarci di voler indebolire la contrattazione che ammettere la verità. Noi stiamo rafforzando la contrattazione buona, quella seria, rappresentativa, verificabile, e loro, mentre dicono di difenderla, propongono una legge che rischia di scavalcarla.
C'è poi la parte della trasparenza che è fondamentale. Per questo il decreto rafforza gli strumenti informativi, la tracciabilità, gli archivi, i codici contrattuali e la possibilità di verificare chi applica cosa e quanto paga davvero. È una parte meno appariscente, ma decisiva.
Poi ci sono gli incentivi, anche qui bisogna uscire dalla caricatura: non sono messi in fila come una lista della spesa, sono strumenti mirati. Abbiamo dati occupazionali importanti che dimostrano il lavoro serio fatto da questo Governo e dal Ministero del Lavoro. Sappiamo benissimo che esistono ancora sacche di fragilità: lavoro giovanile, lavoro femminile, Mezzogiorno, trasformazione dei contratti a termine, rapporti stabili e conciliazione tra vita e lavoro.
Allora, lo Stato fa quello che deve fare uno Stato serio: non si sostituisce all'impresa, ma orienta le convenienze: se assumi giovani, se assumi donne, se stabilizzi, se investi al Sud e se costruisci condizioni migliori di conciliazione, io ti accompagno. Questa non è assistenza, è politica industriale del lavoro, perché il lavoro non lo crea la , il lavoro nasce quando un'impresa decide di assumere e una legge intelligente deve rendere più conveniente fare la scelta giusta.
Qui sta anche la nostra idea liberale: tutelare il lavoratore, ma senza trattare l'impresa come un imputato permanente, perché non esiste tutela del lavoro senza lavoro e il lavoro nasce dove c'è qualcuno che investe, rischia, assume, produce, tiene un'azienda aperta, paga stipendi e contributi. Questo non significa lasciare il mercato senza regole, ma significa costruire equilibrio: diritti e impresa, salario e produttività, contratti e sostenibilità, regole e crescita.
Poi c'è il tema dei e delle piattaforme digitali. C'è il tema del caporalato digitale che è una delle più moderne e più insidiose forme di sfruttamento. Anche qui la nostra impostazione è chiara: non demonizzare l'innovazione, ma impedire che l'innovazione diventi il mantello dell'invisibilità dello sfruttamento.
Allora, colleghi dell'opposizione, la critica vostra qual è? Che qui non c'è il salario minimo legale? Qui c'è un modello alternativo più serio e più coerente con la storia italiana delle relazioni industriali: salario giusto dentro la contrattazione di qualità. Allora, questo decreto fa una cosa importante: costruisce, mette mattoni. Un mattone sulla qualità dei contratti, un mattone sul salario giusto, un mattone sulla trasparenza, un mattone sulla responsabilità delle parti sociali, un mattone sull'occupazione stabile, un mattone contro il lavoro povero e contro il caporalato digitale.
Per queste ragioni, a nome del gruppo di Forza Italia, dichiaro il voto favorevole a questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nisini. Ne ha facoltà.
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, ringrazio e saluto il Vice Ministro Bellucci. Ringrazio anche i relatori, l'onorevole presidente Rizzetto e l'onorevole Tenerini. Insieme abbiamo seguito tutta la fase in Commissione dalle audizioni all'iter degli emendamenti, per approdare in Aula.
Stasera mi sarei immaginata un intervento diverso nello spiegare nel merito quello che contiene questo provvedimento. Vero è che i tempi all'ultimo sono stati ristretti e anticipati di una settimana. Però, è un provvedimento importante. Le opposizioni, vero, hanno abbandonato la Commissione, facendo decadere tutti gli emendamenti. Più che un segno di protesta, l'ho considerato come un segno di superficialità rispetto all'importanza di questo provvedimento che si basa su tre pilastri: il lavoro stabile, il salario giusto e la lotta al caporalato digitale.
Non solamente in questi giorni, ma anche dal giorno in cui il provvedimento è stato licenziato dal Consiglio dei ministri, abbiamo ascoltato e abbiamo letto una serie di dichiarazioni e una sequenza di dichiarazioni da parte delle opposizioni che definirle distorte sarebbe riduttivo. Dichiarazioni contraddittorie e imprecise che non hanno contribuito a far sì che ci fosse un ragionamento politico serio tra maggioranza e opposizione, ma è servito, però, a una cosa importante: mettere in luce la grande ipocrisia di queste dichiarazioni .
Vorrei ringraziare - non lo vedo in Aula - il collega di Alleanza Verdi e Sinistra, l'onorevole Mari, commissario della Commissione lavoro, perché stamattina ci ha allietato con una sull'articolo 36 della Costituzione. Bene, l'ho ascoltato con favore, poi si è perso nei meandri dell'incostituzionalità. Presidente, vorrei ricordare ai colleghi, ma prima di tutto a me stessa, che incostituzionale non si può dichiarare ciò che semplicemente non piace. C'è un organo - siamo in uno Stato di diritto - che verifica la fattibilità e la costituzionalità.
