PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
BENEDETTO DELLA VEDOVA, legge il processo verbale della seduta del 9 ottobre 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento programmatico di finanza pubblica 2026 (Doc. CCXLIV, n. 2) e dell'annessa Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012 (Doc. CCXLIV, n. 2 - Annesso).
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
Ricordo che, come comunicato nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 1° ottobre scorso, ai fini della deliberazione dell'Assemblea sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026, trovano applicazione le procedure previste dall'articolo 118- del Regolamento della Camera dei deputati per l'esame del Documento di economia e finanza.
Ricordo altresì che, ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, della Costituzione e dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, la deliberazione delle Camere deve essere approvata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti.
Pertanto, l'esame del Documento programmatico di finanza pubblica si concluderà con la votazione di due distinti atti di indirizzo: il primo relativo alla Relazione di cui all'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, da votare a maggioranza assoluta; il secondo relativo al Documento programmatico di finanza pubblica, da votare a maggioranza semplice, sulla base degli esiti della precedente deliberazione.
Conseguentemente, ai sensi dell'articolo 118 del Regolamento, sia le risoluzioni riferite alla Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, sia quelle riferite al Documento programmatico di finanza pubblica 2026 dovranno essere presentate entro un'ora dall'inizio della discussione. Inoltre, ai sensi dell'articolo 118-, comma 2, con riferimento ad entrambi gli atti, sarà posta in votazione per prima la risoluzione accettata dal Governo; in caso di approvazione di quest'ultima, le altre saranno dichiarate precluse.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare la relatrice, deputata Frassini.
REBECCA FRASSINI, . Grazie, Presidente. Ministro, onorevoli colleghi, l'Assemblea è chiamata oggi ad esaminare il Documento programmatico di finanza pubblica 2026. Le Commissioni bilancio dei due rami del Parlamento hanno approvato in modo unanime due identiche risoluzioni aventi ad oggetto il contenuto del Documento programmatico di finanza pubblica da trasmettere alle Camere.
Al Documento è annessa la Relazione con la quale si richiede l'autorizzazione parlamentare all'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, che dovrà essere approvata a maggioranza assoluta dell'Assemblea nella seduta odierna.
Passando all'illustrazione dei contenuti del Documento e nel rinviare, per i necessari approfondimenti, al testo scritto della relazione - che chiedo alla Presidenza di essere autorizzata a depositare -, in questa sede mi limito a segnalare che il quadro macroeconomico internazionale, pur caratterizzandosi per un'elevata incertezza derivante dalle tensioni geopolitiche, dal rialzo dei prezzi dell'energia, dall'adozione di politiche commerciali sempre più restrittive, mostra positivi segnali di resilienza. L'economia italiana ha confermato il percorso di crescita avviato dall'inizio dell'anno 2023, dimostrando una tenuta superiore alle attese, sostenuta dalla tenuta della domanda interna, dal buon andamento del mercato del lavoro e dal recupero del credito bancario. Sono stati rivisti al rialzo i dati sulla crescita del PIL nel 2024 e nel 2025: per il 2024 la crescita è stata rivista al rialzo di 0,3 punti percentuali, raggiungendo l'1,1 per cento; mentre per l'anno 2025 la revisione è stata dello 0,1 per cento, portando la crescita allo 0,6 per cento.
Venendo alle previsioni macroeconomiche, il Documento presenta un quadro tendenziale e un quadro programmatico. Nello scenario tendenziale, il Documento stima una crescita del PIL reale, per il 2026, pari all'1 per cento; per il triennio successivo, il quadro tendenziale prevede una crescita del PIL reale dello 0,6 per cento nel 2027 e dello 0,8 per cento in ciascuno degli anni 2028 e 2029. Nello scenario programmatico, il Documento stima che le maggiori risorse disponibili per effetto dell'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale esercitino un impulso positivo sulla crescita nel prossimo biennio, portando l'incremento del PIL reale allo 0,8 per cento nel 2027 e allo 0,9 per cento nel 2028.
Per quanto attiene invece agli andamenti di finanza pubblica, il rapporto tra debito e PIL negli anni 2024 e 2025 è stato rivisto al ribasso, portando il rapporto, rispettivamente, al 134,2 per cento e a 136,7 per cento, a fronte del 134,7 e del 137,1 per cento delle precedenti rilevazioni. Per l'anno in corso si stima che il saldo primario in rapporto al PIL si consolidi ulteriormente, raggiungendo l'1,2 per cento - in linea con quanto previsto dal DFP -, mentre l'indebitamento scenderebbe al 2,9 per cento, confermando un rientro sotto la soglia del 3 per cento già previsto nel Documento dello scorso aprile. Per quanto riguarda invece il debito pubblico, per l'anno in corso si stima che il rapporto tra debito e PIL raggiunga il 138,1 per cento, con un miglioramento di 0,5 punti percentuali rispetto alle previsioni.
Alla luce di tali indicazioni, con la Relazione presentata, annessa al Documento, il Governo chiede di essere autorizzato a incrementare l'aggregato di spesa netta per un importo pari, in termini percentuali di PIL, allo 0,6 per cento in ciascuno degli anni 2027 e 2028. Circa 14,4 miliardi di euro nel biennio saranno destinati in materia di energia; un'ulteriore quota sarà, invece, destinata a interventi nel settore della difesa, in coerenza con gli obiettivi assunti nell'ambito della NATO.
Per quanto attiene, invece, all'andamento dell'indicatore operativo di riferimento previsto per la sorveglianza di bilancio e la riduzione del debito pubblico, il Documento evidenzia che, escludendo gli incrementi di spesa finanziati con la clausola, la crescita della spesa netta risulterebbe pari all'1,9 per cento nel 2027, all'1,7 per cento nel 2028 e all'1,5 per cento nel 2029 - in linea con i limiti raccomandati - e il saldo del conto di controllo rimarrebbe all'interno delle soglie di tolleranza. Alla luce di tali dati, non emergerebbe l'esigenza di una correzione di bilancio per l'anno 2027, mentre per il 2028 e il 2029 si renderebbero disponibili spazi di bilancio per una manovra moderatamente espansiva.
Quanto alla procedura per disavanzi eccessivi, nel Documento si evidenzia come l'aggiornamento del quadro programmatico tenga conto dei requisiti previsti dalla procedura aperta nei confronti dell'Italia, evidenziando che le previsioni confermano il rientro del rapporto tra deficit e prodotto interno lordo al di sotto del 3 per cento nell'anno in corso e che, al netto dell'impatto derivante dall'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, anche negli anni successivi il predetto rapporto mantiene un profilo decrescente, collocandosi stabilmente al di sotto del 3 per cento lungo l'intero orizzonte di previsione. Alla luce di tali circostanze, ove tali andamenti fossero confermati dalle previsioni di primavera 2027 della Commissione europea, potrebbero sussistere le condizioni affinché il Consiglio deliberi l'abrogazione della procedura nei confronti dell'Italia, sulla base dei dati di consuntivo del 2026.
PRESIDENTE. Grazie, deputata Frassini, è ovviamente autorizzata al deposito della sua relazione.
Ha facoltà di intervenire il Ministro dell'Economia e delle finanze, l'onorevole Giancarlo Giorgetti.
GIANCARLO GIORGETTI,. Buongiorno onorevoli colleghi presenti in Aula . Molti dei presenti, diciamo così, hanno partecipato alla riunione della Commissione ieri, dove tanti dei temi sono stati discussi e approfonditi nei particolari. In questa mia introduzione, voglio semplicemente dare le linee generali di come il Governo si è mosso per questo Documento.
Ho detto, durante i lavori di Commissione, che programmare, soprattutto a tre anni, in situazioni di grande turbolenza, di grandi cambiamenti, di tensioni politiche e geopolitiche, economiche e internazionali, è assai complicato. Gli aggiornamenti, come dimostra anche la rilevazione di oggi del Fondo monetario, sono settimanali rispetto alle previsioni fatte semplicemente pochi mesi fa e, di conseguenza, la decisione fondamentale che sottende a questo Documento è che, quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto, forse, conviene assicurarsi delle condizioni dell'imbarcazione. È quello che abbiamo fatto e che stiamo cercando di fare, arrivando da quattro anni di consolidamento, chiamiamolo così, reputazionale, sui mercati internazionali. Quindi, sostanzialmente, questa traiettoria, questa rotta, sempre per utilizzare termini coerenti con l'inizio del mio discorso, riteniamo di doverla confermare esattamente in un momento come questo in cui si annunciano nuvoloni all'orizzonte.
Per questo motivo, questo Documento risponde a questo tipo di impronta e impostazione, un'impronta che mira a rispettare il sentiero, che dall'inizio abbiamo prefigurato - tre anni fa - di consolidamento della finanza pubblica, di sostenibilità della finanza pubblica e che, proprio per questo, punta a rispettare i fissati dalla nuova europea. Naturalmente, poi, se tutta una serie di circostanze che non dipendono da noi lo permetteranno, potrà essere conseguita anche l'uscita dalla procedura di deficit eccessivo la prossima primavera.
Convergono due situazioni che io credo debbano essere sottolineate per spiegare questo tipo di decisioni, due situazioni concomitanti: una, totalmente estranea alle nostre decisioni, è quella relativa alla tempesta finanziaria che ha cominciato a colpire i sovrani in tutto il mondo, in particolare in alcuni Paesi, e che ha portato e sta portando a un innalzamento dei tassi di interesse. Questo è congiunto a decisioni da parte delle banche centrali di innalzare i tassi ufficiali, in risposta alle tensioni inflazionistiche. Tutto questo nasce esattamente dallo sull'offerta, che deriva sostanzialmente dalla crisi energetica. Il risultato di tutto ciò, che, diciamo così, prescinde dalle volontà di questo Governo e di questo Parlamento, è un aumento dell'onere sul debito. E a me tocca ricordare qui che il debito che abbiamo ereditato, che è stato costruito da generazioni di Governi, è un debito che non ci permette sostanzialmente di variare troppo sul tema. E quindi, purtroppo, quella linea di voce di spesa, che non è emendabile da nessuno e che è un dato di fatto, ahimè, in relazione a questa situazione, è destinata a lievitare. Proprio per questo, il primo fattore che io vorrei sottolineare è che, purtroppo, la politica restrittiva in termini monetari è una politica che, in qualche modo, non aiuta la finanza pubblica e non aiuta l'economia reale. Però, in questo momento, è un atto - tra virgolette - dovuto, in base al classico approccio di politica monetaria delle banche centrali.
Il secondo fattore è quello relativo alle politiche fiscali. Le politiche fiscali sono, quindi, queste sì, rimesse alla decisione dei singoli Governi e dei Parlamenti: scontano quella che è una regola del nuovo Patto di stabilità. Tanti l'hanno criticata: perché l'avete sottoscritta o non sottoscritta. Certamente, uno dei motivi per cui siamo usciti dalla vecchia regola, che dava molta importanza e troppo peso agli interessi passivi, è di facile intuizione per chiunque in qualche modo voglia applicarsi. La nuova regola, vi dicevo, pone obiettivi di aumento massimo della spesa al netto degli interessi - che è l'aspetto positivo - in termini nominali. E questo incremento della spesa in termini nominali è fissato come obiettivo l'anno prossimo all'1,9 per cento. Alla base di questo 1,9 per cento stava una previsione, tre anni fa, di un'inflazione dell'1,8 per cento. Quindi è chiaro - e questo spiega il dibattito di questi giorni e la posizione del Governo italiano, che è stata assunta dal sottoscritto all'Ecofin e immagino sarà illustrata anche qui dal Presidente del Consiglio nella giornata di domani - che questa inflazione programmata dell'1,8 per cento, quindi con un incremento di spesa nominale dell'1,9 per cento, è totalmente incompatibile con un'inflazione, ahimè, non dipendente certamente dai singoli Governi europei, che ormai si attesta ed è orientata al 3 per cento ed oltre. Per questo motivo, un'applicazione pura e automatica di quei meccanismi imporrebbe non soltanto una politica monetaria restrittiva, ma pure una politica fiscale restrittiva in capo ai Governi, in un momento in cui evidentemente la crescita nel vecchio continente non è che dia brillantissimi risultati.
E qui arrivo alla seconda dimensione, forse la più importante: la richiesta, attraverso la procedura rinforzata della legge costituzionale, dello scostamento di bilancio rispetto al sentiero a cui noi, appunto, ci sentiamo in qualche modo obbligati per le motivazioni che vi ho detto all'inizio. L'attivazione della clausola, la National Escape Clause, come la chiama la europea, è un passo consapevole di deviazione rispetto a quella linea di sostenibilità e di prudenza che ho richiamato all'inizio e cioè, lo 0,3 per cento in più di deficit dell'energia, di sicurezza energetica, di sicurezza e di difesa è qualcosa che la Commissione europea riconosce e che i mercati hanno riconosciuto compatibile con un percorso di sostenibilità della finanza del debito pubblico italiano. Per questo motivo, il Governo - e il sottoscritto - si ritiene, in qualche modo, sufficientemente e consapevolmente motivato nel chiedere a questo Parlamento.
Naturalmente, lo 0,3 per cento, in particolare quello relativo alla sicurezza e alla difesa, dipende da obblighi internazionali, da impegni ed accordi internazionali che il Paese ha via via assunto nel corso del tempo, non semplicemente recentemente - ci tengo a sottolinearlo. Quello relativo all'energia è il frutto di un lavoro che inizialmente il Governo italiano da solo - poi ha trovato consenso diffuso - ha svolto a livello di Commissione: la Commissione ha concesso questo spazio. Questo spazio sarà volto sicuramente a investimenti per garantire la sicurezza energetica, quindi la capacità di sopportare in futuro crisi di questo tipo, che derivano dalla fornitura di combustibili fossili, ma noi riteniamo che essa debba essere in qualche modo, specialmente almeno nella fase iniziale e acuta della crisi, anche volta a dare sostegno, in modo selettivo e temporaneo, a famiglie e imprese che oggi si trovano a dover affrontare una situazione di particolare difficoltà rispetto all'incremento dei prezzi e l'inflazione che ne è derivata.Quindi, per questo motivo, è in corso proprio in questi giorni - e proseguirà, immagino, fino a quando il Consiglio europeo non delibererà formalmente la concessione della NEC all'Italia - una specie di trattativa, chiamiamolo negoziato, per capire cosa in queste voci può essere incluso. Naturalmente, la nostra idea è di promuovere, a livello delle infrastrutture pubbliche - sia di mobilità sia per quanto riguarda immobili relativi a settori come la sanità o la scuola -, la trasformazione, l'efficientamento energetico, certamente interventi a favore delle imprese per promuoverne, anche in questo campo, l'autonomia energetica in chiave di trasformazione elettrica e, appunto, la volontà di intervenire a favore delle famiglie, in particolare di quelle di maggior bisogno. Il percorso, l'iter è in corso, non si è concluso e, per questo motivo, noi riteniamo che la richiesta sia assolutamente dovuta, perché in questo senso ci permette di continuare questo tipo di negoziato e l'auspicio è che si concluda nel senso che vi ho descritto.
Concludo questo mio intervento dicendo che, in questo momento, l'auspicio è che sia condiviso questo tipo di approccio, che sia condiviso l'approccio di permettere all'Italia di presentarsi in modo credibile rispetto alle istituzioni e ai mercati e che sia condiviso anche l'approccio di chiedere uno scostamento di bilancio per le finalità che vi ho indicato. Non si tratta di scostamenti di bilancio indiscriminati, né nel numero né in quantità, come è accaduto quando il Patto di stabilità era totalmente sospeso in occasione della crisi pandemica. È uno scostamento di bilancio totalmente e consapevolmente richiesto, che garantisce la sostenibilità della nostra finanza pubblica e del nostro debito, senza mettere a rischio quello che abbiamo costruito in questi quattro anni
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, mi permetta di scusarmi, a nome dei colleghi assenti, per i pochi che siamo, ma - promesso - avremo comunque una discussione importante, perché di un provvedimento molto importante si tratta.
Si tratta, forse, del provvedimento-madre di tutti quelli che esaminiamo e, soprattutto in questo momento, è un provvedimento assolutamente fondamentale. Su questo mi permetto di dire che si parla moltissimo, lei ha parlato moltissimo, così come i suoi colleghi, di tutte le circostanze esogene che fanno sì che questo sia un momento che lei ha definito, giustamente, di tempesta, tempesta che, tra l'altro, sembra prolungarsi costantemente con nuove crisi e non sappiamo cosa c'è dietro l'angolo. Tuttavia, se ci sono fattori esogeni, ci sono anche fattori endogeni, fattori che, direi, sono sotto il nostro controllo. E ritengo che questa discussione dovrebbe focalizzarsi su questo, principalmente, quindi, su che cosa è nelle nostre competenze e nelle nostre capacità per mitigare, da una parte, ciò che arriva da fuori e, dall'altra, però - mantenendo la sua metafora della barca -, essere un pochino più stabili al timone. Non voglio infatti mettere in dubbio il fatto che la sua prudenza sia benvenuta - e noi, figuriamoci, in tutti questi anni abbiamo sostenuto l'approccio molto prudenziale, che ha anche dato, in effetti, credibilità al nostro Paese -, e tuttavia la prudenza deve essere completata, complementata anche da una visione che è quella che al momento, purtroppo, a noi manca.
Quindi, per sintetizzare - poi andrò nel dettaglio -, stiamo un po' tutti dicendo che oggi diamo un assegno in bianco al Governo senza sapere esattamente che cosa succederà con questo scostamento, che pure, ripeto, resta prudente. Non lo dico io, l'ha detto la Corte dei conti che, ancora una volta, come anche l'anno scorso, e mi pare anche l'anno precedente, ha detto che in questo Documento ci sono pochi dettagli. Ora, capisco che sul lato della NEC ci sia ancora la trattativa in corso, però, come sempre, il nostro ruolo è anche quello di controllare ed indirizzare l'attività di Governo, quindi avere qualche dettaglio in più, forse, sarebbe stato utile.
Il messaggio principale, che viene anche dalle nostre imprese, come abbiamo sentito ieri da Assolombarda, è quello che disse anche lo stesso Draghi: benissimo fare debito, ma deve essere debito buono, quindi debito che porta a crescita e investimenti. Ecco, il punto di domanda è: noi veramente pensiamo di avere un'ambizione che si ferma all'“1 virgola”? Un 1 per cento che, tra l'altro, vaga, perché il Governo ha avuto delle stime più ottimistiche rispetto a quelle elaborate dalle principali istituzioni sia interne, come l'Ufficio parlamentare di bilancio, che esterne, come l'OCSE. Noi, come Azione, siamo il partito degli investimenti, vogliamo la crescita, l'aumento della produttività, ma in questa manovra, in questo primo documento di indirizzo, facciamo ancora fatica a vedere questa ambizione.
E facciamo fatica a vederla anche perché sembra che alcuni di questi investimenti siano stati fatti . Ieri, in audizione, lei ha detto: sì, sul NEC abbiamo dovuto prendere quello militare, perché altrimenti non ci davano la parte di fondi dedicati all'energia, non l'avremmo ottenuta se non avessimo preso anche quella della difesa: come se prendere e fare debito sulla difesa fosse qualcosa - anche lì - di poco benvenuto, qualcosa che ci obbligano a fare. Certo, abbiamo preso degli impegni internazionali, ma gli investimenti sulla difesa sono investimenti che vanno fatti, non è che qualcuno ci obbliga: ne va della nostra sovranità. Quindi, dire che abbiamo dovuto fare questi investimenti… no, li vogliamo fare, perché è una cosa buona e giusta per la sovranità europea e per quella italiana.
Per quanto riguarda la parte energetica e la parte di sviluppo industriale, anche qua, lei ha detto: l'Unione europea, purtroppo, ci ha fatto abbandonare Transizione 5.0. A parte che non è abbandonata del tutto, ma, per fortuna, mi viene da dire, si è tornati al modello dell'iperammortamento Industria 4.0, che ha funzionato e che lei ieri gentilmente ha ricordato essere la misura che più ha fatto crescere le imprese e che, ad oggi, ha portato a 7 miliardi di investimenti. Quindi, è giusto e doveroso che si continui sulla strada facile perché, proprio quando si è in tempesta, se uno già conosce la rotta, tanto vale imboccarla. Siamo felici che l'abbiate fatto, anche su spinta del nostro segretario Calenda e, soprattutto, su spinta delle imprese, che sanno che è una cosa che funziona.
Quindi, che cosa noi avremmo auspicato di vedere nel dettaglio, questi dettagli che purtroppo non ci sono stati? Sicuramente la domanda di cosa si fa sugli investimenti energetici è assolutamente pertinente, perché questo è il tema che affanna le nostre famiglie, che affanna le nostre imprese. Bisogna, quindi, pensare a interventi strutturali che vadano a ridurre in modo permanente il prezzo dell'elettricità. Nella nostra risoluzione, abbiamo dato alcune idee su come utilizzare questa clausola di salvaguardia, la NEC, nell'ambito energetico: per esempio, l'azzeramento degli oneri generali di sistema per le imprese del comparto manifatturiero; incentivi dedicati a rinnovare gli impianti fotovoltaici obsoleti; nuove concessioni per l'idroelettrico, che siano più efficienti. Insomma, una serie di strumenti. Come al solito, noi siamo molto pratici nei nostri suggerimenti per andare in quella direzione e auspichiamo che, nel corso della trattativa con la Commissione, si possa arrivare a questo genere di strumenti. Infatti non ci possiamo permettere, ancora una volta, di andare nella direzione dei , tra l'altro regressivi, come è stato il taglio delle accise di cui hanno beneficiato tutti indiscriminatamente, anche chi, magari, non ne aveva bisogno.
Abbiamo chiesto anche un sui giovani, che sono sempre la categoria dimenticata. Anche qui, la nostra richiesta di un'attenzione particolare a questa categoria, che è particolarmente toccata e colpita dall'emergenza casa, dall'emergenza energia, dall'emergenza costo della vita, inflazione e tutto il resto, al momento è caduta abbastanza nel vuoto. Non siamo però gli unici a pensare che bisogna fare attenzione alle nuove generazioni. Infatti ieri Brunetta, presidente del CNEL, ha detto: la misura più importante che vorrei che fosse adottata è la valutazione di impatto generazionale. È una misura intelligente, una misura buona che questo Governo ha proposto, ma che è rimasta, come sempre, senza attuazione: manca il decreto attuativo, c'è un osservatorio che, però, non si capisce come funzioni. E, soprattutto, è una misura che, pensando all'impatto sui giovani, si limiterà - quando sarà messa in pratica - ad analizzarlo solo su alcuni tipi di proposte di legge e non, per esempio, sui decreti, che sono la maggior parte delle leggi che noi passiamo. Quindi anche questa è una bandierina per dire che noi pensiamo ai giovani, ma, in realtà, non veramente.
Infine, concludo, usando la solita contrapposizione, che piace tanto ai colleghi di sinistra, tra armi e sanità. Noi pensiamo che non ci sia nessuna contrapposizione nel dire che serve una politica per la difesa e serve anche investire nella nostra sanità ed è per questo che, come ultimo punto, abbiamo ricordato che la sanità è il pilastro che tiene insieme la nostra società, che è per la tenuta sociale del nostro Paese e che, quindi, il Servizio sanitario nazionale deve essere veramente la priorità numero uno per tutte le briciole - a questo punto parliamo di briciole, purtroppo - che ci resteranno in questo scostamento.
Quindi debito buono - attenzione, no , ma interventi strutturali: i giovani sono una categoria, purtroppo, oramai fragile a cui bisogna fare molta attenzione; non lasciamo che il nostro Servizio sanitario nazionale vada in pezzi, perché andrebbe in pezzi la nostra società .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mascaretti. Ne ha facoltà.
ANDREA MASCARETTI(FDI). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Albano, come ha ricordato più volte in questi giorni il signor Ministro Giorgetti - come ha ricordato anche stamattina, voglio ribadirlo -, per comprendere le scelte di politica economica contenute nel Documento programmatico di finanza pubblica dobbiamo partire dal contesto internazionale nel quale l'Italia è chiamata ad operare. Meglio ribadire, infatti, che viviamo in una fase nella quale l'economia mondiale continua a crescere, ma lo fa in un clima di profonda incertezza: le guerre, le tensioni commerciali, l'aumento dei costi energetici, la competizione tecnologica stanno modificando gli equilibri economici e produttivi di tutto il pianeta. I dati ci dicono tuttavia che, nonostante queste difficoltà, l'economia mondiale sta dimostrando una significativa capacità di resistenza. Secondo le previsioni dell'OCSE, come riportato dal Documento, la crescita globale dovrebbe attestarsi al 2,9 per cento nel 2026 e al 3 nel 2027, dopo il 3,4 registrato nel 2025. Non siamo, quindi, di fronte a una recessione mondiale, ma a un rallentamento importante, accompagnato da profonde trasformazioni.
Queste trasformazioni non interessano tutti i Paesi allo stesso modo: gli Stati Uniti continuano a crescere, una crescita alimentata anche dagli enormi investimenti nell'intelligenza artificiale, nelle infrastrutture digitali e nelle nuove tecnologie. La Cina mantiene i tassi di crescita più elevati, intorno al 4,5 per cento, ma deve confrontarsi con una domanda interna debole e con una capacità produttiva superiore alle esigenze del proprio mercato. L'Europa, invece, cresce più lentamente. Per l'area dell'euro, l'OCSE prevede appena l'1 per cento nel 2026 e nel 2027 ed è proprio questo divario che deve farci riflettere. Mentre altre grandi economie investono massicciamente nelle tecnologie strategiche e rafforzano la propria capacità produttiva, l'Europa continua a scontare ritardi negli investimenti, una forte dipendenza energetica e una crescente pressione competitiva. Il tema non è soltanto quanto cresce l'economia europea, ma quanto sarà capace di crescere nei prossimi anni.
A rendere ancora più complesso questo scenario, intervengono le tensioni geopolitiche: il conflitto in Iran e l'instabilità nelle rotte commerciali in Medio Oriente hanno determinato nuove pressioni sui mercati energetici. Nel terzo trimestre del 2026, secondo i dati riportati dal Documento, il prezzo medio del gas europeo ha raggiunto i 63 euro per megawattora, con un aumento del 48 per cento rispetto alla media del primo semestre e con un costo del petrolio Brent che è passato dai 76,10 dollari nel 2022 fino a raggiungere il picco degli oltre 126 dollari nel 2026. Sono numeri che fanno paura, che non riguardano soltanto i mercati finanziari: dietro questi numeri ci sono i costi della produzione delle nostre imprese, le bollette delle famiglie, il potere d'acquisto dei cittadini e la competitività dell'intero sistema industriale. L'Europa, che dipende in misura significativa dalle importazioni energetiche, è particolarmente esposta a questi rischi.
A tutto questo si aggiunge il ritorno delle barriere commerciali: le politiche tariffarie degli Stati Uniti, la riorganizzazione delle catene produttive internazionali e la crescente competizione per le materie prime critiche stanno trasformando il commercio mondiale.
Un altro dato che però voglio sottolineare è che una parte sempre più importante della crescita degli scambi internazionali riguarda l'elettronica, l'informatica e le tecnologie avanzate. La competizione economica mondiale non si gioca più soltanto sul costo del lavoro o sul prezzo delle merci, ma sulla capacità di sviluppare e controllare nuove tecnologie. L'intelligenza artificiale, i semiconduttori, le infrastrutture digitali, energia e materie prime strategiche sono oramai fattori decisivi nella competitività economica e nell'autonomia dei Paesi.
Infine, il ritorno delle pressioni inflazionistiche, che ha determinato condizioni finanziarie più difficili, con un aumento del costo del denaro e maggiori oneri per il finanziamento degli investimenti e del debito pubblico.
È in questo scenario, decisamente complesso, che dobbiamo valutare la politica economica italiana del Governo Meloni. Un Paese come il nostro, fortemente manifatturiero, esportatore e integrato nelle catene internazionali del valore, non può considerare questi fenomeni come qualcosa di lontano: ogni crisi energetica, ogni nuova barriera commerciale e ogni cambiamento tecnologico produce conseguenze dirette sulla nostra economia. Per questo, la risposta non può essere soltanto difensiva: occorre proteggere la stabilità dei conti pubblici, ma contemporaneamente rafforzare gli investimenti, sostenere le imprese, diversificare gli approvvigionamenti energetici e accelerare lo sviluppo delle tecnologie strategiche. Tutto ciò è già stato avviato dal Governo Meloni, perché oggi la vera sfida non è soltanto resistere alle crisi internazionali, è mettere l'Italia nelle condizioni di essere protagonista della nuova economia mondiale anziché subirne passivamente le trasformazioni. Ed è in questa chiave che dobbiamo leggere le scelte contenute nel Documento programmatico di finanza pubblica.
A questo punto, dopo aver esaminato il difficile contesto economico internazionale, dobbiamo chiederci quali siano le prospettive per l'Italia e il Documento programmatico ci presenta uno scenario improntato alla prudenza, ma anche alla volontà di sostenere la nostra economia, le imprese e le famiglie. Per il 2026, è prevista una crescita dell'1 per cento, mentre per gli anni successivi il Governo stima un aumento del PIL dello 0,8 per cento nel 2027, dello 0,9 per cento nel 2028 e dello 0,8 per cento nel 2029: stime prudenziali che seguono la linea del Governo. Sono percentuali che possono apparire contenute, ma che dobbiamo valutare alla luce delle suddette difficoltà internazionali, dei rincari energetici e delle condizioni finanziarie meno favorevoli.
C'è, però, un elemento importante che merita di essere sottolineato. Senza i nuovi interventi programmati dal Governo, la crescita prevista per il 2027 sarebbe dello 0,6 per cento. Grazie alle misure della prossima legge di bilancio e agli investimenti aggiuntivi, la previsione sale allo 0,8 per cento. I consumi delle famiglie, previsti in aumento dell'1,2 per cento nel 2026, dovrebbero rallentare allo 0,5 per cento nel 2027, soprattutto a causa dell'aumento dei costi energetici, per poi tornare a crescere dell'1 per cento nel 2028 e nel 2029. È evidente, quindi, quanto sia importante continuare a sostenere il potere d'acquisto delle famiglie, il reddito disponibile e l'occupazione.
Un ruolo ancora più significativo sarà svolto dagli investimenti. Il Governo prevede una crescita degli investimenti del 2,2 per cento nel 2027 e dell'1,5 per cento nel 2028, grazie anche al completamento dei progetti del PNRR e alle nuove risorse destinate alla difesa e alla sicurezza energetica, perché un investimento pubblico produce risultati migliori, quando riesce ad attivare anche nuove iniziative economiche, nuova occupazione e nuova capacità produttiva.
Un altro elemento positivo riguarda il mercato del lavoro. Nel secondo trimestre del 2026, l'Italia ha raggiunto 24.400.000 occupati, il livello più elevato mai registrato fino a questo momento in Italia, e le previsioni indicano un'ulteriore crescita dell'occupazione nei prossimi anni, accompagnata da un tasso di disoccupazione che dovrebbe attestarsi al 5,6 per cento nel 2027 e nel 2028, per scendere al 5,5 per cento nel 2029. Sappiamo però che aumentare il numero degli occupati non basta: dobbiamo fare in modo che il lavoro produca anche redditi adeguati e un miglioramento concreto delle condizioni di vita. Il Documento prevede un recupero del potere d'acquisto dei salari, grazie a una dinamica retributiva superiore all'inflazione a partire dal 2027.
Infine, c'è una scelta strategica che assume particolare rilievo nel quadro programmatico: il rafforzamento della difesa e della sicurezza energetica. Il Governo intende utilizzare gli strumenti di flessibilità previsti dalle regole europee per destinare risorse aggiuntive.
Presidente, passo alle conclusioni, perché l'altra collega, la collega Giorgianni, interverrà e completerà dopo di me. Il tempo è purtroppo breve, ma gli argomenti da trattare sono tanti e, quindi, per non essere interrotto, passo direttamente alle conclusioni. Concludo, signor Presidente, richiamando le parole del Ministro Giorgetti che, nella sua audizione di ieri, ha indicato con chiarezza la direzione politico-economica del Governo: sostenere la crescita senza compromettere la credibilità dei conti pubblici. L'Italia ha dimostrato capacità di tenuta in uno scenario internazionale complesso, ma questo non significa che possiamo abbassare la guardia. La prudenza nella gestione delle risorse e il proseguimento del risanamento restano condizioni essenziali per rafforzare le sfide future.
La prossima legge di bilancio dovrà utilizzare responsabilmente gli eventuali margini di flessibilità europea, concentrando le risorse sulla sicurezza nazionale ed energetica, sugli investimenti e sulla tutela delle famiglie maggiormente colpite dai rincari. In questa prospettiva, assume particolare importanza la scelta annunciata dal Ministro di prorogare e rafforzare l'iper-ammortamento per sostenere gli investimenti delle imprese e la modernizzazione del nostro sistema produttivo. È quello che ha detto questa mattina sullo scostamento di bilancio, mentre la sfida resta comunque quella di tenere insieme tre obiettivi: conti pubblici credibili, crescita economica e attenzione alle famiglie. La solidità dei conti non è infatti fine a sé stessa, ma una condizione per garantire stabilità, investimenti e opportunità per le future generazioni, prima citate anche dalla collega Pastorella. Ed è su questo equilibrio tra le responsabilità finanziaria e le prospettive di sviluppo che si fonda l'impostazione del Documento programmatico di finanza pubblica e proprio sui giovani costruiamo il futuro del nostro Paese .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Presidente, Sottosegretario, onorevoli colleghi, ma non posso salutare il Ministro… Il Ministro in apertura ha evidenziato la poca presenza in Aula e avremmo gradito, data la poca presenza in Aula, che il Ministro avesse avuto rispetto almeno di quelli che erano presenti, ma vediamo che si è unito alla schiera degli assenti anche il Ministro. Continuiamo con l'intervento .
PRESIDENTE. Aspetti, aspetti… Per correttezza devo intervenire…
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Allora, inizio con il mio intervento…
PRESIDENTE. Chiedo scusa, devo intervenire, è al Senato. È al Senato.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Se mi consente di non essere interrotto, io continuo il mio intervento, altrimenti...
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Allora noi, come Futuro Nazionale, riteniamo in realtà che ogni decisione economica, ogni politica economica debba essere basata su scelte politiche e le scelte politiche devono essere dettate dalle priorità che un Paese si dà. Qual è la priorità in questo momento per il nostro Paese? La priorità è quella di riarmare il Paese? La priorità è quella del ? Possono essere cose buone e giuste, ma per noi non sono la priorità in questo momento. Purtroppo, l'Europa ci dice che noi possiamo scostarci dal nostro asse di debito solo per quelle tipologie di intervento. Per noi la priorità nel nostro Paese è la natalità, il fatto che in Italia non ci saranno più italiani. Quindi, attuando un come vuole la von der Leyen, e non essendoci più italiani, probabilmente in Italia armeremo un califfato islamico che governerà l'Italia oppure avremo il che, con la sua energia, riscalderà le moschee e cucinerà i .
Noi pensiamo qualcosa di diverso. Noi arriviamo a dire che non abbiamo bisogno della von der Leyen e, per dire che non abbiamo bisogno della von der Leyen e dello scostamento del debito, usiamo esattamente i dati che ci fornisce il MEF e la Corte dei conti. Arrivo al dunque: questo scostamento è di circa 14 miliardi di euro quest'anno e nel prossimo anno, per un totale di 29 miliardi di scostamento condizionale che provoca interessi e quote di ammortamento, quindi ipoteca il futuro dei nostri giovani anche per gli anni a venire. Noi diciamo semplicemente che - usando, ripeto, i dati forniti dal MEF, le relazioni del MEF, le relazioni della Corte dei conti e delle varie agenzie - le spese fiscali nel nostro Paese cubano 129,7 miliardi ogni anno. Un riordino selettivo delle spese fiscali - suggerito dal MEF, quindi dal Dicastero stesso del Ministro - produrrebbe risparmi per 5-6 miliardi all'anno strutturali, attraverso un riordino dei edilizi, le micro agevolazioni, la revisione dei crediti d'imposta e il rafforzamento dei tetti sulle detrazioni. E questo è il primo pilastro.
Il secondo pilastro è l'efficienza degli appalti. Gli appalti in Italia pesano circa 180-190 miliardi. Le stime e le relazioni del MEF, Istat e Consip prevedono che ci potrebbero essere risparmi dal 30 al 47 per cento, attraverso la razionalizzazione delle centrali di committenza, la riduzione delle consulenze e delle procedure frammentate e maggiore concorrenza attraverso la digitalizzazione. Anche qui potremmo recuperare altri 30 miliardi. Ahimè, il tempo è tiranno. Attraverso la razionalizzazione della PA e delle strutture intermedi, sempre secondo le relazioni del MEF, potremmo risparmiare ogni anno da 1,5 a 2 miliardi di euro; anche attraverso la riduzione di agenzie e di organismi collegiali. Tra l'altro, c'è anche una relazione proprio del Ministro Calderoli, fatta anni e anni orsono, che prevede un risparmio di 10 miliardi nel riordino di tutte queste agenzie, enti e organismi collegiali inutili che porterebbero un grande risparmio per la finanza pubblica.
Poi abbiamo, e qui concludo, i trasferimenti con contributi: abbiamo circa un 37 per cento delle partecipate pubbliche che, secondo i dati del MEF, non sono conformi al testo unico sulle società partecipate e andrebbero chiuse e riordinate, cosa che non viene fatta e c'è una lentezza notevole nel farlo. Questo provocherebbe un risparmio di 1 o 1,5 miliardi di euro strutturali all'anno.
L'ultimo punto riguarda eventi, comunicazione e sponsorizzazioni che produrrebbero un risparmio di 0,4 o 0,6 miliardi di euro l'anno…
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). …per un totale di 14 miliardi di euro l'anno, che ci consentirebbero di non assumere debito.
Se poi, a seguito di questo, non potremo più permetterci che una regione paghi 3 milioni di euro per un concerto di Bocelli o un comune aumenti le rette dei pasti scolastici e…
PRESIDENTE. Onorevole, concluda.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). …spenda 240.000 euro per il Natale, ce ne faremo una ragione.
Quindi, concludo, dicendo che questo debito non serve: serve razionalizzare la spesa pubblica del nostro Paese; serve che il Ministro ascolti il MEF e razionalizzi la spesa del Paese. Quindi non pagheremo ulteriori interessi e non dovremmo chiedere nulla alla von der Leyen.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Cattoi. Ne ha facoltà.
VANESSA CATTOI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e Governo, intervengo oggi sul Documento programmatico di finanza pubblica facendo una premessa, perché voi sapete che questo è il documento più importante, la cornice che, di fatto, permetterà poi di scrivervi all'interno quella che sarà la manovra finanziaria ed economica che andremo ad approvare nei prossimi mesi. Ecco, questo è già stato detto da alcuni colleghi, però è importante ribadirlo. Questo Documento è stato scritto nonostante le difficoltà del momento, lo ha sottolineato anche il Ministro Giorgetti, qui presente in aula poco anzi.
Ricordo al collega Bof che il Ministro Giorgetti è dovuto andare al Senato, quindi non è andato a esercitare qualsiasi altro tipo di attività al di fuori di quelle da lui dovute, anche nel rispetto dei colleghi parlamentari. Ma detto questo, vorrei ricordare come il Ministro ha detto perfettamente che noi ci troviamo all'interno di una tempesta finanziaria, una tempesta finanziaria che è stata generata, soprattutto, da quello che è stato definito uno da crisi energetica, determinato da tutti i conflitti che, purtroppo, abbiamo sia sul fronte mediorientale che sul fronte dell'Ucraina. Quindi, all'interno di questo scenario internazionale veramente difficile, comunque abbiamo la responsabilità di tenere i conti in ordine, perché - badate bene, l'ha sottolineato anche il Ministro Giancarlo Giorgetti ieri durante la sua audizione - tenere i conti in ordine non è un esercizio di stile, non è la capacità di un Governo di dimostrare agli altri Paesi di essere in grado di fare il proprio lavoro, ma è mettere in sicurezza il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti, è garantire la sostenibilità di un bilancio che deve far fronte non solo alle esigenze del momento, ma anche assicurare alle future generazioni l'universalità di servizi che noi oggi abbiamo, come l'universalità del sistema sanitario nazionale. Vorrei ricordare che questo Governo, in questa legislatura, ha aumentato i fondi del sistema sanitario nazionale, portando la spesa sulla sanità da 131 a 151 miliardi di euro, così come certificato all'interno di questo Documento. Questo è essere responsabili, significa non mandare i conti allo scatafascio per garantire le future generazioni e garantire i servizi essenziali di questo sistema Paese.
Quindi, vorrei fare un passo indietro e ricordare da dove siamo partiti. Il Ministro Giancarlo Giorgetti ha preso in mano questo Paese quando aveva un rapporto deficit-PIL dell'8,1 per cento e lo ha abbassato in quattro anni, portandolo al 3,1 per cento: sono 100 miliardi di euro, sono 5 punti percentuali. È una cifra importante, che ci permette di garantire la credibilità e la sostenibilità di questo nostro sistema Paese che, dopo un quarto di secolo e, quindi, dopo 25 anni, si è visto riconoscere il miglioramento del sovrano da parte di Moody's. Penso sia un importantissimo risultato, mai ottenuto nei 25 anni precedenti.
E ancora, il risultato deriva dalla responsabilità, dalla prudenza e dall'attenzione nell'utilizzo delle risorse pubbliche. Il percorso non è concluso, no: dobbiamo assolutamente evitare l'autocompiacimento, ma dobbiamo anche evitare il catastrofismo, perché vorrei sottolineare un importante dato che emerge da questo Documento. Il Documento prevede una crescita dell'1 per cento nel 2026; la stima è superiore alle precedenti previsioni. Il risultato è previsto, nonostante - come dicevo prima - queste tensioni geopolitiche, i rincari energetici e l'incertezza economica globale, perché non è solo italiana o europea.
Quindi, le priorità di questo Governo… come diceva il nostro Ministro Giancarlo Giorgetti - al quale rivolgiamo, come gruppo della Lega, tutto il nostro riconoscimento per il rigore dei conti pubblici -, questa autorità, che ci permette di affrontare anche il tema di questo aumento dell'inflazione, del pagamento dei tassi di interesse, perché se non avessimo i conti in ordine, faremmo difficoltà anche a far fronte a queste nuove esigenze... Sosteniamo comunque le famiglie, perché all'interno del Documento diciamo che vogliamo continuare a sostenere le famiglie e le imprese attraverso un sostegno sulle politiche energetiche. E vorrei ritornare anche a questo, perché, vedete colleghi, noi abbiamo visto come questo famoso rapporto deficit-PIL del 3 per cento… ma lo sapete - vorrei fare un po' di cronistoria - chi ha inventato questo rapporto deficit-PIL al 3 per cento? Un economista francese di nome Abeille - all'epoca era funzionario nel Governo Mitterrand - che ha dichiarato pubblicamente su , nel 2012, che questo rapporto deficit-PIL al 3 per cento fondamentalmente lo aveva individuato senza alcuna teoria matematica, senza alcuna valenza scientifica o economica, ma semplicemente per tenere la porta a tutti i Ministri che continuavano a chiedere di sforare. Quindi, questo rapporto deficit-PIL del 3 per cento è stato adottato in Unione europea come fosse un mantra, la panacea di tutti i mali, come fosse un vincolo assolutamente insuperabile.
Questa Europa che noi cerchiamo di combattere, verso la quale noi siamo sempre stati e continuiamo a essere molto critici, ci impone dei vincoli assurdi. Ad esempio, ci imponeva i vincoli anche sulla frutta e sulla verdura: ve li ricordate i regolamenti che ci dicevano che il cavolo non è un cavolo, se non ha un diametro di almeno 10 millimetri? Che ci dicevano che la lattuga deve pesare 80 grammi, altrimenti non è lattuga? Che il carciofo deve avere una sezione di almeno 6 centimetri? È una serie di assurdità che l'Unione europea continua a percorrere, dimenticando, invece, quelle che sono le politiche importanti di sviluppo di questa Unione europea. Abbandoniamo il rigorismo, ma non per mandare i conti in scatafascio, semplicemente per garantire quella flessibilità che tutela le fasce sociali più deboli.
È quello che è stato ottenuto dal nostro Ministro Giancarlo Giorgetti, proprio in questi giorni ai tavoli europei e, inizialmente, non l'ha detto nessuno. Inizialmente, c'era la possibilità di derogare al Patto di stabilità solo per la difesa e non anche per l'energia. L'energia è stata inserita grazie al dialogo che è stato portato avanti dall'Italia sui tavoli europei, perché ha fatto capire che non si può andare davanti al popolo italiano a dire che noi andiamo in deroga al Patto di stabilità solo per le spese relative alla difesa, ma dobbiamo difendere i ceti più deboli e soprattutto metterli in sicurezza, andando a garantire quelle politiche energetiche che, come diceva prima il Ministro Giancarlo Giorgetti, permetteranno di fare investimenti infrastrutturali sulle nostre scuole, sui nostri ospedali e in favore delle nostre aziende, perché il PIL lo dobbiamo sostenere attraverso la produttività. Ecco, quindi, un approccio che va a chiedere all'Europa flessibilità e di superare quel rigorismo ottuso che non permette di mettere in sicurezza e di salvaguardare gli interessi nazionali dei singoli Paesi.
E su questo discorso vorrei continuare, perché un altro importante tema, che non è emerso, è anche la questione del gas. Non è un tabù quello che noi vogliamo portare in Europa. Cerchiamo di affrontare anche il tema del gas russo, perché a questo punto, con questa crisi energetica internazionale, noi dobbiamo raccontarci la verità. Vedete, colleghi - e qui vorrei riportare dei dati -, non tutti i Paesi europei non si approvvigionano dalla Russia. Anzi, vorrei riportare dati che dicono esattamente il contrario. Vedete, non capiamo perché noi dobbiamo cercare di trovare delle risorse con tanta difficoltà per cercare di sostenere famiglie e imprese, con un Paese così altamente indebitato come il nostro e che comunque continua a ridurre il proprio debito pubblico, quando noi abbiamo alcuni Stati come la Spagna. La segretaria Schlein fa sempre riferimento all'ormai ex Primo Ministro Sánchez, al fatto che lui sia così bravo a investire sul fotovoltaico e sull'eolico, peccato che però si attacchi poi ai tubi del gas russo per poter garantire continuità energetica ai propri cittadini.
Queste sono le assurdità che noi chiediamo di superare, perché non è possibile che - e leggo i dati in modo da riportarli puntualmente -, in Europa, il 41 per cento del gas russo sia stato comprato dalla Francia, il 28 per cento dal Belgio, il 20 per cento dalla Spagna e il 9 per cento dai Paesi Bassi. Queste forniture hanno generato 8 miliardi di euro a favore dei russi. Allora, vogliamo raccontarcela giusta la storia oppure no? Non è possibile che a noi si chieda di fare tutti questi sacrifici, anche in termini di bilancio, e poi abbiamo dei Paesi dell'Unione europea che si attaccano al gas russo e che comunque si permettono di avere dei prezzi inferiori rispetto ai nostri e di garantirsi continuità energetica. Anche su questo tema, dobbiamo avere il coraggio di andare in Europa e di affrontare, in modo serio anche, la gestione della ridistribuzione delle fonti energetiche, perché in un momento di crisi come questo abbiamo l'obbligo di dare le risposte ai nostri concittadini.
E poi continuo sulla questione legata alla flessibilità europea e il fatto della rigidità, perché, Presidente, noi ci troviamo oggi a far fronte a una richiesta di politica energetica dove dobbiamo cercare di differenziare le nostre fonti. Questo Governo sta andando avanti e anche il Ministro Giancarlo Giorgetti l'ha detto: inseguire il nucleare è importantissimo, perché ci permette di garantire quella continuità energetica. E questo Governo sta facendo molto anche su questo fronte.
E poi c'è la politica fiscale. Mi lasci concludere, dicendo, Presidente, che vorrei rispondere anche al collega Bof, che parlava prima del risparmio. Noi abbiamo tagliato tasse alle tasche dei cittadini per oltre 43 miliardi di euro, da quando si è insediato questo Governo ad oggi. E vorrei ricordare, in particolare, qualcosa che abbiamo fatto, visto che il collega Bof forse se ne è dimenticato: abbiamo accorpato i primi due scaglioni di Irpef, tagliato i primi due punti del secondo scaglione di Irpef, abbiamo ampliato e reso strutturale il taglio del cuneo fiscale e, insieme all'Irpef, solo questo vale 21 miliardi. Abbiamo messo nelle tasche dei lavoratori più soldi, abbiamo alzato a 85.000 euro la per gli autonomi, abbiamo detassato gli aumenti contrattuali e i , abbiamo portato a zero le tasse sui premi di produttività, introdotto la decontribuzione per le mamme lavoratrici, abbiamo alzato la soglia di esenzione Irpef e abbiamo introdotto l'iper-ammortamento, i crediti di imposta per gli investimenti al Sud, la super-deduzione del costo del lavoro e potrei andare avanti, Presidente. Vede, questo vuol dire stare dalla parte dei cittadini italiani e ridurre il carico, soprattutto sulle fasce più deboli.
