PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Comunico che la Giunta delle elezioni, nella seduta del 15 settembre 2026, ha verificato che il seggio di deputato nel collegio uninominale 01 - Chieti della XVII Circoscrizione Abruzzo deve essere coperto mediante elezioni suppletive, ai sensi dell'articolo 86, comma 3, del testo unico delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361.
Tale seggio - attribuito con il sistema maggioritario ai sensi dell'articolo 77, comma 1, lettera, del medesimo testo unico - si è reso vacante a seguito della cessazione dal mandato parlamentare del deputato Alberto Bagnai, in ragione delle dimissioni presentate alla luce dell'assunzione della carica incompatibile di componente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, di cui la Camera ha preso atto nella seduta del 15 settembre 2026.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Sono nuovamente a chiedere al Ministro dell'Economia, affinché venga a riferire al Parlamento sulla vicenda che ha coinvolto il presidente della Banca di Asti, Maurizio Rasero, contemporaneamente sindaco della città.
Più volte, e non soltanto da parte mia, è arrivata questa richiesta. Siamo alla fine di questo epilogo, sono state annunciate le dimissioni dalla presidenza della banca, ma sicuramente non può considerarsi conclusa la vicenda. Al contrario, tutto questo impone una domanda molto semplice: perché si è dovuti arrivare fino a questo punto?
Per mesi è stata sostenuta la piena legittimità del doppio incarico; il consiglio comunale di Asti è stato chiamato addirittura a pronunciarsi su una contestazione formale di incompatibilità. Poi è intervenuta la Banca d'Italia e, quando l'Autorità di vigilanza chiede alla banca una precisa per risolvere la situazione e si arriva anche a prospettare una procedura di decadenza, non siamo più davanti a una polemica giornalistica o allo scontro tra maggioranza e opposizione: siamo davanti a una questione istituzionale sulla quale, a mio parere, il Parlamento ha il diritto di conoscere la verità.
Per questo, le dimissioni non bastano. Non basta lasciare una poltrona per cancellare ciò che è accaduto nei cinque mesi precedenti. Chiediamo di sapere che cosa abbia rilevato, esattamente, la Banca d'Italia nella verifica sui vertici della Banca di Asti. Vogliamo anche, chiediamo anche, di capire quali criticità abbiano determinato la richiesta di scegliere una strada precisa e perché sia stata prospettata la possibilità di una decadenza. E, soprattutto, vogliamo capire come sia stato possibile arrivare a una situazione per la quale il sindaco di una città ricopriva contemporaneamente la presidenza di una banca così profondamente legata al territorio, che quello stesso sindaco amministra.
Non sto assolutamente formulando accuse personali e non spetta all'Aula anticipare valutazioni che competono alle autorità preposte, ma, proprio per questo, chiediamo carte, fatti e risposte. Pensiamo che, quando sono in gioco la credibilità delle istituzioni, la di una banca e la tutela del risparmio, il criterio non può essere soltanto quello di arrivare all'ultimo momento e dire: ho scelto la città. La città andava tutelata prima, la banca andava tutelata prima e così pure la credibilità delle istituzioni, che andavano tutelate.
C'è poi una questione ulteriore che deve essere chiarita: il sistema delle nomine e i rapporti tra comune, Fondazione e Banca di Asti. Occorre ricostruire con assoluta trasparenza chi abbia nominato chi, quali valutazioni siano state compiute prima della designazione e quali controlli siano intervenuti successivamente. Non per alimentare dei sospetti, ma, precisamente, per eliminarli. Per questo chiediamo al Ministro dell'Economia e delle finanze un'informativa urgente.
Ci sono state parecchie discussioni - l'ho detto prima - in quest'Aula, qualche collega ha anche detto che era tutto assolutamente normale e che le nostre erano delle fantasie. È stato dimostrato che non era così e ne eravamo certi. Quindi, abbiamo la consapevolezza che queste dimissioni hanno chiuso un incarico, ma non è stato chiuso il caso, e non cancellano una domanda che oggi è ancora più forte di ieri: se era tutto perfettamente compatibile e non esisteva alcun problema, perché si è arrivati all'intervento della Banca d'Italia e infine alle dimissioni? Crediamo che il Governo debba dare una risposta a questa domanda.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Anche noi per associarci alla richiesta della collega Ruffino di un'informativa del Ministro Giorgetti su questa vicenda, che ieri, un po' a sorpresa, ha visto il sindaco di Asti, Rasero, dimettersi da presidente della Banca di Asti. Queste dimissioni - su questo concordiamo con la riflessione della collega Ruffino - non risolvono tutte le questioni che abbiamo posto, che sono state poste sul territorio, nelle sedi istituzionali, e che sono state poste anche in questa sede più volte.
Eravamo stati facili profeti quando avevamo indicato nel ruolo fondamentale di vigilanza e controllo di Banca d'Italia, che gli viene dato dalla legge, una delle possibili soluzioni, ed è dopo una lettera di Banca d'Italia che si è arrivati a questo epilogo, che non consideriamo conclusivo. Vediamo che l'intreccio che è emerso di nomine, di potestà di nomina, da parte di un unico soggetto - che, da sindaco e presidente della provincia, ha potuto nei fatti determinare una quota molto significativa dei componenti del consiglio di indirizzo della Fondazione, che, a sua volta, essendo detentrice della maggioranza relativa delle azioni di Banca di Asti, ha poi scelto i componenti del consiglio di amministrazione e, quindi, di fatto, il presidente -, questo intreccio è ancora lì presente, nonostante Rasero si sia dimesso per tempo da presidente della provincia, ma per l'unica ragione che, essendo tesoriere dell'ente, sarebbe stato in aperto conflitto. Insomma, non è una bella pagina, non è una bella storia e crediamo che questa sia la sede per avere il massimo di trasparenza possibile.
Credo che sia giusto nei confronti dei cittadini astigiani e anche, ovviamente, dei correntisti della banca. Questo è anche il nostro ruolo e quindi crediamo e speriamo che il Ministro Giorgetti possa venire rapidamente in quest'Aula.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3045-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 luglio 2026, n. 133, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alla ulteriore crisi dei mercati internazionali e disposizioni in materia di ILVA S.p.A. in amministrazione straordinaria.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Oggi siamo qui, in quest'Aula, a valutare questo provvedimento sullo sconto delle accise dei carburanti e voglio annunciare, fin da subito, che Futuro Nazionale darà un parere favorevole a questo provvedimento. Darà un parere favorevole non perché ci sia la soddisfazione piena del provvedimento, ma perché, come abbiamo già detto più volte all'interno di questa sede, all'interno di quest'Aula, ogni volta che c'è un provvedimento che può andare a beneficio degli italiani, Futuro Nazionale c'è e questo lo vogliamo rimarcare anche su questo provvedimento.
Purtroppo è un provvedimento tampone, come lo abbiamo definito anche ieri durante i nostri interventi in Aula; un provvedimento che non va a risolvere il problema degli italiani che, purtroppo, ogni giorno si trovano a dover fare i conti con un caro carburante che è sempre più elevato, più impattante sulle spese delle famiglie e, soprattutto, più impattante sulle spese delle nostre imprese, sulle imprese di quell'Italia che lavora, del mondo dell'autotrasporto, del mondo delle aziende agricole che ogni giorno si trovano a dover fare i conti con prezzi di carburante oramai alle stelle, che non riescono più ad essere governati da questo Esecutivo. Ci dispiace dirlo, perché abbiamo chiesto con i nostri emendamenti una maggior verifica sui prezzi, utilizzando anche tutte quelle strutture di controllo che oggi il nostro Paese ha. Abbiamo chiesto anche di intervenire con ARERA, che è uno strumento che potrebbe diventare indispensabile proprio per le capacità e anche per le professionalità che ha al proprio interno, ma purtroppo ci siamo visti, come spesso accade all'interno di quest'Aula, dei pareri contrari da parte del Governo.
Abbiamo poi chiesto ieri, con un emendamento, anche di valutare l'estensione del credito d'imposta alle aziende agricole, alle aziende agromeccaniche, che, purtroppo, sono state escluse dai provvedimenti precedenti; e anche qui ci siamo visti, poi, un parere favorevole sull'ordine del giorno, ma sappiamo benissimo che sarebbe stato importante, invece, avere un parere favorevole su un nostro emendamento, quando invece poi è stato dato un parere contrario. Questo sappiamo benissimo, detto all'interno di quest'Aula, che non ha lo stesso valore di avere un parere favorevole sull'ordine del giorno. Questo lo diciamo perché anche per il mondo agricolo il prezzo dei carburanti è diventato sempre più impattante. Leggevo solo pochi giorni fa sui giornali, Presidente, che, per avere un quintale di gasolio agricolo, un imprenditore agricolo deve raccogliere sette quintali di grano. Quindi, credo che ci sia oramai un'enorme sproporzione e mi fa un po' sorridere quando sentiamo parlare di sovranità alimentare: non riusciamo nemmeno a difendere chi coltiva la propria terra e il nostro settore primario, che è un settore importantissimo e determinante per l'economia italiana
Sui vari emendamenti che abbiamo portato in Aula, c'era poi un emendamento su cui, secondo noi, è stato assurdo vedere il voto contrario da parte del Governo, che era quello di chiedere al Governo, appunto, di valutare l'acquisto di gas, di petrolio, su tutti i mercati internazionali e acquistarlo dove costa meno. Ci sembrava una proposta di buon senso, ci sembrava una proposta che andasse a favore delle nostre famiglie, a favore degli italiani, che purtroppo vedono e vedranno nei prossimi mesi invernali le bollette aumentare in modo spropositato. Non capiamo perché l'Italia debba seguire questa ideologia di Bruxelles che impone e vieta di acquistare combustibili nei mercati dove costano meno. Allo stesso punto, però, lo fanno altri Paesi europei, quindi non si tratta di essere filorussi o filoputiniani, come qualcuno ci vuole far passare quando portiamo emendamenti di buon senso all'interno dell'Aula, ma si tratta esclusivamente di essere dalla parte degli italiani, di essere dalla parte di chi oggi fa fatica ad arrivare a fine mese .
E questo lo vogliamo rimarcare, perché è importante fare questo tipo di valutazione. Noi siamo arrivati, poi, anche a pensare che probabilmente tutto ciò che propone Futuro Nazionale debba avere un parere contrario. Quindi, magari, sul prossimo provvedimento - perché arriverà sicuramente un altro provvedimento, poiché, come ho detto all'inizio di questo intervento, siamo di fronte a continui interventi emergenziali, che non vanno a risolvere in modo strutturale la situazione dei prezzi dei carburanti -, la prossima volta presenteremo un emendamento - e lo dico in modo provocatorio per qualcuno che ci sta ascoltando da casa o che ci ascolterà - che chiede di acquistare dove i carburanti costano di più, perché magari poi, a quel punto, ci darete parere contrario e valuterete finalmente di fare ciò che da mesi vi chiediamo all'interno di quest'Aula.
Sappiamo benissimo che stiamo continuando ad acquistare combustibili dove il prezzo è maggiore e questo lo vediamo, poi va a discapito, e abbiamo assistito anche ad una politica dei controlli che non è sicuramente soddisfacente, perché ad ogni calo del greggio, del petrolio, non corrisponde in modo automatico il calo alle pompe di benzina. Anche qui, abbiamo chiesto più volte - l'abbiamo chiesto anche con un'interrogazione al Ministro Urso - una maggiore verifica, un maggior controllo, perché, a nostro parere, c'è chi sta speculando sulle spalle degli italiani proprio nella fase di commercializzazione dei carburanti e, soprattutto, durante l'operazione di raffinazione delle stesse materie prime. Chiediamo, quindi, un maggior controllo per riuscire a dare risposte concrete a chi ogni giorno utilizza l'automobile, utilizza l'autotrasporto per poter produrre, per poter portare avanti l'economia del Paese.
Chiediamo inoltre, Presidente, di valutare e anche di inserire più risorse, creando un provvedimento che possa diventare strutturale, che possa diventare significativo. E significativi non sono i 14 centesimi o i 3 centesimi per gli agricoltori: chiediamo di poter andare oltre a quelle clausole di salvaguardia europee che, ad oggi, ci consentono di utilizzare risorse per finanziare guerre; risorse che vanno all'esterno dell'Europa, che vanno a finanziare guerre con armi per le quali, purtroppo, si trovano sempre le risorse. Chiediamo di poter portare avanti anche, nelle sedi europee, la possibilità di utilizzare quelle risorse, quei capitali per abbassare il prezzo dei carburanti degli italiani, per abbassare il prezzo delle bollette dei prossimi mesi degli italiani .
Quindi, diamo magari meno risorse all'Ucraina o azzeriamole totalmente e diamo quelle risorse, o una parte di quelle risorse importanti, alle nostre famiglie che oggi stanno soffrendo. Credo che nessuno - come abbiamo già detto all'interno di quest'Aula - si senta a rischio di invasione da parte dei carri armati russi o dei missili russi, che possono arrivare sul nostro Paese. È una narrativa che, quotidianamente, viene portata avanti contro di noi per quello che diciamo, ma credo che, anche su questo punto, gli italiani a casa siano d'accordo sul fatto che servono meno risorse per finanziare guerre extraeuropee e più risorse per finanziare, invece, il fabbisogno delle nostre famiglie .
Mi accingo a concludere, Presidente. Credo che sia un provvedimento che, come ho detto all'inizio dell'intervento, meriti di essere valutato con un voto favorevole, ma solo perché, seppur con poco, gli italiani hanno bisogno di aiuto. E ogni volta che si parla del benessere degli italiani, della possibilità di migliorare quella che è una loro aspettativa, Futuro Nazionale c'è all'interno di quest'Aula, non è contro la maggioranza, ma è contro le scelte scellerate che spesso questa maggioranza fa nei confronti delle nostre famiglie e delle nostre imprese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi - soprattutto, colleghi di maggioranza -, questo decreto è la cifra del vostro Governo: non fare nulla e, se fate qualcosa, farlo tardi e male, e soprattutto a spese degli italiani. E quando dico “cifra”, Sottosegretario, intendo proprio dire che ci sono i numeri a testimoniarlo, non sono delle opinioni. Questo vale per Ilva, dove il ritardo e l'incapacità del Governo sono clamorosi; vale per la questione energetica e il prezzo dei carburanti, dove voi state facendo un odioso gioco delle tre carte con le accise, con la vicenda del finto contributo sugli extraprofitti, gioco che vorremmo andare a scoprire. Ma andiamo con ordine.
Sull'Ilva è evidente che stiamo parlando di un provvedimento che è fuori dal mondo: non ha nulla a che vedere con quello che sta succedendo, è completamente superato dagli eventi. Ma il punto è che il Governo non è mai stato in partita sulla vicenda Ilva, mai. Il Governo sta continuando a comprare tempo e a perdere tempo di conseguenza, senza aver mai messo in campo una strategia industriale: è la cifra di tutta la legislatura. In assenza di scelta su produzione, decarbonizzazione, occupazione, ruolo dello Stato, cosa fate? Continuate a finanziare la crisi, invece di risolverla, finendo in questo modo per prolungarla ed essere voi stessi causa della crisi. Guardate, mi fermo qua. È inutile parlare di Ilva su questo provvedimento, che è un certificato di incapacità, un prestito-ponte, un altro di quei vostri ponti che non si sa bene verso dove conducono; inutile citare il ponte tra Europa e Stati Uniti, il ponte sullo Stretto.
Veniamo al tema carburanti. Qui abbiamo il “trenino” dei decreti-legge, che uno potrebbe intendere: l'abbiamo fatto con parsimonia, con oculatezza. È stato un vero e proprio stillicidio, che ha impedito a chiunque di fare delle previsioni e delle pianificazioni. Sette decreti in 50 giorni: trasferite la vostra incertezza sull'incertezza degli italiani. E continua, il prossimo fine settimana, questo stillicidio.
E allora il tema diventa, comunque: nonostante questo stillicidio, siete stati efficaci? Avete raggiunto qualche risultato? E, guardate, non mi voglio riferire al prezzo del carburante, che è ancora alto - io lo so già, come avete fatto in quest'Aula, allargate le braccia e dite: ci sono le guerre, fattori esogeni -, non ci accaniamo su questo. Il punto è che voi siete causa del problema e cercherò di dimostrarvelo. Perché se è vero che ci sono fattori che vengono da lungo tempo, fattori esogeni sia sull'Ilva che sui carburanti, è anche vero che voi non potete richiamarvi a un destino cinico e baro che vi presenta il conto. E noi sbaglieremmo se entrassimo proprio in questo campo, nel campo delle grandi speculazioni o, addirittura, in quello della tassazione degli iperprofitti, degli extraprofitti, concetti che ci portano fuori dalle vostre responsabilità, che vi inchiodano.
Perché la vostra azione è un'azione fatta di indecisione, è un'inazione. Siete all'insegna dello slogan, del motto, dell'inno “finché la barca va”. E, soprattutto, aggiungete a questa inazione, costantemente, un racconto ingannevole. È come quando dite che i conti sono in ordine, al posto di dire che state alleggerendo le tasse degli italiani e aumentando la pressione fiscale, come ho ripetutamente ricordato con riferimento a ciò che avete fatto sul tema degli esodati. Anziché fermare il superbonus, avete impedito, a chi non era in grado, di riscuotere il credito d'imposta, allargando le braccia e lasciandoli in braghe di tela.
Il racconto ingannevole, però, lo state facendo vergognosamente sul tema della benzina, del gasolio e dei carburanti . Ci ricordiamo tutti i 50 euro della Presidente Meloni, che sventolava entrando alla pompa di benzina; ci ricordiamo tutti la vostra proposta elettorale di abolire le accise.
Ripercorriamo, allora, che cosa avete fatto da quando siete arrivati. Per sottolineare come la vostra comunicazione sia ingannevole, voglio partire da un fatto un po' più capzioso, che interessa poco agli italiani, ma che ha molto a che vedere con i vostri comportamenti: la prassi della confluenza di un decreto-legge in un altro provvedimento d'urgenza. Qui andiamo a impacchettare in un decreto-legge altri due decreti-legge. Bene, il Presidente della Repubblica nel 2021, con una lettera indirizzata ai Presidenti delle Camere, ha stigmatizzato questo comportamento. Lo ha fatto la Corte costituzionale nel 2024. E fin qui dite: va bene, facciamo di necessità virtù. Peccato che, durante il Governo Draghi, venne approvato un ordine del giorno, a firma anche di Fratelli d'Italia. Ricordate che voi siete quelli che dite che, quando una cosa era seria e importante, l'appoggiavate anche quando c'era il Governo Draghi? Avete appoggiato quell'ordine del giorno, che stigmatizzava il comportamento di fare il “trenino” dei decreti-legge. Ma non solo. Siete - sempre Fratelli d'Italia - presidenti del Comitato per la legislazione della Camera in questa legislatura, Comitato che raccomanda che Governo e Parlamento abbiano cura di avviare una riflessione su come evitare forme di confluenza, eccetera. Cioè, quando vi conviene, voi fate la parte di quelli che sono perché le cose vengano fatte bene, perché non è possibile andare avanti in un certo modo, e poi, guarda caso, siete i primi ad adottare quei comportamenti.
Ma il vero capolavoro - e qui vengo al punto - della vostra comunicazione ingannevole, il vero e proprio gioco delle tre carte arriva sui numeri. Perché si fa presto a dire che voi state diminuendo le accise. Sì, ma rispetto a quali accise le state diminuendo? E la stessa cosa sul gettito IVA. Perché questa è la domanda: voi come avete giocato sulle entrate fiscali da carburanti da quando siete al Governo? Perché voi avete giocato in questo modo: il primo mese avete aumentato le accise, poi le avete riaumentate. Certo, erano le accise abbassate da Draghi, ma non ci avete messo un mese per riaumentarle.
Le avete riaumentate due volte, riallineandole al periodo pre-crisi, come se le crisi fossero passate e fossero state risolte.
Dal 2023 - ho fatto i conti - lo Stato ha incassato dall'IVA, solo dall'IVA sui prodotti petroliferi, circa 15 miliardi l'anno: è il valore più alto degli ultimi vent'anni. Non esiste nessun quadriennio come il vostro quadriennio - sceglietene uno a caso degli ultimi vent'anni - in cui si sia accumulata questa cifra in termini di gettito IVA. Ma lo stesso vale per le accise; le avete aumentate, ma poi avete fatto il capolavoro della vostra ipocrisia comunicativa. Avete parlato dell'equiparazione delle accise, ma insomma, l'accisa tra IVA e gasolio è differente: andiamo a incontrarci a metà, parifichiamo le accise. Le avete fatte incontrare a metà, avete alzato quella del gasolio e abbassato quella della benzina, un gioco di prestigio: abbiamo fatto una manovra di equità senza toccare le tasche degli italiani. È una bugia, una bugia! Ve lo ha detto il presidente del nostro partito e la Presidente del Consiglio ha avuto l'impudicizia di venire in quest'Aula a dire che non era vero, che non avevate aumentato ma solo riallineato le accise. Un altro esempio della vostra comunicazione ingannevole. Questo giochino del riallineamento delle accise vi ha fatto guadagnare, alla fine della fiera, 600 milioni all'anno, a cui si sono aggiunti altri 229 milioni: una cumulata che è ben superiore all'esito di tutti i decreti che avete messo in fila quest'estate.
Concludo, allora, Presidente. State facendo credere agli italiani di intervenire per alleviare il caro carburanti provocato dalla crisi internazionale, ma non state nemmeno eliminando il caro carburanti provocato dai vostri aumenti . È questo il dato clamoroso che rende solo fumo negli occhi inutile tutto il dibattito sugli extraprofitti e i sacrifici. La vostra è una truffa semantica. Ebbene, Presidente, come sull'Ilva state guadagnando tempo e perdendo tempo, sui carburanti state perdendo tempo ma state oggi perdendo anche la fiducia degli italiani; perché se vi hanno creduti in campagna elettorale, perché ancora non avevano visto qual è il vostro reale comportamento, dopo questa estate, dopo questo ulteriore salasso, credeteci, il conto ve lo presenteranno loro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente, Sottosegretario e colleghi, il provvedimento che ci accingiamo a votare nasce da due esigenze e urgenze diverse, che però hanno un punto in comune molto preciso: proteggere la capacità produttiva del Paese, e insieme il potere d'acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese. Da una parte c'è il protrarsi della crisi dei mercati internazionali dell'energia, il rialzo dei carburanti; dall'altra, la necessità di non lasciare senza ossigeno gli impianti dell'ex Ilva, oggi in amministrazione straordinaria, nel passaggio più delicato verso la cessione dei complessi aziendali e la definizione del suo futuro.
Il prezzo dell'energia è una questione industriale; la continuità della siderurgia è una questione che riguarda energia, logistica, esportazione, autonomia produttiva. Per questo le due parti del decreto non sono un accostamento forzato, ma sono la stessa partita. Noi Moderati voteremo a favore, perché il testo, risultato dall'esame in Commissione, tiene insieme tre esigenze per noi inscindibili: proteggere famiglie e imprese dal caro energia, garantire continuità operativa e una prospettiva industriale a un asse strategico, farlo con coperture chiare, nel rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato e senza scaricare sul futuro i costi delle scelte di oggi.
Ovviamente, parlo dei punti più importanti di questo decreto e parto dai carburanti, perché è da lì che parte la vita quotidiana. Si riducono le aliquote di accisa sul gasolio e sul biodiesel, impiegati come carburanti per i periodi dal 30 luglio al 24 agosto e dal 27 agosto al 5 settembre: parliamo di circa 14 centesimi al litro sul gasolio e di 8,45 centesimi sul biodiesel. Non è un intervento astratto, si sente al distributore - alleggerisce il pieno di chi va al lavoro, di chi porta i figli a scuola, di chi muove merci - e si ripercuote sul trasporto, dal porto al centro logistico, sulla distribuzione alimentare, sull'agricoltura soprattutto, sulla mobilità quotidiana e alla fine sul prezzo che le famiglie trovano sugli scaffali. Una settimana in più di sconto sul gasolio non è un dettaglio, come qualcuno può voler far apparire, è una scelta che tiene insieme la filiera dell'autotrasporto. E l'obiettivo, che per noi resta centrale, è quello di calmierare i prezzi.
Abbiamo ascoltato lezioni di politica energetica, soprattutto nella discussione generale, ma su questo siamo sereni: non le prendiamo da chi non ha voluto sostenere una riforma, quella del nucleare, che invece noi abbiamo voluto e sostenuto. Una riduzione temporanea delle accise non è e non può essere la politica energetica per questo Paese, è una risposta a uno . La risposta strutturale è un'altra: più produzione - lo sappiamo -, più diversificazione, reti e stoccaggi più efficienti, un mix energetico più ampio e, soprattutto, un costo dell'energia competitivo con quello dei nostri concorrenti. Ma questo decreto affronta l'emergenza e - lo ribadisco, lo voglio ribadire - parallelamente si continua a lavorare sui decreti attuativi - mi riferisco al nucleare - e sulla soluzione di medio e lungo periodo.
Poi c'è il capitolo industriale, lo dico anche come membro e vicepresidente della X Commissione, perché l'articolo 2 autorizza un ulteriore finanziamento oneroso fino a 100 milioni di euro per il 2026 a favore di Acciaierie d'Italia, in amministrazione straordinaria, da trasferire in un'unica soluzione al Ministero delle Imprese e del su richiesta dell'organo commissariale, nelle more delle procedure di vendita. Il finanziamento è conforme alla disciplina europea e va restituito entro 6 mesi dalla scadenza del contratto di affitto con Ilva e, se più breve, dalla vendita dei compendi industriali. È l'ultimo finanziamento di questo tipo. Possiamo definirlo in tanti modi, ad esempio come prestito ponte: di fatto, serve alla gestione, alle spese di gestione dello stabilimento - sostanzialmente, dello stabilimento di Taranto - fino alla cessione a terzi.
Noi su questo punto, come Noi Moderati, siamo sempre stati chiari. In quest'ultimo mese, in ogni intervento in Aula e in ogni abbiamo usato una parola, “italianizzazione”, per quello che si porta dietro. Riteniamo che l'Ilva non debba tornare allo Stato, ma all'Italia. Non chiediamo nazionalizzazione. Crediamo nell'economia di mercato, nella necessità strategica, prima ancora che politica, di italianizzare l'azienda, far sì che il suo destino resti agganciato anche al sistema industriale italiano, alla sua filiera, alle sue competenze e ai suoi territori.
È un tema che tocca tutti: tocca Taranto, tocca Genova, tocca Novi, tocca Racconigi, tocca il Nord. Lo ribadiamo perché questa non è la partita di un Governo, è la partita dell'intero Paese. Lo diciamo, però, senza dipingere un futuro che oggi non è nelle nostre mani. Siamo in una fase di indeterminatezza e anche di evoluzione, lo leggiamo anche dagli incontri di queste ore e credo che ce ne sia uno, imminente, in corso.
I confini di ciò che è ancora possibile non sono disegnati soltanto dalle scelte industriali, dalle offerte in campo o dalla procedura di cessione - mi riferisco, ovviamente, al bando di gara ancora aperto -, sono assegnati in maniera decisiva anche dagli interventi della magistratura. Lo dico con rispetto, con l'autonomia, ovviamente, della funzione giurisdizionale, ma è un fatto, che condiziona la politica industriale, che la corte d'appello di Milano, da ultimo l'11 settembre, abbia confermato lo stop dell'area a caldo di Taranto e lo spegnimento degli altiforni entro il 28 ottobre, respingendo l'istanza di sospensiva presentata dalle amministrazioni straordinarie. Quella decisione ha messo un macigno su questa vicenda: un macigno per l'azienda, per i lavoratori, per i territori e, in questo contesto geopolitico, un macigno anche per il Paese, perché l'acciaio non è una merce qualsiasi e restringere il perimetro di ciò che resta possibile ha conseguenze che vanno oltre Taranto. Quel perimetro giudiziario impedisce di parlare del futuro dell'ex Ilva come se fosse ancora automaticamente il grande ciclo integrale di un tempo, e qualunque progetto italiano o internazionale, pubblico o privato, dovrà fare i conti con questo dato. Ma veniamo a questo finanziamento, a questi 100 milioni o poco più. A che cosa servono? Ho sentito dire che sono un qualcosa di anacronistico, sostanzialmente, di fuori dal mondo. Io non ritengo e non riteniamo che siano fuori dal mondo. A che cosa servono? Innanzitutto, sono serviti ad acquistare quelle materie prime; un traghettamento tra la prima decisione della magistratura e il ricorso che è stato fatto nella speranza e nella possibilità che si potesse continuare, invece, nella produzione a caldo, per tenere attivo, ovviamente, l'impianto ed evitare che ci fosse uno stop nel caso in cui, invece, il ricorso fosse andato e avesse avuto un esito diverso.
A che cosa serviranno ancora, in parte? Serviranno a quella parte della laminazione a caldo di Taranto, alla parte della laminazione di Genova, degli stabilimenti del Nord. Per questo lo sosteniamo e riteniamo che questo traghettamento, questo ponte sia necessario per i prossimi sviluppi che, come dicevamo, saranno inevitabilmente condizionati dalla sentenza della magistratura.
Dovranno essere rinegoziate le offerte, quelle che sono sul tavolo chiaramente: mi riferisco a Flacks, a Jindal, senza interferire, chiaramente, su una gara in corso. Ma dovranno essere piani industriali rivisti rispetto a quella che è stata l'imposizione della magistratura.
Ma c'è, rispetto alle offerte già palesate - chiaramente con la valutazione dei commissari, che ci sarà, e non soltanto dei commissari: vediamo l'attivismo degli incontri e l'attenzione anche del Governo -, una nuova manifestazione di interesse arrivata questa estate, questo agosto, da parte di Federacciai e delle componenti delle eccellenze italiane. Ed è una manifestazione di interesse preliminare e non vincolante, in questo momento, da approfondire: un progetto industriale italiano, con l'ipotesi di una sugli stabilimenti di Taranto, di Genova, di Novi Ligure, di Racconigi.
“Italianizzazione”, dicevamo: il termine che noi, come gruppo di Noi Moderati, abbiamo usato negli ultimi mesi, ancora prima della sentenza della magistratura. Allora, noi diciamo che questa strada è stata aperta da questa manifestazione d'interesse, e deve essere guardata con attenzione e con realismo. Con attenzione, proprio perché può valorizzare le eccellenze italiane e garantire anche un'autonomia al nostro Paese, e con realismo, perché sappiamo che i confini di questa manifestazione d'interesse sono sentenza e riguardano la parte più a freddo, da approfondire sicuramente.
Sappiamo, abbiamo letto, che potrà arrivare, potrebbe arrivare un'offerta, quindi qualcosa di più dettagliato entro la metà del mese di ottobre, che è un po' la che abbiamo, e sappiamo che il Governo - lo dico anche alla Sottosegretaria - ha già dichiarato che è disponibile a una partecipazione pubblica di fronte a un piano industriale che sia chiaro, che sia stabile, che sia solido e di fronte anche a un'offerta che non sia una manifestazione, ma un'offerta.
Questa è la linea che condividiamo, la condividiamo come Noi Moderati. Riteniamo che sia la linea tracciata corretta, e seguiremo le evoluzioni: le seguiremo per Taranto, le seguiremo - lo ribadisco - per gli stabilimenti del Nord. Io la seguirò personalmente, da parlamentare ligure, anche per Genova, per quello che rappresentano quelle aree, la preziosità di quelle aree, ma anche l'eccellenza di quella lavorazione, che è laminazione, che è banda stagnata. Chiaramente non potremmo non farlo, e non farlo con costanza.
Così come, glielo dico Sottosegretaria - e le chiedo di farsi anche intermediaria con il Governo -, stiamo seguendo un'altra crisi che si è aperta su Genova, che è quella di Ericsson: licenziamenti collettivi anche sostanzialmente imprevisti. Sono due storie parallele, diverse per provenienza, per vocazione, ma non possiamo permetterci di avere due incognite occupazionali in una città e in due aree strategiche della città. Credo che sia doveroso per me ribadirlo in quest'Aula.
C'è poi tutta la parte fiscale: non mi addentro, è stata detta, è stata ribadita anche in discussione generale. Ovviamente condividiamo l'impostazione - so che il tempo sta terminando - per quanto riguarda la parte sul gioco pubblico, per quanto riguarda quel versamento anticipato che si chiede del 39 per cento delle imposte sostitutive sugli utili deliberati…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). …mi riferisco, ovviamente, a tutta la parte dei ricavi della filiera sostanzialmente energetica. Condividiamo l'impostazione del decreto, condividiamo anche l'urgenza rispetto a quanto è stato detto, e quindi non posso che, concludendo, dichiarare il voto favorevole da parte del nostro gruppo di Noi Moderati .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora rappresentante del Governo, questo decreto rappresenta un po', come dire, il fallimento totale e definitivo delle vostre politiche sull'energia, e dell'Ilva poi parleremo. I provvedimenti si rincorrono, di giorno in giorno, cercando di seguire i prezzi che aumentano sempre di più nei distributori del nostro Paese.
La realtà è sempre una: che in Italia l'energia costa molto, molto di più che nel resto d'Europa. Io voglio ricordare che le famiglie italiane e le imprese italiane pagano il 20-30 per cento in più della media europea. Un megawattora nel nostro Paese costa 116 euro, arriva a punte di 164, mentre la media europea è di 85 euro a megawattora. Questo è il fallimento del Governo Meloni, con buona pace delle promesse che venivano fatte durante la campagna elettorale. Si direbbe “promesse di marinaio”, perché quando la Presidente Meloni si è insediata in questo Parlamento come Presidente del Consiglio, la benzina costava 1,66 euro, oggi costa in media 2,12 euro o addirittura 2,15 euro e in autostrada costa cifre ben superiori, con buona pace di chi voleva abolire, addirittura, le accise sulla benzina.
Ma, di fronte a questo, sarebbe necessario un ragionamento più profondo. Io le voglio ricordare, signora Sottosegretaria, che durante la crisi del 2008 il petrolio venne a costare 147 dollari a barile - parliamo del Brent - e che oggi il barile di petrolio Brent costa 104,25 dollari, con un'unica differenza: quando il barile di petrolio stava a 147, la benzina costava tra 1,23 e 1,41 euro, mentre oggi con il barile a 104,25 viene a costare 2,12 euro.
Qualcuno ce lo deve spiegare. In realtà, alcuni colleghi durante la discussione generale e durante il dibattito sugli emendamenti ci hanno provato. Ci hanno detto: ma guardate, è il sistema di raffinazione che non funziona, perché il sistema di raffinazione in Italia è stato demolito dai vandali che vogliono il . Vi voglio dare un'informazione: la rete di raffinazione in Italia funziona benissimo, soltanto che voi l'avete svenduta agli americani per due soldi e, adesso, la rete di raffinazione italiana è nelle mani degli americani che raffinano il petrolio che serve alla loro economia e lo raffinano qui in Italia. Questa è la realtà dei fatti.
Il fallimento completo delle vostre politiche energetiche è dimostrato da questi fatti e da questi numeri, nonostante gli imprenditori ai quali voi fate riferimento… Perché ricordo le discussioni dopo Cernobbio, quando, appunto, secondo alcuni sondaggi, la destra aveva il consenso della gran parte degli imprenditori. Per certi versi, questi imprenditori hanno anche ragione e spiegherò perché. Insomma, gli imprenditori sono più avanti del Governo, perché a tutt'oggi ci sono ben 311 gigawatt di richieste per impianti eolici o fotovoltaici ai quali il Governo non dà risposta; ci sono 290 gigawatt di istanze per sistemi di accumulo elettrochimico ai quali il Governo non dà risposta. Il mercato è più avanti di voi; gli imprenditori sono più avanti di voi: chiedono soltanto le autorizzazioni per poter fare questi impianti e permettere, quindi, che la produzione di energia rinnovabile abbassi il costo dell'energia per famiglie e imprese. Questa è la verità dei numeri e quello che sta accadendo in questo Paese.
Allora, io vorrei che ci fossero una riflessione e una discussione vera, perché voi state portando il Paese al fallimento dal punto di vista energetico. Non si tratta soltanto di dire che è necessario centrare gli obiettivi di decarbonizzazione, che sono un elemento fondamentale, perché spero che, anche dopo questa ennesima estate di ondate di calore, non vogliate continuare a insistere sul fatto che i cambiamenti climatici sono un'invenzione degli ambientalisti. Spero che almeno adesso abbiate la decenza di poter riconoscere quello che sta accadendo in questo Paese, dopo che l'Italia, a seguito delle sei ondate di calore che ci sono state, ha avuto spese aggiuntive di 23 miliardi - esattamente una finanziaria intera - e che ci sono stati nel nostro Paese, come purtroppo nel resto d'Europa, migliaia e migliaia di morti.
Allora, è evidente che voi questa menzogna al Paese dovrete cominciare a smontarla pezzo per pezzo, perché l'aumento del prezzo della benzina, purtroppo, non si ferma soltanto al distributore, cioè non soltanto le cittadine e i cittadini, che vanno al lavoro e sono costretti ad utilizzare l'automobile privata, non riescono più arrivare alla fine del mese, ma questo aumento della benzina si riflette, ovviamente, su tutta una serie di beni e servizi: il trasporto, la logistica, la produzione.
Quindi, questi aumenti costanti spingono i listini verso una nuova fiammata di inflazione, che colpisce sempre gli stessi. Io vorrei ricordare che questa vostra politica energetica e i danni che sta causando non sono uguali per tutti. Non sono uguali per tutti perché coloro che vengono colpiti sono i settori sociali più deboli, quelli che hanno meno soldi, quelli che sono costretti a non accendere il riscaldamento d'inverno e che non hanno il condizionatore d'estate per contrastare i cambiamenti climatici, sono coloro che non riescono ad andare a lavorare.
Ma, di fronte a queste nostre giuste considerazioni, voi dite che è necessario semplicemente fare un piccolo decretino per diminuire e mettere un freno all'aumento. A parte che avete versato circa 2 miliardi di euro in questi mesi, senza frenare minimamente l'aumento costante dei prezzi del carburante. Ma c'è un punto sostanziale: quello che sta accadendo nel nostro Paese è che l'aumento inverecondo dei prezzi al consumo, dei prezzi petroliferi e del gas, è dovuto agli extraprofitti che mettono in campo le grandi compagnie energetiche e petrolifere.
Soltanto nei primi 6 mesi del 2026, le compagnie petrolifere energetiche hanno avuto extraprofitti per 7,5 miliardi e si prevede che nel secondo semestre saranno ancora maggiori. Quindi, si può calcolare che gli extraprofitti delle compagnie energetiche sforeranno il muro dei 20 miliardi quest'anno, senza che voi facciate nulla, senza che voi impediate questo furto nelle tasche dei cittadini e delle cittadine italiane, senza che voi pensiate neanche minimamente di tassare questi extraprofitti. Questi non sono profitti - lo dico a voi, difensori della proprietà privata - e non sono dovuti alla grande capacità manageriale dei dirigenti di queste compagnie: è semplicemente la speculazione sul prezzo.
Stanno diventando ricchissimi, mentre le cittadine e i cittadini italiani stanno diventando sempre più poveri. Per non parlare poi dell'Ilva. Cosa vogliamo dire? Sono ormai quasi cinque anni che governate, qualche responsabilità ve la dovete pure prendere. In dieci anni, tra decreti-legge, commissariamenti, stati d'insolvenza, amministrazione straordinaria, scudi penali e quant'altro, abbiamo versato 1,6 miliardi di euro ad Ilva. E questo senza considerare che AdI ha anche 650 milioni di debiti. La contaminazione ambientale di Taranto è ampiamente dimostrata da studi scientifici e da sentenze della magistratura, che hanno accertato l'impatto devastante dell'inquinamento siderurgico.
In 14 anni si poteva e si doveva avviare un grande progetto di conversione industriale, com'è accaduto a Bilbao o nel bacino della Ruhr. Non avete fatto nulla. Invece, questo Governo ha continuato ad elargire risorse per alimentare la continuità produttiva a un'industria ancora connotata da gravissimi impatti ambientali e sanitari su quei territori, la cui area a caldo dovrà essere chiusa - vi do una notizia - entro il prossimo 28 ottobre, così come confermato dalla corte d'appello.
