PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, legge il processo verbale della seduta del 12 maggio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 77, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della relazione delle Commissioni riunite III (Affari esteri e comunitari) e IV (Difesa) sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2026, adottata il 14 maggio 2026 (anno 2026) (Doc. XXV, n. 4) e sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita all'anno 2025, anche al fine della relativa proroga per l'anno 2026 (Doc. XXVI, n. 4) (Doc. XVI, n. 5).
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
Ricordo che le eventuali risoluzioni devono essere presentate entro le ore 15 e, comunque, entro il termine della discussione, ove quest'ultima si concluda precedentemente.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare la relatrice per la Commissione difesa, deputata Paola Maria Chiesa.
PAOLA MARIA CHIESA, Signor Presidente, Vice Ministro Cirielli, onorevoli colleghi, le Commissioni affari esteri e difesa hanno svolto un ampio lavoro di riflessione sui contenuti dei provvedimenti in esame, nel corso del quale, oltre alle posizioni dell'Esecutivo esposte nelle comunicazioni rese dai Ministri competenti davanti alle Commissioni riunite affari esteri e difesa dei due rami del Parlamento, sono stati acquisiti importanti elementi conoscitivi in occasione delle audizioni del Capo di Stato Maggiore della Difesa e del comandante del Comando operativo di vertice interforze, del direttore generale della Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, nonché di rappresentanti di organizzazioni non governative impegnate nelle attività di cooperazione allo sviluppo, tutela e promozione dei diritti umani.
Con riferimento al Mediterraneo, le missioni mirano in particolare a contribuire alla stabilizzazione dei Paesi che si affacciano sulle sponde Sud ed Est, abbinando la componente civile e militare.
Rispetto alla situazione dell'Iran, l'Italia intende sostenere tutte le iniziative volte a favorire il dialogo, nella convinzione che solo attraverso un confronto costruttivo sia possibile contenere le tensioni e concorrere alla stabilizzazione del Medio Oriente.
Sempre nel contesto del Mediterraneo allargato, la stabilizzazione del Libano, tramite il sostegno alle forze armate e di sicurezza, resta prioritaria per l'azione italiana, anche alla luce del termine della missione UNIFIL, previsto per il 31 dicembre 2026.
L'Italia, inoltre, intende cooperare per la stabilizzazione della Tunisia nel quadro del partenariato strategico istituito dal d'intesa tra Unione europea e Tunisia, firmato a luglio del 2023, e sostiene l'azione del Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite e della Missione UNSMIL in Libia, finalizzata a rilanciare un dialogo intralibico sulla base della presentata ad agosto 2025.
Passando ai Balcani occidentali e all'Europa orientale, l'azione italiana si colloca in un contesto che è fortemente influenzato dalla guerra in Ucraina e che è segnato dallo stallo dei negoziati tra Serbia e Kosovo e da persistenti criticità nella stabilizzazione della Bosnia ed Erzegovina. Il completamento del percorso di adesione all'Unione europea rimane l'obiettivo prioritario della diplomazia italiana, così come il percorso verso una pace giusta e duratura, che ponga fine alla guerra di aggressione russa all'Ucraina e ponga le basi per la ricostruzione della Nazione.
Per quanto attiene all'Africa, si intende affrontare le cause profonde dell'instabilità, che sono legate anche alla crisi climatica e all'azione di nuovi attori: Russia, Turchia, Paesi del Golfo e Cina, con un approccio comprensivo che tenga conto della prospettiva africana, seguendo le linee guida del Piano Mattei per l'Africa.
Ricordo infine che, per gli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, le risorse programmate per il 2026 ammontano ad oltre 354 milioni di euro, in lieve diminuzione rispetto al fabbisogno del 2025, fissato a circa 363 milioni di euro.
Venendo al dispositivo dei documenti in esame, con la deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali, adottata il 14 maggio 2026, il Governo intende avviare, per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026, tre nuove missioni internazionali. In particolare, si tratta dell'impiego di un dispositivo militare - incluso il personale del Corpo militare volontario e del Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa - in Iraq e nel Medio Oriente e nell'area del Corno d'Africa, nonché la partecipazione di personale della Guardia di finanza alla missione in Tunisia per la consulenza, assistenza, supporto tecnico, addestramento a favore della Guardia nazionale marittima.
Con riferimento alla prima missione, la scheda n. 4-2026 chiarisce che il dispiegamento operativo del dispositivo di militari in Iraq e nel Medio Oriente è un'iniziativa tesa a contribuire alla realizzazione di un ambiente sicuro e alla stabilità regionale. La missione bilaterale si configura quale strumento con cui l'Italia possa continuare la proficua collaborazione con l'Iraq a tutela degli interessi nazionali; la missione ha il compito di attuare il Piano di cooperazione bilaterale e, in particolare, ha il compito di supportare le forze di sicurezza irachene per consolidarne la capacità operativa e di svolgere attività di cooperazione civile e umanitaria.
Con riferimento alla scheda n. 8-/2026, si prevede il dispiegamento operativo del dispositivo nazionale nell'area del Corno d'Africa, al fine di condurre attività di assistenza, supporto, addestramento e cooperazione con i Paesi dell'area, sia nell'ambito di iniziative basate su accordi di tipo bilaterale, che istituite sotto l'egida di organizzazioni internazionali, al fine di favorire il ruolo e la percezione dell'Italia quale affidabile, mantenere consapevolezza situazionale nell'area e prevenire possibili situazioni di crisi. Per raggiungere tale scopo si prevede la possibilità di istituire un areale per il a supporto dei Piani di sviluppo capacitivo in Africa orientale, enucleando su base di opportunità assetti per l'esecuzione di attività di cooperazione.
Quanto alla missione prevista dalla scheda n. 22-2026, si prevede la partecipazione di personale della Guardia di finanza alla missione in Tunisia per consulenza, assistenza, supporto tecnico-logistico e addestramento a favore del personale della Guardia nazionale marittima-tunisina. Si prevede che la missione si svolga attraverso la costituzione di un nucleo di supporto, con sede a Tunisi e a Sfax, e il mantenimento in efficienza delle unità navali, cedute dall'Italia, anche nell'ambito di progettualità europee e l'addestramento degli equipaggi del naviglio tunisino.
Con riferimento alle missioni e alle operazioni per le quali il Governo chiede la proroga per il periodo 1° gennaio 2026 - 31 dicembre 2026, partendo dal continente europeo, evidenzio che i nostri militari continueranno a essere presenti nei Balcani occidentali con la missione NATO denominata , volta a dare attuazione agli accordi sul cessate il fuoco, nonché a fornire assistenza umanitaria e supporto per il ristabilimento delle istituzioni civili e la cui consistenza massima del contingente è incrementata rispetto allo scorso anno ed è pari a 1.597 unità. L'operazione EUFOR Althea, che si colloca nell'ambito dell'Unione europea, ha il mandato di contribuire al mantenimento delle condizioni di sicurezza per l'attuazione dell'accordo di pace di Dayton, aprendo altresì la strada all'integrazione della Bosnia ed Erzegovina nell'Unione europea e fornire supporto alla formazione collettiva e combinata delle Forze armate della Bosnia ed Erzegovina, sostenendole nella loro progressione verso gli standard NATO.
Inoltre, viene anche prorogata la missione dell'Unione europea di assistenza militare a sostegno dell'Ucraina - EUMAM Ucraina, scheda n. 2/2026 -, con un termine di scadenza della missione che è fissato al 15 novembre 2026, allo scopo di contribuire al rafforzamento delle capacità militari delle Forze armate ucraine di rigenerarsi e condurre efficacemente operazioni per consentire all'Ucraina di difendere la propria integrità territoriale entro i confini riconosciuti a livello internazionale, esercitare efficacemente la sovranità e proteggere i civili in Ucraina. La consistenza massima del contingente nazionale è rispettivamente di 245 unità per EUMAM Ucraina e 15 unità per la missione NSATU prevedendosi, per quest'ultima, l'impiego anche di due mezzi aerei. Il fabbisogno finanziario, per la durata programmata, è di euro 15.442.532, di cui euro 4.200.000 per le obbligazioni esigibili nel 2027.
Per ciò che concerne il settore asiatico, prosegue la partecipazione di personale militare alla missione UNIFIL, scheda n. 3/2026; alla missione bilaterale di addestramento delle Forze armate libanesi, MIBIL, scheda n. 3/2026, e alla missione bilaterale di addestramento delle forze di sicurezza palestinesi, MIADIT, scheda n. 3/2026. La consistenza massima del contingente nazionale è complessivamente di 1.461 unità, di cui 1.078 in UNIFIL, 144 nella MIBIL e 239 nella MIADIT.
Viene prorogata, inoltre, anche la partecipazione di personale militare alla coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daeshalla missione NATO di sostegno al Governo iracheno denominata , nonché, quella del dispositivo militare, incluso il personale del Corpo militare volontario della Croce rossa, negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait, nel Bahrein, nel Qatar e a Tampa, per le esigenze connesse con le missioni internazionali in Medio Oriente e in Asia.
Passando al continente africano, viene prorogata la missione delle Nazioni Unite, volta a supporto delle principali istituzioni libiche e a monitorare e segnalare abusi e violazioni dei diritti umani e violazioni del diritto internazionale umanitario: la missione UNSMIL. Vengono, altresì, prorogate, sempre con riferimento al continente africano, la missione bilaterale di supporto della Repubblica in Niger: la MISIN; la missione bilaterale di supporto in Burkina Faso…
PRESIDENTE. Deve concludere.
PAOLA MARIA CHIESA, …la missione di formazione dell'Unione europea, volta a contribuire alla costituzione e al rafforzamento delle forze armate nazionali e somale, denominata EUTM.
Viene, inoltre, prorogata - e concludo - l'operazione dell'Unione europea EUNAVFOR Atalanta, che opera a sostegno delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Concludo, davvero, dicendo che auspico che l'esame parlamentare possa costituire l'occasione per una valutazione dell'efficacia della nostra proiezione internazionale, nel perseguimento degli interessi strategici della nostra Nazione, ma anche per ribadire una visione unitaria e coerente della nostra politica estera, al di là delle distinzioni tra maggioranza e opposizione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Pino Bicchielli. Ne ha la facoltà, prego.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signor Vice Ministro Cirielli, la discussione odierna sulle missioni internazionali è uno di quei momenti in quali il Parlamento esprime con maggiore chiarezza la propria idea d'interesse nazionale. Decidere dove e come l'Italia è chiamata a operare significa definire non solo una politica di difesa, ma una politica estera e una politica di sicurezza e, in ultima analisi, anche la visione del posto che il nostro Paese occupa nel mondo.