Concludo, Presidente, il mio intervento, ricordando come sempre - e mi spiace, perché ogni volta che intervengo lo ricordo, ma secondo me è un punto di riferimento importante - quello che diceva Alcide De Gasperi all'interno di queste Aule: un bravo politico non è un politico che guarda alle prossime elezioni, ma un bravo politico è un politico che guarda alle future generazioni. Io penso che, all'interno di questo Documento programmatico, il futuro delle nostre generazioni sia tutelato, soprattutto grazie alla capacità del nostro Ministro Giancarlo Giorgetti di tenere i conti in ordine e di salvaguardare soprattutto il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, Presidente. Governo e colleghi, credo che il modo più serio per affrontare la discussione su questo Documento programmatico di finanza pubblica sia partire da una domanda molto semplice, ovvero quale Italia ci consegna questo Governo dopo quattro anni e quale Italia, soprattutto, ci propone per i prossimi anni. Infatti, non basta verificare se i saldi di bilancio rispettino le regole europee - sarebbe il classico: l'operazione è riuscita, il paziente è morto, ma non è quello che ci interessa, a meno che sia questa la famosa prudenza del Governo -, perché dobbiamo capire se, dietro quei numeri, esista una politica economica capace di affrontare i problemi strutturali del nostro Paese. Purtroppo, la risposta che ricaviamo da questo Documento è profondamente insoddisfacente, proprio sotto questo punto di vista.
Lo confermano, per molti aspetti, anche le analisi contenute nell'audizione dell'Ufficio parlamentare di bilancio di ieri a cui farò riferimento. Il Governo prevede una crescita del PIL dell'1 per cento, un lieve miglioramento, ma ciò che conta non è solo quello che vediamo il prossimo anno, è la capacità di costruire le condizioni per una crescita stabile e duratura. Da questo punto di vista, ahinoi, già nel 2027 cresceremo solo dello 0,8 per cento, nel 2028 dello 0,9 e nel 2029 ancora dello 0,8: tre anni nei quali l'Italia non riesce neppure a raggiungere un punto percentuale di crescita, secondo le previsioni del Governo. È questa, allora, la prospettiva che offriamo alle nostre imprese, ai lavoratori e ai giovani? L'UPB ha validato il quadro macroeconomico del Governo, ma ha validato una previsione che è insoddisfacente, anzi le stesse stime dell'UPB sono addirittura più prudenti: crescita dello 0,7 nel 2028 e dello 0,6 nel 2029 e soprattutto a pagina 67 scrive: “Nel 2029 gli investimenti sforano ancora l'intervallo di accettazione del , all'interno del quale quasi tutti i previsori prospettano una variazione negativa”. Cosa vuol dire? Questo è il cuore del problema che ci presentate davanti.
Abbiamo attraversato una stagione straordinaria di investimenti pubblici, sostenuta dalle risorse europee del PNRR, ma il tema è che cosa viene dopo e cosa ci prospettate davanti. E sempre l'UPB, a pagina 69, individua tra i principali rischi interni le “incertezze sull'accumulazione di capitale pubblico dopo la conclusione del PNRR”. Cosa vuol dire? Che non possiamo vivere indefinitamente di interventi straordinari. Quegli interventi avrebbero dovuto generare nuova capacità produttiva, nuovi investimenti privati, maggiore innovazione e produttività; invece voi stessi, pian piano, avete eclissato il tema del PNRR, nascosto il Ministro, nascosto il tema, nascosto le vostre grandi mediazioni.
Ma veniamo alle condizioni concrete degli italiani. Il Governo rivendica i risultati sull'occupazione. Anche qui, però, non basta contare quanti lavorano: dobbiamo domandarci quanto guadagnano e quale potere d'acquisto conservano. E, da questo punto di vista, sono le note più dolenti per i nostri cittadini. A pagina 18, l'UPB osserva che “le retribuzioni orarie (…) in termini reali si attestano circa nove punti percentuali al di sotto di quelle del 2020”: nove punti percentuali non al di sotto degli europei, ma al di sotto di quelle del 2020. E, nel frattempo, l'inflazione è tornata a correre, raggiungendo a settembre il 4,2 per cento.
Ma c'è un altro fenomeno che aggrava questa situazione che è il drenaggio fiscale: mentre i redditi crescono per recuperare l'inflazione, il sistema fiscale, non essendo indicizzato, può aumentare il prelievo effettivo e aumenta il prelievo effettivo con gli scaglioni dell'Irpef. E, attenzione, non è necessario passare allo scaglione superiore, perché questo meccanismo operi, in quanto è la media dell'aliquota che viene applicata ad essere più bassa rispetto alla parte marginale di aumento. Quindi l'UPB, a pagina 103, scrive testualmente: “la mancata indicizzazione all'inflazione degli scaglioni dell'imposta sul reddito delle persone fisiche costituisce una misura discrezionale di aumento delle entrate”. Tradotto: anche sull'Irpef, voi state mettendo le mani nelle tasche degli italiani: lo avete fatto sulle accise; lo avete fatto sulle questioni del superbonus, laddove avete creato gli esodati e aumentato le imposte. Lo state facendo anche sull'Irpef. Poi, non meravigliatevi se la pressione fiscale sale: misura il vostro mettere le mani nelle tasche degli italiani. La mancata indicizzazione non produce soltanto maggiori entrate per lo Stato: nella sorveglianza europea, viene considerata una misura discrezionale che contribuisce anche alla formazione degli spazi fiscali - quello che vi ho appena ricordato. Le famiglie perdono potere d'acquisto e lo Stato può incassare maggiori entrate, senza avere formalmente aumentato le aliquote. Per questo, vi chiediamo di neutralizzare il drenaggio fiscale, come vi abbiamo già chiesto più volte in passato.
Ma arriviamo alla questione più delicata: la sostenibilità della programmazione finanziaria - e vado a concludere. L'UPB, a pagina 54, avverte: “I margini consentiti dal percorso di spesa netta sarebbero utilizzati per intero”. Mi riferisco al fatto che voi, qui, state utilizzando tutti i margini possibili, compreso lo scostamento, cioè state mettendo il futuro del nostro Paese, gli anni che vengono dopo di voi, senza alcuna possibilità di avere margini di scostamento. Oggi, in pratica, state congelando il futuro dei prossimi Governi e lo state congelando sulle vostre scelte insipide, che voi definite prudenti. Il Governo cerca di dimostrare che i conti possono reggere, ma non ci dimostra come il Paese possa tornare a crescere, perché il vero successo di una politica economica non consiste nel riuscire a far quadrare, anno dopo anno, un documento contabile, ma consiste nel consegnare al Paese maggiori opportunità, maggiore capacità produttiva, un debito più sostenibile e una prospettiva di futuro.
È questa l'ambizione che manca al Documento che stiamo esaminando ed è questa la ragione fondamentale della nostra contrarietà .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Esprimo anch'io la solidarietà al Ministro Giorgetti che ha parlato di fronte a un'Aula vuota, totalmente abbandonato della sua maggioranza. È una cosa indecente: non si è mai visto, in un passaggio così significativo per il nostro Paese, che nessuno si presenti . Ancora adesso, tre, quattro persone della maggioranza sono presenti.
Noi abbiamo una grandissima critica da fare nei confronti di questo Documento - la principale -, cioè che è che un documento vuoto. Il Documento, che dovrebbe essere Documento programmatico - l'unico rimasto, perché già hanno tolto il termine “programmatico” al Documento di aprile -, non programma un bel niente o, meglio, non comunica al Parlamento niente delle intenzioni del Governo, neppure sulle grandi linee prospettiche della politica che vuole intraprendere. È una cosa assolutamente insopportabile, come dettaglierò.
È una cosa, invece, importante quella che il Documento fa: una fotografia impietosa del fallimento di questo Governo, perché, se lo leggiamo con attenzione, vediamo che il Paese si trova in una situazione di grande vulnerabilità. Lo è in assoluto, lo è nei confronti dei Paesi con cui generalmente ci confrontiamo. Penso, ad esempio, allo , che è un problema molto rilevante e che, come sottolineava il Ministro, fa aumentare la spesa per interessi, che per un Paese con un debito pubblico così alto e purtroppo in crescita, ipoteca altre possibili politiche. Lo , che non è colpa nostra, è però più alto in Italia - decisamente più alto - rispetto ai Paesi che venivano messi nel paniere dei PIGS - i “maiali” -, come la Spagna, il Portogallo. Noi abbiamo uno molto più alto, abbiamo un'inflazione più alta, abbiamo una produttività straordinariamente bassa e in calo.
Abbiamo una situazione - dicevo - di vulnerabilità, che è stata confermata anche dalle audizioni di ieri: il reddito disponibile delle famiglie ha perso ulteriore potere d'acquisto - quasi l'1 per cento -, ma, soprattutto, i salari. È inutile che i colleghi della maggioranza che intervengono ci vengano a dire che i salari hanno recuperato rispetto all'inflazione, ma dove? Ma quali numeri guardano? Ieri, sia l'Istat che l'Ufficio parlamentare di bilancio ci hanno certificato che, rispetto a prima dell'inflazione, quindi all'inizio del 2021, i salari reali sono calati del 9,3-9,4 per cento, a seconda che guardiamo i salari contrattuali o i salari di fatto. Ma che cosa vuol dire perdere 9,3 punti di salari? Vuol dire perdere più di una mensilità. I salari sono letteralmente decimati e qui ci vengono a dire “tutto rose e viole”. Di questi temi bisogna tenere conto per potere, poi, impostare le politiche.
Il quadro che ci viene dato è, però, un quadro reticente su aspetti fondamentali. Abbiamo chiesto, abbiamo scritto nella risoluzione firmata da tutti che, se vogliamo capire cosa sta succedendo nella finanza pubblica, siccome siamo legati a questo indicatore che si chiama “spesa pubblica primaria netta”, dobbiamo capirne le componenti. La spesa pubblica primaria netta, infatti, non è solo la spesa pubblica: vanno tolti gli interessi passivi, va tolta la spesa ciclica per la disoccupazione, vanno considerate le misure , ma, soprattutto, bisogna vedere quali sono le entrate discrezionali, perché è chiaro che qualsiasi Paese può permettersi una spesa più alta, se aumenta le tasse, e una spesa più bassa, se taglia le tasse: quelle sono cose discrezionali.
Perché il Governo non le ha evidenziate dentro questo Documento? Perché non ci vuole dire che c'è un'entrata molto importante e risponderei, in questo, anche a Meloni che dice: ditemi quali tasse sono aumentate. Ce n'è una che è aumentata ed è il , il drenaggio fiscale , cioè quell'entrata silenziosa che, senza iscriverla a bilancio, ti porta miliardi ogni anno con cui finanzi le briciole che, poi, distribuisci agli stessi che hai tartassato. Ora, il , secondo le regole europee, va neutralizzato: se tu non lo neutralizzi, cioè non indicizzi il sistema fiscale, allora acquisisci discrezionalmente, per scelta politica, un'entrata. E su chi? Il colpisce solo chi è sottoposto a un prelievo progressivo e, in Irpef, ci sono ormai solo i lavoratori dipendenti e i pensionati: sono loro che forniscono quei numeri che hanno un po' migliorato i conti pubblici.
Ieri, finalmente, abbiamo avuto i dati della Ragioneria generale dello Stato: 4,4 miliardi di Irpef portati via con il nel 2026, 3,4 ulteriori miliardi - perché si somma di anno in anno - attesi per il 2027, 2,4 ulteriori miliardi per il 2028 e altri 2,8 miliardi per il 2029. Capite queste cifre cosa sono? Sono 12 o 13 miliardi in più di tasse, alla fine del periodo di programmazione della legge di bilancio: questo è il bacino delle risorse con cui finanzierete i regalini che andate a fare in giro. Ditelo, ditelo forte, perché il problema è molto serio, mentre i salari se ne stanno andando a picco.
Vediamo un altro punto. L'altro punto che voglio sottolineare è quello dello scostamento. Ora, lo scostamento, chiamiamolo così, è molto rilevante: sono 29 miliardi. Ma noi non ne sappiamo niente, lo abbiamo già detto ad agosto al Ministro, quando ha iniziato questa istruttoria. Diteci cosa volete farne. Ancora oggi, il Ministro ci dice: non ve lo dico, perché sto contrattando con l'Europa. Con l'Europa contratterai al margine, ma le linee di fondo le hai sicuramente decise. E perché non lo dici al Parlamento? Guardate che siamo ancora in una Repubblica parlamentare . La chiamate Terza Repubblica, perché volete dire che è una Repubblica governativa, ma questo è un rovesciamento totale della Costituzione che state operando in quest'Aula e che si vede nel deserto terribile che ho davanti. Lo ripeto, nessun parlamentare praticamente è presente.
Allora, noi sullo scostamento, per quanto riguarda l'energia, vi abbiamo fatto delle proposte precise: non buttiamo via i soldi in piccole misure, fateci vedere finalmente una prospettiva. Sono 4 anni che siete al Governo e, in 4 anni, non avete cambiato niente: non c'è una riforma che si ricorderà di questo Governo, solo briciole, mance e favori. Ma insomma, non è possibile andare avanti così. Anche se siamo nell'anno prima delle elezioni, ci sono cose importantissime che devono portare a limitare la dipendenza dell'Italia dalle energie fossili, perché se noi siamo messi peggio degli altri Paesi, su questo, è perché abbiamo una dipendenza maggiore e questo grava sulle bollette delle famiglie, grava sulle bollette delle imprese, il che significa che diventano meno competitive. Ce lo dicono sempre le imprese: non sappiamo come fare con questo costo energetico.
Abbiamo fatto proposte precise nella lettera che la nostra segretaria ha mandato alla Meloni, che ha detto: ma è quello che sto facendo. Ma dove? Ma dove? Noi abbiamo chiesto il conto termico, risorse sul conto termico per l'installazione di pompe di calore elettriche, contrastare la povertà energetica anche per questa via; risorse sul Piano casa per riqualificare soprattutto gli edifici di edilizia popolare; l'accompagnamento delle imprese proprio nel passaggio di processi produttivi, per ridurre la loro dipendenza dal gas naturale; sui trasporti, investimenti sulle reti metropolitane, il trasporto rapido di massa, nuove linee di metropolitana e tram, bus elettrici per ridurre, appunto, le emissioni; il potenziamento e l'efficientamento delle reti elettriche e lo sviluppo dei sistemi di accumulo a batteria. Lo abbiamo chiesto: che cosa si vuole fare su questo? Non abbiamo risposte. Eppure avremo 29 miliardi che saranno messi in buona parte sulla difesa e neppure lì - noi siamo contrari al più alto aumento della difesa e voteremo contro lo scostamento esattamente per questo -, neppure su questo, il Ministro ci sa dire che cos'è, se è spesa corrente o spesa in conto capitale.
Vogliamo quindi capire che, se è spesa corrente, ce la portiamo avanti per sempre e che avremo per un biennio questo per poter fare a nostre spese un po' di deficit? Già nell'orizzonte di programmazione della legge di bilancio, però, dal 2029, quelle spese lì le dobbiamo pagare con soldi nostri e dentro l'andamento della spesa pubblica netta. Significa esattamente quello che voi negate, cioè più difesa, meno sanità, meno istruzione, meno sostegno alle famiglie . Riempitevi la bocca di slogan, ma diteci veramente che cosa volete fare, perché le indiscrezioni che leggiamo sul giornale sono la conferma di manovre clientelari, per premiare questo e quello, e cercare di raccattare un po' di quei voti che le vostre politiche vi negheranno da parte degli italiani .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Sala. Ne ha facoltà.
FABRIZIO SALA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Intanto saluto anche il Sottosegretario. Io vorrei cominciare con una metafora, perché altrimenti commentare il Documento programmatico di finanza pubblica può diventare pesante anche per gli addetti ai lavori. Io soffro di una malattia cronica: la mia malattia cronica è che, tutte le volte che prendo la parola qua, immagino di parlare a un cittadino che non conosce bene i lavori parlamentari. E dovendo commentare questo Documento, se un cittadino lo vedesse, essendo 151 pagine nette, lo chiamerebbe “malloppo”. Allora ho pensato: a che cosa assomiglia questo malloppo? Mi è venuto in mente che assomiglia un po', trattando di finanza, al prospetto informativo di un fondo o di più fondi che, mediamente, conta dalle 50 alle 120 pagine, a seconda della complessità. Ed è un'analogia, perché sfido qualsiasi risparmiatore a dire di avere letto, acquistando un fondo, tutto il prospetto informativo. Badate bene, il prospetto informativo legalmente è obbligatorio e il risparmiatore, quando compra un fondo, lo sottoscrive.
Il Documento programmatico di finanza pubblica è, di fatto, il prospetto informativo che il Governo dà ai cittadini sull'andamento dei conti pubblici, che evidentemente incide anche sulla loro vita, ma poi vediamo il perché. Normalmente, la discussione rimane solo sul fatto che il Documento non fa le scelte precise, perché le fa la legge di bilancio sulle singole spese, e che il Documento è vago. In realtà, il Documento in alcuni punti è generico, perché deve essere generico.
Il Documento ha, però, le previsioni economiche, gli obiettivi dei conti pubblici, gli indirizzi del Governo. Nei dibattiti giornalistici televisivi, normalmente ci si riduce all'andamento del PIL: è molto importante, ma segnaliamo che una previsione dell'1 per cento del PIL, in questo periodo geopolitico di crisi economica internazionale, rende l'Italia un Paese ancora più resiliente, dà stabilità al nostro Paese.
Quindi, oltre a questi conti, non si va mai a commentare cosa dice tecnicamente questo Documento. Ebbene questo Documento ha in sé - l'ho analizzato - sei benefici.
Il primo è la capacità dello Stato di finanziarsi e, qua, il Governo esce benissimo davanti ai cittadini, ma soprattutto davanti al palcoscenico internazionale, perché l'Italia deve sempre collocare titoli per finanziare il fabbisogno, rinnovare il debito in scadenza e la fiducia che lo Stato deve dare alle persone che acquistano i titoli è di fondamentale importanza. È un percorso credibile, cioè vuol dire che chi acquista i titoli, e normalmente quando sono investitori istituzionali ci vanno a fondo, si fida. È la misura della fiducia di quanto lo Stato spende bene i suoi soldi. Questo beneficio si trasmette gradualmente, attraverso le nuove emissioni al rinnovo dei titoli in scadenza. Per comprendere la dimensione, basta un esempio: su 100 miliardi di finanziamento, un punto percentuale di interesse in meno equivale a un miliardo, come voi sapete. Quindi, immaginate un piccolo scostamento, un documento non credibile che effetto potrebbe avere sull'economia stessa del Paese, ma giusto per dare un esempio.
Il secondo beneficio riguarda il credito alle famiglie e alle imprese. Certo, magari non è scritto esplicitamente nel Documento, ma uno lo ricava. Le condizioni finanziarie dello Stato e quelle del sistema bancario sono collegate: se aumenta il rischio percepito sul Paese, anche per le banche può diventare più costoso raccogliere risorse, con possibili conseguenze sul costo e sulla disponibilità dei finanziamenti.
Preservare la fiducia nell'Italia aiuta, quindi, a creare le condizioni migliori per chi chiede un prestito per un macchinario, per ampliare un'attività o per acquistare una casa. Quindi ecco che ciò che delinea il Documento riguarda anche direttamente le famiglie.
Per esempio, per una piccola impresa finanziare un investimento in condizioni sostenibili può consentire di acquistare più attrezzature e di essere più competitiva: allora, il Documento riguarda anche la competitività delle imprese.
Il terzo beneficio è rendere più duraturo il sostegno dei redditi. La responsabilità di una manovra si misura anche nella capacità di finanziare nel tempo le misure che introduce. Il Governo ha reso strutturali, con la legge di bilancio 2025, gli effetti della riduzione del cuneo fiscale e dell'assetto dell'IRPEF a tre scaglioni. La continuità di un beneficio ha un valore preciso: permette alle famiglie interessate di programmare meglio le proprie spese, sapendo che quel sostegno non dipende, ogni anno, da una proroga. Ecco che allora il Documento diventa un patto fondamentale che lo Stato fa, che il Governo fa, e che rende stabile e duraturo, quindi, il sostegno dei redditi.
Il quarto beneficio è favorire gli investimenti e il lavoro. Anche qui, aspettiamo tutti la legge di bilancio per vedere come si sostengono gli investimenti e il lavoro, ma questo Documento lo fa. Un'impresa investe guardando agli anni successivi: deve poter valutare costi, regole, autorizzazioni e prospettive del mercato.
La continuità politica e una programmazione finanziaria credibile riducono parte dell'incertezza. Il loro valore cresce quando si accompagnano alla semplificazione amministrativa, alla certezza del diritto e a incentivi comprensibili. L'effetto che dobbiamo perseguire è concreto: più investimenti produttivi, più innovazione, maggiore competitività e occupazione qualificata.
Il quinto beneficio è proteggere la continuità dei servizi pubblici. Sì, è così, perché sanità, scuola, assistenza richiedono finanziamenti sostenibili e la dimostrazione che i finanziamenti sono sostenibili è scritta proprio in queste righe del Documento di programmazione di finanza pubblica. Un ospedale deve poter programmare il personale, un comune deve poter mantenere i servizi, una famiglia con una persona non autosufficiente ha bisogno di continuità. Il sistema finanziario di questo Paese garantisce questo grazie alle scelte equilibrate di questo Governo.
Il sesto beneficio è preservare la capacità di reagire alle emergenze. È qui che noi vinciamo. È qui che noi vinciamo: è qui che questo Governo vince. È quello che hanno detto ieri gli imprenditori di Assolombarda alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Hanno detto: noi, quando andiamo all'estero, troviamo la strada spianata perché il Governo c'è; c'è un Governo che ha dimostrato di essere credibile, stabile, di alzare la testa, di tenere la schiena dritta, di fare le proprie scelte, di portare in Europa le scelte, anche se sono diverse rispetto, magari, ad altri Stati, ma con una visione concreta pluriennale. Così è nella difesa - dove lo scostamento di bilancio, lo diciamo subito, serve anche per garantire gli impegni passati, l'ha detto bene il Ministro prima -, così è anche nella sicurezza energetica, perché è chiaro che l'intento del Governo è andare ad aiutare imprese e famiglie che fanno più fatica davanti a questo costo.
L'Italia, davanti a questa crisi, ha saputo reagire in modo superiore e sicuramente migliore rispetto a tanti altri Stati. Quindi, apprezziamo questo Documento nelle sue righe, nei suoi contenuti e siamo sicuri che riceverà il sostegno di molti nel panorama economico nazionale e internazionale .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente, colleghi, Sottosegretaria. Intervengo contro questo DPFP, Documento programmatico di finanza pubblica, e contro la scelta del Governo di ricorrere a uno scostamento di bilancio di circa 29 miliardi di euro nel prossimo biennio, destinati a difesa e sicurezza energetica.
Lo faccio con una motivazione ben precisa perché, mentre il Paese affronta problemi strutturali, che si trascinano da anni e che non si sono sicuramente ridotti negli ultimi quattro anni, cioè da quando voi governate, adesso ci chiedete di autorizzare un nuovo spazio di spesa praticamente al buio, senza chiarire adeguatamente come intendete spendere questi soldi, non dico nel dettaglio, ma almeno con qualche indicazione che è del tutto assente nei documenti forniti: quali risultati intendete ottenere, quali priorità volete perseguire e, soprattutto, senza chiarezza sulle conseguenze sui conti pubblici negli anni successivi.
Avevo scritto un intervento, Presidente, ma dopo il discorso del Ministro mi è sembrato molto più adeguato provare a esaminare quello che ha detto; ho preso appunti, ecco perché non ero qui presente quando lui parlava. Il Ministro ha detto che programmare è assai complicato e ha ragione. È proprio per questo che un Governo deve ragionare e pensare a come governare un Paese, a come si governa una barca, per rientrare nella metafora nautica che ha fatto e meno male che questa volta il Ministro non ha usato quella calcistica della quale non avrei potuto parlare. Quindi governare, Presidente, non comandare, come ha detto l'altro giorno Donzelli nella sua arringa finale sulla legge elettorale. Un Governo deve governare, non deve comandare un Paese . Governare è complesso e proprio perché le situazioni cambiano di mese in mese o addirittura, come ha detto il Ministro, con aggiornamenti settimanali, la bravura di un Governo è proprio data da chi conosce le risorse a disposizione che sono - per voler continuare con la metafora nautica - i marinai, le barche e le attrezzature e decide di affrontare il mare sempre con rispetto.
Il Ministro ha detto: quando il bollettino meteo annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto, occorre assicurarsi delle condizioni dell'imbarcazione. È quello che abbiamo fatto e facciamo da quattro anni e, quindi, questa rotta riteniamo di doverla confermare nel momento in cui si annunciano nuvoloni all'orizzonte.
Mi dispiace - lo dico al Ministro, che purtroppo è assente - ma non è quello che questo Governo ha fatto in questi quattro anni. In questi quattro anni avete deciso di spendere soldi nei centri in Albania, sul ponte sullo Stretto, vi siete occupati di , di creare sanzioni nuove, ma non avete deciso di fare prevenzione. Avete votato un “Salva Milano” con la magistratura che stava ancora lavorando al ; avete messo le famiglie nella condizione di rinunciare agli accertamenti diagnostici e alle cure: 5,8 milioni di persone, lo ha ricordato ieri la Corte dei conti, non noi o GIMBE, per cui credo che siano dei dati effettivi.
I salari reali restano pesantemente penalizzati dalla perdita di potere d'acquisto. Ieri a una mia precisa domanda Istat ha risposto che i salari reali dal quarto trimestre 2021 al secondo trimestre 2026 hanno perso il 9,4 per cento. Si tratta di un peggioramento rispetto al 6,1 per cento dato da OCSE fra il primo trimestre 2021 e il primo del 2026. La situazione è ancora più grave se spacchettiamo questo dato: meno 6,8 per cento nell'industria, meno 11,2 per cento nei servizi privati e meno 10,2 per cento nella pubblica amministrazione.
Per proseguire la metafora nautica, voi non siete usciti dal porto; avete speso soldi, ma non nelle cose che servono durante la navigazione. Anzi… a un certo punto, però, la nave dal porto deve uscire. Solo che adesso è in balia di quello che c'è intorno e voi non avete fatto nulla.
Lei ha detto ieri in audizione e lo ha ripetuto oggi - mi rivolgo sempre al Ministro - che, in pratica, ci sono tanti avvenimenti che non dipendono da voi: l'aumento dei tassi di interesse; l'inflazione che aumenta e quindi l'aumento del costo energetico per la famiglia e le imprese; le tensioni geopolitiche che vengono da fuori; il debito che avete ereditato. E ho apprezzato il fatto che non ha dato alcuna responsabilità ai Governi precedenti e ci credo, visto che negli ultimi trent'anni la Lega è stata al Governo per quindici anni e noi solo per quattro in questi ultimi anni .
Però, una cosa la devo dire: il debito che cresce non è una novità, è quasi fisiologico. La bravura di un Governo sta nel ridurre il rapporto debito/PIL, facendo crescere il denominatore, cosa che voi non avete fatto e che, invece, noi abbiamo fatto. Nel periodo del COVID il rapporto era schizzato quasi al 155 per cento: noi abbiamo lasciato il Paese che era sceso di quasi 15 punti percentuali, mentre con voi sta lentamente crescendo.
Infatti, come ha confermato il Ministro poco fa, la politica restrittiva non aiuta l'economia reale. Quindi, voler mantenere i conti in ordine, come ci ha sempre confermato, di fatto, fa peggiorare le cose. Sempre in termini nautici, voi avete messo a stecchetto i marinai e adesso non potete pretendere che possano andare ad affrontare le turbolenze in queste condizioni.
Qui rientra sempre il solito discorso dell'avanzo primario, che è un pallino di questo Governo, di questo Ministro. L'avanzo primario fa bene quando c'è crescita del Paese, altrimenti l'avanzo primario significa aumento di tasse - cosa che sta avvenendo - e riduzione di servizi ai cittadini, perché è questo l'avanzo primario. È quello che sta succedendo.
La notizia che devo dare al Ministro è che, negli ultimi trent'anni, l'Italia è stata 25 volte in avanzo primario, ma le cose non sono cambiate. Questa politica, quindi, per quanto voglia mantenere i conti in ordine, di fatto, sta mandando all'aria il Paese. Però voi, in questi quattro anni, non ve ne siete resi conto e continuate a non rendervene conto.
Non riprendo i punti relativi ai nuovi e alle regole del Patto di stabilità che avete firmato, ma una cosa la devo dire: ieri il Ministro ci ha detto che solo con l'applicazione pratica ci saremmo potuti rendere conto di quello che sarebbe successo. Ma noi ve l'avevamo già detto: non siamo tanti maghi Otelma da questo lato, era abbastanza chiaro. E poi anche il Ministro, che comunque è un commercialista e sta da 30 anni in Parlamento, più volte in Commissione bilancio, questa cosa poteva anche saperla, invece di andare a firmare quel Patto che ci costa 13 miliardi l'anno. E, tra l'altro, nella letterina che avete fatto poco fa, praticamente, chiedevate di sospenderlo questo Patto di stabilità. Ma come? Prima lo firmate e poi chiedete di sospenderlo?
Il problema è che da chi governa il Paese noi ci aspettiamo non la capacità di previsione, ma la capacità di programmazione, la capacità di essere pronti a qualsiasi situazione possa venire, cioè, sempre in ambito nautico, di capire che, nelle varie rotte che la nave può prendere, noi siamo in grado, sia nel tempo che nello spazio, di sapere più o meno cosa fare in ognuna di queste situazioni. Invece siamo in balia di quello che succede, lo dice anche la Presidente Meloni nei suoi incontri.
La richiesta di questo scostamento non ci vede favorevoli, non per lo scostamento in sé, come ha detto ieri il presidente del CNEL Brunetta, addirittura. Vi stupirò, ma gli scostamenti di bilancio fatti durante il COVID hanno fatto bene al Paese. Beh, ora non si possono più fare, ma quando voi avete preso le redini del Paese, nel 2022, avreste potuto farlo; avreste potuto fare un po' di scostamento in quel momento che avrebbe messo vento nelle vele, ma non avete voluto farlo perché pensavate di mantenere tutto stabile.
La sicurezza energetica va bene, ma il problema è che voi volete farlo verso il nucleare e, poi, i nipoti dei nostri nipoti, dei nostri nipoti, forse, vedranno qualcosa. E avete detto anche - e chiudo, Presidente - che praticamente non volete mettere debito - ma questi soldi sono a debito - e che, forse, state ragionando con l'Unione europea per vedere se poter utilizzare questi soldi per andare verso le famiglie. Sapete bene che non potete farlo…
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). …e, se era vero che potevate fare una cosa del genere, avreste dovuto fare questi discorsi prima e non venire oggi a chiederci di dare un'autorizzazione allo scostamento per poi andare a dire: vediamo cosa poter fare.
Chiudo, Presidente, con le parole del Ministro. Lui ha concluso due volte dicendo che questo è “l'auspicio” e ha detto: “è uno scostamento di bilancio totalmente e consapevolmente richiesto, che garantisce la sostenibilità della nostra finanza pubblica e del nostro debito senza mettere a rischio quello che abbiamo costruito in questi quattro anni”. Ministro, può stare tranquillo che in questi quattro anni non avete costruito molto; piuttosto, avete speso soldi per tante cose, ma non avete creato alcuna barriera per proteggere questo Paese dai temporali che lei stesso ha annunciato .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Come il Ministro sa, preferiamo ragionare sulla realtà piuttosto che commentare l'attualità, come ha fatto lui. E, in tempo di distorsioni e manipolazioni sempre più avanzate, potrebbe essere pure rivoluzionario.
Tre anni di crollo di produzione industriale: questo è il risultato dell'assenza di politica industriale che, tra l'altro, il Ministro rivendica. Un Paese non può limitarsi a distribuire incentivi senza chiedere mai nulla in cambio: ogni euro pubblico destinato alle imprese dovrebbe produrre occupazione stabile, salari dignitosi, innovazione e riconversione ecologica; dovrebbe essere, appunto, finalizzato. Servirebbero delle condizionalità sociali e ambientali, un piano nazionale per la manifattura, per gli investimenti nei settori della ricerca, una presenza pubblica nei settori strategici. Non possiamo lasciare il destino dell', dell'acciaio, della chimica, dell'energia e delle telecomunicazioni alle sole decisioni di grandi gruppi multinazionali.
La realtà è quella di un fallimento della politica economica di questo Governo: ecco spiegata la crescita zero. Festeggiate la revisione all'1 per cento della crescita e, poi, mettete quei dati che sono imbarazzanti: significa, sostanzialmente, la stagnazione. Nulla avete fatto sui salari da fame, sui contratti precari, sullo sfruttamento neo-schiavistico che si mangia interi settori.
Gli stipendi arretrano: meno 8 per cento quelli reali dal 2021, i peggiori d'Europa; 5,7 milioni di italiani sono in povertà assoluta; 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure. Le famiglie, come avete capito bene, non arrivano a fine mese, anzi, a fine spesa. In cinque anni, il carrello è passato da un indice di 100 a 130, contro un'inflazione del 21 per cento. Vuol dire una cosa sola: un'inflazione alimentare che picchia del 30 per cento. Negli ultimi 12 mesi, un italiano su sei ha dovuto rinunciare ad accendere il condizionatore o il ventilatore quando faceva caldo, ed è successo lo stesso con il freddo, con il riscaldamento. Si chiama povertà energetica e corre come mai prima d'ora, proprio perché, insieme alla crisi climatica, ci sono le nuove guerre, quelle che, in qualche modo, voi volete riarmare oggi. L'Istat calcola che sono 5,3 milioni gli italiani che faticano a sostenere le spese essenziali per l'energia elettrica e il riscaldamento. Sapete cosa vuol dire? Ondate di calore estive ingestibili, soprattutto nei quartieri più fragili; famiglie in case vecchie e poco isolate, che non possono permettersi un condizionatore.
La povertà cronica ha raggiunto livelli record e la casa è uno dei fattori di maggiore difficoltà, e non ne parlate mai. D'altra parte, il Piano casa di Salvini è più lento dei suoi treni. Affitti, utenze e spese ordinarie diventano costi insostenibili. Paghiamo l'energia elettrica più di tutta l'Europa: 130 euro a megawattora, in Spagna 42 euro a megawattora. E intanto le guerre di Trump e dei suprematisti hanno generato dazi, blocchi e speculazioni su cibo e clima, hanno affamato, di fatto, le filiere e ingrassato i profitti di pochi: quelli che controllano i giacimenti, le infrastrutture, i contratti, i porti, i dati e i mercati finanziari.
Insomma, caro Ministro Giorgetti, nella crisi avete scelto di proteggere i profitti stellari di banche, petrolieri e industrie belliche - questa è la verità -, che si arricchiscono esattamente sulle guerre e sulle crisi, e avete presentato il conto a chi vive del proprio lavoro. Questa è la verità. La sicurezza energetica per questo Governo è fare da alle petromonarchie, come stiamo facendo proprio ora, in questi istanti, con i nostri militari in Arabia Saudita.
Avete cercato di fare dell'Italia l' del gas nel momento forse peggiore della storia. E, infatti, cosa ci avete restituito? Un'Italia più fragile, più ricattabile e con le bollette più care d'Europa. Avete insabbiato le rinnovabili - questa è la verità -, avete bloccato il 72 per cento delle richieste di connessione. Insomma, restiamo dipendenti per il 43,8 per cento dalle fonti fossili, esposte alle fluttuazioni del gas. Volete uno scostamento per l'energia? Bene, ma fate un piano di installazione massiccia di fotovoltaico, eolico e idroelettrico che superi tutti i blocchi burocratici che voi mettete in campo; investite nei sistemi di accumulo, nelle batterie e nel rafforzamento delle reti elettriche. Solo così si può uscire dalla dipendenza del gas e usare le rinnovabili come fanno altri Paesi.
Presentate un piano di riqualificazione edilizia ed efficientamento energetico sul patrimonio immobiliare obsoleto, usate lo scostamento per tutto questo e prelevate i soldi dove ci sono. Tajani ha già ricordato che per lui non esistono gli extraprofitti. Facciamo qualche passo indietro. Nei primi sei mesi dell'anno, le otto principali compagnie petrolifere europee hanno incassato quasi 18 miliardi di euro in più, solo ENI 500 milioni. Ma quali sarebbero queste condizioni favorevoli? Sono profitti stellari che dipendono da esogeni, si sono generati dentro una crisi pagata dalla collettività, mentre milioni di persone rinunciavano a curarsi, scaldare casa e fare la spesa. Quelle hanno trasformato la guerra e l'emergenza energetica in una , questo è successo.
Ma voi siete qui per altro: dovete pagare le promesse a Trump e alla “Internazionale nera”. Non sono 7,2 miliardi solo per l'energia, ce ne sono altrettanti per le spese militari. Ma qual è il punto? È che l'incremento delle risorse per la difesa, fino allo 0,3 per cento del PIL, è il più grande di sempre. E sapete cosa comprende questo Documento, di cui nessuno parla fino in fondo? Di 234 programmi d'arma per 141 miliardi di euro nei prossimi anni. Lo sappiamo, sono anche approvati dai Governi precedenti; peccato che questi 83 programmi generano quasi 100 miliardi di debito nei prossimi anni anche sulle spalle dei prossimi Governi e, soprattutto, delle prossime generazioni. Ci avete vincolato e avete ipotecato il bilancio dei prossimi anni.
Ho finito, Presidente. Vorrei raccontare anche un'altra storia. Per 40 anni, ci avete detto che tagliando le tasse ai ricchi saremmo stati meglio tutti, l'avete raccontato soprattutto alle famiglie lavoratrici italiane. Oggi, i super-ricchi pagano, in proporzione, il 32 per cento di tasse e un'infermiera il 45. Negli ultimi decenni l'andamento del fisco italiano è stato antiprogressivo, ovvero anticostituzionale. Le tasse sui redditi si sono fatte sempre più piatte - siamo passati da 32 a 3 scaglioni -, la tassazione sulle super-ricchezze è gradualmente scomparsa. Tutto questo è avvenuto tagliando i servizi pubblici e caricandoli sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici e dei pensionati.
Ma - vede - per sollevare il ceto medio bisogna cancellare i tre scaglioni dell'Irpef e il prelievo del 43 per cento dopo i 50.000 euro lordi. Serve, come abbiamo scritto nella risoluzione unitaria delle opposizioni, una sorta di funzione continua che calcoli l'andamento del reddito personale e definisca quanto ciascuno deve dare al fisco. Una riforma come questa restituirebbe 100 euro in tasca a ogni lavoratore e lavoratrice, a quella classe media e parliamo di stipendi al mese. E sapete come si finanzia? Lo diciamo in un modo molto semplice: con un'imposta patrimoniale sullo 0,1 per cento della popolazione. E sapete cosa succederà a quelle 50.000 persone che pagheranno la patrimoniale? Saranno ancora ricchi e lo saranno per altre dieci generazioni. Insomma, si può fare.
Sapete - ho concluso, Presidente - qual è la triste verità, però? Le destre di tutto il mondo sono di fatto i cani da guardia di questo capitalismo rapace. Avete tolto il lavoro di fatto ai liberisti, ai liberali, che non ci sono neanche più, li avete licenziati per giusta causa. Sbattete le frontiere addosso agli ultimi e proteggete i primi, oligarchie cleptomani che vivono del lavoro degli altri. Sapete che più dell'80 per cento del capitale azionario quotato è controllato da meno dell'1 per cento degli azionisti mondiali?
MARCO GRIMALDI(AVS). Ho concluso, l'ultimo minuto. Non sto parlando di concentrazione di ricchezza, ma di controllo capitalistico, cioè parlo di meno dell'1 per cento di 300 milioni di azionisti. È un fatto che riguarda il potere. Voi siete quelle ancelle di questo potere. Viviamo in una stagione di estrema centralizzazione di quel capitale. Per questo vogliamo una ricetta ecosocialista contro queste barbarie.
Ogni volta che osiamo sfidare il capitale, come stamattina, ci date dei matti. Fateci dire: siamo matti da votare. Votate per noi e cambiate con noi i rapporti di forza di questa società. È tempo di aggiornare questo conflitto ed è tempo di stare dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Giorgianni. Ne ha facoltà.
CARMEN LETIZIA GIORGIANNI(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghi, il Ministro Giorgetti, intervenendo questa mattina in Aula, ha ricordato una cosa molto, molto semplice, ma che forse nel dibattito politico tendiamo troppe volte a dimenticare, ed è questa cosa: programmare la finanza pubblica in un mondo nel quale le condizioni economiche cambiano ogni settimana è diventato particolarmente difficile. E ieri in Commissione ha utilizzato un'espressione che mi è rimasta impressa: non siamo più nell'età dell'oro in cui gli scostamenti si potevano fare tranquillamente perché non esistevano regole, il mondo è cambiato.
Io credo che queste parole descrivano perfettamente il momento che stiamo attraversando, perché - diciamocelo - è molto facile chiedere più risorse: è tutto abbastanza semplice, è un esercizio nel quale, devo dire, la politica dimostra sempre - soprattutto le opposizioni - molta fantasia, però poi è un pochino più complicato trovare davvero le coperture e soprattutto garantire che quelle risorse siano sostenibili nel tempo. Infatti, governare significa scegliere e scegliere significa anche assumersi delle ben precise responsabilità politiche.
Io ho ascoltato alcuni interventi dell'opposizione, che definiscono questo Documento sostanzialmente vuoto, eppure contiene previsioni economiche, obiettivi di finanza pubblica e una richiesta precisa di flessibilità europea. Possiamo sicuramente discutere se le scelte siano sufficienti, ma definire vuoto un Documento perché non contiene tutte le misure che ovviamente saranno nella legge di bilancio significa mettere sullo stesso piano strumenti che, lo sappiamo, hanno funzioni differenti.
Il Governo Meloni in questi anni ha seguito una linea precisa: tenere sotto controllo i conti pubblici senza rinunciare a sostenere l'economia, il lavoro e le imprese e i risultati contenuti nel Documento programmatico di finanza pubblica ci restituiscono assolutamente alcuni segnali importanti. La crescita prevista per il 2026 è stata al rialzo, passando dallo 0,6 all'1 per cento. Non è certamente una crescita che ci consente di considerarci soddisfatti, ma è un dato che sicuramente va letto nel contesto internazionale nel quale ci troviamo, un contesto - lo sappiamo - segnato da conflitti, tensioni commerciali e incertezza sui mercati. Allora, credo che si possa sicuramente riconoscere un risultato senza necessariamente gridare al miracolo, questo è vero, così come si possono, però, riconoscere le difficoltà senza descrivere, ogni volta, un Paese sull'orlo del precipizio solo per utilità elettorale.
Anche sul lavoro abbiamo segnali significativi. Nel secondo trimestre del 2026 abbiamo raggiunto i 24 milioni di occupati, che è un dato veramente molto importante. Naturalmente sappiamo che dobbiamo continuare a lavorare e a intervenire sulla qualità del lavoro, sulle retribuzioni e sulle opportunità per i giovani, ma credo che sia altrettanto importante non perdere assolutamente di vista i risultati raggiunti. C'è, poi, un altro dato che considero particolarmente significativo. Nel 2026 il deficit è previsto al 2,9 per cento del PIL, tornando, quindi, sotto la soglia del 3 per cento. Non significa che abbiamo risolto il problema del debito pubblico, né che l'uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo sia automatica - questo è vero -, ma significa che il percorso di risanamento dei conti sta producendo assolutamente dei risultati.
E vorrei richiamare un'altra considerazione fatta dal Ministro Giorgetti: l'Italia porta sulle proprie spalle un debito accumulato nel corso degli anni, di molti anni, e oggi, con l'aumento dei tassi di interesse, quel debito costa ancora di più. Questo è un dato fondamentale e quindi questo deve suggerire diverse riflessioni, perché ogni euro che dobbiamo destinare agli interventi è un euro che non possiamo destinare alla scuola, alla sanità, a un ospedale, a una famiglia o a un investimento produttivo. Allora, la serietà nella gestione dei conti pubblici non è un capriccio dei tecnici del Ministero, è una responsabilità nei confronti degli italiani. Ma prudenza non significa immobilismo ed è proprio questo, a mio avviso, uno degli aspetti più importanti emersi dall'intervento del Ministro Giorgetti.
Il Governo ha chiesto di poter utilizzare gli strumenti di flessibilità previsti dalle regole europee per affrontare due questioni fondamentali: la sicurezza energetica e la difesa. Non stiamo parlando di scostamenti ovviamente indiscriminati, ma di una richiesta precisa legata a esigenze straordinarie. Anche qui vorrei rispondere all'opposizione, perché è assolutamente legittimo, sicuramente, chiedere come saranno utilizzati questi spazi di bilancio, ma occorre distinguere tra l'autorizzazione a una maggiore capacità di spesa e l'approvazione delle singole misure. Lo stesso Ministro ha spiegato che il negoziato con le istituzioni europee è ancora aperto, quindi pretendere oggi il dettaglio di interventi che devono ancora essere definiti non rende necessariamente più trasparente il confronto parlamentare.
Soprattutto, sul tema dell'energia, il Ministro ha detto qualcosa che considero veramente importante. Il Governo vuole che questi strumenti possano essere utilizzati anche per sostenere temporaneamente le famiglie e le imprese maggiormente colpite dall'aumento dei prezzi. Il confronto con la Commissione europea è ancora aperto e naturalmente non possiamo anticiparne l'esito, ma credo che questa impostazione meriti sicuramente di essere sottolineata, perché quando parliamo di crisi energetica non stiamo discutendo solo del prezzo del gas sui mercati internazionali, stiamo parlando della bolletta che arriva a casa delle persone, stiamo parlando di un piccolo imprenditore che deve decidere se investire o utilizzare le proprie risorse per sostenere le spese, quindi l'aumento dei costi, e stiamo parlando di famiglie che devono difendere il loro potere d'acquisto. Ecco perché la sicurezza energetica deve essere certamente un intervento sul futuro, ma deve anche consentire, ove possibile, di affrontare le difficoltà del presente. Dobbiamo rendere il nostro Paese meno vulnerabile alle crisi internazionali, investire nell'efficienza energetica e accompagnare le imprese verso una maggiore autonomia, ma dobbiamo anche evitare che il peso di questi ricada interamente su chi ha meno strumenti per difendersi. È proprio qui che una scelta di politica economica diventa anche una scelta di politica sociale.
Un altro tema sul quale credo sia necessario insistere riguarda le imprese.
L'Italia vive del lavoro, della capacità produttiva, dell'iniziativa di piccole - ma migliaia - e medie imprese. Imprese che ogni giorno si confrontano con la concorrenza internazionale, con la burocrazia e il costo dell'energia e non chiedono necessariamente allo Stato di risolvere ogni loro problema. Chiedono soprattutto condizioni nelle quali poter lavorare, investire e crescere. Per questo dobbiamo continuare a sostenere la formazione, l'innovazione, l'accesso al credito e il rafforzamento delle competenze manageriali. Non possiamo pretendere che le nostre imprese competano sui mercati se poi le costringiamo a impiegare più tempo, per interpretare un adempimento burocratico o per sviluppare un nuovo progetto. Lo stesso principio vale per la spesa pubblica: in questi anni abbiamo avuto a disposizione risorse straordinarie attraverso il PNRR, ma credo che la vera sfida sia trasformare queste risorse in risultati concreti, perché non basta inaugurare un'opera, bisogna anche farla funzionare. Non basta finanziare una struttura, bisogna anche garantire che possa davvero offrire i servizi per i quali è stata realizzata e non basta annunciare una semplificazione se poi per il cittadino la procedura continua a essere complicata esattamente come prima. La buona politica si misura, come dire, non negli annunci, ma anche nel confronto diretto con quello che provoca.
