Contenuto
Venerdì 12 Giugno 2026 ore 09:30
AULA, Seduta 674 - Interpellanze urgenti
Resoconto stenografico
Download video della Seduta
Seleziona la parte delle seduta da scaricare:
Se il download non si avvia con un semplice click, potrebbe essere necessario cliccare con il tasto destro del mouse e selezionare "salva destinazione con nome", "salva oggetto con nome" o dicitura simile a seconda del browser utilizzato. Si ricorda che l'utilizzo dei contenuti del sito della Camera dei deputati è autorizzato alle condizioni stabilite nell' avviso legale ed in particolare esclusivamente nei limiti in cui avvenga nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte. LINK DIRETTO AL VIDEO
Una volta effettuata la selezione, copia e incolla il codice riportato sopra.
Nella seduta odierna ha avuto luogo lo svolgimento di interpellanze urgenti sui seguenti argomenti:
elementi e iniziative in ordine alle criticità derivanti dall'applicazione della disciplina sulla Zes unica (Auriemma - M5S); chiarimenti e iniziative in merito alle vicende giudiziarie relative alla strage nazifascista del 10 agosto 1944 a piazzale Loreto a Milano (Quartapelle Procopio - PD-IDP); iniziative di competenza per rafforzare la governance dell'Ispra (Braga - PD-IDP); intendimenti e iniziative diplomatiche in merito all'embargo da parte degli Stati Uniti d'America nei confronti della Repubblica di Cuba (Ascari - M5S); chiarimenti in merito alle attività di ricerca su tecnologie nucleari con applicabilità militare finanziate dallo Stato (Bonelli - AVS); elementi e intendimenti in ordine all'iter e ai costi del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, anche alla luce della normativa europea (Santillo - M5S).
Per il Governo sono intervenuti: il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Luigi Sbarra, e il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro.
elementi e iniziative in ordine alle criticità derivanti dall'applicazione della disciplina sulla Zes unica (Auriemma - M5S); chiarimenti e iniziative in merito alle vicende giudiziarie relative alla strage nazifascista del 10 agosto 1944 a piazzale Loreto a Milano (Quartapelle Procopio - PD-IDP); iniziative di competenza per rafforzare la governance dell'Ispra (Braga - PD-IDP); intendimenti e iniziative diplomatiche in merito all'embargo da parte degli Stati Uniti d'America nei confronti della Repubblica di Cuba (Ascari - M5S); chiarimenti in merito alle attività di ricerca su tecnologie nucleari con applicabilità militare finanziate dallo Stato (Bonelli - AVS); elementi e intendimenti in ordine all'iter e ai costi del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, anche alla luce della normativa europea (Santillo - M5S).
Per il Governo sono intervenuti: il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Luigi Sbarra, e il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro.
XIX LEGISLATURA
674^ SEDUTA PUBBLICA
Venerdì 12 giugno 2026 - Ore 9,30
Svolgimento di interpellanze urgenti (vedi allegato).
Download video della Seduta
Seleziona la parte della seduta da scaricare:
Se il download non si avvia con un semplice click, potrebbe essere necessario cliccare con il tasto destro del mouse e selezionare "salva destinazione con nome", "salva oggetto con nome" o dicitura simile a seconda del browser utilizzato. Si ricorda che l'utilizzo dei contenuti del sito della Camera dei deputati è autorizzato alle condizioni stabilite nell' avviso legale ed in particolare esclusivamente nei limiti in cui avvenga nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte. LINK DIRETTO AL VIDEO
Una volta effettuata la selezione, copia e incolla il codice riportato sopra.
Download video della Seduta
Seleziona la parte della seduta da scaricare:
Se il download non si avvia con un semplice click, potrebbe essere necessario cliccare con il tasto destro del mouse e selezionare "salva destinazione con nome", "salva oggetto con nome" o dicitura simile a seconda del browser utilizzato. Si ricorda che l'utilizzo dei contenuti del sito della Camera dei deputati è autorizzato alle condizioni stabilite nell' avviso legale ed in particolare esclusivamente nei limiti in cui avvenga nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte. LINK DIRETTO AL VIDEO
Una volta effettuata la selezione, copia e incolla il codice riportato sopra.
- Lettura Verbale
- Missioni
- Interpellanze urgenti (Svolgimento)
- Elementi e iniziative in ordine alle criticità derivanti dall'applicazione della disciplina sulla ZES unica - n. 2-00845
- Chiarimenti e iniziative in merito alle vicende giudiziarie relative alla strage nazifascista del 10 agosto 1944 a piazzale Loreto a Milano - n. 2-00846
- Iniziative di competenza per rafforzare la governance dell'ISPRA - n. 2-00856
- Intendimenti e iniziative diplomatiche in merito all'embargo da parte degli Stati Uniti d'America nei confronti della Repubblica di Cuba - n. 2-00855)
- Chiarimenti in merito alle attività di ricerca su tecnologie nucleari con applicabilità militare finanziate dallo Stato - n. 2-00857
- Elementi e intendimenti in ordine all'iter e ai costi del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, anche alla luce della normativa europea - n. 2-00813
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
BENEDETTO DELLA VEDOVA, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 84, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno Auriemma ed altri n. 2-00845 .
Chiedo alla deputata Auriemma se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Brevemente illustro la nostra interpellanza, che ha ad oggetto la ZES unica. Noi sappiamo che le ZES sono state istituite con un provvedimento del 2017 e sono operative dal 2019. Fino all'introduzione della ZES unica nel 2023, le aree, che erano zone economiche speciali, erano circoscritte.
Adesso, con il provvedimento del 2023, il decreto-legge n. 124 del 2023, si è allargato a otto regioni - aggiunte altre due - e l'area interessata dalle deroghe amministrative ed economiche riguarda tutte le regioni, non soltanto più aree circoscritte. Questo che cosa ha determinato? Ha determinato un utilizzo degli strumenti urbanistici nei comuni in deroga. Cioè, l'autorizzazione unica che viene rilasciata dalla struttura della ZES unica è un'autorizzazione che sostituisce anche gli strumenti urbanistici del comune e regionali, la programmazione regionale. Questo ovviamente ha determinato uno scompiglio in tante zone perché si autorizzano degli impianti industriali anche in zone agricole.
Abbiamo fatto una ricerca e faccio un esempio: nel mio comune, ad Acerra, soltanto nel 2024 e nel 2025 sono stati autorizzati ben 28 nuovi impianti, la stragrande maggioranza su terreni agricoli, quindi anche in deroga alla destinazione d'uso. Su questo abbiamo interrogato la Presidenza e il Sottosegretario, che ringrazio per la risposta.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Luigi Sbarra, ha facoltà di rispondere.
LUIGI SBARRA,. Signor Presidente, onorevoli deputati, come noto, il procedimento unico, speciale e semplificato, che consente il rilascio del provvedimento autorizzatorio onnicomprensivo nella Zona economica speciale unica, è stato introdotto nell'ordinamento già con il decreto-legge n. 91 del 20 giugno 2017.
La semplificazione dell'iter amministrativo non incide in alcun modo sulla sussistenza dei requisiti indispensabili alla localizzazione degli interventi produttivi che si va ad autorizzare, quali le necessarie opere di urbanizzazione, il rispetto degli standard previsti dal decreto ministeriale n. 1444 del 1968 e la stipula di apposita convenzione per la disciplina di tali standard con il comune territorialmente competente. Ancor più se e quando la realizzazione di tali interventi produttivi necessiti di una variante agli strumenti urbanistici evidentemente non rispondenti alla situazione di fatto in cui versa il territorio.
La Conferenza dei servizi è la sede elettiva e normativamente qualificata ove le amministrazioni competenti, titolari del potere di pianificazione e programmazione territoriale e urbanistica, a partire dai comuni, si esprimono sull'insediamento del progetto produttivo e sulla coerenza con gli strumenti urbanistici vigenti, identificando dettagliatamente la natura e la tipologia dell'eventuale variante puntuale necessaria e imponendo prescrizioni e condizioni di natura tecnica e amministrativa, che il soggetto autorizzato sarà tenuto a rispettare.
La semplificazione, come appena descritta, consente la variante puntuale allo strumento urbanistico, evitando quelle procedure accessorie di recepimento da parte dell'ente territoriale che, per aleatorietà dell'esito, durata e caratteristiche, compromettono il più delle volte l'opportunità di sviluppo.
Infatti, l'articolo 15, comma 5, del decreto-legge n. 124 del 19 settembre 2023, prevede che la determinazione motivata di conclusione della Conferenza di servizi “(…) costituisce variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dell'intervento”.
Ad ogni modo, è importante evidenziare che il numero delle autorizzazioni uniche in variante -ricomprendendo tra queste anche le mere varianti alle norme tecniche di attuazione - è inferiore al 30 per cento del totale delle autorizzazioni uniche concesse e in molti casi esse intervengono laddove, per inerzia delle amministrazioni, sono del tutto mancanti piani attuativi del Piano regolatore generale.
È evidente che solo una parte di tali provvedimenti riguarda interventi localizzati in aree agricole, soprattutto e per ovvie ragioni, nel caso di insediamenti produttivi del settore .
In proposito, si osserva che, alla data di istituzione della ZES unica, gli investimenti autorizzati appartenenti a tale filiera ammontano a ben 331, per un valore di oltre 1 miliardo e 400 milioni di euro.
Per quanto riguarda la Conferenza dei servizi, si tratta di un modulo procedimentale normativamente già disciplinato dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 e costituisce procedimento radicato nel nostro ordinamento.
Entro tale quadro, il silenzio-assenso costituisce il rimedio acceleratorio previsto dall'ordinamento per non compromettere il risultato; in questo caso, le ricadute economiche e occupazionali derivanti dall'investimento conseguente all'inerzia di uno degli enti preposti.
In ogni caso, vale la pena evidenziare che la percentuale delle Conferenze chiuse con ipotesi di silenzio-assenso è estremamente ridotta rispetto al totale delle autorizzazioni uniche. Basti rilevare, a tal proposito, come sulle oltre 1.350 Conferenze siano complessivamente 33 quelle chiuse con silenzio-assenso.
Inoltre è importante evidenziare che ogni titolo rilasciato impone il pagamento degli oneri di urbanizzazione in favore dell'ente locale comunale, nel pieno rispetto del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001. Com'è noto, si tratta di contributi richiesti per interventi che aumentano il carico urbanistico e sono quantificati dal singolo regolamento comunale, in quanto strettamente connessi alla destinazione urbanistica dei suoli.
L'esistenza del titolo autorizzativo rende pienamente legittimo l'intervento, alla stregua del permesso di costruire. Conseguentemente, i progetti realizzati in conformità al titolo autorizzativo non sono esposti ad alcuna decadenza da eventuali benefici fiscali, in quanto rispettosi del quadro normativo vigente.
È il caso di evidenziare che la della ZES è propriamente quella dell'attrazione degli investimenti e ciascuna istanza deve essere corredata, già in sede di presentazione, da uno specifico piano d'impresa, con indicazione di investimenti e ricadute occupazionali.
Quanto agli strumenti di monitoraggio degli interventi, il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri, in qualità di amministrazione procedente, conduce costantemente un'attività di analisi e controllo sugli investimenti autorizzati, sia attraverso lo Sportello unico digitale realizzato da Infocamere, sia attraverso il supporto tecnico offerto da Invitalia, previsto dall'articolo 9- del decreto- legge 8 agosto 2025, n. 116. Al riguardo, nell'ottica di rafforzare l'attività di monitoraggio e di valutazione dell'impatto economico di una misura che si sta rivelando un vero volano per il Paese - al riguardo basti citare il recente studio condotto da Ambrosetti -, in data 18 novembre 2025 è stato stipulato un apposito accordo di collaborazione con la Banca d'Italia.
Infine - chiudo - mi preme sciogliere ogni dubbio in merito al paventato rischio di creare “cattedrali nel deserto”. Da un lato, gli insediamenti produttivi autorizzati in area ZES, come già detto poc'anzi, devono, come è ovvio che sia, rispettare gli standard urbanistici e ottenere, nell'ambito della Conferenza, una prevalenza di pareri favorevoli da parte degli enti partecipanti. Dall'altro, ricordo che, con la delibera CIPESS n. 81 del 2024, sono stati stanziati 300 milioni di euro, a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la Coesione 2021-2027, FSC, per finanziare investimenti volti a migliorare la viabilità, le infrastrutture e i servizi pubblici delle aree industriali, produttive e artigianali del Mezzogiorno e che, in data 17 febbraio ultimo scorso, è stato pubblicato l'avviso pubblico per selezionare i migliori progetti.