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). La decisione della magistratura milanese sulla chiusura dell'area a caldo - e vado a chiudere - richiama anche le criticità ambientali dello stabilimento, tra cui la presenza di oltre 2.000 tonnellate di amianto e rischi legati alle emissioni di polveri sottili. L'energia è la vostra Caporetto, avete fallito su tutto il fronte. I cittadini e le cittadine italiane non ce la fanno più a sopportare questo ennesimo balzello e non ce la fanno più a sopportare le vostre menzogne .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sottanelli. Ne ha facoltà.
GIULIO CESARE SOTTANELLI(AZ-PER-RE). Nove decreti-legge sulla stessa materia dal 18 marzo al 10 settembre, più 7 decreti interministeriali per l'accisa mobile. Stiamo convertendo un decreto la cui misura originaria produceva effetti per appena 8 giorni, dal 30 luglio al 6 agosto. Mentre stiamo votando questo decreto, il n. 133, è già in vigore il n. 157, che ridetermina nuovamente le accise dall'11 al 17 settembre. Certamente arriverà un ulteriore decreto, quindi andremo a dieci decreti, nel pieno caos che testimonia come il Governo sta gestendo questa emergenza.
Ma andiamo anche nel metodo del decreto: nel decreto-legge n. 133 confluiscono il decreto-legge n. 139 e il decreto-legge n. 153, con abrogazione e salvezza degli effetti. È la seconda confluenza in pochi mesi, quindi, come al solito, il Comitato per la legislazione ci ricorda che la confluenza dovrebbe essere limitata a circostanze eccezionali e adeguatamente motivata in Aula, cosa che ovviamente non abbiamo ascoltato. Anche il Presidente della Repubblica, a luglio 2021, ha fatto il richiamo sui rischi della tecnica della confluenza. Non ultima la Corte costituzionale che, nel 2024, la definisce una “tecnica tortuosa” che, con un “uso anomalo” della conversione, è “pregiudizio per la chiarezza delle leggi”.
Da un decreto-legge sulle accise siamo arrivati a fare in modo che questo decreto si allargasse all'Ilva, ai giochi, all'autotrasporto, alla fiscalità dei gruppi energetici e ad altre materie, ovviamente in pieno contrasto con l'articolo 77 della nostra Costituzione. E quindi, ulteriormente, il Parlamento viene costantemente svilito da quest'azione di Governo, con i colleghi della maggioranza che, nel loro totale silenzio, contribuiscono a questo svilimento del nostro ruolo e del Parlamento.
Il costo delle accise: noi abbiamo investito, dal marzo 2026, oltre 2 miliardi per questi interventi. Solo in questo decreto ci sono 480 milioni circa: 105 milioni vengono presi attraverso le sanzioni AGCM non riassegnate, 95 milioni attraverso tagli lineari ai vari Ministeri e 136 milioni dal Fondo speciale di conto capitale. Ma il tema vero di avere investito questi 2 miliardi è che lo sconto non arriva realmente alla pompa. Cioè, alle famiglie, ai cittadini, ai professionisti e alle imprese non è arrivato, perché, a proposito dei famosi 17,1 centesimi al litro, IVA inclusa, così come viene certificato dalla Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti, con i dati al 10 settembre, l'effetto dello sconto è completamente eroso.
Il 31,6 per cento è assorbito dall'aumento delle quotazioni, ma il 70 per cento circa è assorbito dall'aumento lordo dei margini industriali. Quindi, significa che con il 70 per cento dei 2 miliardi abbiamo contribuito ad alimentare i ricavi delle compagnie energetiche a parità di costi. Quindi, significa che, in questi mesi, abbiamo arricchito e portato utili per oltre 1,4 miliardi alle compagnie petrolifere. Quindi, abbiamo avuto un'erosione rispetto all'investimento di oltre il 100 per cento, per l'esattezza 100,1 per cento. Le compagnie petrolifere, ovviamente, ringraziano.
La domanda è: se lo sconto viene completamente assorbito, quanto arriva davvero al cittadino? Purtroppo non è arrivato, questo è il titolo. Andiamo invece sul capitolo Ilva. Nel capitolo Ilva andiamo a investire ulteriori 100 milioni di euro, nonostante l'11 settembre la corte d'appello di Milano abbia confermato il blocco dell'area a caldo entro il 28 ottobre. Allora qui la domanda è: ma il Ministro Urso, in questi quattro anni, cosa ha pensato per il settore dell'acciaio? Abbiamo visto tutti i risultati negli altri settori, ma qui, ovviamente, sono miliardi che stiamo investendo in diversi anni.
Ma nel frattempo, sempre nello stesso decreto-legge, il comma 2-dell'articolo 2 attribuisce la priorità alla restituzione dei finanziamenti pubblici. Quindi significa che eventuali fornitori e tutta la filiera non potranno ovviamente avere un minimo di garanzia. In sintesi, caro Presidente, in questi 14 anni di interventi pubblici abbiamo investito oltre 4 miliardi di risorse, ci sono state sei gestioni commissariali, tre gare, e stiamo ancora a finanziare l'emergenza, senza una soluzione industriale definitiva.
Soluzione industriale definitiva che, già nel 2018, l'allora Ministro Calenda aveva pianificato, programmato e materializzato con un accordo con ArcelorMittal, dove il colosso indiano investiva oltre 4 miliardi e 200 milioni di euro per le bonifiche, per gli investimenti sugli impianti, con la tutela di tutti i lavoratori.
Invece poi è arrivato il Governo gialloverde e cosa fa? Ovviamente, lo Stato, che non dà la certezza del diritto, torna indietro, quindi lascia andar via i 4 miliardi e 200 milioni di euro. Dal 2018 sono passati sei anni, sei anni di emergenza, sei anni in cui investiamo soldi e in cui ci sono responsabilità politiche nette e chiare su un tema che era stato risolto nel 2018 e che ancora oggi ce lo portiamo dietro, senza una soluzione e senza una strategia. E chi paga in questo decreto questi 100 milioni? Venti milioni vengono sottratti al credito d'imposta per le micro e piccole aziende 41, che avevamo individuato nella legge sui piccoli comuni montani. Quindi, andiamo a togliere soldi, tutti i soldi, perché tanto era la copertura: 20 milioni di euro sono sottratti alle nuove iniziative nelle aree interne; 51 milioni di euro sono sottratti al Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e 29 milioni di euro sono sottratti al Fondo per il trasferimento tecnologico destinato alle e alle PMI innovative. Quindi per finanziare l'ulteriore emergenza Ilva vengono sacrificate risorse destinate ai giovani, alle imprese, alla ricerca e all'innovazione.
Poi c'è la parte sull'autotrasporto, una misura che, in questo caso, possiamo condividere: siamo su circa 397 milioni di euro - c'è stato anche un piccolo incremento fatto qui alla Camera di circa 11 milioni di euro - si dà la copertura da marzo ad agosto. In questo caso, è una misura reale che va a sostenere direttamente il costo del gasolio per il lavoratore: qui c'è una logica diversa, ossia quando le risorse vengono destinate direttamente a chi subisce l'aumento dei costi energetici.
Allora, questo Governo ci aveva detto sulle accise, sulla pressione fiscale che avrebbe ridotto e invece abbiamo una pressione fiscale al 42,8 per cento, la più importante, la più alta negli ultimi dieci anni. I cittadini si trovano a pagare costi energetici maggiori. Quindi siamo nelle condizioni in cui l'inflazione cresce, costi dell'energia più elevati e un carico fiscale sempre più importante.
Allora, qual è la linea di Azione? Che cosa avremmo fatto? Avremmo certamente utilizzato uno strumento diverso di sostegno alle famiglie, ai professionisti, alle imprese, magari anche tramite il credito d'imposta, così come è stato fatto per l'autotrasporto.
Per la copertura finanziaria non avremmo fatto i tagli generalizzati, avremmo messo a gara le concessioni idroelettriche invece dei rinnovi senza gara, la revisione dei guadagni sulle bollette di Enel e Terna, quindi una strategia energetica di lungo respiro. È da quattro anni che parliamo di nucleare; quattro anni ha impiegato il Governo per fare un decreto, il primo decreto. Quindi, vedremo alla luce molto più in là il nucleare.
In sintesi, noi votiamo contro perché 2 miliardi di interventi temporanei sulle accise non sono arrivati realmente ai cittadini; lo sconto sul gasolio viene completamente assorbito per finanziare l'Ilva; vengono sottratte risorse ai giovani, alle imprese, alla ricerca e all'innovazione; 4 miliardi in quattordici anni all'Ilva senza una soluzione industriale. Il Governo non può continuare a finanziare emergenze senza costruire una strategia. Azione propone alternative strutturali e non interventi temporanei.
Per tutte queste ragioni, Azione voterà contro il provvedimento nel merito e nel metodo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gubitosa. Ne ha facoltà.
MICHELE GUBITOSA(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, guardate, nel corso di questa legislatura innumerevoli volte mi è capitato di criticare l'operato di questo Governo, di contestarne i provvedimenti e di smentirne le dichiarazioni. Ma c'è una cosa oggi, in quest'Aula, su cui non possiamo che essere d'accordo, cioè che siamo di fronte all'ennesimo record - direi da dei primati - di Giorgia Meloni e dei suoi. Infatti, quale Governo nella storia d'Italia è riuscito a proporre otto decreti-legge senza riuscire ad incidere sulla vita dei cittadini? Quale altra maggioranza è riuscita a confezionare 15 provvedimenti - tra decreti ministeriali e governativi - senza portare uno straccio di risultato? Su questo noi dobbiamo dare atto che il merito è di Giorgetti, Giorgia Meloni e di tutta la compagnia cantante. E perché dobbiamo ringraziarli? Perché il paradosso, con questo Governo, è che, quando i loro provvedimenti non impattano sulla vita dei cittadini, non fanno danni. Perché sulla medesima problematica - lo voglio ricordare - ci sono stati altri due provvedimenti, che, al contrario di questi 15, hanno prodotto un impatto sulla vita dei cittadini, ma lo hanno prodotto in negativo, in quanto il primo provvedimento su questa tematica è stato fatto da Giorgia Meloni, quando, dopo la campagna elettorale, dopo aver fatto una campagna elettorale presso le pompe di benzina, facendo video in cui diceva e prometteva di eliminare le accise sul carburante è arrivata al Governo e il primo provvedimento è stato quello di eliminare lo sconto sulle accise che i Governi precedenti avevano lasciato in eredità, facendo balzare alle stelle il carburante! E la cosa più assurda è che, il giorno dopo, quando i cittadini italiani hanno visto questo balzo del carburante, Giorgia Meloni cosa ha fatto? Ha dato la colpa ai benzinai! Ha inviato presso i benzinai la Guardia di finanza per cercare di capire come mai fosse aumentato il carburante! Come un piromane, con una mano appicca un incendio e con l'altra chiama i pompieri per inviarli sul posto per capire come si è generato quell'incendio! Questo è stato il primo provvedimento che ha avuto impatto sulla vita dei cittadini sul caro carburanti.
Il secondo provvedimento è di pochi mesi fa, quando Giorgia Meloni e i suoi hanno allineato al rialzo il prezzo del sulla benzina, portando il a costare più della benzina. Noi lo sappiamo che oggi, in Italia, la maggior parte delle attività, chi lavora, usa macchine a E cosa ha generato questo? Ha generato un aumento dei costi su tutta la filiera.
Quando oggi ci dite che, dalla prossima volta, volete fare aiuti verticali e aiutare solo chi ne ha bisogno, a noi tremano i polsi , perché ci state facendo capire che dagli aiuti terrete fuori la maggior parte delle aziende.
Quello che dovete capire è che i cittadini italiani pagano due volte il caro carburante: la prima volta lo pagano alla pompa di benzina, la seconda volta lo pagano sullo scaffale. Non basta aiutare solo le aziende di trasporti iscritte all'albo nazionale dei trasportatori, perché sicuramente vanno aiutati i trasportatori, ma vanno aiutate anche tutte quelle altre imprese che forniscono i servizi, che producono. Perché se oggi un elettricista, che deve fare alcuni interventi, la mattina per fare un pieno a tre furgoni spende 500 euro, me lo dite quanti interventi deve fare questo elettricista per pagare solo i 500 euro di carburante per i furgoni ? Se un fornaio per fare il pieno al suo furgone per consegnare il pane la mattina deve spendere 170 euro, quanto pane deve consegnare per poter pagare solo i 170 euro?
Quindi, attenzione: servono aiuti strutturali che aiutino realmente chi in questa Italia lavora, produce e tutte le mattine alza la serranda e non sa come la chiuderà la sera, quella serranda.
E il fatto che voi, anche con gli aiuti, siete lontani dalle imprese lo avete dimostrato quando avete tolto 3,8 miliardi da Industria 5.0, che era quella misura che poteva consentire alle imprese di aumentare l'efficientamento energetico, di mettere un pannello fotovoltaico, un condizionatore nuovo, dei , un cappotto termico, aumentare l'efficientamento energetico e risparmiare soldi in bolletta, magari comprare una macchina elettrica e fare il pieno di energia con i pannelli solari. Avete tolto 3,8 miliardi alle imprese, gli avete impedito questa possibilità. Avete tolto 1,5 miliardi alle comunità energetiche, che servivano per far mettere i pannelli a quelle aziende o a quei cittadini che non avevano le superfici. Questo siete voi, siete lontani dalle esigenze dei cittadini
E basta anche con questa pantomima che i conti devono essere in ordine e che non ci sono soldi, perché la CNA ci ha dato un dato agghiacciante: 12 miliardi di euro sono stati il costo per gli italiani da quando c'è stato l'attacco su Hormuz. Ne avete messi solo 2,6: con circa 10 miliardi avete fatto cassa sulla pelle dei cittadini e delle imprese italiane e, dall'altra parte, avete stanziato per il prossimo anno 20 miliardi in armi. Quindi basta, i cittadini non vi credono più, i numeri sono sotto gli occhi di tutti.
E quando ci dite anche che avete trovato questi buchi di bilancio, vi ricordiamo che l'unica cosa che avete trovato quando siete arrivati al Governo non è stato un buco di bilancio - che Giorgetti da quei banchi non ha mai dimostrato -, è stato un tesoretto di oltre 200 miliardi di PNRR, che chiamavate “soldi del Monopoli” . Siete il Governo più fortunato della storia: nessun Governo ha mai ereditato una cifra del genere. E, se proprio vi mancano i soldi - perché è chiaro che il Paese deve crescere e non lo sapete far crescere -, se servono più soldi, e siamo d'accordo, oltre a mettere da parte questa follia del riarmo, come mai non volete fare una vera tassa sugli extraprofitti di chi si è arricchito tra pandemia, crisi energetica e guerre ? E quando ci dite: ma cosa significa “extraprofitti”? Ma cosa deve significare “extraprofitti”? Guardate i bilanci di queste grandi aziende che si sono arricchite - e parlo di grandissime aziende, società che vendono energia, società che speculano sul carburante - e vedete che hanno fatto dei guadagni extra-miliardari, quello significa “extraprofitti”: guardare i bilanci e capire se è un guadagno ordinario, che un'azienda ha fatto negli ultimi dieci anni, o se ci sono stati dei guadagni extra.
Io voglio dirvi che, sicuramente, la guerra e la crisi energetica sono stati un duro colpo per l'economia italiana e per gli italiani, ma la vera catastrofe per gli italiani ha un nome, e si chiama Governo Meloni . Ed è per questo che annuncio il voto contrario del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Palma. Ne ha facoltà.
VITO DE PALMA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, intanto permettetemi di ringraziare il relatore di questo provvedimento, il presidente Osnato, perché all'interno della Commissione finanze abbiamo lavorato per migliorare ulteriormente ed apportare le modifiche necessarie su un decreto importante dal punto di vista fiscale, ma importante, in particolar modo, dal punto di vista politico.
Forza Italia voterà a favore della conversione in legge di questo decreto-legge, lo farà perché siamo di fronte a un provvedimento che interviene su due fronti che riguardano direttamente la sicurezza economica e industriale del Paese: l'aumento dei costi dei carburanti, conseguenza di una situazione internazionale ancora fortemente instabile, e il futuro dell'ex Ilva di Taranto, che oggi assume un'urgenza ancora maggiore.
Sul primo fronte, il Governo non è rimasto a guardare: il decreto ha ridotto le accise sul gasolio di 14 centesimi al litro; a questo si aggiunge l'effetto sull'IVA, che determina un ulteriore beneficio sul prezzo finale. Gli interventi succedutisi nel corso del 2026, fino all'ultima proroga prevista al 17 settembre, hanno mobilitato, complessivamente, oltre 2,160 miliardi di euro per contenere il costo dei carburanti. E abbiamo fatto di più per l'autotrasporto, uno dei settori maggiormente esposti all'aumento del gasolio e, rispetto all'intervento precedente invece, sostenuto realmente e concretamente da questo provvedimento. In Commissione, il credito d'imposta è stato esteso ai mesi di luglio ed agosto per il trasporto di merci, il trasporto di persone, il noleggio autobus con conducente, portando il limite massimo delle risorse a 397 milioni di euro.
Ma, Presidente, consentitemi di concentrare la parte principale del mio intervento sull'ex Ilva, lo faccio da parlamentare della Repubblica, ma, inevitabilmente, anche da parlamentare di Taranto. La decisione della corte d'appello di Milano dell'11 settembre ha confermato il blocco dell'area a caldo dello stabilimento, da attuare entro il 28 ottobre. Una decisione che pone al centro la tutela della salute. Una decisione giudiziaria si rispetta e deve essere altrettanto chiaro che la salute dei cittadini e dei lavoratori non è, e non può essere, una variabile subordinata alla produzione. Ma lo spegnimento dell'area a caldo non può diventare lo spegnimento industriale della città di Taranto, non può diventare lo spegnimento economico e sociale della città di Taranto. Questo decreto mette a disposizione ulteriori 100 milioni di euro per preservare la funzionalità degli impianti nella fase di cessione.
In Commissione, inoltre, ho ritenuto di sottoscrivere l'emendamento 2.12, successivamente approvato. E voglio soffermarmi su questa norma, perché non è un tecnicismo secondario e perché riguarda direttamente il sistema delle imprese che lavorano con Ilva e Acciaierie d'Italia. La modifica interviene sulla disciplina delle amministrazioni straordinarie del gruppo Ilva e del gruppo Acciaierie d'Italia; è una norma importante per consentire di tutelare i creditori e, quindi, tante imprese dell'indotto. Sì, le imprese dell'indotto, quelle imprese che sono state letteralmente abbandonate in un recente passato, purtroppo, da un altro Governo.
È proprio qui che la storia dell'Ilva ci impone di non commettere due volte lo stesso errore. Il 21 gennaio 2015, Ilva entrò nella prima amministrazione straordinaria: in quella fase, una parte enorme dei crediti maturati dalle imprese fornitrici prima dell'apertura della procedura non fu pagata e finì nel passivo concorsuale. I numeri ufficiali parlano da soli: nel 2017, a fronte di 500 milioni di euro di richieste di riconoscimento di prededuzione da parte dei fornitori, solo 80 milioni furono riconosciuti. Quella ferita, l'indotto tarantino non l'ha dimenticata e noi non possiamo consentire che la storia si ripeta. Dietro la parola “creditore”, non ci sono numeri su un foglio. Lo Stato non può salvaguardare la continuità della grande fabbrica mettendo a rischio la continuità di centinaia di piccole e medie imprese che, attorno a quella fabbrica, lavoravano.
E, Presidente, guardi, su Taranto è arrivato anche il momento di smontare alcune narrazioni che per anni hanno sostituito una vera politica industriale. Nel 2015 - ricordo un po' di storia, che serve ed è necessaria per ricordare e aprire la memoria anche a qualche smemorato -, la prima amministrazione straordinaria nacque sotto un Governo di centrosinistra e lasciò alle spalle dell'indotto una pesante eredità. Negli anni successivi, poi, con il MoVimento 5 Stelle, si costruì a Taranto una parte rilevante della sua battaglia politica: sulla promessa della chiusura, sulla cultura del “no”, su una riconversione raccontata troppo spesso come se bastasse spegnere gli impianti per risolvere ogni problema. Abbiamo sentito parlare degli impianti trasformati in archeologia industriale, di grandi parchi al posto della fabbrica, abbiamo sentito esponenti pentastellati dire che “il mostro andava chiuso”; poi, una volta al Governo, quelle parole si sono scontrate con la realtà : la realtà di migliaia di lavoratori, di migliaia di imprese dell'indotto, la realtà della produzione e della siderurgia nazionale.
E abbiamo visto anche - ricordate - l'Acquario di Taranto: un progetto da circa 50 milioni di euro nella stagione del Governo Conte, che voleva realizzare un acquario digitale. Sia chiaro: nessuno è contrario a un acquario, nessuno è contrario a un parco, al turismo, alla cultura, alla valorizzazione del mare. Taranto ha bisogno anche di questo, ma un attrattore turistico non può essere presentato come la risposta alla crisi di una delle più grandi aree industriali d'Europa.
Un acquario non sostituisce una fabbrica; un parco non sostituisce migliaia di posti di lavoro; uno slogan ambientalista non è un piano, non è un piano industriale.
Questa è stata troppo spesso la cifra di una certa sinistra e del MoVimento 5 Stelle: il “no” elevato a programma . Il “no” agli impianti, il “no” alle infrastrutture, il “no” alle grandi opere; no, ogni volta che una scelta industriale propone un problema complesso. Noi abbiamo un'idea diversa, completamente diversa. Noi non diciamo sì a tutto, ma nemmeno no a tutto: diciamo sì a ciò che crea sviluppo, quando è compatibile con la salute, con l'ambiente, con le migliori tecnologie disponibili. E diciamo che la risposta a un impianto che deve cambiare non è semplicemente chiuderlo, ma è trasformarlo.
Noi non vogliamo conservare la vecchia Ilva, noi vogliamo costruire una nuova Taranto industriale . Se una tecnologia non è più sostenibile, bisogna sostituire quella tecnologia; se una produzione viene meno, bisogna crearne una nuova; se un impianto deve essere superato, bisogna sapere che cosa costruire al suo posto. Questa è transizione, il resto si chiama solo chiusura. Ed è esattamente la linea che Forza Italia ha portato in Parlamento.
Il 5 agosto di quest'anno Forza Italia, con il al Ministro Urso - sottoscritto da me e dai colleghi D'Attis, Caroppo, Battilocchio e Castiglione -, abbiamo chiesto di individuare Taranto, insieme a Brindisi, Augusta e Civitavecchia, come territori nei quali concentrare la produzione delle tecnologie strategiche della transizione energetica, utilizzando i nuovi strumenti messi a disposizione dalla politica industriale europea.
E permettetemi di dire una cosa molto chiara in merito a qualche intervento ascoltato ieri sera in quest'Aula sugli emendamenti: sull'Ilva non accettiamo lezioni da chi, oggi, prova a presentarsi come se fosse arrivato ieri sulla scena. La storia dell'Ilva non comincia con questo Governo; la storia dell'Ilva nel 2015 partì con la prima amministrazione straordinaria, e a Palazzo Chigi c'era Matteo Renzi. In quella stagione una parte enorme dell'indotto rimase esposta - la famosa storia dei crediti, ve l'ho raccontata prima - e quindi, oggi, chi si scopre improvvisamente a tutela delle imprese dell'indotto dovrebbe almeno avere la decenza politica di ricordare cosa accadde quando governava il centrosinistra.
Ma non basta. Nel 2017 il Governo Gentiloni, sostenuto dal PD, portava avanti la cessione a Mittal; contemporaneamente, la regione Puglia guidata da Emiliano impugnava quel piano davanti al TAR e furono persino i lavoratori dell'Ilva a manifestare davanti alla regione. Questo era il centrosinistra dell'Ilva; questo era il Governo che andava in una direzione e la regione governata dallo stesso campo politico andava nella direzione opposta. Noi, colleghi, vogliamo passare dalle dichiarazioni agli atti concreti. Taranto ha tutte le caratteristiche per diventare una delle grandi aree europee della nuova produzione industriale; vogliamo fare di Taranto uno dei poli italiani ed europei della nuova manifattura e della transizione energetica. E non è soltanto una prospettiva sulla carta. Taranto non chiede di essere assistita: Taranto chiede di lavorare, di produrre, di innovare, di poterlo fare senza sacrificare la salute dei suoi cittadini. Non possiamo chiedere a un operaio di scegliere tra lo stipendio e la salute dei propri figli, ma non possiamo nemmeno chiedere a quello stesso operaio che, per tutelare la salute, l'unica alternativa sia perdere il posto di lavoro .
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
VITO DE PALMA(FI-PPE). Concludo, Presidente. Tra il camino di ieri e il deserto industriale di domani, esiste una terza strada: la nuova industria. Il nostro voto favorevole contiene una richiesta precisa al Governo: accelerare sulla cessione, sulla decarbonizzazione, sulle nuove tecnologie e sulla nuova reindustrializzazione. Questa è la politica del fare ed è la politica di Forza Italia, che non è la politica del “no”. Pertanto, tra la deindustrializzazione e la reindustrializzazione, tra il raccontare una transizione e realizzarla davvero, noi vogliamo realizzarla. Per questa ragione, Presidente, annuncio il voto favorevole del gruppo parlamentare di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gusmeroli. Ne ha facoltà.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, è un momento molto difficile, non solo per il nostro Paese, non solo per l'Europa. È un momento difficile a livello mondiale: la situazione geopolitica internazionale ogni giorno ci riserva criticità, ci riserva due guerre, problemi economici, situazioni internazionali che si scaricano poi, sia in Europa che in Italia, sui territori, sulle imprese e sulle famiglie.
In questi momenti ci vuole responsabilità, ci vuole unione, ci vogliono proposte che uniscano. Ebbene, io, col massimo del rispetto, ho ascoltato tutti gli interventi di ieri e di oggi e devo dire che, da parte delle opposizioni, non ho visto questo atteggiamento: ho sentito parole forti, ma non ho sentito parole a favore del Paese, a favore delle imprese e a favore delle famiglie. Alcuni hanno parlato di inazione, alcuni di interventi emergenziali. E che cosa potrebbero essere gli interventi che cercano di aiutare imprese e famiglie in una situazione contingente di un aumento così forte dei prezzi dei carburanti che si possono scaricare e si scaricheranno sui prezzi di tutti i beni? Certo, sono interventi emergenziali.
In un intervento si è parlato della catastrofe del Governo Meloni. E, allora, io voglio evidenziare questa catastrofe: nel 2022, la disoccupazione era l'8,2 per cento, oggi è il 5,8 per cento: è una catastrofe? L'occupazione era al 60,2 per cento, adesso l'occupazione è salita al 63,1 per cento. L'inflazione, nel 2022, era all'8 per cento, adesso siamo al 3,3 per cento. Lo - la differenza tra titoli italiani e titoli tedeschi - era pari a 200, adesso siamo a 90. Io voglio parlare anche dell'energia: in questi 4 anni - i dati ce li ho al 2025, quindi 3 anni - si è quasi raddoppiata l'installazione del fotovoltaico. È aumentato l'eolico, quindi si è cercato di intervenire fortemente sul tema dell'energia.
Questo Governo - ecco perché dico che, quando ci sono situazioni di difficoltà del Paese, bisogna essere uniti - nella cessazione del mercato tutelato richiesta dall'Europa per ottenere i fondi del PNRR - quindi una cosa che non si poteva che fare - è intervenuto tutelando le famiglie vulnerabili. Siamo intervenuti con un emendamento che permetteva alle famiglie tutelate di andare in questo sistema a tutele graduali e a tutti gli altri, che erano nel mercato tutelato, di andare nel sistema a tutele graduali.
Però, queste opposizioni che, spesso, gridano alla luna, non hanno aiutato le famiglie ad andare nel sistema a tutele graduali. Quante sono le famiglie che, in questo momento, risparmiano sulla bolletta della luce? Tre milioni, ripeto, tre milioni. Ma, se tutto il Parlamento si fosse impegnato a informare le famiglie, nel sistema a tutele graduali, in questo momento, ci sarebbero stati 17 milioni di famiglie che, fino al 31 marzo 2027, poteva scoppiare qualsiasi guerra, non avrebbero subito aumenti dei prezzi.
Ma di tutti questi che urlano alla luna nessuno ha informato i cittadini e le famiglie. Sui territori la Lega ha aperto sportelli comunali per aiutare le famiglie. Il mio territorio - sono orgoglioso di essere non solo deputato, ma anche sindaco della mia bellissima città, Arona, sul Lago Maggiore -, ho aperto per sei mesi uno sportello per informare i cittadini, ma non solo: anche per compilare loro il contratto e andare nel sistema a tutele graduali che, fino a marzo 2027, li tutela e li tutelerà.
Questo Parlamento ha taciuto, tranne il Governo di centrodestra che ha fatto la norma, che potevamo tutelare tante famiglie. Quando sento che non si aiuta sulle bollette della luce, ricordiamoci cosa si poteva fare e cosa non è stato fatto. Quando si parla di catastrofe, attenzione: avere in questo momento di difficoltà enorme i conti a posto, con lo basso, con un tasso di inflazione al 3 per cento, quando era all'8 per cento nel 2022 , non è il meglio del meglio, si può sempre fare di più; ma, se ci fossimo trovati nella situazione del 2022, con la situazione geopolitica di oggi, senza un Ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha lavorato non bene, ma oltre il bene , allora imprese e famiglie sarebbero state ancora più in difficoltà.
Quindi il Governo è intervenuto? Certo, è intervenuto con tanti decreti e oggi convintamente la Lega approverà questo decreto, ma non si poteva fare null'altro se non aiutare a contenere il prezzo alla pompa di benzina: non c'era altra possibilità.
A chi prima ha detto “ma non si è fatto quasi nulla” dico: sono stati messi 2 miliardi e 200 milioni di euro sulla calmierazione dei prezzi alla pompa; si è cercato di aiutare le imprese di trasporto, perché sappiamo benissimo che gli aumenti dei prezzi dei carburanti si scaricano sui prezzi e, quindi, con la crescita dell'inflazione e con tutto ciò che ne deriva, quindi le cure per l'inflazione della BCE, che è sostanzialmente aumentare i tassi di interesse.
Quindi, dire che il Governo non ha fatto nulla è non fare il bene del Paese. Soprattutto non dire le cose come stanno e - voglio citare un argomento - soprattutto dire cose non vere. In questi giorni sta circolando l'idea che il Governo stia mettendo le mani nel TFR, aumentando la tassazione del TFR: sarebbe il caso che tutti questi esponenti della sinistra, che hanno fatto grandi sui , dicendo che “stanno mettendo le mani…”, dicano che si sono sbagliati, chiedano scusa, perché non c'è alcun aumento della tassazione del TFR! Nessuno ! È stato cambiato solo l'articolo di riferimento, ma la tutela del TFR è esattamente quella che esiste dal 2006 ad oggi.
Allora, il bene del Paese non si fa con le polemiche. Il bene del Paese si fa con le proposte. Questo Governo e la Lega al Governo, ogni giorno, sia sui territori, che a livello nazionale, fanno proposte che vanno incontro ai bisogni delle imprese e delle famiglie. E continueremo a fare così, se non cambierà la situazione geopolitica internazionale, anche se tutti noi - credo - speriamo che la pace, finalmente…
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). …abbia ragione sulle armi. Grazie a tutti. La Lega convintamente voterà il decreto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Merola. Ne ha facoltà.
VIRGINIO MEROLA(PD-IDP). Grazie, Presidente. La nostra Presidente del Consiglio ha detto che la stabilità non è un record da esibire, ma la condizione per programmare. Questo è il punto. Nessuno nega la gravità della situazione, nessuno nega la situazione internazionale, ma il punto di fondo sul quale dovremmo concentrare la nostra attenzione è cosa ha fatto il Governo Meloni dal 2022 ad oggi in tema di programmazione, di impostazione e attuazione di una politica strutturale per contenere il prezzo dell'energia e ridurne il costo. Da questo punto di vista, io penso che si possa dire che il Governo ha fallito: non è riuscito a programmare. È riuscito a durare, ma senza uscire da una logica di emergenza temporanea.
Con il decreto-legge n. 157 del 10 settembre 2026, il taglio temporaneo dell'accisa sul gasolio è stato prorogato, ancora una volta, dall'11 al 17 settembre: sette giorni. La misura che doveva essere un ponte - voi siete esperti di ponti - verso interventi più mirati, è diventata, guarda un po', un ponte verso il provvedimento successivo. Ogni settimana ci viene spiegato che quella che arriverà finalmente sarà la soluzione strutturale.
Quando a giugno, insieme ai colleghi del Partito Democratico, intervenni in quest'Aula sul decreto-legge n. 63 dissi che stavamo assistendo a un vero e proprio calendario dell'incertezza. Allora, dal 19 marzo ai primi giorni di giugno si erano già succeduti otto interventi. Dicevamo - e lo sosteniamo ancora - che famiglie e imprese non possono vivere appese alla scadenza del prossimo decreto e che chi deve programmare costi, contratti e investimenti non può scoprire ogni settimana quale sarà lo sconto alla pompa dei giorni successivi. Eravamo a giugno e siamo a settembre. È diventata una saga dell'incertezza. Si annuncia un nuovo decreto ponte.
Tutto è cominciato con il decreto-legge n. 33 del 18 marzo 2026, poi altri decreti-legge, proroghe, riduzioni e rimodulazioni; e ancora prima che questo iter sia concluso abbiamo già un nuovo decreto, il decreto-legge n. 157 del 10 settembre 2026, che proroga nuovamente la stessa misura.
Qualche giorno fa la stessa Presidente del Consiglio ha riconosciuto - guarda un po' - che questa strada non può continuare. Poteva ascoltare prima quello che dicevano le opposizioni, e soprattutto diceva l'Unione europea. Giorgia Meloni ha annunciato un provvedimento più targettizzato, rivolto ai consumatori che hanno maggiormente bisogno. È lo stesso Governo ad ammettere che il taglio generalizzato non può rappresentare una politica stabile. Il problema è che questa consapevolezza arriva dopo mesi di proroghe e quattro anni di mancata programmazione. Ancora una volta, mentre il provvedimento annunciato non c'è e la promessa non viene mantenuta, l'unica decisione concreta resta un'altra proroga di sette giorni.
Nel frattempo, i prezzi non aspettano le riunioni di maggioranza. Alla vigilia di questo voto, i dati dell'Osservatorio prezzi e tariffe del MIMIT indicavano il gasolio sulla rete stradale ad oltre 2,18 euro al litro e oltre 2,25 euro in autostrada, con la benzina sopra i 2 euro. Tutto questo dopo una sequenza di misure che, compresi gli aiuti all'autotrasporto, ha già impegnato oltre 2,6 miliardi di euro.
Noi sosteniamo la necessità di proteggere le famiglie, i lavoratori e le imprese dall'esplosione di questi costi energetici. Il punto è come si interviene, con quali strumenti, con quali capacità di guardare oltre la prossima settimana.
Per mesi avete applicato una riduzione indistinta: lo stesso beneficio per chi ha un reddito basso e deve usare ogni giorno l'automobile per andare al lavoro o per curarsi e per chi potrebbe tranquillamente fare a meno di quel sostegno. È una misura costosa poco selettiva e regressiva, che spesso è stata rapidamente riassorbita dall'aumento dei prezzi alla pompa.
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha osservato che con 15-17 centesimi di sconto è impensabile dare un sollievo all'economia.
Anche Confindustria vi dice che servono misure strutturali e che gli interventi non bastano. Il problema, infatti, non è arrivare al giovedì successivo con qualche centesimo in meno alla pompa. Il problema è ridare competitività all'industria italiana, abbassare strutturalmente il costo dell'energia e rimettere in moto investimenti e produzione, come chiedono anche i sindacati dei lavoratori e le associazioni dei consumatori.
Molte di queste richieste coincidono con le proposte che, come Partito Democratico, abbiamo portato in quest'Aula. Abbiamo chiesto di rendere effettivamente operativa l'accisa mobile, in modo automatico e tempestivo. Abbiamo chiesto un monitoraggio serio per capire se la riduzione fiscale venga davvero trasferita sul prezzo alla pompa, perché lo Stato non può rinunciare a risorse, ma, se una parte dello sconto viene assorbita lungo la filiera, il cittadino paga due volte. Abbiamo proposto di utilizzare maggiormente il contributo dei grandi gruppi energetici per finanziare gli interventi, anziché scaricare una parte delle coperture sugli stanziamenti dei Ministeri. Abbiamo proposto sostegni mirati all'autotrasporto, all'agricoltura, alle piccole imprese e ai lavoratori maggiormente dipendenti dai carburanti. Abbiamo chiesto di rafforzare il contrasto alla pubblicità indiretta dell'azzardo e di destinare le maggiori entrate al contrasto alle dipendenze patologiche.
Tutte queste proposte non sono state accolte, a proposito di dialogo e di ascolto reciproco. Avete detto di no quando proponevamo maggiore selettività, accisa mobile, un uso diverso delle risorse. Avete annunciato che il taglio lineare andava superato e che servivano interventi selettivi. È arrivato il momento di farlo e ancora non vediamo come possiate mantenere questa promessa.
Io penso che non vi sia mancato il tempo, non vi sia mancata la consapevolezza che non si possano inseguire le emergenze, non vi sono mancate le risorse. Vi è mancata una strategia e una programmazione. Ed è questo il vuoto che ormai separa la propaganda della durata dalla capacità di governare davvero il nostro Paese.
I Governi non sono giudicati per quanto durano. Sono giudicati per quello che fanno del tempo che hanno avuto e, dal 2022, avevate tutta la possibilità, ancora prima delle guerre che poi sono sopravvenute, almeno di cercare di mantenere quello che avevate detto in campagna elettorale, per quanto vi riguardava, rispetto agli obiettivi per il gas e l'estrazione del petrolio. Non siete stati capaci nemmeno di costruire, dal vostro punto di vista, una transizione efficace, anche se era nelle vostre promesse elettorali.
La nostra segretaria, Elly Schlein, ha indicato una strada alternativa: la Commissione europea consente all'Italia di utilizzare circa 14 miliardi di flessibilità per gli investimenti energetici. Abbiamo proposto di utilizzarli su 5 direttrici concrete: efficienza energetica degli edifici e delle case popolari; sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore; elettrificazione dei processi industriali, del trasporto pubblico e delle metropolitane; reti, sistemi di accumulo, batterie e infrastrutture di ricarica; e, insieme, di accelerare davvero sulle fonti rinnovabili.
Questa è una proposta di politica energetica. Dov'è quella di questo Governo? Perché ogni euro investito per ridurre strutturalmente il consumo di gas e petrolio rende il Paese meno vulnerabile rispetto alle crisi internazionali e aumenta la competitività del sistema industriale. Ogni impianto che non realizziamo, ogni rete che non adeguiamo, ogni sistema di accumulo che non costruiamo, ogni autobus che non elettrifichiamo, significa che alla prossima crisi saremo nuovamente qui a discutere di un altro decretino e di un'altra proroga.
La crisi energetica dimostra che serve più integrazione europea, servono investimenti comuni, una politica comune dell'energia. Davanti a sfide di questa dimensione, nessun Paese europeo può pensare di fare da solo, con chiusure sovraniste, cercando la propria strada contro gli altri.
Il vostro problema è sempre lo stesso: voi chiamate sovranità ciò che troppo spesso è frammentazione nazionale e chiusura sovranista. Noi, invece, pensiamo che di fronte a una sfida di questa dimensione servano strumenti comuni, investimenti comuni e una capacità europea comune; apertura verso nuovi accordi e mercati, per reagire alla dipendenza dalla Cina e dagli USA.