Mi avvio alla conclusione, la credibilità dell'Italia è una risorsa da preservare e credo che sia una considerazione, questa da fare, profondamente politica, ma quella credibilità deve avere anche una traduzione concreta nella vita dei cittadini. Deve significare maggiore capacità di sostenere le famiglie, migliori condizioni per chi lavora ed è questa la responsabilità che abbiamo nei confronti degli italiani. Per queste ragioni, esprimo una valutazione positiva sull'impostazione del Documento programmatico di finanza pubblica 2026 e confermiamo il nostro sostegno al percorso delineato dal Governo .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mancini. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MANCINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, membri del Governo, discutiamo oggi il Documento programmatico di finanza pubblica e, ancora una volta, abbiamo la sensazione di trovarci davanti all'antipasto di una legge di bilancio che non darà le risposte di cui il Paese ha bisogno. Un documento prudente, ma che dietro la prudenza nasconde una verità politica molto semplice: non c'è una scelta, non c'è una priorità, non c'è una visione. C'è, ancora una volta, l'adeguamento alle regole e il tentativo di stare dentro i margini, di arrivare alla fine della legislatura senza assumersi la responsabilità di una decisione coraggiosa.
Basta leggere i numeri della crescita contenuti in questo documento per capire quanto sia fragile il quadro che ci consegnate. Nel tendenziale, cioè prima degli effetti della prossima manovra, il PIL italiano nel 2027 è previsto crescere appena dello 0,6 per cento, il quadro programmatico lo porta allo 0,8. Parliamo di decimali, non di una svolta che il Paese attende.
Sicuramente questa prudenza riflette un contesto internazionale difficile segnato dall'inflazione, dalle tensioni energetiche e dall'instabilità geopolitica. Ma proprio quando il quadro esterno è più difficile, Presidente, un Governo dovrebbe avere la capacità di scegliere, il coraggio di scegliere. Un esempio lo sono le vostre misure sulle accise. Per garantire un piccolo sconto di 17 centesimi alla pompa di benzina, solo sul diesel, avete speso 5 miliardi. Con 5 miliardi, Presidente, si potenzierebbe e si renderebbe sostanzialmente gratuito per un anno il trasporto pubblico. Questo dimostra come, in un momento di difficoltà, anziché investire sui beni comuni che servono a sostenere l'insieme della popolazione, voi vi concentrate sulle misure emergenziali, invece di investire su riforme di struttura come il potenziamento del trasporto pubblico che consentirebbe a tanti cittadini di utilizzare meno il mezzo privato. Invece voi chiedete sacrifici al sistema pubblico: comprimete la spesa, soprattutto ai comuni e alle autonomie locali; rinviate investimenti; cercate risparmi ovunque, nel tentativo di riportare i conti dentro i parametri europei e uscire dalla procedura per deficit eccessivo. Eppure, siamo arrivati a ottobre del 2026 e quella procedura è ancora formalmente aperta. Doveva essere il grande risultato della vostra disciplina di bilancio, invece il Paese ha pagato il prezzo recessivo delle vostre politiche, senza vedere né una stagione di crescita né un rilancio dei servizi pubblici.
Il cuore di questo documento, Presidente, sono le clausole di salvaguardia per difesa ed energia. Chiedete margini aggiuntivi per gli anni 2027 e 2028 per finanziare gli investimenti in questi settori. Ma anche qua emerge, Presidente, la contraddizione della maggioranza e del Governo. Voi sulla difesa europea oscillate tra la retorica sovranista e la necessità di rispettare gli impegni comuni. Sulla transizione energetica avete addirittura trasformato la battaglia contro le politiche climatiche in una bandiera identitaria della destra. Noi non condividiamo la scelta di utilizzare queste clausole trasformando gli investimenti necessari in nuovo debito nazionale, perché il punto non è soltanto quanto spendiamo, ma come finanziamo quella spesa e chi la pagherà nei prossimi anni.
L'indebitamento netto programmatico aumenta rispetto al quadro tendenziale: passa dal 2,9 al 3,4 per cento del PIL nel 2027 e dal 2,7 al 3,2 per cento nel 2028. Non è un fatto marginale, stiamo parlando di altro debito che l'Italia dovrà collocare sui mercati e sul quale, come ha detto il Ministro Giorgetti in apertura, dovrà pagare interessi superiori legati all'aumento del costo del denaro. Debiti superiori a quel che avremmo pagato se questo debito fosse stato contratto a livello europeo. Questo è un punto politico, noi pensiamo che per obiettivi europei è necessario costruire strumenti comuni europei e non scaricare l'onere sui bilanci nazionali. Questo è importante per i Paesi come l'Italia che hanno un forte debito pubblico. Se la difesa è europea e la sicurezza energetica è europea, anche gli strumenti per finanziarlo devono diventare europei e invece voi avete scelto una politica in Europa che ci ha fatto tornare indietro rispetto ai risultati raggiunti col PNRR in termini di costruzione di politiche comuni europee.
Nel documento non c'è poi traccia delle tante cose che promettete: dal taglio dell'Irpef per il ceto medio, alle tredicesime, alla per i giovani, eccetera, eccetera. Una lista lunghissima che sta sui giornali, ma qui non si vedono le coperture. E allora, la nostra domanda è semplice: con quali risorse pensate di finanziare le promesse che fate, questa lunga campagna elettorale a cui volete condannare il Paese. Intanto aumentano i costi per le famiglie, aumentano le difficoltà.
L'incremento medio delle tariffe sanitarie legato all'entrata in vigore delle nuove tariffe massime nazionali è del 5,8 per cento, che vuol dire maggiori per i cittadini. Davanti a questo, voi ci offrite prudenza, clausole e percentuali, ma nessuna risposta. E continuate a non rispondere, come ha ricordato la collega Guerra, sul tema principale, che è il . Cos'è il ? È l'aumento delle entrate Irpef prodotto da lavoro dipendente e pensionati che hanno legato all'inflazione un recupero dei salari. Recupero che non è sufficiente a compensare il potere d'acquisto delle famiglie, ma che produce un aumento di entrate. Ma voi questo aumento di entrate non lo restituite a lavoratori dipendenti e pensionati, ma lo spostate per finanziare misure come quella dell'innalzamento della fino a 85.000 euro. Quindi, prendete più soldi di Irpef da lavoratori dipendenti e pensionati e li date ad altri. Questa è una tassa vera ed è una tassa sui lavoratori dipendenti e pensionati.
Presidente, vado a concludere, voi oggi portate un Documento di programmazione che è un documento riassuntivo di cinque anni di stagnazione a cui avete condannato il Paese. La differenza è che rispetto all'inizio non potete più dare la colpa a chi c'era prima e oggi sono i numeri stessi del vostro Documento a dirci che la crescita resta debole, gli spazi di intervento si sono ristretti e che il debito aumenta. Questo è un bilancio politico, prima ancora che finanziario, alla fine del vostro Governo, ed è un bilancio che certifica il vostro fallimento .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, colleghe e Governo, siamo qui ad analizzare il Documento programmatico di finanza pubblica che detta i margini per la prossima legge di bilancio. Questo Documento ci consegna una fotografia impietosa dell'economia italiana e soprattutto ci pone una domanda politica alla quale il Governo non può sottrarsi: a chi state chiedendo di pagare il prezzo delle vostre scelte? Il Ministro Giorgetti parla di prudenza e sostenibilità, sempre con questo atteggiamento dimesso che non va soprattutto in una situazione grave e di emergenza come l'attuale, salvo poi chiedere flessibilità, cioè la possibilità all'Europa di fare debiti.
Bisognerebbe semmai parlare di coraggio e responsabilità, perché quando si chiede a chi si fa pagare il prezzo delle scelte di questo Governo l'immagine è quella dello sceriffo di Nottingham che, fra gli oppressori e gli oppressi - gli italiani, i cittadini che lavorano, il ceto medio sempre più afflitto, sempre in una situazione più grave e sempre più in miseria, con la difficoltà di acquistare le case, di pagare gli affitti e di fare ormai un pieno di carburante per poter anche andare al lavoro -, sceglie sempre gli oppressori, gli intoccabili, le grandi economiche, che neppure vengono menzionate in questo Documento.
Io parlo solo di qualche punto, perché ci vorrebbe molto tempo per poter fare un'analisi descrittiva puntuale, ma dico che l'unico vero dato positivo di cui si vanta questo Governo è l'incremento dell'1 per cento del PIL. Però, dimentica una cosa, che questo incremento, che è destinato a scendere nei prossimi anni, è legato a una circostanza, al fatto che quest'anno si chiude il PNRR e, quindi, c'è stata un'accelerazione nelle spese da parte di tutti quegli enti e soggetti che erano chiamati a chiudere in fretta il conto. Questa preoccupazione, di quello che succederà dopo, una volta chiuso il PNRR, l'hanno espressa tutti in audizione.
Ma andiamo a dei dati concreti: i salari e il potere d'acquisto. Giorgetti, sin dal suo esordio, parlava di moderazione salariale: in Italia occorreva la moderazione salariale. Ebbene adesso siamo all'emergenza salariale, perché l'Istat certifica che le retribuzioni reali hanno perso il 9,4 per cento dal primo trimestre del 2021 al secondo trimestre del 2026. Stiamo parlando di circa il 10 per cento, più di una mensilità di valore reale persa. E chi lo paga questo prezzo, questa inflazione, che poi è la tassa che grava sui poveri, sui percettori di reddito fisso e sui pensionati ?
Ormai gli aumenti delle bollette, del carrello della spesa, dei carburanti e degli affitti divorano gli stipendi. Allora, ci chiediamo: qual è e dov'è la risposta di questo Governo? Per non parlare della risposta della BCE, della Banca centrale europea, che è ancora peggio. Infatti, questa inflazione non è da domanda, dunque non bisogna deprimere i consumi - quello che sta facendo la BCE con l'aumento dei tassi di sconto -, perché chiaramente se il denaro costa di più la gente potrà chiedere meno prestiti, fare meno acquisti e le imprese si troveranno in difficoltà. Per non parlare del fatto che questo aumento dei tassi è a detrimento dell'Italia, perché aumentano gli interessi sui tassi del debito pubblico e quindi per noi ha un effetto devastante. Ma che cosa fa l'Italia, che cosa fa il Governo da questo punto di vista? di oggi, in prima pagina, addirittura sostiene che con il quadro attuale non si potrà fare il promesso taglio Irpef per il ceto medio. Non bastano gli annunci, non bastano i a tempo, non basta rivendicare qualche decimale di occupazione, se poi chi lavora non arriva alla fine del mese e i salari sono da fame.
Altra questione grave è quella del debito pubblico, destinato ad aumentare anche nel rapporto fra debito- PIL, assolutamente in crescita e confermato dalle audizioni. Non basta certo invocare la situazione geopolitica, le guerre, le tensioni internazionali e l'inflazione per assolversi da ogni responsabilità. Certo, un Governo non controlla i fattori esterni, ma governa e proprio per questo deve affrontare gli effetti dei fattori esterni e proteggere i propri cittadini scegliendo le giuste priorità. Dopo quattro anni non si può continuare a dire che la colpa è sempre degli altri.
Sulla cosiddetta fine dell'età dell'oro, evocata dal Ministro Giorgetti, vorrei dire che l'Italia non può permettersi di rassegnarsi a un'età del ferro, né a quella del legno, con i salari bruciati dall'inflazione, ma deve reagire con coraggio e responsabilità. L'età dell'oro non si aspetta, si costruisce con politiche economiche coraggiose, investimenti e capacità di negoziare con autorevolezza in Europa, cioè tutto quello che non è stato fatto e che questo Governo non ha. Noi, del MoVimento 5 Stelle, lo abbiamo dimostrato quando nel nostro Governo siamo stati in grado di ottenere cose valide per l'Europa.
Che non si toccano gli intoccabili si vede con il diniego forte di questo Governo di tassare gli extraprofitti , di fare misure strutturali che affrontino seriamente il tema di un contributo equo dei grandi gruppi che hanno beneficiato di condizioni straordinarie di mercato. Non chiediamo misure improvvisate né imposte indiscriminate, ma strumenti giuridici strutturali, solidi, mirati e proporzionati, capaci di distribuire equamente il peso della crisi. Invece, ai grandi gruppi si chiede con cautela di contribuire, mentre ai lavoratori e alle famiglie si chiede di arrangiarsi.
Non parliamo poi della sanità pubblica, che la Corte dei conti dice in situazioni preoccupanti con ulteriori cali rispetto al PIL. Noi non possiamo accettare che la sostenibilità dei conti venga invocata per contenere la spesa sanitaria.
Il punto politicamente più grave è lo scostamento di bilancio per la difesa, uno scostamento al buio in cui non sappiamo quali spese si intendono finanziare, quali programmi, con quali tempi, con quali risultati, con quali ricadute, niente di niente.
IDA CARMINA(M5S). Se magari il Governo attenziona un attimo…
PRESIDENTE. Governo, per cortesia.
IDA CARMINA(M5S). E alla domanda inevitabile non si risponde: perché questa flessibilità si trova per la difesa, mentre per sanità, salari e famiglie sembra non esserci spazio? Ebbene, noi a tutto questo diciamo un forte “no” .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Sospendo brevemente la seduta, che riprenderà alle 11,15. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le seguenti risoluzioni, riferite alla Relazione di cui all'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, che sono in distribuzione: Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi e Magi n. 6-00293, Bonetti ed altri n. 6-00295 e Comaroli, Lucaselli, Pella e Romano n. 6-00297 (Vedi l'allegato A).
Avverto altresì che sono state presentate le seguenti risoluzioni, riferite al Documento programmatico di finanza pubblica 2026, che sono in distribuzione: Guerra, Torto, Grimaldi, Faraone e Magi n. 6-00294, Bonetti ed altri n. 6-00296, Comaroli, Lucaselli, Pella e Romano n. 6-00298 e Ziello ed altri n. 6-00299 (Vedi l'allegato A).
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la Sottosegretaria per l'Economia e le finanze, deputata Lucia Albano, che invito anche a dichiarare quale risoluzione intenda accettare.
LUCIA ALBANO,. Grazie, Presidente. Chiedo scusa ma chiedo dieci minuti per una verifica, un approfondimento che dobbiamo fare. Solo dieci minuti, grazie.
PRESIDENTE. Grazie alla Sottosegretaria, quindi sospendo la seduta che riprenderà alle 11,40. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Ha facoltà, dunque, di replicare la Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze, deputata Lucia Albano, che invito anche a dichiarare quali risoluzioni intenda accettare. Prego.
LUCIA ALBANO,. Grazie Presidente, rinuncio alla replica. Volevo solo dare il parere del Governo sull'accettazione delle risoluzioni Comaroli, Lucaselli, Pella e Romano n. 6-00297 e Comaroli, Lucaselli, Pella e Romano n. 6-00298.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signor Presidente. Noi voteremo contro la risoluzione della maggioranza perché è una programmazione, quella che voi ci proponete, che riflette un limite politico di questo Governo che si è protratto per tutti questi quattro anni. Ripetiamo da quattro anni la stessa cosa: manca totalmente una visione riformatrice che almeno abbia l'ambizione - non dico dovevate riuscirci, ma almeno che avesse l'ambizione - di affrontare le debolezze strutturali del Paese.
È ovvio che non era tutta responsabilità di questo Governo, ma sottolineo, signora Sottosegretaria, che negli ultimi 25 anni il Ministro Giorgetti credo abbia passato molto più tempo in maggioranza, al Governo, che all'opposizione, quindi sul pregresso diciamo che come minimo siamo pari, non è che, fra virgolette, “la colpa è della sinistra”.
Tenere i conti in ordine è cosa buona e giusta, non metto in discussione l'equilibrio di bilancio, ancorché precario; soprattutto in una fase in cui - proprio in queste settimane - le tensioni sui mercati e soprattutto l'aumento dell'onere del debito pubblico in generale, non solo per l'Italia, destano più di una preoccupazione. Quindi, bene il bilancio in ordine, ma dal rigore di bilancio al dell'economia il passo è brevissimo, se non c'è nessun afflato riformatore.
E noi qui, oggi, non riusciamo a intravedere - ormai non la intravedremo più perché questa sarà, comunque sia, l'ultima legge di bilancio Meloni - nessun profilo riformatore. Siamo chiamati a valutare una programmazione totalmente incompleta, mancano la dimensione complessiva degli interventi, le coperture e il dettaglio delle principali entrate e spese programmatiche.
La flessibilità per difesa ed energia - che mi auguro voi utilizziate secondo i canoni previsti dall'Unione europea e non per fare qualche giochetto delle tre o quattro carte - non risolve neanche questa flessibilità e non risolve il problema delle coperture permanenti. Quindi, se non volete scaricare a valle dell'utilizzo della flessibilità e aggravare i prossimi bilanci, magari perché siete convinti che non li dovrete gestire voi, e probabilmente avete anche ragione, ma spetterà ad altri gestirli, scaricare le coperture strutturali a dopo l'utilizzo della flessibilità non solo è un grave errore, ma è un grave pregiudizio per il futuro dei conti pubblici in Italia.
Noi voteremo contro e mi spiace dover constatare che siamo, ripeto, all'ultima legge di bilancio Meloni. Avete proclamato ai quattro venti la coesione della maggioranza, il Governo più longevo della storia della Repubblica, la maggioranza più solida, ma non portate a casa assolutamente nulla in termini di riforme. Chiudo, avete beneficiato del PNRR, che lo ripetiamo per la centesima volta, Meloni neanche voleva. Quello e la coda del deprecato, e per molti aspetti, dal mio punto di vista, deprecabile, superbonus del 110 per cento, questi due elementi hanno tenuto in piedi quel poco di crescita che c'è stata, ma consegnate un Paese senza alcuna visione e prospettiva di riforma per la produttività e per la competitività. E anche per questo voteremo contro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Steger. Ne ha facoltà.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Noi valutiamo questo Documento secondo criteri precisi: responsabilità nei conti, libertà economica, solidarietà, convinzione europeista e rispetto delle autonomie. Stabilità finanziaria e crescita devono procedere insieme. Senza un'economia più dinamica diventa sempre più difficile sostenere i servizi, aumentare salari e ridurre il debito. Riconosciamo al Governo la volontà di preservare la tenuta della finanza pubblica in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, rincari energetici e ostacoli agli scambi.
L'Ufficio parlamentare di bilancio ha validato le previsioni macroeconomiche del documento. La validazione delle previsioni lascia però aperta la valutazione politica sulla qualità delle scelte e sulla loro sostenibilità. Ed è qui che emergono le nostre riserve: la crescita prevista resta modesta, è un'economia che resiste ma fatica a creare le opportunità di cui il Paese ha bisogno. Con questi ritmi è difficile migliorare stabilmente redditi, finanziare il e offrire ai giovani prospettive adeguate alle loro competenze.
Inoltre per il periodo 2028-2029 si segnalano previsioni governative superiori al limite delle stime del proprio gruppo di previsori, pur validando il quadro complessivo. Serve dunque prudenza nelle previsioni e maggiore ambizione nelle riforme. Il documento utilizza integralmente margini consentiti dal percorso della spesa netta; ulteriori interventi discrezionali richiederebbero, quindi, misure compensative. In un contesto tanto incerto, questo impone una selezione rigorosa delle priorità, anche perché la spesa per interessi potrebbe superare le previsioni ufficiali. La credibilità finanziaria ha conseguenze concrete: contenere gli interessi significa preservare risorse per i cittadini, ridurre il debito significa recuperare libertà di scelta.
Lo stesso rigore deve accompagnare le maggiori spese per la difesa e per la sicurezza energetica. Riconosciamo la necessità di rafforzare la sicurezza europea, ma la flessibilità delle regole ha una durata limitata mentre alcuni impegni possono diventare permanenti. La legge di bilancio dovrà rispondere indicando coperture credibili: un impegno permanente richiede un finanziamento sostenibile nel tempo, anche per questo occorre maggiore integrazione europea nella difesa. Sul fronte energetico dobbiamo proteggere le famiglie vulnerabili e le imprese più esposte. Condividiamo quindi un criterio chiaro: aiuti temporanei mirati, sostenibili. La solidarietà deve concentrare le risorse dove il bisogno è maggiore. Parallelamente, servono interventi strutturali su produzione, reti, accumuli e diversificazione degli approvvigionamenti. Un passaggio decisivo riguarda il PNRR: la richiesta dell'ultima rata è un avanzamento importante, occorre tuttavia chiarire il finanziamento e il completamento degli interventi che non concorrono agli obiettivi europei. Il successo del Piano si misura nelle scuole utilizzabili, nei servizi disponibili e nelle infrastrutture funzionanti.
Dobbiamo anche preparare il dopo PNRR e qui il ruolo dei territori è essenziale. Per noi autonomisti, sussidiarietà significa responsabilità chiara e decisioni vicine ai cittadini. Province autonome, regioni e comuni devono poter programmare con risorse prevedibili e procedure sostenibili.
Nelle aree montane e periferiche scuola, sanità, mobilità e connettività richiedono soluzioni adeguate alle condizioni locali. È così che si contrasta lo spopolamento e si consente alle persone di vivere e lavorare nei propri territori. Signor Presidente, il Documento non presenta l'entità degli interventi, l'ordine e le relative coperture, né il dettaglio programmatico delle entrate e delle spese necessario a valutare pienamente la manovra.
Per il Parlamento è una questione sostanziale: dobbiamo conoscere sia gli obiettivi sia le scelte con cui raggiungerli. Riconosciamo l'impegno per la stabilità, restano però insufficientemente definiti il finanziamento delle spese permanenti, la composizione della manovra e la strategia per rafforzare la crescita. Per queste ragioni la Südtiroler Volkspartei esprime un voto di astensione sulla risoluzione di maggioranza. È un'astensione costruttiva, accompagnata da richieste precise: coperture credibili, investimenti produttivi, sostegno mirato, valorizzazione del lavoro e rispetto delle autonomie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, oggi siamo chiamati in quest'Aula a esprimerci su un documento molto importante che riguarda quelle che dovrebbero essere le priorità politiche ed economiche del nostro Paese.
Dopo averlo letto, però, sorge spontanea una domanda: le priorità di questo Governo sono ancora quelle degli italiani o sono quelle di Bruxelles? È una domanda che ci sorge spontanea, Presidente, perché, mentre all'interno di quest'Aula continuiamo a discutere di percentuali, di parametri europei, di clausole di salvaguardia, fuori da questo palazzo, invece, abbiamo famiglie e imprese che continuano a chiedere di pagare meno le bollette. Ci sono agricoltori - ci sono anche qui in questi giorni davanti a Montecitorio - che ci chiedono quali iniziative si possano mettere in campo per difendere le loro attività, le loro aziende, le loro stesse famiglie che stanno vivendo una situazione veramente di crisi.
Quindi, questo Governo cosa ci propone con il provvedimento che oggi ci chiede di votare? Ci chiede il permesso di aumentare la spesa pubblica dello 0,6 per cento nel 2027 e nel 2028. Parliamo di circa 28 miliardi di euro complessivi, che sono la quantificazione che avevamo messo anche all'interno della nostra risoluzione, che il Governo non ha nemmeno voluto prendere in considerazione, perché non l'ha nemmeno accettata. Questo ci dispiace. Tornerò successivamente su questo argomento.
Questo scostamento, però, non è costituito da soldi che Bruxelles ci regala e questo gli italiani da casa lo devono sapere: è nuovo debito che andrà sicuramente ad appesantire un bilancio dello Stato già in situazioni difficili per tanti motivi. Andrà soprattutto a colpire un deficit programmatico che viene indicato al 3,4 per cento nel 2027 e oltre il 2 per cento nel 2028.
Ora, vogliamo dirlo chiaramente: non possiamo continuare a presentare come una conquista del Governo quello che è un ulteriore debito che andrà a ricadere sulle spalle degli italiani, sulle nostre famiglie nei prossimi anni.
Il problema è capire oggi quali siano le priorità. Stamattina, durante la discussione generale, il collega Bof ha detto che, anziché fare nuovo debito, si poteva iniziare un percorso di riduzione della spesa pubblica, un percorso che ha quantificato a spanne di circa oltre 20 miliardi. Questo sarebbe diventato strutturale anche per i prossimi anni; avrebbe ottimizzato la spesa pubblica, ma soprattutto sarebbe stato a costo zero, senza andare a intaccare le risorse per la sanità, per il sociale e per mandare avanti il Paese.
Uno dei punti focali della risoluzione di maggioranza, ma anche dell'intero provvedimento è appunto quello dell'energia. Anche qui il Governo riconosce il problema energetico, di cui tutti siamo assolutamente consapevoli per la grave crisi internazionale; riconosce l'aumento dei prezzi, la perdita del potere d'acquisto delle famiglie, la difficoltà del nostro sistema produttivo.
Ma nella relazione cosa non troviamo? Non troviamo quello che vogliamo immediatamente fare per gli italiani, quindi non troviamo un taglio strutturale delle accise sui carburanti, che è quello che oggi le nostre famiglie ci chiedono, gli italiani ci chiedono. A noi mancano la Giorgia Meloni del 2019 e il Matteo Salvini del 2018 quando parlavano di tagliare in modo strutturale le accise sui carburanti. Ci mancano perché, sinceramente, vorremmo aver visto anche all'interno della risoluzione di maggioranza un qualcosa di concreto che andasse nella direzione degli interessi degli italiani.
Infatti non possiamo chiedere agli agricoltori, agli autotrasportatori, alle nostre famiglie di attendere i tempi del . Non possiamo attendere investimenti che produrranno energie alternative seguendo esclusivamente l'agenda europea.
Allora, noi ce lo chiediamo: dobbiamo chiedere a quegli agricoltori che sono qui fuori in questi giorni -sono davanti a Montecitorio, lo ricordo anche a tutti i colleghi in quest'Aula - di attendere il 2030 per riuscire ad avere un beneficio su quella che sarà la loro attività? Dobbiamo chiedere a una famiglia che non arriva a fine mese e che fa fatica a pagare le bollette di attendere che siano completate le infrastrutture del ? Noi diciamo che servono interventi immediati, Presidente; interventi immediati che prevedano una strategia strutturale per abbattere il costo dell'energia. E, soprattutto, bisogna avere il coraggio di rimettere in discussione quelle politiche europee che penalizzano il nostro sistema produttivo, come abbiamo visto in questi anni.
In questo Documento, poi, non troviamo una vera proposta di rinegoziare i nostri approvvigionamenti e questo ci dispiace molto, perché abbiamo visto, anche in questi giorni, che c'è stato un cambio di indicazione anche da parte del Presidente Trump, negli Stati Uniti, che ha riaperto la possibilità di acquistare il gasolio dalla Russia. Noi lo chiediamo, come Futuro Nazionale, da diversi mesi all'interno di quest'Aula e dispiace vedere che il Governo ha sempre dato un parere contrario. Quindi non vorremmo che questa mancanza, anche all'interno di questo Documento, di inserire nuove possibilità… noi lo diciamo da sempre: acquistiamo i carburanti dove costano meno, perché l'inverno è alle porte e le nostre famiglie soffriranno ancora di più durante l'inverno, ma noi chiediamo di seguire le politiche del perché nel 2030, probabilmente, qualcuno riuscirà ad avere un piccolo beneficio.
E questo ci dispiace; dispiace perché non è votare contrario o non tenere in considerazione ciò che Futuro Nazionale chiede; è andare contro quelle che sono le esigenze e le necessità degli italiani, delle nostre imprese, delle nostre aziende.
Quindi, noi chiediamo: smettete di voler votare a prescindere contro tutto ciò che Futuro Nazionale propone, mettete da parte l'orgoglio e, magari, smettete di seguire quella che era l'agenda Draghi e l'agenda von der Leyen che continua a non voler cambiare nulla per l'Italia, se non chiedendo sacrifici continui.
Presidente, abbiamo anche notato che, rispetto al Documento, c'è ovviamente il passaggio sull'incremento della spesa militare; un passaggio che sarà necessario sicuramente per continuare ad alimentare il conflitto russo-ucraino e dispiace perché vediamo che c'è tanto interesse nell'aumentare la spesa degli armamenti su fronti internazionali e su guerre che effettivamente non hanno toccato il nostro Paese, se non per i costi che sono aumentati per gli italiani, ma non c'è quella stessa attenzione nel rafforzare la sicurezza nazionale.
Noi lo diciamo da sempre qual è il pericolo: io credo che per gli italiani il problema non sia la paura dell'invasione dei carri armati russi ma, magari, la possibilità di farsi una passeggiata questa sera a Roma Termini oltre le 23 di sera o la possibilità per una ragazza di uscire indisturbata, tranquillamente e serenamente la sera. E voglio ricordare, all'interno di quest'Aula, che abbiamo circa 30.000 unità di carenza di organico per le Forze di polizia. Questo sarebbe stato bello vedere e trovare all'interno di questo Documento, senza fossilizzarsi sull'aumento continuo delle spese militari per portare avanti un conflitto che sta durando da troppo tempo e su cui, a nostro parere, c'è sempre stato poco impegno per riuscire ad arrivare a una trattativa di pace vera.
Mi accingo a concludere, Presidente, perché voglio solo fare un appunto sulla nostra risoluzione, su cui dispiace che non ci sia stato nemmeno il coraggio da parte del Governo di dare un parere contrario. Forse perché gli italiani da casa avrebbero scoperto che quello che conteneva la nostra risoluzione era esclusivamente nell'interesse degli italiani, perché noi chiedevamo di ridurre concretamente il costo dell'energia per le famiglie e per le imprese, acquistando da subito i carburanti e le fonti energetiche dove costano meno; chiedevamo di rimettere in discussione quei vincoli europei che penalizzano da troppo tempo la nostra economia…
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). …chiedevamo trasparenza - concludo, Presidente - sui nuovi impegni di spesa, la loro durata e la loro conseguenza sul debito pubblico.
Quindi chiedevamo prioritariamente che queste risorse fossero destinate agli italiani e non perseguire un'ideologia che da troppo tempo sta gestendo Bruxelles per l'Italia. Ricordo a tutti che siamo stati eletti dagli italiani per fare gli interessi degli italiani e non per fare gli interessi di Bruxelles e per questo voteremo contro su questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). Grazie, Presidente. Sinceramente ascolto interventi, compreso l'ultimo, che poi sono sulla falsariga di quello che ha detto la Meloni ieri in Lombardia all'incontro con gli industriali, sul tentativo scellerato e anche abbastanza inconsulto - di fronte al fatto che questo Paese, a causa delle politiche del Governo, è alla canna del gas - di indicare l'Europa come responsabile delle malefatte di questo Governo.
È veramente facile governare in questo modo: stanno tutto il tempo a chiedere, digitando il PIN al “Bancomat Europa risorse”; quando il “Bancomat Europa” viene meno, dicono che è l'Europa che è responsabile della situazione economica del nostro Paese. Io lo dico perché sinceramente dire che non viene concessa la possibilità di nuovo debito al nostro Paese dall'Europa, dopo le risorse che sono state invece date in concessione con maggiore flessibilità su difesa ed energia, è una menzogna palese, Presidente, perché ogni Paese europeo potrebbe decidere liberamente di indebitarsi ulteriormente rispetto al debito, che già è molto forte e duro in Italia, e naturalmente noi non possiamo farlo perché siamo il Paese più indebitato d'Europa. Abbiamo scavalcato, con questo Governo che ha curato i conti pubblici e che ha reso il nostro bilancio sano, perfino la Grecia.
Quindi, se oggi noi non ci possiamo indebitare non è perché l'Unione europea non ci ha concesso un maggiore indebitamento e una maggiore flessibilità, è semplicemente perché siamo il Paese che arriverà nel 2028 a 100 miliardi di interessi sul debito, che è una quantità enorme, addirittura superiore a quanto destiniamo in bilancio all'istruzione. Noi mettiamo sulle spalle delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi 100 miliardi di debito e gli diamo 90 miliardi di risorse sulla pubblica istruzione. Questa è la situazione del nostro Paese e, nonostante siamo così, il nostro Governo ha firmato il Patto di stabilità e le regole del Patto di stabilità. Giorgetti, che viene qui e fa sempre il passante, è colui che ha firmato le regole per cui non ci concedono maggiore flessibilità nel bilancio dello Stato per indebitarci ulteriormente. Ci hanno concesso, in deroga al Patto di stabilità che ha firmato Giorgetti, 28 miliardi di euro, destinati soltanto alla spesa militare e alle spese per l'energia.
Perciò questa barzelletta, Sottosegretarie presenti, che è tutta colpa dell'Europa è una barzelletta che anche i più stolti comprendono. Siamo alle bugie palesi da campagna elettorale, perché c'è di più, Presidente: gli hanno concesso una flessibilità dopo che il Paese è messo male, con le casse che languono per risorse e per PIL, quindi con una crescita ridicola. Per cui, con riferimento al rapporto, per due volte di seguito viene Giorgetti qui a dirci: riuscirò a stare sotto il 3 per cento e per due volte lui si dà l'obiettivo di stare sotto il 3 per cento - perché non lo obbligava nessuno, da un punto di vista giuridico; era un obiettivo politico - e per due volte si prende una sportellata in faccia sull'obiettivo che lui stesso si era dato.
Però, la cosa incredibile è che noi, quando abbiamo avuto delle disponibilità di debito comune, in alcune circostanze abbiamo deciso di accedere allo strumento, in altre circostanze inspiegabilmente no. Noi, che non siamo assolutamente dell'idea che si debba contrapporre la spesa della difesa alla spesa per l'istruzione e per la salute, ci chiediamo per quale ragione il Governo decide di accedere ai fondi SAFE per la difesa e invece, quando era stato messo a disposizione uno strumento che aveva gli stessi interessi - e quindi non ci costava nulla di più - come il MES, per le risorse sulla sanità per 36 miliardi , lo stesso Governo ha deciso che quelle risorse non le prendevamo. E venivamo fuori dal COVID e la salute, cara Sottosegretaria Siracusano e cara Sottosegretaria che rappresenta Giorgetti, diciamo assente, sostanzialmente è un ambito in cui servivano investimenti ingenti, tant'è che la spesa privata - quindi quella che i cittadini pagano per la sanità né pubblica né convenzionata, quindi solo per chi se la può permettere, perché non c'è un euro dello Stato - è incrementata del 167 per cento. Quindi, vuol dire che ci sono donne e uomini che, se non ce la fanno, rinunciano alle cure e altri che invece ce la possono fare e incrementano la spesa privata. Quindi, non è che il tema di Schillaci, che va dietro la porta di Giorgetti a mendicare 5 miliardi, è un tema che non esiste. Esiste. Avevamo 36 miliardi e li abbiamo rifiutati.
Stessa cosa per il PNRR. L'abbiamo accettato: per fortuna l'accettammo noi e la Meloni lo subì. Ma anche il PNRR era uno strumento di debito con gli stessi interessi del MES e del SAFE e si è deciso, per fortuna, di accedere a quello strumento. Grazie al PNRR abbiamo, in questo Paese, un barlume di PIL positivo; senza il PNRR, naturalmente, saremmo addirittura più indietro. Per cui, questa maledetta Europa che ogni volta gli gridate contro… noi siamo tra i più critici sull'Europa, perché effettivamente bisognerebbe fare molto di più, ma lo siamo perché, purtroppo, l'Europa non è utilizzata e le istituzioni europee non funzionano come dovrebbero perché bisognerebbe spingere di più, non perché bisogna rallentare così come tutte le sante volte dice la Meloni. E la Meloni dice di rallentare, salvo poi criticare l'Europa che non interviene, perché, ad esempio, c'è un altro elemento: un giorno sì e un giorno pure Salvini parla di questi benedetti extraprofitti, da rivolgere non si sa a chi, che diventano sempre la copertura per tutte le balle che ci ha raccontato: il canone Rai, extraprofitti; poi le accise, extraprofitti. Sempre ci sono questi extraprofitti. Questi extraprofitti, visto che il nostro Governo è fra quelli che spingono sempre di più per evitare di avere una comunità di intenti anche in materia economica e di bilancio con tutti gli altri Paesi europei, se li volete fare vi dovete assumere la responsabilità di farli come Paese e non, come al solito, dite che non riuscite a fare la tassa sugli extraprofitti perché servirebbe una tassa europea, altrimenti gli investimenti vanno altrove.
Voi non volete l'Europa come la barzelletta della freccia dei Carabinieri: ora sì, ora no, ora sì, ora no. Non può funzionare in questo modo. O si investe sull'Europa fino in fondo, quindi si creano le condizioni affinché l'Europa abbia la forza economica e istituzionale per sostenere il nostro Paese nei momenti di difficoltà, oppure gridare all'Europa soltanto quando vi fa comodo è qualcosa che è intollerabile e propagandistico.
Sempre alla Sottosegretaria Siracusano - e mi viene in mente Forza Italia e i liberali, che continuano a rinviare una benedetta mozione del collega Richetti sul diritto di veto, perché altrimenti dovrebbero votare in maniera diversa rispetto al resto della maggioranza -, siete il Governo - io ricordo i vostri slogan: meno tasse e meno spesa pubblica - che ha aumentato le tasse al 43,5 per cento e la spesa pubblica al 5,9 per cento. Siete il contrario del motivo per cui siete nati . Sostenete un Governo che sta mettendo in campo politiche lontanissime da quella rivoluzione liberale di cui avevate parlato. Per non parlare delle contraddizioni che stanno nel provvedimento, in cui c'è Giorgetti che ci dice che ci vogliono più immigrati e meno pensionati e Salvini che dice il contrario e poi uno si chiede perché la gente si butta con Vannacci.
Chiudo. Anche sui provvedimenti che riguardano la vita quotidiana noi continuiamo a vedere il dramma di 200 euro in più l'anno di costo per le famiglie per il gas, di 600 euro in più l'anno per le famiglie di costo del carburante, di più 8 per cento per la casa, il carrello della spesa… c'è una situazione drammatica e loro continuano a raccontare la storiella che invece va tutto bene, non facendo alcuna azione concreta sugli stipendi che dovrebbero minimamente compensare l'inflazione, che è galoppante.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). Chiudo, Presidente, per dire che noi abbiamo sicuramente un Governo inconcludente, che continua a fare e provvedimenti tampone senza nulla di strutturale.
Per questo motivo quello che ci è stato raccontato da Giorgetti è qualcosa di non credibile e, soprattutto, le proposte messe in campo non ci convincono perché continuano…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). …a non dare prospettive al nostro Paese. Per cui, voteremo contro .
PRESIDENTE. Saluto le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo statale “Russo-Montale” di Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signori rappresentanti del Governo, Ministro Giorgetti, il Documento programmatico di finanza pubblica non è un mero esercizio contabile, è lo strumento con cui misuriamo la capacità del Paese di tenere insieme stabilità dei conti, crescita e miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini. La solidità finanziaria non è un fine in sé, è la condizione necessaria per sostenere famiglie e imprese, garantire servizi efficienti e offrire ai giovani prospettive concrete.
Il quadro che ci viene consegnato mostra un'economia resiliente, in un contesto internazionale ancora difficile, segnato da tensioni commerciali, conflitti e costi energetici elevati. Nel quadro programmatico la crescita reale del PIL è stimata allo 0,7 per cento nel 2026, allo 0,8 per cento nel 2027 e allo 0,9 per cento nel 2028. Il deficit è previsto al 2,8 per cento del PIL nel 2026, sotto la soglia europea del 3 per cento, con un ulteriore percorso di riduzione negli anni successivi, e il debito pubblico è atteso al 137,4 per cento del PIL nel 2026, al 137,3 per cento nel 2027, per poi avviarsi su una traiettoria discendente, ovvero al 136,4 per cento nel 2028.
Questi numeri segnalano tenuta e un graduale consolidamento; restano, però, un vincolo serio: ogni euro destinato agli interessi è un euro sottratto a scuola, sanità, infrastrutture o sostegno al lavoro. Per questo la responsabilità finanziaria deve accompagnarsi a una visione. Non si tratta di spendere meno per principio né di spendere di più per dimostrare di fare qualcosa, si tratta di spendere bene, valutando efficacia, sostenibilità e risultati concreti. Il superbonus resta l'esempio - un brutto esempio, ma molto chiaro - di quanto sia necessario misurare non solo gli obiettivi dichiarati, ma anche i costi, gli effetti distributivi e la sostenibilità di lungo periodo. La stessa logica vale per ogni intervento pubblico: stanziare risorse non basta, occorre definire i risultati attesi, le modalità di misurazione e i benefici che restano alla collettività una volta esaurito il finanziamento.
La qualità della spesa si misura nei risultati. La scuola deve lasciare competenze più solide; un incentivo alle imprese deve favorire investimenti, innovazione e occupazione; una politica sociale deve migliorare concretamente le condizioni di chi è in difficoltà; un investimento sanitario deve tradursi in prevenzione, diagnosi tempestive e servizi più accessibili. Su questo terreno gli indicatori di benessere equo e sostenibile, allegati al Documento, offrono segnali incoraggianti, senza nascondere le criticità ancora aperte. Nel 2024 il tasso di mancata partecipazione al lavoro è sceso al 13,3 per cento, quindi 1,5 punti percentuali in meno.
È diminuito anche il divario di genere nella partecipazione al mercato del lavoro. Particolarmente significativo è il dato sull'occupazione delle donne tra i 25 e i 49 anni con figli in età prescolare, che ha raggiunto il livello più alto dall'inizio della serie storica, ovvero 1,7 punti percentuali in più rispetto al 2023, con un miglioramento del rapporto, rispetto alle donne senza figli, di 2,4 punti percentuali. Sul fronte dell'istruzione, invece, l'uscita precoce dei giovani tra i 18 e i 24 anni è scesa al 9,8 per cento, sotto il traguardo PNRR del 10,2 per cento.
Sono dati importanti, sono progressi misurabili su cui continuare a costruire. Non significano che i problemi di conciliazione del divario di genere o della qualità dell'occupazione siano risolti, ma indicano una direzione che abbiamo intrapreso in questi quattro anni. Un Paese cresce davvero quando la crescita non resta confinata agli indicatori macroeconomici, ma si traduce in lavoro, reddito, servizi essenziali e fiducia nel futuro che questa maggioranza e questo Governo hanno dato. Da questa impostazione discendono le priorità per Noi Moderati, che porteremo nella prossima legge di bilancio.
La prima riguarda le imprese, il lavoro e la competitività. Il sistema produttivo italiano ha dimostrato capacità di adattamento, ma opera in un contesto di tensioni geopolitiche, costi energetici e competizione internazionale che richiede investimenti continui in tecnologia e innovazione. Sul tema degli extraprofitti riteniamo necessario un approccio equilibrato: riconosciamo il ruolo fondamentale del profitto in un'economia di mercato - remunera il rischio, premia l'investimento, finanzia nuove occupazioni -, altra cosa è interrogarsi sulle situazioni in cui esterni producono vantaggi straordinari per alcuni operatori e, contemporaneamente, danni gravi e generalizzati per famiglie e imprese. In questi casi, il tema non è penalizzare il mercato, ma assicurare un equilibrio ragionevole tra benefici e costi.
La seconda priorità, per quanto ci riguarda, sono i giovani e la costruzione della loro autonomia, intesa come possibilità concreta di progettare un percorso di vita indipendente, attraverso un'occupazione stabile e di qualità, un reddito adeguato e un accesso dignitoso all'abitazione. I dati sull'uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione sono incoraggianti, ma il passaggio dalla formazione al lavoro resta decisivo. Qualità dell'occupazione, stabilità del reddito e accesso all'abitazione incidono sulla capacità dei giovani di progettare la propria vita. Questo tema è strettamente connesso alla denatalità. Sostenere le famiglie, rafforzare i servizi per l'infanzia è indispensabile. Una politica per la natalità è anche una politica del lavoro, della casa e dell'autonomia economica.
La terza priorità è la sanità. Le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale sono rilevanti. L'obiettivo è trasformarle in prestazioni accessibili, tempi di attesa più brevi, maggiore prevenzione e valorizzazione delle professionalità. Un sistema efficiente non è solo quello che spende adeguatamente, ma quello che organizza meglio i servizi e utilizza l'innovazione per rispondere ai bisogni dei cittadini.
Il quarto punto, accanto alla sanità, è la sicurezza energetica e la sicurezza infrastrutturale, che per noi restano centrali. In questa direzione si colloca la richiesta del Governo di attivare la clausola nazionale di salvaguardia per le maggiori spese connesse alla difesa e alla sicurezza energetica. Il quadro prevede risorse fino a circa 14,4 miliardi di euro nel biennio 2027-2028 per interventi in materia di energia, a beneficio di famiglie, studenti, imprese, pubbliche amministrazioni e infrastrutture, subordinatamente al completamento delle procedure europee.
È importante che questi margini siano utilizzati con obiettivi chiari e una visione di medio periodo. Sostenere le famiglie più esposte, accompagnare le imprese penalizzate dai costi e rafforzare la produzione nazionale di fonti rinnovabili riduce vulnerabilità che si ripercuotono sull'intero sistema. Investire nell'efficienza energetica degli edifici pubblici, nelle strutture sanitarie e scolastiche e nelle infrastrutture ferroviarie può produrre benefici durevoli, minori costi di gestione, servizi migliori e un sistema produttivo più resiliente.
Signor Presidente, colleghe e colleghi, il Documento ci richiama alla responsabilità di governare in un contesto difficile, mantenendo la stabilità dei conti e creando le condizioni per la crescita. Noi Moderati sostiene questo percorso e voterà la risoluzione di maggioranza. Lo facciamo nella consapevolezza che la stabilità finanziaria è indispensabile, ma deve essere accompagnata da una politica capace di individuare le priorità, utilizzare in modo efficiente le risorse, verificare gli effetti.
Il contributo che porteremo alla prossima legge di bilancio seguirà questa impostazione: sostenere le imprese che investono e assumono, semplificare il rapporto tra Stato e sistema produttivo, affrontare con equilibrio le situazioni di vantaggio straordinario determinate da circostanze eccezionali, rafforzare l'autonomia dei giovani, valorizzare il lavoro femminile, investire nelle professionalità sanitarie e nella prevenzione. Non si tratta di contrapporre questi obiettivi alla responsabilità finanziaria. Ne rappresentano, al contrario, la ragione più concreta.
Un euro pubblico ben speso può generare un beneficio che dura nel tempo, un intervento mal progettato può esaurire le risorse senza risolvere il problema. È questo il senso di una politica economica responsabile, non disperdere risorse, ma trasformarle in sviluppo, opportunità e benessere condiviso.
Con questa convinzione Noi Moderati esprime il proprio voto favorevole e ringrazio il Ministro Giorgetti per l'impegno, la serietà, ma anche per il lavoro che sulla prossima legge di bilancio faremo insieme .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, Sottosegretarie, il Documento programmatico di finanza pubblica rispecchia fedelmente il fallimento delle politiche economiche e finanziarie del Governo, la carenza colpevole di iniziative capaci di contrastare e invertire lo stato di stagnazione economica in cui versa il Paese; aggravato, questo stato, dalle scelte scellerate di Trump e Netanyahu di attaccare l'Iran, causando il blocco dello Stretto di Hormuz. I due non erano sazi dei disastri perpetrati in Medio Oriente.
Ebbene, nella nostra risoluzione, nelle premesse, lo spieghiamo con chiarezza fornendo dati inequivocabili: denunciamo le previsioni di aumento del deficit e del debito in rapporto al PIL che oggi abbiamo visto da parte del Ministro molto sottovalutate; rapporto che nel 2027 raggiungerà il 138,6 per cento e questo significa - va detto - esporci disarmati alle dinamiche imprevedibili dei mercati finanziari e l'aumento prevedibile dei tassi di interesse. Il punto è e lo ripeto anch'io: cosa fate con le risorse di questo spostamento? Ministro, qual è la vostra strategia e come intendete muovervi a livello europeo internazionale? Oggi, Ministro, nel suo intervento lei faceva riferimento a tutta una serie di eventi, avvenimenti, incidenti che non dipendevano da noi. Ma la politica non è stare alla realtà impotente, navigando - per riprendere metafore che oggi sono state utilizzate - a vista, ma proprio agire e non reagire, a fronte dei bisogni, delle necessità e anche degli eventi drammatici che attraversano il nostro tempo. Invece voi reagite, appunto, confusamente - invece che, ripeto, agire consapevolmente - perché non avete una visione. E questo non lo dice Alleanza Verdi e Sinistra, lo dice la Corte dei conti e cito le parole che sicuramente il Ministro ha ascoltato ieri nel corso dell'audizione: “un'analisi più profonda del quadro sconta, tuttavia, anche quest'anno la carente definizione dello sviluppo programmatico del Documento, in particolare a livello delle politiche di settore, e la mancata quantificazione dell'effetto finanziario delle misure che si intendono adottare nell'ambito della manovra di finanza pubblica in approvazione”.
