PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 99, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Federico Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Questo intervento mira a chiedere che il Ministro dell'Interno ci porga un'informativa in relazione alle… naturalmente, c'è sempre qualcuno che chiama proprio nel momento in cui… mi deve scusare.
PRESIDENTE. Sarà il Ministro…
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Dunque, un'informativa urgente al Ministro dell'Interno in relazione ai fatti di Milano, Torino, Bologna, Napoli. Ebbene, quelle manifestazioni pubbliche sono state delle manifestazioni di protesta, in cui giovani e meno giovani hanno portato delle loro istanze, che sono istanze importanti, e l'attuale progetto politico del Governo ha invece posto ai margini ciò che questi giovani chiedono. Ma cosa chiedono in particolare? Una scuola che sia realmente fondamento di democrazia. Le nuove generazioni chiedono che la scuola diventi una scuola moderna, che dia loro la possibilità di competere nel mondo, che sia una scuola in grado di rispondere alle esigenze attuali.
Ma chi sono i giovani di oggi? Sono quella generazione Z che è restata nell'isolamento del COVID e che poi è passata nell'isolamento digitale e che oggi sente invece su di sé tutta la minaccia di un Paese che non pensa alle loro aspettative , non guarda alle loro proiezioni, guarda a tutt'altro.
E, guardate, in quelle manifestazioni che cosa chiedevano gli studenti universitari e scolastici? …E ad essi si sono unite tante persone meno giovani. Un diritto allo studio, studio effettivo, investimenti per formare le nuove generazioni, come dicevo, per renderle competitive e consentire ad esse di entrare nel mondo del lavoro. E loro, per questo, urlavano: “no al riarmo”, “no alle spese militari”. Dicevano: “noi la guerra non la paghiamo” . E tutto questo perché i giovani vogliono che le loro esigenze vengano rispettate, ma non solo quelle esigenze propriamente universitarie e scolastiche; è qualcosa di molto di più: loro guardano al carovita, guardano alla povertà, guardano alla mancanza di alloggi, ma guardano a tutto ciò che potrebbe essere la loro vita se non intervengono in tempo, se non protestano, se non chiedono un'attenzione del Governo e questa attenzione non c'è.
Ebbene, in quelle manifestazioni, in tanti si sono uniti per urlare la loro sofferenza, per urlare la violazione dei loro diritti e delle loro aspettative. E allora smettiamola con le speculazioni, che vorrebbero che quelle manifestazioni siano state manifestazioni solo violente, mentre quasi tutti erano uomini e donne che volevano pacificamente protestare per uno stato che oramai è noto a tutti : non si riesce più a mettere un piatto a tavola, non si riesce a fare un pieno di benzina, non si riesce ad andare sul posto di lavoro e tutto questo per un Governo che è cieco di fronte alle esigenze di questa società , cieco e sordo alle urla di chi soffre, Presidente.
Ebbene, allora noi vogliamo che il Ministro dell'Interno venga qui in quest'Aula per spiegarci bene: perché a Napoli non c'è stato nulla? A Napoli la Polizia si è tolta il casco e ha detto: noi siamo tutti sullo stesso piano , vogliamo che tutto si manifesti in modo civile, con il rispetto e la dignità di chi partecipa e così è avvenuto. A Bologna uomini e donne meno giovani si sono frapposti fra la Polizia e i giovani per impedire che la Polizia colpisse con i manganelli i giovani che pacificamente stavano là . E allora smettiamo di fare un fascio con le violenze rispetto a quelle che, invece, sono state vere e proprie manifestazioni pacifiche.
Pensiamo un attimo a capire cosa è avvenuto e perché non sono state isolate quelle frange violente che hanno distrutto e saccheggiato . Allora, vi era un'insufficienza nel prevedere e nel prevenire e il Ministro dell'Interno ci spieghi perché in queste manifestazioni non si riescono mai a isolare queste frange. È pensabile questo? Migliaia e migliaia di poliziotti…
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). …appartenenti anche alle Armi più specializzate, intervengono in questi casi. Ebbene, non pensano a una cinturazione che sia tale da prevenire e impedire?
Le manifestazioni sono state pacifiche e hanno voluto soltanto sostenere i diritti delle persone, i valori della nostra Costituzione…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). …ciò in cui tutti crediamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ci associamo a questa richiesta, ma sarebbe stato molto più semplice fare tutt'altro. E allora lo chiediamo a lei, Presidente: ma come mai Piantedosi ha annunciato la sua presenza nel - c'erano tante interrogazioni che avremmo voluto sottoporgli - e poi, dopo aver annunciato la sua presenza, ha disdetto per non sappiamo quali impegni istituzionali?
Ma, guardi, con diversi colleghi abbiamo depositato interrogazioni per chiedere conto di quello che è successo, perché è davvero assurdo che, a distanza di una settimana, si sono moltiplicati in tutta Italia, come si vede su tutti i giornali, l'identificazione e il fermo preventivo di minori. In tutta Italia. Ci sono genitori che chiamano, scrivono da tutta Italia perché i loro figli sono stati preventivamente fermati anche per nove ore. È un errore o è figlio esattamente di quei decreti Sicurezza che avete scritto? Ma in quei decreti non avevate detto che non ci sarebbero state misure non proporzionali ai diritti che nella Costituzione sono incisi e scritti per sempre? Cioè, l'idea che una persona non può essere fermata senza aver commesso nulla.
Guardate, certo c'è stato un tempo, quello del terrorismo, in cui si potevano anche fermare per 10, 12, 24 ore quei ragazzi. Ma che cosa stiamo dicendo? Che quei ragazzi, perché vestiti di nero, possono essere fermati, come la ragazza che oggi testimonia, alla sua prima manifestazione… perché aveva una tuta dell'Adidas non può andare in una manifestazione? Ve lo chiedo. È possibile che dei minori per 10, 12 ore siano in una questura, senza poter chiedere dei genitori, senza poterli chiamare? Vi chiedo se è possibile tutto questo. E mentre avete identificato 5.000 persone e mentre continuate a bollare tutte le manifestazioni come criminali - ci avete messo una settimana a spiegarci che erano tutti maranza -, poi davanti agli autotrasportatori avete detto che erano tutti camorristi e adesso sono tutti islamizzati. Ma vi rendete conto che in questo Paese ribolle la rabbia verso il carovita, verso il riarmo, verso generazioni che non vengono mai ascoltate e vengono solo bollate nel caos?
In tutto questo, però, Piantedosi non riesce a rispondere all'unica identificazione che le opposizioni, tutte insieme, gli chiedono da giorni, cioè come è possibile che in una piazza di 10.000 persone a Torino, davanti a delle persone che non possono andare da nessuna parte, perché chiuse in ogni via, un'auto bianca irrompe, come in un attentato terroristico, tira giù come dei birilli le persone e a distanza di cinque giorni non sappiamo ancora di chi è quella vettura. Come è possibile? È vero o non è vero, come ricostruiscono le agenzie, che quell'auto è della Polizia di Stato? Se sì, si sono aperte delle indagini? Non abbiamo ancora sentito le scuse di Matteo Piantedosi, non le abbiamo sentite, non abbiamo sentito una riga istituzionale per dire che cosa è successo. Guardate, siamo in tempi bui ma l'unica cosa che non possiamo fare è rispondere a quelle proteste bollandole solo con l'ordine pubblico.
Allora, tutto questo lo dico perché ci chiedono perché siamo in quelle piazze: siamo dove i cittadini ci chiedono di stare e a quella repressione e a quei decreti risponderemo con ancora più partecipazione e ancora più democrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). Grazie, Presidente. Mi scusi ma io sinceramente mi rivolgo prevalentemente a lei e alla Presidenza della Camera, perché credo che, in un Paese che si rispetti e quando le istituzioni funzionano, di fronte ai fatti accaduti nelle giornate passate è naturale che il Ministro dell'Interno venga qui a fare un'informativa. Dovrebbe essere pressante la richiesta da parte della Presidenza della Camera, indotta naturalmente dai gruppi parlamentari, a chiedere una cosa che il Ministro dovrebbe sentire di suo. Quello che accade, invece, in un Paese che normale non è, è che non solo il Ministro dell'Interno non viene qui a fare un'informativa e a raccontare - non alla stampa, con le mezze verità raccontate in nome della propaganda - al Parlamento, alla casa della democrazia, quello che è accaduto; non solo non viene a fare un'informativa spontaneamente, ma addirittura annulla la sua presenza al dove avremmo potuto fare delle richieste e, quindi, avere anche delle risposte.
Il problema, Presidente, è che si cerca semplicemente di costruire attorno a fatti gravi… Perché quello che è accaduto il 17 ottobre è un fatto gravissimo: le immagini di vetrine spaccate, di Forze dell'ordine che si sono beccate i sampietrini in testa, sono immagini clamorose che meriterebbero un approfondimento da parte della Camera dei deputati, da parte del Governo.
Ora, noi siamo dalla parte dei lavoratori, per cui siamo dalla parte della Polizia: i primi lavoratori sono i poliziotti costretti a stare lì, con stipendi da fame, disorganizzati perché il Governo non ha svolto alcuna funzione di prevenzione rispetto a quelle manifestazioni.
Siamo dalla parte dei lavoratori: i commessi e i titolari dei negozi che sono stati devastati in quei giorni. Ma siamo anche dalla parte dei lavoratori - gli autotrasportatori, gli agricoltori - di cui questo Governo non parla e la cui protesta viene eclissata.
Siamo dalla parte dei lavoratori perché anche i ragazzi e le ragazze cercano una prospettiva futura, non con gratuiti, mal retribuiti, o lavori dove sostanzialmente, con gli stipendi, non riescono neanche a potersi permettere un affitto. Per cui noi siamo dalla parte dei lavoratori. Il Governo dalla parte di chi è, Presidente? Perché noi non l'abbiamo ancora capito.
Perché, se alla seconda manifestazione prevista il sabato successivo si è riusciti a fare prevenzione e, quindi, si sono limitati gli incidenti, non possiamo solo rallegrarci, ma dobbiamo chiederci: ma perché prima del 17 ottobre, invece, questo tipo di attività non è stata svolta? Perché si è permesso tutto quel caos? Si sono mandati i poliziotti allo sbaraglio, si sono fatte distruggere vetrine e, soprattutto, si è criminalizzato un movimento complessivo, addirittura additandolo come maranza, con un arresto sul quale noi vorremmo capire anche un po' di più. Sì, c'è la procura: faccia tutte le indagini. Ma è stato spiattellato su tutti i telegiornali e su tutti i giornali il volto di un uomo a cui è stata affibbiata l'organizzazione di un movimento e, su quello, si è costruita una propaganda. E, magari, scopriremo fra un po' che questo tizio aveva idee sbagliate, aveva sicuramente un comportamento non consono, ma sicuramente non era il nuovo Bin Laden.
Così come è stato detto che le manifestazioni al Sud degli autotrasportatori e degli agricoltori erano organizzate dalla criminalità. Totò Riina ha organizzato gli autotrasportatori e Bin Laden ha organizzato le manifestazioni di Milano. Ma di che cosa stiamo parlando, Presidente ?
Ora, di tutto questo non è possibile discutere con il Ministro dell'Interno. Sentiremo, magari, la propaganda dei capigruppo di maggioranza, se vorranno parlare per dirci qualche sciocchezza, così come tutte quelle che hanno raccontato in TV e sui giornali, ma non abbiamo la possibilità, da legislatori, da rappresentanti delle istituzioni, di parlare con il Ministro che è molto loquace in TV, molto loquace nelle conferenze stampa, ma non viene in Parlamento a riferire .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche noi del Partito Democratico ci associamo alla richiesta, che è stata fatta dai colleghi, di un'informativa urgente del Ministro Piantedosi sulle manifestazioni che ci sono state nei giorni scorsi nel nostro Paese e che hanno interessato diverse città. Manifestazioni in larga parte pacifiche; manifestazioni che sono state troppo velocemente derubricate dal Governo, dai membri del Governo, dalle forze politiche di maggioranza come manifestazioni che hanno prodotto scontri e violenze.
Purtroppo, non è stato invece colto il malessere delle nuove generazioni. Nuove generazioni che sono sempre più strette fra il carovita e il caro affitti, che non permette ai giovani studenti che non hanno alle spalle una famiglia di frequentare le università: viene meno il loro diritto allo studio, che è uno degli ascensori per la mobilità sociale, invece purtroppo ferma.
Queste nuove generazioni non vedono il futuro davanti a loro e scendono in piazza, appunto, a chiedere risposte. Risposte che non sono arrivate, risposte che non abbiamo visto, né per gli studenti, né per gli italiani che non ce la fanno più, che non arrivano alla fine del mese.
E allora io, caro Presidente, oltre alla richiesta al Ministro Piantedosi, chiederei che venga il Ministro Giorgetti a riferire su che cosa ha intenzione di fare, visto che oggi verrà votata dal Consiglio dei ministri la manovra, e si preannuncia un'ulteriore manovra che non guarda alla distanza che c'è fra la propaganda della Presidente del Consiglio e la vita reale del Paese. Chiederei anche alla Presidente del Consiglio di venire a riferire su che cosa intende fare per queste nuove generazioni che stanno chiedendo futuro, non stanno chiedendo altro.
Purtroppo, ieri non abbiamo visto nemmeno Piantedosi. Era stato annunciato durante il - che certo non è un'informativa, ma è comunque un atto importante - e poi, a un certo punto, il Ministro Piantedosi non ha dato più la disponibilità. Allora noi abbiamo pensato che ci fosse qualcosa di urgente, perché prima di evitare di venire a riferire in Parlamento su questioni importanti, insomma, pensavamo che il Ministro Piantedosi avesse da fare altro di importante. E, invece, abbiamo visto dalle agenzie che si è materializzato in una politica, nella di Sud chiama Nord, e a parlare di che cosa? A parlare, per l'appunto, di sicurezza, a parlare di quello che, secondo lui, ha evitato il ripetersi degli scontri, e cioè il nuovo pacchetto sulla sicurezza.
E qui è giusto ricordare che noi siamo davanti all'ottavo pacchetto sicurezza e che tutti i pacchetti sicurezza che sono stati fatti non hanno, evidentemente, prevenuto gli scontri che poi ci sono stati in una parte delle manifestazioni.
Questo a dimostrare che l'efficacia delle norme - come, invece, ha detto il Ministro Piantedosi - evidentemente non c'è stata, perché se ci fosse stata, quegli scontri, ancorché residuali rispetto alle manifestazioni pacifiche, non ci sarebbero stati.
E allora, Presidente, noi pensiamo che la sicurezza sia una cosa seria, che la sicurezza non sia solo una questione di ordine pubblico - come, purtroppo, vediamo troppo spesso dire e fare dal Governo e da autorevoli rappresentanti della maggioranza - e, soprattutto, pensiamo che la sicurezza non possa essere propaganda. Perché la sicurezza ha a che fare con la qualità della vita del Paese e noi non vogliamo che su questo si costruisca una narrazione che, invece, tende a ridurre tutto all'ordine pubblico e non al bisogno di qualità della vita dei cittadini, che non ce la fanno più .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Furgiuele. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per associarci, come gruppo di Futuro Nazionale, alla richiesta di informativa urgente al Ministro Piantedosi, per chiedere allo stesso Ministro, sulla scorta di quello che abbiamo visto a Milano, a Bologna e in altre parti della nostra Nazione, se lo Stato si è arreso. Perché al cospetto di strade messe a fuoco, di negozi devastati, di cittadini preoccupati e rinchiusi nelle proprie case, vorremmo sapere se il Ministro Piantedosi - esponente di questo Governo di maggioranza di centrodestra - ancora reputi che l'ordine pubblico in Italia vada bene.
Allora, al Ministro Piantedosi e al Governo vorremmo chiedere: dov'è l'autorevolezza dello Stato? Dov'è il pugno duro di quel Governo di centrodestra che doveva portare sicurezza ?
Non possiamo, signor Presidente, dare solidarietà alle Forze dell'ordine il giorno dopo che le stesse sono state aggredite. Dobbiamo dare la possibilità alle Forze dell'ordine di intervenire, dare la possibilità di avere delle direttive chiare, degli strumenti certi e tutte le tutele del caso, perché se un poliziotto deve utilizzare il manganello per difendere sé, per difendere i cittadini, per difendere un bene pubblico, deve poterlo fare. E noi crediamo che l'azione del Ministro Piantedosi e del Ministero dell'Interno… la prefettura e la questura dei territori di Milano e di Bologna abbiano fallito.
E oggi non basta mandare i militari direttamente in piazza, perché quei soldati che ci rappresentano vengono messi alla di frange di estremisti che non hanno nulla a che spartire con le azioni e con la buona volontà di studenti. Sono solo facinorosi e si è potuto attestare il fatto che il 50 per cento di coloro che hanno devastato le nostre piazze, le nostre strade, è rappresentato da immigrati di seconda generazione. Allora, quei militari con quali prerogative sono stati mandati in piazza? A fare i piantoni? Quei Lince - di cui qualche Ministro si è riempito la bocca - sono stati mandati lì a consumare quel gasolio che gli agricoltori calabresi non possono più mettere nei loro serbatoi?
E allora, al Ministro Piantedosi, chiederemo, in Aula, qual è il modello di sicurezza che vuole portare alle città del Nord, che sono devastate e per quale motivo si è speso per terrorizzare, con una minaccia di precettazione, gli agricoltori del Mezzogiorno d'Italia che anche ieri sono venuti a manifestare qui, a Roma, in modo pacifico. Al Ministro Piantedosi diremo che le manifestazioni, così come le hanno interpretate loro, oggi non esistono, ma esistono cittadini che soffrono.
E, allora, ci troviamo di fronte a una situazione chiara e cristallina in Italia che non riguarda solo la gestione del Ministero dell'Interno, che evidentemente ha dimostrato di avere tante lacune, ma anche la presenza, sul territorio, di città del Nord assediate dall'insicurezza e di agricoltori, autotrasportatori e imprese boschive al Sud che non riescono a portare a casa un pezzo di pane.
Di fronte a tutto ciò c'è un Governo assente che non sa difenderli e non sa ascoltarli
PRESIDENTE. Passiamo adesso, sempre sull'ordine dei lavori… chiedo scusa, onorevole Bignami. Parliamo del medesimo argomento, immagino. Prego, onorevole Bignami.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Grazie, Presidente. In realtà, stamattina, nell'associarmi alla richiesta di informativa, quando ho sentito l'onorevole Cafiero De Raho prendere la parola, credevo - anche dallo squillare del suo cellulare in diretta - che ricevesse una chiamata da parte di qualcuno dei suoi ex colleghi magistrati che lo aggiornava in ordine all'importante operazione compiuta stanotte, che ha portato all'arresto di 41 esponenti della criminalità organizzata tra cui anche il sindaco di Corigliano-Rossano Calabro che credo qualcuno da quella parte conosca.
E invece no, ci hanno parlato delle proteste di Milano, Bologna, Torino. Ci hanno evocato i diritti dei maranza tra cui sicuramente c'è anche il diritto all'eleganza, di cui una volta parlava l'onorevole Soumahoro difendendo la moglie. Ed è quello il diritto che esercitano quando vanno a rubare dalle vetrine, no? Perché chi non vuole un capo firmato? Però, quello che mi sorprende è il silenzio che, invece, nella richiesta di informativa, i colleghi tutti di sinistra hanno ritenuto di riservare per la vicenda che ha portato all'arresto, stanotte - non voglio fare il nome - di Flavio Stasi, sindaco di Corigliano, per il quale si erano spesi direttamente l'onorevole Conte, l'onorevole Schlein, l'onorevole Baldino, l'onorevole Tridico . E abbiamo, con una certa sorpresa, trovato i video di quando lui, festeggiando la vittoria, scandiva i cori: “Flavio uno di noi”. Cos'era? Una confessione oppure c'era, in quel momento, un anelito di libertà e partecipazione ? E quando dite: “eh, ma era civico”: e, quindi, lo avevate appoggiato in concorso esterno, con l'appoggio di PD, 5 Stelle e AVS ? Perché non dite che lui era nei presidi degli autotrasportatori e degli agricoltori e diceva, questo gentiluomo su cui, certamente, bisognerà verificare che cosa la magistratura riterrà di contestargli rispetto a un'ordinanza che parla, chiedo scusa, ma devo leggere, perché i reati ipotizzati “Si associa o non si associa?”… Fornaro, impara il Regolamento! Mi sono associato all'inizio e, a proposito, le richieste alla Giunta
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi…
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …falle a quelle competenti! E lei, Presidente …
PRESIDENTE. Un attimo, un attimo, si è associato!
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …si premuri che non mi si venga ad interrompere, perché siamo stanchi di un atteggiamento “Chiudi la bocca!” ) che è, a dir poco…
PRESIDENTE. Onorevole Fornaro, la prego. Il collega Bignami si è associato a inizio intervento.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). A inizio, a inizio …
PRESIDENTE. Prego. Per favore!
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Dicevo…
PRESIDENTE. Per favore… Si è associato a inizio intervento. Prego.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Presidente, mi rendo conto che a sinistra si siano resi conto che qualcosa di importante è accaduto, ma non abbiano capito cosa .
Credo che sia anche importante rappresentare ai colleghi di sinistra che i reati ipotizzati a vario titolo nei loro confronti sono: associazione di tipo mafioso, omicidio - hanno anche preso Damiano Pepe, quello che hanno provato ad ammazzare 48 ore fa -, detenzione e porto d'armi da fuoco, estorsione, rapina, furto, intestazione fittizia di beni, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina - che è una specialità della casa -, tutti aggravati da metodo e finalità mafiosi, nonché patto elettorale politico-mafioso… chissà a favore di chi era questo patto elettorale politico-mafioso.
Non avete detto una parola! Ma va bene che non abbiate detto una parola, perché anch'io, al vostro posto, sarei stato imbarazzato . Ma arrivare a parlare di agricoltori e di trasportatori, io devo dire la verità: lì sì che mi sarei aspettato una parola, visto che il sindaco Stasi aveva detto: se questi sono malavitosi, ci costituiamo tutti. È stato di parola, anzi, sono andati a prenderlo per essere sicuri che fosse di parola ).
Questo per dire, cari colleghi Presidente, è fuori tema!, che il vostro doppiopesismo è lo standard che voi avete nel richiedere la partecipazione e la presenza …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Colleghi!
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Io rilevo una cosa. Io rilevo una cosa, Presidente: che quando parlano i colleghi del centrosinistra qua nessuno dice nulla; quando parliamo noi, devono sempre interrompere “Parla sull'argomento!”. Capisco che vi dia fastidio, ma dovete anche imparare un po' di democrazia.
Quindi, ci permettiamo di rilevare che certamente agricoltori e trasportatori non hanno nulla a che fare con la malavita organizzata, ma forse qualcuno che partecipava ai presidi e si metteva alla testa dei cortei sì. E noi confidiamo che il Ministro Piantedosi venga a riferire anche di questo “La Russa!”
PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori, ma su un altro argomento, ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Il 10 ottobre ho partecipato, insieme - credo - a 5.000 cittadini, alla manifestazione che ha coinvolto tre comuni in Piemonte: Collegno, Rivoli e Grugliasco. Si tratta di tre comuni di cintura decisamente popolati e coinvolti da un problema importante che è quello relativo al prolungamento della linea 1 della metropolitana di Torino, da Fermi a Cascine Vica. I lavori sono bloccati. La situazione è seria e rischia di ritardare l'apertura di diversi anni.
Al 28 ottobre 2026 i lavori sono fermi. Infra.To ha rescisso il contratto con ICI, l'impresa incaricata, a causa della grave crisi finanziaria. Devo dire, per correttezza, che c'è un grande impegno da parte di Infra.To e da parte dell'ingegner Bernardino Chiaia.
Stiamo parlando, quindi, di quattro stazioni coinvolte, di un'opera veramente attesa da tempo, di lavori che sono avanzati per il 75 per cento, forse anche qualcosa in più. Mancano i fondi, mancano 70 milioni. Per questo sono a chiedere un'informativa urgente in questa Aula percorsa da un fermento non indifferente, signor Presidente.
Dicevo, 70 milioni e richiedo al Ministro delle infrastrutture, Matteo Salvini, di venire in quest'Aula e di dirci che cosa ha intenzione di fare.
Spiego anche il perché: non sappiamo, infatti, quando riprenderanno i lavori. Al momento non c'è una data certa. C'è un cantiere che sta cercando di rimuovere la parte più pericolosa.
Però, signor Presidente, sono coinvolte 750 attività commerciali, sono coinvolte dai cantieri bloccati. Arriviamo, se pensiamo a tutto l'asse di corso Francia, a circa 1.000 attività e, quindi, mi sento di dire che la situazione è particolarmente difficile, che abbiamo dei commercianti che denunciano delle perdite superiori all'80 per cento della clientela. Molte attività hanno già chiuso - parlo di 20.000 residenti che subiscono i disagi dei cantieri - e la regione Piemonte ha stanziato 400.000 euro per i ristori, ma non è sufficiente. Non è sufficiente perché c'è stata una riduzione dei parcheggi, c'è un danno alla qualità della vita, alla viabilità.
Allora, io non penso che queste popolazioni stiano chiedendo chissà che cosa, ma i 70 milioni - da tempo attesi - da parte del Governo, in qualche maniera, debbono essere stanziati, perché siamo all'ennesima opera iniziata, avviata e interrotta. C'è una forma di rispetto che deve essere data al territorio ed è quel rispetto che i 5.000 manifestanti hanno espresso quel giorno, sfilando per le città pacificamente e chiedendo attenzione da parte del Ministro e sarebbe - ed è - veramente importante capire il suo pensiero. Pensate: 70 milioni, una cifra certamente consistente, ma non impossibile da stanziare.
C'è poi un danno patrimoniale, ma - e concludo, signor Presidente - sono 6 anni, 10 mesi e 23 giorni di cantiere e si parla di una inaugurazione che può arrivare probabilmente all'anno 2030. È possibile tutto questo? Io penso di no ed è per questo che chiedo sicuramente un impegno al Governo e al Ministro, ma chiedo anche ai colleghi presenti in quest'Aula un impegno, un impegno nelle varie Commissioni, perché non è sufficiente arrivare a Rivoli con la metropolitana: da lì in poi c'è la necessità di prolungare la metropolitana agli ospedali di Rivoli o all'ospedale “San Luigi”, perché quell'area è totalmente sprovvista di trasporto pubblico locale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, l'onorevole Grimaldi. Poi gli onorevoli Laus e Iaria. Prego, onorevole Grimaldi.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ci associamo alla richiesta e fateci subito dire una cosa. A luglio la società che doveva finire la Metro 1 ha avviato le procedure di fallimento. Fateci dare la solidarietà a tutti i lavoratori e le lavoratrici che, in questo momento, non stanno lavorando in quel cantiere e ai 20.000 cittadini coinvolti in quel cantiere, che genera polvere e disagi da più di sei anni. Fateci dare la solidarietà a tutti i commercianti che vedono quel buco in mezzo a corso Francia, che può unire Collegno e Rivoli con meno di 70 milioni, perché sono 30 milioni per le opere e altri 40 per tutto quello che è la parte più tecnica.
Ma ci faccia dire una cosa, Presidente. Se vogliono, i colleghi, questa informativa possono anche non farla fare, perché basta una cosa ancora più semplice: scrivere tutti insieme un emendamento alla legge di bilancio - sarebbe stato meglio approvarlo già ieri, visto che avete trovato un accordo per la prossima legge di bilancio - e trovare le risorse per ogni linea di metropolitana di questo Paese.
Guardate, abbiamo vissuto anni tremendi nella pandemia e sapete benissimo che il trasporto pubblico ci ha messo tempo a riguadagnare anche fiducia, perché, come sapete, ci sono stati anni di flessione. Ormai i numeri parlano chiaro e basta prendere la metro, anche in questa città: ogni mattina sempre più persone, davanti al carovita, ci chiedono trasporto pubblico locale. Lo dobbiamo fare per i cambiamenti climatici, lo dobbiamo fare per chi ogni giorno lavora o studia.
Guardate, lo sapete, spesso ci contrapponiamo anche per delle idee molto distanti, per esempio sulle grandi opere. Penso al ponte sullo Stretto, ma penso anche, a proposito del Piemonte, che state mettendo 800 milioni di euro per la Orbassano, fino al collegamento con l'alta velocità, di un tunnel che non c'è, quello del TAV Torino-Lione. Non volete contrapporre quelle risorse, quegli 800 milioni o i miliardi messi sul TAV Torino-Lione? Bene, non contrapponiamoci, ma troviamo insieme questi 70 milioni. Affianco ai sindaci di Grugliasco, Collegno, Rivoli e Torino c'erano tantissimi altri sindaci della città metropolitana, ma soprattutto c'erano decine di migliaia di cittadini, anche vostri elettori, che vi chiedono semplicemente di finire quell'opera e di dare risposte alla vita quotidiana di tante persone. Oggi parliamo di Torino, ma questo vale per tutte le grandi città italiane. Servirebbe così poco, così poco per rendere il trasporto pubblico dignitoso. Servirebbe così poco, dal punto di vista del bilancio, per fare un passo avanti, un passo avanti fino a Cascine Vica, fino a Rivoli, ma soprattutto per un Paese più civile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul medesimo argomento, l'onorevole Laus. Ne ha facoltà.
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche che noi del gruppo del Partito Democratico chiediamo un'informativa urgente al Governo, in modo particolare al Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini. Mi riferisco al prolungamento della metropolitana di Torino da Collegno a Cascine Vica, nel comune di Rivoli. Non sto a ripetere quanto già detto dai colleghi, dalla collega Ruffino e dal collega Grimaldi.
Parliamo di un'infrastruttura strategica. I lavori sono iniziati nel 2019 e l'opera doveva essere completata nel 2024; oggi, dopo sette anni, si parla addirittura del 2031 e senza alcuna certezza. È una situazione inaccettabile. Parliamo di un'infrastruttura strategica per l'intera area metropolitana torinese, attesa da migliaia di cittadini, lavoratori, studenti e imprese.
Come ricordavano i colleghi, il 10 ottobre scorso sindaci, cittadini, commercianti e organizzazioni sindacali sono scesi in strada per chiedere una cosa semplicissima: che lo Stato, anche in questo caso, rispetti gli impegni assunti. Compito nostro, come parlamentari della Repubblica, è rendere presenti in quest'Aula gli assenti e gli assenti in quest'Aula sono i sindaci e una comunità. Questo è il motivo per cui noi parlamentari dell'opposizione abbiamo il dovere e la responsabilità di sollecitare nell'Aula del Parlamento, oltre alle proteste esercitate per strada, una richiesta di informativa urgente. Non è possibile, dicevo, che un'opera pubblica abbia tempi di realizzazione indefiniti e responsabilità che sembrano non appartenere mai a nessuno. Chiediamo quali siano le cause dei ritardi, se siano garantite tutte le risorse necessarie e quale sia la data certa per completare quest'opera.
Presidente, i cittadini non possono continuare a pagare il prezzo dei ritardi, dei disagi e delle promesse disattese. Servono semplicemente 70 milioni di euro. Dato che ci accingiamo ad approvare la legge di bilancio, chiedo a tutti i colleghi del Piemonte di intervenire e firmare assieme un emendamento che possa trasferire questa questione finalmente all'aspirazione al giusto epilogo. Sette anni di attesa sono già troppi. Il Governo venga in Parlamento e dia delle risposte, non altre da rinviare.
Come gruppo del Partito Democratico, anche noi ringraziamo il presidente e amministratore delegato di Infra.To, il professor Bernardino Chiaia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria sul medesimo argomento. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi, chiaramente, ci associamo e ci associamo anche perché abbiamo partecipato alla marcia.
Però, devo dire una cosa alla maggioranza che ci governa: che sono diventati il partito del “no” alle opere pubbliche utili. Sono diventati il partito dello spreco di soldi pubblici per buttarli in opere che non servono. Il caso della fine della Metro 1, di questo piccolo tratto di metropolitana così importante per la provincia di Torino, è emblematico. Si tratta di 70 milioni che si potevano trovare subito, perché li avete trovati ieri: avete trovato 160 milioni per togliere le multe ai no-vax e non trovate 70 milioni per fare un'opera pubblica che porta lavoro, che porta progresso, che riduce l'inquinamento e collega gran parte della città di Torino con i comuni limitrofi . Io devo dire che sono sconvolto dalla sciatteria di questo Governo, dalla sciatteria del Ministro delle Infrastrutture. Noi sprechiamo soldi per far partire il tratto italiano del TAV, Avigliana-Orbassano, senza avere la copertura totale dell'opera, e buttiamo lì 800 milioni di euro. Così blocchiamo anche l'altra opera infrastrutturale che a Torino è importante, la fine della Metro 2, l'ultimo tratto della Metro 2. Voi siete il partito del “no” alle opere utili e ormai è acclarato. Dovete venire in piazza con noi e nei cortei con noi a dire che la Avigliana-Orbassano, un'opera che non si sa quando comincerà e quando finirà, è più importante di un'opera che doveva finire già da due anni. Andate a dirglielo voi, invece di fare le solite polemiche su cose assurde che non servono ai cittadini del nostro Paese e della nostra regione.
Sono d'accordissimo a fare emendamenti, sono d'accordissimo a far fronte comune e lo faremo, ma io trovo vergognoso che non si trovino 70 milioni. Tra l'altro, trovo vergognoso aver dato i poteri a un commissario per fare tutta una serie di opere - il commissario Chiaia di Infra.To, che sta lavorando bene -, però gli è stato dato un potere senza la possibilità di attuarlo e di facilitare la chiusura di questa opera pubblica. Questo è un altro tema: non fate commissari senza dargli la possibilità di fare il loro lavoro, perché altrimenti diventa solo una retorica, una finta soluzione di cui vi siete riempiti la bocca in questi quattro anni e abbiamo gli stessi problemi di quattro anni fa. Vergognatevi !
PRESIDENTE. Prima di proseguire con l'ordine del giorno, salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo di Gonzaga-Pegognaga, in provincia di Mantova, che assistono ai nostri lavori dalle tribune e che fanno anche parte - è una bella notizia - del consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze di Gonzaga. Benvenuti a Montecitorio, grazie di essere qui .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2700-A: Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie.
Ricordo che nella seduta di ieri è stato da ultimo respinto l'ordine del giorno Berruto n. 9/2700-A/26.
PRESIDENTE. Passiamo quindi all'ordine del giorno n. 9/2700-A/27 Caso, sul quale il Governo già aveva espresso parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/27 Caso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/28 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/28 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/29 Di Lauro. Accetta la riformulazione? Ha chiesto di parlare l'onorevole Caramiello. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Voglio riascoltare la riformulazione del Governo.
PRESIDENTE. Chiedo al Sottosegretario Gemmato per l'ordine del giorno n. 9/2700-A/29 Di Lauro la riformulazione in cosa consisteva. Prego.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. La riformulazione è: “a valutare l'opportunità di definire, compatibilmente con i vincoli di bilancio”. Presidente, se mi consente, io approfitterei per cambiare il parere sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/37 Carmina, che da contrario diventa favorevole.
PRESIDENTE. Perfetto. Allora, onorevole Di Lauro: accetta la riformulazione, attraverso Caramiello, certo? Accetta o non accetta? No e chiede di parlare. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). No, Presidente. Sottosegretario, non accettiamo, ma resto senza parole. È sempre la questione dei vincoli di bilancio: voi stanziate miliardi per costruire un ponte, miliardi per il riarmo e poi dobbiamo pensare ai vincoli di bilancio per mandare dei medici nelle aree interne o nelle isole minori ? È una cosa veramente vergognosa. Noi chiedevamo soltanto incentivi economici aggiuntivi e differenziati in relazione alla gravità delle carenze e alle caratteristiche territoriali, ma anche misure per garantire alloggi, trasporti e servizi essenziali ai professionisti assegnati alle aree più isolate, alle aree più fragili, alle aree interne che si stanno spopolando sempre di più. Quindi, stanziate miliardi per cercare di costruire un ponte per unire l'Italia e poi la volete, tra l'altro, dividere con l'autonomia differenziata. Quindi, è una cosa vergognosa. Non accettiamo la riformulazione e chiedo di mettere l'ordine del giorno al voto .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/29 Di Lauro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/30 Marianna Ricciardi: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/31 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/31 Aiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/32 Tucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/32 Tucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/33 Alfonso Colucci. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Il voto di ieri sull'articolo 8 è stato forse il momento più basso, più buio di questa legislatura, e il voto contrario sul mio ordine del giorno, a quest'ordine del giorno che stiamo discutendo e che chiede di rivedere quel voto, sarà ancora più grave.
Il relatore e il Governo hanno espresso parere contrario e la maggioranza si prepara a respingerlo. Avete così dato uno schiaffo ai medici che hanno seguito le regole, a chi ha curato secondo scienza e coscienza, a chi ha rischiato la vita per salvare quella degli altri. Avete offeso la memoria di chi, facendo il proprio dovere, ha perduto la propria vita .
L'articolo 8 che avete approvato ieri offre una possibilità speciale di rientro ai sanitari radiati per aver violato i propri doveri durante la pandemia; si tratta di radiazioni adottate dagli ordini professionali per proteggere i pazienti. Indebolire l'autonomia degli ordini professionali significa indebolire la garanzia per la salute di tutti, significa spezzare quel necessario rapporto di fiducia che deve legare il cittadino paziente al medico, alle istituzioni sanitarie, inclusi gli ordini professionali dei medici!
Avete rinnegato chi ha seguito le regole, anche quando seguire le regole comportava sacrifici, e lo avete fatto per basse ragioni di consenso elettorale. E questa responsabilità porta anche il nome di Lega e di Forza Italia. Avete votato per mantenere l'articolo 8! Avete votato contro il nostro emendamento soppressivo e ora vi accingete a votare contro il mio ordine del giorno! Ma voi, Lega e Forza Italia, eravate nel Governo Draghi, eravate maggioranza! Voi avete votato allora quelle norme, avete votato quegli obblighi, vi assumeste la responsabilità di quelle scelte davanti al Paese.