Quello che ci consegna il Governo è un quadro lucido. Viviamo sicuramente una fase di transizione profonda degli equilibri internazionali, segnata dalla competizione tra grandi potenze e dal moltiplicarsi di crisi regionali interconnesse. Il Mediterraneo e il Medio Oriente sono tornati al centro della storia. La guerra che coinvolge Israele, Stati Uniti, Iran, con i suoi sviluppi e le sue ramificazioni regionali, ha aggiunto nuovi strati di tensione; e gli attacchi e le contromisure, le minacce al traffico nel Golfo e nello Stretto di Hormuz hanno prodotto ripercussioni dirette sulla sicurezza energetica globale ed europea, con inevitabili ripercussioni sui mercati energetici, sulle catene di approvvigionamento e sulla stabilità degli scambi internazionali. E queste tensioni, signor Presidente, non agiscono in isolamento, si sovrappongono purtroppo ad altre crisi, dall'Ucraina al Mar Rosso, alimentando nuove polarizzazioni e dando l'impressione di una ricomposizione di blocchi contrapposti. Eppure la sovrapposizione di livelli, interessi, relazioni commerciali e canali diplomatici restituisce una complessità che sfugge a ogni semplificazione bipolare.
Sarebbe, però, un errore leggere questa fase con le categorie della Guerra fredda. Oggi i rapporti tra gli Stati sono caratterizzati da una fitta rete di interdipendenze economiche, tecnologiche, energetiche, che rende il quadro internazionale molto, ma molto più articolato. In questa era, una rotta commerciale può prevalere su un dominio militare, lo sviluppo di una tecnologia può diventare strumento di pressione e il controllo di materie prime energetiche o tecnologiche costituisce leva concreta di influenza. A tutto ciò si aggiunge un nuovo campo di battaglia, quello cibernetico. Annunci di guerra e attacchi missilistici si alternano a guerre commerciali giocate su dazi e speculazioni. E quindi la geografia torna a contare: gli stretti, le rotte, le infrastrutture critiche e la sicurezza energetica.
Oggi il Mediterraneo ha riconquistato una centralità strategica. Per l'Italia non si tratta solo di una sfida, ma di una grande opportunità. Per l'Italia, energia, sicurezza delle rotte commerciali e governo dei flussi migratori costituiscono interessi strategici permanenti e il nostro Paese è già impegnato a rafforzare la propria posizione di energetico mediterraneo e, allo stesso tempo, la sicurezza delle rotte è essenziale per i nostri interessi commerciali ed energetici. La linea del Governo è quella della responsabilità. Esserci significa contribuire con serietà alla stabilizzazione, essere presenti dove la nostra esperienza e la nostra capacità di dialogo possono fare la differenza, difendere la sicurezza nazionale anche agendo sulle aree da cui possono originare minacce comuni. L'Italia non è un attore marginale, è uno dei principali Paesi dell'Alleanza Atlantica e dell'Unione europea. L'Italia continua a svolgere un ruolo di primo piano nelle missioni europee e internazionali del Mediterraneo allargato e questa posizione ci assegna una grande responsabilità che sicuramente noi non possiamo eludere.
Le deliberazioni in esame confermano la continuità delle missioni già in corso e introducono nuove iniziative bilaterali, che si inseriscono in quadranti nei quali l'Italia opera da tempo e rafforzano una presenza già consolidata in aree di diretto interesse nazionale. Queste nuove missioni non rappresentano una discontinuità, ma l'evoluzione coerente di una presenza già consolidata. In Iraq rafforzano il sostegno alle forze di sicurezza locali, in un teatro segnato dalle tensioni mediorientali; in Somalia e nel Corno d'Africa contribuiscono alla stabilità di una regione cruciale; in Tunisia, con la Guardia di finanza, rafforzano la cooperazione marittima, il contrasto ai traffici illeciti e la gestione dei flussi migratori. Nel solco della legge quadro, l'impegno complessivo mantiene un approccio integrato che unisce componente militare, diplomazia, formazione delle forze locali, interventi umanitari e cooperazione allo sviluppo.
Le missioni internazionali sono uno degli strumenti più qualificanti della politica estera del nostro Paese.
Non sono espressione di una logica di potenza, ma di una visione matura che tiene insieme sicurezza, dialogo e sviluppo. L'attenzione prioritaria verso l'Africa e il Mediterraneo allargato, in coerenza con quello che è il Piano Mattei, risponde esattamente a queste esigenze: rafforzare le capacità dei locali, contrastare i traffici, gestire in modo ordinato i flussi migratori e contribuire a un equilibrio regionale che favorisca la ripresa dello sviluppo. Talvolta si tende a considerare le missioni internazionali esclusivamente sotto il profilo del loro costo economico; noi invece, signor Presidente, riteniamo che rappresentino un investimento nella sicurezza nazionale, nella credibilità internazionale e nella tutela degli interessi strategici dell'Italia. Ogni crisi prevenuta, ogni istituzione rafforzata, ogni capacità locale costruita riduce il rischio che le instabilità si trasformino in emergenze alle porte dell'Europa.
Esiste, poi, uno stile italiano nelle missioni internazionali riconosciuto e apprezzato: non soltanto efficienza operativa delle nostre Forze armate, ma capacità di costruire fiducia, dialogare con le autorità locali, operare insieme alle organizzazioni internazionali, affiancare all'azione militare quella diplomatica, umanitaria e di cooperazione. E al centro di questo impegno ci sono soprattutto le donne e gli uomini che indossano la divisa. Le Forze armate italiane, insieme alle Forze di polizia e alla Guardia di finanza rappresentano uno dei patrimoni più autorevoli della Repubblica. La loro professionalità, disciplina e capacità di adattamento sono riconosciute ovunque operino. In decenni di missioni, hanno conquistato rispetto e fiducia grazie alla competenza, all'equilibrio, al rigoroso rispetto del diritto internazionale e alla capacità di instaurare rapporti di collaborazione con le popolazioni locali. E quando il Tricolore è presente in un teatro operativo, esso porta con sé serietà, affidabilità e umanità. E un ringraziamento sincero va a tutti i militari, al personale della Polizia, della Guardia di finanza, della Croce Rossa e a quanti operano quotidianamente in contesti complessi, spesso lontano dalle proprie famiglie - anzi, sempre lontano dalle proprie famiglie -, affrontando rischi e sacrifici con straordinario senso del dovere. Il loro lavoro rafforza il ruolo internazionale dell'Italia e costituisce un elemento di prestigio per l'intera Nazione.
Signor Presidente, in un tempo di grandi trasformazioni geopolitiche, l'Italia sceglie di non essere spettatrice. Sceglie di contribuire alla sicurezza collettiva, di sostenere la stabilizzazione delle aree più fragili, di proteggere il Mediterraneo quale spazio strategico per il nostro interesse nazionale, di consolidare la propria presenza nei quadranti dove si giocano le sfide del futuro: una postura militare agile, integrata con gli strumenti diplomatici e di cooperazione, orientata al rafforzamento della deterrenza e della stabilità, perché la deterrenza non è l'alternativa alla pace, ne è una delle condizioni essenziali. E una presenza credibile contribuisce a prevenire i conflitti e a creare le condizioni affinché prevalgano il dialogo e la diplomazia.
Per Forza Italia, sostenere queste missioni significa affermare una politica estera seria, coerente e responsabile, significa ribadire che la pace non si costruisce con l'indifferenza. La pace si costruisce con la credibilità delle istituzioni, con la cooperazione internazionale, con una diplomazia autorevole e, quando necessario, con uno strumento militare efficiente e credibile, posto al servizio del diritto internazionale. Significa riconoscere nell'approccio integrato il tratto distintivo dell'azione italiana, un impegno al servizio della stabilizzazione, della lotta al terrorismo, del contrasto ai traffici illeciti e del sostegno alle istituzioni dei Paesi più fragili.
Signor Presidente, l'Italia, con piena appartenenza all'Unione europea e all'Alleanza Atlantica, continua ad essere un pilastro di stabilità in un mondo incerto e questa è la strada che noi intendiamo percorrere insieme.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Andrea De Maria. Ne ha facoltà.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con l'entrata in vigore della legge del 21 luglio 2016, recante “Disposizioni concernenti la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali”, l'Italia si è dotata di uno strumento normativo che ha innovato il procedimento di deliberazione delle missioni internazionali.
Pur restando nelle funzioni del Parlamento il fondamentale potere di autorizzare nuove missioni internazionali o la loro proroga, la legge ha trasferito al Governo, nella fase di programmazione e istruttoria, la scelta delle missioni internazionali da avviare o da prorogare. Ma la fase decisionale è rimasta nella disponibilità esclusiva delle Camere, che possono negare l'autorizzazione o definire gli impegni in senso difforme da quanto prorogato dal Governo. La modifica della legge, nel 2024, ha avuto l'obiettivo di semplificare e rendere più flessibili i processi di autorizzazione ai finanziamenti e alle missioni internazionali, favorendo l'interoperabilità tra le missioni che operano nella stessa area geografica, tuttavia l'applicazione pratica della riforma non è coerente con le previsioni della legge originaria.
In particolare, la legge stabilisce che il Governo debba fornire, per ciascuna missione, dettagli specifici, come l'area geografica di intervento, gli obiettivi, la base giuridica, la composizione degli assetti e il numero massimo di unità di personale coinvolte. Tuttavia, nella redazione delle schede relative alle missioni internazionali sembra che non sia stato rispettato pienamente questo dettato normativo. La riforma ha introdotto il concetto di interoperabilità tra missioni della stessa area geografica, ma tale principio è stato applicato in modo tale da accorpare le missioni senza garantire una descrizione adeguata di ciascuna missione in modo separato. Questo accorpamento ha reso più difficile individuare dettagli specifici, come gli assetti, il personale e il fabbisogno finanziario di ciascuna missione. Conseguentemente, il Parlamento si trova, ancora una volta, a dover votare schede che contengono diverse missioni, rendendo complicata una valutazione accurata di ciascuna singola missione, compromettendo così la trasparenza e l'efficacia del processo di autorizzazione.