E purtroppo, per finire, l'Ilva. Il decreto conferma un metodo che conosciamo bene, un altro finanziamento pubblico, necessario, misure che possano rispondere a necessità immediate, certamente; ma continua a mancare la cosa principale: qual è la vostra prospettiva industriale per l'Ilva? Non possiamo continuare a finanziare…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
VIRGINIO MEROLA(PD-IDP). …la sopravvivenza dell'ex Ilva senza sapere quale siderurgia vogliamo costruire. Quindi, un Governo che dura, ma non è capace di scegliere; un Governo che poteva fare molto in questi quattro anni, ma ha deciso di inseguire le proprie clientele corporative e non affrontare i propri contrasti interni. Da questo punto di vista, in attesa che ci sia un Governo davvero capace di governare questo Paese, il nostro voto è contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Matera. Ne ha facoltà.
MARIANGELA MATERA(FDI). Signor Presidente, Sottosegretaria, onorevoli colleghi, ringraziando preliminarmente il relatore, il collega Osnato, per il lavoro svolto, dichiaro sin d'ora il voto favorevole di Fratelli d'Italia per questo provvedimento. Il voto sarà favorevole perché, ancora una volta, siamo chiamati a scegliere se stare dalla parte di chi, davanti a una crisi reale, si assume la responsabilità di intervenire, oppure dalla parte di chi preferisce trasformare ogni emergenza in un pretesto per una polemica politica.
Noi non abbiamo dubbi: quando una crisi internazionale produce conseguenze immediate sull'economia italiana, un Governo serio interviene, e interviene utilizzando tutti gli strumenti che ha a disposizione. Questo è esattamente ciò che sta facendo il Governo Meloni.
Il provvedimento che oggi siamo chiamati ad approvare si inserisce in un contesto internazionale che non ha nulla di ordinario: l'Italia si trova a fare i conti con una violentissima fiammata dei prezzi dell'energia, determinata da una crisi geopolitica internazionale senza precedenti; una crisi che ha investito i mercati petroliferi e del gas e che si aggiunge alle fragilità strutturali di un continente ancora fortemente dipendente dall'estero per i propri approvvigionamenti energetici. Un allarme energetico che scuote i palazzi di Bruxelles, perché, come ha detto la Premier Giorgia Meloni, il continuo aumento dei prezzi dell'energia richiede azioni mirate e immediate a livello europeo.
Non siamo davanti a una normale oscillazione del prezzo del petrolio, né davanti a un fisiologico movimento dei mercati; siamo nel pieno di una fase straordinaria, nella quale un conflitto e le sue conseguenze sulle forniture energetiche possono produrre in tempi rapidissimi aumenti che arrivano direttamente al distributore, alla bolletta, al costo del trasporto, al prezzo delle merci e, alla fine, al carrello della spesa. Ed è proprio per questo che sono necessarie misure straordinarie.
Il decreto oggi all'esame della Camera si colloca in una sequenza di interventi con cui l'Esecutivo ha progressivamente utilizzato la leva fiscale per attenuare l'impatto dell'emergenza. E non ci siamo fermati qui: il Governo ha affiancato al taglio delle accise il rafforzamento degli strumenti destinati a settori maggiormente esposti, a partire dall'autotrasporto…
PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio per favore.
MARIANGELA MATERA(FDI). …che rappresenta uno degli anelli più delicati della nostra economia, per il quale è stata prevista la proroga del credito d'imposta. Ogni incremento del prezzo del gasolio rischia di propagarsi lungo tutta la filiera economica. Per questo il Governo non ha guardato soltanto all'automobilista che fa rifornimento: ha guardato al sistema Paese e alla competitività delle imprese, alla tenuta delle filiere, al potere d'acquisto e al lavoro. Questo significa governare; e governare significa anche assumersi la responsabilità delle scelte difficili.
Fratelli d'Italia non ha mai confuso la responsabilità con la propaganda: noi sappiamo che ogni euro dello Stato è un euro dei cittadini; sappiamo che proteggere le famiglie oggi significa non mettere a rischio i conti pubblici di domani, e sappiamo anche che il modo più facile per fare politica è promettere una spesa senza dire dove trovare le risorse. L'abbiamo visto fare in passato con il “gratis per tutti” , o meglio per quei pochi fortunati che hanno ristrutturato case di pregio gratuitamente, o per sfaccendati sdraiati sul divano con un reddito garantito. Misure sconsiderate che peseranno sulle future generazioni per molti anni ancora.
Ma il modo più serio è fare esattamente il contrario: individuare le priorità, trovare le coperture e intervenire. È questo il del Governo a guida Giorgia Meloni: attenzione ai conti pubblici e attenzione alla crescita del Paese, senza trasformare ogni crisi in una nuova stagione di spesa incontrollata.
E di fronte a misure reali come questa, l'opposizione continua a rispondere con la proposta-farsa di una nuova tassa nazionale sugli extraprofitti. I dati, però, ci dicono il contrario, qualcosa di molto diverso, perché l'Italia, con 488 milioni di extraprofitti attribuiti alle compagnie energetiche, è tra i Paesi europei con la quota più bassa. Il Governo, in ogni caso, è intervenuto sugli extraprofitti incassando circa 2,7 miliardi e ha proposto a Bruxelles un'azione coordinata, perché eventuali nuove misure non penalizzino soltanto le imprese italiane: ancora una volta, una scelta di serietà.
Vorrei ricordare, Presidente, che dall'inizio di quest'anno il Governo ha messo in campo misure economiche per contrastare il caro carburanti…
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi, silenzio.
MARIANGELA MATERA(FDI). …per oltre 2 miliardi di euro; ha ridotto la pressione fiscale sui carburanti; ha autorizzato, attraverso il meccanismo delle accise mobili, le maggiori entrate IVA generate dall'aumento dei prezzi quando ciò è stato possibile; ha prorogato gli interventi quando la situazione lo ha richiesto. Presidente, io non riesco a parlare…
PRESIDENTE. Ha ragione. Colleghi, per favore, altrimenti non riusciamo ad andare avanti. Per cortesia. Prego.
MARIANGELA MATERA(FDI). Ha rafforzato i sostegni alle categorie più esposte; ha introdotto strumenti di controllo e monitoraggio della filiera per contrastare fenomeni speculativi.
Il Ministro delle Imprese e del , attraverso gli strumenti di monitoraggio dei prezzi e il sistema di controllo della filiera, è intervenuto anche nei casi in cui gli effetti del taglio fiscale non risultavano correttamente trasferiti sui prezzi alla pompa. E il Governo, già nei giorni precedenti, di fronte al protrarsi della pressione sui mercati, ha approvato un ulteriore decreto-legge per prorogare la riduzione del carico fiscale e sta valutando, dalle ore scorse, ancora altri rinnovi, anche con sconti mirati a determinate categorie. E poiché il problema dei rincari del costo dell'energia non può risolversi da solo, il Governo sta lavorando per affrontare la causa della vulnerabilità energetica italiana. Non possiamo pensare di difendere per sempre le famiglie italiane soltanto attraverso sconti fiscali: è necessario produrre più energia , diversificare le fonti, rafforzare le infrastrutture, ridurre la dipendenza dalle importazioni, accelerare gli investimenti, utilizzare tutte le tecnologie disponibili. Bisogna tornare a considerare l'energia non soltanto come una questione ambientale o economica, ma come una questione di sovranità, sicurezza nazionale o competitività. Aumentare la produzione nazionale di petrolio e gas significa ridurre la dipendenza dall'estero , pagare meno, garantire costi più bassi a famiglie e imprese, difendere la sicurezza energetica della Nazione.
Questa è la visione di Giorgia Meloni, questa è la nostra visione. Ed è la visione che distingue un Governo da chi è in campagna elettorale permanente, senza fornire alternative. Non vogliamo che l'Italia sia costretta ogni volta a rincorrere il prezzo internazionale dell'energia con un nuovo decreto d'emergenza. Vogliamo un'Italia più forte davanti a una crisi: questo è interesse nazionale e questa è la direzione verso la quale il Governo sta portando il Paese. È per questo che non accettiamo lezioni da chi, quando era al Governo, ha avuto anni per affrontare i nodi strutturali dell'energia e oggi scopre, improvvisamente, che il prezzo del carburante è un problema nazionale .
C'è un'altra misura importante contenuta in questo decreto, che si inserisce nel solco più alto dell'impegno di questa maggioranza in favore dei livelli occupazionali, della produttività e della tutela ambientale. Nelle more della procedura di cessione dell'ex Ilva, per evitare il collasso del compendio industriale, è previsto un finanziamento oneroso per preservare la funzionalità degli impianti, al fine di preservare le condizioni per la conclusione della cessione e la salvaguardia dei livelli occupazionali. Ed è proprio qui che si trova il filo conduttore dell'intero provvedimento: dal sostegno immediato a famiglie e imprese alla tutela della grande industria, il Governo sceglie di proteggere oggi e, allo stesso tempo, di costruire le condizioni per rendere l'Italia più forte, più autonoma e più stabile.
Perché, guardate, la stabilità del Governo Meloni non è uno slogan da sfoderare nei comizi. Dalla stabilità deriva l'affidabilità sui mercati: lo è calato da 230 a 80 punti e i nostri BTP sono diventati più appetibili di quelli dei titoli francesi. Dalla stabilità deriva la fiducia delle imprese, quella dei consumatori, la forza degli investimenti, la spinta per la crescita. Siamo il Paese del G7 dove il PIL è salito di più dopo gli USA. La stabilità è benzina per l': siamo il quarto Paese esportatore del mondo dopo Cina, Stati Uniti e Germania. E c'è di più. Qualche giorno fa, è arrivato l'ennesimo verdetto favorevole, con l'agenzia Fitch che ha confermato il BBB+ con stabile. Questa è la stabilità che rivendichiamo .
L'Italia sta attraversando una fase internazionale difficilissima e, in un momento come questo, un Governo deve difendere l'interesse nazionale. Questo Governo lo ha fatto, lo sta facendo oggi e continuerà a farlo domani .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 3045-A: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 luglio 2026, n. 133, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alla ulteriore crisi dei mercati internazionali e disposizioni in materia di ILVA S.p.A. in amministrazione straordinaria”.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giglio Vigna. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo a nome del mio gruppo politico, ma diciamo che in questa fase posso tranquillamente dire di intervenire a nome di tutta la maggioranza. Noi chiediamo all'Aula un rinvio al prossimo calendario del punto successivo all'ordine del giorno, le mozioni sul veto.
In questi giorni - ieri e anche oggi, in realtà, essendo ancora in corso - vi è a Bruxelles il discorso sullo stato dell'Unione europea che, come sapete - come sappiamo - ogni anno viene pronunciato da parte del Presidente della Commissione europea. Ecco, ci ha incuriosito, ha attirato la nostra attenzione, come gruppi di maggioranza, il fatto che la Presidente non abbia toccato e, dalle notizie che stanno trapelando, non stia toccando il punto sull'unanimità, sul veto e un'eventuale idea di superamento di questa che, al momento, su moltissime materie, su ancora molte materie, è una regola dell'Unione europea.
È chiaro che come gruppi di maggioranza, e presumo anche i gruppi dell'opposizione, abbiamo la necessità evidentemente di interfacciarci con i nostri rappresentanti nel Parlamento europeo e con l'ambasciatore italiano presso l'Unione europea per cercare di capire come mai, all'interno di questo vasto discorso - sappiamo addirittura che non c'è un tempo limite -, la Presidente della Commissione non ha toccato questo specifico argomento, perché è chiaro che questo è un punto politico rilevante, la non presenza di questo argomento all'interno del discorso sullo stato dell'Unione. Quindi, ribadisco, Presidente e colleghi, siamo qui a chiedere un rinvio al prossimo calendario.
PRESIDENTE. Su tale proposta, essendo già giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo fino a un massimo di cinque minuti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Non intervengo, però, per commentare le parole del collega Giglio Vigna. Intervengo per rivolgermi a lei, Presidente, perché se lei mette in votazione la sospensione o il rinvio di questo punto, oggi si cambia sostanzialmente il Regolamento della Camera. Non può infatti funzionare che il Regolamento contempli per l'opposizione la possibilità di porre e discutere degli argomenti e che da oggi aggiungiamo una postilla: previa autorizzazione della maggioranza. Ma chi pensano di essere questi ?
Presidente, il 15 giugno di quest'anno, più di tre mesi fa, abbiamo fatto la discussione generale su una mozione chiesta dal nostro gruppo e sulla quale tutti i gruppi di opposizione hanno posto le loro posizioni e i loro documenti. Tutti! La maggioranza non è in grado di sostenere questa discussione. Si badi bene, non è che non ha avuto il tempo: tre mesi! Non è che non è di attualità. Il diritto di veto, Presidente, il 1° settembre ha conosciuto una lettera di undici Paesi europei che pone all'Unione europea questo tema. La si può pensare come la si vuole.
Azione non sta chiedendo che venga approvata la propria mozione, ma che venga discusso il punto. Io le chiedo: ma da oggi, in questo Parlamento, che si chiama Parlamento, si può discutere solo ciò che decide la maggioranza? Perché è la terza volta che non mi fanno trattare questo argomento ! Si chiama Parlamento, ma che cos'hanno da festeggiare la durata di un Governo, se la durata è questa roba qua? È una durata di pena e vergogna, dove non solo non si può decidere, ma non si può parlare, non si può discutere.
E in queste ore mi si chiede di ritirare un punto che per il nostro gruppo è dirimente, ma non per il nostro gruppo, per l'Europa: questa discussione viene fatta in Germania, in Francia, in Spagna, nei principali Paesi europei. E sa cosa mi venivano a chiedere? Ritirala tu perché noi non siamo nelle condizioni, se non spaccandoci, di affrontare come maggioranza questo tema. Mi rivolgo, suo tramite, ai liberali, europeisti, popolari di questa coalizione, che oggi non hanno chiesto il ritiro, ma che non possono votare una cosa che, tra le righe, dicono che è condivisibile al cento per cento. E allora, se uno decide di fare il soprammobile di questa maggioranza , ogni tanto fa le feste di partito e poi urla “siamo liberali, europeisti, popolari”, e dà una spolverata al soprammobile, poi torna in Parlamento e torna a fare il soprammobile. E così, per due estati, Tajani ci ha detto: vogliamo lo . Lo abbiamo proposto, ma non lo hanno votato. Per dieci volte ci ha detto che il diritto di veto va superato. Lo possono votare? No, non lo possono votare, perché questo Governo deve durare. È la maggioranza più stabile del mondo che non può non decidere - se ne guardano bene -, ma discutere delle cose.
E allora, Presidente, sì, è una modifica sostanziale, oggi, del Regolamento, perché ci viene detto, da oggi, che l'opposizione potrà vedere discussi, non approvati, i propri argomenti, quando riterranno che sia il momento. Se nel prossimo Regolamento, che entrerà in vigore la prossima legislatura, questo è impedito è perché c'è una ragione oggettiva, della quale stanno abusando. E fanno parlare lo stimatissimo collega Giglio Vigna dopo che, uno alla volta, sono venuti qua i membri della maggioranza a dirmi: Matteo, non mi dire niente, mi vergogno anch'io. Ecco, bravi, vergognatevi e nient'altro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Madia. Ne ha facoltà.
MARIA ANNA MADIA(IV-CR). Presidente, per suo tramite, mi rivolgo proprio al collega Giglio Vigna e le dico che è paradossale che proprio oggi, giornata in cui l'Europa cerca di ritrovare una voce e una forza e il Parlamento italiano sarebbe chiamato a fare la sua parte, maggioranza e Governo si sottraggano. Si sottraggano a che cosa? Al livello delle loro responsabilità. Penso che sia davvero urgente che l'Italia ritrovi una maggioranza vera, che ritrovi un Governo in grado di mettere l'Italia in Europa dove deve stare, all'altezza delle sfide che oggi il nostro tempo ci impone.
Presidente, è paradossale, sì, ma è anche tutto molto chiaro purtroppo: noi oggi, se avessimo potuto discutere delle mozioni sul superamento del diritto di veto, non avremmo parlato di teorie, ma avremmo parlato di fatti. E l'ultimo fatto - lo citava il collega Richetti - è quello della lettera di undici Paesi, tra cui Francia e Germania, nella quale si chiede proprio di superare, nelle materie di politica estera europea, il principio dell'unanimità. Vede, è tutto molto chiaro, Presidente, perché le divisioni della maggioranza non sono sotterranee, sono esplicite. Il Ministro “per caso” degli Affari esteri, Tajani, ha detto che lui in linea di principio sarebbe anche favorevole al superamento del principio dell'unanimità, ma lei si rende conto di che cosa significhi dire, per un Ministro degli Affari esteri, essere d'accordo in linea di principio? Io non so se in altre democrazie avanzate un esponente importante di Governo possa dire questo. Oggi noi possiamo, appunto, dire che esistono i Ministri degli Esteri “per caso”, quelli che lo sono, ma non lo sono, quelli che lo sono formalmente, quelli che pensano le cose in linea di principio , ma che non sono al Governo per cambiare l'Italia e l'Europa.
E allora, Presidente, è paradossale, sì, ma è molto chiara la ragione: collega Richetti, non è che non si può discutere ciò che non vuole la maggioranza, non si può discutere ciò che non vede d'accordo la maggioranza. E siccome ormai è quasi tutto che vede lacerazioni, anche perché questa maggioranza ha nel suo DNA, dunque in qualcosa di incancellabile, valori come il nazionalismo, il sovranismo e l'euroscetticismo, e la presenza anche in quest'Aula di deputati del gruppo di Roberto Vannacci non può che far degenerare questo DNA, io le dico - e concludo - che, oltre a essere paradossale, è molto chiaro e anche molto grave. Infatti l'Europa è ogni giorno di più sotto assedio in un Paese o nell'altro e, proprio per questo, far cadere il diritto di veto è la precondizione per un'Europa autonoma e indipendente.
E, per suo tramite, vorrei dire alla Presidente Meloni che non è difendendo il diritto di veto che si difende la democrazia: è esattamente questo l'argomento sbagliato, usato colpevolmente da chi vuole difendere il principio dell'unanimità. È proprio sui veti, Presidente, che muore la democrazia, e noi saremo qui, arriveremo alla campagna elettorale per le politiche con le idee molto chiare su questo punto e ci seguiranno i cittadini .
PRESIDENTE. Allora, in ordine io adesso ho il collega De Luca, poi Della Vedova, Grimaldi e Ricciardi, sempre sull'argomento. Prego, deputato De Luca.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Quanto sta accadendo oggi in quest'Aula è davvero gravissimo. Il Governo e la maggioranza chiedono un rinvio non su un provvedimento secondario, non su un provvedimento che non ha una priorità in questo momento storico per il Paese e per l'Europa. Chiedono il rinvio su una mozione che riguarda, invece, il futuro dell'Europa e dell'Italia. È una mozione fondamentale con cui chiediamo una cosa netta, chiara: eliminare il diritto di veto, la regola del voto all'unanimità che sta paralizzando decisioni strategiche a livello europeo.
Le opposizioni - visto che la destra, anche nelle ultime dichiarazioni di voto, ama attaccarle - hanno fatto una cosa molto semplice e chiara: hanno tutte insieme chiesto, in modo compatto, di procedere in questa direzione. Il Governo invece è dilaniato, il Governo è spaccato, non ha una linea chiara ed è oggi al capolinea. Emerge con evidenza che il Vicepresidente del Consiglio, Ministro degli Esteri Tajani, non ha più la fiducia della maggioranza, della Presidente del Consiglio e dell'altro pezzo della maggioranza, che è la Lega. È un Governo che è al capolinea, senza una linea comune, che non sta più in piedi: questo è quello che emerge oggi in quest'Aula e dovete prenderne atto.
Governare non vuol dire galleggiare, come state facendo voi, perché in questo modo voi create danni a livello europeo e, soprattutto, danneggiate e penalizzate gli interessi del nostro Paese. Smettetela, perché state mortificando e tradendo la tradizione storica e diplomatica dell'Italia, il ruolo del nostro Paese a livello internazionale ed europeo e, soprattutto, state danneggiando e penalizzando i nostri interessi nazionali. L'Italia - ve lo ricordiamo, care colleghe e cari colleghi - è stata uno dei sei Paesi fondatori dell'Europa unita. Noi abbiamo avuto i pionieri dell'integrazione, voi vi state trasformando in protagonisti della disgregazione dell'Europa unita e vi state ponendo dalla parte sbagliata della storia. Questa è la verità. Evitando di discutere oggi questa mozione, create un danno e un grave alla storia del nostro Paese.
Vi ricordiamo, come è stato appena detto, che undici Stati hanno inviato nei giorni scorsi una lettera in cui chiedevano di superare questa regola dell'unanimità. L'Italia sapete dov'era? Era assente. Non ha firmato e sottoscritto questa lettera, una lettera decisiva, una lettera rivoluzionaria, se volete, dal punto di vista politico. Voi continuate a lamentarvi dell'Europa, ad accusare l'Europa, ma siete i primi che tirate il freno a mano. Siete i primi che paralizzate; lavorate per disgregare e distruggere l'integrazione europea.
Il veto oggi non è più una forma di garanzia, ma è la paralisi della democrazia, è la paralisi delle decisioni strategiche in temi e ambiti fondamentali: quelli della sicurezza, della difesa comune, in ambito fiscale, in ambito economico e anche in ambito sociale. Come fate a non rendervene conto? Il vostro antieuropeismo, che alla fine oggi emerge - è il tratto dominante che emerge oggi dal Governo -, non è un valore, ma è un errore storico. E non arriva per caso. Arriva perché, da un lato, siete spaccati al vostro interno e, dall'altro, avete scelto la subalternità ad altri e ad altre forze.
Voi avete, in queste ore, mancato un altro appuntamento: una lettera sottoscritta da 12 Stati, in cui si chiedeva un maggiore sforzo, una strategia più forte, una maggiore attenzione nell'Artico per rispondere alle minacce russe e anche alle ingerenze, agli attacchi e alle minacce del Presidente degli Stati Uniti Trump. L'Italia ancora una volta è stata assente e ha deciso di non sottoscrivere questa lettera, così come è stata assente quando si trattava di contestare i dazi, che erano un attacco commerciale all'Italia e all'Europa e si è trattato di difendere l'Europa dalla minaccia di invasione della Groenlandia, addirittura, da parte del Presidente Trump. Allora i vostri silenzi, la vostra ambiguità sono subalternità e complicità rispetto a quanti vogliono distruggere e rallentare il processo d'integrazione europea. È un errore clamoroso, perché l'Europa - come è stato ricordato, non è retorica, ma è la realtà - non è la causa, ma è l'unica possibile soluzione alle crisi geopolitiche, economiche, sociali del nostro tempo.
Lavorare per disgregare l'Europa vuol dire collocare l'Italia dalla parte sbagliata della storia. Vuol dire danneggiare e penalizzare i nostri interessi nazionali. È ora che prendiate atto che non c'è più una maggioranza, non c'è più un Governo, non c'è più una linea comune e non c'è più un Esecutivo all'altezza della storia di questo Paese. Prendetene atto e liberate il Paese. Poi ci penseremo noi a riportarlo dalla parte giusta della storia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signor Presidente. Sono rimasto stupito dalle parole del collega Giglio Vigna, perché sono certo che, se oggi Ursula von der Leyen, andando fuori dal seminato di Presidente della Commissione, guardiana dei Trattati, avesse detto, con voce stentorea, “cambiamo le regole dell'unanimità”, “chiudiamo col diritto di veto”, ci sarebbe stata la sollevazione di voi sovranisti contro l'invasione di campo legislativo da parte della Commissione europea. Quindi, presidente Giglio Vigna, poteva usare un argomento, ma questo è totalmente un non argomento: cosa c'entra il discorso sullo stato dell'Unione, di oggi, di Ursula von der Leyen? È stato un discorso anche potente, di una Presidente della Commissione europea che, diciamo, non è più tra le mie preferite. C'è stata questa cosa, molto importante, simbolica, della presenza del Primo Ministro canadese, dell'idea di aprire a un'associazione con il Canada. L'Europa, vista da fuori, resta straordinariamente attrattiva per i suoi valori che difende, eccetera.
Voi populisti nazionalisti, però, dite “no” alla fine del diritto di veto, perché avete una strategia precisa, che è quella di infilare la discussione in una trappola retorica, per cui è tutta colpa dell'Unione europea, che non fa abbastanza, non difende lo stretto di Bab el-Mandeb, dove peraltro c'è la missione Aspides. Non esiste l'Unione europea, dite voi, sullo scacchiere geopolitico delle cose più rilevanti che toccano il nostro interesse, che toccano l'interesse dei cittadini, dove si gioca nel Golfo Persico la guerra voluta da Trump e Netanyahu, che incide sulle tasche di tutti i cittadini italiani. Dite che l'Europa non c'è, ma non volete che l'Europa abbia gli strumenti per incidere in termini di politica estera e di sicurezza comune.
Voi volete rinviare questo voto per una ragione semplice, l'ha detto la Presidente Meloni l'11 giugno nelle comunicazioni parlamentari, qui in quest'Aula. Ha detto: “Non sono d'accordo sul superamento dell'unanimità nell'Unione europea”. Punto e basta. Allora però andiamo in fondo, votate contro. Lo dico ai colleghi di Forza Italia: Tajani una volta ogni tanto dice “sì, io sono favorevole”, poi si ritira in buon ordine. La risolvevate in dieci minuti, anzi no, un po' di più, il tempo delle dichiarazioni di voto; voi, coerentemente, su un tema fondamentale della politica estera ed europea dell'Italia, semplicemente votavate contro.
Dov'è finito il coraggio? Lo dico ai colleghi di Fratelli d'Italia: il coraggio, la eccetera… dov'è questo coraggio? Si squaglia alla prima difficoltà? Non siete capaci di seguire le parole della vostra , Giorgia Meloni? L'ha detto chiaramente: lei è per mantenere il diritto di veto, per mantenere l'Europa impotente sul fronte geopolitico: siate però conseguenti.
Io faccio proprio - e chiudo - il punto regolamentare espresso dal collega Richetti: voi state rinviando, state mortificando il Parlamento e le prerogative parlamentari, semplicemente, cari amici di Fratelli d'Italia, perché il coraggio vostro è quello di Don Abbondio quando serve. Qui infatti basta andare in fondo. Meloni ha dato la linea, l'ha dettata: volete mantenere il diritto di veto, contro il parere di altri Paesi che sanno che all'Unione europea serve la fine del diritto di veto. E non sono Paesi marginali: sono la Francia, la Germania e tutti gli altri Paesi che hanno indicato, nella lettera citata, una via al riguardo.
Quindi, signor Presidente, io non capisco una ragione per cui si debba rinviare questo voto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Sarebbe stato molto utile parlare del superamento dell'unanimità nell'Unione europea non come un fatto tecnico, ma come un fatto essenziale per garantire anche un potere decisionale diverso di un continente che prova ad attraversare le sfide di questo mondo. Lo dico, perché sembra che la maggioranza non comprenda fino in fondo cosa c'è dietro a questa richiesta non solo degli 11, non solo delle opposizioni, ma di tanta opinione pubblica e di tanta gente che assiste impotente ai cambiamenti degli scenari e anche ai nuovi potenti della Terra. Non parliamo solo dei vostri amici sovranisti, di Trump, di Putin, degli oligarchi che hanno provato a trasformare questa democrazia - penso a Orbán, a proposito di diritto di veto -, cioè di chi da una democratura prova a rendere più fragile il processo europeo e anche le nostre democrazie.
Vorrei solleticarvi su un tema che non è quello della migrazione, della cittadinanza, di chi entra o no nell'Unione europea: pensiamo al tema fiscale. Guardo i colleghi leghisti, che ogni tanto provano a spiegare agli imprenditori italiani e alla piccola e media impresa perché il dell'Unione europea sia così non solo ingiusto, ma anche contro la coesione sociale. Avete davanti un gruppo politico che ha assediato pacificamente gli italiani, spiegando che non è giusto non pagare dove i profitti vengono generati. “Pay in Italy”, dicevamo, Think different. Pay in Italy”, cioè pagate dove generate i profitti. Non sono solo o le che hanno scoperto i paradisi fiscali dentro l'Unione europea: è la gran parte delle multinazionali che vede nell'Irlanda un paradiso del , del contrattare quanto possiamo decidere insieme di pagare sui profitti. È ormai una regola aurea di tantissime multinazionali e mica c'è solo Dublino.
Pensateci bene: perché l'Irlanda, con il suo peso geopolitico, dovrebbe mai concedervi il lusso di ridiscutere le politiche fiscali, quando, di fatto, di quel ha fatto un pezzo della strategia, dal loro punto di vista, anche per l'occupazione, per la ricerca, perché quegli non possono essere tutti vuoti, no? Qualcuno di loro si è trasferito a fare effettivamente ricerca e innovazione in Irlanda. Questa vicenda vi riguarda, riguarda le multinazionali che decidono, invece, di fare il cioè di pubblicare esattamente Stato per Stato il livello dei loro bilanci, di quanti profitti fanno, di quanto eludono! È comodo avere alleati come voi, che volete il potere di veto di quei singoli.
La cosa più grave, però, Presidente, non è neanche entrare nel merito di questa discussione. Questa richiesta è stata fatta da Azione, mi pare, a maggio: sarà nostro diritto, anche senza il vostro contributo, senza le divisioni fra Meloni e Tajani, fra Salvini e Tajani, discutere le nostre mozioni? Le volete bocciare? Bocciatele, ma non mi dite che non avete avuto tempo. Il tempo è finito. Il vostro Governo è stato il più longevo e vi do una notizia: avete i Governi più longevi. Ve lo diceva ieri il collega Borrelli, ne avete in sequenza, solo con rapporti di forza diversi: prima era Forza Italia, poi la Lega e adesso Fratelli d'Italia. Governate dall'inizio del secolo per più del 60 per cento del tempo, che avete occupato esattamente così...
PRESIDENTE. Onorevole Grimaldi, le chiedo scusa, però i tecnici... Non funziona il nostro . Onorevole Grimaldi le chiedo scusa, ma il sistema non funziona più, non so perché. Se potete verificare.
Intanto diamo la parola all'onorevole Ricciardi.
Chiedo di nuovo scusa all'onorevole Grimaldi, ma ovviamente non dipende da me.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ricciardi. Ne ha facoltà. Sperando che il microfono adesso funzioni…
Provi a cambiare microfono, mi usi la cortesia. Altrimenti usiamo il microfono volante. No, ci ha abbandonato…
MARCO GRIMALDI(AVS). È bloccato il mio, ma non voglio più parlare.
PRESIDENTE. Va bene.
Prego, onorevole Ricciardi.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Non solo non ci volete far votare, ma neanche far parlare … No, scherzo.
Grazie, Presidente. Allora, nel merito dello svilimento dell'istituzione Camera e di come si faccia a brandelli anche solo un minimo di galateo istituzionale, è già stato detto tutto e noi siamo assolutamente d'accordo con chi ha criticato e stigmatizzato questa mancanza di rispetto nei confronti dell'Aula.
Non entro nel merito della mozione o del tema; faccio un ragionamento più politico, generale, mediatico, comunicativo, su ciò che avviene in questo Paese. In questo Paese c'è quello che accade realmente e quello che viene narrato, solitamente dalla Rai della maggioranza, solitamente dai giornali di Angelucci - un deputato della maggioranza -, solitamente dagli editoriali di questi grandi gruppi industriali, oramai asserviti alla maggioranza. Bene, in questa narrazione, che rappresenta probabilmente l'80 per cento - se non il 90 per cento - di quello che viene raccontato, di quanto accade qua dentro, si dà l'idea di un Governo compatto, unito, di una maggioranza stabile e di un'opposizione distrutta, a brandelli, che non riesce a trovare una sintesi.
Bene, quello che accade oggi è che le tre forze del campo progressista - MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico e AVS -, pur non avendo l'obbligo di esprimere una mozione unitaria - perché le opposizioni non hanno l'obbligo politico di esprimere una mozione unitaria, l'obbligo politico di esprimere una mozione unitaria ce l'ha la maggioranza -, partendo, ovviamente, da normali e reali differenze di vedute che ci sono, altrimenti sarebbero lo stesso partito, responsabilmente offrono al Paese una prospettiva politica comune e unitaria sul tema dell'Europa e lo fanno mostrando l'unitarietà tra queste tre forze, che invece vengono sempre narrate dicendo che non riescono a trovare una sintesi, invece il Governo guardate come è unito. La realtà ci dice che, invece, la maggioranza, che ha l'obbligo politico di trovare una sintesi su un tema del genere, che da tre mesi ha in mano questo tema e che dovrebbe venire in Aula a esprimere una posizione, non riesce a farlo.
Quindi chi è che offre un punto di vista unitario, stabile, su temi così dirimenti al Paese? La maggioranza o il campo progressista? Questa è la realtà Poi, se in maggioranza, la Lega, Forza Italia e anche Fratelli d'Italia sono disposti a rimangiarsi tutto quello che dicono e che hanno detto pur di mantenere la poltrona, allora è un altro paio di maniche! Infatti voi non ragionate per nobili compromessi e per trovare una sintesi politica unitaria, voi ragionate per mantenere la poltrona, quindi ingoiare, censurarvi sugli atti fondamentali, quelli che si fanno qua dentro e non nei sui , dove dite cose assolutamente diverse da quelle che fate. Questa è la realtà che ci si presenta oggi sotto i nostri occhi.
Poi, sull'organizzazione dei lavori di quest'Aula e di questo Parlamento, facciamo notare che probabilmente anche questa settimana, dopo poco più di 24 ore di lavoro - se ci arriviamo a 24 ore di lavoro -, i deputati della maggioranza si riprenderanno i e ritorneranno nei loro territori, tranquillamente e beatamente, dopo aver fatto lavorare questo Parlamento un giorno alla settimana. Accadrà oggi, accadrà anche la prossima settimana.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Giachetti: richiamo al Regolamento? C'è Fornaro, subito dopo il voto...
Pongo in votazione, con il procedimento elettronico senza registrazione (: “Su questo! Prima della votazione!”)…
Va bene, allora aspetti. Ho capito, ho capito… Allora, facciamo parlare l'onorevole Fornaro - come è giusto che sia - e l'onorevole Giachetti, a seguire, entrambi per un richiamo al Regolamento, e dopo procediamo al voto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo per richiamo al Regolamento, articolo 8 e seguenti. Seguirò d'ora in poi il metodo Giachetti, perché mi aveva rinviato a dopo, mentre io avevo chiesto di intervenire, secondo me, giustamente, come ha sottolineato Giachetti, siccome l'argomento è questo…
Non starò sulle argomentazioni politiche: è stato oggetto dell'ordine dei lavori. Però, vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea - e la sua, signor Presidente, perché lo trasmetta al Presidente Fontana - sul fatto che questo è l'ennesimo episodio - come ha giustamente rimarcato il capogruppo, collega Richetti - di un comportamento della maggioranza assolutamente inaccettabile, anche da un punto di vista regolamentare. Non si possono cioè fare le Conferenze dei presidenti di gruppo, definire un programma, rispettare le quote - che ricordo, a livello regolamentare, spettano alle opposizioni - e poi, in maniera abbastanza sistematica, quando si arriva a mozioni che riguardano questioni che possono dividere la maggioranza, la soluzione non è quella - da un punto di vista regolamentare assolutamente praticabile - di non presentare una mozione da parte della maggioranza e votare contro quelle delle opposizioni: questo ci sta, sta nelle regole del gioco. Invece, non trovando un'intesa, la maggioranza fa una forzatura e, quindi, applica il principio di maggioranza nel rinvio del punto all'ordine del giorno.
Questo, francamente, significa far saltare qualsiasi logica regolamentare e programmatoria. Perché si programmano i punti all'ordine del giorno - e, quindi, alla fine, ognuno si organizza in questo senso -, poi saltano e in quella maniera saltano anche le quote. Infatti, adesso, il rinvio ad altro calendario significa che il collega Richetti, nel prossimo calendario, o avrà questa mozione o ne avrà un'altra oppure dovrà rinunciare all'altra. Credo che sia un tema da affrontare in Capigruppo e, quindi, sono a richiederle formalmente la disponibilità del Presidente alla convocazione, nel più breve tempo possibile, di una Conferenza dei presidenti di gruppo, perché queste cose vanno affrontate una volta per tutte, a cominciare dallo stabilire una prassi per cui, per esempio, se la maggioranza fa questa scelta, il prossimo calendario - tanto per cominciare - inizierà da queste mozioni e poi si andrà alle altre Altrimenti, infatti, c'è una situazione per cui la maggioranza vince sempre.
Allora, il principio di maggioranza - e nessuno ne discute, ovviamente, i numeri sono a vostro favore – esiste. Esiste però anche un Regolamento che ha dentro le tutele delle opposizioni e noi chiediamo che vengano rispettate - credo - anche per la dignità di questo Parlamento, perché ritrovarci adesso con questo punto rinviato - poi lo comunicherà -, con il prossimo punto rinviato perché non c'è il parere della Bilancio - comunque non ci sono le coperture, eccetera -, è un modo di programmare i lavori assolutamente inaccettabile e, lo ripeto, poco dignitoso per questa Camera
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fornaro, sicuramente riferirò al Presidente Fontana.
Ha chiesto di parlare, sempre per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, Presidente. Io avevo chiesto di parlare prima del voto, perché volevo capire qual è l'articolo che stiamo attuando in questo momento. Stiamo parlando dell'articolo 40?
PRESIDENTE. Articoli 41 e 45 del Regolamento.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Perché il tema, se non ho capito male, è che stiamo parlando di una sospensiva.
PRESIDENTE. No, di un rinvio ad altra seduta.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Rinvio ad altra seduta che va motivato. Ho sentito il collega Giglio Vigna. Io, per questo, volevo intervenire: chiedo a lei se è possibile che noi deliberiamo - per questo l'ho chiesto prima della deliberazione - un rinvio della seduta, in ragione delle motivazioni che ci ha spiegato il collega Giglio Vigna.
Io non entro nell'ambito delle contraddizioni che ha rilevato l'onorevole Della Vedova, e cioè che prima avevamo il problema “ce lo dice l'Europa” e adesso abbiamo il problema “per fortuna che ce lo dice l'Europa, così dobbiamo aspettare quello che dice l'Europa” . Vi è una domanda che però vorrei fare, dal punto di vista formale: siccome quelle sono le dichiarazioni con le quali il collega Giglio Vigna ha chiesto il rinvio della mozione all'ordine del giorno, cioè che dobbiamo aspettare quello che dirà - neanche quello che farà, ma quello che dirà - la von der Leyen a Strasburgo, a Bruxelles, o dove si trova, noi siamo un organo sovrano o no? Possiamo rinviare una deliberazione che abbiamo messo all'ordine del giorno, ripetutamente decisa dalla Conferenza dei capigruppo, rinviando la decisione non perché il collega Giglio Vigna ha un'infezione intestinale - che sarebbe molto più, diciamo, cogente e praticabile -, ma perché dobbiamo aspettare quello che si decide a Bruxelles? Io lo trovo singolare rispetto a quello che rimarrà agli atti della deliberazione di questa Camera, ma ancor più singolare rispetto a quello che i sovranisti ci hanno detto non fino a ieri, ma fino a venti minuti fa. Adesso, improvvisamente, noi dobbiamo sospendere i lavori, perché dobbiamo aspettare quello che ci dice l'Europa.
È una vicenda surreale che si aggiunge alle vicende surreali che stanno caratterizzando non tanto le distorsioni regolamentari, quanto le distorsioni mentali di certi processi logici .
PRESIDENTE. Mi sembra che possiamo procedere alla votazione…
Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Sempre per un richiamo al Regolamento? Prego.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Sì, grazie, Presidente. Oltre a richiamare l'articolo 8, richiamo anche in modo puntuale l'articolo 24, comma 3, e mi associo a quanto ha rilevato, in particolare, il collega Fornaro.