Poi a lui si sono aggiunte tante persone, ma il tema è questo. Io so che dà fastidio, perché non è la prima volta che lo dichiaro. C'è stato, nella passata legislatura, il Governo “Conte 2”. È durato in carica un anno e mezzo, per l'esattezza un anno, 5 mesi e 8 giorni. Al tempo, erano depositate in Senato due proposte di legge sul salario minimo legale: una a prima firma MoVimento 5 Stelle della senatrice, già Ministro, Catalfo, e una del collega, onorevole Laus, che nella passata legislatura era al Senato. C'erano due proposte di legge. Io che ero in Senato non ho visto un'accelerazione per l'incardinamento in Commissione, non ho visto discussioni o ordini del giorno, non ho visto niente sul salario minimo legale, non ho visto neanche la pubblicazione in . Quindi, quella che oggi vede l'opposizione portare avanti la battaglia - la battaglia della vita, la battaglia identitaria -, quando era al Governo era una battaglia che non esisteva.
E permettetemi collega, io non uso i termini che molto spesso usano i deputati del MoVimento 5 Stelle: “vergognatevi”, “fate schifo”. L'ho sentito oggi in quest'Aula. Io credo che si tratti semplicemente di ipocrisia, si tratti semplicemente di portare avanti dei temi, perché non si sa cosa dire. Il salario giusto non sarà perfetto, però prende una strada, una strada nuova, una strada più avanzata che mette al centro i salari, che mette al centro i lavoratori.
Durante la discussione di questi giorni, oltre al tema del salario minimo - che, di fatto, viene superato dal salario giusto, che prende a riferimento il trattamento economico complessivo -, ho sentito parlare di precarietà. Sento parlare di precarietà e di flessibilità come se fossero sinonimi. Precarietà è una cosa, la flessibilità è un'altra e lo abbiamo visto anche in un ordine del giorno, l'ordine del giorno n. 9/2911-A/56 a prima firma Sarracino, dove si parla di somministrazione come precarietà: sono due cose diverse. E anche qui l'ipocrisia del Partito Democratico che, nel tempo fa, ha votato per liberalizzare la somministrazione come uno strumento utile e importante per dare flessibilità al mercato e oggi, che è all'opposizione, demonizza la somministrazione parlando di precarietà. Allora, questo Governo ha fatto una cosa importante, con tanti emendamenti, già dall'inizio della legislatura, riportando la somministrazione con misure idonee a garantire occupabilità, perché la somministrazione garantisce occupabilità. E l'ultimo emendamento, portato avanti da noi relatori, quindi con il collega Rizzetto e la collega Tenerini, serve a garantire l'occupazione di 150.000 posti di lavoro a tempo indeterminato. A tempo indeterminato.
E sapete, vorrei parlarvi anch'io di precarietà: la precarietà del decreto Dignità, sbandierato dal MoVimento 5 Stelle come quel decreto che avrebbe azzerato la precarietà. Eppure, il decreto Dignità cosa ha prodotto? E guardate, non lo dice Tiziana Nisini della Lega, ma ci sono studi che evidenziano i danni; c'erano studi anche che definivano il decreto Dignità dannoso in termini di occupazione e che avrebbe provocato una riduzione di occupazione di 8.000 unità. Cosa è successo? Non si è data stabilizzazione, ma si è creata una rotazione: maggior , aumento dei contratti a tempo determinato a breve termine. Quindi, decreto Dignità: più rotazione, meno stabilizzazione uguale precarietà. Il decreto Dignità ha generato precarietà e noi, in questi anni, abbiamo lavorato per ridurre i danni provocati da misure che hanno provocato un corto circuito nel mercato del lavoro, hanno ingessato il mercato del lavoro e abbiamo lavorato per dare flessibilità a un mercato del lavoro la cui flessibilità ha portato a un aumento dell'occupazione.
Noi siamo arrivati ai massimi storici dell'occupazione con percentuali - le ultime di aprile 2026 - del 63,1 per cento: massimi storici, disoccupazione ai minimi storici. C'è stato un calo importante anche della disoccupazione giovanile, della disoccupazione femminile. Ma noi, rispetto a voi che sbandierate i provvedimenti quando li licenziate, che sono provvedimenti che risolvono i problemi, sappiamo benissimo che le nostre misure non sono risolutive, perché noi stiamo cercando di risolvere problemi che vanno avanti da decenni.
Noi abbiamo intrapreso una strada. Voi ne avete fatto un problema, in questo provvedimento, di semantica. Noi abbiamo preso la strada della pragmatica, dei contenuti, della sostanza, consapevoli che tutte le misure che stiamo mettendo in campo sono migliorabili, sono perfettibili e si possono anche modificare. Ma abbiamo dato stabilità al lavoro perché, in questi 4 anni, sono aumentati i contratti a tempo indeterminato a scapito di quelli a tempo determinato. Abbiamo iniettato nel mercato del lavoro strumenti di flessibilità (anche i ). Abbiamo dato supporto alla somministrazione, favorendo la formazione nell'ambito della stessa anche dei contratti a tempo determinato. Abbiamo supportato la bilateralità, che è importante, e non abbiamo ingessato il mercato. Abbiamo anche anticipato in parte una direttiva europea che scade a dicembre, per dare un segnale importante. La strada è tracciata, noi siamo convinti che non sia un punto d'arrivo, ma un percorso giusto che abbiamo intrapreso.