Infine, non può che rilevarsi criticamente il notevole ritardo con cui, anche quest'anno, sono state trasmesse le deliberazioni del Governo al Parlamento, limitando così l'esercizio delle funzioni parlamentari di controllo e di indirizzo politico, in particolare per quanto riguarda le missioni nuove. Un ritardo che pone la Camera di fronte a uno stato di fatto irreversibile, su cui non è possibile, ovviamente, incidere retroattivamente. In sede di Commissione difesa, il Governo ha illustrato le ragioni di questo ritardo e si è impegnato, per il prossimo anno, a fare in modo che non si verifichi più, ma quest'anno siamo ancora in questa situazione molto negativa.
Venendo alle missioni, il gruppo del Partito Democratico è favorevole al rinnovo di tante delle missioni internazionali, come ad alcune nuove previsioni. Non mi soffermerò sulle missioni su cui il nostro parere è positivo - magari lo potremo fare in sede di dichiarazione di voto -, anche perché nel tempo dato mi vorrei concentrare - e credo sia più utile - sulle missioni su cui abbiamo rilevato criticità o su cui abbiamo contrarietà o, comunque, su alcune sottolineature che mi paiono utili.
In merito all'autorizzazione delle nuove missioni bilaterali in Iraq e Somalia, non appare chiaro il motivo della scelta di nuove missioni bilaterali e il loro coordinamento con le missioni già presenti nell'area; in tal senso, per quanto riguarda l'Iraq, si pensi ai dispositivi della scheda n. 4 del 2026. In particolare, alla luce della scadenza fissata a settembre 2026 per l'operazione di coalizione internazionale di contrasto alla minaccia del Daesh e di quella dell'operazione NATO , con scadenza a dicembre 2026, la scelta di una missione bilaterale in Iraq appare, a fronte del crescente disimpegno statunitense rispetto alle sedi multilaterali, ancora poco focalizzata. Analoghe considerazioni solleva la nuova missione bilaterale in Somalia “Impiego di un dispositivo militare, incluso il personale del Corpo militare volontario e del Corpo infermiere volontarie della Croce Rossa, nell'area del Corno d'Africa”.
Sono da condividersi - in continuità con quanto sempre sostenuto dal Partito Democratico riguardo al sostegno alle autorità ucraine - gli orientamenti di politica estera e di difesa riguardo alle missioni già in essere nell'area, ma occorre ribadire la necessità che il Governo si adoperi per recuperare una centralità nelle iniziative diplomatiche, affinché l'Europa eserciti un ruolo politico-diplomatico forte per una pace giusta e sicura, a partire dall'individuazione di un mediatore europeo che garantisca, prima di tutto, la sicurezza e l'indipendenza dell'Ucraina.
Desta una crescente preoccupazione, anche alla luce di un possibile disimpegno degli Stati Uniti anche in quell'area, la situazione nei Balcani, un teatro nel quale l'Italia ha storicamente svolto un ruolo di primo piano. In particolare, occorre che il Governo, in accordo con i europei, avvii le dovute valutazioni per garantire la stabilità in aree particolarmente sensibili, come il Kosovo e la Bosnia-Erzegovina.
Malgrado la tregua, combattimenti e sofferenze continuano ad essere all'ordine del giorno nella Striscia di Gaza, mentre prosegue incontrastato un piano di annessione di fatto della Cisgiordania - inclusa Gerusalemme Est -, con violenze quotidiane ed espansione degli insediamenti illegali. Il pieno esercizio del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese non è più rinviabile - noi crediamo alla prospettiva “due popoli, due Stati” per garantire, insieme, il diritto a vivere in pace e sicurezza dello Stato e del popolo di Israele e il diritto del popolo palestinese di vivere in un proprio Stato - e richiede scelte nette anche da parte dell'Italia, che è chiamata a contribuire, insieme ai europei, a contrastare ogni forma di occupazione illegale e a sostenere una prospettiva di pace fondata sulla giustizia e sulla legalità internazionale.
Le informazioni sugli stanziamenti effettivi destinati a non sono chiare. Le schede e i comunicati ufficiali non forniscono dettagli precisi su come vengano allocati i fondi, creando incertezza sulle dimensioni reali dell'impegno italiano. Questo può sollevare interrogativi sulla reale portata dell'intervento, alimentando dubbi sulla sua efficacia. Inoltre, l'ammontare dei fondi stanziati per l'iniziativa appare relativamente ridotto, se considerato nel contesto complessivo degli aiuti destinati all'intera regione mediorientale. Questo solleva la questione se tale cifra sia adeguata a rispondere in modo significativo alla gravità della situazione.
Tra le principali cause di instabilità dell'area, che incidono negativamente anche sui negoziati in corso, vi è l'invasione del Libano da parte di Israele in palese violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. In tale contesto, le truppe della missione UNIFIL dispiegate sul territorio sono state ripetutamente colpite e la situazione continua a destare profonda preoccupazione. In tale quadro, appare pertanto necessario promuovere la costituzione di una coalizione internazionale dotata di un mandato chiaro e di adeguate regole d'ingaggio, in grado di contribuire efficacemente alla stabilizzazione dell'area al termine del mandato di UNIFIL, garantendo la tutela della popolazione civile.
In merito alla Libia, la proroga per il 2026 della partecipazione del personale della Guardia di finanza alla missione bilaterale di assistenza nei confronti delle istituzioni preposte al controllo dei confini marittimi è stata già oggetto di nostre forti critiche e contrarietà negli scorsi appuntamenti di approvazione del provvedimento sulle missioni. Come già evidenziato nel corso dell'intera legislatura e proprio in sede di esame della stessa missione proposta negli scorsi anni, come ripetutamente emerso e denunciato da diverse organizzazioni umanitarie, sono ormai innumerevoli le prove di torture sistematiche messe in atto dalle autorità a capo dei centri di detenzione, tra cui figurano anche alcuni settori della Guardia costiera libica, responsabile di collusione con i gruppi dediti alla tratta di esseri umani. Quindi ribadisco qui la nostra contrarietà al rinnovo di queste missioni bilaterali, nel momento in cui si caratterizzano nel modo che ho appena descritto.
Per quanto riguarda la proroga dell'impiego di un dispositivo militare nazionale, incluso il personale del Corpo militare volontario e del Corpo infermiere volontarie della Croce Rossa, per attività di assistenza, supporto e cooperazione nell'area del Nord Africa, si segnala che si accorpano quattro distinte missioni con caratteristiche tra loro diverse e, pertanto, opinioni diverse da parte nostra. In particolare - mi avvio a concludere e, quindi, sarò molto breve -, noi siamo molto critici o contrari per quanto riguarda il rapporto con la Tunisia, alla luce del recente colpo di Stato, e ugualmente con il Niger, alla luce del colpo di Stato che è accaduto in quel Paese e che ha cambiato le autorità con cui la missione che era in atto viene realizzata.
Voglio terminare questo mio quadro, che avremo modo di riprendere in sede di dichiarazione di voto, ringraziando le donne e gli uomini in divisa che, con il loro impegno, a volte con il sacrificio della vita, esponendosi a grandi rischi, rendono onore all'Italia, perché le loro missioni militari sono missioni di pace e perché, come è stato ricordato, i nostri militari hanno una particolare sensibilità e capacità a lavorare con i cittadini e con la popolazione civile e a promuovere la pace .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Visto che oggi parliamo di missioni internazionali, segnaliamo movimenti militari italiani sui quali vogliamo chiedere lumi al Governo.
Partiamo dall'Arabia Saudita. Da settimane, l'Aeronautica militare italiana sta trasferendo dall'Italia alla base aerea saudita King Fahd di Taif - che ormai è diventato il principale logistico della guerra di Trump contro l'Iran - aerocisterne, aerei cargo e i famosissimi aerei spia . Vogliamo capire se questo insolito traffico sia dovuto a un rischieramento degli assetti e del nostro personale militare che già stanziavano in quelle basi prima del loro ritiro, conseguentemente alla rappresaglia missilistica iraniana, o se questo è un ulteriore supporto alla guerra di Trump contro l'Iran - ulteriore perché il nostro supporto già lo diamo con le basi di Aviano e Sigonella, attraverso le quali gli Stati Uniti d'America trasferiscono verso il Golfo cacciabombardieri, aerocisterne per i rifornimenti in volo e aerei da ricognizione.
Restando sempre in zona Medio Oriente, la nuova di Trump nei confronti dell'Iran ha riattivato gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, proprio lì dove sono di stanza le nostre navi militari impegnate nella missione Aspides: una missione che noi abbiamo sempre definito molto pericolosa e, però, oggi quel livello di pericolo aumenta notevolmente. E leggendo e ascoltando le ultime dichiarazioni del Ministro Crosetto, il quale ha affermato candidamente che la missione Aspides andrà avanti nonostante i rischi, noi vorremmo chiedere al Governo una parola che sia una - non l'ha fatto fino adesso - su un cessate il fuoco. Lo faccia per l'interesse nazionale, se non per il rispetto del diritto internazionale, anche perché da questa situazione sta nascendo sempre di più un danno nei confronti dei cittadini italiani, dal momento che l'energia costa sempre di più, le bollette costano sempre di più, la benzina e il diesel costano sempre di più. E anche in questa occasione il Governo niente: né condanna, né condivide. Ma intanto, se non si ferma questa , la nostra finanza, la nostra economia andrà incontro a una vera e propria ecatombe, perché voglio ricordare che dal Mar Rosso, prima, e dal Canale di Suez, successivamente, passa circa il 40 per cento dei nostri prodotti extra Unione europea.
