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Lunedì 21 Settembre 2026 ore 15:00
AULA, Seduta 712 - Riforma professione commercialista ed esperto contabile
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna si è svolta la discussione sulle linee generali del disegno di legge: “Delega al Governo per la riforma della disciplina dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile” (A.C. 2628-A) e dell'abbinata proposta di legge: Pittalis (A.C. 233). Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
XIX LEGISLATURA
712^ SEDUTA PUBBLICA
Lunedì 21 settembre 2026 - Ore 15
Discussione sulle linee generali del disegno di legge:
Delega al Governo per la riforma della disciplina dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile. (C. 2628-A)
e dell'abbinata proposta di legge: PITTALIS. (C. 233)
Relatori: PALOMBI e CALDERONE.
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Disegno di legge: “Delega al Governo per la riforma della disciplina dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile” (A.C. 2628-A) e dell'abbinata proposta di legge: Pittalis (A.C. 233) (Discussione)
- Delega al Governo per la riforma della disciplina dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile. (C. 2628-A) e dell'abbinata proposta di legge: PITTALIS.(C. 233)
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2628-A e abbinata
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputato PALOMBI Alessandro (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputata GIULIANO Carla (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato BICCHIELLI Pino (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato CASU Andrea (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata SCHIFONE Marta (FRATELLI D'ITALIA)
- Repliche - A.C. 2628-A e abbinata
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2628-A e abbinata
- Delega al Governo per la riforma della disciplina dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile. (C. 2628-A) e dell'abbinata proposta di legge: PITTALIS.(C. 233)
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
GILDA SPORTIELLO, legge il processo verbale della seduta del 14 settembre 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 83, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2628-A: “Delega al Governo per la riforma della disciplina dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile” e dell'abbinata proposta di legge n. 233.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La II Commissione (Giustizia) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Alessandro Palombi.
ALESSANDRO PALOMBI, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'Assemblea avvia oggi l'esame del disegno di legge recante la delega al Governo per la riforma dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile. La finalità dell'iniziativa legislativa, esplicitata nella relazione illustrativa, è la riforma del vigente ordinamento professionale, risalente al decreto legislativo n. 139 del 2005, così da conseguire l'obiettivo di rendere la professione più attuale e competitiva e in grado di attrarre i giovani, che negli ultimi anni si sono allontanati da essa.
Per comprendere la portata dell'intervento legislativo, occorre prendere atto che lo scenario generale e il contesto nel quale la professione oggi opera sono significativamente differenti rispetto a quelli di oltre 20 anni fa. La consapevolezza della ineludibile necessità di avviare la riforma di una disciplina ormai risalente nel tempo ha animato l'iniziativa del Governo e il lavoro istruttorio in Commissione, che ha consentito di acquisire i contributi di tutti i più importanti soggetti rappresentativi della professione.
Hanno infatti preso parte all'ampio ciclo di audizioni i rappresentanti della Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei dottori commercialisti, del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, dell'Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, dell'Unione italiana commercialisti, dell'Associazione nazionale commercialisti, dell'Istituto nazionale tributaristi, dell'Associazione nazionale dottori commercialisti, dell'Associazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, degli Ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Avellino, Bologna, Brescia, Firenze, Latina e Roma, nonché qualificati esperti della materia: i dottori Amedeo Sacrestano, Aldo Campo e Alessandro Ventura.
Hanno altresì offerto il proprio contributo al dibattito la Cassa ragionieri, Confprofessioni, il Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, l'Associazione nazionale dei consulenti tributari italiani, il Coordinamento libere associazioni professionali e l'associazione Consulenti fiscali tributari italiani. Il dibattito svolto in Commissione ha consentito di approfondire alcune questioni su cui erano emerse iniziali perplessità per giungere a una sintesi delle diverse posizioni, valorizzando i contributi offerti dalle forze di maggioranza e di opposizione; ciò ha evitato che logiche di schieramento potessero prevalere sulle scelte di merito.
Tengo infatti a precisare che in sede referente si è registrato un ampio consenso e nessun voto contrario, a testimonianza della sostanziale condivisione dell'intervento normativo. Ricordo, peraltro, che su questo provvedimento si è anche attivato il cosiddetto test di proporzionalità introdotto dal decreto legislativo n. 142 del 2020, che ha dato attuazione alla direttiva (UE) 2018/958. Tale meccanismo richiede lo svolgimento della valutazione di proporzionalità prima dell'introduzione di nuove disposizioni legislative che limitano l'accesso alle professioni regolamentate o il loro esercizio, o una delle loro modalità di esercizio, compreso l'uso di titoli professionali e incluse le attività professionali autorizzate.
A tal fine, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha espresso il relativo parere, che è stato puntualmente recepito in Commissione con emendamenti dei relatori.
Analogamente è stata recepita, con un emendamento in Commissione, anche la condizione posta dalla Commissione bilancio volta a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione e finalizzata a precisare la portata della clausola di invarianza di cui all'articolo 3 della norma. I pareri delle Commissioni in sede consultiva sono stati tutti di segno favorevole, mentre il Comitato per la legislazione - che si è però espresso sul testo base, prima delle modifiche apportate in sede referente - ha espresso il proprio parere recante osservazioni.
Vengo, quindi, all'illustrazione del contenuto del provvedimento licenziato dalla Commissione giustizia. L'articolo 1 conferisce la delega avente ad oggetto la riforma dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile. La norma esplicita la finalità di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente e di adeguarla al diritto europeo e ai principi espressi dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori interne e sovranazionali.
