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Mercoledì 30 Settembre 2026 ore 11:30
AULA, Seduta 717 - Decreto imballaggi - Legge elettorale
Resoconto stenografico
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Alle 16.15 ha avuto luogo la discussione generale della proposta di legge disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvata dalla Camera e modificata dal Senato) (C. 2822-B).
Nella parte antimeridianadella seduta si è svolta la discussione generale del disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto 7 agosto 2026, n. 143, recante disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi (Approvato dal Senato) (C. 3118).
Alle ore 15 ha avuto luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, trasmesse in diretta televisiva, sui seguenti argomenti: iniziative per una strategia strutturale in relazione alla crisi bradisismica dei Campi flegrei (Caso - M5S); iniziative volte a innalzare il livello di protezione delle caselle di posta elettronica certificata del Ministero dell'interno, alla luce della recente vicenda che ha coinvolto la società Revolut (Mauri - PD-IDP); elementi e iniziative in merito all'organico degli agenti di polizia (Benzoni - AZ-PER-RE); iniziative per la tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico, alla luce di recenti episodi di criminalità (Ziello - MISTO-FNV-F); iniziative volte a prevenire e contrastare la radicalizzazione dei giovani sulle piattaforme digitali (Piccolotti - AVS); elementi e iniziative in materia di contrasto all'immigrazione irregolare (Barabotti - LEGA); ulteriori iniziative in materia di flussi migratori irregolari, con particolare riferimento ai rimpatri di cittadini extracomunitari (Lupi - NM(N-C-U-I)M-CP); intendimenti in ordine al contrasto alla devianza minorile e alla prevenzione dei fenomeni di criminalità organizzata giovanile (Bignami - FDI); tempi di adozione del decreto interministeriale concernente le borse di studio per i tirocini formativi dei laureati in giurisprudenza presso gli uffici giudiziari (Del Barba - IV-CR); elementi e iniziative di competenza in relazione alla vicenda delle intercettazioni di colloqui tra detenuti e difensori avvenute presso la casa circondariale "Capanne" di Perugia (Enrico Costa - FI-PPE). Per il Governo sono intervenuti: il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci; il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi; il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
Nella parte antimeridianadella seduta si è svolta la discussione generale del disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto 7 agosto 2026, n. 143, recante disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi (Approvato dal Senato) (C. 3118).
Alle ore 15 ha avuto luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, trasmesse in diretta televisiva, sui seguenti argomenti: iniziative per una strategia strutturale in relazione alla crisi bradisismica dei Campi flegrei (Caso - M5S); iniziative volte a innalzare il livello di protezione delle caselle di posta elettronica certificata del Ministero dell'interno, alla luce della recente vicenda che ha coinvolto la società Revolut (Mauri - PD-IDP); elementi e iniziative in merito all'organico degli agenti di polizia (Benzoni - AZ-PER-RE); iniziative per la tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico, alla luce di recenti episodi di criminalità (Ziello - MISTO-FNV-F); iniziative volte a prevenire e contrastare la radicalizzazione dei giovani sulle piattaforme digitali (Piccolotti - AVS); elementi e iniziative in materia di contrasto all'immigrazione irregolare (Barabotti - LEGA); ulteriori iniziative in materia di flussi migratori irregolari, con particolare riferimento ai rimpatri di cittadini extracomunitari (Lupi - NM(N-C-U-I)M-CP); intendimenti in ordine al contrasto alla devianza minorile e alla prevenzione dei fenomeni di criminalità organizzata giovanile (Bignami - FDI); tempi di adozione del decreto interministeriale concernente le borse di studio per i tirocini formativi dei laureati in giurisprudenza presso gli uffici giudiziari (Del Barba - IV-CR); elementi e iniziative di competenza in relazione alla vicenda delle intercettazioni di colloqui tra detenuti e difensori avvenute presso la casa circondariale "Capanne" di Perugia (Enrico Costa - FI-PPE). Per il Governo sono intervenuti: il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci; il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi; il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
XIX LEGISLATURA
717^ SEDUTA PUBBLICA
Mercoledì 30 settembre 2026 - Ore 11,30
1. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:
S. 2020 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, recante disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi (Approvato dal Senato). (C. 3118)
Relatore: MILANI.
(ore 15)
2. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (vedi allegato).
(ore 16,15)
3. Discussione sulle linee generali della proposta di legge:
BIGNAMI ed altri: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvata dalla Camera e modificata dal Senato). (C. 2822-B)
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Annunzio di petizioni
- Annunzio della presentazione di disegni di legge di conversione e loro assegnazione a Commissioni in sede referente
- Disegno di legge: S. 2020 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, recante disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi (Approvato dal Senato) (A.C. 3118) (Discussione)
- S. 2020 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, recante disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi (Approvato dal Senato).(C. 3118)
- Discussione sulle linee generali - A.C. 3118
- Vice Presidente COSTA Sergio
- Deputato MILANI Massimo (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato LAMPIS Gianni (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputata EVI Eleonora (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata CARMINA Ida (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata ROGGIANI Silvia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Repliche - A.C. 3118
- Discussione sulle linee generali - A.C. 3118
- S. 2020 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, recante disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi (Approvato dal Senato).(C. 3118)
- La seduta, sospesa alle 12,30, è ripresa alle 15.
- Interrogazioni a risposta immediata (Svolgimento)
- Iniziative per una strategia strutturale in relazione alla crisi bradisismica dei Campi Flegrei - n. 3-02915
- Iniziative volte a innalzare il livello di protezione delle caselle di posta elettronica certificata del Ministero dell'Interno, alla luce della recente vicenda che ha coinvolto la società Revolut - n. 3-02906
- Elementi e iniziative in merito all'organico degli agenti di Polizia - n. 3-02907
- Iniziative per la tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico, alla luce di recenti episodi di criminalità - n. 3-02908
- Iniziative volte a prevenire e contrastare la radicalizzazione dei giovani sulle piattaforme digitali - n. 3-02909
- Elementi e iniziative in materia di contrasto all'immigrazione irregolare - n. 3-02910
- Ulteriori iniziative in materia di flussi migratori irregolari, con particolare riferimento ai rimpatri di cittadini extracomunitari - n. 3-02911
- Intendimenti in ordine al contrasto alla devianza minorile e alla prevenzione dei fenomeni di criminalità organizzata giovanile - n. 3-02912
- Tempi di adozione del decreto interministeriale concernente le borse di studio per i tirocini formativi dei laureati in giurisprudenza presso gli uffici giudiziari - n. 3-02913
- Elementi e iniziative di competenza in relazione alla vicenda delle intercettazioni di colloqui tra detenuti e difensori avvenute presso la casa circondariale "Capanne" di Perugia - n. 3-02914
- La seduta, sospesa alle 16,05, è ripresa alle 16,18.
- Missioni (Alla ripresa pomeridiana)
- Proposta di legge: Bignami ed altri: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvata dalla Camera e modificata dal Senato) (A.C. 2822-B) (Discussione)
- BIGNAMI ed altri: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvata dalla Camera e modificata dal Senato).(C. 2822-B)
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2822-B
- Vice Presidente ASCANI Anna
- Deputato PAGANO Nazario (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato FORNARO Federico (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato MAGI Riccardo (MISTO)
- Deputata AURIEMMA Carmela (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato ZARATTI Filiberto (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato RUSSO Paolo Emilio (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-CASA RIFORMISTA)
- Deputato SBARDELLA Luca (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato MANES Franco (MISTO)
- Deputata BORDONALI Simona (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato DELLA VEDOVA Benedetto (MISTO)
- Deputato RICCIARDI Toni (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata APPENDINO Chiara (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato FURGIUELE Domenico (MISTO)
- Deputato GRIMALDI Marco (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata GHIO Valentina (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato TUCCI Riccardo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato CALDERONE Tommaso Antonino (MISTO)
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2822-B
- BIGNAMI ed altri: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvata dalla Camera e modificata dal Senato).(C. 2822-B)
- La seduta, sospesa alle 19,02, è ripresa alle 19,05.
- Si riprende la discussione
- BIGNAMI ed altri: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvata dalla Camera e modificata dal Senato).(C. 2822-B)
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2822-B
- Vice Presidente ASCANI Anna
- Deputata ZANELLA Luana (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato MAURI Matteo (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata PAVANELLI Emma (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata RAVETTO Laura (MISTO)
- Deputata PICCOLOTTI Elisabetta (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato CIANI Paolo (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato CAPPELLETTI Enrico (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato LACARRA Marco (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata ALIFANO Enrica (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato AIELLO Davide (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato FERRARA Antonio (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato PERANTONI Mario (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato DELL'OLIO Gianmauro (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Repliche - A.C. 2822-B
- Annunzio di questioni pregiudiziali di costituzionalità - A.C. 2822-B
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2822-B
- BIGNAMI ed altri: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvata dalla Camera e modificata dal Senato).(C. 2822-B)
- Proposta di trasferimento a Commissione in sede legislativa di una proposta di legge e abbinata
- Organizzazione dei tempi per l'esame di proposta di legge e abbinate
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, legge il processo verbale della seduta del 28 settembre 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza petizioni, il sunto e l'assegnazione delle quali, ai sensi della deliberazione della Giunta per il Regolamento del 19 febbraio 2025, saranno pubblicati nell' al resoconto stenografico della seduta odierna .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 28 settembre 2026, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e IX (Trasporti):
«Conversione in legge del decreto-legge 28 settembre 2026, n. 167, recante misure urgenti per la circolazione dei veicoli ad alimentazione diesel appartenenti alla categoria ambientale “Euro 5”» (3119) - .
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 29 settembre 2026, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla II Commissione (Giustizia):
“Conversione in legge del decreto-legge 29 settembre 2026, n. 168, recante misure in materia di giustizia, di funzionalità del Ministero dell'Interno e di impianti di interesse strategico nazionale” (3121) - .
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3118: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, recante disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.
La VIII Commissione (Ambiente) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Massimo Milani.
MASSIMO MILANI, . Grazie, Presidente, buongiorno. Onorevoli colleghi, Sottosegretario, il decreto-legge all'esame dell'Assemblea introduce obblighi di compostabilità per specifiche categorie di imballaggi. Questo intervento si è reso necessario in quanto il regolamento (UE) 2025/40, cosiddetto regolamento Imballaggi, prevede, quale regola generale, l'obbligo di riciclabilità di tutti gli imballaggi immessi sul mercato. Consente, comunque, agli Stati membri, in presenza di adeguati sistemi di raccolta e trattamento della frazione organica dei rifiuti, di prescrivere, per alcune tipologie di imballaggi, il requisito della compostabilità. Il DL, quindi, interviene per consentire così di applicare i requisiti nazionali di compostabilità a talune tipologie di imballaggi, evitando pesanti ricadute su un settore industriale nel quale l'Italia ha assunto nel tempo una posizione di a livello europeo, in coerenza con l'organizzazione della filiera nazionale della raccolta differenziata, nella frazione organica, e con il sistema di responsabilità estesa del produttore dedicato agli imballaggi biodegradabili e compostabili.
Nel corso dell'esame in sede referente, la Commissione ambiente non ha modificato il testo del provvedimento, approvato e modificato, invece, in prima lettura al Senato. Il testo contiene una serie di novelle al testo unico ambientale, il decreto legislativo n. 152 del 2006.
Passando all'illustrazione del contenuto del provvedimento, segnalo che il decreto-legge individua le tipologie di imballaggi che possono essere messe a disposizione, per la prima volta sul mercato nazionale, oltre che nei formati e per gli utilizzi consentiti dalla disciplina europea, se certificate, da organismi accreditati, come biodegradabili e compostabili in conformità agli standard europei. Rientrano, in tali tipologie di imballaggi, gli imballaggi di plastica monouso per il confezionamento di meno di 1,5 chilogrammi di prodotti ortofrutticoli freschi preconfezionati; vi rientrano gli imballaggi di plastica monouso di alimenti e bevande riempiti e destinati al consumo nei locali del settore alberghiero, della ristorazione e del ; vi rientrano gli imballaggi di plastica monouso dei medesimi settori, contenenti porzioni individuali di condimenti, ad eccezione di quelli forniti insieme ad alimenti pronti da asporto e di quelli necessari a garantire sicurezza e igiene in strutture quali ospedali, cliniche o residenze sanitarie assistenziali.
Gli imballaggi flessibili monouso, poi, per cosmetici e prodotti per l'igiene nel settore ricettivo, destinati ad una prenotazione, a un uso quindi individuale, e da smaltire prima dell'arrivo dell'ospite successivo. Per quest'ultima categoria, nel corso dell'esame presso il Senato, è stata aggiunta la condizione che sia certificata, oltre al contenitore, anche la biodegradabilità e compostabilità pure del prodotto contenuto.
Il decreto richiama poi alcune esenzioni dell'obbligo di compostabilità, in conformità alla disciplina europea. Per gli imballaggi di plastica monouso e per il confezionamento di meno di 1,5 chili di prodotti ortofrutticoli freschi preconfezionati l'obbligo non si applica qualora sia dimostrata la necessità di evitare, fra l'altro, rischi microbiologici, urti e ossidazione, ovvero qualora non vi sia altro modo per evitare la commistione tra prodotti ortofrutticoli biologici e non biologici, senza costi economici e amministrativi sproporzionati.
Non si applica poi per gli imballaggi di plastica monouso di alimenti e bevande del settore alberghiero, della ristorazione e del ; l'esenzione riguarda le microimprese, che possono immettere sul mercato tali imballaggi, qualora sia dimostrato che non è tecnicamente fattibile prescindere dal loro uso, oppure accedere all'infrastruttura necessaria per un sistema di riutilizzo.
Una modifica inserita nel corso dell'esame al Senato prevede che gli obblighi di compostabilità non si applicano agli imballaggi di determinati prodotti ortofrutticoli freschi preconfezionati, nelle more dell'attuazione degli orientamenti della Commissione europea stessa, che dovrebbero essere emanati entro il 12 febbraio 2027 e dovranno fornire, fra l'altro, un elenco esemplificativo dei prodotti ortofrutticoli esclusi.
Restano fermi il divieto di immissione sul mercato dei piatti di plastica monouso, previsto in attuazione della direttiva dell'Unione europea sulla riduzione dell'incidenza di determinati prodotti in plastica sull'ambiente, gli obblighi di conformità alla disciplina sui materiali destinati al contatto con gli alimenti e le previsioni del Testo unico ambientale relative alla raccolta e al riciclo, insieme ai rifiuti organici, dei rifiuti, anche di imballaggi, aventi analoghe proprietà di biodegradabilità e compostabilità.
Il decreto-legge introduce nel Testo unico ambientale la disciplina sanzionatoria, che si applica a decorrere dal 1° gennaio 2030; in particolare, salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, la violazione delle nuove disposizioni, anche attraverso dichiarazioni di conformità o altre diciture ingannevoli o elusive, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 euro a 25.000 euro, aumentata fino al quadruplo del massimo se la violazione riguarda quantitativi di imballaggi di valore superiore al 10 per cento del fatturato del trasgressore.
Nel corso dell'esame presso il Senato è stato previsto che la sanzione non si applichi all'operatore economico che dimostri di avere acquisito gli imballaggi sulla base di idonea documentazione di conformità fornita dal fabbricante, dall'importatore o dal distributore, salvo che fosse a conoscenza della non conformità o che questa fosse evidente. In conclusione, segnalo che il Comitato per la legislazione ha espresso il prescritto parere e che le Commissioni affari costituzionali, giustizia, affari sociali e agricoltura hanno espresso parere favorevole sul provvedimento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo: vi rinunzia. È iscritto a parlare l'onorevole Lampis. Ne ha facoltà.
GIANNI LAMPIS(FDI). Grazie, Presidente. Innanzitutto vorrei premettere che in discussioni come questa, prima dell'avvento del Governo Meloni, il Parlamento certamente si sarebbe limitato ad una presa d'atto pressoché identica di quelli che per anni sono stati delle consorterie lobbistiche del presenti in Europa. Il Governo Meloni ha portato in Europa, invece, un diverso approccio, e cioè quello che va a mitigare quello che è sempre stato l'ideologismo ambientale, per lasciare spazio alla tutela dei sistemi produttivi nazionali.
Ed è questo sicuramente l'atteggiamento di responsabilità che, ancora una volta, il Senato prima e la Commissione ambiente anche alla Camera in questi giorni scorsi hanno voluto utilizzare come direttrice per affrontare la questione di cui oggi parliamo. Non discutiamo, badate bene, solo di imballaggi. Sarebbe un errore affrontare questa tematica limitandoci a parlare di materiali, di certificazioni o di semplici procedure amministrative.
Oggi noi, come Fratelli d'Italia, vogliamo ribadire che parlare di tutela dell'ambiente significa anche e soprattutto parlare di persone; parlare di tutti quei produttori che anche su questo tipo di filiera rappresentano un segmento importante e imprescindibile del nostro sistema produttivo, e quindi del nostro sistema economico nazionale. La transizione ambientale non si misura, quindi, sulla quantità di norme che in questo Parlamento, ma anche in sede comunitaria, vengono prodotte, ma soprattutto sulla loro capacità di essere utili alla vita reale delle persone.
E nella vita reale delle persone, naturalmente, il lavoro, la stabilità economica, la capacità di essere competitivi con gli altri Stati del mondo non possono che avere un ruolo importante. Quindi, abbiamo voluto mandare avanti questa discussione, come dicevo prima, sia al Senato che nella nostra Commissione, non come semplici passacarte delle burocrazie europee; lo abbiamo fatto tenendo bene a mente quello che è il percorso che l'Italia ha fatto in questi anni, soprattutto sui termini della raccolta differenziata, del riuso e del riciclo.
Quando si parla di rifiuto organico, noi non possiamo dimenticare che parliamo del 38 per cento dei rifiuti prodotti nel sistema nazionale. Un dato importante, che non può essere naturalmente sottovalutato nel momento in cui ricordiamo anche che in Italia vi è una raccolta differenziata prossima a una percentuale di circa il 68 per cento. Quindi il decreto-legge n. 143 del 2026, come ricordava il relatore, che ringrazio per il lavoro che ha svolto, introduce l'obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi.
È un tema che attiene a questioni concrete del nostro sistema produttivo, perché, oltre alla tutela dell'ambiente, come ricordavo, parliamo di ciclo di rifiuti, di economia circolare, di filiere produttive e di competitività delle nostre imprese. L'Italia è una Nazione all'avanguardia su questi temi, perché nel tempo è riuscita a consolidare un sistema di architettura istituzionale che ha prodotto risultati importanti. Oltre a quella che è sempre stata la disciplina dello Stato noi abbiamo anche visto un sistema concreto di responsabilità che ha coinvolto le regioni, e quindi, a scendere, i comuni, e quindi ancora i cittadini come avanguardia di questo tipo di sistema.
Dal 1° gennaio 2030 gli imballaggi devono essere riciclabili e, come veniva ricordato poc'anzi, esisteranno delle restrizioni sugli imballaggi monouso. In realtà la vera questione merita attenzione, non tanto nel riferimento della qualità del tipo di compostabilità, ma nella capacità di non creare danni a un sistema produttivo consolidato, in cui ambiente e imprese già coesistono e anche domani dovranno coesistere.
La tutela del nostro sistema produttivo e della gestione efficiente ed efficace dei rifiuti è un modo che noi vogliamo oggi, ancora una volta, garantire affinché l'Italia sia in ambito europeo ed internazionale. È un tema che, come è stato ricordato anche dal relatore, incide in maniera importante sul settore primario, sul sistema produttivo agricolo. Non possiamo in questa sede dimenticare il prestigioso e lodevole lavoro che il Ministro Lollobrigida ha messo in campo in questi anni per riportare e ridare quell'autorevolezza meritoria che il nostro sistema primario ha sempre chiesto come riscatto rispetto al lavoro che viene svolto nelle campagne.
Quindi, anche quando si parla di confezioni monouso, di vaschette per alimenti per la ristorazione, non si può non tenere conto dell'impatto che questo tipo di provvedimento avrà sul nostro sistema economico.
Questo per ribadire che la transizione ambientale funziona quando valorizza ciò che già esiste e quello del nostro sistema primario è un mondo che crea indotto diffuso, che noi abbiamo il dovere di salvaguardare, di difendere e di rendere ancora più competitivo di quanto già sia adesso. È il caso, quindi, di ricordare che anche in riferimento ai rifiuti organici il sistema agricolo è il primo utilizzatore di quel compost che in tantissimi impianti, dislocati su tutto il territorio nazionale, viene prodotto e utilizzato per creare produzioni di qualità, produzioni che possano competere - come dicevo prima - con altri tipi di prodotti che nel resto del mondo si trovano.
Quindi, il provvedimento non rappresenta una indiscriminata lotta al monouso. Questo tipo di attività che è stata svolta in sede legislativa mira a introdurre anche sistemi che consentano di poter naturalmente continuare ad utilizzare ma con la prospettiva, come abbiamo detto, di essere riciclabile, ad eccezione - lo ricordava, peraltro, il relatore - dei piatti di plastica, su cui vige un obbligo di cessazione dell'utilizzo. C'è anche un sistema di responsabilità diffusa che viene introdotto con le sanzioni dal 1° gennaio 2030. Parliamo di sanzioni da 2.500 a 25.000 euro, quindi questo significa che comunque questo Parlamento inserisce la certezza delle regole comportamentali che devono stabilire la qualità della responsabilità, sia della filiera produttiva sia degli utilizzatori finali. Meno rifiuti, migliore raccolta differenziata, miglior conferimento degli stessi rifiuti, riuso, riciclo e compostaggio efficaci; sono questi i termini principali che sono stati utilizzati per creare le norme che noi oggi portiamo in approvazione.
Transizione ambientale ed ecologica efficace non è e non può essere fatta solo di principi, ma di comportamenti possibili, regole affidabili e responsabilità condivise. Con questo spirito, Fratelli d'Italia non può che esprimere apprezzamento per il lavoro che sin qui è stato fatto, anche nella prospettiva di un voto favorevole in sede finale.
PRESIDENTE. Saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti del liceo scientifico e delle scienze umane “Salvatore Cantone” di Pomigliano d'Arco, in provincia di Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti qui a Montecitorio .
Salutiamo contestualmente - e ringrazio anche loro - l'Associazione nazionale Carabinieri di Monselice, in provincia di Padova, e Anteas, Associazione nazionale tutte età per la solidarietà. Grazie a tutti di essere qui a Montecitorio e benvenuti .
È iscritta a parlare la deputata Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Dunque, stiamo parlando di imballaggi, di imballaggi compostabili, e tutto si riferisce al regolamento europeo sugli imballaggi, che è in vigore da febbraio 2025 e si applica da agosto di quest'anno, dal 12 agosto 2026. Che cosa ci chiede il regolamento? Molte cose: chiede di ridurre gli imballaggi, di eliminare quelli superflui, chiede più riuso e più ricarica, chiede che ogni imballaggio sia riciclabile, chiede più contenuto riciclato nella plastica. La gerarchia è chiara: prima si riduce, poi si riusa e poi si ricicla.
Dal 1° gennaio 2030 il regolamento vieta anche alcuni imballaggi di plastica monouso, le vaschette per la frutta e la verdura sotto il chilo e mezzo, i contenitori monouso per la ristorazione, le bustine di salse, zucchero, panna eccetera, i flaconcini per l'igiene negli alberghi. Ma l'articolo 9 lascia una porta aperta: uno Stato può chiedere la compostabilità al posto della riciclabilità. Serve, per farlo, una buona raccolta dell'organico e serve una condizione: l'obbligo deve esistere prima del 12 agosto di quest'anno. Il decreto-legge n. 143, che stiamo convertendo, nasce da qui: usa quella deroga. Usarla è una scelta legittima e giusta per molti versi, ma il modo in cui ci siete arrivati no, perché quello è l'ennesimo errore che vogliamo stigmatizzare.
Il regolamento Imballaggi è stato adottato a fine 2024. Il Governo quindi sapeva, conosceva la data, conosceva la condizione, eppure questo decreto arriva il 7 agosto, cinque giorni prima della scadenza per usare la deroga. La norma è stata notificata a Bruxelles il 1° aprile, il 6 luglio la Commissione aveva risposto con osservazioni puntuali, il calendario, quindi, era ormai chiaro da mesi.
La decretazione di urgenza - a cui purtroppo questo Parlamento deve continuamente sottostare, mortificando il proprio ruolo - serve appunto per questioni di necessità e urgenza, ma qui l'urgenza l'ha creata il Governo, che ha aspettato fino all'ultimo e poi all'ultimo si è messo a correre, chiedendo poi al Parlamento di approvare in tutta fretta. Ciò che è grave e che va criticato è la mancanza di un confronto, che non c'è stato, di fatto, con il Parlamento, con le associazioni, con la filiera del riciclo, con il mondo agricolo, con la ristorazione, con l'accoglienza, con i comuni, con i gestori e, quindi, il provvedimento riguarda tutti quanti loro.
Nel merito del testo, io faccio intanto una considerazione: la fretta è sempre una cattiva consigliera e l'uso in tutta fretta di questa deroga, secondo me, ha fatto saltare riflessioni importanti. Ad esempio, il fatto che il Governo abbia deciso di - tra virgolette - “salvare” gli imballaggi dell'allegato V, i punti dal 2 al 5, ma si è precluso la possibilità di fare altri ragionamenti, di riflettere su altri imballaggi da rendere obbligatoriamente compostabili e penso a tantissimi altri presenti nei supermercati per moltissimi altri prodotti. Non potremo più farlo, di fatto. Il Senato poi poteva migliorare il testo e invece lo ha peggiorato: sono arrivate deroghe sulle deroghe e il nuovo comma 2- presenta, di fatto, un lungo elenco di prodotti ortofrutticoli che vengono esentati, praticamente tutti quelli che troviamo nei banchi dei supermercati. Questa esenzione vale nelle more degli orientamenti europei che arriveranno a febbraio 2027. Mi pare una grande confusione, che impatta, in primo luogo, proprio sulle aziende.
Vengo al nodo più politico. Qui in discussione c'è il senso stesso di economia circolare, il suo significato profondo. Sostituire un imballaggio di plastica con uno compostabile non è, a mio avviso, fare economia circolare, è un cambio di materiale. Il monouso resta monouso, si butta via comunque, non si riduce nulla e quindi non si riusa nulla, non si ricarica nulla. Nei fatti si sta difendendo uno , un modello lineare e lo si fa passare per economia circolare.
Qui nessuno vuole negare il valore importante di una filiera italiana di bioplastiche compostabili, anzi una filiera fatta di imprese, di ricerca, di investimenti e di lavoro, che va senza alcun dubbio tutelata e sostenuta come parte della trasformazione del nostro modo di produrre e può e deve essere tra i principali alleati per affrontare le sfide del nostro tempo, quali la crisi climatica e l'inquinamento, e trovare le giuste soluzioni. Tuttavia ci sono anche delle criticità che non possiamo ignorare: compostabile non vuol dire sempre sostenibile. Anche la Commissione europea, già nella comunicazione del 2022 sulle plastiche a base biologica biodegradabili e compostabili, ci ricordava che produrre plastica da biomassa richiede suolo, acqua, concimi e pesticidi, può causare perdita di biodiversità, disboscamento, carenza idrica, può fare concorrenza alle colture destinate al cibo. Per questo i produttori dovrebbero dare priorità a rifiuti e sottoprodotti organici. Eppure oggi la biomassa arriva per lo più da piante coltivate apposta: canna da zucchero, cereali, colture oleaginose, per realizzare di fatto prodotti che si usano una volta sola e poi si gettano. Questo è un tema che non può rimanere in secondo piano.
C'è poi un altro aspetto critico che riguarda la qualità del compost. Anche Utilitalia ci ricorda che i materiali non compostabili nell'umido sono passati dal 4,9 per cento nel 2017 al 6,6 nel 2024 e se il cittadino confonde gli imballaggi compostabili il problema peggiora e a pagare questi errori sono gli impianti, i comuni, i cittadini. Infatti, Utilitalia chiedeva una campagna nazionale di comunicazione finanziata dai produttori e nel decreto questo non c'è.
C'è poi il tema dell'infrazione con l'Europa. Abbiamo una procedura di infrazione aperta sulla direttiva SUP. La Commissione ha inviato un parere motivato l'11 marzo e il passo successivo può essere la Corte di giustizia. Questo Governo fa la voce grossa con Bruxelles e poi però corre, all'ultimo minuto, a cercare una deroga e lascia le imprese appese a un filo. Se la norma nazionale dovesse entrare in collisione con il diritto europeo chi paga? Saranno le imprese a cui oggi dite di offrire delle certezze.
E poi c'è un altro grande tema, completamente escluso da questo provvedimento, che, invece, rappresenta l'urgenza vera, rispetto alla quale - sì - servirebbero iniziative necessarie e urgenti da parte del Governo: mi riferisco al tema della crisi del riciclo. Mentre in modo frettoloso e pasticciato il Governo vara con urgenza questo decreto-legge sugli obblighi di compostabilità, c'è fuori una vera emergenza che viene completamente ignorata, ossia la crisi del riciclo della plastica.
Non lo diciamo noi, non lo dice l'opposizione, lo dicono i dati stessi e i documenti del Ministero dell'Ambiente: nell'ultimo anno si sono perse circa 12.000 tonnellate al mese di capacità di trattamento. La ragione è semplice: la plastica vergine costa meno di quella riciclata, quindi la plastica riciclata non trova mercato. Circa un quarto del materiale selezionato non ha uno sbocco; i costi aggiuntivi stimati sono tra i 350 e i 400 milioni di euro all'anno e li pagano i comuni e poi, chiaramente, con la Tari, i cittadini.
E il Governo cosa ha fatto, e cosa fa? Al momento nulla. Eppure, le cose sono sul tavolo da tempo: già a giugno ANCI e Utilitalia hanno scritto al Ministero; a fine luglio c'è stato un tavolo sulle plastiche; il 7 agosto però è arrivato questo decreto: uno strumento nelle mani del Governo che ha scelto di non usare. Non abbiamo bisogno di altri tavoli: abbiamo bisogno di decisioni. Ecco, alcune proposte le abbiamo scritte, le abbiamo inserite nei nostri emendamenti che sono stati bocciati o non presi in considerazione o definiti inammissibili, ma qui credo che di inammissibile ci sia solo il fatto di continuare a chiudere gli occhi di fronte a questa crisi del riciclo.
I nostri emendamenti riguardavano la responsabilità estesa del produttore, per stabilire che i costi della crisi non devono ricadere sui comuni; riguardavano penali a carico dei sistemi EPR per il mancato ritiro; tutelavano i comuni e i risultati della raccolta differenziata che hanno fatto; un altro ancora - ci tengo a precisare - riguardava il mercato della plastica riciclata, che è il cuore di questa crisi, e proponeva un'IVA al 10 per cento sulle materie prime seconde plastiche certificate per i produttori che rispettano le quote di contenuto riciclato previste dal regolamento; in alternativa, proponevamo un credito d'imposta del 12 per cento sul costo di acquisto perché oggi, appunto, riciclare non conviene e, finché non conviene, nessun obbligo europeo di contenuto riciclato potrà mai funzionare davvero.
Sono proposte precise, coerenti anche con le richieste dei comuni, dei territori, dei riciclatori e le avete lasciate cadere.
Mi avvio a conclusione per dire che questo è un provvedimento miope che arriva tardi; nasce dall'urgenza creata da chi governa; esce peggiorato dal Senato; lascia le imprese nell'incertezza; non dà risposte a chi ricicla; scarica i costi sui comuni cittadini e non tocca il vero nodo che è ridurre il monouso. L'economia circolare non è solo una politica ambientale ma è una politica industriale, è competitività. Significa meno dipendenza dalle materie prime; significa impianti, innovazione, lavoro; significa rendere conveniente riusare e riciclare. Le bioplastiche compostabili servono, ma dove servono davvero, non possono diventare un alibi per mantenere in vita l'intera economia usa e getta che oggi, purtroppo, ben conosciamo. La priorità deve essere ridurre: ricaricare, riusare, riciclare materia. È una strategia chiara che il Governo non ha perché continua a scegliere le deroghe al posto del coraggio delle decisioni.
E chiudo davvero: lì fuori c'è un mondo di persone e di aziende che chiedono un cambiamento e che lo hanno già messo in pratica. Saponi solidi e ricaricabili negli hotel, supermercati con prodotti venduti sfusi, prodotti riutilizzabili nella ristorazione: sono già una realtà. Vanno sostenuti, non frenati. È necessario spingere verso queste soluzioni e non trovare scuse, alibi, deroghe per rallentare un cambiamento necessario, che è anche culturale.
La crisi climatica accelera l'inquinamento da plastica, è sotto gli occhi di tutti, le microplastiche finiscono nel corpo umano, addirittura nel latte materno, la fauna marina è al collasso, il pianeta soffoca e noi rallentiamo per difendere l'esistenza delle bustine di condimenti e delle salse o per le vaschette di plastica della verdura e della frutta o per i flaconcini monouso negli hotel, sebbene compostabili: semplicemente questo è incomprensibile e fuori dal mondo .
PRESIDENTE. Mi corre l'obbligo di precisare che il gruppo Anteas Amici Terza Età è di Pozzonovo, in provincia di Padova, e li saluto nuovamente, così come i Carabinieri in congedo, gruppo di Pozzonovo, in provincia di Padova.
C'è stato un piccolo errore tecnico precedentemente: non sono di Monselice. Ringrazio per la vostra presenza e saluto cordialmente . Poi consentitemi un piccolo saluto personale ai Carabinieri, considerando che sono un generale dei Carabinieri e quindi con loro sono in famiglia.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, mi piace iniziare questo intervento con una frase attribuita a Toro Seduto: quando l'ultimo albero sarà abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato e l'ultimo pesce pescato, ci accorgeremo che non possiamo mangiare il denaro.
Questo decreto riguarda l'obbligo di compostabilità di alcune tipologie di imballaggi in attuazione del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi. In concreto, introduce l'obbligo che determinati imballaggi siano biodegradabili e compostabili certificati, secondo la norma UNI EN 13432 o standard equivalenti, e riguarda soprattutto gli imballaggi monouso per ortofrutta fresca, alimenti e bevande nel settore della ristorazione e alcune confezioni per alberghi. Cosa buona e giusta. Tuttavia c'è un però: il testo approvato dal Senato introduce specifiche esenzioni, fra cui numerosi prodotti ortofrutticoli freschi preconfezionati: pesche, albicocche, uva, fragole, kiwi, pomodori, peperoni, melanzane, zucchine, carote e via enumerando. Quindi sostanzialmente questo decreto formalmente, apparentemente, parla di imballaggi, conformandosi al regolamento europeo, ma con tutte queste regole è più una conformità apparente perché, nel testo approvato dal Senato, le deroghe sono troppe, quindi si vanifica quel regolamento richiesto dall'Europa per rispettare l'ambiente.
Ci sono questioni molto più profonde dietro questo che sembra un decreto, fra virgolette, “minimale” e semplice da applicare: anzitutto, quale modello di economia circolare innovativa vogliamo costruire nel nostro Paese? Vogliamo limitarci a spostare i problemi nel tempo oppure vogliamo utilizzare questo tempo per risolverli? Vogliamo realmente aiutare le imprese a essere competitive e a poter rispettare l'ambiente senza dover sostenere costi aggiuntivi?
Partiamo da un assunto molto chiaro: per il MoVimento 5 Stelle le esigenze degli agricoltori e della filiera ortofrutticola vanno attenzionate e ascoltate, ma veramente e seriamente. Ci sono prodotti delicati che devono mantenere determinate condizioni di umidità, prodotti che devono essere protetti durante il trasporto e l'imballaggio svolge una funzione essenziale, importante: garantire sicurezza alimentare, integrità e qualità del prodotto e contribuire anche a prevenire lo spreco alimentare.
Ma vanno attenzionati anzitutto i costi per le nostre imprese e il sostegno e l'attenzione agli agricoltori vanno dimostrati e attuati, secondo noi, in altro modo. Non può essere semplicemente quello di concedere una deroga e continuare come prima a far utilizzare plastica convenzionale monouso: così non risolviamo i problemi, li posticipiamo e a breve si ripresenteranno, scaduta la proroga, e noi ci troveremo, o meglio, gli agricoltori si troveranno, sempre nelle stesse difficoltà.
Il tempo è prezioso, gli agricoltori lo sanno bene, e così il tempo della deroga non dovrebbe essere sprecato ma diventare il tempo dell'innovazione; dovrebbe servire alla ricerca, alle imprese per adeguare progressivamente le proprie linee produttive, servire allo sviluppo di nuovi materiali, di nuove soluzioni di confezionamento. E lo Stato deve accompagnare questo percorso: non si può far ricadere sugli agricoltori il costo di un'innovazione che poi è strettamente legata alla transizione ecologica, che è un investimento per uno Stato intero che vuole preservare il proprio ambiente, in conformità a quanto previsto peraltro dall'articolo 9 della Costituzione, attenzionando anche il futuro delle prossime generazioni.
Cambiare un imballaggio, peraltro, non significa semplicemente comprare un contenitore diverso: può significare cambiare fornitori, modificare processi produttivi, adeguare o sostituire macchinari e linee di confezionamento; significa fare investimenti.
E quindi, se vogliamo davvero ridurre l'impiego di plastica convenzionale monouso, dobbiamo ridurre il costo della transizione per le imprese, sostenerle nell'acquisto di imballaggi alternativi, aiutarle nell'ammodernamento delle linee, incentivare ricerca e sperimentazione - è lì lo snodo - e dobbiamo farlo salvaguardando, contemporaneamente, la competitività del nostro sistema produttivo.
Tra le soluzioni sulle quali dobbiamo continuare a fare innovazione e investire ci sono certamente le bioplastiche biodegradabili e compostabili certificate, e su questo credo che l'Italia abbia qualcosa di importante da difendere e continuare a sviluppare. Abbiamo costruito negli anni una filiera delle bioplastiche compostabili fatta di imprese, ricerca, innovazione, competenze tecnologiche e investimenti; abbiamo un sistema di responsabilità estesa del produttore dedicato e un collegamento con la raccolta della frazione organica e con gli impianti di trattamento. Non stiamo quindi parlando soltanto di sostituire un materiale con un altro, stiamo parlando di una filiera italiana della bioeconomia circolare, sulla quale il nostro Paese ha investito. Una filiera che dobbiamo aiutare a innovare ulteriormente, perché le bioplastiche di domani devono avere prestazioni ancora migliori rispetto a quelle di oggi e la ricerca deve consentirci di utilizzarle anche in applicazioni nelle quali oggi esistono difficoltà tecniche, e per questo va attenzionato specialmente il settore dell'ortofrutta. Ma la risposta dovrebbe essere: investiamo per trovare una soluzione migliore, non semplicemente deroghe; facciamo lavorare insieme ricerca, università, industria, agricoltura e sosteniamo le aziende che cercano di innovare.
C'è anche un secondo punto importante collegato: dobbiamo pensare alla raccolta, al riutilizzo, al riciclo degli imballaggi a fine vita, quando diventano un rifiuto. Perché c'è un aspetto importantissimo: il dibattito sugli imballaggi deve necessariamente collegarsi alla situazione del riciclo, e la filiera italiana della plastica sta attraversando una fase di seria difficoltà.
Abbiamo chiesto ai cittadini, per anni, giustamente, di fare la raccolta differenziata: i cittadini separano gli imballaggi, i comuni organizzano la raccolta, i materiali vengono trasportati e selezionati e le imprese investono negli impianti di riciclo. Ma c'è un passaggio decisivo, quello del mercato della materia prima secondaria: chi compra il materiale riciclato? Perché, l'economia circolare non finisce davanti al cassonetto, e neppure quando diciamo che una determinata quantità di plastica è stata avviata al riciclo. Il ciclo si chiude soltanto quando quella plastica diventa materia prima seconda e quella materia viene effettivamente acquistata e utilizzata per produrre nuovi beni, altrimenti il ciclo non si chiude e il circuito rimane aperto.
La materia prima seconda deve trovare un mercato, deve essere competitiva e le imprese che riciclano devono avere possibilità di vendere il materiale ottenuto. E invece, il riciclato nazionale deve confrontarsi con la materia prima vergine e con materiali riciclati provenienti da Paesi extraeuropei, che sono più convenienti economicamente. Questo mette sotto pressione gli impianti e gli operatori perché, se il materiale non viene assorbito dal mercato, aumentano le giacenze, aumentano i problemi lungo tutta la filiera, si innesca un circuito vizioso. Alla fine la crisi arriva fino ai comuni, che sono costretti a fermare la raccolta, e poi arrivano anche i roghi agli impianti di stoccaggio della frazione dei rifiuti in plastica, e tutto questo incide sulle tasche dei cittadini e anche sulla salute.
Per questo, non possiamo affrontare la crisi del riciclo semplicemente aumentando gli spazi dello stoccaggio. Lo stoccaggio può rispondere ad emergenze, ma non crea un mercato. Dobbiamo intervenire sulla domanda e creare condizioni affinché utilizzare materia prima seconda sia in Italia economicamente conveniente, e possiamo farlo attraverso gli acquisti pubblici e i criteri ambientali. Possiamo favorire un maggior utilizzo di contenuto riciclato dei prodotti, possiamo sostenere ricerca e innovazione. E dobbiamo lavorare anche a livello europeo, questo è importantissimo, affinché chi produce e ricicla, rispettando standard ambientali elevati, non venga penalizzato rispetto a prodotti provenienti da mercati che non garantiscono condizioni equivalenti. A questo devono pensare gli Stati, se effettivamente vogliono attuare una transizione ecologica e il rispetto dell'ambiente.
Così si difendono, contemporaneamente, ambiente, industria e cittadini e significa anche dare valore al gesto quotidiano del cittadino che separa correttamente i propri rifiuti. Perché, se chiediamo alle persone di differenziare, abbiamo il dovere di costruire un sistema nel quale quella materia abbia davvero una seconda vita. Ed è proprio qui che ritorna il tema iniziale: se abbiamo già una filiera del riciclo in plastica in difficoltà, non possiamo pensare che la risposta alle deroghe sull'ortofrutta sia semplicemente mettere altra plastica convenzionale monouso sul mercato.