Restiamo ancora in Medio Oriente. Durante i colloqui tra Libano e Israele, i mediatori hanno avanzato una proposta particolare e cioè che la missione di osservazione, per quanto riguarda l'accompagnamento e lo smantellamento delle strutture e delle infrastrutture degli Hezbollah e il loro disarmo, sia condotta da militari italiani. Questa notizia è stata data, prima di tutti, dalle agenzie israeliane, le quali hanno poi puntualizzato che al momento è al vaglio delle parti. Però, dobbiamo sottolineare che questa proposta dei mediatori nasce in conseguenza dell'esclusione, da parte di Stati Uniti e Israele, del fatto che fosse, invece, condotta e proseguita dall'UNIFIL. Sarebbe, quindi, il caso che il Governo ci desse delle spiegazioni in merito a questo eventuale impegno dei militari italiani in un contesto pericoloso e volatile.
Ma tra le novità più pericolose che abbiamo osservato dalla relazione analitica sulle missioni internazionali c'è l'enorme, massiccio potenziamento di quei contingenti ad alta e altissima prontezza operativa da impegnare, in caso di crisi, negli Stati esteri. Ora, dato che questo massiccio potenziamento di questi contingenti genera ulteriori preoccupazioni ed è ulteriore benzina sul fuoco - perché andiamo a raddoppiare il personale e a triplicare addirittura i mezzi, cosa che, in un contesto internazionale che conosciamo bene, tutto è tranne che pacifico, con un'Europa diventata tutta in una volta bellicista - ecco, chiedo che dei chiarimenti sulle regole d'ingaggio di questi contingenti siano assolutamente dovuti.
Passiamo poi a quelle missioni dove noi, come MoVimento 5 Stelle, nutriamo notevoli dubbi che riguardano, , l'accordo bilaterale tra Italia e Tunisia in merito all'assistenza della Guardia costiera. Ora, noi siamo fortemente contrari per gli stessi motivi per i quali siamo fortemente contrari alla stessa missione con la Libia: perché? Perché assistiamo - ed è documentato - a notevoli e ripetute violazioni dei diritti umani nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati. In più, assistiamo a una disgregazione dello Stato democratico di quel Paese, con una progressiva condotta autoritaria, con interferenze nella magistratura, con una violazione sistematica del diritto della parola, dell'espressione e del pensiero verso giornalisti, avvocati, cittadini e associazioni civiche.
E poi passiamo ad altre missioni per cui, ecco, i dubbi che abbiamo portato in Commissione restano anche oggi, qui in Aula: mi riferisco alle due in Niger e in Burkina Faso. La nostra autorizzazione - l'abbiamo sempre detto e lo ripetiamo anche qui oggi - potrà esserci soltanto ad una condizione chiara e cioè che, in entrambi i Paesi, il nostro Governo inizi ad adoperarsi per il ripristino dello Stato democratico e costituzionale, pregiudicato dai golpisti militari che oggi governano quei Paesi e che reprimono costantemente i diritti civili e il diritto internazionale umanitario. Vediamo se il Governo è disposto a salvaguardare i propri valori occidentali democratici o se è disposto a guardare dall'altra parte in nome di una missione che riteniamo inutile sotto due aspetti: innanzitutto, è pericolosa - e da ultimo abbiamo assistito a un attacco dei jihadisti all'aeroporto di Niamey, proprio dove sono di stanza i nostri soldati - e poi la nostra presenza lì non serve assolutamente a nulla per contrastare il traffico di esseri umani, tant'è che addirittura è stato depenalizzato il reato di traffico di clandestini.
Vede, Presidente - e cerco di avviarmi alle conclusioni -, con notevole rammarico, noi abbiamo notato un'altra questione assolutamente negativa cioè se, da una parte, noi mettiamo 250 milioni di euro in più per finanziare le missioni internazionali, dall'altra parte, vediamo una contrazione di fondi per quanto riguarda la componente civile del MAECI che si occupa di sviluppo internazionale, di collaborazione internazionale e di cooperazione internazionale. E allora, anche qui, il Governo ha buttato giù la maschera perché, oltre alla propaganda becera del Piano Mattei, abbiamo visto che il Governo Meloni, per quanto riguarda la cooperazione internazionale, che è uno strumento efficacissimo per ristabilire la pace e la cooperazione tra Paesi, ne fa carta straccia.
In ultimo, Presidente, vi è la questione in merito all'Ucraina. Siamo molto preoccupati per lo stravolgimento delle regole di ingaggio siglate all'ultimo vertice NATO ad Ankara per quanto riguarda i velivoli che si avvicinano al territorio dei Paesi baltici. Infatti, fino ad oggi, le regole di ingaggio consistevano nell'intercettazione, nel respingere e nel far tornare indietro, mentre oggi si autorizza all'abbattimento diretto. Questo, secondo noi, è un pericoloso superamento di un ulteriore limite che è quello che spinge verso l' militare e non verso la pace.
Concludo, Presidente. Stiamo navigando in acque molto pericolose e lo stiamo facendo con pessimi capitani .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Simonetta Matone. Ne ha facoltà.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Buongiorno a tutti. Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo. Anche quest'anno, come avviene dal 2017, l'autorizzazione che concerne l'invio di nuove missioni internazionali e la proroga degli interventi già in atto delle nostre Forze armate non avviene più mediante il varo e la conversione di un decreto-legge, ma attraverso l'adozione, da parte del Governo, di una deliberazione annuale che viene sottoposta al Parlamento.
Gli interventi nuovi sono tre: il primo consiste nell'invio di un dispositivo in Iraq e in Medio Oriente composto da personale del Corpo militare volontario e del Corpo infermieristico volontario della Croce rossa; il secondo riguarda l'invio nel Corno d'Africa di un altro contingente, sempre di uomini e donne della Croce rossa, che daranno vita alla missione bilaterale Somalia, e la connotazione eminentemente umanitaria di questi due impegni appare e fuori questione. Quindi, siamo di fronte ad un'espressione alta di politica estera, orientata alla pace e al soccorso delle popolazioni che vivono situazioni di difficoltà.
Il terzo intervento, invece, è quello affidato ad un distaccamento della Guardia di finanza, composto da un numero massimo di 22 effettivi, inviato in Tunisia per fornire assistenza, consulenza, supporto tecnico e addestramento in favore della Garde Nationale Maritime tramite la costituzione di un nucleo di supporto con base a Tunisi e a Sfax e con l'obiettivo di contrastare i flussi migratori illegali diretti verso l'Italia. Questo è un obiettivo al quale noi teniamo tantissimo, perché la guerra contro i trafficanti di esseri umani si fa così, non aprendo le porte a un'immigrazione incontrollata e illegale, perché ma attraverso progetti seri, progetti di cooperazione e progetti di collaborazione. La Lega-Salvini Premier ritiene ampiamente condivisibile sia il sostegno alla costruzione della pace nel cosiddetto Mediterraneo allargato quanto le iniziative, come queste, volte a prevenire l'attivazione di flussi migratori illegali diretti verso le coste italiane. Questo tipo di missioni avranno sempre il sostegno del partito.
La deliberazione governativa sulla quale ci dovremo esprimere concerne anche la proroga delle missioni che abbiamo ereditato dal passato. Si tratta di un impegno significativo, anche se in calo, e riguardano una media che va tra 7.500 effettivi ad un massimo di 11.600. Anche in questo caso i teatri coinvolti sono diversi. La presenza italiana è orientata alla stabilizzazione e alla protezione della pace anche in contesti ancora fragili come i Balcani in Europa e il Libano in Medio Oriente. Il Governo, peraltro, ha confermato il suo impegno nella lotta al terrorismo di matrice islamica, che ha tuttora nel Daesh, il cosiddetto Stato Islamico, una punta di diamante e una fonte, purtroppo, di emulazione nelle comunità immigrate sparse per l'Europa, come anche gli ultimi drammaticissimi episodi di questi giorni dimostrano, purtroppo sensibili al richiamo delle sirene jihadiste.
Noi contribuiamo alla rassicurazione dei nostri alleati che si trovano alle frontiere dell'Unione europea e della NATO e a disposizione di quest'ultima. In particolare, stiamo predisponendo un pacchetto predefinito di forze utilizzabili, ma sempre e solo attraverso un passaggio parlamentare, qualora si verifichino delle emergenze improvvise, ma che riguardino la sicurezza di tutti. L'idea di fondo è sempre quella di proteggere la pace, prevenendo il deterioramento delle crisi in atto, nella forte speranza che i processi di stabilizzazione, anche grazie al nostro supporto, possano consolidarsi, progredire e rendere inutile, finalmente, il ricorso a questi strumenti, come per esempio sta accadendo presso i nostri distaccamenti in Bosnia-Erzegovina, dove, dopo tanti anni, la presenza militare italiana e la presenza militare occidentale si è risolta a livelli meramente simbolici.
La deliberazione che noi voteremo ha anche una componente di cooperazione allo sviluppo, che viene sempre trascurata, purtroppo, nel dibattito politico, e che, invece, meriterebbe una considerazione più ampia, perché non c'è pace senza ricostruzione, senza riattivazione delle produzioni, senza la riattivazione del commercio, senza un avviarsi verso un iter democratico. Qui vorrei ricordare i 235 milioni stanziati per le attività di sminamento umanitario, che è fondamentale per restituire libertà di movimento a chi l'ha persa.
Sono importanti anche gli stanziamenti a favore della rete diplomatica e consolare, che è spesso chiamata ad intervenire in via emergenziale, in territori non privi di rischi, a protezione dei nostri cittadini in difficoltà. Sono risorse ben spese, perché sono risorse per la nostra sicurezza. Ovviamente, la persistente necessità di un contributo italiano alla pace, che richiede lo schieramento di soldati all'estero, ci ricorda la circostanza ineludibile di attraversare un periodo storico contrassegnato da conflitti e contrapposizioni, e che speriamo fortemente ceda il passo ad una distensione generalizzata. Al tempo stesso, ci tengo a sottolineare che, almeno per la parte che in questo momento io rappresento, mai i soldati italiani verranno mandati a combattere.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, su queste basi noi esprimiamo oggi al Governo, ai nostri soldati e ai nostri diplomatici, soprattutto la gratitudine di noi tutti per l'impegno che hanno profuso nel cercare di gestire conflitti, nel cercare di gestire situazioni pericolose, proponendo ovunque il ritorno alla diplomazia, definita, in quest'Aula, l'unica via da percorrere per far cessare i conflitti che purtroppo ci attraversano. Non ce ne sono altre al di là di questa - ripeto - unica via e siamo, ancora una volta, tutti chiamati a testimoniare la necessità della pace. Grazie per l'attenzione.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Barbara Polo. Ne ha facoltà.