Il procedimento di esercizio della delega prevede che il decreto sia adottato su proposta del Ministro della Giustizia, previa acquisizione del parere del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e con il concerto del Ministro dell'Università e della ricerca per i profili attinenti all'attività universitaria e ai titoli abilitanti, nonché con il concerto del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali per le disposizioni aventi impatto sulle materie previdenziali e assistenziali.
Sullo schema di decreto legislativo, che deve essere corredato di una relazione tecnica che dia conto della neutralità finanziaria dello stesso, sono inoltre chiamate ad esprimere il proprio parere le Commissioni parlamentari competenti, che dovranno pronunciarsi entro 30 giorni dalla data di trasmissione, decorsi i quali il decreto potrà essere emanato.
Tale delega deve essere esercitata nel termine di 12 mesi dall'entrata in vigore della legge, attraverso un decreto legislativo. È inoltre previsto il meccanismo dello scorrimento del termine, ai sensi del quale, qualora il termine per l'espressione dei pareri dovesse scadere nei 30 giorni precedenti o successivamente alla scadenza del termine di delega, quest'ultimo è prorogato di 30 giorni.
È altresì conferita una delega di carattere integrativo e correttivo da esercitare nel termine di 12 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della delega principale.
L'articolo 2 detta i principi e i criteri direttivi a cui dovrà attenersi il legislatore delegato. La lettera impegna il Governo a riorganizzare le attività che costituiscono oggetto della professione, anche al fine di un riordino delle disposizioni vigenti che - secondo quanto riportato nell'analisi tecnico-normativa che correda il provvedimento - compongono un quadro normativo particolarmente frammentario.
In base a tale criterio e principio direttivo, la nuova disciplina dovrà individuare le attività riservate dalla legge ai dottori commercialisti ed esperti contabili rispetto ad altre che possono invece essere svolte anche da appartenenti ad altre professioni regolamentate o non organizzate.
Nella relazione illustrativa si precisa che “(…) il legislatore delegato non sarà chiamato ad attribuire ai dottori commercialisti e agli esperti contabili nuove competenze professionali, bensì a censire le attività professionali già previste in altre disposizioni di legge (…) tenendo conto anche dei recenti interventi di riforma che hanno profondamente inciso sull'esercizio della professione (…)”.
Nella relazione illustrativa si richiamano altresì due recenti pronunce giurisdizionali riguardanti la delimitazione degli ambiti di competenza riservati ai dottori commercialisti ed esperti contabili a fronte di altre professionalità operanti nel medesimo settore. La prima è la sentenza della Corte costituzionale n. 144 del 2024, che ha dichiarato non censurabile sul piano costituzionale, in quanto non irragionevole, la scelta legislativa di riservare in via esclusiva a talune categorie, tra le quali non è ricompresa quella dei tributaristi, il rilascio del visto di conformità alle dichiarazioni fiscali.
L'altra recente pronuncia in tema di esercizio della professione di esperto contabile è l'ordinanza n. 3495 del 2024, emessa dalla II sezione civile della Corte di cassazione. Tale ordinanza ha affermato il principio per cui lo svolgimento di un'attività riservata agli iscritti di un albo professionale da parte di colui che non vi è iscritto può integrare il reato di esercizio abusivo della professione, se avviene in condizioni tali da creare, in assenza di indicazioni diverse, le apparenze dell'iscrizione. Con tale ordinanza la Suprema Corte, facendo proprio l'approdo delle Sezioni unite penali, ha così sanzionato l'autore delle condotte di tenuta della contabilità aziendale, di redazione delle dichiarazioni fiscali e di effettuazione dei relativi pagamenti non iscritto al relativo albo professionale.
Sul punto la Commissione è intervenuta al fine di precisare che tale intervento della legislazione delegata dovrà prendere in considerazione, oltre all'ambito tributario, economico-aziendale, finanziario, societario e della crisi d'impresa, anche l'ambito giuslavoristico.
La lettera delega il Governo a prevedere una disciplina organica volta a regolamentare l'esercizio in forma associata o in forma societaria della professione rinviando, oltre che alle specifiche disposizioni del codice civile, a quanto disposto in materia dalla legge per le professioni ordinistiche, la n. 183 del 2011, e dalla legge forense per la professione di avvocato, la n. 247 del 2012.
La disciplina di dettaglio dovrà definire le modalità di costituzione e di gestione di tali associazioni o società, il loro funzionamento e i limiti connessi all'esercizio della professione in tale forma.
La lettera stabilisce che sia effettuato un riordino della disciplina sulle incompatibilità nell'esercizio della professione, in particolare aprendo la possibilità a deroghe temporanee in casi specificatamente individuati.
Con un emendamento in Commissione si è inteso specificare che la disciplina sulle incompatibilità dovrà escludere incompatibilità automatiche e prevedere sistemi di controllo , nel rispetto dei limiti e delle facoltà previste dalla normativa dell'Unione europea.
La Commissione è intervenuta in fase emendativa anche con riguardo alla lettera , in materia di regole per la fissazione del compenso. In tal senso, si sono confermati i principi e i criteri direttivi volti a preservare il principio della libera pattuizione tra le parti del contratto d'opera, purché sia garantita la proporzionalità rispetto alla prestazione professionale, come richiamata dalla legge n. 49 del 2023, in materia di equo compenso delle prestazioni professionali.
La lettera concerne l'accesso alle cariche elettive nel Consiglio nazionale. Nell'esercizio della delega sarà prevista la riduzione dell'anzianità dell'iscrizione all'albo, attualmente fissata a 5 anni, necessaria per l'assunzione delle cariche elettive.