PRESIDENTE. La deputata Auriemma ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Io ringrazio il Sottosegretario, ma mi permetto di fare alcune osservazioni. Stiamo studiando il fenomeno della ZES ma non da un punto di vista economico e di rilancio della misura, poiché non siamo contro le misure che vanno a vantaggio anche del Mezzogiorno. Il punto è che questa misura, proprio per la specialità - deroghe importanti sia ambientali, sia urbanistiche - rischia di diventare, e in alcune zone lo sta già diventando, lo strumento per uno sciacallaggio territoriale. Faccio presente che, proprio perché molte volte i piani urbanistici delle zone industriali e artigianali già prevedono un allargamento, per sviluppare nuove aziende, non ha senso prevedere una deroga allo strumento urbanistico, perché molto spesso nelle zone industriali è già previsto un allargamento, compatibilmente con gli strumenti urbanistici.
È vero che c'è la partecipazione del comune, ma, purtroppo, c'è il meccanismo del silenzio-assenso, con un procedimento che dura dai 30 ai 45 giorni, proprio per dare maggiore celerità all'autorizzazione - quindi, all'attività -, ma molto spesso, in buona fede, ma a volte anche in malafede, il comune non si presenta e si cristallizza un consenso, nonostante la destinazione d'uso individuata per quel terreno, per quel lotto, non sia compatibile con un uso industriale.
Quindi, in realtà, con modifiche a questo strumento è possibile rimediare a questa strumentalizzazione che si sta facendo, perché, le ripeto, abbiamo alcune segnalazioni - e sono contenta dei dati che mi ha dato così cerchiamo di fare un lavoro più approfondito - di zone agricole completamente sottratte all'uso agricolo per creare nuovi insediamenti industriali i quali, proprio perché rientrano nell'autorizzazione unica, hanno tutta una serie di deroghe ambientali e urbanistiche incompatibili sia con le prerogative della regione di programmare lo sviluppo industriale, sia con gli strumenti urbanistici dei comuni. Questo sta creando una speculazione edilizia in tante zone, soprattutto in zone del Sud dove, in realtà, c'è una forte vocazione agricola tanto che bisognerebbe proteggere queste terre ancora sane, che possono essere destinate all'agricoltura.
Faccio presente un altro aspetto. Questa normativa eccezionale, nel momento in cui viene estesa a 10 regioni - c'è, tra l'altro, un comunicato stampa della Presidente Meloni dove dice che c'è l'intenzione di estenderla a tutto il perimetro nazionale -, non diventa più straordinaria, ma diventa ordinaria. Stiamo dicendo che tutte le autorizzazioni ambientali e urbanistiche vanno in deroga alla norma nazionale, la quale prevede che, prima dell'insediamento, è necessario che qualsiasi insediamento debba sottendere le opere di urbanizzazione. Nel momento in cui creiamo impianti industriali in zone agricole, queste opere di urbanizzazione è evidente che non esistono e il costo di queste opere cadrà completamente sulla collettività. Quindi, è importante. Noi, su questo tema, Sottosegretario, non molleremo, perché riteniamo che, in alcune zone, si stia facendo una speculazione e un uso distorto dello strumento. Su questo, continueremo e presenteremo emendamenti alla normativa nazionale .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Quartapelle Procopio ed altri n. 2-00846 .
Chiedo alla deputata Lia Quartapelle Procopio se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi, nella mia illustrazione, sembrerà che si stia parlando di una controversia giudiziaria, di una pratica amministrativa, di una questione relativa al recupero crediti, di una questione relativa a una materia contabile.
In realtà, stiamo parlando di molto di più. Stiamo parlando di una vicenda che attraversa 80 anni di storia italiana e che io vorrei vedere trattata in modo diverso, in quest'Aula; invece va raccontata come una vicenda uscita da un romanzo di Kafka. Purtroppo, però, non si tratta di una finzione letteraria, ma riguarda persone vere, che sono state vittime di uno dei peggiori crimini nazifascisti e che, per 80 anni, hanno cercato giustizia e verità e si ritrovano a dover combattere contro la burocrazia dello Stato. Si tratta non solo di questa vicenda, ma di una vicenda che ha un peso di storia, di memoria, di senso delle istituzioni che va al di là della questione puntuale. Vorrei partire dall'inizio, da quel terribile 10 agosto 1944, quando, nelle prime ore del mattino, in piazzale Loreto, su ordine delle autorità naziste, furono trucidati 15 antifascisti.
Una vicenda molto dolorosa che, nella storia della mia città, Milano, resta nota come l'eccidio dei Quindici martiri di piazzale Loreto che ha segnato, poi, le vicende anche successive della lotta di Resistenza partigiana, della memoria e del recupero di un senso di unità nazionale. In quella mattina, in quelle prime ore del mattino del 10 agosto, le famiglie perdono dei padri, dei fratelli, dei figli e inizia per loro un grande percorso di dolore personale, familiare, politico e cittadino. Un percorso di dolore che, purtroppo, non finisce quel giorno perché alla tragedia si aggiunge una seconda enorme ferita: l'assenza di verità e di giustizia. Non per qualche anno, ma per decenni.
Per decenni, quelle famiglie, legate ai cosiddetti martiri di piazzale Loreto, cercano giustizia nei confronti dello Stato, la Repubblica, nata e cresciuta anche sulla memoria di uomini come i loro padri, i loro fratelli, i loro figli, e non si ottiene giustizia per moltissimi anni; mentre il Paese parla di memoria, costruisce la memoria della Resistenza, celebra il 25 aprile, a quelle famiglie viene negata la giustizia, viene negato il diritto a un processo perché ci sono centinaia di fascicoli, relativi ai crimini nazifascisti, che restano nascosti. Non è che si perdono, non è che vengono dispersi, smarriti, irreperibili: non ci sono le prove. Nel 1994, improvvisamente, nella procura militare si trova un armadio dentro cui sono nascosti centinaia di fascicoli relativi alle stragi nazifasciste. Dentro quell'armadio - che giustamente viene chiamato “armadio della vergogna” ed è una vergogna per la Repubblica aver nascosto la verità ai familiari dei martiri del nazifascismo - ci sono anche le carte relative all'eccidio di piazzale Loreto. Il nome già descrive la vicenda.
Immaginate che cosa è stato, dopo il 1994, per i familiari di quelle vittime: per 50 anni attendono una risposta, poi finalmente i fascicoli emergono; si apre un processo, si celebra il processo e si arriva finalmente alla condanna all'ergastolo di Saevecke da parte del Tribunale militare di Torino. Più di 50 anni dopo quel 10 agosto 1944. A quel punto, la realtà è che i figli di quelle persone sono diventate persone adulte, mature, anziane; le mogli, le madri non ci sono più; a loro è stata negata la giustizia fino all'ultimo. Quindi, alcuni familiari, dopo il processo si rivolgono, di nuovo, ai tribunali, lamentando quello che ciascuno di noi avrebbe fatto: un diniego di giustizia, un ritardo enorme, scandaloso, da parte del nostro Stato nell'aiutarli a ottenere quello che era giusto, cioè non la vendetta, ma un processo e una condanna.
Qui, arriviamo al punto che onestamente mi lascia senza parole da quando conosco questa vicenda. Dopo tutto questo percorso, dopo la strage, dopo il silenzio, dopo “l'armadio della vergogna”, dopo mezzo secolo di attesa, dopo le battaglie giudiziarie affrontate dai familiari, che cosa fa lo Stato? La Repubblica italiana intraprende azioni per recuperare le somme che, a un certo punto, ha dato agli stessi familiari. Ora, è qui che la vicenda è kafkiana: quello Stato, che non ha voluto per decenni aiutare dei familiari a ottenere giustizia, diventa improvvisamente solerte nel fare il recupero crediti nei confronti dei familiari. Non stiamo parlando di soldi, stiamo parlando di una questione che ha a che fare con la memoria, con il senso delle istituzioni, con il senso di giustizia, con il fatto che i cittadini debbano sentirsi tutelati dalle istituzioni repubblicane; non perseguitati, non ignorati, com'è stato per i familiari delle vittime di Piazzale Loreto.
Per questo, questa mattina sono qui a rivolgere una domanda molto semplice al Governo. Prima di tutto, se il Ministro della Difesa sia a conoscenza di questa vicenda; qual è l'ammontare complessivo delle somme richieste ai familiari delle vittime della strage di Piazzale Loreto; a che titolo le suddette vengano richieste e, soprattutto, chiedo a questo Governo se ritiene che questa sia la degna conclusione di una storia così fondante per la memoria patria e così importante per la reputazione delle istituzioni democratiche; e se il Governo ritiene che sia compatibile con il dovere di memoria e con il rispetto dovuto alle vittime chiedere loro indietro dei soldi.
Mi chiedo e chiedo al Governo se non ci sia uno spazio per trovare un'altra soluzione improntata ai principi di giustizia, di responsabilità, di memoria, di riconoscimento dei drammi e della storia del nostro Paese .
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato Luigi Sbarra ha facoltà di rispondere.
LUIGI SBARRA,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati, la questione richiamata dagli interpellanti riguarda l'azione di recupero da parte dell'Avvocatura dello Stato, a seguito di sentenza definitiva della magistratura, delle somme riconosciute ad alcuni familiari delle vittime della strage di piazzale Loreto del 1944, ai sensi della legge n. 89 del 2001, cosiddetta legge Pinto.
Con decreto del 31 gennaio 2002 la Corte d'appello di Milano riconobbe ai ricorrenti il diritto all'equa riparazione, liquidando complessivamente euro 1.150.000, oltre alle spese legali, con importi individuali differenziati in relazione al grado di parentela con le vittime, tra i 75.000 euro e i 200.000 euro. In esecuzione di tale provvedimento, immediatamente esecutivo, le somme furono corrisposte agli interessati.
Con sentenza n. 13889 del 19 settembre 2003 la Corte di Cassazione annullò il citato decreto della Corte di appello di Milano, escludendo la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell'equa riparazione. Analoga sorte ebbe il successivo ricorso presentato alla Corte europea dei diritti dell'uomo, dichiarato irricevibile nel 2016.
L'esito di tale giudizio fu comunicato nel 2021 al Ministero della Giustizia e alla procura regionale della Corte dei conti per la Lombardia. A seguito di tali sviluppi la stessa procura regionale ha richiesto periodicamente informazioni sulle iniziative intraprese per il recupero delle somme erogate, con conseguente attivazione delle procedure recuperatorie da parte dell'Avvocatura dello Stato nei confronti di coloro che non avevano già provveduto spontaneamente alla restituzione, ovvero quattro ricorrenti su sette complessivi. Di questi quattro, due risultano deceduti o irreperibili e, pertanto, le azioni di recupero sono in corso limitatamente a soli due familiari per un importo complessivo pari a euro 284.000 circa, comprensivo degli interessi.
L'Avvocatura dello Stato ha pertanto intrapreso le iniziative ritenute necessarie per evitare la produzione di un danno all'erario. La questione ha già formato oggetto di attenzione parlamentare nel corso degli anni. In particolare nella seduta del 25 maggio 2005 della 4a Commissione (Difesa) del Senato il Governo ebbe modo di ricostruire i principali sviluppi del contenzioso e il quadro giuridico di riferimento conseguente alle pronunce intervenute.
Il Governo è altresì consapevole della particolare sensibilità della materia e delle implicazioni che essa continua a rivestire per i familiari delle vittime. A tal proposito va, infatti, ricordato che, negli ultimi anni, sono state adottate specifiche iniziative volte ad assicurare il ristoro dei danni subiti dalle vittime dei crimini di guerra e contro l'umanità compiuti sul territorio italiano o comunque in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo durante il secondo conflitto mondiale. In particolare, l'articolo 43 del decreto-legge n. 36 del 2022 ha istituito presso il Ministero dell'Economia e delle finanze un apposito fondo destinato a dare esecuzione ai crediti risarcitori accertati dall'autorità giudiziaria, la cui dotazione è stata successivamente incrementata da questo Governo mediante l'articolo 8, comma 11-, del decreto-legge 29 dicembre 2022, n. 198, convertito dalla legge 24 febbraio 2023, n. 14: per l'anno 2026 euro 13.655.467.
Tali interventi testimoniano la costante attenzione delle istituzioni verso le istanze delle vittime e dei loro familiari nel rispetto delle modalità e dei presupposti previsti dall'ordinamento.
Per quanto attiene specificamente alle questioni sollevate dagli interpellanti, va altresì rilevato come esse si inseriscano in una vicenda risalente nel tempo che ha continuato a formare oggetto di attenzione istituzionale e parlamentare, attraverso diverse legislature e Governi, senza tuttavia che si sia pervenuti a una diversa definizione della vicenda oggi nuovamente sottoposta all'attenzione del Parlamento.
Resta naturalmente ferma la piena disponibilità del Governo a confrontarsi con il Parlamento su ogni eventuale iniziativa che dovesse essere prospettata nelle sedi istituzionalmente competenti.