BARBARA POLO(FDI). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi e membri del Governo, la discussione che oggi affrontiamo riguarda uno degli atti parlamentari più rilevanti per la protezione internazionale della Repubblica, perché, attraverso l'esame del Doc. XXV, n. 4, relativo alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2026, e del Doc. XXVI, n. 4, concernente la proroga delle missioni in corso e lo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo, siamo chiamati a definire concretamente con quali obiettivi, con quali strumenti e con quali risorse il nostro Paese intenda contribuire alla pace, alla sicurezza collettiva, alla stabilizzazione delle aree di crisi, alla tutela della libertà di navigazione, alla lotta contro il terrorismo e la criminalità transnazionale, al rafforzamento delle istituzioni locali e alla protezione degli interessi nazionali.
Non siamo di fronte a una sommatoria burocratica di contingenti, mezzi e capitoli di spesa. Ogni scheda corrisponde a un teatro operativo, a un mandato internazionale, a un rapporto con Paesi alleati e , a responsabilità assunte dall'Italia nell'ambito delle Nazioni Unite, della NATO, dell'Unione europea e attraverso accordi bilaterali. Dietro ogni numero vi sono donne e uomini delle Forze armate, delle Forze di Polizia, della Guardia di finanza, della magistratura, della diplomazia, della cooperazione e dell', che operano spesso in condizioni complesse e rischiose. Il primo pensiero deve quindi andare a loro, alla professionalità con cui rappresentano l'Italia e alla credibilità che assicurano al nostro Paese nei principali consessi internazionali.
Il quadro procedurale è disciplinato dalla legge 21 luglio 2016, n. 145, la legge quadro sulle missioni internazionali, modificata poi dalla legge 31 ottobre 2024, n. 168. Essa distingue le autorizzazioni alle nuove missioni dalla proroga di quelle già in corso e attribuisce al Parlamento il compito di esaminare singolarmente le iniziative e di valutarne area geografica, obiettivi, base giuridica, assetti, consistenza massima del personale e durata del fabbisogno finanziario.
Entriamo ora nel merito. Il provvedimento autorizza tre nuove missioni e proroga tutte le missioni già operative nel 2025 fino al 31 dicembre 2026. Le tre nuove iniziative prevedono, complessivamente, un impegno massimo di 263 unità e oneri per 21.696.855 euro, per le missioni e gli interventi già in corso il fabbisogno è pari a 1.784.760.000. Sommando le nuove missioni, il totale complessivo raggiunge 1.806.455.000 e spiccioli rispetto a 1.895.000.000 del 2025.
Le tre nuove iniziative sono la missione bilaterale in Iraq. La scheda 4 prevede il dispiegamento di un dispositivo militare nazionale in Iraq e nel Medio Oriente. La nuova Missione prevede la partecipazione, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026, di 196 unità di personale e 5 mezzi aerei. A seguito della riconfigurazione dell'impegno della , nel contrasto alla minaccia terroristica del Daesh, si rende necessaria una nuova articolazione della presenza italiana nella regione che si aggiunge alle missioni e operazioni già esistenti nell'area. L'area geografica di intervento e la sede della missione si sovrappongono all'area autorizzata dalla scheda 4/2026, alla quale si collega e comprende: Iraq, Kuwait, Giordania, Siria, Golfo Arabico, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, USA e Londra (Regno Unito). Il compito della missione è dare supporto alle Forze di sicurezza irachene per consolidarne le capacità operative attraverso: in settori di Polizia, e di , con particolare riferimento alla lotta del terrorismo e alla gestione delle frontiere; consulenza e , al fine di supportare il settore della sicurezza, pianificazione strategica e gestione delle risorse; delle Forze di polizia civili nel mantenimento dell'ordine pubblico e della sicurezza a livello locale, supporto alla e allo sviluppo di capacità della cybersecurity; infine, la cooperazione civile e umanitaria, attraverso la partecipazione a progetti infrastrutturali e l'assistenza umanitaria alle popolazioni più vulnerabili.
La seconda è la missione bilaterale in Somalia, nella scheda 8/2026, nella quale si prevede l'impiego di 45 unità e di mezzi terrestri. La missione va ad inserirsi nel quadro geografico e strategico previsto per la scheda 8/2026, relativa alle missioni già esistenti nell'area del Corno d'Africa. Anche l'area geografica di questa nuova iniziativa si sovrappone a quella indicata nella scheda 8/2026, in aggiunta alle attività di formazione delle Forze armate somale previste dalla Missione MIADIT. La nuova iniziativa si concentra su ambiti strategici a tutela degli interessi nazionali, massimizzando il valore aggiunto dell'esperienza italiana e rafforzando il legame bilaterale.
La terza è la Missione della Guardia di finanza in Tunisia, scheda 22-2026, per la quale si prevede l'impiego di un contingente massimo di 22 unità di personale con diversi mezzi e materiali terrestri. La missione prevede l'assistenza e l'addestramento della , con il personale della Guardia di finanza. Le attività delle missioni sono: consulenza, assistenza, supporto tecnico-logistico e addestramento della locale attraverso la costituzione di un “Nucleo di supporto” con sedi a Tunisi e a Sfax; il mantenimento in efficienza delle unità navali cedute dall'Italia, anche nell'ambito di progetti europei e l'addestramento degli equipaggi tunisini.
Passando, invece, alle missioni che saranno prorogate nei Balcani occidentali, vi sono la , la EUFOR Operation Althea, l'EUAM Ucraina, la Missione europea di addestramento militare, svolta a sostegno dell'Ucraina, su richiesta delle autorità ucraine, che ha l'obiettivo di rafforzare le capacità delle Forze armate del Paese, affinché possano difendere l'integrità territoriale e proteggere la popolazione civile, la missione EULEX in Kosovo, che prevede la partecipazione del personale della Polizia di Stato alla missione europea in Kosovo, e la cooperazione delle Forze di polizia nei Balcani, Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Grecia, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Romania, Serbia, Slovenia, che, attraverso personale della Polizia di Stato e della Guardia di finanza, assicura il sostegno italiano alle istituzioni di Polizia giudiziaria dell'area balcanica e fornisce assistenza specifica alla Polizia locale. Per non essere troppo lunghi - perché il tempo sta per finire - ricordo che vi sono: il dispositivo nell'area del Mediterraneo, l'UNIFIL, la MIBIL, la MIADIT e tutte le missioni in Bahrain e in Qatar: un insieme di interventi, di documenti e di stanziamenti che l'Italia ha deciso di affrontare sotto il principio della cooperazione internazionale, della protezione della Repubblica e della protezione dei confini.
L'esame delle missioni mostra una strategia articolata lungo cinque direttrici: la prima è la difesa collettiva euro-atlantica, attraverso la presenza nei Balcani, il sostegno dell'Ucraina, NATO , NATO'S e le forze di pronta reazione; la seconda è la stabilizzazione del Mediterraneo, allargato dal Libano all'Iraq, dalla Libia alla Tunisia, dal Mar Rosso al Golfo; la terza è la sicurezza marittima essenziale per un Paese come l'Italia, le cui catene di approvvigionamento e le cui economie dipendono dalla libertà di navigazione; la quarta è il rafforzamento delle capacità dei Paesi , perché la sicurezza è più solida quando le istituzioni locali sono in grado di controllare il territorio, difendere le frontiere e garantire lo stato di diritto; la quinta è l'integrazione tra missioni militari e diplomazia civile, umanitaria e di cooperazione.
Il provvedimento rende evidente anche un dato politico: l'Italia non sceglie tra l'interesse nazionale e le responsabilità internazionali, perché i due piani coincidono sempre più spesso. Contrastare Daesh in Iraq e Siria significa ridurre una minaccia terroristica che può colpire anche l'Europa. Stabilizzare Libia, Tunisia, Sahel e Corno d'Africa significa affrontare le cause profonde dei traffici illeciti e dei flussi migratori irregolari. Proteggere il Mar Rosso, il Golfo di Aden, il Mediterraneo e il Golfo di Guinea significa difendere il commercio, l'energia, l'occupazione e la sicurezza economica italiana. Sostenere l'Ucraina e rafforzare il fianco orientale significa difendere il principio secondo cui i confini non possono essere modificati con la forza. Investire nei Balcani occidentali significa impedire che instabilità e interferenze si consolidino nel cuore dell'Europa.
Signor Presidente, il quadro delineato dal provvedimento è ampio, perché ampie sono le responsabilità dell'Italia e molteplici sono le crisi che incidono direttamente sulla nostra sicurezza. Dai Balcani all'Ucraina, dal Mediterraneo orientale al Golfo, dal Nordafrica al Sahel, dal Corno d'Africa al Mar Rosso, dall'Oceano Indiano al Golfo di Guinea il nostro Paese è chiamato a esercitare una presenza forte, coerente e responsabile, una presenza che non deve essere confusa con una proiezione indiscriminata, ma deve restare ancorata alla legalità internazionale, ai mandati ricevuti e alla tutela degli interessi nazionali. La qualità del contributo italiano è riconosciuta, perché unisce capacità militare, professionalità delle Forze di polizia, competenza diplomatica, esperienza nella formazione, attenzione alle popolazioni civili e capacità di dialogo. È questo patrimonio che dobbiamo preservare.
Le missioni internazionali non sono soltanto il luogo nel quale l'Italia adempie agli obblighi derivati dalle alleanze, sono anche lo strumento attraverso cui il Paese costruisce relazioni, previene minacce, protegge le proprie comunità e imprese, sostiene il diritto internazionale e contribuisce a condizioni di pace più solide. La discussione generale deve, dunque, servire non soltanto a prendere atto delle missioni, ma a riaffermare alcuni criteri, obiettivi chiari, mandati definiti, risorse adeguate, sicurezza del personale, valutazione dei risultati, trasparenza finanziaria, coordinamento tra strumenti militari e civili, pieno rispetto per il diritto internazionale umanitario e costante centralità del Parlamento. Ed è su questa base che l'Italia può continuare a svolgere il proprio ruolo con autorevolezza, senza rinunciare né alla responsabilità verso gli alleati, né alla difesa degli interessi nazionali.