Dobbiamo assolutamente utilizzare questo periodo per cambiare: ridurre gli imballaggi quando non sono necessari e favorire il riuso quando è concretamente possibile, riciclare ciò che può essere riciclato, creare un mercato stabile per la materia prima seconda, sviluppare materiali alternativi e valorizzare le bioplastiche degradabili e compostabili certificate quando rappresentano la soluzione appropriata, migliorandone continuamente prestazione e sostenibilità attraverso ricerca e innovazione.
Presidente, colleghe e colleghi, la lotta all'inquinamento da plastica non può essere affrontata con scorciatoie e, soprattutto, non possiamo continuare a rinviare i problemi pensando che qualcuno li risolverà dopo di noi. Le deroghe devono essere necessarie in una fase transitoria, possono esserlo, ma una deroga ha senso soltanto se il tempo viene utilizzato per costruire la soluzione. Aiutiamo, quindi, le imprese dell'ortofrutta a sostenere i costi della transizione, investiamo nella ricerca, sosteniamo l'innovazione, rafforziamo la filiera italiana delle bioplastiche biodegradabili e compostabili e riduciamo progressivamente il monouso non necessario. Contemporaneamente, salviamo e rafforziamo la filiera del riciclo della plastica che già esiste, creando finalmente un mercato stabile e vero per la materia prima seconda. Perché la transizione ecologica non può significare scegliere fra ambiente e imprese, deve significare esattamente il contrario: ridurre l'inquinamento attraverso l'innovazione, utilizzare meglio le risorse, diminuire i costi della transizione e rendere le nostre imprese più competitive.
Questo significa “economia circolare” ed è questa la direzione in cui noi dobbiamo andare, perché la transizione ecologica - che è il più grande investimento nel futuro della Terra - non può essere certamente caricata sulle spalle degli agricoltori, né si può andare di deroga in deroga. Gli agricoltori sono già in difficoltà per il cambiamento climatico, e noi siamo chiamati a sostenere i costi di ciò che subiscono per effetto di questo cambiamento. In quest'anno ci sono stati eventi disastrosi, da Nord a Sud, dalla siccità ai nubifragi, dai tornado alle frane, di tutto e di più.
E, poi, un pensiero va ad altro tipo di questioni, che riguardano anche l'agricoltura. Il mio pensiero va agli agricoltori siciliani, per la protesta che stanno facendo in questi giorni sul caro del gasolio e sull'aumento complessivo dei costi di produzione. In Sicilia - per un paradosso, perché la Sicilia è la più grande offerente di energia in Italia o, comunque, fra le più grandi - il gasolio agricolo è arrivato a circa 1,70 euro al litro, contro i 70-80 centesimi di qualche tempo fa. Gli agricoltori denunciano che il costo del carburante rende antieconomico arare, seminare e raccogliere.
Un trattore può arrivare a consumare circa 300 euro di gasolio al giorno. I prezzi non compensano l'aumento dei costi e c'è il rischio di abbandono dei terreni, soprattutto nel comparto cerealicolo.
Inoltre, esiste una grandissima concorrenza delle importazioni e differenza fra prezzo alla produzione e prezzo al consumatore. Altro che deroghe alla compostabilità e agli imballaggi: questi sono i problemi seri. Dobbiamo aiutare veramente gli agricoltori e non è certamente questo il modo di farlo .
PRESIDENTE. Prima di andare oltre, salutiamo il presidente della Commissione esteri del Parlamento finlandese, Johannes Koskinen, i deputati della medesima Commissione e l'ambasciatore in Italia della Finlandia. Grazie di essere qua e benvenuti a Montecitorio .
È iscritta a parlare la deputata Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Hanno già detto molto le mie colleghe che sono intervenute prima di me, in particolare la collega Evi, su questo ennesimo decreto che ci apprestiamo a discutere - anzi, mi verrebbe da dire: magari a discutere, che ci apprestiamo a votare - dopo che per l'ennesima volta gli spazi di discussione, purtroppo, sono stati ristretti.
Come ha detto prima la mia collega Evi, al Senato il Partito Democratico ha provato a migliorare un decreto che ha visto poco, molto poco confronto e molta poca condivisione con gli attori che oggi dovrebbero essere i protagonisti di questi grandi cambiamenti che arrivano grazie all'Europa.
Noi, come Partito Democratico, abbiamo da sempre messo al centro l'idea di economia circolare, di tutela dell'ambiente e di tutela, certo, delle nostre filiere, ma guardando a come avremmo lasciato e dovremmo lasciare il pianeta a chi arriva dopo di noi. Per noi è sempre stata una priorità, per questo Governo lo è un po' meno. E, del resto, lo vediamo anche nel modo in cui i decreti vengono recepiti. È stato detto: in ritardo, con poco confronto, aumentando gli spazi delle deroghe e con poca visione.
Mi concentrerò solo, in particolare, su due aspetti. Perché, se da un lato avete ampliato le deroghe, dall'altro lato non avete neanche lavorato per tutelare appieno una delle filiere che per l'Italia è importantissima: la filiera delle bioplastiche biodegradabili e compostabili, una filiera che in Italia è assolutamente solida, che occupa moltissime persone, che è fatta di imprese, di tecnologia e di grande ricerca. Una filiera che ci vede all'avanguardia, come, del resto, l'Italia è all'avanguardia anche nella raccolta e nel compostaggio dei rifiuti, cosa che ha visto nel tempo i nostri comuni italiani assolutamente protagonisti.
Noi abbiamo lavorato a livello europeo per provare a portare la specificità italiana in tutti i regolamenti, tenendo sempre bene a mente quali sono i nostri obiettivi prioritari, cioè la tutela e la difesa di un ambiente, di un pianeta che non ci è dato avere né nuovo, né migliore, se non saremo noi a occuparcene.
E, quindi, che cosa faremo oggi? Approveremo un decreto su cui noi ci asterremo, perché presenta comunque delle criticità; certo, condividiamo gli obiettivi che arrivano dall'Europa, ma non condividiamo questo sistema di moltissime deroghe.
Non condividiamo il fatto che, come dicevo prima rispetto alla filiera che citavo, oltre al tavolo che è stato avviato e nonostante abbiate avuto occasione durante il tavolo di sentire le criticità che oggi sta vivendo la filiera - le regioni vi hanno detto che ci sono 26 impianti su 30 che stanno arrivando praticamente alla saturazione e Utilitalia e ANCI vi hanno raccontato di un tema gigante che riguarda la filiera della plastica riciclabile e riciclata -, non siete andati incontro, in questo decreto, a quelle che erano le loro richieste. Cosa che, invece, avremmo potuto fare, provando a tenere insieme - come noi diciamo da sempre - la tutela dell'ambiente con la crescita delle nostre imprese e dell'occupazione.
Io penso che, invece, noi dobbiamo continuare a investire e a lavorare sulla chiusura del ciclo, su quell'economia circolare che ha guidato le nostre politiche, le politiche dei nostri comuni, e sulla cultura della differenziata che è diventata ormai patrimonio del nostro Paese, e su cui siamo davvero all'avanguardia.
Abbiamo fatto molte proposte su questo e non sono state praticamente accolte. Anzi, come diceva la mia collega Evi, purtroppo questo decreto è stato addirittura peggiorato. Vi abbiamo proposto, ad esempio, di provare a ridurre lo svantaggio competitivo a sostegno della domanda del riciclo, a tutela del fatto che sappiamo benissimo che oggi ci troviamo a confrontarci con il fatto che il prezzo della plastica riciclata è più alto, e quindi meno conveniente di quello della plastica vergine. Un tema che dobbiamo porre con forza al centro, se vogliamo continuare a lavorare per il riciclo, per il riuso, per quella logica che vede già tanti volenterosi aver accantonato i monouso ma con poco sostegno da parte del Governo.
Noi pensiamo che, oggi, per provare a lavorare sul tema della chiusura del ciclo e, quindi, sull'economia circolare - che, ricordiamolo, è anche il dell'obiettivo 12 dell'Agenda 2030 che è stata approvata dall'ONU nell'ormai lontano 2015, e quindi sono passati ben 11 anni - ci dobbiamo porre degli obiettivi.
Tra i vari obiettivi - lo sappiamo bene e lo sa bene il collega Milani, di cui apprezziamo la presenza costante, anche se su questi temi non sempre abbiamo la stessa visione, ma ci confrontiamo in modo laico e penso che con un'alleanza forte possiamo provare a far avanzare il nostro Paese anche su questi temi - abbiamo quello di garantire, entro il 1° gennaio 2029, la raccolta di almeno il 90 per cento per quanto riguarda la plastica, in particolare le bottigliette di plastica e le lattine monouso.
Non è il tema di questo decreto, ma lo voglio porre perché è un tema che riguarda l'obiettivo più generale che è dove si inserisce anche questo decreto. E, quindi, qui in Aula voglio rimarcare l'attenzione sul fatto che, come l'onorevole Milani sa, noi abbiamo presentato una proposta di legge - a cui è seguita anche la sua - che ha seguito un corso, è stata finalmente incardinata in Commissione e ci sono state delle audizioni molto importanti e, penso, molto istruttive per tutte e tutti noi. E noi ci auguriamo che questa proposta, che riguarda il deposito cauzionale, possa inserirsi all'interno di un percorso che deve continuare a vedere l'Italia nel riciclo, nel riuso e nella chiusura del ciclo dell'economia circolare anche rispetto a questa tema, cioè le bottigliette di plastica e le lattine.
Noi oggi in Italia abbiamo una dispersione di 7 miliardi tra bottigliette di plastica e lattine ogni anno: una cifra , una cifra enorme. Purtroppo, abbiamo perso la , perché ci sono già 18 Paesi in Europa che hanno approvato e hanno già in essere dei sistemi di deposito cauzionale, e questo ha comportato che quei Paesi sono riusciti a intercettare fino al 98 per cento di bottigliette e lattine disperse. Noi siamo ancora lontani, purtroppo, da quel del 90 per cento, e allora abbiamo questa occasione: abbiamo l'occasione di provare a portare avanti - all'interno delle tante modifiche normative che l'Europa ci chiede ma su cui noi siamo sempre stati - questo sistema, il sistema del deposito cauzionale.
È un sistema che, tra l'altro, come ci ha raccontato ASviS in audizione, vede il favore dell'83 per cento delle italiane e degli italiani; è un sistema che può essere importantissimo anche per quella filiera che citavo prima, cioè la filiera della plastica riciclata, perché può essere - come ci hanno detto in audizione - un'altra spinta importante per questo settore.
E, allora, oggi, su questo decreto noi ci asterremo, ma siamo pronti e pronte ad andare avanti, invece, sull'altra proposta per essere alleati verso un Paese e un pianeta che possa riciclare sempre di più, tutelando l'ambiente, tutelando il nostro futuro ma tutelando anche le nostre imprese .
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Santoni-Gambacorti” di Pisa, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qua e benvenuti .
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, l'onorevole Milani. Prego, ove ritenga ovviamente. Rinuncia. Chiedo quindi alla rappresentante del Governo, la Vice Ministra. Rinuncia.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, il Ministro dell'Interno e il Ministro della Giustizia.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Caso ed altri n. 3-02915 .
Il deputato Caso ha facoltà di illustrare la sua interrogazione, per un minuto.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, signora Presidente. Ministro, parliamo di Pozzuoli, parliamo dei Campi Flegrei. Dopo il fallimento degli emendamenti all'ultimo decreto e le modifiche che si dovevano fare, lei e il suo Governo avete annunciato un nuovo decreto per i Campi Flegrei. La domanda è semplice e siamo in diretta TV. La risposta non deve darla a me e non deve darla al MoVimento 5 Stelle, ma alle migliaia di sfollati, alle attività economiche in difficoltà e a chi, sul territorio, cerca risposte da anni. Tutti si chiedono una sola cosa: quando arriverà questo nuovo decreto? Ma, soprattutto, che misure conterrà al suo interno? E ancora: che finanziamenti avrà?
La regione Campania, lo ha visto… il Presidente Fico ha dimostrato, fin dall'inizio, la massima collaborazione istituzionale. Noi stiamo facendo la nostra parte. Ora sta a voi. Riusciamo questa volta a portare sul territorio misure che veramente funzionino?
PRESIDENTE. Il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, ha facoltà di rispondere.
NELLO MUSUMECI,. La ringrazio, signora Presidente. Come gli onorevoli interroganti sanno, il Governo la propria parte la fa sin dal primo momento, dal settembre del 2023, quando, per la prima volta, Palazzo Chigi si è occupato del fenomeno del bradisismo, per la prima volta nella storia della Repubblica.
Abbiamo sistematicamente messo in atto rilevanti politiche di supporto, sostegno e intervento nelle zone colpite dagli eventi bradisismici, che hanno interessato l'area dei Campi Flegrei. L'azione avviata dal Governo nell'area si inserisce in un quadro di interventi che non sono circoscritti alla gestione delle singole fasi di maggiore intensità del fenomeno, ma sono orientati a un percorso progressivamente strutturato di conoscenza, prevenzione e riduzione del rischio connesso al fenomeno bradisismico.
In estrema sintesi, occorre ricordare il decreto-legge n. 140 del 2023 che ha previsto un Piano straordinario di analisi della vulnerabilità delle zone edificate direttamente interessate dal fenomeno bradisismico, finalizzato, appunto, a supportare strategie di riqualificazione sismica dell'edilizia esistente e a individuare priorità di intervento sul patrimonio privato e pubblico. L'altro decreto-legge, il n. 76 dell'anno successivo, ha trasferito le competenze relative all'attuazione degli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico ad un commissario straordinario che già ha aperto diversi cantieri su infrastrutture ed edilizia pubblica. La legge di bilancio del 2025 ha stanziato 20 milioni di euro annui, per ciascuno degli anni dal 2025 al 2029, per interventi di riduzione della vulnerabilità sismica. Il 6 febbraio 2026, il Dipartimento Casa Italia ha provveduto al trasferimento alla regione Campania delle risorse finanziarie relative alle prime due annualità, 2025 e 2026. Con il decreto-legge n. 65 del 2025 si è provveduto a un ulteriore stanziamento di risorse: anche in questo caso, le risorse sono state già erogate alla regione Campania il 4 maggio 2026.
Quanto agli enti locali, le norme finora adottate hanno affidato ai comuni di Napoli, Bacoli e Pozzuoli, tra l'altro, il compito di istruire e definire i procedimenti di concessione dei contributi per l'edilizia privata. Si è compreso che l'evoluzione del fenomeno bradisismico nell'area dei Campi Flegrei impone un riordino dell'attività legislativa finora prodotta. A questo fine, il Governo sta lavorando a un provvedimento pluriennale urgente sui Campi Flegrei che nei prossimi giorni conto di sottoporre all'esame del Consiglio dei Ministri.
Il principale obiettivo è la resilienza dell'area, unica con poteri, responsabilità e catena decisionale inequivocabili; delocalizzazione volontaria e incentivata; fondo pluriennale dedicato. Quello che conta, soprattutto, al di là della riparazione dei danni e dell'adeguamento sismico degli edifici che non lo sono, è il principio ispiratore per il quale si muove il Governo. È un provvedimento che non dovrà essere quello dell'eterna emergenza ai Campi Flegrei ma, finalmente, della prevenzione dei molteplici rischi. In questo senso, si intende lavorare d'accordo con la regione e, speriamo, d'accordo con i comuni.
PRESIDENTE. Il deputato Caso ha facoltà di replicare.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, però, dobbiamo essere chiari e sinceri: è necessario cambiare passo? Da quello che sento, l'auspicio è questo. Siamo - glielo ripeto - sinceri: quello che abbiamo visto poi ricadere sui territori, in questi tre anni, da più di tre anni dal primo decreto, è stato quasi pari allo zero.
Io glielo avevo detto, glielo aveva detto il MoVimento 5 Stelle che quella tipologia di misure non avrebbe funzionato. Ad oggi, a oltre tre anni dal primo decreto, ci troviamo zero interventi finanziati sui fabbricati, sia quelli inagibili sia quelli sismicamente vulnerabili. Abbiamo una risposta immediata alle scosse, al momento della scossa, che è ancora estremamente scarsa, ma anche l'operato del commissario straordinario Soccodato sta andando estremamente a rilento, quindi non ha funzionato. Siamo d'accordo, quindi, che è necessario cambiare passo?
Lei, da questa parte, ha trovato sempre, sempre una forza politica, che è quella del MoVimento 5 Stelle, che non ha mai voluto fare propaganda e campagna elettorale. Ha solo operato con la massima responsabilità possibile. Lo abbiamo fatto in questo Parlamento e lo stiamo facendo ora in regione. Però, in questo nuovo decreto, deve essere veramente importante capire… deve capire che le cose devono essere fatte diversamente, perché ad oggi non hanno funzionato: è chiaro, è palese.
Dobbiamo dare innanzitutto risposte veloci alle migliaia di sfollati per il loro ritorno a casa, almeno lì dove i danni sono lievi. Dobbiamo veramente fare un piano strutturale per rendere antisismiche le abitazioni, altrimenti saremo sempre punto e a capo. Dobbiamo - è una cosa che avete sempre dimenticato - dare sostegno alle attività economiche: non solo quelle che sono state sfollate, ma anche quelle che stanno sopravvivendo, perché il tessuto socioeconomico si è sfaldato. Insomma, Ministro, bisogna mettere in campo tutte le azioni possibili e, questa volta, per davvero, per permettere al territorio di convivere con il bradisismo.
Se andiamo nella direzione giusta, noi ci siamo, altrimenti saremo qui, con costanza, a ricordarvi che il territorio ha bisogno di altro .
PRESIDENTE. La deputata Serracchiani ha facoltà di illustrare l'interrogazione Mauri ed altri n. 3-02906 di cui è cofirmataria, per un minuto.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, da notizie di stampa, come veniva appunto riportato, è risultato che una casella di posta riconducibile alla prefettura di Reggio Calabria sarebbe stata hackerata, compromessa e sarebbe stata utilizzata per richiedere false richieste all'istituto bancario Revolut, come se fossero provenienti dal Ministero dell'Interno. Il parla di circa 680 persone che sarebbero state interessate da questa acquisizione fraudolenta e gli hacker hanno detto con chiarezza, pubblicamente, che si sono portati via circa 147 gigabyte di dati del Ministero dell'Interno.
È un fatto gravissimo, Ministro, e vorremmo chiederle cosa intende fare il Ministero per evitare che questo accada di nuovo e per proteggere meglio i dati estremamente sensibili che il Ministero ha.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
MATTEO PIANTEDOSI, Grazie, Presidente. Con riferimento alla vicenda Revolut informo che sono in corso approfondimenti giudiziari e le opportune verifiche da parte delle strutture di sicurezza cibernetica del Ministero dell'Interno, sottoposte, al momento, al più stretto riserbo investigativo. Però l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha comunicato che lo scorso 12 settembre ha ricevuto la notifica di un possibile incidente informatico da parte della società Revolut, soggetto di diritto britannico e, come tale, non sottoposto alla normativa nazionale NIS.
La stessa Agenzia ha soggiunto che il successivo 15 settembre Revolut ha confermato l'incidente, precisando di aver fornito ad un indirizzo di posta elettronica certificata riferibile alla prefettura di Reggio Calabria dati di 680 clienti. Detta società segnalava altresì di avere avvisato i clienti coinvolti. Credo vada innanzitutto sottolineato come l'azienda abbia ricevuto dalla casella PEC denominata “entilocali”, riconducibile alla prefettura di Reggio Calabria, poi risultata mai utilizzata, una richiesta di informazioni che dalla stessa società avrebbe potuto e dovuto essere verificata, con un minimo di diligenza, a partire dall'apparente incoerenza dei dati richiesti rispetto alla fonte della richiesta stessa, nonché della quantità e tipologia dei dati richiesti. L'ACN ha comunque precisato che, al fine di acquisire e approfondire, attraverso azioni di analisi e verifica, gli elementi emersi, sta portando avanti interlocuzioni con Revolut, oltre a quelle forme di collaborazione con il Ministero dell'Interno in relazione alla mitigazione della minaccia. L'Agenzia ha inoltre rappresentato di avere informato e aggiornato, come previsto dalla normativa vigente, oltre alla Polizia postale, la Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo e, per quanto concerne l'attività posta in essere dalle Forze di Polizia, faccio presente che il locale centro operativo per la sicurezza cibernetica della Polizia di Stato ha informato la procura della Repubblica del capoluogo reggino e sta procedendo allo svolgimento dell'attività investigativa.
Nello stesso tempo, il Servizio per la sicurezza cibernetica del Ministero dell'Interno, che è una struttura recentemente istituita per la tutela proprio degli informatici del Dicastero, ha avviato gli approfondimenti del caso, utili all'adozione delle più efficaci misure di messa in sicurezza dei sistemi informatici, senza trascurare nessuna delle possibili cause. È stata, quindi, disposta anche la convocazione del Comitato di analisi per la sicurezza cibernetica del Ministero, organismo al quale partecipano tutte le strutture responsabili dei diversi dipartimenti in cui si articola il Ministero dell'Interno, e questo per l'individuazione e l'adozione immediata, attraverso le permanenti attività congiunte, delle migliori soluzioni tecniche disponibili nell'ambito dell'attuale contratto Consip per la fornitura delle caselle di posta elettronica certificata e senza escludere la contestazione all'azienda fornitrice di eventuali violazioni contrattuali legate al disservizio e all'applicazione delle conseguenti sanzioni.
PRESIDENTE. Il deputato Mauri ha facoltà di replicare, per due minuti.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Ministro Piantedosi, noi ovviamente non ci aspettavamo che lei ci desse delle informazioni riservate o, ancora, sotto l'elemento di riservatezza della magistratura, dell'inchiesta. Qualche cosa in più, però, sinceramente ce la saremmo aspettata: innanzitutto noi avremmo voluto sapere se è vero o non è vero che in questo modo qualcuno è entrato all'interno dei sistemi del Ministero dell'Interno e ha sottratto veramente o meno 147 gigabyte di dati del Ministero, perché questa è una cosa ovviamente non secondaria, visto che quello è forse il Ministero più delicato della Repubblica.
L'altro aspetto però è di carattere più generale ed è legato a come questo Governo approccia al tema della cybersicurezza, perché la verità è che in questi anni avete fatto tra il poco e il niente: avete fatto provvedimenti senza soldi e non avete dato sponda a provvedimenti per esempio sui A me sembra che questo sia un Governo che fa tanti convegni sulla cybersicurezza, ma non fa nulla per la cybersicurezza. Qui c'è un punto e cioè la modalità che hanno adottato per entrare in controllo della PEC di una prefettura italiana - per cui un posto nevralgico, importante -, quel metodo è replicabile anche in altro modo? La preoccupazione - questa gliela consegno anche a margine della formalità di questo momento - è infatti che qualcuno abbia messo a punto un sistema per riuscire a clonare, fra virgolette, le PEC, gli SPID, diciamo tutti quegli ambiti legati all'identità digitale e questo sarebbe un problema straordinario sia per le istituzioni che per le singole persone.
Noi su questo, quindi, ovviamente non ci fermeremo qua, perché penso che il Governo e le istituzioni in generale debbano fare chiarezza su questo punto e mettere veramente in campo le iniziative necessarie per impedirlo, in quanto non è sufficiente dire che il Ministero ha attivato le procedure posto che c'erano anche prima e, a quanto pare, non hanno funzionato .
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02907.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, il mio è un della disperazione, perché vorrei capire come fare ad avere una semplice tabella che indichi quanti agenti di Polizia ci sono provincia per provincia. È una richiesta molto semplice, ma che non vede risposta e, mentre il Governo continua a rivendicare nuove assunzioni, nuovi arrivi sui territori, con e con grandi elogi, il dato ufficiale che pubblica è quello di una riduzione degli organici di Polizia.
Io chiedo semplicemente di sapere, nelle nostre province italiane, quanti agenti ci sono e quanti ce ne erano negli anni scorsi. Sembra una richiesta impossibile: lo è per un onorevole, mi immagino per gli amministratori e per i cittadini.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Io ringrazio l'onorevole Benzoni per darmi modo di rispondere, come diceva lui, non so se per la settima o ottava volta, a un quesito sugli organici delle Forze di Polizia, che sono un punto di forza delle politiche del Governo Meloni. Per noi, infatti, è prioritario aumentare le Forze dell'ordine in strada quantitativamente e qualitativamente.
Le dico che, dal 2 ottobre 2022 al 30 giugno 2026, hanno preso servizio complessivamente 46.000 unità tra: Polizia di Stato, 17.325; Arma dei carabinieri, 19.326; Guardia di finanza con 9.326 militari. A questo numero vanno aggiunte le 10.226 unità della Polizia penitenziaria e sono previste entro la fine del 2027 ulteriori assunzioni per oltre 25.000 unità, tra le tre citate Forze di Polizia, a cui si aggiungono 4.500 unità della Polizia penitenziaria. Con queste assunzioni noi stiamo fronteggiando l'ingente numero di pensionamenti, che da tempo era noto e colpevolmente trascurato da Governi precedenti, alcuni dei quali anche partecipati o sostenuti da appartenenti al gruppo politico interrogante.
È, comunque, appena il caso di sottolineare che, ad oggi, il totale degli organici di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza, rispetto alla data di insediamento del Governo, registra un più 2.300 unità. In passato la sicurezza è stata considerata una voce di bilancio da sottoporre a tagli indiscriminati e l'effetto inevitabile di questa visione è stato quello di ridurre non solo gli organici e gli investimenti, ma anche i risultati operativi, e si innalzò anche l'età media degli operatori. È stato un grave errore, che adesso noi stiamo correggendo. Con il recente decreto-legge n. 23 del 2026 abbiamo anche semplificato le procedure di accesso ai ruoli di Polizia di Stato, Arma dei carabinieri, Guardia di finanza e Corpo di polizia penitenziaria, rendendo più rapide le prossime assunzioni.
Ed è proprio grazie a questo potenziamento degli organici e all'ottimizzazione delle strategie di proiezione sul territorio delle Forze di Polizia che, nel 2025, i delitti sono calati complessivamente del 2 per cento rispetto al 2024, accentuato anche nell'anno in corso. E se consideriamo i delitti di maggiore allarme sociale la riduzione sale di molto: meno 15 per cento degli omicidi volontari, meno 6 per cento dei furti, meno 4 per cento delle rapine.
I risultati e i dati riferiti dimostrano che il Governo, fin dal suo insediamento, ha agito con efficacia e che proseguirà, con determinazione, la strada intrapresa per garantire legalità e sicurezza dei cittadini.
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di replicare, per due minuti.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Ministro, sono particolarmente non soddisfatto della sua risposta per due ragioni. La prima: io l'ho interrogata sulla Polizia di Stato e lei, con il gioco delle tre carte che lascerei negli autogrill, ci ha dato i numeri dei nuovi arrivi in tutte le Forze dell'ordine. I dati li dà lei, si chiama Piano integrato di attività e organizzazione del Ministero dell'Interno. L'organico di Polizia di Stato alla fine, al 31 dicembre 2025, è 96.186: il dato più basso degli ultimi 13 anni. Allora non ci dica che ci sono più assunzioni, che il dato è positivo. È più positivo perché la Guardia di finanza ha molte assunzioni in più, ma il dato sulla Polizia ce lo dà lei.
Alla seconda domanda non mi ha risposto: perché per un deputato, che rappresenta un territorio, non è possibile ricevere quanti sono gli organici delle Forze dell'ordine presenti sul suo territorio, quanti erano l'anno scorso, quanti erano 2 anni fa e quanti erano 3 anni fa? Gli accessi agli atti ci chiedono di fare interrogazioni, alle interrogazioni ci date il dato aggregato, esattamente come questo, compreso di tutte le altre Forze dell'ordine e senza una specifica. Se le Forze dell'ordine sono calate, io voglio sapere dove sono finite, in quali città e in quali province c'è un calo più alto rispetto alle altre. Insinuo un dubbio? Sì, e, finché non c'è la trasparenza, questo dubbio si amplifica.
Le chiedo come è possibile non farlo e le annuncio che domani le faccio 107 interrogazioni, una per provincia, e fra un mese la interrogo sul fatto che non ci ha risposto sui dati provincia per provincia, perché questo è un dato di trasparenza da dare non a me, che sono un deputato della Repubblica, ma ai cittadini italiani .
PRESIDENTE. Il deputato Davide Bergamini ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ziello e altri n. 3-02908 di cui è cofirmatario, per un minuto.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Ministro, oggi siamo qui ad interrogarla su un tema fondamentale: la sicurezza dei nostri concittadini. Ed è un dovere garantire la loro sicurezza.
Le vogliamo chiedere quali azioni intende mettere in campo immediatamente per garantire la sicurezza dei cittadini e per rafforzare i poteri delle Forze di Polizia, proprio a fronte di un' di fatti a cui stiamo assistendo in questi giorni, che è sempre più elevata.
Solo pochi giorni fa i fatti di Reggio Emilia sono stati eclatanti: un cittadino italiano di seconda generazione, ma di origine egiziana, ha colpito con un cacciavite una signora e poi ha investito anche i soccorritori. Ciò ci riporta alla memoria anche i fatti di Modena, accaduti solo pochi mesi fa: sempre un italiano di seconda generazione, ma di origini marocchine, ha messo in atto un vero e proprio attentato, investendo sette persone, una delle quali - ricordiamo tutti con estremo dolore - è pure deceduta successivamente. Quindi chiediamo a lei quali azioni intende mettere in campo .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
MATTEO PIANTEDOSI,Grazie, Presidente. L'onorevole interrogante richiama fatti gravi, criminosi, sui quali è massima l'attenzione del Governo e va evidenziato che si tratta di casi in cui, in brevissimo tempo, le Forze di Polizia hanno individuato i responsabili e li hanno assicurati alla giustizia. Contrariamente a quanto sostenuto, il quotidiano impegno delle Forze di Polizia ha permesso di conseguire complessivamente risultati che io ritengo molto importanti.
Mi limito ai dati del primo semestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: meno 10 per cento di reati, complessivamente considerati; meno 15 per cento di omicidi; meno 11 per cento di furti; meno 12 per cento di rapine; meno 7 per cento di violenze sessuali; meno 9 per cento di truffe e frodi informatiche.
Sono risultati che sono il frutto del potenziamento degli organici e dell'intensificazione delle politiche di controllo del Governo. Con le operazioni ad alto impatto sono state controllate più di 1.110.000 persone dal 2023 al 30 giugno 2026: sono stati fatti 2.373 arresti, 13.887 denunce e circa 2.000 stranieri espulsi; nell'ambito delle zone rosse sono state controllate più di 2.330.000 persone e 12.886 sono stati i soggetti allontanati, di cui gli stranieri sono stati il 73 per cento.
Il Governo ha dedicato notevoli risorse per il miglioramento delle condizioni delle Forze di Polizia: oltre all'incremento degli organici, stiamo realizzando una strategia più ampia, fatta di più risorse, più tutele, stipendi più alti, maggiori investimenti nelle nuove tecnologie per dotare gli operatori di dispositivi sempre più avanzati e per progetti di sicurezza urbana su tutto il territorio nazionale, un più efficace contrasto a ogni forma di eversione e terrorismo, più arresti, sequestri e confische di beni alla criminalità organizzata.
E ricordo che è stato questo Governo, il Governo Meloni, a prevedere la presenza dei militari nelle stazioni ferroviarie, finanziando un'aliquota di personale aggiuntivo di 800 unità dedicate. Ed è stato sempre questo Governo a incrementare di 1.000 unità il contingente dei militari di Strade Sicure, portandolo complessivamente a 6.800 rispetto ai 5.000 originariamente previsti.
Quindi, credo si possa dire che siamo impegnati quotidianamente per garantire più sicurezza per i cittadini e lo facciamo con atti concreti e risultati tangibili e non con slogan o ipotesi suggestive.
PRESIDENTE. Il deputato Davide Bergamini ha facoltà di replicare, per due minuti.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Ministro, non siamo soddisfatti della sua risposta perché, purtroppo, lei ci dà dati che, poi, non ritroviamo sulle strade, parlando anche con le singole Forze di Polizia, rispetto alle quali voglio ricordare che la carenza di organico supera le 30.000 unità . Questi sono dati ufficiali, non dati di Futuro Nazionale. Oltretutto, ci sono strumenti operativi che non vengono attuati per le Forze di Polizia. Lei ha ricordato l'operazione Strade Sicure, quella dei militari, che noi ringraziamo sicuramente, insieme a tutte le altre Forze dell'ordine, per il lavoro che fanno costantemente… ma, come Futuro Nazionale, abbiamo chiesto in questi giorni, in Commissione - anzi lo vedremo domani -, proprio di dare a quel personale militare anche funzioni di polizia giudiziaria . Altrimenti, Ministro, lei parla di operazioni sempre in emergenza. È vero che il reato viene scoperto grazie all'efficienza di Carabinieri, Polizia, Guardia di finanza e dei militari, aggiungo, ma quali sono quelle operazioni di prevenzione che, invece, vengono messe in atto? Quelle che evitano l'accoltellamento della signora alla stazione di servizio, quelle che evitano l'investimento con un'auto da parte dell'italiano di seconda generazione, come accaduto a Modena. Su quello bisognerebbe investire.
E sulla popolazione straniera, che si rende attiva per la maggioranza dei crimini e dei reati predatori e contro la persona, perché questi sono dati del suo Ministero… di fronte a un 9 per cento di residenti stranieri in Italia, abbiamo addirittura oltre il 60 per cento che arriva ad effettuare crimini. Su questo, come Futuro Nazionale, abbiamo le idee chiare: abbiamo chiesto una politica di remigrazione e su questo saremo i primi a darle una mano e un supporto, se vorrà portare un decreto all'interno di quest'Aula che parli di remigrazione.
E aggiungo altro: presenteremo una proposta di legge per istituire, per chiedere l'istituzione anche di una Forza di Polizia che gestisca solo l'immigrazione e gli eventuali rimpatri . Perché questo è il modo di fare prevenzione e non di rincorrere disgrazie, quando sono già successe .
PRESIDENTE. La deputata Piccolotti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02909 per un minuto.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la interrogo per una situazione che ci appare molto preoccupante. Ci sono stati, negli ultimi anni, ben nove attacchi violenti, nelle scuole, di giovanissimi che hanno accoltellato e ferito coetanei o professoresse e dalle indagini emerge molto spesso che questi ragazzi erano stati radicalizzati attraverso la frequentazione di piattaforme digitali, addirittura piattaforme di . Sono stati radicalizzati con contenuti spesso suprematisti, neonazisti, razzisti, spesso addirittura mescolati a contenuti jihadisti.
Allora, quello che le vogliamo chiedere è: che cosa intende fare per prevenire queste situazioni? Perché il capo dell'antiterrorismo dice che questa, ormai, è un'emergenza europea. Voi non avete fatto nulla, se non agire a valle, dopo che i crimini sono stati compiuti. Quindi, le chiediamo se non intenda convocare le piattaforme, affinché fermino la diffusione dei contenuti violenti , anche con norme precise, oltre ad avviare campagne di informazione rivolte alle famiglie e ai giovanissimi che spesso hanno bisogno di per poter chiedere aiuto oppure fare segnalazioni .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
MATTEO PIANTEDOSI,Grazie, Presidente. Il quadro normativo di prevenzione e di contrasto dei crimini e del coinvolgimento di minori in forme di radicalizzazione e di devianza è stato oggetto di più interventi normativi del Governo, anche in recepimento di normative dell'Unione europea che su questi aspetti sta ulteriormente focalizzando la sua attenzione. Rammento, tra questi, la legge n. 90 del 2024, in materia di e di reati informatici, il decreto legislativo n. 107 del 2023, per il contrasto della diffusione di contenuti terroristici . Quindi, i decreti Sicurezza, citati nel testo scritto dell'interrogazione, non c'entrano nulla. Faccio presente, inoltre, che nel decreto-legge n. 168, approvato nell'ultimo Consiglio dei ministri, sono stati meglio definiti i poteri del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo nei procedimenti relativi ai reati commessi dai minori.
E aggiungo che è consolidata la cooperazione tra la Polizia di Stato, le altre Forze di Polizia degli Stati membri e i proprio per il contrasto dei fenomeni di radicalizzazione e terrorismo nello spazio digitale. Infatti, le azioni di contrasto a livello nazionale sulle forme di propaganda suprematista sono state costanti, pressoché costanti; e sono di pochi giorni fa i risultati conseguiti da un'attività congiunta di ROS e DIGOS in varie città italiane, che ha coinvolto 17 persone, di cui 14 minorenni, e portato alla confisca di materiali con simboli nazisti, documenti con contenuti estremistici e coltelli.
Ma evidenzio, inoltre, che è proprio grazie alla competenza e all'esperienza delle nostre Forze di Polizia che sono efficaci i sistemi di individuazione delle forme di radicalizzazione , anche islamiste, che hanno portato all'espulsione di 257 soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale proprio durante il nostro Governo.
Inoltre, il Ministero dell'Interno è sempre impegnato nelle campagne di informazione e sensibilizzazione pubblica, che si associano alle consolidate iniziative di educazione alla legalità nella scuola. In questo contesto, la Polizia postale, oltre al costante monitoraggio della rete, in chiave di prevenzione e contrasto, garantisce nelle diverse province una puntuale informazione agli studenti di ogni ordine e grado sui pericoli connessi all'uso del .
Tra le iniziative più importanti di sensibilizzazione e di interazione con i giovani segnalo ormai la campagna informativa “Una Vita da ” e il progetto #cuoriconnessi, che sono da anni volti a promuovere un uso consapevole della rete e della tecnologia e a fare sensibilizzazione sui giovani, e la YouPol, che è attualmente operativa in tutte le province e con la quale è possibile inviare alle Forze dell'ordine segnalazioni di episodi di bullismo e di spaccio di droga.
PRESIDENTE. La deputata Piccolotti ha facoltà di replicare, per due minuti.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Ministro, però devo dirle che, purtroppo, non siamo soddisfatti della sua risposta. Noi sappiamo bene che la Polizia postale agisce per prevenire, sappiamo che ci sono operazioni, tanto che le devo segnalare che ci sono state - lei non le ha citate, cita sempre e soltanto il terrorismo jihadista - 905 denunce in operazioni di contrasto a gruppi neofascisti, neonazisti, xenofobi e antisemiti. È un po' particolare, Ministro, che proprio questo specifico settore del terrorismo e della radicalizzazione sia da voi sempre dimenticato nei vostri discorsi pubblici, nelle parole che dite alla Nazione. E invece non va dimenticato, perché i più giovani, quelli che hanno fatto gli attacchi nelle scuole, erano stati organizzati esattamente da questi gruppi, l'Ordine di Hagal, il Protocollo 4, la Werwolf Division, la Chat del Nuovo Ordine Europeo, il Fronte Fascista Italiano. Abbiamo visto decine e decine di ragazzi seguire queste folli teorie. Le voglio ricordare che alcuni dicevano e scrivevano nelle chat: “(…) un giorno useremo la testa di ogni singolo ebreo come palla da calcio”; oppure: “Sgozziamo i meticci non puri per beneficio dell'umanità”.
La situazione è grave e gli strumenti che lei ci ha illustrato sono del tutto insufficienti. Noi non chiediamo qualche riunione sporadica in qualche classe, noi chiediamo che lo Stato spieghi ai genitori quali sono i pericoli delle piattaforme e che le piattaforme vengano davvero coinvolte, perché allo stato attuale - le ricordo solo questo - c'è un rapper che ha dichiarato di aver comprato una pistola su Telegram . Allora, se le piattaforme sono coinvolte evidentemente questo coinvolgimento non è abbastanza e non è sufficiente e voi dovete essere più decisi sia nell'informazione che nel contrasto, perché ci sembra, per l'appunto, che stiate sottovalutando qualcosa che in realtà è una vera emergenza .
PRESIDENTE. Il deputato Barabotti ha facoltà, per un minuto, di illustrare la sua interrogazione n. 3-02910.
ANDREA BARABOTTI(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la sinistra negli anni in cui ha governato questo Paese ci ha inoculato un pericolosissimo virus, che è quello dell'immigrazione clandestina. Questo virus, proprio come avviene all'interno di un corpo umano, si è insinuato nel corpo sociale del nostro Paese e i sintomi purtroppo sono visibili oggi nelle piazze e nelle strade delle nostre città. La cura deve essere rigorosa, paziente e determinata e da quattro anni il Governo lavora in questo senso: regole più rigorose in Italia e in Europa, controllo dei confini, accordi con i Paesi di partenza e soprattutto rimpatri. Signor Ministro, la cura sta producendo risultati concreti, risultati che le chiediamo di raccontare a quest'Aula e anche agli italiani che ci ascoltano .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
MATTEO PIANTEDOSI,Grazie, Presidente. Come ha ricordato l'onorevole interrogante, il numero degli sbarchi è calato drasticamente: dal picco del 2023 si è scesi in modo netto nel 2024 e nel 2025 e il è ulteriormente in calo anche quest'anno. In due anni abbiamo registrato oltre l'80 per cento di sbarchi in meno. Si tratta di risultati raggiunti grazie alle iniziative che il Governo ha messo in campo. Un tassello fondamentale è costituito dagli accordi stipulati con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, che abbiamo definito con una paziente e intensa azione negoziale che ha riguardato molti Paesi del Nordafrica, dell'Africa subsahariana e del Sud-Est asiatico. Questa azione è stata oggettivamente favorita, anche ai fini della programmazione, dalla stabilità e dalla coesione politica del Governo.