E - prima di concludere, Presidente - qualcuno ha parlato di spaccature all'interno del centrodestra, ha parlato di criticità, sottolineando come la Lega sia emersa in tanti elementi, in tanti punti riguardanti il decreto. Ma vedete, quando si scrive Lega, si legge Lega. Il tema è che quando si scrive PD, si legge CGIL. Noi ragioniamo con la nostra testa e portiamo avanti le istanze del territorio.
Per questo voteremo consapevolmente e convintamente a favore di questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Un poco patetico il giochino di Governo e della maggioranza di dire che loro hanno introdotto il salario giusto per sottolineare che loro sono meglio di noi, che chiediamo solo un salario minimo. Patetico: perché purtroppo il salario giusto di questo decreto rischia di essere in tanti casi più basso di quello che noi definiamo minimo. Giochino: perché la norma che ci fate votare, ancora una volta in modo pusillanime con la fiducia, è passata attraverso svariate formulazioni e riformulazioni, ma risponde sempre allo stesso obiettivo ossia non scontentare quei sindacati che siglano contratti finalizzati alla compressione dei salari (contratti pirata). E infatti quei sindacati esultano, plaudono, approvano.
La nostra proposta sul salario minimo - ricordatelo sempre - ha due gambe. In primo luogo, chiede che a ciascun lavoratore e a ciascuna lavoratrice, in qualunque settore lavori, sia riconosciuto un salario non inferiore al trattamento economico complessivo definito dai contratti siglati dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative.
Il Governo, con un ritardo di ben tre anni, aveva scritto nel decreto originario una cosa simile e ci eravamo rallegrati (un passo in avanti). Ma poi la mossa furba in Commissione: un emendamento che fa confluire nel trattamento economico complessivo un'accozzaglia di istituti diversi, la qualunque, compreso il contrattuale e altri imprecisati istituti o indennità aventi valore economico. E questo per pretendere di considerare comunque giusto il salario definito in altri contratti nazionali, diversi da quelli più rappresentativi, che danno la stessa somma totale, ma con pesi molto diversi delle varie componenti.
Ecco il giochino. Se ad esempio il contrattuale, il cosiddetto carrello della spesa, che è una forma di compenso non salariale, che non riconosce al lavoratore alcuna contribuzione e su cui non si calcola il TFR, pesa 10 su 100 nel contratto rappresentativo e 30, sempre su 100, in quello non rappresentativo, secondo la nuova norma in entrambi i casi il salario è giusto, anche se poi, nel secondo caso, il datore di lavoro risparmia a spese del lavoratore - e dello Stato, vista l'esenzione fiscale - e quel lavoratore si troverà con meno pensione e con una liquidazione più bassa. Uno strano concetto di giustizia.
Noi avevamo proposto una definizione di trattamento economico complessivo che escludesse le voci non coperte da contribuzione. Avevamo chiesto che il confronto fra contratti rappresentativi e non dovesse essere fatto voce per voce, per evitare facili scappatoie, ma ci avete detto semplicemente “no”, senza alcuna discussione e senza alcuna motivazione.
La seconda gamba della nostra proposta sul salario minimo dice che anche il salario definito dalla contrattazione più rappresentativa deve rispettare l'articolo 36 della Costituzione. Deve cioè essere sufficiente a garantire dignità e libertà al lavoratore, perché per la nostra Costituzione un lavoratore pagato due, tre, anche cinque euro all'ora - come sentiamo dire che capita ogni giorno - non è libero, è uno schiavo .
Ma come può essere che la contrattazione rappresentativa paghi salari così bassi? Può succedere. Succede ad esempio se il contratto è scaduto da tanti anni e non è mai stato rinnovato, come il contratto delle lavoratrici delle RSA, scaduto da 14 anni. Può succedere, ad esempio, se la frammentazione della produzione in tante piccole realtà rende difficile organizzare i lavoratori sindacalmente come nel caso storico della vigilanza privata. Può succedere se il fiato sul collo delle associazioni pirata che voi coccolate è usato come spauracchio per costringere i sindacati ad accettare condizioni meno eque.
Per rispettare l'articolo 36 della Costituzione, secondo noi, è allora indispensabile che il salario tabellare minimo non possa mai andare sotto un livello definito per legge . Un salario che, con l'accordo tra istituzioni e parti sociali, deve poi essere aggiornato anno per anno, quando i contratti non sono rinnovati. Noi l'abbiamo proposto, inizialmente, con l'idea che entrasse in vigore alla fine del 2024, pari a 9 euro all'ora. Se dovesse entrare in vigore al 1° gennaio 2027 dovrebbe già essere portato a 9,42 euro all'ora solo per tener conto dell'inflazione stimata dal Governo. Non accettando la nostra proposta, avete già privato i lavoratori meno pagati del nostro Paese di un aumento che dal 2027 ammonterebbe a 922 euro all'anno.
Evviva i paladini del salario giusto, quelli che irridono il salario minimo .