In questo momento è in atto uno stravolgimento di quello che è il nostro Regolamento, perché è evidente che quanto richiesto - e più volte richiesto dalla maggioranza, sempre per sfilarsi rispetto all'assunzione di una responsabilità in ordine a determinati temi che la mettono in forte difficoltà -, comporta il fatto che sia aggirato proprio l'articolo 24, comma 3, il quale prevede che venga riservata la quota di un quinto degli argomenti da trattare e del tempo complessivamente disponibile per i lavori dell'Assemblea alle opposizioni, quindi ai gruppi parlamentari di opposizione. Ora, se noi tutte le volte stravolgiamo quanto è in calendario e, quindi, quanto è stabilito poi dalla Presidenza all'esito delle Conferenze dei capigruppo, facciamo in modo che non venga più rispettata questa riserva che fa parte dei principi di funzionamento democratico di questo Parlamento, di questa Camera dei deputati in particolare. Ed è per questo che ciò è previsto nel Regolamento, altrimenti tutto quello che facciamo qua non avrebbe neanche più senso. Io invito la Presidenza, anche la Presidenza di turno, a valorizzare questo argomento, cioè si consente, per l'ennesima volta, di fare carta straccia del Regolamento.
E, allora, mi preme sottolineare pure un'altra cosa: noi abbiamo fatto tutto un percorso per emendare il Regolamento della Camera dei deputati e per restituire una centralità a quest'Aula e perlomeno, in qualche modo, tutelare anche quello che è il cosiddetto “statuto delle opposizioni”, così l'abbiamo chiamato durante il percorso. Ebbene, io avevo presentato, a nome del gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle, un emendamento che, oggi più che mai, a questo punto era opportuno ed è il motivo per cui abbiamo sempre insistito su quell'emendamento, che prevedeva di elevare da un quinto a un terzo la quota di riserva da riservare alle opposizioni.
Perché oggi più che mai ha un senso rinnovare l'insistenza con cui, in qualche modo, abbiamo lottato per portare questo tema in quella Giunta per il Regolamento? Perché, vedete, magari si rende un attimo più difficile la vita ai partiti di maggioranza, dovendosi trovare più alibi, più scuse per andare ad aggirare la quota di riserva. Se si fosse elevata a un terzo, ecco, quantomeno avremmo avuto così la soddisfazione di rendere un minimo più difficile la vita a questa maggioranza, potendo avere più occasioni per far emergere tutte le loro contraddizioni e per far cadere la maschera che li vuole compatti, stabili e duraturi, ma che in realtà li vuole più che altro immobili.
Allora, dell'immobilismo non ce ne facciamo niente in questo Paese, perché l'immobilismo è esattamente il contrario del cambiamento, dell'andare avanti e del guardare al futuro. Questo è un altro tassello per andare a dimostrare tutta la vostra inconsistenza e la vostra incapacità di Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per richiamo al Regolamento, la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per associarci alle considerazioni che sono state fatte dai colleghi Fornaro e Giachetti e dalla collega D'Orso. Come lei ben sa, non è la prima volta che capita che, soprattutto su temi che stanno in capo alle prerogative delle opposizioni, la maggioranza chieda rinvii, inversioni dell'ordine del giorno, e credo che questo disattenda e calpesti, oltre le decisioni che vengono prese nell'Ufficio di Presidenza con la partecipazione di tutti i capigruppo nella redazione dell'ordine del giorno, le norme del nostro Regolamento per quanto riguarda soprattutto le prerogative delle opposizioni.
Ricordo che questa mozione è stata depositata dal collega Richetti nel mese di giugno, quindi c'era tutto il tempo per fare i ragionamenti che chiaramente competono alle forze di maggioranza. Questo pretesto che l'Europa starebbe ridefinendo le regole non è accettabile, anche perché stiamo rinunciando alle indicazioni che un Parlamento come il nostro dovrebbe dare ai propri rappresentanti in Europa, proprio per rivendicare quelle che sono le prerogative del nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda i temi dell'unanimità o meno nelle decisioni europee.
Quindi, anch'io la invito a prendere una posizione rispetto a quello che sta succedendo oggi, ma soprattutto a far sì che il Presidente Fontana convochi urgentemente una Conferenza dei presidenti di gruppo, perché le decisioni che vengono prese in quella sede possano essere davvero rispettate, poi, dall'Aula, e non sovvertite a colpi di maggioranza .
PRESIDENTE. Ovviamente, di quanto emerso riferirò immediatamente al Presidente Fontana.
PRESIDENTE. A questo punto, però, sono obbligato a leggere che sono state sollevate obiezioni per il fatto che la Presidenza abbia consentito di deliberare il rinvio del seguito dell'esame di una mozione inserita nel calendario su proposta di un gruppo di opposizione, ai sensi dell'articolo 24, comma 3, del Regolamento.
Al riguardo faccio presente che, come precisato dal Presidente della Camera nella seduta della Giunta per il Regolamento del 24 settembre del 1998, e successivamente nella seduta dell'Assemblea del 29 settembre 1998, il rinvio della discussione in Assemblea costituisce uno strumento che non incide “sul provvedimento in discussione, ma solo sulla procedura per il suo esame. Ai sensi dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento, la decisione sui suddetti richiami spetta al Presidente, il quale può chiamare l'Assemblea a pronunziarsi. La proponibilità e l'ammissibilità (…) dei richiami sull'ordine dei lavori non possono dunque essere contestate, neppure nei riguardi dei provvedimenti inseriti in calendario su richiesta dei gruppi di opposizione”.
Ciò, peraltro, è stato da ultimo ribadito nella seduta della Giunta per il Regolamento del 3 agosto 2016, nel corso della quale la Presidenza ha avuto modo di precisare che “l'ammissibilità di proposte (…) sull'ordine dei lavori riferite agli argomenti in quota opposizione, peraltro, è funzionale a mantenere quel necessario, ineliminabile elemento di flessibilità (Presidente della Camera 29 settembre 1998) che in talune circostanze consente di pervenire a soluzioni anche condivise”.
Poiché alla deliberazione di rinvio del seguito dell'esame non è connessa alcuna conseguenza definitiva sul merito del provvedimento, non essendo la stessa idonea a comportare effetti lesivi delle prerogative che il Regolamento riconosce alle opposizioni, la Presidenza non può che consentire che su di essa si pronunci l'Assemblea, fermo restando che ne parlerò immediatamente con il Presidente Fontana.
Quindi, passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico, senza registrazione dei nomi, la proposta di rinvio del seguito della discussione delle mozioni in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea ad altro calendario.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 40 voti di differenza.
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare al seguito dell'esame della proposta di legge n. 2225-A e abbinate, recante istituzione del Museo per la memoria del disastro ferroviario di Viareggio. Poiché, tuttavia, la Commissione bilancio non ha ancora espresso il parere di competenza, il seguito dell'esame di tale provvedimento è rinviato alla prossima settimana.
Secondo le intese intercorse fra i gruppi, il seguito dell'esame del disegno di legge recante proroga del termine per l'esercizio della delega in materia di codice della strada avrà luogo nella parte pomeridiana della seduta, a partire dalle ore 16,45, al termine della commemorazione dell'onorevole Fabio Mussi. Sospendo adesso la seduta, che riprenderà alle ore 13,30 per la commemorazione dell'onorevole Adriano Ciaffi, per la quale chiedo a tutti di essere presenti. La seduta è, dunque, sospesa e riprenderà alle ore 13,30.
PRESIDENTE. . Colleghe e colleghi, lo scorso 28 giugno è venuto a mancare, all'età di novant'anni, Adriano Ciaffi, deputato per cinque legislature: dapprima nella V e VI e, successivamente, anche dalla IX alla XI.
Nato a Macerata il 14 maggio 1936, laureato in giurisprudenza, avvocato ed esponente della Democrazia Cristiana, entrò per la prima volta a Montecitorio nel 1968, dove fu componente della Commissione agricoltura e foreste.
Venne rieletto anche nel 1972 e, come nella legislatura precedente, contribuì in misura significativa al dibattito e alla concreta redazione della riforma della mezzadria, che avrebbe visto poi la luce con l'approvazione della legge n. 203 del 1982.
Dopo soli tre anni di mandato, si dimise per assumere le funzioni di presidente della regione Marche, incarico che mantenne fino al settembre 1978, alla guida di una coalizione tra DC, PSI, PSDI e PRI, supportata dall'appoggio esterno del Partito Comunista Italiano: si trattò peraltro di uno dei primi esperimenti del “compromesso storico”, precursore a livello locale della stagione della “solidarietà nazionale”.
Al termine del mandato, continuò a dedicarsi alla politica della sua regione nelle vesti di assessore al bilancio, per poi iniziare - nel 1983 - il suo secondo percorso come deputato.
La IX legislatura lo vide tuttavia soprattutto impegnato nell'Esecutivo, in ragione del suo ingresso - in qualità di Sottosegretario di Stato all'Interno - nel primo Governo guidato da Bettino Craxi, incarico al quale fu successivamente confermato anche negli Esecutivi Craxi II e Fanfani VI.
Fu rieletto anche nella X legislatura, nell'ambito della quale assunse - a partire dal 1989 - l'incarico di vicepresidente della Commissione affari costituzionali.
Di grande rilievo fu in particolare l'attività svolta quale relatore della legge n. 142 del 1990, che dettò nuovi principi informatori per l'ordinamento delle autonomie locali, attraverso il riconoscimento della loro autonomia statutaria e regolamentare, l'ampliamento delle forme di gestione dei servizi pubblici locali e lo sviluppo delle forme di associazione tra comuni.
Il suo impegno politico a livello nazionale proseguì anche nella XI legislatura, quando venne eletto al prestigioso incarico di presidente della medesima Commissione affari costituzionali: e fu proprio in quella stagione riformatrice così feconda che dette un ulteriore e significativo contributo, svolgendo le funzioni di relatore sulla legge n. 81 del 1993, che introdusse l'elezione diretta del sindaco e del presidente della provincia.
Peraltro, di lì a poco, la stessa Commissione affari costituzionali guidata, appunto, da Adriano Ciaffi, avrebbe svolto un fondamentale lavoro istruttorio anche ai fini della riforma delle leggi elettorali di Camera e Senato, il cosiddetto Mattarellum.
Dopo il venir meno della Democrazia Cristiana, il suo impegno politico proseguì come consigliere comunale e capogruppo dapprima con il Partito popolare e quindi con la Margherita. Fu infine membro dell'Assemblea costituente del Partito Democratico.
Una carriera politica non comune, in cui Adriano Ciaffi seppe coniugare lo stretto e proficuo legame, anche amministrativo, con la regione Marche e la sua Macerata, con un altrettanto rilevante impegno a livello nazionale, sul versante sia parlamentare che governativo.
Animato da un profondo senso dello Stato e da una generosa disponibilità, Adriano Ciaffi con la sua lunga e autorevole esperienza politica, ha indubbiamente lasciato un'impronta profonda nelle istituzioni del nostro Paese.
La Presidenza ha già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidero oggi rinnovare al figlio Andrea e ai nipoti che sono qui presenti nelle tribune e che saluto e che ringrazio per la loro presenza.
Invito adesso l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio .
Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Come giustamente ricordava, una carriera politica non comune quella di Adriano Ciaffi. La semplice elencazione di quella che è stata davvero una straordinaria carriera istituzionale da sola non è in grado di rendere pienamente, fino in fondo, il profilo di un uomo che è stato - per visione programmatica, per passione ideale e per militanza presente e attiva tra la gente - un vero il cui riserbo naturale forse ha spesso impedito di enfatizzare fino in fondo gli obiettivi che ha realizzato nella sua lunga vita politica.
Adriano Ciaffi, come lo ha definito una persona che ha praticato con lui la militanza nelle file della Democrazia Cristiana, era un rivoluzionario mite e tenace e, conoscendolo, forse avrebbe sorriso e si sarebbe schernito di fronte a questa affermazione. Un rivoluzionario mite e gentile che ha portato avanti concretamente battaglie politiche per l'affermazione dei principi costituzionali di giustizia sociale ed eguaglianza che hanno inciso nella storia del Paese e della sua regione. Sì, un rivoluzionario. Perché rivoluzionario è una parola spesso abusata e, invece, è necessaria per provare a definire l'approccio di chi, senza bisogno di alzare la voce, sapeva andare al cuore delle questioni e sovvertirle, attuando quella rivoluzione culturale e sociale che è scritta nelle pagine della nostra Costituzione.
Penso, come lei ha ricordato, alla riforma agraria che trasformò la mezzadria - lui che era originario di una delle regioni più mezzadrili, peraltro, d'Italia - in moderni contratti d'affitto a favore dei coltivatori diretti, eliminando gli ultimi residui di stampo feudale delle campagne italiane e dando voce e dignità a chi, fino ad allora, aveva avuto solo il diritto di spaccarsi la schiena nei campi.
O, ancora, penso alla riforma degli enti locali o all'elezione diretta dei sindaci, di cui fu relatore: strumenti di profonda trasformazione della partecipazione democratica e della struttura istituzionale del Paese.
Come presidente della regione Marche, dal 1975 al 1978, Ciaffi fu il precursore di quel progetto politico del compromesso storico, governando, lui che era un della sinistra democristiana marchigiana, con l'appoggio esterno del Partito Comunista, in nome non di un semplice accordo politico, ma di un progetto di emancipazione del Paese e di alleanza tra le più importanti e popolari forze politiche italiane per superare, insieme, la drammatica stagione degli anni Settanta.
Un progetto che, nelle sue Marche, concretizzò in idee ambiziose come quelle della “città-regione” o dei distretti industriali, e che, per la sua Macerata, trovò espressione nella “città dei centomila”, un capoluogo in grado di aggregare intorno a sé, per ruolo e progettualità, l'intera comunità provinciale. Proprio quella Macerata dove chiuse la sua carriera istituzionale come consigliere comunale, secondo un'idea di politica intesa proprio come servizio a favore del bene comune collettivo.
Adriano Ciaffi è stato per più di una generazione di politici marchigiani, e non solo, l'esempio di come si dovrebbe fare politica e rappresentare le istituzioni: nella profonda cultura, nel rispetto autentico e non di facciata per l'avversario politico, fondato sull'ascolto delle sue ragioni in tanti delicati passaggi legislativi.
Un'altra dote fondamentale che voglio ricordare, appunto, nel ricordo diretto di una giovane donna che qualche anno fa si affacciava alla vita istituzionale della sua città, guardando con rispetto e soggezione all'onorevole Ciaffi, è la capacità di aprirsi ai più giovani con una dote di autentica pedagogia politica, trattandoli, fino agli ultimi giorni della sua vita, con curiosità e apertura verso le loro posizioni, senza paternalismo, ma con l'autentica volontà di confrontarsi con loro nel merito, di ascoltarli e di trattarli alla pari. Una dote non comune e molto preziosa.
Nell'esprimere la profonda vicinanza del mio gruppo - del gruppo parlamentare del Partito Democratico che lui stesso, come ha ricordato, ha contribuito a fondare - alla sua famiglia, che è qui presente, voglio rivolgermi proprio a te, caro Adriano, in un momento che non avrei mai voluto affrontare in quest'Aula.
E lo faccio pensando all'immagine bella del tuo ultimo incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 25 aprile a San Severino Marche: l'immagine di due amici e colleghi uniti da uno stesso comune impegno dentro e fuori le istituzioni per la piena attuazione dei valori della nostra Costituzione antifascista e repubblicana. Ecco, caro Adriano, racconteremo e praticheremo il tuo esempio a ogni livello politico e istituzionale, per quanto ne saremo capaci, provando ognuno e ciascuno per la sua parte a farlo crescere e germogliare ancora, perché ci manca e ci manca tanto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mattia. Ne ha facoltà.
ALDO MATTIA(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi onorevoli, oggi sento il dovere di commemorare la figura dell'onorevole Adriano Ciaffi, persona che ha dedicato un'intera vita al servizio delle istituzioni e delle comunità locali. Come ha precisato lei, onorevole Presidente, ma è nato e cresciuto a Macerata. Parlamentare per ben cinque legislature - e questo la dice tutta della figura e della capacità dell'onorevole Ciaffi -, già presidente della regione Marche e più volte Sottosegretario per l'Interno con i Governi Fanfani e Craxi.
Di lui voglio ricordare che nel suo ruolo di presidente della Commissione affari costituzionali fu anche relatore di vere e proprie pietre miliari: la già citata legge n. 142 del 1990, la n. 81 del 1993, leggi che hanno scritto la storia delle comunità locali, esaltandosi con le elezioni dirette del sindaco a disposizione del popolo che popola, appunto, le città e i comuni. Queste ed altre attività sono possibili solo quando si dedica la propria vita con dedizione al perseguimento del bene pubblico e, come nel caso di Ciaffi, anche alla ragione di Stato. Lo ripeto: anche alla ragione di Stato.
Per queste ragioni - scusate il gioco di parole - Ciaffi ha meritato la stima anche degli avversari politici; e noi il gruppo di Fratelli d'Italia alla Camera con questo spirito, nel solco di queste testimonianze, lo ricordiamo, gli rendiamo omaggio per il servizio reso alla sua terra, alla Nazione e a questa istituzione, alla quale ha donato quasi vent'anni della propria esistenza
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Latini. Ne ha facoltà.
GIORGIA LATINI(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, un saluto ai familiari. Oggi ricordiamo Adriano Ciaffi e credo che farlo in quest'Aula sia un'occasione importante che ha un significato particolare. Ciaffi è stato un uomo delle istituzioni, un esponente della Democrazia Cristiana, espressione di quella cultura cattolico-democristiana e sociale che ha rappresentato una parte importante della storia politica delle Marche e della Repubblica; è stato presidente della regione Marche, parlamentare per cinque legislature, Sottosegretario per l'Interno in diversi Governi e presidente della Commissione affari costituzionali di questa Camera. Ma c'è un aspetto della sua esperienza che vorrei ricordare in modo particolare: il suo impegno per le autonomie locali. Fu relatore della legge n. 142 del 1990 sull'ordinamento delle autonomie locali e della legge n. 81 del 1993, che introdusse l'elezione diretta del sindaco. Due riforme che hanno segnato profondamente il rapporto fra cittadini e istituzioni, rafforzando il ruolo e la responsabilità dei governi locali.
E poi ci sono le Marche. Io ho avuto l'onore di servire la mia regione come assessore durante il primo mandato del presidente Francesco Acquaroli e, proprio vivendo questa esperienza di governo regionale, ho potuto comprendere ancora di più il valore di quella dimensione istituzionale e territoriale che Ciaffi aveva saputo interpretare.
Vorrei, allora, portare in quest'Aula anche le parole con cui il presidente Acquaroli lo ha ricordato dopo la sua scomparsa. Ha parlato del suo impegno determinante per la crescita delle autonomie locali e per lo sviluppo del modello di città-regione; e lo ha definito un marchigiano tra i più autorevoli e conosciuti nelle istituzioni della seconda metà del ventesimo secolo. Credo che siano parole che restituiscono bene il senso della sua esperienza. Ciaffi era profondamente marchigiano ma non provinciale, aveva una visione capace di guardare oltre i confini della regione e di collegare il territorio alle grandi trasformazioni istituzionali del Paese.
Le stagioni politiche cambiano, cambiano i partiti, cambiano le idee con cui affrontiamo il presente ma resta il dovere di servire le istituzioni con serietà, competenza e senso dello Stato. Adriano Ciaffi apparteneva a una generazione politica diversa dalla nostra, ma il valore del suo impegno appartiene alla storia delle Marche e alla storia della Repubblica. Per questo oggi, da marchigiana e da parlamentare, desidero rivolgere alla sua famiglia il mio più sincero cordoglio e ricordare Adriano Ciaffi con gratitudine, rispetto e riconoscenza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fede. Ne ha facoltà.
GIORGIO FEDE(M5S). Grazie, Presidente. A nome del gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle esprimo le più sentite condoglianze alla famiglia dell'onorevole Adriano Ciaffi, attraverso il figlio Andrea e i nipoti che sono presenti qui in Aula.
L'onorevole è venuto a mancare nel giugno scorso, all'età di 90 anni, nella sua Macerata. Ciaffi era marchigiano e credo di interpretare un sentimento unanime dei politici della mia regione affermando che con lui le Marche perdono una delle figure politiche, civili e istituzionali più autorevoli della seconda metà del Novecento. Avvocato ed esponente di spicco della Democrazia Cristiana, la sua carriera nelle istituzioni è stata lunghissima e ha attraversato ruoli apicali per oltre trent'anni. È stato eletto alla Camera dei deputati per ben cinque legislature, tra il 1968 e il 1994, e ha ricoperto l'incarico di Sottosegretario di Stato per l'Interno praticamente per tutto il corso della IX legislatura, dal 1983 al 1987.
Ciaffi, inoltre, ha svolto fondamentali ruoli a livello territoriale: dal 1975 al 1978 è stato presidente della regione Marche e successivamente assessore regionale. Ha guidato l'ente in una fase di fondamentale consolidamento e ha contribuito attivamente alla modernizzazione economica e sociale del territorio marchigiano, sostenendo la necessità di uno sviluppo equilibrato tra la costa e le aree interne.
Ma in quest'Aula è doveroso ricordare soprattutto il segno indelebile che Ciaffi ha lasciato nella legislazione e nella qualità della nostra democrazia. Fin dai suoi esordi si batté per il completo superamento della mezzadria, promuovendo una trasformazione sociale di grandissimo impatto. Negli anni Novanta, poi, fu il motore di riforme che hanno letteralmente ridisegnato il rapporto tra i cittadini e le istituzioni locali. Nel 1990 è stato relatore della legge sul riordino delle autonomie locali e, soprattutto, da presidente della Commissione affari costituzionali, nel 1993 è stato relatore della legge che ha introdotto l'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di provincia. Grazie a questa riforma, da allora i cittadini hanno potuto scegliere direttamente i propri amministratori locali, garantendo maggiore stabilità e governabilità ai comuni italiani.
Adriano Ciaffi portava con sé un'eredità civile profonda e ha saputo custodire, con discrezione, un altissimo senso dello Stato. Suo padre fu presidente del Comitato di liberazione nazionale di Macerata: questo legame con i valori dell'antifascismo, della Resistenza e della fondazione della Repubblica lo ha sempre accompagnato, rendendolo un uomo dal confronto rigoroso capace di ascoltare anche le posizioni più distanti. Oggi, in un'epoca in cui spesso prevalgono l'individualismo o l'allontanamento dei cittadini dalla vita politica, figure come quella di Adriano Ciaffi ci ricordano che la politica deve essere servizio autentico, studio e responsabilità verso la comunità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Oggi questa Assemblea ricorda Adriano Ciaffi, una figura che ha vissuto da protagonista un segmento importante della storia politica e istituzionale della Repubblica e che ha lasciato un segno profondo nella sua terra, le Marche, così come nelle istituzioni nazionali.
Adriano Ciaffi apparteneva a quella generazione di uomini impegnati nelle istituzioni che consideravano la politica innanzitutto come una forma alta di servizio alla comunità. Avvocato, dirigente della Democrazia Cristiana, parlamentare per cinque legislature, fu Sottosegretario per l'Interno e presidente della regione Marche.
Seppe conferire abnegazione e impegno costante alle attività politiche, caratterizzandosi per la solida competenza giuridica e amministrativa che mise al servizio di una stagione nella quale la Repubblica era chiamata a costruire concretamente il nuovo sistema delle autonomie regionali e locali. Fu proprio sul terreno delle autonomie che il suo impegno trovò una delle sue espressioni più significative. Fu protagonista, tra le altre, di riforme che hanno segnato la storia dei rapporti tra cittadini e istituzioni. Ma, al di là degli incarichi e delle leggi, ciò che oggi merita di essere ricordato è lo stile con cui Adriano Ciaffi interpretò la politica. Chi lo ha conosciuto ne ricorda l'umiltà, la disponibilità all'ascolto, la competenza e, soprattutto, la capacità di mantenere aperto il dialogo anche con chi si trovava su posizioni politiche diverse dalle sue. È un tratto che assume un valore particolare proprio in quest'Aula, dove il confronto tra idee diverse è il cuore stesso della democrazia e che, tuttavia, deve essere vissuto sempre in una dimensione di rispetto reciproco.
Ciaffi apparteneva a una cultura politica nella quale le differenze non impedivano il riconoscimento dell'avversario e nella quale il senso delle istituzioni veniva prima della convenienza della parte.
La sua lunga esperienza pubblica ci consegna, dunque, non soltanto il ricordo di un protagonista della vita politica delle Marche e del Paese, ma anche l'esempio di un uomo che ha saputo davvero coniugare la rappresentanza con la responsabilità e la politica con il servizio. Un abbraccio alla famiglia da parte del gruppo Azione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, anch'io rivolgo un saluto ai familiari di Adriano Ciaffi, oggi presenti. Avvocato, esponente di spicco della Democrazia Cristiana, deputato, Sottosegretario per l'Interno, presidente di regione nelle sue Marche, Adriano Ciaffi si è spento a 90 anni: forse questo elenco non soddisfa tutta la carriera politica di cui è stato protagonista.
È stato espressione di una classe politica che, tra slanci ideali e azioni concrete, ha interpretato e ha dato vita all'Italia della cosiddetta Prima Repubblica, attraverso un intenso, sincero e continuo rapporto con i territori.
Nato a Macerata nel 1936, suo padre, Ferdinando, era stato presidente del Comitato di liberazione nazionale di quella città: un'eredità civile che Adriano Ciaffi ha saputo custodire e testimoniare, contribuendo a mantenere viva la memoria della lotta di liberazione e dei valori fondanti della Repubblica, come ha affermato il presidente dell'Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione delle Marche.
Ciaffi è stato, inoltre, tra i maggiori protagonisti della legge sull'ordinamento delle autonomie locali nel 1990 e, tre anni dopo, di quella sull'elezione diretta dei sindaci che, al di là degli orientamenti di ciascuno di noi, restano un passaggio importante di riforme che hanno messo al centro dell'agenda politica i governi locali, e questo per noi è un grande merito.
Porgiamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia e alla sua comunità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, signor Presidente. Lei ha giustamente ricordato il lungo percorso politico, parlamentare e di Governo, ma confinarlo a questa lunga esperienza rischia, a mio avviso, di non consegnarci fino in fondo quello che è stato Adriano Ciaffi.
C'è una cosa che, più di altre, mi ha colpito nella sua vicenda politica. Ciaffi apparteneva a una generazione che considerava la politica una cosa terribilmente seria, ma non per questo la viveva come una cosa terribilmente solenne. Era un uomo della Democrazia Cristiana, ma, soprattutto, era un uomo che credeva nella possibilità di cambiare le cose attraverso le istituzioni. E lo dimostra una vicenda che è stata ricordata e che, forse, dice più di molte biografie: quando fu presidente delle Marche, negli anni Sessanta, guidò una maggioranza nella quale, appunto, la Democrazia Cristiana governava con l'appoggio esterno del Partito Comunista, in una stagione nella quale questo significava assumersi anche un vero rischio politico. Non una formula, ma la convinzione che davanti a problemi concreti si potessero creare terreni di incontro, anche tra culture politiche lontanissime. È un fatto che ritroviamo nelle riforme alle quali legò il suo nome, l'avete detto: gli enti locali, i sindaci, l'idea di avvicinare le istituzioni ai cittadini.
Ma c'è una cosa che, forse, mi piace ancora di più ricordare. Chi lo ha incontrato negli ultimi anni racconta di un uomo che ascoltava e che continuava a dare consigli ai più giovani - come giustamente ha detto la collega Manzi -, senza paternalismo, ma con curiosità, persino con interesse per chi faceva politica venendo da un'altra generazione e da un'altra storia. Questa, forse, è la misura più vera di un uomo politico: non soltanto quello che ha fatto quando aveva il potere di decidere, ma quello che riesce a lasciare negli altri quando quel potere non ce l'ha più.
Ciaffi ha attraversato la Prima Repubblica, la sua crisi, la trasformazione dei partiti, arrivando fino alla stagione del Partito Democratico e non è rimasto semplicemente un uomo del passato. È rimasto per molti - e ho concluso, signor Presidente - un vero interlocutore, e credo che questo sia uno dei modi più belli per ricordarlo: come un uomo che ha fatto politica senza consumarsi nella politica, che ha avuto idee e appartenenze forti, senza trasformarle in recinti e ha continuato fino alla fine a pensare che la politica potesse essere una cosa nobile. In tempi nei quali troppo spesso la politica sembra avere bisogno di rumore per farsi ascoltare, la figura di Ciaffi ci ricorda una cosa molto semplice: qualche volta, per lasciare un segno basta avere delle idee, la serietà per portarle avanti e il rispetto per chi la pensa diversamente.
Anche noi ci uniamo alle condoglianze ai familiari e alla sua comunità politica, che peraltro è stata anche la mia, sia ai tempi de La Margherita che ai tempi del Partito Democratico .
PRESIDENTE. È così terminata la commemorazione per l'onorevole Adriano Ciaffi.
Saluto nuovamente, a nome della Presidenza, il figliolo Andrea e i nipoti. Ringrazio loro di essere qui e tutti voi colleghi che siete intervenuti.
Sospendo quindi la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro dell'Istruzione e del merito e il Ministro della Cultura.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno.
La deputata Marrocco ha facoltà di illustrare l'interrogazione Orsini ed altri n. 3-02875 , di cui è cofirmataria, per un minuto.
PATRIZIA MARROCCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la recente missione da lei svolta in Argentina e Brasile, insieme a Confindustria, si colloca in una fase importante per i rapporti tra l'Italia e l'America Latina. Argentina e Brasile sono per noi strategici sia sul piano economico, sia su quello commerciale, e sia anche per il peso sempre crescente che sta assumendo l'America Latina.
L'accordo tra Unione europea e Mercosur apre nuove opportunità per le nostre imprese, per gli investimenti e per una maggiore integrazione delle filiere produttive. Le chiediamo, quindi, signor Ministro, quali siano stati i risultati della sua missione, e, quindi, le iniziative che il Governo intende assumere per farvi seguito.
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
ANTONIO TAJANI,. Grazie, Presidente. L'America Latina è un quadrante sempre più strategico per gli equilibri globali e rappresenta una priorità della politica estera italiana sul piano politico ed economico. Ci uniscono profondi legami storici, culturali e umani, rafforzati dalla presenza di grandi comunità di origine italiana.
In questo quadro il Governo è determinato a cogliere da protagonista tutte le opportunità offerte dall'Accordo Unione europea-Mercosur, un Accordo storico raggiunto grazie al nostro impegno e alla nostra pressione sulla Commissione. Si tratta del più grande Accordo di libero scambio mai negoziato dalla Commissione europea, che mette in relazione 31 Paesi e circa 730 milioni di consumatori. Dalla sua entrata in vigore, il 1° maggio scorso, il nostro nell'area Mercosur è già cresciuto in doppia cifra.
Per questo, la scorsa settimana ho guidato in Argentina e Brasile una grande missione politica di sistema insieme al Ministro dell'Istruzione Valditara, a Confindustria, ad altre 100 imprese e a tutti gli attori del sistema Italia. Siamo stati il primo Paese europeo a organizzare una missione imprenditoriale nei due principali mercati del Mercosur dall'applicazione dell'Accordo. Decidere di giocare d'anticipo si sta rivelando, infatti, una scelta vincente.
In Argentina, con il Presidente Milei, abbiamo confermato la volontà di rendere ancora più stretta la nostra cooperazione politica, economica e industriale, sulla base del piano d'azione firmato lo scorso anno dal Presidente Meloni e dal Presidente Milei stesso. Con il Ministro degli Esteri Quirno ho firmato due importanti intese: una sulla promozione degli investimenti reciproci e una sulle materie prime critiche fondamentali per il nostro tessuto produttivo. Abbiamo anche presieduto insieme un grande imprenditoriale, a cui hanno partecipato 500 imprese, che hanno tenuto oltre 1.400 incontri B2B.
Il Brasile è altrettanto centrale.
Primo commerciale dell'Italia in Sud America, è una delle maggiori economie mondiali e un attore chiave del Mercosur. A San Paolo, con il Ministro dell'Industria Marcio Rosa, abbiamo deciso di rendere più strutturata la collaborazione economica e presieduto un altro grande imprenditoriale. Vogliamo facilitare gli scambi, superare le barriere non tariffarie e favorire nuovi insediamenti. Il messaggio che porto a casa è chiaro: in America Latina c'è una forte domanda di Italia in tutti i settori - mi avvio a concludere -, anche innovativi, come lo sport e la cultura. Nel corso della visita il Teatro San Carlo di Napoli e il Colón di Buenos Aires hanno firmato un'importante intesa per rafforzare la collaborazione.
Il lavoro sui nuovi mercati continua. La parola d'ordine è diversificazione: nelle prossime settimane sono in programma nuove iniziative di diplomazia della crescita, incentrate sulla possibilità di espandere le nostre opportunità per le nostre imprese in Repubblica Dominicana, Perù e Cile. Venerdì ospiteremo alla Farnesina un tavolo con le imprese della Turchia. A fine a ottobre sarà la volta del Canada, a Toronto, e a novembre in Messico.
Vogliamo costruire partenariati sempre più ambiziosi, capaci di generare investimenti e opportunità per le nostre imprese. L' è una priorità strategica, che il Governo continuerà a perseguire con determinazione.
PRESIDENTE. La deputata Marrocco ha facoltà di replicare, per due minuti.
PATRIZIA MARROCCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, credo che i numeri che lei ci ha appena comunicato parlino chiaro e soprattutto che la sinergia, il gioco di squadra tra il Governo e le aziende sia assolutamente la strada giusta. Andare in Argentina e in Brasile, incontrare imprese, creare contatti, diversificare, aprendo a nuovi mercati, significa fare cose concrete per il sistema Paese, fare cose concrete per il . Oltre 100 imprese coinvolte, migliaia di incontri: non sono soltanto parole, sono occasioni di lavoro, di crescita e di sviluppo, e questo credo che sia il punto.
Non aspettare che le opportunità arrivino, ma andare a cercarle, cogliendo le opportunità. Per questo, Ministro, a nome di Forza Italia, volevamo farle i complimenti per il lavoro, ma soprattutto per l'intuito e la determinazione. Perché le imprese non hanno bisogno di promesse, hanno bisogno di porte aperte, e lei quelle porte sta andando ad aprirle, una per una, nel mondo .
PRESIDENTE. Il deputato Fratoianni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02876 per un minuto.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, qualche giorno fa lei mi ha dato pubblicamente del “ciuccio”. E allora, come i ciucci, io sono qui, testardamente, a chiederle ancora una volta se avete intenzione, se ha intenzione di fare qualcosa di fronte ai crimini di guerra e alla violenza fascista di Benjamin Netanyahu e del suo Governo, agli insediamenti che continuano ad annettere la Cisgiordania e a deportare la popolazione palestinese, alle violazioni della tregua in Libano con i continui alle violenze sistematiche di un Governo che non accetta più nessuna forma di dissenso, arrivando al punto di minacciare il ritiro della cittadinanza ai registi di uno straordinario film premiato al Festival di Venezia, al nostro Festival, da una grande istituzione culturale italiana .
Ci faccia sapere se finalmente ha deciso di fare qualcosa .
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
ANTONIO TAJANI,. Grazie, Presidente. Di fronte a quanto sta accadendo in Cisgiordania, il Governo ha scelto la linea della fermezza e dell'azione. Abbiamo sempre condannato, anche in quest'Aula, l'espansione degli insediamenti e l'intensificarsi delle violenze dei coloni. Sono iniziative che alimentano l'instabilità e allontanano la prospettiva di una soluzione a due Stati. A fine agosto, abbiamo condannato con forza il progetto di insediamento E1, con una dichiarazione promossa dall'Italia e firmata dai Capi di Stato e di Governo di 21 Paesi e dalla stessa Commissione europea.
In Europa, siamo stati tra i primi Paesi a sostenere le sanzioni mirate nei confronti di Hamas e dei coloni responsabili di atti di violenza. E, come sapete, ho portato in Consiglio affari esteri la proposta di sanzioni contro il Ministro Ben-Gvir, che è ancora all'attenzione dei Ministri. Sulle misure restrittive nei confronti dei beni prodotti negli insediamenti continuiamo a confrontarci con i europei. Soltanto una risposta unitaria a livello europeo, infatti, può garantire misure realmente efficaci e coerenti.
Le sanzioni devono essere mirate contro chi fomenta l'odio e la violenza, senza colpire indiscriminatamente la società civile israeliana. Il rischio è di rafforzare gli estremisti. Proprio per questo, manteniamo con Israele un dialogo franco e molto fermo sui principi. Tenere aperto il confronto non significa rinunciare a far valere con chiarezza le nostre posizioni. La nostra prospettiva resta chiara: due Stati che convivono fianco a fianco, in pace e sicurezza.
Un percorso politico che deve essere fondato sul rafforzamento dell'Autorità nazionale palestinese, sul disarmo di Hamas e sul reciproco riconoscimento, e che ribadirò anche la settimana prossima, a New York, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il ruolo dell'Italia è riconosciuto anche dai principali arabi, che ci considerano un interlocutore privilegiato nel rilancio del processo politico. Insieme al Ministro saudita Faisal, abbiamo ospitato a Roma, lo scorso 29 luglio, la riunione dell'Alleanza globale per la soluzione a due Stati, con la partecipazione della Ministra palestinese Aghabekian e di altri 25 Paesi. Abbiamo voluto che la riunione avesse un seguito anche all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York, la settimana prossima.
L'Italia continua ad essere in prima linea nel sostegno alla popolazione civile palestinese anche attraverso la formazione della futura classe dirigente, contribuendo così alla ripartenza e alla costruzione di istituzioni solide. Proprio ieri sono giunti in Italia altri 25 studenti attraverso i corridoi universitari. Sono ormai più di 270 le ragazze e i ragazzi accolti nell'ultimo anno nel nostro Paese per studiare nelle nostre università. Allo stesso modo, andiamo avanti con determinazione nell'iniziativa umanitaria , con cui anche nelle scorse settimane abbiamo consegnato ulteriori aiuti nella Striscia. Non abbandoneremo mai il popolo palestinese e il nostro impegno è concreto e operativo.
In questa direzione continueremo a lavorare per costruire le condizioni affinché israeliani e palestinesi possano vivere in due Stati finalmente in pace e sicurezza .
PRESIDENTE. Il deputato Fratoianni ha facoltà di replicare per due minuti.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signora Presidente. Signor Ministro, non so con chi vi confrontate in Europa sulle sanzioni e sui limiti commerciali ai prodotti provenienti dalle colonie, perché la informo che l'8 settembre scorso undici Paesi europei - Regno Unito, Francia, Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia - hanno deciso di fare qualcosa: hanno smesso di condannare, non si sono limitati alle parole, quelle che lei ripete stancamente dall'inizio di questa tragedia, dall'inizio del genocidio del popolo palestinese
Viene qui e ci dà la contabilità degli studenti accolti - ottima notizia - o dei tir inviati: ottima notizia, per quanto insufficiente. Tutte opere meritevoli, ma non c'è stata una sola iniziativa politica. Continuate a rifiutarvi di riconoscere lo Stato palestinese , ma continuate a venire in quest'Aula a dirci che l'unica strada per il nostro Governo è due popoli due Stati. Uno di quegli Stati, però, non lo avete ancora riconosciuto.
Siete il Paese che in Europa, col suo voto, ha impedito la cessazione dell'accordo di associazione tra l'UE e Israele, strumento efficace di pressione contro il criminale Benjamin Netanyahu.
Continuate a raccontare storie, a elencare le vostre condanne, ma non ce n'è una che abbia prodotto una conseguente iniziativa concreta. Glielo dico ancora una volta, signor Ministro: è inutile che lei ci spieghi che siete pronti a sanzionare i coloni violenti, perché non ci sono i coloni non violenti, sono tutti illegali Ciò che è violento è l'occupazione illegale che Israele da decenni porta avanti in Palestina, cercando l'annessione definitiva della Cisgiordania, costruendo un regime di , umiliando, uccidendo e distruggendo la popolazione civile, il suo futuro e il suo presente.
PRESIDENTE. La deputata Bakkali ha facoltà di illustrare, per un minuto, l'interrogazione Provenzano ed altri n. 3-02877, di cui è cofirmataria .
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, finalmente dodici Paesi - li hanno citati poco fa - hanno deciso di porre sanzioni reali contro il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani illegali dei coloni, perché è chiaro che l' è fuori controllo: demolizioni, violenze, uccisioni nella totale impunità succedono quotidianamente in Cisgiordania. È ormai operativo il piano E1: 3.400 nuovi insediamenti che, di fatto, porranno la parola fine a quella illusione che è ormai il progetto dei due popoli due Stati.
