PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
STEFANO VACCARI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per richiamo al Regolamento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Colleghi, intervengo ai sensi dell'articolo 8 e seguenti del Regolamento per quanto è accaduto ieri in Giunta per il Regolamento. Io credo che l'Aula debba conoscere e avere consapevolezza di quello che è accaduto perché riteniamo che sia una pagina nera nella storia del Parlamento italiano, una pagina nera nei rapporti istituzionali tra maggioranza e opposizione. Ieri è stato deciso a maggioranza - sette voti contro sei - dalla Giunta per il Regolamento di sovvertire una prassi consolidata e confermata dal Regolamento.
L'articolo 18- dice espressamente che il Presidente della Camera invia immediatamente alla Giunta gli atti trasmessi dall'autorità giudiziaria per le deliberazioni relative alle richieste di autorizzazione a procedere, cioè l'autorità giudiziaria trasmette alla Camera, nella persona del suo Presidente, e il Presidente invia la documentazione ricevuta, senza fare alcuna valutazione di merito, al presidente della Giunta per le autorizzazioni.
La prassi consolidata che è stata sempre seguita - non c'è un solo precedente differente - è stata quella che gli atti siano tutti stati sempre conoscibili da parte dei componenti della Giunta per le autorizzazioni sulla base di un principio, che vorrei ribadire e che mi sembra un principio di diritto, che è quello che occorre conoscere per deliberare. Non è in discussione la possibilità e la prerogativa della Giunta, dopo la conoscenza degli atti, di assumere determinazioni differenti anche nella direzione di non rendere, di non accogliere le richieste di poter utilizzare questo materiale.
Vorrei ricordare a quest'Aula che la funzione delle Giunte, in particolare quella della Giunta per le autorizzazioni, è una funzione ausiliaria per l'Aula. Non spetta alla Giunta prendere la decisione finale. Invece, spetta alla Giunta tutta l'attività preparatoria perché l'organo sovrano e ultimo della decisione è l'Aula di Montecitorio. Allora, quello che è stato deciso ieri, cioè che sarà e potrà essere la Giunta, quindi il ad assumere ogni valutazione relativa alla sua presa in considerazione o meno, anche ai fini della presa visione dello stesso non solo da parte dei componenti dell'Assemblea, e su questo non c'è questione… Ma soprattutto, ed è questo il problema, il grave che vogliamo segnalare in questa sede: si potrebbe impedire da parte della maggioranza - lo dico non con una battuta: le maggioranze girano, le regole restano e le istituzioni restano - ai componenti della Giunta per le autorizzazioni di svolgere fino in fondo la propria attività perché si impedisce di conoscere per deliberare.
Concludo, signor Presidente. Adesso è convocata per le 13 la Giunta per le autorizzazioni. Come avrete visto, io non ho toccato la vicenda specifica perché la questione è generale: creiamo un precedente che riguarda oggi e il futuro. Quello che è inaccettabile è che un organo di garanzia fondamentale e costituzionalmente garantito, come la Giunta per le autorizzazioni, sia di fatto stato messo sotto il giogo di una maggioranza: una maggioranza - concludo, signora Presidente - che di fatto aveva già i suoi numeri e continua ad avere i suoi numeri, perché le Giunte sono ovviamente composte in misura proporzionale a quella dell'Aula. Ma impedire anche la conoscenza e impedire anche la possibilità di valutare è per noi inaccettabile. È un grave, è uno sfregio nei confronti della democrazia parlamentare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per richiamo al Regolamento, sullo stesso argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Siamo davanti a una grave violazione delle nostre prerogative e anche della dignità delle scelte che abbiamo preso insieme, perché ricordo che è stata convocata una Conferenza dei presidenti di gruppo per capire come andare avanti davanti a quell'invio, a quella lettera arrivata dalla Procura.
Vorrei ricordare al Presidente della Camera che, in quella sede, abbiamo deciso all'unanimità che questo approfondimento andava fatto e andava fatto nella Giunta per le autorizzazioni. Nel trasmettere quelle lettere e quella corrispondenza al presidente della Giunta per le autorizzazioni Dori, insieme al contenuto del in allegato alla nota del procuratore Lo Voi, il Presidente della Camera non ha - e lo dico a verbale - dato indicazioni o definito limitazioni rivolte direttamente al presidente della Giunta.
In merito al diritto di accesso alla documentazione contenuta nel , al presidente della Giunta non è mai - dico: mai! - stata posta una limitazione da parte della Presidenza della Camera.
E non ci risulta sussistere alcuna direttiva del Presidente della Camera per negare l'autorizzazione al presidente. D'altra parte, se si chiede di fare un approfondimento, è difficile poi che il presidente decida lui che tipo di approfondimento fare.
Vorremmo lasciare a verbale alcuni casi. Giunta per il Regolamento del 7 luglio del 1992, Presidente Napolitano; Giunta per il Regolamento del 23 e 24 marzo del 1999, Violante; Giunta per le autorizzazioni del 9 marzo del 2011, Castagnetti, come riferito anche in Aula da Fini il 5 aprile del 2011 sul caso Ruby; Giunta per le autorizzazioni del 10 settembre del 2025 sul caso Almasri.
Lo ripetiamo, perché mi pare che non si comprenda fino in fondo: ma vi rendete conto che il presidente della Giunta chiedeva semplicemente di poter visionare, per approfondire e per poter fare un lavoro che è garantito dal nostro Regolamento e - lo dico - anche dalla nostra Costituzione? Ma davvero voi volete creare un precedente per cui c'è una maggioranza che decide non se autorizzare o no, ma se aprire o no un , se aprire o no la corrispondenza? Ma vi rendete conto del precedente che state mettendo in campo?
Siamo davanti a un gioco di specchi. C'è chi consegna le e dice “non ho niente da nascondere”, poi c'è chi ha il diritto di difendersi e dice “no, perché ci sono i parlamentari che hanno dei diritti che vengono prima del diritto alla difesa”. E allora, però, anche quei parlamentari dicono “no, ma non abbiamo nulla da nascondere”.
Non vorremmo, Presidente - ed entro nel merito, sì, perché tanto questa discussione è finita nella Giunta per il Regolamento -, che in questo gioco di specchi ci sia una difesa più alta di quella degli avvocati, quella per cui dite: sì, sì, fate finta pure di consegnare le , tanto c'è qualcuno che ha già deciso che nessuno deve avere accesso a quelle , nemmeno la Giunta per le autorizzazioni . Ma allora di che cosa parliamo? Ma vi rendete conto della responsabilità politica? Politica, altro che istituzionale: politica.
Il Presidente ha ammonito un deputato perché non aveva pubblicato le partecipazioni di un'azienda. Eh, perché forse non sapeva che natura avesse quell'azienda. Ma nemmeno Delmastro sapeva che natura avesse, perché è l'unico deputato che ha costruito un'azienda con una diciottenne, l'unica indagata per riciclaggio in tutta Italia. Perché lui non sapeva chi fosse Caroccia, non sapeva cosa fosse il clan Senese; ci ha solo fatto un'azienda.
Cosa avete da nascondere? Cosa avete da nascondere a tal punto da violare qualsiasi regolamento e qualsiasi prassi pur di ottenere un'immunità, un'immunità di immagine, un'immunità che ci porta a dire che voi non volete chiarire i rapporti che avete con quelle organizzazioni, non volete far chiarezza...
MARCO GRIMALDI(AVS). ...non volete trasparenza, volete semplicemente che questa vicenda venga dimenticata in fretta dagli italiani, ma noi non lo permetteremo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per richiamo al Regolamento, sullo stesso argomento, la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Io sarò molto dritta e poco diplomatica. Ieri, in Giunta per il Regolamento è stata sancita la morte della Giunta per le autorizzazioni, cioè la Giunta per il Regolamento ha messo fine a quello che noi conosciamo come organo parlamentare della Giunta per le autorizzazioni. Ma quello che più è sconvolgente e che dovrebbe far indignare dentro e fuori quest'Aula è il motivo per cui questo è stato fatto, il motivo, le ragioni per cui è stato piegato il Regolamento della Camera dei deputati ed è stata calpestata tutta la prassi consolidata fino ad oggi. Il motivo è che Fratelli d'Italia, la maggioranza, ha bisogno di scudare una persona. Quindi, una garanzia funzionale - potremmo dire così -, che dovrebbe tutelare la funzione di parlamentare, in realtà, viene piegata alla logica di diventare uno scudo personale, un privilegio personale, per una persona . E chi è quella persona? Quella persona è un ex Sottosegretario per la Giustizia che, mentre era seduto al Ministero della Giustizia, si metteva in società con una ragazza, appena diciottenne, figlia di Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese. Questo stiamo scudando, questo il Parlamento sta occultando.
E come lo ha fatto? Lo ha fatto a “botte” di maggioranza, perché la Giunta per il Regolamento si è espressa a maggioranza anche lì: 7 voti della maggioranza, che schiacciano 6 voti da parte delle opposizioni, da parte di chi voleva difendere l'istituzione. Perché, vedete, là era in atto, c'è stato, oltre che un abominio giuridico, un conflitto tra due istituzioni, tra il Presidente della Camera e il presidente della Giunta per le autorizzazioni, perché questo noi abbiamo visto in questi giorni. Non si può dire altrimenti, perché, per la prima volta, è stata paralizzata quella che da sempre - ripeto - è la regola per cui tutti gli atti che arrivano dall'autorità giudiziaria al fine di consentire una deliberazione sulle richieste di autorizzazione a procedere sono atti destinati, naturalmente e fisiologicamente, alla Giunta per le autorizzazioni in tutto il suo complesso, all'organo collegiale.
Tutti i componenti della Giunta per le autorizzazioni hanno sempre avuto accesso - chiaramente, con i vincoli di segretezza opportuni e necessari che anche noi difendiamo - a tutti gli atti che pervenivano dall'autorità giudiziaria. Non ci sono precedenti in senso contrario. Da domani, invece, la Giunta per le autorizzazioni, come organo collegiale - quindi, anche lì, a “botte” di maggioranza - potrà vagliare preliminarmente cosa far vedere e cosa non far vedere ai deputati che siedono nella Giunta per le autorizzazioni. Un vaglio preliminare che non solo sarà assolutamente disfunzionale... Vedete che caos che si andrà a concepire all'interno della Giunta per le autorizzazioni, ma è un caos che è voluto, perché la verità è che questa maggioranza vuole la paralisi della Giunta per le autorizzazioni , perché ha bisogno che la Giunta per le autorizzazioni scudi, e fin dall'inizio, tutti i suoi esponenti; perché a questo vuole piegare la Giunta per le autorizzazioni.
E c'è un altro problema regolamentare: che, così facendo, si va ad esautorare soprattutto il presidente della Giunta per le autorizzazioni. E ricordo a me stessa che il Regolamento della Camera prevede che la presidenza della Giunta per le autorizzazioni vada a un componente delle opposizioni: questo proprio perché la Giunta per le autorizzazioni dovrebbe essere configurata come organo di garanzia. Ma, da domani, sarà l'organo di garanzia di chi? Della maggioranza di turno, vostro e di Delmastro .
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto degli interventi svolti e fa presente che su ciascuno degli aspetti sollevati il Presidente della Camera ha già fornito tutti gli elementi di chiarimento, come risulta dal resoconto della riunione della Giunta per il Regolamento, svoltasi nella giornata di ieri, e pubblicato nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato De Maria. Ne ha facoltà.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sono a richiedere un'informativa urgente del Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi su quanto sta emergendo rispetto alla campagna messa in atto in questi giorni, che ha preso di mira Bologna. Una campagna di odio, di insulti e di bugie che inquieta e preoccupa.
Bene che il sindaco Lepore, a cui va tutta la mia solidarietà, abbia sottolineato la gravità di quanto è accaduto. Ora si deve fare piena luce, in particolare sull'uso di finti profili e sulle dimensioni della campagna che è stata messa in atto. La democrazia va difesa dai pericoli di inquinamento e condizionamento. Occorre verificare se siano state messe in atto azioni organizzate volte a condizionare il libero dibattito democratico.
Auspico che tutte le forze politiche dicano parole chiare contro qualsiasi attacco alla libera dialettica e che al più presto il Ministro ci riferisca sulle notizie eventualmente in suo possesso in merito, su quali iniziative abbia assunto - sappiamo che il sindaco di Bologna è stato messo sotto scorta - e su quali iniziative intenda assumere.
Avevo già presentato negli scorsi giorni un'interpellanza parlamentare su quanto è accaduto. Penso, però, sia davvero importante che il Ministro venga in Aula e ci riferisca su un fatto che invito tutte e tutti noi a non sottovalutare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Noi di Alleanza Verdi e Sinistra ci associamo a questa richiesta di informativa urgente rivolta al Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.
Sappiamo da uno studio riguardante le interazioni delle pagine del sindaco Matteo Lepore e quelle di Fratelli d'Italia di Bologna che la discussione intorno al caso Fakir e alle manifestazioni che sono seguite non è stata spontanea sui ma è stata inquinata da probabilmente falsi che intervenivano in italiano ma avevano degli IP statunitensi . Significa che qualcuno dall'estero ha inteso agire per in qualche modo condizionare l'opinione pubblica italiana. Lo sappiamo da questo studio, ma la verità è che noi sappiamo, da circa un decennio, che in tutta Europa vengono messe in campo operazioni di questo tipo e segnatamente vengono messe in campo dagli Stati Uniti oppure spesso dalla Russia di Putin, con operazioni che mettono in campo, per l'appunto, migliaia e migliaia di profili qualcuno dice addirittura 5 milioni - organizzati e prodotti attraverso delle che generano , che utilizzano tecniche come l'al fine di creare una gabbia cognitiva e algoritmica in cui chiudere le persone meno informate e con meno strumenti culturali.
Allora, questo avviene ormai da un decennio e lo sappiamo dai tempi delle rivelazioni di Christopher Wylie su Cambridge Analytica e sulle attività che l'azienda di Steve Bannon ha messo in campo in Europa, segnatamente intorno al tema della Brexit, e poi abbiamo conferma che queste attività vengono e venivano svolte anche dagli Epstein, dove Steve Bannon dice di essere delle forze di estrema destra e di lavorare alla loro comunicazione. Ebbene, noi vogliamo che sia fatta chiarezza e che il Ministro Piantedosi venga qui a tutelare la sovranità digitale italiana, la sovranità cognitiva del Paese e la nostra democrazia, perché queste sono tecniche di condizionamento che possono cambiare l'esito delle elezioni e possono cambiare gli orientamenti dell'opinione pubblica.
Chiudo dicendo una cosa, Presidente. È in vigore dal 2025 un regolamento europeo sulla pubblicità politica che cerca di arginare l'utilizzo di queste tecniche, perché in Europa tutti hanno approfondito molto più di quanto non sia stato fatto in Italia. Il problema in Italia è che il regolamento è in vigore ma non esiste l'agenzia deputata al controllo e quindi all'emanazione delle sanzioni in caso di violazione degli articoli del regolamento. Noi continuiamo a chiedere che il Governo nomini immediatamente l'agenzia deputata al controllo e alle sanzioni. Vogliamo sapere di che cosa avete paura, perché lasciate che gli italiani siano bombardati da e messaggi falsi senza agire a loro protezione .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
Ha chiesto di parlare, su un nuovo argomento e sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Noi chiediamo alla Presidente Meloni di venire in Aula a riferire sul caro carburanti. Guardi, lo dico sin da subito: non ci interessa sentire il Ministro Urso, non ci interessa ascoltare un Ministro che in tre anni e mezzo sul caro carburanti non ne ha fatta una, che sia una, giusta . Basta vedere quello che è accaduto negli ultimi dieci giorni e capiamo la sua totale inettitudine.
Il 25 luglio - il 25 luglio! - con i prezzi del carburante totalmente fuori controllo e dopo settimane in cui il Ministro Urso non si vede, sentiamo la sua voce e arriva la perla di saggezza: dobbiamo agire. Cioè, capite? Dobbiamo agire. Buongiorno, Ministro , gli italiani non ce la fanno già più, sono già a secco. Ma non finisce qui perché dice: va bene, si sveglia, deve agire e che fa? Farà qualcosa, proporrà di tagliare le accise, si muoverà in Consiglio dei ministri. No! Cosa fa? Dice che la colpa è di Giorgetti. Ma se fino al giorno prima il problema era suo, com'è possibile che dall'oggi al domani non se ne debba più occupare e se ne lavi le mani? Eppure, quando c'era da dare la colpa ai benzinai, per coprire la scelta con cui hanno tolto lo sconto sulle accise, il Ministro era velocissimo e se ne occupava eccome. È un fulmine, un fulmine quando c'è da trovare un capro espiatorio, ma è una lumaca quando c'è da assumersi una responsabilità. Ecco - buongiorno - come si muove il Ministro Urso. Ma non finisce qui, perché riesce anche ad avere la faccia tosta di rivendicare il suo grande risultato, il cartello con il prezzo medio, epico, che non ha ridotto di un centesimo il prezzo della benzina; l'unica cosa che è riuscito a tagliare è la credibilità - pochissima - che era rimasta del suo Ministero.
Allora, Presidente, noi di misure fallimentari, di propaganda e di annunci, non ne possiamo più, come non ne possono più gli italiani. Nel solo mese di luglio sono stati incassati dallo Stato - tra IVA e accise - 2,9 miliardi di euro. L'ultimo decreto, quello che scade domani, ha in teoria restituito - in teoria - 125 milioni. Cioè, di questi 125 milioni, rispetto ai 3 miliardi, nelle tasche degli italiani è arrivato zero, perché lo sconto alla pompa nessuno l'ha visto , è evaporizzato. Allora, questo non è un decreto: questo è un furto ed è un furto premeditato, perché più il carburante aumenta più lo Stato incassa ed è una spirale dannosa, almeno dannosa per gli italiani, ma che a questa maggioranza e al Governo Meloni piace tantissimo. E perché piace questa spirale? Perché così possono riempire le casse dello Stato per mettere i soldi nell'unica ossessione per cui trovano sempre i soldi, sempre, cioè finanziare le armi Voi togliete i soldi alle famiglie che partono per le ferie, a chi in ferie non ci va e rimane a lavorare, alle imprese che per il caro carburanti rischiano di dover chiudere il giorno dopo e cosa fate con questi soldi? Ingrassate il capitolo di spesa per finanziare l'acquisto di armi. Zero sul carovita, pochi spiccioli per le bollette, un'elemosina per la benzina, il nulla per le liste d'attesa sulla sanità, non un euro per Opzione donna, 21 miliardi per le armi. È questa - è questa, lo ripeto - la vostra scala di valori ed è folle.
Presidente, l'abbiamo letto anche oggi: non venite a dirci che la coperta è corta e che i soldi non ci sono, perché non ci crede più nessuno. Abbiate almeno il coraggio di rivendicare quella che è una scelta politica e il Ministro Urso è l'esecutore di questa scelta. Ma c'è un mandante e quel mandante si chiama Giorgia Meloni, perché lei ha consumato il più grande tradimento, il più cinico tradimento ai danni degli italiani. Doveva azzerare le accise? Le ha alzate. Doveva restituire i soldi ai cittadini? Ha usato le accise come un bancomat per il suo personale Governo e per le sue scelte folli. Allora, la Presidente Meloni - chiudo - è andata alla pompa di benzina a fare un video in cui diceva e prometteva agli italiani che avrebbe eliminato le accise e non l'ha fatto. Ci torni a quella pompa di benzina, faccia il pieno, guardi sul quanto costa quel pieno e poi faccia un altro video in cui, però, chiede scusa agli italiani per quel folle tradimento e per la presa in giro che ha fatto. Poi oggi vada in Consiglio dei ministri e faccia quello che doveva fare il giorno dopo che ha vinto le elezioni: abbassare le accise, facendo arrivare però davvero lo sconto in modo strutturale e tassando gli extraprofitti miliardari dei colossi energetici .
CHIARA APPENDINO(M5S). Chiudo. Avevate promesso di stare dalla parte degli italiani, li avete abbandonati alla pompa di benzina mentre voi correvate a finanziare il riarmo. Questa è la fotografia vergognosa del Governo Meloni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento e sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Presidente, anche come gruppo del Partito Democratico interveniamo per rinnovare la nostra richiesta di un confronto con la Presidente del Consiglio su quello che sta avvenendo oggi nel Paese. Non possiamo continuare a fare finta di non vedere: famiglie e imprese stanno pagando a caro prezzo il conto degli errori di questo Governo.
Vedete, non è solo l'aumento dei carburanti, un aumento ormai è stabile, che sta toccando cifre record, ma anche gli interventi del Governo, che sono totalmente incapaci di produrre effetti di cortissimo respiro. Oggi è stato annunciato un nuovo intervento; sappiamo già che non sarà risolutivo, ma il problema è che sta aumentando il prezzo di tutto. È un'estate da bollino rosso: il caro carburanti, il caro voli, l'aumento dei costi dei traghetti, l'aumento dei costi dei servizi! Bisogna prendere iniziative immediate per salvare l'estate degli italiani. E quando parlo dell'estate degli italiani, non parlo solo delle vacanze e del diritto di avere un momento di riposo, ma anche del diritto di chi, anche ad agosto, dovrà muoversi, attraversare il Paese per lavorare, per curarsi, perché l'Italia non si ferma e paga ogni giorno un prezzo più salato! State addirittura - lo abbiamo visto in Commissione bilancio in queste ore - dando il colpo di grazia alla crisi del trasporto pubblico locale, con un federalismo fiscale che rischia di togliere il vincolo di destinazione delle risorse al trasporto pubblico! Voi darete alle regioni meno risorse di quelle che servono e non vincolate al trasporto, col rischio di definanziare ulteriormente un settore già in crisi, in un'Italia che fa sempre più fatica a muoversi.
Noi, come Partito Democratico, abbiamo presentato tante proposte; vi abbiamo chiesto di affrontare in maniera strutturale il tema delle accise, attraverso non solo il sistema delle accise mobili, con la proposta della nostra segretaria Elly Schlein, ma anche un complesso di iniziative in grado di sostenere in maniera stabile sia le famiglie che le imprese; al tempo stesso, vi abbiamo chiesto di utilizzare le risorse della flessibilità finanziaria per intervenire in maniera seria sul energetico; vi abbiamo chiesto la capacità di avere una visione in grado di affrontare quei temi, perché non ci limiteremo a rinfacciare - questo non è il luogo in cui bisogna rinfacciare solamente le promesse tradite, i fallimenti, il fatto che chi aveva promesso di abolire le accise non riesca a intervenire in alcun modo nel momento in cui il prezzo alla pompa schizza oltre i 2 euro e rimane in maniera stabile in autostrada e, dalle notizie di oggi, vediamo che il diesel è di nuovo sopra i 2,1 euro al litro -, no, vi chiediamo di intervenire concretamente per risolvere i problemi italiani. Perché vede, Presidente, penso che ormai abbiamo condiviso - e spero che in quest'Aula siamo tutti d'accordo - il fatto che alcuni elementi siano oggettivi, che Ceuta è in Africa, non è in Europa, che la rincorsa demagogica della destra tra Vannacci e Meloni, sempre più a destra, sempre più a destra, per cercare di cavalcare le paure degli italiani, per raggranellare qualche consenso, sta andando contro i dati della realtà, contro la geografia, contro la matematica, contro i numeri dell'economia spagnola e dei rimpatri stessi che sono stati fatti in Spagna. Però io vorrei ricordare a quest'Aula, alla maggioranza, alla Presidente del Consiglio che, mentre Ceuta è in Africa, le pompe di benzina, ormai strutturalmente, dove benzina e diesel in autostrada sono sopra i 2 euro, sono in Italia ! Avete presente l'Italia, quel bellissimo Paese con il tricolore che ha addirittura un inno fantastico, che si chiama “Fratelli d'Italia”, che penso sia importante per chi, in quest'Aula, è iscritto a un partito che si chiama “Fratelli d'Italia”? Ecco, l'inno non finisce con “Fratelli d'Italia”; c'è un secondo passaggio molto bello: “L'Italia s'è desta”. Ma vogliamo cominciare a occuparci dei problemi che affrontano gli italiani ogni mattina quando si svegliano ed escono di casa , a cominciare dal caro carburanti e dall'aumento dei costi in questa estate folle che sta colpendo tutte le famiglie e tutte le imprese? Chiediamo alla Presidente del Consiglio Meloni di venire qui e di affrontare questi problemi, prima che sia troppo tardi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Ci associamo a questa richiesta di informativa urgente, l'ennesima che rivolgiamo al Ministro Urso e alla Presidente del Consiglio, che in campagna elettorale prometteva di eliminare le accise sui carburanti, il cui prezzo, invece, continua a crescere, con un'incapacità evidente del Governo di introdurre misure adeguate a consentire alle italiane e agli italiani di muoversi, visto che il trasporto pubblico locale non funziona e spesso sono costretti ad utilizzare le auto private. Invece, di volta in volta, abbiamo visto arrivare in Aula decreti - che intervenivano per pochi giorni per abbattere i costi della benzina e del gasolio e, poi, solo del gasolio - arrivare in Aula di fatto già scaduti, perché erano misure emergenziali che a nulla sono servite, visto che oggi vediamo ai distributori cartelli che indicano ovunque più di 2 euro. Immaginiamo che - visto il disastro che sta succedendo nel mondo, visto il “climafreghismo” generalizzato che determina una crisi quasi irreversibile direi - questi costi andranno ad aumentare. Purtroppo a questo si associa tutta una serie di aumenti che i cittadini e le cittadine devono vivere sulla propria pelle e su cui il Governo nulla ha fatto in questi anni, a partire dai trasporti, per passare all'energia, dove vi ostinate a rincorrere ancora le fonti fossili, mettendo da parte, invece, sole e vento, per produrre energia pulita, addirittura rincorrendo il sogno del nucleare, che ancora presenta tecnologie bocciate dagli italiani. Per vedere la fusione dovremo attendere decenni, con costi folli che determineranno ulteriori incrementi.
Io penso che, in questi ultimi mesi, il Governo - per mantenere il consenso - dovrebbe pensare davvero alle emergenze e le esigenze dei cittadini e delle cittadine italiane rispetto al caro vita. Infatti, per tante persone arrivare a fine mese ormai è impossibile: devono sempre scegliere se accendere il condizionatore o mettere un piatto sul tavolo per la cena delle proprie famiglie e questo è davvero intollerabile. Chiediamo che ci sia una presa di posizione e che la Presidente del Consiglio e il Ministro Urso - che è sparito dai radar - vengano qui a riferirci su cosa intendano fare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Deidda. Ne ha facoltà. Prego, mi dice se si associa o no, così poi la lascio parlare.
SALVATORE DEIDDA(FDI). Presidente, non ci opponiamo, ma ci associamo, soprattutto, se il mio vicepresidente Casu interviene, mi sento sempre portato ad intervenire e a supportare la loro richiesta, così come con la collega Ghirra: sa, l'accento sardo richiama sempre una doverosa risposta. Quindi, dico che non ci opponiamo; ovviamente non accettiamo tutte le critiche che sono state dette - a volte ingiuste - verso il nostro Governo, che sono ammantate di ideologia, di problemi atavici che abbiamo ereditato negli anni e che nessuno ha voluto risolvere. Io faccio un appello all'opposizione: noi abbiamo ottenuto, col Vicepresidente Fitto - e lo ringrazio in quest'Aula anche col Ministro Foti - la revisione dell'ETS. L'ETS è una misura europea che ha portato a rincari sul carburante, sui trasporti, su tutta la filiera della logistica: rincari inaccettabili. Non son state le compagnie petrolifere, ma noi l'avevamo detto fin dall'inizio: attenzione, l'ETS è una tassa occulta che porterà al rincaro degli alimentari, delle navi, del trasporto marittimo, del TPL.
Ecco, noi abbiamo ottenuto che la Commissione europea la sta revisionando. Ecco, da qui a dicembre ci sarà la proposta che siano esentate le isole, Sardegna e Sicilia, e che siano esentate le industrie. Noi stiamo portando avanti questa proposta. Chi si è opposto a questa proposta in Europa? I socialisti europei e - lo devo dire, vicepresidente Casu - la vostra segretaria. La vostra segretaria del PD ha detto: no, l'ETS non si tocca. Ecco, possiamo unirci in questa battaglia, dove diciamo chiaramente che l'ETS aveva uno scopo nobile, ossia quello di decarbonizzare, ma è stato applicato male? Riusciamo a trovare un punto comune, dove riusciamo a trovare punti, dove riusciamo… Ecco, lo sa benissimo anche lei. Le ha sentite le audizioni sull'autotrasporto, sul marittimo, sugli armatori? Le avete sentite anche voi. Il problema è l'ETS. Con l'ETS si paga una tassa occulta e adesso sarà peggio ancora con l'ETS2. Sarà una tassa per l'autotrasporto e ci saranno ulteriori rincari, ma non lo può risolvere questo Governo: è in Europa. Da qui a dicembre studiamo un modo per decarbonizzare. Le avete sentite le audizioni: non c'è solo l'elettrico, ci sono i biodiesel, i biocarburanti, il bioetanolo. Abbiamo tantissimi modi per decarbonizzare, ma l'ETS è una tassa che ha portato a rincari fino all'80 per cento dei beni alimentari e di tutti quei beni che sono della filiera della logistica.
E va bene dare sempre la colpa al Governo - piove, Governo ladro! -, ma a volte prendetevi le responsabilità, se avete studiato qualcosa che teoricamente faceva bello nei salotti, ma che nell'applicazione ha portato impoverimento e crisi per l'industria .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente in merito alle richieste … no, non si può, avete già parlato come gruppo… No, non si può, avete già parlato come gruppo, collega Casu. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 441: “Istituzione della Giornata nazionale «Enzo Tortora» in memoria delle vittime di errori giudiziari” e delle abbinate proposte di legge nn. 1657-1694.
Ricordo che nella seduta del 7 maggio 2025 l'Assemblea ha deliberato il rinvio in Commissione della proposta di legge in esame.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per il seguito della discussione è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico della proposta di legge e delle proposte emendative ad esso presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Avverto che fuori dalla seduta l'emendamento 1.153 Bisa è stato ritirato dalla presentatrice.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85- del Regolamento, i gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Ha chiesto di parlare, sul complesso degli emendamenti, la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Ci accingiamo ad esaminare una proposta di legge che mira ad istituire la Giornata nazionale dedicata a Enzo Tortora e alle vittime degli errori giudiziari, iniziativa che, di per sé, è sicuramente apprezzabile e ci trova assolutamente d'accordo. Però durante l'esame un po' travagliato, dobbiamo dire, di questa proposta di legge - perché questa è la seconda volta che approda in Aula ed era stata già oggetto di esame in una precedente fase - ci siamo resi conto, durante la fase emendativa, di alcune imprecisioni nella scrittura del testo. Allora abbiamo presentato e suggeriamo dei nostri emendamenti che mirano ad apportare i correttivi per eliminare queste ambiguità.
Innanzitutto, suggeriamo di introdurre nel testo la definizione di “errore giudiziario”, e facciamo chiaramente riferimento alla definizione che già esiste nell'ordinamento giudiziario ed in particolare nel codice di procedura penale. Puntualmente viene definito “errore giudiziario” quello che si verifica quando il condannato, con sentenza irrevocabile, sia stato prosciolto in sede di revisione, sempre che non abbia dato causa, per dolo o colpa grave, all'errore giudiziario.
Ora, perché è importante questa definizione, quindi introdurre la definizione di errore giudiziario e agganciarla alla nozione già condivisa e consolidata per gli addetti ai lavori? Perché altrimenti si potrebbe correre il rischio, anche per come è scritta un'altra parte di questo testo che ci viene presentato e proposto, al comma 4 in particolare, di applicare questa nozione di errore giudiziario anche a vicende che, in realtà, tecnicamente e giuridicamente, ma non solo, potremmo dire così, esulano da questo perimetro e da questo contesto. Anche perché ripeto, al comma 4 dell'unico articolo di questa proposta di legge viene detto che queste giornate devono essere istituite e finalizzate a “(…) conservare, rinnovare e costruire una memoria storica (…)”.
Relativamente al concetto di costruire una memoria storica, ripeto, questo termine potrebbe anche dare adito a una certa discrezionalità nel modo di individuare il cuore di questa iniziativa, e delle iniziative che ne seguiranno, durante queste giornate; quella per cui ognuno - ciascun contesto, istituzione o ente chiamato correttamente e legittimamente a organizzare e a promuovere giornate di approfondimento e di sensibilizzazione su questo tema - individua in modo, ripeto, assai discrezionale il perimetro proprio del contenuto stesso, dando sostanza a questa nozione di errore giudiziario.
Quindi per noi era importante, in realtà, agganciare questo testo di legge - ripeto, per coerenza di sistema - alla definizione già vigente di errore giudiziario.
Per il resto, in realtà, un altro suggerimento che volevamo dare è: se invece la direzione è, in qualche modo, quella di ampliare - perché non deve essere una nozione giuridica - il concetto di errore giudiziario, allora ci eravamo permessi di suggerire un ampliamento reale, concreto, ulteriore, del perimetro di questa proposta di legge ed estenderlo anche alla sensibilizzazione che riguarda le vicende delle persone offese dal reato che rimangono prive di giustizia, quindi tutti coloro che fanno una domanda di giustizia ma che rimangono poi senza una risposta di giustizia. E vedete, questo suggerimento, questa proposta emendativa di ampliamento, che era nata in una fase anche un po' risalente quando abbiamo esaminato per la prima volta questo testo di legge, oggi si rafforza e trova una maggiore concretezza, una maggiore legittimazione, dal momento che è stata approvata la legge di riforma costituzionale che, appunto, inserisce in Costituzione la tutela delle vittime di reato, la tutela delle persone offese dal reato. Quindi, sotto questo punto di vista, in realtà siamo stati anche lungimiranti in questo senso e adesso questa nostra proposta emendativa ha un addentellato costituzionale, potremmo ben dirlo. Se si vuole, in effetti, ampliare il perimetro di questa proposta di legge e non necessariamente agganciarlo alla nozione giuridica e tecnica di errore giudiziario, allora il MoVimento 5 Stelle in qualche modo lancia il cuore oltre l'ostacolo e vi dice: perché oggi non facciamo in modo condiviso una scelta di campo molto forte, molto bella, che è quella di alzare il nostro sguardo anche nei confronti delle persone offese che rimangono prive di risposta di giustizia?
E ancora, abbiamo un'altra perplessità e questa, in realtà, è di impatto pratico. Cioè la perplessità è quella di aver coinvolto nelle giornate di sensibilizzazione gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, dove dovrebbero parlare del principio del giusto processo, ad esempio; dell'accertamento della responsabilità penale in contraddittorio tra le parti; poi dovrebbero parlare di presunzione di innocenza; di quale regola di giudizio o regola di trattamento viene utilizzata nei confronti di coloro che sono ristretti in custodia cautelare. Ecco, il punto è questo. Io mi chiedo, e vi chiedo, e lo faccio veramente con assoluta umiltà: ma a un bambino o a una bambina di 7, 8 o 9 anni, che tipo di attività facciamo svolgere e proponiamo ai fini di sensibilizzarli a questi concetti? Quindi, la perplessità è più che altro pratica, ed ecco perché nei nostri emendamenti, in realtà, per dare maggiore concretezza a questa proposta di legge e maggiore incisività, facevamo due cose. In realtà affidavamo, anzi, affidiamo l'organizzazione e la promozione di queste giornate a quelli che sono di solito gli organismi preposti, perché sanno veicolare questi contenuti: i consigli giudiziari, i consigli degli ordini forensi, le università.
Ecco, invece di affidare alla scuola primaria - perché anche di questo si tratta, ogni ordine e grado - anche la previsione, predisposizione ed elaborazione di contenuti così complessi sotto il punto di vista tecnico, andavamo ad affidarla a degli organi che di questo parlano quotidianamente. Quindi, in questo senso - ripeto - era per dare maggiore accessibilità e maggiore concretezza a questa proposta di legge.
E, ancora, individuare la platea sia di coloro che devono organizzare sia di coloro che devono beneficiare di queste giornate di sensibilizzazione per noi era fondamentale ai fini di una praticabilità e di una concreta fattibilità di questa iniziativa parlamentare, che, come ribadisco, di per sé è assolutamente condivisibile, però, per non far sì che rimanga quasi lettera morta - potremmo dire - forse era più opportuno scriverla in modo diverso. Ci permettiamo di sottoporre al primo firmatario e al gruppo del primo firmatario le nostre proposte di modifica, perché in realtà, a ben guardare, sono delle proposte che andavano nella direzione di valorizzare questa iniziativa…
VALENTINA D'ORSO(M5S). …questa proposta di legge e, appunto, di evitare che venga in qualche modo svuotata, perché poi chi deve in effetti portarla avanti non ha gli strumenti per poterlo fare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul complesso degli emendamenti, il deputato Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, la civiltà di un popolo si misura dal codice di procedura penale che esso ha il coraggio e la capacità di approvare e di applicare. Ce l'ha insegnato Piero Calamandrei, illustre giurista, eroe della Resistenza, padre della Costituzione. Ma qual è la più alta, la più nobile, la più utile funzione del codice di procedura penale? È proprio quella di limitare al massimo, in ogni fase del procedimento giudiziario, la possibilità di errore ai danni della persona inquisita o della persona imputata.
Come alcuni colleghi sanno, abitualmente in quest'Aula io non intervengo sui temi della giustizia. Sono grato al presidente del nostro gruppo, l'onorevole Costa, e ai colleghi della Commissione giustizia di avermi consentito di prendere la parola su un tema che certo non è meramente tecnico. L'errore giudiziario è il fallimento dello Stato in quella che è la sua più alta funzione, la più importante per la cultura politica liberale, la garanzia della libertà e della sicurezza dei cittadini. Per questo è un tema che non richiede soltanto uno sforzo costante da parte dei legislatori e degli operatori del diritto. È un tema che richiede un elevato grado di sensibilizzazione morale, culturale e civile della società. L'errore giudiziario contraddice le funzioni dello Stato liberale: la difesa della libertà, ovviamente, perché priva della libertà un cittadino al quale dovrebbe invece garantirla, ma anche la difesa della sicurezza delle persone e dei beni, perché un innocente condannato significa, nella grande maggioranza dei casi, un colpevole assolto o non indagato e quindi libero di continuare a delinquere.
È necessario che l'opinione pubblica si renda conto di cosa significa l'errore giudiziario, cosa significa per la sua persona coinvolta e cosa significa per chi gli sta intorno. Non posso non pensare alle parole del presidente Berlusconi: il processo è già una pena anticipata, una pena che coinvolge non soltanto l'imputato ma i suoi familiari, i suoi amici, il suo lavoro, i suoi rapporti sociali. Anche quando l'iter giudiziario si conclude con l'assoluzione completa, questo avviene dopo anni, dopo decenni di angoscia, di spese, di limitazioni, di credibilità distrutta, di carriera compromessa, talora di privazione della libertà e in ogni caso, qualunque sia l'esito giudiziario - e su questo torneremo -, il danno reputazionale non si cancella mai. Penso alle sfide di uno statista come Bettino Craxi, costretto a concludere una illustre parabola politica con l'amarezza dell'esilio.
Onorevoli colleghi, l'opinione pubblica viene sollecitata molto, forse anche troppo, su vicende drammatiche di cronaca come l'assassinio a Garlasco della povera Chiara Poggi. Ma quanti si rendono conto che, in questa specie di di colpevolezza che viene sistematicamente alimentato dai mezzi di comunicazione, la vita di un innocente, oltre a quella di Chiara, in ogni caso è già stata o sta venendo distrutta? Che il vero colpevole sia Alberto Stasi o Andrea Sempio, chi restituirà all'innocente gli anni migliori della vita trascorsi in carcere ) o le angosce di un procedimento così chiaro a suo carico? Chi toglierà all'uno e all'altro l'ombra del dubbio? Quanti genitori - è brutto dirlo, ma bisogna essere realisti - sarebbero sereni sapendo che la propria figlia frequenta Andrea Sempio o Alberto Stasi? Eppure uno di loro due è senza ombra di dubbio innocente: non possono essere colpevoli entrambi. In ogni caso, abbiamo un innocente esposto al ludibrio, una persona totalmente innocente e potrebbero anche esserlo entrambi.
Questo, signor Presidente, è l'errore giudiziario, un errore che ha portato in carcere da innocenti, negli ultimi 30 anni, 30.000 persone. Riuscite a immaginare, colleghi, 30.000 persone tutte insieme? Sono la popolazione di una piccola o media città, sono 1.000 persone l'anno, sono più di tre persone che ogni giorno, ogni mattina, vengono sottratte alla loro vita, alla loro famiglia, ai loro amici e al loro lavoro senza aver fatto assolutamente nulla di male, assolutamente nulla. Eppure accade ogni mattina a tre nostri connazionali.
Non possiamo sentirci con la coscienza a posto come cittadini, come esponenti politici e come legislatori mentre tutto questo continua ad accadere. La fiducia nella magistratura non c'entra nulla. Noi, a dispetto delle leggende, abbiamo profonda fiducia in gran parte dell'ordine giudiziario, in quella magistratura che lavora proprio per evitare gli errori di giudizio, in quella magistratura che vince ogni volta che condanna un colpevole ma vince anche ogni volta che sa riconoscere un innocente, in quella magistratura che dimostra la sua grandezza e la sua onestà intellettuale proprio riconoscendo l'infondatezza di una tesi accusatoria e avendo il coraggio di cambiarla e di smentirla di fronte alla realtà dei fatti.
Questa, colleghi, è la magistratura che ci piace, questa è la magistratura di uno Stato di diritto, questa è, per gran parte, la magistratura italiana. Come in ogni corpo sano, però, può esistere un organo malato, così la storia dei processi - lo sappiamo - è fatta anche, sia pure in piccola parte, di errori non ammessi per orgoglio, di tesi accusatorie sostenute per ostinazione e accolte per solidarietà di carriera fra giudice e pubblico ministero, tesi alimentate da antipatia personale, da calcoli politici o di carriera.
È per questo, cari colleghi, che è giusto, anzi doveroso, dedicare questa giornata di riflessione a Enzo Tortora , il caso più emblematico della tragedia dell'ordine giudiziario. È per questo che sono voluto intervenire. Cari colleghi, io conoscevo Enzo Tortora. Sono forse uno fra gli ultimi in quest'Aula ad averlo conosciuto. Certo, non posso dire che fossimo intimi amici, io ero poco più che un ragazzo, Tortora era un grande giornalista e un grande uomo di spettacolo, forse all'epoca il più celebre in Italia. Io lo conoscevo e lo frequentavo perché Enzo era un liberale, come lo ero io, e non nel senso vago e nebuloso che oggi si dà a questa parola. Era iscritto al Partito Liberale e non solo per testimonianza: partecipava attivamente alle nostre riunioni, ai nostri convegni e anche ai nostri dibattiti interni. Era liberale negli anni in cui il Partito Liberale era un piccolo partito al di fuori dell'area di governo, era liberale negli anni in cui l'Italia sembrava a sinistra, negli anni in cui solo il piccolo PLI, fra i partiti dell'arco costituzionale, si opponeva al compromesso storico e alla solidarietà nazionale.
Dunque, essere liberale non gli era certo d'aiuto. Pur essendo già popolarissimo, fu due volte allontanato dalla Rai per aver polemizzato, da uomo libero, contro il potere politico ed editoriale dell'epoca. Eppure, quando Tortora in quella drammatica mattina fu trascinato via in manette dall'Hotel Plaza, in favore di telecamere appositamente convocate e inaugurando così un costume che si sarebbe - ahimè - ripetuto tante volte negli anni di Tangentopoli, quella mattina, dicevo, furono in tanti a dubitare di lui, anche nel Partito Liberale che pure si faceva vanto della sua tradizione garantista. Anche nel Partito Liberale, nel quale conoscevamo bene Tortora e sapevamo che era un galantuomo.
A tanti di noi pareva incredibile che la magistratura potesse aver fatto un errore così clamoroso; per istinto ci fidavamo dell'ordine giudiziario, uno dei tre ordinamenti sui quali si fonda lo Stato liberale. Il Segretario Zanone decise che il Partito Liberale, il partito di Enzo, non si sarebbe schierato in sua difesa perché la magistratura, se agiva così, aveva senz'altro le sue buone ragioni, così si diceva allora. Pochissimi esponenti del Partito Liberale, del suo partito, si opposero a questa scelta. Uno di loro fu il grande avvocato Raffaele Della Valle, che divenne il suo difensore, che gli fu accanto in ogni passo della battaglia per riconoscere la sua innocenza e che sarebbe stato, poi, in quest'Aula, capogruppo di Forza Italia e Vice Presidente della Camera.
Anch'io, mi dispiace ammetterlo, come tanti, pur conoscendo Enzo, allora, dubitai. Mentre Tortora, dalla sua cella, gridava, con disperata indignazione, la sua innocenza e mentre emergevano via via le incongruenze, gli aspetti inconsistenti e contraddittori dell'accusa, i suoi amici, in silenzio, aspettavano e dubitavano. Tanti italiani, che lo avevano amato, si sentivano traditi e delusi. Fu solo Marco Pannella - e questo è stato uno dei suoi più grandi meriti storici - a raccogliere la bandiera del garantismo, a fare di Tortora il simbolo di una battaglia per la giustizia giusta.
Ho rincontrato Tortora qualche volta dopo l'assoluzione, dopo aver capito davvero il suo dramma, ma non ho mai avuto il coraggio di chiedergli scusa. Lo voglio fare oggi, qui, nell'Aula di Montecitorio, a nome mio e dei tanti che hanno dubitato. Dedicare a lui il giorno della memoria delle vittime dell'errore giudiziario significa chiedere scusa non solo a lui, ma a migliaia di cittadini di cui non sappiamo nulla…
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Concludo, Presidente. Significa chiedere scusa a italiani come Beniamino Zuncheddu che è diventato anziano in carcere come pluriomicida, pur senza aver commesso alcun reato e significa riflettere sulle tremende conseguenze del potere di decidere sulla vita e sulla morte. Quindi, per Forza Italia e per me, questa legge, che curiosamente in passato qualcuno ci accusava di voler affossare, è, al contrario, un grande gesto di civiltà .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il presidente della Commissione giustizia e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti riferiti all'articolo unico della proposta di legge segnalati per la votazione. Presidente Maschio, la ascolto. Mi dia i pareri. Prego.
CIRO MASCHIO, . Grazie, Presidente. Sull'emendamento 1.151 Bisa il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: al comma 1, sostituire le parole: “Enzo Tortora in memoria delle”, eccetera, con le seguenti: “Enzo Tortora e”. Conseguentemente, al Titolo sostituire le parole: “Enzo Tortora in memoria delle”, con le seguenti: “Enzo Tortora e”.
Sugli emendamenti 1.128 Dori, 1.100 Giuliano, 1.101 D'Orso, 1.102 D'Orso e 1.105 D'Orso il parere è invito al ritiro o parere contrario. Sull'emendamento 1.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, e sull'emendamento 1.152 Bisa il parere favorevole. L'emendamento 1.153 Bisa…
CIRO MASCHIO, . Risulta ritirato. Sugli identici emendamenti 1.150 Pittalis e 1.154 Bisa il parere è favorevole, mentre sull'emendamento 1.110 Ascari il parere è contrario.
PRESIDENTE. Bene, gli altri non sono segnalati. Allora, passiamo ai voti… Scusi, il Governo?
FRANCESCO PAOLO SISTO,. Conforme al relatore.
PRESIDENTE. Grazie, mi perdoni, errore mio.
Passiamo all'emendamento 1.151 Bisa. Chiedo alla collega Bisa se accetta la riformulazione. Non la vedo… Qualcuno del gruppo…? Ah, sì, perfetto. Benissimo.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.151 Bisa , con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 1.128 Dori. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.128 Dori, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.100 Giuliano.
Ha chiesto di parlare la deputata Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Questo è uno degli emendamenti con cui proviamo a proporre correttivi per eliminare alcune ambiguità di questa proposta di legge. Ebbene, i grandi assenti di questa proposta di legge sono le persone offese dal reato che rimangono senza giustizia. Quest'assenza in questa proposta di legge è tanto più pesante perché sappiamo che è stata approvata una legge costituzionale per inserire nella Costituzione la tutela delle vittime di reato. Ecco perché, quando si affronta un processo, non è solo la vita della persona sottoposta a processo ad essere stravolta, ma dietro i numeri, che ho sentito citare in quest'Aula, ci sono le storie e le persone, soprattutto le persone vittime di reato che spesso restano senza giustizia. Quindi, questo emendamento è un tentativo, un correttivo per ampliare - questa sarebbe stata davvero un'occasione preziosa - questa giornata anche alle persone vittime di reato che, purtroppo, spesso e volentieri, restano senza giustizia .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.100 Giuliano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.101 D'Orso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.101 D'Orso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.102 D'Orso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.102 D'Orso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.105 D'Orso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.105 D'Orso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.300 della Commissione, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.300 della Commissione, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 1.152 Bisa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.152 Bisa, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo agli identici emendamenti 1.150 Pittalis e 1.154 Bisa. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.150 Pittalis e 1.154 Bisa, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 1.110 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.110 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che, consistendo la proposta di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Avverto che è in distribuzione la nuova formulazione dell'ordine del giorno n. 9/441/3 Faraone.
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
FRANCESCO PAOLO SISTO,. Sull'ordine del giorno n. 9/441/1 Calderone il parere è favorevole ove fosse accettata questa riformulazione…
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiederei un po' di silenzio, perché altrimenti poi chiedete di rileggere le riformulazioni. Ascoltiamole e facciamo prima. Prego.
FRANCESCO PAOLO SISTO,. Sull'ordine del giorno n. 9/441/1 Calderone il parere è favorevole ove fosse accettata dal proponente questa riformulazione della premessa: “oltre a tali emblematiche iniziative e nell'ambito delle medesime, pare necessario prevederne anche ulteriori atte a dare una dimensione reale degli errori «di giustizia», mediante un monitoraggio circa i dati relativi ai provvedimenti che li hanno causati”. Nella parte dispositiva: “impegna il Governo a valutare l'adozione delle iniziative normative necessarie ad attuare il monitoraggio circa l'entità e le cause degli errori di giustizia”. Se fosse accolta questa riformulazione il parere sarebbe favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/441/2 Boschi il Governo si rimette all'Aula.
Sull'ordine del giorno n. 9/441/3 Faraone il Governo si rimette all'Aula.
L'ordine del giorno n. 9/441/4 Benzoni è accolto ove il proponente fosse d'accordo sulla raccomandazione.
PRESIDENTE. Quindi, è accolto come raccomandazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/441/1 Calderone. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/441/2 Boschi, su cui il Governo si rimette all'Assemblea. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/441/2 Boschi, sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/441/3 Faraone , su cui il Governo si rimette all'Assemblea. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/441/3 Faraone . Il Governo si rimette all'Aula.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/441/4 Benzoni. Onorevole, accoglie la raccomandazione? Va bene.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare il deputato Sasso. Ne ha facoltà. Colleghi, come sempre, vi pregherei, se dovete lasciare l'Aula, di farlo in silenzio, così da consentire al collega Sasso di svolgere il suo intervento nel silenzio dell'Aula. Prego, collega Sasso. Proviamo, poi se c'è troppo rumore vediamo di interrompere e riprendere. Abbia pazienza. Prego.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Futuro Nazionale voterà a favore di questo provvedimento, che ovviamente è meramente commemorativo rispetto, però, a un problema che da decenni attanaglia la storia della Repubblica, che è quello degli errori giudiziari.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Vede, Presidente... o meglio, eccolo qua, è arrivato il Presidente. Buongiorno, Presidente. Dicevo, non è meramente un atto commemorativo dovuto e giusto alla memoria non solo di Enzo Tortora, ma di tutte le vittime della Repubblica italiana di un uso distorto, di processi sbagliati e di pressioni giudiziarie che hanno operato, purtroppo, centinaia e centinaia di vittime.
Presidente, gliene cito qualcuna. A parte ovviamente Enzo Tortora, come dimenticare il sacrificio di Beniamino Zuncheddu , condannato all'ergastolo nel 1991 per la strage di Sinnai, che non ha mai commesso, e assolto dopo 33 anni di carcere per una testimonianza che si è rivelata falsa. O ancora Giuseppe Gulotta , accusato ingiustamente del duplice omicidio di due carabinieri alla stazione di Alcamo nel 1976 e assolto soltanto nel 2012, dopo 22 anni di detenzione.
Vede, Presidente, voglio citare un altro personaggio dello spettacolo, che non è Enzo Tortora, che qualche anno fa ebbe a dire queste parole: quando sto per salire sul palco e in televisione mi assale uno sgomento e reagisco alla mia maniera, con grinta, con rabbia e con forza di volontà. Mi dico che non devo sbagliare. Se sbaglio, se non riesco a piacere, a far ridere, la mia carriera si stoppa, finisce, si chiude e la mia colpa in fondo sarebbe solo quella di non essere riuscito a essere brillante. Pago un prezzo duro.
Questo succede a un pilota, a un medico, a un giornalista, a un avvocato, a un operaio, a una cameriera: qualsiasi lavoratore che commette errori importanti decisivi poi paga. Tutti pagano gli errori e gli insuccessi, tranne una figura: il giudice. Il giudice non paga mai . Se sbaglia, il giudice non paga e anche se sbaglia in modo grave non paga. Eppure, dietro un suo errore può esserci una vita spezzata.
Gli errori dei giudici possono provocare amarezze infinite e segnare un'esistenza per sempre. Sa chi disse queste parole, Presidente? Gigi Sabani , detenuto per 15 giorni agli arresti domiciliari, con una carriera spezzata e Dio solo sa se perse la vita per lo stress, per i malori e per le umiliazioni e le angherie subite.
Presidente, ovviamente questo mio intervento voleva essere polemico - sì, lo confesso -, perché noi stiamo per votare una legge che istituisce una Giornata nazionale intitolata sì ad Enzo Tortora, ma ovviamente evidentemente in memoria di tutte le vittime degli errori giudiziari. Allora, mi sono soffermato, in particolare, su un punto, che è quello che riguarda proprio il testo della legge all'articolo 1, comma 3, secondo cui in occasione della Giornata nazionale di cui al comma 1, gli istituti scolastici di ogni ordine e grado promuovono, nell'ambito della propria autonomia e competenza, iniziative volte alla sensibilizzazione degli studenti. C'è solo un problema e l'avevo già manifestato ai colleghi che hanno firmato questa proposta, che il 17 giugno, purtroppo, le scuole hanno terminato l'attività didattica o, meglio, a volte sono aperte per gli esami di maturità, per gli esami di Stato. Quindi, o si interviene in prossimità, oppure questo passo della norma è pressoché inutile.
Io, invece, lo reputo importante, Presidente, e per suo tramite voglio fare osservare alla collega D'Orso, che ha anche espresso delle perplessità su questo punto ma non nella misura in cui l'ho fatto io, che lei ha detto testualmente che questa proposta non potrebbe essere trasmessa nelle scuole di ogni ordine e grado, con particolare riferimento ai bambini della scuola primaria.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Per suo tramite, Presidente, dico alla collega D'Orso che non è nostro compito stabilire cosa siano in grado di trasmettere ai bambini i nostri docenti e i nostri insegnanti. Perché, se abbiamo degli insegnanti politicizzati che portano bambini di 7 anni alle manifestazioni pro-Pal e a fare i disegnetti della figuriamoci se non dovessimo avere degli insegnanti capaci di trasmettere il senso della giustizia e il valore della libertà a bambini di 6 anni.
E ben venga questa istituzione della Giornata in memoria di Enzo Tortora e di tutte le vittime del sistema giudiziario malato, che, purtroppo, ha spesso mietuto vittime in Italia. Ben venga studiare anche sui libri di scuola la figura di Enzo Tortora .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). Grazie, Presidente. Io sinceramente non riesco ad esprimere una piena soddisfazione, nonostante sia primo firmatario, insieme ai colleghi del mio gruppo, della proposta di istituzione di questa Giornata della memoria. Non sono soddisfatto, Presidente, per un motivo molto semplice: per il ritardo con cui approviamo il provvedimento in quest'Aula, nonostante i provvedimenti presentati addirittura nella passata legislatura - il mio disegno di legge è stato presentato al Senato in quell'occasione -, che sono stati ripresentati in questa legislatura, il mio e quello di altri colleghi. Noi arriviamo a pochi mesi dalla chiusura della legislatura con il provvedimento che, probabilmente, verrà approvato soltanto in quest'Aula, per poi arrivare al Senato, quindi pregiudicando l'approvazione definitiva del provvedimento.
Lo dico, Presidente, perché, se oggi è in discussione un provvedimento che doveva essere approvato serenamente da quest'Aula - secondo me all'unanimità, con il consenso di tutti i gruppi parlamentari -, è perché qualche mese fa, quando il provvedimento era arrivato in quest'Aula per l'approvazione definitiva dopo il voto della Commissione, la maggioranza, inopinatamente, ha deciso di rimandare il testo in Commissione. Presidente, questo è grave perché, tra l'altro, gli emendamenti che sono stati presentati al testo sono esattamente gli stessi emendamenti che furono presentati allora. Le modifiche che stanno passando, che sono state approvate - gli emendamenti in Aula - e che completeranno il provvedimento erano modifiche su cui era stato trovato l'accordo già qualche mese fa, durante il voto in Commissione. Per cui, se oggi votiamo questo provvedimento così tardi e rischiamo che in questa legislatura il Senato non lo voti, lo dobbiamo, innanzitutto, alla scelta scellerata della maggioranza, che ci ha fatto perdere inutilmente del tempo.
Presidente, questo è ancora più grave perché stiamo votando un provvedimento rispetto al quale non capisco neanche le ragioni di chi pensa che debba essere un provvedimento vissuto come strumento contro la magistratura. Io penso esattamente il contrario, Presidente, e penso che aver intitolato questo provvedimento e questa Giornata - il 17 giugno 1983 - a Enzo Tortora dimostra quanto la volontà dei legislatori fosse quella di riuscire ad immaginare una Giornata che fosse la più unitaria possibile, su una personalità che sancisce, rispetto alla sua storia personale, l'unità di tutti, non soltanto delle forze politiche.
È stato riconosciuto innocente da un giudice di questa Repubblica, di questo Stato, e la vita vissuta da Enzo Tortora, quell'arresto alle 4 del mattino... Presidente, io ho tutto il rispetto per chi dice che il 17 giugno le scuole sono chiuse o stanno facendo esami, per cui non ci sarà la presenza dei ragazzi ad eventuali iniziative che ricorderanno Enzo Tortora e tutte le vittime di errori giudiziari, ma quel giorno è accaduto qualcosa di clamoroso e, cioè, l'arresto, alle 4 del mattino, di Enzo Tortora: un arresto ingiusto per traffico di stupefacenti e per associazione di stampo camorristico. È stato arrestato un uomo innocente e anni dopo è stato riconosciuto innocente. Quindi, credo che quella Giornata debba essere proprio il 17 giugno - ed accadde nel 1983 - per dare un significato forte a questa Giornata della memoria.
Tra l'altro, è ancora più clamoroso che si facciano distinzioni, su questa Giornata, quando quest'Aula ha approvato delle Giornate su temi che sono stati veramente, in alcuni casi, anche un po' ridicoli, Presidente.
Pertanto, a me farebbe veramente piacere che questo provvedimento fosse approvato all'unanimità dall'Aula; però, Presidente, non possiamo fermarci soltanto al tema della Giornata, perché così sarebbe troppo facile, nonostante il cammino sia stato reso complesso da quello che ricordavo poco fa, principalmente dal comportamento della maggioranza. Noi avremmo bisogno di riforme sulla giustizia e in questa legislatura non ci sono state. E il tema non è che la maggioranza si può lavare la coscienza dicendo: ma noi il referendum l'abbiamo perso, avevamo presentato un testo. Noi abbiamo sempre detto che quel referendum, pur contenendo alcuni elementi che ci portavano a condividerlo, anche se approvato, non avrebbe risolto molti temi e molte questioni che sono ancora oggi in discussione e che la vostra approvazione dei nostri ordini del giorno dimostra essere assolutamente irrisolti.
Io sono contento che la maggioranza abbia votato i nostri ordini del giorno, come quello che riguarda la responsabilità dei magistrati e la necessità che venga individuata una responsabilità erariale di colui che ha compiuto l'errore nel percorso giudiziario; responsabilità che, poi, deve essere prima indicata nei confronti dello Stato, il quale, poi, in teoria, dovrebbe rivalersi; e questo è accaduto soltanto una volta nella storia della nostra Repubblica. Questo era un ordine del giorno che avete votato insieme a noi, voi della maggioranza, ma a fine legislatura votate un ordine del giorno. Quindi, coloro che potevano, avendo i numeri in questo Parlamento, introdurre questa riforma si limitano a votare un ordine del giorno dell'opposizione. Grazie per il voto all'ordine del giorno, ma, purtroppo, è un ordine del giorno, non è una legge dello Stato, cosa che potevate fare.
per il secondo ordine del giorno: siamo contenti che abbiate votato per l'ordine del giorno sul tema che riguarda gli automatismi di carriera dei magistrati. Il magistrato che ha accusato Enzo Tortora ha fatto la sua carriera come se non avesse commesso nessun errore, e quello è l'emblema. I magistrati vanno avanti con la carriera come se gli errori giudiziari, che oggi ricordiamo introducendo questa Giornata della memoria, non ci fossero mai stati. E noi, con quest'ordine del giorno, stiamo dicendo che non dovrebbe funzionare così, che bisognerebbe prevedere, per le carriere dei magistrati, una valutazione anche rispetto al merito e alla qualità della loro azione. Voi, anche qui, a fine legislatura, votate un ordine del giorno; grati per averlo votato, ma non è una legge dello Stato, non andrà nella della Repubblica. Per cui, avete fatto quattro anni di legislatura senza risolvere neanche questo.
Presidente, se poi estendiamo il ragionamento alle misure di prevenzione, vediamo che anche questo tema, che è assolutamente centrale, non è stato toccato minimamente da questa maggioranza, per le divisioni al vostro interno.
Ho sentito spesso colleghi di Forza Italia parlare di questi temi, non per mettere in discussione la Rognoni-La Torre, che so che è stata una legge sacrosanta che prevede strumenti di prevenzione patrimoniale come strumenti di contrasto alla mafia, ma perché quando viene travolto un imprenditore che poi risulta innocente intanto lo abbiamo ammazzato, perché gli è stato tolto il patrimonio, perché gli è stata fatta fallire l'impresa e perché poi gli viene restituito tutto, con la sua situazione debitoria, con AMCO che poi persegue l'imprenditore a cui è fallita l'azienda per colpa di un errore giudiziario che l'aveva portato a non gestire più la sua azienda.
Di tutto questo, Presidente, la maggioranza non si è occupata e sono rimaste irrisolte tutte le grandi questioni che meritavano una riforma della giustizia. Per cui, da un lato, voglio manifestare la mia soddisfazione se quest'Aula deciderà di votare questo provvedimento, quindi lo facciamo in memoria di Enzo Tortora, in memoria di tutti quelli che hanno subito un errore giudiziario, però, dall'altro, Presidente, la vera coerenza rispetto a quello che facciamo, oltre all'istituzione di giornate come queste, sta nell'approvare leggi che evitino che si ripetano situazioni come quelle che Enzo Tortora ha vissuto e questa legislatura, purtroppo, sarà un'occasione mancata, grazie. .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà prego.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Diciamo subito che il nostro gruppo, Noi Moderati, voterà convintamente a favore di questa proposta di legge per l'istituzione della Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime degli errori giudiziari.
Per spiegare bene il valore di questa legge e dell'istituzione di tale Giornata, vorremmo partire da tre luoghi che sono il segno e il simbolo e che dicono più di tante parole del valore della proposta di legge che stiamo approvando.
Il primo è qui vicino alla Camera dei deputati: via del Corso, a fianco all'Hotel Plaza. Nel 2024 la giunta capitolina decide di mettere una lapide. Via del Corso è il luogo dove passano tutti, i turisti, i romani e tutte le persone che vengono a Roma.
In quella lapide, che ricorda il luogo dell'arresto di Enzo Tortora, quel 17 giugno 1983, tra le altre cose, alla fine si dice: “(…) qui arrestato per accuse infondate e poi assolto in via definitiva dopo anni di detenzione e di coraggioso impegno per una giustizia giusta”.
Anni di detenzione e di coraggioso impegno: trasformare quella ingiustizia, quel fatto che non gli rendeva ragione, in un coraggioso impegno per una giustizia giusta.
