PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
STEFANO VACCARI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 97, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. . Colleghe e colleghi, lo scorso 6 agosto si è spento nella sua casa di Pàvana, nell'Appennino tosco-emiliano, all'età di 86 anni, Francesco Guccini, uno dei più grandi cantautori italiani, della storia italiana, che, a partire dagli anni Sessanta, ha elaborato un repertorio che ha arricchito profondamente il patrimonio artistico italiano, distinguendosi per la raffinatezza e la profondità letteraria dei testi, l'impegno civile, l'attenzione alla memoria e alla dimensione esistenziale. Accanto all'attività musicale, Guccini è stato anche poeta, attore, scrittore e autore di numerosi libri, diventando una delle voci più autorevoli e originali del panorama culturale italiano contemporaneo.
Nato il 14 giugno 1940 a Modena, trascorse la sua infanzia durante gli anni della guerra proprio a Pàvana, località montana nella provincia di Pistoia, per poi trasferirsi nuovamente in Emilia-Romagna, maturando un fiero legame con entrambi i luoghi di origine che ispirerà molte delle sue composizioni. L'ambiente creativo di Francesco Guccini è stato, infatti, quello della vivace Bologna degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, crocevia metropolitano di esperienze culturali, artistiche e politiche. Ma, accanto alla città, emerge con forza, nella sua produzione artistica, un'altra dimensione altrettanto decisiva, quella delle sue radici. Per Guccini, infatti, il legame con le origini familiari e con la montagna appenninica della sua infanzia rappresentò sempre una componente essenziale della sua identità umana e poetica, un patrimonio di memorie e valori impossibili da recidere.
La sua lunghissima carriera musicale è stata caratterizzata da un forte e coerente impegno sul piano politico e sociale, costantemente espresso in toni di altissima poesia, tanto da essere considerato tra i primi poeti della canzone moderna italiana. “Burattinaio di parole”, Guccini sapeva muoversi con profondità e, al contempo, agilità tra diversi registri linguistici, rivelando nella costruzione dei suoi testi quell'elevato spessore intellettuale, nutrito anche dalla consuetudine con i più grandi autori della letteratura, che lo ha reso una personalità amata da molte generazioni.
Chi vuole conoscere la sua vita non può che cercarla nelle sue canzoni - cito, tra le più note, , , , , - che rappresentano una lunga autobiografia e nelle quali ha affrontato con originalità sia i temi di attualità politica, attaccando con veemenza ogni forma di ipocrisia e malcostume, sia gli aspetti più intimi della vicenda umana, raccontati con sensibilità e ironia.
Con la scomparsa di Francesco Guccini perdiamo un esponente di rilievo della cultura del nostro Paese, che ci ha tuttavia lasciato una grande eredità poetica e musicale, destinata a essere continua fonte di riflessione e ispirazione. Grazie, Francesco, grazie Maestrone. Invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianni Cuperlo. Ne ha facoltà.
GIANNI CUPERLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Era nato il 14 giugno del 1940. Quattro giorni prima il regime più odioso e più odiato aveva schiuso all'Italia le porte del male assoluto. Se ne è andato 86 anni dopo, il 6 agosto, il giorno della bomba sul Giappone. Nel mezzo ha poetato, suonato, scritto, parlato, perché lo sapeva fare come pochi, forse come nessun altro. Chi altri avrebbe descritto: “Le luci nel buio (…) intraviste da un treno”? Lo ha pensato lui, “fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare”, magari portando un “eskimo innocente dettato solo dalla povertà”. Il modo suo di “essere contro” ed “ingoiare la nostra stanca civiltà” dove, almeno “nella fantasia (…) gli eroi son tutti giovani e belli”.
Pensieri seminati da chi era venuto al mondo lassù, “figlio di una casalinga e di un impiegato, cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia”, perché con la poesia si può andare lontano e può rapirti “quella voglia di volare che ti fa gridare in un giorno sfinito, di quando vedi un decollare e sembra che si innalzi all'infinito”, per poi atterrare nel suo tempo e chiedersi, lui ieri al pari di noi adesso, “come può un uomo uccidere un suo fratello”? Come si può morire bambino “con altri cento”? Passare per un cammino e perdersi nel vento? La risposta non era il “vuoto di Dio”, no, ma la certezza che ogni generazione è “preparata a un mondo nuovo e a una speranza appena nata, ad un futuro che ha già in mano”, ad un futuro “senza armi”, contro un potere che, se vuole, sa essere “l'immondizia della storia degli umani e, anche se siamo soltanto due romantici rottami, sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte”, come hanno fatto loro, i “Grandi della Mancha, Sancho Panza e Don Chisciotte”.
Prima e dopo quel tempo aveva molto viaggiato e lo ha fatto dietro casa, lì, nella Bologna per lui “modenese volgare” e “Parigi minore (…) della l'odore”, o poco più a Nord, dove Venezia si vende “in negozio” e dove “Stefania ha lasciato qualcosa: Novella Duemila (…) sul suo comodino, Stefania ha lasciato un bambino”, perché poi “per fare un uomo ci vogliono vent'anni, per fare un bimbo un'ora d'amore, per una vita migliaia di ore, ma per il dolore è abbastanza un minuto”. E tutto questo senza mai la ritrosia a piegare il pensiero in versi come in quella verità: “Io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite, riflettori e delle televisioni, alle urla scomposte di politicanti professionisti, a quelle vostre glorie vuote da coglioni”. E senza cedere mai agli angoli riparati del privilegio.
E, allora, “andate chissà dove per non pagare le tasse, col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe”, parola giurata di un “povero cadetto di Guascogna” che, però, “non la sopporto la gente che non sogna. Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco”. Poi un giorno in agosto, magari stanco, se ne è andato e le piazze di mezza Italia si sono riempite di gente di tutte le età, sfinite dal caldo, ma ancora lì, come da mezzo secolo almeno, seduti in terra o arrampicati ad un muro per cantare assieme racconti e bisogni di vita e passioni, osterie e piccole storie, anche ignobili, e incubi sognati di un vecchio e un bambino rimasti soli con le loro fiabe, dopo la nube scura che tutto annienta o il clima che si ribella.
Aveva scritto, quasi verso il fondo, “l'ultima Thule attende e dentro il fiordo si spegnerà per sempre ogni passione, si perderà in un'ultima canzone di me e della mia nave anche il ricordo”. Ma non è andata così e, come si fa con un amico caro, in tante e tanti gli hanno detto: non andare, stai; non restare, vai; non andare, parlaci ancora di noi. Per questo ci piace ricordarlo com'era e credere che - seppure avesse “previsto tutto questo”, ma certamente non l'essere commemorato da questi banchi - forse lui avrebbe fatto lo stesso per “millanta” ragioni, ma forse, in fondo ad ogni cosa, per una sopra le altre: perché di quelle cinque anatre “che andavano a Sud forse una soltanto vedremo arrivare, ma quel suo volo certo vuole dire che bisognava volare”.
Francesco Guccini, “eterno studente (…), chierico vagante, bandito di strada (…), non artista, solo piccolo baccelliere” o anche “protomedico, matematico, astronomo, forse saggio”: per il poco che conta, oggi da quest'Aula - che mai consentiremo di ridurre a “sorda e grigia” - a te, poeta e musico, cantastorie sapiente cresciuto dal popolo, a te Francesco, a te “Maestrone”, solamente il nostro grazie .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.
BEATRIZ COLOMBO(FDI). Grazie, Presidente. Oggi ricordiamo Francesco Guccini, un uomo che ha attraversato oltre mezzo secolo della nostra storia raccontando, attraverso la musica e la poesia, la letteratura e le passioni, le contraddizioni e le speranze e le inquietudini della sua generazione. Guccini è stato un cantautore, ma anche un poeta, un intellettuale, un narratore di quell'Italia che raccontava con schiettezza: l'Italia delle osterie, dei piccoli paesi, delle piazze, delle amicizie, degli amori e delle discussioni politiche che duravano anche fino a notte fonda, un'Italia che conosciamo bene noi, figli di quella terra emiliano-romagnola che Guccini ha saputo raccontare con una sensibilità tutta sua.
Guccini è stato soprattutto un anticonformista, sì, capace di parlare anche a chi non condivideva le sue idee, anche politiche. Ed è proprio questo uno degli aspetti che oggi desidero ricordare con questa commemorazione, perché la cultura e la musica popolare non appartengono a una classe politica, non appartengono a qualcuno in particolare: appartengono a noi, alla nostra generazione, alla nostra storia, a tutti coloro che hanno sensibilità per comprenderle. Guccini aveva le sue convinzioni, spesso lontane dalle nostre - lo ammetto -, ma le differenze politiche non hanno mai impedito a tanti giovani di destra e di sinistra di ascoltare le sue canzoni, di riconoscersi in alcuni suoi versi e di apprezzarne il coraggio intellettuale. Penso a , con quella straordinaria rivendicazione della libertà di pensiero, della dignità personale, del coraggio e di non piegarsi al conformismo. Oppure penso ad , che ha contribuito a trasmettere a generazioni di giovani la memoria di una delle più grandi tragedie dell'umanità. E penso soprattutto a , una delle mie preferite, una canzone che oggi assume un significato ancora più profondo: il valore della memoria, il dialogo tra generazioni e le responsabilità di consegnare ai nostri figli la conoscenza del passato.
La sua scomparsa, il 6 agosto, priva l'Italia di un grande artista. Le sue parole continueranno a vivere anche attraverso chi non ha condiviso tutte le sue idee, perché un grande artista non ci chiede necessariamente di essere d'accordo con lui. La destra di cui faccio parte ha questa apertura mentale che mi ha regalato la libertà di leggere qualsiasi libro e di ascoltare qualsiasi cantautore senza preclusioni, per estrapolare il meglio che l'umanità ha prodotto per i nostri occhi e per le nostre orecchie, solo per riflettere, per emozionarci, qualche volta persino per mettere in discussione le nostre certezze.
Quindi, omaggio a Francesco Guccini, a cui va riconosciuto il valore di una voce libera che è entrata nella storia culturale della nostra Nazione.
Ciao, Francesco .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Panizzut. Ne ha facoltà.
MASSIMILIANO PANIZZUT(LEGA). Grazie, Presidente. Con emozione e onore vorrei ricordare oggi la figura di Francesco Guccini, visto che oltre 40 anni fa acquistai una prima sua musicassetta e ho partecipato a una decina di suoi concerti. Anch'io allora portavo quell'“eskimo innocente”.
Francesco Guccini è stato un grande cantautore, un grande scrittore, un poeta e un narratore del nostro Paese, delle sue trasformazioni e delle sue contraddizioni. Storie di vita, storie di uomini e donne, storie delle sue città, storie della sua montagna; le battaglie civili, le delusioni, l'amore, l'amicizia e il trascorrere inesorabile del tempo. Non ha mai nascosto le proprie idee, anche politiche, magari molto distanti da quelle di alcuni di noi in questo contesto, ma penso che tutti possiamo riconoscere il valore della sua testimonianza e della sua libertà di pensiero. La musica ci insegna a provare emozioni che vanno oltre, a domandarci ancora “come può l'uomo uccidere un suo fratello”, eppure quante guerre ancora si combattono oggigiorno, a chiederci se veramente Dio è morto ma per tre giorni, poi è risorto in ciò che noi crediamo, vogliamo e faremo: canzoni di speranza in un mondo nuovo, soprattutto verso le nuove generazioni.
Oggi i suoi musici portano ancora in giro quelle canzoni e quell'atmosfera che vorremmo non abbandonare mai, forse per avere quei 15, anzi ormai 40 anni in meno, e “avere tutto per possibilità”. Che tu possa, ovunque tu sia, fare come il tuo Odisseo, donandoti “un'eterna vita racchiusa in versi, in ritmi, in una rima”.
Grazie, Francesco, noi ci saremo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Sarà forse una “gloria da stronzi”, come la chiama lui stesso ne ma se un Parlamento si ferma una mattina per rendere omaggio alla memoria di un grande cantautore, di uno scrittore come Francesco Guccini, allora probabilmente quella gloria diventa un lascito e gli applausi un'eco eterna.
Il Guccio ha passato l'infanzia in un mulino tra gli Appennini e ha cominciato a strimpellare nelle balere dove gli italiani, nel dopoguerra, andavano per divertirsi e per dimenticare. Quello di , quello di ha accompagnato con la sua musica almeno tre generazioni, è stato un idolo schivo e un intellettuale popolare, capace di appartenere a una parte senza mai diventarne proprietà. “Sono di sinistra ma non sono mai stato comunista”, rivendicava. Ma la sua locomotiva ha sfrecciato per tutti, ciascuno con la sua utopia, collettiva o personale, destinata a schiantarsi contro la realtà e le bassezze della vita.
Francesco Guccini ci ha insegnato che le parole possono essere case, ha dato dignità a ciò che di solito non fa notizia: la provincia, la nebbia, le osterie, gli amici che se ne vanno e il tempo che passa, le cose perdute, a cui ha dedicato persino un dizionario. Se n'è andato per il mondo, ha solcato grandi palchi senza mai perdere - anzi, dedicando loro una canzone - le sue radici: quell'io diviso, quel mancato confronto coi padri che oggi, in tempi di partenze forzate e distanze scelte, mai è stato così attuale.
Come , trasferiamo - e la lasciamo al verbale di questo Parlamento - la memoria di un artista che ha segnato profondamente la storia e la cultura italiana. Ai molti che lo hanno amato, a chi lo ha ascoltato e ne è stato ispirato o a chi nelle sue canzoni magari ha banalmente trovato qualche momento di leggerezza va il cordoglio mio e del gruppo di Forza Italia.
Grazie, “Maestrone” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Guccini, come tutti i monumenti, potrebbe essere ricordato con dei termini: poeta, cantautore, intellettuale o maestro, perché lui maestro lo è stato davvero. Ma mentre i maestri, in genere, si limitano ad insegnare, Guccini raccontava e, raccontando, lasciava a noi il mestiere più difficile, che è quello del capire: capire un ragazzo che parte, un vecchio che rimane, un amore che finisce, un Paese che cambia, una stagione politica che promette il paradiso e, poi, ti scaraventa nell'inferno.
Guccini ci ha raccontato l'Italia, senza fotografarla dall'alto. No, l'ha raccontata da un tavolo di osteria, dalla strada, dalla stazione, dalla provincia. Forse per questo, quando ascoltavamo le sue parole, ci sembrava sempre di riconoscere qualcuno: un amico, nostro padre, a volte noi stessi. Non aveva bisogno di dirci cosa pensare, ci metteva davanti una persona e una persona, quando è raccontata bene, è molto più complicata di un'idea: dentro una persona ci sono contraddizioni, speranze, errori, sconfitte, ostinazione; dentro una persona c'è la vita.
In un tempo nel quale tutto deve essere breve, immediato, urlato, Francesco Guccini ci ha insegnato la pazienza della storia, la pazienza delle parole, la pazienza persino della malinconia, perché la malinconia, nelle sue canzoni, non era mai soltanto tristezza, era memoria. E la memoria non serve a vivere rivolti all'indietro, serve a non diventare, domani, persone che non riconoscono più quello che erano ieri.
Guccini non va messo tra i monumenti, va messo dove probabilmente avrebbe preferito stare: tra la gente, in una voce che canta piano, in un ragazzo che scopre per la prima volta una sua canzone, in qualcuno che, tornando a casa, si accorge che quelle parole parlavano anche di lui. Allora, forse, questo è il modo più giusto per salutarlo e per non dire che ci mancherà, perché certe persone non se ne vanno mai davvero, cambiano semplicemente posto, non stanno più davanti a noi. E magari, qualche sera, quando avremo voglia di ricordarci chi siamo stati, basterà mettere su una canzone e lasciare che sia il “Maestrone”, ancora una volta, a raccontarcelo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ci ha lasciati il 6 agosto scorso, ad 86 anni, Francesco Guccini. Con lui se ne va uno dei capitoli fondamentali della cultura italiana: cantautore, scrittore, narratore, osservatore lucido della società. Con le sue riflessioni e i suoi testi mai banali ha fotografato il Paese e, più in generale, la nostra epoca.
Nato a Modena il 14 giugno del 1940, cresciuto tra Pàvana e Bologna, Guccini ha raccontato per oltre 50 anni il nostro Paese, con una voce unica, mantenendo sempre intatta la propria autonomia di giudizio, la sua indipendenza, il suo anticonformismo. Le sue canzoni sono davvero un patrimonio di tutti: , , , e tante altre. Ha fatto diventare la canzone una sorta di racconto civile e letterario.
Considerando la sua vita artistica e, in modo più ampio, il suo percorso di vita, diventa limitativo, riduttivo, definirlo cantante o anche solo cantautore. È stato romanziere, con 26 libri pubblicati tra il 1989 e il 2020; insegnante, ha insegnato lingua italiana al Dickinson College di Bologna; studioso di dialettologia, sceneggiatore di fumetti e amico fraterno di Bonvi, giornalista. Umberto Eco lo definì il più colto dei nostri cantautori. Ha ricevuto la nomina di Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana dal Presidente Ciampi, nel 2004. Un suo verso, , ha ricordato a tutti noi i giorni del G8 di Genova.
Negli ultimi anni non calcava più i palchi e diceva: “Non mi manca scrivere canzoni, perché scrivo libri. È un altro modo di scrivere, ma è sempre scrittura”. E anche quando la vista lo tradiva, diceva che le sue giornate le passava leggendo, anzi, ascoltando le letture.
La famiglia ha chiesto, nel rispetto delle sue volontà, che i funerali fossero celebrati in forma strettamente privata. Le istituzioni hanno il dovere di custodire la memoria: ricordare significa mantenere in vita, impedire che il tempo possa sbiadire i messaggi.
Onorevoli colleghi, Guccini ci ha insegnato che una canzone può essere una locomotiva inarrestabile, che una via di Bologna può diventare il luogo dell'anima di un intero Paese.
Alla famiglia, a Bologna, a Pàvana, a tutti coloro che hanno amato, ascoltato e cantato le sue canzoni, va il cordoglio e l'abbraccio del gruppo Azione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente, colleghe e colleghi. “Conosco invece l'epoca dei fatti, qual era il suo mestiere: i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti. Sembrava il treno anch'esso un mito di progresso lanciato sopra i continenti…”.
è stata fra i tanti inni che ha cantato Guccini, un inno di rivolta e di sogno di almeno tre generazioni di giovani libertari, li chiamerei così. C'è chi l'ha urlata, come tanti di noi, magari dietro una cassa di una manifestazione; c'è chi l'ha suonata e cantata davanti a un falò, magari d'estate, in una spiaggia. Scommetto che l'hanno fatto in tanti, anche chi, in quest'Aula, non è libertario né marxista, come noi. Scommetto anche che sarà ancora un canto politico potente, come quel treno lanciato a bomba contro l'ingiustizia. La storia dell'anarchico Pietro Rigosi, in rivolta contro il privilegio di quei pochi, di quei ricchi. Cosa c'è di ancora così attuale nel nostro mondo di sproporzioni insensate? Quell'urlo di giustizia, di giustizia sociale.
Guccini è stato un erede, un erede di quei cantastorie contadini. Ed è proprio nelle campagne, se ci pensate, che quel pensiero rivoluzionario attecchiva, tanto e forse ancora di più che nelle città-fabbrica, come quella da cui vengo. Guccini è un po' l'epica di quegli anni Settanta, ma, allo stesso tempo, è di tutti e tutte noi, ancora oggi.
È rimasto sempre fedele al dubbio, ha rivendicato il diritto alla contraddizione ed è ciò che ha reso molto più vasto il suo pensiero, provinciale e universale allo stesso tempo, come il nostro amico comune, Carlin Petrini. Questo è un traguardo che solo i grandi raggiungono.
Presidente, mi lasci ancora un minuto. È stato un intellettuale popolare: sembra un ossimoro, invece è l'alchimia perfetta. Il cantautore più politico di una generazione, “con la rivolta fra le dita”, ma anche il più autoironico e, a mio parere, anche il meno presuntuoso. Quello che sa che bisogna pur sempre fingere d'aver capito che “vivere è incontrarsi, aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare …”, ma anche “grattarsi”, sapendo però benissimo che vivere dovrebbe poter essere molto, molto di più - e ho finito -, soprattutto trasformarsi da avventura solitaria a un'impresa collettiva, comunitaria.
Hanno scritto che le sue canzoni sono diventate “uno dei luoghi in cui la storia continua ad essere ricordata”: , , , , , tantissime. Ma, in tempi di rimozioni, dimenticanze colpevoli, riscritture di quella storia, cosa c'è di più prezioso?
Grazie, Francesco, ti canteremo ancora a lungo e a noi piace pensarti ancora dietro al motore, mentre fai correr via quella macchina a vapore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Colleghi, commemorare Francesco Guccini significa ricordare una parte importante della storia culturale e civile del nostro Paese. Guccini è stato un cantautore, quindi un poeta, uno scrittore, un insegnante, un narratore.
È stato soprattutto un uomo capace di trasformare la musica in uno strumento per raccontare il tempo, le persone, le inquietudini e le speranze di intere generazioni. La sua opera ha, infatti, attraversato più di cinquant'anni della nostra storia, mantenendo intatta la capacità di parlare a chi lo ascoltava. Ha raccontato l'Italia senza cercare di renderla più semplice di quanto fosse. Ha raccontato la provincia e le grandi città, la memoria e il cambiamento, le radici e il desiderio di partire, l'impegno civile e le contraddizioni dell'esistenza. Lo ha fatto con una lingua ricchissima, capace di tenere insieme la cultura alta e il linguaggio quotidiano, l'alto e il basso, l'ironia e la malinconia, la riflessione e la leggerezza.
In tanti, tutti, lo abbiamo ascoltato e cantato. Io l'ho ascoltato e cantato ai concerti, con gli amici; l'ho ascoltato e cantato interrogandomi, ci siamo interrogati di fronte alla storia della locomotiva, chiedendoci da dove arrivasse, recuperata dal passato. Ci siamo commossi di fronte a Abbiamo riflettuto di fronte alla delicatezza de . Ci ha scosso la durezza de . Abbiamo riflettuto anche - e soprattutto, forse - di fronte a , quel Dio che muore nelle auto prese a rate, ai bordi delle strade, ma poi risorge in ciò in cui crediamo e nel mondo che faremo.
Le sue canzoni - è impossibile citarle tutte, è giusto citarne alcune, ricordarne alcune - sono diventate parte della memoria collettiva, appartengono alla cultura italiana ben oltre il tempo e le appartenenze politiche, che pure hanno accompagnato la sua opera e la sua letteratura. E forse è proprio questa la ragione per cui oggi possiamo ricordarlo in quest'Aula con uno spirito condiviso.
Guccini aveva idee politiche precise, non le ha mai nascoste, ma la sua grandezza va oltre. La sua voce ha saputo attraversare anche chi quelle idee non le condivideva, perché al centro della sua scrittura c'è qualcosa di più profondo e più universale: la libertà di pensare, il valore del dubbio, la memoria e la dignità delle persone, il bisogno di non smettere di interrogarsi su sé stessi e sul mondo. Questo Guccini, ci lascia: il fatto che una società democratica vive anche nella capacità di ascoltare voci diverse, di confrontarsi, di mettersi in discussione e di mettere in discussione le proprie certezze.
Guccini ci lascia un patrimonio di parole, storie, melodie, un modo di guardare la realtà con curiosità, ironia, passione, talvolta con quella malinconia che nasce dalla consapevolezza che il tempo passa e che ogni generazione deve trovare il proprio modo di raccontarsi. Oggi lo salutiamo come uno dei grandi protagonisti della cultura italiana, parafrasando, prendendo a prestito le sue parole: hai ancora tante cose da raccontare per chi vuole o vorrà ancora ascoltare.
Il saluto, il cordoglio, da parte del gruppo di Noi Moderati. Grazie, Francesco. Grazie, “Maestrone” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-CR). Grazie, Presidente. Francesco Guccini se ne è andato, ma restano le sue domande, restano le sue parole. Le sue parole sono una miniera inesauribile di emozioni, certo, ma anche di quelle domande, domande scomode come sapeva essere scomodo lui a volte. Ha saputo raccontare la profondità dell'amore e la bellezza dei sentimenti con una ricerca accurata, raffinata delle parole, che diventava poesia.
Ha raccontato la cultura contadina, quell'ignoranza saggia di montagna, così come la piccola borghesia delle case di noi, delle nostre famiglie. Soprattutto è stato il cantore della libertà e quindi della contestazione, della protesta senza sconti, anche però dell'impegno civile. Soprattutto è stato capace di scavare dentro le nostre anime con interrogativi sul senso della vita, dell'esistenza e, prima di tutti - meglio di altri, forse - l'ha capito proprio la Santa Sede, quando consentì di trasmettere da Radio Vaticana, mentre la Rai di allora l'aveva censurata. Ha cantato tutti e tutto senza fare sconti, criticando il perbenismo, attaccando l'ipocrisia, criticando un mondo che vedeva e che non gli piaceva, ma sempre con la fiducia e la speranza in un mondo nuovo che potesse cambiare, grazie all'impegno, grazie agli ideali.
Con Francesco Guccini se ne va un po' della nostra giovinezza, di quei pomeriggi lenti passati ad ascoltare le sue canzoni e a imparare i suoi testi, a porci domande. Oggi quegli stessi testi forse ci suscitano riflessioni diverse, perché siamo cambiati, perché siamo cresciuti, eppure continuano a provocare emozioni, ma anche reazioni, nei giovani di oggi, che non a caso si sono incontrati nelle piazze, nelle strade, nei ponti di tutta Italia, dalla sua Bologna fino a Roma, con le chitarre in mano, per ricordarlo nei giorni dopo la sua scomparsa, attraverso proprio le sue parole e la sua musica. E allora sì, ci ha lasciato Francesco Guccini - e il pensiero va a chi l'ha amato, ai suoi cari prima di tutto -, ma ci ha lasciato anche domande senza tempo e sogni che non passeranno.
Grazie, “Maestrone” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Schullian. Ne ha facoltà.
MANFRED SCHULLIAN(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Francesco Guccini è riuscito ad avvolgere la quotidianità di poesia. Non è una poesia che folklorizza o idealizza, non è una poesia che drammatizza o abbellisce, è una poesia descrittiva, spesso malinconica, anche piena di rabbia e densa di ironia, sempre appropriata e aderente ai valori testimoniati da Guccini lungo tutta la sua carriera. Tramite la sua poesia, Guccini ha saputo far risaltare argomenti che potevano sembrare banali, descrivere situazioni che altrimenti sarebbero sfuggite o passate inosservate, condividere emozioni e pensieri di un'immensa profondità. Lui ha dato parole e musica al suo tempo. Lui, così lontano dai riflettori, quasi orso, ha dimostrato che le parole, quando sono autentiche, sono essenziali. Non hanno bisogno di contorno, arrivano alla teste di tutti e ti gonfiano il cuore. Ringrazio un uomo che ha reso più poetica anche la mia vita .
PRESIDENTE. Grazie, colleghi, a tutti voi per i vostri interventi appassionati, carichi di riconoscenza nei confronti di Francesco Guccini.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
È questione che conoscono bene gli studenti che assistono oggi dalle tribune ai nostri lavori. Sono gli studenti del corso di diritto parlamentare dell'università “Milano-Bicocca”, di Milano, che salutiamo e ringraziamo per la loro visita, che mai come nel loro caso è legata a qualcosa che li riguarda da vicino .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Ilenia Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. “Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento, contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l'indipendenza della professione”.
Ho iniziato richiamando il giuramento di Ippocrate, che inizia con le parole che ho appena detto, sulle quali i medici giurano all'inizio della loro carriera professionale, perché parla di una cosa importante, sulla quale chiediamo un'informativa urgente ai Ministri Schillaci e Piantedosi, rispetto all'autonomia dei medici e alla loro deontologia professionale. Mi riferisco all'indagine della procura di Ravenna che ha coinvolto alcuni medici del reparto di malattie infettive dell'ospedale di Ravenna, indagati per falso e corruzione in servizio pubblico, con 34 certificati considerati falsi. All'interno di questa indagine sono stati perquisiti e prelevati all'alba, all'interno della medesima indagine, 23 medici, trattati come dei pericolosi criminali, svegliati all'alba e accompagnati in questura, con sequestro di cellulari, di PC, di materiali e documentazioni come se fossero, forse, peggio dei mafiosi.
Non ci interessa ovviamente entrare nel merito dell'indagine e ri-sottolineiamo in questa sede la massima fiducia nella magistratura, ma siamo preoccupati, perché qualora queste modalità venissero confermate, soprattutto rispetto ai medici non indagati, risulterebbero - ci pare - sproporzionate rispetto alle esigenze investigative. Risulterebbero suscettibili di determinare una grave lesione della dignità professionale.
Immediatamente dopo questi fatti, abbiamo visto le solite dichiarazioni sguaiate, scomposte, superficiali di qualche Ministro, a cui purtroppo siamo spesso abituati, con le solite sentenze approssimative: queste sentenze approssimative non ci interessano. Non ci interessano nemmeno le chiacchiere da bar, se fatte da esponenti di questo Parlamento. Proprio per questo chiediamo ai Ministri di intervenire in Aula e di venire a riferire, perché c'è un principio cardine per noi che è l'autonomia e l'indipendenza della professione medica: garanzie indispensabili per la nostra tutela, che devono essere esercitate con rigore, con responsabilità, nel rispetto della legge, senza alcun condizionamento e senza alcuna pressione politica o ideologica. Il codice professionale, infatti, obbliga a valutare in autonomia, in scienza e in coscienza, se le condizioni di una persona sono idonee o meno al trattenimento all'interno dei CPR, dove le condizioni di vita sono molto dure e, spesso, le possibilità di assistenza e di cura sono molto ristrette.