A tutte le donne e gli uomini impiegati nelle missioni internazionali va, in conclusione di questa discussione generale, il riconoscimento per il servizio prestato alla Repubblica. Il loro lavoro quotidiano, spesso lontano dai riflettori, rende vera la politica traducendola da parole e pezzi di carta a fatti e dà sostanza alla nostra presenza nel mondo.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Chiesa, Formentini, Orfini, Carfagna e ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Lomuti ed altri n. 6-00282, Fratoianni ed altri n. 6-00283, Richetti ed altri n. 6-00284, Boschi ed altri n. 6-00285 e Ziello n. 6-00286. I relativi testi sono in distribuzione .
Il rappresentante del Governo, anche al fine di esprimere il parere sulle risoluzioni presentate, si riserva di intervenire in altra seduta.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei documenti: Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2025 (Doc. VIII, n. 7); Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2026 (Doc. VIII, n. 8).
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione congiunta.
Ha facoltà di parlare il Questore, il deputato Alessandro Manuel Benvenuto.
ALESSANDRO MANUEL BENVENUTO, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, a nome dell'Ufficio di Presidenza, il Collegio dei questori sottopone all'esame dell'Assemblea il conto consuntivo relativo all'esercizio 2025 e il progetto di bilancio di previsione della Camera per l'esercizio 2026, con l'allegato bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028. I dati finanziari sono illustrati in modo dettagliato nella relazione contenuta negli stampati relativi a ciascuno dei due documenti. In questo intervento, mi soffermerò, pertanto, esclusivamente sugli aspetti più rilevanti.
Innanzitutto, sono da porre in evidenza i risultati positivi della gestione 2025. Come nei precedenti anni della legislatura, il conto consuntivo della Camera si chiude con un avanzo significativo che nel 2025 è stato pari a 53 milioni di euro, in ulteriore miglioramento rispetto ai 45 milioni di euro registrati nel 2024. All'avanzo della gestione di competenza si aggiunge, sempre in sede di consuntivo, la cancellazione dei residui risalenti agli esercizi precedenti al 2025, che determina un ulteriore miglioramento dei conti per circa 15 milioni di euro.
In secondo luogo, per quanto concerne le entrate, la dotazione rimane confermata per tutto il triennio nell'importo stabilito dal 2013 che, a sua volta, era inferiore di 50 milioni di euro a quello del 2012. Per sedici anni, dunque, la dotazione richiesta dalla Camera al bilancio dello Stato è rimasta invariata. Anzi, proprio sulla base dei positivi risultati del conto consuntivo 2025, l'Ufficio di Presidenza, su proposta del Collegio dei Questori, ha già deliberato di mantenere invariato l'importo della dotazione anche per l'esercizio 2029. Riuscire a mantenere la dotazione invariata per un periodo così lungo, nonostante l'incremento dei prezzi che si è nel frattempo registrato, rappresenta un risultato che merita ancora una volta di essere sottolineato.
In terzo luogo, il totale della spesa, nonostante registri un incremento di 14,9 milioni di euro rispetto al 2025, si mantiene a uno dei livelli più bassi degli ultimi vent'anni. Nei due anni successivi si prevede che il totale della spesa registri incrementi limitati.
La spesa di funzionamento, vale a dire la spesa complessiva al netto della spesa per la gestione previdenziale, con la sola eccezione del 2027, anno in cui si prevede un lieve incremento, conferma la tendenza alla diminuzione che ha caratterizzato gran parte degli ultimi anni.
Per valutare pienamente questi dati può essere significativo, come illustrato nella relazione, un confronto di più lungo periodo. Rispetto al 2013, le previsioni per il 2026 evidenziano una riduzione del totale della spesa di 58,1 milioni, pari, in termini percentuali, al 5,52 per cento. In relazione alla spesa di funzionamento, tra il 2013 e il 2026 si registra una riduzione di 164,3 milioni, in termini percentuali pari al 23,86 per cento.
Per quanto concerne l'andamento delle singole categorie di spesa, mi limito in questa sede a poche osservazioni, rinviando per il resto alle notazioni contenute nella relazione pubblicata nello stampato.
La spesa per il personale dipendente diminuisce in ciascuno degli anni del triennio e, nel 2028, si attesta al di sotto della soglia di 200 milioni di euro, nonostante le nuove assunzioni già effettuate e quelle programmate nel triennio.
La spesa previdenziale fa registrare nel triennio un aumento pari all'8,81 per cento, che risulta inferiore di oltre un punto percentuale rispetto alle previsioni di incremento della spesa per pensioni dell'ordinamento generale, che è pari a circa il 10 per cento.
La spesa per acquisto di beni e servizi nel 2026 evidenzia un incremento di 2,4 milioni di euro rispetto al 2025 e un ulteriore aumento di 2 milioni di euro nel 2027. Ciononostante la spesa per l'acquisto di beni e servizi, su cui incide in misura significativa l'andamento dell'inflazione, rappresenta una delle categorie che ha evidenziato gli effetti più forti dell'azione di contenimento riducendosi, rispetto al 2013, di 41,3 milioni di euro, pari, in termini percentuali, al 31,24 per cento.
La spesa per i deputati rimane sostanzialmente immutata. A questo proposito meritano di essere anche quest'anno evidenziati gli effetti di contenimento derivanti dalle misure in tema di indennità parlamentare, rimborso delle spese di soggiorno e rimborso delle spese per l'esercizio del mandato, che l'Ufficio di Presidenza, su proposta del Collegio dei Questori, ha prorogato per il 2028. In mancanza della proroga di tali misure, la spesa per i deputati nell'esercizio 2028 avrebbe registrato un aumento di 30,7 milioni di euro.
Si può pertanto affermare che i documenti che il Collegio dei Questori sottopone oggi all'Assemblea testimoniano, anche per il triennio 2026-2028, un quadro di bilancio stabile ed equilibrato.
Tale solidità costituisce, al tempo stesso, il fondamento che ha permesso di realizzare numerosi e importanti interventi effettuati nel corso della legislatura e che rende possibile quelli programmati. Si può fare riferimento alla tutela e valorizzazione del patrimonio immobiliare e artistico della Camera, che si è realizzata attraverso un corposo programma di manutenzione straordinaria e rinnovamento delle sedi della Camera e, in particolare, delle sale di maggiore prestigio; al miglioramento e all'ampliamento dei servizi resi ai deputati e all'utenza interna; alla spinta verso l'innovazione tecnologica e all'ammodernamento degli impianti di sicurezza; al rafforzamento della struttura amministrativa attraverso la prosecuzione delle procedure concorsuali finalizzate a mantenere un organico adeguato alle esigenze dell'Istituzione, sotto il profilo sia quantitativo sia delle competenze di cui dispone.
A fianco di questi interventi di carattere strutturale, si colloca una ricca agenda di iniziative, a cominciare da quelle relative agli ottant'anni del referendum istituzionale e dell'Assemblea costituente, che hanno visto un'ampia partecipazione e che rafforzano l'apertura dell'Istituzione verso i cittadini, in particolare verso le giovani generazioni, le scuole e le università.
Questa dinamicità trova conferma anche nell'ampia attività amministrativa che, sulla base degli indirizzi e delle decisioni assunte dal Collegio dei Questori e dall'Ufficio di Presidenza, è stata svolta al fine di dare attuazione agli ordini del giorno accolti o approvati nel corso dell'esame da parte dell'Assemblea del bilancio per l'esercizio 2025.
Al riguardo è stata predisposta una dettagliata relazione, di cui chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.
Nell'ambito delle attività descritte nella relazione, merita uno specifico richiamo, in considerazione del numero degli ordini del giorno che erano stati presentati e accolti in sede di esame dell'ultimo bilancio interno e anche negli anni precedenti, l'istruttoria condotta con riferimento al personale dei gruppi parlamentari e, segnatamente, alla disciplina dei dipendenti degli allegati A e B. In esito a questa istruttoria il Collegio dei Questori intende procedere all'adozione di misure che assicurino, almeno a partire dall'inizio della prossima legislatura, più incisive forme di tutela nei confronti dei dipendenti che hanno maturato anni di lavoro presso i gruppi parlamentari e che tuttora sono impegnati in questa attività, acquisendo una specifica professionalità ed esperienza, che merita di essere salvaguardata. Si tratta di un intervento che si inserisce nella più generale attenzione riservata dagli Organi della Camera alle condizioni di tutto il personale, considerato nel modo più ampio, che comunque svolge il proprio lavoro presso l'Istituzione. Le decisioni relative al personale dei gruppi saranno in ogni caso adottate, come precisato negli ordini del giorno accolti in sede di esame del bilancio della Camera per il 2025, in esito a un confronto con i gruppi stessi.
In conclusione, si può affermare che il Collegio dei Questori e l'Ufficio di Presidenza sottopongono all'Assemblea un quadro finanziario che coniuga l'equilibrio dei conti con la capacità di intervenire e di guardare al futuro, nella convinzione che la solidità finanziaria dell'Istituzione non sia un fine in sé, ma la condizione necessaria per garantire alla Camera di svolgere pienamente, e senza vincoli, il ruolo al servizio del Paese.
PRESIDENTE. Ovviamente è autorizzato a presentare la relazione sullo stato di attuazione degli ordini del giorno. È iscritto a parlare il deputato Andrea De Maria. Ne ha facoltà.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. I conti consuntivi della Camera dei deputati, relativi al biennio 2024-2025, mettono in luce l'andamento reale e le dinamiche effettive delle entrate e delle uscite dell'amministrazione.