La lettera demanda al legislatore delegato la revisione delle modalità di svolgimento del procedimento elettorale anche prevedendo l'espressione del voto telematico.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ALESSANDRO PALOMBI, . La lettera affida al Governo il compito di rivedere le dimensioni degli ordini territoriali e la lettera la durata del mandato.
La lettera impegna l'Esecutivo a rivedere e razionalizzare la disciplina in materia di e la lettera le competenze dei consigli.
La lettera riguarda le sole cause di decadenza dei membri del consiglio; la lettera si riferisce alla materia disciplinare, mentre la lettera alla cancellazione dall'albo.
La lettera delega il Governo a predisporre una disciplina organica in materia di specializzazione degli iscritti nelle sezioni A e B dell'albo; la lettera è in materia di tirocinio; la lettera ) prevede una specifica disciplina in materia di forme collettive di assicurazione per la responsabilità civile e la lettera come modificata con un emendamento in sede referente, prevede che siano i decreti attuativi della delega a definire i tempi di applicazione della nuova disciplina.
Il comma 2 prevede che il decreto delegato provveda altresì alle necessarie abrogazioni e l'articolo 3 reca, infine, la clausola di invarianza finanziaria. Grazie, Presidente, ho finito.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che si riserva di farlo.
È iscritta a parlare la deputata Carla Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. La professione di dottore commercialista e di esperto contabile rappresenta uno dei pilastri del nostro sistema economico: è una professione che garantisce legalità, sostiene le imprese, accompagna i cittadini, contribuisce al corretto funzionamento dell'amministrazione finanziaria e della giustizia tributaria, svolgendo una funzione di interesse pubblico che va ben oltre il semplice rapporto professionista-cliente.
Per questo motivo una riforma dell'ordinamento era certamente necessaria. Lo era perché il decreto legislativo n. 139 del 2005 ha ormai oltre 20 anni; lo era perché il mercato delle professioni è profondamente cambiato; lo era perché il numero dei giovani che scelgono questa professione continua a diminuire, mentre cresce l'età media degli iscritti e aumenta il disagio economico di tanti professionisti. Lo riconosce la stessa relazione illustrativa del Governo che fotografa una professione sempre meno attrattiva con un drastico calo dei candidati all'esame di Stato e dei praticanti.
Eppure, di fronte a questa analisi condivisibile, il provvedimento che oggi discutiamo non offre risposte altrettanto convincenti: ancora una volta il Parlamento è chiamato ad approvare una legge delega estremamente ampia, rinviando al Governo la disciplina concreta di quasi tutti gli aspetti fondamentali della professione.
Noi riteniamo che una riforma di tale importanza avrebbe meritato un confronto parlamentare pieno, norme immediatamente precettive e scelte politiche chiare. Invece, troviamo una lunga elencazione di principi generali, molti dei quali condivisibili nelle loro intenzioni, ma troppo indeterminati nella loro attuazione concreta. È una tecnica legislativa che, purtroppo, stiamo vedendo sempre più spesso: il Parlamento indica genericamente una direzione e sarà il Governo a decidere come dovrà essere la nuova disciplina.
Per questa ragione, per esempio, abbiamo presentato un primo emendamento volto a rafforzare il ruolo del Parlamento nel procedimento di attuazione della delega, prevedendo che, qualora le osservazioni formulate dalle Commissioni parlamentari non vengano recepite dal Governo, lo schema di decreto legislativo debba ritornare alle Camere per un nuovo parere. È una modifica di buonsenso che non limita la delega, non rallenta il procedimento, ma restituisce centralità al Parlamento.
Abbiamo poi proposto che l'intera riforma sia espressamente ricondotta al rispetto dei principi costituzionali, della normativa europea e dei trattati internazionali.
Può sembrare una precisazione formale ma in realtà non lo è, perché le professioni ordinistiche sono oggi sempre più coinvolte nell'evoluzione del diritto europeo e della giurisprudenza nazionale e sovranazionale. È quindi opportuno che tale richiamo trovi spazio direttamente nella legge delega.
Un altro tema centrale riguarda il perimetro della professione: da tempo i commercialisti denunciano la frammentazione delle competenze attraverso una proliferazione di elenchi, di registri e di sotto albi. Per questo abbiamo presentato un emendamento volto a ricondurre queste attività nell'alveo dell'albo professionale, raccordandole con il sistema delle specializzazioni, così da rafforzare la certezza del diritto e la valorizzazione delle competenze professionali.
Abbiamo dedicato grande attenzione anche all'esercizio della professione in forma associata e societaria. Le aggregazioni professionali rappresentano certamente una risorsa importante, ma non devono mai far venir meno il principio della responsabilità professionale e personale del professionista. Per questo proponiamo che sia chiarito espressamente che l'incarico professionale è conferito al singolo professionista che lo esegue e che ne assume integralmente la responsabilità. Allo stesso tempo, chiediamo che il decreto legislativo non possa introdurre nuovi vincoli organizzativi o dei requisiti ulteriori rispetto a quelli già previsti dalla legge sulla società tra professionisti.
Abbiamo inoltre affrontato il tema fiscale delle società tra professionisti, proponendo che i redditi derivanti dall'esercizio associato o societario continuino a essere qualificati come redditi da lavoro autonomo, consentendo anche l'applicazione dei regimi fiscali agevolati, compreso il regime forfetario. È una misura che può favorire soprattutto i giovani professionisti.