Li abbiamo visitati più e più volte quei CPR e ringrazio tutti i colleghi per l'attività di controllo, di sorveglianza e di monitoraggio che abbiamo fatto insieme a tanti gruppi parlamentari: abbiamo visto spazi angusti, spesso condizioni igienico-sanitarie precarie, frequenti atti di autolesionismo e tentativi di suicidio che hanno portato anche a fatti molto drammatici. Certo, potremmo riflettere sulla qualità di questi centri, anche perché l'OMS ha pubblicato recentemente un corposo rapporto sulla salute degli immigrati, dove si evidenziano effetti negativi sulla salute, associati a condizioni sociali, ambientali tra cui carenze rispetto all'accesso all'assistenza sanitaria.
Presidente, nell'esprimere vicinanza e solidarietà a questi medici sottoposti in questi giorni ad una pesante campagna denigratoria, chiediamo un'informativa urgente, perché dal nostro punto di vista la tutela della salute non conosce né confini né distinzioni e va garantita a tutti e prendersi cura della fragilità non può mai essere considerato un reato. Su questo chiediamo chiarezza ai Ministri competenti e garanzia che non ci sia alcuna campagna denigratoria messa in campo contro i medici che possa compromettere la loro credibilità, la loro autorevolezza e anche la dignità professionale dell'intera classe medica .
PRESIDENTE. Prendo atto della sua richiesta.
Ha chiesto di parlare ancora sull'ordine dei lavori, su un altro argomento, l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). No, Presidente. In realtà intervengo sullo stesso argomento per associarmi alla richiesta del Partito Democratico, attraverso la deputata Malavasi, facendo riferimento a queste indagini da parte della magistratura che hanno riguardato 23 medici che avrebbero rilasciato certificazioni mediche false per non consentire il trattenimento di alcuni migranti in alcuni CPR italiani. E questo attiene al legittimo esercizio, da parte della magistratura, di quelli che sono i propri poteri e le proprie funzioni istituzionali, se non fosse che il Vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, intervenendo su questa vicenda, ha richiesto - qualora le accuse venissero confermate dalla magistratura - l'immediata radiazione di questi medici e anche la costituzione di un loro obbligo al risarcimento dei danni procurati. Ora, questo intervento da parte del Vicepresidente del Consiglio, il Ministro Matteo Salvini, è del tutto improprio, perché configura una vera e propria ingerenza da parte del Governo su attività che sono riservate, rimesse all'autonomia di organi che sono specifici.
Bisogna partire da una distinzione molto chiara tra l'atto medico, che è di competenza esclusiva del medico, e il provvedimento amministrativo di trattenimento nei CPR, che è un provvedimento amministrativo che compete alle autorità di pubblica sicurezza, al Ministero dell'Interno. Confondere i due piani, confondere cioè la responsabilità dell'atto medico con il provvedimento amministrativo è una gravissima interferenza tra attività che sono del tutto autonome e non compatibili l'una con l'altra, non riferibili l'una all'altra. Il medico esercita la professione medica e, secondo la sua scienza e la sua coscienza, non è un soggetto che possa essere chiamato a collaborare alle politiche migratorie e di sicurezza del Governo, perché questo non attiene al suo giuramento di Ippocrate e all'esercizio legittimo della sua professione, che si riferisce direttamente a un diritto costituzionale che è il diritto alla salute. Il medico tutela il diritto alla salute della persona, non solo dei cittadini: siano cittadini italiani o persone estranee, esterne, straniere.
Ora, Presidente, il Presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, il dottor Filippo Anelli, è proprio intervenuto su questo tema e noi condividiamo la sua dichiarazione nel momento in cui dice che il compito dei medici non è facilitare le politiche migratorie e di sicurezza del Governo. Ricorda - questo intervento del Vicepresidente Salvini - quella norma che prevedeva una collaborazione, anzi, una retribuzione ulteriore per gli avvocati che avessero favorito le procedure di rimpatrio dei migranti. Una norma, quella, assolutamente incostituzionale. Venne, infatti, cassata, emendata - ritengo di ricordare - su intervento del Quirinale, perché confondeva l'esercizio da parte degli avvocati di un'attività di rilievo costituzionale, che si collegava e si collega direttamente al diritto di difesa costituzionalmente sancito, con - ancora una volta - le politiche migratorie ed eventualmente di sicurezza del Governo.
Si ripete lo stesso paradigma sbagliato, anticostituzionale, anche con riferimento ai medici. Ma chi insegnerà mai queste cose al Ministro Salvini? Chi insegnerà mai queste cose al Governo? Quindi noi ribadiamo, Presidente, l'assoluta necessità di preservare l'autonomia dei medici e la loro deontologia professionale, distinguendo nettamente tre piani che devono rimanere distinti costituzionalmente: il piano della attività dell'autorità giudiziaria, che è tesa all'accertamento di eventuali responsabilità penali; il piano delle sanzioni disciplinari, a carico dei medici e del personale sanitario, che è rimesso all'autonomia disciplinare dei singoli organi professionali; e il campo della valutazione medica, che è rimessa esclusivamente alla responsabilità e all'autonomia del singolo medico.
Presidente, è per questo che, con l'onorevole Quartini, insieme ai componenti del MoVimento 5 Stelle della Commissione sanità, ho sottoscritto una interrogazione al Ministro della Salute e anche al Ministro dell'Interno, perché riteniamo che questi aspetti debbano essere chiariti e, possibilmente, signor Presidente, vengano chiariti qui, direttamente in Aula, come richiesto dalla deputata Malavasi, grazie.
PRESIDENTE. Grazie, chiarissima la sua richiesta.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, a questo punto, l'onorevole Francesco Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. In realtà, dopo una settimana torniamo a chiedere la presenza del Governo in Aula e, in particolare, del Ministro Urso, sulla vicenda Electrolux. Lo facciamo perché non abbiamo avuto alcuna risposta rispetto a quella richiesta e lo facciamo perché siamo costretti ad apprendere l'evoluzione di questa importante vicenda del nostro sistema produttivo dalla stampa.
Sembrerebbe si profili una cosiddetta soluzione transitoria per Electrolux, che, in realtà, si sostanzia in un congelamento delle procedure di licenziamento: questa soluzione transitoria viene chiamata, con una certa enfasi, “piano”, ma di piano non c'è niente. Il nostro Governo dice: per cortesia, congeliamo tutto, perché il Ministro il 24 settembre andrà a Bruxelles, al Consiglio per la competitività, e da qui al 5 ottobre, quando è fissata al MIMIT la riunione del tavolo di crisi, ci si aspetta che ci sia qualche elemento di novità dall'Europa.
Innanzitutto dobbiamo dirlo con chiarezza: è davvero poca cosa. È davvero poca cosa, perché nelle settimane scorse il Ministro aveva fatto un'affermazione: aveva detto che quel piano era irricevibile. Quando abbiamo chiesto la presenza del Ministro in Aula, lo abbiamo fatto per sapere in cosa si traducesse quell'“irricevibile”. Se per il Governo italiano un piano industriale, che in realtà è un piano di delocalizzazione, è irricevibile… perché? Quali sono gli atti del Governo, qual è la strategia del Governo, quali sono le proposte alternative del Governo? Cosa mette il Governo sul tavolo? Ad oggi non c'è niente di tutto questo. Anche nel confronto con l'Europa, nel momento in cui il nostro Ministro andrà in Europa, chiederà ulteriori misure urgenti a favore dell'industria, in particolare per il settore degli elettrodomestici.
A questo punto noi non abbiamo nessun elemento di rassicurazione dalle notizie di stampa. A noi sembra soltanto un chiedere tempo in assenza della capacità del Governo di mettere in campo elementi propositivi, qualcosa che possa indurre l'impresa a fare marcia indietro dai propri intendimenti. A questo punto, vista quella che è la situazione, visto quello che noi riteniamo sia di fatto uno stallo, non è più sufficiente la presenza del Ministro Urso, ma per la gravità della vicenda nel suo complesso - noi dobbiamo sempre fare il conto complessivo: parliamo di Whirlpool, di Beko, di Electrolux, e parliamo del rischio di perdere un intero settore in questo Paese -, forse è il caso che venga davvero la Premier , che venga la Presidente del Consiglio Meloni a dirci se migliaia di lavoratori italiani sono o meno a rischio, qual è la proposta, cosa mette sul tavolo delle trattative il Governo italiano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Chiara Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi chiediamo che Giorgia Meloni venga prima del 5 ottobre a riferire in Aula su questa vertenza, perché qui parliamo di 1.500 famiglie che sono disperate, parliamo di fabbriche che si spengono, parliamo di territori che rischiano di essere desertificati.
Allora, la domanda che sorge spontanea oggi è: ma il 15 settembre dove era esattamente il Governo? Perché il 15 settembre il Governo non è voluto venire a Cerreto ad ascoltare la voce e la rabbia di quei lavoratori? E guardate che vi abbiamo cercato - con il mio collega eravamo lì - uno ad uno: Meloni assente, Ministro Urso sparito, la Calderone men che mai: nemmeno uno, nemmeno un membro del Governo era lì a rappresentarlo.
Presidente, questa non è una novità, ai cancelli delle fabbriche in crisi, che noi giriamo, non vi vediamo mai e ho capito perché: è difficile guardare in faccia, negli occhi, quegli operai, perché sono gli stessi che voi ogni giorno pugnalate, quando raccontate un Paese in cui va tutto bene, in cui tutto funziona, mentre la cassa integrazione esplode e le crisi continuano ad aumentare. Ma voi fate finta di non vederlo e, allora, vi trincerate dietro ai tavoli al MIMIT. Veramente pensate di fermare una multinazionale, un colosso come Electrolux, con dei tavoli convocati da un Ministro che l'azienda nemmeno ascolta, perché ha un peso specifico pari a zero? Ma chi volete prendere in giro? Sette tavoli, sette incontri di facciata e cosa è successo? Il nulla. Il piano è ancora lì tale e quale a prima.
Allora, lo gridano i lavoratori: Giorgia Meloni scenda in campo. Glielo diciamo anche noi dal primo giorno: alzi quel telefono e chiami l'amministratore delegato di Electrolux, perché ogni giorno che passa in cui Giorgia Meloni non lo fa - e non lo sta facendo - rende questo Governo complice di quella macelleria sociale che Electrolux sta compiendo .
Diciamolo: non è impresa quella che fa Electrolux, è predazione. Per anni ha incassato fondi pubblici, ha usato le nostre infrastrutture, ha distribuito dividendi milionari, ha spremuto i lavoratori. E adesso cosa fa? Scappa come se nulla fosse. In pratica, l'Italia per Electrolux è un bancomat. Glielo dico, Presidente, glielo diciamo: siamo stanchi di vedere questi super che scappano con la valigetta piena dei profitti italiani e lasciano qui le lettere di licenziamento di lavoratori e lavoratrici. Non è dignitoso.
Chiedo e torno al punto: cosa deve ancora succedere affinché Giorgia Meloni alzi quel telefono? Invece niente: è un muro di gomma, immobile. Però, diciamolo: non è lo stesso atteggiamento che ha, non è immobile quando c'è da trovare i soldi per alzare gli stipendi dei Sottosegretari, dei Ministri. Lì li trova subito . Non è immobile quando bisogna trovare, nelle difficoltà, tra le pieghe del bilancio, i miliardi per le armi: un fulmine! Non è immobile quando c'è da salvare magari qualche membro della tribù come Delmastro e votare per le che non possono essere acquisite: lì, provvedimenti come non ci fosse un domani . E per 1.500 lavoratori e lavoratrici che non arrivano a fine mese, che hanno l'ansia di perdere il lavoro? Zero, nulla.
Chiudo, Presidente. Giorgia Meloni ama usare una parola, si riempie la bocca della parola “Patria”, ma la Patria non è uno : la Patria è carne e ossa; la Patria è Cerreto d'Esi, Porcia, Susegana, Forlì, Solaro; la Patria sono quelle fabbriche; la Patria sono quei lavoratori che ogni giorno sono entrati in quel cancello, hanno dato la vita per quell'azienda e oggi si trovano senza nulla. Allora Meloni alzi quel telefono oggi stesso, dica: stop ai licenziamenti, stop al piano. Dica che in Italia non ci sta bene che un'azienda venga, prenda i soldi, scappi e se ne vada, perché non è dignitoso . La Patria - Presidente, e ho chiuso - non si difende con gli dei comizi: si difende nelle fabbriche con i lavoratori e le lavoratrici.
Se lei continuerà a scappare come sta facendo, quella Patria non la sta difendendo, la sta disertando e noi non ci stiamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di informativa urgente della Presidente Giorgia Meloni.
Presidente, non è la prima volta che Electrolux tenta di lasciare l'Italia in questo modo, dopo aver ricevuto finanziamenti, dopo aver ricevuto rassicurazioni, dopo aver riportato anche una parte della ricerca e sviluppo in Italia. Non è la prima volta. Quando accadde in passato, quando Electrolux che - ricordiamolo - appartiene ad una famiglia, quando quella famiglia voleva andarsene dall'Italia, scese in campo il Governo, nella persona del Presidente del Consiglio di allora. Noi stiamo chiedendo - vista la incapacità del Ministro Urso anche soltanto a battere un colpo e anche soltanto a dire cosa intende fare questo Governo - fin dall'inizio alla Presidente del Consiglio Meloni di scendere in campo. Abbiamo chiesto che ci mettesse la faccia, ma la Presidente Meloni mette la faccia soltanto su quello che le conviene. Ad esempio, va in Puglia e festeggia la longevità del Governo mentre, nel frattempo, stanno licenziando i lavoratori dell'ex Ilva . Va a festeggiare quando, invece, ci sono lavoratori e famiglie che restano a casa senza stipendio. È semplicemente questa la fotografia plastica del Governo che sta abbandonando tutte le grandi crisi industriali, le sta, ripeto, abbandonando.
Presidente, lo voglio dire con chiarezza in quest'Aula: smettetela di dare la colpa sempre a quelli che c'erano prima e di dare la colpa all'Europa, perché adesso la responsabilità è vostra; è vostra da quattro anni ed è da quattro anni che non state facendo niente. Di fronte ad una crisi industriale come quella del settore dell'elettrodomestico, come quella di Electrolux, vi state piegando alle richieste quasi inesistenti da parte di un'azienda che vuole abbandonare il Paese. Non siete neppure in grado di pretendere che si presenti al tavolo con un piano industriale: neppure quello avete chiesto. State già calcolando i costi degli esuberi e questo significa rinunciare al lavoro e al reddito da lavoro.
Questo significa che non vi interessano le famiglie, i lavoratori e le lavoratrici. È per questo che deve venire Giorgia Meloni in Aula .
PRESIDENTE. Prendo atto delle vostre richieste che, ovviamente, la Presidenza girerà al Ministro per i Rapporti con il Parlamento.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 2225-A: “Istituzione del Museo per la memoria del disastro ferroviario di Viareggio” e delle abbinate proposte di legge nn. 1253-2712.
Ricordo che nella seduta del 14 settembre si è conclusa la discussione generale e la relatrice e il rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico della proposta di legge e delle proposte emendative ad esso presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, il parere della Commissione bilancio reca due condizioni volte a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che sono in distribuzione e che saranno poste in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4- del Regolamento.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti - e così è - invito la relatrice ed il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti riferiti all'articolo unico della proposta di legge.
ROSARIA TASSINARI, . Grazie, Presidente. Sugli emendamenti 1.6, 1.7 e 1.8 Manzi e 1.9 Simiani il parere è contrario. Sugli emendamenti 1.50, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4- del Regolamento, e 1.51, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4- del Regolamento, il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Il Governo? Prego, signor Sottosegretario Cannella. Se si alza, per cortesia.
PIETRO CANNELLA,. Grazie, Presidente. Parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.6 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.7 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Manzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.8 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.9 Simiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.50, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.50, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 1.51, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.51, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Avverto che, consistendo la proposta di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
PIETRO CANNELLA, . Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2225-A/1 Simiani, stralciate le premesse, con riferimento al primo impegno, il parere del Governo è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di”. Con riferimento al secondo impegno, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2225-A/2 Gardini il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2225-A/1 Simiani. Onorevole Simiani, accetta la riformulazione? No, non l'accetta.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2225-A/1 Simiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2225-A/2 Gardini il parere è favorevole.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gianangelo Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, siamo qui oggi per l'approvazione di questa legge che prevede l'istituzione di un Museo per ricordare quel fatidico giorno, il 29 giugno del 2009, alle ore…
PRESIDENTE. Colleghi, facciamo silenzio, per favore. Un attimo, onorevole Bof, mi scusi. Colleghi dobbiamo fare silenzio! Se mi date una mano, per favore, evitiamo i capannelli e andiamo avanti.
Prego, deputato Bof.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Un convoglio, che portava GPL, un gas esplosivo, ahimè, deraglia e provoca la morte di 32 persone e oltre 100 feriti: uno squarcio nella vita di un'intera comunità, uno squarcio nella vita di famiglie spezzate, uno squarcio in quella che è la quotidianità di molte persone che, in piena notte, vedono completamente sconvolte le loro vite.
Penso che questo disastro ferroviario debba rimanere a degna memoria per i fatti accaduti a Viareggio, ma, soprattutto, per ricordarci - e dovrebbe essere memoria anche di questo -, ahimè, queste 32 persone, perché i fatti giudiziari lo accertano, accertano le responsabilità; non restituiscono le vite, non restituiscono il dolore delle famiglie, non restituiscono le famiglie e le vite spezzate, ma restituiscono i fatti e la giustizia. Questo è accaduto per la corrosione di un pezzo di ferro di un vagone. Questo ci deve far porre attenzione anche su quante volte la sicurezza, un controllo in più, possono essere considerati una perdita di tempo, possono essere considerati un onere aggiuntivo, un aggravio, ma poi, quando accadono questi fatti, ci rendiamo conto che a volte quel passaggio, quella verifica, quel controllo valgono la vita di 32 persone, valgono la vita di 32 famiglie, valgono la vita dei tanti feriti che ci sono stati in quella circostanza.
Quindi, l'istituzione di questo Museo e le risorse che mette a disposizione il Ministero della Cultura, sia nella sua realizzazione, quasi 8 milioni di euro, ma poi anche nel mantenimento per circa un milione di euro l'anno che impegna il Ministero della Cultura, deve essere non solo la memoria per i fatti che sono accaduti a Viareggio - e Viareggio ricorda queste persone che, ahimè, sono morte innocentemente -, ma sia anche la memoria di quanto è importante la sicurezza sulle nostre strade, sulle nostre ferrovie, sulle nostre infrastrutture, perché possono succedere fatti come quello che è successo a Viareggio. Sicuramente non si potrà mai avere la certezza matematica che ciò non possa più accadere, ma quanto meno cerchiamo di porre attenzione sull'importanza che rivestono le verifiche e i controlli e si possa avere una tendenza a una maggiore sicurezza e ad una maggiore gestione della sicurezza.
Questo, secondo me, deve essere l'insegnamento, deve essere una delle tante cose di cui questo museo deve custodire la memoria, la memoria - ripeto - di uno squarcio che si è creato in una comunità, ahimè, non voluto, non programmato, non pianificato: 32 persone sono morte per un motivo non ascrivibile a una volontà ma, forse, a un'omissione o a una leggerezza o a una distrazione. Dobbiamo tener presente che, a volte, una distrazione, una leggerezza o qualcosa che pensiamo sia futile può costare la vita a 32 persone. Quindi la memoria, per noi, come Futuro Nazionale, va sicuramente ai familiari, a coloro i quali portano il dolore di quella fatidica notte del 29 giugno 2009 che ha cambiato radicalmente le loro vite, ha cambiato radicalmente il loro modo di vivere e ha cambiato radicalmente una comunità.
Per tutti questi motivi, il voto di Futuro Nazionale su questo provvedimento sarà favorevole, perché, come detto, sicuramente la magistratura ha fatto il suo corso - ha individuato le responsabilità, accertato i fatti e assicurato alla giustizia i colpevoli -, ma ahimè la giustizia non potrà mai restituire la vita a queste persone, né mai potrà restituire la serenità a queste famiglie. E quello che è successo quella sera rimarrà nelle vite di molte persone come memoria indelebile. Bene: noi, come Paese, vogliamo che questa memoria, indelebile per le tante famiglie e le tante persone che hanno vissuto questa immane tragedia, possa rimanere anche a testimonianza per l'intera Nazione, attraverso l'istituzione di un museo.
Lo ripeto: l'intento è che questo museo non si fermi esclusivamente al fatto di Viareggio, al quale giustamente va la memoria, ma serva - come museo della memoria - a far capire a tutto il Paese quanto sia importante la sicurezza e quanto una sua omissione possa causare danni irreversibili alla vita delle persone. Quindi, il nostro sarà un voto favorevole. La memoria va alle tante persone che hanno perso la vita, a quelle rimaste ferite e, soprattutto, a quelle che sono ancora in vita e convivono con la sofferenza di ciò che è accaduto quella sera .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Madia. Ne ha facoltà.
MARIA ANNA MADIA(IV-CR). Grazie, Presidente. Come prima cosa vorrei dire che momenti come questi sono preziosi per il nostro Parlamento e vale la pena sottolinearli e non lasciarli scorrere senza un commento. È naturale, certo, che un atto parlamentare, che riguarda una tragedia come quella di Viareggio, sia largamente condiviso da maggioranza, opposizioni, Governo; che sia un atto che supera le barriere di appartenenza e le opinioni politiche e partitiche, perché credo che ognuno di noi oggi qui condivida la stessa sensibilità, lo stesso dolore, lo stesso senso di ingiustizia per ciò che attraversò l'Italia quella terribile notte del 29 giugno 2009.
Mi faccia dire che probabilmente gli italiani si aspetterebbero da noi, cioè dal Parlamento che hanno eletto, che i momenti di condivisione fossero di più, fossero più frequenti, che non ci fosse bisogno dell'orrore estremo di un evento, come quello di Viareggio, per vedere i propri eletti convergere su decisioni di buon senso. Noi tutti, purtroppo, sappiamo che non è così; sappiamo che spesso la foga - sì, proprio la foga - della contrapposizione politica ci fa perdere occasioni preziose, nelle quali potremmo invece dare segnali di coesione, che sono certa sarebbero apprezzate dagli italiani e darebbero anche una migliore immagine qui fuori del nostro Parlamento.
Colleghe e colleghi, quei 32 morti, le decine e decine di feriti, che tuttora portano i segni sul proprio corpo di quella tragedia, hanno e devono avere un profondo e incancellabile diritto alla memoria. Io direi un doppio diritto alla memoria, perché, certo, anzitutto devono essere ricordati come persone - donne, uomini, bambini, anziani, famiglie intere - la cui vita è stata stroncata all'interno delle proprie case mentre dormivano, nel pieno della loro esistenza, da una catastrofe che non doveva verificarsi; però - dicevo, Presidente - un doppio diritto alla memoria, perché queste persone hanno il diritto anche di essere ricordate come simboli di una modernità malata che, troppo spesso, dimentica o trascura i gesti essenziali di cura, di manutenzione, dai quali però dipende la sicurezza di un trasporto, la sicurezza di un'infrastruttura, la sicurezza di una produzione industriale. Per questo, insieme al dovere della memoria verso le vittime, abbiamo e dobbiamo ribadire anche il dovere alla prevenzione più assoluta verso tutti, lavoratori e civili, che potrebbero trovarsi in una situazione di pericolo analoga a quella di quella notte, laddove ci sono impianti industriali che sono per qualsiasi motivo rischiosi, ma, in realtà, in ogni luogo, anche apparentemente non rischioso, perché nessuna di quelle vittime di Viareggio poteva pensare che vivere in una casa adiacente a una linea ferroviaria fosse un rischio mortale.
Quello della sicurezza e della prevenzione è un discorso che torna spesso anche nelle discussioni qui dentro. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ce lo ricorda periodicamente, con particolare e accorato riferimento alla sicurezza sui posti di lavoro e alle troppe vittime di incidenti che quasi ogni giorno - purtroppo anche oggi - dobbiamo contare nelle fabbriche, nei cantieri, nei depositi e nei campi. Ecco, proprio a proposito di quello che dicevo in apertura di questo intervento, penso che questo sia un tema sul quale sicuramente la politica e il Parlamento dovrebbero sforzarsi di dare sempre segnali molto netti, precisi, chiari, dritti e quanto più possibile condivisi e svincolati dalle logiche di appartenenza partitica.
Colleghe e colleghi, abbiamo il dovere di omaggiare e tenere viva la memoria dei caduti del 29 giugno 2009, ma anche il dovere di non lasciare mai nulla di intentato affinché tragedie del genere non debbano mai più ripetersi e affinché ci sia il rispetto rigoroso delle regole di controllo, prevenzione e sicurezza in ogni luogo di lavoro, presso ogni infrastruttura grande o piccola. A questa doppia missione, a questo doppio diritto alla memoria sarà dedicato il Museo per la memoria di Viareggio che oggi istituiamo e per il quale anche il gruppo di Casa Riformista vota con grande convinzione e col più profondo rispetto per tutti coloro che quella notte ebbero la vita spezzata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, è il 29 giugno 2009, sono le ore 23,48, un treno merci entra a Viareggio. Pochi minuti dopo, quella che fino a un attimo prima era una normale serata d'estate diventa una tragedia. Trentadue persone muoiono e, da quel momento, per le loro famiglie niente sarà più come prima. Sono passati 17 anni, ma oggi il punto non è soltanto ricordare quello che è successo; il punto è capire che cosa ne facciamo noi di quella memoria, perché una tragedia come quella di Viareggio pone alle istituzioni una domanda precisa: che cosa abbiamo imparato e che cosa facciamo perché una cosa simile non accada più? Ed è qui che la memoria diventa politica, perché la sicurezza non è una parola da lasciare ai tecnici, ai regolamenti o alle procedure.
Quando parliamo di sicurezza delle infrastrutture e dei trasporti, parliamo della vita delle persone, parliamo della fiducia con cui ogni giorno un cittadino sale su un treno, attraversa una stazione, vive accanto a una ferrovia. È questo, a mio avviso, il significato più importante della legge che oggi siamo chiamati ad approvare. Istituire a Viareggio il Museo per la memoria del disastro ferroviario significa certamente rendere omaggio alle 32 vittime, significa dare alle loro famiglie e a quella comunità un luogo nel quale quella memoria possa essere custodita, ma significa anche qualcosa di più: significa fare in modo che quella tragedia diventi conoscenza, diventi educazione, diventi cultura della sicurezza. Il Museo potrà essere, infatti, un luogo nel quale comprendere le cause e le conseguenze di quella notte e trasmettere, soprattutto alle nuove generazioni, la consapevolezza di quanto siano importanti la prevenzione, i controlli, la manutenzione e la responsabilità.
Credo che proprio questo sia il punto politico: una Nazione non può limitarsi a ricordare le proprie tragedie, deve imparare dalle proprie tragedie. Per questo considero importante anche il ruolo che il provvedimento riconosce alle scuole. Un ragazzo potrà conoscere quella storia, capire che dietro quei 32 morti ci sono 32 persone, 32 famiglie, 32 vite, e allora quella memoria potrà diventare qualcosa di vivo, potrà diventare una responsabilità per il futuro.
E c'è un altro elemento che considero importante, Presidente. Questo Museo non viene affidato alla memoria di un solo soggetto: la sua realizzazione coinvolgerà certamente le istituzioni nazionali, la regione Toscana, gli enti locali e, soprattutto, l'associazione delle vittime. È una scelta giusta, perché quella di Viareggio è una tragedia che appartiene a una comunità, ma la memoria di Viareggio appartiene all'Italia e lo Stato deve esserci. Deve esserci quando si ricordano le vittime, deve esserci quando si costruisce la sicurezza e deve esserci quando si mettono a disposizione le risorse necessarie, perché gli impegni assunti non rimangano soltanto parole. Per questo motivo il provvedimento prevede risorse per la realizzazione del Museo negli anni 2027, 2028 e 2029, nonché un finanziamento per il suo funzionamento a partire dal 2029, perché anche questo è un modo concreto di riconoscere il valore di quella memoria.
Presidente, la politica è chiamata ogni giorno a occuparsi dell'urgenza del presente e delle difficoltà che abbiamo davanti, ma la politica ha senso anche quando riesce a guardare più lontano, quando riesce a prendere una tragedia e a trasformarla in una lezione, quando riesce a dire che il dolore di una comunità non appartiene soltanto a chi lo ha vissuto, ma può diventare patrimonio civile di tutti. È questo che vogliamo fare oggi con Viareggio: non vogliamo soltanto costruire un Museo, vogliamo costruire un luogo della memoria, ma soprattutto un luogo della responsabilità, un luogo nel quale il Paese possa ricordare le 32 vittime, ascoltare le loro famiglie, guardare alle nuove generazioni e ribadire una cosa molto importante. Allora oggi non votiamo soltanto per il passato, ma votiamo anche per il futuro. Votiamo perché quella notte non venga dimenticata e perché ciò che è accaduto possa continuare a insegnarci qualcosa.
Per tutte queste ragioni, Presidente, a nome del gruppo Noi Moderati, annuncio il nostro voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, rappresentanti del Governo, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra voterà a favore di questa proposta di legge. Lo dico subito e lo dico anche con una certa convinzione, perché ci sono pagine della storia di questo Paese su cui a volte le appartenenze di parte devono anche fare un passo indietro e Viareggio è una di queste.
Era poco prima della mezzanotte del 29 giugno 2009. Un treno merci carico di GPL deragliò, mentre attraversava la stazione, una cisterna si squarciò, il gas invase le strade e in pochi istanti via Ponchielli e tutte le case intorno diventarono un inferno. Trentadue persone persero la vita, persone che erano in casa, che dormivano, che cenavano sul terrazzo in una sera d'estate, bambini, ragazzi, genitori. Decine e decine di feriti, molti segnati per sempre nel corpo.