Ecco, questo è quanto sostiene la Corte e mi sembra molto chiaro. Ma anche le osservazioni dell'Ufficio parlamentare di bilancio, nella persona della presidente Cavallari, non ci confortano perché viene detto dalla medesima che: “L'impiego integrale dei margini consentiti dal percorso programmatico della spesa netta non permette di mantenere uno spazio di bilancio per far fronte a ulteriori esigenze impreviste o a ”. È ben detto, ma come rispondete, come vi confrontate con questo?
E poi, rispetto alle questioni che riguardano la vita concreta, quotidiana delle cittadine e dei cittadini, questo Documento propone poco o niente. D'accordo, siete arrivati alla resa dei conti e non vi resta che continuare con le promesse e le mistificazioni, ma la dura realtà preme e chiede ben altre misure politiche.
Ripeto quanto è stato già detto e spiegato bene dal collega Grimaldi: i redditi da lavoro, le pensioni che perdono potere di acquisto, il , il sistema fiscale, ben lungi da garantire equità e progressività; la povertà anche estrema aumenta, quella energetica è fuori controllo con la crescita del costo dei carburanti e a causa delle vostre scelte di continuare e aggravare la dipendenza dalle fonti fossili.
E sì che avevate a disposizione una strada spianata per liberarcene e fare del nostro Paese un Paese modello, all'avanguardia, delle fonti rinnovabili. No, avete scelto di dipendere anche in questo momento e in progressione sempre di più dalle fonti fossili.
E vogliamo parlare del vostro Piano casa? 1,7 miliardi di euro per riqualificare e liberare solo 60.000 alloggi ERP quando lo stesso Ministero delle Infrastrutture stima il fabbisogno di 250.000 alloggi. Potrebbe benissimo essere rinominato: piano per favorire ulteriore dismissione di patrimonio pubblico - abbiamo ben visto le operazioni immobiliari milanesi che sono andate in questo senso - e spinta alla speculazione edilizia e deroga selvaggia alle norme urbanistiche ed edilizie degli enti locali.
Un vero fallimento; eppure, avete avuto una bella dote all'inizio del vostro mandato - ben 209 miliardi di euro di PNRR - con cui avreste potuto e avreste dovuto realizzare una vera e propria trasformazione, attraverso le riforme e i finanziamenti, destinandoli alla riconversione economica, energetica, nel segno della sostenibilità e coerenza con gli impegni contratti a livello europeo e internazionale, promuovendo occupazione stabile e di qualità, in particolare per le donne e i giovani.
E invece intendete operare un incremento delle risorse nella difesa fino allo 0,3 per cento in più per i prossimi due anni. È un aumento enorme, il più grande mai effettuato. E non capiamo veramente cosa significhi questa insistenza sul riarmo a cui vi siete accodati, asservendovi alle richieste di Trump e della NATO: non per rafforzare la difesa e sicurezza europea comune, ma per ricostituire o costituire eserciti e il sistema di difesa delle singole Nazioni che potrebbero essere governate da forze politiche di destra estrema.
E quindi abbandonate, proprio non vi interessano e non citate mai, le politiche di pace, di non violenza, di prevenzione e soluzione diplomatica di conflitti armati che insanguinano il mondo e preludono alla catastrofe. Significa rinunciare al necessario e indispensabile rifinanziamento del sistema sanitario, delle spese sociali, della scuola, dell'università, della ricerca, dei trasporti pubblici, dell'ambiente, del territorio disastrato dallo squilibrio idrogeologico e dal cambiamento climatico. Questo non vi interessa.
Ma concludo, Presidente, mi permetta, perché anche le misure da voi previste non riuscirete a finanziarle, questo è evidente. Allora cosa è che ci raccontate? Per fortuna, il Ministro Giorgetti non ha questa sfacciataggine, ma il Vicepremier Salvini sì e, infatti, ieri, un'agenzia rivela la grande pensata di Salvini. Perché? Perché è convinto - egli dice - che le grandi banche italiane stiano facendo dei guadagni che non hanno mai fatto nella storia grazie ai soldi dei cittadini italiani, che pagano commissioni e interessi; entreranno - egli dice - 50 miliardi di euro di guadagni straordinari: 45 li tengono loro e 5 ce li danno. Ecco la soluzione, dopo quattro anni e svariati mesi di Governo, del nostro Ministro Salvini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, Ministri, Governo, intanto grazie, Ministro, di essere tornato in quest'Aula per le dichiarazioni di voto: sta dimostrando un rispetto che quest'Aula, invece, non le ha restituito in maniera conforme questa mattina, quindi noi lo apprezziamo. Noi siamo molto consapevoli della criticità di questo grave momento; lo sappiamo perché conosciamo la congiuntura internazionale nella quale ci troviamo, dovuta all'instabilità geopolitica che lei stesso ha richiamato, dovuta al cambio di postura - dobbiamo dirlo - dell'alleato storico statunitense nell'ambito commerciale, dovuta alla crisi energetica anche a seguito della crisi dello Stretto di Hormuz; e poi, da qui, l'inflazione, che, tra l'altro, sta attaccando anche la capacità dei debiti sovrani, che porterà alla necessità di politiche in ambito monetario - a livello non solo europeo ma delle banche centrali - che possono portare rischi per la produttività e per la tenuta del sistema delle imprese e delle famiglie italiane.
Questa gravità sterna, esogena, si aggrava per l'Italia per due elementi strutturalmente fragili del nostro Paese: da un lato, la persistenza di un debito pubblico abnorme rispetto all'economia, allo stato della finanza pubblica nel nostro Paese e, dall'altro lato, alcune zavorre che il sistema produttivo italiano si porta appresso, prima tra tutte il costo dell'energia che le nostre imprese pagano in modo estremamente più alto rispetto alle altre aziende europee e internazionali, come anche il costo dell'energia sulle famiglie, che oggi sta producendo un effetto di impoverimento che si aggiunge agli altri effetti di impoverimento. Le famiglie e le imprese del nostro Paese oggi sono più povere, si sentono più sole - questo lo dicono i numeri - e, quindi, è responsabilità e dovere di chi governa, di tutti, anche di chi è in Parlamento ma all'opposizione, prendere per mano queste famiglie, queste imprese e dare le risposte che servono.
Per fare questo serve una postura di estrema serietà, responsabilità, che - lo anticipo - è quella che Azione terrà anche in questa manovra di bilancio, anche con un senso di corresponsabilità rispetto all'appello che lei ci ha fatto a tenere una condivisione delle sfide e delle risposte che l'Italia deve dare in questo momento straordinario.
Non faremo e non abbiamo fatto nella nostra risoluzione, nonostante il parere contrario, degli elenchi programmatici non coperti. Infatti la nostra firma non è sulle risoluzioni delle altre opposizioni, nelle quali, invece, troviamo un elenco di quelle che, sostanzialmente, saranno le misure del programma del Campo largo, che prevedono costi esorbitanti e che non saranno e non sarebbero coperte nella prossima manovra di bilancio. Perché, leggendo i documenti, a noi è chiaro che, nella prossima manovra di bilancio, margini per misure espansive non ce ne sono, salvo quelle che attiverete con la clausola di salvaguardia, e quindi all'interno di questo non ci sono risorse. Serve fare le scelte di allocazione di bilancio che servono e sono utili alle famiglie, alle imprese, per una coesione sociale, per la tenuta sociale, ma anche per rilanciare la crescita e la produttività di un Paese che ormai, da anni, è stagnante.
E qui arrivo, invece, alla parte che ci distingue fortemente dal Documento programmatico di finanza pubblica - e su questo, lo anticipo, voteremo in modo contrario -, perché voi certificate, ancora una volta, che la tenuta dei conti pubblici, a cui ci avete fortunatamente abituati, non può essere coniugata, invece, con politiche misurate, ma di forte investimento e di rilancio della produttività del Paese. E vede, Ministro, questo glielo stiamo ripetendo in questi anni perché è un dato strutturale di fatto, è quello che voi avete scritto nel Piano strutturale di bilancio di medio termine. Cioè, voi avevate già previsto che questi anni li avreste usati per la tenuta dei conti pubblici, come precondizione di un futuro rilancio del Paese.
Noi vi diciamo: bene la tenuta dei conti pubblici, ma, già nell'ambito di misure di contenimento della spesa pubblica, si possono fare le buone misure di rilancio degli investimenti e della produttività delle imprese. Quindi gli sprechi che abbiamo visto nella scorsa legge di bilancio, Ministro, ce li risparmi in questa, perché non ce li possiamo più permettere, e ci auguriamo, invece, che trovino spazio, nella prossima legge di bilancio, misure di rilancio e di sostegno alle imprese, per abbattere il costo dell'energia delle imprese, per rendere strutturale l'iperammortamento, per rilanciare la competitività e l'innovazione delle nostre imprese.
Arriviamo, poi, al voto sulla NEC, sulla clausola di salvaguardia. Noi pensiamo che il Governo faccia bene a chiedere questo scostamento, ma pensiamo che faccia bene perché serve all'Italia. E serve all'Italia per due ragioni: in primo luogo, perché serve attivare un investimento in difesa. Noi non la pensiamo come i colleghi delle altre opposizioni; pensiamo che, invece, l'Italia si debba difendere nel contesto europeo. Ebbene, Ministro, finalmente ha detto con chiarezza - forse, tra i suoi colleghi della Lega, alcuni non l'hanno sentito - che accedete al SAFE per 8 miliardi, perché lì dentro si fanno degli investimenti anche, nell'ambito europeo, sulla difesa e di tenuta della difesa europea. Ci chiediamo perché bisogna sempre nasconderla, come se ci si dovesse vergognare del fatto che uno Stato che è sotto attacco - perché l'Italia, come l'Europa, è sotto attacco, per l'aggressione di Putin - si organizza per difendersi. A me sembra il buonsenso di uno Stato che protegge la sicurezza dei propri cittadini.
L'altro tema è quello dell'energia, sul quale, Ministro, noi non abbiamo visto la certezza dell'allocazione corretta delle risorse che andrete a prendere, nel senso che noi riteniamo che non si debbano usare dei temporanei dannosi. Pensiamo che, invece, si possa intervenire, certamente, su investimenti strutturali, ma anche investimenti che allevino da subito il costo per famiglie e imprese. Quindi, intervenire su una cosa in particolare, Ministro: togliere quegli oneri, nell'ambito delle bollette, che nel nostro Paese si pagano in modo spropositato. E su questo ci auguriamo che il Governo possa arrivare a dare una risposta che sia efficace.
Non avendo, però, la certezza di quello che sarà scritto e sarà la destinazione - perché, tra le righe, noi intuiamo che invece qualche edilizio per assecondare il europeo possa essere riproposto -, ci asteniamo in questo momento, nella fiducia che, invece, il Governo faccia le scelte giuste di investimento di queste risorse e riattivi una crescita, più di quella che avete previsto. Perché quello che voi oggi scrivete è che, sia su difesa che su energia, per la maggior parte riallocate delle spese già presenti, altrimenti ci sarebbe più di quello 0,2 per cento nel 2027 e 0,1 per cento nel 2028 come crescita prevista.
Ovviamente - diciamocelo chiaramente -, se voi semplicemente usate la clausola per fare un po' un giro di conto, di partita di bilancio, secondo noi non è la cosa giusta da fare per il Paese, perché il Paese ha bisogno di nuovi investimenti in difesa, di ammodernamento della struttura della difesa, di ammodernamento ed efficientamento delle strutture energetiche, nonché di sicurezza e resilienza energetica.
Arrivo, nell'ultima parte del mio intervento - anche se non sarebbe richiesto, ma non posso esimermi dal farlo - nel dichiarare un voto che non faremo, perché non si voteranno le mozioni, che sarebbe stato nettamente contrario alla risoluzione del Campo largo.
Mi permetto di ricordare a tutti noi che, forse, oggi è davvero iniziata la campagna elettorale. E il primo atto della campagna elettorale dell'alleanza di Partito Democratico, AVS, MoVimento 5 Stelle, Italia Viva e +Europa è aver rassicurato il presidente Conte che non c'è più bisogno di dare alcuna garanzia per poter sedere nel Campo largo da parte dei partiti riformisti. Perché, quando partiti che erano riformisti firmano una risoluzione che dice che bisogna riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede NATO e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato, chiedo: intanto, su cosa devono insistere le spese per la difesa? Forse, sulle tasche private degli italiani o sulle valigie sotto il letto? Perché, se non sono nel bilancio dello Stato, non so dove si trovino i soldi. Ma questa è un'altra domanda che lascio sospesa.
Il punto di fondo è che, da oggi, i partiti che erano riformisti non solo rinnegano la loro storia personale, non solo rinnegando la storia dell'Italia dal 1949 in avanti, disconoscendo da De Gasperi in poi la postura che l'Italia ha tenuto nell'Alleanza atlantica, ma certificano il perché Azione, invece, in quell'alleanza non ci sarà e non ci sta. Perché noi siamo nettamente all'opposizione del Governo guidato da Giorgia Meloni, ma riteniamo altrettanto pericoloso portare al Governo qualcuno che oggi ci dice che l'Italia nell'Alleanza atlantica farà un passo indietro. Ecco, noi su questo non ci stiamo . Grazie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Siamo orgogliosi di riconsiderare radicalmente gli impegni presi in sede NATO .
Vado a salutare il Ministro, al quale faccio una domanda: Ministro, ma lei, prima di mettere mano a questo Documento, si è chiesto cosa avrebbe cambiato poi nella vita dei cittadini italiani? Perché che cosa cambia per chi paga bollette, affitto e poi deve andare sull' della banca per controllare se è possibile ancora fare la spesa? E che cosa è cambiato per l'automobilista che va a fare il pieno e costa sempre di più? Che cosa è cambiato per quel lavoratore che si spacca la schiena per un mese intero, eppure non riesce a mettere uno spicciolo da parte? Erano queste le domande che lei si doveva fare ed erano queste le risposte che il Paese si attendeva, ma evidentemente è una sonora bocciatura perché il suo Documento è ampiamente insufficiente.
Le esprimo subito la nostra contrarietà per due precise ragioni: una, aumentare la spesa militare; due, non affrontare con la forza necessaria la perdita del potere d'acquisto delle famiglie italiane. Ve lo hanno detto in audizione, non lo dice solo il MoVimento 5 Stelle. L'Istat lo dice chiaramente: le retribuzioni reali nel nostro Paese sono crollate del 9 per cento rispetto al 2021. Eppure, ancora vi rifiutate di trovare una soluzione per un salario minimo, per un salario giusto, per una tassazione che non schiacci le famiglie che invece voi continuate ad accompagnare sempre più sul ciglio di un burrone. Chiamatela come volete: per me è malafede.
Ma partiamo dal discorso delle armi. Questo Governo prevede nuovi aumenti di spesa per la difesa, come a voi piace chiamarla, nel 2027 e nel 2028: oltre 14 miliardi. E per farlo utilizzate una possibilità concessa dalle regole europee: spendere di più per una determinata finalità anche aumentando il disavanzo. Tradotto, Ministro: lo Stato può indebitarsi di più e questo debito dovrà essere pagato. Ora, la cosa più assurda è che voi, che state portando l'Italia verso un debito di 500 miliardi in armi e in economia di guerra per dieci anni, avete la faccia tosta di venire qui a dire - che c'è un buco di bilancio - a persone che invece hanno trainato l'Italia nel momento più buio della sua storia semplicemente per cercare che le famiglie italiane potessero rendersi indipendenti dal punto di vista energetico. È una vergogna perché l'unica cosa che dovevate fare era trovare la super scusa: la super scusa da utilizzare quando dovete andare dai cittadini a dire loro che voi non finanziate la sanità pubblica, ma finanziate quella privata; la super scusa che dovete utilizzare quando a voi conviene avere lavoratori e lavoratrici con uno stipendio da fame, tra l'altro, eroso dall'inflazione.
Ecco, una scusa è per sempre, Ministro. Però, poi, il punto oggi è uno: quando una Premier non ha peso politico e si siede a un tavolo, è chiaro che non può avviare un percorso di pace, un'iniziativa diplomatica. Come fa? È impossibile. E allora bisogna inventare la balla di un Paese che va messo in sicurezza e, quindi, giustificare milioni di soldi pubblici bruciati in armi.
Però, Ministro, si metta l'anima in pace, perché torneranno quei tempi in cui, a quei tavoli, a Bruxelles, sedevano persone autorevoli, sedevano uomini con la schiena dritta , capaci di diplomazia e riportare in Italia 209 miliardi, come il presidente Giuseppe Conte.
E voglio venire alla seconda questione: stipendi e costo della vita, perché qui le famiglie non hanno bisogno delle vostre spiegazioni, sanno bene come funziona. Lo stipendio arriva, si pagano le bollette, si paga l'affitto, si fa la spesa e poi non resta più niente. E allora un genitore deve rinviare una visita sanitaria, un ragazzo deve rimandare la decisione di andare a vivere da solo e una giovane coppia si deve chiedere se si possono permettere un figlio.
Questo, tradotto, si chiama perdita del potere d'acquisto, Ministro, e lo riconoscete anche nel vostro Documento, perché nel secondo trimestre del 2026 - in alcuni importanti settori dell'economia - riportate che gli stipendi sono cresciuti meno dei prezzi. E allora per questo noi vi abbiamo chiesto l'adeguamento delle retribuzioni, una legge sul salario minimo, un taglio delle tasse sul ceto medio, l'IRPEF agevolata per gli 35 che entrano nel mondo del lavoro: niente, silenzio assordante.
Così come sul problema fiscale: qui c'è da fare qualche spiegazione perché davvero vi state divertendo sulla pelle dei cittadini. Guardate che, se anche lo stipendio aumentasse per compensare il rincaro della vita, con voi al Governo quel lavoratore non diventa amica ricco. No, perché il vostro sistema fiscale impone più imposte, impone meno detrazioni, meno agevolazioni. Cioè, se ho 50 euro in più in busta paga, poi passo allo scaglione fiscale successivo e, quindi, ne devo pagare 100 di tasse. E questo che voi chiamate tecnicamente drenaggio fiscale, gli italiani lo chiamano la grande fregaturaCome se pensate che non ce ne siamo accorti .
Però per voi la priorità è la sicurezza. Ministro, io mi sento al sicuro se posso andare a fare una visita medica , se posso essere curata dalla sanità pubblica; io mi sento al sicuro se posso accedere a una scuola pubblica ed essere altamente formata; io mi sento al sicuro se lavoro e vengo retribuita in maniera dignitosa. Questa è sicurezza, così dovevate metterli in sicurezza i cittadini italiani Altro che armi, munizioni eccetera.
E passo al quarto punto, Presidente: bollette e caro benzina. Sono mesi che vi vantate: abbiamo fatto quello, abbiamo fatto quell'altro, il decretino qua, il decretino là. Non si è risolto nulla, Ministro, e lei lo sa e sa bene anche che le famiglie devono programmare le proprie spese, devono sapere se il mese successivo possono affrontarle quelle spese. E per saperlo hanno bisogno della garanzia di uno Stato che stabilmente riduce quei costi. Non: oggi sì e domani no; oggi sì e domani ci dimentichiamo addirittura il decreto in . Pazzeschi.
E poi la grande novità del bollo auto che, praticamente, è riservato al triciclo dei bambini dai 0 ai 6 mesi, vedete voi. Allora, voi siete quelli che, effettivamente, vi rifiutate di intervenire sui costi del carburante anche degli autotrasportatori e degli agricoltori, come se le proteste che paralizzano questo Paese non passano su Tele Meloni; anzi, proprio non ci passano e allora le dobbiamo ricordare noi.
E vi ricordiamo che con voi i cittadini vengono menati due volte: una volta alla pompa di benzina e la seconda volta al supermercato, perché il rincaro sta sul prodotto finale. Insomma, avete ipotecato il futuro dei giovani italiani con debiti e crescita zero . Questa è la verità e la verità è anche che le vostre scelte non sono dettate dalla mancanza di soldi, Ministro. Basta con questa storiella, perché la verità è che la mancanza di fare una scelta giusta è dettata dalla posizione che preferite tenere quando dovete rispondere, perché voi non rispondete al Paese. Voi rispondete alle grandi , voi rispondete alle agenzie di , voi rispondete ai potenti della terra. È questo il motivo per cui non tassate gli extraprofitti. C'è ancora, addirittura, qualche Ministro vicino a lei che gioca con l'intelligenza artificiale, chiedendo: definizione di “extraprofitto”. Ora ve la diciamo noi, non serve l'intelligenza artificiale . Ministro, cari colleghi, se una grande società fa profitti eccezionali durante una crisi, se mentre il mondo crolla qualcuno guadagna anche di più, quello è extraprofitto. Andate a bussare alle porte delle banche, dei colossi energetici, delle aziende farmaceutiche, di che cosa avete paura? Contrastate efficacemente l'evasione fiscale, mettete la tracciabilità sempre e poi vediamo se trovate i soldi.
Presidente, in questo documento è previsto che nel triennio successivo a quest'anno cresceremo praticamente dello zero virgola, meno dell'1 per cento, e questi al Governo ci chiedono di accontentarci, che abbiamo fatto i sacrifici. Ma non avete tenuto neanche i numeretti in ordine, schiaffi a destra e sinistra, un fallimento su tutta la linea. Noi pensiamo, quindi, che essere contrari a questa ipocrisia, a questa insufficienza del documento e allo scostamento di bilancio sia doveroso da parte di queste opposizioni. Noi vi chiediamo di cambiare la priorità, di usare quei 14 miliardi, anziché in armi, per salvare studenti, lavoratori, per salvare famiglie, imprese e non per aiutare gli amici degli amici o i lobbisti delle armi che siedono tra le vostre poltrone, lì al Governo . Il resto, Presidente, sono solo chiacchiere e numeri. Se davvero volete fare una buona economia guardate in faccia le persone. Sa che fa, Ministro, un buon Governo? Aumenta gli stipendi, abbassa il costo della bolletta, così fa felici gli italiani e così, forse, gli italiani vi potranno dire grazie. Ad oggi gli italiani vi possono dire solo: ci avete fregato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pella. Ne ha facoltà.
ROBERTO PELLA(FI-PPE). Grazie, Presidente Costa. Ministro Giorgetti, rappresentanti del Governo, cari colleghi, il Documento programmatico di finanza pubblica non è soltanto un insieme di previsioni e di indicatori, è la fotografia delle condizioni nelle quali il nostro Paese si trova a operare e, soprattutto, la bussola delle scelte che dovremo compiere con la prossima legge di bilancio. Per questo dobbiamo leggerlo con serietà, senza isolare un numero dal contesto internazionale che lo determina.
Viviamo una stagione segnata da guerra, instabilità geopolitica, tensioni commerciali, rincari dell'energia e nuove pressioni inflazionistiche. Le difficoltà che investono le rotte degli approvvigionamenti e le catene produttive non sono questioni lontane: incidono sulle bollette delle famiglie, sui costi delle imprese, sul bilancio dei comuni e sulle prospettive di crescita. Sarebbe sbagliato giudicare questo documento e la futura manovra come se l'Italia si muovesse in un'economia internazionale stabile e prevedibile, come bene ha evidenziato questa mattina il Ministro Giorgetti nel suo intervento. In questo scenario il giudizio di Forza Italia sulla politica economica del Governo è convintamente positivo.
La linea seguita ha saputo coniugare prudenza nei conti e sostegno all'economia reale, non una contrapposizione tra rigore e sviluppo, ma la consapevolezza che, senza conti credibili, non ci sono investimenti duraturi e che, senza crescita, non si rafforzano i conti pubblici.
Se oggi lo è nella forchetta più bassa, se la Borsa è ai massimi, se le agenzie di danno punteggi alti all'Italia, il merito è di questo Governo, del contributo di Forza Italia e della credibilità internazionale, in modo particolare del nostro Ministro dell'Economia, Giorgetti.
I dati contenuti nel documento sono significativi. La crescita del PIL reale per il 2026 è stata rivista all'1 per cento rispetto allo 0,6 stimato in aprile. Non si tratta di un risultato banale perché, nonostante lo scenario internazionale difficile, l'economia italiana nel 2026 crescerà di più di quanto fosse stato previsto e - permettetemi, con l'orgoglio da italiano - molto più della Francia e molto di più della Germania .
L'occupazione ha, poi, raggiunto nella prima metà dell'anno livelli storicamente elevati, con 24,4 milioni di occupati nel secondo trimestre; il tasso di disoccupazione è previsto al 5,7 per cento, il più basso di sempre; i consumi e gli investimenti continuano a sostenere l'attività economica. Sono risultati che non cancellano le difficoltà di tante famiglie e imprese, ma dimostrano la capacità di tenuta del nostro Paese.
È importante anche la direzione impressa alle riforme: la semplificazione fiscale, l'attenzione alle piccole e medie imprese, il miglioramento dell'ambiente per gli investimenti, l'attuazione del PNRR, la modernizzazione della pubblica amministrazione e della giustizia. E, per noi di Forza Italia, come ci ha sempre insegnato il nostro presidente Silvio Berlusconi, sostenere chi produce, chi assume, chi investe, significa tradurre in scelte concrete una visione liberale dell'economia, nella quale lo Stato crea condizioni favorevoli e non ostacoli alla crescita.
E permettetemi di sottolineare quanto vedeva lontano il nostro presidente Berlusconi: ebbene, durante il suo ultimo Governo - parliamo di oltre 15 anni fa - presentò un pacchetto di riforme strutturali che includeva incentivi per il lavoro giovanile e femminile, la flessibilità del mercato del lavoro, la liberalizzazione dei servizi, la necessità di attuare una riforma del fisco, la riforma della giustizia e, soprattutto, la lotta alla burocrazia. Per sfruttare questi fondi europei, l'Europa, dopo 15 anni - grazie alla sua idea lungimirante -, ha creato , come un Piano Marshall, da lui indicato, che era l'unico modo per uscire da quella che era la crisi . E questo competitivo europeo di tutte queste iniziative, sicuramente, lo dobbiamo a chi oggi conduce quella che è stata una strategia che noi, come onorevoli di Forza Italia, cerchiamo di portare all'attenzione di questo Governo.
Ma aggiungo anche un altro particolare: la credibilità finanziaria è un altro risultato da difendere. Il quadro tendenziale conferma per il 2026 un disavanzo al 2,9 per cento e un progressivo rafforzamento dei saldi negli anni successivi; il saldo primario è tornato positivo e questo Documento prospetta una riduzione del rapporto debito-PIL dal 2028. Purtroppo gli effetti sulla cassa dei crediti edilizi maturati negli anni precedenti, chissà perché, sono dovuti a un Governo diverso da questo che, in qualche modo, non ha tenuto conto di quella che era la fermezza e l'importanza dei conti pubblici.
Questa impostazione responsabile rafforza anche la posizione nostra, dell'Italia, nei confronti del contesto europeo. Per questo condividiamo convintamente la scelta del Governo di richiedere l'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia per la difesa e la sicurezza energetica: è una scelta politica giusta, non una scorciatoia contabile, come qualcuno dell'opposizione ha detto, ma permette di non sacrificare gli investimenti strategici proprio quando l'instabilità internazionale li rende più necessari. E l'energia è sicurezza degli approvvigionamenti, è competitività delle nostre imprese, è tutela del reddito delle famiglie; investire oggi in reti, produzioni ed efficienza significa, quindi, ridurre la nostra vulnerabilità domani e garantire continuità agli investimenti, anche dopo la conclusione del PNRR.
Forza Italia sostiene la visione imprenditoriale del nostro fondatore e che oggi ci viene chiesta attraverso proposte che arrivano da Confindustria, Confcommercio, dal mondo artigianale e agricolo, ossia politiche volte al sostegno dell'investimento per il futuro dei nostri figli. E noi, come Forza Italia, le portiamo avanti con convinzione in tutte le sedi opportune.
Quello che sorprende, semmai - e lo dico con rispetto -, è il fatto che le opposizioni voteranno contro l'attivazione di queste clausole; è certamente legittimo e, forse, doveroso per l'opposizione votare contro questo Documento, ma sulle clausole il discorso è diverso, perché è come quando, con la vecchia europea, si votavano gli scostamenti di bilancio. E lo dico da capogruppo di Forza Italia in Commissione bilancio che, nella scorsa legislatura, nei confronti degli scostamenti di bilancio proposti dall'allora Governo “Conte 2”, responsabilmente, Forza Italia non votò mai contro.
Perché dico questo? Perché la relazione al Parlamento prevede per il settore energetico risorse fino a circa 14,4 miliardi di euro nel biennio 2027-2028 e serviranno a sostenere famiglie e imprese, a promuovere rinnovabili ed efficienza energetica, a intervenire sugli edifici pubblici, sulle scuole, sulle strutture sanitarie, sulle infrastrutture ferroviarie o stradali, idriche o digitali; e, per gli enti locali e regionali, questi investimenti sono fondamentali.
Un comune che riduce il costo energetico dei propri edifici libera risorse da destinare ai servizi per i cittadini. E a questi, poi, si aggiungono altri 14 miliardi per il settore della difesa.
Chi voterà “no” - e lo dico con forza - voterà “no” a 28 miliardi di maggiore flessibilità fiscale. Su questo punto voglio essere chiaro. L'utilizzo delle clausole nel quadro delle regole europee e previa autorizzazione del Consiglio non compromette di per sé la valorizzazione e la valutazione europea del rispetto del percorso di spesa netta. Ma questo Documento indica infatti che, escludendo gli interventi di spesa ammessi dalla clausola, la crescita programmatica della spesa netta è pari all'1,9 per cento nel 2027, all'1,7 per cento nel 2028 e all'1,5 per cento nel 2029, esattamente i valori che sono stati raccomandati.
E ha fatto bene il Governo a chiedere in Europa maggiore attenzione e flessibilità nella valutazione degli effetti dell'inflazione. Proprio ieri ero a Bruxelles all'apertura della Settimana europea delle regioni e delle città e proprio il Vicepresidente della Commissione, Fitto, ha evidenziato l'importanza della flessibilità a favore delle politiche territoriali e, quindi, ha dato slancio a quello che l'Italia sta facendo e che l'Europa sta seguendo, anche in Governi a guida di centrosinistra o a guida socialdemocratica. Su questo punto bisognerà insistere molto, Ministro Giorgetti, e noi di Forza Italia lo stiamo facendo in questi giorni. Il vertice del Partito popolare europeo, iniziato ieri a Taormina, dove ci sono la Presidente Metsola e la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, va proprio in quella direzione, perché noi, che siamo il partito di importanza strategica nel contesto europeo, vogliamo dare forza alle richieste attraverso chi oggi ci rappresenta a livello europeo, dove il Partito popolare europeo ha il maggiore numero di Commissari, oltre alla Presidente della Commissione stessa .
Cari colleghi, non è ragionevole trattare allo stesso modo un aumento discrezionale della spesa e un aumento imposto da uno internazionale dei prezzi dell'energia. L'inflazione non erode soltanto il potere d'acquisto dei cittadini, ma si trasmette ai bilanci pubblici e stringe gli spazi per finanziare i servizi e gli investimenti. Prendiamo le pensioni: a titolo esclusivamente illustrativo, su una ipotetica spesa pensionistica annua di 350 miliardi di euro, un punto percentuale significa 3,5 miliardi. Sono esempi di ordini di grandezza e non stime ufficiali, né tantomeno automatismi, ma i rendimenti dipendono da più fattori e l'impatto si manifesta gradualmente con il rifinanziamento del debito.
È questa la battaglia che l'Italia deve continuare a condurre in Europa: chiedere che, nel rispetto della sostenibilità del debito e delle regole comuni, gli inflazionistici eccezionali e non imputabili alle decisioni nazionali siano votati con criteri adeguati. Non chiediamo deroghe indiscriminate, chiediamo una economica capace di distinguere le responsabilità dei Governi dagli effetti di crisi esterne.
ROBERTO PELLA(FI-PPE). Nessuno in Europa vuole tornare alla moltiplicazione del debito degli anni Ottanta, ma la riduzione del peso dello Stato, la riforma della spesa pubblica e la crescita di investimenti, di infrastrutture e conoscenza devono poter contare su margini di manovra sul deficit e su una linea con il ciclo economico. E se il ciclo è in fase di crescita, il vincolo al deficit potrebbe essere anche più rigoroso, ma se il ciclo è nella fase di stagnazione, è legittimo…
ROBERTO PELLA(FI-PPE). …allargare il deficit, magari a condizione che l'abbattimento dello del debito prosegua attraverso lo scenario. Questa, signor Presidente - e concludo -, era la visione illuminante del presidente Berlusconi, che proprio nel 2001, in quella lettera che lui trasmise all'Europa, indicava quello che l'Europa, quasi 25 anni dopo, ha cercato di realizzare.
Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole del gruppo di Forza Italia, sia sull'attivazione delle clausole di salvaguardia nazionale per la maggiore flessibilità nei settori di energia e difesa, sia sulla risoluzione di maggioranza relativa al Documento programmatico di finanza pubblica che stiamo per approvare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ottaviani. Ne ha facoltà.
NICOLA OTTAVIANI(LEGA). Presidente, il Documento programmatico di finanza pubblica - al di là di quello che qualcuno possa credere, soprattutto chi non ha mai amministrato o chi magari ha portato avanti soltanto quella che non è la filosofia politica, ma è la filosofia eristica, la filosofia del nulla - è un Documento che rappresenta un po', per chi nella vita ha svolto anche il ruolo di amministratore, quello che all'interno di un ente pubblico - e questo è il massimo, il più grande degli enti pubblici - è il progetto preliminare. Sì, perché abbiamo sentito più di qualcuno dire: sì, ma mancano i dettagli. Questo significa che si è digiuni non soltanto di contabilità pubblica, ma si è digiuni anche di amministrazione, perché questo è il progetto preliminare verso il quale, poi, va a indirizzarsi quella che è la legge effettiva di bilancio, che rappresenta il progetto esecutivo. Quindi, quando si dice, da parte di qualcuno delle minoranze, per muovere critiche di eristica, appunto, verso questo Documento, che non contiene i numeri specifici di quello che il Governo intende fare, bisogna dire che è altro documento, è altra vicenda e soprattutto si dimostra, ancora una volta, di portare avanti quello che è il pastrocchio che ha spesso caratterizzato quelli che sono stati i movimenti finanziari dei Governi precedenti.
Abbiamo sentito poi, questa mattina, qualche autorevole esponente del PD dirci: ma qui in realtà stiamo parlando di quello che poi dovrebbe essere l'antipasto della legge di bilancio per risolvere i problemi del Paese che non risolverete. Purtroppo, non c'è più lo spazio neppure per l'antipasto, perché la tavola l'abbiamo trovata già sparecchiata . Tutto quello che era possibile mangiarsi è stato mangiato in questo Paese, rispetto a quello che era l'utilizzo concreto, efficace, oculato e prudente - come ci ricorda sempre il Ministro - dei fondi e delle risorse pubbliche. Tanto per pochi, ma davvero poco per tanti. Allora, come si fa a non ricordare quello che è il profilo, poi, dei numeri - se qualche numero lo vogliamo tirare in ballo - della crescita, che prudenzialmente era stata indicata nello 0,6 per cento e si avvia verso l'1 per cento e qualche cosa in più.
Gli occupati. Si è fatto riferimento, da parte di qualcuno della maggioranza, ai 24 milioni di occupati. No, noi dobbiamo far riferimento al 65 per cento di occupati, che è il numero, il numeretto più grande che sia stato rilevato ad oggi da quando l'Istat è stata creata in Italia. E soprattutto, all'interno di quella quota, nel corso degli ultimi anni, l'aumento a dismisura c'è stato per gli occupati a tempo indeterminato. Significa che le imprese non credono soltanto al lavoratore, al lavoratore perbene, al lavoratore che si rimbocca le maniche, ma credono soprattutto all'affidabilità di questo Governo . Ecco perché le imprese oggi assumono e in passato, invece, andavano avanti soltanto con la cassa integrazione.
Poi parliamo della questione del deficit, signori del Governo e soprattutto Ministro. Ma qui stiamo continuando a parlare di meno di mezzo punto di percentuale per quanto riguarda il profilo del rapporto deficit-PIL. Ma perché non ricordiamo sempre che nel 2022, quando si insediò questo Governo, il rapporto deficit-PIL era quasi all'8,5 per cento? Sono stati guadagnati ben 5 punti grazie al modo di operare di questo Governo, che ha portato avanti gli investimenti e non i costi. Ecco la differenza di contabilità tra noi e il passato: investimenti e non costi, soprattutto costi sparati nel nulla, nel , possiamo dire, di chi non ha fatto altro che utilizzare quello che era il denaro pubblico e non investirlo per imprese e famiglie.
Il costo del debito pubblico - diciamocelo chiaramente, perché è stato ribadito anche dal Ministro nel corso dell'audizione -, oggi come non mai, non dipende da fattori endogeni ma dipende da fattori che hanno a che fare soprattutto con un'inflazione importata e su questo torneremo da qui a breve.
Poi si dice: state richiedendo la flessibilità per la sicurezza energetica e per la difesa e non lo fate per le famiglie. Beh, diamine, non c'è la possibilità per le famiglie e per le imprese di risparmiare rispetto alla bolletta energetica, rispetto anche a quel famoso nucleare, davanti al quale a giugno di quest'anno, non a giugno di 30 anni fa, ancora una volta le opposizioni hanno votato contro, condannando, perlomeno nelle loro intenzioni - e poi così non avverrà -, il nostro Paese a continuare a dipendere da politiche energetiche altrui. E allora, una volta ogni tanto, dismettete i panni dei farisei, perché non si può continuare a coltivare quella che è la pratica dei sepolcri imbiancati, belli fuori ma col dentro .
E allora, per andare molto velocemente alle altre considerazioni che lei, Ministro, ha ricordato nel corso dell'audizione, il Fondo monetario internazionale, la scorsa settimana, avvertiva che il debito pubblico globale aveva raggiunto un livello ormai assai prossimo a quello della Seconda guerra mondiale, quindi vicino al 100 per cento del PIL. E questo può dipendere dall'Italia? Stiamo parlando del debito globale del pianeta. L'impatto, secondo il FMI, potrebbe essere grave, data l'importanza fondamentale dei mercati obbligazionari sovrani con un forte aumento dei rendimenti; vediamo quello che sta succedendo nella Francia di Macron, che è stata sempre presa come un punto di riferimento. Per non parlare, poi, delle “bolle” sull'intelligenza artificiale e delle minacce .
Sempre per quanto riguarda la questione del debito pubblico, in Francia l'OAT, quindi il nostro bond decennale - se così lo vogliamo definire, importando espressioni non nostre -, è arrivato a 4,88 per cento e il decennale in Germania al 3,47 per cento; noi stiamo continuando a resistere, signor Ministro e signori del Parlamento, , oltre le nostre forze, solo perché lei, con il Governo, ha indicato la linea della prudenza e della oculatezza . Perché, altrimenti, avremmo le persone in piazza - non lo diciamo a qualcuno dell'opposizione, perché le potrebbe istigare da qui a qualche ora -, ma a rappresentare il nulla, perché poi di questo si sta parlando, perché se si semina vento, se si semina zizzania, si raccoglie tempesta . Questo è quello che sta avvenendo in Paesi a noi vicini.
E allora, andiamo a verificare anche quello che hanno detto stamattina altri autorevoli esponenti, sempre del PD, che hanno detto, addirittura: con 5 miliardi, Ministro - tale è stata la spesa per l'abbattimento di 17 centesimi per quanto riguarda il costo dei carburanti alla pompa -, si poteva finanziare il trasporto pubblico gratuito per tutti, per un anno. Ma che ricominciamo davvero con la fiera delle castagne secche ? Perché di questo stiamo parlando; ancora una volta si dice: trasformiamo tutto in una sorta di trasporto pubblico obbligatorio pianificato, neppure fossimo all'interno di un Paese dell'ex Unione Sovietica, e in questo modo blocchiamo tutte le autovetture che circolano per questo Paese. Ma davvero sono queste le ricette del PD e della sinistra? E allora, ancora una volta, questa mattina abbiamo ascoltato il MoVimento5 Stelle dire: ma questa non è più l'età dell'oro, caro Ministro, come dice lei, è addirittura - abbiamo ascoltato questa espressione, perché poi ci piace interloquire sul dibattito e non sulle cose scritte in altri tempi -, per colpa vostra, l'età del legno e del ferro. Guardi, signor Ministro, con certezza non è quello che ci hanno propinato in passato, che era un oro particolare, cioè l'oro di Bologna, che si faceva scuro per la vergogna – . Questo è quello che noi riteniamo diverso, come metallo prezioso, rispetto al passato.
E quando si è fatto riferimento, sempre da parte del MoVimento5 Stelle: ma voi avete avuto, fino a questo momento, un'adulazione per i poteri forti; e poi si è detto anche: siete stati aiutati dall'ENI. No, ieri un quotidiano, che fa finta di essere indipendente e guarda a sinistra, titolava che ci sono state tante telefonate verso gli industriali, anche verso ENI, per l'abbattimento del prezzo dei carburanti. E perché non sono state fatte in passato? Perché probabilmente, anziché chiedere per il Paese, qualcuno chiedeva per se stesso, per quei partiti che, forse, le aziende di Stato le gestivano direttamente e indirettamente .
E allora, Ministro, vado molto velocemente a concludere. Per quanto riguarda i due criteri ai quali lei ha fatto riferimento, noi li sposiamo : la sostenibilità finanziaria, perché significa raggiungimento da parte dello Stato degli obiettivi pubblici, ma, soprattutto, la credibilità, che viene costruita nel corso del tempo, però con la logica dei 30 chilometri orari. A che cosa ci riferiamo? Se c'è il rispetto delle regole, quel rispetto delle regole deve avvenire in concreto e non in astratto, cioè, se vi è uno Stato che programma e, quindi, un'Unione europea che programma che la velocità deve essere di 30 chilometri all'ora, non può essere però una visione in 2D…
NICOLA OTTAVIANI(LEGA). … da lontano, perché la visione in 3D ti dà la dimensione dell'orografia. Un conto è andare in salita a 30 chilometri all'ora, un conto è andare in discesa, dove le energie e le risorse sono sicuramente diverse.
Allora, Ministro, ci permetta davvero: lei insiste troppo spesso con quello che è il profilo del suo , che è quello anche dell'umiltà istituzionale. E allora, come diceva Erodoto nel V secolo: umili sì, ma umiliarsi non più, Ministro, rivendicando i vostri, i nostri meriti di carattere istituzionale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro Giorgetti, mi lasci iniziare così, citando il grande Gassman: questa mattina l'hanno rimasto solo, sti quattro… Mi fermo qua, mi fermo qui perché credo che sia meglio . Adesso i banchi pian piano, forse, si riempiranno, ma stamattina non c'era nessuno in Aula della sua maggioranza a difendere un Documento surreale, che si chiama “programmatico”, ma che di programmatico non ha nulla, se non delle tabelline che rispondono a un compito assegnato. Per il resto, questo è un Documento vuoto, in cui il Governo non ci dice cosa intende fare, ma ci chiede di credere e applaudire a un'Italia che non c'è: quella che ha una crescita dell'1 per cento, che è comunque insufficiente, e che chiama questa crescita “stabilità”, il solo risultato che avete potuto vantare in questi quattro anni, salvo, poi, inchiodare il Paese per mesi su una pessima legge elettorale, che doveva servire a garantire stabilità, ma che vi è servita solo a cercare di rimanere incollati al potere .
La verità è che la stabilità per voi è stata solo immobilismo, incapacità di cambiare in meglio la vita delle persone. E se guardiamo a questo Documento, lo spartito, purtroppo, è sempre questo. La crescita del 2026 sale dell'1 per cento - ci dite -, ma sarà 0,8 nel 2027, 0,9 nel 2028, 0,8 nel 2029. Questo è il vostro orizzonte: un Paese che fa fatica a ripartire. E questo anche a fronte di altri Paesi europei che registrano una crescita molto più significativa, anche partendo da condizioni peggiori della nostra, penso alla Grecia.
Questi numeri sono la drammatica testimonianza del fallimento della vostra azione di Governo, pur in uno scenario internazionale drammatico, che ha responsabilità che voi vi ostinate a rimuovere o a ignorare. Ci sono Paesi che crescono, sono i Paesi dell'Europa meridionale. L'unico Paese che non fa parte di questo è il nostro. Noi eravamo con Portogallo e Spagna quando non crescevano, adesso che crescono noi siamo rimasti con la Germania e la Francia che restano fermi.
Ancora una volta, i principali istituti di ricerca e di vigilanza, dall'Istat alla Corte dei conti, vi hanno detto come stanno le cose. Non c'è solo il problema di far quadrare i conti: vi hanno detto che quella quadra, che voi avete trovato, c'è qualcuno che la paga. Perché, mentre il Governo rivendica un fantomatico miglioramento dei conti pubblici, diminuiscono progressivamente, in rapporto al PIL, le risorse destinate alla sanità pubblica, alla scuola, all'università, alla ricerca, allo sviluppo, alla lotta contro la povertà.
Ma possiamo davvero chiamare “risanamento” una politica che tiene sotto controllo alcuni indicatori di bilancio, mentre, intanto, indebolisce servizi, riduce gli investimenti nel futuro, lascia milioni di persone più esposte alle difficoltà? Il deficit è del 2,9 quest'anno, ma il consuntivo del 2025 è stato del 3,1, peggiore delle vostre stesse stime di ottobre. E per il 2027 risale al 3,4 e, poi, al 3,2 per il 2028, certo, anche per effetto dell'attivazione delle clausole di salvaguardia, ma il rientro quando ci sarà? Nel 2029, forse, quando questa legislatura sarà finita. La verità è che state rinviando i problemi e state lasciando il conto da pagare a chi verrà dopo di voi.
E, infine, il debito: sale al 138,1 per cento quest'anno, al 138,6 l'anno prossimo. Il Governo, che si presentava come custode dei conti, consegna al Paese un debito che continua a crescere, una pressione fiscale che ha raggiunto il massimo storico, mentre ci spiega che la colpa è sempre di qualcun altro, anche oggi, anche da parte di chi ha governato in questi anni e che se lo dimentica sistematicamente . Ma, guardate, non c'è più nessun altro, colleghi, ci siete voi da quattro anni al Governo.
E poi c'è un altro dato che smonta la vostra narrazione, fatta di propaganda: l'occupazione. Gli occupati sono aumentati in termini assoluti è vero, ma come sapete bene anche voi, la crescita si concentra soprattutto tra gli 50, il lavoro è precario e sottopagato, mentre restano enormi le difficoltà soprattutto tra i giovani e le donne, così come gli altri lavoratori che sono costretti a rimanere al lavoro più a lungo per le vostre scelte, per le vostre bugie, che avete raccontato agli italiani sull'età pensionabile, per la cancellazione di Opzione donna .
E poi c'è la grande, enorme, questione salariale, con i salari che dal 2021 hanno già perso 9,4 punti percentuali. Questa è la verità. E in più sono stati mangiati dal , dalla perdita continua del potere di acquisto delle famiglie. Questa è la vita concreta delle persone, siete solo voi che vi ostinate a non volerla vedere. Gli indicatori della povertà assoluta, della povertà energetica, della rinuncia alle cure raccontano un Paese in difficoltà. Sei milioni di italiani che rinunciano a curarsi, è l'unico dato con il segno “più” in sanità del vostro Governo.
E su questi fronti siamo ai livelli più critici delle serie statistiche disponibili; non possiamo non vedere che milioni di italiani ogni giorno sono costretti a scegliere se pagare la bolletta, i libri di scuola per i loro figli, fare la spesa o curarsi. Questo è il fallimento più grave del vostro Governo , perché mentre rivendicate stabilità, cresce l'insicurezza sociale. E mentre celebrate i numeri troppe famiglie non arrivano alla fine del mese, se non alla fine della settimana. L'Italia è tornata in una condizione di sostanziale stagnazione, nonostante la grande opportunità del PNRR, che voi avete osteggiato in Europa, ma che avrebbe dovuto accelerare la trasformazione del nostro sistema produttivo, potenziare i servizi, gli asili nido, aumentare la produttività, creare lavoro di qualità e ridurre le disuguaglianze territoriali, di genere e generazionali. Una grande occasione mancata per vostra responsabilità.