Un'altra questione molto delicata riguarda l'incompatibilità: il testo del Governo prevede possibili deroghe temporanee. Le audizioni svolte in Commissione hanno evidenziato posizioni differenti e noi riteniamo che occorra trovare un equilibrio. Da un lato bisogna evitare delle rigidità incompatibili con l'evoluzione del diritto europeo, dall'altro occorre preservare un valore fondamentale, cioè l'indipendenza del professionista. Per questo, proponiamo che ogni eventuale deroga sia subordinata all'assenza di un concreto conflitto di interessi e che il professionista abbia l'obbligo di dichiarare preventivamente eventuali situazioni suscettibili di comprometterne l'autonomia, l'indipendenza e l'imparzialità.
Un capitolo particolarmente importante riguarda poi l'equo compenso: non basta richiamare genericamente la legge n. 49 del 2023. Occorre affermare con chiarezza che la professione, la prestazione professionale è, per sua natura, onerosa. Per questo abbiamo presentato un emendamento che introduce espressamente il principio dell'onerosità dell'incarico professionale, limitando gli incarichi gratuiti a casi assolutamente eccezionali. Difendere il valore economico della prestazione professionale significa difendere la dignità del lavoro intellettuale; significa impedire che la concorrenza si giochi sullo svilimento delle competenze; significa tutelare soprattutto chi oggi entra nella professione.
Un'ulteriore riflessione riguarda la democrazia interna degli ordini professionali. Durante le audizioni, numerosi rappresentanti degli ordini territoriali hanno evidenziato la necessità di rafforzarne il ruolo, di garantire maggiore trasparenza nella gestione delle risorse del consiglio nazionale e di evitare un'eccessiva centralizzazione delle funzioni. Sono osservazioni che certamente meritano attenzione, così come meritano attenzione le garanzie nei procedimenti disciplinari. La funzione disciplinare incide direttamente sull'esercizio della professione e sulla reputazione del professionista, per questo deve sempre svolgersi nel pieno rispetto del contraddittorio, del diritto di difesa e della separazione tra funzione amministrativa e funzione disciplinare.
Colleghi, questa riforma nasce dall'esigenza di rilanciare una professione fondamentale per il sistema economico italiano, su questo obiettivo siamo tutti d'accordo. Ma proprio perché l'obiettivo è condiviso, la risposta legislativa avrebbe dovuto essere molto più coraggiosa. Servivano norme capaci di sostenere davvero i giovani; servivano strumenti concreti per rafforzare l'autonomia e l'indipendenza della professione; servivano garanzie più solide per la democrazia ordinistica; servivano maggiori certezze sul valore economico della prestazione professionale. Gli emendamenti che abbiamo presentato vanno esattamente in questa direzione: non sono emendamenti ideologici ma sono proposte costruite anche sulla base delle audizioni svolte in Commissione, sulla base del confronto con le associazioni di categoria e con gli ordini territoriali, e sono proposte che migliorano il testo senza stravolgerne l'impianto. Una buona riforma, infatti, non appartiene né al Governo, né all'opposizione, ma appartiene ai professionisti che ogni giorno garantiscono legalità, correttezza e sviluppo al nostro sistema economico e ai cittadini che in quei professionisti ripongono la loro fiducia
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Pino Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario. Prendo la parola a nome di Forza Italia per inquadrare questo provvedimento in una cornice più ampia e porre il tema centrale oggi in discussione: vale a dire se l'Italia è ancora capace di far crescere il lavoro autonomo qualificato, competenze alte e studi professionali all'altezza di un'economia che è già cambiata.
Il commercialista oggi non vende più soltanto un adempimento, sta nel punto in cui l'impresa incontra il fisco, il credito, la crisi, il digitale, la sostenibilità. È lì che una norma diventa quindi scelta concreta, che un bilancio diventa fiducia, che una difficoltà diventa piano di risanamento o - se mancano le prospettive - chiusura ordinata e regolata.
Se quella figura non si rinnova non è solo la categoria a pagare, paga tutto il sistema produttivo perché perde un pezzo di infrastruttura civile; paga lo Stato perché si ritrova con meno accompagnamento, più contenzioso, imprese più fragili; paga il cittadino che di quella professione si fida quando deve capire una regola, affrontare un accertamento, mettere in ordine i conti di un'attività.
Il decreto legislativo n. 139 del 2005 ha retto per vent'anni, ha messo sotto lo stesso tetto dottori commercialisti e ragionieri, ha dato un ordinamento, ha tenuto in piedi un sistema. Ma la professione nel frattempo ha cambiato mestiere, non è cambiata solo la tecnica, è cambiato il modo di produrre e usare le informazioni, è cambiato il rapporto con la pubblica amministrazione, sono cambiate le regole della crisi di impresa, del processo civile, del fisco, del Terzo settore, della rendicontazione e la digitalizzazione non è un capitolo da aggiungere in coda al testo, è già il modo ordinario di lavorare; fatturazione elettronica, interscambio, adempimenti telematici, dati, piattaforme, controlli automatici: tutto questo ha spostato il baricentro della professione dal documento cartaceo alla gestione di un flusso continuo di informazioni.
Il problema è che l'ordinamento è rimasto, purtroppo, indietro rispetto al lavoro reale, per questo la questione vera non è aggiornare una norma, è innovare la professione, innovarla nel merito, nell'organizzazione, nell'accesso, altrimenti noi continueremo a chiedere ai giovani di entrare in un mestiere descritto con le parole di vent'anni fa, e i numeri della relazione lo dicono senza bisogno di enfasi: i laureati in economia aumentano, i candidati all'esame di Stato, i tirocinanti, invece, calano. Negli ultimi dieci anni, mentre i laureati crescevano, gli abilitati e chi sceglieva il percorso di accesso si riducevano in misura netta: dal 2008 gli 40 iscritti sono diminuiti di oltre il 30 per cento, gli 60 sono cresciuti di oltre il 60 per cento e l'età media ha superato i 52 anni.