Sempre grazie alla nostra proficua cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei flussi, oggi il contenimento delle partenze avviene già all'interno dei loro confini e nelle acque territoriali. Basti pensare che i numeri restituiscono con chiarezza la portata di questo impegno: in questi ultimi anni Libia e Tunisia hanno bloccato oltre 275.000 partenze, mentre da Libia, Tunisia e Algeria sono stati effettuati, in collaborazione con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, più di 97.500 rimpatri volontari assistiti, con interventi diretti e in modo preventivo rispetto alle partenze verso le nostre coste. Significativo è anche il dato sui rimpatri, a cui lei faceva riferimento, la cui efficacia ha di per sé un effetto dissuasivo rispetto alle partenze. Nell'anno in corso, ad oggi, sono già oltre 6.500 tra rimpatri forzati e volontari assistiti e stiamo procedendo celermente con ritmo crescente. Rispetto allo stesso periodo degli ultimi anni non si era mai registrato un numero così elevato di persone rimpatriate, soprattutto tenendo conto della riduzione degli arrivi. E su questo fronte abbiamo recentemente previsto, nel recente decreto-legge n. 144, l'assunzione straordinaria di 500 operatori della Polizia di Stato specificatamente dedicati alle attività di prevenzione e contrasto dell'immigrazione irregolare e di controllo delle frontiere.
I risultati ottenuti sono la prova che con le politiche di rigore e di fermezza è possibile proteggere i nostri confini da flussi migratori incontrollati, fenomeno altrimenti insostenibile che prospera grazie alle reti della criminalità organizzata.
PRESIDENTE. Il deputato Barabotti ha facoltà di replicare, per due minuti.
ANDREA BARABOTTI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro. Evidentemente la cura messa in campo dal Governo contro l'immigrazione clandestina sta producendo risultati concreti. Gli sbarchi, come ci ha ricordato, sono calati di oltre l'80 per cento e i rimpatri raggiungono il massimo di sempre. Purtroppo nelle nostre strade e nelle nostre città - è inutile dirlo - continuiamo a vedere gli effetti di anni in cui la sinistra l'immigrazione clandestina non solo non l'ha contrastata ma l'ha addirittura incentivata ma siamo certi però che, continuando su questa strada, restituiremo agli italiani un Paese più sicuro e più ordinato, esattamente come ci hanno chiesto nel 2022.
Grazie alla forte iniziativa politica italiana e grazie alla nostra coesione finalmente anche l'Europa sembra battere un colpo: ci dà la possibilità di avere procedure più rapide, rimpatri più efficaci e, quindi, anche di riconoscere che questo fenomeno dell'immigrazione diventa uno strumento di pressione di Paesi terzi nei confronti delle nostre democrazie. In Italia invece c'è ancora chi resiste, chi ci racconta che questi signori vengono qua per fare i lavori che noi non vogliamo fare, ci racconta che ci pagheranno le pensioni eccetera. Tutte cose non vere, tutti miti che dobbiamo sfatare, e come Lega, signor Ministro, la invitiamo, insieme a tutto il Governo, a continuare nella strada che ci indicano i risultati che oggi ci ha dato, perché se esiste una cura a questo virus dell'immigrazione clandestina questa sta nel nostro rigore, sta nella nostra disciplina, sta nella nostra fermezza e in quella del Governo .
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà, per un minuto, di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02911 di cui è cofirmatario.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il Governo italiano si è impegnato in modo molto concreto nel contrastare l'immigrazione irregolare, colpendo l'attività economica degli scafisti, che per le loro atrocità noi definiamo trafficanti di esseri umani, e attraverso iniziative di tutela dell'ordine pubblico. L'efficacia del suo grande lavoro, del lavoro del Governo e della maggioranza di centrodestra, è dimostrata dal calo straordinario dell'80 per cento degli sbarchi nel periodo gennaio-luglio del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2023 e dall'aumento dei rimpatri del 60 per cento nel 2025 rispetto al 2021.
Signor Ministro, dopo questi importanti risultati il gruppo di Noi Moderati le chiede come il Governo proseguirà nel contrasto all'immigrazione clandestina, anche rispetto ai centri per i rimpatri e ai rapporti con l'Unione europea.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
MATTEO PIANTEDOSI, Grazie, Presidente. Il Governo ha sempre ritenuto indispensabile una decisa azione europea nella gestione dei fenomeni migratori, nella consapevolezza che il carattere strutturale delle migrazioni contemporanee imponga risposte organiche e sovranazionali.
E il vertice straordinario dei Ministri dell'Interno dell'Unione europea, che si è tenuto lo scorso 4 agosto, ha fatto registrare una visione condivisa sulla necessità di continuare a combattere il traffico di esseri umani, di potenziare i rimpatri, di rafforzare le frontiere dell'Unione europea e di instaurare partenariati con i Paesi terzi. Sono tutti aspetti che, solo grazie alla coerenza e alla caparbietà negoziale dell'Italia, sono diventati parte integrante dell'azione europea in campo migratorio.
Nel prossimo Consiglio giustizia affari interni (GAI), previsto per i primi di ottobre, la Commissione presenterà un piano di azione per prevenire e contrastare gli arrivi illegali improvvisi e di massa dei migranti, con l'intento di rafforzare la cooperazione tra i Paesi membri, consolidare le frontiere esterne dell'Unione europea, smantellare il traffico dei migranti e potenziare i rimpatri.
Con riguardo proprio a questi ultimi, lo diceva lei, io confermo il crescente dei rimpatri che ha evidenziato quest'anno - siamo già oltre 6.500 tra forzati e volontari assistiti - e in proiezione, da qui alla fine dell'anno, toccheremo sicuramente una cifra record mai registrata in passato.
Per quanto riguarda i CPR, riteniamo che una rete adeguata di tali strutture sia indispensabile non solo per una gestione sostenibile della politica migratoria, ma anche per la sicurezza dei cittadini, tenuto conto che la quasi totalità dei soggetti ad oggi trattenuti in queste strutture risulta denunziata per gravi reati contro sia il patrimonio sia la persona.
Per questo, abbiamo sempre respinto con fermezza le campagne ideologiche e le opposizioni strumentali contro la realizzazione o il potenziamento dei CPR. Continueremo a lavorare all'attivazione di ulteriori 106 posti in strutture già esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio. Abbiamo avviato inoltre le procedure per la realizzazione di nuove strutture: una in Campania, due in Trentino-Alto Adige, una in Calabria, una in Toscana e una in Emilia-Romagna. L'obiettivo è consolidare ulteriormente i risultati ottenuti in tema di espulsioni, affermando il principio che, in un sistema migratorio serio e credibile, chi entra illegalmente e rappresenta un pericolo per la sicurezza pubblica va rimpatriato. Obiettivo che stiamo perseguendo con risultati crescenti.
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà di replicare, per due minuti.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, siamo soddisfatti della sua risposta dalla quale emerge che, come Governo e come maggioranza di centrodestra, in questi quattro anni, abbiamo lavorato con serietà e concretezza nel contrasto all'immigrazione clandestina, controllando i confini, colpendo i trafficanti di esseri umani con accordi con i Paesi di origine e di transito, prevedendo i centri di rimpatrio grazie al nuovo regolamento europeo, seguendo la strada aperta dall'Italia con il protocollo con l'Albania, diventando, su questo tema, un punto di riferimento dell'Europa e determinando una svolta dell'atteggiamento dell'Europa.
Abbiamo così creato un modello innovativo ed efficace, alternativo alla demagogia di sinistra, dell'“aiutiamo e accogliamo tutti”, per poi lasciare l'Italia nel caos e nella disperazione di chi è arrivato qua con tante speranze. Tutto questo non era umanità, ma era crudeltà. Noi abbiamo messo un punto e abbiamo creato un modello.
In parallelo, poi, il decreto Flussi: abbiamo previsto l'ingresso di mezzo milione di stranieri extracomunitari, anche per dare una mano alle imprese, che sono stati individuati, formati e collocati lavorativamente con tutti i documenti in regola. Questa è serietà. Si utilizzano tanti slogan nella propaganda, la remigrazione, ma il vero lavoro di riportare indietro chi nel nostro Paese non ha il diritto di restarci è stato fatto da questo Governo, da tutta la maggioranza e noi, signor Ministro, le diciamo di andare avanti con la concretezza che la stabilità di questo Governo ha reso possibile. Il grippo di Noi Moderati continuerà a darle il sostegno su questa importante politica che ha dato serenità e dignità al nostro Paese.
PRESIDENTE. Il deputato Padovani ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami n. 3-02912 di cui è cofirmatario, per un minuto.
MARCO PADOVANI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il contrasto alla devianza minorile e la prevenzione dei fenomeni di criminalità giovanile rappresentano una priorità per i territori e richiedono, accanto a iniziative di carattere repressivo, il coinvolgimento delle famiglie e una concreta responsabilizzazione dei genitori.
Recentemente, la stampa ha dato conto dell'iniziativa del sindaco di Legnago, Paolo Longhi, volta a introdurre forme di responsabilizzazione dei genitori di minori coinvolti in condotte penalmente rilevanti. In particolare, l'iniziativa prevede di collegare la mancata collaborazione dei genitori ai percorsi educativi proposti dai servizi competenti alla possibile sospensione o revoca di determinati contributi comunali.
A seguito di tale iniziativa, il gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia ha presentato una proposta di legge, volta a introdurre una disciplina nazionale in materia di responsabilizzazione genitoriale. La proposta legislativa mira a superare una disciplina affidata a iniziative di singoli enti locali, definendo criteri omogenei e garantendo il rispetto dei principi per la tutela dei minori. Alla luce di quanto detto, si chiede quali siano gli intendimenti del Ministro in merito a quanto esposto.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Questo Governo ha ben chiaro cosa fare per prevenire e contrastare la devianza giovanile e i comportamenti violenti e criminali commessi dai minori in ogni ambito, a partire da quello scolastico.
La risposta in termini di misure repressive, di incriminazione delle condotte più antisociali, di applicazione di sanzioni rappresenta una condizione necessaria che questo Governo ha perseguito e continua a perseguire con rigore.
Sappiamo bene, tuttavia, che per essere efficaci e raggiungere risultati duraturi e profondi è altrettanto importante agire con lo stesso rigore sulle cause generali della devianza giovanile. Convinto di questo approccio, il Governo, già con il decreto Caivano, ha affrontato molte delle possibili cause della devianza giovanile e proposto soluzioni. Agli interventi di carattere repressivo nei confronti dei minori, abbiamo affiancato quelli di riqualificazione urbana, di creazione di luoghi di aggregazione e di trasmissione di valori positivi, come quelli dove si pratica lo sport, senza trascurare la responsabilizzazione dei genitori sul problema della dispersione scolastica. E lo abbiamo fatto, introducendo, rispetto a quest'ultimo punto, un reato apposito, sanzionato anche con la possibilità di revocare l'assegno di inclusione.
In questo modo, la dispersione scolastica è passata dal 14 per cento del 2020 all'8 per cento del 2025, scendendo così sotto la soglia del 9 per cento prevista dall'Agenda 2030 con ben 5 anni di anticipo.
Questo perché obiettivi di così ampia portata presuppongono il ruolo proattivo della famiglia, dove ha luogo la parte più decisiva del processo evolutivo e di crescita dei minori e dobbiamo fare di tutto per diffondere nei giovani e nelle loro famiglie il rispetto della legalità e della persona umana, in modo che il rifiuto della violenza diventi una scelta autonoma, matura, responsabile.
Proprio per questo, il Governo condivide l'iniziativa del sindaco di Legnago così come ogni proposta che contribuisca ad accrescere la responsabilizzazione delle famiglie e soprattutto l'idea che, per vivere nelle nostre comunità e per ricevere benefici di diversa natura, concessi con risorse pubbliche, bisogna rispettare le regole della nostra convivenza civile, tra le quali rientra la piena assunzione della responsabilità dei genitori di minori coinvolti in condotte penalmente rilevanti.
Quindi, per le stesse ragioni, seguirò con la massima attenzione gli sviluppi dell'iniziativa parlamentare annunciata dagli interroganti, assicurando il pieno apporto del Ministero dell'Interno.
PRESIDENTE. Il deputato Maschio, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare, per due minuti.
CIRO MASCHIO(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la sua risposta ci conferma la massima attenzione del Governo Meloni alla sicurezza, alla prevenzione e al contrasto della criminalità anche giovanile e minorile. È vero, infatti, come lei ha detto, che con i decreti Sicurezza e Caivano sono state previsti, da un lato, misure preventive, progetti educativi e di recupero sociale, per il recupero e il reinserimento dei giovani, per uscire dal degrado, offrendo loro la possibilità di avere una vita sociale più positiva e attiva, e, dall'altro, sanzioni più severe per chi si rifiuta di collaborare e delinque.
Siamo, quindi, soddisfatti del suo sostegno alla nostra iniziativa legislativa che aggiunge un altro tassello importante nella giusta direzione, che è quella di responsabilizzare, ancor più, le famiglie dei minori che delinquono con un progetto educativo individualizzato e con la sanzione della perdita dei sussidi in caso di mancata collaborazione.
Una misura che non può essere lasciata solo all'iniziativa di un bravo sindaco, come il nostro Paolo Longhi, ma che deve diventare una misura applicabile uniformemente su tutto il territorio nazionale. Andiamo, quindi, avanti per far approvare questa legge. Chi collabora e rispetta le regole merita il nostro sostegno, mentre chi non collabora e non si assume le responsabilità dei minori che delinquono non può avere sussidi a spese dei cittadini .
PRESIDENTE. Il deputato Del Barba ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02913 per un minuto.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, Presidente. Buongiorno, Ministro Nordio. Le poniamo all'attenzione la questione del tirocinio formativo di 18 mesi a supporto dell'attività dei magistrati. Come lei sa, è rivolto a giovani qualificati, laureati con almeno 105 o con la media del 27, che svolgono 18 mesi di tirocinio presso gli uffici giudiziari e che, per tutto l'anno 2025, non sono stati retribuiti. In passato, il decreto interministeriale interveniva entro la fine dell'anno di retribuzione.
Siamo praticamente a ottobre e il decreto non si vede, ma soprattutto non si vedono i soldi. Le chiediamo, Ministro, se avete intenzione di agire in fretta e soprattutto se ritenete di pagarli .
PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
CARLO NORDIO,. Grazie, Presidente. Grazie, collega. Sì, è un argomento che conosco, anche perché li ho visti all'opera. Partiamo, innanzitutto, dal dato normativo. L'articolo 73 del decreto-legge n. 69 del 2013 prevede che il tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari sia a titolo gratuito. In tale quadro, l'eventuale riconoscimento della borsa di studio è subordinato alla disponibilità delle risorse iscritte nel bilancio del Ministero.
In questo contesto, le verifiche contabili effettuate nel corso del 2025 non hanno consentito, in una prima fase, di destinare specifiche risorse a questa finalità. Questa circostanza non è derivata da una carenza di attenzione nei confronti di queste persone, che svolgono un compito doveroso, benemerito e utile, ma dall'esigenza di assicurare la continuità dei servizi essenziali del sistema giudiziario. Ricordo, infatti, la stabilizzazione di ben 9.174 unità di personale amministrativo del sistema penitenziario e minorile.
Si tratta di funzioni fondamentali dello Stato rispetto alle quali deve essere garantita in ogni circostanza la piena continuità. Al contempo, però, il Ministero, contrariamente a quanto magari abbiamo letto sui giornali, non ha affatto trascurato le istanze rappresentate dai tirocinanti, ma, al contrario, ha assunto le iniziative necessarie per individuare una soluzione compatibile con il quadro finanziario. L'amministrazione riconosce pienamente il valore formativo e istituzionale dell'attività svolta quotidianamente da queste persone, nonché il contributo qualificato da loro assicurato al funzionamento del servizio giustizia. Per questa ragione è stata svolta un'accurata indagine di ricognizione e posso assicurare che è stato assicurato l'impiego di risorse straordinarie, reperite nell'ambito dei fondi residui gestiti dal Ministero per l'esercizio finanziario 2026, al fine di assicurare un'adeguata copertura alle borse di studio relative ai tirocini svolti nel 2025.
La determinazione, assunta con responsabilità istituzionale, ricolloca risorse già destinate ad altri servizi essenziali per rispondere alle legittime aspettative dei tirocinanti. Su queste basi sarà avviato senza ritardo l'iter per l'adozione del decreto del Ministro della Giustizia, di concerto con il Ministero delle Finanze, e seguirà il bando per l'erogazione delle borse di studio agli aventi diritto per l'anno 2025.
PRESIDENTE. Il deputato Del Barba ha facoltà di replicare, per due minuti.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Io sono sicuro che lei sia il primo ad essere in imbarazzo per la nota che ci ha letto, soprattutto quando constata che, a distanza di 9 mesi, dovete avviare una ricognizione per pagare dei ragazzi che hanno svolto un tirocinio presso la pubblica amministrazione per l'intero 2025. Parliamo, mediamente, di 2.000 ragazzi e, a questo punto, abbiamo pure la questione del 2026, che diventa dubbia, alla luce delle priorità che lei ci ha indicato.
Oltretutto, questa rassicurazione che lei ci dà non entra nel merito del fatto se arriverete almeno a dare questi miseri 400 euro al mese o se questi fondi, che state per vedere, li riuscirete a reperire. Io le consiglio una cosa: parli con il Ministro dell'Economia, perché a me risulta che ogni tanto, sull'onda dell'entusiasmo della Presidente del Consiglio, si trovino dei fondi, mi viene in mente, che ne so, per togliere il bollo auto.
Io penso che potrebbe chiedere di farsi prestare qualche euro per pagare chi ha lavorato, soprattutto se pensiamo che sono dei giovani, e in quest'Aula voi venite a parlare del problema dei giovani che se ne vanno all'estero a lavorare , e non pagate quelli che lavorano presso la pubblica amministrazione con merito. Io credo alla sua parola. Sono sicuro che lei uscirà da qui tornando da chi le ha redatto quella nota con la determinazione che vogliamo da lei, Ministro, affinché i ragazzi siano pagati, siano pagati subito e siano pagati il giusto .
PRESIDENTE. Il deputato Gentile ha facoltà di illustrare l'interrogazione Enrico Costa ed altri n. 3-02914 di cui è cofirmatario, per un minuto.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la riservatezza del colloquio tra difensore e assistito è una garanzia fondamentale del diritto di difesa previsto dalla nostra Costituzione. Nel carcere di Perugia, secondo quanto denunciato dall'Unione delle camere penali italiane, per circa 6 mesi sarebbero stati captati i colloqui tra detenuti e almeno 15 avvocati diversi dal difensore indagato nel relativo procedimento per il quale era stata autorizzata l'attività captativa. Come noto, l'articolo 103 del codice di procedura penale vieta queste captazioni e ne impone l'immediata interruzione.
Signor Ministro, a nostro avviso non basta sapere se le registrazioni siano state utilizzate: occorre effettivamente chiarire che cosa sia accaduto, chi abbia avuto accesso ai contenuti e quali siano le misure concretamente adottate. Le chiediamo, dunque, di riferire sugli accertamenti e sulle iniziative conseguenti, che, peraltro, lei stesso ha riferito di avere disposto a tutela dei diritti dei singoli coinvolti.
PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
CARLO NORDIO,. Grazie, Presidente. Grazie, collega. Una questione di estrema delicatezza, grazie per averla anche sollevata. Partiamo, innanzitutto, da quanto abbiamo finora parzialmente acquisito: sono elementi che delineano un quadro preciso. Le intercettazioni sono state autorizzate nell'ambito di un procedimento penale riguardante una professionista forense indagata per gravi ipotesi di reato. L'autorizzazione concerneva, in particolare, i colloqui tra l'indagata e un detenuto da lei assistito presso la casa circondariale di Perugia.
La documentazione che ci è stata trasmessa evidenzia la difficoltà, allo stato, di determinare con precisione il numero effettivo dei colloqui diversi da quelli autorizzati eventualmente registrati. Da altri elementi conoscitivi è emerso che, in fase esecutiva, l'istituto disponeva di quattro sale destinate ai colloqui tra detenuti e difensori, e, poiché non era possibile individuare preventivamente quella che sarebbe stata utilizzata per i colloqui oggetto dell'attività investigativa autorizzata, le captazioni sono state predisposte in tutte e quattro le sale.
Qui bisogna essere chiari. Premesso che il Ministero della Giustizia non può e non deve sindacare l'attività autonoma e indipendente della magistratura, nondimeno può esprimere un'opinione su quanto è stato appreso. Entro questi limiti, io ritengo che se, tra l'altro, come appare ed è apparso in questi giorni, si vuole attuare la distruzione immediata di quegli atti, astrattamente suscettibili in futuro di una differente valutazione in altre sedi, questa distruzione sarebbe quantomeno prematura. Poiché l'intercettazione tra un indagato e il suo difensore riveste un carattere sacrale, come quella del confessore e del penitente, una sua captazione colposa sarebbe, dal punto di vista religioso, quantomeno un peccato mortale; se fosse dolosa, cioè fatta volontariamente, sarebbe un sacrilegio.
Ora, noi non intendiamo minimamente fermarci. Noi andremo avanti fino in fondo, nei limiti delle nostre competenze, perché deve essere chiaro che… una volta Benedetto Croce disse che, se Parigi val bene una messa, vi sono delle persone per le quali una messa val meglio di Parigi, perché è questione di coscienza. Qui è questione di civiltà giuridica minima.
Se noi ammettessimo che possa essere intercettata la conversazione tra l'indagato e il suo difensore, ovviamente non indagato, noi avremmo una retrocessione della civiltà giuridica che ci riporterebbe ai tempi più bui del più oscuro Medioevo, reso probabilmente anche più sinistro dalla parvenza puramente illusoria di una democrazia formale della quale tanto oggi stiamo parlando. Quindi stiate certi che noi andremo fino in fondo per quanto riguarda la ricostruzione della verità su questa captazione di colloqui tra difensori e assistiti che, , come dicono in latino, costituirebbe un sacrilegio, e non suggeriremmo una distruzione di questo prodotto illegale. L'illegalità non va coperta, ma va sezionata e va eventualmente sanzionata.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il deputato Enrico Costa, per due minuti.
ENRICO COSTA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Noi siamo soddisfatti della sua risposta e abbiamo ritenuto di portare questo tema all'attenzione del Parlamento perché qua siamo di fronte a un bivio: dimostrarci uno Stato di diritto, andando a fondo di queste circostanze, o fare finta di niente, cancellando e sbianchettando quello che è avvenuto. Le sue parole ci confortano, signor Ministro, perché ci indicano la strada che il suo Ministero intende seguire. In troppi casi, episodi di malagiustizia, arresti ingiusti e ingiuste detenzioni non vedono riavvolgere il nastro delle responsabilità degli errori.
Qua si tratta, però, di una violazione pesantissima delle garanzie, forse la più pesante violazione che ci possa essere: la violazione della sacralità del rapporto tra difensore e assistito. C'è un punto che voglio sottoporle, signor Ministro. In passato noi abbiamo evidenziato il dato di 94 per cento di richieste di intercettazioni accolte dai GIP, ma mi chiedo: questo GIP, che ha dovuto fare più e più proroghe di intercettazioni, non si è reso conto che vi erano delle violazioni così pesanti, così macroscopiche? Probabilmente non ha fatto nulla, ma ha semplicemente accolto le richieste del pubblico ministero senza vagliarle.
Questo ci dà l'indicazione di quale sia il rapporto, molto spesso di sudditanza, tra chi deve giudicare e chi deve richiedere, tra chi accusa e chi deve decidere. Siamo consapevoli che la nostra battaglia in questa direzione debba proseguire a partire da questi temi, ma come i tanti temi che ci hanno visti impegnati sul fronte della giustizia in questi anni .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,15. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge, già approvata dalla Camera e modificata dal Senato, n. 2822-B: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per la discussione generale è in distribuzione e sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta odierna .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.
La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Avverto che è in distribuzione un riferito al provvedimento in esame.
Ha facoltà di intervenire il relatore per la maggioranza, presidente della I Commissione (Affari costituzionali), deputato Nazario Pagano.
NAZARIO PAGANO, . Grazie, Presidente, di avermi concesso la parola. L'Assemblea oggi avvia la discussione della proposta di legge n. 2822-B recante disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
La proposta di legge - che, com'è noto, è già stata approvata, con modificazioni, dalla Camera lo scorso 16 luglio - è stata esaminata in seconda lettura dall'altro ramo del Parlamento, il Senato, che l'ha approvata nella giornata del 15 settembre, apportando, nel corso dell'esame nell'Assemblea, alcune modificazioni al testo che era già stato licenziato qui, presso la Camera dei deputati.
Trattandosi di un provvedimento già approvato dalla Camera e modificato dal Senato, la Camera, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 70, comma 2, del nostro Regolamento, delibera, prima della votazione finale, solo sulle modificazioni apportate dal Senato e sugli emendamenti ad esse conseguenti che fossero proposti alla Camera.
La I Commissione ne ha quindi avviato l'esame in sede referente il 16 settembre scorso e, dopo aver svolto un breve ciclo di audizioni, che ha visto coinvolti professori universitari, ha esaminato le proposte emendative presentate e dichiarate ricevibili senza approvarne alcuna. Quindi, ha proceduto, nella giornata di oggi, alla deliberazione di conferimento del mandato ai relatori a riferire favorevolmente in Assemblea.
Anche a nome degli altri relatori, che intendo ringraziare per l'attività svolta - mi sia consentito, in modo particolare, di ringraziare il nostro portavoce, onorevole Angelo Rossi, che è qui seduto al mio fianco -, procederò quindi in questa sede alle illustrazioni delle sole modifiche introdotte dal Senato, nonché del loro coordinamento con il testo già approvato in prima lettura dalla Camera.
A tal riguardo faccio presente, innanzitutto, che il testo modificato dal Senato si compone di nove articoli, numero coincidente con il numero degli articoli di cui si componeva il testo approvato con modifiche dalla Camera all'esito dell'esame in prima lettura. Nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, in particolare durante l'esame in Assemblea, le modifiche approvate hanno riguardato: l'articolo 1 recante modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati, disciplinato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957; l'articolo 2 recante modifiche al sistema di elezione del Senato della Repubblica, disciplinato dal decreto legislativo n. 533 del 1993; l'articolo 3 recante modifiche delle circoscrizioni dei collegi della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol; infine, l'articolo 8 recante norme in materia di esercizio del diritto di voto da parte degli elettori fuori sede in occasione delle elezioni politiche ed europee, nonché dei referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della Costituzione.
Quanto alle modifiche apportate nel corso dell'esame al Senato agli articoli 1 e 2 della proposta di legge, che illustrerò congiuntamente in ragione della loro stretta connessione sul piano normativo e applicativo, esse hanno inciso sulle seguenti previsioni relative alla disciplina del sistema di elezione della Camera e del Senato.
Per quanto riguarda le modalità di espressione del voto da parte degli elettori, è stata introdotta la possibilità di esprimere fino a tre voti di preferenza in favore dei candidati nel collegio plurinominale della lista votata tra quelli che non sono capolista. Sono state conseguentemente introdotte tutte le connesse modifiche, volte a incidere sulla struttura della scheda elettorale, sulla modalità di espressione del voto e sui requisiti di validità del voto espresso, sul procedimento di proclamazione degli eletti, sul regime delle candidature e, infine, sulla disciplina delle ipotesi di elezioni multiple. In particolare, il testo, come modificato dal Senato, prevede che il voto di preferenza si esprima, ad eccezione che nei confronti del candidato capolista, tracciando un segno nel quadrato posto a sinistra del nome del candidato prescelto. Nel caso in cui l'elettore esprima più di una preferenza, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l'annullamento della seconda e della terza preferenza nell'ordine di lista.
I candidati sono proclamati eletti nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, a partire dal candidato capolista e, successivamente, seguendo la graduatoria delle preferenze ottenute nel collegio plurinominale. È stata conseguentemente integrata la disciplina relativa alle diverse ipotesi di espressione del voto da parte dell'elettore. Si è previsto, inoltre, che il deputato eletto in più collegi plurinominali, in posizione di capolista e in altra posizione, sia proclamato nel collegio nel quale è eletto in posizione di capolista. Se eletto in più collegi plurinominali in posizione di capolista, è proclamato nel collegio nel quale la lista a cui appartiene ha ottenuto la minore cifra elettorale percentuale di collegio plurinominale. Se eletto in più collegi plurinominali in posizione diversa da quella di capolista, è proclamato nel collegio nel quale ha ottenuto la maggiore cifra elettorale individuale percentuale di collegio plurinominale.
Si è quindi intervenuti sulle norme che regolano la composizione delle liste di collegio plurinominale, fissando a 7 il numero dei candidati, compreso il capolista, e prevedendo che, a pena di inammissibilità, i candidati, compreso il capolista, siano collocati secondo un ordine alternato di genere.
È stato stabilito, inoltre, che nessun candidato può essere incluso in liste con lo stesso contrassegno in più di cinque collegi plurinominali, in posizione di capolista o in una diversa posizione, a pena di nullità. È stata soppressa la disposizione che prevede che nessuno dei due generi possa essere rappresentato nella posizione di capolista in misura superiore al 60 per cento. Sempre in materia di quote di genere, è stata ripristinata la quota di genere nei collegi uninominali del Trentino-Alto Adige.
Per quanto concerne le modalità di determinazione dei totali coalizionali nazionali, il Senato è intervenuto sopprimendo la disposizione introdotta nel corso dell'esame in Assemblea alla Camera, che innalzava dall'1 al 3 per cento dei voti validi la soglia utile ai fini del computo dei voti delle liste coalizzate all'interno delle cifre elettorali nazionali della coalizione, ad eccezione della prima lista al di sotto della soglia del 3 per cento. Per effetto della modifica introdotta dal Senato, alla determinazione dei totali coalizionali nazionali concorrono i voti di tutte le liste facenti parte della coalizione.
Per quanto riguarda il regime di presentazione delle liste, il Senato ha introdotto modifiche che incidono sia sul numero minimo di circoscrizioni in cui esse devono essere necessariamente presentate alla Camera, sia sul numero di sottoscrizioni da raccogliere. Quanto al primo aspetto, è stato innalzato da un terzo alla metà il numero minimo di circoscrizioni alla Camera in cui è necessario presentare le liste. Quanto al secondo profilo, si è provveduto a un innalzamento delle sottoscrizioni, dall'attuale ammontare di 1.500 all'ammontare minimo di 6.000 per ogni collegio plurinominale. Sono previsti, peraltro, regimi totalmente o parzialmente derogatori a tale regola. In particolare, non trova applicazione per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare o componente politica di gruppo in almeno una delle due Camere alla data di pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, per i quali il numero delle sottoscrizioni richieste rimane fissato ad almeno 1.500 per ogni collegio plurinominale. In sede di prima applicazione, peraltro, i requisiti stabiliti ai fini dell'applicazione del predetto regime derogatorio devono sussistere alla data di entrata in vigore della presente proposta di legge.
Resta comunque ferma l'esenzione prevista per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle Camere all'inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi, nonché la disciplina prevista in via transitoria per le sole prossime elezioni e dall'articolo 5 della proposta di legge, che fissa al 31 dicembre 2025 il termine entro il quale devono ricorrere i requisiti per l'esenzione dalla raccolta delle firme.
È stato modificato altresì il regime delle soglie di sbarramento per l'accesso al riparto dei seggi, con specifico riguardo a quelle previste per le liste rappresentative delle minoranze linguistiche riconosciute; in particolare è stata ripristinata la norma attualmente vigente, che consente l'accesso al riparto dei seggi a tali liste - ove non coalizzate - anche se non destinatarie del 20 per cento dei voti validi circoscrizionali.
Vado a concludere, manca poco: è stato introdotto infine un meccanismo che consente di assicurare al Senato il rispetto del limite massimo di 113 seggi per la lista o coalizione assegnataria del premio di governabilità.
Quanto all'articolo 3 - e concludo - rilevo che esso è stato integralmente sostituito nel corso dell'esame in Assemblea del Senato, ridisegnando i confini territoriali dei tre collegi uninominali previsti al Senato per la provincia di Bolzano.
Da ultimo, l'articolo 8, in materia di esercizio del diritto di voto da parte degli elettori fuori sede, è stato modificato al fine di inserire una disposizione volta ad estendere la disciplina prevista dal medesimo articolo anche per i soggetti cosiddetti . Io la ringrazio, Presidente e mi scusi se mi sono attardato di qualche minuto .
PRESIDENTE. No, è stato precisissimo, presidente, grazie.
Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti del Liceo artistico statale “Michelangelo Buonarroti” di Latina che assistono ai nostri lavori dalle tribune, benvenute e benvenuti .
Come accennava il presidente, a me risulta che gli altri relatori per la maggioranza presenti in questa fase non intervengano e quindi ha facoltà di intervenire il relatore di minoranza, deputato Fornaro.
FEDERICO FORNARO, . Grazie, signora Presidente, signora Ministro, colleghe e colleghi. Noi ci troviamo a questo terzo passaggio della legge elettorale e credo che in premessa vada sottolineato che l'intervento modificativo nel passaggio al Senato è stato molto radicale.
Ha modificato in maniera significativa l'impianto della legge e questo è andato a sommarsi agli interventi modificativi rispetto al testo base, cosiddetto “Bignami 1”, che hanno visto sostanzialmente modificare parti fondamentali di questo testo: dal per l'ottenimento del premio all'eliminazione del ballottaggio, all'ancoraggio del premio al fatto di superare il in entrambe le Camere; si è intervenuti sulle preferenze, sulle firme; si è andati avanti in due in un'attività di , cioè di modifica dei confini dei collegi relativi al Trentino-Alto Adige; si è tolta una norma di rispetto e di salvaguardia di genere - del 60 e 40 - nei capilista bloccati; si è modificato - ai fini del calcolo per il superamento della soglia del premio - il contributo dei singoli partiti e quindi anche delle liste più piccole.
Ho fatto questo breve elenco per dire che, rispetto al testo iniziale, quello che è venuto fuori è un testo molto, ma molto modificato. E lo è stato, vorrei sottolinearlo, senza che sia stato ricercato un contributo, un confronto vero con le opposizioni: c'è stato nei passaggi di Camera e Senato un solo emendamento - peraltro di una delle forze di opposizione, non condiviso dalle altre - e poi nulla.
Questa è la prima critica fondamentale che noi facciamo a questo provvedimento, cioè: non è questo il metodo con cui si approva una legge di sistema, quale è la legge elettorale. La legge elettorale avrebbe dovuto e avrebbe potuto, a nostro giudizio, essere scritta ricercando il più possibile la condivisione delle opposizioni, perché stiamo parlando delle cosiddette regole del gioco e, soprattutto, una legge condivisa avrebbe anche più possibilità di permanere nel tempo, mentre noi ci troviamo - ormai da molti anni - in un eccesso e in una proliferazione di leggi elettorali, a differenza di altre Nazioni che continuano ad avere la stessa legge elettorale; chi da centinaia d'anni, come la Gran Bretagna, chi ad esempio da decine di anni, come la Germania. Nel merito ci sono una serie di interventi che sono stati fatti nel passaggio al Senato che, se possibile, hanno peggiorato la situazione. vorrei ricordarlo, vi è l'eliminazione della norma di salvaguardia di genere - del 60 e 40 - per i capilista. È una norma che va in palese contraddizione con l'articolo 51 della Costituzione, peraltro modificato ancora una ventina d'anni fa, nel 2003, e che cito: “a tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”; mentre questa legge, di fatto, fa marcia indietro; fa l'esatto contrario di quella che era l'indicazione, condivisa dall'intero Parlamento, quando si è modificato l'articolo 51 della Costituzione. Il risultato quale sarà? Oggi abbiamo, con questa norma del 60 e 40 e con l'attuale legge, un Parlamento con circa il 33 per cento…32 per cento di donne; siamo sotto la media europea, siamo nella parte bassa della classifica.
Ricordo, a memoria diciamo, le percentuali di Svezia, Finlandia, della stessa Gran Bretagna, nonostante un sistema uninominale, cosiddetto di Westminster, e invece di provare a raggiungere questi livelli, di provare ad avvicinarci a quella che è la realtà della società italiana, composta all'incirca di metà uomini e metà donne - in realtà le donne sono anche di più degli uomini -, noi rischiamo seriamente, con questa legge, di arretrare rispetto a questo dato.
C'è un'altra questione che avete introdotto e che rappresenta un grave perché le norme per l'accesso alla competizione elettorale sono quelle norme secondo cui gli esperti valutano la democraticità di un sistema elettorale, quello e le soglie di sbarramento. Abbiamo sistemi - penso alla Turchia - dove, per esempio, la soglia di sbarramento per entrare è del 10 per cento, e non è considerato un sistema pienamente democratico. Potrà essere considerato pienamente democratico un sistema che richiede oltre 300.000 firme, cioè più di quello che hanno ottenuto partiti che oggi sono rappresentati e hanno un gruppo parlamentare in questa Camera?
E poi c'è un tema sul quale vorrei soffermarmi un attimo chiedendo l'attenzione dei colleghi: la Corte costituzionale, a più riprese, ha messo in evidenza come la legge elettorale sia la più politica delle leggi; quindi è consentita un'altissima discrezionalità. Ad una condizione, ed è l'unica che pone seriamente, peraltro c'è anche in Costituzione… della ragionevolezza delle soglie di sbarramento, del numero di firme. Ebbene, è del tutto evidente che aver moltiplicato per quattro, aumentato di quattro volte il numero delle firme senza una motivazione, ovvero senza averlo ancorato a un parametro oggettivo, rappresenta a tutti gli effetti un fattore di irragionevolezza su cui credo, e spero, la Corte costituzionale sarà costretta ad intervenire.
Se a questo si aggiunge il fatto che, anche qui in maniera irragionevole, a fronte dell'esistenza di una piattaforma certificata del Ministero dell'Interno per la raccolta delle firme digitali dei referendum, quella stessa piattaforma non viene dichiarata adatta per raccogliere le firme ai fini della presentazione delle liste elettorali…Il combinato disposto dell'aumento di quattro volte e del rifiuto della possibilità di raccogliere in forma digitale rappresenta un gravissimo che rischia di alterare la competizione elettorale. Allo stesso modo rischia di alterare in maniera significativa la competizione elettorale la scelta che è stata compiuta di introdurre le preferenze in subordine al capolista bloccato. Perché i dati ancora di questa mattina di alcuni autorevoli studi ed istituti di ricerca indicano che, sostanzialmente, la possibilità di elezione con le preferenze è calcolabile intorno al 20 per cento ed è limitato a soltanto tre partiti.
Questo numero ovviamente può crescere, però evidentemente in relazione ai partiti che vincono in coalizione, che quindi ottengono i 70 seggi, e al combinato disposto di una presenza non calcolabile delle pluricandidature, anche se oggi - io credo di non essere smentito - si può tranquillamente affermare che, nonostante le preferenze, nonostante la propaganda che è stata fatta, più della metà del prossimo Parlamento sarà comunque eletto con liste bloccate e ragionevolmente con una quota maschile superiore a quella dell'attuale Parlamento.
Il tema delle pluricandidature è un tema molto delicato, perché può, a sua volta, rendere sostanzialmente impossibile da parte dell'elettore poter determinare quello che è uno dei fondamenti di una legge elettorale: poter scegliere il proprio rappresentante. Infine - lo dico con amarezza, signora Presidente - ci penserà la Corte. È evidente che la Corte dovrà intervenire, ci sono molti elementi di dubbia costituzionalità, ne discuteremo domani al momento delle pregiudiziali, ma dico e faccio questa affermazione con grande amarezza: sarebbe la terza volta che la Corte si troverebbe costretta ad intervenire e questa sarebbe una sconfitta per il Parlamento.
Si poteva fare una legge elettorale migliore, avete ostinatamente scelto di farne una peggiore con metodo, forma e merito che ci trovano ostinatamente contrari ().
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore di minoranza, deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI, . Signora Presidente, colleghe e colleghi, Ministra, in prima lettura abbiamo usato parole molto gravi contro questa legge. Abbiamo parlato di un colpo di mano, abbiamo consapevolmente usato anche l'espressione “colpo di Stato elettorale”: la confermiamo in pieno. Una maggioranza alla fine della legislatura pretende di riscrivere le regole attraverso le quali potrà essere confermata o rimossa dal potere, altera il rapporto tra voti e seggi, modifica le condizioni di accesso alla competizione, tenta di precostituire per legge quella maggioranza parlamentare che dovrebbe ricevere dagli elettori.
Il Senato ha introdotto le preferenze, ma soltanto per i candidati diversi dal capolista, aumentando l'imprevedibilità del meccanismo elettorale; su numerosi altri punti è riuscito a peggiorare ulteriormente il testo, e il punto più grave è divenuto quello dell'accesso alle elezioni. Prima, però, bisogna ristabilire una verità costituzionalmente elementare: alle elezioni politiche si elegge il Parlamento, si eleggono deputati e senatori, il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio e il Governo deve ottenere la fiducia delle Camere. Questa è la Repubblica parlamentare disegnata dalla Costituzione.
Da anni ci raccontate un'altra storia: che la sera del voto dobbiamo già conoscere il Governo, che il Parlamento deve limitarsi a ratificare una decisione assunta sulla scheda, che se nessuno ha la maggioranza è successo qualcosa di patologico. Questa è una concezione profondamente antiparlamentare della democrazia, crea nell'elettore un'aspettativa che il nostro ordinamento costituzionale non può garantire, e per inseguire quella promessa gli sottrae rappresentanza.
Il compianto avvocato Felice Besostri, con l'ironia che lo caratterizzava, era solito osservare che, a furia di ripetere che bisogna poter conoscere il vincitore all'indomani delle elezioni, prima o poi sarebbe arrivata una legge capace di farlo conoscere già il giorno prima del voto. Ecco il punto: a furia di invocare la governabilità, questa maggioranza finisce per voler governare persino il risultato delle elezioni.
Per questo torno a invitare soprattutto i colleghi della maggioranza a rileggere il dibattito del 1953, sulla cosiddetta “legge truffa”: rileggete Togliatti, rileggete Calamandrei, rileggete Moro e rileggete soprattutto, colleghi di Fratelli d'Italia, i cui banchi sono vuoti attualmente, Giorgio Almirante, relatore di minoranza in quel dibattito, perché dovrebbe esserci qualcosa di almeno imbarazzante per chi oggi si richiama politicamente alla destra nel constatare che 70 anni fa Almirante dava su questo tema una lezione istituzionale e costituzionale che questa maggioranza sembra avere dimenticato.
