PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
BENEDETTO DELLA VEDOVA, legge il processo verbale della seduta del 3 luglio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 103, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 6 luglio 2026, il deputato Erik Umberto Pretto, già iscritto al gruppo parlamentare Misto, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE.
La Presidenza di tale gruppo, con lettera pervenuta in pari data, ha comunicato di aver accolto la richiesta.
PRESIDENTE. Comunico che, in data 6 luglio 2026, il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2 la deputata Augusta Montaruli, in sostituzione del deputato Galeazzo Bignami, dimissionario.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2788: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Paolo Formentini.
PAOLO FORMENTINI(LEGA). Grazie, Presidente. L'Accordo in esame, composto di un preambolo e sette articoli, crea un quadro di riferimento organico per rafforzare la già intensa cooperazione tra Italia e Albania. Esso costituisce il risultato di un complesso impegno negoziale avviato nel giugno del 2025, che ha coinvolto le strutture del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale ma anche numerose altre amministrazioni. Come chiarito nel preambolo, il rafforzamento delle collaborazioni strategiche avviene in vista del negoziato per l'adesione dell'Albania all'Unione europea.
L'articolo 1 individua i settori di cooperazione prioritari. In primo luogo l'energia, con particolare riguardo alle energie rinnovabili, all'elettrificazione, all'efficienza energetica e all'uso sostenibile delle risorse naturali. Nello specifico, le parti si impegnano a promuovere la transizione verde attraverso investimenti e progetti pilota nei diversi settori delle fonti rinnovabili. In secondo luogo, la protezione ambientale e la gestione dei rifiuti, con l'obiettivo di migliorare la qualità dell'ambiente in Albania e nella regione adriatico-ionica.
Il terzo ambito di cooperazione riguarda la sicurezza e la difesa, con particolare attenzione agli investimenti industriali, all'approvvigionamento, alla formazione, alla ricerca e allo sviluppo congiunti e all'innovazione tecnologica. Il quarto settore di collaborazione concerne la Protezione civile, mentre il quinto riguarda la cooperazione in materia migratoria. Le parti concordano di rafforzare il contrasto all'immigrazione irregolare, affrontando le cause profonde del fenomeno e contrastando il traffico e lo sfruttamento di esseri umani. A tal fine collaboreranno per la realizzazione di partenariati con i Paesi di origine e di transito dei migranti, secondo modelli come il Piano Mattei per l'Africa e la strategia dell'Unione europea , e garantiranno un'attuazione efficace dell'Accordo del 6 novembre 2023 sulla cooperazione in materia di immigrazione.
Il sesto ambito di cooperazione riguarda la giustizia e gli affari interni, in particolare tramite assistenza legale reciproca nella lotta contro la criminalità organizzata transnazionale, il terrorismo internazionale, il riciclaggio di denaro e il traffico illecito di esseri umani e sostanze stupefacenti, nonché il trasferimento dei condannati nei Paesi di origine.
Un altro settore prioritario di collaborazione concerne le infrastrutture. In questo ambito, le parti si impegnano a promuovere la costruzione e la modernizzazione di ferrovie, autostrade, aeroporti e porti, nonché delle infrastrutture digitali. I due Paesi intendono altresì potenziare la collaborazione nel settore sanitario per migliorare la qualità, l'accessibilità e l'efficienza dei servizi sanitari albanesi, anche attraverso la promozione di partenariati pubblico-privati con soggetti italiani.
Nel settore agroalimentare la cooperazione tra Italia e Albania mira a promuovere la sostenibilità, l'innovazione e l'integrazione dei mercati. Nell'ambito del turismo si mira allo sviluppo congiunto di modelli sostenibili e diversificati attraverso la formazione e la facilitazione degli investimenti. Con riferimento a innovazione, ricerca e competitività economica, la cooperazione sarà finalizzata allo sviluppo di programmi accademici e di ricerca congiunti che coinvolgano anche studiosi della diaspora. Nell'ambito dell'istruzione, l'intesa ha l'obiettivo di incrementare la mobilità, il reciproco riconoscimento delle qualifiche, i rapporti tra i sistemi educativi dei due Paesi e l'internazionalizzazione dei sistemi.
Infine, l'Accordo prevede iniziative per il coinvolgimento della diaspora e gli scambi culturali, anche attraverso la creazione e la promozione di piattaforme di comunicazione dedicate, tra cui canali televisivi e digitali, per rafforzare l'identità culturale e linguistica e mantenere il legame con il Paese d'origine. L'articolo 2 disciplina il quadro di attuazione dei progetti di cooperazione, prevedendo la responsabilità di ciascuna parte nella selezione degli enti pubblici o privati che realizzeranno i progetti nel loro territorio.
L'articolo 3 individua le forme di cooperazione tra le parti, tra cui assistenza tecnica a progetti congiunti, sostegno a , scambi di visite, formazione, partecipazione a programmi europei, iniziative di partenariato pubblico-pubblico e pubblico-privato, sviluppo di infrastrutture innovative, mostre, festival e fiere.
L'articolo 4 precisa che tutte le informazioni classificate e scambiate tra le parti saranno protette in base all'Accordo per la reciproca protezione delle informazioni classificate, fatto a Tirana il 9 dicembre 2014.
Quanto al disegno di legge di ratifica, si compone di quattro articoli. In particolare, l'articolo 3 contiene una clausola di invarianza finanziaria.
In conclusione, auspico una rapida approvazione del provvedimento in esame, che, rinnovando i forti legami storici, culturali e umani tra i due Paesi e i loro popoli, tramite l'individuazione di aree e settori ritenuti strategici per un ulteriore consolidamento delle relazioni bilaterali, conferma il pieno sostegno dell'Italia al processo d'integrazione e adesione dell'Albania all'Unione europea.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, che si riserva di farlo. È iscritto a parlare il deputato Giangiacomo Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, credo che il provvedimento in esame oggi non appartenga alla categoria degli atti di ordinaria amministrazione diplomatica, ma possa invece rappresentare la traduzione giuridica di un salto di qualità nelle relazioni tra Italia e Albania, sancito anche grazie allo scorso 13 novembre in occasione del primo vertice intergovernativo, mai celebrato prima, tra i nostri due Governi. Per la prima volta Roma e Tirana non si sono limitate soltanto a un incontro bilaterale, ma anzi hanno costruito una cornice stabile e strutturata per una cooperazione che attraversa dieci settori strategici: l'assistenza sanitaria, l'energia, l'ambiente, la sicurezza, l'industria della difesa, la gestione delle migrazioni, l'educazione, l'innovazione, la diaspora, la trasformazione economica e la crescita intelligente.
Non un elenco di buone intenzioni ma, anzi, la mappa di un rapporto che è già molto profondo e maturo, più maturo di quanto il dibattito pubblico sia talvolta disposto a riconoscere. A tal proposito, vorrei richiamare, in particolare, tre elementi. Il primo riguarda la dimensione energetica ed infrastrutturale: il Corridoio 8, la dorsale destinata a collegare la Puglia al Mar Nero attraverso l'Albania, la Macedonia del Nord e la Bulgaria, non è un progetto di certo simbolico, ma è uno snodo capace di fare dell'Adriatico un asse strategico per l'intera Unione europea. Rafforzare le connessioni tra le due sponde dell'Adriatico significa ridurre la vulnerabilità energetica del continente e valorizzare il Mezzogiorno come logistico ed energetico del Mediterraneo.
Il secondo elemento è quello industriale della difesa: le intese sottoscritte dalle nostre aziende, nel settore della difesa, per modernizzare cantieri navali albanesi, in collaborazione con alcuni settori ad alta tecnologia, dimostrano che il rapporto con Tirana non è più soltanto cooperazione allo sviluppo, ma anche partenariato industriale tra pari e lo è in un comparto, quello della cantieristica e della sicurezza marittima, nel quale l'Italia può e deve esercitare un ruolo di primo piano nei Balcani.
Il terzo elemento - e in un certo senso il più dirimente - è la prospettiva europea dell'Albania e qui vorrei essere chiaro, perché l'Albania non è un candidato astratto: ha aperto tutti i capitoli negoziali ed è entrata, lo scorso maggio, nella fase conclusiva nel negoziato di adesione, seconda soltanto al Montenegro, e proprio nelle prossime settimane si discuterà la chiusura dei primi capitoli.
Sostenere questo Accordo significa, dunque, accompagnare, con atti concreti e non con dichiarazioni di principio, un percorso ormai giunto finalmente alla sua fase decisiva. Un'Albania ancorata all'Europa, stabile e affidabile, non è un favore che facciamo a Tirana ma, anzi, è un investimento diretto nella sicurezza dei nostri confini e nella stabilità dell'intero mare Adriatico. Questo è il senso vero dell'Accordo che oggi ratifichiamo. So bene che su uno dei settori qui richiamati, la gestione dei flussi migratori, il confronto in quest'Aula resta acceso. Lo è stato nei mesi precedenti e non pretendo che oggi le divergenze si sciolgano. Però, dirò soltanto che la cooperazione tra Italia e Albania, su questo terreno, è parte di un modello che il nostro Paese ha avuto il coraggio di costruire e di difendere, anche a fronte di chi ha lavorato per fermarlo.
Proprio per questo sarebbe un errore di prospettiva, prima ancora che politico, ridurre un trattato di questa ampiezza, che riguarda la sanità, l'energia, l'industria, la cultura e la formazione, alla sua sola dimensione migratoria. Il rapporto tra Italia e Albania è più largo, più solido, più strategico di qualunque altro singolo I dati, del resto, parlano con chiarezza: l'Italia è il primo commerciale dell'Albania, con un interscambio che supera i 3 miliardi di euro l'anno, che vale da solo circa un quinto del prodotto interno albanese.
Concludo, Presidente. Rafforzare il legame con Tirana significa rafforzare il ruolo dell'Italia nei Balcani e rafforzare l'Italia nei Balcani significa rendere più solida l'Europa intera. È in questa direzione, con la serietà, la coerenza e la continuità che i grandi di politica estera richiedono, che il nostro Paese deve continuare a muoversi .
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, consentitemi di salutare l'ambasciatrice della Repubblica di Albania in Italia, Anila Bitri Lani, che assiste ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuta alla Camera dei deputati .
È iscritto a parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Il MoVimento 5 Stelle voterà convintamente contro questa ratifica. Però, voglio chiarire una cosa che mi interessa specificare fin da subito: il MoVimento vota contro su questa ratifica solamente per motivi politici che andrò adesso a spiegare, perché noi non siamo contrari a una collaborazione con l'Albania, figuriamoci. La storia fra Italia e Albania è una storia di rapporti culturali, economici e umani profondissimi: la comunità albanese, nel nostro Paese, rappresenta una straordinaria storia di integrazione e ha partecipato alla crescita del nostro Paese.
Però, riteniamo che questo tipo di rapporto meriti una visione strategica autentica, che non possa, quindi, essere soggetta a una propaganda di un Governo piuttosto che di un altro - adesso c'è questo - e in generale questo tipo di rapporti internazionali non può essere soggetto a vincoli di propaganda elettorale. Vado a spiegare perché dico questo, perché ci è stato raccontato, questo progetto Albania, un po' come il modello del futuro: doveva rivoluzionare il quadro dell'immigrazione europea, doveva essere imitato da tutti, però, alla fine la realtà è stata completamente diversa. Noi abbiamo un progetto che ci è costato circa 670 milioni e quindi parliamo di 134 milioni annui. I centri sono stati progettati per circa 3.000 persone, quindi questo vuol dire che, quando spendiamo centinaia di milioni di euro per una struttura che è praticamente inutilizzata adesso, il costo reale, a persona che transita, diventa un costo abnorme. Con i soldi che noi abbiamo speso singolarmente, per ogni immigrato transitato in Albania, noi lo avremmo rimpatriato 180.000 volte.
Allora, questo è un esempio di spesa pubblica inefficace, non è un progetto da presentare in Europa come modello di rivoluzione in campo dell'immigrazione. Quindi, è da qui che arriva il nostro diniego a quella che è una ratifica che rinnova i rapporti tra Italia e Albania - e noi su questo ci siamo - che è contraria all'utilizzo propagandistico, tramite ratifica, tramite Parlamento, di strategie che, per noi, sotto ogni punto di vista sono state fallimentari, sotto il piano economico e sotto il piano dell'immigrazione.
Chiudo dicendo che, comunque, c'è anche una sensibilità in campo internazionale verso la politica estera di questo Governo che mai si riflette nelle ratifiche, perché le ratifiche sono uno strumento diverso, però leggo un'agenzia e chiudo il pensiero su quello che volevo dire: in questo momento - fonti NATO - al Forum difesa di Ankara siglati contratti per 50 miliardi. Nella stima non è compresa l'iniziativa sui droni. Gli alleati al Forum della difesa stanno firmando contratti per un valore di 50 miliardi. Quindi, mentre il Paese - e questa è una considerazione politica - richiede strutture e investimenti strutturali in sanità, nel lavoro e nelle infrastrutture, come stiamo vedendo, il nostro Governo, in questo momento ad Ankara, sta siglando patti di miliardi e miliardi di investimenti, miliardi di investimenti che noi vogliamo definanziare una volta arrivati al Governo, perché la difesa è una cosa importante ma per rilanciare economicamente e a livello industriale il Paese servono fondi e quindi, una volta al Governo, vorremmo cambiare marcia, definanziare determinati investimenti che, secondo noi, sono profondamente sbagliati in un contesto sociale del genere e rilanciare la nostra economia, non l'economia di qualche industria della difesa.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore se intenda replicare: no.
Il rappresentante del Governo intende avvalersi della replica? No.
Il seguito del dibattito è dunque rinviato ad altra seduta.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16 con il seguito dell'esame del disegno di legge in materia di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 104, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Chiediamo un'informativa urgente a tanti Ministri, compresa la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Chiediamo ai Ministri Urso, Calderone e Piantedosi di venire qua in Aula. Quello che abbiamo visto a Prato, a Seano è davvero inaccettabile.
Presidente, lei sa bene che in quest'Aula ha sentito più volte queste parole: i lavoratori e le lavoratrici del distretto pratese hanno preso botte. E non lo dico in generale, non questa volta. Da anni prendono botte. Prendono botte ogni volta che chiedono di non lavorare in nero e di avere un contratto collettivo nazionale. Hanno preso botte quando si sono sindacalizzati e, a un certo punto - e l'ho descritto più volte in quest'Aula -, di notte sono arrivati incappucciati e hanno bastonato i sindacalisti. Abbiamo raccontato più volte questa vicenda: com'era possibile che in quel distretto non si riuscisse a fare uno scatto, uno scatto di legalità?
A un certo punto, poi, le cose succedono, la lotta paga: le persone vengono sindacalizzate e poi iniziano a ottenere cose semplici, come poter “sbollare” o “bollare” all'inizio di un turno o avere dei contratti, non essere pagate in nero. E poi che cosa succede, però? Succede che chi aveva l'appalto poi lo perde.
E così il sistema va avanti e ogni volta si aprono delle inchieste magari per evasione fiscale, per elusione fiscale e si dice: vedete, quelle aziende lì frodavano, frodavano lo Stato.
Io lo dico, Presidente: è un sistema. È un sistema. Solo la scorsa settimana vi abbiamo fatto vedere delle immagini e vi abbiamo chiesto da che parte state. Lo dicevamo quando quei lavoratori in picchetto, licenziati - più di 100 lavoratori licenziati -, sono stati assaltati dai “padroncini”. Ma dove si è mai visto? Dove si è mai visto che un'azienda, che scappa…davanti a un picchetto di lavoratori che perdono il posto di lavoro, arrivano i “padroncini” e li menano dicendo: adesso noi vogliamo riprenderci quella roba; forse non avete capito, qui chiudiamo e apriamo da un'altra parte.
Dopo questa denuncia, Presidente, di lavoratori picchiati dai padroni, mi sarei immaginato, avrei auspicato, come avevamo detto, l'intervento dei prefetti, delle procure, dei sindaci, di tutte le istituzioni, del Governo.
Da che parte state? Dalla parte degli sfruttati o degli sfruttatori? E che cosa abbiamo visto questo fine settimana? Il peggio: reparti mobili che prendono quei lavoratori, li picchiano e sgomberano il picchetto. È inaccettabile, Presidente. Lo Stato deve decidere da che parte stare. Noi siamo con i lavoratori e le lavoratrici Siamo con quel picchetto per dire che non sono merce e non possono continuare a essere ricattabili.
Che cosa deve ancora succedere in questo Paese per dire che il ha quel volto lì? C'è una sorta di grande organizzazione che mette assieme i caporali e i padroni. È un sistema e questo sistema questo Paese lo deve infrangere, lo deve abbattere. Deve mandare le Forze dell'ordine per difendere la legalità e la legalità sta dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Mi associo assolutamente alla richiesta di informativa del collega Grimaldi. Sul distretto pratese queste richieste sono state fatte a più riprese. Sono successe cose inaudite: abbiamo visto la parte datoriale che addirittura, in passato, aveva assoldato dei sicari per andare a picchiare direttamente i lavoratori che stavano facendo dei picchetti. È assolutamente inaccettabile la situazione pratese, con la criminalità organizzata, la mafia cinese che sta veramente facendo operazioni assolutamente inaccettabili, determinando una regressione dei diritti dei lavoratori assolutamente reazionaria e poco ragionevole.
Di recente, addirittura, è stato trattato come un problema di ordine pubblico il fatto di difendere, di presidiare il proprio posto di lavoro. Trattarlo come se fosse un problema di ordine pubblico è stata una modalità da fine Ottocento, inizi Novecento: abbiamo visto le Forze dell'ordine trascinare con la forza rispetto al presidio che i lavoratori stavano facendo a Seano, in provincia di Prato, presso un'azienda che si chiama Acca. Abbiamo visto trascinarli con la forza, rompere il picchetto: una violenza inaudita e una violazione del diritto di manifestare e del diritto di proteggere il proprio posto di lavoro.
Questa cosa è avvenuta nel momento stesso in cui si stava cercando di costruire un tavolo con il comune di Prato, con la regione, con la prefettura e con i corpi sindacali. C'è stato uno sgombero violento e assolutamente incredibile del presidio. Non solo.
Con questa operazione le stesse domande sul futuro di decine di famiglie restano inevase. È inaccettabile: si sta parlando di 100 posti di lavoro a rischio, in un'azienda in custodia giudiziaria per frode fiscale da 71 milioni e un'indagine per caporalato.
Ecco, io credo che questo quadro ci dica tutto rispetto alle problematiche dei lavoratori sfruttati nel distretto pratese. È una cosa che non è più sostenibile. Io credo che il Governo debba intervenire. Sicuramente il presidio dei lavoratori e il sequestro dei beni dentro il deposito di Acca sono due questioni che vanno chiarite al meglio, perché l'opacità delle Forze dell'ordine che intervengono in un'ottica di ordine pubblico, andando a violare i diritti dei lavoratori, è una cosa assolutamente inaccettabile, Presidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche noi chiediamo un'informativa del Governo relativa ai fatti di Prato. A Prato non è la prima volta che accade che una situazione di illegalità emerga, che ci sia un conflitto in cui lavoratrici e lavoratori fanno sentire le proprie ragioni e di fronte a quel conflitto non c'è una risposta all'altezza delle aspettative da parte delle istituzioni.
Ringrazio, invece, il comune di Prato, il sindaco di Prato, il vicesindaco di Prato, per essersi interessati e la popolazione che ha manifestato anche vicinanza a quei lavoratori e a quelle lavoratrici. Stiamo parlando di 95 posti di lavoro e, quindi, di 95 famiglie.
Abbiamo visto immagini gravissime perché di fronte al diritto ovviamente inviolabile di quei lavoratori e di quelle lavoratrici di manifestare e di protestare per condizioni di lavoro inappropriate, per il loro diritto a ricevere un salario giusto, di fronte a un'azienda che ha più di un problema la risposta è stata di ordine repressivo.
Ma il tema non è solo la legalità. Il tema è che quello che è avvenuto non investe solo una semplice questione di legalità, ma investe delle questioni fondamentali e dei diritti fondamentali: il diritto al lavoro, il diritto alla libertà sindacale, il diritto allo sciopero.
Lo sciopero di per sé comporta delle complicanze e ovviamente delle criticità anche rispetto all'operatività di una città, perché lo sciopero deve far riflettere le persone, mettere a fuoco e mettere un riflettore su delle condizioni critiche e di disagio dei lavoratori.
Chiediamo, però, al Governo cosa intende fare di fronte a quello che oggi c'è con riferimento al distretto. Il distretto di Prato non è una zona oscura del nostro Paese. Il distretto di Prato è un'eccellenza in tutto il mondo: il distretto tessile fa economia e sono coinvolti tanti posti di lavoro e migliaia e migliaia di imprese che hanno un effetto di concatenamento le une con le altre perché sono legate e hanno un mercato che va in tutto il mondo, che riguarda diverse nazionalità di imprese, di lavoratori e lavoratrici e che riguarda grandi marche e multinazionali molto conosciute, fino a piccole e medie imprese familiari. Dentro quel distretto oggi, anche grazie al lavoro della procura, scopriamo che in questi ultimi anni c'è tanto sfruttamento. Noi chiediamo al Governo non solo un'informativa, ma chiediamo cosa intende fare di fronte al fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori e chiediamo anche quali iniziative intende mettere in campo per salvaguardare i livelli occupazionali.
Non stiamo chiedendo solo cosa è successo rispetto a quello sgombero e a quelle modalità inappropriate, perché dare un messaggio al Paese… Lo dico anche alla destra e ai parlamentari di destra che sono tanto bravi a fare iniziative elettorali anche contro l'imprenditoria cinese, ma non si vedono mai quando poi ci sono lavoratori e lavoratrici che vengono sgomberati, che protestano e che vedono dinanzi a sé i manganelli, come è accaduto negli ultimi giorni.
Ecco, quel distretto ha bisogno di risposte. Ne hanno bisogno le imprese perbene e i lavoratori che non vogliono essere sfruttati, che hanno bisogno di sapere dal Governo quali soluzioni vuole mettere in campo per contrastare una crisi aziendale e non lasciarla solo al comune, ai sindacati, alle regioni e alle persone di buona volontà. Vogliono anche sapere cosa vuole mettere in campo per aiutare la procura a combattere lo sfruttamento, per fare in modo che quel distretto possa essere un'eccellenza non solo rispetto al prodotto, per far venir meno magari un po' di profitto a chi se ne approfitta in maniera illegale e, invece, sancire che i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici del distretto di Prato sono inalienabili .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, la presidente Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Io vorrei dare questa informazione all'Aula, è un'informazione importante. Si tratta del dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell'ospedale Kamal Adwan di Gaza, arrestato nel dicembre del 2024 e da allora detenuto nelle carceri israeliane, che è in pericolo di vita. A denunciarlo è stato l'avvocato Nasser Odeh che cinque giorni fa ha visitato Abu Safiya nel famigerato carcere israeliano sotterraneo di Rakefet. Ha parlato di segni di tortura e di segni di percosse sul corpo del medico, ma anche sulla testa, e di mani e piedi incatenati. Una persona completamente irriconoscibile, debilitata e anche sul punto di perdere conoscenza.
Il dottor Abu Safiya dal dicembre del 2024 è detenuto arbitrariamente senza incriminazione né processo, in base alla cosiddetta legge dei combattenti illegali. Parliamo di un medico che si è rifiutato di abbandonare i propri pazienti durante il lungo assedio dell'ospedale da parte dell'esercito israeliano e che ha visto morire suo figlio di 15 anni per un colpo - un proiettile - sparato dall'esercito israeliano. Figlio che lui ha seppellito nel cortile dello stesso ospedale. Parliamo di una delle voci più autorevoli nel denunciare la distruzione del sistema sanitario a Gaza e in questi giorni la sua grave e inumana condizione di detenzione è stata denunciata in tutto il mondo, Presidente.
Sono state tantissime le organizzazioni di medici e di sanitari e le organizzazioni internazionali per i diritti umani. Anche in Israele il suo caso è stato evidenziato dal quotidiano , da associazioni umanitarie e da deputati intervenuti all'interno della Knesset, con riferimento a gravi maltrattamenti, violenze e torture. Ovunque si moltiplicano appelli per la sua liberazione. A molti di noi in quest'Aula sono arrivate migliaia di - letteralmente migliaia di - che chiedono di mobilitarci per la liberazione del dottor Abu Safiya, delle centinaia di medici e sanitari nelle sue stesse condizioni e di tutti i prigionieri politici palestinesi arbitrariamente detenuti nelle carceri israeliane.
Presidente, di fronte a tutto questo, noi non possiamo tacere. Non possiamo consentire che persone del valore del dottor Abu Safiya vengano private di ogni diritto e sottoposte alle peggiori vessazioni e torture . Questo non è possibile!
Questa situazione di abusi e maltrattamenti ai danni dei detenuti palestinesi, perpetrati nelle carceri israeliane, ci riguarda tutti e tutte come parlamentari.
Colleghi e colleghe della maggioranza, io mi rivolgo a voi: ascoltate quello che stiamo dicendo! Non potete far finta di niente! I capannelli che chiacchierano, Presidente… Parliamo di cose che stanno a significare la vita e la morte delle persone.
Questo riguarda il Governo di questo Paese. Riguarda il Governo di questo Paese che, nonostante un genocidio in corso a Gaza, si dichiara amico del Governo Netanyahu e dunque complice. Per questo dovete fare attenzione a quello che sta accadendo, perché anche voi ne dovete rispondere.
Chiediamo al Ministro Tajani che venga qui a dirci se considera normale e accettabile questo trattamento violento e degradante riservato ai prigionieri palestinesi e cosa intende fare per salvare la vita del dottor Abu Safiya e quella di migliaia di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane senza capo d'accusa e senza diritti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie alla deputata Laura Boldrini per quello che ha appena detto. Noi ci associamo a questa richiesta di informativa per dire una cosa semplice: Abu Safiya è un medico palestinese che è detenuto illegalmente da più di 17 mesi. Si trova in una condizione talmente di isolamento totale che sta in una cella - vorrei che provaste a immedesimarvi - in cui non riesce nemmeno a stare in piedi. Non so se avete presente che tipo di tortura può essere quella di non riuscire a stare nemmeno in piedi in una cella talmente stretta che non riesce neanche a dormire.
Allora, ve lo dico: c'è qualcosa che va oltre, va oltre anche ai rapporti economici e a tutto quello che sappiamo dei nostri rapporti con Israele. Qui parliamo di un uomo. Finalmente adesso ci sono delle immagini, si vede che è in condizioni disumane e ci sono i segni dei maltrattamenti e delle sevizie che ha dovuto subire.
Poi, vi chiedo un'altra cosa: ma chi è Abu Safiya? È un pericoloso terrorista? Un trafficante? No, voglio dirlo in termini semplici: è un pediatra. Parliamo di un pediatra che è stato arrestato con altre 350 persone, fra cui tantissimi medici, infermieri e pazienti di un ospedale.
Suo figlio è stato ucciso, il suo ospedale è stato bombardato e sono stati, appunto, bloccati tutti gli interventi e i medicinali che usava per alleviare il dolore dei bambini feriti. Eppure, fino al momento dell'arresto lui ha continuato a salvare vite. È questa la resistenza? È questa l'accusa? Cioè che lui ha continuato come il popolo di Gaza a resistere a quell', a quell'occupazione e a quelle bombe? Ecco, insieme a lui ci sono altri 94 medici detenuti illegalmente. In Israele la cosiddetta legge sui combattenti illegali consente, appunto, la detenzione quasi a tempo indeterminato.