Ma dentro questo decreto, ingiuriosamente chiamato Primo maggio, ci sono tanti altri frutti avvelenati. Uno bello grosso riguarda il caporalato digitale. Qui avete proceduto come i gamberi: un passo avanti, debole e incerto, col decreto, e due passi indietro con gli emendamenti. La direttiva europea da recepire entro il 2 dicembre 2026 ha uno scopo principale: impedire che un rapporto di lavoro subordinato sia trattato come lavoro autonomo, con tutele molto diverse, inferiori.
Già nel decreto vi siete limitati a formule generiche e non avete avuto il coraggio di dire in dettaglio che c'è subordinazione, ad esempio, quando l'algoritmo esercita un potere direttivo, quando il lavoratore è sottoposto a un controllo continuativo tramite geolocalizzazione, è sottoposto a meccanismi sanzionatori e premiali che incidono sul suo reddito o a un'assegnazione degli ordini privi di autonomia negoziale effettiva. Così si chiama parlar chiaro.
Gli emendamenti della maggioranza hanno però fatto di più: hanno indebolito l'intervento, lo hanno limitato alla sola consegna del . Caporalato digitale è solo . Ma di che cosa parlate? Eppure, continuate a chiamarlo contrasto al caporalato digitale. Hanno persino ridotto le sanzioni per il mancato contrasto ai falsi , quello che doveva essere - secondo la Ministra - il fiore all'occhiello di questa parte del provvedimento.
Non è stata invece cambiata la formula pilatesca - salvo prova contraria - che non chiarisce come la direttiva, invece, chiede che sia la piattaforma a dovere dimostrare l'assenza di subordinazione. Si chiama inversione della prova. L'algoritmo decide come e quando assegnare consegne, a quale prezzo, quando sospendere un , eccetera. È fondamentale che i lavoratori e i loro rappresentanti ne conoscano il funzionamento. Il decreto si limita ad enunciare questo diritto ma non lo rende esigibile e gli emendamenti si sono impegnati a circoscriverne ulteriormente il campo di applicazione.
Un altro frutto avvelenato riguarda la nuova norma sui contratti di somministrazione. Questo Governo ci ha abituato al suo fare e disfare continuo, molto spesso motivato da una propensione eccessiva a scrivere male le norme sin dall'inizio, ma in questo caso il ripensamento è particolarmente grave: si torna indietro rispetto a una decisione che era stata presa nel collegato lavoro 2024 per limitare il ricorso al contratto di somministrazione volto ad aggirare i pur modesti limiti, di quantità e durata, imposti al contratto a termine. Mossa troppo ardita, vi sarà sembrato; ecco il ripensamento: i lavoratori assunti a tempo indeterminato dall'agenzia di somministrazione potranno essere utilizzati dall'utilizzatore finale non più per 24, ma per 36 mesi. E in questi 36 mesi, in palese contrasto con la normativa europea, non vanno calcolati, secondo voi, i periodi precedenti svolti dallo stesso lavoratore presso lo stesso utilizzatore con contratti a termine. Una precarietà ahimè senza fine.
Non manca poi la sorpresa dell'emendamento dei paladini dei lavoratori, i deputati della Lega, che portano dal 30 al 50 per cento l'aggiornamento all'inflazione che deve essere riconosciuto per i contratti scaduti e non ancora rinnovati. Peccato che il decreto originario dicesse il 30 per cento dell'IPCA e l'emendamento della Lega approvato dica: sì, il 50 per cento, ma dell'IPCA al netto del prezzo dei beni energetici importati.
Ora vi chiedo: qual è stata la componente più dinamica e importante dell'inflazione negli ultimi anni? Proprio quella degli energetici importati e, cioè, quella che viene esclusa. Mi fermo qui, indignata, perplessa, angosciata, perché questo è il decreto Lavoro approvato con la fiducia da un Governo e da una maggioranza che non vedono, evidentemente, quello che i giornali ci raccontano tutti i giorni: tanti, troppi lavoratori e lavoratrici sfruttati e ricattati, costretti a lavorare in condizioni para-schiavistiche, insalubri e non sicure.
Mi fermo qui, perché ce n'è abbastanza per dichiarare il voto contrario del gruppo del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rizzetto. Ne ha facoltà.
WALTER RIZZETTO(FDI). Grazie, Presidente. Buonasera colleghi, buonasera al Vice Ministro Maria Teresa Bellucci, la ringraziamo per la sua presenza in Commissione, così come ringraziamo il Sottosegretario Durigon per tutto il lavoro che abbiamo fatto assieme in seno ai lavori di Commissione.
Vede, Presidente, quando ho ascoltato, tra la discussione generale e le dichiarazioni di voto finale, i colleghi e, soprattutto i colleghi delle opposizioni - ringraziando anche, ovviamente, le due mie carissime relatrici, onorevole Nisini e onorevole Tenerini -, non ho capito a che cosa, fondamentalmente, afferissero quando hanno detto e citato delle cose che non stanno dentro a questo provvedimento. Nel senso che c'è, Presidente, sotto questo e molti altri punti di vista, una demagogia ampia, profonda, poco virtuosa, rispetto al fatto che molto probabilmente questo centrodestra, con questo decreto Primo maggio, realizza i sogni del centrosinistra, ovvero coloro che non sono mai riusciti a mettere a terra nulla per il mercato del lavoro .