Ma oggi con questo voto assecondate una campagna che discredita le vostre stesse decisioni e aprite una corsia preferenziale per i medici che hanno violato quelle regole che voi stessi avete approvato! Siete pronti a tutto, siete pronti anche a sconfessare la politica sanitaria che voi stessi avete contribuito a costruire; lo avete fatto con il voto di ieri e lo state per fare con il voto contrario al mio ordine del giorno . Rinnegate le vostre stesse responsabilità e lo fate per bassa convenienza politica. Questa è la vostra ipocrisia politica! L'ho detto ieri in Aula e lo ripeto oggi: dovete vergognarvi !
Chi si presenta come una forza moderata dovrebbe sapere che la credibilità delle istituzioni si difende anche a costo di perdere qualche voto e dovrebbe avere rispetto per quei cittadini che hanno seguito le indicazioni delle istituzioni. Quei cittadini si fidarono di voi, quando votaste quei provvedimenti, ma voi mandate tutto in fiamme e lo fate per raccattare - sperate - qualche voto in più.
Chi governa e chi cura ha il dovere di decidere sulla base della migliore scienza disponibile nel momento in cui quelle cure e quelle decisioni vengono prese. È il criterio che ci ha guidato nella pandemia e che ha consentito all'Italia di uscirne a testa alta: le migliori evidenze di allora valutate dalle massime e più autorevoli istituzioni scientifiche italiane e internazionali, ossia l'Istituto superiore di sanità, il Consiglio superiore di sanità, l'Aifa, lo Spallanzani, le università, l'Organizzazione mondiale della sanità, l'Agenzia europea per i medicinali!
La conoscenza scientifica è provvisoria e correggibile, ma ciò non rende tutte le opinioni ugualmente fondate. Le decisioni di allora vanno giudicate alla luce delle conoscenze disponibili allora ! Usare ciò che si è appreso dopo per screditare chi dovette decidere nell'emergenza è una mistificazione, una mistificazione che è alla base anche dell'uso politico della Commissione COVID. Nell'audizione di lunedì dell'ex Ministro della Salute Roberto Speranza, alle sue risposte istituzionali, ai suoi dati scientifici, avete contrapposto interruzioni, offese, accuse vergognose , tollerate, se non addirittura alimentate, da una conduzione di parte del presidente della Commissione!
Da tempo denunciamo l'uso politico di quella Commissione. Il presidente Lisei, che non ha mai smesso di indossare la casacca di Fratelli d'Italia, dimostra ogni volta di non svolgere il suo ruolo terzo e imparziale, come la sua qualifica di presidente esigerebbe. Ne abbiamo chiesto le dimissioni e continuiamo ad attenderle. Sotto la sua Presidenza avete trasformato una Commissione d'inchiesta in un tribunale politico, piegando l'istituzione alla lotta contro gli avversari . Avete escluso dal perimetro delle sue indagini le regioni, cioè proprio gli enti territoriali a cui la nostra Costituzione affida la gestione operativa del sistema sanitario italiano; ciò rivela il vero obiettivo di quella indagine, che nulla ha a che fare con il rafforzamento del sistema sanitario nazionale, con i diritti e con gli interessi dei cittadini.
In Commissione COVID Fratelli d'Italia dà il peggio di sé. Una volta - vi racconto questo episodio -, entrando a San Macuto per un'audizione, ho trovato i componenti di una di quelle associazioni chiamate da Fratelli d'Italia, che erano stati chiamati in audizione, riuniti in un circolo attorno a San Macuto intenti a svolgere strani riti propiziatori prima dell'audizione stessa: il tripudio della superstizione, delle fattucchiere , della non credibilità: in una parola il tripudio dell'anti-scienza!
Il rispetto per chi ha fatto il proprio dovere si dovrebbe dimostrare non con le vostre vuote parole, che spendete in pubblico, ma nelle leggi che votate, nei voti che esprimete. Con il voto di ieri sull'articolo 8, con il voto di oggi sul mio ordine del giorno, date uno schiaffo a chi ha fatto il proprio dovere! Tradite i medici diligenti, tradite i malati, i morti di COVID! Tradite la scienza! Tradite lo Stato! La storia vi chiederà conto un domani delle vostre azioni, ma per oggi resta il nostro giudizio: dovete vergognarvi !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere quest'ordine del giorno e chiaramente sottoscrivo anche ogni parola del collega Colucci. Però voglio anche sottolineare un altro aspetto che non è stato evidenziato rispetto allo scellerato articolo che viene introdotto. Lo abbiamo detto in Commissione giustizia, in quei pochi minuti in cui ci è stato consentito di esaminare e discutere questo provvedimento così delicato. Il punto è questo: per la prima volta il legislatore, anzi il Governo che fa da legislatore, sta facendo carta straccia di provvedimenti disciplinari resi da un ordine professionale. Questo è un precedente gravissimo. Vorrei davvero che fuori da quest'Aula arrivasse a tutti gli ordini professionali il messaggio che questa cosa può ripetersi, perché una volta che questo precedente passa - lo ripeto - va a calpestare l'autonomia degli ordini professionali, l'autonomia delle comunità che fanno parte degli ordini professionali .
Oggi è capitato ai medici e sono gravissimi anche il contesto e le motivazioni per cui sta capitando. Domani può capitare a tutti gli altri professionisti di questo Paese. Quindi, è bene che questo messaggio passi fuori da quest'Aula, perché oggi sta accadendo qualcosa di molto, molto grave, con buona pace di tutti voi, soprattutto di quelli di maggioranza, che vi sbandierate come molto vicini ai vari ordini professionali, ai professionisti: col cavolo! Infatti, state facendo forse la cosa più grave che sia mai stata fatta contro gli ordini professionali in questo Paese !
PRESIDENTE. La deputata Morfino e il deputato Pellegrini sottoscrivono l'ordine del giorno. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Anche il gruppo AVS - lo sottolineo - intende sottoscrivere quest'ordine del giorno.
Ieri, mentre si teneva la discussione su questo famigerato articolo 8, ho ascoltato con molta attenzione il presidente della XII Commissione, Ugo Cappellacci, cui riconosco autorevolezza e onestà intellettuale. Io pregherei il presidente, attraverso la sua persona, Presidente, di rileggersi l'articolo, come ho fatto io, e, con calma, leggere e considerare la lettera di quanto è scritto, perché con l'articolo 8 - non a caso ci siamo soffermati per mesi, o meglio, la maggioranza ha bloccato i lavori per un certo numero di mesi per esaminare proprio questo tipo di soluzione a cui poi siete addivenuti -, e alla fine di tanto lavoro e di tanta mediazione, voi istituite una disciplina speciale per la reiscrizione nell'albo professionale dei sanitari che siano stati radiati.
Vede, Presidente, il fatto che ci si possa reiscrivere a determinate condizioni è già previsto dalla normativa vigente e, quindi, bisognava e bisogna chiedersi: perché questa nuova riformulazione delle condizioni e delle procedure che vengono istituite per il reintegro? Intanto ricordo che è stato sottolineato il fatto che non è una norma no-vax e questo, se mi consentite, non è vero, perché altrimenti non si capisce perché la disciplina si relazioni, invece, proprio al periodo in cui c'è stata la pandemia. Quindi si circoscrive a un periodo ben preciso e si sa benissimo che le radiazioni - che non sono state molte, sono state una percentuale molto contenuta - sono state decise, sono state comminate proprio in relazione a pratiche no-vax, al fatto di sottrarsi al vaccino e anche ad altri atti penalmente molto rilevanti e molto più gravi; ma non voglio qui riprenderli.
Quindi, in poche parole, mi chiedo: ma perché questi medici, sanitari o sanitarie che sono stati radiati non hanno fatto ricorso all'Ordine, come è prescritto dalla normativa vigente e anche dalle regole degli Ordini stessi? Perché non l'hanno fatto? E perché adesso, al posto degli Ordini, la competenza viene attribuita alla Commissione centrale, che è l'organo a cui di solito si ricorre contro i provvedimenti degli Ordini e delle Federazioni, quindi in seconda istanza? Allora, mi viene da dire che questa, in realtà, è una misura che viene pensata per accelerare i procedimenti e per dare la possibilità di una vera e propria sanatoria. A chi, poi? A chi? Perché, guardate, proprio nel 2022, se non vado errata, alcuni medici - mi pare circa 400 o 500 - sono stati reiscritti, quindi reintegrati anche nei luoghi di lavoro e di esercizio professionale, perché si sono vaccinati: quindi, c'è stato il pentimento e c'è stato l'immediato reintegro.
Invece, qui, mi dovete spiegare come avviene il reintegro, a fronte del fatto che è anche previsto che ci sia una sorta di ritorno indietro rispetto ai convincimenti precedenti, che non sono convincimenti in capo alla persona: è difficile che un no-vax passi per essere, invece, a favore dei vaccini. E, invece, dovrebbe essere proprio così, perché le rilevanze scientifiche sono adesso molto chiare: sono state dimostrate dalla storia e sono state dimostrate anche da tutte le altre considerazioni che sono state fatte in Commissione e anche qui in Aula. E sembrerebbe che tutti e tutte, qui, fossero d'accordo; forse il collega Aiello non è d'accordo, forse anche qualcun altro di loro, però per il resto dovremmo essere tutti d'accordo.
Allora, avete sottolineato addirittura, quasi quasi, condizioni che erano già comprese nella normativa precedente. Avete introdotto e innovato la procedura; però, alla fine, legittimate effettivamente quello che è avvenuto in quel periodo e, diciamo, tutti gli atti che sono stati commessi da parte dei medici e dei sanitari radiati, in una sorta di assoluzione - politica, perché di scientifico non c'è niente -, ponendovi contro tutti gli Ordini dei medici e degli esercenti le professioni sanitarie, che hanno ribadito la loro contrarietà.
Ecco, quindi, mi pare che per accontentare una parte di questa maggioranza e, ancora una volta, per una missione populistica che è innata nel vostro agire politico, avete veramente sacrificato un ordine giuridicamente corretto che, da questo punto di vista, viene inficiato da un'eccezione che non si capisce perché sia addirittura sottoscritta dalla maggioranza di una Camera dei deputati .
PRESIDENTE. I gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista sottoscrivono l'ordine del giorno n. 9/2700-A/33 Alfonso Colucci.
Ha chiesto di parlare la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Volevo intervenire per sottoscrivere, a nome del Partito Democratico, quest'ordine del giorno e anche per sostenere la bontà degli interventi che mi hanno preceduto. Io penso che la cosa peggiore che ci sia in questo provvedimento sia proprio l'articolo 8 che ha svenduto la dignità del Parlamento e la credibilità delle istituzioni sanitarie del nostro Paese.
Devo però dire che ieri, nel silenzio dell'Aula, con un voto favorevole del Governo e della relatrice, è stato approvato un altro ordine del giorno, che vorrei in parte richiamare, che è ancora peggio dell'articolo 8 che stiamo votando. È l'ordine del giorno a firma della collega Buonguerrieri, la stessa che ha proposto la sanatoria dell'articolo 8. Nell'ordine del giorno n. 9/2700-A/5 Buonguerrieri, viene chiesto di adottare ogni provvedimento utile per non considerare illecito disciplinare le condotte dei sanitari durante il periodo pandemico consistenti in: scelte diagnostiche o terapeutiche difformi dalle indicazioni ministeriali, ma motivate sulla base delle condizioni del singolo paziente; e ancora, in critiche, riserve o contestazioni motivate all'obbligo vaccinale e alle relative sanzioni, espresse in ambito professionale, scientifico o divulgativo, nell'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero e di critica scientifica nonché nel rispetto della dignità delle persone. E ancora, viene chiesto di determinare l'archiviazione d'ufficio, da parte degli Ordini o degli organi disciplinari competenti, di tutti i procedimenti ancora aperti aventi esclusivamente ad oggetto le condotte di cui ai punti precedenti; di determinare l'estinzione e la cessazione degli effetti dei provvedimenti già inflitti per le stesse condotte e impugnati, alla data di entrata in vigore della legge, davanti alla Commissione centrale per le professioni sanitarie; di prevedere che gli Ordini professionali cancellino dagli albi e dagli archivi ogni annotazione relativa a quei procedimenti e a quei provvedimenti, senza necessità di alcuna istanza di reiscrizione all'interessato, mantenendo ferme la responsabilità disciplinare, civile e penale solo per le condotte dolose e gravemente colpose. Allora, qui stiamo parlando di qualcosa di molto peggio dell'articolo 8: parliamo di una sanatoria di tutti i procedimenti disciplinari che sono stati avviati durante il periodo pandemico. È come azzittire gli ordini professionali, togliere l'autonomia, la credibilità, la responsabilità disciplinare che è in capo agli ordini professionali.
È evidente che c'è in questo provvedimento una grossa forzatura, non solo con la delega al Governo per riabilitare i medici no-vax radiati dall'albo - che già di per sé è una scelta vergognosa, ignobile, senza precedenti, che crea ovviamente un precedente pericoloso -, ma con la volontà politica, ben superiore, di eliminare qualsiasi assegnazione, annotazione, provvedimento preso dagli ordini in quel periodo. Io non so se ci siamo dimenticati, ma il periodo pandemico è stato davvero un periodo drammatico per il nostro Paese, non è stato certamente un gioco e siamo usciti da quella pandemia grazie a chi ha continuato a fare il proprio lavoro negli ospedali per difendere le nostre comunità, a chi si è affidato alla scienza, a chi si è vaccinato affidandosi al dato scientifico, proteggendo se stesso e tutta la propria comunità di riferimento, dimostrando, ancora una volta, come i vaccini non siano strumenti di protezione individuale, ma strumenti di protezione collettiva, un investimento importante delle politiche pubbliche sanitarie.
Oggi, purtroppo, il messaggio che diamo è esattamente il contrario e non è ovviamente la prima volta. E, secondo me, sono proprio la difformità e gli errori fatti dalla politica nell'aprire delle crepe nella nostra società ad aver concorso ad alimentare una cultura di contrapposizione sociale molto pericolosa. Oggi, purtroppo, è la maggioranza, anche se ieri abbiamo visto qualche cedimento da parte di Forza Italia che, con un colpo di spugna, ha fatto una scelta precisa: offendere la memoria di tutte le vittime, distruggere il valore della scienza e del rigore scientifico, minare la credibilità della classe medica e delle istituzioni sanitarie, delegittimando anche gli ordini professionali, contestando la loro autonomia e la loro autorevolezza e compromettendo la loro credibilità. Io penso che si sia un rotto un patto di fiducia importante tra la scienza, tra l'affidamento che dobbiamo avere verso la scienza, la classe medica e le nostre comunità. Premiare oggi - perché questo è il messaggio che passa - chi si è sottratto all'obbligo vaccinale è un messaggio grave, di cui ci pentiremo, rispetto comunque alla tenuta dell'obbligo vaccinale che riguarda tantissime patologie nel nostro Paese. Premiare chi ha diffuso teorie antiscientifiche e chi non ha seguito il proprio codice deontologico significa riscrivere la storia, con un colpo di spugna, mistificando una delle pagine più drammatiche del nostro Paese, semplicemente per un pugno di voti.
Io approfitto di questo intervento per ringraziare i Governi che, invece, hanno saputo tenere la barra dritta, con determinazione, conducendo il Paese fuori dalla pandemia - mi riferisco ai Governi Conte e al Governo Draghi -, perché con scelte rigorose, supportate da dati scientifici, hanno condotto con trasparenza, con una cristallina trasparenza, il Paese fuori da un periodo davvero drammatico.
E voglio ringraziare il collega Speranza, che ha lavorato con serietà e con dedizione per il nostro Paese, senza speculazioni , senza pensare al proprio interesse di bottega, ma lavorando con un unico obiettivo: salvare le vite e proteggere, con ogni strumento e con ogni scelta, supportata da dati, le nostre comunità. E ora come allora, lo voglio dire, con molta nettezza, con una chiarezza cristallina, con serietà e con autorevolezza, ha saputo tenere la barra dritta, perché difendere la scienza, come ha fatto lui, insieme ai Governi nei quali era incaricato, è stato il modo migliore per difendere e tutelare la salute dei cittadini. A lui va la nostra solidarietà per gli attacchi vili e vergognosi che ha subito lunedì in Commissione COVID. Di fronte a cause infamanti, ha risposto, dati alla mano, a illazioni, smentendo ogni affermazione costruita strumentalmente contro di lui. Il tentativo di trasformare la Commissione COVID in un tribunale politico per colpire grezzamente le opposizioni è fallito davanti ad un uomo retto, ad un collega competente, ad un Ministro inattaccabile che, ancora una volta, ha dimostrato l'etica e il rigore con cui si amministra e con cui si interpretano i ruoli pubblici, cercando sempre di lavorare solo e unicamente per il bene comune e non per i propri interessi personali e politici. A lui va tutta la nostra stima e la nostra solidarietà per il lavoro che ha fatto.
Sosteniamo anche quest'ordine del giorno, perché non possiamo permettere una deriva antiscientifica così pericolosa nel nostro Paese. Grazie, Roberto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, voglio sottolineare l'esigenza di accettare quest'ordine del giorno, che non elimina di per sé l'articolo 8, ma ne chiede un monitoraggio per vedere i casi. Infatti, questo articolo, che è stato approvato ieri in modo risicato - e ciò evidenzia come sia stata problematica la sua accettazione, anche da parte di un nutrito numero di colleghi della maggioranza, alcuni dei quali hanno votato persino con la minoranza -, pone una questione gravissima. Con riferimento a questo regime speciale, al di là del fatto che l'intento sembra essere quello di dare un colpo di spugna nell'ottica di una pacificazione nazionale, che però vede un'eccessiva indulgenza nei confronti di chi è stato radiato dall'ordine dei medici e non da magistrati che hanno valutato, con la loro autonomia e autodichia, la gravità dei comportamenti antiscientifici ed evidentemente dannosi nei confronti della gente affidata alle loro cure, io credo che questa indulgenza non ci sia stata.
Visto che si dice che i presupposti siano la diretta conseguenza della limitatezza delle conoscenze scientifiche al momento del fatto e la carenza di personale, io credo che questa indulgenza non ci sia stata in chi aveva la massima responsabilità di governare un fenomeno pandemico così grave e sconosciuto, con risorse anche limitate, perché allora c'era stata una limitazione d'investimento su questo versante. Per il Presidente Conte e il Ministro Speranza questa indulgenza non c'è, anzi, c'è una clava politica. E si addiviene a un processo politico che esclude i presidenti delle regioni nelle quali si era affrontata la pandemia e anche i sindaci - come me - che, in quel momento, erano gravati di una responsabilità enorme e hanno compiuto scelte che vorrei sapere se sono state tutte opportune e adeguate, a partire dalle mie. Vorrei sapere se ho violato un diritto costituzionale di qualcuno. Perché noi no? Perché non siamo oggetto di questa valutazione? Quindi, tutto questo è evidente.
Ma, soprattutto, la cosa gravissima è che si mina la fiducia nella scienza e si legittimano, sia pure indirettamente, le condotte antiscientifiche. Io sono un giurista e di medicina capisco limitatamente; mi devo fidare. Ma così noi, invece, diamo la stura alla possibilità di addivenire a credenze, maghi, veggenti e stregoni che si inventano teorie e che, poi, vengono anche considerati non imputabili, neanche dal punto di vista disciplinare.
Ora, io vi porto un caso. È sempre bene che ci ricordiamo che, fuori di qua, c'è un Paese reale, ci sono le persone. Vi porto un caso. Ad agosto, una bambina è morta di difterite a Palermo. Non era stata vaccinata e ha messo a rischio - e purtroppo i genitori, facendo questa scelta, hanno messo a rischio lei - anche tutti i bambini fragili che lei frequentava: il cuginetto si è infettato di difterite, ma non è morto, perché vaccinato. A me questo interessa: l'evidenza scientifica. L'evidenza scientifica vuole che il 95 per cento dei bambini sia vaccinato contro questa malattia in modo obbligatorio, perché dobbiamo consentire alla scienza di dare delle indicazioni sicure cui dobbiamo attenerci, altrimenti si mina alle fondamenta la possibilità di una vera tutela della salute. E guardate che, per quanto riguarda l'iscrizione alle scuole - di questo dovrebbe occuparsi un Ministro della Salute e io ho fatto un'interrogazione in tal senso -, questa avviene non in base all'effettiva vaccinazione, ma si aggira l'ostacolo facendo la domanda amministrativa: mostrano di avere fatto la richiesta di vaccinazione, poi i figli non li vaccinano e li mandano a scuola, con il propagarsi di questa infezione. E nessuno è in grado - poiché la difterite pediatrica non si verifica da decenni - di prevenire o di curare tempestivamente, a volte, queste patologie, con gli esiti nefasti che si sono avuti a Palermo.
Quindi, stiamo attenti, perché abbiamo in mano la vita delle persone, a partire dai nostri bambini .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/33 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/34 Sportiello. Onorevole Sportiello, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/34 Sportiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/35 Quartini, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/35 Quartini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/36 Donno, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/36 Donno, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/37 Carmina il parere del Governo è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/38 Lomuti, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Sì, grazie, Presidente. Io ricordo che questo disegno di legge delega trova le sue motivazioni in un'indagine svolta nella Commissione Affari sociali, qui alla Camera: un lavoro importante nel quale sono stati auditi tutti i protagonisti, tutte le figure professionali del mondo della sanità e, alla fine di questo lavoro, si è giunti poi a un documento condiviso nel quale venivano riportati i problemi del sistema sanitario nazionale e le possibili soluzioni e sul quale c'è stata l'unanimità di quella Commissione. Allora, se questo disegno di legge nasce da quel lavoro, Presidente, non si spiega perché questo testo vada totalmente in senso opposto a quel documento.
Tra l'altro, parliamo di una legge delega, quindi parliamo di tempi estremamente lunghi, finché arriveremo a vedere una normativa sostanziale che vada incontro o, meglio, che vada a contrastare la drammaticità in cui vive il nostro sistema sanitario nazionale. Tra l'altro, parliamo di un testo a costo zero. Su un tema così importante, davvero non ci si spiega come mai ci si presenti qui, in Parlamento, con una riforma a costo zero, sulla sanità per giunta. Non esistono queste riforme. Purtroppo questo Governo ci ha abituato a una serie di riforme tutte a costo zero e pertanto sono delle “non riforme”, chiamiamole così, Presidente, come il caso di oggi.
Abbiamo presentato ed è stata presentata una serie di emendamenti per raddrizzare un po' il tiro in Commissione: tutti bocciati. Sono stati ripresentati caparbiamente qui in Aula, nella speranza che al Governo tornasse la ragione, ma questa speranza è stata nuovamente disattesa.
Poi, c'è un altro tema. Vede, Presidente, quando si parla di sanità, quando si norma sulla sanità, quando siamo chiamati a normare sulla sanità non bisogna dimenticarsi una cosa: che occorre mettere al primo posto il paziente. E per mettere al primo posto il paziente, dobbiamo tutelare quelle figure che sono protagoniste in questo settore, cioè le figure professionali del mondo della sanità. Tutto questo non è stato assolutamente fatto: niente che vada a contrastare seriamente l'indebolimento del sistema sanitario che stiamo vivendo a causa dei continui tagli, delle continue frammentazioni e delle continue privatizzazioni, che hanno poi generato disuguaglianze e ingiustizie. Niente di tutto questo è stato fatto.
Faccio l'esempio della professione dell'infermiere. Oggi fare l'infermiere, Presidente, è un'avventura. Gli stipendi sono fra i più bassi d'Europa, specie se poi li rapportiamo al costo della vita; lavorano in perenne carenza di organico, quindi il tema dell'organico non viene preso in considerazione; condizioni di lavoro difficilissime, turni massacranti, delle festività neanche a parlarne, esposti continuamente anche al fenomeno delle aggressioni, un che non viene preso in considerazione. Quarant'anni di un mestiere che è a tutti gli effetti un lavoro usurante: anche questo è un tema che un Governo serio dovrebbe prendere in considerazione.
Veniamo al provvedimento. Prevede i casi di individuazione della responsabilità in base alle condizioni in cui lavorano i professionisti sanitari. Ma, in un caso di malasanità, di chi è la responsabilità, se non è imputabile al professionista? Alla politica, perché evidentemente la politica non è stata capace di mettere il professionista nelle condizioni di lavorare adeguatamente ed evitare gli errori. E così la pistola fumante di un caso di malasanità ce l'abbiamo in mano noi, resta in mano a noi, Presidente, e questo è estremamente grave. Come facciamo a pensare di rafforzare il sistema sanitario, a mantenere e a tenerci stretti i professionisti - i nostri professionisti -, nel nostro sistema, con una riforma del genere, tra l'altro con sfumature no-vax, mentre fuori un cittadino normale, un cittadino comune è costretto ad aspettare mesi per una visita nel servizio pubblico e, se non ce la fa e non può aspettare, è costretto a spendere soldi? Il risultato, Presidente, è che ci sono, nel nostro Paese, 6 milioni di cittadini che rinunciano a curarsi sia per i costi della sanità privata sia per le lunghe liste d'attesa.
Con quest'ordine del giorno, noi seguivamo proprio l'indirizzo di quel documento che era stato inizialmente approvato nella Commissione affari sociali e che era la scintilla dalla quale il Governo ha mosso i primi passi per arrivare poi oggi, in Parlamento, con questa legge delega, e cioè il rafforzamento - lo dico in generale, senza entrare nei particolari - del sistema sanitario nazionale e l'andare incontro alle figure professionali.
Poi, chiedevo un'altra cosa. Per capire bene gli effetti di una riforma, bisogna poi verificarli nel tempo. Noi chiedevamo questo, ossia che gli effetti di questa riforma - quando verrà approvata con i decreti attuativi, ossia fra anni, ed è un'eternità rispetto alla drammaticità in cui vive il nostro sistema sanitario nazionale - fossero sottoposti a una valutazione del Parlamento: anche questo, bocciato.
E allora, Presidente, è una questione di anni, come dicevo. Noi stiamo aspettando troppi anni, ma sono passati anche troppi anni: quattro anni nei quali sul sistema sanitario non è stato fatto nulla se non interventi spot, come con le liste d'attesa.
Vogliamo però parlare anche della riforma del Titolo V della Costituzione? Un Governo serio vuole fermarsi un attimo e valutare, in maniera pacata e serena, gli effetti che questa riforma ha avuto sui nostri cittadini da quando è stata approvata? Niente sul tema della dirigenza, né sul fatto che i dirigenti non possono essere nominati sulla base di un criterio amicale, quando la nomina dovrebbe basarsi sulle solide fondamenta del merito e della competenza. Sui ruoli nazionali unici, nulla, Presidente; sui salari adeguati, nulla; sulla fine dei vincoli alle assunzioni, nulla; sulla riforma del rapporto pubblico-privato, nulla; sulla tutela delle fragilità, nulla; sulla prevenzione come asse strategico, nulla! Nulla di nulla, Presidente. Questo Governo è il più longevo, ma anche il più micidiale della storia della nostra sanità pubblica. Tutto questo, mentre il nostro sistema sanitario nazionale sta morendo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/38 Lomuti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che il gruppo MoVimento 5 Stelle ha esaurito i tempi previsti dal contingentamento. Essendone stata fatta richiesta, la Presidenza concederà a tale gruppo un tempo aggiuntivo pari a un terzo rispetto al tempo originariamente assegnato al gruppo medesimo dal contingentamento.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/39 L'Abbate, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/39 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/40 Dell'Olio. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. Io sinceramente volevo chiedere al Governo per quale motivo quest'ordine del giorno abbia avuto un parere negativo, perché, di fatto, quest'ordine del giorno non crea nuove competenze, non sposta nessun confine tra le professioni, ma chiede solo al Governo di dare attuazione a quello che le norme già prevedono; mi riferisco alla legge n. 3 del 2018 e alle previsioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica del 2021. Con queste leggi, il Parlamento aveva definito il profilo dell'osteopata, collocandolo nell'area della prevenzione e del mantenimento della salute. Quest'ordine del giorno non fa altro che chiedere di “attuare”; non ci sono soldi da spendere.
Oggi, se un cittadino si rivolge all'osteopata, nessuno sa dire come questo professionista dovrebbe dialogare con il medico, perché non è stato fatto quello che doveva essere fatto. Attualmente, una delle tematiche critiche più forti è quella dei ambulatoriali, cioè gli ambienti in cui si erogano le prestazioni sanitarie: ambulatori pubblici, strutture private accreditate, poliambulatori, servizi territoriali. Tra questi non è ancora inserita la prestazione osteopatica e le università, soprattutto quelle pubbliche, non sanno come far fare il tirocinio agli studenti, perché serve una formazione pratica.
In sintesi, quest'ordine del giorno chiede che il riconoscimento formale della professione diventi un'effettiva integrazione nei servizi sanitari e nella formazione sanitaria. Qui si chiedono sei cose, principalmente. Presidente, vorrei chiedere al Governo di spiegare perché abbia dato un parere negativo, di rivederlo e di fare un supplemento d'indagine. Qui si chiede: di promuovere indirizzi applicativi, definiti d'intesa con la Conferenza permanente Stato-Regioni, per chiarire gli ambiti di intervento; di valutare, d'intesa con le regioni, l'inserimento dell'osteopata nei territoriali e ambulatoriali, in coerenza con il decreto ministeriale n. 77 del 2022; di favorire i modelli di collaborazione con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e gli altri professionisti; di valutare i criteri uniformi per le sedi di tirocinio clinico-pratico; di valutare l'inclusione dell'osteopata nella pianificazione del fabbisogno previsto all'articolo 3, comma 1, lettera ; infine, di garantire che le indicazioni attuative assicurino chiarezza delle responsabilità.
Le uniche due obiezioni che si potrebbero fare sono queste: ma così si amplia il campo di azione degli osteopati. A parte il fatto che non si amplia nulla, perché, come ho detto prima, è già previsto dalla legge, significa dare completa attuazione alla normativa e, a parte che parliamo di circa 15.000 osteopati rispetto ai 73.000 fisioterapisti, non si tratta di andare a rubare il lavoro; si tratta di definire gli ambiti operativi che - lo ripeto - sono definiti già di partenza dalla legge. In secondo luogo, si potrebbe dire che è prematuro: no, non è prematuro, perché comunque le università hanno bisogno di sapere come inquadrare questi percorsi.
Pertanto, Presidente, tramite lei, richiedo al Sottosegretario Gemmato di leggere bene quest'ordine del giorno e magari di accantonarlo, per richiedere un supplemento di indagine e di valutazione da parte del Ministero, perché non c'è un euro in più da spendere. Non si chiede di valutare l'opportunità di spendere nei limiti della finanza pubblica: qua è tutto già previsto dalla legge. Si chiede solo di dare attuazione alla legge.
PRESIDENTE. Chiedo quindi al Sottosegretario se accolga l'istanza di accantonamento. No. Allora lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/40 Dell'Olio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/41 Amato, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/41 Amato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/42 Alifano, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/42 Alifano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/43 Ciocchetti: accetta la riformulazione, onorevole? Sì? Perfetto. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/44 Pretto: accetta la riformulazione, deputato Pretto? Sì? Bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/45 Iaria. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Sono molto dispiaciuta per questo parere contrario, che sinceramente non capisco. Quando un tecnico di neurofisiopatologia viene chiamato a eseguire un elettroencefalogramma a un paziente con male epilettico in pronto soccorso, merita minor riconoscimento rispetto ad altri professionisti? Quando un tecnico di radiologia viene chiamato a eseguire una TAC urgente, ogni ora, in pronto soccorso, merita minor riconoscimento rispetto ad altri professionisti? Le sue TAC sono molto più complesse rispetto a quelle che si fanno in elezione. Ancora: un tecnico di laboratorio che deve maneggiare un campione di per sospetta meningite proveniente dal pronto soccorso merita minor riconoscimento rispetto ad altri professionisti? Un campione di per sospetta meningite chi altro lo maneggia, se non il tecnico di laboratorio che maneggia i campioni provenienti dal pronto soccorso? Nessuno.
Per questo motivo, con quest'ordine del giorno chiedevamo di non fare differenziazioni tra i professionisti, di far sì che l'indennità di pronto soccorso venga riconosciuta senza eccessive sproporzioni tra i professionisti che lavorano nei percorsi dell'emergenza-urgenza, perché tutti hanno il diritto di veder riconosciuto il carico di lavoro usurante all'interno dei servizi di pronto soccorso, dei servizi di emergenza-urgenza. Vivono tutti nello stesso contesto organizzativo, vivono lo stesso disagio lavorativo, la stessa pressione lavorativa. Chiedevamo di prendere un impegno a emanare delle linee di indirizzo a livello nazionale per far sì che, su tutto il territorio nazionale, ci potesse essere una omogeneizzazione da questo punto di vista, per evitare eccessive sproporzioni nel riconoscimento dell'indennità di pronto soccorso.
Ma non di solo pane vive l'uomo: questi professionisti chiedono anche formazione e percorsi di carriera per la valorizzazione del lavoro fatto. Per poter fare questi percorsi di carriera, vogliono essere formati. Chiedono di poter accedere a dei percorsi magistrali di laurea a indirizzo clinico e, affinché tutte le energie profuse nello studio possano essere convogliate in modo adeguato e non sprecate, chiedono anche di poter avere una chiara cornice di responsabilità e inquadramento professionale. Questo chiedevamo con l'ordine del giorno e mi dispiace non aver avuto neanche una proposta di riformulazione, che avremmo potuto certamente valutare.
E, tra gli impegni, chiedevamo anche di promuovere una più chiara articolazione della dirigenza delle professioni sanitarie, prevedendo funzioni di direzione tecnico-professionale, coerenti con le aree tecnico-sanitarie della riabilitazione e della prevenzione. Chiedevamo di istituire, presso il Ministero della Salute, un tavolo nazionale permanente sulle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione e di predisporre un piano straordinario di valorizzazione delle professioni tecnico-sanitarie, comprendendo misure economiche, percorsi di carriera e incentivi per le aree maggiormente esposte alla carenza di personale. Credo siano tutti impegni di buon senso e, alla luce di queste esigenze, non so come farete a votare contro quest'ordine del giorno e andare, poi, a farvi un esame audiometrico o una seduta logopedica o un'elettromiografia da professionisti a cui oggi non avete voluto tendere la mano.
E allora, pertanto, rinnovo l'invito al Governo a ripensarci, a valutare una riformulazione di quest'ordine del giorno e invito l'Aula a votare a favore .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/45 Iaria, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/46 Ferrara. Accetta la riformulazione, onorevole Ferrara? La vuole riascoltare? Premetto che sono nel resoconto stenografico, però chiedo comunque al Sottosegretario la cortesia: dell'ordine del giorno n. 9/2700-A/46 Ferrara qual è la riformulazione?
MARCELLO GEMMATO,. È un parere favorevole riformulato così: “a valutare l'opportunità di”.
PRESIDENTE. Onorevole Ferrara, accetta la riformulazione? Sì? Perfetto, grazie.
Sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/47 Cerreto, il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/48 D'Alessio. Accetta la riformulazione, onorevole D'Alessio? Sì, la accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/49 Ciancitto. Accetta la riformulazione, onorevole Ciancitto? Sì, la accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/50 Matone. Accetta la riformulazione, deputata Matone? Sì, la accetta.
Sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/51 Zanella, il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2700-A/52 Borrelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Con la collega Zanella abbiamo portato avanti una richiesta che riteniamo quasi ovvia e non comprendiamo perché il Governo, sia quando abbiamo presentato l'emendamento, sia adesso, con l'ordine del giorno, si rifiuti di riconoscere la funzione del chinesiologo come attività sanitaria. Voglio specificare che si sono laureate o hanno preso la laurea di primo livello e la laurea magistrale centinaia, migliaia di persone. Ovviamente, parliamo soprattutto di giovani, ragazzi e ragazze che hanno investito in questa professione il loro futuro. Noi continuiamo a dire ai nostri giovani: formatevi, trovate un lavoro, mettete su famiglia, restate in Italia. E poi, alla prima occasione, gli sbattiamo la porta in faccia.
Per di più, voglio far presenti due elementi. Qui abbiamo a che fare con l'attività fisica: il nostro non è soltanto un Paese che sta invecchiando rapidamente - e quindi l'attività fisica e l'attività motoria sono fondamentali nella prevenzione medica -, ma è anche un Paese che ha un altissimo livello di persone obese. E è uno degli elementi per ridurre sia l'obesità sia purtroppo quello che ogni giorno avviene, ossia il fatto che non facciamo attività fisica, il che comporta, al di là ovviamente di tutta un'altra serie di questioni, un problema serio dal punto di vista sanitario, perché persone che non fanno attività fisica e che mangiano male arrivano ovviamente molto prima negli ospedali, hanno patologie a trenta o quarant'anni che dovrebbero avere eventualmente vent'anni dopo. Persone specializzate in questo settore non solo creano lavoro, ma servono al Servizio sanitario nazionale.
E allora, la nostra delusione è sempre la stessa: quando si tratta di fare piaceri a piccole o grandi cricche o gruppi di potere, siamo sempre genuflessi; quando si tratta di riconoscere un diritto che questi giovani avevano già conseguito - e hanno creduto nel nostro Paese, hanno creduto in una forma di istruzione -, questo invece non gli dà una prospettiva lavorativa. Ancora una volta, non abbiamo dimostrato di saper amministrare in modo corretto il nostro Paese, perché abbiamo illuso dei giovani e poi li abbiamo lasciati per strada.
Noi questa battaglia la porteremo avanti: se il campo largo vincerà le elezioni, noi ci impegneremo a riconoscere a questi giovani quello che gli spetta di diritto .
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti della scuola elementare “Giuseppe Mazzini” di Roma. Grazie di essere qui e benvenuti .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Schifone. Ne ha facoltà.
MARTA SCHIFONE(FDI). Grazie, Presidente. Brevemente, io volevo solo fare un punto, perché ho sentito un grande dibattito sulla vicenda dei chinesiologi e ci tenevo a raccontare la nostra posizione.
Intanto per ricordare a me stessa e all'Aula che oggi, qui, stiamo discutendo la delega al Governo in materia di professioni sanitarie. Come tutti sappiamo, gli Ordini professionali sono enti pubblici non economici, di natura, quindi, completamente giuridica. Hanno una serie di perimetri entro i quali si devono mantenere: penso all'attività disciplinare, penso alle sanzioni, penso al codice deontologico, penso all'accesso alla professione, agli esami di Stato, alle lauree abilitanti, penso ai percorsi di scolarità, per esempio i percorsi accademici che vengono seguiti dagli Ordini professionali per poi potersi iscrivere a degli albi professionali.
