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Martedì 22 Settembre 2026 ore 11:00
AULA, Seduta 713 - Svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna ha avuto luogo lo svolgimento di una interpellanza e interrogazioni sui seguenti argomenti:
iniziative per il benessere climatico all'interno degli edifici scolastici (Manzi - PD-IDP);
iniziative di competenza in relazione ad una sentenza in materia di confisca emessa ai danni dell'Italia dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (Ascari - M5S);
chiarimenti e iniziative di competenza in ordine al decesso del detenuto Francesco Aliseo (D'Orso - M5S).
Per il Governo sono intervenuti la Sottosegretaria di Stato per l'Istruzione e il merito, Paola Frassinetti, e il Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste, Luigi D'Eramo.
iniziative per il benessere climatico all'interno degli edifici scolastici (Manzi - PD-IDP);
iniziative di competenza in relazione ad una sentenza in materia di confisca emessa ai danni dell'Italia dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (Ascari - M5S);
chiarimenti e iniziative di competenza in ordine al decesso del detenuto Francesco Aliseo (D'Orso - M5S).
Per il Governo sono intervenuti la Sottosegretaria di Stato per l'Istruzione e il merito, Paola Frassinetti, e il Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste, Luigi D'Eramo.
XIX LEGISLATURA
713^ SEDUTA PUBBLICA
Martedì 22 settembre 2026 - Ore 11
Svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni (vedi allegato).
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Modifica nella composizione di gruppi parlamentari
- Interpellanza e di interrogazioni (Svolgimento)
- Iniziative per il benessere climatico all'interno degli edifici scolastici – n. 3-02886
- Iniziative di competenza in relazione ad una sentenza in materia di confisca emessa ai danni dell'Italia dalla Corte europea dei diritti dell'uomo - n. 2-00540
- Chiarimenti e iniziative di competenza in ordine al decesso del detenuto Francesco Aliseo – n. 3-02887
- La seduta e' sospesa
- Missioni (Alla ripresa pomeridiana)
- Nuova articolazione dei lavori dell'Assemblea per la restante parte del mese di settembre 2026 e conseguente aggiornamento del calendario dei lavori vigente. Organizzazione dei tempi di esame degli argomenti iscritti nel calendario
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, legge il processo verbale della seduta del 18 settembre 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 89, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 21 settembre 2026, il deputato Tommaso Antonino Calderone ha comunicato di dimettersi dal gruppo parlamentare Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE, chiedendo di aderire alla componente politica “Futuro Nazionale Vannacci - ” del gruppo parlamentare Misto.
Il rappresentante di tale componente, con lettera pervenuta in pari data, ha comunicato di aver accolto la richiesta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Manzi n. 3-02886 .
La Sottosegretaria di Stato per l'Istruzione e il merito, Paola Frassinetti, ha facoltà di rispondere.
PAOLA FRASSINETTI,Grazie, Presidente. Collega Manzi, come già dichiarato dallo stesso Ministro Valditara in un altro atto di sindacato ispettivo, siamo pienamente consapevoli che sia necessario affrontare una nuova fase nell'adeguamento degli edifici scolastici, che tenga conto anche delle diverse condizioni climatiche e della necessità di garantire ambienti adeguati e confortevoli per studenti e per il personale scolastico.
Va ricordato, però, che questo obiettivo compete innanzitutto agli enti locali, proprietari degli immobili e che il Ministero può solo dare un contributo a tali enti per la realizzazione di questi interventi di adeguamento. Ebbene, in questi anni il Ministero ha fatto la sua parte - come mai prima - sia attraverso gli investimenti del PNRR, sia grazie a risorse aggiuntive prese dal bilancio del Ministero. In questi anni, infatti, abbiamo impresso un forte impulso agli investimenti sull'edilizia scolastica: abbiamo investito già oltre 12 miliardi di euro tra fondi PNRR e nazionali. Si tratta del più importante investimento mai realizzato per le nostre scuole; di questi, circa 3,7 miliardi sono destinati proprio all'efficientamento energetico, considerando gli interventi per le nuove scuole e le nuove palestre, nonché quelli di efficientamento energetico e di messa in sicurezza.
A questa strategia di riqualificazione complessiva del patrimonio edilizio scolastico, il Ministero dell'Istruzione e del merito ha aggiunto anche l'ulteriore contributo straordinario per l'acquisto di apparecchi e dispositivi per il raffrescamento e il miglioramento del climatico, con l'obiettivo di offrire uno strumento pratico e di rapida realizzazione per migliorare le condizioni degli studenti e del personale scolastico, in vista dell'avvio dell'anno scolastico. Anche su questo punto, i numeri confermano la rapidità dell'azione del Ministero: a soli dieci giorni dalla pubblicazione dell'avviso, abbiamo provveduto a chiudere il riparto dei 20 milioni disponibili, che andranno a oltre 6.000 scuole, con un importo di circa 3.200 euro per scuola, dunque ben più di 57 euro per classe.