PRESIDENTE. La deputata Quartapelle Procopio ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il Sottosegretario Sbarra ha parlato del danno all'erario che, secondo la procura, questa vicenda sta provocando.
Ora, io mi chiedo qual è il danno alle istituzioni che questa richiesta di risarcimento sta effettivamente provocando. Uno Stato che non ha saputo assicurare verità in un tempo ragionevole, invece, diventa improvvisamente determinatissimo quando si tratta di recuperare 284.000 euro.
È davvero il segno di una vicenda burocratica sciatta, sorda, ottusa, che non tiene in considerazione quello che invece la politica dovrebbe tenere in considerazione, cioè il simbolo che questa vicenda complessiva rappresenta per la ricostruzione della memoria, per come il nostro Paese ha trattato le vittime di quegli eccidi, per come abbiamo saputo superare o non superare, tacendo, alcune delle pagine più dolorose, difficili e controverse della nostra storia.
E che queste vicende si chiudano all'interno di una logica che diventa burocratica, che si logora nel tempo, che spera che le vittime scompaiano e che, quindi, non ci sia più nessuno a chiedere allo Stato conto di quello che non ha fatto per ottant'anni è forse l'aspetto più triste di questa vicenda. Perché che si aspetti che non ci sia più nessuno che chieda, e quindi che le cose vadano così, a me sembra proprio una forma molto sciatta di essere Stato, di essere istituzioni, di essere democrazia.
Ringrazio la disponibilità del Governo a trovare una soluzione nelle forme e nei luoghi istituzionali più appropriati. Pure dalla distanza di colore politico e di lettura anche politica che contraddistingue il partito a cui appartengo e che ha sottoscritto con grande determinazione questa interrogazione - con il Governo che sta proprio da un'altra parte sulle questioni della memoria e della ricostruzione di quello che è stata la vicenda della Resistenza e con cui spesso non ci siamo trovati d'accordo - accolgo, quindi, con interesse la disponibilità del Governo. E penso che questa vicenda debba essere affrontata in una forma di collaborazione istituzionale perché a quelle famiglie lo Stato dovrebbe chiedere come rimediare, non chiedere di restituire dei soldi.
Quindi, la ringrazio e spero che si possa effettivamente procedere con un atto legislativo.
Noi presenteremo sicuramente un'azione da questo punto di vista e spero davvero nell'impegno suo personale, del Ministro della Difesa, che si è speso in maniera informale in questi giorni, per trovare effettivamente una soluzione a un caso che è più che un caso in sé, ma diventa il racconto di una vicenda lunga ottant'anni e che, proprio in questi giorni di celebrazione degli ottant'anni della Repubblica, è bene che trovi una sua composizione improntata al tema della giustizia, della verità e della democrazia .
PRESIDENTE. Adesso, con la disponibilità del Governo e dei parlamentari interessati, passiamo all'interpellanza Braga ed altri n. 2-00856 .
Chiedo alla deputata Braga se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Sì, signor Presidente, come lei può immaginare, desidero illustrare la mia interpellanza, vista la rilevanza del tema, anticipando che questa mia interpellanza, sottoscritta con altri colleghi del mio gruppo, segue una precedente interrogazione, presentata il 29 aprile, a mia prima firma, rimasta senza risposta da parte del Ministero dell'Ambiente, e affronta un tema che credo interessi il Paese - molti soggetti: amministrazioni, comunità scientifica, operatori economici e cittadini -, cioè l'indipendenza e l'autonomia di un ente fondamentale - l'ISPRA, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale -, che, come sappiamo, è un presidio fondamentale di garanzia e di tutela dell'ambiente attraverso le funzioni che vengono attribuite dalla legislazione, da ultimo aggiornate dalla legge n. 132 del 2016, che ha istituito il sistema nazionale di protezione ambientale, di cui l'ISPRA è una componente fondamentale.
Come sappiamo, l'ISPRA svolge funzioni di monitoraggio, valutazione, controllo, ispezione, gestione dell'informazione ambientale e di coordinamento del sistema nazionale di protezione ambientale, ed è una realtà, un istituto, che nel tempo ha saputo costruire, grazie alla competenza e alla professionalità del personale che opera al suo interno, un'autorevolezza e una credibilità che ha travalicato anche i confini nazionali, rappresentando una garanzia assoluta di indipendenza e di solidità tecnico-scientifica in una fase storica - lo vorrei ricordare - in cui l'impatto dei cambiamenti climatici, la pressione ambientale e le sfide che abbiamo di fronte necessitano di avere nel nostro Paese un riferimento certo, terzo e autorevole, per supportare anche il lavoro delle amministrazioni pubbliche e le decisioni.
Purtroppo, però, oggi l'ISPRA si trova in una situazione oggettiva di forte criticità organizzativa e finanziaria, che si è aggravata sensibilmente nel corso della passata recente gestione, legata a una serie di fattori. Il primo, che mi sembra importante ricordare in quest'Aula, è legato alla riduzione sostanziale del contributo ordinario assicurato all'ISPRA da parte del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, una riduzione del 30 per cento - stiamo parlando di 30 milioni sottratti al contributo ordinario - che ha un impatto e una ricaduta facilmente immaginabile sull'attività di programmazione delle attività di controllo, di monitoraggio e di elaborazione dati, nonché sulla stabilità del personale: molti contratti precari non sono stati rinnovati.
E ha una difficoltà legata anche ad alcune scelte gestionali, che hanno visto in questi anni l'Istituto essere in una situazione in qualche modo di instabilità, con la vacanza di posizioni dirigenziali importanti - solo due su quattro capi dipartimento sono stati nominati - e una concentrazione di ruoli, di responsabilità e di funzioni in pochi centri di potere che ha sicuramente ridotto e in qualche modo compromesso negativamente la capacità operativa dell'ente.
È chiaro che, in questo contesto di significativa preoccupazione, la di questo istituto assume una rilevanza importante e particolare, soprattutto per garantire quello che ci sta a cuore, cioè il fatto di preservare un patrimonio di competenze e di professionalità fondamentale per le politiche ambientali, climatiche, ma anche di sviluppo economico del nostro Paese, e di garantire l'autonomia scientifica, l'imparzialità dell'operato, la libertà della ricerca e la credibilità, anche nell'opinione pubblica, anche nei confronti dei cittadini, delle attività di controllo e di supporto tecnico nelle scelte delle politiche pubbliche.
In questi ultimi mesi, come sappiamo, da parte del Governo si sono compiute legittimamente alcune scelte, anche rispetto alla presidenza dell'ISPRA, che è stata affidata a una figura proveniente da precedenti incarichi politici fiduciari legati al Ministro Pichetto Fratin, e, nelle ultime settimane, abbiamo appreso da organi di stampa l'orientamento del Governo, mai smentito, di procedere all'individuazione e alla nomina della figura del direttore generale, individuato, sempre secondo le indiscrezioni di stampa, nell'attuale capo della segreteria del Sottosegretario di Stato al Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Claudio Barbaro, che abbiamo il piacere di avere qui in Aula e che risponderà a questa interpellanza.
Ovviamente, la nostra è una preoccupazione più generale, che ho provato ad articolare nell'illustrazione della mia interpellanza, sapendo che esiste una legge, la n. 132 del 2016, che stabilisce le procedure per l'individuazione della nomina del direttore generale e, in particolare - lo ricordo -, prevede una procedura selettiva che sia trasparente e comparativa e che individui una figura dotata di elevata professionalità che abbia qualificata esperienza tecnico-scientifica e gestionale dimostrabile attraverso non solo le esperienze professionali pregresse, ma anche l'acquisizione di titoli in materia, e che sia libera da condizionamenti politici. Non si tratta di un'ispirazione ideale, ma di un requisito specifico previsto per legge.
Tuttavia, queste indiscrezioni e comunque la mancanza di chiarezza, nonché anche alcuni ritardi sulla procedura di nomina del direttore generale, hanno allarmato non soltanto la mia parte politica, ma anche la comunità scientifica. Ricordo che da qualche giorno è stata diffusa una lettera aperta della comunità scientifica proprio sulla nomina del direttore generale di ISPRA, a prima firma del premio Nobel Parisi, che chiede che venga garantita in questa scelta “la trasparenza, la libertà di ricerca e la solidità metodologica di ISPRA” come “condizioni non negoziabili” - leggo uno stralcio della lettera aperta - “per garantire l'affidabilità dei dati su cui poggiano le scelte strategiche e il futuro ambientale del nostro Paese”.
Non posso nascondere - mi avvio alla conclusione - il fatto che questa preoccupazione sia aggravata da una serie di attacchi - non mi viene da utilizzare un altro termine - di natura politica a cui l'Istituto è stato sottoposto in questi anni, anche da parte di esponenti autorevoli del Governo, Ministri. È stata attribuita a ISPRA la responsabilità di un integralismo ambientale come causa di alluvioni che hanno colpito alcune regioni del nostro Paese. È stata ridotta significativamente la competenza istituzionale di ISPRA nella discussione del disegno di legge che modifica la legge n. 157 del 1992, quella sulla caccia, sottraendo a ISPRA una competenza di espressione di un parere obbligatorio sui calendari venatori regionali. E quindi, in relazione a questa situazione di preoccupazione legata proprio agli aspetti gestionali e dirigenziali dell'Istituto, c'è anche un contesto politico che ci fa pensare e temere la volontà di un condizionamento politico su un istituto che, invece, deve essere garanzia - come dicevo prima - di terzietà, di autorevolezza e di libertà tecnico-scientifica.
Quindi l'interpellanza, Presidente, vuole sottoporre al Governo questa richiesta. Vogliamo chiedere quali misure intenda adottare il Ministro per rafforzare la dell'ISPRA, tutelandone l'autonomia scientifica e la piena fiducia da parte della comunità scientifica, ma anche dell'opinione pubblica e, nello specifico, quali iniziative intenda adottare per garantire che la nomina del direttore generale avvenga attraverso procedure di selezione trasparenti, comparative e improntate a criteri che possano garantire la scelta di una figura qualificata, dotata di competenza tecnico-scientifica, di comprovata esperienza gestionale e, soprattutto, di piena indipendenza, perché crediamo che da qui passi la garanzia di potere contare ancora sulla terzietà dell'Istituto, sull'autonomia della comunità scientifica operante e, quindi, in sintesi, sul pieno perseguimento delle finalità istituzionali che l'Istituto ha, che sono in qualche modo attribuite dal nostro ordinamento.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO BARBARO,. Grazie, Presidente. Con riferimento all'interpellanza urgente presentata dall'onorevole Braga, appare preliminarmente opportuno sottolineare come si condivida quanto evidenziato circa il ruolo di ISPRA, che rappresenta un imprescindibile presidio tecnico-scientifico per la tutela dell'ambiente. Si tratta di un ruolo riconosciuto anche a livello internazionale, grazie alla natura indipendente tecnico-scientifica delle sue funzioni, nonché all'elevata competenza del personale.
In disparte gli aspetti rilevanti la struttura organizzativa e finanziaria dell'Istituto, rispetto ai quali il nuovo vertice dell'Istituto dovrà farsi carico, preme rilevare quanto segue.
Come noto, il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica esercita, ai sensi della normativa vigente, le competenze relative alla nomina dei titolari degli incarichi politici, amministrativi, direttivi e di governo dell'ISPRA.
In particolare, il presidente dell'ISPRA è nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, previo parere motivato delle Commissioni parlamentari permanenti competenti per materia. Tale nomina è stata da poco effettuata, scegliendo una figura di spessore istituzionale.
Il consiglio di amministrazione è composto, oltre che dal Presidente, da quattro membri nominati con decreto del Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, tre designati dallo stesso Ministero e uno eletto tra il personale dell'Istituto inquadrato nei profili di ricercatore o tecnologo. Il collegio dei revisori dei conti è nominato con decreto del medesimo Ministro ed è composto da tre membri effettivi e due supplenti in possesso di comprovata esperienza in materia contabile e amministrativa.
Per quanto riguarda il consiglio scientifico, esso è parimenti nominato con decreto del MASE ed è composto dal presidente e da cinque membri scelti tra professori universitari, ricercatori, tecnologi o esperti - anche di nazionalità straniera - di comprovata qualificazione scientifica nei settori di competenza dell'Istituto, nonché da un ulteriore membro eletto dal personale tecnico-scientifico di ISPRA.
Premesso quanto sopra, con riferimento alla procedura di conferimento dell'incarico di direttore generale, è opportuno chiarire il relativo quadro normativo e statutario. Ai sensi dello Statuto di ISPRA, in particolare dell'articolo 9, il direttore generale è nominato dal consiglio di amministrazione su proposta del presidente ed è responsabile della gestione dell'istituto, nonché dell'attuazione delle deliberazioni del consiglio stesso.