Diceva: se volete cambiare la Costituzione, avete una strada, passate dalla grande porta della revisione costituzionale, evitate la porticina di servizio della legge elettorale. È esattamente quello che state facendo. Avete tentato una revisione costituzionale sulla forma di Governo, quel percorso non è arrivato a compimento e ora fate entrare una parte di quella trasformazione con la legge elettorale: il premio, il coordinamento tra le due Camere, l'investitura politica della persona indicata per Palazzo Chigi, la pretesa di far nascere già dalla scheda una maggioranza di Governo.
Questa è una riforma costituzionale camuffata da legge ordinaria. Togliatti richiamava Giovanni Amendola sulla legge fascista Acerbo; una riforma elettorale di questa natura è essa stessa la riforma costituzionale. E Aldo Moro, che la “legge truffa” la difendeva, fondava quella difesa su un punto preciso: il premio sarebbe scattato soltanto dopo il raggiungimento della maggioranza assoluta dei voti. Qui, invece, la soglia è il 42 per cento. La legge passata alla storia come “legge truffa” aveva almeno questa garanzia democratica: prima pretendeva una maggioranza nel Paese e poi la rafforzava in Parlamento.
Voi volete trasformare una minoranza elettorale in una maggioranza parlamentare, e poi agitate il fantoccio della stabilità. Ormai basta pronunciare questa parola e tutto dovrebbe diventare costituzionalmente accettabile. La stabilità dipende dalla politica, dipende dalla coesione delle forze di maggioranza, dalla compatibilità dei programmi, dalla tenuta dei rapporti parlamentari. Un premio elettorale attribuisce seggi, non produce coesione politica.
La Cassazione lo aveva già osservato nel giudizio che portò alla sentenza sulla legge Calderoli: un premio che incentiva i partiti ad allearsi per conquistarlo può favorire coalizioni numericamente forti, ma politicamente fragili. È già successo: il Governo Prodi, nato dalle elezioni del 2006, aveva il premio e cadde nel 2008; il Governo Berlusconi, nato nel 2008, aveva una maggioranza enorme e quella maggioranza si disgregò durante la legislatura. Il premio produce numeri, la stabilità richiede politica, e, quando la coalizione premiata si rompe, quei seggi premiali restano.
Il premio costruito per garantire il primo Governo può diventare persino un ostacolo alla costruzione di una maggioranza parlamentare successiva. Poi arriviamo al punto sul quale il Senato ha fatto il salto più grave, colleghi: le firme. Avete costruito tre categorie di concorrenti: chi raccoglie zero firme, chi ne raccoglie da 1.500 a 2.000 per collegio, chi ne raccoglie da 6.000 a 7.000; e il confine dipende largamente dalla posizione occupata dentro questo Parlamento, e persino dal momento nel quale quella posizione è stata acquisita.
Il consenso reale diventa secondario rispetto alla geometria dei gruppi e delle componenti. Questa si chiama partitocrazia, o meglio, “gruppocrazia”, cioè date un valore alla presenza attraverso gruppi e componenti, senza vedere che, magari, quei gruppi hanno ricevuto meno voti dai cittadini, dal popolo, che vi piace sempre citare, di quanti ne hanno ricevute altre forze politiche che non hanno costituito un gruppo. Chi è dentro decide quanto sarà difficile entrare per chi è fuori.
Nel 1946 il Partito d'Azione raccolse circa 334.000 voti ed elesse 7 membri dell'Assemblea costituente, tra i quali Piero Calamandrei. Sette costituenti: una forza piccola, minoritaria, sconfitta elettoralmente, ebbe la possibilità di entrare nell'Assemblea che scrisse la Costituzione e lasciò un'impronta enorme nella cultura della Repubblica.
Con il vostro sistema, una forza politica che oggi voglia costruire una presenza nazionale, senza possedere le qualificazioni parlamentari che avete costruito ad arte, dovrebbe arrivare a mobilitare 450.000 sottoscrittori prima ancora di poter chiedere un solo voto, e, contemporaneamente, rifiutate la generalizzazione della firma digitale, senza alcuna motivazione razionale. Abbiamo SPID, abbiamo la firma elettronica qualificata, abbiamo una piattaforma pubblica per i referendum e le leggi di iniziativa popolare che già funziona.
Ora il Ministro Zangrillo annuncia al Paese che avremo la tessera elettorale digitale, ma non possiamo avere la firma digitale per presentare le liste, che non serve ai partiti, serve ai cittadini per poter sottoscrivere una lista e poter avere un'offerta politica più ampia, nel momento in cui tutti vi lamentate dell'astensionismo galoppante. Il messaggio politico che date è chiarissimo: chi è dentro ha una corsia, chi è fuori affronta una corsa a ostacoli.
E io da oggi, lo dico sommessamente, ma con decisione, con forza, ho avviato un digiuno, uno sciopero della fame, per chiedere a questo Parlamento, a tutto il Parlamento, e a questo Governo - che sta compiendo un atto di prepotenza, quindi non un atto di forza, un atto di prepotenza - di fermarvi e, almeno su questo punto - almeno su questo punto! -, tornare a delle norme più ragionevoli. Ve lo dico con il minimo della forza che ho, una forza parlamentare sostanzialmente ininfluente da un punto di vista numerico, ma con la convinzione che voi state segnando una giornata buia per la nostra democrazia, per tutte le istituzioni.
Dimostrate di avere paura della competizione elettorale. Dimostrate di voler decidere voi chi può essere e chi non può essere sulla scheda, non per limitare la proliferazione incontrollata di liste che non hanno una consistenza nel Paese, ma semplicemente perché non volete che si presentino liste, magari, nella coalizione contrapposta alla vostra.
Abbiamo avuto pochi giorni fa, un paio di settimane fa, il saluto trasversale di tutto il mondo politico nazionale ed internazionale alla nostra e fondatrice del nostro partito, Emma Bonino. Bene, se oggi Emma avesse voluto o potuto candidarsi alle prossime elezioni avrebbe dovuto raccogliere le firme per dimostrare di avere, guardate un po', una consistenza politica. Una consistenza politica che chi è qui, avendo raccolto nella sua storia molti meno voti, persino, di quelli che abbiamo raccolto noi, impone a tutti gli altri che sono fuori.
Rendete poi obbligatoria - Presidente, vado a concludere - l'indicazione di una persona da proporre per Palazzo Chigi e collegate alla sua omissione la ricusazione della lista. Immaginiamo, allora, una forza politica fermamente convinta della democrazia parlamentare che voglia presentarsi alle elezioni per eleggere il Parlamento e rifiuti di partecipare a questa finzione di investitura personale: quella forza politica viene esclusa. Pensate alla gravità di questo punto: una concezione perfettamente coerente con la Costituzione diventa un ostacolo all'accesso alle elezioni.
E poi c'è l'elettore. Un cittadino potrebbe decidere di votare soltanto il listino comune della coalizione perché vuole sostenere quella coalizione, quei candidati, senza votare nessuno dei partiti collegati. La legge prende quel voto e lo distribuisce comunque tra i partiti sulla base dei voti espressi dagli altri elettori, o viceversa. Alla faccia dell'articolo 48, che dice che il voto è libero e personale.
Concludo, Presidente, annunciando che noi faremo di tutto - con le armi e gli strumenti della non violenza, della mobilitazione democratica e civile e con quella dei ricorsi in ogni sede giurisdizionale, nazionale e sovranazionale - per bloccare quella che è una torsione antidemocratica e plebiscitaria della nostra democrazia parlamentare, che già non se la passava bene ma che, oggi, rischia di ricevere un colpo letale .
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la relatrice di minoranza, deputata Auriemma.
CARMELA AURIEMMA, . Grazie, Presidente. Lo scorso 16 luglio, quando è stata approvata questa proposta di legge, era già chiaro a tutti che questo sistema elettorale che voleva, appunto, la maggioranza era un sistema elettorale creato per far vincere il centrodestra. Dopo le modifiche che si sono avute al Senato, in realtà, è ancora più chiaro che non solo con questo sistema si vuole avvantaggiare il centrodestra, ma si vogliono eleggere i medesimi eletti del centrodestra che oggi risiedono in quest'Aula e nell'Aula del Senato, perché è evidente che certe modifiche sono state fatte esclusivamente per garantire ad alcuni partiti l'elezione di determinati personaggi aderenti: candidati di determinati partiti.
È quindi evidente che, in una visione di insieme, questa legge non rappresenta altro che un tentativo di preservare un' politica, quindi la peggiore cosa che possa fare un'istituzione: preservare se stessa e gli eletti.
E inizio analizzando queste modifiche, che sono peggiorative, e che si sommano alle altre criticità che noi abbiamo sollevato. Non ci scordiamo la questione dell'indicazione del Premier e la questione relativa a questo premio di maggioranza di 105 eletti senza alcun criterio. Basta prendere anche lo 0,1 per cento in più rispetto al 42 per cento e si aggiudicano ben 105 parlamentari in più.
Inizio dall'introduzione più farlocca che c'è stata, quella delle cosiddette preferenze, che, in realtà, non sono preferenze. La proiezione è chiara: per determinati partiti si eleggeranno soltanto i capilista, quindi soltanto i candidati scelti dai partiti. In generale, avremo un Parlamento che, per l'80 per cento, è rappresentato dai capilista o dai candidati del listone che scatterà con la maggioranza. Quindi, già questo serve per smontare queste preferenze.
Ma c'è di più: alle preferenze - con queste crocette si limita fortemente la scelta dell'elettore - si aggiunge tutta una serie di meccanismi, a partire dalle pluricandidature nei collegi plurinominali all'obbligo della candidatura nel listone, che determinano un ingessamento e il fatto stesso che il voto di chi va a votare, in realtà, può determinare l'elezione di un candidato che, probabilmente, non riesce neanche a vedere nella lista. Nel momento in cui scatta questo listone e il voto dell'elettore si esprime su una piccola parte di questo listone, su una parte di questo listone, in realtà, scattano automaticamente tutti gli altri candidati del listone e quindi l'elettore non lo sa nemmeno. Questo giusto per far capire la torsione che si ha sull'esercizio del voto con questo sistema elettorale.
Poi c'è la questione dell'eliminazione dell'equilibrio della quota di genere: è stata eliminata, solo per i capilista, la quota di genere 60-40. Questo perché? Perché nella Lega e in Forza Italia ci sono molti più eletti maschi e, quindi, determinando la possibilità per i partiti di scegliere in maniera libera i capilista e, senza alcun obbligo e limite rispetto alla quota di genere, possono mettere tutti i capilista maschi e garantire la rielezione a tutti gli eletti di questa legislatura. Questo è veramente aberrante! È aberrante che, per garantire sé stessa, per garantire la casta, cosa fa questa maggioranza? Calpesta quelle minime norme di civiltà che ci siamo dati dopo anni e anni di battaglia. Io sono d'accordo che le quote rosa non dovrebbero esistere in un paese perfetto, ma non dovrebbero esistere tante cose. Non dovrebbe esistere che, a parità di livello, una donna prenda il 30 per cento in meno di stipendio rispetto a un uomo. Non dovrebbe esistere che ogni tre giorni una donna venga ammazzata per mano di un uomo. In un Paese perfetto non ci dovrebbero essere le quote di genere. Voi non soltanto le calpestate, ma fate in modo - e qui c'è da lanciare una scommessa - che il prossimo Parlamento avrà una rappresentanza femminile molto più bassa di quella attuale che, come è stato detto, è già tra le più basse in Europa.
Poi ci sono gli ostacoli che ponete a chi vuole partecipare alla tornata elettorale del 2027: le famose firme, un numero abnorme di cui non sappiamo la motivazione, non sappiamo perché 6.000 e non 3.000 o 4.000; soprattutto, al numero enorme di firme che viene preso in maniera standard per tutte le regioni, quindi pure per le regioni in cui, fondamentalmente, ci sono quasi più sottoscrittori che corpo elettorale, si uniscono in maniera inspiegabile le modalità. Abbiamo riportato la raccolta firme a modalità napoleoniche, ossia bisogna raccoglierle sui fogli di carta con la presenza del pubblico ufficiale che le certifica, buttando all'aria tutto un percorso che si era fatto rispetto a una piattaforma digitale che aveva determinato una maggiore partecipazione dei cittadini. Non si capisce perché in questo caso non si possa usare. Abbiamo presentato numerosi emendamenti perché è evidente che questo ostacolo che voi ponete è una limitazione dell'elettorato passivo. Partecipare ed entrare in un'istituzione attraverso l'elezione è un diritto costituzionale, fa parte dei diritti dell'elettorato passivo e voi lo state limitando fortemente. Questa è una cosa gravissima, perché è uno schiaffo che voi date alla nostra democrazia ed è un gesto di prepotenza di una maggioranza che è stata eletta con pochissimi voti rispetto al corpo elettorale di questo Paese e con quei pochissimi voti sta cercando di blindarsi: ancora più grave.
Poi c'è una serie di profili di incostituzionalità. Si diceva bene prima. Il punto vero qual è? È una violazione chiara del principio di proporzionalità tra gli obiettivi che questo Governo, questa maggioranza preannuncia con questa legge e i mezzi utilizzati. Non si capisce assolutamente… sono dei mezzi abnormi che vanno a ledere fortemente i diritti costituzionali.
Nel quadro di insieme c'è, poi, una distorsione del diritto di voto. Oggi il cittadino che entra e vede la scheda… noi l'abbiamo contestato il Rosatellum, però sappiamo che oggi un cittadino che abita in un determinato luogo, quando apre la scheda ed esercita un voto, sa benissimo che quel voto va a quella lista proporzionale, così costituita, e a quell'uninominale indicato collegato alla lista o a più liste. Invece con questo sistema non sarà così, col sistema delle pluricandidature, cinque pluricandidature, un numero molto elevato e col sistema del listone veramente il voto di un cittadino non sa cosa determinerà.
Poi c'è il paradosso più grande: qui rischiamo che chi prende le preferenze non entra in Parlamento e chi non le prende viene eletto. Questa cosa è allucinante. La cosa che noi denunciamo è un grande inganno che si sta a questo punto portando avanti attraverso la propaganda dell'introduzione delle preferenze, che è l'ennesima propaganda, l'ennesimo di questo Governo perché, con il sistema che voi avete determinato, si rischia che venga eletto il capolista e non venga eletto chi prende le preferenze in quel listino proporzionale, perché per chi prende le preferenze magari non scatta il premio di maggioranza perché fa parte della coalizione che perde.
E poi c'è un grande tema, il tema di due competizioni. I partiti che viaggiano su percentuali basse, o comunque medio-basse, evidentemente avranno una spinta minore rispetto ai partiti più grandi, perché il sistema delle preferenze all'interno di partiti piccoli non funzionerà. Mi dovete dire perché cinque persone devono spendere soldi, tempo e impegno per far eleggere un soggetto che è stato indicato dal partito. Quindi, la partita è soltanto tra i capilista e non tra le preferenze. Dunque, voi state cercando di cristallizzare anche le percentuali e la crescita dei partiti medio-piccoli e questo è gravissimo.
Mi accingo alla conclusione. Presidente, noi riteniamo che questa legge sia l'ennesimo atto di prepotenza che questa maggioranza fa alla nostra Costituzione e fa alla democrazia di questo Paese. Ci siamo ormai abituati. Veramente al peggio non c'è fine. Noi contrasteremo questa legge elettorale, perché riteniamo che per avere un Governo forte e per avere i parlamenti forti ci vuole più democrazia e non meno democrazia .
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore di minoranza, deputato Zaratti. Prego, onorevole.
FILIBERTO ZARATTI, Grazie, signora Presidente. Signora Ministra, colleghe e colleghi, la legge elettorale è una delle leggi fondamentali del Paese. Non a caso viene definita una legge di rilevanza costituzionale e pertanto dovrebbe essere oggetto di una discussione non solo più approfondita, ma più unitaria all'interno del Parlamento. La legge elettorale dovrebbe avere la condivisione della gran parte del Parlamento, della gran parte delle forze politiche, proprio per questa sua rilevanza: non dovrebbe essere approvata a colpi di maggioranza.
Una delle frasi che mi ha colpito nella relazione fatta dal presidente Pagano, proprio in quest'Aula, è quando ha detto, raccontando le fasi di approvazione della legge, che tutte le fasi si sono concluse senza approvare alcun emendamento. Questo significa che nessun emendamento presentato dalle opposizioni nella discussione della legge elettorale ha avuto la possibilità di essere approvato. Ma è mai possibile che fra tutti gli emendamenti che sono stati presentati non ce n'era uno che potesse migliorare questa proposta di legge? È del tutto evidente che questa legge è stata fatta a colpi di maggioranza. Una legge, voglio ricordare, incostituzionale, inemendabile, non perché questo è quello che affermano le opposizioni, ma perché questo è quello che è stato affermato da decine e decine di costituzionalisti che sono stati ascoltati nella nostra Commissione durante l'iter della legge. Vi è stata una sostanziale unanimità, da parte di tutti i costituzionalisti, definendo questa legge irriformabile e incostituzionale. Credo che questo sia un elemento fondamentale anche per quanto riguarda le prossime letture degli organi costituzionali di questa legge, a cominciare dalla Corte costituzionale.
D'altro canto, l'altra caratteristica fondamentale di questa legge è la grande confusione. È una confusione enorme: questa proposta di legge si è definita Melonellum, Stabilicum, ma il nome più giusto, a nostro parere, è Azzeccagarbuglium, perché francamente nessun cittadino che si recherà alle urne saprà per chi sta votando, perché con il listone bloccato di maggioranza - che, voglio ricordare, è una lista unica di 70 nomi e contrasta palesemente con le sentenze della Corte costituzionale, che dicono che le liste devono essere brevi -, con il listone di 70 nomi bloccati, appunto come dicevo, con il capolista bloccato, con l'obbligo dei componenti del listone di essere presenti anche come capolista nei collegi plurinominali, il cittadino che voterà in quel collegio non saprà mai chi sta votando, chi sarà eletto e dove sarà eletto. Questo è un elemento fondamentale della confusione con la quale volete approvare questa legge.
Ma il dato centrale è che dentro questa legge ci sono degli elementi che snaturano fondamentalmente il nostro sistema politico. Avete introdotto surrettiziamente la figura dell'indicazione del Presidente del Consiglio, cosa che palesemente contrasta con i poteri del Presidente della Repubblica. D'altro canto - qui è presente la Ministra Casellati, che saluto -, avete cominciato questa legislatura dicendo che volevate fare il presidenzialismo; qualche tempo dopo è diventato il premierato; avete fatto discutere il Parlamento per qualche mese sul premierato e poi, alla fine, anche questo progetto è finito nel cassetto, nel dimenticatoio, nel congelatore. Perché? Che cosa è accaduto? È accaduto che siete andati con le bandiere in resta alla battaglia sulla giustizia al referendum e vi siete accorti che la maggioranza dei cittadini e delle cittadine italiani vi ha detto “no”. Vi siete messi paura. Non è che voi avete paura delle opposizioni: voi avete paura dei cittadini e delle cittadine, avete paura della democrazia. Avevate paura che i cittadini bocciassero anche l'obbrobrio chiamato premierato, questa è la verità. Quindi, avete deciso di fare una forzatura inserendo, in una legge ordinaria, una limitazione dei poteri del Presidente della Repubblica. Questa è la sostanza di quello che voi state facendo.
Ci sono altre questioni che io voglio citare. C'è quella della parità di genere. La parità di genere è un caposaldo ormai della nostra legislazione, è un caposaldo del nostro Paese. L'articolo 51 è stato riformulato, nel 2003, proprio per indicare quanto siano importanti le pari opportunità anche negli organi amministrativi e negli organi istituzionali. Da quel momento in poi moltissime norme sono state approvate sulla parità di genere, sulle riserve di legge dedicate alle donne e anche in occasione delle elezioni. Questo processo è stato un processo che spesso è stato quasi unanime all'interno del Parlamento. Ora c'è un ritorno indietro al passato da parte di questa destra conservatrice e reazionaria nel nostro Paese. Anche su questo punto fondamentale c'è un passo indietro.
Nel Rosatellum vi era, per i capilista e per tutte le candidature, il 40-60 per cento per i diversi generi. Anche questo è stato tolto. Noi abbiamo proposto il 50 per cento tra i capilista bloccati, perché il capolista bloccato sarà l'unico ad essere eletto in quel collegio in molti casi: il 70-80 per cento degli eletti saranno eletti bloccati. Quindi, il fatto di mettere la parità di genere, il 50 e il 50 per cento, è un elemento essenziale. Ma anche su questo avete fatto un passo indietro. Nel nostro Parlamento, in questo momento, il 33 per cento dei componenti sono donne, ma dopo questa legge rischiano di sparire, di diventare mosche bianche in questo Parlamento, facendoci fare un passo indietro veramente clamoroso rispetto all'Europa e al mondo. Ma questo si dice nel dibattito. Molte donne di destra dicono: perché le donne non hanno bisogno di riserve. È vero, non hanno bisogno di riserve, ma neanche gli uomini, neanche i maschi hanno bisogno di protezione e di riserva come quella che voi state creando qui, perché la verità è che voi avete abrogato questa norma sulla parità di genere unicamente perché avete troppi maschi da candidare e, quindi, bisogna sacrificare le donne. Questo è il dato che emerge dalla proposta di legge che voi fate.
Per non parlare, signora Presidente, della questione che riguarda le firme. Ma, guardate, anche questo trasforma la natura della nostra democrazia. Infatti, se per competere sono necessarie 450.000 firme autenticate - peraltro neanche si dà la possibilità di raccoglierle in modo digitale -, è del tutto evidente che nel prossimo Parlamento ci troveremo una qualche forza politica che viene ripescata grazie alla norma del miglior perdente. Mi lasci dire, Presidente, che questa è veramente una grande innovazione italiana. In tutto il mondo si premiano i vincenti, coloro che riescono a raggiungere i risultati, in Italia no: noi premiamo il miglior perdente. Ecco, probabilmente il miglior perdente eleggerà i deputati prendendo un numero di voti più basso delle firme necessarie a raccogliere le firme! Questo è il paradosso che si crea nel nostro Paese. Voi disegnate in questo modo una democrazia della casta, una democrazia a numero chiuso, dove nessuno mai più potrà competere. Chi sarà in grado di raccogliere 450.000 firme in poco tempo, in pochi mesi, per presentare una lista? Non ci sarà nessuno. Sono stati citati gli esempi del dopoguerra, il Partito d'Azione, il Partito Repubblicano, tanti altri piccoli partiti che in Italia non avrebbero potuto svolgere la funzione fondamentale; Calamandrei, La Malfa, Saragat hanno svolto questa funzione pur essendo esponenti dei piccoli partiti. Forse il più amato Presidente della Repubblica del nostro Paese, Sandro Pertini, è diventato Presidente con un partito che in quell'occasione aveva preso l'8,7 per cento dei voti.
Questo che voi state realizzando, questa impossibilità di concorrere, toglie un diritto fondamentale alle cittadine e ai cittadini, che è quello di scegliere. Non sono i partiti che devono mettere gli sbarramenti alla partecipazione; semmai i cittadini, se quel partito non lo vogliono in Parlamento, non lo votano: è il voto che determina la scelta. In questo modo voi state costruendo una democrazia autoritaria, uno Stato autoritario! Questa è la trasformazione che voi volete mettere in campo attraverso questa legge elettorale illiberale, antidemocratica e autoritaria
PRESIDENTE. La Ministra Alberti Casellati si riserva di intervenire in sede di replica. È iscritto a parlare il deputato Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. La legge elettorale, cari colleghi, è una delle più importanti che il Parlamento possa discutere, forse la più importante, perché stabilisce le regole del gioco, che poi non è un gioco ma è il funzionamento del nostro Paese. Oggi non deliberiamo su una norma tecnica, per quanto tecnica essa sia: deliberiamo sulla grammatica della nostra democrazia.
Norberto Bobbio ricordava che la democrazia è, prima di ogni altra cosa, un insieme di regole che stabiliscono chi è autorizzato a prendere decisioni collettive e con quali procedure; le regole appunto. E le regole per essere davvero di tutti vanno scritte con uno sguardo particolare, quello che il filosofo John Rawls chiamava “velo di ignoranza”. Bisogna cioè immaginare di scriverle senza sapere se domani ci troveremo in maggioranza o all'opposizione, ed è un esercizio che quest'Aula conosce bene, perché, dal 1994, le forze politiche di questo Paese, a turno, hanno occupato entrambi i banchi, maggioranza e opposizione.
Proviamo, dunque, cari colleghi, a giudicare questa legge così, non per chi favorisce oggi, ma per quanto sarà giusta domani, chiunque governi.
Le leggi elettorali non sono strumenti neutri. Lo diceva poco fa il collega, lo sapevano i Costituenti, lo sa la scienza politica. Giovanni Sartori nella sua scriveva che i sistemi elettorali sono “il più specifico strumento di manipolazione della politica che i politologi abbiano a disposizione”. Non lo diceva in senso deteriore, ma per ricordarci che una legge elettorale è sempre, prima ancora che una norma, una scelta di civiltà, una scelta che plasma la fisionomia dei partiti, la struttura della rappresentanza, la qualità della decisione pubblica.
L'Italia viene da una lunga tradizione proporzionalista. Le correzioni in senso maggioritario, pensate per portare chiarezza, purtroppo, non hanno prodotto la stabilità sperata: 19 Governi dal 1993 con una durata media di un anno e nove mesi; una media così bassa che pure tiene conto di un risultato eccezionale, quello del Governo guidato da Giorgia Meloni, Governo in carica, che ha fatto segnare il record assoluto della storia d'Italia.
Questa legge elettorale ha come obiettivo la stabilità e la stabilità che conta non è quella di un singolo Esecutivo, né quella di una maggioranza artificiosa: è la stabilità del sistema, la prevedibilità delle regole, la certezza del diritto, la continuità delle politiche pubbliche.
La letteratura scientifica ci aiuta a metterlo a fuoco e allora cito Arend Lijphart, che ha studiato 36 democrazie e ha mostrato che i sistemi di impianto proporzionale costruiscono decisioni su un consenso più ampio e, per questo, producono maggioranze più larghe e più solide nel tempo. La nostra storia anche recente lo conferma: nei passaggi più difficili, il nostro sistema ha cercato sempre la via del compromesso, dalla solidarietà nazionale alle larghe intese, fino ai Governi tecnici.
Di qui, il nome della legge che discutiamo oggi, che è stata ribattezzata Stabilicum. Il testo che discutiamo delinea un sistema a base proporzionale, appunto, corretto da un premio di governabilità che viene attribuito soltanto al ricorrere di condizioni stringenti. La stessa lista, o la coalizione, deve risultare prima in entrambi i rami del Parlamento e deve avere ottenuto il 42 per cento dei voti validi in ciascuno di essi. Se quella soglia non è raggiunta, il Parlamento è eletto in modo integralmente proporzionale. Un premio, dunque, limitato, proporzionato e ancorato al consenso.
Le soglie di sbarramento servono a presidiare il sistema della frammentazione perché, anche qui, la letteratura politologica è coerente: la soglia seleziona senza distorcere, filtra senza escludere. E si tratta, dunque, di evitare che il voto si disperda in troppe sigle, rendendo più difficile la formazione di maggioranze e meno leggibile per gli elettori la mappa delle responsabilità politiche.
Stabilità del sistema significa anche metterlo al riparo dal tentativo di scalate populiste, che avvengono attraverso sistemi democratici, certo, ma che, non per questo, risultano meno tossiche per la convivenza civile. E mi riferisco, evidentemente, a quanto accaduto in Germania poche settimane fa che rischia di capitare anche in altri Paesi d'Europa, compresa l'Italia. Le estreme, con questo sistema, restano fuori, non hanno alcuna possibilità di partecipare al Governo, né possono incidere sulle politiche pubbliche. Questa legge guarda in faccia un altro dei problemi più gravi delle democrazie contemporanee, che è oggetto di un dibattito accademico - oltre che politico - e mi riferisco, evidentemente, all'astensione. Lo fa promettendo stabilità, ma anche riconoscibilità di chi ci rappresenta. Il testo che approveremo in terza lettura restituisce, infatti, agli elettori, la possibilità di esprimere fino a tre preferenze tra i candidati in lista e vale la pena collocare questa decisione, questa misura, nella sua dimensione storica. L'ultima volta che i cittadini italiani hanno scelto un proprio deputato con il voto di preferenza risale alle elezioni del 1992, l'anno successivo al referendum promosso da Mario Segni, che ridusse - come ricorderete - le preferenze plurime a una sola.
Il risultato me lo ricordo bene, anche se ero abbastanza piccolo, come mi ricordo i titoli dei giornali. Fu salutato come un grande successo del nuovo contro il vecchio. Molti datano proprio questo referendum come la nascita, il battesimo della Seconda Repubblica. Ecco, la preferenza rafforza il legame diretto tra eletto ed elettore, restituisce un altro tassello di responsabilità, ma la misura che abbiamo scelto è un punto di equilibrio, non il ritorno indiscriminato alle preferenze plurime e illimitate che, appunto, la stagione precedente aveva mostrato essere problematiche, ma un margine di scelta reale. E c'è un altro tema che è bene sottolineare in questa sede, visto che parliamo di preferenze e di scelta dei deputati: il ruolo dei partiti. L'articolo 49 della nostra Costituzione è una norma vivente e spiega che tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti. E i partiti non sono un accidente della storia, né una degenerazione da cui emanciparsi, ma sono lo strumento attraverso il quale le democrazie moderne organizzano la rappresentanza della volontà popolare. Ecco perché condivido e difendo, oggi, la scelta di lasciare ai partiti un ruolo di selezione e di promozione attraverso le indicazioni dei capilista, perché la politica non è un mestiere, ma certamente dovrebbe essere fatta con mestiere.
Approfitto di questo concetto dell'elogio del mestiere - se così si può dire - per ringraziare la Ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati che, appunto, ha svolto gli importantissimi ruoli che ha ricoperto nella sua carriera politica e istituzionale esattamente seguendo questo stile e ha saputo accompagnare la scrittura di questa legge elettorale con una presenza autorevole, costante e discreta: grazie.
A proposito di lotta dura e senza paura - se mi passate l'espressione - contro l'astensionismo, vorrei rivendicare davanti a quest'Aula un'altra novità che è contenuta in questa legge, che non esito a definire una novità rivoluzionaria: mi riferisco evidentemente al voto per i fuorisede, alla possibilità di votare nel comune diverso da quello di residenza per motivi di studio, di lavoro e di salute in una regione diversa da quella di iscrizione elettorale. Questo si potrà fare in occasione di elezioni politiche ed europee, nonché dei referendum. È una possibilità che viene prevista per la prima volta in maniera strutturale per lavoratori, studenti e persone in cura. Anche qui mi ricordo, quasi trent'anni fa quando ero ragazzino, le raccolte di firme, gli appelli per riuscire a rendere legge il voto ai fuori sede. Ecco, ci siamo. È una modifica importante che cambierà il modo dei cittadini di approcciarsi alla politica, che saprà riavvicinare tantissimi ragazzi alle istituzioni. Trovo molto importante la modifica introdotta al Senato che estende questa possibilità anche ai familiari.
Le leggi elettorali sono sempre provvisorie, sono sempre in dialogo con il contesto storico che le circonda e rispondono alle domande che in quel momento il sistema democratico pone. Lo Stabilicum risponde in tre modi: consente agli elettori di indicare con il proprio voto la guida del Governo per un'intera legislatura, nel pieno rispetto evidentemente delle prerogative del Capo dello Stato; consente di conoscere prima il programma di chi vuol governare il Paese e consente di avere parlamentari autorevoli e riconoscibili.
Signora Presidente, oggi parliamo al Paese, a chi ci ascolta in diretta, magari anche sui profili , e a chi domani leggerà i nostri resoconti. Le regole che scriviamo dureranno certamente più di noi. Le applicheranno maggioranze che magari oggi non conosciamo e per questo, quando si scrivono le regole, serve qualcosa di più della forza dei numeri: serve quella che ancora Norberto Bobbio chiamò la “più impolitica delle virtù”, cioè la mitezza, che non è debolezza - attenzione -, ma è la capacità di convivere con chi la pensa diversamente e pure di riconoscerne le ragioni.
Mi auguro che questa legge elettorale, comunque la si pensi, sia giudicata con questo spirito .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). La ringrazio, signora Presidente. Signora Ministra, signora Sottosegretaria, relatori, colleghi, mi è venuto da sorridere quando ho sentito il collega Paolo Russo parlare di raggiungimento di un punto di equilibrio. Diciamo che la cosa divertente sarà vedere se questo punto di equilibrio, negli appuntamenti che abbiamo di fronte a noi, sarà migliore all'interno della maggioranza rispetto a quello che c'è stato in prima lettura. Infatti, diciamo che questo equilibrio è un po' franato di fronte al primo voto segreto. Ne abbiamo - credo - qualcun altro, a cominciare dalle pregiudiziali domani e vedremo se questo equilibrio all'interno della maggioranza… arrivare addirittura a pensare e a dire che questo è un punto di equilibrio della legge mi sembra, con tutto il rispetto ovviamente, un tantino eccessivo. Io avevo già posto questo problema. Sembra che lo abbiamo sorpassato, ma non penso che lo abbiamo sorpassato, colleghi.
Il fatto è che, con tutto quello che accade, non solo nel nostro Paese, ma anche al di fuori e con tutte le ripercussioni che questo comporta all'interno del nostro Paese, la priorità della politica è quella di fare la riforma della legge elettorale. Ancora vediamo i servizi in televisione su coloro che non riescono ad avere le prenotazioni per esami nel campo della sanità per cui, per cose anche gravi, bisogna aspettare un anno, un anno e mezzo oppure andare a cercare sotto il profilo delle opportunità privatistiche; penso alla pressione fiscale che, in quattro anni, è arrivata a livelli che non ha mai avuto in questo Paese. Penso anche alle bollette, alla benzina, perché queste cose che sono state raggiunte non sono ovviamente una soluzione strutturale al problema che tutta la gente - soprattutto tutti coloro che non possono permetterselo e che ormai sono sempre di più - può avere incontrando le tariffe per quello che sono: arriverà quell'energia, arriverà quella del gas…
Di fronte a tutto questo e ai tanti altri problemi che abbiamo, l'emergenza di questo Paese è la riforma della legge elettorale. È talmente un'emergenza che la Presidente del Consiglio, che non ha mai messo in gioco la sua Presidenza, il suo ruolo e la tenuta della legislatura, neanche quando abbiamo affrontato questioni davvero epocali, addirittura fa sapere, attraverso i giornali e con le veline di Palazzo Chigi, che, se non passa questa legge elettorale, si va a votare. Anche qui - , visto che parliamo anche di Costituzione - occorre sempre ricordare alla Presidente del Consiglio che, se si va a votare, non lo decide lei; lo decide qualcun altro che, magari, come poi è successo in passato, invece di decidere di andare a votare decide di operare all'interno della Carta costituzionale e in base alle proprie competenze che non sono state ancora modificate, nonostante si fosse tentato… Anche di questo abbiamo parlato a lungo; ci avete fatto parlare a lungo del premierato… per settimane, per mesi, eccetera e poi, improvvisamente, è sfumato e siamo arrivati alla legge elettorale.
Ho messo in evidenza in Commissione, signora Presidente e signora Sottosegretaria, innanzitutto la contraddizione di una maggioranza e di un Governo che vuole cambiare la legge elettorale per dare stabilità ma sono proprio la maggioranza e il Governo che, fino a una settimana fa, celebravano il grande risultato della più lunga legislatura, della più grande coesione all'interno della maggioranza e via dicendo. Allora uno dice: scusatemi, se il risultato… a parte il fatto che stabilità non necessariamente corrisponde a durata - ma lasciamo perdere, facciamo pure che sia così -, ma perché allora volete cambiare la legge elettorale, se questa legge elettorale vi ha garantito la stabilità? E, soprattutto, la domanda che c'è da porsi è la seguente: a quale prezzo mettete in campo una proposta di legge che dovrebbe garantire la stabilità, ammesso che garantisca la stabilità? Perché lo fate attraverso l'inserimento di un abnorme premio di maggioranza che potrebbe portare - e vedremo che cosa accadrà - alla situazione per cui, per un pugno di voti in più, una parte prende 100 parlamentari in più dell'altra. Per un pugno di voti in più, perché potrebbe accadere anche questo. E questa voi la considerate stabilità? E lasciamo perdere quello di cui ci occuperemo domani nelle pregiudiziali di costituzionalità.
La sensazione, signora Presidente, è che vi sia rimasto un po' il rimorso dell'abolizione del Porcellum, diciamo della stroncatura del Porcellum, che, diciamo, garantiva la stabilità, con il piccolo particolare che la Corte costituzionale ha detto che, oltre a garantire la stabilità, non garantiva il precetto costituzionale e quindi lo ha “segato”.
Ma la domanda che vi faccio è: siamo sicuri che poi offriamo stabilità? E se nessuno raggiunge il 42 per cento - ipotesi assolutamente probabile - ci ritroviamo in un Parlamento del tutto proporzionale, nel quale fatico a pensare, soprattutto visti i numeri che abbiamo nei sondaggi e via dicendo, come sarà possibile raggiungere una stabilità; come sarà possibile formare anche un Governo e una maggioranza, perché c'è l'ipotesi che nessuno raggiunga il 42 per cento.
Addirittura mi domando, adesso devo stare attento perché, giustamente, il presidente Pagano mi ha bacchettato in Commissione… potrebbe succedere che abbiamo la maggioranza in una Camera e non abbiamo la maggioranza nell'altra. Potrebbe succedere, nonostante l'artificio che avete messo in piedi - quello sì, secondo me, è certamente incostituzionale -, di mascherare la modifica dell'attribuzione, anziché a livello regionale, a livello complessivamente nazionale anche al Senato, che la Costituzione ci impedisce; e su questo ci sono sentenze su sentenze.
Ogni volta che si faceva una riforma della legge elettorale avevamo sempre questo impedimento che era quello di non poter superare quell'aspetto. Lo avete superato in modo artificioso, secondo me incostituzionale, e ciononostante potrebbe succedere che noi abbiamo al Senato una maggioranza e alla Camera un'altra, ovvero potrebbe succedere che in una Camera si ottiene il premio di maggioranza - spero di non dire un'eresia, collega Colucci: mi dica se dico un'eresia - e che nell'altra non lo raggiungiamo. E queste come facciamo a considerarle ipotesi di stabilità? A meno che non abbiamo la palla di vetro e siamo già certi che le cose andranno in un certo modo.
Lasciamo da parte il tema scivoloso della stabilità, colleghi, anche perché io vi potrei dire che c'è un sistema sicuro che dà stabilità, nel senso che dà la garanzia, che è il maggioritario, quello secco: piaccia o non piaccia e via dicendo, quello è una forma molto semplice che dà stabilità. Non mi parlate, per favore, del tema della scelta del candidato, perché, onorevole Russo, non è che il collegio uninominale non dà la possibilità all'elettore di scegliere: c'è una persona indicata - com'è in tutte le forme di maggioritario, come lo era anche nel Mattarellum e come lo era, in parte, nei collegi uninominali anche qui - e l'elettore entra in cabina, vede, sceglie, se gli piace quel nome lo vota e se non gli piace quel nome non lo vota.
È una forma di scelta, per me molto più coerente della finzione - adesso il collega Colucci in Commissione, essendo una persona educata, l'ha messa in un modo diverso - e della enorme che state dando al popolo italiano con questa storia delle preferenze, perché - e mi avvio alla conclusione, perché ho preso l'impegno di non andare in eccesso - è una e sapete perfettamente che è una . Lo sapete perché vi siete ammazzati al Senato perché c'era chi voleva le preferenze, che significa che non ci stanno i bloccati, la crocetta, le cose e via dicendo; significa che ci sta la libertà dell'elettore, come è esistita in passato, di andare a votare e di esprimere la sua preferenza. Quelle sono le preferenze. Il sistema che vi siete inventati, ditelo senza ipocrisia, è l'unico artificio che non consentirà quasi per niente la libertà dell'elettore di scegliere il suo candidato, ma vi è servito per cercare una composizione, altrimenti nemmeno al Senato, dove non c'è il voto segreto, sareste riusciti ad arrivare a un punto di caduta su questo problema, perché non eravate d'accordo, perché Fratelli d'Italia ha sempre detto che era a favore delle preferenze, perché la Lega e Forza Italia hanno spiegato in tutti i modi che erano contrari alle preferenze, e siccome mettere insieme il bianco e il nero è piuttosto complicato vi siete inventati una cosa che è una presa in giro, quella che io chiamo una .
Ancora più grave, a mio avviso, è quello che è stato evidenziato anche dai relatori: è il tema della parità di genere. Celebriamo quest'anno gli 80 anni del voto alle donne e il vostro modo di celebrare e santificare questa straordinaria conquista che c'è stata nel nostro Paese è di creare le condizioni per cui al 99,9 per cento - sono disposto poi a vedere dopo se sarà così - noi avremo un Parlamento nel quale un genere, e mi spingo a dire che potrebbe essere quello femminile, sarà sicuramente penalizzato. Perché? Perché avete tolto quelle accortezze che erano state messe per garantire che ci fosse, a parità di condizioni, una presenza all'interno delle Aule parlamentari, forse per me anche insufficiente rispetto a quella che dovevano avere, comunque dignitosa. Penso che sarà così e molte donne in questa maggioranza sanno perfettamente che sarà così e ciò nonostante siete andati avanti.
C'è poi il tema degli italiani all'estero. Si potrebbe aprire un altro argomento. Abbiamo creato delle circoscrizioni talmente grandi per cui pensare che qualcuno… cioè, non lo so, già come erano i collegi uninominali, a mano a mano che restringevamo la parte maggioritaria rispetto a quella proporzionale, ci rendevamo conto che nei collegi uninominali già il rapporto tra eletto ed elettore era una cosa ridicola. Quello che avete fatto per gli italiani all'estero è sotto gli occhi di tutti.