C'è poi un altro luogo a Milano, l'abitazione di Enzo Tortora, dove si dice: “condusse fino all'ultimo” e questo è il valore: trasformare un errore, trasformare una cosa malvagia, un fatto negativo per la persona in una battaglia per tutti… “condusse fino all'ultimo respiro la battaglia per una giustizia giusta in Italia”Infine, il cimitero monumentale, una nicchia, la nicchia D, all'edicola F, dove si ridice in maniera molto semplice una frase lapidaria a proposito del luogo: “Che non sia un'illusione”
Ecco, noi vorremmo partire esattamente da qui. Che quella testimonianza, che quel gesto, che quell'ingiustizia che Enzo Tortora subì possa non essere - a distanza di ormai 43 anni - un'illusione.
Ed è la ragione per cui, accanto ad Enzo Tortora, ci sono i tanti Enzo Tortora che ogni anno, purtroppo, subiscono non l'esito di una giustizia giusta, ma l'ingiustizia della giustizia.
Si ricordava prima che, dal 1992 ad oggi, si sono registrati oltre 30.000 casi di ingiusta detenzione. Significa che, in media, quasi 950 innocenti, ogni anno, sono stati privati della loro libertà: 950 persone, 950 famiglie, 950 vite che vengono rinchiuse in un luogo di detenzione e che subiscono questa limitazione della loro libertà ingiustamente. Cittadini strappati, appunto, dalla loro vita. È per loro, e per ognuno di loro, ma anche per i loro familiari che oggi portiamo questa proposta di legge in Aula.
È un provvedimento - che Noi Moderati ovviamente vota convintamente - che vuole significare che quella frase lapidaria all'edicola F, nella nicchia D, al cimitero monumentale di Milano non rimanga incompiuta: “Che non sia un'illusione”.
Il 17 giugno non è un orpello simbolico, ma è una ferita aperta, come ogni anno rappresentano una ferita aperta nel nostro sistema e nella nostra civiltà - che si chiama Italia e che è la cultura occidentale - le 950, quasi mille persone che ogni anno subiscono questa ingiusta detenzione. Diciamo con chiarezza e senza ipocrisie - lo citava prima il collega Faraone - tante occasioni per cambiare la giustizia in questo sistema le abbiamo avute in tutti questi anni in Parlamento, nella prima come nella seconda Repubblica.
L'ultima - anche questa un'occasione perduta - quella del referendum sulla giustizia: una straordinaria opportunità di riforma democratica per tutti gli italiani, trasformata invece nell'ennesimo scontro ideologico e quindi nell'ennesima occasione persa, nell'ennesima sconfitta di un Parlamento che ha il dovere e che aveva il dovere di non rendere quelle testimonianze - la testimonianza di Enzo Tortora, come dei tanti cittadini italiani accusati e rinchiusi in maniera illegittima - vane e un'illusione.
La libertà, la dignità di un uomo, la giustizia non possono essere temi su cui la politica si scontra: almeno su questo, la politica dovrebbe unire tutti gli sforzi e ancora una volta abbiamo perso quell'occasione.
Il garantismo - di cui Noi Moderati si è sempre fatto interprete - non è uno da opporre a chi la pensa diversamente: è il rispetto concreto della presunzione di innocenza, come regola di giudizio e di trattamento; è la pretesa che il processo sia giusto non solo nell'esito, ma nei tempi, nei modi e nelle garanzie. Per questo è fondamentale il provvedimento che stiamo approvando: perché è un atto di fiducia nello Stato di diritto, perché uno Stato davvero forte non teme di guardare i propri errori, li riconosce, ne fa memoria e soprattutto si impegna a non ripeterli.
La giustizia è il fondamento della convivenza civile, ma quando sbaglia le conseguenze non sono soltanto giuridiche: ricordiamocelo; sono innanzitutto umane. Continuiamo a dire che noi qui possiamo discutere e parlare degli errori giudiziari, ma bisognerebbe mettersi nella pelle e nella vita di chi subisce questi errori giudiziari. E allora, forse, lasceremo da parte i nostri scontri ideologici, lasceremo da parte le nostre strumentalizzazioni delle battaglie e avremo, forse, il coraggio dell'assunzione di responsabilità per cambiare e riformare la giustizia, perché, appunto, ci sia una giustizia giusta.
Il ricordo senza responsabilità sarebbe un esercizio vuoto. Quindi, onorare la memoria delle vittime significa impegnarsi affinché quegli errori si riducano al minimo; significa interrogarsi sulla responsabilità civile dei magistrati, sulla custodia cautelare come e non come anticipazione della pena, sui tempi dei processi e sull'informazione di garanzia che, troppo spesso, diventa gogna mediatica e sentenza anticipata.
Noi Moderati non chiede vendette, né processi ai processi. Chiede che si apra con lealtà istituzionale un confronto vero per rendere il nostro sistema giudiziario più equo, più rapido e più rispettoso della persona. Con questo spirito e con questo impegno, Noi Moderati vota a favore dell'istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime degli errori giudiziari: che il 17 giugno non sia soltanto un giorno da segnare in calendario, ma l'occasione, ogni anno rinnovata, per chiederci se abbiamo fatto abbastanza perché la storia di Enzo Tortora resti un monito e non si ripeta mai più, perché quella scritta “Che non sia un'illusione”, non diventi effettivamente un'illusione, ma diventi un cambiamento della realtà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Cercherò di motivare il nostro voto di astensione sulla proposta di legge di istituzione della Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime di errori giudiziari.
Sicuramente, i temi degli errori giudiziari e dell'ingiusta detenzione richiedono tutta la nostra attenzione e la storia tragica, ma anche esemplare, di Enzo Tortora, come è stato sottolineato proprio adesso dal collega Lupi, merita la nostra riflessione e il nostro approfondimento, oltre che il rispetto e la testimonianza del nostro cordoglio solidale. Ma, come sottolineava il collega Faraone, è stata persa un'opportunità, quella, forse, di giungere, con un voto unanime, all'istituzione di questa giornata, al di là del fatto che, ormai, istituire tante giornate nazionali rischia di far venir meno l'importanza e il valore dell'istituzione stessa di una giornata nazionale. Infatti, ormai - come diceva qualche altro collega - non si nega quasi a nessuno e a niente, anche perché costa poco. Mai è prevista una spesa aggiuntiva per affrontare effettivamente anche la celebrazione della giornata stessa; si chiede, in questo caso, l'intervento delle scuole, ma, come è stato osservato da qualche collega, il 17 giugno le scuole non sono aperte.
Quindi ci chiediamo se questa istituzione, ancora una volta, non sia stata anche l'occasione per non dico uno scontro in senso proprio, ma quantomeno un confronto aspro sulla diversa idea che abbiamo - e anche la diversa impostazione e proposta politica - rispetto alla giustizia.
È un tema che ci divide, che non va assolutamente sottovalutato, ma che divide anche il Paese, come abbiamo visto rispetto al referendum che si è svolto alcuni mesi fa e che ha visto il Governo e la maggioranza soccombere rispetto alla volontà popolare. Quindi, forse, non era il caso di portare avanti l'approccio e il dibattito, così come è stato effettuato nella Commissione? Ricordo, inoltre, a quest'Aula quanto il nostro gruppo, assieme ad altri, si sia speso e ancora invoco la vostra collaborazione su questo, circa l'approvazione della riformulazione dell'articolo 24, che prevede l'inserimento di un principio fondamentale molto semplice. Lo recito: “La Repubblica tutela le vittime di reato”. Ecco, forse il riferimento alla figura delle vittime, che spesso è svilita nell'ambito del processo - si pensi alla vittimizzazione secondaria nei femminicidi -, dovrebbe essere tenuto in maggiore considerazione, anche accelerando il processo - adesso siamo alla terza lettura in Senato - dell'approvazione di questa riforma costituzionale così importante, che sembra stia a cuore a tutti, anche a noi che oggi siamo qui ad affrontare un altro aspetto, che comunque ha a che fare sempre con il nostro sistema giudiziario.
Ebbene, un aspetto che ci interroga e che è emerso nel corso del dibattito, così come mi è stato illustrato anche dal collega Dori, che ha seguito direttamente e con molta partecipazione tutto il confronto in Commissione, è l'intenzione, emersa anche oggi se vogliamo, quindi non precisamente implicita, di delegittimare, nel complesso, la magistratura e di proporne alla pubblica opinione un'immagine distorta. Lo spiegava bene prima la collega D'Orso nel suo intervento. Nel nostro gruppo, il collega Dori ha presentato in Commissione un paio di emendamenti che, per le note ragioni non sono stati neanche votati. Il primo riguarda il riferimento diretto a Enzo Tortora per dare forza e un collegamento diretto alla memoria di Tortora, che qui è stato espresso da tutti e da tutte. Il secondo, invece, propone la nozione, forse più appropriata, di vittime dell'ingiusta detenzione che avrebbe sostituito l'espressione “vittima di errori giudiziari”, che, effettivamente, risulta un po' troppo vaga.
Ebbene, noi crediamo che non possiamo assolutamente approvare, con un voto, la proposta di legge, ma ci asteniamo per le ragioni che ho cercato di illustrare, ricordando che alcune posizioni che talvolta sono state espresse da esponenti della maggioranza - per esempio, invocando la pena di morte - confliggono fortemente con il tema degli errori giudiziari. Quindi, quando parliamo di errori giudiziari e assumiamo una postura garantista, dovremmo chiedere coerenza a noi stessi e a quest'Aula ; invece, questa maggioranza non ha fatto altro che aumentare le pene, il numero dei delitti e, con la scusa della sicurezza, la persecuzione delle persone che presumiamo sempre non abbiano commesso i delitti, finché non siano stati, questi stessi, giudicati dalla magistratura
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Mi è capitato, spesso, in quest'Aula e in questa legislatura, di intervenire sull'istituzione delle giornate nazionali; l'ho sempre fatto con grande ironia, anche iniziando a parlare delle mezze giornate, perché, ormai, ne abbiamo più di quanti siano i giorni dell'anno. Credo che, invece, questa occasione sia differente, perché la Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime di errori giudiziari è qualcosa che dovrebbe unirci e non dividerci. È anche una grande delusione che si usi l'istituzione di questa giornata per parlare d'altro, per parlare di garantismo e di giustizialismo. Noi stiamo, semplicemente, parlando di quelle persone che la giustizia, in qualche modo, ha condannato inizialmente, dicendo poi che non era corretto il processo che ha fatto. Lo dice la giustizia. Ci saranno altre occasioni in cui diremo se questo sia corretto o meno e come poter limitare questi casi. Oggi stiamo parlando, semplicemente, di una giornata in memoria delle vittime di errori giudiziari. Il titolo è corretto: vittime di errori giudiziari, e non di ingiusta carcerazione. Infatti, purtroppo, tante persone, pur non avendo subito il carcere, hanno subito errori giudiziari e hanno avuto la vita rovinata da quegli errori giudiziari, pur non essendo andate in carcere.
Guardi, mi spiace per un tentativo, un emendamento che voleva togliere il nome “Enzo Tortora” dall'istituzione di questa Giornata. Il 17 giugno 1983 - non ho la fortuna del collega Orsini di aver conosciuto Enzo Tortora - non ero ancora nato, però credo che tante battaglie abbiano bisogno anche di simboli. Ed Enzo Tortora è il simbolo degli errori giudiziari, è una persona conosciuta in tutto il nostro Paese per un eclatante errore giudiziario. Credo che inserirlo nel titolo di questa Giornata non voglia dire nascondere dietro a questo nome le centinaia, le migliaia di persone che hanno subito un errore giudiziario, ma voglia dire, anzi, dare loro visibilità.
E credo che l'idea di usare il 17 giugno come grande giornata di cultura, anche con i ragazzi e con le ragazze in tutti gli organi scolastici e con le istituzioni, per raccontare cosa voglia dire subire un errore giudiziario e spiegare come, forse, prima di dare un giudizio popolare - che spesso è veloce, che spesso è mediatico -, serva attendere non solo l'esito della giustizia, ma l'esito della giustizia giusta, sia una battaglia di civiltà che il nostro Paese possa e debba fare.
Nella battaglia sul carcere che sto facendo in giro per l'Italia mi capita spesso di incontrare una persona: è un assessore regionale di un partito - non il mio - della Valle d'Aosta, che ha subito un'ingiusta detenzione per tanti anni e che ha deciso, dopo la sua assoluzione, di dedicare gran parte del suo tempo e delle sue risorse a girare l'Italia per raccontare cosa voglia dire stare in carcere da innocente. La cosa che mi ha colpito di più è che la più grande sofferenza che ha avuto non sono stati i tre anni di carcere - il racconto di quella cella che, insieme a tante associazioni, ripropone per spiegare cosa voglia dire stare, da innocente, dentro un buco di qualche metro quadro -, ma lo sguardo delle persone il giorno in cui è uscito dal carcere. Perché, nonostante l'assoluzione, per il sistema mediatico lui era colpevole; nonostante l'assoluzione, per le persone comuni era quello che aveva commesso un reato e che era complice di associazioni della criminalità organizzata.
E, allora, ricordare le vittime di errori giudiziari vuol dire ricordare anche chi, nonostante l'assoluzione della giustizia - perché è la stessa giustizia che dice che ha sbagliato -, non avrà mai un'assoluzione da parte delle persone. E questa sarà una grande battaglia da fare. Ecco perché il nostro voto sarà favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. L'errore giudiziario esiste, provoca danni irreparabili e, spesso, chi li commette non ha conseguenze di nessun tipo. Abbiamo presentato emendamenti in un'ottica di dialogo e confronto costruttivo, chiedendo più personale e di aumentare l'organico della magistratura; abbiamo chiesto più formazione; abbiamo chiesto di estendere il concetto di errore giudiziario non solo agli indagati e agli imputati, ma anche alle vittime del reato, perché, quando l'autore non viene individuato o non è prevista alcuna sanzione, non ricevono alcuna tutela e giustizia, restando come dei veri e propri fantasmi nelle aule processuali. Tutto questo è stato bocciato.
Però io vorrei aprire, colleghe e colleghi, una parentesi per me molto dolorosa. La voglio aprire con riferimento alla Commissione antimafia dove, nella scorsa legislatura, quando ancora si facevano inchieste, è stata approvata - grazie al supporto straordinario della dottoressa Luisa D'Aniello e all'investigatore Giacomo Morandi, che da sempre seguono questo caso - una relazione, votata all'unanimità da tutte le forze politiche, anche della maggioranza. Faccio riferimento al caso dei “mostri” di Ponticelli. Parlo di indagini frettolose e di accuse non verificate, che hanno segnato per sempre la vita di tre giovani, Ciro Imperante, Giuseppe La Rocca e Luigi Schiavo, accusati di avere seviziato, ucciso e dato alle fiamme due bambine, Barbara Sellini e Nunzia Munizzi, di 7 e 10 anni. Un quartiere, quello di Ponticelli, sotto Un Paese che pretendeva risposte. Una giustizia che, pur di darle, ha veramente scelto la via più facile, non quella più giusta. Erano innocenti e si dichiarano ancora innocenti, dopo avere passato 32 anni in carcere. In carcere per 32 anni: è difficile anche solo dirlo e pensarlo. Io ritengo e penso fermamente che si tratti di uno dei peggiori errori giudiziari della nostra storia di cronaca nera più recente .
E voglio spiegare perché penso che si tratti di un errore giudiziario. Lo penso perché ho avuto modo di leggere gli atti processuali e le testimonianze in Commissione antimafia. E voglio dirvi, colleghi e colleghe, che i testimoni sono stati tutti - tutti - minacciati, intimoriti e arrestati, soprattutto quelli a discapito di Ciro, Giuseppe e Luigi, quelli che, appunto, fornivano elementi per l'accusa. Tutti coloro che non erano allineati a quello che l'accusa voleva sentirsi dire sono stati accusati di falsa testimonianza; in questi verbali c'è e si riporta spesso l'espressione “pausa di riflessione” perché, nel mentre venivano picchiati e minacciati per ritornare allineati.
Voglio ricordare Salvatore La Rocca, fratello di Giuseppe. Una persona fragile e vulnerabile, a cui è stato perforato il timpano - il timpano - con una penna per fargli rilasciare una dichiarazione di colpevolezza nei confronti del fratello Giuseppe. Una ferita di cui riporta ancora oggi le conseguenze. Voglio parlare di Ciro, di Giuseppe e di Luigi, che all'interno della caserma “Pastrengo” - come hanno denunciato più volte e in tutte le sedi - sono stati picchiati, torturati e privati del sonno e del cibo. Vorrei raccontarvi del testimone chiave, che fin dall'inizio ha sempre dichiarato di non sapere nulla e ha continuato a frequentare tranquillamente Ciro, Luigi e Giuseppe perché erano i suoi amici, i suoi amici di infanzia. Poi succede un fatto strano: entra in gioco la caserma “Pastrengo”, con un pentito. Chi è questo pentito? Si chiama Mario Incarnato, ed è lo stesso pentito che ha accusato Tortora. Lo stesso che ha falsamente accusato Tortora, quello le cui accuse si sono rivelate tutte false. Ed entra in gioco anche qui, e cambia completamente la versione del testimone chiave, costruendo un teorema accusatorio che chiamare fantasioso è dire poco, con prove inesistenti, quattro foto della scena del delitto, inquinata, tra l'altro, dalla presenza di cittadine, cittadini e giornalisti.
Ma arriviamo, poi, al vero attore protagonista di questa vicenda, che è la camorra. Grazie all'inchiesta de , che hanno fatto un lavoro straordinario, si è arrivati a un collaboratore, che ha detto che Ciro, Luigi e Giuseppe sono innocenti e che tutto è stato costruito per ottenere da un pentito i benefici di legge. E, soprattutto, questi tre innocenti sono serviti alla camorra perché bisognava spegnere i riflettori, bisognava spengere le luci, perché, sennò, impedivano lo spaccio di droga, le scommesse illegali, il pizzo e l'usura. Per questo servivano Ciro, Luigi e Giuseppe.
Ci tengo a ritornare al punto di partenza: alla vostra ipocrisia. Perché in questa legislatura abbiamo proposto più e più volte, e io in particolare in qualità di capogruppo, in Commissione antimafia, di continuare a fare inchiesta su questo caso. Perché qui ci sono solo ed unicamente delle vittime: due bambine innocenti, alle cui famiglie va la mia massima, nostra, solidarietà, la massima vicinanza; e tre ragazzi, oggi uomini, a cui la malagiustizia ha distrutto completamente la vita, marchiandoli come i “mostri” di Ponticelli.
Oggi siete qui a parlare di errore giudiziario: ma perché, colleghi e colleghe, avete rifiutato di continuare a cercare la verità su questo caso?
È normale per voi ma soprattutto è normale per la presidente della Commissione antimafia, che dal primo giorno ci ha impedito di lavorare in Commissione antimafia e ha fatto solo ostruzionismo: la peggiore Commissione antimafia della storia della Repubblica parlamentare (. Una vergogna, una vergogna!
Quindi chiediamo alla presidente della Commissione antimafia se ritenga normale che un pentito di camorra si trovasse dentro una caserma a interrogare i testimoni e a picchiare gli indagati. Andate a chiedere a Luigi Schiavo cosa è successo: gli sono stati spaccati tutti i denti. È normale che la camorra faccia tutto questo in una caserma? Non vi fa rabbrividire tutto ciò? E se foste stati voi al loro posto? È giustizia quella che usa la violenza per estorcere dichiarazioni false? È normale ascoltare bambini, testimoni oculari dei fatti, senza i genitori e con modalità vergognose, che alla fine si sono sempre allineate con quanto si voleva sentire? Chi ha veramente a cuore la giustizia e la verità ha il desiderio di fare luce su questi casi e non di ignorarli, come avete fatto voi.
Arrivo alla chiusura dicendo che l'istituzione di una Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari non risolve la causa dell'errore, non va alla radice. Da domani resterà tutto uguale. Ci sarà solo questa bandierina, l'ennesima bandierina che verrà messa perché così date l'illusione di aver fatto qualcosa, ma a voi delle vittime non importa assolutamente nulla. Questo è il pretesto per continuare ad attaccare la magistratura, è l'ennesimo pretesto per attaccarla e subordinarla al vostro potere.
Chiudo, Presidente, dicendo che la vita delle vittime degli errori giudiziari resterà uguale. Perciò, quello che chiedo e che chiediamo è che sui casi come quello dei cosiddetti “mostri di Ponticelli” si lavori in Commissione antimafia per arrivare a verità e giustizia. È questo quello di cui le vittime di errori giudiziari hanno bisogno: di verità e di giustizia, non di una Giornata in loro memoria. Per questo ho presentato una proposta di legge per istituire una Commissione d'inchiesta sul caso del massacro di Ponticelli e se foste coerenti dovreste approvarla subito.
Chiudo veramente, Presidente, dicendo che, per quanto mi riguarda, io continuerò a restare al fianco di Giuseppe, di Ciro e di Luigi, perché - lo ribadisco ancora una volta - ritengo che il loro caso sia uno dei peggiori errori giudiziari ( della nostra storia di cronaca nera più recente. Non dobbiamo lasciarli soli…
STEFANIA ASCARI(M5S). … dobbiamo continuare a pretendere verità e giustizia, che non sono state ancora scritte (.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pittalis. Ne ha facoltà.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Sono passati 43 anni da quel venerdì 17 giugno 1983, giorno in cui i Carabinieri di Roma misero le manette ai polsi di un uomo innocente, Enzo Tortora (. Ricordiamo tutti quella sua espressione incredula e stordita al momento dell'arresto: un'espressione di sofferenza, simbolo di tutte le vittime degli errori giudiziari.
Da allora, in verità, ben poco è cambiato. Ancora oggi ci sono troppe sentenze orfane di verità e troppi innocenti finiscono in carcere, ultimo ed eclatante caso quello di Beniamino Zuncheddu, che dopo 33 anni di detenzione è stato riconosciuto innocente per non aver commesso il fatto.
Alla lista delle vittime degli errori giudiziari in senso stretto si aggiungono quelle di ingiusta detenzione, ovvero di quanti sono stati sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari e sono stati poi assolti. Sono i dati del Ministero della Giustizia che ci danno un quadro degli errori giudiziari in Italia: pensate che dal 1991 al 30 ottobre 2025 sono stati 32.484 i casi di errori giudiziari, in media poco più di 928 l'anno, per una spesa complessiva dello Stato, tra indennizzi e risarcimenti veri e propri, di oltre un miliardo di euro, per una media di circa 29 milioni di euro l'anno. A questi si aggiungono poi gli innocenti invisibili. Si stima che siano migliaia le persone che, pur essendo state vittime di errori giudiziari, non hanno mai ricevuto indennizzi a causa di vari motivi come la mancanza di risorse per affrontare le spese legali. Colleghi, sono numeri drammaticamente impressionanti, soprattutto se si riflette che ad ogni numero corrisponde una vita spezzata, una reputazione distrutta, una carriera stroncata.
Con l'istituzione della Giornata nazionale per le vittime di errori giudiziari - che, voglio ricordare, è una battaglia storica di Forza Italia e del presidente Silvio Berlusconi - diamo voce alle istanze del Partito Radicale, della Fondazione Enzo Tortora, del Comitato per la Giustizia Piero Calamandrei. Certo, questa legge non restituirà gli anni scontati all'interno di una cella, non restituirà una famiglia che non si è potuta costruire, non restituirà l'amore delle persone care perse a causa dell'errore giudiziario. Restituiamo però, sia pure in modo simbolico, dignità a tutti gli innocenti protagonisti di storie strazianti basate su accuse gravi e prive di fondamento. Rappresenta, questo intervento, un passo importante per ribadire il valore dei principi fondamentali su cui si basa lo Stato di diritto, perché ogni errore giudiziario non è soltanto un dramma individuale ma è anche una ferita per la credibilità della giustizia e per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
La celebrazione di questa Giornata offrirà l'occasione per riflettere sull'importanza di promuovere la tutela delle libertà personali, ponendo al centro la dignità umana e la presunzione di innocenza come regola imprescindibile del vivere civile . Sarà l'occasione per ribadire il valore del giusto processo, inteso quale unico strumento democratico per accertare, con equità e in tempi ragionevoli, la responsabilità penale, garantendo così i diritti fondamentali di ogni individuo, con l'obiettivo altresì di sensibilizzare l'opinione pubblica attraverso incontri, manifestazioni, commemorazioni nonché iniziative rivolte a tali scopi, coinvolgendo il mondo della scuola e delle università. Contrariamente a quanto sostenuto da alcune critiche che ho sentito anche questa mattina, l'istituzione della Giornata nazionale delle vittime degli errori giudiziari non indebolisce il potere giudiziario e non mina la fiducia nella magistratura. Al contrario, si pone come un'occasione di crescita culturale e di rafforzamento del rapporto tra i cittadini e l'amministrazione della giustizia, affinché quest'ultima non sia solo percepita come rigorosa ma anche e soprattutto giusta e umana.
È un provvedimento, in definitiva, che rappresenta un segnale di impegno e di civiltà che, mi spiace constatare, per alcune forze politiche dell'opposizione di sinistra non è inspiegabilmente meritevole di una Giornata dedicata . Lo è chi allora? Per i fatti di chi, se non delle vittime degli errori giudiziari? E approfitto dell'occasione per richiamare all'attenzione dell'Aula la proposta di legge Zuncheddu che vede come promotrici Irene Testa, Garante delle persone private della libertà della regione Sardegna, e Gaia Tortora, insieme ad altre vittime di errori giudiziari . Si tratta di una proposta di buonsenso civico e umano, perché vittime come Beniamino Zuncheddu non devono essere lasciate senza alcun sostegno, sia esso morale o economico.
Infine, plaudo all'iniziativa del nostro segretario nazionale Antonio Tajani e al nostro capogruppo Enrico Costa per l'attenzione rinnovata verso il sistema carcerario italiano attraverso l'indagine conoscitiva che, nella giornata di ieri, abbiamo fortemente voluto riproporre, perché noi non abbassiamo la guardia di fronte al dramma del sovraffollamento carcerario. Vogliamo continuare ad affrontare con serietà e dedizione questo problema, in maniera ampia e organica.
Per questa ragione vi dedicheremo anche le giornate di questa estate: molti di noi si recheranno nelle carceri e continueranno in un'azione che è conoscitiva, sì, ma anche volta a tradurre in provvedimenti normativi tutto ciò che serve, perché l'espiazione della pena deve realmente tendere alla rieducazione in funzione della risocializzazione e non deve essere concepita solo come luogo di espiazione.
La persona per noi è al centro della nostra azione politica perché la dignità umana non deve soccombere rispetto a nessun'altra situazione, neanche quando si tratta del carcere duro.
Certezza della pena: siamo perché la pena venga scontata effettivamente, quando viene accertata la responsabilità, ma in condizioni di rispetto della dignità della persona.
Questa è Forza Italia, questa è la politica liberale, garantista e riformista che è parte integrante del nostro DNA politico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Matone. Ne ha facoltà.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Buongiorno a tutti, io comincio con dei numeri: dal 1992 al 31 ottobre 2025 i casi di errore giudiziario sono stati 32.262. Per l'ingiusta detenzione noi abbiamo un tetto massimo che è di 516.000 euro a persona, per l'errore giudiziario il tetto massimo non c'è. Perché non c'è? Perché l'errore giudiziario è una fattispecie talmente grave che non è quantificabile.
Dal 1991 ad oggi lo Stato ha pagato 76 milioni di euro in risarcimenti. Io, però, non voglio parlare di denaro, ma di costo degli errori giudiziari in termini di dolore, che si trasformano poi in tragedie, vite distrutte e famiglie devastate . Voglio parlare di persone che si sono tolte la vita con il gesto estremo del suicidio.
A monte dell'errore giudiziario, però, ci sono filosofie giudiziarie - perdonatemi la ripetizione terminologica - filosofie giudiziarie di intervento errate. Noi magistrati - io continuo ad usare il “noi” - una guida etica in realtà l'avremmo.
Punto uno, non innamorarsi delle proprie tesi. Tecnicamente sono studiati addirittura in dottrina: si chiamano “innamoramenti investigativi”, cioè seguire una sola tesi quando ce ne sono di alternative.
Punto due, avere come principio guida “al di là di ogni ragionevole dubbio”: un principio certo, ma non rigidamente rispettato. Le cronache recenti - non faccio i nomi dei processi che affliggono, se volete, le nostre serate televisive, lo dico in senso buono - ci rassicurano, ma al tempo stesso ci terrorizzano.
Punto tre, non è garantismo, ma è applicazione rigorosa di una norma che discende direttamente dai nostri principi costituzionali sulla presunzione di innocenza, quella che in Europa si chiama “presunzione di non colpevolezza”.
Ora, il caso Tortora cominciò malissimo con quelle manette esibite in favore di telecamere ed assolutamente non necessarie, considerata la non pericolosità del soggetto e l'impossibilità di fuga per Enzo Tortora. Il caso aveva fin dall'inizio - io lo ricordo perfettamente - il germe della non credibilità, anzi dell'assoluta incredibilità. Dopo un calvario fatto di custodia cautelare in carcere e arresti domiciliari, la Cassazione lo assolse in via definitiva.
La cosa, però, più scandalosa, alla quale io da ex magistrato penso sempre, fu la bellissima carriera che i magistrati, autori dell'errore giudiziario più famoso del Novecento - i responsabili furono tre: se andate su un'intelligenza artificiale, li trovate -, fecero.
I procedimenti sorti davanti al Consiglio superiore della magistratura furono rapidamente archiviati: i magistrati non furono né censurati, né radiati, ma fecero tutti e tre carriere brillantissime, premiati con incarichi apicali che io, personalmente, non ho mai avuto.
Questa legge non è contro i magistrati, ma è una legge per una giustizia giusta che sa riflettere su se stessa, una giustizia che sa riconoscere i propri errori. Quindi, istituire una Giornata nazionale per Enzo Tortora e per tutte le vittime degli errori giudiziari serve da monito, serve per non dimenticare, serve per educare le giovani generazioni a una legalità non a senso unico, non rituale come quella che certi che io definirei , nelle scuole garantiscono, ma una legalità sostanziale perché dobbiamo interrogarci su quale giustizia abbiamo.
Riconoscere i propri errori è l'espressione massima della giustizia con la G maiuscola ed è per questo che la Lega-Salvini Premier vota convintamente sì a questa legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Scarpa. Ne ha facoltà.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, ci troviamo a discutere una proposta di legge che affronta temi di straordinaria rilevanza per il nostro ordinamento democratico: la prevenzione degli errori giudiziari, la tutela del giusto processo e il rispetto della presunzione di innocenza.
Per questa ragione voglio partire da ciò che ci unisce: è utile che il Parlamento dedichi tempo e attenzione a questi temi, è opportuno che si scelga di riflettere su una delle pagine più dolorose della storia giudiziaria del nostro Paese ed è giusto che lo si faccia richiamando la figura di Enzo Tortora che, nell'immaginario collettivo, rappresenta, più di ogni altra, il dramma di un cittadino travolto da un cortocircuito giudiziario e mediatico. La sua vicenda è ampiamente nota a tutti: una persona stimata, conosciuta e amata dal pubblico che, nel giro di poche ore, è passata dall'essere un volto familiare agli italiani all'essere rappresentata come un criminale.
Il suo calvario è stato spaventoso: una lunga custodia cautelare, una condanna in primo grado e poi finalmente l'assoluzione piena, confermata in via definitiva. Quella vicenda ha segnato profondamente la coscienza civile del Paese, ha ricordato a tutti noi quanto siano preziosi i principi costituzionali che regolano il processo penale e quanto sia fragile la condizione di chi viene sottoposto a un procedimento giudiziario prima ancora che venga accertata ogni responsabilità.
Per questo guardiamo con favore a un programma che ha un evidente valore simbolico. Le Giornate della memoria servono a costruire consapevolezza, a promuovere iniziative culturali e a coinvolgere le istituzioni e le giovani generazioni e servono per ricordare che lo Stato di diritto vive anche di capacità di interrogarsi sui propri errori.
Tuttavia, proprio perché riteniamo significativo quest'obiettivo, avremmo voluto contribuire a migliorare questo provvedimento.
Qui emerge la prima criticità che riguarda il metodo: questa proposta è arrivata, infatti, in Aula senza il mandato al relatore, dopo un percorso parlamentare che non ha consentito un vero confronto tra le forze politiche.
Il testo unificato elaborato in Commissione, imposto e non concertato, è poi decaduto; siamo tornati ai testi originari e dopo molti mesi il Parlamento si trova a discutere senza che sia stato possibile svolgere quel lavoro di approfondimento che un tema tanto delicato avrebbe richiesto.
Rischia, quindi, per noi, di essere un'occasione mancata perché, su questioni come queste, non dovrebbe prevalere la logica della contrapposizione politica, ma dovrebbe prevalere la volontà di costruire insieme strumenti migliori, condivisi, capaci di rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia. Noi crediamo che questo lavoro possa essere svolto nel prosieguo dell'iter parlamentare.
C'è poi una seconda riflessione, forse ancora più rilevante: una Giornata nazionale è certamente significativa, ma il Parlamento non può limitarsi a istituire giornate commemorative. Una Giornata nazionale ha certamente un rilevante valore simbolico e culturale, ma il Parlamento non deve limitarsi ai simboli. Il nostro compito è soprattutto quello di fare buone leggi. Se vogliamo prevenire gli errori giudiziari, dobbiamo continuare a rafforzare il giusto processo, garantire un uso equilibrato delle misure cautelari e dare piena attuazione al principio della presunzione di innocenza.
La memoria è fondamentale, ma deve andare di pari passo con un impegno legislativo concreto, perché sono le riforme a incidere veramente sulla vita delle persone. Ogni iniziativa per rafforzare la presunzione di innocenza, il giusto processo e prevenire errori giudiziari è per noi positiva, purché non diventi uno strumento di delegittimazione della magistratura, che va rispettata nella sua autonomia e nella sua indipendenza. Abbiamo, infatti, già assistito nel recente passato a un tentativo della maggioranza, attraverso la riforma costituzionale, di delegittimazione e di accanimento nei confronti del principio di autonomia e indipendenza della magistratura, che per noi va assolutamente preservato. È, quindi, fondamentale che un confronto su questi temi, come prospettato dai proponenti, debba coinvolgere le istituzioni, la giurisdizione e l'opinione pubblica, perché la tutela dello Stato di diritto è una battaglia comune e non uno scontro tra i poteri dello Stato.
C'è poi un tema di merito che avevamo provato a porre e che meriterebbe un approfondimento. L'espressione “errore giudiziario”, infatti, nel linguaggio comune ha un significato molto più ampio di quello che possiede nel nostro ordinamento. Dal punto di vista tecnico, l'errore giudiziario riguarda casi ben precisi: una condanna definitiva poi superata in sede di revisione, perché emerge l'innocenza del condannato. Ma nell'opinione pubblica si tende, invece, a ricomprendere anche situazioni diverse: persone arrestate e poi assolte, imputati prosciolti dopo anni di processo, cittadini che hanno subito un enorme costo umano e sociale pur senza una condanna definitiva. Sono vicende profondamente diverse sotto il profilo giuridico ed è fondamentale evitare che si generino equivoci.
Non lo diciamo per ridimensionare la portata del problema ma, anzi, al contrario, per renderla evidente nella sua difficoltà e complessità. Proprio la complessità di queste tematiche rende ancor più necessario lo sforzo della politica per essere all'altezza della sfida, perché il principio che dobbiamo affermare con forza è che chiunque sia sottoposto a indagine o a processo deve essere considerato non colpevole fino alla sentenza definitiva. Questo è il cuore della presunzione di innocenza ed è questo che deve guidare non soltanto l'attività della giurisdizione, ma anche il dibattito pubblico e il racconto mediatico delle vicende giudiziarie.
Anche su alcuni aspetti applicativi avremmo voluto discutere meglio. Pensiamo, per esempio, alla scelta del 17 giugno. Comprendiamo perfettamente il valore simbolico di quella data, ma è necessario domandarsi se una giornata destinata anche alle scuole non rischi di perdere parte della propria efficacia cadendo in un periodo in cui gli istituti scolastici sono chiusi. Così come sarebbe stato utile riflettere sulle modalità più efficaci per coinvolgere le scuole secondarie, le università, gli enti locali, i consigli comunali e tutti quei luoghi nei quali la cultura della legalità e delle garanzie costituzionali può essere concretamente promossa. In particolare, i consigli comunali rappresentano il luogo naturale del confronto democratico e possono svolgere un ruolo incisivo nella diffusione di questi principi a livello territoriale. Analogamente sarebbe opportuno richiamare anche i consigli giudiziari, sedi di confronto tra i principali attori della giurisdizione. Ampliare il coinvolgimento di questi organismi contribuirebbe a rendere l'iniziativa più partecipata, più capillare e più efficace.
La proposta di legge, quindi, può essere ampiamente integrata e migliorata. Queste critiche non vogliono essere pretestuose, vogliono essere osservazioni costruttive. Non diminuiscono in nessun modo il valore della proposta, ma, al contrario, nascono dalla convinzione che la proposta possa essere resa più efficace. Per tutte queste ragioni il Partito Democratico non intende mettere in discussione il valore simbolico dell'iniziativa, né la figura di Enzo Tortora che resta una delle testimonianze più significative della necessità di difendere sempre i principi dello Stato di diritto. Riteniamo, però, che il Parlamento avrebbe dovuto costruire questo provvedimento attraverso un confronto più approfondito e più condiviso. E per il modo in cui questo provvedimento è stato portato in Aula - senza mandato al relatore, senza la discussione degli emendamenti e senza un vero confronto in Commissione - noi non possiamo oggi esprimere un voto favorevole. È stato un metodo sbagliato che ha impedito al nostro gruppo parlamentare di offrire un proprio contributo su una materia che avrebbe richiesto il massimo della condivisione. Questo metodo, per quanto profondamente errato, non cancella la bontà dei principi che hanno ispirato questa proposta di legge: il ricordo di Enzo Tortora, la riflessione sul giusto processo, la tutela della presunzione di innocenza, la prevenzione degli errori giudiziari e delle ingiuste detenzioni, temi sui quali il Partito Democratico è da sempre fortemente impegnato.
Per queste ragioni il nostro voto è di astensione. È un'astensione che vuole rappresentare, però, anche un segnale di apertura. Se nel successivo esame al Senato sarà finalmente consentito un confronto vero e il nostro gruppo potrà contribuire a migliorare il testo, quella disponibilità potrà tradursi anche in un voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pellicini. Ne ha facoltà.
ANDREA PELLICINI(FDI). Grazie, Presidente. Arriva finalmente al voto di quest'Aula questo piccolo, ma, secondo me, importantissimo provvedimento, che ha l'obiettivo di dedicare la giornata del 17 giugno alla memoria di tutte le vittime della giustizia. Il 17 giugno è il giorno in cui venne arrestato Enzo Tortora. È da tempo che questo provvedimento di legge stazionava in Commissione giustizia e sono contento oggi che sia arrivato in Aula. È stato rinviato per alcuni mesi per non essere contestuale al periodo referendario, proprio perché non si voleva dare neanche l'immagine che questo fosse un provvedimento contro la magistratura. Infatti, non lo è. In questo sono d'accordo con l'onorevole Faraone che l'ha detto prima: questo non è assolutamente un provvedimento contro la magistratura. Io voglio ribadire quello che spesso ha detto il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ossia che la destra italiana è sempre stata vicina alla magistratura, l'ha rispettata, l'ha considerata e l'ha ritenuta da sempre un caposaldo contro la lotta a tutte le mafie e contro la lotta al terrorismo E anche in questa sede ricordiamo quanti sono stati i morti tra i pubblici ministeri e i giudici che hanno condotto questa battaglia di legalità.
Il provvedimento, invece, ha l'alto obiettivo di esaltare alcuni principi che sono presenti nella nostra Costituzione, ma che spesso il dibattito politico, lo scontro politico e la quotidianità ci fanno dimenticare. Sono argomenti e temi importantissimi, come quello della libertà personale, la cui inviolabilità è sancita dall'articolo 13 della Costituzione. Come è stato detto in quest'Aula oggi, dal 1992 ad oggi sono stati più di 30.000 i casi in Italia di ingiusta detenzione e lo Stato ha pagato quasi un miliardo di euro di risarcimento per queste persone. Risarcimenti importanti che mai hanno lenito fino in fondo le sofferenze che queste persone hanno subito.
Poi altri principi fondamentali, come il valore della dignità personale. Quante sono le persone che, a causa della gogna mediatica dopo aver subito un arresto o aver subito, magari, anche solo un avviso di garanzia, sono massacrate nel loro onore e nella loro dignità ? E poi il principio fondamentale che è quello della prognosi di non colpevolezza, stabilito dall'articolo 27 della Costituzione. Anche qui quante volte l'opinione pubblica, senza avere chiari gli elementi processuali, parteggia da una parte, è innocentista o colpevolista dall'altra? Molte volte, come diceva Leonardo Sciascia, questo lo si fa sulla base di simpatie e non sui reali dati di un procedimento penale. Anche questo è davvero importante.
Poi il tema, ribadito in questa legge, del giusto processo, cioè di un processo celebrato in condizioni di parità davanti a un giudice terzo e imparziale. Tutti temi che hanno fatto parte del dibattito referendario negli scorsi mesi. Anche se il referendum, dal nostro punto di vista, non ha dato risultati soddisfacenti -anche se noi al Nord, in Lombardia e anche in Veneto, abbiamo comunque stravinto -, ha permesso comunque che il dibattito in Italia ci sia stato. Io ho partecipato almeno a trenta serate di dibattito referendario e ho potuto vedere la gente appassionata sui temi della dignità personale e sui temi della prognosi di non colpevolezza
Prima ho sentito l'intervento dell'onorevole Faraone e dissento nella parte in cui ha detto “sì, avete votato il nostro ordine del giorno, ma siete arrivati alla fine della legislatura senza aver portato avanti e senza aver portato casa delle riforme”. Invece, io ribatto e dico che se Italia Viva, invece di lasciare libertà di voto, avesse sostenuto la riforma, staremmo parlando di un'altra storia .
Io ho a cuore davvero questo provvedimento perché gli errori giudiziari e le ingiuste detenzioni, come ho detto, hanno rovinato la vita di tantissime persone.
Voglio dedicare questo provvedimento a una persona che non ha avuto, magari, il clamore di Enzo Tortora, però non ha sofferto di meno. E parlo del professor Vittorio Minelli , che fu sindaco di Luino tra il 1980 e il 1990 e, poi, presidente della provincia di Varese fino al 1993, allorquando subì un clamoroso quanto ingiusto arresto. Ecco, un alto dirigente della Rai che ho incontrato alcuni mesi fa mi raccontò che, quando era corrispondente di una TV locale, fu chiamato per accorrere in occasione dell'arresto del professor Minelli in qualità di presidente della provincia. Il professore fu tenuto due ore nei suoi uffici provinciali fino all'arrivo delle televisioni, perché la gogna mediatica doveva arrivare fino alla fine: doveva essere ripreso mentre usciva dagli uffici della provincia di Varese con le manette .
Volevo ricordare questo fatto, perché il professor Minelli, dopo 11 anni di calvario, nel 2004 venne assolto dal tribunale di Varese, ma questa vicenda spezzò, concluse, una brillante carriera politica - era uno dei maggiori della Democrazia Cristiana in provincia di Varese -, ma soprattutto lo ferì come uomo. Ebbene, lui non rilasciò mai interviste con cui criticò la magistratura o con cui accusò qualcuno, visse questo dolore con una grandissima dignità, ed è per questo che questo provvedimento io lo dedico al professor Vittorio Minelli che ci ha lasciato purtroppo un mese fa .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 441 con il seguente nuovo titolo: “Istituzione della Giornata nazionale «Enzo Tortora» e vittime di errori giudiziari”.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Dichiaro così assorbite le abbinate proposte di legge nn. 1657 e 1694.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Visto che prima della pausa estiva stiamo cercando di chiudere diversi provvedimenti legislativi e il prossimo punto riguarda, invece, mozioni, fatte anche per stimolare la discussione… ma in questo momento di concitazione anche sulla chiusura di molti provvedimenti, chiedo di procedere con il rinvio ad altro calendario del punto 2 dell'ordine del giorno, quindi delle mozioni Richetti ed altri n. 1-00582 e Della Vedova ed altri n. 1-00585, e quindi di procedere al punto 3.
PRESIDENTE. Sulla proposta di rinvio del seguito delle mozioni in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea ad altro calendario, darò la parola a un deputato contro e a uno a favore, a norma dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento.
Il deputato Richetti chiede di parlare, direi contro. Prego, onorevole Richetti.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Suo tramite, no, le mozioni non vengono fatte per stimolare un dibattito, vengono fatte per dare un indirizzo al Governo, che è la funzione del Parlamento e che tentiamo di dare - questo indirizzo - ormai da molti mesi. Lo dico per i colleghi che non siedono nella Conferenza dei capigruppo: Azione pone questo punto da quattro mesi e in quattro mesi non si è trovato il modo di farla. Siamo riusciti a infilare tutto.
Io propongo solo una cosa, Presidente, ossia che invece che mandare ai colleghi deputati una roba con scritto “ordine del giorno della settimana”, ci scriviamo “”, nel quale la maggioranza sceglie di che cosa discutere, quando discuterne e come discuterne . Le mozioni delle opposizioni hanno la stessa dignità, i punti proposti da maggioranza e opposizione hanno la stessa dignità. E siccome alla fine sono una persona costruttiva, sono un ragazzo di provincia, vengo da Modena, almeno la decenza di dire al gruppo proponente che si vede derubricato un punto, come a tutte le opposizioni... Va bene, ci sono urgenze che da oggi si chiamano Lollobrigida, che ha urgenza quando è sul treno, quando deve venire in Aula... ha sempre urgenza Lollobrigida. Va tutto bene, facciamo le urgenze, ma a settembre possiamo riprendere con questo punto, o abbiamo per caso azzeccato un punto sul quale la maggioranza non può esprimersi? O abbiamo centrato un punto che si chiama diritto di veto nelle istituzioni comunitarie di cui è bene che il Parlamento discuta, ma sul quale non c'è una sintesi nella maggioranza? Perché se così fosse, Presidente, sarebbe non grave, gravissimo .
PRESIDENTE. Qualcuno chiede di parlare a favore? Direi di no, non vedo nessuno. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico, senza registrazione di nomi, la proposta di rinvio del seguito della discussione delle mozioni in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea ad altro calendario.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 44 voti di differenza .
Era senza registrazione dei nomi. Collega Bonelli, va bene, ha ragione, io non l'ho vista, ero girata di là, dopodiché non ha perso una votazione registrata, perché era senza registrazione dei nomi. Mi scuso comunque, non l'ho vista.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2670-A: Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo.
Ricordo che nella seduta del 30 luglio sono stati da ultimi respinti gli identici articoli aggiuntivi Evi 8.05 e Cherchi 8.06 e che è stato accantonato l'articolo aggiuntivo Cavandoli 5.02.
Avverto altresì che, nella giornata di ieri, la Commissione ha presentato l'articolo aggiuntivo 17.0601 e una nuova formulazione dell'articolo aggiuntivo 22.0600, che sono contenuti nel fascicolo degli emendamenti.
Chiedo al relatore e al rappresentante del Governo di esprimere il parere su tali articoli aggiuntivi nonché sull'articolo aggiuntivo Cavandoli 5.02 precedentemente accantonato.
MARCO CERRETO, . Grazie, Presidente. Sull'articolo aggiuntivo Cavandoli 5.02 il parere è favorevole. Sugli articoli aggiuntivi 17.0601 e 22.0600 della Commissione, i pareri sono favorevoli.
LUIGI D'ERAMO,. Sì, Presidente, grazie. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Avverto sin d'ora che, per dare ordine alle votazioni, si seguirà l'ordine di collocazione delle proposte emendative nel fascicolo degli emendamenti e sarà dunque dapprima posto in votazione l'articolo aggiuntivo Cavandoli 5.02. Si passerà poi alla votazione dell'articolo 9.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.02 Cavandoli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.02 Cavandoli, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 9. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 9.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 10. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 10.01 Forattini. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Questo articolo aggiuntivo interviene su un tema apparentemente tecnico ma di grande rilevanza pratica per le nostre imprese agricole: le modalità di esercizio della vendita diretta dei prodotti agricoli.
Come è noto l'articolo 4 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, disciplina la vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli, consentendo che essa avvenga anche sulle superfici destinate alle produzioni primarie. Penso a campi, frutteti e vigneti, oltre che ai locali dell'azienda o in altre aree già destinate. Quello che l'attuale disciplina non prevede espressamente però è la possibilità che sia lo stesso acquirente ad accedere fisicamente al fondo per raccogliere di persona il prodotto che intende acquistare. Parliamo di una pratica già diffusa in molte realtà agricole italiane ed europee conosciuta come raccolta diretta. Il consumatore entra nel campo, raccoglie la frutta, la verdura, il prodotto che desidera e lo paga secondo il peso o la quantità raccolta. Si tratta di un modello che porta vantaggi, signora Presidente, concreti su più fronti. Per l'impresa agricola consente di valorizzare pienamente l'intero ciclo produttivo, riducendo i costi di raccolta, di confezionamento e di logistica e rafforzando il legame diretto tra produttore e consumatore, in piena coerenza con la della normativa sulla vendita diretta, che la qualifica come principale attività agricola connessa. Per il consumatore significa un prodotto più fresco, un prezzo più equo e un'esperienza di prossimità con il mondo agricolo, che ha anche un valore educativo e culturale, specialmente per le famiglie e per i più giovani. Non si tratta, dunque, di introdurre un istituto nuovo, quanto piuttosto di rendere esplicita e certa - dal punto di vista giuridico - una modalità operativa che oggi si colloca in una zona grigia, esposta a interpretazioni disomogenee da parte degli organi di controllo nei diversi territori. Questo crea incertezza per le imprese, che vorrebbero adottare questo modello e in alcuni casi ne scoraggia l'utilizzo per timore di contestazioni.
Diamo, dunque, un segnale di chiarezza, Governo, chiarezza normativa e di sostegno a una pratica che valorizza l'agricoltura di prossimità, la multifunzionalità delle imprese agricole e un rapporto più diretto e trasparente con i consumatori. Per questa ragione chiedo all'Aula di votare questo articolo aggiuntivo
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PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 10.01 Forattini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 11. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indico la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 11.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 12. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 12.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 13. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 13.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 14. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 14.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 14.01 Forattini e 14.02 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 14.01 Forattini e 14.02 Gadda, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 14.03 Forattini e 14.04 Gadda. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Stefania Marino. Collega Marino, siccome dobbiamo sospendere per consentire, poi, alle 13, la commemorazione e lei avrebbe cinque minuti per il suo intervento, a questo punto, probabilmente, rinviamo sia l'intervento che la votazione su questi articoli aggiuntivi alle 14. Lei ha diritto di parlare cinque minuti, collega. Quindi, a questo punto, essendo giunti in prossimità delle ore 13, sospendiamo l'esame del provvedimento che riprenderà nella parte pomeridiana della seduta a partire dalle ore 14. Sospendo brevemente la seduta, che riprenderà alle ore 13 per lo svolgimento della commemorazione dell'onorevole Gargani.
PRESIDENTE. . Colleghe e colleghi, lo scorso 27 maggio è morto a Roma, all'età di 91 anni, Giuseppe Gargani, deputato per sei legislature consecutive: dalla sesta all'undicesima.
Nato a Morra De Sanctis, un piccolo comune in provincia di Avellino, il 23 aprile 1935, dopo la laurea in giurisprudenza, con una tesi sull'articolo 33 della Costituzione riguardante la libertà di insegnamento, iniziò la sua attività professionale come avvocato, scegliendo allo stesso tempo di impegnarsi anche in politica.
Appena ventunenne aderì alla Democrazia Cristiana, nella quale militò per 38 anni, anche come dirigente nazionale, nelle vesti di componente del consiglio e della direzione nazionale. Fin dal suo primo ingresso alla Camera dei deputati e per i 22 anni consecutivi trascorsi a Palazzo Montecitorio fu sempre un autorevole membro delle Commissioni affari costituzionali e giustizia.
Significativa fu anche la sua presenza nell'Esecutivo, in qualità di Sottosegretario al Ministero di Grazia e giustizia, incarico che gli venne conferito per la prima volta dal Presidente del Consiglio Cossiga, nel biennio 1979-1980, e che mantenne fino al 1983 nei Governi guidati dai Presidenti Forlani, Spadolini e Fanfani. Nel 1994, dopo lo scioglimento della Democrazia Cristiana, aderì al Partito Popolare Italiano di Mino Martinazzoli. Se ne allontanò per scegliere Forza Italia di cui fu europarlamentare, ruolo che ricoprì dal 1999 al 2014 anche per l'Unione di Centro.
Negli ultimi anni fu alla guida dell'Associazione degli ex parlamentari, animando numerose iniziative rivolte soprattutto ai giovani con l'obiettivo di avvicinarli alla politica, come la Scuola di cultura politica nata in collaborazione con l'Università La Sapienza. “Senza la cultura” - spiegava - “la politica diventa politicume e vorremmo evitare che la democrazia finisca per pigrizia”.
Tra le rilevanti attività alle quali ha dato impulso, voglio ricordare in particolare il convegno del 13 maggio scorso “Dal diritto di voto alle leggi delle donne che hanno cambiato l'Italia”, al quale mi chiese di portare i saluti della Camera dei deputati. È stata l'ultima volta in cui ho avuto il piacere di incontrarlo. Il primato della politica era per lui, come per tanti della sua generazione e della sua amata terra, l'Irpinia, un solido fondamento, una bussola senza la quale la nave della democrazia rappresentativa rischiava di perdere irrimediabilmente la propria rotta. Centralità del Parlamento e costruzione della casa comune europea sono stati gli altri due sentieri su cui ha fatto camminare la riflessione culturale e l'impegno nella politica e nelle istituzioni.
Con la scomparsa di Giuseppe Gargani perdiamo un autorevole protagonista della storia del nostro Paese, una personalità - cito il ricordo dell'Associazione degli ex parlamentari - “che ha dedicato la propria esistenza alla politica vissuta come missione civile, testimonianza di libertà, passione e responsabilità”.
La Presidenza ha già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidero oggi rinnovare a coloro che tra i familiari e gli amici sono presenti nelle tribune.
Invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio .
Ha chiesto di parlare il deputato Cattaneo. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CATTANEO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Intervengo in quest'Aula nel ricordo dell'onorevole Gargani con un filo di commozione di natura personale, ma anche con tanta, tanta gratitudine istituzionale per ciò che Gargani ha rappresentato, non solo e non tanto per me, ma per tante generazioni di deputati, di appassionati di politica.
Oggi è doveroso farlo, in quest'Aula, per gli importanti incarichi che ha ricoperto nella sua vita istituzionale: partito dalla sua amata Irpinia, presidente della provincia di Avellino nel 1970 e poi, per 22 anni, onorevole della nostra Repubblica, che ha servito con la sua grande passione. Ma se è doveroso ricordarne l'impegno sui temi della giustizia come Sottosegretario e poi come europarlamentare - a breve ne parlerò -, io credo che la nota distintiva, che rappresenta più di tutte Peppino Gargani, è la sua passione politica vera, piena, generosa, totalizzante e genuina; per questo noi gli siamo grati.
In Forza Italia entrò - come è stato ricordato - in punta di piedi nel 1999, dopo essersi dimesso per tempo da componente dell'Autorità per le telecomunicazioni. Entrò in Forza Italia per dare proprio credibilità a Forza Italia, alla sua adesione al PPE. Erano gli anni in cui si aderiva come gruppi parlamentari, come movimento, alla grande famiglia del popolarismo europeo e lui fu maestro nel favorire il dialogo tra i popolari democristiani tedeschi, guidati da Helmut Kohl, e la compagine di parlamentari di Forza Italia, guidata da Silvio Berlusconi. E pensate oggi quell'intuizione quanto fu corretta, giusta, con una Forza Italia che, anche grazie alla sua intuizione, è oggi protagonista nel Partito popolare europeo.
E poi è stato distintivo il suo impegno per la giustizia. Mi fa piacere ricordare oggi la figura di Gargani nella giornata in cui il Parlamento ha approvato la legge che sancisce la giornata in ricordo delle vittime di giustizia, dedicata a Enzo Tortora. Peppino Gargani è stato un garantista autentico, quando forse non andava di moda esserlo, quando non era semplice esserlo.
All'inizio ha dialogato molto con Alfredo Biondi, in Forza Italia; provarono davvero a riformare la giustizia, anni in cui, poi, si acuì lo scontro per le vicende anche personali legate al Presidente Berlusconi, ma il presidente Gargani continuò a tenere la barra dritta. Serviva un garantismo autentico, fedele ai valori della nostra Costituzione, e per questo ha lavorato fino all'ultimo, anche con l'impegno che ha messo nell'ultimo referendum, proprio quello sulla giustizia. E noi oggi quindi dobbiamo ricordarlo ed esserne grati.
Poi la sua terza vita politica è stata quella anche nell'impegno nell'Associazione ex parlamentari, che negli ultimi anni aveva guidato con la sua passione, col suo modo di essere instancabile artefice di iniziative di dialogo, approfondimento, dibattito e riflessione. E il suo ruolo, però, che più mi sta a cuore è quello di mentore, guida di tanti giovani politici, un ruolo di mentore portato avanti con garbo, con passione. Dispensava consigli generosi, lo faceva, e davvero fa male adesso uscire da quest'Aula, dirigersi verso il Transatlantico e non trovarlo più, perché era una presenza consueta , una presenza sempre densa di valore. Però per noi l'onorevole Gargani in qualche modo non se ne andrà mai. E come ha detto sua figlia, nei giorni in cui il feretro è stato qua, nella Sala Aldo Moro - è venuto a far visita anche il Presidente della Repubblica Mattarella, a testimonianza di quanto le relazioni personali fossero intense e importanti nella vita di Gargani -, questa in qualche modo è stata casa sua, casa intesa come un luogo di cui prendersi cura, un luogo da manutenere sempre al meglio, un luogo da far crescere in maniera solida. Ed è proprio questo che ha fatto Peppino Gargani. Voglio ricordare le parole di Calamandrei: la Costituzione e le nostre istituzioni non sono un monumento di marmo da contemplare con fredda deferenza, ma un organismo vivente che respira solo se alimentato dalla nostra responsabilità quotidiana. Senza la passione politica delle nuove generazioni e la cura vigile di questa Camera, la Carta fondamentale resta soltanto lettera morta.
Ecco, è proprio questo che ha fatto l'onorevole Gargani, far vivere la nostra Costituzione, rendendola anima vissuta in quest'Aula. Quindi a lui va il mio pensiero commosso e grato, e ci stringiamo attorno alla sua famiglia: Elena, Alessandro, con Ciro e Joanna, e i quattro nipoti Marco, Paolo, Giuseppe e Giorgio. Ora Giuseppe avrà incontrato di nuovo la sua amata Paola e a lui va davvero un commosso ricordo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rotondi. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO ROTONDI(FDI). Presidente, nel mio ricordo parto dalla fine dell'intervento del collega Cattaneo. Voglio riunire - ed è l'unico riferimento personale che faccio - il ricordo di Gargani a quello della sua compagna di vita, Paola. Non me ne vorranno Elena e Alessandro, a cui, unitamente ai nipoti, porgo le mie condoglianze, ma io penso che Gargani sia morto d'amore che si sia spento quando la sua compagna di vita lo ha lasciato. È rimasto in trincea, è morto da presidente dei deputati e dei senatori emeriti. Ha svolto la sua funzione, ma qualcosa si era già spento.
Ed è l'unico riferimento personale che faccio, trattenendo i ricordi che, potete immaginare, sono numerosi ed imperiosi, essendosi la mia vita tutta svolta nel solco di lezioni straordinarie di maestri importanti quali Gargani, De Mita, Gerardo Bianco e Sullo: una covata che vedeva in Gargani il più giovane, ma non certamente il meno provveduto. Ed è la riflessione che voglio consegnare a quest'Aula, dove, nostro tramite, lui oggi fa rientro, dopo che è stata casa sua per una vita intera.
Gargani ha avuto una lungimiranza che è la cifra vera del giudizio storico che ci sarà su di lui. Perché talvolta è facile anche prevedere il futuro, Presidente; per chi siede su questi banchi la cosa più difficile è rendersi conto di quello che sta succedendo, ossia del presente. Gargani, ha ricordato Cattaneo, è stato l'alfiere della giustizia giusta. Non direi nemmeno un garantista, direi alfiere di una giustizia giusta. Ma è stato anche il solo a prevedere la fine della Prima Repubblica, quella della Democrazia Cristiana e l'attacco al Parlamento.
Attacco che non si è fermato con la liquidazione dei partiti della Prima Repubblica, perché la belva populista è sempre affamata, come lui amava dire; e quindi prima si è mangiata la garanzia dell'immunità parlamentare, poi siamo arrivati all'attacco ai panini della , poi alla liquidazione di un terzo del Parlamento. Quanto ha sofferto per questa scellerata decisione di amputare un braccio al Parlamento, perché così costava meno. E poi si è andati avanti e si va avanti con iniziative, proposte e riforme che rincorrono la bestia mai sazia, che è il vero nemico dell'istituzione parlamentare, di cui dobbiamo preservare - questa è la lezione di Peppino Gargani - garanzie e prestigio. In parole povere, la sacralità della toga che Peppino Gargani ha indossato per tutta la vita .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Collegandomi agli interventi di Cattaneo e di Rotondi, a me paradossalmente tocca il ricordo territoriale. Giuseppe Gargani, per tutti Peppino, era un irpino, anzi, era un uomo dell'alta Irpinia, in una stagione nella quale, in poco meno di 20 chilometri, da Montefalcione, passando per Nusco, Guardia Lombardi e Morra De Sanctis, si concentrò l'espressione forse massima di una stagione politica. E lui veniva esattamente da quel territorio, l'alta Irpinia, che nel 1977, solo 2 anni prima, in un quaderno del Formez, fu definito una delle zone più arretrate della Penisola.
Poi capitò l'immane tragedia, la più immane tragedia della storia repubblicana, del terremoto del 23 novembre 1980, e quel lembo di territorio, che era sconosciuto e che agli occhi degli esterni sembrava ancora un lembo di terra dove Cristo non si era nemmeno fermato, improvvisamente cambiò. E se l'Irpinia, se l'alta Irpinia, la sua Morra De Sanctis, è cambiata e ancora oggi vive la coda di interventi che lo Stato fece in quei territori, lo si deve anche e soprattutto a Peppino Gargani.
Mi lega a Gargani un ricordo, Cattaneo lo diceva prima, che mi collega esattamente alla sua tesi. Non a caso uno come Peppino Gargani si dedicò all'articolo 33 della Costituzione, la libertà di insegnamento. Perché, ogniqualvolta uscivamo qui, in Transatlantico, salutava. E ogni tanto, quando avvertiva l'esigenza di darti un consiglio, mi faceva così con la mano: “vieni qui, che ti devo dire una cosa”. E allora tu lo ascoltavi in religioso silenzio perché lui, insieme a quel gruppo di suoi compagni di percorso politico, al quale noi ci stringiamo, l'Associazione degli ex parlamentari, ci ridava quotidianamente l'immagine di una stagione politica che non c'era più, ma che loro rappresentavano orgogliosamente nella quotidianità.
E allora, con profondo dispiacere, ma con la convinzione degli insegnamenti, della storia e dei consigli che Peppino ha dato e dava a tutti noi, come gruppo del Partito Democratico, ci stringiamo con forza in un abbraccio caloroso a tutta la sua famiglia e ai suoi amici di una vita. Ciao, Peppino .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zinzi. Ne ha facoltà.
GIANPIERO ZINZI(LEGA). Grazie, Presidente. Gli interventi di tutti i colleghi ci descrivono un clima decisamente familiare nel ricordo dell'onorevole Gargani, perché è stato un riferimento per tutti noi. Per gli ex parlamentari, e lo abbiamo ricordato; per quelli che hanno tanta esperienza e sono qui da tanti anni, ma soprattutto per i parlamentari più giovani, quelli che di un consiglio in più hanno potuto beneficiare e che, probabilmente, di tanti consigli hanno ancora bisogno.
E, allora, la sua scomparsa - e so di non dire una banalità - ha lasciato un grande vuoto al di fuori di quest'Aula, perché me lo raccontano in particolar modo gli amici amministratori irpini, ma anche dentro quest'Aula, per quello che abbiamo ascoltato finora. Un grande vuoto che noi dovremo provare a colmare con l'esempio, ricordandolo in tutte le occasioni possibili, ricordando un politico e un parlamentare di alto rango, più volte parlamentare, europarlamentare, presidente della provincia. Insomma, una persona che ha fatto la storia di questo Parlamento.