Io non solo mi unisco a quelli che sono i tanti appelli e a quello che abbiamo appena detto in Aula, ma c'è un oggi che dovrebbe in qualche modo aprire un po' il dibattito pubblico e squarciare un altro velo di ipocrisia. Dal 2022 ad oggi, a Gaza e in Cisgiordania non è solo aumentata l'occupazione, non è solo aumentata l', si è ingegnerizzata. Lo Stato ha occupato tutti i territori palestinesi. Non saprei dirla in un altro modo perché quei coloni, che sono cittadini israeliani, hanno sottratto più terra ai palestinesi della Cisgiordania di quanto avessero fatto gli stessi Accordi di Oslo del 1993. Si chiama espropriazione. Ci sono 185 nuovi insediamenti, le chiamano fattorie, sono dentro la Cisgiordania, dentro i territori palestinesi, appunto occupati. Ci sono 40.000 nuove unità abitative e 118 comunità palestinesi sono state espulse. Ecco - io lo dico così -, sapete come si prendono 'ste case? Incendiando quelle dei palestinesi, sfrattandoli, facendo addirittura delle autostrade solo per gli israeliani.
Come volete chiamare tutto questo? Noi continuiamo a dire che questa è occupazione, questa è pulizia etnica, questa è , e questo Paese non dovrebbe accettarlo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Per associarci alla richiesta della collega Boldrini e del collega Grimaldi. “Questa è l'ultima volta che mi vedrai, mi hanno portato qui per uccidermi”. Queste sono le parole del dottor Abu Safiya.
Il dottor Hussam Abu Safiya dirigeva un ospedale a Gaza, dove curava bambini palestinesi. Per questo è stato arrestato dal Governo terrorista israeliano, che da oltre un anno e mezzo lo tiene in carcere senza accuse e senza processo, ed è in grande pericolo di vita e le sue condizioni peggiorano di ora in ora.
In un mondo al contrario, un medico, un esempio di umanità che salva la vita ai bambini, si trova oggi in carcere ed è sottoposto a torture e maltrattamenti, mentre criminali di guerra e contro l'umanità, che hanno massacrato oltre 80.000 esseri umani, di cui 20.000 bambini, si trovano a piede libero e addirittura a passare le vacanze anche sulle nostre spiagge per riposarsi dopo tutto il massacro che hanno commesso. E vorrei ricordare che, secondo una Commissione ONU, i bambini venivano presi deliberatamente di mira per essere ammazzati da questo Governo terrorista. Un infanticidio di massa, una disumanità senza precedenti.
Allora vi chiedo se avete ancora il coraggio di chiamare Israele la più grande democrazia del Medio Oriente . Una democrazia ammazza i neonati? No. Arresta i bambini? No. Commette un genocidio? No. Apre fronti di guerra ovunque? No. Però ha un obiettivo questo Governo genocida, ha un obiettivo criminale, sionista, messianico: creare la grande Israele.
Questo piano vede, da un lato, lo sterminio di tutti i palestinesi, l'eliminazione attraverso la pulizia etnica di tutti i palestinesi dalla faccia della terra e, dall'altro, l'attacco a quei Paesi della regione che possano ostacolare questo piano criminale: vedi il Libano, in pochi mesi oltre 8.200 attacchi, migliaia di morti, sfollati, case, edifici, scuole e ospedali distrutti; vedi la Cisgiordania, con oltre 800.000 coloni, completamente occupata. E questo è il piano di suprematismo, di estensione e ovviamente di sulla faccia e soprattutto sulla pelle di esseri innocenti.
E allora noi non ci stiamo, perché il vostro silenzio è complicità. Per questo dovete capire che il pericolo numero uno al mondo oggi è Israele. E per questo bisogna interrompere ogni rapporto economico, militare, commerciale e accademico con questo Governo terrorista e genocida , smetterla di inviare armi - siamo terzi fornitori, grazie a voi, di armi a Israele, dopo Stati Uniti e Germania, e poi fate le foto con quei bambini che vengono accolti qui e sono stati bombardati con quelle stesse armi che voi avete inviato -, bisogna emettere sanzioni, riconoscere lo Stato di Palestina e, soprattutto, liberare i territori palestinesi occupati in modo illegale e criminale da Israele.
Per questo il nostro Governo deve fare pressioni sul Governo israeliano per ottenere la liberazione del dottor Abu Safiya e di tutti gli ostaggi palestinesi che sono nelle carceri israeliane in condizioni disumane, sottoposti a torture, violenze e stupri. E, anche qui, chi ha denunciato è oggi agli arresti domiciliari e chi ha stuprato viene accolto con i massimi elogi alla Knesset, e questo è l'esempio della totale disumanità. Ritornate a essere umani e liberate il dottor Hussam Abu Safiya .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà. No. Aspetti, aspetti, aspetti. Scusi, deputata Piccolotti. Il deputato Vinci ha chiesto di parlare sullo stesso argomento? Sì, allora chiedo scusa. Prego. Mi perdoni, onorevole. Prego, onorevole Vinci.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Per dichiararmi contrario alla richiesta di informativa, non tanto per il merito, in quanto sul fatto che ci sia un medico incarcerato non spetta a noi, come Governo e come Italia, andare a fare dei processi su detenuti negli altri Stati; ho sentito addirittura tre interventi dai colleghi che mi hanno preceduto. Siamo in Italia, parliamo degli italiani. Abbiamo dei problemi anche sui tribunali italiani, non concentriamoci sempre sulla Palestina. Ho deciso di intervenire anche perché ho sentito una frase forte da parte del MoVimento 5 Stelle, secondo cui sono state anche le nostre armi a uccidere dei palestinesi, quando c'è un divieto e sarebbe reato inviare armi a Israele per un conflitto di questo tipo, quindi questo non è vero.
Non siamo una parte belligerante, non inviamo armi ad alcuna delle parti e, soprattutto, cerchiamo di concentrarci su quello che è l'attività di quest'Aula e non su carcerati che, purtroppo, potrebbero anche essere o potranno essere innocenti, ma non spetta a noi o al Ministro Tajani venire a riferire nello specifico su questi fatti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Il mio argomento è diverso, ma non ho difficoltà a collegarlo a quello che abbiamo appena sentito, perché c'è un'azienda, il cui nome è Palantir, che si occupa di di intelligenza artificiale applicati all'ambito militare e della cybersicurezza.
È la stessa azienda che ha aiutato l'esercito israeliano ad individuare gli obiettivi nella Striscia di Gaza, incrociando dati e posizioni dei cellulari e provocando decine di migliaia di morti innocenti attraverso le sue geolocalizzazioni. È la stessa impresa che ha costruito la con cui ICE individua i migranti da andare a cercare in casa, da pestare, da arrestare e da sbattere nei centri di detenzione illegali. Ed è la stessa impresa che, probabilmente, ha dato le coordinate per il primo bombardamento della guerra in Iran, quello in cui sono morte 180 bambine iraniane innocenti in una scuola .
Ecco, questa impresa è di proprietà di un multimiliardario di nome Peter Thiel, che è venuto qui in Italia anche a fare delle conferenze sull'Anticristo. Ebbene, la settimana scorsa Peter Thiel, durante l'in Colorado, ha attaccato il Papa, dicendo che il Papa è un agente al servizio dei comunisti cinesi. E lo ha fatto, lo ha trattato così perché sostiene che Papa Prevost abbia fatto un grave errore, scrivendo un'Enciclica in cui chiede agli Stati di tutto il mondo di regolamentare l'intelligenza artificiale affinché siano rispettati alcuni limiti etici.
Per capirci, Peter Thiel non vuole rispettare questi limiti etici , tanto che sta progettando armi autonome che possono uccidere chiunque, a prescindere dall'innocenza o dalla colpevolezza in qualsiasi conflitto. Peter Thiel è anche quell'uomo che, nei suoi saggi, sostiene che la democrazia è incompatibile con la libertà e che è necessario liberarsi dalla democrazia per difendere la libertà, che poi alla fine è la libertà sua, dei multimilionari, del capitalismo della sorveglianza , del capitalismo dell'intelligenza artificiale, di fare tutto quello che vogliono.
Ma veniamo al dunque e al perché chiedo un'informativa urgente della Presidenza del Consiglio: perché questa azienda, Palantir, ha sicuramente dei contratti dedicati alla cybersicurezza con lo Stato italiano; il che vuol dire che lo Stato italiano cede l'accesso ai dati dei cittadini italiani, ai dati militari e ai dati che riguardano infrastrutture critiche di sicurezza a questa impresa di proprietà di questo signore che ha queste tesi e va compiendo questi crimini in giro per il mondo.
Ecco, Presidente, a marzo abbiamo depositato un'interrogazione per sapere quali siano i contratti tra lo Stato italiano, la pubblica amministrazione italiana e Palantir e non abbiamo avuto alcuna risposta. Peter Thiel è venuto in Italia. Abbiamo chiesto di sapere se qualcuno del Governo lo avesse incontrato e non abbiamo avuto alcuna risposta. Stiamo depositando una nuova interrogazione per sapere quali siano le relazioni e i dati che cediamo e sappiamo già che non avremo risposta.
E, allora, siccome i cittadini italiani hanno però diritto alla trasparenza, hanno diritto a sapere a chi si stanno regalando dati e informazioni sensibili che riguardano la sicurezza nazionale in questo Paese, noi chiediamo che la Presidente del Consiglio venga qui e faccia un'informativa , e ci spieghi cosa sta succedendo, nelle relazioni fra le grandi statunitensi, tra questo signore, che teorizza la necessità di ridurre gli spazi democratici, e il Governo italiano, perché quello che vediamo noi sono gli insulti via inaccettabili di Trump alla Presidente Meloni, ma sotto sappiamo che ci sono contratti, che ci sono soldi, che ci sono accordi. E, Presidente, sappiamo anche che il Ministero della Difesa sta dicendo che l'1,5 per cento di quel 5 per cento di aumento delle spese militari che si vuole produrre nei prossimi anni riguarderà la cybersicurezza. Ciò vuol dire che potrebbe finire direttamente nelle mani di Peter Thiel e della sua Palantir .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. La collega ha messo sul tavolo tanti argomenti, non solo uno. Ha delineato, seppur brevemente, la figura di Peter Thiel e anche il pregresso, in relazione a quello che è stato fatto, tramite la sua azienda e tramite Palantir. C'è ancora da notare che, purtroppo, si è vissuta una contrapposizione ideologica tra le sue parole e l'ormai famosa enciclica pronunciata dal Papa, che ha voluto ribadire il primato dell'etica sul tecnocapitalismo, perché qui parliamo proprio di tecnocapitalismo. Peter Thiel ha risposto in modo piccato, definendo Papa Prevost un Papa solo perché ha espresso posizioni latamente ostili allo sviluppo incondizionato dell'intelligenza artificiale e ha ribadito la necessità di porre un argine contro il dilagare incontrollato delle speculazioni dei giganti tecnologici.
Presidente, mi preme sottolineare che anche noi, come classe politica, siamo chiamati a sciogliere un dilemma: ritenere che i tecnocrati siano i reali, veri e unici componenti di una classe dirigente che condiziona la stessa politica, oppure dare alla politica il primato che alla stessa spetta; ciò per ribadire che il progresso tecnologico non è qualcosa di incontrollato e incontrollabile, ma qualcosa che deve essere sempre indirizzato verso la centralità dell'essere umano e i principi espressi nella nostra Carta fondamentale. Presidente, sto dicendo cose che dovrebbero essere ascoltate, a parer mio, e ribadite anche in quest'Aula più volte.
C'è però un altro tema che è stato sottolineato dalla collega e che ritengo ugualmente molto importante. Dobbiamo comprendere che la vera sovranità, adesso, nel 2026, si muove nel campo tecnologico. E, allora, appaltare a Paesi terzi la sovranità tecnologica è oltremodo rischioso. Appaltare la a Paesi terzi può comportare, per la nostra popolazione, per l'Italia, rischi incontrollabili. E allora sarebbe giusto addivenire proprio adesso a un dibattito su questo tema: sui rischi dell'intelligenza artificiale, ma anche e soprattutto sul fatto che questi processi devono essere governati qui, in quest'Aula, e non delegati a Paesi terzi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. La prima volta in cui abbiamo chiesto un'informativa urgente in quest'Aula alla Presidente Meloni su questa vicenda è stata l'8 marzo. Da allora sono stati tanti gli atti di sindacato ispettivo depositati, ma si è anche scritta una pagina inquietante di vita parlamentare. Io la voglio ricordare perché, come gruppo del Partito Democratico, avevamo presentato un'interpellanza urgente, con le firme di 50 deputate e deputati del Partito Democratico, per chiedere non solo alla Presidente del Consiglio, ma anche a tutti i Ministri coinvolti, perché avevamo visto, dopo le anticipazioni della stampa sulla visita a Roma di Peter Thiel, inchieste giornalistiche del che aveva svelato gli accordi con la Difesa, de che aveva parlato degli accordi con il Ministero dell'Interno, di che aveva raccontato di incontri che si erano svolti anche a Milano. La libera stampa - penso anche al passaggio su - aveva raccontato e spiegato molto bene quali erano i rischi e le implicazioni di queste intese, non delle conferenze, non delle posizioni ideali o ideologiche di Peter Thiel, ma degli affari, degli accordi, degli appalti che si stavano mettendo in campo. Ecco, di fronte a tutto questo, la risposta del Governo è stata quella di trincerarsi, di utilizzare come uno scudo il Regolamento parlamentare.
E mi è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 131, comma 1, del nostro Regolamento, una risposta in cui il Governo motivava di non essere disponibile a offrire alcuna risposta perché intenzionato a dare riferimenti e informative al Copasir.
Allora, chiariamo bene un aspetto: noi non abbiamo mai chiesto informazioni su cui vi è o vi deve essere segreto. Noi abbiamo sempre chiesto trasparenza nel Parlamento della Repubblica su quelle che sono le scelte politiche che porta avanti il Governo su temi di preminente interesse pubblico di tutti i cittadini; perché se quelle stesse tecnologie che hanno un impatto così straordinario e anche straordinariamente devastante in ambito bellico sono utilizzate dal Ministero dell'Interno è fondamentale che i cittadini italiani lo sappiano per varie ragioni, anche tecnologiche. Perché esperienze come quella inglese ci stanno dimostrando come sia poi irreversibile l'ingresso di questi sistemi e anche decidere poi di uscirne è problematico.
Ma l'aspetto più intollerabile non è che voi stiate decidendo… - come fate su molti temi, perché, al di là degli scontri delle ultime ore, vi è stata da parte di questo Governo una totale sudditanza nei confronti degli interessi portati avanti da una parte dell'attuale amministrazione americana - di portare avanti queste politiche, a nostro avviso, sbagliate. La cosa più grave e intollerabile è che voi vi rifiutate anche solamente di parlarne e di mettere il Parlamento della Repubblica nelle condizioni di sapere cosa state facendo del presente e del futuro della sicurezza degli italiani.
Per questa ragione continueremo a chiedervi conto di una risposta che avete già deciso di non dare; continueremo a presentare atti; abbiamo infatti presentato un ulteriore atto di sindacato ispettivo dopo l'articolo… addirittura abbiamo visto sulla stampa internazionale che è stato posto il tema degli accordi che possono essere stati presi con Leonardo e con altre importanti società; e continueremo a tenere alta l'attenzione.
E vorrei ricordare ai parlamentari di maggioranza che il nome di questa impresa, nel 2003, per chi come me ha amato Tolkien, è un nome importante perché richiama i Palantír.
Il Palantír - voi lo ricordate - non era uno strumento neutro. Il Palantír è sempre fortemente interconnesso con gli altri Palantír ed è sempre fortemente influenzato da chi lo utilizza. E queste tecnologie non sono state inventate da Thiel. Thiel non è Fëanor, Thiel è Sauron in questo momento, è colui il quale, influenzando e utilizzando questa tecnologia, influenza anche gli altri che la utilizzano. Avete visto la fine che ha fatto Saruman? Vi invito a non seguire la stessa strada .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere una informativa urgente al Ministro dell'Interno Piantedosi, in merito alla recrudescenza di atti criminali da parte di immigrati regolari e irregolari. L'ultimo in ordine di apparizione è quello che vede come protagonista un ventenne gambiano che ha accoltellato un uomo a Milano mentre stava facendo colazione al bar. Lo ha ridotto in fin di vita e senza un motivo: 5, 6, 7, 10, 20 coltellate; e lo avrebbe ammazzato se l'anziano genitore ed alcuni avventori non fossero intervenuti. Senza un motivo o, forse, sì, con un motivo perché c'è un filo color rosso sangue che lega parecchi crimini degli immigrati. Il comune denominatore associativo è l'odio, l'odio verso gli italiani.
Una volta arrestato, il gambiano avrebbe detto agli agenti che, appena uscito, lo avrebbe rifatto e che si sarebbe divertito ad accoltellare. Le nostre strade, purtroppo, sono piene di questi criminali: assassini, ladri, spacciatori e stupratori che in comune hanno l'odio. Così è stato per Sharon Verzeni, donna italiana uccisa, mentre andava in bicicletta; così è stato per Santo Re, cittadino catanese, pasticciere, ucciso, morto tra le braccia di sua sorella; così è stato per Aurora, ragazza di 19 anni, stuprata e assassinata a Milano. Potrei continuare per ore, Presidente.
Noi li abbiamo accolti, dato loro vitto e alloggio, assistenza sanitaria e scolastica. Anche questo Governo spende miliardi di euro per gli immigrati e in cambio riceviamo violenze, stupri, reati e omicidi .
Altro che approccio produttivista dell'immigrazione. “Se vanno via ci sarà un calo del PIL”, “chi farà più certi lavori”, “ci pagano le pensioni”: non ce le pagano le pensioni e non ci pagano nemmeno i funerali che loro stessi causano .
Due numeri, Presidente: 9 e 38. Sono la percentuale degli immigrati in rapporto alla popolazione e la presenza degli stranieri nelle nostre carceri. Non è difficile comprendere, dunque, come ci sia un'elevata propensione a delinquere e il Governo Meloni cosa fa?
Presidente, però non so se si rende conto, sto parlando di cose serie e non riesco a sentire neanche la mia voce…
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, altrimenti non riusciamo ad ascoltare.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). E chiedo per favore…
PRESIDENTE. Prego, ci mancherebbe.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Aumenta di poco i rimpatri che fino all'anno scorso erano praticamente zero e non impedisce ancora ai barconi di sbarcare sulle nostre coste. Strana forma di blocco navale, ci deve essere qualche foro tra le navi . Sono pannicelli caldi del centrodestra moderato, che non sono più sufficienti e ai quali gli italiani credono sempre meno. Dinanzi agli italiani che cadono ogni giorno sotto i colpi di coltello degli immigrati, servirebbe una destra vera, il pugno duro, ma anche la prevenzione .
Non comprendo perché il Governo Meloni non accetti di prendere in considerazione l'unica vera forma di prevenzione e di tutela dei cittadini italiani, che è la remigrazione .
Perché agire sempre dopo e mai prima? Lo dico per suo tramite e con rispetto ai colleghi di Fratelli d'Italia: ma di cosa avete paura? Delle critiche di qualche cattocomunista all'opposizione o al Governo insieme a voi? Noi di Futuro Nazionale francamente ce ne infischiamo e pensiamo al bene degli italiani.
Quante altre ragazze dovranno essere importunate mentre rientrano a casa o prendono il bus? Quanti altri anziani genitori dovranno vedere morire i propri figli a causa dell'odio degli immigrati? Quante altre figure di palta dovrà fare l'Italia a causa di quei quattro scemi di maranza che davanti al Colosseo o nella chiesa di San Nicola di Bari o davanti al Duomo deturpano la nostra immagine nel mondo? Dove è finito il senso di appartenenza a una comunità nazionale? Dove è finita la destra? Dove è finito l'orgoglio nazionale?
Noi di Futuro Nazionale con Vannacci abbiamo le idee chiare sulla remigrazione. Se gli italiani ce ne daranno la possibilità, ve lo faremo vedere .
Voi, che per quattro anni avete avuto la possibilità di farlo, avete fatto poco o nulla e abbiate il coraggio, almeno in quest'ultimo anno di legislatura, di fare qualcosa di destra: decreto-legge Remigrazione subito e noi ve lo votiamo !
Diamo un dispiacere - Presidente, lo ribadisco per suo tramite ai colleghi di Fratelli d'Italia e lo dico solo a loro - ai Fratoianni, ai Conte, alle Schlein, ai Renzi, ma anche al vostro amico Calenda: fate una cosa di destra per la Nazione e per il popolo italiano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE(MISTO-FNV-F). Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. No, c'è la deputata Gadda… Sullo stesso argomento lei non può parlare. No, no . Aspetti, diamo la parola un attimo alla deputata Gadda.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Hanno parlato in due del PD e del MoVimento 5 Stelle!
PRESIDENTE. No, no, le assicuro, no, guardi . No, no, colleghi, per favore, no, è già tutto definito. Allora, onorevole Sasso … no, colleghi un attimo di pazienza. Colleghi, per favore, colleghi un attimo di pazienza. Intanto sentiamo la deputata Gadda, poi dopo vi darò comunicazione. Deputata Gadda, prego.
MARIA CHIARA GADDA(IV-CR). Grazie, Presidente, dopo quattro anni sarebbe giusto capire che, quando si interviene, su temi diversi, dello stesso partito, si può fare… Comunque, ho preso piacevolmente appunti perché sono strabiliata dalla capacità dei colleghi di Futuro Nazionale di sostenere, a distanza di poche settimane, posizioni radicalmente opposte.
Benvenuti, vi siete svegliati sul fatto che la sicurezza è un tema reale e concreto per questo Paese. Quindi, come gruppo di Italia Viva, ci uniamo alla richiesta di informativa al Ministro dell'Interno perché in questi quattro anni effettivamente - se ne sono accorti i cittadini - sono aumentati la microcriminalità, i furti, le ; e il Governo Meloni ha fatto soltanto decreti per riempire il codice penale, per agitare le bandiere di fronte ai fatti di cronaca.
Però veramente, lo dico con il cuore in mano: non credo che faccia bene ai cittadini italiani vedere che in questa Aula si sostengano posizioni diametralmente opposte.
Perché voi, colleghi di Futuro nazionale, in questi quattro anni avete raccontato ai cittadini italiani che questo era il Governo della sicurezza, che finalmente c'era un cambio di passo su questo fronte, e, oggi, ci venite a raccontare che la sicurezza è un problema reale per questo Paese. Quindi, noi ci uniamo alla richiesta di informativa ma, veramente, credo che sia una vergogna piegare la realtà e la verità alla convenienza elettorale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Fabrizio Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ci uniamo a questa richiesta di informativa perché effettivamente stiamo vedendo quello che quattro anni di Governo Meloni sta producendo nelle città italiane. Credo che il problema sia che le stesse persone che, fino all'altro giorno, hanno difeso le politiche di sicurezza del Governo Meloni dicendo che la colpa fosse dei sindaci, città per città, oggi, invece, ci spiegano che è colpa del Governo Meloni.
Allora, la sicurezza non è un tema che va in campagna elettorale in base a che parte si sta: o è sicurezza o non c'è. Fino a ieri si dava la colpa ai sindaci, mentre oggi è colpa del Governo semplicemente perché si è cambiato partito. Credo che questo sia vergognoso e, quindi, nell'associarci alla richiesta, siamo sempre dalla parte dei cittadini e contro le politiche di sicurezza di questo Governo che non sta facendo nulla su questo tema.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2735: Revisione delle modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario.
Ricordo che nella seduta del 19 giugno si è conclusa la discussione generale e il relatore e il rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Ricordo che, a norma dell'articolo 123, comma 3, ultimo periodo, del Regolamento, gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi dichiarati inammissibili non possono essere ripresentati in Assemblea e - ove ripresentati - non sono pubblicati.
Inoltre, non sono pubblicati, in quanto non ricevibili: gli emendamenti già presentati presso la Commissione, ma in quella sede ritirati o decaduti per assenza del presentatore; i nuovi emendamenti, non previamente presentati presso la Commissione, riferiti a parti del testo non modificate dalla Commissione stessa, ovvero che non risultino consequenziali rispetto alle modifiche apportate in sede referente.
Comunico che la Presidenza, sulla base del parere espresso dalla V Commissione (Bilancio) nella riunione del 23 giugno scorso, non ritiene ammissibili, a norma dell'articolo 123 del Regolamento, in quanto recano nuovi o maggiori oneri finanziari privi di idonea quantificazione e copertura le seguenti proposte emendative: Piccolotti 1.3, Caso 1.42, Giachetti 2.3.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85 del Regolamento, i gruppi Movimento 5 Stelle e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito il relatore, Gerolamo Cangiano, e il Ministro dell'Università e della ricerca, senatrice Anna Maria Bernini, ad esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge segnalati per la votazione. Prego, onorevole relatore.
GEROLAMO CANGIANO, . Grazie, Presidente. Parere contrario a tutti gli emendamenti presentati.
PRESIDENTE. Invito la Ministra dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ad esprimere il parere.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente. Grazie, colleghi. Confermo il parere contrario del relatore su tutte le proposte emendative contenute nel fascicolo. Se mi è permesso, sempre in fase di discussione degli emendamenti, vorrei fornire qualche motivazione sul parere contrario espresso.
Innanzitutto, non possiamo essere favorevoli agli emendamenti soppressivi, che sono 12 e di diversa provenienza, che intendono, per quanto ci riguarda, non solo svuotare il cuore del provvedimento, ma anche tradire un'esigenza del sistema universitario, che è quella di rendere la procedura di abilitazione nazionale più qualitativa, più trasparente e più in grado di distinguere la qualità e il merito di quanto non sia accaduto ora.
Rilevo, dagli emendamenti, che alcune delle patologie dell'abilitazione scientifica nazionale sono state evidenziate anche da coloro che li hanno proposti; in particolare, la scarsa qualità della selezione su cui, peraltro, in questi anni, ci siamo lungamente tutti intrattenuti. Abbiamo valutato insieme anche alcuni siti, che non appartengono all'orientamento politico o alla filosofia universitaria che questo Governo rappresenta, come ad esempio il sito ROARS, che la selezione dei candidati non corrisponde al tempo necessario affinché i candidati vengano effettivamente valutati. Per esempio, su 203 candidati, la valutazione è avvenuta in 330 minuti, il che significa che un minuto e 37 secondi sono stati dedicati ai singoli candidati per decidere se sarebbero o meno stati abilitati o divenuti professori ordinari.
Sulla scarsa trasparenza, anche gli emendamenti fanno emergere la diversità dei criteri di valutazione che vengono posti in essere dai diversi atenei. Questo è il motivo per cui si è deciso con questo provvedimento, ma non mi dilungo perché siamo, semplicemente, in fase emendativa…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, altrimenti veramente non riusciamo a comprendere. Prego.
ANNA MARIA BERNINI,. Dicevo, sui diversi criteri di selezione, abbiamo ritenuto di omogeneizzare sia i criteri di selezione dell'abilitazione nazionale, che saranno predefiniti attraverso Anvur e CUN e su cui chiederemo, come abbiamo fatto nelle occasioni più importanti della nostra attività legislativa, un parere dell'Autorità nazionale anticorruzione, come è avvenuto, ad esempio, nella modifica della direttiva appalti quanto ad approvvigionamento di beni da parte dei ricercatori, e attraverso il Consiglio universitario nazionale.
Nello stesso modo, saranno omogeneizzati i modelli delle singole valutazioni degli atenei che avranno dei criteri nazionali ottenuti nello stesso modo, attraverso una valutazione dell'Anvur, del CUN, sulla base dei diversi gruppi scientifico-disciplinari e, naturalmente, un parere dell'Autorità nazionale anticorruzione.
Il tema che ci impedisce di accogliere altri emendamenti che vorrebbero modificare la natura dell'abilitazione, così come l'abbiamo concepita, è quello delle aspettative tradite: dal 2012 ad oggi, l'abilitazione scientifica nazionale è stata considerata come una sorta di primo esame che avrebbe portato, comunque, all'ordinariato; a fronte di 71.000 abilitazioni scientifiche nazionali, dal 2014 ad oggi, solo 41.000 posti sono stati effettivamente assegnati nella qualità di professore ordinario lasciando, in questo modo, soggetti abilitati incapaci di ottenere una chiamata dagli atenei di riferimento.