Si tratta, dunque, di una funzione di alta responsabilità amministrativa e gestionale, distinta dalla direzione scientifica dell'Ente, finalizzata ad assicurare il buon andamento dell'organizzazione, la corretta gestione delle risorse, il presidio dei processi interni e l'attuazione degli indirizzi degli organi di vertice. Al fine di dotare tempestivamente l'Istituto di una figura fondamentale per il rafforzamento del rinnovato assetto organizzativo, ISPRA ha pubblicato sul proprio sito istituzionale, in data 6 maggio 2026, un avviso per la presentazione di manifestazioni di interesse ai fini del conferimento dell'incarico di direttore generale, fissando al 5 giugno 2026 il termine per la presentazione delle candidature. In tale contesto, la pubblicazione dell'avviso rappresenta una scelta volta a rafforzare la trasparenza e le garanzie procedimentali, in piena coerenza con l'esigenza - richiamata dagli interpellanti - di assicurare una selezione ponderata, verificabile e tracciabile del profilo da proporre.
La procedura non risulta, allo stato, ancora conclusa. Il bando prevede, infatti, che, qualora le manifestazioni di interesse pervenute siano superiori a due, su iniziativa del presidente venga costituita una unità di supporto incaricata di presentare una terna di profili ritenuti maggiormente rispondenti ai requisiti di esperienza e competenza richiesti. Tale unità sarà composta da personalità di comprovata esperienza e autorevolezza, non elaborerà alcuna graduatoria e le risultanze della sua attività istruttoria non avranno carattere vincolante.
In conclusione, l'avviso pubblico per manifestazione di interesse costituisce un elemento di rafforzamento della trasparenza e pertanto non rappresenta un profilo di criticità. L'obiettivo perseguito resta quello di assicurare a ISPRA una guida amministrativa e gestionale adeguata, in grado di consolidarne il funzionamento, l'efficienza organizzativa e la piena operatività, nel pieno rispetto dell'autonomia tecnico-scientifica dell'Istituto, della terzietà dei dati ambientali, della qualità delle istruttorie e della libertà della ricerca.
PRESIDENTE. La deputata Braga ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. No, non sono assolutamente soddisfatta, anzi sono anche un po' imbarazzata per questa risposta alla mia interpellanza. Tramite lei, Presidente, vorrei dire al Sottosegretario che ieri la Presidente del Consiglio è venuta qui attaccando i burocrati europei. Forse, dovrebbe preoccuparsi dei burocrati che stanno nei suoi Ministeri perché la sua risposta è del tutto burocratica. Lei mi ha letto i contenuti e mi ha descritto la legge che disciplina l'organizzazione di ISPRA. Io le assicuro che la conosco, avendo contribuito a scriverla e ad approvarla in quest'Aula nel 2016. La conosco molto bene, ha sprecato del tempo ad illustrarmela. Forse lei ha scoperto oggi come funziona ISPRA; è una mia opinione.
Credo che il dato più preoccupante di questa risposta sia rappresentato dal fatto che lei non ha trovato alcun imbarazzo nel non rispondere alla prima parte della mia interpellanza, cioè come il Ministero intenda riparare il danno prodotto all'Istituto, tagliando del 30 per cento il contributo ordinario, e come non ci si ponga minimamente il problema di come questo abbia un impatto sul funzionamento di un Istituto che dovrebbe essere riconosciuto come fondamentale per il supporto all'attività del Ministero che lei oggi qui rappresenta.
Non ha avuto alcun imbarazzo, purtroppo, nemmeno a venire a rispondere lei a questa interpellanza, perché la mia domanda specifica riguardava proprio la scelta del direttore generale e sarebbe ipocrita non sottolineare di nuovo che uno degli elementi di maggiore preoccupazione è che si parla insistentemente della possibilità che a quel ruolo fondamentale possa accedere una figura a lei strettamente legata da un incarico politico fiduciario, che non ha alcuna - mi risulta - particolare competenza tecnico-scientifica.
Peraltro, la procedura che lei ci ha descritto, per cui si farà, appunto, un organismo di elevata qualità che valuterà i e che però non avrà carattere vincolante, ci conferma ancora una volta che sarà una scelta del tutto orientata politicamente, su cui lei non ha smentito nemmeno mezza delle indiscrezioni di stampa che noi abbiamo e continuiamo a leggere in questi giorni, dimostrando anche una totale indifferenza non rispetto alle richieste di chiarimento e di rassicurazione delle opposizioni, ma di una comunità scientifica che dovrebbe essere presa in considerazione da un Governo di questo Paese.
Devo dire che, purtroppo, non ha fornito alcuna rassicurazione nemmeno rispetto al tentativo di condizionamento e di attacco all'attività istituzionale di ISPRA.
Prima nell'illustrazione ho voluto essere abbastanza, diciamo così, cauta, ma vorrei ricordare la vicenda surreale che ha coinvolto ISPRA sulla legge di modifica della legge n. 157. Stiamo parlando di una comunicazione ufficiale, che è arrivata al Ministero dell'Ambiente nel dicembre 2025, che allertava e segnalava come forte criticità i contenuti di quella legge su cui poi la maggioranza e il Governo hanno deciso di andare avanti a spron battuto al Senato per stravolgere la legge sull'attività venatoria, la legge n. 157, mettendo proprio in evidenza come uno di quei punti più critici fosse la sottrazione di competenze specifiche all'ISPRA sui pareri dei calendari venatori regionali.
Quella lettera è rimasta per cinque mesi chiusa nel cassetto del Ministero. Non è stata resa nota nemmeno alle persone che si occupano di questi temi all'interno dell'Istituto. Io credo sia stata grave anche la sottovalutazione della gravità di questo comportamento dei vertici attuali dell'Istituto.
Ma quale credibilità e quale autorevolezza pensate possa avere questo Governo nei confronti dei cittadini su quel tema, come su molti altri, come l'inquinamento ambientale, la contaminazione delle acque e la prevenzione del rischio idrogeologico, in un Paese che è sottoposto sempre di più, per effetto dei cambiamenti climatici, a una serie di stress, e che dovrebbe essere garantito da un Ministero che si appoggia su un Istituto autorevole, indipendente e competente, messo nelle condizioni di lavorare senza condizionamenti politici.
Non è una questione soltanto, come dire, di correttezza dell'attività amministrativa, è una questione anche di democrazia ambientale, perché i cittadini hanno diritto di poter contare su un Istituto che garantisca la loro sicurezza e il loro diritto ad avere accesso a dati che siano liberi da condizionamenti, cosa che, purtroppo, non è avvenuta e non sta avvenendo più in questi anni. E questa è una grave responsabilità. Lei oggi è venuto qui a dare una risposta burocratica: si è sottratto a un'assunzione di responsabilità che la riguarda personalmente, ma che investe il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, che investe questo Governo. Credo sia stata veramente un'occasione persa per fare chiarezza su una situazione che ci allarma ancora di più dopo la sua risposta insoddisfacente .
CLAUDIO BARBARO,. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Non può. Non è previsto che risponda. Per l'interpellanza non è previsto. Da Regolamento non...
CLAUDIO BARBARO,. Volevo intervenire…
PRESIDENTE. Allora alla fine. Alla fine le darò la parola, però adesso devo rispettare il Regolamento...
CLAUDIO BARBARO,. Volevo lasciare a verbale che sono stato chiamato in causa per fatto personale.
PRESIDENTE. Alla fine. Alla fine le darò la parola. Glielo richiederò alla fine, comunque.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Ascari ed altri n. 2-00855 .
Chiedo alla deputata Di Lauro se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmataria o se si riservi di intervenire in sede di replica.
CARMEN DI LAURO(M5S). Grazie, Presidente. Noi oggi siamo qui per denunciare quanto sta accadendo a Cuba, per raccontarlo. Siamo qui e abbiamo presentato quest'interpellanza affinché non cali il silenzio su Cuba. Cuba subisce un vergognoso embargo da parte degli Stati Uniti d'America da oltre 60 anni, ma quello che sta accadendo negli ultimi mesi, nelle ultime settimane, è un qualcosa che non è accaduto neanche ai tempi della guerra fredda.
Parliamo di una cittadinanza che è ormai allo stremo, che vive senza più energia, senza petrolio, con una o due ore di energia al giorno. Parliamo di ospedali al collasso, di medici che sono costretti ad operare con le torce del telefonino, se il telefonino funziona, di farmaci che iniziano a scarseggiare, di speculazione immobiliare. Cubani disperati stanno letteralmente svendendo le loro abitazioni pur di andare via, pur di emigrare.
Negli ultimi anni e, in particolare, a seguito delle misure adottate durante l'amministrazione Trump, queste restrizioni, come dicevamo, si sono aggravate. Le limitazioni alle transazioni finanziarie, agli scambi commerciali e all'accesso alle tecnologie hanno contribuito ad accentuare una situazione già complessa. Ricordiamolo che, da anni, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite approva a maggioranza schiacciante risoluzioni che chiedono la cessazione dell'embargo: una posizione condivisa dalla quasi totalità della comunità internazionale e fondata sulla convinzione che misure unilaterali di questa portata siano incompatibili con i principi del dialogo, della cooperazione e del rispetto reciproco degli Stati.
Ecco, noi pensiamo che, in un mondo oggi già segnato da guerre feroci e da genocidi, quello che sta accadendo a Cuba sia un ulteriore atto terrorista, un'ulteriore violazione del diritto internazionale.
Noi oggi, con questa interpellanza, chiediamo al Governo una posizione chiara. Chiediamo parole chiare. Chiediamo e speriamo - come diciamo, com'è scritto nella nostra interpellanza - di mettere al centro le persone, perché poi sono soprattutto le persone quelle che soffrono durante questi conflitti e sono le persone che dimentichiamo.
Crediamo che la diplomazia debba prevalere sulle logiche punitive e crediamo che l'Italia debba continuare ad essere una voce autorevole a favore della cooperazione, del diritto internazionale, quello vero, e della tutela delle popolazioni civili. Ma, soprattutto, oggi siamo qui per dire che crediamo che Cuba non possa, non voglia e non debba essere una colonia
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato Luigi Sbarra ha facoltà di rispondere.
LUIGI SBARRA,. Signor Presidente, onorevoli deputati, continuiamo a essere al fianco del popolo cubano, oggi duramente colpito da una crisi economica e sociale che assume sempre più evidenti profili umanitari.
Come ricordato in più occasioni in Parlamento, sosteniamo il diritto dei cubani a un futuro di libertà, dignità e sviluppo.
Non è più rinviabile l'avvio, da parte delle autorità dell'Avana, di un percorso credibile di riforme politiche ed economiche; un percorso che deve essere accompagnato da un rafforzamento dello Stato di diritto, nel pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. È una valutazione che trova riscontro anche in ambito europeo.
Siamo pronti ad accompagnare questo percorso pacifico di cambiamento nel quadro di un costante confronto con i nostri europei e internazionali. Il Ministro degli Affari esteri Tajani ne ha discusso con il Segretario di Stato Rubio, durante la sua ultima visita in Italia. Guardiamo con attenzione a ogni iniziativa utile a favorire un confronto serio tra Washington e L'Avana, nella convinzione che un dialogo pragmatico, pur complesso, possa contribuire a ridurre tensioni che durano da troppo tempo.
È nella stessa prospettiva che, in stretto coordinamento con l'Unione europea, continuiamo a mantenere verso Cuba un approccio fermo e al tempo stesso costruttivo: accompagniamo la vicinanza concreta alla popolazione civile con una costante sollecitazione ad aperture sul piano politico ed economico. Solo progressi reali in questa direzione potranno consentire al Paese di uscire dalla crisi profonda che sta attraversando.
I dati più recenti confermano la gravità della situazione: le difficoltà economiche, sociali ed energetiche hanno avuto un impatto molto pesante sulla popolazione, come dimostrano anche i rilevanti flussi migratori registrati negli ultimi anni. È un segnale che impone di lavorare, senza ulteriori rinvii, per creare condizioni di maggiore stabilità, fiducia e ripresa.
Anche per questo il Governo mantiene forte il proprio impegno sul terreno della cooperazione allo sviluppo. Come noto, Cuba resta un Paese prioritario per la cooperazione italiana nella regione: sono attualmente in corso 28 iniziative, per un valore complessivo di circa 45 milioni di euro, nei settori dell'agricoltura sostenibile, della sicurezza alimentare, dell'innovazione e dello sviluppo locale.
Siamo in prima linea anche nel sostegno ai progetti di cooperazione dell'Unione europea, attraverso il coinvolgimento diretto dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Tra questi ricordo il progetto “Municipi sostenibili a Cuba”, del valore di 31 milioni di euro, che sostiene percorsi di transizione agro-ecologica ed energetica a livello locale.
Il nostro impegno si inserisce nella più ampia strategia di rafforzamento delle relazioni con l'America latina e i Caraibi, area di crescente rilievo geopolitico, economico ed energetico, alla quale l'Italia è legata da rapporti storici, culturali e umani profondi.