In tutto questo si colloca la discussione sullo scostamento. Ventinove miliardi in due anni per l'energia e la difesa attraverso le clausole di salvaguardia. Decidete di ricorrere all'indebitamento per lo 0,3 per cento del PIL per l'energia e altrettanto per la difesa, per ottemperare agli impegni che avete assunto, in maniera acritica e subordinata in sede NATO, per portare le spese della difesa al 5 per cento del PIL. Lo diciamo chiaramente, non siamo d'accordo, e diciamo che investire nell'autonomia energetica è necessario, tanto più di fronte agli effetti destabilizzanti delle guerre scatenate da Trump. Ma la vostra ricetta è ancora molto lontana dall'accelerare quello che servirebbe, cioè una vera transizione verso le rinnovabili, come vi abbiamo suggerito con le proposte avanzate dalla nostra segretaria per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e abbassare il costo delle bollette che strozzano famiglie e imprese.
Sulla sicurezza la via è quella di una vera difesa comune europea, non della corsa al riarmo dei singoli Stati. Non prendiamo lezioni da nessuno sulla serietà e sulla responsabilità. La verità è che state chiedendo al Parlamento 29 miliardi di scostamento, ma senza dirci per cosa. Dove sono le priorità, i progetti, i ritorni per il Paese. Come impiegherete quelle risorse non ce lo dite perché non siete in grado di farlo e chiedete al Parlamento di firmare un assegno in bianco e di fidarsi . No, noi non firmiamo nessun assegno in bianco Presidente, non a questo Governo, perché abbiamo già visto troppe volte quanto valgono le sue promesse.
Ci ha detto e ripetuto il Ministro che il suo merito è stato quello di tenere l'Italia sulla linea di galleggiamento. Ecco, questa è una prospettiva che rifiutiamo e che l'Italia non merita. Noi pensiamo che il Paese dovrebbe puntare ad altro, rilanciare la vocazione manifatturiera, non affossare settori cruciali come la chimica di base, l'acciaio, mi lasci mandare, anche da qui, la nostra solidarietà a tutti i lavoratori del settore, in particolare quelli dell'ex Ilva a Taranto, a Genova, Novi Ligure, Racconigi .
Serve contrastare le disuguaglianze con una vera politica della casa che affronti l'emergenza abitativa che c'è nel nostro Paese, serve finanziare un piano di adattamento ai cambiamenti climatici che ci fanno perdere, già oggi, competitività, e soprattutto serve una grande battaglia in Europa per sostenere un piano di investimenti comuni, sul modello del , per rafforzare la nostra autonomia strategica, gli investimenti nazionali, per una crescita inclusiva e sostenibile.
Per questo serve cambiare, serve un cambiamento profondo. Voi avete scelto di governare il Paese senza affrontare i suoi problemi strutturali, noi vogliamo costruire un'alternativa che sia capace di rimettere in moto l'Italia, di restituire fiducia alle imprese, alle persone, di offrire una nuova prospettiva per i giovani. E per questo, Presidente, il Partito Democratico voterà contro questo Documento programmatico, contro lo scostamento di bilancio che ci proponete. L'Italia non ha bisogno di una propaganda che prova a nascondere le difficoltà dietro qualche punto di decimale, ha bisogno di un altro programma di Governo. Lo abbiamo scritto nero su bianco nella risoluzione firmata insieme alle altre opposizioni. Ha bisogno di una politica economica che rimetta al centro le persone, il lavoro, il futuro, e noi continueremo a batterci, insieme alle altre forze della coalizione progressista, perché quel futuro sia possibile il prima possibile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Osnato. Ne ha facoltà.
MARCO OSNATO(FDI). Grazie, Presidente. Signori del Governo, vede, Ministro, la collega Braga nell' del suo intervento citando Gassman ha evocato la sua solitudine; chiamandomi Marco, io dovrei citare Laura Pausini, ma, pur essendo un suo fan, non lo farò.
E allora andrò ad affrontare questo Documento programmatico di finanza pubblica con un ragionamento importante sul contesto nel quale si agita questo dibattito. Mi pare di riscontrare, negli interventi di oggi e soprattutto nelle relazioni che ci sono state in Commissione, che uno dei fattori più evocati è sicuramente quello dell'incertezza. È un'incertezza che si palesa in vari aspetti: in un'incertezza geopolitica, sicuramente il mondo è notevolmente cambiato in questi ultimi anni, sono cambiati i blocchi che eravamo abituati a conoscere, è cambiata l'Europa che sta anche affannosamente cercando di recuperare un ruolo che ha inevitabilmente perso per scelte deleterie di questi anni. È un'incertezza riguardo alla sicurezza mondiale: l'Ucraina, sicuramente il Medio Oriente e le tensioni tra USA e Iran, che coinvolgono lo Stretto di Hormuz e l'Arabia Saudita, gli attacchi che gli Houthi hanno, ahimè, sferrato nei confronti di quest'ultima Nazione alla quale esprimiamo la solidarietà. Abbiamo, insomma, delle incertezze che poi si traspongono anche in un'incertezza nel mondo energetico. Lo dico perché le catene di approvvigionamento sono evidentemente in difficoltà, le politiche europee sull'energia non trovano soluzioni condivise, a partire dagli ETS.
È una crisi che poi porta incertezze anche in termini economici. Recentemente uno studio di UniCredit ci dice che la finanza pubblica nel mondo non è più in grado di sostenere investimenti e sviluppi e, quindi, bisogna cercare nuove leve che non siano quelle del pubblico. Ripeto: l'ha detto bene il deputato Ottaviani, i bilanci degli Stati mondiali sono in difficoltà e oggi noi dobbiamo trovare nuove situazioni in una crisi industriale in Europa dovuta anche alle scelte del che hanno riproposto una concorrenza che la Cina ha sfruttato appieno.
È un'incertezza politica che in Europa è lampante, ma non solo in Europa: oggi noi stiamo discutendo del Documento programmatico, mentre la Spagna sostanzialmente non riesce ad approvare un bilancio dal 2023 e non ci riuscirà neanche quest'anno probabilmente; la Francia è in una crisi che non ha precedenti e in cui rischia di trascinare anche gli altri Stati membri dell'Unione europea; la Germania è in una confusione di cui raramente l'abbiamo vista protagonista, così come l'Inghilterra che non è amministrativamente in Europa, ma non possiamo considerarla estranea al nostro continente.
A questa incertezza si contrappone anche, o meglio si affianca, una mia incertezza personale: perché, vedete, non ho compreso dagli interventi di questa mattina, a fronte delle critiche - qualcuna plausibile, qualcuna meno - esposte dall'opposizione, quali sono in effetti le ricette proposte rispetto a queste critiche, se non che questo Governo non ha fatto nulla, che c'è l'inflazione che galoppa e che Giorgia Meloni non è autorevole.
Ecco, perché, vedete, dall'altra parte io vedo, sì un Campo largo, ma un Campo largo forse proprio nell'incertezza. Infatti, la domanda che mi farei è se una ricetta è il nucleare o no, se la ricetta sono le rinnovabili o no. Allora, mi chiedo perché, dove governano gli esponenti del Campo largo, non permettono l'installazione di rinnovabili . Mi chiedo se sono per fare politiche sulla sicurezza e sulla difesa in favore dell'Ucraina, ma in difesa anche della nostra Nazione, o no, perché ho sentito alcuni di loro dire che sono orgogliosi di non voler ottemperare agli accordi internazionali che quando governavano magari hanno sottoscritto. Se sono favorevoli o meno rispetto a politiche infrastrutturali, se sono favorevoli o meno sulla patrimoniale, che mi sembra l'unica ricetta economica che oggi hanno espresso in parte .
Allora volevo dire che noi invece abbiamo delle certezze. Abbiamo le certezze perché oggi ho sentito il collega Del Barba parlare dell'Italia come di un paziente malato. Quindi che Italia consegniamo noi verso la fine della nostra esperienza di Governo? Abbiamo le consuete certezze che non dipendono solo da questo Governo, cioè quella di avere le famiglie meno indebitate del G7, di avere le imprese meno indebitate del G7, di avere per primi raggiunto l'avanzo primario all'interno delle Nazioni del G7. Lo dico al collega Dell'Olio perché stare in avanzo primario vuol dire poter provare a pagare di meno e avere più spazio per pagare il costo del debito pubblico, che non è poco in questo momento in Italia.
Lo dico perché il debito pubblico è un problema endemico e ci ritornerò, però evidentemente tutti insieme dobbiamo fare anche un ragionamento su come vogliamo affrontare questo tema. Lo dico perché la Commissione europea - una volta si diceva “ce lo chiede l'Europa”, invece questa volta ce lo dice l'Europa - nei parametri che evidenzia sulla saldezza della salute economica delle Nazioni - sono circa tredici: riguardano il debito, l'occupazione, indebitamento, il credito alle imprese, l' - ci dice che all'Italia di questi tredici parametri ne manca solo uno, che è proprio il debito pubblico.
Uno dice: insomma, questa Italia! Però poi - non lo dico con gioia, lo dico con preoccupazione - scopriamo che la Francia ne sbaglia quattro, la Spagna non ne raggiunge altrettanti, la Germania tre, addirittura la Lituania, dove c'è un commissario europeo che spesso ci ricorda che dobbiamo essere più seri, ne manca addirittura tre. Allora, forse su questo dobbiamo anche ragionare, quando dipingiamo sempre l'Italia come una Nazione malata , onorevole Del Barba; forse dobbiamo renderci conto che, insieme agli italiani, abbiamo fatto un lavoro che ha permesso di avere una Nazione che è sicura e tranquilla rispetto a molte altre.
Lo dico perché tra le certezze c'è anche il dato del potere d'acquisto, che sicuramente è un tema sul quale noi vogliamo lavorare e lavoreremo, sul quale però abbiamo già in parte lavorato. È inutile nascondersi anche qui dietro a un dito. Per tre anni di fila il potere d'acquisto è risalito; certo non ha recuperato la fiammata inflazionistica degli anni 2021-2022, però credo che, tra il taglio del cuneo, il 23 per cento di aliquota fino a 28.000 euro, il 33 per cento fino a 50.000 euro, l'1 per cento sui premi di produttività, i rinnovi contrattuali, la detassazione degli straordinari notturni e festivi, abbiamo messo in piedi un sistema che sicuramente ha aiutato ad aumentare la busta paga.
Sfido tutti ad andare a vedere nelle stesse condizioni una busta paga di settembre 2022 e una del 2026 e vedere se la busta paga non è aumentata. Certo che ci preoccupa l'inflazione, non siamo così stolti da non vederlo. Sappiamo anche che questa inflazione non dipende da un surriscaldamento dei mercati, ma dai costi dell'energia, dalla fiammata - è il caso di dirlo - dei carburanti e degli alimenti freschi, che deriva appunto dal tema energetico; ma siamo anche consci che abbiamo lavorato per tenere l'inflazione di fondo all'1,6 per cento, che è tra le più basse in Europa.
Quindi abbiamo utilizzato circa 60 miliardi in questi anni per contrapporre una difesa alla fiammata energetica: lo abbiamo fatto sui carburanti, sulle bollette soprattutto di coloro che sono più deboli - circa 115 euro aggiuntivi, oltre ai 250 del elettrico -, lo abbiamo fatto per gli autotrasportatori, per gli agricoltori, per il mondo della pesca, lo abbiamo fatto, insomma, per tutte le categorie che erano più in difficoltà.
Oltre a queste certezze, però, abbiamo anche altre certezze: 1.350.000 occupati in più. Le solite critiche: sono occupati 50, non sono stabili, sono poveri. Poi scopriamo che invece per l'88 per cento si tratta di occupazione stabile, a tempo indeterminato appunto; scopriamo che cala la disoccupazione, scopriamo che cala la disoccupazione giovanile. Sappiamo che incredibilmente l'Italia - forse non si dice mai abbastanza - ha una disoccupazione inferiore a quella della media europea. Siamo oltre il 50 per cento dell'occupazione femminile.
Ricordo i 22 miliardi per le imprese tra le certezze e l'iperammortamento, Transizione 4.0, Industria 5.0, contratti di sviluppo, il 4,3 per cento in più di quest'anno, il ringraziamento del mondo industriale ieri a Giorgia Meloni per quanto è riuscita a fare grazie alla sua autorevolezza nel proporre le aziende italiane all'estero . A questa incertezza noi rappresentiamo anche la certezza della nostra finanza pubblica. I dati promuovono il lavoro del Governo: ogni organismo indipendente, comprese le agenzie di , che per me non sono il mantra, ma, finché decidono qual è la credibilità di uno Stato…
MARCO OSNATO(FDI). …riconoscono la bontà di quanto fatto e anche di quello che, magari, faremo in futuro. Siamo molto orgogliosi di quello che abbiamo fatto, perché noi, a questa incertezza nel votare questo Documento, rispondiamo con la consapevolezza di quanto abbiamo fatto, di come e in che contesto lo abbiamo fatto e di quello che faremo. E rispondiamo con la nostra compattezza in Parlamento, nel Paese e nel Governo. Rispondiamo con la certezza che gli italiani sanno su chi poter contare, sanno di poter contare sul centrodestra, sanno di poter contare sull'autorevolezza, sulla serietà e sulla caparbietà di Giorgia Meloni. Quindi il nostro voto è favorevole .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo quindi in votazione la risoluzione Comaroli, Lucaselli, Pella e Romano n. 6-00297, riferita alla Relazione di cui all'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, accettata dal Governo.
Ricordo che, in caso di approvazione di tale risoluzione, ai sensi dell'articolo 118-, comma 2, del Regolamento, risulteranno precluse le altre risoluzioni presentate.
Ricordo altresì che, a norma dell'articolo 81, secondo comma, della Costituzione, e dell'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, per l'approvazione di tale risoluzione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti della Camera, che sono attualmente pari a 399.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Sono così precluse le altre risoluzioni riferite alla Relazione di cui all'articolo 6 della legge n. 243 del 2012 presentate.
Passiamo ora alla votazione della risoluzione Comaroli, Lucaselli, Pella e Romano n. 6-00298, riferita al Documento programmatico di finanza pubblica 2026, accettata dal Governo.
Ricordo che, in caso di approvazione di tale risoluzione, ai sensi dell'articolo 118-, comma 2, del Regolamento, risulteranno precluse le altre risoluzioni presentate con riferimento al Documento programmatico di finanza pubblica 2026.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sono così precluse le altre risoluzioni riferite al Documento programmatico di finanza pubblica 2026.
Sospendiamo per due minuti la seduta, che riprenderà per lo svolgimento della commemorazione di Emma Bonino. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. . Se i colleghi vogliono prendere posto, per favore. Colleghe e colleghi, lo scorso 11 settembre si è spinta a Roma - all'età di 78 anni e dopo aver affrontato una lunga malattia - Emma Bonino, deputata per sette legislature, senatrice, parlamentare e Commissaria europea e più volte Ministra.
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, si laureò in lingue e letterature moderne all'università Bocconi e, nel 1973, fondò - assieme ad Adele Faccio - il Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto: in un momento storico in cui l'interruzione volontaria della gravidanza - considerata un crimine - era praticata clandestinamente da moltissime donne con gravi rischi per la loro salute, Emma Bonino fu tra coloro che arrivarono ad autodenunciarsi del reato di procurato aborto, dando una spinta decisiva al dibattito pubblico che avrebbe poi condotto all'approvazione della legge n. 194 del 1978.
L'adesione al Partito Radicale nel 1975 e il lungo sodalizio politico con il suo , Marco Pannella, la vedranno sempre in prima linea nelle battaglie per l'affermazione dei diritti civili, spesso attraverso iniziative di digiuno e disobbedienza civile, ma anche facendo ricorso - senza soluzione di continuità - allo strumento del referendum, l'unico ritenuto in grado di alimentare il confronto politico su temi lasciati ai margini dal dibattito pubblico e nel contempo in grado di coinvolgere i cittadini nell'adozione di decisioni fondamentali, come in effetti avvenne con la conferma delle leggi su divorzio e aborto e con l'abrogazione delle norme sul finanziamento pubblico dei partiti e sulla chiusura delle centrali nucleari.
Ed a questa costante e tenace attività di mobilitazione nelle piazze, Emma Bonino seppe affiancare anche l'impegno istituzionale presso la Camera, il Senato e il Parlamento europeo, consessi di cui fece parte per quasi un cinquantennio.
La sua prima elezione a deputata risale al 1976 e, fin dalle prime sedute della VII legislatura, la costituzione in Parlamento del gruppo del Partito Radicale fu un importante elemento di novità per le battaglie messe in campo. Il gruppo utilizzò, con sapiente e istituzionale scaltrezza, tutti gli spazi interpretativi rinvenibili nelle norme del Regolamento della Camera, al fine di portare avanti ogni istanza ritenuta necessaria a tutela delle libertà civili.
Emma Bonino fu pienamente partecipe di questo e seppe nel contempo anche spostare il della sua attività politica su questioni di respiro più internazionale, battendosi contro la malnutrizione nei Paesi in via di sviluppo, le mutilazioni genitali femminili e per la moratoria universale della pena di morte.
Nel 1994 poi, quando - su proposta del primo Governo Berlusconi - fu nominata Commissaria europea, diresse con determinazione e visione l'Ufficio europeo per l'aiuto umanitario d'urgenza, partecipando a numerose missioni in Paesi dilaniati da conflitti armati, senza far mai mancare accorati appelli alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale non soltanto per l'assistenza umanitaria a favore delle popolazioni coinvolte, ma anche e, soprattutto, per l'adozione di iniziative politiche di risoluzione dei conflitti.
Sempre nelle vesti di Commissaria europea, sottoscrisse - nel dicembre 1997 - la Convenzione di Ottawa sulle mine antipersona, per poi guidare l'anno successivo la delegazione della Commissione stessa alla Conferenza diplomatica delle Nazioni Unite di Roma, che approvò il trattato costitutivo della Corte penale internazionale.
A seguito delle dimissioni in blocco della Commissione Santer, Emma Bonino venne nuovamente eletta, per due mandati consecutivi, al Parlamento europeo e, quindi, nel 2006, alla Camera dei deputati.
La sua preziosa esperienza internazionale le aprirà le porte del secondo Esecutivo guidato da Romano Prodi, in veste di Ministro del Commercio internazionale e delle politiche europee. Nel 2008 - presentatasi alle elezioni politiche nelle liste del Partito Democratico - venne eletta al Senato, assemblea di cui divenne vicepresidente, assumendo poi - nel 2013 - l'incarico di Ministro degli Affari esteri del Governo guidato da Enrico Letta.
Risale al 2018 la sua ultima elezione a senatrice, con la lista “+Europa con Emma Bonino”, partito di cui assunse la carica di presidente per alcuni mesi a cavallo tra il 2024 e il 2025.
Con la scomparsa di Emma Bonino perdiamo una stimata protagonista della vita civile e politica italiana ed europea, una tenace combattente che - sempre fedele a una concezione liberale dello Stato - è stata un esempio di dedizione, cui dobbiamo gratitudine per l'avanzamento civile di questo Paese.
Le cause per le quali si è battuta e la sua esperienza nelle istituzioni ne attestano un'autorevolezza che le è stata sempre riconosciuta in ambito italiano ed europeo. E anche dopo aver reso pubblica la sua malattia, ha avuto la forza e il coraggio di essere sempre presente nel dibattito pubblico, arricchendolo di contenuti, con quella tenacia e determinazione che l'hanno sempre contraddistinta.
La Presidenza ha già fatto pervenire ai familiari e alla sua comunità politica le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidero oggi rinnovare a nome di tutti. Invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio
Ha chiesto di parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente, anche per le sue parole. Ho conosciuto Emma Bonino nel 1994 e da allora ho avuto il privilegio di un dialogo costante e di una militanza comune, anche quando i nostri percorsi politici si sono momentaneamente differenziati. La collaborazione è sempre proseguita sui temi del diritto internazionale, delle battaglie che lei animava con le associazioni “Non c'è Pace Senza Giustizia” o “Nessuno tocchi Caino”. Ormai 10 anni fa andai da lei, che aveva da poco superato il tumore ai polmoni, a proporle di dare vita a un soggetto politico che portasse già nel nome l'idea di mettere l'europeismo al centro della politica italiana. Così, grazie al suo impegno e alla sua dedizione, nacquero Forza Europa prima e +Europa poi.
Nei giorni della sua scomparsa c'è stato un tributo popolare commovente e un riconoscimento quasi unanime da parte delle istituzioni italiane e dei . La stampa internazionale ha celebrato una donna che ha calcato le scene della politica nazionale e internazionale lasciando una traccia indelebile.
Emma è stata paladina, con Marco Pannella, della lotta contro la fame nel mondo, della campagna per una moratoria universale contro la pena di morte, dell'istituzione di un tribunale per i crimini commessi nella ex Jugoslavia prima e della istituzione, poi, di una Corte penale internazionale, oggi sotto attacco non per i suoi limiti o eventuali errori, ma perché è un punto alto del diritto internazionale in opposizione alla legge del più forte. E poi la Convenzione contro le mine, la battaglia contro le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni forzati e precoci.
Emma prima Commissaria europea italiana, e che Commissaria! Io penso, signor Presidente, che nella Sala delle donne una foto di Emma Bonino, prima Commissaria europea espressa dal nostro Paese, starebbe bene .
Emma che, da deputata europea, si fa arrestare nei Paesi dell'Est, allora parte del Patto di Varsavia, per chiedere libertà e democrazia e la fine della cortina di ferro. Emma referendaria, radicale non violenta, Emma garantista per la giustizia giusta con Enzo Tortora, Emma liberale anche in economia. Si rivolgeva ai giovani e diceva: dovete avere una Greta contro il debito pubblico che si scarica su di voi. Ma Emma Bonino nel suo modo non conformista è stata una donna delle istituzioni e una parlamentare ferma sostenitrice delle prerogative e del ruolo del Parlamento, fosse quello italiano o quello europeo.
Emma, come ha ricordato il Presidente, entra in quest'Aula nel 1976 nella pattuglia dei quattro radicali di Marco Pannella entrati per la prima volta in Parlamento. Emma arriva sulla scia della sua battaglia contro l'aborto clandestino o di classe - come diceva -, perché riservato a chi aveva disponibilità per andare all'estero. Un simbolo di quella generazione di militanti che hanno scritto, con le loro battaglie, dentro e fuori le istituzioni, un pezzo di storia italiana, smontando pezzo a pezzo norme intere del vecchio codice e del diritto di famiglia di stampo fascista.
Ma la “monella di Montecitorio”, come la chiamò Sandro Pertini, si batteva con intransigenza per le prerogative del Parlamento e dei parlamentari, in particolare - perché così deve essere - dei parlamentari di opposizione. L'ostruzionismo, il dei radicali, era svolto non contro i regolamenti, ma utilizzando i regolamenti per le battaglie parlamentari. Poi i regolamenti cambiarono, ma questa è un'altra storia.
Emma Bonino con i radicali era a favore delle riforme, anche di quelle costituzionali, ma a partire dal fermo principio che le regole vigenti si rispettano, anche quelle che si vogliono cambiare. No alla Costituzione materiale, sì alla Costituzione per quello che è: un principio semplice, ma spesso rivoluzionario alla base dello Stato di diritto. La centralità del Parlamento è sempre stata, per i radicali e per lei personalmente, il fulcro dell'impegno politico, anche quando lei non era in Parlamento.
Negli ultimi tempi, nei nostri incontri settimanali, oltre alle considerazioni sulle vicende internazionali ed europee e i timori per il vento reazionario e antieuropeo che soffia impetuoso, non mancava mai la domanda sull'attualità parlamentare. In vista delle elezioni del Presidente della Repubblica del 1999 nacque il comitato “Emma for President”, un'irrituale campagna popolare per spingere i parlamentari e i grandi elettori a eleggere Emma Bonino al Quirinale. La campagna ebbe un successo straordinario, popolare, che pochi mesi dopo avrebbe portato la lista Bonino a raggiungere l'8,5 per cento alle elezioni europee, con l'elezione di 7 eurodeputati e io ebbi la fortuna di essere uno di quelli. Ricordo perfettamente - e mi avvio alla conclusione, signor Presidente - un'assemblea partecipatissima, “Assemblea dei Mille” la chiamò Marco Pannella, in cui Emma pronunciò una sorta di accettazione di questo mandato popolare, ben consapevole del contesto istituzionale in cui le elezioni si sarebbero effettivamente svolte, cioè in Parlamento. Sono andato a riprendere quel discorso e ne propongo due passaggi che mettono in luce il rigore istituzionale che caratterizzava Emma Bonino: “Proprio noi”, diceva, “che denunciamo per primi la strage di legalità che viene attuata ad ogni livello dello Stato, proprio noi per primi dobbiamo rispettare la legge che attribuisce al Presidente della Repubblica, oggi, solo ed esclusivamente la funzione di garante imparziale della legalità costituzionale e di rappresentanza della Nazione. Niente di più e niente di meno”.
E ancora: “Per questo, per prima insorgo quando sento che molti, anche alcuni sostenitori della mia candidatura, vorrebbero che la campagna per la mia elezione alla Presidenza della Repubblica anticipasse il ruolo che anche noi vorremmo attribuire ad un Presidente eletto dal popolo, oppure quando mi si chiede di assumere impegni e responsabilità che non appartengono al Presidente della Repubblica eletto oggi, con la Costituzione vigente”. Questo era per lei lo Stato di diritto.
Chiudo con le parole con cui Bonino chiudeva quell'intervento, facendo proprie parole di Carlo Rosselli, liberale e socialista assassinato in Francia dai fascisti: “Liberi non si nasce, ma si diventa liberi. E ci si conserva liberi solo mantenendo attiva e vigilante la coscienza della propria autonomia e costantemente esercitando le proprie libertà”. Grazie, Emma .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nevi. Ne ha facoltà.
RAFFAELE NEVI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Emma Bonino è stata una di quelle personalità della politica italiana che è difficile collocare all'interno delle tradizionali categorie del centrodestra e del centrosinistra. Nel corso della sua lunga carriera politica si è trovata a svolgere la propria azione sia nell'uno che nell'altro schieramento. Noi la ricordiamo con piacere come parlamentare di Forza Italia nel 1994, eletta nel collegio di Padova.
Emma Bonino è stata, innanzitutto, una protagonista delle grandi battaglie libertarie e per i diritti civili che hanno attraversato la storia della nostra Repubblica. Battaglie talvolta controcorrente, spesso divisive e sulle quali non tutti, chiaramente, abbiamo condiviso le medesime posizioni, ma che hanno contribuito ad alimentare il confronto democratico e ad ampliare gli spazi di libertà nella società italiana, perché questo è uno degli insegnamenti che Emma Bonino ci lascia: la libertà non è mai una conquista definitivamente acquisita, ma un patrimonio che deve essere difeso ogni giorno. Su questo si cementò anche una grande stima, un'intesa con Silvio Berlusconi che, poi, nel 1994, da Presidente del Consiglio dei ministri, la indicò come Commissario europeo. La sua è stata una concezione della politica nella quale la forza delle idee contava più delle convenienze del momento, nella quale la coerenza con i propri principi rappresentava un valore irrinunciabile.
È stata anche e soprattutto una donna delle istituzioni, che ha servito il nostro Paese e l'Europa ricoprendo incarichi di altissima responsabilità: da parlamentare italiana ed europea, Commissaria europea, Ministra per le Politiche europee e del Commercio internazionale e, infine, Ministra degli Affari esteri. In tutti questi ruoli ha portato la stessa determinazione e la stessa capacità di trasformare le proprie convinzioni in iniziative concrete.
Emblematica, da questo punto di vista, è stata la sua esperienza come Commissaria europea. Nel gennaio del 1995, appena insediata, il suo primo gesto politico fu quello di recarsi personalmente in Bosnia, a Sarajevo e a Mostar, mentre infuriava la guerra nella ex Jugoslavia.
Non volle limitarsi alle dichiarazioni diplomatiche o ai documenti ufficiali, volle essere presente, vedere con i propri occhi la tragedia di quelle popolazioni, denunciare le violenze e richiamare l'Europa alle proprie responsabilità.
Altrettanto significativo fu ciò che accadde nel 1997, quando si recò in Afghanistan per denunciare le condizioni imposte dai talebani, in particolare nei confronti delle donne, private delle più elementari libertà. In quell'occasione venne persino arrestata e trattenuta per ore dalle milizie talebane: un episodio che racconta, meglio di tante parole, il coraggio di una donna che non considerava la difesa dei diritti umani un esercizio retorico, ma un impegno da testimoniare anche personalmente, assumendosene i relativi rischi.
In una fase internazionale segnata dalle guerre, vengono a mancare la sua voce, la sua esperienza e la sua capacità di richiamare tutti alle proprie responsabilità. Emma Bonino ci ha lasciato una testimonianza importante: si può essere profondamente radicati nelle proprie convinzioni e, nello stesso tempo, rappresentare un patrimonio che appartiene a tutta la storia della Repubblica. A lei va il nostro rispetto, la nostra gratitudine e il nostro commosso ricordo. Grazie, Emma Bonino .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la Presidente Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, fin dalle prime ore dopo la sua scomparsa, l'11 settembre scorso, e poi nella cerimonia funebre in Campidoglio, sono state tante, veramente tante, le parole e le frasi spese per ricordare a chi l'aveva conosciuta, ma anche a chi non aveva avuto questo privilegio, chi era Emma Bonino e quanto la sua azione politica fosse riuscita a far progredire il nostro Paese e anche la comunità internazionale.
Le donne italiane - in particolare, mi rivolgo alle colleghe che sono in quest'Aula - debbono moltissimo ad Emma Bonino. È stata una delle donne più importanti della politica italiana: deputata, senatrice, parlamentare europea, commissaria europea, più volte Ministra. Da vera femminista, ha sempre combattuto, anche da quelle postazioni, non per se stessa, ma per far progredire tutte le altre donne. La legge sul divorzio, quella sull'interruzione volontaria della gravidanza, la battaglia contro le mutilazioni genitali femminili portano tutte - tutte - il segno indelebile del suo instancabile impegno.
Un altro dono importante - è stato già ricordato - che Emma Bonino ha lasciato all'intera umanità è la nascita della Corte penale internazionale, sancita dallo Statuto di Roma del 1998 e per la quale si era battuta tantissimo. Disse Bonino da Ministra degli Affari esteri: “l'intolleranza e la violenza nel mondo non accennano a diminuire. Nessun Paese può dirsene immune. Con l'istituzione della Corte, la comunità internazionale ha però voluto rifiutare ogni forma di indifferenza nei confronti di atrocità come il genocidio, i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e ogni forma di impunità dei loro responsabili”.
Ecco, lo sguardo sul mondo di Emma Bonino era incessante, era sempre vigile, come dimostra il suo impegno contro la malnutrizione e la fame nel mondo e anche per la moratoria sulla pena di morte. Ma potrei citare tante altre cose: le battaglie per il rispetto di migranti, rifugiati, richiedenti asilo, per il soccorso delle vite umane in mare.
Io, personalmente - mi conceda questa nota, Presidente -, ho avuto diverse occasioni di confrontarmi con Emma in Italia, ma anche in occasione di alcune crisi umanitarie, dalla Bosnia all'Afghanistan, e le dico che ho sempre apprezzato e anche ammirato la sua determinazione nel difendere i diritti umani quando era molto complicato, nonché il diritto internazionale. Dunque oggi, quando si vede che ovunque prevale la legge del più forte, che i diritti vengono calpestati ogni giorno, che la Corte penale internazionale è sotto un attacco brutale dei nuovi potenti della terra e che l'esecuzione capitale viene talmente esaltata da volerla diffondere via , ebbene, potrebbe sorgere in qualcuno un sentimento di rinuncia e di rassegnazione. No, mai. Guai ad arrendersi.
Emma Bonino disse: “I diritti si difendono e si curano giorno per giorno. È come andare in bicicletta, se non ti muovi cadi”. E noi, cara Emma, non ci fermeremo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Matone. Ne ha facoltà.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Grazie, Presidente. Buon pomeriggio a tutti. Io ho avuto l'onore e il privilegio di conoscere personalmente Emma Bonino in alcune mie fortunate occasioni lavorative. Nelle commemorazioni, di solito, ognuno ricorda ciò che preferisce. A me di lei piace ricordare ciò che ho condiviso quando mi sono iscritta a “Nessuno tocchi Caino” trent'anni fa. “Nessuno tocchi Caino” è stato da lei fondato il 9 dicembre 1993, insieme a Marco Pannella e Sergio D'Elia. Il motto era “giustizia senza vendetta”. Da allora, ha sempre militato per l'abolizione della pena di morte nel mondo, battaglia culminata nello straordinario risultato del 2007 con la moratoria delle esecuzioni capitali adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Voglio ricordare anche le sue contestatissime battaglie per la legalizzazione dell'aborto. Qualunque sia il nostro orientamento sul tema, che coinvolge aspetti profondamente etici, religiosi e assolutamente personali della nostra vita, la sua fu una disobbedienza civile per salvare la vita delle donne dall'orrore e dalla piaga degli aborti clandestini. La sua era una lotta contro l'ipocrisia di una società che solo formalmente contrastava gli aborti: donne morte in orrendi scantinati in balia di sedicenti medici e mammane. Il senso delle sue battaglie l'ha capito anche la Chiesa ed è per questo che ci fu la storica visita di Papa Francesco ad Emma, che tanto scalpore suscitò, il 5 novembre del 2024.
Voglio però dire in quest'Aula che la disobbedienza civile di Emma era a 360 gradi, perché aveva la capacità di capire che la realtà è più complessa della sua lettura ideologica. Voglio solo ricordare la sua onestà intellettuale nel chiedere pubblicamente scusa al Presidente Giovanni Leone per la campagna di stampa ingiusta e feroce che portò alle sue dimissioni. Nel 1998, in occasione del novantesimo compleanno di Leone, festeggiato in Senato, volle incontrarlo per consegnargli una lettera di scuse.
Voglio pensare alle campagne per i diritti civili nei Paesi dell'Europa dell'Est, quando si recò contro il regime di Jaruzelski e fu arrestata. Le battaglie contro i talebani e anche lì venne arrestata. Voglio ricordare il suo straordinario successo con la sua lista alle europee. Voglio anche ricordare il suo contestatissimo passaggio a Forza Italia, il suo impegno per le mutilazioni genitali femminili. Voglio ricordare, con un ricordo personale straordinario, il successo che lei conseguì nel riportare a casa i due marò. Emma divenne Ministro degli Affari esteri, trovò una situazione incancrenita - io partecipavo alle riunioni come capo del Dipartimento per gli affari di giustizia - ed Emma fu straordinaria nell'attivare ciò che tutti si erano dimenticati essere lo strumento per liberare i due - che era l'arbitrato internazionale -, e portò alla vittoria politica dell'Italia; ricordo con grande divertimento i suoi commenti salaci su chi l'aveva preceduta.
Concludendo, voglio ricordarla così: intelligente, fiera e indomita. È banale dirlo, ma ci mancherà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gardini. Ne ha facoltà.
ELISABETTA GARDINI(FDI). Grazie, signor Presidente. Colleghi, intervengo a nome del gruppo di Fratelli d'Italia per ricordare Emma Bonino, una donna che ha attraversato la storia politica e istituzionale della nostra Nazione, lasciando un segno riconoscibile, certamente non privo di controversie, ma impossibile da ignorare. Emma Bonino è stata, infatti, una donna di convinzioni forti, una donna che ha scelto di sostenere le proprie idee, anche quando significava andare controcorrente, affrontare critiche, incomprensioni e sconfitte. E l'ha fatto con una determinazione che non è venuta meno neppure nei momenti più difficili della sua vita.
Le nostre idee, le nostre visioni della società, i nostri riferimenti culturali e politici sono stati e restano profondamente diversi. Su temi fondamentali, a cominciare da quelli che riguardano la vita, la famiglia e alcune grandi questioni etiche, abbiamo sostenuto posizioni spesso inconciliabili. Non avrebbe senso nasconderlo oggi e sono certa che non lo avrebbe voluto neppure Emma Bonino, che del confronto, anche aspro, e della fedeltà alle proprie convinzioni aveva fatto una ragione di vita. Il rispetto per una persona però non richiede la condivisione delle sue idee. Emma Bonino aveva un linguaggio schietto, diretto e a volte anche ruvido, ma sapeva distinguere bene le idee dalle persone, e a questo proposito mi piace ricordare alcune frasi che ha detto proprio durante l'ultima campagna elettorale del 2022. Ha detto: “credo che si possa e si debba fare campagna elettorale senza insultare gli avversari. A distinguerci bastano le idee”. E ancora: “se la smettessimo di pensare che gli avversari sono dei cretini, saremmo sulla strada giusta”.
Ecco, io credo fermamente che siano moniti che conservano tutta la loro attualità ed è proprio con questo spirito che oggi la ricordiamo, per riconoscere il percorso di una donna che ha saputo passare dalle battaglie radicali alle più alte responsabilità istituzionali, come è già stato ricordato da tutti, sia in Italia che in Europa. Però vorrei ricordare anche un aspetto più personale della sua vita, che lei stessa ha scelto di rendere pubblica. Quando nel 2015 annunciò di avere un tumore al polmone, scelse di condividere quella prova proprio per trasmettere un messaggio di forza e speranza a chi stava affrontando la stessa battaglia. Non rinunciò alla sua passione per la politica e pronunciò una frase che credo meriti di essere ricordata in quest'Aula: “da una passione politica non ci si può dimettere”. Quella passione, infatti, l'ha accompagnata fino alla fine della sua vita.
Signor Presidente, cari colleghi, nella lunga storia della nostra Repubblica ci sono state donne e uomini che hanno interpretato la politica in modi profondamente diversi, talvolta opposti. Emma Bonino appartiene a questa storia. Per questo, alla sua famiglia, alle persone che le hanno voluto bene, ai suoi amici e alla sua comunità politica rivolgo, a nome di tutto il gruppo di Fratelli d'Italia, le nostre più sincere condoglianze. E a Emma Bonino, oggi, il nostro ricordo con rispetto e sincera partecipazione. Ciao, Emma .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Emma Bonino è una che non si è fermata un attimo. Potremmo ripercorrere tutte le sue battaglie per i diritti civili e sociali. È stato già fatto dai colleghi che mi hanno preceduta e sicuramente su questo tema ritorneranno anche gli interventi successivi. C'è, tuttavia, un'immagine di lei che colpisce, a parer mio, più di ogni altra: quella fotografia in cui compare in carrozzella insieme a Papa Francesco, anche lui su una sedia a rotelle. Io penso che lì si riveli tutta l'umanità di questa donna e, inoltre, anche la consapevolezza della propria fragilità. È anche lì che emerge il pensiero, anche il suo, rivolto al mistero della vita umana, alla insondabilità di quello che avviene dopo di noi, lei era gravemente malata. In quella foto c'è il riconoscimento di tutti i limiti dell'essere umano, di tutti gli esseri umani che calpestano la terra, grandi o piccoli che siano, e questo non può che generare comprensione e compassione.
Da Papa Francesco era lontana su tanti temi, su temi come l'aborto e l'eutanasia, ma tanto vicina su altri temi, come i diritti dei detenuti e anche la lotta per gli ultimi, per i diseredati della terra. E allora voglio ricordare le meravigliose parole che Papa Francesco le rivolse nell'occasione di cui parlavo, quando fu scattata quella famosa fotografia. Ebbene, il Pontefice le disse: “io sono vecchio e sto per morire, ma tu sei giovane, sbrigati a guarire e a portare avanti le nostre idee”. E ancora, le disse: “anche quando la si pensa diversamente bisogna poi arrivare a un punto di incontro”.
Addio, Emma, morta ancora giovane nel cuore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Signor Presidente e onorevoli colleghi, Emma Bonino è una persona che è stata una grande protagonista della vita pubblica del nostro Paese negli ultimi decenni. Di lei si può parlare per stereotipi, ma solo se non la si è conosciuta personalmente e se non si è avuta l'occasione di lavorarci insieme. Io sono stato con lei nel Governo presieduto da Enrico Letta, di cui lei era Ministro degli Affari esteri e io ero Ministro delle Infrastrutture. Ci ha sempre diviso un dissenso radicale su grandi questioni, per esempio quella dell'aborto, della cui introduzione nella legislazione del nostro Paese fu una delle principali fautrici, ma con lei ho fatto l'esperienza della differenza esistente tra il considerare chi ha convincimenti profondamente diversi dai tuoi un avversario politico e non un nemico. “Il nemico” - come recitava uno slogan dei violenti anni Settanta - “si abbatte e non si cambia”. Con chi è diverso da te si può arrivare a lavorare concretamente insieme, se si ha passione uguale per il bene comune. E così è stato grazie al suo europeismo convinto, alla sua tenacia nella ricerca della pace, che rifiutava le ipocrisie del pacifismo. Ricordo quando disse: “da convinta non violenta quale sono da sempre, mi ritrovo a condividere, se non addirittura a invocare, l'uso della forza da parte della comunità internazionale per mettere fine ai crimini di guerra contro l'umanità, che vengono impunemente perpetrati in un angolo dell'Europa chiamato Bosnia”.
Voglio qui ricordare il suo coraggio, anche fisico, che la portava a intervenire personalmente in situazioni molto difficili e rischiose. Per esempio, è già stato ricordato, ma con un aspetto particolare, nel 1987 in Polonia, dove andò a sostenere da europarlamentare le manifestazioni del sindacato cattolico Solidarność, fondato da un dissidente del regime comunista, il cattolico Lech Wałęsa.
Voglio qui ricordare anche la sua lungimiranza sul rapporto con l'Africa, sul quale disse: “per la mia storia radicale il rapporto Italia/Europa-Africa è stato, fin dalla campagna contro lo sterminio per fame, una grande priorità. All'epoca eravamo negli anni Ottanta e quella battaglia non fu capita, se non da una parte del mondo cattolico. Non da oggi, dunque, l'attenzione politica sull'Africa è per me una grande priorità. […] Il Mediterraneo non è un mare che ci separa, ma un piccolo lago” - diceva - “che ci unisce, perché la geografia è la cosa più stabile che esista”.
L'Italia perde una persona che sapeva con coraggio, forza, tenacia ed estremo realismo battersi per i suoi ideali. Era anche una persona ironica. Immagino che a sentire queste nostre parole sorriderebbe e si accenderebbe una sigaretta. Ciao, Emma .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Ho incontrato Emma Bonino, come altre compagne e compagni radicali, nel periodo straordinario delle lotte per il divorzio e l'aborto, lotte la cui portata rivoluzionaria e trasformatrice fu dovuta all'irruzione nella scena pubblica e politica delle donne e alla capacità di alcune forze politiche - PCI, radicali, socialisti - di farsene interpreti. Emma ne fu grande protagonista.
Facevo parte, allora, di un gruppo femminista e, tra le tante attività, aiutavamo le donne costrette ad abortire a sottrarsi alle paurose e pericolose condizioni in cui all'epoca si abortiva e ai costi esorbitanti dei cucchiai d'oro. Si rischiavano morte e galera. Eravamo organizzate in reti di auto-aiuto, con contatti in Italia e all'estero. Ne ha parlato tante volte, Bonino, ricordando la sua dolorosa esperienza di interruzione di gravidanza, testimonianza che dice di quanto fosse capace di mettere in gioco se stessa, come secondo me ha sempre fatto nel corso della vita. L'ho sempre ammirata, Emma, ho ammirato la sua autenticità, il coraggio - pur nella differenza, talvolta lontananza, di cultura politica -, la sua grande competenza, l'autonomia, l'abilità politica, la sua capacità di mediazione e anche il suo posizionarsi in prima fila quando nei partiti, e non solo, le donne spesso rimanevano, anche le più autorevoli e influenti, un passo indietro rispetto ai di turno.
Personaggio di spicco della politica nazionale e internazionale, voglio ricordare anch'io Emma Bonino per il contributo decisivo offerto alla Conferenza diplomatica di Roma che, il 17 luglio del 1998, portò all'adozione dello Statuto della Corte penale internazionale, oggi oggetto di attacchi sempre più violenti, inverosimili, inaccettabili, di cui quest'Aula a breve discuterà e voterà le mozioni presentate.
Grazie, Emma. A nome del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra le nostre affettuose condoglianze ai familiari, alle amiche e amici, alla sua comunità politica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per quanto ho conosciuto Emma Bonino negli ultimi anni, credo che nel suo modo inimitabile ci stia mandando a quel paese dovunque si trovi in questo momento. Ci sta mandando a quel paese, perché non ho mai conosciuto una persona che ha utilizzato così tanto la parola e così poco o nulla la retorica.
E allora io non voglio aggiungere tanto alle cose che in questi giorni sono state dette, dal momento della morte ai momenti che abbiamo trascorso insieme per ricordarla, alle parole che Riccardo, Benedetto, Carla, le persone che l'hanno conosciuta più e meglio, e le tante che hanno voluto ricordarla, hanno usato per Emma, l'hanno tratteggiata alla perfezione. Non voglio ricordare il suo europeismo, il suo garantismo, le sue battaglie per i diritti; voglio, non lo faccio mai - Giachetti mi perdonerà - utilizzare tre momenti di condivisione. Siamo stati insieme nella componente al Senato +Europa e Azione per quasi tutta la scorsa legislatura, siamo stati insieme in quella esperienza, consentendo una conoscenza che non ha nulla a che vedere con l'ambito personale, ma è stata squisitamente politica. Il primo momento è il discorso che Emma pronuncia nell'Aula del Senato con una preoccupazione così profonda e rivolta ai colleghi. E mi ricordo le parole: voi non potete capire quanto a me pesa questo non votare. In quel messaggio c'era: voi non potete capire e vi auguro di trovare tutta la consapevolezza necessaria di quanto siano importanti le istituzioni, la loro credibilità e il modo di agire.
Il secondo momento è questo: aveva l'ufficio al piano Aula, perché già i problemi di salute l'accompagnavano e, ogni volta che rientrava in Aula, aveva parlato con i più importanti riferimenti internazionali che avevano fatto il Ministro con lei, i Commissari con lei, aveva questa capacità di relazioni di altissimo livello mai sbandierata o utilizzata.
Il terzo è un momento dove mi dice: fumiamoci l'ennesima sigaretta. Io non fumavo, l'accompagnavo nell'ufficio e veniva fuori un confronto tra chi viene dal cattolicesimo democratico e chi viene dall'esperienza radicale, che poco ha a che vedere sul piano, diciamo, del comune riferimento valoriale. E quando si parlava di diritti lei mi diceva sempre: Matteo, il problema non è lo scontro tra laici e cattolici, il problema è che le battaglie per i diritti troppo spesso riguardano chi di quei diritti deve beneficiare. E credo che sia questo approccio che l'ha resa così, anche nell'interlocuzione con il Santo Padre e le parole che ha riservato a lei Papa Francesco in quella bellissima intervista al .
Ecco, queste sono le ragioni per cui tanti giovani, anche in questi momenti, hanno ricordato Emma, perché sanno che i diritti di cui godono oggi vivono delle battaglie di un passato, di qualcuno che le ha interpretate, di qualcuno che non si è accontentato di vivere un tempo, ma di cambiarlo. E allora rivolgo ai suoi familiari, alla sua comunità politica, a Benedetto, a Riccardo, ai tanti che hanno lavorato con lei, ai tanti italiani che si sono sentiti parte con lei in questi giorni, le nostre condoglianze, e a lei, davvero con il cuore di chi ha camminato un po' insieme a lei, un grazie grande come il suo impegno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, signor Presidente. Vorrei ricordare Emma Bonino non facendo l'elenco delle sue battaglie che tutti conosciamo e neanche trasformandola in un santino. Credo che sarebbe stata la prima a non apprezzarlo. Peraltro, questo 2026 contiene quattro ricorrenze che hanno un significato particolare per noi, per la storia radicale: 50 anni fa, nel 1976, Adelaide Aglietta diventa la prima donna segretario di un partito e i radicali entrano per la prima volta in Parlamento: Emma Bonino era una dei quattro parlamentari - come lei ha ricordato - che sono entrati in Parlamento; 10 anni fa moriva Marco Pannella e, pochi giorni fa, ci ha lasciato Emma Bonino che, insieme ad Adele Faccio, Franco Roccella, Sergio Stanzani, Mauro Mellini, Leonardo Sciascia, Roberto Cicciomessere, Massimo Bordin e tanti altri, scomparsi nel corso degli anni, ha garantito a questo Paese i migliori successi nel campo delle libertà e dei diritti civili.
Emma e i radicali ci hanno insegnato che la politica non consiste nello spiegare alle persone come stanno le cose, ma nel dimostrare che le cose possono essere cambiate e che, qualche volta, per cambiarle bisogna cominciare violando una legge ingiusta, assumendosene personalmente la responsabilità, prima ancora di avere una maggioranza che ti dia ragione. È successo con la disobbedienza civile, come nel caso dell'aborto. Il punto però non è soltanto quello che si è conquistato, è il metodo: non aspettare che la società sia pronta, non aspettare che i partiti siano d'accordo, non aspettare che convenga.