Le professioni sanitarie sono 31 in questo Paese e abbiamo un maxiordine che ne riunisce 18. Le altre sono medici, odontoiatri, veterinari, biologi, chimici, fisici, ostetriche, farmacisti e sicuramente ne avrò dimenticata qualcuna - spero di no -, ma, comunque, parliamo di 31 professioni sanitarie. Il di questo provvedimento è sulle professioni sanitarie e su nessun'altra attività. Di grandissimo pregio, ci tengo a dirlo, di grandissimo pregio è la loro attività: svolgono sicuramente attività di grandissimo valore i chinesiologi. Abbiamo trattato più di un emendamento e più di una norma. Per esempio, veniva citato il passaggio sull'obesità; ebbene, anche lì sono state fatte norme che portavano avanti istanze dei chinesiologi sull'attività motoria, meritoria e importantissima. Ma noi, qui, stiamo parlando di altro, stiamo parlando di professioni sanitarie. Ci stiamo occupando di questo ed è proprio ciò che ha fatto questo provvedimento.
Siamo disponibilissimi, in qualsiasi momento, a parlare di tutto, di questa attività come di altre - perché ci siamo occupati anche di altre attività -, ma non è questo il caso. Le professioni sanitarie sono vigilate dal Ministero della Salute, mentre, per esempio, so che i chinesiologi sono di competenza del Ministero dello Sport. Proporremo un tavolo per poterne parlare insieme, però in un altro contesto, non in questo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Ho ascoltato sia l'intervento del collega Borrelli che ora quello della relatrice. Io non credo che la soluzione sia quella dell'inserimento della figura del chinesiologo nel ruolo di operatore di professione sanitaria, però quello che lei ha detto, e che io condivido, è stato smentito ieri con il voto contrario e con il parere contrario al mio emendamento. Questo non chiedeva l'inserimento della figura del chinesiologo nell'ordine delle professioni sanitarie, ma chiedeva quello che lei ha detto in questo istante, cioè di aprire un tavolo per le istanze di queste 35.000 persone che si sono già laureate con un percorso di studi che ha un'indicazione precisa - cioè, si sono iscritte alla laurea LM-67 perché c'era scritto che quella laurea avrebbe permesso di fare delle cose -, che, invece, è stato smentito - ripeto - dal parere contrario sul mio ordine del giorno, su cui a lungo abbiamo discusso ieri sera, e ci siamo fermati 40 minuti.
Io condivido anche l'idea e l'indicazione che a definire i protocolli siano i medici dello sport, possano essere i medici dello sport - ci mancherebbe altro -, perché io sono a favore della scienza, di chi studia, di chi si prepara per fare quella professione. Poi, ovviamente, non posso non sottolineare di nuovo che il presidente della Federazione medico sportiva italiana ha votato per il reintegro dei medici radiati no-vax. Ma, su questo, ho già parlato a lungo, ieri.
Quindi, concordo con quello che lei ha detto, ma quello che lei ha detto, è stato smentito ieri sera con un voto contrario su un ordine del giorno, che chiedeva esattamente quello che lei ha detto. E mi riferisco ovviamente, attraverso di lei, Presidente, alla relatrice. Quindi, ben venga questo tavolo, mettiamolo in azione il prima possibile. Registro il voto contrario al mio emendamento, ma registro anche questa apertura e questa disponibilità alla quale chiedo che ci sia seguito.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/52 Borrelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Ordine del giorno n. 9/2700-A/53 Bagnasco: onorevole Bagnasco, accetta la riformulazione? Sì, perfetto.
Ordine del giorno n. 9/2700-A/54 Gardini: accetta la riformulazione? Perfetto.
L'ordine del giorno n. 9/2700-A/55 Panizzut è stato ritirato.
Ordine del giorno 9/2700-A/56 Benzoni: accetta la riformulazione, onorevole Benzoni? Accetta.
Sull'ordine del giorno n. 9/2700-A/57 Cappellacci il parere è favorevole.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Un po' come d'abitudine, sospenderei la seduta per cinque minuti prima dell'inizio delle dichiarazioni di voto. Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 11,35.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, l'onorevole Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi. Oggi il re è nudo. il re è nudo. Rispetto alla narrazione che abbiamo ascoltato nelle scorse settimane, dove Futuro Nazionale sarebbe la stampella del campo largo, dove Futuro Nazionale sarebbe quel partito politico che accondiscende al campo largo e alla sinistra, bene, annunciamo al Presidente Meloni che la narrazione è finita.
La narrazione è finita, perché quelli che stanno dalla parte del campo largo si sono visti ieri qui in Aula. Quelli che stanno dalla parte del campo largo sono i suoi alleati; quelli che stanno dalla parte del campo largo sono quelli che ieri, sulla votazione dell'articolo 8… e sappiamo tutti quanto sia un argomento scottante per la maggioranza di Governo e, soprattutto, per il Presidente del Consiglio, quell'atteggiamento giacobino tenuto dai Governi durante il periodo del COVID . Tutti lo sanno quanto Fratelli d'Italia ci tenga a quel periodo, in cui la gente veniva semplicemente discriminata per fantomatici dati scientifici che poi, tra l'altro, si sono dimostrati non essere neanche tanto scientifici, se arriviamo al punto in cui la Francia è giunta ormai al settantacinquesimo atto per risarcimento danni di quel periodo. Ahimè, un periodo sul quale bisognerà stendere un velo pietoso: era un'emergenza ed è stata gestita come doveva essere gestita un'emergenza, senza puntare il dito su nessuno, né prima, ma neanche poi.
Su un argomento come quello, annuncio al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ci sono stati ben 22 assenti - presenti non votanti o assenti, come li volete chiamare -, nelle file di Forza Italia; ci sono stati 25 assenti non votanti nelle file della Lega. Presidente Meloni, gli alleati del campo largo, gli alleati della sinistra li trovi all'interno della sua maggioranza , non vada a cercarli altrove, perché Futuro Nazionale è coerente con il proprio programma, è coerente con il programma della destra e non è coerente con il programma progressista.
Noi abbiamo votato questo provvedimento, abbiamo votato con il centrodestra, abbiamo votato nel merito delle questioni. E nel merito delle questioni, Futuro Nazionale c'è sempre, perché Futuro Nazionale è a destra, ma è dalla parte dei cittadini, degli operatori sanitari, di chi certi soprusi li ha subiti. Questa è la posizione di Futuro Nazionale.
Se essere dalla parte dei cittadini, di chi difende i nostri cittadini negli ospedali e di chi deve difendersi all'interno dei nostri ospedali per le aggressioni che subisce è essere a destra, sì, noi siamo a destra, a differenza di qualcun altro che lo usa solo come appellativo o come etichetta da attaccare sul bavero della giacca, ma quando si scende in campo e si tratta di votare, diventano tutti progressisti. Presidente Meloni, faccia i conti bene, prenda la calcolatrice e così capirà chi è dalla parte della destra, chi è dalla parte del Governo e chi, invece, è dalla parte del Campo largo . Il re adesso è nudo, le scuse non ci sono più! I voti lo dimostrano: se ieri Futuro Nazionale avesse votato dalla parte del campo largo, il Governo sarebbe andato sotto per la sua maggioranza, sarebbe andato sotto ! Questa è l'evidenza dei fatti, il resto sono solo chiacchiere, il resto è solo quella propaganda che volete far passare, quella propaganda fasulla che volete far passare e che poi, quando si scontra con la realtà e con l'evidenza dei fatti, dimostra e cala il sipario su quella che è semplicemente una narrazione.
Vedete, noi voteremo “favorevole” a questo provvedimento e voteremo “favorevole” a questo provvedimento, perché crediamo che ci vogliano maggiori tutele per le nostre professioni sanitarie, per le persone che si spaccano la schiena nei nostri ospedali. Vedete, noi siamo favorevoli all'intento che voi ci proponete all'interno di questo provvedimento; riconosciamo, però, altresì, che il provvedimento è carente. Il provvedimento, come molti provvedimenti, è carente di risorse e di iniziative che vadano a tutelare le nostre professioni sanitarie. Ve lo spiego subito: noi diciamo che ci vuole uno scudo penale per i nostri infermieri e per i nostri medici, rispetto alla negligenza e all'imprudenza. E ci sta, voglio dire. Però, nello stesso provvedimento, diciamo che, se dimostriamo che i nostri operatori non erano stati messi nelle condizioni di operare serenamente, allora decidiamo di togliere loro la responsabilità. Ma il problema nasce dal fatto che lo Stato non li ha messi nelle condizioni di poter operare serenamente e di poter fare bene il loro lavoro, quello è il problema. Poi, noi abbiamo medici che sono radiati e li teniamo fuori. Mancano i medici e a quei medici, che potrebbero fare i medici e che hanno le competenze per poter fare i medici, diciamo: no! Per quella che dovrebbe essere la maggioranza moderata, la maggioranza progressista, quei medici che ci servono non li facciamo rientrare al lavoro, li lasciamo radiati.
Ahimè, questa è la posizione di Futuro Nazionale: la posizione di Futuro Nazionale dice che i nostri medici devono poter operare serenamente nei pronto soccorsi, devono essere messi in sicurezza e devono avere la garanzia di poter lavorare senza essere aggrediti all'interno dei pronto soccorsi, senza finire essi stessi assistiti dai medici perché malmenati all'interno dei pronto soccorsi.
Qui, in questo provvedimento, le risorse per questo, ahimè, mancano, sono carenti. Noi non possiamo dire che non diamo gli strumenti e le risorse ai nostri sanitari per poter operare ma poi, se sbagliano, li scudiamo. Va bene che questi vengano scudati, questo è giusto, ma se non gli diamo gli strumenti, le risorse e il personale per poter curare bene i nostri cittadini… Vedete, al centro della nostra attenzione, al centro dell'attenzione di Futuro Nazionale vi è che i nostri cittadini, all'interno dei nostri ospedali, ricevano le cure che meritano per le tasse che pagano allo Stato italiano, e non che debbano essere curati in carenza di organico e di risorse. Questo è quello che vogliamo. Ci aspetteremmo anche, visto che ognuno di noi, qualche volta, è stato nei pronto soccorsi e si è trovato ad avere a che fare con la sanità…
Ci troviamo davanti a tutta una serie di persone che vengono nel nostro Paese, millantano diritti, intasano i pronto soccorsi e mettono in fila i nostri italiani per poter essere curati. Bene, noi diciamo che i diritti in un Paese vanno conquistati; non è che chi arriva per ultimo deve avere gli stessi diritti di chi per anni si è sacrificato e ha lavorato nel nostro Paese. Questa era una cosa che andava inserita in questo provvedimento! Abbattiamo le file di attesa, ma, anche qui, prima i diritti vanno a chi si è sacrificato nel nostro Paese.
Poi, giustamente, tutte le persone vanno curate; ma provate a uscire fuori di qui, andate a parlare con i cittadini che si trovano in fila per ore e ore nei pronto soccorsi e si vedono passare avanti da chi è arrivato ieri nel nostro Paese e pretende di avere tutti i diritti; e poi si lamenta anche. Guardi, ho assistito personalmente a una scena in cui un cittadino, anzi, non un cittadino italiano, una persona presente al pronto soccorso si lamentava della sanità italiana, perché nel proprio Paese di origine la sanità andava meglio. Allora, a queste persone noi diciamo: tornatevene nel vostro Paese, dove potete curarvi meglio, e lasciate liberi i nostri pronto soccorsi, lasciate liberi gli spazi per gli italiani che hanno diritto di avere le cure, perché hanno pagato le tasse, hanno pagato quegli ospedali e hanno pagato quei macchinari ! Questo chiede Futuro Nazionale. Se chiedere questo vuol dire essere di destra, sì, noi siamo di destra, proprio perché chiediamo questo.
Ahimè, ci aspetteremmo da un Governo di destra anche un approccio rispetto alla meritocrazia. Noi in questo provvedimento vediamo molti tecnicismi, assenza totale di risorse, ma non vediamo l'aspetto meritocratico. Diamo modo di poter riconoscere ai nostri operatori sanitari, prima che se ne vadano all'estero, quel valore che hanno. Invece qui vediamo un appiattimento sindacalizzato della distribuzione dei meriti, che in realtà non porta a fare emergere il valore aggiunto, non porta a fare emergere il merito e non porta al fatto che un giovane italiano che si laurea in medicina voglia rimanere nel nostro Paese per garantire la sanità ai nostri cittadini. Noi su quello dobbiamo investire.
Dobbiamo investire su quel capitale di risorse umane, sui tanti ragazzi che decidono di prendere la valigia e andarsene dal nostro Paese e, invece, potrebbero essere una grande risorsa.
PRESIDENTE. Chiuda, onorevole.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Però poi, dall'altra parte, formiamo quei terroristi che, con percorsi universitari e addirittura con percorsi di dottorato, pianificano il disordine nel nostro Paese. Noi per quelli paghiamo anche l'istruzione! Facciamo in modo che quelli rimangano a casa loro e teniamoci i nostri medici, teniamoci i nostri ricercatori, mentre chi va a ricercare nelle nostre università per pianificare gli attentati e il disordine nelle nostre città se ne torni a casa sua .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). Presidente, intanto secondo me abbiamo speso male i soldi della nostra istruzione per il parlamentare Bof, che dovrebbe sapere che si dice “pronto soccorso” e non “pronto soccorsi”; però lui, la cittadinanza, ce l'ha, nonostante queste carenze. Mentre ci sono tanti altri ragazzi che studiano all'università e sono diventati medici, essendo nati in Italia, ma magari non avendo genitori italiani, che meritano molto più di lui la cittadinanza. Per cui, sinceramente, questi interventi sono veramente indecorosi . Però lasciamo perdere, perché ormai abbiamo fatto il callo.
Io volevo ringraziare il “Ministro” Gemmato per la presenza durante tutti i lavori. “Ministro” Gemmato, grazie per essere stato qui con noi, perché il Ministro Schillaci si vergogna di questo provvedimento, quindi non si presenta e poi lei è il vero Ministro. Questo provvedimento e l'approvazione dell'articolo 8 dimostrano chi comanda in quella sede lì e chi, invece, riveste il ruolo di figurina da rappresentanza del Governo, perché non potrò mai credere che il Ministro Schillaci possa condividere il provvedimento che noi stiamo andando a votare oggi.
Tra l'altro, con il vostro essere un Governo no-vax, neanche lisciate il pelo ai no-vax; voi siete no-vax strutturalmente, tra l'altro, coerentemente, perché le devo dire, Ministro Gemmato, che durante la pandemia voi avete sempre mantenuto questa posizione sul tema dei vaccini, ma l'avete mantenuta anche durante il periodo del vostro Governo. Infatti, qui tutti parliamo di questo articolo 8 come se fosse una sorpresa, ma siamo il Paese che ha visto ricomparire i morti per difterite come se nulla fosse. Quindi, una malattia estinta per scienza, per vaccini e obbligo vaccinale è ricomparsa durante il periodo del Governo Meloni. E mentre accade questo, voi siete quelli che coerentemente hanno votato… Durante sessioni dell'OMS vi siete astenuti per quel che riguarda la cooperazione internazionale sui vaccini, scelta politica del Governo, sempre con Forza Italia accondiscendente e silente, però, l'importante è che i loro medici durante la pandemia stavano a vaccinare. Voi siete quelli che hanno votato contro le regole internazionali che l'OMS voleva darsi sui piani pandemici qualora - Dio non voglia! - le pandemie si dovessero riverificare; voi siete quelli… Ministro Gemmato, che fine ha fatto il gruppo consultivo nazionale sulle vaccinazioni? All'interno avevate inserito due no-vax, poi, siccome è scoppiato lo scandalo, li dovevate tirare fuori, e lo pseudo Ministro Schillaci ha deciso di azzerare le nomine, ma da allora è passato un anno e non c'è un nuovo organismo che il Ministero possa consultare sui vaccini, e avreste tanto bisogno di consultazioni sui vaccini.
Ora, io credo che, alla fine, il centro, il cuore del provvedimento siano l'articolo 8 e questa porcheria che avete inserito, perché alla fine il provvedimento non prevede un euro di investimento sulla sanità. Per cui stiamo approvando un provvedimento sulle professioni sanitarie con zero euro di investimento. Uno dice: va bene, abbiamo questa discussione sulle professioni sanitarie senza un euro perché stanzieranno le risorse nella legge di bilancio; per cui andavamo in parallelo, sperando che nella legge di bilancio si trovassero le risorse che avrebbero reso esecutivo questo provvedimento. E invece no. Nella legge di bilancio, lo pseudo ministro Schillaci chiede 5 miliardi di euro e passa sulla sanità; le regioni chiedono 6 miliardi di euro e passa sulla sanità; il Governo e la Presidente Meloni, con il vero Ministro Gemmato, accondiscendente e silente, mettono 2 miliardi e qualche cosa sulla sanità. Quindi, di fatto, non si prevede alcun investimento, se non cosa? La copertura dei costi per l'inflazione. Quindi, tutto quello che costerà di più verrà coperto e tutto quello che servirebbe alla sanità non verrà pagato; per questo continueremo ad avere una situazione per cui i medici continueranno a scappare, le liste d'attesa continueranno ad allungarsi e l'edilizia sanitaria continuerà ad avere i suoi deficit. Ma voi continuate a non mettere un euro.
Tra l'altro, Presidente, se fossimo in una condizione nella quale il nostro sistema sanitario funzionasse, allora uno direbbe: va bene, non c'è bisogno di un investimento. No! Noi abbiamo numeri incredibili: 7 milioni di italiani non hanno un medico di base.
Tra l'altro, questi dati ce li fornite voi, perché l'Istat non va bene, perché è diventata la Pravda, per cui tutto quello che dice è da criminalizzare, poiché lì c'è un politico che depista. AGENAS, che è la vostra agenzia istituzionale, per cui dovrebbe essere un'agenzia da cui anche voi dovreste sostanzialmente tirare fuori valutazioni e considerazioni per produrre provvedimenti, ci dà numeri inquietanti.
Su 38,8 milioni di prestazioni sanitarie prescritte dal Servizio sanitario nazionale, sa quante ne sono state erogate, Presidente? Quattordici virgola uno milioni, quindi una prestazione sanitaria su tre; due su tre non vengono erogate, vengono prescritte ma non erogate. Questo è il Servizio sanitario universale, Presidente. Ma di cosa stiamo parlando?
Perché il tema diventa ancora più drammatico quando, oltre a non erogarne due su tre, si scopre che quattro milioni di queste prestazioni vengono erogate in ritardo. Quindi, uno che ha bisogno, per una malattia, di un intervento immediato altrimenti muore, così come è accaduto e accade purtroppo troppo spesso, non ha la possibilità, attraverso il nostro sistema sanitario, di avere una cura e quindi muore se non ha soldi.
Perché poi, Presidente, c'è un'altra questione. Io non confondo minimamente, come fanno alcuni miei colleghi, la sanità privata convenzionata e sovvenzionata, che è una sanità che svolge a tutti gli effetti un servizio pubblico perché agisce per nome e per conto dello Stato con criteri che lo Stato le assegna… ma altra cosa è il privato puro: quando si incrementa l'investimento del 167 per cento sul privato puro, quindi senza convenzione con lo Stato, vuol dire che soltanto alcune persone in questo Stato hanno potuto fare un investimento sulla propria salute, perché avevano risorse da investire. Ci sono stati quelli a cui non è stato erogato il servizio; quelli a cui il servizio è stato erogato in ritardo e che, senza soldi, non sono stati curati e in alcuni casi sono morti; oppure quelli che decidono sostanzialmente: “Non c'ho i soldi, non mi dà una mano lo Stato, allora decido di non curarmi”. Questo è quello che si sta verificando.
Per cui, quando diciamo che servirebbero investimenti sulla sanità… tra l'altro, altro scandalo clamoroso: voi ci dovete spiegare perché i fondi SAFE li prendete, con gli stessi interessi che paghiamo come Stato, però indirizzati sulla difesa e sulle armi, mentre i fondi del MES, con gli stessi costi, 36 miliardi che erano destinati alla sanità, avete deciso in maniera scellerata di non prenderli, nonostante l'Europa a cui chiediamo sempre: “facciamo debito comune, facciamo debito comune”, li avesse messi a disposizione.
In più, Ministro, il vostro più grande fallimento non sono le critiche delle opposizioni, quelle ci stanno in democrazia, ma è il fatto che ci siano medici che si dimettono, a un'età media di 48 anni, dal sistema sanitario nazionale, quindi smettono di svolgere funzioni di medici negli ospedali pubblici e decidono di andare a lavorare alla sanità privata o decidono di andare all'estero. Questo è il più grande segnale di sfiducia nei confronti di questo Governo: i medici non si fidano di voi, non si fidano del vostro Governo, della qualità del vostro Governo e hanno ben donde di non fidarsi, visto che non siete in grado né di gestire il sistema sanitario, né di investire un euro su un sistema sanitario che è diventato soltanto in maniera fittizia universale. Di universale questo sistema sanitario non ha più nulla: perché se mettiamo le differenze regionali e mettiamo le differenze di reddito…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). …siamo di fronte a una situazione in cui non tutti gli italiani sono uguali rispetto alla sanità. E questa è, per grande parte, vostra responsabilità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Gemmato, magari sta a me il compito di concentrarsi sul provvedimento e sulla bontà di questo provvedimento.
La qualità di un sistema sanitario non si misura soltanto dalle risorse che si investono, ma anche dalla capacità di mettere i professionisti nelle condizioni di curare e i cittadini nella condizione di essere curati. È da questo principio che dobbiamo partire per valutare il disegno di legge delega che a breve voteremo. La sanità italiana dispone di competenze di straordinario valore, ma queste competenze rischiano di essere mortificate quando mancano una programmazione adeguata, un'organizzazione efficiente e un riconoscimento coerente delle responsabilità professionali.
Per questo, Presidente, riformare le professioni sanitarie non significa solo occuparsi di ordinamenti e percorsi formativi: significa intervenire sulla capacità del Servizio sanitario nazionale di rispondere innanzitutto ai bisogni delle persone oggi e negli anni a venire.
Il primo merito di questo provvedimento è rimettere al centro le persone che fanno funzionare la sanità. La delega affronta la programmazione dei fabbisogni formativi, i percorsi di specializzazione, le forme di lavoro flessibile per i medici in formazione specialistica e la valorizzazione delle competenze. Interviene inoltre sulla permanenza del personale nelle strutture situate nelle aree disagiate.
Questo è un tema decisivo perché la carenza di professionisti nei territori più difficili non si risolve con gli annunci, ma con una programmazione seria, condizioni di lavoro sostenibili e strumenti capaci di rendere quelle sedi attrattive. L'universalità delle cure non può fermarsi alle dichiarazioni di principio, ma deve tradursi nella possibilità concreta di ricevere assistenza indipendentemente dal luogo in cui si vive.
Il secondo obiettivo, Presidente, è rendere l'innovazione uno strumento al servizio della cura. La razionalizzazione degli adempimenti amministrativi, l'accesso alle informazioni sanitarie dei pazienti da parte dei professionisti coinvolti nel percorso assistenziale e la formazione in materia di sanità digitale e intelligenza artificiale vanno nella direzione di un sistema più moderno e integrato. La tecnologia infatti non deve aggiungere burocrazia, ma restituire tempo ai professionisti, migliorare le decisioni e rendere più efficace l'assistenza.
In questa prospettiva si collocano anche la certificazione delle competenze, il riordino dei percorsi formativi e degli ordinamenti professionali e l'approccio , che riconosce lo stretto legame tra salute umana, salute animale e ambiente. L'obiettivo è quindi accompagnare l'evoluzione della medicina senza perdere di vista ciò che deve rimanere al centro di ogni scelta: la persona e il suo diritto alla salute.
C'è tuttavia una questione che attraversa tutti questi interventi: la capacità di trasformare le riforme in risultati concreti. Non possiamo chiedere ai professionisti di garantire prestazioni sempre più complesse senza mettere a loro disposizione strumenti adeguati, percorsi formativi aggiornati e un'organizzazione all'altezza delle responsabilità che sono chiamati ad assumersi.
Allo stesso modo, Presidente, non possiamo chiedere ai cittadini di avere fiducia nelle istituzioni, se quella fiducia non trova riscontro nella qualità e nella continuità dell'assistenza. È qui che si misura la credibilità delle politiche sanitarie: nella capacità di ridurre la distanza tra i principi affermati e i servizi effettivamente garantiti.
Il terzo punto riguarda l'equilibrio tra responsabilità professionale e tutela dei pazienti. Chi cura deve rispondere delle proprie decisioni, ma la responsabilità non può essere valutata prescindendo dalle condizioni nelle quali quelle decisioni vengono assunte. Il provvedimento considera fra gli elementi rilevanti per la valutazione della colpa le risorse disponibili, le carenze organizzative non evitabili dal professionista, la complessità della patologia, le conoscenze scientifiche e le situazioni di urgenza ed emergenza. Questo è un principio di ragionevolezza: distinguere ciò che dipende dalla condotta individuale da ciò che deriva da condizioni operative che il singolo non può governare.
Contrastare la medicina difensiva significa evitare che il timore del contenzioso condizioni le scelte cliniche, alimentando prestazioni non necessarie e costi che ricadono sull'intero sistema.
Il punto politico però è soprattutto un altro: la tutela di chi cura e la tutela di chi viene curato non sono obiettivi contrapposti, ma due condizioni della stessa sanità di qualità. La revisione della responsabilità professionale non deve diventare né un'immunità generalizzata né un incentivo alla rinuncia. Deve garantire regole chiare, valutazioni equilibrate e piena attenzione alla sicurezza delle cure.
Naturalmente, molto dipenderà dai decreti attuativi: sarà essenziale che i principi della delega si traducano in disposizioni efficaci e coerenti.
Rafforzare il Servizio sanitario nazionale significa investire sulle persone, rendere più efficiente il sistema e impedire che il territorio di residenza diventi un fattore di disuguaglianza nell'accesso alle cure. Significa, soprattutto, riconoscere che dietro ogni prestazione sanitaria c'è una relazione di fiducia tra il cittadino e il professionista, ma anche tra il cittadino e le istituzioni, che noi qui rappresentiamo. È una fiducia che non si conquista con le dichiarazioni, ma garantendo competenze, sicurezza e qualità dell'assistenza.
È una scelta di responsabilità, quella che facciamo oggi, verso chi ogni giorno si prende cura degli altri e verso tutti i cittadini che chiedono alla sanità pubblica risposte adeguate, tempestive e sicure.
Per queste ragioni, Presidente, annuncio il voto favorevole del gruppo Noi Moderati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Io ringrazio il Sottosegretario, così come hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduta, per essere qui in Aula ma anche per essere stato sempre presente in Commissione. E lo ringrazio anche per aver dato un parere favorevole al nostro ordine del giorno, che riguarda la formazione circa la necessità della prevenzione, del contrasto e della repressione della violenza e dei femminicidi.
Noi stiamo dando una delega al Governo su una materia molto delicata e veramente sarebbe stata un'opportunità per innovare, rinnovare effettivamente e razionalizzare il sistema sanitario attraverso la rivisitazione e anche l'aggiornamento delle normative riguardanti le professioni sanitarie.
Ci siamo persi, però. Perché questo provvedimento - che ricordo essere collegato alla legge di bilancio scorsa - prevede una delega in tempi molto ristretti per una materia così complessa e articolata. Infatti, l'esercizio della delega dovrebbe completarsi entro la fine di quest'anno. Lo abbiamo detto: un tempo assolutamente insufficiente.
In più, il contesto in cui si colloca questo provvedimento è il contesto di una sanità pubblica, di un sistema, di un servizio sanitario pubblico in crisi conclamata. Facevo notare anche ieri che ben sei presidenti di regione si sono rivolti al Governo, proprio perché il Fondo sanitario nazionale dovrebbe prevedere un incremento di soli 2,5 miliardi, quando lo stesso Ministro Schillaci ne avrebbe richiesti ben 5,5, che sono il minimo necessario per affrontare l'emergenza, senza cioè porre una svolta decisa e decisiva al sistema sanitario stesso che, come sappiamo, è aggredito ormai dalla deriva verso la privatizzazione.
Come diceva giustamente il collega Faraone, non si tratta qui di un privato convenzionato - che già sappiamo essere integrato, da decenni ormai, nel sistema sanitario pubblico -, ma si tratta di un'offerta di prestazioni e di servizi sanitari all'interno del mercato della salute. Quindi, un mercato che tende al profitto, e non certo alla realizzazione di quanto previsto dalla nostra Costituzione all'articolo 32, dove detto servizio dovrebbe essere universale, omogeneamente garantito in tutto il territorio e, quindi, finanziato dalla fiscalità pubblica e dalla fiscalità universale e generalista.
Quindi, noi ci troviamo di fronte a una situazione in cui la sanità rischia proprio di essere scardinata nelle premesse della legge 23 dicembre 1978, n. 833, che l'ha istituita: parlo sempre di sanità pubblica.
Ebbene, noi abbiamo una delega molto - come dicevo prima - orientata, con una pretesa molto forte di riorganizzazione e razionalizzazione del lavoro dei medici e degli operatori e operatrici sanitari, ma a costo zero: è questo il problema. La clausola dell'invarianza dal punto di vista finanziario, ovviamente, inficia tutto l'articolato di questa delega.
Vedete, prendo in considerazione il lavoro flessibile dei medici specializzandi, che noi sappiamo essere non soltanto importante e prezioso per il futuro, ma anche indispensabile per il presente, visto il loro impiego diffusissimo nelle strutture socio-sanitarie pubbliche o private accreditate.
Ebbene, si prevede la loro utilizzazione nelle aree disagiate, comprese le isole minori marine: noi abbiamo cercato di allargare anche il perimetro di questa definizione di area disagiata, ma l'emendamento è stato respinto. Andiamo avanti. Anche in questo caso, sono previste non delle indennità per le aree disagiate ulteriori a quelle già preventivate, ma premialità legate alla produttività: quindi, non in relazione alle condizioni oggettive di lavoro, ma al di lavoro che dovrebbe essere garantito, e neanche in misura oggettiva, ma in funzione dei risultati. Quindi, una sorta di cottimo aggiuntivo: solo in queste condizioni i medici e il personale in generale possono sperare di trovare qualcosa in più in busta paga.
Quindi, accompagniamo il sottofinanziamento strutturale, le disuguaglianze territoriali e sociali e la crisi del personale a iniziative che sono assolutamente al di sotto delle necessità e di quanto noi abbiamo proposto in più emendamenti, che sono stati sempre rifiutati.
Noi, invece, abbiamo di fronte i bisogni aumentati di una popolazione che invecchia; e abbiamo anche dei costi relativi alle enormi innovazioni farmacologiche e tecnologiche. Si pensi anche all'utilizzo dell'intelligenza artificiale per come dovrebbe essere utilizzata.
Quindi, non in sostituzione del lavoro umano e soppressiva, in qualche misura, delle competenze già molto collaudate, ma in funzione di una riorganizzazione, di un rinnovo e di un aggiornamento delle modalità con cui gli operatori sono chiamati a esercitare la loro professionalità e il loro lavoro. Anche per quanto riguarda - e chiudo, Presidente - le assunzioni, i rinnovi contrattuali, la valorizzazione professionale e la sicurezza, di cui, forse, abbiamo parlato troppo poco, la delega rischia di produrre un riordino puramente formale e di non incidere sulle condizioni reali del Servizio sanitario nazionale.
Chiudo, Presidente, tornando sul tema dell'articolo 8 - non ripeto quanto già ho detto sia ieri sia oggi -, ho l'obbligo di ricordare a questa Assemblea, o meglio, di informare questa Assemblea e il rappresentante del Governo della notizia dell'agenzia ANSA - che sicuramente anche voi avete sotto gli occhi - della presidente Craxi, al Senato, in cui dichiara che, al Senato, Forza Italia si impegnerà a modificare questa vostra decisione.
Io sono molto, molto contenta di questa presa di posizione così netta e così decisa.
PRESIDENTE. Chiuda, per favore.
LUANA ZANELLA(AVS). Chiudo, ma chiedo anche alla collega Craxi: perché non sei intervenuta ieri? Perché non hai evitato questo scempio Ecco, non vorrei che fosse un gioco delle parti, una presa di posizione tardiva, proprio perché non era conveniente per Forza Italia una rottura su un argomento così delicato decisa il 27, salvo poi prendere posizione il 28 .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretario, vorrei riprendere le parole dell'articolo 1 della legge n. 833 del 1978, la legge che ha visto come madre Tina Anselmi, Ministra della Sanità: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale”. Questo è il modo attraverso il quale la legge, nel nostro Paese, ha incarnato il principio costituzionale del diritto alla salute per tutti e, quindi, ha organizzato e riorganizzato l'intero Servizio sanitario nazionale.
C'è una cronaca che racconta che, la sera del 23 dicembre 1978, quando la legge fu approvata alla Camera, uscendo Tina Anselmi abbia dichiarato: “Stasera abbiamo fatto un golfino per tutti gli italiani”. È una frase che, al di là della coincidenza, della prova storica, dice dell'umanità profonda con cui questa donna straordinaria ha intriso la struttura del nostro Servizio sanitario nazionale, la sua intenzionalità da donna delle istituzioni. Perché ci sono due elementi caratteristici del nostro Servizio sanitario nazionale: il tema dell'universalità, del “per tutti”, del fatto che nessuno può essere lasciato escluso, lasciato indietro; del fatto che non sia accettabile, né sopportabile l'ingiustizia che, invece, ancora oggi, vediamo nella differenza di accesso alle cure sanitarie, a seconda dello stato economico di una persona, a seconda delle condizioni familiari e sociali nelle quali vive, a seconda della regione o del territorio nel quale vive.
E, poi, c'è un altro tratto, quello di questa cura, del farsi carico, del prendersi cura con empatia, delle mani operose che costruiscono percorsi di vicinanza, di accompagnamento per le persone, per le loro famiglie, nel dolore, nella malattia, nella fragilità. E chi, da familiare o da paziente, si è trovato negli ospedali, nelle sale di attesa, ha visto quanto queste mani oggi abbiano la carne, il volto e lo sguardo di tante donne e di tanti uomini che svolgono le professioni sanitarie nei nostri ospedali. Penso alle infermiere, agli infermieri, agli OSS; penso a tutta questa comunità straordinaria che si prende cura della nostra fragilità e della nostra umanità. Sappiamo quanto è importante sapersi affidare a loro proprio per le questioni fondamentali; sappiamo quanto quella infermiera che un mattino ti rivolge uno sguardo o un sorriso possa fare la differenza nel sapere che quel dolore può essere attraversato e che non è invece un'esperienza definitiva, che ti possa sconfiggere. Ti fanno sentire meno sola, meno solo.
È giusto che a queste donne e a questi uomini lo Stato dia e riconosca tutto il sostegno, perché possano svolgere al meglio questo servizio straordinario, tanto più in un Paese come il nostro che, come risulta da dati evidenti, deve farsi carico di una riorganizzazione, di un rafforzamento dell'intero Servizio sanitario nazionale. Sono proprio queste, infatti, le figure che si dovranno fare carico della popolazione italiana che sta invecchiando.
Ai dati relativi all'aumento dell'aspettativa di vita, della longevità, di fatto, non sta corrispondendo, sempre in modo ugualitario, un aumento dell'aspettativa di una lunga vita in benessere. Noi avremo sempre più anziani, ma purtroppo sempre più anziani soli, perché le famiglie e i legami familiari - i dati Istat lo confermano - si stanno disgregando. Avremo una popolazione che avrà meno coesione; ci sarà più solitudine, ci sarà una cronicizzazione delle patologie.
Il tema della prevenzione è, quindi, fondamentale. Tuttavia, dobbiamo anche costruire un servizio di persone che sappiano stare accanto e sostenere queste persone. Infatti, si sta parlando di persone e quindi di investimenti di vita, di progetti, del fatto che ci sono tanti giovani che oggi hanno scelto le professioni sanitarie, investendo in competenza, in professionalità e in forte dedizione, perché fanno corsi di studio molto duri e anche lavori che richiedono una fatica intellettuale, manuale e fisica enorme.
È bene allora che il Governo abbia deciso di dare una risposta nella riorganizzazione per far funzionare meglio il sistema, ma non ci dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di ogni singola donna e di ogni singolo uomo che vivono in questa comunità.
Allora, Sottosegretario, ce lo lasci dire: la mancanza di risorse per adeguare in modo significativo i salari di questi professionisti è un elemento critico, che risulta una zavorra non sormontabile nella legge delega che avete portato in questo Parlamento. È una delle ragioni più forti per le quali alla fine ci siamo astenuti sugli articoli sulla riorganizzazione delle professioni sanitarie e per cui voteremo contro l'intero provvedimento. Infatti, al di là di una delega riorganizzativa, che pur riteniamo possa andare a rispondere ad alcuni bisogni, manca la parte fondamentale: dare a queste persone, a queste donne e a questi uomini, soprattutto ai più giovani, gli strumenti anche economici e di sostentamento per poter scegliere di svolgere in Italia, nel loro Paese, magari in alcune aree particolarmente disagiate, un servizio che per noi è fondamentale, ma che a loro richiede un sacrificio a volte non sostenibile. Il fatto che nel nostro Paese gli stipendi medi degli infermieri e dei medici siano ancora tra i più bassi d'Europa dice che, a fronte di un Servizio sanitario nazionale che è ancora, anche nel contesto europeo, un fiore all'occhiello dell'Italia, noi siamo mancanti e questa è una responsabilità del Governo.
Certo che ci sono poche risorse, ma quando ci sono poche risorse bisogna fare le scelte giuste. Noi la scelta l'abbiamo fatta, la faremo e la riproporremo nella legge di bilancio: le poche risorse vadano ad aumentare i salari e il sostegno economico per chi oggi lavora nel Servizio sanitario nazionale.
Ci sono altri punti di questa legge che abbiamo invece apprezzato. Mi lasci citare, Sottosegretario, l'articolo 7 che, in qualche modo, sostiene i medici nell'esercizio della loro professione, togliendo quella gogna alla quale troppo spesso sono preventivamente esposti; il dover rispondere di responsabilità che a volte non competono pienamente a loro.