Voglio ricordare in quest'Aula Marco Piagentini, che quella notte perse la moglie Stefania e i figli Luca e Lorenzo, e che da allora non ha mai smesso di chiedere giustizia. Voglio ricordare Daniela Rombi, madre di Emanuela, che insieme agli altri familiari ha fondato l'associazione “Il mondo che vorrei”, un titolo e un nome che in qualche modo sono già un programma politico nel senso più alto: la promessa di non restare a casa a coltivare il dolore e a piangere, ma di trasformare quel dolore in impegno perché nessun'altra città debba vivere quella notte.
Presidente, questa legge arriva dopo 17 anni, 17 anni in cui quelle famiglie hanno attraversato un processo di primo grado, tre giudizi d'appello e più passaggi in Cassazione. Lo scorso 25 giugno la Corte di cassazione ha reso definitive le condanne, compresa quella a cinque anni per l'ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e RFI. È una sentenza importante, che accerta responsabilità precise ai vertici di un sistema, ma bisogna anche avere il coraggio di dire che, lungo quella strada, gli omicidi colposi sono stati cancellati dalla prescrizione dopo che non è stata riconosciuta l'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Trentadue morti e nessuno condannato per quelle morti: è una giustizia che è arrivata, ma è arrivata a metà e quando la giustizia arriva a metà la memoria diventa ancora più necessaria.
Per questo diciamo “sì” al Museo, ma diciamo anche con chiarezza che tipo di Museo vogliamo. Non vogliamo un mausoleo, non vogliamo un luogo che chiuda una storia, che la metta sotto una teca e che la dichiari conclusa. Vogliamo, invece, un Museo come luogo vivo, che racconti non solo cosa è successo, ma anche perché è successo, perché la strage di Viareggio non è stata una fatalità, è stata - come dicono da sempre i familiari - una strage prevedibile ed evitabile: un assile che si spezza, controlli che non funzionano, un convoglio di merci pericolose che corre in mezzo alle case. Dietro ogni anello di quella catena ci sono delle scelte: scelte di manutenzione, di organizzazione e di risparmio. Per questo accogliamo il lavoro che è stato fatto in Commissione, in particolare sulla parte che ha arricchito le finalità del Museo con i laboratori e le attività rivolte alle scuole, e consideriamo un elemento positivo anche la partecipazione alla Fondazione da parte dell'associazione delle vittime, accanto al Ministero, alla regione, alla provincia di Lucca e al comune di Viareggio, perché chi ha pagato il prezzo più alto deve anche in qualche modo avere voce nella custodia di questa memoria.
Proprio perché votiamo a favore, però, Presidente, abbiamo anche il dovere di dire cosa non ci convince. Il testo originario prevedeva un milione di euro per il funzionamento del Museo, il testo che votiamo oggi, dopo la riformulazione, prevede 4 milioni per la realizzazione ma appena 50.000 euro l'anno per il funzionamento e solo a partire dal 2029. Cinquantamila euro l'anno non sono sufficienti a tenere aperto un museo, non sono sufficienti a pagare educatori, archivisti e il personale per le scuole. In qualche modo si tiene aperta la porta, forse si accende la luce, ma il rischio è quello di costruire un edificio e poi lasciarlo vuoto. Non è purtroppo un caso isolato, accade spesso nella grande rete museale del nostro Paese: solo pochi mesi fa questo Governo, per esempio, aveva tagliato 90.000 euro ai luoghi della memoria delle stragi nazifasciste, da Sant'Anna di Stazzema a Marzabotto, per finanziare il decreto sui carburanti.
Poi, però, viste le proteste dei sindaci e delle opposizioni, sono tornati indietro, e noi ne siamo contenti. Però resta un segnale: la memoria, a volte, viene trattata come una voce di bilancio da comprimere, se serve per fare cassa. Per noi, invece, la memoria non è un costo; è un investimento sulla tenuta democratica del Paese, e ci auguriamo che al Senato queste risorse possano essere rafforzate, e su questo il nostro gruppo non farà mancare il proprio contributo. C'è poi un punto che per noi viene prima di tutto il resto. Un museo onora davvero le vittime solo se la politica fa la sua parte fuori da quelle mura.
Nel 2022 l'associazione dei familiari, insieme ai sindacati, ha proposto all'Agenzia ferroviaria europea di rendere obbligatori i sistemi anti-deragliamento, applicabili anche ai carri più datati, capaci di fermare il treno quando rilevano movimenti anomali. In quello stesso anno, nell'Unione europea si sono registrati 46 incidenti ferroviari gravi, 24 dei quali con rilascio di sostanze pericolose. Ecco, per noi di AVS quelle proposte meritano risposte e non solo silenzio.
E poi c'è la questione del lavoro. Già nel luglio del 2009, pochi giorni dopo la strage, i ferrovieri denunciavano in Parlamento che la precarietà nella manutenzione incide direttamente sulla sicurezza e ricordavano il loro rappresentante per la sicurezza allontanato dal lavoro dopo avere segnalato carenze. Esternalizzazioni, appalti al massimo ribasso e manutenzione ridotta all'osso: è qui il cuore della lezione di Viareggio, che non abbiamo ancora imparato fino in fondo. Su questi temi bisogna cambiare, bisogna avere memoria e cambiare le norme per il futuro.
Noi di Alleanza Verdi e Sinistra vogliamo più merci sui treni e meno sui camion; lo vogliamo per il clima, per l'aria che respiriamo, per le nostre città. Ma proprio per questo diciamo che la transizione ecologica dei trasporti deve camminare insieme alla sicurezza e alla riduzione della precarietà del lavoro. Non può esistere una cura del ferro che metta a rischio chi vive accanto ai binari o chi sui binari lavora. Quindi concludo, Presidente: a Viareggio c'è un muro con 32 nomi; ogni anno, il 29 giugno, quella città si ferma e li legge, uno per uno.
Con questa legge lo Stato si impegna a fare altrettanto, a non dimenticare, ma la memoria vera non è solo guardare indietro; la memoria vera è fare in modo che quello che è successo non succeda più. Per le 32 vittime, per i loro familiari e per la comunità di Viareggio, che non ha mai smesso di chiedere verità, giustizia e sicurezza, noi di Alleanza Verdi e Sinistra oggi accordiamo il nostro voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, il 29 giugno del 2009 Viareggio è stata attraversata da una ferita, che non riguarda soltanto una città o una regione, ma l'intero Paese. Trentadue persone persero la vita, più di 100 rimasero ferite. Intere famiglie distrutte, che furono devastate dall'esplosione di un treno merci carico di GPL, avvenuta nel cuore della città, accanto alle case e ai luoghi della vita quotidiana.
Oggi quest'Aula è chiamata a compiere un atto importante: istituire il Museo per la memoria del disastro ferroviario di Viareggio. Il nostro voto sarà favorevole. Sarà favorevole perché crediamo che la memoria pubblica non debba essere affidata soltanto alle ricorrenze o alla forza straordinaria, ma dolorosa, dei familiari delle vittime. La memoria deve diventare un'istituzione; deve avere un luogo, una voce e soprattutto una funzione.
Questo Museo non dovrà essere soltanto il luogo nel quale conservare fotografie, conservare documenti e conservare oggetti; dovrà essere un luogo vivo, capace di raccontare che cosa accadde quella notte, quali furono le cause e le conseguenze del disastro e quale prezzo altissimo può avere la sottovalutazione della sicurezza. Per questo è particolarmente importante che il provvedimento preveda attività, laboratori, progetti rivolti alle scuole e alla sensibilizzazione su questi temi.
Trasmettere questa memoria alle nuove generazioni significa trasformare una tragedia in consapevolezza civile; significa spiegare ai più giovani che la sicurezza non è mai un adempimento burocratico, né un costo da comprimere; significa spiegare che, invece, è una responsabilità pubblica e privata, che riguarda la qualità dei controlli, la manutenzione delle infrastrutture, la formazione e il rispetto assoluto delle regole.
Questo provvedimento nasce, inoltre, dall'incontro di proposte presentate da forze politiche differenti; sono quei momenti di politica in cui la politica converge e diventa veramente politica con la “P” maiuscola. È un risultato positivo: di fronte a una tragedia come quella di Viareggio la memoria e la vicinanza alle vittime non possono avere un colore politico. Però, Presidente, proprio perché vogliamo che questa legge produca un risultato concreto, dobbiamo evitare che il Museo rimanga soltanto un impegno scritto sulla carta.
Sono previste risorse per la sua realizzazione, ma lo stanziamento di 50.000 euro annui per il funzionamento appare estremamente limitato rispetto alle ambizioni, ai compiti e alla funzione che stiamo affidando alla Fondazione. Un museo non vive soltanto attraverso un edificio: ha bisogno di personale, di ricerca, di conservazione, di attività didattiche, di collaborazioni con le scuole e di una programmazione culturale continua.
Chiediamo quindi al Governo di accompagnare realmente la nascita del Museo e di verificare, già nei prossimi provvedimenti finanziari, l'adeguatezza delle risorse destinate al suo funzionamento. La memoria non può dipendere esclusivamente dalla capacità di raccogliere contributi privati o dalla buona volontà degli enti territoriali, che sono già su tutti i fronti in grandissima difficoltà economica. È importante, inoltre, che l'associazione dei familiari delle vittime sia parte integrante della formazione. Sono stati innanzitutto i familiari, con la loro determinazione, a impedire che su Viareggio calassero il silenzio e la rassegnazione.
Hanno chiesto verità, hanno chiesto giustizia e hanno chiesto sicurezza non soltanto per i propri cari, ma per tutti noi. A loro dobbiamo rispetto, ascolto e gratitudine. I musei della memoria hanno un compito particolare: non ci chiedono soltanto di guardare indietro, ma ci obbligano a decidere quale futuro vogliamo costruire. Con questo voto rendiamo omaggio alle 32 vittime di Viareggio e alle loro famiglie, ma assumiamo anche un impegno: fare in modo che quella tragedia venga conosciuta, studiata e compresa e che la memoria diventi uno strumento di prevenzione e di responsabilità. Per queste ragioni annuncio il voto favorevole del nostro gruppo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il 29 giugno del 2009, quasi 20 anni fa, si consumava, nei pressi della stazione ferroviaria di Viareggio, uno dei più gravi incidenti ferroviari verificatisi in Europa: 32 persone sono morte, tra cui fragili e bambini, e oltre 100 sono rimaste ferite. Ci fu un'esplosione devastante dovuta al deragliamento di 14 carri cisterna contenenti GPL, che investì, per qualche centinaio di metri, l'area dello scalo ferroviario, le automobili, i fabbricati circostanti e le persone, creando uno scenario da incubo. Una strage eludibile, come molte altre del nostro Paese, rimasta ancora vivida nella memoria e nell'immaginario degli italiani.
L'evento disastroso, come ha confermato la Corte di cassazione, si sarebbe, infatti, potuto evitare con una corretta manutenzione, omessa, invece, in modo sistematico. Sono stati condannati in via definitiva tutti e 12 gli imputati, ovvero i dirigenti della società Ferrovie dello Stato, per disastro ferroviario colposo. Un processo e una vicenda umana e politica cui il MoVimento 5 Stelle ha sempre prestato attenzione e vicinanza. Fin qui la cronaca e gli esiti giudiziari attesi dalla città di Viareggio e dai parenti delle vittime per ben 17 anni.
Da qui le riflessioni che ne devono conseguire, così come il nostro lavoro di legislatori. Dopo tutti questi anni e le delicate vicende giudiziarie susseguitesi, l'esigenza di un luogo permanente, dedicato alla memoria delle vittime della strage di Viareggio, costituisce una vera e propria esigenza civile. Non si tratta solo di un monumento, ma di uno spazio di educazione civile e di prevenzione, sul modello di altre esperienze italiane che hanno saputo trasformare il dolore in un patrimonio comune di coscienza collettiva.
L'Italia ha già maturato diverse esperienze di musei memoriali dedicati a vittime di stragi e disastri: pensiamo al Museo per la memoria di Ustica, ospitato dal 2007 nell'ex deposito tranviario della Zucca di Bologna, che custodisce i resti del DC-9 Itavia; al Memoriale delle vittime del terrorismo e della violenza politica di Brescia che, attraverso 441 pietre d'inciampo, trasforma la città stessa in un archivio vivente; al Museo storico della Resistenza di Sant'Anna di Stazzema, allestito nella vecchia scuola elementare del paese, che ripercorre la strage del 12 agosto 1944 causata dalla furia nazifascista.
Questi musei rendono evidente come la memoria salvaguardata dalle istituzioni non sia una mera pratica retorica, bensì uno strumento effettivo di educazione civile, ricerca storica e prevenzione. In questa sede riteniamo, quindi, utile che anche la strage di Viareggio abbia un suo museo con esplicite funzioni.
La proposta di legge che oggi votiamo ha pertanto un duplice obiettivo: da una parte, istituire a Viareggio un museo dedicato alla memoria delle vittime e, dall'altra, attraverso questa struttura, ha l'intenzione di veicolare messaggi, stimolare attività e ricerca, pensare alle future generazioni. Quindi, l'intenzione è di promuovere valori e favorire la conoscenza di buone pratiche per migliorare la sicurezza ferroviaria e promuovere la ricerca nel settore; analizzare e condurre studi sull'andamento della sicurezza del sistema ferroviario nazionale, anche al fine di individuare le aree di maggiore criticità e le azioni ritenute necessarie per la loro risoluzione; promuovere attività didattiche e scolastiche e organizzare manifestazioni, incontri nazionali e internazionali, mostre permanenti e temporanee, proiezioni di film, nonché spettacoli sui temi della sicurezza, campagne divulgative. La cultura, in questo caso un bene culturale quale sarà questo museo, si dimostra ancora una volta il perno della storia del Paese e di quel senso di comunità che nasce intorno alle grandi sofferenze. Il nostro sistema museale è un reticolo di memoria, storia e comunità che ci consente di mantenere vivi quei valori positivi come l'etica del lavoro, il senso di responsabilità verso la collettività e la salvaguardia del bene comune, che oggi sono imprescindibili. Il museo sul disastro ferroviario di Viareggio ci consentirà di non dimenticare le vittime innocenti e sarà un punto di riferimento per una comunità che potrà ritrovarsi, in ricordo di un grande dolore, e provare a curare le proprie ferite in una rigenerazione che è tanto collettiva quanto personale. Alle istituzioni toccherà impegnarsi affinché queste tragedie non si ripetano più. Annuncio pertanto il voto favorevole del gruppo MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tassinari. Ne ha facoltà.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Intervenire oggi su questo provvedimento significa parlare di memoria e parlare di memoria, in questo caso, significa parlare di persone, dei nomi e dei volti delle 32 vittime del disastro ferroviario di Viareggio, di quella notte del 29 giugno 2009 in cui il deragliamento di un treno merci, carico di GPL, provocò una delle tragedie più drammatiche della storia ferroviaria recente del nostro Paese. Una ferita che ha colpito una città, una comunità, tante famiglie e che non può essere consegnata al semplice trascorrere del tempo. È proprio questa la ragione più profonda per cui il Parlamento è chiamato oggi a una scelta importante: istituire a Viareggio un museo per la memoria del disastro ferroviario. Non un museo qualunque, non un luogo pensato per conservare oggetti, documenti o testimonianze, ma un luogo della memoria civile del Paese, nel quale custodire il ricordo delle vittime, raccontare ciò che è accaduto, farne conoscere cause e conseguenze, e trasmettere alle generazioni future una consapevolezza che non deve andare perduta.
L'esame di questa proposta di legge nasce da un'iniziativa di Forza Italia. Lo ricordiamo non per rivendicazioni di parte, ma perché testimonia una scelta politica precisa: quella di ritenere che il Parlamento dovesse assumersi la responsabilità di dare una forma istituzionale e permanente a una memoria che per 17 anni è stata custodita, innanzitutto dalle famiglie delle vittime, dai loro amici, dalla comunità di Viareggio e da quanti non hanno mai smesso di chiedere che quella tragedia non fosse dimenticata.
Il Parlamento raccoglie oggi questa richiesta e lo fa con una legge che non vuole appropriarsi di quella memoria, ma riconoscerla; non appartiene a una forza politica, non appartiene ad una maggioranza o ad un'opposizione, non appartiene soltanto a Viareggio o alla Toscana, ma appartiene all'intera comunità nazionale ed è giusto che sia lo Stato a farsene carico.
Il museo sorgerà a Viareggio. Esistono luoghi nei quali la memoria non può essere semplicemente trasferita altrove: è lì che quella tragedia è accaduta; è lì che quelle persone vivevano ed è lì che le loro famiglie hanno continuato a vivere dopo quella notte e hanno elaborato, giorno dopo giorno, il proprio dolore. Radicare il museo a Viareggio significa, allora, riconoscere il legame profondo tra memoria e territorio, senza per questo restringerne il significato. Significa, anzi, fare di quella memoria un patrimonio nazionale.
C'è poi un aspetto che merita di essere sottolineato: il museo non sarà pensato soltanto per chi conosce già la storia di Viareggio, ma dovrà essere anche un luogo in cui entrare per conoscere e, soprattutto, per imparare attraverso attività, laboratori e progetti rivolti al mondo della scuola. È una previsione che assume un significato particolare, perché i ragazzi che oggi frequentano le nostre aule non erano ancora nati quando avvenne quella tragedia e, per molti di loro, quella notte appartiene già a una storia non vissuta direttamente. È una delle funzioni più alte che un'istituzione culturale possa svolgere. La cultura non è soltanto conservazione del passato, ma è lo strumento attraverso cui una società comprende se stessa e un luogo della memoria può diventare anche un luogo in cui una comunità riflette sul valore della vita umana, sulla responsabilità delle istituzioni, sulla sicurezza e sulla necessità di non considerare mai inevitabile ciò che può e deve essere prevenuto. Per questo il museo di Viareggio potrà parlare anche a chi di Viareggio non è: ai giovani, alle scuole, agli operatori del settore ferroviario e alle istituzioni, in definitiva, all'Italia intera, attraverso una memoria concreta, documentata e rispettosa delle vittime e delle loro famiglie.
Quando una tragedia di questa portata entra nella memoria collettiva esiste sempre il rischio che, con il passare degli anni, il ricordo si riduca a una ricorrenza, a una data sul calendario, a una cerimonia annuale. Sono cose importanti, ma non bastano. La memoria ha bisogno di luoghi, di documenti, di testimonianze; ha bisogno di essere trasmessa e soprattutto di continuare a interrogare il presente.
Ecco perché l'istituzione del museo rappresenta qualcosa di diverso. Significa dare una casa alla memoria e assicurare che quanto è stato raccolto e custodito in questi anni non vada disperso; creare un luogo permanente in cui le generazioni future possano incontrare questa storia.
Questo è, a nostro avviso, il significato politico più importante del provvedimento che ci apprestiamo ad approvare ed è anche il motivo per cui Forza Italia ha sostenuto questa iniziativa fin dall'inizio. Crediamo in una politica capace di guardare alle persone prima ancora che agli schieramenti, di riconoscere il valore della memoria, di ascoltare le comunità, di considerare la cultura non un elemento accessorio, ma lo strumento attraverso cui una società conserva la propria identità e costruisce la propria consapevolezza. Per queste ragioni, il gruppo di Forza Italia esprime convintamente il proprio voto favorevole con rispetto, con sobrietà e con la consapevolezza che nessuna legge potrà mai cancellare il dolore di quella notte. Ma una legge può impedire che il tempo cancelli il ricordo, può dare alla memoria un luogo, può consegnare alle generazioni future una storia che deve continuare a essere conosciuta e può affermare, con la forza di un atto parlamentare, una cosa semplice, ma fondamentale: che le 32 vittime del disastro ferroviario di Viareggio appartengono alla memoria dell'Italia e l'Italia non le dimentica
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Montemagni. Ne ha facoltà.
ELISA MONTEMAGNI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie a tutti i colleghi per aver condiviso un percorso comune su una tematica che - permettetemi - mi emoziona anche un po', arrivando dalla Versilia. Come ciascuno di noi sa benissimo, quella è una ferita, uno squarcio aperto a Viareggio che non si ricucirà mai, perché il dolore può essere alleviato, ma non può mai scomparire del tutto. Ciascuno di noi, chi come me è nato a Viareggio, abita in Versilia, si ricorda esattamente cosa stava facendo quella sera, si ricorda le ambulanze, si ricorda i Vigili del fuoco, si ricorda i mesi successivi, gli operatori sanitari, i medici che hanno cercato di salvare le vite di chi quella sera semplicemente stava a casa propria, stava conducendo una vita normale e in pochi secondi si è trovato ad affrontare un vero e proprio inferno.
Noi oggi siamo qui a mettere un tassello fondamentale per la città, per la provincia di Lucca, per la Toscana, ma - voglio dire - per tutta l'Italia. Infatti, se una cosa ci hanno insegnato l'associazione “Il mondo che vorrei” e i genitori delle vittime è di guardare al futuro e cercare di prevenire, fare proposte perché non succeda mai più. Queste persone hanno sempre cercato la verità, la giustizia, mai la vendetta; hanno sempre chiesto che quella strage si trasformasse in verità e in qualcosa di positivo per le generazioni a venire.
La proposta del Museo della strage nasce con tre proposte di legge che arrivano esattamente da maggioranza e opposizione, ma questo è un percorso che noi abbiamo sempre seguito, perché non esiste colore politico, esiste solo coscienza, buon senso e voglia di fare per un territorio ferito. Lo abbiamo seguito quando io, da consigliere regionale, portavo avanti atti e mozioni insieme al collega Stefano Baccelli, che era il mio presidente di commissione - era del PD - e che, all'epoca della strage, era presidente della provincia. Non c'è mai stata una volta che ci siamo trovati in disaccordo, perché noi pensiamo che, quando ci troviamo davanti a una comunità, ai familiari delle vittime, delle persone che non possono più stringere, che non possono più abbracciare, sparisce ogni colore e sparisce ogni volontà di mettere il cappello su qualcosa di fatto bene per una comunità .
Trentadue sono le persone che sono morte quella sera, ma oltre 100 feriti; trentadue persone che hanno lasciato lì la propria vita, tra cui bambini piccolissimi. Io ricordo i bimbi di Marco Piagentini - avevano due e quattro anni - e ricordo la forza di Marco e la forza di Daniela Rombi nel portare avanti l'associazione, nel portare avanti la memoria, ma anche nel promuovere convegni, nel promuovere momenti di ascolto, nel promuovere un dialogo sempre costruttivo, sempre fattivo, per cercare di portare proposte che fossero funzionali alla sicurezza ferroviaria.
E allora la sera del 29 giugno 2009 alle 23,49, quando quel treno deragliò, quella cisterna si squarciò e via Ponchielli venne totalmente rasa al suolo, ha significato per tutti noi; è una data che non può e non deve essere dimenticata. E vi posso assicurare che in Versilia non solo quell'evento continua a sentirsi, non solo il 29 si continua a celebrare quel fatto terribile, ma il territorio promuove ancora iniziative che non sono solo di memoria, ma anche per guardare avanti.
E quando noi istituiamo questo Museo lo facciamo coscienti di quale sia la direzione: non sarà solo un luogo statico da visitare, ma sarà un luogo vivo, dinamico, che darà dignità a quel territorio e che - ne sono sicura - fornirà tanti spunti per chi siede in quest'Aula, per cercare di migliorare la sicurezza del nostro Paese.
I nostri bambini, i nostri ragazzi, le nostre scuole già sono partecipi e già conoscono la storia, perché è tenuta viva dai familiari, che oggi voglio ringraziare qui, ma è tenuta viva da una città intera, è tenuta viva dalla provincia, è tenuta viva da tutta la regione. Oggi qui la facciamo diventare viva a livello nazionale. Questo è importante perché quella strage è successa a Viareggio, ma poteva succedere altrove. Quindi noi dobbiamo tenere conto di cosa è stato e di cosa non dovrà mai più essere.
Quindi il mio ringraziamento va ai colleghi che hanno lavorato a questa proposta di legge, a Deborah Bergamini e a Marco Simiani, che con la nostra proposta di legge, con la mia proposta di legge, hanno voluto portare avanti questa iniziativa che ci è stata richiesta dal territorio e, quindi, arriva concordata con il territorio e concordata con le famiglie.
Siamo qui per ribadire, ancora una volta dopo tanti anni, dopo le condanne che arrivano a ristabilire giustizia, ma che assolutamente non tolgono il dolore ai familiari, la nostra vicinanza a chi non c'è più, la nostra vicinanza alla città di Viareggio, la nostra vicinanza a tutta la comunità.
E permettetemi di ringraziare chiunque quella sera si è adoperato per evitare che questa tragedia diventasse una tragedia ancora peggiore: i Vigili del fuoco, che sono stati tutta la notte a raffreddare le cisterne che erano deragliate e che rischiavano anche quelle di esplodere, ma anche i volontari, la Protezione civile, i medici, il personale sanitario e tutti coloro che per mesi hanno cercato di contenere il numero dei morti e di curare le persone ferite.
Infatti, se una cosa abbiamo imparato da quella tragedia è il senso di comunità, un senso di comunità che non ci ha mai abbandonato dal 2009 fino a oggi e che oggi viene sigillato in Aula da questa proposta di legge che passa e passerà - sono convinta - all'unanimità. Ciò perché, come dicevo prima, non esistono colori politici, ma esiste solo la volontà di dare risposte a Viareggio, alla Toscana, a una comunità e anche dare un futuro a una memoria giusta, doverosa e che per noi è fondamentale per guardare al futuro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. La memoria è molto più di un ricordo. Ricordare è un gesto, un fare profondamente umano. Non si tratta soltanto di revocare eventi o volti, ma di dare senso alla nostra esistenza, attraverso ciò che siamo e ciò che è accaduto.
In un mondo che corre veloce, dove il presente sembra fagocitare tutto il resto, dove siamo travolti ogni giorno da infiniti eventi bruttissimi, ritrovare il senso della memoria significa riappropriarci del tempo, fermarsi per osservare ciò che ci ha forgiato, ciò che ci ha reso quello che siamo. È un esercizio di umiltà, di consapevolezza che per noi è importantissimo. Ricordare serve a comprendere, quindi a guarire soprattutto nei momenti di grande dolore, come la perdita di una persona amata. Rammentare ciò che è stato permette innanzitutto di affrontare il lutto, trasformando l'esistenza in una presenza affettiva e simbolica, capace di unire, invece che separare, chi è rimasto e chi ci ha lasciato.
Dare forma e voce ai ricordi rappresenta spesso il primo passo verso una lenta ma autentica guarigione. Il ricordo non appartiene solo al singolo, ma si radica nella collettività. Le comunità si costruiscono e si rafforzano attraverso rituali, simboli e narrazioni comuni, che diventano un filo conduttore dell'identità condivisa e questo i cittadini di Viareggio lo sanno; lo sanno perché sono stati vicini e hanno combattuto insieme ai familiari, all'associazione “Il mondo che vorrei” nella loro battaglia giudiziaria e anche in questa nuova battaglia, che sarà quella di sostenere il Museo della strage di Viareggio.
Celebrare la memoria di chi ci ha preceduto significa tenere viva una parte della nostra cultura, proteggere valori, tradizioni e insegnamenti. Questa storia della strage di Viareggio ci appartiene e riguarda tutti. Ricordare significa assumersi un impegno verso chi ci ha lasciato e verso coloro che verranno dopo di noi. Infatti, solo chi ricorda davvero può trasmettere valori, esempio e amore, quell'amore in cui ora più che mai abbiamo sempre più bisogno di credere.
Ecco l'importanza del Museo della strage e della memoria di Viareggio: per non dimenticare mai una strage che era assolutamente evitabile, lo sappiamo chiaramente e lo dicono gli atti giudiziari. Il museo, però, non dovrà essere solo un memoriale statico, ma un centro propulsore di sensibilizzazione sui temi della sicurezza dei trasporti, della sicurezza del lavoro.
Vorremmo che il Museo fosse una struttura viva, destinata a ospitare incontri, dibattiti, congressi e percorsi educativi per le scuole e per ogni cittadino. Vorremmo che diventasse un patrimonio nazionale per la prevenzione e la giustizia sociale. Ecco perché in questa legge è tutto bello, è tutto fatto bene, però è importante affermare una cosa: le risorse per il suo funzionamento oggi sono state bocciate da questo Parlamento. Noi abbiamo votato gli emendamenti, che comunque stabiliscono anche quei 50.000 euro che servono per poterlo farlo funzionare, ma sappiamo benissimo che con 50.000 euro non si fa niente. Ecco perché serve un impegno vero da parte di questo Parlamento per trovare risorse dal 2030 - perché è quello che è stato indicato anche nell'emendamento votato - per poter dare funzione e sostanza al lavoro delle associazioni, delle istituzioni, ma soprattutto di chi crede in questo Museo. Ecco perché noi faremo emendamenti e proporremo ancora soluzioni per poter dare sostanza al lavoro nel Museo della strage di Viareggio.
Vorrei fare delle dediche, però, perché è importante, Presidente, dedicare questo Museo, e le vorrei fare all'associazione “Il mondo che vorrei”, a quelle persone che hanno lottato, così come hanno fatto per anni, cercando giustizia: Marco Piagentini, che è stato il presidente passato; Daniela Rombi, che ha combattuto fortemente, anche negli ultimi giorni e negli ultimi mesi, per questo Museo, perché credo che loro abbiano dato sostanza e anche valore a questa battaglia, che è stata voluta fortemente da tutta la città di Viareggio e che è stata riconosciuta anche dalla regione, dalla provincia e poi da tutti noi.