È inoltre necessario considerare che una parte delle scuole dispone già di sistemi di refrigerazione, altre hanno acquistato dispositivi di raffrescamento proprio in questi mesi e altre ancora, per le caratteristiche climatiche e geografiche del territorio in cui si trovano, non presentano le medesime esigenze. Il contributo straordinario va quindi letto come una misura aggiuntiva, immediata e concreta, che si inserisce in un investimento molto più ampio già realizzato dal Ministero. A ciò si aggiunge il fatto che i dispositivi mobili di raffrescamento possono essere acquistati a costi relativamente contenuti, consentendo alle scuole di utilizzare rapidamente le risorse disponibili per intervenire sulle situazioni che presentano le maggiori necessità.
Questo contributo straordinario disposto del Ministero non esclude, ovviamente, la realizzazione di ulteriori interventi strutturali, come fatto finora. Proprio in questa direzione, il Governo sta infatti lavorando, anche in vista della prossima legge di bilancio, al fine di rafforzare gli investimenti già attuati per migliorare l'efficienza energetica anche degli edifici scolastici.
PRESIDENTE. La deputata Manzi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
IRENE MANZI(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Purtroppo, nonostante l'impegno sincero che conosco della Sottosegretaria Frassinetti, non posso dichiararmi soddisfatta di questa risposta. E non è un gioco delle parti tra maggioranza e opposizione. Proprio perché - e parlo dell'ultimo piano illustrato poco fa - quel piano è stato realizzato con il sistema del questo vuol dire che qualunque scuola, anche se era già dotata di impianti di raffrescamento, poteva concorrere al di là quindi del fabbisogno reale delle scuole. La cifra divisa per classi fa circa 60 euro a classe: questo è oggettivamente insufficiente rispetto a quelle che sono le necessità della scuola.
Poche settimane fa abbiamo presentato proprio qui, nella sala stampa della Camera, il rapporto di Cittadinanzattiva, che avrete avuto modo di leggere. Quel rapporto ci dà un quadro abbastanza significativo - e per certi versi anche allarmante - sulla scuola italiana. Quasi il 50 per cento degli edifici scolastici risalgono a prima del 1976, quindi a prima dell'entrata in vigore delle normative antisismiche. È un dato su cui ovviamente dobbiamo riflettere, e che non voglio addebitare - sarebbe scorretto - integralmente al Ministro Valditara. Però, c'è un tema, quello che andiamo ripetendo da più settimane. Questa interrogazione era stata presentata in concomitanza con lo svolgimento degli esami di maturità e con il grido d'allarme lanciato da molte scuole, ma la stessa situazione la si potrebbe applicare ai nidi che, per esempio, in molti comuni avevano dovuto anticipare la chiusura delle lezioni, addirittura prima della fine di giugno, perché gli ambienti scolastici erano talmente tanto surriscaldati che era impossibile, sia per le educatrici e gli educatori sia per i bambini stessi, restare in quegli ambienti.
Questo vuol dire che c'è necessità di prospettiva e chiama in causa tutte le forze politiche. Prospettiva vuol dire investimento ed è quello che andiamo ripetendo da più tempo, non solo su un singolo sistema di raffrescamento, ma su un intervento, su un vero e proprio piano strutturale, in questo caso, di efficientamento energetico, di ventilazione, di schermatura e riqualificazione complessiva degli edifici. E questo è necessario. È stato citato l'investimento consentito anche grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Io voglio citare anche un altro dato, quando il Piano nazionale di ripresa e resilienza non c'era: quello relativo ai Governi di centrosinistra che, dal 2013 al 2018, hanno investito 10 miliardi di euro in edilizia scolastica, scuole innovative, scuole nuove, miglioramento energetico, ma anche antisismico degli edifici.
Questo vuol dire che c'è la necessità di intervenire. Cittadinanzattiva ha fatto un calcolo: per tre anni servirebbero 500 milioni l'anno per intervenire e garantire l'efficientamento energetico degli edifici. Ecco, quello che io voglio fare, per il tramite della Sottosegretaria e del Presidente, è un appello che lancio al Ministro Valditara per la prossima legge di bilancio. Noi abbiamo già presentato, anche in provvedimenti precedenti, degli emendamenti che parlano di piano strutturale, di risorse strutturali, ma a fianco a questo, ci sono anche misure a costo zero che potrebbero essere attuate e che chiamano in causa, per esempio, la funzione pubblica: affiancare i comuni, soprattutto quelli più piccoli, con delle più specializzate di funzionari che possano aiutare i comuni nei bandi, che possano sostenerli.