Da un lato, ovviamente, i cittadini e i pazienti devono essere pienamente tutelati anche nella richiesta di giustizia, ma questa norma può aiutare a far tornare i medici più liberi di esercitare in modo cosciente e scientifico la loro responsabilità senza, invece, doversi sottoporre a quella cosiddetta medicina difensiva che, in qualche modo, in questi anni ha rappresentato uno degli ostacoli all'efficienza complessiva del servizio sanitario nel nostro Paese. Quindi, su questo abbiamo convintamente votato a favore dell'articolo corrispondente.
Arrivo però ad un punto, Sottosegretario, che ovviamente non posso eludere nella valutazione complessiva di questo provvedimento ed è lo scempio che avete fatto, nell'introduzione dell'articolo 8, del reintegro dei medici radiati. Tra l'altro, qui non si parla neanche del reintegro dei medici no-vax, parliamo proprio del reintegro dei medici che erano stati ritenuti colpevoli di azioni tali da essere radiati dall'ordine a cui appartenevano . Ecco, questa è una norma che rinnega la coscienza e rinnega il ruolo dei medici nel nostro Paese, perché, se una cosa devono fare i medici, è proprio quella di tutelare la salute dei pazienti: è questo che chiede l'articolo 1 della legge che istituisce il Servizio sanitario nazionale. Un medico che nel suo lavoro nega la scienza e la medicina come unico strumento per salvare la vita dei propri pazienti, per curare i propri pazienti, non è un medico e, quindi, non deve e non può avere diritto di esercitare questo ruolo.
Ieri abbiamo denunciato con forza, ho denunciato con forza e ho richiamato, in particolare, il gruppo di Forza Italia ad un'assunzione di responsabilità. Il fatto che la capogruppo al Senato, la presidente Craxi, oggi abbia, di fatto, rivisto la posizione del suo gruppo, anche in coerenza con la posizione che Forza Italia aveva avuto nel Governo Draghi, ci pare una buona notizia. Quindi, Sottosegretario, gliela dico così: oggi votiamo contro per tutte queste ragioni, ma mi auguro proprio che ci rivedremo in quest'Aula perché, se il Senato avrà il coraggio di modificare quella legge, noi lo sapremo riconoscere .
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Domenico Savio” di Mattinata, in provincia di Foggia. Grazie di essere qui, ragazzi e ragazze, e benvenuti a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, con questa legge siete riusciti a imbrogliare tantissimi italiani, li avete convinti che riabilitare i medici radiati significhi riabilitare chi non si è vaccinato durante il COVID. E, siccome questa notizia viene detta da politici di primissimo piano, la gente giustamente ci crede e, magari, empatizza pure con quelli che non si sono vaccinati.
Ma allora, per rispetto del Parlamento e per rispetto degli italiani, vi chiedo di essere chiari: vi chiedo di dire la verità nei vostri interventi e dire che chi non si è vaccinato è stato solo sospeso, non è stato radiato, e oggi ha avuto anche la possibilità di essere reintegrato. I medici e gli infermieri che sono stati radiati non sono persone che hanno rifiutato il vaccino, ma sono persone che hanno diffuso informazioni palesemente false , sciocchezze, informazioni complottiste che potremmo aspettarci da quattro amici al bar e non da chi, con l'autorevolezza del camice bianco, ha diffuso sui e ha messo in pericolo la salute delle persone.
Questi medici e questi infermieri radiati dall'ordine provinciale hanno potuto fare ricorso all'ordine nazionale; se la radiazione è stata confermata, hanno potuto fare appello al TAR; se la radiazione è stata confermata, hanno potuto fare appello al Consiglio di Stato. Sono quattro gradi di giudizio, con tre giudici: dodici persone, sei medici e sei magistrati. Io penso che, se al termine di tutta questa valutazione, con una certa ragionevolezza, è stata confermata la radiazione, vuol dire che veramente avevano fatto qualcosa di grave. E allora reintegrarli, francamente, mi lascia senza parole.
Allora, cosa avete pensato di fare? State dando l'enorme potere di prescrivere farmaci e di fare informazione sanitaria autorevole a quattro cialtroni .
Voi siete dalla parte dell'analfabetismo funzionale, delle credenze antiscientifiche, del ritorno al passato; ma noi vogliamo vedere un futuro migliore dove le conoscenze e la tecnologia possono aiutarci ad andare verso il progresso, a elevare moralmente e intellettualmente la nostra società e non regredire seguendo le stupidaggini dette sui : ossia grazie a voi ridarete la credibilità a chi non doveva averla più.
Ma consentitemi di stigmatizzare un teatrino veramente deludente a cui abbiamo, appunto, assistito pochissimi minuti fa, leggendo delle agenzie, dove la capogruppo dei senatori di Forza Italia ha appena detto che al Senato farà di tutto per modificare l'articolo 8 che, appunto, dà la possibilità ai radiati di essere riabilitati.
Però io vorrei capire: come è possibile che la senatrice di Forza Italia, capogruppo dei senatori, non sappia che i suoi deputati alla Camera hanno votato a favore? E allora questo, francamente, mi sembra un teatrino molto deludente. Ma perché, poi, vorrei aggiungere una cosa: voi ci volete far credere che metterete a rischio l'approvazione del provvedimento entro il termine della legislatura con un terzo passaggio alla Camera? Ma questa è una cosa che non si verificherà mai .
La verità è che volete semplicemente fare un'operazione comunicativa, volete lavarvi la faccia… Questo fa capire che Forza Italia non vuole che si faccia questa riabilitazione dei radiati, ma la verità è che non cambierà assolutamente nulla.
Con un altro provvedimento avevamo chiesto di trasformare il contratto degli specializzandi in un contratto di formazione-lavoro, come avviene anche in altri Paesi europei. Voi avete bocciato questo emendamento. Chiedevamo responsabilità crescenti, autonomia crescente, regole chiare.
Oggi questa chiarezza non c'è, tant'è che può capitare che in una scuola di specializzazione uno specializzando al primo anno venga lasciato completamente solo in reparto e, nello stesso ospedale, magari al piano di sopra, in un altro reparto, un altro primario non consenta agli specializzandi fino all'ultimo anno di specializzazione di mettere piede in sala operatoria. Così abbiamo specialisti in chirurgia che lo sono soltanto sulla carta. Questo succede in assenza di regole chiare e in assenza di un contratto di formazione-lavoro.
E allora mi sono chiesta: ma come è possibile che sia stato bocciato questo emendamento quando la stessa Ministra Bernini ha detto di voler fare questa riforma? Ci ho dovuto pensare molto, ma alla fine ho capito. Perché, se voi aveste votato a favore di questo emendamento, entro il termine della legislatura noi avremmo avuto un contratto di formazione-lavoro. Visto che non è stato fatto, allora voi potrete dire anche agli specializzandi: tranquilli, votateci perché la prossima volta lo faremo; non ci siamo riusciti nel Governo più longevo della storia, ma se ci votate, fidatevi che lo faremo nella prossima legislatura .
E poi c'è un altro aspetto che mi sta molto a cuore. Questo è il terzo tentativo di riforma a cui assisto per contrastare il fenomeno della medicina difensiva. È il terzo tentativo e ho poco più di trent'anni: abbiamo avuto il decreto Balduzzi, poi ci ha provato la legge Gelli-Bianco, adesso ci prova questa riforma. Sono tutte piccole modifiche che non cambiano la sostanza. E questi dettagli non ridurranno le prescrizioni inappropriate a cui migliaia di italiani sono sottoposti.
Questa legge non taglierà le liste d'attesa del 40 per cento, perché si stima che le prescrizioni inappropriate legate alla medicina difensiva siano fino al 40 per cento; allungano le liste d'attesa, rendono difficile l'accesso alle cure per 6 milioni di italiani che devono rinunciare a curarsi, perché non hanno la possibilità economica di fare questi esami nel privato e non possono aspettare i lunghi tempi delle liste d'attesa.
Questa riforma non ridurrà i 10 miliardi che vengono buttati ogni anno in prescrizioni inappropriate. Non consentirà di frenare la fuga dai contesti a più alto rischio medico legale, come il pronto soccorso, come la chirurgia generale, dove i chirurghi non vogliono più scegliere quel tipo di specializzazione per l'elevato tasso di contenzioso medico legale. I giovani medici non scelgono più quelle specializzazioni, come medicina d'urgenza, come chirurgia generale, perché sono a più alto rischio di contenzioso medico legale. Questo è un problema enorme e questa riforma non lo affronta neanche di una virgola.
Voi però lo sapete che non cambierà nulla, perché ve l'hanno detto nelle audizioni, ma non avete avuto il coraggio di abbracciare le proposte che vi abbiamo portato, che sono frutto dello studio di quello che viene fatto negli altri Paesi europei, per contrastare il fenomeno. Noi vogliamo cambiare completamente il paradigma con cui vengono gestiti gli errori dei medici.
In tutto il mondo i medici sbagliano: tutti i medici sbagliano. Il medico bravo sbaglia poco, ma anche il migliore tra tutti noi un piccolo errore ogni giorno lo può commettere, perché è la natura umana. I medici sono esseri umani, siamo esseri umani e per definizione sbagliamo.
Allora, lo Stato che io immagino deve ridurre al minimo gli errori per tutelare i pazienti, deve evitare il maggior numero di errori e di danni ai pazienti. Allora, vorrei che si passasse da un meccanismo basato sulla colpa - dove per ogni errore si cerca il colpevole - a un meccanismo basato sull'errore, dove ogni volta che qualcosa va storto si cerca cosa non ha funzionato per evitare che si verifichi in futuro. E questo errore viene poi comunicato ai colleghi, in modo tale che anche loro possano apprendere dagli errori degli altri colleghi ed evitare i danni ai pazienti.
Con questo modello che immaginiamo, un paziente che subisce un danno viene risarcito senza dover fare una causa, ma viene risarcito non per punire il colpevole, viene risarcito per dare il giusto ristoro a chi ha subito un danno. C'è un'evenienza che mi preoccupa particolarmente: ci sono stati casi di medici che, dopo aver sbagliato, hanno tentato di insabbiare l'errore per paura di essere accusati, processati, condannati e nel tentativo di insabbiare questi errori hanno creato ulteriori danni ai pazienti, magari non causati da loro, ma hanno peggiorato una situazione che poteva essere evitata.
Allora, se avessimo una legislazione adeguata, potremmo ridurre i danni, potremmo evitare i danni ai pazienti, se il nostro nemico fosse l'errore e non la colpa, e non chi lo commette. Nelle legislazioni basate sull'errore, e non sulla colpa, i medici urlano ai quattro venti dove hanno sbagliato, fanno riunioni, fanno conferenze per spiegare ai colleghi cosa si poteva evitare. Questo riduce significativamente gli errori nel corso del tempo: significativamente. Questo è il modello su cui dovremmo concentrarci, a cui dovremmo tendere e per i pazienti sono soltanto vantaggi, perché vengono risarciti dai fondi statali, senza dover fare una causa, e parlo del Fondo di solidarietà sociale che esiste anche in Francia, il sistema , un sistema che ha consentito notevolmente di ridurre la medicina difensiva e ha consentito di risparmiare anni di processi ai pazienti per vedere giustamente riconosciuto il loro diritto a essere risarciti.
Questo modello vorrei in Italia, però mi rendo conto che voi siete conservatori e questa è una proposta visionaria, ma mi rendo anche conto che avere una proposta del genere andrebbe a rompere gli interessi delle assicurazioni, perché dobbiamo anche dircelo: ci sono alcune specializzazioni in cui bisogna pagare anche fino a 30.000 euro l'anno per la responsabilità professionale. I ginecologi pagano fino a 36.000 euro l'anno di assicurazione professionale. Quindi, avere una legislazione di questo tipo rompe molti interessi.
Infine aggiungo che in questo provvedimento, come al solito, c'è un'invarianza finanziaria, quindi anche qui, non posso che stigmatizzare per l'ennesima volta questo aspetto, perché, senza risorse, senza soldi non si cantano messe, non so come possiamo riordinare le professioni sanitarie.
Per tutti questi motivi annuncio il voto contrario del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Leonardo da Vinci” di Labico, in provincia di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bagnasco. Ne ha facoltà.
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, cari colleghi, voglio iniziare proprio con due parole per il Sottosegretario, perché questa mattina, in tarda mattinata, abbiamo assistito a un altro tipo di infamia che avrebbe fatto il nostro Sottosegretario: presenzialismo, attenzione, presenza. Io credo che sia un fatto positivo, molto positivo, nell'interesse generale del Paese e conferma, evidentemente, quindi, la massima fiducia nel lavoro che sta facendo, che ha fatto e che farà in un prossimo futuro, anche partendo dalla precedente legislatura, nella quale il Sottosegretario Gemmato - tutti voi lo sapete - non faceva parte della maggioranza di Governo nella quale io invece, insieme ai colleghi di Forza Italia e della Lega, eravamo. Un Governo certamente difficile, ma molto autorevole, come anche quello del presidente Draghi.
Bene, in questa occasione ricordo molto bene, ne sono testimone vivente, l'impegno dell'allora solamente parlamentare Gemmato; faceva parte anche lui della XII Commissione e il suo impegno contro il COVID, a favore delle famose vaccinazioni delle quali abbiamo parlato in queste ore, è stato un impegno importante, significativo, attento e più volte confermato con iniziative sempre presenti e sempre efficaci, quindi grazie, grazie Sottosegretario. Questo anche per dire, evidentemente, che molto spesso, quando si vuole negativizzare un'azione, si va oltre e si cercano in certi casi anche bersagli sbagliati.
Io vorrei tornare però alle motivazioni di queste dichiarazioni di voto, cioè del disegno di legge recante delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie. Se ne è parlato poco, qualche collega lo ha fatto… in questo caso, l'abbiamo ascoltata con grande interesse; molti altri colleghi, invece, hanno cercato solamente di strumentalizzare una situazione sicuramente difficile, un tema molto difficile che tocca le coscienze, ma soprattutto ha purtroppo toccato tragicamente centinaia di migliaia di nostri connazionali, e la strumentalizzazione è stata veramente vergognosa, l'ho già detto ieri, indipendentemente dalle tesi che ognuno giustamente può e deve propugnare in questa occasione.
Prima di entrare nel merito, un minimo di risposta è doverosa nei confronti dei colleghi del gruppo di Vannacci, perché credo che di tutto ci si possa accusare - in questo caso Forza Italia, ma tanti altri colleghi anche di altri gruppi -, ma sicuramente non di non aver sempre garantito in maniera totale, assoluta e convinta il sostegno a questo Governo. Noi siamo i più ferventi sostenitori di questo Governo e, se bastasse la fiducia e la convinzione con la quale stiamo portando avanti le nostre tesi, credo che il Presidente Meloni rimarrebbe in queste Aule a vita. Quindi, il pericolo che gli amici di Vannacci hanno propugnato è assolutamente inventato come molte altre delle loro prese di posizione che, in questo periodo, stanno riempiendo i giornali ma non stanno sicuramente riempiendo di contenuti il dibattito politico di questo Paese.
Colleghi, il provvedimento sul quale oggi siamo chiamati a esprimerci affronta una delle questioni più importanti per il presente e il futuro del nostro servizio nazionale: il riconoscimento, la valorizzazione e la tutela delle donne e degli uomini che ogni giorno garantiscono ai cittadini il diritto fondamentale alla salute. Quando parliamo di sanità troppo spesso concentriamo la nostra attenzione sulle strutture, sulle risorse economiche, sulle liste d'attesa, sulle difficoltà organizzative, e ne parlerò comunque in questo intervento. Sono tutte questioni certamente fondamentali, ma rischiamo di dimenticare che il vero patrimonio del nostro sistema sanitario è costituito dalle persone che vi lavorano: sono i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, i professionisti della prevenzione, della riabilitazione e dell'assistenza, che rendono concretamente possibile l'esercizio di quel diritto alla salute che l'articolo 32 della nostra Costituzione riconosce e tutela. È proprio da questa consapevolezza che nasce il valore politico e istituzionale del disegno di legge che noi oggi esaminiamo. È un disegno di legge… è chiaro che è una partenza, un lavoro che andrà avanti molto bene nei prossimi mesi e anche nei prossimi anni.
Per Forza Italia, la difesa del Servizio sanitario nazionale e la valorizzazione delle professioni sanitarie rappresentano un impegno prioritario che si inserisce in una visione della società nella quale la tutela della persona, la libertà professionale, il merito e la responsabilità costituiscono principi irrinunciabili. Non possiamo immaginare una sanità più efficiente senza investire sulla qualità del lavoro di chi vi opera; non possiamo chiedere prestazioni sempre più complesse senza riconoscere adeguatamente le competenze e non possiamo pretendere che i professionisti assumano decisioni delicate, spesso in condizioni difficili e di emergenza, senza garantire loro un quadro normativo chiaro, equilibrato e capace di tutelarne la serenità nell'esercizio delle proprie funzioni. Questa riforma si muove esattamente in questa direzione.
Il primo elemento che desidero sottolineare riguarda la valorizzazione delle competenze professionali.
La medicina e, più in generale, tutte le professioni sanitarie attraversano una trasformazione importante. L'innovazione scientifica, le nuove tecnologie, l'intelligenza artificiale e la crescente complessità dei bisogni assistenziali richiedono conoscenze sempre più specialistiche e una capacità costante di aggiornamento. Il provvedimento interviene sulla formazione, sulla certificazione delle competenze, sulla programmazione dei percorsi specialistici e sul riconoscimento delle diverse professionalità. È una scelta importante perché significa riconoscere che la qualità dell'assistenza dipende anche dalla possibilità per ogni professionista di sviluppare le proprie capacità di aggiornarsi e di vedere riconosciuto il proprio percorso.
Il merito, per Forza Italia, non è un principio astratto, ci torniamo sempre, è il criterio attraverso il quale costruire istituzioni più efficienti, servizi migliori e maggiori opportunità. Un secondo aspetto riguarda la necessità di rendere le professioni sanitarie nuovamente attrattive, non solo da un punto di vista economico. I nostri giovani - e anche meno giovani - lamentano, molto spesso, difficoltà di tipo economico, ma molto spesso ci sono difficoltà molto più nobili, se me lo consentite, e su questo dobbiamo intervenire con la stessa convinzione.
Sappiamo bene quanto siano profonde le difficoltà che attraversano il settore: la carenza di personale in tante discipline; la pressione sui pronto soccorso; le difficoltà dei presìdi territoriali e le condizioni di lavoro particolarmente gravose in determinate aree del Paese. Non possiamo rassegnarci all'idea che esercitare una professione sanitaria significhi accettare inevitabilmente condizioni di lavoro sempre più difficili. In questa direzione, assumono rilievo le disposizioni relative alla programmazione della formazione specialistica, al riconoscimento dell'attività svolta in contesti particolarmente disagiati e alla semplificazione degli adempimenti amministrativi. Questo perché un medico deve poter dedicare il proprio tempo soprattutto a curare, un infermiere deve poter concentrare le proprie energie sull'assistenza; ogni professionista sanitario deve essere messo nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro senza essere soffocato da procedure inutilmente complesse.
Un altro tema sul quale desidero soffermarmi, perché rappresenta uno degli aspetti più delicati e significativi di questa riforma, riguarda la responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie. È un tema che richiede equilibrio, attenzione e, soprattutto, il coraggio di superare contrapposizioni che, per troppo tempo, hanno caratterizzato il dibattito pubblico. Da una parte, vi è il diritto del paziente a ricevere cure appropriate, sicure, di qualità e di ottenere tutela quando subisce un danno ingiusto; dall'altra, però, vi è il diritto del professionista sanitario a esercitare la propria…
PRESIDENTE. Onorevole, chiuda, per favore.
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). …chiudo - e lascerò poi agli atti il resto del mio intervento - dicendo solamente che abbiamo una grossa responsabilità nei confronti del Paese, perché abbiamo ereditato un sistema sanitario che, a detta di molti, a detta della stragrande maggioranza, in tutte le latitudini, è ancora oggi uno dei migliori sistemi sanitari al mondo; questo me l'ha detto direttamente l'allora ambasciatore americano in Italia e ritengo che sia una cosa molto giusta sulla quale noi abbiamo una forte responsabilità .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bagnasco. Ovviamente è autorizzato a depositare il suo intervento. Ha chiesto di parlare la deputata Loizzo. Ne ha facoltà.
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie, Presidente. Il provvedimento che ci apprestiamo a votare non è un semplice intervento di settore, ma rappresenta una riforma strutturale e strutturata di portata storica per il nostro Servizio sanitario nazionale. Mi sento di ringraziare il Sottosegretario Gemmato e la relatrice Marta Schifone per il grande lavoro fatto insieme al presidente della Commissione Affari sociali per portare avanti questo provvedimento.
Con l'approvazione di questo disegno di legge delega, la maggioranza e il gruppo della Lega danno una risposta organica, concreta e attesa da anni ad oltre un milione di professionisti della salute: infermieri, ostetriche, tecnici sanitari della riabilitazione e della prevenzione, che costituiscono l'ossatura del sistema sanitario nazionale. Dispiace sinceramente, ma non stupisce, aver ascoltato in quest'Aula i soliti toni disfattisti e demagogici da parte delle opposizioni. Chi, oggi, grida allo smantellamento della sanità pubblica è lo stesso schieramento che per anni ha governato bloccando il , imponendo tetti di spesa soffocanti sul personale e ignorando le grida di aiuto che arrivavano dalle corsie dai nostri specialisti e, soprattutto, chi ha gridato oggi dai banchi dell'opposizione ha malamente e drammaticamente gestito il COVID, e mi riferisco al fu Premier Conte e al Ministro della Salute, l'onorevole Speranza .
Troviamo, a dir poco, paradossale che chi ha creato le macerie strutturali del sistema sanitario italiano, oggi pretenda di salire in cattedra a dare lezioni a partiti di maggioranza, come la Lega e a questo Governo, su come ricostruirlo. La verità è che la vostra è una protesta puramente strumentale, incapace di guardare al merito di una riforma che voi non avete avuto il coraggio di fare. Noi non replichiamo con la propaganda dei vostri slogan, noi replichiamo nelle Commissioni, come la Commissione d'inchiesta COVID, dove abbiamo visto uno scempio del trattamento del personale medico e del comparto durante la più grande emergenza della storia della sanità italiana.
Ma ritorniamo al provvedimento. Estendiamo, finalmente, i margini di non punibilità penale, limitandoli ai casi di colpa grave e allargando la tutela anche a ipotesi di negligenza e imprudenza, fatto. Fissiamo un principio di profonda equità e realismo e chiediamo ai giudici di valutare la colpa dei professionisti, tenendo conto del contesto operativo, ovvero della documentazione e della scarsità delle risorse umane e materiali e del carico organizzativo a cui i nostri medici spesso vanno incontro. Equipariamo, finalmente, le buone pratiche clinico-assistenziali alle linee guida, riconoscendo il valore dell'evidenza scientifica sul campo.
Il secondo asse strategico di questa riforma è quello relativo allo sviluppo delle competenze e della formazione continua. Non ci limitiamo a difendere i professionisti in tribunale, ma creiamo le condizioni affinché possano crescere e modernizzare il sistema sanitario nazionale.
Questa riforma istituisce un sistema nazionale di certificazione delle competenze. Basta soldi a pioggia, basta dare a chi non lavora, basta dare a chi si nasconde ! Noi vogliamo premiare i professionisti della sanità che veramente lavorano e producono. Vogliamo, inoltre, valorizzare chi decide di prestare servizio nelle aree interne e disagiate o di frontiera del nostro Paese; noi abbiamo un'Italia fatta di piccoli borghi, di piccole isole, e non è vero che questa riforma ignora i professionisti sanitari che andranno a lavorare in queste località.
Signor Presidente, questo provvedimento per il gruppo Lega è assai importante perché noi abbiamo realizzato, grazie alla collaborazione dei colleghi di maggioranza, diversi emendamenti importanti: primo fra tutti, quello di valorizzare le competenze digitali del personale sanitario e del comparto di tutte le professioni sanitare. È ormai ora che tutti noi, che facciamo parte del sistema sanitario nazionale, ci rendiamo conto che la sanità digitale è un , nessuno può lavorare nel sistema sanitario nazionale senza avere le competenze digitali giuste e lo chiederemo sempre in maniera forte - e lo dico da presidente dell'intergruppo di sanità digitale - anche per i direttori generali.
Non si possono più avere direttori generali delle aziende sanitarie che non abbiano competenze digitali con una sanità moderna e tecnologicamente avanzata. E poi, importantissimo, l'emendamento a cui tengo particolarmente è quello sulla psico-oncologia: per la prima volta, abbiamo approvato un emendamento che scriverà la storia della psico-oncologia e che finalmente, nei decreti attuativi, chiarirà la strategia e il percorso di accesso per diventare psico-oncologi . Questo è un grande, un grandissimo risultato del gruppo Lega che finalmente, come sempre, è al fianco dei malati oncologici nella gestione di un'emergenza, che non è soltanto fisica, ma anche psicologica.
E poi altrettanto significativi sono molti ordini del giorno, come quello che identifica la strada per le malate oncologiche di tumore al seno e definisce finalmente il percorso di approvazione di una chirurgia senologica specifica. Non a tutti possiamo dare in mano la capacità chirurgica di trattare le nostre pazienti con tumore al seno, ma deve trattarsi di personale superspecializzato in un'emergenza che vede le donne colpite da questo tumore così importante e così devastante nella fisicità delle nostre pazienti.
Abbiamo poi contribuito a migliorare il testo su tantissimi aspetti, come sull'aspetto dei dati sanitari, una battaglia storica della Lega: i dati sanitari sono l'oro della sanità, perché consentono di fare programmazione sui territori in base alle patologie incidenti e consentono di fare ricerca. Dobbiamo liberare il sistema sanitario nazionale da burocrazie che rendono i dati sanitari fruibili soltanto per le multinazionali e non fruibili per i nostri ricercatori.
Per la programmazione del personale del comparto, dobbiamo fare una mappatura importante dei bisogni, di quello che ci serve; non dobbiamo aprire a 1.500 professioni diverse, ma dobbiamo comprendere cosa serve al sistema sanitario nazionale e implementare le quote delle professioni sanitarie di cui noi abbiamo bisogno nei vari sistemi sanitari regionali.
E poi vi sono il riconoscimento delle competenze acquisite nel corso della carriera e la valorizzazione degli ordini professionali. Bene, ma gli ordini professionali, che, come diceva la relatrice Schifone, hanno una caratteristica giuridica, devono essere anche garanzia delle buone pratiche, della buona professione. Dobbiamo rilanciare gli ordini professionali: non possono essere relegati al rilascio di certificazioni, ma devono essere fonte di grande aiuto e di grande collaborazione per tutte le professioni sanitarie.
Sono modifiche che si inseriscono in una riforma più ampia, che non si ferma qui, che punta a costruire una sanità più moderna, più efficiente e vicina ai bisogni dei cittadini. Si parte con questa legge delega, sperando di avere ancora un anno per poter perfezionare ogni parte di questo provvedimento.
L'altra cosa che mi preme dire oggi in quest'Aula è che le professioni sanitarie, che non avevano finora una loro casa, una loro struttura, un loro scheletro, oggi sono definite e saranno definite; questo è stato un grande lavoro della Commissione affari sociali, a cui tutte le parti politiche dovrebbero rendere merito per il fatto che…
PRESIDENTE. Concluda, deputata.
SIMONA LOIZZO(LEGA). …finalmente abbiamo una riforma delle professioni.
Per questo e per tutto quello che rappresenta l'investimento di questa legge delega, esprimo il voto favorevole della Lega-Salvini Premier su questo provvedimento. Mi sarei aspettata - e lo dico chiaramente oggi - che le opposizioni non ci avessero vincolato in una discussione alquanto pretestuosa…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
SIMONA LOIZZO(LEGA). …su un singolo articolo, ma che avessero guardato al di questa riforma, che sarà per noi di grande valore storico
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi abbiamo sentito tante parole in quest'Aula. Devo dire che arriviamo a questo voto finale dopo un lungo percorso, che ha visto prima la Commissione promuovere un'indagine conoscitiva e do atto al presidente Cappellacci di aver audito molte professioni, per arrivare ad avere una conoscenza approfondita che mettesse le basi per una legge; poi siamo arrivati a una legge delega, proposta in realtà dal Governo, che dà mano libera al Governo, visto che vengono proposti uno o più decreti attuativi che dovranno essere fatti nei prossimi sei mesi, con l'ennesimo che, secondo me, sta giocando questa maggioranza che promette una riforma delle professioni sanitarie con una vaghezza di intenti che anche durante le audizioni è stata particolarmente contestata. Dico questo perché la norma si limita soprattutto a un riordino dell'assetto normativo esistente, senza alcun intervento vero che possa affrontare il tema più importante di cui ci dovremmo occupare: l'attrattività del sistema sanitario nazionale per trattenere le professioni sanitarie e i nostri professionisti, che oggi - mi riferisco ai medici e agli infermieri - spesso e volentieri scelgono di uscire dal sistema pubblico per andare a lavorare nel privato o addirittura all'estero.
Infatti non vediamo alcun intervento strutturale all'interno di questa proposta sui contratti di formazione specialistica, sulle borse di studio, sulle specializzazioni che non vengono scelte dai nostri giovani professionisti, sulla continuità formazione-lavoro e sulle condizioni economiche degli specializzandi; tutto questo anche in assenza di risorse aggiuntive, perché - udite, udite! - parliamo di una legge delega che viene fatta a invarianza finanziaria. Quindi questo grande intendimento che la maggioranza propone per modificare in modo fantasmagorico il destino delle professioni sanitarie viene fatto a isorisorse. È una legge delega, quindi, che rischia di configurarsi come un intervento puramente ordinamentale, che non avrà effetti concreti per affrontare la crisi del personale sanitario sia in termini di attrattività delle professioni e delle specialità che vanno deserte, sia in termini di capacità di trattenimento in servizio.
Mi dispiace molto che si sia rotto un buon costume che la politica purtroppo ha perso spesso, perché quando si parla di leggi, anche di delega, che riguardano riforme formative e ordinamentali delle professioni in questo Parlamento si è sempre cercato di lavorare per arrivare a un'adozione all'unanimità o a larghissima maggioranza, registrando un consenso unitario, trasversale sui contenuti normativi condivisi da tutti o da quasi tutti i gruppi parlamentari. Questa volta non è stato così. Lo voglio dire perché ci siamo approcciati a questo testo con serietà, provando a proporre emendamenti, cercando di migliorare e di portare anche le nostre idee all'interno del dibattito nella nostra Commissione, ma non abbiamo avuto attenzione per le proposte che abbiamo fatto, come se l'evoluzione delle professioni della salute non fosse più un patrimonio che appartiene a tutto il Paese, a tutto il Parlamento, ma come se appartenesse unicamente a una parte , che, quindi, gestisce in modo corporativo, a proprio favore politico, le trentuno professioni sanitarie, che sinceramente trovo vergognoso e inopportuno.
Devo dire che si tratta di un modo di governare che non ci appartiene, un modo fatto di arroganza, di forzature, di chiusure ideologiche, perché i nostri emendamenti hanno sempre il parere contrario con bocciature - lo devo dire - pregiudiziali, anche qualora avanzassimo proposte di buonsenso. Questo semplicemente perché chi governa nel nostro Paese comanda - lo avete detto voi - e chi comanda non ha bisogno di dialogo, di confronto, di condivisione, perché basta a se stesso e ha sempre le ricette giuste in tasca e una verità monolitica da difendere.
Questa legge delega è una delega molto ampia, è una sorta di delega in bianco, che rischia, come dicevo, di non affrontare i veri problemi della sanità - e il personale è un problema serio, un problema oggettivo - e rimanda soluzioni strutturali che oggi sono, in realtà, urgenti, con decreti attuativi che rischiano di narrare un impegno del Governo che pianta l'ennesima bandierina ideologica e propagandistica a cui il Paese ormai è abituato.
I dati sono oggettivi: sappiamo bene come manchino nel nostro Paese medici, ma, soprattutto, infermieri. Nel 2025, l'Italia ha registrato una delle più alte densità di medici, anche sopra la media europea, ma, al contrario, la densità degli infermieri è molto inferiore rispetto alla media europea, con un tema che riguarda l'attrattività delle professioni, che incide anche rispetto alla conciliazione vita-lavoro, all'organizzazione, al , al tema delle retribuzioni, in un momento in cui crescono i bisogni di salute delle nostre comunità, anche legati all'invecchiamento della popolazione, che vede, invece, una contrazione della forza lavoro a causa di pensionamenti, di emigrazioni, di un calo di laureati, senza dimenticare, come dicevo, retribuzioni che non sono certamente competitive.
Le risorse umane, nel nostro sistema sanitario nazionale, sono un asse strategico per l'attuazione dell'articolo 32 della Costituzione. E, allora, vorrei fare un grande applauso perché il lavoro che fanno quotidianamente per garantire la continuità assistenziale, per garantire una presa in carico tempestiva, con competenze e con professionalità, non viene, però, riconosciuto nel nostro Paese.
E l'attrattività si costruisce non solo con i salari, che sono tra i più bassi in Europa, ma anche sviluppando percorsi formativi specialistici, di formazione alla pratica avanzata per le professioni sanitarie, anche rispetto alla digitalizzazione, con piani assunzionali straordinari - di cui non vediamo traccia e non vediamo traccia nemmeno in questa delega -, con parametri e criteri definitivi che riescano a garantire benessere organizzativo, carichi di lavoro sostenibili, equilibrio vita-lavoro e progressioni di carriera.
Di fronte a tutti questi bisogni, che ormai sono conclamati, troviamo, invece, un'invarianza finanziaria: tutto si svolge a saldo zero, nessun euro in più. Ma, del resto, ci siamo abituati. Sembra uno scherzo, ma non lo è. Non è una proposta seria, è una proposta che io penso sia ipocrita, e voglio usare un termine pesante. Non è pensabile riformare il sistema sanitario e le 31 professioni sanitarie risolvendo la carenza di personale, garantendo una formazione adeguata, senza nuove risorse, sapendo che abbiamo bisogno di implementare nuovi modelli organizzativi, e non possiamo farlo, certamente, a costo zero. Parliamo di 1,6 milioni di professionisti che, quotidianamente, garantiscono il diritto alla salute delle nostre comunità. L'OMS ha dimostrato come ogni euro investito sul personale sanitario generi un ritorno sociale di 4 euro: non è una spesa, è un investimento; è il più grande investimento che possiamo fare sulla salute pubblica e sulla tenuta sociale del nostro Paese.
Questa proposta di riforma poteva essere un buon antidoto, noi ci abbiamo sperato e abbiamo lavorato con questo spirito in Commissione. Poteva essere una buona cura per il sistema sanitario nazionale, perché c'è bisogno di una riforma che possa raccogliere i nuovi bisogni di salute e anche modernizzare le professioni sanitarie, con formazioni adeguate rispetto a nuove esigenze, a nuove organizzazioni, a nuove terapie, a nuovi antidoti.
Ma, rispetto al lavoro che avete fatto, non siamo riusciti a contribuire. Avete guardato in basso, non siete riusciti a guardare in alto e resterà semplicemente un tiepido palliativo, utile a tirare avanti un po', a illudere, come sempre, che tutto si sia risolto - come abbiamo risolto, del resto, il fenomeno delle liste di attesa -, senza riuscire davvero a risolvere il problema del personale sanitario.
Il motivo per il quale voteremo convintamente contro questo emendamento riguarda l'articolo 8; ne abbiamo parlato a lungo e non ci voglio tornare. Sono rimasta però stupita e mi chiedo qual è la credibilità con la quale ci apprestiamo a votare se Stefania Craxi, la capogruppo di Forza Italia, oggi annuncia che questo provvedimento, quando arriverà al Senato, verrà cambiato . Verrà cambiato perché ha detto che non ci possono essere ambiguità quando si parla di vaccinazioni.
Evidentemente, questa maggioranza sta perdendo i pezzi, perché chi ha lavorato nel Governo Draghi non può essere in difficoltà a votare un provvedimento che cambia la linea e cambia idea per interessi di bottega, soprattutto di Fratelli d'Italia. Io penso che in politica ci vogliano serietà e coerenza e che siano un valore, ed è la stessa serietà che abbiamo visto anche in Commissione COVID nelle parole enunciate dall'ex Ministro Speranza, che non si è piegato alle accuse e alle illazioni che sono state fatte. Perché c'è un'etica con cui si interpretano i ruoli pubblici…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). …e io penso che l'insegnamento che i Governi hanno dato per garantire, durante il periodo pandemico, la barra dritta sia il modo migliore per interpretare in modo autentico una politica seria che non si fa tradire per interessi di bottega, per uno spicciolo pugno di voti, ma cerca di mantenere dritta la barra.
Perché difendere la sicurezza della salute dei cittadini, difendere la scienza significa tutelare la garanzia dei cittadini e del loro diritto alla salute di cui all'articolo 32. Penso davvero che minare l'autorevolezza delle istituzioni sia un errore gravissimo…
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). … chiudo, Presidente, e legittimare l'antiscienza, l'ha detto anche Mattarella, sia una scelta sbagliata . Mattarella parla di posizioni sconcertanti di questo Parlamento e non vogliamo essere complici di questa scelta, anzi continueremo a rinfacciarvela, perché pensiamo che sia un grandissimo errore per la nostra comunità .
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Calamandrei”, plesso “Goffredo Mameli”, di Firenze, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere venuti qui e benvenuti a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare la deputata Schifone. Ne ha facoltà.
MARTA SCHIFONE(FDI). Grazie, Presidente. Oggi siamo qui per l'approvazione della delega in materia di professioni sanitarie, un provvedimento complessivo di riordino. Un vero riordino, dopo anni di frammentazione, di stratificazione legislativa, di tagli lineari e anche di promesse non mantenute.
Questo provvedimento è uno dei quattro pilastri che compongono il pacchetto di riforme che il Governo Meloni ha inteso mettere in campo per le professioni italiane, che ha investito orizzontalmente tutti gli ordini professionali - oggi parliamo di professioni sanitarie - e che ha voluto restituire la centralità che i professionisti meritano, che ha voluto restituire tutele e dignità, che ha voluto restituire futuro a milioni di italiani.