Ha fatto la storia della politica italiana, prima con la Democrazia Cristiana e poi nel centrodestra. L'ha fatta dando l'esempio, come dicevo prima, anche sui territori, perché ha continuato a mantenere la propria segreteria aperta, essendo un punto di riferimento dall'ultimo consigliere comunale fino ai livelli politici più importanti, non solo perché aveva sempre la disponibilità di dare un consiglio, ma perché aveva una visione da condividere con chi amava la politica e la concepiva con la stessa passione, la stessa competenza e lo stesso coraggio.
E allora è con grande vicinanza che oggi, come gruppo Lega, ricordiamo e porgiamo le più sentite condoglianze alla famiglia dell'onorevole Peppino Gargani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gubitosa. Ne ha facoltà.
MICHELE GUBITOSA(M5S). Grazie, Presidente. Con la scomparsa di Giuseppe Gargani la nostra Nazione perde un riferimento politico. Però, da irpino, posso dire che la mia terra, la nostra provincia, perde un politico che negli anni ha saputo portare in questo Parlamento, al Governo e anche al Parlamento europeo le istanze di un territorio che, quando lui ha iniziato a fare politica, era ancora più in difficoltà di quanto non lo sia oggi.
Io non l'ho conosciuto da eletto. Quando ha avuto ruoli parlamentari o di Governo non ero ancora entrato in Parlamento, ma ho avuto la fortuna di conoscerlo in quanto spesso, nell'albergo dove alloggio, veniva a trovare i suoi colleghi ex parlamentari per curare la sua associazione. Quindi spesso a colazione ho avuto modo di stimare il suo percorso politico, di vedere come un politico per anni ha portato avanti un mandato con disciplina e onore. Su tanti temi avevamo linee politiche differenti, però ho potuto ricostruire pezzi di storia anche della mia terra che dall'esterno non erano visibili… così come chi, come lui, ha contribuito a portare sviluppo alla mia terra. Ed è per questo che esprimo vicinanza, da parte del mio gruppo, alla famiglia e porgo le più sentite condoglianze .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Mi associo, ci associamo anche noi al commosso ricordo che quest'Aula sta facendo di Peppino Gargani: un uomo, un deputato, un collega che ha onorato questa istituzione. L'ha onorata in lunghi anni di impegno in quest'Aula e negli anni di impegno nelle istituzioni anche europee. Lo ha fatto ai massimi livelli. Lo ha fatto come dirigente della Democrazia Cristiana, un partito che è stato un pezzo della sua vita e che ha vissuto come tale. Viene da una terra dove, con lui, Gerardo Bianco, Mancino e De Mita hanno costruito un pezzo importante della storia di questo Paese. La capacità che ha sempre dimostrato Peppino, anche negli ultimi anni da presidente dell'Associazione dei parlamentari, è sempre stata quella di voler non solo servire le istituzioni da dentro, quando si era eletti, ma anche servirle da fuori quando, nel suo ruolo, appunto, di presidente, ha messo insieme vecchi parlamentari ma anche giovani ex parlamentari, cercando di dare vita, con l'associazione, a momenti di confronto e di passione per la politica.
Voglio ricordare anch'io la sua presenza costante in Transatlantico. Uno dei pochi vecchi politici rispettati da tutti in maniera trasversale - e questo dibattito ne è la dimostrazione -, che sapeva interloquire con tutti, sapeva dire la sua con forza, con energia, nonostante l'età che avanzava. Voglio ricordare anch'io l'ultimo dibattito che ha fatto, probabilmente sulla giustizia, in cui portava avanti la tradizione, che anche il collega Cattaneo ha ricordato prima, che lo ha spinto a portare anche la sua professionalità, quella di giurista, in queste Aule e nei luoghi dove di giustizia si parlava.
Io penso che il suo ricordo non sia solo un ricordo, è una presenza politica che ha dato tanto a questo Paese e gliene siamo grati. Anche noi ci uniamo alle condoglianze alla figlia Elena, al figlio Alessandro, a tutta la famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Con la scomparsa di Giuseppe Gargani se ne va una figura alta e generosa della vita democratica italiana, uno degli ultimi testimoni di una stagione politica vissuta come servizio alle istituzioni e alla comunità. Avvocato, giurista, dirigente della Democrazia Cristiana, parlamentare per decenni, Gargani ha attraversato la storia repubblicana con discrezione, fermezza e profondo senso dello Stato.
Da presidente dell'Associazione nazionale ex parlamentari della Repubblica, ha continuato fino all'ultimo a difendere il valore dell'esperienza parlamentare come patrimonio da custodire e consegnare alle nuove generazioni. Per lui il Parlamento non era soltanto il luogo della decisione politica, ma il cuore vivo della democrazia rappresentativa. Ne difese la dignità con passione civile e con una fedeltà mai retorica ai principi costituzionali, alle garanzie dello Stato di diritto, all'equilibrio tra i poteri. Nel ricordo di quanti lo hanno conosciuto, come abbiamo visto oggi, resta l'immagine di un uomo delle istituzioni, capace di unire rigore, cultura democratica e profondo rispetto per le persone. Il cordoglio che oggi lo accompagna attraversa appartenenze e culture politiche diverse, a testimonianza di una stima sincera e condivisa; lo esprimo anche a titolo personale.
In molti ricordano il giurista autorevole, il democristiano appassionato, il parlamentare attento e leale, ma soprattutto l'uomo di ascolto, di misura, di caparbia gentilezza, come efficacemente sottolineato dal Vicepresidente Mule'.
Forte rimase sempre anche il legame con la sua terra, l'Irpinia, con quella terra alla quale seppe restituire attenzione, voce e responsabilità. Nel commiato a Peppino Gargani resta il sentimento di gratitudine per una vita spesa fino alla fine nella politica intesa nel suo significato più nobile: impegno, competenza, responsabilità e gentilezza. Il cordoglio e le condoglianze da parte del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla famiglia, alla sua comunità politica e, non per ultimo, all'Associazione degli ex parlamentari, di cui fu presidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Di Giuseppe Gargani si può dire, con assoluta certezza, che è stato un deputato della Repubblica nel pieno senso del termine. Peppino aveva coscienza, come pochi altri, del significato e del valore del Parlamento, della responsabilità e del compito insiti nella rappresentanza. Parlamento, rappresentanza. Parlando di un'importante riforma, dell'importanza della quale era fermamente convinto, disse: “Per questo rinuncio anche a fare propaganda: dico sempre la verità ai cittadini”. Pensate l'attualità di questa frase.
Protagonista di una stagione politica della Democrazia Cristiana impossibile a ripetersi, era noto - lo ha già citato il collega Rotondi -, tra l'altro, come uno dei “magnifici sette” che, in realtà, erano otto o nove, come sa Rotondi, ma in particolare Ciriaco De Mita, Gerardo Bianco, Nicola Mancino, Biagio Agnes, Salverino De Vito e Ortensio Zecchino: una grande classe politica, e lo dice chi, con il dovuto rispetto, ha sempre fatto, nella storia della DC, opposizione a De Mita e a quella classe politica.
Della DC Gargani diceva, ed è questo, credo, il più grande insegnamento: “Era un partito che superava sé stesso, perché al primo posto c'era il bene comune. (…) la politica è in crisi e il personalismo al posto della collegialità (…). Noi eravamo una società solidale come nessun Paese europeo. Oggi siamo divisi. La storia deve insegnare a tutti che eravamo magnifici perché stavamo insieme, non perché inseguivamo il personalismo”. La capacità di stare insieme: ecco un grande insegnamento. Parlava del gruppo in cui si riconosceva come di una “classe dirigente che ha combattuto per il Sud, per la Costituzione (…), valori che dovrebbero continuare a ispirare tutta la classe dirigente, se ancora ce n'è una”, diceva. E con amarezza aggiungeva: “Purtroppo vedo un deserto”, che non è un giudizio e definitivo o impossibile per uno come lui, sempre animato dalla speranza, quanto piuttosto uno sprone per noi a seguirne l'esempio.
Come presidente dell'Associazione ex parlamentari, in un lavoro continuo di formazione dei giovani di una nuova classe dirigente, qual era il suo metodo? La capacità di creare dialogo - lo hanno ricordato anche gli altri colleghi - in un tempo in cui il confronto politico è spesso segnato da divisioni e contrapposizioni. Ma Gargani va ricordato anche per le sue battaglie garantiste, non dimentichiamocelo, sempre nel nome di una giustizia giusta, rispettosa dei diritti della persona e dei principi dello Stato.
Il suo garantismo lo portò a difendere il Parlamento fino all'ultimo. Per lui, indebolire il Parlamento significava indebolire la stessa credibilità della democrazia rappresentativa.
E perché non ricordare, senza falsi infingimenti, anche l'ultima sua battaglia, che ancora deve essere portata a termine, come presidente dell'Associazione degli ex parlamentari. Ridare dignità al Parlamento e ai parlamentari non è solo una battaglia formale. La sua battaglia relativa all'attuazione della delibera Fico, per l'indicizzazione - che qualsiasi lavoratore in questo Paese ha - delle pensioni degli ex parlamentari, non era una battaglia di privilegi, ma una battaglia di dignità per tutti coloro che sono stati parlamentari, per coloro che credono ancora nella democrazia. Difesa del Parlamento, rapporto con i cittadini, onestà intellettuale e fedeltà alla Costituzione. Grazie Peppino .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-CR). Grazie, Presidente. Vorrei esprimere anch'io, a nome mio, ma, soprattutto, a nome del gruppo Italia Viva-Casa Riformista, la nostra vicinanza alla famiglia Gargani, in modo particolare ai figli.
Giuseppe Gargani è stato un politico. Punto. È l'espressione più semplice, ma anche quella più vera, autentica e, forse, quella che avrebbe utilizzato anche lui per descriversi nel senso alto e nobile del termine; quella di una persona che ha dedicato tutta la sua vita alla politica come vocazione, con dedizione e con passione, ma, anche, con quella ricerca, quello studio e quella profondità intellettuale che non sono così tanto diffusi oggi.
È stato un uomo capace di raggiungere i vertici delle istituzioni, sia a livello territoriale, da presidente della provincia di Avellino, che a livello nazionale, con importanti ruoli di Governo. Soprattutto, è stato un parlamentare, sia europeo che in questa Camera, la Camera dei deputati, per molte legislature, sino ad arrivare a rappresentare gli ex parlamentari. Lo ha fatto da uomo di consenso, un uomo capace di ottenere la fiducia dei cittadini, di ottenere il consenso senza, però, per questo, dover mai alzare i toni, senza dover cedere rispetto alle proprie convinzioni, senza urlare, ma con quella eleganza, quel garbo e quella misura che gli erano propri.
Con Giuseppe Gargani si poteva anche dissentire. È capitato anche a me di non avere la stessa visione, le stesse opinioni, anzi, di essere, magari, in fronti contrapposti, per esempio, durante il referendum costituzionale di 10 anni fa. Eppure, una contrapposizione politica non faceva mai venire meno, con Giuseppe Gargani, la stima, il rispetto e anche un sorriso affettuoso, vero. Perché, se la politica per lui era importante, le persone lo erano ancora di più, come dimostra la presenza anche qua, negli spalti, in tribuna, di tanti ex colleghi, ma, soprattutto, amici di una vita, a cominciare proprio da quella grande scuola e da quella grande famiglia che è stata la Democrazia Cristiana, in cui ha militato per tantissimi anni.
Allora, nel salutare Giuseppe Gargani, è vero, ci mancherà in questi corridoi, in Transatlantico, con la sua figura autorevole e rassicurante. Lo ricordava prima Alessandro Cattaneo: i suoi figli ci hanno detto che, forse, ha passato più tempo qui che nella sua casa; e si è preso cura di questa Camera, di questa istituzione, l'ha difesa anche andando contro corrente, perché era convinto dell'importanza di tenere alto il lavoro, il ruolo e il valore delle istituzioni. Con Giuseppe Gargani se ne va uno di noi, uno dei migliori .
PRESIDENTE. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 14 con il seguito dell'esame del disegno di legge collegato in materia di agricoltura. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 96, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. È giunta, in queste ore, la notizia di un episodio gravissimo avvenuto a Sofia due giorni fa. Un gruppo di ragazzi ebrei italiani è stato oggetto di un'aggressione a sfondo razziale di assoluta gravità: un gruppo di facinorosi neonazisti ha, sostanzialmente, assediato l'albergo in cui si trovavano i ragazzi italiani al grido di “” e di altri slogan nazisti minacciando la loro incolumità.
È un episodio che dobbiamo condannare con assoluta fermezza perché riguarda nostri connazionali che non hanno altra colpa se non quella di essere ebrei. Essere ebrei, onorevoli colleghi, nel 2026, non può essere una colpa; non può essere un motivo per aver paura; non può essere un motivo per non poter esibire i propri simboli religiosi; non può essere un motivo per non poter viaggiare nei Paesi dell'Unione europea. Oltretutto, si tratta di giovanissimi, quindi, di persone, per definizione, del tutto non responsabili anche delle accuse che qualcuno, a torto o a ragione, rivolge allo Stato di Israele che, per definizione, non è responsabile come, sempre per definizione, la responsabilità è sempre personale. Per cui, trasformare la tragedia del Medio Oriente in una ragione di discriminazione o di persecuzione del popolo ebraico è contrario a qualunque principio di civiltà, a qualunque criterio di un'Europa che vorremmo liberale, democratica, aperta e inclusiva.
Esiste un odio antisemita antico, che risale alla sottocultura nazista, che è l'odio che ha portato alla tragedia della Shoah, alla tragedia di Auschwitz ed esiste un odio antisemita, moderno, non meno grave, che, spesso, confluisce nell'odio per Israele trasformato in antisemitismo. Io credo che questo clima sia pericolosissimo. Lo ripeto, criticare Israele è perfettamente lecito. È lecito anche in Israele, che è un Paese democratico. È lecito in Europa, ed è lecito in tutto il mondo. Prendersela con gli ebrei non è lecito per nessun motivo e in nessuna situazione e ci riporta all'epoca più buia della nostra storia.
So che l'ambasciata italiana si è già attivata per offrire tutta l'assistenza e la tutela ai nostri connazionali come è giusto. Chiedo di farsi tramite, signor Presidente, affinché il Governo dia una più approfondita informativa compatibilmente con i tempi dei lavori dell'Aula
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Paolo Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche noi, ci uniamo a questa richiesta di informativa perché le notizie giunte oggi da Sofia sono terribili e particolarmente gravi. Un gruppo di giovani italiani, molti di loro romani, appartenenti alla comunità ebraica, si sono visti assaltare da un gruppo di naziskin nell'albergo dove si trovavano in vacanza con lo slogan nazista di “”. Sono pagine tragiche della storia che abbiamo già visto in Europa e, purtroppo, in Italia e nelle nostre strade di Roma e mi unisco, con un grande abbraccio, alla comunità ebraica di Roma, al suo presidente e a quei ragazzi, miei concittadini, che hanno vissuto questo episodio particolarmente grave.
Presidente, in questi mesi, in questi anni, abbiamo visto che il demone dell'antisemitismo non è morto, si è nascosto e riemerge con grande violenza troppo spesso. Questa violenza, questo demone, purtroppo, nell'estrema destra, europea e italiana, si sono annidati per tanto tempo e queste braccia tese, che oggi hanno visto quei ragazzi, sono uno spettro che purtroppo non è finito, che non è stato eliminato. Questa radice, amara, dell'antisemitismo continua a colpire un'antica comunità che, qui, in Italia, qui, a Roma, ha radici antichissime. Per questo ci uniamo a questa richiesta di informativa per capire anche come le autorità italiane abbiano tutelato e stiano protestando con il Governo bulgaro per quanto è accaduto. Ci uniamo alla vicinanza alla comunità ebraica di Roma, di Milano e, in generale, ai ragazzi che hanno subito questo affronto e ribadiamo la nostra assoluta contrarietà e vigilanza contro ogni azione antisemita e contro ogni azione di violenza contro qualunque minoranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Ovviamente non ci sono parole per quello che è successo, abbiamo visto che certi atteggiamenti di antisemitismo sono assolutamente inaccettabili e, quindi, non possiamo far altro che associarci alla richiesta di informativa su questo tema. Diciamo che, nel suo insieme, il rischio di recidive di antisemitismo è così consistente e questo fatto, avvenuto a Sofia, in Bulgaria, sicuramente conferma che c'è una preoccupazione in questo senso. Quindi, ben venga l'informativa che è stata richiesta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul medesimo argomento, l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). Grazie Presidente. Anche noi chiediamo un'informativa anche se crediamo che, al di là di informarci su quello che è accaduto, c'è una situazione in Europa e nel nostro Paese che è abbastanza inquietante.
Questi episodi dovrebbero spingere le forze politiche ad abbassare i toni e a provare a riprendere il patrimonio comune che avevamo faticosamente costruito nel dopoguerra rispetto ad alcuni temi che erano diventati dei temi che collettivamente ci vedevano dalla stessa parte. Ora sempre più su quelle questioni maturano divisioni che hanno a che fare con la politica quotidiana, ma che poi vanno a colpire l'identità di un'Europa che era nata con delle caratteristiche nel dopoguerra. Quando si va a colpire quell'identità e rendi più fragile la società, episodi come quelli accaduti a Sofia diventano assolutamente la prassi, la ripetizione di altri episodi che abbiamo visto verificarsi in altre circostanze, purtroppo sempre più frequentemente. Per cui va bene l'informativa, ma dovremmo tutte le forze politiche prendere insegnamento da quello che accade per capire come fronteggiare in maniera comune una vicenda che sta diventando sempre più inquietante.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.
PAOLO FORMENTINI(LEGA). Grazie, Presidente. Purtroppo la notizia di questo assalto di naziskin a un hotel dove erano ospitati dei giovani ragazzi ebrei, anche della comunità ebraica di Roma, ci addolora e ci sconvolge. Non è, però, una casualità: viviamo tutti i giorni un clima crescente di odio, un odio che è un risorgente antisemitismo.
Lo abbiamo denunciato tante volte in quest'Aula: criticare Israele è legittimo, sì, ma non quando si fa un passaggio e diventa invece odio, puro odio. Lo tocchiamo con mano anche nel nostro Paese, quando i turisti provenienti da Israele vengono respinti dagli alberghi, dalle pizzerie. Questo clima purtroppo sta degenerando; sta tornando un male antico nella sua forma più odiosa, perché quel grande sogno che è stato Israele, lo Stato degli ebrei, è ora usato in questa forma di antisemitismo risorgente e si trasforma in odio per Israele.
La vicinanza di tutta la Lega al presidente della comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, e alla presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, Ottolenghi. Lavoriamo tutti insieme perché non succeda più e non succeda anche in Italia, perché purtroppo succede anche in Italia. E a settembre, questo è l'appello che faccio e che facciamo come Lega, votiamo tutti insieme la legge sull'antisemitismo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Malaguti. Ne ha facoltà.
MAURO MALAGUTI(FDI). Grazie, Presidente. Ovviamente mi unisco ai pensieri dei colleghi che mi hanno preceduto, perché episodi come questo non trovano giustificazione, se non nella stupidità di chi li compie. Purtroppo, c'è una tesi che sostiene che in politica a volte gli estremi si toccano e questo è dimostrato anche dal fatto che, nelle grandi ideologie del Novecento, Marx e Nietzsche avevano letto sicuramente Engels e ne sono venuti fuori orrori che hanno provocato milioni di morti, milioni di famiglie distrutte da ideologie che non tengono conto dell'uomo Marx era ebreo, sai.
Ora, questo episodio dimostra, ancora una volta, la necessità di approdare, il prima possibile, alla legge sull'antisemitismo e spero che ci sia un'unanime volontà di questo emiciclo di una condanna che vada al di là di ogni possibile schieramento e che faccia giustizia a episodi che nella nostra storia hanno rappresentato solamente orrore. Quindi, mi unisco ai colleghi che si sono espressi prima di me e il fatto che sia stato fatto da diverse forze politiche credo che sia già un buon segno. Non dobbiamo confondere la politica di oggi e la critica che può essere legittima verso Israele, in alcune situazioni, con quello che è un vero e proprio virus che ha attraversato la storia e si modifica, come tutti i virus, per restare nella società in cui si trova. È un virus che dobbiamo combattere tutti. Questo virus si chiama antisemitismo.
Noi conviviamo con le comunità ebraiche da centinaia di anni, ci conviviamo pacificamente e dobbiamo assolutamente proteggerle, perché fanno parte della nostra cultura giudaico-cristiana e dobbiamo sempre ricordarcelo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ahimè, non è così vero che ci conviviamo pacificamente da centinaia di anni, altrimenti questa Camera dei deputati non avrebbe approvato delle leggi razziali (che hanno poi condotto migliaia e migliaia di persone, concittadini ebrei, nei campi di concentramento.
Guardate, colleghi, ringrazio davvero il collega Orsini, lo ringrazio per i toni e per il fatto che ha davvero ragione, perché quei ragazzi non c'entrano nulla. Posso dire però, più in generale, che essere di un'etnia, di una religione, di un popolo non ti fa cadere sulle spalle le responsabilità dei Governi che magari hanno dietro il sostegno di alcune etnie, di alcune religioni, perché succede così in tanti Paesi al mondo. Ecco, io credo che questa vicenda vada circoscritta in quello che vediamo: sono le immagini di alcuni neonazisti che usano linguaggi e parole che hanno macchiato per sempre la storia dell'umanità. E allora ha ragione il collega, c'è poco da fare. Dobbiamo non solo dare la solidarietà a quei ragazzi, ma dobbiamo dire che in questo mondo ci sono troppi suprematismi. Anche questo ritorno dell'antisemitismo, così come di tanti odi verso le religioni e verso le etnie, ci sta portando a un'idea completamente sbagliata - e spero che il collega condivida - e cioè che qualcuno ha più diritto di un altro di stare al mondo, ha più diritto di un altro di vedere i propri diritti qua sulla terra.
Quindi, non credo che ci sia da polemizzare su questa vicenda. Bisogna essere uniti a quei ragazzi, ai nostri concittadini, alla comunità ebraica e anche dire che chi è nato e cresciuto, chi è andato a scuola e ha studiato le pietre d'inciampo oggi non può utilizzare come clava quest'argomentazione contro altri. Se siamo qui è perché ci siamo liberati da quell'orrore, ma ci siamo liberati con le nostre mani, con quelle degli alleati, e abbiamo voluto chiudere la più buia pagina della storia per non riaprirla mai, mai, mai più .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Adesso intervengo ancora su questo argomento. Ci scusi, ma non possiamo che unirci alla preoccupazione per quello che è avvenuto nelle scorse ore. Sono immagini che pensavamo appartenessero definitivamente al passato.
Questo gruppo di adolescenti ebrei italiani è stato aggredito a Sofia, è stato intimidito e circondato da estremisti neonazisti, che lo hanno aggredito e circondato, scandendo slogan nazisti, gridando “ ed esibendo il saluto hitleriano. E lo diciamo perché, quando succedono questi episodi, non si tratta di semplici provocazioni o episodi di teppismo: stiamo parlando di giovani costretti a vivere momenti di paura e di angoscia soltanto perché ebrei. È un fatto che colpisce profondamente la coscienza europea, ripropone simboli, linguaggi e comportamenti che dovrebbero essere consegnati alla storia e che, invece, tornano a manifestarsi con una preoccupante disinvoltura.
Quindi, ci uniamo alla richiesta di informativa per sapere che cosa accade e come si sta gestendo la vicenda, ma soprattutto ci uniamo alla solidarietà alle loro famiglie e alle comunità ebraiche che da tempo denunciano una recrudescenza di antisemitismo in Europa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un altro breve intervento, la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Purtroppo, i motivi di cordoglio e preoccupazione - ahimè - oggi sono numerosi.
Signor Presidente, colleghi, nei giorni scorsi in Perù un piccolo aereo turistico si è schiantato poco dopo il decollo durante un sorvolo delle linee di Nazca. Sono morte 13 persone: 11 turisti, il pilota e una guida. Non c'è stato alcun sopravvissuto. Sette erano nostri connazionali: da Monza, Paolo Gianturco, di 59 anni, la moglie Cristina Maria Bianco e i figli Matteo, di 24 anni, e Pietro, di 18 anni; da Seregno, Massimo Angelucci, di 58 anni, la moglie Elena Sala e il figlio Lorenzo, di 24 anni. Due famiglie della Brianza legate da anni di amicizia e da una passione condivisa per i viaggi. Erano partiti insieme come tante altre volte. Erano persone laboriose, riservate e radicate nella loro comunità, che avevano insegnato ai figli la curiosità per il mondo e il rispetto per culture diverse dalla propria. Tre di quei figli avevano tra i 18 e i 24 anni. Quindi, ci tenevo - penso di rappresentare il pensiero di tutta l'Aula - a portare un cordoglio .
Concludendo, desidero anche ringraziare l'ambasciata d'Italia a Lima e il personale consolare che si sono attivati immediatamente sul luogo del disastro e accanto ai familiari. Auspico che le indagini avviate dalle autorità peruviane accertino con rapidità e trasparenza le cause dell'incidente.
A Monza, a Seregno e alle comunità che oggi piangono la memoria di Paolo, Cristina, Matteo, Pietro, Massimo, Elena e Lorenzo va il nostro cordoglio più sincero .
PRESIDENTE. Ricordo che prima della sospensione sono stati da ultimo respinti gli identici articoli aggiuntivi 14.01 Forattini e 14.02 Gadda.
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 14.03 Forattini e 14.04 Gadda. Ha chiesto di parlare la deputata Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Per suo tramite, vorrei sensibilizzare il Sottosegretario D'Eramo, che ringrazio per essere qui, perché non possiamo farci filmati e video di quanto siamo vicini agli agricoltori e poi, quando dobbiamo essere concreti sui provvedimenti, li bocciamo.
Questo è un emendamento - signor Presidente, voglio illustrarlo - che praticamente si pone come obiettivo di correggere una scelta del Governo che sta danneggiando concretamente le imprese agricole del Mezzogiorno. L'emendamento interviene sull'articolo 16-, comma 1, del decreto-legge n. 124 del 2023, ossia la norma che ha esteso alle imprese agricole e forestali il credito d'imposta per gli investimenti della ZES unica. Con la legge di bilancio del 2025, questo Parlamento aveva alimentato aspettative legittime tra gli imprenditori agricoli del Sud, stanziando risorse per sostenere i loro investimenti: aspettative, ahimè, che ad oggi sono state clamorosamente disattese. I provvedimenti dell'Agenzia delle entrate hanno infatti certificato una realtà molto diversa da quella promessa. Alle imprese agricole è stata riconosciuta una percentuale di credito d'imposta molto limitata rispetto alle aspettative e rispetto ai proclami del Governo. La dotazione di 50 milioni di euro prevista per il 2026 è quindi ampiamente incongrua rispetto al fabbisogno effettivo del settore e alle domande già presentate dalle imprese.
Con questo emendamento chiediamo di raddoppiarla e portarla a 100 milioni di euro per l'anno 2026, in modo da dare finalmente una risposta finanziaria credibile agli imprenditori agricoli che hanno programmato investimenti, confidando in un sostegno pubblico adeguato. Non si può continuare a promettere sviluppo e coesione al Sud e poi consegnare alle imprese agricole strumenti svuotati nella sostanza. Per questo chiediamo con convinzione l'approvazione di questo emendamento. È una misura di giustizia verso un settore strategico per l'economia meridionale che ha bisogno di risorse adeguate e strumenti altrettanto adeguati.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 14.03 Forattini e 14.04 Gadda, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.05 Gadda. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-CR). Presidente, l'articolo aggiuntivo 14.05 pone un tema al Governo che chiedo di accantonare per maggiori considerazioni.
In questo emendamento non chiediamo maggiori risorse, ma chiediamo semplicemente di correggere un'omissione normativa, credo assolutamente non voluta dal Governo, che riguarda gli investimenti che le cooperative agricole possono fare in tecnologia e in innovazione. La legge di bilancio 2026, di fatto, è come se considerasse le cooperative agricole come dei semplici intermediari. Invece, le cooperative agricole sono pienamente degli operatori del settore primario e vanno riconosciute come tali. Il mondo cooperativo ha per sua natura alcune caratteristiche che le imprese a scopo di lucro non hanno e sono appunto delle previsioni normative che esistono da sempre e che spesso pare vengano trascurate. Intanto le finalità mutualistiche e l'altro elemento riguarda il pareggio di bilancio, che è l'obiettivo tipico, in genere, delle cooperative, perché l'utile viene in genere reinvestito nel funzionamento della cooperativa, ma anche nella maggiore remunerazione dei soci attraverso il prodotto che viene conferito.
E quindi questo cosa significa? Che uno strumento importante, quello di Agricoltura 4.0, l'extra-deducibilità che è stata prevista, è di fatto inaccessibile e inutile per le cooperative, perché il reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi è inferiore, o talvolta non c'è per le motivazioni che vi ho detto, rispetto alle imprese a scopo di lucro. Quindi noi chiediamo di far accedere le imprese cooperative allo strumento del credito d'imposta, perché altrimenti noi rischiamo di togliere questa opportunità, come è avvenuto in questi mesi, a una fetta importante del sistema agricolo e agroalimentare, che peraltro va in una direzione fondamentale che è quella dell'aggregazione, in un momento in cui molte, quasi tutte le filiere sono in difficoltà.
Ultimo elemento: l'emendamento propone la retroattività di questa norma, quindi di questa correzione della stortura avvenuta in legge di bilancio 2026, dal 1° gennaio 2026. Perché? Beh, intanto per la certezza del diritto, perché è un diritto anche quello delle cooperative di poter accedere a uno strumento come tutte le altre imprese agricole, e poi per la continuità di investimenti che già sono stati fatti.
Quindi io chiedo al Governo di accantonare questo emendamento che, ripeto, è una proposta di buonsenso, che non chiede quello che in questo momento non è possibile, non chiede risorse aggiuntive, ma chiede di far accedere agli strumenti di investimento anche il mondo cooperativo, che, ripeto, per sua natura, per legge, per norma e per statuto ha la finalità mutualistica come caratteristica identitaria, e quindi c'è un tema rispetto a come gli strumenti tecnicamente vengono applicati.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore, l'onorevole Cerreto, di esprimersi rispetto all'istanza di accantonamento.
MARCO CERRETO, . Grazie, Presidente. Dunque, come l'onorevole Gadda sa bene - e la ringraziamo per i contributi che ha dato anche in Commissione e sui quali ovviamente trova riscontro della sensibilità comune -, su questo articolo aggiuntivo dobbiamo rilevare il carattere di ultroneità rispetto all'articolo 14, che tratta di materia di innovazione tecnologica da parte di Agea, per cui per noi questo articolo aggiuntivo, che tra l'altro si innesta in un collegato agricolo e non in un provvedimento non pare apportare elementi innovativi rispetto alla disciplina del credito d'imposta di cui all'articolo 1, comma 454, della legge n. 199 del 2025, già compiutamente definita.
Trova invece cittadinanza, quello che la collega chiede, con riferimento all'articolo 2, la rubrica del quale reca “Contributo, sotto forma di credito d'imposta, per i contratti della filiera del frumento”, e in cui, al comma 5, vi è un combinato disposto rispetto a quanto la collega asseriva e chiedeva in un emendamento che, collocato all'articolo 14, è secondo noi ultroneo per materia, e quindi il parere è contrario.
PRESIDENTE. Allora, devo supporre che sia contrario. Deputata Gadda, rispetto al parere contrario lei insiste per mettere in votazione la richiesta di accantonamento? Sì.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'articolo aggiuntivo 14.05 Gadda, con il parere contrario del relatore.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge.
Se nessun altro chiede di intervenire, pongo in votazione l'articolo aggiuntivo 14.05 Gadda.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.05 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 15. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 15.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 15.0600 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 15.0600 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 16. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 16.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 17.1 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 17.1 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Il deputato Fornaro chiede di sottoscrivere.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 17. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 17.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 17.0601 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 17.0601 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 18. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 18.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 18.01 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 18.01 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 19.1 Cherchi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.1 Cherchi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 19. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 19.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 19.01 Dori. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.01 Dori, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 20.1 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.1 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.2 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.2 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 20.3 Gadda e 20.4 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 20.3 Gadda e 20.4 Forattini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.5 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.5 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.6 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.6 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.600 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.600 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 20. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 20, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 20.01 Caramiello. I deputati L'Abbate e Vaccari sottoscrivono. Deputata L'Abbate, vuole anche intervenire? Prego, deputata L'Abbate.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Brevemente, perché questo emendamento merita - per questo lo sottoscrivo. Stiamo infatti parlando del settore dei microbirrifici, che è qualcosa che in Italia si è molto sviluppata ed è veramente necessario dare un supporto e dare anche una semplificazione. Quindi, stiamo parlando di inserirli nei percorsi enoturistici - una cosa che in Italia funziona bene -, che possiamo far funzionare anche per i microbirrifici.
Dall'altro canto, è anche necessario effettuare una semplificazione fiscale e anche di contabilità. Per quanto riguarda i contenitori, che ci sia anche qui un'agevolazione, quindi una ristrutturazione, in modo che possano da soli gestire quelli che sono i contenitori utilizzati nella produzione. Quindi ci tenevo, perché in Italia ce ne sono molti, soprattutto gestiti magari da giovani che hanno trovato in questa strada - come dire - anche una via.
È una nuova filiera in Italia che si sta costruendo, che c'è e che dobbiamo supportare .
PRESIDENTE. Prendo atto che i deputati Forattini, Dell'Olio, Carmina, Lomuti, Marino, tutto il gruppo del Partito Democratico-Italia e Zanella sottoscrivono l'emendamento. Se qualcun altro mi è sfuggito, viene qui e lo aggiungiamo senza problemi.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 20.01 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 21. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 21.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 22.3 Gadda e 22.4 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 22.3 Gadda e 22.4 Forattini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 22.5 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 22.5 Forattini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 22. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 22.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 22.01 Forattini.
Ha chiesto di parlare la deputata Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per illustrare la proposta emendativa che introduce l'articolo 22-.
Il comma 525 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre del 2024, n. 207, consente l'autorizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili direttamente interconnessi alle infrastrutture di alimentazione della trazione ferroviaria. È una norma condivisibile nel suo impianto: accompagna la transizione energetica del trasporto su ferro, un obiettivo che, come gruppo, continuiamo a sostenere. Ci limitiamo a proporre una precisazione utile ad evitare un effetto collaterale, non voluto dalla disposizione così com'è formulata oggi. Il nostro articolo aggiuntivo è mirato e introduce una deroga puntuale, escludendo dal perimetro applicativo del comma 525 i nuovi impianti fotovoltaici da realizzare su terreni agricoli. Non tocchiamo la della norma né la finalità di sviluppo delle rinnovabili per il sistema ferroviario; la affiniamo per evitare che, in alcuni casi, si traduca in un ulteriore consumo di suolo coltivabile che, invece, meriterebbe una tutela specifica.
I dati aiutano ad inquadrare il tema. Il rapporto ISPRA-SNPA 2025 sul consumo di suolo, riferito al 2024, registra che il fotovoltaico a terra ha occupato in Italia 1.702 ettari, in crescita significativa rispetto ai 420 ettari dal 2023 e ai 263 del 2022. Di queste superfici, circa l'80 per cento era, fino al giorno prima, terreno agricolo: un dato che riguarda da vicino anche la Sicilia. Nel 2024, la regione ha registrato quasi 800 ettari di nuovo consumo di suolo complessivo e circa 272 ettari destinati specificatamente al fotovoltaico a terra. Parliamo di aree spesso vocate alla cerealicoltura, all'agrumicoltura e alla viticoltura: un patrimonio produttivo che vale la pena accompagnare con attenzione, senza, però, per questo rallentare gli investimenti nelle rinnovabili, che restano necessari e da incoraggiare, considerati anche i cambiamenti climatici a cui assistiamo.
Questa proposta cerca, quindi, un equilibrio sostenibile tra sviluppo delle fonti rinnovabili e tutela del suolo agricolo, due obiettivi che non devono essere messi in contrapposizione. Ed è per questo che chiedo nuovamente all'Aula di votare questo articolo aggiuntivo.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 22.01 Forattini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 22.02 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 22.02 Forattini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'articolo aggiuntivo 22.0600 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 22.0600 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 22.03 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 22.03 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione… No, scusi… devo revocare… aspetti, scusi, è sull'articolo aggiuntivo? No, voglio capire, è sull'articolo aggiuntivo che stiamo votando? Perfetto, allora revochiamo la votazione dell'articolo aggiuntivo 22.03 Gadda.
Ha chiesto di parlare il relatore, onorevole Cerreto. Ne ha facoltà.
MARCO CERRETO, . Presidente, l'articolo aggiuntivo 22.03 Gadda risulta assorbito dall'articolo aggiuntivo 22.0600 della Commissione, che abbiamo appena approvato. Quindi, è da ritenersi assorbito.
PRESIDENTE. Perfetto. Facciamo un attimo, mi consenta, una verifica tecnica.
Allora, mi confermano che è assorbito e, quindi, non va in votazione . Ringraziamo il relatore e, ovviamente, anche la deputata Gadda.
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 22.04 Gadda e 22.05 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 22.04 Gadda e 22.05 Forattini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 22.06 Gadda e 22.07 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 22.06 Gadda e 22.07 Forattini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 22.08 Gadda e 22.09 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 22.08 Gadda e 22.09 Forattini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 22.010 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 22.010 Forattini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 22.011 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 22.011 Forattini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 23. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 23.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 24.601 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.601 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 24.600 della Commissione.
Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-CR). Grazie, Presidente. Vorrei intervenire per ringraziare il relatore e il Ministro Lollobrigida per aver accolto la mia proposta. Siamo nel decennale della legge n. 166 del 2016, la cosiddetta legge contro lo spreco alimentare, la legge anti-spreco, che nel corso di questi anni è stata estesa a un paniere molto ampio di beni.
Si partiva dalla povertà alimentare e sanitaria per poi prevedere, nel corso del tempo, estensioni che hanno consentito di far raggiungere alla quotidianità delle persone giocattoli, libri, tessile, arredo, prodotti per l'igiene della persona e della casa, prodotti elettronici, addirittura materiali per l'edilizia. Mancavano all'appello, nel paniere di questi beni, alcune tipologie di prodotti che possono risultare in eccedenza nella filiera, ad esempio, florovivaistica e orticola e, nello specifico, piante, fiori e materiali da propagazione, in particolare sementi e bulbi. Credo che questo sia un tema molto importante, innanzitutto perché la bellezza è un diritto di tutti. Molte realtà, molti enti del Terzo settore, a partire dagli empori solidali, raccontano che, anche in assenza di norme, molte imprese che hanno a che fare con queste eccedenze di beni deperibili spesso li donano al termine delle festività: pensiamo alle festività natalizie o ad alcune ricorrenze dove piante e fiori sono anche caratteristica distintiva del nostro stare insieme.
E poi ci sono tante donazioni che le imprese fanno alle realtà di agricoltura sociale, quelle realtà che impiegano persone con disabilità, persone svantaggiate, persone che hanno dipendenze e che, attraverso il lavoro agricolo, diventano un bene per se stessi e per la collettività. Penso sia il modo più bello per festeggiare il decennale della legge antispreco, che è quello di chiudere il cerchio anche con il riconoscimento della responsabilità sociale di tante imprese, a partire da quelle della filiera florovivaistica, che vogliono declinare la loro responsabilità sociale, donando beni così importanti. Quindi, da problema della società, lo spreco, che ha un costo economico, ambientale e sociale, diventa un bene per la collettività, un bene condiviso che genera ulteriore valore, perché donare piante, fiori e materiali da propagazione è importante anche per l'inclusione sociale e lavorativa. Quindi, rinnovo il ringraziamento al Ministro Lollobrigida che personalmente ha condiviso questa proposta .
PRESIDENTE. Grazie, deputata Gadda, anche per la sua legge di 10 anni fa sullo spreco alimentare. La ringrazio personalmente.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.600 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 24. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 24, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 25. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 25.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 26. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 26.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 27. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 27.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 27.01 Schullian e 27.02 Cattoi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 27.01 Schullian e 27.02 Cattoi, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 27.0600 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 27.0600 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 28. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 28.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Abbiamo così terminato l'esame delle proposte emendative.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Avverto che l'ordine del giorno n. 9/2670-A/32 Bruzzone è stato ritirato dal presentatore.
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
LUIGI D'ERAMO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/1 Marino, il parere è favorevole con la seguente riformulazione, nella parte relativa all'impegno: “impegna il Governo a valutare l'opportunità, compatibilmente con i saldi di finanza pubblica e con la normativa unionale, di integrare (…)”, e poi si prosegue chiaramente con il testo iniziale.
Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/2 Cavandoli, il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/3 Faraone, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: nelle premesse, dopo la parola “immateriali”, dalle parole “il comma 457” alle parole “sui beni innovativi” viene cassato. Per quanto riguarda la parte dell'impegno, dopo le parole “impegna il Governo”, modificare con le parole: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i saldi di finanza pubblica, di accompagnare (…)”, e poi segue il testo iniziale.
Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/4 Morrone, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: nella parte dell'impegno, dopo la parola “tempestivamente”, cassare dalla parola “fintanto” alla parola “inoltri”; successivamente, aggiungere la parola “ricevuta” la richiesta e, dopo la parola “naturale”, aggiungere le parole “ad attivare” e cassare la successiva parola “tutti”. Contestualmente, dopo la parola “Emilia-Romagna”, cassare dalla parola “nonché ad attuare” fino alle parole “di investimenti”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2670-A/5 Forattini e n. 9/2670-A/6 Vaccari, il parere è favorevole se riformulati come l'ordine del giorno n. 9/2670-A/4 Morrone.
Sugli ordini del giorno n. 9/2670-A/7 Romeo, n. 9/2670-A/8 Andrea Rossi e n. 9/2670-A/9 Benzoni il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/10 Bicchielli, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: nella parte relativa alle premesse, dopo la parola “dell'olivo” cassare dalle parole “negli ultimi anni” alle parole “e dalla Grecia”. Nella parte relativa all'impegno, modificare con le parole: “a valutare l'opportunità, in coerenza con il quadro normativo europeo, di integrare (…)” e poi continua con la versione iniziale.
Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/11 Castiglione, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: nella parte dell'impegno, modificare con le parole: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/12 Gatta, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: nella parte relativa alle premesse, dopo le parole “scorso anno”, ovvero dalle parole “le esportazioni” fino alle parole “consumo di vino”, viene cassato. Per quanto riguarda la parte relativa all'impegno, dopo le parole “impegna il Governo” inserire: “a valutare l'opportunità di integrare”; sempre nella parte dell'impegno, dopo le parole “disciplina sanzionatoria”, aggiungere la parola: “amministrativa”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/13 Nevi il parere è favorevole con la seguente riformulazione, nella parte dell'impegno, aggiungere a: “impegna il Governo” le parole: “a valutare l'opportunità di integrare”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/14 Arruzzolo il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di”. Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/15 Boscaini il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2670-A/16 Cerreto, n. 9/2670-A/17 Almici e n. 9/2670-A/18 Gori, il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2670-A/19 Borrelli, n. 9/2670-A/20 Zanella, n. 9/2670-A/21 Del Barba, n. 9/2670-A/22 Pavanelli, n. 9/2670-A/23 Lomuti, n. 9/2670-A/24 L'Abbate, n. 9/2670-A/25 Cherchi, n. 9/2670-A/26 Caramiello e n. 9/2670-A/27 Simiani il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/28 Gadda il parere è favorevole con la seguente riformulazione nella parte relativa all'impegno. Dopo: “impegna il Governo” inserire le parole: “a valutare l'opportunità di adottare misure”; dopo le parole: “a valutare” aggiungere la parola: “l'opportunità”; dopo le parole: “vitivinicola nazionale” aggiungere: “in conformità con le disposizioni unionali di attivare le misure in grado di riadattare gli strumenti normativi e finanziari, al fine di riadattare, nel breve e medio periodo, il potenziale vitivinicolo alla situazione reale del mercato e dei consumi”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/29 La Salandra il parere è favorevole con riformulazione nella parte dell'impegno nel senso di cassare dalle parole: “qualificare le infrastrutture” alle parole: “produzione energetica”. Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/30 Boschi il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/31 Giglio Vigna, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: dopo le parole: “di qualità”, cassare dalle parole: “l'attuale assetto” fino alle parole: “territorio italiano”; sempre all'interno dell'impegno, dopo le parole: “competenza atta a”, aggiungere le parole: “valutare l'opportunità di”; dopo le parole: “la forma”, cassare dalle parole: “e il vettore” fino alle parole: “promozione turistica”, e sempre nell'impegno, dopo le parole: “l'agricoltura (FAO)”, cassare dalle parole: “assicurare il sostegno” fino alle parole: “paesaggio storico”.
L'ordine del giorno n. 9/2670-A/32 Bruzzone è stato ritirato. Sull'ordine del giorno 9/2670-A/33 Mattia il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno, dopo le parole: “nell'anno 2026” cassare dalle parole: “con particolare riferimento” fino alle parole: “di Sicilia”. Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/34 Pastorella il parere è contrario.
PRESIDENTE. Ricominciamo dall'ordine del giorno n. 9/2670-A/1 Marino. Accetta la riformulazione? Sì. Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/2 Cavandoli il parere è favorevole. Ordine del giorno n. 9/2670-A/3 Faraone. Accetta la riformulazione? Sì. Ordine del giorno n. 9/2670-A/4 Morrone. Deputato Morrone o chi per lui, accetta la riformulazione? Sì. Ordine del giorno n. 9/2670-A/5 Forattini. Accetta la riformulazione? Sì. Ordine del giorno n. 9/2670-A/6 Vaccari. Accetta la riformulazione? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/7 Romeo il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/7 Romeo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/8 Andrea Rossi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/8 Andrea Rossi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/9 Benzoni. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Chiara Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-CR). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere al collega Benzoni di poter aggiungere la firma, ma anche per dire che, probabilmente, c'è un errore in questo parere all'ordine del giorno, perché, peraltro, le misure che sono suggerite nell'ordine del giorno riguardano il ricambio generazionale. Tante misure e tanti provvedimenti che il Governo stesso sta facendo per favorire l'accesso alla terra e al credito, per favorire la diffusione di tecnologia, innovazione e competenze.
Quindi io, francamente, non capisco il parere secco contrario rispetto a un ordine del giorno che, ripeto, è nelle intenzioni del Ministro, di tutti i membri di Governo e di tutti i componenti anche della Commissione agricoltura durante convegni e iniziative. Francamente, non vedo nessuna posizione contro l'operato del Governo, ma semplicemente uno specificare che il ricambio generazionale è l'essenza stessa della continuità dell'agricoltura e della sovranità alimentare del nostro Paese.
PRESIDENTE. Chiede l'accantonamento. Interpello il Governo in questo caso e chiedo al Sottosegretario se accetta l'accantonamento, altrimenti andiamo ai voti.
LUIGI D'ERAMO,. Presidente, non accettiamo, anche perché iniziative simili sono già state adottate anche all'interno del provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/9 Benzoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/10 Bicchielli. Accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/11 Castiglione. Accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/12 Gatta. Accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/13 Nevi. Accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/14 Arruzzolo. Accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/15 Boscaini. Accetta la riformulazione? Sì. Sugli ordini del giorno n. 9/2670-A/16 Cerreto, n. 9/2670-A/17 Almici e n. 9/2670-A/18 Gori il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2070-A/19 Borrelli, sul quale il parere è contrario. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Quest'ordine del giorno è legato sempre alla vicenda del benessere animale, che è uno dei grandi limiti che ha questa norma. Nonostante le rassicurazioni formali da parte del Governo, noi continuiamo a vedere un'ostilità sostanziale e formale nei confronti del benessere animale. Cosa chiedeva questa impegnativa che abbiamo realizzato come gruppo AVS? Che si possa arrivare in tempi ragionevoli a non tenere più gli animali di allevamento nelle gabbie.
Ma come potete immaginare di dire che siete vicini agli animali, nel rispetto degli animali e addirittura che proponete norme a favore degli animali, quando ogni cosa che viene proposta, di concreto, in alcuni casi per alleviare il dolore di questi animali, viene respinta in modo brutale?
Qua, abbiamo inserito anche un riferimento al fatto che, secondo il più grande censimento fatto dalla Commissione europea, anzi - scusate - secondo la più grande consultazione pubblica in materia di benessere degli animali da allevamento, su 190.063 risposte valide, di cui circa il 96,5 per cento provenienti da singoli cittadini dell'Unione europea, proviene un risultato che è il seguente. Emerge un netto sostegno a una riforma della normativa europea sul benessere degli animali. In particolare: il 99 per cento dei cittadini ritiene molto importante eliminare l'uso delle gabbie per galline ovaiole e scrofe; il 98 per cento considera eticamente problematica l'uccisione sistematica dei pulcini maschi nell'industria delle uova e circa il 99 per cento sostiene che i prodotti importati debbano rispettare gli stessi standard di benessere animale applicati all'interno dell'Unione europea.
Rispetto a questo, noi abbiamo posto un ordine del giorno e ci avete rassicurato: vedremo, faremo, è già in progetto un intervento dal punto di vista sostanziale con le grandi aziende.
Il dato di fatto è che noi avevamo anche proposto un emendamento che normasse, ad esempio, l'aspetto dei pulcini, che è una mostruosità rispetto alla quale tutti ci indigniamo formalmente, ma poi non si interviene a livello legislativo. È assurdo che vengano uccisi sistematicamente appena nati. È una mostruosità. Noi avevamo proposto un incentivo affinché questo potesse essere evitato e ci è stato respinto.
Adesso noi abbiamo proposto di impegnare il Governo “ad accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative finalizzate a prevedere un apposito segno distintivo «»” - che significa senza l'uso delle gabbie - “nell'ambito della certificazione SQNBA - Sistema di qualità nazionale per il benessere degli animali - per gli operatori del settore che abbiano completamente eliminato l'utilizzo delle gabbie in ogni fase dell'allevamento, anche sostenendo, in sede europea, l'adozione di una riforma della legislazione europea che migliori il benessere degli animali negli allevamenti”.
Guardate, il tema degli animali è legato alla modernità e al benessere anche degli esseri umani. Non riusciamo a comprendere come si possa immaginare che l'unico modo di dimostrare amicizia e attenzione nei confronti degli animali sia quello di permettere a un cagnolino di entrare al Senato. È estetica, non è sostanziale attenzione al benessere degli animali, sul quale noi continueremo a batterci, ma vediamo un totale disinteresse e disattenzione da parte di questa maggioranza e di questo Governo.
Noi parliamo di prospettiva: dalla vicenda dei pulcini all'eliminazione graduale delle gabbie, sono tutte azioni che noi guardiamo, e vediamo che sono mostruose.
È chiaro che poi ci indigniamo quando vediamo addirittura allevamenti intensivi in cui gli animali sono schiacciati gli uni sugli altri. Noi, invece di incentivare un percorso opposto di benessere animale, di rispetto della vita, continuiamo a fregarcene altamente, ignorando tutte le proposte normative, addirittura gli ordini del giorno che stiamo portando avanti su questo tema.
Io voglio dire - e concludo - che dal nostro punto di vista, dal punto di vista del gruppo AVS, riteniamo altamente grave l'aver annunciato tutta una serie di iniziative a favore degli animali, ma poi l'unica cosa che vediamo di concreto e, purtroppo, di fattivo è quella di fare una norma “sparatutto”. Per il resto, per gli animali, sia d'affezione, sia di allevamento, sia di qualsiasi altro tipo, non c'è nulla; anzi, le loro condizioni vengono peggiorate. Questo non è un buon bigliettino da visita, perché legata al benessere degli animali vi è la qualità di un popolo.
Diceva il Mahatma Gandhi: la cultura, la civiltà di un popolo si misura da come si comporta nei confronti degli animali. Noi ci comportiamo molto male, a partire dal Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intanto, per chiedere al collega di poter sottoscrivere quest'ordine del giorno e poi per chiedere al Governo, al Sottosegretario: perché, Sottosegretario, un parere negativo? Io vorrei ricordarle che, nel dicembre 2024, in occasione della manovra per il 2025, in quell'occasione si votò e si approvò con un parere favorevole un ordine del giorno, a mia prima firma, con lo stesso identico contenuto, con, di fatto, la stessa richiesta: quella di introdurre un segno distintivo, quindi, in poche parole, un'etichettatura, un marchio, un qualcosa che possa contraddistinguere quei prodotti che vengono realizzati senza l'utilizzo di gabbie.
Questo per molti motivi. Molti motivi che vanno ovviamente a favore del benessere degli animali, che vanno ovviamente a dare un impulso verso l'abbandono di questa pratica, che io considero barbara e che deve essere archiviata il prima possibile, e che vanno anche e soprattutto a sostegno di quei produttori, di quegli allevatori e di quei consumatori che già hanno fatto una scelta molto precisa: hanno scelto di abbandonare l'uso delle gabbie, hanno scelto di non comprare prodotti che vengono dalla sofferenza di animali in gabbia. Perché, ad oggi, gli allevatori che hanno già fatto un passo di questo tipo, di fatto, se si guardano di fianco o dietro, non vedono nessuno, non vedono un Governo e uno Stato che li sostiene in questa loro decisione che ha comportato anche investimenti, ha evidentemente comportato anche un dispendio di risorse.
Dunque, chi oggi ha già fatto una scelta che ha un valore etico, ma ha anche fortissime motivazioni sanitarie, ambientali… Quando dico “sanitarie” penso al tema dell'uso e dell'abuso eccessivo di antibiotici soprattutto per quell'allevamento che ancora oggi avviene in gabbia. Ecco, io credo che oggi dobbiamo porre al centro della nostra attenzione tutto questo.
Quindi, dare un parere negativo a quest'ordine del giorno trovo che sia veramente fuori dalla storia, fuori dal momento che stiamo vivendo e fuori anche dal senso comune e dalla stragrande maggioranza di persone che fuori chiedono attenzione nei confronti degli animali e una produzione che metta al centro, davvero, una compassione e un'attenzione verso il benessere degli animali stessi.
Ecco, io credo che con questi provvedimenti si rischi non soltanto di non fare passi avanti - e già lo abbiamo denunciato, anche riguardo, per esempio, al Fondo per la transizione per l'abbandono delle gabbie che oggi di fatto ha pochissime risorse, che sono simboliche e non consentono questa trasformazione del settore produttivo - ma addirittura, addirittura, stiamo facendo dei passi indietro, quantomeno sul piano politico. Questa è, infatti, una decisione che io mi aspettavo fosse già consolidata da parte di questo Governo perché, appunto, già un precedente ordine del giorno era stato votato favorevolmente da parte dell'Aula di questo Parlamento.
Ecco, oggi, dare un parere negativo significa tornare indietro. Significa, come dire, tradire, ancora una volta, la fiducia di moltissime persone, di moltissimi cittadine e cittadini; significa, ancora una volta, infischiarsene di quella che è l'enorme sofferenza dei milioni di animali che vengono ancora allevati in gabbia nel nostro Paese e significa lasciare indietro quegli allevatori che hanno già preso questa decisione, hanno già intrapreso questo cambiamento. Credo che sia un segnale molto negativo che noi non dovremmo assolutamente dare.
Dunque, chiudo semplicemente rinnovando, da parte del Governo, un ripensamento, una richiesta di ripensamento su quest'ordine del giorno, che mi aspetto e mi auguro l'Aula, non contraddicendo se stessa, possa nuovamente approvare e, poi, ovviamente passare dalle parole ai fatti, perché un ordine del giorno rimane pur sempre un ordine del giorno che deve trasformarsi in azioni concrete .
PRESIDENTE. I deputati Prestipino, Caramiello, Cherchi e Gadda sottoscrivono. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-CR). Grazie, Presidente. Chiedo al collega Borrelli di poter aggiungere la firma. Il Governo e i colleghi sanno che Italia Viva è contraria a ogni forma di demonizzazione dell'allevamento, su qualsiasi scala. Però, per quanto riguarda quest'ordine del giorno, credo sia un ordine del giorno di buonsenso, che riconosce la propensione di tanti cittadini che vogliono consumare degli alimenti che hanno alcune caratteristiche, anche rispetto a come il sistema produttivo sta andando nella direzione di un maggiore benessere animale e, di conseguenza, anche di una maggiore qualità delle carni.
Peraltro, quest'ordine del giorno non demonizza la filiera allevatoriale avicola, ma, anzi, punta a sostenere gli investimenti che tante aziende stanno facendo, proprio perché è il mercato stesso che sta andando in questa direzione. Stanno facendo degli investimenti e, quando le aziende fanno degli investimenti e provano anche a differenziarsi rispetto ad altre che questi investimenti non li fanno, è anche giusto riconoscere un marchio, riconoscere un'identificazione precisa che consente di distinguere un acquisto da un altro e un modello produttivo da un altro.
Quindi, ribadendo il voto favorevole da parte del gruppo di Italia Viva, spingerei il Governo a riconsiderare almeno il parere su quest'ordine del giorno, perché in ogni caso, come ho già detto per l'ordine del giorno precedente, il Governo stesso sta andando nella direzione di favorire questa tipologia di investimenti, non in modo obbligatorio, ma nella libera scelta di imprese che, però, vogliono stare in un mercato che è sempre più vasto, dove i cittadini, a partire dalle giovani generazioni, sono sempre più attenti a come le filiere produttive considerano il benessere animale e i modelli di produzione.
Al contempo - e anticipo l'intervento sull'ordine del giorno successivo -, come ho detto all'inizio, Italia Viva è contraria a qualsiasi demonizzazione dell'allevamento, perché nel nostro Paese esistono diversi modelli di agricoltura, com'è giusto che sia. Nelle aree marginali e montane del Paese e nelle aree periferiche, ma anche in tanti territori di pianura, esistono delle piccole realtà allevatoriali che vanno preservate e tutelate, anche in un'ottica di presenza sul mercato; dall'altro lato, nel nostro Paese abbiamo bisogno di qualità - sì, certamente -, ma anche di quantità.
Quindi, non credo - riferendomi all'ordine del giorno n. 20 - che possa essere possibile demonizzare allevamenti di un tipo anche più grande, che rispettano le norme non solo di questo Stato, ma anche europee, sul tema del benessere animale, perché sicuramente, come in tutti i settori produttivi, esistono casi di cronaca che mostrano delle devianze, ma la stragrande maggioranza degli agricoltori e degli allevatori italiani rispetta le regole e il benessere animale, anche gli allevamenti di tipo intensivo che esistono nel nostro Paese. Quindi, ribadendo l'aggiunta della firma all'ordine del giorno n. 19, anticipo il voto contrario all'ordine del giorno n. 20.
PRESIDENTE. Il deputato Lomuti sottoscrive l'ordine del giorno.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caramiello. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo al collega Borrelli di poter sottoscrivere quest'ordine del giorno. È un ordine del giorno di buonsenso, e lo dissi anche la settimana scorsa quando sono intervenuto nel merito. Sottosegretario, oggi, rispetto agli anni Sessanta quando sono nati gli allevamenti intensivi, si sta cambiando un po' la narrazione, il paradigma: cioè, la tutela e il benessere animale oggi sono a un punto focale, a un punto importante. Lo ritroviamo anche nella Costituzione, all'articolo 9, grazie al lavoro che è stato fatto nella scorsa legislatura.
Secondo studi recenti, il 99 per cento dei cittadini oggi ritiene molto importante eliminare l'uso delle gabbie per le galline ovaiole e per le scrofe. Il 98 per cento considera eticamente problematica l'uccisione sistematica dei pulcini maschi nell'industria delle uova. Lo dissi - ripeto - la settimana scorsa: la questione dei pulcini maschi oggi ancora è una barbarie: milioni di pulcini maschi annualmente vengono triturati vivi perché non vengono considerati nella filiera alimentare. È una cosa che non è più concepibile, non è più accettabile, quindi bisogna investire in nuovi macchinari per verificare il sessaggio dell'uovo entro i dodici giorni, per non far provare dolore al pulcino. Si può intervenire, si deve intervenire; anche la Commissione europea, in merito alla tutela e al benessere animale, ci sta chiedendo di intervenire, di trasformare gli allevamenti intensivi in allevamenti estensivi. Abbiamo milioni di ettari di terreno abbandonati che potrebbero essere messi a disposizione per i pascoli. Basta con le gabbie che si usavano e sono nate negli anni Sessanta del secolo scorso.
Quindi, oggi bisogna cambiare nuovamente approccio. Gli animali che pascolano sono sicuramente di una qualità superiore per le persone che li mangiano, non essendo imbottiti di antibiotici. Allora, l'obiettivo, quello che vi chiediamo, è di rivedere il parere su quest'ordine del giorno, che reputiamo di buonsenso. Basta con le gabbie, cambiamo finalmente il modo di gestire, in Italia, la tutela e il benessere animale.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/19 Borrelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/20 Zanella.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Quest'ordine del giorno, in continuità con quello precedente, pone il problema degli allevamenti intensivi. Presidente, attraverso di lei mi rivolgo alla collega Gadda che mi ha preceduta, dicendo che noi non demonizziamo gli allevamenti intensivi. Ci mancherebbe altro, non sono il demonio, sono un pessimo modo di produrre e di allevare gli animali perché, dal punto di vista ecologico, sono luoghi in cui si produce inquinamento, in cui si produce CO2, in cui si produce ammoniaca - che, a sua volta, produce polveri sottili -, sono luoghi in cui si è manifestata la presenza di patogeni e, quindi, sono pericolosi per la salute pubblica.
Pertanto è del tutto evidente che è necessaria una transizione ecologica anche dell'agricoltura, perché, se non si mette al centro la necessità di andare oltre l'attuale modo di produzione… Ma mi sembrava che in questo solco si muovesse anche il ragionamento dell'altro giorno del Ministro Lollobrigida, parlando della sua politica a favore della libertà degli animali di allevamento negli spazi collinari o di montagna, comunque orientata a favorire - esattamente come proponiamo noi - le piccole imprese.
Perché negli ultimi dieci anni sono state ben 320.000 le piccole imprese agricole che sono andate o fallendo o chiudendo, mentre contemporaneamente nelle grandi e molto grandi imprese agricole si alleva in maniera intensiva e si sfrutta industrialmente anche il terreno, che rimane, ovviamente, sempre più bisognoso di acqua e impoverito degli elementi essenziali per una produzione sana. Quindi, non si capisce perché quest'ordine del giorno non abbia visto un parere favorevole, al limite una riformulazione, ma invece una netta contrarietà, a dimostrare che quando si va nel concreto poi la differenza di politiche culturali, anche in questo ambito e soprattutto l'assoluta lontananza da una cultura ecologista e ambientalista, contraddistinguono questa maggioranza e questo Governo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/20 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/21 Del Barba, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/21 Del Barba, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/22 Pavanelli, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/22 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/23 Lomuti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Sinceramente ci stupisce il parere contrario da parte del Governo a un ordine del giorno che semplicemente si richiamava a dei principi di buona amministrazione, che erano la sostenibilità, l'equità, la ragionevolezza e la trasparenza. Vede, noi avevamo chiesto al Governo di assumere una posizione di responsabilità verso il momento più delicato, più complesso e forse anche più concreto rispetto al contenuto del provvedimento di oggi, che ha ad oggetto un settore, che è, appunto, quello dell'agricoltura, che costituisce, al contempo, anche un motore economico estremamente importante non soltanto per il Paese ma anche per le aree più fragili, e penso alle aree interne e anche a quei territori del Mezzogiorno più svantaggiati.
E qual è il momento più concreto? È quello dell'attuazione, perché questo provvedimento comprende diversi rinvii a decreti ministeriali ed è lì che poi si deciderà quali debbano essere i criteri, le priorità, le modalità dell'erogazione dei sostegni pubblici in favore di chi fa agricoltura. Allora, volevamo capire semplicemente se questo Governo aveva interesse a sostenere realmente l'agricoltura o se, ancora una volta, ci troviamo di fronte a un provvedimento i cui effetti vanno poi in favore dei soliti grandi operatori del settore maggiormente strutturati.
Infatti, noi crediamo che debbano avere priorità quelle categorie di soggetti, come, ad esempio, i piccoli imprenditori, le piccole imprese e le microimprese, che lavorano in questo settore e che quel territorio lo vivono e lo fanno vivere e, quindi, che seguono dei criteri di sostenibilità ambientale, di tutela del territorio, di tutela delle risorse idriche, di tutela della fertilità del suolo, di tutela del benessere degli animali e di tutela di chi fa agricoltura di qualità, di chi fa biodiversità.