Vorrei chiudere - e chiudo, signora Presidente - semplicemente con il tema del metodo. Si ha la sensazione che quello che avete dovuto - e, purtroppo, per chi era da quella parte abbiamo dovuto - verificare rispetto alla riforma della separazione delle carriere non vi sia servito assolutamente a nulla. Voi vi vantate che avete fatto decine, centinaia, di audizioni di costituzionalisti. Non avete accolto un suggerimento, non avete accolto un emendamento, né in prima lettura né in seconda lettura. Siete andati avanti come un treno e io penso e, per come è questa legge, auspico che possiate andare a sbattere contro un muro con il vostro treno di questa legge elettorale inguardabile (.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Sbardella. Ne ha facoltà.
LUCA SBARDELLA(FDI). Onorevoli colleghi, in Italia non è la prima volta che cambiamo la legge elettorale. Ogni volta abbiamo cercato di risolvere una parte del problema: dare forza ai Governi, rappresentare le diverse idee del Paese, avvicinare eletti ed elettori, ma troppo spesso per guadagnare qualcosa su un fronte abbiamo perso qualcosa su un altro. Con il Mattarellum avevamo affidato ai collegi uninominali gran parte della sfida; con il Porcellum avevamo cercato un vincitore attraverso il premio di maggioranza, ma abbiamo tolto agli elettori la possibilità di scegliere i candidati. Poi la Corte costituzionale ci ha ricordato che un premio privo di una soglia minima può alterare in modo irragionevole la rappresentanza. Con il Rosatellum avevamo rimesso insieme maggioritario e proporzionale senza, però, restituire agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Da trent'anni il legislatore sposta il peso da un piatto all'altro della bilancia. La sfida, oggi, è farla stare in equilibrio.
È da questa consapevolezza che nasce la proposta sostenuta da Fratelli d'Italia. Vogliamo una legge nella quale il cittadino possa riconoscere tre cose, prima di votare e dopo lo scrutinio: chi si propone di mandare al Governo, chi si propone di mandare in Parlamento e dare al Paese una maggioranza solida e stabile.
Partiamo proprio dalla maggioranza. Questa riforma parte da una base proporzionale e prevede un premio di governabilità di 70 seggi alla Camera e di 35 al Senato, ma il premio non scatta per il solo fatto di arrivare primi, occorre essere la lista o la coalizione più votata in entrambe le Camere e raggiungere la soglia del 42 per cento di voti in ciascuna delle due. Se la soglia manca, anche in uno solo dei due rami del Parlamento, il premio non viene assegnato e tutti i seggi sono ripartiti proporzionalmente. Questa è una scelta precisa: il consenso non è un dettaglio da correggere con un premio, è la condizione per meritare quel premio e la verifica deve valere alla Camera come al Senato proprio perché in Italia un Governo ha bisogno della fiducia in entrambe le Camere.
Vogliamo poi affrontare una questione che ogni elettore comprende immediatamente. Quando vota una forza politica ha il diritto di sapere quale persona quella forza propone alla guida del Governo. La riforma impone di indicare nel programma il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio. Chi chiede fiducia agli italiani deve presentarsi con un progetto e con un volto, assumendosi davanti a loro la responsabilità di entrambi. Non confondiamo, però, la chiarezza politica con la modifica della Costituzione. Questa legge non elegge direttamente il Presidente del Consiglio: il conferimento dell'incarico resta una prerogativa del Presidente della Repubblica, ma tra chiedere un voto al buio senza dichiarare una proposta di guida e dichiararla prima delle elezioni passa una differenza sostanziale. È la differenza fra una scelta che il cittadino può valutare e una risposta che gli viene data quando ha già votato.
Infine, le preferenze. Qui il confronto con il passato non può restare uno slogan. Il Porcellum aveva consegnato ai partiti l'ordine di elezione nelle liste bloccate; il Rosatellum non consente di esprimere preferenze nella quota proporzionale. Con la proposta oggi in esame, nei collegi plurinominali rimane un capolista bloccato e vengono presentati sei candidati, tra i quali l'elettore può esprimere fino a tre preferenze. Questo non elimina del tutto il ruolo di scelta dei partiti: il capolista resta sì bloccato, ma la cosa più concreta e più importante è che, dopo quasi 35 anni, alle elezioni politiche il cittadino torna a poter esprimere sulla scheda la propria scelta tra i candidati. Un Parlamento vive della fiducia dei cittadini e quella fiducia è più forte quando l'elettore può riconoscere, dietro il simbolo che vota, anche la persona che ha contribuito ad eleggere.
La riforma interviene, inoltre, sul voto dei fuorisede. Consentire, alle condizioni previste, a studenti, lavoratori e familiari di votare nel territorio del comune di temporaneo domicilio significa prendere sul serio un diritto che per molti era difficile esercitare. Il voto è uguale per tutti soltanto se nessuno deve pagare, per esercitarlo, un prezzo sproporzionato in tempo, denaro e distanza.
Onorevoli colleghi, Fratelli d'Italia non considera la stabilità un ornamento del linguaggio politico, la considera una responsabilità, un elemento fondamentale.
Un Governo deve avere il tempo e la forza di realizzare ciò che ha promesso. Il Parlamento deve poter rappresentare il Paese. I cittadini devono poter giudicare chi ha chiesto e ottenuto il loro voto. Rappresentanza senza capacità di decidere rischia di lasciare le promesse sospese. Stabilità senza una scelta riconoscibile dei cittadini rischia di perdere la legittimazione politica. La nostra proposta tiene insieme queste due esigenze e aggiunge un elemento essenziale: restituire all'elettore spazio nella scelta dei parlamentari.
Noi non chiediamo agli italiani di firmare una cambiale in bianco ogni volta che entrano nella cabina elettorale. Chiediamo alla politica di scrivere prima, con chiarezza, il proprio impegno. Questa è la coalizione, questa è la guida che proponiamo, questi sono i candidati tra i quali puoi scegliere, questa è la soglia di consenso necessaria per ottenere il premio. Poi saranno gli italiani a decidere e chi avrà chiesto la loro fiducia dovrà risponderne.
La stabilità che vogliamo non mette il voto in secondo piano, ma comincia dal voto, prende forma nel Parlamento e si misura nei risultati. È questa l'ambizione della riforma ed è per questo che Fratelli d'Italia la sostiene con fermezza.
Capiamo perché la sinistra si oppone a questa riforma: negli ultimi 32 anni ha governato per 17, ma soltanto per 4 con un Presidente del Consiglio che aveva guidato la coalizione portata alla vittoria elettorale. Una sinistra abituata a governare anche quando non vince le elezioni, anche quando gli italiani non le conferiscono il mandato di governare l'Italia non può condividere questa riforma; una sinistra che alimenta la propria bramosia di potere nella palude del pareggio elettorale non può condividere questa riforma. Ma questa riforma è fatta per dare all'Italia un Governo stabile che sia costituito da chi vince le elezioni e che abbia la possibilità di realizzare il programma con cui si è presentato davanti agli elettori.
Con Giorgia Meloni vogliamo restituire agli italiani una cosa semplice: il diritto di scegliere chi governa e di vedere rispettata questa scelta .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Manes. Ne ha facoltà.
FRANCO MANES(MISTO-MIN.LING.). Grazie, signora Presidente. Era il 7 settembre 1945 quando, qui a Roma, furono emanati i decreti luogotenenziali che annunciavano la nascita della Valle d'Aosta come ordinamento autonomo. In quei decreti lo Stato prometteva che, qualunque fosse stato il futuro sistema elettorale, la Valle d'Aosta avrebbe avuto diritto alla rappresentanza di almeno un deputato nell'Assemblea costituente.
Su quella promessa, che era la mera garanzia di un seggio, la legge elettorale della Costituente costruì però qualcosa di più: separò nettamente il collegio uninominale e maggioritario della Valle d'Aosta, concepito per dare rappresentanza a una piccola comunità bilingue, dai meccanismi previsti per il resto del Paese, dove ai collegi proporzionali si sovrapponeva un collegio unico nazionale.
Quella separazione fu confermata sul finire del 1947, quando la legge che aveva dato vita alla Costituente fu estesa alle elezioni della Camera dei deputati. In quella legge le parole avevano un significato preciso: con la parola “collegio” si indicava l'insieme degli elettori chiamati a scegliere un certo numero di rappresentanti; con la parola “circoscrizione”, invece, si indicava il territorio entro il quale ciascun collegio era delimitato. Mi soffermo su questi aspetti, perché sono essenziali per capire il significato costituzionale dell'articolo 47 dello Statuto valdostano, che l'Assemblea costituente approvò solo in un secondo momento, alla fine del gennaio del 1948.
Quando le Madri e i Padri costituenti stabiliscono che, agli effetti delle elezioni della Camera e del Senato, la Valle d'Aosta forma una circoscrizione elettorale, non stanno ricopiando la norma dei decreti luogotenenziali, né si limitano a garantire un seggio agli elettori della Valle d'Aosta. Stanno, invece, delimitando l'ambito territoriale entro il quale i voti dei valdostani vengono computati e si trasformano in rappresentanza parlamentare. Stanno, cioè, costituzionalizzando la separazione, già prodotta dalla legge elettorale della Camera, tra una circoscrizione regionale, nella quale la rappresentanza è territoriale, e il resto del Paese, dove la rappresentanza è anzitutto politica e dove il legislatore è pienamente libero di scegliere la formula elettorale, anche di delimitare una circoscrizione unica e formarvi un collegio unico nazionale.
Ne discende, quindi, un circuito distinto e speciale - quello della Valle d'Aosta - che il legislatore ordinario non può sciogliere nei computi nazionali. È un circuito che vale agli effetti delle elezioni non solo della Camera dei deputati, ma anche di quelle del Senato.
Oggi qualcuno sostiene il contrario, ossia che lo Statuto garantisca soltanto un seggio e che tenere i valdostani fuori dai computi nazionali violi l'uguaglianza del voto. Ma se così fosse, colleghi, avremmo alle spalle ottant'anni di leggi elettorali incostituzionali. Sarebbe incostituzionale la legge Rosato, che dal 2017 non consente ai valdostani di votare per i numerosi seggi proporzionali delle Camere, ma soltanto all'uninominale della Valle. Sarebbe incostituzionale anche, per questa ragione, la legge Calderoli del 2005, che alla Camera non recuperava in alcun modo i voti espressi dalla Valle d'Aosta. Sarebbe incostituzionale la legge Mattarella del 1993, che non permetteva ai valdostani di esprimere un secondo voto proporzionale. Ma addirittura sarebbe incostituzionale anche il sistema elettorale approvato dalla stessa Assemblea costituente e poi consolidato nel testo unico del 1957: un sistema che escludeva la Valle d'Aosta dal collegio unico nazionale, benché fosse tecnicamente possibile prevedere un meccanismo speciale di recupero dei voti residuali.
È vero che nel mezzo c'è il caso della “legge truffa” del 1953, ma quella legge rispondeva a un'esigenza politica, non a una ragione di legittimità costituzionale. Per far scattare il premio servivano i voti del deputato valdostano uscente, che era della Democrazia Cristiana. Quel tentativo fallì per pochi voti e la legge fu rapidamente abrogata, prima che, nel 1956, entrasse in funzione la Corte costituzionale. Ecco, non mi pare un valido precedente la “legge truffa”.
Colleghi, la direzione da seguire era quella di questi ottant'anni, la stessa direzione che vent'anni fa, ad esempio, aveva seguito anche il Governo Berlusconi, scegliendo, giustamente, di non includere la Valle nei calcoli nazionali.
Certo, a questo Stabilicum è mancata una direzione chiara. È mancata sul ballottaggio, sulle preferenze, sulla rappresentanza femminile, ma è mancata anche sul premio. Si è voluto, infatti, introdurre un premio nazionale al Senato, fingendo che esso non debba essere eletto su base regionale, con una rilettura sicuramente fantasiosa di una sentenza che chiedeva maggioranze omogenee nelle due Camere, ma che di certo non istigava il legislatore a violare la Costituzione e gli Statuti speciali. Si è voluto un premio fisso di 105 parlamentari, diviso in tanti piccoli listini di coalizione, ma ci si è accorti che, se i seggi scattano insieme, quei listini non sono altro che un'unica lista bloccata lunga, e questo sappiamo tutti che non si può fare. Allora si è introdotta la regola della doppia candidatura, sia per il premio che per i plurinominali: una scelta voluta finché si tengono fuori dal computo le circoscrizioni speciali che non conferiscono seggi al premio. Ma per non farsi mancare niente e inglobare più voti possibile, si è infilato nel calcolo anche il Trentino-Alto Adige e poi, a ruota, la Valle d'Aosta, che per Statuto deve rimanere fuori. Una regione che sulla scheda non vedrà mai - lo ripeto - non solo il nome, ma neanche l'ombra dei candidati del premio. L'unica soluzione quindi compatibile con lo Statuto era la separazione e la prova sta proprio nei principi costituzionali di questa operazione, che cancella in un colpo solo. Quei principi sono la libertà e la consapevolezza del voto dei valdostani da una parte e la tutela delle minoranze linguistiche dall'altra. La libertà del voto è violata, perché l'elettore della Valle d'Aosta crede di votare soltanto il candidato locale che trova sulla scheda, ma dopo il voto gli uffici elettorali useranno quella scelta per calcolare le cifre nazionali delle liste e delle coalizioni presentate nel resto del Paese. Così i valdostani contribuiranno a eleggere al buio, fuori dalla circoscrizione statutaria, il listone bloccato di coalizione, i capilista bloccati dai partiti, senza avere neppure il diritto di esprimere preferenze.
Ma vi è anche un'evidente violazione delle prerogative delle minoranze linguistiche, altro che tutela: per realizzare il recupero, infatti, la riforma consentirà di votare per i singoli simboli dei partiti. In questo modo, la croce su un simbolo nazionale, che in Valle d'Aosta non corrisponde a nessuna lista reale, peserà anche nel computo generale delle liste, mentre la croce sul simbolo di un movimento locale, anche se coalizzato, si fermerà necessariamente in Valle. La riforma, cioè, premia chi vota i partiti nazionali e penalizza chi vota i movimenti valdostani. E tutto questo in una circoscrizione pensata proprio per dare una rappresentanza unica a una minoranza unitaria e bilingue, che non conosce le distinzioni che esistono in altri territori come in Alto Adige. Per giustificare questa operazione, si è tirato in ballo l'uguaglianza del voto. Non è chiaro, però, dove sia finita l'uguaglianza degli italiani che voteranno nella Circoscrizione estero, ad esempio, una circoscrizione di rango costituzionale come la nostra, dove votano cittadini italiani, dove si eleggono parlamentari che, ai sensi dell'articolo 67 della Costituzione, rappresentano anch'essi la Nazione.
Ebbene, questa circoscrizione Estero rimane fuori da tutto: dalle soglie di sbarramento, dal voto del premio e, addirittura, dal tetto massimo dei seggi. Il risultato è che un valdostano che vota ad Aosta può incidere sul colore politico della maggioranza di Governo, ma se quel valdostano va a studiare o a lavorare all'estero, ad esempio a Martigny, a Zurigo o a Bruxelles, e la legge lo costringe a iscriversi all'AIRE, allora perde quel diritto e diventa meno uguale degli altri. Sono due elettori diversi nel corpo della stessa persona. E questo non vale solo per i valdostani, attenzione. Vale per i lombardi, per i toscani, per i siciliani, vale per tutti: cittadini di serie B perché hanno attraversato il confine.
È chiaro che in Valle d'Aosta il problema non era l'uguaglianza del voto, perché, altrimenti, sarebbero corsi ai ripari, includendo anche la Circoscrizione estero, invece di dimenticare che la riforma del 2001 serviva a garantire l'effettività del voto e non ad intaccare il diritto a un voto eguale.
È chiaro, invece, che dietro c'è un interesse politico, è evidente a tutti. Perché se l'esclusione della Valle d'Aosta metteva davvero in dubbio la ragionevolezza del premio, la domanda da porsi non era come infilarci dentro la Valle d'Aosta, la domanda doveva essere: ma è davvero possibile introdurre un premio nazionale se la Valle d'Aosta, per Statuto, deve restarne fuori?
Come autonomisti, ci abbiamo provato a riportare la riforma sui binari dello Statuto speciale. Alla Camera, in prima lettura, il nostro emendamento è stato ammesso, discusso e votato, ed è stato respinto a scrutinio segreto. Certo, ma ognuno qui è libero di votare come crede, secondo coscienza. Al Senato, invece, lo stesso identico emendamento è stato dichiarato improcedibile sulla base di un parere del MEF che riteneva privi di copertura gli stessi adempimenti, anzi, meno adempimenti di quelli che nel testo base erano considerati coperti: un capolavoro che ha risparmiato alle forze politiche nazionali il disturbo di un voto palese e trasparente sul nostro Statuto.
Presidente, questa riforma nasceva da un obiettivo condivisibile: evitare che nel 2027 un pareggio tra centrodestra e centrosinistra lasciasse il Paese senza una maggioranza. Un obiettivo chiaro, che però si è perso lungo la strada. Avremmo potuto raggiungerlo puntando su collegi uninominali, con un ballottaggio in ciascun collegio: avremmo così tenuto insieme la governabilità e l'uguaglianza del voto con la rappresentatività dei territori e il rispetto degli Statuti.
In sostanza, con questo disposto di legge, promettiamo di indicare un candidato Premier, per poi rischiare di avere un Parlamento senza una maggioranza e senza un Premier.
Su questo serve il coraggio di affrontare la realtà: non si tratta solo di rispettare gli Statuti, la Costituzione e la libertà di voto, si tratta di ritrovare la giusta direzione, di promettere ai cittadini cose realizzabili, di garantire sempre la dignità delle istituzioni.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Bordonali. Ne ha facoltà.
SIMONA BORDONALI(LEGA). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghi, oggi discutiamo una riforma che, al di là delle formule tecniche, dei meccanismi di assegnazione dei seggi, ha un significato politico molto chiaro: restituire centralità al voto degli italiani.
Per troppo tempo abbiamo raccontato ai cittadini che il loro voto decideva chi sedeva qui, in Parlamento, salvo, poi, lasciare alle segreterie dei partiti la scelta di tutti gli eletti e, soprattutto, lasciare aperta la porta a Governi che non erano stati indicati politicamente dagli elettori. Con questa riforma cambiamo strada. Questa non è soltanto una riforma della legge elettorale, è una riforma del rapporto tra i cittadini e la politica. Una riforma necessaria soprattutto oggi visto l'allontanamento dei cittadini dalla politica, e lo testimoniano le percentuali di coloro che vanno a votare.
Il primo punto è semplice e fondamentale: l'elettore torna a scegliere. E il messaggio che, come Lega e come maggioranza di centrodestra, vogliamo dare è molto semplice: il cittadino deve tornare protagonista; protagonista nella scelta dei parlamentari e protagonista, attraverso il voto, nell'indicazione di chi viene proposto per guidare il Governo.
Parto dalle preferenze. Per troppo tempo gli italiani hanno votato un simbolo, senza poter scegliere davvero le persone che sarebbero entrate in Parlamento. Ognuno di noi lo sa: noi che siamo seduti qui, in quest'Aula, non siamo stati scelti direttamente dai cittadini. Con questa riforma cambiamo, tornano le preferenze: l'elettore potrà esprimere fino a tre preferenze. È vero, colleghi, l'ho sentito, il capolista resta bloccato, ma basta fare due conti ed è chiaro che la stragrande maggioranza di chi siederà qui dovrà correre con le preferenze all'interno di liste di sette candidati, e sono previste anche regole di alternanza di genere.
È un ritorno importante, perché, prima, un parlamentare doveva essere scelto solo esclusivamente dalla segreteria del partito; oggi, chi è eletto, chi siederà qui nella prossima legislatura, dovrà dire ai propri elettori: sono qui perché voi mi avete scelto. Le liste completamente bloccate sono state introdotte con la legge del 2005 e hanno sottratto all'elettore la possibilità di esprimere una preferenza personale. Oggi quella possibilità torna e torna con noi.
Ma c'è un secondo punto che considero ancora più importante: il rapporto tra il voto degli italiani e la guida del Governo. La legge prevede che insieme al programma elettorale venga indicato il nominativo della persona proposta per l'incarico di Presidente del Consiglio. Attenzione - lo dico anche ad alcuni colleghi dai quali ho sentito dire delle inesattezze, precedentemente -, non stiamo dicendo che il Presidente del Consiglio viene eletto direttamente dal popolo - la Costituzione resta quella che è, rimangono intatte le prerogative del Presidente della Repubblica, previste dall'articolo 92 -, ma introduciamo un principio molto forte: quando l'italiano entra nella cabina elettorale, deve sapere chi viene proposto per guidare il Governo con quel programma , deve saperlo ancora prima di poter votare. Questo significa dare un significato più chiaro al suo voto, perché nella storia recente abbiamo visto situazioni nelle quali il Governo che nasceva dopo le elezioni non coincideva con quello che l'elettore poteva ragionevolmente aspettarsi al momento del voto. Abbiamo avuto il Governo Monti, nato nel 2011 dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, il Governo Draghi nato nel 2021 dopo la crisi del Governo “Conte 2”. Sono stati Governi pienamente legittimi nel nostro ordinamento parlamentare, ma abbiamo avuto maggioranze non scelte dai cittadini, con Presidenti del Consiglio che nemmeno si erano presentati al giudizio degli elettori, né alla Camera né al Senato . Draghi, Conte e, prima ancora, Renzi, Amato, Dini: nessun parlamentare eletto quando diventò Presidente.
Ma oggi noi diciamo una cosa diversa: vogliamo rafforzare il legame tra il voto degli italiani e chi è chiamato a governare. Non vogliamo più che il cittadino voti e, poi, debba aspettare di capire, attraverso le trattative parlamentari, chi avrà la responsabilità di guidare il Paese, vogliamo che quella indicazione sia chiara prima del voto. Questo significa più trasparenza, più responsabilità e, soprattutto, più rispetto per l'elettore.
Ma questa riforma non si ferma qui: superiamo il sistema dei collegi uninominali del Rosatellum, introduciamo un sistema proporzionale con ripartizione nazionale alla Camera e regionale al Senato, introduciamo una soglia di sbarramento del 3 per cento e, soprattutto, un premio di governabilità che non scatta automaticamente, ma soltanto a precise condizioni: la lista o la coalizione deve essere prima in entrambe le Camere e raggiungere almeno il 42 per cento dei voti validi in entrambe. Il premio di maggioranza, cari colleghi, è importante, perché consente di trasformare un consenso significativo in una maggioranza parlamentare capace di governare.
Ho sentito dire: avete festeggiato il Governo più longevo, quindi che bisogno c'è di cambiare questa legge? Cari colleghi, in questa legislatura è accaduto questo, però forse vi siete dimenticati quello che è accaduto la scorsa legislatura: e memori di quello che è accaduto nell'ultima legislatura con tre Governi diversi, con maggioranze alternative, penso sia necessario intervenire su questa legge elettorale proprio per dare governabilità, perché non deve essere un caso - come accaduto in questa occasione - che si arrivi ad una stabilità e ad una governabilità. Perché senza un adeguato premio di maggioranza il rischio è che il voto si traduca in un Parlamento frammentato, nel quale ogni decisione dipende da trattative continue ed equilibri precari, esattamente quello che è accaduto nella scorsa legislatura.
Un Governo stabile, invece, può programmare il proprio lavoro, mantenere gli impegni presi con gli elettori e affrontare con maggiore efficacia le emergenze e le sfide del Paese. La stabilità non significa avere meno democrazia, anzi: significa avere un Governo che possa assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte, che possa essere giudicato dagli elettori sulla base dei risultati ottenuti; un Governo stabile dà continuità alle politiche pubbliche, rafforza la credibilità dell'Italia e permette a famiglie, imprese e istituzioni di avere un quadro più chiaro e prevedibile. Per questo il premio di maggioranza non è un privilegio per chi vince, è uno strumento al servizio della governabilità, della responsabilità e della volontà espressa dagli elettori: quindi rappresentanza e governabilità, non una contro l'altra, ma entrambe. Perché un Parlamento deve rappresentare il Paese, ma una democrazia deve essere anche in grado di produrre Governi stabili e responsabili davanti agli elettori.
E c'è un'altra novità che va nella stessa direzione: il voto fuori sede, cari colleghi. Ebbene sì: il voto fuori sede del quale abbiamo sentito parlare tanto anche dalla scorsa legislatura. O meglio, una parte di questo Parlamento, la sinistra e il MoVimento 5 Stelle parlavano di questo; noi l'abbiamo realizzato. Il voto fuori sede per chi studia, lavora, per cure mediche, per chi è temporaneamente lontano dal proprio comune di residenza, l'estensione è stata prevista anche per i : anche questo è restituire partecipazione. C'era chi parlava e noi l'abbiamo realizzato .
Signor Presidente, per noi della Lega la parola chiave di questa riforma è una sola: scelta. Scelta degli eletti, scelta dell'indirizzo politico, conoscenza prima del voto di chi viene proposto per guidare il Governo, responsabilità dopo il voto e stabilità per poter governare e mantenere gli impegni presi. È questa la direzione nella quale vogliamo portare la nostra democrazia: non più cittadini chiamati semplicemente a mettere una croce sul simbolo e poi spettatori di quello che accade. Vogliamo cittadini che scelgono. E ribadisco: oggi ognuno di noi che è seduto in quest'Aula non è stato scelto. Vogliamo parlamentari che sappiano di dover rispondere prima di tutto a chi li ha votati.
Questa è una riforma che restituisce il potere all'elettore, questa è una riforma che rafforza il rapporto tra voto e Governo, questa è una riforma che favorisce Governi stabili, capaci di decidere e di rispondere delle proprie decisioni. E questa è una riforma che la maggioranza di centrodestra, con la Lega, porta avanti, perché crede che la democrazia italiana abbia bisogno di una cosa molto semplice: più cittadini nelle decisioni, meno distanza tra il voto e la politica .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Forse lei ha capito perché siamo qui a discutere di legge elettorale, anzi, ci apprestiamo a votarla o non votarla; io francamente no. Era nel programma, nelle sacre tavole del programma del centrodestra? No. Al massimo possiamo ipotizzare che sia un surrogato del surrogato: dal presidenzialismo, che era nel programma, si è passati al premierato; dal premierato, non sapendo cosa fare, cosa si fa? Facciamo un'altra legge elettorale. Ne sono state fatte talmente tante, troppe, negli ultimi decenni. Ed è uscita una mezza schifezza, ma non perché quelle due precedenti fossero particolarmente disegnate da Raffaello, quanto perché questa legge elettorale non risponde ad alcun criterio, se non quello di voler portare a casa una roba che abbia a che fare con l'assetto istituzionale e anche costituzionale che, da decenni, coincide di fatto anche con la legge elettorale.
Non è vero che c'era un problema di stabilità, altrimenti non avremmo a che fare col Governo più lungo della storia mondiale, a momenti. Quindi, non c'era un problema di stabilità. Non è vero che la legge precedente non dava stabilità. Non è vero - sia chiaro - che questa legge dà stabilità, perché chiunque abbia un minimo di conoscenza dei meccanismi politici parlamentari sa benissimo che questa legge elettorale potrebbe dare vita a un Governo di coalizione, dotato di una maggioranza, peraltro, se non ho capito male, minore di quella che attualmente ha il Governo di centrodestra e, quindi, soggetto a qualsiasi intemperie che dovesse colpire la coesione della maggioranza.
È una legge che viene fatta… qual è il chiodo su cui hanno appeso poi tutta la legge? Il listone. E risponde a qualche criterio di rappresentatività o di stabilità? No, loro hanno solo detto: come facciamo a metterci d'accordo per fare una legge elettorale, purché sia? Dobbiamo compensare quelli che pensano che dal cambio della legge elettorale - e segnatamente la Lega Nord - si possa avere una diminuzione proporzionale dentro la coalizione dei seggi. Quindi, si sono inventati questo accrocco inguardabile del listone, che ha un unico obiettivo e la Sottosegretaria, magari, quando farà la replica, mi spiegherà le sorti magnifiche e progressive che la maggioranza affida al listone. Quello che ho capito, leggendo e ascoltando, è che è solo un accrocco, una stanza di compensazione - allora tu, probabilmente, perdi dei seggi, e te ne do di più sul listone. Con questa roba assurda - poi vedremo alla Consulta - per cui quelli prevalgono nei voti… magari anche in una circoscrizione dove si fanno zero voti, ci sono gli eletti del listino. Avete fatto una legge elettorale basata su questo.
In più, dal mio punto di vista, c'era un elemento di riforma vera, che era quello del doppio turno e che voi avete subito cancellato. Si può discutere sulla Corte costituzionale, sulle sentenze, basta leggerle. Però quello era un elemento su cui si discute da decenni e si poteva individuare anche un elemento di sistema nelle intemperie che ci accompagnano e probabilmente ci accompagneranno e allora facciamo un po' di , spingiamo per avere coalizioni coese per governare e non coalizioni eterogenee per vincere le elezioni. Quindi il doppio turno, anche il doppio turno eventuale, aveva un senso e mi dispiace che al Senato - dove ci avete rimesso le mani - non abbiate scelto quella via. Almeno si poteva dire: abbiamo fatto una riforma, possiamo discuterne, abbiamo introdotto un doppio turno, un doppio turno di coalizione, non di collegio. Quello aveva un senso; era una riforma che aveva un senso. C'era il lavoro di Magna Carta, di Libertà Eguale, una cosa , Ceccanti, Quagliariello, Calderisi. Avete fatto fuori anche quello.
Sia chiara una cosa: se questa legge elettorale non dovesse dare un risultato - quindi sopra la soglia del 42 per cento, lo dico anche ai colleghi che ho ascoltato prima - non è che si torna a un proporzionale, perché si torna a un proporzionale che però già traguarda le nuove elezioni. Quindi, non vorrei usare un'espressione poco parlamentare, ma sarà una confusione pazzesca. È come se avessimo votato col proporzionale? No, il proporzionale è una cosa: sai che le prossime elezioni saranno proporzionali e ti regoli. Quindi, per me, avete proprio fatto una scelta totalmente incoerente.
Il voto fuori sede va benissimo, era ora - era ora! -, ma non c'entra nulla con la legge elettorale. Casualmente avete trovato un veicolo, ma non è che c'era bisogno di inventarsi una nuova legge elettorale per fare il voto ai fuori sede. Si è fatto per il referendum e si poteva fare tranquillamente, in modo definitivo, senza scomodare la legge elettorale.
Questo è un caos. Avete sostanzialmente ripreso il Porcellum e allora era meglio tenere il Porcellum, con le correzioni imposte dalla Corte costituzionale e si teneva quello: premio di maggioranza che uno capisce, un premio di maggioranza distribuito proporzionalmente. Quindi, io non so, non credo che questa legge elettorale estemporanea e senza senso… cioè Meloni - è stato detto dai colleghi precedentemente - ha sostanzialmente detto che lei se ne andrà a casa se non passa questa roba qua. A chi importa di questa roba qua, che non ha un punto di tenuta, che non ha una coerenza? Ripeto: col doppio turno magari ce l'avrebbe avuta, perché allora era vero: facciamo una legge elettorale per cui, se due coalizioni superano una soglia accettabile, si fa il ballottaggio, si vede chi vince e a quel punto chi ha vinto governa e governa con una maggioranza certa. Invece, questa roba qui è totalmente inutile: non darà nessun effetto stabilizzante e probabilmente, per vincere, magari si faranno coalizioni eterogenee. Non parlo della prossima legislatura e spero che l'abbiate fatta non solo con l'obiettivo del voto da qui a pochi mesi.
Chiudo, signora Presidente, poi, su una roba vergognosa istituzionalmente e costituzionalmente - spero, ma quello lo vedremo alla Consulta -, che è la questione delle firme, esenzioni e firme. +Europa ha fatto il 2,94 per cento alle ultime elezioni al Senato e il 2,86 alla Camera. Credo che tutto debba dimostrare, gruppi parlamentari o no… ci sono partiti che hanno preso sotto l'1 per cento, hanno armeggiato - legittimamente, naturalmente - e hanno il gruppo parlamentare e hanno l'esenzione. Già questa è una roba che grida vendetta, a mio avviso, ma grida vendetta il numero delle firme, già poi con questo scalone per chi non è presente in Parlamento e uno scalino anche per chi - noi ce l'avevamo dall'inizio - si inventa una componente . È un numero di firme grottesco: 450.000 firme! È un numero grottesco, è una insulsa prepotenza senza alcuna logica che voi fate e che noi denunceremo - come è stato detto dal segretario Magi -, in ogni sede e anche in ogni sede giurisdizionale, e credo che su questo avremo delle sorprese. Ma, detto questo…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EU-SUEU). …questa legge elettorale fa solo danni e non serve a nulla.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente, Sottosegretaria Siracusano. Presidente, mi porrei inizialmente una domanda: esiste la legge elettorale perfetta? No, basta comparare il modo in cui votano gli italiani e le italiane, come votano le tedesche e i tedeschi, i britannici, i francesi. Noi sappiamo e siamo consapevoli che, nel contesto europeo - e restiamo a quello europeo -, grosso modo le grandi democrazie votano con lo stesso sistema elettorale da decenni, se non da secoli. In quei luoghi, non è che viene messa in discussione ogni cinque, ogni dieci anni, ogni due legislature, la legge elettorale, perché si è consapevoli che le regole del gioco restano tali e che i partiti si adeguano a quelle regole del gioco. Dopodiché, non è che in quei Paesi noi non abbiamo assistito e non assistiamo, nell'arco dell'ultimo decennio - per restare all'ultimo decennio -, alle difficoltà o alla non nascita di nuove formazioni politiche. Pensiamo alla Germania e pensiamo alla Francia, per citare solo due esempi a noi vicini. Ciononostante, la legge elettorale resta tale.
In questo Paese, invece, noi grosso modo ogni 5-10 anni necessitiamo di un cambiamento. Perché necessitiamo di un cambiamento? Perché chi siede al Governo, chi immagina di gestire il potere e chi lo gestisce immagina di proiettarsi verso la prossima sfida e la sfida futura. Allora voi, nella consapevolezza della vostra tradizione - e lo dico alle colleghe del MoVimento 5 Stelle che mi ascoltano con attenzione, grazie -, così come avete fatto con l'autonomia differenziata, invece di andare a proporre al corpo elettorale e al popolo, invece di chiedere se fossero d'accordo o meno con il premierato, avete aggirato, avete chiuso la porta e l'avete fatto uscire dalla finestra, perché immaginare di segnalare l'indicazione della candidata o del candidato Premier significa inevitabilmente creare un conflitto istituzionale tra poteri. La domanda che noi ci poniamo è una sola. Se domani mattina non si raggiunge il 42 per cento, noi ci chiediamo: che cosa accade rispetto a una indicazione del Presidente della Repubblica in merito alle indicazioni elettorali sortite dalle urne? Questo è il primo di conflittualità.
La seconda presa in giro, invece, sono i capilista bloccati. Se tu fai una legge elettorale - e faccio il paio con il taglio sciagurato dei parlamentari -, immaginando di mettere i capilista bloccati e il resto che segue a preferenze, devi avere il coraggio di dire alle italiane e agli italiani che la scelta con le preferenze varrà esclusivamente nei collegi più grandi, perché metà del Paese, i collegi piccoli, non vedrà scientificamente, empiricamente, nessuna eletta e nessun eletto con le preferenze, perché verranno eletti solo i capilista bloccati. E voi state raccontando al Paese che, dopo 35 anni, avete ripristinato le preferenze: questo è falso, significa prendere in giro gli italiani.
Veniamo al tema a me più caro. Come era stato ricordato dal collega Manes, il quale ha paragonato addirittura quelli che noi immaginavamo discriminati, ovvero le minoranze linguistiche territoriali come la Val d'Aosta, a chi è ancora più discriminato di loro: gli italiani all'estero. Noi oggi arriviamo al compimento di una strategia incomprensibile. Io lo ricordo: nel 2022 voi vi siete candidati, proponendo - ed è scritto nel programma elettorale di Fratelli d'Italia - la reintroduzione del Ministero degli italiani all'estero. Il Ministero degli italiani all'estero non è stato introdotto, ma in compenso, alla prima legge di bilancio, avete tagliato 55 milioni alle politiche degli italiani all'estero; in ogni provvedimento folle, dai centri in Albania fino alle ultime misure sui carburanti, avete raschiato il barile e il fondo anche della Farnesina, in particolar modo rispetto ai fondi destinati alle politiche per gli italiani all'estero. Per non dire che questo, il “Governo dei patrioti”, è stato il Governo che ha distrutto la trasmissione automatica della cittadinanza dei figli e delle figlie degli italiani che vivono legittimamente all'estero. E proprio perché non avevate completato l'opera, avete messo mano alle circoscrizioni. Le circoscrizioni - ed è bene ricordarlo, colleghe e colleghi - sono gli unici posti dove esistono le preferenze totali: chi è eletto all'estero è eletto con le preferenze pure.
Ciononostante avete rimischiato i collegi , perché nel 2022, su 12 eletti all'estero, ben sette erano del Partito Democratico. Allora diciamolo! Lo dovete dire. Ditelo che avete fatto una norma per penalizzare il primo partito dell'opposizione. Infatti, nel 2022, alla Camera dei deputati veniva eletto un deputato ogni 1.250.000 elettori ed elettrici e in Italia erano 150.000. Un senatore in Italia è eletto ogni 300.000 cittadini. Con questa riforma vi siete inventati il senatore mondiale, cioè uno che fa la campagna elettorale, Presidente, che la mattina va a Sidney a fare un comizio e il pomeriggio si trova a New York, perché è lo stesso corpo elettorale . E viene eletto un senatore ogni 1.750.000 elettori. Allora, colleghi, mi chiedo: se domani mattina qualcuno di voi venisse eletto senatore mondiale, gli spetterebbe quantomeno il Ministero, il “sottoministero”, Sottosegretario, non so più che cosa! Rappresenta il mondo.
Allora, la domanda qual è? I 12 posti degli eletti all'estero, che garantivano per come li aveva immaginati Mirko Tremaglia, non un bolscevico? Lui immaginava di dare rappresentanza a percorsi, a storie, a quella che è stata la diaspora italiana che è diversificata nel tempo e nei luoghi. Allora la domanda è: perché avete distrutto la rappresentanza in Oceania? Perché avete distrutto la rappresentanza nel Nord America? Perché probabilmente avete fatto le prove generali con i referendum sulla giustizia e abbiamo capito che, in Italia e nel resto del mondo, ha prevalso il “no”; in Sudamerica, guarda caso, in castigliano, in spagnolo, Presidente, probabilmente il quesito referendario era un tantino più chiaro, tanto che ha raggiunto il 72,8 per cento.
E, allora, se questo percorso fatto di parole al vento - e chiudo, Presidente -, di richiami agli italiani nel mondo, che hanno attraversato un'intera legislatura e hanno assistito al Governo più interventista della storia repubblicana sugli italiani all'estero, ma per sottrazione, non per addizione, togliendo il diritto alla cittadinanza, togliendo risorse, peggiorando i servizi consolari e, in ultimo, ammazzando la rappresentanza di oltre 7 milioni di cittadini… Per questa ragione, vi dovrete solo vergognare .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Lo chiamate Stabilicum, ostentate grande sicurezza, spesso anche con grandi sorrisi, ma la verità è un'altra e voi lo sapete bene, benissimo. Questa non è la legge della stabilità. Questa è la legge della paura, della vostra paura. Voi avete il terrore di perdere il potere e allora cosa fate? A fine corsa, cambiate le regole del gioco. Quella che cercate non è la stabilità del Paese, è la stabilità delle vostre poltrone ed è chiaro, chiarissimo, ormai !
Non solo. Voi avete tremendamente paura di essere superati a destra. Basta la sparlata di un Vannacci di turno e tremate. E allora vi fate dettare l'agenda dalla propaganda tremenda di questa destra. E allora cosa succede? Succede che, mentre il carovita sta esplodendo, qual è l'urgenza per voi? L'urgenza è un decreto sui e sui bimbi stranieri nelle scuole ? Cioè, zero risposte sul carovita, zero risposte sulla scuola, zero sulla sanità, ma per una norma obbrobriosa, vergognosa, cinica e inattuabile tempo zero, ci arrivate subito. Allora vedete, voi non capite più quello che succede fuori, avete perso la lucidità, perché siete nel panico, quel panico di essere, appunto, superati a destra.
Ma non finisce qui. Voi avete paura di voi stessi. Sì, avete paura di voi stessi, perché la blindate, questa legge elettorale, con la fiducia. E sapete perché? Perché voi avete il terrore dei franchi tiratori, li vedete ovunque. Perché? Perché non vi fidate dei vostri vicini di banco. Fatevi una domanda.
E, allora, mettiamolo a verbale: Presidente Meloni, una Presidente forte, come lei vuole dimostrare di essere, non cambia le regole alla fine del gioco, non blinda una legge elettorale con la fiducia. Questa, appunto, non è una prova di forza: è una prova di paura e Giorgia Meloni, ripeto, ha tremendamente paura.
La paura, se ci pensiamo, dopo quattro anni di Governo, è un po' il marchio di fabbrica. È la stessa paura con cui non toccate i profitti energetici e petroliferi e lasciate da sole le famiglie a dover pagare bollette alle stelle o col caro benzina. È la stessa paura con cui non tassate i profitti miliardari delle banche, per cui le famiglie sono state strangolate da mutui con tassi alle stelle. È la stessa paura che si scontra, poi, con quello che a voi piace tanto, no? Il sovranismo. Quante volte abbiamo sentito riempirvi la bocca di sovranismo, ma poi, quando von der Leyen detta la linea, chinate la testa e abdicate totalmente agli interessi nazionali. Proni al riarmo, pronti a indebitarvi per miliardi sulle armi, ma poi dite agli italiani che per la sanità e per la scuola i soldi non ci sono.