Nel corso del 2024, le entrate totali accertate sono state pari a 1.309,1 milioni di euro, a fronte di spese effettivamente impegnate pari a 1.263,8 milioni di euro, determinando un avanzo di gestione annuale di 45,3 milioni di euro. L'esercizio successivo ha registrato un ulteriore consolidamento della stabilità finanziaria. Le entrate si sono attestate a 1.314,6 milioni di euro, segnalando un incremento di 5,5 milioni di euro rispetto all'anno precedente, mentre le spese reali sono leggermente diminuite a 1.216,6 milioni di euro, con un risparmio netto di 2,2 milioni. Di conseguenza, l'avanzo di gestione per il 2025 è salito a 53 milioni di euro. Sono cifre ricordate anche dal collega Questore nel suo intervento. Questo costante margine positivo ha rafforzato il patrimonio accumulato dall'Istituzione, portando l'avanzo di amministrazione complessivo, il cosiddetto tesoretto di riserva accumulato nel tempo, da 428,5 milioni di euro alla fine del 2024, a 496,7 milioni di euro al termine del 2025, registrando una crescita netta pari a 68,2 milioni di euro.
L'equilibrio di bilancio si inserisce in un quadro pluriennale caratterizzato dal congelamento del contributo diretto a carico dello Stato. La dotazione annuale assegnata alla Camera, infatti, è rimasta invariata (943,16 milioni di euro) per tutto il periodo compreso tra il 2024 e il 2028, confermando il tetto fisso stabilito fin dal 2013.
In questo contesto, i principali margini di risparmio derivano dal progressivo contenimento dei costi per il personale dipendente di ruolo. Nel 2025, la relativa spesa si è assestata a 204,8 milioni di euro, proseguendo un calante che porterà questo valore al di sotto della soglia di 200 milioni entro il biennio 2027-2028, fino a raggiungere circa 196,5 milioni di euro. Rispetto ai livelli del 2013, la contrazione della massa salariale ha generato un risparmio strutturale superiore a 60 milioni di euro all'anno, corrispondente a una riduzione di oltre il 23 per cento.
A questi tagli si affianca un'ulteriore ottimizzazione di spesa, come il risparmio strutturale di oltre 400.000 euro all'anno a decorrere dal 2026 per l'esenzione della quota variabile della TARI, ottenuto grazie al miglioramento dei processi di raccolta differenziata e smaltimento dei rifiuti organici.
Infine, sul fronte legale e giudiziario, la conferma definitiva in appello del ricalcolo contributivo dei vitalizi ha permesso di svincolare e cancellare, dallo stato previsionale di bilancio, le somme precedentemente accantonate per fronteggiare i contenziosi.
A fronte dei risparmi strutturali, l'Amministrazione ha dovuto sostenere alcune spese straordinarie e picchi di costo imprevisti. L'elemento di maggiore impatto è stato rappresentato dalla volatilità dei mercati energetici - ovviamente questo non vale solo per noi della Camera - che, nel 2025, ha imposto un incremento degli stanziamenti di 1,15 milioni di euro per coprire i rincari di gas naturale ed energia elettrica.
Parallelamente, sono stati avviati rilevanti interventi di ammodernamento tecnologico, sicurezza e innovazione infrastrutturale. Oltre un milione di euro è stato destinato al rifacimento dell'impianto microfonico, a un nuovo sistema di voto elettronico dell'Aula di Montecitorio e al rinnovo dei relativi cablaggi in rete. Circa 738.000 euro sono stati ripartiti tra progetti di rafforzamento della cybersicurezza, adeguamento dell'infrastruttura informatica e sperimentazioni di applicazioni per l'attività legislativa basate sull'intelligenza artificiale. Su questo tema dell'uso dell'intelligenza artificiale, anche rispetto alla formazione dei gruppi, torneremo in alcuni nostri ordini del giorno che illustreremo nella seduta successiva. Ulteriori 820.000 euro hanno infine finanziato il potenziamento dei sistemi di sicurezza fisica e la realizzazione del nuovo punto di riferimento centrale.
Nel complesso, la spesa ordinaria di funzionamento necessaria per l'amministrazione generale, al netto delle componenti presidenziali, si è stabilizzata tra i 520 e i 524 milioni di euro all'anno. Rispetto al 2013, quando tale voce ammontava a 689 milioni di euro, si evidenzia una contrazione complessiva del 24 per cento, garantendo un risparmio permanente compreso tra 164 e 168 milioni di euro all'anno. Di contro, la spesa previdenziale per pensioni e vitalizi continua ad assorbire una quota importante del bilancio, posizionandosi tra il 46 e il 47 per cento delle uscite. Ciononostante, il tasso di crescita di questa voce nel triennio 2026-2028 si attesta all'8,8 per cento, risultando più contenuto rispetto all'incremento medio della spesa pensionistica dello Stato registrata complessivamente, pari a circa il 10 per cento.
Allargando l'analisi al triennio 2023-2025, si evidenziano alcune criticità e discrepanze di natura contabile e gestionale che meritano un approfondimento. Una prima anomalia riguarda - ne ho parlato poco fa - la vulnerabilità dell'istituzione alle fluttuazioni dei prezzi energetici, i quali hanno spezzato la continuità di contenimento con l'extracosto di 1,15 milioni, che ho ricordato prima, registrato nel 2025. Un secondo elemento, per noi molto critico, concerne l'operatività della società CD-Servizi Spa. Su questo tornerò in modo più approfondito già in questo intervento, nell'illustrazione di uno dei due ordini del giorno di cui intendo parlare già in sede di discussione generale, riservandomi per gli altri l'occasione delle dichiarazioni di voto e la discussione sugli emendamenti nella prossima seduta.
Sotto il profilo contabile e logistico emergono ulteriori rigidità. La costante cancellazione dei residui passivi per impegni di spesa non realizzati, pari a 6,9 milioni nel 2024 e a ben 15 milioni nel 2025, segnala uno scostamento fisiologico, ma rilevante, tra la programmazione iniziale e l'effettiva capacità di spesa. Si riscontrano, inoltre, ritardi procedurali legati all'inventariazione differita dei beni mobili per motivi logistici, sintomo di una certa lentezza nell'allineamento fra acquisto fisico e registrazione contabile. Infine, la forte concentrazione degli investimenti tecnologici e strutturali in un unico esercizio finanziario - oltre 2,5 milioni di euro complessivi nel 2025 - ha generato una pressione momentanea sulla cassa e l'amministrazione.
Voglio poi, prima di chiudere questo mio intervento, svolgere alcune riflessioni sul ruolo del Parlamento, di cui oggi esaminiamo il bilancio - di una delle due Camere, la nostra Camera dei deputati -, perché certamente non si tratta strettamente di temi attinenti al bilancio, ma credo siano importanti per valutare il nostro lavoro e anche l'assetto istituzionale a cui il nostro lavoro è collegato. L'ultimo rapporto sulla produzione legislativa predisposto dall'Osservatorio sulla legislazione del Servizio Studi della Camera conferma le tendenze già evidenziate da numerosi anni. Nel periodo considerato, 13 ottobre 2022-13 giugno 2026, delle 331 leggi complessivamente approvate 248 sono di iniziativa governativa, il 74,9 per cento, 78 di iniziativa parlamentare, il 23,6 per cento, una di iniziativa popolare e una di iniziativa regionale. Questa concentrazione dell'attività legislativa sui decreti-legge, che assume in questa legislatura dimensioni ancora maggiori di quelle delle legislature precedenti, a carattere sempre più multisettoriale e frammentato, ha avuto e sta avendo un impatto significativo sulla qualità della legislazione, ma anche sulle procedure parlamentari e sull'attività parlamentare. I Parlamenti, espressione della sovranità popolare e sedi della rappresentanza generale, sono chiamati a reagire perché, se non reagiscono, riacquisendo la capacità di governare il sistema complessivo delle regole, rischiano di essere emarginati a favore di oligarchie tecnocratiche ed economiche. Quindi, si rischia un indebolimento complessivo della tenuta della nostra democrazia. Un Parlamento più forte rende più forti i Governi, più fiduciosi i cittadini, più certo l'avvenire delle generazioni future.
La discussione sul funzionamento del Parlamento è un'occasione utile anche per interrogarsi sui nuovi modi di far lavorare il Parlamento e le sue articolazioni e rendere più efficace la nostra attività parlamentare. Sugli ordini del giorno, come dicevo, io voglio qui, in sede di discussione generale, illustrarne solo due a cui teniamo particolarmente come gruppo. Poi, sull'insieme degli ordini del giorno, che sono molti di più, discuteremo nella prossima seduta.
Il primo riguarda l'utilizzo della sala stampa della Camera. L'ordine del giorno nasce dalla consapevolezza di come la Camera dei deputati sia il luogo nel quale si esercita la rappresentanza democratica della Nazione e nel quale trovano attuazione i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica. L'utilizzo della sala stampa e degli altri spazi destinati alle conferenze stampa costituisce, quindi, una modalità di esercizio delle prerogative parlamentari che deve svolgersi nel rispetto del prestigio e della funzione costituzionale dell'istituzione. Le vigenti disposizioni organizzative attribuiscono al deputato richiedente la responsabilità delle iniziative svolte, dei contenuti espressi e dei soggetti ammessi all'accesso degli spazi della Camera.
Voglio ricordare - qui non ce ne sarebbe bisogno, ma, visto anche alcuni recenti eventi, credo invece sia giusto farlo - che la Repubblica italiana è fondata sui principi della Costituzione. Fra questi, la XII disposizione transitoria e finale vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. Tale disposizione trova attuazione nelle leggi Scelba e Mancino. Appare, pertanto, opportuno rafforzare gli strumenti di responsabilizzazione dei soggetti che accedono agli spazi della Camera per lo svolgimento di conferenze stampa o altre iniziative aperte alla partecipazione di soggetti esterni.
Ho quindi presentato, a nome del gruppo del Partito Democratico, un ordine del giorno al bilancio che stiamo discutendo oggi, che sarà votato in Aula dopodomani, che invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori a valutare la modifica della disciplina concernente l'accesso e l'utilizzo della sala stampa e degli altri spazi destinati alle conferenze stampa presso la Camera dei deputati, prevedendo che il deputato richiedente e i soggetti esterni invitati sottoscrivano, quale condizione per l'accesso, una dichiarazione con la quale si impegnano al rispetto della Costituzione italiana e dei suoi principi fondamentali, nonché a non porre in essere, nell'ambito delle iniziative svolte presso la Camera dei deputati, comportamenti o manifestazioni in contrasto con i principi dell'ordinamento costituzionale democratico o idonei a integrare le fattispecie previste dalle leggi Scelba e Mancino. In questo modo, peraltro, noi potremmo rispettare appieno questa disposizione costituzionale e queste disposizioni legislative nell'ambito di quella che è l'autodichia che caratterizza la nostra istituzione.