Quindi, su questa prospettiva, noi abbiamo costruito il nostro provvedimento facendo in modo che - in questo senso commento e così concludo -, le proposte emendative, che accusano il provvedimento di eccesso di localismo o di eccesso di profilazione dei bandi posti in essere dai singoli atenei, su questo, mi permetto di ricordare che la profilazione non è un evento casuale, ma si basa non solo su dei criteri nazionali predisposti, ripeto, attraverso l'Anvur e il CUN, ma anche attraverso l'indicazione, sul singolo bando del singolo ateneo che lo bandisce, dei gruppi scientifico-disciplinari e delle declaratorie che fanno capo ai gruppi scientifico-disciplinari e, naturalmente, devono fare capo alla loro stessa programmazione strategica posta in essere in un momento precedente rispetto all'indizione del bando.
Oltre, naturalmente, e questo lo ricordo a me stessa, perché tutti voi lo avete presente, ad essere la commissione giudicatrice, per lo più, sorteggiata, e non eletta o posta in essere dal singolo ateneo che indice il bando. Quindi, le commissioni saranno nella più parte sorteggiate per creare, diciamo, un equo bilanciamento tra autonomia e trasparenza.
Ricordo a chi negli emendamenti avrebbe voluto ritornare a una sorta di grande modalità concorsuale nazionale gestita dal Ministero che questo contraddice fortemente un'idea di autonomia che molta parte degli interventi che hanno caratterizzato i nostri incontri parlamentari ha evidenziato.
Tutti voi avete chiesto in diverse declinazioni l'autonomia dei singoli atenei, però, nel momento in cui i singoli atenei sono autonomi, pur con delle regole trasparenti, e possono predisporre i loro concorsi - pur, ripeto, con regole unificanti e gli adeguati controlli, oltre naturalmente a un controllo che viene da una valutazione della qualità del lavoro dei professori chiamati dalle università a seguito della modifica delle regole che sovrintendono al Fondo di finanziamento ordinario e naturalmente delle disposizioni inserite in questo provvedimento - nel momento in cui noi rendiamo non uno slogan, ma effettiva l'autonomia delle singole università, ci si dice che siamo troppo localisti o che poniamo in essere dei provvedimenti eccessivamente favorevoli ai singoli atenei.
Io credo che questo provvedimento - e non lo credo naturalmente solo io, ma lo credono anche tutti i soggetti che hanno partecipato alla sua predisposizione - sia un ottimo bilanciamento - lo ripeto - tra autonomia dei singoli atenei e responsabilità degli atenei medesimi, che devono comunque rispondere a criteri di efficienza, trasparenza, leale collaborazione con il Ministero e naturalmente dei professori ordinari chiamati attraverso diversi concorsi che faranno capo alle diverse valutazioni espresse nel Fondo di finanziamento ordinario attraverso il giudizio dell'Anvur.
Concludo dicendo che alcuni degli emendamenti che noi abbiamo respinto hanno in loro stessi anche una valutazione che mi permetto di respingere totalmente come falsa: si dice che noi abbiamo ridotto i finanziamenti all'università. Non è vero. Mi permetto di dire: non è vero. Noi abbiamo aumentato, direi, con una cifra record, 9 miliardi e 500 milioni, che non sono fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma sono fondi nazionali e strutturali, il Fondo di finanziamento ordinario che finanzia le università pubbliche e private non statali.
Abbiamo predisposto e attuato piani straordinari, abbiamo attuato il Piano straordinario del 2021 e predisposto un nuovo Piano straordinario facendo aumentare i professori ordinari da 14.000 a 18.000 e gli associati da 23.000 a 30.000; abbiamo, a nostra volta e personalmente, predisposto un Piano straordinario per chiamare giovani ricercatori, mettendo a disposizione di questo fondo 60 milioni, e abbiamo predisposto un Piano triennale di 1 miliardo e 200 milioni per garantire la sicurezza, la stabilità e, naturalmente, la certezza della ricerca.
PRESIDENTE. Allora, abbiamo i pareri negativi su tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Passiamo all' emendamento 1.1 Caso. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Ministra, in realtà, la prima cosa che vorrei dire è che mi meraviglio un po' di vederla qui, ma per un semplice motivo, ossia perché in tutto il lavoro di Commissione di lei non c'è stata traccia. Siamo stati diversi giorni all'interno della Commissione, analizzando emendamento su emendamento, e lei assolutamente non c'è stata, forse anche perché un po' voleva nascondersi dalla figuraccia fatta al tavolo precedente, di cui poi non abbiamo avuto assolutamente più traccia. Ricordiamo che lei aveva fatto una apertura - discutiamone insieme, sono temi importanti - per poi scomparire. Quindi, forse le do ragione, forse ha fatto bene a non venire in Commissione.
Ma veniamo al provvedimento. Questo emendamento è uno degli abrogativi. È quello che va a eliminare, ad abrogare il primo articolo di questo provvedimento: di fatto, il cuore del provvedimento. È chiara, quindi, testimonianza di quanto per noi sia una strada assolutamente sbagliata quella che state seguendo. Non lo è ovviamente solo per noi, per le opposizioni. Dalle audizioni che abbiamo fatto al Senato e alla Camera è chiaro: è chiaro che il mondo universitario, in gran parte, tranne chi vuole perseguire determinati meccanismi malsani, non vede di buon occhio quello che stiamo facendo.
Io vedo che lei, nei suoi interventi, continua a utilizzare una narrazione sul mondo dell'università e, in generale, su quello che accade nelle università un po' a suo uso e consumo, come ha appena fatto con l'autonomia delle università e degli atenei. In questi casi va bene; poi, quando bisogna entrare a gamba tesa, come ha fatto con le sue riforme, su organismi come l'Anvur, l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, lì no: lì è bene che il Governo ci sia dentro, per decidere quello che deve fare o non deve fare l'università, dove devono andare i soldi, chi va finanziato e chi no. Lì no, l'autonomia non conta.
Ma voglio, in una sola frase, fare una sintesi di che cosa state facendo, perché poi può sembrare un argomento settoriale, ma noi dobbiamo sempre tutti tener presente che, quando parliamo di università e ricerca, non stiamo parlando solo di chi nell'università ci lavora o ci studia, ma stiamo parlando del sistema Paese. Un'università libera è un chiaro segnale di un Paese in cui la democrazia funziona; un'università dove si inizia ad entrare massicciamente dentro, come state facendo voi, è quello che è accaduto in quei Paesi dove la democrazia in realtà inizia a scricchiolare. Che cosa state facendo? State andando a modificare le modalità con cui si diventa professore universitario o ricercatore universitario, una modalità, l'ultima ancora in vigore, che era stata stabilita - lo ricordiamo - dalla riforma Gelmini - quindi, qualcosa fatto dal centrodestra, sia chiaro, .
In pratica, come funziona? Quando si deve diventare docente universitario, oltre a fare il concorso nell'ateneo dove si vuole concorrere, c'è un filtro nazionale che è quello dell'abilitazione scientifica nazionale, dove abbiamo una commissione che semplicemente va a valutare il candidato e dice: ok, questo candidato ha i titoli, ha tutto quel che serve per poter diventare docente e per poter concorrere. Che cosa avete fatto voi? Eliminiamo questa abilitazione scientifica nazionale e la sostituiamo con un'autocertificazione. Il risultato è che i concorsi diventano materia esclusivamente locale, che era quello che si voleva combattere all'epoca e che era la motivazione per cui era stata introdotta l'abilitazione scientifica nazionale, ovvero combattere il baronato, combattere i concorsi cuciti su misura. È facile capire che, se elimino quello che aveva questo obiettivo, alla fine vado a favore dell'altro. Questo è, null'altro che questo.
Con questo emendamento e anche con gli emendamenti a seguire, noi abbiamo, da un lato, provato a convincervi a tornare indietro, a fare retromarcia; dall'altro, abbiamo anche detto: proviamo almeno a migliorare quello che state facendo. Ma, come dicevo prima, lei in Commissione non si è vista proprio e il tavolo che avevate paventato è svanito nel nulla. Quindi ora ci ritroviamo qui, a portare avanti un disegno che voi testardamente avete portato avanti e che a noi assolutamente non piace
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà, per due minuti massimo.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Ormai tutto in due minuti. Il mio voto sarà contrario all'emendamento del collega Caso. Però, Ministra, il nostro voto, il mio voto sarà contrario anche al provvedimento, perché ci sono certe cose per cui la gradualità è necessaria. Questo non è un Paese che si cambia con i colpi d'ascia. Quindi, ci sono molte cose nel nostro spazio pubblico che vanno cambiate con gradualità. Fra queste, non c'è l'università.
Noi sull'università non abbiamo bisogno di un approccio graduale. In questo provvedimento ci sono anche delle cose positive, ma l'università in Italia ha bisogno di una terapia , fatta di tre cose: primo, dobbiamo trasformare gli atenei in fondazioni di diritto privato a capitale interamente pubblico, fuori dal diritto amministrativo… Fratoianni, stai tranquillo. Ti ho detto “capitale pubblico”, dovresti stare tranquillo. Sono frasi che ti piacciono. Si tratta di uscire dal perimetro del diritto amministrativo, perché il diritto amministrativo è una infrastruttura giuridica fatta per regolare le realtà non di mercato…
PRESIDENTE. Onorevole, però si rivolga sempre a me, mai direttamente ai colleghi, la prego. Non è gradevole.
LUIGI MARATTIN(MISTO). …il diritto amministrativo è una realtà fatta per governare le realtà non di mercato. L'università è una realtà di mercato, ma “di mercato” non vuol dire che c'è il capitalista con la barca, vuol dire che gli atenei competono per i migliori studenti, per i migliori docenti, per i fondi di ricerca, per piazzare le pubblicazioni. È una realtà di mercato che, quindi, non può essere regolata dal diritto amministrativo. Per assumere un docente in Gran Bretagna, dove le università sono pubbliche - lo ripeto, pubbliche, così state tranquilli -, ma sono furori dal diritto amministrativo, si mette un annuncio sul giornale per cercare un professore di macroeconomia, non si fa una procedura farraginosa come quella che c'è in Italia!
Seconda cosa: dobbiamo abolire il valore legale del titolo di studio. La competizione si fa su ciò che si insegna ai ragazzi, non sul pezzo di carta che ha un timbro sopra.
Terza cosa: dobbiamo cambiare radicalmente il meccanismo di allocazione del Fondo di finanziamento ordinario. Ministro, la Conferenza dei rettori adesso è impegnata a decidere su come pareggiare le differenze derivanti dall'assegnazione della quota premiale. Meritocrazia significa che devi avere le conseguenze economiche del fatto di essere stato più bravo o meno bravo, altrimenti è finta meritocrazia!
L'università italiana ha bisogno di questo tipo di riforma, Ministro. So che è politicamente costoso, ma in Italia oggi non si può fare nulla che non abbia un costo politico immediato, ma un grande beneficio per le generazioni future.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.2 Manzi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Saluto anch'io la Ministra. Mi fa piacere trovarla qui in Aula, perché, nelle lunghe sedute di Commissione su questo provvedimento, abbiamo chiesto spesso che lei venisse a spiegare, come ha fatto oggi, purtroppo a provvedimento concluso, le ragioni non solo della contrarietà agli emendamenti, ma anche della mancanza di un dialogo, di quel dialogo che ci era stato promesso negli incontri con le forze di opposizione che c'erano stati e che oggi - alla buon'ora, mi verrebbe da dire - ha trovato finalmente una risposta.
Mi fa piacere anche un'altra cosa. La Ministra cita un incremento delle assunzioni e del reclutamento. Mi fa piacere, perché lei richiama numeri che, come saprà, fanno riferimento a un piano di reclutamento straordinario, frutto delle decisioni del Governo precedente, della Ministra Maria Cristina Messa e di un emendamento che fu approvato nella legge di bilancio per il 2022 proprio da parte del mio partito, il Partito Democratico. È l'unico provvedimento che ha assegnato risorse proprio per quei piani di reclutamento che venivano citati, perché attualmente il bilancio di questi quattro anni di legislatura è tristemente desolante in questo senso, perché le risorse che anche parzialmente nell'ultima legge di bilancio sono state reinserite nel complesso non hanno recuperato i tagli effettuati.
Con questo emendamento anche noi chiediamo di sopprimere la parte di questo provvedimento, rispetto al quale c'è stata un'assoluta mancanza di ascolto delle tante osservazioni e dei tanti suggerimenti provenienti non solo dalle singole forze di opposizione, ma anche dal mondo accademico e dalle società scientifiche, dei tanti appelli che le società scientifiche le hanno rivolto. Questo emendamento chiede di superare un sistema che viene reintrodotto, che purtroppo è un sistema fortemente localistico, perché il venir meno di un filtro di valutazione di carattere nazionale, come questo provvedimento fa, viene motivato - tra l'altro, questo è un elemento che mi piace condividere con i colleghi e che peraltro lei stessa ha richiamato - con il fatto che creerebbe aspettative rispetto alle assunzioni.
In realtà, mi piacerebbe sapere se chi ha concorso e ottenuto l'abilitazione scientifica nazionale citerà in giudizio il Ministero per una mancata assunzione in questo caso. Non mi sembra che questo sia avvenuto. In realtà, si va ad eliminare questo procedimento con tutte le imperfezioni che potevano essere riviste. Su questo ci siamo messi alla prova, con emendamenti unitari come forze di opposizione, non solo per sopprimere, ma anche per offrire proposte alternative al dibattito. Ecco, su questo si interviene.
Lei richiamava la necessità della trasparenza, ma in realtà tutta questa trasparenza resta piuttosto in sospeso, perché il disegno di legge, in realtà, affida la definizione di quelle che saranno le modalità del sorteggio, le modalità di valutazione e l'individuazione delle sedi e di come saranno scelti quei docenti ad un successivo decreto ministeriale. Questo è un provvedimento che, oltre ad eliminare un sistema di valutazione nazionale, introduce un'indeterminatezza generale che ci crea grosse preoccupazioni. È un'indeterminatezza che, tra l'altro, verrà risolta e affidata all'Anvur con un provvedimento ministeriale, quello stesso organismo che, guarda caso, la maggioranza ha ben pensato di spartirsi partiticamente poche settimane fa. È un organismo il cui regolamento prevede addirittura che il Presidente sia nominato dal Ministro, alla faccia dell'indipendenza di quello che era un organismo autonomo e indipendente di valutazione!Questo provvedimento, per questi e per gli altri motivi che emergeranno dal dibattito e dagli altri interventi che anche i miei colleghi effettueranno e svolgeranno questo pomeriggio, ha alcune pesanti criticità, anche per l'indeterminatezza a cui affida il sistema e per quella clausola finale - non può mai mancare - di invarianza finanziaria che, in realtà, non fa ben sperare rispetto al fatto che ogni modifica si sarebbe dovuta accompagnare ad interventi per un reclutamento adeguato, perché altrimenti qualcosa manca. Manca, come sempre, come abbiamo denunciato più volte, una politica seria ed efficace di investimento sul settore dell'università e della ricerca pubblica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Sottoscrivo questo emendamento 1.2 della collega Manzi, ma colgo l'occasione per illustrare l'emendamento 1.3, quello che sarebbe dovuto seguire e che è stato dichiarato inammissibile, perché la Commissione bilancio ha dato parere negativo. Non ci stupisce, perché era l'emendamento firmato da tutte le opposizioni e che indicava la strada da percorrere: quella di cominciare a impostare un vero piano per il reclutamento straordinario che prevedesse 200 milioni annui per il 2026, il 2027 e il 2028 e 500 milioni annui a partire dal 2029.
Signora Ministra, perché le abbiamo presentato questo emendamento? Il motivo è molto semplice e lo conosce anche lei: la situazione dei ricercatori, delle ricercatrici, degli abilitati e delle abilitate in Italia è una situazione semplicemente scandalosa e molto grave. Noi l'abbiamo chiamata “la grande espulsione”, perché ci sono 30.000 ricercatori precari che, con la fine del PNRR, non sapranno dove andare a sbattere la testa, ci sono 40.000 dottorandi che hanno preso il dottorato grazie al PNRR e che non troveranno spazio nelle carriere universitarie, e ci sono 40.000 abilitati che premono alle porte della carriera universitaria.
Voi, di fronte a questa situazione, che cosa avete scelto di fare? Dovevate fare quello che noi vi stiamo dicendo, ossia un piano straordinario di reclutamento. Invece avete pensato bene di portare in Aula questa riforma dei concorsi, stanziando però, tanto per poter fare un po' di propaganda, 50 milioni per un piano di reclutamento che copre 1.600 posizioni. Meno del 10 per cento del fabbisogno! Una cifra - poi lei dirà altre cifre, tanto fa così dall'inizio, ma la realtà fuori da qui la conoscono tutti - assolutamente insufficiente a dare le risposte che servono. Una cifra che costringerà decine di migliaia di ricercatori e ricercatrici italiane ad andare a lavorare all'estero, e questo lei lo sa benissimo. Allora che cosa ha pensato di fare? Di cambiare la modalità dei concorsi, in modo da mandare un messaggio molto chiaro: non coltivate aspettative, perché non entrerete mai se non avete relazioni dentro un ateneo con qualcuno che vi costruisca un concorso su misura. Questo è il messaggio di questo testo di legge, ed è un messaggio inaccettabile, Ministra.
Ed è un messaggio inaccettabile anche nella pratica politica, perché - lo ribadisco, lo hanno già fatto altri colleghi - lei, ad un certo punto, visto che non si trovava nella maggioranza una quadra per far arrivare con serenità questo provvedimento in Aula, ha pensato bene di convocare una riunione con le opposizioni per ascoltare le nostre proposte. La riunione era completamente finta, perché nessuno ha ascoltato le nostre proposte e non c'è stata nemmeno una risposta, tanto che lei non è venuta nemmeno in Commissione a discutere con noi. Ma la riunione a qualcosa serviva: serviva a dire alla maggioranza: o facciamo come dico io oppure cercherò convergenze con le opposizioni. Nel frattempo cos'è successo? Che è cominciata una grande trattativa, conclusasi con la vergognosa spartizione dell'Anvur. Avete spartito l'Anvur, facendo nomine politiche, poi avete chiuso il dialogo con le opposizioni e il provvedimento è arrivato in Aula. E lei oggi viene qui a dirci che i criteri per i nuovi concorsi li vedrà l'Anvur, cioè quella che avete politicizzato proprio qualche settimana fa.
Ministra, questo disegno, nella sua complessità, per noi è inaccettabile, è una vergogna ed è il segno del fallimento totale di questo Governo sulle politiche per l'università .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Velocemente, per sottoscrivere l'emendamento della collega Manzi, anche perché quello comunque unitario, che andava nella stessa direzione, ci è stato dichiarato inammissibile, ed è quello che mette il sull'elemento principale per l'università e la ricerca ovvero i soldi, i finanziamenti.
Per quanto la Ministra provi a dirci che l'università sia stata finanziata in questi anni come non mai, che non sono stati mai visti tanti finanziamenti nel mondo dell'università e della ricerca, alla fine sappiamo tutti - lo abbiamo ripetuto a più riprese in questi anni - che si fa sempre il solito gioco di andare a vedere i valori nominali, senza considerare tante altre cose. In primo luogo che, rispetto all'ultimo bilancio del Governo precedente e rispetto alle proiezioni che si erano fatte e agli stanziamenti fatti, si è andati a tagliare, primo dato. Secondo dato: non si tiene conto dell'aumento dei costi legati all'inflazione, non si tiene conto degli aumenti stipendiali e non si tiene conto degli adeguamenti Istat degli stipendi. Quindi alla fine - lo stanno gridando gli atenei - ci sono meno soldi. In pratica, ci sono meno soldi e l'università e la ricerca, già sottofinanziata, non può avere futuro.
E tutto quello che lei ha pubblicizzato, in particolare i 50 milioni per questo grande piano di reclutamento, che doveva essere, però, coperto per la metà dagli atenei, è una mistificazione, è un fallimento. Si può provare a difendere in tutti i modi, cara Ministra, ma i dati sono quelli, i fatti sono quelli. Non si riesce ad assumere. Abbiamo una bolla, che è esplosa, di precariato che verrà espulso. Abbiamo gente che abbiamo fatto tornare dall'estero grazie al PNRR e che ora se ne deve andare di nuovo. Questa è la vita reale, questa è la realtà all'interno del mondo dell'università e della ricerca .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.4 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.5 Ruffino. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Questo emendamento ritengo sia particolarmente interessante e provo a spiegare perché: perché è concreto ed è netto.
E mi chiedo anche come sia possibile avere un parere contrario. Ho anche piacere di spiegare all'Aula i motivi: perché estende la possibilità, che è oggi riconosciuta ai primi ricercatori, anche ai ricercatori a tempo indeterminato. Dove? Negli enti pubblici di ricerca: parlo del CNR, di ENEA e di molti altri.
E, Presidente, per suo tramite, ovviamente, al Governo, parlo del livello immediatamente inferiore ai primi ricercatori. Perché? Per ampliare la platea dei ricercatori che possono concorrere alle procedure di reclutamento, ma non soltanto, anche per valorizzare l'esperienza maturata e per evitare che siano esclusi i ricercatori strutturati. Quindi l'emendamento non crea ruoli e posti, né comporta automaticamente delle assunzioni, ma consente semplicemente ai ricercatori a tempo determinato di partecipare alle prove selettive, e sembra assolutamente logico.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Ruffino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.7 Manzi. Ha chiesto di parlare la deputata Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per illustrare questo emendamento soppressivo del comma 1 dell'articolo, quello che va a sostituire il sistema attuale dell'abilitazione scientifica nazionale con il reclutamento per concorso in singolo ateneo. Noi, invece, proponiamo il mantenimento dell'abilitazione scientifica nazionale, perché è quella che ci garantisce criteri uniformi su tutto il territorio rispetto al merito e alla qualità nell'accesso ai ruoli di professore di prima e seconda fascia.
Vedete, il rischio della cancellazione dell'abilitazione nazionale e il rischio che in generale questa norma porta con sé è multiplo. Innanzitutto determina il rischio di una minore attenzione alla qualità della ricerca. Noi abbiamo detto che andava superato il criterio bibliometrico, che fino ad oggi è stato un elemento di debolezza di questo Paese, cioè quante pubblicazioni hai fatto e non quali pubblicazioni hai fatto, e invece questa riforma torna a valutare la quantità in luogo della qualità.
Si rischia il ritorno anche a poteri accademici locali, con il rischio di cooptazione, il rischio di un reclutamento che va per affiliazione baronale. Oggi, in Italia, l'80 per cento dei docenti insegna nella stessa università in cui si è laureato, contro il 55 per cento dei docenti nella media europea. Questo qualcosa significa e questo andava affrontato, ma questa riforma rischia, invece, di rafforzare questo legame territoriale.
La frammentazione del sistema, per cui ogni realtà ha modalità di valutazione finale proprie: un'interpretazione. Un dubbio di valorizzazione dell'università privata in luogo di quella pubblica, e quello che è stato detto finora, anche dai colleghi che mi hanno preceduta, è il rischio, dove si umilia il merito e la competenza, che si assista all'emigrazione dei nostri cervelli e a un sistema chiuso che non solo favorisce l'emigrazione di competenze che vanno a valorizzare il talento, il successo e la competitività di altri Paesi, ma anche l'incapacità del nostro Paese di attrarre le competenze e i cervelli dagli altri Paesi, perché un sistema in cui vige la selezione chiusa, la selezione per cooptazione baronale, non può essere un sistema attrattivo.
Quindi noi chiediamo di sopprimere il comma 1 e di lasciare almeno il sistema dell'abilitazione nazionale .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.8 Manzi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministra, devo dire la verità: mi ha deluso . Mi ha deluso profondamente per una ragione molto semplice: immaginavo che ella fosse immune da un vizio tutto italico, che cioè non è possibile che ogni Ministro dell'Università, ogni Ministro dell'Istruzione immagina di dover fare la sua riforma. Non è possibile e non è possibile soprattutto in un Paese nel quale non si riesce a far partire una riforma e, una volta tanto che una Ministra del centrodestra azzecca pure la riforma, la smantellate. Allora qualcuno ci deve spiegare il perché.
Guardi, io ho tre abilitazioni - tre! - e non ho mai immaginato di far causa allo Stato. Sa perché? Perché me ne sono andato, perché lo Stato, al netto di tutti gli sforzi, non mi garantiva uno stipendio e dove sono andato me l'hanno garantito cinque volte tanto, con una progressione di carriera. Questo è il problema. Allora, Ministra, qui non è la discussione filosofica o teoretica, qui è la discussione se lei ha il coraggio o meno di fare una riforma. A me costa dirlo, ma ha ragione Marattin in relazione a quello che diceva. Allora, Ministra, lei doveva avere il coraggio di andare verso una riforma seria, liberale e sfidante per il sistema.
Altrimenti lei ha preferito 50 giorni da orsacchiotto, Ministra, con tutto il rispetto. E sa perché? Glielo dico in modo semplice, molto semplice. Ma è mai possibile? Tu hai un sistema di abilitazione che è entrato nel sistema di formazione e di percorso professionale delle persone. Se devi scrivere un di fascia A è perché ci sono delle riviste di tuoi pari che ti valutano in maniera anonima e per pubblicare quel , se è una rivista seria, ci metti due anni. Ora lei sta barattando questo per il mio saggio scritto sulla fiera del tartufo a Pescasseroli, che una commissione locale di miei pari valuterà. Questo è ciò che accadrà, Ministra. Ha capito? Questo è ciò che accadrà. E perché accadrà questo? Perché probabilmente ci sono fasce sociali alle quali bisogna garantire, oltre al titolo nobiliare, anche un percorso accademico, che altrimenti, a regole vigenti, non farebbero né mo' né mai. Questa è la verità, Ministra. Questo è uno schiaffo alla meritocrazia, è uno schiaffo alla ricerca.
E lei, Ministra, non si è posta nemmeno la domanda che si doveva porre, che è il vero problema atavico, oltre alle risorse, al merito che manca e agli stipendi bassi, cioè qual è il futuro dell'università italiana. Allora noi abbiamo le università che sono centri d'eccellenza di insegnamento. Ministra, lei doveva avere il coraggio, che nessun altro Ministro ha mai avuto in questo Paese, di affrontare la questione: l'università è didattica o è ricerca o è entrambe le cose? Perché ho la sensazione che lei stia adottando… guardi, Ministra, è paradossale, perché lei sta smontando una riforma che funzionava, fatta dal suo partito di riferimento all'epoca, per adottare un sistema tardo-ottocentesco di socialismo reale finto. È questo quello che sta facendo, Ministra.
Allora non ha affrontato la questione e smantella la valutazione oggettiva e meritocratica in cambio di cosa? Di commissioni territoriali che valuteranno il percorso delle persone che faranno il dottorato di ricerca in quella università, diverranno assistenti precari, ricercatori precari e poi un giorno - dopo 10, 15 o 20 anni -, quando avranno sprecato il loro volere e valore potenziale di supporto alla ricerca, forse diverranno - perché un posto fisso, poi, non si nega a nessuno - professori associati e, se sono nelle grazie del barone, forse anche ordinari.
Questo è quello che lei ci sta consegnando, Ministra, e francamente e onestamente è una grandissima e profonda delusione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, Presidente. L'emendamento che stiamo affrontando interviene su un aspetto che potrebbe apparire meramente terminologico ma che, in realtà, incide sull'intero impianto del sistema di reclutamento universitario. La proposta è semplice: mantenere il riferimento ai settori scientifico-disciplinari, anziché sostituirlo con quello dei gruppi scientifico-disciplinari.
Qualcuno potrebbe chiedersi perché attribuire tanta importanza a questa scelta, che appare anche solo lessicale. La risposta è che non si tratta di una questione di parole, ma di chiarezza, certezza del diritto e anche, se consentito, qualità delle procedure. I settori scientifico-disciplinari rappresentano da decenni il punto di riferimento attraverso il quale si identificano le competenze scientifiche, si organizzano le attività didattiche e si definiscono i profili richiesti nei concorsi universitari. Sono una classificazione conosciuta dalla comunità accademica, consolidata nella prassi amministrativa e utilizzata dagli atenei per programmare ricerca, didattica e anche reclutamento.