Non basta infatti dire che la competenza sulle scuole è in capo o ai comuni o alle province, a seconda del grado degli istituti: questo è uno scaricabarile, questo vuol dire che servono in realtà risorse, appunto, di lungo periodo e strutturali per investire.
E l'attualità, purtroppo, mi impone anche di fare un cenno a quello che sta avvenendo in questi giorni. Servono risorse, non armi di distrazione di massa sulla pelle dei minori, mi verrebbe da dire; quelle armi di distruzione… di distrazione - ma distruzione della scuola pubblica, purtroppo - di massa che in queste ore sono state annunciate dal palco di una di partito dalla Presidente del Consiglio e che prevedono tetti al numero di studenti stranieri per classe, che già esistono in realtà, come ben sappiamo, per circolare. Si dovrebbe invece investire sui mediatori, magari - lancio una provocazione al Ministro - un investimento per creare classi più piccole, quindi più classi, più insegnanti. Possiamo fare davvero un piano che, partendo paradossalmente da una misura di propaganda, sia in grado di cambiare e migliorare la scuola italiana, proprio perché, come ben sappiamo, i bambini, gli studenti non sono pacchi che possono essere spostati da una scuola all'altra, dal contesto in cui vivono ad un altro a costo zero.
Investiamo quindi davvero sulle esigenze della scuola…
PRESIDENTE. Concluda.
IRENE MANZI(PD-IDP). …a cominciare da quello che la nostra interrogazione pone ossia il tema urgente e importante dell'edilizia scolastica .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Ascari ed altri n. 2-00540 .
Chiedo alla deputata Ascari se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Innanzitutto la risposta alla mia interpellanza arriva dopo due anni dal deposito e già questo è un punto dolente.
L'oggetto dell'interpellanza si basava sui ricorsi di due cittadini italiani, già condannati in primo grado, ma poi prosciolti in appello per intervenuta prescrizione dei reati loro ascritti. La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha emanato una sentenza, la Episcopo e Bassani c. Italia del 19 dicembre del 2024, che è ovviamente una sentenza molto discutibile - per quanto mi riguarda - in materia di confisca per equivalente, ai sensi dell'articolo 322- del codice penale. In sede nazionale, infatti, gli imputati, prosciolti per essersi giovati della prescrizione del reato, si erano visti confiscare somme di denaro equivalenti al profitto ottenuto mediante fatti, rispettivamente, di truffa in erogazioni pubbliche e di false fatturazioni.
La I sezione della Corte EDU ha ritenuto che la confisca, inflitta nonostante la carenza di una formale sentenza di condanna a carico degli imputati, non abbia violato l'articolo 7 della Convenzione, il quale prevede il principio . Essa, viceversa, ha ritenuto violati l'articolo 6, paragrafo 2, della CEDU - presunzione di innocenza - e l'articolo 1 del Protocollo addizionale 1 - diritto di proprietà. Secondo la Corte, la presunzione di innocenza impone al giudice di considerare a ogni effetto l'imputato innocente fino a condanna definitiva e quindi che, senza una condanna penale definitiva, quest'ultimo non possa subire conseguenze che, in via di fatto, lo trattano come se fosse colpevole. Pertanto, l'Italia è stata condannata a rimborsare le spese a uno dei ricorrenti e sarebbe tenuta a eseguire la sentenza, in ipotesi restituendo le somme confiscate a coloro i quali dalle carte processuali emerge che abbiano storicamente commesso i fatti loro addebitati.
Aveva scritto un'opinione dissenziente molto vibrata il giudice designato dall'Italia, Raffaele Sabato, il quale aveva evidenziato sia l'incoerenza intrinseca della pronuncia - la quale ha considerato non violato l'articolo 7 CEDU, perché la confisca non sarebbe una pena in senso proprio, ma poi ha ravvisato la violazione della presunzione di innocenza -, sia il contrasto con numerosi precedenti della stessa Corte (tra cui la sentenza GIEM c. Italia del 2018 e Rigolio c. Italia del 2023) nei quali, pur a fronte della prescrizione dei reati seguita da confische, non sono state individuate violazioni della Convenzione dei diritti dell'uomo. Il giudice Sabato, è bene ricordarlo, aveva inoltre sottolineato come la sentenza si ponesse in evidente contraddizione con l'articolo 15 della direttiva (UE) 2024/1260 - la quale prevede proprio la confisca senza condanna, pur dando la sentenza atto dell'esistenza di un largo consenso europeo al riguardo - che l'Italia è tenuta a recepire.
