PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FILIBERTO ZARATTI, legge il processo verbale della seduta del 12 dicembre 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 74, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
Prima di procedere con il nostro ordine del giorno, ho il piacere di salutare la rappresentanza del Liceo statale “Alfano I” di Salerno, che assiste oggi ai nostri lavori. Benvenuti alla Camera dei deputati
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2521: Disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La IX Commissione (Trasporti) si intende autorizzata a riferire oralmente. Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Maria Grazia Frijia.
MARIA GRAZIA FRIJIA, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, prima di entrare nel merito degli aspetti tecnici del provvedimento, permettetemi, intanto, un ringraziamento al Ministro Musumeci, e al Governo tutto, per il lavoro messo in campo in questi anni su un tema che è veramente importante e una breve riflessione politica sul contesto in cui questa legge nasce e sul ruolo che essa ricopre all'interno della strategia complessiva del Governo.
Parto da una considerazione, tra l'altro attuale: oggi si parla di dimensione dello spazio. Sappiamo più cosa accade nello spazio che nei nostri fondali marini ed è proprio sotto il mare che oggi si gioca una partita decisiva. La dimensione subacquea, per troppo tempo percepita come un settore di nicchia, è oggi uno dei terreni su cui si gioca la competitività, la sicurezza e l'autorevolezza internazionale della nostra Nazione. I fondali del Mediterraneo ospitano infrastrutture critiche essenziali, reti di telecomunicazioni, cavi energetici, impianti di ricerca, tecnologie avanzate: un patrimonio che rappresenta un valore economico industriale e strategico enorme, ma che, al tempo stesso, richiede protezione, chiarezza normativa, professionalità qualificate e un coordinamento certo. Siamo di fronte a una sfida che chiama in causa il ruolo dello Stato e la sua capacità di governare processi complessi.
Il Governo Meloni ha scelto di investire sulla dimensione marittima e subacquea con una visione chiara: rafforzare la sicurezza nazionale, tutelare gli strategici, sostenere l'innovazione tecnologica e dare ordine e certezza a un settore che, fino a oggi, ha sofferto di una normativa frammentata e insufficiente. Questa legge è una risposta concreta: è un provvedimento che nasce dal confronto con operatori, Forze armate, università, enti di ricerca e imprese; è un atto che restituisce centralità a un comparto in cui l'Italia può e deve giocare un ruolo di primo piano, nel Mediterraneo e in Europa.
I numeri ci ricordano l'urgenza di questo intervento. Oltre 870.000 chilometri di cavi sottomarini attraversano i nostri mari, rendendo l'Italia un nodo essenziale delle telecomunicazioni internazionali; più del 90 per cento dei dati globali viaggia oggi attraverso infrastrutture subacquee; il solo settore delle tecnologie marine subacquee vale in Italia miliardi di euro di investimenti, tra ricerca, industria e sicurezza; la nazionale occupa circa 940.000 addetti, con una crescita costante negli ultimi tre anni: numeri che raccontano un potenziale straordinario, ma anche responsabilità enormi. Con questo provvedimento parliamo di crescita, di innovazione, ma anche di tutela del lavoro e di difesa degli interessi nazionali: una legge moderna, attesa da anni da operatori e finalmente resa possibile da un Governo che ha deciso di mettere la dimensione subacquea e marittima al centro della propria agenda politica, per la prima volta dopo tantissimi anni.
Riferisco quindi sui contenuti del disegno di legge recante disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee, approvato dal Senato. Premetto che il disegno di legge in esame è stato trasmesso dal Senato, il quale lo ha approvato in prima lettura lo scorso 17 luglio apportando una serie di modifiche al testo originario. La Commissione trasporti della Camera, al quale è stato assegnato, ha condotto in questa fase un'approfondita attività istruttoria sul tema, acquisendo elementi informativi utili all'esame del provvedimento, attraverso lo svolgimento di un ciclo di audizioni informali e l'acquisizione di memorie scritte, ma non solo. Mediante una missione effettuata a La Spezia lo scorso 25 novembre, una delegazione di componenti della Commissione ha potuto mettere bene a fuoco il carattere strategico del settore marittimo e subacqueo nelle sue diverse implicazioni attraverso la visita e incontri presso il Polo nazionale della dimensione subacquea, il Distretto ligure delle tecnologie marine, l'Autorità di sistema portuale del mar Ligure orientale e il Comsubin (Comando raggruppamento subacquei e incursori della Marina militare), missione che si è svolta il 25 novembre a La Spezia. La Commissione ha concluso poi l'esame del provvedimento nella seduta di mercoledì 10 dicembre, senza apportare ulteriori modificazioni al testo trasmesso dal Senato.
È emerso, però, dall'esame e dal lavoro della Commissione trasporti, in primo luogo, che questo disegno di legge si proponeva di introdurre una disciplina organica e unitaria in materia di sicurezza delle attività subacquee, rispondendo a una pluralità di esigenze che l'ordinamento vigente oggi non è in grado di soddisfare in maniera adeguata. La crescente rilevanza della dimensione subacquea rende, infatti, oggi urgente un intervento normativo capace di colmare le lacune esistenti e di porre il nostro Paese nelle condizioni di affrontare, con strumenti adeguati, le sfide poste da questo settore.
Infatti, la normativa attualmente in vigore si caratterizza per la frammentarietà e l'assenza di un quadro complessivo: non esistono, allo stato, regole sistematiche che disciplinino in modo unitario la gestione delle attività subacquee, la prevenzione delle interferenze tra operatori e mezzi, gli standard di sicurezza da osservare, né i requisiti professionali e le qualifiche necessarie per lo svolgimento delle professioni subacquee e iperbariche. Tale vuoto normativo espone a rischi significativi, tanto sotto il profilo della sicurezza dei lavoratori, sia sotto quello delle infrastrutture, quanto sotto quello della certezza giuridica per gli operatori economici.
Un secondo elemento che giustifica l'intervento legislativo riguarda la tutela della sicurezza nazionale e delle infrastrutture critiche. Le attività subacquee si svolgono in un contesto sempre più affollato e strategico; vi si collocano reti di comunicazione, cavi sottomarini, impianti energetici e minerari, strumenti di ricerca scientifica e tecnologica, fino ad attività di carattere militare e di polizia. La possibilità di interferenze tra tali attività è elevata e può generare rischi significativi, che vanno prevenuti e gestiti in modo organico. L'adozione, in questo caso, di una disciplina specifica consente, da un lato, di rafforzare la protezione di operatori e infrastrutture, dall'altro, di coordinare l'impiego degli spazi subacquei, assicurando l'equilibrio tra sviluppo economico e tutela degli interessi nazionali.
Il disegno di legge, inoltre, muove anche dalla consapevolezza della crescente importanza economica e ambientale della dimensione subacquea. Essa costituisce oggi un ambito di sviluppo e di competizione internazionale che interessa risorse minerarie, energetiche, energie rinnovabili, biotecnologie, agricoltura e turismo subacqueo. Al tempo stesso, i fondali marini custodiscono una biodiversità straordinaria e svolgono funzioni ecologiche essenziali per la regolazione climatica globale. L'Italia, con le sue peculiarità geografiche e la sua collocazione nel Mediterraneo, non può rimanere priva di strumenti normativi adeguati a valorizzare tali potenzialità e, al contempo, difendere i propri interessi strategici. A tal fine, il provvedimento istituisce l'Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee (ASAS), individuata quale unico centro di imputazione tecnica e operativa in grado di coordinare e gestire le molteplici esigenze del settore. La creazione di un ente specializzato risponde all'esigenza di assicurare un livello elevato di professionalità e di competenza tecnica, evitando duplicazioni di competenze tra amministrazioni e garantendo un'azione unitaria e coerente.
Infine, il disegno di legge si colloca in un quadro di coerenza con gli obblighi internazionali e con le più recenti indicazioni europee, facendo in modo che l'Italia, attraverso una normativa coerente, rafforzi la sua credibilità sul piano internazionale e favorisca, anche attraverso questa normativa, la possibilità di sviluppare forme di collaborazione con altri Stati, anche attraverso la creazione di reti di autorità specializzate.
Illustrando sinteticamente il contenuto del provvedimento, che si compone di 35 articoli suddivisi in 6 capi distinti, mi vorrei soffermare su alcune disposizioni più significative.
Il Capo I, denominato “Politiche della dimensione subacquea”, si compone di tre articoli recanti l'ambito di applicazione del provvedimento, le definizioni di interesse e le individuazioni delle competenze del Presidente del Consiglio dei ministri. In particolare, ricordo che il provvedimento è volto a disciplinare le attività svolte nella dimensione subacquea in aree sottoposte alla sovranità o comunque alla giurisdizione nazionale e, limitatamente alle infrastrutture subacquee di interesse nazionale, nell'alto mare, mentre le relative disposizioni non si applicano alle attività militari, di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza, alle attività svolte dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, alla pesca, alle attività in materia di protezione civile, sicurezza e controllo, di cui all'articolo 32, alle attività in materia di sicurezza nazionale e anche cibernetica, alle attività turistico-ricreative e a quelle svolte per fini sportivi. Il Capo II dispone l'istituzione dell'Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee.
Il Capo III riguarda la navigazione subacquea e i mezzi e le infrastrutture subacquee.
Il Capo IV, per la prima volta, definisce i requisiti degli operatori subacquei e dei tecnici iperbarici, introducendo l'obbligo di iscrizione a un apposito registro professionale per gli operatori tecnici subacquei di basso, medio e alto fondale, nonché per i tecnici iperbarici.
Il Capo V riguarda le sanzioni e, infine, il Capo VI le disposizioni finali e transitorie che prevedono, tra l'altro, una serie di modifiche sia al codice dell'ordinamento militare che a quello della navigazione.
In conclusione, il disegno di legge che oggi sottoponiamo all'attenzione dell'Aula rappresenta un passo decisivo verso una visione moderna, integrata e strategica della dimensione subacquea. È un settore che non può più essere considerato residuale o specialistico e, con questo provvedimento, colmiamo un vuoto normativo che durava da decenni e assegniamo all'Italia un ruolo di primo piano nel contesto internazionale. Si tratta di una riforma che guarda al futuro, che sostiene l'innovazione, che offre certezze agli operatori, che garantisce trasparenza e che valorizza l'eccellenza italiana nell'ingegneria, nella ricerca e nelle tecnologie subacquee.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire, se lo ritiene, il rappresentante del Governo: non ritiene di farlo adesso ma, eventualmente, in sede di replica.
È iscritto a parlare il deputato Andrea Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, intervenire oggi per questo disegno di legge sulle disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee è importante anche per la data in cui si svolge oggi la nostra discussione generale: domani sarà la Giornata nazionale dello spazio ed è una giornata che celebra il ricordo e il lancio del primo satellite artificiale italiano, il San Marco 1, avvenuto il 16 dicembre 1964. L'Italia ha avuto, anche nella corsa allo spazio, un ruolo molto importante, soprattutto nel passato: terzo Paese, dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, a mandare in orbita un proprio satellite artificiale. Ricordare questa data, ricordare la nostra storia è molto importante, perché noi siamo chiamati a colmare un ritardo che non è un fatto acquisito, è un fatto che si è accumulato negli ultimi anni nello svolgere un ruolo da protagonisti - quali siamo, possiamo e dobbiamo essere - in due domini fondamentali per le comunicazioni e non solo, per l'economia e non solo, per la sicurezza e non solo del nostro presente e del nostro futuro: la dimensione spaziale e la dimensione sottomarina.
Da questo punto di vista è chiaro che da parte del Partito Democratico - lo abbiamo visto nei lavori al Senato e nei lavori qui in Commissione - c'è una grandissima attenzione nei confronti dell'importanza di questi temi. Anche il fatto che oggi, in Aula, siamo qui a intervenire in questa discussione generale testimonia quanto, per noi, sia fondamentale affrontare questo tema e farlo in maniera non rinviabile, perché non stiamo parlando solo della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori che operano in condizioni estreme, ma parliamo, al tempo stesso, della protezione delle nostre infrastrutture strategiche e della sicurezza energetica, ambientale e digitale del Paese, di scelte che vanno prese, che vanno decise e che vanno portate avanti. Però, con la stessa franchezza con cui denotiamo l'importanza che aveva portato anche a un voto di astensione da noi dato nelle Aule del Senato, rinnoviamo anche il nostro rammarico per non avere colto l'occasione del secondo passaggio parlamentare. Noi avevamo presentato degli emendamenti al Senato, che non sono stati approvati; abbiamo ripresentato questi emendamenti alla Camera e la scelta di andare a concludere senza un'attenzione nei confronti dei nostri emendamenti mantiene alcuni limiti evidenti che avevamo già segnalato e che siamo chiamati a ribadire.
Sicuramente è utile e importante avere istituito una nuova Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee, però è chiaro che rimangono le perplessità per quelle che erano le questioni che avevamo segnalato: la necessità di un adeguato radicamento tecnico, di un raccordo stabile e strutturato con chi deve garantire la sicurezza del mare e dei fondali. Noi avevamo chiesto che l'Agenzia fosse pensata come un vero luogo di sintesi tra competenze: autorità marittime, Capitanerie di porto, mondo della ricerca, università e operatori altamente specializzati; avevamo chiesto di evitare il rischio di sovrapposizioni e di rallentamenti operativi, ma queste richieste sono rimaste senza risposta. Questo è un punto politico, e non solo tecnico, perché quando si interviene su un'attività che riguarda gasdotti, cavi sottomarini, rilievi geosismici, manutenzione di infrastrutture critiche, emergenze ambientali e ricerca scientifica, la sicurezza non la può costruire una sola struttura, ma si costruisce con l'autorevolezza che nasce dall'integrazione delle competenze di tutte le strutture che sono chiamate a intervenire.
Vi è poi una questione politica più ampia - che in parte è stata toccata anche dall'intervento della relatrice e su cui sono sicuro che il Governo e gli altri rappresentanti interverranno -, che è una parte di questa discussione, anche se non è e non può essere oggetto solo dell'attività di quest'Aula, ma dell'azione che poi, come Paese e come Governo dobbiamo portare avanti: è il fatto che, per quanto riguarda la dimensione internazionale del dominio subacqueo, le attività di cui stiamo parlando non si fermano certo ai confini nazionali. Le infrastrutture che attraversano i fondali sono transnazionali per definizione e per questa ragione noi dobbiamo capire come sollecitare, anche a livello internazionale, un'azione più forte e più puntuale per ottenere quegli interventi, a livello internazionale, che possano consentire di andare in una direzione di maggiore sicurezza anche per quanto riguarda la dimensione europea e mediterranea. Vi è una riflessione su standard comuni, su condivisione delle informazioni, su protezione coordinata delle infrastrutture critiche sottomarine.
Ecco, noi chiediamo, rivendichiamo e auspichiamo che sempre di più sia anche in una sede internazionale che si lavori per questo rafforzamento e, chiaramente, questo è un tema intimamente connesso alla discussione che noi stiamo affrontando oggi, perché è chiaro che, poi, tutto ciò che avviene nell'ambito dei nostri confini è intimamente collegato anche con ciò che avviene fuori dai nostri confini ed è chiaro che dobbiamo trovare, in un momento complesso e difficile, gli strumenti più adeguati per una tutela.
C'è, poi, il tema della sicurezza delle persone, le persone che lavorano sott'acqua in ambienti ostili, con rischi reali e quotidiani. Noi abbiamo fatto delle proposte e le rafforziamo per garantire, al massimo, la loro sicurezza, che non può certo essere limitata a una valutazione formale o esclusivamente sanitaria, con criteri chiari sull'idoneità operativa, sulla formazione continua, sulle competenze professionali, sulle procedure in emergenza.
Avevamo presentato una serie di proposte di buonsenso, basata sull'ascolto di chi opera nel settore, ma anche da questo punto di vista, purtroppo, dobbiamo sottolineare che le nostre proposte di emendamenti migliorativi, che cercavano di completare un testo che comunque va nella direzione di normare un tema che noi riteniamo utile e fondamentale, non sono state accolte e di questo, purtroppo, dobbiamo rappresentare in Aula il nostro disappunto e comunicare che, comunque, ripresenteremo in Aula gli emendamenti e continueremo a cercare di portare avanti le istanze che abbiamo rappresentato prima al Senato e poi alla Camera.