È con questo spirito - e chiudo - che continueremo a lavorare: sostenere la popolazione cubana, accompagnare ogni possibile percorso di apertura, promuovere uno sviluppo sostenibile e concorrere, insieme ai europei e internazionali, a creare condizioni più favorevoli di stabilità e progresso.
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le responsabili e i responsabili del “Gruppo Scout Anguillara 1” di Anguillara, provincia di Roma, presenti qui a Montecitorio. Grazie di essere venuti e benvenuti .
La deputata Ascari ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario per la risposta, però non mi dichiaro soddisfatta. Il popolo cubano è messo in ginocchio da misure coercitive che colpiscono i più poveri, i più fragili, i bambini, gli ammalati. È un caso esemplare di violenza economica, della legge del più forte che incide in modo diretto e tragico sui diritti fondamentali della popolazione civile.
Allo storico vergognoso e criminale embargo economico, commerciale e finanziario, imposto dagli Stati Uniti e già condannato da decenni dalle Nazioni Unite, si è aggiunta un'ulteriore sanzionatoria, che è incompatibile con il diritto internazionale, con la tutela dei diritti umani, con il minimo senso di giustizia sociale. È la logica dell'imperialismo, che punisce chi si ribella al dominio dei più forti e all'arroganza di chi si crede padrone del mondo.
La violenza economica non è riuscita a piegare, però, l'orgoglio della popolazione cubana, ma sta causando una sofferenza umana che nessuna ragione politica può giustificare. La crisi energetica e logistica generata dalle misure restrittive ha compromesso i servizi pubblici essenziali: manca l'acqua potabile in modo regolare; manca l'energia elettrica, con continui; la raccolta dei rifiuti è gravemente ridotta, con quartieri sommersi dall'immondizia; i rifornimenti di carburante per gli aeromobili sono sospesi e rotte fondamentali vengono interrotte, isolando il Paese.
Scandaloso è l'impatto sul diritto alla salute, che dovrebbe essere un diritto umano fondamentale e universale, non un privilegio dei ricchi e dei potenti. A Cuba mancano farmaci di base e dispositivi medici, mancano e apparecchiature salvavita. Si allungano, in modo drammatico, le liste d'attesa per interventi chirurgici, anche oncologici, con oltre 100.000 persone in attesa di un'operazione che spesso significa vivere o morire. L'aumento delle temperature estive accresce il rischio di diffusione di malattie. La stagione degli uragani aumenta ulteriormente l'esposizione. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha detto, con parole chiarissime, che queste misure coercitive e il blocco petrolifero hanno raddoppiato la mortalità infantile e fatto crollare la sopravvivenza al cancro pediatrico, perché mancano le forniture mediche essenziali. È un prezzo pagato con la vita dei bambini.
Il blocco petrolifero ha colpito duramente il sistema scolastico impedendo, di fatto, il regolare svolgimento delle lezioni; il sistema universitario è stato ridotto al minimo. A ciò si aggiunge che circa 20.000 tonnellate di aiuti alimentari umanitari delle Nazioni Unite risultano bloccate - o distribuite con estrema lentezza - nei porti cubani per la mancanza di carburante. Cibo pronto, pagato, destinato ai più poveri, che non arriva ai piatti delle famiglie perché un blocco petrolifero impedisce perfino ai camion dell'ONU di muoversi. Un sistema disumano.
Poi, c'è il turismo, il polmone che teneva in vita l'economia cubana. Tra gennaio e aprile 2026, l'afflusso di turisti internazionali è crollato di oltre il 50 per cento: significa meno lavoro, meno salari, meno entrate per lo Stato sociale, meno servizi per tutti. A questo, si somma la quasi totale esclusione di Cuba dai circuiti di pagamento internazionali: un ritorno forzato al contante che paralizza il commercio, danneggia il turismo, rende ogni transazione più difficile, più insicura, più costosa per chi già non ha niente. Grandi catene alberghiere hanno chiuso, decine di strutture, lasciando a casa lavoratori e famiglie. Imprese del settore minerario ed energetico se ne sono andate, portando via investimenti e tecnologia. Gli istituti bancari hanno avviato il ritiro delle proprie operazioni per paura delle ritorsioni statunitensi. Tutto ciò ha un riflesso immediato sui diritti umani, economici e sociali della popolazione.
Non bastano, Sottosegretario, parole di circostanza. L'Italia deve assumere, in sede ONU e in sede dell'Unione europea, una posizione chiara e inequivocabile contro il mantenimento dell'embargo e contro l'inasprimento delle misure coercitive del blocco petrolifero e delle sanzioni che oggi stanno mettendo in pericolo il diritto alla vita, alla salute, all'alimentazione e all'istruzione del popolo cubano. Poi, deve tutelare le imprese italiane che hanno investito o intendono investire a Cuba o che intrattengono rapporti commerciali con l'isola. Deve farsi promotrice di un piano straordinario di cooperazione e assistenza umanitaria a Cuba.
Deve intraprendere iniziative diplomatiche vere per scongiurare ogni ulteriore ; deve tutelare la pace e la stabilità nella regione e riaffermare il principio di non ingerenza e di autodeterminazione dei popoli. Il Governo deve assumersi la propria responsabilità e smetterla di nascondersi.
Avete scelto di coprire il genocidio a Gaza, di rendervi complici dei crimini di guerra e contro l'umanità del governo terrorista israeliano. Oggi ripetete lo stesso schema con Cuba. Perché vi dico questo? Perché fate finta di non vedere che, a Gaza, si continua a morire e, a Cuba, si sta strangolando un popolo. Il silenzio è complicità. Ve lo voglio ricordare. Di fronte a un mondo, tenuto sotto scacco da un genocida che tiene al guinzaglio gli Stati Uniti e l'Unione europea, mi chiedo se c'entrino qualcosa i file Epstein, questa rete di ricatti che l'ONU ha chiamato impresa criminale globale. Se lo dovrebbe chiedere, soprattutto, il Governo italiano.
Per questo, vi chiediamo: riportate l'Italia dalla parte giusta della storia, dalla parte del diritto internazionale, dei diritti umani e della tutela delle popolazioni civili; rompete il muro dell'ipocrisia e promuovete una risposta umanitaria all'altezza della dignità del popolo cubano e della nostra Costituzione; decidete da che parte stare. Questo è fondamentale: se con i popoli o con i blocchi economici, con i diritti o con i ricatti, con i bambini che hanno bisogno di un farmaco o con chi glielo nega, perché, nonostante tutto questo, il popolo cubano non si è arreso, non si è piegato quando gli hanno tolto la luce, l'acqua, il carburante, i farmaci; non si è piegato quando hanno usato la fame come arma e lo hanno condannato all'isolamento; ha continuato a studiare nelle scuole che resistono, a curare negli ospedali che resistono, a condividere quel poco che c'è nei quartieri che resistono.
Gli imperialisti hanno tentato di bloccare tutto, ma c'è una cosa che non sono riusciti a bloccare: l'orgoglio di un popolo che non accetta di essere messo in ginocchio e che non svende la propria sovranità. Il popolo cubano sta facendo la sua parte, ogni giorno, con una dignità che commuove. Chi difende la giustizia e la libertà dei popoli non può voltarsi dall'altra parte, come non si sono voltati dall'altra parte i cittadini e le cittadine che sono scesi in piazza di fronte a un Governo che non sta facendo nulla, così come le associazioni, tra cui, in particolare, l'Associazione nazionale di amicizia Italia-Cuba, nata nel 1961, che conta migliaia di iscritti.
Chiudo dicendo - ci tengo a dirlo - che saremo sempre al fianco del popolo cubano e di chi lotta contro l'oppressore. Cuba non è sola. Ritorniamo ad esseri umani .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Bonelli ed altri n. 2-00857 .
Chiedo al deputato Angelo Bonelli se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, Presidente. Presidente, non me ne voglia se faccio questa premessa. Spero, vivamente, che il Governo, per l'ennesima volta, per questa volta mi confermi, o meglio, non confermi, l'atteggiamento che ha ogni qualvolta risponde alle interpellanze, ovvero di non rispondere mai.
Spero vivamente che il Sottosegretario Barbaro venga a dare una risposta perché, altrimenti, avremmo tranquillamente risparmiato tempo sia per il Sottosegretario, sia per i lavori di Aula. Comunque voglio essere fiducioso e vado a leggere la mia interpellanza.
Com'è noto, la Camera dei deputati ha approvato, in prima lettura, la legge delega per il ritorno del nucleare nel nostro Paese. Non intendo, certamente, affrontare, in questa sede, le questioni di ordine politico, di politica energetica, sul tema del nucleare. Noi abbiamo presentato un emendamento durante la discussione sulla legge delega sul nucleare che chiedeva espressamente che, per quanto riguardava il ritorno al nucleare, la produzione, l'applicazione e la ricerca a fini civili doveva essere esclusivamente limitata a fini civili, impedendo l'utilizzo a fini militari.
Questo emendamento è stato bocciato, su richiesta del Governo, dalla maggioranza di centrodestra. In una recente intervista al del 5 giugno 2026, il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Pichetto Fratin, alla domanda di una giornalista in cui ricordava che AVS aveva presentato questo emendamento per escludere l'uso militare del nucleare, il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Pichetto Fratin, ha risposto: “Abbiamo escluso categoricamente la diversione di materiale, impianti e tecnologie per produrre armi nucleari. Poi ci sono ricerche che possono essere collegate alla difesa, ma non in un'ottica offensiva”.
Allora, fermo restando che il Governo non ha escluso in nessuna sede quello che il Ministro afferma, perché se fosse vero quello che dice il Ministro, ovvero che ha escluso categoricamente la diversione di materiali per produrre armi nucleari, bastava votare l'emendamento di Alleanza Verdi e Sinistra, e qualunque dubbio sarebbe stato risolto.
Ma io sono qui a chiedere al Governo: quali sono queste ricerche in ambito di Difesa sul nucleare non in un'ottica offensiva? Cosa significa tutto ciò? Noi sappiamo che l'Italia, ratificando il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, il TNP, in vigore dal 5 marzo 1970, è vincolata in modo assoluto al rispetto dell'articolo 2, ovvero che ogni Stato militarmente non nucleare, che è parte del Trattato, si impegna a non ricevere, da chiunque, armi nucleari o di altri congegni esplosivi, a non fabbricare, né altrimenti acquisire, armi nucleari o altri congegni esplosivi nucleari e a non ricercare né ricevere assistenza per la fabbricazione di armi nucleari o di altri congegni esplosivi nucleari.
Però abbiamo appreso anche da un'intervista dall'amministratore delegato di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, che sempre su il 7 giugno 2026 ha dichiarato: “Sì. Studiamo il nucleare a mare da tempo. (,,,). Collaboriamo con la Marina militare nell'ambito del progetto Minerva e con attori come Ansaldo Nucleare e Newcleo”.
Ora, veda signor Sottosegretario, quello che intendo chiederle qui oggi è una questione molto semplice su cui spero non ci sia un atteggiamento assolutamente ambiguo e di non risposta da parte del Governo come purtroppo il Governo è solito fare, quando risponde alle interpellanze.
E quindi le domande sono molto chiare e nette: se il Governo risulti a conoscenza dell'esistenza di attività di ricerche su tecnologie nucleari, con applicabilità militare, condotte direttamente da Ministeri, agenzie pubbliche - ENEA, ASI, CNR - o enti della Difesa; se il Ministero della Difesa o sue articolazioni - Direzione armamenti navali, TELEDIFE, centri di ricerca interforze - abbiano in corso programmi di ricerca su reattori nucleari o tecnologie ; se esistono programmi di ricerca universitari e di centri di ricerca finanziati dallo Stato che rientrano in tale categoria; se Fincantieri, Leonardo, Ansaldo Nucleare, Newcleo e altri soggetti nell'ambito dei rapporti contrattuali o collaborazione con il Governo, stiano svolgendo attività riconducibili a quanto il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica definisce ricerche collegate alla Difesa dal punto di vista nucleare; se il Governo intende rendere noti gli elenchi di tutte le attività di ricerca su tecnologie nucleari, con l'applicabilità militare attualmente in corso; se il Governo intenda chiarire la natura, l'avanzamento, i finanziamenti e i soggetti coinvolti nel programma Minerva della Direzione armamenti navali del Ministero della Difesa e specificare il ruolo di Fincantieri, Ansaldo Nucleare e Newcleo in tale programma; se intenda chiarire in che modo le attività di ricerca collegata alla Difesa citate dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica siano compatibili con gli obblighi dell'Italia ai sensi dell'articolo 2 del Trattato di non proliferazione nucleare che, come ho detto, vieta anche la ricerca in questo ambito; se non ritenga necessario presentare alle Camere, con la massima tempestività, una relazione dettagliata su tutte le attività di ricerca nucleare con possibili applicazioni militari, compresa la valutazione di conformità con il Trattato di non proliferazione nucleare e dell'accordo di salvaguardia con AIEA.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO BARBARO,. Grazie, Presidente. Il disegno di legge delega oggetto della presente interpellanza disciplina esclusivamente il quadro normativo relativo agli impieghi civili dell'energia nucleare sostenibile e della fusione, nel rispetto degli obblighi derivanti dal diritto nazionale, europeo e internazionale.