Del resto è bene puntualizzare che casi di confisca senza condanna sono già ampiamente previsti nel nostro ordinamento: si pensi alle materie dei mezzi di trasporto per l'immigrazione clandestina, degli stupefacenti, delle armi nella legge n. 152 del 1975, degli abusi edilizi nel decreto legislativo n. 380 del 2001 e delle misure di prevenzione antimafia. In sintesi, il nostro Paese si troverebbe a dover eseguire una sentenza della Corte EDU e, al contempo, adempiere a un obbligo unionale di segno esattamente opposto, potenzialmente rendendo palese un contrasto tra Corti (Strasburgo e Lussemburgo) e, conseguentemente, tra ordinamenti (Consiglio d'Europa e Unione europea).
Per quanto mi riguarda, nell'interpellanza ponevo interrogativi relativamente ai gravi problemi interpretativi, ai sensi dell'articolo 43 della Convenzione EDU, e se non si ritenesse di promuovere entro il termine di tre mesi dalla data della sentenza, vale a dire entro il 19 marzo 2025, la rimessione della causa alla Grande Camera della Corte di Strasburgo per ottenere l'integrale riforma della sentenza della prima sezione, ma, come detto, la risposta arriva ormai a distanza di anni
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato, Luigi D'Eramo, ha facoltà di rispondere.
LUIGI D'ERAMO,. Grazie, signor Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti per aver richiamato l'attenzione sulla nota pronuncia della Prima sezione della Corte europea dei diritti dell'uomo, resa il 19 dicembre del 2024, con cui è stata riconosciuta, nei casi Episcopo e Bassani c. Italia, la violazione dell'articolo 6, paragrafo 2, della CEDU e dell'articolo 1 del Protocollo addizionale 1 alla Convenzione, in ragione dell'applicazione della confisca nonostante il proscioglimento degli imputati per intervenuta prescrizione dei reati.
A questo proposito, mi preme rappresentare che, su parere favorevole del Ministro della Giustizia, è stata ritualmente e tempestivamente presentata richiesta di rinvio alla Grande Camera. Mi sembra opportuno rimarcare in questa sede che la richiesta di rinvio si fondava su solide argomentazioni. In particolare, si fondava sulla valorizzazione di un'incongruenza nelle motivazioni della pronuncia: l'aver condivisibilmente escluso la natura penale della confisca affermando, al contempo, la violazione del diritto alla presunzione di innocenza e, dunque, di un precetto che ha chiara ed esclusiva valenza penale. Del resto, se è vero che dopo il proscioglimento nessun tribunale può mettere in dubbio l'esito di un procedimento penale, in tutte le legislazioni è previsto che tribunali non penali trattino fatti simili a quelli alla base di un'assoluzione penale, usando criteri di prova diversi allo scopo di accertare un fatto sulla base di criteri legali di probabilità. Questa è la ragione per cui la responsabilità civile ben può essere accertata e dichiarata anche dopo un'archiviazione o un non luogo a procedere disposto in sede penale: l'accertamento si basa su criteri diversi e su differenti gradazioni di accertamento, vale a dire sulla regola di giudizio del “più probabile che non” piuttosto che sulla regola di giudizio dell'“oltre ogni ragionevole dubbio”.
In questa direzione si pone, peraltro, anche il diritto unionale con la direttiva (UE) 2024/1260 del 24 aprile 2024, “riguardante il recupero e la confisca di beni”. Il considerando n. 30 è di cruciale importanza al riguardo, stabilendo che “La confisca dovrebbe (…) valere nei casi in cui i termini di prescrizione stabiliti dal diritto nazionale per i reati pertinenti siano inferiori a 15 anni e siano scaduti dopo l'avvio del procedimento penale” e “dovrebbe essere consentita solo qualora il procedimento penale avrebbe potuto portare a una condanna penale definitiva (…)”, e sempreché l'organo giurisdizionale sia convinto “che i beni strumentali, i proventi o i beni da confiscare derivino dal reato o siano ad esso connessi direttamente o indirettamente”. Stando a tale disposizione, quindi, anche quando sia già maturata la prescrizione, la confisca di beni strumentali, dei proventi o di altri beni pertinenti, è ammissibile soltanto se il tribunale interno accerta la commissione di un reato.