Ma voglio ringraziare anche chi ha pensato a questa legge. Sono dirigenti politici, ragazzi che nel 2021 si sono trovati insieme a me e insieme ad altri dirigenti politici parlamentari - e qui vedo Fossi, Furfaro, Simona Bonafe' e altri parlamentari toscani - e hanno combattuto e hanno cercato di presentare una proposta di legge che potesse dare questa opportunità alla Toscana, alla città di Viareggio e soprattutto a quelle vittime a cui oggi era giusto darla. E poi un'altra dedica, che è importante. Perché questa dedica è importante? Perché quei dirigenti erano nomi normali, persone normali - come Federica, come Dario, come Filippo, come Samuele, Alessandro, Riccardo, Andrea e altre persone - che hanno dato un'idea per dare la possibilità a noi di poter presentare questa legge.
Noi presentammo questa legge il 27 giugno 2023 e non vogliamo, in questo caso, mettere la bandierina, ma vogliamo dire questo: in questo caso la maggioranza ha presentato la legge 588 giorni dopo. Nell'accordo che noi abbiamo fatto era giusto che il testo fosse della maggioranza. Lo abbiamo fatto perché pensiamo che fosse importante fare così, perché era importante che il Museo nascesse: non per dare una bandierina al Partito Democratico, perché doveva essere una bandierina di tutto il Parlamento. Sicché ringrazio innanzitutto l'onorevole Manzi, che è stata la nostra capogruppo in Commissione cultura, che ha portato avanti la legge, ma voglio ringraziare anche l'onorevole Bergamini e l'onorevole Montemagni, che hanno presentato la proposta anche loro, e insieme abbiamo creato la possibilità di dare il Museo alla città di Viareggio.
L'ho voluto precisare perché credo che in questo momento così solenne, in cui il Parlamento si appresta a votare, sia un momento che dovrebbe tener conto di alcuni aspetti, perché poi la provincia di Lucca e il comune di Viareggio, così come la regione Toscana, dovranno dare anche sostegno a questa cosa. Ma noi non dobbiamo dimenticarci di questo: io vorrei che ogni persona e ogni parlamentare venissero a Viareggio a partecipare il 29 giugno - che è il giorno della tragedia - insieme ai familiari e insieme ai cittadini di Viareggio, perché quello è un momento importante di ricordo. Come abbiamo detto prima, noi pensiamo che ricordare sia importante ma, soprattutto, ricordare ci insegna ad affrontare il futuro in maniera diversa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zucconi. Ne ha facoltà.
RICCARDO ZUCCONI(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, esponenti del Governo, prendo la parola in quest'Aula non soltanto nelle mie vesti di deputato, ma di chi a Viareggio ci vive e appartiene. Per chi è così legato a Viareggio, parlare del 29 giugno non è certo un esercizio oratorio né un adempimento parlamentare: è comunque riaprire una ferita personale e comunitaria che temo non si rimarginerà mai, perché noi tutti viareggini ricordiamo esattamente dove eravamo quella notte, ricordiamo le luci che si spegnevano nelle strade all'improvviso, ricordiamo le prime sirene. Poi una teoria infinita di sirene, l'apprensione per i nostri figli, che in quella notte estiva, in quella serata estiva, erano tutti fuori casa, e il sollievo di trovarli, magari per scoprire che qualcuno di loro pochi minuti prima passava proprio nell'area interessata da quel vasto incendio.
Una morte orribile. Diceva Pavese: . No, lì non ci furono occhi, non ci fu neppure la materialità di un incidente che riguardava le persone, le vittime che furono coinvolte. Un gas invisibile, pesante, uscendo da quella cisterna si propagò per 300-400 metri tutto intorno e una scintilla poi fece bruciare tutto. Una morte orribile e particolarmente assurda, sicuramente.
Quella notte la mia e la nostra città ha conosciuto un dolore indescrivibile che ha segnato per sempre la sua storia. L'istituzione del Museo per la memoria del disastro ferroviario di Viareggio non è, dunque, la creazione di un semplice spazio espositivo. Volevo rispondere alla collega Piccolotti: non sarà un mausoleo, non deve essere un mausoleo; non sarebbe giusto e non sarebbe rispettoso nei confronti delle vittime. Ma è un atto anche di giustizia morale, è un doveroso omaggio al sacrificio delle 32 vittime e al dolore composto, dignitoso e instancabile delle loro famiglie. È un dovere per quanti, tutti, in questi anni - ormai sono quasi 20 - si sono battuti e si battono per tenere viva la fiamma della verità e i temi della sicurezza.
Come è stato già detto dai miei colleghi e come previsto dalla PDL, del resto, questo Museo non sarà solo un presidio di memoria, ma dovrà essere soprattutto un luogo di testimonianza ma anche di formazione per le future generazioni, affinché il valore della sicurezza nelle infrastrutture del Paese diventi cultura condivisa e inalienabile.
Ricordiamo che, solo dagli anni Duemila, tanti, troppi sono stati gli incidenti ferroviari: a Solignano nel 2000, 5 vittime; a Messina nel 2002, 8 vittime; a Crevalcore nel 2005, 17 vittime; a Roccasecca nel 2005, 2 vittime; nel 2007 a Bortigali, 3 vittime; a Viareggio, 32 vittime; a Laces nel 2010, 9 vittime. Sono troppi, purtroppo, per citarli tutti, ma anche per tutti questi e per tutte le associazioni di cittadini che si sono costituite in seguito per ottenere verità e giustizia io credo che ci debba essere spazio nel realizzando Museo. Dobbiamo fare di questo Museo un punto che concentri tutte le tematiche della sicurezza del trasporto ferroviario ma anche delle infrastrutture.
Io voglio ringraziare, a nome di tutto il gruppo di Fratelli d'Italia, la prima firmataria di questo provvedimento, l'onorevole Bergamini, nonché la relatrice Tassinari e l'intero Governo, che ha sostenuto e perorato, fin dal primo momento, questa iniziativa con determinazione e concretezza, ma anche i parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione - e cito il gruppo PD in modo particolare -, che hanno presentato provvedimenti simili nelle proposte abbinate. Ringrazio anche i colleghi di Fratelli d'Italia Gardini e Amorese che hanno presentato un ordine del giorno particolarmente significativo e importante, nel prevedere che alcuni reperti di quel disastro possano trovare allocazione nel Museo.
Ma, soprattutto, voglio ringraziare l'associazione “Il Mondo Che Vorrei”, i presidenti Piagentini e Rombi, che si sono mossi senza bandiere politiche fin dall'inizio per vedere riconosciuta la verità su questo incidente. Ringrazio anche la collega Montemagni, prima firmataria di una proposta abbinata che anch'io ho sottoscritto.
Bene che oggi quest'Aula dia un voto unanime: questa è la cosa importante. I ringraziamenti servono soprattutto a far capire che questo è l'inizio di un percorso che noi, come parlamentari, insieme alla regione Toscana, alla provincia di Lucca, al comune di Viareggio e all'associazione “Il Mondo Che Vorrei”, dobbiamo portare avanti per realizzare questa opera importantissima e fondamentale. Ha un valore perché Viareggio chiede dignità, chiede un luogo significativo e solenne in cui custodire il ricordo e spiegare a tutti - per esempio ai ragazzi di tante scuole italiane che andranno a visitarlo - l'importanza dei temi della sicurezza delle infrastrutture e l'importanza della sicurezza del trasporto su rotaia.
Per queste ragioni, con la profonda soddisfazione per questo passaggio legislativo, ringrazio il Governo che alle parole ha fatto seguire i fatti e dichiaro il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia all'istituzione del Museo per la memoria del disastro ferroviario di Viareggio .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 2225-A: “Istituzione del Museo per la memoria del disastro ferroviario di Viareggio”.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Dichiaro così assorbite le abbinate proposte di legge nn. 1253-2712.
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il deputato Rizzetto. Ne ha facoltà.
WALTER RIZZETTO(FDI). Grazie, Presidente. Sulla scorta di quanto ho ascoltato prima da parte dei colleghi delle opposizioni, ovvero rispetto al tema della vertenza Electrolux, per pochi minuti vorrei comunicare un paio di argomenti. Il primo: Presidente, l'opposizione ha chiesto a gran voce un intervento diretto del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rispetto al punto e ricordo a me stesso che neppure un Presidente del Consiglio, oggi, ha la facoltà di ordinare al telefono un cambio rispetto al piano industriale…
PRESIDENTE. Scusi, è preliminare che lei mi dica però se si associa o meno…
WALTER RIZZETTO(FDI). È preliminare e ci sto arrivando. Mi associo alla richiesta delle opposizioni rispetto a un'informativa alla quale, in questo caso, il Ministro Urso si è già detto favorevole, rispetto al fatto di poterla celebrare qui in Aula. Ricordo che il caso Electrolux, Presidente, deriva da molto lontano. Deriva da ambiti che riguardano non direttamente, ma parallelamente, la politica sotto molti punti di vista: dalla Via della Seta a tutto quello che si fece con accordi con alcuni Paesi asiatici e via seguitando, molto spesso, tra l'altro, anche fregandosene della sicurezza nazionale o, banalmente, dei diritti dei lavoratori in Cina.
Dico soltanto una cosa e mi taccio, che è la seguente: siamo assolutamente d'accordo, sotto questo punto di vista, che più se ne parla, meglio è.
Vorrei ricordare che qualche ora fa, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stato a Pordenone, alla manifestazione Pordenonelegge, e ha parlato di Electrolux; questo ci dà un'indicazione importante sotto questo punto di vista.
Non siamo mai fuggiti, Presidente, di fronte alle crisi aziendali, seppur complicate; ricordo a me stesso la risoluzione dei casi La Perla, Whirlpool, Berco, e di Piombino. Quindi, in questo caso, Presidente, anche attraverso il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, chiederemo al Ministro Urso, che è già stato - lo ricordo anche in questo caso - in X Commissione, se non ricordo male, alla Camera dei deputati, a parlare del caso… Ecco, ci associamo a questo tipo di informativa, che non fa bene soltanto a una parte politica, ma soprattutto tenta di fare del bene a oltre 1.700 persone e, rispetto al piano Electrolux, già molto spesso citato in seno ai Ministeri e sul quale il 5 ottobre ci sarà un altro tavolo al MIMIT, abbiamo già dichiarato che è completamente inaccettabile.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2628-A: “Delega al Governo per la riforma della disciplina dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile” e dell'abbinata proposta di legge n. 233.
Ricordo che nella seduta del 21 settembre 2026 si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Ricordo che, a norma dell'articolo 123, comma 3, ultimo periodo, del Regolamento, gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi dichiarati inammissibili non possono essere ripresentati in Assemblea e - ove ripresentati - non sono pubblicati.
Inoltre non sono pubblicati, in quanto non ricevibili: gli emendamenti già presentati presso la Commissione, ma in quella sede ritirati o decaduti per assenza del presentatore; i nuovi emendamenti non previamente presentati presso la Commissione, riferiti a parti del testo non modificate dalla Commissione stessa, ovvero che non risultino consequenziali rispetto alle modifiche apportate in sede referente.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85 del Regolamento, il gruppo MoVimento 5 Stelle è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge segnalate per la votazione.
ALESSANDRO PALOMBI, . Grazie, Presidente. Per economia espositiva, esprimo invito al ritiro o parere contrario su tutte le proposte emendative.
ANDREA OSTELLARI,. Parere conforme.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Purché resti agli atti, perché adesso abbiamo assistito a qualcosa che normalmente non avviene in Aula…
PRESIDENTE. Interviene sull'ordine dei lavori?
ENRICA ALIFANO(M5S). Sul Regolamento.
ENRICA ALIFANO(M5S). Abbiamo avuto una richiesta di informativa questa mattina da parte dell'onorevole Mari, alla quale noi ci siamo associati ed è intervenuta per noi la collega Appendino.
Ora, dopo un'ora e mezza - cosa che normalmente non avviene - Fratelli d'Italia ha chiesto di associarsi alla richiesta di informativa, dopo una pausa, uno che normalmente non avviene per le altre richieste, che sono state avanzate in quest'Aula, di informativa.
Ora, a questo punto, voglio che resti agli atti, perché potrebbe costituire un precedente e dare adito alla possibilità, anche per le opposizioni, di attendere del tempo prima di associarsi alle richieste di informativa che vengono formulate, visto che ciò alla fine travolge il regolare svolgersi dei lavori.
Infatti, non penso che si voglia che l'Aula vada avanti secondo un calendario precostituito, nel senso di sviluppare prima le informative e poi dare adito alle votazioni, e improvvisamente ci si interrompa per far sì che altri gruppi si associno a informative che sono state fatte in prima mattinata. Quindi, facendo così credo che si crei un caos, che sicuramente non facilita l'ordine dei lavori e lo svolgersi corretto della discussione parlamentare.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Alifano. Solo per significarle che sull'ordine dei lavori la Presidenza di turno decide anche sull'economia dell'ordine dei lavori, quanti e quando metterne. Siccome in quel caso ne avevamo già cinque sull'ordine dei lavori che seguivano la commemorazione di Francesco Guccini, ed essendo intervenuta successivamente, ma non stravolgeva in nulla ciò che è accaduto in Aula, la Presidenza ha accordato all'onorevole Rizzetto di intervenire tra un provvedimento e un altro, ma per ragioni legate proprio all'economia della seduta.
Non costituisce precedente perché già in altre occasioni è successo che sulle stesse richieste di informativa urgente si siano dilazionati gli interventi. Dunque, dal punto di vista regolamentare, tutto si è svolto secondo quanto prescrive il Regolamento, senza concessioni o forzature.
Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Scusi, Presidente, sull'ordine dei lavori. Abbiamo compreso quello che ci ha detto, c'è solo una precisazione che desidererei fare: le precedenti informative chiedevano la presenza della Presidente del Consiglio, non del Ministro Urso. Quindi, se ci si associa alle precedenti informative, questa è un'altra informativa. Noi insistiamo per la Presidente del Consiglio.
PRESIDENTE. No, onorevole Serracchiani, nel senso che si è associato alla richiesta di ascoltare il Ministro Urso e ha specificato che, invece, sulla Presidente Meloni non si associava.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.2 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.3 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.3 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.4 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Giuliano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.5 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.5 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.6 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.6 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.7 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.7 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.8 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.8 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.9 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.9 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.10 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.10 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.11 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.11 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.12 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.12 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.14 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.14 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.15 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.15 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.16 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.16 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.17 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.17 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.19 Dori e 2.20 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.19 Dori e 2.20 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.22 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.22 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.24 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.24 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
ANDREA OSTELLARI,. Grazie, Presidente. Sugli ordini del giorno n. 9/2628-A/1 Gardini e n. 9/2628-A/2 Matera il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2628-A/3 Ambrosi il parere è favorevole, previa riformulazione dell'impegno nei termini che seguono: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di prevedere nell'esercizio della delega l'introduzione di misure finalizzate alla valorizzazione dei giovani professionisti e al rispetto dell'equilibrio di genere”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2628-A/4 Testa il parere è favorevole, previa riformulazione dell'impegno nei termini che seguono: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative volte ad agevolare la riscossione dei crediti professionali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2628-A/5 Congedo vi è un invito al ritiro. Sull'ordine del giorno n. 9/2628-A/6 Gianassi il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2628-A/7 Pittalis, espunte le premesse, il parere è favorevole con la riformulazione dell'impegno nei termini che seguono: “impegna il Governo a valutare, in sede di attuazione della presente delega, l'opportunità di adottare misure ulteriori, in ossequio ai principi europei di concorrenza e di libera circolazione dei servizi, per il pieno rispetto della disciplina dettata per il riparto di competenze tra professioni”.
PRESIDENTE. Sugli ordini del giorno n. 9/2628-A/1 Gardini e n. 9/2628-A/2 Matera il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2628-A/3 Ambrosi. Onorevole Ambrosi, accetta la riformulazione? Sì, la accetta. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2628-A/4 Testa. Onorevole Testa, accetta la riformulazione? Sì, la accetta. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2628-A/5 Congedo. L'onorevole Congedo ritira il suo ordine del giorno.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2628-A/6 Gianassi, sul quale il parere del Governo è contrario. Chiede di votarlo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2628-A/6 Gianassi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2628-A/7 Pittalis. Onorevole Pittalis, accoglie la riformulazione? Sì, la ringrazio. È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Salutiamo studentesse e studenti dell'Istituto comprensivo “Dante Alighieri”, che arrivano da Caserta, che ringraziamo per essere oggi a seguire con noi i lavori della Camera .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, Presidente. Questa delega affronta un tema sicuramente non rinviabile come quello del riordino dell'ordinamento professionale di commercialisti ed esperti contabili.
È ovvio che ci sia stata una partecipazione di tutte le forze politiche ai lavori molto favorevole all'idea del riordino, in quanto la disciplina faceva riferimento al 2005 e parliamo di una professione che sicuramente…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Chi deve lasciare l'aula lo faccia in silenzio. Chiedo scusa onorevole Del Barba. Prego.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). …in questi ventuno anni ha subito dei cambiamenti notevoli, e per la quale serve un quadro più coerente e aggiornato.
Occorre sicuramente, ad esempio, distinguere meglio le attività riservate per legge da quelle tipiche dei commercialisti e degli esperti contabili, andando a salvaguardare le competenze delle altre professioni. Da questo punto di vista, è prevista una ricognizione e una distinzione delle attività. Anche regolare l'esercizio associato e societario diventa una necessità imprescindibile: stiamo infatti tutti vedendo come la trasformazione di questa professione richieda complessità sempre maggiori e vada anche oltre, chiaramente, quella che una volta era la competenza riservata ai temi contabili. Sempre più spesso questi professionisti affiancano le imprese e gli imprenditori nelle loro scelte strategiche, e da questo punto di vista servono sicuramente regole sulla costituzione, la gestione e il funzionamento per l'esercizio associato e societario.
Anche l'obiettivo di rivedere le incompatibilità incontra la necessità di rendere coerente le nostre norme con il diritto europeo e con una valutazione delle situazioni concrete.
Sulla questione dei compensi: l'aggiornamento dei compensi dovrà andare, all'interno della delega, a precisare il rapporto tra la libera pattuizione e la proporzionalità del compenso e ad aggiornare i parametri, affinché si giunga a un compenso proporzionato e gli aggiornamenti dei parametri previsti per legge siano conformi alle situazioni di mercato.
Un altro obiettivo che la delega traguarda è quello di rinnovare la rappresentanza degli ordini, in una professione che purtroppo vede sempre meno giovani affacciarsi a quest'attività. Per cui il tema dell'accesso dei giovani anche alle rappresentanze, come quella della parità di genere, richiederà - questo è il nostro auspicio - nella delega regole elettorali più adeguate. Il tema dei giovani di questa professione è molto delicato, e nella delega purtroppo non è stato affrontato nel dettaglio, ci auguriamo che venga fatto con un'attenzione maggiore di quanto il testo lasci intravedere.
Ci sono anche degli aspetti relativi alla necessità di chiarire le responsabilità e le garanzie interne, sempre per quanto riguarda gli organi di rappresentanza, la decadenza dalle cariche, procedimenti disciplinari, la cancellazione dall'albo: tutti aspetti che richiederanno delle regole molto precise.
C'è poi un tema che ci sembra particolarmente importante, che è quello di disciplinare le specializzazioni e il tirocinio. Occorre riconoscere le competenze specialistiche, dall'altra parte però non dobbiamo moltiplicare gli albi e dobbiamo rendere più rapido il percorso verso l'abilitazione. Quindi specializzazioni senza nuovi sotto albi e un tirocinio che deve essere possibile durante gli studi universitari. Su questo punto, che per noi è così importante, tornerò in chiusura.
Si tratta anche di valutare la questione della copertura assicurativa collettiva, che è un tema delicato, sul quale abbiamo espresso le nostre criticità, anche per quanto riguarda gli emendamenti. Purtroppo c'è da sottolineare, come nota negativa, che gli emendamenti delle opposizioni non sono stati accolti, ma questo - diciamo così - non sorprende, nell'ambito tuttavia di un dibattito che è stato molto approfondito e che ha audito notevoli rappresentanze nazionali e territoriali. Dicevo, sugli emendamenti il rammarico è che non si sia voluto raccogliere ulteriormente il contributo delle opposizioni su temi come quello del controllo parlamentare - mi riferisco agli interventi in Commissione su come poi la delega debba e possa essere valutata con maggiore attenzione dal Parlamento -, quello di una maggior precisazione dei confini dell'articolazione della professione; anche sugli studi associati c'erano degli emendamenti che avrebbero arricchito la delega, e così via un po' su tutte le tematiche che ho ricordato come obiettivi necessari di un riordino che è venuto il tempo di mettere in atto.
Torno sul tema del tirocinio, come avevo accennato. Va preservata nel testo e nei decreti attuativi la possibilità di svolgere il tirocinio durante l'intero arco degli studi universitari - quindi senza incappare nell'equivoco triennale o specializzazione -, per entrambe le sezioni dell'albo e per entrambe le professioni; mentre sarebbe scorretta la diversa formulazione “studi magistrali”. Il testo normativo della Commissione contiene, peraltro, questa formulazione, che ci teniamo a sottolineare debba essere quella corretta.
In conclusione, Presidente e colleghi, noi - come spero sia stato chiaro - condividiamo l'esigenza di aggiornare un ordinamento che ha più di vent'anni. Resta il rammarico per un'occasione non pienamente colta: come ho sottolineato, con le ulteriori precisazioni che venivano da noi proposte affinché la delega trovasse non solo dei principi generali, ma anche delle indicazioni più concrete, e queste indicazioni emerse nelle audizioni, peraltro, avrebbero consentito di fissare nella legge criteri più chiari e puntuali prima di affidarne l'attuazione al Governo. Per tutti questi motivi annuncio il voto di astensione del nostro gruppo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Annuncio che il voto del gruppo di Noi Moderati sarà favorevole a delegare il Governo per la riforma dell'ordinamento della professione di dottore commercialista ed esperto contabile.
Quando una disciplina professionale resta ferma a un contesto che non c'è più, aggiornarla non è solo un esercizio di manutenzione normativa, è una scelta di responsabilità. Questa materia, infatti, è stata riformata più di vent'anni fa, nel 2005. Da allora il Paese è cambiato: sono cambiati il sistema produttivo, le imprese, il rapporto con l'amministrazione, la normativa tributaria, la crisi d'impresa, il processo civile. Ed è cambiato in modo ancora più radicale il modo di produrre e utilizzare le informazioni: ad esempio la digitalizzazione non è più una prospettiva, è già il quotidiano di questa professione. Lasciare immutato un impianto di vent'anni fa comporterebbe il rischio di lasciare una professione centrale per l'economia italiana senza gli strumenti per affrontare il presente e soprattutto il futuro. Il disegno di legge affida al Governo una delega per una riforma organica: l'obiettivo è razionalizzare, riordinare e semplificare.
Condividiamo questa impostazione: una buona riforma non insegue ogni novità con interventi spezzettati, ma costruisce una cornice chiara, coerente e stabile. La chiarezza delle regole serve ai professionisti, alle imprese, ai cittadini e allo Stato.
C'è un punto che Noi Moderati considera importante ed è molto politico, prima ancora che di categoria: sono i giovani. Negli ultimi dieci anni, i laureati sono cresciuti, ma è diminuito il numero di chi sceglie di entrare in questa professione. Dal 2008, gli iscritti all'albo sotto i quarant'anni sono calati, mentre è aumentato il peso delle fasce più anziane. Non è un problema interno a un albo, ma è un problema del Paese, perché riguarda la capacità del nostro sistema di conservare competenze e professionalità. Per questo, la revisione del tirocinio - con la possibilità di svolgerlo interamente durante il percorso universitario - è una scelta di buonsenso. Ridurre i tempi tra formazione e ingresso rende la professione più attrattiva. Percorsi lunghi e complicati non servono assolutamente: servono formazione seria, competenze solide e un accesso coerente con il lavoro che i giovani troveranno.
Nella stessa direzione vanno le specializzazioni: il professionista del futuro non sarà un tuttofare, un tuttologo, ma chi unisce una preparazione generale solida, competente e qualificata su fiscalità, finanza, crisi d'impresa e consulenza economica e aziendale valorizza la specializzazione per gli iscritti alle due sezioni dell'albo. Questo significa alzare la qualità delle prestazioni e la capacità di rispondere a un'economia più complessa.
Altrettanto importante è poter esercitare in forma associata e societaria. Lo studio individuale continua ad avere un valore, nessuno lo mette in discussione, ma non può restare l'unico modello possibile. Le imprese chiedono consulenze integrate, perché i problemi economici, fiscali, finanziari e societari sono oramai intrecciati. Consentire di aggregare competenze diverse significa favorire specializzazione, efficienza e organizzazione, nel rispetto delle regole già previste per le società tra professionisti.
E qui sta un principio che per noi è dirimente: modernizzare una professione non significa snaturarla. Si può innovare il modo di lavorare senza perdere autonomia, responsabilità e competenza, cioè ciò che giustifica la funzione ordinistica. La professione intellettuale resta fondata sulla preparazione e sulla responsabilità individuale. La tecnologia è uno strumento - lo abbiamo detto - non un sostituto. Innovazione e tutela dell'interesse pubblico devono camminare insieme.
Lo stesso equilibrio vale, per quanto ci riguarda, per l'equo compenso: non si mette in discussione la libera pattuizione tra le parti, ma si afferma che il compenso deve essere proporzionato alla qualità, alla quantità, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione. La libera professione non può essere ridotta al prezzo più basso. Una prestazione qualificata ha un valore e quel valore va riconosciuto. Coerente, in questo senso, anche l'aggiornamento dei parametri, comprese le prestazioni svolte in forma associata o societaria.
Anche gli ordini devono essere messi nelle condizioni di rappresentare una professione che cambia. Ridurre l'anzianità per l'accesso alle cariche, valorizzare i giovani e l'equilibrio di genere, rivedere le procedure elettorali e prevedere il voto telematico a distanza, nel rispetto della segretezza e della libertà del voto sono tutti passaggi di modernizzazione che condividiamo. La digitalizzazione non può riguardare solo i rapporti con imprese e amministrazione, ma deve riguardare anche il funzionamento delle istituzioni professionali con trasparenza e affidabilità.
Infine, la responsabilità. La possibilità di forme collettive di assicurazione per la responsabilità civile con oneri a carico del Consiglio nazionale e ferme restando le coperture individuali per i rischi non compresi, tiene insieme due esigenze: tutelare il professionista e il cittadino, il cliente.
Presidente, il vero banco di prova sarà l'attuazione. Oggi il Parlamento definisce la cornice, domani il decreto legislativo dovrà tradurre questi principi in norme chiare, coerenti e applicabili. Sarà essenziale mantenere il confronto con il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, come previsto dal provvedimento, perché una riforma funziona solo se conosce la realtà su cui interviene.
Noi Moderati vota a favore perché giudichiamo una riforma delle professioni dalla capacità di rendere più chiaro, più efficiente e più responsabile il rapporto tra competenze professionali, cittadini, imprese e istituzioni. Stiamo costruendo le condizioni perché una professione importante per l'economia italiana possa affrontare un sistema produttivo diverso da quello di vent'anni fa, più moderno nell'organizzazione, più qualificato nelle competenze, più accessibile ai giovani, più coerente con le regole di oggi, più capace di usare la tecnologia e, nello stesso tempo, consapevole della propria responsabilità verso l'interesse pubblico.
Per queste ragioni, il gruppo Noi Moderati esprime un voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Questo disegno di legge reca la delega al Governo per la riforma dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile. Da un lato, ne condividiamo l'obiettivo, che è quello di una riforma che era attesa da tempo e - come è scritto anche nella relazione illustrativa di questo disegno di legge - l'obiettivo condiviso è quello di riformare il vigente ordinamento professionale, che risaliva al 2005, proprio per rendere più competitiva e attuale la professione e per attrarre i giovani alla professione, giovani che, in realtà, si sono allontanati dalla professione di commercialisti ed esperti contabili.
Ora, però, dobbiamo chiederci se questi obiettivi dichiarati, condivisibili e condivisi siano stati raggiunti con questa delega.
Anzitutto, c'è un problema di metodo. Ancora una volta, vi è una delega, ma non è tanto questo. È chiaro che poi vigileremo quando arriveranno in Commissione gli schemi di decreto legislativo, affinché possano davvero essere in linea con gli obiettivi. Tuttavia, non sono state accolte tutte le proposte che, pur nell'ampio e corposo ciclo di audizioni, erano giunte.
Come gruppo AVS, sin dall'inizio, abbiamo appoggiato questa riforma, motivo per il quale anche il testo arriva qui in Aula senza voti contrari, proprio perché la del provvedimento è condivisa da tutti i gruppi parlamentari. Tuttavia, sono stati gli stessi commercialisti, gli stessi auditi, a rilevare come la principale criticità di questo disegno di legge sia l'assenza di una visione del futuro di questa professione; non si comprende come possa tornare attrattiva per tanti giovani che, invece, scelgono altre strade.
In audizione, anzi, nello stesso comunicato stampa che l'Associazione nazionale commercialisti fece a seguito della sua audizione in Commissione, disse che “l'auspicio dell'Associazione è che il provvedimento possa superare le gravi criticità esistenti e che si possa avere una riforma in grado di rendere la professione attrattiva per i giovani e di valorizzare il ruolo sussidiario del commercialista, che quotidianamente opera a supporto della pubblica amministrazione”; quelle criticità che avevano evidenziato ma che purtroppo, da questo punto di vista, non sono state superate.
Così come gli auditi a febbraio di Confprofessioni hanno elaborato, nella relazione, queste considerazioni: “Con riferimento specifico al disegno di legge, non possiamo fare a meno di sottolineare che, su diciassette criteri direttivi che compongono l'articolato, ben sette riguardano, direttamente o indirettamente, le modalità di elezione o permanenza nella carica dei membri del Consiglio nazionale”. “Un ” - afferma sempre in audizione Confprofessioni - “nel panorama della riforma delle professioni e una scelta non in linea con le finalità reali di una riforma della professione, che dovrebbe invece ambire ad un'organica modernizzazione della professione di commercialista e di esperto contabile”.