Per questo provvedimento è stata messa in campo un'azione di confronto, di dialogo, di interlocuzione molto lunga, che viene anche da un'indagine che è stata promossa dalla Commissione affari sociali, e ringrazio tutti i componenti: da lì è nata la fotografia del mondo dei professionisti sanitari, con tutti i divari che sono emersi e con tutte le criticità. Il Governo ha recepito quasi tutte le istanze che sono derivate da quel provvedimento e lo ringrazio , lo ringrazio nelle persone del Ministro Schillaci e del Sottosegretario Gemmato. Però permettetemi anche di ringraziare, in questo momento, il presidente Lisei, perché è stato oggetto di attacchi inaccettabili in queste ore, in quest'Aula. Voglio ringraziarlo per tutto il lavoro svolto dalla Commissione e dai membri componenti della maggioranza, come la mia collega Alice Buonguerrieri. Capisco che c'è un certo imbarazzo, che c'è anche un po' di nervosismo nelle fila dell'opposizione per quanto sta emergendo in queste ore, ci dispiace ma è così, dovete accettarlo . Tutta la nostra gratitudine e il nostro orgoglio vanno al presidente Lisei e a tutta la Commissione.
Dicevo, Presidente: questa fotografia è partita dalla Commissione e, poi, ha permesso di scrivere questa delega. Abbiamo ereditato un sistema - come è emerso - ferito da tagli orizzontali, ferito da definanziamenti cronici, ma il Governo Meloni ha deciso di invertire la rotta: la quota riservata al Fondo sanitario nazionale è di 143 miliardi, 17,7 miliardi in più dal 2022 .
Abbiamo riconsegnato contratti rinnovati e allineati per 2 miliardi 200 milioni, abbiamo aumentato l'indennità di specificità, con oltre 3.000 euro per i medici e 1.600 euro per i veterinari, e lo stesso sulle prestazioni aggiuntive: 100 euro all'ora per i medici, 60 per i veterinari; 450 sono i milioni destinati, ogni anno, alle assunzioni in deroga ai vincoli di spesa e, poi, abbiamo inserito le borse di studio per gli specializzandi di area sanitaria - che non avevano mai ricevuto alcuna retribuzione - e 220 sono i milioni per gli specializzandi con il 50 per cento in più per coloro che scelgono una specialità meno attrattiva.
Presidente, questi sono dei numeri, sono dei dati che non sono né di destra né di sinistra, ma che tratteggiano una realtà, e cioè che possiamo dire, a pieno titolo, senza paura di essere smentiti, che il Governo Meloni ha il record storico di risorse iniettate nel sistema sanitario nazionale . Ho sentito in queste ore parlare di invarianza finanziaria, di isorisorse, di pochi oneri, ma per onestà intellettuale bisogna anche dirci le cose come stanno.
Con altrettanta chiarezza, dopo aver ricordato quello che è stato messo dal Governo Meloni nel sistema sanitario nazionale, voglio anche dire che non sono le risorse - o solo le risorse - il punto: il punto è come queste risorse vengono spese, come vengono impiegate, di che cosa si fa di questi soldi. Non vorrei far passare un'immagine, diciamo, poco generosa di professionisti che si interessano solo al fattore economico e, infatti, questo non è mai successo. Mai è arrivata, una sola volta, da parte delle categorie, una richiesta che fosse incentrata solo sulle retribuzioni, perché i professionisti se ne intendono di sanità, perché sono degli addetti ai lavori, perché sanno di che cosa parliamo quando parliamo di sanità. Chi conosce la sanità nel profondo sa che se parliamo di sanità non possiamo parlare solo di risorse: si deve parlare di organizzazione e di riorganizzazione, di razionalizzazione, di modello organizzativo . Ed è proprio quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto dall'inizio della legislatura e lo abbiamo fatto in questo provvedimento.
Questo provvedimento, che si pone come obiettivo quello di un riordino complessivo organico, ha tre grosse macrostrutture. La prima, è quella che parla di attrattività, perché vogliamo che chi si è formato in Italia scelga di restare e, quindi, nasce una metodologia comune per stabilire i fabbisogni: quando, quanti, dove. Per cui tutti gli specializzandi con specializzazioni mediche e con specializzazioni sanitarie, gli specializzandi lavoreranno con forme compatibili con la formazione perché noi diciamo “no” a una manodopera a basso costo, ma diciamo “sì” ai giovani professionisti valorizzati, come d'altronde assicureremo il pieno sostegno per le aree disagiate e per le isole, come diceva la collega Loizzo, perché il diritto alla salute non può cambiare a seconda di dove si vive.
Il secondo pezzo sono sicuramente le competenze, che si aggiornano con i nuovi bisogni di salute: penso all'approccio , penso alle nuove tecnologie, all'intelligenza artificiale e anche al nuovo sistema nazionale di certificazione delle competenze. Poi, abbiamo le specializzazioni per la medicina generale, che è il primo presidio, ma anche per tutte le altre professioni sanitarie, perché la sanità non poggia solo su una professione, ma poggia sulla integrazione delle competenze, sulla cooperazione e anche su un modello multidisciplinare. Di questo ne siamo profondamente convinti.
Abbiamo lavorato, poi, alla modifica della responsabilità professionale. Io, Presidente, preferisco chiamarla così, con il suo nome, perché la formula “scudo penale” è fuorviante, dà un'idea di impunità che non corrisponde al vero perché questo non è un salvacondotto, ce lo dobbiamo dire. Affronta, invece, senza ipocrisia, un fenomeno che oramai era diventato una realtà consolidata. Da un lato, aumentava il contenzioso con le cosiddette cause temerarie, dall'altro, vi era anche una crescita dei medici che andavano, diciamo, a rifugiarsi nella cosiddetta medicina difensiva. Il rischio era quello della progressiva compromissione del rapporto tra medico e paziente. C'è poi, senza ipocrisia, anche una ragione squisitamente di sostenibilità in questo discorso, perché c'è un costo che grava pesantemente sulle casse dello Stato: la medicina difensiva grava per oltre 10 miliardi sulle casse dello Stato. Oggi questo non ce lo possiamo più permettere. Con questo provvedimento, quindi, chi segue le linee guida e le buone pratiche risponde penalmente solo per colpa grave. Questo consentirà ai professionisti di lavorare finalmente con maggiore tranquillità, con la tranquillità che meritano. Non è un privilegio, ma è una forma di giustizia.
Infine, signor Presidente, questo disegno di legge è un passo concreto verso una sanità più equa, più efficiente, più inclusiva e più sicura perché solo con dei professionisti valorizzati, tutelati e che sono messi in condizioni di lavorare con tranquillità si può attuare l'articolo 32 della Costituzione, quello che affida alla Repubblica la tutela del bene più prezioso, del fondamentale diritto alla salute dell'individuo e della collettività. L'articolo 32 - me lo faccia dire, Presidente - è la stella polare delle politiche sanitarie del Governo Meloni. Tuteliamo i professionisti sanitari, certo; ma tuteliamo i professionisti sanitari perché vogliamo tutelare i cittadini, perché sono loro che garantiscono le cure nelle farmacie, negli ambulatori, negli studi professionali, nelle case dei pazienti e negli ospedali. Quindi, tutelare loro…
PRESIDENTE. Chiuda, deputata Schifone.
MARTA SCHIFONE(FDI). …tutelare i professionisti, tutelare chi ci cura è la prima e la forma più alta di cura .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappellacci per un breve ringraziamento. Ne ha facoltà. Un ringraziamento, mi raccomando, non un intervento politico. Prego.
UGO CAPPELLACCI, Sì, assolutamente. Sarò brevissimo. Grazie, Presidente. Con l'approvazione di questo provvedimento si compie un passo importante per valorizzare i processi della salute, vero pilastro del nostro Servizio sanitario nazionale.
Approfitto solo di due secondi per ringraziare, prima di tutto, il Governo, in particolare nelle persone del Ministro Schillaci e del Sottosegretario Gemmato, la relatrice Marta Schifone e i colleghi di Commissione con i quali si è fatto un lungo lavoro.
Consentitemi soprattutto di spendere una parola di ringraziamento nei confronti di tutti coloro i quali hanno reso possibile questo lavoro. Questo lavoro, infatti, parte da una indagine conoscitiva - è stato ricordato anche dai colleghi dell'opposizione - che è stata deliberata nel settembre del 2024. Le audizioni sono partite nell'ottobre 2024 e si sono concluse nel marzo del 2025: 62 audizioni in rappresentanza di un milione e mezzo di professionisti sanitari iscritti ai rispettivi ordini che afferiscono a dieci federazioni nazionali. Un ringraziamento sincero a tutti costoro .
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2700-A: “Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Comunico che, secondo le intese intercorse fra i gruppi, l'esame degli argomenti per i quali sono previste votazioni nel corso della settimana si concluderà questa mattina, procedendo anche all'esame e al voto delle questioni pregiudiziali di costituzionalità e della questione pregiudiziale di merito riferite alla proposta di legge in materia di acquisto e di revoca della cittadinanza. Gli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno si intendono rinviati ad altra data.
Conseguentemente, nella giornata di domani, giovedì 29 ottobre, l'Assemblea non terrà seduta.
La riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo è stata posticipata al termine delle votazioni antimeridiane dell'Assemblea.
La commemorazione dell'onorevole Pietro Soddu avrà luogo al termine della riunione del Parlamento in seduta comune, che è convocato alle ore 16,30 per l'elezione di dieci componenti il Consiglio superiore della magistratura. Quindi, in questo caso, ci saranno i voti per questo aspetto.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 2124-A: Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di acquisto e di revoca della cittadinanza.
Ricordo che sono state presentate le questioni pregiudiziali di costituzionalità Alfonso Colucci ed altri n. 1 e Zaratti ed altri n. 2, nonché la questione pregiudiziale di merito Bonafe' ed altri n. 1.
PRESIDENTE. Passiamo adesso all'esame di tali questioni pregiudiziali.
Avverto che i tempi per il relativo esame sono computati nell'ambito del contingentamento relativo alla discussione generale.
Ricordo che, a norma dell'articolo 40, comma 4, primo periodo, del Regolamento, nel concorso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione.
In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire, oltre ad uno dei proponenti, per illustrare ciascuno degli strumenti presentati per non più di dieci minuti, un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti.
Al termine della discussione si procederà, ai sensi dell'articolo 40, comma 4, terzo periodo, del Regolamento, a una votazione sulle questioni pregiudiziali sollevate per motivi di costituzionalità e poi a un'altra votazione sulla questione pregiudiziale sollevata per motivi di merito.
L'onorevole Alfonso Colucci ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 1.
Un po' di silenzio, colleghi, così andiamo anche con i tempi previsti.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, la proposta che la maggioranza porta in Aula rende più difficile l'acquisto della cittadinanza e amplia i casi di revoca della cittadinanza. Interviene così sull'appartenenza alla Repubblica, sui diritti politici, sulla vita di persone che in Italia sono nate, hanno studiato e lavorano.
Vedete, è bene essere chiari: chi commette un reato deve risponderne; le vittime hanno diritto a protezione e giustizia, qualunque sia la cittadinanza del responsabile. Ma da quando Giorgia Meloni è al Governo l'Italia è diventata sempre meno sicura, i reati aumentano, i cittadini hanno paura, la criminalità dilaga. La maggioranza ha completamente fallito sul tema della sicurezza: otto decreti Sicurezza, molti reati nuovi introdotti, aumenti di pena, ma la popolazione ha sempre più paura.
Questo fallimento avrebbe dovuto suggerire al Governo e alla maggioranza un cambio di passo e invece no; coazione a ripetere, perseverano, imponendo nuove strette, nuove preclusioni, un'impostazione securitaria che si è già dimostrata inefficace e dannosa. Meloni ha tradito le sue promesse elettorali e ha reso l'Italia un Paese meno sicuro.
Partiamo dai ragazzi nati e cresciuti in Italia. Per loro la legge già richiede 18 anni di residenza legale ininterrotta. Hanno imparato a leggere nelle nostre scuole, sono cresciuti insieme ai nostri figli. Quel radicamento deve avere un peso. Questo provvedimento però li discrimina. Hanno costruito in Italia la propria storia personale e familiare, hanno frequentato le nostre scuole, partecipano da anni alla vita delle comunità, ma vengono trattati come se fossero ancora estranei al Paese in cui sono nati e cresciuti.
Sì, vi diamo atto che in Commissione avete ristretto il catalogo dei reati ostativi rispetto alla vostra obbrobriosa formulazione iniziale. Avete introdotto una garanzia per chi, ottenuta la sospensione della pena, non commette altri reati, e avete lasciato la riabilitazione. Sì, sì, ve ne diamo atto, ma tutto il resto è un disastro e il nostro giudizio complessivo resta fortemente negativo. Avete lasciato preclusioni che non garantiscono una valutazione adeguata dell'età al momento della commissione del reato, del tempo trascorso dal fatto e del percorso di vita successivo, e questo è particolarmente grave per i reati commessi da minorenni. Gli articoli 27 e 31 della nostra Costituzione pongono al centro il recupero del condannato e la protezione della gioventù. Un ragazzo che abbandona un ambiente criminale, che riprende gli studi, che cambia vita deve vedere riconosciuto il proprio cambiamento. Lo Stato, che investe nel suo recupero, deve tenerne conto anche quando decide della sua cittadinanza.
E poi c'è l'acquisto, anzi la sospensione dell'acquisto della cittadinanza. Per i nati in Italia, la sospensione scatta quando viene esercitata l'azione penale per i delitti indicati e dura fino alla comunicazione della sentenza definitiva, senza un limite massimo specifico, senza una valutazione individuale della necessità. È questa emarginazione automatica e potenzialmente prolungata che contestiamo, alla luce degli articoli 3 e 27 della nostra Costituzione.
Ricordate con Alberto Sordi? Quel film raccontava una vita travolta prima che fosse riconosciuta l'innocenza. Qui, un ragazzo che è nato e cresciuto in Italia rischia di restare per anni in attesa della cittadinanza. E se alla fine viene assolto, chi gli restituisce quegli anni? La presunzione di non colpevolezza prevista dalla nostra Costituzione deve proteggere anche il suo futuro e deve contare anche in sede amministrativa, quale è quella della concessione e della revoca della cittadinanza. I nostri emendamenti, che sono tesi al contenimento dei vostri danni, chiariscono espressamente che la condanna deve essere definitiva per poter produrre gli effetti ostativi sulla cittadinanza.
La revoca della cittadinanza, poi, riguarda persone che sono già italiane. Qui create cittadini di serie A e cittadini di serie B. Infatti, Presidente, immaginiamo che due cittadini italiani vengano condannati per lo stesso reato, ma uno è italiano dalla nascita, l'altro l'ha acquistata successivamente. Entrambi rispondono penalmente in egual modo, ma il primo resta cittadino italiano mentre il secondo perde la sua appartenenza alla Repubblica italiana. È una pena oltre la pena . Questa differenza esiste già, ma voi scegliete di estenderla, e questa estensione deve misurarsi con l'articolo 3 della nostra Carta costituzionale.
Dopo che una persona è diventata italiana, per quanto tempo continuerete a considerarla un italiano diverso dagli altri, appunto di serie B?
Quando la revoca comporta anche la perdita della cittadinanza europea, la Corte di giustizia richiede un esame individuale della proporzionalità della conseguenza, anche dal punto di vista familiare. Il provvedimento amplia i casi di revoca senza introdurre un'espressa garanzia di questo esame e questo è un nodo che investe anche l'articolo 117 della nostra Costituzione; né basta prevedere un riacquisto dopo 10 anni dalla definitività del provvedimento di cessazione della pericolosità sociale. Resta addirittura incerto il percorso di chi non sia mai stato dichiarato socialmente pericoloso.
Colleghe, colleghi, qui emerge anche la debolezza politica della vostra scelta. Voi concentrate l'intervento sulle esclusioni e sulle preclusioni, ma lasciate fuori la prevenzione, il sostegno educativo e il contrasto al reclutamento degli adolescenti da parte delle organizzazioni criminali. Ogni ragazzo sottratto a quel reclutamento è una conquista concreta di sicurezza . Il Parlamento dovrebbe essere impegnato sui temi dell'inclusione e della prevenzione e invece no, perché voi non ne siete capaci .
Il MoVimento 5 Stelle propone lo perché il percorso scolastico costruisce conoscenza, integrazione, responsabilità e partecipazione alla vita comune. Noi chiediamo che la Repubblica riconosca il legame maturato da parte di chi cresce e studia qui in Italia; è una scelta coerente con il compito di rimuovere gli ostacoli alla piena partecipazione che la Costituzione affida alle istituzioni.
Presidente, in conclusione, questo provvedimento viola la Costituzione in più punti e ne tradisce la stessa più profonda essenza. Per queste ragioni voteremo a favore della pregiudiziale e chiediamo alla Camera di non procedere all'esame di questo provvedimento .
PRESIDENTE. L'onorevole Dori ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Zaratti ed altri n. 2, di cui è cofirmatario.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Il DDL in esame non introduce soltanto nuovi requisiti per l'acquisto della cittadinanza, ma riflette anche una concezione della funzione che la cittadinanza è chiamata a svolgere all'interno di un ordinamento. Il dibattito, quindi, non riguarda solo l'individuazione dei requisiti necessari per acquisire uno giuridico, ma richiama una questione più ampia di politica legislativa: quale ruolo attribuire alla cittadinanza nei processi di integrazione e di costruzione della comunità nazionale. Esistono, infatti, due modelli differenti: secondo una prima impostazione, quella del Governo e della maggioranza, la cittadinanza assume il carattere di un premio o di una certificazione finale di un percorso subordinato al progressivo soddisfacimento di requisiti, ma sempre più stringenti, come in questo provvedimento; una seconda impostazione considera, invece, la cittadinanza anche come uno strumento di integrazione, non come il punto di arrivo di un percorso già concluso, ma come uno degli strumenti attraverso cui l'ordinamento favorisce la piena partecipazione delle persone alla vita economica, sociale e democratica del Paese.
Si tratta, quindi, di due modelli profondamente diversi. La scelta tra queste due impostazioni non è per nulla neutrale, perché produce conseguenze concrete sulle persone direttamente interessate e, comunque, in generale, sulle politiche pubbliche. Da questo punto di vista, appare quindi opportuno interrogarsi sul rapporto tra cittadinanza e sicurezza.
Il Governo muove dall'assunto secondo cui un maggiore irrigidimento delle condizioni di accesso alla cittadinanza possa contribuire a rafforzare la sicurezza pubblica. Tale relazione, tuttavia, non è supportata da elementi empirici idonei a dimostrare che un più difficile accesso alla cittadinanza produca effetti positivi in termini di sicurezza collettiva. Anzi, al contrario, un'ampia letteratura internazionale evidenzia come la stabilità giuridica, l'inclusione sociale, l'accesso ai diritti e la piena partecipazione alla vita della comunità costituiscano proprio fattori che favoriscono percorsi di integrazione e riducono condizioni di marginalità e di esclusione, riconosciuti tra gli elementi che possono, sì, quelli, incidere su fenomeni cosiddetti di devianza. L'eventuale permanenza, quindi, di condizioni di precarietà giuridica può incidere sulle scelte individuali di studio, lavoro e mobilità internazionale, favorendo percorsi di allontanamento dal proprio Paese, proprio di quelle persone sulle quali la collettività, però, ha già investito, attraverso un sistema scolastico, sanitario e sociale.
La riflessione riguarda, dunque, non solo la tutela dei diritti individuali, ma anche la qualità delle politiche pubbliche. Le modalità attraverso cui uno Stato disciplina l'accesso alla cittadinanza producono effetti sulla coesione sociale, sulla partecipazione democratica, sul mercato del lavoro e sulla capacità di trattenere competenze e capitale umano.
L'introduzione quindi, come avviene con questo PDL, di nuove cause ostative, l'ampliamento dei requisiti e l'estensione delle ipotesi di revoca della cittadinanza, rispondono a una logica di progressiva restrizione dell'accesso allo di cittadino, senza che emerga una dimostrazione della loro effettiva capacità di perseguire quegli obiettivi, dichiarati dalla maggioranza e dal Governo, di integrazione e sicurezza. La disciplina della cittadinanza produce effetti che vanno ben oltre la definizione formale di uno giuridico. Essa incide sulle opportunità educative e lavorative, sulla partecipazione alla vita democratica, sulla stabilità delle persone e, più in generale, sulla capacità del Paese di valorizzare chi è nato, cresciuto e si è formato nel territorio nazionale. La scelta che il legislatore, quindi, è chiamato a compiere riguarda il ruolo stesso della cittadinanza all'interno dell'ordinamento: se essa debba essere concepita prevalentemente come uno strumento di selezione, sempre più rigoroso, oppure come uno degli strumenti attraverso cui favorire percorsi di inclusione, partecipazione e piena appartenenza alla comunità nazionale.
L'articolo 1 di questo provvedimento introduce nella legge n. 91 del 1992 un nuovo articolo che preclude l'acquisto della cittadinanza italiana allo straniero nato in Italia che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino alla maggiore età, qualora abbia riportato condanne per determinate categorie di delitti. Quindi, la disposizione stabilisce una causa ostativa per alcuni ulteriori nuovi delitti, ma senza introdurre, per tali fattispecie, una soglia minima di pena o una valutazione individualizzata della gravità della condotta. Ne consegue che la disposizione attribuisce il medesimo effetto preclusivo a condotte che possono presentare livelli sensibilmente differenti di gravità e offensività, senza consentire di valorizzare adeguatamente le circostanze del fatto, l'età dell'interessato al momento della commissione del reato, il tempo trascorso e il successivo percorso di integrazione sociale.
Pur prevedendo una specifica eccezione nei casi di sospensione condizionale della pena e la cessazione degli effetti preclusivi a seguito di riabilitazione, la disciplina conserva comunque un carattere sostanzialmente automatico che appare suscettibile di determinare conseguenze sproporzionate rispetto alle finalità perseguite. Tale automatismo solleva rilevanti dubbi di compatibilità con l'articolo 3 della Costituzione sotto i profili della ragionevolezza e della proporzionalità, in quanto determina un trattamento indifferenziato di situazioni oggettivamente diverse.
Ma, poi, c'è anche il tema introdotto dal comma 3 del nuovo articolo 4-. La disposizione, infatti, determina il differimento dell'acquisto della cittadinanza sulla base della mera pendenza di un giudizio penale, indipendentemente dall'accertamento definitivo della responsabilità dell'interessato e la sospensione non è subordinata a una valutazione individualizzata della gravità delle imputazioni, delle concrete circostanze del caso e dell'effettiva sussistenza di esigenze di tutela dell'ordine pubblico, né è accompagnata dalla previsione di un termine massimo di durata. Tale meccanismo può comportare il protrarsi della sospensione per un periodo particolarmente lungo, anche in presenza di una successiva pronuncia assolutoria, facendo dipendere l'effettivo esercizio della facoltà di acquistare la cittadinanza da circostanze processuali non necessariamente imputabili al richiedente.
DEVIS DORI(AVS). L'espressa previsione, nel comma 1-, di una preclusione collegata anche alla pendenza dei procedimenti penali, accanto alla distinta disciplina della sospensione contenuta nello stesso comma, determina un'incertezza circa gli effetti giuridici attribuiti alla mera sottoposizione a un procedimento penale.
Tali disposizioni, quindi, presentano profili di contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione nella misura in cui collegano alla pendenza del procedimento penale effetti sfavorevoli, potenzialmente prolungati, senza un adeguato bilanciamento tra l'interesse pubblico e il principio di presunzione di non colpevolezza, principio che non deve essere sventolato dalla maggioranza solo quando fa comodo, quello del principio di presunzione di non colpevolezza, ma che è un valore costituzionale a cui tutti dobbiamo aderire non solo quando fa comodo.
In questo caso, con questo provvedimento, invece, c'è una vera e propria violazione del principio di presunzione di non colpevolezza. La disciplina della revoca continua, quindi, a operare nei confronti dei cittadini che abbiano acquisito la cittadinanza secondo le modalità indicate, determinando una differenziazione rispetto ai cittadini italiani per nascita, ai quali, invece, non è applicabile la medesima conseguenza per la commissione degli stessi reati. Tale distinzione, pur muovendo da condizioni giuridiche originariamente differenti, necessita, invece, di una rigorosa giustificazione sul piano della ragionevolezza costituzionale, considerato che, una volta acquisita, la cittadinanza attribuisce uno comune ai suoi titolari. Quindi, l'ulteriore ampliamento delle ipotesi di revoca accentua, pertanto, i dubbi di compatibilità della disciplina con l'articolo 3 della Costituzione nella misura in cui introduce conseguenze differenziate di particolare gravità in ragione delle modalità di acquisto dello di cittadino.
Quindi, l'introduzione di preclusioni automatiche, di sospensioni potenzialmente indeterminate e di ulteriori ipotesi di revoca della cittadinanza senza un'adeguata valorizzazione delle specifiche circostanze individuali rischia di alterare il necessario equilibrio tra l'interesse pubblico e la tutela dei diritti della persona. Per tutti questi motivi, quindi, Presidente, alla luce di tutto il quadro complessivo contenuto in questo provvedimento, noi riteniamo che qui ci siano veramente profondi profili di incostituzionalità con riferimento almeno agli articoli 2, 3, 10, 27 e 117 della Costituzione.
Per tutti questi motivi, quindi, come gruppo AVS, chiediamo che non si proceda all'esame del disegno di legge .
PRESIDENTE. La deputata Laura Boldrini ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Bonafe' ed altri n. 1, che ha sottoscritto in data 27 ottobre.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Sì, grazie, signora Presidente. Colleghe e colleghi, è sempre bene, quando si deve giudicare un atto politico e ancor più un atto parlamentare, domandarsi innanzitutto quali siano le finalità che questo atto persegue.
E dunque a che cosa punta in realtà questa legge in materia di revoca e acquisto della cittadinanza? Questa è la domanda che ci siamo fatti. Viene da chiedersi se punti a prevenire la violenza giovanile, a contrastare il fenomeno delle cosiddette - terminologia che non amo, ma riporto - oppure, magari, a fare qualcosa di più utile, cioè ad aggiornare una legge di quasi 35 anni per allinearla agli standard europei. Ma figuriamoci, Presidente, macché. Niente, niente di tutto questo. Anche con questa legge continuate a sgranare il rosario di provvedimenti bandiera e propagandistici: otto decreti Sicurezza - otto, vuol dire uno più inutile dell'altro - e, ora, ci mettete anche le cause ostative e quelle di revoca della cittadinanza.
Quindi propaganda, pura propaganda. Quindi, il Parlamento e la legge sono usati come fossero, signora Sottosegretaria… sa il megafono? Il megafono da comizio oppure uno elettorale: veramente non è molto edificante, ma neanche per voi lo è.
Ecco, anche questa volta, e di qui la nostra pregiudiziale, si agisce fuori da ogni principio di ragionevolezza e calpestando principi costituzionali. Alla fine avete tolto, o avete ridotto, direi, il numero di pagine, perché erano pagine e pagine piene zeppe di reati ostativi all'acquisto della cittadinanza, reati a dir poco bagatellari, quindi a dir poco imbarazzanti, come, ad esempio, omissione di soccorso; diffamazione; accesso abusivo a un sistema informatico: perdi la cittadinanza per aver fatto questo, cioè la possibilità di accedere alla cittadinanza. Violazione della corrispondenza, cioè leggi la corrispondenza di qualcun altro e non puoi accedere a fare la domanda per la cittadinanza. Rivelazione di segreti professionali, ingresso abusivo in un fondo altrui, cioè il praticamente. Ancora, imbrattamento di cose altrui, oppure - sentite questa - la diffusione illecita di contenuti manipolati mediante intelligenza artificiale, quello che fa Vannacci, per intenderci. Quindi questo impedirebbe di fare una domanda per la cittadinanza.
Ecco, per questi reati, secondo i proponenti, non si può diventare cittadini italiani. Ma allora io chiedo: dov'è la ragionevolezza? Dov'è la proporzionalità? Ma vi rendete conto che è una follia tutto questo? Ve lo hanno detto tutti coloro che sono venuti in audizione e ve lo abbiamo ripetuto noi più e più volte in Commissione.
Alla fine devo dire che, in parte, avete ceduto - e meno male che avete ceduto - ma non ancora a sufficienza; anche perché vedo emendamenti di colleghi della maggioranza che, non paghi, puntano a reintrodurre alcuni di quei reati che sono stati espunti dal testo, lo faccio presente anche alla Sottosegretaria, e ad aggiungerne altri, magari derivanti dall'ultimo, inutile decreto Sicurezza. Non si riesce peraltro a stare dietro a tutti questi reati.
L'irragionevolezza regna ancora sovrana tra le righe della vostra proposta, nonostante l'abbiate sgravata un po' di qualche reato, ma continua a essere comunque un provvedimento irragionevole. Questo perché il difetto sta proprio alla radice del provvedimento, giacché alla pena comminata da un giudice secondo il codice penale vigente si vuole aggiungere una pena ulteriore che consiste nell'impedire l'accesso alla cittadinanza oppure nel revocarla.
L'articolo 27 della Costituzione finalizza la pena alla rieducazione del condannato, cioè si dà a esso una nuova , com'è giusto che sia; invece qui si aggiunge un'ulteriore pena, non comminata da un giudice, che non prevede alcuna seconda possibilità. Il collega Colucci poco fa parlava di pena oltre la pena. Ma chi siete voi per poter decidere questo, in barba ai principi del nostro ordinamento?
Naturalmente questo riguarda solo una categoria, chiamiamola così, di persone, perché in particolare per la revoca della cittadinanza c'è una colossale disparità tra coloro che la cittadinanza l'hanno acquisita e i cittadini per nascita, i quali, qualsiasi reato commettano, rimangono cittadini italiani. Quindi questi non hanno un di più di pena, gli altri invece sì.
L'articolo 3 della Costituzione però parla del principio di uguaglianza, dice che i cittadini sono uguali di fronte alla legge e non prevede cittadini di serie A e cittadini di serie B, perché in questo caso tutti loro sono cittadini.
C'è poi nel testo un passaggio molto critico che disciplina la sospensione del procedimento di cittadinanza. Si dice infatti che, qualora sia stata promossa un'azione penale per una serie lunghissima di reati, l'acquisto viene sospeso fino alla comunicazione della sentenza definitiva. Avete capito bene, colleghi e colleghe!
Ma la nostra Costituzione, Sottosegretaria, che cosa dice? Chi è indagato o imputato non è colpevole. Non è colpevole! E non lo è fino a sentenza definitiva; voi invece lo volete punire, volete sanzionare un innocente. In questo modo si fa strame di un altro principio di civiltà giuridica, che è la presunzione di non colpevolezza. Ma non ce li avevate voi i liberali garantisti nella maggioranza? Sono tutti garantisti pentiti, stile Ministro Nordio? Questa illogica sanzione della sospensione che volete introdurre può durare anni, stante la lunghezza dei processi penali, e trasformarsi quindi in un sostanziale diniego della cittadinanza.
E non si tiene conto in alcun modo della particolarità che assumono i reati commessi in età minorile. Parliamo di minori, ai quali l'ordinamento giuridico italiano assegna un percorso del tutto particolare. Perché? Perché è finalizzato all'evoluzione della persona, al suo riscatto, alla sua crescita educativa. Voi, qui, questa particolarità l'avete completamente omessa. E, invece, voi emettete anche nei confronti dei minori una sentenza che non ha fine: quella di non poter più neanche chiedere di diventare cittadino italiano. Ma vi rendete conto che così create nuove sacche di emarginazione, nuova rabbia contro un Paese che esclude invece che includere? O, forse, è questo quello che volete, creare nuova rabbia, creare nuova tensione?
Quanto, poi, alla clausola ostativa che riguarda - virgolette - “comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica”: ora, voi mi volete spiegare? “Comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica”. Signora Sottosegretaria, ma balzerà agli occhi anche a lei la vaghezza e la genericità di questa definizione? Ma solo a noi sembra strana? È tutta generica e vaga, quindi può lasciare spazio a qualsiasi arbitrio. Siete intervenuti con l'ascia, con l'ascia securitaria, in una materia delicatissima che meriterebbe, invece, maggiore cautela e senso di responsabilità.
La cittadinanza - Presidente, mi conceda trenta secondi -, non è né un premio né una sanzione, ma il riconoscimento di un legame giuridico e politico con la Repubblica, dal quale discendono non solo diritti e doveri, ma la possibilità di una piena partecipazione alla vita democratica del Paese. Il professor Rodotà diceva: “Il diritto di avere diritti”. Impedirne l'accesso o revocarla produce conseguenze gravi sulla vita delle persone, gravi sui legami familiari, gravi sul rapporto con lo Stato. In verità, voi continuate…
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). …a sfornare - concludo, Presidente - dei provvedimenti bandiera. E, a proposito di cause ostative, io do un consiglio e chiudo: avete avuto 4 anni di tempo per rimuovere le cause ostative che impediscono ai giovani di pagarsi un affitto. Non avete fatto nulla ! Le cause ostative che impediscono a tante famiglie di potersi curare: non avete fatto nulla! Ecco, allora, la revoca ve la daremo noi alle prossime elezioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intanto si interviene su una materia molto molto delicata, cioè si introducono nuove cause ostative per gli stranieri nati in Italia che intendono acquistare la cittadinanza al raggiungimento della maggiore età, ampliando i requisiti di condotta e linguistici, e poi si interviene anche modificando la disciplina della revoca.
Intanto partiamo dall'articolo 3 della Costituzione - anticipo, Presidente, che noi voteremo a favore delle pregiudiziali - che impone che situazioni uguali vengano trattate in modo uguale e situazioni non uguali, quindi diverse, siano trattate in modo ragionevolmente differenziato. Sono, cioè, assolutamente inammissibili le discriminazioni prive di motivazione e, dunque, arbitrarie, ma anche le sovrapposizioni, cioè le equiparazioni, che non abbiano una fondata, adeguata, ragionevole giustificazione.
In questo senso, Presidente, l'acquisto della cittadinanza da parte dello straniero nato in Italia, che abbia avuto un percorso continuo, ininterrotto nel nostro Paese, con un radicamento vero, che piaccia o non piaccia, è una fattispecie differente sia dall'acquisto per matrimonio, che da quello per naturalizzazione, che, peraltro, risponde a dei criteri molto ampi di discrezionalità della pubblica amministrazione.
C'è poi una criticità al comma 3 del nuovo articolo 4-, che prevede la sospensione dell'acquisto della cittadinanza fino alla comunicazione della sentenza definitiva, laddove sia stata, ovviamente, promossa l'azione penale nei confronti dell'interessato per uno dei delitti previsti nel comma 1. Però, che cosa succede consequenzialmente? Primo, non si valuta la gravità del caso, cioè il livello, il grado di gravità, l'effettiva esigenza per l'ordine pubblico e le concrete circostanze del caso; questa è la prima criticità. Secondo, non c'è un termine massimo per la durata, e sappiamo benissimo che nel nostro Paese i tempi della giustizia non sono assolutamente ragionevoli - come dovrebbero essere -, ma sono assolutamente incerti. Quindi si crea questo elemento di insicurezza e di indeterminatezza che fa venir meno il bilanciamento - che quindi è assolutamente inevaso - tra l'interesse pubblico a intervenire in questo senso e il principio di non colpevolezza, che è un principio cardine del nostro ordinamento; c'è qui, quindi, anche la violazione dell'articolo 27.
Da ultimo, i ragazzi, che al diciottesimo anno, dopo un percorso assolutamente assimilato agli altri, chiedono la cittadinanza e la ottengono, se dovesse passare questa legge si troverebbero in una condizione di spada di Damocle, di ipotetica revoca a vita che gli altri ragazzi non hanno. Bisogna punire, sì, chi si macchia di reati, ma indipendentemente dal fatto che la cittadinanza l'abbiano ottenuta dalla nascita o al diciottesimo anno di età. Non possiamo creare una distinzione tra chi può avere potenzialmente una sanzione ulteriore e chi invece ne è escluso: l'articolo 3 della Costituzione subisce una violazione anche per queste ragioni, a nostro avviso.
Allora riteniamo fondate sia le questioni pregiudiziali di costituzionalità, in particolare con riferimento agli articoli 3 e 27 della Costituzione, ma non solo - nel senso che naturalmente c'è un contrasto tra la norma e i principi costituzionali -, ma c'è anche la questione pregiudiziale di merito, cioè quella motivazione di pregiudizialità con riferimento a pregiudizi di carattere logico-giuridico che non dovrebbero consentire l'accesso all'esame del provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Signor Presidente, colleghe e colleghi, Sottosegretario Ferro, noi riteniamo che la cittadinanza sia una materia seria, che richiede equilibrio, rigore e rispetto della Costituzione. Non può diventare terreno di propaganda, né tantomeno ogni iniziativa legislativa sgradita all'opposizione può essere automaticamente rappresentata come una minaccia ai principi fondamentali della Repubblica. La cittadinanza esprime un legame fondamentale tra individuo e Stato, diritti ma anche doveri, responsabilità e appartenenza a una comunità fondata sulla condivisione di valori costituzionali. E, allora, appare lecito chiedersi: può lo Stato prevedere conseguenze giuridiche ulteriori per condotte gravissime che siano accertate con sentenza definitiva nei casi previsti dalla legge? Noi riteniamo proprio di sì; e riteniamo che questa possibilità debba essere esercitata con rigore e nel rispetto delle garanzie costituzionali, senza trasformare la Costituzione in una sorta di grimaldello per impedire al Parlamento di legiferare.
La critica politica è legittima, ma l'accusa di incostituzionalità richiede argomenti giuridici puntuali. Si richiama l'articolo 22 della Costituzione che vieta la privazione della cittadinanza per motivi politici. È un principio irrinunciabile, ma qui non parliamo di opinioni, idee o appartenenze politiche, parliamo di fatti di reato penalmente rilevanti e di responsabilità individuali. Una cosa è la privazione arbitraria della cittadinanza, altra cosa è una misura prevista dalla legge, fondata su presupposti determinati e soggetta alle garanzie previste dal nostro ordinamento.
Quanto all'articolo 3: sì, uguaglianza davanti alla legge, però l'uguaglianza dinanzi alla legge non impedisce al legislatore di distinguere tra situazioni giuridiche differenti. Richiede che tali distinzioni siano ragionevoli, giustificate e proporzionate, ragion per cui noi riteniamo che non ogni differenza debba essere per forza sinonimo di discriminazione.