L'introduzione dei gruppi scientifico-disciplinari aveva il chiaro obiettivo di semplificare il sistema. Tuttavia questa semplificazione non può tradursi in una perdita di precisione, perché la ricerca scientifica vive di specializzazione. Ogni disciplina sviluppa metodologie, strumenti, approcci e linguaggi propri. Riunire realtà scientifiche molto differenti all'interno di contenitori più ampi rischia di rendere meno puntuale la valutazione delle competenze dei candidati e, soprattutto, di aumentare il margine di discrezionalità nella composizione delle commissioni e nello svolgimento delle relative procedure.
Una riforma di reclutamento dovrebbe ridurre l'incertezza e non ampliarla, signora Ministra. Il sistema universitario italiano ha certamente bisogno di innovazione, ma le innovazioni producono effetti positivi soltanto quando migliorano ciò che già funziona. Diversamente, il rischio è quello di creare nuove difficoltà interpretative, nuovi contenziosi e nuove complessità amministrative, e credo che nessuno possa sostenere che oggi le università abbiano bisogno di ulteriori elementi di incertezza.
Vi è poi, signora Ministra, un ulteriore profilo che merita attenzione, cioè la valutazione scientifica che richiede competenze altamente specialistiche. È essenziale che i candidati siano valutati da studiosi che operano realmente nello stesso ambito disciplinare, che conoscono gli sviluppi della ricerca, le principali riviste scientifiche - come ricordavano anche i colleghi che mi hanno preceduto -, i criteri di qualità propri di quella specifica comunità accademica.
Più si amplia il perimetro disciplinare, maggiore è il rischio che questa corrispondenza venga meno. E quando viene meno la corrispondenza tra competenze del candidato e competenze dei valutatori, inevitabilmente si indebolisce anche la credibilità della selezione.
Questo non significa difendere assetti immutabili. Significa, però, ricordare che la qualità del reclutamento dipende innanzitutto dalla qualità della valutazione ed è proprio per questo che riteniamo opportuno mantenere il riferimento ai settori scientifico-disciplinari, che continuano a rappresentare l'unità scientifica più coerente per individuare le competenze richieste nelle procedure concorsuali.
Vorrei anche aggiungere una considerazione di metodo, se è consentito, signor Presidente. Negli ultimi anni il mondo universitario è stato interessato da numerosi interventi normativi, modifiche ai percorsi di reclutamento, nuove figure contrattuali, revisione delle classificazioni disciplinari, cambiamenti nei criteri di valutazione. Ogni riforma richiede inevitabilmente un periodo di adattamento. Continuare a modificare contemporaneamente tutte le categorie di riferimento rischia di produrre instabilità proprio nel momento in cui il sistema avrebbe bisogno di consolidare le innovazioni già introdotte.
La stabilità delle regole rappresenta un valore. Lo è per gli atenei che devono programmare il reclutamento, lo è per le commissioni che devono operare con criteri chiari, lo è soprattutto per i giovani ricercatori che hanno il diritto di sapere quali saranno le regole con cui verranno valutati.
Questo emendamento non blocca il processo di riforma, lo rende semplicemente più prudente, più lineare e più rispettoso delle esigenze manifestate da una parte significativa della comunità scientifica. Riformare non significa cambiare tutto, riformare significa migliorare ciò che esiste, preservando gli elementi che hanno dimostrato di funzionare.
Per queste ragioni - e ho concluso, Presidente - riteniamo che mantenere il riferimento ai settori scientifico-disciplinari costituisca una scelta di buonsenso, capace di assicurare maggiore certezza giuridica, maggiore coerenza scientifica e soprattutto maggiore qualità delle procedure di reclutamento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.9 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.11 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.12 Giachetti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, Presidente. Questo emendamento affronta una questione decisiva per il futuro dell'università italiana e cioè una risposta alla domanda: che cosa intendiamo quando parliamo di merito? È una parola che ricorre continuamente nel dibattito pubblico e in questo provvedimento, ma il merito non può essere ridotto a una somma di indicatori quantitativi, né può essere identificato esclusivamente con il numero delle pubblicazioni scientifiche o con alcuni parametri bibliometrici. L'università è molto più di questo.
L'emendamento a mia firma propone che, nella definizione dei requisiti di produttività e qualificazione scientifica, siano valorizzati anche la qualità della didattica, l'attività di terza missione, l'impegno nelle responsabilità organizzative e gestionali degli atenei, oltre alla coerenza con gli esiti della valutazione della qualità della ricerca.
È una semplice proposta di equilibrio, perché un docente universitario non è soltanto un ricercatore, è anche un insegnante, un formatore, una persona chiamata a costruire percorsi di crescita per migliaia di studentesse e studenti, a trasferire conoscenze alla società, a collaborare con le istituzioni, con le imprese e con i territori e a contribuire al buon funzionamento della propria università.
Eppure, troppo spesso, tutto questo lavoro rimane del tutto invisibile. Continuiamo a valutare soprattutto ciò che è facilmente misurabile, trascurando ciò che, invece, è realmente importante; ma non tutto ciò che conta può essere tradotto in un indicatore numerico.
La qualità di una lezione universitaria - come ci insegna il collega Marattin, che è un professore - non si misura contando gli articoli pubblicati. La capacità di guidare un gruppo di ricerca, di costruire collaborazioni internazionali, di accompagnare i giovani ricercatori, di promuovere il trasferimento tecnologico, la diffusione della cultura scientifica, non può essere ridotta semplicemente a un algoritmo. Ed è proprio questo il limite che questo emendamento cerca di superare.
Negli ultimi anni, anche a livello europeo, si è sviluppata una riflessione molto profonda sui sistemi di valutazione della ricerca. Penso alla coalizione per l'avanzamento della valutazione della ricerca, all'Accordo europeo sulla riforma della valutazione della ricerca, alle indicazioni della Commissione europea, che invitano gli Stati membri e le istituzioni accademiche a superare una dipendenza eccessiva dagli indicatori quantitativi e a costruire modelli di valutazione più completi, più responsabili e più aderenti alla complessità del lavoro accademico. Questa proposta va esattamente in questa direzione. Non elimina il rigore della valutazione, ma lo rende, se possibile, più intelligente perché continua a riconoscere il valore della produzione scientifica, ma la inserisce in una valutazione complessiva della persona, della sua attività accademica e del suo contributo alla crescita dell'università.
Vi è, poi, un altro elemento che merita attenzione. L'università italiana soffre da anni di uno squilibrio crescente: da un lato, chiediamo ai docenti di dedicarsi con maggiore intensità alla didattica, all'orientamento, al tutorato, ai rapporti col territorio, alla progettazione europea, all'innovazione, ma, dall'altro, continuiamo a premiare quasi esclusivamente alcuni indicatori di produttività scientifica. È evidente che si crea una contraddizione. Se il sistema di valutazione riconosce un solo tipo di attività, inevitabilmente tutto il resto rischia di essere percepito come tempo sottratto alla carriera. Non è questo il modello di università che vogliamo.
Vogliamo un'università capace di fare ricerca di eccellenza, certamente, ma anche capace di insegnare meglio, di dialogare con la società, di accompagnare l'innovazione dei territori, di costruire opportunità per gli studenti e di valorizzare tutte le competenze presenti al suo interno. Per questo riteniamo che sia importante anche il riferimento contenuto nell'emendamento alla valutazione della qualità della ricerca. La VQR rappresenta uno strumento ormai consolidato di analisi della qualità scientifica delle istituzioni universitarie. Tenerne conto significa evitare duplicazioni, rendere il sistema più coerente e valorizzare strumenti di valutazione già esistenti, anziché moltiplicare criteri e procedure differenti.
In definitiva - e ho concluso - questo emendamento ci ricorda una verità semplice: il merito non è mai unidimensionale. Il buon docente è colui che produce ricerca di qualità, ma anche chi forma nuove generazioni di studiosi, organizza laboratori, coordina dipartimenti, costruisce reti internazionali, promuove il dialogo tra università e società. Ignorare una parte di queste attività significa offrire un'immagine incompleta dell'università e finire per orientare le scelte dei docenti verso ciò che viene premiato, anziché verso ciò di cui il Paese ha realmente bisogno.
Per queste ragioni, noi riteniamo che questo emendamento migliori sensibilmente questo disegno di legge e chiediamo il voto dell'Aula .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.12 Giachetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.13 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.13 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.14 Giachetti e 1.16 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.14 Giachetti e 1.16 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.17 Caso. Ha chiesto di parlare la deputata Daniela Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Intanto sottoscrivo l'emendamento in onore anche dell'ordine del giorno che verrà e che riporterà lo stesso contenuto di quanto richiesto qui.
Signora Ministra, io sono dispiaciuta di questo suo parere contrario, anche perché, quando ha elencato le motivazioni dei pareri contrari su la qualunque, non ha nominato un mondo importante che è quello AFAM. Vede, non basta sbandierare che la denominazione dei diplomi AFAM diventerà pari a quello della laurea, perché per legge l'equipollenza già c'è e non devo ricordarlo io, ma magari la cito - penso alla legge n. 508 del 1999 e poi a quella del 2012 nella legge di stabilità -, per cui l'equipollenza è effettiva, poi la denominazione le riconosco che è qualcosa che apprezziamo, però non basta questo per riconoscere pari dignità al sistema AFAM tanto quanto quello del sistema università.
Lei revisiona le modalità di accesso, di valutazione dei ricercatori e dei docenti universitari, però quelli degli AFAM sono completamente diversi i criteri e devono rispettare delle specificità. Io glielo dico da musicista prima che da deputata, la nostra eccellenza noi non la dimostriamo con delle citazioni, con delle pubblicazioni scientifiche. Noi la nostra eccellenza la dimostriamo con il numero di concerti, con le incisioni, con le composizioni, con le produzioni artistiche, con quelle musicali. Per cui meritiamo di essere valutati sulla base di questi requisiti e non su quelli che oggi sono presenti in questo disegno di legge.
Per cui sono dispiaciuta della bocciatura verso questo impegno, ma mi voglio augurare che lei quando metterà mano ai decreti attuativi ricorderà questo e si ricorderà della nostra categoria di musicisti e non solo, perché parliamo anche di accademie e non soltanto di conservatori. Quindi, la ringrazio per questo impegno se terrà fede alla sua promessa
PRESIDENTE. Se nessun altro intende intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.18 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 Manzi, con il parere contrario della Commissione e contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.19 Manzi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. signora Ministra con questo emendamento che cosa chiediamo? Chiediamo che venga recepita la raccomandazione C/2023/1640, che lei sicuramente conoscerà, che prevede cosa? Che nella valutazione del percorso scientifico-accademico non si tenga conto solo delle pubblicazioni - e quel sistema lo state smantellando nella modalità -, ma si tenga conto anche del percorso. Lei lo sa, Ministra, la qualità di un ricercatore, o di una ricercatrice, è data anche dalla capacità di mobilità. La ricerca è un percorso senza barriere per definizione; e allora, la capacità che tu hai avuto di ottenere finanziamenti da Stati esteri, periodi di insegnamenti che vai a fare in altri atenei. Ministra lei è dinanzi a una scelta di fondo e sa qual è la scelta di fondo? Scegliere la provincia o scegliere l'esser provinciali, perché sembrano la stessa cosa ma sono due cose completamente distinte e distanti. Io che sono uomo di provincia, le posso garantire che in provincia - e parliamo degli atenei, diciamo non noti, non molto noti alle cronache - si fa ricerca, si può fare ricerca di qualità, ma essere di provincia non significa, per forza di cose, che deve essere provinciale, che è un'altra cosa. Perché puoi essere anche nell'ateneo migliore della capitale d'Italia ed essere provinciale e non di provincia. E allora, il non voler recepire le raccomandazioni di questa raccomandazione europea, mi scusi il gioco di parole, secondo me, è una forte penalizzazione. Ma guardi glielo racconto per esperienza vissuta: io ho partecipato a concorsi, essendo l'unico che aveva mobilità internazionale ma non è stata nemmeno presa in considerazione. E allora, quello che le stiamo dicendo, lei lo sa meglio di me: se tu lasci e pieghi al localismo territoriale la scelta della qualità non stai scegliendo il ragazzo o la ragazza di provincia, ma stai piegando il sistema al provincialismo della scelta accademica. Allora questa è la sfida che abbiamo dinanzi Ministro. Allora per questa ragione la invito, sommessamente, a ripensare il parere che ha espresso su questo emendamento perché non fa nient'altro che recepire una raccomandazione europea e sprovincializzare un sistema della ricerca dell'università in questo Paese che rischia altrimenti di scivolare esattamente dove sono convinto che ella non voglia, signora Ministra. Va bene ?
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.19 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.20 Piccolotti. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Ci dispiace che sia stato dato parere negativo a questo emendamento che, come gli altri che lo hanno preceduto, va nella direzione di provare a cambiare i criteri necessari a rispondere alle richieste dei concorsi e delle selezioni e prova a cambiarli perché noi abbiamo visto, in questi anni, migliaia e migliaia di ricercatori aderire a una sorta di motto: “pubblica o perisci, pubblica in quantità il più possibile industriale, pubblica tutto, pubblica tanto a prescindere dalla qualità.”
Sappiamo che si sono innescati anche meccanismi perversi che riguardano, ad esempio, le citazioni di collaborazioni: “ti metto nel mio, così tu mi metti nel tuo lavoro, e questo fa sì che il nostro cresca quantitativamente”, ma naturalmente non cresce invece qualitativamente. Per questa ragione noi abbiamo fatto una proposta molto semplice.
Proponiamo di sostituire il raggiungimento degli indicatori minimi di quantità, continuità e distribuzione temporale, così com'è scritto nel testo della legge, con la qualità, la rilevanza e l'impatto della ricerca, in coerenza con l'accordo sulla riforma della valutazione della ricerca e con le raccomandazioni del Consiglio dell'Unione europea del 2023 e del 2024. Per quale ragione ci sia stato dato parere negativo è difficilmente comprensibile, salvo capire che queste selezioni che saranno rilocalizzate e definite un po' come un vestito su misura, come un vestito che va a pennello per il candidato individuato, dovranno guardare più che altro alla quantità, piuttosto che alla qualità e al valore della ricerca.
L'effetto perverso di questi criteri è soltanto uno: rischiamo di mandare all'estero quelli che fanno una ricerca di maggiore impatto e di maggiore qualità e di tenerci, qui, quelli che hanno saputo rincorrere, con maggiore costanza, il monito alla pubblicazione continua di qualsiasi cosa a prescindere dalla qualità.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.20 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.21 Caso. Ha chiesto di parlare l'onorevole Antonio Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per introdurre un tema per noi importante che abbiamo portato in più ambiti nel settore dell'educazione. Spesso dimentichiamo la necessità di formare i nostri docenti, tutto il corpo docente, a partire dalla scuola fino ad arrivare all'università, rispetto a una didattica che possa andare incontro agli studenti con disturbi specifici dell'apprendimento, i DSA, e, più in generale, agli studenti con bisogni educativi speciali.
Con questo emendamento, vogliamo porre l'attenzione su questa necessità, sostenendo che quando si valutano le competenze e le capacità didattiche di chi poi dovrà insegnare all'interno del mondo dell'università, sarebbe importante mantenere un su questo tema e sarebbe importante premiare chi ha studiato, chi si è formato, anche per affrontare questi casi particolari, che sono in aumento - i dati Istat ce lo confermano - o quantomeno sono finalmente riconosciuti e misurati. Infatti è un elemento di inclusione fondamentale che ci serve tanto nelle scuole, quanto nelle università.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Valentina Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Semplicemente per chiedere al collega di sottoscrivere questo emendamento, se acconsente.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.21 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.22 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.22 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.23 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.23 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.24 Manzi. Ha chiesto di parlare la deputata Sara Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo emendamento sopprime il comma 2 dell'articolo 1 che prevede la costituzione delle liste per le commissioni giudicatrici. Vogliamo sottolineare quanto, in realtà, il tema della valutazione sia delicato in questo provvedimento. La valutazione dei candidati, a nostro avviso, doveva superare - l'ho detto anche prima - la questione della quantità delle pubblicazioni in favore della qualità delle stesse pubblicazioni. Questo non avviene e non avviene nemmeno con la costruzione di questo sistema previsto da questo comma.
Vi avevamo chiesto di riequilibrare quei criteri qualitativi, di superare il numero delle pubblicazioni con elementi di qualità. Questo non è avvenuto, così come non vi sono stati attenzione e dialogo rispetto alla questione che è stata sollevata, in Commissione, nel momento in cui la Ministra ha messo mano all'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, l'Anvur. È un'Agenzia, è un ente pubblico che deve valutare la qualità dell'università e della ricerca: controlla gli standard della didattica, gestisce - o gestiva; d'ora in poi, ahinoi, non sarà più così - l'abilitazione scientifica nazionale e fa la famosa VQR, la valutazione della qualità della ricerca, cioè analizza i prodotti scientifici degli atenei, i risultati prodotti da quella ricerca, per premiare e orientare il finanziamento.
Il tema sta qui. Non si fa la valutazione della ricerca solo per dire che un ateneo ha risultati migliori di un altro ateneo e, dunque, su quella specifica disciplina c'è una graduatoria di merito; quella graduatoria determina l'orientamento e la destinazione dei fondi pubblici. Quindi, è davvero delicato l'elemento della garanzia di terzietà, di autonomia e indipendenza di un'Agenzia nazionale pubblica di valutazione della ricerca. Eppure, che cosa è stato fatto? Proprio nei mesi in cui si discuteva sulla riforma, oggetto oggi delle nostre votazioni e del nostro dibattito, la Ministra ha modificato la di Anvur e ha previsto non solo la nomina diretta, da parte del Ministero, dei vertici di Anvur, ma anche la lottizzazione politica di quell'ente, al punto che le forze politiche di maggioranza, che si sono spartite quei posti, hanno anche rivendicato pubblicamente di aver ricevuto il proprio posticino dentro quell'ente. Ecco, approfitto di questo emendamento per denunciare qui il nostro imbarazzo, anzi, la nostra fortissima contrarietà rispetto a quanto accaduto, che rimane sullo sfondo di questa riforma che, alla fine, però, ne è parte integrante in termini negativi .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.24 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.25 Giachetti. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, Presidente. Questo è l'ultimo emendamento a nostra firma ed è un emendamento che, in qualche modo, può apparire una modifica circoscritta, ma, che, in realtà, riguarda un principio fondamentale per il buon funzionamento del sistema universitario: garantire che le commissioni di concorso possano operare in piena autonomia, indipendenza e serenità.
L'emendamento interviene sulla previsione della pubblicazione preventiva dell'elenco dei professori che hanno presentato domanda per essere inseriti nelle liste dei commissari. Noi riteniamo che questa disposizione non rappresenti un reale progresso sul piano della trasparenza e rischi, invece, di produrre effetti indesiderati. Vorrei essere molto chiaro su questo, signora Ministra: la trasparenza è chiaramente un valore irrinunciabile dell'azione amministrativa e nessuno ovviamente, tantomeno il nostro gruppo, mette in discussione questo principio, ma trasparenza non significa esposizione preventiva di ogni fase del procedimento, soprattutto quando tale esposizione non aggiunge alcuna garanzia per i candidati e può, invece, incidere negativamente sull'imparzialità delle procedure.
L'obiettivo della norma dovrebbe essere quello di garantire commissioni competenti, indipendenti e sottratte a qualsiasi forma di pressione. La pubblicazione anticipata dei nominativi di tutti coloro che si candidano a svolgere il ruolo di commissario rischia, invece, di determinare dinamiche che non rafforzano la trasparenza, ma possono addirittura alimentare pressioni e aspettative e, perché no, interferenze. Chi conosce il funzionamento del mondo accademico - e mi riferisco sempre al collega Marattin - sa bene che le comunità scientifiche sono caratterizzate da rapporti di collaborazione, da reti di ricerca, da scuole scientifiche e da confronti culturali continui. È una ricchezza del sistema, ma proprio per questo dobbiamo evitare che la fase precedente alla formazione delle commissioni diventi un terreno di condizionamenti o addirittura di esposizioni inutili.
La trasparenza deve riguardare gli atti che incidono realmente sulle decisioni: la composizione definitiva delle commissioni, i criteri adottati, i verbali, le valutazioni, anche gli esiti delle procedure. È su questi elementi che si misura la correttezza dell'azione amministrativa. Diverso è rendere pubblici, fin dall'inizio, i nomi di tutti coloro che hanno semplicemente manifestato la disponibilità a essere inseriti in un elenco. Non vediamo quale interesse pubblico concreto venga soddisfatto da questa pubblicazione; al contrario, pensiamo che si rischi di scoraggiare la disponibilità di molti docenti qualificati ad assumere il delicato ruolo di commissario. Questo sarebbe certamente un danno: abbiamo bisogno di commissioni composte dai migliori studiosi, non di creare ulteriori motivi di esposizione personale che possano indurre qualcuno a rinunciare.
C'è poi un tema di coerenza ordinamentale: in moltissimi procedimenti pubblici non vengono pubblicate tutte le manifestazioni di interesse presentate prima della conclusione delle verifiche previste dalla legge; si rendono pubblici gli esiti, gli atti relativi, i provvedimenti conclusivi, perché è lì che si esercita il controllo democratico e amministrativo. Qui, invece, si introduce una forma di pubblicità preventiva che appare difficilmente giustificabile e che non rafforza in alcun modo le garanzie del procedimento.
Vorrei aggiungere un'ulteriore considerazione: negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo aumento degli adempimenti burocratici e degli obblighi formali che gravano sul sistema universitario. Spesso si è pensato che aumentare gli obblighi di pubblicazione equivalga automaticamente ad aumentare la trasparenza, ma non è sempre così: la buona amministrazione non si misura dalla qualità dei dati pubblicati, bensì dalla qualità delle procedure, dalla loro imparzialità, dalla loro verificabilità e dalla capacità di assumere decisioni motivate. La trasparenza è uno strumento per rafforzare la fiducia nelle istituzioni, non un fine in sé.
Quando un obbligo di pubblicazione non produce maggiore controllo pubblico e rischia, invece, di compromettere la serenità del procedimento, è giusto interrogarsi sulla sua effettiva utilità. È proprio questo che fa l'emendamento che abbiamo presentato: non elimina alcuna garanzia, non riduce la pubblicità degli atti decisivi, non limita la conoscibilità delle procedure, semplicemente evita una pubblicazione preventiva che appare sproporzionata rispetto all'obiettivo perseguito e che potrebbe produrre effetti contrari rispetto a quelli auspicati .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.25 Giachetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.26 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.26 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.27 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.27 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.28 Piccolotti e 1.29 Manzi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signora Ministra, noi con questo emendamento chiediamo la soppressione del comma 3, ma di fondo ci poniamo una domanda… le poniamo una domanda. Stiamo parlando delle procedure e il collega Giachetti prima ne ha parlato con dovizia di particolari. In sostanza, attraverso quale sistema e modo noi immaginiamo di reclutare i futuri professori universitari, ricercatrici e ricercatori? Lei, mi ha colpito molto in premessa quando è intervenuta e, devo dire la verità, sono rimasto anche abbastanza sbalordito, perché ha citato l'anticorruzione: faremo tutte le verifiche di rito.
Ministra, lei deve decidere - ma non lei politicamente, lei per la responsabilità da Ministra che ha - in che maniera immagina che debbano essere selezionati e reclutati i futuri professori universitari in questo Paese. Noi facciamo i concorsi. Lei può immaginare che i concorsi in questo Paese li vincano solo quelli bravi, solo quelli meritevoli, e lei può venire qui, in quest'Aula, e dirci che, da quando lei è Ministra, per i pochi concorsi o tanti che siano le procedure sono sempre state queste, ma non ci crede lei, non ci credo io e non ci crede il Paese.
Lei, però, aveva un'opportunità, perché la selezione del futuro ricercatore o ricercatrice passa attraverso una domanda alla quale né lei né chi l'ha preceduta al suo posto ha mai dato una risposta in questo Paese, cioè come selezioniamo e come manteniamo in vita dei percorsi di pensiero accademico. Lei sa meglio di me che in ogni ambito disciplinare - in molti - ci sono correnti di pensiero che sono il vero valore aggiunto della ricerca scientifica, perché sono arricchimento di posizioni diverse.
In molti Paesi, se andiamo a leggere le statistiche e le classifiche in termini di capacità di reclutamento, capacità di attrarre investimenti privati, altri o esteri, capacità di processi di innovazione in qualsiasi ambito disciplinare, molte volte - e cito nuovamente Marattin - tu la qualità la cerchi attraverso un annuncio su un giornale e il docente che espleta quella funziona o quella procedura di reclutamento si assume la responsabilità della scelta qualitativa o meno, tant'è che esistono, signora Ministra, in una maniera legalizzata e giusta, le lettere di raccomandazione accademica. Un ordinario raccomanda un suo allievo a un suo collega dall'altra parte del mondo o in altro ateneo o in un altro Paese e si assume la responsabilità della certificazione dell'autorevolezza di quella lettera, non dell'autorità del processo o del percorso di selezione.
Io ho la sensazione, Ministra, che oltre a demandare eccessivamente… perché io credo nell'autonomia accademica, ma nella misura in cui quell'autonomia accademica o di quel dipartimento o di quella cattedra è funzionale a proseguire nella linea di pensiero, cioè le correnti di pensiero di cui le parlavo prima. Le scuole: mi chiedo che cosa sarebbe stata l'accademia se non avesse avuto le scuole, che si sono anche contrapposte, nella stessa disciplina e nello stesso ambito disciplinare, in una maniera anche forte, ma è stato un arricchimento.
Lei, purtroppo, signora Ministra, con questo provvedimento non va né nell'una, né nell'altra direzione.
Allora, io auspico che nelle linee interpretative, come il provvedimento che rimanda ad ulteriori provvedimenti, ella possa chiarirsi le idee e capire in quale direzione far andare le procedure di assunzione e le procedure concorsuali, ma soprattutto verso quale futuro vuole proiettare l'università e la ricerca in questo Paese .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.28 Piccolotti e 1.29 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.30 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.30 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.31 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.31 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.32 Caso. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Questo è uno di quegli emendamenti che vede le firme di diversi gruppi dell'opposizione. Non è l'unico emendamento, ce ne sono stati vari proprio per dare testimonianza chiara e netta che da parte nostra, tutti insieme, c'era la volontà innanzitutto di contrastare questo provvedimento. L'abbiamo visto con i primi emendamenti a firma congiunta e non lo abbiamo mai nascosto. Anzi, abbiamo teso le braccia per dire al Governo “proviamo a migliorare un po' quel che avete fatto, se proprio non volete tornare sui vostri passi”.
È doveroso, però, innanzitutto, anche sottolineare una cosa. Quando noi andiamo contro questo provvedimento, che va ad abolire l'abilitazione scientifica nazionale e la sostituisce con una certificazione, non stiamo dicendo che l'ASN era perfetta, che tutto funzionava benissimo e che si era centrato l'obiettivo di evitare qualsiasi baronato all'interno delle università e qualsiasi concorso un po' sospetto. No, stiamo semplicemente dicendo - lo abbiamo ribadito a più riprese anche durante i lunghi lavori in Commissione - che per noi è normale che l'attuale sistema non sia perfetto, anche per tutti i discorsi che sono stati fatti in precedenza sulla questione della valutazione qualitativa, anziché quantitativa, cosa che abbiamo sottolineato anche durante le audizioni dei nuovi membri dell'Anvur.
Ma dico di più.
Oltre a questo e oltre agli emendamenti congiunti che andavano a migliorare l'ASN, secondo il nostro punto di vista, ci sono emendamenti congiunti, come questo che stiamo discutendo, che provano a fare delle modifiche neanche così enormi al vostro testo. Sono delle modifiche che noi reputiamo di buonsenso e che provano a mitigare il possibile fenomeno di concorsi un po' sospetti e cuciti su misura, andando a intervenire sulla composizione delle commissioni e andando ad intervenire, quindi, su come si vanno a comporre poi le commissioni locali all'interno delle università.