Avete perfino paura di pretendere giustizia per un cittadino italiano. Lunedì, tre agenti dei servizi segreti egiziani sono stati condannati per il sequestro di Giulio Regeni. Per dieci anni - dieci anni! - l'Egitto ha ostacolato la ricerca della verità. Sono passate 48 ore e la perla di Tajani dice tutto: non è stato condannato l'Egitto. Ma Tajani chi rappresenta? Di chi è il Ministro, del Governo italiano o del Governo egiziano ? Perché voi non solo avete l'obbligo istituzionale, ma avreste l'obbligo morale di venire qui in Aula e spiegarci come intenderete agire.
Infine, c'è un'ultima paura che dovrebbe preoccuparvi più di tutti, che è quella di guardare in faccia gli italiani. Voi sapete benissimo cosa gli avete promesso: gli avete promesso l'abolizione della legge Fornero, di rendere strutturale Opzione Donna, di tagliare le tasse, città più sicure, un elenco infinito! E queste promesse le avete tradite sistematicamente tutte, una alla volta. E, allora, il Paese in cui viviamo è sempre peggio: le bollette sono un incubo, curarsi è un privilegio, arrivare a fine mese è un miraggio.
Chiudo, Presidente. Voi pensate alle vostre poltrone. Vede, Meloni può provare a nascondere la paura dietro la stabilità, può riscrivere la legge elettorale, ma c'è una cosa che non potrà mai e poi mai riscrivere: i tradimenti sistematici di questi quattro anni e la storia del suo Governo .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Furgiuele. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Il provvedimento che abbiamo quest'oggi in esame vorrebbe riportare la modifica di una legge elettorale che si basa, sostanzialmente, su un nuovo concetto: quello della reintroduzione delle preferenze o, meglio, una reintroduzione parziale, cioè la possibilità, secondo questo Governo, di dare al cittadino, finalmente dopo tanti anni, l'opportunità di scegliere chi lo rappresenta.
Per noi di Futuro Nazionale, lo abbiamo detto in tutte le salse, si tratta in realtà di altro, si tratta di preferenze mutilate. Perché? Perché una preferenza, signor Presidente, è vera solo e soltanto quando tutti i candidati sarebbero disposti a sottoporsi al giudizio dell'elettore, ma nello stesso modo. Nei fatti, ci troviamo di fronte a partiti che decideranno chi saranno i capilista, capilista che verranno tutelati, per così dire bloccati, e, quando scatta il primo seggio, il primo seggio scatta a colui che è stato posto in quella posizione. Tutti gli altri possono prendere quanti voti più credono, ma difficilmente riusciranno ad essere eletti, a meno che non appartengano - come dice uno studio di Youtrend - a partiti che superano il 10 per cento nelle rilevazioni demoscopiche. E, allora, chiamiamo le cose con il loro nome e con il loro cognome: oggi non si introducono le preferenze pure, ma si dà al cittadino la possibilità di esprimere possibilità parziali che sono demandate a scelte già effettuate altrove.
Come Futuro Nazionale avevamo presentato, in prima lettura, un emendamento che prevedeva la reintroduzione di preferenze pure. Dopo il passaggio al Senato, oggi siamo a riproporre questo tipo di ragionamento che si basa su un concetto molto semplice, una questione di buon senso: se vuoi decidere di candidarti al cospetto degli italiani, devi essere disposto a farti giudicare da tutti, dal primo all'ultimo, nessuno escluso. Quindi il problema qual è? Il problema è che si sono introdotte anche questioni che vanno ad appesantire il livello burocratico. Sì, perché? Perché oltre a quella che già era la condizione di un muro di burocrazia che bisogna affrontare, bisogna anche prendere più firme e questo riguarda soprattutto quei partiti che partono dal basso. Noi, come Futuro Nazionale, non abbiamo alcun problema: lo abbiamo dimostrato nelle recenti suppletive di Reggio Calabria, dove prima di sfondare il muro della doppia cifra, prima di andare a sfidare il collegio più difficile d'Italia dal punto di vista della territorialità e della pervasività, abbiamo abbattuto il muro della burocrazia, perché chi fa politica dal basso sa che bisogna raccogliere le firme, bisogna certificarle, bisogna prendere i certificati, bisogna andare in corte d'appello eccetera, eccetera. E Futuro Nazionale non ha avuto problemi nel fare questo.
Questa legge, però, ha una duplice contraddizione. La prima è quella delle preferenze che ho poc'anzi narrato; la seconda è quella di questo muro di burocrazia che, anziché avvicinare il cittadino alla partecipazione elettorale, quel tipo di percorso che tutti evocano, in questo caso lo allontana. Ma noi siamo pronti: Futuro Nazionale non ha problemi. Futuro Nazionale è disposto a partecipare con qualsiasi legge: questa, un'altra, 1.000 firme, 10.000 firme, 100.000 firme. L'importante è che non si facciano sconti a nessuno e che tutti vengano trattati allo stesso modo, perché per noi vige solo un principio: se sei disposto a farti votare dagli italiani, allora meriti di poterli rappresentare .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Me lo faccia dire, parto da una dichiarazione della Presidente del Consiglio che ha affermato, testuale: “se andiamo sotto (…) le conseguenze saranno inevitabili”. Probabilmente l'ha fatto per lanciare un monito agli alleati dopo che a luglio - lo ricordo - qui è stato affossato l'emendamento sulle preferenze. Mi faccia dire però che, forse, c'è un altro messaggio nella bottiglia; forse è lei a pensare in questo momento di voler far saltare questa legge elettorale. Si direbbe che faccio un cioè un cambio di scenario, vi suggerisco un non detto, per chi non avesse capito la traduzione: tornare ai collegi, giocarsi il tutto per tutto in pochi mesi, magari evitare l'effetto Vannacci, chiamiamolo così, e dare la colpa a chi non voleva le preferenze in quest'Aula; approvare magari una finanziaria di guerra e andare a elezioni anticipate.
A prescindere dal retroscena, comincia a essere chiaro però un fatto. Ancora una volta il Governo sta puntando tutto su un provvedimento che scricchiola dalle fondamenta - basta aver sentito le parole dei nostri relatori di minoranza per capire di che cosa parliamo - e forse anche su una vittoria sempre più lontana. Sapete bene che l'esenzione del bollo non basterà e infatti siete già in preda al panico e state già cercando nuove soluzioni, perché non potete spiegare come mai la pressione fiscale sia aumentata nonostante tutto, nonostante il fatto che continuiate a giocarvi questa idea per cui l'occupazione è alle stelle.
Per prendere fiato, diciamo, negli scorsi giorni siete tornati su un vecchio mantra, sulla crociata contro l'invasione islamica, con tra l'altro l'infame proposta sulle classi scolastiche, su quel tetto: mai una volta che mettiate un tetto, che so, alla precarietà, ai nelle aziende. Mai. Mai che ci sia un tetto, diciamo, contro i soprusi. Fatemi dire che nemmeno forse l'accordo con chi avete esentato da qualsiasi proposta di extraprofitti basterà: già perché l'accordo con il cane a sei piedi non mitigherà l'impatto della guerra di Trump e di voi che siete, di fatto, i suoi principali alleati. Il tetto mensile ai prezzi dei carburanti deciso da ENI è quello che è: uno che rischia di scoppiarvi in fretta fra le mani. E l'azienda di Stato, forte dei miliardi - miliardi - incassati con i rincari, è andata in soccorso di questo Governo che, di fatto, è un Governo in affanno, in affanno soprattutto sulla stesura di una complicata legge di bilancio. Già, perché in tutto questo, non abbiamo parlato del braccio correttivo e del fatto che l'unica cosa che siete riusciti a fare è dare la colpa all'Istat per il disastro che avete costruito.
Torniamo a noi, a questa legge elettorale. La verità è che, con o senza Vannacci, voi sudditi di Trump, amici di Netanyahu e Putin, state per perdere. E lo state facendo: cambiare la legge elettorale a meno di un anno dal voto è da manuale del perfetto perdente. Fatevela riassumere così: potete scegliere il sistema elettorale , provare ad azzopparci, tornare alla legge precedente, non far votare davvero tutti i fuori sede o, magari, scappare dall', ma la fuga, diciamo così, non andrà lontana. Perderete e perderete male, ma a noi, in questo momento - pensate -, preoccupa altro.
Se questa riforma elettorale passerà, avrete dato un altro colpo all'impianto democratico: tutto finirà per dipendere dal Presidente del Consiglio e il Parlamento sarà ulteriormente svuotato. Anche se vinciamo noi, lo dico eh! Ed è per questo che dovremmo cambiarla. La Corte costituzionale e la magistratura in generale saranno ancora più limitate, perché indirettamente la legge influisce anche sulla loro elezione. Insomma, come Orbán, Putin, Erdogan, volete ottenere un risultato: mantenere sulla carta le libere elezioni, ridisegnando il sistema a vostro vantaggio, con un premio abnorme e l'esclusione dal voto di chi deve raccogliere le firme. Anche questo è incontrovertibile: perché l'avete fatto? È veramente una cosa anticostituzionale. E sapete già di farla così, scrivendola, tra l'altro, fra le righe di questa riforma. Insomma, la destra italiana non vuole essere da meno di Trump e degli altri autocrati, fino a che la macchina non si ritorcerà, appunto, contro voi stessi.
Il Melonellum è una truffa, è una truffa grave. Non saprei descriverla diversamente. Avete inizialmente eliminato il collegio uninominale a turno unico, perché i sondaggi li davano tutti in bilico o persi addirittura in partenza. Ricordo che, aboliti quei collegi uninominali, sparisce anche uno dei pochi strumenti che consentiva, di fatto, agli elettori di scegliere tra i candidati che si confrontano lì, su quel territorio, in un sistema tagliato su misura su Giorgia Meloni che, infatti, sta creando non pochi dissidi nella maggioranza. Già perché tutta l'ossessione è fare il finto premierato, come a dire: “eh colleghi, avevamo un patto: uno doveva fare l'autonomia differenziata, l'altro aveva la divisione dei poteri”, sempre meno diviso fra i magistrati, con la batosta costituzionale che vi siete presi; e, a quel punto, si dice: “ma perché io non devo avere il premierato?”. E solo che il premierato vi portava, di nuovo, a un'altra batosta davanti agli elettori.
Ecco, noi lo diciamo in un modo semplice: con o senza collegi, con doppio turno o senza, poco cambia, perché il pacco è sempre lo stesso. Lo ordini in un modo e ti arriva a casa in un altro, perché il premierato è qui nascosto, ma non avete avuto il coraggio di fare la riforma costituzionale. Insomma, è un premierato finto. Avete fatto credere alla vostra base che si potesse eleggere direttamente Giorgia Meloni: è questo che volete. Poi, abbiamo scoperto che, se tra l'altro cadesse il Governo, non si tornerebbe al voto, perché c'è il meccanismo del secondo Premier. Avete detto di aver dato più potere agli elettori - ma guarda te - e avete attuato, di fatto, un altro esproprio verso il Parlamento, mettendo una gabbia alla prerogativa di garanzia del Presidente della Repubblica che, in teoria, sarebbe quella di scegliere, attraverso le consultazioni, il Presidente del Consiglio e proporlo alla fiducia delle Camere. Il vostro è un premierato che non premia nessuno, tranne il capo.
Anche le preferenze sono, di per sé, finte. Adesso arrivo al punto. Avete annunciato: ridiamo potere agli elettori. Poi avete disposto listini bloccati, soglie altissime e capilista blindati. Insomma, i cari elettori, forse, potranno scegliere il 10, il 15 per cento delle preferenze o, meglio, possiamo dirlo al contrario, sarebbe sbagliato dire così: di tutte le preferenze che esprimerete, l'80, l'85 per cento sappiamo già che non serviranno a nulla. Infatti, fra capilista bloccati e listino, di fatto state facendo una truffa ai danni degli elettori che pensano di poter scegliere.
Ci sono almeno tre profili potenzialmente incostituzionali: la norma sulle preferenze, le firme da presentare per i nuovi partiti e la mancata parità di genere nei capilista bloccati.
Insomma, il premio di maggioranza, ribattezzato “di governabilità”, attribuisce fino al 55 per cento - anche di più - alla prima coalizione al di sopra del 42 per cento dei voti. Tra l'altro, al Senato ciò si concilia molto male con l'elezione a base regionale stabilita dalla Costituzione. Secondo la Corte costituzionale, i meccanismi premiali sono compatibili con la Costituzione solo se rispettano i criteri di ragionevolezza e proporzionalità. Il principio di eguaglianza del voto, sancito dall'articolo 48 della Costituzione, impone che il rapporto tra voti e seggi non sia alterato compromettendo la corretta rappresentazione della volontà popolare.
Listoni bloccati con premio fisso di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, che sono formalmente detratti dai seggi assegnati alle circoscrizioni, tolgono agli elettori ogni possibilità di scelta degli eletti e non prevedono alcuna alternanza di genere per i capilista. Io spero che le donne, che in gran segreto hanno fatto una rivoluzione qui, mandandovi un segnale già qualche mese fa, lo rifacciano. Il sistema paritario scatta solo per l'elenco dei sei candidati presenti sulla scheda.
L'obbligo per ogni coalizione di indicare il Presidente del Consiglio limita queste prerogative, le prerogative, appunto, del Presidente della Repubblica, e spinge la competizione verso una personalizzazione ulteriore: avalla l'idea che il voto serva ad eleggere direttamente un capo, ma con il voto si elegge il Parlamento che, invece, rappresenta la pluralità del Paese. Introducete una modifica sostanziale della forma di Governo senza revisione costituzionale. In una democrazia parlamentare non si vota per conferire pieni poteri a una singola persona. La nomina del Presidente del Consiglio è prerogativa del Capo dello Stato; il Governo trae la propria legittimazione dal rapporto fiduciario con le Camere.
Naturalmente tutto questo lo sapete e, naturalmente, volete scardinare quella democrazia, quell'impianto costituzionale democratico: un fatto gravissimo in una fase storica di crescente rifiuto della politica e di livelli record di astensionismo. Infatti, quel 22 per cento - lo dico alla Sottosegretaria, a cui esprimo anche la mia, la nostra solidarietà per quanto è accaduto a Reggio Calabria nella scorsa elezione, perché nessuno dovrebbe fare quello che hanno fatto a lei e spero che disciplineremo molto presto anche gli attacchi tramite intelligenza artificiale , davvero la nostra solidarietà è totale -, quel 22 per cento di elettori in Calabria parla a tutti noi, parla di una crisi strutturale di questa democrazia. Ho concluso, Presidente. Le leggi elettorali non sono strumenti nelle mani della maggioranza di turno e troppa tracotanza - questa sì - credo vi si ritorcerà contro.
Ho finito. Io credo che siamo qua per dire che le regole non si cambiano, non si cambiano da soli e non si cambiano a pochi mesi dalle elezioni. Però vi do una buona notizia: che tanto, qualsiasi cosa cambierete, al prossimo giro, nonostante tutte le previsioni che vi siete fatti, cambierà il segno di questo Governo, di questo Parlamento e anche di questa legge elettorale. Siamo qui per questo, siamo qui per costruire un'alternativa, siamo qui per organizzare la speranza e dobbiamo davvero farlo per dare un'alternativa, anche costituzionale e democratica, a questo Paese .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Sottosegretaria Siracusano, anche da parte del nostro gruppo la solidarietà per l'attacco indegno che ha ricevuto nei giorni scorsi .
Prima ancora di entrare nel merito della legge, è necessario, io credo, alzare lo sguardo, guardare fuori da quest'Aula e domandarsi se davvero in questo momento storico la priorità assoluta - alla quale il Parlamento della Repubblica sta dedicando una parte così rilevante del proprio tempo e peraltro, oggi, nell'assenza totale da parte dei rappresentanti della maggioranza - sia cambiare le regole. Perché fuori di qui ci sono persone che si misurano ogni giorno con l'inflazione che risucchia i loro stipendi, con salari che non hanno recuperato il potere d'acquisto, con l'energia che pesa come un macigno sulle famiglie e sulle imprese. E, mentre famiglie e imprese fanno i conti con queste difficoltà, il calendario del Parlamento, da mesi, ruota intorno al vostro unico obiettivo: come cambiare le regole elettorali. È una contraddizione che, soprattutto voi, se non foste accecati dalla paura di perdere le elezioni, non dovreste ignorare, visto che governate da quattro anni senza dare risposte a questi bisogni e a queste emergenze delle persone.
E lo è non perché la legge elettorale non sia importante; lo è, lo è moltissimo, e anche per questo dovreste interrogarvi sul momento nel quale avete scelto di farla, sul metodo che avete utilizzato e, soprattutto, sulle ragioni per le quali state condizionando da mesi l'attività del Parlamento italiano, soprattutto dal giorno dopo la pesante sconfitta al referendum sulla giustizia, che vi ha mandato nel panico. Perché una cosa è discutere di riforma elettorale e di cambiamento delle regole, cercando regole condivise nella prima parte del mandato, regole che possano durare nel tempo e che siano riconosciute come patrimonio della Repubblica - e lo si poteva fare insieme, ad inizio legislatura -, un'altra è intervenire sulle regole del gioco, cambiandole anche di giorno in giorno, all'ultimo miglio, nell'ultimo anno, forse negli ultimi mesi.
La Commissione di Venezia - è stato detto da tanti - richiama da tempo l'esigenza di garantire stabilità alle regole elettorali, di evitare modifiche sostanziali nell'imminenza delle elezioni. Queste raccomandazioni sono importanti, perché una legge elettorale non dovrebbe essere a immagine della maggioranza, non dovrebbe essere una manipolazione delle regole, ma patrimonio di tutti. Ed è proprio per questo che non dovrebbe essere costruita, come state facendo, sulla paura di perdere, e modificata a colpi di emendamenti e subemendamenti sulla base del sondaggio del giorno. Mi riferisco allo spettacolo degli ultimi giorni e delle ultime settimane, in Senato, quando gli della maggioranza discutevano ogni giorno se abbassare il della soglia a cui scatta il premio di maggioranza al 42, al 41, al 40, dando numeri continui a seconda dei dati del sondaggio del mattino.
Ma stiamo al merito. Ci presentate la nuova legge come un sistema per garantire maggiore stabilità e maggiore governabilità. Credo che la prima cosa da fare sia smettere di usare la parola “governabilità” come se fosse sufficiente a chiudere ogni discussione e ogni problema, perché la governabilità è un valore se produce risultati. Peraltro voi, anche in assenza di risultati, pochi giorni fa avete celebrato in pompa magna la durata record del Governo ottenuta con la legge elettorale attuale, quindi cade la ragione prevalente per cui volete cambiarla.
Ma c'è un valore altrettanto importante che calpestate: la rappresentanza, che con questa legge ignorate, un valore a maggior ragione importante in un Paese dove vota il 50 per cento della popolazione, con punte drammatiche, come quell'80 per cento di popolazione che ha scelto di non votare, pochi giorni fa, alle suppletive in Calabria. Una legge elettorale seria, in questa fase, dovrebbe avere l'ambizione di tenere insieme stabilità e rappresentanza, non di utilizzare la prima per comprimere la seconda. Invertire la tendenza dell'astensionismo dovrebbe essere la vostra, la nostra ossessione, e invece state facendo tutt'altro.
Il problema, quindi, non è semplicemente stabilire come fare ad avere ad ogni prezzo una maggioranza parlamentare, il problema è come recuperare fiducia e speranza dei cittadini verso le istituzioni. Sta qui il senso profondo della politica, sta qui il valore della democrazia, non nel cercare di mantenere ad ogni costo rapporti di forza per rimanere al Governo, per rimanere al potere, magari per lanciare un'OPA sulle future cariche istituzionali più alte dello Stato. Se la risposta alla crisi della partecipazione è quella di costruire sistemi sempre più sofisticati per trasformare una parte del consenso in una maggioranza molto ampia, vuol dire che affrontate il problema dal lato sbagliato: solo da quello della vostra convenienza. E quando sempre più cittadini decidono di non votare, le alchimie fanno peggio, mentre dovremmo chiederci come rendere il loro voto più incisivo e più significativo.
E qui viene l'altra questione, quella che ha a che fare con la rappresentanza. Perché voi dite agli italiani: vi restituiamo la possibilità di scegliere. Ma ci credete davvero mentre lo dite? Il Senato ha introdotto la possibilità di barrare fino a tre crocette fra i candidati in lista, ma soltanto per i candidati che non siano capilista. Quelle preferenze sono farlocche e lo sapete bene anche voi. Il Parlamento sarà composto comunque da nominati per oltre l'80 per cento: i super blindati del listone di maggioranza, i capilista indicati dai partiti e solo per un'esigua percentuale, solo per i due, forse tre partiti più grandi, i candidati che avranno ricevuto un maggior numero di preferenze nella lista, lista in cui la stragrande maggioranza delle persone inserite non sarà mai eletta. Insomma, una vera truffa.
Ma il capolavoro lo avete fatto con la rappresentanza di genere, perché con questa legge la prima Premier donna nella storia del nostro Paese dimostra, mette il bollino sul fatto che non lavora per le donne, ma per sé stessa , quando propone di cancellare la norma che oggi non consente di superare il 60 per cento dei capilista per genere. Di fatto sarete responsabili di avere meno donne in Parlamento, sapendo che più che mai oggi abbiamo bisogno di una rappresentanza paritaria, visto che in questo Parlamento siedono solo il 33 per cento di donne, rappresentanza diminuita peraltro rispetto alla legislatura precedente. Avete liquidato il tema della rappresentanza di genere, invitando i partiti a farsene carico in modo volontaristico, come se non fosse una questione profondamente intrinseca alla qualità della nostra democrazia, e questo proprio negli 80 anni del voto alle donne.
Il passo indietro clamoroso, storico, che state imponendo è chiaro. E anche se non ci sono, mi rivolgo alle donne della maggioranza ancora una volta - o meglio agli scranni vuoti, ai loro banchi vuoti -, per chiedere come possano accettare uno sfregio simile alla democrazia paritaria. Negli anni, con maggioranze diverse, l'impegno trasversale di tante donne ha messo in campo strumenti che hanno consentito a più donne di entrare nelle istituzioni, cancellando le norme antidiscriminatorie, costruendone di nuove inclusive. Ora calpestate anche quell'impegno di tante nostre colleghe che, in modo , avevano fatto fare passi avanti alla democrazia. State allontanando le donne dal Parlamento e di questo la Presidente del Consiglio, le parlamentari e i parlamentari della maggioranza devono assumersi la responsabilità.
In conclusione, Presidente, questa è una legge raffazzonata e pericolosa: lo è quando interviene sull'equilibrio dei poteri della Repubblica, sugli organi di garanzia, quando introduce quell'antipasto di premierato che sul terreno della riforma costituzionale non vi è riuscito. È una legge elettorale a cui non importa nulla della rappresentanza - si è detto -, ma anche in altri modi: quando allontana i territori, eliminando i collegi uninominali con la norma anti-cespugli, che produce un paradosso intollerabile ossia che il premio può finire a chi perde. Insomma, un pasticcio pericoloso su tutta la linea.
Le regole della democrazia devono sopravvivere ai Governi, non possono essere fatte per consentire ai Governi di conservare il potere anche quando cambia il loro consenso. La vostra legge è la vostra prova di resistenza per conservare il potere - questo è -, ma la nostra opposizione a questo scempio continuerà, qui e fuori dalle Aule parlamentari .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Tucci. Ne ha facoltà.
RICCARDO TUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Sottosegretario, anche da parte del gruppo MoVimento 5 Stelle la nostra solidarietà per l'indegno che ha dovuto subire . È qualcosa che la politica non dovrebbe mai abbassarsi a fare, perché noi qui rappresentiamo i cittadini.
Detto ciò, passo a quello che è l'argomento odierno. Oggi siamo qui a discutere della legge elettorale, che è probabilmente la cosa più distante dai cittadini, perché con tutti i problemi che ci sono oggi fuori - caro carburante, caro energia, caro spesa e chi più ne ha più ne metta - ormai i cittadini sono esasperati e sicuramente l'ultima cosa a cui un cittadino italiano oggi pensa è: quale legge elettorale partoriranno?
Parlando della legge elettorale, Presidente, poco fa mi sono appuntato due interventi dei colleghi di maggioranza, che purtroppo noto completamente assenti. Nel suo intervento, la collega Bordonali della Lega ha detto che con questa legge si restituirà centralità al voto dei cittadini italiani e la potremmo definire la riforma del rapporto fra i cittadini e la politica. E in più, ha aggiunto: l'elettore torna a scegliere. Prima di lei, sempre sulla questione preferenze, il collega Sbardella ha detto: gli italiani possono tornare a scegliere i propri candidati. La domanda che dobbiamo porci oggi è: il cittadino sceglie i propri candidati, ma gli eletti, poi, chi li decide? Perché questo è il punto, Presidente.
Sottosegretario, parlo con lei, perché i suoi colleghi di partito sono completamente assenti. Se oggi abbiamo i listini bloccati e la delle preferenze dovrebbe essere quella, su cui siamo tutti d'accordo, di riavvicinare il cittadino alla politica, mi dica come è possibile riavvicinare il cittadino alla politica, perché si passa da un listino bloccato a un listino - come è stato inteso in questa legge elettorale - in cui si dice al cittadino: da oggi puoi scegliere i tuoi candidati, ma chi va in Parlamento lo decido io, perché, come hanno ampiamente detto i colleghi che sono intervenuti prima di me, il 70 e oltre per cento dei parlamentari verrà scelto fra capilista e listone relativo al premio di maggioranza. Allora, la domanda che ci si deve porre è: quali preferenze avete introdotto? La realtà è che avete provato a trovare una via di mezzo fra quella che era la posizione della Premier quando era all'opposizione, ovvero voglio le preferenze, e quello che poteva essere il vostro tornaconto migliore.
Anche su questo, però, avete sbagliato. Perché avete sbagliato? Perché, banalmente, quando avete immaginato questa legge elettorale, c'era un'altra fotografia a livello di sondaggi. Nel frattempo, è intervenuto il referendum, che vi ha dato la prima batosta elettorale; in seconda battuta, c'è stata una scissione dentro la Lega - che nessuno di voi immaginava -, che vi ha ulteriormente depotenziato e questa legge elettorale, che avevate immaginato per vincere, alla fine probabilmente vi porterà a perdere e a perdere malamente.
Ma c'è un altro passaggio ancora, c'è un altro passaggio che io voglio sottoporvi, a voi in particolare che state in maggioranza, perché con questa legge elettorale i partiti che stanno sotto la soglia del 10 per cento - e qui ve lo dico e ricordatevi queste parole - avranno una grande difficoltà, soprattutto dal lato attuale della maggioranza, anche a compilare le liste. I parlamentari uscenti, infatti, laddove non saranno inseriti come capilista, dovranno andare a fare una campagna elettorale per prendersi le preferenze, spendere una marea di soldi per fare la campagna elettorale con le preferenze, che è completamente diversa, con il rischio di prendere 20.000 o 30.000 voti e neanche essere eletti. Allora, si domanderanno: chi me lo fa fare a candidarmi? Perché il rovescio della medaglia è: se non prendo i 30.000 voti - e comunque non scatto -, ne prendo 3.000 e mi brucio politicamente.
Quindi, Sottosegretaria, le ripeto - parlo con lei, perché non c'è nessuno – che quando compilerete le liste, ricordatevi di queste parole: avrete grosse difficoltà a compilare anche le vostre liste, perché avete fatto una legge elettorale che punirà per primi voi .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Calderone. Ne ha facoltà.
TOMMASO ANTONINO CALDERONE(MISTO-FNV-F). Grazie, signora Presidente. Signori colleghi, è mia ferma convinzione che quando si discute di un problema importante, di un problema fondamentale che decide le sorti non soltanto dei parlamentari e del Parlamento, ma soprattutto dei cittadini, bisogna essere seri, bisogna essere onesti, bisogna essere puntuali ed è inaccettabile - ripeto, inaccettabile! - che ancora oggi e tutti i giorni la maggioranza possa andare in televisione dicendo che ha reintrodotto le preferenze . È una bugia, è un atteggiamento falso, è un atteggiamento ipocrita, è un atteggiamento da farisei.
State tentando - badate, tentando - di prendere in giro gli italiani, perché poi, vedete, c'è una sorta di prova del nove: la prova del nove è l'urna, quando si va a votare, quando la gente vota, perché la gente capisce, la gente non ha gli occhi bendati. La gente capisce, signor Ministro, per esempio, che lei è stata candidata in Basilicata, avendo la città natale a Rovigo, vivendo a Roma e magari passando per Padova . Io la vorrei vedere, cara signor Ministro, a misurarsi con le preferenze in Basilicata. Vorrei vedere se riuscisse a superare 30 voti o 40 voti, come qualche Sottosegretario della mia zona . La vorrei vedere misurarsi con le preferenze, eccome ! E parla chi è stato sempre eletto al Parlamento siciliano con tanti, tanti, tanti voti. Quindi, qua non si spaventa nessuno delle preferenze. Siamo pronti noi di Futuro Nazionale, perché c'è il vento dietro le nostre spalle che ci spinge e sono i voti, sono le preferenze.
E allora questa storia della lista bloccata, di mettere i deputati blindati - quelli che frequentano le segreterie del partito e non il territorio per risolvere i problemi della gente, della povera gente - è una brutta storia che state tentando di far passare come una svolta epocale: abbiamo reintrodotto le preferenze, abbiamo nuovamente dato voce ai cittadini. No, non è vero, è una bugia e il popolo italiano lo sa. E se non lo sa, ci sarà Futuro Nazionale, come sempre, con fronte alta e petto in avanti, a difendere il popolo italiano , perché questo è il nostro ruolo.
Vedete, sono stato per anni - lo dico - nella gabbia della maggioranza, perché tante volte non potevo dire quello che pensavo. Infatti, per me fare parte di un partito, di un aggregato politico, è una cosa seria e, quando non lo si condivide più, così come io ho fatto, bisogna andare via. No, questa non è una legge che reintroduce le preferenze, ma è una legge che premia, ribadisco, sempre le segreterie del partito.
Altra stortura: se si raggiungerà il premio di maggioranza, andrà a governare la minoranza. Ma vedete che cosa strana. Eppure, la Corte costituzionale - allora si parlava del 35 per cento, per carità, ho letto bene quel provvedimento - aveva messo in guardia il legislatore. Ancora una volta andiamo a commettere errori, poi magari sarà l'alta Corte di legittimità a sanzionare ancora una volta una legge del Parlamento.
Concludo sì, Presidente, sulle pluricandidature. Le pluricandidature completano l'opera, perché si mette il candidato o la candidata di segreteria in quattro o cinque collegi, in modo tale che è blindata, in modo tale che nessuno può togliergli il posto in Parlamento.
È una brutta storia quella che sta scrivendo il Parlamento italiano e credo che sia necessario rappresentarlo ai cittadini italiani - e concludo veramente - che tutto sono tranne che stupidi e che capiscono che questa è l'ennesima legge per prendere in giro il popolo d'Italia .
PRESIDENTE. Adesso, colleghi, vi chiedo la pazienza di una breve pausa tecnica. Quindi, sospendo la seduta che riprenderà alle ore 19,05. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. È iscritta a parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Io devo ringraziare le colleghe, la collega e i colleghi che, come relatore e relatrice di minoranza, hanno presentato e rappresentato il punto di vista della coalizione di opposizione rispetto a questa proposta di legge che veramente propone un anche vile direi, da un certo punto di vista, rispetto al tentativo della Premier - qui c'è la Ministra Casellati che potrà convenire - di modificare la forma dello Stato e introdurre il premierato. Non le è riuscito. Dopo lo scacco terribile del referendum, contro il tentativo di riforma della giustizia, non se l'è evidentemente sentita di proseguire, a fronte del fatto che probabilmente le sarebbe pervenuta un'altra fortissima delusione.
Ecco allora questo disegno di legge sul sistema elettorale che, però, ripropone la cultura politica che ha ispirato il progetto di revisione costituzionale, che poi alla fine non è riuscito ed ecco, quindi, l'obbligo di presentare l'indicazione del Premier, espropriando, seppure non in maniera palese e non in maniera così sfacciata… ma con l'indicazione, a fronte della presentazione del programma elettorale da parte delle coalizioni, del candidato o candidata Premier. E anche in quel caso dico che ha ragione chi oggi ha sottolineato, come il collega Magi, il fatto che dovesse essere, invece, una revisione costituzionale a proporre una simile proposta, una simile riforma, che è fondamentale perché, ovviamente, esplicitamente viene tolta una delle prerogative in capo niente di meno che al Presidente della Repubblica.
Ecco allora la presentazione di una legge che, tra i tanti aspetti che sono stati illustrati e criticati anche aspramente, prevede cosa? Un premio di maggioranza - mi soffermo un attimo su questo aspetto - che addirittura va al di là di quello che era previsto dalla legge cosiddetta truffa del 1953. Vi ricorderete tutti che questa legge truffa prevedeva un premio di maggioranza che portava al 64,4 per cento il numero dei deputati assegnati, alla Camera dei deputati, alla coalizione di partiti che avesse raggiunto almeno il 50 per cento più uno del numero dei deputati stessi. Quindi, siamo arrivati addirittura a riproporre, peggiorandola, una legge che, in tutti i manuali di diritto costituzionale, sia a livello universitario che a livello di scuole medie e superiori, è indicata come uno scandalo della democrazia. Tanto è vero che nel 1954 la stessa legge venne abrogata. Ecco, di questo stiamo parlando. Ma ormai non ci si scandalizza più di niente, assolutamente non si ha memoria non dico storica, ma neanche quella di alcuni decenni appena passati.
Io vorrei qui riprendere una delle argomentazioni, uno dei ragionamenti che abbiamo già illustrato in quest'Aula, perché vedete, uno degli aspetti più gravi, secondo me, anzi, secondo noi, e vergognosi di questa proposta di riforma elettorale è la cancellazione della misura - che pure era rimasta presente e agente nel cosiddetto “Rosatellum” - a garanzia di un equilibrio tra donne e uomini nell'indicazione dei capilista. Il rischio di un Parlamento - è stato detto da più di uno dei deputati e deputate che hanno preso parola; sempre da parte dell'opposizione, va detto - che sarà segnato ancora più drasticamente dalla limitata presenza femminile è stato liquidato da voi con indifferenza, se non con fastidio, purtroppo perfino da alcune colleghe. E mi riferisco, in particolare, alla collega Bordonali che ha completamente dimenticato che una delle sue colleghe di partito, Silvana Comaroli, aveva viceversa sottoscritto una lettera-appello, di cui anch'io sono firmataria, lanciata a luglio dalla collega Elena Bonetti di Azione, assieme a Isabella De Monte di Forza Italia e Chiara Gribaudo del PD, in cui veniva denunciato un dato semplice e scomodo. Io lo voglio ribadire qui: il voto di preferenza penalizza le donne che troppo spesso dispongono di risorse minori - sia economiche, sia a livello di visibilità -, di reti di potere che per le donne sono meno consolidate. Questa è una realtà sacrosanta, perché dimostrata statisticamente; ormai c'è una letteratura che potrebbe e dovrebbe essere meglio consultata.
Il nostro collega Zaratti, già durante l'esame in Commissione e poi l'ha ripreso in Aula in più occasioni, ormai, aveva presentato un emendamento per il collegio uninominale con quote paritarie, capace davvero di garantire il rapporto tra eletto/eletta e territorio ed una partecipazione diretta dell'elettorato, prima e dopo le elezioni. Chi, come me, è stata eletta in un collegio uninominale in altro momento della nostra storia parlamentare, sa di cosa parlo. Invece, per le scelte che verranno fatte adesso - anche per quelle avvenute in passato, anche se un minimo di collegi uninominali nella legge precedente era previsto -, cosa succederà? Che effettivamente con circoscrizioni estesissime sarà e sarebbe molto difficile avere un rapporto vero con il territorio, per cui anche il discorso delle preferenze rischia di essere veramente una presa in giro.
Ecco, qui abbiamo preferito - avete, anzi, preferito - un'altra strada: capolista bloccato e voto di preferenza multipla su listini limitati. Ripeto, si tratta di una vera e propria presa in giro. Il punto più grottesco è che tutto questo viene venduto - l'abbiamo sentito anche oggi - come una restituzione di potere agli elettori e alle elettrici, mentre in realtà si restituisce spazio ai soliti meccanismi di forza, ai pacchetti di voti, alle reti di influenza. E poiché in quest'Aula anche oggi si è celebrato l'elogio smodato delle preferenze, conviene che si ricordi - io vorrei fare proprio questo passaggio molto rilevante a mio giudizio - ciò che molti fingono di dimenticare: negli anni Novanta, il voto di preferenza fu al centro di uno dei capitoli più oscuri della politica italiana. Il legame tra voto di preferenza e voto di scambio emerse in tutta la sua gravità, mostrando come la preferenza potesse diventare merce di scambio tra politica e organizzazioni criminali. Non a caso, nel giugno del 1992, ricordo, fu introdotto il reato di scambio elettorale politico-mafioso - articolo 416- del codice penale - e, nel 2008, ci fu il divieto assoluto di introdurre fotocamere e cellulari nelle cabine elettorali.
Le critiche erano chiarissime allora e restano attuali oggi. Troppe preferenze alimentano competizione interna, all'interno dei partiti. E ricordo che sono i partiti, alla fine, a presentare i candidati e le candidate, con le preferenze, con il sistema uninominale e con qualsiasi altro sistema si voglia configurare e si configurerà. Dunque, il clientelismo, le spese personali fuori controllo e perfino il controllo del voto stesso. I candidati dello stesso partito finivano - lo sappiamo, lo conosciamo bene - per farsi la guerra dentro la stessa lista, trasformando la competizione politica in una lotta correntizia, cordate, clientele. Le campagne personali, sempre più costose, aprirono le porte a rapporti opachi, con interessi locali, , sistemi di scambio: esattamente ciò che una democrazia dovrebbe prevenire, non risuscitare. In alcune aree, le preferenze multiple non erano affatto uno strumento di libertà, potevano diventare un mezzo - potrei descriverlo momento per momento - per verificare, condizionare e perfino imporre il voto. Ci sono pagine giudiziarie, a proposito della Sicilia, che lo confermano pienamente. Le preferenze multiple potevano trasformarsi, come sappiamo - o alcuni o alcune almeno sanno -, in un codice di riconoscimento del voto. C'erano delle tecniche precise: attraverso combinazioni diverse di nomi assegnati a gruppi di elettori, chi organizzava il consenso riusciva a verificare, durante lo spoglio, addirittura quali territori, quali quartieri o gruppi avessero disobbedito o obbedito agli accordi. E vi ricordate la scheda “ballerina”, quella che veniva consegnata fuori dal seggio all'elettore? Una scheda già votata, mentre quella bianca ricevuta al seggio tornava all'esterno e veniva riutilizzata per controllare il voto successivo.
Proprio per arginare questi abusi, il legislatore - come ho detto - fu costretto ad introdurre norme più severe. Io ricordo che, mentre a Milano esplodeva Mani Pulite sulle tangenti aziendali, a Napoli, in Campania, emergeva un sistema in cui corruzione politica e criminalità organizzata erano strettamente intrecciate. Ebbene, tra il 1992 e il 1994 - chiudo -, crollò la classe politica fondata sul controllo delle preferenze. con record di consenso personale nelle circoscrizioni meridionali furono travolti da indagini per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio, quindi fu rivelato il nesso tra denaro, consenso e preferenze .
Quindi fare, rifare e riproporre il sistema delle preferenze come se fosse la panacea di tutti i nostri mali e, soprattutto, come un segno di ritrovata democrazia, io credo non soltanto che sia un errore politico, ma anche che riveli l'ignoranza oppure una malafede che rimuove il nostro passato peggiore, che noi vorremmo lasciarci veramente dietro le spalle .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Io sono facilitato nel mio intervento, perché molti colleghi dell'opposizione hanno già dimostrato, in maniera molto lucida, l'unica ragione per cui la maggioranza - o, meglio, il Governo o, meglio, la Presidente del Consiglio - ha deciso di cambiare la legge elettorale. Non è per nessuno dei motivi che ci hanno raccontato. Il motivo è un altro e cioè il loro interesse: si sentono in difficoltà, non vogliono assolutamente mollare la poltrona e il potere e, di conseguenza, provano in tutti i modi, mettendo mano alle regole - e questo è il modo peggiore -, a mantenere saldo il loro potere e continuare ad esercitare quella forza che sta - io penso - rovinando questo Paese.
E cosa ci raccontano? Ci raccontano che lo fanno per la stabilità. Poi un po' si tradiscono, perché nella discussione in Commissione, ma anche in quella oggi qui, in Aula, per i pochissimi interventi che abbiamo ascoltato da esponenti della maggioranza, dicono: no, noi lo facciamo perché l'altra volta voi eravate divisi, il centrosinistra era diviso e, invece, adesso andrete insieme. E però, guardate, questa non è la stabilità: questo è - come dicevamo prima - l'interesse personale o se va bene, diciamo così, l'interesse politico.
Poi, guardate, c'è una cosa che a me risulta evidente: quando si prova a fare una cosa, raccontandone un'altra, poi alla fine si va incontro a continue contraddizioni. In questo caso, la prima delle tante contraddizioni è che chi dice che vuole fare una nuova legge per garantire stabilità poi, dopo pochi minuti - la Presidente del Consiglio -, ci spiega che lei vuole finire prima questa legislatura, perché vuole andare al voto in primavera - questo, ovviamente, a prescindere dalla volontà del Capo dello Stato. Ma come? Io voglio fare una legge - o meglio, dico di voler fare una legge - per garantire stabilità e, poi, la prima cosa che mi viene in mente, nel momento in cui faccio quella legge, è precipitarmi al voto? Questa mi sembra una contraddizione non di poco conto, che già di per sé smentirebbe le ragioni che vengono portate, ma dimostra anche, in termini politici, una grande debolezza e cioè la percezione - perché questa ce l'hanno, a Palazzo Chigi - che il rapporto con i cittadini si sia sempre più logorato. E più passerà il tempo, più si logorerà e avrà un effetto dal punto di vista elettorale.