Si richiama, poi, anche l'articolo 27 della Costituzione e il principio di non colpevolezza fino a condanna definitiva, ma anche qui occorre evitare di incorrere in un clamoroso equivoco, perché bisogna distinguere l'accertamento della responsabilità penale dalla disciplina amministrativa rispetto all'acquisto della cittadinanza. La sospensione di un procedimento amministrativo, in presenza di un'azione penale, non equivale a una condanna e non costituisce di per sé un'anticipazione della pena. La sua ragionevolezza va, quindi, valutata considerando finalità, durata ed effetti della misura.
E andando poi alla pregiudiziale di merito, si contestano le nuove cause ostative di natura penale, la sospensione dei procedimenti, l'ampliamento delle ipotesi di revoca, ritenendoli eccessivamente rigidi e sproporzionati. Mi sia consentito, però, Presidente: il legislatore ha il potere e la responsabilità di stabilire le condizioni per l'acquisto della cittadinanza, considerando anche la gravità di determinate condotte e le esigenze di sicurezza della Repubblica. E voglio ricordare un dato giuridico preciso: la revoca della cittadinanza già acquisita è un istituto previsto all'articolo 10 della legge n. 91 del 1992 per determinate condanne definitive. Non introduciamo, dunque, un istituto sconosciuto al nostro ordinamento, bensì interveniamo su una disciplina già esistente. E anche la tutela contro l'apolidia, il rispetto degli obblighi internazionali e la proporzionalità delle misure devono essere considerati nel quadro delle garanzie costituzionali ed europee.
Presidente, in definitiva, noi siamo favorevoli all'accoglienza di chi vuole integrarsi, lavorare, contribuire alla crescita del Paese e rispettarne le leggi, ma siamo altrettanto fermi nei confronti di chi delinque, minaccia la sicurezza pubblica e viola le regole della convivenza e del vivere civile. E le cronache quotidiane ci ricordano quanto sia importante difendere la legalità Noi difendiamo, senza esitazioni, il diritto di manifestare, di dissentire e di esprimere liberamente il proprio pensiero, ma manifestare non può significare mettere a ferro e fuoco una città, aggredire le Forze dell'ordine o mettere in pericolo l'incolumità delle persone: questo non è consentito, perché la libertà di manifestare è un diritto costituzionalmente garantito, la violenza gratuita non lo è
E questo principio vale per tutti, senza distinzioni di nazionalità e chi sceglie di vivere nel nostro Paese deve rispettarne le leggi, le istituzioni e i principi fondamentali. L'integrazione è un percorso di diritti e di responsabilità reciproche, ma non può diventare una rinuncia dello Stato a far rispettare le proprie regole quando queste vengono violate Questa riforma si inserisce, dunque, in una visione - la nostra visione - che vuole coniugare accoglienza, legalità e sicurezza, perché non esiste autentica libertà senza sicurezza e non esiste integrazione duratura senza rispetto delle regole: questa è la nostra visione. Forza Italia, con in testa il suo Antonio Tajani, vuole questo: vuole essere accogliente con chi vuole integrarsi, ma intransigente verso chi delinque. Sempre dalla parte della legalità…
ANDREA GENTILE(FI-PPE). …e della sicurezza di tutti i cittadini.
Per queste ragioni, annuncio il nostro convinto voto contrario alle questioni poste in quest'Aula oggi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, signor Presidente. Io sarò molto breve, perché devo dire che ho letto con la dovuta attenzione queste pregiudiziali e posso dire che mi hanno convinto profondamente in quello che c'era scritto, se non fosse per il fatto che non c'entrano nulla con il provvedimento che stiamo andando ad approvare. Cioè, uno legge una dichiarazione di principi ripetuta, addirittura legge qualcosa di assolutamente condivisibile: la responsabilità penale è personale. Bellissime frasi, poste a fondamento del nostro ordinamento, perfettamente rispettato anche in questa legge, ma allora perché infarcire di frasi fatte - principi giuridici che non vengono minimamente violati dall'approvazione di questa norma - una pregiudiziale come questa? Semplicemente perché si vuole deviare da quella che è l'intenzione del legislatore, cioè tutelare chi è già cittadino italiano: impedire che chi non ha acquisito una vicinanza ai nostri ideali - anzi, li contesta o commette reato - possa conseguire la cittadinanza italiana o altrimenti revocarla .
Queste pregiudiziali però dicono anche altro. Dicono che serve l'uguaglianza: e per fare l'uguaglianza - udite, udite - cosa dice l'opposizione? Dice che le condanne per lo stesso reato devono essere, però, valutate di volta in volta dagli uffici, perché poi bisogna andare a sindacare, che cosa? Anche se la magistratura ha già detto che è stato integrato quel reato, di volta in volta, bisogna andare a sindacare se questo sia veramente quel reato oppure se hanno commesso quel reato, ma, alla fine, non era così grave.
Cosa vogliono dire quindi queste pregiudiziali? Vogliono dire: la magistratura può anche aver condannato per questi reati, ma noi vogliamo che nei singoli uffici - quindi alla faccia dell'uguaglianza, perché l'ufficio di Roma può decidere diversamente da quello di Milano, questo è quello che volete dire voi - qualcuno ridefinisca singolarmente, guardando all'interno di ogni singola sentenza, con la propria sensibilità, chi può diventare italiano oppure no. Quindi, queste pregiudiziali richiamano dei principi per andare a fare esattamente l'opposto, cioè andare a differenziare situazioni uguali, andare a sindacare le sentenze dei magistrati su reati identici.
Da ultimo, voglio sottolineare qualcosa di assolutamente grave, specialmente alla luce degli ultimi accadimenti, cioè il fatto che si sottolinei che i reati commessi in età giovanile possano essere, in qualche modo, sanati: ma sì, erano ragazzi, sono cresciuti, non lo faranno più. Dopo che i maranza hanno messo a ferro e fuoco le nostre strade e ancora lo stanno facendo, si cerca di dare un segnale che è esattamente l'opposto, cioè: fatelo pure, tanto se anche oggi veniste condannati, lo Stato italiano vi consentirà di diventare italiani, anche se oggi sputate sulla nostra bandiera. Questo è un segnale che noi, come Parlamento, chiaramente non possiamo dare, almeno da questa parte; dall'altra parte, c'è questo tentativo disperato di bloccare la norma.
La maggioranza voterà fermamente contro queste pregiudiziali e per l'approvazione di una norma che tuteli chi oggi è già cittadino italiano e chi vuole rimanere cittadino italiano, rispettando le leggi del nostro Stato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Con questa proposta di legge noi andiamo a modificare la legge n. 91 del 1992, che è la legge sulla cittadinanza. La legge sulla cittadinanza è forse la legge più importante, la legge fondamentale del nostro Paese. È quella che rappresenta al massimo la sovranità del nostro Stato, perché decide chi può fregiarsi dell'onore di appartenere al nostro popolo: decide chi è italiano e chi non lo è.
Quindi, è normale che ci sia un acceso dibattito su questo provvedimento, perché ci sono due visioni completamente differenti che si confrontano: da una parte di questo emiciclo, c'è chi pensa che la cittadinanza sia un diritto che vada dato automaticamente a tutti, indipendentemente da ciò che succede, perché è finalizzata ed è uno strumento per integrarsi; dall'altra parte, invece, c'è chi pensa che la cittadinanza sia una concessione, uno , un riconoscimento di una cittadinanza che è già avvenuta . Lo Stato riconosce che l'immigrato nel nostro Paese è diventato italiano, è diventato cittadino, è diventato un nostro fratello, una nostra sorella, ha deciso di condividere con noi un destino comune. Quindi, semplicemente, gli viene riconosciuto il titolo di cittadino, perché lui lo è già diventato. È questa la differenza tra le due visioni.
Ho letto con attenzione le pregiudiziali e devo dire che mi sembra che vi state arrampicando sugli specchi, perché, vedete, voi potete leggerla dal primo all'ultimo articolo o dall'ultimo al primo articolo, ma non c'è nessun articolo della Costituzione che dice che noi dobbiamo far diventare cittadino italiano un assassino ! Non lo dice nessun articolo! Nessun articolo della nostra Costituzione dice che dobbiamo prendere uno stupratore e farlo diventare italiano! Nessun articolo ! Come non c'è nessun articolo della nostra Costituzione che dice che noi dobbiamo lasciare la cittadinanza a chi è uno stupratore o a chi è un assassino o a chi è un pedofilo: nessun articolo. Nessun articolo dice questo, nessuno. In nessun seminario di costituzionalisti, in nessun convegno, sentirete mai una cosa del genere.
Allora, noi dobbiamo fare semplicemente una cosa in questi giorni, quando, poi, arriveremo a discutere degli emendamenti: fare una scelta politica. Il problema non è votare “sì” o votare “no” alla pregiudiziale, il problema è votare “sì” o votare “no” al dare la cittadinanza a uno stupratore, oppure votare “sì” o votare “no” a impedire la revoca della cittadinanza a un assassino. Queste sono le decisioni che noi dobbiamo prendere.
Guardate, voi continuate a citare l'articolo 3 della Costituzione. Rispettiamo l'articolo 3 della Costituzione, perché oggi, se uno straniero chiede la cittadinanza attraverso la naturalizzazione ed è un assassino, la cittadinanza non gliela diamo, ma se nasce qui, a diciotto anni, diamo la cittadinanza all'assassino. E allora, rendiamo uguali i due casi, rendiamoli uguali: vogliamo concretizzare l'uguaglianza dell'articolo 3 .
Dico anche un'altra cosa: sabato 17 e domenica 18 ottobre, alcuni italiani, ma anche alcuni italiani di seconda generazione, hanno devastato la mia città, Milano. Quegli stessi ragazzi, se hanno compiuto 18 anni, il giorno dopo che hanno devastato Milano possono andare in comune, nell'ufficio civile, e chiedere la cittadinanza! E un Governo di centrodestra questo lo deve impedire.
Chiudo, dicendo una cosa. Guardate, vogliamo essere chiari: non accetteremo, durante la discussione, mediazioni al ribasso. Non accetteremo cedimenti su questi principi . La Lega e un Governo di centrodestra devono fare una scelta chiara: lo stupratore, l'assassino, il devastatore, il pedofilo, chi induce una minorenne a prostituirsi, non devono diventare cittadini italiani. Noi su questo saremo fermi con chiunque.
Vi faccio un invito a riflettere su quello che stiamo facendo, perché il messaggio che diamo fuori - se non approviamo questo tipo di provvedimenti - sarebbe devastante. Devastante !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ziello. Ne ha facoltà, per 4 minuti .
EDOARDO ZIELLO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Lo so che la sinistra è scontenta quando prende la parola un deputato di Futuro Nazionale . Mi dispiace per la sinistra, ma noi esistiamo ed esisteremo, soprattutto quando parliamo di temi, come questo, che riguardano la sicurezza e l'identità del nostro Paese.
Lo dico a chi ci ascolta: stiamo parlando della riforma sulla revoca della cittadinanza che, grazie alla spinta del generale Vannacci, finalmente è stata tolta dal cassetto e portata velocemente in Commissione e in quest'Aula! Meno male !
La sinistra urla allo scandalo e presenta le pregiudiziali di costituzionalità, improvvisandosi grandi scienziati del diritto costituzionale, quando in realtà non sanno nemmeno leggere un fumetto, signor Presidente , e vorrebbero trasformare l'Italia…
EDOARDO ZIELLO(MISTO-FNV-F). …in versione Caracalla, perché per loro la cittadinanza dovrebbe essere riconosciuta a tutti universalmente! Chi se ne frega se un immigrato stupra, distrugge le nostre città: bisogna renderlo cittadino italiano, per la sinistra! Futuro Nazionale dice: assolutamente “no”! E ci saranno i nostri voti . Vogliono trasformare il nostro Paese in un grandissimo campo profughi. Sono ancora innamorati del loro ultimo Governo, nella legislatura 2013-2018, quando fecero entrare nel nostro Paese la bellezza di 700.000 immigrati che continuano a creare insicurezza, degrado e disordine all'interno delle nostre città.
Ma noi, signor Presidente, respingiamo questo tentativo per rallentare l'iter di approvazione della riforma e abbiamo previsto una serie di emendamenti che tuttavia metteranno in campo una sfida a questa maggioranza. Infatti, abbiamo previsto, per esempio, che chi entra illegalmente nel nostro Paese una volta non può essere legalizzato per tutta la vita ! E vogliamo vedere chi voterà contro insieme alla sinistra. Abbiamo previsto che la cittadinanza possa essere rilasciata soltanto dopo un periodo continuativo di vent'anni e dopo aver sostenuto con successo un esame di italiano C1, contestualmente a una dichiarazione di assimilazione dell'immigrato alla nostra cultura greco-romana, che è un caposaldo della nostra Repubblica !
Abbiamo previsto, tra l'altro - e concludo, Presidente -, soprattutto a seguito delle cruente immagini delle ultime manifestazioni di piazza, che erano vere e proprie guerriglie urbane, create grazie al clima della sinistra, che l'immigrato che prende parte a una manifestazione e danneggia, incendia e ruba all'interno delle nostre città, la cittadinanza non soltanto non l'avrà mai, ma, nel caso in cui ce l'avesse, gli verrà revocata subito, secondo la linea del generale Vannacci .
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulle questioni pregiudiziali.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità Alfonso Colucci ed altri n. 1 e Zaratti ed altri n. 2.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale di merito Bonafe' ed altri n. 1.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Bonelli. Ne ha facoltà. Colleghi, se dovete uscire, vi prego di farlo in silenzio, perché altrimenti diventa tutto difficile. Aspetti un attimo collega Bonelli. Bene.
Colleghi, di nuovo, se dovete parlare tra voi o dovete uscire, vi prego di farlo in silenzio. Non di parlare in silenzio, che diventa un po' troppo difficile, ma di uscire in silenzio.
La parola al collega Bonelli. Prego, onorevole Bonelli, sull'ordine dei lavori.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signora Presidente. Vengo subito al dunque. Come gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra riteniamo che la Presidente del Consiglio debba venire per fare il suo perché oggi era previsto il in Aula. Il Ministro dell'Interno ha dato il Ministro dell'Ambiente ha dato non si presentano. Allora, visto che da molto tempo, troppo tempo la Presidente del Consiglio non viene in Aula, è giunto il momento che faccia il suo anche per rispondere, sa a che cosa?
Pochi minuti fa, la Presidente del Consiglio ha fatto il suo solito video, ben confezionato a Palazzo Chigi, con il quale attacca, per l'ennesima volta, la magistratura italiana, colpevole e responsabile di aver liberato - in questo caso, il GIP - Youssef Siher. Allora, signora Presidente, o la magistratura la si rispetta o sennò, da questo punto di vista, la prospettiva o l'idea dello Stato che dà Giorgia Meloni è che lei governa, lei è il tribunale, lei è Dio, lei è Patria, lei è famiglia, lei è tutto , e questo francamente è inaccettabile in uno Stato di diritto.
Del resto, questa destra noi la ricordiamo molto bene. Quando la magistratura a Milano, a Rogoredo, aveva indagato l'ispettore Cinturrino, perché aveva ucciso una persona, Mansouri, e l'aveva freddata con un colpo di pistola, erano partite anche dai deputati della Lega le raccolte di firme a sostegno dell'ispettore Cinturrino. Dopodiché, grazie alla magistratura, abbiamo visto che l'ispettore Cinturrino era un poliziotto infedele , che prendeva i soldi dal e dallo spaccio e che aveva ucciso volontariamente quella persona.
Ora, pensare di ascoltare la Presidente del Consiglio che ci dice chi, in questo Paese, è colpevole o non colpevole e, nella fattispecie, Youssef Siher, al quale viene imputata l'apertura di una pagina dopo gli scontri… e trovo inaccettabile che la Presidente del Consiglio faccia un'affermazione, come ha fatto pochi minuti fa, dicendo che Youssef Siher è il responsabile di quegli scontri, quando quella pagina l'ha aperta il giorno successivo.
C'è però un punto che riguarda il tema della democrazia e dello Stato di diritto in questo Paese. Questa destra vuole fare la campagna elettorale, calpestando veramente lo Stato di diritto, le leggi e attaccando, ancora una volta, la magistratura che fa il suo dovere ovvero far applicare le leggi e accertare la verità. Ci troviamo di fronte alla faziosità di chi oggi pensa di costruire un'Italia in maniera autoritaria, che prefigura - veramente, sì, da questo punto di vista - un regime, perché quando la Presidente del Consiglio si permette di fare un'affermazione di questo genere, significa che non ha più rispetto delle leggi della Repubblica italiana e lei pensa di rappresentare tutto quanto.
Noi siamo profondamente preoccupati. Quindi, venga qui la Presidente del Consiglio: invece di fare i video patinati da Palazzo Chigi, venga a rispondere rispetto ai veri problemi del Paese, dalla crisi sociale agli stipendi bassi, al fatto che si criminalizzano studenti pacifici che protestano per il loro futuro e così si rappresenta un'Italia violenta, quando invece il 99 per cento degli studenti manifesta pacificamente , perché chiede una prospettiva per la propria vita, cosa che voi non gli state dando, perché vi siete schierati dalla parte dei poteri forti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Noi chiediamo un'informativa a Meloni su questo, che non parli dai ma venga in Aula e non scappi. Avevate trovato il colpevole perfetto, avevate trovato l'Osama Bin Laden di Brescia, avevate detto che c'era sostanzialmente una sorta di cellula di Al-Qaeda che manovrava tutte le persone che scendevano in piazza, dopo aver dato ovviamente la colpa a Putin di aver fomentato queste proteste. Ora dite che i giudici non fanno lavorare; adesso è colpa dei giudici. E come lo avete fatto in questi giorni? Con il Ministro Crosetto che addirittura si è complimentato dicendo: abbiamo trovato la causa a tutto questo. Con Mantovano, che sostanzialmente dice che tutte le persone che scendono in piazza, o tantissimi giovani, sono dei tossici e si drogano prima di andare nelle piazze: questo è quello che state dicendo.
E come l'avete fatto? L'avete fatto grazie ai vostri servi che scrivono nei giornali di Angelucci, che è un uomo che prende lo stipendio come parlamentare e il finanziamento pubblico che gli diamo noi ai suoi giornali e titola: “L'…”, l'alleanza tra Islam e comunismo, come ha detto Salvini. Poi, però, quando devono parlare di un genocida come Netanyahu, nei titoli dei giornali lo chiamano affettuosamente Bibi, mentre una persona come questo ragazzo era il mandante degli scontri. Ma quando vi guardate allo specchio? Quando pensate che, forse, la colpa di tutto questo, non dico… è in minima parte anche vostra? Forse non c'è un Paese in fiamme? Forse non c'è una lotta di classe che voi state facendo al contrario? Una lotta di classe di finanza, banche, assicurazioni, delle armi contro agricoltori, autotrasportatori, studenti, lavoratori e lavoratrici ; tutta questa ignominiosa propaganda sugli italiani di seconda generazione, sui maranza… Allora, chiunque dica la parola “maranza” sappia che è razzista. Dire “maranza” è razzismo, ok ? Dai giornali, alle televisioni…
Bene, a proposito di dati, di soldi e di manovra di bilancio, un piccolo dato che è emerso in questi giorni: la tassazione sulle banche in Italia genera dai 3 ai 4 miliardi per lo Stato; la tassazione delle genera un miliardo per lo Stato; l'Irpef che versano i lavoratori poveri immigrati è circa 6 miliardi, ovvero i lavoratori poveri immigrati pagano il doppio delle banche e cinque volte tanto le , a proposito di numeri . E parlate di sicurezza? Parlate di sicurezza: vi ricordate la manifestazione di Askatasuna dove c'era quello che aveva preso a martellate il poliziotto? Non lo avete ancora trovato. Quello che ha preso a martellate il poliziotto non l'avete ancora trovato e parlate di sicurezza? E a Torino, ci dite di chi era quella macchina che era dentro la manifestazione e poi è uscita e che non si riesce a capire di chi sia la proprietà?
E la Presidente Meloni parla di mortificare le Forze dell'ordine e che bisogna difendere la gente perbene, ma scusate, Delmastro e Caroccia sono persone perbene da difendere? Perché sono queste le persone che difendete, persone che fanno società con i prestanome della camorra. Perché questo siete: siete forti con i deboli e deboli con i forti . E noi vi chiediamo questo: vi chiediamo, ogni tanto, di guardarvi allo specchio, a quello specchio bello intonso che non è rotto, non è infranto da nessuna pietra, è bello integro e vi potete vedere in tutta la vostra intera miseria morale e politica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Guardi, mi aspetto da parte di chi rappresenta le istituzioni, per cui anche da chi fa il Presidente del Consiglio, che quelle istituzioni le difenda, le difenda sempre e le difenda davanti a tutti e a tutto. E, invece, sono costretto a vedere una Presidente del Consiglio che, qualche minuto fa, quelle istituzioni le ha attaccate, le ha attaccate frontalmente, le ha attaccate volgarmente, le ha attaccate esclusivamente per interesse personale e politico.
Penso che questo sia inaccettabile . Ha parlato di mortificazione delle Forze di polizia che hanno compiuto il fermo. La vera mortificazione è quella che lei infligge alla Costituzione italiana. La democrazia si regge sulle regole, si regge sullo Stato di diritto, si regge sul bilanciamento dei poteri. Attaccare la magistratura significa attaccare la democrazia e attaccare la Costituzione .
Quando la magistratura ha previsto il fermo, ognuno di noi, ognuno di noi ha sperato che avessero preso il responsabile di quello che è accaduto il 17 ottobre a Milano. Ognuno di voi lo aveva sperato, ognuno di noi sperava che, finalmente, avessero preso uno dei responsabili, mentre, nel momento in cui la GIP ha deciso la scarcerazione, perché ha ritenuto che non ci fossero i presupposti, la Presidente del Consiglio, invece di accettare questa scelta, le si è scagliata contro. E allora, la domanda è: perché l'ha fatto? Perché non ha capito? Guardate, sono sicuro che alcuni suoi consiglieri le avessero già segnalato che c'era più di un dubbio sugli argomenti che erano stati portati per il fermo; allora perché l'ha fatto? L'ha fatto per la solita ragione. L'ha fatto perché, in questo momento, l'unica cosa che hanno in testa in maggioranza e ha in testa la Presidente del Consiglio è distrarre l'opinione pubblica dalle condizioni in cui versa l'Italia , dalla condizione in cui vivono i cittadini, dalla situazione in cui è il sistema della casa in Italia, il costo del carburante, il lavoro che manca. Questo è quello che state facendo. Voi provate a criminalizzare intere categorie, oggi ancora la magistratura esclusivamente per questo: per coprire le vostre inefficienze, per coprire la vostra incapacità di dare risposte vere ai cittadini.
Abbiamo sperato che già oggi qualcuno venisse qui, in particolare la Presidente del Consiglio o il Ministro dell'Interno, a riferire rispetto a quello che è accaduto in piazza. Invece, sapete cosa ha fatto il Ministro dell'Interno? Ieri è andato a un convegno di un partito, uno di quelli appena raccattati dalla maggioranza, e ha parlato lì anche di cose riservate, relative agli scontri e alle manifestazioni. Noi abbiamo un Ministro dell'Interno che confonde una platea di partito con quella che, invece, dovrebbe essere un'Aula di Parlamento, Camera e Senato. Questo è un modo irresponsabile di intendere il proprio ruolo ed è una cosa che fa male all'Italia e fa male alla democrazia italiana. Per cui qua devono venire, qua devono venire a rispondere non di quello che decide la magistratura, ma di quello che è nel loro potere: di cosa sta facendo la Presidenza del Consiglio, di cosa sta facendo il Ministro dell'Interno per garantire sicurezza, da un lato, e qualità della vita, dall'altro. Noi siamo di fronte a un Governo che non fa nulla, nulla per la prevenzione, nulla. Anzi, ha tagliato in questi anni miliardi e miliardi ai comuni per la prevenzione e non fa nemmeno quello che dovrebbe fare, invece, per la repressione. E mi sembra che quello che è accaduto anche nelle scorse ore, anche negli scorsi giorni nel nostro Paese, sia esattamente lì a dimostrarlo.
E allora qua devono venire: questo è il Parlamento. Qua devono venire, devono rispondere alle istituzioni. Noi siamo quelli che sono determinati a difendere sempre quelle istituzioni. Lo dimostriamo e pretendiamo che questa non sia una nostra scelta, ma una scelta di tutti, a partire da chi quelle istituzioni le rappresenta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Accolgo con favore l'intervento del collega Bonelli e gli interventi successivi. Non entro neanche nel tema politico e di quello che - i colleghi mi hanno anticipato - vorrebbe essere un dibattito qua. Mi rivolgo a lei e, per suo tramite, al Presidente della Camera, proprio mentre è in corso la Conferenza dei capigruppo: noi non abbiamo un da mesi. Dovrebbe essere previsto dal Regolamento, il .
Oggi, come tutte le settimane da 4 anni, cioè da quando sono seduto su questo banco, alle ore 15 è previsto il in diretta televisiva. Il lunedì, come tutte le settimane, il Governo ci manda l'elenco dei Ministri disponibili a partecipare al . Noi possiamo avere un'interlocuzione settimanale e poniamo dei ai Ministri, ma oggi tutti i Ministri non vengono, perché andranno in un Consiglio dei ministri, convocato in contemporanea con il . Una settimana di 5 giorni, con 8 ore al giorno, e guarda caso il è convocato esattamente in contemporanea con il Consiglio dei ministri, che potevano fare stamattina forse nella sfilata che hanno fatto a Confartigianato, dove c'era la metà del Governo. Evidentemente, stamattina non bastava delegare uno o due Ministri, ma aveva il tempo di essere lì presente e non ha, invece, il tempo di venire qui a rispondere alle domande del Parlamento. E ripeto, del Parlamento, perché non risponde solo alle nostre domande, ma risponde anche alle domande della maggioranza.
Aggiungo che sono settimane che da qui vengono richieste informative urgenti su temi di attualità su cui il Parlamento vorrebbe discutere, ma i Ministri non rispondono ad alcuna richiesta del Parlamento. Credo che siamo arrivati a un livello di non rispetto delle prerogative parlamentari mai visto in precedenza. Le chiedo, quindi, un intervento, perché quello che accade oggi in cui alcun Ministro partecipa al non si è mai visto nella storia di questo Parlamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Intervengo per associarmi alle richieste dei colleghi delle opposizioni e ricordare, alla Presidenza e a quest'Aula, che sono state numerose le riunioni della Conferenza dei capigruppo nelle quali le opposizioni hanno posto questa questione, che è anche di rispetto del nostro Regolamento. Noi chiediamo al Presidente della Camera che cosa intenda fare. Lui ci ha già informati più volte di essersi rivolto alla Presidente del Consiglio. Nel momento in cui poi non c'è una risposta, questo atteggiamento di latitanza della Presidente del Consiglio da questo appuntamento istituzionale importante, per il Parlamento e per il Paese, si trasforma in una gravissima mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento stesso.
Aggiungo che è quanto mai necessario che la Presidente del Consiglio venga in quest'Aula, al di là delle occasioni in cui la vediamo - occasioni rarissime, ad esempio prima dei Consigli europei -, perché nel frattempo la Presidente Meloni regala al Paese delle perle - e sono su questo sarcastico - come il video di oggi, che è né più né meno che eversivo, perché la Presidente del Consiglio Meloni, come già era accaduto in passato, si permette di contestare decisioni della magistratura senza entrare nel merito di quelle decisioni. Per noi è inaccettabile che la Presidente del Consiglio abbia questo atteggiamento nei confronti di un potere dello Stato.
Sappiamo che la Presidente Meloni è allergica alla separazione dei poteri, è allergica ai limiti del potere, ma noi non possiamo tollerare che sia allergica al controllo di quest'Aula, al sindacato ispettivo che quest'Aula ha il diritto di esercitare anche proprio nei confronti della figura della Presidente del Consiglio.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò al Presidente delle richieste giunte dai gruppi.
Sospendiamo la seduta, che riprenderà dapprima alle ore 15, per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata, e successivamente, dopo la riunione del Parlamento in seduta comune, per la commemorazione dell'onorevole Pietro Soddu. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata alle quali risponderanno la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità e il Ministro per i Rapporti con il Parlamento. Invito gli oratori a un rigoroso rispetto dei tempi anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Malavasi ed altri n. 3-02980 . La deputata Malavasi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione, per un minuto.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministra, il Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, istituito nel 1997, prevede risorse importanti per interventi a favore di bambini, ragazzi, adolescenti e famiglie in 15 città italiane, da Torino a Palermo. Si tratta di risorse preziose, di 25 milioni di euro. A distanza di un anno dall'intesa, il decreto di riparto non risulta ancora pubblicato per il 2025. Per il 2026 l'iter non risulta ancora avviato. Quindi sono fermi 50 milioni di euro che rischiano di non arrivare a destinazione per sostenere interventi, servizi, progetti finalizzati alla promozione dei diritti dell'infanzia, del benessere, della partecipazione e dell'inclusione sociale.
Chiediamo che ci siano tempi certi e procedure semplificate per agevolare i comuni nell'utilizzo di queste risorse, perché l'inerzia del Governo non può incidere negativamente sui diritti di bambini, adolescenti e famiglie
PRESIDENTE. La Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, ha facoltà di rispondere.
EUGENIA ROCCELLA, Grazie, Presidente. Grazie agli onorevoli interroganti che mi offrono l'opportunità di fornire informazioni sullo stato di adozione del decreto di riparto del Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza relativo alle annualità 2025 e 2026.
Nel merito, stiamo dando attuazione a una norma molto risalente nel tempo - è di quasi 30 anni fa, del 1997 - che destina il finanziamento esclusivamente a 15 città, peraltro non rappresentative di tutto il territorio nazionale, dato che mancano completamente sette regioni: Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia-Giulia, Marche, Molise, Umbria e Valle d'Aosta.
Inoltre, la ripartizione è stata stabilita sulla base di criteri che, in realtà, sono presenti non soltanto nelle cosiddette città riservatarie, bensì in tutte le città capoluogo di provincia e non solo in quelle. Ecco perché abbiamo avviato una riflessione sia per estendere l'intervento a favore di altre città, allo scopo di colmare le lacune e intervenire sugli squilibri, sia per semplificare la procedura di adozione del decreto - e mi fa piacere che ne abbia parlato anche l'interrogante -, procedura che, allo stato, prevede ben cinque Ministri firmatari, l'intesa della Conferenza unificata e il parere delle Commissioni parlamentari; una procedura macchinosa che, come è evidente, non agevola certo l'erogazione delle risorse nell'anno di riferimento.
Comunque, in attesa di completare le rilevazioni statistiche e le verifiche necessarie all'aggiornamento dei criteri, al fine di assicurare l'erogazione delle risorse relative alle annualità 2025 e 2026, è stato predisposto un decreto unico per le due annualità. Il decreto ha già ricevuto gli assensi tecnici degli altri Ministri concertanti e sarà sottoposto alla prossima seduta utile della Conferenza unificata ai fini dell'intesa. Come previsto, il decreto sarà sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia.
Rassicuro gli interroganti sul fatto che l'attuale tempistica non ha determinato alcun pregiudizio dal punto di vista finanziario per le città riservatarie, tenuto conto che, in base alle normative vigenti, anche per il Fondo infanzia e adolescenza, al pari di altri fondi, vale il regime della rendicontazione, in ragione del quale l'erogazione delle risorse avverrà, come sempre dal 2020, non prima di due anni dall'adozione del decreto di riparto delle annualità 2025-2026. Per essere più chiari, ad oggi, le città riservatarie stanno ancora utilizzando le risorse già assegnate a seguito dei precedenti decreti di riparto, non avendo esse concluso i necessari adempimenti di rendicontazione.
PRESIDENTE. La deputata Roggiani, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare, per due minuti.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non siamo assolutamente soddisfatti di questa risposta alquanto lacunosa, che non tiene minimamente conto di come funziona il bilancio dei comuni e la loro programmazione, soprattutto la programmazione, questa sconosciuta.
In un Paese normale, in un Paese lungimirante, che sa che le ragazze e i ragazzi sono il nostro futuro, dovremmo essere tutti qui, dopo i fatti di Milano e dopo aver condannato unanimemente la violenza - e lo abbiamo fatto tutti dalle opposizioni, perché la violenza non può mai essere la risposta -, a discutere di come ampliare i fondi per l'infanzia e l'adolescenza, di come estenderli ad altri comuni, ma non immaginare come farlo oggi. Dovremmo essere qui a vergognarci di come abbiamo potuto lasciare soli oltre un milione di bambine, bambini e adolescenti che i dati Istat ci dicono che vivono in povertà assoluta, proprio nel Paese dove, secondo Giorgia Meloni, va tutto bene.
Invece, a causa dei vostri ritardi, i comuni hanno rischiato di dover chiudere progetti di inclusione sociale, di prevenzione del disagio, di sostegno educativo, quel diritto a essere educati che Don Gino Rigoldi ci dice che oggi i ragazzi non hanno più. Le vostre risposte sono sempre le stesse: lasciare soli i comuni, criminalizzare un'intera generazione, una generazione che avete etichettato come “maranza”.
Don Burgio, cappellano del Beccaria, ci dice che in piazza c'erano tanti italiani di buona famiglia. Allora, come la mettiamo con la vostra propaganda? Anziché investire su di loro, avete deciso che centinaia di adolescenti, molti poco più che bambini, sono persi per sempre: ennesimo decreto sicurezza, nuove carceri: perché no, buttiamo anche la chiave? Ci saremmo aspettati non solo il riparto dei fondi già dovuti da quasi due anni, ma un annuncio che da questa destra non arriverà mai. Ci saremmo aspettati un investimento per queste generazioni che chiedono di essere viste, che chiedono adulti credibili. Rabbia, solitudine, spaesamento identitario.
Se vogliamo essere adulti credibili per queste generazioni, dobbiamo dare risposte e risorse, perché nessuno è il suo errore; nessuna vita è persa per sempre, soprattutto quando parliamo di ragazze e ragazzi .
PRESIDENTE. La deputata Ravetto ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ziello ed altri n. 3-02981 di cui è cofirmataria, per un minuto.
LAURA RAVETTO(MISTO-FNV-F). Presidente, l'interrogazione di oggi di Futuro Nazionale è quanto mai attuale. La nostra interrogazione, infatti, che contiene una richiesta specifica sulla possibilità di revocare la cittadinanza anche ai nati in Italia da genitori extracomunitari che violino il patto con lo Stato, muoveva da un evento di cronaca e cioè dall'evento del cosiddetto “movimento 17 ottobre” e, in particolare, dal provvedimento di fermo che la procura di Milano aveva fatto nei confronti di Youssef Siher, cittadino nato in Italia, ma da genitori extracomunitari.
Oggi questo provvedimento di fermo non è stato convalidato dal GIP, che anzi, nella sua ordinanza, mette in discussione molte delle cose che uscirono a carico di Siher. Rimane, tuttavia, il motivo dell'interrogazione al Ministro, ossia se il Governo abbia in cuore di valutare la necessità, che per noi è importante in questo momento storico, di verificare la possibilità di revoca della cittadinanza anche a coloro che nascono in Italia da genitori extracomunitari, ma che si macchino di particolari reati o comunque che muovano atti di screditamento del nostro Stato .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, subito dopo i fatti di Milano del 17 e 18 ottobre, il Ministro dell'Interno ha presieduto a Milano, insieme al Capo della Polizia, il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica per esaminare la situazione con il prefetto, il questore, i vertici delle Forze di polizia e con il sindaco di Milano. In quell'occasione, sono state messe in campo le azioni preventive in vista delle manifestazioni preannunciate per il fine settimana. Gli eventi di Milano sono stati innescati da dinamiche fluide, alimentate dalle piattaforme . La nostra Polizia postale è costantemente al lavoro per monitorare questi canali e prevenire i cosiddetti della violenza.
Il Governo ha agito sia sul piano operativo sia su quello normativo. Il Consiglio dei ministri, infatti, ha varato un decreto-legge mirato al contrasto della delinquenza giovanile. Tale provvedimento introduce misure più severe ed efficaci strumenti preventivi contro i gruppi violenti. Un primo tangibile risultato dell'azione di Governo è stato l'invio immediato di 500 paracadutisti a Milano, a presidio del territorio. Inoltre, con regole appena introdotte, le Forze di polizia hanno potuto evitare il ripetersi di devastazioni vandaliche e hanno fermato un giovane fortemente indiziato di essere l'organizzatore e il responsabile del sedicente “Movimento 17 ottobre”.
L'Italia è un Paese accogliente per chi vi entra legalmente, lavora onestamente e si adegua ai nostri principi sociali e alle nostre leggi, ma non siamo disponibili a subire il sovvertimento violento del nostro sistema sociale e del nostro ordinamento. Per questo, il Governo ha introdotto il divieto di nelle scuole, ha introdotto pene più severe per chi possiede o per chi diffonde materiale con istruzioni per compiere atti terroristici, ha introdotto nuovi controlli su veicoli a noleggio e affinato gli strumenti investigativi e preventivi delle Forze dell'ordine.
Ricordo poi che, grazie all'operato di questo Esecutivo, è stato invertito il di crescita dell'immigrazione clandestina rispetto ai periodi antecedenti al nostro insediamento: dall'inizio dell'anno ad oggi, è stato più che dimezzato il numero degli sbarchi rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. L'Italia è, inoltre, riuscita a far inserire la lotta contro le reti criminali dei trafficanti nel Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo.
PRESIDENTE. La deputata Ravetto ha facoltà di replicare, per due minuti.
LAURA RAVETTO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Noi ringraziamo il Ministro Ciriani per la presenza, però, in realtà, oggi doveva essere presente il Ministro Piantedosi. Parliamo di una situazione grave di attualità e il Ministro Piantedosi doveva venire in Aula, anche a spiegarci come sia possibile che abbiamo un'ordinanza di un GIP che dice che un soggetto è totalmente estraneo a delle commissioni di reato, quando, precedentemente, erano stati veicolati sui giornali dei virgolettati che attribuivano delle frasi praticamente eversive a questo stesso soggetto.