Senza andare nel dettaglio di tutte le modifiche proposte, tra le cose che più volte abbiamo sottolineato e che, secondo noi, andavano esplicitate, vi è la questione del sorteggio. Infatti, si dice nel testo base arrivato dal Senato che le commissioni saranno create con il sorteggio da elenchi precedentemente determinati, ma non si capisce dove avvenga questo sorteggio o in che punto di tutta questa organizzazione questo sorteggio avvenga. E quindi, quando il problema è un possibile concorso sospetto, è chiaro che per noi diventa dirimente e fondamentale che già all'interno della legge, e non nei decreti attuativi, si vada a delineare precisamente che tale sorteggio non avvenga in ambito locale, proprio per non destare alcun sospetto, ma avvenga a livello ministeriale.
Ciò proprio per dire il più possibile, nonostante siamo contrari a questo provvedimento: va bene, cerchiamo di limitare i danni e almeno facciamo in modo che il sorteggio non abbia a che fare con l'università che sta bandendo la gara.
Così come vi è un'altra modifica di buonsenso, e non ci spieghiamo il motivo per cui non sia stata accolta. Ad esempio, visto che verranno creati degli elenchi nazionali in cui i docenti danno la propria disponibilità per essere sorteggiati, una cosa ovvia per noi - che però andava sottolineata perché poi l'Italia è un po' il Paese dei furbetti - è dire: guardate, da quegli elenchi si può essere sorteggiati per un determinato bando solo se ci si è entrati prima che il bando venisse indetto. Sono cose proprio per farvi capire che ci abbiamo provato, e l'abbiamo detto anche in quel tavolo che poi è finito nel nulla, proprio per dimostrarvi che da parte nostra c'era la volontà di intervenire. Non ci avete dato, come sempre accade, la possibilità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin, sempre fino a un massimo di due minuti. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Presidente, io do molto valore alle discussioni in Aula e vorrei interloquire, per il suo tramite, con il collega Caso, che abbiamo appena sentito disquisire su quanto fosse importante garantire un sorteggio più imparziale rispetto a quello già previsto a legislazione vigente o già previsto da questo intervento. E vorrei riproporre una domanda che mi è capitato di fare qualche mese fa - adesso capirete in che occasione - e che non ha mai avuto una vera risposta.
Vorrei chiedere al collega Caso, se ha la pazienza di rispondermi - o a qualsiasi altro collega dell'opposizione -, perché il sorteggio per decidere chi decide le carriere dei professori universitari va bene, mentre il sorteggio per decidere chi decideva le carriere dei magistrati era un attentato alla Repubblica costituzionale .
Visto che stiamo parlando di questo, sono entrambe funzioni garantite costituzionalmente; anche la libertà di ricerca è garantita a livello di Costituzione. Qualcuno è in grado di rispondermi a questa domanda? Perché uno era un attentato alla democrazia e l'altra è una cosa talmente normale da fare emendamenti per renderla ancora più casuale ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Visto che questo emendamento è firmato da tutte le opposizioni, vorrei dare una risposta molto semplice a Marattin.
Qui stiamo parlando di commissioni che operano un concorso non di organi di rappresentanza e di autogoverno delle università, tanto che nessuno di noi ha mai proposto di sorteggiare gli organi di autogoverno delle università. È una cosa ben diversa, e credo di non sbagliare quando dico che le commissioni del concorso in magistratura comunque hanno dei criteri che garantiscono la trasparenza, così come noi li stiamo chiedendo in questo caso per i docenti universitari.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.32 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.33 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.33 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.34 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.34 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.35 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.35 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.36 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.36 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.37 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.37 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.38 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.38 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.39 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.39 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.40 Caso e 1.41 Grippo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Raffa. Ne ha facoltà.
ANGELA RAFFA(M5S). Grazie, Presidente. L'emendamento 1.40 a prima firma del collega Caso, di cui mi pregio di richiedere la sottoscrizione, chiede di sopprimere la lettera del comma 3, ovvero di cancellare quel nuovo comma 4- che introduce una valutazione individuale a tre anni dalla presa di servizio dei vincitori dei concorsi, affidata all'Anvur e agganciata al riparto del Fondo per il finanziamento ordinario.
Ora, noi vi chiediamo di eliminarla per tre diverse ragioni. La prima è la ridondanza: questa valutazione triennale è la fotocopia della VQR, ovvero la valutazione della qualità della ricerca, che già esiste e già misura la produttività dei nostri atenei. Il sistema universitario italiano è già uno dei più valutati d'Europa: non ha bisogno di nuove scartoffie, ha bisogno però di certezze. Invece di semplificare, moltiplichiamo così gli adempimenti, Ministro.
La seconda è il paradosso finanziario. All'articolo 4 è inserita una clausola di invarianza: tutto a costo zero, con le risorse già disponibili. Però una valutazione su ogni neoassunto in ogni ateneo non si fa con il pensiero, si fa con personale, tempo, ore di lavoro drenate alla didattica e ai laboratori. Promettete efficienze e producete invece soltanto carta. Dite di non avere un euro e intanto costruite una nuova macchina valutativa.
La terza ragione è la più delicata, ed è politica. Chi la fa questa valutazione? L'Anvur, cioè proprio l'Agenzia finita al centro di una spartizione partitica senza precedenti, un nome a testa per tutti i partiti di maggioranza, con la Ministra che si è persino attribuita la nomina diretta del Presidente. E state consegnando a un organismo la cui indipendenza è oggi apertamente in discussione il potere di giudicare uno per uno i giovani ricercatori appena entrati nel ruolo e di far pesare quel giudizio persino sul finanziamento degli atenei.
È questo il modello che vogliamo, la carriera di una ricercatrice o di un ricercatore che dipende dal giudizio di un'Agenzia sotto indirizzo politico? Perché il punto, colleghi, è la vita delle persone. Tra l'anno scorso e quest'anno scadono circa 35.000 contratti tra ricercatori a tempo determinato e assegnisti. Un'emorragia di competenze che i nostri atenei, soprattutto quelli del Sud e delle aree periferiche, pagano per primi. E la risposta del Governo è un piano per sole 1.600 posizioni. A chi ce la fa a vincere un concorso non offrite stabilità, offrite una nuova prova a tre anni gestita da un'Anvur politicizzata.
Con l'emendamento 1.40 Caso chiediamo semplicemente di togliere una procedura inutile, costosa e pericolosa. L'università e la ricerca pubblica sono presidi strategici per il Paese. Meritano investimenti veri, non riforme a costo zero e valutazioni puramente estetiche .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.40 Caso e 1.41 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.43 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.43 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.44 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.44 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.45 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.45 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.46 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.46 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.47 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.47 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.48 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.48 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.49 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.49 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.50 Caso. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento chiediamo di sopprimere il limite temporale, fissato al 31 dicembre 2026, per il riconoscimento degli anni di servizio necessari ad accedere a ulteriori progressioni di carriera e contrattuali nell'ambito della ricerca universitaria. Ma perché facciamo questa richiesta? La facciamo per salvaguardare la continuità della ricerca in questo Paese, dopo che la Ministra e tutto il Governo hanno deciso di tradire l'obiettivo del PNRR, che è quello di rivedere il precariato e rendere più stabile il lavoro dei ricercatori, migliorando così anche la capacità attrattiva del nostro Paese, che è un Paese che fa fuggire ricercatori e laureati.
Invece che cosa ha fatto questo Governo? Ha combinato un vero e proprio pasticcio, perché non solo ha consentito la proroga dei vecchi contratti precari esistenti fino al 2025, ma poi si è anche inventato nuove forme di precariato, come gli incarichi di ricerca e i contratti post-doc, eludendo così la riforma varata nel 2022 in attuazione del PNRR, riforma che ha previsto la creazione di un contratto di ricerca unico della durata di 6 anni, che avrebbe dovuto assorbire tutte le altre forme contrattuali esistenti, e la scadenza del 2026 serviva proprio ai ricercatori per fare la richiesta del riconoscimento degli anni di servizio fino al 2026 secondo le precedenti formule contrattuali e far partire definitivamente questa nuova forma contrattuale.
Ora, ad oggi, in Italia ci sono circa 35.000 precari della ricerca universitaria. Molti di questi si sono visti prorogare contratti vecchi che scadranno nel 2029 o nel 2030. Quindi, non potranno fare richiesta di riconoscimento degli anni di servizio perché la scadenza è fissata al 31 dicembre 2026 e questo, quindi, pregiudicherà le loro opportunità di fare carriera in ambito universitario. Quindi, quello che chiediamo al Governo e alla Ministra con questo emendamento, visto che il Governo ha stravolto tutto generando soltanto confusione, è di eliminare questa scadenza del 31 dicembre 2026, che non solo è diventata inutile ma, a questo punto, è anche dannosa e ingiusta. Quindi, l'appello che vorrei rivolgere alla Ministra Bernini è di riavvolgere il nastro, di tornare a rileggere il PNRR che lei, come tutto il Governo, ha stravolto e raggirato, non si capisce se con dolo o per incapacità .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.50 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.2 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.4 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.1 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.2 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.3 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.3 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 3.4 Caso e 3.5 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.4 Caso e 3.5 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.6 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.6 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
ANNA MARIA BERNINI,. Sugli ordini del giorno n. 9/2735/1 Caso, n. 9/2735/2 Torto, n. 9/2735/3 Alifano, n. 9/2735/4 Auriemma, n. 9/2735/5 Santillo, n. 9/2735/6 Quartini, n. 9/2735/7 Orrico, n. 9/2735/8 L'Abbate, n. 9/2735/9 Amato e n. 9/2735/10 Marianna Ricciardi il parere è contrario.
Gli ordini del giorno n. 9/2735/11 Colombo e n. 9/2735/12 Di Maggio sono accolti come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno n. 9/2735/13 Manzi, n. 9/2735/14 Ferrari, n. 9/2735/15 Orfini e n. 9/2735/16 Iacono il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2735/17 Di Sanzo, espunte le premesse n. 2 e n. 4, il parere è favorevole a condizione dell'accoglimento della seguente riformulazione dell'impegno: “ad adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ogni iniziativa di competenza atta a rafforzare le politiche esistenti di internazionalizzazione del sistema universitario, adottando ulteriori incentivazioni all'ingresso di studiosi stranieri e la mobilità dei ricercatori italiani”.
L'ordine del giorno n. 9/2735/18 Ascani è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2735/19 Berruto, espunta l'ultima premessa, il parere è favorevole a condizione dell'accoglimento della seguente riformulazione dell'impegno: “ad adottare ogni iniziativa di competenza atta a garantire che le operazioni di sorteggio dei componenti delle commissioni giudicatrici nell'ambito delle procedure di reclutamento universitario siano effettuate sotto il coordinamento del Ministero dell'Università e della ricerca, al fine di assicurare uniformità, trasparenza e tracciabilità delle procedure su tutto il territorio nazionale”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2735/20 Ghio e n. 9/2735/21 Toni Ricciardi il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2735/22 Malavasi, espunte le premesse, il parere è favorevole a condizione dell'accoglimento della seguente riformulazione dell'impegno: “ad adottare le iniziative di competenza, anche di natura economica, volte a sostenere ulteriormente e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, nel rispetto dell'autonomia universitaria, le politiche di reclutamento del personale docente e ricercatore universitario, nonché l'accesso dei giovani alla ricerca, nell'ottica di incrementare la competitività del sistema universitario e della ricerca italiano a livello internazionale e di rafforzare il sistema della formazione superiore e della ricerca, in una prospettiva di lungo periodo”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2735/23 Casu e n. 9/2735/24 Scarpa il parere è contrario.
Sugli ordini del giorno n. 9/2735/25 Ruffino, n. 9/2735/26 Bonetti, n. 9/2735/27 Grippo e n. 9/2735/28 Pastorella il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2735/29 Fratoianni, n. 9/2735/30 Bonelli, n. 9/2735/31 Piccolotti e n. 9/2735/32 Lomuti il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2735/33 D'Alessio il parere è favorevole.
L'ordine del giorno n. 9/2735/34 Benzoni è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2735/35 Molinari il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/1 Caso, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Non mi meraviglia ovviamente il parere contrario, da un lato, perché chiediamo al Governo di ritornare sui propri passi relativamente a questa riforma che - ripeto - non ci piace affatto; ma soprattutto invitiamo il Governo a intervenire su un aspetto fondamentale per il presente e per il futuro dell'università e della ricerca nel nostro Paese, ovvero stanziare fondi, incrementare il Fondo di finanziamento ordinario, fare in modo che i nostri ricercatori, quelli che vengono spesso chiamati l'eccellenza del nostro Paese, possano rimanere in Italia, anziché essere costretti ad andare via. In questi anni abbiamo ribadito più volte che c'è un'enorme platea di precari.
Parliamo di numeri che arrivano anche a 30.000 unità di persone che letteralmente si sta decidendo di espellere dal nostro Paese. Perché il messaggio che viene dato da questo Governo è chiaro: per voi qui non c'è futuro.
E come dicevo, non è la prima volta che intervengo, che come MoVimento 5 Stelle portiamo questo tema. Sono anche stanco di ripeterlo con costanza, quindi questa volta vorrei fare qualcosa di diverso, far parlare direttamente gli interessati oppure prendere ovviamente solo alcune delle loro storie che abbiamo incrociato in questi anni, negli ultimi mesi, negli ultimi giorni.
Ovviamente userò per nomi di fantasia. Sono indirizzate a lei, Ministra Bernini: “Sono ‘Francesca', ho contribuito a far ottenere al mio istituto un finanziamento europeo LIFE di oltre 2.800.000 euro. Ho assunto il ruolo di di un progetto strategico, continuando però ad essere retribuita come una semplice assegnista di ricerca”.
Per chi non lo sapesse, un assegno di ricerca orientativamente è sui 1.400 euro e non ha diritti, ferie, malattia e così via. “Ebbene, alla scadenza del mio contratto finanziato dal PNRR sono rimasta senza lavoro e oggi sto seriamente valutando di lasciare l'Italia. È difficile immaginare un paradosso più grande: porto risorse al mio Paese, ma il mio futuro sono costretto a cercarlo altrove”.
Vado avanti: “Sono ‘Alessandra', ho 36 anni, sono laureata in biotecnologia, ho un dottorato di ricerca e ho dedicato anni alla ricerca oncologica, alla medicina rigenerativa e al bioelettromagnetismo. Dopo oltre dieci anni di studio, sacrifici e ricerca sono rimasta esclusa dalla proroga del contratto per appena 23 giorni. Nel frattempo sono diventata madre. Oggi, per garantire un futuro alla mia famiglia, lavoro come commessa. Non è quel lavoro a definirmi. A colpire è che il mio Paese abbia investito su di me e oggi non riesca più a valorizzare le mie competenze”.
“Sono ‘Francesco', non ho mai voluto essere un cervello in fuga. Ero tornato in Italia convinto di poter costruire qui il mio futuro. Dopo anni di precarietà e di incertezza sono stato costretto a ripartire, questa volta insieme alla mia famiglia. Forse dovremmo smettere di parlare di fuga dei cervelli come se fosse una scelta. Molto spesso è il nostro Paese a non offrire un motivo per restare”.
“Sono ‘Chiara': ho dedicato oltre 12 anni alla ricerca pubblica, ho pubblicato su riviste scientifiche internazionali, sviluppato brevetti, ottenuto finanziamenti competitivi e contribuito alla crescita…
PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio!
ANTONIO CASO(M5S). …scientifica del mio istituto”. Grazie, Presidente.
“Ero risultata idonea alla stabilizzazione, ma il mio contratto è terminato pochi giorni prima della proroga concessa ai colleghi impegnati negli stessi progetti: non sono rimasta esclusa perché mancassero il merito o i requisiti, sono rimasta esclusa per una mera coincidenza temporale”.
“Sono ‘Valentina', dal 2012 ho affrontato una lunga sequenza di contratti precari superando quattro diversi concorsi, pur di continuare a lavorare nel mio ente di ricerca. Nel frattempo sono diventata madre, ho continuato a svolgere il mio lavoro fino agli ultimi giorni della mia gravidanza, senza mai rinunciare alla mia passione per la ricerca; oggi dopo tanti anni di servizio sono di nuovo fuori dall'ente, senza alcuna prospettiva di stabilità”.
“Sono ‘Marco', da quasi 12 anni lavoro nella ricerca pubblica, occupandomi di cambiamenti climatici e contribuendo a importanti progetti nazionali ed europei all'interno di una delle principali infrastrutture di ricerca dedicate al monitoraggio degli ecosistemi. Lo stesso ente in cui lavoro ha riconosciuto la mia idoneità alla stabilizzazione, eppure oggi sono fuori dal servizio, non perché mancassero il merito e i requisiti, ma semplicemente perché le risorse si sono fermate prima del completamento di quel percorso”.
Queste, Ministro, sono solo alcune delle storie che abbiamo incrociato in questi anni, ma tutte le storie hanno un denominatore in comune: avere la possibilità di continuare a fare il lavoro che hanno scelto e per il quale lo Stato li ha formati, spendendo centinaia di migliaia di euro. Queste storie non sono isolate ma sono il volto di una ricerca italiana che continua a produrre eccellenze, grazie a donne e uomini che hanno dedicato anni della propria vita contribuendo, con il loro lavoro, alla ricerca scientifica del nostro Paese.
Dobbiamo ricordare - dobbiamo tenere tutti a mente - che quando perdiamo queste ricercatrici e questi ricercatori, non perdiamo solo posti di lavoro. Perdiamo conoscenze; perdiamo innovazione, competitività e futuro. Perdiamo un pezzo del capitale umano più prezioso che il nostro Paese ha costruito e ha formato ed è una perdita che il nostro Paese, qualsiasi Paese voglia sopravvivere al futuro, assolutamente non può permettersi.
PRESIDENTE. Sottoscrivono i colleghi Cherchi e Carotenuto. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/1 Caso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/2 Torto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/2 Torto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/3 Alifano, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Il parere negativo del Governo ovviamente era da aspettarselo perché quest'ordine del giorno è sicuramente molto, molto, molto pretenzioso perché chiede un ripensamento del Governo sull'intero impianto della riforma.
Ora, sicuramente l'attuale modalità di reclutamento del personale docente universitario non è immune da critiche, è migliorabile sicuramente, ma con questo intervento si fa solo una cosa: un grosso passo indietro. Perché l'abilitazione scientifica nazionale era nata con i migliori propositi possibili. Era stata ideata per fornire parametri stabili e non superabili dalle dinamiche locali e questi parametri potevano rappresentare dei criteri comuni per l'accesso alla docenza universitaria.
Io ricordo quando fu varata la riforma: si parlava di offrire maggiore trasparenza, maggiore imparzialità, dunque merito; dare più valore al merito, le parole che puntualmente sento tutte le volte che si parla di università.
Vorrei fare una piccola annotazione: il collega Toni Ricciardi ha sottolineato come, in fondo, probabilmente le lettere di presentazione redatte da un accademico potrebbero essere una soluzione perché questo responsabilizzerebbe l'accademia nel presentare nuovi docenti.
Sicuramente la riforma che adesso ci accingiamo a votare non è la soluzione del problema “merito”; anzi, noi stiamo tornando indietro, e mi rivolgo a lei, Ministra. Stiamo tornando indietro perché finiamo col dare un potere decisionale maggiore alle commissioni, abolendo un filtro che era comunque stabilito a livello nazionale e che comunque fissava dei criteri comuni.
Sembra che lei abbia anche sottolineato che nella procedura di valutazione di fatto venissero utilizzati, per ciascuna comparazione, pochi minuti. Ebbene, forse su questo bisognava agire e probabilmente ampliare, anche dal punto di vista temporale, le procedure di valutazione, ma non spazzarle via con un'autocertificazione.
Dunque, dicevo, sicuramente verrà dato maggior peso alle commissioni nella selezione dei candidati e il baricentro decisionale ovviamente viene spostato su di loro senza che vi sia un vaglio preventivo svolto a livello nazionale.
Un'altra cosa da notare, che ho letto, è che in questo modo potrebbero diminuire i contenziosi, ma io penso che invece i contenziosi aumenteranno: pensiamo a tutti i candidati in possesso di autocertificazione che vedranno frustrate le proprie aspirazioni nel momento in cui accederanno alle procedure concorsuali. Penso che i contenziosi addirittura aumenteranno.
E poi c'è anche un'altra annotazione da fare: che ne facciamo degli attuali abilitati secondo la procedura attualmente in vigore? Coloro che ritengono di avere un qualcosa in più rispetto agli altri candidati che sono muniti di una semplice autocertificazione, perché i primi hanno comunque sottoposto il loro percorso scientifico al vaglio di una commissione nazionale e, quindi, crederanno di avere maggiori nei prossimi concorsi rispetto agli altri, rispetto a quelli che hanno una semplice autocertificazione.
E non da ultimo, dobbiamo attendere comunque i decreti per stabilire quali criteri e quali paletti verranno messi per avere l'autocertificazione. Perché al momento non c'è nulla: i decreti lo scriveranno nero su bianco, ma attualmente noi non abbiamo nulla su cui dibattere.
E poi, Ministra, mi perdoni ma c'è un'ultima considerazione da fare. Io penso che le nostre università chiedano altro e noi ci stiamo soffermando sulle procedure e sugli equilibri del mondo accademico, però stiamo dimenticando le persone. Lo diceva anche il collega Caso prima: dimentichiamo gli studenti fuori sede che penano per avere un alloggio, dimentichiamo tanti nostri giovani che sono costretti ad andare fuori per poter proseguire un loro percorso di ricerca, e privano l'Italia delle migliori intelligenze. Dimentichiamo, ed è una sottolineatura che mi preme molto fare, il tessuto produttivo, le nostre imprese; perché questo Paese ha bisogno di innovazione, e la ricerca universitaria è stata spesso utilizzata nel mondo produttivo, nel mondo delle imprese.
E allora cosa comporta quello che noi chiediamo, però? Stanziamento di risorse. E, invece, una riforma come questa è a costo zero; ed è una riforma che non serve all'Italia .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/3 Alifano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/4 Auriemma, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/4 Auriemma, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/5 Santillo, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/5 Santillo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/6 Quartini, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/6 Quartini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/7 Orrico, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/7 Orrico, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/8 L'Abbate, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/8 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/9 Amato, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/9 Amato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/10 Marianna Ricciardi, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, Ministro, sinceramente non me l'aspettavo questo parere contrario, perché l'impegno era molto semplice e addirittura, oserei dire, condivisibile.
Chiedevo di assicurare che nella nuova riforma fossero garantiti terzietà, imparzialità e uniformità di giudizio nella procedura di reclutamento universitario. E, sinceramente, mi sorprende questo parere contrario perché vede, Ministro, l'università e il sistema universitario hanno non pochi problemi. In troppi casi la docenza universitaria non si ottiene per merito, ma si eredita. Il sistema universitario ha bisogno, sì, di una riforma ma per impedire casi come quello, ad esempio, dell'Università di Verona, dove un medico di 33 anni è diventato professore ordinario. Aveva oltre 240 pubblicazioni a 33 anni; diremmo, un . Peccato, però, che fosse figlio del rettore e che il bando fosse stato pubblicato tre giorni dopo il pensionamento del padre. Con denunce a mezzo interrogazioni e mobilitazione delle associazioni, l'Università di Verona ha bloccato questo concorso in autotutela. Oppure l'Università di Catanzaro, dove un medico ha partecipato a un concorso valutato dal professore con cui aveva in condivisione oltre 30 pubblicazioni, e questo professore avrebbe dovuto astenersi.
Invece ha dato parere favorevole ed è stata anche ridotta di un anno la durata della specializzazione. Oppure l'Università di Ferrara, dove un medico ha partecipato a questo concorso, arrivando secondo. Il vincitore non aveva neanche i requisiti per poter partecipare, e allora il secondo classificato ha potuto fare ricorso al TAR. È stato rifatto nuovamente il concorso e il secondo candidato, questa volta, da che aveva avuto un punteggio massimo alla prima prova, ha avuto zero al secondo concorso. E, a telecamere nascoste, un membro della commissione ha dichiarato che quel candidato era stato fatto fuori perché non spettava a lui il posto e che l'università è come una mafia.
Quindi, di fronte a questi problemi, in riferimento a cui, tra l'altro, le ho presentato delle interrogazioni e sto aspettando ancora risposta, mi chiedo: il Parlamento forse dovrebbe dare una risposta un po' più dura e un po' più seria a questi problemi? Perché sono tre casi diversi, tre università diverse, ma c'è un unico filo conduttore: una logica baronale. E allora mi permetta una domanda: ma se questo è il problema, davvero la soluzione può essere fare una riforma che consente di fare dei bandi su misura? Perché questo consente la riforma.
Oggi nel bando può essere indicato il settore scientifico-disciplinare, mentre, da domani, nel bando potranno essere indicati anche gli specifici ambiti tematici, e non solo il settore scientifico-disciplinare. Facendo un esempio pratico, nel bando oggi si scrive che si cerca una persona specializzata in chirurgia generale; da domani si potrà scrivere che si cerca una persona specializzata in chirurgia generale, esperta in chirurgia della parete addominale del peritoneo. E, teoricamente, questo dovrebbe servire a individuare il profilo migliore.
Ma nel sistema Italia, nell'applicazione pratica, questo significherà semplicemente una cosa: consentirà di restringere ancora di più la platea dei partecipanti al concorso, e quindi di far coincidere il profilo del candidato con il profilo che è già stato indicato. Quindi, il candidato unico non sarà più l'eccezione, ma sarà la regola di questo sistema. E, allora, le vorrei chiedere: con questa riforma, come pensa di evitare anche solo uno di questi casi di cui le ho parlato? Sono casi veri, reali.
Probabilmente qualcuno in quest'Aula, se stesse ascoltando, direbbe: ma stai scoprendo l'acqua calda, perché i concorsi truccati esistono già. È vero, infatti il sistema necessita di una riforma, ma non in questo modo, che non farà altro che peggiorare ulteriormente il problema. Noi abbiamo la necessità di intervenire per evitare che ci siano questi problemi, non per peggiorarli. Perché, se è vero che esistono già i concorsi truccati, oggi però si può almeno fare ricorso al TAR e sperare di vincerlo, e quindi ottenere il posto che spetta per meriti e per competenze.
Mentre domani, avendo già un concorso profilato e costruito su misura, non ci sarà proprio chi parteciperà; nessuno farà poi ricorso al TAR, perché tanto è già tutto scritto e non ci saranno altri partecipanti. Bisognava sì intervenire sull'università, ma per cacciare il nepotismo, la corruzione e il malaffare; combattere contro i concorsi truccati, questo sì bisognava fare, e intervenire, e non è stato fatto.
Signor Ministro, io ricevo ogni giorno decine e decine di messaggi di specializzandi e di ricercatori che, a fronte di sacrifici e di brillanti, hanno sempre la sensazione che, quando partecipano ai concorsi, questi sono già scritti e il posto è già stato assegnato. Su questo bisogna intervenire. Io non riesco a dare una risposta a tutti, ma la risposta dovrebbe darla lo Stato; lo Stato deve dare una risposta, e non può essere quella di ridurre le garanzie di imparzialità.
Per questo motivo, io penso che l'università dovrebbe avere innanzitutto il ruolo di garantire che il posto di livello venga assegnato alla persona che lo merita e non a chi ha la raccomandazione o a chi è “nipote di” e “parente di”, o a chi ha una vicinanza di qualche tipo. Questo fa oggi l'università, purtroppo, in casi molto gravi. Non sempre, ma in molti casi purtroppo accade. E, allora, mi rivolgo a quest'Aula: se avete a cuore che nell'università i posti di potere siano ricoperti dalle persone che meritano davvero, allora votate a favore di quest'ordine del giorno e votate contro questa riforma .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indico la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/10 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/11 Colombo. Accetta la raccomandazione? Accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/12 Di Maggio. Accetta la raccomandazione? Accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/13 Manzi, su cu vi è parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Irene Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Potevamo dire che, visto l'esito degli emendamenti, tristemente, non ci aspettavamo un parere favorevole da parte del Governo, proprio perché quest'ordine del giorno cercava di rispondere a delle sollecitazioni che, nel corso di questo dibattito, abbiamo cercato sull'omogeneità dei criteri e sul mantenimento di un impianto comunque nazionale. Guardate, non è mera burocrazia, come in parte si è giustificato, il superamento dell'abilitazione scientifica nazionale.