Anche l'articolo 15 della stessa direttiva però conferma il principio della necessità dell'accertamento di un reato. La disposizione recita testualmente: “1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per poter procedere, alle condizioni enunciate al paragrafo 2 del presente articolo, alla confisca di beni strumentali, proventi o beni di cui all'articolo 12, o di proventi o beni trasferiti ai terzi ai sensi dell'articolo 13, nei casi in cui un procedimento penale sia stato avviato ma non sia stato possibile farlo proseguire a causa di una o più delle circostanze seguenti: (…)”, ossia quando “ i termini di prescrizione per il reato in questione stabiliti dal diritto nazionale sono inferiori a 15 anni e sono scaduti dopo l'avvio del procedimento penale”. E, ancora, al secondo comma si legge: “La confisca in assenza di una condanna ai sensi del presente articolo è limitata ai casi in cui, in mancanza delle condizioni di cui al paragrafo 1, il procedimento penale pertinente avrebbe potuto portare a una condanna penale (…)” e “se l'organo giurisdizionale è convinto che i beni strumentali, i proventi o i beni da confiscare derivino dal reato in questione o siano ad esso connessi direttamente o indirettamente”.
La normativa europea richiede quindi senz'altro l'accertamento di un reato per applicare la confisca non basata su una condanna. Lo stesso Consiglio d'Europa ha sviluppato il materiale sulla confisca non basata su una condanna, ribadendo l'esigenza che la misura sia usata per bilanciare l'integrità del mercato con la tutela dei diritti umani. E, ritenendo che la Corte si sia discostata da tali principi e dall'assetto normativo dettato dallo stesso diritto europeo, ci si è - come detto - prontamente attivati per ottenere una riapertura del caso dinanzi alla Grande Camera. Tuttavia, si è avuta notizia dall'agente del Governo che tale richiesta non è stata accolta.
Nondimeno il quesito offre l'occasione per rimarcare il ruolo centrale che il nostro Paese e la sua legislazione d'avanguardia stanno giocando nel processo di armonizzazione della normativa europea in tema di lotta al crimine organizzato e di contrasto all'infiltrazione criminale nell'economia. Particolare rilievo, in tale contesto, va assegnato proprio alla confisca, la cui funzione segnatamente risiede nell'effetto deterrente legato al messaggio che essa è in grado di lanciare, ossia che il crimine non paga.
PRESIDENTE. La deputata Ascari ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Mi dichiaro insoddisfatta o perlomeno solo parzialmente soddisfatta. La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo Episcopo e Bassani c. Italia è del 19 dicembre 2024. Se la risposta alla mia interpellanza arriva quasi due anni dopo, è un bel problema. La rappresentanza italiana, però, ha proposto, prima del Ministro Nordio, reclamo alla Grande Camera. Questa però, a sua volta, ha dichiarato il reclamo inammissibile. La sentenza è, dunque, definitiva dal mese di aprile 2025 e questa è una pessima notizia. Tuttavia essa è compensata da almeno due fatti normativi di enorme importanza.
La stessa Corte dei diritti di Strasburgo si è ricreduta, almeno con la decisione Garofalo c. Italia del 20 gennaio 2025, con cui, per una situazione analoga al caso Episcopo e Bassani, ha dichiarato il ricorso irricevibile, sicché non pare esservi una giurisprudenza consolidata della Corte EDU su questa materia. Ancor più importante è che è in via di recepimento, nel nostro ordinamento, la direttiva Confische, la n. 2024/1260 dell'Unione europea, al cui articolo 15 è prescritto ai Paesi membri di prevedere le confische di patrimoni di provenienza illecita anche senza condanna penale. La direttiva, per questa parte, non introduce particolari novità nel nostro ordinamento, perché noi - e mi riferisco all'articolo 16 del decreto legislativo n. 159 del 2011 e ai suoi precedenti legislativi - già abbiamo, da molti anni, la confisca di prevenzione che prescinde dalla condanna penale del prevenuto.
La confisca di prevenzione - vorrei ricordarlo, Presidente - è uno strumento fondamentale, voluto da Rocco Chinnici, da Falcone, da Borsellino, per attaccare le mafie dove fa più male, cioè nella roba. Da questo punto di vista, destano preoccupazione nuove sentenze della Corte EDU, le quali non contestano più, alla confisca di prevenzione, la violazione dell'articolo 7, cioè il principio di legalità delle pene, o quella dell'articolo 6, comma 2, cioè la presunzione di innocenza, ma quella dell'articolo 1, in materia di diritto di proprietà. Molto opportunamente, la rappresentante italiana ha fatto reclamo alla Grande Camera sulla sentenza Petrignani c. Italia dello scorso 28 maggio 2026, che fa peraltro seguito alla sentenza Isaia c. Italia del 2025, su cui tra l'altro avevo presentato un'interrogazione cui il Governo ha risposto, assicurando l'impugnativa alla Grande Camera.