Allora, Presidente, non c'era soltanto questo, c'era anche un richiamo ai principi della buona amministrazione, perché avevamo chiesto, attraverso quest'ordine del giorno, semplicemente un impegno al Governo di attenzionare anche la trasparenza nell'erogazione dei sostegni e, oltre alla trasparenza, anche la ragionevolezza. Sono tutti principi che si studiano all'università in diritto amministrativo. Allora, perché questo voto contrario? Noi non ce lo spieghiamo.
Allora, oggi approviamo un provvedimento nel quale addirittura, non dentro il testo normativo originale, non dentro il testo prodotto da un parlamentare attraverso una proposta emendativa, ma attraverso un semplice ordine del giorno... Diamine, nemmeno un accoglimento come raccomandazione, giusto per fissare il punto, da qui al futuro, del momento in cui si darà concretezza al contenuto del testo normativo che approviamo oggi, che approveranno oggi. Invece no, un diniego totale. Allora, questo è uno schiaffo in faccia a chi fa veramente agricoltura, che sono i piccoli agricoltori, che sono quelli che rispettano il territorio, consapevoli del fatto che il patrimonio naturale è la vera ricchezza di chi fa questo mestiere.
Presidente, questo diniego fa gettare un'altra volta la maschera a questo Governo e al Ministro Lollobrigida su quanto realmente tiene a costruire una competitività sana nel settore agricolo, perché a questo punto dovremmo credere che lì, quando ci saranno quei decreti ministeriali, allora forse avrò ragione e qualcuno mi darà ragione .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/23 Lomuti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/24 L'Abbate. Ha chiesto di parlare la deputata L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Io continuo il discorso del collega che ha appena detto: come è possibile bocciare un ordine del giorno che alla fine sta andando nella direzione di quello che stiamo oggi preparando, quindi il consolidamento del settore agricolo? Qui abbiamo semplicemente chiesto di dare supporto in Puglia alla problematica della . Ormai la è stata dimenticata? Cioè, l'avete dimenticata? Lì stiamo parlando di agricoltura, stiamo parlando di ulivi, stiamo parlando di produzione, di persone che non riescono più a lavorarci e stiamo parlando di territori che, anche dal punto di vista del paesaggio, sono veramente diventati tetri. Quindi, io voglio intervenire proprio per mettere agli atti che questo Governo ha detto “no” non a un emendamento ma a un ordine del giorno, su cui pure, come dire, fatemi la faccia lavata di scrivere: “a valutare l'opportunità di”. Si può dire: va beh, abbiamo fatto vedere che alla Puglia ci teniamo, che agli agricoltori che ci sono in Puglia e che hanno avuto questo problema con gli ulivi noi ci teniamo. Invece no, completamente negativo. Ci sono altre cose in quest'ordine del giorno, ma questo era veramente importante.
Così come anche è stato aggiunto il discorso sempre dell'acqua, perché mi sembra chiaro che, se continuiamo ad avere questi problemi di siccità, non so l'agricoltura come dovrà andare avanti, proprio la sussistenza alimentare come dovrà andare avanti e nel Sud questo problema dell'acqua ce l'abbiamo. Quindi, va bene che avete detto “sì” a qualche nostro emendamento - mi ricordo - sul discorso di riutilizzare l'acqua reflua, ma nei fatti poi non vediamo tradursi in una reale azione quello che a volte viene approvato. E la siccità ce l'abbiamo oggi, anzi ce l'avevamo ieri, e quindi le cose devono essere fatte adesso, devono essere fatte in questo momento, ma - ripeto - qui avete bocciato anche questa cosa.
Non è che abbiamo chiesto denaro o fondi particolari, ma semplicemente un'attenzione a queste due problematiche pugliesi, che sono veramente molto gravi: la e la gestione, appunto, oculata delle reti di irrigazione, che possono essere efficienti, e del riuso dell'acqua reflua per l'agricoltura. Però, ripetiamo, avete detto di no, stiamo dicendo una cosa che non va bene; noi gli agricoltori pugliesi non li vogliamo aiutare .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/24 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/25 Cherchi, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. Sono tutti agitati perché sto parlando io, non so perché. Comunque, Presidente, colleghi, il mio ordine del giorno che è legato alla canapa - va bene? - nasce da una considerazione molto semplice: l'agricoltura italiana sta vivendo una delle fasi più difficili degli ultimi decenni. Gli agricoltori stanno affrontando una crisi che non dipende dalla loro capacità, dalla voglia di lavorare, ma dipende da fattori esterni che stanno mettendo in ginocchio l'intero settore. I cambiamenti climatici non sono più una previsione per cui si dice “forse sì, forse no”: ci sono, è sicuro, sono una realtà quotidiana.
Le ondate di calore ci sono e sono sempre più intense, la siccità c'è, gli eventi meteorologici estremi ci sono, le grandini improvvise ci sono, le piogge torrenziali stanno causando perdite economiche enormi e sono sempre più frequenti, e a tutto questo si aggiunge l'aumento dei costi dell'energia, dei fertilizzanti, dei mangimi e dei carburanti. Chi lavora la terra affronta dei rischi micidiali, perché sono molto superiori rispetto al passato, e continua a ricevere, comunque, strumenti insufficienti per affrontarli.
Anche il Governo sembra - io non lo so se è così, che lo sento io -, quasi che lo faccia apposta a schiacciare i più deboli. Io spero che non sia così, io spero che sia soltanto una mia sensazione, però molte volte, anche quando ieri parlavo dei e si parla delle persone più deboli, sembra quasi che si faccia una politica - quasi eh, può darsi che non sia così - per i più ricchi, senza avere a cuore l'Italia più povera. Da quello che capisco io, spesso questa cosa non viene fuori.
Quindi, quando parliamo dell'agricoltura, parliamo di un settore economico, parliamo della sicurezza alimentare del nostro Paese, della tutela del territorio, della tutela del paesaggio, della prevenzione, dell'abbandono delle campagne. Anche quella è una cosa importantissima, perché più le campagne sono abbandonate e più è facile che vengano bruciate, perché è più facile da quel punto di vista. Se un'agricoltura chiude, non perde l'azienda: perde il territorio, perdono i cittadini, perde l'intero sistema produttivo italiano.
Per questo io penso che lo Stato dovrebbe avere maggiore coraggio e dire: investiamo su queste filiere agricole, che possono rappresentare una concreta opportunità di sviluppo sostenibile. Tra queste filiere c'è la filiera della canapa industriale. Parliamo di una coltura che richiede generalmente meno economici rispetto alle altre produzioni e che contribuisce alla diversificazione delle colture, offre nuove opportunità economiche agli agricoltori, trova applicazioni in comparti produttivi importanti: nell'edilizia, nei biomateriali, nel tessile, nella cosmetica, fino all'alimentazione e alla bioeconomia.
La canapa rappresenta una delle colture sulle quali molti giovani imprenditori hanno investito con tanto entusiasmo, tanta voglia di fare, senza però avere avuto un sostegno adeguato. E il rischio è che molta di questa gente non riesca più a risollevarsi. Diciamo che non capisco una cosa: la canapa agricola, negli anni del fascismo, era un prodotto che veniva utilizzato molto per i vestiti, per le corde, per una serie di materiali, ed eravamo tra i primi; forse prima di noi c'era la Russia, però noi eravamo tra i primi produttori di canapa, ed eravamo fieri di questa cosa.
Quindi, io non riesco a capire che cosa è successo per cui la canapa, che prima era un prodotto veramente importante per noi, improvvisamente è iniziata a diminuire di importanza, e questo io non lo capisco. Quindi io veramente chiedo al Governo di rivedere questo giudizio così negativo, perché la canapa aiuta e poi costa anche poco lavorarla, costa poco lavorarla. Il terreno c'è per poterlo fare, i ragazzi vogliono lavorarla, non ci sono quei problemi che voi pensate che ci siano.
L'uso di sostanze stupefacenti è una stupidaggine, perché quel tipo di prodotto è talmente basso che non è pericoloso, quindi io non capisco perché non possiamo aiutare i giovani che hanno anche già investito tanto in questo, molti giovani hanno investito molto e i prodotti si stanno deteriorando. Aiutiamo i giovani e non diamogli un calcio perché non servono o perché per il Governo non è importante.
Aiutiamo i giovani e io chiedo al Governo proprio che si impegni a sostenere le imprese che operano nel settore della canapa, perché sono fatte soprattutto di ragazzi che hanno bisogno di essere aiutati da voi, dal Governo e anche da noi, perché ci sono dei prodotti fatti con la canapa che sono veramente importanti. Io lo dico, ho comprato un olio fatto con la canapa per il mal di testa che è bellissimo veramente …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
SUSANNA CHERCHI(M5S). È un prodotto che in farmacia, in parafarmacia, mi hanno dato, ed è un prodotto veramente efficace, dato in parafarmacia. Allora, è possibile che ci siano tanti prodotti che siano utili alla produzione e ai giovani. Aiutiamo i giovani, aiutiamo i giovani, aiutiamo i giovani !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Forattini. Ne ha facoltà.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente, per chiedere alla collega di sottoscrivere quest'ordine del giorno e per chiedere al Sottosegretario un ripensamento, perché il Consiglio di Stato ieri ha rinviato alla Corte europea di giustizia il provvedimento del Ministro Schillaci che ha vietato l'utilizzo della cannabis, e, devo dire, solo per ideologia. E questo ha messo veramente in difficoltà il settore…
PRESIDENTE. Colleghi, silenzio, per favore.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). …ma soprattutto ha portato alla disoccupazione 15.000 addetti. Anche la Coldiretti ha sostenuto questo ricorso, quindi io le chiedo veramente di ripensarci, perché il settore è stato messo in seria difficoltà.
PRESIDENTE. La deputata Gadda sottoscrive l'ordine del giorno in esame. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Per chiedere di sottoscrivere l'ordine del giorno della collega e per chiarire un po' qual è la situazione. Voi avete fatto in modo che migliaia di giovani agricoltori dovessero per forza chiudere le loro imprese agricole, il loro mettendo in crisi di fatto tutta la filiera, considerando che l'Italia era il maggiore esportatore di canapa sativa in Europa.
Di fatto avete cercato di vietare in tutti i modi un prodotto che è ambientalmente corretto, che non è una droga e chi sostiene questo evidentemente deve andare a studiare un po' di più quali sono le vere prove che sono droghe, tant'è che l'Europa dice esattamente il contrario e, proprio pochi giorni fa, ha introdotto un nuovo regolamento europeo che introduce, dal 2027, limiti specifici per le foglie di canapa destinate all'infusione e alle bevande pronte.
E allora capiamo che l'Europa sta andando in una direzione e il nostro Paese va in un'altra direzione. Eppure abbiamo già una filiera, perché la canapa industriale significa produrre - lo avevo già detto numerose volte, sia in Commissione, sia in quest'Aula - tessile ecosostenibile . Visto che vi piace tanto il , magari cerchiamo di ampliare e di non togliere questa possibilità ai giovani agricoltori; i giovani rivivono, danno vita anche alle aree interne e riprendono aree agricole abbandonate.
Possiamo fare, ovviamente, tantissimi prodotti alimentari, di cosmetica: noi siamo i maggiori produttori di cosmetica in Europa. Ebbene, si utilizza anche la canapa sativa per produrre questa cosmetica. Insomma, tantissimi prodotti. Possiamo ampliare le filiere, possiamo anche bonificare tante aree inquinate ed è un modo poco costoso per poterlo fare in un momento in cui di fatto stiamo combattendo una crisi climatica sempre più evidente. Dobbiamo anche bonificare aree inquinate, aree che negli anni passati sono state completamente abbandonate. Ebbene, voi, invece di potenziare questo settore, che ovviamente significa maggiore lavoro, creazione di nuovi posti di lavoro, creazione di nuove imprese e di nuove filiere, perché, ovviamente, queste si possono incrementare con l'innovazione e la ricerca dei nostri giovani, che credono tantissimo in questo prodotto, che, ripeto, non è una droga, bensì la possibilità di far rivivere le nostre aree interne, di riprendere le nostre aree agricole abbandonate e, magari, anche di tenerci i nostri giovani nel nostro Paese, invece di spingerli continuamente ad emigrare, perché quello che hanno dovuto fare tante imprese è stato proprio cercare terreni in altri Paesi europei per proseguire la produzione perché ne avevano bisogno per la filiera.
Tutto questo a causa di questo Governo che, purtroppo, continua a mettere i paraocchi. Quest'ordine del giorno era importantissimo. Vediamo che l'Europa va in una direzione completamente diversa. Vedremo come andranno le prossime sentenze, visto che arriveranno in Europa, da parte dei nostri giovani agricoltori e dei nostri giovani produttori .
PRESIDENTE. Sottoscrivono i deputati Raffa, Benzoni e Grippo, oltre a quelli che ho già detto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caramiello. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Sì, grazie, Presidente. Io non avevo dubbi sul parere contrario su quest'ordine del giorno. Ne avete fatto una battaglia ideologica, ma state mettendo, anzi, avete già messo in ginocchio un comparto che impiega tra gli 11.000 e i 15.000 lavoratori. Siete intervenuti soltanto ideologicamente sulla canapa agroindustriale. Non stiamo parlando di droghe, anche perché per la canapa sativa il contenuto di THC è inferiore allo 0,5 per cento.
Come diceva prima la collega Cherchi, durante il periodo fascista - girano tante sul fascismo; se mai qualcosa di buono avesse fatto, forse questa cosa di buono l'aveva fatta - eravamo uno dei maggiori produttori di canapa industriale ed esportavamo questo prodotto nel mondo.
Invece oggi mettiamo in ginocchio un comparto, creiamo disoccupazione, perché vietiamo l'importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l'invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze della cannabis sativa . Questo settore coinvolge tra gli 11.000 e i 15.000 lavoratori, 800 aziende produttrici, quindi 1.500 imprese specializzate.
Allora, mi dovete dire perché date un parere contrario - va bene, è un ordine del giorno - ma, in generale, la vostra ideologia su questo tema, su una sostanza che non è drogante, che parla quindi di agricoltura, di canapa agroindustriale, e su questo, invece, non fate passi indietro, non rivedete la vostra posizione, mettendo in ginocchio e in estrema difficoltà le tantissime aziende che sono in Italia. Quest'ordine del giorno impegnava a sostenere - ripeto: a sostenere! - le imprese operanti nel settore della canapa industriale. Quindi, veramente, non si capisce, anzi, forse si capisce perché, ripeto, ideologicamente siete contro queste imprese, siete contro questo prodotto, che non è drogante, che è applicato all'agroindustria. Quindi, non vi chiedo nemmeno di rivedere il parere, perché ideologicamente siete proprio da un'altra parte.
PRESIDENTE. I deputati Vaccari e Furfaro sottoscrivono. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Anch'io vorrei sottoscrivere quest'ordine del giorno. I colleghi che mi hanno preceduto hanno un po' illustrato tutti i punti che riguardano l'argomento. Io, ancora una volta, vorrei invitare il Governo e i colleghi della maggioranza a fare alcuni distinguo.
Qui stiamo parlando di una pianta assolutamente utile da un punto di vista economico, ecologico e dello sviluppo dell'agricoltura; è un'opportunità di lavoro per decine, centinaia di giovani agricoltori. La canapa ha una storia lunghissima e non credo che i disastri che l'umanità sta vivendo in questi anni derivino dalla canapa.
Tutti voi conoscete il Palio di Siena, che inizia quando cade il canapo, cioè una corda fatta dalla canapa. Anticamente le vele venivano fatte con la canapa, le cime delle imbarcazioni venivano fatte con la canapa, i vestiti venivano fatti con la canapa, tanti oggetti di uso quotidiano venivano fatti con la canapa. Ora ripeto il mio invito: cercate di spogliarvi di un vostro preconcetto ideologico e, quantomeno, cercate di capire che c'è una tipologia di canapa che ha effetti e contenuti stupefacenti e una tipologia di canapa, che, invece, non li ha. Ora non mettete tutto dentro il sacco dalla canapa, insomma. Fate un distinguo che possa essere utile all'agricoltura italiana, che possa essere utile ai giovani agricoltori italiani e che possa essere utile a farvi tornare sui vostri passi. Insomma, una certa onestà intellettuale. Non fissarsi sull'ideologia, non fissarsi su quello che è esclusivamente apparenza o avere il terrore di una parola.
Guardate che se accoglieste quest'ordine del giorno non credo che perdereste voti o che i vostri elettori vi inseguirebbero per la strada, perché avete aperto alla canapa industriale o perché avete sostenuto gli agricoltori che coltivano la canapa industriale; non avreste un detrimento dall'accoglimento di quest'ordine del giorno. Non è un problema che dovete affrontare come se fosse un problema politico dal vostro punto di vista. Affrontatelo da un punto di vista scientifico, portatelo avanti da un punto di vista razionale e cercate di andare incontro alle esigenze di decine di centinaia di lavoratori e di agricoltori che della canapa industriale vorrebbero vivere .
PRESIDENTE. Se non ho capito male: prima Iaria e poi Appendino, giusto? E De Maria per sottoscrivere. Prego, deputato Iaria.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Ma quando c'era lui la canapa andava tantissimo. Nel 1935 il vostro Duce, cari fascisti 2.0, aveva aumentato le coltivazioni di canapa …
PRESIDENTE. Onorevole però, per favore, “fascisti 2.0” no. No, per favore, no, sennò ricominciamo come ieri. No: “fascisti 2.0” non si può sentire. Per favore, no.
ANTONINO IARIA(M5S). Mamma mia …
ANTONINO IARIA(M5S). Cioè, “Giuseppi” sì e “fascisti 2.0” no?
PRESIDENTE. No! “Fascisti 2.0” non si può sentire in quest'Aula.
ANTONINO IARIA(M5S). Qual è l'aggiornamento del fascismo che abbiamo oggi? Qual è l'aggiornamento ultimo del fascismo? A che versione siamo arrivati ?
PRESIDENTE. Onorevole, per favore…
ANTONINO IARIA(M5S). Allora, ditemi a che versione siamo arrivati del fascismo e poi io dico il numero giusto .
PRESIDENTE. Non è così che può ragionare. Onorevole, per favore, non è così che si può ragionare. Io la prego…
ANTONINO IARIA(M5S). Però, non mi interrompa sulla… Ho detto “fascisti 2.0”, è la mia opinione politica : “Non lo puoi dire!”). I fascisti esistono, sono esistiti, posso dire anche che esistono ancora adesso .
PRESIDENTE. Onorevole, per favore, la prego.
ANTONINO IARIA(M5S). Presidente, non ho capito che cosa ho detto? Non ho insultato nessuno, ho detto che i fascisti esistevano, esistono tuttora e c'è anche una versione ancora più schifosa, che è quella rappresentata da Futuro Nazionale. Esistono ed esistono ancora .
ANTONINO IARIA(M5S). Quindi, esistevano nel 1935 i fascisti e il Duce, il loro Duce…
PRESIDENTE. Non indichi, per favore.
ANTONINO IARIA(M5S). …quello del busto del Presidente La Russa ), quel Duce lì, nel 1935 aveva implementato le coltivazioni di canapa per aumentare l'autarchia del nostro Paese per avere materia prima, perché aveva delle sanzioni. Questa è storia. Quindi, io dico: se vi vedesse il Duce adesso che bloccate la canapa, cosa direbbe, ragazzi? Vi chiamerebbe e direbbe: ragazzi state sbagliando, non è che per quattro canne, per qualcuno che si fuma le canne voi bloccate una filiera industriale che riesce a recuperare ettari di terreno adesso non coltivato. Questo è il tema di oggi, cari fascisti 2.0
PRESIDENTE. Ma lei si riferisce a chi con “fascisti 2.0”? Se è rivolto a qualcuno in Aula non è accettabile.
ANTONINO IARIA(M5S). In generale, in generale, se uno…
PRESIDENTE. No, non è accettabile in Aula
ANTONINO IARIA(M5S). Al generale e in generale mi riferisco, ha ragione .
PRESIDENTE. Onorevole Iaria, non è accettabile in Aula.
ANTONINO IARIA(M5S). Mi riferisco al generale e in generale.
PRESIDENTE. Anche io sono un generale.
ANTONINO IARIA(M5S). Però poi, Presidente, adesso io adoro quando si fanno i richiami al Regolamento - articolo 8 e seguenti -, ma se io comincio a fare una mia dichiarazione di voto, con delle mie idee politiche, perché devo essere interrotto ogni tre minuti ? Cioè, una collega di Fratelli d'Italia dice 80 volte “Giuseppi”, prendendolo in giro, e 80 volte non viene interrotta . Io faccio un discorso politico, perché per me il fascismo esiste e va combattuto…
PRESIDENTE. Assolutamente…
ANTONINO IARIA(M5S). …e lei mi ferma perché ho detto “fascisti”. Se loro si sono arrabbiati forse è perché si sentono toccati allora .
PRESIDENTE. L'importante è che non si riferisce a persone in Aula.
ANTONINO IARIA(M5S). Io non ho indicato nessuno, fascisti 2.0…
PRESIDENTE. Perfetto, l'importante è che non si riferisce a nessuno in Aula.
ANTONINO IARIA(M5S). Quindi, dicevo, il caro Benito del busto che c'è nell'ufficio di La Russa del Presidente La Russa, avrebbe detto: in Piemonte ci sono (: “Ma basta, dai! È il Presidente del Senato!”)… Collega Bignami, vuole dire qualcosa ?
PRESIDENTE. Per favore, per favore…
ANTONINO IARIA(M5S). Allora, dicevo che in Piemonte ci sono circa 5.000 ettari che possono essere coltivati a canapa. Si recupererebbero terreni che adesso non sono utilizzati, si riuscirebbe anche a mitigare l'impatto della pioggia che arriva a una velocità enorme e che va subito a valle e fermerebbe anche l'acqua, aiutando i problemi di dissesto idrogeologico. Porterebbe a un'economia… prima era florida e adesso si è abbassata nei numeri, grazie alle vostre cavolate che avete fatto su questo tema, e quindi da questo punto di vista - adesso qui è un ordine del giorno, ma il tema è importante - state bloccando un'economia che era a costo zero per tutti e che portava solo soldi, benefici ambientali ed economici e faceva lavorare molte imprese giovani. Quindi, cari miei, ritornate a pensare qualche volta in maniera ideologica, con la vostra ideologia del fascismo e questa cosa potevate anche approvarla .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Io intervengo a sostegno di quest'ordine del giorno perché qui non è che stiamo parlando di un qualcosa di astratto, qui stiamo parlando di posti di lavoro, stiamo parlando di investimenti che sono stati già fatti, stiamo parlando di filiere che potrebbero diventare l'eccellenza del su cui e con cui vi riempite spesso la bocca. Però niente: voi proprio non ce la fate a vedere tutto questo e all'inizio di questo mandato - perché più volte abbiamo discusso di questa vicenda in Aula - pensavo che fosse davvero la vostra ideologia a non rendervi capaci di andare oltre, di andare a vedere i numeri, di andare a vedere le facce di questi ragazzi e di queste ragazze, spesso giovani, che hanno investito e hanno aperto un'attività. Poi ho capito che non è l'ideologia: voi proprio non volete o, meglio, voi proprio volete utilizzare la vicenda della canapa per far finta di avere il pugno duro contro la droga, perché avete bisogno di una vostra identità che non sapete più far vedere fuori, perché sui migranti e sulla sicurezza non ne avete azzeccata una . E allora, alé usiamo la vicenda della canapa, che non c'entra nulla con la droga, non c'entra nulla con lo spinello, e voi lo sapete ma non volete farlo sapere fuori.
Allora, Presidente, non è accettabile, perché qui ci sono le cose migliori di questo Paese, c'è una filiera innovativa che potrebbe crescere, c'è un percorso che è sostenibile, ci sono i giovani. Ora io non mi rassegno al fatto che in questo Paese ci sia l'esodo nascosto, la vera piaga sociale che sono i giovani che scappano. A voi va bene pagarli poco, precarizzarli e ora pure se aprono un'attività, alé con la mannaia, perché non meritano di essere protetti. Allora - chiudo, Presidente - sa qual è il punto? Forse non è neanche l'ideologia, forse non è neanche il fatto che avete bisogno della vostra identità: la verità è che questa filiera non ha voce forte, non è una e allora per voi è sacrificabile e ve ne fregate, perché se fossero banche o fossero colossi energetici sicuramente le norme per loro le avreste fatte .
PRESIDENTE. Mi pare di aver capito che l'onorevole Sasso voglia intervenire. Ovviamente, parliamo sempre dell'ordine del giorno n. 9/2670-A/25 Cherchi.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Presidente, parliamo dell'ordine del giorno n. 9/2670-A/25 Cherchi. Io ho il massimo rispetto - e lo dico per suo tramite alla collega Appendino, che è appena intervenuta seriamente - di un tema al quale loro sono sensibili. Presidente, quello che non comprendo, però, è come mai, su un ordine del giorno che parla di un tema particolare, lei abbia consentito a un suo collega di partito di dare alla componente di Futuro Nazionale dei giudizi arbitrari.
Allora - per suo tramite, Presidente -, sempre nell'ambito di quest'ordine del giorno, Futuro Nazionale non può e non deve ricevere, in sua presenza o di chiunque altro al suo posto… ed esprimo solidarietà al dottor Santoro, che evidentemente si era reso conto, a differenza sua, di quello che Iaria diceva. Noi possiamo essere accusati di essere una componente identitaria, sovranista, di destra vera, l'unica qua dentro, però, Presidente, non è consentito a nessuno di dire quello che ha detto il collega Iaria (. O lei interviene ogni qualvolta Iaria dà spettacolo e segni di degrado in quest'Aula, altrimenti così non va bene, Presidente.
Detto questo, è evidente che il tema sia caro al MoVimento 5 Stelle, però, Presidente, per suo tramite, io dico veramente: ma il livello del dibattito di quest'Aula, ogni qual volta interviene un esponente del MoVimento 5 Stelle, può essere sempre simbolo di degrado? È ora di finirla .
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Bof. Ne ha la facoltà. Per favore, sentiamo l'onorevole Bof. Onorevole Bof, prego.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Presidente, diciamo che sul tema oggetto dell'ordine del giorno sicuramente ci sono posizioni, come dice anche l'onorevole Appendino, che molte volte distorcono da quella che è l'attenzione sul tema reale di questa filiera produttiva.
Devo dire che apprendo dall'onorevole Iaria con somma sorpresa che, finalmente, anche dalla sinistra, ci si rende conto che la storia non va interpretata, ma va semplicemente letta e, quindi, riconosce nelle sue parole, l'onorevole Iaria, che ci siano stati periodi della nostra storia in cui molte cose positive sono state fatte per il nostro Paese ( e non lo ricorda Futuro Nazionale…
PRESIDENTE. Colleghi, facciamo finire l'onorevole Bof…
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Non lo ricorda Futuro Nazionale, lo ricorda giustamente l'onorevole Iaria nelle sue parole. Lo ricorda giustamente l'onorevole Iaria nelle sue parole quando, sostenendo il suo emendamento sulla filiera della canapa, si riferisce al periodo fascista, perché riconosce che in quel periodo le istanze del MoVimento 5 Stelle erano portate avanti proprio dal Duce nel Ventennio. Complimenti, onorevole Iaria. Complimenti . Il fatto che lei abbia scoperto la storia finalmente ci fa sommo piacere e il fatto che a sinistra si riconosca veramente la storia del nostro Paese ci fa piacere nel bene e nel male . Detto questo …
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). No, guardi, guardi …
PRESIDENTE. No, parli con me, onorevole Bof, la prego…
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Concludo… ho ascoltato talmente con attenzione le parole dell'onorevole Iaria e dell'onorevole Appendino che mi hanno veramente convinto a votare favorevolmente a quest'ordine del giorno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tucci. Ne ha facoltà.
RICCARDO TUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Per dire, sempre per il suo tramite, che, intanto, prendiamo atto del fatto che l'onorevole Bof e l'onorevole Sasso si sono autosmentiti perché uno si è offeso perché, secondo lui, Iaria gli avrebbe dato dei “fascisti” e l'altro dice: no, i fascisti hanno fatto anche cose buone. E aggiungerei anche: “quando c'era lui, i treni arrivavano in orario”, così, magari, l'abbiamo fatta completa.
Presidente, la realtà è una: qui siamo di fronte a una componente che si è creata in questo Parlamento che, in qualche modo, da una parte, parla e sussurra, a tutte quelle anime pseudo-fasciste o presunte tali, e, dall'altra, nessuno si può azzardare a chiamarli fascisti perché, casomai, si offendono. Contemporaneamente lo stesso Bof dice: complimenti a Iaria che ha scoperto la storia, e non l'ha interpretata, perché il fascismo ha fatto anche cose buone. Complimenti, onorevole Bof. Complimenti veramente .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Il gruppo MoVimento 5 Stelle sottoscrive.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2670-A/25 Cherchi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Colleghi, dovevamo terminare alle 16, ci siamo un po' allungati… Poiché l'ordine del giorno della seduta prevedeva che alle ore 16 si passasse alla discussione generale del disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia di giustizia, migrazione e asilo e residuano ancora dieci ordini del giorno da esaminare, interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento che - come previsto dal vigente calendario dei lavori - riprenderà con lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale e la votazione finale dopo la conclusione dell'esame del decreto-legge in materia di giustizia, migrazione e asilo.
Prima di passare alla discussione generale di tale decreto, sospendo brevemente la seduta fino alle 16,25. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3053: Conversione in legge del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, recante misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.
La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Kelany.
SARA KELANY, . Grazie, Presidente. Io, nel ringraziare il lavoro degli uffici per l'ottimo supporto che, come sempre, ci danno nella disamina di questi provvedimenti tanto complessi e importanti, chiedo l'autorizzazione al deposito della relazione.
PRESIDENTE. Grazie, deputata. È autorizzata, ovviamente. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo: si riserva. Perfetto Almeno si alzi in piedi!. Va bene, va bene. Non si preoccupi. È iscritta a parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signor Presidente. Rappresentante del Governo, colleghi e colleghe, oggi ci chiedete di convertire in legge un decreto che presenta e tratta due materie totalmente diverse tra di loro, direi assolutamente disomogenee tra di loro, come alcune disposizioni sulla giustizia e altre disposizioni, come il Capo II di questo decreto-legge in conversione, che si occupa di disporre l'attuazione sul piano nazionale del nuovo Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo.
Quindi, due materie assolutamente disomogenee, totalmente diverse, che non potrebbero stare all'interno dello stesso decreto. Ma si sa, questa ormai è prassi consolidata, una prassi sbagliata in questo Parlamento. Anche rispetto al Capo I di questo decreto, quello relativo alle disposizioni sulla giustizia, siamo di fronte a una palese e plastica inefficienza di questo Governo. Se ci troviamo, infatti, a convertire un piccolo Milleproroghe in materia di giustizia, un decreto che reca proroghe di termini di legge e altre disposizioni, evidentemente siamo davanti a una totale inefficienza da parte del Governo, che non è riuscito a evadere per tempo tutti i termini e le scadenze che incombevano rispetto a un tema, quello della giustizia, che è un tema cruciale per il sistema Paese.
Siete intervenuti nuovamente, dopo essere già intervenuti con una legge delega, sul tema della riforma dell'esame per l'abilitazione alla professione forense. Anche qui, però, si è persa un'occasione: nell'ambito di questo progetto di riforma dell'esame di Stato, avevamo presentato degli emendamenti migliorativi, che tendevano a migliorare quelle criticità che negli anni si sono rilevate nel corso degli esami di abilitazione, che non sono stati accolti, in particolare rispetto ai criteri di valutazione delle prove, sia della prova scritta e sia della prova orale.
Così lasciando, ancora una volta, un amplissimo margine di discrezionalità alle commissioni e alle sottocommissioni, e lasciando, ancora una volta, i candidati sprovvisti di una reale tutela rispetto alla valutazione oggettiva degli elaborati e della prova orale. Abbiamo perso un'occasione per tutelare effettivamente i tanti candidati e le tante candidate che ogni anno si apprestano a sostenere l'esame di abilitazione. E poi altre misure, alcune anche condivisibili, sull'organizzazione degli uffici giudiziari, per dare continuità ai servizi digitali dell'amministrazione della giustizia.
Anche qui, però, vi avevamo proposto degli emendamenti che potessero rendere conto al Parlamento dello stato di attuazione delle norme finanziate con tanti soldi, devo dire, da questo decreto per la continuità dei servizi digitali della giustizia, ma anche qui la risposta della maggioranza e del Governo è stata un muro. Evidentemente gli emendamenti delle opposizioni, proprio perché sono presentati dalle opposizioni, non vengono accolti, non trovano accoglimento, e, quindi, perdiamo l'occasione di migliorare quello che può essere migliorato.
Poi arriviamo al Capo II, quello che si occupa di dare attuazione al nuovo Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo. Patto che è stato approvato il 22 maggio del 2024 ed è entrato in vigore l'11 giugno successivo: diciamo che, dopo 2 anni, oggi siamo qui a dover per forza inserire questo Capo in questo decreto, in fretta e furia, perché i termini scadono, e anche qui siete stati totalmente inefficienti. Questo Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo è stato presentato dal Governo italiano come una vittoria del Governo italiano su tutta la linea: l'Europa ci segue in tema di migranti.
Ma è proprio così? Direi proprio di “no” e andiamo a vedere perché. Perché questo nuovo Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo danneggia sia i richiedenti asilo sia gli Stati membri, ma soprattutto danneggia l'Italia e soprattutto danneggia quei Paesi, come l'Italia, che sono i cosiddetti Paesi di primo approdo, che continueranno, anche con questo nuovo Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo, a farsi carico dei meccanismi di gestione dei migranti arrivati sul proprio territorio.
Non c'è la solidarietà paventata.
Si parla tanto di solidarietà, ma non c'è. Non ci sono effettivamente dei meccanismi di solidarietà perché i meccanismi previsti consentono agli Stati membri di prediligere delle misure alternative rispetto ai ricollocamenti negli altri Paesi, negli altri Stati membri.
Questo per noi è un punto fondamentale, perché - come abbiamo sempre detto - il fenomeno dell'immigrazione deve essere gestito a livello europeo. Non possiamo continuare a lasciare gli Stati membri soli di fronte alla gestione di massicci flussi migratori, come accade per l'Italia, come accade per la Spagna, come accade per la Grecia, come accade per tutti quei Paesi che tradizionalmente sono Paesi di primo approdo e che tradizionalmente sono i Paesi più danneggiati e continuano ad essere danneggiati anche da questo nuovo patto di immigrazione e asilo.
Ma oltre a essere dannoso per l'Italia da questo punto di vista, perché è mancato il coraggio di andare in Europa e di negoziare il reale superamento del Regolamento di Dublino e del principio del Paese di primo ingresso, è anche non fattibile, perché c'è un uso massiccio e prolungato dei tempi di detenzione negli e nei CPR secondo procedure, tempi e meccanismi incompatibili con quelli attualmente previsti. Quindi, noi prevediamo una detenzione prolungata di persone che hanno l'unica colpa di richiedere asilo, ma non saremo in grado di rispettare nemmeno questi nuovi tempi e nemmeno i nuovi procedimenti di frontiera, se guardiamo ai tempi che tradizionalmente impieghiamo per evadere le richieste di asilo - in media due anni - e ai tempi di detenzione, che sono di tre mesi.
Ma è anche e soprattutto una questione di capienza. Parliamo di quest'anno che è l'ultimo anno rilevato. Ci sono stati 66.000 ingressi irregolari. Ora non sono in grado di stabilire quanti, di questi 66.000 ingressi, siano richiedenti asilo, però sicuramente sono di più dei 2.307 posti che noi abbiamo a disposizione tra e CPR attualmente. Non possiamo ragionevolmente pensare di trasformare le nostre regioni in e CPR e, quindi, di creare prigioni nelle nostre regioni dove confinare i richiedenti asilo, perché questo è al limite del rispetto dei diritti umani.
Quindi, ancora una volta, ci troviamo di fronte a un disegno irrealizzabile. Ancora una volta, ci troviamo dinanzi a una mancanza di visione da parte degli Stati membri e da parte dell'Unione europea, perché possiamo continuare a parlare e a gestire il tema immigrazione come un problema, possiamo continuare a parlarne per slogan e possiamo continuare a parlarne, indossando una maglietta piuttosto che un'altra, ma continueremo a parlarne all'infinito e non risolveremo mai il problema dell'ordinata gestione dei flussi migratori, se non decidiamo, una volta per tutte, di abbandonare la propaganda. Questo lo abbiamo visto proprio in questi giorni. Ne abbiamo avuto la dimostrazione plastica, perché questo nuovo Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo, presentato come la nuova frontiera della solidarietà europea tra Stati, prevedeva sostanzialmente che il meccanismo di solidarietà potesse scattare in tre scenari: in caso di una situazione di pressione migratoria, in caso di procedure di sbarco a seguito di operazioni di soccorso e in caso di situazioni di crisi. È quello che si è verificato praticamente la settimana scorsa, qualche giorno fa, a Ceuta, in Marocco, nell' spagnola. Quella era una situazione straordinaria di pressione migratoria. Quella poteva essere considerata sicuramente una situazione straordinaria di crisi. Qual è stata la risposta dell'Europa? Qual è stata la risposta dell'Italia che da sempre invoca giustamente la solidarietà degli altri Stati membri e la solidarietà dell'Unione europea? La propaganda. È stata la propaganda, perché è molto più facile utilizzare la propaganda - oltre che pretendere la solidarietà -, che dare la solidarietà quando è necessario. In quel momento, la Spagna aveva bisogno di solidarietà, così come noi abbiamo chiesto solidarietà, quando c'è stata la grande crisi umanitaria a Lampedusa. Abbiamo ottenuto la solidarietà! Invece, in questo caso, non abbiamo ricambiato gli altri Paesi con la stessa moneta, perché a voi basta utilizzare la propaganda per dire al Paese, nei telegiornali, in quel momento, mentre scorrevano le immagini di flussi di persone che arrivavano a Ceuta, che l'Italia usa il pugno duro e chiude Schengen. Peccato però che non serviva a nulla chiudere le frontiere e, in quel momento, sospendere Schengen, perché Ceuta ha un regime speciale. Però tutto questo nei titoli dei telegiornali era troppo difficile, era troppo complicato da dire agli italiani. Quindi, il messaggio che è passato è che Meloni sospende Schengen, tutela l'incolumità degli italiani e impedisce che i marocchini arrivino in Italia, chissà come e chissà perché, visto che - do una notizia a Donzelli - l'Italia non confina con la Spagna. Ecco che, quindi, la prima occasione utile per applicare il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo l'abbiamo sprecata così. Ecco la prima violazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, come se ci fosse bisogno di dimostrare che era solo “fuffa” ed era solo, anche in questo modo, propaganda. L'unico modo per fermare le morti - diceva ieri la collega Kelany - è fermare le partenze. L'unico modo per fermare i morti in mare è fermare le partenze. L'unico modo per impedire che ci siano ancora i morti in mare è fermare le partenze irregolari. L'unico modo è questo! Infatti, la storia dell'umanità ci insegna che le partenze irregolari non si fermano né con i blocchi navali, che sono impraticabili, né con i muri, che vengono sfondati, né con altri sistemi di contenimento, che vengono superati, né tantomeno con la propaganda. Le persone disperate, che hanno bisogno di scappare, scappano.
Quindi, l'unico modo per fermare le morti in mare è fermare le partenze irregolari. L'unico modo per fermare le morti in mare è aprire vie legali di accesso. Io non riesco a capire come facciate a non comprendere una cosa così elementare, anche perché questo è il vero punto politico. Da anni ci raccontate che il problema sono gli sbarchi e costruite intere campagne elettorali permanenti sulla paura. Avete promesso cose irrealizzabili, come i blocchi navali, i muri e i porti chiusi, posto che poi alla fine le barche non arrivano nei porti, ma arrivano nel mare.
Poi, però, con questo Governo - il Governo Meloni -, i numeri ci raccontano che ogni anno autorizzate, continuate ad autorizzare, attraverso i decreti Flussi, migliaia di ingressi per lavoro. Quindi, da una parte, c'è la propaganda - porti chiusi, blocchi navali, “fermiamo le partenze”, “tutti a casa” e “aiutiamoli a casa loro” -, dall'altra, ci sono i fatti e voi, nei fatti e negli atti, ammettete che l'economia italiana ha bisogno dei lavoratori stranieri, perché siete voi che, attraverso i decreti Flussi, autorizzate gli ingressi per lavoro, che poi, molto spesso, non sono altro che sanatorie di irregolari presenti sul nostro territorio.
Allora, abbiate quantomeno il coraggio di dirlo. Dopo quattro anni di Governo, abbiate il coraggio di dirlo. Il problema non è la nazionalità di chi arriva; il problema è l'assenza di una politica seria sul tema dei migranti, perché, senza canali legali di accesso, ci saranno sempre i trafficanti che sfruttano la disperazione, ci saranno sempre i morti in mare, ci sarà sempre l'illegalità, ci sarà sempre la marginalità, ci sarà sempre l'insicurezza. Eccola l'equazione immigrazione e insicurezza, nasce da qui: da una cattiva gestione del fenomeno e dall'incapacità di capire che bisogna abbandonare il terreno di propaganda per trovare una soluzione a quello che voi considerate un problema. Continuare a gestire così il fenomeno migratorio e continuare a tapparsi gli occhi di fronte a tutto questo crea, sì, disordine e crea, sì, maggiore insicurezza.
Allora, bisogna interrogarsi veramente - se l'Europa è l'Europa della solidarietà non solo tra le Nazioni, ma anche tra gli uomini - sulle cause delle migrazioni, anche per prevederne i flussi. Così si riesce ad affrontare il problema e gestire il fenomeno con visione. Se capiamo quali sono le cause, riusciamo a prevederne le conseguenze e i flussi. Nessuno attraversa il deserto, attraverso il mare, paga migliaia di euro ai trafficanti e rischia la vita o fa rischiare la vita ai propri figli perché gli piace. Lo fa perché scappa, perché scappa dalla guerra, perché scappa dalla fame, perché scappa dalla disperazione o lo fa perché spera di dare un futuro migliore ai propri figli. Non sono persone irresponsabili, non sono carichi residuali.
La maggior parte dei migranti - migranti che speravano di arrivare sulla spiaggia di Cutro in quel febbraio - voleva raggiungere i propri parenti in Germania. Arrivavano in Italia perché arrivavano in Europa e poi dall'Europa volevano ricongiungersi con i loro familiari in Germania.
Non hanno fatto in tempo a farlo perché è stata proprio la propaganda, secondo me, e non ho nessun timore a dirlo, a portare quella barca a frantumarsi sulla secca e alla morte di 94 persone. Se avessimo avuto il coraggio di affrontare questo fenomeno senza propaganda, probabilmente quelle persone sarebbero state soccorse e probabilmente non sarebbero morte. Quindi, il fenomeno va gestito e la situazione, così com'è, non si può più ignorare.
Ma sia chiaro, noi non siamo quelli delle frontiere aperte, non lo siamo mai stati. Da questa parte non c'è chi dice “accogliamoli tutti”, così come racconta la destra; è una semplificazione propagandistica. Uno Stato deve sapere chi entra sul proprio territorio, deve saper distinguere tra chi ha diritto alla protezione e chi non ce l'ha e deve poter rendere effettivi i rimpatri, se sono previsti dalla legge. Ma la legalità si costruisce non con la paura, e si è visto, perché i numeri ci dicono che il vostro alimentare il sentimento di paura nei confronti del diverso e una propaganda sull'immigrazione non hanno portato risultati.
Oggi, in un'intervista al , il Ministro Tajani ha dichiarato che sui migranti la Spagna ha fallito. Mah, se andiamo a vedere i numeri degli ingressi irregolari dal '21 al '26 secondo Frontex, in Italia sono arrivati 478.600 migranti e in Spagna 234.760 migranti. Quindi se la Spagna, seguendo il ragionamento di Tajani, ha fallito, a dirlo è il re dei falliti , perché altrimenti non si spiega.
E quindi, Presidente, concludo, perché mi sembra abbastanza chiaro che noi continueremo a parlare di questo tema, perché è più comodo parlarne, piuttosto che gestirlo e piuttosto che risolverlo. Perché una persona irregolare non è soltanto una persona che commette un illecito, è una persona vulnerabile, è una persona facilmente ricattabile, è una persona sfruttabile, è una persona che può finire nelle mani della criminalità organizzata; e lì chi perde è lo Stato.
E quindi l'unico modo per fermare le partenze e per fermare le morti è avere coraggio, avere il coraggio di abbandonare il terreno della propaganda, ed è qui la differenza tra noi e voi. Noi vogliamo aprire canali regolari di accesso per consentire a chi ne ha veramente diritto di venire in Italia da regolare; noi vogliamo aumentare i meccanismi di integrazione diffusa che funzionano e hanno funzionato nel nostro Paese; noi vogliamo, quindi, superare il meccanismo della legge Bossi-Fini, che è una fabbrica di irregolari. Ecco la differenza tra noi e voi: da una parte ci sono gli slogan e dall'altra parte ci sono le soluzioni. E governare vuol dire risolvere problemi, non avere bisogno che i problemi persistano per continuare a fare propaganda. Questo è quello che voi state facendo; questo è quello che noi non faremo .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la Presidente Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Signor Sottosegretario Molteni, colleghi e colleghe, io dico una cosa, in questi giorni mi sono trovata a pensare spesso, sapete a chi? Al gioielliere Mario Roggero, a lui mi è venuto di pensare. Condannato - lo si sa - in via definitiva per aver ucciso due persone che fuggivano dopo un tentativo di rapina, sparando loro alle spalle e ferendo una terza persona, che è diventato, Presidente, un eroe della destra. Ho pensato a lui perché io immagino che Mario Roggero in queste ore si stia giustamente chiedendo: “ma si sono già dimenticati di me? Ma che fine hanno fatto Meloni, Salvini e Nordio? Erano tutti qui, dove si sono cacciati?”.
Ebbene, signor Roggero, sono fatti così. Oggi sono tutti presi da quel che è avvenuto a Ceuta, come prima erano tutti presi da Garlasco, dalla famiglia del bosco durante il referendum - il Sottosegretario se lo ricorderà -, che poi vi è andata veramente male. Andò addirittura, la famiglia del bosco, ospite dal Presidente del Senato.
E allora l'uso puramente strumentale dei fatti di cronaca da parte della destra cosa rivela? Rivela due punti. Innanzitutto un vuoto di strategia politica, un vuoto immenso: tutto si gioca sui fatti del giorno, e se un giorno non accade nulla c'è quasi il silenzio, perché che cosa andiamo a commentare? E poi la tattica di fomentare la paura per usarla in maniera spregiudicata - qui abbiamo dei maestri: il partito del Sottosegretario non è secondo a nessuno -, e in questo ambito, per le destre italiane e non solo italiane, i migranti che cosa sono? Sono la gallina dalle uova d'oro.
Questo sono i migranti, e lo dimostra anche questo decreto. Un decreto del tutto anomalo e anche immotivato, perché la sentenza dimenticata dalla maggioranza, la n. 22 del 2012, parliamo della Corte costituzionale, ha chiarito che i decreti-legge devono possedere un requisito di omogeneità, che questo decreto non possiede affatto. E allora lo ricordo a quest'Aula: di che tratta questo decreto? Beh, ce n'è per tutti. Passa dalla riforma dell'esame di avvocato e arriva a nuove procedure di identificazione alla frontiera per i richiedenti asilo; parla di norme che riguardano chi? I notai, e poi arriva dove? Al fermo di Polizia anche per i minori stranieri non accompagnati.
Allora adesso, Presidente, lei mi deve dire che cosa c'entra? Cosa tiene insieme queste cose? Nulla, l'omogeneità non c'è. E allora la domanda è: c'è l'altro elemento, cioè la straordinaria necessità e urgenza? Ma quale urgenza c'è? Il Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo è stato approvato, indovinate quando? Non sei mesi fa, non sette mesi fa ma due - dico due - anni fa, il 14 maggio 2024. E il Governo, che conosceva benissimo i tempi di attuazione, nel maggio scorso che cosa aveva fatto? Aveva presentato un disegno di legge che il Parlamento avrebbe potuto discutere, perché c'era procedura ordinaria, e questo andava anche in linea con quello che la Commissione europea aveva raccomandato agli Stati membri, cioè di coinvolgere non solo il Parlamento, ma anche le parti sociali (ad esempio, i sindacati, le autorità comunali, la società civile che si occupa di questo tema, le regioni). Questo aveva raccomandato l'Unione europea. Bene, tutto questo non è stato fatto. Il disegno di legge è stato abbandonato e ora abbiamo un decreto privo di qualunque requisito di urgenza, che taglia fuori ogni possibilità di approfondimento.
E allora perché si arriva a un decreto a effetto immediato, oltre che - come si è detto - per evitare il confronto? Perché il Governo è preda della paura. Una paura terribile: non ragionano più. E, sapete, questa paura ha un nome: si chiama Vannacci. È bastato che un generale scendesse in politica e fondasse un nuovo partito per seminare il panico e mettere in fuga tutti: Salvini, Meloni e compagnia cantante, non li nomino tutti.
E quindi ancora una volta che si fa? Si ritorna alle origini, al tema che paga di più. E allora? E allora dagli al migrante, forza, caccia al migrante! E dunque quel Patto europeo del 2024, che a noi non piaceva perché era già segnato dalla logica della fortezza Europa, che nega quindi i valori di accoglienza, di protezione e di solidarietà, che sono valori fondativi dell'Unione europea, a noi non piaceva quel Patto, ma almeno - dobbiamo ammettere - lasciava agli Stati membri, in sede di attuazione, una certa elasticità, consentendo di legiferare tenendo conto delle prescrizioni costituzionali e di diritto internazionale.
Cosa ha fatto il Governo Meloni? Ha scelto di dare l'interpretazione più autoritaria - dico autoritaria - ai principi del Patto, il quale in ogni caso non può superare la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la Convenzione di Ginevra e la Convenzione dell'ONU sui diritti dell'infanzia.
È questo decreto a farlo, a confliggere con il dettato costituzionale e con il diritto internazionale. Si introduce un fermo amministrativo generalizzato, misura che già esiste nella nostra legislazione, ma per ragioni di ordine pubblico, per minaccia alla sicurezza, non per trattenere esseri umani che chiedono protezione ! Vergogna assoluta su di voi, che in questo modo cancellate l'articolo 10 della Costituzione!
Un fermo da realizzare in un modo non ben specificato, basta leggere. Si dice: in un luogo specifico. Cioè, si fermano queste persone che chiedono protezione, che fuggono dalle persecuzioni dei regimi e, quando va bene, dalle guerre, e li puoi fermare in un luogo specifico, per tutto il tempo necessario a completare le pratiche. Gli uffici sono in ritardo? Non fa niente, non c'è fretta, intanto quella persona rimane detenuta, non si può muovere. Ma ve lo ricordate o no che c'è un articolo della Costituzione, l'articolo 13, che dice che la libertà personale è sacra e inviolabile?
E sarebbe invece violata con una detenzione di fatto, perché voi andate a introdurre questo, senza un atto motivato dell'autorità giudiziaria e senza che il diretto interessato abbia la benché minima responsabilità del ritardo. E una delle cause del ritardo e del caos che si sta registrando - questo ce lo dicono in tanti territori - è che avete recepito e avete introdotto lo sanitario. Ma attenzione, senza investire un euro e senza un accordo con il Servizio sanitario nazionale per renderlo operativo.
Ma scusi, Sottosegretario, a lei non arrivano le segnalazioni - ma arrivano a me! - che le questure, che non possono accogliere la domanda d'asilo senza lo , non ricevono più le persone? Ma le pare normale questa roba qua? Non avete messo un centesimo e le persone sono costrette a dormire per strada, nei parchi, sulle panchine, per causa vostra che volete creare questo degrado con i vostri provvedimenti. E allora, Presidente, lei mi suona, capisco che devo andare a concludere, ma mi dia 15 secondi in più. Ovviamente è tutto volto a destrutturare il sistema d'asilo, al fine di abbattere il numero delle domande accolte.
Questo è l'obiettivo. Procedure sempre più accelerate, ma anche prive delle minime garanzie per persone che arrivano nel nostro Paese aspettandosi dall'Italia stessi diritti, a prescindere da nazionalità, cultura, religione, colore della pelle. E invece voi, che gonfiate il petto con le parole “Nazione”, “Patria”, voi state facendo del male alla reputazione dell'Italia, all'identità storica del nostro Paese, che è frutto di incontri, di contaminazione. E allora oggi - e chiudo, Presidente -, nella giornata di oggi vi siete prodigati a cercare di far aprire i il prima possibile, avete fatto di tutto nell'incontro dei Ministri degli Interni.
E faccio una previsione: non funzioneranno, come non hanno funzionato quelli albanesi. Ebbene, avete chiesto la riunione urgente per accelerare sui e per mettere Sanchez sulla griglia. E come è finita, Presidente? È finita che sulla dichiarazione finale non c'è traccia dei e si sono congratulati tutti per la gestione della crisi, rientrata in 48 ore. Ecco, l'ennesima figuraccia, non è la prima e per voi non sarà l'ultima .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Michelotti. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MICHELOTTI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo a nome di Fratelli d'Italia per esprimere la nostra piena soddisfazione rispetto a un provvedimento molto importante, che si articola su due direttrici: quella della giustizia, della riforma di una parte della giustizia, e quella del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo. E mi corre l'obbligo anche - ma lo farò tra poco - di rispondere a quelle che sono delle vere e proprie accuse infamanti che una parte dell'opposizione ci ha rivolto anche durante questa discussione generale, ma lo farò fra poco.
Intanto, per ricordare quello che di buono contiene questo provvedimento, perché la giustizia è un sistema complesso e composito, che va affrontato pezzo per pezzo, per dare risposte in termini di efficienza. E quindi ringrazio anche il lavoro fatto, da questo punto di vista, dal Governo per tutelare un sistema complesso, senza che venga fatta propaganda. Intanto, andiamo a riformare l'esame di avvocato, e quindi diamo delle certezze a tutti quegli aspiranti avvocati che si approcciano a un percorso sicuramente arduo, sicuramente complesso, che richiede certezze.
Un'unica sessione, una stessa sede dove affrontare le due prove scritte e l'unica prova orale, con regole certe, regole chiare e una commissione esaminatrice finalmente equilibrata, e con la possibilità, quindi, di poter anche selezionare i più bravi, i meritevoli, coloro che ambiscono e aspirano legittimamente a conseguire il titolo di avvocato. Poi questo provvedimento risolve anche due procedure di infrazione europee: quella sulle misure cautelari in materia di proprietà industriale e di diritto d'autore e quella sui ritardi nei pagamenti delle intercettazioni.
E poi alcune proroghe che dovevamo necessariamente fare. Mi riferisco a quella dell'introduzione del GIP in composizione collegiale, che andrà a decidere sulle misure custodiali in carcere. Una misura fortemente voluta dal centrodestra, e che quindi sarà prorogata, ma che entrerà poi in vigore; e poi, ancora, una proroga sulle infrastrutture per le digitalizzazioni, perché, per completare la migrazione tecnologica, non possiamo permetterci che questa migrazione e questo passaggio ricada sull'efficienza dei tribunali e della giustizia.
E quindi occorreva una proroga, occorreva un differimento, così come c'è un differimento importante per l'introduzione del tribunale per le persone, per i minori e per le famiglie. Altra cosa importante, degna di nota e di menzione: il rafforzamento dell'Ufficio del processo, che è un organismo a cui teniamo molto. È un organismo che in questo provvedimento viene ricollocato, viene rafforzato e precisato il processo organizzativo, ma soprattutto viene introdotta la possibilità di collocare gli Uffici del processo anche nei tribunali per i minorenni; un'iniziativa molto importante, che darà la possibilità di potenziare e di migliorare il servizio anche per i tribunali per i minorenni.
E poi l'investimento, questo Governo ha investito più di tutti nelle infrastrutture digitali e nella digitalizzazione della giustizia: 70 milioni di euro fino al 2034 sono soldi, sono fatti, non sono chiacchiere, perché crediamo che la giustizia debba camminare su gambe efficienti e soprattutto debba farlo grazie anche alla digitalizzazione delle infrastrutture tecnologiche. Infine, non ci siamo dimenticati dei notai, che chiedevano a gran voce risposte certe, certezze, soprattutto su un tema che poteva sembrare di minore importanza, quello dell'azione di responsabilità verso i notai.
Abbiamo introdotto un termine, un termine molto preciso, che sono 15 anni, per esercitare l'azione di responsabilità verso i notai, dal compimento della prestazione. Perché introdurre termini chiari e certi significa non solo dare certezze agli operatori del diritto; significa anche ridurre il contenzioso e snellire quelle odiose pratiche che, purtroppo, a volte, in maniera anche inutile, impegnano i nostri uffici giudiziari. Due pilastri, dicevo, di questo provvedimento: uno è quello sulla giustizia che ho appena ricordato e l'altro è quello relativo al Patto europeo sulla migrazione e l'asilo.
E su questo, finalmente, noi poniamo fine alla grande truffa delle domande strumentali dei richiedenti asilo, introducendo dei requisiti stringenti, molto chiari, per coloro che richiedono asilo, e quindi facendo una grande distinzione. Perché parlo di grande truffa? Perché molti, troppi, per tutto questo tempo si sono approfittati dello Stato italiano e hanno avanzato richieste di protezione e asilo quando in realtà non avevano assolutamente i requisiti.
Noi operiamo una grande e netta distinzione, una fra chi ha diritto alla protezione e chi deve essere accolto e protetto e chi, invece, diritto non ne ha, ma usa quella domanda come scorciatoia per rimanere, per permanere all'interno dello Stato italiano illegittimamente, e poi, magari, per darsi alla macchia o, nel peggiore dei casi, per commettere degli atti illeciti o criminali.
Una grande truffa che noi vogliamo e dobbiamo evitare, con l'obbligo di risiedere in un luogo specifico e con criteri più stringenti per valutare anche, ad esempio, il pericolo di fuga. Chi si rifiuta di collaborare, chi fornisce generalità false, chi non si mette a disposizione degli operatori del diritto: in tutti questi casi abbiamo introdotto dei termini per valutare la possibilità di negare questo permesso. Anche perché su questo il Governo Meloni può vantare dati che nessun altro Governo ha in termini di contrasto all'immigrazione clandestina. Con i Governi Letta, Renzi e Gentiloni eravamo arrivati a oltre 620.000 immigrati in quattro anni, con una sinistra che non solo in Italia ma anche in Europa proponeva e propugnava il modello dell'apertura incondizionata; l'abbiamo sentito anche in quest'Aula pochi minuti fa, ossia il fatto di dover accogliere tutti indiscriminatamente. Anzi, era la sinistra che, fino a qualche tempo fa, diceva: “Sentite cosa dice l'Europa, seguite l'Europa”.
Oggi abbiamo invertito il modello: oggi è l'Europa che segue l'Italia. Perché dopo il tridente Letta-Renzi-Gentiloni, è arrivata Giorgia Meloni. E Giorgia Meloni non soltanto ha invertito il paradigma; non soltanto ha cambiato il paradigma per quanto riguarda l'approccio e la lotta all'immigrazione clandestina, ma ha permesso che sia l'Europa a seguire, in qualche modo, questo modello. L'Italia oggi è diventata il modello che l'Europa segue, e a cui l'Europa guarda. Quando ci siamo insediati, quattro anni fa, si contavano 105.000 sbarchi; quest'anno abbiamo il 55 per cento in meno di sbarchi da gennaio; dal 2023, quindi, dal primo anno effettivo di Governo, si conta l'82 per cento in meno degli sbarchi. Sono dati reali, sono dati che insegnano che si può governare e contrastare il fenomeno dell'immigrazione clandestina; che si può dare con determinazione - quella stessa determinazione che ha avuto Giorgia Meloni - risposte a un fenomeno che non è soltanto un fenomeno italiano, ma che è un fenomeno di carattere europeo.
L'Italia è oggi un modello nella gestione dei flussi migratori e detta la linea all'Europa. E l'abbiamo visto anche in questi giorni: perché le immagini gravi, gravissime e sconcertanti che sono arrivate da Ceuta non soltanto ci hanno insegnato ancora una volta che il modello socialista, il modello della sinistra europea è un modello fallimentare; ma hanno anche fatto capire come Giorgia Meloni fosse un esempio da seguire, un modello di riferimento perché ha dettato la linea agli altri 21 Paesi europei. I 22 Paesi, i 22 Governi che hanno sottoscritto la lettera hanno seguito di fatto, passo per passo, quello che Giorgia Meloni ha chiesto: fermezza nella difesa dei confini; “basta” con l'immigrazione clandestina e rimpatri effettivi. È la posizione di Giorgia Meloni, è la posizione del centrodestra e di Fratelli d'Italia, che è diventata oggi la posizione dell'Europa. Sembrava impensabile fino a qualche anno fa, oggi invece è così.
E mi prendo qualche minuto, Presidente, anche per rispondere e replicare alle gravissime parole che ho sentito in quest'Aula, provenienti dal gruppo del Movimento 5 Stelle. Perché continuare ad attribuire… per mera propaganda politica il dramma, ciò che è accaduto a Cutro qualche anno fa, è un'opera di sciacallaggio che noi non possiamo accettare. Non è possibile ascoltare in quest'Aula queste cose, in una forma di cinismo che è veramente degno di miglior causa. Quello che è accaduto a Cutro è il risultato di un'operazione di scafisti criminali che il Governo Meloni ha combattuto e continua a combattere come mai nessun Governo ha fatto nella storia di questa Repubblica. E dobbiamo dire grazie al Governo e al Ministro dell'Interno per tutto quello che è stato fatto e per le misure che, anche all'indomani della strage di Cutro, il Governo Meloni decise di assumere in maniera coraggiosa e anche inedita.
Così come ho sentito in quest'Aula che il centrodestra alimenterebbe la paura del diverso. Noi alimentiamo soltanto una cosa: il rispetto delle regole . Il rispetto delle regole, perché chi entra in Italia deve averne diritto e possederne i requisiti; altrimenti nel nostro Paese non entra. È finita la stagione per cui lo Stato era il difensore d'ufficio dei criminali, il difensore d'ufficio delle persone che pensavano di poter entrare qui e fare quello che pareva loro, come se fossimo un Paese, in qualche modo, alla mercé di tutti. Oggi abbiamo cambiato la linea, abbiamo dettato un modello, abbiamo affermato un paradigma non soltanto… e potrei citare anche il tema degli dei Paesi terzi ma, Presidente, voglio soltanto ricordare quello che ho detto poc'anzi: che Fratelli d'Italia e il centrodestra guardano a questo provvedimento con grande fiducia e con grande senso di responsabilità perché sulla giustizia, sulla sicurezza dei confini, sul pragmatismo e soprattutto sul contrasto al traffico degli esseri umani e dell'immigrazione clandestina la strada l'avevamo già tracciata. È la strada giusta e siamo convinti che il Governo la perseguirà, perché è questo che abbiamo promesso in campagna elettorale, è questo che l'Italia ci chiede e queste sono le risposte che vogliamo dare .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Scarpa. Ne ha facoltà.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, prima di entrare nel merito lasciatemi dire una cosa. Trovo francamente insopportabile e, a tratti offensivo, sentire ancora, nel dibattito che dovremmo fare all'interno di quest'Aula, dai banchi della maggioranza proclami e vanti sulla diminuzione dei numeri degli sbarchi negli ultimi anni di Governo Meloni senza che si citi il record di morti in mare che, nel 2026, ha raggiunto il 150 per cento rispetto al 2025. Tutti quelli che non rientrano nei vostri numeri e nelle vostre statistiche stanno o in fondo al mare o abbandonati nel deserto del Sahara.
È insopportabile sentire parlare di domande strumentali d'asilo quando lo sappiamo tutti, colleghi, che il sistema di asilo è intasato perché, per la legge Bossi-Fini, non esiste un modo legale, sicuro per entrare nel nostro Paese; regolarmente … e allora ci credo che le persone vanno a intasare il sistema d'asilo.
È insopportabile sentire parlare di modello Albania e di Meloni che detta la linea in Europa quando chi ha studiato sa benissimo che i del Patto nulla hanno a che fare con il modello albanese che, per la cronaca, i colleghi della maggioranza non lo sanno, perché non fanno accesso agli atti ed evidentemente neanche ispezioni approfondite… ma dai dati che io posseggo, alla meglio, ha rimpatriato circa 101 persone in due anni, a fronte di milioni e milioni di soldi dei contribuenti italiani buttati.