Le chiediamo chiaramente qual è la posizione dell'Italia, perché la fermezza non l'abbiamo vista. Abbiamo visto un Governo fermamente silenzioso, fermamente fermo rispetto a quanto invece si sta provando a fare, appunto, con gli altri Governi. Quindi, qual è la posizione dell'Italia? Perché all'interno dell'Europa la vostra voce non si sente e vogliamo parole chiare .
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
ANTONIO TAJANI,. Grazie, signora Presidente. Ringrazio gli interroganti perché mi permettono di ribadire la posizione del Governo: l'espansione degli insediamenti è inaccettabile, nessuno può tollerare le violenze dei coloni, nessuno può giustificare iniziative che compromettono la prospettiva della soluzione a due Stati.
La questione è capire quali strumenti utilizzare per incidere realmente su queste condotte. Siamo convinti che su materie di questo tipo l'unico quadro giuridico e politico efficace sia quello dell'Unione europea. La politica commerciale è una politica integrata, con un'unione doganale e un mercato interno dove circolano i prodotti con regole comuni. Per colpire in modo mirato ed efficace le attività, le fonti di finanziamento dei coloni violenti, servono misure a livello europeo. Per questo abbiamo scelto fin dall'inizio di affrontare la questione in ambito europeo. Misure nazionali, come la proposta di legge richiamata dagli onorevoli interroganti, poggiano su basi giuridiche deboli, con il rischio di produrre effetti limitati e di essere facilmente aggirate. È anche per questo che solo sette Paesi dell'Unione europea hanno annunciato misure come quelle annunciate da Regno Unito, Francia e Canada.
Al Consiglio dei ministri UE abbiamo già sostenuto tre pacchetti di sanzioni nei confronti dei coloni violenti e delle organizzazioni che ne appoggiano le attività. Siamo tra i promotori di un quarto pacchetto, ora in discussione in vista di una sua rapida approvazione, e continuiamo a chiedere di sanzionare il Ministro israeliano Ben-Gvir per i suoi comportamenti del tutto ingiustificabili.
Continueremo a confrontarci con i dell'Unione per individuare nelle prossime riunioni ulteriori misure, compreso il tema degli insediamenti e delle attività economiche connesse, cercando le soluzioni più efficaci. Il nostro obiettivo è far cessare la violenza dei coloni, fermare l'espansione degli insediamenti e preservare l'unica prospettiva politica per una pace duratura: due Stati che possano vivere fianco a fianco in pace e sicurezza. È su questo obiettivo che continueremo a lavorare con serietà e coerenza in Europa e con tutti i della regione. Questo sarà anche il messaggio che porterò, come ho anticipato, in tutti i miei incontri che farò la settimana prossima: alle Nazioni Unite, a New York, e alla nuova riunione dell'Alleanza Globale per la Soluzione a due Stati, che è un seguito diretto di quella che ho ospitato il 29 luglio a Roma, con il Ministro saudita Faisal.
PRESIDENTE. Il deputato Provenzano ha facoltà di replicare per due minuti.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Vede Ministro, anche oggi si è nascosto dietro l'Europa. Per fortuna non ha ripetuto l'argomento risibile che questa iniziativa distorcerebbe il mercato, perché l'unica cosa che risulta distorta dalle sue argomentazioni è il ruolo, la storia, la tradizione diplomatica, la dignità del nostro Paese di fronte al mondo .
Vede, Ministro, questo argomento dell'Europa, però, non lo doveva utilizzare proprio oggi, perché avete rinviato una mozione unitaria delle opposizioni sul superamento del diritto di veto, per paura delle vostre divisioni. Vede, non è semplice vivere la contraddizione di chi, come lei, si è sempre dichiarato europeista in un Governo che è contro ogni passo che fa l'Europa. Servirebbe un professore di politica, come lei si è dichiarato qualche giorno fa quando insultava le opposizioni. Qui oggi però, Ministro, è apparso soltanto un professore di ipocrisia, perché anche lei, Ministro, utilizza l'Europa come un alibi e, siccome non avete il coraggio di agire contro Trump e Netanyahu, in quel caso decide l'Europa. E dov'era il suo europeismo quando il Governo sospendeva Schengen? Leoni di cartapesta contro Sanchez, agnellini contro il criminale macellaio di Gaza Netanyahu .
C'è dell'ipocrisia nel dire due popoli, due Stati quando non si fa nulla contro le colonie illegali, che sono il principale ostacolo al conseguimento e alla realizzazione dello Stato palestinese. E c'è della viltà, perché ogni volta che potevate compiere un atto per fermare il criminale Netanyahu e il suo Governo non lo avete fatto, come sull'accordo di associazione UE-Israele, come sulle sanzioni, che potevate prendere voi senza aspettare l'Europa. Ogni volta che c'è da riaffermare il diritto internazionale, voi vi voltate dall'altra parte.
Il fondamento giuridico di questa iniziativa è proprio nel diritto internazionale, proprio in quello che ha detto a luglio del 2024 la Corte internazionale di giustizia, cioè che nelle colonie...
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). ...l'illegalità non discende da un singolo atto o da un singolo crimine, perché esse sono illegali nella loro interezza. Lei, del resto, è quello del diritto internazionale fino a un certo punto.
Ma oggi, poiché anche noi abbiamo il dovere di fare la nostra parte - l'abbiamo fatta in Commissione esteri con la collega Boldrini, abbiamo incardinato...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). ...questa proposta di legge -, non vi potete nascondere per sempre. Prima o poi di fronte agli italiani dovete dire davvero da che parte state .
PRESIDENTE. La deputata Carfagna ha facoltà, per un minuto, di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02878 di cui è cofirmataria.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, presentiamo questa interrogazione per accendere anche in Italia i riflettori sulla drammatica vicenda delle gemelle iraniane Taraneh e Romina Rahimi, arrestate durante le proteste dello scorso gennaio, torturate, incarcerate e infine condannate, una alla pena di morte e l'altra a una pena di 25 anni di carcere.
A quattro anni dalla morte di Mahsa Amini, le gemelle Rahimi rappresentano il simbolo dell'accanimento del regime iraniano contro il dissenso, in particolare contro il dissenso delle donne. Sappiamo che è in atto una vasta mobilitazione internazionale. Chiediamo che anche l'Italia metta in campo ogni azione politica e diplomatica perché questa drammatica vicenda si concluda con una soluzione positiva
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani ha facoltà di rispondere all'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02878, per tre minuti.
ANTONIO TAJANI,. Grazie, Presidente. La tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali è un pilastro della politica estera italiana. Il nostro Paese è da sempre impegnato a difendere la dignità di ogni persona, facendo leva su un dialogo sempre aperto, ma fermo ed esigente sui principi. È con questo spirito che seguiamo con la massima attenzione la situazione dei diritti umani in Iran. Il quadro continua ad essere molto allarmante, ahimè: arresti arbitrari, repressione del dissenso e diffuso ricorso alla pena di morte.
In questo contesto, le notizie sulle due sorelle Taraneh e Romina Rahimi e sugli altri imputati coinvolti nel processo sulle manifestazioni di Isfahan sono fonte di grande preoccupazione. La prima, Taraneh, come ho ricordato, è stata condannata a morte in primo grado, mentre alla seconda, Romina, è stata inflitta una pesante pena detentiva. La nostra ambasciata a Teheran segue da vicino l'evoluzione del procedimento. Il Governo è al fianco di chi si batte pacificamente per i propri diritti, spesso pagando un prezzo altissimo. Non dimentichiamo la brutale repressione nel sangue da parte del regime delle proteste di tanti giovani scesi pacificamente in piazza a inizio anno per chiedere libertà, diritti e democrazia; una repressione che abbiamo condannato subito, con la massima fermezza. Una posizione condivisa con questo Parlamento, che ha approvato, lo scorso gennaio, a larghissima maggioranza, una mozione contro l'esecuzione di massa e la repressione delle proteste in Iran.
Altrettanto chiara è la nostra linea sulla pena capitale: siamo contrari sempre e ovunque, anche in Israele. Nessuno può arrogarsi il diritto di togliere la vita a un'altra persona e la pena di morte non deve essere utilizzata come strumento per reprimere le manifestazioni dei giovani e delle donne in Iran. Da anni l'Italia guida presso le Nazioni Unite un'azione a sostegno della moratoria universale delle esecuzioni: sono questi i principi che ispirano la nostra azione, in tutti i contatti.
Con il Ministro degli Esteri iraniano ho sempre ribadito il nostro impegno per la pace e il rispetto dei diritti umani. In sede europea abbiamo appoggiato le sanzioni contro i responsabili della repressione delle proteste in Iran e abbiamo inoltre sostenuto l'inserimento dei Pasdaran nella lista europea delle organizzazioni terroristiche.
Lo scorso 12 agosto abbiamo sottoscritto, insieme ai nostri partner, una dichiarazione congiunta che ha condannato con la massima fermezza la prosecuzione delle esecuzioni dei manifestanti, esortando le autorità iraniane a porre immediatamente fine al ricorso alla pena di morte e a rilasciare tutte le persone detenute arbitrariamente; al tempo stesso, riteniamo sia opportuno mantenere aperto con Teheran un dialogo fermo sui principi: non è accondiscendenza, ma il modo per far valere le nostre posizioni e chiedere gesti concreti.
Il Governo, signora Presidente, continuerà a stare dalla parte della libertà, al fianco di Taraneh, di Romina e di tutti i giovani iraniani che meritano un futuro di pace, democrazia e prosperità.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il deputato Lupi, per due minuti.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signora Presidente. Signor Ministro, ha fatto bene a ribadire con forza che il pilastro fondamentale della nostra politica estera è da sempre, in tutto il mondo, il rispetto e la tutela delle libertà e dei diritti umani.
La settimana scorsa, insieme a tutti i nostri colleghi parlamentari, deputati e senatori, abbiamo organizzato, come Noi Moderati, un davanti all'ambasciata iraniana e l'abbiamo fatto proprio perché in un momento come questo le gemelle Rahimi sono quel simbolo che non può farci stare zitti. La libertà non si impicca, i diritti umani non possono essere calpestati, non possono essere dimenticati neanche da una guerra in corso, non possono essere dimenticati neanche da interessi economici da una parte e dall'altra. L'indifferenza è complice da sempre delle dittature, di chi, in tutte le parti del mondo, calpesta i diritti umani. Per questo, c'è bisogno di tenere alta l'attenzione nell'opinione pubblica. Le iniziative diplomatiche da parte del nostro Governo non possono mai essere interrotte.
Bene il dialogo con l'Iran, bene il dialogo con il Ministro degli Esteri e con l'ambasciata iraniana, ma nella fermezza che lei, signor Ministro, ha ribadito. L'Italia non è indietro su questo, l'Italia è da sempre in prima fila e deve continuare ad esserlo, perché questo è il DNA della proposta politica di Noi Moderati, del centrodestra, ma anche di tutto il Parlamento .
PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02879 per un minuto.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). Grazie, Presidente. Signor Ministro, lei sa bene che dal vostro Governo è stata introdotta una riforma che prevede una maggiore continuità per le persone - ragazzi e ragazze, bambine e bambini con disabilità - per l'insegnamento del sostegno.
Dopo una sperimentazione di un paio d'anni, purtroppo, si stanno sempre più moltiplicando i casi di bambine e bambini che, secondo il piano educativo degli insegnanti e le richieste dei genitori, necessiterebbero di una continuità nell'insegnamento del sostegno con la stessa persona che svolga questa funzione, ma spesso queste risposte sono disattese, perché, sostanzialmente, per via amministrativa, non c'è una prassi che renda la risposta coerente. Per cui, vorrei capire dal Governo cosa intenda fare.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
GIUSEPPE VALDITARA,. Signor Presidente, gentili onorevoli, assicurare il diritto allo studio delle studentesse e degli studenti con disabilità è una priorità di questo Governo in nome della quale, in questi anni, abbiamo intrapreso una pluralità di iniziative che stanno dando risultati concreti.
In questo quadro, la possibilità di conferma del docente supplente di sostegno costituisce senz'altro un passaggio fondamentale, poiché, per la prima volta, ha consentito alle famiglie di rafforzare la continuità didattica, favorendo la relazione educativa già avviata con i propri figli.
I dati confermano l'importanza di questa misura per l'anno scolastico che ha appena avuto inizio: il totale complessivo delle conferme sui posti di sostegno è infatti pari a 55.814, con un incremento di 9.520 unità rispetto all'anno scolastico precedente, in cui le conferme sono state 46.294.
Questo in crescita dimostra l'efficacia della misura, anche a fronte della inevitabile complessità della procedura in argomento, strutturata in fasi articolate che si intersecano necessariamente con le azioni, egualmente complesse, di definizione degli organici di ruolo e della relativa distribuzione tra le istituzioni scolastiche.
La prima applicazione di questi istituti, in questi due anni, ha registrato un netto miglioramento delle procedure e, come detto, una significativa efficacia della misura e ha anche fatto emergere la possibilità di ulteriori perfezionamenti, che sono già allo studio del Ministero.
Il nostro interesse primario è, infatti, quello di assicurare con ogni mezzo il diritto allo studio dello studente con disabilità e, per questo, ogni ulteriore semplificazione o estensione dell'istituto sarà valutata con grande attenzione dal Ministero.
Quanto alle figure professionali escluse dalla procedura in oggetto - mi riferisco agli assistenti all'autonomia e alla comunicazione -, sottolineo che la garanzia del servizio da loro prestata in favore degli studenti con disabilità spetta ai comuni. Al riguardo, ricordo che è all'esame proprio di questo ramo del Parlamento una proposta di legge che punta a valorizzare l'importanza fondamentale di questa figura, elevandone i requisiti professionali, scelta, questa, che potrà certamente agevolare l'eventuale estensione anche a tali figure, attraverso ulteriori interventi normativi, di un meccanismo simile a quello adottato. Per quanto di mia competenza, posso assicurare, fin da ora, la mia piena disponibilità a valutare ogni ulteriore perfezionamento del meccanismo che regola l'intera procedura, con l'obiettivo di accogliere un numero sempre maggiore di richieste da parte delle famiglie per assicurare la continuità educativa e didattica a favore degli studenti con disabilità.
PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di replicare, per due minuti.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). Signor Ministro, credo che su questa riforma che il Governo ha introdotto sono stato uno dei pochi parlamentari dell'opposizione ad avere manifestato apprezzamento, perché sono dell'idea che l'interesse educativo debba valere più del criterio amministrativo e delle esigenze, seppur legittime, degli insegnanti di lavorare laddove hanno più piacere di lavorare. Però, siccome credo che i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze con disabilità abbiano necessità di interventi che siano i più efficaci possibile, la continuità didattica è uno degli elementi che garantisce l'efficacia. Proprio perché sono convinto che questa riforma sia corretta - anche se andrebbe potenziata -, penserei a una riforma più organica del sostegno, sulla formazione e su tante altre cose di cui non ho tempo di parlare.
Però, facciamola funzionare. Perché io non so se glieli danno i numeri al Ministero fino alla fine. È vero che ci sono numeri di bambini che hanno avuto un insegnante di sostegno confermato, ma ci sono, nel 2025-2026, 14.000 bambini che hanno avuto una richiesta da parte dei genitori, un piano educativo da parte degli insegnanti che chiedevano la continuità dell'insegnante e invece gli è stata negata. Gli è stato mandato quello che veniva prima in graduatoria, al di là delle qualità, delle caratteristiche e di come si fosse trovato quell'insegnante con quel bambino e viceversa. Nel 2026-2027 sono 19.000, quindi 5.000 in più: 19.000 bambini che hanno avuto negata la possibilità di una continuità didattica con lo stesso insegnante di sostegno. Io le direi di approfondire i numeri, di capire come si deve intervenire per risolvere questo problema, perché non si può fare una riforma e poi negare un'opportunità alle bambine e bambini con disabilità .
PRESIDENTE. Il deputato Sasso ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ziello ed altri n. 3-02880 di cui è cofirmatario, per un minuto.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Ministro Valditara, nelle scuole italiane sono sempre più numerose le classi nelle quali gli studenti stranieri superano numericamente gli studenti italiani. In alcuni casi, addirittura, ci troviamo dinanzi a scuole quasi totalmente frequentate da studenti stranieri. La sua circolare, che poneva al 30 per cento il tetto del numero degli iscritti stranieri, è carta straccia. Tutto questo ha, ovviamente, delle conseguenze sul piano didattico: se su 25 alunni, 12 non parlano bene l'italiano e hanno difficoltà, il docente in classe dovrà fare un miracolo, cioè concentrarsi sugli studenti più carenti senza trascurare tutti gli altri.
Inoltre, durante lo scorso anno scolastico abbiamo assistito a numerosi episodi che hanno turbato l'opinione pubblica: scuole chiuse durante il Ramadan, classi trasformate in piccole moschee, studenti esonerati dai compiti perché musulmani e Imam a leggere il Corano e a fare sermoni in classe.
Ministro Valditara, le chiedo quali provvedimenti intenda attuare per difendere la qualità della scuola pubblica italiana e la nostra identità nazionale .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
GIUSEPPE VALDITARA,. Signor Presidente, gentili onorevoli. La presenza di studenti con cittadinanza non italiana nelle scuole è un fenomeno in atto da anni che è stato già oggetto di molti interventi da parte di questo Governo fin dal suo insediamento. E, tuttavia, non le consento, onorevole Sasso, di parlare di “carta straccia” di un provvedimento, di una circolare che non ho emanato io ma è stata emanata nel 2010 e, proprio perché non ha funzionato, vogliamo intervenire ora.
È appena uscito sulla , un'importante rivista scientifica, un mio articolo sul tema. Vi invito quindi anche ad approfondire le mie riflessioni. L'evoluzione della composizione della popolazione scolastica impatta senza dubbio sul livello complessivo degli apprendimenti di tutti gli studenti, non solo quelli stranieri. Per questo motivo siamo già intervenuti nel 2024 per individuare la quota del 20 per cento per classe di studenti neoarrivati in Italia, superata la quale la scuola deve assicurare un ulteriore docente incaricato al fine di recuperare il linguistico necessario per una efficace integrazione dello studente straniero nella classe.
Inoltre, grazie alle molteplici azioni introdotte in questi anni per sostenere le scuole collocate nei contesti di maggiore marginalità - mi riferisco in particolare ad Agenda Nord, oltre che ad Agenda Sud -, sono state intraprese azioni mirate per sostenere percorsi personalizzati di recupero degli apprendimenti di studenti stranieri interessati da situazioni di fragilità educativa.
L'efficacia di questi interventi conferma l'esigenza di favorire ora un'equilibrata distribuzione degli studenti con cittadinanza non italiana che abbiano difficoltà linguistiche tra le classi, distribuirli fra le classi, ovvero, laddove risulti necessario, tra le diverse istituzioni scolastiche. Tale indicazione è resa necessaria proprio dal fallimento della circolare - dalla non applicazione, più che fallimento -, dalla non applicazione della circolare del 2010, dunque non di Valditara.
Dopo avere analizzato le ragioni di questa mancata attuazione, siamo arrivati al convincimento - da me più volte esplicitato nei passati mesi - di un intervento legislativo che non si limiti semplicemente a rendere cogenti i criteri di composizione delle classi, quanto a conferire agli uffici scolastici regionali strumenti concreti ed efficaci di coordinamento con le istituzioni scolastiche, per adottare le misure organizzative necessarie a garantire un'equilibrata distribuzione degli studenti con cittadinanza non italiana, nel rispetto delle autonomie scolastiche e della libertà di scelta delle famiglie del diritto allo studio.
PRESIDENTE. Il deputato Sasso ha facoltà di replicare, per due minuti.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Vede, Ministro, la scuola italiana non può farsi carico dei fallimenti di anni di politiche progressiste a proposito di immigrazione clandestina e finta accoglienza. Infatti noi oggi paghiamo, sì, le politiche dei porti aperti, ma paghiamo anche la politica dei mancati rimpatri del Governo Meloni e del favoreggiamento dell'ingresso in Italia di centinaia di migliaia di immigrati che negli anni hanno usufruito di assistenza sociale e sanitaria e del nostro sistema scolastico. Miliardi e miliardi di euro tolti agli italiani e spesi per gli stranieri. Ecco perché Futuro Nazionale si batte per risolvere il problema alla radice: la risposta si chiama “remigrazione” . Rimproveriamo il Governo Meloni di essere stato troppo moderato sul tema.
Ministro, però, tra le sue idee, c'è anche quella di insegnare la lingua italiana alle famiglie degli alunni stranieri: lo ha detto lei. È un'idea che, seppure comprensibile, pone un interrogativo: chi paga per queste lezioni private a milioni di extracomunitari ? Non un euro di soldi destinati agli studenti italiani o ai nostri docenti venga distratto per favorire le famiglie dei cittadini stranieri, degli alunni stranieri. Anche perché quello dovrebbe essere un prerequisito: se non conosci l'italiano, in Italia non entri .
Dopodiché, la scuola sappiamo essere una palestra del nostro capitale invisibile, i nostri studenti. È qui che si formano i cittadini italiani e anche qui, chi viene da fuori, deve imparare ad amare la Nazione e a rispettarne usi e tradizioni e non ad esportare le loro, come ad esempio certe usanze tribali, che anche in questi primi giorni abbiamo visto: il a delle bambine delle scuole elementari.
Il Governo Meloni rispetti e attui quanto previsto dalla risoluzione di Futuro Nazionale, a mia prima firma, che vieta l'islamizzazione delle scuole; legiferi per evitare quello che è accaduto durante i quattro anni di Governo Meloni. Futuro Nazionale non vuole più vedere chiuse scuole durante il Ramadan; non vuole più vedere classi trasformate in piccole moschee; non vuole più vedere bambine con il .
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Il centrodestra moderato lasci perdere le follie come lo e usi il pugno duro contro l'immigrazione clandestina. Futuro Nazionale chiederà agli italiani la forza per impedire che la Nazione venga islamizzata e che nelle nostre scuole, Ministro Valditara, i crocifissi possano rimanere tranquillamente appesi in classe con buona pace degli islamici e di chi li ha fatti entrare in Italia .
PRESIDENTE. La deputata Ruffino ha facoltà di illustrare l'interrogazione Grippo ed altri n. 3-02881 di cui è cofirmataria, per un minuto.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Ogni anno servono 125.000 posti aggiuntivi nelle nostre scuole, una quota così importante da non apparire più una esigenza temporanea o eccezionale. Siamo quindi a chiedere, signor Ministro, come intenda porre fine a questa irrispettosa consuetudine, privilegiando finalmente il diritto all'inclusione e alla continuità educativa. Si pone, signor Ministro, l'obiettivo di garantire questi diritti? E come? Il primo giorno di scuola deve essere una festa per alunni e famiglie e non, piuttosto, un giorno in cui le diversità sono ancora più dolorose. Anche perché parte di questi 125.000 docenti non saranno adeguatamente formati.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
GIUSEPPE VALDITARA,. Signor Presidente, gentili onorevoli. Al fine di fronteggiare la carenza di docenti specializzati sul sostegno e assicurare in questo ruolo così delicato l'impegno di docenti sempre più qualificati, siamo intervenuti, anche grazie alla sinergia con il Ministro dell'Università e della ricerca, alla radice delle cause che non hanno consentito in tutti questi anni che vi fosse un sufficiente numero di docenti specializzati sul sostegno.
Abbiamo, infatti, introdotto, sin dall'anno 2024, in aggiunta ai percorsi universitari cosiddetti TFA Sostegno, una nuova offerta formativa di specializzazione sul sostegno, erogata dalle università e da Indire, calibrata sulle esigenze formative dei docenti precari con almeno tre anni di servizio sul sostegno. L'intervento ha generato risultati significativi, garantendo circa 30.000 nuovi specializzati in due anni, i quali hanno potuto offrire, fin da subito, inserendosi nella prima fascia delle graduatorie per le supplenze, un servizio maggiormente qualificato, a beneficio degli studenti con disabilità e delle loro famiglie.
L'efficacia dei citati percorsi è confermata anche dai dati relativi all'ultimo concorso di accesso nella scuola, che evidenziano come, grazie ai candidati specializzati con i percorsi INDIRE, si sia reso possibile assumere a tempo indeterminato un numero di docenti di sostegno molto maggiore rispetto al passato.
I medesimi dati, rimarcano, inoltre, come la percentuale di successo dei candidati in possesso del nuovo titolo di specializzazione sia risultata addirittura superiore - pari al 10 per cento - rispetto a quella registrata per i candidati in possesso del TFA universitario. Cioè, sostanzialmente, chi si è specializzato con INDIRE ha avuto un maggiore successo nel concorso.
Le criticità permangono, indubbiamente, in relazione alla carenza di docenti specializzati sul sostegno per la scuola primaria, in particolare nelle regioni del Nord; carenza, questa, dovuta principalmente ad un disallineamento dell'offerta formativa universitaria rispetto al fabbisogno espresso dal sistema scolastico.
Tale carenza ci impone di proseguire nel percorso già delineato, volto al consolidamento di un'offerta formativa universitaria più ampia ed equilibrata sul territorio. Posso assicurare che questo è il mio intendimento, tant'è che ho già richiesto al Ministero dell'Università e della ricerca - con il quale siamo certi di poter rinnovare la sinergia che ci ha già visto conseguire risultati estremamente qualificati -, un ulteriore confronto per individuare soluzioni ancora più strutturali, in grado di superare la logica dell'emergenza ereditata dal passato.
PRESIDENTE. La deputata Grippo ha facoltà di replicare, per due minuti.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, non siamo soddisfatti, ed evidentemente non possiamo esserlo, non potremo esserlo, fino a quando tutti i bambini con disabilità, tutti i ragazzi con disabilità non potranno godere del sostegno al quale hanno diritto.
Non saremo soddisfatti fino a quando tutti gli insegnanti - che, evidentemente, se decidono di dedicarsi a questo tema, hanno anche una marcia in più in termini di sensibilità e capacità di dedicarsi all'altro - non saranno stabilizzati.
Riconosciamo, però, che quello che lei dice ha un fondamento: è vero che il problema non nasce con questo Governo, è vero che vi è una stratificazione di questioni non tutte semplicissime da sciogliere e apprezziamo anche l'apertura che ci dà, dicendo che vi è l'intenzione di studiare dei meccanismi ulteriori per stabilizzare.
Ricordiamoci sempre che parliamo di bambini e parliamo, fra i bambini, dei bambini più fragili, parliamo dell'esigenza degli insegnanti e parliamo del gruppo classe che intorno a questi bambini deve lavorare.
È evidente che occorre pensare a dei modi per stabilizzare. Ben venga il dialogo che avete avviato con il Ministero dell'Università, noi suggeriamo anche - ne stiamo discutendo in questi giorni - il decreto Pubblica amministrazione: anche quello può essere un veicolo per pensare a dei modi per rendere stabili le sperimentazioni che sono state fatte. Perché non dimentichiamocelo: l'offerta formativa statale si affianca a quella fornita dagli enti locali.
Noi naturalmente, se si andrà in questa direzione, così come abbiamo sostenuto la riforma del sostegno, sosterremo ogni cambiamento; ma visto che l'anno scolastico è già iniziato, siamo al 16 settembre, riteniamo che non debbano esserci ulteriori indugi, perché ogni bambino ha diritto di essere sostenuto
PRESIDENTE. La deputata Morfino ha facoltà di illustrare l'interrogazione Caso ed altri n. 3-02882 di cui è cofirmataria, per un minuto.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, la sua pagella sul Piano contro il caldo nelle scuole pubbliche italiane è semplice: programmazione zero, risorse programmate insufficienti, propaganda 10 e lode Vede, lei ha programmato e ha stanziato 20 milioni, solo 20 milioni; e, dividendoli per 350.000 classi in tutta Italia, si arriverebbe solo a 57 aule: non ci si comprerebbe neanche un semplice ventilatore.
Intanto, studenti e personale affrontano temperature che vanno dai 38 ai 40 gradi, percepite il doppio.
E allora noi, oggi, le chiediamo quando si degnerà di presentare un piano nazionale di adattamento climatico strutturato, vero, finanziato e verificabile, con priorità al Sud e nelle isole.
Vede, Ministro, il cambiamento climatico non si governa con una nota ministeriale: la scuola pubblica non ha bisogno della sua lezioncina giornaliera, sterile. Ha bisogno che lei finalmente la ascolti
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA,. Signor Presidente, gentili onorevoli, siamo consapevoli della necessità di affrontare una nuova fase nell'adeguamento degli edifici scolastici, che deve necessariamente comprendere anche l'adattamento a tutte le condizioni climatiche.
Va detto con chiarezza, però, che questo obiettivo compete innanzitutto agli enti locali, proprietari degli immobili e che il Ministero può solo dare un contributo a tali enti per la realizzazione di questi interventi di adeguamento.
Ebbene, in questi anni, il Ministero ha fatto la sua parte, come mai prima, sia attraverso gli investimenti del PNRR sia grazie a risorse aggiuntive ministeriali prese dal nostro bilancio. Abbiamo investito oltre 12 miliardi di euro tra fondi PNRR e fondi nazionali: si tratta del più importante investimento mai realizzato per le nostre scuole. Di questi, circa 3,7 miliardi sono stati destinati proprio all'efficientamento energetico, considerando gli interventi per le nuove scuole, le nuove palestre, nonché quelli di efficientamento energetico e messa in sicurezza.
A questi interventi, che puntano a una riqualificazione complessiva del patrimonio edilizio scolastico, abbiamo aggiunto anche l'ulteriore contributo straordinario per l'acquisto di apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, con l'obiettivo di offrire uno strumento pratico e di rapida realizzazione per migliorare le condizioni degli studenti e del personale scolastico.
Proprio ieri, dopo solo dieci giorni dalla pubblicazione dell'avviso, abbiamo provveduto a chiudere il riparto dei 20 milioni di euro; faccio i complimenti alla scuola italiana e al Ministero per la rapidità .
Ebbene, questi 20 milioni andranno a poco più di 6.000 scuole, con un importo per scuola di circa 3.200 euro. Dunque, non come qualcuno ha detto oggi - anche il sindaco di Bologna, Lepore -, 57 euro per scuola. Si informi meglio, non vorrei che un condizionatore a Bologna costasse 3.200 euro; dunque, ben più di 57 euro per classe.
Noto, fra l'altro, che un condizionatore mobile ha costi molto accessibili. Questo contributo straordinario disposto dal Ministero non esclude ovviamente la realizzazione di ulteriori interventi strutturali, come si è fatto finora. Il Governo sta infatti lavorando anche in vista della prossima legge di bilancio alla possibilità di rafforzare gli investimenti già attuati per migliorare l'efficienza energetica anche degli edifici scolastici .
PRESIDENTE. Il deputato Caso ha facoltà di replicare, per due minuti.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, signora Presidente. Ministro, arriviamo concretamente ai fatti. Oggi nove scuole su dieci non hanno alcun impianto né di climatizzazione né di ventilazione; al Sud il dato è ancora peggiore.
Rimaniamo sempre sui fatti. I soldi veri, i finanziamenti veri, quelli che sono stati spesi per l'edilizia scolastica, sono quelli del PNRR portati dal Presidente Conte, ricordiamolo sempre. Con lei neanche un ventilatore a classe. Io capisco che in maggioranza c'è ancora chi nega il cambiamento climatico, però è un tema serio, serissimo.
È così che va affrontato: solo con un piano nazionale pluriennale di interventi strutturali, dove non si tratta di distribuire climatizzatori - sia chiaro - ma delle tecnologie innovative, delle tecnologie bioclimatiche. Quello serve.
Ormai siete a fine mandato. Aspetteremo con ansia questa legge di bilancio e vedremo che cosa ci sarà lì. Le dico che cosa dovremmo trovarci: dovremmo trovarci, per essere seri, almeno un miliardo di euro l'anno . Questo dovremmo trovarci. Oppure ha ancora in mente di portare avanti quella sua idea che annunciava tempo fa per cui anche sull'edilizia scolastica bisogna intervenire insieme ai privati? Lei diceva, se non ricordo male: il privato riqualifica, costruisce la scuola e in cambio gli diamo la gestione dei servizi. Poi che facciamo, ci mettiamo pure l'intervallo pubblicitario tra una lezione e l'altra?
Lei verrà ricordato per questo, come un Ministro che ha provato ad assoggettare la scuola pubblica al privato, alle regole del mercato, che ha portato avanti solo delle inutili riforme ideologiche e che - sì - ha portato ancora dei tagli nella scuola. E i docenti con lei sono ancora più poveri, perché gli stipendi reali non hanno seguito l'inflazione.
Lei deve ricordare, però, un messaggio che deve essere chiaro…
ANTONIO CASO(M5S). …a lei e a tutto il Paese: la scuola deve essere pubblica, libera e formare le future menti critiche il pensiero critico del nostro Paese. Ogni euro speso nella scuola non è una spesa: è un investimento.
Voi, invece, avete deciso di investire in armi.
PRESIDENTE. La deputata Miele ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02883 per un minuto.
GIOVANNA MIELE(LEGA). Grazie, Presidente. Torniamo un attimo alla realtà dei fatti. Ministro Valditara, è diventata operativa la nuova polizza sanitaria integrativa gratuita destinata al personale della scuola e del Ministero dell'Istruzione e del merito, una misura concreta di che consente a lavoratrici e lavoratori di usufruire di una copertura per le spese mediche senza costi a loro carico.
È un risultato che si inserisce nel percorso che lei ha portato avanti, sin dall'inizio del suo mandato, per valorizzare la professionalità, il prestigio e le condizioni di lavoro del personale scolastico. Per questo, appare singolare che alcune critiche si concentrino sulla natura privata dello strumento, quasi che offrire una tutela aggiuntiva sia in contrasto con il rafforzamento della sanità pubblica.
Le chiedo quindi, Ministro, di illustrare finalità, modalità di finanziamento e benefici concreti della nuova polizza e, più in generale, le misure adottate per il e la valorizzazione del personale della scuola.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
GIUSEPPE VALDITARA,. Signor Presidente, gentili onorevoli, il mio obiettivo è stato, fin dall'inizio del mio incarico, quello di valorizzare economicamente e professionalmente il personale docente, il personale scolastico, garantire maggiori tutele a tutto il personale scolastico. In questi quattro anni abbiamo siglato tre rinnovi contrattuali. Non l'hanno fatto altri in passato, non l'hanno proprio fatto, diciamolo chiaro . È inutile che polemizzino ora, non l'hanno saputo fare quando governavano. E noi abbiamo sottoscritto tre rinnovi contrattuali in una sola legislatura - mai successo nella storia della scuola italiana -, investendo oltre 6,5 miliardi di euro.
Contestualmente, abbiamo intrapreso un grande programma di rivolto al personale. Proprio in questi giorni, prende avvio la polizza assicurativa di assistenza sanitaria integrativa per 1,2 milioni lavoratori della scuola, che è il tassello più importante di questo piano. Si tratta di una misura senza precedenti, che si aggiunge alla protezione assicurativa gratuita contro gli infortuni sul lavoro - anche questo non è mai stato fatto in passato -, attiva dal 2023, ed al riconoscimento di significative agevolazioni in diversi settori del trasporto: da quello bancario, all', ai trasporti e quant'altro. Qualcuno lo ha definito, dall'opposizione, una mancia: beh, non è una mancia avere la possibilità di un mutuo, di un treno o quant'altro scontati.
A fronte di questi risultati concreti, a beneficio dei lavoratori della scuola, da alcuni giorni - lo dico tra virgolette, perché cito il documento sottoscritto dai sindacati maggiormente rappresentativi - è in atto “una vera e propria campagna di disinformazione”. La polizza sanitaria integrativa ha richiesto un impegno economico considerevole al Governo e questa cosa viene incredibilmente disconosciuta da un solo sindacato, la CGIL, le cui argomentazioni possono essere smentite con estrema semplicità, con il conforto non delle opinioni, ma dei documenti ufficiali.
A fronte dei 320 milioni di euro, in quattro anni, destinati all'introduzione della polizza sanitaria, 250 milioni provengono da risorse del tutto nuove; di questi, 190 milioni di euro sono stati allocati dalla legge di bilancio per il 2025 sul Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, in attesa che il decreto-legge Pubblica amministrazione, adottato alcune settimane dopo, li finalizzasse proprio alla polizza. Cioè, sostanzialmente, questi soldi sono stati messi su quel Fondo, perché era l'unico possibile, in parcheggio, per essere utilizzati per l'assicurazione sanitaria. Ripeto, 190 milioni aggiuntivi - altro che tagli -, ben evidenziati dalla tabella della legge di bilancio, come può essere da tutti verificato. Altri 60 milioni di euro provengono dalla Tabella A del Ministero - dunque, sono ulteriori risorse nuove -, mentre i restanti 70 milioni derivano da economie di bilancio, di cui 60 milioni di euro necessari per estendere anche ai precari la polizza, per effetto della riduzione del numero dei commissari del rinnovato esame di maturità.
È proprio alla luce di questi dati che lascia stupiti la posizione espressa dalla CGIL, soprattutto quando gli altri sindacati della scuola dichiarano - torno alle virgolette - che “le scuole non hanno ricevuto alcuna decurtazione sul loro fondo di funzionamento”. È la testimonianza più concreta di quanto le bugie abbiano le gambe corte.
PRESIDENTE. Ministro, le devo chiedere di concludere.
GIUSEPPE VALDITARA,. Oppure - ho finito - quando la CGIL invoca l'esclusione di alcuni dipendenti - i dirigenti e il personale del Ministero, che sono lavoratori pure loro - che la legge, non manovre opache o clientelari, ha voluto espressamente ricomprendere nella platea dei beneficiari.
Signor Presidente, a queste sterili polemiche rispondiamo con la serietà che ha contraddistinto in questi anni la nostra azione a beneficio del nostro personale, cui abbiamo consegnato una polizza assicurativa che, a detta degli esperti, avrebbe nel mercato un costo di circa 2.000 euro, quasi un nuovo contratto .
PRESIDENTE. La deputata Miele ha facoltà di replicare, per due minuti.
GIOVANNA MIELE(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, devo dire che sono totalmente soddisfatta della sua risposta e, più in generale, del lavoro che sta portando avanti sulla scuola. I numeri sono chiari: la prima polizza sanitaria integrativa dedicata al personale della scuola e del Ministero riguarda oltre 1,2 milioni di lavoratori e vale 320 milioni di euro per quattro anni. Allora, mi chiedo: perché alcuni esponenti delle opposizioni e un sindacato contestano così duramente il riconoscimento di maggiore dignità lavorativa al comparto scuola, attraverso uno strumento di che in altri settori esiste già, tra l'altro?
Per anni, alcune forze politiche hanno rivendicato una particolare rappresentanza della scuola e della cultura, ma, in tutta franchezza, quanto quei principi si sono tradotti in risultati concreti fino ad ora? Si è parlato molto di uguaglianza, inclusione, diritti e reclutamento, principi importanti e condivisibili, ma la politica ha il dovere di trasformare i principi in fatti. E oggi ci sono, ad esempio, 325 milioni di Agenda Sud contro dispersione e divari territoriali e 48.504 assunzioni di docenti a tempo indeterminato autorizzate per il 2025 e il 2026.
Allora, viene un dubbio: non è che, a forza di costruire consenso sulle mancanze della scuola, diventi politicamente più comodo lasciarla in quella zona grigia, perché ogni problema risolto toglie spazio alla polemica e alla promessa? Noi abbiamo l'obbligo - e questo Governo lo vuole mantenere - di guardare alla scuola per ciò che deve rappresentare, non per ciò a cui può servire in termini di consenso. Migliorare le condizioni di lavoro, riconoscere il merito e valorizzare la professionalità significa migliorare la qualità della scuola ed è un ritorno per i nostri studenti. Quei lavoratori sono anche madri, famiglie, padri, ai quali le istituzioni e questo Ministero devono offrire attenzione supporto e lo stanno facendo.
Continuiamo ad occuparci della scuola con concretezza e visione: andiamo avanti. Grazie, Ministro, per la risposta e per il lavoro svolto .