In particolare, il programma nazionale previsto dal disegno di legge è riferito ad attività e utilizzi civili dell'energia nucleare e non è in alcun modo riferibile allo sviluppo, alla fabbricazione, all'acquisizione o all'impiego di armi nucleari.
Come segnalato dal Ministero della Difesa, l'impiego della tecnologia nucleare per finalità energetiche propulsive in ambito navale nulla ha a che fare con fattispecie correlate allo sviluppo, alla produzione o all'acquisizione di armi nucleari. Tale asserzione vale sotto il profilo tecnico, il profilo funzionale e quello giuridico, peraltro facilmente verificabile a qualunque livello di competenza.
Le attività di studio e ricerca oggetto del programma Minerva non riguardano in nessuna maniera sistemi d'arma, materiali destinati alla fabbricazione di armi, men che meno di armi nucleari o tecnologie finalizzate alla loro realizzazione. Si tratta invece di attività rivolte all'approfondimento delle possibili applicazioni in ambito navale di tecnologie nucleari avanzate per la generazione di energia e la propulsione navale.
Il programma Minerva è inserito nel Piano nazionale della ricerca militare ed è gestito dalla Direzione degli armamenti navali del Ministero della Difesa. Il progetto vede la partecipazione di Fincantieri in qualità di nonché di Cetena, Ansaldo Nucleare, Rina Services e Università degli Studi di Genova.
Il programma è attualmente in corso ed è finanziato mediante un contratto del valore complessivo di circa 4,2 milioni di euro, finalizzato allo svolgimento di attività di studio, analisi e approfondimento tecnico-scientifico.
Tali attività si svolgono nel pieno rispetto della normativa nazionale vigente, del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, dell'Accordo di salvaguardia tra l'Italia, l'Euratom e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, nonché degli ulteriori obblighi internazionali assunti dall'Italia in materia di non proliferazione nucleare.
Con specifico riferimento ai quesiti relativi ad eventuali attività di ricerca, si rappresenta che il Consiglio nazionale delle ricerche ha acquisito informazioni al riguardo dai Dipartimenti ad esso afferenti di seguito indicati: Dipartimento di scienze fisiche e tecnologie della materia; Dipartimento di ingegneria, ICT e tecnologie per l'energia e i trasporti; Dipartimento di scienze del sistema terra e tecnologie per l'ambiente e Dipartimento di scienze chimiche e tecnologia dei materiali.
In seguito a confronto con i direttori dei rispettivi istituti di ricerca, i Dipartimenti hanno accertato che non risulta un'attività di ricerca su tecnologie nucleari con applicabilità militare.
Si riporta, altresì, quanto comunicato dall'Istituto nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione che effettua la verifica delle dichiarazioni prodotte dagli operatori pubblici e privati. Tali dichiarazioni includono attività di ricerca e sviluppo sul ciclo del combustibile nucleare per uso civile, nonché attività di fabbricazione dei componenti elencati in specifico protocollo che ricomprendono, più in generale, attività o beni con potenziale duplice uso.
Tali verifiche costituiscono la base per le dichiarazioni che annualmente ISIN invia ad Euratom che, a sua volta, le trasmette ad AIEA. Sulla base delle informazioni in possesso di ISIN, nonché delle predette attività di verifica da questi svolte, non risultano progetti di ricerca e sviluppo su tecnologie nucleari per applicazioni nel campo degli armamenti militari.
In conclusione, alla luce di quanto sopra esposto, si ribadisce che l'attuazione della delega avverrà nel pieno rispetto degli obblighi assunti dall'Italia, ai sensi del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, dell'Accordo di salvaguardia con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, del Trattato Euratom e della restante normativa internazionale, europea e nazionale applicabile.
In tale quadro, resta fermo il divieto di qualsiasi diversione di materiali, impianti, tecnologie o attività verso finalità incompatibili con gli obblighi di non proliferazione assunti dal nostro Paese.
Pertanto, non sussistono neppure i presupposti necessari affinché il Governo conferisca alle Camere, tramite relazione dettagliata, in merito a presunte attività di ricerca nucleare con applicazioni militari, così come proposto dall'interpellante.
PRESIDENTE. L'onorevole Bonelli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
ANGELO BONELLI(AVS). Mi scusi, signor Sottosegretario, allora il Ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin ha fatto un'affermazione - voglio essere educato - non vera, falsa. Cioè, ha detto che l'applicazione in ambito militare sarà solo a scopo di difesa. Allora, perché c'è questa coltre di ambiguità incredibile?
Lei è venuto a darci una risposta che diverge da quella del Ministro dell'Ambiente, che ha detto che invece ci sarà un'applicazione, non a fini offensivi ma a fini difensivi.
Cosa significa tutto ciò? Significa che il sistema di propulsione delle navi militari italiane verrà cambiato attraverso l'introduzione di reattori nucleari, o c'è dell'altro? Perché non c'è una chiarezza da questo punto di vista?
Guardi, l'ambiguità con cui vi state muovendo è data dal fatto che sarebbe stato molto semplice eliminare ogni tipo di dubbio approvando l'emendamento in discussione prima dell'approvazione della legge delega sul nucleare, quando avevamo detto: perfetto, volete fare il nucleare ad uso civile, ma lo limitate all'uso civile e lo escludete per fini militari. Perché avete bocciato quell'emendamento?
Ecco, questo è il grande punto interrogativo a cui non siete in grado di dare una risposta e che oggi conferma una profonda ambiguità tra le dichiarazioni del Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Pichetto Fratin, che ha testualmente affermato in un'intervista, ma anche in altre sedi, che l'applicazione del nucleare in ambito militare sarà a uso difensivo e non offensivo.
E allora, però, lei non è venuto qui a spiegare al Parlamento che cosa si intende per uso difensivo e non offensivo. Noi ribadiamo, invece, che c'è la necessità di maggiore chiarezza.
Quindi, nel ritenermi assolutamente insoddisfatto di questa risposta, a questo punto chiederemo direttamente al Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica perché abbia fatto una dichiarazione totalmente divergente da quello che lei oggi ha letto a nome del Governo.
Ecco, insomma, ancora una volta il Governo Meloni mostra tutta l'ambiguità su un tema così delicato non solo per l'avventura folle del nucleare… del resto, anche il Ministro Pichetto Fratin, signor Sottosegretario Barbaro - visto che lei è Sottosegretario per l'Ambiente -, alcuni giorni fa ha detto che, per avere le idee chiare sul nucleare, dovremo aspettare la fine di questo decennio. Cioè, voi state aspettando, per avere le idee chiare, la fine del decennio. Dopodiché, quando vi sarete chiariti le idee, direte agli italiani che cosa fate.
Intanto gli italiani pagano un costo della bolletta energetica stratosferico, incredibilmente alto, purtroppo, perché non siete in grado di costruire una strategia energetica basata sulle rinnovabili, visto che bloccate tutto. E anche rispetto alle considerazioni, veramente totalmente false, fatte ieri in quest'Aula dalla Presidente del Consiglio Meloni circa il ruolo forte dell'Italia nell'energia rinnovabile, è esattamente l'opposto di quello che ha detto, ma siamo abituati alla propaganda di questo Governo.
Ma quello che ci preoccupa - per tornare nel merito - è che ci troviamo di fronte a una questione su cui noi, come Alleanza Verdi e Sinistra, intenderemo andare avanti, ovvero il fatto che ci avete bocciato l'emendamento che non voleva bloccare il nucleare ad uso civile, ma che diceva di limitarlo solo all'uso civile e non militare.
Ecco, di questo noi chiederemo conto - ripeto - al Ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin, perché la sua affermazione in un'intervista - e non solo in un'intervista - è totalmente divergente da quello che lei adesso ha letto in Aula.
PRESIDENTE. Passiamo all'ultima interpellanza, dopo la quale chiederò al Sottosegretario se intenda poi intervenire.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Santillo ed altri n. 2-00813 .
Chiedo alla deputata Orrico se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmataria o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, membri del Governo, ci siamo, ecco la resa dei conti su un progetto che da cinquant'anni è un'illusione venduta ai calabresi e ai siciliani come volano di sviluppo, riscatto sociale e panacea di tutti i mali: il ponte sullo Stretto di Messina.
Ma andiamo con ordine. L'idea del ponte nasce negli anni Settanta, i Governi Berlusconi la riesumano e nel 2003 viene fatta la prima gara d'appalto.
Seguono la prima e la seconda posa della prima pietra. Nel 2013 il Governo Monti decide di sospendere questo progetto, perché viene definito insostenibile sul piano economico e finanziario. Nel 2023 Salvini decide di resuscitare un progetto vecchio di quarant'anni e di farne lo strumento principale di propaganda di questo Governo. Immediatamente che cosa si fa? Viene resuscitata la società Stretto di Messina Spa, con una spesa di circa 300 milioni per pagare gli stipendi di dirigenti e funzionari e 7 milioni per la comunicazione destinata alla realizzazione, appunto, di un'opera considerata all'avanguardia, almeno nell'immaginario del Ministro Salvini. Eh sì, perché ad oggi onestamente il progetto del ponte sullo Stretto di Messina non esiste, tant'è che il Governo ha deciso di spacchettarlo, perché ancora non si è riuscito a quantificare il costo totale di quest'opera infrastrutturale, che sembrerebbe aggirarsi intorno ai 14 miliardi.
Arrivano, però, anche le criticità, i rilievi del comitato scientifico istituito proprio dal Governo Meloni, con circa 68 osservazioni che evidenziano un progetto lacunoso sugli effetti che terremoti e maremoti potrebbero avere su quest'opera infrastrutturale. Ma emerge anche la lacunosità sul tema della valutazione di impatto ambientale e anche sugli effetti sugli ecosistemi marini.
Arrivano anche i rilievi di ANAC e Corte dei conti, che hanno ribadito la necessità, se non l'obbligatorietà, di procedere con una nuova gara pubblica, poiché i costi dell'opera superano il 50 per cento del valore originariamente messo a bando e assegnato alla concessionaria , che sembra essere, insieme alla società Stretto di Messina Spa, l'unico soggetto a guadagnare da quest'opera, di cui ancora non si vede traccia.
Ci sarebbe poi anche il capitolo sugli appetiti della su un'opera faraonica che impiegherà certamente ingenti risorse pubbliche. Questo non significa che, per paura della in Calabria e della mafia in Sicilia, non si debbano realizzare opere importanti, soprattutto se infrastrutturali. Ma, se penso ad alcune opere ancora incompiute nella mia regione, come, ad esempio, l'infinita autostrada Salerno-Reggio Calabria, che ancora non è del tutto ammodernata, perché ci sono tratti sottoposti a sequestro per infiltrazioni della criminalità organizzata; se penso, ad esempio, alla Trasversale delle Serre, una delle tante strade che avrebbero dovuto collegare la fascia tirrenica con quella ionica, anche questa un'eterna incompiuta; se penso alla della criminalità organizzata sulla realizzazione del porto di Gioia Tauro e dell'area industriale che ne doveva seguire e che, di fatto, non c'è e non è mai stata realizzata, e al fatto che sul porto di Gioia Tauro ancora oggi campeggia sul promontorio la villa dei Piromalli… ecco, cercherei di fare attenzione che tutto venga fatto realmente con trasparenza e nel massimo rispetto delle leggi e delle procedure vigenti.
Questo anche se il presidente della nostra regione non parla mai della piaga della , perché dobbiamo rivenderci l'immagine di una regione straordinaria dove tutto è fintamente bello, ma la realtà è che la c'è. E la come la sconfiggi, come la contrasti? La contrasti con gli investimenti sulla cultura, sull'istruzione, valorizzando il lavoro e l'imprenditoria, quella sana, quella locale, che ha bisogno di istituzioni vicine, che ha bisogno di strade, che ha bisogno di una viabilità sicura, che ha bisogno del trasporto veloce ferroviario e non di opere di altissima ingegneria, rispetto a cui arriveranno le multinazionali straniere, che sono già arrivate, prenderanno tutto e non lasceranno niente.
A tutto questo si aggiungono i fondi di sviluppo e coesione che Calabria e Sicilia hanno perso, circa 2 miliardi, messi a disposizione della realizzazione di questo progetto. Fondi, quelli sì, destinati non solo all'edilizia scolastica e sanitaria, ma anche alle strade, quelle che mancano tanto in Calabria quanto in Sicilia.