In conclusione, Presidente, qualche settimana fa - io vorrei dirlo in quest'Aula del Parlamento - si è suicidata Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo. Qui vorrei aprire, Presidente, una doverosa parentesi, perché Denise ha trovato la forza di testimoniare contro il padre, Carlo Cosco, e contro gli uomini coinvolti nell'assassinio della madre, Lea Garofalo. Le sue dichiarazioni furono decisive nel processo. La stessa mamma scelse di rompere il codice di morte secolare della e di raccontare ciò che sapeva. La mamma venne uccisa il 24 novembre 2009, in una trappola, a Milano, massacrata da sei criminali. Il suo corpo fu bruciato, per giorni. La figlia Denise è morta il 10 settembre 2026, a soli 35 anni. Io voglio rivolgere, in quest'Aula del Parlamento, delle doverose domande: quali sostegni le sono stati garantiti negli anni e, soprattutto, dopo l'uscita dal programma? Chi ha verificato le sue condizioni psicologiche, sociali ed economiche? Perché Denise è stata lasciata letteralmente sola.
Questo accade a tanti testimoni di giustizia e collaboratori di giustizia. Chi denuncia perde il lavoro, perde la casa, perde relazioni, perde il proprio territorio, perde il proprio nome; convive con trasferimenti, convive con la paura, con la precarietà e con la burocrazia. Per questo, numerosi testimoni di giustizia, Presidente, hanno rivolto una lettera alla Presidente Meloni per chiedere di essere ascoltati, per chiedere di avere vicino lo Stato e non sentirsi un peso, come è oggi. Per questo, in questa lettera, rappresentano la mancanza di decreti attuativi, perché la riforma organica del 2018 non è ancora pienamente operativa. Mancano ancora diversi regolamenti interni, necessari a sbloccare i risarcimenti, e l'assistenza psicologica specialistica. Vogliono mettere in evidenza l'assenza di criteri chiari per il risarcimento del danno biologico ed esistenziale, derivante proprio dallo stress del cambio di identità e della vita sotto scorta e in località segrete; l'assenza di inserimento lavorativo, lasciando i testimoni in un limbo economico per anni; l'assenza di cure mediche, perché purtroppo accade oggi che le cure mediche vengano interrotte o lasciate a metà, perché il testimone è fuoriuscito dal programma di protezione.
Per questo, in numerose interrogazioni - che tra l'altro ho presentato, che abbiamo presentato - chiediamo veramente il sostegno psicologico pieno e continuativo anche dopo l'uscita dal programma, il reinserimento sociale e lavorativo, un tavolo permanente, un'assistenza sanitaria, una tutela previdenziale e un referente istituzionale che risponda alle loro necessità e ai loro bisogni, perché - lo ripeto, Presidente - chiedono semplicemente ascolto.
Chiudo dicendo sulla tragedia di Denise Cosco che noi dobbiamo capire che queste tragedie si ripeteranno se noi tentenniamo nella lotta alle mafie e ai loro patrimoni. Le mafie devono essere combattute senza tregua, in tutti i modi e in tutte le sedi. La Corte europea di Strasburgo, inoltre e infine, deve capire, a beneficio dell'Europa stessa oltre che dell'Italia, che queste sentenze sono sbagliate
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato, Luigi d'Eramo, ha facoltà di rispondere all'interrogazione D'Orso e altri n. 3-02887 .
LUIGI D'ERAMO,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, il decesso di un detenuto è sempre un fatto doloroso, che impone rispetto, attenzione e senso di responsabilità, perché investe uno dei profili più sensibili dell'azione dello Stato: la tutela della salute e della dignità delle persone private della libertà personale.
Dagli elementi acquisiti dal competente dipartimento, emerge che il detenuto era stato assegnato alla casa di reclusione di Augusta il 18 gennaio 2025, a seguito di trasferimento dalla casa circondariale di Trapani per ragioni di sicurezza.
Sin dal suo ingresso nell'istituto, dopo la visita medica preventiva, il detenuto è stato inserito in un percorso di osservazione e presa in carico, con consulenze psichiatriche giornaliere, visite mediche quotidiane, colloqui di sostegno e coinvolgimento dello multidisciplinare. Nel corso della permanenza presso l'istituto di Augusta, secondo quanto riferito, egli ha mantenuto una condotta regolare e ha conservato contatti, anche telefonici, con i familiari. Ancora il 16 gennaio 2026 lo specialista psichiatra dava atto che il detenuto, già seguito dal Sert di Mazara del Vallo per abuso di sostanze, non segnalava patologie internistiche e rappresentava esclusivamente la necessità di cure odontoiatriche.