PRESIDENTE. La deputata Gaetana Russo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02884 di cui è cofirmataria, per un minuto.
GAETANA RUSSO(FDI). Grazie, Presidente. Buongiorno, Ministro, Villa Verdi non ha bisogno di presentazioni: è senz'altro uno dei luoghi più iconici della vita di Verdi - dove ha vissuto peraltro per cinquant'anni - e conserva, insieme al parco storico, un patrimonio straordinario di eccellenze, direi non solo italiano, ma mondiale. Ha avuto, come è noto a tutti - soprattutto a me che vengo dalla bassa parmense, quindi è un luogo particolarmente caro -, una serie di vicissitudini giudiziarie nell'asse ereditario, che si è conclusa fortunatamente il 28 febbraio 2025, con l'acquisizione del bene da parte dello Stato, in modo tale che possa essere, poi, oggetto di un percorso più ampio e fruito dal pubblico, perché oggi è attualmente chiuso.
Negli ultimi giorni, il maestro Riccardo Muti si è interessato della Villa, tant'è vero che ha dedicato appositamente un concerto nel parco, e credo che questo Governo abbia risposto nel migliore dei modi, con la sua presenza, Ministro, e con quella del Ministro Mazzi e del Ministro Foti, a testimonianza di un'attenzione che questo Governo ha avuto dall'inizio. La domanda che quindi le rivolgo è un po' la domanda che ci facciamo tutti e cioè qual è il percorso che avrà Villa Verdi, quali risorse sono state stanziate a seguito dell'acquisizione del bene nel patrimonio dello Stato e quale futuro ci aspetterà per il bene di questa Villa del maestro.
PRESIDENTE. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
ALESSANDRO GIULI,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole per il quesito posto, che mi consente di illustrare l'attuale impegno del Governo Meloni per il pieno recupero e la valorizzazione di Villa Verdi.
L'attenzione del Ministero della Cultura verso Villa Verdi è iniziata ancor prima dell'acquisizione pubblica del compendio. Già nel 2023, infatti, il Ministero ha promosso, con il coinvolgimento delle fondazioni lirico-sinfoniche, dei teatri di tradizione, dell'Associazione nazionale fondazioni lirico-sinfoniche, una serie di concerti dedicati a Giuseppe Verdi, destinando i relativi proventi a iniziative di valorizzazione della Villa e del patrimonio culturale ad essa connesso. Dopo l'acquisto dei beni archivistici per oltre 4 milioni di euro, il 19 settembre 2024, a pochi giorni dal mio insediamento al Collegio Romano, ho firmato il decreto per l'acquisizione del complesso con uno stanziamento di circa 8 milioni di euro.
Subito dopo, il Ministero ha realizzato una prima fase di interventi per 370.000 euro, stanziati il 29 aprile 2025, dedicata alla messa in sicurezza e alla conservazione della Villa. Tali lavori, eseguiti tra giugno 2025 e aprile 2026, hanno riguardato l'impermeabilizzazione e il ripristino dei terrazzi, il rifacimento delle coperture del corpo agricolo e il rilievo completo del complesso e del parco, mediante tecnologie digitali avanzate e la predisposizione di un primo progetto di recupero del parco, con l'individuazione delle principali criticità e delle relative misure di intervento.
Ulteriori 400.000 euro sono stati stanziati il 9 luglio 2026 per proseguire gli interventi di restauro e conservazione del compendio. Inoltre, nell'ambito del programma Grandi Progetti Beni Culturali 2025-2027 è previsto un ulteriore finanziamento, per un totale di 6.500.000 euro. Tale finanziamento, che ha ottenuto il nulla osta del Ministero dell'Economia e delle finanze il 23 luglio 2026 e lo scorso 10 settembre il parere favorevole reso in sede di Conferenza unificata, sta completando l'iter di approvazione. Tali risorse - vado a concludere - saranno destinate a un programma integrato di interventi che comprenderanno la messa in sicurezza, il restauro dell'immobile e la conservazione delle collezioni storico-artistiche, inclusi gli strumenti musicali e i cimeli verdiani di maggior valore, nonché la riqualificazione del parco. L'obiettivo è la definitiva valorizzazione di Villa Verdi come casa-museo statale e centro di riferimento internazionale per la promozione del patrimonio culturale legato al maestro, garantendone la fruizione pubblica e la sostenibilità nel tempo.
Ribadisco, concludendo, quanto già dichiarato al termine del concerto “Notturno” promosso assieme al maestro Muti, con i colleghi Foti e Mazzi, lo scorso 12 settembre: gli ulteriori interventi programmati prenderanno presto avvio e, finalmente, Villa Verdi sarà completamente rigenerata .
PRESIDENTE. Il deputato Amorese, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO AMORESE(FDI). Grazie, Presidente. Ministro, siamo soddisfatti come italiani, perché finalmente siamo davanti ad una svolta per Villa Verdi, dopo anni di abbandono e di degrado. Finalmente la storica dimora del grande compositore sarà restaurata, dopo essere stata acquisita dallo Stato; ne saranno rigenerati il parco e il giardino e tornerà a vita nuova dopo anni di silenzio proprio lì, dopo le condizioni inaccettabili in cui versava.
Lo sottolineo anch'io: vedete, tre Ministri a un evento così voluto dal maestro Muti e dalla moglie sono un segnale importante. Altro che passerella, come qualcuno ha scritto. Ecco, colleghi, Villa Verdi la vediamo un po' come un paradigma, un emblema di un'eredità di anni di indifferenza che il Governo Meloni ha responsabilmente raccolto con l'impegno di farla tornare all'antico splendore e alla creatività.
È quello che stiamo facendo con la cultura della nostra Nazione: un grande mosaico di bellezza e di identità che dobbiamo consegnare alle prossime generazioni all'altezza della nostra grande Italia. Mi viene in mente che in questi anni abbiamo assistito ad alcuni record nella cultura. Abbiamo registrato il massimo storico di ingressi nei luoghi della cultura statali, con una conseguente impennata degli incassi - non è banale -, incassi generati dal patrimonio museale italiano. Per non parlare della spesa per lo spettacolo e l'intrattenimento, ce lo dice la SIAE: anche in questi giorni abbiamo letto delle statistiche fondamentali e importanti che rimbombano. Sono cifre record.
La cultura in questa Nazione, quindi, è ripartita grazie a noi, grazie al Ministero della Cultura, grazie al Governo Meloni .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,15 a partire dalla commemorazione di Fabio Mussi.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. . Colleghe e colleghi, lo scorso 3 settembre è venuto a mancare, all'età di 78 anni, Fabio Mussi, deputato dall'XI alla XV legislatura, già Vicepresidente della Camera dei deputati e Ministro dell'Università e della ricerca. Fabio Mussi è stato protagonista autorevole della sinistra italiana. Cultura, passione, impegno, competenza lo hanno reso uno dei dirigenti più ascoltati ed apprezzati lungo tutto l'arco della sua esperienza politica.
Nato a Piombino il 22 gennaio 1948 da famiglia operaia, si iscrisse a 17 anni al Partito Comunista, diventando successivamente giovanissimo membro del Comitato centrale. Da normalista, si laureò all'Università di Pisa in filosofia, quasi un suggello, nella sua stessa vita, della convinzione che cultura e politica sono inscindibili. È stato condirettore de e vicedirettore di e nel 1980 guida del partito in Calabria.
Quando poi, nel 1989, Achille Occhetto promosse “la svolta della Bolognina”, Fabio Mussi si schierò a favore e, a seguito dello scioglimento del Partito Comunista Italiano e della sua trasformazione nel Partito Democratico della Sinistra, aderì convintamente al nuovo soggetto politico, condividendo l'esigenza di rinnovare la sinistra italiana dopo il crollo del Muro di Berlino e la fine del socialismo reale. Ha ricordato Achille Occhetto dopo la sua scomparsa: “siamo stati assieme comunisti e insieme come comunisti italiani, dove italiani fa la differenza, abbiamo cercato la strada del rinnovamento e della salvezza della migliore tradizione della sinistra italiana”.
Venne eletto per la prima volta deputato nel 1992, per essere poi confermato anche nel 1994. In occasione delle elezioni politiche del 1996, il PDS fu parte integrante della coalizione di centrosinistra dell'Ulivo e a Mussi venne affidata la guida del gruppo PDS a Montecitorio.
Rieletto nel 2001, assunse l'incarico di Vicepresidente della Camera sino alla conclusione della legislatura. Il 28 aprile 2006, toccò proprio a lui - eletto deputato per la quinta volta consecutiva e Presidente provvisorio della Camera dei deputati - svolgere un indirizzo di saluto nella seduta inaugurale della XV legislatura e pronunciò parole molto significative, che desidero oggi ricordare: “La democrazia è conflitto di valori, di idee e di programmi. Questo non ci deve spaventare perché la democrazia è esattamente quel sistema che dà una forma al conflitto, che lo disciplina e lo regola, che può trasformarlo in energia che fa muovere le cose. Le istituzioni parlamentari, alle quali sono ugualmente essenziali maggioranza e opposizione, sono la macchina che si alimenta di questa buona energia. Quando funzionano bene, esse producono rappresentanza e decisione, producono nuovo diritto, cioè civiltà e avanzamento di un popolo e di un Paese. Salvaguardiamole!”. Credo che non vi sia in quest'Aula chi non condivida tale invito, che dà voce alla radicata sensibilità democratica ed istituzionale della sinistra italiana.
Alla formazione del secondo Governo presieduto da Romano Prodi, all'indomani del successo del centrosinistra alle elezioni del 2006, Mussi venne chiamato a guidare il Ministero dell'Università e della ricerca, incarico che mantenne fino al maggio 2008.
Proseguiva, nel frattempo, il confronto politico all'interno dei Democratici di Sinistra, nati nel 1998 sulla scia del PDS, di cui lo stesso Mussi fu sempre tra i principali protagonisti. Al congresso di Firenze del 2007 non condivise la scelta della confluenza nel Partito Democratico. Temeva, in particolare, che la transizione avrebbe messo seriamente a rischio una cultura politica e un radicamento sociale ormai consolidati. L'uscita dal partito fu una conseguenza inevitabile, accompagnata dalla formazione - insieme a Cesare Salvi - del movimento Sinistra Democratica, avente l'obiettivo di riunire tutte le forze politiche della sinistra parlamentare, in vista di un loro possibile approdo nel gruppo del Partito del Socialismo Europeo.
Nel 2009, Sinistra Democratica partecipò al progetto di Sinistra Ecologia Libertà e Mussi ricoprì - dal 2010 al 2014 - l'incarico di presidente dell'ufficio di presidenza nazionale. Nel 2017, con lo scioglimento di SEL e la sua confluenza in Sinistra Italiana, si occupò personalmente della redazione delle tesi del congresso fondativo, svolgendo anche la relazione introduttiva: ha fatto parte della direzione nazionale del partito fino alla fine.
Con la scomparsa di Mussi perdiamo un collega che attribuiva - lo abbiamo ascoltato prima - un ruolo centrale all'istituzione parlamentare ed anche un intellettuale raffinato. Una mente brillante, un uomo che non si stancava di studiare per capire le trasformazioni di questo nostro tempo e un dirigente politico che ha sempre mantenuto come bussola del suo pensiero e della sua azione il traguardo di una società più giusta ed egualitaria.
La Presidenza ha già fatto pervenire ai familiari le più sincere e profonde condoglianze per la dolorosa perdita, che desidero ora rinnovare a nome di tutta l'Assemblea alla moglie Luana, alle figlie Valentina e Gaia e ai nipoti Elena, Francesca e Michele, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Invito l'Aula ad osservare un minuto di silenzio .
Ha chiesto di parlare il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Signora Presidente, vorrei innanzitutto ringraziarla per le parole che ha scelto di pronunciare in occasione di questo ricordo. Ne verranno altri, più ampi, con più spazio, per ricostruire una figura che è impossibile racchiudere nel tempo breve che oggi ci è concesso.
Fabio Mussi è stato un gigante della politica italiana, della sinistra italiana. Lo è stato per la sua carriera lunga, articolata - lei l'ha ricostruita puntualmente -, lo è stato innanzitutto per la sua capacità di attraversare questa storia, la sua storia, una grande storia collettiva con la curiosità di un'intelligenza capace di nutrirsi della cultura come di un fatto vivo. Fabio era una persona coltissima e, da buon toscano, sapeva maneggiare la cultura con quel piglio tagliente, privo di retorica inutile e in grado di arrivare sempre subito al cuore dei problemi.
Una cultura vastissima, quella di un intellettuale con la “I” maiuscola, di un intellettuale e di un politico capace di tenere insieme cultura, scienza, ricerca, studio e ansia di trasformazione, di trasformare questo mondo, come nessun altro io abbia mai conosciuto. La cultura come cosa viva, perché per Fabio la cultura è sempre stata una ricerca. Mi ha sempre colpito, nel mio rapporto con lui, il modo con cui senza pace cercava, cercava… Il bisogno di studiare, di occuparsi del futuro: fu questo il suo tratto o uno dei suoi tratti più importanti, anche nella fase più importante della sua vicenda politica, dentro il Partito Comunista Italiano.
Fabio Mussi fu, nel Partito Comunista Italiano, forse uno di quelli che con più determinazione aveva capito, prima di molti altri, quando quel partito era ancora bloccato dentro una logica industrialista, legata alla questione operaia, con una malcelata relazione tra queste due dimensioni, la centralità della questione ambientale, della questione ecologica. Fu tra i primi a condurre in quel partito una battaglia sul tema dell'energia nucleare e sulla necessità di mettere queste questioni al centro di una ricerca in grado, per questa via, anche per questa via, di dare continuità e profondità a quella vicenda politica, a quella storia e alla potenza di trasformazione che quella storia portava con sé.
E Fabio non l'ha mai persa questa capacità. Ho avuto modo di dirlo, mi piace ripeterlo anche qui oggi: Fabio Mussi mi telefonava spesso e - mi viene quasi da sorridere raccontandolo - non ti diceva nemmeno “ciao” quando alzavi la cornetta. Non era un gesto sgarbato. In quella scelta, quella che andava dritta al cuore del problema, cominciava a far fluire le parole come una mitraglia, una dietro l'altra, e affrontava la questione del giorno.
Mi sono chiesto in questi giorni, di fronte agli allarmi sull'intelligenza artificiale e sul rischio che quella tecnologia possa sfuggire di mano e sterminare persino tutta l'umanità nel giro di pochi mesi o di pochi anni… Mi sono immaginato Fabio che mi telefonava e che mi travolgeva dall'urgenza di una risposta politica a questi grandi temi. Una risposta mai orientata a rifiutare l'innovazione, il futuro, la ricerca, ma a governarla politicamente nel segno dell'interesse generale, della tutela del bene comune. Ecco, lui non aveva fronzoli, non li aveva perché sentiva il bisogno e l'urgenza di arrivare al punto. Ha sempre fatto così, lo ha fatto con tutti e tutte noi.
Quando aprì il nostro Congresso fondativo, ormai quasi dieci anni fa, quello in cui io diventai segretario anche grazie - e soprattutto grazie - al suo contributo, al suo aiuto e ai suoi consigli, disse queste parole: qui oggi, in questa sala, si ritrovano uomini e donne che in questi anni, anche a partire da storie diverse, hanno tenuto un punto fermo, quello di uno sguardo di sinistra sull'Italia e sul mondo, quello di uno sguardo che ha bisogno di cercare una via e una soluzione.
Ecco, lo voglio dire: oggi questo Paese perde una straordinaria intelligenza, uno straordinario contributo. Io perdo anche un amico, una persona dolce, una persona importante e a lui vorrei dire che quel punto fermo continueremo a tenerlo .
E per questo, abbraccio, con tutti e tutte noi, Luana, Valentina, Gaia, i suoi nipoti e le sue nipoti amatissime e vorrei dire che i suoi compagni e le sue compagne lo salutano da questi banchi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zucconi. Ne ha facoltà.
RICCARDO ZUCCONI(FDI). Signor Presidente e onorevoli colleghi, con profondo rispetto prendo la parola a nome del gruppo di Fratelli d'Italia per commemorare la figura di Fabio Mussi, già deputato, Vicepresidente di questo ramo del Parlamento e Ministro della Repubblica.
Parlo da banchi diversi dai suoi, da una posizione politica sicuramente distante dalla sua, essendo stato Fabio Mussi esponente di una sinistra che ha contribuito a costruire e che ha coerentemente rappresentato per oltre 50 anni. Mi si permetta di dire che, spesso, è proprio la distanza politica a consentire di riconoscere meglio il valore di quegli uomini che, a qualsiasi parte politica siano appartenuti, hanno dato un reale contributo alla nostra Repubblica, dedicando l'intera esistenza al servizio delle sue istituzioni e del Paese. Fabio Mussi è stato indiscutibilmente un autentico uomo delle istituzioni e protagonista di primo piano della nostra vita democratica.
Un legame indissolubile ha sempre unito Fabio Mussi alla sua terra d'origine, la Toscana. Nato a Piombino nel 1948 in una famiglia di operai, Mussi portava dentro di sé l'anima autentica di quella che è anche la mia terra. La sua identità si è formata in quell'area industriale della Val di Cornia dove il lavoro della terra si fondeva con quello delle acciaierie e della siderurgia: quella Toscana del lavoro e del forte senso di comunità non l'ha mai abbandonata, rimanendo l'àncora morale della sua intera parabola umana e politica.
Una frase che gli è stata attribuita, “Io mi fermo qui”, una frase che pronunciò nel 2007, in un passaggio importante della storia della sinistra italiana, è una frase che connota la coerenza e l'assunzione di responsabilità che hanno connotato, a loro volta, molte figure politiche del passato, che rimangono, al di là delle opposte posizioni politiche, un punto di valore per chi fa politica. Anche quando le responsabilità istituzionali l'hanno condotto ai vertici di questa Camera o alla guida del Ministero dell'Università e della ricerca, Fabio Mussi ha mantenuto vivo quel tratto toscano fatto di schiettezza, di passione e di una dignità intellettuale che gli veniva riconosciuta da amici e da avversari.
A nome mio e del gruppo di Fratelli d'Italia, esprimo dunque le più sentite condoglianze alla famiglia, alla moglie Luana, alle figlie Valentina e Gaia, ai nipoti e a tutta la sua comunità politica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO(PD-IDP). Fabio Mussi era uomo di radicati convincimenti morali e politici, tenace nel perseguire gli obiettivi in cui riversava tutta la sua energia e intelligenza. Lo dimostrò lui, figlio di operai, iscrivendosi alla Normale di Pisa, dove si laureò con una tesi su Adorno e la Scuola di Francoforte. Lo dimostrò nel 1969 quando, più giovane membro del Comitato centrale, fu tra i soli tre membri a votare contro l'espulsione dei promotori de in tempi in cui infrangere la disciplina di partito era assai meno accettato di oggi.
La stessa tenacia, unita a un pensiero sempre lucido e penetrante, la si ritrova in un percorso politico ricco di riconoscimenti: responsabile dello strategico settore della propaganda, condirettore de e di , segretario regionale in Calabria, deputato per cinque legislature, presidente del gruppo parlamentare dei DS negli anni de L'Ulivo e del Governo Prodi. E poi, come è stato ricordato, autorevole Vicepresidente della Camera dei deputati e Ministro dell'Università e della ricerca nel secondo Governo Prodi.
Visse in prima persona l'evoluzione politica e culturale impressa al PCI da Enrico Berlinguer, riconoscendosi nelle sue scelte coraggiose - il compromesso storico, l'austerità, la NATO, l'Europa, l'eurocomunismo - e ispirandosi alla sua lezione politica e morale. Per questo, quando nel 1989 Achille Occhetto, con un coraggio spesso non adeguatamente riconosciuto, propose di considerare esaurita la storia del PCI e di dar vita al Partito Democratico della Sinistra, Fabio non ebbe esitazioni e di quella svolta fu uno dei più combattivi e convinti sostenitori. Ricordo, per averlo vissuto insieme, fianco a fianco, il turbinio di riunioni a Botteghe Oscure e gli incontri in ogni provincia del Paese per spiegare, convincere e mobilitare militanti ed elettori.
Uomo istintivo e animato da un'indomita passione politica, dotato di un avvincente capacità oratoria, Fabio accompagnava il suo ragionare lucido con ironia, toscana e metafore salaci e, al tempo stesso, sempre aperto all'ascolto e al confronto con qualsiasi interlocutore, anche il più distante, ottenendo rispetto e riconoscimento.
Era un uomo di saldi convincimenti da cui non defletteva, ne diede ennesima dimostrazione quando dissentì dalla decisione di dar vita al Partito Democratico: “io mi fermo qui”, parole pronunciate con vera sofferenza per una scelta che l'allontanava da quella comunità in cui aveva identificato la propria vita. Ma non archiviò mai la sua passione politica, dedicandosi a progetti di rifondazione della sinistra, mai animato da alcuna forma di settarismo, mantenendo sempre spirito critico e tensione unitaria. E soprattutto, non venne mai meno la sua umanità, il senso dell'amicizia con quanti aveva condiviso un lungo cammino comune.
E oggi sento, insieme a molti, un gran vuoto, per la perdita di un compagno e di un amico, memore dei tanti anni vissuti insieme e, con nostalgia e gratitudine, gli mando da quest'Aula - che lo ha visto per anni autorevole parlamentare della Repubblica - un ultimo, affettuoso saluto, abbracciando la sua famiglia e in particolare la sua compagna Luana, le figlie Gaia e Valentina, a cui ha dedicato tanto amore e dedizione
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bordonali. Ne ha facoltà.
SIMONA BORDONALI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, prendo la parola per esprimere il cordoglio per la scomparsa di Fabio Mussi. Non ho avuto modo di conoscerlo personalmente, sono entrata in Parlamento nel 2018, quando il suo lungo percorso nelle istituzioni si era già concluso e apparteniamo, naturalmente, a storie e culture politiche profondamente diverse, spesso collocate su fronti opposti. Credo però che davanti alla morte di una persona, che ha dedicato una parte così importante della propria vita alla politica, queste differenze debbano lasciare spazio innanzitutto al rispetto.
Mussi è stato un uomo di grande cultura, curioso, appassionato, ma anche profondamente politico. Chi lo ha conosciuto lo ricorda per la sua schiettezza, per la sua capacità oratoria, per l'ironia e soprattutto per una caratteristica che credo meriti di essere ricordata: la capacità di sostenere le proprie convinzioni senza lasciarsi guidare dal semplice calcolo dell'opportunità. Lo dimostrano anche alcune delle sue scelte politiche nelle quali ebbe il coraggio di andare controcorrente, anche quando significava separarsi da una parte importante della propria comunità politica e trovo significativo che a riconoscerne queste qualità siano stati anche compagni di strada, che in alcuni momenti si sono trovati su posizioni diverse dalle sue. Uno di loro lo ha ricordato come un uomo dall'atteggiamento popolare e operaio, ma con un ragionamento affilato, colto, robusto. Credo che sia una bella fotografia di ciò che significa fare politica: avere idee diverse, anche molto diverse, confrontarsi e scontrarsi, ma riconoscere nell'avversario la passione, la preparazione e la coerenza con cui ha dedicato la propria vita alle istituzioni.
Per questo oggi la sua scomparsa rappresenta una perdita, innanzitutto per la sua famiglia, ma anche per la comunità politica alla quale ha dedicato decenni della sua vita, per i colleghi che con lui hanno condiviso un lungo percorso e per questa istituzione che lo ha visto parlamentare, capogruppo, Vicepresidente della Camera e Ministro della Repubblica.
Alla sua famiglia, ai suoi cari, ai suoi compagni di percorso e a tutta la comunità politica, rivolgo le più sincere condoglianze mie e del gruppo della Lega e a Fabio Mussi rivolgo il mio ultimo saluto
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. “Buona fortuna, compagni”. Se ripenso alle volte in cui ho ascoltato Fabio Mussi o l'ho letto sulla carta, di una produzione vastissima mi rimane questo: quando a Firenze, visibilmente commosso, nel momento in cui si chiudeva una storia e lui faceva il contrario del prendere una scorciatoia, ma sceglieva di continuare il suo percorso a sinistra lungo una strada più difficile, lunga e tortuosa, eppure augurava buona fortuna agli altri. “Noi ci fermiamo qua”, disse. Ma non si fermò affatto, dopo quel 20 aprile del 2007. Ecco, Fabio Mussi non conosceva il rancore e il pregiudizio.
Io me lo ricordo, da cronista, quando lui - presidente di un gruppo parlamentare numeroso, in una fase politica di grande instabilità - non dribblava mai - e dico mai - il capannello dei cronisti che volevano chiedergli, prima dei delle dirette e della comunicazione di una decisione presa nell'assemblea del suo gruppo o agli alti piani del suo partito. Anzi, spesso, vista la statura, ne veniva letteralmente travolto fisicamente. Sempre col suo sigaro, sempre disponibile, sempre capace di fare sfoggio della sua ironia così toscana.
Aveva un rispetto assoluto per chi la pensava diversamente da lui e lo aveva teorizzato già nel suo precedente lavoro, quello appunto di giornalista, anzi di direttore: prima vicedirettore di e poi condirettore de ' In un articolo scritto durante i convulsi eventi del 1977, i cosiddetti “fatti di Bologna” e la protesta giovanile, si era inserito nel dibattito esploso tra il PCI e gli intellettuali dissidenti rompendo un tabù, difendendo la linea dell'argomentazione rigorosa contro la scorciatoia della repressione e della invettiva ideologica, sostenendo che la democrazia viva nel confronto duro, ma argomentato e respingendo l'idea che la sintesi politica debba tradursi in omologazione. Non si è omologato nemmeno nella critica, anche feroce, spesso caratterizzata ancora dal suo sarcasmo, dei Governi e dei partiti di centrodestra, senza mai scadere però nella volgarità o nella violenza verbale.
Da giornalista aveva anticipato alcuni temi che poi sarebbero diventati, vent'anni dopo e ancora adesso, di stringente attualità, per esempio quell'idea - leggo - per cui “l'ambiente non è un capitolo: è la lente con cui guardare il mondo”.
Fabio Mussi è stato un uomo, prima che un politico, laborioso e coerente.
Per queste ragioni, con i colleghi di Forza Italia, gli rivolgiamo un omaggio sincero, ci stringiamo con affetto alla sua comunità politica, presente e passata, e alla sua famiglia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi parliamo di Fabio Mussi, che è scomparso nella notte del 3 settembre. Aveva 78 anni. Se ne va un protagonista della storia della sinistra italiana, ma soprattutto un uomo di straordinaria coerenza e passione civile.
Era nato a Piombino il 22 gennaio 1948 da una famiglia operaia. La sua vita è stata un filo rosso che ha attraversato oltre mezzo secolo di storia nel nostro Paese, dal Partito Comunista Italiano, a cui si iscrisse a 17 anni, fino a Sinistra Italiana. Entrò giovanissimo nel comitato centrale del PCI, dove fu il più giovane componente. È stato parlamentare, capogruppo dei deputati del PDS-L'Ulivo nel 1996, Vicepresidente della Camera nel 2001, nel secondo Governo Prodi fu Ministro dell'Università e della ricerca. Romano Prodi lo ha ricordato come un Ministro rigoroso, un appassionato politico, un uomo colto che ha sempre considerato l'azione politica come strumento collettivo per cambiare il mondo.
Il suo impegno non si era limitato solo alle aule istituzionali: è stato vicedirettore di e condirettore de , dimostrando una passione autentica per la cultura e per il giornalismo militante.
Il momento, forse, che meglio di tutti definisce la sua statura politica, coerenza e, io direi, anche onestà intellettuale, è l'aprile del 2007. Davanti alla scelta dei Democratici di Sinistra di confluire nel Partito Democratico, Fabio salì sul palco a Firenze e pronunciò parole che sono rimaste nella storia: “Io mi fermo qui”. Con quella frase, pronunciata senza settarismo, ma con rigorosa schiettezza, annunciò la sua decisione di non aderire al Partito Democratico e di costruire un percorso alternativo a sinistra: da quella scelta nacquero prima Sinistra Democratica, poi Sinistra Ecologia Libertà e infine Sinistra Italiana. Non fu un gesto di rottura fine a sé stesso, ma la testimonianza di un uomo che credeva in un'idea di sinistra radicata nel mondo del lavoro, nei bisogni delle persone, ma anche attenta ai cambiamenti della società.
È stato un intellettuale raffinato, una persona coltissima, curiosa e inquieta e davvero Fabio era così: una voce squillante, un'ironia tagliente, una passione travolgente che non si è mai spenta. Oggi vorrei che raccogliessimo la sua eredità: quella di un uomo che ha sempre messo la politica al servizio degli altri, che non ha mai temuto di andare controcorrente, pur di restare fedele ai propri ideali.
Ciao, Fabio: il tuo “io mi fermo qui” non è mai stato una resa, ma il proseguire di un cammino che continua ancora oggi nelle battaglie per la giustizia sociale, per la scuola pubblica, per il e la sanità pubblica, per i diritti di chi è più fragile. Grazie, compagno
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ettore Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Oggi siamo qui a rendere omaggio a Fabio Mussi, un collega che ha onorato quest'Aula del Parlamento con il suo lavoro, con la sua presenza, con la sua guida quando svolgeva il ruolo del Vicepresidente con i suoi autorevoli interventi. Io lo ricordo come una persona di grande equilibrio, mai estremista - radicale sì, ma mai estremista -, capace di costruire sempre condizioni di dialogo. Lo ha sempre provato a fare, è stata una persona che ha dato un contributo vero e serio alla politica di questo Paese.
Ha contribuito, in tutta la sua stagione politica e in tutta la sua vita politica, all'evoluzione della sinistra italiana, all'evoluzione del PCI, ai passaggi successivi che abbiamo ascoltato anche nella ricostruzione che lei, tutti i colleghi, in particolare il collega Fratoianni, hanno fatto nel loro ricordo assolutamente molto bello. E anche la qualità di questo ricordo, qui, oggi, in Aula, segna che questa è stata una figura che è stata apprezzata trasversalmente. Erano epoche di politica diversa, si può dire e si può ricordare, ma anche in quel caso gli scontri c'erano ed erano molto forti, ma uno scontro con Fabio Mussi era sempre uno scontro al fioretto, in cui i suoi studi, ma anche il suo provenire dalla classe operaia che rivendicava erano il segno di una capacità di rispettare chi aveva idee diverse da lui.
Voglio ricordare di lui, in particolare, il suo impegno come Ministro, perché lui ha svolto il ruolo delicato di Ministro dell'Università e della ricerca e lo ha svolto con grande dedizione, ritenendo che il suo dicastero fosse in assoluto uno dei più importanti che ci fossero in un Governo. Quella sua capacità di mettersi al servizio di quell'istituzione ha rappresentato un segno di come lui interpretava la politica: come una cosa che richiedesse l'impegno fino in fondo della sua competenza, ma anche della sua passione.
Un ricordo commosso da parte di tutti i colleghi del mio gruppo - e un abbraccio alla famiglia - che oggi ne ricorda ancora in questa sede, che per lui è stata casa, la sua scomparsa
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, il gruppo di Noi Moderati si unisce al cordoglio della Camera per la scomparsa dell'onorevole Fabio Mussi. Lo facciamo con il rispetto dovuto a un uomo che ha attraversato da protagonista decenni di vita parlamentare e di storia della Repubblica.
Nato a Piombino nel 1948, deputato dal 1992 al 2008, capogruppo, Vice Presidente di questa Assemblea, Ministro dell'Università e della ricerca nel Governo Prodi.
Ricordo cose già dette da tutti i colleghi perché la sua biografia è stata densa, rigorosa, sempre legata alle istituzioni. Non condividemmo le sue scelte politiche, ma in quest'Aula si onora, prima di tutto, chi ha servito lo Stato con passione, con cultura e con continuità, oltre che con coerenza.
Fabio Mussi è stato un dirigente politico di grande cultura, un intellettuale curioso, un giornalista di razza, un interlocutore spesso aspro ma mai banale. Aveva il gusto del ragionamento e il senso della politica, quella con la “P” maiuscola, quella che cerca di cambiare il Paese e non di occuparlo.
Da Ministro ha tenuto alta l'attenzione sull'università e sulla ricerca: beni comuni che non appartengono a uno schieramento. Da parlamentare ha contribuito, da posizioni diverse dalle nostre, al dibattito sulle grandi trasformazioni della sinistra italiana dopo il Partito Comunista Italiano. Non aderì al Partito Democratico, restò fedele a un'idea di sinistra, che considerava intransigente. Si può dissentire da quella scelta e insieme riconoscere la coerenza di un percorso.
Negli ultimi anni, la malattia non gli ha tolto la voce, l'ironia, la capacità di interpellare i compagni e gli avversari. È un insegnamento che vale anche per chi, come noi, crede in una politica moderata, concreta, rispettosa delle istituzioni e del confronto.
Alla moglie Luana, alle figlie Valentina e Gaia, ai suoi cari, alle amiche e agli amici di Sinistra Italiana le condoglianze sincere di Noi Moderati.
Con questo spirito rivolgiamo a Fabio Mussi il nostro rispettoso saluto e ne affidiamo il ricordo alla memoria di quest'Assemblea. La Camera non dimentica chi l'ha onorata con il proprio impegno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie. Funziona il microfono, sì?
PRESIDENTE. Funziona, sì… adesso magari alziamo un po' la voce, prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, Signora Presidente…
PRESIDENTE. No, invece non funziona. Può usare quello della collega Gadda? Era acceso ma non funzionava.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Si sente?
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, signora Presidente. Dicevo, che le sue belle parole, quelle commosse di Nicola e di molti che lo conoscevano bene, meglio di me, hanno ricordato in modo eccellente la figura di Fabio Mussi e la sua storia. Non voglio, quindi, essere ripetitivo.
Vorrei ricordare Fabio Mussi partendo da una cosa che forse dice più di molte altre chi era e cosa significava per lui la politica. Fabio Mussi era un uomo di parte, aveva idee forti, una storia politica forte; apparteneva a una tradizione politica precisa e non era certamente uno che confondeva le proprie convinzioni con quelle degli altri. Ma proprio per questo aveva anche una qualità che oggi nella politica mi sembra sempre più rara: la lealtà.
Io ho conosciuto Fabio Mussi anche nel rapporto, non sempre facile e certamente non scontato, con il mondo radicale. Tra Mussi e i radicali c'erano profonde differenze politiche e culturali, perfino sul modo di intendere la politica e le istituzioni; eppure, quelle differenze non impedivano il confronto. Anzi, in qualche modo lo rendevano più vero.
Ricordo un'intervista, che Mussi rilasciò dopo la morte di Pannella dieci anni fa, che, a mio avviso, non traccia solo il rapporto personale tra i due, ma ci mette bene in chiaro qual era la qualità dei rapporti politici un tempo. Mussi raccontò di essere stato uno dei primi dirigenti del PCI a partecipare ai congressi radicali - cosa che non era assolutamente semplice, devo dire - e raccontò un rapporto personale piuttosto sorprendente: Pannella arrivava persino a casa sua a tarda notte, senza preavviso, per discutere per ore di politica, del PCI, dell'Europa, delle elezioni. Mussi ricorda proprio le telefonate notturne, le discussioni che potevano andare avanti fino alle due di notte. E quando gli venne chiesto se fosse amicizia, risponde prudente: non so dirlo l'amicizia, ma, insomma, un rapporto.
Ma il periodo in cui io - e concludo, signora Presidente - ebbi rapporti più diretti con Fabio Mussi fu quando, nel 2001, Francesco Rutelli - e lo ricorderà Piero Fassino, che stava insieme con lui, in si candidò - fu candidato alla Presidenza del Consiglio contro Berlusconi, fu scelto come antagonista, e lo ricorderanno molti, magari, di coloro che sono qui. Quella candidatura non fu semplice, soprattutto a sinistra ed anche nei DS sollevò dubbi, contrarietà e un dibattito acceso. Mussi era certamente tra coloro meno entusiasti della candidatura, e tuttavia, una volta che la scelta fu presa, non si tirò indietro, diede una mano e fece abbondantemente la sua parte.
Ecco, io credo che questa scelta dica molto più di tante dichiarazioni, perché dare una mano quando si sostiene una scelta che si sente pienamente propria è facile; molto più difficile è farlo quando quella scelta non coincide del tutto con la propria posizione, quando si hanno riserve, quando magari si pensa che si sarebbe potuta fare una scelta diversa. Fabio, però, aveva chiara una cosa: la politica non è soltanto il luogo nel quale si afferma ciò che si pensa; è anche il luogo nel quale, quando si riconosce una responsabilità comune, si è capaci di assumersela insieme agli altri.
Questa, a mio avviso, era la sua grande qualità: la lealtà politica - ho finito, Presidente - non significava rinunciare alle proprie idee. Al contrario, significava avere idee abbastanza solide da poter collaborare anche con chi non le condivideva tutte. Mussi apparteneva a una storia diversa dalla mia, da quella radicale, ma non aveva paura del confronto con quella storia. E, soprattutto, non aveva bisogno di trasformare ogni differenza in un muro.
Per questo, oggi, ricordandolo, io penso soprattutto a una persona capace di essere fedele alle proprie convinzioni, senza diventare prigioniera delle proprie appartenenze. Anche noi ci uniamo, signora Presidente, al cordoglio e ci stringiamo con affetto ai familiari e, ovviamente, alla comunità politica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signora Presidente. Grazie anche per le parole con cui ha ricordato Fabio Mussi e per le parole di Fabio Mussi che ha scelto. Voglio anch'io ringraziare il collega Nicola Fratoianni per il suo ricordo vivido. In scia di quello che ha appena detto il collega Giachetti, per chi è cresciuto radicale e “pannelliano” come me è difficile, pensando a Fabio Mussi, non andare con la mente al congresso del Partito Radicale del 1989 a Budapest, prima che cadesse il muro, credo che fosse aprile. E alla invettiva che per noi era celebre, invettiva che Pannella rivolse, allora, a un incolpevole Fabio Mussi, che era membro della segreteria del PCI ed era lì presente: “avevate torto”. Marco parlava di aborto, divorzio, obiezione, compromesso storico, leggi Cossiga. E poi ci fu, in quell'occasione, anche uno scambio già molto frizzante.
La storia poi avrebbe, tempo dopo, reso possibili convergenze molto significative e importanti proprio con Fabio Mussi, che come Ministro dell'Università e della ricerca faceva parte del secondo Governo Prodi, peraltro insieme a Emma Bonino, sua coetanea, che abbiamo pianto ieri. Mussi, in quell'occasione, fu protagonista e artefice, tra le altre cose, di una scelta che noi ritenevamo di fondamentale importanza: uno dei suoi primi gesti da Ministro dell'Università e della ricerca fu il ritiro del sostegno italiano alla minoranza di blocco, in sede europea, che impediva il finanziamento europeo alla ricerca sulle cellule staminali embrionali.
Poi, successivamente, fu uno degli artefici-sostenitori dei DICO, che, certo, visti con gli occhi di oggi, forse, quella regolamentazione delle convivenze di fatto… quello, però, fu un altro punto di convergenza.
Comunista, uomo della sinistra, poi Mussi seppe incarnare un progressismo laico, rispettoso dei diritti e delle libertà delle persone. Uomo di cultura, è stato detto, difensore appassionato della politica, della democrazia e del Parlamento. In questo Mussi ha avuto spesso ragione e a queste ragioni, oltre a tutte le cose che voi che lo avete conosciuto meglio avete detto, anche noi vogliamo rivolgere un sincero omaggio. E che la terra gli sia lieve .
PRESIDENTE. Grazie davvero, colleghe e colleghi, per questa bella e sentita commemorazione. Ancora un saluto e un abbraccio ai familiari dell'onorevole Fabio Mussi .
A questo punto proseguiamo con i nostri lavori.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato, n. 2713-B: Proroga del termine per l'esercizio della delega prevista dall'articolo 35 della legge 25 novembre 2024, n. 177.
Ricordo che nella seduta del 14 settembre si è conclusa la discussione generale e la relatrice e il rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge .
Avverto che non sarà posto in votazione l'articolo 2, in quanto non modificato dal Senato.