Ed è stato insopportabile in questi giorni sentirvi sputare sullo spazio Schengen e sulla conquista della libera circolazione in Europa in nome della difesa di una frontiera fisica con la Spagna che non esiste e sentirvi parlare di invasione di fronte alla tragedia che è successa a Ceuta dove almeno un centinaio di persone sono morte perché sono state ingannate da notizie false che le hanno spinte ad attraversare a nuoto quella frontiera, per poi essere strumentalizzate da tutta la destra internazionale e mondiale mentre i loro corpi stavano ancora in mezzo al mare . Veramente è insopportabile, colleghi. È una vergogna che il dibattito vada avanti così, per frasi fatte.
Io penso che ogni discussione relativa ai temi dell'immigrazione andrebbe fatta tenendo in mente alcune cose. Anzi, renderei obbligatorio, per chiunque desideri occuparsi di questa materia così delicata, guardare almeno per qualche ora gli occhi sperduti e sconvolti, ad esempio, di quel ragazzo marocchino a cui, a Ceuta, un cronista ha detto che no, non sarebbero stati fatti entrare in Europa, sarebbero dovuti tornare tutti indietro e che li avevano presi in giro; oppure renderei obbligatorio, per almeno una settimana, curare le ferite dei piedi di chi attraversa la rotta balcanica; oppure raccogliere i corpi dei bambini morti sulle nostre spiagge, sulle coste del nostro Mediterraneo; oppure toccare le cicatrici di chi è passato per i centri di detenzione in Libia o scucire le bocche cucite e medicare le braccia tagliate di chi si è fatto anche solo qualche mese in un CPR, piuttosto che andare a raccogliere almeno per un giorno sotto il sole i pomodori insieme ai diciannovenni che muoiono schiavi del caporalato .
Ma costringerei anche - e non penso che sia meno importante - a entrare in contatto, almeno una volta, con il desiderio feroce, con la speranza e con la vitalità di chi, pur venendo dalla povertà, dalla guerra, dalle conseguenze delle nostre stesse scelte politiche su alcuni Paesi o dalla crisi climatica vede nell'Europa un orizzonte possibile, una terra di diritti, un futuro diverso per cui vale la pena addirittura rischiare la propria vita e, qualche volta, persino quella dei propri figli. Ecco, senza avere in mente queste cose, io credo che in questa discussione noi smarriamo degli elementi essenziali. Uno è umano, sostanzialmente. Voi direte buonista, immagino. Per me la bontà in politica è una medaglia al merito, è una cosa di cui essere orgogliosi. E uno è identitario, europeo: su che cosa significa essere europei, su che cosa significa dare carne e sostanza ai valori dell'Unione europea.
Il decreto che discutiamo oggi, almeno sul fronte immigrazione, fa esattamente il contrario di tutto questo. È un decreto che cerca scorciatoie e che impone delle rigidità e delle strette sui diritti, anche laddove il Patto non ci obbligava assolutamente ad assumerle. È un decreto raffazzonato, incompleto e tardivo, nonostante i regolamenti che recepisce siano stati approvati ormai due anni fa. E questo, sostanzialmente, implica una compressione del dibattito democratico e del ruolo delle Camere che è l'opposto della democrazia su cui l'Unione europea e l'identità europea si fondano.
È un decreto che, proprio per questa fretta, amplia gli spazi di discrezionalità amministrativa e favorisce automatismi incompatibili con il principio di valutazione individuale, che è il presupposto giuridico del diritto d'asilo. È un decreto che, quindi, punta a cristallizzare un'operazione politica che - ormai è evidente - portate avanti da tempo: quella di creare una nuova categoria giuridica di persone di serie B, gli irregolari, per cui gli standard europei e costituzionali non possono valere, perché la loro colpa è essere migranti, e per questo vanno puniti per legge. Una nuova categoria giuridica di persone per cui alcune parole restano in apparenza le stesse, ma perdono il loro senso profondo e tornano a investirle con un significato opposto.
Penso a tre parole che ricorrono molto spesso all'interno del testo che discutiamo oggi: “frontiera”, “libertà” e “vulnerabilità”. Frontiera, in teoria, è una linea che divide due spazi; attraversarla significa entrare in un ordinamento giuridico diverso, con i diritti e le protezioni che quell'ordinamento garantisce. Il Patto questa definizione la stravolge e trasforma la frontiera in un dispositivo. La zona di frontiera non è più territorio dello Stato e chi vi si trova è fisicamente presente ma giuridicamente tagliato fuori, sospeso. Grazie al dispositivo della frontiera, sbarcare non significherà più entrare, essere soccorsi non significherà più essere accolti. Si chiama finzione di non ingresso e questo decreto ne fa, sostanzialmente, la nuova ordinarietà, spostando e moltiplicando le frontiere anche all'interno del territorio nazionale. Un luogo senza tempo e spazio, dove si svolgeranno obbligatori e la schedatura biometrica sistematica, ma dove le garanzie costituzionali - compresse e automatizzate dai tempi strettissimi delle procedure accelerate - varranno, inevitabilmente e sistematicamente meno.
Libertà, per noi persone di serie A, la libertà personale è inviolabile. È così perché lo dice la Costituzione, è così perché lo dice la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Lo dice anche il Patto europeo che oggi, con questo decreto, andiamo ad attuare. Eppure, il Patto introduce un sistema in cui chi attende l'esame della sua domanda d'asilo può essere trattenuto alla frontiera fino a 12 settimane, in strutture che non si chiamano centri di detenzione, ma servono di fatto a detenere le persone. E il Governo ha scelto l'opzione più restrittiva di quelle che si potevano mettere in campo secondo l'articolo 9: applica la limitazione della libertà a tutte le persone sottoposte a comprese quelle che si presentano spontaneamente per fare richiesta d'asilo. Se non è un disincentivo questo, Sottosegretario…
Così, comunque, la privazione della libertà personale non diventa più la risposta a un comportamento, non dipende più da ciò che la persona fa: dipende da ciò che la persona è. Un passo indietro enorme, io credo, e imperdonabile nell'Europa dei diritti. Vulnerabilità: la parola svuotata per eccellenza. Svuotata perché si continua a dire che i vulnerabili vanno protetti, ma si prevede di identificarli in soli sette giorni nel contesto caotico dello obbligatorio di frontiera e perché, quando viene riconosciuta, quella stessa vulnerabilità può diventare la condizione per un trattenimento ancora più lungo.
Colleghi, in questo quadro, e vado a chiudere, c'è anche un tema pratico e pragmatico: se non si tiene conto delle condizioni effettive in cui una norma opera, i richiami alla discrezionalità finiscono per legittimare scelte arbitrarie che possono trasmodare nell'illegittimità. Non possiamo ignorare il contesto materiale in cui queste procedure si innestano. Come si concilia l'ampio ricorso alla clausola di invarianza finanziaria con il dissesto del nostro sistema giudiziario? Come si faranno a reggere i tempi velocissimi e la quantità di procedimenti che si stima sarà, almeno, triplicata? Perché, in due anni, dall'approvazione del Patto non si è aperta, nemmeno, mezza interlocuzione con gli attori che, di tutto questo lavoro, dovranno farsi carico? Ancora, se questo è il modello Meloni che arriva in Europa perché l'Italia ci è arrivata così impreparata? Perché ci arrivano dalla Sardegna, dalla Sicilia, dal Friuli, segnalazioni di prassi illegittime e di abusi, che si stanno già verificando, e di mancato coordinamento con il Servizio sanitario nazionale e di mancato accesso alla consulenza legale? In questo decreto manca, colpevolmente, e chiudo Presidente, un meccanismo nazionale di monitoraggio indipendente sulla tutela dei diritti fondamentali. Chi ci garantisce che l'arbitrio non diventi prassi? Io, onestamente, non mi fido. Invece che fare l'unica cosa che serve, cioè una vera solidarietà europea, canali di ingresso legali e sicuri e una politica di regolarizzazione e di incentivo al lavoro, voi ci gettate, con questo decreto, nel caos e nel caos, voi, forse, prosperate politicamente, ma muore il diritto europeo, muore l'Unione europea e, alla lunga, io temo che ci morirà anche la nostra democrazia (.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Filiberto Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Sottosegretario, ancora una volta, un decreto eccessivamente eterogeneo e, peraltro, non urgente. Effettivamente, hanno ragione i colleghi e le colleghe che mi hanno preceduto dicendo che la questione dell'abilitazione alla professione di avvocato con le questioni dei migranti e dei richiedenti asilo c'entra davvero poco.
Voglio spendere due parole sui nostri ragazzi e ragazze che si accingono a diventare avvocato. Fino a qualche tempo fa, durante il COVID-19, l'esame di Stato era un semplice colloquio orale, dovuto all'emergenza; immediatamente dopo, si è deciso di fare una sola prova scritta e una prova orale. Però, a supporto di questa nuova normativa, è stato imposto, ai ragazzi e alle ragazze laureati in giurisprudenza, di fare tre corsi semestrali a supporto anche dall'attività di praticantato già richiesta dalla legge. Tre corsi semestrali a pagamento; ognuno con un esame finale. Questo giustificava il ricorso a una sola prova scritta. Ora, voi siete arrivati a proporre due prove scritte e, contemporaneamente, a tenere in piedi quel sistema che sfrutta, ulteriormente, le famiglie dei ragazzi e delle ragazze perché fare tre corsi a pagamento significa altre migliaia di euro che vengono spesi, peraltro inutili perché, evidentemente, le due prove in realtà le rendono tali.
Questo sarebbe il sistema che i colleghi della destra dicono sia a vantaggio dei ragazzi, delle ragazze e dei giovani avvocati. A vantaggio dei giovani avvocati bisogna invece fare una cosa semplice: fare in modo che gli esami, che vengono tenuti dai diversi Ordini, siano uguali in tutte le parti d'Italia. Siano uguali a Milano come a Campobasso, a Roma come a Reggio Calabria e, invece, lei sa bene, signor Sottosegretario, che così non è. Quindi, si creano delle disparità per chi affronta l'esame da una parte o, piuttosto, dall'altra non soltanto per la facilità, ma anche per il prestigio che si ha nella propria carriera se si raggiunge l'obiettivo di iscrizione all'albo in un Ordine prestigioso piuttosto che in un altro che lo è meno.
Era l'occasione, questa, per metterci le mani, per creare giuste e uguali opportunità alle nostre giovani e ai nostri giovani, ma a voi non interessa niente; mantenete in piedi il sistema di sfruttamento di questi ragazzi attraverso i corsi obbligatori a pagamento e fate anche in modo di creare ancora più difficoltà all'iscrizione all'albo. Non è così che si aiutano e si crea il futuro della nuova professione forense, che meritava ben altra discussione.
Ecco, penso che, anche sulla questione dei migranti, sarebbe necessario che facciate un po' di chiarezza, perché uno degli elementi che tirate sempre fuori è che siete contrari ai migranti clandestini, ma siete favorevoli ai migranti regolari, tant'è vero che, ogni anno, viene fatto il cosiddetto decreto Flussi. Signor Sottosegretario, sa quanti sono stati i posti messi a disposizione dal decreto Flussi nel 2025? Sono stati messi a bando 165.000 posti. Sa quante sono state le domande accolte? Sono state 14.349, ossia il 7,9 per cento: sono stati tutti rifiutati. Questo sarebbe il vostro sistema di ingresso regolare in Italia? Ma non vi rendete conto il danno che fate anche alla nostra economia, perché ci sono centinaia di migliaia di richieste che dal mondo dell'industria e dal mondo dell'agricoltura vengono rivolte affinché possa entrare manodopera in Italia e questa è la vostra risposta. E perché questa è la vostra risposta? Perché siete intrisi di ideologia, perché voi utilizzate la questione dei migranti unicamente per propaganda, per costruire consenso, adesso più di prima che siete scavalcati a destra dal generale Vannacci. Questa è la questione fondamentale, signor Sottosegretario.
Certo, penso che serva una nuova politica, ma questa volta mi sarebbe anche piaciuto vedere l'Italia rompere la tradizione a cui ci hanno abituato i vecchi regimi ai quali alcuni di voi fanno riferimento, ossia quella del tradimento. Siete stati traditori, nei confronti di un alleato fedele, come la Spagna, di un popolo fratello, come quello spagnolo; gli spagnoli nel 2023 - quando la Meloni invocava l'aiuto e la solidarietà dell'Europa per quello che accadeva a Lampedusa - sono stati tra i pochi ad aiutarci in quell'occasione ! Tra i pochi ad aiutarci! E in quella occasione avete fatto alleanza con quei Paesi nordici che allora furono i nostri principali nemici, quelli che non volevano darci alcun aiuto nel gestire quell'emergenza e quella crisi che noi abbiamo vissuto. Siete traditori e lo voglio ricordare in questa occasione. Anche perché, quello che andate dicendo… I vostri Ministri, in questo caso, dicono cose che francamente sono totalmente false. Si è detto di Schengen: chi entrava a Ceuta, avrebbe invaso l'Europa, 50.000-70.000; ci immaginavamo già le code, le persone, le folle nelle strade di Barcellona, di Madrid, pronti a attraversare le frontiere a venire in Italia. Ma lo sapevate meglio di noi che questo è falso ! È falso! Infatti, le persone a Ceuta non fanno parte di Schengen o meglio non possono utilizzare le procedure di Schengen, tant'è vero che nessuna di esse è arrivata in Spagna. Questo è falso, così come è falso che per garantire tutta questa procedura era necessaria la sospensione di Schengen. Ma voglio dire anche di più: avrei voluto sentire da qualcuno il rammarico - e io lo voglio fare - le condoglianze alle famiglie di quelle oltre 100 persone che sono morte in quell'occasione , le condoglianze a quelle persone …
PRESIDENTE. Collega, per favore, per favore. Quando toccherà a lei interverrà, sicuramente…
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Io avrei voluto sentire qualche attestato. Ancora oggi più di 44 persone sono disperse e le famiglie di queste persone sono in fila per sapere che cosa è accaduto ai loro congiunti. Quelle decine di migliaia di ragazzi e ragazze sono stati buttati a mare da un regime che li ha utilizzati unicamente per pressione politica nei confronti dell'Europa e voi questo lo sapevate! Lo sapevate! Non una parola avete detto per difendere l'Europa, per difendere uno Stato alleato! Non avete detto una parola!
Ricordatevi che siete come dire molto bravi a fare tanti ragionamenti, narrazioni - a volte vi ammiro anche -, ma su una cosa siete molto scarsi e sono i numeri. I numeri vi tradiscono sempre, perché, dal 2021 al 2026 in Italia sono arrivate 478.600 persone, dai Balcani 340.000 - in Europa, intendo -, dalla Grecia 259.000 e dalla Spagna 234.000. La vostra narrazione per cui i 70.000 si sono mossi perché - il nostro Ministro degli Esteri lo dice - Sanchez non ha regolarizzato, ma ha dato la cittadinanza spagnola a 500.000 persone è falso! È ancora una volta falso !
Ecco, voi siete bugiardi seriali! Dite menzogne e continuate a dire menzogne! Continuate a prendere per il naso l'Italia, sperando che questo vi salvi le prossime elezioni politiche, ma non sarà così.
Voi fate una battaglia totalmente ideologica, ma volete leggere qualche documento, come, per esempio, il comunicato finale della riunione del Consiglio dell'Unione europea, di oggi? Il comunicato esprime una forte solidarietà nei confronti della Spagna, che viene encomiata per la rapida ed efficiente risposta che ha dato a questa crisi e si sottolinea che la stragrande maggioranza delle persone è già stata rimpatriata e che non vi è stato alcun ingresso in Spagna. Da 72.000 persone che sono entrate, in questo momento si può dire che 70.000 sono rientrate. Ora, Tajani dice che non sono 2.000 quelle rimaste, ma sono 5.000. Ma permettetemi di chiedere: l'Europa ha paura di 5.000 persone in gran parte minori? E questa sarebbe l'invasione? Questo sarebbe il motivo per chiudere le frontiere di Schengen? E questo sarebbe il motivo per cui le persone non possono più transitare liberamente in Europa? Una delle più grandi conquiste europee è il fatto di poter transitare liberamente. Questo è quello che voi pensate che si debba fare.
Ebbene, penso a una cosa: qualcuno ha fatto riferimento al fatto che il Governo Meloni è stato il Governo che ha improntato la sua azione nella caccia ai grandi trafficanti di esseri umani.
Io vi voglio soltanto ricordare che l'unico trafficante che avevate nelle mani l'avete riportato in Libia con il volo di Stato , Almasri: ve lo devo ricordare? Per il resto, la caccia ai trafficanti di esseri umani, che avete scatenato su tutto il globo terracqueo, non ha portato neanche a un arresto ! Non ha portato a casa nulla, mentre le persone in mare continuano a morire! Questa è la verità e davanti alla verità non vi potete nascondere, perché sono i numeri che lo dicono. Sono i fatti che lo dicono. Ed è ora che questi fatti vengano conosciuti dagli italiani e delle italiane, i quali si sono stufati - credetemi - delle vostre menzogne, delle vostre bugie, delle vostre narrazioni, tese soltanto a mantenere il posto sul quale sedete: il potere per il potere.
Ma io credo che questa vicenda, anche questa, questa verità che noi cerchiamo di dire, farà capire agli italiani che è ora che andiate a casa e anche di corsa
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e, pertanto, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, deputata Kelany.
SARA KELANY, . Grazie, Presidente. Guardi, io rimetterò alla dichiarazione di voto finale tutta una serie di considerazioni di natura politica relative ai numeri che sono stati, insomma, comunicati durante questa discussione generale, come il numero dei morti, il numero degli sbarchi. Mi riporterò a tutto quanto riferirò in dichiarazione di voto.
Presidente, invece, vorrei fare un appunto di natura regolamentare perché io ho sentito - sì, Presidente - perché io ho sentito in quest'Aula riferire purtroppo continuamente parole come: traditori, bugiardi, menzogneri, corresponsabili del disastro di Cutro. Presidente, io le ricorderei che lei ieri non ha avuto modo di bloccare un'Aula semplicemente perché la deputata di Fratelli d'Italia diceva “Giuseppi” che veniva ritenuto un insulto da parte del MoVimento 5 Stelle, mentre qui ci hanno chiamato …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore!
SARA KELANY(FDI). …e ci continuano a chiamare: xenofobi, razzisti, traditori, bugiardi e menzogneri. Io chiedo che venga considerato di rimanere, quando si sta in discussione generale, entro i limiti della continenza verbale perché non mi pare che “Giuseppi” sia un insulto, mentre traditori, bugiardi e menzogneri lo sono, la ringrazio Presidente !
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo, Sottosegretario di Stato per l'Interno, deputato Molteni.
NICOLA MOLTENI,. Rinuncio.
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate, a norma dell'articolo 96-, comma 3, del Regolamentole questioni pregiudiziali Zaratti ed altri n. 1, Bonafe' ed altri n. 2 e Alfonso Colucci ed altri n. 3 che saranno esaminate e poste in votazione prima del seguito dell'esame del provvedimento.
PRESIDENTE. Passiamo, quindi, all'esame di tali questioni pregiudiziali.
A norma del comma 4 dell'articolo 40 del Regolamento, in caso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire uno dei proponenti, purché appartenenti a gruppi diversi, per illustrare ciascuno degli strumenti presentati, per non più di 10 minuti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi non firmatari, per non più di 5 minuti.
Al termine della discussione si procederà, ai sensi dell'articolo 96-, comma 3, quarto periodo, del Regolamento, ad un'unica votazione sulle questioni pregiudiziali presentate.
La deputata Ghirra ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Zaratti ed altri n. 1, di cui è cofirmataria.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signor Sottosegretario, mentre si sta discutendo l'ennesimo decreto-legge che tratta i migranti come cose e non come persone, il Mediterraneo e la frontiera di Ceuta ci ricordano, ancora una volta, quanto il fenomeno migratorio continua a rappresentare una delle più grandi sfide politiche, umanitarie e giuridiche del nostro tempo. Migliaia di persone cercano di raggiungere il territorio europeo, aumentano le tensioni alle frontiere e crescono il numero delle vittime e la pressione sui sistemi di accoglienza. È una situazione che richiederebbe lucidità, cooperazione tra gli Stati membri, rafforzamento delle capacità amministrative comuni e soprattutto pieno rispetto del diritto internazionale. Eppure, ancora una volta, il Governo italiano sceglie una strada diversa: di fronte a un fenomeno strutturale e complesso, risponde esclusivamente irrigidendo gli strumenti di controllo e comprimendo le garanzie delle persone, come se il problema fosse l'esistenza dei diritti e non l'incapacità di costruire politiche migratorie realmente efficaci. È questa l'impostazione politica che attraversa l'intero decreto ed è per questa ragione che la nostra contrarietà non nasce da una posizione ideologica, ma da un'attenta analisi giuridica del testo, delle osservazioni formulate nel corso delle audizioni e del confronto con il diritto europeo con i principi costituzionali, elementi ben descritti nella nostra questione pregiudiziale.
Il Governo giustifica il ricorso alla decretazione d'urgenza con la necessità di dare attuazione al Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, ma questa motivazione non ci convince affatto: il Patto europeo è stato approvato nel maggio del 2024 e il legislatore europeo ha previsto due anni per la sua attuazione, proprio perché era pienamente consapevole della complessità della riforma e dell'impatto che essa avrebbe avuto sui diritti fondamentali, sulle libertà personali, sull'organizzazione amministrativa e sugli ordinamenti nazionali.
Due anni durante i quali sarebbe stato possibile svolgere un confronto parlamentare approfondito, ascoltare le istituzioni, gli enti territoriali, il mondo dell'università, la magistratura e le organizzazioni della società civile. Invece, il Governo ha lasciato trascorrere quasi interamente questo periodo e alla scadenza dei termini ha deciso di ricorrere al decreto-legge. È una scelta che, sotto il profilo politico, prima ancora che costituzionale, determina un'evidente compressione del ruolo del Parlamento. Ciò appare ancora più incomprensibile, se si considera che lo stesso Governo aveva già predisposto un disegno di legge ordinario per l'attuazione del Patto, poi sostanzialmente abbandonato. Non si è dunque trattato di un'urgenza imprevedibile, si è trattato di una scelta, una scelta che incide direttamente sull'articolo 77 della Costituzione e sul corretto equilibrio tra Governo e Parlamento, così come sugli articoli 70 e 72 che presidiano la centralità della funzione legislativa parlamentare che calpestate continuamente. Continuate a ripetere che il Governo sarebbe stato costretto ad approvare queste norme perché così impone l'Europa: non è così ed è importante dirlo con chiarezza. Il regolamento e la direttiva che compongono il Patto europeo disciplinano certamente molti aspetti delle procedure di frontiera, dell'accoglienza e dell'esame delle domande di protezione internazionale, ma le disposizioni lasciano agli Stati membri un ampio margine di discrezionalità. Il legislatore europeo non ha imposto automaticamente la soluzione più restrittiva, ha lasciato agli Stati la possibilità di scegliere come esercitare quei margini nel rispetto delle proprie Costituzioni, delle convenzioni internazionali e delle tradizioni costituzionali comuni. Il dato inequivocabile è che, ogni volta che il Patto consentiva una scelta, il Governo italiano ha sistematicamente optato per quella che comprime maggiormente i diritti fondamentali, ogni volta. Non siamo, quindi, di fronte a un recepimento neutrale, siamo di fronte a una precisa scelta politica.
La questione diventa particolarmente evidente, quando si affronta il tema della libertà personale, considerata inviolabile ai sensi dell'articolo 13 della Costituzione. Non è una formula retorica, è uno dei cardini del nostro ordinamento costituzionale: ogni limitazione della libertà deve essere prevista dalla legge, necessaria, proporzionata, rigorosamente motivata e sottoposta al controllo dell'autorità giudiziaria. Questo principio, che costituisce uno dei pilastri dello Stato di diritto, viene invece progressivamente indebolito dalle disposizioni contenute negli articoli 10, 11 e 12 del decreto.
Il nuovo sistema costruisce infatti una successione di misure limitative della libertà personale: prima il fermo amministrativo durante lo , poi l'obbligo di permanere in un cosiddetto “luogo specifico” e successivamente il possibile trattenimento nell'ambito delle procedure di frontiera. Si crea così una sequenza nella quale la limitazione della libertà personale diventa l'ordinario strumento di gestione delle procedure amministrative. È un cambiamento culturale prima ancora che normativo: la persona non viene più considerata, anzitutto, come titolare di diritti, ma diventa l'oggetto di una procedura amministrativa, che deve svolgersi nel modo più rapido possibile e, se per accelerarla occorre comprimere alcune garanzie, il decreto sceglie sistematicamente questa strada.
Pensiamo al fermo amministrativo previsto durante lo . Il Regolamento dell'Unione europea 2024/1356 non impone affatto agli Stati membri una misura generalizzata di privazione della libertà, indipendentemente dal comportamento della persona interessata, prevede, invece, che la persona rimanga a disposizione delle autorità competenti durante gli accertamenti. Il Governo italiano ha scelto una misura restrittiva generalizzata: è una scelta che suscita seri dubbi di compatibilità con l'articolo 13 della Costituzione e con l'articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
Lo stesso vale per il cosiddetto “luogo specifico”. Anche qui il decreto utilizza un istituto solo formalmente diverso dal trattenimento, ma sostanzialmente destinato a comprimere in maniera significativa la libertà di circolazione della persona, giustificato con un generico rischio di fuga, trasformando così una misura eccezionale in ordinaria, non tenendo conto di un comportamento specifico della persona, ma determinando un trattamento insensatamente restrittivo solo in considerazione della condizione di migrante.
C'è poi il tema delle persone vulnerabili, un tema centrale perché - lo ribadisco ancora una volta - il diritto d'asilo non può essere ridotto a una procedura amministrativa standardizzata. Infatti, dietro ogni domanda di protezione internazionale ci sono storie profondamente diverse, donne sopravvissute alla tratta, vittime di violenze sessuali, persone sottoposte a tortura, a detenzioni arbitrarie e a persecuzioni politiche o religiose, persone affette da gravi patologie fisiche e psichiche, esseri umani che arrivano nel nostro Paese portando con sé traumi che spesso emergono solo dopo un lungo percorso di ascolto e di presa in carico. È proprio per questo che il diritto internazionale e quello europeo prevedono un sistema fondato sulla valutazione individuale.
Un sistema che viene scardinato da questo decreto, andando a confliggere con l'articolo 10, terzo comma, della nostra Costituzione, che riconosce il diritto d'asilo quale diritto fondamentale della persona, ma anche con gli articoli 2, 3, 24, 32 e 117 della Costituzione, nonché con gli obblighi derivanti dalla CEDU e dalla Convenzione di Ginevra. Vi è poi un ulteriore profilo che considero particolarmente grave, ed è quello che riguarda i minori.
Per quanto riguarda la rappresentanza legale del minore straniero non accompagnato, il decreto introduce la figura della persona formata per salvaguardarne l'interesse superiore e il benessere generale, ma non chiarisce quale sia la natura giuridica di questa figura, quali poteri eserciti, secondo quali criteri venga individuata e soprattutto se possa realmente svolgere le funzioni proprie del rappresentante legale. Non è una questione formale, ma di garanzie fondamentali.
In assenza di un'effettiva rappresentanza legale, il rischio è che le decisioni vengano assunte senza che il minore disponga di chi possa realmente tutelarne gli interessi. Particolarmente grave è la disciplina riferita ai minori, in particolare ai minori stranieri non accompagnati, nella possibilità di applicare misure limitative della libertà anche a bambine, bambini e adolescenti, compresi i minori presenti in nuclei familiari, che si pone in contrasto con l'articolo 31 della Costituzione, che impone alla Repubblica di proteggere l'infanzia e la gioventù, nonché con l'articolo 3 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, secondo cui in tutte le decisioni relative ai minori il superiore interesse del minore deve costituire considerazione preminente.
Il decreto-legge appare altresì incoerente con la legge n. 47 del 2017, che costituisce un presidio avanzato di tutela dei minori stranieri non accompagnati e che riconosce loro un sistema di protezione fondato sull'inespellibilità, sull'accoglienza dedicata, sulla nomina del tutore e sul rilascio del permesso di soggiorno per minore età.
Presidente, purtroppo il tempo non mi consente di illustrare compiutamente tutte le questioni che sono ben descritte all'interno del testo della nostra pregiudiziale di costituzionalità, ma io confido che quanto detto e quanto emerso dalle audizioni, e anche dalla discussione generale di oggi, vi porti a fermarvi e a non portare avanti l'approvazione e la conversione in legge di questo decreto, e quindi ad approvare la nostra questione pregiudiziale di costituzionalità .
PRESIDENTE. Il deputato Ciani ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Bonafe' ed altri n. 2, che ha sottoscritto in data 3 agosto 2026.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente, colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, la questione pregiudiziale che oggi discutiamo non è un espediente procedurale, ma è uno degli strumenti con cui il Parlamento richiama se stesso e il Governo al rispetto della Costituzione. Ed è proprio questo il punto della discussione. Oggi non stiamo discutendo se sia necessario governare i fenomeni migratori, certamente lo è, ma stiamo discutendo, invece, di come lo si fa: se lo si fa nel rispetto della Costituzione oppure no, se lo si fa rafforzando lo Stato di diritto oppure indebolendolo, se lo si fa rispettando il ruolo del Parlamento oppure mortificandolo.
Ogni volta che questa maggioranza affronta il tema dell'immigrazione, costruisce lo stesso schema: da una parte chi difenderebbe i diritti, dall'altra chi difenderebbe la sicurezza. È una contrapposizione che non accettiamo e che riteniamo falsa anche sul piano politico. Noi non abbiamo paura della parola “sicurezza”, anzi, vogliamo la sicurezza, la sicurezza per tutti. Pensiamo che i flussi migratori debbano essere governati, che le regole debbano essere rispettate e che lo Stato debba esercitare fino in fondo la propria autorità.
Ma, proprio perché crediamo nello Stato, chiediamo che esso agisca sempre entro il perimetro della Costituzione, perché la forza di una democrazia non si misura dalla presunta durezza delle sue norme, ma dalla capacità di tenere insieme sicurezza e diritti, legalità e dignità della persona. Il primo problema di questo decreto è il metodo. Ancora una volta il Governo ricorre alla decretazione d'urgenza senza che ricorrano i requisiti della straordinaria necessità e urgenza previsti dall'articolo 77 della Costituzione.
Lo fa con un provvedimento che mette insieme materie profondamente diverse: la professione forense, il notariato, l'organizzazione della giustizia, gli Uffici del processo, l'attuazione del Patto europeo sulla migrazione e molte altre disposizioni. È l'ennesimo decreto , in evidente contrasto con quel requisito di omogeneità che la Corte costituzionale richiama da anni. Ma c'è un elemento ancora più significativo: il Governo aveva scelto un'altra strada, aveva presentato un disegno di legge per recepire il Patto europeo.
Aveva, quindi, riconosciuto che una materia tanto delicata meritava il confronto parlamentare. Poi improvvisamente cambia strada, accantona il disegno di legge e sceglie il decreto-legge. È difficile non vedere in questa decisione la volontà di comprimere il ruolo delle Camere proprio su una materia che riguarda diritti fondamentali, libertà personali e principi costituzionali. Questa non è un'eccezione, siamo all'ennesimo decreto sull'immigrazione di questa legislatura. Ogni volta ci viene annunciata come la riforma decisiva, ogni volta ci viene spiegato che finalmente il sistema funzionerà.
Poi, pochi mesi dopo, arriva un nuovo decreto che modifica quello precedente. Lo stesso schema della sicurezza: cambiano le competenze dei giudici, si riscrivono le procedure, si correggono norme appena approvate. Questo continuo rincorrere l'emergenza dimostra una cosa molto semplice: quello che manca è una strategia. Lo abbiamo visto anche con il protocollo Albania, presentato come la soluzione destinata a cambiare radicalmente la gestione dei flussi migratori.
Dopo mesi di annunci e molti soldi sprecati, sono arrivate le difficoltà applicative, le decisioni della magistratura, le continue correzioni normative. E oggi siamo ancora qui a cambiare nuovamente le regole. Forse il problema è proprio questo: le migrazioni non si governano con gli slogan, ma si governano con istituzioni che funzionano, con amministrazioni efficienti e con norme costituzionalmente solide. Ma, oltre al metodo, anche il merito di questo decreto presenta criticità profonde.
Si attribuiscono nuove competenze alle sezioni specializzate in materia di immigrazione e si passa dalla decisione collegiale a quella monocratica proprio in procedimenti che incidono su diritti fondamentali, ma non si rafforzano gli organici e non si prevedono risorse adeguate. Ancora una volta si pensa che basti modificare una norma per risolvere problemi che invece richiederebbero personale, organizzazione e investimenti.
C'è poi un aspetto che considero emblematico: il Patto europeo non contiene soltanto strumenti di controllo delle frontiere, ma contiene anche garanzie per la tutela dei diritti fondamentali. Tra queste vi è l'obbligo di istituire un meccanismo indipendente di monitoraggio delle procedure di frontiera. Ebbene, proprio questa parte il Governo sceglie di non attuarla. Si recepisce ciò che rafforza il controllo e si lascia da parte ciò che rafforza le garanzie.
È una scelta politica precisa, che altera però l'equilibrio stesso del Patto europeo. Preoccupano anche le norme che incidono sul diritto di difesa. Si restringono i termini per ricorrere, si limita l'effetto sospensivo dei ricorsi e si riduce l'effettività dell'assistenza legale e della mediazione linguistica proprio nelle fasi più delicate delle procedure. Così si rischia di rendere meno giuste e persino meno affidabili le decisioni adottate. Ma il punto che considero più delicato riguarda i minori.
Per la prima volta, Presidente, il nostro ordinamento introduce misure limitative della libertà personale nei confronti di minori stranieri non accompagnati esclusivamente in ragione della loro condizione migratoria, non perché abbiano commesso un reato, non perché rappresentino un concreto pericolo, ma semplicemente perché sono migranti. È una scelta che pone interrogativi profondissimi rispetto agli articoli 2, 3 e 31 della Costituzione e rispetto alla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, che impone di considerare sempre preminente l'interesse superiore del minore.
E qui c'è un tratto tutto italiano che noi andiamo a perdere, Presidente, perché ci prendevano in giro nel mondo per la nostra attenzione ai minori, “cuore di mamma”. Ecco, purtroppo queste norme vanno ad inserire un minore da tutelare, quello italiano, e un minore che sembra non essere minore come gli altri, il minore straniero. I Padri e le Madri costituenti conoscevano bene cosa significa uno Stato che limita le libertà personali in nome dell'emergenza. Avevano conosciuto il fascismo, avevano conosciuto l'arbitrio del potere. Per questo hanno scritto una Costituzione che mette al centro la persona e sottopone ogni limitazione della libertà a rigorose garanzie di legge e di giurisdizione.
Difendere quella scelta oggi non significa essere indulgenti verso l'immigrazione irregolare, significa essere fedeli alla Repubblica. Ed è proprio qui che emerge un'altra grande contraddizione del provvedimento. Negli ultimi anni abbiamo visto un'Europa inseguire sempre più l'approccio securitario delle destre, spostando il baricentro del dibattito quasi esclusivamente sui controlli. Ma quando uno Stato membro affronta una vera emergenza, come è accaduto in questi giorni alla Spagna con la crisi di Ceuta, l'Italia non sceglie la strada della solidarietà europea; sceglie invece quella del gesto simbolico: reintroduce controlli alla frontiera interna con la Spagna. Una misura dal forte valore mediatico, ma dall'efficacia assai discutibile, considerando che Ceuta si trova in Africa e non appartiene allo spazio Schengen. Più che una risposta europea, è sembrato l'ennesimo messaggio destinato ai titoli dei giornali.
Presidente, oggi non è in discussione soltanto un decreto sull'immigrazione: è in discussione il modo in cui intendiamo esercitare il potere in una democrazia costituzionale. La Costituzione non è un ostacolo da aggirare quando i problemi diventano difficili, è esattamente il contrario: è la bussola che serve proprio quando i problemi sono difficili, perché è facile difendere i diritti delle persone che ci assomigliano e delle persone che suscitano consenso. La vera forza della Costituzione è che protegge la dignità di ogni persona, anche quando è più fragile, più sola e perfino quando è più impopolare.
Le migrazioni sono uno dei grandi banchi di prova delle democrazie contemporanee, ma la forza di uno Stato non si misura da quante libertà riesce a comprimere e tantomeno dal realizzare cittadini di serie A e di serie B; la forza di uno Stato si misura dalla capacità di far rispettare le regole senza smettere di rispettare le persone. Se perdiamo questo equilibrio, non avrete certo difeso la sicurezza, avrete semplicemente indebolito la nostra democrazia.
Per queste ragioni chiediamo all'Aula di approvare le questioni pregiudiziali di costituzionalità .
PRESIDENTE. La deputata Auriemma ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Alfonso Colucci ed altri n. 3, di cui è cofirmataria.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Membri del Governo, colleghe e colleghi, il decreto-legge che siamo chiamati a convertire porta scritta, già nel suo titolo e nel preambolo, la propria contraddizione: giustizia e migrazione. Due macrosettori accostati senza alcun nesso funzionale e, all'interno di ciascuno, una sequenza di norme che nulla hanno a che fare tra di loro. L'esame di abilitazione forense accanto alla responsabilità dei notai; il rinvio di riforme processuali accanto al trattenimento amministrativo dei migranti. Questo non è un decreto, è un contenitore, e i contenitori per definizione non rispondono a straordinaria necessità ed urgenza, ma rispondono alla comodità di chi li riempie .
Partiamo dalla giustizia. Le norme sull'accesso alla professione forense non sono un dettaglio tecnico, esse incidono sulla formazione della futura classe forense, la selezionano. Voi state cambiando le regole del gioco a ridosso della sessione 2026 e le state cambiando per chi quelle regole le sta già studiando, quindi anche in maniera scorrettissima nei confronti di migliaia di ragazzi che stanno preparando un esame le cui modalità evidentemente verranno modificate. Questa non è una decretazione d'urgenza, questo è un intervento ordinamentale che avrebbe richiesto un dibattito parlamentare, audizioni e il tempo che la Costituzione impone per le scelte destinate a durare.
Lo stesso vale per l'ufficio per il processo, che non può essere oggetto di continui rattoppi normativi, senza una visione organica e senza risorse stabili. Si riforma per decreto ciò che dovrebbe essere pensato per legge.
Ma è sul fronte immigrazione che il decreto rivela tutta la sua natura preoccupante. Il Patto europeo sulla migrazione e l'asilo è stato approvato, a maggio 2024, e gli Stati membri avevano due anni di tempo per recepirlo. Questo tempo non era dato a caso, ma era proprio un tempo necessario per consentire ad ogni Stato membro di adeguare, in maniera graduale e mediata, l'inserimento di queste indicazioni europee nei propri ordinamenti nazionali. E invece il Governo arriva oggi in affanno - in affanno proprio grazie ai suoi stessi ritardi - e chiede a quest'Aula di ratificare, in via d'urgenza, ciò che avrebbe dovuto avere un procedimento completamente diverso, quello previsto dalla legge n. 234 del 2012, cioè una legge di delegazione europea, quindi un passaggio con le Commissioni competenti, che sono le Commissioni per le politiche europee. Tutto questo non c'è stato. Questi strumenti, la legge di delegazione europea e il passaggio con le Commissioni parlamentari che hanno la delega a ciò, sono pensati per garantire al Parlamento, e non solo all'Esecutivo, che possa esercitare effettivamente la funzione di indirizzo sulle scelte discrezionali che il diritto dell'Unione europea lascia agli Stati membri, e voi avete privato il Parlamento di questo.
Qui non c'è alcuna circostanza straordinaria e imprevedibile, c'è soltanto un ritardo del Governo che non so se sia inerzia o semplicemente calcolo, non spetta a noi stabilirlo. Ma quel ritardo, per costante giurisprudenza della Corte costituzionale, non può legittimare il ricorso all'articolo 77. Trasformare il proprio errore di tempistica nell'urgenza altrui è un cortocircuito istituzionale, che comprime il dibattito parlamentare proprio su una materia che incide sui diritti fondamentali delle persone.
E in realtà, se si vanno a leggere anche le norme, non si tratta nemmeno di un recepimento organico del Patto. Il decreto sceglie, privilegia le procedure di frontiera, il trattenimento e i controlli accelerati e rinvia tutto il resto. Si fanno delle scelte politiche su ciò che si vuole recepire e ciò che non si vuole recepire. Non è un'attuazione del diritto europeo, è una selezione politica delle parti più coercitive spacciata per un obbligo comunitario. Il Patto lascia agli Stati membri ampi margini di discrezionalità, che qui vengono usati tutti nella stessa direzione. Guardiamo che cosa produce questa scelta: misure che, anche se vengono chiamate amministrative, producono nella sostanza restrizioni della libertà personale, anche verso persone che non hanno alcuna contestazione penale né amministrativa a proprio carico.
Riportiamo l'articolo 13 della Costituzione. È chiaro: la libertà personale si limita solo in via eccezionale, con legalità, tassatività, motivazione e controllo giurisdizionale effettivo, e non con automatismi amministrativi. La libertà personale è inviolabile, e l'articolo 13 della nostra Costituzione ha come soggetto non l'individuo, non il cittadino, ma la libertà personale, proprio perché va ad avere una rilevanza costituzionale; e voi la state limitando senza alcuna garanzia giurisdizionale.
E poi ci sono i minori. Dal 2017, il nostro ordinamento ha costruito, non per caso, ma per una scelta di civiltà, un sistema fondato sul superiore interesse del minore. Il decreto non attribuisce con chiarezza al tribunale per i minorenni - l'unico organo competente e con delle competenze specialistiche - le decisioni che riguardano i minori stranieri non accompagnati. Non è un dettaglio organizzativo, è una garanzia sostanziale imposta dalla nostra Costituzione, dalla Convenzione dell'ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e dal diritto dell'Unione europea. Ogni scorciatoia su questo terreno è una scorciatoia sui diritti di chi non ha voce per essere difeso da solo.
Manca, infine, il meccanismo indipendente di monitoraggio, previsto dagli stessi atti europei, per vigilare sul rispetto dei diritti fondamentali durante le procedure di frontiera. Un'assenza che non è casuale: è voluta, è la spia di un impianto pensato per il controllo e non per la garanzia.
Colleghe e colleghi, la domanda che questa pregiudiziale pone non riguarda soltanto gli stranieri, riguarda il modello di Stato scritto nella nostra Costituzione, perché quando un ordinamento accetta di comprimere le garanzie fondamentali per una categoria di persone in ragione di una condizione particolare, non crea un'eccezione, ma crea un precedente, e i precedenti non restano fermi dove nascono. Le categorie cambiano, le maggioranze cambiano e le convenienze politiche cambiano; il precedente, però, resta e resta a disposizione di chiunque domani voglia usarlo contro qualcun altro. Per questo le libertà costituzionali si difendono sempre, non quando riguardano soltanto noi, ma soprattutto quando riguardano anche gli altri, perché la garanzia che oggi si nega a una persona è la stessa che domani dovrebbe proteggere ciascuno di noi dall'esercizio arbitrario del potere pubblico.
Per queste ragioni, ai sensi dell'articolo 40 del Regolamento, chiediamo a quest'Aula di non procedere all'esame del disegno di legge di conversione: non per ostacolare il recepimento del Patto europeo, ma perché quel recepimento merita di essere fatto bene, con il Parlamento nel suo pieno ruolo, e non sottratto, con la scorciatoia del decreto-legge, al confronto democratico che la nostra Costituzione impone .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, le pregiudiziali di costituzionalità presentate dall'opposizione criticano fortemente il provvedimento, anzitutto con riguardo all'asserita mancanza dei requisiti di necessità e urgenza tipici dell'atto legislativo.
Ebbene, su questo la Corte costituzionale ha più volte affermato, con una giurisprudenza ormai consolidata, che il controllo sui presupposti del decreto-legge incontra limiti ben precisi e può tradursi in una declaratoria di illegittimità soltanto nei casi di evidente e manifesta carenza dei requisiti di necessità e urgenza. Riteniamo non sia certamente questo il caso. Le disposizioni contenute nel provvedimento perseguono finalità di evidente interesse generale: il governo ordinato dei flussi migratori, la tutela delle frontiere esterne dell'Unione europea, la piena garanzia del diritto di asilo per chi ne abbia effettivamente titolo, il contrasto dell'immigrazione irregolare e, contestualmente, il rafforzamento dell'efficienza del sistema giudiziario. Si tratta di obiettivi pienamente riconducibili preminentemente all'interesse pubblico e coerenti con il dettato costituzionale.
L'urgenza non deriva da una scelta discrezionale del Governo, bensì dalla necessità di assicurare l'immediata operatività di una parte essenziale del nuovo quadro normativo in materia di immigrazione e diritto di asilo, evitando vuoti normativi e garantendo una prontezza dell'Italia all'applicazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo. L'adeguamento dell'ordinamento nazionale era in questo senso indispensabile per consentire alle amministrazioni competenti e all'autorità giudiziaria di operare con strumenti normativi certi, coerenti e pienamente conformi agli obblighi derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea. Non siamo, dunque, di fronte a un'urgenza artificiosamente creata dal Governo, non siamo davanti a una porta girevole, siamo davanti alla necessità concreta di garantire continuità amministrativa, certezza del diritto e pieno rispetto degli impegni europei assunti dall'Italia.
Le opposizioni contestano, ancora, l'impianto della riforma, sostenendo che esso determinerebbe una compressione dei diritti fondamentali. Anche tale ricostruzione non può, a nostro avviso, essere condivisa, poiché il decreto si inserisce nell'attuazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, dando esecuzione a regolamenti dell'Unione europea direttamente applicabili e operando all'interno di un sistema nel quale continuano a trovare piena applicazione la Costituzione italiana, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e gli obblighi internazionali assunti dal nostro Paese. Nessuna disposizione del provvedimento determina un arretramento delle garanzie costituzionali. Le eventuali limitazioni previste dalla disciplina sono accompagnate dal controllo dell'autorità giudiziaria, dal diritto di difesa, dall'assistenza legale, in uno da tutti gli strumenti di tutela previsti dal nostro ordinamento. È pertanto improprio rappresentare questo decreto, fornire l'immagine di questo decreto come un intervento volto ad attenuare lo Stato di diritto, perché in questo senso non vi è alcuna violazione degli articoli della Costituzione, né tantomeno degli articoli 10 e 24 della Costituzione. Il diritto d'asilo continua a essere pienamente garantito nei limiti stabiliti dalla Costituzione e dal diritto dell'Unione europea. Le procedure introdotte disciplinano modalità e tempi dell'esercizio delle tutele, senza una compressione del diritto di difesa, senza eliminare il controllo giurisdizionale.
Parimenti infondata è la censura relativa all'articolo 13 della Costituzione. Ogni eventuale misura incidente sulla libertà personale continua a essere sottoposta alla riserva di legge e al controllo dell'autorità giudiziaria, nel rispetto delle guarentigie costituzionali previste per la tutela della libertà personale nel nostro ordinamento e nell'ordinamento internazionale. Il decreto mira, al contrario, a rendere il sistema più efficiente, assicurando procedure più rapide, ma sempre nel pieno rispetto dei principi fondanti del nostro ordinamento. Per Forza Italia, sicurezza e tutela dei diritti fondamentali non rappresentano valori alternativi, umanità e fermezza non sono in contraddizione. Lo Stato di diritto si rafforza proprio quando riesce a garantire insieme legalità e accoglienza, umanità nei confronti di chi ha effettivamente diritto alla protezione internazionale, ma fermezza verso chi utilizza impropriamente gli strumenti previsti dall'ordinamento. Garantire procedure efficienti significa anche assicurare risposte più rapide a chi ha realmente bisogno di protezione, contrastando al tempo stesso gli abusi che finiscono per compromettere la credibilità dell'intero sistema.
Quanto poi ai profili concernenti i minori e le persone vulnerabili, il nostro ordinamento continua a prevedere forme di protezione rafforzata pienamente coerenti con il diritto europeo e internazionale: il superiore interesse del minore resta principio guida dell'intero sistema, così come rimangono fermi…
ANDREA GENTILE(FI-PPE). …i divieti di trattamenti contrari alla dignità della persona e alle garanzie previste per la tutela dei soggetti più vulnerabili.
Per tutte queste ragioni, signor Presidente, riteniamo che nessuna delle censure formulate dimostri un effettivo contrasto con la Costituzione. Non vi è un'eterogeneità dei fini, ma al contrario rivendichiamo le scelte politiche e legislative compiute da questo Governo e da questa maggioranza, respingendo al mittente delle questioni pregiudiziali che si risolvono in valutazioni di carattere eminentemente politico e che non sono in alcun modo in grado di incidere sulla legittimità costituzionale del provvedimento.
Per tale ragione, a nome del gruppo di Forza Italia, annuncio il voto contrario sulle questioni poste in quest'Aula oggi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Governo, oggi siamo qui a trattare la pregiudiziale che è stata presentata.
Voglio annunciare fin da subito il voto contrario alla questione pregiudiziale presentata oggi, proprio perché riteniamo che la pregiudiziale sia un tentativo di bloccare, da parte della sinistra, con argomentazioni che sono sterili e lontane dalle effettive esigenze degli italiani, portando timori che sono infondati all'interno di quest'Aula. Noi, però, vogliamo anche rivolgerci al Governo, dicendo che, dal 2023 ad oggi, gli sbarchi sono stati oltre 300.000, mentre i rimpatri, come abbiamo già detto più volte in quest'Aula, sono stati 17.000, quindi una quantità totalmente insufficiente, che dimostra che quella remigrazione che il generale Vannacci chiede da tempo, all'interno di quest'Aula, attraverso i propri parlamentari, non è assolutamente in grado di essere attuata ad oggi e non va nella direzione di difendere quelli che sono i nostri confini.
Pur apprezzando, all'interno del provvedimento, l'aumento degli agenti di Polizia a difesa dei confini, che però saranno attivi solamente dalla fine dell'anno, da dicembre 2026, crediamo che siano insufficienti a difendere le nostre coste, i nostri confini, perché comunque stiamo assistendo, anche nell'ultimo periodo, a tentativi di invasione di massa anche dell'Europa da parte dei Paesi del Nordafrica. Noi lo abbiamo ripetuto in più occasioni: il vero pericolo dell'Italia e dell'Europa stessa è il fronte Mediterraneo. Serve una maggiore attenzione, servono delle leggi più incisive, e noi ci saremmo aspettati da un Governo di centrodestra, anche all'interno di questo provvedimento, delle azioni più incisive, che andassero a difesa degli italiani, dei nostri cittadini; che andassero a regolamentare meglio quella che è l'immigrazione, quelle che sono determinate regole da seguire all'interno del nostro Paese, come possono essere il conferimento di cittadinanza o l'utilizzo del velo o le moschee, che sono presenti all'interno del nostro Paese oramai in un numero che probabilmente non conosciamo nemmeno con esattezza, perché vediamo ogni giorno all'interno delle nostre città capannoni ed edifici trasformarsi in moschee abusive. Credo che gli italiani chiedano a un Governo di centrodestra qualcosa in più da parte di un provvedimento come questo .
Siamo certi che Futuro Nazionale sia stato anche un motore di questi provvedimenti che sono stati portati in Aula, che sia stato un'accelerazione che è stata trasmessa anche a tutto il centrodestra che sta governando il Paese, perché il generale Vannacci, attraverso il gruppo parlamentare all'interno di quest'Aula, sta portando quelli che sono i problemi dei cittadini. Sta dando voce a migliaia di cittadini che ci chiedono ogni giorno maggiore sicurezza, una gestione diversa dell'immigrazione da parte di questo Governo, che possa dare maggiore sicurezza e possa essere al fianco di quelle che sono le esigenze vere del Paese . Noi riteniamo che serva una stretta; una stretta sul discorso sull'immigrazione che stiamo subendo oramai da anni in Italia e che sta mettendo a repentaglio la sicurezza delle nostre città. Lo vediamo tutti i giorni nelle cronache. Chiediamo quindi una maggiore attenzione.
Ma con questo voto vogliamo rigettare invece l'ideologia di sinistra. Sebbene riteniamo che questo sia ancora un provvedimento timido per far fronte a un problema reale, pensiamo che non abbia nulla a che vedere con ciò che la sinistra oggi vuole portare all'interno di quest'Aula con questa pregiudiziale.
Annuncio quindi il voto contrario di Futuro Nazionale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, signor Presidente. Noi non siamo abituati ad abusare delle pregiudiziali di costituzionalità, spesso abbiamo preso anche posizioni non favorevoli a quelle che sono state presentate. Ma questa volta noi voteremo convintamente a favore di queste pregiudiziali di costituzionalità. E non soltanto per il merito - e torneremo poi sulle parti della Costituzione che, secondo noi, vengono violate da questo decreto-legge -, ma anche per quanto riguarda il metodo.
Signor Presidente, siamo davanti all'ennesimo decreto-legge con il quale il Governo arriva in Parlamento quando ormai il tempo è scaduto. Ma questa volta la cosa è ancora più evidente, perché il Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, signor Presidente, non è che è piovuto dal cielo. È noto da due anni che c'era questo Patto e che bisognava in qualche modo intervenire, due anni nel corso dei quali il Governo avrebbe potuto studiare le norme, ascoltare il Parlamento, confrontarsi con gli operatori, preparare le amministrazioni, organizzare le risorse. Niente. Sono due anni passati così e che succede? Si aspetta, si rinvia, si lascia trascorrere il tempo e poi, quando il tempo è finito, improvvisamente tutto diventa emergenza. E allora il Governo arriva qui e - indovinate un po'- ci dice: bisogna fare presto. E noi vi diciamo che avreste dovuto cominciare prima, non fare presto adesso, perché non può essere l'inerzia del Governo a diventare l'urgenza del Parlamento.
Questa non è una sottigliezza procedurale, signor Presidente e colleghi: è l'articolo 77 della Costituzione. Il decreto-legge non è uno strumento ordinario del Governo, è un'eccezione. Dovrebbe essere un'eccezione e l'eccezione è giustificata, quando accade qualcosa che non è possibile prevedere. Qui invece era tutto assolutamente prevedibile ed è proprio questo che rende la scelta particolarmente grave e una palese violazione dell'articolo 77, perché il Governo non sta utilizzando la decretazione d'urgenza per fronteggiare un'emergenza; sta utilizzando l'emergenza come metodo di governo. E c'è una differenza enorme, perché quando si governa sempre attraverso decreti-legge, quando si aspetta sempre l'ultimo momento, quando il Parlamento viene chiamato a ratificare decisioni già confezionate, il problema non è soltanto il rapporto tra il Governo e l'opposizione: il problema è il rapporto tra il Governo e il Parlamento. Noi non siamo disponibili ad accettare che il Parlamento diventi semplicemente il luogo nel quale il Governo viene a farsi convertire i decreti, soprattutto quando stiamo parlando di diritti fondamentali, perché questo decreto-legge interviene sulle libertà personali.
E qui vorrei essere molto chiaro: non pensiamo - e personalmente non penso - che l'Italia debba avere frontiere senza controlli. Non lo dice nessuno. Non penso che l'immigrazione irregolare non debba essere contrastata. Non penso che lo Stato debba rinunciare a governare i flussi. Penso esattamente il contrario, ma penso che una politica seria dell'immigrazione debba essere efficace, prima ancora che muscolare. E l'efficacia non si misura dal numero di divieti che scriviamo in un decreto, si misura dalla capacità dello Stato di identificare, decidere e accogliere chi ne ha diritto e rimpatriare chi non ha diritto a rimanere, rapidamente, ma legalmente. E qui c'è la nostra principale obiezione. Questo decreto rischia di trasformare la limitazione della libertà personale in uno strumento di ordinaria gestione amministrativa. Persone che non hanno commesso alcun reato possono essere fermate, sottoposte a restrizioni e obbligate a determinate condotte.
E allora la domanda è semplice. Da quando la condizione amministrativa di una persona è diventata sufficiente per comprimere la sua libertà? L'articolo 13 della Costituzione ci dice che la libertà personale è inviolabile, non ci dice che è inviolabile quando ci conviene. Non dice che è inviolabile, salvo che si tratti di un migrante. Dice che è inviolabile. E questo principio vale per tutti, anche per chi non ci piace, anche per chi è arrivato irregolarmente, anche per chi vorremmo rimpatriare, perché è proprio questo il senso dello Stato di diritto. Se le garanzie valgono soltanto per le persone che riteniamo meritevoli, non sono più garanzie ma sono privilegi. E noi non vogliamo vivere in uno Stato nel quale la Costituzione vale con i forti, e diventa elastica con i più deboli.
E poi ci sono i minori, con riferimento ai quali francamente credo che la politica dovrebbe riuscire a mettere da parte la propaganda per un momento. A voi resta difficile. Stiamo parlando di bambini e ragazzi! Il decreto-legge prevede misure che possono incidere sulla libertà anche di minori stranieri, compresi i minori non accompagnati. E questo dovrebbe farci riflettere tutti. Un minore non è un adulto che ha commesso qualcosa di meno grave. È un minore. E la Repubblica ha nei suoi confronti un obbligo costituzionale di protezione. Non possiamo costruire…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). …un sistema nel quale - ho finito, signor Presidente - un ragazzo che dovrebbe rivolgersi alle istituzioni per essere protetto abbia invece motivo di temere le istituzioni, perché così non otteniamo più sicurezza, otteniamo invisibilità. E un minore invisibile è un minore più esposto alla tratta e allo sfruttamento della criminalità.
Queste sono le ragioni per le quali noi voteremo a favore delle pregiudiziali e, ovviamente, nel merito voteremo contro il provvedimento al nostro esame .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Anche questa volta l'opposizione ha perso un'ottima occasione per parlare nel merito di questo provvedimento e ha presentato questioni pregiudiziali di costituzionalità che mai mi hanno visto così lontano, in particolar modo da quanto appena riferito dal collega Giachetti, che parla di mancanza di urgenza su questo provvedimento, quando, in realtà, sì, ci può essere stato qualche ritardo nella gestione del problema dell'immigrazione, però non è sicuramente di questa maggioranza ma di tutto il Paese.
Allora, oggi c'è urgenza - è sotto gli occhi di tutti - di adottare un provvedimento di questo tipo. È veramente strano leggere in questi atti che l'opposizione, per la prima volta, dopo aver attaccato ripetutamente il Governo Meloni in questi anni dicendo che eravamo contro tutti e che non riuscivamo a convincere proprio nessuno delle nostre tesi sull'immigrazione, presenti tre questioni pregiudiziali di costituzionalità su questa norma. Per la prima volta da parte della sinistra c'è un attacco frontale alle normative europee, dicendo che, così come sono state interpretate, violano la Costituzione e l'Europa non può violare, con proprie norme, principi costituzionali italiani. Quindi è la prima volta che si riconosce, seppur storpiandone il significato, che l'Europa ha preso atto della bontà della linea italiana sull'immigrazione e sui respingimenti e ha approvato norme che noi recepiamo e facciamo applicare sui recepimenti… tanto che la sinistra adesso urla all'incostituzionalità non più delle norme italiane, ma addirittura delle normative europee ed è messo per la prima volta nero su bianco in queste pregiudiziali.
E vi è poi qualcosa che non è assolutamente condivisibile; è proprio un cambio di mentalità e di ottica tra noi e chi ci sta di fronte, cioè le opposizioni. Infatti, nel momento in cui si dice che il fermo amministrativo di un clandestino che arriva in Italia non può essere effettuato - quando si viene fermati bisognerebbe subito essere identificati e rilasciati perché, di fatto, questo viene detto in queste pregiudiziali - noi diciamo: assolutamente no. Chi arriva alla frontiera, chi arriva dall'estero non è un cittadino italiano e non ha i documenti. Se fornisse tutti i documenti - ma sappiamo benissimo che non li fornisce, che non è in regola e che non aiuta neanche le Forze dell'ordine - allora sì che non si renderebbe necessario un fermo amministrativo. Ma il fermo amministrativo serve proprio a bloccare i clandestini, a bloccare chi viene in Italia senza averne diritto . Perché vi ricordiamo che in Italia ci sono ancora decine di migliaia di persone che provano ad entrare senza averne diritto. Per voi tutto il mondo ha diritto, per noi no .
Come in tutto il resto del mondo, esistono ancora le frontiere e noi le facciamo rispettare.
Da ultimo, una sciccheria che avete inserito, sempre in queste pregiudiziali, che dicono semplicemente: ma perché la burocrazia e i tempi delle lungaggini amministrative nell'identificazione di tutte queste migliaia di persone devono ricadere su questi poveri clandestini che arrivano in Italia? Perché non li liberiamo? Perché devono sobbarcarsi loro i tempi della burocrazia? Perché se lo fanno i cittadini italiani di sobbarcarsi i tempi delle lungaggini amministrative, lo faranno anche gli stranieri clandestini al confine. Non possono superare la coda, come vorreste fargli fare voi. Per questo motivo, siamo assolutamente contrari e voteremo contro queste pregiudiziali .
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulle questioni pregiudiziali.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali Zaratti ed altri n. 1, Bonafe' ed altri n. 2 e Alfonso Colucci ed altri n. 3.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Essendo state respinte le questioni pregiudiziali, passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, senatore Ciriani. Ne ha facoltà.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Colleghi deputati, a nome del Governo e autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 3053, recante conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato della Repubblica.
PRESIDENTE. Grazie, signor Ministro. Dunque, è stata posta la questione di fiducia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Io devo denunciare la vergognosa seduta della Giunta per le autorizzazioni avvenuta e chiusasi poco fa, perché una banda di azzeccagarbugli di destra voleva convincere questo Paese…
PRESIDENTE. Collega, la prego.
DANIELA TORTO(M5S). … e vuole convincere questo Paese…
DANIELA TORTO(M5S). …a bere un di menzogne…
PRESIDENTE. Il concetto, la parola “banda” non è opportuna.
DANIELA TORTO(M5S). … un di menzogne!
PRESIDENTE. Onorevole Torto…
DANIELA TORTO(M5S). Presidente, “azzeccagarbugli” è una parola che ritroviamo ne …
PRESIDENTE. “Azzeccagarbugli” può passare, ma “banda” no.
DANIELA TORTO(M5S). …per cui assolutamente non la riteniamo indecorosa per quest'Aula, ma semplicemente indecorosa per quello che era il tentativo di questa destra di sovvertire quello che sta avvenendo sulla vicenda Delmastro. Ma noi non ci beviamo i discorsi giuridici che devono difendere un signore che fa affari con la camorra perché, caro Presidente, questa Giunta per le autorizzazioni è stata utilizzata come uno strumento per aiutare la camorra, per difendere un amico di partito ! È questo che sta avvenendo, ed è vergognoso, vomitevole, nauseabondo. Ed è questo che i cittadini italiani devono sapere, perché loro possono nascondere le possono fare tutto quello che vogliono, ma i cittadini hanno capito, perché chi non teme la verità non la nasconde, Presidente . E di fronte alla lotta alle mafie non c'è nessuna immunità che tenga, Presidente! E nascondersi dietro questi trucchetti, questi giochetti e chiamarli anche prerogative parlamentari è schifoso, Presidente. Ed è proprio la parola giusta da utilizzare in quest'Aula, perché io sono andata via da quella Giunta davvero con la nausea, perché il potere dei numeri ha soppresso una funzione parlamentare e, soprattutto, l'opportunità alla procura e alla magistratura di poter fare il loro corso, il loro lavoro. E se tanto queste destre davvero dicono che non ci sia niente in queste allora che paura hanno a farcele vedere e a darle alla procura ?
Perché, guardi, io non ho alcun interesse a leggere quelle , anzi, meno ne sappiamo dei loro affari loschi e meglio è. Il problema, però, è un altro: la magistratura deve verificare, deve uscire la verità, perché la prima prerogativa parlamentare è quella di andare a votare, di esprimere un parere, sapendo la verità . Ed è questo quello che non è avvenuto. E il Presidente della Camera, che ci ha fornito quel materiale - come da articolo 18- del Regolamento della Camera, di cui lui è garante - ci ha poi vietato la possibilità di conoscere cosa c'è in quel materiale. E, allora, che cosa ci dovevamo fare con quel materiale ? Ci dovevamo giocare a carte, Presidente? No, perché qui stiamo parlando della messa in scena di un vero schifo, altro che circo mediatico. Voi siete il circo mediatico, colleghi, che state davvero disonorando questo Paese . E mentre noi parliamo di questo problema, il collega Delmastro, anzi, il signor Delmastro, perché non lo reputo un collega e … ok, Presidente?
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi…
DANIELA TORTO(M5S). Continua a stare in quest'Aula…
PRESIDENTE. È un collega, è un collega.