Infine, io voglio segnalare, tra tutti questi emendamenti, quello che con più forza era stato anche citato, testualmente, nella dichiarazione di voto del senatore Irto al Senato. Noi, tra questi, avevamo, ad esempio, posto la questione della nomina del direttore dell'Agenzia, che verrà nominato dal Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro della Difesa, sentito il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. “È un'impostazione verticistica”, cito testualmente, “che non prevede un confronto stabile con il mondo della ricerca e delle università, con le Capitanerie di porto, con le realtà professionali, che da anni garantiscono la sicurezza dei fondali e degli operatori”. Non possiamo ignorare questo aspetto, anche alla luce di alcune valutazioni che abbiamo letto sull'attualità, con un lavoro giornalistico d'inchiesta del quotidiano che è riuscito a ricostruire, dagli atti parlamentari, il fatto che questo nuovo direttore andrà a percepire uno stipendio di 360.000 euro l'anno, ben superiore a quello che fino a poco tempo fa era il tetto. Da questo punto di vista abbiamo recentemente visto come importanti figure, chiamate a importanti responsabilità, si siano battute per ottenere uno stipendio analogo e non so quando questa notizia arriverà al già onorevole Brunetta quale sarà la sua reazione.
Tuttavia, dal punto di vista, invece, della discussione che dobbiamo affrontare oggi, la preoccupazione principale, che noi abbiamo, è che la preoccupazione del Governo sia stata quella di prevedere questa figura, sia stata sicuramente quella di prevedere una procedura molto verticistica per nominarla, ma da tante preoccupazioni, che abbiamo visto, non c'è stata altrettanta attenzione e altrettanta preoccupazione su tutto quello che serve per garantire il funzionamento di questa struttura. Noi crediamo che dobbiamo essere in grado di mettere in campo una struttura che si colleghi alle scelte internazionali che si faranno, e che dobbiamo sollecitare con più forza come Governo, e che abbia tutti gli elementi per funzionare e integrarsi e non sovrapporsi a quelli che sono gli altri soggetti che già stanno operando da questo punto di vista. Quindi, la questione non è solo legata a chi dirigerà quest'Agenzia, ma come quest'Agenzia funzionerà e come garantirà una migliore direzione per il Paese. Da questo punto di vista sollecitiamo il Governo a una maggiore attenzione. Abbiamo capito che gli aspetti di vertice sono particolarmente importanti per voi, ma per noi è importante anche l'azione complessiva che dovrà portare avanti quest'Agenzia. Quindi, chiediamo veramente che questa istituzione venga messa nelle condizioni di funzionare, di coordinarsi, di essere riconosciuta per competenza e autorevolezza.
Per questo, in conclusione di questo intervento, speriamo che l'accoglimento dei nostri emendamenti in Aula possa, poi, portare a una modifica del nostro posizionamento, perché noi speriamo veramente di poter svolgere una funzione costruttiva e, in questa chiave, ci siamo astenuti al Senato, cercando di contribuire a una legge su un tema importante, che condividiamo, ma nella quale abbiamo cercato di portare le preoccupazioni di tanti soggetti che hanno rappresentato la necessità di fare di più. Pertanto, noi ribadiamo che continueremo in quest'azione nelle prossime ore e ci auguriamo che la sicurezza delle attività subacquee venga affrontata con una visione all'altezza della sfida e con una soluzione che possa, nella sua completezza, garantire quello che serve al nostro Paese e quello che serve, oltre i confini del nostro Paese, per rafforzare un'azione assolutamente indispensabile.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Eliana Longi. Ne ha facoltà.
ELIANA LONGI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi sono molto orgogliosa di poter riferire a quest'Assemblea sui contenuti di questo disegno di legge recante le disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee, approvato già al Senato lo scorso 17 luglio.
È un tema a me molto caro in quanto componente dell'Intergruppo per l'economia del mare, ma, soprattutto, da isolana e da subacquea. Chi, come me, è nata e cresciuta su un'isola, ha ben chiaro cosa rappresenta e cosa, storicamente, ha rappresentato la risorsa mare e, ancora di più, la sua dimensione subacquea, purtroppo ancora largamente inespressa e utilizzata, oggi, solo in minima parte rispetto alle sue potenzialità economiche, tecnologiche ed energetiche. È l'elemento ancora più grave, che deve spingere l'intera Aula a legiferare su questo tema, ancora sconosciuto per l'80 per cento.
La nostra Nazione, con i suoi 8.000 chilometri di costa, è un ponte naturale tra il Nord e il Sud dell'Europa, tra l'Europa, nel suo complesso, e l'Africa e il Medio Oriente. Noi siamo una piattaforma naturale nel Mediterraneo, un mare che, per millenni, è stato il cuore degli scambi culturali e commerciali del mondo, che ha fatto ricca questa terra e che ora è tornato ad essere centrale. Un vantaggio del quale non sempre siamo stati consapevoli e che adesso dobbiamo saper valorizzare al massimo.
È un'occasione, dal punto di vista geopolitico, per poter tornare ad essere assolutamente centrali ma, soprattutto, protagonisti nelle dinamiche globali, esplorando la corsa al mondo sottomarino, un dominio nuovo nel quale l'Italia intende giocare un ruolo di primo piano. Se da un lato, però, il mondo sottomarino è diventato un'importante risorsa e un'importante opportunità economica, chiaramente, dall'altro lato, oggi abbiamo tutti consapevolezza dei rischi che questo rappresenta: rischi sulla sicurezza, legati alla crescente dipendenza di attività umana nelle profondità marine e la possibilità che le stesse possano essere soggette a sorveglianza malevola o ad attacco. Ormai sappiamo bene che le guerre non si combattono solo ed esclusivamente con i carri armati e con gli aerei, ma si combattono attraverso la digitalizzazione, attraverso gli attacchi alle infrastrutture strategiche, di cui i nostri fondali sono assolutamente intrisi e pieni.
Corridoi legati all'approvvigionamento energetico, alle risorse minerarie, alla connettività, a gasdotti e oleodotti, nonché a dorsali per la trasmissione del traffico dati rendono l'ambiente subacqueo assolutamente strategico sotto numerosi aspetti e, come tale, vulnerabile all'influenza di . Il disegno di legge - Atto Camera n. 2521 - nasce proprio dalla consapevolezza che la normativa vigente è frammentata, incompleta, priva di un quadro organico per la gestione delle attività subacquee, per la sicurezza dei lavoratori, per la protezione delle infrastrutture e la regolazione degli spazi sottomarini. Il vuoto normativo espone a rischi concreti, sia sul piano economico, sia su quello operativo, che della certezza giuridica di tutte le imprese che, ormai, lavorano nel mondo subacqueo.
Il disegno di legge, quindi, colma una lacuna storica, dotando la Nazione, finalmente, di regole chiare e coordinate. Si inserisce, pienamente, in una visione di sovranità nazionale moderna, nella quale il mare non è più uno spazio fisico da attraversare, ma un dominio strategico da governare, proteggere e valorizzare. Non a caso, l'articolo 1 afferma, sin dall'inizio, l'interesse nazionale per la dimensione subacquea, riconoscendola come parte integrante dello sviluppo del nostro Paese.
È un'impostazione coerente con quanto più volte ribadito dal nostro Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. L'Italia è una Nazione marittima per storia, geografia e vocazione e non può più permettersi di lasciare scoperto un ambito dal quale dipendono sicurezza, crescita e indipendenza. Particolarmente rilevante è l'obiettivo - come abbiamo già detto - di proteggere le infrastrutture critiche subacquee, i cavi delle comunicazioni, gli impianti energetici fino ai sistemi di ricerca e delle attività connesse alla difesa nazionale, in un contesto sempre più affollato e soggetto a possibili interferenze e ingerenze.
L'Italia è un crocevia strategico nel Mediterraneo, quindi, non può sottrarsi alla necessità di presidiare una dimensione che incide sulla sicurezza economica e geopolitica. Io ringrazio il collega Casu per aver evidenziato il ritardo in cui oggi ci troviamo nel governare e nel legiferare sulla dimensione spaziale e sottomarina perché questo mi dà l'occasione di sottolineare quanto, invece, il nostro Governo, oggi, sia stato attento, sin dall'insediamento del nostro Presidente Meloni che, per la prima volta, ha istituito il Dipartimento per le politiche del mare, a guida del Ministro Musumeci, affermando la grande attenzione su queste tematiche, già concretizzate con l'istituto, oggi, del Polo nazionale della dimensione subacquea, con l'approvazione del Piano del mare e, oggi, con il decreto in discussione già approvato al Senato.
Il testo trasmesso alla Camera con una serie di modifiche migliorative è stato oggetto di un'approfondita istruttoria da parte della Commissione trasporti, di cui faccio parte, che ha svolto, come diceva la collega, non solo numerose audizioni ma anche visite a La Spezia presso il Polo nazionale della dimensione subacquea; ci siamo confrontati con le autorità portuali. Un percorso che ha permesso di cogliere, se ce ne fosse ancora bisogno, la grande strategicità della dimensione subacquea per il nostro Paese. La Commissione ha concluso l'esame il 10 dicembre senza ulteriori modifiche al testo perché ci è sembrato già completo in tutte le sue parti.
In questa cornice l'elemento fondamentale è, appunto, l'istituzione dell'Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee, un unico centro tecnico, operativo, dotato di competenze specifiche per coordinare, vigilare e definire gli standard di sicurezza. Si tratta di una scelta di sistema che evita la frammentazione tra amministrazioni e garantisce un'azione unitaria ad alto contenuto tecnico.
Mi fa piacere anche che l'onorevole Casu abbia sottolineato l'importanza di come è stata organizzata l'intera nuova struttura dell'Agenzia e vogliamo anche rassicurarlo che tutta la funzione, l'organizzazione, lo svolgimento, le attività sono ben strutturate e anche ben chiarite nel decreto. Sicuramente sarà una struttura da rodare, sarà una struttura fondamentale per lo svolgimento di queste attività e questo lo faremo con grande cura e interesse, come è nostro solito fare.
L'articolato si compone, come diceva la collega, di 35 articoli. Io da subacquea non posso che approfondire e apprezzare il Capo III e il Capo IV che riguardano proprio la navigazione subacquea, la tutela delle infrastrutture e la gestione delle interferenze. Perché oggi - sembra strano pensarlo - ma comincia a esserci del traffico anche sott'acqua. Non solo nello spazio, che è un'idea già un po' più vicina a noi, perché si parla addirittura di rifiuti che sono nelle nostre orbite spaziali, ma, oggi, comincia a esserci anche il problema di regolamentare il traffico e il movimento sottomarino, anche a tutela di tutte quelle unità che, per lavoro o per attività ricreative, utilizzano i nostri mari per effettuare immersioni a diverse profondità.
Infatti, col Capo IV e la regolamentazione delle professioni subacquee e iperbariche, con l'introduzione di appositi registri e requisiti professionali, anche questo rappresenta, ancora una volta, un sovranismo concreto, cioè tutelare il lavoro dei nostri connazionali, investire nelle competenze e costruire un sistema affidabile e competitivo nell'economia del mare, sempre seguendo il concetto che non dobbiamo trovarci, come Governo, come politici, a risolvere problemi per accadimenti pregressi. Ma l'impostazione di questo intero decreto è quella di prevenire ciò che oggi abbiamo idea che possa accadere un domani nel mondo subacqueo anche in termini di sicurezza di persone, di cose, di sovranità nazionale e di protezione, soprattutto, delle nostre infrastrutture.
Volevo, ancora una volta rassicurare l'onorevole Casu che il provvedimento rispetta gli obblighi internazionali e si colloca nel solco della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.
Per concludere voglio citare ciò che il nostro Presidente Meloni ha espresso, in occasione del Forum Ambrosetti, a Palermo, nel 2024, con particolare riferimento al Forum “Risorsa mare”, rispetto alla nostra identità, profondamente legata al mare, a ciò che rappresenta: “(…) io penso che non spetti altro che prendere quella storia e quell'identità e farle navigare nel futuro tracciando le nuove rotte del ventunesimo secolo” .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice Maria Grazia Frijia, che rinuncia.
Ha facoltà di replicare il Sottosegretario di Stato per la Difesa, Di Cremnago.
MATTEO PEREGO DI CREMNAGO,. Grazie, Presidente. Gran parte della vita dei nostri cittadini passa dalla dimensione subacquea. Basti pensare che il 98 per cento del traffico Internet avviene attraverso i cavi posati sul fondale marino, così come l'80 per cento del commercio avviene via mare, così come rivestono un'importanza strategica anche le strutture, le infrastrutture subacquee come i cavidotti, gli oleodotti e i gasdotti.
L'Italia importa il 50 per cento del gas attraverso queste strutture. Allora, questo provvedimento, che, di fatto, istituisce l'Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee, si inserisce, in realtà, in un quadro strategico che è iniziato con la definizione del Dipartimento per le politiche del mare, poi, del CIPOM, il Comitato interministeriale, poi, con la fondazione del Polo nazionale della dimensione subacquea. Perché, come è stato detto da chi mi ha preceduto, oggi, insieme alle nuove frontiere di spazio e l' riveste una dimensione importante, anche per il portato delle innovazioni tecnologiche che afferiscono a questa dimensione. Basti pensare che è possibile immaginare nei prossimi anni la nostra dimensione subacquea attraversata da sciami di droni che presidiano i fondali marini, che presidiano anche l'ambiente, le infrastrutture critiche e proteggono i nostri porti e i nostri 8.000 chilometri di coste.
Allora, in questo quadro, il nostro Paese è stato all'avanguardia, così come lo è stato nel lanciare il satellite San Marco tanti anni fa, come terza potenza mondiale. Ed è all'avanguardia perché ha avuto un approccio strategico, sistemico. Con il Polo nazionale della dimensione subacquea abbiamo avvicinato il mondo degli istituti di ricerca a quello delle piccole e medie imprese, a quello delle grandi aziende, anche grazie al raccordo e alle capacità offerte dalla Marina militare italiana così come dalle altre istituzioni preposte alla sicurezza dei nostri mari.
Questo passaggio parlamentare, questa legge, aggiunge un ulteriore tassello e credo sia importante perché sui fondali marini, nei prossimi anni, si giocherà anche il futuro della crescita economica del nostro Paese, se pensiamo che sui fondali marini ci sono anche le terre rare, quelle risorse fondamentali per l'evoluzione della nostra società, per il processo di trasformazione digitale, così come le riserve alimentari. Da questo punto di vista non posso che soffermarmi sull'importanza della posizione del nostro Paese al centro del Mediterraneo. Per cui credo che questi strumenti facilitino la crescita economica ma soprattutto garantiscano sicurezza in un mondo, quello subacqueo, sempre più antropizzato, dove serve il contributo sia delle norme di legge che di tutte le autorità preposte alla loro sicurezza come quest'Agenzia, come la Marina militare, così come la Guardia di finanza, la Capitaneria di porto e tutti quelli che concorrono a rafforzare la propria sicurezza. Oggi siamo all'avanguardia in questo settore.
Credo che sia questo un motivo di orgoglio non soltanto per questo Governo ma per tutta la nostra Nazione che vuole tutelare uno dei suoi fondamentali e lo vuol fare sia in un'ottica securitaria che economica e ovviamente di tutela dell'ambiente. Per questo ringrazio l'onorevole Frijia e tutti quelli che hanno lavorato in Parlamento alla stesura e al processo di approvazione di questa legge molto importante per il nostro Paese.
Per una volta possiamo dire che, su un settore così strategico, siamo i e lo siamo anche attraverso il nostro complesso tessuto produttivo industriale, i nostri istituti di ricerca, le nostre Forze armate, le nostre Forze dell'ordine. Quindi, oggi apriamo una pagina importante per il futuro della Nazione e lo facciamo grazie al contributo anche del Parlamento.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 1311-A: Delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Il presidente del gruppo parlamentare Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista ne ha chiesto l'ampliamento.
Le Commissioni VII (Cultura) e XII (Affari sociali) si intendono autorizzate a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore per la Commissione affari sociali, l'onorevole Paolo Emilio Russo. Prego, grazie.
PAOLO EMILIO RUSSO, . Grazie, Presidente. Onorevole Sottosegretario, l'Assemblea avvia oggi l'esame della proposta di legge “Delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali”, che ha come scopo quello di incentivare e sostenere in tutto il Paese le attività educative e ricreative, anche non formali, che coinvolgono le bambine e i bambini e gli adolescenti, e di contrastare la povertà educativa e l'esclusione sociale. Essendo la relazione piuttosto articolata, le chiederei, Presidente, l'autorizzazione a depositarla.