Sempre loro affermavano: riteniamo che il baricentro della riforma dovrebbe spostarsi da profili meramente burocratici e di interna verso soluzioni capaci di rispondere alle sfide del mercato attuale, incentivando la competitività e l'evoluzione qualitativa delle prestazioni professionali. Quindi, da questo punto di vista, queste criticità, a nostro parere, non sono state superate. Eppure, la professione di dottore commercialista e di esperto contabile rappresenta uno dei pilastri del nostro sistema economico: una professione che garantisce legalità, sostiene le imprese, accompagna i cittadini, contribuisce al corretto funzionamento dell'amministrazione finanziaria e della giustizia tributaria, svolgendo quindi anche una funzione di interesse pubblico.
Per questo motivo una riforma dell'ordinamento era certamente necessaria. Lo era proprio perché l'ordinamento precedente risaliva ormai al 2005; sotto certi punti di vista, immaginiamo, anche lo sviluppo tecnologico e informatico ne richiedeva i necessari adattamenti. Anche perché il numero dei giovani che scelgono questa professione continua a diminuire, e temiamo che, anche con questa riforma, quando entrerà a regime, nulla cambierà a tal proposito. E quindi aumenta anche l'età media degli iscritti, aumenta il disagio economico di tanti professionisti.
Quindi lo ha riconosciuto oggettivamente anche il Governo nella sua relazione illustrativa, fotografando una professione sempre meno attrattiva, con un drastico calo dei candidati all'esame di Stato e dei praticanti. Eppure, di fronte a quest'analisi, che è condivisibile, il provvedimento che oggi portiamo in Aula e al voto non offre, invece, delle risposte che siano convincenti. I numeri, quindi, sono chiari: mentre i laureati in economia aumentano, i candidati all'esame di Stato, i tirocinanti, invece calano. Negli ultimi 10 anni i laureati crescono e gli abilitati e chi sceglie invece il percorso di accesso a queste professioni si riducono in maniera netta.
Pensiamo che, dal 2008, gli 40 iscritti sono diminuiti di oltre il 30 per cento e gli 60 sono cresciuti di oltre il 60 per cento, e quindi l'età media oggi supera i 52 anni di età. Quindi, una professione che non si riorganizza smette di essere attrattiva, di essere scelta, e quindi anche, purtroppo - è questo quello che ci preoccupa -, di essere poi un presidio sul territorio. E da qui, quindi, emerge la necessità di questa riforma, che, ribadisco, condividiamo negli intenti.
Il commercialista di oggi, infatti, non è più soltanto un professionista che tiene la contabilità, per semplificare; oggi è un interlocutore centrale tra le imprese, i cittadini, l'amministrazione finanziaria. Un attore che opera in contesti radicalmente nuovi rispetto a quelli di 20 anni fa, cioè di quando c'era la precedente riforma. Certo, sotto certi punti di vista abbiamo apprezzato il testo, laddove, ad esempio, c'è l'introduzione di una disciplina organica sulle specializzazioni, la possibilità di svolgere il tirocinio professionale durante gli studi universitari. Quindi, da questo punto di vista, è una misura che può accorciare i tempi di accesso, e quindi, in qualche modo, rendere più attrattiva la professione per le nuove generazioni, ma non è sufficiente.
E anche la scelta, e questo è positivo, di consentire forme collettive di assicurazione per la responsabilità civile con oneri a carico del Consiglio nazionale. Però, da questo punto di vista, non possiamo nemmeno non evidenziare i limiti di questo provvedimento, che rischiano di trasformare, tra l'altro, questa occasione storica in un'occasione parzialmente sprecata. Il primo nodo è quello legato all'equo compenso: il testo originario prevedeva che la pattuizione del compenso, pur libera, dovesse comunque garantire un equo compenso; invece, in sede referente questa formulazione è stata indebolita.
E poi il tema delle nuove tecnologie, come quello dell'intelligenza artificiale: una legge delega che intende guardare al futuro della professione non può permettersi di lasciare questi temi sullo sfondo, affidandoli implicitamente a decreti attuativi, ma senza indicazioni di chiari principi direttivi. E, come dicevo all'inizio, Presidente, anzitutto la scelta di una legge delega, che lascia comunque al Governo il compito di andare poi a creare e ad elaborare i decreti attuativi, limitando il ruolo del Parlamento, quindi, alle mere enunciazioni di principi e criteri direttivi.
Quindi da questo punto di vista, Presidente, concludendo, riteniamo che servisse una riforma radicale e non una mera manutenzione dell'ordinamento di queste professioni. Per tutti questi motivi, quindi, come gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra esprimeremo un voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Quella del commercialista è una professione che oggi - così come, per la verità, altre storiche professioni - si trova in un periodo storico di crisi, e ciò ha determinato l'allontanamento delle attenzioni dei giovani laureati, che in altre epoche erano, invece, attratti, sia per un fatto di prestigio professionale, sia per gratificazioni non solo professionali, ma anche economiche, ad avvicinarsi a questo tipo di professione.
I numeri - sono stati richiamati anche in interventi che mi hanno preceduto - sono impietosi sotto questo profilo e segnalano, appunto, questa inversione di tendenza di una prestigiosa professione che oggi vive un momento veramente difficile. E di qui la necessità, ovviamente, di intervenire anche legislativamente e anche con una certa dinamica complessiva per creare le condizioni di una maggiore competitività nello scenario attuale.
Anche perché oggi, con l'evolversi dei tempi e con il trascorrere degli anni, la professione di commercialista non è più quella di una volta, che si limitava alla tenuta dei libri contabili e della contabilità dei privati cittadini, dei liberi professionisti, degli esercizi individuali o delle grandi aziende. Oggi è e costituisce un punto di riferimento anche per le strategie aziendali ed altro. E, dunque, alla luce di questo quadro, la finalità del provvedimento nasce dalla necessità di razionalizzare e di riordinare la normativa vigente, semplificandola e anche adeguandola al diritto europeo e alle linee dettate dalla giurisprudenza, non soltanto della suprema Corte di cassazione, e quindi diritto interno, ma anche quelle sovranazionali, e, ovviamente, a quelle che sono le linee della Corte costituzionale.
Rinveniamo in questo provvedimento delle note positive e delle note negative. Innanzitutto, sicuramente condividiamo la necessità sul discorso compenso - nonostante sia sancito, ovviamente, il principio della libera pattuizione - della proporzionalità del compenso rispetto alla prestazione professionale, come del resto sancito dalla legge n. 49 del 2023, in materia di equo compenso. Già qui, però, Presidente, una prima criticità: questa sottolineatura, questa previsione, è soltanto per i grandi committenti; andrebbe, invece, estesa a tutta l'attività della professione di commercialista.
Peraltro, altro elemento che va chiarito, l'onerosità è necessaria e non derogabile, salvo casi eccezionali, proprio per conservare il principio del prestigio di questa professione e anche la gratificazione economica dovuta e giusta. Condividiamo anche l'accesso alle cariche elettive nel Consiglio nazionale, che viene ridotto come requisito di anzianità, che attualmente è 5 anni. Per una serie di ragioni che non sto qui ad elencare, ci sembra giusto che non fossero necessari 5 anni per l'accesso alle cariche elettive. Analogamente, condividiamo l'idea di un procedimento per il voto telematico che, in prospettiva, avrà sempre più spazio; l'accorciare l'accesso alla professione grazie alla previsione dei tirocini universitari, che anticipano il momento della pratica professionale.
Troppe perplessità, però, emergono all'orizzonte, innanzitutto con riferimento all'ampiezza della delega: cioè, tutti gli aspetti fondamentali per l'esercizio della professione, con l'eventuale approvazione, oggi, di questo provvedimento, vengono delegati al Governo.
È, ripeto, una delega troppo poco perimetrata che mortifica, ancora una volta, il ruolo del Parlamento. Ormai, purtroppo, non ce ne accorgiamo più: la centralità del Parlamento deflette a favore della pienezza del potere di Governo. È un allarme che si lancia da questi banchi da molti anni, anche prima di questa legislatura, ma è una patologia che in questa attuale legislatura ha assunto dei contorni così evidenti da non poter evitare di stigmatizzarla ogni volta, e lo abbiamo fatto, per la verità, dal primo giorno. Questa è una materia importante, che non divide nemmeno ideologicamente; sarebbe stato il caso di lasciare al Parlamento la sua centralità.
Ci sono aspetti troppo importanti che vengono presi in considerazione: la precisazione e il perimetro delle competenze di questa attività professionale, l'individuazione del giusto equilibrio tra la possibilità di esercitare la professione in forma associata, nelle sue più ampie declinazioni, e la necessità che il libero professionista conservi la responsabilità piena e personale. Solo chiarendo bene il punto, il professionista conserva autorevolezza e prestigio. Questo è un concetto importante, quello dell'autorevolezza e del prestigio del professionista, che è direttamente collegato al principio di una responsabilità piena e integrale, anche laddove esercitata, ripeto, in forma associata, anche alla luce dell'evoluzione, alla luce del tempo che è passato, del processo storico, anche europeo. Il professionista non può perdere la sua autorevolezza e il suo prestigio, e non li perde se la responsabilità, rispetto a chi gli conferisce mandato, è piena e integrale.
Evidenzio anche il concetto di bilanciare bene le incompatibilità - che fanno del professionista una figura sostanzialmente inattaccabile rispetto alla sua autonomia e alla sua indipendenza - con la necessità, sì, di aprire i concetti agli scenari che cambiano con il passare degli anni - tutto bene -, ma da incanalare in principi fermi e non derogabili, che noi non vediamo in questa delega. Anche sugli organi di rappresentanza, considerazioni e regolamentazioni che garantiscano, con chiarezza, una maggiore trasparenza.
Presidente, un altro profilo che non è stato, secondo me, sufficientemente sottolineato è il seguente: l'intelligenza artificiale sta sfondando le porte di ogni attività e lo fa con violenza, anche con riferimento all'attività professionale, con un processo troppo veloce, troppo invasivo. Questo tema, in prospettiva, è assolutamente devastante, importante, da perimetrare, da controllare. Non affrontarlo nella giusta dimensione, secondo noi, diventa un limite.
In definitiva, noi non esprimeremo un voto contrario, il nostro sarà un voto di astensione, perché, diciamo, sostanzialmente “sì” alla necessità di una modifica legislativa per attualizzare l'esercizio della professione; “sì” all'attenzione che va posta alla proporzionalità del compenso; “sì” al sostanziale abbassamento dell'età per le cariche elettive; “sì” all'accorciamento per l'accesso al tirocinio con inizio del percorso universitario. Però c'è un “ma”: “no”, per noi, alla delega troppo ampia, che sposta, come dicevo, ancora una volta, la centralità del Parlamento verso il Governo; “no” alla mancanza di un perimetro netto sulle competenze; “no” al fatto di non aver previsto con nettezza, anche qui, la responsabilità personale del professionista anche in caso di esercizio dell'attività in forme associate; “no” alla mancanza di un perimetro chiaro sulle incompatibilità che non abbia delle deroghe nette; “no” anche ad altri profili. Per cui, ripeto, in un bilanciamento di valutazioni, ci orientiamo su un voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Il provvedimento sul quale oggi siamo chiamati ad esprimerci interviene su una professione che rappresenta un presidio fondamentale per il funzionamento del nostro sistema economico, produttivo e istituzionale. Parliamo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, professionisti che, ogni giorno, affiancano imprese, cittadini, lavoratori autonomi ed enti pubblici che operano nella fiscalità, nel diritto societario, nella crisi di impresa, nella revisione e nella consulenza aziendale e che, molto spesso, rappresentano il primo punto di contatto tra lo Stato e il nostro tessuto produttivo.
Proprio per questo, una riforma del loro ordinamento era necessaria; ma una riforma, per essere davvero utile, non può limitarsi a modificare le regole interne di una professione: deve avere il coraggio di chiedersi quale professione vogliamo costruire per i prossimi vent'anni e, soprattutto, deve partire da una domanda: la professione di commercialista è ancora sufficientemente attrattiva per le nuove generazioni? I dati più recenti ci dicono che il problema esiste ed è serio.
Secondo il Rapporto 2026 sull'Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nel corso del 2025, gli iscritti sono diminuiti di 602 unità, con una flessione dello 0,8 per cento, attestandosi a circa 119.000 professionisti. Ma il dato che dovrebbe interrogarci maggiormente riguarda i nuovi ingressi: nel 2025, ci sono state appena 1.494 nuove iscrizioni, contro le 1.958 dell'anno precedente, quindi quasi 500 nuovi ingressi in meno in un solo anno. La situazione è ancora più significativa nel Mezzogiorno: mentre, infatti, al Nord la riduzione degli iscritti è stata dello 0,2 per cento, al Sud ha raggiunto l'1,3 per cento. Sono numeri che raccontano una difficoltà di ricambio generazionale e che ci dicono che il problema dell'attrattività della professione non può essere affrontato con qualche aggiustamento formale.
Esistono, però, anche segnali positivi. I praticanti sono tornati a crescere: sono aumentati di 468 unità e hanno raggiunto una quota maggiore di 11.000. Crescono le società tra professionisti: sono arrivate a 2.142 unità, con un incremento del 9,3 per cento. Cresce anche il reddito professionale medio che, con riferimento all'anno di imposta 2024, ha raggiunto gli 87.000 euro, mentre il reddito mediano è pari a circa 48.000 euro.
Questi sono segnali importanti, ma proprio la distanza tra reddito medio e reddito mediano ci ricorda che, dietro le medie statistiche, esistono delle realtà professionali profondamente differenti per territorio, per dimensione dello studio, per anzianità e per capacità di accesso al mercato. Ed è soprattutto ai giovani professionisti, alle donne, ai piccoli studi e ai professionisti che lavorano nei territori economicamente più fragili che una riforma dovrebbe guardare.
Per questo, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo affrontato questo provvedimento con un atteggiamento costruttivo, presentando una serie di emendamenti che non avevano alcuna finalità ostruzionistica. Abbiamo cercato di migliorare la delega, di renderla più moderna, più garantista e, soprattutto, più democratica. Abbiamo proposto di affrontare seriamente il problema della frammentazione delle competenze, raccordando elenchi e sotto-albi con la disciplina delle specializzazioni. La specializzazione può costituire una straordinaria opportunità per il futuro della professione, ma deve essere costruita in maniera chiara, trasparente e coerente.
Un altro tema sul quale siamo intervenuti è quello delle incompatibilità. Abbiamo chiesto criteri tassativi e tipizzati, capaci di tutelare realmente l'indipendenza, l'imparzialità e la funzione pubblicistica del professionista. Per noi l'indipendenza del commercialista non è un principio astratto: è una garanzia per il cittadino, per l'impresa e per lo stesso mercato, ma le incompatibilità devono essere stabilite dalla legge in maniera chiara, non devono essere affidate a eccessivi margini di discrezionalità regolamentare.
Poi c'è il tema del compenso. Abbiamo proposto di affiancare al principio dell'equo compenso quello dell'onerosità dell'incarico professionale, escludendo prestazioni gratuite o meramente simboliche quando risultino incompatibili con la dignità e con i principi deontologici della professione. Non possiamo lamentarci che i giovani abbandonino le professioni e, contemporaneamente, accettare una cultura nella quale il lavoro intellettuale può essere considerato gratuito. La dignità della professione passa anche dalla dignità del compenso.
Abbiamo dedicato particolare attenzione anche alla perché, se vogliamo rendere questa professione più attrattiva per i giovani, dobbiamo permettere ai giovani di partecipare anche alla sua rappresentanza. Abbiamo, quindi, presentato proposte dirette a rafforzare il ricambio generazionale, la rappresentanza delle minoranze e la democraticità degli ordini. Abbiamo chiesto una misura più netta sulla parità di genere anche negli organi elettivi non monocratici. Non basta parlare genericamente di equilibrio di genere, bisogna costruire degli strumenti che consentano concretamente di raggiungerlo.
Abbiamo, inoltre, proposto che il voto telematico sia uno strumento aggiuntivo di partecipazione e non diventi un meccanismo imposto dall'alto. Per questo abbiamo chiesto che gli ordini territoriali possano scegliere tra il voto in presenza e il voto telematico e, laddove utilizzino quest'ultimo, possano individuare autonomamente la piattaforma, naturalmente nel rispetto della segretezza, della libertà, della personalità del voto, della sicurezza e della trasparenza delle procedure.
Noi pensiamo che il Parlamento avrebbe potuto essere più ambizioso perché questa riforma arriva in un momento nel quale tutte le professioni ordinistiche stanno attraversando una trasformazione profondissima. L'intelligenza artificiale, l'automazione dei processi contabili, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la crescente specializzazione delle attività economiche stanno cambiando radicalmente il lavoro del commercialista.
Il professionista del futuro non potrà essere semplicemente colui che esegue degli adempimenti fiscali o contabili; dovrà essere sempre più consulente dell'impresa, esperto della crisi, della sostenibilità, della fiscalità internazionale, della finanza aziendale e della trasformazione digitale. Ed è su questa trasformazione che dovremmo intervenire perché, se vogliamo riportare i giovani verso questa professione, non possiamo semplicemente dire loro che abbiamo modificato le leggi elettorali di un ordine. Dobbiamo offrire loro una prospettiva professionale, dobbiamo ridurre il peso degli adempimenti inutilmente burocratici e dobbiamo garantire compensi dignitosi. Dobbiamo favorire l'accesso alla professione e alle specializzazioni, rendere possibile la crescita dei piccoli studi e l'aggregazione professionale nonché garantire reali pari opportunità alle donne.
Dobbiamo evitare che nascere e lavorare nel Mezzogiorno significhi partire con un handicap professionale e, soprattutto, dobbiamo riconoscere che i commercialisti non possono continuare a essere utilizzati dallo Stato come terminali gratuiti della pubblica amministrazione, caricandoli continuamente di nuovi adempimenti, nuove responsabilità e nuove scadenze, senza un corrispondente riconoscimento del valore del loro lavoro.
Questa era l'ambizione che avremmo voluto vedere maggiormente dentro questa riforma e gli emendamenti che abbiamo presentato andavano esattamente in questa direzione: più garanzie, più partecipazione, maggiore autonomia, maggiore tutela del lavoro professionale, più spazio ai giovani e alle donne e un controllo parlamentare più forte sull'attuazione della delega.
Quando si riforma una professione non si dovrebbe scrivere una legge soltanto per chi quella professione oggi la esercita; bisogna scriverla pensando a chi dovrà scegliere se esercitarla domani. E i numeri ci dicono appunto che quella scelta non è più scontata perché, se in un solo anno le nuove iscrizioni scendono da 1.958 a 1.494, se il numero complessivo degli iscritti continua a diminuire, se nel Mezzogiorno la contrazione è molto più forte rispetto al Nord significa che esiste una questione che il legislatore non può ignorare.
Il ritorno alla crescita dei praticanti però ci dice anche un'altra cosa: ci dice che esiste una generazione che guarda a questa professione e quindi il nostro compito è quello di dare una ragione per restare e per incominciare questa professione.
Ed è proprio sulla base di questo che il MoVimento 5 Stelle, oggi, esprimerà un voto di astensione. Non voteremo contro perché riconosciamo la necessità di intervenire su un ordinamento che ha bisogno di essere aggiornato e perché nel provvedimento, tutto sommato, vi sono alcuni elementi che vanno nella direzione di una modernizzazione della professione, però non possiamo neppure esprimere un voto favorevole perché riteniamo che si potesse e si dovesse fare di più.
Avremmo voluto una riforma più coraggiosa sul ricambio generazionale, più incisiva sulla tutela economica dei professionisti, più attenta alla parità di genere, più rispettosa dell'autonomia e della democraticità degli ordini territoriali e maggiormente capace di accompagnare la categoria nella trasformazione tecnologica che è già in corso. E, soprattutto, avremmo voluto vedere una maggiore disponibilità ad accogliere le nostre proposte emendative che avevano un unico obiettivo: quello di migliorare questa riforma. La vera sfida non è semplicemente riformare l'ordinamento dei commercialisti; la vera sfida è fare in modo che, tra dieci o vent'anni, ci siano ancora giovani donne e giovani uomini che considerano questa professione una scelta capace di offrire dignità, autonomia, soddisfazione e futuro.
Quindi, per tutti questi motivi, annuncio il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pittalis. Ne ha facoltà.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Presidente, onorevoli colleghi, c'è una domanda semplice da cui vorrei partire: chi c'è in Italia accanto ad un'impresa, nella vita vera di un'azienda? C'è il dottore commercialista. C'è quando l'impresa nasce e bisogna scegliere la forma giusta. C'è quando cresce e i numeri si complicano. C'è soprattutto quando le cose vanno male e serve qualcuno capace di leggere un bilancio, prima che diventi un dramma. Centinaia di migliaia di partite IVA, in ogni angolo del Paese, si affidano ogni giorno a questa competenza.
Ecco perché il voto favorevole di Forza Italia su questa delega non è una mera presa d'atto: è il riconoscimento politico di chi tiene in piedi, spesso in silenzio, il tessuto produttivo della Nazione.
Lo diciamo con una premessa, che per noi rappresenta non un'opzione: valorizzare una professione non è mai una concessione corporativa, è una scelta di libertà economica. Significa fidarsi della competenza, premiare il merito, costruendo regole chiare entro cui l'iniziativa individuale possa correre, invece di inciampare in un ordinamento fermo, nella sostanza, all'anno 2005.
Vent'anni, colleghi. Vent'anni in cui è cambiato tutto: la crisi d'impresa, la giustizia civile, il fisco, la sostenibilità, l'intelligenza artificiale; e la cornice normativa della professione è rimasta quella di allora. Non è conservazione: è ritardo e questa delega quel ritardo lo recupera.
Arrivo al cuore della delega, in primo luogo a quanto previsto dalla lettera dell'articolo 2, cioè l'individuazione delle attività riservate. È il punto più delicato ed è quello che più ci interpella come liberali, perché tocca un equilibrio che non va mai dato per scontato. Non si tratta di alzare steccati corporativi attorno ad una categoria; si tratta di dire con chiarezza dove finisce la libera consulenza e dove comincia una funzione che, per tutelare il cittadino e l'interesse pubblico, esige un professionista che ha superato un esame di Stato ed è sottoposto a vigilanza deontologica continua.
Lo ha affermato con nettezza anche la Corte costituzionale: chi è iscritto a un ordine offre garanzie di affidabilità che il libero mercato da solo non sempre è in grado di offrire. Chiamatela pure regola, noi la chiamiamo garanzia per chi si affida a un professionista e non sa distinguere da fuori chi è davvero competente. E non è un caso che il provvedimento richiami esplicitamente i principi europei di proporzionalità nella regolamentazione delle professioni.
Un liberale non teme la valutazione di proporzionalità: la reclama. È lo strumento più efficace per separare le regole che servono dalle incrostazioni che nel tempo sono diventate soltanto zavorra.
Questa delega fa esattamente questo lavoro, criterio per criterio. Sulla forma associata e societaria, ad esempio, apre a modelli organizzativi più moderni, sulla scia di quanto già sperimentato per altre professioni. È la fotografia di un mondo che cambia: gli studi professionali crescono, si specializzano, competono anche oltre confine e non possono continuare a muoversi dentro un abito cucito vent'anni fa e ormai troppo stretto.
Sulle incompatibilità, poi, la delega introduce un principio di ragionevolezza che ci sta particolarmente a cuore: deroghe temporanee, individuate con criterio, perché una norma pensata per garantire l'indipendenza del professionista non deve trasformarsi in un ostacolo assurdo alla sua vita professionale. Anche questa è cultura liberale: la regola resta ma non può essere più rigida del problema che intende risolvere.
E poi il compenso: la delega richiama la legge sull'equo compenso e chiede parametri proporzionati alla qualità e alla quantità del lavoro svolto, senza toccare - su questo non arretriamo di un millimetro - il principio della libera pattuizione tra le parti perché libertà contrattuale e dignità economica del professionista non sono in conflitto, sono due facce della stessa libertà. Un professionista pagato in modo giusto è un professionista libero, un professionista libero è un professionista che può dire di no a un cliente scorretto e chi può dire di no, alla fine, tutela meglio anche chi lo sceglie.
C'è poi tutta la parte, spesso sottovalutata, ma per noi decisiva, sulla vita democratica interna all'ordine. Oggi servono 5 anni di anzianità di iscrizione per potersi candidare agli organi dirigenti: la delega li riduce. È equità generazionale, è dare fiducia a chi ha trent'anni, con la competenza per guidare, non soltanto per obbedire.
Introduce criteri di parità di genere nelle liste elettorali, introduce il voto telematico, uniforme su tutti gli ordini territoriali, nel pieno rispetto della segretezza. Una professione che accompagna le imprese nella transizione digitale non può continuare a votare i propri organi come nel secolo scorso. E ridefinisce la dimensione dei 132 ordini territoriali in base al numero degli iscritti, con una soglia di garanzia per la rappresentanza delle minoranze in consiglio. Non è un dettaglio da regolamento interno: è la prova che un ordine professionale, quando funziona, è la più piccola e la più efficace forma di autogoverno che la Repubblica conosce. E chi crede nella sussidiarietà, colleghi, questo lo sa bene.
La delega mette mano anche al sistema disciplinare, semplificando il funzionamento dei consigli di disciplina territoriali e nazionale nel rispetto rigoroso del contraddittorio, e affronta un nodo reso attuale dalla giurisprudenza costituzionale: la disciplina della cancellazione dall'albo alla luce dei principi oramai affermati dalla Consulta anche per altre professioni ordinistiche.
Non è un tecnicismo, è la garanzia che il potere sanzionatorio di un ordine - per quanto necessario - resti sempre proporzionato e rispettoso dei diritti dell'iscritto. Aggiungo un tassello, che a noi di Forza Italia sta particolarmente a cuore: la delega chiede una disciplina organica della specializzazione. Il commercialista di oggi si occupa di crisi di impresa, di rendicontazione, di sostenibilità, di fattori ESG, di intelligenza artificiale applicata ai bilanci, di un contenzioso tributario sempre più tecnico. Pensare ancora a una professione indifferenziata non sarebbe soltanto un errore tecnico, bensì un errore di visione. Riconoscere le specializzazioni significa premiare chi investe in competenza e offrire a cittadini e imprese uno strumento in più per orientarsi. E guardiamo ai giovani, perché è lì che si misura la serietà di ogni riforma. La delega prevede la possibilità di svolgere il tirocinio interamente durante il corso di laurea magistrale; significa accorciare i tempi tra lo studio e la professione senza abbassare di un millimetro l'asticella della preparazione, che resta comunque verificata dall'esame di Stato: meno anni di attesa, non meno qualità. Questa è la formula che condividiamo ed è l'esatto contrario di ciò che qualcuno chiama, a torto, semplificazione al ribasso. Infine, è una misura di buon senso che parla insieme ai clienti e ai professionisti: la possibilità di forme collettive di assicurazione per la responsabilità civile, uniformi per tutti gli iscritti a tutela di chi si affida a un commercialista.
Colleghi, ecco, dietro ogni lettera di questa riforma c'è la stessa idea di Stato che Forza Italia porta in Aula ogni volta che si parla di professioni. Uno Stato che non si sostituisce alla competenza ma la mette in condizione di lavorare bene; uno Stato che non complica ma abilita, che non guarda con sospetto il professionista ma lo considera un alleato nella crescita del Paese. C'è chi pensa che riformare l'ordinamento di una professione sia un tema minore, buono per le ore piccole dell'Aula; noi non la pensiamo così, perché dietro un albo professionale, c'è sempre una domanda più grande: che tipo di Stato vogliamo? Uno Stato che diffida della competenza dei suoi cittadini o uno Stato che libera, che la libera e la mette a frutto? È la stessa filosofia liberale che ci ha insegnato Silvio Berlusconi quando ricordava che la libertà dell'uomo viene prima della società e prima dello Stato.
Uno Stato che serve la persona, non il contrario. Un principio semplice ed è quello che ancora oggi orienta ogni nostra scelta in quest'Aula. Per queste ragioni, con la stessa coerenza con cui abbiamo sostenuto la riforma dell'ordinamento forense, oggi Forza Italia vota convintamente a favore di questa delega, perché sostenere i dottori commercialisti e gli esperti contabili significa sostenere le imprese che loro accompagnano ogni giorno. E sostenere le imprese significa sostenere l'Italia che lavora, l'Italia che rischia, l'Italia che produce (
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Bertoldi. Ne ha facoltà
ANDREA DE BERTOLDI(LEGA). Grazie, Presidente. Oggi è una giornata sicuramente importante per la categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, e quindi è una giornata particolarmente importante personalmente anche per me, che mi onoro di esercitare questa professione da oltre 35 anni, 36 per la precisione. C'è un po' di sentimento che aggiungo a questo intervento, un po' di emozione, per essere innanzitutto grato, ovviamente, al gruppo parlamentare della Lega - che mi ha chiesto di intervenire nel merito - e alla professione che io ho esercitato e fieramente continuo ad esercitare anche da quando svolgo il ruolo di parlamentare della Repubblica, prima in Senato e adesso qui alla Camera.
Ritengo che quando si parla di professioni, si parli innanzitutto di un architrave fondamentale del sistema Paese. Le libere professioni - le professioni liberali, come vengono definite - sono, in particolare in Italia, un volano di collegamento tra la pubblica amministrazione e l'economia reale, le imprese, gli artigiani e i cittadini che si rivolgono ai professionisti.
Questo Governo, questa maggioranza di centrodestra, con il ruolo determinante della Lega, ha dimostrato non a parole, ma nei fatti, di avere a cuore le libere professioni. Abbiamo dimostrato con i provvedimenti legislativi di capire quanto davvero siano importanti per il nostro Paese le libere professioni. Voglio ricordare, Presidente, che uno dei primi provvedimenti di questo Governo nei primi mesi del 2023, quindi all'inizio della legislatura, fu proprio la legge sull'equo compenso. Una legge che, finalmente, dopo i disastri dei decreti Bersani, che abolirono le tariffe professionali a tutto discapito dei professionisti e dei loro clienti - perché erano a discapito e sono a discapito della qualità della prestazione -, ecco, dopo quei disastri, causati dal periodo Bersani, il Governo Meloni, il centrodestra, hanno rimesso a posto le cose: hanno previsto l'equo compenso.