PRESIDENTE. Passiamo dunque all'esame dell'articolo 1 al quale non sono state presentate proposte emendative.
Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Ogni anno, nelle strade del nostro Paese, muoiono circa 3.000 persone. Nel 2025 sono state esattamente 2.868. Di fronte a questa strage continua, il Parlamento, oggi, anziché discutere di norme sostanziali, di correttivi opportuni, discute solamente di una banale proroga. Correttivi opportuni che dovrebbero riguardare l'eccesso di velocità, che oggi, insieme con la disattenzione, che pure andrebbe normata meglio, rappresentano le due cause principali che non soltanto generano morti sulle strade, ma che contribuiscono sensibilmente ad aumentare il numero dei morti e degli incidenti, ormai in costante aumento.
Dicevo, ci troviamo davanti, oggi, all'ennesimo rinvio. Il termine originario, previsto dalla normativa principale, era quello del dicembre 2025. Poi, da 12 mesi è stato spostato a 18 mesi e, con l'intervento del Senato, a 22 mesi. Poi, con il combinato disposto delle lettere e dell'articolo 1, si arriva al termine ultimo del marzo 2027. Peraltro, quella di oggi è l'ennesima puntata relativa alla materia della circolazione stradale in questa legislatura. In un clima di confusione generale, si sono sovrapposte nuove leggi, esercizio di deleghe governative, revisione della normativa esistente ed iniziative dei parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione, con autonomi disegni di legge.
Ad aumentare la confusione, poi, ha contribuito anche il testo originario oggi all'esame dell'Aula, che prevedeva non soltanto la proroga del termine, ma un complesso accorpamento della normativa di settore, con forme di delegificazione indiretta e implicita. Grazie alla battaglia del Partito Democratico, anche grazie alle altre opposizioni, in Commissione è stato scongiurato questo rischio di eccesso di delega, che avrebbe comportato certamente ulteriori strascichi. Ecco perché, signora Presidente, saremo particolarmente vigili sull'espressione della lettera dell'articolo ora in votazione, che recita: “anche mediante la redazione di un nuovo codice”.
Controlleremo, rigo per rigo, il decreto legislativo che sta approntando il Governo e che, ahimè, sta iniziando a girare soltanto da qualche giorno, soltanto dal mese di agosto, quando ci sarebbero stati invece tempi e tempi, mesi e mesi, per concertare non soltanto con le parti sociali, con gli , con le imprese, con le forze politiche, come impone la nostra Carta costituzionale, ma, soprattutto, con il Parlamento, un argomento così delicato come quello della circolazione stradale, che ogni giorno riguarda, ahimè, la vita delle persone.
Resta una nota di amarezza, ed è quella che in questo tempo, in cui si imporrebbe la concertazione, la sinergia e un avallo consistente del ruolo del Parlamento, invece questo Governo preferisce fare altro. Mi riferisco, in particolare, ai testi che ancora oggi restano nella pancia della Commissione, su cui è stato richiesto al Parlamento - vado a concludere, signora Presidente - il parere sugli emendamenti e, con un ritardo colpevole del Governo, continuano a non arrivare. Uno su tutti, il testo che riguarda il rinnovo delle patenti degli ultraottantenni, che è una delle cause di incidenti, anche mortali, su cui c'è un ritardo colpevole della politica e del Governo. Annuncio il voto contrario del Partito Democratico sull'articolo 1.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Io sarò un po' più duro del mio collega, dicendo che la maggioranza si dovrebbe vergognare di portare in Aula questo provvedimento sul codice della strada, che è una semplice proroga della scadenza per andare ad affrontare tutti i temi che non sono stati affrontati nel 2024 sul codice della strada. E lo dico perché, avendo visto la bozza che è in consultazione da agosto, che gira nel Ministero, si può vedere come ci sia una marea di soluzioni previste dai nostri emendamenti di minoranza, dagli emendamenti di molte forze politiche che adesso, magicamente, sono apparsi nella bozza che il Ministero sta facendo girare, che ha finito di discutere con tutti gli con tutti gli interessati.
Lo dico perché questo significa proprio snaturare il Parlamento, snaturare il lavoro nelle Commissioni, che è anche costruttivo; è soltanto un modo per appropriarsi di soluzioni che rimediano agli errori che avete fatto nel precedente codice della strada per farvi belli agli occhi del vostro elettorato. Ma questo denota il fatto che: il codice della strada è del 2024, la prima scadenza per fare questo tipo di modifiche era nel 2025; siamo al 2026, quasi alla fine della legislatura, e avete solo portato in Parlamento la deroga. Dovete vergognarvi, dovete veramente vergognarvi. Per questo motivo, voteremo contro.
E faccio solo un esempio, sui famosi monopattini che voi avete tanto demonizzato. Noi avevamo presentato una serie di emendamenti che andavano a colmare il problema che avete creato nel vecchio codice della strada, che - pensate - non permetteva ai monopattini elettrici, pur con casco e assicurazione, di andare sulle piste ciclabili e pedonali. La bozza che state presentando è uguale e identica agli emendamenti che dicevano di chiarire che i monopattini possono andare nelle aree pedonali e nelle piste ciclabili. Complimenti per il gran lavoro che il Ministro Salvini ha fatto sul codice della strada. Perché, forse, sa cos'è? Che affrontare questi temi complessi, come la revisione di un codice della strada, girando per le sagre e mangiando salsicce, è un po' complicato. Io lo capisco, perché anche quando finisci di mangiare sei appesantito, sei molto appesantito e, quindi, alla fine, non ti viene nemmeno lo spunto per andare a vedere le cose che noi avevamo proposto, che avevano senso e che adesso, come ho detto, sono presenti in questa bozza, in cui si è conclusa la consultazione con gli . Esprimo, dunque, voto contrario sull'articolo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Davvero è complicato esprimere un giudizio peggiore di quello che hanno dato i colleghi che sono intervenuti poc'anzi. Sono state presentate negli ultimi anni, ogni volta come la panacea di tutti i mali legati ai problemi della viabilità, del codice della strada, norme che sono servite a poco o niente. Per di più, nella prima fase, avevamo il Ministro Salvini che sciorinava, voglio dire… la cautela non fa parte della sua cultura politica. Al primo mese di incidenti ha cominciato a lanciare dei numeri, poi, andando avanti, ha cominciato a rimanere zitto, per un motivo molto semplice: perché, purtroppo, i morti sulla strada e gli incidenti sono aumentati. Perché non è semplice intervenire sulle normative legate alla strada, non è semplice intervenire sul codice della strada e, soprattutto, chi annuncia soluzioni fantastiche, molto spesso, si ritrova con un pugno di mosche in mano, perché non interviene su un sistema che va affrontato strutturalmente e ponendosi un tema certo, che noi, come AVS, poniamo da tempo: quello per cui, ad esempio, nei grandi centri urbani del nostro territorio non si può andare oltre i 30 chilometri orari .
Una città l'ha fatto: l'ha fatto Bologna ed è stata oggetto di una campagna diffamatoria da parte di tutti i della destra contro il primo cittadino e contro chi ha portato avanti questa operazione. Guarda caso, però, Bologna è la città che registra, oggettivamente, il risultato migliore, per un motivo molto semplice: se vai piano, non riesci a uccidere le persone . È un dato di fatto, scientifico, ma la scienza da tempo è nemica dichiarata… non essa, è il Governo ad aver dichiarato da tempo guerra alla scienza. Alcuni, in modo molto semplice, spiegavano che se vai a meno di 30 chilometri orari o entro i 30 chilometri orari è molto difficile - se non impossibile - ammazzare un pedone, perché ovviamente più aumenta la velocità, più, ovviamente, queste possibilità aumentano.
Ma perché c'è questa grande volontà di dare anche un modello sociale e culturale della corsa, dell'utilizzo del mezzo non per il trasporto, come proponiamo noi? Lo strumento del movimento deve essere, innanzitutto, per il trasporto. No, per noi è diventato uno . Sia chiaro: se c'è chi si può permettere, correttamente e legittimamente, macchine anche di grande bellezza e di grande cilindrata non è certamente un problema nostro. Ma il tema è: perché se hai un macchinone, un mezzo o una moto molto importante, il tuo modello deve essere quello di correre a tutta velocità e riprenderti? E, soprattutto, proprio il Ministro Salvini ha fatto una modifica - che noi contestiamo nel profondo -, per cui è stata tolta per i neopatentati la regola molto forte e stringente che diceva che i neopatentati non potevano guidare mezzi di grande cilindrata. Ebbene, c'è una cosa in particolare che ha fatto questo Ministro: ha voluto a tutti i costi eliminare questa norma . E, infatti, i nuovi incidenti prevedono molti giovani, che ammazzano perché possono andare su grandi bolidi.
È un sistema sociale sbagliato. Ancora una volta, avete fatto delle scelte che vanno a favore di . Lo voglio dire chiaramente: noi presentiamo un ordine del giorno - poi lo discuteremo a parte - in cui riproponiamo l'unica norma che prevedeva equità, che era la tariffa unica per chi non commette sinistri, una norma per la quale, incredibilmente, al Ministro Urso viene l'orticaria soltanto a parlarne.
E qua - e concludo - voglio dire un'ultima cosa: le norme sulla strada e sul codice della strada vanno fatte nell'interesse primario dei cittadini. Finché ci sarà un Governo che farà queste norme nell'interesse principale di chi deve vendere macchine o altri mezzi e, soprattutto, di chi deve correre e pubblicizzare questo, non andremo da nessuna parte .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
TULLIO FERRANTE,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/1 Iaria, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Ha detto contrario, deputato Iaria.
TULLIO FERRANTE,. L'ordine del giorno n. 9/2713-B/2 Carotenuto è accolto come raccomandazione, previa riformulazione in questi termini: “impegna il Governo, nell'ambito della delega oggetto del provvedimento di proroga in esame, a definire la revisione e la semplificazione del procedimento per l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie e accessorie e relativi parametri non solo agendo rispetto alla gravità del comportamento posto in essere sulla strada, ma anche tenendo eventualmente conto della situazione reddituale di chi ha commesso l'infrazione, nonché della potenza del mezzo”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/3 Fede il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/4 L'Abbate il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/5 Marianna Ricciardi il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/6 Barzotti il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/7 Borrelli il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-B/1 Iaria sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie. A me sembra strano che venga dato un parere contrario… no, non mi sembra strano, che cosa sto dicendo. Non mi sembra per niente strano che voi diate un parere contrario alle Zone 30, perché le demonizzate, ma, come ho detto prima, sempre nella bozza che ha concluso il suo iter di discussione al Ministero, questo tema è stato svolto e chiaramente è andato spesso nella direzione che abbiamo già indicato. Ma il tema più importante è che le Zone 30 non sono una roba da ambientalisti pazzi, ma sono aree della città che aumentano la sicurezza. Perché? Quando parliamo di incidenti, da quando c'è stata anche la modifica del codice della strada, è vero che, da una parte, sono diminuiti i morti, ma dall'altra - cosa che deve fare preoccupare - sono aumentati i morti e gli incidenti sui monopattini, che sono più 6 per cento. Sono aumentati i feriti in monopattino: più 6,6 per cento. Dicevo, i morti in monopattino: più 8,7 per cento. E la cosa che fa più impressione, i ciclisti morti: più 20 per cento. Tutte categorie che sono gli utenti deboli della strada.
Quindi, capite che c'è stato qualcosa che nel vecchio codice della strada non ha funzionato perché era autocentrico. Ha diminuito in generale il numero dei morti - e questa è una cosa buona - però sono aumentati - ed è preoccupante - i morti degli utenti deboli della strada. Non ultimo, recentemente c'è stato quell'incidente sulle strade piemontesi, dei ciclisti investiti che quasi venivano giustiziati da un automobilista. Quindi, capite che avete creato in questi anni una narrazione completamente tossica, avete messo gli utenti della strada l'uno contro l'altro. Avete detto che… c'era chi diceva che chi voleva fare le Zone 30 fosse contro gli automobilisti, chi diceva che chi voleva fare in modo che ci fossero più piste ciclabili toglieva parcheggi, con questa ideologia ambientalista che stava rovinando il mondo, eccetera.
Ma il tema fondamentale è che si parlava di sicurezza stradale. Ridurre la velocità riduce la mortalità, riduce la gravità dell'incidente stradale stesso. E questo voi non l'avete fatto.
State portando un rimedio in quella discussione che, come ho detto prima, non è avvenuta in Parlamento, non è avvenuta in Commissione e in due anni poteva avvenire in Commissione, sia con la revisione del codice della strada, già approvato, sia con tutta una serie di proposte di legge - come ha detto giustamente qualcuno prima - sia dell'opposizione sia della maggioranza.
Ma no: si deve andare avanti perché non si vuole ammettere di avere sbagliato, ma si vuole semplicemente fare in modo che arrivino soluzioni e far finta che la gente non si accorga che quelle soluzioni non sono frutto del lavoro del Governo, ma sono soltanto ipocrisia, sono soltanto soluzioni che arrivano con un colpevole ritardo.
Quindi, nemmeno approvare l'ordine del giorno in cui si dice che le Zone 30 sono semplicemente una gestione urbanistica dello spazio urbano che mette in condivisione, in maniera pacifica, gli utenti della strada, tutti gli utenti della strada, è veramente - questo sì - la vostra versione dell'ideologia super intransigente che avete
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/1 Iaria, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-B/2 Carotenuto. L'ordine del giorno è accolto come raccomandazione, se riformulato. Direi che non accoglie e chiede di intervenire. Prego.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Sì, Presidente. Non posso accettare un parere che non sia pienamente favorevole, perché ogni giorno che passa si consumano ingiustizie sulla pelle degli italiani. Allora, visto che voglio che sia chiaro a tutti, anche a chi ci segue da casa, facciamo un esempio chiaro: stessa strada, stesso autovelox, stessi 30 chilometri orari oltre il limite. Al volante della prima auto c'è un operaio, su una Panda di 15 anni, guadagna 1.200 euro al mese; al volante della seconda c'è un manager, su un SUV da 400 cavalli. Arriva la multa, uguale per tutti e due: per il primo è mezzo affitto, per il secondo è un aperitivo. Allora, chiediamoci a che cosa serve la multa. Non serve a far cassa, serve a far passare la voglia di correre, di mettere a rischio la vita anche degli altri automobilisti oltre che la propria. E una multa dissuade solo se fa male alle tasche.
Allora, l'operaio quella multa se la ricorda per tutta la vita e la volta dopo chiaramente rallenterà; il manager la paga dal telefono, sull', mentre sta ancora guidando, e la volta dopo corre di nuovo. Allora: un limite che si può comprare non è un limite, è un listino prezzi.
Ora veniamo al paradosso nel paradosso: nella legge delega questa roba c'è scritta. Parlate di commisurare alla situazione reddituale ed economica di chi ha commesso l'infrazione, nonché alla potenza del tipo di veicolo guidato, che è la cosa che avevo proposto io un anno prima, il 23 settembre 2023. Uno potrebbe dire: quindi sei contento. No, non sono contento, perché siamo a settembre 2026 e state chiedendo un'ulteriore proroga.
Non posso essere contento. Non mi interessa vedere una proposta che ho scritto stampata in una proposta di legge: voglio vederla funzionare e non sarò contento finché non sarà efficace, perché ogni giorno che passa, finché questa revisione del codice della strada non sarà legge, è un giorno di disuguaglianza, in cui si perpetua questa ingiustizia per cui un paga come un miliardario e un miliardario corre, paga e ricomincia a correre .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per aggiungere anche un altro punto al tema che già ha ben spiegato il mio collega. C'è un esempio che possiamo prendere dall'Europa: in Norvegia le multe sono uguali per tutti se tu superi di 20 chilometri orari il limite di velocità; dopo questi 20 chilometri orari la multa è molto progressiva, cioè chi ha un reddito alto paga tantissimo. Ed è questo il tema fondamentale che vorremmo portare e abbiamo già portato; è un tema molto coraggioso, ma voi non avete coraggio, voi strizzate chiaramente l'occhio a chi ha tanti soldi e se ne può tranquillamente fregare di prendere multe, violando il codice della strada, perché non incidono sul suo patrimonio. Quindi da questo punto di vista si tratta solo di rendere equa la possibilità di pagare le multe e rendere anche la multa veramente efficace .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/2 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-B/3 Fede sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/3 Fede, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/4 L'Abbate il parere del Governo è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-B/5 Marianna Ricciardi sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/5 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/6 Barzotti il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/7 Borrelli il parere è contrario… Sui favorevoli non si parla.
DARIO CAROTENUTO(M5S). È favorevole pieno?
PRESIDENTE. Sì, favorevole pieno. Mi pare ci fosse stupore…
Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Volevo ricordare alla maggioranza che noi presentiamo sempre la stessa mozione, lo stesso emendamento e la stessa legge, ma in modo strabico, a seconda delle situazioni, il Governo dà pareri negativi o positivi sempre sulla stessa norma: la tariffa unica per chi non commette sinistri.
In questo caso, avevamo chiesto al Governo un impegno. Tra l'altro, lo stesso Ministro, in un altro , aveva riconosciuto che è un'ingiustizia che, in alcune zone del nostro Paese, solo per vivere in un territorio, si debba pagare di partenza il doppio, il triplo o il quadruplo rispetto ad altre parti del nostro Paese. E abbiamo dimostrato, dati alla mano, che non c'è nessuna motivazione tecnica ma solo una volontà da parte delle grandi compagnie di assicurazione che - lo voglio ricordare - hanno fatto nell'anno passato, ringraziando pubblicamente, circa 12,5 miliardi di utili. Utili che sono entrati nelle tasche di pochi mentre hanno pagato tutti gli italiani, in particolare quelli tartassati nel Sud e nelle isole.
Ma ancor peggio di tutto questo è che la stessa Unione europea ha detto che è assurdo che in Italia, in particolare al Sud, si paghino le tariffe più alte d'Europa e, quindi, probabilmente più alte del mondo. Quindi, qui noi abbiamo un sistema che è questo: fai una compagnia, fai una grande assicurativa, ti prendi tanti soldi e restituisci al territorio nulla. Non c'è niente di equo. È un Governo che dovrebbe controllare e, invece, diventa complice! Complice!
E noi avevamo chiesto al Governo che si impegnasse, innanzitutto, “a promuovere l'utilizzo della micromobilità elettrica”. Ma, ovviamente, se parliamo di mobilità sostenibile, le accise sono così alte perché c'è ancora tanta benzina in circolazione. Voi non volete accettare che la soluzione per pagare di meno è far funzionare la nostra energia primaria, come il sole e il vento. E noi non la vogliamo utilizzare perché non agevola nessuna grande .
Proseguendo, “attraverso interventi finalizzati a garantire un maggiore equilibrio tariffario nel settore delle polizze di Responsabilità Civile, in coerenza con la funzione sociale dell'obbligo assicurativo e con il valore del veicolo, al fine di incentivare la mobilità sostenibile e contribuire alla decarbonizzazione”. Noi vi proponiamo le soluzioni che porterebbero meno tasse ai cittadini, meno incidenti, più equità sociale.
Eppure, c'è sempre un muro, perché nella disuguaglianza ci sono sempre e sistemi economici che ci guadagnano, mentre noi proponiamo che a guadagnarci siano tutti i cittadini e, in questo caso, anche lottando per una disuguaglianza che voi continuate a non vedere.
Continuate a non voler vedere - è palese a tutti - che in alcune zone del nostro Paese, in particolare nel Mezzogiorno e nelle isole, si pagano tariffe inaccettabili e insostenibili.
Vogliamo dire che, giustamente, bisogna fare la battaglia sulla vergogna delle targhe polacche e delle tariffe polacche, ma quelle sono una conseguenza di una inazione da parte del Governo, che dovrebbe intervenire e creare equità, mentre fomenta disuguaglianza . E la disuguaglianza aumenta la criminalità e l'illegalità diffusa e, quindi, chi fomenta ciò è direttamente complice.
Ancora una volta, noi abbiamo presentato un ordine del giorno. Un ordine del giorno! Siamo alla fine della legislatura e neanche si vuole affrontare questo problema. Neanche ! Eppure, ci sono tanti cittadini e tanti colleghi che sono eletti nei collegi del Mezzogiorno. Ma è mai possibile che nessuno vi abbia mai detto: ma che vergogna questo sistema delle tariffe! Ma che vergogna i soldi che ci chiedono queste grandi compagnie! Ma che vergogna il fatto che le compagnie, ad esempio a Napoli, abbiano fatto cartello e guadagnino, secondo i dati usciti pubblicamente, mediamente 150 euro per ogni singola polizza! Parlo del guadagno, non dei costi. Ma che vergogna! Non siamo intervenuti per colpire i furbetti o gli imbroglioni, ma chiediamo i soldi agli onesti, a quelli che casomai non hanno mai commesso un sinistro: questo non è un sistema equo.
E ancora una volta, noi vi abbiamo proposto una cosa che serve a tutti, perché non credo che i tartassati dell'RC-auto siano tutti quanti elettori di AVS. Perché noi non guardiamo soltanto al nostro elettorato: noi guardiamo al Paese nel suo complesso, e avere sempre un muro rispetto a una vergogna, che è quella delle tariffe RC-auto nel nostro Paese e, in particolare, nel Mezzogiorno e nelle isole, è una cosa inaccettabile.
Noi l'abbiamo proposto in tutti i modi possibili e immaginabili. Finiremo questa legislatura ricordandovi che non avete voluto agire. E non avendo voluto agire, avete voluto favorire le grandi - perché oramai si sono comprate anche le piccole compagnie, anche quelle di prossimità - che guadagnano tanti soldi che non ritornano sul territorio ma ingrassano i pochi; e quei pochi non portano nessun beneficio al Paese e impoveriscono tutti .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2713-B/7 Borrelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato Bof. Ne ha facoltà.
Colleghi, se dovete uscire in silenzio, grazie. Prego, collega Bof.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, noi è da tempo che sentiamo parlare di questo codice della strada, di questo nuovo codice della strada che dovrebbe arrivare ma, ahimè, probabilmente siamo ancora agli annunci. Agli annunci, così come tanti annunci di opere che sarebbero state realizzate, così come l'annuncio del ponte che probabilmente nessuno vedrà mai realizzato, così come tanti altri annunci.
Ma noi comunque rimaniamo fermi sul fatto che un nuovo codice della strada, una rettifica del codice della strada serva, e concediamo questo ulteriore tempo, che però vorremmo fosse anche impiegato bene. Per cui una delega al Governo per noi non è una delega in bianco: per noi una delega al Governo è una delega ad andare in una determinata direzione.
La direzione di Futuro Nazionale qual è? Noi dobbiamo garantire la sicurezza sulle strade, dobbiamo garantire la prevenzione affinché non avvengano incidenti sulle strade e dobbiamo garantire anche quella parte del codice della strada che garantisca la semplificazione e l'approccio alla motorizzazione da parte delle nostre imprese, dei nostri lavoratori e delle nostre aziende che sulle strade devono lavorare.
Ahimè, la strada, però, non deve essere un modo per punire o fare cassa indebitamente. Allora, sicuramente noi non siamo per quelle strade statali in cui, in alcuni tratti, viene ridotta la velocità ingiustificatamente solo per installare l'apparato che deve poi sanzionare. In questi casi, non si sanziona una condotta anomala, perché in realtà ANAS prevede quale sia la velocità sulle strade extraurbane, ma il limite viene appositamente ridotto per installare lo strumento finalizzato a fare cassa. Questa non è prevenzione. Questo è quello che noi non vogliamo ci sia nel codice della strada.
Noi vogliamo che le sanzioni siano proporzionate, perché, vedete - come è già stato detto in quest'Aula -, molte volte, rispetto al rischio e al pericolo che si crea, le sanzioni che vengono applicate sono assolutamente sproporzionate, soprattutto per le fasce deboli della popolazione.
Ricordiamo che quelli che magari a volte possono anche eccedere un attimo i limiti di velocità - cosa che non dovrebbero fare -, sono anche gli operai che rientrano a casa perché hanno la pausa pranzo e poi devono tornare al lavoro. E, ovviamente, noi non possiamo rapinare metà della busta paga di un operaio che torna a casa a mangiare a mezzogiorno per una sanzione . La sanzione deve essere giusta.
La patente è anche uno strumento di lavoro, perché la gente ci lavora con la patente. Quindi, è giusto che vi sia la punizione, ma la punizione deve essere rispetto al reato commesso.
Quindi nel caso, ad esempio, di ritiri di patente per motivi minori, è giusto che quella persona non debba perdere la patente e anche il posto di lavoro, e quindi, consentire a quella persona di potersi recare a lavorare e non, magari, a fare le gite la domenica. Per noi è indispensabile che ci sia, all'interno di un codice della strada, un dispositivo che consenta questo tipo di approccio verso il cittadino: punizione sì, ma non deve essere eccessiva rispetto al reato commesso, perché poi vediamo che nel nostro Paese, quando, in realtà, si commettono i reati gravi, si rimane fuori di prigione e, addirittura, quasi quasi ti fanno un regalo perché hai commesso un reato. Mentre poi chi fa qualche chilometro all'ora in più si ritrova senza patente, senza lavoro e deve subire un'ingente restrizione.
Ma, ahimè, quando parlo delle nostre imprese che devono lavorare, io vi cito anche degli esempi: noi abbiamo, ad esempio, autotrasportatori che hanno aziende di trasporto persone dove un autista che, attraverso la patente CQC, ha l'autorizzazione per guidare un pullman con a bordo fino a 80 persone, poi, però, se deve guidare una macchina per andare a prendere una persona all'aeroporto e riportarla indietro, deve fare un esame provinciale apposito. Cioè, chi per lo Stato è idoneo a trasportare 80 persone in pullman, per lo stesso Stato non è idoneo a trasportare una persona in auto .
Queste sciocchezze che esistono nell'ordinamento italiano, per cui serve un esame provinciale, serve pagare l'obolo anche alla provincia per poter guidare un'auto, per chi già ha avuto l'autorizzazione di guidare un pullman, queste cose vanno tolte, perché non fanno parte di una prevenzione. Non c'è nulla che garantisca maggiore sicurezza. È semplicemente un'estorsione a carico delle aziende che devono pagare quell'obolo ingiustificato allo Stato. Quindi, la proporzionalità delle sanzioni, ma anche degli accertamenti.
Paradossalmente, noi avevamo un codice della strada in base al quale, se uno guidava in preda all'uso di sostanze stupefacenti, ma non dimostrava l'alterazione psicofisica, non gli si poteva neanche fare il test antidroga per capire se questa persona fosse sotto l'uso di sostanze stupefacenti. Se però, dall'altra parte, troviamo uno che non dimostra uno stato di alterazione psicofisica e gli viene fatto l'alcoltest, a questo può essere ritirata la patente. Quindi ci deve essere anche un raziocinio, una proporzione nella verifica dell'infrazione che il cittadino commette, perché questo è importante.
Dopodiché, fra virgolette, è importante la fase sanzionatoria, ma è importante anche la fase della formazione: insegniamo, come fanno in tanti Paesi europei, l'educazione stradale ai nostri bambini nelle scuole, perché la formazione parte da lì. I nostri bambini cominciano a girare in bicicletta, ma girano nelle strade, ed è importante che abbiano una formazione su come ci si approccia al codice della strada. Lì dobbiamo cominciare a seminare e a insegnare. Poi, ad esempio, perché non investiamo in progetti e obblighiamo anche chi commette delle infrazioni a sottoporsi a dei corsi di guida sicura, in modo che, se uno dimostra di non essere in grado di guidare bene il veicolo, lo si formi per avere una modalità di guida più sicura?
Ahimè, noi diciamo anche che, rispetto a quelli che sono gli annunci del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, che vuole un Paese più veloce, un Paese che vada più veloce e che corra di più, ci sono molte infrastrutture stradali, come in tanti altri Paesi europei, che potrebbero… perché, ahimè, gli anni passano anche per la tecnologia, quindi oggi la tecnologia mette a disposizione auto con sistemi di frenata, di accelerazione, di sterzata, gomme, eccetera, completamente diversi da quelli di anni fa. Allora perché, ad esempio, in alcune autostrade a tre corsie non si può viaggiare tranquillamente anche a 150 chilometri orari, piuttosto che a 130 ? Riusciremmo a favorire gli spostamenti, perché, ahimè, lì non ci girano le biciclette e i monopattini.
Sentivo il collega dire che a Bologna, dato che hanno messo il limite a 30 chilometri orari, si sono ridotti gli incidenti. Non è quello il sistema per ridurre gli incidenti, anche perché a Bologna, con le manifestazioni che autorizza il sindaco contro le Forze dell'ordine, la paura di disfare la macchina non è nel fare l'incidente, ma nei manifestanti che ti distruggono la macchina in strada . Quindi, lì il problema ce lo abbiamo da un altro verso, non ce lo abbiamo sicuramente per il problema dei 30 chilometri orari. Non è così che si previene la sicurezza nelle strade.
La sicurezza nelle strade si previene anche attraverso gli investimenti, attraverso gli investimenti nelle infrastrutture, perché molto spesso noi ci troviamo di fronte anche a una scarsa manutenzione delle strade, a strade non idonee a essere percorse contemporaneamente dal traffico veicolare e dal traffico ciclabile, piuttosto che con il traffico leggero. E, quindi, anche qui ci vuole un'azione importante da parte del Governo e degli enti locali per garantire che le strade possano essere sicure.
Poi, un'altra cosa che dovrebbe essere prevista dal codice della strada: quando noi entriamo in autostrada, noi paghiamo per usare un servizio che ci viene messo a disposizione dallo Stato, paghiamo al casello; se, però, io percorro quell'autostrada e lungo tutta la tratta autostradale io sono bloccato per i lavori in corso e per gli ingorghi, e non posso percorrere quell'autostrada così come dovrebbe essere percorsa, non è giusto che il cittadino paghi per un servizio che non riceve. Quello dovrebbe essere previsto nel codice della strada . Se un'autostrada non dimostra di avere quell'efficienza che dovrebbe essere garantita da una viabilità autostradale, non deve essere dovuto il pagamento del pedaggio.
Mi sembra normale che, se non ottengo un servizio, non devo pagare; se mi danno un servizio, pago. Questo è quello che noi chiediamo al nuovo codice della strada. Poi, anche lì, ci vuole un approccio meno punitivo, soprattutto per la parte delle piccole infrazioni, perché vi parlo anche - e qui concludo - della mia esperienza da sindaco. Molto spesso si può prendere la velocità con l'autovelox, molto spesso si può fermare semplicemente la persona, fargli una sanzione per velocità pericolosa, che è 35 euro. Se uno sta andando a lavorare, lo si ferma per mezz'ora per fargli la sanzione, per rilevare, eccetera, e già quella è una punizione.
Ma, ripeto, andare a comminare sanzioni di 400, 500, 600 euro a persone che devono andare a lavorare, molto spesso per infrazioni che - consentitemi il termine - sono anche futili con le tecnologie che esistono oggi…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). …direi che ci vuole più proporzionalità, più proporzionalità soprattutto tra il codice della strada e gli altri codici che impartiscono sanzioni nel nostro Paese, dove vediamo a volte commessi reati gravissimi e che le sanzioni sono pressoché nulle. Quindi, per un codice della strada più giusto e sempre nella speranza che il Ministro trovi il tempo di darci finalmente questo codice della strada, il nostro voto sarà favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, signor Sottosegretario, le modifiche al codice della strada, approvate con la legge n. 177 del 2024 ed entrate in vigore il 14 dicembre 2024, hanno introdotto numerosi cambiamenti in materia di sicurezza stradale, intervenendo, tra l'altro, sulla guida sotto effetto di alcol e sostanze stupefacenti, sulla patente a punti e sulla sospensione breve della patente, sulla formazione dei conducenti, sugli accertamenti mediante autovelox e altri dispositivi da remoto, nonché sulla disciplina di monopattini elettrici, biciclette, aree di sosta e zone a traffico limitato.
La sua approvazione è stata segnata da un duro dibattito, non solo perché le nuove disposizioni hanno completamente esautorato le amministrazioni locali da scelte strategiche per la pianificazione della mobilità dei propri territori, ma anche perché le norme introdotte non hanno migliorato affatto, come ampiamente prevedibile, la qualità dei nostri centri urbani, né tantomeno la sicurezza delle nostre strade.
L'Associazione familiari e vittime della strada ha ribattezzato il nuovo codice come “codice della strage”, denunciando che ogni anno in Italia scompare un paese di quasi 4.000 persone. Tante sono, infatti, le vittime delle strade italiane, 300.000 i feriti e oltre 20.000 i disabili gravi, prodotti da una gestione scellerata dell'insicurezza.
Il Parlamento europeo ha chiesto all'Italia di ridurre del 50 per cento in 10 anni questi numeri, ma lo Stato italiano ha risposto con un sempre calante presidio del territorio e con un grave ritardo nell'adeguamento degli organici delle Forze dell'ordine e delle norme del codice della strada. La riforma ha, inoltre, previsto una delega al Governo per un riordino complessivo della normativa sulla motorizzazione e sulla circolazione stradale, oggi oggetto della nostra discussione.
Infatti, con questo disegno di legge, che arriva alla Camera in terza lettura, ci chiedete di approvare un'ulteriore proroga della delega legislativa prevista all'articolo 35 dalla legge del 2024, relativa alla revisione e al riordino della disciplina della motorizzazione e della circolazione stradale. Eppure, durante l'esame del provvedimento, vi avevamo messo in guardia sui tempi, dubitando che sareste riusciti a rispettarli.
Non solo non siete riusciti a rispettare i 12 mesi che avevate inizialmente previsto, ma oggi ci chiedete di prorogare ulteriormente persino i 18 mesi già concessi da questa Camera, che aveva anche esteso da 60 a 90 giorni il termine per l'espressione dei pareri parlamentari sugli schemi dei decreti legislativi e da 120 a 150 giorni l'eventuale proroga tecnica del termine della delega, quando il termine per i pareri parlamentari cade in prossimità della sua scadenza.
Visto il ritardo del Ministero, il Senato, approvando con modificazioni l'atto Senato 1826 del 22 luglio 2026, è dovuto intervenire ulteriormente sul termine principale: anziché 18 mesi, ha previsto 22 mesi dall'entrata in vigore della legge del 2024. Di conseguenza, il termine per l'esercizio della delega viene fissato al 14 ottobre 2026, tra meno di un mese. Riuscirete a rispettarlo questa volta? Abbiamo seri dubbi in proposito: pur riconoscendo che riforme di particolare complessità richiedano adempimenti tecnici e burocratici, che possono inevitabilmente incidere sui tempi di adozione dei decreti attuativi, non possiamo ignorare la distanza tra gli annunci e la realtà.
A fronte dei proclami del Ministro, che aveva presentato questa come una riforma storica, rivoluzionaria e sostanzialmente già pronta, oggi ci troviamo nuovamente a discutere di una proroga dei termini. Proponete al Parlamento una nuova dilazione dei tempi, senza però illustrare concretamente e dettagliatamente lo stato dell'arte e le difficoltà incontrate alla base della proroga.
Il punto politico non è soltanto il ritardo. Il problema più profondo è che non avete costruito una vera politica della sicurezza stradale. Avete scelto un'impostazione ideologica, fondata soprattutto sull'inasprimento delle sanzioni e sulla ricerca dell'effetto annuncio, senza affrontare in maniera organica le cause dell'incidentalità, la prevenzione, la sicurezza delle infrastrutture e la tutela degli utenti più vulnerabili della strada.
Durante l'esame delle modifiche al codice, avremmo auspicato che venissero introdotte disposizioni innovative, orientate a rafforzare i livelli di sicurezza nelle nostre strade ed evitare nuove vittime. Invece vi siete limitati a intervenire teoricamente sulla guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, penalizzando senza alcun senso persino chi fa uso di cannabis a scopi terapeutici.
Vi siete accaniti sulle ZTL e sulle Zone 30, rendendo estremamente complicato, anche per le amministrazioni comunali, garantire la sicurezza sulla propria viabilità. Avete lavorato per disattivare gli autovelox senza rafforzare i controlli sulla velocità, prima causa di incidentalità, tanto che in tante e in tanti ci siamo chiesti se “Fleximan” fosse il Ministro Salvini .
Avete ostacolato in tutti i modi l'utilizzo di biciclette e monopattini, prevedendo caschi, targhe e assicurazioni, senza vigilare sull'applicazione e la gestione delle folli tariffe a cui le compagnie stanno sottoponendo i mezzi di micromobilità elettrica. È stato chiaro fin da subito che, piuttosto che disincentivare l'utilizzo dell'auto privata e la velocità sostenuta a tutela della sicurezza delle nostre strade, il vero bersaglio del provvedimento fossero i mezzi di micromobilità elettrica e le biciclette, il cui utilizzo è stato pesantemente penalizzato.
La di fondo della vostra - a nostro avviso - mancata visione della sicurezza stradale risiede quasi esclusivamente nell'approccio sanzionatorio, che del resto ha caratterizzato larga parte dell'azione legislativa e politica di questo Governo nel corso di tutta la legislatura. Inasprimento delle pene e aumento delle sanzioni, introduzione di nuove fattispecie di reato: una risposta prevalentemente repressiva che continua, però, a lasciare sullo sfondo i nodi strutturali che incidono realmente sulla sicurezza e sulla mobilità del nostro Paese.
Perché non basta moltiplicare divieti e sanzioni, se contemporaneamente non si interviene sulla qualità e sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla manutenzione della rete stradale, sulla prevenzione, sull'educazione alla sicurezza stradale e, soprattutto, sul rafforzamento di un sistema di trasporto pubblico locale, regionale e nazionale che possa rappresentare una vera alternativa all'utilizzo del mezzo privato .
Eppure, per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione che il nostro Paese ha sottoscritto, sapete bene che dovreste investire soprattutto sulla mobilità sostenibile. Nulla di più lontano dalle vostre politiche. Non ci stupiamo, visto che il vostro primo atto in materia è stata la modifica della denominazione di quel Ministero, che nella scorsa legislatura si chiamava Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile e dal 2022 si chiama, invece, Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti; posto che, poi, abbiamo un Ministro che di tutto si occupa fuorché di quello che dovrebbe fare . Un approccio che guarda al passato e che certifica il limite della vostra visione. Si interviene sulle conseguenze, spesso con finalità meramente punitive, ma non sulle condizioni strutturali che determinano i problemi della circolazione, della mobilità e, in ultima analisi, della stessa sicurezza stradale.
La sicurezza stradale non si costruisce con la lotta ai monopattini e alle biciclette, continuando a trascurare gli interventi strutturali che sarebbero necessari per ammodernare la nostra rete. Sicurezza significa progettazione delle strade, moderazione della velocità, prevenzione e formazione, innovazione tecnologica, tutela degli utenti più vulnerabili, integrazione della mobilità urbana, trasporto pubblico locale: tutti temi assenti dalle vostre politiche. Il nuovo codice della strada, infatti, ha imboccato un percorso diverso: ha scelto di ignorare la mobilità dolce e sostenibile e di comprimere gli spazi di autonomia dei comuni. Nonostante l'inasprimento delle pene per i comportamenti nocivi al volante, il codice non prevede poi alcun aumento dei controlli, anzi va proprio nella direzione di ridurre i controlli e le sanzioni per eccesso di velocità, una delle cause principali dei sinistri. Inasprire le pene senza aumentare i controlli non serve a nulla.
Per queste ragioni esprimo il voto convintamente contrario - come abbiamo già fatto in prima lettura in questa Camera e in seconda lettura al Senato - del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Dice il vecchio saggio “chi va piano, va sano e va lontano”; è una regola che si applica sulle nostre strade, ma in questo caso si applica anche alla norma, che dovrebbe regolare le nostre strade, ma non sono certa che sia una ricetta per il successo.
Certamente, la normativa secondaria, lo sappiamo, prende sempre tempo e va studiata con attenzione, però da quando abbiamo approvato il codice della strada ad adesso, che ci chiedete un'ulteriore proroga della delega - anzi è una seconda proroga di una prima proroga - le cose non sono tanto migliorate.