E non è solo invecchiamento anagrafico, è il segnale di un modello professionale che fatica a rinnovarsi; e una professione che non si riorganizza, smette di essere scelta e una professione che smette di essere scelta, smette, poco alla volta, di essere anche presidio del territorio. Da qui emerge concretamente la necessità di una riforma per rendere di nuovo attrattiva la scelta di fare il commercialista in Italia.
Il rilancio di questa professione, in concreto, è una politica di sviluppo. Un'impresa che vuole crescere, accedere al credito, ristrutturarsi, digitalizzarsi, rendicontare, affrontare un accertamento, una crisi, ha bisogno di un professionista preparato, aggiornato e organizzato; se lo Stato rende questa professione più lenta, più chiusa, più anziana, alla fine è lo Stato stesso che raccoglie il conto.
Il punto decisivo per noi è questo: innovare significa accorciare la distanza tra la formazione e il lavoro, alzare la qualità delle competenze e cambiare il modo in cui si organizza lo studio.
Tre piani dello stesso problema: se si muove solo uno, la riforma resta a metà.
Oggi perdiamo vocazioni nel passaggio dall'università all'albo. Un giovane laureato in economia si trova di fronte a due opzioni: lo studio professionale o il lavoro dipendente. Da un lato, un lungo tirocinio, spesso mal retribuito, con l'esame di Stato ancora lontano; dall'altro, invece, uno stipendio immediato, una prospettiva di carriera e la possibilità di iniziare subito la propria vita. E non stupiamoci se la maggioranza dei giovani poi sceglie la seconda strada: non è disamore per questa professione, ma è un calcolo razionale e oggettivo.
Permettere di svolgere il tirocinio durante il corso di studi magistrali è forse la misura più concreta di questo testo; non è un favore, ma è realismo. Accorciare i tempi non significa abbassare l'asticella dell'esame di Stato, ma eliminare un ingorgo inutile e far entrare prima competenza, pratica e responsabilità. Se vogliamo attrarre i giovani, dobbiamo smettere di farli aspettare fuori dalla porta.
Ma l'accesso da solo non è sufficiente; è fondamentale innovare anche il contenuto della professione. Il professionista che le imprese oggi richiedono non è un tuttofare dell'adempimento, è una figura con una solida base di conoscenze e la capacità di approfondire temi cruciali, come fiscalità, finanza, crisi d'impresa, consulenza economica aziendale, digitale e sostenibilità. Il mercato, in realtà, chiede già queste specializzazioni. La riforma della crisi ha affidato proprio al commercialista ruoli delicati di allerta, composizione, attestazione e gestione.
Il fisco ha, poi, modificato il rapporto con le amministrazioni, introducendo istituti che richiedono affidabilità e competenze; il digitale ha trasformato lo studio in un'interfaccia tra impresa e Stato; la sostenibilità ha portato nei bilanci informazioni che vanno oltre la semplice contabilità. La legge deve riconoscere questa realtà e costruire le specializzazioni all'interno dell'albo unico, con regole chiare e precise. L'obiettivo è elevare la qualità della professione, non creare sotto-albi, elenchi paralleli o nuove barriere. L'innovazione vera risiede nella qualificazione, non nella frammentazione, e l'organizzazione del lavoro è fondamentale per trattenere i giovani e garantire che gli studi siano all'altezza delle aspettative.
Pur mantenendo il suo valore, lo studio individuale non può essere l'unica soluzione. In molte aree, rimane il primo elemento di sistema che un'impresa incontra, ma non può bastare. Le imprese richiedono consulenze integrate, poiché i problemi economici, fiscali, finanziari e societari si presentano spesso insieme. L'aggregazione consente una maggiore specializzazione, una migliore gestione dei costi tecnologici, una formazione più efficace dei giovani, una maggiore resilienza di fronte alla complessità.
I dati dimostrano da anni che le imprese aggregate ottengono risultati mediamente più solidi rispetto a quelle isolate. Una disciplina organica delle forme associate e societarie va in questa direzione, rappresentando un'innovazione organizzativa e non un semplice dettaglio di statuto.
Attenzione, però: aggregarsi non significa trasformare la professione in un affare di capitali. La professione può crescere sicuramente di scala, non può diventare una società opaca: la deve restare in capo ai professionisti iscritti; il cliente deve sapere chi è il responsabile dell'incarico; deve esserci copertura assicurativa e deve esserci un limite chiaro a chi entra solo come investitore. Qui sta il confine liberale, non corporativo, con cui leggiamo il provvedimento.
Innovare non è sciogliere ogni perimetro in nome di un mercato senza regole, e non è neppure alzare muri tra categorie. Le professioni intellettuali vivono di due principi che devono stare insieme: concorrenza e responsabilità. E lo stesso criterio vale anche per il compenso: la libera pattuizione resta e deve restare. Ma non c'è innovazione possibile se il lavoro qualificato viene schiacciato sul prezzo più basso, soprattutto di fronte a grandi committenze e a capitolati unilaterali. L'equo compenso, nel quadro della legge n. 49 del 2023, non è un privilegio di categoria: è la condizione perché uno studio possa investire in tecnologia, in formazione, in specializzazione, nei giovani.
E c'è, infine, un'innovazione che riguarda le istituzioni della professione: non solo lo studio, anche gli ordini devono essere messi in condizione di rappresentare un mestiere che è già cambiato. Ridurre l'anzianità per l'accesso alle cariche, aprire spazio ai più giovani, garantire l'equilibrio di genere, rendere possibili procedure elettorali moderne, compreso il voto telematico a distanza, nel rispetto della segretezza e della libertà di voto, non sono dei semplici orpelli, sono il modo per allineare la rappresentanza alla realtà. La digitalizzazione non può fermarsi al rapporto tra imprese e amministrazioni: deve riguardare anche il funzionamento degli organismi professionali, con regole uniformi, trasparenza e affidabilità. Modernizzare la non significa svuotare gli ordini territoriali, significa farli funzionare.