E, vede, mi sembra che ad un certo punto, anche dopo anni di Governo di centrosinistra, di MoVimento 5 Stelle, fossero stati non al Governo, ma sulla luna, o, meglio, sulla luna, Vice Ministro, no. Ricordo un illustre Sottosegretario del MoVimento 5 Stelle che disse che l'uomo non era mai stato sulla luna, quindi è impossibile che fossero stati sulla luna - lo stesso, tra l'altro, dei matrimoni tra specie diverse, purché consenzienti, ma, d'altra parte, chi sono io, Presidente, per non poter sposare il mio ermellino, ad esempio, se consenziente? -, ma, al netto di questo, avete dipinto - tornando seri - qualcosa che non c'è.
Avete parlato di nessun euro ai lavoratori, avete parlato di nessun salario minimo, avete parlato di pirateria in tutte le sue forme, avete continuato a parlare, nel 2026, di padroni. I padroni sono quelli che ogni mattina alzano la saracinesca, che pagano le tasse e che in questo Paese creano i veri posti di lavoro e non l'assistenza .
Vede, stamattina eravamo tutti assieme in Confcommercio. Vorrei citare e riprendere anche le parole del presidente Sangalli quando ha detto una cosa. Il Presidente Sangalli dice: dobbiamo smetterla di raccontarci peggio di quanto siamo, perché non ha senso ed è controproducente. Aggiungo: è un istinto autodistruttivo che vi ha sempre caratterizzato, financo quando eravate al Governo. Allora, prima ho sentito la collega Guerra - per suo tramite - parlare di pateticità dei provvedimenti. Vede, collega Guerra - per suo tramite, Presidente -, questo centrodestra, noi non prendiamo lezioni, sotto questo punto di vista, da chi ha votato il decreto Dignità, da chi ha votato il , da chi ha votato i licenziamenti collettivi in questo Paese . Non prendiamo nessun tipo di lezione da una sinistra di questo tipo. Perché poi vede, Presidente, è la stessa sinistra che urla nelle piazze - giustamente - contro gli esuberi di Electrolux, ma lo fa con la stessa voce di chi decantava le proprietà encomiabili della cosiddetta Via della seta, che ha aperto - qualora ce ne fosse stato bisogno all'epoca -, unici nel G7, alla dipendenza strategica della Cina. E quindi, voglio dire, sotto questo e molti altri punti di vista, non possiamo prendere lezioni.
Allora vede, molto chiaramente, le risposte di questo Governo e di questa maggioranza quali sono? Vado a citarle: ad aprile, la produzione industriale cresce per il terzo mese consecutivo; l'occupazione record - 25 milioni di dipendenti -; si fa largo, l'occupazione giovanile e l'occupazione femminile. E voglio dire che c'è ancora molto da fare sotto questo punto di vista. Questa è una maggioranza che ha approvato - unica nella storia - la celebrazione dell'articolo 46 della Costituzione sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell'impresa , mettendo accanto l'elevazione sociale del lavoro con le esigenze di produttività. E, poi, vado a ricordare quanto ricordato dal Presidente del Consiglio proprio stamani, quando dice che dobbiamo lavorare ancora, colleghi, ed ancora molto, rispetto al fatto che, prima o poi, in questo Paese - ci siamo quasi, ma dovremo lavorarci ancora, oggi, Vice Ministro, non è ancora così, ma dovremo arrivarci - una donna non debba scegliere fra un posto di lavoro e un figlio. Dobbiamo arrivare a quel punto in cui si possono fare, in modo virtuoso, entrambe le cose.
Stiamo celebrando sì, e stiamo festeggiando il tema del salario giusto; celebrando, tra l'altro, ancora una volta, la cosiddetta pluralità sindacale, perché parliamo di trattamento economico complessivo. Ora vedete, colleghi, il trattamento economico complessivo è una cornice che la politica affida alle parti sociali che andranno a celebrare esattamente tutto questo, sulla base, immagino, di un patto interconfederale. E quando qualcuno alza il ditino e ci dice: eh, ma avete messo dentro il nel trattamento economico complessivo; allora io dico: ci mancherebbe altro non fosse così.
Vedete che il aziendale è applicato e, sotto questo punto di vista, parla di buoni pasto, parla di trasporti, parla di asili nido, parla di permessi. E, quando qualcuno dice che questa roba qui è un'accozzaglia, vuol dire che voi siete contro i buoni pasto ai dipendenti, siete contro i trasporti in termini di ai dipendenti, siete contro agli asili nido . Questo state dicendo. È un sillogismo pressoché perfetto.