È garantire, come abbiamo cercato di spiegarvi nei tanti interventi che si sono succeduti questo pomeriggio, una qualità del sistema universitario; una qualità che non sia improntata solo su un sistema eccessivamente localistico e in cui i bandi rischiano, se vogliamo, di essere quasi cuciti su misura dei singoli concorrenti. Questa è una grave responsabilità che ci si prende rispetto al Paese e rispetto a un provincialismo della ricerca a cui si condanna il Paese.
Abbiamo cercato di porre anche altri temi, si veda l'emendamento della collega Piccolotti, dichiarato inammissibile, che poneva un tema chiave, quello di un piano strutturale di reclutamento che riguarda il tema, ovviamente, dell'università e il personale universitario che rischia, in modo ancor più grave dopo il PNRR, di essere espulso completamente dal sistema della ricerca. Si è parlato proprio della grande espulsione in questo senso, ma che riguarda anche gli enti di ricerca, quei precari degli enti di ricerca di cui si parla sempre troppo poco.
Sul tema, non da oggi, anche con l'azione unitaria che come opposizione, in questi anni, abbiamo cercato di mettere a disposizione, dando anche le risorse per realizzarlo - penso ai precari del CNR - abbiamo cercato di intervenire concretamente, proprio perché senza delle prospettive concrete, anche occupazionali, di certezza progressiva, ovviamente il nostro sistema, anche per questo motivo, rischia di perdere concretamente competitività.
Io penso che quella di oggi, quando andremo ad approvare questo provvedimento, sia una grandissima occasione persa, in realtà; una grandissima occasione persa per provare davvero a favorire un confronto, un dibattito serio e di merito su quello che è il tema della ricerca nel nostro Paese, su quello che è il tema della qualità dell'università nel nostro Paese. Purtroppo, le responsabilità maggiori, per questa grave perdita di un'occasione, gravano proprio sul Governo. Mi dispiace dirlo, Ministra, gravano anche sul fatto che lei non ha partecipato a nessuna delle sedute della nostra Commissione.
È un grande rammarico questo perché, in quella sede, accogliendo la sua apertura, la Commissione ha cercato di manifestare, negli incontri che c'erano stati, anche alla presenza del relatore di maggioranza, una volontà, davvero, di provare a correggere. Sapevamo, al di là della soppressione, che però c'erano delle possibilità concrete di intervenire sulla fase transitoria, come avevamo evidenziato nei nostri emendamenti, sul tema del reclutamento. Questa è davvero una grandissima occasione persa.
Il fatto che sia un'occasione persa non è una bandierina di cui possiamo vantarci come opposizione piuttosto che come maggioranza, perché l'occasione persa è un'occasione persa per il Paese e, soprattutto, per coloro che, in questi anni, hanno sperato concretamente di poter prestare, in prospettiva, e dare il loro apporto al sistema dell'università e della ricerca in Italia. Questa è una gravissima responsabilità che ci si pone a carico del Paese. Ci spiace davvero che non la si sia colta .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/13 Manzi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/14 Ferrari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/14 Ferrari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/15 Orfini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/15 Orfini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/16 Iacono. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/16 Iacono, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/17 Di Sanzo: accetta la riformulazione? Sì.
Ordine del giorno n. 9/2735/18 Ascani: accetta l'accoglimento come raccomandazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/19 Berruto: accetta la riformulazione? Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Solo per capire, se ho ascoltato bene: la riformulazione prevede che il testo sia identico e siano escluse le parole “la responsabilità”?
PRESIDENTE. Chiediamo al Ministro.
ANNA MARIA BERNINI,. Collega, lei mi sta chiedendo se è identico al suo emendamento? No? La riformulazione è: “ad adottare ogni iniziativa di competenza atta a garantire che le operazioni di sorteggio dei componenti delle commissioni giudicatrici, nell'ambito delle procedure di reclutamento universitario, siano effettuate sotto il coordinamento del Ministero dell'Università e della ricerca al fine di assicurare uniformità, trasparenza e tracciabilità delle procedure su tutto il territorio nazionale”. Questo rimane. È “sotto il coordinamento”.
PRESIDENTE. Chiaro? Quindi, chiedo: accetta la riformulazione?
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Sì, chiarissimo. Al netto che…
PRESIDENTE. La accetta o no?
MAURO BERRUTO(PD-IDP). …al Ministero non piace assumersi la responsabilità, accetto la riformulazione.
PRESIDENTE. Perfetto. Allora, non procediamo al voto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/20 Ghio. Se nessun altro chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/20 Ghio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/21 Toni Ricciardi. Se nessun altro chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/21 Toni Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Ordine del giorno n. 9/2735/22 Malavasi. Accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/23 Casu. Se nessun altro chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/23 Casu, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/24 Scarpa. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/24 Scarpa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sugli ordini del giorno n. 9/2735/25 Ruffino, n. 9/2735/26 Bonetti, n. 9/2735/27 Grippo e n. 9/2735/28 Pastorella, il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/29 Fratoianni.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, Presidente. Signora Ministra, questo provvedimento si riduce, sostanzialmente, all'eliminazione dell'abilitazione scientifica nazionale che, peraltro, era stata introdotta da un Governo di centrodestra, da una Ministra di Forza Italia, ancora una volta, che aveva motivato quella riforma, ancora una volta senza risorse… Infatti, questa è una moda particolarmente diffusa, in particolare quando si discute di scuola e di università, a destra, in questo Paese: fare riforme senza risorse. Già, allora, era stata duramente contestata da un movimento molto vasto di studenti e studentesse, il movimento dell'Onda, al cui fianco eravamo allora, oltre 15 anni fa, per due ragioni fondamentali.
La prima è perché gli studenti e le studentesse dicevano: badate che questa riforma, motivata dall'esigenza di superare il baronato locale, in realtà è tutta costruita su criteri quantitativi, come quante pubblicazioni fai. Lasciamo stare che cosa ha prodotto quella scelta: una dinamica, o una sorta di sindrome, quella che si chiama “pubblica o muori”. Ha alimentato un mercato, quello delle pubblicazioni. Insomma, tutto il contrario del premiare la qualità, retorica a cui pure si riferiva quella scelta, quella di oltre 15 anni fa. Contestavano quella riforma per questa ragione perché non c'erano risorse. Anzi, quella riforma si accompagnò allora a un drastico e drammatico taglio delle risorse pubbliche al sistema universitario di questo Paese.
Bene, oggi la cancellate, senza però modificare nessuna delle storture che l'hanno accompagnata, perché non c'è un intervento sui criteri quantitativi che restano tutti lì - anzi, vengono persino potenziati - e non c'è un intervento in grado di colpire gli elementi di discrezionalità che vengono ulteriormente, anche qui, allargati e amplificati. Viene introdotta la prova di didattica anche per chi già insegna e, magari, lo fa da anni. Viene introdotta la prova orale in cui argomentare il senso delle proprie pubblicazioni: un'ulteriore accentuazione di un aspetto che, invece, in questi anni, ha conosciuto molte criticità.
La verità è che fate tutto questo per una ragione che pure avete dichiarato come motivazione esplicita di questo intervento: trovare una soluzione a un problema, ossia il fatto che l'abilitazione scientifica nazionale lascia decine di migliaia di ragazzi e di ragazze - talvolta, non più ragazzi e ragazze - di questo Paese dentro l'università italiana in una condizione di limbo, di sospensione, condannati, come è stato già ricordato in questo dibattito, a quella che noi più volte abbiamo definito la grande espulsione. È un colpo mortale non solo a loro, ai ragazzi e alle ragazze e alle loro aspirazioni, alla parte migliore di questo Paese, quella per la quale si spende un'infinita retorica il piagnisteo a reti unificate per la fuga dei cervelli, ma si condanna al declino questo Paese, perché, come è stato più volte ricordato in questo dibattito, condannare l'università alla marginalità significa condannare il Paese alla marginalità e a un declino inevitabile.
Ecco, allora, signora Ministra, la verità è che servirebbero due cose. La prima è che, tanto per cominciare, servirebbero risorse - per dare un futuro a chi oggi vive una condizione di sospensione - non quelle che avete messo - spiccioli! - nell'ultima manovra di bilancio, 50 milioni, buoni a rispondere, se va bene, al 10 per cento del fabbisogno di quel collo di bottiglia, di quel limbo che avete contribuito a determinare. Servirebbe una riforma vera del sistema di reclutamento, non solo un piano straordinario. Servirebbe - noi lo proponiamo con forza, siamo gli unici a dirlo con questa chiarezza - un concorso nazionale unico che, anno per anno, andrebbe bandito con criteri di piena trasparenza e con un sorteggio pieno tra i docenti, che superi i rischi che si producono nelle filiere scientifiche dentro il sistema universitario e che si fondi prevalentemente - noi diciamo quasi esclusivamente - sui titoli per limitare gli elementi di discrezionalità. Servirebbe una svolta vera che abbia però al centro un obiettivo: fare del sistema dell'università e della ricerca il centro di una politica, nel rispetto di chi lì vive, lavora e studia, ma soprattutto nel rispetto del futuro di questo Paese. In questo provvedimento non c'è traccia di niente di tutto questo. È il motivo per cui noi votiamo contro. È il motivo per cui avete voi espresso un parere contrario su tutti gli emendamenti - tanto per cambiare - e anche sulla stragrande maggioranza degli ordini del giorno che sono stati presentati .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/29 Fratoianni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/30 Bonelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Ministra, mentre la Presidente del Consiglio Meloni in queste ore si trova ad Ankara al vertice della NATO e ha avuto una prima apertura da parte di Trump con una benevola affermazione, dicendo che in fondo Meloni le piace molto, noi stiamo qui in Italia a combattere per riportare gli investimenti sulla ricerca a quella che almeno è la media europea, che è il 2,3 per cento del PIL, con altri Paesi che spendono addirittura sopra il 3 per cento del PIL, con una media del nostro Paese che è intorno all'1,3 per cento.
Noi abbiamo tantissimi ricercatori e ricercatrici, che hanno portato avanti il conseguimento e il raggiungimento di obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che purtroppo saranno mandati a casa. Infatti, c'è una ricerca dell'Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia che ha dato dei numeri estremamente preoccupanti, ovvero che c'è una contrazione degli assegni di ricerca attivi, che passano da 21.916 a 13.774 unità. Inoltre, complessivamente, in poco più di un anno, signora Ministra, il sistema della ricerca italiana ha perso 10.433 ricercatori e ricercatrici. Di fronte a questa drammatica situazione la sua proposta prevede semplicemente il recupero di 1.600 posizioni. Perché io sono partito dicendo: mentre la Presidente del Consiglio Meloni sta ad Ankara al vertice della NATO? Tra l'altro, senza nemmeno un passaggio parlamentare, ha condizionato e impegnato l'Italia a quel 5 per cento del PIL sulle spese per armamenti che è insostenibile dal punto di vista sociale ed economico, perché lei sa benissimo che l'Italia, se non investe nella ricerca, non investe nel suo futuro.
In questa decisione c'è anche il suo parere negativo su quest'ordine del giorno, con cui noi chiediamo di investire e dare un rafforzamento strutturale al Fondo finanziario ordinario, senza meccanismi di cofinanziamento, con lo scopo, che noi chiediamo, di incrementare nell'arco dei prossimi cinque anni gli attuali organici di 25.000 professori associati e di 5.000 contratti di ricerca. Dite “no”, avete deciso di non finanziare la ricerca, anzi di definanziarla, mentre la Presidente del Consiglio ad Ankara continua a impegnare l'Italia in questa follia del 5 per cento del PIL sulle armi, mentre avremmo bisogno di invertire la tendenza e di investire nella ricerca, nella scuola e nelle nostre università .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/30 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/31 Piccolotti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Torniamo sul mercato della formazione universitaria. Uso la parola “mercato” perché torniamo a sollecitare l'attenzione della Ministra sul grande tema delle università telematiche, perché, mentre ci sono numeri che scendono, cioè il numero dei ricercatori assunti a tempo indeterminato in Italia, ce ne sono altri che salgono vertiginosamente. In particolare, sale dal 2015 ad oggi il numero degli studenti e delle studentesse iscritti alle università telematiche. Abbiamo ormai un grande gruppo privato, il Multiversity, che si configura come il più grande ateneo universitario italiano con oltre 190.000 iscritti, molti dei quali non sono studenti lavoratori, cioè studenti che devono frequentare l'università con strumenti telematici perché sono impegnati tutto il giorno in altre attività, ma molti cominciano ad essere studenti che hanno 19 anni e che si approcciano al mondo universitario solamente attraverso gli strumenti, per l'appunto, telematici.
Ministra, io lo voglio mettere in chiaro: noi di Alleanza Verdi e Sinistra non abbiamo nulla contro l'utilizzo di strumenti che permettano di fare didattica da remoto, anzi ci impegniamo a chiederle - e auspichiamo - che le università pubbliche possano fare didattica mista per favorire alcuni percorsi che, per l'appunto, possano rendere più semplice, per i ragazzi e le ragazze che sono fuorisede, seguire alcuni insegnamenti. Ma resta il problema delle università private, perché le università private - è stato rivelato da molte inchieste - in questo Paese hanno costruito un vero e proprio mercato dei titoli, facendo degli utili vergognosi, utili che sono costruiti sulla vendita di lauree che poi vanno ad ingrossare il mercato del lavoro e a creare una profonda diseguaglianza. Lo diciamo perché la procura di Napoli - solo per dire dell'ultima di queste inchieste - sta indagando su oltre 4.200 iscrizioni all'università Pegaso. Ci sono 40 iscritti nel registro degli indagati, perché pare che sostanzialmente gli esami in questa università fossero finti e si potesse comprare la laurea in una serie di materie. Non solo lauree, ma anche e anche corsi di formazione per educatori professionali e sociopedagogici.
Di fronte a queste numerose inchieste della magistratura, noi le chiediamo una cosa molto semplice, che è scritta negli impegni di quest'ordine del giorno, a cui lei ha dato parere contrario. La cosa è questa: parificare i criteri di accreditamento, fare in modo che le università telematiche abbiano gli stessi criteri di accreditamento delle altre, abbiano lo stesso numero del rapporto tra docenti e studenti e che non possano fare gli esami , perché, Ministra, lei dice che non li possono fare, ma noi abbiamo le prove che anche in questa sessione si stanno facendo esami e da remoto con delle furbizie che aggirano le finte norme che lei ha fatto. Allora, siccome le norme vanno fatte rispettare e vanno scritte affinché siano rispettate... È inutile che annuisce, sarà la quarta volta che noi le chiediamo di vietare in maniera tassativa gli esami , anche gli esami parziali , perché credo che lei sappia come fanno ad aggirare le norme, perché questa vicenda si configura come una lesione del diritto alla qualità dell'istruzione, perché voi state costruendo un mondo in cui chi ha i soldi va a Milano a fare l'università di qualità e la fa in presenza, perché in presenza si impara di più, e chi invece i soldi non li ha la fa da casa, comprandosi un pezzo di carta, seguendo delle lezioni preregistrate e spesso facendo gli esami da remoto. Questo non è possibile e non è giusto. Lei dovrebbe impegnarsi a garantire il diritto allo studio per tutti e tutte, perché il primo lavoro di uno studente è studiare e non è possibile che gli studenti italiani, per mantenersi durante gli studi, debbano fare altri quattro o cinque lavori di sera, a volte anche di mattina, e quindi studiare con le università telematiche.
Lei continua a scuotere il capo ma le faremo avere un , perché noi siamo certi che si facciano gli esami ancora. Ne siamo certi, abbiamo le prove, abbiamo le dei docenti che ce lo raccontano, proprio perché non possono raccontarlo pubblicamente perché altrimenti perderebbero il posto di lavoro. Allora, basta mettere l'orecchio a terra per vedere che la realtà è ben altra.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/31 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/32 Lomuti, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2735/32 Lomuti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2735/33 D'Alessio il parere del Governo è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2735/34 Benzoni. Onorevole Benzoni, accetta la raccomandazione? L'accetta.
Sull'ordine del giorno n. 9/2735/35 Molinari il parere del Governo è favorevole.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Quindi, colleghi, abbiamo finito l'esame degli ordini del giorno. Abbiamo due possibilità: o di andare avanti, ovviamente con le dichiarazioni di voto finale e il voto finale, con i tempi tecnici che occorrono, oppure di sospendere sostanzialmente adesso e riprendere domani mattina.
Serve un'intesa perché, in base al programma, è previsto che chiudiamo alle 20; quindi, per andare oltre occorre l'intesa. Aspettiamo un attimino.
Allora, è chiarita la situazione, c'è l'intesa per andare avanti con le dichiarazioni di voto finale e ovviamente il voto finale, senza la pausa. Quindi andiamo dritti, con una sola richiesta che faccio io: sospendere per cinque minuti. Quindi, la seduta è sospesa per cinque minuti.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Rossano Sasso. Ne ha facoltà.
Prego il Ministro se, cortesemente, viene ai banchi del Governo. Signor Ministro? Ministro, per favore.
Allora, prego, onorevole Sasso.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Presidente, oggi andiamo a riformare l'abilitazione scientifica nazionale che fu introdotta dalla legge Gelmini: un Ministro di Forza Italia, un Ministro del PdL. All'epoca l'abilitazione scientifica nazionale mirava a standardizzare la qualità scientifica attraverso una valutazione centrale. L'abilitazione scientifica nazionale ha sofferto, fin dall'origine, di un eccessivo tecnicismo burocratico. La discrezionalità tecnica delle commissioni si è spesso trasformata in un esercizio di potere autoreferenziale. Presidente, pregherei i colleghi che sono seduti qui vicino di fare un po' di silenzio, grazie…
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Nonostante i difetti, l'abilitazione scientifica nazionale costituiva comunque un presidio nazionale. Il principio cardine era quello che la qualifica di professore fosse una funzione dello Stato. La sua rimozione a favore di una gestione puramente dipartimentale rischia di spezzare il legame unitario tra il docente e la Nazione, favorendo una frammentazione in feudi locali, e nei feudi ci sono i baroni, i baroni universitari.
Il nuovo disegno di legge si muove verso una drastica decentralizzazione. Spostare il fulcro del reclutamento dal centro al dipartimento significa, in assenza di dovuti contrappesi, riconsegnare le chiavi delle cattedre alle consorterie locali. Il baronato non sparisce, si rafforza in questo modo, perché il dipartimento diventa arbitro e parte, rendendo quasi impossibile, per uno studioso esterno non organico alla scuola di riferimento, l'accesso al ruolo.
L'autocertificazione dei requisiti, in un contesto privo di controlli nazionali rigorosi, è una porta aperta alla discrezionalità opaca. Inoltre, la frammentazione eccessiva degli atenei in autonomie locali rischia di produrre una qualità didattica e di ricerca a macchia di leopardo, minando la coesione del sistema formativo nazionale.
La soluzione non è l'abolizione del controllo centrale, ma la sua moralizzazione. Dobbiamo tornare ad una visione dove il professore universitario è un alto funzionario del sapere selezionato non da logiche di scambio locale, ma attraverso un vaglio nazionale rigoroso che ne garantisce l'autonomia rispetto ai poteri forti del dipartimento.
E, a proposito di scambio, Presidente: in certe facoltà, quando un docente va in pensione e gli subentra il successore, non cambiano nemmeno la targhetta sulla porta della stanza perché il cognome è lo stesso. Cambiano solo le iniziali, di padre in figlio. La casta universitaria si autoalimenta così.
Le cronache giudiziarie degli ultimi anni sono piene di notizie di corruzione, di condanne, di immoralità diffuse che riguardano, purtroppo, accademici. È una vera e propria casta che nasce a sinistra, ma che non disdegna amicizie neanche con il centro moderato e arcobaleno di cui lei, Ministro, è un fiero legittimo rappresentante.
E in questo panorama di potere a rimetterci sono gli studenti. Già, gli studenti. Le principali vittime sono loro e sono i giovani ricercatori.
Eppure non ho sentito particolari proteste da parte delle associazioni studentesche. Dove sono i collettivi antifascisti? Dov'è la sinistra universitaria sempre pronta a lottare per l'amore cosmico, per la pace nel mondo, ma che poi tace e acconsente dinanzi a tutto questo ? La risposta è facile: sono conniventi. Si guardano bene dall'attaccare i loro padrini politici, i baroni rossi che sono nelle nostre università da più di 50 anni !
E la destra universitaria? La destra universitaria dov'è? Purtroppo non è pervenuta nemmeno quella, e lo dico con sommo dispiacere. La mia destra universitaria, quella del FUAN, non se ne sarebbe stata zitta, e il silenzio odierno la dice lunga sul grado di conformismo e appiattimento che, purtroppo, colpisce sia la sinistra che il centrodestra moderato e arcobaleno.
La riforma Bernini porta verso un neofeudalesimo accademico: non risolve lo stallo, ma sposta l'asse verso un decentramento che, privo di una cornice di valori nazionali, degenererà in baronati 2.0. Trasferire ampi poteri discrezionali ai dipartimenti senza un vaglio nazionale che funga da contrappeso significa trasformare le chiamate in procedure sartoriali modellate sul profilo del candidato locale prescelto. Il merito sarà sacrificato sull'altare della cooptazione.
Il rischio è poi anche la frammentazione del sistema universitario italiano in tanti piccoli feudi autoreferenziali dove la carriera non dipenderà più dal valore intrinseco della ricerca, ma dalla capacità di tessere trame di potere locale, riducendo le università a mero ente di gestione del personale.
Per troncare i baronati occorrerebbe introdurre l'incompatibilità assoluta tra valutatori e candidati che abbiano intrattenuto rapporti di collaborazione scientifica, siano stati coautori, o abbiano avuto rapporti di dipendenza gerarchica negli ultimi 10 anni, se davvero vogliamo battere il baronato.
Evidentemente questo, purtroppo, non interessa al Ministro Bernini, non interessa al Governo Meloni, non interessa alla maggioranza di centrodestra che sostiene questo Governo, ma soprattutto non interessa alla parte politica che si oppone, ma ha fatto passare in silenzio questa opposizione, alla quale appartengono numerosi rettori delle università italiane, cioè alla sinistra.
Siete uguali, sinistra e centrodestra moderato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, signor Presidente. Mi consenta preliminarmente, poiché non ho politicamente, di recente, avuto ottimi rapporti con la Ministra Bernini, di ringraziarla per averci consentito e facilitato la conclusione ordinata di questa giornata rinunciando alla replica.
Però, purtroppo, siamo in una condizione nella quale questo contributo era utile e la ringrazio per averlo dato.
Questo ovviamente non impedisce che, invece, nel merito io le dica ovviamente, francamente, quello che penso di questo provvedimento, cioè che questo è un intervento assolutamente parziale, confuso e costruito più per concentrare il potere, che per migliorare il sistema universitario italiano.
Ed è questo il punto politico: voi state raccontando al Paese che state rivoluzionando il reclutamento universitario; in realtà, state semplicemente sostituendo un sistema imperfetto con un sistema ancora più discrezionale.
L'abilitazione scientifica nazionale aveva molti limiti - lo abbiamo detto anche noi più volte -, ma voi non la sostituite con regole più solide, la sostituite con requisiti che saranno definiti con decreto ministeriale, su proposta dell'Anvur, modificabili nel tempo e rimessi in larga misura alle decisioni dell'Esecutivo. Questa non è semplificazione, ma è una concentrazione del potere regolatorio nelle mani del Governo.
Quando si parla di università bisogna avere molta cautela, perché l'università non può dipendere dal Ministro di turno: le regole devono essere stabili, devono essere prevedibili e devono garantire autonomia; invece, voi costruite un sistema nel quale i criteri fondamentali di accesso alla carriera accademica saranno determinati con decreti ministeriali. È una scelta profondamente politica e noi la contestiamo.
Contestiamo anche un altro aspetto: voi continuate a parlare di merito, ma il merito non si proclama, si costruisce; il merito richiede investimenti, richiede concorsi rapidi, richiede stipendi competitivi, laboratori, finanziamenti della ricerca, diritto allo studio, residenze universitarie e percorsi di carriera chiari. In questo provvedimento tutto questo non c'è.
Sapete, invece, cosa c'è? Una lunga serie di modifiche procedurali: nuove commissioni, nuove liste, nuovi decreti, nuovi adempimenti, nuovi formulari e nuove regole burocratiche. Come se il problema dell'università italiana fosse la modulistica. No! Il problema dell'università italiana è che continuiamo a perdere i nostri migliori ricercatori. Il problema è che un giovane brillante, dopo il dottorato, molto spesso guarda a Berlino, Parigi, Amsterdam, Barcellona o Boston; non guarda a Roma, non guarda a Napoli, non guarda a Palermo. Questo perché all'estero trova quello che l'Italia continua a non offrirgli: stabilità, risorse, retribuzioni dignitose e prospettive.
Questa riforma non affronta nessuna di queste emergenze ed è qui che emerge tutta la distanza tra la vostra propaganda e la realtà. Parlate di eccellenza, ma nella clausola finale scrivete che questa legge non comporta nuovi maggiori oneri per la finanza pubblica.
Allora, diciamolo con chiarezza: una riforma dell'università a costo zero non è una riforma, è un'illusione. Non esiste, infatti, alcun Paese che abbia costruito università competitive senza investire. Nessuno. Le grandi democrazie investono; noi continuiamo a ridistribuire scarsità.
C'è un'altra questione fondamentale: ogni volta che questa maggioranza affronta un tema complesso, emerge la stessa impostazione culturale: meno fiducia nelle autonomie, più centralizzazione, più controllo e più decisioni concentrate nei Ministeri. Succede con gli enti locali, succede con le autorità indipendenti e succede oggi con il sistema universitario. È una visione dello Stato che noi non condividiamo.
Noi crediamo che uno Stato forte non sia uno Stato che controlla tutto; uno Stato forte è quello che mette le istituzioni nelle condizioni di funzionare, che definisce regole chiare, che investe, che valuta, che premia, che merita, ma poi lascia lavorare chi ha competenza. L'università deve essere libera sempre, anche quando produce idee che non piacciono al Governo, anche quando critica il potere, perché il compito dell'università non è confermare il pensiero dominante, è produrre conoscenza, è mettere in discussione le certezze, è formare cittadini liberi.
Una politica che guarda con sospetto all'autonomia del sapere finisce inevitabilmente per impoverire il Paese. C'è poi un tema che questa maggioranza continua a ignorare: la precarietà della ricerca. Migliaia di giovani vivono da anni in una condizione di instabilità permanente: assegni, contratti, proroghe, scadenze e percorsi che sembrano non finire mai. Questa riforma non cambia la loro vita, non offre una prospettiva, non rende la carriera universitaria più attrattiva, non affronta il vero nodo del ricambio generazionale.
Ed è un'occasione perduta perché avremmo potuto discutere di come riportare i talenti in Italia, di come aumentare gli investimenti pubblici, di come ridurre i divari territoriali, di come sostenere gli atenei del Mezzogiorno, di come rafforzare il diritto allo studio e di come costruire una vera università europea. Invece, discutiamo dell'ennesima riscrittura delle procedure. È una differenza enorme perché voi state cambiando le regole e noi volevamo cambiare il destino dell'università italiana, ed è questa la distanza politica tra di noi. Presidente, concorrendo anch'io alla conclusione ordinata della seduta, concludo qui il mio intervento, annunciando il voto contrario di Italia Viva.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Nell'annunciare il voto favorevole di Noi Moderati e nel chiedere l'autorizzazione a depositare e a consegnare, l'intervento, mi permetto solo di sottolineare tre brevissime questioni. La prima: ho ascoltato con attenzione il dibattito, lo abbiamo ascoltato, e non mi sembra che sia una colpa quella di una continuità anche ministeriale, magari in legislature diverse, dove l'intelligenza di un Ministro e comunque di chi fa politica è quella per cui le leggi si sottopongono alla verifica, si capiscono i cambiamenti che ci sono nell'ambito del Dicastero che si governa e si interviene con il metodo dell'ascolto e con il metodo degli obiettivi che si pone.