E c'è un altro fatto che vorrei ricordare: Emma non aveva bisogno di essere sempre dalla parte della maggioranza, nemmeno di quella che si autoproclamava progressista, perché essere radicali significa anche non concedere a nessuno il monopolio della libertà e non considerare mai una battaglia giusta soltanto perché la combattono i propri amici. Oggi rischiamo di ridurre la politica ad un esercizio di appartenenza, al dire le cose che il nostro campo si aspetta, all'indignarci per le ragioni giuste e al tacere sulle contraddizioni dei nostri. Emma ci ricorda che la libertà viene prima della fedeltà a uno schieramento e che i diritti non sono una concessione di chi governa, ma qualcosa che ciascuno di noi deve poter esercitare anche contro il potere. Per questo non vorrei che il suo ricordo ci lasciasse un'inquietudine, un'obbligazione, persino un rimprovero.
Ecco, forse il modo più autentico per ricordarla è questo: non dirle grazie per le battaglie che ha combattuto, ma avere il coraggio e la forza di continuare a fare quelle che ancora restano da combattere. Ovviamente il mio abbraccio è ai familiari, agli amici e a Benedetto e Riccardo che con lei hanno vissuto la parte recente e più importante della loro vita .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente, anche per il suo intervento di commemorazione e grazie a tutti i colleghi da parte di +Europa. A un mese dalla scomparsa di Emma Bonino, vorrei ricordarla brevemente attraverso alcune immagini.
La prima è quella di una giovane Emma Bonino che entra in quest'Aula esattamente 50 anni fa, eletta a 28 anni, e che il 24 novembre del 1976 interviene in quest'Aula sui Patti Lateranensi, per la prima volta, in nome della laicità dello Stato e della libertà di coscienza.
La seconda è quella di Emma Bonino sul terrazzo di casa sua, dove ci siamo visti tante volte, insieme a Papa Francesco, il 5 novembre del 2024: due persone con idee e percorsi diversi, ma capaci di incontrarsi, riconoscersi e dialogare intensamente senza rinunciare alle proprie convinzioni.
La terza è quella di Emma, insieme a Marco Pannella e alle compagne e ai compagni radicali, impegnata per il disarmo, ma anche favorevole all'intervento militare nella ex Jugoslavia per fermare lo sterminio, le persecuzioni e salvare vite umane.
La quarta è Emma che si batte per superare i limiti delle istituzioni, proprio per un amore profondissimo verso le istituzioni, lo Stato di diritto e il diritto internazionale, fino a contribuire, nel 1998, da Commissario europeo agli aiuti umanitari, alla nascita della Corte penale internazionale. Fa effetto ricordarlo oggi, mentre la Corte è sottoposta a forti pressioni e attacchi anche da parte dell'Amministrazione Trump. Lei, che aveva guidato la delegazione della Commissione europea alla Conferenza diplomatica di Roma dei ministri plenipotenziari per l'istituzione della Corte, oggi chiederebbe a gran voce che le istituzioni europee difendano in tutti i modi quella preziosissima istituzione.
La quinta è Emma che, il 23 novembre 2017, insieme a noi, presenta la lista +Europa, scommettendo sull'Europa proprio quando il progetto europeo era contestato da destra e da sinistra. Emma non ha mai lottato per alzare i confini nemmeno nella sua battaglia politica più ambiziosa, quella per gli Stati uniti d'Europa, perché aveva capito che la libertà, la pace e la democrazia non si difendono soltanto dentro i singoli Stati nazionali, sarebbe impossibile. Servono istituzioni europee democratiche, capaci di decidere, proteggere i diritti e dare ai cittadini il potere di scegliere il proprio futuro.
A uno sguardo superficiale, tutte queste immagini che ho brevemente tratteggiato, tutte queste scelte potrebbero sembrare contraddittorie, ma non lo erano, non lo sono. La coerenza di Emma non consisteva nel dare sempre la stessa risposta, ma nel perseguire sempre lo stesso fine: la dignità, la libertà e l'autodeterminazione delle persone. Non era prigioniera degli schemi ideologici, non confondeva la laicità con l'ostilità verso la fede, la pace con l'indifferenza davanti alle vittime, il dialogo con la rinuncia alle proprie idee. Sapeva che la politica deve guardare la realtà, assumersi responsabilità e trovare soluzioni, anche scomode, senza perdere di vista le persone. È questo il suo insegnamento, particolarmente prezioso oggi, in un tempo in cui il confronto rischia troppo spesso di trasformarsi in contrapposizione e il dissenso in delegittimazione.
Ricordarla significa raccogliere le sue lotte, continuare a difendere i diritti, avere il coraggio di costruire quell'Europa unita, libera e democratica, a cui ha dedicato una vita. Gli Stati Uniti d'Europa sono la battaglia che Emma ci lascia in eredità e una promessa che abbiamo il dovere di mantenere
PRESIDENTE. È così conclusa la commemorazione di Emma Bonino.
PRESIDENTE. Prima di sospendere i lavori dell'Aula, mi pare che l'onorevole Fornaro volesse fare un richiamo al Regolamento.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ho due osservazioni sull'articolo 8 e seguenti.
La prima: credo che questa esperienza di oggi debba portare a una riflessione sul fatto di tenere le commemorazioni alla ripresa della seduta pomeridiana e non alla chiusura della seduta antimeridiana, perché questo coincide anche con i lavori delle Commissioni e, quindi, c'è una situazione che porta molti colleghi, al di là della loro volontà, a non essere presenti. Io lo pongo come momento di riflessione per l'Ufficio di Presidenza, per la Conferenza dei capigruppo.
La seconda. Lo dico senza alcuno spirito polemico e lo direi anche se il Governo appartenesse alla mia parte politica: credo che, durante una commemorazione dedicata a un Ministro, sarebbe giusta la presenza di un rappresentante del Governo . Quindi, davvero senza polemica, vorrei segnalare al Ministro per i Rapporti con il Parlamento che, in occasioni come queste, sarebbe doverosa una presenza del Governo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fornaro. Per entrambe le sue riflessioni, che peraltro sono personalmente condivisibili, riferirò ovviamente al Presidente.
C'è un altro richiamo al Regolamento. Quindi, prima la deputata Matone, poi la deputata Alifano.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Grazie, Presidente. Sottoscrivo le sagge osservazioni del collega, perché momenti come questi, di ricordo di personalità che hanno illustrato l'Italia - non mi riferisco soltanto a Emma Bonino - non possono diventare qualcosa da cui obiettivamente tutti fuggono, perché hanno altro da fare. Abbiamo tanto da imparare da queste persone, per cui mi associo alla richiesta fatta da chi mi ha preceduto .
PRESIDENTE. Grazie, deputata Matone. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Vedo che c'è convergenza amplissima su quello che ha posto in rilievo il collega Fornaro, effettivamente perché le commemorazioni possano avere un significato e un valore ed è giusto che ci sia la presenza dei deputati, dei membri di questa Camera, non solo dinanzi a personalità illustri, ma comunque in genere è necessario che ci sia una partecipazione emotiva. Ora, in molte Commissioni si votava. Anche nella Commissione finanze, della quale faccio parte, erano in corso delle votazioni alle quali purtroppo non ho potuto partecipare, essendo qui presente per svolgere la commemorazione di Emma Bonino. Quindi, effettivamente, bisogna stabilire diversamente il calendario. E che ci sia poi la presenza del Governo, massimamente quando la commemorazione riguarda personalità di questo spessore e, comunque, persone che hanno svolto compiti di governo. Credo sia assolutamente opportuno, forse anche l'etichetta lo richiederebbe .
PRESIDENTE. Grazie, deputata Alifano. Ribadisco che riporterò quanto emerso al Presidente Fontana.
Sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta odierna, la XIII Commissione (Agricoltura), ha proceduto all'elezione del deputato Francesco Bruzzone a presidente, in sostituzione del deputato Mirco Carloni, dimissionario.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'assegnazione di una proposta di legge a Commissione in sede legislativa.
Propongo alla Camera l'assegnazione in sede legislativa della seguente proposta di legge, della quale la VIII Commissione (Ambiente) ha chiesto il trasferimento in sede legislativa, ai sensi dell'articolo 92, comma 6, del Regolamento:
Padovani ed altri: “Modifica all'articolo 7 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, in materia di destinazione di veicoli fuori uso alle scuole di indirizzo tecnico e agli istituti tecnici superiori per l'utilizzazione a fini didattici” (1786) .
Se non vi sono obiezioni, così rimane stabilito.
Per consentire alla stessa Commissione di procedere all'abbinamento richiesto dall'articolo 77 del Regolamento è quindi trasferita in sede legislativa anche la proposta di legge L'Abbate: “Modifica all'articolo 7 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, in materia di utilizzazione didattica dei veicoli fuori uso e dei loro componenti presso le scuole di indirizzo tecnico e gli istituti tecnici superiori per promuovere l'educazione alla sensibilità ambientale, all'economia circolare e alla transizione ecologica” (2209).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Richetti ed altri n. 1-00582, Della Vedova ed altri n. 1-00585 e De Luca, Scerra, Grimaldi ed altri n. 1-00602 in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea .
Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Antonio Giordano. Ne ha facoltà.
ANTONIO GIORDANO(FDI). Grazie, signor Presidente. Colleghi e membri del Governo, oggi è ulteriormente calendarizzata la mozione dell'onorevole Richetti ed altri n. 1-00582 sulla questione del diritto di veto europeo. Voglio sinceramente ringraziarlo, perché la sua proposta - penso che volesse essere anche una provocazione - è stata in realtà molto utile, in quanto poi ha dato l'opportunità anche, a brevissimo, al collega Della Vedova di riprendere l'argomento.
Oggi, quello che siamo chiamati a discutere in realtà non è un aspetto tecnico, non è propriamente e solamente il tema di come funziona il meccanismo del diritto di veto in Europa, ma è un problema connesso al modello di Europa che noi vogliamo. Infatti, in quest'Aula c'è chi vorrebbe gli Stati Uniti d'Europa…
PRESIDENTE. Collega, dovrebbe prima farmi una proposta sull'ordine dei lavori e, poi, eventualmente motivarla, nel senso che il suo è un intervento sull'ordine dei lavori. Se ci sta arrivando, ci arrivi - diciamo - in tempi…
ANTONIO GIORDANO(FDI). Sì, ci sto arrivando sicuramente, ci sto arrivando sicuramente. Comunque, voglio essere chiaro fin dall'inizio: la proposta è di rinviare la discussione della mozione sul diritto di veto.
Come dicevo, in questo Parlamento ci sono volontà di avere degli Stati Uniti d'Europa, c'è chi vuole una maggiore centralizzazione dei poteri dei singoli Stati in Europa e c'è chi, come noi di Fratelli d'Italia, pensa piuttosto a un'Europa delle Nazioni, un'Europa confederale, forte e unita, dove l'azione comune, però, si limiti a degli argomenti che siano necessari e che ci permettano di essere vincenti, quali quelli sulla difesa dei confini esterni, quelli della politica estera e della sicurezza, senza quindi rinunciare alla nostra capacità di essere degli Stati sovrani e vicini ai cittadini. Sono delle visioni diverse, tutte legittime, che meritano un confronto di alto profilo e all'altezza della loro portata storica. È proprio per rispetto verso la profondità di questo confronto che riteniamo che il seguito dell'esame debba essere rinviato.
D'altra parte, la mozione Richetti ed altri n. 1-00582 è stata presentata il 10 giugno e, da allora, abbiamo avuto altri rinvii, ma questo ha permesso la presentazione della mozione Della Vedova ed altri n. 1-00585 e, da ultimo, la mozione molto più articolata - se devo essere onesto - De Luca, Scerra, Grimaldi ed altri n. 1-00602. Il collega Fornaro - perché so che ci saranno discussioni sul fatto che queste sono poi delle azioni della maggioranza per impedire il dibattito - ha sostenuto che un ulteriore rinvio sarebbe stata una scorrettezza nei confronti delle opposizioni e che, se la maggioranza non condivide alcuni testi, dovrebbe semplicemente respingerli. Io penso che questa sia una visione del Parlamento che potrebbe meritare un po' più di attenzione, nel senso che un rinvio non è un modo per sottrarsi al voto: è lo strumento democratico che consente di arrivare a quel voto, dopo aver approfondito analiticamente tutti i testi depositati, compresi quelli presentati successivamente all'avvio dell'esame. Quindi, abbiamo ampliato la base documentale della discussione e questa è la prova provata che il tempo dedicato all'approfondimento non è mai stato tempo sottratto al Parlamento, ma è tempo che arricchisce e nobilita il nostro lavoro.
Il voto che esprimeremo non dovrà mai essere una semplice bandierina ideologica per contrapporre maggioranza e opposizione, perché sarebbe un segnale politico negativo nei confronti dei nostri concittadini, mentre invece noi abbiamo bisogno di un segnale forte che vada al Parlamento europeo e che vada a Bruxelles. Su questa mozione la maggioranza deve avere la possibilità di compiere tutti gli approfondimenti necessari per esprimere una posizione chiara, solida, consapevole e responsabile e che, eventualmente e possibilmente, tenga conto anche dei suggerimenti delle mozioni dell'opposizione .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del liceo artistico “San Leucio” di Caserta, che partecipano oggi alla Giornata di formazione a Palazzo Montecitorio . Benvenuti.
Immagino che il rinvio fosse ad altro calendario, collega Giordano. Quindi, di conseguenza, sulla proposta di rinvio del seguito dell'esame - adesso vi do la parola - delle mozioni Richetti ed altri n. 1-00582, Della Vedova ed altri n. 1-00585 e De Luca, Scerra, Grimaldi ed altri n. 1-00602 in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea ad altro calendario, darò la parola a un deputato contro e a uno a favore, a norma dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento, tenendo conto che l'articolo 45 ci permette eventualmente di far parlare un deputato per gruppo.
Ha chiesto di parlare il deputato Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io sono felice che questa cosa diverta alcuni colleghi, ma io le chiedo di intervenire, Presidente, perché la conosco troppo bene per non sapere che anche lei sta vedendo quello che vedo io. Non è solo una presa in giro personale: un collega che mi ringrazia, perché un atto a mia prima firma ha suscitato interesse e dibattito, è convinto che fosse una provocazione e ne chiede per la sesta volta il rinvio. Se pensate che sia un problema di Azione, di Richetti, del superamento del diritto di veto che è oggetto di questa mozione, proseguite pure. Se pensate che ci sia un problema nel funzionamento democratico di questo Parlamento, io le chiedo di fermare questa discussione, perché questo Regolamento, in ogni suo articolo, chiede a chi agisce in quest'Aula di motivare e spiegare.
La volta scorsa, il collega Giglio Vigna ha detto che, secondo lui, la von der Leyen non aveva parlato abbastanza di questo argomento e, quindi, non era il caso di discuterne. Adesso il collega, prendendomi palesemente per i fondelli, mi dice che, poiché il tempo passa - e il tempo passa perché non me la fanno discutere -, bisogna fare approfondimenti e ringrazia molto i colleghi che nel mentre hanno sviluppato proprie posizioni e ci spiega anche che, sull'Europa, la maggioranza ha posizioni articolate: allora discutiamone! Quando ce lo dite? Perché passate il tempo a prendere in giro questi del Campo largo, che sono divisi su tutto, e loro non possono discutere di Europa.
Abbiamo commemorato mezz'ora fa Emma Bonino, ricordando le battaglie in difesa del diritto parlamentare, soprattutto delle opposizioni, e ne facciamo carta straccia. Io glielo chiedo, Presidente, per far rispettare questo Regolamento, che dice che i gruppi di opposizione hanno il diritto di vedersi discutere le proposte. È per la sesta volta: 30 giugno, settimana dal 20 al 24 luglio, settimana dal 27 al 31, voto su proposta di rinvio il 4 agosto, voto su proposta di rinvio il 16 settembre e arriviamo ad oggi. Presidente, c'è una estraneità alla democrazia in questa maggioranza e io sono uno che pesa le parole: non mi avete mai sentito gridare ai fascisti, alla deriva autoritaria. Ma c'è un problema: state utilizzando una cosa che non è in vostra disponibilità. Questo Parlamento, ciò che accade, quello che si discute non è in vostra disponibilità . Bisogna che qualcuno glielo dica, perché, quando una persona non è capace di generare autocontrollo, qualcuno lo deve prendere.
Gli amici e compagni di Forza Italia non sono in grado, sono lì che misurano la gonna, che hanno le mani nei capelli, perché è evidente che il superamento del diritto di veto è un problema aperto in Forza Italia. Il loro segretario ha detto, per otto interviste, che è d'accordo e non può votare contro una risoluzione che lo chiede. Ma che dobbiamo fare? Perché, se non possiamo discutere ogni volta che Tajani va in crisi, qui chiudiamo baracca. Perché sullo va in crisi, sul MES va in crisi, sul diritto di veto va in crisi. Ma che facciamo?
E stanno scaricando sulle opposizioni questa divisione. La Presidenza li prende e gli dice: non possiamo votare una cosa che non siete in grado di motivare. Ma la motivazione qual è? Quella di Giglio Vigna? Questa di oggi? Dovevano fare judo? Tutte le sere che procedono a questa discussione ci dicono: ci siamo, c'è il testo, Matteo, tranquillo, domani si discute. Poi, la mattina, il testo non c'è più. Ma questo mette su una posizione di disparità nel funzionamento democratico di questo Parlamento.
E allora, Presidente, bisogna intervenire; non lo fa il Governo, non lo fa la maggioranza, l'opposizione può gridare: fateci almeno parlare, visto che non ci fate nemmeno più votare; e va tutto in cavalleria. Io credo che non si possa mettere in votazione e che questa mozione debba essere affrontata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Intervengo, intanto, per esprimere davvero solidarietà nei confronti del collega Richetti e dei colleghi del gruppo di Azione e, per il suo tramite, ringrazio anche il collega Giordano per la pacatezza delle sue motivazioni, che mi consente, però, di ritornare: io non ho auspicato - ci tengo molto - che tutto si riduca a un voto contrario della maggioranza. Ho detto un'altra cosa, che ripeto in questa sede e che è un po' anche il ragionamento che ha fatto poc'anzi il collega Richetti: il Regolamento prevede alcuni strumenti di tutela delle opposizioni, uno di questi strumenti è il fatto che il calendario e la programmazione devono essere costruiti non soltanto sulle esigenze del Governo, non soltanto sulle esigenze della maggioranza, ma anche sulle legittime esigenze delle opposizioni, a maggior ragione per gruppi più piccoli - non me ne vorrà il collega Richetti -, che hanno ancora meno possibilità di proporre in calendario le loro istanze; e vedersela rinviare sei volte è totalmente inaccettabile.
Lo dico anche qua, per il suo tramite, al collega Giordano: quella che voi state esercitando è una forma di dittatura della maggioranza. Con i numeri espressi nel 2022 e con i seggi che oggi voi rappresentate state applicando una dittatura della maggioranza, perché impedite alle opposizioni - e, nello specifico, ai colleghi di Azione - di portare avanti fino in fondo un'istanza legittima.
Quando io ho auspicato che si votasse, anche “no”, è perché questo significa assunzione di responsabilità. Non si può continuare a rimandare, non si può sia da un punto di vista politico, ma non lo si può fare da un punto di vista regolamentare.
Per cui, signora Presidente, io sono a richiedere formalmente di segnalare al Presidente Fontana il nostro profondo disagio e una richiesta di convocazione, nei tempi più brevi possibili, di una Conferenza dei presidenti di gruppo avente all'ordine del giorno questo punto e null'altro, non che lo vediamo in coda a un programma o ad altro. Qui c'è una questione: non possiamo andare avanti così, altrimenti anche le nostre parole rischiano di essere vuote e ripetitive, da una parte e dall'altra, e questo non è un buon servizio alle istituzioni. Il Regolamento ha una serie di tutele e credo che le opposizioni abbiano tutto il diritto di richiedere che queste tutele possano essere esercitate.
Continuare a rinviare senza tempo, senza dare un'indicazione di una prossima data, nei modi e nelle forme che ha prima descritto il collega Richetti, francamente è assolutamente contrario allo spirito della norma regolamentare. Quindi, noi chiediamo una Conferenza dei capigruppo, perché si prenda finalmente e fino in fondo una posizione netta, chiara e inequivocabile, affinché situazioni come questa non abbiano più a verificarsi .
PRESIDENTE. Grazie, collega. Naturalmente, riferiremo immediatamente al Presidente di questa sua richiesta.
Ha chiesto di parlare la collega Madia. Ne ha facoltà.
MARIA ANNA MADIA(IV-CR). Grazie, Presidente. Quando ieri, alle ore 17,10, il presidente della Commissione politiche europee, il collega Giglio Vigna, ha voluto condividere con la Commissione un documento tecnico in vista della discussione di oggi, il mio commento è stato: la buona notizia è che ci sarà una discussione.
In effetti, sono cinque volte, e questa è la sesta, che la discussione - non l'approvazione - delle mozioni dell'opposizione, presentate prima dell'estate, viene rinviata, sempre per problemi della maggioranza.
Ora, se oggi avessimo discusso, sarebbe stato già un po' strano e non una bella pagina di democrazia dover essere contenti semplicemente del fatto che se ne sarebbe discusso. Ma avevo ragione io, presidente Giglio Vigna, e ancora una volta voi rinviate. E io adesso ho capito perché la maggioranza e il Governo sono così affezionati al diritto di veto: perché il veto è il rifugio che usa la maggioranza quando non è in grado di affrontare nel merito degli argomenti, e quello che stanno esercitando maggioranza e Governo rispetto a questo tema è un vero e proprio veto .
Allora io, Presidente, oltre a fare mie le richieste del collega Fornaro, penso che sia urgente per l'Italia che si ritrovi una maggioranza vera, un Governo capace di far sì che l'Italia assuma delle scelte, che abbia delle iniziative strategiche. Da quando avete perso il referendum costituzionale, si è parlato per sei mesi di legge elettorale e, comunque, siete ancora chiusi - e ancora il rinvio di oggi lo dimostra - nel vostro orticello interno, tra gli slogan di una campagna elettorale iniziata e le dinamiche di potere della maggioranza e del Governo. Ma fuori da qui tutto cambia velocemente e l'Europa ha bisogno degli strumenti - e la precondizione è il superamento del diritto di veto - per affrontare temi come l'intelligenza artificiale, l'energia, la politica estera e di difesa.
Tra l'altro, non discutere di questi temi è in chiara contraddizione con quello che ci ha detto oggi il Ministro Giorgetti. Giorgetti dice: nulla dipende da noi, tutto dipende dall'Europa. Ma una discussione sull'Europa non si fa e Governi come il vostro bloccano una riforma europea che consenta all'Europa di dare risposte certe e veloci per tutti questi argomenti. Io penso che questo tema verrà affrontato nella prossima legislatura - ahimè - e credo però che sia quanto mai urgente, davvero, che questa legislatura finisca .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Mi unisco alle considerazioni fatte dai colleghi. Vedete - mi rivolgo ai membri della maggioranza -, non è che ci voglia la scienza di Cavour per arrivare a un punto. La questione del diritto di veto, cioè del voto all'unanimità - mi rivolgo al collega Giordano, che ben lo sa - è uno dei temi più affrontati e più discussi, ne abbiamo più volte discusso anche in quest'Aula, ne abbiamo discusso direttamente con la Presidente del Consiglio e ne discuteremo domani probabilmente, durante la sua relazione.
Quindi, a questo punto decidete, ma fatelo nel rispetto del Regolamento e con un minimo senso di lealtà nei confronti delle opposizioni. Tanto, lo sapete, è “1, 2 o X”. Meloni e Fratelli d'Italia sono a favore del diritto di veto in Europa, così almeno ci si può lamentare che l'Europa non fa abbastanza e in vista della campagna elettorale è bene così. La Lega non so che cosa vuole fare.
Forza Italia, per bocca del suo presidente Tajani, Ministro degli Affari esteri, tutte le volte che è interrogato dice: noi siamo per la fine del diritto di veto. Però poi state in un Governo che, invece, vuole il diritto di veto. Ma allora, davvero, io concordo con il collega Fornaro: se la vostra posizione è di mantenere il diritto di veto è molto più dignitoso che veniate qua, bocciate le risoluzioni, quella del collega Richetti, la mia e le altre che sono state presentate; è molto più dignitoso politicamente e molto più rispettoso nei confronti del Parlamento, delle prerogative del Parlamento e delle prerogative della minoranza, perché questo rinvio alle calende greche - io capisco la prima volta - è assolutamente intollerabile.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Grimaldi. Ne ha facoltà. Colleghi, lasciamo liberi i banchi vicino al collega Grimaldi.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Si dirà che l'Unione europea è forte solo quando è unita. Questo vale per i Paesi, gli Stati, vale per le confederazioni, vale per le federazioni e vale anche ovviamente per il nostro antico continente. Ma questo non può diventare uno strumento di ricatto, né uno strumento di debolezza, perché questa richiesta di unità, se poi diventa unanimità, vuol dire che un qualsiasi Stato, con il suo diritto di veto, può condizionare, come è successo anche in questi anni, la politica dell'Unione.
Ma, per uscire da quello di cui stiamo discutendo e discutiamo, vi faccio un esempio: è un tema che non si discute, perché ormai diamo per scontato che esista il diritto di veto e che sia immutabile, ed è proprio quello fiscale. Ma pensateci bene. No, lo dico ai sovranisti delle… non fatemi dire di più. Pensate un po' alla globalizzazione di oggi, i ricatti che Trump fa con i dazi sulle sue . Ma pensate a tutte le multinazionali: con il cosiddetto possono andare in un Paese e decidere con quel Paese come pagare meno tasse sui profitti nel loro .
Pensate al caso irlandese. Adesso mica sarà colpa degli irlandesi in quanto tali, però loro si sono inventati mica un giochetto da ridere: sposti lì l', un po' di dipendenti l' ce li ha, ci metti la ricerca, la difesa del , e quindi allora conviene, oggettivamente conviene. Qua in Italia, da cialtroni, abbiamo abbassato le tasse per i multimilionari che giocano a calcio, lì si sono inventati, con un tutto a loro vantaggio, l'attrazione di multinazionali. Ma a tutti noi conviene sì o no? Ma a voi, sovranisti con il portafoglio degli altri, non converrebbe dire ad Apple ?
È questo che mi fa impazzire, impazzire. Impazzire perché parlate e blaterate di difesa comune, di politica estera comune, quando non ne siete nemmeno convinti. E poi, invece, non ragionate sul potere di ricatto che anche un Paese può fare sugli altri, soprattutto quando si avvantaggia di tutto questo, soprattutto quando custodisce le isole del tesoro. Ma mica bisogna andare nei paradisi fiscali per capire che in Europa esiste, esiste questo salariale, economico e di tasse.
Pensate all'Electrolux, pensateci. Ma perché quel comparto se ne va via, se non per motivi fiscali, di fiscale, di salariale. Allora pensateci, ragionateci. Ma ancora di più, rientrando poi nel merito di questa vicenda, avete dei problemi? Tanti. Basti dire che oggi non volevate mettere nello scostamento l'unico motivo per cui lo fate, cioè mettere più soldi sull'indebitamento e sugli armamenti. Non volevate dirlo, perché siete divisi. E poi ce l'avete con questo Campo, questo Campo che anche oggi si è mostrato unito, con un programma alternativo al vostro.
Avete problemi? Non volete discutere? E allora lasciate almeno discutere noi. Come sapete, questa è una mozione che vede anche atteggiamenti e pensieri diversi. Ma che paura avete delle idee? Che paura avete della democrazia? Che paura avete di questo Parlamento ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Sasso. Anche lei contro? Parla contro? Prego.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per unirmi al parere assolutamente contrario a questa inversione dei punti all'ordine del giorno, perché anche la componente di Futuro Nazionale avrebbe gradito poter affrontare, così come da ordine del giorno, il punto 3 legato alla mozione in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea.
Presidente, colgo l'occasione per denunciare all'Aula, con la richiesta, cortesemente, di informare il Presidente Fontana, che oggi è avvenuto qualcosa di molto sgradevole per la nostra componente, perché il presidente del gruppo Misto ha deliberatamente preso la decisione di acconsentire a questa inversione dell'ordine del giorno senza comunicarlo alla componente di Futuro Nazionale. Allora, questo è un problema di democrazia parlamentare ed è un problema politico, perché, se il presidente del gruppo Misto, all'interno del quale c'è la componente di Futuro Nazionale, intende fare un favore a chi si vergogna di portare la proposta di legge sull'antisemitismo in Aula - perché è evidente che ci sono delle grandissime difficoltà politiche tanto nel centrosinistra quanto nel centrodestra moderato -, Futuro Nazionale non ci sta.
Perché io, oggi, ero venuto qui, in Aula, per dire chiaro e tondo che, come nel 2021 noi di destra vera dicemmo “no” alla “psicopolizia” e allo “psicoreato” previsti dal DDL Zan, oggi Futuro Nazionale avrebbe detto di no alla “psicopolizia” e al reato di opinione introdotto dalla proposta di legge sull'antisemitismo .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Naturalmente, noi, da Regolamento parliamo con i capigruppo e poi le dinamiche interne ai gruppi sono altra cosa. Comunque ne prendo atto. Qualcuno chiede di parlare a favore? No.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la proposta di rinvio del seguito dell'esame delle mozioni Richetti ed altri n. 1-00582, Della Vedova ed altri n. 1-00585 e De Luca, Scerra, Grimaldi ed altri n. 1-00602 in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea ad altro calendario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 40 voti di differenza.
Il seguito dell'esame di tali mozioni è pertanto rinviato ad altro calendario.
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare al seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 2830: “Disposizioni per il contrasto all'antisemitismo e per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo” e delle abbinate proposte di legge nn. 2376-2383.
Tuttavia, secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame di tale proposta di legge si intende rinviato ad altro calendario.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2789-A: “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari” e delle abbinate proposte di legge nn. 114-159-307-344-443-998-1426-1461-1507-1682-1690-2007.
Ricordo che nella seduta del 2 ottobre si è svolta la discussione generale e la rappresentante del Governo è intervenuta in sede di replica, mentre il relatore vi ha rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissione I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, il parere della V Commissione (Bilancio) reca una condizione volta a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che è in distribuzione e che sarà posta in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85- del Regolamento, i gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Ha chiesto di intervenire sul complesso degli emendamenti e degli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo sul complesso degli emendamenti per una legge che tratta un tema importante, che oggi arriva in Aula. Vorrei dire con chiarezza che noi non siamo contrari ad avere una legge nazionale, anzi crediamo che sia giusto che il nostro Paese si doti di una legge nazionale sui ma crediamo che questo sia un punto di arrivo sbagliato, che non rappresenta la complessità di una realtà che oggi i vivono nel nostro Paese e lo dico anche con…
PRESIDENTE. Scusi, collega Malavasi. Lo faccio subito, perché altrimenti credo che diventi impossibile per lei parlare. Colleghe e colleghi, la collega Malavasi sta svolgendo il suo intervento in un'Aula veramente troppo rumorosa. Vi prego di fare silenzio. Prego, collega Malavasi.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Dicevo, Presidente, che voglio dire con chiarezza che come Partito Democratico condividiamo la necessità che il nostro Paese si doti di una legge nazionale sui familiari, una legge che tratta un tema di grande attualità, che coinvolge circa 12 milioni di persone nel nostro Paese, che rappresentano una parte importante del nostro Si tratta di figli, di sorelle, di genitori, di fratelli, di vicini di casa, di amici che già oggi aiutano, in una relazione parentale, amicale e affettiva, altre persone, che si prendono cura di loro affrontando situazioni di grande solitudine e di grande fragilità, facendo un ruolo supplente rispetto a quello che oggi lo Stato non riesce a garantire. Siamo dentro a una grande trasformazione demografica, che richiede anche il ripensamento dei nostri modelli socio-assistenziali, l'individuazione di nuove figure, ma anche di nuove reti. Noi crediamo che senza reti sociali importanti sarà molto difficile affrontare questo cambiamento demografico.
Per questo motivo crediamo che sia giusto che il nostro Paese si doti di una legge nazionale ma, come dicevo, crediamo che questo non sia il punto di arrivo auspicato da tanti milioni di persone che già oggi svolgono questo ruolo. Parliamo soprattutto di donne, di donne in età lavorativa che rinunciano alla propria attività professionale per dover assumere, con tantissima solitudine, un carico assistenziale, un carico di cura, una relazione umana nel supportare quella quotidianità che è necessaria per garantire una vita dignitosa. Io penso che l'obiettivo di questa legge avrebbe dovuto essere garantire la migliore qualità possibile della cura e dell'assistenza per i nostri anziani, per le persone non autosufficienti, per le persone con disabilità o con fragilità, anche temporanea o con disabilità temporanea, e garantire la miglior cura, la miglior tutela possibile anche per i familiari.
Lo vorrei ripetere: parliamo di 12 milioni di persone e, di questi, 4,4 milioni sono conviventi. Un quinto dei ha più di 65 anni, vivono in situazioni di solitudine, non hanno reti familiari al loro interno che li possano supportare, spesso rinunciano al lavoro non avendo nessun'altra possibilità alternativa. Le donne disoccupate in quella fascia di età sono più del 4 per cento rispetto alle loro coetanee e un terzo di loro non è in buona salute. Ha condizioni cagionevoli, con il 70 per cento di che sviluppano episodi di severi, con fattori di ansia, di stress, di isolamento sociale a causa proprio dei carichi assistenziali molto elevati che condizionano, ovviamente, anche la propria condizione di salute.
Con una realtà così complessa, noi pensiamo che avremmo dovuto lavorare insieme per addivenire a una legge diversa, che garantisse una risposta integrata, lungimirante, più coraggiosa di quella che oggi ci troviamo a discutere, con obiettivi ovviamente chiari. Io penso che i nostri obiettivi avrebbero dovuto essere garantire una sostenibilità del sistema, garantire la dignità delle persone, una progettazione di reti sociali per garantire coesione sociale e soprattutto un principio di dignità e di riconoscimento del ruolo sociale che i già oggi svolgono nel nostro Paese, supplendo a una incapacità dello Stato di rispondere già oggi. Invece, ci troviamo ad affrontare un disegno di legge, proposto dalla Ministra Locatelli, che, nel creare queste quattro categorie in base al numero delle ore di assistenza, che è un parametro - io penso - limitante e che non dà quella dignità che i oggi meritano, crediamo possa creare contrapposizione sociale, possa portare a discriminazioni, tra l'altro a una contrapposizione tra fasce sociali già molto deboli, già sole della nostra popolazione.
È una legge che discrimina, che divide, che contrappone, perché crea categorie di unicamente in base al numero delle ore giornaliere, andando a riconoscere, tra l'altro, il ruolo dei solamente per coloro che hanno vincoli di convivenza, quindi che convivono nella stessa residenza con la persona assistita, con vincoli legati al nucleo familiare e, quindi, senza riconoscere quella rete amicale che già oggi rappresenta comunque una parte importante di un patrimonio umano e sociale che abbiamo nel nostro Paese, con un contributo economico che viene erogato solamente a coloro che rinunciano al lavoro, mentre crediamo che il nostro Paese dovrebbe andare esattamente nella direzione contraria, quindi supporti, sollievi, sostegni, supporti psicologici, diritto all'informazione, alla formazione, al riaccompagnamento al lavoro, ma anche alla conciliazione dei tempi di cura e dei tempi di lavoro, con un aiuto alle donne a continuare a lavorare e non un contributo per tenere le donne a casa.
Noi crediamo che questa sia una scelta culturalmente sbagliata, un passo indietro, che io penso che il nostro Paese non meriti. Lo dico perché riconoscere un contributo economico solamente ai familiari conviventi che svolgono almeno 91 ore settimanali di cura significa vincolare queste persone a rimanere nel nucleo familiare 13 ore al giorno, senza festività, senza nessun diritto, senza Natale. Parliamo di un contributo che è certamente inferiore a un euro all'ora, con un reddito annuo lordo di 3.000 euro - lo ripeto: 3.000 euro lordi al massimo - se vogliono essere riconosciuti dignitosi per avere diritto a un contributo economico che, in base alle stime fatte anche in seguito agli emendamenti approvati in Commissione, può variare dai 40 ai 400 euro al mese. Un , lo potremmo definire, contro la povertà di donne il cui futuro sarà di rimanere sole, di essere donne povere, in condizioni di fragilità sociale e senza nessun riconoscimento vero, cosa che invece sarebbe doverosa per garantire a tutti i , indipendentemente dal numero delle ore, dignità, tutele e diritti che oggi sono non riconosciuti nel nostro Paese.
La cosa che ci dispiace di più - e lo voglio dire con molta nettezza - è che la cura, la visione della cura che esce da questo provvedimento è l'idea di una cura che rimane un fattore familiare, domestico, femminile, un retaggio culturale sbagliato su cui e con cui le donne lottano da sempre per superare quegli stereotipi di genere che hanno pesantemente segnato la storia dei diritti delle donne e anche della loro emancipazione. Quindi, un passo indietro che il nostro Paese certamente non merita e mi dispiace molto che sia un Governo guidato dalla prima donna Premier - che certamente non ha molta simpatia per le altre donne - a continuare ad avere un percorso di legge che continua a non riconoscere quella parità a cui tutte le donne hanno diritto, ma lo abbiamo visto anche con la legge elettorale.
Con questa legge, la divisione asimmetrica del lavoro di cura in questo modo viene legittimata. Invece di superare e garantire parità, legittimiamo una visione asimmetrica del lavoro di cura che vede nelle donne le principali responsabili della cura domestica, con conseguenze importanti sulle proprie scelte di vita, sulle proprie traiettorie professionali, sulla maternità, sui percorsi di genitorialità, sul diritto alla piena cittadinanza democratica e paritaria delle donne.
Certo, il nostro Paese non ha bisogno di questo. Quindi anche in quest'Aula - come abbiamo fatto in Commissione - proveremo a contrastare un'impostazione politico-culturale che non condividiamo, perché pensiamo che oggi la sfida sia un'altra. Oggi, abbiamo il dovere di trasformare la cura da un destino privato delle donne a una responsabilità politica condivisa: riconoscerla, ridurla, redistribuirla, remunerarla e rappresentarla. Solo così il tempo potrà diventare davvero una misura di libertà e non il luogo nascosto in cui, ancora oggi, con questa legge si ripropongono disuguaglianze sociali femminili a discapito della libertà e dell'emancipazione delle donne
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Sicuramente è autentico ed è vero che era fondamentale una proposta di legge sul tema che stiamo affrontando, un tema importantissimo. È importante e non solo quantitativamente; infatti, secondo l'Istat, si sta parlando di una platea di 12 milioni di persone; probabilmente non siamo lontani comunque dai 7,5 milioni di persone. Chi sono queste persone? Sono uomini, donne, figli, fratelli e sorelle di persone con gravi disabilità; devono assistere, presso il loro domicilio, da soli, nell'ambito di un contesto di riferimento assolutamente critico da un punto di vista psicologico, di isolamento, di difficoltà economiche, di difficoltà previdenziali, di difficoltà di sostegno reale a queste figure.
Io penso che i familiari siano un vero e proprio LEA occulto, un vero e proprio livello essenziale di assistenza occulto; autentico. Penso che meritino di essere riconosciuti. Meritano di ricevere riconoscimenti; non solo lo meritano, ma, a livello internazionale, gli dovrebbe essere riconosciuto, perché la Convenzione internazionale dell'ONU per le persone con disabilità tiene presente questo aspetto.
Allora è necessaria una legge che parli ad ampio raggio alle reti formali e informali di aiuto a queste persone, di alleggerimento delle loro tensioni. Si sta parlando di persone che mediamente stanno 24 ore al giorno a contatto con persone con disabilità, lasciate da sole dallo Stato. Lasciate da sole nel loro privato, non come se questa assistenza fosse un dovere dello Stato, non come quest'assistenza fosse responsabilità dello Stato, perché di fatto, con l'invecchiamento della popolazione, la situazione non potrà che essere ancora più critica e queste persone si trovano in una situazione di isolamento.
Rispetto alle 12 proposte di legge che erano state presentate in questa Camera, quello che viene proposto, quello che emerge è che la Ministra Locatelli e il Governo hanno deciso di assumersi un ruolo, scavalcando di fatto il Parlamento. Ha presentato un suo disegno di legge. Già questo, in termini di merito, è qualcosa di inaccettabile, perché c'era l'occasione di poterne parlare. Invece, a Governo ormai scaduto, si arriva, verso la legge di bilancio, a proporre una delega al Governo stesso rispetto ai familiari.
E che delega? Scusate, entriamo nel merito di questa delega: è una scatola vuota, è pura propaganda. Forse perché si avvicinano le elezioni e volete andare tra la gente a dire che avete fatto qualcosa per i . Ma guardiamo che cosa rappresenta questo disegno di legge: è un disegno di legge in cui si burocratizza, in maniera incredibile, la figura del familiare.
Siamo di fronte a un cittadino a cui tocca di combattere contro lo Stato per vedersi riconosciuto l'ingresso all'interno di un portale dell'INPS - che verrà realizzato il prossimo anno, tutto il resto è demandato praticamente al 2028 - attraverso criteri di silenzio assenso, carte bollate, senza alcun tipo di sostegno anche rispetto a questo tipo di percorso. Dovremmo fare i conti con il sistema delle griglie orarie, un sistema che è incredibile, perché viene riconosciuto qualcosa - poi lo vediamo meglio - a chi sta almeno 91 ore la settimana a contatto con la persona con disabilità.
Guardate, il prevalente e convivente, che deve stare 91 ore alla settimana a contatto con la persona con disabilità, che riscuoterà soltanto se guadagna meno di 3.000 euro l'anno e se l'ISEE è meno di 15.000 euro l'anno, riscuoterà al massimo 1 euro l'ora, 400 euro al mese.
Io credo che sia una presa in giro. Sinceramente, si tratta di una presa in giro, perché i calcoli che sono stati fatti, le stime che sono state fatte, riguardano sì e no tra i 20.000 e i 30.000 soggetti in tutto il territorio nazionale. Ma, guardate, questo avverrà - se tutto va bene, con il Governo in scadenza e con una legge delega che toccherà Governi successivi - nel 2028. Nel 2027 viene realizzato solo il portale INPS, quindi è qualcosa di assolutamente incredibile.
E che dire per esempio del tema molto sostenuto anche a livello emendativo da parte nostra, di riconoscere in maniera cogente e vincolante il lavoro agile, lo ai familiari? Niente! Non c'è niente di tutto questo. C'è solo una facoltà, una possibilità per i datori di lavoro di riconoscerlo. E anche su questo è regressivo questo disegno di legge, perché non si riesce a prevedere alcun tipo di vincolo rispetto a questo tema. Non solo: non c'è niente, in termini di previdenza, per i Neanche i contributi figurativi. Non c'è alcun tipo di adeguamento previdenziale. Chi fa il familiare, oltre a rinunciare al lavoro, a vivere nell'isolamento, a vivere nella depressione più profonda, nel continuo, oltre a svolgere un LEA occulto, oltre a dare un contributo sostanziale a uno Stato inadeguato, non riceve neanche i riconoscimenti previdenziali.
Questo è quello che sta succedendo: un cittadino, quindi, che combatte contro uno Stato burocrate; un cittadino che si vede costretto a pratiche burocratiche incredibili con una previdenza che non gli viene riconosciuta. Non solo, nella legge c'è una possibilità di riconoscere l'importanza del sostegno psicologico a queste persone.
Un sostegno psicologico che, comunque, è solo sulla carta, perché non ci sono risorse aggiuntive in questo provvedimento. Con i servizi di salute mentale che sono allo stremo, ai quali manca il personale, mancano gli psicologi, gli psichiatri e gli educatori, mi dovete dire come fanno queste persone a ricevere un sostegno psicologico.
Da un punto di vista pratico, una delle cose che io ho trovato assolutamente poco serie è il fatto di non riuscire ancora a fare un cambiamento culturale nel contesto dei . Infatti, il tema della cura delle persone con disabilità, ancora oggi, è totalmente appannaggio delle donne, totalmente appannaggio delle donne.
E c'è ancora una questione: di fatto, si privatizza un LEA occulto e non si responsabilizza lo Stato. Abbiamo quasi 300 emendamenti e vogliamo mettere alla prova questa maggioranza rispetto alla possibilità di venirci incontro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso delle proposte emendative, la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Sono state anticipate molte delle cose che io stessa avrei voluto esprimere e, quindi, il mio intervento sarà più succinto. Innanzitutto, vorrei sottolineare questo: il problema gravissimo dell'invecchiamento della popolazione e dell'allungamento della vita, soprattutto della vita delle donne e degli uomini nei Paesi più ricchi, non significa che gli ultimi anni siano di buona vita. Sono anni che le persone devono affrontare e che le famiglie delle persone che invecchiano devono affrontare - come è stato detto - nella profonda solitudine, senza un'assistenza adeguata, con uno Stato che, alla fine, disconosce l'esistenza di un'attività… Ha fatto bene il collega Quartini a definirli come LEA nascosti, LEA informali. Si tratta di livelli essenziali di assistenza senza i quali lo Stato non potrebbe procedere, non potrebbe esistere, se non venendo meno a quelli che sono i compiti fondamentali previsti dalla Costituzione.
Ora, perché succede tutto ciò? Adesso abbiamo parlato della popolazione che invecchia, ma noi dovremmo tener presente la normalità della necessità di accudimento e di assistenza che hanno le persone che vengono al mondo: i bambini, le bambine, i ragazzi, le ragazze, il marito quando la moglie fa la casalinga - che sappiamo essere una realtà piuttosto diffusa nel nostro Paese -, qualche volta viceversa. Ebbene, cos'è questo? È lavoro di cura, lavoro non retribuito. Nel momento in cui questo stesso lavoro viene consegnato a una persona terza, diventa lavoro retribuito. E il tra il lavoro che viene effettuato all'interno della famiglia e quello, invece, retribuito dice della quantità di denaro che viene risparmiato da chi dovrebbe… Non dico di arrivare alla rivoluzione economica necessaria per fare un ribaltamento, cioè per mettere la cura al posto del mercato. Questo, ovviamente, ci rendiamo conto che non è possibile, però almeno lo Stato, almeno il Parlamento dovrebbe considerare che, senza cura, lo Stato stesso non potrebbe esistere, il mercato stesso non potrebbe esistere. Quindi, finalmente, sarebbe necessario un riconoscimento simbolico - prima ancora che economico - dell'esistenza di una montagna di lavoro che economicamente è stato anche contabilizzato, che è stato misurato - ormai ci sono fior fior di pubblicazioni - e che, invece, continuiamo a dare per scontato, perché è questa l'origine delle contraddizioni con cui ci misuriamo, anche in questo provvedimento.
Non si vuole riconoscere che soprattutto la popolazione femminile, mondiale e nazionale, garantisce lavoro gratuito senza il quale la società non potrebbe andare avanti, in un momento in cui, poi, il problema delle persone fragili e delle persone con disabilità non viene assunto nemmeno secondo quanto promesso e garantito dal Governo non so in quante occasioni, in quanti convegni e anche all'interno dei lavori della Commissione. L'hanno spiegato bene la collega e il collega che mi hanno preceduto: in questo progetto, in questa legge non c'è nulla, se non un'ulteriore delega, che vuol dire che rimandiamo l'impegno a data da destinarsi.
Quindi, proprio per affrontare quello che è un nodo cruciale della contemporaneità, cosa ha fatto la Commissione? E devo dire la verità, c'è stata anche una trasversalità di ragionamenti e di approccio a questa questione. Abbiamo presentato, ogni partito, ogni forza politica - penso quasi tutti - ha presentato una proposta di legge; c'erano le proposte di legge, abbiamo cominciato l'iter - come è stato descritto anche oggi dai colleghi -, abbiamo effettuato non so quante audizioni, abbiamo partecipato a convegni, conferenze stampa, eccetera. Ad un certo momento, il Governo presenta il suo disegno di legge, facendo - non dico proprio esattamente alla lettera, ma, in un certo senso, forse, anche sì - carta straccia di tutte quelle che erano state le nostre proposte, vuoi di maggioranza, vuoi dell'opposizione, e abbiamo cominciato tutto da capo. Con quale risultato? Un risultato molto, molto modesto.