Presidente, Forza Italia non guarda alle professioni come un relitto da smantellare in nome di un liberismo di maniera, non le guarda come una corporazione da difendere a prescindere: le guarda come pezzi della macchina produttiva del Paese. Una riforma di sistema si misura da questo: se rende più conveniente, più moderna e più credibile la scelta di fare il professionista, se aiuta gli studi ad organizzarsi, se tiene alta la responsabilità verso imprese e cittadini e se restituisce ai giovani un percorso comprensibile.
Il metodo della delega, da questo punto di vista, è per noi quello giusto, a una condizione: il Governo ha 12 mesi per scrivere il decreto, sentito il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, di concerto con il Ministero dell'Università e della ricerca e con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali per i profili di competenza, con il parere delle Commissioni. Non è, quindi, un assegno in bianco: il Parlamento definirà la cornice, i principi e i criteri, e domani poi dovrà verificare anche che lo schema di decreto non tradisca ciò che qui stiamo discutendo.
Noi staremo su quel passaggio con lo stesso criterio di oggi: modernizzare il lavoro professionale e tutelare chi si rivolge al professionista, non regalare privilegi e non consegnare il mercato a chi opera senza regole, senza albo e senza responsabilità. Quindi riformare senza smantellare, aprire senza abbassare, innovare senza perdere il nesso tra competenza e interesse pubblico. I commercialisti chiedono un ordinamento che riconosca il peso del loro lavoro e lo renda di nuovo attrattivo per chi deve ancora sceglierlo. Il Paese, dal canto suo, ha bisogno di ridare centralità a questa figura e di ristrutturarla, non per difendere un albo, ma perché imprese, fisco e territorio tornino a trovare un professionista all'altezza: e sta qui il compito di quest'Aula.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, arriviamo oggi, in Aula, con un provvedimento che affronta un tema atteso da tempo: la riforma dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile, fermo, sostanzialmente, al decreto legislativo n. 139 del 2005, quando non addirittura ai decreti degli anni Cinquanta, che istituirono i vecchi ordini dei dottori commercialisti e dei ragionieri.
È una constatazione che facciamo con onestà intellettuale: la normativa vigente è ormai datata e non è più in grado di rispondere ai profondi mutamenti che hanno attraversato il mondo delle professioni economiche, contabili e tributarie, in particolare negli ultimi vent'anni. Pensiamo alla riforma della crisi di impresa, alla riforma della giustizia civile, alla riforma fiscale - con il concordato preventivo biennale e la -, alla trasformazione digitale della pubblica amministrazione, fino agli obblighi di rendicontazione di sostenibilità introdotti dalla .
Il commercialista di oggi non è più soltanto il professionista che tiene la contabilità: è un interlocutore centrale tra imprese, cittadini e amministrazione finanziaria, un attore che opera in contesti radicalmente nuovi rispetto a quelli disegnati vent'anni fa e oltre. Per questo, come Partito Democratico, abbiamo condiviso in Commissione e condividiamo oggi qui, in Aula, la necessità di una riforma organica.
Lo abbiamo sostenuto con coerenza, già in occasione della riforma dell'ordinamento della professione forense, perché commercialisti e avvocati condividono la medesima esigenza: misurarsi con sfide nuove restando fedeli ai principi di autonomia, indipendenza e tutela dell'interesse pubblico, che giustificano l'esistenza stessa degli ordini professionali.
In questo testo ci sono passaggi che apprezziamo e lo vogliamo dire senza reticenze. Pensiamo all'aggiornamento del perimetro delle attività riservate, che finalmente prende atto delle trasformazioni intervenute nei settori tributario, aziendale, finanziario e societario della crisi di impresa e, grazie a una modifica introdotta in sede referente, che condividiamo, anche giuslavoristico.
Mi riferisco poi alla riduzione dell'anzianità di iscrizione all'albo necessaria per l'assunzione di cariche elettive, che va nella giusta direzione dell'equità generazionale, insieme alle misure per la parità di genere nella composizione delle liste.
Pensiamo inoltre all'introduzione di una disciplina organica sulla specializzazione, alla possibilità di svolgere il tirocinio professionale durante gli studi universitari, una misura che può davvero accorciare i tempi di accesso alla professione e renderla più attrattiva per le nuove generazioni. E, infine, alla scelta di consentire forme collettive di assicurazione per la responsabilità civile, con oneri a carico del Consiglio nazionale, che rappresenta un alleggerimento concreto per i professionisti.
Detto questo, non possiamo, però, tacere i limiti di questo provvedimento, che rischiano di trasformare un'occasione storica in un'occasione parzialmente sprecata. Il primo nodo riguarda l'equo compenso. Il testo originario prevedeva che la pattuizione del compenso, pur libera, dovesse comunque garantire un equo compenso. In sede referente, questa formulazione è stata indebolita, restringendo l'aggiornamento dei parametri alle sole ipotesi già previste dalla legge n. 49 del 2023, cioè i rapporti con i grandi committenti. Comprendiamo le preoccupazioni sollevate dall'Autorità garante della concorrenza rispetto al rischio di reintrodurre minimi tariffari generalizzati, ma il risultato pratico è un arretramento di tutela per la generalità dei professionisti rispetto al testo di partenza. Su un tema come questo, che tocca la dignità del lavoro professionale, noi non possiamo accontentarci di un passo indietro mascherato da equilibrio tecnico.