È un codice della strada che già alla sua lettura alla Camera avevamo criticato aspramente e che, da allora, non ha fatto che provare ancora, tante volte, tutti i suoi punti deboli. Ne elenco qualcuno, ma veramente più con il dispiacere di dire che è stata un'opportunità persa, perché è giusto, è corretto, è doveroso dare un nuovo codice della strada nel momento in cui l'innovazione arriva, la tecnologia avanza, in cui naturalmente le nostre strade hanno una faccia nuova, ma non certo come è stato fatto. In questo corso del tempo sono emerse ancora storture. Queste storture sono state evidenziate in alcuni casi a colpi di sentenze giurisprudenziali: penso a tutta la normativa sugli NCC, che è stata più volte impugnata con anche la vittoria della stessa categoria. Penso ai passi indietro e alla confusione sul tema dell'autovelox: abbiamo avuto un divertente scambio in Commissione, in cui a questa confusione sull'omologazione, sulla certificazione, sul fatto che i comuni debbano investire massicciamente per avere dei nuovi autovelox che possano passare questa omologazione, mi è stato risposto dal Governo: ma che problema c'è? Con gli autovelox si possono fare le multe e questi soldi si possono investire nel comprare nuovi autovelox. Ma mi risultava che il Ministro Salvini non volesse che i comuni usassero gli autovelox per fare cassa e, quindi, abbiamo anche circostanze veramente paradossali.
Arriviamo poi alle questioni di innovazione: tantissime volte, nel corso della revisione del codice della strada, ci abbiamo provato, parlando di , parlando di guida autonoma e su tutto questo, pian pianino, anche il Governo si è convinto che forse quegli emendamenti non andassero rigettati.
Cosa abbiamo fatto? Abbiamo fatto - anzi avete fatto, voi Governo - la guida autonoma con conducente, che è un , penso, nel mondo, per cui la nuova normativa in consultazione prevede che sì magari un giorno, eventualmente alla fine delle sperimentazioni, avremo veicoli autonomi che circoleranno sulle nostre strade, ma ci dovrà sempre essere a bordo un conducente. A me sembra un ossimoro, mi sembra un'assurdità, però sicuramente sono certa che alcune categorie saranno particolarmente felici.
Sull', si è detto “non è possibile, porterà a una diminuzione della sicurezza…”. L' cosa significa? Significa poter fare la teoria della patente a distanza. Abbiamo fatto tutto a distanza, dalle operazioni chirurgiche ai voti, qualunque cosa, ma la patente no. Anche su questo, il Governo si è reso conto che forse non era così difficile e, quindi, grazie anche al supporto di forze di maggioranza che hanno creduto in questa battaglia, pian pianino si sta arrivando a comprendere che forse permettere alle scuole guida certificate, autorizzate, eccetera, di fare anche corsi non è un'aberrazione, ma è semplicemente una maniera per liberare gli istruttori per fare le guide - quelle pratiche - e anche permettere a più persone, a costi minori, di prendere la patente.
Arriviamo alla mobilità dolce. Sui monopattini adesso c'è il grande scandalo delle assicurazioni. Cosa pensavate che sarebbe successo, mettendo obblighi di questo genere, su mezzi di questo genere? Tra l'altro basandosi su dati inesistenti sulla mortalità di questi mezzi, quelli ovviamente non truccati. Quindi, forse, bisognava inasprire le sanzioni, invece di mettere così tanti obblighi.
Poi passiamo alla questione della guida in stato di ebbrezza: giustissimo dare una stretta, ma non giustissimo penalizzare quei pazienti che, in buonissima fede, hanno utilizzato medicine che poi risultano restare nel sangue e poi vengono puniti come pericolosi drogati.
Anche qua, a furia di sentenze, ricorsi, eccetera, siete tornati a più miti consigli.
Quindi il nostro giudizio su questa proroga, purtroppo, è negativo sul contenuto di quello che è stato approvato finora, ed è molto tiepidamente dubbioso sul fatto che questi ulteriori mesi che ci chiedete riescano a sistemare tutto quello che non è stato fatto. Non dico che sia tutto negativo: ci sono delle parti sull'attenzione ai ciclisti, sulla distanza di sicurezza, sulla stretta sull'utilizzo del telefonino, sulla patente B per i diciassettenni. Non voglio fare l'elenco come fa il Ministro Salvini; ci sono tanti punti che sono assolutamente positivi, ma, nel complesso, è un codice della strada che perde un'opportunità di cambiamento, un'opportunità di riforma, che è molto tiepido su alcune cose, che poi torna indietro e si rende conto che forse quello che le opposizioni dicevano non era così assurdo.
Io mi auguro solo, pur confermando il voto negativo di Azione, che questi mesi in più che ci chiedete siano davvero mesi utili per diminuire la mortalità in strada; che sì, certo, è diminuita - leggo i dati - da 51 a 49 vittime per milione di abitanti, ma facciamo notare che la media europea è di 43. Siamo ventesimi, quindi la strada da fare è ancora lunga e, in questo caso, non vi auguro di andare poi così piano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Abbiamo già detto prima del perché questo provvedimento è una vergogna. È una vergogna perché delegittima il Parlamento, perché noi stiamo votando un ulteriore rinvio per tutta una serie di modifiche al codice della strada che andavano fatte in Commissione, andavano fatte in Parlamento. Noi con questa modifica, praticamente, cosa faremo nel prossimo futuro? Aspetteremo che il Governo tiri fuori quello che è emerso dalla consultazione; poi farà lo schema di decreto, ce lo porterà a ridosso della scadenza e il provvedimento arriverà blindato in Aula per essere votato. Quindi, questa è tutta la famigerata e anche ostentata volontà del Governo, che ha detto che sarà capace di coinvolgere i deputati e le Commissioni per una nuova modifica del codice della strada.
Noi abbiamo, però, un tema molto più importante: abbiamo perso due anni, abbiamo perso non solo occasioni di modifica, ma anche tantissimi soldi; abbiamo creato - anzi, avete creato - situazioni di insicurezza sulle strade, avete creato confusione legislativa per gli enti locali per poter attuare le Zone 30. Siete confusi al vostro interno perché, da una parte, dite che volete difendere i ciclisti - anzi, alcuni dei vostri partiti di maggioranza sono molto attivi e sono contenti nel difendere la mobilità ciclabile -, però, dall'altra parte, demonizzate la mobilità su monopattino, come se questa fosse una mobilità che non rientra nella stessa famiglia. Perché così come ci sono le bici elettriche che vanno a una certa velocità, anche i monopattini rientrano in questo nuovo tipo di mobilità.
Torno sempre sul discorso dei monopattini perché prima ho citato dei dati che mi hanno preoccupato tantissimo: sono diminuiti i morti in totale, in questi due anni, ma, purtroppo, sono aumentati i feriti e i morti tra coloro che usano questo tipo di mezzi; sono aumentati anche i morti tra coloro che usano le biciclette. Quindi, cosa vuol dire questo? Vuol dire che tutto quello che avete detto riguardo alla sicurezza era soltanto una farsa, un'ipocrisia ; che non avete capito che ostentando la vostra ideologia contro la mobilità ciclabile, non fate un torto a noi del MoVimento 5 Stelle o ai partiti dell'opposizione, fate un danno a chi questa mobilità la usa, sia per sport sia per spostarsi in città. E questo è uno dei temi più importanti.
Tra l'altro, nella bozza che ho visto, voi avete portato dei correttivi importanti. L'ho citato prima, ma mi piace citarlo di nuovo: avete finalmente chiarito che il monopattino può girare sulle piste ciclabili e sulle aree pedonali. Voi direte: ma dai, non era così? No, non era così. Pensate cosa vuol dire, in una città grande come Torino: una persona che ha il monopattino, ha pagato 200 euro di assicurazione, si è messa il casco, ha fatto mesi di trafile per avere la cacchio di targa, per essere in regola con le nuove normative, si mette sulla pista ciclabile - perché chiaramente si sente più sicura -, arriva un vigile e la multa, perché gli dice: tu non puoi andare sulla pista ciclabile perché il vecchio codice dice che tu puoi andare sulle strade che hanno il limite sotto i 50 chilometri all'ora; però non spiegava che potevi andare sulle piste ciclabili. Quindi, si avvia una bella discussione tra il vigile urbano e il monopattinista, che potrebbe dire: ma, scusami, non è espressamente vietato. Pensate che confusione soltanto per andare a fare una battaglia ideologica perché il monopattino è pericoloso, perché il monopattino creava problemi di traffico… come se fosse il monopattino a creare problemi di traffico.
Altro tema importante. Prima avete dato parere favorevole a un ordine del giorno del mio collega Carotenuto - che ha già portato più volte questo tema all'attenzione del Parlamento con emendamenti e ordini del giorno -, che riguarda i lavoratori dell'autotrasporto, che d'estate, e con le estati sempre più calde, quando devono fare la sosta obbligatoria - non quando si fermano per i cavoli loro, ma quando fanno la sosta obbligatoria -, se tengono il motore acceso per riposarsi con l'aria condizionata, vengono multati. Questa modifica è stata richiesta dal codice della strada stesso, forse ancora prima, perché la chiedevano gli autotrasportatori e l'abbiamo affrontata più volte in Aula. Adesso voi avete approvato un ordine del giorno che la prevede espressamente; nella bozza del codice della strada, in cui si è conclusa la consultazione con gli interessati, con gli , è finalmente messo nero su bianco che, con riferimento alle deroghe per chi può tenere il motore acceso per l'aria condizionata, per avere un termico all'interno dell'auto, ci sono anche gli autotrasportatori. Complimenti. Uno direbbe: bravi, avete accettato finalmente un'istanza dopo due anni, dopo chissà quante multe.
E non solo, gli autotrasportatori sono sempre quelli che adesso fanno un pieno di benzina pagando il 30-40 per cento in più. E il 30-40 per cento in più per il pieno in un camion sono soldi; e il 30-40 per cento in più per il pieno in un camion non è soltanto un problema immediato, per cui si può dire: beh, adesso per un periodo pagherò di più; è un problema che riguarda il fatto che, magari, loro hanno fatto degli appalti e dei preventivi per dei lavori in cui non avevano considerato che avrebbero pagato questa cifra esorbitante di gasolio. Quindi non solo pagheranno in più, ma avranno anche una perdita dal lato economico che difficilmente recupereranno. Complimenti, Giorgia Meloni. Complimenti, Governo che doveva abolire le accise e che, per essere succube di Trump e degli altri, ha sempre fatto una politica, da questo punto di vista, fallimentare.
Noi abbiamo altre “chicche” che discutiamo adesso - approfitto della dichiarazione di voto che chiaramente sarà contraria, perché solo qui possiamo discutere in maniera pubblica, far capire quanto siete incompetenti e anche inopportuni ad aver portato questa deroga alla scadenza -, perché voi avete portato anche una serie di modifiche a questa bozza che riguardano la pianificazione. Innanzitutto, nella bozza avete di nuovo perso l'occasione di andare a lavorare, sul discorso della pianificazione, per quanto riguarda la sicurezza, per cui si prevede, per il 2030, il quasi azzeramento dei morti sulla strada. Non avete neanche tenuto conto, come al solito, delle difficoltà che avete creato voi per gli enti locali rispetto alla pianificazione delle Zone 30 e della mobilità sostenibile, che non è solo bicicletta e monopattino, è un sistema integrato che guarda alla città, ma guarda anche all'ambito metropolitano.
Voi cosa proponete nella nuova bozza? Proponete di fare un Piano nazionale della mobilità, che deve confrontarsi con il Piano urbano del traffico e con il PUMS metropolitano. Però, tutta questa roba qua di fare questo nuovo Piano nazionale - che, magari, servirà semplicemente ad avere un nuovo ente o un nuovo carrozzone che farà il Piano nazionale del traffico - voi non la finanziate con i soldi per attuare le politiche che possono esserci nel Piano nazionale o nel Piano urbano del traffico. E non lo fate perché, chiaramente, i soldi li avete sprecati in altro. Perché continuiamo a dire TAV, ponte sullo Stretto: sono tutti miliardi che noi buttiamo, che potrebbero essere usati per finanziare i Piani urbani della mobilità sostenibile di tutte le città metropolitane, anche di quelle amministrate dai vostri partiti, che hanno gli stessi problemi delle altre.
Infatti, quando sei amministratore, sai che questo tema va affrontato nella maniera in cui diciamo noi: puoi fare la campagna un po' per avere un po' di voti e le preferenze, dicendo che non sei un ambientalista talebano, ma alla fine, quando vai a vedere i numeri, quando vai a vedere come ci si deve spostare in città, quando vai a vedere i dati dell'inquinamento, anche i vostri comuni vanno in quella direzione. Però, se non avete i soldi per finanziare queste politiche, queste politiche rimangono solo fuffa e carta. Quindi, facciamo un ulteriore piano nazionale che non ha senso, perché basterebbe andare a vedere di finanziare quei piani che sono già previsti, che sono stati già fatti, anche concordati la maggior parte delle volte con tutti i comuni interessati.
Chiudo questo intervento in dichiarazione di voto dicendo che spero veramente che ci sia una deroga ancora più lontana, che la delega per affrontare il codice della strada arrivi al 2027, quando ci sarà un altro Governo che affronterà questi temi in maniera seria e andrà a cambiare tutte, tutte, tutte le cose che avete sbagliato, non solo in questo campo, in questo settore, non poche, tutti i fallimenti legislativi che avete portato in tutti questi anni di legislatura .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boscaini. Ne ha facoltà.
MARIA PAOLA BOSCAINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Egregi colleghi ed egregie colleghe, Sottosegretario Ferrante, oggi interveniamo su un provvedimento che può sembrare solo tecnico, è una semplice proroga, ma che, a lavori conclusi, deciderà come si muoverà l'Italia nei prossimi 20 anni. Churchill diceva che le proroghe sono come le frenate: se le usi per prendere meglio la curva, ti salvano; se le usi perché non sai dove vuoi andare, ti fermi. Noi oggi freniamo per prendere meglio la curva, non perché siamo degli incompetenti, e non ci vergogniamo affatto.
Con questo testo, portiamo a 22 mesi il termine della delega prevista dall'articolo 35 della legge n. 177 del 2024 e confermiamo la possibilità di scrivere un nuovo codice della strada. È sbagliato questo? Io trovo intelligente raccogliere i vari suggerimenti che sono arrivati e riscrivere il codice della strada. Per Forza Italia è la scelta giusta, perché la sicurezza non si governa con interventi frammentari, neanche con quelli positivi come quelli del Consiglio dei ministri di oggi, che ha abolito il bollo delle auto per alcuni mezzi
È comunque un intervento frammentario. Il codice attualmente in vigore risale al 1992, ma, da allora, è cambiato tutto: la mobilità elettrica, nuovi mezzi, la guida assistita, sono cambiate le nostre città, il lavoro delle imprese. Non possiamo pensare che oggi, nel 2026, possano essere ancora attuali regole scritte nel 1992, anche se poi alcune sono state modificate. Ma ogni anno arriva una nuova sanzione, un comma nuovo, per cui burocrazia in più.
Noi di Forza Italia abbiamo le idee chiare: la sicurezza non è solo sanzione e, sicuramente, non sarà mai sanzione in base al reddito, come ho sentito dire prima . La trovo una cosa veramente assurda. La sicurezza è prevenzione, è formazione, infrastrutture e regole comprensibili. Se la regola è incomprensibile, diventa una regola ingiusta. Noi vogliamo un codice chiaro, scritto bene, e sappiamo che la fretta è spesso il contrario del bene.
Il codice della strada deve essere chiaro per gli automobilisti, che devono sapere quali sono i loro obblighi; giusto per il motociclista e il ciclista, che chiedono sicurezza, senza contrapposizioni ideologiche; certo per gli autotrasportatori e le imprese, che hanno bisogno di tempi certi e non di burocrazia. Noi non vogliamo trasformare la strada in un Bancomat sanzionatorio. Vogliamo un sistema dove la sanzione sia proporzionata alla condotta e dove la prevenzione torni centrale, perché l'unica misura che conta è meno incidenti, meno feriti, meno vittime, maggiore rispetto delle regole.
Questa proroga non è un rinvio fine a se stesso, è tempo guadagnato per semplificare, per togliere contraddizioni, per scrivere un codice più chiaro. Come ci ha insegnato Einaudi, bisogna conoscere per deliberare. E, allora, oggi ci lasciamo un po' più di tempo per conoscere meglio e per poter deliberare meglio. Forza Italia sosterrà questa modernizzazione con spirito pragmatico, come sempre: né proibizionismo, né assenza di regole, ma regole certe, moderne e a misura di persone, perché modernizzare il codice della strada significa modernizzare il Paese.
Per tutti questi motivi, il nostro voto sarà favorevole
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maccanti. Ne ha facoltà.
ELENA MACCANTI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, quello che votiamo oggi è certamente un provvedimento tecnico. Proroghiamo al 14 ottobre la delega al Governo sul codice della strada secondo i principi definiti dalla legge di riforma del 2024, ma inciderà profondamente sulla vita quotidiana delle persone. Quella legge, voluta con determinazione dal Ministro Matteo Salvini, nonostante le strumentalizzazioni, le le polemiche che purtroppo abbiamo sentito anche oggi da parte delle opposizioni, ha cambiato profondamente le regole sulle strade del nostro Paese.
E ha già modificato - e questo è un risultato straordinario - alcune delle condotte pericolose che erano la principale causa di incidentalità in questo Paese: penso al cellulare alla guida, penso all'uso del casco sul monopattino. E, soprattutto, stiamo iniziando a salvare vite. Avanti così, Ministro Salvini , perché oggi, finalmente, vediamo i primi risultati del suo grandissimo lavoro, che abbiamo sostenuto come Lega, convintamente, e come maggioranza.
E, Presidente, con buona pace delle opposizioni, quello che sostengo lo dicono i numeri. Perché, secondo i dati di Polizia stradale e Carabinieri, nel primo anno di applicazione del nuovo codice si sono registrati circa 1.000 incidenti stradali in meno, oltre 1.000 feriti in meno e oltre 100 vite salvate. È sufficiente? Certamente no, Presidente, ma questi dati ci dicono che siamo sulla strada giusta. Le regole più severe su alcol, droga, distrazione alla guida, le regole sulla micromobilità, l'obbligo di casco, assicurazione e targa per i monopattini stanno funzionando .
Ma quella legge non si è limitata a inasprire le sanzioni e a prevenire i comportamenti scorretti: all'articolo 35 ha conferito al Governo una delega per andare oltre. Non un semplice del codice della strada del 1992, ma una riscrittura integrale, organica e moderna dell'intero impianto normativo. Un lavoro che nessun Governo, da 30 anni a questa parte, aveva mai fatto, Presidente . E lo abbiamo fatto - me lo faccia dire con orgoglio - con il pieno contributo del Parlamento.
Perché, lo voglio ricordare, molti dei principi che sono contenuti in questa delega sono stati scritti proprio nel dibattito qui, alla Camera, in Commissione. E il Ministero delle Infrastrutture, alla faccia dei ritardi di cui hanno parlato le opposizioni, ha già messo a disposizione, con una consultazione pubblica che si è conclusa proprio in questi giorni, il 13 settembre, una bozza di oltre 1.000 pagine. Una riorganizzazione sistematica dell'intera materia, sottoposta al confronto con regioni, comuni, categorie professionali, associazioni dei consumatori e degli utenti della strada, che sarà adesso oggetto di un ampio e approfondito dibattito in Commissione.
Presidente, vogliamo completare con orgoglio un'opera che unisce due obiettivi che raramente vanno insieme: regole più severe per chi mette a rischio la vita degli altri, regole più semplici per chi la strada la rispetta ogni giorno. E, allora, grazie alla determinazione del Ministro Salvini, che ha messo al centro dell'agenda del suo Ministero, sin dal primo giorno del suo insediamento, la sicurezza stradale, le norme già in vigore hanno cominciato a salvare vite umane, e i numeri lo confermano.
La riscrittura renderà quelle stesse regole più chiare, più moderne e più facili da rispettare. Per questo, Presidente, con orgoglio e convinzione, annuncio il voto favorevole del gruppo della Lega .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, sentendo il dell'intervento che mi ha preceduto, qualcuno potrebbe pensare che il Ministro Salvini sia qui, in Aula. Invece vogliamo rassicurare tutti anche oggi: come tutte le volte in cui quest'Aula si occupa delle questioni dei trasporti, il Ministro Salvini non c'è . È, evidentemente, da qualche altra parte, a occuparsi di qualcos'altro.
Ora, noi - lo ha spiegato molto bene nel suo intervento sull'articolo 1 il nostro capogruppo in Commissione Anthony Barbagallo - non possiamo assolutamente votare questa proroga. Non possiamo votare questa proroga perché ha un particolare merito, forse un'unicità: arriva contemporaneamente troppo tardi e troppo presto. Arriva troppo tardi perché - lo hanno ricordato tutti gli interventi che mi hanno preceduto - su questo tema si è fatto un grande lavoro in Parlamento, in Commissione e in Aula: l'articolo 35, la delega, l'impegno al Governo di riscrivere interamente il codice della strada era arrivato in Parlamento, proprio qui, nel marzo del 2024. Era stato approvato in Senato nel novembre del 2024: sono passati ormai quasi due anni da quel giorno ed era stato chiesto al Governo proprio di aprire il confronto per realizzare questo obiettivo.
Tutto questo non è avvenuto: il Governo ha tenuto quella delega in un cassetto e l'ha tirata fuori dal cassetto solo tra luglio e agosto, mandando, recapitando un nuovo testo di codice della strada di 1.075 pagine a oltre un centinaio di soggetti: ai sindaci, alle amministrazioni, alle imprese, alle associazioni.
Questo nuovo codice che ha presentato conteneva, sì, alcuni principi che erano indicati, diciamo, nella delega, ma ne stravolgeva il significato. Era un codice nuovo che nasceva vecchio.
Il principale limite di questo codice - ed è paradossale doverlo dire oggi, nel giorno in cui si apre la settimana europea della mobilità sostenibile e sul sito del MIT si legge che ci sono 90 eventi per promuovere una mobilità accessibile, sostenibile, per tutti, che arrivi veramente a garantire l'effettività del diritto a tutti i cittadini - è che voi, con questo codice, dopo aver cancellato dal nome del Ministero, come è stato giustamente ricordato, la mobilità sostenibile, la cancellate anche come principio fondamentale ispiratore del codice della strada.
Voi state togliendo un principio fondamentale, insieme a quello della sicurezza stradale e li state cercando di riscrivere con altre parole.
Ma se aveste letto, se leggeste le osservazioni che vi arrivano dai comuni - e io voglio ringraziare il lavoro fatto da Roma, Milano, Bologna, Torino e gli altri comuni che in queste ore stanno evidenziando i limiti contenuti in questo codice - vi rendereste conto che la proposta che avete fatto rappresenta un arretramento, non un avanzamento, rispetto ai grandi temi che stanno affrontando tutte le città in Europa e nel mondo. Penso a come affrontare il grande tema della velocità, della disattenzione, per cercare di ridurre, di portare a zero - non solamente accontentarsi di una piccola diminuzione - le morti sulle strade e, al tempo stesso, garantire una mobilità più sicura per tutti.
Vedete, voi avete pensato un codice per le auto, ma avete dimenticato che dentro quelle auto ci sono persone . Voi, con la mobilità insostenibile che state costruendo con la vostra azione di Governo, state danneggiando le possibilità di quelle persone.
I numeri sono enormi: noi abbiamo 7 persone su 10 che non utilizzano mai il trasporto pubblico locale, abbiamo raggiunto un indice di motorizzazione molto più alto della media europea; siamo arrivati a oltre 70 auto ogni 100 abitanti. E queste persone che si muovono in auto sono condannate a utilizzare l'auto, perché nelle periferie, nelle aree interne, con i tagli di questo Governo non ci sono le risorse per garantire servizi efficienti. Per questo l'auto diventa l'unico strumento possibile per poter andare a scuola, per poter portare i figli a scuola, per potere andare al lavoro, per potersi curare.
Di fronte a tutto questo, non vi rendete conto delle difficoltà: le auto sono sempre più vecchie; oltre 12 anni di età media; sono sempre meno utilizzate; per il 93-95 per cento del tempo non vengono utilizzate, e rappresentano un costo sempre maggiore. È un costo sociale e pubblico: è testimoniato; il traffico costa 34 miliardi di euro ogni anno.
La sicurezza stradale potrebbe ridurre quella cifra drammatica di 23 miliardi di euro che noi - l'Istat ha rivelato - tra i danni alle persone e alle cose andiamo a raggiungere. Stiamo parlando di tre volte le risorse dell'ultima manovra finanziaria, che noi bruciamo ogni anno in una mobilità insostenibile, nel traffico, nelle lamiere, nel sangue sulle nostre strade.
Di fronte a tutto questo, non solo non mettete in campo un'inversione di rotta ma andate, anzi, a contrastare l'azione di quei sindaci, di quelle amministrazioni che sono in prima linea, ogni giorno, insieme alle associazioni dei familiari delle vittime per difendere le vite. E l'attacco finale che voi inserite dentro questo codice è l'ennesimo attacco nei confronti delle prerogative di chi è in prima linea sul territorio. Voi accentrate i poteri ancora una volta ma chi deve decidere i limiti di velocità, le ZTL, le aree pedonali, i controlli elettronici? Dovrebbero essere messi nelle migliori condizioni di decidere i primi cittadini di ogni colore politico, dell'opposizione come della maggioranza; invece voi li ostacolate per cercare di portare avanti la vostra crociata ideologica, che è una crociata contro la mobilità sostenibile, contro la micromobilità, contro la mobilità attiva che, alla fine, genera quei costi enormi per le casse dello Stato e costi molto pesanti per quanto riguarda la vita dei cittadini.
Anche dal punto di vista tecnologico state fallendo completamente. È stato detto, ma lo voglio ricordare perché avete raggiunto un paradosso sulla guida autonoma: siamo arrivati a questa idea della guida autonoma con conducente che, tra l'altro, è anche uno schiaffo nei confronti del lavoro parlamentare che avevamo fatto insieme - e io voglio ringraziare il lavoro che si era fatto in Commissione -, in cui avevamo semplicemente chiesto di cercare di guardare anche a come questo tema si sta affrontando a livello comunitario. C'è l'esperienza del Regno Unito, della Francia, della Germania. C'è un'idea di costruire.
Avevamo addirittura votato di fare un Piano nazionale della guida autonoma, di cui non c'è traccia nell'azione del Governo, e costruire una regia per essere protagonisti, non solamente spettatori paganti, di queste trasformazioni, per coinvolgere i sindacati, i lavoratori dentro questi cambiamenti, per fare sì che quei benefici, che saranno generati, potranno arrivare anche nella loro vita e per mettere in campo quelle politiche che servono a fare sì che nascano i campioni italiani ed europei della guida autonoma che possano garantire non solo il futuro della mobilità, ma anche il futuro industriale, il futuro dell'nel nostro Paese.
Ecco, no: voi fate una norma scritta così male che potrebbe far scappare dall'Italia verso altri Paesi europei gli investimenti, come avete già fatto scappare l' e l'con l'assurda norma della “tassa Meloni” sui pacchi italiani, contro la logistica italiana, che oggi, per l'ennesima volta, avete rinviato ma che non avete mai il coraggio di cancellare definitivamente.
Quindi, anche questa norma deve essere corretta e per questo è troppo presto il 14 ottobre; poi, 150 giorni da quando la manderete alla Camera per completare tutto l'iter, perché è pieno di errori il progetto che al Parlamento non avete ancora mandato ma che state condividendo nei territori.
Perché forzate così tanto su un tema così grave e così pieno di errori, su un'impostazione ideologica, invece di fare della sicurezza stradale un grande tema in cui il Parlamento potrebbe e dovrebbe votare unito, come vi avevamo chiesto su tanti temi. Pensate agli angoli ciechi per i mezzi pesanti, all'idea di intervenire insieme per mettere la tecnologia al servizio del fine di salvare le vite laddove le persone vengono schiacciate senza nemmeno essere viste.
Voi lo fate perché l'unica cosa che vi interessa è l'annuncio, è l'effetto propaganda, ma il fallimento nei trasporti del Ministro Salvini si inserisce in un fallimento più grande, ossia il fallimento della Presidente Meloni e, di fronte a questo fallimento, abbiamo un'idea alternativa che stiamo costruendo. L'ha fatto la nostra Segretaria in maniera molto chiara e molto netta a Reggio Emilia, ma tutte le forze dell'alternativa progressista, dell'opposizione parlamentare si stanno battendo: abbiamo presentato insieme una mozione unitaria sul trasporto pubblico, chiediamo di usare i 3 miliardi di investimenti possibili, grazie alla flessibilità UE, proprio per garantire quegli interventi per il trasporto rapido di massa e tutti gli altri interventi che servono che vi siete dimenticati di finanziare nei comuni.
Voi invece che cosa annunciate anche oggi? L'ennesimo strumento di propaganda: il bollo auto. Tra l'altro, non è l'abolizione del bollo auto - diamo una notizia - ma è una sospensione del bollo auto che serve esclusivamente per la campagna elettorale di questo Governo che non abbiamo capito come sarà coperto, che non avete il coraggio di presentare in maniera strutturale quando, in realtà, chi sconta i danni degli errori dei vostri quattro anni… e abbiamo visto l'esplosione dell'inflazione, l'aumento del caro carburanti, l'aumento del 30 per cento del costo del gas, del 10 per cento dell'energia; ecco, il bollo più grave che pagano gli italiani è il bollo Meloni per il fallimento del vostro Governo È quello che deve essere abolito, ma per abolirlo non basta un Consiglio dei ministri, servono le prossime elezioni e speriamo che avvengano il prima possibile non per il PD, non per l'opposizione, ma per le persone e per le imprese che prendete in giro con la vostra propaganda
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Russo. Ne ha facoltà.
GAETANA RUSSO(FDI). Grazie, Presidente. Anticipo da subito, ovviamente, il voto favorevole di Fratelli d'Italia a questa proroga, anche perché di questo oggi si discute . Invece, fino adesso, ci è stata fatta - mi consentirà almeno questo sfogo - la carrellata di quello che abbiamo vissuto per quattro mesi, e lo ricordo soprattutto ai colleghi della Commissione trasporti: 4 mesi, 120 audizioni, 750 emendamenti in Commissione e altri 400 in Aula. Io penso che abbiamo esaurito, forse, la cornice di quel momento.
Oggi ci ritroviamo semplicemente per dare una proroga che, peraltro, è in scadenza il 14 ottobre. Perciò, tutto quello che oggi ho sentito in quest'Aula, lo ritroveremo nel prossimo mese. Allora scusatemi, ma vorrei capire se avete capito di cosa si parlava oggi in Aula .
Consentitemi anche un altro sfogo. Prima ho sentito il collega Casu - perdonatemi - parlare ancora delle vittime della strada e riprenderci su questo tema. Voi siete quelli che avete votato contro l'inasprimento delle sanzioni per l'uso di alcol e di droga quando si è alla guida, contro l'introduzione dell'alcoltest. Allora, almeno non veniteci a parlare dei morti in strada, per cortesia , argomento che, onestamente, credevamo di avere esaurito in quattro mesi, ma che, evidentemente, oggi si ripropone.
Un'altra cosa ancora mi viene da dire, Presidente. Io ho, forse, una concezione rara della capacità anche normativa; probabilmente altri, più di me, ne hanno una contezza maggiore. Ma quando un Governo chiede un'ulteriore proroga, non lo fa semplicemente per un termine, perché ha un termine arido e sterile con cui confrontarsi, un termine burocratico; lo fa perché, probabilmente, necessita di ulteriori approfondimenti. Allora - e mi rivolgo per il suo tramite, Presidente, al collega Barbagallo che diceva che ad agosto è iniziata a girare la bozza del codice della strada -, fosse solo per il fatto che si parla di 232 pagine, oltre allegati, abbiate la pazienza, magari è un testo piuttosto corposo quello su cui si è intervenuti.
Vi segnalo anche un'altra cosa: questo è il primo Governo, dal 1992, che ha deciso di intervenire in modo organico sul codice della strada , di interrompere quella parcellizzazione che ha riguardato questo settore e quella bulimia legislativa che, peraltro, non tiene conto - anche qui mi rivolgo ai colleghi della Commissione trasporti - delle novelle legislative su cui questo Parlamento - meglio il prossimo Parlamento - si dovrà cimentare entro fine novembre 2028. Forse, infatti, i colleghi della Commissione trasporti non sanno che, ad ottobre del 2025, è entrata in vigore anche la direttiva Patenti che diventerà, peraltro, operativa nel 2029.
Tuttavia, il Parlamento - il prossimo Parlamento, nella prossima legislatura - avrà il compito anche di confrontarsi e cimentarsi su quel testo. Allora, se questo approfondimento, se questa proroga di oggi avrà consentito o sarà stata motivata dal Governo anche per rendere, probabilmente, il testo più agevole, più abile, più snello, che abbia la capacità di recepire quelle novelle senza dover stravolgere e riniziare da capo - come questo Parlamento ha fatto per 30 anni -, allora concediamo magari il beneficio del dubbio.
La verità è che questo è un settore su cui non solo ci cimentiamo con l'evoluzione tecnologica e anche con la giurisprudenza, ma che soprattutto subisce l'influenza del Parlamento europeo, su cui voi sapete che ci dovremmo confrontare.
Vi segnalo anche l'ultima cosa che è di oggi, e forse qualcuno ne ha parlato come l'ennesima propaganda, ma io ne sono fiera. Scusatemi, se non l'avete fatto voi e se non avete adottato altre misure a favore della famiglia, io capisco oggi l'imbarazzo dell'opposizione di parlare in questo momento . Io sono fiera del fatto che, in Consiglio dei ministri, poche ore fa, si sia deciso di abolire il bollo auto, forse una delle tasse più pesanti e imponenti secondo quello che ci hanno sempre raccontato i cittadini. Si tratta di un intervento che andrà a coprire oltre il 70 per cento dei veicoli attualmente in circolazione, che si rivolge alle famiglie, che guarda alle famiglie consapevole del fatto che, però, non debba essere una spesa a carico delle regioni. Infatti, è stato anche previsto che per quei 2,29 miliardi di minor gettito venga prevista una compensazione.
Allora, scusatemi, colleghi, se vi dico che, probabilmente, l'ambizione che tutti qui dovremmo avere è quella di ritrovarci poi, dal 14 ottobre, ad affrontare e a confrontarci con un testo snello, completo e che soprattutto duri nel tempo.
Quella che abbiamo visto fino ad oggi è una materia su cui tutti noi ci siamo cimentati, ma che tocca la pancia della gente, che tocca la quotidianità di tutti noi.
E allora viva Fratelli d'Italia , viva il Governo di centrodestra, se fa provvedimenti che vanno incontro alle famiglie e se ha il coraggio di occuparsi di una materia di cui, fino ad oggi, nessun Governo si è occupato.
Annuncio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2713-B: “Proroga del termine per l'esercizio della delega prevista dall'articolo 35 della legge 25 novembre 2024, n. 177” .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Ricordo che la Conferenza dei presidenti di gruppo è immediatamente convocata presso la Biblioteca del Presidente. Sospendo dunque la seduta, che riprenderà al termine di tale riunione. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare la deputata Nisini. Ne ha facoltà.
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, signora Presidente. Oggi vorrei utilizzare questi pochi minuti per ricordare Roberto Bardelli, detto “Breda”. Mi permetta, Presidente, di farlo non solo da parlamentare, non solo da rappresentante del territorio, ma soprattutto da amica, perché Roberto per me era un grande amico. Insieme abbiamo condiviso tante battaglie, abbiamo condiviso tanti anni di politica e di spaccati di vita. Roberto ci ha lasciato il 24 luglio scorso a soli 54 anni: una terribile malattia neurodegenerativa se l'è portato via troppo velocemente. Ma oggi sento il dovere di parlare di lui anche per un'altra ragione: la vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto comincia nel 2016, e io me lo ricordo bene perché all'epoca ero assessore al comune d'Arezzo e lui consigliere comunale. Ho visto quella vicenda iniziare, ho visto quanto è pesata nella vita di Roberto.
Nel 2023 Roberto venne condannato in primo grado per corruzione con la conseguente decadenza dalla carica di consigliere comunale; poi arriva la sentenza della Corte d'appello di Firenze: Roberto è stato assolto. Due giorni fa sono state depositate le motivazioni: la Corte, nonostante fosse già maturata la prescrizione, ha voluto pronunciarsi nel merito, arrivando all'assoluzione e affermando l'evidente insussistenza del delitto di corruzione per il quale Roberto era stato condannato. Roberto però quelle motivazioni oggi non le può leggere, ed è questo che fa più male, perché per quasi dieci anni ha dovuto convivere con un peso di un'accusa gravissima, con i titoli, con i giudizi, con una vicenda che inevitabilmente ha segnato la sua vita e quella della sua famiglia. Avrebbe meritato di esserci oggi, avrebbe meritato di poter leggere quelle parole e di poterle mostrare a suo figlio, a sua moglie, alla mamma, ai suoi amici e alla sua città, che tanto amava. Per questo credo che oggi ci sia anche un dovere di giustizia mediatica: la stessa attenzione che viene data a un'accusa, a una condanna, deve essere data anche a una assoluzione. Roberto era un uomo generoso, autentico, un padre, un marito, un amico e un amministratore che ha dato tanto alla sua città. E voglio che queste parole rimangano agli atti della Camera. Concludo, Presidente, dicendo a Roberto, a Breda, avrei voluto poterti chiamare oggi e dirti: hai visto? Hai letto? Adesso è tutto scritto nero su bianco. Ma non abbiamo avuto tempo. Tu oggi non sei qui a difendere il tuo nome e come amica mi sono sentita in dovere di farlo io. Ciao, Breda .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Coppo. Ne ha facoltà.
MARCELLO COPPO(FDI). Grazie, Presidente. Si è dimesso il presidente della Banca di Asti. Stamattina c'è stato un intervento della sinistra per chiedere un'ulteriore informativa al Ministro, e sinceramente non capisco il motivo per cui si sia dimesso. Glielo chiederò quando lo incontrerò. Perché mi è parso di capire che non c'era nessuna procedura da parte di Banca d'Italia sulla sua decadenza da presidente della Banca in quanto sindaco, e quindi non c'era alcun motivo giuridico per cui lui lo facesse. Quello che però non mi suona è la richiesta delle opposizioni di richiedere anche una valutazione sulle dimissioni sia del consiglio d'amministrazione della Banca che del consiglio della fondazione, cioè di allargare il giro, di chiedere l'azzeramento di tutti solo perché non sono della loro parte. Non c'erano motivi giuridici, c'era un motivo, che è quello di dire: se non ci siamo noi a comandare, dovete andare tutti a casa e non potete fare niente. Questo è veramente spiacevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Desidero, con forza, ricordare in quest'Aula Marco Abbiati. È scomparso oggi, prematuramente, a 58 anni. Marco ha dedicato una parte molto importante della sua vita alla pallacanestro, prima come giocatore e poi come dirigente. È nato a Cremona, una città a cui ha legato il suo percorso sportivo e professionale, prima proprio a Cremona e poi a Brescia, la mia città, dove, nel 2011, è stato “adottato” ed ha assunto il ruolo di direttore sportivo di un progetto che poi ha portato il Basket Brescia non solo alla rinascita, ma anche a grandi successi sportivi.
Con il suo lavoro ha accompagnato anni importanti fatti di crescita, di sacrifici e di successi sportivi. Mi piace ricordarlo proprio per quei successi e in quelle giornate di festeggiamenti. Eppure, credo che, ancor più dei risultati, oggi resti il ricordo della persona. Marco era solare, estroverso, appassionato, aveva una capacità rara di creare relazioni, di entrare in sintonia con le persone e di rendere naturale ogni rapporto umano. Era una persona seria, corretta e disponibile, capace di lasciare un segno profondo anche fuori dal campo. Per questo, Brescia oggi non perde soltanto un uomo di sport ma anche una bella persona. Alla sua famiglia, agli amici e a tutto il mondo della pallacanestro che gli ha voluto bene, va il mio pensiero e, a nome mio, quello della città di Brescia .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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