PRESIDENTE. Onorevole Russo, lei è autorizzato a depositare. Ha facoltà di intervenire, se lo ritiene, la rappresentante del Governo, la Vice Ministra Bellucci. Non ha intenzione di farlo adesso e casomai si riserva di farlo eventualmente in sede di replica. È iscritta a parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Come ha ricordato il relatore poco fa, arriva oggi in quest'Aula una proposta di legge, presentata dalla collega Elena Bonetti e sottoscritta anche da rappresentanti di numerosi gruppi parlamentari, tra cui colleghi del Partito Democratico, che si occupa di attività educative.
Riporto proprio alcuni aspetti dell'articolo 1, ossia delle finalità di questa proposta di legge: per contrastare la povertà e le diseguaglianze educative, favorire il protagonismo delle nuove generazioni e sostenere le famiglie anche mediante l'offerta di opportunità educative rivolte al benessere dei figli. Si tratta di un tema sicuramente importante e, da parte del Partito Democratico, queste tematiche troveranno sempre attenzione, sostegno e favore. Peccato che poi, alla prova dei fatti, l'intervento anche correttivo della maggioranza abbia in parte depotenziato quegli effetti trasformando la proposta di legge, che poneva degli obiettivi diretti, immediati e concreti, in una legge delega, che rischia un po' di depotenziare, come ricordavo, le azioni che provano a contrastare le diseguaglianze di opportunità che toccano e riguardano proprio le generazioni più giovani.
E a dimostrazione di quanto sto sostenendo, voglio citare la proposta di legge Orrico, che poche settimane fa è stata discussa in quest'Aula - ho partecipato io stessa alla discussione generale - e che riguardava tematiche affini a questa, tra cui anche il tema del studentesco, della dote educativa e dei patti educativi di comunità. Una proposta di legge, purtroppo, neanche depotenziata ma addirittura proprio azzerata nel passaggio in Commissione, con la soppressione di tutti quelli che erano gli articoli previsti, tra l'altro nel silenzio, ancora più grave, in Commissione, senza confronto e senza dibattito con i colleghi della maggioranza.
Questo spiace davvero anche rispetto al nostro sostegno e al nostro intento, confermando, di voler migliorare, come avevamo fatto con gli emendamenti presentati in Commissione, il testo originario di quella proposta di legge. Ci tengo proprio a ricordarlo a beneficio anche dei colleghi che non fanno parte delle Commissioni VII (Cultura) e XII (Affari sociali) che hanno seguito direttamente questo provvedimento: quella proposta di legge, anche alla luce del breve ciclo di audizioni che avevamo condotto, aveva anche ulteriori margini di miglioramento e di potenziamento.
Per esempio, potenziando anche il coinvolgimento del Ministero dell'Istruzione e del merito - che non c'è in questa proposta e comprendiamo anche perché sia stato eliminato in sede di legge delega - proprio perché riteniamo che, quando si parla di attività educative formali e non formali, esse debbano rispondere non solo a un principio di conciliazione importante dei tempi di vita familiari, ma anche a un approccio educativo e formativo anche e soprattutto a favore di coloro che, magari per le difficoltà economiche della propria famiglia, si trovano costretti poi a rinunciare a opportunità educative importanti per la propria crescita.
Proprio perché ci tengo a ricordare - lo faccio spesso, forse insistendo, da inguaribile ottimista, magari il tema può rientrare nell'attenzione e soprattutto nell'azione del Governo - sottolineo, per l'ennesima volta, che in questa sede stiamo parlando di dispersione scolastica, di povertà educativa e di diritto allo studio.
Non mi piace citare troppi dati, ma penso che per l'ennesima volta sia necessario ricordarne uno in quest'Aula: il numero dei bambini che vivono in povertà assoluta. Stiamo parlando di più di un milione di bambini in Italia e questa è un'ingiustizia assoluta e profonda, che riduce di fatto le possibilità, le aspirazioni, le opportunità dei più giovani, privandoli della possibilità, per esempio, di acquistare materiale scolastico oppure spingendoli a lasciare prematuramente il percorso di studi ed escludendoli dalla possibilità di poter frequentare teatri, cinema, attività sportive o ricreative.
Sono ingiustizie profonde proprio perché riguardano le generazioni più giovani. Non è un dettaglio, ma penso che sia giusto ricordarlo, anche perché questa povertà assoluta molto spesso si accompagna all'altro tema - è stato ricordato - della povertà educativa, che incide ancora di più sulle opportunità, sul presente e sul futuro dei più giovani proprio perché non si lega solo a quelle che sono le condizioni reddituali o lavorative delle famiglie, ma si associa alla impossibilità, per esempio, di poter usufruire dei servizi di tempo pieno a scuola, dei servizi delle mense, e che non va a toccare quei divari sociali e territoriali presenti nell'apprendimento, oltre a privare i ragazzi e le ragazze della possibilità di accedere a biblioteche e a libri e di scegliere di poter avere questa opportunità. Quasi in una sorta di paradosso: meno opportunità familiari di partenza hai, meno possibilità poi hai di poter accedere a gradi di istruzione superiore e di poter costruire un futuro differente rispetto a quello della famiglia di appartenenza. Forse, è qualcosa che i freddi numeri da soli non riescono a rappresentare.
E voglio citare anche un altro aspetto, che tra l'altro è anche uno dei fattori ispiratori alla base di questa proposta di legge, non da oggi, perché parte da iniziative anche precedenti, anche nella scorsa legge di bilancio, della collega Bonetti: parlo del tempo-estate, che è un tema molto urgente e molto importante.
Voglio ricordare in questa sede la petizione, che ha raggiunto più di 75.000 firme, depositata pochi mesi fa in Senato e che era stata presentata anche dalla collega senatrice Simona Malpezzi e soprattutto promossa dalla organizzazione e dalle attiviste Sarah Malnerich e Francesca Fiore.
Quella petizione ci porta di fronte a un tema e ad un problema non facile ma molto complesso nella sua risoluzione - ne siamo consapevoli - e che meriterebbe prima o poi di essere affrontato. Quella petizione ha analizzato quello che è il tempo-scuola in Italia, che risponde a un calendario scolastico frutto di una società che era profondamente diversa rispetto alla società attuale e che ci pone davanti a un tema che riguarda l'Italia, dove il tempo-estate, le vacanze estive sono le più lunghe del resto d'Europa.
Quella petizione ci porta davanti a una sollecitazione, quella di garantire anche durante l'estate un presidio educativo, non solo un presidio di conciliazione tra organizzazione e tempi lavorativi delle famiglie e i più giovani, ma soprattutto un problema educativo importante, perché i bambini, passati i tre mesi estivi, non tornano tutti uguali come sono usciti dalla scuola in termini di occasioni, di opportunità e di socialità, proprio perché non tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze hanno famiglie che durante l'estate possono assicurare le stesse opportunità educative e formative, oppure perché vivono in territori, con una grossa differenza tra Nord e Sud del Paese, dove non sono presenti le stesse opportunità educative che ci sono altrove.
E questa è un'ingiustizia che ci dovrebbe sollecitare a mettere in campo delle soluzioni che non rifuggano dal fatto che questo è un problema complesso, che chiama in causa l'organizzazione scolastica e anche lavorativa in seno alla scuola. Ma quello che chiedeva quella petizione era anche la costituzione di un tavolo all'interno dei Ministeri competenti, a cominciare proprio dal Ministero dell'Istruzione, per provare a iniziare a sciogliere i nodi e mettere in campo, in primo luogo, una strategia educativa, proprio perché non possiamo fingere che non ci sia un problema per le famiglie italiane e per i loro figli, perché durante quella lunga pausa estiva le diseguaglianze non si fermano ma si moltiplicano: diseguaglianze tra chi può accedere ai centri estivi o ad altre attività formative e ricreative e chi invece non ha quei mezzi, soprattutto chi non può avere quelle opportunità relazionali e di socialità che sono fondamentali nel percorso di crescita di una giovane generazione.
Sappiamo che questo è uno dei temi che è alla base, a monte, che ha ispirato questa proposta di legge. Ed ecco perché, approfittando della delega contenuta in questo testo, vogliamo ribadire che la prospettiva non può essere limitata, ma deve essere più ampia; deve seguire, tra l'altro, specifiche progettualità, anche pedagogiche ed educative, opportunità educative, formali e non formali, come la proposta di legge ricorda. E voglio aggiungere anche un altro dato perché avrete letto anche voi, colleghi, nei giorni scorsi, l'indagine riportata da sul tema della denatalità e sulle scelte familiari in questo caso dei giovani tra i 18 ed i 35 anni. Quell'indagine ci consegna un dato preoccupante e allarmante, allo stesso tempo, ma che forse dovrebbe indurci ad agire e a mettere in campo una strategia ovviamente che non riguarda solo le politiche educative ma è oggettivamente molto più ampia e complessa. Quell'indagine ci dice che i giovani italiani tra i 18 e i 35 anni scelgono di non avere figli per insicurezza economica, spesso collegata al costo che si deve sostenere poi per crescere quei figli, per formare una famiglia, per la scarsa disponibilità di asili nido e servizi per l'infanzia, per l'incertezza legata al proprio percorso lavorativo, spesso anche per la mancanza di supporto all'interno della propria famiglia.
Secondo quell'indagine il 58 per cento degli italiani giudica non adeguate le politiche per la famiglia e proprio per questo chiede maggiore sicurezza e stabilità sul lavoro, richiede incentivi economici, flessibilità lavorativa e congedi parentali più lunghi e retribuiti; chiede supporti per l'abitare, agevolazioni per gli affitti e per i mutui e ovviamente servizi per l'infanzia, asili nido, opportunità educative per i propri figli. E non è un libro dei sogni questo, colleghi; questo risponde a esigenze reali ed effettive del nostro Paese a cui purtroppo questa maggioranza di Governo continua a non rispondere oppure a depotenziare, a rimandare la palla in tribuna, come un po' fa - e spiace dirlo - rispetto a questa proposta di legge che ha intenti e obiettivi importanti e condivisibili.
E torno proprio sul tema di questo provvedimento e sull'urgenza anche di attuare misure concrete, ulteriori di contrasto della dispersione scolastica e della povertà educativa. Cosa servono? Servono soprattutto interventi strutturali di lungo periodo. Se parlate, se avete modo di confrontarvi con amministratori locali, con associazioni di settore quello che si chiede più spesso è il tempo pieno; si richiedono i servizi di mensa, per esempio, a scuola; si chiedono diffusione degli asili nido e riconoscimento soprattutto dell'universalità di questo servizio. E a queste urgenze noi aggiungiamo un tema in più come Partito Democratico: il tema dei patti territoriali, il tema delle comunità educanti, che costituiscono, a nostro avviso, una risposta non occasionale a un problema complesso e generale perché le comunità educanti rappresentano un progetto educativo, appunto, che coinvolge psicologi, educatori, pedagogisti, mondo associativo, enti locali, Terzo settore, reti di scuole per garantire tutto l'anno - inclusa ovviamente l'estate - azioni educative a favore degli studenti, offrendo opportunità, azioni, progettualità educative differenti in base ai singoli territori, valorizzando quindi l'autonomia scolastica con soggetti che siano in grado di farsi carico dei bisogni della comunità; proprio perché non possiamo essere, tra l'altro, indifferenti a un dato importante che riguarda la dispersione scolastica. La dispersione, implicita o esplicita, rappresenta una sconfitta grave per tutto il sistema educativo e un costo, tra l'altro, effettivo per lo Stato sia in termini di minore ricchezza nazionale, sia in termini di aumento della criminalità e della marginalità e, più in generale, dell'insicurezza sociale. Ed è un fenomeno tra l'altro multifattoriale che richiede quindi azioni politiche utili a prevenire dentro e fuori la scuola questo fenomeno. E noi pensiamo che anche i patti educativi di comunità passino appunto da questo.
Voglio ricordare - proprio perché vi hanno preso parte quasi tutte le forze politiche, vi ha preso parte la Sottosegretaria all'Istruzione, Paola Frassinetti - una bella iniziativa che si è realizzata proprio poche settimane fa qui alla Camera, promossa dal Tavolo interassociativo per la scuola, che riunisce le principali associazioni professionali del mondo della scuola, movimenti giovanili, per esempio, dei principali partiti politici, che era dedicato proprio ai patti territoriali. In quella occasione si sono condivise esperienze significative che già avvengono nel nostro Paese, in tante parti del nostro Paese, ponendo, tra l'altro, alcuni dati, alcuni elementi su cui riflettere, ossia la crisi educativa che attraversa, per esempio, il nostro Paese, la solitudine istituzionale in cui spesso la scuola si trova a muovere e soprattutto la crisi, l'indebolimento simultaneo di quelli che sono i tre pilastri - a nostro avviso - dell'educazione: la famiglia, la scuola e le comunità in cui queste famiglie e scuole si trovano a vivere, che spesso faticano a rispondere alle domande di una società in rapidissima trasformazione.
In quel convegno si è parlato di disagio delle generazioni più giovani, che spesso è testimoniato da atti di bullismo, da atti di violenza e, di fronte a tutto questo, una delle soluzioni che è stata promossa è stata proprio quella dei patti territoriali, perché non bastano e non servono solo azioni repressive o punitive, non servono circolari, le ennesime circolari ministeriali; non servono i consensi informati, di cui a lungo abbiamo discusso in quest'Aula; servono quattro parole d'ordine: fiducia, ascolto, risorse e soprattutto sostegno. Serve davvero prendersi cura della scuola come comunità educante e di tutti i soggetti che ne fanno parte; e per cementare quel tipo di relazioni i patti educativi rappresentano sicuramente uno strumento utile e prezioso che però necessita - e lo chiedono tutti coloro che sono coinvolti - di fondi e risorse strutturali. Non lo dice il Partito Democratico, lo dicono le amministrazioni locali, le associazioni, le istituzioni che spesso li realizzano grazie a finanziamenti a scadenza e proprio della scadenza la progettualità educativa non ha bisogno.
Ringrazio, quindi, davvero la collega Bonetti per averci offerto una possibilità in più per discutere in quest'Aula - e lo faremo anche nel corso dell'esame degli emendamenti successivamente - per aver offerto a quest'Aula un'opportunità in più per parlare e per discutere di questi temi.
Poco lontano da qui, al Senato, si sta discutendo della legge di bilancio. Ancora non si sa quando, come e con che modalità, tra l'altro, arriverà in quest'Aula. Non torno sui tagli che hanno riguardato il settore dell'istruzione, sui 600 milioni che per il prossimo triennio verranno sottratti alla scuola, ma voglio ricordare una cosa, parlando proprio di patti educativi e patti territoriali: per il Partito Democratico quello sui patti territoriali, quello sulla strutturalità dei fondi è uno degli emendamenti prioritari che abbiamo indicato alla legge di bilancio, proprio perché crediamo in quello che diciamo; non ci limitiamo a parlarne e basta. E se il Governo vuole dimostrare di avere a cuore questo tema, ecco ha un'occasione importante e significativa per dimostrarlo, per far sì che quella battaglia non sia solo la battaglia di una parte politica ma, cogliendo lo spirito anche di quell'incontro a cui facevo riferimento poco fa, sia davvero una battaglia comune di tutti, maggioranza e opposizione.
Sarebbe il modo concreto e reale di dimostrare che si hanno a cuore realmente gli interessi dei bambini e delle bambine con fatti, azioni, risorse concrete e strutturali, quelle azioni, quella fiducia di cui il mondo della scuola ha da sempre il reale e concreto bisogno .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Roscani. Ne ha facoltà.