DANIELA TORTO(M5S). …seduto. E sa che cosa fa mentre noi lavoriamo in quest'Aula? e come lui non sa nessuno, Presidente . E noi prendiamo le distanze da questo scenario vomitevole che si sta mettendo in piedi e che a breve si consumerà, perché con la forza dei numeri queste destre proteggeranno una persona, un ex Sottosegretario che siede ancora in quelle poltrone e che faceva affari con la camorra .
Noi, Presidente, questo schifo lo rimandiamo al mittente e siamo qui a rappresentare i cittadini italiani onesti, con la schiena dritta e non i prestanome dei mafiosi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. La questione è molto delicata, perché riguarda le competenze e anche la potestà di organi importanti di questa Camera. Ma intanto, a guardare un po' quello che è accaduto e cercando di fare un piccolo riassunto, sembra di essere dentro un gigantesco gioco delle parti. Il procuratore Lo Voi invia il materiale, il dischetto, al Presidente della Camera, si riuniscono i capigruppo e il Presidente decide - secondo me, correttamente - di inviare questo materiale alla Giunta per le autorizzazioni a procedere. Dopodiché, c'è un intervento da parte del centrodestra che chiede un parere della Giunta per il Regolamento e il Presidente della Camera lo concede. Si va alla Giunta per il Regolamento, che rimanda tutto quanto alla Giunta per le autorizzazioni e i commissari della Giunta per le autorizzazioni dicono che non vogliono approfondire . Questa è la realtà, questo è quello che è accaduto.
Alcune domande si pongono, ma intanto i componenti dell'autorevole Giunta per le autorizzazioni, se non approfondiscono in casi come questo, a che servono? Non svolgono la funzione per la quale sono stati chiamati dalla Camera dei deputati , cioè quella di verificare se esistano o meno le condizioni per procedere rispetto ad alcune richieste che vengono dalla magistratura, perché si rifiutano loro stessi di approfondire il materiale che il Presidente della Camera ha messo loro a disposizione.
Questo non può funzionare, perché questo mina il funzionamento della Camera dei deputati su una questione fondamentale che riguarda certamente l'autonomia dei deputati , ma che riguarda anche quando è il momento di concedere l'autorizzazione per verificare cose che riguardano l'interesse generale dello Stato. Questo è un punto delicato. L'altro punto delicato, che io vi voglio sottoporre, è questo. Il dischetto, il materiale, è stato ricevuto giustamente dal Presidente Fontana, il quale ha trasmesso questo materiale alla Giunta per le autorizzazioni per i necessari approfondimenti.
Quindi, mi domando e vi domando per quale motivo è stato impedito poi alla Giunta per le autorizzazioni di visionare il materiale che dovevano approfondire Non vi è alcun motivo, anche questo mina il funzionamento di questa importantissima istituzione, laddove non esiste un ordine gerarchico, ma esistono delle funzioni che ognuno di noi è chiamato a svolgere con onore, con trasparenza e con serietà. Una di queste funzioni, una delle tante di queste funzioni, è quella dei presidenti delle Giunte, in modo particolare, in questo caso, del presidente della Giunta per le autorizzazioni, che ha il dovere, quando gli arriva il materiale che gli è stato messo a disposizione dal Presidente della Camera, di metterlo a disposizione per la lettura dei commissari.
Questo diritto-dovere del Presidente è stato totalmente inficiato da questo teatrino delle parti, ossia il fatto che si va da una parte e poi si ritorna dall'altra, poi si va alla Giunta per il Regolamento, poi si ritorna alla Giunta per le autorizzazioni. Questo, Presidente, non è serio. Questo non fa bene all'istituzione Camera dei deputati, che è un'istituzione che vive anche dei suoi precedenti e della prassi. La prassi in molti casi è stata contraria a quello che si è fatto in questa occasione, perché sempre si è data la possibilità alla Giunta di approfondire Sempre!
Allora, io penso che si stia facendo un gravissimo errore. Come vedete, non entro nel merito della vicenda Delmastro. Ci sarà occasione per dire ognuno di noi quello che pensiamo a tal proposito, ma stavolta davvero si è fatto un errore gravissimo che riguarda la stessa identità dell'istituzione Camera dei deputati .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ogni giorno il caso Delmastro ha la sua pena e, se ogni giorno pensiamo di essere arrivati al punto più basso, il giorno seguente la destra ci smentisce e ci fa vedere come è possibile sprofondare sempre più giù. Eravamo a chiedere alla Giunta per le autorizzazioni di fare quello che è sempre stato previsto di fare, quello che è sempre stato previsto come diritto intoccabile di un parlamentare membro della Giunta, cioè accedere ai documenti che sono depositati presso la Giunta, esaminarli e valutarli nell'obbligo di riservatezza e segretezza, al cui rispetto ciascun membro della Giunta è tenuto.
Di fronte a questo sacrosanto diritto riconosciuto in tutti i casi, io sono nella Giunta da 4 anni, abbiamo affrontato casi complessi. Alcuni casi riguardavano la sicurezza nazionale, c'erano documenti riservati e secretati dell' o documenti provenienti da fonti private. In tutti i casi è stato consentito di esaminare la documentazione. In tutti i casi! Ma no, per il caso Delmastro occorre costruire un nuovo precedente; il precedente in forza del quale un membro della Giunta ha diritto di accedere a tutta la documentazione, a meno che non si tratti di documentazione che preoccupa enormemente e terrorizza il partito di Fratelli d'Italia, il partito di Giorgia Meloni . Questo è inaccettabile!
Ma non è bastato questo. Oggi è stato deciso di fare un passo ulteriore. Non solo non si consente l'accesso alla visione delle con l'obbligo di riservatezza o della documentazione che lì è depositata, ma addirittura si dice che non si procede ad alcuna integrazione dell'istruttoria, nemmeno se nei giorni scorsi la procura di Roma, che ha chiesto l'autorizzazione al sequestro della corrispondenza, ci ha evidenziato che è successo un fatto nuovo, cioè che il legale del Caroccia, che è indagato nel procedimento penale a Roma per intestazione fittizia di beni e riciclaggio aggravati dall'agevolazione mafiosa, si difende dichiarando che in quelle ci sono gli strumenti a sua difesa, cioè la con l'ex Sottosegretario Delmastro e i dirigenti di Fratelli d'Italia.
Ecco, nemmeno di fronte a questa comunicazione formale, che non è arrivata alla Giunta per le autorizzazioni dal procuratore di Roma, è arrivata dal Presidente della Camera, Fontana, che l'ha ricevuta e l'ha trasmessa formalmente alla Giunta per le autorizzazioni, nemmeno di fronte a un fatto di questo tipo la destra ha voluto effettuare un'integrazione dell'istruttoria. Perché? Perché hanno paura, perché hanno bisogno di chiudere il più velocemente possibile, perché devono venire in quest'Aula e dire “no” alla procura di Roma, “no” al sequestro di corrispondenza.
Anche se quel “no”, c'è scritto negli atti, determina la caducazione e l'impossibilità a procedere in un procedimento penale contro la mafia . Prevale l'esigenza di tenere segreta la conversazione di un dirigente di Fratelli d'Italia piuttosto che l'interesse costituzionale a perseguire reati gravi commessi da persone che sono già state condannate con sentenza definitiva per reati aggravati dall'agevolazione mafiosa. Nemmeno questo, no, non conta nulla. Oggi sappiamo che la Giunta per le autorizzazioni non può nemmeno effettuare un'integrazione dell'istruttoria.
Ora, le argomentazioni che sono state usate sono oggettivamente strampalate, frutto della preoccupazione che si possano ulteriormente approfondire i fatti. È stato detto: ma la procura di Roma ha commesso un'anomalia mandandoci questi atti. Scusate, ma sul concetto di anomalia bisognerà un po' intendersi. Io - l'ho detto anche prima in Giunta - tendo a ritenere che sia anomalo e un'anomalia che un Sottosegretario con delega al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che gestisce il 41- e i detenuti condannati per mafia, divenga socio in affari di una ragazza diciottenne , figlia di un prestanome per la mafia, quando questo è già stato condannato.
Per noi questa è un'anomalia, non il comportamento della procura di Roma, che cerca di contrastare la criminalità mafiosa e che, nel rispetto rigoroso della sentenza costituzionale del 2023, ci dice: Camera dei deputati, non posso sequestrarle io, se voi non mi date l'autorizzazione, e, dunque, vi chiedo di concedermi l'autorizzazione; sappiate però che, come prevede l'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, sì, per me è necessaria, indispensabile, rilevante e determinante la richiesta che ti faccio, altrimenti non posso procedere.
No, nemmeno in questo caso, è anomalo per la destra il comportamento della procura di Roma. Poi ci hanno detto: ma questo è un caso molto particolare perché non ci sono precedenti esattamente uguali a questo. E aggiungo: fatevi una domanda, ma datevi anche una risposta. Perché non è mai successo in 80 anni di storia repubblicana che un Sottosegretario alla Giustizia, invece di contrastare la mafia, facesse affari con un soggetto già condannato per mafia. Certo che non ci sono casi precedenti, e meno male!
E speriamo che non ce ne siano nemmeno altri! La tematica non è il precedente specifico, è il principio; e il principio è che un parlamentare, che è membro della Giunta per le autorizzazioni, deve avere accesso alla documentazione che è depositata presso la Giunta. Questo è il principio, poi si farà una valutazione su quel contenuto. Non è rilevante? Non è indispensabile? Sarà il parlamentare poi a esprimersi sul merito di quella valutazione…
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). …ma non può essergli impedito questo. Ho letto che le agenzie dicono che il relatore di maggioranza, Pittalis, dice: ma quelle non aggiungono e non tolgono nulla. Scusate, ma se noi non le abbiamo lette e voi non le avete lette, come fate voi a dire che non aggiungono e non tolgono niente ? C'è qualcuno che le ha lette? Chiaritecelo questo aspetto perché, se qualcuno che non sta tra i banchi delle opposizioni le ha già lette e quelli che stanno nei banchi dell'opposizione…
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). … e stanno nelle Commissioni non possono leggerle, c'è un problema ulteriore. Allora, voi avete paura e volete nascondere la verità dei fatti. Noi pensiamo che su fatti così gravi bisogna accertare la verità dei fatti, a tutela delle garanzie costituzionali, che, se male utilizzate…
PRESIDENTE. Onorevole, deve concludere…
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). …indeboliscono il ruolo dei parlamentari e umiliano le guarentigie costituzionali, che invece meritano rispetto…
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). …ma sono rispettate, se non vengono…
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). …oltremodo estese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaia. Ne ha facoltà.
DARIO IAIA(FDI). Grazie, Presidente. Intanto vorrei rassicurare i colleghi delle opposizioni: noi siamo assolutamente sereni siamo assolutamente tranquilli. Mi sarebbe piaciuto ascoltare queste argomentazioni in Giunta per le autorizzazioni soprattutto da parte della collega Torto, la quale è stata in religioso silenzio durante i lavori della Giunta per le autorizzazioni, probabilmente perché la Giunta per le autorizzazioni ha affrontato, dal punto di vista tecnico-giuridico, quella che è la questione che ci interessa.
Cari colleghi, io vorrei ricordare sommessamente a quest'Aula che, nel momento in cui si piega il diritto alle convenienze politiche, si comincia ad aprire la porta alla barbarie . E questo è quello che sta avvenendo…
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi per cortesia…
DARIO IAIA(FDI). …cari colleghi, in quest'Aula, e spiegherò anche le ragioni …
PRESIDENTE. No, colleghi…
DARIO IAIA(FDI). Esattamente, barbarie, e vi spiegherò anche le ragioni. Intanto …
PRESIDENTE. Per favore, colleghi! No, no…
DARIO IAIA(FDI). Capisco…
PRESIDENTE. Non ricominciamo per favore. Ascoltiamo…
DARIO IAIA(FDI). …come abbiamo anche visto…
PRESIDENTE. …ascoltiamo l'onorevole Iaia.
DARIO IAIA(FDI). …come abbiamo anche visto e toccato con mano ieri, quando tocchiamo argomenti, rispetto ai quali siete sensibili, siete adusi bloccare l'oratore che sta intervenendo. L'abbiamo visto anche ieri, ma partiamo da un punto che deve essere chiaro: l'onorevole Delmastro non è indagato non è persona indagata. Cominciamo a chiarire questo aspetto. Collega Torto, capisco che per lei questo aspetto è secondario; però, lei probabilmente svolge un'altra professione e non riesce a comprendere
DARIO IAIA(FDI). …cosa significhi …
PRESIDENTE. …parli sempre con me…
DARIO IAIA(FDI). …non essere indagati, nel diritto italiano.
PRESIDENTE. Collega Iaia, la prego, parli sempre con me.
DARIO IAIA(FDI). Ma andiamo avanti. Presidente, mi consenta perché lei ha consentito alla collega Torto di proferire delle frasi gravissime nei confronti del collega Delmastro, e le ho riportate …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore…
DARIO IAIA(FDI). …le ho riportate testualmente …
PRESIDENTE. Onorevole Colucci, per favore.
DARIO IAIA(FDI). …per non sbagliare. La collega del MoVimento 5 Stelle ha affermato che l'onorevole Delmastro faceva “affari con la camorra”. Bene, questa è un'affermazione, un'espressione diffamatoria e la invito a rinunciare all'immunità in questa sede in maniera tale da discutere poi di questi “affari con la camorra”. Infatti, caro Presidente, le parole sono pietre e hanno un senso perché, se poi dobbiamo parlare in questa sede come se fossimo davanti a un bar lo facciamo, prendiamo atto di questo e andiamo avanti. Per cui, cara collega Torto, rinunci all'immunità in maniera tale che poi in Giunta per le autorizzazioni, magari con la sua presenza, avremo modo di discutere di questo procedimento…
PRESIDENTE. Parli sempre al Presidente, la prego. Parli sempre al Presidente.
DARIO IAIA(FDI). …per diffamazione. Ma andiamo avanti. Io ho qui, caro Presidente, la relazione della Giunta per le autorizzazioni: domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza concernente i deputati Bonifazi e Boschi. Io invito i colleghi del Partito Democratico ad andare a rileggersi che cosa hanno detto in occasione di questa richiesta di sequestro di corrispondenza da parte del GUP del tribunale di Firenze . Voi avete detto esattamente, mi rivolgo al Partito Democratico per il suo tramite, avete detto esattamente l'opposto…
PRESIDENTE. Deputata Serracchiani, per favore…
DARIO IAIA(FDI). …di quello che avete sostenuto in quest'Aula adesso e di quello che avete sostenuto in Giunta per le autorizzazioni . Poi c'è la giravolta straordinaria del MoVimento 5 Stelle. Mi dispiace ripeterlo ma, in ordine alla questione che ha interessato il senatore Scarpinato vi siete rimangiati tutto quello che avete sostenuto in maniera molto, in maniera molto serena. Vi siete opposti a che i componenti della Commissione antimafia potessero prendere visione delle intercettazioni tra il senatore Scarpinato, componente della Commissione antimafia, e l'ex magistrato Gioacchino Natoli, indagato per favoreggiamento alla mafia. Vi siete opposti a questa lettura (; addirittura, Scarpinato ha promosso ricorso alla Corte costituzionale, mi pare che sia così e mi pare che la Corte costituzionale abbia dichiarato inammissibile questo ricorso. Perché non sapete neanche che non è una prerogativa del singolo parlamentare quella di ricorrere alla Corte costituzionale, ma è una prerogativa dell'organismo Non è proprio così!. Quindi, quello che noi stiamo tutelando oggi è la prerogativa di quest'Aula e la libertà delle Camere di poter agire. Non stiamo difendendo l'onorevole Delmastro, ma stiamo difendendo la prerogativa di tutto questo organismo parlamentare per far sì che possiamo agire e muoverci nella massima libertà, senza avere paura di comunicare tra di noi e di comunicare all'esterno attraverso i messaggi…
DARIO IAIA(FDI). Per queste ragioni, noi rispediamo al mittente tutto quanto è stato sostenuto in maniera assolutamente superficiale. Avremmo apprezzato che queste argomentazioni le avessero proferite in Giunta e non adesso nell'Aula per fare in modo che questo circo mediatico, che hanno alimentato da 20 giorni a questa parte, potesse andare avanti .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione congiunta dei documenti: Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2025 (Doc. VIII, n. 7); Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2026 (Doc. VIII, n. 8).
Ricordo che nella seduta del 27 luglio, dopo la relazione del Questore, l'onorevole Alessandro Benvenuto, si è svolta e conclusa la discussione congiunta.
PRESIDENTE. Ha dunque facoltà di replicare l'onorevole Questore, Paolo Trancassini.
PAOLO TRANCASSINI, . Grazie, Presidente. Mi prendo qualche minuto per replicare agli interventi che ci sono stati in Aula in discussione generale sul Conto consuntivo e sul progetto di bilancio. Intervengo per dire che, insomma, nonostante la dotazione che resterà invariata fino al 2029, abbiamo un bilancio sano, con un avanzo di 68 milioni. Ci tengo a precisare però che la sfida che avevamo iniziato quattro anni fa non era quella di tagliare o risparmiare. La vera sfida era quella di ottimizzare, cioè dimostrare che si possono fare tante cose, facendolo in modo oculato e, magari, nel contempo, anche avere qualche risparmio. Ebbene, anche quest'anno, soprattutto quest'anno, abbiamo fatto tantissimi lavori ordinari e straordinari di manutenzione. Abbiamo fatto tantissime assunzioni, perché erano anni che era ferma la macchina delle assunzioni e siamo stati vicini ai gruppi. Approveremo - ahimè, soltanto a maggioranza - degli ordini del giorno finalizzati a dare maggiori soldi ai gruppi per migliorarsi sull'importante sfida dell'intelligenza artificiale, come è stato richiesto da parecchi parlamentari.
Poi dal 1° maggio sono diventati dipendenti della Cd-Servizi anche i dipendenti dell'Operosa e quindi adesso finalmente abbiamo 400 persone che sono uscite dal regime della cooperativa e sono all'interno della Cd-Servizi, che ricordo che è una società il cui capitale è al 100 per cento della Camera. C'è un'altra sfida che contiamo con i colleghi di risolvere e di vincere entro la fine dell'anno, che è quella degli “allegati A” e degli “allegati B”. Io vi confesso che, da cittadino, da legale e da ex sindaco, tutto pensavo meno che alla Camera ci fossero situazioni di questo tipo, cioè quello che abbiamo trovato, appunto, nella gestione delle cooperative e quello che abbiamo trovato negli “allegati A” e negli “allegati B”. Non hanno certezza, c'è insomma anche una situazione di incertezza che li accompagna da anni. Ecco, noi, da qui alla fine dell'anno, sicuramente cercheremo di accorparli e dare loro quella dignità che meritano e penso che sia durato anche troppo questo loro stato.
Rispondo sostanzialmente, prima di passare ai pareri degli ordini del giorno, a due osservazioni e a due critiche che sono avvenute. I due interventi in Aula del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle hanno sottolineato una mancanza di trasparenza sulla gestione della Cd-Servizi, in particolar modo sul fatto che ci sono dipendenti Camera che non sono riportati nel bilancio. Allora, a parte che è stata fornita tutta una serie di documentazione puntuale nel tempo, anche a seguito di ordini del giorno dello scorso anno, a parte il fatto che, insomma, è la regola anche di altre società , come appunto Difesa Servizi, e a parte anche il fatto che la società di revisione ha affermato, appunto, di non contabilizzarli, però c'è una riflessione che io volevo fare con voi alla luce anche degli ultimi confronti e cioè che sembrerebbe che il tema vero è questo utile di bilancio che ha la Cd-Servizi.
Allora, secondo noi, contabilmente la Cd-Servizi ha fatto un utile di 450.000 euro nel 2024 e 1.950.000 euro nel 2025. Secondo i colleghi non è così. Però, io vi invito a fare questa riflessione.
Noi abbiamo deciso e messo nero su bianco che gli utili di questa società andranno ai dipendenti, quindi a me sembra che sia anche una contrapposizione sterile, e magari forse è il caso di concentrarci su quello che possiamo fare per migliorare ancora di più la vita del personale ex cooperativa, anche perché abbiamo nel frattempo aumentato gli orari, abbiamo dato i buoni pasto, abbiamo aumentato gli importi dei buoni pasto, abbiamo individuato delle posizioni di coordinamento, ci siamo occupati anche dei permessi. Insomma, abbiamo avviato quel percorso grazie a quest'utile che deve portarci da qui a un anno a migliorare ancora di più la vita di queste persone.
L'altra osservazione, l'altra critica che abbiamo ricevuto, e che poi fa parte di un ordine del giorno, riguarda la richiesta di sottoscrivere, alla richiesta della sala stampa della Camera, diciamo chiedere al parlamentare che chiede l'utilizzo della sala stampa di sottoscrivere un documento nel quale dichiara che all'interno della sala stampa lui rispetterà i dettati della Costituzione.
Allora, a parte che c'è un tema di insindacabilità e, insomma - permettetemi la battuta -, non è che la Costituzione la possiamo sbandierare a giorni alterni - o c'è o non c'è -, e l'articolo 68 relativamente al parlamentare è molto chiaro. Ma la domanda che ho posto io e che abbiamo posto noi a maggioranza come Questori è, se c'è un tema, perché il riferimento, poi, è in particolare alla legge Scelba e alle modifiche della legge Mancino, se su questo argomento non c'è sufficiente tutela e non si è normato abbastanza, io credo che il tema non sia quello che decide il Collegio dei questori; il tema è che il parlamentare deve fare il parlamentare, e quindi fa una proposta di legge e modifica la legge Mancino, la legge Scelba o comunque quello che voi ritenete di dover modificare su quest'argomento.
E poi una domanda. Non è che questo cambia, perché non è che noi alla firma... cioè, io dichiaro che non commetterò un reato, poi entro e commetto un reato: non sposta nulla. E la prova provata della serenità del Collegio dei questori è che noi abbiamo sanzionato un atto penalmente irrilevante proprio in quest'Aula, quando si è fatto riferimento alla “X”, e lo abbiamo sanzionato indipendentemente dalla sua rilevanza penale e indipendentemente dalla sottoscrizione di un documento. Ecco, ci tenevo a fare questo passaggio ma poi comunque, se volete, ne parleremo dopo.
E per ultimo permettetemi di ringraziare tutti i dipendenti della Camera, a cominciare, innanzitutto il Presidente della Camera, dal Segretario generale, dai funzionari e dirigenti . Ma per farlo voglio parlarvi di un importante risultato che abbiamo raggiunto, e cioè che noi, come Camera dei deputati, dal 1° gennaio 2026 ci siamo distaccati dall'AMA, perché vedevamo che secondo noi si poteva fare meglio e si poteva risparmiare. E distaccandoci dall'AMA e dando i rifiuti della Camera ad operatori privati, noi abbiamo risparmiato 400.000 euro in sei mesi, ma soprattutto - lo dico perché ci sono parecchi ordini del giorno in tal senso - noi siamo al 77 per cento di raccolta differenziata in questi palazzi . Allora, se fai il 77 per cento di raccolta differenziata vuol dire che funziona, dal Segretario generale ai dirigenti ma anche all'ultimo - apparentemente ultimo - dipendente. Vuol dire che c'è una macchina che in questo ambito - ma io dico in tutti gli ambiti - lavora molto bene. Quindi a tutti loro un grazie davvero e di cuore .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Ricordo che - come univocamente chiarito dalla Presidenza della Camera nella seduta del 24 luglio 2008 - alla procedura di esame degli ordini del giorno riferiti al bilancio interno non trovano applicazione le norme contenute nell'articolo 88 del Regolamento, che si riferisce unicamente al procedimento legislativo, bensì una disciplina consolidatasi in una prassi di molte legislature.
Se nessuno chiede di illustrare gli ordini del giorno, do la parola all'onorevole Questore, Trancassini, per esprimere i relativi pareri.
PAOLO TRANCASSINI, . Grazie, Presidente. Prima di entrare nel merito degli ordini del giorno, desidero svolgere alcune precisazioni a nome del Collegio dei questori.
Ricordo che, sulla base della prassi oramai consolidata, tutti gli ordini del giorno debbono intendersi quale invito, rivolto al Collegio dei questori o all'Ufficio di Presidenza, a valutare l'opportunità di operare nel senso indicato dai rispettivi dispositivi.
Preciso inoltre che il giudizio formulato in merito agli ordini del giorno ha riguardo esclusivamente alle parti dispositive. Per quanto attiene alle parti motive, anche in questo caso sulla base di una prassi consolidata, il Collegio non proporrà alcuna riformulazione per ragioni di economia procedurale, senza che ciò comporti adesione o meno alle affermazioni ivi contenute. Alle premesse il Collegio farà riferimento esclusivamente nei casi in cui lo ritenga funzionale ad una più compiuta argomentazione delle motivazioni poste a base dei pareri formulati.
Resta inteso che ove le riformulazioni proposte non siano accolte dai presentatori degli ordini del giorno si intenderà che il parere sugli stessi è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/1 De Maria il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/2 De Maria il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a definire entro la fine della presente legislatura, previo confronto con i gruppi parlamentari, misure volte a salvaguardare, anche sotto il profilo dei livelli occupazionali e retributivi, la specifica professionalità ed esperienza dei dipendenti iscritti negli Allegati A e B, assicurando più incisive forme di tutela”.
Anticipo che sugli ordini del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/3 De Maria, n. 9/Doc. VIII, n. 8/5 De Maria, n. 9/Doc. VIII, n. 8/12 Schullian, n. 9/Doc. VIII, n. 8/15 Della Vedova, n. 9/Doc. VIII, n. 8/27 Cavandoli e n. 9/Doc. VIII, n. 8/36 Mari, vertenti su analogo oggetto, il parere è favorevole con la medesima riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/2 De Maria.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/4 De Maria il parere è favorevole, compatibilmente con le clausole dei contratti in essere e la disciplina in materia di contratti pubblici.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/6 De Maria il parere è favorevole con la precisazione che l'impegno è in parte già attuato e nel senso di valutare ulteriori misure volte ad agevolare l'accesso al servizio di ristorazione per il personale che lavora per i gruppi.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/7 De Maria il parere è favorevole in quanto già attuato.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/8 De Maria il parere è favorevole con la precisazione che l'impegno è in parte già attuato e nel senso di valutare ulteriori misure volte ad agevolare l'accesso al servizio di ristorazione per il personale che lavora per i gruppi.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/9 De Maria il parere è favorevole in quanto già attuato.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/10 De Maria il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/11 De Maria vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/13 Ascani il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/14 Della Vedova il parere è favorevole con la seguente riformulazione: aggiungere in fine le seguenti parole: “fermi restando, per quanto riguarda le assunzioni della CD-Servizi Spa, i limiti previsti dalla delibera normativa e dallo statuto e, per quanto riguarda l'ingresso nei ruoli della Camera dei deputati, il superamento di un concorso pubblico”.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/16 Della Vedova e Vaccari il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a dare più puntuale evidenza nei documenti di bilancio della Camera dei corrispettivi dovuti per i servizi resi da CD-Servizi Spa, fermo restando che, per quanto riguarda il personale distaccato, rimangono valide le regole di redazione del bilancio, analoghe a quelle vigenti anche per altre società , e quelle in materia di pubblicità che si applicano a tutti i dipendenti della Camera distaccati presso altri soggetti pubblici”.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/17 Colombo e Mollicone il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/18 Zucconi e Mollicone il parere è favorevole e in parte già attuato.
Sugli ordini del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/19 Mollicone e n. 9/Doc. VIII, n. 8/20 Mollicone il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/21 Urzi' e Mollicone il parere è favorevole con la precisazione che saranno ulteriormente sviluppate le misure già poste in essere nel senso indicato dall'ordine del giorno.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/22 Deidda ed altri il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/23 Rizzetto e Mollicone il parere è favorevole con la seguente riformulazione: aggiungere in fine le seguenti parole: “, compatibilmente con gli spazi a disposizione e previa istruttoria da svolgere con i gruppi parlamentari in ordine all'utilizzo effettivo degli spazi già assegnati”.
Sugli ordini del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/24 Candiani e Mollicone, n. 9/Doc. VIII, n. 8/25 Cavandoli e n. 9/Doc. VIII, n. 8/26 Cavandoli il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/28 Casu e Mule' il parere è favorevole compatibilmente con le clausole dei contratti in essere e la disciplina in materia di contratti pubblici.
Sugli ordini del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/29 Gadda e n. 9/Doc. VIII, n. 8/30 Del Barba il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/31 Alessandro Colucci il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare, in conformità alle disposizioni previste dall'articolo 15 del Regolamento, l'opportunità di adottare modalità di quantificazione del contributo unico e onnicomprensivo iscritto nel bilancio di previsione della Camera dei deputati che tengano conto di tutti gli oneri, anche quelli di natura tributaria, effettivamente sostenuti dai gruppi parlamentari”.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/32 Mari ed altri il parere è favorevole con la precisazione che l'impegno è in parte già attuato e nel senso di valutare ulteriori misure volte ad agevolare l'accesso al servizio di ristorazione per il personale che lavora per i gruppi.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/33 Mari ed altri il parere è favorevole con la seguente riformulazione (che riprende quella dell'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/2 De Maria): “a definire entro la fine della presente legislatura, previo confronto con i gruppi parlamentari, misure volte a salvaguardare, anche sotto il profilo dei livelli occupazionali e retributivi, la specifica professionalità ed esperienza dei dipendenti iscritti negli Allegati A e B, assicurando più incisive forme di tutela, nonché la loro formazione in materia di utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale”.
Sugli ordini del giorno nn. 9/Doc. VIII, n. 8/34 Zanella, 9/Doc. VIII, n. 8/35 Zaratti e altri, 9/Doc. VIII, n. 8/37 Casu, 9/Doc. VIII, n. 8/38 Ilaria Fontana, 9/Doc. VIII, n. 8/39 Pavanelli e Cappelletti, il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/40 Caramiello, il parere è favorevole in quanto già attuato.
Sugli ordini del giorno nn. 9/Doc. VIII, n. 8/41 Bruno e altri, 9/Doc. VIII, n. 8/42 D'Orso, 9/Doc. VIII, n. 8/43 Sportiello, 9/Doc. VIII, n. 8/44 L'Abbate, 9/Doc. VIII, n. 8/45 Pavanelli, 9/Doc. VIII, n. 8/46 Iaria e Sergio Costa, 9/Doc. VIII, n. 8/47 e 9/Doc. VIII, n. 8/48 Sportiello, il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/49 Ascari e Morfino, il parere è favorevole con la seguente riformulazione, che fa seguito alle valutazioni espresse dal Comitato pari opportunità su tale materia all'esito dell'istruttoria svolta: “ad avviare iniziative volte a promuovere la conoscenza di strumenti già esistenti in tema di contrasto alla violenza di genere, quale tra l'altro il numero gratuito di pubblica utilità 1522, curato dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri”.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/50 Giuliano, il parere è favorevole, con la precisazione che l'impegno è in parte già attuato.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/51 Giuliano e Ascari, il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/52 Francesco Silvestri e altri, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di avviare un'istruttoria volta a svolgere un'analisi comparativa tra la disciplina dell'attività di rappresentanza di interessi vigente nell'ordinamento interno della Camera e le disposizioni contenute nel disegno di legge S. 1780, approvato dall'Assemblea della Camera dei deputati il 29 gennaio 2026 in prima lettura e attualmente all'esame del Senato, evidenziandone gli aspetti più rilevanti, nel rispetto dell'autonomia riconosciuta alla Camera dei deputati dall'articolo 64 della Costituzione”.
Sull'ordine del giorno nn. 9/Doc. VIII, n. 8/53 Morfino, 9/Doc. VIII, n. 8/54 Sergio Costa e Mollicone, 9/Doc. VIII, n. 8/55 Alifano e Quartini, 9/Doc. VIII, n. 8/56 Ilaria Fontana, 9/Doc. VIII, n. 8/57 L'Abbate, 9/Doc. VIII, n. 8/58 D'Orso, il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/59 Carotenuto, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare iniziative di competenza per individuare all'interno dei Palazzi un'area da dedicare al consumo dei pasti per il personale delle ditte appaltatrici, eventualmente attrezzandola con elettrodomestici di base (frigo e microonde) per il mantenimento o il riscaldamento dei cibi”.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/60 Pavanelli, il parere è favorevole in quanto già attuato.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/1 De Maria: accolto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/2 De Maria sul quale è stato espresso un parere favorevole ove riformulato. Poiché la proposta di riformulazione dell'impegno di tale ordine del giorno coincide con quella proposta anche con riferimento agli impegni degli ordini del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/3 e 9/Doc. VIII, n. 8/5 De Maria, 9/Doc. VIII, n. 8/12 Schullian, 9/Doc. VIII, n. 8/15 Della Vedova, 9/Doc. VIII, n. 8/27 Cavandoli e 9/Doc. VIII, n. 8/36 Mari, tali ordini del giorno saranno esaminati consecutivamente. Pertanto, chiedo al deputato De Maria se intenda accogliere la proposta di riformulazione dei suoi ordini del giorno nn. 9/Doc. VIII, n. 8/2, 9/Doc. VIII, n. 8/3 e 9/Doc. VIII, n. 8/5 o se intenda portarli in votazione. Accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/12 Schullian. Accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/15 Della Vedova. Accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/27 Cavandoli. Accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/36 Mari. Accetta la riformulazione? Sì.
L'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/4 De Maria è accolto.
L'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/6 De Maria è accolto.
L'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/7 De Maria è accolto.
L'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/8 De Maria è accolto.
L'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/9 De Maria è accolto.
L'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/10 De Maria è accolto.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/11 De Maria ho l'invito al ritiro.
Ha chiesto di parlare il deputato Andrea De Maria. Ne ha facoltà.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non ritiro l'ordine del giorno. Chiedo che venga messo in votazione e ne voglio spiegare le ragioni. C'è un tema nel nostro Paese che merita chiarezza e posizioni chiare: quello del fascismo e dell'antifascismo. In una fase nella quale una forte deriva populista rischia di mettere in discussione principi e valori fondamentali della nostra democrazia e delle democrazie europee, ritengo indispensabile ribadire, senza ambiguità, che la Repubblica italiana è nata dalla Resistenza ed è fondata sull'antifascismo.
Per questo, abbiamo presentato alla Camera dei deputati quest'ordine del giorno che impegna l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori a valutare un rafforzamento delle regole per l'accesso e l'utilizzo della sala stampa e degli altri spazi destinati alle conferenze stampa di Montecitorio. L'iniziativa nasce anche alla luce di quanto è accaduto con la conferenza stampa dove era presente CasaPound presso la sala stampa della Camera dei deputati.
Di fronte alla scelta di consentire lo svolgimento di quell'evento, le opposizioni hanno protestato con un'iniziativa, in sala stampa, per difendere i valori costituzionali. Tra i deputati che hanno partecipato alle proteste c'ero anch'io e, insieme a tante altre colleghe e colleghi, sono stato sospeso con un provvedimento, a mio avviso, evidentemente sproporzionato, anche perché ancora non vedo dove abbiamo violato i Regolamenti parlamentari.
Ritengo che quella vicenda renda, ancora più evidente, la necessità di una riflessione sulle regole di utilizzo degli spazi istituzionali.
La Camera dei deputati è il luogo nel quale si esercita la rappresentanza democratica della Nazione e deve sempre essere tutelato il prestigio della sua funzione costituzionale. Chi accede ai suoi spazi per organizzare iniziative pubbliche deve assumersi la responsabilità del rispetto della Costituzione e dei suoi principi fondamentali.
Per questo abbiamo proposto che il deputato richiedente - che, come sappiamo, è a tutti gli effetti colui che richiede la sala stampa, decide chi invitare e stabilisce i contenuti dell'evento - e i soggetti esterni invitati sottoscrivano una dichiarazione con la quale si impegnano al rispetto alla Costituzione della Repubblica italiana e a non porre in essere, nell'ambito di iniziative svolte presso la Camera, comportamenti o manifestazioni in contrasto con i principi dell'ordinamento costituzionale democratico. Il riferimento è, in particolare, alla XII disposizione transitoria e finale che vieta la ricostituzione, in qualsiasi forma, del disciolto partito fascista o condotte riconducibili alle fattispecie previste dalla legge Scelba e dalla legge Mancino.
A qualcuno può non piacere, ma grazie ai Padri costituenti, in Italia il fascismo non è un'opinione, ma è un crimine .
Voglio sottolinearlo: non si tratta, certo, di mettere in discussione il principio costituzionale dell'assenza di vincolo di mandato e di insindacabilità per i parlamentari; un principio che va difeso e rispettato. Si tratta, però, di rispettare, prima di tutto, qui, alla Camera, i principi costituzionali.
Credo che il pieno rispetto della Costituzione sia la prima e la più importante responsabilità di tutti noi parlamentari della Repubblica.
Abbiamo scelto di concentrarci sulla sala stampa che è la più rappresentativa della Camera dei deputati e che è normata in modo specifico, ma, ovviamente, nulla osta se si vorrà assumere una regola analoga per tutte le sale della Camera.
Voglio, poi, sottolineare che regolamenti analoghi valgono in tantissimi comuni e in tantissime regioni. Come Camera dei deputati siamo in ritardo rispetto ad altri livelli istituzionali. L'antifascismo non appartiene a una sola parte politica, ma è il fondamento della nostra democrazia e della Costituzione repubblicana. Difendere l'antifascismo significa difendere la democrazia, le istituzioni e la storia della nostra Repubblica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Vede, Presidente, io speravo che quanto accaduto alla Camera dei deputati, venerdì 30 gennaio 2026, fosse soltanto uno spiacevole incidente, un inciampo, perché errare è umano, ma perseverare è diabolico.
Il collega De Maria - glielo dico per suo tramite, Presidente - pretende di poter sottoporre l'articolo 21 della Costituzione - che, lo ricordo, prevede la libertà di pensiero per tutti - a una sorta di patentino dove la polizia del pensiero unico pretende di dire chi può parlare e chi no .
Presidente, evidentemente, quest'ordine del giorno durerà pochissimo, ma voglio che venga messo agli atti che, ancora una volta, la componente del PD, ma immagino che sia condiviso con tutta l'opposizione, pretende davvero di schiacciare l'articolo 21 della Costituzione come hanno provato, con violenza privata, il 30 gennaio, a schiacciare la libertà di opinione del collega Furgiuele, un deputato della Repubblica, che è stato soverchiato anche fisicamente al canto di perché voleva fare una … ma state zitti e prendi la pillola delle sette!
PRESIDENTE. No, no, no...
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). …e stava semplicemente…
PRESIDENTE. Parli sempre con me, la prego.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Presidente, se non lo fa lei, lo faccio io. Devono stare zitti quando parliamo …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore…
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). …devono avere rispetto !
PRESIDENTE. Onorevole Penza, si segga. Prego.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Dicevo, con pacata sobrietà e lucida moderazione, che non è il PD che decide chi può parlare e chi meno. Se c'è una conferenza stampa autorizzata e loro in 30 impediscono, con una violenza verbale e fisica, un parlamentare, è giusto che siano stati sospesi (…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, colleghi.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). …è giusto che siano stati sospesi!
PRESIDENTE. Facciamo terminare l'onorevole Sasso.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Perché è bello citare la Costituzione ma è anche bello rispettarla, perché in questa Camera ne abbiamo viste di tutti i colori, compresi i fiancheggiatori dei terroristi islamici e nessuno si è permesso di venire a sgomberare quell'Aula, perché era giusto che si sapesse la gente che portate qui dentro.
Per cui Futuro Nazionale voterà con orgoglio contro questa schifezza di ordine del giorno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo, se il collega De Maria è d'accordo, di poter sottoscrivere quest'ordine del giorno, perché ero anch'io nella sala della conferenza stampa quando il deputato Furgiuele cercò di far entrare alla Camera dei deputati esponenti neofascisti, condannati, neonazisti condannati anche per aver aggredito delle persone che la pensano diversamente da loro, aggressione che non è avvenuta nella sala della conferenza stampa, nella quale pacificamente abbiamo, in qualche modo, dimostrato che questo luogo è la culla della nostra democrazia e rappresenta tutti coloro che hanno offerto la propria vita per garantire la nostra libertà, per consentire poi ai Padri e alle Madri costituenti di scrivere le regole della nostra democrazia . Entrare in questo luogo è un privilegio, è un onore, e bisogna trasmettere idee e valori alti e soprattutto bisogna essere degni. Così come noi, da deputati, dobbiamo dimostrare ogni giorno di essere all'altezza di quei valori e di quei principi che sono stati scritti con il sangue di donne e di uomini, di intere generazioni che hanno perso la vita contro il fascismo e contro tutte le dittature per affermare i nostri diritti e le nostre libertà .
Quindi, quest'ordine del giorno, caro collega Sasso, non è una schifezza. La schifezza sono le affermazioni che in quella sala stampa si volevano fare da parte di esponenti neonazisti e neofascisti , perché quelle non sono idee: sono crimini contro l'umanità, sono crimini contro la nostra Costituzione, che è sacra .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Anch'io chiedo al collega De Maria di poter sottoscrivere quest'ordine del giorno. Io ero tra i sanzionati: cinque giorni perché ho difeso l'onore di questo luogo, ho difeso l'onore della democrazia, ho difeso l'onore della democrazia costituzionale antifascista. Questo è quello che abbiamo fatto e l'abbiamo fatto con orgoglio, con grande forza. L'abbiamo fatto rispetto a delle persone che erano condannate per crimini seri. Si parla di CasaPound e si parla di Skinheads Veneto. Quindi era una situazione assolutamente imbarazzante. Se è vero che dobbiamo proteggere - ed è giusto farlo in termini di costituzionalità - l'articolo 21 della Costituzione, che riguarda la libertà di pensiero, sicuramente non riguarda la libertà di crimine perché è questo quello che si voleva fare all'interno di questo palazzo. Allora, in questo senso, credo che sia assolutamente ragionevole che si prenda in esame quest'ordine del giorno.
È un ordine del giorno assolutamente di buonsenso. Limita in maniera significativa la possibilità di commettere un crimine qui dentro, un crimine serio anche legato alle truffe semantiche, perché si sono inventati la parola “remigrazione” quando è una vera e propria “deportazione” . Anche questo non è accettabile, non è assolutamente accettabile. Allora, io credo che per l'onorabilità di questo luogo, che è il tempio della democrazia, dove ci sono persone che vengono rammentate - proprio lì Giacomo Matteotti - per essere morte in nome di questa democrazia, io credo che quest'ordine del giorno sia assolutamente di buonsenso e dovremmo approvarlo .
PRESIDENTE. Gli onorevoli L'Abbate e Pellegrini sottoscrivono.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Quest'ordine del giorno è firmato dal collega De Maria, di cui ho stima. Siamo amici, abbiamo lavorato tanti anni insieme e quindi io voglio interloquire con lui per spiegargli perché noi non possiamo condividere e votare quest'ordine del giorno. Non per le motivazioni che il collega De Maria porta, cioè quella di evitare che presso la Camera dei deputati, in particolare nella sala stampa, ci siano manifestazioni contro legge, perché le manifestazioni contro legge - siamo tutti d'accordo o quasi tutti o almeno spero che siamo tutti d'accordo - non possono esserci. Diciamo che il rispetto della Costituzione io lo do per pre-acquisito per un parlamentare nel momento in cui si candida e quando viene eletto qui perché se noi mettiamo in discussione questo - e lo dico con stima al collega De Maria - per cui bisogna firmare una dichiarazione perché noi vogliamo il rispetto, stiamo facendo delle cose… dopodiché sento anch'io il collega Sasso e le sciocchezze che dice o che vorrebbe dire, ma le dice perché gli servono per esistere, a lui, al collega Furgiuele. Le dicono per esistere e non per altri motivi. Però, non è che noi possiamo fare le regole per consentire a loro di esistere e per consentire a loro di fare le conferenze stampa. Noi dobbiamo dire che ci sono delle regole che caratterizzano la presenza in questo luogo, che sono il rispetto delle leggi. Non ci possono essere colleghi che sono qui e che non danno per scontato il dovere di rispettare le leggi.
Quando è cominciata questa legislatura, io ho avuto un grande onore, che è stato quello di fare il discorso con cui si è aperta questa legislatura. Io ricordo in me un'emozione che io sento sempre quando intervengo in quest'Aula - e in alcuni momenti la senti di più - per la solennità di questo luogo e per il valore che ha questo luogo, dove c'è gente che è venuta qui dopo aver lottato e fatto la Resistenza per liberare questo Paese. Se noi non siamo consapevoli di questo, all'interno di tutte le nostre discussioni cominciamo a fare gli spicchi dei principi di legalità da rispettare per fare un'iniziativa in un luogo o nell'altro. Per venire in quest'Aula io penso che noi dobbiamo tutti essere - diciamo - servi della Costituzione più di qualsiasi altro italiano, al servizio della Costituzione più di qualsiasi altro italiano. Quindi, sono d'accordo con quello che scrive il collega De Maria, ma non lo vorrei mai far firmare a nessun parlamentare.
Allora, io invito il Collegio dei questori a fare una riflessione comunque su questi temi, che riguardano non solo la sala stampa ma tutte le sale. Lo dico non per aprire il dibattito a cose più ampie, ma quando vedo iniziative che sostengono Paesi che sono sotto sanzione a me il fegato fa un po' male , eppure le vediamo in questo Parlamento iniziative che sono fatte in questo modo.
Allora, io credo che noi dobbiamo essere più rigorosi, noi tutti, e in particolare chi ha responsabilità di gestione della struttura, ma dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola di Sasso, Furgiuele o di chi per loro sta qui, perché loro cercano questo. Allora, io penso che per rispetto di quest'Aula, per rispetto di chi, in quest'Aula, ha costruito le regole che consentono a noi di venire qui e di dibattere liberamente su questo e su tanti altri temi, dobbiamo essere molto consapevoli della gravità delle cose che facciamo e cogliere il punto che cita il collega De Maria.
Però non dobbiamo trasformarlo in un punto divisivo, ma dare per scontato che è un prerequisito. Perché chi entra qui, in qualsiasi aula, e pensa di non rispettare la legge, non è degno di stare qui dentro, non solo non è degno di fare una conferenza stampa .
PRESIDENTE. Il gruppo MoVimento 5 Stelle sottoscrive. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Era per la sottoscrizione, ma è già stata fatta. Io quel giorno non c'ero, ma avrei voluto esserci però. Proprio per quello che diceva l'onorevole Rosato, io non posso considerare quello che dicono l'onorevole Sasso, l'onorevole Ziello, l'onorevole Pozzolo e gli altri di Futuro Nazionale come un gioco da bambini. Sono dei parlamentari della Repubblica: io prendo seriamente quello che loro dicono, e non come un gioco da ragazzini. Avrei voluto esserci, perché essere punito per quello era una medaglia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Innanzitutto, tutto il gruppo del Partito Democratico sottoscrive quest'ordine del giorno. Vi confesso che intervengo con una profonda amarezza, perché nell'ottantesimo della prima seduta dell'Assemblea costituente, nell'ottantesimo del ritorno alla libertà e della Repubblica, vedere bocciato quest'ordine del giorno fa male. Fa male perché non avremmo avuto bisogno di presentare quest'ordine del giorno se i tempi non fossero cambiati, e cambiati in peggio, allontanandoci da quei valori fondativi di 80 anni fa.
Qui non è in discussione l'articolo 21 della Costituzione, non è in discussione - lo dico, per il suo tramite, al collega Rosato - il fatto che ognuno di noi dovrebbe avere fino in fondo la concezione e il rispetto della Costituzione della Repubblica italiana. Questo è dato per scontato. Purtroppo dobbiamo utilizzare sempre di più il condizionale: dovrebbe. Perché quello che è avvenuto quel giorno dimostra che tutto questo non è stato acquisito fino in fondo, e che ci si dimentica - questo è il senso profondo di quest'ordine del giorno - il luogo in cui siamo.
Questo è quello che fa più male. E ci si dimentica da dove veniamo, quali lutti e quali tragedie hanno portato a dove siamo oggi, e dove eravamo 80 anni fa. Mi rivolgo davvero al Collegio dei questori: potevate riformulare l'ordine del giorno, ma negare che ci sia la necessità di porre un freno rispetto alla possibilità che figuri ed esponenti di partiti e movimenti che si richiamano dichiaratamente - e non mi riferisco a nessun movimento o partito in quest'Aula - al fascismo e al nazismo possano tranquillamente varcare il portone del tempio della democrazia, vantarsi e minacciare di fare la marcia, e che noi dobbiamo farli entrare come se niente fosse, questo per noi è francamente inaccettabile .
Ma non perché noi vogliamo dare patenti, non perché noi sosteniamo il pensiero unico, ma perché abbiamo rispetto di questo luogo, abbiamo rispetto di dove siamo, da dove siamo venuti. Questo era un tentativo di evitare quello che è successo il 30 gennaio, di farlo per il futuro e di trovare delle regole condivise per evitare di avere il paradosso di sanzionare 30 colleghi che non hanno fatto alcuna violenza privata nei confronti di Furgiuele !
Chiedo formalmente al collega Sasso di ritirare questa accusa falsa, altrimenti non ci sarebbero state le sanzioni nei termini in cui ci sono state da parte dell'Ufficio di Presidenza, se ci fosse stata violenza fisica; quindi lei ha detto una cosa falsa e la invito a ritirare quello che ha detto, perché è grave nei confronti dei colleghi, che hanno manifestato pacificamente e in maniera non violenta le ragioni per le quali certi individui non hanno diritto a varcare quel portone. E continueremo a ribadirlo: non hanno diritto!
Chi sostiene le tesi del nazismo non ha diritto a entrare nel tempio della democrazia , non c'entra niente con l'articolo 21 Perché vi hanno sospeso, se era tutto lecito?
PRESIDENTE. Collega Sasso, per favore
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Non ho nessuna difficoltà, collega Sasso...
PRESIDENTE. Parli sempre con il Presidente, per favore.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Sono molto sereno …
PRESIDENTE. Per cortesia.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Vuole che le dimostri come faccio a non essere sereno?
PRESIDENTE. Onorevole Fornaro…
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Io sto parlando molto serenamente. È evidente che c'è stata, ed è stata rilevata come una violazione del Regolamento, un'occupazione di quell'aula, ma in maniera non violenta. Se poi il canto di è considerato una violenza privata io non so proprio cosa farci, caro collega Sasso. Lo abbiamo fatto anche in quest'Aula, quindi io mi permetto, proprio nel richiamo alla Costituzione - e concludo, signor Presidente - e all'assenza di vincolo di mandato, di chiedere ai colleghi della maggioranza di votare secondo coscienza.
Dall'altra parte ci sono colleghi che hanno in tasca la tessera dell'ANPI, che partecipano con noi alle manifestazioni di ricordo e commemorazione partigiana. Io li invito a essere coerenti con quelle presenze e con quelle partecipazioni, e di votare a favore di quest'ordine del giorno, che sta dentro quello spirito , lo spirito di una Repubblica democratica, nata dalla lotta di Resistenza.
Quella lotta va rispettata e i figuri che contestano quella matrice, che oggi inneggiano al nazismo e al fascismo, non hanno diritto ad entrare in questa Camera .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Grazie, Presidente. Io volevo portare un attimino anche la mia testimonianza, da persona che è stata presente quel giorno e che può certificare tutte le cose che sono state dette fino ad adesso. Vorrei aggiungere, però, anche una testimonianza che mi ha lasciato sorpreso. Vorrei leggere una lettera che ho ricevuto dalla Federazione internazionale dei resistenti, che riunisce oltre 60 associazioni della Resistenza in 25 Paesi europei.
“Si tratta di associazioni democratiche e antifasciste, eredi e continuatrici di coloro che si opposero al terrore fascista e nazista, lo combatterono e lo sconfissero come Partigiani, combattenti, soldati e civili. Insieme, rappresentiamo più di un milione di membri in tutta Europa. Discendenti delle donne e degli uomini che si opposero attivamente al nazifascismo, siamo profondamente preoccupati e inquieti, per le sanzioni imposte a seguito degli eventi del 30 gennaio alla Camera dei deputati. In quell'occasione, da eletti dal popolo, avete agito per impedire lo svolgimento di un'iniziativa legata a gruppi di estrema destra e neofascisti, tra cui esponenti di CasaPound e di altri movimenti estremisti.
La vostra azione, volta a contrastare la normalizzazione di ideologie fondate sul razzismo, esclusione e autoritarismo all'interno di istituzioni democratiche, rientra pienamente nel contesto storico e costituzionale della Repubblica italiana. Pur nel rispetto delle regole istituzionali, sanzionare chi ha cercato di difendere fondamenti antifascisti della Repubblica rischia di inviare un messaggio inquietante: che la resistenza, al ritorno di ideologie estremiste negli spazi democratici, venga punita anziché riconosciuta. La FIR ricorda che i valori della democrazia in Europa sono stati costruiti sulla sconfitta del fascismo e del nazismo e che la vigilanza contro il loro riemergere resta una responsabilità condivisa. La presenza, all'interno di sedi parlamentari, di organizzazioni e individui apertamente ispirati a tali ideologie costituisce di per sé un motivo di grave preoccupazione. Le esprimiamo, pertanto, la nostra piena solidarietà per aver agito in difesa dei princìpi costituzionali e della memoria storica. Il vostro gesto riflette l'impegno duraturo affinché le istituzioni restino fedeli all'eredità antifascista su cui sono state fondate. La FIR invita le istituzioni italiane a riflettere attentamente sulle implicazioni di queste sanzioni e a riaffermare senza ambiguità il proprio impegno nella lotta contro ogni forma di neofascismo, razzismo e odio. In questo spirito, la FIR ribadisce che difendere la democrazia richiede talvolta coraggio e che tale coraggio dovrebbe essere riconosciuto, non punito”. Da parte del Vicepresidente generale Filippo Giuffrida Repaci e del Segretario generale Ulrich Schneider.
Adesso, di quei 5 giorni, quando sono stato chiamato per spiegare la cosa, io comunque ho fatto riferimento all'articolo 68, cioè si viene a dire a noi che non possiamo dire quello che pensiamo qua dentro, perché comunque quella sala, durante l'orario in cui era stata prenotata, non è stata bloccata da nessuno e neanche siamo arrivati a quel punto, perché nella realtà chi ha deciso di bloccarla è stato il Presidente, che l'ha bloccata e non ha fatto più entrare nessuno. Quindi, se qualcuno deve essere, fra virgolette, analizzato, è stato il comportamento del Presidente che in quel giorno ha bloccato la Camera, non facendo entrare più nessuno, non noi, che abbiamo bloccato l'ingresso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Per suo tramite, innanzitutto voglio dire che le considerazioni fatte dall'onorevole Rosato sono assolutamente di buonsenso, però qui ci troviamo di fronte a una situazione particolare. Ci sono momenti in cui non bisogna dare per scontato niente, questo è il punto. Qualcosa sta cambiando ed è lì che bisogna alzare il livello di attenzione, e credo che questo sia stato fatto in quel giorno in sala stampa ed è ciò che stiamo cercando di fare adesso, perché non si tratta di libertà di pensiero, di articolo 21. Io spero che nessuno si rinzeli, come è avvenuto anche nel corso della giornata, ma credo che qui siamo dentro la XII disposizione transitoria, è quello il punto.
Noi abbiamo il dovere di rilevare i tratti distintivi, i segni, quando qualcosa sta accadendo e si sta riproponendo qualcosa di tragico che avviene sempre dal punto di vista prima del pensiero e poi di altro. Quindi, secondo me, quando noi abbiamo la rappresentazione di idee in esplicita violazione dei diritti umani che vengono portate da persone, da partiti che si dichiarano esplicitamente neofascisti o neonazisti, il combinato disposto di queste due cose obbliga noi ad adottare misure, questo è il punto; obbliga noi a fare in modo che queste due cose assieme non si possano presentare, non possano avere cittadinanza in questo luogo. Non è una facoltà. È un dovere, è un obbligo che noi abbiamo.
Credo sia questo il senso dell'ordine del giorno del collega De Maria: sollevare, di fronte al Parlamento, la necessità di misure che impediscano, in futuro, il ripresentarsi di questa condizione. Questo è il pericolo che c'è nella società italiana. Non voglio aprire discussioni in generale, ma c'è oggi, a nostro avviso, nella società italiana. Noi qui dentro abbiamo il dovere di fare in modo che, innanzitutto, non arrivino qui per limitarne l'espansione nella società. Quindi, l'ordine del giorno ha questo senso. Si possono adottare, come è stato detto, misure diverse. Anch'io invito i Questori a ricercare formule nel Regolamento, che, anche se non dovessero essere così cogenti, comunque, in qualche modo, ci tutelino rispetto al futuro. Ma ripeto: idee in esplicita violazione dei diritti umani portate da soggetti, da partiti o da organizzazioni che si richiamano esplicitamente al neonazismo sono per noi un problema e, purtroppo, sono un problema di questo tempo rispetto al quale dobbiamo provvedere. Non abbiamo alternative .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, Presidente. Per suo tramite, vorrei rivolgermi prima di tutto al collega, onorevole Sasso. Credo che nessuno di noi dovrebbe mai trovarsi in imbarazzo o pensare che gli venga limitata la libertà di parola ogniqualvolta gli venga chiesto di rispettare la Costituzione o anche di firmarla. Credo che tutti noi dovremmo stare a testa alta di fronte a una richiesta del genere. Tuttavia, Presidente, vorrei rivolgermi, sempre per suo tramite, anche all'amico, onorevole De Maria, perché quest'ordine del giorno, che pone un tema molto serio, molto importante, e fa riferimento anche a un episodio avvenuto in questa legislatura che ci deve interrogare, che deve interrogare questa istituzione… Per favore! Scusi, Presidente. Deve interrogare questa istituzione rispetto a come, in questi luoghi, la Costituzione, come in tutta Italia, vada rispettata, ancor di più in questi luoghi.
Tuttavia, Presidente, c'è un aspetto di quest'ordine del giorno. Ricordiamolo: non siamo qui a discutere di una risoluzione sul ruolo del parlamentare e nemmeno di una risoluzione sull'antifascismo. Stiamo parlando del bilancio della Camera e di come la nostra istituzione debba organizzare le proprie regole e i propri regolamenti, affinché si svolgano i lavori con correttezza e secondo il rispetto della Costituzione. Ebbene, quello che viene chiesto in quest'ordine del giorno interpella profondamente le nostre coscienze politiche. Le dico personalmente - e qui faccio un riferimento personale, non al mio gruppo -, mi costringe a mettermi dinnanzi alle mie radici, che sono profondamente antifasciste. Vengo da Morbegno, città di Ezio Vanoni, a cui ho sempre ispirato la mia attività politica , indegnamente sicuramente, ma mai rispetto al valore dell'antifascismo, mai! E mai avrei pensato di vivere una fase politica della mia vita, della vita che riguarderà i nostri figli, in cui il tema dell'antifascismo fosse all'ordine del giorno di questi banchi, e quindi all'ordine del giorno della nostra e della mia coscienza.
Però vede, credo sia importante interrogarsi su come in una conferenza stampa che si tenga in questi luoghi non si possa dare cittadinanza a tematiche fasciste o a chi si dichiara fascista; ci sono strumenti, come una targa, questo è un luogo della libertà antifascista, ci sono strumenti regolamentari.
La parte che però mette più a dura prova la coscienza di un politico antifascista è quella di chi chiede a un parlamentare di questa Repubblica, ogni santo giorno, nel momento in cui dovesse fare una conferenza stampa, di mettere mano alla penna e dichiararsi antifascista. Ripeto: ciascuno di noi non dovrebbe provare imbarazzo in questo, ma qual è il significato che noi trasmettiamo non solo a questa istituzione, anche fuori di qui, rispetto ai nostri tempi? Io credo che questa sia la domanda, la domanda che, rispetto a tutto quello che ha detto il collega De Maria e che ci trova d'accordo, non ci fa però propendere rispetto al voto favorevole con queste modalità e con questi strumenti. Così come ci fa dire con chiarezza all'onorevole Sasso che non è accettabile paragonare la richiesta di rispetto della Costituzione alla violazione dell'articolo 21: questo deve essere dato per scontato e, se viviamo tempi in cui non è dato per scontato, è giusto che il nostro Regolamento se ne occupi.
Richiedere, però, ad ogni parlamentare oggi, ogni mattina mentre si alza, di dover firmare che rispetta la Costituzione, altrimenti su di lui lasciamo un legittimo sospetto, ecco, la mia coscienza antifascista crede che questo non sia lo strumento giusto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Presidente Mule'. Ne ha facoltà.
GIORGIO MULE'(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signori questori, onorevoli colleghi, la stima che nutro nei confronti dell'onorevole De Maria mi ha portato, in passato, a condividere con lui una legge che abbiamo votato nel 2023, una legge profondamente antifascista, che esalta lo spirito di 650.000 militari che, con il loro “no” al regime fascista e alla Repubblica di Salò, germogliarono la Resistenza italiana. Quella legge venne votata all'unanimità dalla Camera . Per quanto mi riguarda, per la stima che ho per l'onorevole De Maria, rappresenta altro che una dichiarazione, rappresenta il fatto che il Parlamento italiano, all'unanimità, ha detto che quel periodo non solo è da dimenticare, ma che non può più tornare.
Allora la premessa è d'obbligo, affinché sia chiaro il motivo della contrarietà. Chiedere ai soggetti esterni, ai deputati di sottoscrivere una dichiarazione, ogni giorno, ogni volta che entrano in sala stampa, equivale - lo dico anche, per suo tramite, all'onorevole Del Barba, forse, se ho interpretato bene il suo pensiero -, a riconoscere una irricevibile, irricevibile forma di debolezza, direi anche di sconfitta rispetto a ciò che siamo e ciò che rappresentiamo. Il principio che vuole introdurre l'ordine del giorno è, infatti, l'ammissione di un che quest'organo costituzionale non può riconoscere. L'adesione ai principi costituzionali è precondizione per essere ammessi non solo nella sala stampa, ma alla Camera dei deputati. È precondizione per avere cittadinanza e vivere nella comunità civile e democratica che noi rappresentiamo e che è l'Italia.
Le leggi, che discendono dalla Carta, disciplinano l'eventuale sanzione nei confronti di coloro che abiurano questi principi. Lo dirò con un linguaggio semplice: l'attestazione che prevede l'ordine del giorno vorrebbe questa istituzione in una sorta di costante preallarme democratico, di pericolo sulla tenuta democratica dello Stato, addirittura come possibile luogo che da Camera diventa anticamera di un colpo di Stato. Poniamo il caso che il deputato, un deputato, o quei soggetti esterni non sottoscrivano una dichiarazione: che facciamo? Prendiamo i documenti e li mandiamo alla procura della Repubblica? Chiamiamo i Carabinieri e li facciamo mettere all'ingresso per farli arrestare?
Allora per noi, per tutti noi, la Costituzione è un patrimonio che va ascritto banalmente allo splendore della nobile semplicità. Il credo laico della Costituzione e l'adesione ai suoi principi fondamentali sono anteposti a qualsiasi azione susseguente. Abdicare a questo dogma di democrazia significa consumare un'abiura, significa mettere in discussione ciò che viene prima - prima, colleghi - rispetto alla staticità istituzionale e ordinamentale dello Stato. A un chirurgo non si può chiedere di rinnovare il giuramento di Ippocrate ogni volta che va in sala operatoria, ma quel giuramento, per quanto cogente moralmente, è comunque di rango inferiore rispetto al “fondamentale” diritto - l'unica volta che la Costituzione lo scrive -, il “fondamentale diritto” sancito dall'articolo 32 della Costituzione.
La superiorità della Costituzione è ancora una volta qualcosa che va oltre, perché è superiore a tutti noi. Sarebbe dunque offensivo affermare che il voto negativo equivale a disconoscere la sacralità della Costituzione e l'impegno antifascista. È esattamente il contrario: proprio riconoscendo, dal primo e dall'ultimo degli articoli, l' e l' del nostro vivere civile, non sentiamo il bisogno di ribadirlo ogni volta, ogni giorno che andremo in sala stampa . Sarebbe un'inversione dell'onere della civiltà democratica.
I regimi pavidi e insicuri, Presidente, quelli dei forti con i deboli, quelli dei poveri di intelletto, quelli impauriti dai cervelli liberi, loro, loro sì avevano bisogno di reiterare e far giurare: erano i fascisti. Erano quelli che nel 1931 imponevano ai professori, tranne 12 di loro, di dichiarare di impegnarsi a “formare cittadini operosi, probi e devoti alla Patria e al regime fascista”. Noi qui, però, parafrasando quell'antifascista geniale che fu un martire della nostra Repubblica, che è Piero Gobetti, non abbiamo nulla “a che fare con gli schiavi”. Per l'Italia del 2026 l'antifascismo è un modo di stare al mondo, è una questione morale con valore religioso, di stile e d'istinto.