Presidente, concludo questo mio breve intervento ricordando che nella mia regione, proprio pochissimi giorni fa, è stata approvata una legge sui , nella quale - di iniziativa del consiglio, quindi dell'assemblea eletta dalle cittadine e dai cittadini veneti - è stata presa in considerazione una proposta di origine dell'opposizione, presentata da una collega del Partito Democratico, e su questo testo tutto il consiglio ha lavorato. Va anche riconosciuto al presidente della regione - che, tra l'altro, appartiene alla stessa forza politica della Ministra Locatelli - un grande rispetto dell'assemblea, una grande consapevolezza che sarebbe stata molto più forte una legge su un tema, su una questione così cruciale per il nostro complicato presente, per cui sono state fatte tutte le azioni politiche - secondo me corrette - e istituzionali per arrivare al testo unico, che, ovviamente, è stato approvato all'unanimità. Questa, secondo me, sarebbe stata un'indicazione molto importante per il Governo, perché su una questione del genere non ci si dovrebbe - lo dico così e mi viene anche da ridere mentre lo dico - dividere.
Invece ci siamo non solo divisi, ma abbiamo diviso perfino le associazioni che fanno riferimento a noi e che dal Parlamento si sarebbero aspettate un risultato diverso, dopo tanti mesi di lavoro e di contrasti, ma anche di collaborazione, e non va bene, non va assolutamente bene, Presidente e Ministra, colleghe e colleghi, perché noi con questo modesto risultato perdiamo un po' tutti e tutte la faccia. La perdiamo nel senso che avremmo potuto ottenere un risultato eccelso e, invece, abbiamo ottenuto la solita montagna che partorisce il cosiddetto topolino.
Chiudo, Presidente, dicendo questo: perché? Perché non si vuole investire, non si vuole investire nella sanità, non si vuole investire in queste aree, su cui, evidentemente, si fa tanta propaganda, ma non c'è alcuna volontà politica…
LUANA ZANELLA(AVS). …per cambiare gli indirizzi. Quindi io mi auguro che almeno oggi, quando ci troveremo a votare gli emendamenti, ci sia un'apertura. Salviamo il salvabile.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole.
LUANA ZANELLA(AVS). Con questo appello, concludo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Purtroppo devo esordire dicendo che le risorse sono scarsissime e probabilmente c'è anche una diversa concezione di ciò che è il di che cosa deve fare e di quali compiti dovrebbe svolgere, ma i lo sanno benissimo. Dicevo, poche risorse e, dall'altro lato, assolutamente messo da parte, il concetto di qualità della vita dell'anziano, del soggetto disabile e di chi sceglie di assisterlo, della persona che chiede di essere curata al proprio domicilio e della famiglia che si mette a disposizione, abbandonando il proprio lavoro.
Guardate, le 91 ore che sono state citate forse sono anche poche, perché si tratta di un servizio H24. Allora che cosa vogliamo votare oggi? Una legge sicuramente molto attesa, da tantissimo tempo, ma con quali risultati e anche con quale considerazione di questo ruolo? Parliamo di disabili, che spesso non trovano posto nei centri socioterapici, e di anziani, ma io eventualmente voglio parlare anche di risparmi. Un anziano curato al proprio domicilio, dal proprio , sia esso familiare o comunque persona vicina, porta dei risparmi ai servizi sociali, nelle casse dei comuni e nelle casse dell'ASL.
Ricordo, signora Presidente, a tutta l'Aula che purtroppo non ci sono posti nei centri socioterapici, pochissimi se si tratta di accogliere dei disabili, ma non ci sono neanche posti nelle strutture, e ricordo che una retta oggi varia da un minimo di 3.500 euro a cifre ben più elevate. Poi se parliamo, per capirci, delle convenzioni, lì tocco un tasto dolente, ma sono anche certa che molti colleghi conoscano queste situazioni.
Spesso leggiamo sui giornali di liste di attesa enormi e così le famiglie si ritrovano a portare il proprio congiunto di fronte all'unità di valutazione geriatrica e attendere un verdetto: la casa, l'abitazione dove si è vissuti porta ad avere già un punteggio basso, e quindi a non accedere a nessuna convenzione. E poi c'è sempre il tema di dove si vive, ma qui nella disgrazia si è accomunati, perché i servizi non ci sono nelle grandi città e non ci sono neppure nelle aree interne. Per una volta, come dire, la scalogna viaggia di pari passo. Io credo che dovrebbe essere fatta una riflessione, non so dove ci porterà e se ci porterà ad avere dei miglioramenti: da quello che ho potuto vedere, direi assolutamente di no.
Devo dire che c'è un altro aspetto importantissimo di cui dobbiamo tenere conto. Non sempre gli anziani hanno dei familiari che sono disponibili ad essere , e forse, allora, bisognerebbe avere una concezione in questo senso ancora diversa. E l'altro aspetto ancora è: ma la qualità della vita, ma gli ultimi anni di vita, oppure i primi anni di vita, perché i soggetti disabili spesso sono minori piccolissimi, quanto contano? Noi vogliamo promulgare delle leggi per migliorare questa qualità della vita o per avere una bandiera da sventolare e dire: per noi i hanno un valore e riusciamo a dare - poi lo dirò nella dichiarazione di voto - una miseria, che secondo me è anche umiliante.
Forse il concetto dovrebbe essere questo: che cosa vuole fare questo Parlamento? Che messaggio vuole dare? E, concretamente, che cosa vuole dire? Altrimenti, una volta di più, gli italiani rimarranno con i loro problemi. E non possiamo neanche pensare che un malato cronico possa esser portato in un pronto soccorso. Guardate, spesso succede, e questi sono ricoveri impropri che intasano i nostri pronto soccorso, che, purtroppo, sono privi di personale, con poco personale, e tra l'altro provocano anche sofferenza.
Allora, rendiamoci conto di tutto quello che succede se non c'è un apparato pronto a gestire queste situazioni. E possiamo forse dire che questi anziani, temporaneamente, oppure i disabili, possono essere portati nelle case di comunità o negli ospedali di comunità? No, perché non c'è personale, perché quando abbiamo presentato, ad esempio, un emendamento che chiedeva di autorizzare gli infermieri, oltre il loro orario di lavoro, a prestare servizio nelle case di comunità e negli ospedali di comunità senza alcun maggiore costo, ci è stato detto di no.
Quindi ho idea che ci sia una confusione che aleggia dalle parti del Governo. È un tema che ci tocca particolarmente, perché la salute è sempre stato un tema caro ad Azione, e vorremmo venisse preso in considerazione. Purtroppo domani si dirà che si è fatto un altro grande passo per gli italiani, e purtroppo, invece, noi dovremo dire che questo è il passo del gambero, che non va avanti, ma arretra
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito i relatori e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge segnalati per la votazione.
LUCIANO CIOCCHETTI, . Grazie, Presidente. A parte gli emendamenti a pagina 7, il 2.1019 e 2.1020 Loizzo, e a pagina 15, il 3.1001 Loizzo, che hanno parere favorevole, per gli altri vi è parere contrario o invito al ritiro, salvo la condizione posta dalla V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, su cui il parere è favorevole.
ALESSANDRA LOCATELLI,. Il parere è conforme al relatore.
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 1.5 Di Lauro e 1.4 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.5 Di Lauro e 1.4 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.9 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1002 Sportiello. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Stiamo parlando di un provvedimento fondamentale, quello che finalmente riconosce dignità alla figura del familiare, che è sempre più diffusa.
E allora, per capire l'importanza di questo provvedimento dobbiamo partire necessariamente dai numeri, perché sono 12,3 milioni le persone che oggi assistono persone conviventi o non conviventi. Normalmente sono i loro familiari. Sono 7 milioni i che assistono propri familiari - e quindi non soltanto esterni -, e il 60 per cento di questa cifra sono donne, con ripercussioni notevoli per quanto riguarda l'aspetto lavorativo. Però, dietro questi numeri che ci danno la misura di un provvedimento assolutamente necessario si cela la vita di tante persone. Dietro questi numeri c'è la vita di mamma Enrica, che da 36 anni assiste sua figlia nata con una tetraparesi spastica che le consente di effettuare soltanto un lavoro di tipo intellettuale, avendo grandi difficoltà a svolgere un lavoro manuale; c'è la vita e la storia di Cristina che assiste la mamma ormai settantacinquenne: purtroppo, a causa dell'assistenza continua che richiede la mamma, ha dovuto esaurire le proprie ferie e, quindi, ora oltre alla legge 104 non sa in che modo assistere la propria madre che ha bisogno di aiuto.
Sono famiglie che, purtroppo, spesso vengono lasciate da sole dallo Stato, senza alcuna tutela e senza alcuna considerazione. Sono famiglie che, invece, reggono e costituiscono, forse, il terzo pilastro del nostro sistema sanitario nazionale, perché sappiamo che sono i familiari ed familiari spesso a evitare i ricoveri di persone in stato di fragilità, soprattutto disabili e anziani.
Quindi, quando parliamo di queste figure a cui deve andare completamente il nostro ringraziamento, dobbiamo sempre ricordarci che, dietro queste figure, ci sono intere famiglie che spesso e volentieri non vengono coinvolte nei processi di ospedalizzazione, ma anche di cura e di protezione a cui sono demandati i loro cari, ma che, invece, avrebbero bisogno di essere visti e considerati dallo Stato proprio per il lavoro che svolgono, anche di carattere sociale.
E allora, con questo emendamento chiediamo proprio questo, cioè che il familiare possa essere considerato parte integrante dei servizi che vengono offerti alla persona disabile e parte attiva dell'integrazione tra servizi formali e informali, con un coinvolgimento nei processi di valutazione, pianificazione e monitoraggio degli interventi, nel pieno rispetto della persona assistita. Infatti, se spesso i familiari sono fantasmi, purtroppo, fantasmi sono anche le persone assistite, che hanno bisogno, in base alle diverse patologie da cui sono affette, di un'assistenza sempre più pregnante e continua. Lo Stato, di fronte a queste persone, di fronte a questi nuclei familiari, che affrontano quotidianamente difficoltà enormi, non può rimanere assolutamente indifferente e non può far finta che le problematiche non esistano, così come non si può scaricare soltanto sulla famiglia una fragilità che necessariamente deve essere equamente distribuita tra lo Stato, la famiglia, gli altri enti e le altre associazioni del Terzo settore .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1002 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.14 Quartini. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Sono rammaricato del fatto che sia stato bocciato l'emendamento precedente. Di fatto, quello che si chiedeva era un'attivazione reale di reti formali e informali attorno al e alla sua famiglia. Ma, soprattutto, si chiedeva anche di coinvolgerlo a livello regionale e locale nell'ambito delle scelte della programmazione stessa dell'assistenza. Questo è il minimo sindacale. Infatti - lo ripeto - si sta parlando di una platea, secondo Istat, di 12 milioni di persone e noi vogliamo fare leggi sulle loro teste, senza nemmeno coinvolgerli? Questo mi sembra si sia già visto in diverse altre circostanze.
Con questo emendamento, invece, chiediamo un riconoscimento ufficiale di solidarietà, da parte dello Stato, nei confronti di questo LEA occulto svolto dai , nonché un riconoscimento economico e sociale del lavoro svolto.
In realtà, si continua a mantenerlo in una sorta di invisibilità totale, perché l'occhio non vede e quindi, chiaramente, fa meno male, ma è un problema immenso, l'abbiamo già detto. Non possiamo liquidarlo esclusivamente attraverso una scatola vuota, com'è questa legge .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.14 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1005 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1005 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli emendamenti identici 1.17 Girelli e 1.1006 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti identici 1.17 Girelli e 1.1006 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.18 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli emendamenti identici 1.20 Zanella e 1.1008 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti identici 1.20 Zanella e 1.1008 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.25 Malavasi. Ha chiesto di parlare la collega Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo solamente su questo emendamento all'articolo 1 e faccio un ragionamento anche complessivo, perché proprio nell'articolo 1 vengono definite le finalità di questa legge.
Per noi c'è una parola importante che manca all'interno di questo articolo, che è la parola . Dico questo, perché il è una componente importante della rete territoriale del italiano, che va riconosciuto in quanto tale per l'attività che svolge, per il supporto che ha dato fino ad oggi. Lo abbiamo già detto, ma lo voglio ridire: parliamo, in base agli ultimi dati Istat, di 12 milioni di cittadini che, in modo totalmente invisibile, svolgono un'azione suppletiva rispetto a quella che dovrebbe svolgere lo Stato. Abbiamo, nel nostro Paese, circa 15 milioni di persone che hanno più di 65 anni, circa la metà ne hanno più di 75, quattro milioni di persone non sono autosufficienti nel nostro Paese, a fronte di una risposta che i servizi residenziali, i servizi diurni, i centri diurni, non riescono oggi a fornire nel nostro Paese.
Vorrei ricordare qualche dato per spiegare perché è così importante riconoscere la figura del come un pilastro del nostro . Nel nostro Paese, delle persone in età, parliamo sempre degli 65, riporto i dati dell'Istat, solamente una piccola percentuale, meno dell'8 per cento, riesce a trovare posto all'interno di strutture residenziali, quando diventa non autosufficiente: un numero risicato, con liste di attesa importanti, che continuano a scaricare sulle famiglie il peso dell'assistenza. E ancora, i centri diurni sono praticamente inesistenti, sono meno dell'1 per cento a livello nazionale. L'assistenza domiciliare integrata, che era anche uno degli obiettivi del PNRR, risponde al 30 per cento circa delle persone in età per pochissime ore al giorno. Allora è evidente che, con questa situazione, con questa frammentazione sociale, con questo cambiamento demografico è doveroso riconoscere, anche nell'articolo 1 - ed è la prima mancanza importante che noi rileviamo in questa legge -, il ruolo sociale e di protagonista del italiano per i .
Noi crediamo che vada coinvolto all'interno delle attività di programmazione, di valutazione multidimensionale delle persone in situazioni di fragilità e di non autosufficienza, in particolare rispetto alla definizione del piano assistenziale individuale del progetto di vita, piuttosto che definire delle categorie rigide, burocratiche, che vedono il parametro delle ore di assistenza come unico parametro di misura per definire categorie non rispondenti alla situazione complessa e articolata che i vivono quotidianamente. Noi crediamo che sarebbe stato più giusto coinvolgere i nell'elaborazione del piano assistenziale individuale o nel progetto di vita e, all'interno di questi strumenti già previsti dalle nostre legislazioni vigenti, andare a definire anche qual è il ruolo del , quali sono anche i suoi bisogni di attenzione, di cura, di assistenza, di supporto, di sollievo, in modo programmato e in modo emergenziale. Questa è una parte per noi che manca.
C'è una visione decisamente differente rispetto a quella che la Ministra ha portato all'interno di questa proposta di legge, che crediamo, infatti, non risponda alla complessità delle situazioni che oggi i svolgono. Quindi, non riconoscere, fin dall'inizio della legge, il ruolo che oggi il svolge come componente importantissima e imprescindibile della rete territoriale del pensiamo che sia una grave carenza e una grossa mancanza, che, imposta già dall'inizio di questa legge, è una scelta che la porta ad essere una legge molto burocratica, oltre che decisamente discriminatoria, che rischia di contrapporre categorie sociali, invece di garantire tutele e diritti uguali per tutti, certi in modo crescente, ma partendo da un bisogno assistenziale che deve garantire la migliore qualità della vita per l'assistito, ma anche la migliore qualità della vita per i .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.25 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.30 Ciani e 1.1011 Marianna Ricciardi. Ha chiesto di parlare la collega Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento chiediamo che le disposizioni contenute nella presente legge non siano sostitutive, né riducano i livelli essenziali delle prestazioni sociali, sociosanitarie e sanitarie e le altre forme di assistenza e sostegno garantite alla persona con disabilità o non autosufficiente dalla normativa vigente. Questo perché riteniamo che, se davvero vogliamo migliorare la qualità di vita della persona con disabilità e del suo allora tutto ciò che viene aggiunto non deve andare a togliere ciò che è già esistente. Le risposte che vengono date devono essere aggiuntive a quelle esistenti e non sostitutive, né tantomeno andare a significare che, con questa norma, andiamo a scalfire quei livelli essenziali di prestazioni. I servizi devono essere rafforzati, motivo per cui chiediamo di affermare questo principio con questo emendamento.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.30 Ciani e 1.1011 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.2 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.3 Bonetti e 2.1001 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.3 Bonetti e 2.1001 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.6 Furfaro. Ha chiesto di parlare il collega Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo emendamento tratta i minorenni. Vorrei, tramite lei, interloquire con la Ministra, proprio per provare a migliorare un testo, come è stato detto da tante mie colleghe e tanti miei colleghi, che tutta quest'Aula voleva da molto tempo, perché sa bene la condizione familiare di realtà sociali, di vita, che vivono tante nostre famiglie e tanti italiani e tante italiane. Ci sono, secondo noi, pezzi che possono essere tranquillamente migliorati.
Provo anche a interloquire con la Ministra, provando a costruire anche un'esperienza semplice, perché qua si escludono, sostanzialmente, i minorenni dal testo. Provate, però, a immaginare una ragazza di 16 anni che torna a scuola e, prima di aprire i libri, deve aiutare sua madre; oppure un ragazzo che rinuncia a uscire con gli amici, perché a casa ha un fratello o un familiare che ha bisogno di assistenza. Sono magari ragazzi e ragazze che, quando sono in aula, durante la lezione, guardano il telefono di nascosto, perché sono preoccupati che possa essere successo qualcosa a casa. E il tema non è valutare se tutto questo sia giusto o meno, ma questo può accadere e, quando può accadere, una legge deve anche saper guardare quelle situazioni che magari tutte e tutti noi vorremmo che non esistessero.
Per questo, l'emendamento che sottoponiamo all'Aula elimina dalla definizione di le parole “maggiore di età”, perché purtroppo noi abbiamo un Paese in cui un ragazzo o una ragazza che si assume la responsabilità di cura non inizia a esistere il giorno in cui compie 18 anni. Esiste prima, esiste prima con la fatica mentale e fisica e anche con il bisogno di essere aiutato. L'obiezione non può essere, come a volte ho sentito, quella che non dobbiamo caricare i minorenni di responsabilità assistenziali, perché è doppiamente ipocrita. Sarei anche ovviamente d'accordo, ma è proprio per questo che dobbiamo riconoscere quelle responsabilità quando gravano sulle loro spalle, perché lo Stato ha il dovere di costruire servizi che possano intervenire e alleggerire quelle responsabilità.
Nascondere una condizione, invece, non protegge chi la vive, non protegge quella famiglia e non aiuta quella persona, né la persona che viene curata. Quando un ragazzo, che non fa solo il perché, potete immaginare, arriva magari stanco da scuola, salta un'attività, ha difficoltà a studiare… fare il ha anche ripercussioni sulla propria vita, proprio perché sta aiutando un familiare. Lo Stato deve saper riconoscere e comprendere ciò che accade nella sua vita: per questo, il riconoscimento deve servire a restituirgli tempo, sostegno e possibilità. Deve servire cioè ad evitare che un problema di salute dentro una famiglia diventi anche una rinuncia al futuro per quel figlio o per quella figlia.
Questo emendamento, naturalmente, non basta da solo a costruire tutte le tutele necessarie, però rimuove un'esclusione a causa della quale quelle tutele rischiano di essere impedite in partenza. E vi chiediamo di votarlo non perché un adolescente debba diventare adulto. Anzi, il rischio è che, in questo modo, diventi adulto due volte: prima nella fatica quotidiana e, poi, aspettando di avere l'età giusta, affinché lo Stato lo guardi e lo riconosca. Io, invece, penso e pensiamo che sia il momento di riconoscerlo immediatamente, soprattutto quando svolge attività di cura.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.6 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.8 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.8 Marianna Ricciardi con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.9 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.9 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.11 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.11 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.12 Di Lauro.
Ha chiesto di parlare la collega Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento chiediamo di ampliare l'ambito della definizione del estendendo questa qualifica a chi ha un rapporto affettivo stabile e significativo: questo perché riteniamo che la definizione attuale prevista nel provvedimento sia troppo restrittiva, in quanto consente di riconoscere come soltanto il coniuge, il convivente, i parenti entro il secondo grado e gli affini e, in casi limitati, entro il terzo grado.
Secondo noi, in quelle situazioni in cui, purtroppo, una persona in estrema solitudine si trova ad avere come un vicino di casa o un amico, si trova ad essere escluso da questo provvedimento. Pertanto io invito l'Assemblea a valutare, a vedere anche i casi personali che conosce: quante situazioni tutti noi conosciamo di persone che sono sole, che hanno come un amico o un vicino di casa. Quindi questa definizione, francamente, dal nostro punto di vista, dovrebbe essere ampliata.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.12 Di Lauro con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.13 Zanella e 2.1004 Di Lauro.
Ha chiesto di parlare la collega Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. L'emendamento ribadisce il concetto che ha illustrato molto bene la collega: la necessità cioè di prevedere come figura di anche un amico, una persona, un uomo, una donna con cui la persona bisognosa ha un legame affettivo, un'amicizia dimostrabile. Vedete, in prospettiva, sicuramente non possono essere solo i familiari, in senso giuridicamente previsto, a garantire questo tipo di prestazione. Non sarà così. Ci sono molte persone - pensiamo anche a noi stessi qui presenti - destinate, se non si muore prima, ad invecchiare - giusto, collega? -, che avranno bisogno, tutti e tutte noi avremo bisogno di avere delle persone disponibili ad assisterci. E quindi, probabilmente, non necessariamente saranno dei parenti, perché le famiglie - non soltanto in Italia, naturalmente - sono sempre più esili, filiformi. Molti degli attuali adulti non hanno figli, spesso ne hanno solo uno o una che non vive nemmeno nei pressi della residenza del genitore. E, quindi, necessariamente bisogna ripristinare - se ne fossimo capaci - le reti di vicinato: già esistono. Già esistono e, quindi, non è assolutamente pensabile non prevederle fin da ora, anche perché poi, con le risorse previste e con le misure che intendete adottare, non credo neanche che costerebbe chissà cosa, questo tipo di previsione e di assunzione .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.13 Zanella e 2.1004 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.15 Filippin, con il parere contrario della Commissione… Scusi, collega Malavasi, prego. La cercavo di là e invece lei sta qua.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento, ricordando, tramite lei ai colleghi e alle colleghe, che stiamo discutendo, nell'articolo 2, dei criteri che poi portano alla definizione dei che saranno ammessi da questa legge ad avere qualche forma di riconoscimento, molto esclusivo, ma insomma qualche fortunato ci sarà. Dico questo, perché già le colleghe hanno richiamato come ci siano molte rigidità all'interno di questa definizione: non sono previsti minorenni; non sono previsti che hanno un rapporto amicale, informale con la persona assistita; non sono previsti, nell'avere un riconoscimento economico, i non conviventi.
Crediamo che ci siano davvero dei paletti troppo rigidi per la complessità, per la pluralità delle situazioni. Oggi, nel nostro Paese, nelle grandi città, già il 30 per cento delle persone vive solo, non ci sono più quelle reti familiari, quelle famiglie allargate che potevano aiutare anche nei rapporti di cura e di assistenza. Questa eccessiva rigidità la vediamo anche nell'elencare le condizioni che sarebbero riconosciute per essere, appunto, individuati come . Si parla di condizioni di disabilità riconosciute dalla legge n. 104; si parla di titolari di indennità di accompagnamento; si parla di condizioni di non autosufficienza. Noi crediamo che anche questo sia limitante rispetto alla definizione di e lo diciamo rispetto al fatto che mancano alcune definizioni importanti.
Sappiamo bene, oggi, quante siano le persone che hanno diagnosi di patologie oncologiche, che rimangono comunque una delle principali cause di morte, ancora oggi, nel nostro Paese; quante siano le persone che hanno delle patologie croniche: si parla di circa 25 milioni di persone che hanno almeno una patologia cronica nel nostro Paese. E c'è un numero crescente di persone che hanno patologie degenerative, che comprometteranno la qualità della loro vita e anche l'autonomia della vita stessa. Quindi, riconoscere tra le condizioni della persona assistita anche le patologie oncologiche - che possono richiedere in modo transitorio la presenza di un , ovviamente non convivente - o le condizioni che derivano da patologie croniche o degenerative, noi pensiamo che potrebbe allargare l'individuazione della platea, per provare a dare una risposta più efficace, più rispondente alla realtà delle condizioni di vita che oggi i vivono.
Insomma, vediamo questo articolato molto burocratico, molto rigido. Arriveremo poi a vedere anche - e ne discuteremo successivamente – che, per essere riconosciuti , qualora non si conviva, sia previsto un numero massimo di chilometri entro i quali si deve comunque vivere. Sono parametri che, tra l'altro, non ci sono in nessuna delle leggi regionali che sono state approvate nel nostro Paese. Le vorrei ricordare che, nel 2014, l'Emilia-Romagna è stata la prima regione che ha approvato una legge sui familiari, ma sono altre 13 le regioni che hanno approvato leggi con lo stesso obiettivo e con un indirizzo molto simile: l'Abruzzo, la Campania, la Puglia, la Basilicata, la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna, il Lazio, la Calabria, la Sicilia, la Toscana, il Molise e, infine, il Veneto, che la collega Zanella ha prima ricordato e la cui legge è stata una legge importante, approvata recentemente grazie a una proposta fatta da una collega del Partito Democratico, presa in carico dal presidente Stefani che, con lungimiranza, l'ha migliorata e accompagnata ad un'approvazione che è arrivata all'unanimità.
Avremmo voluto vedere lo stesso atteggiamento da parte della Ministra che, nonostante la sua costante presenza in Commissione, non è stata così dialogante nell'accogliere le nostre riflessioni, che avevano un unico obiettivo: arrivare a un percorso condiviso per una legge che avrebbe dovuto riconoscere maggiormente una complessità che richiede dignità e tutele che, purtroppo, in questa legge non vedono il giusto riconoscimento.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.15 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.16 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.16 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.17 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.17 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.19 Quartini e 2.20 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.19 Quartini e 2.20 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.1005 Quartini e 2.21 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.1005 Quartini e 2.21 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1019 Loizzo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1019 Loizzo, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 2.1020 Loizzo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1020 Loizzo, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 2.30 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.30 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.33 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.33 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.35 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.35 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.37 Bonetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.37 Bonetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.38 Zanella e 2.1009 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.38 Zanella e 2.1009 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.40 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.40 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.41 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.41 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.43 Furfaro, 2.44 Bonetti e 2.45 Marianna Ricciardi. Ha chiesto di parlare il collega Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Seguo l'intervento dei colleghi sulla convivenza e proverò, dopo che i colleghi hanno ricordato il principio, un fatto non scontato che, però, disegna anche una realtà italiana, perché quando gli enti locali, le regioni, il Terzo settore, le associazioni e le famiglie mettono a terra una fotografia del Paese nella quale, evidentemente, il principio - necessario in questa legge, ma non così nella realtà - della convivenza viene messo a fuoco, io credo che anche il Governo avrebbe dovuto prenderne atto.
Provo a raffigurarlo ai colleghi e alle colleghe in maniera molto didascalica: immaginate che in una famiglia ci siano due fratelli e due sorelle che si prendono cura dello stesso genitore non autosufficiente. Uno passa la mattina - magari qualcuno di voi, qualcuno è un vostro parente, accade in tante famiglie italiane - e l'altro magari arriva dopo il lavoro. Si dividono le visite e la spesa e, per la stessa persona, ci sono evidentemente le stesse incombenze quotidiane, che si dividono al 50 per cento. Quando uno dei due si ammala, interviene l'altro. La differenza è che nessuno dei due vive necessariamente nella casa del genitore assistito, eppure entrambi svolgono lo stesso lavoro di cura al 50 per cento, se lo dividono.
Il comma che noi vogliamo modificare consente esattamente di individuare più per la stessa persona. Però, mentre in questo caso il comma pone il requisito della convivenza, noi vogliamo chiedere di eliminare quel requisito, proprio perché la cura condivisa dovrebbe essere incoraggiata e non limitata, non discriminata come avviene in questo caso, in quanto c'è un doppio paradosso: c'è il paradosso non solo di ignorare la realtà della cura e del fatto di prendersi carico degli assistiti in famiglia, ma il paradosso è che spesso vivere in case diverse non è nemmeno una libera scelta, in quanto dipende dagli spazi disponibili, dalle condizioni economiche, dalle necessità di stare vicino magari al lavoro o ai propri figli o ai propri genitori. Al contrario, tra l'altro, subordinare questo riconoscimento al vivere sotto lo stesso tetto rischia di penalizzare proprio le famiglie che cercano di organizzarsi per non lasciare magari tutto sulle spalle di una stessa persona. La cura è infatti anche questo e uno Stato, un Governo dovrebbe facilitare la possibilità di avere una cura condivisa, organizzata e che si distribuisca tra più persone, in modo tale che questi impegni e questa fatica magari vadano a ricadere, anche in maniera meno impattante, su una sola persona.
Naturalmente sappiamo bene che devono esserci regole chiare, occorre sapere chi presta assistenza e quale impegno sostiene, ma verificare la cura è una cosa, pretendere la convivenza evidentemente è tutt'altra, anche perché, Presidente, lo domando alla Ministra tramite lei: ma cosa cambia nell'assistenza effettivamente prestata se la sera quel figlio torna o meno nel proprio appartamento? Cosa cambia se io stasera vado da mia madre o mio padre a prestare assistenza e poi vado in un'altra casa e non rimango in quella casa? Evidentemente niente. Perché lo Stato deve sancire che la mia presenza vale di più se rimango nella casa e vale meno se, invece, non sono convivente? Magari abito a 50 metri da quella casa.
Con questo emendamento, quindi, e con gli emendamenti dei miei colleghi che, purtroppo, sono stati bocciati da parte della maggioranza, chiediamo di riconoscere la realtà delle famiglie, non solo un principio, e di favorire la condivisione della responsabilità, invece di costruire, purtroppo come state facendo, degli ostacoli attorno a questa responsabilità, e chiudo. Io credo che, se vogliamo contrastare davvero la solitudine dei , dobbiamo cominciare da qui: permettere che chi si divide davvero la cura possa essere riconosciuto e, invece, al contrario di come fa il Governo, non valorizzare o sostenere dei limiti che penalizzeranno le famiglie e faranno sì che la cura, come al solito, sia purtroppo sulle spalle di un'unica persona, che spesso è la donna di casa .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.43 Furfaro, 2.44 Bonetti e 2.45 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.47 Zanella e 2.1011 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.47 Zanella e 2.1011 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.48 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.48 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.50 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.50 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.51 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.51 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.52 Furfaro. Ha chiesto di parlare l'onorevole Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo emendamento, invece, riguarda l'impianto della legge, perché riguarda la domanda su cui il Governo credo abbia scelto di partire, a fronte di quella sulla quale, invece, avremmo scelto di partire noi. Noi avremmo scelto di partire dalla domanda: quali bisogni ha la persona che viene assistita? Invece, in questa legge vediamo più in quale casella si riesce a collocare una persona che deve essere assistita, tant'è vero che il testo costruisce profili diversi, attraverso le ore di assistenza o la convivenza, e collega poi quei profili all'accesso a specifiche tutele.
Noi pensiamo, invece, che la realtà dell'attività di cura sia completamente diversa, perché il carico di cura è molto più complesso del numero di ore che possono essere scritte su un modulo. C'è l'assistenza prevedibile, ovviamente, ma c'è anche quell'assistenza che ti obbliga a essere sempre disponibile, con le notti interrotte tantissime volte, c'è la responsabilità organizzativa di visite, orari, servizi, il fatto di affrontare emergenze o di sapere che, magari, non ti puoi allontanare più di un perché non hai qualcuno che ti sostituisce, oppure, se vuoi allontanarti più di un , devi trovare qualcuno che ti sostituisca. Ecco, le ore c'entrano, certamente, ma da sole non possono raccontare quanto quella responsabilità incida sulla salute, sul lavoro, sulla possibilità di avere una vita propria.
Per questo abbiamo proposto, con tanti emendamenti, ma con questo emendamento che è sull'impianto generale della legge, una valutazione che sia multidimensionale del carico assistenziale. C'è da affidare quella valutazione multidimensionale alle unità competenti e ai servizi sociali, costruita su dei criteri uniformi che possano valere per tutte e per tutti, ovviamente partendo dall'indicazione della persona assistita e dall'accettazione di chi se ne prende cura. È una proposta concreta. Noi non chiediamo di distribuire in maniera indistinta ogni sostegno: chiediamo di graduarlo, ma attraverso una valutazione seria della condizione reale di quella persona, evitando, però, che una soglia oraria o un requisito di convivenza diventino un muro, una discriminazione, un limite, anche perché può accadere che due persone dedichino lo stesso tempo all'assistenza e abbiano bisogni molto diversi, questo è il punto.
Ogni persona avrà bisogni diversi l'una dall'altra; una persona può contare su una rete di aiuto e magari un'altra è completamente sola. Una legge nazionale dovrebbe saper riconoscere questa differenza e darle delle risposte appropriate. Qui crediamo che si misuri la qualità dell'intero provvedimento. Il riconoscimento dei può diventare uno strumento per comprendere i bisogni e intervenire, oppure può diventare, purtroppo, un sistema per selezionare chi resta dentro e chi rimane fuori, che sarebbe la cosa peggiore, perché dà luogo anche a un fenomeno che in questi anni ha, purtroppo, alimentato l'odio sociale. E non l'odio sociale dall'alto verso il basso o dal basso verso l'alto, ma tra gli ultimi e i penultimi, tra chi entrava nel sistema e chi, purtroppo, ne rimaneva fuori.
Noi vi proponiamo la strada dell'inclusione e vi chiediamo di correggere adesso un impianto che rischia di lasciare senza sostegni adeguati persone che ne hanno realmente bisogno. Per questo l'emendamento vi chiede non solo un voto, ma di modificare e di tracciare verso l'inclusione l'impianto dell'intera legge.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.52 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.53 Zanella e 2.1014 Sportiello. Ha chiesto di parlare il collega Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Sì, grazie, Presidente. Come veniva sollevato prima nell'intervento del collega Furfaro, l'attività invisibile dei è un'attività H24. Si devono preoccupare non solo di assistere, di dare da mangiare e di sostenere le persone attraverso la presenza fisica, ma si devono preoccupare dei farmaci, di prendere gli appuntamenti, delle visite e delle visite esterne. A volte, per avere un'ecografia o una TAC, devono fare chilometri e chilometri, perché il sistema territoriale della medicina, ancora oggi, è organizzato in maniera assolutamente irrazionale, quindi hanno delle difficoltà significative.
Come si fa a pensare a una legge, come avete fatto, in cui il dovrebbe timbrare il cartellino? Le fasce orarie: chi sta a contatto con la propria persona con disabilità 91 ore ha alcuni requisiti, mentre altre fasce hanno requisiti diversi. Quello che proponiamo è che si superi questo livello, ma che ci sia un livello oggettivo di valutazione, cioè che ci sia un criterio uniforme su tutto il territorio nazionale oggettivo. E c'è già la struttura che può farlo, che è l'UVM, l'Unità di valutazione multidimensionale, che va a valutare questi aspetti. Non sono la legge n. 104 del 1992, le invalidità, piuttosto che altri contesti.
Oltretutto siamo di fronte a situazioni per le quali, verosimilmente, sarà difficile, soprattutto per le malattie rare e invalidanti e per patologie invalidanti fin dalla nascita, che si possa prevedere una revisione complessiva. Quindi, da questo punto di vista, credo davvero che si debba superare l'idea, già presente in questo contesto, che il debba autocertificare sé stesso, perché di questo si tratta. Anche per l'iscrizione al portale dell'INPS per avere i 400 euro, se hai meno di 3.000 euro di reddito, 91 ore alla settimana, meno di 15.000 euro di ISEE, lo devi autocertificare. Allora, dico: andiamo a vedere il bisogno di intensità di cura della persona con disabilità, andiamo a valutarlo in maniera oggettiva, attraverso ciò che è già presente nei nostri territori, ossia le unità di valutazione multidimensionale che sono proprio deputate a valutare l'autosufficienza o la non autosufficienza; questo ha un senso.
Allo stesso tempo, allargare la platea aveva senso, ma avete deciso di rigettare gli emendamenti precedenti. Allargare una platea nella quale, ovviamente, la solitudine farà parte della gerontologia del futuro - questo lo sappiamo - e non aver ancora programmato il e sistemi di reti formali e informali per l'anziano, ci metterà in ginocchio.
Allora, allarghiamo, se è possibile, e valutiamo in maniera più oggettiva i nostri .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.53 Zanella e 2.1014 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.1016 Di Lauro e 2.58 Furfaro. Ha chiesto di parlare l'onorevole Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io credo che, come nella vita di tutti noi, anche in quella di chi viene assistito ci sono momenti nei quali ti chiedi: chi c'è, chi ti accompagna a una visita quando ne hai bisogno, quando devi fare un servizio, chi si accorge che qualcosa non va, chi continua a esserci nella tua vita, giorno dopo giorno, anche quando stai male, anche quando assisterti diventa faticoso. Perché non è semplicemente un'opera solidaristica o di volontariato, ma è qualcosa di faticoso.
Spesso è un familiare e va benissimo, ma a volte può essere anche una persona con cui hai costruito una relazione affettiva stabile, non è un familiare, è un'amicizia che magari dura da una vita: un amico o un'amica di cui ti fidi di più e al quale o alla quale sei più legato rispetto a un parente e rappresenta il tuo riferimento quotidiano. Pensate a chi non ha figli, a chi ha perso il proprio compagno o la propria compagna, a chi è deceduto il marito o la moglie, a chi ha parenti lontani o legami familiari interrotti. Ecco, anche queste persone avrebbero il diritto di vedere riconosciuta una rete di cura sulla quale possono realmente contare.
Il nostro emendamento parte da qua, parte dal riconoscere una figura precisa, cioè il convivente o non convivente che abbia, con la persona assistita, una comprovata relazione affettiva o amicale stabile. E le parole “comprovata” e “stabile” sono importanti, perché è evidente che indicano un legame da verificare, una continuità: non basta semplicemente dichiararsi amici per ottenere un riconoscimento. Ma quando quel legame esiste, perché lo Stato dovrebbe ignorarlo? Perché, quando ci sono quel legame e quella attività di cura, lo Stato dovrebbe considerare quell'attività di cura meno rilevante soltanto perché chi la presta non compare nell'albero genealogico?
È una questione, guardate, anche di rispetto verso la persona assistita. La vita non conta solo… Noi tendiamo spesso a parlare delle persone che hanno una fragilità come fossero numeri, ma in quei numeri c'è la vita, ci sono nomi, c'è la dignità, ma ci sono anche gli affetti, ci sono i cari e quei cari devono trovare spazio in questa legge, perché altrimenti verrebbero discriminati. Non solo quei ma anche le persone che sono in cura verrebbero discriminate, non verrebbero rispettate e verrebbero fatte fuori da questa legge: ecco perché chi si prende cura di qualcuno contribuisce non solo a quel qualcuno, ma anche alla sua sicurezza, alla sua dignità.
Vi chiediamo di riconoscere questa realtà, proprio perché non capiamo come possa essere indifferente tutto questo rispetto ad un grado di parentela. Ci sono persone che ci sono davvero, a prescindere che siano fratelli, sorelle, zii, zie, e vanno ricondotti dentro questa legge. Altrimenti, come ricordavano i colleghi e le colleghe, la mia collega Malavasi, rischiamo di mettere una bandierina qua in Parlamento, di sventolarla per alcuni , ma costruendo una discriminazione. Ecco, inserire l'elemento della relazione affettiva e amicale stabile significa, per chi ha perso i figli, non ha parenti e ha una relazione con qualcuno che lo aiuta, riconoscere quella relazione, farle spazio e ricondurla dentro questa legge.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti identici 2.1016 Di Lauro e 2.58 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.60 Girelli. Ha chiesto di parlare la collega Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento, perché iniziamo a vedere cosa significa aver fatto un elenco, una graduatoria di categorie che hanno diritti e tutele diseguali, disomogenei. Qui, nell'articolo 2, c'è il cuore dell'impostazione politica e culturale della legge e, come ricordava prima il collega, abbiamo diviso - la proposta della Ministra è questa - i in quattro categorie: con il familiare prevalente - lo voglio dire perché rimanga agli atti e anche all'attenzione dei colleghi e delle colleghe presenti in quest'Aula - che deve svolgere almeno 91 ore settimanali di cure, di assistenza; il familiare convivente, che deve svolgere da 30 a 91 ore settimanali di assistenza; il familiare non convivente, che deve svolgere almeno 30 ore di assistenza e il familiare convivente o non convivente, che deve svolgere da 10 a 30 ore di assistenza.
Allora, è vero che in questa graduatoria, in questo elenco, sono previste anche le condizioni della non convivenza. Peccato però che in queste quattro categorie ci sia una sorta di graduatoria di generosità, forse anche di bravura, di virtuosità, perché più scende il numero delle ore di assistenza, meno tutele e diritti hanno i , come se la quantità delle ore di assistenza fosse l'unico parametro che può determinare i diritti e i doveri di una persona che svolge un'attività essenziale di affiancamento, di cura e di assistenza. È come se volessimo dire che, se tu sei una brava persona, stai a casa e fai almeno 91 ore di assistenza settimanali, sei un bravo cittadino, sei una brava donna, sei un bravo Se invece sei un familiare convivente, ma svolgi solo da 10 a 30 ore settimanali, non sei una brava cittadina, non sei un bravo cittadino, non fai la tua parte, che dovresti fare per rivendicare poi tutele e diritti.
Io penso che questa impostazione sia davvero un obbrobrio, non ho trovato un'altra parola, perché determina davvero una differenziazione di tutele e di diritti che è vergognosa, all'interno di questa legge. Faccio un esempio, perché il che svolge dalle 10 alle 30 ore non ha diritto a niente e, se non hai diritto a niente, continui ad essere invisibile, a non uscire da quell'area di invisibilità in cui ancora oggi tutti i del nostro Paese sono stati confinati. Al netto della prima macrocategoria del familiare prevalente e alcune cose sul familiare convivente, per gli altri non è rimasto niente, non c'è niente. Addirittura in questo emendamento, di cui noi proponiamo la soppressione, viene previsto che il carico assistenziale venga attestato nel PAI o nel progetto di vita o negli altri piani d'intervento solo se sei un familiare prevalente o un familiare convivente.
Allora, capiamo bene tutti che qui si inizia ad entrare nel vivo di quella che è la conseguenza di un'impostazione politica e culturale sbagliata, che determina non un vero riconoscimento di una legge che questo Governo, lo Stato e il Parlamento devono approvare nel riconoscere diritti e tutele per tutti, ma stiamo per approvare una legge che differenzia in base a un parametro non dignitoso, numerico, quantitativo, senza nessun riferimento alla qualità del lavoro che viene svolto, al ruolo che il svolge nel nostro , come se davvero ci fosse una graduatoria di bravura differenziata. Allora noi crediamo che sia una scelta sbagliata e anche parametrare il carico assistenziale e riconoscere il loro ruolo nel carico assistenziale solamente per le prime due categorie sia un errore importante.
Rischiamo davvero di continuare ad abbandonare a loro stessi la maggior parte dei italiani che oggi sono quelli, in realtà, che svolgono meno ore, ma sono una platea enorme e con una complessità di situazioni che meritava davvero un'altra differente attenzione.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.60 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.102 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.102 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.101 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.101 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.4 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.4 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.3 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.3 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.5 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.5 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1001 Loizzo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1001 Loizzo, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Gli identici emendamenti successivi, 3.8 Furfaro e 3.1000 Marianna Ricciardi, sono preclusi.
Passiamo all'emendamento 3.9 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.9 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 3.12 Faraone e 3.13 Di Lauro. Ha chiesto di parlare la collega Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, signora Presidente. Questo emendamento ve lo voglio spiegare un attimo. La proposta di legge praticamente prevede che ci sia un massimo di tre . Negli emendamenti che sono stati precedentemente bocciati, noi volevamo proporre di ampliare questo numero di tre . Parliamo di tre che concorrono tutti insieme all'assistenza di un'unica persona. Allora, il rischio è che, se non viene dettagliata meglio questa disposizione, ci siano criticità operative. Nello specifico, c'è il rischio di sovrapposizione di ruoli, così come un possibile cumulo improprio di benefici economici.
Allora, con questa proposta emendativa, noi proponiamo di individuare espressamente il prevalente e i di supporto, definendo, quindi, i compiti e i tempi di sostituzione. Inoltre, proponiamo che ci sia un divieto di cumulo dei benefici. Questa clausola è importante per prevenire che ci sia un contenzioso tra gli aventi titolo e per un corretto impiego delle risorse pubbliche. Con questo emendamento vogliamo rendere amministrativamente tracciabile e giuridicamente stabile la pluralità dei .
Pertanto, invito a un supplemento di riflessione e a votare a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.12 Faraone e 3.13 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.17 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.17 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.4 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.4 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.3 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.17 Malavasi. Ha chiesto di parlare la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Nell'articolo 4 - è un po' burocratico, ma è giusto anche raccontare - viene definita la procedura per il riconoscimento formale del familiare, che è la prima parte che, tra l'altro, questa legge finanzia, andando a prevedere circa 100 assunzioni per l'INPS, per impostare queste procedure e acquisire, quindi, dati più raffinati rispetto a quelli che oggi sono a disposizione, per riuscire forse anche a meglio definire la platea dei al netto delle stime dell'Istat o dell'ottimo lavoro che ha fatto il CNEL nell'analizzare la situazione dei nel nostro Paese. Troviamo però, anche in questo caso, alcune mancanze.
In questo emendamento, noi proponiamo di supportare la persona assistita nel fare questa procedura. Nel comma 2, infatti, viene previsto che la procedura telematica per il riconoscimento del venga attivata con un'istanza presentata dalla persona assistita o, nei casi in cui ci sia un amministratore di sostegno, dal tutore o dall'amministratore di sostegno, ovviamente con poteri di rappresentanza. Allora, poiché parliamo di persone spesso non giovanissime, con situazioni di fragilità, che devono svolgere questo compito burocratico, ma importante, proponiamo con questo emendamento di dare la possibilità alle associazioni che rappresentano persone con disabilità, riconosciute ovviamente nel nostro Paese, di avere la possibilità di supportare questa pratica, magari anche con il supporto dei punti unici di accesso che sono presenti all'interno delle case di comunità.
Sinceramente non abbiamo capito qual è la contrarietà a questo emendamento. Ci chiediamo cosa ci sia di male nel supportare la richiesta, da parte della persona in difficoltà, all'interno di una procedura telematica che deve vedere un'istanza presentata dalla persona assistita, che spesso è in condizioni di fragilità, di essere aiutata nell'elaborare, nel compilare correttamente questa procedura affinché vada a buon fine, nel valorizzare il ruolo del Terzo settore, delle associazioni di persone con disabilità, che, anche grazie alla presenza dei PUA, potrebbero facilitare questa procedura. Ci troviamo, ancora una volta, di fronte ad una rigidità, ad una mancanza di apertura al dialogo da parte della Ministra Locatelli che ci lascia molto perplessi.
Noi crediamo che qui vadano attivate tutte le reti sociali, tutte le associazioni e tutti i soggetti che possono contribuire a supportare le persone assistite anche nel fare procedure, magari telematiche, di cui non hanno forse nemmeno le competenze. Quindi ci dispiace che, anche su un emendamento di buon senso, ci sia stato un parere contrario, a dimostrazione ancora una volta di una mancanza vera di volontà di dialogo, che poi ha portato, comunque, ad una proposta di legge unilaterale, che ha umiliato, devo dire, il lavoro parlamentare e anche della Commissione e, come ricordava la collega Zanella all'inizio, ha mandato su un binario morto tutte le proposte di legge presentate dai gruppi parlamentari con un lavoro importante che la Commissione presieduta dal presidente Cappellacci aveva iniziato a fare. Avevamo iniziato a capire in che modo arrivare ad un testo condiviso, a confrontare tutti i testi per trovare tutti i punti di convergenza, un lavoro, ovviamente, che non è andato a buon fine, ma soprattutto che è stato umiliato, devo dire, dall'arroganza di una proposta di legge che, mi dispiace molto, non coglie nemmeno degli emendamenti di buonsenso, forse perché sono fatti dalle opposizioni
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.17 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1002 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1002 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.20 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.20 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.18 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.18 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.22 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.22 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.24 Furfaro. Ha chiesto di parlare l'onorevole Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi, mentre abbiamo stilato gli emendamenti, abbiamo provato a costruire le nostre proposte di legge. Lo abbiamo fatto, sempre provando a costruirle non solo con empatia, ma immedesimandoci nelle persone che vivono in questa situazione.