Un tassello fondamentale, concreto, oggettivo del fatto che questa maggioranza ha davvero a cuore le libere professioni. Ma non ci siamo fermati qua: io voglio ricordare le importanti misure di che hanno conseguito a quanto già fatto nella scorsa legislatura, sempre per iniziativa di chi allora era l'opposizione - come noi eravamo - e oggi è maggioranza. Penso alla legge sulla malattia e sull'infortunio dei professionisti, che mi sono onorato di aver creato nella scorsa legislatura, di averla vista approvata nella legge di bilancio 2022 e che ho visto accrescersi nella sua portata proprio in questa legislatura, quando abbiamo esteso questa legge anche ai minori e alle donne in stato di gravidanza. Quindi un far crescere il sistema di per i professionisti e per i più giovani. Ma voglio pensare a tutte le riforme che, finalmente, dopo anni di silenzio, in questa legislatura, con questa maggioranza politica, stanno arrivando: quella della professione forense, che sappiamo è già stata approvata in ambedue i rami del Parlamento; quella dei commercialisti, che oggi stiamo approvando qui alla Camera e che poi andrà in Senato, e anche la riforma delle altre professioni unite, che è in corso di esame al Senato della Repubblica. Quindi un Governo e una maggioranza che non nelle parole, ma nei fatti, con i provvedimenti legislativi, stanno dando delle risposte al mondo delle professioni . Pensiamo, inoltre, a quanto stiamo facendo, a quanto si sta facendo al Ministero della Giustizia anche in queste ore per la riforma delle tariffe dei compensi dei CTU, dei consulenti del giudice, che sono ferme da circa vent'anni con tariffe che sono ridicole, parliamo di qualche euro all'ora per la tariffa oraria.
Nel silenzio di tutti gli altri, questo Governo se ne sta occupando. Quindi noi stiamo dando seguito a quello che abbiamo detto in campagna elettorale, portando provvedimenti concreti, che riguarderanno la vita quotidiana dei liberi professionisti e che interesseranno soprattutto coloro che diventeranno liberi professionisti un domani, perché le risposte che noi stiamo dando, che dovremo dare con questi provvedimenti, dovranno interessare soprattutto le nuove leve, i giovani, coloro che domani diventeranno commercialisti, avvocati, ingegneri, geometri, notai, periti. È questo uno dei problemi fondamentali che dobbiamo considerare anche nella attuazione dei decreti che dovranno dare completamento alla riforma della nostra Carta costituzionale.
Ora, entriamo un po' di più nello specifico di questa legge che, lo ricordo, è una legge delega, quindi una legge che crea i confini, i presupposti che poi verranno realizzati con i decreti attuativi. Già in questa legge delega ci sono alcuni punti essenziali che è giusto e doveroso ricordare. Intanto, vengono finalmente riconosciute in modo formale le competenze nel settore giuslavoristico dei dottori commercialisti, competenze e lavori che già esistevano, che già erano nella professione dei commercialisti, ma che non erano formalizzate. Ecco, questa legge delega prevede, in modo formale, che le competenze giuslavoristiche rientrino nella professione dei dottori commercialisti. Credo che questo sia un altro segnale di quanto abbiamo attenzionato il futuro della professione.
Un altro aspetto - e mi rivolgo sempre ai più giovani - è quello del tirocinio. Fino ad oggi il tirocinio previsto per esercitare la professione di dottore commercialista e di esperto contabile andava svolto dopo la laurea: quindi, per i giovani, c'era un obbligo di tempo in più prima di poter svolgere la professione. Oggi, con questa legge delega, si passa al tirocinio che si potrà svolgere nella sede universitaria: quindi, mentre ci si laurea, si potrà svolgere il tirocinio professionale. A laurea conseguita, ci si potrà presentare all'esame di Stato e, in poco tempo, si potrà iniziare a svolgere una libera professione, nello specifico la professione di commercialista. Si tratta di un altro segno di attenzione alla professione, ai nostri giovani e al futuro della nostra professione.
Un altro aspetto che viene richiamato nella legge delega - e che ritengo altrettanto importante - riguarda la revisione dei parametri, più semplicemente il fatto che i compensi siano fermi, cari colleghi, da 12 anni. Non sono stati adeguati al costo della vita, ai cambiamenti che si sono succeduti sia nel , ma anche nell', anche nella caratterizzazione della professione, perché quello che facciamo oggi e quello che faremo nei prossimi anni spesso non era ricompreso nei parametri, nelle tariffe degli anni passati. Siamo tutti al corrente di quanto le professioni, incalzate anche dall'intelligenza artificiale, dalla digitalizzazione, stiano evolvendo nel tempo. Quindi devono cambiare non solo - lo ribadisco - nel , ma anche nei parametri che determinano i compensi. Anche questo sta facendo questo Governo, che dà una seconda risposta, dopo quella dell'equo compenso, anche sul delle prestazioni.
Detto questo, mi viene da chiedere: ma allora non ci sono criticità? Ma certo che ci sono. Ci sono problemi che noi professionisti, noi commercialisti, stiamo affrontando e che sono certo che, grazie a questa legge, grazie ai decreti attuativi che arriveranno nei prossimi mesi e che noi nelle Commissioni attenzioneremo e quindi accompagneremo il Governo - e mi rivolgo, ringraziandolo, al Sottosegretario Ostellari, ringraziandolo per l'impegno che ha messo in questa direzione -… Noi nelle Commissioni attenzioneremo questi aspetti e cercheremo di creare una professione sicuramente più moderna e più capace di attrarre i giovani.
Un altro aspetto che ritengo particolarmente utile riguarda il fatto che dobbiamo, dovremmo, dare risposte nei decreti attuativi, ma anche in altre norme, al tema dell'abusivismo, che, purtroppo, esiste, ma anche al tema di coloro che di fatto esercitano la professione, al di là dei vincoli costituzionali che - ricordo - caratterizzano le professioni ordinistiche, secondo la legge n. 4 del 2013. Qui ci sono aspetti che andranno chiariti nell'interesse dei professionisti del Paese e dei clienti.
ANDREA DE BERTOLDI(LEGA). Ecco perché noi riteniamo che questo sia un percorso importante, che l'adeguamento della Carta costituzionale delle professioni sia davvero un aspetto fondamentale. Ringrazio la nostra maggioranza per averci creduto e confermo, ovviamente, il voto favorevole della Lega su questa riforma della professione dei dottori commercialisti e di esperti contabili .
PRESIDENTE. Saluto le studentesse, gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Gaetano Filangieri”, che arrivano da Frattamaggiore, in provincia di Napoli, e che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Li ringraziamo per essere oggi con noi alla Camera dei deputati .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il provvedimento sul quale oggi siamo chiamati a esprimere il voto interviene su una materia che, certamente e oggettivamente, da tempo, attende un aggiornamento: l'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile.
Si tratta di un intervento legislativo che, così come è avvenuto per l'avvocatura, reputiamo necessario. Infatti, esattamente come per l'avvocatura, anche per l'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile la disciplina vigente è risalente, nel suo assetto fondamentale, al decreto legislativo del 2005. Sono dunque trascorsi più di 20 anni e, nel frattempo, è cambiato profondamente tutto il mondo nel quale i professionisti operano: sono cambiate le regole d'ingaggio sull'economia, le condizioni dell'economia, il ruolo delle imprese, la pubblica amministrazione, il sistema tributario, il sistema della crisi di impresa, la giustizia civile, gli obblighi societari. In questo ventennio tutto è cambiato. E stanno cambiando molto rapidamente anche le modalità di esercizio della professione. Nel tempo, vi è stato l'effetto imponente della digitalizzazione. Oggi è oggettivamente impattante l'intelligenza artificiale.
Dunque, anche il commercialista e l'esperto contabile sono chiamati ad affrontare sfide molto significative. Non sono soltanto i professionisti ai quali viene affidata la contabilità o la realizzazione dell'adempimento fiscale, sono preziosi e insostituibili interlocutori di imprese, cittadini e amministrazioni; sono impegnati con la loro professionalità ad assistere cittadini e imprese in delicate scelte economiche, societarie e finanziarie e in settori sempre più specializzati e articolati.
Dunque, riteniamo che fosse necessario un intervento del legislatore e riteniamo anche che, all'interno del testo, siano rintracciabili elementi condivisibili. Noi condividiamo che vi sia una nuova ridefinizione del perimetro dell'attività professionale, che necessariamente doveva essere aggiornato rispetto alla disciplina vigente, che è stata adottata 20 anni fa.
Riteniamo significativo che, tra gli ambiti caratterizzanti la professione, vi siano attività che, nella natura dei fatti, interessano già da molto tempo decine di migliaia di commercialisti, così come riteniamo positivo l'impegno a realizzare una piena coerenza della disciplina nazionale con i principi costituzionali e con le regole dell'ordinamento europeo e internazionale.
Esattamente come era avvenuto per la nuova disciplina in materia di avvocatura, riteniamo importante che, anche per la professione dei commercialisti, sia affrontato il tema delle incompatibilità e che siano superati automatismi o retaggi del passato, che oggi mal si addicono alle esigenze della sfida che, ogni giorno, quotidianamente, il commercialista deve affrontare, ovviamente con l'esigenza che tali regimi di incompatibilità siano pienamente rispettosi del diritto dell'Unione. Non è una riflessione astratta: l'Italia era già interessata dalla procedura di infrazione europea proprio in relazione alle compatibilità e, in particolare, al regime delle incompatibilità dei commercialisti in relazione alla direttiva Servizi.
Dunque, la riforma potrà garantire autonomia e indipendenza della professione, rivedendo e adeguando il sistema delle restrizioni secondo criteri di proporzionalità e compatibilità con il diritto dell'Unione.
Vi è stato, nel lavoro parlamentare, un intervento che ha portato anche alla soppressione del riferimento alla salvaguardia delle competenze delle professioni non organizzate in ordini. Insomma, servono scelte di adeguamento della normativa che superino anche ambiguità o incertezze e che garantiscano, ai cittadini per primi, consapevolezza sulle competenze del professionista e sulle responsabilità del professionista abilitato.
Apprezziamo e pensiamo siano utili gli interventi a tutela della rappresentanza della categoria, sul voto telematico, sulla riduzione dell'anzianità necessaria per ricoprire alcune cariche, sulla valorizzazione dell'equilibrio generazionale e sulla parità di genere. Così come pensiamo sia opportuna l'introduzione di una disciplina organica delle specializzazioni, la possibilità di svolgere il tirocinio interamente durante gli studi universitari, le forme collettive di assicurazione per la responsabilità civile a carico del Consiglio nazionale. Insomma, sono interventi dei quali certamente veniva avvertita l'esigenza. Tuttavia, trattandosi di un intervento importante e di una delega assegnata al Governo, non possiamo nemmeno ignorare ciò che manca.
Sul tema dell'equo compenso dei professionisti, noi avevamo presentato proposte emendative per allargare l'applicabilità del principio dell'equo compenso. Tuttavia, non solo queste nostre iniziative non sono state accolte ma, nel corso dei lavori parlamentari della Commissione, il testo iniziale, che prevedeva l'affermazione di un principio più ampio, è stato oggetto di attività emendativa da parte della maggioranza, che lo ha ulteriormente reso circoscritto. Questo, per noi, è un elemento problematico. Anche l'emendamento che avevamo presentato oggi è stato respinto, così come l'ordine del giorno per garantire almeno un impegno di indirizzo da parte delle Camere nei confronti del Governo. Certo, vi sono questioni che riguardano la tutela della concorrenza e tuttavia, visto l'impegno del legislatore per l'introduzione del principio dell'equo compenso, a distanza di alcuni anni - lo dobbiamo ammettere - il principio è stato scolpito nelle norme ma, per la sua realizzazione, servono ulteriori interventi. Qui si è persa un'occasione.
Inoltre, la disciplina vigente ha dimostrato, negli anni, limiti e difficoltà applicative in relazione alle società tra professionisti. Servirebbe uno strumento societario costruito sulle peculiarità delle professioni, capace di valorizzare il capitale intellettuale, salvaguardando autonomia e indipendenza del professionista. Anche la possibilità di coinvolgere i soci non professionisti dovrebbe essere disciplinata in modo da evitare che il capitale condizioni l'attività professionale o si appropri del valore prodotto dall'attività intellettuale. Su questo punto la riforma organica non è certamente coraggiosa.
Vi è, poi, la previsione di una proliferazione di elenchi e registri costruiti intorno a singole attività. Quando competenze che appartengono storicamente al patrimonio professionale dei commercialisti vengono accompagnate da ulteriori percorsi formativi, registri e sistemi di vigilanza, il rischio è quello di duplicare strutture e compiti che gli ordini già svolgono per loro natura. Certamente c'è stato un lavoro all'interno della Commissione che ha evitato la moltiplicazione di sotto-albi o ha tentato di definire meglio il ruolo delle figure specialistiche, ma anche su questo terreno serviva maggiore nettezza che non vi è stata.
Poi c'è il tema della riscossione dei compensi. Sarebbe stato utile prevedere un meccanismo più efficace quando esistono un preventivo sottoscritto, una prestazione regolarmente fatturata e documentata, lasciando poi al cliente la possibilità di contestare l'effettivo svolgimento o la corretta esecuzione dell'attività professionale.
E poi, ancora, il tema dell'innovazione tecnologica. L'intelligenza artificiale sta trasformando il lavoro e la professione dei commercialisti e diciamo che sta incidendo su tutti i settori dell'economia e della vita delle persone. C'è un dibattito ai massimi livelli, sul piano internazionale, sugli effetti, sulle opportunità, ma anche sui clamorosi rischi. È stupefacente che, nella adozione di una normativa nazionale che disciplina l'attività dei commercialisti, questo tema sia espunto dalla riflessione, dall'elaborazione di regole da parte del legislatore, perché è una strumentazione che può modificare profondamente le modalità di analisi dei dati, della contabilità, della consulenza fiscale e finanziaria.
Insomma, una riforma che avesse l'obiettivo di durare nel tempo e di garantire un'efficace modernizzazione dovrebbe indicare princìpi più chiari su formazione, aggiornamento, responsabilità, utilizzo delle nuove tecnologie, e non possiamo permettere che tali materie possano essere delegate ai decreti attuativi se, nella legge delega, questi principi non vengono affrontati.
E poi, ancora una volta, noi contestiamo il metodo che è stato adottato dalla maggioranza e dal Governo. Ancora una volta una legge delega. Lo abbiamo detto anche per la professione degli avvocati: è uno strumento certamente legittimo per una materia complessa, ma trasferisce al Governo una parte rilevante delle scelte che debbono essere adottate, che invece sarebbe opportuno spettassero al Parlamento, al confronto tra le forze politiche che, invece, nell'esame di una legge delega, è evidentemente molto più limitato. Avremmo, dunque, voluto un ruolo parlamentare più forte, con strumenti di controllo più in grado di consentire alle Camere di incidere, realmente e significativamente, sulle scelte fondamentali.
È per questi motivi che, con una valutazione complessiva che indica i pregi e anche le occasioni perse - come già abbiamo detto in discussione generale -, il nostro gruppo parlamentare esprime un voto di astensione, confidando che il lavoro che è stato svolto alla Camera possa essere completato, implementato e rafforzato nell'altro ramo del Parlamento, al fine di incidere sugli aspetti positivi che possono essere migliorati - e penso al tema dell'incompatibilità, al tema dell'equilibrio generazionale, alla parità di genere, alle tematiche relative allo svolgimento del tirocinio, alle forme collettive di assicurazione - ma soprattutto per colmare quelle lacune che, invece, questo testo alla Camera oggi non colma, come un intervento deciso a favore dell'equo compenso, una riorganizzazione delle discipline societarie tra professionisti…
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). …il riordino di elenchi e registri, un intervento deciso di regolamentazione degli strumenti dell'alta tecnologia, in particolare dell'intelligenza artificiale. Monitoreremo nell'altro ramo del Parlamento queste potenziali evoluzioni, confermando oggi il nostro voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marta Schifone. Ne ha facoltà.
MARTA SCHIFONE(FDI). Grazie, Presidente. Governo, colleghi, oggi siamo qui per l'approvazione della riforma dell'ordinamento della professione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, la legge professionale che ridisegnerà il presente e anche il futuro di questa categoria, la legge che ne riscriverà lo statuto. Dopo 21 anni di attesa si riuscirà a creare un nuovo slancio, una nuova centralità per questa professione.
Questa riforma si inserisce in un percorso più ampio, che va nel solco della riforma complessiva e organica delle libere professioni che il Governo Meloni ha fortemente voluto realizzare e fa parte di quel normativo di cui questo disegno di legge è un pilastro. Quattro ne sono i pilastri: la riforma dell'ordinamento forense, che è stata già approvata in via definitiva; la riforma delle professioni sanitarie; la riforma degli altri ordinamenti professionali e quella che oggi stiamo per approvare. È un pacchetto che ha attraversato, orizzontalmente e trasversalmente, tutti gli ordini professionali italiani, andando a creare un intervento di sistema, un riordino, un riammodernamento, una razionalizzazione. Mi sento di dire, senza paura di essere smentita, che un impianto così imponente, così integrale, così contestuale per gli ordini professionali e per le libere professioni non si era mai visto nella storia della Repubblica italiana.
E vado, Presidente, a raccontare che questo non è casuale, non è banale. È un segnale politico preciso, è una volontà molto forte, è il segno di un impegno del Governo Meloni, del Ministro Nordio, del Ministro Schillaci, del Ministro Calderone, della maggioranza e segnatamente di Fratelli d'Italia e della destra italiana, che da sempre guardano al comparto delle libere professioni con interesse, con impegno, con ispirazione e con aspirazione per vari motivi. Ve ne sono due principali, di merito e di metodo. Di metodo, perché non si può prescindere dalla competenza e dalla consulenza dei liberi professionisti: si basa sull'autonomia, sull'indipendenza culturale che porta alla proprietà intellettuale, proprietà intellettuale che, a sua volta, si basa sulla competenza ottenuta dagli studi accademici. I professionisti riescono a risolvere problemi complessi facendoli diventare semplici e sono chiamati - lo abbiamo fatto tante volte, anche in questa legislatura, ai tavoli istituzionali - a risolvere e a scrivere i processi e le procedure della nostra Nazione. Senza di loro, senza la loro competenza, sarebbe molto difficile andare avanti. Mi sento di poter dire che rappresentano la maggior parte della classe dirigente della nostra Nazione.
E poi per merito, perché per la destra italiana, per la storia della destra italiana, rappresentano un modello sociale di sviluppo valoriale, perché i valori fondanti delle libere professioni coincidono con i valori della destra italiana. Penso al merito, alla meritocrazia, penso anche alla valorizzazione delle competenze, penso alla difesa dell'interesse pubblico e dell'interesse nazionale.
Perché, vedete, i professionisti sono i difensori degli italiani: li difendono nelle aule dei tribunali, difendono il loro diritto alla salute, difendono le infrastrutture che attraversano, difendono l'ambiente, difendono gli animali, difendono l'opinione e difendono, come i commercialisti, i loro risparmi, il lavoro, le imprese e l'economia.
Noi siamo pienamente consapevoli della centralità di questa professione, che rappresenta il fulcro nell'architettura istituzionale nazionale. Non è una dichiarazione d'intenti, lo abbiamo detto, nei fatti, lo abbiamo reso norma. Penso all'equo compenso, che è stata una battaglia storica di Fratelli d'Italia , che abbiamo portato, a prima firma Giorgia Meloni, dai banchi, dagli scranni dell'opposizione, fino ad una rapida approvazione ad inizio legislatura.
Credo si possa annoverare anche e soprattutto la modifica della disciplina sulla responsabilità dei collegi sindacali, che è stato un traguardo che attendevano da anni i commercialisti italiani; e penso, non da ultimo, alla riforma fiscale che li ha resi intermediari qualificati tra contribuenti e amministrazione finanziaria attraverso istituti come il concordato preventivo biennale e la . E ancora, la disciplina sulla rendicontazione di sostenibilità, la CSRD, che ha aperto un ampio ambito di competenza del tutto nuovo, quello ESG. Tutti questi passaggi portano la firma di questo Governo. Eppure, a fronte di queste espansioni, anche di questi profondi cambiamenti di scenario, la cornice ordinamentale è rimasta per ventun anni la stessa; abbiamo voluto con questa riforma riammodernare, adeguare non solo al mutato contesto in cui operano i commercialisti, ma anche alla legislazione europea, alla giurisprudenza di legittimità, alla giurisprudenza costituzionale che si è inserita in questi anni.
Venendo brevemente al merito dei contenuti, i principi e i criteri enunciati corrono su cinque grandi assi, cinque macro direttrici. La prima è sicuramente il rafforzamento del ruolo dei commercialisti nei processi tributari fiscali, societari e finanziari, riconoscendo per legge quelle competenze che già esistono di prassi ma che mancavano di un pieno riconoscimento normativo.
La seconda è la semplificazione e la modernizzazione dell'accesso alla professione. Qui fatemi ricordare un punto qualificante, cioè il consentire lo svolgimento del tirocinio durante il percorso universitario professionalizzante. La terza sono le nuove regole di degli ordini, dal ricambio generazionale, al maggiore equilibrio di genere, fino al voto digitale. La quarta è il potenziamento delle garanzie per imprese e cittadini attraverso sistemi collettivi assicurativi. La quinta è l'adeguamento della disciplina italiana agli standard europei e internazionali, così da consentire ai professionisti di essere alla pari dei loro colleghi europei degli Stati membri.
Concludo, Presidente, dicendo che questa è una risposta strutturale ad una necessità, ad un'istanza profonda: ammodernare una professione, ridefinirne la cifra, l'identità, investendo con ancora più forza sul futuro della consulenza economica e fiscale nella nostra Nazione e in ambito sovranazionale
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Colleghi, poiché nella giornata di venerdì 25 settembre avrà luogo qui nell'Aula un evento, tutti i deputati, per favore, sono invitati, una volta concluse le votazioni, a liberare i cassetti e lo scranno - in senso, ovviamente, non fisico -, così da favorire le operazioni di preparazione dell'Aula.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2628-A: “Delega al Governo per la riforma della disciplina dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile”.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Dichiaro così assorbita l'abbinata proposta di legge n. 233.
Sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, il Ministro dell'Economia e delle finanze, il Ministro della Difesa e il Ministro della Salute.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno.
Il deputato Cattaneo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02891 .
ALESSANDRO CATTANEO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Presentiamo questa interrogazione perché tratta un tema molto caro a Forza Italia: il tema della casa, dell'abitazione. In particolare, il 9 settembre di quest'anno, la Commissione europea ha presentato la proposta dell', che consente alle autorità nazionali di intervenire, insieme a quelle regionali e locali, nelle aree caratterizzate da maggiore pressione abitativa. In poche parole, è uno strumento che l'Europa indica per occuparsi della pressione abitativa legata al cosiddetto a dinamiche come quelle degli affitti brevi, che - lo sappiamo - hanno cambiato il tessuto cittadino di molte città e in Italia questo è un grande tema.
Noi vogliamo governare questo, lo facciamo già con i nostri amministratori locali e lo facciamo anche in quest'Aula, però chiediamo al Ministro Foti quali siano le iniziative in corso perché sia garantito il rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità di queste iniziative europee, perché per noi la casa rimane un bene libero nelle mani dei proprietari e dei cittadini…
ALESSANDRO CATTANEO(FI-PPE). …e vogliamo limitare direttive che siano troppo invasive.
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha facoltà di rispondere.
TOMMASO FOTI,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Cattaneo per questa interrogazione sull', soprattutto perché ha posto la questione relativa a questo regolamento. Magari fosse una direttiva, avremmo facoltà di applicarla e, magari, di applicarla in modo meno stretto rispetto a quanto oggi indichi. Devo dire che la finalità di rendere degli alloggi disponibili a prezzi accessibili è un obiettivo che questo Governo ha realizzato in anticipo, perché noi con il Piano casa abbiamo deciso di andare proprio su questa strada.
In realtà, la parte di questo regolamento che fortemente ci preoccupa è l'insieme di condizionalità che vengono introdotte, evocando l'articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - a nostro avviso, in realtà, in modo improprio -, facendo passare la normativa che viene indicata come un aspetto per realizzare e potenziare il mercato unico. In realtà - come ha già avuto modo di dire, in rappresentanza dell'Italia, il nostro membro del Coreper nella riunione del 19 settembre -, noi abbiamo osservato che la proposta, in realtà, costituisce un vero e proprio sistema di governo europeo delle politiche abitative, la qual cosa contrasta, in realtà, con l'attribuzione ai singoli Stati nazionali della materia. Non riteniamo che il principio di sussidiarietà e di proporzionalità in questa proposta sia rispettato - come già lei ha sottolineato - e, soprattutto, rileviamo come la stessa proposta rischia di agire negativamente in due ambiti.
Il primo è quello della proprietà e, soprattutto, della limitazione dell'utilizzo degli immobili, perché questo, di fatto, comporta una limitazione all'utilizzo degli immobili, all'acquisto e alla vendita. La seconda questione incide sul turismo, in modo ovviamente negativo, su due aspetti: quello degli affitti brevi e quello della qualificazione delle destinazioni turistiche come aree tipiche di tensioni abitative. Per questa ragione noi continueremo, anche in futuro, a sostenere che questo regolamento debba avere una clausola nazionale, lasciando ai singoli Stati nazionali la possibilità di applicare il regolamento, ma con una libertà di applicazione che non derivi da una perentorietà delle norme stesse.
PRESIDENTE. Il deputato Cattaneo ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO CATTANEO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, le sue parole ci confortano e ci confermano che la direzione di marcia di questo Governo è quella che Forza Italia sostiene non da oggi, ma da sempre. È nella libertà che noi crediamo possano accadere le migliori pratiche: nella libertà degli enti locali e dei diversi livelli di governo regionale le decisioni possono essere prese a seconda delle esigenze di questo o quel territorio; è nella libertà del singolo proprietario di casa di fare del proprio immobile ciò che meglio ritiene anche per la propria situazione, privata, sociale.
E poi, se c'è il tema - ed esiste un tema, nessuno lo nega in questo Paese - che con l' o altre situazioni particolari gli affitti brevi hanno cambiato l'economia e anche, in qualche modo, il tessuto connettivo di alcune città, la risposta non può essere un'indicazione perentoria che viene dall'Europa, che entra in casa e ci dice cosa fare o, peggio, ci dice come la nostra casa deve essere utilizzata, ma deve essere quella di creare le condizioni di mercato. Per noi è il mercato, alla fine, a trovare l'equilibrio più virtuoso e, quindi, laddove non ci sono delle case a disposizione, bisogna favorire l'edificazione nella direzione giusta, come stiamo facendo e come ha ricordato. Con i fondi del PNRR - un'altra sua delega - abbiamo messo sul mercato tanti studentati , e Anna Maria Bernini ieri ne ha inaugurato un altro nella città di Ascoli; così come il Piano casa, finalmente, è una risposta seria dopo anni di mancanza sul tema della casa, che noi sentiamo nostro.
Ecco, questa è la direzione giusta. Quindi lavoreremo in Europa per correggere, per andare nella direzione giusta, così come abbiamo fatto sulla direttiva Case , che qualcuno voleva fosse una tassa occulta o esplicita sulle nostre case. Perché, vede, Forza Italia sarà sempre lì a difesa della casa degli italiani . Oggi, se non si paga l'IMU o l'ICI sulla prima casa è per merito di Silvio Berlusconi, così come se non ci sono patrimoniali è per merito di Forza Italia e di questo Governo - mentre altri le evocano -, così come anche sul catasto, nella passata legislatura, abbiamo invitato tutti alla prudenza perché poteva essere molto controproducente. Noi continueremo insieme a difendere la casa degli italiani .
PRESIDENTE. Il deputato Marattin ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02892 .
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Buon pomeriggio, signor Ministro. L'anno scorso il Partito Liberaldemocratico dall'opposizione e Forza Italia dalla maggioranza le hanno detto: guardi che non possiamo vivere in un Paese in cui chi guadagna 2.500 euro al mese - cioè, 50.000 euro lordi - paga il 44-45 per cento di Irpef, perché all'estero quell'aliquota sta su chi guadagna 10.000 euro al mese, e non 2.500. Lei ci ha detto, come ricordo: stai sereno, lo facciamo l'anno prossimo. L'anno prossimo è arrivato, però adesso voi in legge di bilancio avete un problema: dovete trovare la stessa cifra - più o meno, 2,5 miliardi - per stabilizzare l'abolizione del bollo, che è un provvedimento che noi condividiamo.
Quindi, facciamo a capirci, Ministro: una sostituisce l'altra - e, cioè, adesso quei soldi sono per stabilizzare l'abolizione del bollo, che noi condividiamo - oppure lei prende l'impegno di confermare quello che è stato detto in questo anno, e cioè che la riduzione dell'Irpef dal 43 al 33 per cento nella fascia fra i 50.000 e i 60.000 euro la farete in legge di bilancio assieme alla stabilizzazione del bollo?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.
GIANCARLO GIORGETTI,. Grazie, signor Presidente. Onorevole Marattin, io direi che prima di tutto, in via preliminare, non sussiste alcuna correlazione tra le due fattispecie.
Perché l'articolo 2 del decreto-legge n. 162 ha previsto l'esenzione della tassa automobilistica riferita a un solo veicolo per persona e subordinata a specifici requisiti e, quindi, al momento questa non costituisce un'abolizione generalizzata e naturalmente il mancato gettito per le regioni e per le province autonome di 2,3 miliardi dovrà essere rimpiazzato.