Ma al netto del caso Siher, che spetta alla magistratura, che verificherà i reati, Ministro, noi le abbiamo chiesto una cosa diversa. Noi le abbiamo chiesto come è possibile che cittadini nati in Italia da genitori extracomunitari, a cui abbiamo pagato gli studi e a cui abbiamo pagato la sanità, se si macchiano di reati - e li abbiamo visti tutti, questi ragazzi di seconda e terza generazione mettere a ferro e fuoco le nostre città e spaccare le nostre vetrine -, possano essere ancora considerati cittadini italiani ?
Noi di Futuro Nazionale abbiamo una proposta emendativa in tal senso, che continuiamo a proporvi in queste Aule. Voi ci rispondete con i militari - benissimo, militari, tra l'altro, senza poteri di Polizia giudiziaria - e con il divieto di , ma che cosa volete fare sulla cittadinanza italiana? Essere cittadini italiani è un onore ed essere nati in Italia da cittadini extracomunitari non può essere un privilegio ereditario, ma soprattutto non può essere un salvacondotto dall'impunità, quando si commettono reati o anche solo quando si dichiarano cose contro il nostro Stato .
PRESIDENTE. Il deputato Maiorano ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02982 di cui è cofirmatario, per un minuto.
GIOVANNI MAIORANO(FDI). Grazie, Presidente. Ministro, la sicurezza dei cittadini, il contrasto alla criminalità e la tutela delle Forze dell'ordine è una priorità per questo Governo. Con i decreti Sicurezza si sono rafforzati gli strumenti per contrastare le mafie, le occupazioni abusive e i reati predatori. Di fronte ai recenti episodi di guerriglia urbana che, sottolineo, pare essere organizzata e istigata, il Governo ha risposto con interventi concreti, sia sul piano operativo che sul piano normativo.
Particolarmente significativo è stato l'arresto di Youssef Siher, fermato nell'ambito dei disordini a Milano. Prendiamo atto che l'interessato è stato già scarcerato. Gli avrà portato fortuna la solidarietà della sinistra. Infatti, contestualmente alle agenzie dove si apprendeva che questo individuo è indagato per violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo - ripeto, aggravata dalla finalità di terrorismo -, la sinistra già gli esprimeva subito solidarietà, a prescindere. Manifestare è un diritto sacrosanto, ma…
GIOVANNI MAIORANO(FDI). …aggredire le Forze dell'ordine, devastare le città e saccheggiare i negozi non lo è.
E dato che la sicurezza non è uno , ma una responsabilità precisa dello Stato, chiediamo al Ministro quali siano stati i risultati concreti conseguiti sul piano operativo grazie alle misure messe in campo sulla sicurezza introdotte da questo Governo.
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Colleghi deputati, i Governi che ci hanno preceduto hanno fatto tagli alla sicurezza e, quindi, l'hanno sicuramente diminuita; noi abbiamo investito risorse e l'abbiamo aumentata.
La sicurezza per il nostro Governo è tornata ad essere una priorità. Infatti, grazie a un incremento delle risorse destinate al comparto, sono state effettuate 46.000 nuove assunzioni nelle Forze di polizia, con un risultato di 71.000 uomini e donne in servizio entro il 2027. Si sono svolte 4.330 operazioni cosiddette ad alto impatto, più di 6.400 sgomberi di occupazioni abusive, di cui 313 relativi a immobili di rilievo. Contro il radicalismo islamista, sono stati effettuati 230 arresti di terroristi ed estremisti e 254 soggetti radicalizzati sono stati rimpatriati. Con riferimento al contrasto all'immigrazione clandestina, gli sbarchi si sono ridotti del 70 per cento e i rimpatri sono aumentati del 55 per cento rispetto al 2022. Nella lotta a tutte le mafie, sono stati catturati 161 latitanti, sono state effettuate 374 maxi-operazioni, hanno avuto luogo oltre 5.000 arresti e sono stati adottati oltre 4.700 provvedimenti antimafia; più di 22.100 beni sono stati confiscati alle mafie. Questi risultati sono il frutto del nostro impegno sul terreno della sicurezza.
Al contempo, tuttavia, se è vero che siamo e continueremo ad essere inflessibili con ogni forma di criminalità e di illegalità, respingiamo con la massima forza l'accusa di chi parla di compressione della libertà e, in particolare, della libertà di manifestare. La libertà di manifestare è un pilastro della nostra democrazia, ma non ha nulla a che fare con la violenza urbana. Per questa ragione, abbiamo introdotto nel codice il delitto di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, che colpisce in modo mirato chi si aggrega in gruppi organizzati con il solo scopo di mettere in pericolo l'incolumità dei cittadini, devastare le nostre città e il loro tessuto commerciale e assaltare le Forze dell'ordine.
Limitare le idee e disarmare i teppisti sono cose molto diverse. Chi spera in un cedimento delle istituzioni rimarrà deluso: il Governo tira dritto, nell'esclusivo interesse della sicurezza dei cittadini e della legalità, lasciando che siano i fatti e non il più sconfortante opportunismo politico a dimostrare l'efficacia del nostro operato.
PRESIDENTE. Il deputato Raimondo, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare, per due minuti.
CARMINE FABIO RAIMONDO(FDI). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro Ciriani e, per il suo tramite, il Ministro Piantedosi e il Presidente Giorgia Meloni per la risposta immediata alle gravissime violenze del 17 ottobre.
Lo abbiamo sentito: il Governo è intervenuto più volte sulla sicurezza ed è intervenuto recentemente con un nuovo decreto, con nuovi agenti e con 500 militari in più nella sola città di Milano. I risultati si sono visti subito: migliaia di identificazioni, decine di fermi preventivi e nessuna devastazione lo scorso fine settimana. A questo, lo devo dire, si aggiunge la brillante operazione di Polizia che ha portato al fermo di Youssef Siher, poche ore prima che comunicasse, sui , le piazze e i punti di ritrovo per i nuovi disordini. E lascia davvero sconcertati la decisione del GIP di Milano che poco fa non ha convalidato il fermo e ne ha disposto la scarcerazione. Ha ragione il Presidente Meloni: è una decisione vergognosa, uno schiaffo alle Forze di polizia, uno schiaffo alla gente perbene che chiede sicurezza e legalità.
Noi le leggi le abbiamo fatte, le leggi ci sono, le Forze dell'ordine hanno fatto il loro mestiere e ci aspettiamo che tutti i poteri dello Stato facciano fino in fondo il loro dovere, perché lo Stato c'è e questo Governo ha riaffermato la presenza dello Stato. Questa è la differenza tra chi cerca giustificazioni sociologiche per i violenti e chi interviene per fermarli, perché chi saccheggia negozi per rubare vestiti firmati e per rubare superalcolici non è un manifestante, ma è un delinquente, che va identificato, va processato e va punito. Una parte della sinistra però continua a raccontare queste violenze con un linguaggio quasi romantico. Io ricordo che in quei giorni titolava “La bella stagione”: ma la bella stagione per chi? Per chi assalta i poliziotti? Per chi spacca le vetrine? No, assolutamente non è una bella stagione per le persone perbene.
E allora, dato che c'è un sodalizio evidente tra la sinistra antagonista e questi maranza, immigrati di seconda e terza generazione che creano caos e che solo una certa sinistra non vuole vedere, solo una certa magistratura non vuole vedere, voglio dire che noi invece ci siamo, che lo Stato c'è. Lo ha ricordato poco fa anche il Ministro. Il lavoro del Governo Meloni è un lavoro encomiabile, perché noi stiamo dalla parte delle persone perbene, stiamo dalla parte della Folgore, che a Milano è lì per…
CARMINE FABIO RAIMONDO(FDI). …mantenere la sicurezza, e dalla parte dei commercianti. Grazie Ministro, grazie Governo Meloni .
PRESIDENTE. La deputata Mazzetti ha facoltà, per un minuto, di illustrare la sua interrogazione n. 3-02983 .
ERICA MAZZETTI(FI-PPE). Secondo i dati dell'ISPRA, oltre il 40 per cento delle spiagge italiane è interessato da fenomeni di erosione. Oltre 40 milioni di metri quadri di spiagge sono andati persi negli ultimi 50 anni, caso dovuto a fenomeni multifattoriali, con conseguenze naturali e antropiche che impongono un approccio sistematico di analisi e contrasto.
Sia l'Agenda 2030 dell'ONU sia il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato a dicembre 2023, sia il Ministero dell'Ambiente, negli scorsi anni, hanno istituito un Tavolo nazionale sull'erosione costiera. Le linee guida per la difesa dall'erosione costiera sono frutto di un confronto tecnico fra le regioni, enti titolari della pianificazione e dell'intervento nelle coste. Tutti hanno stabilito che serve una strategia nazionale integrata contro l'erosione costiera, unico modo per superare competenze frammentate, monitoraggi disomogenei e scarsità di fondi strutturali. Occorre rafforzare il coordinamento fra Ministero, regioni ed enti locali.
Pertanto, chiedo se non ritenga opportuno valutare la nomina di un commissario straordinario governativo per l'erosione costiera, al fine di accelerare un piano nazionale di monitoraggio e coordinamento degli investimenti pubblici europei, nazionali e regionali .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Il fenomeno dell'erosione costiera ha molteplici concause, come l'artificializzazione delle coste e la riduzione degli apporti sedimentari da parte dei fiumi.
Al fine di predisporre la necessaria pianificazione, il vigente ordinamento individua il Piano di bacino che include opere di protezione, di consolidamento e di sistemazione dei litorali marini ed è immediatamente vincolante per le amministrazioni e per i privati. Il Piano di gestione del rischio alluvioni, che del Piano di bacino costituisce uno stralcio, individua in particolare le fasce di inondazione marina. In tale contesto, il Ministero esercita funzioni di indirizzo e di coordinamento sulle autorità di bacino, mentre le regioni, sul piano strettamente attuativo, detengono la competenza in materia di programmazione e gestione degli interventi in difesa della costa.
Un organismo con funzioni di coordinamento già esiste ed è il Tavolo nazionale, promosso dal Ministero d'intesa con ISPRA, che cura costantemente il monitoraggio attraverso il portale delle coste, nonché con le regioni rivierasche, le autorità di bacino e il mondo accademico. Si rammenta, inoltre, che il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici individua le misure strategiche da adottare, tra cui l'individuazione di aree non edificabili, ripascimenti e interventi di ripristino dunale, tutte riconducibili più a strumenti di pianificazione che a logiche emergenziali.
Ciò premesso, si ritiene che l'istituzione di un commissario, per sua natura temporaneo e derogatorio, andrebbe a sovrapporsi a un quadro di competenze già strutturato e ripartito tra Stato, autorità di bacino e regioni, con il concreto rischio di frammentare le decisioni e di scollegare gli interventi da una visione sistemica. Ove si renda necessaria un'accelerazione operativa, i commissari straordinari delegati per il dissesto idrogeologico già operano nell'ambito della difesa costiera. Pertanto, si ritiene che un'azione strutturata possa essere realizzata attraverso la pianificazione vigente con l'impulso dell'Osservatorio nazionale per l'adattamento ai cambiamenti climatici, che tra i suoi compiti può individuare modalità per l'integrazione delle valutazioni di crisi climatiche e delle misure di adattamento nei piani e nei programmi nazionali, regionali e locali.
PRESIDENTE. La deputata Mazzetti ha facoltà, per due minuti, di replicare.
ERICA MAZZETTI(FI-PPE). Grazie, Ministro. Sicuramente quello che lei ha detto lo condividiamo in buona parte. Capiamo che in molte regioni questo sistema ha funzionato e ha portato delle migliorie.
Parlando da toscana, proprio i primi di settembre, con la collega Bergamini, abbiamo fatto un sopralluogo accurato nella zona dell'Apuo-Versilia e abbiamo constatato che questo non ha funzionato. Non ha funzionato soprattutto perché la regione Toscana è stata inerte nel fare alcune azioni di mitigazione. Le ha provate tutte, ma non sono andate molto probabilmente a buon fine, perché tutti gli anni gran parte della costa viene erosa.
Sicuramente quello che è stato fatto fino a oggi dal Governo è stato essenziale, ma rimane sempre il problema delle competenze e delle responsabilità, perché se io vado in regione Toscana, mi dicono che il Governo non fa abbastanza e che le risorse non sono sufficienti. Sicuramente noi dobbiamo interagire e, visto che sono stati fatti dei lavori che non sono stati sufficienti - fra l'altro, c'era l'opportunità del PNRR anche per questa problematica e naturalmente non è stato preso in considerazione - e visto che confluiscono anche altri Ministeri interessati - l'ha detto lei: il MIT, la Protezione civile ed enti collegati -, qualcosa qui non ha funzionato.
Pertanto, come è successo in Toscana, ma mi risulta anche da altre parti, in casi eccezionali come questo, che è appunto un caso eccezionale, dobbiamo anche coordinare lo sviluppo economico con lo sviluppo del territorio e con l'ambiente ed è necessario, dal nostro punto di vista, nominare un commissario governativo con pieni poteri, perché la regione Toscana ha fatto delle cose che non sono state sufficienti. Il territorio soffre, con una zona a vocazione altamente turistica che mette a casa un sacco di persone e che va oltre quelle scelte che a livello nazionale noi stiamo facendo proprio per mitigare il clima, per migliorare le coste, ma anche e soprattutto per andare avanti in quello che è il PIL, con il turismo che è essenziale per il nostro Paese.
Pertanto, va bene: noi siamo soddisfatti che lei ci dia questa risposta, però vi posso garantire che in tutte…
ERICA MAZZETTI(FI-PPE). …le regioni non funziona e la Toscana è uno degli esempi .
PRESIDENTE. Il deputato Barabotti ha facoltà, per un minuto, di illustrare la sua interrogazione n. 3-02984 .
ANDREA BARABOTTI(LEGA). Grazie, Presidente. Provo a rappresentare questa esigenza del territorio toscano e, in particolare, apuano e versiliese, sperando che il Governo possa prendere atto dell'importanza di questa questione, perché ci sono alcuni tratti della costa apuana e versiliese che stanno letteralmente scomparendo e, insieme a loro, se ne vanno via attività economiche, se ne va via il turismo, se ne vanno via attività ricettive e, soprattutto, se ne vanno via tratti caratteristici dal punto di vista ambientale che non recupereremo mai più.
Allora, siccome la regione ha dimostrato la propria netta incapacità, non possiamo più sostenere questo immobilismo e rifugiarci dietro troppe scuse. Il Governo ha il dovere di prendere in mano la situazione e noi, come parlamentari di maggioranza, siamo pronti a porre questa questione ora e anche più avanti, perché è veramente troppo importante.
PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, per la realizzazione di opere strutturali volte alla difesa delle coste dal fenomeno dell'erosione, è necessario considerare la misura degli interventi che modificano l'assetto geomorfologico di un tratto costiero. Infatti, tali interventi producono effetti che si propagano lungo l'intera linea di costa, rendendo perciò una valutazione circoscritta a una scala regionale inadeguata alla reale portata finale. Si tratta, a ogni buon conto, di misure ricadenti nelle categorie finanziabili nell'ambito del piano degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico, che il MASE definisce e finanzia d'intesa con le regioni per stralci annuali. Gli interventi che compongono tale piano vengono selezionati in coerenza alla procedura e ai criteri di cui al DPCM del 27 settembre 2021. Tutti gli interventi proposti vengono preventivamente valutati dalle competenti autorità di bacino distrettuali, con riguardo sia alla conformità con gli strumenti inclusi nella pianificazione di bacino sia all'efficacia in termini di riduzione dei rischi naturali.
In merito alla nomina di un commissario straordinario per la messa in sicurezza del litorale apuano e versiliese, si rappresenta che, nell'ambito del suddetto piano, la figura del commissario di Governo è già coinvolta, in quanto l'attuazione dei suddetti interventi strutturali è affidata ai presidenti delle regioni in veste di commissari di Governo per il contrasto del dissesto idrogeologico. Ai predetti commissari è altresì attribuita la titolarità di apposite contabilità speciali, nonché di poteri derogatori utili ad accelerare il processo realizzativo degli interventi.
Si rappresenta, infine, anche a riprova della celerità dell'iter amministrativo operato dal Ministero, che il 100 per cento delle risorse di bilancio programmate viene trasferito dal MASE in un'unica soluzione in conclusione del procedimento, tramite versamento nelle contabilità speciali dei commissari di Governo. Questi, pertanto, sin da subito dispongono della copertura finanziaria necessaria alla rapida attuazione degli interventi.
PRESIDENTE. Il deputato Barabotti ha facoltà di replicare per due minuti.
ANDREA BARABOTTI(LEGA). Grazie, Presidente. Ringrazio il Governo e il signor Ministro per la risposta che ci hanno offerto e che, in qualche modo, fa luce sulle competenze, fa luce sulle risorse e fa luce sulle procedure e sulle responsabilità di questo fenomeno che sta affliggendo l'intera costa toscana e, in particolare, quella apuana e versiliese.
Non si può andare avanti in questo modo. Bisogna che qualcuno richiami il presidente della regione, nonché commissario governativo per l'attuazione di questi interventi alle proprie responsabilità. Quello che stiamo vedendo accadere sulle nostre coste è qualcosa che non si può raccontare, bisognerebbe vederlo di persona come abbiamo fatto con i colleghi del centrodestra. Le dune scompaiono, gli naturali vengono distrutti e gli equilibri della costa alterati per sempre.
Allora, visto che la competenza è della regione, io credo che ci sia, da questo punto di vista, da suonare un campanello d'allarme, da coinvolgere in qualche modo le autorità che afferiscono alle attività di Governo a venire a vedere, insieme ai parlamentari, che cosa sta succedendo su quel tratto di costa, perché evidentemente se c'è una pianificazione, se c'è un organismo, se ci sono le risorse, qualcosa non sta funzionando.
Un'ultima considerazione la faccio pensando a tutte le risorse, milioni e milioni di euro, che la regione ha stanziato negli anni per interventi tampone che a nulla sono serviti e che le mareggiate, di volta in volta, si sono portate via; interventi che la regione ha fatto in luogo degli interventi strutturali che sarebbero serviti e che, purtroppo, rappresentano soltanto soldi buttati a mare. Su questo fronte, non mi può rispondere il Governo, probabilmente dovrebbe pensarci la Corte dei conti o qualche procura, perché non si capisce il motivo di queste spese inutili .
PRESIDENTE. La deputata Pavanelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Cappelletti ed altri n. 3-02985 di cui è cofirmataria, per un minuto.
EMMA PAVANELLI(M5S). Ministro, caro bollette, caro carburante, caro carrello della spesa: i cittadini sono in piazza in questo momento e ci sono imprenditori fuori da questo palazzo. Avete bloccato le rinnovabili e avete tagliato 1,5 miliardi del PNRR per le comunità energetiche; non avete attivato il prezzo zonale; avete chiuso un'intesa con l'Unione europea per il modello iberico, per attenuare il prezzo del gas sulla produzione di energia elettrica. Ebbene, anche per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici classificati - circa 10 gigawatt - già approvati, non avete fatto niente.
E allora chiediamo che cosa intende fare questo Governo per aiutare le imprese e i cittadini a fronteggiare il caro bollette .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere per tre minuti. Prego, Ministro.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Con riferimento al quesito posto si rappresenta che, secondo quanto riportato nel portale di Terna al 30 settembre 2026, risulta una potenza pari a circa 10 gigawatt di impianti fotovoltaici da connettere alla rete elettrica di trasmissione nazionale. Tali impianti si trovano o in fase post autorizzativa oppure in fase di rilascio della definitiva soluzione tecnica minima di dettaglio da parte di Terna. Si tratta di un dato estremamente positivo in quanto relativo a progetti FER, fonti di energia rinnovabile, che hanno superato le fasi dell'autorizzazione e della individuazione delle modalità di connessione alla rete e sono pronti alla realizzazione.
I tempi di attesa indicati dall'interrogante sono perciò connessi alla realizzazione finale delle opere o a scelte industriali da parte degli operatori rispetto al regime incentivante e non sono l'effetto di eventuali ritardi o rallentamenti autorizzativi. Atteso quanto sopra, il MASE conferma la massima attenzione al tema dell'entrata in esercizio di impianti fotovoltaici classificati come , riconoscendone il ruolo strategico per la sicurezza energetica e per il contenimento dei costi dell'energia a beneficio dei cittadini ed imprese.
Si rammenta che, proprio al fine di accelerare la connessione degli impianti FER, il Ministero è intervenuto con il recente decreto-legge n. 21 del 2026 sul problema della saturazione virtuale della rete. Il nuovo sistema di connessione alla rete prevede un meccanismo trasparente e competitivo per il rilascio della soluzione tecnica di connessione delle FER nell'ambito di procedure trasparenti e non discriminatorie, incluse nella cosiddetta . Tale misura consente agli operatori di scegliere tra le soluzioni di connessioni pubblicate e rese disponibili da Terna, prevedendo però che la capacità di rete venga impegnata definitivamente solo con impianti autorizzati.
Il Ministero continuerà a monitorare con attenzione l'evoluzione del settore e a promuovere ogni iniziativa utile a garantire la rapida entrata in esercizio degli impianti fotovoltaici, elemento chiave per la transizione energetica e per la competitività del sistema produttivo nazionale.
PRESIDENTE. Il deputato Cappelletti ha facoltà di replicare, per due minuti.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, non ci ha risposto. Noi avevamo fatto una domanda semplicissima, ossia avevamo detto: quanto tempo ci vuole per fare entrare in funzione questi impianti? Abbiamo un problema di costo delle bollette in Italia o no ? Come mai l'Italia è il Paese in Europa che ha il costo dell'energia più alto tra tutti i Paesi europei? È sempre colpa degli altri o, forse, abbiamo completamente sbagliato la politica energetica? Perché qui non solo si ostacola la transizione energetica, ma si ostacolano anche gli impianti che sono già sono stati approvati, ed è sempre colpa di qualcun altro.
Mi spiega, signor Ministro, perché l'Italia paga l'energia di più di tutti gli altri in Europa? Le faccio l'esempio della Spagna: la Spagna, quando voi siete entrati al Governo cinque anni fa, pagava l'energia come l'Italia, allo stesso prezzo, parlo di energia all'ingrosso. A distanza di cinque anni, loro hanno deciso di chiudere con il nucleare - hanno chiuso due impianti e stanno chiudendo pure gli altri - e hanno investito massicciamente, in particolar modo i soldi del PNRR, sulle rinnovabili. Noi abbiamo deciso, invece, di trasformare l'Italia in un del gas ed è questa la causa per cui oggi in Italia abbiamo le bollette più alte di tutti in Europa .
Continuate sempre sulla stessa strada, facendo gli stessi errori. Chi è che si è comportato meglio? Chi è che ha difeso gli interessi dei suoi cittadini? Il Presidente Meloni o il Presidente Sanchez, signor Ministro? Io non so se sia un problema di incompetenza, ma so che questo comportamento è un tradimento di tutti i cittadini, perché tutela solo ed esclusivamente i petrolieri, per cui, per ridurre finalmente il costo delle bollette, è ora che ve ne andiate a casa .
PRESIDENTE. Il deputato Del Barba ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02986 di cui è cofirmatario.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, Presidente. Signor Ministro, parliamo delle previsioni del tempo che ha fatto il suo collega Giorgetti: ci sono nuvoloni all'orizzonte. Ebbene, lo possiamo confermare: sta per iniziare a piovere. Il problema è che piovono bollette, Ministro. A settembre, secondo ARERA, la spesa del cliente tipo vulnerabile è cresciuta del 12,7 per cento in un solo mese - ripeto, 12,7 per cento - e il prezzo della materia prima, peraltro, è aumentato di circa il 67 per cento rispetto a giugno.
Ci domandiamo il Governo cosa faccia, oltre ad annunciare delle intese che però non sta portando a casa. Quale sarà questo prezzo convenzionale? Vi chiediamo anche che interventi urgenti avete in mente per le bollette del gas per le famiglie e, soprattutto, di sciogliere questa ambiguità che avete sull'uso del gas russo: intendete mantenere questa posizione o volete modificarla?
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere, per 3 minuti.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Con riferimento al quesito posto in merito all'andamento dei costi delle bollette del gas per famiglie e imprese si evidenzia in via preliminare che il Governo è recentemente intervenuto con un decreto-legge il cosiddetto decreto Bollette, n. 21 del 2026, introducendo misure urgenti a sostegno dei consumatori e, al contempo, accelerando l'attuazione di interventi strutturali finalizzati alla decarbonizzazione del sistema energetico e alla diffusione delle fonti rinnovabili.
Sono state, inoltre, introdotte misure per il contenimento dei costi energetici a favore delle famiglie e per il rafforzamento della competitività delle imprese, sia con effetti immediati, sia con provvedimenti di natura strutturale, tra i quali i più rilevanti sono quelli volti a promuovere lo sviluppo del mercato dei contratti di lungo termine per l'approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili, mediante l'introduzione di un sistema di garanzie fondate sul ruolo di un soggetto di ultima istanza, nonché ulteriori misure orientate alla riduzione dei prezzi all'ingrosso dell'energia elettrica e del gas.
Nel corso dell'iter di conversione sono state inoltre introdotte disposizioni dirette a rafforzare la tutela dei consumatori più vulnerabili, tra cui l'estensione strutturale del sociale al servizio del teleriscaldamento, nonché misure volte ad accrescere la trasparenza del mercato al dettaglio e a consolidare la fiducia degli utenti.
In tale prospettiva, è stato, altresì, previsto l'obbligo per gli operatori di rendere disponibili ad ARERA informazioni relative ai margini di profitto, differenziate per tipologia di utenza e per tipologia di offerta. Tali interventi si inseriscono nel più ampio quadro della politica energetica perseguita dal Governo, orientata a ridurre progressivamente l'esposizione del sistema economico nazionale alla volatilità dei mercati energetici internazionali, favorendo lo sviluppo delle fonti rinnovabili, l'autoproduzione energetica e il ricorso a strumenti di approvvigionamento di lungo periodo.
Infine, per quanto riguarda la posizione del Governo in merito al mantenimento delle sanzioni nei confronti della Federazione Russa, si segnala che l'Italia aderisce alle sanzioni adottate dall'Unione europea in risposta all'aggressione russa contro l'Ucraina. Tali misure, approvate all'unanimità dagli Stati membri nell'ambito della PESC, mirano in particolare a ridurre le entrate del settore energetico russo, limitandone la capacità di finanziare il conflitto e favorendo il rispetto del diritto internazionale e una soluzione diplomatica della crisi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il deputato Del Barba, per due minuti.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, Presidente. Signor Ministro, noi le abbiamo chiesto cosa intenda fare il Governo di fronte a questi rincari e lei ci ha ricordato quello che avete fatto nel passato. Ma se mettiamo insieme queste due cose, ne deriva che la risposta è che non intendete fare nulla di diverso rispetto a quello che avete fatto nel passato e, quindi, avallate questi rincari.
Ma voi non siete qui per fare le previsioni del tempo; voi siete qui per risolvere i problemi che hanno i cittadini. Non siete qui per fare gli annunci per la campagna elettorale, ad esempio quello che avete fatto a inizio anno sugli ETS, che sarebbero stati tolti, e ora tornate dall'Europa, avendo archiviato questo tema, annunciando - l'ennesimo attacco di “annuncite” - un accordo, sul quale siamo favorevoli, sul prezzo del gas per la produzione dell'energia elettrica, un prezzo massimo, ma non ci dite nemmeno di che importo si tratta, che incidenza avrà sulle bollette, cosa volete fare per le famiglie.
Guardi, vi diamo alcuni suggerimenti: rimettete la componente di tariffa negativa UG2, magari per i primi 2.000 metri cubi, con un sostegno aggiuntivo alle famiglie economicamente più esposte. Poi, per quanto riguarda questo meccanismo di fissazione del prezzo, ma perché non rivedete con ARERA la modalità con cui vengono fissate le tariffe per queste aziende che, di fatto, non fanno che una trasformazione di vettore energetico e, quindi, si può rivedere l'impostazione tariffaria? Poi aiutate le famiglie a conoscere i consumi e la spesa durante l'inverno, prima dei conguagli, prima delle stangate. Insomma, datevi da fare: anziché annunciare i nuvoloni scuri all'orizzonte, vedete di non essere voi a contribuire a queste infauste previsioni del tempo.
PRESIDENTE. Il deputato Bonelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02987 per un minuto.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signora Presidente. Signor Ministro, gli italiani stanno vivendo una profonda crisi economica e sociale. Di fronte a questa crisi economica e sociale, voi avete deciso di spendere tanti soldi nelle armi, invece di investire nella sanità, nell'istruzione, ma avete deciso anche di spendere tantissimi soldi in un'opera assolutamente inutile, non necessaria in questo momento storico, come il ponte sullo stretto di Messina. Oltre 14 miliardi di euro. Ma nonostante voi stiate facendo questo, non state rispettando le procedure e le direttive europee.
Il motivo per cui la interrogo oggi è il seguente: per quale ragione non avete valutato i progetti alternativi in maniera autonoma, facendovi dire dal soggetto proponente, da chi lo dovrà fare, cosa si deve fare? È un conflitto di interessi inaccettabile che viene fatto con i soldi pubblici .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. In merito alla procedura di valutazione ambientale per il progetto del collegamento stabile tra la Calabria e la Sicilia, si rende necessario fornire alcuni chiarimenti sui criteri utilizzati.
L'attività svolta dal MASE non è consistita in un mero recepimento della documentazione del proponente, né si è limitata alla sola configurazione progettuale soggetta ad approvazione.
La valutazione delle soluzioni alternative non è stata impostata , in considerazione del pregresso, prolungato, pluridecennale iter valutativo a cui il progetto del ponte sullo Stretto è stato sottoposto.
Si ricorda, infatti, che la medesima Commissione tecnica VIA-VAS si era espressa con parere di VIA sul progetto preliminare il 20 giugno 2003. Successivamente, la medesima procedura è stata rinnovata sul progetto definitivo del 2011, insieme alla verifica di ottemperanza alle condizioni impartite nella delibera CIPE di approvazione del progetto preliminare n. 66 del 1° agosto 2003. Pertanto, la valutazione delle soluzioni alternative prende origine dalle prime valutazioni svolte in merito al progetto.
Durante le più recenti procedure, l'analisi delle alternative è stata rinnovata nel procedimento di VIA, conclusosi con il parere n. 19 del 2024. Successivamente, la Commissione tecnica VIA-VAS ha ulteriormente analizzato le potenziali soluzioni alternative al progetto, compresa l'alternativa cosiddetta “zero”.
In tali formulari, le alternative sono state analizzate non solo da un punto di vista progettuale, ma anche da un punto di vista ambientale, con specifico riferimento ai siti di Natura 2000 di interesse, oltre che all'ambiente globalmente interessato da tutto il progetto.
Per ciascuna delle soluzioni alternative presentate, sono stati analizzati i punti di forza e i punti di debolezza, in particolare in merito agli aspetti tutelati dalla direttiva in questione. In tale contesto, le diverse soluzioni alternative al ponte a campata unica sono state analizzate, al fine di uno scenario più completo. La Commissione tecnica VIA-VAS ha rappresentato che esse presentano caratteristiche tecniche e tecnologiche che le rendono non perseguibili e, qualora realizzabili, di maggiore impatto ambientale, nonché soggette a fattori di rischio significativi. La soluzione del ponte sospeso a campata unica è invece risultata quella che, nel confronto, minimizza le interferenze ambientali.
Il tema delle alternative è stato altresì affrontato in sede di interlocuzione con la Commissione europea, in cui è stato rappresentato che la relativa valutazione era già stata svolta nell'ambito del procedimento nazionale di VIA e di VIncA. È stato inoltre chiarito che tale valutazione costituisce un passaggio preliminare rispetto alla verifica delle ragioni imperative di rilevante interesse pubblico e alla definizione delle misure compensative, secondo la sequenza prevista dalla direttiva .
PRESIDENTE. Il deputato Bonelli ha facoltà di replicare, per due minuti.
ANGELO BONELLI(AVS). Signor Ministro, le devo far presente - a lei, Ministro per i Rapporti con il Parlamento, perché oggi abbiamo assistito un po' alla fuga del Ministro dell'Interno e del Ministro dell'Ambiente, quindi non me ne voglia - che le hanno fatto leggere una cosa che… Tra l'altro il suo atto lo acquisirò, perché lo trasmetterò alle autorità competenti, perché qui non si può venire a raccontare una cosa che non sta negli atti.
Infatti, la valutazione di impatto ambientale non ha fatto alcuna verifica sulle alternative progettuali; si è limitata a prendere atto degli atti e dei progetti che la società proponente, che deve realizzare, ha inviato alla Commissione VIA-VAS. È un fatto veramente inaccettabile anche perché, guardi, le ricordo che c'è un obbligo dello Stato italiano di fare in modo che sia lo Stato, che sia il Governo a realizzare quelle valutazioni. A tal punto, pensi un po', signor Ministro, che, nell'aprile 2021, è stato proprio il Governo italiano a trasferire al Parlamento le alternative progettuali, che dicevano che il ponte a più campate era più compatibile dal punto di vista ambientale e meno oneroso dal punto di vista economico.
Lei lo sa perché state facendo questo? Voi state facendo questo perché non volete fare una gara europea , perché avete deciso di dare 14,5 miliardi, senza nessuna gara, regalando soldi, mentre il Sud affoga nel dissesto idrogeologico, mentre non ci sono treni, mentre questi soldi, per i capricci di Salvini, potevano essere utilizzati per finanziare la sanità, la scuola, gli stipendi e le pensioni degli italiani.
Questo siete voi e lo dico alla Presidente del Consiglio: chi deve vergognarsi in questo momento? Non è la magistratura che fa il suo dovere e, grazie alla quale, sono state evidenziate le vergognose procedure illegittime che voi avete fatto con i soldi degli italiani sulla Corte dei conti. Ma a questo punto, ancora una volta, ci toccherà fare quello che voi non fate, ovvero segnalare alle autorità competenti l'uso assolutamente distorto, di vera e propria distrazione, dei soldi pubblici degli italiani: 14,5 miliardi di euro .
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02988 di cui è cofirmatario, per un minuto.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, Noi Moderati parte da un dato di verità politica e amministrativa: sulle valutazioni ambientali, il Ministero e le commissioni tecniche PNRR-PNIEC e VIA-VAS hanno cambiato passo. Nei primi otto mesi del 2026, i pareri delle commissioni PNRR-PNIEC sono cresciuti del 63 per cento e la commissione VIA-VAS ha emesso oltre due pareri per ogni giorno lavorativo. Quindi, lo Stato centrale sta facendo fino in fondo la sua parte. Ma c'è un paradosso burocratico che rischia di vanificare tutto: quando il progetto esce dal Ministero con la VIA favorevole ed entra in regione per l'autorizzazione unica si blocca; nella conferenza di servizi si riaprono da zero gli stessi profili ambientali e paesaggistici già decisi a livello nazionale.
Quindi, signor Ministro, sono necessari interventi diretti a innalzare la soglia per il in procedura semplificata; interventi diretti alla qualificazione delle aree idonee e interventi per attribuire efficacia vincolante e conclusiva alla VIA statale.
Tutto ciò premesso, signor Ministro, il gruppo di Noi Moderati le chiede quali iniziative intende assumere per superare il “collo di bottiglia” rappresentato dall'autorizzazione unica regionale, che inizia ad essere, francamente, insostenibile.
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Per garantire l'effettiva tutela degli interessi ambientali, paesaggistici e territoriali, il Governo ritiene necessario assicurare la corrispondenza tra l'accelerazione impressa alle valutazioni ambientali e la fase autorizzativa, evitando duplicazioni istruttorie.
In questa direzione si colloca il decreto legislativo n. 190 del 2024, che ha operato una complessiva razionalizzazione dei regimi amministrativi applicabili agli impianti alimentati da fonti rinnovabili, distinguendo tra attività libera, procedura abilitativa semplificata e autorizzazione unica. L'autorizzazione unica costituisce, infatti, lo strumento nel quale devono trovare composizione i diversi interessi pubblici coinvolti, come ha evidenziato anche la giurisprudenza costituzionale.
Per arginare le eventuali criticità nel raccordo tra VIA statale e autorizzazione unica, di competenza regionale o provinciale, si è intervenuti sul quadro normativo, con l'inserimento di specifici strumenti di accelerazione, come quelli connessi alla riduzione dei termini per gli impianti localizzati nelle aree idonee. L'obiettivo è di operare un raccordo efficace tra il procedimento ambientale e quello autorizzativo e, al contempo, di perseguire una maggiore certezza dei tempi attraverso l'abbattimento di sovrapposizioni o duplicazioni, senza tuttavia causare arretramenti nei livelli di tutela ambientale o paesaggistica.
Il Governo considera di valutare ulteriori ipotesi di interventi di razionalizzazione e semplificazione, come quelle richiamate dall'interrogante, relative alle procedure semplificate per gli interventi di potenziamento, al coordinamento della VIA statale con l'autorizzazione unica e alla continuità delle procedure per i progetti agrivoltaici. Al riguardo, si segnala che, nell'ambito dell'iter autorizzativo successivo alla VIA, spesso emergono vincoli o elementi di tutela di carattere squisitamente tecnico e, quindi, non ambientale. Ciò comporta approfondimenti istruttori non necessariamente comprimibili ulteriormente rispetto ai termini già indicati nella normativa vigente, che interviene per accelerare i procedimenti autorizzativi.
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà di replicare, per due minuti.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la ringraziamo e ci dichiariamo soddisfatti della sua risposta, che conferma l'approccio pragmatico e concreto del Governo. Vede, Ministro, la differenza tra chi usa la transizione energetica come slogan ideologico e chi vuole realizzarla davvero, difendendo l'industria e il lavoro, si misura qui, nella capacità di abbattere i “colli di bottiglia” burocratici per tagliare strutturalmente il costo delle bollette a famiglie e imprese.
Non possiamo permetterci un'Italia a due velocità: da un lato, il MASE, le commissioni PNRR-PNIEC e VIA-VAS che lavorano a ritmi record, sbloccando decine di investimenti privati senza abbassare di un millimetro le tutele ambientali; dall'altro, il gioco dell'oca delle conferenze di servizi regionali per l'autorizzazione unica, che troppo spesso si trasforma in un improprio grado d'appello contro le decisioni ambientali e paesaggistiche già prese dallo Stato.