E poi c'è la devastazione delle comunità delle due principali città interessate, o che sarebbero interessate da quest'opera: Villa San Giovanni e Messina, dove i cittadini vivono in un limbo, in attesa degli espropri o della posa della prima pietra che, per fortuna, ancora non è arrivata.
Le comunità di queste due città sono psicologicamente devastate. Le progettualità dei comuni sono ferme. Ad esempio, a Villa San Giovanni l'amministrazione comunale non sa se deve considerare nel PSC la variante del Ponte sullo Stretto oppure no.
Allora, di quale sviluppo vogliamo parlare? Vogliamo parlare dello sviluppo che davvero metta calabresi e siciliani nella condizione di avere le stesse opportunità di crescita di tutti gli altri cittadini delle regioni italiane oppure vogliamo parlare dello sviluppo delle tasche sempre dei soliti noti?
Perché poi arriva anche la ciliegina sulla torta: l'indagine che la procura di Roma ha aperto. Oggi si legge anche sui giornali di un nuovo filone di indagine che sta aprendo la procura di Catanzaro sull'ipotesi di corruzione nei confronti della Corte dei conti per influenzare la valutazione sul progetto del Ponte sullo Stretto. Tra gli indagati c'è anche l'ex commissario della Lega in Calabria, uomo di Salvini, fino a qualche mese fa dentro il cda della Stretto di Messina Spa, a dimostrazione che la competenza a certe latitudini conta zero rispetto all'appartenenza politica e che probabilmente da parte di alcuni c'è anche una capacità di arraffare tutto a dispetto del bene comune, nonostante si voglia apparire come santi mandati a rieducare i propri cittadini terroni.
Dunque, quello che chiediamo al Governo è cosa intenda fare dopo tutti questi rilievi critici e la dimostrazione ormai scientifica che questo progetto è solo fumo negli occhi degli italiani, in particolare di chi vive sulla propria pelle, ormai da decenni, profonde diseguaglianze sociali ed economiche tanto da non accorgersi più che avete tolto loro anche la speranza.
Allora, Presidente, noi vorremmo che il Governo facesse luce e desse agli italiani una risposta chiara sui costi di questo progetto, sull'esistenza o meno di questo progetto e sulle sue caratteristiche, ma soprattutto come si intendono rispettare le procedure fissate dalle normative europee e nazionali. Insomma, tutta la verità, nient'altro che la verità .
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO BARBARO,. Grazie, Presidente. In relazione alle osservazioni formulate dagli interroganti, è opportuno ricondurre il dibattito dentro un quadro di chiarezza normativa e fattuale. In premessa si ricorda che con il decreto-legge n. 32 del 2026 il Governo è intervenuto per disciplinare in modo chiaro e univoco la prosecuzione dell'iter realizzativo del Ponte sullo Stretto di Messina, definendo puntualmente la scansione temporale dei relativi atti: l'accordo di programma, l'atto aggiuntivo alla convenzione di concessione contenente il Piano economico-finanziario e la delibera approvativa del CIPESS.
Con l'intervento normativo il Governo ha inteso conformarsi integralmente ai rilievi formulati dalla Corte dei conti in sede di esame della delibera CIPESS di approvazione del progetto definitivo e del decreto ministeriale di approvazione degli atti aggiuntivi alla convenzione di concessione. Tali modifiche normative contribuiscono a delineare un quadro procedurale certo, trasparente e coerente con le indicazioni della magistratura contabile, eliminando ogni possibile incertezza sui passaggi amministrativi necessari alla realizzazione dell'opera. Tale intervento conferma la volontà del Governo di procedere con il massimo rigore istituzionale e giuridico alla realizzazione di una infrastruttura strategica per l'intero Paese.
Con riferimento agli aspetti contrattuali e procedurali, si ribadisce che la soluzione fatta propria dal legislatore fin dal decreto-legge n. 35 del 2023, che non contempla l'indizione di una nuova procedura di gara, è stata delineata nel pieno rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento europeo.
Il percorso seguito è, infatti, improntato alla continuità amministrativa, alla valorizzazione degli atti già validamente adottati, al perseguimento dell'interesse pubblico e alla tempestiva realizzazione dell'infrastruttura in coerenza con quanto previsto dalla normativa euro-nazionale.
Con riferimento al secondo quesito posto dall'onorevole interpellante, relativo al rispetto dell'articolo 72 della direttiva europea n. 18 del 2004, si ribadisce che tale disposizione è esplicitamente richiamata dal decreto-legge n. 35 del 2023 e che il rispetto di tale parametro non risulta contraddetto dai dati.
In via preliminare, va chiarito che il valore dell'investimento totale dell'opera - corrispondente a 13,5 miliardi di euro - non va confuso con il corrispettivo del contraente generale, pari a 10,5 miliardi, che è il parametro rilevante ai fini della verifica del rispetto dell'articolo 72.
Nel merito, l'incremento del corrispettivo del contraente generale, cui fa riferimento l'interpellanza, è riconducibile quasi esclusivamente all'applicazione di clausole di indicizzazione previste contrattualmente, che lo stesso ordinamento europeo qualifica come “neutre”. Le motivazioni di tali modifiche del prezzo sono, infatti, legate alla variazione di costo dei materiali di costruzione, delle lavorazioni e dei fattori produttivi a causa del trascorrere del tempo. Analogamente a quanto registrato su tutte le altre opere pubbliche, si tratta di indici che, specialmente a causa dello straordinario aumento del costo dei materiali registrato nel periodo 2020-2023, possono incidere in maniera significativa sul costo dell'opera.
È importante chiarire che tale aumento non è imputabile a varianti per nuovi lavori che, in quanto tali, avrebbero rilevanza ai fini della direttiva. Inoltre, va anche sottolineato che la direttiva europea considera ogni singola modifica contrattuale come a sé stante. Nel caso specifico, le uniche varianti riconducibili a lavori riguardano l'introduzione, nel progetto definitivo del 2011, di tre nuove stazioni nella tratta ferroviaria metropolitana tra Reggio Calabria e Messina. Si tratta, pertanto, di modifiche antecedenti all'entrata in vigore della direttiva appalti del 2014 e in ogni caso non rilevanti ai fini della valutazione di conformità all'ordinamento europeo dell'ultima modifica contrattuale dello scorso anno.
Ne deriva, a differenza di quanto affermato dagli interpellanti, che non vi è alcuna “scissione temporale” tra il momento della modifica della clausola di aggiornamento dei prezzi e quello della successiva contrattualizzazione delle varianti di adeguamento progettuale: l'adeguamento dei prezzi applicato al contratto con il contraente generale si limita a garantire il principio dell'equilibrio contrattuale mediante un aggiornamento del costo dei materiali e delle lavorazioni ai prezziari aggiornati.
Tale adeguamento, tuttavia, non incide in alcun modo sull'oggetto del contratto e sulle prestazioni del contraente generale. La relazione del progettista, richiesta dall'articolo 3 del decreto-legge n. 35 del 2023, assolve a una funzione del tutto diversa: quella di adeguare i materiali, gli standard tecnici e le norme di sicurezza all'attuale quadro giuridico-regolamentare. Non si tratta, quindi, di varianti, ma di meri adeguamenti tecnici connessi all'evoluzione delle tecniche costruttive.
In merito al piano economico-finanziario, l'attuale configurazione prevede un finanziamento integralmente pubblico, fermo restando che la legge di bilancio 2024 apre alla possibilità che, fino all'entrata in esercizio dell'opera, siano individuate, anche attraverso il mercato, risorse volte a ridurre l'ammontare del contributo pubblico. Si tratta di una possibilità che potrà essere vagliata nel prosieguo dell'iter e che in quanto tale non risulta a priori illegittima.
Per quanto riguarda il tema del contenzioso, si evidenzia che nell'agosto 2025 la società Stretto di Messina ha sottoscritto gli atti aggiuntivi ai contratti con il contraente generale e gli altri affidatari. In coerenza con quanto previsto dal decreto-legge n. 35 del 2023, tali atti producono effetti solo al verificarsi di specifiche condizioni, tra cui la rinuncia ai contenziosi in essere o la restituzione degli indennizzi già percepiti, in piena coerenza con il dettato normativo.
Relativamente ai costi del personale, si precisa che le risorse umane impiegate provengono in larga parte dal gruppo Ferrovie dello Stato, in particolare da ANAS e RFI, mantenendo i trattamenti economici di origine. La complessità e l'eccezionalità dell'opera richiedono, infatti, competenze altamente qualificate in ambito tecnico, giuridico e finanziario.
In merito alle interlocuzioni con le istituzioni europee, si evidenzia come, sin dalle fasi iniziali del riavvio del progetto, sia stato attivato un confronto strutturato e continuativo con la Commissione europea. Tale dialogo sta proseguendo in maniera costruttiva, in uno spirito di massima collaborazione, sia sui profili ambientali, sia sugli aspetti legati alla disciplina degli appalti pubblici.
Il Ministero delle Infrastrutture ha trasmesso alle competenti Direzioni della Commissione europea gli elementi informativi e documentali richiesti nell'ultima riunione tenutasi a Bruxelles lo scorso dicembre. Le interlocuzioni proseguono dunque in maniera costante e costruttiva, all'insegna della massima trasparenza, nella consapevolezza condivisa del valore strategico dell'opera. Il ponte sullo Stretto, infatti, non rappresenta un intervento isolato, ma si inserisce in una più ampia visione di sviluppo infrastrutturale del Paese e viene ritenuto prioritario dalle stesse istituzioni europee nella prospettiva del completamento della rete TEN-T.
Per quanto concerne il potenziamento e l'efficientamento del collegamento dinamico tra Messina e Reggio Calabria, occorre evidenziare che il Governo ha già avviato e programmato un ampio insieme di interventi finalizzati a rafforzare l'efficienza del sistema portuale dello Stretto.
Nel complesso, nell'area sono previsti o in corso 50 interventi per un valore superiore a 1,1 miliardi di euro, con una copertura finanziaria del MIT pari a oltre il 78 per cento. Si tratta di opere che mirano ad aumentare la capacità infrastrutturale, migliorare la resilienza operativa e rendere più efficienti i collegamenti marittimi tra le due sponde.
A Messina gli interventi riguardano la riorganizzazione degli approdi per traghetti e mezzi veloci, il recupero di aree portuali oggi sottoutilizzate e l'introduzione di sistemi avanzati di digitalizzazione per una gestione più efficace dei flussi logistici.
Analogamente, a Reggio Calabria sono previsti interventi di adeguamento delle banchine, potenziamento degli accosti per gli aliscafi, realizzazione di un nuovo passeggeri e riqualificazione delle aree portuali, con l'obiettivo di migliorare i servizi e rafforzare l'integrazione tra porto, città e attività economiche.
Tali investimenti consentiranno certamente di migliorare la qualità e l'efficienza del collegamento dinamico nello Stretto. Tuttavia, permangono limiti strutturali che difficilmente possono essere superati attraverso il solo trasporto marittimo. In particolare, per il traffico ferroviario, i tempi di attraversamento restano condizionati dalle operazioni di imbarco, sbarco e manovra, nonché dalla necessaria sincronizzazione con le tracce ferroviarie, rendendo impossibile raggiungere livelli di prestazione comparabili a quelli garantiti da un collegamento stabile. A ciò si aggiunge il progressivo trasferimento del traffico gommato verso il porto di Tremestieri, necessario per alleggerire la pressione sul tessuto urbano di Messina, ma destinato a incidere sui tempi complessivi di attraversamento.
La realizzazione del ponte sullo Stretto consentirebbe invece di superare tali criticità, assicurando continuità, regolarità e maggiore accessibilità ai collegamenti tra Sicilia e continente. Inoltre, le analisi disponibili evidenziano come il collegamento stabile possa favorire un significativo trasferimento modale verso il trasporto ferroviario, con importanti benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni climalteranti.
Alla luce di tali considerazioni, il Governo conferma il proprio impegno a portare avanti il progetto del ponte sullo Stretto, considerandolo non come un'opera isolata, ma come parte integrante di una più ampia strategia di sviluppo infrastrutturale, modernizzazione del sistema dei trasporti e rafforzamento della competitività del Mezzogiorno e dell'intero Paese.
PRESIDENTE. L'onorevole Santillo ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Grazie, Presidente. Io sono soddisfatto dell'opera a cui si è prestato il Sottosegretario Barbaro e, secondo me, nemmeno lui ci crede a quello che ha letto. Vorrei chiedergli se veramente crede a quello che ha letto: un mondo fantastico, dove per il ponte c'è chiarezza normativa e fattuale, quadro procedurale certo, trasparenza e interesse pubblico. Talmente sono certi la trasparenza e il quadro, che abbiamo già posato la prima pietra, stiamo gettando le fondamenta per il primo pilone, gli espropri sono finiti, siamo nei tempi per realizzare il ponte entro il 2033, con gli operai - un miliardo di persone, secondo Salvini - che saranno interessati per far realizzare i lavori del ponte. Addirittura, nella risposta, il Sottosegretario Barbaro, che ringrazio ancora, mi parla per le opere di 3,5 miliardi di spesa, spesa che sarebbe esplosa perché sono esplosi i prezzi dei materiali.