Il secondo punto è l'assenza, in questo provvedimento, di una disciplina organica sulle società tra professionisti. Il mondo dei commercialisti opera ormai in forme organizzative complesse - spesso multidisciplinari - e la normativa vigente, risalente all'articolo 10 della legge n. 183 del 2011, ha già mostrato storture applicative che una riforma di sistema avrebbe dovuto affrontare direttamente, come è stato fatto per la professione forense con la legge n. 247 del 2012. Non averlo fatto e non averlo fatto oggi, in questo testo e in questo provvedimento, significa lasciare irrisolti problemi che si ripresenteranno presto agli operatori del settore.
Il terzo nodo riguarda la proliferazione di elenchi e registri professionali paralleli, che continua a minare l'unitarietà dell'albo e a generare confusione, tra gli utenti, sulle reali competenze dei professionisti. Il testo si limita a un richiamo generico, quando servirebbe un intervento più netto, di riordino.
Il quarto nodo - forse il più importante per il futuro della professione - riguarda le nuove tecnologie e, in particolare, l'intelligenza artificiale. Stiamo parlando di strumenti che stanno già trasformando profondamente il modo in cui si esercitano attività di analisi contabile, fiscale e finanziaria, con ricadute dirette sull'organizzazione degli studi, sulla formazione dei giovani professionisti e perfino sulla definizione stessa delle attività riservate. Una legge delega che intende guardare al futuro della professione non può permettersi di lasciare questo tema sullo sfondo, affidandolo implicitamente a decreti attuativi senza indicazioni di principio chiare.
Infine, Presidente, un rilievo di metodo, che non è secondario: la scelta dello strumento della delega. Comprendiamo le ragioni di tecnica legislativa che hanno portato a questa opzione, ma resta il fatto che essa limita il ruolo del Parlamento alle enunciazioni di principi e criteri direttivi, per poi affidare interamente al Governo la responsabilità concreta di scelte decisive nell'ambito della riforma. Su una materia che incide sulla vita professionale di decine di migliaia di persone avremmo preferito un maggiore protagonismo delle Camere, anche nella fase attuativa, attraverso pareri parlamentari realmente vincolanti e non meramente consultivi.
Non sfugge, peraltro, a questa valutazione, anche il contesto europeo in cui si inserisce il provvedimento. La Commissione europea ha aperto due procedure nei confronti dell'Italia: una relativa ai controlli preventivi sulle qualifiche professionali e una relativa al regime di incompatibilità che impedisce ai commercialisti di svolgere attività multidisciplinari, in asserito contrasto con la direttiva sui servizi. Sono profili che il decreto delegato dovrà tenere in seria considerazione, per evitare che la riforma nasca già esposta a nuovi rilievi comunitari.
Per queste ragioni, Presidente, il nostro giudizio è articolato: riconosciamo il valore di un intervento di riordino atteso da vent'anni e alcuni contenuti positivi del testo, ma non possiamo ignorare le criticità che permangono su equo compenso, società tra professionisti, elenchi paralleli, nuove tecnologie e ruolo del Parlamento. Per questo, il Partito Democratico si augura che attraverso i prossimi passaggi, qui in Aula alla Camera e con il passaggio al Senato, si possa trovare l'occasione per correggere il tiro su questi punti prima che i decreti legislativi attuativi diano forma definitiva alla riforma.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Marta Schifone. Ne ha facoltà.
MARTA SCHIFONE(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'Assemblea avvia l'esame di questo disegno di legge. Discutiamo un provvedimento che delega al Governo la riforma dell'ordinamento della professione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
Il vigente ordinamento è disciplinato dal decreto legislativo n. 139, risalente al 2005. Sono circa vent'anni in cui non si riammoderna, in cui non si riordina, in cui non si razionalizza, in cui non si adegua questo ordinamento. E non si adegua non solo al mutato contesto in cui operano i dottori commercialisti e gli esperti contabili, ma non si adegua neanche a quanto disposto dalla legislazione europea, per esempio, dalla giurisprudenza di legittimità, dalla giurisprudenza costituzionale, che è intervenuta pure in questi anni.
Signor Presidente, questa delega si inserisce in un percorso più ampio, nel solco del pacchetto di riforme che questo Governo - segnatamente con l'impegno di Fratelli d'Italia, di questa maggioranza - ha voluto mettere in campo per il mondo libero-professionale, un pacchetto di riforme di cui questo disegno di legge rappresenta un pilastro. Sono quattro i disegni di legge che stanno camminando in queste Camere, che stanno ricevendo, man mano, l'approvazione. Appunto, quello che discutiamo oggi è uno di questi, ma sono delle riforme che investono trasversalmente tutto il comparto libero-professionale.
Tutti gli ordini professionali sono stati riordinati, ammodernati e razionalizzati, tutte le leggi professionali sono state riviste grazie a questo pacchetto di riforme, che non è casuale perché viene da una forte volontà, dall'impegno e dall'interesse che da sempre la destra italiana, Fratelli d'Italia e questo Governo hanno mostrato verso il comparto libero-professionale, che per noi non è mai stato figlio di un Dio minore, ma che per troppo tempo, invece, è stato dimenticato, è stato messo da parte, è stato oggetto - mi sento di dire - anche di una legislazione selvaggia che ha portato queste professioni a una vera e propria proletarizzazione, in alcuni casi.
E abbiamo deciso di voler metterci mano, cominciando dal riordino delle normative e delle leggi professionali, proprio per dare questo forte segnale.