Ecco perché la conversione del decreto-legge Ambiente, Permitting, è l'occasione giusta per tre scelte di buonsenso e civiltà giuridica: alzare dal 20 al 40 per cento la soglia per il e per le aree idonee senza un nuovo consumo di suolo; rendere vincolante la VIA statale, chiudendo l'autorizzazione unica regionale in 60 giorni perentori e tutelare l'affidamento dei progetti agrivoltaici pendenti. Questa è la strada della concretezza che Noi Moderati porta avanti al fianco del Governo.
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02989 .
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, avremmo voluto rivolgere questa domanda al Ministro Pichetto Fratin; per suo tramite, leggeremo la sua risposta. Mentre gli italiani pagano le bollette più care d'Europa - i cittadini, le famiglie, le aziende -, noi le chiediamo se abbiamo fatto tutto il possibile per abbassare anche di qualche centesimo, di qualche euro, queste bollette, in particolare, su due temi: in primo luogo, sulle concessioni idroelettriche a due vie e, in secondo luogo, sulle possibili operazioni di alterazione del mercato che operatori e possono attuare in questo momento. Glielo chiediamo perché abbiamo già avuto una risposta in cui state approfondendo e, mentre approfondite, gli italiani continuano a pagare le bollette più care d'Europa.
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
LUCA CIRIANI, . Grazie, Presidente. In merito al quesito posto, occorre innanzitutto evidenziare che la questione si inserisce nel più ampio tema del rinnovo delle concessioni idroelettriche, caratterizzato da profili particolarmente complessi e dal coinvolgimento di diversi livelli di Governo. L'attuale quadro normativo ha mostrato negli anni crescenti criticità e, anche alla luce degli impegni assunti nell'ambito del PNRR, sono in corso approfondimenti sulle possibili evoluzioni del sistema concessorio. In tale contesto, sono oggetto di valutazione anche eventuali strumenti di stabilizzazione dei ricavi e dei prezzi, compresi i contratti per differenza a due vie. Tali approfondimenti vengono svolti tenendo conto dell'evoluzione della normativa europea, dell'esigenza di sicurezza energetica, della sostenibilità degli investimenti e del corretto funzionamento del mercato elettrico.
Per quanto riguarda, invece, il tema della prevenzione e del contrasto di eventuali comportamenti abusivi nei mercati energetici all'ingrosso, il Ministero condivide pienamente l'esigenza di garantire integrità e trasparenza del mercato. Un efficace funzionamento dei meccanismi concorrenziali richiede, infatti, strumenti in grado di distinguere le dinamiche di prezzo fisiologiche da possibili condotte abusive. In questa prospettiva, assume rilievo il regolamento europeo REMIT, che affida un ruolo centrale alle attività di monitoraggio, vigilanza e investigazione delle autorità competenti, al fine di assicurare che i prezzi all'ingrosso riflettano una corretta interazione tra domanda e offerta. Proprio per rafforzare tale sistema, il decreto-legge n. 21 del 2026 ha previsto specifiche disposizioni volte a consentire ad ARERA di definire criteri per l'individuazione delle pratiche abusive nei mercati all'ingrosso dell'energia.
Il Governo conferma, pertanto, il proprio impegno a proseguire le valutazioni in corso sul quadro concessorio delle derivazioni idroelettriche e sugli strumenti più idonei a garantire un equilibrio tra la tutela dei consumatori, la corretta remunerazione degli investimenti e il buon funzionamento del mercato elettrico.
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di replicare, per due minuti.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. No, non siamo soddisfatti, anche perché ci aspettavamo questa risposta. “Approfondiamo, valutiamo…”: Ministro, l'anno prossimo cambia il Governo, comunque vada, si va ad elezioni. Aspettiamo ancora un po' ad approfondire, a valutare, nel mentre, le ripeto, i cittadini, le famiglie e le aziende italiane continuano a pagare le bollette più care d'Europa.
Lei non ha risposto a nulla rispetto alle mie domande e, in particolare, su cosa intendete fare sulle concessioni a due vie. “Valutiamo”: siamo contenti che valutate. Pensate di farlo entro la fine di questo Governo o non la faremo questa pratica? In secondo luogo, il senatore Carlo Calenda, in Senato, ha denunciato possibili operazioni distorsive del mercato.
Non ci ha risposto: esistono o non esistono, sono regolari secondo le norme attuali o non sono regolari? Se non sono regolari, allora noi non stiamo operando in un mercato di concorrenza. È un mercato regolato da un'autorità energetica che si chiama ARERA, che dà le regole del mercato. Se questo è regolare, dobbiamo cambiare le regole. Va benissimo che lei mi dica che con il decreto del 2006 avete dato indicazioni di farlo, ma stiamo aspettando, nel mentre i cittadini pagano le bollette.
Allora, le do l'ultimo consiglio operativo. Siccome non avete avuto problemi a cambiare il nome di tanti Ministeri, fregandovene anche dei costi annessi, io le consiglio di cambiare il nome di ARERA, Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, e di chiamarla NCSCD: “non c'ero e se c'ero, dormivo” .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. . Colleghe e colleghi, lo scorso 16 settembre si è spento a Sassari - all'età di 97 anni - Pietro Soddu, deputato nelle legislature IX, X e XI.
Nato a Benetutti, piccolo ed antichissimo borgo in provincia di Sassari, il 19 giugno 1929, Soddu si laureò in giurisprudenza, si iscrisse alla Democrazia Cristiana e fu eletto, giovanissimo, dapprima consigliere comunale e quindi sindaco del suo paese natale nel 1952.
Nel 1956, Pietro Soddu fu tra i protagonisti della cosiddetta “ribellione dei Giovani turchi”, un gruppo di giovani che - in occasione del congresso della DC sassarese - riuscì sorprendentemente a vincere un congresso nel quale si contrapponeva alla corrente guidata da Antonio Segni, allora Presidente del Consiglio, e a fare eleggere segretario provinciale l'allora ventisettenne Francesco Cossiga. Fu così impressa una significativa svolta politica al partito che lo stesso Pietro Soddu - e sono parole sue - riteneva dovesse essere “democratico all'interno, pervaso di nuova moralità e investito del compito storico di cambiare la società”.
Soddu ha attraversato più di mezzo secolo di vita pubblica in Sardegna, svolgendo diversi mandati come consigliere e assessore della provincia di Sassari e, successivamente, da consigliere e assessore regionale. In tale ultima veste, fu alla guida, a partire dal 1963 e senza soluzione di continuità, di tre assessorati strategici - la Rinascita, l'Industria e le Finanze -, gestendo in prima persona le politiche di industrializzazione e modernizzazione economica dell'isola.
Molto legato da un punto di vista politico e personale alla figura di Aldo Moro, ne interpretò il disegno politico in un crescendo di responsabilità, giungendo, nel corso degli anni Settanta, a ricoprire per ben sette volte la carica di presidente della regione autonoma della Sardegna. La sua guida della massima istituzione regionale fu molto apprezzata e caratterizzata da una chiara visione strategica, da una forte spinta autonomista e da una progressiva estensione della maggioranza a tutte le forze dell'arco costituzionale, con la cosiddetta “intesa autonomistica”, che interpretava in Sardegna la stagione della solidarietà nazionale e del compromesso storico.
Il passaggio a responsabilità di respiro nazionale ebbe luogo nel 1983, allorché Pietro Soddu fece il suo primo ingresso a Palazzo Montecitorio, portando anche a Roma le istanze della sua regione. Fu, poi, riconfermato nel mandato di deputato anche nella X e XI legislatura. Fu fortemente impegnato sul terreno delle riforme istituzionali, sia da capogruppo della Democrazia Cristiana nella Commissione affari costituzionali, sia quale componente della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali, di cui fu vicepresidente dal 23 settembre 1993 al 16 gennaio 1994.
Fu ancora protagonista, accanto a Mino Martinazzoli, della stagione che condusse, con lo scioglimento della Democrazia Cristiana, alla costituzione del Partito Popolare Italiano. Il suo impegno politico proseguì nella costruzione delle prime esperienze di governo territoriale del centrosinistra e dell'Ulivo, venendo eletto, dal 1995 al 2000, presidente della provincia di Sassari.
Lettore onnivoro, cultore d'arte appassionato e competente, raccolse il , la cosiddetta collezione Soddu-Tanda, costituita da un centinaio di opere d'arte contemporanea dei più importanti artisti sardi. Collezione che donò al suo paese natale, Benetutti, di cui fu nuovamente consigliere comunale dal 2006 al 2011.
Con la scomparsa di Pietro Soddu viene a mancare un politico e un amministratore che, sia a livello nazionale, sia ancor più in ambito regionale e locale, ha vissuto una lunga e significativa esperienza istituzionale, nella quale sempre costante è stato il suo impegno sui temi dell'autonomia, dell'industrializzazione e dello sviluppo della Sardegna. Battaglie politiche che Soddu ha portato avanti con la forza delle sue convinzioni e la tensione morale e civile che lo ha sempre contraddistinto.
Con ammirevole lucidità, anche nell'ultimo periodo della sua vita ebbe modo di riflettere sulle scelte strategiche compiute nella Sardegna di quegli anni, interrogandosi sulla loro adeguatezza, con una disponibilità alla valutazione critica delle decisioni anche da lui stesso assunte, che è propria di chi sa ascoltare le ragioni altrui e non si sottrae mai al confronto.
Allo stesso modo, fino all'ultimo non ha fatto mancare il suo contributo acuto e lungimirante nel dibattito pubblico sul futuro della Sardegna, richiamando la necessità di adeguare il pensiero autonomista all'evoluzione dello spazio politico italiano ed europeo.
La Presidenza ha già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidero oggi rinnovare anche a nome dell'Assemblea.
Invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lai. Ne ha facoltà.
SILVIO LAI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, desidero ricordare oggi, in quest'Aula, Pietro Soddu, per tutti Pietrino, scomparso a Sassari il 16 settembre scorso, all'età di 97 anni. Ne approfitto per salutare con particolare affetto i suoi familiari, a cui rivolgo la nostra vicinanza, del gruppo del Partito Democratico e della comunità democratica della Sardegna.
Pietrino Soddu è stato uno dei protagonisti più autorevoli della storia politica e istituzionale della Sardegna repubblicana. La sua vita pubblica ha attraversato oltre 70 anni, ma sarebbe assolutamente limitativo e sbagliato ricordarlo soltanto attraverso la sequenza degli incarichi istituzionali ricoperti. Perché la sua militanza, il suo impegno, il suo contributo politico e culturale non hanno mai coinciso solo con i confini del suo impegno istituzionale, oltre il quale, invece, si sono sempre estesi: nell'economia, nella cultura, nell'analisi sociale.
Nacque a Benetutti nel 1929, in un paesino in provincia di Sassari, in Goceano. Divenne sindaco del suo paese a soli 23 anni. Poi fu amministratore provinciale, consigliere regionale per cinque legislature, nel periodo più fecondo della politica regionale sarda; assessore alla Rinascita, all'Industria e alle Finanze.
Tra il 1972 e il 1980, in otto anni, il consiglio regionale lo elesse per ben sette volte alla presidenza della regione, dove realizzò un'esperienza mai formale né scontata alla guida della giunta regionale. Sono gli anni nei quali la Sardegna tenta di uscire da un arretramento, da un isolamento, da una povertà e sceglie consapevolmente e affronta la trasformazione industriale anche come scelta di cultura democratica. Affronta la questione delle zone interne, oggetto di una importante indagine nazionale; affronta il tema del lavoro, dell'immigrazione, che in quegli anni ha visto una grande parte della gioventù sarda - oltre il 20 per cento della popolazione - lasciare l'isola. Affrontò la modernizzazione delle proprie istituzioni, trasformandole da lontane a vicine e partecipate.
Soddu viene considerato il padre della stagione della rinascita, un momento di grandissima partecipazione popolare a scelte fondanti della nuova Sardegna, della Sardegna che si modernizzava, e visse quella stagione da protagonista, insieme al suo maestro e amico Paolo Dettori, scomparso precocemente. Una stagione che ha avuto conquiste, ha avuto contraddizioni, ma sempre fermo nella convinzione che l'autonomia deve essere una concreta capacità di governo e non una semplice dichiarazione identitaria oppure una continua e sterile rivendicazione nei confronti dello Stato. L'autonomia è responsabilità nel pensiero di Pietrino Soddu.
Apparteneva alla generazione dei cosiddetti “Giovani turchi” della Democrazia Cristiana sassarese, che diede a quel partito dirigenti nazionali e figure istituzionali che segneranno alcune fasi della Repubblica. Era una generazione che concepiva i partiti come luoghi di partecipazione, formazione e selezione della classe dirigente. Per Soddu, in particolare, la politica non era mai mera gestione del potere. Era, invece, studio, organizzazione sociale, responsabilità verso la comunità e capacità di costruire una visione del futuro. Era la consapevolezza che la politica o dava una speranza per il progresso e per il futuro o non era.
Eletto alla Camera nel 1983, è stato deputato per tre legislature, fino al 1994. Lavorò soprattutto sui temi istituzionali, costituzionali e sul rapporto tra lo Stato e le autonomie. Nel 1993 fu eletto vicepresidente della Commissione parlamentare per le riforme istituzionali presieduta da Nilde Iotti. In quest'Aula richiamò la responsabilità del Parlamento, la necessità di un lavoro comune e l'importanza di non indebolire le garanzie dell'articolo 138 della Costituzione. È una lezione ancora attuale. La Costituzione non appartiene alla maggioranza del momento e le riforme delle istituzioni non possono diventare strumenti di parte: hanno bisogno di confronto, equilibrio e condivisione.
Ho avuto la fortuna di incontrarlo e di confrontarmi con lui in diverse fasi della mia esperienza pubblica. Ogni incontro era un'occasione per ascoltare una riflessione mai scontata sulla Sardegna e, anche quando le opinioni non coincidevano, colpivano la sua curiosità intellettuale e la sua capacità di porre domande alle generazioni successive, senza pretendere di giudicarle o di consegnare risposte definitive.
Pietrino Soddu lascia alla Sardegna e alla Repubblica italiana una lunga storia di servizio alle istituzioni, una cultura politica profonda e una domanda che riguarda anche noi: quale futuro siamo capaci di costruire, con serietà e visione, per le generazioni che verranno?
Ai suoi familiari rinnovo il nostro abbraccio e la nostra gratitudine. Grazie Presidente, grazie Pietrino .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Pietrino Soddu è stato un vero . Ha dedicato tutta la vita allo sviluppo della Sardegna, rappresentando i valori dell'autonomia regionale con importanti iniziative non solo politiche, ma anche scientifiche e culturali. Nato a Benetutti - il paese di mio nonno - il 19 giugno 1929, è stato attivo, sin da giovanissimo, come consigliere comunale e sindaco del suo paese, com'è stato ricordato, quindi come protagonista della rivoluzione dei Giovani turchi, che avviò un profondo rinnovamento della classe dirigente della Democrazia Cristiana e della nostra regione. Teneva tantissimo alla scuola e all'università. Raccontava che solo grazie allo studio era riuscito a emanciparsi e a migliorare.
Soddu fu sempre molto attento ai giovani, trasmettendo loro l'idea che la politica è progettualità, coscienza e competenza, obiettivi e strategie, programmazione e ideazione. Tra il 1963 e il 1965, da assessore alla programmazione, avviò le fasi principali del piano di rinascita, facendo fare un salto di qualità a politiche regionali fino ad allora incentrate sulle emergenze e sulle necessità di dotare la regione dei servizi e delle infrastrutture essenziali. Finalmente, soprattutto grazie a Soddu, si iniziava a programmare, consentendo alla regione di fare un importante passaggio culturale grazie a una visione strategica, idee e programmi che proiettavano l'isola nelle dinamiche di sviluppo nazionali e internazionali.
Eletto per sette volte presidente della regione, fu tra i protagonisti di una complessa e feconda stagione dell'autonomia e contribuì a promuovere il superamento delle distanze tra la DC e le altre forze moderate con il PCI e le forze della sinistra, per giungere alla loro convergenza e inaugurare una nuova fase della nostra storia politica, nel solco del lavoro fatto da Aldo Moro. Un vero e proprio campo progressista , potremmo dire. In seguito, eletto parlamentare nel 1983, per tre legislature fu interprete attivo dei progetti di riforma istituzionale, con particolare attenzione ai problemi del regionalismo e delle autonomie. Conclusa la sua esperienza parlamentare, Soddu fu eletto presidente della provincia di Sassari.
Promotore e testimone di molteplici iniziative culturali, sostenitore di moltissimi artisti sardi, concluse le esperienze politiche e amministrative si dedicò a sviluppare l'attività culturale del Centro studi autonomistici “Paolo Dettori” e alla pubblicazione dei suoi scritti in settori molteplici - storia, politica, economia e persino poesia -, che rivelano non solo una straordinaria vitalità ma soprattutto un'incrollabile passione per il futuro, che in fondo è l'anima della politica.
Confido che, nonostante la sua scomparsa, la Sardegna possa vivere una nuova stagione di rinascita, proprio quella che Soddu agognava. Alla famiglia e alla sua comunità politica le nostre più sincere condoglianze e un abbraccio affettuoso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Maullu. Ne ha facoltà.
STEFANO GIOVANNI MAULLU(FDI). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, desidero ricordare oggi, in quest'Aula, la figura di Pietrino Soddu, scomparso lo scorso settembre all'età di 97 anni. Un uomo delle istituzioni, un protagonista della vita politica sarda e italiana, un servitore della sua terra. Nato in una famiglia di artigiani e pastori, Pietrino non smarrì mai il legame con le proprie origini. Da quella Sardegna delle comunità e del lavoro prese avvio un percorso che lo avrebbe portato a ricoprire importanti responsabilità pubbliche, sempre però interrogandosi sul futuro della sua isola, la Sardegna.
Fu esponente della Democrazia Cristiana, consigliere regionale per cinque legislature, assessore e, per sette volte, presidente della regione. Dal 1983 sedette in quest'Aula per tre legislature. Accanto a Francesco Cossiga contribuì a una fase importante di rinnovamento della politica sarda. Un legame politico e umano, quello con Cossiga, che si iscrive nella storia di una generazione impegnata a rinnovare la Sardegna e a darle un ruolo più forte nella vita nazionale.
Soddu lo fece con la convinzione che le idee dovessero misurarsi con la realtà e tradursi in scelte concrete per le persone e per i territori. Apparteneva a una generazione che concepiva la politica come impegno, studio e responsabilità collettiva, una generazione che vedeva nell'autonomia della Sardegna uno strumento per costruire sviluppo, affrontare le disuguaglianze e dare alla comunità dell'isola maggiori opportunità.
Fino alla fine Pietrino Soddu ha mantenuto uno sguardo lucido sul presente e sempre rivolto al futuro. Non ha mai smesso di interrogarsi sulle difficoltà della politica, sulla perdita di riferimenti ideali e sulla necessità di ritrovare un rapporto autentico con i cittadini. Credo che proprio qui si trovi una parte importante della sua eredità: Pietrino Soddu ci ricorda il valore di una politica capace di ascoltare, di formare una classe dirigente, di coltivare idee e di mettere al centro l'interesse generale.
La Sardegna perde una figura autorevole della sua storia repubblicana e io, come collega, credo che rendere onore a chi ha dedicato una lunga vita al servizio delle istituzioni e della propria comunità non sia mai scontato, ma in questo caso più che doveroso. Alla famiglia, a quanti gli hanno voluto bene e a tutta la comunità sarda rivolgo, quindi, un pensiero di vicinanza e di grande riconoscenza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Nevi. Ne ha facoltà.
RAFFAELE NEVI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Desidero ricordare oggi in quest'Aula la figura di Pietro Soddu, scomparso lo scorso 16 settembre all'età di 97 anni. È stato un protagonista della vita politico-istituzionale della Sardegna e autorevole esponente di quella tradizione democratico-cristiana che ha contribuito, in maniera determinante, alla costruzione e al consolidamento della nostra Repubblica.
Nato a Benetutti nel 1929, Soddu ha dedicato gran parte della propria esistenza all'impegno politico, percorrendo tutti i livelli della rappresentanza democratica: da sindaco del suo paese a consigliere e assessore regionale, fino a ricoprire per più mandati la carica di presidente della regione Sardegna e successivamente quella di deputato della Repubblica per tre legislature, dal 1983 al 1994.
La sua è stata una lunga esperienza politica, caratterizzata da una profonda attenzione ai problemi della propria terra e dalla convinzione che le istituzioni dovessero essere innanzitutto uno strumento per migliorare concretamente le condizioni di vita dei cittadini. Pietrino Soddu apparteneva a una generazione di uomini politici per i quali la militanza nei partiti, il confronto delle idee, il radicamento nella comunità rappresentavano elementi essenziali della democrazia. Una generazione formatasi nella cultura del cattolicesimo democratico, che considerava la politica non come un esercizio del potere fine a sé stesso, ma come una responsabilità, un dovere civile e un servizio al bene comune.
Il suo impegno per l'autonomia della Sardegna costituisce probabilmente una delle testimonianze più significative di questa concezione della politica. Per Soddu l'autonomia non rappresentava una rivendicazione identitaria fine a sé stessa, ma uno strumento attraverso il quale garantire sviluppo economico, giustizia sociale e pari opportunità a una comunità che troppo spesso aveva conosciuto le difficoltà dell'isolamento e degli squilibri territoriali.
Oggi, nel ricordare Pietrino Soddu, credo sia importante sottolineare anche un altro aspetto della sua esperienza: la capacità di mantenere vivo il dialogo politico, il rispetto per le istituzioni e per gli avversari, la consapevolezza che la diversità delle opinioni non debba mai trasformarsi in una delegittimazione reciproca. Onorare la sua memoria significa anche rinnovare il nostro impegno affinché la politica continui a essere, prima di tutto, servizio alle persone, rispetto delle istituzioni e responsabilità verso il futuro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, abbiamo sentito: il 16 settembre scorso, a 97 anni, è venuto a mancare Pietrino Soddu, un pilastro della politica e delle istituzioni della Sardegna. Nessuno nell'isola ignora chi fosse, perché è stato un protagonista assoluto della vita politica sarda fin dagli anni Cinquanta, da quando ha rivestito la carica di sindaco del suo paese natale, Benetutti, nel 1952. Successivamente ha ricoperto la carica di consigliere regionale per cinque legislature, è stato numerose volte assessore, per ben sette volte presidente della regione Sardegna, e infine deputato della Repubblica dal 1983 al 1994. Ha chiuso i suoi più alti impegni istituzionali con la presidenza della provincia di Sassari per svariati anni.
Sebbene la molteplicità degli incarichi e la longevità della sua carriera politica già di per sé parlino dello spessore di Pietrino Soddu, mi piace in particolare ricordare la svolta che grazie al suo fondamentale contributo la politica sarda ebbe a seguito della cosiddetta rivolta dei giovani turchi, coloro che nel 1956 scossero gli equilibri della Democrazia Cristiana isolana in nome del rinnovamento.
Pietrino Soddu era al fianco di persone quali Francesco Cossiga, Antonio Giagu Demartini, Beppe Pisanu e altri interpreti della politica isolana che diedero una svolta decisiva per il rinnovamento economico, politico e culturale della Sardegna, in contrapposizione alla linea politica più conservatrice di Antonio Segni.
Il suo percorso si è sovrapposto a una stagione decisiva per la Sardegna, quella in cui l'autonomia regionale doveva diventare uno strumento concreto di sviluppo, emancipazione e riscatto sociale, della quale lui è stato protagonista. È proprio sull'autonomia che dobbiamo raccogliere la sua eredità: intervistato pochi mesi fa, non parlava del passato ma del futuro della Sardegna; denunciava i limiti di un'autonomia che non aveva avuto strumenti sufficienti per realizzare pienamente i propri obiettivi, richiamava la necessità di dare all'isola più voce, anche dove si decidono le politiche europee. Parole per questioni di stretta attualità, come insularità, trasporti, lavoro, scuola, servizi essenziali, perché l'autonomia non può essere solo un principio scritto nelle norme: deve tradursi nella possibilità concreta di garantire ai sardi pari diritti e pari opportunità, tenendo conto della peculiarità della loro storia e della loro terra.
C'è un episodio della sua esperienza da sindaco di Benetutti che racconta bene il suo fare politica: l'impegno per consentire a quante più famiglie possibili di avere una casa propria, un gesto concreto che ci ricorda che lo spessore di chi opera nelle istituzioni si misura anche e soprattutto dalla volontà di migliorare la vita delle persone stesse. Governare significa dare risposte, operare con equità, offrire alla comunità la possibilità di costruire il proprio futuro.
Ricordiamo Pietrino Soddu rendendogli omaggio per una vita spesa nelle istituzioni, al servizio della gente e per il suo impegno a non considerare mai conclusa la battaglia per una Sardegna più forte e più giusta. Ai suoi familiari e in particolare all'amico Francesco e all'amica e collega Giuseppina porgo a mio nome, a nome del MoVimento 5 Stelle e di tutta l'Aula, le più sincere e sentite condoglianze .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Non ho conosciuto Pietro Soddu, è stato interessante ascoltare gli interventi dei colleghi. Sicuramente posso apprezzare il suo percorso negli enti locali, che mi accomuna a lui, e quindi posso immaginarlo come un uomo concreto.
Ricorderò quello che ha fatto per la sua terra, per la Sardegna, ma anche per l'Italia. Ad esempio, ho piacere di ricordare il Piano di rinascita della Sardegna. Siamo negli anni Sessanta quando, proprio come assessore alla rinascita, ha partecipato all'attuazione del programma straordinario di sviluppo regionale, e sulla proposta della giunta presentò un primo piano quinquennale ed è stato uno dei contributi sicuramente più concreti da ricordare e, se vogliamo, anche molto attuali.
C'è poi il tema dell'industrializzazione e dell'occupazione: sempre come assessore alla rinascita e poi all'industria ha lavorato a una strategia dell'industrializzazione dell'isola, proprio finalizzata a creare occupazione e anche a superare le condizioni di arretratezza economica. Quella fu per la Sardegna una stagione di modernizzazione.
Poi l'autonomia regionale e la programmazione. Ho sentito i colleghi che sono intervenuti in questo senso perché, come presidente della Commissione Autonomia, ha sostenuto la concezione dell'autonomia come capacità della Sardegna di orientare il proprio sviluppo e di incidere sulle decisioni dello Stato.
Un altro tema importantissimo, allora come importante oggi, l'edilizia abitativa e la pianificazione urbanistica a Benetutti; da sindaco ha promosso la pianificazione delle nuove costruzioni e la disponibilità di terreni comunali proprio per le abitazioni. In un'intervista del 2026 ha raccontato questa iniziativa ed è stato sicuramente un progetto molto efficace.
Poi c'è il tema delle riforme. Noi piangiamo e ricordiamo sicuramente questi uomini concreti che si sono dedicati a migliorare la qualità della vita dei sardi, ma sono stati anche un esempio per le istituzioni italiane.
Quindi, con il mio gruppo di Azione, siamo a porgere le condoglianze alla sua famiglia, a chi ha avuto l'onore di conoscerlo e a ricordarlo per questo suo percorso di vita significativo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-CR). Signora Presidente e onorevoli colleghi, ricordare Pietro Soddu, per chi ha l'onore di servire le istituzioni, significa anche ripercorrere una parte importante della storia del nostro Paese; significa ritrovare le ragioni, la formazione e lo stile di una generazione che ci ha preceduto su questi banchi e che ha contribuito a costruire la nostra democrazia.
La sua biografia politica attraversa oltre settant'anni di vita pubblica, come hanno ricordato i colleghi, dagli esordi nel consiglio comunale di Benetutti fino a questi banchi e al ruolo istituzionale in regione Sardegna. Un percorso che racconta anche un modo diverso da quello di oggi di formarsi alla politica; e aggiungo, purtroppo diverso. Era un percorso che si formava e che nasceva nelle comunità, che si sviluppava attraverso lo studio dei problemi e nel confronto nei partiti e tra i partiti, una formazione che chiedeva tempo e non approssimazione, preparazione e capacità di rispondere delle proprie scelte.
Soddu fu un protagonista della Democrazia Cristiana sarda, partecipò al rinnovamento dei Giovani Turchi e interpretò quella cultura del cattolicesimo democratico che univa la sensibilità sociale alla fiducia nelle istituzioni, il radicamento popolare alla ricerca del dialogo.
La sua esperienza trovò un momento particolarmente significativo nella stagione dell'intesa autonomistica. Nella Sardegna della seconda metà degli anni Settanta, il confronto tra democristiani, comunisti e altre forze democratiche si intrecciò con il più ampio tentativo nazionale di costruire convergenze e responsabilità comuni. Lo sviluppo, il lavoro, la programmazione, il rapporto tra lo Stato e le autonomie sono temi tuttora molto attuali che ripercorrono anche le sue battaglie di un'intera vita.
In questa Camera Soddu portò quel patrimonio di esperienza dedicandosi ai temi dell'ordinamento dello Stato, delle autonomie e delle riforme istituzionali, fino alla vicepresidenza della Commissione bicamerale.
Fu anche un europeista, come testimoniato dal suo ruolo di relatore sul referendum di indirizzo del 1989 per il conferimento di un mandato costituente al Parlamento europeo e, quando terminarono gli incarichi, non finì il suo impegno, non finì la sua passione per la politica, nei libri, negli studi e nelle iniziative culturali. Oggi rendiamo omaggio a un uomo delle istituzioni, a un interprete autorevole della sua terra, a una personalità che ha dedicato alla vita pubblica intelligenza, passione e una parte così grande della propria esistenza.
Alla sua famiglia e alla comunità sarda esprimiamo la vicinanza del gruppo di Italia Viva. A Pietro Soddu va la gratitudine per il servizio reso e per l'esempio di una politica vissuta come impegno lungo, paziente e tenace .
PRESIDENTE. Comunico che, in data odierna, il Presidente della Corte costituzionale ha inviato al Presidente della Camera la seguente lettera:
“Signor Presidente, ho il piacere di comunicarLe, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 87 del 1953, che la Corte costituzionale, oggi riunita nella sua sede del Palazzo della Consulta, ha eletto Presidente, con decorrenza dal 14 novembre p.v., il Prof. Francesco Viganò. Con viva cordialità, firmato Giovanni Amoroso”.
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 28 ottobre 2026, il presidente del gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier ha reso noto che il deputato Andrea Barabotti è stato nominato delegato d'Aula, in sostituzione del deputato Massimiliano Panizzut, dimissionario dall'incarico.
PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 1 dell'articolo 123- del Regolamento, la decisione in merito ai seguenti disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica:
“Attribuzione alla regione Liguria di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione” (3161);
“Attribuzione alla regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi articolo 116, terzo comma, della Costituzione” (3162);
“Attribuzione alla regione Piemonte di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione” (3163);
“Attribuzione alla regione Veneto di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione” (3164).
Alla luce dei pareri espressi nella seduta odierna dalla V Commissione (Bilancio) ed esaminati i predetti disegni di legge, la Presidenza comunica che gli stessi non recano disposizioni estranee al loro oggetto, come definito dall'articolo 123-, comma 1, del Regolamento.
A norma degli articoli 72, comma 1, e 123-, comma 1, del Regolamento, ciascuno dei disegni di legge è assegnato, in sede referente, alla I Commissione (Affari costituzionali), con il parere delle Commissioni V, VIII, IX, X, XI, XII e XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
PRESIDENTE. Avverto che, come convenuto nell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, lo svolgimento delle discussioni generali previsto per la giornata di venerdì 30 ottobre non avrà luogo.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare la deputata Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Intervengo per esprimere la mia solidarietà e il mio sostegno alla richiesta degli agricoltori e degli autotrasportatori che stanno denunciando difficoltà ormai insostenibili. Ieri, e da diversi giorni a Roma e in tutta Italia, un intero settore sta manifestando pacificamente per chiedere aiuti rapidi ed efficaci di fronte ad un presente drammatico ed un futuro incerto.
Il caro carburanti, l'aumento dei costi di gestione e i ricavi sempre più insufficienti mettono a rischio la sopravvivenza di moltissime imprese. Gli agricoltori chiedono da tempo un incontro con la Presidente Meloni e il Ministro Lollobrigida: escano dal palazzo, anziché farsi video. Ovviamente, vuole fare la caccia alle streghe, sul fatto che tra gli agricoltori c'è gente che non è gente perbene. Anche nelle istituzioni purtroppo questi casi succedono, quindi non dovremmo farci intimidire dal fatto che tra gli agricoltori ci sia gente che non è perbene. Però è chiaro che gli agricoltori vogliono risposte e credo che loro debbano darle.
Sono stata con loro e chiedono un tetto ai prezzi dei carburanti, condizioni di mercato eque, reciprocità negli scambi commerciali e un contrasto efficace alle pratiche sleali e alla concorrenza di prodotti che non rispettano gli stessi standard richiesti ai nostri produttori. Non si può pretendere che chi produce il nostro cibo, chi garantisce il trasporto delle merci continui a lavorare in perdita. Servono interventi immediati per contenere i costi e tutelare il reddito delle imprese, insieme a regole che garantiscano una concorrenza leale e valorizzino la qualità delle produzioni italiane. Il Governo quindi ascolti queste richieste e apra subito un confronto con le categorie interessate. La solidarietà non può fermarsi alle parole, occorrono impegni precisi e misure adeguate. Per questo mi sono fatta portavoce delle loro istanze e chiedo che alle proteste seguano finalmente risposte concrete…
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). …prima che altre aziende siano costrette a fermarsi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Scarpa. Ne ha facoltà.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi è accaduta una cosa molto grave. Oggi il nostro Paese si è astenuto, nell'ambito dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in una votazione in cui si chiedeva la fine dell'embargo su Cuba, segnando un precedente molto grave: il tradimento della storica posizione che l'Italia ha tenuto negli ultimi 34 anni con Governi di tutti i colori e anche precedentemente col Governo Meloni.
L'Italia ha sempre votato per chiedere la fine dell'embargo che da mesi, anzi direi da più di sessant'anni soffoca il popolo cubano. Noi vogliamo stigmatizzare questa decisione e vogliamo chiederne conto al Governo di questa scelta incomprensibile, anche perché oggi si è scelto deliberatamente di andare in aperta contraddizione con l'indirizzo dato dal Parlamento italiano, non più di qualche giorno fa.
In Commissione esteri la maggioranza aveva sostenuto una risoluzione a nostra prima firma - una risoluzione unitaria delle opposizioni - dove si impegnava il Governo ad aumentare gli aiuti umanitari per Cuba e ad aprire, a rafforzare, attraverso l'Unione europea il dialogo con le autorità cubane. Questo chiedeva il Parlamento, non di cedere ai di Trump. Vorremmo capire in che modo l'astensione di oggi è compatibile con quegli impegni che il Governo dovrebbe fare suoi. Un'incoerenza, questa che avete dimostrato con questa astensione, ma anche con il rinvio, avvenuto due giorni fa, della discussione della mozione unitaria delle opposizioni sulla Corte penale internazionale. Siete disposti, sostanzialmente, a rinnegare il lavoro del Parlamento e a negare le prerogative dell'opposizione…
RACHELE SCARPA(PD-IDP). …fuggendo dalle discussioni che vi imporrebbero di prendere una posizione scomoda nei confronti di Donald Trump. Ne dovrete rendere conto al Parlamento italiano, alla tradizione diplomatica del nostro Paese e al popolo cubano, che soffre delle sofferenze inimmaginabili per il blocco energetico voluto da Trump e per l'embargo che dura da più di 65 anni. Ignavia…
PRESIDENTE. Collega deve concludere.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). …incoerenza e servilismo, oggi ci avete fatto vergognare del nostro Paese !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Una sola parola: vergogna. Vergogna nei confronti del Governo italiano che ancora una volta ha dimostrato di essere servo degli Stati Uniti, servo del padrone Trump. Astenersi oggi alle Nazioni Unite su che Cuba subisce significa stare dalla parte della disumanità e di una politica genocida. Difendere Cuba significava semplicemente difendere una causa umana. Cuba che è affamata da un terrorismo di Stato posto in essere dagli Stati Uniti con l'obiettivo di farla cambiare politicamente e farle capire che l'unica soluzione è il capitalismo, nel trasformare Cuba in una colonia degli Stati Uniti, come se gli Stati Uniti fossero un modello di democrazia. Tutto questo è inaccettabile e ancora una volta avete scelto di stare dalla parte della disumanità. Vergogna !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per portare la voce dei cittadini del Vulture-Melfese, in Basilicata, in particolare i cittadini di Venosa e di Lavello, che stanno vivendo un periodo di angoscia e di paura dovuto all' di rapine e furti con modalità molto violente.
Soltanto nell'ultimo mese, ottobre, per esempio il 1° ottobre è stata smantellata, è stata sventrata la filiale della BdM; il 17 ottobre due ordigni sono esplosi in un'altra banca, sempre nel venusino, e il furto è stato sventato dal pronto intervento dei Carabinieri.
Casi che stanno diventando un modello, notturno, rapido, organizzato su un territorio a cerniera della Puglia. A luglio, 11 misure cautelari avevano fatto pensare che il problema fosse passato, ma poi è tutto ricominciato, segno che si è colpito un gruppo ma non il contesto che lo rende possibile. I furti d'auto, in quel territorio, stanno aumentando in maniera sensibile.
Ho depositato un'interrogazione al Ministro Piantedosi - chissà se risponderà, impegnato com'è a manganellare i giovani studenti che sono scesi in piazza per protestare -, ma il fatto è che sulla sicurezza avete strafallito. Nel Vulture-Melfese serve personale, personale in base ai reati e agli interventi.
Concludo Presidente, con un paradosso: in quella zona, in quel territorio insiste il CPR, un canile disumano per umani, una vergogna a cielo aperto, che tra l'altro assorbe un numero imponente di Forze dell'ordine che, invece di presidiare il territorio, presidiano il nulla.
I cittadini della Basilicata, del Vulture-Melfese, di Venosa e di Lavello non sono cittadini di serie B. Ringrazio le Forze dell'ordine per quello che possono fare in base alle loro possibilità, ma pretendo che il Ministro Piantedosi dia delle risposte e le dia subito .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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