FABIO ROSCANI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, membri del Governo, il mio breve intervento andrà a sottolineare quello che ritengo importante perché è il cuore di questo provvedimento, cioè la volontà di valorizzare e riconoscere la rilevanza educativa di ambienti e attività spesso per molto tempo percepiti come accessori o addirittura, diciamo, secondari: i centri estivi, i laboratori artistici, i percorsi sportivi, iniziative musicali, spazi ricreativi gestiti dai comuni, dalle associazioni, dalle realtà del Terzo settore. L'intento è ovviamente, da una parte, quello di contrastare - come è stato già detto - la povertà educativa, dall'altra, anche quello di porre l'attenzione e facilitare la partecipazione dei giovani alla vita pubblica, valorizzando esperienze che favoriscano ovviamente autonomia, relazioni, sperimentazione, favorire appunto quella voglia delle giovani generazioni di essere al centro delle cose, di essere coinvolte all'interno dei processi decisionali che le riguardano; e, ovviamente, anche quello di sostenere le famiglie attraverso l'offerta di opportunità educative rivolte al benessere dei figli, dalla nascita fino al compimento della maggiore età.
All'interno dell'articolo 2 c'è, infatti, una delega al Governo per l'adozione, entro 9 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, di uno o più decreti legislativi finalizzati proprio a promuovere quella diffusione di opportunità educative, anche non formali, rivolte al benessere dei minori, nel rispetto dei principi e dei criteri direttivi definiti; misure di sostegno ai servizi educativi non formali, con un occhio particolare alle famiglie numerose e a quelle con figli con bisogni specifici. Tra i vari criteri di guida individuati, una maggiore integrazione con le politiche comunali, quindi con il territorio, e la promozione delle attività nei campi delle materie STEM, quindi scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, con l'inclusione anche di enti religiosi e del Terzo settore.
Questo va nella direzione che ci dicevamo, perché c'è un intervento volto a dichiarare un carattere di importanza - una delega al Governo dichiara, comunque, un carattere di importanza per noi - su queste tematiche e su questi temi, e anche un carattere di urgenza, che si va a inserire all'interno di una costellazione di provvedimenti che va esattamente in questa direzione, che ha caratterizzato il Governo e la maggioranza. All'interno dell'articolo 3 si definisce anche la possibilità di stipulare convenzioni finalizzate all'utilizzo degli spazi disponibili all'interno degli edifici scolastici per le attività previste all'interno dell'articolo 1.
Ma questa legge, in maniera assolutamente complessiva, definisce e prevede anche un'idea di scuola diversa da quella che abbiamo immaginato fino ad oggi; non soltanto una scuola che è volta ad avere un'educazione frontale e nozionistica nei confronti della comunità studentesca, ma una scuola che si pone al centro di una rete educativa, che coinvolge le giovani generazioni, che coinvolge le loro famiglie, che coinvolge il tessuto territoriale delle nostre comunità; quindi un coordinamento, in qualche modo, per diffondere buone pratiche, per sostenere attività ricreative, anche quelle non formali, per mettere insieme a 360 gradi l'educazione delle giovani generazioni.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, colleghe e colleghi, la legge che oggi stiamo discutendo in quest'Aula ha lo scopo di riconoscere il valore e sostenere le attività educative non formali come un'esperienza educativa fondamentale per la crescita di bambini e di ragazzi. L'educazione non formale si caratterizza per essere un'educazione volta alla formazione delle competenze ampie e piene per le nuove generazioni: promuove e riconosce come elemento fondamentale la partecipazione da parte dei minori, dei bambini e dei ragazzi non solo all'esperienza educativa, ma anche ai processi decisionali che li coinvolgono, come è stato sancito dalle linee guida definite proprio a tale scopo nello scorso Piano per l'infanzia e l'adolescenza, e si caratterizza altrettanto per il riconoscimento di un valore sostanziale anche della cosiddetta dell'educazione tra pari.
L'educazione non formale è quindi, accanto alla scuola, un'esperienza di primaria importanza per la crescita sana, armoniosa ed equilibrata da parte dei ragazzi, ma ancor più per il loro , per la formazione di una piena e compiuta cittadinanza. In questa legge, in particolare, si vanno anche a individuare quelli che sono i soggetti che agiscono come educanti, comunità educanti, nei confronti delle bambine, dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi; soggetti che, come è stato detto da chi mi ha preceduto, spesso sono stati sottovalutati nella loro azione educativa, che è un'azione di primaria importanza per lo sviluppo complessivo del nostro Paese e della nostra società.
Penso ai soggetti del Terzo settore, dell'associazionismo, al mondo degli oratori e degli enti religiosi, al mondo della cultura, al mondo delle associazioni sportive. Soggetti che nella nostra Italia, nelle nostre città, nei più piccoli comuni, sono il presidio della nostra Repubblica nell'accompagnamento e nella crescita per le nuove generazioni, e che, quindi, meritano di essere riconosciuti nel loro valore e sostenuti nella loro attività. Io tengo particolarmente a questa legge, che ho voluto promuovere e su cui ho chiesto una convergenza che fosse la più ampia possibile, anche nella stesura del testo, perché nasce dall'esperienza dolorosissima della pandemia della scorsa legislatura.
Ricordo che, dopo quella necessaria chiusura delle scuole per il tema sanitario dello sviluppo della pandemia, il Paese si è accorto, si è come ridestato rispetto al riconoscimento di un valore fondamentale, per le nuove generazioni, per le bambine, i bambini, le ragazze e i ragazzi, della scuola e dei contesti educativi. Chiudere quei contesti educativi ha rappresentato, per i nostri ragazzi e per i nostri giovani, una ferita indelebile, dolorosissima, di cui ancora oggi stiamo pagando le conseguenze.
I giovani e i bambini, così spesso dimenticati, si sono invece posti agli occhi nostri, della responsabilità istituzionale, e, quindi, ce ne siamo voluti fare carico. È per questo motivo che, già per l'estate del 2020, avevo voluto, allora nella mia attività da Ministra, riaprire in sicurezza proprio le attività educative non formali, in particolare i centri estivi. Non è stata un'operazione semplice, e non è stata un'operazione semplice perché ci siamo tutti scontrati con il fatto che la nostra legislazione finora non aveva un contesto chiaro di definizione e di riconoscimento delle attività di educazione non formali.
Quindi è stato introdotto il primo finanziamento, per la prima volta è stato dato un finanziamento di 135 milioni ai comuni, specificatamente per i centri estivi, che poi sono stati rinnovati negli anni successivi, ma la possibilità di riaprire quelle attività ha richiesto l'introduzione di un elemento all'interno dei DPCM, il cosiddetto Allegato 8, di riferimento anche di carattere normativo. Questo ha permesso anche nei mesi successivi, quando ancora la pandemia era purtroppo molto diffusa e nell'ambito del Paese mieteva ancora troppe vittime, di mantenere comunque questi presidi educativi aperti.
Con la legge che oggi stiamo discutendo si sana questa mancanza nel nostro ordinamento: si definisce un quadro normativo e legislativo chiaro, che introduce l'educazione non formale, da un lato, come un'attività prioritaria per la crescita delle bambine, dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, ma, nello stesso tempo, definisce il contesto educativo dove si svolge l'educazione non formale come altrettanto riconosciuto all'interno del sistema educativo complessivo del Paese accanto alla scuola.
È una legge che, quindi, dà pienamente conto non solo di questa valorizzazione del mondo del Terzo settore, ma anche di un'attività che il Parlamento europeo e il Consiglio d'Europa hanno definito come strategica. Quindi, con questa legge anche l'Italia si allinea a quelle raccomandazioni che, a livello europeo, sono state portate avanti nell'ambito di una valorizzazione di politiche di promozione e di per quanto riguarda i più giovani.
È una legge che riconosce il Terzo settore, come ho detto, come un soggetto agente, protagonista, con una finalità e un'azione educativa chiara nel Paese; riconosce l'attività di volontariato come un'attività fondamentale, per il nostro Paese, per l'educazione dei più giovani; porta avanti il concetto di un patto di comunità educante tra le istituzioni territoriali, il mondo del Terzo settore, dell'associazionismo, degli oratori, delle attività sportive, insieme e accanto alla scuola; finalmente, definisce anche quel quadro per dare un sostegno economico stabile e strutturale a quelle attività che, altrimenti, sono ad oggi finanziate solo attraverso bandi che, per loro natura, non garantiscono una possibilità strutturale di progettazione di queste attività.
Ricordo che da questa prima esperienza della scorsa legislatura sono stati destinati più di 430 milioni ai comuni, al Terzo settore, alle associazioni che svolgono un'educazione non formale, di cui 328 specificatamente per i centri estivi, ma che, anche in questa legislatura, il Governo ha voluto portare avanti questo tipo di finanziamento e di sostegno, e già in questa legge di bilancio si dà seguito a un primo finanziamento strutturale per quanto riguarda i centri estivi.
Quindi, questa legge, che definisce il quadro normativo sul quale si può insistere questo tipo di garanzia strutturale, è un passaggio fondamentale nel nostro Paese.
Un altro passaggio che vorrei altrettanto sottolineare riguarda quanto è già stato richiamato, ossia il tema del tempo educativo nel nostro Paese. È sempre più evidente che la necessità di investire in nuove competenze per le nuove generazioni è fondamentale anche alla luce di quel quadro di transizione demografica nel quale l'Italia oggi, purtroppo, si sta trovando, con una penalizzazione forte delle nuove generazioni. Quei giovani, spesso dimenticati, finalmente diventano, in questa legge, i protagonisti, invece, a cui il Paese guarda con attenzione. Per contrastare la dispersione scolastica, per contrastare la povertà educativa, per dare ai giovani quelle nuove competenze - ecco perché il riferimento anche specifico alle discipline scientifiche e alle materie STEM - serve una continuità educativa che non può soltanto essere inscritta nel contesto scolastico o, temporalmente, in giornate che non prevedano un tempo pieno o in un'estate vuota dei contesti educativi. Con questa legge, invece, si creano le condizioni perché scuola, istituzioni locali, mondo del Terzo settore e dell'educazione non formale possano creare un processo di continuità educativa anche a sostegno delle famiglie, togliendo a queste famiglie il costo, anche economico, per poter far accedere i propri figli alle attività.
Chiudo, Presidente, ricordando un altro punto che mi sta molto a cuore, che è il metodo con cui noi abbiamo costruito questa legge. Per questo, io ringrazio il relatore Paolo Emilio Russo, la relatrice Valentina Grippo e tutti i colleghi dell'opposizione e ringrazio il Governo. Qui c'è la Vice Ministra Bellucci, che aveva lavorato e collaborato, allora dall'opposizione, esattamente per trovare questa convergenza, e sono orgogliosa del fatto che questa legge sia stata sottoscritta da quasi tutti i gruppi parlamentari, segno che, quando si parla di educazione e di protagonismo giovanile, la politica sa unirsi e l'Aula che rappresenta il Paese sa essere forte e chiara nei confronti delle nuove generazioni.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Di Lauro. Ne ha facoltà.
CARMEN DI LAURO(M5S). Grazie, Presidente. Questa proposta di legge nasceva con un obiettivo chiaro, condivisibile, e io direi anche necessario: stiamo parlando di sostenere le attività educative non formali come presidio pubblico contro la povertà educativa, come strumento di inclusione, come integrazione del tempo scuola, come sostegno concreto alle famiglie; una proposta, quindi, importante, che avevamo anche firmato come MoVimento 5 Stelle. Un obiettivo che parlava di bambini, di adolescenti, di territori fragili, di disuguaglianze da colmare; un obiettivo che riconosceva l'educazione non formale come parte di una responsabilità pubblica, non come una concessione, non come un favore, non come una delega impropria. Ebbene, durante l'iter in Commissione affari sociali e in Commissione cultura, questo testo è stato radicalmente trasformato: non migliorato, non rafforzato ma, a nostro avviso, è stato svuotato. E io non credo che sia un giudizio politico di parte perché poi, in realtà, basta guardare un attimo quello che era il testo quando è arrivato in Commissione e quello che è il testo oggi che è uscito dalle Commissioni e che sta per arrivare in Aula.
Il primo punto critico è evidente: da una legge che istituiva strumenti concreti, si è passati a una delega al Governo; una delega molto ampia, generica, priva di una vera cornice vincolante, che rimanda tutto a ipotetici decreti legislativi futuri. Il Parlamento abdica, in questo caso, e il Governo decide. Però non solo si delega, ma lo si fa anche senza, in realtà, una visione educativa coerente, senza i livelli essenziali delle prestazioni, senza garanzie uniformi su tutto il territorio nazionale. Nel testo originario si parlava chiaramente di diritto all'educazione non formale, di contrasto strutturale alla povertà educativa. Nel testo attuale, questo impianto si dissolve in una sommatoria di parole fumose - iniziative, accordi -, affidate a una discrezionalità che rischia di produrre disuguaglianze, già presenti, ancora maggiori tra i territori.
Un altro punto, a nostro avviso, molto grave è quello che riguarda le scuole, e viene toccato nell'articolo 3. L'articolo 3, infatti, consente l'utilizzo degli spazi scolastici per queste non ben precisate attività tramite convenzioni con i comuni, però tutto questo avviene senza una garanzia reale, senza una tutela per gli edifici scolastici, senza chiarezza sulle responsabilità; nessuna previsione su manutenzione, sicurezza e coperture assicurative. Le scuole, praticamente, in questo articolo, diventano dei contenitori neutri, disponibili a tutto, senza che venga rafforzata la loro funzione educativa, senza che vengano messi al centro dirigenti, comunità scolastiche, collegi docenti. La scuola non è uno spazio vuoto da riempire, è una comunità educativa con regole, responsabilità e, chiaramente, autonomia.
Però, ora vorrei un attimo trattare quello che è il punto, secondo me, più surreale di questa proposta di legge, che è quello delle coperture finanziarie. Per gli anni 2026 e 2027 si stanzia qualche milione di euro, ma, in realtà, stiamo parlando di risorse che provengono da un fondo che era stato già approvato in precedenti leggi di bilancio, quindi non parliamo di nuove risorse. Le uniche nuove risorse le registriamo per l'anno 2028, per cui stiamo parlando di una copertura di un milione di euro. Un milione. Mi viene in mente quella battuta del famoso film : quel milione un po' mitologico evocato, simbolico. Con un milione di euro a livello nazionale, consentitemi, non si sostiene alcun sistema educativo, non si combatte la povertà educativa, non si garantisce equità territoriale e non si costruisce, chiaramente, alcuna politica strutturale. Quindi, diciamolo chiaramente: questo è un provvedimento che prometteva sicuramente molto, moltissimo, ma che ha mantenuto poco. E quando l'investimento è simbolico, come in questo caso, anche l'impatto, di conseguenza, sarà simbolico.
Arrivo alla conclusione. Pur riconoscendo l'importanza del tema, è per noi inaccettabile il grave svuotamento a cui è stato sottoposto questo provvedimento e anche, come dicevo poc'anzi, il finanziamento quasi ridicolo. In estrema sintesi, questo è un testo che svuota il ruolo del Parlamento una volta di più, indebolisce la natura pubblica della funzione educativa, introduce delle ambiguità sul rapporto fra Stato, scuola e soggetti esterni, e poi affida, infine, tutto a una delega sottofinanziata. L'educazione non formale non è un riempitivo, non è un favore, non è una concessione: è una responsabilità politica. E questa responsabilità oggi, purtroppo, non è all'altezza della sfida che il Paese ha davanti. Per questo, il nostro voto sarà, poi, in sede di votazione, un voto di astensione. Però è un'astensione certamente critica, argomentata, ma, soprattutto, vigile, perché sull'educazione dei bambini e delle bambine di questo Paese non ci si può permettere superficialità, né scorciatoie, né, consentitemi, illusioni da un milione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Questa proposta di legge nasce da una consapevolezza semplice, ma un po' troppo spesso rimossa dal dibattito pubblico: l'educazione non si esaurisce nel tempo scuola, e lo Stato non può continuare a considerare tutto ciò che avviene prima, dopo e oltre la scuola come un ambito residuale o facoltativo. Un principio condiviso, penso, da tutti i gruppi parlamentari che hanno sottoscritto questa proposta a prima firma della collega Bonetti, che affronta una delle grandi questioni irrisolte nel nostro Paese: la povertà educativa, che non è un problema marginale, ma una frattura strutturale che incide sulle disuguaglianze sociali, territoriali e generazionali. Parliamo, quindi, di milioni di bambine e bambini, di ragazze e ragazzi che vivono lunghi periodi dell'anno - penso, in particolare, ai mesi estivi - senza opportunità educative, formative, relazionali e, spesso, senza anche un adeguato supporto familiare. È lì che si annidano l'abbandono scolastico implicito, l'isolamento sociale, la rinuncia precoce alle proprie aspirazioni. Questa legge compie un passo politicamente molto rilevante, cioè riconoscere l'educazione non formale come parte integrante delle politiche pubbliche educative, non come supplenza o volontariato occasionale, ma come livello essenziale di intervento.