E, allora, diciamo: andiamo il prima possibile al voto, prima che, magari, un po' troppa gente si accorga di quello che stiamo facendo o che abbiamo promesso di fare e non abbiamo fatto. Qualcuno - la collega Bordonali - qua diceva: no, noi siamo quelli che vogliono andare fino in fondo. Ecco, mi sembra esattamente il contrario: voi non volete andare fino in fondo. Poi, che dentro la maggioranza ci sia - per dirla in maniera elegante - un dibattito, una dialettica, mi sembra abbastanza evidente, ma anche questo è sotto gli occhi di tutti.
L'altra cosa, ma anche l'altra contraddizione, è quella del voler mettere nero su bianco l'indicazione del Presidente del Consiglio indicato. Ora, guardate, anche questa cosa è un aspetto costituzionalmente molto delicato, che è quello di andare a toccare le prerogative del Capo dello Stato, e qui abbiamo sviscerato questa materia. Sinceramente fatico a credere come chi governa un Paese non possa sentire la responsabilità prima di tutto di difendere le istituzioni. Invece è chiaro che qui c'è gente che delle istituzioni fa strame ogni giorno e, di conseguenza, non si pone neanche il tema di tutelare la figura che più di chiunque altro garantisce l'unità, la serietà e l'autorevolezza di questo Paese, anche all'estero.
E dicono: bisogna indicare il Presidente, perché bisogna dare la possibilità ai cittadini di scegliere. Insomma, non possiamo non farli scegliere! Bisogna dire già da prima chi sarà il Presidente del Consiglio. Bene, scusate, forse ricordo male io, ma alle ultime elezioni politiche - non cinque elezioni politiche fa, ma alle ultime elezioni politiche, quelle che hanno portato poi alla Presidenza del Consiglio Giorgia Meloni -, il centrodestra non ha presentato un candidato. Ok? Il centrodestra si è presentato ai cittadini, dicendo: chi prenderà più voti, farà il Presidente. Dunque qual è la questione? Quando si può indicare politicamente - scorse elezioni -, il centrodestra non indica il proprio candidato Presidente, ma quando ce l'ha ed è chiaro che sarà quello il candidato, allora non solo vuole che si dica, ma vuole metterlo dentro la legge? Mi sembra chiarissima la strumentalità. Anche qui, la finalità non è alta, ma è di bieco interesse, è di bassa tattica, di piccolo cabotaggio, dicendo: siccome noi, centrodestra, abbiamo il candidato e gli altri non ce l'hanno, allora costruiamo una norma che, in qualche modo, prova a metterli in difficoltà. Non preoccupatevi, risolveremo questa cosa, come tante altre, come abbiamo sempre fatto. Ma questo è il vostro intendimento, questo è il vostro livello, questo è l'atteggiamento che voi mettete, quando mettete mano a una materia così delicata come la legge elettorale, come le regole che sono fondamentali in democrazia.
E poi, sulla questione delle preferenze, lo dico molto velocemente: è del tutto evidente che sono preferenze finte, perché con quelle preferenze si eleggerà una quota decisamente limitata e minoritaria dei prossimi parlamentari, perché possono essere aggirate in mille modi. Ma, anche qui, mi interessa la motivazione che usate cioè reintroduciamo le preferenze - si fa per dire -, ma per ridare potere ai cittadini di scegliere i propri parlamentari. Peccato che, nello stesso identico momento, facciate altre due cose: la prima è che togliete i collegi maggioritari che, per definizione universale, sono lo strumento che permette più direttamente al cittadino di decidere chi è il proprio rappresentante in Parlamento e, non contenti, vi inventate il listone. Poi, chi conosce la storia sa che “listone” è una parola che evoca cose particolarmente spiacevoli, in questo Paese, però non stiamo troppo a sottilizzare, perché con voi è abbastanza inutile, tra l'altro. No! Voi mettete il listone in cui fate eleggere 70 più 35 tra Camera e Senato: altro che ridare ai cittadini “il diritto di”! Glielo state sottraendo! Infatti, prima avevano i collegi maggioritari, ora si trovano un listone bloccato. Questa è la vostra idea di come si ridà la voce ai cittadini, anche perché siete quelli che preferiscono che i cittadini stiano zitti.
E guardate, la stessa cosa, le stesse contraddizioni ci sono anche sulla questione delle firme. Voi quadruplicate le firme, evidentemente mettendo a serio rischio la possibilità per formazioni che, tra l'altro, sono rappresentate in Parlamento, in alcuni casi, hanno un'attività molto forte o sono presenti nel Paese… Dunque, anche qui, mettendo mano alle regole, provate ad incidere sulla democrazia. Questa è una cosa grave.
Tra l'altro, questa cosa può incidere anche profondamente sulla libertà non tanto di chi si presenta, ma dei cittadini di scegliere e voi lo fate dicendo: lo facciamo per evitare la proliferazione, non è che ci possono essere mille partiti. Con una mano fate questo e cosa fate con l'altra mano? Togliete il limite dell'1 per cento con cui si può concorrere ad arrivare al premio di maggioranza cioè voi, da un lato, ci spiegate che lo fate per ridurre la frammentazione e, dall'altro, invece, introducete regole che garantiscono la frammentazione. Anche qui, le contraddizioni sono lì a dimostrare la cosa che tutti stiamo dicendo e che è uscita in maniera chiara anche nel dibattito al Senato e nel dibattito qui in Commissione: voi avete in testa una sola cosa, avete in testa voi stessi e i vostri interessi, nient'altro.
Il Paese non esiste, la democrazia non esiste, ci siete solo ed esclusivamente voi. Occhio, perché così non andate per niente lontano .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, signora Presidente. Ministra, prima di qualsiasi altra cosa, credo che dovremmo chiederci perché, oggi, la priorità di questo Governo sia cambiare la legge elettorale. Come mai, dopo quasi quattro anni di nulla cosmico, mentre il Paese è in ginocchio, mentre le famiglie non arrivano a fine mese, mentre le imprese soffrono il caro energia, la priorità di questo Governo e della vostra maggioranza è quella di decidere le regole con cui tornerete a sedervi su queste poltrone? È questa la buona sostanza, la sintesi politica di questa legge: non è una legge sulla governabilità, come volete far credere.
È una legge che comprime la democrazia, chiedendo minimo 6.000 firme per circoscrizione alle forze politiche che non sono già in Parlamento. Avete capito bene: 450.000 firme per presentare una lista in tutte le circoscrizioni. Praticamente quattro volte quelle richieste attualmente, vietandone pure la raccolta digitale. E, allora, vi chiedo: da dove viene questo terrore della concorrenza politica? Perché un cittadino che vuole fondare un movimento, organizzare una nuova forza politica o presentare una proposta diversa deve affrontare una barriera che tutti gli altri, invece, non hanno? Mi dispiace, ma l'unica risposta che mi viene in mente è l'esigenza di proteggere la casta.
Nel frattempo, però, ci raccontate la storia delle preferenze. È incredibile come siate riusciti a fare vuota propaganda anche su questo; in tema di mistificazione della realtà siete veramente i migliori, non c'è dubbio. Ma anche qui bisogna dire agli italiani tutta la verità, non solo quella parte che vi conviene. Le preferenze sono soltanto l'ultimo criterio con cui verranno scelti i nostri rappresentanti; prima verranno eletti 105 parlamentari di un listone bloccato che scattano con il premio di governabilità e poi verranno eletti tutti i capilista bloccati; tutti rappresentanti scelti dalle segreterie di partito prima ancora che si aprano le urne.
E allora smettiamola di raccontare che questa legge permette agli italiani la possibilità di eleggere i propri parlamentari, perché la verità è che non è così. Perché una cosa è mettere nomi sulla scheda, un'altra è consentire davvero ai cittadini di scegliere chi, tra quei nomi, deve essere eletto. E la differenza, Ministra, è enorme. Chi sarà dentro il listone e al tempo stesso capolista bloccato sarà certo di entrare, a prescindere dalla circoscrizione di candidatura; a rischiare sono, ovviamente, le regioni più piccole, come l'Umbria, il Molise o la Basilicata, e questo accadrebbe non perché i cittadini non abbiano votato o abbiano scelto male, ma perché, ancora una volta, è stato costruito un meccanismo nel quale una parte significativa dei parlamentari viene calata dall'alto. Infatti, il premio di maggioranza porta con sé anche il solito tema di costituzionalità, ma, soprattutto sul Senato, questa legge pone una questione enorme, eludendo l'elettività su base regionale, come previsto dalla nostra Costituzione all'articolo 57. Come potete anche solo pensare che la governabilità possa legittimare la compressione di qualsiasi principio costituzionale e democratico?
Ma con questa legge elettorale siete riusciti anche a creare un grande paradosso politico: se da un lato questo Governo si vanta di essere l'Esecutivo che ha portato la prima donna a Palazzo Chigi, dall'altro presenta una legge che cambia le regole e rischia di indebolire la presenza delle donne nelle Aule parlamentari. E soprattutto perché queste regole le state scrivendo da soli? Una vera legge elettorale dovrebbe essere una legge scritta da tutti, anche da chi domani si troverà in questi banchi da opposizione. Una vera legge elettorale dovrebbe assicurare la rappresentanza dei territori più piccoli.
Allora, chiamiamola con il suo vero nome, Presidente: non siamo di fronte a una legge elettorale, ma a una ennesima legge “salva casta”
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Laura Ravetto. Ne ha facoltà.
LAURA RAVETTO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Colleghi, quali erano gli elementi per cui abbiamo definito “porcata” il Porcellum e per i quali l'intero arco costituzionale, in questi anni, ha dichiarato nei dibattiti, televisivi e non, che il Porcellum andava cambiato? Perché noi chiamiamo il Porcellum una “porcata”? Noi chiamiamo il Porcellum una “porcata”, perché ci sono le liste bloccate, cioè un Parlamento di nominati che vengono nominati grazie a una legge elettorale che consente ai partiti politici e ai segretari dei partiti di mettersi seduti e scrivere che i rappresentanti del popolo italiano sono Tizio, Caio e Sempronio. Perché? Perché l'ho deciso io.
Il Parlamento non è proprietà dei partiti politici. I partiti politici sono lo strumento attraverso il quale gli italiani partecipano alla vita politica della Nazione, ma tutti gli italiani devono poter partecipare, non solamente quelli che fanno parte di un cerchio magico o di una corte, non solamente quelli che qualcuno, dall'alto, decide di calarci sui territori . Voi dite di cambiare il mondo, ma poi ci riconsegnate una legge elettorale come il Porcellum.
Tutto cambia, perché nulla cambi: così tuonava, alle 9,48 del 12 marzo 2014, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni . E contro chi tuonava? Contro Renzi e la sua legge elettorale, l'Italicum. E ci convinse anche, perché c'era qualcuno in quell'Aula - io c'ero - che non era così convinto delle preferenze, ma ci convinse. Che cosa prevedeva questo Italicum di Renzi? Prevedeva, per la Camera, l'esatto identico meccanismo dello Stabilicum, cioè quello dei capilista bloccati e delle preferenze solo per i secondi e per i terzi .
Noi chiediamo: perché la Presidente del Consiglio ha cambiato idea? Ancora una volta, anche con questa legge elettorale, di fatto saranno i partiti politici, le segreterie a decidere il 100 per cento dei deputati dei partiti medio-piccoli, quindi di tutti gli alleati della Presidente Meloni: di Forza Italia, della Lega, di Noi Moderati. Anche buona parte dei suoi stessi deputati sarà eletta con questo meccanismo, perché saranno eletti come capilista bloccati.
Non crediamo neanche che lei invocherà, come invocò nel 2014, le primarie per i capilista. Nel 2014, la Meloni disse: se tenete i capilista bloccati, almeno mettiamo nella legge che si facciano le primarie. Allora, che cosa è cambiato? È cambiato che, probabilmente, poi, quando si arriva a dei livelli alti, si preferisce la lealtà alla meritocrazia, si preferisce candidare quelli che sei convinta ti siano più vicini, si preferisce negare ai cittadini la possibilità di scegliere chi li rappresenta .
Anche il voto di preferenza che è stato introdotto - che, appunto, è farlocco, perché i capilista e, quindi, molti rimarranno nominati - è in realtà un voto di preferenza un po' furbesco. Perché? Perché si potrà utilizzare la strategia, la strategia dei partiti, che sarà quella, di fatto, di mettere in più collegi lo stesso capolista. Si metterà, probabilmente, su cinque collegi e allora cosa succederà? Che saranno le segreterie a decidere su quali territori la preferenza veramente verrà esercitata e su quali, invece, rimarrà un sogno senza nessuna reale conseguenza
Ma questo vergognoso meccanismo avrà il suo apice nel cosiddetto listino, nel cosiddetto premio. Lì avremo, signori, cento parlamentari che entreranno alle Camere di cui nessun elettore saprà nulla , non saprà neanche che faccia avranno e non vorremmo che qualcuno, magari del centrodestra, pensasse di mettere in questa lista addirittura degli ex Ministri di Draghi.
Per tutte queste ragioni e sapendo che il nostro appello è un po' inutile - perché i giochi sono fatti, i deputati sono stati impauriti, è stato minacciato il voto anticipato, è stata messa la fiducia - noi, però, vogliamo che rimanga a verbale che ci dissociamo da questa legge elettorale, perché nega la sovranità del popolo , nega la rappresentatività e non lasceremo le impronte digitali su questa legge elettorale. Perché? Perché la pensiamo come la Presidente Meloni del 2014: cambiate tutto, perché nulla cambi .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, sono passati più di sei mesi da quando questa maggioranza ha depositato il suo disegno di legge elettorale. Era, credo, il 31 marzo. Da allora, mentre le famiglie italiane fanno i conti con i salari fermi da trent'anni, con il carrello della spesa sempre più caro, con la benzina alle stelle, con l'inflazione che si è mangiata gran parte del potere d'acquisto di milioni di lavoratori e pensionati, il Parlamento è stato costretto a occuparsi con costanza, attenzione e cura sostanzialmente soltanto di questa legge elettorale e, cioè, di come la destra al Governo possa garantire di restarci. Questa è la domanda che bisogna avere il coraggio di affrontare davanti al Paese: c'era davvero l'esigenza democratica di cambiare la legge elettorale? Oppure qualcuno ha deciso che serviva una legge su misura, cucita addosso alla coalizione di Governo, per cercare di blindare il potere raggiunto, in virtù della divisione nel nostro campo nel 2022?
La conferma più clamorosa di questo meccanismo arriverà la settimana prossima, perché nel passaggio, qui, in questa Camera, la maggioranza si appresterà a porre la questione di fiducia su una legge elettorale, cioè sulle regole del gioco democratico, che per definizione dovrebbero appartenere a tutti e non essere imposte a colpi di voti blindati. E perché la maggioranza si prepara a farlo? Non certo per l'ostruzionismo delle opposizioni e non certo per l'urgenza improcrastinabile. Si appresta a farlo, perché non si fida dei propri deputati, perché sulla legge elettorale alla Camera si può votare a scrutinio segreto e hanno paura di quello che succederebbe nel segreto dell'urna.
E in effetti hanno ragione ad avere paura, perché lo scorso luglio, proprio a scrutinio segreto, gli stessi deputati della maggioranza hanno bocciato - per un solo voto, ma lo hanno bocciato - l'emendamento sulle preferenze che portava la firma di tutti i partiti del centrodestra. Tanto più - a questo, anche, serve la fiducia - che il diavolo ci mette anche la coda, perché, quando questa legge è stata scritta, il partito di Vannacci era all'1 o al 2 per cento, oggi è cresciuto e la legge che è stata confezionata su misura di Giorgia Meloni rischia, per molti deputati della destra, di diventare un E allora, di considerazione in considerazione, di dubbio in dubbio, alla fine è finita che la maggioranza mette la fiducia sulla legge elettorale, non dimostrando forza, ma ammettendo al contrario che il consenso su questo stesso testo non esiste nemmeno tra le sue fila.
E poi c'è la grande finzione delle preferenze, quelle di cui Giorgia Meloni e la maggioranza tutta si sono riempite la bocca, seguendo un racconto populista che ha ignorato volutamente tutti gli elementi di complessità della questione. Hanno fatto populismo e poi però hanno varato delle preferenze finte, preferenze di facciata, perché la verità - che chiunque legga questo testo può verificare - è che la grande maggioranza dei parlamentari sarà eletta con i listini bloccati, decisi sostanzialmente con lo stesso meccanismo con cui si decidevano con la legge precedente. Non a caso, quando le opposizioni al Senato hanno chiesto di sbloccare davvero le preferenze con un emendamento del PD e del MoVimento 5 Stelle, eliminando i capilista bloccati, nei banchi della destra c'è stata una vera fibrillazione e si è scoperto un trucco che era andato avanti per tanti mesi.
Inoltre, credo che sia bene provare a pensare a cosa si troveranno davanti gli elettori il giorno del voto, perché ho visto la scheda ed è una scheda complicatissima, un vero rompicapo: da una parte, le liste di partito, ciascuna con un capolista bloccato e altri sei nomi già stampati, su cui si possono dare fino a tre preferenze. Ma attenzione: se si sbaglia l'alternanza di genere, la seconda e la terza preferenza vengono annullate. Dall'altra, i listini per il premio di maggioranza, con candidati che non verranno eletti se il premio non dovesse scattare e che, magari, compaiono anche in altre liste, perché la stessa persona può candidarsi fino a cinque volte, e il premio scatta solo se la stessa coalizione vince in entrambi i rami del Parlamento. Ora, provate a spiegarlo a un cittadino che entra in cabina elettorale. È impossibile! Una legge che gli elettori non riescono nemmeno a capire è una legge che li allontana ancora di più dalle urne in un Paese in cui l'astensionismo ha già raggiunto livelli record.
Ma il cuore di questa legge, Presidente, il punto su cui voglio soffermarmi è il premio di maggioranza. È un premio abnorme, un premio che trasforma una minoranza di voti nel Paese in una maggioranza schiacciante in Parlamento. E questo viene fatto senza nemmeno un meccanismo di scorrimento, con un listone bloccato che assegna i seggi del premio a nomi scelti dai vertici della coalizione in blocco. È un pugno nell'occhio per qualsiasi sensibilità democratica. Non si tratta di un giudizio politico, del giudizio di Alleanza Verdi e Sinistra: si tratta di Costituzione, perché la Consulta lo ha già detto con chiarezza due volte, nel 2014 sul Porcellum e nel 2017 con la sentenza n. 35 sull'Italicum. Il principio è semplice: la governabilità è un obiettivo legittimo, ma non può essere perseguita a qualsiasi costo. Un premio che produce una distorsione eccessiva tra i voti espressi e i seggi assegnati viola l'uguaglianza del voto sancita dall'articolo 48 e il principio di rappresentanza su cui si fonda la nostra Repubblica.
Il voto di ogni cittadino deve, infatti, pesare allo stesso modo, voto per voto, tutti uguali, tutti devono pesare allo stesso modo. E con il premio di maggioranza previsto da questa legge non è così, il voto di chi sta con la maggioranza vale molto di più del voto di chi sta dall'altra parte, e questo è sicuramente incostituzionale. Le conseguenze, inoltre, sono gravissime, perché quel premio fa saltare le soglie di garanzia che l'Assemblea costituente aveva previsto proprio perché si usciva da 20 anni di regime, consapevoli di quanto fosse pericoloso concentrare il potere nelle mani di pochi. Con questo premio, una minoranza nel Paese potrebbe eleggere da sola il Presidente della Repubblica, da sola i giudici della Corte costituzionale, cioè proprio l'organo chiamato a giudicare le sue leggi. Potrebbe, inoltre, avvicinarsi alla possibilità di cambiare la Costituzione. L'articolo 138, in questo senso, deve restare scolpito nella pietra, perché la Costituzione si modifica con i due terzi del Parlamento oppure dando la parola ai cittadini. E cos'è questo premio, se non un modo per costruire artificialmente quelle maggioranze che nel Paese, invece, nei voti reali delle persone, non esistono?
C'è, poi, l'obbligo di indicare il candidato Premier nel programma elettorale, pena l'esclusione delle liste. Questo è un modo per costruire un premierato di fatto, cambiando la forma di Governo per via ordinaria. Se volete farlo, abbiate almeno il coraggio di lasciare l'ultima parola agli italiani con un referendum, come è successo poche settimane fa sulla magistratura, quando il Paese ha respinto il vostro tentativo, il tentativo di questa maggioranza di scardinare l'equilibrio dei poteri. Ieri contro la magistratura, oggi contro il Parlamento, è sempre lo stesso disegno: quella “capocrazia” che rappresenta, oggi, il rischio più grande per le democrazie, per la democrazia italiana e per quelle europee.
E in tutto questo, nessuna tutela per la rappresentanza di genere nei capilista, che con questa legge torna indietro di decenni. Una legge contro le donne, varata dal Governo della prima Premier donna del Paese, è davvero qualcosa che non potevamo nemmeno immaginare.
E allora concludo, Presidente. Potranno mettere tutte le fiducie che vorranno, potranno blindare questo testo, zittire i loro stessi deputati e deputate, però non potranno zittire il Paese, e forse, anzi, ne sono certa, nemmeno la Corte costituzionale. Noi intanto faremo muro dentro e fuori quest'Aula, fino in fondo, perché la Costituzione è una cosa troppo seria per essere trattata come un affare di maggioranza e un affare di potere e poltrone .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Signora Presidente, colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, banchi vuoti della maggioranza, torna in quest'Aula la legge elettorale e vorrei ripartire dalle basi, dall'articolo 1 della Costituzione, dove leggiamo “la sovranità appartiene al popolo”. Credo, infatti, che una legge elettorale serva innanzitutto a questo, a trasformare quella sovranità in rappresentanza.
Per questo motivo, una legge così importante dovrebbe essere frutto di un confronto largo, di un'intesa tra le forze parlamentari; quando, invece, le scrive una parte sola e all'ultimo momento, sono leggi che nascono deboli e finiscono per alimentare proprio quella sfiducia verso la politica che dovremmo tutti combattere. Questo testo è figlio della sola maggioranza, di mesi in cui il Parlamento ed il parlare pubblico si è occupato e ha straparlato solo di legge elettorale, con una contraddizione palese e anche un po' ridicola: mentre il Governo e la Presidente del Consiglio festeggiavano la longevità e la stabilità dell'Esecutivo, provavano a convincere gli italiani e il Parlamento che dovevano approvare urgentemente una legge elettorale che garantisse stabilità e longevità ai Governi futuri. E mentre il mondo brucia, le crisi internazionali aumentano i prezzi e diminuiscono il valore di stipendi e pensioni, il Governo, a pochi mesi dalle elezioni, pensa a fare una legge, perché spera possa favorirlo e, per evitare nuove sorprese, decide di porre la questione di fiducia. La Presidente del Consiglio lo ha definito un fatto di chiarezza; io lo chiamerei piuttosto in un altro modo: è un fatto di paura.
In tutti questi mesi, c'è stata una sola pagina di questa legge scritta davvero insieme, il voto per i fuori sede: studentesse e studenti, lavoratrici e lavoratori, persone in cura lontano da casa potranno votare dove vivono. È passato all'unanimità, era una battaglia giusta che promuovevamo da tempo ed è la prova di ciò che si poteva fare su tutto il resto. Quando le regole del gioco si scrivono insieme, uniscono il Paese. Voi, invece, avete scelto un'altra strada: un testo nato tra vertici di maggioranza, rimaneggiato ad ogni sondaggio, con il ballottaggio che entra ed esce dal testo nel giro di pochi giorni; i premi di maggioranza che ballano e le soglie che si accorciano e si allungano, come alcune gonne evocate recentemente e non rendono nemmeno questa legge più affidabile.
La segretaria Schlein ha descritto questo come l'atteggiamento di chi si sente proprietario delle istituzioni. Credo abbia ragione, ma ricordo a tutti l'antica saggezza del diritto romano: . Siete, siamo tutti . Le istituzioni vanno al di là degli individui, non sono di chi governa oggi, appartengono a tutti, anche a chi verrà dopo di noi. Allora andrebbe fatto ciò che è giusto, non ciò che oggi pensate vi convenga.
Il cuore della legge è rimasto lo stesso, un premio che scatta al 42 per cento. Basti pensare che alle ultime elezioni europee ha votato meno di un italiano su due: in un Paese così, quel 42 per cento può valere appena un quarto del corpo elettorale e a quel quarto voi consegnate la maggioranza assoluta dei seggi. I costituzionalisti ve lo hanno spiegato in Commissione con tutti gli argomenti tecnici, io lo dico in maniera ancora più semplice: il voto si può correggere per dare stabilità, non si può però manomettere. La governabilità si conquista con il consenso, non si fabbrica a tavolino.
Potremmo poi parlare di quello che avete definito la reintroduzione delle preferenze, ma anche qui la distanza tra i proclami e la realtà è abissale. Molti di noi, io stesso, siamo stati eletti consiglieri comunali, regionali, e sappiamo tutti cosa vuol dire un sistema elettorale con preferenze. Si può essere d'accordo o no, e lo abbiamo sentito anche nel dibattito odierno, ma nessuno di voi in coscienza definirebbe questo pastrocchio un sistema con preferenze. Siamo seri, il primo seggio di ogni lista andrà al capolista che resta bloccato; al Senato le opposizioni avevano proposto preferenze vere: le avete respinte.
C'è poi un aspetto particolarmente odioso: il prezzo che pagheranno ancora una volta le donne. Avete cancellato la garanzia che impediva a uno dei due sessi di occupare più del 60 per cento dei posti da capolista e sappiamo tutti quale dei due ne avrebbe approfittato. Siccome nella vostra legge il capolista è, di fatto, l'eletto, nulla vieta che in ogni collegio quel posto vada ad un uomo.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Quest'anno ricordiamo gli ottant'anni dal primo voto delle donne italiane. La Costituzione, all'articolo 51, chiede alla Repubblica di promuovere le pari opportunità tra donne e uomini nell'accesso alle cariche elettive. Proprio con la prima Presidente del Consiglio donna, rischiamo un Parlamento con meno donne di prima, sicuramente con meno garanzie. Non è un dettaglio tecnico: è un messaggio che arriva dritto alle ragazze e alle donne, che oggi guardano a quest'Aula.
Avete poi inserito una norma definita anti-frammentazione: un partito che non è presente in Parlamento - un movimento civico, una lista di giovani, un'esperienza nuova - dovrà raccogliere centinaia di migliaia di firme per poter partecipare. Certo, effettivamente con tutta questa voglia di fare politica, di votare, di partecipare che c'è in giro, si sentiva proprio il bisogno di una norma che frenasse la partecipazione, complimenti ! Lo dico da chi ha contribuito a far nascere una piccola forza politica dal basso, dai territori, dall'impegno sociale, al di là dei soggetti che questa norma potrebbe colpire o che voi volete colpire. In un Paese che soffre di astensione, in cui troppi ancora dicono che la politica non serve a niente, che i politici sono tutti uguali e che votare non serve a niente, voi che fate? Alzate un muro davanti a chi prova a organizzarsi per partecipare a rappresentare le istanze dei cittadini. Ecco, non è proprio un bel segnale.
Infine - ma potremmo dire che è l'inizio di tutto -, c'è il tentativo surrettizio di inserire il premierato, che non avete avuto il coraggio di fare con una legge a sé, che avrebbe dovuto cambiare la Costituzione, ma poiché gli italiani hanno sonoramente bocciato l'altro vostro cambio della Costituzione, avete provato ad inserirlo surrettiziamente, in quanto avete la fissazione del capo: è un'ossessione vostra e di tutta la destra, da sempre. La legge che avete fatto obbliga ogni coalizione a dichiarare il nome del proprio capo che diventerà Presidente del Consiglio. Peccato che la Costituzione, all'articolo 92, affida al Presidente della Repubblica la nomina del Presidente del Consiglio, proprio perché il Presidente della Repubblica è il garante di tutti, e non dice che è un notaio che ratifica le decisioni altrui. Il premierato non siete riusciti a farlo passare dalla porta della Costituzione e provate ora a farlo entrare dalla finestra di una legge ordinaria
Presidente, per concludere, questa legge svilisce la forza della democrazia, perché dice a chi vota: il tuo voto conta, ma fino a un certo punto, e anche questo concetto riecheggia spesso nei vostri ragionamenti. Contano più del tuo voto le alchimie costruite da qualcun altro sul tuo voto. Ma lo ricordo a tutti: quello che ritenete oggi la vostra convenienza diventa con grande probabilità una sconfitta domani. Nessuna legge vi permetterà di mettervi al riparo dal giudizio degli elettori e delle elettrici.
Per queste ragioni, il nostro giudizio resta netto: questa è una legge elettorale sbagliata nel metodo, nell'impianto e nel messaggio che manda ai cittadini e per questo la contrasteremo fino all'ultimo voto
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Vorrei partire dalle tre principali criticità che rendono questa legge elettorale una vera e propria truffa ai danni dei cittadini. La prima criticità è che vengano introdotte preferenze fasulle. Funzionerà così: l'elettore si recherà al seggio, esprimerà la sua preferenza, ma contribuirà - nel 90 per cento dei casi - a fare eleggere qualcun altro, scelto dalle segreterie del partito. Questo imbroglio mi ricorda quello che avevate fatto nella riforma della giustizia, con il finto sorteggio per i membri laici del CSM. In quel caso, 15 milioni di italiani capirono che si trattava di un inganno e respinsero sonoramente la riforma. Presto capiranno anche questa ulteriore presa in giro.
Seconda criticità: da una parte, la maggioranza festeggia la stabilità di questo Governo e, dall'altra, chiede una legge elettorale per dare più stabilità. È evidentemente una contraddizione. Ma, poi, di quale stabilità stiamo parlando? La stabilità dipende prevalentemente dalla situazione politica, non dalla legge elettorale. Se il vostro obiettivo fosse stato veramente quello della stabilità, avreste potuto introdurre l'istituto della sfiducia costruttiva, ma non lo avete fatto, perché a voi non interessa nulla della stabilità, interessa solo farvi una legge elettorale su misura per voi !
Terza criticità: avete introdotto un numero di firme, perché una nuova lista possa presentarsi alle elezioni, che è addirittura superiore al numero di voti che hanno preso alcuni dei vostri partiti di maggioranza alle scorse elezioni politiche. L'obiettivo è chiaro: penalizzare le nuove formazioni civiche, ostacolare il cambiamento. È una furbata, ma è una furbata che verrà certamente dichiarata incostituzionale, non prima, però, di aver fatto grossi danni alla nostra democrazia. Infatti, la realtà è una sola: voi modificate la legge elettorale a fine legislatura, perché avete capito che altrimenti perdereste le elezioni, perché sapete benissimo che avete male organizzato il Paese in questi quattro anni .
Avete tagliato la sanità, la scuola, le pensioni per aumentare la spesa in armamenti. Avete fallito sul fronte dell'immigrazione con sbarchi che sono aumentati del 50 per cento e i rimpatri sono al lumicino, inferiori agli ultimi quattro Governi. Avete visto fallire, grazie ai cittadini e alle forze di opposizione - quindi, ovviamente, non Renzi e Calenda -, il tentativo di assoggettare la magistratura al controllo politico con la riforma della giustizia. Avete fallito anche sul fronte della sicurezza, nonostante la lunga serie dei vostri decreti inutili, perché dal 2022 c'è stata una recrudescenza di furti, rapine, truffe, violenze sessuali, eccetera. Questo è il risultato del vostro investimento pari a zero nella prevenzione dei reati. Avete fallito in materia economica: se non fosse stato per il PNRR di Giuseppe Conte - nemmeno votato da Fratelli d'Italia -, saremmo in recessione. Il Governo Meloni sarà ricordato per aver fatto piombare l'Italia all'ultimo posto in Europa per crescita economica. Avete fallito sulle tasse: dovevate ridurle, ma le avete aumentate, portando la pressione fiscale al 43,1 per cento, un punto e mezzo in più rispetto al momento del vostro insediamento. Avete fallito anche sulla lotta alla mafia: la riforma Nordio ha cancellato l'abuso d'ufficio; ha svuotato il traffico di influenze; ha aiutato chi rischia l'arresto; ha vietato di usare le intercettazioni nel caso di emersione di un nuovo reato; ha messo il tetto di 45 giorni alle intercettazioni. Questi sono tutti interventi a favore dei delinquenti, altro che lotta alla mafia !
In conclusione, signor Presidente, consapevoli di tutti questi fallimenti, Governo e maggioranza hanno messo il Parlamento a lavorare per i propri bisogni, mettendo da parte i bisogni dei cittadini. Si tratta dell'ultimo disperato tentativo di imbullonarsi alla poltrona, ma non vi porterà fortuna con questa o con un'altra legge elettorale. Perderete comunque le elezioni, perché i cittadini sono stanchi di farsi prendere in giro e non vedono l'ora di farvelo sapere nella cabina elettorale .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Lacarra. Ne ha facoltà.
MARCO LACARRA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, la discussione sulla legge elettorale è entrata nel vivo oramai da oltre tre mesi. È una riforma, però, che presenta tutte le caratteristiche tipiche di questa maggioranza e di questo Governo: si promette tanto, tantissimo, e poi si dà poco, anzi pochissimo. Lo abbiamo visto accadere di continuo in questa legislatura: dal decreto Rave in poi, Caivano, i decreti Sicurezza, le pensioni minime, sulla Fornero, sul concordato preventivo, le riforme del fisco, di recente sul bollo, eccetera. Un elenco assolutamente non esaustivo di provvedimenti civetta, dai titoli roboanti e dai contenuti minimi. Leggi che dovevano cambiare tutto e non hanno cambiato nulla. Dalle pensioni all'immigrazione, se dopo 4 anni di Governo continuate a dare la colpa a chi c'era prima, vuol dire che nel frattempo si è fatto ben poco, per non dire nulla.
La legge elettorale che avete partorito è carica di paura, quella di perdere le prossime elezioni, e di ipocrisia, quella che caratterizza ogni singolo decreto approvato dal vostro Governo. Il caso dei voti di preferenza è emblematico: la Presidente del Consiglio ne aveva fatto una battaglia personale, ce le ricordiamo tutti le sue parole dai banchi dell'opposizione, quando puntava il dito contro l'attuale legge elettorale, dicendo che avrebbe prodotto un Parlamento di nominati. Ebbene, la vostra legge, colleghe e colleghi, fa ancora peggio. Le preferenze, sì, sono state introdotte, ma è uno specchietto per le allodole, e lo hanno capito tutti.
Ciò che è successo nel dibattito parlamentare in questi mesi ricorda alla perfezione un tema attualissimo: quello del prezzo dei carburanti. Vi ricordate quando Meloni e Salvini giuravano e spergiuravano che, appena arrivati al Governo, avrebbero cancellato tutte le accise sulla benzina? Ecco, dopo 4 anni di Governo, il massimo che sono riusciti a fare è stato uno sconticino di pochi centesimi e per poche settimane. Sulle preferenze è accaduto lo stesso. Si parte con un titolo forte, perché l'importante è sempre e solo il titolo per un Governo che vive di narrazione: rimetteremo le preferenze, basta nominati, gli italiani devono scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. E poi? E poi il pessimo teatrino che abbiamo visto al Senato, con un emendamento bocciato - emendamento presentato dal gruppo del Partito Democratico -, ripresentato dalle stesse forze politiche e poi bocciato nuovamente, come se nulla fosse.
Un motivo c'era, anzi, più di uno, perché, se mezza maggioranza non vuole le preferenze, l'altra metà aveva e ha ben presente che si tratta solo di un bluff. Diciamolo chiaramente, le preferenze in questa legge non servono assolutamente a ridare voce ai cittadini. Servono solo a coprire uno spessissimo velo di ipocrisia: i veri nominati che siederanno in Parlamento al prossimo giro. Stime indipendenti parlano dell'80 per cento di nominati dalle segreterie di partito - l'80 per cento! -, tra listini circoscrizionali, capilista e chi più ne ha più ne metta. E chi si avventura a fare comparazioni con il Rosatellum perde tempo e anche un po' di dignità, perché almeno con la legge elettorale vigente gli elettori potevano guardare in faccia i candidati dei collegi uninominali, più di un terzo del totale, e votare con chiarezza.
Con le vostre preferenze, invece, sarà più una questione di fortuna che di voti. Ci saranno talmente pochi eletti che nessuno, fino alla conclusione dello spoglio, saprà dove e come scatteranno. Insomma, ci troviamo di fronte a una legge che, lungi dall'eradicare la categoria di nominati, ne genera una nuova, quella dei “blindatissimi”, cioè quei 70 qui alla Camera e quei 35 al Senato che non devono avere alcuna paura del momento elettorale e che, anzi, possono serenamente prendersi un paio di mesi di vacanza, invece di fare campagna elettorale in giro per l'Italia, perché qualsiasi cosa accada, che si vinca o che si perda, loro hanno una seggiola assicurata. Nelle liste del premio o come capilista, questi pochi fortunati possono permettersi tutto, tutto tranne che disubbidire al capo che gli ha assicurato un posto in paradiso.
E proprio quei 105 seggi ci portano alla seconda grande questione di questa riforma: il premio di maggioranza. Qui il tema non è soltanto quanti parlamentari saranno eletti senza preferenze e quanto possa cambiare la composizione del Parlamento anche quando il risultato elettorale è sostanzialmente un pareggio. Facciamo un esempio. Due coalizioni si presentano alle elezioni: la prima ottiene il 42,1 per cento dei voti, la seconda il 42 per cento. Uno scarto dello 0,1 per cento. Se votano 28 milioni di italiani, come nel 2022, parliamo di appena 28.000 voti di differenza: 28.000 voti di differenza! Eppure, in una situazione del genere, una coalizione avrebbe diritto all'intero premio e l'altra a nulla, 70 deputati e 35 senatori assegnati tutti dalla stessa parte, 105 seggi di differenza sul solo premio a fronte di un risultato elettorale pressoché identico.
Che rapporto c'è fra 28.000 voti di vantaggio e un premio di 105 parlamentari? Quale criterio rende necessaria una differenza di questa entità e, soprattutto, perché il premio deve rimanere identico indipendentemente dal distacco tra chi arriva primo e chi arriva secondo? Queste le domande alle quali nessuno si è preso la briga di rispondere, perché un conto è immaginare un sistema che favorisca la formazione di maggioranze parlamentari, un altro è stabilire che due risultati elettorali quasi identici possano determinare un'attribuzione di seggi così diversa. E non basta replicare che il 42 per cento costituisce una soglia sufficientemente elevata. Quella soglia stabilisce chi può accedere al premio, non introduce alcuna proporzione tra l'entità del premio e il vantaggio elettorale che ne consegue. Sono due questioni completamente differenti, signor Presidente. E anche questo aspetto la dice lunga, lunghissima, sul modo con cui è stata costruita questa riforma elettorale. Una legge fatta su misura, scritta guardando i sondaggi e non per rispondere alla necessità di rappresentare o di garantire una maggioranza stabile.
Come la storia recente ci insegna, però, questo genere di operazioni si ritorcono contro chi le mette in campo. D'altronde, così come su tantissimi altri fronti, gli italiani hanno imparato a conoscere questa maggioranza e questo Governo, perché ogni promessa fatta è diventata prima una bugia e poi un tradimento. Questa legge elettorale non darà agli italiani un Parlamento più rappresentativo, più vicino alle loro esigenze e ai loro bisogni. Questa legge serve solo a dare ai capi e ai segretari di partito uno strumento certo per premiare i fedelissimi e punire le voci fuori dal coro; serve a dare alla Meloni un meccanismo, forse l'unico, con cui può giocarsi le prossime elezioni, punto e basta.
Nel frattempo, non bisogna dimenticare tutti gli altri princìpi che la Presidente del Consiglio ha voluto calpestare, pur di portare avanti questa legge. Uno in particolare, che descrive bene la spregiudicatezza di questa destra, è il prezzo che è disposta a pagare la nostra Premier: la questione di genere, che scompare per intero dal nostro ordinamento elettorale. Non solo, allora, il prossimo Parlamento sarà composto quasi del tutto da nominati, ma saranno pure tutti uomini, praticamente un Senato del Regno 2.0. Un bel salto indietro nel tempo. Con le elezioni della prima Presidente del Consiglio donna della nostra storia ci si sarebbe aspettati degli importanti passi in avanti in direzione della parità; ciononostante abbiamo constatato qualcosa di diverso, se non di opposto, in questi 4 anni di Governo di Giorgia Meloni: un arretramento in ogni campo in tema di diritti del genere femminile. Ed è questo forse, più di tutto, a non farle onore.
Se voleva passare alla storia, sappia che ce l'ha fatta Giorgia Meloni: sarà ricordata come la peggiore Presidente donna della storia .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, Ministro, sono tre i motivi conduttori di questa legge elettorale, tre come si usa dire: la disuguaglianza, l'inganno perpetrato nei confronti degli elettori e la svolta autoritaria. Il primo, la disuguaglianza. Disuguaglianza tra i partiti al momento della presentazione delle liste, sono previsti tre regimi per tre tipologie di partiti. Primo caso: sono esonerati dal raccogliere le firme i partiti che erano presenti in almeno una delle Camere all'inizio della legislatura. Secondo caso: i partiti che hanno formato successivamente un gruppo parlamentare o hanno una componente parlamentare in una delle due Camere devono raccogliere 1.500 firme a collegio come minimo. Terzo caso: ci sono quelli poi da buttare fuori dal Parlamento, non bisogna proprio farli entrare, Presidente, e sono i partiti che non sono presenti attualmente in Parlamento, anche se rappresentano delle realtà politiche molto importanti nel Paese. Ebbene, per quelli sono 225.000 le firme da raccogliere come minimo e, se vogliono presentarsi in tutti i collegi, sono 450.000 le sottoscrizioni da autenticare e da raccogliere in poco tempo e in modalità cartacea. Un numero abnorme!