Oggi discutiamo su una professione centrale per il funzionamento del nostro sistema fiscale ed economico, che, ogni giorno, è sempre al fianco dei cittadini italiani, dei lavoratori, delle imprese, della pubblica amministrazione, delle istituzioni e che oggi, con la trasformazione digitale della pubblica amministrazione, con la crisi di impresa e con la transizione ESG, ha un ruolo che si fa sempre più centrale nell'interfaccia tra i cittadini, la pubblica amministrazione, le imprese e lo Stato.
L'intento è di restituire un ordinamento moderno, equo nella rappresentanza generazionale e di genere - quindi colmando i divari generazionali e di genere - e attento alla dignità del compenso e alla qualità della formazione; l'intento è anche quello di investire sulla credibilità di questi professionisti, dell'intero sistema professionale che è, a tutti gli effetti, una infrastruttura della Nazione.
Il ruolo del commercialista si è profondamente trasformato. È intercorsa la riforma della crisi di impresa, la riforma Cartabia, la riforma fiscale del 2023, che li ha resi intermediari qualificati tra contribuenti e amministrazione finanziaria attraverso istituti come il concordato preventivo biennale e la ; da ultimo, è stata introdotta la disciplina sulla rendicontazione di sostenibilità, che ha aperto un ambito di competenza del tutto nuovo.
A fronte di questa espansione di funzioni, la cornice ordinamentale è rimasta - come dicevamo prima - quella di vent'anni fa e questa delega serve a colmare questa distanza.
Venendo ai contenuti: l'articolo 2, il cuore della delega, enuncia i principi e i criteri direttivi lungo alcuni assi fondamentali. Il primo riguarda le attività stesse della professione e si chiede, di fatto, al Governo, una ricognizione puntuale delle attività riservate ai dottori commercialisti e agli esperti contabili, distinguendole da quelle esercitabili da altre professionalità. In questo asse, si collocano anche la disciplina dell'esercizio della professione in forma associata e societaria e la revisione del regime delle incompatibilità.
L'altro asse riguarda il compenso. La delega richiama espressamente la legge sull'equo compenso, la n. 49 del 2023, a prima firma Giorgia Meloni, e ne assicura l'attuazione anche in questo ambito. È un principio di civiltà professionale prima ancora che di civiltà normativa. La dignità del lavoro intellettuale va pagata e la dignità del lavoro intellettuale passa anche da qui.
Il terzo asse è quello della e della rappresentanza democratica dell'ordine. La delega introduce l'equità generazionale, come dicevo prima, attraverso la riduzione dell'anzianità di iscrizione richiesta per l'elettorato passivo, sancisce la parità di genere, introduce il voto telematico a distanza e ridefinisce anche le dimensioni degli ordini territoriali. Sono scelte che vanno nella direzione di un ordine più rappresentativo e sono scelte che sono state anche oggetto di interlocuzione fitta e continua con tutte le categorie, i sindacati e le associazioni maggiormente rappresentative, come giustamente diceva prima il relatore, il mio collega Palombi.
Il quarto asse rappresenta la vita interna dell'ordine, la revisione delle cause di incompatibilità e delle procedure di sostituzione dei consiglieri e la razionalizzazione del sistema disciplinare.
Il quinto asse, infine, guarda al futuro della professione e parla di una disciplina organica della specializzazione per gli iscritti. La riforma del tirocinio è inserita all'interno di questo impianto, prevedendo la possibilità di svolgerlo interamente durante il corso di studi magistrali; credo che questa sia davvero una conquista. È una misura concreta che mira anche alla riduzione del tempo di accesso alla professione. Questo era uno dei pilastri ai quali abbiamo fortemente lavorato e che era fortemente voluto, anche dalla categoria.
Naturalmente, da tutto ciò emerge con chiarezza che questa riforma non è un intervento di facciata, ma è una risposta strutturale a una necessità profondamente sentita nella categoria: quella di ammodernare la professione. Tale professione aveva bisogno di ridefinire con chiarezza la sua identità, investendo con ancora più forza sul futuro della consulenza economica e fiscale che mettono in campo i commercialisti, consulenza nella nostra Nazione e in ambito sovranazionale.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore e la rappresentante del Governo rinunciano alle repliche.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare il deputato Alfredo Antoniozzi. Ne ha facoltà.
ALFREDO ANTONIOZZI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per segnalare che la scorsa notte, nella prestigiosa sede di Hollywood, si è celebrato un momento di grande importanza per l'Italia tutta: il maestro Andrea Bocelli e la premio Oscar Jennifer Hudson, di fronte a 18.000 spettatori paganti, hanno cantato la colonna sonora del film altra eccellenza italiana. Quindi, si è celebrato, nel santuario dello spettacolo e della cultura internazionale, un momento importantissimo per il nostro Paese. Il film uscirà in 13.000 sale e vedrà, accanto ad attori italiani, grandi di Hollywood, come Anthony Hopkins, Al Pacino, Andy Garcia. Quindi, si sono sposate queste due grandi iniziative: da un lato, il film che racconta la storia di questa famiglia che da zero, da una piccola officina, ha creato un un marchio internazionale, che ancora oggi emoziona il mondo, e dall'altra, Andrea Bocelli, uno dei più grandi tenori, un uomo che rappresenta l'Italia ad altissimo livello.
Ecco, questo momento alto, a reti unificate in tutto il mondo, ha creato una grande attenzione sul ruolo che il svolge nel mondo e per questo ringrazio anche il Governo italiano, il Governo Meloni, il Ministero della Cultura per quanto hanno fatto e per quanto fanno quotidianamente per affermare le eccellenze italiane in tutto il mondo .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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