Mai pensare che una legge possa rimanere immutata nel tempo. Quindi, se è questa l'accusa che le opposizioni fanno al Ministro, mi sembra che sia un complimento e non, invece, una questione negativa.
Per quanto riguarda ovviamente i temi che vengono affrontati, noi riteniamo che la scuola, la ricerca e l'università siano dei pilastri fondamentali, e lo abbiamo dimostrato in tutti questi anni di azione di Governo e del Ministero, su cui puntare per lo sviluppo e il futuro di questo Paese.
Semplificazione, merito, innovazione, autonomia, indirizzo da parte ovviamente, com'è giusto che sia, del Ministero e innanzitutto funzioni di controllo: mi sembra che questi siano i principi alla base della legge che ci viene presentata. È questa la ragione per cui, richiedendo l'autorizzazione ovviamente a depositare nell'integralità l'intervento da parte del gruppo di Noi Moderati, dichiariamo, ancora una volta, il voto favorevole e ringraziamo del lavoro fatto e svolto dal Ministro.
PRESIDENTE. Onorevole Lupi, è autorizzato a depositare il suo intervento. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Sono davvero dispiaciuta che questa discussione si concluda così, con dichiarazioni di voto che vengono tagliate, che non vengono argomentate e con - in qualche modo la ringrazio per averlo fatto, ma forse sarebbe stato meglio diversamente - la scelta della Ministra di non interloquire con i nostri interventi per accorciare i tempi, perché così hanno deciso i capigruppo di quest'Aula. Sono dispiaciuta perché in realtà la discussione è molto importante; è molto importante il tema del reclutamento dei docenti universitari ed è molto importante discutere della condizione in cui il sistema universitario si trova.
La prima cosa che dobbiamo, infatti, mettere a fuoco è che l'università è la fucina del futuro. Uno dei principali problemi dell'Italia è che l'Italia è incapace, anche dal punto di vista economico, di innovare e di competere sull'innovazione di prodotto anche perché ha troppi pochi laureati, ha personale troppo poco qualificato, ha stipendi troppo bassi per attrarre i giovani laureati e ha un sistema della ricerca e dell'università evidentemente troppo fragile e sconquassato, anche, per giunta, a causa, negli ultimi anni, delle iniziative private tese al mero profitto, come quelle delle università telematiche e degli scandali che le hanno accompagnate.
In questo quadro, lei, Ministra, ha cominciato la legislatura in una situazione che definirei ottima, ma gravida di pesanti conseguenze e rischi, perché lei ha cominciato la legislatura in un momento in cui si stavano investendo i soldi del PNRR e, in virtù di queste risorse, c'erano tante e tanti assunti come ricercatori che stavano facendo il dottorato, tanti e tante che stavano arricchendo la ricerca italiana perché, appunto, c'è stato un investimento senza precedenti.
Ma noi le dicemmo fin dall'inizio - e lei se lo ricorderà - che dovevamo mettere a fuoco il fatto che a un certo punto questi finanziamenti e queste risorse sarebbero finiti e che, senza una nuova iniezione di risorse nel sistema di finanziamento ordinario delle università, ci sarebbe stata una tragedia, che noi abbiamo definito “la grande espulsione”: si sarebbe creato un gigantesco collo di bottiglia, attraverso cui decine di migliaia di ricercatori e ricercatrici non sarebbero riusciti a passare, determinando lo spreco colossale di miliardi e miliardi di fondi pubblici investiti su ragazze e ragazzi italiani che se ne vanno all'estero, portando quella ricchezza e quegli investimenti altrove. Uno spreco vero e proprio!
Allora, di fronte a questa situazione, lei avrebbe dovuto ricevere maggiore solidarietà dal suo Governo. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe dovuto dire: bene, ecco qui i miliardi - almeno tre - che servono per stabilizzare i ricercatori precari italiani. E invece il suo Governo si è girato dall'altra parte, il suo Governo ha deciso che fosse necessario investire in armamenti, il suo Governo ha deciso che bisognava comprare il gas statunitense, il suo Governo ha deciso di fare misure inutili ai fini dello sviluppo e di trascurare l'istruzione.
Altro che investimenti! C'è stato un taglio nella scuola pubblica grave, di cui vediamo ogni giorno i risultati in termini di bassi apprendimenti degli studenti e delle studentesse, e c'è stato anche un taglio, che lei ha cercato di mascherare, prendendo le risorse, rimettendole dentro altri fondi, cercando in qualche modo di raccontarla, anche sul settore dell'università. E, se anche non ci fosse il taglio che dico io, i soldi che lei sostiene di avere stanziato sono assolutamente insufficienti a trattenere in Italia quelle decine di migliaia di ricercatori e ricercatrici che se ne stanno andando.
Ora, a valle di questa situazione, lei cosa ha fatto? Lei ha fatto una riforma che io definisco “saluti e baci”. Perché questa che votiamo oggi è una cartolina, spedita a decine di migliaia di ricercatori abilitati, con su scritto: “saluti e baci” , se non avete un protettore in un'università italiana fate le valigie e andate all'estero. Questo c'è scritto sulla cartolina, perché la modalità del concorso, così come voi l'avete ridisegnata, costruisce una situazione in cui bisogna andare dal proprio professore, barone o meno, a chiedere di istituire un concorso pensato su misura per se stessi, e sperare che quel professore, all'interno del dipartimento, ottenga lo spazio e le risorse per fare quel concorso.
E quel concorso si farà disegnandolo su misura, con commissioni che, anche se sorteggiate, vedranno la prevalenza del membro designato dall'università che bandisce il concorso, e ci sarà una nuova localizzazione e una eccessiva profilazione dei bandi. Lei questo lo sa, lei lo sa che si torna indietro addirittura rispetto a quella, che era del tutto insufficiente e sbagliata, che era la riforma Gelmini. Lei lo sa che si torna a dare più spazio ai potentati locali.
Lei lo sa che chi non ha relazioni solide dentro l'università, che possono essere basate sul merito, ma, come lei sa, in Italia possono essere basate anche sul familismo, sull'amichettismo, sul tentativo di far passare quello perché è il figlio di un massone, di far passare quell'altro perché è il figlio di un politico locale… Lei conosce l'Italia, immagino, quindi sa che funziona anche così. E tale meccanismo facilita questi processi.
Allora, se diciamo alle decine di migliaia di persone che stanno lì, sperando che si apra un concorso per avere soddisfazione nella vita - pur essendo mal pagati, precari, sfruttati, magari arrivati a quarant'anni prendendo 1.300 euro al mese, senza essersi potuti comprare una casa o metter su una famiglia -, bene se diciamo a queste persone, che sulla carta sarebbero le migliori menti di questo Paese - e che il Paese tratta così -, che devono affrontare questo passaggio localizzato di concorsi universitari, scopriremo che una minima parte è contenta, perché ha gli appoggi giusti, ma la stragrande maggioranza di quei ricercatori la prende come una cartolina di saluti.
Se metto insieme tutte le riforme che lei ha fatto, tra cui, non ultima, la vergognosa spartizione dell'Anvur, che mai era stata spartita, addirittura con comunicati di felicitazioni di Forza Italia locale sui giornali - mai era stato così palese l'“accordone” che politicizza il sistema di valutazione delle università, politicizza quell'organismo che serve anche ad affidare la premialità nei fondi e che, quindi, sostanzialmente sta dicendo “veniteci dietro, seguite la nostra linea oppure potremo anche farvi delle penalizzazioni quando diamo i fondi” -, se metto insieme tutti questi pezzettini, compresa la riforma che ha aumentato nuovamente il numero dei contratti precari all'università, ebbene penso che lei, di fatto, forse non volendo, facendo il pane con la farina che c'è - che però è avariata, perché il Governo non le ha dato le risorse necessarie -, lei ha fatto una riforma caccia cervelli. Questo è quello che portiamo a casa alla fine di questa legislatura : una riforma caccia cervelli, che spinge fuori le persone più qualificate del Paese.
E siccome questo Paese è nei guai, perché la crescita è bassissima, perché gli stipendi sono bassissimi, perché il debito è alto e perché l'economia arranca, visto che si è fatta una competizione al ribasso sul mercato del lavoro, sfruttando le persone, la sua non è una soluzione a questa cosa, ma un peggioramento delle condizioni del Paese , una prospettiva sbagliata che noi respingiamo con forza e contro la quale abbiamo anche fatto ostruzionismo in Commissione.
Mi faccia fare un ultimo appunto, visto che l'onorevole Sasso dice che la sinistra non c'era, mentre si approvava questa riforma che rilocalizza i concorsi. Noi siamo stati tante ore in Commissione a fare ostruzionismo, lui non l'abbiamo mai visto. Lui viene qui a fare i contro i baroni rossi per fare un po' di sceneggiata, ma la sostanza è ben diversa. Noi abbiamo fatto opposizione, abbiamo fatto alcune proposte, abbiamo avanzato le alternative. Il Governo ci ha chiuso tutte le porte in faccia e, purtroppo, non solo a noi, ma anche a tanti e tante che nelle università italiane lavorano ogni giorno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, Ministra Bernini, partiamo da una domanda semplice: il sistema di reclutamento universitario italiano funziona? Partiamo dal merito e dai numeri, come ci piace fare normalmente. Il sistema attuale premia il merito? No. L'abilitazione scientifica nazionale, in 15 anni, ha generato circa 2.000 ricorsi, una validità allungata da 4 a 12 anni fino a perdere ogni significato e migliaia di abilitati lasciati in un limbo senza chiamata. Un sistema che nel migliore dei casi, quando non ci sono altre dinamiche, misura le righe di un elenco di pubblicazioni, non la qualità, l'originalità e l'impatto della ricerca.
Funziona in Italia l'ascensore sociale nell'ambito della ricerca? No. Tra il 2009 e il 2016 i docenti di ruolo sono calati del 20 per cento, da quasi 61.000 a meno di 49.000. Oggi circa 30.000 giovani ricercatori a tempo determinato, in gran parte finanziati dal PNRR, stanno per uscire dal sistema senza prospettive. Per un giovane senza reti familiari o accademiche la carriera universitaria in Italia è una scommessa a perdere. Non nasce oggi, purtroppo. È una storia che, almeno io, mi ricordo in tutta la mia esistenza adulta. Attraiamo talenti dall'estero? No. Succede l'opposto: tra il 2008 e il 2019 abbiamo perso 14.000 ricercatori emigrati, una mobilità che gli istituti definiscono forzata, non scelta. Formiamo talenti a spese del contribuente italiano e li regaliamo a Berlino, Londra, Boston. Secondo Confcommercio questa emorragia costa al Paese 14 miliardi l'anno, un punto di PIL. Il tutto mentre destiniamo alla ricerca l'1,4 per cento del PIL, contro una media europea del 2,3 per cento e la spesa universitaria scende dallo 0,53 allo 0,51.
Davanti a questo quadro era giusto cambiare e noi lo diciamo senza ambiguità: crediamo nell'autonomia degli atenei, crediamo sia giusto dare fiducia alle università, responsabilizzarle sulle proprie scelte di reclutamento, liberare le università da una burocrazia concorsuale che ha prodotto molto contenzioso e condividiamo l'idea che si debba credere in una modernizzazione, in un superamento di dinamiche che nessuno di noi apprezza, molti colleghi le hanno citate.
Non saremo mai il partito della conservazione dell'esistente, perché l'esistente - lo abbiamo appena visto - non funziona per i nostri giovani, a prescindere da chi siano le responsabilità.
Però, Ministro, l'autonomia è una cosa seria: funziona se è accompagnata, se resa credibile da risorse, da garanzie e da strumenti. Altrimenti, in un sistema affamato di fondi e segnato da logiche locali, la fiducia si trasforma in delega in bianco e rischia anche degenerazioni che nessuno di noi vorrebbe. Ed è esattamente il percorso di accompagnamento indicato nei nostri sei ordini del giorno; ringraziamo per averli accolti, perché ciò significa, laicamente, anche di fronte a proposte che arrivano dall'opposizione, averne capito la .
Noi oggi, cito alcune delle cose che abbiamo provato a proporre con l'ordine del giorno firmato dalla collega Ruffino, abbiamo chiesto di aprire il reclutamento di ricercatori e dirigenti di ricerca degli enti pubblici di ricerca, un patrimonio di professionalità che condivide già con gli atenei progetti, infrastrutture e alta formazione che non riteniamo si debbano perdere.
Con l'ordine del giorno a prima firma Bonetti, abbiamo impegnato il Governo a proseguire la semplificazione dei gruppi scientifico-disciplinari, allineandoli ai settori dello , gli stessi utilizzati nei bandi PRIN e PNRR per integrare l'università italiana nello spazio europeo della formazione superiore.
Con gli altri ordini del giorno, che abbiamo elaborato insieme al collega D'Alessio, abbiamo chiesto che i requisiti di produttività scientifica - che il decreto ministeriale dovrà definire - ponderino adeguatamente l'attività didattica e di ricerca svolta in Italia e all'estero proprio per valorizzare il lavoro effettivo che le persone fanno e la rilevanza internazionale della produzione scientifica nel rispetto delle specificità di ciascun settore disciplinare.
Abbiamo poi chiesto, con la mia collega Giulia Pastorella, che ci siano commissioni giudicatrici aperte a studiosi con comprovata esperienza internazionale, poiché il miglior antidoto a quel localismo, che tutti in quest'Aula hanno richiamato, sarà proprio quello di non essere provinciali e chiamare i migliori a valutare le nostre eccellenze che sappiamo esserci.
E con un ultimo ordine del giorno abbiamo impegnato il Governo ad attuare la raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea per valutare la qualità e l'impatto della ricerca, superando gli approcci meramente quantitativi ed entrando nel merito della qualità. Questi sei impegni… quando ci chiediamo a cosa serve un ordine del giorno?
Per noi servono a disegnare l'università che vogliamo, l'idea che abbiamo della direzione in cui le riforme debbono andare: un'università aperta, internazionale, valutata sulla qualità. Il provvedimento da solo, a nostro avviso, non la garantisce. Il suo cuore è rinviato al decreto ministeriale da adottare entro 90 giorni e su proposta di un Anvur la cui indipendenza - abbiamo già discusso - fermo restando che personalmente ritengo che alcuni dei profili in essi espressi abbiano da soli tutte le caratteristiche per poter garantire loro stessi l'indipendenza richiesta, ma abbiamo avuto da ridire sul percorso con il quale ci si è arrivati, l'abbiamo fatto anche in quest'Aula.
Noi - concludendo Ministra - monitoreremo con attenzione cosa ci sarà in questo decreto, per noi è molto importante che aderisca a questi principi che oggi abbiamo insieme condiviso. Il nostro è un voto di astensione, è un voto d'astensione davvero nel merito. Laddove la riforma vada nella direzione degli indirizzi che abbiamo portato oggi in Aula noi saremo lealmente nel merito a sostenere la riforma. Laddove ci accorgessimo che viaggia senza risorse e senza gli strumenti necessari a cambiare davvero la vita dei nostri ricercatori e indirettamente la qualità della vita di tutti noi nel futuro, naturalmente faremo dura opposizione (.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. “Il dialogo è sempre utile quando serve a rafforzare qualità, trasparenza ed efficacia del sistema universitario. Per questo accolgo con favore l'invito delle opposizioni a riaprire un confronto sulla riforma del reclutamento. Organizzeremo a breve un incontro strutturato: il sistema universitario italiano è un patrimonio comune e ogni intervento va costruito con attenzione e responsabilità”. Ministra, sa di chi sono queste parole? Sono le sue, è un suo comunicato stampa del 15 aprile che veniva in risposta ad uno nostro, unitario delle opposizioni e a sentire queste parole, non prova almeno un po' di imbarazzo? Perché poi alla fine, questa apertura e questo coinvolgimento non l'abbiamo visto. Dopo una prima riunione col suo capo di gabinetto, siete scomparsi. Neanche a dirci “cara opposizione non vogliamo modificare questo provvedimento, vogliamo che vada avanti così”, no, niente siete solo scomparsi per mesi, ci siamo solo ritrovati semplicemente di nuovo in Commissione i voti di un provvedimento rimasto invariato, senza che lei e senza che il Governo proferisse una parola. Niente, assolutamente niente.
Così come non l'abbiamo vista neanche un giorno alle sedute della Commissione su questo provvedimento: zero. Ministra, questo sa come io lo definirei? Lo definirei indecenza istituzionale, sì, vi dico che siete indecenti .
Vogliamo intanto raccontare cosa poi è accaduto in quei mesi in cui siete scomparsi? Quei mesi vi sono serviti per dissipare i dissidi tutti interni alla maggioranza sia chiaro, e farvi cosa? Una bella spartizione delle poltrone all'interno dell'Anvur: una a Fratelli d'Italia, una alla Lega e una a Forza Italia. L'Anvur - l'Agenzia, lo ricordiamo, che valuta la qualità della ricerca in Italia - che lei Ministra ha reso sempre più soggetta alla politica prima cambiando i regolamenti e poi facendo una mera e becera lottizzazione. E la cosa assurda sa qual è? Che ve ne siete vantati anche sui giornali Il suo partito, Forza Italia, ha festeggiato dicendo “abbiamo piazzato il nostro”. Ministra questo è degradante. È degradante! Questo è un atteggiamento da predoni, se ne rende conto? Questo è. Ma veniamo al provvedimento: un provvedimento che non va visto isolato, è un ulteriore tassello del terribile per demolire la libera e pubblica università italiana, perché è un tassello che va messo insieme alla legge che ha introdotto nuove modalità di contratti precari e senza diritti per la ricerca, unita alla riforma dell'Anvur che vede l'invasione dei poteri del Ministero, alla riforma - ora al Senato - del Consiglio universitario nazionale, che viene ridotto e depotenziato, ma, soprattutto, si aggiunge al taglio di risorse per le università. Lei può dire quello che vuole, può fare dei giochini contabili, ma i numeri ci sono: le università hanno meno soldi! Non conta l'inflazione, non contano gli aumenti stipendiali: le università hanno meno soldi !
Che cosa fate, alla fine, con questo provvedimento? Lo dicevamo, si va a riformare la procedura per diventare ricercatore o docente all'interno delle università italiane. Oggi, ricordiamolo, per diventare docente universitario, prima di poter partecipare ad uno dei concorsi degli atenei, bisogna superare l'abilitazione scientifica nazionale. Si è valutati da una commissione nazionale, insomma c'è questo filtro prima di poter partecipare ai concorsi. E che cosa fa questa riforma? Prende questa abilitazione scientifica nazionale e la sostituisce con un'autocertificazione. Sì, avete capito bene: sostituiamo la valutazione di una commissione con un'autocertificazione. Complimenti, veramente complimenti. Ma noi però dovremmo chiederci: perché fu introdotta dalla Ministra Gelmini, all'epoca, l'abilitazione scientifica nazionale che ora state eliminando? Fu introdotta - dichiaratamente, sia chiaro - perché si voleva contrastare un sistema che era fatto solo di concorsi locali e criticato proprio per l'eccessivo baronato e per i concorsi cuciti su misura. Ebbene, Ministra, visto che ora voi la eliminate e avete deciso di sostituirla con un'autocertificazione, le chiedo: ora, il localismo e il baronato, quindi, ci vanno bene? Quindi, i concorsi per i “figli di” e gli “amici di” li accettiamo ? Devono diventare la norma? Fateci capire! Perché questo è. Fateci capire!
Anche perché, Ministra, la motivazione principale che avete dato per portare avanti questo provvedimento è - e leggo testualmente, perché la citate all'interno del che accompagna la riforma - che “si è osservato, negli anni, un progressivo radicarsi, negli abilitati”, ovvero in chi aveva acquisito la ASN, “di una vera e propria aspettativa che la ASN costituisca una sorta di diritto acquisito alla chiamata in ruolo”. Ministra, Dio santo, ma è normale che, se uno segue un percorso per diventare docente universitario, magari ambisce a quello e vuole farlo! Non è che lo fa per , non è che lo fa per perder tempo! Il problema sa qual è ? Non sono le aspettative dei nostri ricercatori; il problema è un'università definanziata, che riceve sempre meno fondi mentre le spese aumentano. Il problema è che non si prospetta nessun futuro a chi entra nel mondo della ricerca. Il problema è che vi siete girati dall'altra parte mentre ci sono 30.000 ricercatori precari che si stanno vedendo letteralmente espulsi dal mondo della ricerca. È questo che state portando nel nostro Paese. Il problema, insomma, è che, ora che è finito il PNRR, ci sarà il nulla. E questo è stato un grande e terribile spreco di fondi pubblici ! Perché, insieme alle persone, ai ricercatori, abbiamo perso i loro progetti. E tutto quello che state dicendo a queste persone è semplicemente: “l'Italia non fa per voi”. Insomma, Ministra, questi sono i problemi; non le legittime aspettative dei nostri ricercatori. Ricercatori a cui, ripeto, alla fine state dando un unico messaggio: “lasciate il nostro Paese, perché qui non c'è possibilità di carriera a meno che non abbiate la fortuna di entrare nelle grazie di chi di dovere. O magari siete suoi parenti”. Anche perché, ricordiamolo, con questo provvedimento non solo state abolendo l'ASN, ma state dando la possibilità alle università di fare dei concorsi sempre più specifici e su profili più dettagliati. Cosa che, nel nostro Paese, molto probabilmente non significherà venire incontro alle necessità specifiche di un determinato ateneo; andrà piuttosto a finire che la profilazione significherà null'altro che uno strumento per cucire un concorso su misura per qualcuno.
Perché già nel nostro Paese, nonostante l'ASN - che, come ripeto, non abbiamo difeso a spada tratta, ma andava migliorata -, si verificano queste cose e voi rendete tutto più semplice.
Allora, arrivo a conclusione, Presidente. Con l'azione di questo Governo è chiaro che c'è un ridimensionamento dell'università pubblica. Andiamo incontro a un sistema frammentato, a poteri accademici locali che ritornano, precariato ed emigrazione che peggioreranno e distanza sempre più ampia dagli standard internazionali che ci porterà a un'università che avrà sempre meno trasparenza e, purtroppo, sempre meno qualità.
È altrettanto chiaro che questa riforma rischia di aggravare ulteriormente la paralisi del reclutamento. Cioè, molto probabilmente tutto questo comporterà la paralisi, molto probabilmente le università non potranno più assumere e forse è proprio quello che volete. Intanto, in tutto questo le uniche che continuano a festeggiare sono, sempre e solo, le università telematiche, quelle che - ricordiamolo - sono nate per fare profitto. È questo il segnale che chiaramente state dando. Non è assolutamente l'università che noi vogliamo e, per questo, il voto del MoVimento 5 Stelle sarà contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Tassinari. Ne ha facoltà.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la sua veramente importante presenza. Oggi non votiamo soltanto una riforma tecnica, interveniamo su uno dei gangli vitali del nostro Paese, la capacità della ricerca scientifica di incidere sul presente e sul futuro, sulla formazione delle nuove generazioni di cittadini e professionisti. Desidero, innanzitutto, esprimere un sincero e convinto apprezzamento alla Ministra Anna Maria Bernini la quale ha affrontato una materia complessa con serietà, competenza e, soprattutto, con autentico spirito di ascolto. Vorrei riavvolgere un attimo il nastro e riferirmi alle parole gravissime che ho sentito prima pronunciare dall'onorevole Piccolotti sulle università telematiche, le quali meritano una risposta chiara. Dire che ci sono regole finte è un'affermazione grave, gravissima: non ci sono regole finte e regole vere, ci sono le regole . L'onorevole ha affermato di avere la prova di svolgimento di esami a distanza a fronte di una norma, prevista da questo Governo, che li impedisce. Quindi, l'onorevole ha dato atto che questa norma sarebbe stata violata. Io dico: le notizie di reato non sono bandierine da sventolare in Aula, ma informazioni da trasferire alla procura .
Tornando sul testo che oggi giunge all'esame definitivo di quest'Aula, devo affermare che non è il prodotto di un'imposizione dall'alto né il frutto di una rigidità ideologica, è, al contrario, il risultato maturo di un confronto ampio e rigoroso. Questo è il metodo che Forza Italia considera vincente: ascoltare le categorie, confrontarsi sul merito, correggere dove necessario, costruire riforme condivise e solide, capaci di durare nel tempo. A 15 anni dall'entrata in vigore della legge n. 240 del 2010 era doveroso, e ormai non più rinviabile, compiere un bilancio serio sull'esperienza dell'abilitazione scientifica nazionale - è stato detto un po' da tutte le parti politiche - non per mettere in discussione i principi ispiratori di quella stagione, ma per riconoscere, con onestà e pragmatismo, le criticità emerse nella sua applicazione concreta.
Questa riforma affronta quei nodi storici con un approccio concreto, equilibrato e orientato al merito. Non si abbassa l'asticella, al contrario l'eccellenza viene tutelata e blindata attraverso parametri chiari, trasparenti e aggiornabili, in grado di valorizzare la continuità della ricerca, la partecipazione a bandi competitivi, la qualità delle pubblicazioni, le esperienze maturate nelle migliori istituzioni internazionali. Cambiamo in profondità il modello di valutazione: passiamo da un sistema rigido, basato su un doppio livello di giudizio, a un paradigma moderno, che responsabilizza le singole università. Gli atenei saranno chiamati a selezionare i candidati migliori nel rispetto di regole nazionali certe, chiare e invalicabili.
Forza Italia sostiene, con convinzione, questa scelta, perché valorizza uno dei pilastri della nostra Costituzione, l'autonomia universitaria. Ma sappiamo bene anche che autonomia non può significare autoreferenzialità o chiusura corporativa. Per questo il testo introduce forti garanzie di imparzialità e trasparenza nella composizione delle commissioni giudicatrici. Le nuove commissioni saranno composte, in larga prevalenza, da commissari esterni individuati tramite rigorosi meccanismi di sorteggio e sistemi di rotazione.
Un altro pilastro della riforma, che rivendichiamo con particolare orgoglio, è il definitivo riconoscimento del valore della didattica. Per troppo tempo i meccanismi di reclutamento hanno guardato quasi esclusivamente alla quantità della produzione scientifica, trascurando la missione primaria dell'università, che è insegnare, formare e accompagnare la crescita umana e professionale degli studenti. L'introduzione della prova didattica obbligatoria è una svolta di civiltà accademica. Le nostre università hanno bisogno di docenti capaci di accendere la curiosità, di trasmettere competenze realmente spendibili e di parlare all'intelligenza e ai cuori dei nostri giovani.
Consideriamo poi particolarmente lungimirante la facoltà concessa agli atenei di legare i bandi a specifici ambiti tematici coerenti con la propria programmazione strategica. In questo modo il reclutamento non è più un semplice adempimento amministrativo, ma diventa un vero strumento di politica industriale, culturale e sociale dei territori. La cultura del merito non può fermarsi al momento dell'assunzione, deve accompagnare il percorso dell'ateneo e del docente nel tempo. Questa verifica successiva non ha carattere punitivo, ma serve a garantire che le risorse pubbliche investite producano ricerca di qualità e didattica di livello.
Per questo motivo - stringo un attimo l'intervento - e per tutte queste ragioni, nel rinnovare il ringraziamento al Ministro Bernini per l'eccellente lavoro svolto e per il dialogo costante con il Parlamento e con il mondo accademico, vorrei anche sottolineare l'importante risultato raggiunto con i 60.000 alloggi realizzati con i fondi del PNRR e anche la coraggiosa riforma dell'accesso alla facoltà di medicina e alle facoltà mediche, con il fatto che sono stati respinti tutti i ricorsi al TAR. Quindi, una riforma che veramente ha portato dei vantaggi incredibili ed è stata molto coraggiosa.
Per questo motivo dichiaro con orgoglio il voto favorevole del gruppo di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Miele. Ne ha facoltà.
GIOVANNA MIELE(LEGA). Grazie, Presidente. Oggi discutiamo una riforma che riguarda il sistema di reclutamento dei ricercatori e dei docenti. Parla di ricerca, di conoscenza e di innovazione. Parla di un Paese che vogliamo costruire. Con il voto di oggi non approviamo semplicemente una modifica normativa, scegliamo di rendere il nostro sistema universitario più moderno, più trasparente e più competitivo.