E lo fa, peraltro, coinvolgendo i tre attori principali, in un patto educativo che li coinvolge tutti. Il primo è sicuramente quello del Fondo per il sostegno alle attività educative formali e non formali rivolto ai comuni, costruito su un principio fondamentale: la collaborazione stabile tra le istituzioni, la scuola e il Terzo settore. E, allora, il ruolo dei comuni è sempre più attivo, il ruolo degli amministratori locali, il ruolo di quello Stato, che nelle periferie, agisce attraverso di loro. C'è una scelta culturale netta: quella di non centralizzare ancora una volta l'educazione, ma di frammentarla, di dare comunità educanti locali, fondate sulla coprogrammazione e la coprogettazione. Non quei bandi che abbiamo visto spesso, ma una progettualità che deve essere continuativa, condivisa e misurabile nel tempo.
Un altro elemento qualificante è il coinvolgimento delle scuole che sono, evidentemente, l'attore principale, ma che, senza mettere in discussione l'autonomia scolastica, la rafforzano, consentendo di riconoscere e valorizzare le competenze acquisite anche in contesti non formali dentro il degli studenti e delle studentesse, valorizzando quei -lavori fatti fuori dalla scuola, che danno un valore, però, alla crescita dei ragazzi. È un passaggio decisivo, significa dire ai ragazzi che ciò che imparano fuori dall'aula conta: conta lo sport, conta la musica, conta il volontariato, contano le esperienze associative, che non sono tempo perso ma, al contrario, formazione civica e professionale. E da qui un ringraziamento e un coinvolgimento a tutti gli enti di volontariato, all'associazionismo, agli enti religiosi che già oggi se ne occupano, ma senza un coordinamento univoco e istituzionalizzato.
Infine, è un rammarico la cancellazione dell'Osservatorio nazionale delle attività di educazione non formale. Era un passaggio forse molto importante, perché, per parlare di questo tema, l'Osservatorio ci permetteva di avere dati, di monitorare, di misurare l'impatto, di capire e diffondere le buone pratiche. Senza questo sarà più complicato farlo, ma sarà comunque un passo in avanti.
Purtroppo, solo una piccola parte di questi contenuti è già attiva in legge di bilancio - una piccolissima parte -, ma sicuramente l'introduzione di questa legge permette, invece, di dare una cornice stabile, una visione più organica e la possibilità di avere, appunto, una delega al Governo che restituisca un quadro normativo improntato su un sistema che oggi manca. Da qui passa il futuro dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, e da qui, oggi, è un piccolo passaggio per migliorare il loro futuro .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, l'onorevole Paolo Emilio Russo: prendo atto che rinuncia.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, la Vice Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente. Innanzitutto voglio dire che, certamente, la povertà educativa è un problema complesso e, come Governo, ne siamo assolutamente consapevoli. Comprendiamo che necessita innanzitutto di un'alleanza fra tutti gli attori coinvolti, tra tutte le persone che hanno e devono avere delle responsabilità.
Per questo le istituzioni si devono unire, per questo c'è la necessità di favorire il coinvolgimento del Terzo settore, degli enti religiosi civilmente riconosciuti, ma anche del mondo produttivo, quindi delle imprese, delle aziende, perché per arrivare a riconoscere a ciascun bambino, in Italia, il diritto a essere educato e sostenuto nella propria crescita nel migliore dei modi, è necessità, c'è necessità, che non ci siano steccati né divisioni, ma che ci sia unione.
E, allora, io voglio ringraziare la prima firmataria di questa proposta di legge, l'onorevole Bonetti; voglio ringraziare i relatori, l'onorevole Grippo e l'onorevole Russo; voglio ringraziare tutti coloro i quali hanno proposto un intervento che ha trovato dei punti di caduta e di condivisione. Perché può essere molto facile dividersi e interloquire con l'altro dando vita a una contrapposizione fine a se stessa e scevra di qualsiasi capacità di costruire risposte concrete. Questo deve essere un tema prioritario. Lungi da noi credere che una legge o un decreto possano risolvere la problematica delle povertà, tantomeno della povertà educativa. Ma è pur vero che le leggi servono a sottolineare, a definire delle priorità. Poi quello che spetta a noi è inserire, in tutti i modi possibili, interventi d'urgenza. E voi, con questa delega al Governo, siete intervenuti in modo tale da rendere più rapido l'iter e, tecnicamente, quindi, più sostenibile con la rapidità che lo richiede.
Il Governo è in sintonia; posso dire che, certamente, come Vice Ministro al Lavoro e alle politiche sociali, con una delega alle politiche sociali, abbiamo anche stanziato risorse importanti: otre 300 milioni di euro per aprire dei centri di aggregazione per minori dagli 11 fino ai 18 anni, ma anche dai 19 fino a 21, dove fare gratuitamente sport, imparare a utilizzare uno strumento, essere accompagnati nell'utilizzo sano delle nuove tecnologie. Apriremo e stiamo aprendo - perché già li abbiamo inaugurati - 92 centri di aggregazione in Italia, con particolare riguardo ai contesti a più alta povertà educativa e criminalità organizzata, unendo, in amministrazione condivisa, gli enti locali, il mondo del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, con quei patrimoni di esperienze che appartengono agli oratori e anche alle parrocchie, che certamente non devono essere lasciati fuori dall'iniziativa pubblica.
Tutto questo, insieme anche all'istituzione della Giornata nazionale dell'ascolto dei minori, che vuole sostenere quella che, giustamente, la prima firmataria della proposta di legge, l'onorevole Bonetti, ha definito come una delle priorità. I minori non possono essere soggetti destinatari degli interventi e basta, ma devono essere protagonisti. Questi servizi devono essere per loro, ma fatti con loro. E quindi, anche questa iniziativa di una Giornata nazionale dell'ascolto dei minori ha avuto questo obiettivo e continueremo, quindi, a proporre dinamiche di ascolto perché noi adulti, prima di tutto, dobbiamo dare l'esempio. E quell'esempio si dà, non soltanto prendendo la parola con un microfono acceso, ma anche con una capacità di ascoltarci, di ascoltare, di avere quella sensibilità, quel buonsenso che fa arrivare alla diretta capacità, poi, di affrontare i problemi, le complessità e di poterli, quindi superare, nel più breve tempo possibile. Quindi, grazie a voi per la delega che ci vorrete offrire con questo iter parlamentare .
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2736: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, recante misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La XI Commissione (Lavoro) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Tiziana Nisini.
TIZIANA NISINI, . Grazie, Presidente. Grazie, Vice Ministro Bellucci. Entro subito nel merito degli articoli. L'articolo 1 autorizza l'INAIL, a decorrere dal 1° gennaio 2026 e nel rispetto dell'equilibrio della gestione tariffaria, alla revisione delle aliquote per l'oscillazione in per andamento infortunistico - con esclusione dal riconoscimento delle medesime aliquote di oscillazione in per quei datori di lavoro che hanno riportato negli ultimi due anni sentenze definitive di condanna per violazioni gravi in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro - e dei contributi INAIL in agricoltura.
In Senato è stato aggiunto l'articolo 1-, il quale dispone che negli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande nelle imprese turistico-ricettive, la formazione e l'eventuale addestramento specifico si concludono entro 30 giorni dalla costituzione del rapporto di lavoro o dell'inizio dell'utilizzazione se si tratta di somministrazione di lavoro.
L'articolo 2 modifica i requisiti per l'accesso alla Rete del lavoro agricolo di qualità, aggiungendo come ulteriore condizione l'assenza di condanne penali e sanzioni amministrative per violazioni della normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Si riserva, inoltre, alle imprese agricole iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità una parte delle risorse dell'INAIL destinate al finanziamento di progetti di investimento e formazione riguardanti la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro.
L'articolo 3 reca disposizioni in materia di attività di vigilanza, di tessera di riconoscimento del lavoratore e di patente a crediti, con riferimento alle attività in regime di appalto e subappalto e a ulteriori attività a rischio più elevato. In particolare, si dispone che l'Ispettorato nazionale del lavoro, al fine del rilascio dell'attestato per le iscrizioni alle liste di conformità, controlli in via prioritaria i datori di lavoro che svolgono la propria attività in regime di subappalto, nei cantieri edili, sia in appalto che in subappalto, nonché negli ulteriori ambiti di attività a rischio più elevato.
Si dispone, ancora, l'obbligo per il datore di lavoro di dotare i propri dipendenti di una tessera di riconoscimento con codice univoco anticontraffazione; l'aumento da 6.000 a 12.000 euro della sanzione in caso di mancanza della patente a crediti; per le condotte che si realizzano successivamente al 1° gennaio 2026, la decurtazione di 5 crediti - 6 nell'ipotesi di lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno, minori - si applica in tutti i casi di violazione delle norme sul lavoro irregolare, per singolo lavoratore, a prescindere dalla durata dell'illecito e che le violazioni connesse al lavoro irregolare sono considerate con riferimento a ciascun lavoratore; infine, l'obbligo per il committente di specificare le imprese che operano in regime di subappalto nella notifica preliminare che egli trasmette all'ASL prima dell'inizio dei lavori.
L'articolo 4 interviene al fine di rafforzare la capacità ispettiva dell'INL e dell'Arma dei carabinieri. In particolare, per gli anni 2026, 2027 e 2028, autorizza l'INL ad assumere 300 unità di personale, elevando altresì da 8 a 10 il numero massimo di posizioni dirigenziali di livello generale nonché a 100, in luogo di 94, quello delle posizioni dirigenziali di livello non generale. Inoltre, aumenta da 710 a 810 le unità del contingente dell'Arma dei carabinieri assegnato al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali per i servizi di vigilanza per l'applicazione delle leggi sul lavoro, sulla previdenza e sull'assistenza sociale e autorizza l'assunzione delle suddette 100 unità di personale, di cui 51 dal 1° settembre 2026 e 49 dal 1° settembre 2027.
L'articolo 5 reca disposizioni concernenti la prevenzione e la formazione in materia di sicurezza sul lavoro. In particolare, dispone che, dal 2026, l'INAIL trasferisca annualmente al Fondo occupazione e formazione 35 milioni di euro per il finanziamento di interventi mirati di promozione e divulgazione della cultura della salute e della sicurezza sul lavoro, nell'ambito dei percorsi di istruzione e formazione professionale, tecnica superiore, universitari e di alta formazione artistica e di interventi di formazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza aziendale, territoriale e del sito produttivo.
Il medesimo istituto è altresì chiamato a promuovere, nell'ambito del proprio bilancio, interventi di formazione in materia prevenzionale attraverso l'impiego dei Fondi interprofessionali, interventi di sostegno per le piccole e medie imprese, per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale, campagne informative, progetti formativi per la diffusione della cultura della salute e sicurezza sul lavoro nelle istituzioni scolastiche. Il medesimo articolo, inoltre, inserisce un rappresentante dell'INL tra i membri della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, del Comitato per l'indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro e della Commissione per gli interpelli e modifica alcuni parametri della disciplina dei lavori in quota. Inoltre, si demanda a un regolamento la definizione di norme specifiche per l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale e si modifica la disciplina del Comitato per l'indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, della Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro e della Commissione per gli interpelli.
L'articolo 6 attribuisce ad apposito accordo in sede di Conferenza Stato-regioni l'individuazione dei criteri e dei requisiti di accreditamento presso le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano dei soggetti che erogano la formazione in materia di salute e sicurezza.
L'articolo 7 reca una norma di interpretazione autentica dell'articolo 18 del decreto-legge n. 48 del 2023, che si interpreta nel senso che l'ambito di applicazione dell'assicurazione INAIL contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali nei settori istruzione e formazione comprende anche gli infortuni occorsi nel tragitto dall'abitazione - o da altro domicilio dove si trovi lo studente - al luogo dove si svolgono i percorsi di formazione scuola-lavoro e quelli occorsi nel tragitto inverso. Il medesimo articolo 7, inoltre, esclude che le convenzioni stipulate per i percorsi di formazione scuola-lavoro tra le istituzioni scolastiche e le imprese ospitanti possano prevedere che gli studenti siano adibiti a lavorazioni ad elevato rischio.
L'articolo 8 prevede l'erogazione annuale, a decorrere dal 1° gennaio 2026, da parte dell'INAIL di borse di studio ai superstiti di deceduti per infortuni sul lavoro o per malattie professionali che hanno diritto alla rendita prevista dalla normativa vigente. L'importo delle borse di studio, esente da imposizione fiscale, è compreso dai 3.000 ai 7.000 euro ed è erogato fino al raggiungimento dei limiti di età previsti per la percezione della suddetta rendita vitalizia.
L'articolo 9 dispone che l'assegno di incollocabilità sia erogabile non più fino a 65 anni, ma fino a un'età non superiore ai limiti previsti per l'ammissione al beneficio del collocamento obbligatorio mirato, come adeguata periodicamente all'età pensionabile.
L'articolo 10 aggiorna i riferimenti normativi alle norme tecniche UNI cui devono conformarsi i modelli di organizzazione aziendale in materia di sicurezza sul lavoro e dispone che il Ministero promuove convenzioni tra INAIL e UNI per la consultazione gratuita delle norme tecniche di particolare valenza per i temi della salute e della sicurezza sul lavoro, nonché per l'elaborazione, da parte di UNI, di un bollettino ufficiale delle norme tecniche emanate.
L'articolo 11 dispone che, come già previsto per le gestioni amministrate dall'INPS, dal 1° gennaio 2026 tutte le movimentazioni anticipazioni di cassa tra le gestioni dell'INAIL sono evidenziate mediante regolazione e non determinano oneri o utili.
L'articolo 12 autorizza l'INAIL, a decorrere dal 1° novembre 2025, alla stabilizzazione dei medici specialisti e degli infermieri già titolari, dal 1° novembre 2022, di contratti di lavoro subordinato a termine, di durata massima pari a 36 mesi, con il medesimo Istituto.
L'articolo 13 riconosce al personale dell'INL una somma forfetaria per le missioni ispettive e all'Istituto l'esenzione del pagamento delle spese degli atti processuali. Inoltre, per le imprese costituite in forma societaria si dispone che l'obbligo di indicare il domicilio digitale non grava su tutti gli amministratori dell'impresa, come previsto finora, ma sull'amministratore unico o sull'amministratore delegato o, in mancanza, sul presidente del consiglio di amministrazione.
L'articolo 14 reca disposizioni relative al Sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa disponendo: dal 1° aprile 2026, l'obbligo per i datori di lavoro, al fine di fruire dei benefici contributivi, di pubblicare la disponibilità della relativa posizione di lavoro; dalla medesima data, la possibilità per i datori di lavoro di utilizzare il SIISL in materia di comunicazioni obbligatorie; l'obbligo per le Agenzie per il lavoro di pubblicare sul SIISL tutte le posizioni di lavoro che gestiscono; l'iscrizione sul SIISL dei lavoratori stranieri che, ai sensi dell'articolo 23 del decreto legislativo, hanno partecipato ad attività di istruzione e formazione.
L'articolo 14-, introdotto dal Senato, reca disposizioni volte a favorire l'assunzione di lavoratori svantaggiati e disabili.
L'articolo 15 prevede l'adozione di linee guida per l'identificazione e l'analisi dei mancati infortuni.
L'articolo 17 reca disposizioni in merito ai controlli sanitari.
L'articolo 18 riguarda le organizzazioni di volontariato della Protezione civile.
L'articolo 19 prevede misure urgenti per il personale assunto con contratti di lavoro stipulati dalle regioni e dalle province autonome.
L'articolo 20 proroga fino al 31 dicembre 2025 il termine dello stato di emergenza conseguente agli eccezionali eventi meteorologici accaduti in diverse province toscane.
L'articolo 20-, introdotto dal Senato, introduce una clausola di salvaguardia.
Infine, l'articolo 21 dispone che il decreto-legge entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione in .
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che si riserva eventualmente di farlo dopo.
È iscritto a parlare il deputato Marcello Coppo. Ne ha facoltà.