La norma sui è molto semplice. È banalmente migliorata in Commissione e va a ripercorrere quello che anche voi, in Europa, avete votato, che è la direttiva - da celebrare entro il 2 dicembre di quest'anno - sui lavori in piattaforma. E, anzi, diciamo qualcosa in più e andiamo a seguire quello che, in seno alla contrattazione collettiva, parla in termini di lavoro subordinato, laddove, effettivamente, è un lavoro subordinato. Tra l'altro, poi, anche parlando in modo improprio e, secondo me, anche sufficientemente ignorante, di caporalato digitale, si scorda banalmente il fatto che, da oggi in poi, in seno alle piattaforme digitali che andranno a tutelare, anzi andranno a “transare”, un certo tipo di lavoro, ci saranno tutta una serie di meccanismi automatici, virtuali in questo caso, di riconoscimenti - ad esempio, il doppio riconoscimento -, che andranno a garantire che quella persona fa esattamente quel lavoro senza i caporali.
E poi, vedete, c'è il tema della cosiddetta equivalenza. Ascoltavo il collega Scotto in discussione generale, quando parlava del tema dell'equivalenza. Delle due, l'una: anche questo potrebbe essere raffigurabile come un sillogismo. Significa che i contratti che sono equivalenti a contratti maggiormente applicati, contratti , se sono equivalenti, possono avere le premialità. Ma, allora, delle due l'una: o sono contratti-pirata o sono contratti-pirata ai contratti . La sinistra sta dicendo che i contratti di CGIL, CISL e UIL, a questo punto, sono contratti pirata. Abbiate il coraggio di dirlo in modo aperto.
E poi, vedete, c'erano degli emendamenti in Commissione con riferimento ai quali abbiamo dato - magari pochi, attenzione, ci mancherebbe altro, ma pochi sono stati anche quelli della maggioranza -, grazie all'aiuto del Governo e del Ministero, anche una discreta soddisfazione alle opposizioni. Non vi abbiamo visto in Commissione, purtroppo, e, ahimè, i vostri emendamenti sono decaduti.
Vedete, soprattutto rispetto ad alcune parti politiche, si sta tentando di ricostruire una verginità oramai persa, perché il Presidente Conte ha fatto il Presidente del Consiglio per tre anni. Ora, Presidente Conte - per suo tramite, Presidente -, ma, nei suoi tre anni di Governo, dov'è il salario minimo? Dov'era la settimana corta ? Dov'era la patrimoniale?
Mettete nel programma la patrimoniale. Volete tassare chi è già tassato? Perché il tema di questo Paese, della sinistra di questo Paese, è esattamente quello di bastonare chi produce ricchezza con merito e chi produce posti di lavoro. Lo dico chiaro, Presidente: da questa parte gli unici che devono essere bastonati, secondo noi, sono quei delinquenti caporali che hanno provocato la morte indegna di queste 4 persone . E qui annuncio che, da qui a breve, partirà un altro schema in termini di controlli a tappeto.
Presidente, poi, tra l'altro, in questo banco sedeva una persona che adesso vado a citare su un tema interessante, perché ad un certo punto io ho sentito qualche esponente del gruppo, della componente - adesso non so che cosa sia Futuro Nazionale - che questa mattina diceva e ricordava: noi faremo un accordo con le opposizioni per ottenere il salario minimo a 9 euro. Ora, il tema è molto semplice e lo ricordo da un banco che fu, o da uno di questi banchi, però in questa zona, di una persona che quest'anno si compiono i 100 anni dalla sua nascita. Questa persona era Pino Rauti .
Ora Pino Rauti, sì, intendeva lo sfondamento a sinistra, ma non intendeva, colleghi di Futuro Nazionale, uno sfondamento così a sinistra o così fatto, perché da questa parte il centrodestra ha capito bene che, una volta applicato il salario minimo legale, si va ad abbassare, ad appiattire la tutela dei lavoratori , banalmente perché si rifugge da una contrattazione di qualità per andare al ribasso. Ci si arriva con un po' di pazienza, ma ci si arriva.
PRESIDENTE. Concluda. Concluda, per favore.
WALTER RIZZETTO(FDI). Vede, concludo dicendo che con questo voto…
WALTER RIZZETTO(FDI). …noi, Presidente, dichiariamo chiaramente da che parte stiamo: dalla parte di chi lavora, dalla parte di chi produce, dalla parte dei giovani che vogliono un lavoro e non vogliono l'assistenza del reddito di cittadinanza ).
PRESIDENTE. Concluda, concluda. Deve chiudere.
WALTER RIZZETTO(FDI). Stiamo dalla parte, concludo, di chi ogni giorno si sveglia…
WALTER RIZZETTO(FDI). …e non chiede assistenza, ma chiede opportunità, degli italiani. Però, attenzione: state fregando gli italiani, perché gli italiani sanno distinguere chiaramente chi difende il lavoro e parla e basta o chi lo tutela nei fatti. Non basta, colleghi - chiudo -, occupare di slogan le piazze per avanzare in un cambiamento. Il cambiamento si fa con il coraggio delle scelte, non con la comodità soltanto delle proteste. Senza timori e senza compromessi…
PRESIDENTE. Onorevole, deve chiudere.
WALTER RIZZETTO(FDI). Annuncio il voto favorevole del gruppo Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2911-A: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, recante disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all'occupazione e di contrasto del caporalato digitale”, comprensivo dell'.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, gli argomenti iscritti all'ordine del giorno nella partizione pomeridiana della seduta di domani sono rinviati ad altra seduta.