Ma la diseguaglianza emerge prepotente anche tra i vari candidati e, anche qui, sono previste tre tipologie di candidati. Torna il numero 3, forse piace a questa maggioranza, la numerologia forse è qualcosa che colpisce. Ebbene c'è il capolista bloccato, che può passare senza essere nemmeno votato. Poi c'è il candidato che, anche nel listino di maggioranza, ugualmente può passare anche con zero preferenze. E poi c'è il pària tra i candidati, quello che, invece, deve raccogliere le preferenze, sudarsi le preferenze e, magari, far passare un altro candidato, e magari lui resta a casa, resta al palo.
Questo è l'inganno che viene perpetrato, come dicevo prima, nei confronti degli elettori, perché questo delle preferenze non è, né più né meno, che uno elettorale: infatti tra capilista bloccati, candidati che sono nel listino di maggioranza e candidati semplici - gli ultimi -, gli elettori, di fatto, non sanno che cosa succederà al momento in cui entrano nelle urne e, tra l'altro, saranno pochi i candidati che verranno eletti grazie alle preferenze, massimamente per i partiti più piccoli, se militano nei partiti più piccoli.
Ma questo inganno, Presidente, era necessario, a parer mio. Era necessario per far digerire una riforma che riscrive il rapporto tra poteri dello Stato - ed è una cosa che è stata sottolineata anche nel corso delle audizioni -, anche perché, grazie al premio di maggioranza, si vira verso una forma di autoritarismo ed è una cosa che i cittadini non vogliono, ma sarà così, complice anche l'astensionismo, che non si è voluto realmente contrastare nel corso degli anni.
E anche questa norma per i fuori sede è una norma zoppa: il calabrese, che magari domicilia a Milano temporaneamente, non voterà per i candidati presenti nel proprio collegio di appartenenza, ma per un candidato milanese. Quindi, voglio dire, anche questa norma, alla fine, non spinge l'elettore alle urne.
Dicevo, c'è questa svolta verso l'autoritarismo. E la proliferazione della decretazione d'urgenza, Presidente, ne è stato un assaggio, un assaggio di quello che sarà.
Io voglio chiudere ricordando una frase famosa: “Alla più perfetta delle dittature preferirò sempre la più imperfetta delle democrazie”. La disse Sandro Pertini .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Aiello. Ne ha facoltà.
DAVIDE AIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Mentre milioni di italiani affrontano ogni giorno il carovita, l'aumento dei prezzi, gli stipendi troppo bassi, il calo della produzione industriale e i costi energetici ormai diventati insostenibili, il Governo Meloni e la sua maggioranza hanno deciso di occuparsi di legge elettorale. Questo, Presidente, dimostra la distanza che c'è tra il Governo e il Paese reale.
Dicono di farlo in nome della stabilità ed è singolare che a invocare proprio la stabilità sia un Governo che si vanta di essere il più longevo della storia d'Italia. La vostra stessa esperienza di Governo, quindi, dimostra che non serviva la vostra legge elettorale per garantire la stabilità del Paese. La verità è un'altra, Presidente: la verità è che Giorgia Meloni e i suoi alleati sanno che, dopo anni di politiche fallimentari che sono sotto gli occhi di tutti, rischiano di perdere le prossime elezioni e, quindi, sono corsi ai ripari. Per questo cercano di cambiare la legge elettorale, l'attuale legge elettorale; cercano di cambiare le regole del gioco proprio, possiamo dire, a ridosso delle elezioni, perché manca meno di un anno alla fine della legislatura, e vogliono costruirsi ad arte una legge elettorale sulla base dei sondaggi. Proprio quello che Giorgia Meloni contestava quando era all'opposizione.
Noi definiamo questa proposta di legge elettorale irricevibile, inemendabile, perché intanto prevede un premio di maggioranza per la coalizione che raggiungerà il 42 per cento dei voti in almeno un ramo del Parlamento, assegnando ben 105 parlamentari a quella coalizione, e saranno 105 parlamentari non eletti con le preferenze, come falsamente detto da molti esponenti della maggioranza, ma saranno tutti parlamentari presi da un listino bloccato di nominati dai capi segreteria dei partiti. Quindi non è vero che si dà la possibilità ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti, ma saranno rappresentanti solo nominati, non eletti col voto di preferenza.
Poi, Presidente, c'è un'altra questione che si aggiunge a questa, ovvero i capilista: ogni collegio plurinominale, ogni collegio proporzionale avrà dei capilista, anch'essi bloccati e anche questi candidati non verranno eletti con le preferenze. Quindi questa - possiamo dirlo tranquillamente, senza timore di essere smentiti - è una legge elettorale che non ha il voto di preferenza. Soltanto il 15-20 per cento dei futuri eletti sulla base di questa legge elettorale potrebbe entrare attraverso un sistema di “indicazioni” – chiamiamole così, non vere e proprie preferenze -, in quanto l'elettore che entra nella cabina elettorale non avrà la possibilità di scrivere nome e cognome del candidato, ma semplicemente di mettere una “X” su dei fogli prestampati, su un elenco prestampato e, appunto, di questi candidati soltanto il 15-20 per cento avrà la possibilità di essere eletto, perché, in prima battuta, il voto andrà sempre al capolista bloccato, scelto dal capo partito. La verità, quindi, è che questa legge elettorale non restituisce agli italiani il diritto di scegliere i propri rappresentanti direttamente, al contrario rafforza ulteriormente il potere delle segreterie e trasforma i parlamentari - deputati e senatori - in nominati, costretti ad obbedire al proprio partito per sperare ovviamente in una futura candidatura.
Altrettanto grave, Presidente, è l'aumento delle firme - che è stato introdotto al Senato - per quelle formazioni politiche che attualmente non sono presenti in Parlamento. Questo rappresenta una vera e propria barriera, costruita ad arte per ostacolare la partecipazione di nuove formazioni politiche alle elezioni ed è un vero e proprio ostacolo alla democrazia e al pluralismo del nostro Paese.
Dietro questa proposta intravediamo anche il tentativo di anticipare, per via elettorale, la vostra riforma sul premierato: non ci siete riusciti qui, in Aula, e cercate di bypassarla attraverso questa legge elettorale. E l'obiettivo è ancora più pericoloso ovvero quello di avere da soli i numeri per potere leggere il futuro Presidente della Repubblica e i futuri giudici della Corte costituzionale.
Per tutte queste ragioni, Presidente, non possiamo definire questa una proposta valida; è semplicemente l'ennesima legge-truffa del Governo Meloni e della maggioranza di centrodestra. Altro che stabilità, questo è un artificio legislativo pensato per conservare il potere, comprimere la rappresentanza e allontanare ancora di più i cittadini dalle istituzioni .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Signor Presidente, colleghi, questa legge nasce sotto una parola che la maggioranza ripete continuamente: stabilità. Peccato che il 4 settembre Giorgia Meloni abbia celebrato il proprio Governo come il più longevo della storia repubblicana - 1.413 giorni - e abbia spiegato che proprio la stabilità consente a una Nazione di programmare e decidere. Benissimo. Presidente Meloni, se avete appena festeggiato il Governo più stabile della storia repubblicana, ci spiegate perché l'instabilità la state curando con questa legge elettorale? Prima festeggiate il record della stabilità, poi cambiate le regole per avere stabilità: tutto questo è una cura singolare. Avete trovato il rimedio, quando sostenete che la malattia non c'è più.
Poi arrivano le preferenze: restituiamo le scelte ai cittadini. Magnifico. Peccato che sul capolista l'elettore non possa esprimere alcuna preferenza. Quando si assegnano i seggi, passa prima il capolista del partito e soltanto dopo gli altri candidati secondo le preferenze; e, se scatta il premio, i candidati delle apposite liste circoscrizionali, per i 70 seggi alla Camera, vengono eletti in blocco. Avete restituito una matita agli elettori, ma avete già scritto voi il primo nome; una preferenza con la corsia preferenziale.
Poi c'è il 42 per cento, il 42 per cento dei voti validi: nelle condizioni previste dalla legge, si può arrivare alla maggioranza assoluta dei seggi. Il dossier del Parlamento fa un esempio molto chiaro: si raggiunge la maggioranza di 202 deputati con il 42 per cento. Ma c'è anche un altro dato che non possiamo mettere da parte, la partecipazione: alle europee del 2024 ha votato appena il 49 per cento degli aventi diritto. Non significa che nelle prossime politiche sarà così, ma se quel livello di partecipazione si ripetesse, il 42 per cento dei voti validi rappresenterebbe poco più di un quinto degli aventi diritto. Poco più di un quinto degli aventi diritto potrebbe tradursi in una maggioranza assoluta dei seggi. E prima di parlare di governabilità, parliamo anche di rappresentanza.
Poi arrivano le firme, per alcune formazioni bisognerà raccoglierne 6.000-7.000 per circoscrizione e collegio, mentre per chi è già presente in Parlamento sono previste condizioni diverse. E qui, Fratelli d'Italia dovrebbe ricordare la propria storia, perché nel 2013 prese appena l'1,96 per cento. Era una forza piccola. Ha potuto partecipare, ha potuto crescere, ha potuto avere consenso e conquistarlo, ed è arrivata al Governo. Questa è la democrazia. Chi è entrato da una porta quando era piccolo, dovrebbe essere riconoscente prima di rendere quella porta più pesante per chi arriva dopo.
Infine, ricordo che la Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa raccomanda ormai già da anni di non modificare gli elementi fondamentali della legge elettorale l'anno precedente alle elezioni. Non è un comando, non è un divieto assoluto, ma francamente, non serve neppure una Commissione internazionale per capirlo: basta il buon senso, il senso comune. Le regole della partita si scrivono prima, non quando la partita si gioca ed è iniziata.
Colleghi della maggioranza, non scrivete regole come se il futuro fosse di vostra proprietà. Dodici mesi in politica sono un'eternità, cambiano consensi, coalizioni, rapporti di forza, nessuno sa quale sarà il quadro politico di domani. Voi state cucendo questa legge su misura della fotografia politica di oggi. Il problema è che la politica ha un brutto vizio: cambia fotografia prima ancora che il sarto abbia finito il vestito. Quindi, colleghi della maggioranza, cucite pure, stringete pure, aggiustate pure le misure, tra dodici mesi potreste scoprire di aver confezionato, con tanta cura, un vestito perfetto per farlo indossare a qualcun'altro. E allora sì, chi di spada ferisce di spada perisce oppure, più semplicemente, chi si scrive le regole su misura, non si lamenti se domani la misura cambia .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. La legge elettorale torna alla Camera in terza lettura, dopo le modifiche apportate dal Senato. Quest'Aula quindi ha, avuto già modo di esprimersi e già molto è stato detto dai gruppi di opposizione e dal Movimento 5 Stelle in particolare. Il passaggio al Senato, e successivamente i prodromi di quello che succederà in quest'Aula, non possono che confermare il giudizio già espresso dal nostro gruppo: questa è una legge vergognosa, oltre che una presa in giro per i cittadini. È vergognosa sotto tutti gli aspetti, per la finalità, per il metodo e per il merito.
La finalità è evidente: non è quella di modificare le regole del gioco, perché desuete o malfunzionanti, bensì quello di tentare, a ridosso delle elezioni, di costruire un sistema che garantisca alla maggioranza la permanenza al potere. È una legge dettata dalla paura di perdere e di vedervi costretti a rendere conto ai cittadini del disastro che avete provocato in questi quattro anni di malgoverno, una legge con la quale tentate di limitare la partecipazione democratica e perciò prevedete un sistema di raccolta di firme per le formazioni politiche non rappresentate in Parlamento assurdo e tale da impedirne, sostanzialmente, la partecipazione alle elezioni.
È vergognosa nel metodo: avete usato lo stesso metro, lo stesso che abbiamo subito durante l'iter della riforma costituzionale della magistratura, riforma che è stata asfaltata dai cittadini con il referendum. Gli emendamenti dell'opposizione sono stati regolarmente bocciati, non avete avuto il coraggio di confrontarvi con le proposte della minoranza e avete deciso tutto nelle riunioni di partito. Tutto quello che riguarda una legge che disciplina le regole attraverso le quali i cittadini scelgono i loro rappresentanti in Parlamento e che, attraverso il Parlamento, determinano gli equilibri della nostra democrazia, dovrebbe essere condivisa il più possibile tra tutte le forze politiche, cosa che non è avvenuta.
Tutti ricordiamo che a luglio, qui alla Camera, è andato in scena un teatrino imbarazzante: una maggioranza apparentemente sicura, spavalda, che aveva presentato l'emendamento Bignami sulle preferenze farlocche - emendamento benedetto anche dalla Presidente Meloni come unitario e fondamentale -, è andata sotto ed è corsa al Senato a leccarsi le ferite. L'emendamento è stato lì riproposto ed approvato e adesso qui, alla Camera, viene posta la questione di fiducia per farlo ingoiare a tutti coloro che, per un motivo o per l'altro, al prossimo giro perderanno la poltrona e non solo perché perderete le elezioni, ma anche in conseguenza delle nuove norme che vi stanno obbligando ad approvare.
Veniamo al merito: ci avete raccontato del ritorno delle preferenze come una grande conquista, invece quasi l'80 per cento degli eletti saranno scelti dalle segreterie attraverso le liste bloccate e i capilista indicati dai partiti. Tutto ciò non ha nulla a che fare con il diritto di scelta dei cittadini; li state fuorviando, portando avanti una narrazione strumentale e distorta, quando in verità le segreterie continueranno a gestire candidati ed eletti.
Prevedete poi un premio di maggioranza abnorme: più 70 deputati e più 35 senatori alla coalizione che raggiunge il 42 per cento in entrambe le Camere; 105 parlamentari indicati dai partiti che non ricevono neppure un voto, ma che entrano nelle istituzioni per cooptazione. Questi futuri parlamentari, totalmente privi di una qualsiasi investitura popolare, saranno ovviamente selezionati tra i fedelissimi e avranno la funzione di trasformare la minoranza in una maggioranza blindata e senza rischi.
L'indicazione del Premier sulla scheda elettorale è un attacco alle prerogative del Presidente della Repubblica, è un tentativo di aggirare la Costituzione e introdurre surrettiziamente una sorta di premierato, a tacere, per ragioni di tempo, della violazione palese del principio di equilibrio di genere e della assurda revisione delle circoscrizioni per il voto degli italiani all'estero. Insomma, tutta una serie di evidenti disposizioni incostituzionali che fondano la pregiudiziale di costituzionalità che verrà discussa e votata domani.
Presidente, mi avvio a concludere e mi chiedo: la riforma della legge elettorale è davvero la priorità da affrontare nell'interesse del Paese e dei cittadini? Fuori da quest'Aula gli italiani hanno problemi ben più urgenti: i salari sono fermi e sempre più erosi dal rincaro dei prezzi e dall'inflazione, il prezzo del carburante continua a pesare su famiglie e imprese in modo oramai insostenibile. La vostra incapacità e inconsistenza politica è stata dimostrata dall'intervento di grandi aziende come ENI, che hanno deciso in autonomia di calmierare il prezzo del carburante, palesando il fatto che voi non governate, ma siete governati, aspettate la mancia che il cliente lascia sul tavolo . Non è normale pagare due euro al litro la benzina, ci sono lavoratori che aspettano salari migliori, famiglie che fanno i conti con il costo della vita e con quello della scuola per i propri figli, imprese che chiedono risposte. Il Codacons poche ore fa ha rilevato che l'inflazione a settembre è salita al 4,2 per cento su base annua, il che equivale, a parità di consumi…
PRESIDENTE. Concluda.
MARIO PERANTONI(M5S). …a una stangata di 1.389 euro annui a famiglia, addirittura a 1.918 euro per un nucleo familiare con due figli.
Concludo, Presidente, un attimo, perché così convinco la maggioranza. Il Governo cosa fa per risolvere tutto ciò? Non fa niente, non interviene per risolvere nessuno di questi problemi, al Governo interessa la legge elettorale. Una cosa è comunque certa: i cittadini non si faranno prendere in giro da voi, così come hanno dimostrato con il referendum, rispedendo al mittente quell'obbrobrio di riforma costituzionale che avete avuto il coraggio di presentare. O con questa, o con altra legge elettorale, vi manderanno a casa .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi: oggi in realtà noi non stiamo discutendo della riforma della legge elettorale, ma di un vestito cucito su misura. Su misura dalla maggioranza, per la maggioranza. Questa legge elettorale va definita con un'unica parola in quest'Aula: è un obbrobrio e vi spiegherò perché.
È un obbrobrio nel metodo, perché le leggi elettorali dovrebbero essere scritte insieme, si scrivono insieme le regole del gioco e non si impongono. Voi avete fatto esattamente l'opposto: avete ridotto il Parlamento a un notaio, con i tempi contingentati per cercare di chiudere prima che si arrivi a un anno dal voto, che è un'indicazione che ci arriva da lontano. Chi cambia le regole alla vigilia della partita non cerca stabilità, cerca un vantaggio. Voi siete bravi, però, in questo, perché siete stati già in grado di cambiare le regole del gioco e non prima della partita, ma a partita già finita. Ricordiamo tutti come avete interpretato le regole elettorali quando avete fatto fuori la nostra collega deputata Elisa Scutellà per fare entrare uno dei vostri
È un obbrobrio nel merito, perché un premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori, regalati a chi arriva al 42 per cento dei voti… Ricordiamoci che, nelle ultime tre competizioni elettorali delle politiche, la percentuale di votanti è scesa progressivamente dal 75 per cento del 2013 al 64 per cento del 2022: 11 punti percentuali in nove anni. Ammesso e non concesso che alle prossime elezioni politiche voti la stessa percentuale di italiani, quel 42 per cento dei voti, che farà scattare il premio di maggioranza, corrisponderà a poco meno del 27 per cento degli italiani con diritto di voto. Quindi, chi è stato votato da poco più di un quarto degli italiani riceverà più del doppio, oltre quasi la metà dei seggi in Parlamento, oltre la metà dei seggi in Parlamento, che è una sproporzione enorme. Questo significa che il voto di chi sceglie la parte vincente vale più del doppio dell'altra parte. Questa non è governabilità, ma è un'espropriazione del principio di rappresentanza.
Questa legge, poi, è un obbrobrio per quanto riguarda le preferenze. Voi lo avete annunciato come un grande ritorno, ma con i capilista bloccati, è una presa in giro: il cittadino voterà un candidato e, molto spesso, non lo vedrà in Parlamento, perché entrerà il primo, l'unico eletto sicuro, scelto dai capi partito.
E se c'è il premio di maggioranza, il candidato nel listino ha priorità di ingresso rispetto a quello votato con preferenza: questa è una truffa ai danni degli elettori.
Questa legge è un obbrobrio, perché non serve a dare stabilità al Paese. Ma come? Avete appena festeggiato nella mia città, Bari, il Governo più longevo della storia della Repubblica! Questa maggioranza è stata eletta con la legge attuale. La stabilità non è data dal potere assoluto dei numeri in Parlamento, ma dalla capacità di mantenere gli accordi presi con i partiti di coalizione. La verità è che la stabilità non c'entra: c'entrano i sondaggi, c'entrano i calcoli di chi entra e di chi esce, di chi vince e di chi perde e c'entra la vostra paura di presentarvi davanti agli italiani alle stesse condizioni degli altri. Voi volete il controllo del Paese per continuare a fare quello che avete fatto in questi ultimi quattro anni, cioè non considerare le minoranze, anche se queste rappresentano una parte della Nazione.
Questa legge è un obbrobrio, perché resta l'indicazione del nominativo del candidato Premier indicato dalla coalizione. È una palese compressione delle prerogative del Presidente della Repubblica e voi, invece di fare una riforma costituzionale, avete scelto di aggirare il problema e di raggirare i cittadini. Ma vi capisco, perché avete paura delle riforme costituzionali, visto che o vi sono state bocciate dalla Corte costituzionale o dai cittadini.
Infine, è un obbrobrio di legge per quanto riguarda le donne, perché non sono previste garanzie di rappresentanza equilibrata di genere fra i capilista, cioè tra quei candidati che quasi certamente saranno eletti. Tralascio la questione delle firme, perché - è stato già detto - è un modo per cercare di bloccare chi voi non volete.
Presidente, “la sovranità appartiene al popolo”, come dice il comma 2 dell'articolo 1 della Costituzione. Non appartiene ai capi partito, non a chi scrive i listini. Voi, con questo obbrobrio di legge, avete rovinato ulteriormente l'Italia e la voglia degli italiani di partecipare alla vita politica del Paese perché, invece di avvicinarli alle urne, togliete loro anche l'illusione di contare qualcosa .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore di minoranza, l'onorevole Fornaro, che ha già parlato. Se vuole un minuto, glielo possiamo… no.
L'onorevole Magi mi pare che non ci sia.
Chiedo la stessa cosa alla deputata Auriemma.
Zaratti mi pare che non ci sia.
Ha facoltà di replicare il relatore per la maggioranza, l'onorevole Pagano. No.
Quindi passiamo direttamente… No, aspetti, abbiamo prima l'onorevole Colucci. No, allora direttamente l'onorevole Rossi. Lo so, all'ultimo, va bene così, prego.
ANGELO ROSSI, . Grazie, Presidente. Io sarò molto breve. Vorrei attenermi ai temi oggetto della discussione generale, rimanere legato alle modifiche effettuate nel passaggio al Senato e, oggi, in terza lettura alla Camera e, quindi, limitarmi a quelle riflessioni.
La risposta alla polemica sarebbe anche abbastanza semplice, ma vorrei evitarla. Faccio solo una considerazione. Quando si dice che il centrodestra propone una legge elettorale perché ha paura, io vorrei capire: ma quale paura è rappresentata da una legge elettorale che premia chi prende più voti? Capisco che in alcuni contesti, nel passato, si è stati abituati ad andare al Governo senza vincere le elezioni, ma il centrodestra, evidentemente, questa paura non l'ha. E non ce l'ha, perché presenta una legge in cui chi vince è chi ha preso più voti; oppure, secondo le opposizioni, dovevamo fare una legge per cui chi prende meno voti va al Governo? Non è così: noi abbiamo fatto una legge su base proporzionale che tutela la rappresentanza e - ve lo ricordo - se c'è un sistema che ferisce la rappresentanza è il sistema maggioritario. Oggi, per esempio, alla Camera abbiamo una coalizione che governa con un'amplissima maggioranza - oltre il 60 per cento - con il 43 per cento di consensi. È evidente che il sistema elettorale maggioritario è quello meno legato al risultato elettorale, perché, nel sistema maggioritario, chi prende un voto di più prende tutti i seggi assegnati e, in quel caso, un unico seggio assegnato in ogni collegio uninominale. È quindi lì che la rappresentanza viene compromessa. Noi, invece, presentiamo una legge elettorale su base proporzionale con un premio di governabilità.
Si è detto che abbiamo tenuto occupato il Parlamento mesi e mesi per una legge elettorale, mentre l'Italia e i cittadini affrontavano i problemi. Guardate, io ritengo che la legge elettorale sia anche un sistema per dare quel tipo di risposte, perché in un mondo complesso come quello attuale, in cui viviamo sfide epocali, è evidente che abbiamo bisogno di dimostrare l'efficienza della democrazia. Le sfide che affrontiamo, nella situazione internazionale che viviamo, necessitano di risposte rapide. E crediamo che anche una legge elettorale - in quota parte sicuramente minore - possa dare risposta a quelle sfide, garantendo ai cittadini trasparenza sul programma elettorale, un programma elettorale chiaro, scritto e controfirmato, in cui viene indicata anche la persona da proporre quale guida di quel Governo, con una maggioranza stabile che possa portare quel programma a essere realizzato. E questa è una delle risposte alle necessità e alle sfide che viviamo.
Qualche collega ha parlato addirittura di una deriva autoritaria per il ricorso alla decretazione d'urgenza. A parte che con la legge elettorale non c'entra nulla. Ma se, nel mio operato, per esempio, come relatore sulla riforma del Regolamento, c'è stato un indirizzo, è stato quello proprio di favorire il minor ricorso possibile alla decretazione d'urgenza, che è figlio, invece, di un'inefficienza nel sistema di governo che ricorre alla decretazione d'urgenza per accelerare le risposte alle sfide quotidiane che viviamo.
Sul tema, parto da alcune questioni. Questione delle preferenze: sono preferenze finte. A parte che il benaltrismo non mi ha mai convinto, ma da 35 anni le preferenze non c'erano e oggi il centrodestra propone una legge con le preferenze. Possono piacere o non piacere, si può dire che forse erano meglio le preferenze da esprimere su tutta la lista dei candidati e non con il capolista bloccato, ma le preferenze oggi ci sono. Ieri non c'erano! Con il Rosatellum la lista è totalmente bloccata, con la perversione del meccanismo del delle pluricandidature che, con la lista interamente bloccata, portava a eleggere il terzo, il quarto dei candidati votati da un cittadino. Altro che il primo bloccato! Il quarto veniva eletto, con il tra collegi, regioni e quant'altro.
Credo che abbiamo dato risposta a questa esigenza di chiarezza nei confronti dei cittadini per evitare che, domani, i Governi vengano fatti nelle sale, nelle stanze di partito e non invece scelti dai cittadini che votano una coalizione e se ne ritrovano un'altra a governare, magari mista, formata da partiti di una coalizione e dell'altra. Noi vogliamo evitare che succeda, vogliamo che non succeda più che ci siano Governi non usciti dalle urne, e abbiamo fatto una legge elettorale criticabile, ma che dà risposte, certamente, peraltro una legge elettorale nel solco di molte leggi e di molte proposte fatte anche nel passato sul premio di governabilità.
Non voglio divagare, perché il premio di maggioranza non è stato modificato al Senato, ma non è un premio sproporzionato. Il 42 per cento è una soglia superiore a quella fissata dalla Corte costituzionale nella sentenza sul cosiddetto Porcellum, che determinava il valore minimo al 40 per cento. C'è un tetto massimo del premio, cosa che oggi non c'è: si arriva al massimo al 55 per cento circa dei componenti di ognuna delle Camere come obiettivo massimo, quindi 220 e 110, con la garanzia per le minoranze di una rappresentanza, che oggi non c'è. Oggi, nell'attuale composizione del Parlamento, una coalizione, che ha ottenuto il 43 per cento, ha oltre il 60 per cento dei seggi. Quindi, con questa legge garantiamo la rappresentanza della minoranza, perché fissiamo un tetto al numero massimo di parlamentari, di deputati e senatori, assegnati alla coalizione risultata vincente.
Sulle preferenze: io non vorrei darvi una brutta notizia sulla costituzionalità delle preferenze, ma su questo modello di preferenze che è, sì, molto simile al modello inserito nell'Italicum, la Corte costituzionale si è già espressa. Ha cassato in maniera pesante l'Italicum, ma l'unica parte che ha preservato e che ha dichiarato costituzionale sono proprio le preferenze, con il capolista bloccato; allora la proposta dell'Italicum era di due preferenze. La proposta delle preferenze col capolista bloccato è stata già valutata dalla Corte costituzionale ed è stata ritenuta costituzionale la presenza di un capolista bloccato e di una lista a preferenze. Peraltro, quando si parla della conoscibilità delle liste, la Corte costituzionale si è espressa su una legge, quella del Porcellum, che aveva decine di candidati, non sette, decine di candidati. Quindi era evidente che non c'era la possibilità di conoscere i candidati della lista, ma lì c'erano liste da decine e decine di nomi, oltre 40 in alcuni collegi. Era evidente che non ci fosse la possibilità della conoscibilità del candidato e, quindi, ritengo che le preferenze non solo siano un grandissimo passo avanti, ma siano del tutto costituzionali così come proposte in questa legge.
Sulle firme: ogni legge va valutata a sé e ogni provvedimento va valutato nella sua concretezza. Se noi inseriamo un premio di governabilità su base nazionale, è evidente che, se togliamo, come posso dire, una soglia di contribuzione al risultato coalizionale, ci deve essere una valutazione della valenza nazionale delle liste che partecipano a quel risultato. Se facciamo in modo che ogni lista, qualunque risultato raggiunga, anche se non assegnataria di seggi, contribuisca al risultato di coalizione, dobbiamo determinare comunque una valutazione per cui quella lista abbia un carattere nazionale. Altrimenti rischiamo che assegnino il premio e poi quelle liste non si vedano, in nessun caso, assegnare seggi né avere una valenza che sia nazionale. Quindi, abbiamo aggravato la procedura di presentazione con firme che possano determinarne e significarne la valenza nazionale.
Sulla questione di genere, e concludo, credo che, anche qui, la legge vada letta nella sua interezza e nella sua concreta applicazione. Riteniamo che il combinato disposto della quota di genere del 60-40 tra i capilista, dell'obbligo di candidatura nella lista del proporzionale, della presenza delle preferenze - peraltro con i nomi scritti sulla scheda e votati con un segno sul quadratino - e quindi dell'alternanza di genere, che parte dal primo e quindi coinvolge il capolista, garantisca appieno la rappresentanza di genere. Poi - e concludo, Presidente - se c'è qualche partito che lamenta un problema di rappresentanza di genere, avrà la possibilità di candidare come capolista più donne che uomini, se quello femminile sarà il genere meno rappresentato. Noi riteniamo che, invece, questa tutela ci sia e che, nel combinato disposto delle norme, la rappresentanza di genere sarà anche valorizzata, come sarà valorizzata anche l'elezione mediante preferenze, perché non è vero che non ci saranno eletti con le preferenze: saranno molti di più del 15 o del 20 per cento citati dai colleghi.
Quindi ritengo che le osservazioni fatte siano infondate .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, la senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Grazie, Presidente. Vorrei fare alcune riflessioni. Le opposizioni hanno detto ripetutamente che trattare la legge elettorale significa disinteresse per i problemi del Paese. A parte la considerazione che occuparsi di un problema non significa escluderne un altro e la dimostrazione plastica l'ha data il Governo Meloni di recente, con la riduzione delle accise, con l'esenzione dal bollo auto, tanto per fare degli esempi, ma parlare di stabilità non è parlare di qualcosa di astratto, non è una dissertazione letteraria. La stabilità è un valore ed è un valore, perché significa credibilità internazionale, attrattività degli investimenti esteri, significa fiducia dei mercati, significa possibilità di programmare da parte dei cittadini, da parte delle famiglie, da parte delle imprese, la loro vita. E poi c'è una questione che è sempre sottaciuta: una questione economica. La stabilità ha un valore economico, perché negli ultimi dieci anni precedenti il Governo Meloni, 2012-2022, l'instabilità politica è costata agli italiani 265 miliardi in più sugli interessi del debito pubblico; questi sono denari sottratti alle tasche degli italiani. Stabilità però significa soprattutto una cosa: chi vota deve poter comprendere che cosa succederà dopo il voto. Gli elettori scelgono la loro rappresentanza e il loro Governo e la politica finalmente governerà assumendosi la responsabilità di quella scelta.
Ancora, si è parlato di preferenze. Adesso le preferenze sembrano la grande scoperta delle opposizioni, ma le preferenze le ha introdotte la maggioranza di centrodestra e costituiscono forse una delle maggiori novità della riforma elettorale. Erano assenti dalle elezioni politiche da 33 anni, quindi dal 1993, e nessun Governo di centrosinistra le ha mai riproposte. Adesso che le preferenze sono state reintrodotte dal Governo, dal centrodestra, le opposizioni sostengono che sarebbero soltanto una possibilità teorica, perché il ruolo dei capilista resterebbe dominante. Non è così, perché basti soltanto pensare al fatto, e cito un esempio per tutti, che c'è la possibilità di pluricandidature e, per i capilista, fino a cinque collegi. Questo cosa significa? Che siccome si dovrà scegliere e uno, il capolista, il candidato eletto in più collegi, opterà per uno solo, i seggi liberati verranno attribuiti tutti con le preferenze. Quindi, le preferenze tornano a essere decisive per stabilire chi entrerà concretamente in Parlamento. Non si tratta di un meccanismo formale o simbolico, ma di uno strumento che attribuisce agli elettori un potere effettivo di selezionare - finalmente, io dico - la classe dirigente, un meccanismo che riporta al centro il rapporto tra candidato e territorio.
Ancora, sulle sottoscrizioni, ha suscitato critiche la norma che ha innalzato da 1.500 a 6.000 il numero di sottoscrizioni da raccogliere per la presentazione delle liste nei collegi plurinominali. Si è parlato addirittura di strozzatura del confronto democratico. La norma risponde all'esigenza di ridurre la frammentazione politica, coerentemente con l'esigenza di stabilità, che è la di questa legge elettorale. L'aumento delle firme necessarie a presentare le liste ha l'obiettivo, appunto, di evitare liste improvvisate, che non esprimono interessi o correnti di pensiero radicati nella nostra società. Peraltro, è stato previsto l'esonero, da un lato, della raccolta delle sottoscrizioni per i partiti che siano già costituiti in un gruppo parlamentare o componente politica del gruppo Misto in almeno una delle due Camere, alla data del 31 dicembre 2025, e dall'altro lato, un ulteriore regime di favore è previsto per le liste costituite in gruppi parlamentari e in componenti politiche di gruppi parlamentari in almeno una delle due Camere alla data di pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali. Ma, allora, questo che cosa significa? Che la norma che innalza il numero delle sottoscrizioni non ostacolerà certamente la presentazione di partiti seri e di movimenti di opinione diffusi nella società italiana, ma, di sicuro, impedirà la presentazione di liste di cui abbiamo fatto triste esperienza in Italia - come Avanti Lazio, Forza Roma, Forza Pippo -, liste che non onorano certamente le istituzioni repubblicane e non onorano il Parlamento.
Ancora, sulla circoscrizione Estero, le opposizioni hanno contestato la norma che accorpa le ripartizioni extraeuropee della circoscrizione Estero, affermando che così si svuoterebbe di significato il diritto di rappresentanza dei territori oggetto dell'accorpamento. Non è così neanche questo, perché basta leggere gli articoli della Costituzione. Gli articoli 56 e 57 prescrivono, per la Camera dei deputati e per il Senato della Repubblica, regole di distribuzione dei seggi fondate sulla densità rappresentativa di ogni circoscrizione, mentre il terzo comma dell'articolo 56 della Costituzione lo esclude espressamente proprio per i seggi assegnati alla circoscrizione Estero, rimettendo alla discrezionalità del legislatore la conformazione territoriale della circoscrizione Estero. Le ragioni di questa scelta costituzionale sono evidenti: il parlamentare eletto nella circoscrizione Estero, a differenza del parlamentare eletto entro i confini nazionali, non è chiamato a farsi portatore di interessi territoriali o a creare una connessione con il tessuto sociale riferibile a un dato collegio. Al contrario, i 12 parlamentari eletti all'estero hanno un loro autonomo spazio nelle Camere, in quanto portatori di un'unica esigenza: quella degli italiani, di tutti gli italiani residenti all'estero, di cui tutelano e proteggono la cultura, gli interessi, le aspettative, ovunque essi decidano di insediarsi.
Sul premio di maggioranza, infine, ho sentito reiteratamente le opposizioni criticare il premio di governabilità, che è stato definito abnorme, è stato definito sproporzionato, che altera la rappresentanza democratica, che consente alla maggioranza di impadronirsi degli organi di garanzia. È falso. Ricordo che il premio di governabilità non è una trovata di questa maggioranza. Da oltre trent'anni, il legislatore, di centrodestra e di centrosinistra, cerca di conciliare due esigenze proprie di una legge elettorale che la Costituzione considera rilevanti: garantire la rappresentatività delle Camere e favorire la formazione di Governi in grado di governare, perché una democrazia nella quale nessuno riesce a decidere rischia di trasformarsi in un eterno, inconcludente tavolo di trattativa.
Poi, la stessa Corte costituzionale ha chiarito che il premio non è in sé e per sé incostituzionale, ma deve essere ragionevole e proporzionato, ed è proprio qui che cascano le accuse: la soglia di accesso è fissata al 42 per cento, è dunque al di sopra della soglia minima del 40 per cento considerata costituzionalmente legittima. Ho sentito citare la legge Acerbo, ma altro che legge Acerbo! Lo aveva detto l'onorevole Magi che la legge Acerbo prevedeva che con il 25 per cento di consenso si potessero acquisire due terzi dei seggi, e a me sembra che questa legge sia lontana anni luce dalla legge Acerbo. Quindi, non riesco a capire come continuamente si evochi questa legge.
Inoltre, il premio assegna al vincitore un in termini di seggi mai superiore al 9 per cento e, quindi, ben al di sotto della soglia di quel 15 per cento che la giurisprudenza costituzionale ha determinato. Se in passato una parte significativa del centrosinistra considerava legittimo un premio collegato a una soglia del 40 per cento che assicurava il 55 per cento dei seggi, come si può sostenere oggi che una soglia più alta, accompagnata da un premio meno generoso, costituisca una minaccia addirittura per la democrazia parlamentare?
Trovo inaccettabile francamente che strumenti, considerati perfettamente legittimi quando a proporli è il centrosinistra, diventino di colpo illegittimi, antidemocratici, pericolosamente eversivi quando a proporli sono schieramenti di centrodestra.
Ed è inaccettabile poi la tesi, più volte ripetuta, secondo cui il premio consentirebbe alla maggioranza di eleggere da sola il Presidente della Repubblica. Allora non si è letta la Costituzione, perché la Costituzione prevede già che dal quarto scrutinio sia sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti del Parlamento in seduta comune. Significa che la maggioranza parlamentare ha sempre avuto la possibilità di eleggere il Capo dello Stato senza i voti dell'opposizione, tanto è vero che è stato proprio un Governo di centrosinistra, nel 2006, ad eleggere il Presidente della Repubblica in autonomia, il Presidente Napolitano, senza i voti dell'opposizione, sfruttando un premio di maggioranza poi dichiarato incostituzionale. Nessuno sostenne allora che l'elezione del Presidente della Repubblica fosse illegittima o che il sistema stesse degenerando verso una forma autoritaria o che ci fosse uno strapotere della maggioranza
PRESIDENTE. Grazie, signora Ministra Alberti Casellati.
PRESIDENTE. Avverto che, a norma dell'articolo 40, comma 1, del Regolamento, prima dell'inizio della discussione generale, sono state presentate le questioni pregiudiziali di costituzionalità Magi n. 1, Bonafe' ed altri n. 2, Alfonso Colucci ed altri n. 3, Zaratti ed altri n. 4 e Boschi ed altri n. 5 che saranno esaminate e poste in votazione prima di passare all'esame degli articoli del provvedimento.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Comunico che sarà iscritta all'ordine del giorno della seduta di giovedì 1° ottobre 2026 l'assegnazione, in sede legislativa, della seguente proposta di legge, della quale la sotto indicata Commissione, cui era stata assegnata in sede referente, ha chiesto, con le prescritte condizioni, il trasferimento alla sede legislativa, che la Presidenza proporrà alla Camera a norma del comma 6 dell'articolo 92 del Regolamento:
alla VII Commissione (Cultura):
S. 983. - Senatori D'ELIA ed altri: «Dichiarazione di monumento nazionale di Palazzo Fortunato in Rionero in Vulture» (2239).
A tale proposta di legge è abbinata la proposta di legge AMENDOLA: «Dichiarazione di monumento nazionale del Palazzo Fortunato in Rionero in Vulture, nella provincia di Potenza» (1738).
PRESIDENTE. Avverto che, nell' al resoconto stenografico della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per la discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 2830 e abbinate - Disposizioni per il contrasto all'antisemitismo e per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo per richiamare l'attenzione su una situazione che non può più essere considerata una semplice emergenza occasionale. Parlo del problema dei collegamenti aerei della Sicilia orientale ogni volta che l'Etna torna a emettere cenere.
Tra il 26 e il 28 settembre, l'aeroporto di Catania-Fontanarossa è rimasto sostanzialmente paralizzato per tre giorni consecutivi. Nella sola giornata di domenica 27 settembre, sono stati cancellati 222 voli e altri 53 sono stati dirottati verso Palermo, Comiso e Trapani. E non è un episodio isolato: già nel mese di agosto, l'attività dell'Etna aveva provocato la cancellazione e il trasferimento di circa 700 voli, con oltre 100.000 passeggeri coinvolti. Assoesercenti ha stimato un impatto potenziale sulla filiera turistica fino a 2 milioni di euro. La cenere vulcanica non è un fenomeno, Presidente, che possiamo eliminare, così come non possiamo spostare l'Etna. Possiamo e dobbiamo, invece, ridurre la vulnerabilità di un intero territorio. La Sicilia non può permettersi di fermarsi ogni volta che la cenere rende inutilizzabile Fontanarossa.
Per questo, ritengo necessario riprendere con serietà il progetto di un nuovo grande aeroporto, nel cuore della Sicilia, nell'area tra Catenanuova e Dittaino, già elaborato nel 2008, con riferimento al quale la legge regionale n. 4 del 2003, all'articolo 80, aveva autorizzato ad attivare tutte le procedure per l'affidamento dell'incarico dello studio di fattibilità. Signor Presidente, non si tratta di sostituire lo scalo di Catania, ma di affiancarlo con un'infrastruttura strategica, in grado di garantire collegamenti e continuità operativa anche nelle situazioni di emergenza. Si tratta di un progetto che recentemente è al centro del dibattito, proprio alla luce delle nuove difficoltà dello scalo etneo.
Chiedo, quindi, alle autorità competenti di avviare tutte le procedure necessarie, considerato che lo studio di fattibilità è stato fatto dall'università “Kore”, e quindi di verificare costi, sostenibilità, collegamento e tempi di realizzazione e mettere le risorse nella nuova finanziaria, perché la Sicilia ha bisogno di infrastrutture che guardino al futuro, non di una gestione dell'emergenza che ricomincia da capo ogni qualvolta l'Etna torna a farsi sentire .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
3.
S. 2020 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, recante disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi (Approvato dal Senato). (C. 3118)
: MILANI.
4.
BIGNAMI ed altri: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvata dalla Camera e modificata dal Senato). (C. 2822-B)
: PAGANO, ALESSANDRO COLUCCI, IEZZI e ANGELO ROSSI, per la maggioranza; FORNARO, MAGI, AURIEMMA e ZARATTI, di minoranza.





























