L'altro ordine del giorno di cui voglio parlare qui riguarda la società CD-Servizi. Noi ne abbiamo molto discusso la scorsa volta, quando si approvò il bilancio precedente. Avevamo chiesto piena trasparenza e conoscenza dei bilanci della società . Ci è stato anche - e voglio ringraziarli per questo - confermato dagli uffici della Camera che, dallo scorso 29 giugno, vi è la pubblicazione del bilancio della società sul sito della Camera. Però dall'analisi dell'ultimo bilancio di verifica della CD-Servizi si riscontra un'aggregazione di costi-ricavi che non permette una valutazione accurata delle marginalità per le singole linee di servizio. Per garantire una corretta e supportare le decisioni strategiche, abbiamo pertanto, in Ufficio di Presidenza, richiesto il dettaglio analitico di alcune entrate. È stato più volte richiesto per comprendere meglio la convenienza economica e sociale del servizio. Nel caso della ristorazione, senza i dati di dettaglio, non si può valutare se i prezzi applicati o l'affluenza al bar e al ristorante giustifichino i costi sostenuti dalla Camera.
Dall'organigramma del bilancio della CD-Servizi risulta che le strutture di vertice - amministratore unico, segreteria, responsabile finanze e organizzativo - sono composte da personale della Camera distaccato, otto figure professionali distaccate. Secondo un calcolo approssimativo, il costo che la Camera dei deputati sostiene per pagare i comandati è all'incirca di 1,5 milioni di euro all'anno. L'utile annuale della CD-Servizi è solo, perché la Camera “regala” - lo dico tra virgolette - alla società il personale dirigente. Se il costo fosse internalizzato, la società sarebbe quasi in pareggio, dimostrando che non vi è una vera efficienza, ma solo un trasferimento di oneri. La Camera finanzia la società non solo tramite servizi ma anche, quindi, fornendo personale, che non viene pagato sui bilanci della società, ma su quelli della Camera. Ecco perché nell'odg chiediamo di conoscere a quanto ammonta il costo del personale Camera distaccato presso la CD-Servizi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Pino Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. I documenti oggi all'esame dell'Assemblea non rappresentano un mero adempimento contabile. Essi raccontano il modo in cui un'istituzione come la nostra interpreta la responsabilità che gli è stata affidata dai cittadini: amministrare con rigore le risorse pubbliche, garantire il pieno funzionamento della democrazia e farlo con criteri di trasparenza, equilibrio ed efficienza.
Il conto consuntivo per il 2025 e il progetto di bilancio per il 2026 restituiscono l'immagine di una Camera dei deputati caratterizzata da una gestione finanziaria solida, prudente e responsabile. L'esercizio del 2025 si è chiuso con un avanzo di competenza di 53 milioni di euro e con un avanzo di amministrazione finale di 496,7 milioni di euro. Sono risultati che non arrivano per caso, ma rappresentano il frutto di una gestione attenta delle risorse e della capacità di contenere la spesa, senza compromettere l'efficienza dell'istituzione.
Merita particolare apprezzamento la scelta di mantenere invariata la dotazione annuale della Camera, ferma dal 2013 e confermata fino al 2029. È un segnale forte di continuità, serietà e responsabilità verso i cittadini e verso la finanza pubblica. Allo stesso tempo, il bilancio non rinuncia agli investimenti necessari per rendere l'attività parlamentare sempre più moderna ed efficiente e penso agli interventi di ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche dell'Aula e ai programmi di manutenzioni e innovazioni informatiche, indispensabili per assicurare qualità, sicurezza e trasparenza ai nostri lavori.
Questi documenti, signor Presidente, ci ricordano una verità fondamentale, quasi banale: la democrazia ha un costo. Lo hanno il lavoro delle Commissioni, l'attività di indagine e di controllo, lo studio approfondito dei provvedimenti, il rapporto costante con il territorio e il supporto tecnico-amministrativo che rende possibile tutto questo. Un'istituzione che voglia essere davvero rappresentativa delle istanze dei cittadini non può ridursi a un luogo di passaggio per dichiarazioni di voto, ma deve essere attrezzata per approfondire, verificare, controllare e legiferare con piena consapevolezza. E questo richiede professionalità, continuità di servizio, strumenti aggiornati e una capacità reale di mantenere un legame costante con il Paese. Sono funzioni che - come dicevo - hanno un costo, ma che producono un bene pubblico di valore inestimabile: la qualità della democrazia.
I risultati positivi del consuntivo 2025 e la prudenza del bilancio per il 2026 dimostrano che è possibile coniugare l'efficienza gestionale e il pieno esercizio delle funzioni parlamentari. L'Italia è chiamata a svolgere un ruolo responsabile e la solidità e la funzionalità delle nostre istituzioni parlamentari costituiscono, esse stesse, un elemento di credibilità del Paese. Una Camera che amministra con oculatezza le proprie risorse e, al tempo stesso, garantisce lo svolgimento serio e approfondito della propria attività rafforza la tenuta complessiva del sistema democratico italiano.
Vi è poi un principio altrettanto importante: la democrazia può avere un costo, ma non deve avere mai un prezzo in termini di opacità; ogni euro impiegato deve poter essere conosciuto, verificato e valutato dai cittadini. La trasparenza non è un elemento accessorio, è una condizione essenziale della fiducia tra istituzioni e comunità nazionale. Per questo riteniamo che questi documenti rappresentino un esempio virtuoso di equilibrio tra sostenibilità finanziaria e qualità dell'azione istituzionale: da una parte, il rigore nella gestione e, dall'altra, la consapevolezza che investire nell'efficienza del Parlamento significa investire nella qualità della nostra democrazia. L'Italia ha bisogno di istituzioni credibili, solide e capaci di guardare oltre il contingente. E la professionalità di chi opera in queste Aule parlamentari, i funzionari e tutto il personale, trova qui una conferma concreta non solo nella qualità del lavoro legislativo e di controllo, ma anche nella capacità di amministrare in modo efficiente e trasparente.
Il progetto di bilancio per il 2026 e per il triennio successivo conferma questa impostazione: una spesa corrente di funzionamento contenuta, investimenti mirati e un'attenzione costante alla sostenibilità dei conti. È un bilancio, poi, che non rinuncia alla modernizzazione, ma la persegue senza sprechi, che commisura le esigenze di funzionamento alle risorse disponibili, che guarda al futuro ma senza indebolire i margini di sicurezza già acquisiti.
In un tempo in cui troppo spesso prevale la sfiducia verso le istituzioni, il modo migliore per rafforzarle è amministrarle con serietà, con sobrietà e soprattutto con trasparenza, che sono principi che appartengono al patrimonio comune di ogni democrazia matura. Per questo, signor Presidente, come Forza Italia, guardiamo con favore a un bilancio che, pur nella necessaria sobrietà, continua a investire nella capacità operativa del Parlamento, perché un Parlamento efficiente, informato e capace di esercitare pienamente le proprie funzioni di indirizzo e controllo rappresenta la migliore garanzia di una democrazia matura e di un'Italia autorevole sulla scena internazionale.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Andrea Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi si fanno le nostre considerazioni in termini di dichiarazioni in discussione generale sul progetto di bilancio di previsione della nostra Camera.
Io non ripeterò tutti i numeri che sono stati detti, esposti, raccontati dai colleghi, che mi sembra siano numeri che depongono, sostanzialmente, per un quadro di bilancio stabile, equilibrato e direi tendente molto alla sobrietà e alla trasparenza. E, quindi, è un bilancio sicuramente interessante, con una serie di aspetti sicuramente anche questi molto significativi.
Colgo l'occasione per ringraziare il Questore, Filippo Scerra, nostro rappresentante, pure in relazione alla volontà di mantenere fermo anche quanto la precedente Presidenza di questa Camera, con le delibere Fico, ha portato avanti sia rispetto al tema dei vitalizi, sia rispetto al tema della tutela del personale, che viene poi affrontato di nuovo in questo contesto.
Credo sia importante quello che è stato detto anche dal collega del PD, la responsabilizzazione di noi altri rispetto alla Costituzione, rispetto alla capacità che ciascuno di noi dovrebbe avere e dovrebbe assumersi di rispettare la nostra Costituzione antifascista, perché sono avvenuti degli episodi che sicuramente lasciano un po' di amaro in bocca, soprattutto in relazione alle sanzioni che sono state attribuite a chi ha impedito che dei fascisti dichiarati entrassero in questo luogo che è patrimonio di tutti.
Credo che siano state fatte anche delle cose interessanti come, per esempio, la celebrazione per gli ottant'anni dal referendum istituzionale dell'Assemblea costituente, con il voto alle donne, con una grande partecipazione all'interno di questo Parlamento di giovani, di persone che sono venute a vedere la mostra. Quindi, credo che siano successe delle cose anche molto interessanti.
Naturalmente, poi, nelle fasi successive discuteremo di quello che è il bilancio di previsione nel dettaglio, con ordini del giorno, con aspetti di approfondimento. Credo che sia su una strada decisamente interessante rispetto alla capacità di sobrietà, di trasparenza - come dicevo -, di equilibrio.
Ci riserviamo di vedere, anche nel prosieguo del nostro dibattito, una valutazione più approfondita.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione congiunta.
Il seguito del dibattito è rinviato alla seduta di mercoledì 29 luglio.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
: CAIATA, per la III Commissione; CHIESA, per la IV Commissione.
3.
S. 1635 - Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti (Approvato dal Senato). (C. 2961)
: MASCHIO, CALDERONE, MATONE.
4.
5.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025. (C. 2788)
: FORMENTINI.
6.
FARAONE ed altri: Istituzione della Giornata nazionale "Enzo Tortora" in memoria delle vittime di errori giudiziari. (C. 441)
e delle abbinate proposte di legge: BISA ed altri; PITTALIS ed altri. (C. 1657-1694)
7.
8.
Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo. (C. 2670-A)
: CERRETO.
9.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti. (C. 2987-A)
Relatrice: FRASSINI.