Sottosegretario Barbaro, siamo arrivati a una previsione di spesa di 13,5 miliardi lordi, che non possono essere giustificati solo con le clausole neutre che l'Europa prevederebbe per il contraente generale. Lei non ha risposto alla domanda: quanto costa l'opera rispetto all'origine? Se all'origine un'opera costa 3,5 miliardi, il Governo può evitare il nuovo bando di gara fino al 50 per cento in più di 3,5 miliardi, che è 1,75 miliardo: quindi, fino a 5,25 miliardi. Quanto costa quest'opera? Lei sa perché non l'ha potuto leggere lì dentro? Perché voi, caro Sottosegretario - ma mi vorrei rivolgere veramente al Governo e con Governo intendo il Ministro principale - non avete un progetto. Gliel'ha detto la mia collega: il progetto non c'è, perché voi state basando queste analisi su un progetto di massima del 1997, che avete sottoposto al Consiglio superiore dei lavori pubblici per avere delle osservazioni, che vi ha dato un parere favorevole, ma con talmente tante osservazioni da farsi. Sottosegretario, ma noi stiamo parlando di 30 anni fa, di 30 anni fa. Poi sono state fatte una serie di relazioni integrative e non si è visto più un progetto fino a quando non siete arrivati voi.
Lei l'ha citato il 2023: nel 2023 voi avete emanato il decreto-legge Ponte e del ponte non si è vista nemmeno una prima matita. Nel 2023 voi avete pensato di poter superare la gara d'appalto. Non è così, ve lo sta spiegando l'Autorità nazionale anticorruzione da un sacco di tempo: quella gara voi dovete farla per forza se volete realizzare quel tipo di ponte. Per di più c'è un'altra notizia: voi pensate di poter fare a meno del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici aggiornato.
Allora, ve lo dico io dov'è il problema: che non potete per legge far diventare un progetto definitivo, quando un progetto definitivo non c'è. Voi non avete mai fatto vedere uno scenario delle varie alternative possibili, dove le varie alternative possono essere: “non si fa niente” oppure “si potenzia il collegamento dinamico” oppure “bisogna fare il collegamento stabile”. Va bene, opzione A, ponte sullo Stretto: a quante campate? Una? Tre? Cinque? Sette? Oppure ponte galleggiante sott'acqua, oppure il tunnel, c'è anche il tunnel. Cioè, queste scelte dove stanno? Dov'è che noi possiamo vedere le alternative e poter dire che, dal punto di vista economico, ambientale e sociale la migliore alternativa è un ponte con un'unica campata, su cui vi state letteralmente affossando?
E, quindi - prego il Sottosegretario di porre attenzione a quanto gli chiedo -, visto che il progetto non c'è, ci spiegate come fate a dire che il costo complessivo è di 13,5 miliardi? Da dove esce fuori questa cifra? In più, le dico - a fronte dei 3,5 miliardi che ha citato lei prima - che nel Documento di economia e finanza del 2011 è riportato il costo stimato di 6,1 miliardi. Veramente sembra di giocare quasi a tombola qua, cioè sono numeri a caso: numeri a caso sui costi, numeri a caso sui lavoratori, numeri a caso sull'inizio dei lavori, sul calendario salviniano. Io le ricordo che l'ultima volta che ha detto che iniziavano i lavori doveva essere questa primavera; siamo in estate.
Allora, io mi rendo conto che ci troviamo davanti a un Ministro che sta fallendo su tutto, il Ministro Salvini fallisce su tutto: ha fallito sul ponte sullo Stretto, il ponte non vedrà nemmeno il nastro isolante per non far entrare le persone all'interno dell'area potenzialmente interessata; ha fallito sulle infrastrutture della Milano-Cortina, con riferimento alla quale, ancora oggi, ascoltiamo di indagati anche in quell'ambito lì; ha fallito perché non ha messo un euro sul trasporto pubblico locale. Il Ministro Salvini ha fallito perché ha fatto diventare il ritardo, il disagio, la lingua, anzi la parola più usata dai pendolari d'Italia per i ritardi dei nostri treni. Siamo costantemente in ritardo .
Poi, vado avanti ancora, non è riuscito nemmeno a trovare una soluzione, in un altro suo elettorale, tra taxi e NCC. Ed è di ieri l'ultima notizia - perché pensava di aver superato il problemuccio politico del ponte sullo Stretto e ha buttato le basi per parlare di Piano casa -, che le regioni hanno detto che il Piano casa è fallace. Cioè, un re Mida al contrario: qualsiasi cosa tocca diventa pietra inerte. È una cosa veramente incredibile questa di Salvini. Ma la cosa più drammatica è che il Governo intero, la stessa nostra Presidente del Consiglio, lo sta coprendo; forse gli ha dato un giocattolino per dire: vabbè, divertiti là, così fai meno danno da qualche altra parte.
Caro Sottosegretario, lei ha detto che c'è certezza normativa e che il ponte s'ha da fare, ma non ha spiegato come si fa a superare il problema ambientale, per esempio, della faglia sismica attiva; non ci ha spiegato come mai la Corte dei conti vi ha bocciato, non vi ha dato la legittimità alla delibera del CIPESS. Voi avete sottoposto il progetto definitivo all'approvazione di un organismo finanziario, il CIPESS, che è un Comitato interministeriale per la programmazione economica, non è un organismo tecnico. Perché avete paura del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici? Perché lei, a casa sua, se deve fare una sopraelevazione o comprare un pezzo di terra e farsi una casa, deve per legge acquisire l'autorizzazione strutturale da parte del Genio civile e, invece, voi, per fare un ponte, non volete il parere tecnico?
E le dico un'altra cosa: il ponte ferroviario oggi più lungo al mondo sa quanto è lungo? Lo sa? Il Governo forse non lo sa. È il Terzo ponte sul Bosforo: 1.400 metri; voi volete realizzare un ponte di 3.300 metri, è il 135 per cento più lungo - è quasi due volte e mezzo più lungo -, senza che ci sia stata un'innovazione tecnologica, senza che ci sia stato un materiale inventato, uno sviluppo di altre idee, meccanismi e macchine. Nessuno può realizzare un ponte così, se non con la certezza che fallisce. E sa come glielo dimostro? Quando il veicolo più veloce del mondo ha toccato la velocità di 140 chilometri orari, il veicolo successivo non ha raggiunto 330 chilometri orari, avrà raggiunto 150, 155, 160 chilometri orari; o quando l'uomo ha realizzato il grattacielo, l'edificio più alto al mondo ed è arrivato a 140 metri, l'edificio successivo più alto non era due volte e mezzo più alto, ma sarà stato 10-20 metri più alto. E questa cosa che le dico è certa, sa perché? Perché, quando all'inizio del 1900 si costruivano i ponti, i ponti si costruivano con i mattoni - in pietra si costruivano -, ed erano lunghi massimo 20-30 metri. Questa era l'arcata di una campata. Poi, però, le campate si sono allungate. Sa perché? Perché è stato scoperto l'acciaio, c'è stata la scoperta di un altro materiale. Qui non abbiamo scoperto niente. Per questo motivo voi non potete andare avanti: perché il progetto non c'è e voi non proponete le diverse soluzioni. Perché, se ci fosse un progetto esecutivo, ci direbbe quali tipi di materiali usate; ci direbbe come lo realizzate, da dove partite e dove arrivate. Invece, non avete niente: mera propaganda.
Adesso le indagini stanno facendo il loro prosieguo. Ieri abbiamo detto chiaro e tondo, in questi giorni, che ormai il ponte è diventato come Salvini che gioca con un pallone ma rompe i vetri, e abbiamo detto a mamma Meloni di venirsi a prendere un attimo quel pallone. Oggi le ribadiamo - e lo può dire a Salvini - che se non viene mamma Meloni, ci sarà il MoVimento 5 Stelle, ci sarà l'opposizione di questo Paese o la magistratura a bucarglielo quel pallone, così la smette di fare danni .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
Mi sembra che nessun altro abbia alzato la mano e che voglia parlare. No, va bene.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Mercoledì, in Aula, Fratelli d'Italia ha continuato la campagna di fango contro di me. Le accuse che mi rivolgono sono infamanti, prive di fondamento, però hanno uno scopo. E qual è questo scopo? Distogliere l'attenzione da ciò che siete voi: complici, complici del genocidio a Gaza. Perché, grazie ai vostri silenzi, avete coperto un genocidio e avete lasciato a un criminale di guerra e contro l'umanità le mani libere per sterminare decine di migliaia di esseri umani, soprattutto bambini, quegli stessi bambini che vengono accolti in Italia e che sono stati massacrati da quelle bombe, che sono state fornite anche dall'Italia, essendo l'Italia - il Governo italiano - il terzo fornitore di armi a Israele. Dovreste vergognarvi.
Eh sì, dal 2018 io ho partecipato a missioni umanitarie in Libano, in Siria, in Giordania e in Cisgiordania e ho distribuito aiuti alimentari e medicinali. E, invece, voi dove eravate? Eravate nelle vostre stanze, indifferenti rispetto a quello che facevano i vostri amici che, da ultimo, hanno definito l'Italia “il Paese delle ciabatte”. Questo è il livello a cui ci avete portati. Ecco, io vi ribadisco, ancora una volta, che le missioni non le rinnego, le rifarei tutte e vi invito a fare una riflessione: dovreste cominciare a farne qualcuna anche voi di missione in Palestina per comprendere cosa significhi restare umani.
E, poi, vi do delle notizie: la solidarietà non è un reato, non è un crimine e non è un pericolo pubblico, e portare aiuti ai civili non è terrorismo. Voi, forse, non capite bene la differenza, non vi è tanto chiara. E per questo vi consiglio caldamente di partecipare a qualche missione in Palestina, così vi rendereste conto chi sono i veri terroristi di fronte a chi ha sterminato oltre 80.000 esseri umani, di fronte a chi ha arrestato e torturato nostri connazionali, di fronte a chi, ogni giorno, calpesta il diritto internazionale, la giustizia e l'umanità. E infine, magari, chiedetevi, guardandovi davanti a uno specchio, chi sono stati i complici di tutto questo orrore e li avrete davanti a voi. Ritornate ad essere umani, fate ancora in tempo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo a nome del gruppo del Partito Democratico per chiedere al Governo di rispondere; per sollecitare una risposta urgente a una nostra interrogazione, addirittura del 9 dicembre 2025, presentata insieme all'onorevole Barbagallo, alla luce dell'inchiesta del quotidiano sull'acquisto della casa del Ministro Salvini. Vedete, avevamo presentato un'interrogazione molto chiara sui possibili conflitti di interesse; sui ruoli di figure a lui legate che sono direttamente coinvolte in incarichi di partito, nella guida di importanti società pubbliche, nella cura di affari privati del Ministro.
Abbiamo fatto una domanda semplice. Abbiamo chiesto: chi paga le prestazioni e con quali risorse? Lo abbiamo fatto perché, a differenza del Ministro Salvini, siamo garantisti.
Osate solo immaginare cosa avrebbe fatto il Ministro Salvini, in questo momento, di fronte a un Ministero travolto dalle inchieste, dal Ponte alle Olimpiadi… quale sarebbe l'immagine della sua azione politica. La nostra è un'azione politica diversa. Noi rispettiamo il lavoro della magistratura: sarà la giustizia ad accertare le responsabilità giudiziarie, ma poniamo un tema di responsabilità politica e chiediamo veramente che ci sia rispetto nei confronti del Parlamento.
Se viene chiesta trasparenza su alcune scelte che riguardano soldi pubblici e viene chiesta, ai sensi del nostro Regolamento, nel mese di dicembre, non è possibile e accettabile che ancora a distanza di sei mesi non ci sia una risposta.
Sollecitiamo una risposta ai sensi dell'articolo 134, commi 1 e 2. Chiediamo che avvenga nella prima seduta disponibile e continueremo a pretendere trasparenza su questo apparente coacervo di interessi, pubblici e privati, che coinvolge e avvolge l'azione del Ministro Salvini, perché noi pretendiamo che si faccia chiarezza .
PRESIDENTE. Sono così terminati gli interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1885 - Conversione in legge del decreto-legge 24 aprile 2026, n. 55, recante disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti (Approvato dal Senato). (C. 2947)
: URZÌ.
2.
3.



