PRESIDENTE. Avverto che, nell' al resoconto stenografico della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame della mozione in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per richiamare l'attenzione del Governo su una vicenda che, se confermata, sarebbe di una gravità inaudita e che rischia di gettare un'ombra pesante sulla gestione delle risorse pubbliche e dei fondi europei in Sicilia. Sto parlando dell'inchiesta della procura europea sull'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia, raccontata in questi giorni da diverse testate giornalistiche sia nazionali che siciliane.
Un'inchiesta che parla di consulenze, di incarichi esterni e di fondi pubblici che, secondo gli investigatori, potrebbero essere utilizzati in modo del tutto distante dalla finalità per cui erano stati stanziati. Ma ciò che colpisce maggiormente…. Presidente, io non riesco a parlare.
PRESIDENTE. Sì, un attimo ancora. Abbia pazienza, deputata. Un attimo, le restituisco il tempo. Abbia pazienza un attimo, ci siamo quasi.
DANIELA MORFINO(M5S). È una roba veramente allucinante.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Morfino. Chiedo al tecnico di far ricominciare il tempo, perché giustamente ha interrotto.
DANIELA MORFINO(M5S). Non ho capito. Devo ricominciare da capo?
PRESIDENTE. Io le do il tempo per fare quello che lei ritiene.
DANIELA MORFINO(M5S). Presidente, stavo parlando dell'inchiesta della procura europea sull'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia di cui in questi giorni hanno parlato diverse testate giornalistiche sia nazionali che siciliane. Un'inchiesta che parla di consulenze, di incarichi esterni e di fondi pubblici che, secondo gli investigatori, potrebbero essere stati utilizzati in modo del tutto distante dalla finalità per cui erano stati stanziati.
Ma ciò che colpisce maggiormente, Presidente, è il quadro che emerge dalle cronache. Amici, parenti, collaboratori politici, una rete di relazioni che sembrerebbe ruotare attorno a enti pubblici che dovrebbero, invece, rappresentare un presidio di legalità della ricerca e della tutela della salute. Presidente, mentre i cittadini siciliani attendono visite, esami, servizi sanitari efficienti e risposte concrete, scoprono dalle pagine dei giornali che qualcuno avrebbe trasformato enti pubblici finanziati con soldi dei contribuenti in strumenti per distribuire incarichi e favori. Noi non facciamo processi in quest'Aula, ma rispettiamo pienamente il lavoro della magistratura.
La politica ha però il dovere di porsi delle domande: dove erano i controlli, chi vigilava e chi avrebbe dovuto accorgersi di ciò che stava accadendo. Perché, quando interviene la procura europea, significa che non stiamo parlando di una semplice irregolarità amministrativa, ma significa che sono in gioco risorse dell'Unione europea e la credibilità delle nostre istituzioni.
Concludo, Presidente, chiedendo al Governo di avviare tutte le verifiche necessarie e di accertare se ci troviamo davanti a episodi isolati o all'ennesimo sistema di gestione del potere costruito sulle spalle dei cittadini. I fondi pubblici non sono un bancomat per gli amici degli amici e nemmeno per i parenti: sono risorse dei cittadini e devono servire per curare, fare ricerca e migliorare i servizi.
Il Governo ha il dovere di intervenire e non può voltarsi dall'altra parte .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Romeo. Ne ha facoltà.
NADIA ROMEO(PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche se soltanto per due minuti e anche se ormai non c'è quasi più nessuno in Aula, però davvero questa sera non potevo, da donna del Polesine, la terra di Giacomo Matteotti, non prendere la parola per ricordarlo.
Fin da bambina, ogni 10 giugno - lo faccio anche con particolare emozione - è stato per me un appuntamento con la memoria, una ricorrenza alla quale non si poteva assolutamente mancare. La mattina presto si andava a Fratta, la sua città natale, e lì si depositavano i garofani e ci si ritrovava, un'intera comunità, la comunità socialista, ma anche tanti cittadini, giovani e donne, che vedevano e che vedono in Matteotti un esempio di coraggio, di libertà e di impegno civile.
Oggi non potevo non ricordarlo qui, non avere la responsabilità di ricordarlo, perché oggi, a pochi passi da quest'Aula, venne rapito e poi barbaramente assassinato. Matteotti fu, innanzitutto, un dirigente socialista convinto che la libertà, la giustizia sociale e la dignità del lavoro dovessero procedere insieme.
Dedicò la sua vita alla difesa dei lavoratori, dei più deboli e di quanti chiedevano diritti, rappresentanza e opportunità. E lo fece come amministratore pubblico attento e rigoroso, sindaco, consigliere comunale e consigliere provinciale. Affrontò con serietà e competenza i problemi concreti della comunità che rappresentava portando nelle istituzioni locali quell'integrità e quel senso del dovere che avrebbero caratterizzato tutto il suo percorso politico.
E infine fu parlamentare, un parlamentare esemplare per rigore, coerenza e senso delle istituzioni. E quando denunciò in quest'Aula le violenze, che lui ben conosceva perché le aveva già subite, morali e fisiche, e i brogli che avevano segnato le elezioni del 1924, sapeva bene a quale rischio andava incontro. Eppure non arretrò, scelse di restare fedele alla verità, alle proprie convinzioni, al mandato ricevuto dai cittadini.