La dichiarazione proposta ha dunque il pericolo di essere interpretata come sintomatica di una immaturità civica, prima ancora che politica e noi la rifiutiamo. Viviamo di quella ostinata intransigenza che ci fa essere saldi e sicuri nella convinzione che la nostra non è soltanto opposizione politica a chi rigetta i principi costituzionali, ma un rifiuto, un rigetto morale e culturale. Di questo ne rivendichiamo orgogliosamente il primato. Abbiamo anticorpi tali da resistere ai barbari che mai dovessero avere l'ardire di bestemmiare, per giunta qui dentro, la Costituzione.
Guardate, questa è la forza invincibile, indistruttibile e rassicurante della democrazia ed è la forza dell'Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la Presidente Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Io coglierei quest'opportunità per ringraziare, in quest'Aula, il collega De Maria per aver fatto quest'ordine del giorno.
A me sembra un ordine del giorno che lascia intravedere uno sforzo da parte sua, dovuto a un senso di responsabilità di trovare proprio un minimo comune denominatore, minimo comune denominatore. Infatti, fa specie pensare che qualcuno possa ritenere - come dire - chiedere troppo a un deputato o a chi viene invitato qui dentro di fare due cose: chiedere il rispetto della Costituzione e porre in essere comportamenti o manifestazioni che non siano in contrasto con i principi dell'ordinamento costituzionale. Cioè a me sembra il minimo che si possa richiedere.
Allora, posso dire che quest'ordine del giorno è necessario, perché c'è stato un . Infatti, se quei 30 deputati e deputate non avessero, non si fossero messi in sala stampa, seduti pacificamente, e se non fossero stati lì leggendo gli articoli della Costituzione e cantando in quella sala stampa sarebbero arrivati esponenti di formazioni politiche che inneggiano al nazismo e al fascismo. Allora io lì mi sarei immaginata che chi rappresenta qui i questori, le istituzioni di questa Camera, avesse considerato quello uno sfregio e, invece, noi siamo stati interrogati a giustificare il nostro comportamento, che è stato un comportamento a tutela dell'istituzione, perché viviamo un tempo in cui c'è chi invita chi si professa nazista, c'è chi invita chi si professa pubblicamente fascista.
Voglio allora chiarire che al collega Furgiuele non è stato torto un capello, ha avuto più attenzione mediatica che in tutta la sua vita probabilmente. Nessuno l'ha toccato. Venire qui a dire che c'è stata violenza è un falso storico Io mi indigno, trovo che sia una ferita sia il parere contrario a quest'ordine del giorno, ma anche è stata una ferita la sanzione data a chi non ha fatto nulla che potesse meritarla Io mi aspettavo un encomio da parte dell'Ufficio di Presidenza. Vorrei capire ancora oggi perché noi siamo stati sanzionati.
Allora, Questori, ditemi cos'è che non va bene in quest'ordine del giorno. Trovate strano che chi entra qui dentro si professi fedele alla Costituzione? È strano? È inopportuno? È indegno? Ditemi che cos'è che non va bene in quest'ordine del giorno. Ce lo dovete motivare, perché il Questore anziano non l'ha motivato. Non lo ha motivato. Quindi, che cos'è che convince lei e la maggioranza a votare contro? Non c'è nulla di stravagante, c'è il minimo comune denominatore in quest'ordine del giorno. Quindi, io veramente trovo molto pericolosa questa china. Questa china non si sa dove ci porterà, perché, se poi entrano i fascisti e i nazisti, vorrei capire voi che cosa fate? Accettate tutto questo? Vi congratulate e lo ritenete normale? Lo considerate un'espressione di democrazia? Vorrei capire questo perché non mi è chiaro.
Quindi veramente sono molto indignata per questo parere e penso che voi dovreste rifletterci ancora prima di ritenere che un ordine del giorno di questo genere possa essere considerato un ordine del giorno irricevibile .
PRESIDENTE. A beneficio di tutti, voglio chiarire che in ogni caso è l'Ufficio di Presidenza, seppure a maggioranza relativa, che ha dato questo parere e non i Questori.
Colleghi, siamo giunti in prossimità delle ore 20, ma poiché vi sono ancora tre deputati iscritti a parlare per dichiarazione di voto su quest'ordine del giorno, se non vi sono obiezioni, io direi che procederemo con i nostri lavori fino alla votazione di quest'ordine del giorno, per poi necessariamente sospendere e riprendere, come era previsto, alle 21,30. Quindi, cortesemente, siamo sintetici negli interventi conclusivi prima del voto e della sospensione per rispettare il calendario che si è fissato precedentemente e che non ho fissato io ovviamente.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Squeri. Ne ha facoltà.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Io intervengo a titolo personale, perché voglio rispondere al collega Fornaro, quando ha fatto l'appello ai membri di maggioranza che partecipano alle manifestazioni - il 25 aprile tra le tante - per ricordare la fine della guerra e la libertà riconquistata. Io a queste manifestazioni, da membro di maggioranza quale sono, partecipo. Sono senza alcun merito consigliere dell'Associazione partigiani cristiani. Pertanto, mi ritrovo a essere un testimone, come ho già detto altre volte in quest'Aula, grazie alle esperienze di mio padre e di mia madre che hanno fatto i partigiani, dei valori che loro hanno portato avanti con tanti altri compagni di lotta.
Da questi principi, io però devo dire che convintamente voterò contro quest'ordine del giorno e voterò contro in maniera convinta per il mio modo di pensare. Me lo avete dimostrato con i vostri interventi oggi, perché avete fatto interventi che addirittura vanno oltre quello che quest'ordine del giorno contiene in maniera letterale. Se passasse quest'ordine del giorno, chiunque in seguito avrebbe modo di utilizzare quest'ordine del giorno proprio per avvalorare quanto avete detto, che non è nello spirito di chi ha combattuto contro il regime fascista. Chi ha combattuto il regime fascista, senza essere vincolato a ideologie avverse, ma proprio nello spirito della libertà di ogni individuo di poter esprimere il proprio pensiero, direbbe che in quest'Aula anche un nostalgico del fascismo potrebbe venire a parlare e lo dice la nostra legge. La legge Scelba, quando punisce l'esaltazione pubblica di esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, non li punisce in quanto tali, ma quando siano idonei a favorire la ricostituzione del partito fascista. Non siamo nel caso, per esempio, di quando avete evitato quella conferenza stampa, citando CasaPound come il male assoluto, che, secondo i miei principi, certamente è lontano anni luce, ma ricordiamoci che CasaPound si è candidata più volte alle elezioni politiche e, se avesse avuto i requisiti di ricostituzione del partito fascista, non penso che le Commissioni e le autorità avrebbero potuto permettere la loro presentazione. Addirittura, siccome ovviamente questo argomento è stato oggetto anche di ricorsi alla Corte costituzionale, la Corte costituzionale ha ribadito che non ogni manifestazione è punibile, ma solo quella concretamente idonea a ricostituire il partito fascista.
Pertanto, convintamente, da rappresentante di questa maggioranza e modestamente da portatore dei principi che i partigiani hanno voluto portare avanti, molti sacrificando la propria vita e comunque poi testimoniandola anche finita la guerra, io dico che è vera democrazia se, in quest'Aula o nella sala conferenze, anche un nostalgico fascista possa venire a dire le sue idee che certamente sono - ripeto - lontane mille miglia dalle mie .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Stumpo. Ne ha facoltà.
NICOLA STUMPO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sarò breve come lei ci ha chiesto. Volevo soltanto ricordare a tutti noi e a quest'Aula che questo è l'anno in cui ci sono diverse cose che ricorrono nell'80° anniversario. Una di queste è stata l'amnistia che l'allora Ministro Togliatti fece per i reati che avevano avuto fino a cinque anni di reclusione durante il fascismo. Chi parla non aveva minimamente l'età per poter partecipare a quella storia, ma crede di appartenere a una storia ben più profonda e ha consapevolezza di quello che ha scritto oggi l'onorevole De Maria, che ringrazio, e anche di quello che abbiamo fatto per impedire che alcuni personaggi potessero entrare in quest'Aula, poco fuori da qui, nella sala stampa, e poter profanare il luogo della democrazia. Si sono potuti cancellare i reati, ma non si può cancellare la memoria di quello che è successo.
Vorrei che anche quest'Aula, che oggi si è indignata giustamente per i fatti di Sofia, sappia che non sono differenti le cose, perché se si crea un clima per il quale tutti quanti poi ci indigniamo per quello che succede a Sofia, non ci si può nascondere dietro un dito quando quelle persone, emuli di quei nazisti che oggi hanno provato a entrare in un albergo contro dei ragazzi, rappresentano una cultura politica che noi insieme dobbiamo veramente negare. Questo è quello che diceva non solo l'ordine del giorno, ma quello che abbiamo fatto.
Concludo, Presidente. Io sono stato uno tra quelli che ha subìto i cinque giorni di sospensione. Ho provato anche a chiedere perché c'era chi ha avuto cinque giorni e chi ne ha avuti quattro. Sono andato a parlarne privatamente con il Presidente della Camera, dopo aver scontato quei cinque giorni. Mi è stato spiegato che c'era una differenza tra chi aveva occupato la Presidenza e chi no. Io ho subìto cinque giorni senza aver occupato la Presidenza, non ho chiesto che venisse ridotta la sanzione. Questa cosa sanciva che anche chi ha preparato quelle punizioni lo ha fatto in modo arbitrario, perché è stato un fatto politico . E la cosa insopportabile è che, in questo luogo della democrazia, ci sia chi arbitrariamente prende certe decisioni .
PRESIDENTE. Prima del voto e della sospensione successiva, ha chiesto di parlare l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà, per un minuto al massimo, perché ha già parlato nella discussione generale, non per altro. Diamo voce, apra il microfono, per favore.
BRUNO TABACCI(MISTO). Presidente, non so a quale legislatura faccia riferimento. Non ho parlato in alcuna discussione generale, anzi, sono silenzioso da parecchio tempo.
PRESIDENTE. È il tempo del gruppo Misto.
BRUNO TABACCI(MISTO). Io posso anche rinunciare, però...
PRESIDENTE. No, no, no, per carità.
BRUNO TABACCI(MISTO). ...volevo semplicemente dare all'Aula il consiglio di evitare di infilarci dentro una discussione di questa natura, fatta in questi termini. È altamente pericolosa.
Voglio ricordare che, negli anni Settanta, mi capitò di partecipare ad un dibattito che era organizzato dalle ACLI e si chiedeva di fare una dichiarazione di anticapitalismo per poter parlare. Io, che ero e sono un sostenitore dell'economia sociale di mercato, è evidente che avevo degli elementi di forte critica nei confronti del capitalismo, ma non per questo immaginavo che per prendere la parola dovessi fare una dichiarazione di quel tipo. Quindi mi pare che, essendo deputato della Repubblica italiana non da qualche giorno, sia incorporato alla storia democratica del nostro Paese e che, per andare in sala stampa, non debba fare alcuna dichiarazione.
Diversa è la gestione che deve essere compiuta dagli organi preposti: la Presidenza della Camera e il Collegio dei questori . È chiaro che quelli che non sono in grado di rispettare sia la legislazione Scelba che la legislazione Mancino devono essere orchestrati, quando partecipano ad iniziative all'interno della Camera dei deputati, ma i singoli deputati no, perché il vincolo di mandato, a cui fa riferimento la nostra natura essenziale di deputati, va ben oltre: anzi, dice che tu rappresenti il Paese nella tua interezza, non che rappresenti gli elettori del tuo collegio. Quindi è molto più vasta la questione.
Allora non è il caso di infilarci... E se proprio dobbiamo fare un dibattito sulla natura democratica...
BRUNO TABACCI(MISTO). ...si sappia, sappiano i colleghi che hanno altre intenzioni per la testa, che la storia non si riscrive. Il mio maestro è stato “Albertino” Marcora, che è stato un comandante della Val d'Ossola ed era un diretto collaboratore di Mattei, l'ho detto altre volte. E mio padre è finito, dopo avere fatto la guerra fino all'8 settembre, tra i partigiani di Tito. Quindi non ho nulla da aggiungere, la mia storia è quella, ma fare un dibattito così poco calzante, mentre dovremmo discutere del bilancio della Camera, è una cosa che crea in me un grandissimo imbarazzo.
Vi prego di tenerne conto, se è possibile .
PRESIDENTE. Si sono aggiunti l'onorevole Bergamini e Bruzzone, però chiedo a entrambi la cortesia, perché abbiamo l'impegno già previsto da calendario, principalmente l'audizione in altra parte di Montecitorio. La preghiera, eh, per carità: avete il tempo previsto dalla legge, ma la preghiera è di essere i più rapidi possibile.
Onorevole Bergamini, prego.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Sarò molto breve.
Abbiamo sentito parlare in quest'Aula di solennità di questo luogo e siamo assolutamente tutti d'accordo. Sono d'accordo con l'intervento del collega, l'onorevole Rosato, quando dice che non possiamo cambiare le regole in base a chi chiede le cose all'interno di Montecitorio, all'interno del Parlamento. E proprio come ha detto l'onorevole Tabacci adesso, esistono già delle regole e la Camera ha l'obbligo di verificare quando un deputato chiede di poter organizzare una conferenza stampa.
Crediamo che quello di oggi sia l'ennesimo tentativo di una sinistra senza argomenti, che vuole provare anche con questo odg, in un momento in cui andiamo a votare il bilancio della Camera, a tappare la bocca a quelli che sono gli avversari politici. E credo che gli italiani a casa, che ci stanno ascoltando e che ci ascolteranno domani, abbiano più paura dell'islamizzazione radicale piuttosto che di una conferenza sulla remigrazione , che non è una parolaccia, ma è un tentativo di difendere gli italiani che hanno la necessità di avere più sicurezza all'interno del nostro Paese.
Sentire parlare l'onorevole De Maria… E mi dispiace, perché è stato eletto in un collegio, come quello dell'Emilia-Romagna, dove sono successi, proprio negli ultimi mesi, casi anche eclatanti legati all'islamismo radicale, quell'islamismo radicale che è stato portato, in base a quello che abbiamo letto sui giornali - quindi non sono io a dirlo -, anche con persone vicine all'islamismo radicale, all'interno di questa Aula e all'interno della sala delle conferenze stampa, da parte di una certa sinistra che ha già dimostrato di volere un approccio con una parte dell'islamismo, ma di essere contraria quando qualcuno all'interno della destra vuole portare all'interno di quest'Aula temi che sono cari agli italiani.
Concludo, Presidente, perché voglio rispondere anche all'onorevole Rosato, per una battuta che ha fatto nei confronti dell'onorevole Sasso. Non che l'onorevole Sasso abbia bisogno di un difensore, perché, come vediamo tutti, si sa difendere benissimo da solo. Non abbiamo bisogno di per creare consensi all'interno di quest'Aula, perché i consensi di Futuro Nazionale arrivano ogni giorno sulle piazze da parte degli italiani che ci chiedono di portare avanti, all'interno di quest'Aula, determinate battaglie che, fino ad oggi, nessuno è riuscito a portare avanti come vorrebbero i nostri concittadini che ci stanno ascoltando da casa .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/11 De Maria, con il parere contrario dell'Ufficio di Presidenza.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sospendiamo l'Aula, che riprenderà - mi hanno informato adesso - alle ore 21,45. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa notturna della seduta sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione congiunta dei documenti Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2025 e Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2026.
Ricordo che prima della sospensione è stato da ultimo respinto l'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/11 De Maria.
Essendo già stata accettata dal deputato Schullian la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/12 a sua prima firma, passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/13 Ascani, accolto dall'Ufficio di Presidenza e direi che, essendo Ascani io, andiamo oltre.
L'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/14 Della Vedova è accolto.
L'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/15 Della Vedova è accolto.
L'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/16 Della Vedova è accolto con riformulazione, che non accetta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Vaccari. Ne ha facoltà.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Provo a motivare il perché, d'accordo anche con il collega Della Vedova, non accettiamo la riformulazione che ci ha proposto il Collegio dei questori.
Premettendo che su questo tema della CD-servizi abbiamo avuto, assieme al collega Della Vedova, come gruppo PD…
PRESIDENTE. Colleghi, però serve un po' di silenzio. Io capisco che l'ora è tarda, che abbiamo appena ripreso, però l'onorevole Vaccari sta cercando di intervenire sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/16 Della Vedova e noi lo dobbiamo ascoltare in silenzio.
Prego, collega Vaccari.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Dicevo che provo a motivare il perché non accettiamo, assieme al collega Della Vedova, la riformulazione che ci ha proposto il Collegio dei questori, premettendo che sul tema della CD-Servizi Spa abbiamo in più di un'occasione, in Ufficio di Presidenza, avuto modo di esprimere le nostre perplessità, anche le nostre contrarietà in fase iniziale, ma abbiamo sempre messo al centro, anche delle nostre prese di posizione, il ruolo dei dipendenti e tutto ciò che andava a loro favore ha avuto il nostro assenso. Proprio per questo, abbiamo anche cercato di chiedere, rispetto alla gestione della CD-Servizi, il massimo di trasparenza rispetto a quello che è il ruolo anche di questo Parlamento, rispetto al bilancio della Camera e, in merito all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/16 Della Vedova, noi abbiamo richiesto di dare una rappresentanza esaustiva e accurata dei reali risultati economici legati alla CD-Servizi e, ovviamente, congiuntamente al bilancio consuntivo della Camera. È veramente difficile…
PRESIDENTE. Collega Vaccari, è impossibile. Lei, diciamo, sta facendo l'impossibile. Colleghi, c'è davvero troppo rumore.
Prego, collega Vaccari.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Grazie. Come dicevo, abbiamo chiesto di dare rappresentanza esaustiva e accurata ai reali risultati economici, congiuntamente al bilancio della Camera dei deputati e, ovviamente, non solo attraverso il bilancio periodico di verifica della CD-Servizi, relativo alle entrate e alle spese, ma anche attraverso un documento distinto delle spese, secondo la loro natura e provenienza, con riguardo sia alla gestione complessiva sia a quella dei singoli servizi e con particolare riferimento all'assetto organizzativo e all'inquadramento contrattuale di tutto il personale e il relativo costo.
Per chi non lo sapesse, l'articolo 86-del regolamento del personale prevede, al comma 3, che gli oneri del trattamento economico del personale della Camera, distaccato in qualsiasi ente, ma in questo caso della CD-Servizi, siano a totale carico della Camera. L'articolo 86, comma 1, dello stesso regolamento prevedeva, invece, la regola generale, cioè che l'organismo presso cui avviene il distacco dovesse rimborsare e deve rimborsare alla Camera il 75 per cento del trattamento economico spettante ai dipendenti. Quindi, se non fosse stato introdotto l'articolo 86- nel marzo del 2024, dopo la costituzione della CD-Servizi, la Camera avrebbe risparmiato sul proprio bilancio il 75 per cento degli stipendi di quelle otto figure professionali. Di contro, la CD-Servizi avrebbe dovuto registrare, nel proprio conto economico, il 75 per cento dei costi aggiuntivi del personale distaccato dalla Camera, quindi trattandosi, tra l'altro, di figure apicali, per coprire le retribuzioni lorde e gli oneri riflessi dei distaccati. Inoltre, l'operazione di distacco avrebbe dovuto sottostare ai rigidi paletti, anche di anzianità, e ai limiti numerici previsti per le altre amministrazioni e, quindi, un'imputazione ordinaria dei costi avrebbe ridotto drasticamente l'utile di esercizio, che prima ci è stato raccontato, e portato il bilancio della società, se non in perdita, almeno in pareggio, a meno di un contestuale aumento dei corrispettivi riconosciuti nei contratti di servizio.
Nella riformulazione dell'ordine del giorno che ci è stata proposta, si afferma che, per quanto riguarda il personale distaccato, rimangono valide le regole di redazione del bilancio analoghe a quelle vigenti anche per altre società . Però, c'è un però: c'è un problema, perché nelle altre società della pubblica amministrazione, l'articolo 86-non esiste. Vige, invece, l'obbligo di rimborso integrale dei costi del personale all'ente presso cui i dipendenti sono assunti.
Tutto questo ribadisce quanto abbiamo sostenuto da un po' di tempo in Ufficio di Presidenza, che cioè l'utile - che secondo noi è sbagliato chiamare così; meglio chiamarlo i ricavi della CD-Servizi - non deriva dall'economicità delle scelte o dall'efficienza della gestione, che non abbiamo mai messo in discussione, ma è il frutto dell'articolo 86-. E l'utile attuale esiste unicamente perché la Camera presta gratuitamente, fra virgolette, alla società il proprio personale, anche dirigenziale. Se questo costo venisse correttamente internalizzato nel bilancio della società, essa sarebbe probabilmente, come ho detto, o in pareggio o più facilmente in perdita, perché dobbiamo aggiungere a questi soldi anche i 400.000 euro prestati a inizio mandato, che poi si è deciso di integrare tra le risorse da distribuire ai dipendenti.
Ciò dimostra che non vi è, a nostro avviso, una vera efficienza aziendale, ma solo un trasferimento di oneri. La Camera finanzia la società, come è anche giusto che sia per chi l'ha deciso, non solo tramite i contratti di servizio, ma anche fornendo manodopera gratuita. Ecco perché nel nostro ordine del giorno abbiamo chiesto di conoscere a quanto ammonta l'incidenza reale del costo del personale della Camera distaccato. Tutto qui ed è per queste ragioni, molto semplici e molto chiare, che la riformulazione proposta non risponde a questa richiesta. Ed è per questa ragione che non l'accettiamo e chiediamo che il nostro del giorno originale venga messo integralmente in votazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Questore Trancassini. Ne ha facoltà.
PAOLO TRANCASSINI, . Grazie, Presidente. Le osservazioni del collega Vaccari meritano sicuramente una risposta. Innanzitutto, collega Vaccari - tramite la Presidenza -, io ho spiegato che l'utile viene completamente rinvestito nei dipendenti. Quindi penso - lo dico soprattutto a me stesso - che quello che ci divide, da ormai troppo tempo, diventa una polemica sterile, perché noi stiamo cercando di far arrivare al personale, che per troppo tempo è stato vessato dalle cooperative che hanno gestito i servizi all'interno della Camera, quante più tutele possibili. Non c'era un dipendente che aveva la 104; non c'era un dipendente che andava in malattia quando siamo arrivati noi.
Fermo restando questo, perché non mi sottraggo, lei ha detto: noi prestiamo del personale alla CD-Servizi. Quindi, lo prestiamo a noi stessi, perché la CD-Servizi è, 100 per cento, capitale Camera. Ora, non conosco la storia di tutti i parlamentari, ma mi potrei divertire a fare dei nomi di parlamentari, che hanno una storia maggiore della mia e della sua perché hanno una presenza maggiore qui alla Camera - c'è chi sta alla IV, alla V, alla VI legislatura -, e chiedere loro se ce n'è uno che, quando ha avuto un problema al parcheggio, ha parlato col presidente di quella cooperativa; quando ha avuto un problema a mensa, ha parlato col presidente di quella cooperativa; quando ha avuto un problema di pulizia, ha parlato con quel presidente di quella cooperativa. La verità, onorevole Vaccari, è che noi abbiamo prestato i dirigenti della Camera alle cooperative per anni , perché chi si occupava dei servizi erano dirigenti della Camera con una piccola differenza: che ieri il dirigente era il dirigente di una società privata, mentre oggi è il dirigente di una società, al 100 per cento, capitale pubblico.
Per ultimo, come se tutto quello che ho detto non bastasse, faccio una domanda a lei e la faccio a tutti quanti noi: ma se, tra le 400 persone che noi abbiamo assorbito, ci fosse stato un nostro figlio, saremmo stati contenti o meno che fosse passato dalla dipendenza di una cooperativa, con contratto a tempo determinato , con quattro ore e con orario spezzato, ad una società a 100 per cento di capitale pubblico ?
PRESIDENTE. Collega Del Barba, credo voglia intervenire. Ho avuto un sospetto, ma non sono sicurissima, sbaglio? Prego, collega.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, Presidente. Grazie per aver notato la mia mano alzata. Sì, mi domandavo se intervenire in questa disputa tra cooperative e società pubbliche. Io credo che, nel frattempo, l'Italia abbia conosciuto anche la bellezza del libero mercato; ha conosciuto il fatto che le imprese non sono organizzazioni vessatorie verso i dipendenti; ha conosciuto il fatto che i nostri figli, fortunatamente, studiano, vanno avanti con le loro risorse e non hanno bisogno che diamo loro delle garanzie pubbliche per il loro futuro. Questo, però, lo lascio al dibattito dei colleghi.
Io voglio ringraziarli per questo dibattito, ma ricordare che, dovendo dibattere del bilancio della Camera, abbiamo il dovere intanto di spendere bene i soldi degli italiani che ci vengono dati e non di spenderli secondo un'ideologia o un'altra ideologia. Quindi, io inviterei anche il questore, in questo caso, più che altro a tornare ai numeri. Ci va bene che le persone vengano garantite, lo vedremo in altri e prossimi emendamenti, soprattutto quando parleremo degli Allegati B. L'esperienza… scusate, possiamo mettere in vivavoce la telefonata del collega?
PRESIDENTE. Collega Del Barba, è già in vivavoce, temo, perché la sentivo anche io. Prego.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, no, non volevo disturbare... Quindi, al di là dei confronti ideologici - già ne abbiamo avuto uno molto impegnativo per le coscienze di ciascuno, sempre sul bilancio della Camera -, io credo che se ci limitassimo a vedere se abbiamo speso bene questi 16 euro annui per ogni italiano, se stiamo onorando il nostro incarico, se questa istituzione, con i soldi degli italiani, sta raggiungendo o meno i risultati che si deve prefiggere e non se ciascuno di noi, attraverso l'istituzione, sta raggiungendo i propri, forse faremmo un buon servizio all'istituzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Salvatore Deidda. Ne ha facoltà.
SALVATORE DEIDDA(FDI). Grazie Presidente. Solo trenta secondi per correggere il Questore anziano Trancassini. Ha sbagliato esempio: non un nostro figlio, vista l'età dei dipendenti che hanno vissuto troppo precariato per troppi anni, passando da una situazione di precariato a una situazione che li ha resi uguali a tutti i dipendenti della Camera… Saremmo stati felici… Magari un nostro genitore… Ma sgombriamo il campo dalle parentele.
Abbiamo conosciuto questo personale e che cosa ci chiedeva? La stessa dignità dei dipendenti a tempo indeterminato e ci ha ringraziato quando abbiamo fatto questa operazione. Ci siamo trovati da destra a sinistra e mi ricordo il collega Zaratti che, coraggiosamente, disse la propria opinione e si schierò in questa battaglia, perché conoscevamo i dipendenti della Camera dei deputati. Li abbiamo conosciuti, ci abbiamo parlato e non è una questione di ideologia, liberisti o non liberisti: è una questione di umanità, di giustizia sociale. Non è questione… da troppi anni precariato e basta
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Federico Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Trovo fuori luogo, lo dico con rispetto, il tenore della risposta del Questore anziano : “Anziano!”… Anziano! Si dice così perché è quello che ha avuto più voti…
PRESIDENTE. Colleghi, si dice anziano . Non ha detto niente di sbagliato. Prego, collega Fornaro.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Il Questore anziano: si chiama così; spiegateglielo perché qui prendono tutto come un…
PRESIDENTE. Prego, collega Fornaro, prosegua, poi, magari, spieghiamo la cosa anche agli altri. Prego.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Non è anziano perché è anziano, ma è anziano perché ha preso più voti. Allora, io vorrei ritornare alla di quest'ordine del giorno e rassicurare il collega Deidda, per il suo tramite. Quest'ordine del giorno non rimette in discussione scelte che sono state già fatte. Punto. Quindi, anche ritornarci continuamente, ma quella scelta è stata fatta. C'erano opinioni differenti, ma si rispetta la scelta che è stata fatta. Detto questo, il Collegio dei questori non ha risposto, in realtà, a una domanda semplicissima che vale in qualsiasi azienda.
In un'altra vita facevo il dirigente d'azienda e i processi di internalizzazione come quelli di esternalizzazione sono prassi normali nel mondo delle aziende. Per poter fare una valutazione oggettiva e per poter dire che la società internalizzata produce un utile bisogna avere massima trasparenza. Quindi la domanda che è stata posta è corretta e, da deputato, chiederei di avere la risposta: qual è il valore economico delle risorse umane che sono dipendenti della Camera e che lavorano per questa società o per qualsiasi altra società? Qual è questo valore? Perché è evidente che, a quel punto, se fossimo in una faremmo poi il bilancio consolidato e, alla fine, nel consolidato evidentemente troveremmo risultati economici differenti. Per cui, oggi, dire che… lo dico con un esempio, con 400.000 euro di utile, come mi pare di aver sentito, se io ci metto personale della Camera, faccio una cifra a caso, per 800.000 euro, non è una società in utile per 400.000, ma è una società in perdita per 400.000 e posso scegliere che rimanga in perdita. Però, non posso andare in giro a dire che ha 400.000 euro di utile e questo utile io lo darò ai dipendenti. È semplicemente una questione di trasparenza. Alla fine, dopo un'analisi di questo genere, si possono fare tutte le scelte possibili, però, cerchiamo di rimanere all'oggetto di quest'ordine del giorno. Quest'ordine del giorno chiedeva semplicemente questo per poter fare una valutazione, fermo restando che quella scelta è stata fatta e, ovviamente, fintanto che non la si cambierà, quella scelta vale… Non è che le cooperative erano scelte in vari modi, erano scelte attraverso appalti fatti dalla struttura (C. No, no, no, fatti dalla struttura… fatti dalla struttura secondo le norme e i Regolamenti della Camera perché se lei ha prove differenti, Trancassini, lo deve dire e deve rivolgersi, esattamente, all'altra parte del banco. Eh, no, perché sennò è troppo facile… è troppo facile gettare la pietra e nascondere la mano come dicono in dialetto dalle mie parti. Non è accettabile questa cosa. Le è stata fatta una domanda: quante risorse della Camera dei deputati sono, oggi, impiegate in quella società? E, quindi, conseguentemente, in una logica di consolidato, quale sia il reale utile o la perdita di quella società ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Filiberto Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Pensavo che questa discussione fosse stata messa un po' da parte, che fosse stata superata dagli eventi, una discussione che corre il rischio di diventare sterile, perché capisco che ci sono differenze di opinione e, come succede spesso in democrazia, ma anche nelle aziende, alla fine si sceglie una strada e si cerca di governare insieme la nuova strada che si è deciso di percorrere. A un certo punto, noi abbiamo fatto una lunga discussione, chiedendoci se fosse il caso di internalizzare i servizi che nel corso del tempo erano stati esternalizzati o se, invece, convenisse continuare con la strada che era già stata presa dalla Camera dei deputati. Io faccio parte di una forza politica che, negli ultimi anni, ha riflettuto molto su questa questione e riteniamo che l'esternalizzazione dei servizi da parte del pubblico - in questo caso, la Camera dei deputati, ma vale anche per le regioni e i comuni - ha comportato una perdita netta di potere d'acquisto per i lavoratori, ha comportato una perdita di posti di lavoro e ha incrementato maggiori costi per quanto riguarda la pubblica amministrazione.
Questo non riguarda soltanto la Camera dei deputati, ma riguarda tutti gli enti che sono stati governati. La frenesia della privatizzazione, che - ahimè - ha colpito anche una parte consistente della sinistra, ha comportato esattamente questo: l'allontanamento da quei ceti popolari, da quelle persone che lavorano e che lavorano ad ore! Ad ore. E questo è stato il punto centrale che ha portato la nostra forza politica a sostenere l'ipotesi di internalizzazione dei servizi alla Camera dei deputati. E voglio ricordare a tutti noi, a me anzi, neanche a voi, voglio ricordare a me stesso che, in questa Camera, le persone che ci portavano da mangiare al ristorante guadagnavano 500 euro al mese e che quelli che stavano al non arrivavano ai 600, per non parlare del facchinaggio e di tutto il resto. Una cosa ignobile! È ignobile che alla Camera dei deputati, che è il momento più alto della democrazia, una delle istituzioni più prestigiose, avvenisse questo. Era necessario fare qualcosa. Io non entro nel merito delle cooperative o delle società che, in qualche modo, lavoravano nella Camera dei deputati, né metto in dubbio la procedura, l'onestà delle procedure. Questo non è oggetto della nostra discussione e, se qualcuno ha qualche elemento, potrebbe giustamente anche tirarlo fuori e sarebbe oggetto, però, di una denuncia da fare alla magistratura.
Non è questa la questione. Io penso che il sistema non funzionasse e che fosse necessario cercare di farlo funzionare meglio. E io penso - e di questo voglio ringraziare, in primo luogo, gli uffici, a cominciare dal Segretario generale, e tutti gli altri che hanno lavorato intensamente in questa direzione - che la CD Servizi è stata una scelta giusta ! È stata una scelta giusta. Abbiamo internalizzato questo tipo di attività ed è giusto che sia gestita dal pubblico, che sia gestita nel miglior modo possibile. Vi dico sinceramente: è evidente che ancora molti lavoratori prendono uno stipendio ancora troppo basso. Noi siamo quelli del salario minimo! Noi siamo quelli che hanno proposto questa questione e che facciamo battaglia. Non ci possiamo accontentare dei salari che prendono i dipendenti che lavorano alla Camera, così come non ci possiamo accontentare dei salari minimi che non vengono dati in tutto il nostro Paese. Deve valere alla Camera. come fuori di essa, ma anche alla Camera. E credo che questa strada di miglioramento delle condizioni dei lavoratori sia stata portata avanti con grande coraggio. Dopodiché - e vado a chiudere, Presidente -, voglio dire anche un'altra cosa: i costi vanno valutati tra il prima e il dopo, perché i funzionari della Camera dei deputati che lavorano nella gestione della CD Servizi erano gli stessi che lavoravano nella gestione degli appalti. Non è che prima la gestione degli appalti la facessero le cooperative o che si facesse il bando di chi doveva gestire gli appalti. Lo faceva sempre la Camera, con quegli stessi funzionari che prendevano lo stipendio dalla Camera dei deputati. E allora di che cosa stiamo parlando? Dopodiché, vogliamo più trasparenza? E io sono d'accordo. Dopodiché, vogliamo che ci siano più informazioni? Io sono d'accordo. Dopodiché, vogliamo che ci sia una maggiore partecipazione? E io sono d'accordo. Ma questa però deve cominciare - e lo voglio dire - anche dal fatto di partecipare effettivamente quando siamo in sede di controllo analogo. Infatti, non è possibile che, quando siamo in sede di controllo analogo - che è un dovere per l'Ufficio di Presidenza, al quale nessuno si può sottrarre -, qualcuno si alza e se ne va e fa finta, anzi, non fa finta, non vota! Perché questo non è nella disponibilità di chi deve fare il controllo analogo, perché quella è la sede nella quale esercitiamo il diritto di controllo. E allora io penso che, a volte, bisogna essere anche crudeli con la propria parte politica, con se stessi, perché quando rivendichiamo i diritti fuori di qui, li dobbiamo rivendicare anche qui .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io penso che sia stata una scelta coraggiosa costituire una società per gestire una serie di servizi e che, come tutte le scelte, abbia avuto aspetti positivi e aspetti negativi; penso che bisognerebbe riconoscerlo e partire da questo. Allora, ideologicamente, con riferimento al collega Zaratti, capisco il suo approccio, ma non penso che quello che viene gestito dal pubblico sia migliore di quello che viene gestito dal privato. C'è un principio di sussidiarietà che è un principio costituzionale e direi che il privato sa gestire bene tante cose. Quindi, non è questo il punto. Il punto è che tutti quanti noi, qui dentro, quando è nata quella società, siamo partiti dall'idea, certamente, di conservare la qualità del servizio, e, ove è possibile, migliorare la qualità del servizio, ma anche di togliere quella differenza incredibile che c'era tra una classe di lavoratori che stava all'interno di questa struttura e altri lavoratori presenti in questa struttura. Siamo riusciti in questo intento? Lo chiedo ai Questori. Siamo riusciti a fare un passo in avanti in questa direzione?
Il Questore Trancassini risponde naturalmente - perché l'ha fatto lui - che, sì, anzi, siamo stati bravissimi. Io penso che, forse, alcune cose hanno funzionato, alcune cose non hanno funzionato. Adesso, il rischio di prendere questo mio intervento e di riportarlo nei in cui dicono “la casta”, è altissimo, quindi non dico nulla. Però penso che una riflessione sulla qualità dei servizi, in alcuni ambiti - poi glielo dico personalmente, perché il collega Trancassini è un operatore del settore e quindi se ne intende; glielo dico personalmente -, forse si potrebbe fare una riflessione su alcune cose; ogni tanto io mando qualche fotografia, qualcosa. Però il mio punto resta sulla qualità della vita dei lavoratori e io penso che su questo noi dobbiamo fare ancora qualche passo in avanti, lo dico al Collegio dei questori, perché chi lavora qui dentro non può considerarsi un paria rispetto ad altri colleghi che sono qui dentro e che lavorano nel contesto. Allora, se abbiamo costituito una società , deve avere delle conseguenze. Il problema non è quanto utile faccia, a me non interessa che una società faccia utile. Per me la società , se è stata costituita come società , non deve fare utile. Non siamo qui per fare utile con i soldi che la Camera versa, sarebbe assurdo, non ha alcun senso. Il problema è la qualità del servizio e anche la qualità della vita di chi lavora per noi. Quindi chiederei al Collegio dei questori che, in questo ultimo scorcio di legislatura, faccia una riflessione per lasciare a chi verrà dopo un contesto e una situazione che sia nel binario di quel motivo che ha spinto questo Parlamento a costituire quella società.
Perché, se la costituzione di questa società avrà favorito una migliore qualità della vita a chi lavora qui dentro e un miglior servizio a chi ne usufruisce, avremo avuto un risultato positivo; se uno di questi due pezzi non funziona, vuol dire che era meglio lasciare tutto come prima, anche perché, personalmente, considero il lavoro che hanno fatto gli uffici fino a prima della costituzione della società un lavoro molto trasparente, molto pulito e molto in linea con le norme sugli appalti .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/16 Della Vedova, con il parere contrario dell'Ufficio di Presidenza.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sugli ordini del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/17 Colombo, n. 9/Doc. VIII, n. 8/18 Zucconi, n. 9/Doc. VIII, n. 8/19 e n. 9/Doc. VIII, n. 8/20 Mollicone, n. 9/Doc. VIII, n. 8/21 Urzi' e n. 9/Doc. VIII, n. 8/22 Deidda il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/23 Rizzetto, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? Mi fate un cenno dal gruppo? Sì.
Sugli ordini del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/24 Candiani, n. 9/Doc. VIII, n. 8/25 e n. 9/Doc. VIII, n. 8/26 Cavandoli il parere è favorevole.
L'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/27 Cavandoli è stato già accolto come riformulato.
Sugli ordini del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/28 Casu, n. 9/Doc. VIII, n. 8/29 Gadda e n. 9/Doc. VIII, n. 8/30 Del Barba il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/31 Alessandro Colucci, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Onorevole Alessandro Colucci, va bene? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/32 Mari il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/33 Mari, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Sugli ordini del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/34 Zanella e n. 9/Doc. VIII, n. 8/35 Zaratti il parere è favorevole.
L'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/36 Mari è già stato accolto.
Sugli ordini del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/37 Casu, n. 9/Doc. VIII, n. 8/38 Ilaria Fontana, n. 9/Doc. VIII, n. 8/39 Pavanelli, n. 9/Doc. VIII, n. 8/40 Caramiello, n. 9/Doc. VIII, n. 8/41 Bruno, n. 9/Doc. VIII, n. 8/42 D'Orso, n. 9/Doc. VIII, n. 8/43 Sportiello, n. 9/Doc. VIII, n. 8/44 L'Abbate, n. 9/Doc. VIII, n. 8/45 Pavanelli, n. 9/Doc. VIII, n. 8/46 Iaria, n. 9/Doc. VIII, n. 8/47 Sportiello e n. 9/Doc. VIII, n. 8/48 Sportiello il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/49 Ascari, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Sugli ordini del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/50 e n. 9/Doc. VIII, n. 8/51 Giuliano il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/52 Francesco Silvestri, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Sugli ordini del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/53 Morfino, n. 9/Doc. VIII, n. 8/54 Sergio Costa, n. 9/Doc. VIII, n. 8/55 Alifano, n. 9/Doc. VIII, n. 8/56 Ilaria Fontana, n. 9/Doc. VIII, n. 8/57 L'Abbate e n. 9/Doc. VIII, n. 8/58 D'Orso il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/59 Carotenuto, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Va bene la riformulazione? Sì.
Infine, sull'ordine del giorno n. 9/Doc. VIII, n. 8/60 Pavanelli il parere è favorevole.
Si è così concluso l'esame degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul Conto consuntivo, che per prassi avranno luogo congiuntamente a quelle sul Progetto di bilancio.
Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato Del Barba. Ne ha facoltà. È distratto, ma deve comunque parlare, caro onorevole Giachetti. Prego, onorevole Del Barba.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, intanto vorrei ringraziare il Questore anziano Trancassini per la proiezione di questa sera del documentario dell'Istituto Luce su come funzionava il bilancio della Camera quando il confronto era tra cooperative, piuttosto che tra aziende pubbliche. Lo dico con un po' di ironia, Presidente, naturalmente, e con molto rispetto per il Questore Trancassini, a cui va la mia gratitudine, come a tutti gli altri Questori, perché, con un po' di sorpresa, questa sera abbiamo parlato poco di numeri e molto di ideologie, mentre credo fosse più appropriato, e forse anche nostro dovere, parlare dei numeri, trattandosi del bilancio della Camera.
Ebbene, noi stiamo parlando di un bilancio che costa 16 euro all'anno per ogni italiano e quindi dobbiamo domandarci se questi 16 euro di contributo pubblico per il bilancio della Camera, che chiediamo agli italiani, siano ben spesi in un momento difficile, in cui - lo sappiamo - molte famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e oltre 2,5 milioni di famiglie hanno problemi di povertà energetica in questo momento, mentre noi qui facciamo il nostro lavoro con l'aria condizionata, seppur di notte, mentre loro devono affrontare il caldo del senza potersi rinfrescare. E potremmo continuare con i tanti mali di questo Paese. Cioè, dobbiamo chiederci se questi 16 euro pro-capite annuo siano ben spesi oppure no.
Innanzitutto, dopo aver ringraziato i Questori nella loro collegialità - e con questo anticipo qual è la nostra opinione sulla risposta a questa domanda -, credo che vada davvero ringraziato il personale della Camera dei deputati e, con il personale, anche tutto il personale equiparato: i dipendenti dei gruppi, i decretati, gli allegati A e gli allegati B dei gruppi, eccetera, eccetera, cioè tutti coloro che hanno contribuito al funzionamento di un'istituzione che - lo voglio premettere, a nome del mio gruppo - è un'istituzione che, con questi 16 euro, sta funzionando, e sta funzionando in tempi in cui l'abbiamo messa a dura prova. E con questo voglio riferirmi al fatto che in questa legislatura, e mai come in questa legislatura, abbiamo stravolto i calendari con una facilità estrema, non sapendo la mattina quello che avremmo fatto la sera, eppure mai e poi mai è capitato che i dipendenti di questa istituzione non abbiano saputo fare la loro parte anche quando erano chiamati a farlo veramente in condizioni che qualcuno avrebbe giudicato impossibili. Quindi, a loro i ringraziamenti per il buon funzionamento in questa legislatura, ma credo che il giudizio debba estendersi oltre il funzionamento di questa legislatura e rimanere sull'aspetto economico.
Ebbene, stiamo assistendo al fatto che, addirittura nel 2025, come nel 2024, abbiamo aumentato l'avanzo di gestione. Naturalmente, lo abbiamo fatto per fattori esogeni, diciamocelo, perché la parte delle entrate dovuta agli interessi attivi è andata enormemente oltre le aspettative. Questo significa che noi abbiamo depositi ragguardevoli - poi, se avrò tempo, mi soffermerò nel ricordare cosa sono questi depositi -, ma soprattutto che è stata fatta un'oculata gestione, perché quando si fa riferimento agli interessi bancari di questa istituzione per provare a suscitare scandalo, in realtà, ci stiamo riferendo a condizioni di mercato che hanno premiato anche questa istituzione con oltre 30 milioni - vado a braccio, a memoria - di interessi che non erano previsti a bilancio e che hanno contribuito al nostro avanzo di gestione.
Però, tornando a questi quasi 950 milioni annui di contributo pubblico dell'amministrazione pubblica per il nostro funzionamento, a cui si aggiungono, per l'appunto, gli interessi e le quote per la sanità, l'assistenza sanitaria, la previdenza che i parlamentari versano e che contribuiscono alle entrate del nostro bilancio, dobbiamo davvero congratularci con noi stessi, ma soprattutto con il personale, perché, pur avendo mantenuto immutato da più di 20 anni il contributo pubblico per il funzionamento della Camera dei deputati, abbiamo saputo modernizzare l'istituzione e mantenere alto il livello di servizio. Credo che questo sia innegabile e che, al di là di ogni riferimento tecnico che ora potremo approfondire, è soprattutto dovuto alle qualità umane delle persone che fanno vivere l'istituzione.
Dopodiché, chiedo di poter riflettere ulteriormente su un aspetto che nel dibattito non è stato minimamente affrontato: se guardiamo il degli ultimi 20 anni dei bilanci della Camera dei deputati, vediamo esclusivamente una grandezza in continua crescita, ovvero la spesa per la previdenza; sulla spesa per la previdenza, esattamente come avviene al di fuori di questa istituzione, secondo le dinamiche della nostra società, che è una società che invecchia e nella quale i lavoratori attivi che sostengono le pensioni dei pensionati sono in proporzione sempre di meno, la stessa cosa accade nella nostra Camera dei deputati, e la spesa per la previdenza è esattamente quella grandezza che, in continua crescita, non è minimamente finanziata dai contributi previdenziali versati, ma rientra - lo ricordiamo - nel bilancio della Camera. Non è però una spesa che possiamo considerare fuori controllo.
È una spesa che, anzi, ha subito un rallentamento proprio nello scorso anno e che è chiaramente destinata a crescere, ma, crescendo all'interno di questo virtuosismo dei conti della Camera dei deputati, che ogni anno consegna un avanzo di gestione, è pure destinata a rimanere sotto controllo.
Allora, dopo avere ringraziato chi è davvero l'artefice di questi successi e aver ringraziato i Questori per avere mantenuto quest'ordine contabile, quello che credo vada sottolineato è come, nel modernizzare l'istituzione e mantenere i conti in ordine, abbiamo contribuito anche noi. Perché ricordo che, solo pochi anni fa, da questi banchi si levavano degli interventi tesi a suscitare l'indignazione di chi ci ascoltava - spero pochi a quest'ora, su temi che sono stati così poco sviscerati -, andando a sottolineare spese per la quiescenza che, in realtà, sono sotto controllo, andando a sottolineare spese per l'assistenza sanitaria che, in realtà, come si vede dai bilanci, sono interamente finanziate dai versamenti degli analoghi contributi e andando a sottolineare dei privilegi che sono stati cancellati oramai da decenni.
Io credo che questa fase l'abbiamo superata con la maturità di tutte le forze politiche, l'abbiamo superata soprattutto con la professionalità dei dipendenti, che mai si sono scoraggiati, nemmeno nei momenti più bui, nei quali l'onorabilità di questa istituzione veniva lesa anche a loro svantaggio. Grazie a loro per aver mantenuto saldi i risultati, pur avendolo fatto con costi che sono sotto controllo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. La Camera è chiamata ad esprimersi sul Conto consuntivo relativo all'esercizio 2025, sul bilancio di previsione per l'esercizio 2026 e sull'allegato al bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028, per i quali annuncio sin da ora il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati. Questi documenti hanno certamente un significato contabile, ma anche e, soprattutto, un valore di tipo politico. Ringrazio per il lavoro svolto, ma anche per il cambio di passo che c'è stato in questi ultimi anni, il Presidente Fontana, il Collegio dei questori e l'Amministrazione, a cominciare dal Segretario generale, Castaldi. Credo che, innanzitutto dalla relazione del Questore Benvenuto e, poi, dall'intervento che abbiamo ascoltato poche mezz'ore fa del Questore Trancassini, emerge un quadro dei conti di solidità e stabilità e colpisce che, nonostante ci sia stato un incremento dei prezzi, la dotazione richiesta dalla Camera al bilancio dello Stato resti invariata.
Contestualmente, registriamo in questa legislatura una forte dinamicità della Camera, dopo la scorsa legislatura, in cui l'unica parola d'ordine era il risparmio, in modo così insistente sino a precludere qualsiasi ipotesi di investimento.
Sia ben chiaro, per Noi Moderati eliminare gli sprechi è una priorità, ma, superato questo impegno, la parola chiave è investire, che significa spendere in modo appropriato ed efficace le risorse pubbliche, vuol dire spendere bene ed ottimizzare. Non ci stancheremo mai di esprimere questo concetto.
Nel concreto, reputiamo molto importante anche la realizzazione di una serie di ordini del giorno che, nelle scorse occasioni, come in questa, abbiamo anche noi proposto come Noi Moderati. Abbiamo proposto anche in questo bilancio un ordine del giorno per rafforzare le dotazioni per i gruppi: noi consideriamo i gruppi parlamentari lo strumento attraverso il quale svolgere adeguatamente il nostro lavoro, in particolar modo quello legislativo. Ad esempio, con l'ordine del giorno che ho accolto dopo la riformulazione dei Questori, si prevede l'attribuzione dei costi dell'imposta sul valore aggiunto a carico della Camera e non a carico dei gruppi, perché crediamo che maggiori siano le risorse a disposizione del gruppo, migliore sarà il lavoro svolto dai gruppi parlamentari.
Crediamo che anche attraverso l'approvazione di vari ordini del giorno nelle presenti occasioni si sia svolto un ruolo importante sulla tutela e sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare, ad esempio, artistico della Camera, attraverso un importante programma di manutenzione straordinaria e il rinnovamento delle sedi della Camera, in particolare delle sale di maggior prestigio. Ancora: la sostituzione e l'ammodernamento degli impianti di sicurezza, la spinta verso l'innovazione tecnologica, il miglioramento dei servizi di supporto all'attività dei deputati e all'utenza interna, la prosecuzione dell'attività di reclutamento con i concorsi per rafforzare la struttura amministrativa. Finalmente abbiamo superato l'idea che chi lavora per la Camera sia una casta, al pari della casta politica; si è capito il valore dei funzionari e dei dipendenti della Camera dei deputati, che ci vengono richiesti, ad ogni legislatura, in distacco da altre istituzioni dello Stato, per la preparazione e il particolare livello professionale.
Apprezziamo le tante iniziative e i tanti eventi realizzati alla Camera, come, ad esempio, quelli relativi agli 80 anni del referendum istituzionale e dell'Assemblea Costituente, che hanno visto un'ampia partecipazione e che rafforzano l'apertura della Camera verso i cittadini e, in particolare, verso i giovani. Tutto questo in conseguenza di un indirizzo politico forte volto a determinare un cambio di passo, che ha incoraggiato e sostenuto l'Amministrazione, che è doveroso veramente ringraziare. Ho fatto poco fa riferimento al Segretario generale, però, facciamo in queste occasioni i ringraziamenti alle figure che quotidianamente ci danno una mano: i consiglieri, i documentaristi, i segretari, gli assistenti parlamentari e l'autorimessa, che le figure istituzionali utilizzano, giustamente e correttamente, in questo Parlamento. Tutto il personale, caratterizzato da professionalità, dedizione e lealtà, ci viene spesso invidiato e richiesto da altre amministrazioni. In occasioni come queste bisogna riconoscere l'impegno ed il lavoro di tutti, anche di chi in alcuni casi non ha vinto un concorso alla Camera, ma che vediamo all'interno dei nostri ambienti: sappiamo che sono lavoratori, magari in passato delle cooperative, e oggi della CD-Servizi Spa, che è stata una visione lungimirante, per tanti aspetti che ha sottolineato il Questore Trancassini.
Io credo che meriti un passaggio di attenzione la novità nata nel marzo del 2024. Avevamo tanti lavoratori che, in modo diverso, ma con pari impegno, dignità, lealtà prestavano la loro professionalità alla Camera; oggi li abbiamo inquadrati all'interno di CD-Servizi Spa, che è dotata di trasparenza. Io ho sentito alcuni interventi dei colleghi poco fa, ma vorrei ricordare, a proposito dell'ordine del giorno a firma Della Vedova e Vaccari he, in attuazione della deliberazione del Collegio dei questori del 17 giugno 2026, in data 20 luglio 2026, contestualmente alla pubblicazione del Conto consuntivo 2025 e del progetto di bilancio di previsione 2026 della Camera, sono stati pubblicati nel sito Internet della Camera dei deputati, all'interno della sezione “Camera Trasparenza” e, più precisamente, nell'area di tale sezione dedicata agli atti relativi alla CD-Servizi Spa, anche il bilancio di esercizio 2025 e il bilancio periodico di verifica al 31 dicembre 2025 della società ; la pubblicazione del bilancio periodico di verifica. Io credo che queste cose, per essere seri e chiari tra di noi, dobbiamo dircele, altrimenti passano concetti di opacità, che non ci sono né su come l'Amministrazione gestiva gli appalti - assolutamente è sempre stato chiaro e di qualità -, né nel lavoro che, come CD-Servizi Spa, si è fatto successivamente. E, oltre a questa trasparenza, abbiamo garantito ai lavoratori certezze e serenità, che mi sembra siano una cosa doverosa che non solo la maggioranza, ma anche il campo largo, l'opposizione, il centrosinistra dovrebbero privilegiare e tenere in grandissima considerazione.
Allora, bisogna sempre tener conto di chi con il suo lavoro ci supporta nella nostra attività. Per questo è necessario intervenire per individuare forme di tutela per i dipendenti che hanno maturato anni di lavoro presso i gruppi parlamentari, che tuttora sono impegnati in quest'attività.
Mi riferisco agli allegati A e B. Anche noi gli anni scorsi abbiamo presentato degli ordini del giorno su questa categoria di lavoratori. Non li abbiamo presentati in questo bilancio, perché sono già stati approvati nelle occasioni precedenti, ma sappiamo il lavoro istruttorio che il Collegio dei questori ha svolto e a cui si darà certamente risposta.
Allora, io credo e noi crediamo che la credibilità della Camera non si misura soltanto nella qualità delle leggi che approva, ma anche nel modo in cui amministra se stessa. Da questo punto di vista le deliberazioni dell'Ufficio di Presidenza sono leggi a tutti gli effetti. Quindi, anche le decisioni, che ad alcuni possono piacere poco, una volta assunte vanno realizzate. Mi riferisco alla tanto discussa - e oggetto di numerose valutazioni - delibera dell'Ufficio di Presidenza, la n. 14 del 2018, nella quale si interviene in un modo che non ho mai condiviso. Quella delibera io non l'ho mai votata e non ne condivido il contenuto. Prevede una riduzione degli assegni degli ex parlamentari, ma allo stesso tempo delibera un aggiornamento e un'indicizzazione di ciò che percepiscono alcuni ex parlamentari…
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). …e adeguare gli assegni previdenziali al costo della vita è una regola, è una legge ed è una norma prevista all'interno di una delibera, la n. 14 del 2018, che io non ho condiviso ma che è prevista e che va realizzata.
Capisco, Presidente, che devo concludere, ma credo che questo sia un passaggio che, se lo sottacciamo in quest'Aula, è un gravissimo errore, perché se la Camera dei deputati non rispetta le leggi credo che sia il presupposto per cui gli italiani possono non rispettare leggi. Allora, mi sembra che questa deliberazione è un diritto necessario, non è un privilegio ma un vero diritto.
PRESIDENTE. Onorevole, ha esaurito il suo tempo.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Concludo sottolineando che il lavoro fatto in questi anni io credo che abbia dato una dignità e uno al Parlamento che mancava da molto tempo. Su questo profilo e su questo impegno Noi Moderati c'è e sarà al fianco del lavoro dei Questori, del Presidente e dell'Amministrazione, perché la Camera rappresenta la casa degli italiani e, se lavora bene, lavora bene per la qualità della loro vita e del nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signora Presidente. Poche parole per parlare del bilancio della Camera. Ancora una volta credo che sia doveroso sottolineare la sobrietà di questa istituzione che, in un momento difficile del Paese, continua con una politica di risanamento dei propri conti, che non è in verità iniziata soltanto con questa legislatura ma anche da prima. Anche quest'anno si possono registrare 68 milioni risparmiati rispetto alla dotazione che viene data annualmente alla Camera dei deputati, 68 milioni di risparmio che sono un altro obiettivo importante soprattutto in un momento, come dicevo, nel quale il Paese soffre. Quindi, un'istituzione così prestigiosa e importante come la Camera dei deputati dà un contributo - diciamo così - per affrontare la grave crisi economica del Paese.
Io penso che ci sono molte questioni ancora che noi dobbiamo affrontare. Alcune sono state accennate durante la discussione, anche nella relazione del Questore anziano. Il riferimento è agli allegati A e B. Serve una soluzione a questo problema, che è pluridecennale alla Camera dei deputati e che deve trovare assolutamente una soluzione. La precarizzazione di questi lavoratori e di queste lavoratrici, che sono importanti e fondamentali per il funzionamento dei nostri gruppi politici, credo che sia un obiettivo da perseguire con serietà e un problema che finalmente deve essere risolto.
Nel rivolgere un ringraziamento anch'io al Segretario generale e ai funzionari, veramente il mio ringraziamento vuole andare anche un po' al di là. Voglio dire che a questo personale della Camera dei deputati noi dobbiamo tantissimo. Sono quelle persone che fanno le notti insieme nelle Commissioni, insieme a noi, e che ci guidano nella produzione degli atti legislativi. Sono quelle persone, dipendenti e funzionari, che, a differenza di tutti gli altri funzionari della pubblica amministrazione, quando si chiede e quando si pone un problema ti dicono subito: siamo disponibili a trovare una soluzione. Non c'è mai nessuno che si tira indietro rispetto a una richiesta. I nostri problemi e le nostre necessità vengono sempre affrontate con grande serietà. È un bene preziosissimo, è una cultura che si trasmette da generazione a generazione all'interno della Camera dei deputati e che io spero possa continuare molto a lungo, perché la qualità dei nostri funzionari e delle nostre funzionarie, dei nostri dipendenti e delle nostre dipendenti, è una qualità straordinaria e io penso che sia giusto ricordarlo in questa occasione . Così come penso che sia giusto ricordare che questo personale è il personale della Camera dei deputati. È il personale di ognuno di noi, di ogni deputato e di ogni deputata. Per i nostri funzionari non ci sono i deputati di maggioranza o di opposizione, ma ci sono unicamente i deputati. Anche di questo va dato loro merito e sicuramente considerazione. Grazie a tutti e a tutte. Mi rivolgo anche a tutte le persone che lavorano nelle altre strutture: dall'infermeria a tutte le altre strutture che sono da supporto alla nostra attività. Grazie di cuore, ma grazie soprattutto della grande rivoluzione che sta accadendo sotto i nostri occhi e della quale forse non ci accorgiamo: il ringiovanimento della Camera dei deputati, il fatto che sono state assunte centinaia di ragazzi e di ragazze bravissimi e qualificati , tra i migliori in Italia, che daranno futuro a questa nostra istituzione e che daranno ancora maggiore qualità, freschezza e dinamicità alla nostra Camera dei deputati. Abbiamo investito nella qualità e abbiamo investito nell'entusiasmo delle giovani e dei giovani. Credo che questa sia stata una scelta che è stata fortemente voluta certamente dall'Ufficio di Presidenza, non solo il nostro, ma soprattutto dal - diciamo così - della Camera dei deputati. Abbiamo grandi aspettative per quello che sarà il futuro della Camera dei deputati. È un'istituzione democratica e importante, sempre aperta rispetto alla società e con grande capacità di innovazione.
Detto questo, rimangono aperte una serie di questioni. Io non le voglio negare, perché tutto quello di cui abbiamo parlato in queste poche ore di discussione serve unicamente a fare cosa? A fare in modo che le rappresentanti e i rappresentanti del popolo possano fare bene il loro lavoro, che possano legiferare bene e che possano rispondere alle necessità del Paese. Da questo punto di vista io credo che dobbiamo fare di più. Con un referendum, che io non ho condiviso, sono stati ridotti i deputati e le deputate da 630 a 400. È stato un gravissimo errore che ha diminuito la qualità e la quantità del nostro lavoro e che costringe oggi i deputati e le deputate a fare un lavoro a volte più frettoloso di quanto sia necessario. Per ovviare a questa difficoltà è necessario investire in strutture e servizi a servizio dei deputati e delle deputate. Non chiediamo più soldi, non è questo il punto. Quello che invece ci interessa è avere il personale che ci aiuta ancora di più per svolgere la nostra attività. Abbiamo bisogno di più servizi, abbiamo bisogno di più tecnici, di tecnici informatici che ci possano aiutare nei gruppi politici e che ci possano aiutare individualmente a svolgere al meglio il nostro lavoro. Abbiamo dato dimostrazione tutte e tutti, di maggioranza e di opposizione, che sappiamo e vogliamo lavorare giorno e notte e lo abbiamo fatto in questi anni. È necessario, però, che ci sia un supporto, che ci siano locali adatti, che ci sia il personale adibito a farli funzionare e che possa permetterci di migliorare ancora di più la qualità della Camera dei deputati.
Quindi, ancora grazie a tutti, ma soprattutto guardiamo con ambizione al prossimo futuro per permettere a noi tutti e a noi tutte di svolgere al meglio la funzione di grandissimo onore e di grandissima responsabilità di rappresentanti del popolo italiano .
PRESIDENTE. La ringrazio, perché mi dà l'occasione, in maniera forse inusuale, di aggiungere al suo ringraziamento il mio personale e quello della Presidenza ai nostri funzionari e a tutto il personale della Camera, che anche questa sera ci supporta . Ha chiesto di parlare il deputato Sottanelli. Ne ha facoltà.
GIULIO CESARE SOTTANELLI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Mi associo subito, dopo di lei, nel ringraziare tutti i collaboratori che, in questi anni, in particolare nell'ultimo anno, 2025, con il loro operato ci hanno assistito, quindi hanno collaborato con noi.
Il bilancio interno della Camera dei deputati è un provvedimento che deve andare oltre le appartenenze partitiche. Nonostante tutto, questa sera siamo anche riusciti, in alcune sfumature, a non cogliere questo aspetto importante. È uno strumento importante, che finalizza tutta l'organizzazione e l'efficienza che bisogna dare a una macchina complessa come quella della Camera dei deputati. Abbiamo un consuntivo che supera leggermente i 1.000 milioni e abbiamo avuto delle economie: un avanzo di 53 milioni, che è addirittura maggiore di quello del 2024. Una nota che volevo sottolineare è che il 98 per cento di queste somme era giusta nelle previsioni, perché il bilancio di previsione era stato ben calibrato. Abbiamo avuto interessi attivi importanti, quindi frutto di una dote che abbiamo nel nostro patrimonio.
Una cosa che volevo sottolineare - si parla sempre di casta e di soldi che si spendono - è che, dal 2013, la dotazione statale che viene assegnata alla Camera dei deputati, pari a 943 milioni di euro, è rimasta intatta. Sono trascorsi 13 anni, durante i quali la Camera dei deputati non ha aumentato alcun onere né alcun costo rispetto al bilancio dello Stato italiano. In questi anni, abbiamo avuto spese di funzionamento per meno 164 milioni e spese di beni e servizi per meno 31,24 per cento.
Dal 2006, l'Ufficio di Presidenza ha ridotto l'indennità dei parlamentari per ben tre passaggi e ne ha congelato l'adeguamento, mai più corrisposto da allora. Rispetto al parametro che i costituenti pensarono all'inizio della nostra Repubblica, ho fatto un conto: abbiamo circa il 40 per cento in meno di quello che i padri costituenti avevano previsto in quanto legato allo stipendio dei giudici della Corte di cassazione; quindi, in sintesi, la remunerazione di un deputato è il 40 per cento in meno. È certo che il taglio dei parlamentari è stato solo una propaganda, perché se si pensa che impatta sul bilancio esclusivamente per l'8 per cento, capite che è stata solo una propaganda a danno, ovviamente, della rappresentanza del territorio, che è venuta meno.