MARCELLO COPPO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi discutiamo un provvedimento che parla delle fondamenta della nostra comunità nazionale, il diritto a tornare a casa dal lavoro sani e salvi. È un decreto che porta la firma del Governo Meloni e che si muove esattamente nella direzione che Fratelli d'Italia ha sempre indicato: più prevenzione, più controlli mirati, più cultura della sicurezza, senza trasformare l'impresa in un bersaglio ma rendendola protagonista responsabile di questo cambiamento. Qui non si contrappongono Stato e datore di lavoro; qui si costruisce una cooperazione trasparente tra istituzioni, imprese e lavoratori per ridurre davvero il numero di infortuni e morti sul lavoro.
Il decreto interviene innanzitutto sul sistema INAIL: si autorizza dal 1° gennaio 2026 la revisione delle aliquote di oscillazione in , cioè quelle riduzioni del premio che, appunto, premiano chi ha un buon andamento infortunistico, cioè chi non ne fa, perché buon andamento infortunistico, detto così, potrebbe essere ovviamente non compreso. Ma da oggi le aziende che hanno riportato negli ultimi 2 anni sentenze definitive per violazione grave in materia di sicurezza vengono escluse da questo beneficio; chi rispetta le regole viene premiato, chi le calpesta non può godere degli sconti pagati sulla pelle dei lavoratori.
Contestualmente, l'INAIL è autorizzato a rivedere i contributi in agricoltura, mantenendo l'equilibrio tariffario, ma con una logica di maggiore equità e di incentivo alle aziende agricole che investono in sicurezza. Sul fronte agricolo, appunto, il decreto rafforza la rete del lavoro agricolo di qualità, chiedendo requisiti più stringenti per entrare e restare in questo circuito virtuoso. Le imprese agricole devono ora dimostrare non solo l'assenza di condanne in materia di lavoro e legislazione sociale, ma anche di condanne e di sanzioni amministrative, anche non definitive, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, salvo sanatorie tempestive.
Dal 2026 una quota delle risorse INAIL per progetti di investimento e formazione in sicurezza viene riservata alle imprese agricole iscritte alla rete che abbiano adottato concrete misure di miglioramento delle condizioni di sicurezza e salute. Premiamo, quindi, chi fa la cosa giusta e orientiamo il sistema, non certo con degli slogan, ma con risorse e criteri chiari. Sul terreno dei controlli, il decreto potenzia l'azione dell'Ispettorato nazionale del lavoro, che dovrà programmare in via prioritaria le ispezioni nei confronti dei datori di lavoro che operano in subappalto pubblico e privato. Andiamo dove il rischio di sfruttamento e di lavoro irregolare è più alto.
Si introduce, poi, una tessera di riconoscimento dotata di codice univoco anticontraffazione, da usare come , obbligatoria per chi lavora nei cantieri in appalto e subappalto, e negli altri ambiti a maggior rischio che saranno individuati con decreto, con l'integrazione della piattaforma SIISL per tracciare i flussi di manodopera. Viene, inoltre, resa più incisiva la patente a crediti per i cantieri: si precisano, infatti, le modalità di decurtazione del punteggio su base di illeciti tipizzati e si estende l'istituto a ulteriori attività ad alto rischio, individuate con il coinvolgimento delle regioni e delle parti sociali.
Un pilastro del decreto è la formazione vera, non quella di facciata: si introduce un accordo in Conferenza Stato-regioni per fissare criteri rigorosi di accreditamento dei soggetti che possono erogare corsi di formazione in materia di salute e sicurezza, basati su competenza certificata, adeguata organizzazione e risorse, superando logiche puramente commerciali. L'INAIL dovrà destinare almeno 35 milioni di euro all'anno dal 2026 a interventi di promozione e divulgazione della cultura della sicurezza in tutti i percorsi di istruzione e formazione, anche universitaria e di alta formazione, e a potenziare la formazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, con particolare attenzione alle micro e piccole imprese.
In più, si promuovono campagne informative nelle scuole sull'incidentalità , si usano strumenti innovativi come realtà virtuale e aumentata per l'apprendimento esperienziale e si estende il tracciamento delle competenze acquisite nel fascicolo elettronico del lavoratore e nel fascicolo sociale, integrati con il SIISL, il Sistema informativo nazionale.
L'Ispettorato del lavoro viene rafforzato con 300 nuove unità di funzionari ispettivi nel triennio 2026-2028 e con un aumento delle posizioni dirigenziali, mentre si potenzia il contingente dei Carabinieri per la tutela del lavoro. Non promesse, ma personale in più sul campo. I dipartimenti di prevenzione delle ASL vedono consolidati i loro compiti in tema di vigilanza, prevenzione e promozione della salute nei luoghi di lavoro, con la possibilità di riutilizzare le economie per le stesse finalità e con un'estensione delle funzioni sanitarie a tutto il personale dei servizi per la prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro.
Si aggiornano, poi, i riferimenti tecnici nei modelli organizzativi articolo 30 del decreto legislativo n. 81 del 2008 - il vecchio standard OHSAS viene sostituito dalla più moderna normativa UNI EN ISO - e il Ministero del Lavoro promuoverà convenzioni INAIL-UNI per consentire la consultazione gratuita delle norme tecniche e la pubblicazione di un bollettino ufficiale, abbattendo barriere di costo per le imprese.
Sul fronte sanitario, il decreto chiarisce che tutte le visite obbligatorie previste dal decreto legislativo n. 81 del 2008, tranne quelle preassuntive, vanno computate nell'orario di lavoro. Il medico competente assume un ruolo più attivo nella promozione della prevenzione oncologica, incentivando l'adesione ai programmi di dei LEA, mentre vengono disciplinati con decreto i requisiti delle strutture esterne dove il medico può operare e si definiscono meglio le visite per accertare l'uso di alcol e sostanze stupefacenti nelle mansioni ad elevato rischio.
Per i percorsi di formazione scuola-lavoro si chiarisce, con norma di interpretazione autentica, che la tutela INAIL copre gli infortuni anche nel tragitto tra casa o altro domicilio e luogo di svolgimento delle attività, e si vieta che le convenzioni possano impiegare studenti in lavorazioni ad alto rischio individuate nel DVR, cioè il documento di valutazione dei rischi aziendale. Vengono poi rafforzati gli strumenti di inserimento lavorativo dei soggetti più fragili, modificando l'articolo 12- della legge n. 68 del 1999 e l'articolo 14 del decreto legislativo n. 276 del 2003, ampliando il perimetro dei soggetti coinvolgibili, comprese società di enti del Terzo settore non commerciali, e rendendo più flessibili gli strumenti di distacco nell'ambito delle convenzioni.
Un capitolo importante riguarda la Protezione civile: la disciplina sulla sicurezza dei volontari viene legificata (e direi finalmente) dentro al decreto legislativo n. 81 del 2008 con un nuovo articolo, il 3-, che sostituisce il precedente rinvio a un decreto ministeriale, definisce con chiarezza chi rientra tra le organizzazioni di volontariato e di protezione civile e stabilisce obblighi di formazione, informazione, addestramento, attrezzature e controllo sanitario calibrati nelle specificità operative, con standard minimi fissati a livello nazionale.
Allo stesso tempo, si chiarisce il regime delle responsabilità: i rappresentanti legali e i volontari, anche coordinatori, non possono essere equiparati in via generalizzata a datori di lavoro, dirigenti o preposti, vengono esclusi da alcune sanzioni penali generali del decreto legislativo n. 81 del 2008 e, in caso di violazione degli obblighi specifici, si applicano sanzioni di interdizione all'attività di protezione civile, con un trattamento amministrativo particolare per i sindaci che rivestano anche il ruolo di rappresentanti legali di organizzazioni di volontariato.
Questo equilibrio evita che la paura di responsabilità sproporzionate paralizzi il volontariato, ma allo stesso tempo afferma l'esigenza di standard seri di sicurezza anche nei contesti emergenziali. Colleghi e colleghe, Fratelli d'Italia sostiene questo provvedimento perché non contrappone lavoro e impresa, ma li mette sullo stesso fronte insieme allo Stato per combattere una battaglia che è prima di tutto culturale: meno burocrazia fatta di carta, più responsabilità, più formazione di qualità, più controlli mirati là dove il rischio è reale e più sostegno economico e tecnico a chi investe in sicurezza.
Se servirà, interverremo ancora sul punto. Questo - quello di cui stiamo parlando oggi - è un passo deciso verso un'Italia in cui il successo di un'azienda non si misura solo nei bilanci, ma anche nel numero di vite che riesce a proteggere ogni giorno .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Francesco Stella, 38 anni, di Lamezia Terme, è deceduto dopo essere precipitato dall'altezza di 6 metri mentre stava lavorando su un'impalcatura. Alessandro Losacco, 59 anni, lavorava in un'azienda agricola nel barese ed è stato travolto dall'automezzo da cui era sceso per aprire un cancello, probabilmente a causa del terreno scosceso. Roberto Zanoletti, 56 anni, è precipitato dal cestello del muletto, da circa 6 metri di altezza, nell'azienda di cui era proprietario a Clusone, nella bergamasca. Carmelo Longhitano, 51 anni, titolare di un'impresa edile di Roccafranca, è morto in provincia di Cremona cadendo dal tetto di un capannone, da oltre 5 metri di altezza. Gino Creuso, 62 anni, allevatore di Giugliano in Campania, vittima di un incidente con uno dei suoi vitelli, quelli della sua fattoria didattica. Rocco D'Ascanio, 68 anni, morto cadendo da una scala della sua officina ad Avezzano. Claudio Garassino, 54 anni, per tutti Gaiàn, è morto travolto da un trattore mentre stava lavorando all'interno di un'azienda agricola a Calizzano, in Alta Val Bormida.
Patrizio Spasiano, 19 anni, morto, “ucciso”, dovrei dire, dalla fame di profitto che non guarda in faccia a niente, neanche a un ragazzino che era lì perché voleva imparare un mestiere e che mai avrebbe dovuto essere in un luogo pericoloso, soggetto alla fuga di ammoniaca che lo ha ucciso.
E ancora Pompeo Mezzacapo 39 anni, Luca Guerrini 52 anni, Luca Oldano 32 anni, Mario Morina 59 anni, Petre Zaim 58 anni, Cheikh Ndiaye 32 anni, Felice Ferrara 44 anni, Charles Outtier 25 anni, Lello Di Giovambattista 63 anni, Gabriele Raimondo di 33 anni, Marjorie Angela Garcìa Cruzn 48 anni, Sergio Michele 57 anni, Eugenio Daniel Vasiliu 39 anni, Mauro Stocco 57 anni, Michael Affatato 26 anni, Carlo Biff 59 anni, Adriano Rigon 65 anni, Alessandro Brunello 49 anni, Cosimo Demola 48 anni, Kiro Novoselski 56 anni, Sebastiano Torreggiani 27 anni, Antonino Curro di 36 anni, Giuseppe Lonoce di 65 anni, Giancarlo Ferretti 63 anni, Lorenzo Bertanelli 36 anni, Antonio Pirretti 50 anni, Luca Parisi 48 anni, Francesco Mansueto 61 anni, Michele Giangregorio 45 anni, Giacomo Maimonte 55 anni, Manuel Vargiu 45 anni, Raffaele Sicari 26 anni, Michele Bernardi 44 anni, Antonio Fabiano 46 anni, Gianni Caula 57 anni, Giorgio Bedini 82 anni, Giuseppe Poppiti 52 anni, Mehmet Xibraku 67 anni, Andrea Canzonieri 21 anni, Thomas Gobbi 35 anni, Aurelian Vinau 41 anni, Francesco Ionadi 62 anni, Agostino Bordogni 58 anni, Alessandro Guerra 54 anni, Fabrizio Casafina 57 anni, Umberto Coghetto 27 anni, Peter Nussbaumer 23 anni, Sanderson Mendoza 26 anni, Antonio Alongi 55 anni, Tommaso Geremia 41 anni, Roberto Falbo 53 anni, Marius Bochis 41 anni, Gian Paolo Bernieri 63 anni, Nicola Di Vito 32 anni, Daniel Tafa 22 anni, Nicola Sicignano 50 anni, Umberto Rosito 38 anni, Federico Ricci 30 anni, Tommaso Altobelli 60 anni, Francesco Procopio 57 anni, Nazareno Bistosini 63 anni, Paolo Cervini 57 anni, Domenico Brega 58 anni, Paolo Mariottoni 56 anni, Giuseppe Scarpato 54 anni, Sabatino D'Alberto 71 anni, Francesco D'Alo 59 anni, Pietro Zito 35 anni, Massimo Mirabelli 76 anni, Claudio Clementoni 57 anni, Yassin - cognome sconosciuto - operaio di 17 anni, Pasquale Mastrototaro 55 anni, Antonio Maiorano 54 anni, Carmine Parlato 59 anni, Nunzio Mazzone 65 anni, Massimo Caliciuri 53 anni, Simone Marolla 45 anni, Eugenio Candi 75 anni, Nicola Marino 59 anni, Antonio Rapisarda 65 anni, Stefano Vitali 59 anni, Christian Rossetti 49 anni, Marino Zaltron 58 anni, Paolo Lambruschi 59 anni, Moamen Khairy Selim Osman 35 anni, Paolo Straulino 50 anni, Raffaele Galano 58 anni, Stefano Alborino 47 anni, Roberto Vitale 60 anni, Endrit Ademi 24 anni, Yasslne Guerouahi 30 anni, Jilali Sejdi 48 anni, Ahmed Mehmed 59 anni, Robcornelis Maria Huijben Uiben 39 anni, Remzi E. 46 anni, Stefano Di Lorenzo 55 anni, Lutfi Ferhati 57 anni, Raffaele Bottalico 23 anni, Mario Serafinelli 64 anni, Anna Chiti 17 anni, Domenica Russo 43 anni, Fatmir Bici 56 anni, Antonio Meloni 76 anni, Victor Durbala 25 anni, Paolo Rigoni 71 anni, Ciro Amalfitano 62 anni, Cristian Barbagli 41 anni, Paolo Vallan 58 anni, Agostino Scavo 71 anni, Salvatore Cugnetto 55 anni, Carmelo Magistro 48 anni, Astrit Elezi 38 anni, Razvan Iulian Gurau 26 anni, Antonio Demasi 60 anni, Ferdinando Roma 35 anni, Michele Maravita 55 anni, Samuel Scacciaferro 26 anni, Gjovalin Qosaj 47 anni, Vito Penna 55 anni, Elio Reina 65 anni, Carmine Vitolo 55 anni, Giovanni Sanfilippo 60 anni, Alessandro De Marchi 62 anni, Adriano Mazzelli 53 anni, Antonio Patitucci 57 anni, Diego Prianti 52 anni, Sankinder Singh 60 anni, Mariano Bracalenti 56 anni, Li Changsheng 54 anni, El Kahabch Abdelmajid 48 anni, Sergio Albanese 66 anni, Claudio Ercoli 67 anni, Musiliu Sunmola 59 anni, Marino Bocchi 61 anni, Ruben David Hinostroza Huaytalla 55 anni, Anamaria Galusca Kadar 44 anni, Francesco Boattini 43 anni, Biagio Rizzo 37 anni, Luciano Scrocca 61 anni, Aldo Civillini 41 anni, Pier Luigi Dalle Vedove 67 anni, Paolo Fortin 65 anni, Giuseppe Cervillera 66 anni, Franco La Cava 61 anni, Cosimo Granieri 54 anni, Ciro Pierro un operaio di 62 anni, Luigi Romano operaio di 67 anni, Vincenzo Del Grosso operaio di 54 anni, Michele Fuedda 39 anni, Pashtrik Krasniqi 21 anni, Abdou Mustafa Ziad Saad 21 anni, Abdelwahab Hamad Mahmoud Sayed 39 anni, Antonio Arcuri 48 anni, Mario Malzani 50 anni, Cesare Guido 60 anni, Giovanni Faniuolo 46 anni, Pasquale Dinoi 53 anni.