Più volte il Governo ha ribadito le priorità per quanto riguarda la prosecuzione del percorso di riduzione delle imposte sul reddito e lei ha puntualmente richiamato l'impegno politico di rivedere l'aliquota del 43 per cento con riferimento all'ampiezza dello scaglione interessato, alla platea dei beneficiari e alla relativa decorrenza. Io confermo che questa è una delle finalità, come ribadisco la volontà del Governo di rendere strutturale l'eliminazione del bollo auto nella forma attualmente prevista.
Naturalmente queste sono scelte che dovranno convergere in una sintesi e la sintesi avverrà a breve, perché prima di tutto andrà aggiornato il quadro di finanza pubblica con le previsioni macroeconomiche e di andamento dei tassi di interesse, oltre che del prezzo delle materie prime che, come lei facilmente intuirà, hanno in qualche modo cambiato le prospettive e le dinamiche relative alle macrovoci di bilancio. Quindi, nell'ambito della definizione del quadro di finanza pubblica tendenziale e programmatico, all'inizio del prossimo mese di ottobre si saranno chiarite quali saranno le indicazioni strategiche e politiche di intervento da parte del Governo.
PRESIDENTE. Il deputato Marattin ha facoltà di replicare.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie Presidente e grazie signor Ministro. Quindi, lo prendo come un impegno e guardi che non sarà facile, perché il populismo in questo Paese entra dappertutto. Cioè, quando lei porterà quel provvedimento, che noi abbiamo proposto l'anno scorso e che difenderemo fino alla morte pur stando convintamente all'opposizione, tutti le diranno: no, le tasse si abbassano solo ai redditi bassi, perché al mercato suona molto bene dire: che fai? Tagli le tasse ai ricchi? Cercando di convincere che con 2.500 euro al mese a Milano sei ricco.
La verità, come sappiamo, è che i redditi bassi l'Irpef non la pagano praticamente già più. Il problema dei redditi bassi è che è basso il lordo, non che pagano troppe tasse. Ma il fatto che sia basso il lordo si risolve in un altro modo, non con le tasse, perché non c'è più niente da abbassare. Quindi, è sacrosanto abbassare le tasse al ceto medio e quel provvedimento sarà sacrosanto. Non vi fate spaventare dal dire: ah, stai abbassando le tasse ai ricchi. Infatti, l'anomalia italiana è questa, fatemelo ripetere: chi guadagna 2.500 euro al mese oggi affronta la stessa aliquota che all'estero affronta chi ne guadagna 10.000. Bisogna incominciare a intervenire lì. Infine, Ministro, lei non ha bisogno di suggerimenti né miei né di nessuno, però se in legge di bilancio ci sarà la conferma dell'abolizione del bollo, questo provvedimento fiscale sarà un passo giusto. In ogni legge di bilancio c'è sempre la tendenza, se hai 10 euro, a fare 10 cose da un euro l'una. Risultato: nessun effetto macroeconomico, perché bisogna accontentare tutti in questo Paese. Anche con il PNRR abbiamo fatto così, lo abbiamo dato in piccole cose. E guardate che l'abbiamo gestito tutti il PNRR, quindi questo è un difetto nazionale, non è un difetto di questa o quella parte politica, purtroppo. Quindi, in legge di bilancio cercate di concentrarvi sulle cose importanti e non se abbiamo 10 euro fare 10 cose da un euro. È meglio farne una da 10 o due da 5.
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02893 .
MARIA ELENA BOSCHI(IV-CR). Grazie, Presidente. Ministro, il suo Governo, con la Presidente Meloni, ha festeggiato qualche giorno fa, in pompa magna, il record di longevità: quattro anni a Palazzo Chigi. Gli italiani hanno un po' meno da festeggiare perché, Ministro, voi avevate promesso di tenere la pressione fiscale sotto il 40 per cento e siamo oltre il 43 per cento, record storico. Con voi al Governo sono raddoppiati gli italiani che lasciano il nostro Paese per l'estero, il debito pubblico è sempre più alto e salirà anche quest'anno, mentre siamo in fondo all'Europa per crescita.
Lei però, Ministro, aveva detto agli italiani: sì, pagherete la benzina più alta d'Europa, le bollette più care, ma terremo in ordine i conti pubblici e nel 2025 usciremo dalla procedura per deficit eccessivo. Notizia di ieri: ha mancato anche questo obiettivo. Non si sente di aver fallito, Ministro ?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.
GIANCARLO GIORGETTI, Grazie Presidente e grazie onorevole Boschi. Noi abbiamo preso atto dei dati dell'Istat. Abbiamo fallito? Noi siamo esattamente in linea con il preventivato, che il Parlamento, peraltro, ha approvato, cioè con l'uscita dalla procedura di infrazione, che dovrà avvenire l'anno prossimo. Se fossimo usciti anticipatamente non solo avremmo rispettato i risultati ma avremmo fatto e reso un servizio alla Repubblica italiana, non a questo Governo. Vorrei anche osservare che, per quanto riguarda la crescita, questo Governo aveva, diciamo così, messo nelle previsioni per quest'anno prudentemente lo 0,6 per cento. Oggi l'OCSE riconosce e aggiorna dallo 0,5 allo 0,9 per cento le previsioni e naturalmente questo non ci pone in coda in Europa, perché ci sono altri Paesi che, le assicuro, stanno in condizioni assai peggiori, in un contesto internazionale assolutamente sfavorevole.
Per quanto riguarda il debito pubblico in rapporto al PIL, io la invito - e invito tutti quanti - a depurare il dato del debito pubblico sul PIL dalle rate di cassa del superbonus che questo Governo è stato chiamato a pagare, pari a 18 miliardi nel 2023, 39 miliardi nel 2024, 40 miliardi nel 2025 e 42 miliardi nel 2026 e, ahimè, 26 miliardi l'anno prossimo. Il rapporto debito pubblico sul PIL, al netto di questa voce, passerebbe dal 138 per cento del 2022 al 132 per cento del 2025, al netto del rilevante saldo di tesoreria che l'anno scorso è stato registrato e che avrebbe portato addirittura ancora più in basso il dato. Questo per dire che il percorso di discesa del debito pubblico sta avvenendo e sta continuando. Ricordo anche che è vero che l'Istat ieri ha stabilito al 3,1 per cento il deficit del 2025, ma ha anche rivisto in crescita quella che era, appunto, la crescita stimata dalla stessa Istat del 2023, passando addirittura, con un aumento dello 0,3 per cento, all'1 per cento per quanto riguarda il 2023.
Questo per dire che ci troviamo in una fase estremamente complicata, ma le posso assicurare che il comportamento del Governo, il tenere i conti in ordine e la crescita economica sono assolutamente allineati non soltanto alle nostre previsioni ma sono anche un punto di riferimento in Europa, dove le cose, ahimè, molto spesso vanno assai peggio.
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di replicare.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-CR). Ministro, ieri voi attaccavate l'Istat, oggi vi attaccate all'OCSE. Da un sovranista come lei mi sarei immaginata almeno il contrario, anche perché l'Istat ieri, sì, ha detto, secondo gli attacchi della Presidente Meloni, che avete sbagliato di poco, di uno 0,1 per cento, come ci ha ribadito anche lei oggi, Ministro, però guardi che lo 0,1 per cento - andarci vicino - conta a bocce, non nei conti pubblici. Vede, Ministro, il tema non è che l'Istat ha sottostimato la crescita: il problema è che lei ha sottostimato la spesa. Sono emersi 2,5 miliardi in più sul 2025 di spesa per investimenti che voi non avete conteggiato ed è per questo che siamo ancora in procedura di infrazione. E lei è quello bravo a tenere i conti, pensate se ci avessero messo quelli non bravi.
Guardi, Ministro, onestamente anche questa cosa stucchevole del superbonus, detta da lei, perde un po' di credibilità, perché lei adesso ci parla delle rate da pagare, ma quando c'era da decidere il superbonus lei era Ministro con il Governo Draghi e lei ha consentito comunque che ci fossero delle proroghe e i partiti che oggi sono al Governo e sono in maggioranza ne avrebbero chieste ancora; era anche nel loro programma quando si sono presentati alle politiche.
Allora, Ministro, io sono d'accordo con lei: se fossimo usciti prima della procedura sarebbe stato un bellissimo risultato per il Paese - noi facciamo il tifo per l'Italia -, il problema è che non ci siete riusciti. Avete fallito anche in questo, in un obiettivo che voi vi eravate dati per il 2025, e ci condanna, il prossimo anno, a essere comunque penultimi in Europa per crescita, perché questo dato rimane nonostante il PNRR, che è stato un'iniezione straordinaria di risorse, 200 miliardi di euro che vi hanno sostenuto nella crescita e hanno sostenuto il Paese ma che adesso, purtroppo, sono finiti, . Dal prossimo anno ve la dovete vedere con le vostre forze e già oggi ci ha detto che non sa dove trovare i soldi per la prossima legge di bilancio per mantenere tutte le promesse elettorali che state facendo.
Allora, mi dispiace perché gli italiani avranno un motivo in più di preoccupazione .
PRESIDENTE. Il deputato Trancassini ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami e altri n. 3-02894 di cui è cofirmatario.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, l'Istat ha pubblicato l'aggiornamento dei conti economici, confermando il rapporto deficit-PIL 2025 al 3,1 per cento, mancando per pochissimi decimi di punto la soglia del 3 per cento necessaria a garantire l'archiviazione immediata della procedura di infrazione europea per deficit eccessivo. È un dato, però, che, nel 2025, gli investimenti fissi lordi sono aumentati in volume del 3,9 per cento, i consumi finali nazionali dell'1 per cento, le esportazioni di beni e servizi dell'1,7 e le importazioni del 4,2 per cento.
Il valore aggiunto ha registrato una crescita in tutti i settori: 0,8 per cento per l'agricoltura, 0,4 per cento per l'industria in senso stretto, 2,6 per cento per le costruzioni e 0,3 per cento per i servizi. Il pur lieve superamento della soglia del 3 per cento non consentirà, però, all'Italia di uscire anticipatamente, già quest'anno, dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Documento di finanza pubblica, questo potrà accadere nel 2027, confermando la traiettoria fissata dal Governo in un anno segnato da una congiuntura internazionale pesantissima tra tensioni geopolitiche, rincari energetici e mercati instabili.
La stabilità finanziaria, la sostenibilità del debito pubblico e la credibilità internazionale dell'Italia rappresentano pilastri irrinunciabili per tutelare i risparmi delle famiglie, incentivare gli investimenti e garantire una crescita strutturale a lungo termine. Per tutto ciò, le chiediamo quali siano le conseguenze delle continue revisioni delle grandezze dei conti nazionali, nonché la rilevanza degli effetti delle stesse nella valutazione del rispetto delle regole previste dalla nuova economica europea.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.
GIANCARLO GIORGETTI,. Grazie, Presidente. Colleghi, i conti nazionali sono disciplinati nell'ambito del SEC 2010 e sono il frutto di un articolato percorso di stima che dipende, in larga parte, da indicatori congiunturali e informazioni campionarie, che, nei periodi successivi, via via sono sostituiti da dati amministrativi e strutturali sempre più connessi a valori di consuntivo, quali quelli contenuti nei bilanci e nelle dichiarazioni fiscali.
Tale articolato sistema, che prevede una revisione ordinaria in un orizzonte temporale di quattro anni, determina continui aggiornamenti con effetti assai significativi per l'adozione delle decisioni di finanza pubblica.
Inoltre, accanto alla revisione ordinaria, vi sono anche le modifiche metodologiche, come citato nell'ultimo comunicato Istat, che intervengono successivamente e che in alcun modo sono prevedibili dal Ministero dell'Economia e delle finanze o dalle amministrazioni pubbliche interessate.
Pertanto, alla luce dell'articolato sistema di revisione, i dati diffusi il 22 settembre scorso, in particolare per il 2024 e il 2025, sono comunque da ritenere ancora una volta provvisori.
Mi preme, inoltre, sottolineare che il dato diffuso tiene conto di numerosi elementi forniti da questo Ministero nello scambio istituzionale che caratterizza, sulla base di specifici protocolli, l'elaborazione del conto della pubblica amministrazione.
Il continuo aggiornamento dei dati, seppure trovi il suo fondamento in precise esigenze statistiche, innegabilmente ha un impatto rilevante ai fini delle decisioni di bilancio nazionale, in quanto modifica parametri utilizzati nella procedura di sorveglianza fiscale europea e nella predisposizione dei documenti di finanza pubblica, ancora più sensibili alle variazioni, alla luce della nuova economica europea.
Solo guardando l'ultimo comunicato, i dati relativi al deficit hanno mostrato una riduzione dello stesso di 901 milioni di euro nel 2023, così come un aumento delle entrate e una riduzione delle spese del medesimo esercizio, modificando ancora una volta le basi di riferimento.
Anche per il PIL, gli adeguamenti, solo guardando all'ultimo comunicato e trascurando quelli degli anni scorsi, mostrano nel biennio un miglioramento, rispettivamente, di 8,6 miliardi nel 2024 e di quasi 7 miliardi nel 2025. Più nello specifico, le variazioni, pur senza modificare il saldo in percentuale di PIL - il famoso 3,07 -, hanno interessato, in modo significativo, i livelli complessivi delle entrate e delle spese.
Per fare un esempio, hanno interessato voci della spesa che non sono nell'autonoma disponibilità e conoscibilità del Ministero dell'Economia e delle finanze , in quanto relative a scelte di investimento effettuate da alcuni soggetti e società pubbliche appartenenti al perimetro del conto della PA e che vengono, quindi, successivamente a pesare sugli spazi fiscali del bilancio pubblico.
Altra voce che mostra di dover essere ricordata è quella sulla quale il MEF ha più volte sollecitato modifiche normative per rafforzare il sistema di rilevazione già operativo, ma non sempre è compatibile con le esigenze della compilazione dei conti: riguarda le operazioni di partenariato pubblico-privato che coinvolgono un numero molto elevato di amministrazioni pubbliche.
PRESIDENTE. Il deputato Filini, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
FRANCESCO FILINI(FDI). Grazie, Presidente, grazie, Ministro, innanzitutto per la risposta, ma grazie anche a lei e al Governo Meloni per il lavoro portato avanti fino a oggi, perché oggi stiamo discutendo di Istat e di deficit. Non era proprio scontato che, in quattro anni, il deficit scendesse di cinque punti, ovvero di circa 91,5 miliardi. Non era scontato, vista la situazione in cui abbiamo trovato i conti pubblici, di cui il superbonus è soltanto la punta dell', superbonus che, vorrei ricordare, questo Governo ha voluto fortemente chiudere, mentre gli altri si stracciavano le vesti di fronte alla chiusura di questa brutta esperienza, con lei in testa, Ministro. Lei è uno di quelli che l'ha voluto chiudere sin da subito.
Non era scontato che, poi, questo Governo riuscisse nell'impresa di diminuire il deficit, di mettere i conti in ordine e, allo stesso tempo, di operare il più grande taglio delle tasse degli ultimi decenni, perché questo ha fatto questo Governo, checché ne dicano le opposizioni. Dopodiché, rimane comunque l'amaro in bocca per non essere riusciti a centrare l'obiettivo con un anno di anticipo. È certo che rimane ancora di più l'amaro in bocca, se pensiamo che, comunque sia, l'Istat è solito sempre rivedere le sue stime: nel 2023 ha chiuso le stime, nel 2025 ha calcolato più 56 miliardi, nel 2024 ha aggiunto più 18,5 miliardi, per il 2025, proprio l'altro ieri, ci ha detto che bisogna calcolare più 7 miliardi.
Questo significa che noi, sicuramente, nel 2027, quando l'Istat rivedrà ancora le stime sul 2025, scopriremo che già nel 2025 eravamo usciti dalla procedura di infrazione, senza però godere dei benefici, che comunque sarebbero tutti a vantaggio dell'Italia e del popolo italiano. Quindi, credo che l'Istat, qualche giorno fa, si sia assunto una grandissima responsabilità, perché stiamo parlando di un calcolo di pochi decimali che, comunque, vanno a impattare sulla vita degli italiani.
Ecco, io mi chiedo, Ministro, Presidente, se lo stesso rigore teutonico che ha tenuto l'Istat in questa occasione…
FRANCESCO FILINI(FDI). …si fosse avuto alla fine degli anni Novanta, quando dovevamo entrare nell'euro, probabilmente oggi avremmo ancora le lire in tasca. Dopodiché, le lezioni dall'opposizione anche no. Siamo nella ridicola situazione in cui chi ha bombardato la casa oggi pretende da chi la sta ricostruendo che gli venga consegnata un anno prima, quando già noi l'abbiamo consegnata, di fatto, nuova, solo che qualche burocrate si è dimenticato di certificarla .
PRESIDENTE. La deputata Carmina ha facoltà di illustrare l'interrogazione Torto e altri n. 3-02895 di cui è cofirmataria.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, abbiamo visto ieri a che fallimenti porti la vostra politica di tagli, austerità e pressione fiscale record. L'Italia è ancora in procedura di infrazione e sono mesi che, mentre vi occupate di legge elettorale, gli italiani lasciano mezzo stipendio alle pompe di benzina, con un carrello della spesa sempre più pesante, con i costi della scuola, degli affitti, delle bollette ormai insostenibili per imprese e cittadini tutti. Mentre le famiglie e le imprese sono a secco, compagnie petrolifere, colossi dell'energia e banche continuano a registrare profitti record, miliardi di utili, lucrando proprio sull'emergenza e sulla crisi ai danni degli italiani.
Ora basta decretini di tagli delle accise assolutamente irrilevanti. Occorrono misure strutturali. Noi le proposte le abbiamo. Da sempre vi chiediamo di tassare gli extraprofitti di chi sta guadagnando enormemente, mentre gli italiani stringono la cinghia. Ministro, dopo quattro anni, siamo ai supplementari. A quando l'introduzione di queste misure? Cosa volete ancora dai cittadini che pagano le tasse? Il loro sangue ?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.
GIANCARLO GIORGETTI,. Grazie, Presidente. Ricordo che, per quanto riguarda i prezzi dei carburanti, il Governo è intervenuto ripetutamente: durante il 2026, oltre 2 miliardi di interventi. Vedo che adesso in giro per l'Europa cercano di copiare un po' quelle che sono state le nostre azioni.
Il problema fondamentale è che dobbiamo renderci conto della situazione internazionale, che non è evidentemente nelle nostre disponibilità. Siamo consapevoli della situazione e, per questo motivo, da un lato, ci siamo mossi per primi per chiedere la clausola di deroga alle regole europee per quanto riguarda l'energia - la cosiddetta NEC - che è stata concessa e di cui dovremmo discuterne nei prossimi giorni l'utilizzo. Per quanto riguarda, invece, i cosiddetti extraprofitti, questo concetto dall'incerto confine, io ricordo che già in passato, già nel 2022 e nel 2023, si era intervenuti con contributi di natura straordinaria. Naturalmente questi hanno posto problemi anche di costituzionalità perché il problema è quello di ricondurlo ai principi di capacità contributiva, ragionevolezza e proporzionalità, quindi evitando effetti distorsivi e garantendo adeguati livelli di certezza del diritto.
Consapevoli della situazione e per evitare questo tipo di incertezza, ci siamo mossi, anche in questo caso per primi, a chiedere a livello europeo, insieme ad altri cinque Paesi, una valutazione concertata in quella sede per dare un quadro giuridico di possibile intervento di tassazione di questo tipo di profitti da parte delle società energetiche petrolifere.
Questa iniziale discussione, che è avvenuta già nell'Ecofin informale a Dublino la settimana scorsa, ha fatto emergere la necessità di approfondire e di riprendere l'argomento nell'Ecofin, questa volta formale, di inizio ottobre a Bruxelles. Io registro a questo punto che altri Paesi, che inizialmente si erano opposti a questo tipo d'iniziativa, si stanno in qualche modo accodando, rendendosi conto della situazione totalmente eccezionale.
E per quanto riguarda - osservo infine - l'intervento sul bollo auto, riguarda per l'86 per cento autovetture intestate a soggetti con reddito annuo complessivo non superiore a 40.000 euro, determinando quindi un non marginale sostegno ai redditi medio-bassi per un importo che - voglio precisare - è ben superiore ai 163 euro che sono citati nell'interrogazione.
PRESIDENTE. Il deputato Donno, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
LEONARDO DONNO(M5S). “Parole, parole, parole”, diceva quella canzone. Ministro, la sua risposta conferma che non avete la minima idea di come intervenire su questo problema. Ma lo sa che le famiglie italiane il caro carburanti lo pagano due volte? Una volta al distributore e una volta al supermercato a causa dell'aumento del costo del trasporto delle merci .
Voi continuate a perdere tempo. Giorgia Meloni festeggia, canticchia mentre gli italiani pagano a caro prezzo la vostra incapacità, Ministro. Prezzo dei carburanti che continua ad aumentare, bollette di luce e gas alle stelle, la vostra folle corsa al riarmo che costa miliardi di euro. Siete responsabili dell'azzeramento della crescita, dell'aumento del debito pubblico, del record di pressione fiscale.
Allora, ve lo diciamo ancora una volta, Ministro, magari ci ascoltate una volta: senza crescita non c'è il risanamento dei conti; e invece voi andate nella direzione opposta, mandando nel baratro il nostro Paese, andando a sbattere.
E dei vostri “decretini” sui carburanti - Ministro, le do una notizia - non se ne è accorto praticamente nessuno. Però cosa avete pensato? Avete pensato di sospendere il bollo auto in maniera selettiva per il 2027. Ma la volete smettere di prendere in giro i cittadini ? Questa è l'ennesima mancetta elettorale pagata dagli italiani per provare a nascondere lo stop allo sconto sulle accise che ci sarà tra un po' e anche gli altri disastri che avete combinato in quattro anni. Quattro anni, Ministro, quattro anni in cui potevate fare qualcosa e avete scelto di non fare nulla per aiutare il Paese e di questo voi siete i responsabili.
E allora cosa serve fare? Serve abbandonare i vostri programmi di riarmo per destinare quei miliardi agli italiani; serve un fondo di sviluppo per far crescere investimenti, imprese, lavoro; occorre sostenere i salari; tagliare le tasse alle famiglie in difficoltà, al ceto medio e ai giovani. Però, Ministro, siamo sempre più convinti - e concludo - che con voi non c'è nessuna speranza per questo Paese. Siete incapaci e lo avete ampiamente dimostrato. E, a questo punto, l'unica cosa positiva che potete fare per questo Paese, Ministro, è una sola: andare a casa perché gli italiani non ce la fanno più .
PRESIDENTE. Il deputato Dara ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02896 .
ANDREA DARA(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro Giorgetti, la pirateria audiovisiva non è un fenomeno marginale: significa vedere illegalmente partite, film, serie e programmi TV attraverso abbonamenti ai servizi pirata. È un sistema che danneggia le imprese, i lavoratori e lo Stato e che soprattutto alimenta un mercato illegale dietro al quale possono operare vere e proprie organizzazioni criminali.
Negli ultimi anni sono stati rafforzati i controlli e le sanzioni, anche nei confronti di chi utilizza questi servizi e la Guardia di finanza svolge un lavoro fondamentale per individuare chi organizza queste reti, chi le vende e chi ne usufruisce. Le chiedo, quindi, quali risultati sono stati raggiunti finora, quali ulteriori iniziative intenda assumere il Governo e se ritenga necessario rendere ancora più efficaci e dissuasive le sanzioni per chi utilizza illegalmente questi contenuti.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.
GIANCARLO GIORGETTI,. Grazie, Presidente. Il Corpo della guardia di finanza svolge rilevanti indagini finalizzate a ricostruire l'intera filiera illecita, all'individuazione degli apparati e delle strutture organizzative attraverso le quali avviene un'indebita diffusione delle opere dell'ingegno sul nonché all'applicazione di misure di sequestro patrimoniale e all'oscuramento dei siti Internet utilizzati per tali finalità illecite.
In tale contesto si inquadrano anche gli accertamenti volti all'individuazione degli utenti che hanno avuto indebitamente accesso ai palinsesti televisivi. Al Corpo è parimenti attribuita la possibilità di intervenire in via cautelare sugli eventi in diretta, disabilitando l'accesso ai contenuti riprodotti illecitamente, mediante una piattaforma tecnologica unica con funzionamento automatizzato, in grado di ricevere, identificare e verificare le segnalazioni dei titolari dei diritti, generando e inviando allo stesso tempo gli ordini di disabilitazione ai prestatori nazionale di servizi di rete.
A tal fine è stato sottoscritto un protocollo operativo tra Guardia di Finanza, AGCOM e procura della Repubblica di Roma e tale collaborazione ha consentito di oscurare, nel periodo che va dal 1° febbraio 2024 al 31 agosto 2026, 139.500 siti . Nel medesimo arco temporale i reparti territoriali del Corpo hanno sanzionato 3.359 utenti che hanno illegittimamente fruito di contenuti audiovisivi tutelati dal diritto d'autore, nonché segnalato all'autorità giudiziaria 596 soggetti.
Più in dettaglio, tra le principali operazioni di servizio a presidio del settore, si evidenzia l'attività denominata “Tutto chiaro”, che ha consentito di svelare un articolato sistema di illecito che, oltre a sfruttare i tradizionali canali di pirateria, si avvaleva di una sofisticata architettura tecnologica in grado di consentire agli utenti di installare sui propri dispositivi un'applicazione configurata per connettersi a un estero sul quale erano custodite le chiavi di decodifica necessarie alla decifrazione dei contenuti protetti.
Le investigazioni hanno consentito di individuare complessivamente 101 soggetti che hanno tratto profitto diretto dall'attività illecita e circa 1.000 fruitori finali illecitamente collegati, nonché di ricostruire i flussi finanziari generati con il sequestro di 24 di cui due localizzati in Francia e Germania.
Merita, altresì, di essere segnalata una brillante operazione che ha consentito di smantellare un'organizzazione dedita alla diffusione illegale di contenuti di , individuando oltre 2.200 persone fisiche clienti di reti IPTV illecite, utenti finali dei contenuti pirata che avevano acquistato illegalmente servizi via Internet o via per la visione di programmi, opere multimediali ed eventi sportivi protetti dal diritto di autore.
PRESIDENTE. Il deputato Dara ha facoltà di replicare.
ANDREA DARA(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la ringrazio per la risposta e per i dati che ci ha illustrato. Desidero anche riconoscere l'impegno del Ministero dell'Economia e delle finanze e della Guardia di finanza nel contrasto alla pirateria audiovisiva.
Ma credo che questo fenomeno vada spiegato ai cittadini con parole semplici: guardare illegalmente una partita, un film o una serie attraverso un servizio pirata non è solo una semplice furbizia e non è un comportamento senza conseguenze. Dietro un abbonamento illegale da pochi euro può esserci un sistema molto più grande; pochi euro moltiplicati per migliaia di utenti diventano somme importanti che alimentano un mercato illegale e danneggiano chi lavora, chi produce, chi investe legalmente.
Per questo è giusto intervenire su tutta la filiera, su chi organizza queste reti, su chi vende gli abbonamenti e anche su chi consapevolmente decide di utilizzarli.
Accanto ai controlli e alle sanzioni, credo che, però, serva anche la prevenzione. Alcuni progetti di sensibilizzazione già esistono, soprattutto nelle scuole, e questo è positivo. Credo che questo lavoro possa diventare più capillare, coinvolgendo sempre più giovani, ma anche i cittadini in generale, perché sanzionare chi viola consapevolmente le regole è necessario, ma informare e creare consapevolezza significa anche prevenire questi comportamenti.
Allo stesso tempo, è giusto verificare che le sanzioni previste siano realmente efficaci e dissuasive, perché le regole funzionano davvero quando chi pensa di violarle sa che ci sono conseguenze concrete. La ringrazio, quindi, Ministro, credo che questa sia la strada: contrasto decisivo verso chi alimenta il mercato illegale ma anche più prevenzione, informazione e consapevolezza .
PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi e altri n. 3-02897 di cui è cofirmataria.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, questa interrogazione è basata sulla condizione retributiva delle giovani generazioni, che difficilmente e a fatica raggiungono l'indipendenza economica effettiva, pensiamo all'andamento dell'inflazione, ai costi degli immobili, dei canoni di locazione, soprattutto nelle grandi aree urbane. Eurostat ci dice - dati del giugno scorso - che il 25 per cento dei giovani italiani tra i 15 e i 29 anni risulta a rischio di povertà ed esclusione sociale, una percentuale che è più alta rispetto al resto e al totale della popolazione.
Il Governo si è impegnato, in questa legislatura, per favorire il coinvolgimento dei datori di lavoro nella ricerca di condizioni più dignitose per i giovani lavoratori, oltre ad attuare misure di conciliazione - pensiamo ai congedi parentali, ai nascite, alle contribuzioni per le madri -, misure che Noi Moderati abbiamo voluto e sostenuto. Lei, signor Ministro, recentemente ha parlato di una possibile nuova forma di tassazione agevolata per i giovani lavoratori, attraverso l'introduzione di una cosiddetta , che si sposi con la disponibilità delle imprese ad aumentare le retribuzioni. Le chiediamo, pertanto, quali iniziative intenda assumere ancora per favorire l'aumento della retribuzione dei giovani lavoratori, anche per contrastare il rischio di povertà ed esclusione sociale.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.
GIANCARLO GIORGETTI,. Grazie, Presidente. Colleghi, naturalmente il sostegno alle nuove generazioni, la valorizzazione del loro lavoro e la creazione di condizioni favorevoli alla permanenza in Italia dei giovani costituiscono una delle direttrici fondamentali dell'azione di Governo fin dall'inizio della legislatura. Io non voglio richiamare anche tutte le misure che sono state puntualmente ricordate. Ricordo semplicemente l'ammontare quantitativo: oltre 21 miliardi di euro per quanto riguarda la riduzione del cuneo fiscale in termini generali, e, sulle misure specificatamente per i giovani e le assunzioni, 1,3 miliardi soltanto l'anno scorso.