C'è stato un grande ricambio generazionale e penso che al riguardo abbiamo fatto un grande sforzo, perché abbiamo messo dentro nuove generazioni che hanno professionalità importanti e questo è stato fatto anche riducendo il costo del personale. Quindi, abbiamo assunto nuove persone e il costo è diminuito dell'1,8 per cento. Assumere nuovi giovani talenti e spendere meno non è una contraddizione; qui si è stati capaci di farlo.
Volevo anche aggiungere qualcosina rispetto alle considerazioni che il Questore anziano, Trancassini, prima ha svolto e che poi sono state anche precisate da alcuni colleghi, non ultimo il collega Rosato, che è intervenuto con equilibrio, che è quello che serve e che spesso non c'è stato. Non penso si possa dire che tutte le cooperative sfruttino i propri lavoratori, perché penso sia ingiusto nei confronti delle tante cooperative che, invece, quotidianamente trattano molto bene i propri collaboratori. Così come anche non si può permettere il Questore anziano di dire che prima, magari, venivano sfruttati qui, perché comunque si rappresenta un'istituzione in continuità, quindi bisogna anche tutelare chi c'era prima; e non penso che i dirigenti della Camera che dovevano vigilare sui contratti in non abbiano fatto bene il loro mestiere. Penso che queste dichiarazioni debbano essere fatte con più equilibrio, come bene ha richiamato il collega Rosato.
Certamente gli ordini del giorno che abbiamo approvato danno al bilancio e, quindi, all'Ufficio di Presidenza e, per esso, ai Questori, l'indirizzo verso il quale porre i nostri obiettivi per fare in modo di migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti, dei collaboratori dei gruppi - immagino il riconoscimento dei buoni pasto, ma anche di altri istituti - e ciò per garantire maggiore dignità e anche quel aggiuntivo che, come avviene in altre istituzioni pubbliche e private, ad oggi, in molti casi è mancato qui alla Camera. Sono però importanti anche i nuovi spazi. Si è parlato di una sala stampa - da rendere più ospitale, anche più importante e più grande, perché oggi quella che abbiamo non sempre riesce ad adempiere bene al proprio compito -, ma anche di tutto quello che bisognerà fare per la formazione, nonché per affrontare in maniera intelligente l'impatto con l'intelligenza artificiale sia per tutti i collaboratori, dei gruppi e dei singoli parlamentari, sia per i dipendenti della Camera e anche per noi deputati.
Volevo anche spendere due parole sull'ordine del giorno, in particolare sul fatto che ci siamo astenuti con riferimento all'uso della sala stampa. Un principio condiviso è quello di mantenere alta l'attenzione sui valori costituzionali all'interno di Montecitorio, ma certamente ci sono state anomalie nel comporre l'ordine del giorno. È impensabile far sottoscrivere a un deputato della Repubblica un impegno che già discende di per sé dal mandato che abbiamo oppure prevedere un obbligo tarato sull'uso della sala della conferenza stampa, perché abbiamo tanti altri spazi che vengono dati anche all'esterno, come immagino la Sala della Regina e non solo. Quindi riteniamo che questo ordine del giorno - ci siamo astenuti per questo motivo - non sia stato formulato nel modo corretto.
Penso anche a tutti gli investimenti che sono stati pianificati e che saranno realizzati: penso per esempio agli impianti audio e video dell'Aula di Montecitorio, alla manutenzione e al rinnovamento delle sedi e a tutti gli investimenti nella , pari a 1,7 milioni di euro, e nell'informatica per 22 milioni di euro all'anno.
Nel chiudere, volevo anche fare una riflessione sull'ottima mostra per gli 80 anni della Repubblica e dell'elezione dell'Assemblea Costituente che è stata allestita. Penso sia stata una grande opportunità per tante persone e per le scuole che sono venute qui al Palazzo. Io ritengo sia stato anche un bene prorogarla fino al 31 dicembre, ma forse si può provare ad andare anche oltre, perché penso sia un segnale, in particolare in questa fase storica che stiamo attraversando, molto, molto importante.
Chiudo nel dire che il nostro voto a questo bilancio sarà favorevole per le considerazioni che abbiamo espresso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Colleghi, colleghe, i numeri danno ragione di una buona amministrazione della Camera dei deputati e qui siamo a ringraziare il Collegio dei Questori e, segnatamente, il collega Filippo Scerra che vedo lì seduto.
E andiamo ad analizzare anche i numeri: l'avanzo di 53 milioni di euro della gestione di competenza del 2025, in miglioramento rispetto al risultato del 2024, penso che parli assolutamente da sé. Così come parla da sé anche l'ordine contabile che si è operato attraverso la cancellazione dei residui attivi e passivi, un'altra cosa che sicuramente ha dato un miglioramento del quadro della finanza della Camera dei deputati. Attualmente, grazie a questa operazione, abbiamo che l'avanzo di amministrazione finale del 2025 sia pari a 496,7 milioni di euro: è un ottimo risultato sicuramente ed è una somma che consentirà la sostenibilità strutturale del bilancio per il triennio 2026-2028. Sia il Conto consuntivo sia il progetto di bilancio per il 2026 confermano, quindi, la solidità dei conti della Camera e un'oculata gestione delle sue risorse, anche grazie al blocco delle retribuzioni dei parlamentari. E voglio ricordare che questa è stata una storica battaglia del MoVimento 5 Stelle e adesso accolta anche dalle altre forze parlamentari e di questo non possiamo che compiacerci.
Avremmo voluto dire altrettanto… In questa settimana abbiamo parlato della gestione del bilancio dello Stato, quindi avremmo voluto dire altrettanto anche per il rendiconto dello Stato che, invece, ha subìto un peggioramento di quasi tutti i saldi di competenza rispetto al 2024. Quindi ci troviamo al paradosso che il bilancio della Camera ha saldi di competenza sicuramente favorevoli e, nella stessa settimana, ci troviamo ad analizzare il rendiconto dello Stato che, invece, lancia una fotografia assolutamente preoccupante dei saldi di finanza pubblica.
Vorrei fare altre annotazioni, signora Presidente, quella che riguarda la spesa per il personale dipendente che sconta una riduzione di 1,8 milioni di euro, confermando un che seguirà anche nei prossimi anni e nonostante ci siano state le assunzioni. Si è parlato - l'ho sentito anche dai colleghi che mi hanno preceduto -, si è fatto riferimento all'immissione nei ruoli di tanti giovani, con le loro competenze, che sicuramente costituirà un arricchimento per tutti gli uffici. Voglio anche rammentare che la Presidenza Fico, di fatto, ha dato adito a questo rinnovamento del personale della Camera e poi ha dato anche la stura concorsi che, poi, sono stati espletati durante questa legislatura.
Tuttavia, ci sono anche alcune criticità che non possono non essere rilevate. Si è anche detto, dal collega che mi ha preceduto, che la spesa pensionistica si prevede, ahimè, in crescita e un'altra criticità è data anche dall'incremento dei prezzi delle utenze del gas e dell'elettricità che, tuttavia, al momento non hanno dato luogo a variazioni di spesa, anche perché non sono state quantificate, quindi restano un'incognita. Del resto, previdenza e costo dell'energia sono temi che, ahimè, affliggono noi, che siamo qui dentro, ma soprattutto e sicuramente con maggiore preoccupazione tutti i cittadini italiani, fuori da quest'Aula.
Volevo anche mostrare soddisfazione, da parte del mio gruppo, per il fatto che sono stati accolti tanti ordini del giorno che abbiamo proposto. Sono state sottolineate, per l'appunto, le ragioni della tutela dell'ambiente, del risparmio energetico, dell'attenzione alla disabilità, della cura degli ultimi. Penso a un ordine del giorno a firma del collega Caramiello che poneva l'accento sul fatto che si potessero dare gli avanzi delle nostre mense anche a persone disagiate, che vivono al di fuori di questo di questo Palazzo, attraverso enti caritatevoli. E ancora ricordo un ordine del giorno molto pregevole, a firma della collega Sportiello, sulla lotta contro le discriminazioni di ogni genere.
Parlo ancora di un ordine del giorno che pure mi ha colpito e che sono stata contenta che sia stato accolto, a firma della collega Fontana, con il quale si chiedeva il ripristino dei punti di erogazione dell'acqua in tutte le parti comuni. Ecco, c'è un'attenzione all'ambiente, un altro dei temi che sono molto, molto cari al MoVimento 5 Stelle, così come gli ordini del giorno volti a ridurre lo spreco di carta, cosa possibile anche attraverso un maggiore impulso al processo di digitalizzazione. Noi ci siamo anche preoccupati di depositare un ordine del giorno con il quale si chiedeva di potenziare il servizio di raccolta differenziata e di recupero dei rifiuti, fortunatamente anche quest'ordine del giorno accolto.
Altro tema al quale siamo sensibili e che egualmente ha visto il parere favorevole, è stato accolto in sede di esame degli ordini del giorno, riguarda il tema della fruibilità, per tutti i cittadini e massimamente dei più giovani, dell'importante, importantissimo patrimonio storico, artistico, culturale e archeologico della Camera. Noi spesso ci soffermiamo a guardare anche tanti dipinti, anche noi che siamo qui all'interno e che viviamo questo Palazzo e magari non ne abbiamo piena conoscenza. Sicuramente è un patrimonio molto ricco, che vale la pena di rendere fruibile, anche da parte di coloro che vivono e sono al di fuori della Camera dei deputati. Anche questo ordine del giorno fortunatamente è stato accolto, perché è giusto che venga data a tutti la possibilità di conoscere quello che è presente all'interno del Palazzo.
C'è un altro tema che volevo però sottolineare, signora Presidente, che è stato svolto anche dal collega Zaratti: ancora una volta non è stato analizzato il tema della precarizzazione del personale dei gruppi parlamentari. Questo è un tema che purtroppo anche in questa occasione non è stato svolto e mi premeva rammentarlo in questa sede.
Un altro pensiero, ovviamente, lo rivolgo a tutti noi che viviamo ogni giorno queste sale, che dovremmo ricordare che la Camera dei deputati è il centro della nostra democrazia e dei valori della nostra Costituzione, che ogni giorno, nonostante pericolose derive, ci impegniamo a difendere sempre.
Annuncio, infine, il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle per il consuntivo e un voto di astensione per il bilancio di previsione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Patriarca. Ne ha facoltà, prego.
ANNARITA PATRIARCA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, il gruppo Forza Italia esprimerà il voto favorevole sia sul Conto consuntivo relativo all'esercizio finanziario 2025, sia sul progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2026. Ma credo che il dibattito sul bilancio interno della Camera non possa e non debba esaurirsi in una semplice elencazione di numeri. Esso rappresenta, piuttosto, l'occasione per interrogarsi sul modo in cui questa istituzione interpreta il proprio ruolo e su quale idea di amministrazione parlamentare vogliamo consegnare al futuro.
Da questo punto di vista, la XIX legislatura merita un giudizio positivo: è stata infatti capace di proseguire lungo una traiettoria ormai consolidata di razionalizzazione delle spese, evitando però di trasformare il risparmio in un valore assoluto, in una sorta di ideologia del segno meno. Per troppo tempo, nel dibattito pubblico italiano, si è diffusa l'idea che qualsiasi euro risparmiato nel funzionamento delle istituzioni, fosse automaticamente una vittoria della buona politica. Noi non abbiamo mai condiviso questa impostazione, perché ridurre gli sprechi è un dovere, razionalizzare i costi è un dovere, eliminare le inefficienze è un dovere, ma comprimere indiscriminatamente le risorse destinate al funzionamento delle istituzioni democratiche non è sempre sinonimo di buona amministrazione. Anzi, può diventare il suo contrario, perché la Camera dei deputati non è un centro di costo qualsiasi: è il luogo nel quale si forma la volontà democratica della Repubblica, è il luogo nel quale si esercita la rappresentanza popolare, è il luogo nel quale si scrivono le leggi che incidono sulla vita di milioni di cittadini. E allora il vero equilibrio non consiste nel tagliare sempre e comunque. Consiste nel coniugare il rigore finanziario con l'efficienza amministrativa, consiste nel garantire servizi moderni, strutture adeguate, tecnologie aggiornate, sicurezza e assistenza qualificata ai deputati e, conseguentemente, ai cittadini che attraverso di noi sono rappresentati. È proprio questo equilibrio che, a nostro giudizio, emerge nei documenti oggi all'esame dell'Assemblea. I risultati economici positivi non sono stati conseguiti sacrificando la qualità dell'amministrazione. Al contrario, essi hanno consentito di programmare investimenti sulle infrastrutture tecnologiche, sulla sicurezza degli edifici, sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare e storico della Camera, sul miglioramento dei servizi interni e sull'innovazione digitale.
Vorrei soffermarmi, però, su quello che considero uno dei dati più significativi di questa legislatura: dopo molti anni nei quali il blocco del aveva progressivamente ridotto gli organici dell'amministrazione parlamentare, la Camera dei deputati è finalmente tornata ad assumere. È un passaggio che consideriamo particolarmente importante, non solo perché consente di sostituire il personale collocato in quiescenza, ma soprattutto perché introduce energie, competenze e professionalità nuove. In questi anni, abbiamo visto entrare nell'amministrazione giovani funzionari, documentaristi, tecnici informatici, assistenti parlamentari, professionalità altamente qualificate che rappresentano un investimento sul futuro della nostra istituzione. E consentitemi di dire che questa scelta assume un valore ancora maggiore se consideriamo che avviene dopo la riduzione del numero dei parlamentari. Se il Parlamento ha oggi 400 deputati anziché 630, le funzioni costituzionali della Camera non sono però diminuite: l'attività legislativa è la stessa, l'attività di controllo è la stessa, l'attività internazionale è la stessa. Il rapporto con i cittadini è semmai ancora più intenso. Per questa ragione, il rafforzamento dell'amministrazione non rappresenta un costo da sopportare, ma un investimento necessario affinché la qualità dell'attività parlamentare possa essere mantenuta ai livelli che la tradizione della Camera ha sempre garantito.
Per questo desidero rivolgere, a nome del gruppo di Forza Italia, un sincero ringraziamento a tutto il personale della Camera dei deputati : a chi presta servizio da molti anni e rappresenta la memoria storica di questa istituzione, ma anche ai tanti giovani che sono entrati recentemente, attraverso procedure concorsuali pubbliche e meritocratiche, e che stanno già offrendo un contributo importante al funzionamento dell'amministrazione.
Accanto al personale, desidero rivolgere un ringraziamento al Collegio dei questori e all'Ufficio di Presidenza. La gestione amministrativa della Camera è finalmente silenziosa: non occupa più, come un tempo, le prime pagine dei giornali. Abbiamo recuperato il valore e il senso di responsabilità dell'attività politica a cui, per un certo periodo, si è abdicato in nome di comunicati, e , come se la comunicazione avesse fagocitato il contenuto della politica. Anche per questa ragione è necessario, oggi come non mai, assumere equilibrio, competenza e senso delle istituzioni come valori portanti dell'azione di questo Parlamento.
Credo che il lavoro svolto nel corso di questa legislatura abbia dimostrato tutte queste qualità. Oggi però dovremmo avere finalmente la serenità di riconoscere che la stagione dei grandi interventi di riduzione della spesa ha prodotto risultati ormai strutturali. La vera sfida del futuro, dunque, non sarà continuare a rincorrere nuovi tagli simbolici; la vera sfida sarà mantenere alta la qualità dell'amministrazione parlamentare, perché un Parlamento efficiente non è un privilegio della politica, è una garanzia per i cittadini. Una democrazia funziona bene, quando funzionano bene le sue istituzioni e le istituzioni funzionano bene, quando possono contare su amministrazioni autorevoli, competenti, moderne e organizzate. Questo, a nostro giudizio, è il messaggio che emerge dai documenti oggi in esame: rigore senza demagogia, risparmio senza pauperismo, equilibrio dei conti senza rinunciare agli investimenti necessari. È una linea che condividiamo pienamente e che riteniamo debba continuare anche negli anni a venire.
Per queste ragioni, Presidente, confermiamo il voto favorevole del gruppo di Forza Italia sul Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'esercizio finanziario 2025 e sul progetto di bilancio per l'anno finanziario 2026 .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cecchetti. Ne ha facoltà.
FABRIZIO CECCHETTI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, desidero innanzitutto rivolgere, come hanno già fatto altri interventi prima di quello del sottoscritto, un sincero ringraziamento al Presidente della Camera, all'Ufficio di Presidenza, al Collegio dei questori, al Segretario generale e a tutto il personale della Camera dei deputati per la professionalità e lo spirito di servizio con cui lavorano ogni giorno.
L'esame del consuntivo 2025 e dell'assestamento 2026-2028 non è un semplice adempimento contabile. Ci consegna un messaggio politico chiaro: la Camera è un'istituzione solida, efficiente e capace di gestire con responsabilità le risorse pubbliche. I numeri parlano da soli: per il quarto anno consecutivo, la gestione si chiude con un risultato positivo; il 2025 registra un avanzo di oltre 53 milioni di euro che, insieme ai residui passivi cancellati, porta l'avanzo di amministrazione a sfiorare i 497 milioni di euro. È un risultato che nasce da una gestione improntata al rigore, all'efficienza e alla capacità di programmare. Questa solidità si riflette anche nelle previsioni per il prossimo triennio: pur prevedendo un graduale utilizzo dell'avanzo di amministrazione, al termine del triennio la Camera manterrà comunque una disponibilità superiore ai 400 milioni di euro, preservando quindi una solida capacità finanziaria.
Tutto questo non nasce oggi, ma è il risultato di un percorso iniziato anni fa. La dotazione della Camera, infatti, resta ferma a 943 milioni di euro, lo stesso importo fissato nel 2013. In oltre dieci anni, mentre l'inflazione saliva, i costi energetici aumentavano e i servizi rincaravano, la Camera non ha chiesto un solo euro in più ai cittadini italiani . Anzi, la spesa complessiva prevista per il 2026 è inferiore di 58 milioni rispetto al 2013 e i soli costi di funzionamento sono diminuiti di oltre 164 milioni, quasi il 24 per cento in meno. Non è la politica dei tagli, è la politica della buona amministrazione.
Tre aspetti, in particolare, meritano di essere evidenziati. Il primo è la conferma del contenimento di indennità e rimborsi dei deputati, che evita maggiori oneri per oltre 30 milioni di euro. Il secondo è la riduzione della spesa del personale, che si attesta al di sotto dei 200 milioni di euro, garantendo al contempo il necessario ricambio generazionale attraverso nuove assunzioni. Sempre sul tema del personale, desidero sottolineare il percorso avviato per rafforzare le tutele dei collaboratori dei gruppi parlamentari, il cui contributo quotidiano è essenziale per il buon funzionamento dell'attività parlamentare. Infine, si conferma il contenimento della spesa per beni e servizi senza rinunciare agli investimenti strategici per la modernizzazione della Camera, grazie al rinnovamento degli impianti audio e video dell'Aula, al rafforzamento delle infrastrutture informatiche e ai progetti di innovazione tecnologica. Sono interventi che non rappresentano un costo, ma un investimento sulla qualità del lavoro parlamentare, sulla sicurezza e sui servizi offerti ai deputati e ai cittadini.
Il quadro complessivo che emerge da questi documenti è, quindi, quello di un'amministrazione capace di coniugare equilibrio finanziario, trasparenza, efficienza e visione. Per queste ragioni, il gruppo della Lega esprime soddisfazione per il lavoro svolto e voterà convintamente a favore sia del Conto consuntivo 2025 sia dell'assestamento del bilancio 2026-2028, perché gestire con rigore i soldi pubblici significa rispettare i cittadini, dare forza al Parlamento e rendere credibili le nostre istituzioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato De Maria. Ne ha facoltà.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. I conti consuntivi della Camera dei deputati relativi al biennio 2024-2025 mettono in luce l'andamento reale, le dinamiche effettive delle entrate e delle uscite della nostra Amministrazione e testimoniano l'importanza del lavoro che è stato svolto. Nel corso del 2024, le entrate totali accertate sono state pari a 1.309,1 milioni di euro a fronte di spese effettivamente impegnate per 1.263,8 milioni di euro, determinando un avanzo di gestione annuale di 45,3 milioni di euro. L'esercizio successivo ha registrato un ulteriore consolidamento della stabilità finanziaria: le entrate si sono attestate a 1.314,6 milioni di euro, mentre le spese reali sono leggermente diminuite a 1.261,6 milioni di euro, con un risparmio netto di 2,2 milioni. In conseguenza, l'avanzo di gestione per il 2025 è salito a 53 milioni di euro.
Voglio sottolineare come siano stati avviati rilevanti interventi di ammodernamento tecnologico, sicurezza e innovazione strutturale.
Anch'io voglio ringraziare i funzionari e il personale della Camera per il loro lavoro così prezioso e anche per la qualità del loro impegno e la loro professionalità, che sono un supporto fondamentale per l'attività istituzionale e una risorsa delle nostre istituzioni e della nostra democrazia. Similmente voglio sottolineare che la scelta di realizzare nuove assunzioni, che deriva anche dalla legislatura precedente, è stata molto importante, perché ha consentito l'arrivo di persone giovani, di grande qualità, e anche quel del personale di cui parlavamo da tempo.
Allargando l'analisi al triennio 2023-2025, si evidenziano, nel quadro complessivamente positivo che ho ricordato, alcune criticità, che voglio velocemente sottolineare. La prima - e non riguarda solo la Camera dei deputati, ma riguarda tutto il Paese - è la vulnerabilità delle istituzioni alle fluttuazioni dei prezzi energetici, che hanno spezzato le continuità delle politiche di contenimento con l'extracosto di 1,15 milioni di euro registrato nel 2025.
Il secondo elemento critico, che però abbiamo già molto approfondito in questa nostra discussione, concerne la società CD-Servizi. Io ribadisco qui che noi vogliamo conoscere qual è il costo delle otto figure di personale dirigenziale che sono distaccate presso la CD-Servizi per avere, come è stato ricordato prima, piena contezza del reale equilibrio finanziario della società . Voglio anche dire che, nella discussione in Aula, il Questore anziano ha svolto alcune considerazioni sulla fase precedente, quella dell'appalto alle cooperative. Per noi, se il Questore anziano ha conoscenza di scorrettezze su quella fase, di criticità, farebbe bene a darne notizia pubblicamente e con piena trasparenza. A noi risultano bandi realizzati nel pieno rispetto della normativa vigente, peraltro non da organi politici, ma dalla struttura tecnica dell'Amministrazione della Camera.
Voglio, poi, svolgere alcune riflessioni sul ruolo del Parlamento, di cui oggi esaminiamo il bilancio di una delle due Camere. Infatti, credo sia importante non fermarsi a una semplice analisi dei costi e dei risparmi che si sono realizzati, ma questa deve essere l'occasione per una riflessione più complessiva sul ruolo della nostra istituzione. L'ultimo rapporto sulla produzione legislativa, predisposto dall'Osservatorio sulla legislazione del Servizio studi della Camera, conferma - e in qualche modo aggrava - tendenze già evidenziate negli anni precedenti. Nel periodo considerato, 13 ottobre 2022-13 giugno 2026, delle 331 leggi complessivamente approvate, 248 - il 74,9 per cento - sono di iniziativa governativa; 78 - il 3,6 per cento - di iniziativa parlamentare; una - lo 0,3 per cento - di iniziativa popolare; una - lo 0,3 per cento - di iniziativa regionale; e tre - lo 0,9 per cento - di iniziativa mista. Sono numeri che confermano una tendenza ormai strutturale: il forte ricorso alla decretazione d'urgenza; la prevalenza, in particolare per la conversione dei decreti-legge e per la legge di bilancio, di una sorta di monocameralismo alternato, in cui diventano molto rari i casi di modifiche nel secondo ramo parlamentare di esame; il ricorso a diverse forme di intreccio tra decreti-legge contemporaneamente all'esame delle Camere.
Questa concentrazione dell'attività legislativa sui decreti-legge, che assume dimensioni maggiori e carattere sempre più multisettoriale e frammentato, è evidente che ha avuto e sta avendo un impatto significativo sulla qualità della legislazione, ma anche sulle procedure parlamentari e sull'attività parlamentare. L'indebolimento del ruolo dei Parlamenti è un fenomeno non solo italiano, riguarda tutte le democrazie europee. I Parlamenti sono chiamati a reagire. Un Parlamento più forte rende più forte i Governi, più fiduciosi i cittadini, più certo l'avvenire delle generazioni future. Soprattutto, la sfida oggi è rafforzare e non indebolire le istituzioni democratiche, in una fase di così grandi cambiamenti.
Infine, voglio ricordare, ma davvero brevemente, perché lo abbiamo discusso in modo molto approfondito, l'ordine del giorno che abbiamo presentato sull'utilizzo della sala stampa, che ritengo di grande valore sul profilo democratico della fedeltà della Camera ai principi costituzionali. Nella discussione che abbiamo fatto fra chi ha votato contro o, comunque, ha mostrato criticità rispetto all'ordine del giorno, ci sono stati accenti diversi, alcuni che, per essere sinceri, per me sono inaccettabili e mi hanno ancora più confermato di aver fatto bene a presentare questo ordine del giorno, altri più costruttivi e di confronto nel merito. Certo è che, come gruppo del Partito Democratico, continueremo a porre un tema che riteniamo fondamentale e fondante per la nostra istituzione.
Chiudo questo intervento, confermando il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico sia sul progetto di bilancio sia sul Conto consuntivo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Angelo Rossi. Ne ha facoltà.
ANGELO ROSSI(FDI). Grazie, signor Presidente. Mi permetta di ringraziare il Collegio dei questori e, in particolare, il Questore anziano, Paolo Trancassini per l'ottimo lavoro svolto e per la predisposizione dei documenti contabili che oggi andiamo ad approvare. Amministrare bene la Camera è una responsabilità che viene prima di ogni scelta politica. Il bilancio serve proprio a verificare come questa responsabilità sia stata esercitata. Per questo non è un semplice adempimento contabile. I numeri che esaminiamo oggi ci dicono come sono state utilizzate le risorse pubbliche e se sono state impiegate con equilibrio, attenzione e buonsenso. È questo il significato dell'autonomia contabile della Camera: poter gestire le proprie risorse, ma anche rispondere delle scelte compiute.
I documenti oggi all'esame mostrano una gestione attenta e risultati positivi. Il Conto consuntivo 2025 si chiude con un avanzo di competenza di oltre 53 milioni di euro. Ancora più significativo è l'avanzo di amministrazione, che cresce di oltre 68 milioni di euro, passando da 428 milioni a 496 milioni. Anche la relazione dei Questori conferma questo andamento. Gli impegni assunti rappresentano oltre il 98 per cento delle previsioni definitive di bilancio, a conferma dell'attendibilità della programmazione finanziaria della Camera. Programmare bene significa anche evitare interventi improvvisati, significa individuare le priorità, rispettarle e dare continuità alle scelte nel tempo.
Naturalmente, un bilancio non si giudica soltanto dai saldi finali, si giudica, soprattutto, da come vengono utilizzate le risorse. Conta la capacità di migliorare i servizi, rendere più efficiente l'organizzazione e investire dove serve: è questo il valore che emerge dai documenti oggi in esame. In questo quadro, assume particolare rilievo la scelta di mantenere invariata la dotazione della Camera: anche per il triennio 2026-2028, resta fissata a 943 milioni di euro. Sono ormai 16 anni consecutivi senza alcun aumento, nonostante la forte crescita dei prezzi registrata nello stesso periodo. Contenere la spesa non ha significato rinunciare agli investimenti o rinviare gli interventi necessari; al contrario, il progetto di bilancio dimostra che è stato possibile coniugare una gestione prudente con il miglioramento dell'organizzazione e dei servizi. In questi anni, la spesa di funzionamento della Camera si è ridotta di oltre 164 milioni di euro, pari quasi al 24 per cento. Questi risultati non arrivano per caso. Sono il frutto di una gestione attenta, che ha utilizzato al meglio le risorse disponibili senza compromettere il funzionamento delle istituzioni, perché amministrare bene non significa semplicemente spendere meno, significa spendere meglio, destinando le risorse agli interventi che rendono la Camera più efficiente e più capace di svolgere le proprie funzioni.
È quello che emerge anche dagli investimenti previsti. Penso agli interventi per l'innovazione tecnologica dell'Aula di Montecitorio, all'ammodernamento degli impianti audiovisivi e dei sistemi di sicurezza, ma anche al miglioramento e all'ampliamento dei servizi resi ai deputati e all'utenza interna. Sono tutti interventi che incidono sul funzionamento quotidiano della Camera e rendono più efficiente il lavoro parlamentare. Penso anche agli interventi di manutenzione e rinnovo del patrimonio immobiliare della Camera, necessari per conservarne l'efficienza e il valore nel tempo. Va nella stessa direzione anche l'introduzione di un sistema autonomo di raccolta e smaltimento dei rifiuti, che ha consentito una riduzione della spesa per la Tari di oltre 400.000 euro, dimostrando come una gestione più efficiente possa produrre risparmi concreti. A questo si aggiunge la prosecuzione delle procedure concorsuali necessarie per assicurare all'amministrazione le professionalità di cui avrà bisogno negli anni futuri.
Accanto agli aspetti finanziari, meritano di essere ricordate le iniziative promosse dalla Camera nel corso dell'anno. Tra queste, quelle dedicate agli 80 anni del referendum istituzionale e dell'Assemblea costituente, a testimonianza dell'attenzione che la Camera continua a dedicare alla propria storia, senza dimenticare le proprie radici, ma guardando al futuro .
Presidente, il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia nasce da queste considerazioni. Non riguarda soltanto l'approvazione di due documenti contabili, esprime una valutazione positiva su un modo di amministrare la Camera fondato sulla responsabilità, sull'equilibrio dei conti e sull'utilizzo attento delle risorse pubbliche. I risultati dimostrano che è possibile mantenere i conti in ordine senza rinunciare agli investimenti, all'innovazione e al miglioramento dei servizi. Questa è la strada che i documenti oggi all'esame indicano, perché i conti solidi non sono un obiettivo in sé, sono la condizione per consentire alla Camera di svolgere pienamente il proprio ruolo al servizio della Nazione e dei cittadini.
Per queste ragioni, il gruppo di Fratelli d'Italia esprime il proprio voto favorevole sui documenti in esame .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Colleghi, capisco l'entusiasmo, però conteniamoci.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2025 (Doc. VIII, n. 7).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2026 (Doc. VIII, n. 8).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge n. 3005 e n. 3006: “Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2025”; “Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2026”.
Ricordo che nella seduta del 3 agosto si è conclusa la discussione generale congiunta e la relatrice e il rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge recante Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2025 .
Poiché non sono state presentate proposte emendative li porrò direttamente in votazione.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Risulta alla Presidenza che tutti i gruppi abbiano rinunciato allo svolgimento delle dichiarazioni di voto, concentrandole sulla votazione finale dell'assestamento . Vi applaudite da soli.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 3005: "Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2025".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo ora all'esame del disegno di legge recante Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2026.
Passiamo all'esame dell'articolo unico, con le annesse tabelle .
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo al quale non sono stati presentati emendamenti, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
LUCIA ALBANO,. Sull'ordine del giorno n. 9/3006/1 Osnato il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di confermare, nell'ambito delle future manovre di bilancio, compatibilmente con le risorse disponibili, il livello di finanziamento attualmente destinato alle associazioni combattentistiche vigilate dal Ministero dell'Interno di cui al Capitolo 2309”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3006/2 Alifano, eliminata l'ultima premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a proseguire, nell'ambito dei futuri provvedimenti di natura finanziaria e compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica, le iniziative già intraprese, volte a sostenere i redditi più bassi, anche attraverso un equilibrato impiego degli strumenti fiscali e degli interventi di spesa e a continuare a monitorare gli effetti delle misure adottate in materia fiscale e di sostegno ai redditi da lavoro, valutando eventuali ulteriori interventi diretti a favorire l'equità del sistema tributario, la crescita delle retribuzioni e il miglioramento della qualità dell'occupazione”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3006/3 Torto il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/3006/4 L'Abbate il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a continuare, nell'ambito delle iniziative già in essere e compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica, a promuovere il progressivo rafforzamento degli strumenti di monitoraggio degli impatti ambientali e climatici delle politiche pubbliche, anche in coerenza con gli indirizzi adottati a livello europeo”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3006/5 Carmina il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare a monitorare lo stato di attuazione degli interventi infrastrutturali e delle misure di sostegno all'intermodalità, valutando, nell'ambito delle risorse disponibili e della programmazione vigente, ogni utile iniziativa volta a migliorare l'efficienza dei collegamenti ferroviari e logistici, con particolare attenzione alla rete siciliana e ai collegamenti con porti e aeroporti”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3006/6 Donno il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a proseguire nell'azione già intrapresa a sostegno dei pensionati, con particolare attenzione ai titolari di trattamenti pensionistici più bassi, monitorando l'evoluzione del quadro economico e valutando eventuali ulteriori iniziative compatibili con le risorse disponibili e con gli obiettivi di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3006/7 Dell'Olio il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a proseguire nelle iniziative già intraprese in materia di riforma del sistema fiscale, monitorando gli effetti dei regimi agevolativi e delle spese fiscali e valutando eventuali interventi di razionalizzazione che possano contribuire a rafforzare l'equità, l'efficienza e la sostenibilità del prelievo, anche a beneficio di lavoratori, pensionati e del sistema produttivo”.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3006/1 Osnato, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3006/2 Alifano, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Non va bene. Dunque, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3006/2 Alifano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3006/3 Torto, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3006/3 Torto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3006/4 L'Abbate, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene? Qualcuno del gruppo? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3006/5 Carmina, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3006/6 Donno, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Non va bene. Dunque, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3006/6 Donno, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3006/7 Dell'Olio, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene? Onorevole Dell'Olio, mi dice se va bene? Va bene? Sì, no? Riformulazione? Va bene, perfetto, mi sembra convinto.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). Presidente, ma io che le devo dire a quest'ora ?
PRESIDENTE. Che le devo dire io.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). I migliori sono i vannacciani, che sono quelli più duri e sono andati via tutti a casa non ne è rimasto neanche uno.
Io, Presidente, per la gioia dei colleghi, consegno il mio intervento. Domani ascoltatemi, però, nell'intervento che farò con il Ministro Giorgetti.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. È autorizzato a consegnare.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Presidente, anch'io procedo con la consegna, a condizione che i colleghi mi applaudano molto di più di quanto hanno fatto con il collega Faraone .
PRESIDENTE. Adesso diventa una gara di applausi. È autorizzato anche lei.
Ha chiesto di parlare la deputata Zanella… Colleghi, in silenzio però. Va bene l'applauso, ma ripristiniamo il silenzio.
Prego, collega Zanella. Collega Zanella, tocca a lei intervenire, nel silenzio dell'Aula. Prego.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Anch'io consegno il mio intervento .
PRESIDENTE. Bene, collega, è autorizzata ovviamente.
Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. A questo punto, io mi trovo costretta ad adeguarmi, però, se mi permetterete - e penso di suscitare l'ira dei colleghi -, io penso sia estremamente svilente ritrovarci in un clima che va ad affrontare un passaggio importante per i bilanci pubblici, qual è quello del rendiconto e dell'assestamento … no, no, scusate. Presidente…
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). …non uso i miei 10 minuti… dichiaro…
PRESIDENTE. No, lei può usare tutto il tempo che ha, ci mancherebbe. Prego.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). No, no, lo voglio fare. Dichiaro il voto di astensione, in una gestione dell'Aula della Camera, di queste ore e di queste giornate, indegna, dove abbiamo messo la qualunque, dove c'è stato il capriccio dell'un Ministro e dell'altro Ministro, i soliti accordi tra la parte della destra e la parte della sinistra, con il finto ostruzionismo e il contro-finto ostruzionismo che la maggioranza si auto-fa, per arrivare qui a dire che consegniamo e lasciamo agli atti i provvedimenti per non occupare le ore notturne, perché noi siamo stanchi - io sono in Commissione bilancio: non ci siamo fermati un minuto oggi, perché siamo pure andati in audizione dal Ministro Giorgetti -, e per non arrivare ad uno svilimento totale.
Io mi auguro che questa Camera un salto di qualità e di maturità, prima o poi, lo possa fare. Siamo un po' fuori tempo massimo, ma ce lo possiamo aspettare .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Naturalmente, è autorizzata a consegnare.
Ha chiesto di parlare la deputata Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Presidente, io intervengo, anche perché veramente siamo di fronte a un provvedimento importante e due parole mi sento di dirle, a nome di tutto il MoVimento 5 Stelle. Vede, Sottosegretaria, noi abbiamo le idee molto chiare sulla politica economica di questo Governo Meloni, le avevamo quattro anni fa e le abbiamo ancora oggi. Infatti, guardando il rendiconto, ma anche l'assestamento di bilancio, purtroppo troviamo la conferma di tutto quello che avevamo previsto e vi avevamo detto, perché questi documenti non raccontano più quella che è la vostra propaganda, ma raccontano la realtà e la realtà è quella di un Paese fermo.
E, allora, voglio un po' ripartire dall'inizio perché, quando siete arrivati al Governo, avete trovato un'occasione storica: oltre 200 miliardi ottenuti dal Governo Conte - mi riferisco a quelli del PNRR -, una possibilità unica per poter investire in Italia, per poterla modernizzare, per creare lavoro, per investire sulla sanità, sulla scuola, sulle infrastrutture, sull'innovazione. E voi, invece, che cosa ci avete lasciato dopo quattro anni? Ci avete lasciato un Paese con pochissimi margini di crescita, anche perché avete accettato un nuovo Patto di stabilità. E questo Patto di stabilità - lo dobbiamo raccontare - limiterà grandemente la possibilità di aiutare sia le famiglie che le imprese. E, in più, lasciate un impegno - chiamiamolo così - enorme e gravoso a tutti coloro che vi seguiranno, che è quello di aumentare progressivamente la spesa militare fino al 5 per cento del nostro prodotto interno lordo. Io capisco che è tardi, Sottosegretaria, però, in poche parole, ci avete detto che chi governerà dopo di voi dovrà affrontare un Paese che cresce poco, un Paese con meno risorse disponibili, un Paese senza più il sostegno straordinario del PNRR: praticamente, anziché gestirlo questo Paese, l'avete ipotecato. Ecco, questo è il bilancio della vostra politica economica.
In questi anni, abbiamo anche sentito ripetere dal Ministro Giorgetti frasi come un mantra allo specchio, e cioè: i conti sono in ordine. Però i numeri, questa volta, nel rendiconto, e quindi anche nell'assestamento, raccontano un'altra cosa: questo specchio, come Biancaneve, vi ha restituito un'altra verità e, cioè, che i conti, effettivamente, in ordine non li avete tenuti. Allora, partiamo da un fatto: che la crescita dell'economia, abbiamo detto, è praticamente ferma; che, per quattro anni consecutivi, il PIL è rimasto inchiodato allo “zero virgola” e questo non lo potete confutare, perché è scritto in tutte le pagine del rendiconto. E il debito pubblico che fa, Sottosegretaria? Continua a salire. Vede, non lo sa, però glielo diciamo noi. E sa a quale domanda potrebbe risponderci questa sera? Se il Paese non cresce, come si possono davvero migliorare i conti? Se siamo fermi al palo, questi conti non sono migliorati.
E qui arriviamo a un primo punto tecnico di questo rendiconto. Vede, Sottosegretaria, il Ministro rivendica di aver aumentato l'avanzo primario. E, allora, le chiediamo: che cos'è l'avanzo primario? E, anche qui, non ci risponde. Però su non lo trova, così come neanche nei messaggi. Allora, se ci ascoltiamo un attimo, ce lo spieghiamo con semplicità, anche per farlo capire ai cittadini che, magari, domani rivedranno queste nostre sedute. Avanzo primario significa che lo Stato incassa più soldi di quanti ne spende: per che cosa? Di quanti ne spende per i servizi pubblici, per le pensioni, per gli stipendi, per gli investimenti e restano fuori soltanto gli interessi sul debito. E fin qui, diciamo, in teoria, è una cosa pure positiva. Però bisogna chiederci: come ci siete arrivati a questo incasso? Perché vede, Sottosegretaria, un conto è arrivarci grazie a un'economia che cresce, grazie alle imprese che investono, grazie a più lavoro nel Paese, più redditi, e un conto, invece, è arrivarci come ci siete arrivati voi: aumentando le tasse e riducendo gli investimenti È come una famiglia che decide di risparmiare, però rinuncia alle cure mediche, rimanda la manutenzione della casa, toglie l'istruzione ai propri figli. Certo, a fine mese potrà dire che ha speso di meno, però quella famiglia non è diventata più ricca, non sta meglio, sta semplicemente rinunciando al proprio futuro.
Ed è esattamente quello che è successo in Italia, perché senza crescita economica non esiste un vero risanamento dei conti pubblici. Esistono soltanto più sacrifici che continuate a chiedere ai cittadini e alle imprese.
Poi c'è un secondo aspetto che voglio sempre illustrare con chiarezza, Sottosegretaria: il Governo rivendica di aver ridotto il deficit, però bisogna dire agli italiani come ci siete riusciti. Pensiamo ai edilizi: il Ministro Giorgetti che cosa ci dice? Che ha cambiato effettivamente il modo di contabilizzare la spesa nel bilancio dello Stato. Cioè: una parte della spesa è stata fatta ricadere negli anni precedenti e un'altra parte è stata distribuita negli anni successivi. Ecco, così il deficit di Giorgetti, negli ultimi anni, è apparso più basso. Miracolo. Però, attenzione, perché voi non siete dei maghi e, pure se lo foste, insomma sareste dei pessimi maghi perché il trucco è evidente a tutti: spostare la spesa da una cartella del bilancio all'altra non significa ridurre il deficit.
Voglio tornare all'esempio di quella famiglia che citavo prima: è come se questa famiglia, facciamo sempre l'esempio, rinviasse la rata del mutuo dal mese di luglio al mese di settembre e poi dicesse: ho speso meno a luglio. Però, non ha risparmiato, ha solo cambiato il calendario. Ecco perché non diciamo che quella riduzione del deficit, raccontata dal Governo, non rappresenta un vero miglioramento della situazione economica del Paese.
Poi, arriviamo al tema delle tasse: dunque, con voi al Governo la pressione fiscale è arrivata al 43,1 per cento del PIL. Che cosa significa, Sottosegretaria? Però, stasera non risponde a nessuna domanda. Glielo diciamo noi: significa semplicemente che, praticamente, una quota sempre maggiore della ricchezza prodotta dagli italiani finisce nelle casse dello Stato. Sapete come? Attraverso le tasse e attraverso le imposte. Insomma, dal Governo invece che sostenere che l'aumento della pressione fiscale dipende… voi continuate a dire che questo aumento della pressione fiscale dipende dall'occupazione. Vede, però, questa è una follia perché è un ragionamento che non tiene perché allora, per abbassare la pressione fiscale, dovremmo aumentare la disoccupazione… Praticamente è evidente che state dicendo un'assurdità. La verità invece è molto più semplice: la verità è che le tasse sono aumentate, che l'IVA sui pannolini, sul latte in polvere, sui seggiolini è aumentata, che è aumentata la cedolare secca sugli affitti brevi, che sono state ridotte le detrazioni per il ceto medio, che sono già stati tagliati gli incentivi alla prima casa, che sono state eliminate le agevolazioni per i giovani per acquistare la prima abitazione e che sono stati ridotti gli incentivi per le imprese che investono. E poi, sapete cosa avete fatto? Avete aumentato le accise sui carburanti proprio quelle accise che una “Fozza Gioggia” andava alle pompe di benzina e raccontava di voler eliminare. Ma questi sono i vecchi tempi della propaganda per prendere qualche voto in più )...
DANIELA TORTO(M5S). … e come se non bastasse arriviamo a una tassa occulta, la tassa segreta. Sapete qual è ? Perché lo dobbiamo dire ai cittadini. È quella per cui questi fenomeni del Governo Meloni prima vi dicono che vi stanno aumentando lo stipendio e poi, quando ve lo hanno aumentato, vi ritrovate nello scaglione fiscale successivo…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
DANIELA TORTO(M5S). …e quindi la tassazione è molto più alta. Ecco questo si chiama signora Sottosegretaria. Siamo di fronte ad un periodo di zero crescita, zero riforme strutturali, zero visione. Questo è il vero vostro rendiconto e nell'assestamento avreste dovuto togliere le spese militari e mettere più sanità, più scuola, più infrastrutture …
DANIELA TORTO(M5S). ... più sviluppo e più progresso per questo Paese. Quindi, ve l'abbiamo riscritto noi il rendiconto…
PRESIDENTE. Onorevole, ha esaurito il suo tempo. Grazie.
DANIELA TORTO(M5S). …e l'assestamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pella. Ne ha facoltà.
ROBERTO PELLA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Nel dichiarare il pieno consenso da parte del gruppo di Forza Italia per i risultati raggiunti da questo Governo, consegniamo e naturalmente votiamo a favore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ottaviani. Ne ha facoltà.
NICOLA OTTAVIANI(LEGA). Grazie, Presidente. Naturalmente il nostro sarà un intervento brevissimo, ma non possiamo non replicare alle indicazioni che promanano dai banchi, soprattutto, di una forza della minoranza, dell'opposizione che fa parte di questo non campo largo, ma di questo campeggio allargato, perché poi di questo stiamo parlando. Si fa riferimento, quindi, al rendiconto come atto fondamentale di carattere tecnico. No: è un atto politico, è un atto nel quale oggi emerge tutta la bontà dell'impostazione delle scelte di responsabilità e di realismo dell'intero Governo di centrodestra, a cominciare dal Ministro dell'Economia e, quindi, proprio da Giancarlo Giorgetti. Si faceva riferimento ai risultati, ma soprattutto ai . I sono relativi ad un saldo netto da finanziare che passa da 151 miliardi a 143, quindi, c'è una riduzione importante e notevole come differenza tra le entrate e le spese finali.
Per quanto riguarda il risparmio pubblico, c'è una differenza in positivo di 4 miliardi: passiamo da meno 4 miliardi del 2024 a più 3 miliardi del 2025... Quindi, in realtà, se andassimo a sommare il profilo algebrico, addirittura il differenziale sarebbe di 8 miliardi.
Passando molto velocemente al ricorso al mercato: meno 413 miliardi, con un miglioramento di 22 miliardi rispetto al 2024.
Qualche autorevole esponente dell'opposizione, della minoranza potrebbe dire: attenzione, perché, con riferimento all'indebitamento netto, a cui si faceva riferimento prima, in realtà, il dato sembrerebbe peggiorato: da meno 139 a meno 142. La risposta non la dà la Lega, la risposta non la dà il centrodestra, la dà il dottor Mauro Orefice che è il Presidente delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei conti che dice testualmente: “per quanto riguarda il deficit, la differenza è spiegata dall'emersione in gran parte inattesa dei nuovi crediti edilizi (…) sul superbonus”. Queste mega truffe che sono andate in giro per l'Italia, che non sono state controllate, hanno portato quel risultato che è sotto gli occhi di tutti con una rifusione da parte dello Stato di 40 miliardi fino al 2027. Qualcuno ci dice: no, ma non è un problema, quello, in realtà, di competenza è un problema soltanto di cassa. Sono soldi che comunque vengono sottratti agli altri 59 milioni e mezzo di italiani perché di quella vicenda hanno beneficiato soltanto 500.000 famiglie su 60 milioni di italiani. Passando poi molto velocemente al profilo del gettito, qualcuno può dire: ma il gettito complessivo è aumentato, perché quello Irpef è diminuito? Perché, grazie al cielo, si è fatto un investimento da parte di questo Governo sulle famiglie e sui lavoratori dipendenti, abbassando la percentuale di tassazione che andava a incidere sui redditi, soprattutto i redditi fino a 50.000 euro e abbiamo, sì, tassato un'altra categoria. Questo lo dobbiamo dire, lo dobbiamo ammettere, amici della maggioranza. La categoria sapete qual è? È quella delle banche e delle assicurazioni che lo scorso anno hanno contribuito per 10 miliardi, quelle stesse banche e assicurazioni sempre additate dalla sinistra di Stato, chiamiamola così, e che in realtà l'avevano sempre fatta franca in passato.
È stato chiesto poi da parte nostra ai contribuenti la , quindi, la possibilità di rimettersi in regola perché su questo dobbiamo essere chiari: chi non vuole pagare, non paga neppure se ci sono 10 o 20 scappatoie . Noi abbiamo ridato la possibilità a chi voleva rimettersi in regola di ridiventare contribuente a pieno titolo del nostro Paese e del nostro Stato.
Per quanto riguarda poi la questione relativa ai tempi medi di pagamento della pubblica amministrazione: nel 2022 quando si è insediato il nuovo Governo Meloni il tempo medio era di 37 giorni, oggi si è arrivati a 27 giorni. Si dirà: ma questo che cosa comporta? Comporta che le imprese hanno la necessità di approvvigionarsi di meno al sistema bancario, indebitarsi di meno, investire e fare sostanzialmente autofinanziamento per quanto riguarda la possibilità di migliorare.
Allora, andiamo velocemente a chiudere, vincolandoci a quelle che sono state le nostre premesse. Quando si fa riferimento al rendiconto, io credo, signor Presidente, che il migliore osservatore di quello che si fa non sia il soggetto che si auto-incensa o si auto-predica, ma siano i mercati e, soprattutto, quelli che sono gli indici internazionali che vengono portati avanti da quelle stesse agenzie di che, nel 2011, fecero dimettere, di fatto, un Governo legittimamente eletto, portando lo , favorendolo artificiosamente, a 570 punti. E, se oggi lo abbiamo ad appena 78 punti, il merito qualcuno se lo dovrà anche intestare.
Allora, da questo punto di vista, non possiamo non ribadire il concetto che, finalmente, quelle stesse agenzie di oggi hanno portato questo Paese in una situazione prossima e contigua a quello che è un profilo di alta positività. Se questo sta avvenendo è grazie a una revisione del modo di fare, a una revisione del modo di intendere la politica, ma anche all'indipendenza rispetto ai mercati internazionali, rispetto a quelli che, con la “manina” - e non era quella di Adam Smith -, intendevano regolare anche la nostra democrazia. Ecco perché il nostro voto è sicuramente favorevole e abbiamo piena fiducia che, continuando così, si potranno centrare tutti gli obiettivi promessi e fissati con il nostro elettorato nel 2022 .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sono qua che penso a un film visto tanto tempo fa: “Non si uccidono così anche i cavalli?”. È un film di Pollack che narra di una gara di ballo, in cui gente disperata arrivava fino a stramazzare a terra pur di poter vincere un premio. Bene, ci avete costretto in questo modo. Noi siamo qua, a mezzanotte meno due minuti, a fare un intervento - e nessuno si azzarda neanche a farlo, mi starete già uccidendo, perché parlo -, su che cosa? Nientepopodimeno che sul consuntivo e sull'assestamento del bilancio dello Stato. Ma non possiamo neanche pensare di fare davvero un ragionamento, perché siamo tutti morti di stanchezza per una conduzione stupida dei lavori di Aula . Non mi riferisco, ovviamente, a chi la dirige, ma a come la maggioranza organizza i lavori.
Allora, c'è un altro film più allegro che vorrei citare, che è un film e anche una favola, che è “Cenerentola” che, quando arriva a mezzanotte, deve scappare. Sta per suonare la mezzanotte: guardate l'orologio, guardate che ora è. E io qua perdo la scarpetta? No. Allora, vi dico solo una cosa, due cose anzi, ricordando quello che ha appena citato l'onorevole Ottaviani. Fra le tante cose di cui mi piacerebbe discutere con lui, ce ne sono due. Una la dico velocissima: i condoni, che lui ha richiamato come elemento che portano qualcosa nelle casse dello Stato. La seconda cosa è la parificazione del consuntivo, di cui stiamo parlando. Le quattro Rottamazioni hanno comportato 54 miliardi di omessi versamenti, quelli che dovevano essere versati, quelli che secondo lui dovevano entrare: mancano all'appello 54 miliardi. Va bene? Questo è il primo dato.
L'altro dato che vi voglio dare riguarda sempre una cosa che ci viene raccontata. Sì, è vero, sono stati fatti provvedimenti di riduzione del cuneo fiscale importanti e significativi. Come sono stati pagati? Con il . Lo sapete cos'è il ? È l'aumento del gettito banalmente indotto dall'inflazione. Su chi? Sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, cioè gli unici che sono dentro l'imposta progressiva. A tutti gli altri l'inflazione non fa un baffo. L'unico dato che vorrei che voi leggeste di questo assestamento è quello che ci dice - non lo dico io, lo dice il vostro documento - che questo Governo si è ritrovato con un miglioramento dell'andamento dell'indicatore della spesa netta, perché il non è stato compensato. Quindi, il ha portato via a lavoratori dipendenti e pensioni 1,7 miliardi nel 2026, 3,4 miliardi nel 2025 e 1,7 miliardi nel 2024. Fanno 7 miliardi non compensati Lo dice la Commissione europea, lo dice la relazione tecnica al vostro assestamento.
Votatelo, noi votiamo contro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Lucaselli. Ne ha facoltà.
YLENJA LUCASELLI(FDI). Grazie, Presidente. Davvero pochi minuti. Innanzitutto per rasserenare, per suo tramite, la collega Guerra, perché mi pare ci sia stato un accordo di maggioranza e opposizione per arrivare a discutere, di assestamento e rendiconto, a quest'ora. Nessuno ha immaginato di comprimere i tempi di alcuno e, anzi, crediamo che questa sia una discussione estremamente importante, alla quale qualche risposta va data, soprattutto, sempre per suo tramite, ai colleghi dei 5 Stelle.
Vede, Presidente, quando qualcuno dei 5 Stelle parla di economia, gli italiani iniziano ad avere un po' di malore, che non è determinato soltanto dal caldo di questi giorni. Hanno degli scompensi che, evidentemente, dipendono dal fatto che i “grillini” - penso si possano chiamare ancora così o “contini”, insomma, una cosa del genere - hanno veramente difficoltà a capire come sia regolato il mondo dell'economia, perché, quando si parla di pressione fiscale, non si può confondere l'aliquota con l'indicatore. Sono due cose estremamente diverse e già capire questo darebbe le risposte alla collega Torto sul perché oggi si parla di una pressione fiscale aumentata, che dipende, sostanzialmente, dal fatto che questo Governo, il Governo Meloni, ha portato il record storico di persone al lavoro . Credo che questo sia un elemento molto banale e molto semplice da capire.
La collega Torto chiedeva anche - e io mi permetto, sempre per suo tramite, di rispondere - come mai si parlasse di avanzo primario. Ora, io non entro nella volontà di spiegare cosa sia l'avanzo primario, ma credo di dover sottolineare soltanto due piccolissimi aspetti che, secondo me, possono aiutare la collega Torto a chiarirsi un po' le idee. Questo è il Governo che ha raggiunto la cifra record per gli incassi dall'evasione fiscale : oltre 26 miliardi. Nel totale, dalle entrate, dalla riscossione, sono stati superati i 36 miliardi. Ecco, questo è l'avanzo primario: da questo il Governo ha raggiunto l'avanzo primario.
Ora, come promesso all'inizio, io non mi dilungherò sui punti e sugli elementi che sono stati inseriti all'interno di questo documento; sono numeri e i numeri difficilmente possono essere interpretati e difficilmente possono essere maneggiati. È importante, però, ricordare a tutti, prima di tutto a noi stessi, ma ancora di più agli italiani, che un dato reale c'è: quando questo Governo si è insediato, oltre a trovare il super-debito del superbonus - l'hanno già detto altri colleghi della maggioranza -, ha trovato un dato importante, cioè, nel momento in cui è arrivato il Governo Meloni, lo Stato italiano spendeva oltre 8 miliardi all'anno per quella che, secondo i 5 Stelle, era stata la loro politica nello sconfiggere la povertà degli italiani. In realtà, questi oltre 8 miliardi spesi all'anno hanno prodotto un lavoratore su dieci, cioè questi 8 miliardi hanno portato al lavoro un'unica persona su dieci. Credo che già solo questo dato faccia capire la differenza abissale che c'è nella gestione dei conti fra il Governo Meloni e tutti i Governi che lo hanno preceduto.
Ed è per questo che annuncio il voto convintamente favorevole di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 3006: "Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2026".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Colleghi, vi ricordo che c'è ancora un voto.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la deliberazione in merito alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione a un conflitto di attribuzione elevato innanzi alla Corte costituzionale dal Senato della Repubblica nei confronti della Procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Milano, di cui all'ordinanza della Corte costituzionale n. 94 del 2026.
Comunico che l'Ufficio di Presidenza, nell'odierna riunione, preso atto dell'orientamento favorevole espresso dalla Giunta per le autorizzazioni nella seduta del 29 luglio 2026, ha deliberato di proporre all'Assemblea la costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, in relazione ad un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Senato della Repubblica nei confronti della procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Milano, per violazione dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, in relazione ad atti ritenuti lesivi delle prerogative costituzionali del Senato.
Tale conflitto è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 94 del 2026, di cui la medesima Corte costituzionale ha disposto la notifica anche alla Camera dei deputati in ragione dell'identità della posizione costituzionale dei due rami del Parlamento in relazione alle questioni di principio da trattare.
Ai sensi dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento, su tale proposta darò la parola a un oratore contro e a uno a favore per non più di cinque minuti ciascuno. Chi chiede di intervenire contro? Non vedo nessuno. Chi chiede di parlare a favore? Nessuno.
Pongo quindi in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la proposta dell'Ufficio di Presidenza di costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, in relazione a un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Senato della Repubblica nei confronti della procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Milano, per violazione dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, in relazione ad atti ritenuti lesivi delle prerogative costituzionali del Senato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 80 voti di differenza.
La Camera ha pertanto deliberato di costituirsi in giudizio innanzi alla Corte costituzionale.
PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, nella seduta di domani, mercoledì 5 agosto, dopo lo svolgimento delle comunicazioni del Governo in merito all'avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, avrà luogo la commemorazione della tragedia di Marcinelle e avrà luogo anche la commemorazione della strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Alle ore 16,15 sarà iscritto all'ordine del giorno l'esame della relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza nei confronti del deputato Delmastro Delle Vedove.
La votazione per appello nominale sulla questione di fiducia posta sull'articolo unico del disegno di legge n. 3053 avrà luogo a partire dalle ore 20,15, previe dichiarazioni di voto a partire dalle ore 18,30. Le successive fasi di esame del provvedimento, fino alla sua conclusione, avranno luogo con prosecuzione notturna ed eventualmente nella giornata di giovedì 6 agosto.
Estraggo a sorte il nominativo del deputato o della deputata dal quale avrà inizio la chiama.
La chiama avrà inizio dalla deputata Onori.
Avverto infine che, nella seduta di giovedì 6 agosto, al termine delle votazioni avrà luogo l'informativa urgente del Governo, con la partecipazione del Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, in ordine ai recenti eventi sismici che hanno colpito l'area dei Campi Flegrei e allo stato di attuazione degli interventi per la popolazione.
Al termine, avrà luogo la commemorazione delle vittime della strage di Vergarolla.
PRESIDENTE. Comunico che nella seduta di oggi, martedì 4 agosto 2026, la I Commissione (Affari costituzionali) ha approvato, in sede legislativa, la seguente proposta di legge: Senatori Croatti ed altri: “Istituzione della Giornata nazionale per il diritto al divertimento in sicurezza” (1296), con modificazioni.
PRESIDENTE. Comunico che nella seduta di martedì 4 agosto 2026, la VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) ha approvato, in sede legislativa, la seguente proposta di legge: Senatori Mennuni ed altri: «Istituzione dell'area marina protetta “Isola di Capri”» (2772).
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare il deputato Porta. Ne ha facoltà.
FABIO PORTA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Un'imbarcazione carica di migranti si è inabissata a pochi chilometri... Un'imbarcazione carica di...
PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, se volete restare in Aula va benissimo, però dovete farlo in silenzio e dovete consentire al collega Porta di svolgere il suo intervento di fine seduta.
Prego, collega Porta.
FABIO PORTA(PD-IDP). Un'imbarcazione carica di migranti si è inabissata a pochi chilometri dallo Stretto di Gibilterra, a Capo Palos, in Spagna. Una nave carica di oltre 1.000 persone, partita da Genova e diretta in Brasile, Uruguay e Argentina: la rotta degli emigrati italiani in fuga dalla miseria e dalla fame per dare un futuro migliore alle loro famiglie e aiutare coloro che sono rimasti a casa.
Pare che questo naufragio sia stato causato dal tentativo di fare un approdo sottocosta, per imbarcare immigrati clandestini. Una pratica comune, allora come oggi sì, perché sto parlando di un naufragio avvenuto esattamente 120 anni fa, il 4 agosto 1906: il naufragio del Sirio, dove morirono tra i 300 e i 500 immigrati, prevalentemente italiani, forse la più grande tragedia dell'emigrazione italiana nel mondo, un dramma immortalato da una celebre ballata di Francesco De Gregori. E oggi come allora, la storia si ripete, perché come ci hanno ricordato Papa Francesco prima e Papa Leone dopo, siamo tutti migranti.
La storia del mondo e quella dell'Italia in particolare è storia di emigrazione, di mobilità. E agli avvoltoi di ieri e di oggi, che continuano a speculare su questo fenomeno, ricordiamo una tragedia di 120 anni fa affinché aprano gli occhi e la mente e la smettano di giocare a riscrivere la geografia o la storia.
Per questi motivi il naufragio del Sirio e, tra pochi giorni, la tragedia di Marcinelle meritano di essere ricordati, perché da un popolo senza memoria nasce una società ingiusta e diseguale. E fare memoria, invece, è un atto di giustizia e di grande coscienza civile e democratica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per un intervento di fine seduta, la deputata Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Io ci tengo a prendere la parola per una dovuta precisazione. Ho avuto modo di rivedere l'intervento mio pomeridiano e mi sono resa conto che, in un momento di enfasi oratoria, mi sono lasciata andare in un'espressione ellittica che ha sintetizzato in modo non corretto il mio pensiero circa la frase: il Sottosegretario fa affari con la camorra. Un'espressione che ha potuto provocare un qualche risentimento e di questo me ne dispiaccio e mi scuso qui, così come ho fatto personalmente con l'interessato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per un intervento di fine seduta, il deputato Perantoni. Ne ha facoltà. Capisco che nel frattempo c'è il delirio intorno, però proviamoci.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Nonostante l'ora, ci tengo a segnalare un grave episodio che è avvenuto sabato notte a Lula, nel Nuorese, un atto intimidatorio che è consistito nell'aver incendiato due autovetture di proprietà di due ricercatori che lavorano presso il sito di Sos Enattos, dove si sta realizzando lo Einstein Telescope. Come sappiamo, si tratta di un importantissimo progetto che prevede la realizzazione di un osservatorio per lo studio delle onde gravitazionali.
Un atto sicuramente isolato, al quale tutte le istituzioni hanno immediatamente reagito con parole d'indignazione e condanna, a partire dalla presidente Todde e dal sindaco di Nuoro Fenu. Condanna e solidarietà nei confronti dei coniugi Giunchi, coloro che hanno subito questo attentato, alle quali mi associo. Per condannare l'episodio, inoltre, e per esprimere la solidarietà della popolazione, il sindaco di Lula Mario Calia ha convocato per domani un consiglio comunale straordinario.
Confido nel fatto che la magistratura identifichi quanto prima i responsabili e li assicuri alla giustizia. L'atto intimidatorio, se collegato in qualche modo al progetto Einstein Telescope, non sortirà alcun effetto: il progetto andrà avanti, la Sardegna e la gente di Lula non accettano intimidazioni. Questo progetto è un'occasione importantissima di crescita e di sviluppo legato alla ricerca, alla cultura e all'innovazione, non solo per Lula e per il Nuorese ma per tutta la Sardegna. Un gesto criminale non potrà fermare…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
MARIO PERANTONI(M5S). …l'Einstein Telescope, né potrà compromettere la cultura di ospitalità e accoglienza della mia gente .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
3.
: PITTALIS, per la maggioranza; GIANASSI E GIULIANO, di minoranza.
4.
S. 1939 - Conversione in legge del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, recante misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024 (Approvato dal Senato) (C. 3053)
Relatrice: KELANY.
5.
Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo. (C. 2670-A)
: CERRETO.
6.
SCHLEIN ed altri; MOLLICONE ed altri; AMATO ed altri; GRIPPO; LATINI: Disposizioni in materia di cinema. (C. 2360-2578-2731-2794-2969-A)
: CANGIANO.
7.
S. 1878 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 13 gennaio 2026 (Approvato dal Senato). (C. 2957)
: CALOVINI