Antonio Di Stefano 58 anni, Cosimo Palmigiano 45 anni, Sergio Casarano 65 anni, Hussain Mazammal 28 anni, Vladimir Valah 53 anni, Massimiliano Bona 55 anni, Paolo Sella 67 anni, Christian Herin 44 anni, Fabio Crecchi 58 anni, Stefano Cristinel Craescu 46 anni, Antonio Arena 64 anni, Antonio Travaglini 48 anni, Demetrio Rim 58 anni, Yosif Gamal, detto Jimmy, 69 anni, Salvatore Sorbello 53 anni, Daniele Cucchiaro 47 anni, Francesco Ortucci 55 anni, Tiziano Bonacorsi 59 anni, Davide Rao 55 anni, Stefano Bottaro 61 anni, Jihed Selmi 36 anni, Fabio Gonelli 62 anni, Pasquale Di Vita 51 anni, Ciro Minopoli 50 anni, Antonio Diodato 60 anni, Rosario Di Palma 51 anni, Petru Vintila 53 anni, Vito Sansanelli 62 anni, Antonio Picco 49 anni, Carola Dettoma 24 anni. La lista dei morti di quest'anno è ancora lunga. Questa è quella fino a settembre di quest'anno, signor Presidente.
Dopo tutti questi minuti a leggere, uno per uno, questi morti sul lavoro, penso che qui dentro dovrebbe succedere una cosa semplicissima, cioè dovremmo smetterla di fare propaganda. Perché, quando leggi una lista del genere, quando pensi al dolore delle famiglie, dei cari, che vedono la loro vita distrutta da un evento tragico come questo, come quello di morire sul lavoro, come quello di uscire di casa per portare il pane a casa e, invece, tornare in una bara, non c'è spazio per frasi a effetto: o fai una riforma vera, altrimenti stai solo facendo il palo a una strage.
Purtroppo, oggi, ci troviamo di nuovo davanti a un provvedimento che il Governo e la maggioranza vendono come storico, epocale, come un cambio di paradigma, ma la realtà è più banale e più grave. Questo è un testo scritto con il freno a mano tirato, con l'ennesima fiducia, peraltro, anche per evitare di entrare nel merito degli emendamenti presentati, con un esame lampo e centinaia di emendamenti che finiscono nel tritarifiuti.
Sulla sicurezza non serve una passata di vernice, serve una strategia, serve formazione vera e verificabile, prevenzione a partire dalla scuola, controlli continui, responsabilità lungo tutta la filiera produttiva e, invece, qui non si tocca la madre di tante tragedie: i subappalti a cascata, che spezzano la responsabilità e trasformano i cantieri in labirinti dove, alla fine, non paga mai nessuno.
Poi c'è il tema delle risorse e dei controlli. Questo Governo annuncia i rafforzamenti, ma la sostanza è di questi 300 ispettori in 3 anni, dal 2026 al 2028: 300 in 3 anni, come se i morti potessero mettersi in calendario e aspettare lo scorrimento delle graduatorie e come se, nel frattempo, non servissero invece migliaia di persone sul territorio, e non qualche ritocco in cima all'organigramma.
C'è un'altra cosa che stona in modo offensivo, almeno dopo aver letto tutti questi nomi: questo decreto non ha il coraggio delle scelte che contano. È da inizio legislatura che chiediamo una procura nazionale sugli infortuni sul lavoro. Non c'è un vero salto di qualità contro la catena degli scaricabarile, non c'è quel cambio di passo che trasforma la sicurezza da opzione a regola di sistema. E c'è perfino il rischio di trasformare l'INAIL in una specie di bancomat interno, mentre si spostano risorse e si aprono meccanismi che aumentano l'instabilità e l'opacità, invece di aumentare la prevenzione e i controlli. Il tutto mentre il mondo del lavoro cambia, ma, mentre cambia la velocità della tecnologia, a una velocità impressionante, si continua a inseguire il passato. Il decreto ignora i rischi nuovi, ad esempio l'iperconnessione, il diritto alla disconnessione e l'impatto dell'intelligenza artificiale sull'organizzazione sul lavoro e sulla pressione produttiva: anche qui, non c'è visione, zero coraggio.
E, dentro questo quadro, voglio dire una cosa chiara: nel nostro Paese, per fortuna, non ci sono solo imprenditori alla Santanche', ma ci sono anche tanti imprenditori che sono persone perbene, che non spremono i lavoratori fino all'ultima goccia di cassa integrazione, fino all'ultima goccia di sudore o, peggio, fino all'ultima goccia di sangue. Ma per quelli che si comportano diversamente è intollerabile che si aprano le porte dei Ministeri, così com'è intollerabile che, a punire certi comportamenti, evidentemente dolosi, non intervenga una legge, come quella che proponiamo, di omicidio colposo sul lavoro o altre che bocciate senza neanche darci una spiegazione. Penso a quella sulla procura nazionale o sulla patente a punti seria, perché quella che avete approvato, evidentemente, non funziona. Ce lo chiedono le famiglie che vedono sconvolte le loro esistenze da queste tragedie; ce lo chiede, ce lo dovrebbe chiedere, la nostra coscienza. Ecco, questa è la misura, non la misura della comunicazione, ma la misura morale di un Parlamento. Perché, se dopo questa lunga lista di nomi, approviamo una cosmetica legislativa, il messaggio reale, fuori da qui, è che la vita vale, ma meno del profitto, vale, ma fino a un certo punto, e questo è francamente inaccettabile.
Per questo, vogliamo leggi che impediscono che altri nomi entrino in questa lista. Quindi, stop ai subappalti a cascata; sì a responsabilità certe, controlli veri e immediati, a strumenti seri, come la procura nazionale, come la patente a punti che funziona davvero, come una tutela che non lasci sole le famiglie quando la vita viene spezzata. Soprattutto, il reato di omicidio colposo sul lavoro, lo dobbiamo a Luana D'Orazio, a Patrizio Spasiano, alle famiglie loro e di chi è stato ucciso sul lavoro come loro
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Signor Presidente, voglio innanzitutto ringraziare il collega Carotenuto. Credo che, nel luogo più solenne della democrazia italiana, abbia reso onore ai caduti sul lavoro, alle persone, in carne e ossa, che portano avanti questo Paese, che sono quelli che vivono del proprio lavoro, che pagano le tasse fino all'ultimo centesimo e che non dovrebbero morire nei luoghi che sono deputati alla produzione. Dovrebbero avere il diritto di tornare a casa dai propri cari, dai propri affetti, di condurre una vita piena.
Purtroppo, questa è una sconfitta della democrazia, che, all'articolo 1, dice di essere fondata sul lavoro; purtroppo, invece, nel corso degli ultimi anni, sembra fondata sui morti sul lavoro.
Noi dobbiamo fare i conti con questo bollettino, non costruendo polemiche strumentali, non lo abbiamo mai fatto. Abbiamo assicurato, dal primo minuto, quando questo decreto è stato presentato, massima disponibilità alla collaborazione e al confronto. Avevamo persino salutato positivamente il fatto che, finalmente, la Ministra Calderone avesse deciso di convocare preventivamente le parti sociali, dopo che per mesi questo non era accaduto. Purtroppo, a questa mano tesa non è corrisposta alcuna apertura, alcun confronto vero. Bisognava andare di fretta; bisognava portare a casa questo provvedimento senza alcuna modifica, tant'è che, da parte dell'opposizione, non c'è stata la possibilità di modificare nemmeno una virgola del passaggio al Senato. È qualcosa di particolarmente preoccupante, che ci riporta allo stato di salute delle relazioni tra maggioranza e opposizione. Veniamo da un “comiziaccio” della Presidente del Consiglio, ieri, alla conclusione della festa di Atreju, dove, anziché parlare dei problemi del Paese, si è messa a dare i voti alle opposizioni, persino con battute abbastanza scontate: mi si nota di più se vengo e sto in disparte o se non vengo proprio?
Si cita Nanni Moretti. Si potrebbe dire alla Vice Ministra Bellucci che, mentre voi citavate “Ecce Bombo”, noi diciamo che “La messa è finita”, perché il Paese reale sta capendo che cosa state combinando. Il Paese reale è consapevole che il 9 per cento del potere d'acquisto in quattro anni non è stato recuperato; il Paese reale ha visto che l'abolizione del reddito di cittadinanza non ha ridotto la povertà, ma l'ha aumentata: siamo al record di 6 milioni; il Paese reale ha visto che la rimodulazione delle aliquote Irpef produce - sono dati dell'Istat e della Banca d'Italia - una situazione tale per cui l'85 per cento di quelle risorse va alle fasce più abbienti; non sono dati né della CGIL, né del Partito Democratico; 23 euro a un operaio per un anno, meno di 2 euro al mese, e 440 euro a un che guadagna sopra 199.000 euro. Mi pare che le scelte siano abbastanza chiare.
Volevamo collaborare rispetto a questo provvedimento. Questa collaborazione ci è stata negata al Senato e alla Camera, addirittura, si è fatta una seduta lampo: abbiamo ripresentato gli emendamenti, il decreto scade il 30. Oggi abbiamo ascoltato le parole del Ministro Giorgetti, che ha detto: ci vuole tempo per la prima lettura al Senato della legge di bilancio. Il rischio concreto è che ci portate quasi all'esercizio provvisorio per una manovra di bilancio che non produce alcun effetto sulla crescita - saremmo praticamente a zero, nonostante il PNRR -, e dunque, le vostre scelte sono abbastanza chiare.
Non siamo solo in una situazione, signor Presidente - torniamo a dirlo e, per suo tramite, spero che lo riporti al Presidente della Camera, Fontana -, di un regime di monocameralismo perfetto; ormai, tutto quello che passa alla Camera al Senato non si riapre nemmeno per sogno, e viceversa; ma siamo di fronte a una situazione di monopartitismo perfetto perché, pur di non aprire una discussione sulle vostre contraddizioni, avete deciso di blindare questo decreto non aprendolo ad alcun contributo dell'opposizione.
E dunque, il tema oggi non è quello che c'è scritto qui dentro, che è molto poco, perché è un'operazione a costo zero. Voi avete fatto diversi decreti Sicurezza, avete introdotto reati su reati - dall'inizio della legislatura 23 nuovi reati, più non so quante aggravanti -, mentre qui, ovviamente, nemmeno per sogno per chi sfrutta il lavoro e lo rende merce vile fino a determinare la morte dei propri dipendenti; ma non mettete nemmeno un euro, perché quei soldi che vi servono anche per assumere 300 ispettori sul lavoro sono soldi che sono presi dai bilanci dell'INAIL, che sono soldi sempre dei lavoratori e dei datori di lavoro: cioè, voi avete fatto un'operazione a costo zero, avete fatto un gioco di prestigio su risorse che dovevano essere impiegate altrove; non avete messo un euro in più.
Ma non avete lavorato e agito per rimuovere le cause degli incidenti sul lavoro e la rimozione delle cause degli incidenti sul lavoro stanno in alcuni dati che, ormai, sono strutturali e riconosciuti dalla stessa INAIL: chi è precario muore il doppio su un ponteggio o su un cantiere rispetto a chi ha un lavoro stabile, o viene ferito il doppio. E aver scelto, invece, la strada che è confermata, ancora una volta, dai dati sul lavoro… a proposito, guardate questo dato: meno 1,3 per cento di assunzioni nell'ultimo trimestre sugli 35. Crescono quelli sopra i 50, scendono i giovani. Perché? Lei mi guarda, e sorride. Perché scendono i giovani? Perché il lavoro è precario, perché è pagato poco, perché non avete voluto fare scelte molto significative sui salari e, soprattutto, sul salario minimo; perché avete allargato il lavoro , allargato il lavoro intermittente, avete scelto la strada della precarizzazione dei contratti. Crescono, invece, gli 50, chissà perché. E tra i morti, quelli che ha elencato il collega Carotenuto, ce ne sono tantissimi 60.
Le cito un nome, ne ho fatto uno, quello che ha tenuto con il fiato sospeso l'Italia: Octay Stroici. Allo sciopero generale della Cgil, venerdì scorso, è stata portata dal suo collega di lavoro, Gaetano La Manna, che è stato con lui fino all'ultimo e non si capacitava di non essere riuscito a salvarlo, una corona. Octay aveva 66 anni, Gaetano La Manna meno di lui, ma stava oltre i 60. A 60 anni non si può stare sopra i ponteggi di un cantiere . Non si può stare. E io immaginavo, da questo punto di vista, che ci fosse una sensibilità da parte di questo Governo, che aveva detto che avrebbe abolito la legge Fornero.
E invece, signor Presidente, signora Vice Ministra, in questa legge di bilancio, che forse discuteremo al Senato, sicuramente non discuteremo alla Camera, voi prevedete l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita, dopo che Durigon, credo, avesse fatto almeno 250 interviste per dire che non sarebbe mai accaduto. Quando l'INPS aveva rivisto gli algoritmi, aveva annunciato che sarebbe accaduto questo; avevano detto che l'INPS mentiva, che c'era chissà quale manovra. Nel 2026 aumenterà di un mese, nel 2027 di tre mesi: le vostre promesse non sono state mantenute.
Così come, giustamente, si introduce un meccanismo di , lo abbiamo chiesto da tempo, anche nel circuito degli appalti e dei subappalti. Però questo, forse, andava fatto partendo da un dato: su questo terreno occorreva intervenire sul codice degli appalti e limitare al massimo il ricorso agli appalti e ai subappalti, perché vede, con riferimento ai principali incidenti sul lavoro di questi ultimi anni, di questi due anni terribili, tutti hanno la stessa e identica caratteristica: si muore di subappalto a Brandizzo, a Suviana, a Casteldaccia, a Firenze; e quasi sempre a Calenzano; e quasi sempre 4 volte su 5 parliamo di aziende pubbliche, perché ormai anche la del capitalismo di Stato, inevitabilmente, per effetto anche delle distorsioni di questa legislazione, che per la verità non è solo attribuibile, ad essere onesto, alla vostra esperienza di Governo, produce il fatto che, ormai, i lavoratori indiretti e in subappalto sono la maggioranza. In un'azienda come la Fincantieri, per ogni lavoratore diretto ce ne sono 5 indiretti ed è nei 5 indiretti che si annidano le maggiori forme di sfruttamento, di sottosalario, di allentamento dei controlli.
Dunque, occorrerebbe investire in quella sicurezza che manca, anziché investire in armi e anziché costruire cattedrali nel deserto in Albania. Ieri ho ascoltato la Presidente del Consiglio che ha detto esattamente la stessa cosa che aveva detto l'anno precedente: il centro in Albania funzionerà. L'anno scorso aveva detto questo, è passato un anno e non ha funzionato. Avete buttato, in un luogo che non voglio definire, un miliardo di euro dei contribuenti. Bastava un centesimo di quelle risorse per costruire sistemi di sicurezza molto, molto più sofisticati per i lavoratori italiani nei cantieri più a rischio.
È una questione di priorità, è come si percepisce il grande tema della sicurezza, che a voi evidentemente serve per la propaganda, ma, quando si tratta di lavoratori, si fa molta fatica. Poi c'è un tema più di fondo, e concludo: io credo che occorra mettere al centro un grande dibattito sulla qualità della produzione e sulla qualità del lavoro. Questo è lo sforzo che chiediamo e che fino a oggi ci è stato oggettivamente negato.
Non è che l'opposizione si è presentata a mani nude a questi confronti: abbiamo proposto il elettronico 3 anni fa; abbiamo messo in campo proposte sulla videosorveglianza nei luoghi di lavoro più a rischio; abbiamo chiesto di fermare il ricorso ai subappalti a cascata. Abbiamo detto: facciamo rientrare nei contratti a tempo indeterminato alcune fattispecie, stabilizziamoli nella giustizia, nella pubblica amministrazione. Abbiamo detto: fate scorrere le graduatorie, soprattutto nella pubblica amministrazione, a maggior ragione dentro alcuni settori chiave che devono garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Abbiamo detto: mettiamo mano al salario minimo. Abbiamo detto: mettiamo mano alla riduzione dell'orario di lavoro, perché si muore anche di troppe ore di lavoro, di troppa fatica, perché è la fatica che produce molto spesso la stanchezza sui cantieri e produce la morte di tanti lavoratori. Questi elementi non sono mai stati presi lontanamente considerazione: o, da un lato, c'era l'accusa di ideologia, o, dall'altro, si diceva: ma li potevate fare prima. Sono passati 4 anni ormai che siete al Governo, siete alla quarta legge di bilancio. Siete ormai dentro la parte finale di questa legislatura e i risultati che portate per le garanzie e i diritti dei lavoratori sono molto, molto, al di sotto del necessario.