Il giorno successivo, il 17 gennaio 2026, il detenuto è stato improvvisamente rinvenuto privo di sensi. È stato immediatamente accompagnato in infermeria, dove il personale sanitario ha avviato le manovre di primo soccorso. Contestualmente è stato attivato il 118 ed è stato disposto il trasporto d'urgenza presso l'ospedale Umberto I di Siracusa, dove il detenuto è stato ricoverato in rianimazione. La direzione dell'istituto ha provveduto a informare i familiari. Il 21 gennaio 2026 l'ospedale ha purtroppo comunicato il decesso del giovane ristretto, per arresto cardiocircolatorio. Anche in quella circostanza la direzione dell'istituto ha dato immediata comunicazione ai familiari.
Sul decesso è attualmente in corso un'indagine della procura della Repubblica di Siracusa, tuttora coperta da segreto. Parallelamente è stata disposta un'indagine ispettiva interna, finalizzata ad accertare cause, circostanze e modalità dell'accaduto. È doveroso, su questo punto, attendere gli esiti degli accertamenti, nel pieno rispetto dell'autonomia dell'autorità giudiziaria e degli organi ispettivi competenti.
Quanto al presidio sanitario presente presso la casa di reclusione di Augusta, risultano stabilmente attivi l'assistenza medica nell'intero arco della giornata e diversi presidi specialistici, tra cui cardiologia, psichiatria, urologia e odontoiatria, oltre al servizio per le dipendenze.
Dal 20 giugno 2023 è inoltre operativo, d'intesa con l'azienda sanitaria provinciale di Siracusa, il protocollo locale di prevenzione del rischio suicidario: uno strumento di lavoro importante che si inserisce in una rete più ampia di prevenzione, osservazione e intervento.
La tutela della salute in carcere costituisce un dovere essenziale dello Stato. La privazione della libertà personale non può e non deve mai tradursi in un arretramento della tutela dei diritti fondamentali della persona, a partire dal diritto alla salute.
È una responsabilità che l'amministrazione penitenziaria esercita con determinazione, nella consapevolezza che essa richiede un raccordo costante con il Servizio sanitario nazionale, le regioni e le aziende sanitarie competenti. Solo attraverso una responsabilità condivisa è possibile garantire continuità, tempestività e appropriatezza delle cure all'interno degli istituti penitenziari.
Dal trasferimento della medicina penitenziaria al Servizio sanitario nazionale, avvenuto con il DPCM 1° aprile 2008, il principio guida è chiaro: la persona detenuta deve poter accedere a cure adeguate, in condizioni compatibili con la dignità umana e con i livelli di assistenza garantiti nell'interesse dell'intera collettività.
In questa cornice, il Ministero continuerà a promuovere, nel rispetto delle competenze costituzionalmente attribuite, il lavoro con le regioni e con le aziende sanitarie per rafforzare i presidi sanitari negli istituti penitenziari. In tale prospettiva si collocano anche gli Osservatori regionali permanenti sulla sanità penitenziaria e i tavoli locali, strumenti chiamati a rendere più efficace il coordinamento operativo e più tempestiva l'individuazione delle criticità.
Con ordine di servizio del 7 febbraio 2025 è stata inoltre rinnovata la composizione del gruppo di lavoro multidisciplinare per la prevenzione degli eventi suicidari delle persone detenute.
Da ultimo, l'accordo sancito in una Conferenza unificata il 7 maggio 2025 ha previsto l'istituzione di un gruppo tecnico di monitoraggio presso il tavolo permanente sulla sanità penitenziaria, con il compito di verificare lo stato dei servizi sanitari e l'attuazione delle linee guida vigenti.
In conclusione, l'impegno del Governo e del Ministero continuerà ad essere fermo e concreto: rafforzare la prevenzione, migliorare l'assistenza sanitaria, consolidare il coordinamento istituzionale e assicurare che negli istituti penitenziari siano garantite condizioni di detenzione dignitose, tutela effettiva della salute e pieno rispetto della persona umana.
PRESIDENTE. La deputata D'Orso ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Sottosegretario, in questa occasione mi limiterò a portare in qualche modo la voce della famiglia e di una comunità che si attende risposte. La ringrazio per la risposta che lei ci ha fornito, però proviamoci a mettere un attimo nei panni di questa famiglia. Il fratello e la cognata avevano sentito telefonicamente il 15 gennaio Francesco Aliseo: una telefonata assolutamente regolare. Ebbene, il 21 gennaio vengono travolti - letteralmente travolti, possiamo dire - dalla notizia del decesso di quest'ultimo, del loro congiunto. In mezzo c'è stato il silenzio.