Per questo motivo, l'emendamento di cui stiamo trattando riguarda le procedure. Abbiamo provato a metterci nei panni di una persona che assiste, magari contemporaneamente, due genitori anziani, oppure di una famiglia nella quale più persone si alternano per sostenere un proprio caro. E quando queste persone si rivolgono allo Stato, la procedura dovrebbe aiutarle a rappresentare la propria situazione e non diventare, invece, quasi un appesantimento burocratico. Dovrebbe consentire di spiegare chi ha bisogno, chi presta assistenza, il carico che ci è voluto, come vengono distribuite le responsabilità. E questo emendamento interviene proprio qui, sulle procedure di riconoscimento, perché prevede che siano indicate la persona o le persone, assistite, ciascun , quello principale, quindi introduce i legami affettivi e amicali, il carico assistenziale documentato nei percorsi di presa in carico.
E, inoltre, elimina da questa parte della procedura quello che, secondo noi, è quasi un requisito che, devo dire, nessuno in Commissione, o almeno nessuno a parte l'opposizione, ha capito cioè il requisito territoriale previsto per coloro che non convivono con la persona assistita. È chiaro infatti che l'attività di cura non può essere determinata dalla distanza geografica e non dimostra affatto se una persona sia presente oppure assente nella vita di un'altra persona. Lo dimostra, semmai, l'assistenza che quella persona garantisce all'altra persona. Si può vivere abbastanza vicino e non esserci mai, così come si può essere lontanissimi, ma affrontare ogni giorno uno spostamento, anche magari impegnativo, pur di esserci davvero per quella persona. Il punto è, quindi, costruire procedure che accertino la realtà, non dei criteri che stabiliscono, magari, dei burocrati di un Ministero, perché, se stai a 25, a 40 o a 32 chilometri di distanza, allora hai diritto a un servizio in più, alla presa in carico in meno. È assolutamente contrario a ciò che accade ogni giorno nelle case degli italiani.
E quindi, per noi, provare a snellirlo e costruire delle procedure di riconoscimento che abbiano a che fare con la realtà della presa in carico fa sì che chi assiste un familiare - che già ogni giorno, potete immaginare, dedica molto tempo a telefonate, appuntamenti, a documenti, a richieste, a passaggi amministrativi che avrebbero, almeno, la necessità di riconoscere un bisogno - possa attivare una risposta e organizzare al meglio il sostegno, non peggiorarlo e renderlo ancora più complicato. Quindi noi abbiamo costruito questo emendamento perché, quando la procedura non riesce a rappresentare la vita delle persone e diventa così burocratica, anziché garantire un diritto, rischia di limitarne l'accesso.
Quindi, con questo emendamento, il 4.24, chiediamo una cosa molto concreta: che il riconoscimento parta dalla situazione effettiva di cura, che sappia vedere anche se più persone assistono e se condividono quell'impegno con chi, magari, ne ha la responsabilità principale. Noi abbiamo 12 milioni di persone, lo dice l'Istat, vi è stato ricordato in tanti di questi interventi. Ecco, la fatica delle famiglie di questi 12 milioni è molto complessa e una buona amministrazione, un buon Governo deve saperla comprendere, guardare fino in fondo e non affidarsi a dei meri meccanismi burocratici, ma far sì che quella procedura di riconoscimento sia una procedura che riconosca una complessità: non la complessità della procedura, ma, semmai, la semplicità della procedura dentro la complessità della cura. Mi si perdonerà il gioco di parole, ma la Ministra sa bene di cosa parlo, così come lo sanno bene i milioni di italiani che hanno bisogno, per ottenere questi diritti, di un accesso facile, veloce e che non sia un impedimento burocratico .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.24 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Poi, dopo questa votazione, facciamo una breve pausa tecnica, colleghe e colleghi, di cinque minuti.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Allora sospendo brevemente la seduta per una pausa tecnica. La seduta riprenderà alle ore 17,35. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge n. 2789-A.
Passiamo all'emendamento 4.32 Zanella.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.32 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.34 Furfaro. Ha chiesto di parlare la collega Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo, così magari entra qualche altro collega. Battute a parte, qui noi proponiamo di sostituire integralmente la lettera comma 3, dell'articolo 4, e io vorrei darne lettura, perché penso che sia interessante. In questo articolo qui, parliamo dei requisiti che la persona che presenta l'istanza per l'attivazione della procedura deve avere, quindi quali sono le voci che deve compilare nell'attivare la procedura per il riconoscimento come .
Nella lettera , come già in qualche intervento precedente è stato richiamato, viene scritto che, nel caso di non convivente, la residenza di questi deve essere nello stesso comune del territorio italiano della persona assistita, quindi o vive nello stesso confine comunale oppure in un comune limitrofo o, comunque, sito a una distanza non superiore a 40 chilometri dal comune di residenza della persona assistita. Certo, abbiamo fatto un passo avanti: eravamo partiti da 25 chilometri e siamo arrivati a 40 chilometri, ma pensiamo che sia una regola ancora troppo stringente. La riteniamo anche poco sensata, sinceramente, ma ne abbiamo parlato con la Ministra in Commissione più volte.
La nostra proposta era differente: noi chiedevamo che, nel caso in cui il non fosse convivente, fosse sufficiente documentare la possibilità di garantire l'assistenza indipendentemente dalla residenza, dal numero dei chilometri, dal tipo di familiarità o dall'età, ma semplicemente così come indicato nel piano assistenziale individuale o nel progetto di vita. Non capiamo cos'è questo parametro, devo dire, assurdo, cioè qual è la garanzia che chi vive all'interno di un limite di 40 chilometri può dare rispetto, invece, a una persona che magari vive a 45 chilometri? Qual è il requisito premiante nell'andare a stabilire un requisito così assurdo e stringente? Parliamo di chilometri che non permettono magari nemmeno a un figlio di raggiungere il proprio genitore e, visto che qui parliamo di non convivente, crediamo che sia un limite davvero surreale.
La Ministra, in Commissione, ha provato a spiegarci che serviva un parametro per provare a individuare una platea di riferimento, ma in realtà non penso che questo parametro dia delle garanzie di stima, ad oggi non avendo ovviamente i dati, come la Ministra ci ha detto in Commissione, per fare una previsione sul numero di non conviventi che possono abitare nel raggio di 40 chilometri. Come sempre, se avessimo ragionato insieme e se avessimo riflettuto sulla necessità di incardinare una proposta di legge certamente su tutele crescenti, ma che partisse dal bisogno della persona assistita e anche del , forse avremmo fatto una norma meno burocratica. Noi crediamo, infatti, che sia il bisogno assistenziale che debba andare a determinare misure crescenti, tutele crescenti e diritti per i , senza ovviamente parametri così burocratici e davvero poco realistici che mal si conciliano con la complessità della vita delle persone .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.34 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1007 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1007 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.39 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.39 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.42 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.42 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 4.47 Zanella e 4.48 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.47 Zanella e 4.48 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.56 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.56 Malavasi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.57 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.57 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.61 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.61 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1012 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1012 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.64 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.64 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.65 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.65 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 5.3 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.3 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.2 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.2 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 5.1000 Di Lauro e 5.5 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 5.1000 Di Lauro e 5.5 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.11 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.11 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1004 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1004 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 5.17 Furfaro e 5.1005 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 5.17 Furfaro e 5.1005 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 5.18 Malavasi e 5.1006 Sportiello. Ha chiesto di parlare la collega Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo, perché iniziamo ad entrare nel vivo delle tutele, dei sostegni, nel Capo III di questa legge, per declinare quale tipo di diritti e quale tipo di tutele riconosceremo con questa legge ai familiari.
Noi crediamo che ci sia una mancanza che ci preoccupa all'interno di questa legge, nel senso che proponevamo, con questo emendamento, di aggiungere alla fine, dopo il comma 3, un articolato, proprio per fare in modo che, entro 90 giorni dall'entrata in vigore di questa legge, la commissione LEA si facesse carico di acquisire e di valutare le proposte di inserimento nei LEA e nei LEPS delle prestazioni e dei servizi inerenti la figura del . Questo perché già oggi, anche per l'attività importante che hanno fatto le tante regioni che hanno già disciplinato norme regionali sui familiari, ci sono disomogeneità. Sappiamo bene però che, se i servizi, le prestazioni e le tutele che garantiamo o che questa legge si propone di garantire per i non verranno declinati all'interno dei LEA e dei LEPS, andiamo incontro a un'attuazione disomogenea a livello nazionale, con la conseguenza che le tutele e i diritti per i saranno disomogenei non solo per un'impostazione sbagliata della legge, ma anche per una mancanza di tutele che solamente riconoscendo prestazioni nei LEA e nei LEPS potranno essere garantiti allo stesso modo per tutti i cittadini.
Poiché siamo molto preoccupati della disomogeneità e delle differenti opportunità che questa legge darà ai , crediamo che solamente in questo modo avremmo potuto garantire diritti e tutele per tutti, andando a declinare quei diritti che in parte la legge già prevede. Mi riferisco al diritto all'informazione, al diritto alla formazione, al diritto ad avere un supporto psicologico e visite a domicilio, a utilizzare la telemedicina, anche per facilitare quella conciliazione tra la cura e l'attività di assistenza che oggi è così complessa per le famiglie che si fanno carico, spesso in solitudine, di un carico assistenziale molto oneroso. Senza una declinazione puntuale di LEA e di LEPS, noi crediamo che continuerà a essere una legge difficilmente attuata in modo omogeneo e che difficilmente garantirà gli stessi diritti con la stessa qualità della prestazione a livello nazionale.
Quindi, la nostra è una proposta, io credo, di buon senso, che avrebbe potuto mettere un paletto per garantire quell'uguaglianza e quell'equità che noi crediamo siano valori costituzionali importanti a cui questa legge avrebbe dovuto tendere.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 5.18 Malavasi e 5.1006 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.23 Sportiello. Ha chiesto di parlare il collega Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Un altro dei limiti di questa legge delega è il fatto, che ho anche un po' anticipato nella discussione generale, di una sperequazione sostanziale rispetto alla organizzazione in regioni del nostro sistema sanitario e del nostro sistema di assistenza. Noi abbiamo delle regioni che sono assolutamente più avanti rispetto allo Stato e che hanno fatto le loro leggi regionali sui ma abbiamo anche regioni che sono in grave difficoltà, con piani di rientro, commissariamenti eccetera. Quindi, ci sono questi aspetti in cui praticamente il Governo nazionale rimanda alle regioni tutta una serie di attività, senza capacità di dare uniformità al settore. Questo è un dato di fatto e va superato questo aspetto.
Con questa legge delega, in realtà, si mantiene tutto com'è e la parte di invarianza finanziaria di fatto che questa legge introduce andrà a carico delle regioni che già sono soffocate. Non solo: ci sono delle regioni dove un'assistenza reale nei confronti dei comunque viene garantita e ci sono regioni dove non viene garantito proprio niente. In questa logica, si colloca anche questo emendamento, oltre ad altri emendamenti che sono stati bocciati e che andavano anche in questa direzione. Noi vi chiediamo di riflettere su questo aspetto, perché? Perché con l'idea stessa di autonomia differenziata state ulteriormente massacrando il Paese, lo state frantumando, lo state frammentando, lo state dividendo.
Credo davvero che anche in questo disegno di legge vada considerato questo aspetto: dovete avere la capacità di guardare al di là della propaganda e di una legge che serve soltanto per la prossima campagna elettorale.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.23 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1008 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1008 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1009 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1009 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.01 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.01 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Collega Ricciardi… doveva intervenire su questo? Revoco l'indizione della votazione e le do la parola. Colleghi, però segnalatevi prima per favore. Prego, collega Ricciardi.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Voglio innanzitutto rettificare la votazione di prima. Purtroppo, per distrazione… volevo votare contro nella votazione dell'articolo.
Chiedo di intervenire su questo emendamento e voglio anche, appunto, spiegarlo all'Assemblea. Con questo emendamento, noi proponiamo di individuare delle prestazioni sociali e socio-sanitarie essenziali per il , per garantire un livello minimo e uniforme di tutela dei loro bisogni: questo perché la persona con disabilità conta sul , al 100 per cento su chi lo assiste, ma chi c'è quando il non c'è? Perché i oggi sopperiscono a una carenza, a una mancanza dello Stato e, quindi, sono quasi dei supereroi. E però, a differenza dei supereroi, i si ammalano. Quindi, se hanno necessità di dover fare una visita medica, se hanno la necessità di doversi allontanare per un'emergenza, chi c'è al loro posto? Allora, serve garantire loro innanzitutto il diritto al sollievo, il diritto a potersi allontanare, ad avere qualcuno che subentri al loro posto.
Se non c'è una rete di che concorre a sostenere quell'unica persona ed è l'unico presente e l'unico viene meno, allora noi, come Stato, dobbiamo intervenire per poter dare loro la possibilità di allontanarsi serenamente anche per qualche ora. Così come serve facilitare i nell'accesso ai servizi sanitari, sociosanitari e amministrativi: questo perché accedere a questi servizi già è difficile per chi non ha un familiare con disabilità da assistere, figuriamoci per chi ha un carico mentale enorme, perché deve seguire le sue questioni e le questioni della persona che assiste e quindi mettersi al telefono per provare a prenotare una visita, sentendosi rispondere che le agende sono chiuse e, quindi, deve riprovare tra un mese a richiamare. Questo è un problema enorme per chiunque, figuriamoci per chi deve assistere una persona con disabilità.
Ancora, serve promuovere delle iniziative di sostegno alla conciliazione tra attività di cura e lavoro e serve garantire un supporto psicologico, perché una persona che sta notte e giorno vicino a un figlio gravemente disabile, vicino a un anziano genitore gravemente disabile, e sente continuamente il rumore di un respiratore, sente continuamente la paura di questa persona, ha un carico emotivo talmente forte che ha bisogno di avere un supporto psicologico garantito, una presa in carico garantita, perché molto spesso da solo non ha l'iniziativa di andarsi a recare da una persona che possa dargli un supporto professionale o, molto spesso, non ha le risorse economiche per poter andare da uno psicologo.
E ancora, serve garantire dei percorsi di accompagnamento e reinserimento lavorativo del familiare al termine dell'attività di cura. Nel momento in cui cessa l'attività di cura, le persone che per anni si sono annullate, dedicandosi anima e corpo a una persona da assistere, si trovano fuori dal mercato del lavoro, si trovano fuori dalla possibilità di avere un minimo sostentamento per sé stessi.
E allora, serve introdurre tutte queste misure, motivo per cui io invito… So che tutti, in un modo o nell'altro, come figli, ci troviamo a dover assistere un genitore anziano; quindi credo che ci sia una sensibilità comune su questo. L'auspicio, dunque, è che ci possa essere la volontà di votare a favore di questo articolo aggiuntivo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.01 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.02 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.02 Malavasi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 5.03 Furfaro e 5.01000 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 5.03 Furfaro e 5.01000 Quartini, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 6.5 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.5 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.6 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.6 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.7 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.7 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.9 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.9 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 7.4 Bonetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.4 Bonetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.5 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.5 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.8 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.8 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.9 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.9 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.10 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.10 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.1003 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.1003 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.12 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.12 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.13 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.13 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.14 Malavasi e 7.1004 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.14 Malavasi e 7.1004 Quartini, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.17 Malavasi e 7.1006 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.17 Malavasi e 7.1006 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.19 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.19 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.21 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.21 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.24 Furfaro e 7.1008 Sportiello.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento, perché lo ritengo di particolare pregio. È un emendamento che mette al centro la scuola in un percorso, affinché gli studenti, che spesso si trovano comunque a vivere situazioni indirette di possano capire quanto importante è il valore della cura, quanto importante è il ruolo che i svolgono all'interno dei nuclei familiari.
E mi viene in mente un'ulteriore riflessione, Presidente. Pochi giorni fa, il 2 ottobre, è stata la festa dei nonni. E credo che gli studenti, fin da piccoli, si abituino ad avere al loro fianco figure che progressivamente vanno avanti con gli anni e che, progressivamente, presentano probabilmente fragilità, disabilità, e non per questo il loro amore viene condizionato dal deteriorarsi delle condizioni fisiche. Credo che insegnare ai ragazzi il valore della cura e l'importanza che le persone fragili e con disabilità possono avere nella loro vita sia un tassello fondamentale nella crescita psicologica, affettiva, sociale e relazionale dei nostri ragazzi e sia un modo per combattere tutti i segni di violenza, i fattori di rischio che portano spesso i nostri ragazzi ad atteggiamenti violenti, così come ad atteggiamenti che sfociano nel bullismo.
E credo che inserire nel piano triennale dell'offerta formativa un insegnamento di questo genere, che mira a valorizzare la figura dei , significhi insegnare ai nostri ragazzi un linguaggio gentile, fatto di cura, di attenzione verso le persone più fragili, che possono essere giovani o meno giovani, ma tutte persone che loro incontreranno nel loro cammino. Quindi, davvero, ringrazio la collega Sportiello e il collega Furfaro per la presentazione di questo emendamento che mi sembra particolarmente significativo e aderente alla realtà della scuola.
PRESIDENTE. La deputata Morfino sottoscrive. Se nessuno chiede di intervenire li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.24 Furfaro e 7.1008 Sportiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.25 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.25 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.28 Filippin e 7.1011 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.28 Filippin e 7.1011 Quartini, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.29 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.29 Malavasi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
No, revoco la votazione, potrebbe esserci un errore nel fascicolo, perché il mio è diverso dal vostro. Quindi, io ho separati gli emendamenti 7.28 Filippin, 7.1011 Quartini e 7.29 Malavasi, non ce li ho identici. Sospendo un minuto la seduta, perché abbiamo un problema tra il mio fascicolo e il vostro, che è diverso.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Devo revocare la votazione numero 112, cioè quella con cui abbiamo votato gli identici emendamenti 7.28 Filippin e 7.1011 Quartini, perché c'è un altro identico da aggiungere a questi due… La votazione è annullata, scusate, non revocata, per precisione dei termini.
Passiamo agli identici emendamenti 7.28 Filippin, 7.1011 Quartini e 7.29 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.28 Filippin, 7.1011 Quartini e 7.29 Malavasi, con il parere contrario di Commissione e Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.30 Filippin e 7.1013 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.30 Filippin e 7.1013 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.32 Malavasi e 7.33 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.32 Malavasi e 7.33 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.35 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.35 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.36 Furfaro e 7.1019 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.36 Furfaro e 7.1019 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.37 Filippin. Ha chiesto di parlare la collega Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Allora, dopo avere bocciato gli emendamenti precedenti che chiedevano di promuovere, all'interno delle nostre istituzioni scolastiche, iniziative educative e formative per promuovere la cultura della cura, per valorizzare la dimensione etica e sociale della cura, per prevenire lo stigma e contrastare i fenomeni di bullismo, anche verso gli studenti, in questo caso avete dato parere contrario ad un emendamento che è decisamente rivoluzionario. Chiediamo, con questo emendamento, al Ministero dell'Università e della ricerca di promuovere iniziative di studio e di ricerca nell'ambito dei per approfondire la conoscenza del fenomeno, per favorire l'individuazione, la valorizzazione e la diffusione di buone pratiche. Anche in questo caso ci sembra una proposta di buon senso.
Allora, ci chiediamo: siete veramente interessati a fare una legge sui che dia risposte, che permetta di avere strumenti, di acquisire nuovi elementi, di fare una ricerca vera e approfondita su un fenomeno così importante nel nostro Paese, o siete solamente intenzionati a piantare l'ennesima bandierina? A noi la risposta sembra evidente.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.37 Filippin, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.38 Zanella e 7.1021 Marianna Ricciardi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Presidente, credo che sia almeno doveroso il fatto di riconoscere, a chi ha un ruolo di familiare e studia, lo di studente lavoratore. E questo lo avete bocciato, va bene.
In questo emendamento, invece, si chiede almeno una riduzione dei contributi universitari e l'esonero dalla frequenza obbligatoria.
Io vorrei ricordarvi che effettivamente abbiamo tanti studenti che fanno i a casa propria e che sono in difficoltà e credo che aprire, rispetto a questo tema, sia doveroso da parte di uno Stato, doveroso da parte di un Governo, doveroso da parte di una maggioranza che sta rigettando tutti gli emendamenti che proponiamo.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.38 Zanella e 7.1021 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.42 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.42 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.44 Malavasi e 7.1024 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.44 Malavasi e 7.1024 Sportiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.46 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.46 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.47 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.47 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.49 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.49 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.50 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.50 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.52 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.52 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.03 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.03 Malavasi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 8.1 Furfaro. Ha chiesto di parlare l'onorevole Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Presidente, se una legge sui deve servire a qualcosa, tra quel qualcosa c'è sicuramente dare la possibilità, in particolare alle donne di questo Paese, di non rinunciare al lavoro perché l'attività di cura è incompatibile con il lavoro. In questo articolo, c'è la possibilità di chiedere misure di conciliazione, cioè la modifica dell'orario, delle modalità di lavoro - il lavoro agile, dove è compatibile -, e così via.
Noi facciamo una cosa in più, perché rischia anche qui di essere discriminatorio. Presidente, le chiediamo di immaginare due lavoratrici. In questa legge entrambe assistono la propria madre, ma nonostante entrambe debbano accompagnarla alle visite, organizzare le cure e intervenire quando c'è un problema, il fatto che una viva nell'appartamento della madre e l'altra nell'appartamento di fronte fa sì che una di queste abbia la possibilità di avere misure di conciliazione tra cura e lavoro e l'altra no. Questo accade evidentemente con l'idea che quest'ultima dovrà rinunciare, quando invece noi pensiamo che una legge sui dovrebbe servire proprio a questo, cioè ad aiutare a prevenire questa rinuncia. Il rischio, senza questi strumenti, è che accada esattamente il contrario, cioè che in particolare le donne, per le conseguenze che hanno sul reddito, sull'autonomia, eccetera, finiscano imprigionate e, senza politiche di conciliazione, non possano costruire un elemento di alternanza tra cura e lavoro.
Per quanto riguarda le misure previste nell'articolo 8, noi abbiamo messo a terra questo emendamento, perché non debba essere l'una o l'altra tra le due - anche se fossero due uomini, evidentemente - a rinunciare, perché magari una è convivente e ha determinati diritti e l'altra no, ma perché queste politiche di conciliazione siano estese anche a chi ha meno ore e magari non è convivente.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo. Gribaudo sottoscrive.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.2 Bonetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.2 Bonetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.3 Zanella. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. A noi sembra che questa normativa sia molto macchinosa, direi burocratica e che, invece di andare incontro, anche simbolicamente - perché qui non si tratta tanto di riconoscere economicamente o prevedere in termini di misure di risorse chissà cosa, proprio dal punto di vista quasi simbolico -, non intende andare incontro alla realtà. Anzi, tra classificazioni, suddivisioni, previsioni di fattispecie differenti e differenziazioni tra i che praticamente fanno le stesse cose e assolvono agli stessi compiti, si va semplicemente a complicare la vita e a prevedere una burocrazia che solo Dio sa come andrà a essere tradotta nella pratica. Alla fine in cambio di cosa? Cosa ne trae il in carne ed ossa? Niente, perché i soldi che date al massimo delle erogazioni di numero di ore, cioè le famose 91 ore settimanali, fanno inorridire il lavoratore dell'Ottocento e del Settecento, perché 91 ore di lavoro non so chi le faccia, forse qualcuno di noi qui, facendo politica, ma certamente molto più ben retribuiti.
Alla fine di tutte queste specificazioni, differenziazioni e previsioni, noi andiamo semplicemente a prendere in giro le persone che sono lì, 24 ore su 24 e, se non sono 24 ore su 24, lo sono per molte ore nel corso della settimana, sia che abitino vicino, sia che non siano residenti, sia che siano lontani un chilometri, eccetera, eccetera. Questo forse avrebbe un senso, se fosse prevista l'erogazione di una somma congrua, ma quando non è previsto niente o al massimo puoi arrivare ad avere un euro all'ora, anche tutta questa burocrazia rischia di essere qualcosa da azzeccagarbugli o comunque di chi vuole legiferare su un ambito molto delicato e cruciale per le problematiche della contemporaneità che conosciamo tutti.
E alla fine di tutto questo lavoro cosa resterà? Resterà che il problema rimane e rimarrà aperto esattamente come lo è ora .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.3 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.6 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.6 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.7 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.7 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.9 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.9 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.10 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.10 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.12 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.12 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 8.1003 Marianna Ricciardi e 8.14 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 8.1003 Marianna Ricciardi e 8.14 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.15 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.15 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.17 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.17 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.21 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.21 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.22 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.22 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.23 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.23 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.26 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.26 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.28 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.28 Malavasi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 8.30 Malavasi e 8.1009 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 8.30 Malavasi e 8.1009 Quartini, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.32 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.32 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.33 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.33 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.34 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.34 Furfaro, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 8. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 9.8 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.8 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 9. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 9.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 10. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 11.2 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.2 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 11.3 Furfaro e 11.1000 Marianna Ricciardi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questa legge proviamo a dare risposte anche agli studenti cioè a quei ragazzi che continuano a studiare, ma si prendono anche cura di un familiare o di una persona. Anche qui c'è una discriminazione insopportabile, perché la cosa che accade va a minare persino la questione dell'uguaglianza e delle opportunità. Accade cioè che questa legge fissa un limite entro il quale, se ti prendi cura per almeno 30 ore settimanali, avrai la possibilità, come studente che non può andare in biblioteca, che non può frequentare, che ha problemi con gli orari rispetto a un esame perché ha imprevisti con un genitore non autosufficiente, di avere i permessi, di avere politiche di conciliazione. Non si capisce però il perché di questa soglia, perché una persona che fa 29 ore e 58 minuti di cura nei confronti di un genitore non autosufficiente ha gli stessi tipi di problemi, ma non ha accesso al diritto universale allo studio.
Ecco, questo emendamento prova a sanare questa limitazione, questa discriminazione, perché la cura è qualcosa di bellissimo, ma è anche qualcosa di limitante, che rischia di comportare elementi limitanti nella vita dell'assistito e anche della persona che assiste. Quello che non si può fare, però, è che un ragazzo o una ragazza si sostituisca spesso allo Stato e faccia il della propria famiglia. Viene messo un limite che non si capisce chi stabilisce, perché queste 30 ore, Presidente - lo dico alla Ministra, tramite lei -, non si capisce chi le ha messe e perché. Se quel ragazzo o quella ragazza fa un minuto in meno, quel ragazzo o quella ragazza verrà penalizzato rispetto alla propria opportunità di vita ed è intollerabile.
Questo emendamento riuscirebbe almeno a sanare questa piccola parte, dando a tutte e a tutti coloro che si prendono cura e hanno a che fare con problemi universitari di poter accedere al diritto allo studio.
PRESIDENTE. Avverto che il gruppo Partito Democratico ha esaurito i tempi previsti dal contingentamento. Essendone stata fatta richiesta, la Presidenza concederà a tale gruppo un tempo aggiuntivo pari ad un terzo rispetto al tempo originariamente assegnato al gruppo medesimo dal contingentamento.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 11.3 Furfaro e 11.1000 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 11. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 11.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 12.2 Malavasi.
Ha chiesto di parlare la collega Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo su questo articolo che riguarda una tutela importantissima per i : il diritto ad avere un supporto psicologico per garantire il benessere del familiare come elemento sostanziale per garantire la qualità della cura dell'assistito, ma anche la qualità della vita del .
Noi crediamo che limitare i sostegni e le misure volti a tutelare il benessere psicologico solo ai che fanno dalle 30 ore di assistenza settimanale in su, quindi limitatamente alle prime due categorie di sia un errore. Questo è uno di quei diritti che deve essere garantito a tutti i . Non si capisce perché uno che fa 29 ore, 25 ore, 20 ore non abbia il diritto ad avere un supporto, un sostegno, un sollievo, a partecipare a gruppi di ad avere un gruppo di supporto in una rete informale, di auto mutuo aiuto, a condividere l'esperienza proprio per confrontarsi ed uscire da quell'isolamento sociale e psicologico che, poi, comporta anche un peggioramento delle condizioni di salute.
Crediamo anche che questo diritto vada garantito attraverso i livelli essenziali delle prestazioni, che dovrebbero disciplinare e permettere, quindi, che ai questa misura venga garantita su tutto il territorio nazionale.
Troviamo molto miope questa scelta di limitare in questo modo questo diritto. Penso che non sia davvero questo che i si meritino. Ciò creerà un'ulteriore disuguaglianza sociale in uno dei diritti più importanti. I chiedono non solo di essere visti, ma anche di poter respirare, di poter vivere, di poter essere ancora delle persone con gli stessi diritti delle persone assistite. In questo caso, continuiamo ad abbandonare alla loro invisibilità e al loro destino di solitudine la maggior parte dei italiani.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.2 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.3 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.3 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (
Passiamo all'emendamento 12.4 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.4 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.5 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.5 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.6 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.6 Malavasi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.11 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.11 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.13 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.13 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.16 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.16 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.17 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.17 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.22 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.22 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.23 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.23 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.27 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.27 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.24 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.24 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli emendamenti identici 12.29 Sportiello, 12.30 Furfaro e 12.33 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti identici 12.29 Sportiello, 12.30 Furfaro e 12.33 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.34 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.34 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.36 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.36 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 12. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 12.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 12.01000 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 12.01000 Sportiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 13. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 13.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 14.1 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.1 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'emendamento 14.2 Conte. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.2 Conte, per la parte non preclusa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.4 Furfaro. Ha chiesto di parlare l'onorevole Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Stiamo parlando dell'articolo che traduce sostanzialmente il riconoscimento dell'attività di cura in un aiuto economico concreto. Intanto, il contributo previsto, come avete ascoltato anche dai miei colleghi, dagli interventi, è riservato a una parte dei che hanno requisiti molto stringenti. In più c'è il tetto, perché il tetto di 1.200 euro a trimestre equivale a un massimo di 400 euro al mese, ma un massimo, non una somma che viene automaticamente garantita a tutti. E quindi, per chi sostiene anche un impegno assistenziale enorme, ci sarà una distanza enorme - perdonate la ripetizione - tra questo aiuto e il peso della vita quotidiana che affronta ogni giorno.
Il nostro emendamento propone di cambiare più elementi insieme: intanto che l'accesso venga collegato non solo a un elevato carico assistenziale, ma che questo sia documentato nel progetto di vita e nel PAI, con ISEE che sale almeno fino a 30.000 euro. Non solo, nella nuova formulazione del comma, si supera anche il vincolo che subordina il contributo all'assenza di lavoro a un reddito relativamente basso, perché questo farà sì, altrimenti, com'è purtroppo nella legge, che questa misura, più che per i , sarà una misura per le famiglie estremamente povere nelle quali in casa ci sarà anche un . Proponiamo l'erogazione mensile per forza di cose, perché è la realtà là fuori che morde, perché non si capisce come si fa a pensare, in un Paese in cui il potere d'acquisto è sempre minore per le famiglie, non solo a non erogare immediatamente, ma erogarlo ogni tre mesi.
Quindi la scelta che sottoponiamo all'Aula è molto semplice: è ampliare l'accesso, rafforzare il contributo e soprattutto mettere più risorse, risorse che, come sapete - alcuni di voi colleghi non sapranno -, ma sono state sottratte persino alle politiche per le persone con disabilità, 50 milioni di euro. Quindi, non solo sono poche, sono vittime di una partita di giro e addirittura sottratte da un Fondo per le persone con disabilità.
Vediamo di approvare l'emendamento per dare una maggiore consistenza alla promessa contenuta nel titolo di questa legge, che credo tenga molto più di quello che riusciamo a fare, cioè il riconoscimento e la tutela di persone che assistono e si prendono cura dei propri cari. Non lo fanno ogni tre mesi, non lo fanno secondo un criterio, non lo fanno secondo discriminazioni, ma lo fanno con criteri che devono essere verificati, che non possono essere limitati in modo così discriminante come fa questa legge.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.4 Furfaro, per la parte non preclusa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.5 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.5 Furfaro, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.6 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.6 Malavasi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.7 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.7 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.8 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.8 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.1001 Di Lauro. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Qui abbiamo una proposta nostra in cui si dice: 3.000 euro di reddito annuo. Ma non esiste una cosa del genere. Avete posto un tetto di 3.000 euro l'anno per poter ricevere un euro all'ora. Siamo veramente nel surreale, completamente surreale, grottesco.
Se qualcuno può guadagnare meno di un euro l'ora, non deve guadagnare 3.000 euro l'anno. Questo è il ragionamento che c'è in questo provvedimento, perché lo voglio ricordare: qualcosa viene attribuito ai prevalenti, conviventi, quelli cioè che lavorano a contatto con la persona con disabilità per almeno 91 ore la settimana. Però, per ottenere questa miserrima possibilità, che è un euro l'ora, dovrebbero avere, come requisito, di non guadagnare per altri lavori - a parte che c'è da chiedersi come potrebbero fare altri lavori lavorando 91 ore la settimana come : non devono guadagnare più di 3.000 euro. Allora li costringete alla povertà. È una povertà istituzionale vera, autentica. Li costringete a essere coloro che compensano un LEA occulto e gli date una miseria.
Ora io, su questo emendamento, vi dico: proviamo a portare a 25.000 euro il reddito possibile. Proviamo a trovare altre soluzioni, che è quello che abbiamo detto anche in Commissione. Stringere così tanto il sistema, vuol dire infatti fare delle discriminazioni che sono incredibili. Soltanto chi è povero, ma veramente povero, può ottenere qualcosa. Il che vuol dire, evidentemente, che quello che vorreste voi altri è una privatizzazione della cura, una privatizzazione del prendersi cura e, come al solito, una discriminazione anche di genere, perché la maggior parte delle persone che si prendono cura, ancora oggi, almeno nel 75 per cento dei casi, sono donne
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.1001 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.13 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.13 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 14.14 Malavasi e 14.1002 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 14.14 Malavasi e 14.1002 Quartini con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.15 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.15 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.17 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento14.17 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.16 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento14.16 Zanella, per la parte non preclusa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.18 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento14.18 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.20 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento14.20 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 14.21 Malavasi e 14.1003 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 14.21 Malavasi e 14.1003 Sportiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.23 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.23 Malavasi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.25 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione per la parte non preclusa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.25 Zanella, per la parte non preclusa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.1005 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.1005 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.27 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.27 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.1010 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.1010 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.1008 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.1008 Malavasi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.1007 Cesa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione per la parte non preclusa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.1007 Cesa, per la parte non preclusa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.30 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.30 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.34 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.34 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 14. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 14.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.01 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.01 Quartini, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.03 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.03 Faraone, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.05 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.05 Malavasi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.06 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.06 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.07 Malavasi. Ha chiesto di parlare la collega Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo, perché penso e pensiamo, come Partito Democratico, che in questo disegno di legge ci sia una grandissima mancanza che riguarda la previsione di tutele previdenziali.
Nella legge, a parte alcune piccole misure di conciliazione, tempi di vita, tempi di lavoro e tempi di cura, che sono riservate quasi esclusivamente alle categorie, diciamo, che fanno più ore di assistenza, manca per tutti i , senza nessuna esclusione, qualsiasi previsione che possa vedere riconosciuti ai familiari i contributi figurativi, certo, all'interno dei limiti già stabiliti dalla legge, per supportare quelle donne, quelle persone che hanno la necessità di rimanere a casa per scelta o per necessità, rinunciando al lavoro e perdendo la possibilità di continuare ad avere contributi per arrivare a una propria età pensionistica. Così come non è prevista alcuna misura che possa riconoscere il diritto ad accedere al pensionamento anticipato, considerando anche le misure e le condizioni particolarmente usuranti dell'attività di cura che determinano, quindi, anche un'aspettativa di vita ridotta e condizioni di salute molto più precarie.
Allora, su questo il nostro giudizio è molto critico: pensiamo sia un errore non prevedere alcuna apertura da questo punto di vista, perché credo che non solo stiamo condannando le persone a rimanere a casa per avere un misero contributo economico dallo Stato, ma non garantiamo loro neppure la possibilità di provvedere, nel frattempo, a mettere da parte contributi figurativi per poter arrivare ad avere, nella fase anziana della vita, ad una pensione minima, anche dignitosa. E non lo garantiamo anche a donne, magari in età lavorativa, che devono rientrare al lavoro e si troveranno a far fronte ad un buco di contributi importante, per cui probabilmente non arriveranno alla pensione o ci arriveranno con una pensione che continuerà a vederle come una categoria fragile, in carico ai servizi sociali.
Quindi, dal nostro punto di vista, questa è una mancanza molto grave che riteniamo vergognosa, alla quale speriamo che, nei prossimi provvedimenti, la Ministra Locatelli e il Governo possano porre rimedio, perché significa davvero condannare a una mancanza di dignità totale i familiari.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.07 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.010 Serracchiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.010 Serracchiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.012 Zanella. Ha chiesto di parlare la collega Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Questo articolo aggiuntivo tende a fornire allo Stato, da una parte, la possibilità di promuovere campagne di informazione, di formazione e di sensibilizzazione sul valore sociale dell'attività di cura e di assistenza familiare per valorizzare il ruolo svolto anche dagli enti del Terzo settore. Poi promuove anche la possibilità - anzi, riconosce la necessità, direi -, per il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e il Ministero della Salute, di avere a disposizione programmi di monitoraggio e di valutazione dell'attuazione delle politiche, onde dare la possibilità al Governo di misurare l'impatto delle politiche stesse e quindi, se del caso - come sicuramente, a mio giudizio, potrebbe risultare -, anche cambiare rotta rispetto a quella intrapresa.
Uno dei problemi che sicuramente il Governo si troverà di fronte è anche un'applicazione disomogenea sul territorio del suo stesso impegno, contratto con l'entrata in vigore della legge, qualora fosse approvata, ma io credo che lo sarà, visto la maggioranza insistente e persistente .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.012 Zanella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.014 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.014 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 15. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 15.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Ci sono una serie di emendamenti preclusi, quindi passiamo all'articolo 16. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 16.
Dichiaro aperta la votazione.
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Votiamo l'articolo. Gli emendamenti precedenti erano preclusi, ve li leggo: 16.1 Malavasi, 16.2 Furfaro, 16.3 Malavasi e 16.4 Furfaro. Quindi, votiamo l'articolo 16.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 17.4 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 17.4 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 17. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 17.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 18. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 18.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Si è così concluso l'esame delle proposte emendative.
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani, a partire dalle ore 9.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Morfino. Ne ha facoltà.
Adesso aspettiamo un attimo che i colleghi, che vogliono, lascino l'Aula. Per cortesia, in silenzio, perché la collega Morfino dovrebbe fare un intervento di fine seduta. Aspettiamo, collega, che sia possibile, perché io... Bene, io devo dare la parola alla collega Morfino.
Prego, collega Morfino, se prova ad intervenire… Colleghi, almeno vicino alla collega Morfino: facciamo silenzio, perché altrimenti è impossibile.
Prego, collega, per un intervento di fine seduta.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere al Governo di dichiarare subito lo stato di emergenza nel trapanese e di adottare un decreto urgente con risorse immediate disponibili. La violenza del tornado che ha colpito Marsala e Petrosino ha danneggiato case, campi e, soprattutto, una scuola durante le lezioni.
Alla sindaca Andreana Patti, alle persone colpite, al preside Claudio Gulotta, ai docenti e al personale scolastico esprimo tutta la vicinanza a nome mio e del MoVimento 5 Stelle . Ringrazio i Vigili del fuoco, la Protezione civile, le Forze dell'ordine e tutti gli operatori impegnati nei soccorsi.
Presidente, occorrono aiuti rapidi e definitivi, sostegno alle attività danneggiate, interventi per ripristinare gli edifici e garantire la continuità scolastica.
Voglio inoltre portare in quest'Aula il coraggio dei docenti, del personale scolastico e del preside del plesso dell'Istituto comprensivo di Marsala “Alcide De Gasperi” che, in una situazione di estremo pericolo, hanno agito con prontezza e lucidità per proteggere e salvare gli alunni, facendo proprio da scudo protettivo. Per questo, ho presentato una richiesta ufficiale di encomio al Ministro dell'Istruzione e all'Ufficio scolastico regionale per la Sicilia, affinché questa professionalità e dedizione ricevano il riconoscimento pubblico che meritano .
Da madre e da docente, rivolgo loro un profondo grazie. Quindi, Presidente, chiedo che questo appello sia trasmesso al Governo e al Presidente Fontana .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Longi. Ne ha facoltà.
ELIANA LONGI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo stasera per quanto accaduto, ancora una volta, qualche giorno fa, alle Eolie e, in particolar modo, questa volta a Lipari, per l'alluvione che ha colpito in maniera ripetuta la nostra isola.
Ottobre, questo è il periodo in cui cala il sipario e l'attenzione sulle isole Eolie. È finita la stagione turistica e tutti un po' si dimenticano di quelle che sono le problematiche che gli isolani vivono durante l'inverno. Sono isole di acqua, terra, fuoco e vento, è vero e, per questo, rappresentano dei territori particolarmente fragili, che hanno necessità di un'attenzione ancora maggiore.
Colgo oggi l'occasione - oltre ad esprimere tutta la mia solidarietà alla popolazione - per ringraziare l'assessore alle infrastrutture della Regione Siciliana, Aricò, perché è di un paio di giorni fa l'approvazione in giunta dello stanziamento di 16 milioni per la messa in sicurezza: un accordo di 36 mesi fra la Presidenza del Consiglio e la Regione Siciliana, che consentirà di porre in essere opere di prevenzione di questi grandi disastri, così come ricordo il decreto recentemente approvato sulle piccole isole, che accende un faro su quelle che sono le nostre necessità, soprattutto durante l'inverno.
Le isole non sono solo vacanze, ma sono anche dei territori fragili che devono essere protetti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso tema, la deputata Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo anch'io per richiamare l'attenzione su quanto accaduto nelle isole Eolie, in particolare a Lipari, colpita, nella notte tra il 9 e il 10 ottobre scorso, da un violento nubifragio, che ha provocato allagamenti, esondazioni e gravi danni alla viabilità.
I torrenti sono esondati, il fango ha invaso le strade del centro storico e numerose abitazioni sono state allagate. Nella zona portuale di Sottomonastero, molte automobili sono rimaste intrappolate, mentre i Vigili del fuoco hanno lavorato per tutta la notte per soccorrere le persone in difficoltà. L'evento ha messo a rischio l'incolumità dei cittadini e colpito collegamenti fondamentali per la vita quotidiana dell'isola, dal centro alle frazioni.
Non si è trattato di un episodio isolato, Presidente. Le Eolie conoscono da tempo le conseguenze di eventi meteorologici estremi, aggravate da fragilità idrogeologiche e criticità infrastrutturali. Nel gennaio di quest'anno, l'arcipelago è rimasto isolato a causa del maltempo. Stromboli era già stata interessata da eventi calamitosi nell'ottobre del 2024, per i quali il Governo aveva già deliberato lo stato di emergenza.
La priorità è intervenire subito: ripristinare la viabilità, mettere in sicurezza torrenti e bacini, rimuovere detriti e sostenere famiglie e attività economiche danneggiate. Occorre, inoltre, programmare interventi strutturali di prevenzione, affrontando le cause della vulnerabilità del territorio. Il sindaco di Lipari ha chiesto alla Regione Siciliana di valutare la dichiarazione dello stato di crisi, convocare una riunione tecnico-operativa e attivare interventi di somma urgenza per i torrenti Ponte e Valle.
È fondamentale che la regione agisca rapidamente e che il Governo assicuri la necessaria collaborazione, valutando lo stato di emergenza nazionale e garantendo risorse adeguate. Per questo, ho presentato un'interrogazione parlamentare ai Ministri competenti…
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). …chiedendo tempi certi, risorse per la messa in sicurezza e misure di sostegno per chi ha subito danni. Le comunità delle Eolie non possono essere lasciate sole. La sicurezza dei cittadini e la tutela di un territorio così fragile devono essere una priorità concreta, non soltanto quando si verifica sempre una nuova emergenza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per un intervento di fine seduta, l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. In Basilicata, nonostante il silenzio dei locali e nazionali, è esplosa la rabbia degli agricoltori e degli autotrasportatori, che stanno protestando contro il caro carburanti e, più in generale, contro il carovita e hanno ragione. Hanno ragione, Presidente, perché questo Governo a settembre festeggiava la sua longevità, la sua lunga longevità, ma nel frattempo l'inflazione nazionale saliva al 4,2 per cento e, in Basilicata, i prezzi dei beni primari - non soltanto pane e pasta, ma anche diesel e benzina - registravano un incremento in percentuale addirittura superiore all'inflazione nazionale. Stessa musica la troviamo per quanto riguarda il crollo dei consumi e il potere d'acquisto dei lucani.
Questo Governo, per quanto riguarda il caro carburanti, non ha fatto nulla, se non con azioni o tampone. Noi abbiamo fatto le nostre proposte: abbiamo chiesto di tassare gli extraprofitti delle grandi multinazionali dell'energia e del petrolio, abbiamo chiesto anche di tassare in maniera strutturale le accise dei carburanti, come Giorgia Meloni aveva già annunciato in campagna elettorale con un suo video pagliacciata davanti ai distributori.
Questi lavoratori stanno protestando in maniera molto ferma, ma civile: stanno, sì, bloccando le principali arterie della Basilicata. Stanno creando disagi? Sì, ma a loro deve andare la nostra piena solidarietà e non solo, Presidente, perché la politica deve comprendere il disagio, deve comprendere questa rabbia dinanzi a una regione fantasma che non dà risposte e di fronte a un Governo nazionale che non fa nulla per contrastare questa ingiustizia sociale.
Presidente, le proposte sono sul tavolo, sia su quello regionale…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ARNALDO LOMUTI(M5S). …che su quello nazionale. Questo Governo deve smetterla di parlare soltanto di di centri sociali, di e deve iniziare a dare risposte serie e concrete. Batta un colpo se esiste, altrimenti vada a casa e lo faccia subito, perché quei lavoratori e quegli agricoltori non possono più aspettare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per un intervento di fine seduta, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, sabato notte un padre - si chiama Roberto - è andato a recuperare, assieme alla moglie, le due figlie che erano state vittime di un litigio avvenuto in una delle zone più centrali della città di Napoli, piazza Vanvitelli. Queste due figlie erano state al centro di una discussione con altri coetanei e, a un certo punto, erano arrivati dei giovani ragazzi, dei che le avevano sbattute con la testa sul parabrezza delle auto. Quando è arrivato il padre, le stesse persone - anzi dieci ragazzini - lo hanno pestato a sangue, lasciandolo per terra e, per un motivo incredibile, gli è andato a finire addosso anche il camion della . Adesso si trova nel reparto del Cardarelli con una gamba maciullata e pieno di lividi e ferite.
La cosa che fa più male è che, grazie alla denuncia della famiglia, sono già stati identificati i dieci protagonisti di questa vicenda e risulterebbero tutti figli della cosiddetta società per bene. Eppure, neanche un genitore - figli di professionisti, tra virgolette professionisti - ha chiesto, né pubblicamente né privatamente, scusa e, in una zona che è definita rossa, non c'erano le Forze dell'ordine, perché, a differenza di quello che dice il Ministro, gli agenti di Polizia e di tutte le altre Forze dell'ordine stanno diminuendo gradualmente, perché non ci sono nuove assunzioni.
Quello che noi chiediamo è che si intervenga sulle famiglie, ma si dica la verità agli italiani: non ci sono nuovi agenti per strada, c'è solo tanta propaganda.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari. (C. 2789-A)
e delle abbinate proposte di legge: PANIZZUT ed altri; SERRACCHIANI; CONTE ed altri; CANDIANI ed altri; FARAONE e GIACHETTI; CIANI ed altri; MALAVASI ed altri; TENERINI e DE PALMA; STEFANI ed altri; GIORGIANNI ed altri; CIOCCHETTI ed altri; ZANELLA ed altri. (C. 114-159-307-344-443-998-1426-1461-1507-1682-1690-2007)
: CIOCCHETTI e PANIZZUT.
2.
S. 1880 - Ratifica ed esecuzione dei Trattati di estradizione, trasferimento delle persone condannate e assistenza giudiziaria in materia penale tra la Repubblica italiana e la Repubblica Socialista del Vietnam, fatti a Roma il 18 e il 26 luglio 2023 (Approvato dal Senato). (C. 2958)
: BILLI.
3.
S. 1779 - Disposizioni in materia di protezione civile (Approvato dal Senato).
(C. 3076)
: DE CORATO, per la I Commissione; GIOVINE, per la XI Commissione.
4.
5.
MOLINARI ed altri: Disposizioni per la tutela e la valorizzazione delle attività commerciali e artigianali negli ambiti di interesse storico, culturale e paesaggistico dei centri storici. (C. 362-A)
Relatrice: ANDREUZZA.
6.
Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie. (C. 2700-A)
Relatrice: SCHIFONE.
7.
8.
9.