L'università rappresenta uno dei patrimoni più preziosi della nostra Nazione. Investirvi significa sostenere la crescita economica, la salute, la cultura e lo sviluppo dei territori. Per troppo tempo il sistema dell'abilitazione scientifica nazionale ha mostrato limiti evidenti. Era nato con finalità condivisibili, ma nel tempo si è trasformato in un percorso complesso con procedure ripetitive e tempi spesso incompatibili con le aspettative di chi aveva investito anni nello studio e nella ricerca. Un giovane ricercatore era chiamato prima a conseguire l'abilitazione e poi ad affrontare un nuovo concorso presso il singolo ateneo: due passaggi che troppo spesso hanno allungato i tempi e aumentato l'incertezza. Pensiamo ad un ragazzo che conclude il dottorato di ricerca, pubblica articoli scientifici, partecipa a progetti internazionali e sogna di insegnare all'università. Troppo spesso quel percorso si trasforma in anni di attesa e prospettive poco chiare. Noi vogliamo che quel giovane possa dedicare più tempo allo studio e meno alla burocrazia.
La qualità del reclutamento non si misura dal numero dei passaggi amministrativi, ma dal rigore, dalla trasparenza e dall'autorevolezza delle valutazioni. E tanto per seguire i ragionamenti delle opposizioni, dovremmo, secondo loro, abolire anche i concorsi degli enti locali perché troppo localistici? Il problema non è dove si fanno i concorsi, ma il merito e il giusto controllo.
Per questo il provvedimento introduce cambiamenti concreti: supera la duplicazione tra abilitazione nazionale e concorso; rafforza la trasparenza delle selezioni; valorizza la qualità della didattica, prevedendo una prova ad essa dedicata; affida una maggiore responsabilità agli atenei nel pieno rispetto della loro autonomia e favorisce una maggiore mobilità accademica; cambia il criterio per la composizione delle commissioni giudicatrici con l'introduzione del sorteggio, con previsione di membri esterni, proprio per rafforzare l'imparzialità; viene introdotta una valutazione da parte dell'Anvur sull'attività didattica e scientifica. Autonomia significa responsabilità: responsabilità di selezionare con rigore e qualità nell'interesse degli studenti e dell'intero sistema universitario.
La riforma non elimina le regole del concorso, le amplifica.
La differenza è che ogni ateneo può programmare meglio il proprio fabbisogno e cercare il profilo più adatto ai propri progetti di didattica e di ricerca. Un'università più forte significa anche imprese più forti, maggiore trasferimento tecnologico e territori più competitivi. La ricerca non rimane chiusa nei laboratori, crea sviluppo, occupazioni ed opportunità. Questa è autonomia, che si distingue da localismo o, peggio ancora, nepotismo.
E vorrei rifermarmi su una riflessione: l'Italia non è un Paese povero di talenti, è un Paese che troppo spesso non è riuscito a valorizzarli fino in fondo. E dietro i numeri ci sono le storie, le storie di quei ragazzi che conseguono il dottorato dopo anni di sacrifici, di giovani ricercatrici che sognano di inserirsi e di insegnare nel proprio Paese, e dietro ciascuno di loro ci sono le famiglie, le famiglie che hanno creduto nello studio come strumento di libertà e di crescita.
La nostra sfida è rendere l'Italia un Paese nel quale valga la pena studiare, fare ricerca, insegnare e costruire il proprio progetto di vita, lontano dalla visione del malaffare e del familiarismo amorale descritto dalle opposizioni in quest'Aula. In questo Paese non esiste soltanto il male, esiste un Paese che vede al bene ed è rivolto a questo . Quando incontro i giovani ricercatori, difficilmente mi parlano di stipendi, mi parlano di incertezza. La ricerca vive di passione, ma la passione da sola non basta, ha bisogno di fiducia.
E noi abbiamo il dovere di fare di tutto perché questi giovani possano competere ad armi pari, sapendo che saranno il lavoro, la qualità e la loro capacità di innovare con il loro impegno a determinare il loro percorso professionale. E questa è la fiducia che dobbiamo restituire alle nuove generazioni. Nessuno pensa che questa legge risolverà da sola tutte le complessità del sistema universitario, ma rappresenta un passo concreto nella giusta direzione. E se è vero che c'è ancora molto da fare, è altrettanto vero che c'è qualcuno che ha avuto il coraggio di iniziare.
Ringrazio per questo il Ministro Anna Maria Bernini, il Governo, i relatori e tutti i colleghi delle Commissioni che hanno contribuito a migliorare questo provvedimento, e concludo dicendo che l'università italiana rappresenta uno dei patrimoni più preziosi della nostra Nazione, e il nostro compito è metterla nella condizione di crescere, perché è già un riferimento importante a livello nazionale ed internazionale, ma noi vogliamo ancora di più.
L'università non appartiene ai Governi di turno, appartiene agli studenti, ai docenti e alle famiglie che continuano a credere nello studio come il più grande ascensore sociale e non hanno bisogno di demonizzazioni. Se riusciremo a restituire questa fiducia, avremo fatto molto più che approvare una riforma; avremo dato una ragione in più a tanti giovani per scegliere l'Italia come il luogo in cui studiare, insegnare e fare ricerca. Per queste ragioni, il gruppo Lega esprime convintamente il proprio voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Mi duole dover utilizzare anch'io le stesse parole da lei usate, Ministra, e già citate dal collega Caso, perché le risentirà nuovamente, ma devo dire che questa citazione è per certi versi indimenticabile, perché lei lo scorso 15 aprile chiamava a responsabilità le opposizioni sul presupposto che il dialogo è sempre utile quando serve a rafforzare qualità, trasparenza ed efficacia del sistema universitario.
“Accolgo con favore l'invito delle opposizioni ad aprire un confronto sulla riforma del reclutamento”, proprio perché - e questo lo condividiamo anche noi - “il sistema universitario italiano è un patrimonio comune e ogni intervento va costruito con attenzione e responsabilità”. Bene, sì, attenzione e responsabilità, che purtroppo, ci spiace, non abbiamo trovato nel percorso parlamentare che ha accompagnato questa riforma. Perché noi in quel confronto, Ministra, ci credevamo, ci credevamo veramente, come ha dimostrato l'incontro che abbiamo avuto con il suo , insieme anche al relatore di maggioranza, su quel provvedimento.
Ci eravamo lasciati con l'impegno ad aprirlo, però, quel confronto. Ecco, per fatti concludenti siamo dovuti arrivare alla conclusione che quel confronto non si è mai aperto, e solo oggi lei arriva in Aula a darci quelle risposte che, nelle tantissime sedute di Commissione che abbiamo svolto su questo provvedimento, abbiamo cercato. Quell'apertura di dialogo è servita ad una cosa soltanto, a darvi tempo, a dare tempo alla vostra maggioranza di trovare un accordo e una quadra per la spartizione dell'Anvur.
Una spartizione partitica di un'Agenzia indipendente di valutazione e ricerca, che è stata ridotta a merce di scambio per gli accordi interni a questa maggioranza, e, soprattutto, per la blindatura di questo disegno di legge, che, per l'importanza che riveste per il sistema universitario italiano, avrebbe meritato davvero un altro percorso e un altro trattamento, perché davvero a pensar male si fa peccato, però solitamente ci si indovina.
E proprio quell'apertura è stata strumentalizzata, l'apertura alle opposizioni, e penso che sia anche un'operazione di chiarezza reciproca richiamarlo in questa sede, perché, con questo provvedimento, il vostro Governo del presunto merito in un colpo solo realizza il ridimensionamento dell'università pubblica, la frammentazione del sistema, il ritorno ai poteri accademici e baronali locali, l'aggravamento, purtroppo, del precariato e, di conseguenza, costringere tanti ricercatori e tanti studiosi ad emigrare all'estero, con un ulteriore allontanamento dagli standard internazionali.
Ed è un peccato che in quest'Aula - era la prova d'appello che avevamo - non si sia aperto anche con la maggioranza un confronto sui singoli emendamenti, su quelle che erano proposte alternative relative al sistema universitario. E l'approvazione definitiva di questa riforma, che si unisce, tra l'altro, all'esame della riforma del Consiglio universitario nazionale, che in questo momento proprio è all'esame del Senato e che, anche in questo caso, riduce la rappresentanza delle categorie dei docenti e degli studenti, aumentando, tanto per cambiare, il controllo del Governo, rappresenta, una volta per tutte, l'idea che questo Governo ha dell'istruzione e della ricerca in Italia: tagli costanti, mancanza di un piano di reclutamento straordinario, benevolenza, sì, estrema benevolenza nei confronti delle università telematiche ed impoverimento progressivo del sistema della ricerca italiana.
Nessuna risorsa in più, l'espulsione concreta di più di 30.000 ricercatori da qui a pochi mesi. E non erano bastati i tagli delle altre leggi di bilancio, come le ho riconosciuto solo in parte recuperati; non era bastato il blocco del nel 2025 al 75 per cento; non era bastato lo smantellamento del contratto di ricerca per decreto-legge, in realtà quel contratto di ricerca che doveva dare maggiori garanzie, maggiori tutele, maggiore stabilità ai ricercatori proprio in attuazione degli obiettivi del PNRR; non era bastata nemmeno la riforma del semestre filtro, su cui vorrei accendere l'attenzione dell'Aula anche sulle ordinanze di queste ore del Consiglio di Stato, che rilevano degli aspetti notevolmente critici anche sul sistema di copertura dei posti vacanti e degli scorrimenti - che non si attuano, appunto - delle graduatorie.
Ecco, tutto questo non vi era bastato, oggi si aggiunge anche questa riforma. E quando io penso al valore e all'importanza del sistema universitario, voglio ricordare le parole che il Governatore della Banca d'Italia, Panetta, ha pronunciato all'apertura dell'anno accademico di Messina, all'inizio del 2026. Panetta ci ricordava che è troppo basso il livello di investimento pubblico nel settore dell'istruzione, della formazione e della ricerca. E una parte consistente di quel basso investimento riguarda proprio il settore universitario, con la conseguenza non indifferente che sono proprio i più giovani, in conseguenza di quel mancato investimento, che decidono poi di andare altrove.
Panetta ci ricorda che investire in istruzione, ricerca e formazione significa investire nelle potenzialità del Paese, in particolar modo nelle potenzialità dei singoli, a cominciare proprio dai più giovani. Con questo sistema, con l'approvazione della riforma e l'eliminazione dell'abilitazione scientifica nazionale, voi, di fatto, reintroducete un sistema che la riforma Gelmini aveva voluto eliminare: quello del controllo e del baronato locale. Un po' come nel gioco dell'oca, si riparte dal via in questo caso, introducendo una valutazione più orientata e influenzata proprio da quei criteri locali che dovevano essere eliminati.
E permettetemi, l'ipocrisia con cui, all'interno di quella relazione, si dice che la si elimina perché si erano create troppe aspettative, mi sembra lo stesso motivo per cui si è andato a smantellare quel contratto di ricerca: perché non si volevano investire sufficienti fondi. Se si fossero trovati i fondi, non si sarebbe dovuto fare marcia indietro rispetto a una misura importante e qualificata che era lo stesso Piano nazionale di ripresa e resilienza a richiedere. Con l'indeterminatezza, tra l'altro, del futuro decreto che dovrà essere adottato e che abbiamo ricordato in quest'Aula, questa riforma, di fatto, non tiene in alcun modo conto delle tante sollecitazioni che non erano emerse solo da quest'Aula, ma erano emerse nelle audizioni, dagli appelli delle società scientifiche italiane.
Questa riforma non ha fatto alcun reale approfondimento perché nessuno nega che si potesse aprire e si dovesse aprire un tavolo di confronto e anche di possibile modifica del sistema precedente. Ecco, non si è svolto però, come sempre fa questo Governo, alcun tipo di approfondimento preliminare su quelle che sono la struttura e la funzionalità anche di modelli di reclutamento vigenti nelle Nazioni più evolute.
Ancora una volta, voi legiferate, come succede al Ministero dell'Istruzione, sopra la testa delle comunità coinvolte dalla riforma; anzi, più che sopra la testa, contro le comunità e le persone coinvolte dalle stesse riforme.
Ed ecco che si consuma in questo modo un disegno molto, molto, chiaro: togliere forza e risorse alle università, aumentare il controllo del Governo, togliere diritti e rappresentanza alle persone che lavorano in quel mondo e scegliere spesso la strada della precarietà rendendo, senza dimenticare questo, sempre più difficile il diritto degli studenti a mantenersi agli studi.
Questo è il bilancio dei vostri quasi 4 anni di Governo, un bilancio che definiamo fallimentare e pericoloso a cui - come faremo tra breve, votando “no” a questo provvedimento - continuiamo e continueremo ad opporci e a dire: no, grazie .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Colombo. Ne ha facoltà.
BEATRIZ COLOMBO(FDI). Grazie, signor Presidente e Ministro Bernini. Anticipo il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia al disegno di legge in esame, un provvedimento che affronta alcune delle questioni più delicate e strategiche del nostro sistema universitario e della ricerca italiana. Lo facciamo con convinzione perché questo provvedimento rappresenta un ulteriore tassello di quel percorso di riforma che il Governo Meloni ha avviato con coraggio per restituire centralità all'università, alla ricerca, ai docenti, ai ricercatori e soprattutto ai nostri ragazzi.
Le università, le nostre università, sono il luogo nel quale si formano le classi dirigenti di domani; all'interno di esse si costruisce il futuro della nostra Nazione. Quindi, modernizzarne un processo significa investire nella sovranità culturale, scientifica ed economica dell'Italia.
Guardate, per troppo tempo, il dibattito universitario è stato dominato da approcci totalmente ideologici che spesso hanno prodotto rigidità, ulteriore burocrazia e numerosi elementi di incertezza. Noi abbiamo scelto una strada diversa: quella della responsabilità, della semplificazione e soprattutto del merito.
In questi giorni si è parlato molto della comunità scientifica e, qui, guardate, credo sia necessaria una riflessione perché la politica ha anche il dovere di ascoltare, sì, tutti, sicuramente, ma governare significa assumersi delle responsabilità e compiere delle scelte. Quindi, il nostro compito è, sì, ascoltare, approfondire, ma poi decidere nell'interesse generale. Questo è esattamente quello che sta facendo il Governo Meloni.
Uno dei punti più importanti di questo provvedimento riguarda proprio la riforma del reclutamento universitario: l'abilitazione scientifica nazionale, introdotta nel 2010, nacque con obiettivi certamente condivisibili, ossia garantire maggiore trasparenza ed omogeneità nelle procedure, ma ora noi dobbiamo tener conto dei cambiamenti epocali avvenuti nel frattempo. Dopo 15 anni di applicazione, dobbiamo avere il coraggio di dire che quel sistema ha mostrato limiti evidenti. Si è creata, infatti, una duplicazione nelle valutazioni: una a livello nazionale e una a livello del singolo ateneo. Una duplicazione che ha appesantito il lavoro delle università, aumentato i tempi e generato incertezza. Non si è mai riusciti a creare una vera fusione tra i due modelli.
Si è diffusa, inoltre, anche la convinzione che l'abilitazione costituisca una sorta di diritto acquisito alla chiamata universitaria. Vi garantisco che non è così: l'abilitazione non può trasformarsi nella promessa implicita di un'assunzione. Governare significa anche avere il coraggio di correggere ciò che non funziona.
Poi, vi è la valorizzazione della didattica: per troppo tempo si è pensato che il valore di un docente universitario potesse essere misurato quasi esclusivamente attraverso il numero delle pubblicazioni scientifiche. La ricerca è fondamentale - nessuno lo mette in discussione -, ma l'università non vive soltanto di pubblicazioni, l'università vive soprattutto di rapporti tra docente e studenti. Per questo, guardiamo con favore a un sistema che valorizza anche la qualità della didattica.
Vi è il discorso della trasparenza: un sistema che genera migliaia di ricorsi evidentemente è un sistema che non funziona, è un sistema che ha bisogno di essere corretto. Questo decreto introduce criteri più semplici, più uniformi e più trasparenti. Quindi, bene al rinnovo del sistema delle commissioni giudicatrici.
E, quindi, chi ci racconta un'università abbandonata dal Governo mente sapendo di mentire. Questa è una riforma coraggiosa e che rappresenta un passo decisivo per restituire dignità alla carriera accademica. Per tutte queste ragioni, voto con convinzione insieme a Fratelli d'Italia e il nostro voto sarà favorevole .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Prima di arrivare al voto, ha chiesto di intervenire, per un breve ringraziamento, il Ministro dell'Università e della ricerca, la senatrice Anna Maria Bernini. Prego, signor Ministro.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente. Solo un rapidissimo ringraziamento, prima di tutto al relatore Cangiano, che ha fatto un lavoro straordinario, ai presidenti delle Commissioni competenti e ai componenti delle Commissioni . Grazie, davvero grazie a tutti, grazie a tutti i gruppi parlamentari che hanno partecipato nel merito a questa iniziativa.
Un ringraziamento particolare alle strutture e allo staff della Camera per la loro competenza e professionalità, per il loro sostegno continuo. Grazie a tutti voi per essere qui e un ringraziamento anche alle strutture del Ministero che si sono interfacciate con voi della Camera. Grazie .
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2735: S. 1518 - "Revisione delle modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Comunico che il vicepresidente del gruppo parlamentare Misto, in rappresentanza della componente politica “+Europa”, con lettera pervenuta in data 6 luglio 2026, ha reso noto che la nuova denominazione della componente è: “+Europa - Stati Uniti d'Europa”.
PRESIDENTE. Per l'ordine dei lavori aspettiamo un attimo che i colleghi che intendono uscire escano, così recuperiamo pure un attimo.
E allora, credo che possiamo dare la parola, sull'ordine dei lavori, all'onorevole Furgiuele. Prego.
DOMENICO FURGIUELE(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per richiedere un'informativa urgente del Ministro Piantedosi su una questione che riguarda Cosenza e che sta mettendo in discussione la credibilità di questo Governo. In via Savoia insiste un immobile di proprietà dell'ATERP - stiamo parlando di case popolari - che da più di 15 anni è occupato da famiglie di immigrati clandestini. In questo momento, in quell'immobile vivono 16 famiglie di pachistani che non hanno alcuna fragilità.
Praticamente l'ATERP - che è un ente pubblico - richiede la possibilità di utilizzare quell'immobile, ma non si sa per quale ragione la prefettura non interviene e non garantisce la forza pubblica.
Allora, noi vorremmo porre una domanda al Ministro Piantedosi: ma chi comanda? Chi gestisce? Perché se un ente pubblico richiede la possibilità di gestire un bene che dovrebbe essere a disposizione di famiglie che ne hanno diritto e questo non avviene, nonostante ci sia un Governo che parla di pugno duro e dice che si sta impegnando in quella direzione, allora c'è un problema . E le opzioni possono essere solo due: o non funziona il Ministero e dunque non funziona questo Governo, oppure la democrazia ha abdicato. Perché quando uno Stato non riesce a fare rispettare le proprie regole vuol dire che la democrazia non funziona più.
E qualcuno, qualche collega del centrosinistra e del centrodestra potrebbe dire: “Ma come? Voi eravate dalla parte del Governo fino a poco tempo fa”. Ma, signor Presidente, non può immaginare la sofferenza di stare al cospetto di una pletora di Ministri, di Sottosegretari, di Viceministri che non hanno mai saputo in questi anni rispondere alle esigenze del territorio.
Perché non si tratta solo di Cosenza ma si tratta anche di Lamezia Terme, nel quartiere Ciampa di Cavallo, dove su un immobile di 120 appartamenti soltanto 14 famiglie sono autoctone; poi, per il resto, una valanga di abusivi, una valanga di delinquenza, una valanga di illegalità.
Noi quindi vorremmo chiedere al Ministro che cosa ha fatto fino ad oggi. Vorremmo chiedere al Ministro perché non si interviene e c'è il paradosso che l'ATERP adesso chiederà anche il risarcimento al Ministero stesso.
E la cosa diventa ancora più grave nella misura in cui, negli ultimi anni, in Italia, ci sono stati tentativi di programmare degli sgomberi ma soltanto in altre latitudini: quando si arriva in Calabria si pensa solo e soltanto ad organizzare tavoli con i prefetti, con i questori, con i Sottosegretari, e poi non si produce nulla.
Allora, noi vogliamo chiedere al Ministro Piantedosi di venire qui, di venire a rispondere sul perché la prefettura non interviene, di venire a rispondere su chi ha la responsabilità di questa inerzia e se questa illegalità a Cosenza, a Lamezia Terme, prima o poi verrà risolta. Il Ministro non pensi all'Europol, non pensi a fare scalate per lasciare il posto a qualcun altro .
La Calabria non è di serie B ed ha bisogno di risposte. Allora, il Ministro ci venga a dire - come ho detto in premessa - se è lui che non funziona, se è il Governo che non funziona o se è la democrazia che ha abdicato totalmente al futuro del nostro territorio .
PRESIDENTE. Credo di aver capito che la deputata Orrico ha chiesto di parlare sul medesimo argomento. Ne ha la facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Io intervengo per chiedere invece un'informativa urgente sullo stesso tema, ma non al Ministro Piantedosi, bensì al Ministro Salvini. Perché è vero che l'immobile di via Savoia è occupato ed è un immobile che appartiene all'ATERP, ma è anche vero che l'emergenza abitativa in Calabria è un problema che la giunta di centrodestra e questo Governo non affrontano da decenni e che l'immobile dell'ATERP oggi è in condizioni dignitose e qualitativamente vivibili perché le famiglie che vi abitano, che sono senza fissa dimora, lo hanno riqualificato e si occupano della manutenzione.
Sono famiglie che non creano alcun problema , se non evidentemente al collega Furgiuele che, invece di spingere la giunta regionale di centrodestra a investire sulla risoluzione dell'emergenza abitativa, si pone il problema di sgomberare famiglie, bambini e giovani generazioni che vivono dignitosamente all'interno di un immobile dell'ATERP che è l'ente che si dovrebbe occupare delle politiche abitative e che invece in Calabria è commissariato perché i soldi, piuttosto che investirli nella risoluzione dell'emergenza abitativa per dare una casa a chi non ce l'ha, evidentemente li hanno sprecati e sperperati in altri rivoli.
Quindi, piuttosto che prendersela sempre con i più deboli, io vorrei anche sollecitare il collega Furgiuele, ripeto, a stimolare il presidente Occhiuto, a stimolare la giunta di centrodestra, dove è anche presente la Lega e il suo ex partito, a fare in modo che queste famiglie abbiano il diritto ad abitare in luoghi salubri e che abbiano garantito il diritto alla casa.
Perché lo sgombero avviene quando, effettivamente, tutti i cittadini hanno la possibilità di accedere alla casa. Non si sgombera mettendo per strada famiglie e bambini; non si sgombera creando anche disordini sociali e aggiungendo all'emergenza abitativa anche l'emergenza sociale .
DOMENICO FURGIUELE(MISTO-FNV-F). Chiedo di intervenire.
PRESIDENTE. Non può replicare. Non è previsto dal Regolamento. Non posso. Quindi, devo passare per forza, per Regolamento… Onorevole, non lo posso fare. Non è che non voglio. Non posso.
Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare il deputato Ziello. Ne ha facoltà … Il Regolamento non me lo consente . No, no, chiedo scusa… no, onorevole Furgiuele, la prego. Il Regolamento non lo consente, al di là di cosa dicono i colleghi. Non lo consente.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Onorevole Ziello, prego. Collega, per favore, per favore, è stata una giornata faticosa per tutti. Prego, onorevole Ziello.
EDOARDO ZIELLO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Questo intervento, in un'Aula vuota che non ascolta, verte su un provvedimento che è oggetto di discussione da un punto di vista parlamentare in Commissione - il decreto-legge n. 108 del corrente anno - che va, sostanzialmente, nella direzione di riordinare, da un punto di vista di riforma, il comparto del tiro a segno nazionale. In particolare, nel decreto-legge c'è un articolo - l'articolo 8 - che va a distinguere le funzioni sportive da quelle istituzionali. Questo è l'intento che viene dichiarato nel decreto, ma, in realtà, l'intento cela la vera funzione di questo articolo ovvero quella di accentrare completamente tutte le funzioni delle singole sezioni del tiro a segno e, al contempo, di andarle a svuotare di funzioni in modo graduale.
Questo ci trova contrari per due ordini di motivi: primo, perché aumenterà la burocrazia; secondo, perché addirittura si va nella direzione di affidare queste sezioni a soggetti terzi privati. Quindi, una privatizzazione. Due elementi che vanno esattamente a replicare una politica di sinistra, ovvero burocratizzazione e privatizzazione, e che ci trovano completamente contrari .
Inoltre, come al solito, metodo Salvini: nomina di un ispettore per ogni sezione e 36.000 euro di emolumento. Questi tre elementi andranno a creare un rischio di chiusura delle più di 260 sezioni del tiro a segno nazionale, che noi dobbiamo scongiurare e scongiuriamo con i nostri emendamenti perché, per noi, le sezioni del tiro a segno non soltanto sono un luogo dove si spara, ma sono elementi di aggregazione, sono istituzioni preposte a far conoscere il concetto di disciplina e di cultura e conservano, tra l'altro, la memoria storica di quegli eroi del passato che rappresentano luce per i posteri
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. L'altro giorno, l'ennesimo cavallo, questa volta nella città di Roma, è stramazzato al suolo. Ancora oggi, nel 2026, dobbiamo discutere di animali che vengono trattati in modo disumano e indegno.
Si sono levate tantissime voci di protesta e di dispiacere. Però, voglio dire anche ai colleghi della maggioranza che hanno detto che è assurdo quello che è successo e che è disumano, oggi come oggi, avere dei cavalli che sotto 35, 36 o 37 gradi devono trascinare per il nostro sollazzo, per il sollazzo di noi uomini, lungo le strade delle città, turisti o altre persone, ebbene, voglio far presente a tutte queste persone indignate che c'è una legge, una norma, proposta, tra l'altro, dal gruppo AVS, in discussione in Commissione agricoltura per far sì che gli equidi siano equiparati agli animali di affezione. Eppure, questa norma è stata e si sta affossando.
Allora, quello che vogliamo dire è che, se vogliamo essere coerenti con la solidarietà degli animali, lo si faccia approvando norme eque e coerenti.
Non basta che il Presidente del Senato fa entrare un cagnolino, non è quello l'amore per gli animali. È quello di fare norme e, ad oggi, non ne abbiamo viste e, ancora una volta, un povero cavallo ci è andato sotto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Emma Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Dal 1° giugno scorso, un padre, in sciopero della fame, per il figlio che ha perso nel terremoto di Amatrice nel 2016; quasi 40 giorni di lotta con la propria salute in bilico per chiedere giustizia non solo per sé, ma per tutte le famiglie segnate da calamità naturali. Dietro ogni terremoto, ogni frana o alluvione, ci sono esistenze spezzate all'improvviso; genitori che perdono figli; figli che perdono genitori; persone che, da un giorno all'altro, vedono il proprio mondo stravolto. Di loro si parla nei giorni dell'emergenza e, poi, quando le telecamere si spengono, restano il silenzio e il dolore che non si attenua. In passato, lo Stato ha saputo mostrare vicinanza: dopo il Friuli, l'Irpinia ed altre gravi catastrofi, furono previsti indennizzi per i familiari delle vittime e, in questa stessa legislatura, proposte trasversali hanno dimostrato che il tema non appartiene a un colore politico, ma alla coscienza collettiva delle istituzioni. Oggi, gli aiuti sono destinati, ovviamente, alla ricostruzione delle case, ma chi perde un familiare non potrà mai riavere indietro l'affetto più caro. Allora, vorrei aprire, in quest'Aula, questa sera, una riflessione che dobbiamo a questo padre e a tutte le vittime silenziose e alle loro famiglie perché la memoria non svanisca e la giustizia trovi, finalmente, una risposta stabile e duratura con un fondo dedicato per queste famiglie .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia. (C. 2825-A)
: CIOCCHETTI.
3.
4.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025. (C. 2788)
: FORMENTINI.
5.