Non è vero che sono stati avvertiti: in mezzo c'è stato il silenzio. Anzi, dico di più: in mezzo c'è stato l'invio di un da parte dell'amministrazione penitenziaria per consentire una videochiamata che doveva tenersi il 17 gennaio. Quella videochiamata non si tenne. Evidentemente i familiari non ricevettero più il collegamento per la chiamata.
Allora, il punto è questo: i familiari si chiedono se Francesco Aliseo stesse già male il 17 gennaio; lei ce lo sta in qualche modo confermando. Ma stava male anche da prima, perché accusava forti dolori al petto. Queste sono le notizie, le informazioni che sono pervenute alla famiglia.
Allora, è legittimo da parte della famiglia chiedere un accertamento della verità su quanto è accaduto; è legittimo chiedere l'accertamento di eventuali responsabilità per quanto è accaduto; è legittima la disperazione di una famiglia che - ripeto - non viene immediatamente avvertita per le vie brevi dello stato di salute del proprio congiunto, ma, come una doccia fredda, riceve un'informazione così asettica del decesso ormai già avvenuto. E non si dà pace; nessuno di noi si darebbe pace, se accadesse una cosa del genere.
Però, perché è importante ricostruire i fatti? Perché nel carcere di Augusta, nei tre mesi successivi a questo episodio, si sono verificati altri due decessi: due ulteriori decessi anomali; due decessi proprio nell'arco di un paio di settimane. Dico anomali perché le cause sono ancora tutte da accertare: si sospetta un'overdose, ma non c'è nessuno che abbia messo un punto rispetto a questi episodi. Poi nel carcere di Augusta il 26 agosto scorso si è verificato un altro fatto: un'evasione di un detenuto in alta sicurezza.
Questo per dire cosa? Per dire che evidentemente è un carcere in affanno, che ha bisogno di un'attenzione particolare sotto tanti punti di vista.
Ma non è l'unico carcere siciliano ad essere in affanno. Perché, vede, la Polizia penitenziaria e i sindacati certificano - e lo hanno fatto anche indicendo uno stato di agitazione, che è stato poi revocato - il collasso del sistema siciliano, probabilmente perché si è aumentata la capienza detentiva, ma senza incrementare la dotazione organica della Polizia penitenziaria, il cui personale è visto anche come personale che osserva i detenuti.
Noi abbiamo un problema nel sistema penitenziario italiano e allargo lo sguardo ulteriormente rispetto alle carceri siciliane; lo estendo a tutta Italia. Allora, dobbiamo tenere conto del fatto che il dello stesso Garante nazionale dei detenuti del 2025 ci dice che ci sono stati 254 decessi totali, di cui 125 per cause naturali, 76 per suicidi e 50 episodi da accertare.
Il dato di 50 episodi da accertare per me è quello che, forse, fa più rabbrividire perché, se c'è una responsabilità, se viene affidata la vita dei detenuti allo Stato, non si possono non sapere le ragioni per cui si muore in carcere.
Ecco, il problema della gestione delle carceri è questo: sono carceri fuori controllo. Questa cosa è ancora più grave quando pensiamo al diritto alla salute. Il diritto alla salute è un diritto fondamentale e inviolabile, lo ha detto pure lei: deve essere garantito a tutti.
Il problema è il seguente: c'è davvero un'assistenza sanitaria costante e, soprattutto, efficace? C'è davvero un'attenzione ai detenuti sotto il profilo delle condizioni di salute e del diritto alle cure? Noi ci arroghiamo il diritto di definirci uno Stato civile e, allora, questo è il primo punto che dobbiamo porci quando guardiamo agli istituti penitenziari.
Quindi, non penso che la famiglia possa essere pienamente soddisfatta; penso che chiaramente aspetterà; attenderà l'accertamento dell'autorità giudiziaria, sperando di avere risposte anche più serie e più incisive rispetto a queste. Ripeto, ci sono incertezze su cui non ci si potrà mai dare pace, se non viene fatta luce .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 91, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
DEBORAH BERGAMINI ed altri: Istituzione del Museo per la memoria del disastro ferroviario di Viareggio. (C. 2225-A)
e delle abbinate proposte di legge: SIMIANI ed altri; MONTEMAGNI. (C. 1253-2712)
Relatrice: TASSINARI
2.
Delega al Governo per la riforma della disciplina dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile. (C. 2628-A)
e dell'abbinata proposta di legge: PITTALIS. (C. 233)
: PALOMBI e CALDERONE.
3.