Per queste ragioni, signor Presidente, noi ripresenteremo i nostri emendamenti e chiediamo di fare una discussione. Non ricorrete allo strumento della fiducia, sarebbe un errore clamoroso. D'altra parte, lo sapete meglio di noi, la legge di bilancio non arriverà qui prima di Natale, perché siete in ritardo, perché siete divisi, perché state litigando tra di voi. E allora facciamola una discussione, alla luce del sole, sulle proposte .
Lo abbiamo chiesto in Commissione e ci è stato detto che bisognava approvarlo subito, tant'è che, dopo il trentesimo emendamento bocciato, abbiamo detto, come opposizioni, insieme: ve lo votate voi il mandato al relatore. Ora vi chiediamo di soprassedere rispetto a questa richiesta. Evitate di mettere la fiducia, facciamo un ragionamento ordinato. Siamo persino disponibili a ridurre gli emendamenti, ma togliete la fiducia e andiamo a confrontarci sul merito. Invece, sappiamo già che avete scadenzato tutto in funzione di poter andare un po' prima a casa e potervi dedicare ai regali prima di Natale.
Io credo che, invece, su un tema come questo non si possano comprimere i tempi. Si deve, invece, provare a trovare le convergenze giuste nel merito, e noi abbiamo delle proposte unitarie e dei singoli partiti di opposizione. Facciamo, per una volta, uno sforzo. Facciamo, per una volta, il tentativo di evitare di ricorrere alla fiducia su questo terreno. Questo può cambiare anche il segno del nostro voto, ma, se ci porterete, come sempre, in una condizione in cui il Parlamento si limita esclusivamente a fare il passacarte di qualcosa che viene deciso altrove, noi saremo durissimi, nel corso dei prossimi giorni, nella costruzione dell'opposizione a questo provvedimento .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Nella nostra opposizione a questo provvedimento ci sono sicuramente, innanzitutto, tutte le ragioni esposte dai colleghi delle forze di opposizione negli interventi che mi hanno preceduto. C'è però anche, soprattutto, ma è stato già detto, la constatazione di una misura, di un intervento, di un provvedimento che è macroscopicamente, in tutta evidenza, inadeguato rispetto alla bisogna. Ovvero, questo è un Paese, come altri in Europa, ci mancherebbe altro, che fa della discussione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro uno dei momenti più appassionati di partecipazione anche civile.
Come sappiamo, grazie alla Rai, abbiamo in corso anche una che informa, in qualche modo, anche i cittadini su quello che è il lavoro degli ispettori. E, poi, ci sono questi 2 o 3 morti al giorno che tutti sentono, in parte, come propri, come una questione da affrontare, a cui mettere mano in qualsiasi modo, con tutte le risorse e le energie possibili, addebitando anche giustamente al legislatore, al Parlamento, una responsabilità rispetto all'incapacità quantomeno di ridurre questa tragedia quotidiana.
Quindi, c'è un dibattito pubblico, largo, che tra l'altro, anche in altri momenti della storia di questo Paese - penso al decreto legislativo n. 81 del 2008, 17 anni fa più o meno, se non mi sbaglio -, ha visto mettere assieme le energie, sulla spinta, sicuramente, di quelli che erano i Presidenti delle Camere in quel momento, per un provvedimento che rispondeva alla necessità di rivedere complessivamente la normativa dentro un testo unico, ma che aveva anche la necessità di mettere assieme proposte di fronte a quella che già all'epoca era, come tutti quanti sanno, una questione del Paese.
Ora, dicevo, ci sono tutte le ragioni elencate dai colleghi, innanzitutto quella dell'impossibilità di emendare, di migliorare il provvedimento, la questione del voto di fiducia, ma al fondo c'è il fatto che voi approcciate, per l'ennesima volta, la questione della sicurezza nei luoghi di lavoro con un intervento che è di . Questo è del tutto innegabile. Dentro questo intervento ci sono delle cose che stavano ovviamente là, dentro i Ministeri, dentro gli uffici, che andavano fatte, alcune anche apprezzabili. L'ulteriore requisito dell'assenza negli ultimi 3 anni di contravvenzioni e di sanzioni in materia di sicurezza per accedere alla Rete del lavoro agricolo di qualità è una cosa che risponde a una logica di buonsenso.
Ma nel provvedimento c'è tutto quello che si poteva fare rispetto alla Rete del lavoro agricolo di qualità? Io vi ricordo che l'ultimo dato è del 2022. Noi abbiamo oltre un milione di aziende agricole in questo Paese; quelle che aderiscono, con l'ultimo dato disponibile, al lavoro agricolo di qualità sono 5.200, cioè l'iniziativa del lavoro agricolo di qualità è sostanzialmente un fallimento. La vogliamo affrontare questa questione? No, è vietato.
Viene sostenuta anche qui, con risorse dell'INAIL, la formazione degli RLS. Dunque, chi può dire qualcosa rispetto al fatto che c'è un ampliamento della possibilità per gli RLS di ricevere una formazione adeguata, ma c'è un dibattito, in questo Paese, tra le organizzazioni sindacali, nelle audizioni che fanno le nostre Commissioni, nella Commissione speciale d'inchiesta su come aumentare le competenze e i poteri degli RLS. C'è traccia dentro questo provvedimento di come poter utilizzare questa rete straordinaria di operatori della sicurezza che abbiamo in questo Paese? No, è vietato.
Quindi, questo ci viene presentato come un provvedimento che fa fare passi in avanti, tra l'altro paradossalmente, alla capacità degli organismi di vigilanza di fare il loro lavoro, con 300 ispettori in tre anni, meno di tre per provincia e già la cosa sarebbe sufficiente a dire che è un dato pressoché inesistente. Pensate per le aree metropolitane come Napoli, Milano, Torino e Roma che cosa possano significare tre ispettori in più - tre ispettori in più! - in una situazione nella quale sostanzialmente le ispezioni non si fanno. Le aziende hanno una possibilità su centinaia e centinaia di essere ispezionate nel corso dell'anno e, quindi, le ispezioni quasi non si fanno più. Gli ispettori del lavoro neoassunti - non quelli che annunciate, ma quelli assunti negli ultimi concorsi - per il 50 per cento sono andati via: dei 1.200 ispettori che sono stati assunti, la metà ha lasciato l'ispettorato per andare in altre amministrazioni, perché gli ispettori sono chiamati a lavorare a centinaia di chilometri di distanza con una paga base di 1.600 euro e questo lavoro non lo possono fare, perché non si può lavorare a centinaia di chilometri da casa per 1.600 euro.
Questo vale per gli ispettori, ma poi ci sono gli altri ruoli. Un ingegnere esperto in sicurezza prende, se assunto dall'Istituto nazionale del lavoro, quasi 1.700 euro; se va dal privato, prende quasi il triplo. Non ne abbiamo: grazie che non ne abbiamo; stanno finendo. C'è qualcuno che rimane perché - diciamo così - si è appassionato a quel lavoro e al ruolo che ha.
Ci sono risposte a tutto questo dentro il tanto decantato provvedimento sulla sicurezza? Non ce n'è traccia. Non c'è traccia della parità di retribuzione per ruolo e per mansione. Io credo che lo sappiate meglio di me, ma io ve lo voglio ricordare: gli organi di vigilanza, che fanno sostanzialmente la stessa cosa in questo Paese, sono 15. I soggetti che entrano in azienda per ispezionarla, con poteri di vigilanza, sono 15 soggetti diversi. Normalmente in un'azienda entrano, insieme, ispettori dell'ASL, dell'INPS, dell'INAIL, i Vigili del fuoco, gli ispettori dell'INL e i Carabinieri del lavoro. Non ce ne sono due che hanno la stessa retribuzione: ho fatto un elenco di sei e tutti hanno retribuzioni diverse.
C'è dentro, questo provvedimento, una risposta, anche accennata, alla proposta di un', di un coordinamento, di mettere assieme le banche dati? Si vuole fare una sola banca dati? Facciamo l'interoperabilità? Non c'è niente. Non solo non comunicano le banche dati, ma addirittura non comunicano gli stessi soggetti: lo denuncia il magistrato di Cassazione Bruno Giordano, ex direttore dell'INL. Un'ASL non ha modo di sapere se un'altra ASL abbia fatto un'ispezione in quell'azienda, quindi non due soggetti diversi con poteri ispettivi - no! - ma lo stesso soggetto, la ASL, non ha modo di sapere se un'altra ASL per altri motivi ha fatto già una ispezione.
Poi ci sono le vergogne: quella di dover comunicare dieci giorni prima all'azienda l'oggetto della verifica, e qui è del tutto evidente che finisce tutto l'effetto sorpresa, l'effetto di deterrenza che hanno le ispezioni. Sta già finendo anche per effetto della patente a punti, per il conflitto che c'è tra la patente a punti e l'istituto della sospensione dell'attività imprenditoriale. Noi non riusciamo ad avere i dati, ma li avremo presto e là proveremo a capire come sta funzionando in negativo la patente a punti, perché in positivo poco e niente: non c'è ancora una chiusura d'azienda in seguito alla decurtazione dei punti. La metà delle aziende obbligate ad avere la patente a punti non ce l'ha ed è del tutto evidente che le dichiarazioni necessarie ad acquisire la patente sono ormai ridotte a un modello burocratico. Aggiungiamo adesso il , che è un altro carico di pura burocrazia, perché non c'è un passo in avanti - come dice la Fillea CGIL e ha ragione - e non si fa altro che trasformare il cartaceo in digitale.
Siamo al 2025, ha pure senso, ma non ha senso trasformare soltanto quello che c'è nel cartaceo in digitale. È l'occasione per introdurre elementi di conoscenza dal punto di vista soprattutto dei soggetti ispettivi, ma non solo, anche delle caratteristiche di quel lavoratore, per esempio per sapere se per caso quel lavoratore che sta in un'azienda edile è un metalmeccanico, perché poi il problema è quello, perché quando si parla dei morti e si parla della formazione non si dice che spesso quella formazione non poteva proprio averla perché quel lavoratore è stato assunto con un altro contratto.
Quindi, davvero, questo provvedimento non scuote, non appassiona noi - e su quello ci mancherebbe altro - quando avremmo avuto tutto il piacere di poter discutere in Parlamento di un provvedimento sulla sicurezza del lavoro - e fra poco parleremo in Commissione e poi qui del provvedimento sulla fratellanza nei luoghi di lavoro, per dirla tutta -, ma avremmo avuto, invece, tanto piacere di poterlo discutere qui davvero nel merito, ma nel merito si discute quando c'è la possibilità di dare un contributo, di cambiare il provvedimento, perché quello è il merito. Un provvedimento chiuso non dà questa possibilità e ancor meno la dà un provvedimento immaginato come un provvedimento di e ancor meno la dà un provvedimento senza risorse, perché questo è un provvedimento senza risorse. Per far vedere che c'è qualche cosa si utilizzano le risorse dell'INAIL, dal mio punto di vista con una serie di effetti negativi, perché quelle risorse erano destinate ad altro, perché nasce per altri scopi il fondo dell'INAIL, perché in linea di massima, semplificando, si premia chi fa una cosa normale e attenzione in tutti i sistemi a premiare chi fa una cosa normale, perché la sicurezza sul lavoro e la formazione sul lavoro sono cose normali.
Poi commette un altro errore, anche sugli interventi che vengono fatti aiutando le imprese. L'aiuto in questo caso, soprattutto l'aiuto che riguarda la formazione, ma anche altri aspetti della sicurezza, fa considerare la formazione e la sicurezza un costo e non un investimento e vi spiego il perché: perché se c'è l'aiuto dello Stato attraverso l'INAIL, l'aiuto avviene su un costo; se c'è un investimento - come dicono tutti quando facciamo i convegni: la sicurezza è un investimento, la sicurezza è un investimento -, l'investimento lo devono fare le imprese, altrimenti sarebbe aiuto di Stato oltretutto. Se quell'investimento viene considerato un costo allora si interviene come si interviene in questo provvedimento. Noi non andiamo da nessuna parte. Così non si va da nessuna parte, perché questo significa che le imprese continuano a considerare la sicurezza e la formazione un costo fino a un certo punto, fino a quando - non si sa - lo Stato interviene e quando non interviene più quel costo viene tolto.
L'errore gigantesco che fa questo provvedimento è quello di intervenire in negativo nella cultura della sicurezza, in negativo; non scuote, non prende nessuno degli elementi principali che determinano gli incidenti sul lavoro e produce un cambiamento. E anzi, in qualche modo dice: facciamo qualche aggiustamento, aiutiamo le imprese che non ce la fanno. Per fortuna, rendiamo più rigidi alcuni meccanismi, e quello è un fatto ovviamente positivo, ma - e chiudo su questo - sbagliare tutto è impossibile, come fare bene tutto. Voi, però, ci siete andati vicini
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, onorevole Nisini, che rinuncia.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, la Vice Ministra Bellucci.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente. Ringrazio la relatrice, l'onorevole Nisini, e ringrazio tutti i membri della Commissione, sia di maggioranza che di opposizione. Ricordo a me stessa che questo decreto-legge è frutto di un ampio lavoro di confronto e di condivisione con le parti sociali e datoriali, che questo Governo ha voluto portare avanti, comprendendo che la materia della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro è una materia che deve ricevere attenzione, ma anche le migliori competenze.
Una materia e un problema che certamente non può e non deve avere colore politico, ma, anzi, che deve vederci uniti. E ritengo che questo decreto-legge, proprio perché collazionato attraverso l'ascolto delle parti sociali e datoriali, abbia reso possibile inserire interventi come le borse di studio, per tutto il percorso di studi, dei figli vittime di infortuni, ma anche la copertura dell'INAIL per infortuni di quegli studenti che si trovano nei percorsi per l'acquisizione di competenze trasversali e nell'orientamento.
Ma, anche grazie proprio a quel lavoro di confronto e di condivisione, si è inserito il di cantiere in edilizia, rafforzandolo; la formazione aggiuntiva, oltretutto anche giustamente finanziata; la formazione nelle scuole, proprio per la cultura della prevenzione. Sono stati ulteriormente aumentati gli ispettori e i Carabinieri per i controlli. È stata data più forza ai monitoraggi e a quell'accompagnamento, proprio in un paradigma che deve cambiare e che deve riguardare, soprattutto, la cultura nei luoghi di lavoro.
Allora, questo provvedimento vede circa uno stanziamento di 800 milioni di euro, che si aggiungono ai 600 milioni di euro destinati all'INAIL, proprio per sostenere l'attività di messa in sicurezza e salute da parte delle imprese e delle aziende. Certo, questo è quello che si è venuto a costruire attraverso questo lavoro di condivisione. È per questo che riteniamo che questo non sia il provvedimento del Governo, ma il provvedimento del Governo insieme alle parti sociali e datoriali. È un decreto-legge, ha un carattere d'urgenza e, come tutti i decreti-legge, deve essere convertito, per non decadere, in 60 giorni.
La sua decadenza coincide con la fine di questo mese e noi riteniamo che queste iniziative siano iniziative di aiuto e di miglioramento della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro. Il provvedimento, fra l'altro, nel passaggio al Senato ha avuto dei miglioramenti e un passo avanti. Mi riferisco, in particolare, all'inclusione, e quindi poi alla salute e alla sicurezza di quei lavoratori fragili, adeguando la legge n. 68 del 1999, aumentando le possibilità di convenzionalità, adeguando quelle previsioni all'attuale sistema degli enti che possono essere deputati a sostenere quell'inclusione.
E parlo segnatamente degli enti del Terzo settore, che si aggiungono al sistema delle cooperative sociali, dell'impresa sociale, ma anche delle società , perché garantire più diritti significa, ovviamente, riconoscere tutti quei contesti che possono essere un'opportunità. Certo, come ogni iniziativa umana, può essere perfettibile, anzi, è sempre perfettibile, ma riteniamo che questo sia un lavoro messo a disposizione, un passo in avanti, e confidiamo che il Parlamento voglia sempre dare tutte le attenzioni possibili per far sì che l'Italia diventi un posto più sicuro, più giusto, più capace di proteggere i suoi cittadini e, in particolare, i lavoratori.
Quindi, certamente, come Governo saremo attenti ad ogni altra iniziativa che nascerà dal Parlamento e che vedrà aumentare sempre di più il livello di legislazione, e quindi di esigibilità dei diritti del popolo italiano e di chi, ovviamente, lavora.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
S. 1706 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, recante misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile (Approvato dal Senato). (C. 2736)
Relatrice: NISINI.