Ma, muovendosi su queste direttrici, il Governo è consapevole dell'esigenza di proseguire in questo percorso, con particolare attenzione, appunto, ai giovani, in particolare a coloro che si trovano nelle fasi iniziali del percorso lavorativo e professionale. In tale contesto, ho già avuto modo di chiarire che una delle possibili misure - a mio giudizio particolarmente appetibile per il rapporto costi-benefici, anche nell'ottica del costo per l'erario - è quella di prevedere un sistema fiscale agevolato, in relazione agli aumenti stipendiali riconosciuti dai datori di lavoro per i giovani sotto una determinata età, sulla base del modello, che ha riscosso particolare successo, della al 5 per cento sugli aumenti contrattuali prevista dalla scorsa legge di bilancio.
La proposta descritta prevede la collaborazione di datori di lavoro a fronte di agevolazioni fiscali. Si tratta di ipotesi che intendo sottoporre al tavolo politico, fermo restando che l'ingresso e la permanenza dei giovani nel mercato del lavoro non passa solo per la strada delle agevolazioni fiscali, ma richiede prioritariamente l'adozione di politiche retributive adeguate da parte delle imprese. Occorre riconoscere, infatti, che molte delle misure fiscali adottate nell'ultimo decennio hanno avuto anche la funzione di compensare una dinamica salariale particolarmente debole. Sarà quindi fondamentale, di concerto col sistema delle imprese, affiancare alle politiche fiscali interventi capaci di innalzare la produttività del sistema economico e di favorire un'ampia partecipazione dei lavoratori ai benefici derivanti dalla crescita.
PRESIDENTE. La deputata Carfagna, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, intanto la ringraziamo per la serietà con cui in questi anni ha tenuto insieme la prudenza nella gestione dei conti pubblici, dei soldi degli italiani, e, allo stesso tempo, anche l'attenzione che ha messo in campo per sostenere chi crede nel sistema Paese e lavora per farlo crescere e per rafforzarlo.
Proprio in questa ottica, come Noi Moderati pensiamo che sia arrivato il momento di investire sui giovani con più energia rispetto al passato, in maniera specifica sui ragazzi che entrano per la prima volta nel mercato del lavoro, anche per invertire il dell'emigrazione intellettuale che, negli ultimi anni, ha raggiunto cifre record. Cifre che ci raccontano di una doppia ingiustizia che si consuma da un lato ai danni di giovani che studiano nel nostro Paese, si formano nel nostro Paese e sono costretti ad andare all'estero per valorizzare le loro competenze, e dall'altro parliamo di un danno al nostro sistema Paese, di un costo che il nostro sistema Paese paga, perché perde personale, capitale umano particolarmente formato e qualificato.
Noi pensiamo che sia necessario concentrare le risorse su questo enorme problema. La proposta di Noi Moderati, che porteremo al tavolo della coalizione, è molto semplice: zero tasse per tre anni per i giovani al loro primo contratto di lavoro. Conosciamo le ristrettezze di bilancio e apprezziamo particolarmente gli sforzi che il Governo fa per tenerlo in ordine. Crediamo, tuttavia, che in questo momento le scarse risorse disponibili vadano concentrate in questa direzione, perché questa è l'unica strada per aumentare i salari dei giovani, per rafforzare la loro autonomia e, magari, per convincere molti di loro a restare nel nostro Paese.
La nostra non è una proposta demagogica, non è una proposta “sfascia conti” come quella del MoVimento 5 Stelle - 15.000 euro a tutti i neo-diciottenni -, non è una proposta assistenzialista ma è una proposta di buonsenso che Noi Moderati sosterrà con convinzione, anche perché la riteniamo, da un lato, giusta e, dall'altro, in grado di azionare una potente leva di crescita per il nostro Paese .
PRESIDENTE. Il deputato Bonelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02898 .
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, la domanda è molto semplice: ma l'Italia sta sostenendo le azioni di guerra di Trump in Iran? Ce lo dica in maniera molto chiara, lo dica agli italiani, perché il 15 marzo l'Italia ha mandato 700 militari nell'area del Golfo Persico e il Parlamento ne è venuto a conoscenza il 15 giugno, grazie ad altri soggetti e non certamente al suo Ministero.
Il 13 settembre la base della Arabia è stata attaccata dagli Houthi e il 18 settembre è stato distrutto al suolo un caccia . Lei ha comunicato sui che gli aerei presenti in Arabia Saudita sono stati tutti spostati per motivi di sicurezza, ma lunedì il velivolo italiano è comparso in volo proprio mentre c'erano operazioni saudite contro gli Houthi.
Allora lo dica chiaramente agli italiani: quali sono le regole di ingaggio a cui sono sottoposti i militari italiani ? Perché non viene in Parlamento a dire se l'Italia sta sostenendo la guerra di Trump, che sta destabilizzando il pianeta dal punto di vista economico e che sta destabilizzando anche quella prospettiva che noi vogliamo, che si chiama pace ?
PRESIDENTE. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha facoltà di rispondere.
GUIDO CROSETTO,. Grazie, Presidente. No, nessuno sostiene alcuna guerra, lei lo sa perfettamente. Voglio essere netto su un punto perché è il presupposto di tutto ciò che dirò: la presenza dei nostri militari nell'area poggia su un quadro giuridico chiaro e un percorso parlamentare totalmente trasparente.
Il 5 marzo, infatti, il Parlamento ha approvato le risoluzioni che autorizzavano specificamente, cito testualmente: Il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner e alleati dell'area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell'area a tutela degli interessi primari nazionali.
L'autorizzazione è stata poi confermata con la proroga delle missioni internazionali dalla Commissione affari esteri e difesa del Senato il 14 luglio, dall'Aula della Camera il 28 luglio, a valle di un ciclo di audizioni in cui sono stati forniti tutti gli elementi di dettaglio nelle Commissioni competenti da parte dei Ministri degli Affari esteri e della Difesa il 9 giugno. Inoltre, in merito, per fornire gli ulteriori dettagli anche di natura tecnica e operativa, sono stati resi disponibili e auditi il Capo di Stato maggiore della difesa il 17 di giugno e il Comandante del Vertice operativo interforze il 1° di luglio.
Cito un passaggio dell'audizione del Capo di Stato maggiore della difesa: Fornitura di aiuti difensivi a favore dei Paesi coinvolti dagli attacchi iraniani e nello specifico Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, che hanno chiesto a Paesi amici, tra cui l'Italia, supporto per accrescere la loro capacità di difesa e contrasto ai droni.
Nel passaggio del Comandante del COVI, le componenti operative di supporto e di sorveglianza sono state ridislocate in Arabia saudita, Giordania e Italia.
Ancora, l'Arabia Saudita è specificamente menzionata e prevista nella scheda n. 4 del 2026 delle missioni internazionali e attualmente operano sul suo territorio circa 500 militari, una e una , che costituiscono il riposizionamento annunciato e discusso in tutte le sedi previste, dentro un'area che era già a sua volta prevista e autorizzata e fanno parte dell'Operazione “Inherent Resolve”
Il Parlamento è quindi stato costantemente coinvolto nel riposizionamento, all'interno del perimetro previsto di capacità esistenti non più impiegabili dove erano dislocate, cioè in Iraq e Kuwait. Ogni passaggio è stato connotato dalla massima chiarezza, per consentire al Parlamento il pieno esercizio delle sue prerogative.
Per quanto riguarda il Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb, siamo presenti nell'ambito della missione dell'Unione europea “Aspides”, ricompresa nella scheda n. 10 del 2026 delle missioni internazionali. Anche in questo caso l'eventuale ulteriore contribuzione nazionale alla Missione “Aspides” - ove necessario, qualora il Parlamento approvasse - mirerebbe a rendere più efficace, alla luce del mutato quadro, ciò che l'Italia fa già a sostegno dei traffici marittimi vitali per la nostra economia e per quella dei Paesi amici alleati, non di certo della guerra.
L'ipotesi di cui sopra, peraltro, sarebbe già coerente con la scheda n. 10 del 2026, approvata lo scorso luglio, che prevede espressamente il supporto al naviglio mercantile in transito nel Mar Rosso e Bab el-Mandeb.
Fermo restando ciò, con la lettera del 18 settembre, ho scritto all'Alta rappresentante e Vicepresidente della Commissione Kaja Kallas, richiedendo un intervento urgentissimo dell'Unione europea per ottenere immediati, addizionali contributi all'Operazione “Aspides” da parte di tutti gli Stati membri, perché adesso la regge soltanto l'Italia e la Grecia.
A chiusura di questa lettera, ho rappresentato che attendo una risposta a stretto giro. L'Alta rappresentante, condivisa l'urgenza, ha immediatamente scritto a tutti i Paesi dell'Unione europea, sollecitando a una maggior contribuzione di mezzi navali e aerei.
Nessuna scorciatoia, quindi: il confronto con il Parlamento non è mai venuto meno, né in nessun caso sono state limitate le prerogative. Stiamo esattamente facendo ciò che tutti si aspettano da noi. Difendiamo le compagnie e le navi italiane, difendiamo la pace e siamo lontani anni luce da qualunque logica di guerra .
PRESIDENTE. Il deputato Bonelli ha facoltà di replicare.
ANGELO BONELLI(AVS). Signor Ministro, però trovo difficile spiegare, non deve spiegarlo a me, ma dovrebbe spiegarlo a tutti gli italiani che ci stanno vedendo, che questo Governo difende le ragioni della pace, di fatto, dando una copertura alla guerra che Trump ha iniziato. Non c'è un'iniziativa diplomatica di questo Governo che vada nella direzione di far cessare le armi e non c'è una presa di posizione chiara rispetto a chi, questa guerra, l'ha voluta.
Del resto lei, signor Ministro, nei giorni scorsi e in particolar modo lunedì, ha avuto modo di dichiarare che per tutti gli assetti e in particolare per gli aerei militari italiani “sono state adottate misure per incrementarne le condizioni di sicurezza. In ogni caso, sarà assicurata la continuità delle attività operative nel rispetto degli impegni internazionali assunti con la partecipazione ad “Inherent Resolve” (…)”. Allora, le faccio presente che “Inherent Resolve” è una missione internazionale contro l'ISIS, non c'entra nulla con la protezione dell'Arabia Saudita e, tra l'altro, gli USA hanno annunciato da tempo che la Missione contro l'ISIS “Inherent Resolve” è proprio terminata.
Ora, il punto è che lei non è venuto qui in Parlamento a dirci quali sono le regole di ingaggio: che cosa faceva il Gulfstream in aria, nel momento in cui c'era un attacco degli Houthi a supporto dell'Arabia Saudita ?
Il punto è che non c'è una volontà molto chiara, da parte di questo Governo, di dire con chiarezza a Donald Trump, che proprio alcuni giorni fa ha dichiarato ulteriormente che vuole annientare l'Iran… Entriamo in una fase di guerra senza fine e la vostra risposta è di mandare, come avete fatto, 700 militari; su questo mi preme correggerla, signor Ministro, perché avete mandato quei 700 militari il 15 di marzo, ma il Parlamento ne è venuto a conoscenza il 15 di giugno, non certamente per sua iniziativa, ma anche per l'iniziativa di molti giornalisti che fanno ancora - vivaddio! - giornalismo d'inchiesta .
Il tema è ancora questo, signor Ministro: questa spirale della guerra sta portando il pianeta a spendere 2.888 miliardi di dollari nel 2025 e voi vi siete allineati in questa direzione, mentre l'emergenza non è solo costruire la pace, perché quello che dice Giorgia Meloni “prepariamo la pace, di fatto, con la guerra” è smentito dai fatti. Le guerre aumentano e le popolazioni diventano sempre più povere, a partire da quelle italiane .
PRESIDENTE. La deputata Filippin ha facoltà di illustrare l'interrogazione Malavasi ed altri n. 3-02899 di cui è cofirmataria.
ROSANNA FILIPPIN(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, dal 21 settembre è entrato in vigore il nuovo tariffario per le prestazioni del Servizio sanitario nazionale. Una revisione molto ampia: 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell'assistenza protesica, quindi visite, esami diagnostici, procedure e dispositivi destinati anche alle persone con disabilità.
Per le tariffe interessate l'incremento medio è intorno al 5,8 per cento. Sappiamo che tariffa e non sono la stessa cosa e che l'aumento non si trasferisce automaticamente ed integralmente sul cittadino, ma sappiamo che, per i cittadini non esenti, alcune prestazioni possono effettivamente diventare più costose.
Ed è questo il punto politico della nostra interrogazione, perché questi aumenti arrivano in un Paese nel quale le famiglie hanno già pagato di tasca propria 41 miliardi di euro per la sanità nel 2024, pari a oltre il 22 per cento della spesa sanitaria complessiva e, nello stesso anno, quasi 6 milioni di persone hanno rinunciato alle prestazioni sanitarie.
Per questo chiediamo al Governo quali iniziative intenda assumere per evitare che il nuovo tariffario determini un aumento della spesa sanitaria a carico delle famiglie, con particolare attenzione alle persone fragili e con disabilità. Non stiamo parlando di tariffe, stiamo discutendo di accesso universale alle cure.
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti, perché mi permettono di fare chiarezza su un tema che riguarda milioni di cittadini. Il nuovo tariffario della specialistica ambulatoriale e dell'assistenza protesica è entrato in vigore il 21 settembre scorso e comprende centinaia di voci garantite dal Servizio sanitario nazionale. Parto dai numeri, perché su questo tema i numeri vanno detti per intero in modo corretto. L'aggiornamento delle tariffe vale per la finanza pubblica 210,7 milioni di euro l'anno; è un investimento che viene pagato per oltre l'88 per cento dallo Stato.
Chiarisco, poi, punti che ritengo fondamentali. La disciplina dei non cambia; il tetto massimo del ordinario resta fermo a 36,15 euro; per otto prestazioni su dieci le tariffe restano invariate, a cominciare dalle visite di controllo. Ma soprattutto, nulla cambia per gli esenti per età, patologia, reddito, che restano tali. L'impatto medio è compreso tra 1,1 e 1,5 euro l'anno per assistito non esente. Non lo dico per minimizzare, lo dico perché la preoccupazione delle famiglie merita risposte precise e non allarmi.
Vengo alle persone con disabilità, che gli interroganti giustamente richiamano: per l'assistenza protesica, gli aventi diritto continuano a ricevere ausili e dispositivi senza alcuna compartecipazione alla spesa e l'aggiornamento serve a remunerare in modo adeguato chi li fornisce. Aggiornarle significa proteggere l'accesso, non ridurlo. È bene anche ricordare che, insieme al rinnovo delle tariffe, è in dirittura di arrivo, finalmente, l'estensione del nomenclatore, che includerà anche prestazioni nuove ancora non disponibili; parlo di prestazioni come test prenatali non invasivi, l'adozione dello neonatale della SMA su tutto il territorio nazionale, programmi di e di sorveglianza nazionale dei soggetti a rischio eredo-familiare per tumore della mammella e dell'ovaio.
Infine, voglio fare un passaggio sul monitoraggio. Il Ministero seguirà l'applicazione del decreto fin dalle prime settimane con le regioni per intercettare subito eventuali criticità su singole prestazioni. Inoltre i dati consolidati sugli effetti del nuovo tariffario sulla spesa delle famiglie e sull'accesso alle cure saranno resi pubblici. Nessuno dovrà rinunciare a una cura necessaria per ragioni economiche: è il principio sul quale il nostro Servizio sanitario nazionale è stato fondato nel 1978 ed è quello nel quale noi continuiamo a credere.
PRESIDENTE. La deputata Malavasi ha facoltà di replicare.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro. Devo dire che questa affermazione che ha fatto in chiusura “nessuno dovrà rinunciare alle cure per motivi economici” ci trova assolutamente d'accordo. Peccato che oggi nel nostro Paese non sia così.
La collega ha ricordato come nel nostro Paese ci siano circa 6 milioni di cittadini che oggi rinunciano alle cure perché non si possono permettere di rivolgersi, comunque, a un regime privato, e di tasca propria investono 41 miliardi all'anno per potersi garantire le cure. Con questo nuovo tariffario - il secondo dopo quello nazionale introdotto alla fine del 2024 - andiamo a chiedere ai cittadini italiani di sborsare ulteriori 27 milioni di in più per prestazioni importanti.
Certo, l'aumento medio è del 5,8 per cento, ma mi stupisce molto che abbiate scelto di aumentare soprattutto i sulle prime visite specialistiche, che sono quelle imprescindibili per iniziare un percorso di cura diagnostico, spesso per patologie anche molto gravi. Faccio due esempi: la prima visita cardiologica aumenta di 4,40 euro, ed è il secondo aumento in due anni; l'agoaspirato alla mammella aumenta di 5,25 euro, oltre all'aumento dell'anno precedente.
Allora, noi sosteniamo moltissimo la richiesta che lei ha fatto per aumentare le risorse del Fondo sanitario nazionale, saremo al suo fianco, ma non possiamo accettare che in un momento come questo, così complesso e difficile economicamente per i cittadini, si scarichi su di loro un aumento dei sanitari.
Abbiamo un carrello della spesa aumentato, negli ultimi cinque anni, del 30 per cento - con l'inflazione che è più bassa del carrello della spesa stesso -, le bollette sono aumentate del 60 per cento, i carburanti sono sotto gli occhi di tutti, le retribuzioni sono ferme al palo e abbiamo oltre 3 milioni di lavoratori poveri. È ora di smetterla di scaricare i costi sulle famiglie e sui cittadini, perché il diritto alla salute deve essere accessibile a tutti. La esortiamo a lavorare in questa direzione, per continuare a dare concretezza a quei principi che lei ha richiamato e che voglio richiamare anch'io, per noi irrinunciabili, per cui è nato il sistema sanitario nazionale: universalità, uguaglianza, equità. Queste sono le uniche garanzie di una democrazia nel nostro Paese
PRESIDENTE. La deputata Onori ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02900 .
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Gentile Ministro, pochi giorni fa, il suo Ministero ha annunciato la preparazione di un Piano nazionale per la prevenzione del suicidio. Iniziativa evidentemente meritoria, Azione è con lei. Come giustamente lei dichiara, dietro ogni situazione di sofferenza ci sono persone, famiglie e comunità; rafforzare la prevenzione significa anche contrastare lo stigma che ancora troppo spesso circonda il disagio mentale. Tutto condivisibile. C'è un aspetto, però, che merita attenzione e del quale oggi vogliamo parlare.
Il suo Ministero individua dei prioritari - categorie di persone considerate più vulnerabili - e i sono in quest'ordine: donne - massimamente prioritarie -, adolescenti, carceri. Mentre per gli adolescenti non c'è niente da dire - l'Organizzazione mondiale della sanità identifica il suicidio come terza causa di morte per i giovani tra i 15 e i 29 anni, così come il carcere risulta, in effetti, il luogo a maggiore rischio, come l'associazione “Antigone” conferma -, sugli uomini e le donne il discorso è diverso. Infatti, su cinque suicidi che vengono commessi, quattro riguardano gli uomini: l'80 per cento. Quindi sono gli uomini a commettere, di gran lunga, la maggioranza dei suicidi.
Di conseguenza, la nostra domanda per lei è molto semplice: se sono gli uomini a commettere più suicidi, perché il suo Piano intende individuare nelle donne la categoria massimamente prioritaria?
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI, Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti perché pongono una questione seria partendo dai dati giusti. Voglio dirlo con chiarezza: gli uomini in età lavorativa e gli uomini anziani saranno, naturalmente, tra i destinatari espliciti del Piano nazionale per la prevenzione del suicidio. I numeri li conosciamo: i dati più recenti confermano che circa tre suicidi su quattro riguardano uomini e che il rischio cresce con l'età: gli 70 pesano per oltre un quarto dei decessi. È un quadro che il Ministero non ignora e che nessun piano serio potrebbe ignorare.
Vado nel dettaglio. Il documento di indirizzo, in elaborazione presso il Tavolo tecnico per la salute mentale del Ministero, coerente con il Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, si fonda su tre basi: i dati di mortalità, i dati dei servizi clinici e dei primi soccorsi su autolesionismo e tentativi di suicidio e il contributo di epidemiologi, clinici, professionisti della salute mentale ed esperti di sanità pubblica.
Perché allora attenzione, come abbiamo annunciato, ai giovani? Perché le statistiche di mortalità raccontano ciò che è già accaduto. I dati dei servizi dei pronto soccorso ci dicono quello che sta accadendo. Segnalano autolesionismo e tentativi di suicidio anche in giovanissima età, spesso prima che le statistiche ufficiali riescano a documentarli e, tra i giovani, il suicidio resta - in Italia, come nel resto del mondo - una delle prime cause di morte. Intervenire prima significa questo, non significa scegliere una fascia di popolazione piuttosto che un'altra.
L'approccio raccomandato dall'Istituto superiore di sanità è il metodo che adottiamo. Uomini e donne presentano frequenze, fattori di rischio e traiettorie di vulnerabilità diversi: un piano efficace deve tener conto di tutti. Per gli uomini, soprattutto per i più anziani, la sfida è raggiungere chi chiede aiuto meno spesso e più tardi. Per questo il capitolo dedicato ai gruppi vulnerabili è stato concepito come un'area aperta, ovviamente destinata a crescere con le evidenze.
Colgo l'occasione per ricordare che alla Camera, in Commissione affari sociali, c'è un provvedimento di legge su questo tema così delicato, dal titolo “Disposizioni per la prevenzione degli atti di suicidio nonché per l'assistenza psicologica e il sostegno dei sopravvissuti”, prima firmataria l'onorevole Montaruli. Prevenire il suicidio vuol dire non lasciare indietro nessuno, nessuna età, nessun genere ed è esattamente la direzione nella quale ci stiamo muovendo.
PRESIDENTE. La deputata Onori ha facoltà di replicare.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie Ministro, mi dichiaro soddisfatta delle sue parole, chiaramente, poi seguiremo l'operazione del tavolo tecnico e l'attuazione del Piano di prevenzione dei suicidi, per capire, effettivamente, se va nella direzione che oggi noi abbiamo provato a suggerire. Crediamo infatti che sia importante, innanzitutto, seguire un metodo onesto e basato davvero sui fatti, e non fare un mero copia-incolla da altre politiche verso questo tipo di politica, perché ci sono categorie vulnerabili in certi ambiti e ci sono altre categorie vulnerabili in altri ambiti.
Speriamo, quindi, che quello che lei ha detto circa la categoria degli uomini in età lavorativa o, addirittura, anziana - perché, in effetti, nei suicidi si osserva un picco dai 65 anni in avanti, con il picco massimo addirittura dai 70 - sia scritto nero su bianco, perché, nel momento in cui noi adottiamo un approccio basato sulle categorie, se ne menzioniamo tre e non menzioniamo le altre, vuol dire che le altre automaticamente verranno escluse. Quindi, fermo restando che questo approccio sia quello corretto - anche su questo sarebbe interessante confrontarsi -, è necessario allora essere più esaustivi possibile.
Approfitto di questi pochi secondi a mia disposizione per menzionare dei casi che effettivamente potrebbero essere all'attenzione del suo tavolo tecnico, nell'ottica di migliorare quanto finora ha fatto. Sono i casi del Regno Unito, dell'Irlanda, dell'Australia. E anche qui, senza togliere niente ad altre categorie - perché non è una lotta tra categorie -, si tratta di attuare delle politiche pubbliche, di spendere quelle poche risorse pubbliche che abbiamo nella maniera più efficace, possibilmente con degli obiettivi misurabili. Il Regno Unito ha inserito gli uomini di mezza età tra i sette gruppi prioritari; l'Irlanda va oltre alle parole, perché nei suoi documenti richiama espressamente le politiche di salute maschile e si dà poi anche un obiettivo misurabile, che è quello di scendere sotto i 7 suicidi ogni 100.000 abitanti entro - nel loro caso - il 2035.
Quindi ribadisco quello che ho detto all'inizio: siamo soddisfatti di quello che lei ci ha risposto, saremo però soddisfatti nel merito quando vedremo un Piano che effettivamente avrà tutti i criteri del caso
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 96, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare il deputato Cangiano. Ne ha facoltà.
GEROLAMO CANGIANO(FDI). Grazie, Presidente. Per la seconda volta in appena 15 giorni, sono bruciate le ecoballe di Taverna del Re, al confine tra le province di Napoli e di Caserta. E, allora, oggi bisogna dirlo con chiarezza: la regione Campania, il presidente Fico, non possono continuare a nascondersi dietro la gestione dell'emergenza, provando a dare ancora responsabilità al governo De Luca.
Invece il Governo Meloni, attraverso il commissario per le bonifiche, il generale Vadalà, sta mettendo in campo uomini, risorse, interventi, per continuare a bonificare la “Terra dei fuochi”. Ma questo enorme lavoro rischia di essere vanificato se, mentre lo Stato rimuove i rifiuti, la regione non riesce a garantire un'efficace prevenzione nei siti.
Dobbiamo ricordare al presidente Fico che governare significa prevenire e soprattutto agire con determinazione. La Terra dei fuochi ha già pagato abbastanza, Presidente. Sulla salute dei nostri cittadini non possiamo più accettare alibi, ritardi e scarichi di responsabilità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alessia Ambrosi. Ne ha facoltà.
ALESSIA AMBROSI(FDI). Signor Presidente, colleghi, desidero portare all'attenzione dell'Aula un'importantissima operazione, denominata Aquila Nera, condotta dai Carabinieri del comando provinciale di Trento sotto il coordinamento della procura distrettuale antimafia. Un'indagine lunga e complessa, iniziata nel 2021, che ha portato all'esecuzione di 20 misure cautelari, allo smantellamento di tre organizzazioni criminali e al sequestro complessivo, tra Italia e Sud America, di ben oltre 82 chilogrammi di cocaina, consentendo di ricostruire più di 1.300 cessioni di stupefacenti. Quindi, rivolgiamo il nostro grazie più sincero a tutti gli uomini e a tutte le donne dell'Arma dei carabinieri che hanno condotto un'operazione addirittura non solo nazionale ma internazionale.
Dall'inchiesta emerge un quadro gravissimo: canali di approvvigionamento della cocaina dal Sudamerica, traffico internazionale di migranti lungo la rotta balcanica, l'utilizzo di ordini impartiti dal carcere mediante un telefonino introdotto illegalmente nel carcere e persino un'ipotesi di sequestro di persona a scopo di estorsione. Questo è il volto della criminalità organizzata, ma il Trentino e l'Italia, Presidente, non sono e non saranno mai terra di conquista per i narcotrafficanti, mai terra di conquista di esseri umani.
E noi siamo sempre accanto alle Forze dell'ordine, che lavorano costantemente per la nostra incolumità e per la nostra sicurezza, con senso di responsabilità e dello Stato, i nostri eroi silenziosi che meritano rispetto anche quando qualcuno preferisce mettere sotto accusa il loro operato, anziché riconoscere la difficoltà e la responsabilità del lavoro che svolgono. Quindi noi di Fratelli d'Italia continueremo a sostenere con convinzione l'azione del Governo Meloni contro lo spaccio e contro l'immigrazione clandestina, restando sempre al fianco delle Forze dell'ordine perché proteggono ogni giorno l'Italia e sono l'orgoglio della nostra Nazione. I risultati del lavoro dell'operazione Aquila Nera parlano con la forza dei fatti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Emilio Borrelli. Ne ha facoltà per un minuto.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, il prezzo medio dell'RC auto in Italia nel 2026 ha registrato un aumento medio rispetto all'anno precedente tra il 6 e il 10 per cento. Contemporaneamente, l'anno scorso le compagnie di assicurazione hanno festeggiato i migliori utili degli ultimi 20 anni: 11,6 miliardi di euro solo di utili. E allora noi chiediamo ancora una volta: perché il Governo e la maggioranza non vogliono calendarizzare la legge proposta da AVS più volte della tariffa unica per chi non commette sinistri? Si vuole fare, come al solito, un piacere a chi fa utili spaventosi e lasciare persone oneste e spesso in difficoltà economiche da sole. Per questo sabato, a Napoli, ci sarà la prima manifestazione contro questa tariffa e contro il caro benzina, augurandoci che il Governo finalmente ascolti la voce dei cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà per un minuto.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Oggi Torino parla al Paese: Nicolò - aveva sette anni - è stato ucciso ieri, mentre andava a scuola. È stato ucciso - era affianco al suo papà - travolto da un'auto. Stamattina centinaia di famiglie sono accorse lì, in quello che è stato per tanti anni anche il mio quartiere, in Vanchiglia, per chiedere sicurezza. Hanno lasciato lì una piccola biciclettina bianca, con un cartello che diceva: “Voleva solo andare a scuola in bici”. In quella strada c'è il limite dei 30 all'ora. Per intenderci, è una corsia ciclabile.
Non basta e sarà compito, immagino, anche della città fare di più. Ma il Governo - lo dico così - con il nuovo codice della strada vuole l'opposto, cioè fare più difficoltà a mettere il limite dei 30 e più difficoltà a costruire le ciclabili. Al metro e mezzo per sorpassare una bici si aggiunge “se possibile” e il ciclista ha precedenza - ho finito - solo se tarda a scansarsi. Nicolò il casco lo aveva e non è bastato.
La sicurezza non è dire ai più fragili “state attenti”; è dire a chi guida “andate più piano, perché potete uccidere”. Io lo dico: noi vogliamo strade dove non si muore andando a scuola e credo che sia compito di tutti dire che le strade sono di tutti, anche dei bambini a due ruote .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, recante disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonché in materia di protezione civile. (C. 3083-A)
: PELLA, per la V Commissione; FABRIZIO ROSSI, per la VIII Commissione.