A oltre 100 anni di distanza le sue idee, le sue battaglie e la sua visione del Paese e dell'Europa - gli Stati Uniti d'Europa, come li chiamava lui - sono più attuali che mai. La sua eredità ci ricorda che non può esserci libertà senza giustizia sociale, non può esserci democrazia senza verità e non può esserci rappresentanza senza coraggio. E noi oggi, nel ricordarlo, possiamo farlo solamente continuando a difendere con lo stesso rigore e la stessa passione civile i valori nei quali ha creduto e per i quali ha dedicato e anche perso la propria vita .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Urzì. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. Era il 3 settembre del 1964 e un giovane, un ragazzo, che era anche un carabiniere, venne freddato davanti alla sua caserma dei carabinieri di Selva dei Molini. Fu ucciso da un fucile Mauser residuato della Seconda guerra mondiale, della Wehrmacht, che più tardi sarebbe stato messo in collegamento con la banda dei quattro bravi ragazzi della Valle Aurina. Sì, furono soprannominati così, quattro bravi ragazzi della Valle Aurina: spietati omicidi.
Ecco, il 2 giugno scorso, a Trento, è stata consegnata agli eredi, a coloro che rappresentano la memoria morale di questo ragazzo - quindi, la compagna di allora e la figlia - il riconoscimento, l'onorificenza del Presidente della Repubblica, a vittima del terrorismo a Vittorio Tiralongo, medaglia d'oro come vittima del terrorismo, 62 anni dopo l'omicidio, Presidente.
Ecco, quella stagione di eversione armata per la secessione ha portato con sé una ventina di vittime. Noi sentiamo ancora oggi balorde ricostruzioni, anche di tipo giustificazionista, guerra di liberazione. Allora in quest'Aula sacra, Presidente, votata alla democrazia, credo che abbiamo tutti il dovere di ribadire come l'infamia di ogni terrorismo rimanga tale per qualunque colore, anche quello secessionista. Oggi la pacificazione si è ricostruita sostanzialmente nell'autonomia. Ci tengo a precisarlo, Presidente: costruita nonostante il terrorismo e non grazie al terrorismo, come qualcuno ancora sostiene.
E al carabiniere Vittorio Tiralongo va tutta la nostra gratitudine, unitamente evidentemente alla resilienza della compagna di allora, Franca, alla figlia Dina, che allora aveva solamente un anno e non poté riabbracciare il padre. C'è anche una commovente storia di corrispondenza: la compagna che scrive al marito, la lettera del marito che parte qualche ora prima della sua uccisione e poi queste lettere rimaste così, appese al destino drammatico segnato in quella notte.
Oggi la figura del carabiniere Vittorio Tiralongo, Presidente, appartiene a pieno titolo alla memoria sacra della nostra Nazione. Era solo un ragazzo, ma per noi e per l'Italia è stato un gigante .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Urzì. Grazie anche per aver ricordato il collega carabiniere. Ha chiesto di parlare, come ultimo intervento, la deputata Bakkali. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Matteo Fantuzzi, poeta amato, garbato, colto, avrebbe compiuto 47 anni il prossimo 23 giugno. Era originario di Castel San Pietro, residente in bassa Romagna, dove ha vissuto gran parte della sua vita a Lugo.
Era un giovane uomo, gentile, un farmacista. Era un militante del PD, che ha gestito e coordinato il partito della bassa Romagna, se n'è preso cura ed è stato fondatore del portale Universo Poesia. Matteo era tutte queste cose, ma Matteo è e sarà per sempre un poeta, un poeta civile, una voce che ha tradotto in versi l'impegno sociale e politico. “Sono sempre stato affascinato dalla poesia civile e con questa modalità cerco di avvicinarmi alla vita degli altri”. Era così quando scriveva ed era così quando era militante, quando si dedicava alla politica.
I suoi lettori lo hanno conosciuto con nel 2008 e il grande pubblico lo ha conosciuto nel 2017 con , un libro edito da Feltrinelli. Allora nel salutarlo, nel ringraziarlo per il suo impegno civile, per l'amore, per la cura, la sua gentilezza e il fatto che mancherà tanto al mondo dei poeti, della poesia italiana contemporanea e civile, lo voglio salutare facendo risuonare anche qui parole di quel libro sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980, che lui raccontò in versi, descrivendone appunto la grande umanità e la grande tragedia.
“Ora che qui sotto siamo veramente soli, così soli da rimanere assieme come una famiglia vera: io ti cerco e avanzo un poco con il braccio, trovo la tua mano e l'accarezzo ancora. Sta in tutto questo un suono, un fremito come fa l'aria che si incastra tra le lamiere e nella pelle asciuga. Siamo nella nostra vita l'ultima cosa apparsa come eravamo stati allora che prima di conoscerci non c'era il senso nelle cose, nessuna condizione per definire quello che alla fine invece in questo modo è stato”.
Ciao Matteo .
PRESIDENTE. Sono terminati gli interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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